

Teologia
Volume 5, numero 4
Autunno 2025
CONTENUTO
EDITORIALE
Lucinda M. Vardey
TEOLOGIA E SPIRITUALITÀ
Sandra M. Schneiders I.H.M.
TEOLOGIA VIVA: L’INFLUENZA DELLE DONNE NELLA STORIA DELLA CHIESA
John Dalla Costa
ALLA RICERCA DI UNA TEOLOGIA FEMMINILE: UNA STORIA CHE SI SVELA
Lucinda M. Vardey
L’INTERVISTA DI MAGDALA: RADICATI NELLA REALTÀ
Greg Rupik with Maria Clara Bingemer
IL FUTURO DELLA TEOLOGIA
Gordon Rixon S.I.
Editoriale
Che cos’è la teologia? Tradizionalmente, la teologia è riconosciuta come lo studio di Dio e delle fondamenta della fede, intrapreso soprattutto da coloro che intendono entrare nella vita religiosa e/o insegnare. Oggi, in particolare a partire dal Concilio Vaticano II, la teologia, attraverso i suoi numerosi movimenti, ha ampliato il proprio ambito includendo non solo l’accademia, ma anche l’esperienza vissuta e diversi settori della cultura.

Le studiose hanno offerto una nuova prospettiva nello studio delle Scritture, del dogma e della spiritualità, contribuendo a ciò che oggi viene definito “teologia femminista.” Uno dei testi più influenti in questo ambito è stato scritto da Elisabeth Schüssler Fiorenza, In memoria di lei, Una ricostruzione femminista delle origini cristiana , nato dalla seconda ondata del femminismo culturale degli anni ’70. Fiorenza ha attribuito grande importanza alla memoria storica “e allo studio e alla scrittura della storia” che plasmano l’identità culturale e religiosa, affermando che “i ricordi che conserviamo rivelano chi siamo.”
Poiché la passata ricerca accademica, storica e teologica era al servizio delle classi dominanti nella società e nella Chiesa, Fiorenza ha messo in luce come il popolo di Dio “in particolare le donne e gli uomini poveri e sfruttati di tutte le nazioni e popolazioni,” fosse emarginato non solo nei propri Paesi, ma anche nella memoria teologica della Chiesa. Il suo lavoro sfida la teologia accademica “a sviluppare un paradigma per la rivelazione biblica che non consideri il Nuovo Testamento come
un archetipo, ma come un prototipo.” L’interpretazione delle Scritture da parte di studiosi uomini, in una cultura prevalentemente patriarcale, evidenzia la necessità di una teologia della liberazione orientata verso un “discepolato di eguali.”
La teologia femminista è riconosciuta come qualcosa che si è sviluppata insieme ad altre teologie della liberazione, nel mettere in discussione “la cosiddetta oggettività e neutralità di valore della teologia accademica.” Citando il fatto che ogni teologia “volente o nolente, è per definizione sempre schierata a favore o contro gli oppressi,” Elisabeth Schüssler Fiorenza definisce la teologia femminista come impegnata nella denuncia dell’oppressione delle donne e nella loro lotta per la liberazione e la trascendenza. I movimenti di base della teologia della liberazione, emersi negli anni ’60 e ’70 in America Latina, si concentrano sulla liberazione dei poveri. Tuttavia, entrambe le teologie condividono ideali simili, soprattutto per quanto riguarda la creazione di comunità basate sull’uguaglianza.
C’è stato qualche progresso verso l’uguaglianza delle donne nella società, sebbene accompagnato da resistenze e opposizioni. Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga, soprattutto per quanto riguarda il riconoscimento serio dei doni e dei carismi femminili e la loro piena integrazione nella Chiesa e nei suoi insegnamenti.
È impossibile trattare ogni corrente delle teologie contemporanee in questa sede, ma ciò che condividiamo qui rappresenta, a nostro avviso, spunti significativi sulle questioni che
riguardano la cultura ecclesiale in trasformazione e il modo in cui esse contribuiscono al rinnovamento teologico.
Sandra M. Schneiders, I.H.M., una delle prime donne in Nord America a conseguire un dottorato in teologia e a ottenere una cattedra universitaria, apre con una panoramica dei temi trattati nella tradizione degli studi teologici accademici e introduce l’emergere della spiritualità come componente essenziale nell’equazione teologica.
John Dalla Costa esamina le teologie vissute delle quattro donne Dottori della Chiesa, che Elizabeth A. Dreyer definisce “teologhe accidentali,” che è anche il titolo del suo libro in inglese
Gli eventi nella storia della ricerca di una teologia non tanto percepita come femminista, ma come femminile (basata sulla sapienza dei santi e delle teologhe contemporanee), sono condivisi come ispirazioni dello Spirito Santo in risposta all’invito di Papa Francesco nel 2013.
La lunga collaborazione di Maria Clara Bingemer con la teologia della liberazione latinoamericana ci offre una panoramica dei suoi aspetti storici e delle molte evoluzioni verso una teologia contemporanea, come emerge nell’intervista Magdala con Greg Rupik. Inoltre, il presidente del Regis College dei Gesuiti a Toronto, Gordon Rixon S.I., riferisce su un recente congresso tenutosi in Vaticano sul futuro della teologia.
Il futuro degli studi teologici si sta chiaramente delineando, affrontando sfide come l’intelligenza artificiale e il cambiamento climatico, per citarne solo alcune. Tuttavia, l’orientamento verso “una visione ecclesiologica più profonda che consideri fede, ragione e cultura non come ambiti separati, ma come interconnessi e al servizio della missione evangelizzatrice” (Rixon) è fondamentale. Sia Maria Clara Bingemer che Gordon Rixon hanno dimostrato che le arti creative, la poesia, la letteratura, la performance, ecc., possono tutte contribuire al mosaico teologico. Come ha concluso John Dalla Costa, questa sapienza esperienziale è già presente nella Chiesa. Occorre solo riconoscerla e prendere l’iniziativa per studiarla più a fondo.” ■
Lucinda M. Vardey
Caporedattrice
“Le donne sono produttrici attive di teologia, così come sono oggetto della riflessione teologica. Esse portano con sé un proprio metodo e una prospettiva particolare con cui concepire ed esprimere i temi tradizionali della fede.”
Maria Clara Bingemer
(Le Donne Nel Futuro Della Teologia Della Liberazione).
Sandra M. Schneiders I.H.M. ha studiato filosofia presso la University of Detroit e teologia all’Institut Catholique di Parigi e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È Professoressa Emerita di Nuovo Testamento e Spiritualità presso la Jesuit School of Theology e la Graduate Theological Union di Berkeley, California. Ha ricevuto sei lauree honoris causa e numerosi premi per la teologia. Le sue aree di competenza includono la Scrittura (Nuovo Testamento), la spiritualità cristiana, il femminismo e la dimensione profetica della vita religiosa. Ha pubblicato 15 libri, tra cui With Oil in Their Lamps: Faith, Feminism and the Future [Con l’olio nelle loro lampade: fede, femminismo e futuro] (2000, Paulist Press) e Beyond Patching: Faith and Feminism in the Catholic Church [Oltre i Rattoppi: Fede e Femminismo nella Chiesa Cattolica] (2004, Paulist Press). Il suo libro più recente è Jesus Risen in Our Midst: Essays on the Resurrection of Jesus in the Fourth Gospel [Gesù risorto in mezzo a noi: Saggi sulla resurrezione di Gesù nel quarto Vangelo] (2013, Liturgical Press). Ha inoltre contribuito con capitoli a 79 libri e scritto oltre 100 articoli. Ex presidente della Society for the Study of Christian Spirituality, ha tenuto conferenze negli Stati Uniti, in Canada, Taiwan, Australia e Nuova Zelanda.
Teologia e spiritualità
Sandra M. Schneiders I.H.M.

Fino all’alto Medioevo, lo studio della teologia era un’attività unica, del tutto estranea alle moderne suddivisioni in dogmatica (con le sue ramificazioni in teologia, cristologia ed ecclesiologia), teologia morale (con le sue specializzazioni in generale e speciale, personale e sociale), storia della Chiesa e studi biblici. Gran parte di ciò che allora veniva chiamato teologia, oggi sarebbe definito teologia biblica e/o spiritualità biblica: si trattava infatti di un’interpretazione esegetica della Scrittura, finalizzata alla comprensione della fede e alla vita cristiana.
Nel XIII secolo Tommaso d’Aquino suddivise la sua grande sintesi teologica, la Summa Theologiae , in tre parti: la Parte I, dedicata a Dio come principio primo; la Parte II, dedicata a Dio come fine ultimo della creazione, compreso l’essere umano; e la Parte III, incentrata sul Verbo incarnato come via verso il fine. Di fatto, egli stabilì le divisioni della teologia così come sarebbero state intese fino al Concilio Vaticano II: dogmatica, morale e cristologia. Tommaso collocò la maggior parte delle sue riflessioni sulla vita cristiana nella Parte II della Summa, dando così origine a ciò che in seguito sarebbe stata chiamata teologia spirituale o spiritualità, intesa come una sottosezione della teologia morale. E tale impostazione è rimasta invariata fino a tempi molto recenti.

Va ricordato che durante questo lungo periodo, e fino ai primi decenni del Novecento, fu prodotta una grande quantità di scritti di grande valore sulla vita spirituale. Talvolta si trattava di opere di teologia formale, ma più spesso non lo erano. La letteratura spirituale si esprimeva in generi estremamente diversi: regole monastiche e religiose, commenti alla Scrittura, sermoni e conferenze, poesie e inni, trattati spirituali, biografie

e autobiografie. Alcuni di questi scritti furono redatti da teologi di professione come Agostino, Bernardo e Giovanni della Croce. Ma molti furono opera di persone che non erano, o non potevano essere, teologi nel senso professionale del termine, come i padri e le madri del deserto, Benedetto, Francesco d’Assisi, l’autore della Nube della non-conoscenza, Caterina da Siena, Giuliana di Norwich, Teresa d’Avila, Teresa di Lisieux, Thomas Merton e Dorothy Day. Naturalmente, molti dei grandi classici furono scritti anche da teologi ortodossi e non-teologi come Gregorio Palamas e Simeone il Nuovo Teologo, così come da protestanti come Jakob Böhme, William Law, John Wesley e Jonathan Edwards. Alcuni di questi autori, almeno tra i cattolici, definirono i loro scritti come “teologia spirituale” o “teologia mistica,” ma spesso non diedero alcuna denominazione. In ogni caso, ciò che questi grandi maestri e maestre della vita spirituale scrissero non rientrava in ciò che veniva insegnato nelle scuole sotto la voce “teologia.” E quando gli autori spirituali esplicitavano le loro premesse teologiche, lo facevano invariabilmente in termini scolastici, anche se poi procedevano a scrivere in tutt’altri termini, solitamente derivati dalla propria esperienza mistica.
In sintesi, la vera storia della spiritualità come oggetto di riflessione e esposizione sistematica deve ancora essere scritta, poiché i classici di questa tradizione si sono sviluppati in gran parte al di fuori delle scuole, mentre ciò che veniva insegnato nelle scuole riguardo alla vita spirituale era scarso e altamente formalizzato. In effetti, la disciplina il cui oggetto era la vita spirituale fu denominata per la prima volta nel 1655 da un francescano polacco di nome Dobrosielski, che chiamò il ramo della dogmatica dedicato alla vita spirituale “teologia ascetica.”
Nel XVIII e XIX secolo, a causa del forte interesse per la vita di perfezione sviluppatosi nel secolo precedente e del dibattito che ne era scaturito, la vita spirituale divenne oggetto di studio e insegnamento. In questo periodo, il vocabolario di questa scienza, descritta come “scienza della vita di perfezione”, si stabilizzò. Il campo venne denominato “teologia spirituale,” la scienza che studiava la vita spirituale vissuta da coloro che erano andati oltre la semplice osservanza dei comandamenti. Questa scienza si articolava in due sottodiscipline: la “teologia ascetica,” che studiava la vita di perfezione fino all’inizio dell’esperienza mistica passiva e la “teologia mistica,” che studiava tale vita a partire dall’esperienza mistica passiva fino al suo apice nell’unione più perfetta possibile prima della visione beatifica.
SPIRITUALITÀ VISSUTA E TEOLOGIA
Come la storia della Chiesa dimostra chiaramente, la spiritualità, intesa come esperienza religiosa vissuta, è anteriore alla teologia, sia ontologicamente che psicologicamente. Lo stesso Nuovo Testamento ne è testimone. I cristiani, grazie all’esperienza vissuta con Gesù storico e soprattutto all’esperienza della risurrezione, iniziarono a riflettere teologicamente sulla sua identità e missione, alla luce della rivelazione dell’Antico Testamento e dei quadri filosofici disponibili. Le successive
interpretazioni contrastanti dell’evento cristologico portarono a precisazioni teologiche, mentre l’interazione dei cristiani con contesti storico-culturali sempre nuovi sollevava nuovi problemi e suggeriva nuove risposte, che dovevano essere integrate nella sintesi già elaborata. Nel corso dei secoli, l’edificio intellettuale della teologia cristiana si è formato e ha raggiunto il suo apice di integrazione e chiarezza nel XIII secolo.
Spesso il termine “teologia” è usato come termine generico per indicare tutte le scienze sacre, cioè tutti gli studi religiosi condotti nel contesto di un esplicito riferimento alla rivelazione e di un dichiarato impegno confessionale. Così, sotto la voce teologia si trovano la teologia sistematica, che include la teologia fondamentale, la teologia di Dio, l’ecclesiologia, la cristologia e l’escatologia; la teologia morale, che comprende sia l’etica generale che quella speciale, personale e sociale; e infine la storia della Chiesa e gli studi biblici. Un dipartimento o una facoltà di teologia può includere anche discipline pratiche e/o miste come l’educazione religiosa, la consulenza pastorale, la liturgia, l’omiletica e il ministero.
Quando la teologia è intesa in questo modo, la disciplina della spiritualità cristiana rientra sotto la voce teologia come uno dei campi di studio legati alla rivelazione e caratterizzati da un impegno confessionale dichiarato, vale a dire il campo che studia l’esperienza religiosa cristiana in quanto tale, in modo interdisciplinare. Come accade in altre discipline teologiche contemporanee, i confini del campo sono spesso “sfumati.” Diverse discipline un tempo considerate “secolari” sono oggi parte integrante degli studi condotti nell’ambito della spiritualità. Tuttavia, questo non annulla il fatto centrale che il lavoro essenziale della spiritualità, come campo di studio, è teologico in questo senso ampio del termine.
Tuttavia, esiste una seconda e più ristretta accezione del termine teologia. In questo secondo senso, la teologia indica la teologia sistematica e la teologia morale, i due principali ambiti che, fin dal Medioevo, hanno organizzato lo studio scientifico della fede. Intesa in questo modo, la teologia non comprende gli studi biblici, la storia della Chiesa né le discipline pratiche e miste. E, allo stesso modo, non include la spiritualità. Questo equivale a negare la posizione classica secondo cui la spiritualità dipende dalla teologia dogmatica e/o è una sottocategoria della teologia morale. Sebbene la spiritualità, come esperienza vissuta della fede, costituisca effettivamente l’orizzonte entro cui ogni lavoro teologico deve essere svolto, poiché la teologia nasce da e si orienta verso tale esperienza vissuta della comunità cristiana, la spiritualità, come disciplina accademica, possiede propri oggetti di studio, propri metodi e approcci, e propri obiettivi, così come avviene per gli studi biblici, la storia della Chiesa e le discipline teologiche pratiche. ■
Tratto da Sandra M. Schneiders, “Teologia e spiritualità: estranei, rivali o partner?”, pubblicato su Horizons, volume 13, numero 2, 9 settembre 2014, pagine 253-274. Riprodotto con il permesso della Cambridge University Press.
“La teologia dogmatica e quella mistica, o la teologia e la ‘spiritualità,’ non devono essere separate in categorie che si escludono a vicenda, come se il misticismo fosse riservato a donne sante e lo studio teologico a uomini pratici ma, ahimè, non santi. Questa divisione fallace forse spiega molte delle carenze che si riscontrano sia nella teologia che nella spiritualità. Ma le due realtà appartengono l’una all’altra, così come il corpo e l’anima. Se non sono unite, nella teologia non c’è fervore, né vita, né valore spirituale; e nella spiritualità non c’è sostanza, né significato…”
Thomas Merton (Nuovi Semi di Contemplazione).

John Dalla Costa è esperto di etica, teologo e autore di cinque libri. Per maggiori informazioni su di lui, visitate il nostro sito web.
Teologia viva: l’influenza delle donne nella storia della Chiesa
John Dalla Costa

Diventai femminista per caso all’inizio degli anni Settanta, grazie a suor Albertus Magnus McGrath O.P. Insegnante severa ma straordinaria nel college dove studiavo, suor Albertus Magnus (che noi chiamavamo SAM) costrinse tutti i suoi studenti a mettere in discussione le nostre convinzioni più profonde sul privilegio maschile nella società e nella Chiesa. Insegnava la storia non come un insieme di nozioni sul passato, ma come un groviglio di domande che mettevano a nudo idee ancora dominanti, compresi i pregiudizi attuali che oggettivizzano le donne. In quanto religiosa, lo studio della storia da parte di SAM, inteso come forza che plasma, ma anche deforma, il presente, era affinato attraverso le discipline spirituali della preghiera contemplativa. La sua lettura dei “segni del passato” illuminava così chiaramente i segni dei tempi da anticipare una generazione di teologhe femministe, tra cui Rosemary Radford Ruether ed Elisabeth Schüssler Fiorenza.
SAM mi è tornata spesso in mente mentre leggevo il libro di Elizabeth A. Dreyer intitolato Accidental Theologians: Four Women Who Shaped Christianity (Teologhe per caso. Quattro donne che hanno plasmato il cristianesimo). Dreyer ha intrapreso un progetto simile a quello di SAM, studiando le donne Dottori della Chiesa nel loro specifico contesto storico e mettendo in luce il loro contributo teologico alla Chiesa universale. Ildegarda di Bingen, Caterina da Siena, Teresa d’Avila e Teresa di Lisieux hanno profondamente segnato la coscienza e la sensibilità della nostra fede. Poiché erano donne, e poiché escluse dall’ambito accademico, ciascuna ha forgiato la propria teologia attraverso un incontro personale con Gesù Cristo. Questo incontro ha infiammato i loro cuori con tale intensità da ampliare la comprensione intellettuale. Mentre la tradizione ha da tempo riconosciuto la teologia “dall’alto,” forgiata con brillantezza dai Padri della Chiesa, abbiamo spesso resistito o ignorato il genio teologico “dal basso” delle nostre Madri della Chiesa.
Queste quattro donne Dottori della Chiesa hanno ciascuna elaborato la propria teologia in tempi di grande turbolenza sociale. La resistenza alla sapienza spirituale femminile si è fatta ancora più acuta e pericolosa nei periodi di crisi, soprattutto quando l’autorità e le strutture della Chiesa venivano messe in discussione. Ognuna di loro ha mantenuto salda la propria posizione. Ognuna ha corso il rischio profetico di affermare la verità della propria esperienza della Parola di Dio e della presenza divina, intima, guaritrice e trasformante nella propria vita. Attraverso la loro agitazione profetica, attraverso la loro insistenza profetica, queste donne hanno insegnato alla Chiesa a pregare in modo diverso, a riconoscere la rivelazione di Dio nella bellezza della natura, a opporsi alle dittature del potere e a riconoscere che ogni cristiano battezzato ha una vocazione al servizio e alla santità.
La teologia può sembrare esoterica, come ambito di studio e di discorso che inquadra ed esplora aspetti della dottrina della Chiesa. In realtà, la teologia è ciò che oggi chiameremmo fede vissuta integralmente con il cuore, la mente e il corpo. Il teologo domenicano Marie-Dominique Chenu ci ricordava che “l’Incarnazione non è finita,” che noi, attraverso il Battesimo e i doni dello Spirito Santo, siamo chiamati a incarnare Cristo nel mondo attuale con intelligenza tanto quanto con carità, con interpretazione creativa tanto quanto con comunione liturgica.
Ildegarda, Caterina, Teresa e Teresa di Lisieux furono esattamente agenti di testimonianza integrale del Vangelo. Esse svilupparono teologie a partire dalla vita, non dai libri; da Cristo come loro Maestro, e non solo da mentori accademici. Per definizione, “integrale” significa armonia o sinergia tra le parti. Ciascuna di queste donne ha generato una teologia integrale che è, al tempo stesso, unica e onnicomprensiva. Pur nella loro distinzione – ciò che Dreyer ha definito come la teologia dello Spirito Santo di Ildegarda, quella dell’Incarnazione di Caterina, quella della Persona Umana di Teresa e quella della Croce di Thérèse – ciascuna di esse è sistematicamente completa e sacra.

Queste donne straordinarie avevano ciascuna una propria storia, ognuna delle quali
ci aiuta a comprendere il cammino dell’anima e il cammino della Chiesa. Dreyer le definisce “teologhe per caso” perché non aderirono a una scuola o tradizione formale, ma improvvisarono un corpus originale che ha contribuito alla comprensione della fede da parte della Chiesa. Senza strutture preconcette, queste donne hanno utilizzato le Scritture, le liturgie e la loro esperienza di preghiera per costruire una teologia coerente. Creazione, Trinità, Incarnazione, grazia, sacramenti e ordine ecclesiale emergono tutte dalle loro esperienze personali dell’amore sovrabbondante di Dio. Piuttosto che attraverso il rigore accademico della revisione tra pari, queste teologie sono state affinate e perfezionate nelle lotte interiori di ciascuna donna contro la tentazione, la malattia, l’abbandono, il ridicolo e persino la persecuzione. Seguendo Cristo, portando con lui la croce dell’amore, esse hanno saputo far crescere la speranza nei momenti di grande desolazione personale.
DOTTRINA VIVIFICANTE
La teologia femminile si è rivelata come un processo, più che come un risultato. Queste donne hanno plasmato la loro conoscenza di Dio a partire da ciò che è profondamente radicato nei Vangeli e nelle Lettere del Nuovo Testamento. Pregando con questi testi, hanno permesso alla grazia di ispirare e confermare nuovi orizzonti di comprensione che la Chiesa istituzionale avrebbe poi riconosciuto come indispensabili per vivere la fede. Ciascuna ha elaborato la propria teologia nella contemplazione e nella solitudine; tuttavia, proprio per la loro intima relazione con Cristo, hanno sentito un’irrefrenabile necessità di condividere con gli altri i profondi misteri della fede. Poiché si trattava di qualcosa che avevano vissuto, la dottrina è diventata tridimensionale: viva, amorevole e generatrice di vita.
Le quattro donne sono state riconosciute come Dottori della Chiesa proprio perché i loro contributi sono stati straordinari e duraturi. Detto questo, non dovremmo relegare le loro innovazioni teologiche alla sola storia. Invece di considerarle semplici oggetti da ammirare, le donne Dottori offrono una medicina spirituale potente per il nostro tempo. Due applicazioni, in particolare, meritano di essere evidenziate.
In primo luogo, il fatto che le loro teologie integrali siano nate dalla preghiera e dall’esperienza personale rappresenta un modello per l’attuazione della riforma sinodale attualmente in corso nella Chiesa. Le lezioni del Sinodo, ora codificate in vari documenti, sono state anticipate da queste donne, in particolare nella loro capacità di ascoltare lo Spirito e di ascoltare gli altri. Intrappolate nel sospetto e nel rifiuto che SAM aveva denunciato come parte del trattamento storico riservato alle donne, le quattro Dottori hanno aperto la strada a innovazioni che confermano l’insegnamento di Papa Francesco secondo cui la Chiesa deve apprendere le sue teologie dalle periferie. Come osserva Dreyer, la teologia di queste donne ha anticipato i principi della riforma sinodale attraverso un metodo che fondeva preghiera e riflessione, contemplazione e azione.
In secondo luogo, le donne Dottori della Chiesa hanno praticato forme di costruzione della comunità che, a mio avviso, offrono una tanto necessaria rivitalizzazione teologica per la Dottrina Sociale della Chiesa. Papa Leone XIV ha già invitato a spostare l’insegnamento sociale della Chiesa “dalla dottrina al dialogo.” Con le loro teologie
purificate nella fornace dell’esclusione, queste donne sante hanno trasformato i frutti delle loro prove in sapienza per la comunità, rispecchiando l’abbraccio trinitario che è intrinsecamente relazionale, intuitivo, simbolico, oblativo e inclusivo. In questo tempo di divisione e polarizzazione, abbiamo molto da imparare da queste Dottori, le cui teologie hanno saputo colmare persino gli abissi dei pregiudizi altrui nei loro confronti.
Il nostro attuale bisogno di un vero sviluppo integrale trova un servizio quanto mai prezioso in queste quattro teologhe integrali. ■

Lucinda M. Vardey è la caporedattrice di “Un unico accordo.” Per maggiori informazioni su di lei, si rimanda al sito web.
Alla ricerca di una teologia femminile: Una storia che si svela
Lucinda M. Vardey
Nel settembre 2013, all’inizio del suo pontificato, Papa Francesco invitò la Chiesa a sviluppare una profonda teologia della donna. Fui chiamata a rispondere. Avendo lavorato nell’ambito della spiritualità femminile per oltre trent’anni e organizzato diversi convegni, mi sentivo pronta ad assumere questo compito e ad iniziare. Tuttavia, a causa di una serie di eventi e intuizioni, fui rallentata nell’agire immediatamente. Durante l’attesa, mi fu mostrato che dovevo rispondere alla guida spirituale, e questa arrivò attraverso l’arte. Avevo letto tempo prima un libro di un neurochirurgo, Leonard Shlain, il cui presupposto era che nel cervello di uomini e donne esistessero aspetti femminili e maschili. Egli associava la logica alfabetica e le parole, la ragione e l’azione all’emisfero sinistro (maschile), e la comunicazione non verbale tramite immagini e stati emotivi, come l’amore, l’umorismo e l’apprezzamento estetico, all’emisfero destro (femminile). Non fu quindi una sorpresa che mi venissero offerte immagini per guidarmi verso un modo nuovo e diverso di organizzare.
La prima ispirazione artistica arrivò sotto forma di una cartolina raffigurante una scultura del XVIII secolo di Giovanni Battista Maini, che mio marito scoprì durante una visita alla Basilica di Sant’Andrea delle Fratte a Roma. Rappresentava Sant’Anna sola sul suo letto, nel pieno di una morte dolorosa. Stringeva il seno destro, esposto

attraverso la veste, il volto contratto, il corpo invaso dalla sofferenza. La sua potenza trasmetteva un messaggio, anche se inizialmente non era chiaro. Alcune settimane dopo, durante una preghiera mattutina, quell’immagine mi commosse profondamente e mi spinse a “Entrare nella sofferenza che le donne hanno vissuto, agire a partire da essa, e andare a Roma.”
A Roma le porte si spalancarono. Le redattrici della pagina femminile del quotidiano vaticano L’Osservatore Romano, Lucetta Scaraffia e Giulia Galeotti, mi invitarono a pranzo nel giorno della festa di Santa Maria Maddalena (26 luglio 2014), occasione in cui concordammo di collaborare a un seminario intitolato Verso una teologia intrinsecamente femminile. Decidemmo che la ricerca dovesse attingere agli scritti e alle vite delle sante della Chiesa, e che l’anno successivo si sarebbero riuniti rappresentanti da tutto il mondo per pianificare l’agenda. Scegliemmo di convocare questa sessione preparatoria nel giorno della festa di Santa Caterina da Siena (29 aprile 2015). Successivamente invitammo due teologhe insignite di prestigiosi riconoscimenti: Anne-Marie Pelletier dalla Francia e Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz dalla Germania. Più tardi si unirono a noi anche suor Judette Gallares R.C. dalle Filippine (responsabile di Ecclesia of Women, un forum per teologhe cattoliche asiatiche), Philomena Njeri Mwaura (professoressa associata di Filosofia e Studi Religiosi presso la Kenyatta University di Nairobi), e due suore domenicane, insegnanti e scrittrici: Mary Madeline Todd dagli Stati Uniti e Catherine Aubin dalla Francia.
Un’altra opera d’arte, un dipinto olandese del XVI secolo raffigurante Maria Maddalena, ha suscitato un’interessante svolta di direzione. L’immagine la ritrae sola in una stanza, seduta a una scrivania con un calamaio, mentre scrive in un libro, accanto all’immancabile vaso di unguento. I suoi capelli castani sono ordinatamente raccolti sotto un copricapo. Indossa velluto e seta, ma senza eccessivi ornamenti. Potrebbe trovarsi in un chiostro, in uno spazio adiacente agli alloggi di una casa, o forse in un vestibolo di una chiesa. Col tempo, questa immagine mi ha insegnato “a creare uno spazio per il femminile nella Chiesa.”

Ho condiviso l’immagine di Maria Maddalena con il mio parroco a Toronto, un sacerdote basiliano, e gli ho spiegato il suo messaggio. Ha risposto senza esitazione. Pochi giorni dopo mi ha messo in contatto con un gruppo di giovani studenti di teologia (uomini e donne) e abbiamo fondato quello che abbiamo chiamato il Conciliario di Magdala, per il dialogo sulla teologia femminile.
All’inizio abbiamo faticato a distinguere l’accademico dal mistico, il razionale dall’esperienziale, la mente dai sensi e dal corpo, il dottrinale dallo spirituale, e la struttura patriarcale del pensiero e dell’immaginazione dalla realtà intuitiva dell’azione dello Spirito Santo. Ma col tempo emerse un nuovo vocabolario, capace di rompere la dicotomia spesso associata alla posizione femminista. Accompagnate da nuove
immagini, opere d’arte e simboli, cominciammo a dare voce a una sapienza femminile a lungo nascosta, e a un tesoro femminile a lungo sepolto.
MOVIMENTI SIGNIFICATIVI
Convinto di quello che avevamo scoperto, il nostro parroco ha cercato di dare alle donne nuove occasioni per partecipare di più, creando una presenza femminile nelle liturgie locali e nei ministeri della chiesa. Compiendo un gesto senza precedenti, pronunciò l’omelia pasquale sotto forma di dialogo con una donna dello staff parrocchiale. La chiesa gremita rimase in silenzio, colpita da questa esperienza unica di inclusione. In quel silenzio, compresi che non si trattava solo di un momento storico per la nostra Chiesa, ma di una grazia tangibile in armonia con il Vangelo: un uomo e una donna che raccontavano lo scambio tra Gesù e Maria nel giardino
Oltre a sostenere l’incontro mensile del Conciliario nella parrocchia, il nostro parroco riconobbe le implicazioni di questo studio femminile per la Chiesa universale e si adoperò per ottenere i fondi necessari a sponsorizzare il seminario di Roma come contributo del Conciliare alla Chiesa più ampia.

La terza rivelazione artistica avvenne a Roma, prima della nostra sessione di pianificazione dell’anno successivo. Lucetta portò con sé suor Catherine Aubin, teologa domenicana francese, scrittrice e conduttrice vaticana. Noi tre ci incontrammo nella Chiesa di Santa Maria Sopra Minerva, dove suor Aubin ci condusse a un altare laterale, luogo in cui il corpo di Santa Caterina da Siena era stato originariamente deposto (prima di essere collocato sotto l’altare maggiore, dove si trova oggi). Il grande affresco sulla parete era difficile da distinguere nei dettagli, data la scarsa illuminazione della cappella, ma suor Aubin ci spiegò che illustrava ciò che Santa Caterina descrive nel suo Dialogo come un ponte. Raffigurata mentre sale lungo il corpo del Cristo crocifisso, Santa Caterina lo abbraccia pienamente nel suo amore e nella sua pace, attraverso la perfezione della sua anima, purificata dal vizio e cresciuta nella virtù, con un bacio sulle sue labbra.
“Ecco” esclamò con enfasi Lucetta. Dalle implicazioni incarnate di Santa Caterina che sale lungo l’Incarnazione, Lucetta intuì la metodologia per il seminario: “Cominciamo dal Cuore, nella relazione femminile con Gesù.” L’intimità nasce e si alimenta nella sofferenza condivisa, suggerendo le “Lacrime” come secondo tema. Nell’unione, l’amore ispira il servizio e genera frutti preziosi.
Data l’ampiezza dei temi da trattare, decidemmo di organizzare tre seminari distribuiti su anni diversi, ciascuno dedicato a uno dei temi: “Cuore, Lacrime e Frutti.” Solo dopo aver confermato questo programma, scoprii che cuore, lacrime e frutti erano menzionati in sequenza nel Dialogo di Santa Caterina. Dio le aveva detto che “tutte le lacrime provengono dal cuore” e che Egli ha delle ragioni “per le lacrime e i loro frutti.”
Abbiamo definito il nostro obiettivo non come quello di attribuire necessariamente un’interpretazione femminile a una teologia già esistente, né di criticare la teologia ereditata dalla Chiesa. Piuttosto, abbiamo scelto di dare dignità a quella che potrebbe essere una teologia alternativa, pienamente autentica rispetto alla cultura, all’esperienza e alla rivelazione mistica delle donne.
Mentre la teologia tradizionale possiede già le sue regole e sistemi ben definiti, questa teologia esperienziale delle donne sembra essersi evoluta, nel corso dei secoli, in modo più relazionale e organico. La sfida che abbiamo accolto è stata quella di identificare e portare alla luce i modelli nascosti nelle vite, negli scritti, nelle preghiere e negli insegnamenti delle sante e delle Dottoresse della Chiesa. Ci siamo chieste: esistono delle coerenze teologiche comuni all’esperienza mistica femminile? Cosa si manifesta nel modo naturale di relazionarsi e comunicare di una donna che possa aiutare a individuare i rudimenti fondamentali che vanno oltre il linguaggio verbale? Esistono metafore e simboli specifici utilizzati da alcune nella loro esperienza di Dio che offrano indizi sul linguaggio nascosto delle emozioni, del silenzio e dell’interiorità? La relazione unica che le donne hanno con Gesù incarnato genera una cristologia distintamente femminile? Come possiamo recuperare i volti, le storie e i doni delle donne rimaste senza nome e senza voce nella Scrittura e nella storia? Quali sono i fili teologici provenienti dalle donne del mondo in via di sviluppo che possono essere intrecciati in questo arazzo? E quale teologia particolare può essere riconosciuta come radicata nelle sofferenze delle donne?
Nel corso dei tre anni, abbiamo iniziato a identificare ciò che poteva essere considerato intrinseco a una teologia femminile, non solo attraverso l’esperienza delle sante, ma anche delle donne nella cultura e nella società. “Cuore, Lacrime e Frutti” ha gradualmente rivelato un metodo riconoscibile: un processo tripartito di amore, sofferenza e servizio.
Alla fine dei tre anni, il nostro gruppo di relatori e partecipanti provenienti da tutto il mondo sentì, come comunità, di aver portato alla luce qualcosa di prezioso per la Chiesa universale, e pianificò un Colloquio successivo che includesse uomini e donne, clero e laici, da tenersi ad Assisi. Con la pandemia di Covid, questo progetto fu interrotto. Al suo posto, l’idea di una rivista online intitolata “Un unico accordo: Vivere la dimensione femminile come Chiesa” fu, in un certo senso, ispirata dallo Spirito Santo e divenne realtà poco dopo. Nel 2024, la Paulist Press negli Stati Uniti pubblicò i risultati dei seminari di Roma nel libro Heart, Tears, Fruits: The Search for a Feminine Theology (Cuore, lacrime, frutti: alla ricerca di una teologia femminile).
Dopo aver informato Papa Francesco della nostra ricerca, della fondazione del Conciliario di Magdala e della rivista Un unico accordo, e dopo avergli inviato una copia del libro nato dai nostri seminari, egli ci ha risposto tre volte esprimendo grande apprezzamento. Nel suo ultimo messaggio ha invocato la protezione della Santa Madre sul nostro lavoro e ha impartito la sua Benedizione Apostolica con un sincero augurio di pace e abbondanti doni celesti. ■
“Una teologia autentica, per quanto semplice o erudita si professi, può essere sviluppata solo nello Spirito Santo.”
Hans Urs von Balthasar (citato in The Incomprehensible Someone di Joseph K. Gordon).
Maria Clara Bingemer è stata per circa quarant’anni docente di Teologia Fondamentale e Teologia di Dio presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, in Brasile. Ha ricoperto anche il ruolo di Preside della Facoltà di Teologia e Scienze Umane. Dopo aver partecipato alla fondazione del Centro Loyola de Fé e Cultura dei Gesuiti presso la PUC Rio, ne è diventata Presidente. Co-direttrice della Revista Eclesiástica Brasileira (REB), la più importante rivista teologica del Brasile, fa parte anche del comitato editoriale della rivista internazionale di teologia Concilium. Dal 2004 al 2008 è stata co-direttrice del Journal of the American Academy of Religion (JAAR). Tra le fondatrici della teologia femminista della liberazione in America Latina, ha ricevuto il prestigioso incarico di Brazilian Fulbright Distinguished Chair in Democracy and Human Development presso il Kellogg Institute for International Studies dell’Università di Notre Dame, negli Stati Uniti. Attualmente è Presidente di ALALITE (Associazione Latinoamericana di Letteratura e Teologia) e Vicepresidente di SOTER (Società Teologica del Brasile). I suoi libri sulla teologia trinitaria e latinoamericana sono stati pubblicati in numerose lingue.


Greg Rupik è redattore associato della rivista Un unico accordo. Per ulteriori informazioni sul suo percorso, si rimanda al nostro sito web ufficiale.
L’intervista di Magdala
Radicati nella realtà
GREG RUPIK Cos’è la teologia e lo studio della teologia?

MARIA CLARA BINGEMER La teologia è una vocazione. Vi si entra. È un discorso che nasce dalla relazione e dalla fede: ascoltiamo, crediamo e costruiamo un pensiero sistematico e rigoroso con l’aiuto di altre discipline, come la filosofia. Qui in America Latina, lo studio della teologia ha integrato le scienze sociali, la storia, l’economia e la politica. Più recentemente, anche la letteratura, la musica e le arti sono diventate strumenti ermeneutici di coinvolgimento. Ma ogni teologia presuppone la fede come discorso principale: una fede che cerca di comprendere. L’esperienza umana di Dio è possibile solo a partire da una vocazione. La teologia non è una carriera, anche se ne assume in parte l’aspetto, poiché le università hanno dipartimenti di teologia. Ma, a differenza delle altre scienze, per studiarla è necessaria la fede.
GR Potresti raccontarci qualcosa del tuo coinvolgimento nella teologia della liberazione che è nata in America Latina?
MCB Quando ho iniziato a studiare teologia, il mio primo professore era una figura di spicco nei cambiamenti avvenuti nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, in particolare nel contesto della giustizia e dell’oppressione in America Latina. Il sacerdote domenicano peruviano Gustavo Gutiérrez è certamente il più noto, ed è riconosciuto come il padre della teologia della liberazione, una teologia che si è schierata dalla parte della giustizia contro l’oppressione dei poveri. Fin dalla sua nascita negli anni ’70, la teologia della liberazione continua a essere rilevante e profondamente viva, poiché la povertà è ancora presente e in costante crescita. È una teologia che ha avuto i suoi martiri, e quando ci sono persone che muoiono per essa, di certo non muore con loro. È l’unica scuola teologica nata in America Latina e ha dato origine a numerose diramazioni, come la teologia decoloniale, la teologia di genere, la teologia nera, e così via. Tutte queste teologie e modalità di fare teologia sono derivazioni della teologia della liberazione. Quest’ultima si è distaccata dai metodi europei di studio teologico, che si concentravano esclusivamente sul discorso teorico, per aggiungere la dimensione della prassi, portando nello spazio pubblico la lotta dei poveri contro l’ingiustizia, la fame, la miseria. La teologia della liberazione non si sostituisce alla voce dei poveri, ma li aiuta a costruire i propri progetti di liberazione. Le forme che assumeva negli anni ’70 sono oggi molto diverse, perché sono cambiati anche i volti della povertà: migrazioni di massa, guerre, minacce legate al cambiamento climatico. L’intera Chiesa si sta oggi orientando verso questa forma di teologia applicata.
Il papato ormai non è più esclusivamente europeo. Abbiamo due papi provenienti dalle Americhe: Papa Francesco, dall’Argentina, e Papa Leone XIV. Sebbene Leone sia nato negli Stati Uniti, si considera peruviano.
GR Sono colpito dalla tua descrizione delle scuole teologiche contemporanee e degli sviluppi che sono nati in queste diverse realtà. Considereresti l’ecoteologia una “figlia” della teologia della liberazione? Come la interpreteresti in questo contesto?
MCB Questo è molto importante. Nel 1989 si verificò una grande crisi nazionale e internazionale con il crollo del socialismo e la caduta del Muro di Berlino. Molti impegnati in politica abbandonarono la Chiesa e nacquero nuove teologie. Il teologo brasiliano Leonardo Boff attraversò una crisi personale: lasciò il sacerdozio e si sposò, ma il suo carisma francescano non lo abbandonò mai. Iniziò a riflettere sulla terra e sulle crisi globali, e attraverso la lente della teologia della liberazione collegò le sofferenze dei poveri non solo alla giustizia sociale, ma anche alla giustizia ecologica. Il suo celebre libro sull’ecologia, Grido della terra, grido dei poveri ha certamente costituito la base dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco nel 2015. Il libro di Boff ha collocato il tema della povertà in un altro ambito altrettanto cruciale, mostrando che i problemi della terra e dell’ambiente sono strettamente legati alla giustizia e alla speranza. Con l’espansione di questo campo, molti altri teologi hanno iniziato a occuparsene, e una delle tendenze emerse è stata l’ecofemminismo. Molte teologhe hanno collegato le crisi ambientali all’oppressione delle donne. Il corpo della terra e il corpo femminile hanno elementi in comune: sono ciclici, generano frutti e, quando maltrattati e abusati, soffrono di infertilità. Da qui è nato un nuovo modo di pensare il genere. La maggioranza dei poveri è costituita da donne che si prendono cura dei figli. Anche il razzismo è una questione centrale: in Brasile, la tradizione africana sviluppatasi nel contesto coloniale si è rafforzata, e le religioni afroamericane che hanno “accolto” il cattolicesimo vi introducono le proprie tradizioni. La nostra popolazione è molto mista e le persone bianche sono una minoranza.
La teologia interreligiosa è un’altra figlia della teologia della liberazione, poiché è strettamente legata ai popoli indigeni. Un tempo considerati con superstizione come selvaggi e primitivi, i nativi possiedono invece una conoscenza profonda su come vivere in armonia con la natura. Mentre noi abbiamo purtroppo sviluppato un atteggiamento più distruttivo, loro mantengono una relazione equilibrata e rispettosa con l’ambiente. Per questo, la teologia interreligiosa è diventata oggi un ambito importante da approfondire e sviluppare.
GR Fare teologia, dunque, si è evoluto a partire dalla prospettiva unica e dall’ esperienza personale del mondo, radicate nella propria realtà. Hai affermato che le teologhe vengono spesso classificate come teologhe femministe, ma esistono differenze e distinzioni.
MCB Le teologhe hanno ricevuto molto dalle teologhe femministe, in particolare da quelle nordamericane. Tuttavia, alcune donne non hanno sviluppato la propria teologia a partire da quelle influenzate dalla prima ondata del movimento di liberazione femminile, che ha alimentato lo sviluppo della teologia femminista. Questa
prima teologia femminista era chiaramente antagonista. Ma con la rivendicazione dell’uguaglianza e il desiderio di una maggiore attenzione e presenza delle donne nella società e nella Chiesa, molte hanno scelto di camminare insieme agli uomini, senza provocare una rottura. Con uno stile diverso, e citando sia studiosi uomini che femministe, queste teologhe affrontano con delicatezza e sensibilità temi come l’aborto, perché desiderano restare nella Chiesa e non separarsene, nonostante le sofferenze vissute all’interno di una Chiesa cattolica ancora fortemente patriarcale. L’ecumenismo ha aiutato enormemente. Le donne cattoliche hanno molti contatti e amicizie con teologhe protestanti, molte delle quali sono pastore e vescovi donne. L’ecumenismo rappresenta una speranza da coltivare per il futuro. La mia generazione, e quella successiva, forse non ne vedranno il compimento, ma i laici, il popolo di Dio, stanno lavorando per ottenere più ministeri per le donne e per le teologhe.
Lo stile con cui si fa teologia è fondamentale, poiché lo scontro diretto non funziona nella Chiesa. La teologia femminista ha attraversato diverse trasformazioni: dalla prima alla seconda ondata, fino ad arrivare alla terza. Tutto ciò che è vivo cambia e si evolve. Per questo, oggi esistono molteplici modi di essere una teologa.
GR Lo stile di Papa Francesco ha chiaramente lasciato un’impronta sulla Chiesa. In quanto papa latinoamericano, quale sarà la sua eredità per la Chiesa del futuro?
MCB Spero che la sua eredità sia quella di custodire ciò che ci ha donato e di aiutarlo a crescere, di non dimenticare mai i suoi contributi e di mantenerli vivi nel tempo presente. Tutti noi dobbiamo assumerci la responsabilità di questo. Per l’America Latina, Francesco è stato come una boccata d’aria fresca. Ascoltandolo all’inizio del suo pontificato, ho capito che il Concilio Vaticano II era tornato pienamente: i poveri erano di nuovo al centro del discorso e della preoccupazione. Francesco ha anche adottato uno stile informale, vicino alla gente comune, e non come un monarca distante. Papa Leone XIV si è pubblicamente impegnato a proseguire il processo di sinodalità, e questa è una buona notizia. Perché il modello di una Chiesa sinodale, in cui tutti camminano insieme e si ascoltano per discernere lo Spirito nel dialogo, deve continuare.
GR Grazie a nome di tutti i nostri lettori. Attendiamo con entusiasmo il lavoro futuro che svolgerete nel portare avanti l’eredità di Papa Francesco. ■

Gordon Rixon S.I. è un sacerdote gesuita e teologo che ricopre il ruolo di Presidente del Regis College presso l’Università di Toronto, oltre a essere professore presso la Facoltà di Teologia Regis St. Michael’s, specializzato in teologia sistematica cattolica romana. Riconosciuto studioso di Bernard Lonergan, adotta un approccio rigoroso e riflessivo alle questioni di fede, cultura e comprensione umana. Con una formazione accademica che include una laurea in teoria statistica, Rixon unisce chiarezza analitica e profondità spirituale. Ha vissuto, studiato e viaggiato ampiamente in Asia, Europa, Africa, Canada e Stati Uniti, sviluppando una prospettiva globale e impegnata. Nutre un particolare interesse per le dimensioni sociali e spirituali della riconciliazione con i popoli indigeni del Canada. Per maggiori informazioni su Regis College, si rimanda al sito www.regiscollege.ca
Il futuro della teologia
Gordon Rixon S.I.
Nel dicembre 2024, il Dicastero Vaticano per la Cultura e l’Educazione ha ospitato 500 teologi, leader ecclesiali e voci interdisciplinari provenienti da tutto il mondo per discutere “Il futuro della teologia: eredità e prospettive” durante un congresso internazionale tenutosi presso l’Università Lateranense a Roma. L’evento, della durata di due giorni, è iniziato con un’udienza privata con Papa Francesco e si è concentrato sul dove, come e perché la missione della teologia sta cambiando.

Dopo aver messo in luce i contributi essenziali e spesso trascurati delle teologhe, Papa Francesco ha condiviso un messaggio incoraggiante e un invito stimolante. Ha esortato la teologia ad aiutare la Chiesa a pensare con il livello di complessità necessario per dialogare con società e culture diverse in rapido cambiamento in tutto il mondo. Ha sottolineato che per raggiungere questo obiettivo è necessario che la teologia ci aiuti a “pensare su come pensare.”
Oggi, andare oltre le semplici ripetizioni della tradizione richiede un cambiamento metodologico. Sebbene la teologia implichi sempre un’amicizia con Cristo, essa richiede ora anche un coinvolgimento culturale e interculturale, ascolto attivo, immaginazione creativa, coraggio resiliente e uno scambio vivace di idee tra le discipline. Papa Francesco ha concluso sottolineando il crescente interesse per la formazione teologica, invitando i partecipanti a rendere gli studi più accessibili ai laici desiderosi di riflettere sulla fede e sul suo ruolo nella società.
DOVE, COME E PERCHÉ
Incentrato su tre domande—Dove, Come e Perché—il congresso si è svolto attraverso sessioni plenarie, tavole rotonde interdisciplinari e momenti di discernimento di gruppo, utilizzando il metodo della “Conversazione nello Spirito.” La prima sessione,
“Dove,” si è concentrata sulle radici geografiche, culturali e liturgiche della teologia. Illustri studiosi provenienti da ciascun continente hanno offerto approfondimenti sfumati sulle espressioni teologiche locali.
La seconda sessione ha spostato l’attenzione sul “Come.” In un gesto creativo, il congresso ha invitato artisti, scienziati e pensatori esterni all’ambito teologico - come la musicista australiana Maeve Heney, il fisico italiano Carlo Rovelli, la regista italiana Alice Rohrwacher e il drammaturgo belga Éric-Emmanuel Schmitt - a sfidare la teologia dall’esterno. Le loro provocazioni hanno ricevuto risposte ponderate da parte di teologi come Mary Jerome Obiorah (Nigeria) e James Keenan S.I. (Stati Uniti).
La sessione finale, “Perché,” ha esplorato il ruolo della teologia nella Chiesa e nella società. Attingendo nuovamente a contesti globali diversi, relatrici come suor Caroline Mbonu (Africa) e Stephanie Ann Puen (Asia) hanno invocato una teologia radicata nel tessuto sociale, sensibile alle esigenze pastorali e responsabile dal punto di vista ecclesiale.
EDUCAZIONE E CULTURA TEOLOGICA
Il congresso rappresenta un passo significativo nell’attuazione delle priorità pastorali e teologiche aggiornate del Vaticano, fondate su una visione ecclesiologica più profonda che considera fede, ragione e cultura non come ambiti separati, ma come realtà interconnesse al servizio della missione evangelizzatrice.
Sebbene le presentazioni plenarie siano state costantemente eccellenti, molti partecipanti hanno considerato le conversazioni spirituali in piccoli gruppi il momento più significativo del congresso. Circa trenta gruppi, ciascuno composto da circa quindici partecipanti e organizzato per lingua, si sono riuniti due volte per condividere intuizioni teologiche derivate dai propri contesti locali. I risultati di queste conversazioni si sono distinti per l’articolazione riflessiva e l’ascolto profondo, e sono stati riportati in sessioni plenarie estese e senza fretta.
Il contrasto tra le discussioni nei gruppi e le sessioni plenarie ha messo in evidenza sia la sfida che il successo degli organizzatori, nonché l’azione collaborativa dello Spirito Santo. A causa dell’elevato numero di partecipanti e della sede, le plenarie si sono svolte in modo tradizionale presso l’aula magna dell’Università Lateranense. Tuttavia, volgendo lo sguardo dal palco verso l’aula, si potevano vedere uomini e donne provenienti da ogni continente, rappresentanti di culture, lingue e contesti sociali diversi, i cui contributi significativi dimostrano già che la teologia contestuale è profondamente radicata nella vita e nella missione della Chiesa. Il congresso si è concluso con le riflessioni di Monsignor Giovanni Cesare Pagazzi, segretario del dicastero, che ha riaffermato il ruolo continuo della teologia come voce radicata e profetica in un mondo in cambiamento. I presenti hanno potuto ascoltare l’appello di Papa Francesco per una Chiesa che ascolta, apprende e cammina con l’umanità. I confini tra formazione teologica e cultura sono diventati porosi e interconnessi.
Per coloro che hanno seguito il cammino della formazione teologica sin dal Concilio
Vaticano II, le implicazioni dell’esperienza del congresso appaiono chiare e dirette. I precedenti sforzi per chiarire la confusione tra unità e uniformità, per collocare la teologia nei suoi contesti storici e per considerare il pluralismo culturale come segno della generosità divina, hanno portato a una forte affermazione: il riconoscimento rispettoso della diversità è esso stesso un frutto dello Spirito, che incoraggia l’incontro e il dialogo necessari per evangelizzare un mondo frammentato, promuovere un’unità più profonda e agire per un mondo più giusto.
Oggi, il compito della teologia non è quello di cancellare le differenze, ma di promuovere una collaborazione di doni mentre l’umanità continua a tendere verso uno scopo divino che va oltre la comprensione di qualsiasi cultura o lingua. ■
“La teologia migliore è quella che si confronta con la vita e l’esperienza, e possiamo farlo solo ascoltando davvero l’esperienza dell’umanità.”
Scott Lewis S.I. (Discorso di Convocazione, Regis College, 7 Dicembre 2018).


UN UNICO ACCORDO
O Dio, nostro Creatore,
Tu, che ci hai fatto a Tua immagine, donaci la grazia di essere accolti nel cuore della Tua Chiesa.
R: In un unico accordo, preghiamo.
Gesù, nostro Salvatore, Tu, che hai ricevuto l’amore delle donne e degli uomini, cura ciò che ci divide, e benedici ciò che ci unisce.
R: In un unico accordo, preghiamo.
Spirito Santo, nostro Consolatore,
Tu, che guidi il nostro lavoro, provvedi per noi, come noi ti chiediamo di provvedere per il bene di tutti.
R: In un unico accordo, preghiamo.
Maria, madre di Dio, prega per noi. San Giuseppe, resta accanto a noi. Divina Sapienza, illuminaci.
R: In un unico accordo, preghiamo. Amen.
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La rivista Un unico accordo viene pubblicata in italiano e inglese. Per accedere alle versioni nelle altre lingue si prega di visitare il nostro sito web.
Immagini presenti in questo numero:
Copertina: “Donna pensierosa” di Beatrice Offor (1864-1920).
Pagina 4 “Tommaso d’Aquino” anonimo, (XV secolo).
Pagina 5 “Santa Caterina” statua di Neroccio di Bartolomeo de’Landi (1475).
Pagina 11 “Sant’Anna Morente” di Giovanni Battista Maini (1690-1752).
Pagina 11 “Maria Maddalena alla sua scrivania” di Maestro dei Ritratti a Mezzo Busto (XVI secolo).
Pagina 15 “Tropicale 1917” di Anita Malfatti (1889-1964).
Pagina 20 “Estate” di Gustave Doré (1832-1883).
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In questo numero
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EDITORE
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CAPOREDATTRICE
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