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I Quaderni della Ricerca

Il debate nel primo ciclo di istruzione Angela Di Bono


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I Quaderni della Ricerca

Il debate nella scuola secondaria di primo grado Angela Di Bono


© Loescher Editore - Torino 2020 http://www.loescher.it

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In alcune immagini di questo volume potrebbero essere visibili i nomi di prodotti commerciali e dei relativi marchi delle case produttrici. La presenza di tali illustrazioni risponde a un’esigenza didattica e non è, in nessun caso, da interpretarsi come una scelta di merito della Casa editrice né, tantomeno, come un invito al consumo di determinati prodotti. I marchi registrati in copertina sono segni distintivi registrati, anche quando non sono seguiti dal simbolo .

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Nonostante la passione e la competenza delle persone coinvolte nella realizzazione di quest’opera, è possibile che in essa siano riscontrabili errori o imprecisioni. Ce ne scusiamo fin d’ora con i lettori e ringraziamo coloro che, contribuendo al miglioramento dell’opera stessa, vorranno segnalarceli al seguente indirizzo: Loescher Editore Sede operativa - Via Vittorio Amedeo II, 18 10121 Torino - Fax 011 5654200 - clienti@loescher.it Loescher Editore Divisione di Zanichelli editore S.p.a. opera con Sistema Qualità certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001. Per i riferimenti consultare www.loescher.it

Coordinamento editoriale: Alessandra Nesti Realizzazione editoriale e tecnica: PhP - Grosseto Impaginazione: Silvia Filoni Progetto grafico: Fregi e Majuscole – Torino; Leftloft – Milano/New York Copertina: Leftloft – Milano/New York; Visualgrafika – Torino Stampa: Tipografia Gravinese snc - Via Lombardore, 276/F - 10040 Leinì (TO)


Indice

Ringraziamenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5 Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7 1. Cenni storici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 2. Il dibattito regolamentato in Italia . . . . . . . . . . . . . . . . 13 3. Cos’è il dibattito. Il modello World Schools Debate . . . . . . . . 15 4. Applicazione del modello WSD nel primo ciclo d’istruzione . . . 21 4.1. Scuola primaria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21 4.2. Scuola secondaria di primo grado . . . . . . . . . . . . . . . . 26 4.3. La ricerca documentale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 4.4. La valutazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30 5. La ricerca-azione: un esempio di implementazione . . . . . . . 33 6. Il debate in lingua inglese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37 7. Logos: argomentare in tutte le discipline . . . . . . . . . . . . 39 8. La sfida educativa nell’era della post verità . . . . . . . . . . . 45 8.1. Il fact checking e l’information literacy . . . . . . . . . . . . . . . 45 8.2. Cos’è il fact checking . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46 8.3. A scuola di fact checking . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48 9. Conclusioni in progress . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53 10. Appendici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57 10.1. Giochi ed esercizi di warm up . . . . . . . . . . . . . . . . . 59 10.2. Schede per le attività in classe . . . . . . . . . . . . . . . . . 61

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Il debate nella scuola secondaria di primo grado

10.2.1. Scheda di valutazione della qualità delle informazioni in internet . . 61 10.2.2. Tabella di lavoro per organizzare la linea argomentativa . . . . . 63 10.2.3. Scheda di osservazione durante il lavoro di gruppo . . . . . . .

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10.2.4. Questionario per eterovalutazione (scuola secondaria) . . . . . . 65 10.2.5. Scheda per la giuria scuola primaria . . . . . . . . . . . . . . 66

10.3. Schede per la valutazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67 10.3.1. Autobiografia cognitiva dell’alunno . . . . . . . . . . . . . . 67 10.3.2. Scheda di valutazione del dibattito . . . . . . . . . . . . . . 69 10.3.3. Monitoraggio delle attività di debate nella scuola secondaria di primo grado . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71

10.4. C  urricolo competenza argomentativa e UDA per il dibattito nel primo ciclo . . . . . . . . . . . . . . . . . 75 10.4.1. Esempio di Curricolo verticale e trasversale sulla competenza argomentativa . . . . . . . . . . . . . . . 75 10.4.2. Esempio di UdA per la scuola primaria: “Discutiamo bene” . . . . 80 10.4.3. Unità di apprendimento per la secondaria di primo grado . . . . . 82

10.5. Il dibattito in azione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 84 10.5.1. Organizzazione del dibattito alla fine del primo ciclo di istruzione . 84 10.5.2. Modello per il campionato WSD . . . . . . . . . . . . . . .

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10.5.3. Regolamento per la giuria . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87 10.5.4. Esempi di mozioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 89

11. Bibliografia, sitografia e filmografia . . . . . . . . . . . . . . . 91 Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 91 Sitografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 92 Filmografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 92

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Ringraziamenti

Questo testo è plurale, frutto di una ricerca-azione collettiva; ringrazio perciò la Dirigente Scolastica Stefania Petracca e le colleghe dell’IC Pescara 10 che hanno sperimentato e ricercato insieme a me. Un grazie speciale alla rete Debate Italia e alle colleghe e colleghi che ho incontrato nei vari percorsi di formazione.

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Premessa

Vuoi educare alla democrazia, fornisci ai giovani un contesto democratico (J. Dewey)

Perché un libro sul dibattito regolamentato (o debate)1 nel primo ciclo d’istruzione? Innanzitutto perché si tratta di un’innovazione che ha profonde radici, non solo nella nostra cultura classica e medievale, ma nella prassi didattica quotidiana di sviluppo dei processi dialogici. E dunque cos’è il dibattito regolamentato? - È una metodologia che applica i principi dell’approccio cognitivista-costruttivista: la conoscenza è il prodotto di una costruzione attiva del soggetto, ha carattere situato, si svolge attraverso forme di collaborazione e negoziazione sociale. - È una metodologia inclusiva, in quanto abitua a considerare e accettare il punto di vista dell’altro e quindi educa all’ascolto reciproco e alla tolleranza. - Permette di superare i confini tra le discipline, nell’ottica della complessità. - È una delle modalità di classe capovolta. Cosa non è: - una moda passeggera, perché è già presente nel curricolo di scuola e nella dimensione trasversale della lingua; - un esercizio di esterofilia pedagogica; - una “palestra” per piccoli sofisti. Nella società delle certezze liquide ed emotive c’è ancora spazio per il dubbio, per l’ascolto del punto di vista dell’altro, per sottoporre a indagine una conoscenza del reale sempre più frammentaria e frammentata?

1.

Userò i due termini indifferentemente, com’è prassi nella letteratura scientifica.

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Il debate nella scuola secondaria di primo grado

Lo sviluppo della competenza argomentativa risulta una priorità per adolescenti e giovani che apprendono sempre più per immersione e, con più difficoltà, per astrazione. L’homo videns2 (cioè la maggior parte dei nostri studenti) esercita sempre meno il pensiero analitico, sequenziale, strutturato3, perciò è necessario che la scuola recuperi la dimensione del dibattito, ovvero del parlato e dell’ascolto ragionato. L’agorà come luogo fisico è scomparsa, la piazza virtuale e i talk show televisivi hanno sostituito i luoghi tradizionali dell’incontro e della comunicazione quali associazioni, partiti ecc. È necessario recuperare la partecipazione, oggi superficiale e limitata dei giovani, alla res publica4, attraverso una scuola che risulti sempre più luogo significativo di educazione al pensiero e di gestione democratica dei conflitti. L’esperienza condotta nelle scuole ha dimostrato che il dibattito regolamentato favorisce il protagonismo di tutti i ragazzi, migliora la motivazione e contribuisce al successo formativo. Vanno infatti subito distinti i due caratteri della metodologia in esame, uno di tipo formativo e l’altro di tipo competitivo. In particolare, nel primo ciclo di istruzione prevalgono l’aspetto formativo e la conseguente dimensione curricolare del debate. Questo contributo rappresenta una prima sintesi di tre modelli di ricercaazione sull’innovazione in questione: quella condotta dai docenti dell’Istituto comprensivo Pescara 10 “Montale-Carducci”, da alcune scuole delle Avanguardie Educative - INDIRE e dalla rete Debate Italia. È rivolto a tutti i colleghi con l’intento di favorire percorsi di sviluppo dell’identità professionale e la comunicazione fra diverse comunità educanti. Nel testo saranno volutamente alternati il termine anglosassone debate e “dibattito regolamentato” a conferma del fatto che spesso l’innovazione è frutto di una tradizione pedagogica consolidata. L’orizzonte pedagogico nel quale si iscrive il contributo è quello descritto da Tullio De Mauro nelle Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica5: Lo sviluppo e l’esercizio delle capacità linguistiche non vanno mai proposti e perseguiti come fini a sé stessi, ma come strumenti di più ricca partecipazione alla vita sociale e intellettuale: lo specifico addestramento delle ca-

2. 3.

8

G. Sartori, Homo videns, Laterza, Roma-Bari 2018. Per approfondire: R. Simone, La Terza Fase, Forme di sapere che stiamo perdendo, Laterza, Roma-Bari 2002. 4. Mi riferisco alla ricerca ISTAT del 2013 che aveva come tema la partecipazione politica in Italia. Circa l’80% (dei cittadini italiani dai 14 anni) si interessa di politica seguendo dibattiti televisivi e/o leggendo giornali, ma solo il 4% di questi partecipa attivamente a comizi o attività volontarie. 5. www.giscel.it.


Premessa

pacità verbali va sempre motivato entro le attività di studio, ricerca, discussione, partecipazione, produzione individuale e di gruppo.

A partire da questo assunto vengono proposte due ulteriori piste di riflessione: la prima sugli Orientamenti per l’apprendimento della filosofia nella società della conoscenza (MIUR 2017), e la seconda sulla digital literacy e sul ruolo della scuola nell’era della post verità. In Appendice sono presenti i materiali prodotti nel corso della sperimentazione dell’Istituto ed esercitazioni presenti nella piattaforma www.indire. it.

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1. Cenni storici

Gli oratori sono i custodi della libertà Demostene, Orazione contro Filippo di Macedonia

Il termine “retorica” ha acquisito nel tempo un’accezione sempre più negativa nell’opinione comune: il dibattito, usando la struttura dell’oratoria classica, recupera il significato etico e sociale delle sue origini legate all’avvento della democrazia in Grecia. Già nei poemi omerici troviamo l’importanza delle qualità oratorie a fini politici (per convincere l’eroe Achille al ritorno in battaglia) e, come sottolinea Cicerone, si delinea già la stretta relazione tra le capacità oratorie e l’agire correttamente del cittadino. Protagora (metà V sec. a.C.) e i sofisti sono considerati i primi maestri di oratoria, ma il loro relativismo fu tenacemente criticato da Platone che, nel Fedro, contrappone ad essi una retorica “positiva”, ovvero la dialettica filosofica. La funzione propriamente educativa del dibattito nasce con Aristotele che identifica il dibattito, appunto, come esercizio della dialettica. A Roma, nell’età repubblicana l’attività oratoria continua a identificarsi con l’impegno politico: il vir bonus catoniano è il cittadino onesto, impegnato politicamente; con Cicerone e Quintiliano abbiamo la codifica dell’arte retorica nelle sue diverse fasi. Compariamole con le componenti del dibattito regolamentato: - inventio, cioè la scelta degli argomenti attraverso la ricerca documentale; - dispositio, l’organizzazione degli argomenti a sostegno della tesi da sostenere ovvero la linea argomentativa; - elocutio, ovvero la presentazione del problema, con definizione precisa dei termini, l’enunciazione della posizione e l’enucleazione degli argomenti; - memoria, «rem tene, verba sequentur», ovvero il dibattito non è una per11


Il debate nella scuola secondaria di primo grado

formance teatrale, come vedremo, ma consiste nel difendere una posizione basandosi su conoscenze approfondite; - actio, ovvero il dibattito vero e proprio, sintesi efficace tra comunicazione verbale, non verbale e paraverbale. Nel Medioevo le disputationes quodlibetales e le controversiae si svilupparono nelle Università europee a partire dal XII secolo come esercitazioni universitarie e venivano condotti non solo dai professori, ma anche dagli studenti. Il dibattito rinasce in età moderna tra il XVII e il XIX secolo, nella sua funzione di “palestra” di convivenza democratica. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti si fondano club e associazioni dalle quali inizialmente vengono escluse le donne, ma, dal 1780, nascono i primi circoli esclusivamente femminili e, alla fine del XIX secolo, vengono organizzate le prime gare interscolastiche, prima universitarie e poi di istruzione secondaria. A questo proposito, il film The Great Debaters (2007) ha reso memorabile la finale del campionato mondiale tra la prestigiosa università di Harvard e il Wiley College Texas, frequentato esclusivamente da studenti neri: ulteriore esempio di come la storia del dibattito accompagni la storia dei diritti civili e della libertà di parola in particolare.

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2. Il dibattito regolamentato in Italia

Mentre nel mondo anglosassone il debate è inserito nel curricolo scolastico dal secolo scorso6, in Italia è nato come metodologia innovativa solo nel 2012 grazie alla rete WeDebate Italia, (www.wedebate.org); costituita inizialmente da 6 Istituti superiori della Lombardia, su iniziativa dell’ITE “E. Tosi” di Busto Arsizio, conta oggi oltre 60 Istituti scolastici della Scuola secondaria di secondo grado. Dall’anno 2016-17 il debate è diventato una delle idee delle Avanguardie educative dell’Indire e ad oggi è adottato da 58 Istituti comprensivi che hanno così promosso la ricerca e la sperimentazione nel primo ciclo d’istruzione. Nello stesso anno scolastico il MIUR ha costituito una rete nazionale e reti regionali per la formazione e l’implementazione e ha indetto le prime Olimpiadi nazionali tenutesi a Roma nel novembre 20177. Il modello di formazione adottato prevede attualmente la presenza di 2 docenti e 3 alunni che imparano insieme la metodologia per poi ‘trasferirla’ in modo più rapido e consapevole nelle classi. La rete, in collaborazione con la Fondazione Merlini8, ha annualmente organizzato corsi di 1° e 2° livello per gli Istituti superiori, e nel maggio 2019, a S. Caterina del Sasso, si è tenuto il primo workshop nel quale docenti esperti hanno redatto il primo protocollo di formazione per il debate nel primo ciclo d’istruzione. A luglio si sono tenuti, con successo, due moduli formativi per docenti provenienti da tutta Italia. L’impegno del Ministero, della rete e delle AE per la diffusione dell’idea è stato consistente: sarebbe auspicabile l’ulteriore diffusione del debate oltre le aule scolastiche, nella società civile. A questo scopo è stata fondata la Società Nazionale Debate Italia, con sede a Busto Arsizio, nell’intento di armonizzare le azioni dei vari soggetti coinvolti.

6. A Yale divenne disciplina obbligatoria nel 1750. 7. www.debateitalia.it. 8. www.fondazionemerlini.it.

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Il debate nella scuola secondaria di primo grado

Va ricordato, inoltre, che il MIUR ha inserito nelle manifestazioni dell’ambito di “Futura�9 la formazione rivolta a docenti e alunni, oltre alle gare di debate per le scuole.

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9.

Ăˆ il nome delle iniziative didattiche e formative a livello territoriale volte a diffondere le azioni di innovazione didattica e digitale nella scuola italiana.


9 7 8

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QUESTO VOLUME, SPROVVISTO DI TALLONCINO A FRONTE (O OPPORTUNAMENTE PUNZONATO O ALTRIMENTI CONTRASSEGNATO), È DA CONSIDERARSI COPIA DI SAGGIO - CAMPIONE GRATUITO, FUORI COMMERCIO (VENDITA E ALTRI ATTI DI DISPOSIZIONE VIETATI: ART. 21, L.D.A.). ESCLUSO DA I.V.A. (DPR 26-10-1972, N.633, ART. 2, 3° COMMA, LETT. D.). ESENTE DA DOCUMENTO DI TRASPORTO.

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Il debate nel primo ciclo di istruzione

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Il dialogo democratico, l’ascolto e il rispetto del punto di vista altrui, la strutturazione di un discorso logico, cioè l’argomentare le proprie tesi, risultano abilità sempre meno praticate nella realtà contemporanea. Al contrario, gli slogan urlati, l’attacco ad personam, la mistificazione dei fatti e il fascino del pensiero unico influenzano quotidianamente l’opinione pubblica, soprattutto i nostri ragazzi. Il debate, o dibattito regolamentato, da alcuni anni si sta diffondendo in Italia nelle scuole di ogni ordine e grado, grazie all’impegno della rete DebateItalia, dell’INDIRE e delle reti regionali. Il successo e le aspettative di docenti e ragazzi sono testimoniati dalla crescente partecipazione alle Olimpiadi nazionali e alle gare che si svolgono a livello locale; pertanto è sembrato utile documentare l’uso della metodologia nella scuola del primo ciclo, dove il protocollo WSD è stato declinato in attività specifiche e si sono utilizzati criteri di valutazione adeguati ai traguardi degli alunni. Qual è il contributo di questa innovazione all’interno della progettazione curricolare? Qual è il valore pedagogico e didattico nei vari segmenti d’istruzione? E infine: è possibile strutturare un continuum progettuale sulla competenza argomentativa? Il testo risponde a queste e ad altre domande: attraverso i presupposti teorici del debate, ma anche con il supporto dell’esperienza di un Istituto comprensivo, incentrata sulla formazione peer to peer di docenti e alunni; il percorso ha trasformato l’innovazione in prassi consolidata e diffuso il know how nella scuola. Il testo, inoltre, guida alla ricerca e selezione di fonti attendibili fin dalla scuola primaria, per sviluppare il pensiero critico: unica possibile difesa dalle false verità. Angela Di Bono, docente di Lettere nella secondaria di primo grado e formatrice, è esperta di debate nei corsi regionali e nazionali per la scuola del primo ciclo, di didattica orientativa e di formazione iniziale dei docenti. Ha pubblicato diversi articoli sulla rivista Insegnare.

€ 5,90

ISBN 978-88-201-3863-9

3863 IL DEBATE NEL PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE

9 7 8 8 8 2 0 1 3 8 6 39

1 2000

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Quaderno della Ricerca #51  

Il debate del primo giorno di istruzione

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Il debate del primo giorno di istruzione

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