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I Quaderni della Ricerca

Dibattito argomentato e regolamentato Teoria e pratica di una Palestra di botta e risposta Adelino Cattani e Novella Varisco


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I Quaderni della Ricerca

Dibattito argomentato e regolamentato Teoria e pratica di una Palestra di botta e risposta Adelino Cattani e Novella Varisco


© Loescher Editore – Torino 2019 http://www.loescher.it

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Nonostante la passione e la competenza delle persone coinvolte nella realizzazione di quest’opera, è possibile che in essa siano riscontrabili errori o imprecisioni. Ce ne scusiamo fin d’ora con i lettori e ringraziamo coloro che, contribuendo al miglioramento dell’opera stessa, vorranno segnalarceli al seguente indirizzo: Loescher Editore Sede operativa Via Vittorio Amedeo II, 18 10121 Torino Fax 011 5654200 clienti@loescher.it Loescher Editore Divisione di Zanichelli Editore S.p.A. opera con sistema qualità certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001. Per i riferimenti consultare www.loescher.it Il quaderno è opera congiunta di Adelino Cattani, a cui vanno ascritti prevalentemente l’Introduzione, il cap. 1 della Parte prima, il cap. 2 della Parte seconda, il cap. 2 della Parte terza, e di Novella Varisco, a cui vanno ascritti prevalentemente il cap. 2 della Parte prima, il cap. 1 della Parte seconda, il cap. 1 della Parte terza. Coordinamento editoriale: Francesco Pastorelli Realizzazione editoriale e tecnica: Fregi e Majuscole – Torino Progetto grafico: Fregi e Majuscole – Torino; Leftloft – Milano/New York Copertina: Leftloft – Milano/New York; Visualgrafika – Torino Fotolito: Byblos s.r.l. – Torino Stampa: Tipografia Gravinese, via Lombardore 276/F – 10040 Leinì (TO)


Indice

Introduzione alla Palestra di botta e risposta

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Monitoraggio dell’efficacia

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Bibliografia

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Parte prima. Perché insegnare/imparare a dibattere? 1. Il dibattito argomentato e regolamentato come metodo didattico e formativo

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Perché discutere?

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Un’esperienza di formazione al dibattito

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Il programma di formazione degli studenti in sei passi

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Due regole della buona discussione

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Tavola dei doveri e dei diritti per un dibattito di formazione

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Due regole: quando etica e tattica coincidono

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Bibliografia

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2. Il dibattito regolamentato a scuola. Palestra di divergenza, dialogo, ascolto e autodisciplina

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Il dibattito come palestra di divergenza

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Il dibattito come palestra di dialogo

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Il dibattito come palestra di ascolto

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Il dibattito come palestra di autodisciplina

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Il dibattito nella scuola delle competenze

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Bibliografia

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Apparato iconografico

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Dibattito argomentato e regolamentato

Parte seconda. Come insegnare/imparare a dibattere? Palestra di botta e risposta 1. Come organizzare, condurre e valutare un dibattito

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Predisporre il dibattito: formulazione del tema e scelta del protocollo

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Dibattere in classe: preparazione, svolgimento, riflessione

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Bibliografia

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Apparato iconografico

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2. Un esempio di dibattito scritto a scuola: Pro\Versi

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Parte terza. Testimonianze ed esperienze 1. Protagonisti: disputanti, allenatori, giudici di 13 tornei regionali e 5 nazionali

Testimonianze

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Esperienze

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2. Verso un dibattito deliberativo

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Bibliografia

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Apparato iconografico

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Introduzione alla Palestra di botta e risposta Razionale è una persona a cui importa più di imparare che di avere ragione. (Karl Popper) È il pensiero degli altri che ci aiuta a pensare con la nostra testa.

Il dibattito ha una parte preponderante nella nostra vita, e, incomprensibil­ mente, una parte pressoché nulla nei nostri pensieri e ancora minima nella scuola. Nessuno ce ne ha insegnato regole e mosse e, tanto meno, valore e limiti, senso, procedure, finalità, tipologie. Nel 2008 si pubblicava Palestra di botta e risposta. La disputa filosofica come formazione al dibattito nella scuola (Nicolli, Cattani, 2008), rendiconto di un progetto didattico di formazione al dibattito regolamentato avviato nel 2006 nell’Univer­ sità di Padova; a Padova, che è stata la prima sede universitaria a introdurre nel 2001 un corso di Teoria dell’argomentazione in Italia; in Italia, dove una volta si esercitava la preziosa logica maior, che è quella sostanziale e discorsiva, e dove un tempo vivevano “logici e retori felici”. Ispirato all’idea che la discussione sia non solo un diritto del singolo e un dovere civico, ma altresì un piacere, il progetto si proponeva e si propone di introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado la me­ todologia, non nuova, ma novantiqua, del dibattito regolamentato in modalità di torneo interclasse, regionale e nazionale (http://bottaerisposta.fisppa.unipd.it). Nel capitolo conclusivo di quel testo, dedicato a “Sviluppi e prospettive del progetto”, si indicavano gli obiettivi prossimi: Creare le premesse per la costituzione di una Scuola di teoria e tecnica del dibattito, finalizzata a incentivare le attitudini utili e le conoscenze necessarie a promuovere le capacità di argomentare e di discutere, a partire dalla scuola dell’obbligo fino alle scuole superiori e di formazione professionale. Lo spirito dell’iniziativa è, infatti, quello di enucleare i presupposti di uno studio teorico e porre le basi per una gestione operativa delle controversie con strumenti prevalentemente discorsivi e in regime argomentativo, che siano validi e applicabili ad ambiti diversi, dalla scuola primaria alla scuola secondaria di secondo grado. A tal fine, dopo questa prima fase sperimentale condotta nell’Istituto di Istruzione Superiore “Concetto Marchesi” di Padova, si prevede di finalizzare gran parte delle attività alla progettazione e gestione di corsi brevi di formazione al

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Dibattito argomentato e regolamentato

dibattito nelle scuole secondarie di secondo grado, con valutazione pre-corso e post-corso delle competenze acquisite dai partecipanti. Sarebbe auspicabile anche il coinvolgimento degli Uffici Scolastici Regionale e Provinciali. Si intende, in corso di progetto, elaborare dei principi guida e fissare uno schema operativo di regole che si siano rivelate operativamente proficue per la gestione e la risoluzione di un dibattito nelle sue due forme polari estreme del dialogo e della polemica. Ci si ripropone, infine, di stilare un codice di condotta per una discussione polemicamente cooperativa. Le regole prese in considerazione sono quelle logiche del corretto ragionare, che garantiscono la verità della conclusione, e insieme quelle, di carattere sia etico sia pragmatico, che garantiscono la correttezza dibattimentale. (Nicolli, Cattani, 2008, pp. 93-95)

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Che cosa si è fatto in quest’arco di tempo, dal 2006 a oggi? Nell’Università di Padova sono stati attivati due progetti di ricerca di ateneo interarea: nel 2007 il progetto Dibattito/Pratiche discorsive. Fondamenti teorici, metodologia, ricerca sul campo, valutazione dell’efficacia – 2007 cpda 067547 e nel 2012 il progetto Comunicazione organizzativa. Creare un modello formativo esperienziale per sviluppare e generare competenze argomentative nei contesti scolastici e aziendali – 2012 cpda 121301. Nel 2010 si è costituita l’Associazione per una Cultura e la Promozione del Dibattito (acpd), il cui obiettivo è diffondere la teoria e pratica dell’argomen­ tazione, nei vari gradi dell’istruzione scolastica, attraverso il dibattito regola­ mentato. Più precisamente, le finalità dichiarate sono: • promuovere studi, ricerche intorno alla teoria e alla pratica dell’argomen­ tazione; • promuovere la diffusione, la conoscenza e la divulgazione del ragionare argomentato; • promuovere una cultura e una pratica del dibattito; • diffondere la teoria e pratica dell’argomentazione ai vari gradi dell’istru­ zione scolare attraverso il dibattito; • ampliare la conoscenza della teoria e pratica dell’argomentazione attra­ verso contatti fra persone, enti e associazioni; • proporre modalità didattiche alternative per educatori, insegnanti e altri operatori della formazione; • proporsi come luogo di incontro e di aggregazione nello spirito dell’edu­ cazione continua; • proporsi di coordinare altre associazioni aventi le medesime finalità. La prima iniziativa internazionale dell’associazione è stata la riunione a Padova, il 18 e 19 novembre 2010, di sette associazioni e di studiosi-operatori di sette diverse nazioni (Cile, Israele, Italia, Messico, Slovenia, Spagna, Stati Uniti) per confrontarsi sul valore e sui limiti di una formazione al dibattito


INTRODUZIONE ALLA PALESTRA DI BOTTA E RISPOSTA

in un convegno-laboratorio intitolato Argomentare le proprie ragioni: come organizzare, condurre e valutare un dibattito. • Argomentare, e non dimostrare, perché entrambi gli atti, pur avendo il medesimo scopo di provare qualcosa per via inferenziale, sono di natura assai diversa. • Ragioni, e non ragione, perché nel dibattito contano le ragioni plurali, conta chi ha più ragioni o meno torto dalla sua e contano anche la quan­ tità e il modo, oltre che la qualità e la pertinenza. • Le proprie ragioni, perché, se è pur vero che “non posso conoscere la mia verità se non conosco la verità degli altri”, a ognuno il suo compito: io posso comprendere e debbo tenere conto delle ragioni altrui, ma non far­ mene necessariamente carico; sarà l’interlocutore-oppositore che saprà/ dovrà difenderle al meglio, quando, come succede perlopiù, il contesto è controversiale e polemico. Questi tre termini caratterizzano e definiscono il dibattito, un atto dav­ vero vitale, ma poco tematizzato. Come organizzare, condurre e valutare un dibattito era il sottotitolo: un buon di­ battito, per quanto scontroso e polemico possa essere, consente di far emergere quanto di meglio si possa dire, quanto di meglio sia mai stato detto e scritto. Le associazioni impegnate in questa sfida teorico-educativa, alfabetica­ mente ordinate, furono, oltre ad acpd, le seguenti. • apogeo – Analisi Progettazione Organizzazione Gestione Operativa, agenzia di formazione fiorentina. Opera in diversi settori d’intervento, dalla formazione manageriale allo sviluppo della comunicazione e in­ terna ed esterna, dal counselling psicologico all’acting teatrale (bisogna anche apprendere la “spontaneità” dei gesti in un dibattito); dal gestire tempo, conflitti e frustrazioni, riunioni, collaboratori e “colleghi impos­ sibili” al superare l’ansia e vincere lo stress (condizioni psicologiche rile­ vanti e ricorrenti in un dibattito); dall’arte del comunicare a quella del ta­ cere (http://www.apogeoform.net). • ergo – Associazione di Pratica e Teoria dell’argomentazione. Costituitasi il 31 ottobre 2008, ricorrenza del 50° anniversario della pubblicazione del Trattato dell’argomentazione di Chaïm Perelman e del volume di Stephen E. Toulmin, Gli usi dell’argomentazione, intendeva abbinare teoria e pratica, privilegiando, fin dalla denominazione del gruppo, la pratica alla teoria, l’applicazione e la trasferibilità delle analisi teoriche. Meglio che qualcosa funzioni anche senza avere completa cognizione del perché (questo sa­ rebbe pratica), anziché niente funzioni avendo tutti piena cognizione del perché (questo è spesso la teoria). L’auspicio è che teoria e pratica del di­ battito si saldino (cfr. Cattani et al., 2009) (http://www2.unipr.it/~itates68/ argo.htm).

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Dibattito argomentato e regolamentato

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• cear – Centro de Estudios de Argumentación y Razonamiento. Costituito presso l’Università Diego Portales di Santiago del Cile e diretto da Claudio Fuentes Bravo, che da diversi decenni conduce, in varie forme, un’intensa e diffusa opera di formazione al dibattito nelle scuole cilene (https://cear. udp.cl). • con acento. Iniziativa ideata e animata da Antonio Martín Sánchez, ri­ volta a giovani universitari spagnoli della regione andalusa. È un torneo di dibattito, nell’ambito del Club di dibattito dell’Università Pablo de Ola­ vide di Siviglia, che intende valorizzare i talenti di intelligenza, di par­ tecipazione, di impegno dei giovani e della società andalusa, per mezzo del poderoso strumento della parola, dell’oratoria e della dialettica, all’in­ segna della semplicità unita alla precisione, della convinzione unita all’a­ pertura, del dinamismo unito all’attenzione, della serietà unita alla di­ sinvoltura (http://conacento.org). • iasc – International Association for the Study of Controversies. Fondata nel 1995 e presieduta da Marcelo Dascal, è dedicata all’elaborazione di strumenti idonei per lo studio e la gestione delle controversie, soprattutto filosofiche e scientifiche, nella convinzione che la controversia, in tutte le sue forme, dalla polemica virulenta alla discussione pacata, sia il mo­ tore del progresso in ogni campo (https://iasc.me). • wdi – World Debate Institute, Università del Vermont, usa. Diretto dal compianto Alfred C. Snider e attivo dal 1982, il wdi ha formato addestra­ tori e giudici di dibattito di 50 diversi paesi in tutto il mondo, rivolgen­ dosi primariamente ai paesi emergenti e in cui ancora non si è diffusa la pratica del dibattito formativo, con spirito “missionario”, mirando a uno sviluppo delle capacità dibattimentali, nella convinzione che una comu­ nità in cui si discute liberamente e con competenza sia anche una so­ cietà potenzialmente più pacifica e più giusta (http://worlddebateinsti­ tute.blogspot.com; http://debate.uvm.edu/debateblog/wdi). • zip – Za in proti, Zavod za kulturo dialoga/Pro et contra, Institute for Cul­ ture of Dialogue, Ljubljana, Slovenia. Diretto da Bojana Skrt, responsabile della International Debate Academy Slovena, zip, un acronimo che, in lingua slovena, sta per pro e contro, è un istituto per la cultura del dialogo e un programma di vasto respiro rivolto a scuole di diversi paesi di ogni livello, dalle secondarie di primo grado all’università, che mira a diffon­ dere, con tutti i mezzi disponibili, attraverso workshop, forum, tornei di dibattito, tavole rotonde, manuali e trasmissioni radio-televisive, la cul­ tura del dibattito (www.zainproti.com). Dal 2006 a oggi, 2019, il gruppo di docenti universitari, ricercatori, diri­ genti scolastici, formatori, esperti di oratoria e di crescita personale, biblio­ tecari esperti in reperimento delle fonti e documentazione, allenatori di tec­


INTRODUZIONE ALLA PALESTRA DI BOTTA E RISPOSTA

niche di comunicazione, formatori in public speaking, oratori ted, blogger di retorica che costituiscono lo staff della Palestra di botta e risposta, nell’arco di 13 anni, ha organizzato 13 tornei regionali di durata annuale, con attività di for­ mazione nelle scuole da ottobre a gennaio e campionato da febbraio a maggio, e 5 tornei nazionali; ha attivato circoli di dibattito in università; ha costituito un vivaio di giudici avviando nell’Università di Padova dal 2016 corsi deno­ minati appunto Vivaio per formatori e giudici di dibattito, coinvolgendo anche la Global Shapers Community, Venice Hub – associazione giovanile del World Economic Forum (wef) – e il cicap Veneto – Comitato Italiano per il Con­ trollo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze –; ha inoltre organizzato una decina di convegni nazionali e laboratori internazionali, collaborato con enti e scuole di tutta Italia, contribuito ai dibattiti in sede di Expo 2015, proget­ tato attività di formazione all’interno del polo universitario in carcere, con­ tribuito all’attività di tedxYouth. Un evento particolare è stata la Palestra di botta e risposta all’Expo 2015, il 10 luglio, nel Parco della biodiversità, Teatro della Terra. L’Expo 2015 è stata considerata dai più uno speciale ristorante, da molti una vetrina e una minima parte la vedeva come un luogo di confronto. Era giusto valorizzare quest’ultima dimensione della manifestazione. Le questioni dell’accesso al cibo e della sua sicurezza, che pongono di­ lemmi di svariata natura (etici, ecologico-ambientali, sanitari, economici, legislativi), sono due dei problemi attuali in assoluto più controversi e aperti. Chi è favorevole e chi è contrario hanno entrambi buone ragioni. Al mo­ mento nessuno è in grado di dare delle risposte assolutamente certe in me­ rito. Come cercare di chiarirsi un po’ le idee? Come uscirne? Ponendo le ra­ gioni pro e contro sui piatti della “bilancia della ragione”, come avviene nel progetto di formazione al dibattito rivolto agli studenti delle scuole secon­ darie di secondo grado, denominato Palestra di botta e risposta. Un quesito chiaro, due posizioni contrapposte, un podio, tre giudici che valutano qualità, quantità, pertinenza degli argomenti proposti dalle due squadre di studenti disputanti e modalità di esposizione. Essendo questa una sorta di disputatio attualizzata, al termine si sono con­ frontati sul merito della questione due Magistri disputationis, di opposta ten­ denza: il chimico, ricercatore e divulgatore scientifico Dario Bressanini (pro ogm) e l’avvocato, giornalista e fondatore di Great Italian Food Trade (gift) Dario Dongo (contro ogm). Ha moderato Roberta Crivellaro, nello spirito e nella convinzione che «se non ci fosse un’opinione contraria bisognerebbe in­ ventarla» (J.S. Mill) perché chi ti critica non deve suscitare la tua irritazione, ma la tua attenzione (M. de Montaigne). Il coinvolgimento del cicap è stato dettato dal fatto che il suo oggetto d’interesse primario sono le pseudo-scienze e finalità primaria il disinganno.

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Dibattito argomentato e regolamentato

Le pseudo-scienze più subdole, e quindi temibili, si fondano su pseudo-argo­ menti, ossia ragionamenti ingannevoli che hanno la parvenza dell’accetta­ bilità, argomenti che sembrano buoni, tranelli in cui cadiamo inconsapevol­ mente o che ci vengono consapevolmente tesi. Considerata la pervasività di errori e di trappole, è bene attrezzarci per vivere tra gli inganni non ingannati. Il dibattito, possibilmente regolamentato, è sicuramente uno strumento idoneo che ci consente di stabilire, se non quale sia la teoria vera o il provvedimento giusto, almeno chi abbia più ragione o più ragioni dalla sua. La valutazione ponderata del pro e del contro è l’equivalente in campo cognitivo del test finale di un prodotto: un confronto serrato, un dibattito polemico corrisponde a quello che in campo merceologico è il col­ laudo. Il dibattito seleziona idee o azioni che resistono alle prove più severe: quindi aiuta a vivere tra gli inganni non ingannati, tra pseudo-argomenti e pseudo-scienze.

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Centinaia le scuole italiane, segnatamente delle regioni Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Emilia, Toscana, Marche, Mo­ lise, Lazio, Calabria, che hanno usufruito della formazione fornita dalla Palestra di botta e risposta. Molte centinaia gli studenti, i primi dei quali ora sono ultratrentenni, che hanno adottato e sperimentato in campionati di dibattito a squadre di sette disputanti il protocollo Patavina Libertas. Il formato mutua il nome dal motto di una delle più antiche università italiane, “Universa Uni­ versis Patavinas Libertas”, “libertà totale di parola per tutti”, che sta signifi­ cativamente e programmaticamente a sottolineare la libertà di pensiero sto­ ricamente concessa dall’Università di Padova a docenti e studenti. Il protocollo Patavina Libertas è stato adottato e adattato anche per la for­ mazione delle scuole secondarie di primo grado, come l’Istituto comprensivo Galilei e l’Istituto Barbarigo di Padova, la Scuola secondaria di primo grado Bellini dell’Istituto comprensivo Spallanzani di Mestre-Venezia e il Collegio Dimesse di Padova. Il protocollo è stato adottato, a partire dal 2014-15, dai seminari di discus­ sione, denominati Age Contra, nell’ambito del Concorso nazionale di filosofia Romanae Disputationes lanciato nel 2013-14 da ToKalOn-Didattica per l’eccel­ lenza e presieduto da Marco Ferrari, forse a oggi la più significativa espe­ rienza di ricerca e di concorso filosofico per la scuola secondaria superiore in Italia, per qualità della proposta e per numero di partecipanti. Romanae Disputationes propone un percorso di studio e di confronto aperto a tutti gli orientamenti culturali e, ponendo a tema le grandi domande che la filosofia offre all’uomo contemporaneo, è in grado di sviluppare le capacità critiche e dialettiche degli studenti. I temi proposti sono indicativi dello spirito e delle finalità: edizione 2013-14, Sapere aude! Natura e possibilità della ragione umana;


INTRODUZIONE ALLA PALESTRA DI BOTTA E RISPOSTA

2014-15, Libertà va cercando ch’è sì cara; 2015-16, Unicuique suum. Radici, condizioni ed espressioni della giustizia; 2016-17, Logos e techne. Tecnologia e filosofia; 2017-18, La natura del bello; 2018-19, Un extrême désir. Natura e possibilità del desiderio. Il concorso, tramite un approccio tematico, intende innovare il modo tradizionale di studiare la filosofia e favorire nei partecipanti lo sviluppo delle capacità di sintesi e dell’esercizio nella comunicazione filosofica: «Pro­ muovendo una conoscenza profonda e appassionata dei problemi filosofici, si auspica infatti di risvegliare negli studenti un interesse alla ricerca e di stimolarli a riappropriarsi dei classici, a ripensarli, per divenire insieme pro­ tagonisti creativi tramite la propria riflessione personale». Pertanto è natu­ rale e congruo che nella proposta delle Disputationes rientrino gli Age Contra, dove gli studenti possono confrontarsi in un vero scambio pro e contro, con­ dotto con argomenti logicamente fondati, dialetticamente sostenuti e anche retoricamente persuasivi. Agere pro significa difendere una causa, agere contra significa reagire. L’e­ spressione è usata da Sant’Ignazio, che intendeva stimolare a non confor­ marsi, ad agire contro le tendenze istintive, a contrastare il male e l’errore operando al contrario. Sant’Ignazio è il padre degli esercizi spirituali. Anche gli Age Contra sono esercizi, esercizi mentali che si compiono in una Palestra di botta e risposta, che sollecitano ad agire contro certe tendenze/credenze na­ turali innate e a mettersi nei panni degli altri di cui non condividi le posi­ zioni. Per cui giustamente una sezione delle Romanae Disputationes è dedicata al dibattito dal vivo, mutuando protocollo e finalità dall’esperienza della Palestra di botta e risposta. Le Disputationes e gli Age Contra sono un luogo di vero incontro e di confronto, di polemica cooperativa. Tra le collaborazioni con enti pubblici si ricorda il contributo alla x edizione del progetto proposto dal Comune di Padova alle scuole secondarie di secondo grado per l’anno scolastico 2014-15, Diritti umani e pace: dalle scuole alla città, dalla conoscenza all’azione. Giovani protagonisti di cambiamento: contrastiamo la ludopatia sul tema Il gioco del dibattito/Il dibattito come gioco, realizzando un per­ corso educativo-dibattimentale, con taglio argomentativo, sul gioco e l’azzardo, il divertirsi e lo scommettere, il vincere facile e il perdere, con una serie di dibattiti tra studenti in modalità pro e contro per insegnare a individuare i punti di forza e i punti deboli, le incoerenze e le impertinenze insite nelle tesi a favore e contro le seguenti posizioni: • La fortuna esiste? • La pubblicità del gioco d’azzardo va vietata? • In Italia si fa abbastanza per contrastare il gioco d’azzardo? • Le restrizioni al gioco d’azzardo sono sufficienti a contrastare la ludopatia?

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Dibattito argomentato e regolamentato

Temi e problemi che rimandano a una molteplicità di altri temi e pro­ blemi quali: Caso/Sorte, Euforia, Fortuna/Colpo di fortuna, Giochi online, Gioco come bisogno, Gioco come dipendenza, Gioco come fissazione, Gioco come piacere, Isolamento, Mania, Ricchezza (facile), Sfida, Slot-machine, Speranza di vincita, Uso del tempo, Uso del denaro. L’acpd ha inoltre condotto il progetto Dialogos. Imparare ad argomentare e ascoltare, da novembre 2016 ad aprile 2017, un percorso di formazione al dibat­ tito con torneo, proposto dal Consorzio biblioteche padovane associate e con il contributo della Fondazione Cariparo di Padova. Questi i temi su cui si sono confrontate le squadre: • L’importante non è partecipare, ma vincere? • Vive meglio chi si illude? • La pubblicità shock contro il fumo è efficace?

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Tra i laboratori e convegni vanno segnalati, per la loro specificità sul piano della ricerca e per la loro ricaduta sul piano concreto della formazione, i se­ guenti: • Le conferenze motivazionali-procedurali di Frans van Eemeren, fonda­ tore dell’International Society for the Study of Argumentation di Am­ sterdam (issa), sui temi Rules for cooperative discussions and fallacious moves e Strategic manoeuvring in institutionalised argumentative discourse/Le strategie argomentative nei discorsi pubblici, invitato a Padova nei giorni 6 e 7 no­ vembre 2007. • Convegno La svolta argomentativa. 50 anni dopo Perelman e Toulmin. Primo workshop di Teoria e Pratica dell’argomentazione, Dipartimento di Filo­ sofia, Padova, 31 ottobre 2008. • Convegno internazionale Argomentare le proprie ragioni. Organizzare, condurre e valutare un dibattito, Padova, 18-19 novembre 2010. • Secondo workshop ergo, Lo stato dell’arte della teoria e della pratica dell’argomentazione in Italia, Padova, 18 novembre 2011. • Organizzazione del Convegno internazionale Dibattere a scuola. Disputa e dibattito nell’attuale contesto italiano, Padova, Sala delle edicole, 14 set­ tembre 2012. • “Il coraggio di dirlo”. Il punto di vista dialettico, A. Cattani e Larios Team. Giornata di studio Il coraggio. Riflessioni, ricerche e nuove prospettive per il counselling, Network universitario per il counselling, Formazione e certi­ ficazione delle competenze, Scuola di Psicologia, Università di Padova, 19 giugno 2015. • Formare al dibattito. Presentazione delle Romanae Disputationes v, 2017-18, Aula Nievo, Palazzo del Bo, Padova, 27 settembre 2017.


INTRODUZIONE ALLA PALESTRA DI BOTTA E RISPOSTA

• Convegno internazionale Vincere un dibattito. Principi e regole di aggiudicazione, Università di Padova, Dipartimento fisppa, 24 novembre 2017. • Organizzazione del Secondo laboratorio internazionale Dibattito regolamentato. Per una rubrica di valutazione condivisa, Università di Padova, Di­ partimento fisppa. Criteri di aggiudicazione e ruolo del giudice in un dibattito regolamentato: Cile, Francia, Stati Uniti, Cina, Polonia, Spagna, Italia. Problemi e criticità nelle valutazioni, 7 dicembre 2018. Vi hanno contribuito come re­ latori: Claudio Fuentes Bravo (cear, udp, Santiago del Cile), Anne O’Ma­ honey (French Debate Association, Parigi), Stephen Llano (Dpt. Rhetoric, Communication & Theater, St. John’s University, New York), Josh von Her­ mann (National High School Debate League of China, Pechino), Maria Za­ leska (Università di Varsavia), Pilo Martín (Jóvenes Promesas, Con Acento, Siviglia), Riccardo Agostini (life and public speaking coach, Roma-Barcel­ lona), Adelino Cattani (Palestra di botta e risposta, acpd, Università di Pa­ dova). Vi hanno contribuito con interventi programmati: A suon di pa­ role, Exponi! – We World, Pro\Versi – Opinioni a confronto, Rete Apuania dibatte, Rete Dibattito e cittadinanza, Rete Il dibattito fa scuola. Lo scopo di quest’ultimo seminario-laboratorio era definire gli obiettivi di un progetto di formazione al dibattito regolamentato e, conseguentemente, individuare i migliori parametri di aggiudicazione di un dibattito, che rappre­ senta il nodo cruciale di ogni iniziativa di formazione al dibattito. La que­ stione più problematica e dolente è infatti il ruolo del giudice di dibattito e come valutare un dibattito. Come valutare l’esito di un dibattito e, più precisamente, come stabilire chi ha vinto e chi ha perso in una discussione? Come è possibile valutare la bontà di un’argomentazione? O meglio: che cosa rende buona (o cattiva) un’ar­ gomentazione? L’aggiudicazione è quanto mai problematica perché i due cri­ teri di valutazione, quello che riguarda il contenuto (quale tesi esce rafforzata?) e quello che riguarda i disputanti (chi ha dibattuto meglio, con maggiore abi­ lità e capacità?), sono scindibili. Si intendeva verificare e confrontare i criteri impliciti-invalsi e possibiliauspicabili di valutazione dell’esito di un dibattito, per individuare un deno­ minatore comune utile a: • definire in base a quali criteri decidiamo chi in un dibattito “ha avuto la meglio”; • stabilire che cosa valutiamo quando valutiamo, nell’ordine, un prologo, un’argomentazione, una replica, uno scambio dialettico (o quello che ab­ biamo chiamato “dialogo socratico”), una difesa e un epilogo; • elaborare una rubrica di valutazione a disposizione di una nuova figura, il giudice di dibattito regolamentato, che, esplicitando dimensioni, criteri

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Dibattito argomentato e regolamentato

e indicatori, qualifichi la “bontà” delle diverse fasi di un dibattito: prologo, argomentazione, replica, scambio dialettico, difesa ed epilogo. Alla fine si è confermato che le modalità e i criteri di valutazione sono molto diversi: come la biodiversità in campo biologico è una ricchezza così anche la diversità di idee e di metodi nel nostro campo. Naturalmente sono più i problemi aperti che le soluzioni, ma ci sono mo­ delli che funzionano un po’ meglio di altri, in quanto: • più adatti alle finalità che ci proponiamo; • più semplici da usare; • più essenziali nel numero di voci minime da considerare al fine di espri­ mere un giudizio in merito; • più equilibrati nel peso proporzionale attribuito ai diversi aspetti valuta­ bili.

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Naturalmente sono innumerevoli i seminari di formazione condotti nel corso di cinque lustri, le presentazioni nelle annuali Notti bianche dei ricercatori, le simulazioni durante le giornate di ExpoScuola e durante gli Innovations Talks sulla cultura del dibattito a scuola, sull’argomentazione, sulle regole e mosse del “disputator cortese”, su principi e criteri di valutazione del dibat­ tito regolamentato, sulla comunicazione efficace, valida e consistente. A oggi, nel 2019, siamo giunti al xiii Torneo Regionale Veneto e al vi Torneo Nazionale, a cui partecipano le squadre rappresentative delle regioni che adot­ tano il protocollo italiano Patavina Libertas. Tutta l’attività è documentata nel sito dell’Associazione: https://bottaerisposta.fisppa.unipd.it/le-attivita. Le esperienze di dibattito proposte nella Palestra di botta e risposta sono ac­ compagnate da un percorso di formazione funzionalmente strutturato, nei tempi e nei contenuti, sulle esigenze dei partecipanti. L’attività di formazione è rivolta a insegnanti e studenti. La metodologia didattica adottata privilegia la dimensione interattiva e il coinvolgimento diretto dei partecipanti. Il per­ corso di formazione è indicativamente articolato in quattro-cinque incontri, parte collettivi con tutte le scuole partecipanti al torneo, parte personalizzati nelle singole scuole. L’attività iniziale di formazione è finalizzata a motivare gli studenti al progetto e condividere l’approccio all’argomentazione proposto dalla Palestra di botta e risposta. Gli incontri successivi sono finalizzati all’acquisizione di competenze ar­ gomentative, comunicative e relazionali. Gli studenti sperimentano, con me­ todologie attive e laboratoriali: tecniche argomentative e modalità efficaci di comunicazione verbale e non verbale; regole e procedure di un dibattito re­ golamentato; metodologie di documentazione con ricerca, analisi e selezione delle fonti; il gioco di squadra e la suddivisione dei ruoli all’interno di un di­ battito.


INTRODUZIONE ALLA PALESTRA DI BOTTA E RISPOSTA

Queste, in particolare, alcune tematiche proposte: l’esperienza di dibattere; strategie argomentative: tre modi di ragionare, sei modi di replicare; struttura, procedure, valutazione di un dibattito; il protocollo di dibattito Patavina Libertas; come dare più voce e valore alle proprie idee; comunicare efficacemente in pubblico; prove di ascolto: un allenamento per relazionarsi in modo efficace. Il percorso di formazione prevede anche: • la partecipazione di studenti-testimonial che, mentre valorizzano la loro esperienza di disputanti, svolgono una funzione motivazionale; • la presentazione e l’analisi di esempi di dibattiti; • simulazioni di dibattito a tema. Lo staff al quale è affidata l’attività integrata di formazione è com­ posto da formatori con competenze in teoria e pratica dell’argomenta­ zione, formazione al dibattito, metodologia della ricerca, tecniche di co­ municazione verbale e non verbale, conduzione di gruppo. Concluso il percorso formativo, gli studenti iniziano, con i loro inse­ gnanti-coach, a prepararsi per i dibattiti a tema del torneo. • • • • • • •

Scriveva Fabio Paglieri nel 2016: Un buon banco di prova dell’utilità pedagogica del lavoro in gruppo per educare a ragionare sono le squadre di dibattito, comuni nelle scuole di molti paesi ma pressoché assenti in Italia, fatta salva la pionieristica esperienza della “palestra di botta e risposta” avviata anni or sono da Adelino Cattani e altri in quel di Padova, a cui però non mi risulta abbiano fatto seguito esperimenti analoghi in altre parti del paese. Il che è un gran peccato perché, come ci ricordava Cattani già nel 2001, «dirsele di santa ragione fa bene anche all’interno della comunità dei pensanti». (Paglieri, 2016, p. 180)

Nel 2017 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, grazie alla sensibilità del ministro Stefania Giannini, iniziò a incentivare questa modalità didattica innovativa accreditando moduli d’oltreoceano. Il peccato lamentato da Fabio Paglieri non è del tutto cancellato, se oggi nell’istruzione italiana si vuole diffondere il cosiddetto debate, all’insegna della modernità. La metodologia formativa del dibattito argomentato e regolamentato è infatti solo a prima vista innovativa e contemporanea, in realtà è quanto mai novantiqua. È ben vero che, sebbene la retorica sia nata in Magna Grecia, benché la controversia sia un metodo d’insegnamento antico, malgrado la disputatio sia un’ideazione del nostro medioevo, la formazione al dibattito è stata nel tempo abbandonata da noi e sopravvive, florida e rigogliosa, oltre

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Dibattito argomentato e regolamentato

oceano. In operazioni di trasferimento e reimportazione, personal computer compreso, noi siamo maestri. Va bene l’internazionalizzazione, meno bene l’assoggettamento pedis­ sequo a un modello forestiero, visto che il dibattito, le controversiae, la disputatio, la retorica sono creazioni nostre e nostrane, che sarebbe cosa buona pro­ cedere a recuperare e a promuovere. C’era una volta la disputatio, cioè la disputa, un’attività di dibattito regola­ mentato all’estremo. La prima differenza tra debate e disputatio sta nello spi­ rito: un buon dibattito, secondo la tradizione della nostra disputatio, è quello in cui si confrontano due interlocutori, ciascuno dei quali riconosce il diritto, accetta il dovere ma gode altresì del piacere di discutere. In secondo luogo, il formato scelto per le prime Olimpiadi di debate, il mo­ dello World Schools Debate (wsd), è di impianto anglosassone-parlamentare in cui una parte, la maggioranza, ha diritto di parola sia all’inizio che alla fine, cioè nei due momenti forti del dibattito. Questo formato riproduce la lo­ gica di confronto assembleare-parlamentare, in cui l’equilibrio tra le parti in causa può non essere garantito perché una maggioranza ha legittimamente un vantaggio riconosciuto sulla minoranza e si deve addivenire in tempi certi a un provvedimento. In terzo luogo, i ruoli e le funzioni (prologo, argomentazione, replica, scambio dialettico, difesa, epilogo) nelle diverse fasi dello scambio discorsivo non sono distinti, come consiglierebbe una pratica di avviamento, ma fram­ misti e sovrapposti. In quarto luogo, il formato wsd coinvolge un numero di disputanti limi­ tato a tre soli studenti, quando la finalità di questo progetto potrebbe essere di gran lunga più inclusiva. La metodologia didattica del dibattito regolamentato può essere diversa­ mente valorizzata, secondo finalità e in vista di esiti formativi diversi. Sembrerebbe preferibile proporre la formazione al dibattito, sulla scia della nostra tradizione della disputatio, come strumento, da un lato, di emancipa­ FINALITÀ Qualificarsi in una gara Esercitare le capacità dialettiche Allenarsi a “fare cose da grande” Educare alla socialità e alla cittadinanza Promuovere il senso critico e le capacità logiche

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FORMAZIONE Campioni e virtuosi della parola Ragion-attori Alternanza scuola/vita Cittadini emancipati e autonomi Ragionatori/“collaudatori di tesi”


INTRODUZIONE ALLA PALESTRA DI BOTTA E RISPOSTA

zione-autonomia (parresia) e, dall’altro, di integrazione-inclusione (isegoria) per formare “cittadini ragionanti” e “collaudatori di tesi”, nello spirito delle Indicazioni Nazionali miur delineate, ad esempio, negli Orientamenti per l’apprendimento della filosofia nella società della conoscenza (6.2), con l’obiettivo pri­ mario non di vincere e di avere ragione ma di convincere di avere ragione. Per questo il prossimo obiettivo della Palestra di botta e risposta è la speri­ mentazione di un formato di dibattito di tipo non antagonistico, ma deliberativo, in cui la giuria non si limiti a decretare la squadra che meglio ha difeso la posizione assegnata, ma valuti la squadra che meglio ha saputo, quando pos­ sibile e utile, conciliare/mediare e, quando non possibile, cogliere le istanze (aspirazioni o necessità) della controparte.

Monitoraggio dell’efficacia L’efficacia del percorso di formazione viene verificata attraverso azioni di mo­ nitoraggio in itinere e finale: feedback tra formatori, studenti e insegnanti al termine di ogni incontro; interviste e focus group; questionari di valuta­ zione elaborati dal Gruppo Botta e risposta e dal Laboratorio di Ricerca e di Intervento per l’Orientamento alle Scelte (larios), del Dipartimento di Filo­ sofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata dell’Università di Padova. Una specifica ricerca interdisciplinare finalizzata ad accertare la relazione tra le capacità argomentative acquisite dagli studenti partecipanti alla Palestra di botta e risposta e una serie di altre variabili e di competenze, quali, oltre naturalmente alla capacità argomentativa, l’assertività, la resilienza, l’orien­ tamento a un futuro di qualità, il coraggio, la costituzione di rapporti positivi di gruppo, è stata avviata a partire dal 2014 in collaborazione appunto con il larios fondato da Salvatore Soresi e oggi diretto da Laura Nota. Le verifiche effettuate mettono chiaramente in evidenza che gli studenti si sentono più capaci di discutere e dibattere e gli stessi insegnanti coinvolti sottolineano la capacità degli studenti di mettere in evidenza le fallacie. I primi risultati di questo intervento, particolarmente innovativo e interes­ sante per i tempi che stiamo vivendo, sono riportati in The Cambridge Handbook of International Prevention Science (2017): Nel 2014, nell’ambito di un progetto multidisciplinare, che vede la collaborazione di filosofi e psicologici, il LaRIOS ha collaborato con gli organizzatori di Palestra di botta e risposta affinché queste capacità potessero diventare uno strumento prezioso anche per la costruzione di rapporti positivi nella classe e per la costruzione del proprio futuro. Sono state così previste anche riflessioni a proposito della resilienza, dell’orientamento al futuro, e del coraggio utili a costruire un futuro di qualità. Così,

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Dibattito argomentato e regolamentato

per una verifica sono state considerate procedure quantitative e qualitative, fra cui uno strumento finalizzato a mettere in evidenza le capacità argomentative (Cattani et al., 2014) e strumenti sull’assertività e il coraggio, la Scale for Interpersonal Behaviour (Nota et al., 2011) e la Courage Scale (Norton, Weiss, 2009). La Multivariate Analysis of Variance (MANOVA) effettuata sulle risposte dei partecipanti, prima e dopo l’esperienza, mette in evidenza che si registrano incrementi per quanto riguarda la propensione degli studenti a riconoscersi migliori capacità argomentative [Pre: M: 15.60; SD: 4.85; Post: M: 17.25; SD: 3.04; F(1,62)=26.72; p=.001] e assertive [Pre: M: 13.17; SD: 4.94; Post: M: 15.47; SD: 3.27; F(1,62)=44.092; p=.001] e anche una maggior tendenza a guardare al futuro con speranza e coraggio [Pre: M:46.26; SD: 7.75; Post: M: 48.19; SD: 6.22; F(1, 62)=30.23; p=.001] (Di Maggio, 2015). A sostegno della funzione preventiva di questo programma, il gruppo multidisciplinare sta progettando un intervento destinato a studenti delle scuole secondarie di primo grado, che, almeno in Italia, all’età di 14 anni devono operare scelte che riguardano la loro carriera e far fronte a numerose pressioni provenienti da familiari, insegnanti e compagni. Accrescere le loro competenze argomentative potrebbe rivelarsi particolarmente proficuo nel chiarire i pro e i contro quando devono fare scelte per il futuro e nel ponderare opzioni alternative. Ciò ridurrebbe la probabilità di scelte non soppesate e la propensione ad aderire a decisioni altrui, nonché future esperienze di delusione e frustrazione. (Nota et al., 2017, pp. 866-867)

Bibliografia

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Cattani A., Ferrari L., Ginevra M.C., Di Maggio I., Nota L., Santilli S., Sgaramella T.M., Soresi S. (2014), Le mie ragioni e quelle degli altri – My Reasons and the Other Ones, Paper presented at the 8th meeting of the network Uni.Co, Roma. Cattani A. et al. (2009), La svolta argomentativa. 50 anni dopo Perelman e Toulmin, Lof­ fredo, Casoria (na). Di Maggio I. (2015), Preliminary Results of the “Q&A Gym”, Internal report, larios, Pa­ dova. Nicolli S., Cattani A. (a cura di) (2008), Palestra di botta e risposta. La disputa filosofica come formazione al dibattito nella scuola, cleup, Padova. Norton P.J, Weiss B.J. (2009), “The Role of Courage on Behavioural Approach in a Fear-Eliciting Situation: A Proof-of-Concept Pilot Study”, in Journal of Anxiety Disorders, 23(2), pp. 212-217. Nota L., Arrindell W.A., Soresi S., van der Ende J., Sanavio E. (2011), “Cross-Cultural Validity of the Scale for Interpersonal Behavior”, in International Journal of Adolescent Medicine and Health, 23(1), pp. 39-44. Nota L., Ferrari L., Sgaramella T.M., Soresi S. (2017), Prevention and Schooling in Italy: From Past and Present to the Future, in M. Israelashvili, J.L. Romano (eds.), The Cambridge Handbook of International Prevention Science, Cambridge University Press, Cambridge, pp. 850-872. Paglieri F. (2016), La cura della ragione. Esercizi per allenare il pensiero, il Mulino, Bologna.


Parte prima PerchÊ insegnare/imparare a dibattere?

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1. Il dibattito argomentato e regolamentato come metodo didattico e formativo

In un mondo sempre più multiculturale e pluralistico, ci saranno sempre più punti di vista contrapposti. Si discuterà quindi sempre più. Certo, già oggi si discute molto: lo si può fare per fortuna più e meglio che in altri tempi, ne abbiamo più occasioni e più diritto riconosciuto, ma i valori condivisi che hanno reso il nostro tempo un’arena di aperta, libera, democratica discus­ sione non hanno reso la discussione più proficua. C’è chi non ama la discussione per i suoi deprimenti aspetti polemici. C’è chi non la ama perché ritiene che ci siano cose che non si possono mettere in questione, perché preferisce non alimentare dubbi, o perché pensa che discu­ tere sia una perdita di tempo. C’è chi preferisce un sistema d’ordine. In una discussione si scambiano di solito più botte che risposte. Infine, tra due che discutono spesso ha la meglio chi è più bravo e non chi ha più ragione: agli occhi di chi ascolta il discorso giustamente impostato tende a prevalere sul discorso giusto. La situazione è un po’ complicata. Infatti discutere è consi­ derata cosa buona. La conflittualità è considerata cosa non buona. Se per un verso la discussione è una forma di conflitto (“la discussione è una guerra”, “guerra di parole”, “dibattito agguerrito” si dice talvolta con metafore bel­ liche invalse), per un altro verso l’atto del dibattere è un’impresa tipicamente umana di natura cooperativa.

Perché discutere? A che cosa serve discutere? Uno sostiene che “gli uomini sono tutti uguali” e l’altro sostiene, viceversa, che “gli uomini non sono tutti uguali”. Chiarire, nel corso di un batti e ribatti, che “gli uomini sono tutti uguali quanto a di­ gnità e in quanto persone”, non per attitudini o taglia, per colore o doti dia­ lettiche, sgombra il campo da un’apparente ragione di contrasto. Ma questo capita davvero in casi eccezionali. Di solito i due che discutono avendo idee opposte non sono disposti a ricredersi neanche di una virgola. I cosiddetti di­ battiti tra sordi, che sono la maggioranza dei dibattiti a cui assistiamo, sono

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Dibattito argomentato e regolamentato

da censurare e da buttare? Per valutare se siano da conservare e da promuo­ vere, pensiamo alle decisioni vitali per i singoli che vengono prese in tribu­ nale o alle scelte vitali per la collettività determinate dalle campagne elet­ torali. Un giudice delibera dopo aver sentito l’accusa e la difesa: quindi non dopo un dialogo, ma una bella polemica. L’esito delle elezioni è determinato dal confronto, spesso aspro, senza esclusione di colpi, tra opposte fazioni. Ecco a che serve il dibattito anche “paralizzato”: non alle parti che discutono, ma a una terza parte, a coloro che assistono al loro scontro. Riflettere su ciò e acquisire strumenti di valutazione del dibattito è im­ portante soprattutto se si tiene conto che quando si discute in genere si vuole convincere del fatto che la nostra posizione è quella vera, o migliore o prefe­ ribile, non tanto chi si oppone a noi e discute con noi, ma chi assiste alla di­ scussione. Servirebbe qualche regola. Osservando quali condotte rendono di solito i nostri dibattiti meno assordanti e meno immobili, meno inutili e meno scon­ fortanti forse è possibile individuare alcune regole di natura insieme etica e pragmatica, che di norma si pretende siano rispettate dagli altri e che consi­ dereremmo spiacevole se fossimo sorpresi a trasgredire. L’intento è quello di stilare una sorta di carta dei diritti e doveri dei disputanti, recuperando, nel gioco d’interazione fra gli uni e gli altri, un’altra dimensione del discutere: scontato il diritto e ammesso il dovere di farlo, discutere è anche un piacere perché è in parte gioco e spettacolo. Certo, questa dimensione ludica del di­ scutere può comportare dei rischi per chi è troppo timido e per chi, viceversa, è troppo istrionico. Un’educazione al dibattito e al contraddittorio, a partire dalla scuola pri­ maria su fino alle scuole legali, ha valenza teorica e pratica. Dal punto di vista epistemologico, l’importanza di una formazione controversiale si fonda sull’idea che «se non ci fosse un’opinione contraria bisognerebbe inventarla», patrocinata tra gli altri da Gottfried Wilhelm Leibniz, John Stuart Mill, Karl Popper. Dal punto di vista pratico, è inevitabile – almeno finché tutti i buoni non saranno bravi e tutti i bravi non saranno buoni – che in una discussione ci siano vizi ed errori; ma faranno meno danno se noi sappiamo identificarli e neutralizzarli in contraddittorio.

Un’esperienza di formazione al dibattito

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Allestire nella scuola una palestra dove ci si alleni a discutere e a criticare in modo cooperativo, introdurvi il dibattito non solo come metodo d’insegnamento, ma come disciplina, e attivare veri e propri tornei di dibattito può vali­


1. IL DIBATTITO ARGOMENTATO E REGOLAMENTATO COME METODO DIDATTICO E FORMATIVO

damente recuperare le valenze formative che la tradizione classica assegnava alla disputa e alla controversia. Si è sperimentata una formula interattiva, preceduta da un intervento propedeutico ridotto al minimo indispensabile, secondo lo schema seguente. 1) Introduzione: definizione di termini, problemi e obiettivi. Regole del dia­ logo e mosse della polemica. 2) Proposta di un copione di una delle cinque principali forme di scambio discorsivo (polemica scontrosa, trattativa negoziale, confronto di idee, indagine volta alla ricerca della soluzione migliore, dialogo colloquiale) apposi­ tamente predisposto, a scopo di esemplificazione e di esercitazione. 3) Analisi critica degli snodi, sia teorici sia comportamentali, di un dibattito reale e individuazione di condotte alternative la cui adozione porterebbe il dibattito, in base alle nostre esperienze, a esiti meno insoddisfacenti. 4) Infine, allestimento di un vero e proprio torneo, inizialmente all’interno della classe, poi tra classi della medesima scuola, e infine tra scuole di­ verse, nello spirito di una competizione cooperativa.

Il programma di formazione degli studenti in sei passi 1) Un atto tipicamente ed esclusivamente umano: discutere. 2) Due modalità di prova: dimostrazione e argomentazione. 3) Tre forme di ragionamento (induzione, deduzione, ragionamento analo­ gico) e tre criteri di valutazione (verità, validità, pertinenza). 4) Quattro regole d’oro, valide anche quando si discute: quantità, qualità, re­ lazione, modo. 5) Cinque tipi di fallacie (formali, linguistiche, di pertinenza per omissione, di pertinenza per intrusione, di consistenza) e cinque tipi di dibattito (po­ lemica, trattativa, confronto, indagine, colloquio). 6) Sei modi di replicare (ignorare, accettare, accettare in parte, chiedere ra­ gioni o prove, rifiutare, attaccare). E il settimo giorno anche il Signore si riposò. Ma noi non possiamo ripo­ sarci perché il mondo è pieno di insidie e di ragionamenti ingannevoli da cui stare in guardia.

Due regole della buona discussione Tale percorso è intrapreso con il viatico di una nobile regola aurea e di una li­ berale regola argentea. 23


Dibattito argomentato e regolamentato

La regola d’oro • In negativo: “Non discutere come non vorresti che gli altri discutessero con te”. • In positivo: “Discuti come vorresti che gli altri discutessero con te”. La regola d’argento • Non posso credere responsabilmente nella mia verità se non conosco la verità degli altri. Si tratta di lodevoli consegne. Rimane l’elemento del bronzo, sotto cui si iscrive non una regola, ma un comportamento correntemente riscontrato e retto dal principio (della faccia) di bronzo: “Io credo nella mia verità. Gli altri si tengano pure le loro convinzioni. Non riusciranno mai a dimostrarmi che sono nel torto”. In considerazione di questa eventualità non remota, non è fuori luogo prevedere, a fianco dei doveri del buon disputante, anche i diritti del libero disputante.

Tavola dei doveri e dei diritti per un dibattito di formazione1 La seguente tavola dei doveri e diritti è una proposta di contratto tra dispu­ tanti in fase di formazione. Il dibattito previsto è di tipo naturale, non proces­ suale. La natura del dibattito ipotizzato è insieme competitiva e cooperativa, anche nella sua forma più polemica. Vi è recepita una serie di principi e di comportamenti finalizzati appunto a una proficua discussione di natura in­ sieme cooperativa e competitiva. Essere “cooperativi e competitivi” significa combinare insieme dialogo e polemica, apertura alle idee degli altri e difesa strenua delle proprie idee, razionalità e passionalità. Due motti ispirano questa tavola di diritti-doveri e questa bozza di con­ tratto che i disputanti in formazione potrebbero sottoscrivere: 1) «Quando mi si contraddice, si suscita la mia attenzione, non la mia irrita­ zione» (M. de Montaigne, Saggi, iii, 8). 2) «Signore, noi a corte abbiamo il nostro galateo per litigare e discutere, come voi avete il vostro galateo delle buone maniere» (Paragone, il buf­ fone di corte dello shakesperiano Come vi piace, v, 4, 75 sgg.).

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1.

La tavola dei doveri e dei diritti è tratta e rielaborata da Cattani (2006), pp. 129-130, 225-227.


1. IL DIBATTITO ARGOMENTATO E REGOLAMENTATO COME METODO DIDATTICO E FORMATIVO

Tavola dei doveri del disputante 1) Ho il dovere di non ritenermi infallibile, di non ritenere le mie idee in­ toccabili e i miei argomenti incontrovertibili. Cercherò di essere convin­ cente, ma, se lo sarò meno del mio interlocutore, lo riconoscerò, se non altro in cuor mio. Mi manterrò comunque aperto al dubbio e disponibile a rivedere le posizioni di partenza. 2) Ho il dovere di cercare un punto di partenza comune. Individuare le pre­ messe condivise è fondamentale perché dal niente non nasce niente. Non possiamo misurarci se disponiamo di due metri diversi. Non conclude­ remo nulla se discutiamo a partire da criteri di giudizio diversi, soprat­ tutto se non ce ne rendiamo conto. 3) Ho il dovere di attenermi a ciò che credo vero. Non spaccerò per oggettiva­ mente vere affermazioni che so essere false o puramente soggettive. 4) Ho il dovere di portare le prove richieste. Se mi si chiederà di dimostrare, lo farò oppure dimostrerò che la pretesa è assurda. Le prove saranno qua­ litativamente adeguate e quantitativamente sufficienti. A volte ne ba­ sterà una sola; ma potrà essere necessario accumularne più d’una. 5) Ho il dovere di non eludere le obiezioni. Nella disponibilità a rispondere alle contestazioni sta la ragion d’essere del mio partecipare alla discus­ sione e quindi non la farò naufragare sottraendomi alle critiche. 6) Ho il dovere di non scaricare l’onere della prova. Se la patata è bollente, continuerà a scottare quando tornerà in mano mia. 7) Ho il dovere di essere pertinente. L’irrilevanza degli argomenti è una delle cause più diffuse di vizio logico e di fallimento delle discussioni. 8) Ho il dovere di essere chiaro. L’ambiguità è una grande risorsa per i co­ mici, non per chi discute. 9) Ho il dovere di non deformare le posizioni altrui. Nel riferire i fatti o nel riformulare gli interventi altrui applicherò il principio di carità, che im­ pone, in positivo, di essere comprensivi e, in negativo, di non distorcere. Mi atterrò sempre alla migliore interpretazione possibile delle posizioni altrui. 10) Ho il dovere, in condizioni di stallo finale, di sospendere il giudizio, a meno che questo non comporti un danno maggiore. E in presenza di nuovi elementi, accetterò di riaprire e di rivedere il caso. Tavola dei diritti del disputante 1) Ho il diritto di esprimere il dubbio su tutto, perché niente è fuori discus­ sione. Questo diritto è anche un dovere e talvolta persino un piacere, quello di replicare per il gusto del duello colloquiale o dello scontro com­ petitivo.

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Dibattito argomentato e regolamentato

2) Ho il diritto di non dire tutta la verità. Il che non vuol dire mentire, ma accettare l’idea che la verità emerge dal confronto di prospettive parziali apertamente caldeggiate. Il falso non dico, ma il vero non tutto e non a tutti. 3) Ho il diritto di sottrarmi al gioco dell’avversario e di svincolarmi dalla sua dipendenza. Fra la risposta perfettamente a tono e quella fuori luogo c’è un prezioso margine di libertà che consente di rispondere in maniera da assecondare l’interlocutore e da soddisfare l’uditorio, senza subire tut­ tavia la sua iniziativa. 4) Ho il diritto di difendere, in maniera attiva o passiva, le mie posizioni e me stesso. Difendere le proprie idee e sé stessi è uno dei diritti inderoga­ bili dei disputanti. 5) Ho il diritto di poter concludere il mio discorso, diritto elementare, ma non sempre accordato. Tanto più che chiudere, fosse anche trionfalmente, una discussione non vuol dire risolverla. 6) Ho il diritto di aspirare alla vittoria. Con il suo corollario, il diritto di es­ sere cooperativamente competitivo: non cooperativo negli argomenti, ma cooperativo nella condotta. 7) Ho il diritto di usare i miei argomenti. Essendo in due a giocare, spetta al mio interlocutore porre il veto sulle mosse giudicate “discutibili”. 8) Ho il diritto di appellarmi a una terza parte per sostenere le mie tesi, sia essa l’uditorio o un giudice (che emette un verdetto, ma non stabilisce l’accettabilità di una tesi). 9) Ho il diritto di essere giudicato per quello che penso e che dico, non per quello che ho fatto. Non si devono rinfacciare solo comportamenti, quando si sta discutendo di idee e opinioni. A differenza del giudice, che deve perseguire il corrotto e non la corruzione, chi discute è bene che per­ segua la fallacia e non il fallace. 10) Abbiamo il diritto di cambiare consensualmente regole e diritti della di­ scussione e di farlo nel corso della stessa. Chi partecipa a un dibattito co­ operativo può riformularne le regole, rivederne le procedure, ridiscuterne le mosse lecite e illecite, mettersi d’accordo sulla conduzione. Oggetto di dibattito è anche “come dibattere”. Ciò non garantisce la verità della con­ clusione, ma la doverosa correttezza procedurale, che ne è la condizione formale.

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A giudicare dell’osservanza o meno di tali regole saranno non i due che discu­ tono, ma l’uditorio. Discutere rispettando un codice è difficile, ma lo si può incentivare ricordando a chi si mette a discutere che ci sarà una terza parte, neutra o comunque meno faziosa o meno coinvolta, a esprimere il suo giu­ dizio o verdetto.


1. IL DIBATTITO ARGOMENTATO E REGOLAMENTATO COME METODO DIDATTICO E FORMATIVO

Le precedenti considerazioni e indicazioni valgono ovviamente per un ambito di dibattito libero e proposto a fini formativi, non precisamente per il dibattimento processuale. L’abbinata di diritti e di doveri potrebbe forse consentire l’elaborazione di un meno utopico e più applicabile codice di comportamento per dispu­ tanti, puntando, dove possibile, su quelle condotte che si rivelano insieme corrette e utili, eticamente inappuntabili e tatticamente efficaci. Due esempi di questa possibile azione combinata, e non conflittuale, di diritti e di doveri, di mosse e di regole, sono le seguenti due consegne insieme etiche e tattiche.

Due regole: quando etica e tattica coincidono Mettersi al posto dell’interlocutore Immaginarsi che cosa si direbbe e si farebbe se si fosse “nei suoi panni” e “nella sua posizione”. Ciò permette di capirne le ragioni, ma anche di capire i limiti della sua tesi. Permette di verificarne e di falsificarne più puntual­ mente le posizioni. “Mettiti al suo posto”: fai bene e poi conviene anche a te. Lasciarlo dire Eretici, falsari, sciocchi (ai nostri occhi) dicano pure liberamente la loro. Sta a noi smascherare la loro eresia, falsità, sciocchezza. Far parlare vuol dire anche far scoprire l’interlocutore. Dare ampia facoltà di parola rende più fa­ cile riconoscere e neutralizzare l’eventuale inconsistenza dei molteplici argo­ menti che con tanta liberalità si concede di esporre. In una discussione non sorprende che uno si ingegni a trovare tutti gli argomenti a lui favorevoli, magari anche barando. In una discussione, soprattutto polemica, sembra difficilmente evitabile che non ci siano vizi ed errori, forzature e trappole; ciò che conta è sapere individuare e vanificare l’insidia, voluta o inconsape­ vole. Il grave è che una parte non riconosca l’inconsistenza e non neutralizzi i trucchi dei discorsi della controparte. Se uno ha piena ragione, direbbe John Stuart Mill, questa rischiarerà lo sfondo buio del torto marcio. Se invece, come capita perlopiù, un po’ di ra­ gione sta da una parte e un po’ dall’altra, entrambi ne avranno guadagnato. Anche questo secondo diritto-dovere è una consegna che combina valore etico e valenza dialettica. “Lascialo dire”: ancora una volta, fai bene e poi con­ viene anche a te. Quelle indicate sono due tipologie di comportamenti liberali e insieme tattico-strategici. Almeno qui etica del discorso e tattica dialettica coincidono. Li­ bertà di parola e libertà di critica diventano comportamenti solidali. Al loro

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Dibattito argomentato e regolamentato

sviluppo la scuola, e le agenzie educative, possono contribuire introducendo il dibattito non solo come metodo, ma come disciplina, per favorire lo sviluppo di una cultura del dibattere in soggetti in formazione. Il mondo forense, che ha dimestichezza con i diritti, i doveri e il piacere del dibattere e che esercita l’ef­ fettiva pratica del dibattito, può fornire un contributo informativo specifico e un apporto formativo rilevante al fine di limitare la divaricazione, che la vita si incaricherà di esibire, fra un ideale educativo-culturale che non collima con la pratica e una pratica che diverge dall’ideale.

Bibliografia Cattani A. (2006), Botta e risposta. L’arte della replica, il Mulino, Bologna, 2a ed.

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QUESTO VOLUME, SPROVVISTO DI TALLONCINO A FRONTE (O OPPORTUNAMENTE PUNZONATO O ALTRIMENTI CONTRASSEGNATO), È DA CONSIDERARSI COPIA DI SAGGIO - CAMPIONE GRATUITO, FUORI COMMERCIO (VENDITA E ALTRI ATTI DI DISPOSIZIONE VIETATI: ART. 21, L.D.A.). ESCLUSO DA I.V.A. (DPR 26-10-1972, N.633, ART. 2, 3° COMMA, LETT. D.). ESENTE DA DOCUMENTO DI TRASPORTO.

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Dibattito argomentato e regolamentato Teoria e pratica di una Palestra di botta e risposta

Nel 2001 l’Università di Padova attiva il primo insegnamento, in Italia, di Teoria dell’argomentazione. Dal 2006, quando non godeva ancora dell’interesse che oggi gli è giustamente tributato, il dibattito, grazie alla pionieristica Palestra di botta e risposta, ha iniziato a diffondersi presso le scuole superiori del Veneto e dell’Italia, nel formato Patavina Libertas. Dall’esperienza di tredici tornei regionali e cinque nazionali nasce questo invito al dibattito argomentato e regolamentato che risponde a tre interrogativi: 1. perché insegnare-imparare a dibattere? 2. come insegnare-imparare a dibattere? 3. quali sono gli effetti della pratica del dibattito? Il dibattito non dovrebbe mancare nella cassetta degli attrezzi dell’insegnante in ragione del suo valore epistemologico, pedagogico, metodologico, etico ed “ecologico”: gli studenti imparano a riflettere su doveri e diritti, regole e mosse che rendono convincenti o almeno persuasivi i nostri argomenti in un contesto di interazione discorsiva e sulle funzioni delle diverse fasi (prologo, argomentazione, scambio dialettico, replica, difesa, epilogo) di un dibattito; da cittadini in fieri, divengono cittadini attivi, comprendono che su ogni cosa possono esistere diversi punti di vista, scoprono che dibattere è un diritto, un dovere ma è anche un piacere, il piacere di pensare e fare cose da grandi, e infine che il dibattito non è un gioco di forza, come il pugilato, ma piuttosto un gioco di strategia, come gli scacchi, o di racchetta, come il ping-pong: un esercizio di botta e risposta. Adelino Cattani insegna Teoria dell’argomentazione nell’Università di Padova ed è Presidente dell’Associazione per una Cultura e la Promozione del Dibattito – ACPD. Ha ideato e conduce dal 2006 una Palestra di botta e risposta, in forma di tornei regionali e nazionali di dibattito argomentato e regolamentato (http://bottaerisposta.fisppa.unipd. it). È autore di un centinaio di monografie e saggi su pragmatica del linguaggio, rapporto logica/retorica, fallacie, regole e mosse del dibattito, versatilità linguistica, tradotti anche in lingua spagnola e cinese, e dei Video tutorial “Far valere idee di valore” (www.tedxyouthbologna.com/lezioni-adelino-cattani/). Novella Varisco è dottore di ricerca in Filosofia; si è occupata di storia della filosofia medievale, con particolare riferimento alla metafisica e all’etica del XIII secolo. È docente di filosofia e storia nei Licei ed è membro dell’Associazione per una Cultura e la Promozione del Dibattito – ACPD. Allenatrice, giudice e formatrice di dibattito, è l’ideatrice della rete Il dibattito fa scuola e referente delle attività di dibattito dell’I.S.I.S.S. Francesco Da Collo di Conegliano.

€ 6,90

ISBN 978-88-201-3856-1

3856 DIBATTITO ARGOMENTATO E REGOLAMENTATO

9 78 8 8 2 0 1 3 8 5 61

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Quaderno della Ricerca #47  

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