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di Rovigo

AMBULATORIO mese dell VETERINARIO prevenzionae contro la filari PEGOLOTTE osi • Vaccinazioni e profilassi filaria • Visite cliniche e domiciliari • Ecografia • Radiologia • Chirurgia • Laboratorio analisi

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Periodico d’informazione locale. Anno XX n. 123 - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, NE/PD

Nomine Asm Tensioni nel Pdl, poi Piva risolve con Fiocchi

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Enti locali La Vi.Ve.Ro piace al ministro Derio

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www.lapiazzaweb.it

Cultura Al via la 198esima stagione lirica e di balletto

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EDITORIALE

Polizia locale, il terzo turno forse partirà a gennaio

Il Vajont non ci ha insegnato nulla di germana Urbani

Nel 2014, il terzo turno per la polizia locale, quello esteso sino all’una del mattino, sperimentato con successo la scorsa estate, potrebbe diventare una realtà stabile, a Rovigo. E, ad augurarselo, non è solo l’assessore al Personale Ezio Conchi ma anche prefettura pag. 12

Zanie e acciaierie del polesine si arrendono

L’emergenza lavoro non è affatto terminata. La crisi ha messo in ginocchio alcuni nomi storici dell’economia rodigina che hanno dovuto cedere il passo alla crisi economica. L’ennesimo duro colpo al sistema produttivo polesano . Recente il fallimento della Zani e al capolinea sono arrivate le Acciaierie del Polesine pag. 14 10%

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La giustizia polesana ha problemi logistici

Non ci sono ancora i locali che dovrebbero accogliere i faldoni e i giudici dei processi adriesi

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ovrebbe essere chiuso dal 13 settembre scorso, ma, in tribunale ad Adria - sino a quella data sezione distaccata del tribunale di Rovigo, a oggi semplice ufficio periferico dello stesso - le udienze si continuano a tenere. Per un motivo molto semplice: più o meno tutti si sono fatti trovare impreparati alla scadenza prevista dalla normativa. Nonostante la normativa stessa risalisse a ormai 12 mesi fa. Facciamo un passo indietro: la chiave di volta della vicenda è la legge con la quale si ridisegnavano le circoscrizioni giudiziarie, an-

dando, nel contempo, a cancellare le sezioni distaccate di numerosi tribunali. Un riordino che, non va dimenticato, andava a rivoluzionare per la prima volta un sistema rimasto immutato per tutta la storia della Repubblica e, per alcune realtà, anche da prima. Lo scopo ultimo era - caso non strano, di questi tempi - risparmiare. Il tribunale di Adria, quindi, doveva scomparire, venendo accorpato a quello di Rovigo. La stessa sorte, per esempio, è toccata al tribunale di Este, la cui competenza territoriale, estesa su 32 Comuni della Bassa

padovana, è pure transitata sotto il capoluogo del Polesine. Il problema sta nel fatto che, a fornire supporto logistico a questa migrazione di fascicoli e dipendenti, quindi a garantire un ampliamento degli spazi a disposizione, avrebbe dovuto prevedere l’amministrazione comunale di Rovigo. Che, tuttavia, come hanno lamentato i magistrati polesani, si è fatta trovare, a una decina circa di giorni dalla scadenza, senza nessuna proposta credibile. pagg.

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idimensionare, conservare, restaurare, coltivare, redistribuire. A volte bastano poche parole, una presa di posizione netta e, forse, tutto può cambiare, svoltare. Anche il destino di una sola persona o di intere comunità. Così sarebbe stato per Longarone 50 anni fa se l’interesse di pochi sulla diga e i profitti che avrebbe prodotto, non avesse prevalso criminosamente sull’interesse di molta povera gente. Guardando al Veneto di oggi e ripensando al disastro del Vajont vien da dire che non abbiamo imparato niente. Con l’autunno arriveranno le piogge. Una volta erano una benedizione, oggi le scongiuriamo come un nuovo flagello. Le esondazioni frequenti, gli allagamenti improvvisi che paralizzano le nostre città ci hanno insegnato a temerle ma soprattutto hanno reso evidente che la rete idrica e la terra, che ancora respira libera dal cemento, non bastano più ad assorbire l’acqua che cade dal cielo. Eppure chi ha il potere di farlo continua a progettare strade, nuovi quartieri, grandi ospedali. Nemmeno la crisi segna una battuta d’arresto in questa corsa al cemento. Non ci sono più soldi per nulla eppure sulle grandi opere non si torna indietro. continua a pag.

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L’Intervento

Nel patto sindaci-imprese il futuro da costruire di Marco Pavin*

“P

rossimità attiva”, questa la proposta del presidente dell’Upa Roberto boschetto, tra chi amministra e chi produce. Un nuovo patto, intendo, che sia fondato non sulla logica dello scambio (di consenso, di interessi), ma sulla trasparente “coalizione”... *Presidente Confindustria Padova

continua a pag.

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EDITORIALE

segue da pag.

Il Vajont non ci ha insegnato nulla

Drugs on street

Controlli a tappeto

Cinquantun veicoli controllati, 44 conducenti sottoposti a test per alcol, 7 sottoposti sia a test alcol che per sostanze stupefacenti/psicotrope, due patenti ritirate. Sono questi i risultati di un fine settimana di controlli condotti dalla Polizia Locale nell’ambito del progetto Drugs on street. L’iniziativa prevede controlli sulle strade, per rilevare chi guida in stato di ebbrezza o sotto assunzione di sostanze stupefacenti.
Il progetto, che rientra in quelli sostenuti dal Dipartimento delle politiche antidroga del Consiglio dei Ministri, è realizzato dal Comune di Rovigo in sinergia con tutte le forze dell’ordine e il coordinamento della Prefettura.

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E ancora una volta ci si deve chiedere a vantaggio di chi vadano queste scelte. L’inchiesta che vede coinvolti gli ingegneri veneti Baita e Mazzacurati la dice lunga in merito, ma è solo la punta di un iceberg. Basta seguire la cronaca per cogliere come attorno ai grandi progetti veneti vi siano molte falle di trasparenza e di legalità e conflitti di interessi in atto, senza contare il rischio ormai documentato di infiltrazioni mafiose. Contro la speculazione che cancella il territorio agricolo e intere comunità si alza sempre più spesso la voce di comitati territoriali in difesa dell’ambiente. Persone informate che chiedono di prendere parte con meccanismi democratici alle decisioni per lo sviluppo del territorio. Che chiedono un’inversione di tendenza perchè, soprattutto oggi, il tema delle grandi opere rischia di essere per la nostra Regione un nodo cruciale. Il Veneto ha un triste primato dal punto di vista ambientale: è la regione più cementificata d’Italia. Il consumo di suolo agrario è passato dai 72 milioni di mq all’anno negli anni Ottanta ai 182 milioni mq all’anno dal 2000 in poi. Un consumo di suolo pari a 38 ettari al giorno tra il 2000 e 2010. Inoltre, a fronte di un incremento della popolazione di 429.274 abitanti, sono state costruite 367.354 nuove abitazioni per una popolazione di un milione di abitanti. Occorre chiedersi davvero se continuare a costruire e a cementificare sia davvero la via giusta per la garantire ripresa economica e benessere ai veneti. Credo che a 50 anni dalla tragedia del Vajont la risposta debba essere un’altra e che si componga proprio di quelle poche parole che Don Albino Bizzotto ha consegnato al Consiglio regionale veneto invitando la politica al programmare nuove forme di sviluppo sostenibile. Il prete padovano è stato protagonista ad agosto di un lungo digiuno in nome dell’ambiente e quando è stato invitato ad intervenire a palazzo Ferro-Fini ha messo uno in fila all’altro i numeri che lo preoccupano, quelli sul consumo di suolo, sulla necessità di salvaguardare l’agricoltura, il fabbisogno alimentare e la terra in generale. Ridimensionare, conservare, restaurare, coltivare, redistribuire. di Germana Urbani

Tecnologia

Una App per la Sanità Nel variegato mondo delle App, una è stata dedicata alla Sanità. Si chiama “Health around me” progettata e realizzata da giovani polesani: Alessandro Forestieri, Gaetano Scaramozzino, Michele Scanferlini e Alessandro Pavan. L’applicazione, disponibile per dispositivi mobili è rivolta ai sistemi operativi Android e Apple. L’utente può scaricare l’app e registrarsi gratuitamente, dopodiché viene geolocalizzato e con facilità può accedere alle informazioni riguardanti ospedali, cliniche, poliambulatori e specialisti più vicini alla sua posizione, ricercando gli stessi attraverso appositi filtri che permettono di individuare il tipo di professionista cercato, potendo consultare gli indirizzi e gli eventuali feedback di utenti che hanno avuto modo di utilizzare le strutture. Lutto

le nostre condoglianze a mauro

Condoglianze al nostro direttore Mauro Gambin che ha perso la mamma, mancata prematuramente lo scorso settembre. L’editore, tutta la redazione, l’amministrazione, la grafica e l’area vendita di Give Emotions sono vicini a Mauro in questo momento di lutto e di grande dolore.

“Ottobre rodigino”


Calendario degli eventi culturali Nell’ambito dei festeggiamenti previsti per l’Ottobre rodigino, sono state molte le iniziative culturali che hanno fatto da cornice all’importante ricorrenza cittadina. A partire dal 28 settembre, infatti, mostre di pittura e fotograzia, spettacoli, incontri con l’autore hanno polarizzato l’attenzione dei rodigi e non solo. Il programma continuerà il 17 ottobre alla Gran Guardia dove verrà inaugurata una collettiva di pittura, fotografia e moda, a cura del Gruppo Autori Polesani, che resterà allestita fino al 24 ottobre. Dal 19 al 25 in Pescheria ci sarà la mostra di Alberto Cristini e Dino Bonfante, all’interno della mostra, il 22 verrà presentato un libro a cura di A. Brigo editore. Dal 25 al 31 ottobre, chiuderà la rassegna, la mostra “Castelli per aria”, sempre alla Gran Guardia, organizzata dalla casa editrice Alberto Brigo Editore e dallo studio Web Graffiti di Porto Viro, una mostra pensata e creata per le famiglie, che prevede attività laboratoriali per bambini.

Arte

Rovigo Fiere cittadine

Palazzo Celio

Tanta Cultura all’Ottobre rodigino

Commercio

Provincia

In primo piano

Gli ambientalisti, incontrano la Gulmanelli pag.

Saldi, disattese le aspettative dei commercianti pag.

calcio

Rovigo Lpc, partenza a razzo in campionato pag.

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scuola Tra le novità il registro elettronico

Letteratura

Regione

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Gioco d’azzardo: una patologia e un mercato per le mafie pagg. 24-25

società

Donne eccellenti, anche in tempo di crisi pag.

Nuove opere al Roverella

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La dama di Chiunsano, guerriera o prostituta? pag. 23

territorio

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La pioggia risveglia gli spettri dell’alluvione pag. 28

Nuovi lavori a Palazzo Roverella. Il celebre spazio espositivo cittadino, che da qualche anno ospita mostre di grande interesse artistico, ha allargato l’allestimento di opere in esposizione perenne. Dal 19 ottobre Palazzo Roverella si potranno ammirare ancora più opere, alcune delle quali mai esposte prima. Nella nuova esposizione comparirà anche la Composizione 1989 di Carla Accardi, riportata in foto.

È un periodico formato da 14 edizioni locali mensilmente recapitato a oltre 250.000 famiglie del Veneto. è un marchio registrato di proprietà di

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DIREZIONE - AMMINISTRAZIONE e

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Padova, via Svezia 9 Tel. 049 8704884 - Fax 049 6988054 numero verde 800 465040 promomedia@lapiazzaweb.it Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana

Questa edizione raggiunge le zone di Rovigo per un numero complessivo di 12.500 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numero iscrizione ROC 22120

Venezia Padova Rovigo Treviso

Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin

REDAZIONE:

Direttore responsabile

Mauro Gambin direttore@lapiazzaweb.it Ornella Jovane o.jovane@lapiazzaweb.it Chiuso in redazione il 27 settembre 2013 Centro Stampa: Rotopress International Loreto, via breccia (An)

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4 Argomento del mese Tribunale Il comune di Rovigo non ha ancora predisposto i locali per accogliere i faldoni e i giudici dei processi adriesi. A dire il vero uno stabile è stato individuato ma il Comune capoluogo è impossibilitato ad entrarne in possesso, intanto nella città etrusca si va avanti in deroga

La giustizia polesana

di Lorenzo Zoli

L’amministrazione rodigina si è fatta trovare senza proposte credibili

I tempi per la risoluzione del problema paiono essere lunghi, si rischia l’inadempienza

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ovrebbe essere chiuso dal 13 settembre scorso, ma, in tribunale ad Adria - sino a quella data sezione distaccata del tribunale di Rovigo, a oggi semplice ufficio periferico dello stesso - le udienze si continuano a tenere. Per un motivo molto semplice: più o meno tutti si sono fatti trovare impreparati alla scadenza prevista dalla normativa. Nonostante la normativa stessa risalisse a ormai 12 mesi fa. Facciamo un passo indietro: la chiave di volta della vicenda è la legge con la quale si ridisegnavano le circoscrizioni giudiziarie, andando, nel contempo, a cancellare le sezioni distaccate di numerosi tribunali. Un riordino che, non va dimenticato, andava a rivoluzionare per la prima volta un sistema rimasto immutato per tutta la storia della Repubblica e, per alcune realtà, anche da prima. Lo scopo ultimo era - caso non strano, di questi tempi - risparmiare. Il tribunale di Adria, quindi, doveva scomparire, venendo accorpato a quello di Rovigo. La stessa sorte, per esempio, è toccata al tribunale di Este, la cui competenza territoriale, estesa su 32 Comuni della Bassa padovana, è pure transita-

ta sotto il capoluogo del Polesine. Il problema sta nel fatto che, a fornire supporto logistico a questa migrazione di fascicoli e dipendenti, quindi a garantire un ampliamento degli spazi a disposizione, avrebbe dovuto prevedere l’amministrazione comunale di Rovigo. Che, tuttavia, come hanno lamentato i magistrati polesani, si è fatta trovare, a una decina circa di giorni dalla scadenza, senza nessuna proposta credibile. Va dato atto che la soluzione del problema non era semplice: solo per Adria, si parla, oltre che del personale amministrativo, anche di qualcosa come 14mila faldoni. E non sono solo di documenti ormai “storici”, ma anche fascicoli riguardanti procedimenti in corso, che le parti, quindi, avrebbero tutto il diritto a consultare a richiesta. Per farla breve, con tempi tanto ridotti, non è stato possibile trovare una sistemazione, per quanto d’emergenza. Non poteva riuscire lo stesso gioco di prestigio fatto per Este. In questo caso, infatti, l’archivio cartaceo è tornato alla “casa madre” di Padova, così che, in fin dei conti, a Rovigo è stato necessario trovare posto unicamente a sette

dipendenti, un compito oggettivamente complicato ma non improbo. Dopo lunghe consultazioni, quindi, si è dovuto semplicemente prendere atto dell’inevitabile: allo stato, Adria non può essere spostata. Così, la presidente del tribunale di Rovigo Adalgisa Fraccon non ha potuto fare altro che rinnovare al ministero, che già aveva bocciato una richiesta simile, la domanda di continuare a tenere aperto il palazzo di giustizia della città etrusca. E, in attesa di una risposta, disporre, con un proprio decreto, che continuino le udienze. Affidate a un magistrato onorario, come, comunque, accadeva già da tempo. Il tutto in attesa che a Rovigo si trovi una soluzione definitiva. E, i tempi, potrebbero non essere molto larghi, legati come sono alla risposta che, prima o poi, arriverà da Roma. Un nuovo diniego - tra l’altro altamente probabile farebbe sì che continuare a prolungare l’apertura iniziasse ad assomigliare a qualche cosa di molto simile a una inadempienza. Nella migliore delle ipotesi.

Per i sindacati della funzione pubblica

“Una scelta non meditata abbastanza”

S

ono, forse, gli unici che non si sono ancora rassegnati a quello che, purtroppo, a tutti gli altri appare inevitabile: la chiusura, prima o poi, più verosimilmente prima che poi, del tribunale di Adria. Una prospettiva che, ormai, è stata data per assodata anche dagli avvocati della camera adriese. Ma non dai sindacati della funzione pubblica delle tre sigle di Cgil, Cisl e Uil, che, lo scorso 18 settembre, hanno organizzato una manifestazione all’esterno del palazzo di giustizia di Rovigo, per protestare per la maniera con la quale si sta portando avanti questa riforma delle circoscrizioni giudiziarie. Ad avviso dei sindacati, nell’occasione rappresentati da Eriberto Tartari, segretario provinciale di Fp Cgil, non meditata a sufficienza, anzi, improvvisata. Il tutto a detrimento dei lavoratori, il personale amministrativo del ministero della Giustizia. Spostato da una sede all’altra senza sapere neppure a quale ufficio approderà e, quasi sicuramente, destinato, almeno in prima battuta, a non trovare una sistemazione confortevole. Una manifestazione che, senza dubbio, ha messo il dito sulla piaga. Ma che difficilmente spingerà il ministero a fare marcia indietro. Lo.Zo.

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Argomento del mese 5 Nuova sede

a ha problemi logistici Giudici di pace costretti a fare fagotto

Verranno dismessi gli uffici di Adria, Ficarolo e Lendinara di Lorenzo Zoli

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utti parlano del destino del tribunale, ma c’è anche un’altra importante realtà della giustizia adriese sulla quale, dopo un periodo di polemiche, nessuno sta più ponendo l’accento: vale a dire l’ufficio del giudice di pace. Un servizio molto importante per la comunità. E che pure è destinato a lasciare la città etrusca, anche se con tempistiche che appaiono in parte differenti rispetto a quelle che dovrebbero caratterizzare l’addio al Palazzo di giustizia. Anche in questo caso, alla base della “rivoluzione” c’è una normativa varata dall’esecutivo: ossia quella che imponeva l’accorpamento degli uffici del giudice di pace al tribunale del capoluogo; a meno che le amministrazioni comunali ricadenti nel bacino di utenza dell’ufficio del giudice di pace non trovassero le risorse per farne proseguire l’attività. Chiaro, anche in questa circostanza, il fatto che, dietro questa norma, vi sia una ferma intenzione di attuare politiche di spending review. Ironia della sorte, pareva che proprio Adria sarebbe stato l’unico caso, in Polesine, in cui i Comuni avrebbero trovato l’accordo. Così non è stato, dal momento che Porto Viro si è defilato all’ultimo. Quindi, addio anche al giudice di pace. Un trasferimento che dovrebbe attuarsi entro sei mesi dalla data di attuazione della legge in questione. I tempi, insomma, non paiono essere imminenti. I locali, però, sono già pronti: si tratta del secondo e del terzo piano dell’edificio dell’ex Cassa di risparmio di Rovigo, lo stabile praticamente di fronte al palazzo di giustizia del capoluogo. Qui, allora, gli oltre 1100 metri quadrati dei due piani accoglieranno i giudici di pace, oltre che di Rovigo e di Adria, anche di Ficarolo e di Lendinara.

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La risposta in un’operazione immobiliare

Per acquisire l’ex ufficio del registro serve l’intervento di un privato L

a soluzione dell’inghippo, ossia la possibilità di riuscire in tempi brevi a trasferire il tribunale di Adria a Rovigo, sta tutta, ora, nella riuscita di una operazione immobiliare, peraltro non semplice, escogitata dall’amministrazione comunale rodigina. E il cui scopo è proprio quello di potere garantire nuovi spazi al tribunale del capoluogo, così che sia possibile accorpare la sede di Adria come, a rigor di legge, sarebbe dovuto avvenire già a far data dal 13 settembre scorso. Lo stabile da destinare a questa funzione è già stato individuato: si tratta dell’ex ufficio del registro, un palazzo posto proprio al termine di via Mazzini, a un centinaio di metri al massimo dal palazzo di giustizia. Ha tutti i requisiti che dalla magistratura erano stati indicati come assolutamente necessari. Compresi ampi locali al piano terra, quindi perfettamente in grado di reggere la mole - e soprattutto il peso - degli archivi, in primo luogo civili, inclusi quelli che sarà necessario trasportare da Adria. Qui, appunto, da progetto, dovrebbe trovare sistemazione la sezione civile del tribunale, con gli uffici dei magistrati, come L’accorpamento detto gli archivi e gli uffici dei cancellieri della sede di Adria e del personale amministrativo. Il nuosarebbe dovuto vo stabile, insomma, andrebbe a creare avvenire lo scorso quasi un tribunale a sé stante, dedicato 13 settembre appunto alla giustizia civile, mentre, nell’attuale palazzo di giustizia di Rovigo, resterebbero la procura della Repubblica e il tribunale penale. Sulla carta, un’idea che parrebbe avere tutte le carte in regola per funzionare. Se non fosse che, al momento, l’acquisizione del palazzo dell’ex ufficio del registro non si presenta propriamente come una passeggiata. Per un motivo molto semplice: lo stabile non è nelle disponibilità dell’amministrazione comunale di Rovigo. E’ di proprietà di un fondo e, a complicare ulteriormente il tutto, c’è il fatto che, per una serie di motivazioni piuttosto complesse, non può essere il Comune di Rovigo in prima persona a gestire l’acquisto. Quindi, sarà necessario individuare un privato che si faccia carico dell’operazione. Per poi affittare i locali alla pubblica amministrazione. Sempre che ci sia qualcuno disposto a farlo. E non è scontato. Perché l’acquisto di un immobile, posto nel cuore del centro storico di Rovigo, esteso su tre piani per ben oltre 1000 metri quadrati, non è cosa che tutti possano permettersi. Soprattutto a fronte di una periodo di impiego, da parte del ministero della Giustizia, che non è scontato. Perché, prima o poi, sarà comunque necessario individuare una soluzione definitiva, semmai al di fuori del centro città, che raggruppi tutti gli uffici giudiziari, nell’ottica di quella “cittadella della giustizia” della quale si è più volte parlato. Insomma: le incognite sono tante e di garanzie di buona riuscita non ce ne sono. Resta da vedere per quanto potrà protrarsi l’attività del tribunale di Adria che, al momento, sta proseguendo Lo.Zo. anche se, in parole povere, in deroga alla normativa.


6 Rovigo Società partecipate Nominato l’amministratore unico di Asm Spa

Fiocchi, il nome che ha messo tutti d’accordo Dentro il Pdl erano nate divisioni sul nome di Fini. Poi il sindaco ha fatto la sua scelta autonoma di Lorenzo Zoli

Veti incrociati nel Pdl

Fini, un uomo troppo vicino alla Coppola

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i certo, con la nomina del nuovo scegliendo come un buon padre di famiglia. amministratore unico di Asm Spa, Alla fine, non ho ricevuto critiche né da parte l’importante municipalizzata, il sinda- della maggioranza, né da parte dell’opposico, Bruno Piva, ha sorpreso tutti. In una zione”. La scelta è caduta su Ugo Fiocchi, situazione nella quale le polemiche stavano professionista di alto profilo del settore banmettendo a rischio la coesione del partito, cario, comunque non digiuno di esperienza ha reagito facendo una scelta interamente politica, con una breve parentesi nel 1991, propria che, alla fine, è ricaduta su un nome quando è stato prima consigliere comunale, quindi componente che, alla vigilia, davdell’amministrazione vero in pochi avreb- Il nuovo come assessore al bibero indicato come amministratore quello del prescelto: è un professionista lancio. Dopo una brillante carriere alla Bcc vale a dire Ugo Fioc- nel settore Padana Orientale San chi. “Ho scelto una bancario Marco, che lo ha portapersona che stimo - ha detto il primo cittadino di Rovigo non appe- to sino alla direzione della filiale di Rovigo, na la nomina è stata ufficializzata - e con la è stato vicedirettore generale e quindi diretquale ho un rapporto di amicizia che dura tore generale della Cra di Sant’Apollinare. “Una nomina inaspettata - ha commentato da tempo”. “Ho stupito tutti - ha detto ironicamente da parte sua - che ho accettato immediatail sindaco, evidentemente consapevole della mente, dal momento che mi sono sempre situazione - le candidature che mi erano piaciute le sfide”. Come detto, soprattutto una nomina state sottoposte sono state tante, ma, alla fine, io ritengo di avere fatto il mio dovere, che ha visto il sindaco decidere di testa

U Bruno Piva propria, prendendosi la responsabilità di una scelta che, dalla sua maggioranza, che minacciava di spaccarsi su questo nome, ora potrebbe venire interpretata in vari modi. Il rischio, quindi, è che gli si possa ritorcersi contro e vada ad alimentare nuovamente i dissapori che hanno portato alla bocciatura della prima, forte candidature di Giuseppe Fini, ex deputato polesano e nome forte che, sulle prime, pareva essere destinato a guidare la municipalizzata.

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n ruolo, quello del consigliere regionale del Pdl Mauro Mainardi nella complessa partita di Asm Spa, che è stato veramente centrale. E che ha contribuito non poco, secondo i bene informati, a fare sì che il sindaco, alla fine, piuttosto che rischiare un muro contro muro all’interno della maggioranza di governo del Pdl, facesse una scel- Bruno Piva ta personale e sostanzialmente tecnica, in modo da non scontentare nessuno. L’intervento di Mainardi, infatti, si è collocato proprio nella prima fase del dibattito incentrato sull’individuazione del nome del nuovo amministratore unico della potente e importante municipalizzata cittadina. Sino a quel momento, sembrava fosse spuntata una figura che, per peso politico e qualità personali, sarebbe stata in grado di mettere tutti d’accordo. Vale a dire Giuseppe Fini, ex deputato polesano a Roma ed ex presidente della Camera di Commercio. E’ stata proprio questa candidatura, tuttavia, quella che, evidentemente, Mainardi non ha gradito. Mettendosi, come si suol dire, di traverso. Ed è stato a questo punto che è iniziata quella parata di nomi a fronte della quale, alla luce anche di vari veti incrociali, il sindaco Piva ha preferito fare di testa propria, andando a individuare una persona che fosse al di fuori di questo gioco di corrispondenze e rimandi politici. In particolare, a spingere Mainardi a muovere le proprie pedine sullo scacchiere e a contrastare l’approdo di Fini alla municipalizzata, sarebbe stato il desiderio di non vedere, in questo ruolo, un uomo politico da lui avvertito come un “pretoriano” di Isi Coppola, potente assessore regionale con delega al Bilancio. Lo.Zo.

Opposizione Le aspettative disattese Il centrosinistra, Pd in testa, era contrario all’individuazione di un amministratore unico. Avrebbe preferito la conferma della vecchia formula, che voleva un amministratore e un Cda. In questo modo sarebbe stato possibile tagliare dalla spesa ben 47mila euro

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ll’interno della complessa partita interna alla nomina del nuovo numero uno di Asm Spa, il ruolo che l’opposizione si è ritagliata non è stato tanto quello di andare a mettere bocca sulla persona prescelta, quanto, piuttosto, sulla strutturazione della plancia di comando della partecipata. In parole povere, il centrosinistra, Pd in testa, era contrario all’individuazione di un amministratore unico, di fatto un plenipotenziario, soluzione alla quale avrebbe di gran lunga preferito la conferma della vecchia formula, che voleva un amministratore e un Cda. Il cambiamento, tuttavia, non è stato deciso a caso, ma in un’ottica di risparmio. E, conti alla mano, pare che l’obiettivo sia stato raggiunto. Dal momento che, secondo i dati che sono stati resi noti, è stato possibile in questo modo tagliare la spesa di ben 47mila euro, decidendo di nominare un amministratore unico, piuttosto che un consiglio d’amministrazione con cinque componenti. Una soluzione alternativa, che pure era stata caldeggiata dall’opposizione, era stata quella di un consiglio d’amministrazione, ma comunque in formato ridotto, vale a dire tre componenti, uno dei quali il presidente del Cda. Tra l’altro, in questo caso, non sarebbe

neppure stato necessario pagare gli altri due componenti “a latere”, alla luce della nuova normativa che regola la composizione dei vertici delle società partecipate. Questo perché gli altri due componenti dell’organo di amministrazione avrebbero dovuto essere ricercati tra i dipendenti comunali e non avrebbero percepito alcun compenso aggiuntivo. Il che, comunque, non toglie il fatto che avrebbero

Invariata la composizione del collegio sindacale e anche il compenso, 30 mila euro potuto essere ravvisati altri problemi, con una formula di questo tipo, che si stanno verificando in altre municipalizzate del Comune, nelle quali i dipendenti si sono dimessi da questo ruolo. In ogni caso, Palazzo Nodari, con la decisione che ha preso, ha ottenuto anche di risparmiare annualmente il compenso del vicepresidente, per circa 13mila euro. E’ stato invece deciso di mantenere invariato compenso - nell’ordine dei 30mila euro - e composizione del collegio sindacale. Lo.Zo.


8 Rovigo L’Intervento

Associazioni e Amministrazione E’ fitto il calendario di eventi che accompagnerà la fiera cittadina

Tanta Cultura all’Ottobre rodigino

di Marco Pavin*

segue da pag.

di Lorenzo Zoli

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Un mese di letteratura, pittura, fotografia e musica. Ultimo appuntamento a fine ottobre con la mostra “Castelli per aria” alla Gran Guardia

on c’è solo la Fiera, alla quale, tradizionalmente, verrà come sempre assegnato il compito di traghettare anche questa edizione dell’Ottobre rodigino, celebrata per il 531esimo anno, sino al clou finale del Marti Franco. Quest’anno, infatti, il Comune di Rovigo, in primis l’assessore Anna Paola Nezzo, assieme alle tante associazioni che collaborano per la riuscita della grande kermesse autunnale, ha deciso di puntare forte sulla cultura. Per mettere a punto un calendario di iniziative che precedano e accompagnino la fiera. Appuntamenti che saranno estesi lungo un arco temporale davvero considerevole, se si pensa che l’antipasto, dai rodigini, è già stato gustato. “Un calendario davvero importante, quello che è stato messo a punto - ha dichiarato il sindaco Bruno Piva, al momento della presentazione di questa edizione - realizzato anche grazie all’impegno di tanti gruppi e tante associazioni. L’amministrazione comunale, da parte sua, ha svolto un ruolo di regia, sperando di avere garantito ancora una volta un’offerta varia e prestigiosa ai nostri cittadini, in grado di rispondere alle loro esigenze culturali”. I primi appuntamenti, come detto, ci sono già stati e hanno ottenuto un buon apprezzamento. Si è partiti nell’ultimo weekend di settembre, saba- quindi stato dato spazio alla mostra fotografica e di to 28, con la mostra di pittura di Carla Fiocco e Rossi, pittura “Fotografia e pittura s’incontrano a teatro”, di allestita in Gran Guardia e rimasta in allestimento sino Nicola Boschetti e Daniele Totaro, incentrata sui lavori al 4 ottobre; nello stesso giorno, realizzati per il teatro. Dall’11 sabato 28, in Pescheria Nuova, Una mostra al 16 in Gran Guardia, ci sarà la su Corso del Popolo, è stata sui film realizzati mostra pittorica di Elisa Bertaglia. inaugurata la mostra “Ciak lungo in Polesine, Sempre venerdì 11, fino al 18, il Po – immagini del cinema in da “Ossessione” la Pescheria Nuova ospiterà la Polesine”, a cura dell’Accademia ai tempi attuali mostra di Nevia Rasa, che vedrà veneta dello spettacolo. Esposte, la partecipazione di artisti che tante belle immagini di film realizzati in Polesine, dal presenteranno le proprie creazioni, libri e poesie. Il 17 più vecchio “Ossessione” ai più recenti di Mazzacurati. ottobre sarà ancora una volta la Gran Guardia ad ospiDal 5 al 10 ottobre, sempre in Gran Guardia, è tare una collettiva di pittura, fotografia e moda, a cura

FOCUS

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Nel patto sindaci-imprese il futuro da costruire

Nella foto un momento tratto dall’edizione dell’Ottobre rodigino di qualche anno fa

del Gruppo Autori Polesani, che resterà in allestimento sino al 24 ottobre. Dal 19 al 25 in Pescheria ci sarà la mostra di Alberto Cristini e Dino Bonfante e il 22 verrà presentato un libro a cura di Brigo editore. Dal 25 al 31 ottobre, chiuderà la rassegna, la mostra “Castelli per aria”, in Gran Guardia, promossa sempre dalla casa editrice Alberto Brigo Editore e dallo studio Web Graffiti di Porto Viro, per le famiglie. Insomma: quello che doveva essere fatto, è stato fatto, con impegno e passione. Ora, giudicare, sarà compito dei rodigini e dei polesani in generale, dal momento che, come sempre, Rovigo sarà letteralmente “invasa”.

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...competenze, risorse - progettuali ed economiche - per perseguire insieme, nell’autonomia dei ruoli, soluzioni ai bisogni concreti di cittadini e imprenditori. Qualche esempio, per essere più chiaro. Come mitigare l’impatto (prevedibile) delle nuove tasse locali (la non ancora nata, ma già famigerata Service tax) sulle tasche di famiglie e imprese? Sediamoci a un tavolo, tecnici dei comuni e delle associazioni imprenditoriali, e verifichiamo se ci sono spazi per soluzioni equilibrate. Come pianificare condizioni di crescita sostenibile, attenta alle esigenze di chi produce e rispettosa dell’ambiente? Rendiamo ancora più stringente il coordinamento sulle politiche urbanistiche e territoriali. Come lenire la piaga della disoccupazione, di cui spesso i sindaci sono testimoni partecipi ma impotenti? Incrociamo le nostre conoscenze sul bisogno di lavoro e sulla domanda che c’è nel territorio. Con un approccio non assistenziale, ma certamente «sociale». Come tentare la via dei bandi europei, penso alle Smart cities (ma anche innovazione, mobilità sostenibile, turismo), per intercettare fonti di finanziamento alternative a quelle (prosciugate) di Roma? Mettiamo insieme le rispettive competenze progettuali e tecniche per giocarci le nostre chance a Bruxelles. Sono esempi parziali, ma che spero diano il senso di come interpreto quella “prossimità attiva” tra chi amministra e chi produce, in una logica “coalizionale”, non più rivendicativa. Non sarà la panacea, ma una via più diretta ed efficace al cuore dei problemi (e delle soluzioni). I comuni sono l’istituzione più prossima alla gente, più vicina ai bisogni di famiglie e imprese. Forse è proprio da qui che può ripartire un’”operazione fiducia” che restituisca credibilità alla politica, rigeneri il senso di comunità, raccordi le energie migliori per costruire valore condiviso. Ben venga, allora, l’intuizione di ripartire da quella “prossimità attiva”, da un raccordo più intenso e operativo tra chi ha la responsabilità di amministrare e chi quella di rappresentare il tessuto produttivo ed economico. Da tradurre nell’elaborazione di una “veduta lunga” sulle traiettorie di sviluppo, in proposte e azioni condivise. È un approccio che trova terreno fertile in una comunità locale che ha già sperimentato, con alterni successi, i coordinamenti fra le categorie economiche, i quattro tavoli delle Ipa (le intese programmatiche d’area), le unioni dei comuni. Da rilanciare oggi con più convinta determinazione, nella consapevolezza delle connessioni che oggi legano in unico destino tutti gli attori sociali ed economici. Senza aspettare il tornante della primavera 2014, quando più di sessanta comuni padovani andranno al voto, compreso il capoluogo. Ma avviando da subito il dialogo e il confronto con i sindaci e gli amministratori, affinché la prossima tornata elettorale non sia un ring inconcludente di slogan e bandierine ideologiche. *Presidente della commissione sanità del Consiglio Veneto

Commercio

Saldi, aspettative alte ma risultati tutt’altro che lusinghieri

rano partiti bene, ma, purtroppo, non è stato uno di quei casi nei quali il buongiorno si vede dal mattino. I saldi estivi, chiusi il 31 agosto, a Rovigo non hanno mantenuto le attese che erano alte, soprattutto dopo il primo fine settimana. “Onestamente - dice il presidente provinciale di Confesercenti Primo Vitaliano Bressanin - va riconosciuto che non c’è grande soddisfazione per l’esito di questa tornata di saldi. Va anche detto che non si può essere ottimisti a oltranza,

perché il momento è quello che è: tantissime famiglie non hanno soldi da spendere. In queste situazioni, una spesa, anche se scontata, non è sostenibile”. La situazione di molti negozi di abbigliamento è ormai al limite, dal momento che non è bastata l’occasione degli sconti per fare arrivare quella iniezione di liquidità che, invece, era attesa da più parti. “Lo ripeto - prosegue Bressanin - In questa situazione dobbiamo essere pragmatici e non raccontarci storie. La fine della crisi è ancora

lontana, la ripresa di là da venire”. In una congiuntura di questo tipo, allora, per il presidente Confesercenti le ricette possibili non sono molte. Bisogna stringere i denti e cercare di restare in piedi sino a quando all’orizzonte non si scorgeranno segnali di ripresa. Ma quella vera. “E’ importante che i titolari dei negozi ottimizzino la gestione - prosegue - cercando di ridurre i costi e stando molto attenti alla scelta del campionario invernale, per non trovarsi con dell’invenduto sulle spalle”. Infine, un

appello alle amministrazioni. “Anche per loro, la coperta è corta, ma è importante che cerchino di fare quanto in loro potere per aiutare la categoria”. Lo.Zo.


Rovigo 9 Anno scolastico 2013-14 Lo scorso 12 settembre la prima campanella

Cresce il numero degli studenti Il progressivo sovraffollamento delle classi ha per contrario l’esiguità di personale Ata e insegnanti di Lorenzo Zoli

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l 12 settembre è iniziata la scuola. Circa 30mila gli studenti polesani che sono tornati sui banchi. Per la precisione, 26.941 della scuola pubblica e 3.371 degli istituti paritari. Rispetto all’annata precedente, è stato registrato un aumento di frequentanti dello 0.6%, pari a 173 studenti in più. Addentrandosi ancora più nelle statistiche, possiamo dire che un significativo incremento è stato registrato anche nel numero delle classi, sei in più rispetto al 2010, per la precisione 528 alle elementari, 292 alle medie e 453 alle superiori. Ben

Scuola

Registrato un aumento di frequentanti dello 0.6%, pari a 173 studenti in più 8.901 gli alunni delle primarie, 5.953 delle secondarie e 9.624 degli istituti superiori. Fatta questa panoramica, è importante valutare con quali novità si sia presentato ai nastri di partenza questo anno scolastico. E la risposta, purtroppo, non è positiva, dal momento che la prima novità che salta

all’occhio è il progressivo sovraffollamento delle classi, tendenza, questa, che purtroppo pare non arrestarsi: quest’anno, infatti, sono stati elevati i limiti di capienza delle aule. Per le primarie, siamo arrivati a 28 unità, ben 32 alle secondarie. Il tutto nonostante i sindacati, da parte loro, abbiano lanciato l’allarme, indicando con chiarezza come una situazione di questo tipo faccia saltare tutti gli standard di sicurezza. Altro aspetto problematico è quello dei collaboratori scolastici, sempre meno numerosi. Tanto che varie scuole ne hanno

Raito: “Il futuro dell’istruzione è nella tecnologia”

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l futuro della scuola e dell’università italiane? E’ nella tecnologia, intesa come messa al servizio della didattica. Lo afferma con sicurezza Leonardo Raito, assessore provinciale all’Istruzione. “Nei due anni trascorsi con gli stati generali della scuola polesana - spiega - ho notato che molto si è fatto

Incrementato anche il numero delle classi, sei in più rispetto al 2010 unicamente uno, con tutti i problemi che una situazione di questo tipo porta con sé. Pochi anche i docenti, con una immediata conseguenza negativa: il fatto che, molto spesso, non viene garantita la fruibilità dei laboratori dei quali pure sono dotati molti istituti. “Laboratori che - fa notare l’assesso-

in tema di linee guida e di indirizzo su istruzione e ricerca. Da parte nostra, avevamo identificato gli investimenti in tecnologia come requisito fondamentale del futuro. Anche in una chiave di rilancio della nostra economia”. Secondo l’amministratore provinciale, il modello positivo al quale guardare è il piano per la scuola messo a punto dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. “Il presidente americano - dice - sta per apportare grandi cambiamenti alla scuola statu-

re provinciale all’Istruzione Leonardo Raito - rappresentano investimenti importanti e onerosi per le comunità”. Tagli del personale che sono aggravati dalla costante messa in esubero di insegnanti, che vengono spostati a ruoli di sostegno quando ci sarebbe bisogno di loro a pieno orario. Una situazione, insomma, non semplice. “Della quale - conclude Teresa Bradiani, sindacalista della sigla della scuola di Cgil - i primi a fare le spese sono i ragazzi, che pagano uno scadimento dell’offerta formativa”.

nitense, rendendola sempre più tecnologica con un piano che prevede tre azioni principali: garantire in cinque anni al 99% degli studenti americani l’accesso alla rete con connessioni di nuova generazione nelle scuole e nelle biblioteche, migliorare le capacità tecnologiche dei docenti, favorire l’utilizzo di libri di testo digitali, software didattici e altri dispositivi in grado di migliorare il sistema educativo”. Lo.Zo. Messaggio pubblicitario


10 Rovigo Enti locali Bruno Piva, Flavio Tosi e Achille Variati decisi ad andare avanti

La Vi.Ve.Ro, piace al ministro Delrio E’ iniziata una fase di studio per la redazione del piano che dovrà essere presentato a Roma di Lorenzo Zoli

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vanti tutta. E tutti pronti a mettere nero su bianco un progetto che, all’inizio, sembrava quasi una boutade, messo lì per superare i problemi che si sarebbero potuti creare qualora la Provincia di Rovigo fosse stata in effetti soppressa. Invece, adesso, poco per volta, la questione è diventata seria e ufficiale, come non mai. I tre sindaci di Rovigo, Verona e Vicenza, rispettivamente Bruno Piva, Flavio Tosi e Achille Variati, sono pronti a iniziare a scrivere il progetto che dovrebbe essere il vero e proprio atto di nascita di Vivero, vale a dire l’area vasta che riunisca richiamo, quello al ministro, non casuale, dal mole tre province venete. Il progetto, da presentare mento che l’idea ha ottenuto nuova linfa e nuovo al governo, dovrebbe essere lo strumento per impulso proprio a seguito del vertice tra Delrio, che è titolare delle deleghe ottenere il riconoscimento agli affari regionali e alle dell’accorpamento da parte Un’alleanza autonomie, e i tre sindaci vedell’esecutivo. E’ quindi ini- in primo luogo neti. A quanto è trapelato dai ziata una fase di studio per infrastrutturale, sul modello diretti interessati, il ministro la redazione del piano. ha espresso apprezzamento “Noi ci prepariamo se- dei lander tedeschi per questa possibilità, inguendo le linee guida della proposta di legge del ministro Graziano Delrio - vitando i primi cittadini a scendere nel concreto spiega Piva - Se cadesse il governo speriamo che come, in effetti, è stato fatto. Vivero, tra l’altro, potrebbe anche porsi come quello che verrà sia ricettivo come questo”. Un

Nella foto il ministro Delrio con i sindaci di Rovigo, Vicenza e Verona

contraltare e riequilibratore rispetto a Patreve, vale a dire l’altra grande area metropolitana della quale si sta parlando e che sarebbe costituita da Padova, Treviso e Venezia. Da parte sua, come ha spiegato, il sindaco di Rovigo Piva vede con maggiore favore l’unione con Vicenza e Verona, per una serie di comunanze in primo luogo logistiche, ma anche economiche. Lo scopo, comunque, non sarebbe quello di cancellare l’identità dei tre capoluoghi, ma di realizzare un’alleanza in primo luogo infrastrutturale, sul modello dei lander tedeschi.

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NEWS Unione delle province

Il primo passo sarà con il servizio idrico

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a notizia arriva da Vicenza dove, a fine settembre, si è tenuta una tavola rotonda del Partito Democratico nella quale il tema all’ordine del giorno era l’aggregazione tra Comuni, ma gran parte della quale, forse inevitabilmente, è poi finita per essere dedicata alla fattibilità del progetto Vi.Ve.Ro. ossia alla creazione di una grande area metropolitana costituita dalle tre province di Verona, Vicenza e Rovigo. E, almeno a quanto emerso nel corso della giornata di lavori, anche se al momento manca una legge che, da un punto di vista istituzionale, possa dare dignità ufficiale a questa nuova entità, il processo di unione, perlomeno a livello di servizi, è già iniziato e sta procedendo con ottime prospettive. Lo si è capito chiaramente a un certo punto dell’interEntro ottobre vento di Angelo Guzzo, anche il Polesine presidente di Acque Vicentidovrebbe essere ne. Il corrispondente berico, aggregato in parole povere, di Polesine in Viveracqua Acque, ossia la società che si occupa dell’erogazione del servizio idrico integrato. “Entro ottobre - ha detto il presidente alla platea - anche il Polesine dovrebbe essere aggregato in Viveracqua”. Vale a dire il corrispondente “idrico” di Vi.Ve.Ro. ossia una alleanza tra gestori della risorsa idrica che si è già sviluppata sull’asse Vicenza Verona e che ora si appresta a dare spazio anche al terzo vertice del triangolo che dovrebbe portare alla costituzione dell’area vasta. “Una alleanza - ha proseguito Guzzo nel proprio intervento - che arriverà a 10 gestori e che coprirà oltre 350 Comuni veneti. Il mondo sta cambiando ed il ruolo della politica è proprio quello di dare risposte”. Un chiaro riferimento, insomma, al processo di aggregazione e unione in atto. Con il suggerimento che, forse, il primo passo con il quale iniziare sono proprio i servizi. Lo.Zo.

Incontro del Pd Unione sì ma su aspetti economici ed infrastrutturali

Il sindaco di Vicenza Achille Variati e il deputato polesano Diego Crivellari

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l progetto Vi.Ve.Ro. è stato al centro dell’importante incontro a Rovigo che, il 27 settembre scorso, ha messo il sindaco di Vicenza Achille Variati a confronto con i colleghi polesani del Partito democratico, del quale lo stesso cittadino berico è esponente. All’ordine del giorno del summit, ovviamente, il progetto di collaborazione tra le tre province di Vicenza, Verona e Rovigo, per la creazione di un’area vasta. Un piano al quale i tre primi cittadini stanno lavorando ormai da un anno e che ha ricevuto un importante impulso dopo l’incontro con il ministro alle Autonomie Graziano Delrio, che ha avuto parole di apprezzamento per questa idea, di fatto lanciando la sua fase esecutiva. Variati, in particolare, ha sostenuto la bontà del progetto, ribadendo come si parli di una collaborazione che non dovrebbe in alcun modo andare a detrimento delle identità e delle specificità locali, ma che dovrebbe andare a incidere su aspetti più squisitamente economici

ed infrastrutturali. Una necessità, quella di rimanere, comunque, Provincia a tutti gli effetti, che è stata ribadita anche da Gianmichele Gambato, presidente di Unindustria Rovigo, presente all’incontro. “Rovigo - ha detto - in primo luogo deve fare in modo di non perdere assolutamente il proprio status e la propria indipendenza come Provincia. Solamente in questo modo possiamo porci come interlocutori di realtà come Verona e Vicenza, con la giustificata speranza di potere colmare il gap che, al momento, ci separa da loro”. All’incontro era presente anche il deputato Pd rodigino Diego Crivellari. “Concordo pienamente il percorso che Variati, come esponente del Pd, ha intrapreso - ha detto - ora, tuttavia, penso che sia arrivato il momento di calare questo progetto davvero sul territorio, andando quindi a coinvolgere sia la politica, che le associazioni, che la cittadinanza. Solo in questo modo, sarà possibile dare un vero inizio a questa nuova alleanza tra i territori”. Lo.Zo.


12 Rovigo Polizia locale Risolti i problemi legati all’assunzione di sei agenti

Il terzo turno partirà a gennaio I Vigili potranno rientrare con il nuovo anno rendendo possibile l’estensione del servizio fino all’una di notte di Lorenzo Zoli

Salute

Ottobre il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno

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el 2014, il terzo turno per la polizia lora, a dovere studiare un modo per potere locale, quello esteso sino all’una del riassumere quelle persone senza andare a mattino, sperimentato con successo violare nessuno dei severissimi vincoli che la scorsa estate, potrebbe diventare una limitano la spesa, negli enti locali. Lacci realtà stabile, a Rovigo. E, ad augurarselo, davvero strettissimi, soprattutto in questo non è solo il Comune, in primis l’assessore periodo. E, alla fine, battute tutte le strade, al Personale Ezio Conchi. Ma anche prefet- consultate tutte le normative, la risposta è tura e tutte le altre forze dell’ordine, alle stata trovata. I sei potranno rientrare. Non quali certo non è dispiaciuto, seppure limi- nell’immediato, ma, comunque, a gennaio tatamente ai mesi estivi, potere contare su dell’anno prossimo. Quindi, dopo uno stacco colleghi che dessero una importante collabo- di tre mesi. Con il loro ingresso - ovviamente quarazione sul fronte del controllo del territorio. lora, come è nell’auUna esigenza, questa, spicio di tutti, venisse del resto quantomai Carenze confermato - sarebbe sentita, in un periodo, di risorse finalmente possibile come quello attuale, in e personale dare una certa stabilità cui carenze di risorse affliggono e personale affliggono anche la sicurezza al terzo turno e rendere, quindi, la nostra anche coloro che hancittà più sicura. no come priorità la nostra sicurezza. Non sono, comunque, finite qui le noProprio l’assessore Conchi, a metà settembre, si è trovato a dovere gestire una vità in arrivo in tema di polizia locale. Dal problematica non da poco: la scadenza, momento che Conchi si è anche trovato a avvenuta alla fine dello scorso mese, del dovere gestire una seconda emergenza. contratto a tempo determinato per ben sei Vale a dire alcuni pensionamenti, imminenagenti di polizia locale. Un numero decisa- ti, che rischiano di ridurre il numero di agenti mente importante. Senza quelle unità, di di polizia locale disponibili per il servizio. Su questo fronte, allora, la strategia è terzo turno neppure a parlarne. E’ stato proprio il componente della giunta Piva, al- stata duplice: da un lato, cercare di liberare

I Alcuni agenti della Polizia locale il più possibile i vigili urbani dal lavoro di ufficio per consentire loro di svolgere servizio in strada. Per farlo, una strada potrebbe essere quella di domandare ad altri amministrativi di farsi carico di compiti a oggi assegnati alla polizia locale, come, per esempio, i controlli di residenza. In questo modo, gli uomini del comando di viale Oroboni che, al momento, svolgono questo tipo di mansioni potrebbero essere destinati al controllo del territorio. Infine, nuove assunzioni. Potrebbe esserci spazio, secondo le prime informazioni, addirittura per due contratti a tempo indeterminato. Un termine, questo, che, quindi, per quanto la crisi prosegua, tornerebbe e non essere più un tabù, nella pubblica amministrazione. Secondo i primi studi, pare proprio che ci sia spazio per stabilizzare due persone. Se ne saprà sicuramente di più a breve.

NEWS Sicurezza

L’ordinanza anti accattonaggio non serve

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NEWS

’ordinanza anti accattonaggio è stata emessa dal Comune lo scorso 7 giugno e sono anche arrivate le prime multe, da 100 euro l’una. Provvedimenti che, tuttavia, almeno allo stato non sono apparsi sufficienti a fronteggiare un fenomeno che, anzi, appare in crescita. Tanto che il comandante della polizia locale, Sabrina Patanella, sta anche valutando la possibilità di un nuovo protocollo, nella speranza che questo possa dare maggiori risultati. L’idea principale sarebbe quella di intensificare i controlli in primo luogo, ma anche coinvolgere maggiormente il personale della Questura, nella speranza che questo possa costituire quel deterrente che, a oggi, le contravvenzioni non hanno dimostrato di essere. In particolare, l’idea fondamentale sarebbe quella di prendere le generalità delle persone sorprese a chiedere l’elemosina ed, eventualmente, accompagnarle in questura per le pratiche ufficiali di identificazione. Un passo al quale si sta pensando dopo avere verificato che il fenomeno è purtroppo in aumento. Sia nella strada, o sedute sul marciapiede, domandanquotidianità, che durante il mercato settima- Il comandante do l’elemosina. Quanto coloro che si dedicanale. E, con le tradizionali manifestazioni Patanella sta no alla questua con insistenza, spesso anche dell’autunno, l’Ottobre rodigino in primis, valutando alle porte è difficile pensare che la situazione la possibilità di un seguendo le persone dopo un primo rifiuto. E nuovo protocollo soprattutto, in particolare nel caso di persone possa migliorare. anziane, spesso facendo anche leva sulla Come già accaduto con la prima ordinanza anti accattonaggio, il bersaglio della polizia locale non sono soggezione che queste possono legittimamente provare. Novità tanto quelle persone indigenti che se ne stanno tranquille a bordo in merito potrebbero arrivare a breve. G.P.

l tumore al seno colpisce una donna su otto; una percentuale per nulla irrilevante. Tuttavia si tratta anche di una patologia prevenibile e diagnosticabile in tempi precoci. Per questo è molto importante che soprattutto le donne, ma non solo, siano abituate a dei controlli di routine. In Italia vengono diagnosticati circa 46.000 tumori all’anno ma grazie all’evoluzione della ricerca scientifica ad oggi morire di tumore al seno è più raro che in passato. Le cause di tumore sono varie e diversificate; solo il 10% dei tumori diagnosticati sembra avere origine ereditaria. Bisognerebbe osservare uno stile di vita sano (questo peraltro, vale come prevenzione a qualsiasi malattia): mangiare frutta e verdura, limitare il consumo di grassi animali, non avere una vita sedentaria, evitare di fumare. Tuttavia vi sono anche dei fattori indipendenti dalla nostra volontà e dalla nostra capacità di mantenere il corpo in salute, ad esempio l’età anagrafica (la maggior parte dei tumori diagnosticati colpisce donne di oltre quarant’anni). Riuscire a scoprire precocemente la comparsa del tumore è fondamentale; a tal proposito molto ci si concentra sulla promozione dell’importanza della prevenzione e della conoscenza degli strumenti a disposizione. La visita periodica dal senologo non è necessaria per le donne più giovani, è sufficiente infatti effettuare con regolarità l’autopalpazione del seno (una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo) e rivolgersi al proprio medico di base e al ginecologo per i controlli. Ovviamente sarò poi il medico di medicina generale ad indirizzare la paziente dallo specialista necessario. Con la visita specialistica senologica, sarà in seguito possibile distinguere tra patologie maligne e benigne del seno e se necessario, impostare la terapia più corretta. Dopo i 40 anni è vivamente consigliata una visita annuale mentre dopo i 50 è necessaria anche la mammografia. Ottobre sarà il mese dicato alla prevenzione del tumore al seno e anche Rovigo ha aderito all’iniziativa, concertando insieme all’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno, alla Lega Italiana Lotta ai Tumori, alla Provincia di Rovigo con il contributo del Csv, una serie di iniziative che coinvolgeranno diversi comuni. Come è possibile evincere anche dal sito del CSV di Rovigo, da metà ottobre vi saranno iniziative a Costa, Trecenta, Adria, Fiesso Umbertiano, Lendinara, Badia Polesine ed Arcquà Polesine. La campagna si concluderà a Palazzo Celio, sede della Provincia di Rovigo, il 9 novembre alle ore 16.00, con la cerimonia di chiusura “La storia di Chiara”, e la presentazione del rapporto in merito alle visite senologiche effettuate nel mese di ottobre 2013 a cura dei medici del comitato scientifico dell’Andos di Rovigo. Gli interventi dei relatori, Francesco Centanni (radiologo); Fabio De Grandis (chirurgo senologo); Giovanna Pastore (radioterapia e radiologia senologica); Francesco Pellegrini (chirurgo senologo); Andrea Sartori (Chirurgo Senologo), saranno coordinati dall’assessore Marinella Mantovani. Sarà offerto ai presenti anche un piacevole intermezzo musicale a cura del Maestro Roberto Bevilacqua, F.D.L. dell’associazione “L’Artificio” di Este. Un mese di appuntamenti

La salute che arriva dalla conoscenza

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uesti, brevemente, gli eventi programmati (ad ogni presentazione sono stati invitati relatori competenti in materia a disposizione del pubblico): Giovedì 17 ottobre, alle 20.45 alla Biblioteca Comunale di Costa di Rovigo, presentazione di “Stili di vita: passaporto per la prevenzione”, Venerdì 18 ottobre, sempre alle 20.45 nella sala incontri dell’Ostello di Sariano - Trecenta, presentazione di “Curare e prendersi cura: il percorso assistenziale per la donna operata al seno”. Sabato 19 ottobre, alle 17.30 nella Sala Conferenze del Museo Archeologico di Adria, “Una spinta per ritrovare il sorriso”, presentazione del libro “Nordic Walking - Gioia di vivere”, e al pomeriggio camminata con guida per le vie del centro; giovedì 24 ottobre, alle 20.45 nella Sala Polivalente “Falcone e Borsellino” di Fiesso Umbertiano, presentazione de “Il tumore della mammella e l’oncologo medico”; venerdì 25 ottobre, alle 20.45 nella sala consiliare di Ariano nel Polesine, “La rivoluzione culturale e terapeutica nella cura del tumore al seno”; lunedì 28 ottobre, alle 9.30 nella sede dell’associazione Casa Marocco, in via Fava, 17 a Lendinara, “Una carezza diversa salva la vita”; Giovedì 7 novembre, alle 20.45 nella sala Soffiantini dell’Abbazia della Vangadizza a Badia Polesine, convegno “Ottobre Rosa, ma non solo”; mentre venerdì 8 novembre, alle 20.45 nella Sala Polivalente Barchesse di Arquà Polesine, la serata sarà dedicata al tema “Il valore della fertilità oltre la guarigione”. F.D.L.


14 Rovigo Economia La crisi non perdona, siderurgico in ginocchio

Zani e Acciaierie del Polesine si arrendono Negli ultimi mesi non si è arrestato il ciclo di chiusure e fallimenti e la lista dei disoccupati si allunga di Roberta Giacomella

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’emergenza lavoro non è affatto terminata. La nel 1961. Ora i creditori, tra cui i 71 operai in attesa da crisi ha messo in ginocchio alcuni nomi storici dell’economia rodigina che hanno dovuto cedere mesi dello stipendio arretrato, potranno provare a il passo alla crisi economica. L’ennesimo duro colpo rivalersi sulle proprietà dell’azienda. “Può sembrare al sistema produttivo polesano è arrivato con il recen- paradossale, ma questo fallimento è una piccola bocte fallimento della Zani. Una fine attesa, poichè la cata d’ossigeno, spiega Mirco Bolognesi, segretario crisi dello stabilimento era nota da tempo. L’azienda provinciale Uilm/Uil. È la sola strada attraverso cui era specializzata nella produzione di bollitori e serba- i lavoratori possano sperare di recuperare qualcosa toi industriali, i dipendenti nell’ultimo periodo erano dal punto di vista economico. Poi vanno ricollocate 56 e, dopo il regime di cassa integrazione in deroga queste persone. Attendiamo che anche la politica si muova”. Si chiude così una crisi potrebbe aprirsi la procedura di iniziata nel 2009, quando le mobilità e quindi del licenzia- Mirco Bolognesi, commesse si sono ridotte a caumento. Altri 56 posti di lavoro, Uilm/Uil: sa del venire meno degli ordini quindi, che il tessuto produttivo “Attendiamo da parte della “Berco” di Coppapolesano vede soccombere sot- che la to le sferzate della recessione politica si muova” ro, il principale committente dal cui indotto dipendeva larga parte economica. Ancora una volta ad innescare la pesante crisi dell’azienda rodigina della filiera metalmeccanica delle province di Rovigo è stato un drastico calo di commesse sul mercato e Ferrara. Ma le sofferenze del settore metalmecnazionale e internazionale con conseguente crollo canico polesano potrebbero non essere terminate, oltre alle decine di aziende più o meno grandi, alle del fatturato. Giunte all’epilogo anche le Acciaierie di Badia Po- prese con recessione e cassa integrazione, potrebbe lesine a manifestare la crisi e le preoccupazioni che arrivare una pesante decisione anche per le Fonderie oggi avvolgono uno dei settori portanti dell’economia del Delta, fabbrica di Occhiobello entrata in crisi ad inizio 2013. italiana e polesana, il siderurgico. In sintonia, i rappresentati nazionali e locali delle Il Tribunale di Rovigo ha decretato lo scorso giugno il fallimento delle Acciaierie altopolesane nate sigle sindacali hanno sottolineato il teatrino quasi

La siderurgia è uno dei settori più colpiti dalla crisi imbarazzante della politica. Con un rimpallo di responsabilità inaccettabile per i lavoratori, a casa e senza stipendio da troppo tempo. E soprattutto la necessità di far presto, per non perdere ulteriormente commesse e peso sui mercati per quelle imprese che ancora reggono. Occorre un intervento assolutamente urgente, i tempi della politica non corrispondono alle esigenze del lavoro perchè ogni giorno che passa queste aziende perdono posizioni sul mercato. Il cammino per la ripresa è ancora lungo, dunque, ma qualcosa attraverso l’impegno e la buona volontà di enti e attori operanti nel mercato del lavoro, si può ancora fare.

NEWS Lavoro. Grimeca

Cassa integrazione fino a fine anno

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nche per i cassaintegrati della “ex Grimeca” di Ceregnano si preannuncia un autunno di sacrifici. Lo scorso giugno è stata firmata a Roma, al ministero per lo Sviluppo, la concessione degli ammortizzatori sociali che assicurano la proroga per altri sei mesi della cassa integrazione. Licenziamenti scongiurati fino al 1° gennaio 2014 dunque, ma a scapito della quota di Tfr che matureranno dal 1° luglio al 31 dicembre. A questa soluzione si è pervenuti dopo che chi gestisce la procedura di liquidazione di Grimeca aveva chiesto ai cassintegrati di rinunciare alla quota Tfr per il periodo della nuova richiesta, quota per sei mesi equivale a circa 300 euro. Divisi i sindacati: mentre Cisl e Uil hanno consigliato di accettare le condizioni, Fiom ha lasciato ai dipendenti la libertà di decidere autonomamente. L’Unione sindacale di base invece contesta la richiesta e parla di “La logica del ricatto, di accordi non rispettati”, perchè se l’impresa va aiutata a sopravvivere in questo Paese non può essere sempre a spese dei lavoratori. Nel frattempo, procede a gonfie vele il piano di assunzioni di Tmb, l’azienda metalmeccanica di Monselice che ha rilevato Grimeca, che prevedeva 60 reintegri entro settembre. I Betto stanno assumendo al polo metalmeccanico di Ceregnano i lavoratori ex Grimeca. A gennaio 2013 i cassaintegrati Grimeca erano 378, al 1° luglio 291 e, secondo i dati forniti da Bolognesi, con le assunzioni di settembre scenderanno a 230. “Anche questo ha contribuito ad optare per la proroga della cassa integrazione straordinaria fino a gennaio”, puntualizza il segretario Uil. Ro.Gi.

LAVORO Crisi occupazionale in numeri

Disoccupazione

Occupazioni

Un forte aumento di Cig

Le preoccupazioni dei sindacati

Tutti i settori economici sono in sofferenza tranne il Turismo

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U

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l bollettino trimestrale redatto secondo i dati forniti dall’Osservatorio del mercato del lavoro, presenta numeri poco rassicuranti. Un risultato particolarmente negativo riguarda le assunzioni che registrano un calo nel primo trimestre 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012 di quasi il 10%. Il dato peggiore rispetto alle altre province venete, cui seguono Verona con un -6,1% e Treviso con un -5%. Fortunatamente cala anche il numero delle cessazioni dei rapporti di lavoro, ma solo del 4,8%. Anche i saldi purtroppo subiscono una flessione rispetto all’anno precedente passando da un +2.770 a un +2.160 con un calo significativo di circa 600 posizioni di lavoro. Diminuzione che si registra in tutte le province venete con valori in assoluto anche maggiori, ma considerato che Rovigo è una delle province più piccole il risultato va letto in negativo. Valutando complessivamente i tre indicatori si può dire che nel polesine la prima parte del 2013 è stata particolarmente difficile, forse la peggiore a livello regionale. Bisogna poi sottolineare che la cassa in deroga è in forte aumento in tutta la regione (+91%) e anche nella nostra provincia (+71,5%). Risultato che desta forti preoccupazioni perchè il ricorso a questo tipo di “ammortizzatore sociale” rappresenta l’ultima spiaggia per i lavoratori, che capitolerà inevitabilmente nel licenziamento se l’attività dell’azienda non riprende. Infine si rileva anche un forte aumento di richieste di Cig anche da parte delle imprese artigiane. Ro.Gi.

n grido d’allarme arriva di concerto dagli esponenti delle diverse sigle sindacali. La crisi sta cancellando la parte vitale del nostro sistema economico: nel 2013 26,6 miliardi in meno di Pil, 22,8 miliardi in meno di consumi, 249 mila chiusure delle attività commerciali e dell’artigianato. In Veneto ci sono 170 mila disoccupati e molte aziende in difficoltà, ma accanto a questi ci sono anche tanti imprenditori che stanno cercando di reinventare le loro aziende e le loro vite. La Uil chiede “un progetto Polesine” che valorizzi il nostro territorio ma soprattutto che sappia creare occupazione per non assistere ad una implosione del nostro artigianato. Molte le aziende artigiane che hanno richiesto la cassa integrazione alla Uil, “Non ci aspettavamo una situazione così drammatica, commenta Carlo Ronzino di Uil. Lo scorso anno prima di arrivare alla cassa integrazione si utilizzava la sospensione per agevolare le aziende mentre quest’anno si passa direttamente alla CIG”. Preoccupata anche la Cgil Rovigo che propone al Governo di trovare un rimedio definitivo per quei cittadini che vivono con le sole entrate derivanti dalle casse integrazioni. Famiglie intere si sostengono da mesi con una singola entrata da 700 euro e a fine mese non riescono a pagare gli affitti Ater o le bollette del gas. “I timidi segnali di ripresa che si avvertono non sono sufficienti e non creeranno posti di lavoro, perchè è il lavoro quello che manca - afferma il segretario provinciale Fulvio dal Zio”. Ro.Gi.

dati forniti da varie istituzioni che a diverso titolo operano nel mercato del lavoro locale e regionale, riguardanti l’economia locale e l’occupazione hanno tutti evidenziato il trend negativo del 2012 e il permanere delle difficoltà anche nel corso del 2013. Emblematico a tal proposito il titolo che è stato dato all’ultimo rapporto sul mercato del lavoro a cura di Veneto Lavoro che sintetizza con chiarezza la situazione economico-occupazionale come uno “stallo insidioso” che oltre allo stillicidio dei posti di lavoro presenta anche lo “stress” delle politiche di contrasto determinato anche dal fatto che le risorse dedicate agli ammortizzatori sociali si stanno riducendo. Ben note difficoltà delle imprese locali. I primi dati riferiti al 2013 sul mercato del lavoro polesano confermano la situazione; ormai tutti i settori economici sono in sofferenza, anche l‘agricoltura che sembrava, fino ad oggi, essere stata in parte risparmiata. Uno dei pochi dati positivi sembra essere il settore turistico (che comprende anche la ristorazione), probabilmente dovuto in gran parte alle modifiche introdotte dalla riforma Fornero che di fatto ha incrementato le assunzioni con contratti subordinati part-time. Calano ancora gli assunti nell’edilizia e flette anche il made in italy, soprattutto il tessile ma anche l’alimentare. Una condizione quindi che continua ad essere grave e che deve essere gestita dalle istituzioni e dalle parte sociali in modo unitario, senza divisioni e particolarismi. Ro.Gi.


Rovigo 15 Sviluppo Il Polesine beneficiato da un ingente contributo sottoscritto dalla regione e dal Ministero

Rilancio produttivo, sì dalla commissione regionale

16 milioni di euro il cui accesso sarà possibile a tutti i settori: agricoltura, turismo, industria, infrastrutture e logistica

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a commissione per le Attività produttive del Consiglio regionale ha dato recentemente parere favorevole allo stanziamento di 16 milioni di euro per il rilancio produttivo del Polesine. Lo stanziamento è previsto da un protocollo di intesa sottoscritto dalla regione e dal Ministero per lo Sviluppo economico. A gestire gli interventi sarà l’Associazione industriali di Rovigo in collaborazione con la Camera di Commercio. I contributi saranno in parte in conto capitale, in parte agevolati ed interesseranno un po’ tutti i settori: agricoltura, turismo, industria, infrastrutture e logistica, banda larga, adeguamento sismico delle strutture produttive danneggiate dall’ultimo terremoto. Soddisfatto dell’iniziativa si è detto il consigliere della Lega Cristiano Corazzari. “Si tratta – ha spiegato – di un piano dettagliato ed innovativo per l’area del Polesine. Mi auguro che siano moltissime le imprese che vorranno fruire di questa opportunità, frutto di una attenta gestione di fondi per una delle aree più in crisi dell’intero territorio regionale”. Corazzari sottolinea in modo particolare lo stanziamento di 1 milione di euro per l’adeguamento sismico dei capannoni e delle strutture produttive prevalentemente a favore dei quei co-

Corazzari: “Mi auguro che siano moltissime le imprese che vorranno fruire di questa opportunità” muni obbligati per legge alle sistemazioni post terremoto: Stienta, Occhiobello, Ficarolo, Gaiba, Fiesso Umbertiano. “Si tratta – precisa l’esponente della Lega – della concretizzazione di una mia richiesta votata dal Consiglio regionale volta a sanare una situazione insostenibile per molte imprese che pur non avendo subito danni diretti, si trovano oberate di costi ingenti per la messa a norma degli immobili. Costi cui non si può far fronte utilizzando le risorse del commissario per il terremoto e che quindi la regione, pur nei limiti delle proprie disponibilità, a deciso di sostenere. Quanto allo stanziamento nel suo complesso, Corazzari auspica che esso possa costituire una spinta decisa all’innovazione e agli investimenti produttivi, a beneficio di una realtà qual è la provincia di Rovigo, duramente provata dalla crisi come testimonia l’aumento enorme delle ore di cassa integrazione, delle richieste di collocamento in mobilità, dei licenziamenti e delle chiusure di aziende”. Meno ottimistico, invece, il commento del consigliere del Pd Graziano Azzalin. “I provvedimenti approvati oggi dalla Commissione regionale per le Attività produttive

Graziano Azzalin, Cristiano Corazzari e Luisa Coppola

Azzalin: “Spero che i soldi servano all’intero sistema e non vadano solo a qualcuno” sono sicuramente ossigeno per le imprese del Polesine - ha precisato – ma è necessario che sulla distribuzione di tali risorse si eserciti un ferreo controllo. I soldi devono servire a risollevare l’intero sistema imprenditoriale e non andare a beneficio di qualcuno”. Una precisazione non casuale quella del consigliere del Pd, in quanto non ha mai risparmiato i propri strali all’assessore Luisa Coppola, imputandole una gestione delle risorse personale. L’assessore del Pdl, infatti, aveva fatto di tutto per fare in modo che i 16 milioni di euro per il rilancio produttivo del Polesine venissero gestiti dall’Associazione industriali di Rovigo in collaborazione con la Camera di Commercio e non dall’agenzia di Sviluppo provinciale, ossia il Consvipo. Evidentemente i colori politici possono essere una discriminate o almeno così la pensa Azzalin. Tuttavia non è stato per questo che il voto favorevole del Pd è mancato per l’approvazione. “Vista l’importanza della posta in gioco – spiega Azzalin - il Pd ancora una volta ha responsabilmente vestito i panni di ‘opposizione governante’ scegliendo la via dell’astensione sulle due delibere che impegnano complessivamente oltre 47 milioni di euro a sostegno delle imprese: la prima, di 16 milioni di euro, per iniziative a sostegno del Polesine sulla base del Protocollo sottoscritto tra Regione e Ministero il 21 marzo 2013; la seconda, per la ripartizione per l’anno 2013 dei 31.109.587,73 euro del Fondo unico regionale per lo sviluppo”. Entrambi i provvedimenti – aggiunge il vicepresidente e della Commissione Roberto Fasoli – hanno delle evidenti criticità procedurali ed alcune carenze; trattandosi però di misure positive per le nostre imprese, non abbiamo ritenuto opportuno fare battaglie ideologiche ed impuntarci su questioni di principio che avrebbero fatto perdere altro tempo prezioso”. Per il consigliere del Pd inoltre “i provvedimenti riservano troppo poca attenzione agli aspetti del credito ed alle piccole imprese in generale, mentre completamente assente è il tema del lavoro e la prospettiva occupazionale”. Bene invece per Azzalin e Fasoli le correzioni apportate al testo originario per consentire anche alle aziende che non hanno subito direttamente danni dal terremoto del maggio 2012, ma che hanno l’obbligo di adeguarsi ai nuovi obblighi antisismici, di usufruire dei contributi.


16

Lo

Sport in primo piano

Pesca sportiva Anna Sgobbo, la più giovane campionessa italiana

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’avevamo lasciata in procinto di partire per i campionati del mondo di pesca sportiva in Slovenia ad agosto (dove l’Italia è tornata con una medaglia di bronzo), la ritroviamo, dopo la finale del campionato italiano individuale disputata ad Umbertide, campionessa italiana. La più giovane nella storia di questa disciplina. Stiamo parlando della rodigina Anna Sgobbo, 18enne che abita a Borsea e che frequenta il quinto anno di ragioneria. Riflettori puntati su questa giovane che ha fatto passi da giganti in questa disciplina, seguita passo passo da papà Giorgio, ovviamente orgoglioso di Anna. “Una felicità indescrivibile, dice Giorgio. Oltretutto ha vinto su un campo gara molto impegnativo come quello di Umbertide e quindi ancor più meritato. Raisport gli ha dedicato un servizio, anche i media nazionali l’hanno cercata. Ad agosto l’esperienza con la nazionale maggiore, ora il titolo italiano, sono e siamo veramente al settimo cielo.” “È una gioia – dice Anna - che voglio condividere con i miei genitori e con chi mi ha seguito fin dall’inizio come Giuliano Cesaretto”. Una vittoria sofferta, quella ottenuta dalla giovane rodigina in forza alla società Futura 2000 Colmic, perché la gara è stata difficile con un picchetto dove il pesce non voleva saperne di mangiare. Nonostante le otto penalità Anna Sgobbo è riuscita a beneficiare di risultati poco pericolosi delle avversarie aggiudicandosi il podio e il titolo tricolore. Seconda Elvira Cevenini e terza Federica Brilli. Anna da tre anni è tesserata con la società di Rovigo Futura 2000 (pesca da 10 anni, ndr). Si pesca al colpo, in gergo tecnico a roubasienne usando vari tipi di lenze, ami e filo con particolari tipi di pasture, in tre ore di tempo. Una passione che Anna coltiva dall’età elementare e che la impegna alla domenica mattina. Perché il campo di Umbertide è difficile? “Perché è una pesca molto più tecnica della classica pesca alle breme, dice Anna”. Quando hai capito che avresti vinto? “Quando ho visto mio papà che mi correva incontro ho capito che ce l’avevamo fatta”. Un risultato mai raggiunto a Rovigo in questa disciplina. Un doppio primato per Anna, visto che è la ragazza più giovane a conquistare un tricolore. Si attendono ora i giusti riconoscimenti per l’exploit di Anna. Cr.Ag.

Calcio Eccellenza girone A La stagione è partita nel migliore dei modi

Rovigo Lpc, partenza a razzo di Cristiano Aggio

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’ un campionato ancora tutto da decifrare, quello dell’ Eccellenza girone A che vede il Rovigo capolista solitario, a quota 10 dopo quattro giornate, anche dopo il pari senza reti contro il non trascendentale Sarego. Ma, Gianluca Sattin, direttore generale del Rovigo Lpc, è contento della sua creatura. In Coppa Italia il Rovigo, dopo la vittoria contro l’Abano, ha strappato il pass per i quarti del torneo regionale grazie alle reti di Morandi e di Guggione. “E’ pur vero che l’Abano (arrivata a Rovigo già spacciata, ndr) era praticamente la formazione juniores, ma anche noi abbiam fatto un ampio turn over e sono molto felice per il gol di Morandi e anche per la prestazione dei giovani. Roberto (Morandi, ndr) non vede l’ora di recuperare la miglior forma fisica dopo il profondo strappo inguinale ed è un ragazzo che si applica tantissimo: ama profondamente questo sport, in maniera quasi professionistica, e sta lavorando per essere a completa disposizione di mister Ricci.” A pro-

Il Rovigo nel derby ha battuto l’Adriese, una squadra sulla carta molto più forte posito del mister, recentemente ci ha detto, che sarebbe utile un giocatore esperto in fase difensiva. Lo accontenterete? “No, questa è una rosa di 20 giocatori, e con questa disputeremo il campionato e anche la coppa. Con il mister c’è un ottimo rapporto e ne abbiamo parlato anche al termine della gara con l’Abano. Sappiamo tutti il nuovo corso che il calcio Rovigo ha intrapreso, volto ad una valorizzazione dei giovani, senza spendere più

di un euro oltre il bilancio prefissato. Abbiamo già speso e, ne approfitto per ringraziare gli sponsor che ci hanno consentito di costruire questa squadra. Un progetto che guarderà ai prossimi tre anni. Una squadra nuova, con un mister nuovo, qualche giocatore esperto, Roma su tutti, ma anche Bonfà, Beccegato, lo stesso Morandi, e tanti bravi giovani.” Il Rovigo, con questa partenza sprint, ora sarà visto con occhi diversi dagli addetti ai lavori che vi annoverano tra le squadre da battere. “Ci sono squadra come Villafranca, Vigasio, Arzignano, Chiampo che hanno dichiarato di puntare alla vittoria del campionato. Il nostro obiettivo resta la salvezza, se poi arriva prima del previsto meglio. A livello di singoli, l’Adriese che abbiamo battuto sia in coppa che in campionato è di ben altra caratura, ma è il campo che dà l’ultima parola. Quello che vedo di diverso, in casa nostra, è una squadra molto unita, e quando c’è armonia, le doti migliori di ogni giocatore emergono maggiormente”.

Campionati regionali

Emma, regina degli 80 metri piani

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mma Girardello, atleta in forza alla Rhodigium Team, si è laureata campione regionale, sulla pista di atletica di Caprino Veronese, nella categoria Cadette nella specialità degli 80 metri piani e medaglia d’argento nei 300 metri. “Possiamo solo recriminare una partenza un po’ lenta sui 300 metri, dice Paolo Negrini, tecnico della Rhodigium, ma si sa le gare sono anche e soprattutto una questione di istanti a questi livelli. Emma Girardello è proprio forte e si conferma matura e pronta a battersi senza alcun timore con le più veloci atlete d’Italia. Ci godiamo il successo senza precedenti di Emma: oggi è campionessa regionale degli 80 metri e vicecampionessa dei 300 metri. Ma il nostro traguardo è un altro, visto che tra un po’ andranno in scena i campionati italiani a Jesolo ed Emma potrà davvero dimostrare il suo valore”. Solo un dubbio rimane, visto che l’atleta non potrà gareggiare in entrambe le specialità a Jesolo. Una gara che, indipendentemente dalla distanza scelta, racchiuderà in qualche manciata di secondi tutto il lavoro fatto negli ultimi 2 anni. Nella gara sugli 80 metri, Emma dopo una buona partenza, a 20 metri dal traguardo si trovava in quarta posizione, quando ha cominciato a cambiare passo e, con un rush finale ha rifilato 14 centesimi di secondi alla seconda e 18 centesimi alla terza. Nella gara dei 300 metri piani, la

Emma Girardello

In 20 metri ha rifilato 14 centesimi alla seconda classificata partenza lenta di Emma è risultata fatale, giungendo alle spalle dell’amica-rivale la mestrina Rebecca Borca, prima con il tempo di 41”39 contro i 41”56 dell’adriese, giunta seconda. Cr.Ag.


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22 18

VIAGGIO IN

PROVINCIA ROVIGO

Territorio La rete dei comitati Polesani ha incontrato l’assessore Gulmanelli

Ambiente, cercasi risposte

Nella foto grande una recente manifestazione al Parco Langer, nella foto piccola l’assessore provinciale all’Ambiente, Giuliana Gulmanelli

Tre le domanede rivolte all’esponete di palazzo Celio: la sua posizione in merito al processo Enel, al Passante Nord e alle centrali a biomasse

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ttraverso una serie d’incontri, la rete dei comitati Polesani per rappresenta per il verde cittadino. Anche in merito al processo Enel la posizione della Gulmanelli l’Ambiente sta cercando di ottenere risposte in merito ai problemi ambientali del Polesine. Il sodalizio di associazioni, del è parsa decisa ed irremovibile. “La Provincia non transa nella quequale fanno parte il Comitato Diritto ala Città di Rovigo; il Comitato stione del processo Enel – ha spiegato alla platea - pertanto rimane Commenda Est; il Comitato Pontecchio Pulita; InterCom Ambiente costituita Parte Civile nel processo stesso e non accetterà di sfilarsi di Trecenta; il Comitato Lasciateci Respirare di Lendinara, il C.d.p. dal medesimo in cambio del modesto risarcimento già proposto da di Badia Polesine e il Comitato Delta nostro di Porto Viro, stanno Enel. Riteniamo fondamentale che la Provincia si affianchi alla lotta interpellando tutte le istituzioni territoriali e lo scorso 9 settembre dei cittadini in una questione così importante”. Meno incisiva invece l’incontro si è tenuto a Palazzo Celio, alla presenza dell’assessore la risposta sulle centrali a biogas e biomasse. In una nota le associazioni tuttavia hanno riconosciuto il poco potere decisionale che all’ambiente Giuliana Gulmanelli. compete alla Provincia in quest’ambito. “Un Sono stati tre gli argomenti fondamentali maggiore approfondimento – si legge nella affrontati durante il dibattito e nello specifico Palazzo Celio nota diffusa dalla rete - sarà riservato ad un è stata chiesta la posizione della Provincia in rimarrà non sfilerà merito al Processo Enel contro la Centrale di dal processo contro futuro incontro con i sindaci dei paesi su cui tali centrali insistono”. Intanto dall’incontro le Polesine Camerini, alla questione del progetto Enel in cambio associazioni ambientaliste hanno tratto anche di Passante Nord e Parco Langer mentre diver- di un risarcimento delle conclusioni. se domande hanno riguardato le centrali a bio“Emerge da questo confronto – sono sempre parole tratte dalla gas e biomasse, relativamente al progetto “Terre- territorio energia stessa nota - la mancanza di un piano energetico regionale e della e lavoro”. Le risposte dell’assessore non hanno eluso la concretezza degli valutazione ambientale strategica. In assenza di questi strumenti argomenti, soprattutto per quanto riguarda il passante Nord il cui regionali è più difficile valutare l’impatto di tante centrali insediate tracciato a Sud del Ceresolo minaccia l’integrità di Parco Langer. sul territorio ed è difficile porre un limite a tale insediamento. Allo “Alla futura Conferenza dei Servizi con Veneto Strade in merito alla stesso modo emerge una difficoltà di coordinamento tra comuni e realizzazione del Passante – ha spiegato l’assessore Gulmanelli - la provincia in merito ai problemi ambientali ed energetici e pur esiProvincia sarà presente e si esprimerà contro il progetto a Sud”. La stendo un Tavolo Tecnico Zonale si lamenta la poca partecipazione risposta ha lasciato soddisfatti i comitati che nelle scorse settimane alle assemblee da parte dei comuni”. non hanno mancato di sottolineare la pericolosità che tale intervento

fusione dei comuni

aZZalin: “bene l’aboliZione del Quorum”

“L

’abolizione del quorum nei referendum per le fusioni dei Comuni è un passo significativo di agevolazione di una pratica virtuosa, fin ad oggi rallentata anche da una serie di ostacoli di tipo burocraticoamministrativo che la Regione Veneto intende proprio rimuovere. Inoltre, anche se potrebbe apparire quasi paradossale, ritengo che in questo modo si favorisca una maggiore partecipazione dei cittadini”. Con queste parole il consigliere regionale Graziano Azzalin (nella foto) è intervenuto per motivare il proprio sostegno al disegno di legge ‘Modifiche all’articolo 6 della legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 “Norme in materia di variazioni provinciali e comunali”’, poi approvato con 41 voti favorevoli e 3 astenuti. “I tagli a cui stiamo assistendo in questi ultimi mesi rendono difficile la sopravvivenza dei piccoli Comuni – ha aggiunto Azzalin – per i quali sarà sempre più difficile garantire anche i servizi essenziali. La fusione fra Comuni è la strada migliore per preservare il vero tesoro di una comunità locale: istituzioni che, grazie alla capacità di offrire risposte, si meritano la fiducia dei propri cittadini. Questi processi hanno successo se e quando nascono dal basso ed incontrano la condivisione ed il coinvolgimento di tutti gli attori, istituzionali e civili. Il referendum, con il quale si chiede il parere diretto dei cittadini è un passaggio fondamentale, per questo credo che eliminare il quorum permetta di scongiurare il rischio di calcoli e strategie diverse da quelle del confronto diretto sul tema. Non si deve credere che in questo modo si favorisca una delle due posizioni fra favorevoli o contrari all’eventuale fusione, perché l’effetto diretto sarà proprio una maggiore partecipazione che, in tali processi, è fondamentale”.

fUSIONE DEI COMUNI CIVITANOVA POLESINE, VIA LIBERA IN PRIMA COMMISSIONE CONSILIARE

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rimo importante via libera in Prima Commissione consiliare al disegno di legge per l’istituzione del comune unico di Civitanova Polesine. A darne notizia è il consigliere regionale del Pdl Mauro Mainardi (nella foto), soddisfatto per la celerità con cui sta procedendo l’iter della fusione. “Stiamo andando avanti a tappe serrate perché è giusto dare risposte a quelle realtà che intraprendono strade virtuose - afferma Mainardi – e sono certo che il

provvedimento arriverà in tempi record anche in Consiglio per il via libera definitivo. “E’ un tassello importante che si aggiunge al provvedimento adottato recentemente dal Consiglio quando, su espressa indicazione del Pdl, si è optato di azzerare il quorum costitutivo del 50 per cento nei referendum comunali per le fusioni o il cambio di nome”. L’iter sta procedendo bene, ma secondo il consigliere regionale Mainardi tale iniziativa dovrà essere premiata dal-

la Regione non solo accorciando la tempistica. “Quella di Civitanova – ha concluso Mainardi - sarà la più grande operazione di fusione in Veneto. E’ giusto che la Regione accompagni queste realtà passo dopo passo ma soprattutto le premi. Ricordo infatti che le fusioni portano enormi vantaggi ai comuni che fanno tale scelta, da un aumento di trasferimenti statali per dieci anni a nuove economie di scala che tradotto significa tariffe meno care per i cittadini”.

Il consigliere regionale Mauro Mainardi


Spazi aperti 23 19 Settore primario Sia in campagna che nel mondo della pesca pesano le perdite di prodotto

Agricoltura, stagione compromessa dalle calamità Per la tromba d’aria del 14 agosto e la moria di mitili sono in arrivo gli indennizzi. In Regione un progetto di espansione delle concessioni di pesca di Lorenzo Zoli

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na stagione a due facce, quella degli agricoltori polesani: perché, se da una parte si è proseguito sulla strada della valorizzazione dei prodotti tipici della nostra provincia, anche con progetti per facilitarne la conoscenza da parte delle nuove generazioni, e si sono finalmente aperti spiragli per l’abbattimento dell’Imu per le aziende agricole, dall’altra il Polesine è stato colpito, proprio questa estate, il 14 agosto, da una devastante tromba d’aria. Il fenomeno, che si è manifestato in Alto Polesine, è risultato particolarmente devastante su un fronte di circa 200 chilometri quadrati. Danni gravissimi a Badia Polesine, San Bellino, Trecenta, Giacciano con Barucchella e Castelguglielmo, solo per attenersi alle municipalità più flagellate. In quelle zone, è andato quasi completamente perso il raccolto di pere, mele, kiwi e noci. Non molto meglio per mais, soia, bietole e pomodoro, colture che, in alcune aziende agricole, sono state distrutte in una percen-

tuale che viaggia dal 70 al 100%. Unica consolazione, per queste realtà del settore primario che, di fatto, non potranno conferire alcunché alle cooperative con le quali sono associate, lo stato di emergenza immediatamente decretato dal presidente della Regione Luca Zaia, con la promesse di stanziare fondi immediati per consentire di superare questo difficilissimo momento. Situazione abbastanza problematica anche all’altro capo della Provincia, in Basso Polesine, con il settore della pesca - che sempre più, anche a livello di associazioni di categoria, si sta legando a quello dell’agricoltura - che ha fatto i conti con una pesante moria di mitili. C’è tuttavia una buona notizia, dal momento che, finalmente, la Regione pare avere avviato un progetto di razionalizzazione ed espansione delle concessioni di pesca nelle nostre valli. Un argomento, questo, che negli anni ha suscitato non solo forti polemiche politiche, ma anche veri e propri scontri tra le differenti cooperative e consorzi che operano fianco a fianco.

Come detto, intanto è proseguito il cammino di tutela dei prodotti tipici del Polesine. Tra quelli già riconosciuti formalmente si contano l’aglio bianco polesano, che ha ottenuto il marchio Dop, ma anche il radicchio di Lusia, con tutela Igp, così come il Riso del Delta del Po. Oltre al cerealicolo, poi, la nostra provincia continua a distinguersi a livello nazionale per la produzione di kiwi, in Alto Polesine, di zucca, soprattutto a Melara e dintorni, al confine con il Mantovano, patata americana,

nell’Adriese, e melone, che rappresenta una coltura tipica del nostro Delta del Po. Il mese di ottobre ha anche portato una importante novità sul fronte dell’associazionismo, con un importante avvicendamento al vertice di Coldiretti: terminato un periodo di affiancamento, al direttore Adriano Toffoli, che ha guidato il sodalizio per sei anni, è succeduto Silvio Parizzi.

SILVIO PARIZZI NUOVO DIRETTORE DI COLDIRETTI

E’

stato nominato a metà dello scorso mese dal consiglio provinciale di Coldiretti Rovigo il nuovo direttore dell’Associazione polesana. E’ Silvio Parizzi, che ha preso servizio dal primo ottobre prossimo, dopo un periodo di affiancamento col predecessore Adriano Toffoli, da sei anni alla direzione di Rovigo e che resterà ancora fino alla fine del mese, prima di trasferirsi all’Arav (Associazione regionale allevatori del Veneto). A presenziare allo scambio di consegne le rappresentanze territoriali, regionali e nazionali di Coldiretti. “Il cambiamento è sempre un fatto positivo. – ha dichiarato il presidente di Coldiretti Veneto, Giorgio Piazza al consiglio polesano – La grande forza di Coldiretti è di essere strutturata per assorbire i cambiamenti. Il nuovo direttore di Rovigo è una persona che conosco per il suo precedente ruolo di vice direttore a Venezia: è un ragazzo di grande umanità e passione. Una garanzia. Per Coldiretti Rovigo – ha concluso – avere un giovane con un proficuo apprendistato alle spalle è certamente foriero di sviluppo positivo per tutta l’Associazione”. Il presidente dell’Associazione polesana Mauro Giuriolo ha ricordato che: “La direzione Toffoli resterà nella storia della nostra organizzazione, sia a livello sindacale che sociale: ne ha accresciuto l’autorevolezza presso tutte le forze economiche dentro e fuori provincia, ha implementato i servizi, motivato il personale e le dirigenze, valorizzato la base associativa con un’assidua presenza. Lasciamo un grande direttore e diamo il benvenuto al nuovo, al quale chiediamo

continuità nell’ascolto della base. Sono certo che insieme dare ancora nuovo impulso allo sviluppo delle nostre imprese agricole”. Il saluto del direttore Adriano Toffoli ha smosso i ricordi e le emozioni. “In Polesine lascio tanti amici. – ha detto – Voglio ricordare lo straordinario rapporto che vi è stato con tutto il consiglio provinciale, col presidente Giuriolo in particolare e con i più stretti collaboratori. Da questo rapporto è nata una sincera amicizia, che ha permesso di raggiungere quei traguardi che sono sotto gli occhi di tutti. Sono sempre più convinto che è dal lavoro di squadra che nasce la nostra forza”. Infine le parole d’esordio di Silvio Parizzi, neo nominato direttore, al suo primo incarico di vertice di una Coldiretti provinciale: “Forte del progetto ‘Per una filiera tutta agricola e italiana’ che sta raggiungendo importanti traguardi – ha affermato Parizzi – ho l’obiettivo ed il desiderio di conoscere a fondo questa provincia e di impegnarmi affinché il lavoro dei nostri agricoltori sia sempre più valorizzato. Sarò propositivo e costruttivo nell’aiutare il comparto ad essere sempre più dinamico e protagonista. Sicuramente dobbiamo puntare sul dialogo col consumatore, in modo che sappia scegliere e apprezzare il prodotto locale. Credo nel lavoro di squadra. – ha concluso il neo direttore – Lavoro trasparente, con tanta passione e nel rispetto dei ruoli. Ritengo determinante la collaborazione col consiglio provinciale che può farmi apprezzare le opportunità del territorio. Cercherò il dialogo con le istituzioni per il raggiungimento di obiettivi condivisi per il bene del territorio”.

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IL DIRITTO DI CAMBIARE


20 Mondo scuola

Mondo scuola 25

Nuovi strumenti Le scuole alle prese con le novità introdotte dall’ex ministro Profumo

Registro elettronico, il Polesine si sta attrezzando Esistono difficoltà di carattere tecnico, non tutte le aule sono provviste di un computer. L’iniziativa tuttavia ha delle controindicazioni: un’eccessiva informatizzazione potrebbe ridurre le occasioni di dialogo e di confronto tra genitori e figli oppure tra genitori e insegnanti di Mattia De Poli

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cuole a due velocità: alcune già nel corso del passato anno scolastico hanno provveduto ad attrezzarsi per ottemperare alla legge 135 del 7 agosto 2012, che prevede l’introduzione obbligatoria del registro elettronico, altre stanno correndo ai ripari in questi mesi. La situazione degli istituti di istruzione secondaria di primo e di secondo grado presenti in Polesine riflette a grandi linee il quadro nazionale. Il ritardo è spesso giustificato da difficoltà di carattere tecnico: ad esempio, non tutte le aule sono provviste di un computer. Ma nell’ambiente scolastico non mancano le perplessità nei confronti del nuovo strumento digitale. “Dematerializzazione” dovrebbe fare rima con semplificazione e in parte l’operazione promossa dall’ex ministro Francesco Profu-

mo va proprio in questa direzione. Un’unica piattaforma digitale permette al docente di gestire classi diverse dello stesso istituto, anche se sono dislocate in sedi differenti. Il registro elettronico può essere aggiornato e completato in qualunque momento e da qualsiasi postazione dotata di accesso alla rete internet. Gli insegnanti polesani che hanno già sperimentato la novità non mancano di rilevare alcuni indubbi vantaggi. Tuttavia, seppure rassegnati di fronte a un cambiamento inevitabile, non mancano di sollevare alcune riserve, che aumentano l’inquietudine di quei colleghi che attendono con preoccupazione la fine della carta e l’avvento del digitale. In questo caso la “dematerializzazione” significa anche maggiore trasparenza: tutti i genitori possono visualizzare in

tempo reale l’andamento scolastico dei propri figli in termini sia di profitto che di condotta, evitando di avere brutte sorprese alla fine dell’anno. Il pericolo, però, è dietro l’angolo: l’informazione veicolata dal computer potrebbe ridurre le occasioni di dialogo e di confronto tra genitori e figli oppure tra genitori e insegnanti. Maggiore informazione non equivale necessariamente a maggiore comprensione: alcuni docenti polesani si domandano quali riflessi avrà questa semplificazione sul processo di formazione degli studenti. La diversa velocità di fronte ai cambiamenti è un vizio tipicamente italiano, che non riguarda solo la scuola, ma il rischio più serio che corre il sistema di istruzione nazionale è la perdita di centralità delle persone.

Con la legge 135 del 7 agosto 2012 è stato introdotto l’obbligo del registro elettronico

INfORMATIZZAZIONE DELLA SCUOLA LA CARTA HA ORMAI LE ORE CONTATE

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ddio ai registri scolastici. O quasi. Era l’estate del 2012, quando il ministro Francesco Profumo cercava di proiettare la scuola italiana nell’era del digitale in nome della “dematerializzazione”. Quel processo che interessa la pubblica amministrazione e che intende ridurre le spese attraverso l’eliminazione dei documenti cartacei coinvolge anche il mondo dell’istruzione: dopo le università, anche la scuola adotta il registro elettronico. Qualche istituto si attrezza già nel corso dell’anno scolastico in corso e introduce la novità, altri ritardano incontrando difficoltà e problemi tecnici. Già nel mese di luglio

si inizia a ventilare la possibilità di un rinvio e puntualmente lo scorso settembre, all’avvio del nuovo anno scolastico, l’eliminazione del vecchio registro cartaceo viene rinviata con provvedimento che mette al riparo da problemi diverse scuole italiane e anche polesane. Quest’agonia ha iniziato a manifestare i propri sintomi già da diverso tempo: si è cominciato con un sistema per l’inserimento dei voti da proporre alla scrutinio finale, poi è venuto il tempo del “badge”, il tesserino magnetico che permette di registrare M.D.P. la presenza giornaliera a scuola. La carta a scuola ha ormai le ore contate.

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autunno/inverno/2013/14


22 Personaggio 26 Al Pizzon di Fratta Dimostrazione di come si costruisce un battello da fiume

Lucio Pavasini, ultimo maestro d’ascia del Po Classe 1931, un “ragazzone” alto un metro e 85, robusto e pieno di energia, che di buon grado ha tirato fuori dal cassetto gli arnesi del mestiere

Lucio Pavasini durante le operazioni di piegatura delle assi

di Lino Segantin

S

ono passati solo pochi decenni, ma sembra lontana secoli l’epoca in cui, nei paesi lungo il Po, si viveva di pesca. In tutti i centri rivieraschi erano allora attivi tutti i supporti necessari a far fronte a questa esigenza di vita che si configurava anche come un’importante volano dell’economia locale. In primis ovviamente i costruttori di barche, che fornivano ai pescatori il mezzo idoneo per muoversi agevolmente sulle acque del grande fiume. Un sapere questo tramandato da una generazione all’altra, che ai giorni nostri sembrava irrimediabilmente perduto. Ma a volte i miracoli avvengono davvero: nel nostro caso grazie ad un’iniziativa di pochi amanti del territorio che hanno scovato l’ultimo costruttore di barche e, senza difficoltà, lo hanno convinto a riprendere gli arnesi, le sue conoscenze e la voglia di dare vita ad una nuova creatura per il fiume. E’ così che, in località Pizzon di Fratta (là dove lo Scortico si getta nel Canalbianco) è iniziata la realizzazione di un nuovo “batel da Po”. Il “maestro d’ascia”

Ormai da anni, tutti gli scafi che solcano le acque dei fiumi sono di pura plastica è Lucio Pavasini, classe 1931, un “ragazzone” alto un metro e 85, robusto e pieno di energia, che di buon grado ha tirato fuori dal cassetto della propria abitazione di Occhiobello presso il Po, gli schizzi con tutti i dati matematici precisi, utili per dar vita ad un vero “battello di fiume”. Un’avventura che egli stesso non credeva si sarebbe ripetuta, dato che, ormai da anni, tutti gli scafi che solcano le acque dei fiumi sono di pura plastica. Ed eccoci, in questi primi giorni dell’Ottobre 2013, al Pizzon di Fratta ad assistere ad un momento topico della costruzione: la piegatura col fuoco delle assi, per dar vita alle fiancate laterali dell’imbarcazione che misurerà 30 metri. I presupposti dell’iniziativa vengono illustrati da Giuseppe Marangoni, che ricorda l’impegno

del CTG e Turismo & Cultura per recuperare il Mulino del Pizzon e i suoi annessi, con l’obiettivo non solo di salvaguardare un bene storico in pericolo di irrimediabile degrado, ma anche di preservare dall’oblio i saperi della tradizione, dando vita ad appositi laboratori. Presso le acque del Pizzon, ed il vecchio mulino trasformato in museo e locanda, è pertanto nato uno squero che ha trovato sede in uno dei magazzini dell’ex mulino. Si è iniziato col riparare alcune imbarcazioni lignee, in collaborazione con l’associazione ferrarese “Barcar ad Puatel”, accendendo gli entusiasmi verso questa attività un tempo comune, ma ormai del tutto desueta. Poi l’idea di implementare l’attività del laboratorio con la costruzione di una imbarcazione ex novo. E si deve a Maurizio Barotto, e alle sue frequentazioni delle acque del grande fiume, la scoperta dell’ultimo “maestro d’ascia”, Lucio Pavasini di Occhiobello, insieme al quale Maurizio si è messo subito alla ricerca del materiale base, reperito a Porto Levante: assi di larice siberiano

di ottima consistenza. Le assi, tagliate come da progetto, ora devono essere piegate, per dar vita alle fiancate laterali dello scafo. Siamo in attesa dell’inizio dell’operazione, in uno spazio esterno dove le lunghe assi, con le estremità sagomate a forma di “V” e gravate da pesi di trazione, sono già state posizionate su cavalletti. Il maestro di ascia Lucio Pavasini controlla che tutto sia a posto prima di dare il via all’operazione cruciale. Poi ecco l’ordine agli aiutanti di procedere col fuoco, agendo sotto le assi, mentre un getto d’acqua viene attivato per scongiurare possibili momenti di combustione. Qui non occorrono calcoli al computer, basta l’occhio clinico di Lucio Pavasini per capire quando intervenire con l’acqua e dare ordini di quanto avvicinare le torce alle assi. Il “miracolo” è veloce: si compie in una decina di minuti, e già si vede che, quelle

che fino a poco tempo prima erano semplici assi ora sono davvero fiancate per un’imbarcazione. Poi si raggiunge il laboratorio dove si sta approntando il fondo della barca con le “zancone”, ovvero le traversine che legheranno al fondo le due fiancate. Qui vengono forniti ulteriori dettagli tecnici e viene fatta la foto che immortala operatori e sostenitori del progetto. Tra questi non poteva mancare una rappresantanza del comune di Fratta, nella veste del vicesindaco Edgardo Massaro, e dell’associazione culturale Manegium con Paolo Sicchiero. Poi, come si conviene, un momento conviviale al ristorante del Pizzon con un antipasto a base di cefalo del Po predisposto da Filippo Margutti e bigoli con le sarde preparati da Maurizio Barotto. E, naturalmente, il brindisi finale in attesa del varo del nuovo battello di fiume.

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Cultura provinciale 29 23 Teatro sociale Al via la 198° rassegna. Dall’11 ottobre al 16 febbraio quattro importanti appuntamenti

Tosca ha dato il via alla stagione lirica e di balletto

La Biennale di Venezia a Rovigo, un sogno che può diventare realtà

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“Il matrimonio segreto”, 15 e 17 novembre, “Il furioso all’isola di San Domingo”, 11 e 12 gennaio, e “Il campiello” (14 e 16 febbraio). Per la chiusura una prima assoluta: “The water babies – Bambini acquatici” di Mattia De Poli

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e il buongiorno si vede dal mattino, la 198° Stagione lirica e di balletto del Teatro sociale di Rovigo sembra essere partita con il piede giusto: ancora nel secondo giorno utile per il rinnovo degli abbonamenti c’era un gruppetto di persone in coda davanti del botteghino prima dell’apertura. Il calendario 2013-2014 continua ad attirare il pubblico dei fedelissimi: nonostante negli anni la proposta sia stata ridimensionata, la qualità rimane ad alti livelli. Dall’11 ottobre al 16 febbraio si succederanno quattro importanti appuntamenti, con un’appendice “fuori abbonamento” il 23 marzo. L’apertura è affidata alla “Tosca” di Giacomo Puccini (11 e 13 ottobre), la punta di diamante di una stagione che successivamente punta su opere meno conosciute ma di grande spessore musicale: “Il matrimonio segreto” di Domenico Cimarosa (15 e 17 novembre), “Il furioso all’isola di San Domingo” di Gaetano Donizetti (11 e 12 gennaio) e “Il campiello” di Ermanno Wolf-Ferrari (14 e 16 febbraio). La chiusura, invece, prevede una prima assoluta con “The water babies – Bambini acquatici”, composta su commissione del Teatro sociale di Rovigo da Paolo Furlani. Continuano le collaborazioni con altri teatri nazionali e le iniziative di rete: in particolare la “Tosca” è realizzata nell’ambito del

programma regionale per la promozione della lirica nel Veneto, mentre “Il campiello” prodotto in collaborazione con il Gran teatro “La fenice” di Venezia grazie al progetto “I teatri del Veneto alla Fenice”. Non manca il coinvolgimento di realtà artistiche locali: il coro “Piccoli cantori di San Bortolo” sarà coinvolto nell’allestimento della “Tosca”, mentre allievi, coro e orchestra del conservatorio “Francesco Venezze” di Rovigo interpreteranno “The water babies”. Tutti gli appuntamenti in abbonamento saranno preceduti dalla presentazione dell’opera, a cura dell’associazione Amici del Teatro sociale “Miranda Bergamo Berton”, presso l’Accademia dei concordi. Prosegue l’iniziativa “Teatroragazzi” che propone delle anteprime agli studenti delle scuole. Accanto alla lirica il cartellone del Teatro sociale propone alcuni spettacoli di danza di grande interesse: il Balletto del teatro nazionale slovacco proporrà “Romeo e Giulietta” di Sergej Prokofiev (6 gennaio), il “Don Chisciotte” di Ludwig Minkus è affidato al Russian national ballet (2 febbraio). Solo per gli studenti delle scuole la compagnia Fabula saltica presenterà “Pulcinella” di Igor Stravinskij (28 febbraio e 1 marzo) al Teatro sociale, mentre al Teatro studio danzerà per “Il rumore dell’amore” (26 e 27 gennaio) nell’ambito della rassegna “Contemporaneamente”. Il palco di viale

in breve Musica

nate broWn e the one voice gospel choir

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l Teatro sociale di Rovigo non è solo lirica e balletto: da qualche anno il calendario del principale palcoscenico polesano propone appuntamenti con la musica concertistica e, grazie alla collaborazione con il Rovigo jazz club, con la musica jazz. In prossimità del Natale, Nate Brown e The one voice gospel choir proporranno un concerto gospel (22 dicembre, ore 21), accompagnato dall’Orchestra regionale filarmonica veneta diretta da Diego Basso. I protagonisti di questa serata tornano a Rovigo dopo il successo ottenuto nel dicembre del 2012, quando erano già stati ospiti del Teatro sociale e avevano registrato un disco live, che sarà presentato quest’anno. Altri due concerti saranno dedicati alla musica da camera nell’ambito della rassegna pomeridiana “L’altra voce del canto”: presso il Ridotto del teatro saranno eseguiti alcuni lieder di Hugo Wolf e Richard Strauss (22 febbraio, ore 18: “All mein’ Gedanken”) e altri di Franz Schubert e Johannes Brahms (5 aprile, ore 18: “So wahr die Sonne scheinet”). La prima parte della stagione, invece, darà spazio al jazz con cinque diversi appuntamenti, tutti in programma presso il Ridotto. Nei giorni della Fiera d’ottobre l’apertura è affidata al Gary smulyan quartet (18 ottobre) e a Relendo Villa Lobos con “Bachianas brasileiras” (22 ottobre). Nei mesi successivi sarà la volta dell’esibizione solistica di Paolo Pirro al pianoforte in “Ragtime, stride & monk” (21 novembre) e del Patrizia Laquidara trio (16 dicembre). Le serate di musica jazz inizieranno a partire dalle ore 21.30. M.D.P.

Nelle due immagini il Teatro sociale di Rovigo e una “affiche” dell’opera di Giacomo Puccini, Tosca

Oroboni ospiterà nuovamente la compagnia Fabula saltica con la prima nazionale di “Testa o croce” (20 e 21 febbraio), seguita dalla Mmcompany impegnata in “Cinque canti” (7 marzo) e dall’Ariston proballet che proporrà “Liber & tango” sulle note di Astor Piazzolla (21 marzo). Per i più piccoli sono previsti atelier creativi domenicali e laboratori di avvicinamento all’arte della danza.

Letteratura

“la dama di chiunsano”, guerriera o prostituta?

“L

a dama di Chiunsano” è un romanzo storico, ispirato da alcuni reperti archeologici rinvenuti in Polesine e oggi conservati a Rovigo presso il museo dei Grandi fiumi. Era il 2 settembre 1992, ultimo giorno di scavo in un sito localizzato tra Gaiba e Ficarolo: quando le indagini sembrano ormai concluse, avviene un fatto inaspettato. In prossimità di una “villa rustica” viene rinvenuta una sepoltura per molti aspetti singolare: sono i resti di una donna gota con un ricco corredo. Tutto risale al quinto secolo, agli anni in cui la penisola italica è soggetta alla dominazione degli Ostrogoti di Teodorico e la condizione del territorio polesano non è particolarmente florida. Perché una donna tanto abbiente viene sepolta proprio qui e il suo corpo viene inumato insieme a preziosi gioielli, provenienti da diverse zone dell’Europa continentale? L’ipotesi di una prostituta al seguito di milizie barbariche non spiega la cura con cui la donna è stata sepolta. Nasce da questo mistero l’ispirazione di Sondra Coizzi per la scrittura del suo romanzo storico, edito da “Albertro Brigo editore”. L’autrice, insegnante di lettere nella scuola secondaria di primo grado, si è laureata con una tesi in filologia romanza e con precisione filologica ha cercato di ricostruire il contesto storico in cui visse la “dama di Chiunsano”. Per il resto, si immagina che la donna misteriosa fosse una nobile guerriera di nome Amalia, che significa “la forte”, caduta vittima di giochi di potere e di contrastati sentimenti amorosi. M.D.P.

arte contemporanea

a Biennale di Venezia a Rovigo? Un sogno che può diventare realtà, grazie a un progetto promosso dall’artista polesano Giuseppe Pietroni con la collaborazione delle istituzioni locali. Non si tratterebbe di un trasferimento completo ma neppure di una semplice mostra collaterale: Rovigo dovrebbe ospitare la sezione regionale, riservata agli artisti veneti che si sono cimentati con il tema generale della manifestazione veneziana. Il capoluogo polesano disporrebbe già di una struttura adatta ad ospitare l’iniziativa: il Censer offre spazi sufficienti e si presta anche sul piano della logistica. Secondo Pietroni, questa potrebbe essere una grande opportunità per fare di Rovigo una città d’arte completa: una città che guarda al passato con le esposizioni di palazzo Roverella ma attenta anche alle espressioni della contemporaneità. Ogni due anni nei mesi da giugno a novembre, contemporaneamente alla Biennale veneziana, Rovigo e tutta la sua provincia potrebbero costituire un ideale collegamento diretto con la città lagunare nell’ottica di una manifestazione diffusa, di una manifestazione che non abbandona Venezia ma che si allarga e si radica anche nella terraferma. Il maestro Pietroni auspica che questa novità possa concretizzarsi già a partire dal 2015: il positivo riscontro delle iniziative proposte a palazzo Roverella permette di sognare in grande e tentare un salto di qualità. I primi contatti informali con gli organizzatori della Biennale fanno ben sperare. Ne deriverebbe un impulso per lo sviluppo di tutto il territorio provinciale: nel 2019, quando Venezia sarà capitale europea della cultura, anche il Polesine potrebbe avere dei benefici, se il legame con la Biennale sarà consolidato. Una sfida che Pietroni lancia a tutti gli amministratori locali che hanno M.D.P. a cuore il futuro della provincia di Rovigo.

“Musikè, appuntamenti autunnali

orchestre, artisti, e riordino

D

opo la pausa dei mesi estivi, tornano gli appuntamenti autunnali con “Musikè”, rassegna di musica, danza e teatro promossa dalla Fondazione della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo. Nella sezione “giovani” gli allievi dei conservatori delle due province venete saranno protagonisti di uno scambio incrociato. L’orchestra e il coro del “Venezze” di Rovigo si esibiranno il 19 ottobre alle ore 18 presso l’auditorium Pollini di Padova, eseguendo opere giovani dei maggiori compositori sinfonici del periodo classico, da Haydn a Mozart passando per Boccherini. L’orchestra sinfonica del “Buzzolla” di Adria, il cui repertorio spazia dal classicismo al Novecento, farà visita alla città di Rovigo il 10 novembre alle ore 18 presso il Tempio della Rotonda. Nella stessa sede l’orchestra e il coro del “Pollini” di Padova il 6 dicembre alle ore 21 eseguiranno, invece, brani di Martucci, Pollini, Respighi, Brahms e Zandonai. La rassegna propone ancora altri due appuntamenti in Polesine: il 24 ottobre al Politeama di Adria il “Parco della musica contemporanea ensemble” porterà in scena “Partire dalla coda”, spettacolo che nasce dal felice incontro tra i cortometraggi di Gianluigi Toccafondo e le musiche di Simeon ten Holt, mentre il 23 novembre alle ore 21 David Riondino salirà sul palco del teatro comunale “Ferruccio Martini” di Trecenta con l’interpretazione di “La musica dei matti”, uno spettacolo che riflette e fa riflettere sul rapporto tra genio, follia e disagio personale proponendo alcuni “ritratti sonori”. M.D.P.


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IL VENETO

in PRIMO PIANO

Con la campagna nazionale “Mettiamoci in gioco” chiediamo al Governo una svolta contro il Gap

Gioco d’azzardo: una patologia e un florido mercato per le mafie

La mobilitazione per regolamentare il settore è generale. Anche i sindaci sottoscrivono un manifesto nazionale per la legalità contro il gioco d’azzardo di germana Urbani

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nche il gioco uccide. L’ultima vittima “Sarebbe sbagliato pensare – sottoliin Veneto è vicentina: morta suicida nea Pierpaolo Romani, coordinatore naper debiti da gioco. Ma non è un caso zionale di Avviso Pubblico - che il problema isolato e non sarà l’ultimo. Ai veneti piace delle mafie non riguardi il Veneto, terra che giocare d’azzardo. Tra il 2010 e 2011 il anzi interessa molto alle cosche, tanto che 44% della popolazione tra i 15 e 64 anni la Regione si è dotata di un’apposita legge ha giocato d’azzardo. Il 63% nell’ultimo antimafia. la n. 48 del 2012. Oggi parlare anno ha giocato al Lotto/Superenalotto del rapporto gioco d’azzardo-mafie significa e poco meno del 58% al Gratta e vinci/ mettere testa su quella che può essere la Lotto istantaneo; seguono coloro che hanno principale dinamica di infiltrazione mafiosa praticato scommesse sportive ed il Poker te- in questa regione: cioè, ancora una volta, xano o che hanno giocato alle macchinette l’infiltrazione nel settore economico”. elettroniche/slot machine. Dal 1998 in Italia lo Stato ha liberaQuesti numeri evidenziano che quello lizzato e legalizzato le scommesse: ciò ha del gioco d’azzardo è un vero e proprio prodotto un espandersi incredibile del mermercato in controtencato del gioco che lo denza rispetto alla cri- In Veneto c’è il casinò, scorso anno ha toccasi. La gente tenta la una forte attrattiva to quasi i 100miliardi fortuna per sbarcare il per chi presta denaro di euro tra gratta e lunario e paradossal- ad usura o ricicla vinci, lotterie, slot, mente aggrava la si- denaro sporco scommesse sportive tuazione del bilancio e quant’altro. Tanta economico famigliare. gente gioca perchè gli strumenti per giocare Ma questo trend deve porre all’eviden- sono sempre a portata: dal tabaccaio, al za anche altre questioni: un mercato florido bar, al supermercato. Lo Stato, purtroppo, interessa sempre le mafie. Nonostante nella non ha fatto una legge per rispondere ad nostra regione non ci siano evidenze di infil- una domanda di gioco, ha invece spinto trazioni in questo settore, occorre conoscere l’offerta creando, di fatto, la domanda. E le bene le dinamiche perchè dove girano tanti possibilità si sono moltiplicate a dismisura. soldi spesso c’è qualcuno che ricicla denaro Sono aumentate le slot all’interno dei bar sporco e pratica prestito ad usura. e nei comuni è possibile aprire sale giochi

con videolottery che permettono di giocare anche grandi cifre. A questo si aggiungano le agenzie di scommesse. Una gamma di offerta che sta investendo i veneti e creando moltissimi dipendenti da gioco patologico d’azzardo. “Fra questi – spiega Romani - ci sono persone che hanno un lavoro, sono magari imprenditori che accumulano debiti e devono trovare qualcuno che gli presti denaro. Il gioco crea una domanda a cui i mafiosi possono rispondere col prestito ad usura. Sempre più spesso, infatti, all’ufficio antiusura del Comune di Verona si presentano persone che si dichiarano vittime del gioco d’azzardo. Inoltre, i mafiosi hanno iniziato a gestire società che costruiscono macchinette, che spesso non sono regolari. Cioè non hanno al loro interno la scheda prevista dalla legge che le collega col Ministero del Tesoro, ne registra le giocate e calcola la tassazione dovuta allo Stato. In questo modo i mafiosi sono degli attori importanti di una quota significativa di evasione fiscale in complicità o meno col gestore del locale che ospita la macchinetta”. Va detto poi che il passo successivo alla gestione illecita delle macchinette nei bar è l’estorsione a danno dei Commercianti con relative intimidazioni. “Lo dico come avvertimento per i Commercianti – afferma

Pierpaolo Romani

ancora il coordinatore nazionale di Avviso Pubblico - ma anche per gli imprenditori del settore, per Confindustria che deve stare molto molto attenta a tutelare gli imprenditori che operano legittimamente in questo mercato perchè l’organizzazione mafiosa che si inserisce in un mercato punta al monopolio dello stesso”. E oltre alle sale giochi una comunità “colonizzata” dal gioco d’azzardo attira anche un indotto pericoloso. “Spesso – continua Romani - aumentano i casi di utilizzo di sostanze stupefacenti e la fornitura di sesso a pagamento della peggior specie. Si scoprono appartamenti dove vengono tenute come schiave del sesso ragazze straniere in mano a gruppi criminali dell’Est o dell’Africa in combutta con cittadini veneti e organizzazioni criminali italiane. Questo per dire che l’insicurezza nei quartieri non la portano solo gli stranieri. L’insicurezza la creiamo noi permettendo a persone con tanti soldi, fatti spesso sulla pelle di tanti giovani con la vendita di droga, di sviluppare dei business

che hanno poco di etico e sono antieconomici per la città e i suoi abitanti”. Il pericolo sta proprio qui. Come ha detto Michele Prestipino, procuratore aggiunto di Roma, intervenuto sull’argomento a Verona “Arrivano con il denaro ma poi portano anche i loro eserciti” per il controllo del territorio. “Ci tengo a sottolineare che quando i mafiosi arrivano in un territorio – conclude Pierpaolo Romani - è perchè incontrano persone capaci di garantire determinati servizi, che anziché denunciare diventano complici conniventi. E’ tremendo vedere come, a volte, il mondo dei professionisti sostiene, anche dalle pagine dei giornali veneti, che il rispetto della legalità produce ingiustizia sociale! Che se gli imprenditori pagassero tutto i conti esploderebbero. E’ preoccupante constatare che in Veneto c’è un pezzo dell’imprenditoria e un pezzo delle libere professioni che pensa che le regole sono un intralcio. Questo atteggiamento apre delle brecce pericolosissime”.


Il Veneto in primo piano 11 25 Verona: 32 milioni di gratta e vinci venduti in tutta la provincia

Neanche la crisi ferma i veneti: giocano sempre di più

di germana Urbani

L

’Italia intera si sta mobilitando contro il gioco d’azzardo legalizzato e antieconomico. Gli amministratori stanno facendo rete firmando il manifesto dei sindaci contro il gioco d’azzardo che chiede una nuova legge nazionale fondata sulla riduzione dell’offerta e il contenimento dell’accesso, con un’adeguata informazione e un’attività di prevenzione e cura; chiedono leggi regionali con compiti e impegni delle Regioni per la cura dei giocatori patologici, per la prevenzione dai rischi del gioco d’azzardo, per il sostegno alle azioni degli Enti locali. E chiedono sia consentito il potere di ordinanza per definire l’orario di apertura delle sale gioco e per stabilire le distanze dai luoghi sensibili, oltre al parere preventivo e vincolante per l’installazione dei giochi d’azzardo. Anche l’assessore provinciale di Rovigo Marinella Mantovani è impegnata da anni in questa battaglia perchè ricorda “il costo del recupero

focus

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di un giocatore dipendente si aggira intorno ai 30mila euro l’anno, senza contare i patrimoni dilapidati, il lavoro perso, le ore dedicate al gioco e sottratte all’affettività e alle relazioni sociali”. La situazione in polesine ha del paradossale: solo considerando la popolazione maggiorenne, c’è 1,2 slot ogni 100 cittadini. Il paradosso si raggiunge a Papozze: ce n’è una ogni 23 cittadini. A Padova e provincia non va meglio. Sono 400 mila padovani che hanno giocato soldi almeno una volta nella vita, almeno 70 mila potrebbero essere in condizioni di rischio; tra questi, oltre 18 mila sarebbero giocatori problematici e più di 3 mila manifesterebbero comportamenti ascrivibili alla dipendenza patologica. Queste persone avrebbero bisogno di supporti e trattamenti socio sanitari specifici. Solo l’Ulss 16 ha denunciato ben 2mila casi di sua competenza: dai 15 ai 64 anni il virus del gioco d’azzardo si è diffuso a

macchia d’olio e aumenta di anno in anno. “Abbiamo iniziato a lavorare – afferma il direttore del sert, Andrea Vendramin - su vari progetti mirati soprattutto alla prevenzione sul territorio, incluse le scuole, e alla formazione degli esercenti del settore. Le risorse però sono scarse: bisognerebbe che una parte del fatturato del settore fosse devoluto alla cura dei giocatori patologici e che egli enti locali fossero più coinvolti. Perché mentre lo stato incassa una quota importante delle giocate, tutti gli oneri sociali ed economici generati da persone rimaste senza niente sono interamente in capo ai comuni”. Non va meglio a Verona dove, secondo l’ufficio antiusura del Comune, sono presenti, tra bar, tabaccherie e ristoranti della provincia, 2.260 macchinette da gioco e 86 sale da gioco. Nel 2011 sono stati venduti in città oltre 7.1 milioni di biglietti “gratta e vinci” e, complessivamente, più di 25 milioni in

provincia: come se ogni veronese, bambini compresi, avesse acquistato oltre 25 biglietti. Ma il dato che fa rabbrividire è che solo un anno dopo il bilancio è ben più pesante: 32 milioni di gratta e vinci venduti nel veronese. Segno che con la crisi aumentano coloro che tentano la fortuna. Una vera piaga a cui i Comuni cercano di rispondere come possono. Il Comune di Vicenza, per esempio, attraverso una delibera di modifica del regolamento per l’applicazione dell’imposta comunale sulla pubblicità e diritti sulle pubbliche affissioni ha introdotto il divieto di pubblicità del gioco azzardo anche se in possesso di regolare concessione amministrativa rilasciata dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. Almeno questo. Certo è che serve con urgenza una legge nazionale e regionale che regolamenti la materia e destini risorse ai sert delle Ulss per la cura dei giocatori patologici.

fin’ora interventi a macchia di leopardo una legge veneta per aiutare i giocatori

ino ad oggi la Regione Veneto, rispetto al problema del gioco d’azzardo e delle sue conseguenze sociosanitarie e famigliari, si è limitata a sondare il fenomeno e a finanziare alcuni progetti sul territorio ma senza una vera programmazione. ”Il gioco d’azzardo – sottolinea l’assessore Remo Sernagiotto – e’ un fenomeno in costante crescita tanto che i servizi per le dipendenze del Veneto nel 2011 hanno intercettato e preso in carico 765 giocatori patologici di cui 637 maschi e 128 femmine”. ”Per affrontare al meglio questa insidiosa forma di dipen-

denza che tanta sofferenza causa a chi ne e’ affetto e alle famiglie dal punto di vista psicologico ed economico – aggiunge – serve un coordinamento delle strutture sociali e sanitarie, pubbliche e del privato sociale. Da questo punto di vista si stanno facendo passi in avanti, esempio ne sia la proposta di prevenzione “Scommetti su te stesso” che arriva da Monselice e che abbiamo finanziato con 50 mila euro; il progetto avrà durata di due anni e sarà di prevenzione, sensibilizzazione, formazione, ascolto e presa in carico dei problemi che riguardano il gioco d’azzardo nel territorio

della bassa padovana”. Vero è che per intercettare e arginare il dilagare di queste problematiche occorre una visione d’insieme di ben altro spessore. In Regione Veneto il Vicepresidente della commissione sanità, Claudio Sinigaglia, è il primo firmatario della proposta di legge n. 283, dedicata ad interventi di prevenzione, formazione e trattamento del Gap, gioco d’azzardo patologico. “In questi giorni – spiega Sinigaglia - al Governo si chiede di aggiornare i Livelli essenziali di assistenza, prevedendo lo stanziamento di risorse dedicate per garantire l’effettiva attuazione da parte delle

Regioni e degli Enti locali di politiche socio-sanitarie di assistenza alle persone affette da questa patologia”. “A livello regionale -continua il Consigliere - sarebbe auspicabile una legge sul gioco, con vincoli e distanze per le sale da gioco e la pubblicità. Anche sul decreto Balduzzi mancano i decreti attuativi, e la situazione è completamente annacquata. Il nostro compito è capire come intervenire a livello regionale, senza poi essere bloccati nei vari tribunali. E non parliamo solo di slot machine e sale, ma anche dell’online, per cui occorre prevenzione e informazione, a partire dai genitori”. Messaggio pubblicitario

SPAZIO ESPOSITIVO CAVALLI | Riviera Guglielmo Marconi, 76 45017 Loreo (ROVIGO)

TRA CIELO E TERRA | Un viaggio attraverso le opere materiche di Andrea Pamini 28 settembre - 27 ottobre da martedì e domenica ore 10.00|22.00 Secondo appuntamento allo spazio espositivo Cavalli con l’esposizione TRA CIELO E TERRA, un viaggio attraverso le opere materiche dell’artista Andrea Pamini, L’opera dell’artista Andrea Pamini si intreccia in maniera viscerale con la materia del Delta. Una creatività giocosa dove la materia si fonde nei colori infiniti della sua tavolozza. I blu e le terre si mescolano nei cieli infiniti e negli acquitrini costernati da fili di erba che danzano al primo alito di vento. Andrea Pamini si diploma presso l’Istituto d’arte “DOSSO DOSSI” di Ferrara. Appassionato fin da piccolo al segno e al disegno, durante il suo percorso artistico ha sperimentato tecniche e materiali diversi, in una ricerca febbrile e incessante. La sua vulcanica produzione spazia infatti dalla pittura alla scultura, dall’installazione al body painting, fino all’illustrazione. La sua ricerca stilistica ha risentito di varie tendenze artistiche (fumetto, metafisica, surrealismo, dadaismo, esperimenti post-impressionistici), seguendo un eclettismo vorace e onirico e approdando ad una pittura personale intrisa di bellezza ed inquietudine, quasi paradigmatica della condizione umana. Andrea Pamini può definirsi essenzialmente un colorista, tecnicamente assai portato verso la pittura tonale e con una grande padronanza delle sfumature di luce e colore. Le tematiche e i supporti sono i più svariati. Le tavole, spesso di grandi dimensioni, sono curate sin nei minimi dettagli, i paesaggi estremamente realistici, le figure umane colte nella loro fragilità, perse nel labirinto della vita. Ma l’opera di Pamini resta di difficile definizione, tanto è articolata, appassionatamente sperimentale e al contempo legata alla tradizione della grande pittura figurativa. Scrive Kandinskji in Lo Spirituale nell’arte ….”La vera opera d’arte nasce dall’artista in modo misterioso, enigmatico, mistico. Staccandosi da lui assume una personalità e diviene un soggetto indipendente con un respiro spirituale e una vita concreta, diventa un aspetto dell’essere. Non è un fenomeno casuale ma come ogni essere ha energie creative. Vive, agisce e collabora alla creazione della vita spirituale“. Possiamo definire così che Andrea Pamini fa uso del colore in modo da creare armonia tra forme e colori ecco perché la sua pittura materica consiste proprio nella capacità di realizzare un opera d’arte con determinata e decisa manualità, donando all’opera d’arte imprevedibilità e immaginazione.

progetto a cura di Selene Ferrari - presentazione critica a cura di Adolfina De Stefani performance del gruppo SHAKINART ore 18.30

Info: ristorante albergo Cavalli info@albergocavalli.it - +39 0426 369868 | +39 328 4765178 | Selene Ferrari: seleneferrari@alice.it | +39 347 3919907


12 Il Veneto in primo piano 26 Il riconoscimento, molte le venete premiate

Donne eccellenti anche in tempi di crisi Bellezza, glamour e impegno, il teatro Geox ha ospitato i migliori talenti femminili italiani premiati in una serata all’insegna del buon gusto di germana Urbani

C

on la crisi le donne rompono gli schemi e si “inventano” il futuro. E in questo sono eccellenti. Unioncamere ha calcolato che in dodici mesi, da marzo 2012 al marzo successivo, le imprese femminili in Italia sono arrivate a un milione 424.798, pari al 23,5% del totale. Un segno positivo o emblema di un paese che non sostiene le donne e quindi loro si sostengono da sole? Se ne è parlato al salone dell’imprenditoria femminile di Torino, evidenziando un’arte diventata di questi tempi essenziale: quella di re-inventarsi, rompere gli schemi e riprendersi il futuro. Un’arte che sembra riguardare in particolar modo le donne. Perché se da un lato il mondo del lavoro “tradizionale” continua a soffrire di alcuni problemi strutturali che le coinvolgono (dimissioni in bianco, retribuzioni diverse uomo/donna, mancata valorizzazione del capitale umano femminile), le donne intraprendono altre strade: come quella di aprire un negozio, un’attività o un’azienda. I dati dell’osservatorio sull’imprenditoria

La “Donne Eccellente” nel sociale è Anna Rossoni, padovana, vicepresidente regionale di Unitalsi femminile di Unioncamere lo testimoniano: le imprese femminili hanno un passo più veloce rispetto alla media nazionale. Nel periodo giugno 2013-giugno 2012, mentre le aziende nel loro complesso crescevano dello 0,13%, quelle fondate da donne aumentavano di quasi 5 mila unità, con un incremento dello 0,34%. Eppure non è semplice. L’ha ricordato anche Anna Licia Balzan Polegato, imprenditrice premiata donna eccellente 2013. “Sono un’imprenditrice che lavora - ha detto la Balzan – alla costante ricerca di un equilibrio tra gli impegni professionali, famigliari e la necessità di non rinunciare mai a se stessa, a essere donna”. Un difficile equilibrio che rincorrono tutte le

donne, non solo le imprenditrici. E ben si è visto durante la serata di gala per il premio Donne Eccellenti 2013. Nato da un’idea dell’Associazione Albergatrici Abano Montegrotto Terme e organizzato per questa edizione al Gran Teatro Geox di Padova in collaborazione con Zed, l’evento si è rivelato una kermesse al femminile aperta da un red carpet di tutto prestigio che ha visto la partecipazione di un migliaio di persone venute ad applaudire le donne protagoniste di questa undicesima edizione. La manifestazione, condotta da Alessandro Greco, ha preso poi il via con la verve inglese di John Peter Sloan che ha premiato la frizzante Silvana Fallisi per la categoria Cinema. A seguire l’Arte. E Alberto Terrani ha consegnato la rosa gioiello disegnata da FOPE Gioielli e l’Acqua Termale di AbanoSPA al commendatore maestro di tessitura del bisso marino, Chiara Vigo. Emozionante la premiazione di Daniela Zuccoli Bongiorno, salutata sul palco da Sabina

Ciuffini e da un intervento filmato di Pippo Baudo, commosso nel ricordare il grande amico e la Fondazione Bongiorno. Ma il teatro Geox ha vibrato anche grazie alla voce di Ornella Vanoni che ha cantato alcuni suoi storici pezzi eper chitarra e voce dedicati al Brasile. Premiata da Giorgio Borghetti, ha dichiarato: “Se devo scegliere tra le Maldive ed Abano Terme, preferisco le Terme Euganee e le loro acque rilassanti!”.

Premiata anche la ricerca con la dottoressa veneziana Marina Cavazzana, pediatra ematologa attualmente a Parigi, che ha ricevuto il riconoscimento dalle mani della Donna Eccellente 2005, Ilaria Capua. Per la categoria dei giornalisti il premio è andato alla padovana Alessandra Viero che lavora a Mediaset. Filippo Ongaro, invece, ha consegnato a Roberta Bruzzone, criminologa, ma anche volto televisivo, il Premio Città di Montegrotto Terme.

Valeria Mazza premiata e Anna Rossoni

belleZZa, spettacolo sport e solidarietà

Valeria Mazza e Anna Rossoni

L

a premiazione più glamour, dal respiro internazionale è stata quella di Valeria Mazza. La top model argentina, che ha assistito alla serata con tutta la famiglia, è stata invitata a salire sul palco per essere premiata per la categoria Moda&Spettacolo dall’attore Matteo Tosi, tra le parole estasiate di un video dedicatole da Pippo Baudo. Lei si è deta lusingata per il premio “Donne Eccellenti” e ringrazia ricordando di aver avuto “la fortuna di aver lavorato nella moda negli anni Novanta, quando le modelle erano anche personaggi e la gente ci ha viste crescere. Io ho sempre considerato il mio lavoro con grande disciplina”. Quasi uno sport, verrebbe da dire. Ma anche il mondo dello sport quella sera ha avuto la sua stella. La rodigina campionessa di beach volley Marta Menegatti ha ricevuto

il premio dalle mani del pluri-campione olimpico Rossano Galtarossa. Anche il bel canto ha avuto la sua “regina”: Daniela Dessì, voce incantevole che ha ricevuto il Premio dalla collega soprano Katia Ricciarelli, già Donna Eccellente 2005, e da Claudio Scimone, maestro dei Solisti Veneti. Per la categoria danza, invece, è stato il ballerino di Amici Denny Lodi a consegnare il premio a Rossella Brescia, ballerina, insegnante, attrice ed ormai sempre più consolidata presentatrice del piccolo schermo. Ma forse il premio più “meritorio” è stata consegnato ad Anna Rossoni, premiata per il Sociale, a seguito di un gioco sui siti dei quotidiani del gruppo Finegil che l’ha decretata la più votata tra le donne venete che si stanno occupando di volontariato.


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L’anno 2013 sarà l’anno dell’orgoglio per il Parco del Delta del Po. Così, durante le discussioni sull’adozione del Piano Ambientale avevo preannunciato, e così sta avvenendo soprattutto con la collaborazione e la fiducia della popolazione e delle attività economiche che nel Delta del Po operano. Un lavoro costante di confronto e mediazione con un obiettivo importante: far comprendere che i vincoli, anche se minimi, possono diventare una risorsa. La convivenza tra le attività dell’uomo e la conservazione della natura va vista in una nuova luce; è ora di riconoscere alla natura il suo ruolo di indispensabile fondamento della vita sociale ed economica della società, e come tale usarla e proteggerla ovunque come risorsa preziosa e non rinnovabile, che ci mette in connessione con lo spazio di sviluppo europeo. È necessario in primo luogo innalzare il livello di attenzione su questi temi e sul ruolo che possono avere nello sviluppo regionale; in secondo luogo è necessario innalzare la qualità del governo del territorio, teatro dell’incontro tra l’uomo e la natura. La recente candidatura, presentata a Parigi, dell’area del Delta del Po, quale Riserva di Biosfera – MAB UNESCO, indica la chiara volontà dell’Ente e del territorio di proporsi a livello mondiale come luogo unico di valore paesaggistico ambientale in cui l’uomo è elemento fondamentale sia di conservazione che per lo sviluppo sostenibile. Grande ringraziamento va alla Fondazione CARIPARO che per prima ha creduto e con lungimiranza ha sostenuto il percorso di candidatura che si spera si concluderà positivamente nella primavera 2014. Il Parco del Delta del Po in questi ultimi due anni ha realizzato innumerevoli iniziative a 360 gradi sui temi dello sviluppo territoriale.

Pianificazione a programmazione territoriale

Nel dicembre 2012 è stato adottato il Piano Ambientale del Parco del Delta del Po, in copianificazione con la Regione Veneto, adozione che ha segnato una tappa storica nella vita dell’Ente Parco del Delta del Po dopo venti anni di attesa e di conflittualità. Anche la redazione del Piano di Gestione delle aree ZPS (Zone di Protezione Speciale per le specie riconosciute a livello Europeo) realizzato su incarico della Regione Veneto ha fatto sì che gli elementi Europei di valore ambientale abbiano trovato, nel Parco del Delta del Po, proposte di gestione integrate con gli altri elementi di pianificazione territoriale. In ambito paesaggistico la collaborazione con la Soprintendenza Regionale per i beni Ambientali e Culturali e la Direzione Pianificazione Strategica Regionale porta l’Ente Parco del delta del Po ad un confronto per la costruzione del Piano Paesaggistico di Ambito Laguna di Veneta – Delta del Po. Questa collaborazione è fondamentale per la conclusione della visione strategica del territorio e la semplificazione amministrativa, quanto mai necessaria per lo sviluppo dell’area.

Promozione attività locali e iniziative culturali

L’Ente è inoltre motore di innumerevoli iniziative di carattere sociale, economico, culturale e di valorizzazione e promozione del territorio che coinvolgono associazioni culturali e le proloco dei comuni del Delta. Si ricordino le iniziative annuali delle Pro loco locali e Comuni del parco che attraverso un programma condiviso dall’Ente Parco vedono lo stesso compartecipare alle manifestazioni. Non da ultimo la festa del Riso del Delta del Po che ha visto l’unione dei produttori agricoli coordinati dalla Fondazione Ca’ Vendramin in un primo esperimento di valorizzazione territoriale attraverso i prodotti agricoli. Ma anche la Su e So per i fossi di Adria, la bottega del parco di Rosolina, la fiera del Delta del Po di Porto Tolle, le manifestazioni culturali ad Ariano nel Polesine, la fiera del Pane di Loreo, la festa della golena di Panarella a Papozze, le manifestazioni culturali e sportive di Corbola, la fiera del libro a Porto Viro, la festa per il taglio di Porto Viro a Taglio di Po ed innumerevoli altre manifestazioni locali.

Progetti Europei e progettazione Nazionale

©PH Daniele Soncin

Nella attuale programmazione Europea, 2007 – 2013, l’Ente Parco ha in corso di conclusione progetti che, in un ottica di visione strategica di sviluppo sostenibile, abbracciano diversi settori economici e di tutela. Nella

conservazione e valorizzazione delle aree di interesse comunitario (Zone Protezione Speciale) il progetto Valli e lagune, all’interno del programma Europeo LIFE +, per un valore di 4,5 milioni di euro vede coinvolte entrambe le Regioni Veneto ed Emilia Romagna con progetti di vivificazione delle lagune, realizzate dal Consorzio di Bonifica delta Po, la collaborazione fra vallicoltori ed Ente Parco per il monitoraggio delle specie prioritarie e, per la prima volta, la realizzazione di azioni comuni, con le aziende vallive, di valorizzazione dei prodotti della pesca ed itinerari turistici. Nel settore della valorizzazione della pesca importante progetto di promozione è, in collaborazione con Unci pesca - Coldiretti Rovigo, il progetto “Pesca Amica”, per un importo nei due anni di circa 100 mila euro, che tende a creare la rete dei produttori ed operatori economici per la valorizzazione delle specie ittiche quali vongole, anguille, cefali, alici ecc…. Nella valorizzazione del territorio anche a fini turistici il progetto Slow Tourism nell’ambito del programma Europeo Interreg Italia Slovenia, importo 103 mila euro, ha creato oltre che piccole infrastrutture di servizio agli itinerari di visitazione anche una buona rete di operatori convenzionati a cui ora bisogna dare supporto per la promozione delle loro attività già dichiarate sostenibili. Sempre nella logica di rete di operatori economici e dei luoghi del Delta del Po da preservare, il progetto Climapark, nel programma Europeo Interreg Italia Slovenia per un importo di 340 mila euro, ha consentito oltre che rilevare dati scientifici per la individuazione di indicatori ambientali dei cambiamenti climatici, in collaborazione con ARPAV, di proporre al territorio una riflessione sulla necessità di adottare strategie anche di sviluppo sostenibile per adattarsi ai notevoli mutamenti che il tessuto sociale ed ambientale sta mettendo in atto. Quindi la natura come elemento di riferimento fondamentale per adattare lo sviluppo economico di un territorio di grande valore ambientale. Questa visione di proposte gestionali è iniziata con il progetto NATREG, nell’ambito del programma Europeo MED per un importo di circa 200 mila euro, che ha disegnato un possibile Piano di Gestione per lo sviluppo sostenibile dell’intero territorio del Delta del Po. Il progetto Ecomuseo del Parco del Delta del Po finanziato dalla Regione Veneto nell’ambito del Programma POR per un valore di 1,8 milioni di euro permetterà di attivare un circuito di visitazione e valorizzazione dell’intero Delta del Po. Il progetto di Piste ciclabili del Parco del Delta del Po, anche questo nell’ambito del programma regionale POR, per un valore di 1,6 milioni di euro, andrà ad attivare una infrastrutturazione dell’offerta turistica e territoriale a beneficio degli operatori che nello sviluppo sostenibile credono e con l’Ente Parco condividono. Sempre nella logica dell’offerta di turismo sostenibile il progetto di bike sharing, anche se ridotto circa 260 mila euro, consentirà di avere un sistema di noleggio biciclette a favore degli operatori interessati ampliando l’offerta ai visitatori. Nel progetto 2bParks, all’interno del programma Europeo SEE importo di 190 mila euro, ha visto la valorizzazione paesaggistica e di educazione scolastica nelle aree protette europee del Delta del Po con importanti risultati dal punto di vista di promozione dell’area nel mondo scolastico e dell’educazione ambientale. La progettualità nel programma LEADER +, con il supporto del GAL Delta del Po, ha visto e vedrà la partecipazione dell’Ente Parco in iniziative per la creazione di itinerari culturali ed enograstronomici per la valorizzazione delle eccellenze produttive locali attraverso il progetto Econetwork rural importo 140 mila euro ed il progetto di promozione dell’area protetta per un importo di 150 mila euro . Gli itinerari del cinema, paesaggi culturali (i luoghi di senso), le eccellenze di prodotti agricoli e le attività didattiche sono i filoni principale delle azioni progettuali previste nel progetto denominato destinazione parchi di importo di circa 300 mila euro. In questo progetto viene prevista la realizzazione di un museo del cinema e più in generale delle arti visive in uno stabile in Comune di Porto Viro. Attività ed investimenti per 6 – 7 milioni di euro che il parco porta come ricaduta nel territorio dimostrando come le aree protette se aperte al territorio possono diventare motore di sviluppo elevando la qualità della vita ed incentivando le attività economiche. Nella nuova programmazione Europea 2014 – 2020 si stanno proponendo progetti sia per la infrastrutturazione e conservazione del territorio che per la promozione dei prodotti e servizi di eccellenza del Delta del Po. I programmi Europei, Nazionali e Regionali sono i via di attivazione con proposte di progettualità che coinvolgeranno tutti gli operatori economici del territorio.

La rete ed i paternariati

Le reti di paternariato a livello Nazionale ed Europeo consentono al parco di essere costantemente coinvolto nelle innumerevoli iniziative progettuali che intercettano risorse economiche da portare nel territorio. Ecco allora che la rete Delta chiama Delta, Deltamed, Adriapan, sistema dei parchi del Veneto, Federparchi e speriamo aree Riserva di Biosfera sono un valore importante che il parco ha costruito e che nelle programmazioni europee rivestono grande importanza. La collaborazione con i delta del Danubio in Romania, dell’Ebro in spagna, la Camargue in Francia, con le aree protette in Slovenia, Croazia, Grecia, Serbia, Bosnia, Albania, Germania, Polonia, Austria nonché la partecipazione con la Regione Veneto, la Camera di Commercio di Rovigo, il Consorzio di Bonifica delta del Po e la Fondazione Ca’ Vendramin a importanti progetti internazionali non da ultimo la missione in Messico consente al Parco del Delta del Po di avere una visibilità e visione internazionale di notevole livello.

La tutela ed il rapporto con le Università

Il monitoraggio ambientale, la cura del sistema dunoso e litoraneo, la promozione di attività economiche compatibili, l’attenzione alle persone svantaggiate, sono e saranno le azioni, non esclusive, che si metteranno in essere per far sì che il Parco diventi un territorio in cui ogni cittadino si identifichi. Le attività di monitoraggio dei passeriformi per un importo di 50 mila euro, la convenzione con l’Università di Padova istituto di genetica per la prosecuzione delle attività per la protezione dello Storione Cobice, il piano di attività di monitoraggio delle acque e di identificazione metodologica del valore delle funzioni ecosistemiche degli ambienti naturali, in collaborazione con Università di Ferrara, sono una piccola parte del lavoro svolto e da svolgere nell’ambito della conoscenza e monitoraggio ambientale. La stretta collaborazione con l’Autorità di Bacino del Fiume Po per l’elaborazione di piano di monitoraggio a seguito dello sversamento di idrocarburi nel fiume Lambro sta portando notevoli risultati positivi nella visione complessiva del valore ambientale del fiume Po. Anche la collaborazione con l’Università di Venezia – IUAV per la redazione delle valutazioni di incidenza ambientale dei piani ed il proficuo lavoro nell’ambito dell’Osservatorio del delta del Po rappresenta un forte legame del parco con la realtà universitaria; non da ultima la collaborazione fra Consorzio di Bonifica delta del Po e Università di Padova – dipartimento di Geografia per la realizzazione di incontri internazionali fra docenti universitari e master internazionali. Di prossima firma invece il protocollo di intesa con il Politecnico di Milano per la valorizzazione della ciclovia del Po denominata Vento che collegherà il Monviso con Venezia passando per il Delta del Po.

La rete regionale dei parchi

Importante è la sensibilità che l’Assessore ai Parchi Franco Manzato in collaborazione con l’Assessore all’Economia Isi Coppola dimostrano verso il Parco del Delta del Po ed il Delta del Po. Ricorso da ultimo il pieno appoggio nel sostenere la candidatura a Riserva di Biosfera – MAB UNESCO ma anche l’attenzione alle richieste di finanziamenti su progettualità che in questi anni abbiamo fatto la valorizzazione e la tutela del territorio. Nella rete dei parchi regionali siamo un importante punto di riferimento che con il coordinamento regionale svilupperà importanti progetti di tutela e promozione. La nuova proposta di legge regionale di razionalizzazione del sistema dei parchi non modifica le intenzioni regionali di vedere l’area del Delta del Po elemento basilare della politica di tutela del sistema regionale delle aree protette.

In conclusione questo anno è l’anno dell’orgoglio del Delta del Po e citando un testo a me caro di Giovannini autori del testo Uomini e parchi: “Il grande significato di un parco è soprattutto umano, poiché umana è la funzione che esso deve assolvere: ricercare nuovi comportamenti di compatibilità fra sviluppo antropico ed il mantenimento degli equilibri naturali, fissando i parametri qualitativi e quantitativi di tale compatibilità” (dal testo Uomini e parchi)


Veneto in primo piano 13 28 Il Veneto in primoIlpiano Sicurezza idraulica Con l’autunno torna il maltempo con i timori di chi vive in zone a rischio

La pioggia risveglia gli spettri dell’alluvione Aperti i cantieri per nuove opere di difesa ma servono ulteriori interventi per tutelare buona parte della regione. I Consorzi di Bonifica hanno decine di progetti nel cassetto

Zaia: “Pensiamo meno alle strade e di più alla sicurezza del territorio”

di Nicola Stievano

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orna la stagione delle piogge, dopo la “tregua” estiva i fiumi tornano ad ingrossarsi ed ogni perturbazione ormai innesca l’allerta meteo ed è fonte di ansia e preoccupazione per milioni di veneti. Questo perché gran parte del territorio della nostra regione è a rischio idrogeologico, al punto che allagamenti ed esondazioni sono sempre una minaccia concreta. Dalla disastrosa alluvione di tre anni fa qualcosa è cambiato e sono ormai aperti alcuni cantieri per la costruzione di invasi nella fascia pedemontana e il rinforzo degli argini più “stressati”. Ma restano ancora al palo molti altri interventi sul territorio, da quelli più invocati ed evidenti come il completamento dell’idrovia Padova – Mestre da usare come valvola di sfogo per le piene del Brenta e del Bacchiglione. Un’opera che tutti i comitati e gli esperti indicano come la possibile soluzione alla criticità idraulica del nodo di Padova. Inoltre non passa giorno senza che i Consorzi di Bonifica sottolineino la necessità di investire di più per le opere di consolidamento e di difesa idrogeologica. I progetti ci sono, le competenze anche, quello che manca, come sempre, è la disponibilità economica. “Ogni volta ci troviamo a dover gestire l’emergenza – spiega Antonio Salvan, presidente del consorzio Adige Euganeo – e a impegnare risorse nei momenti di crisi. Noi ci troviamo spesso a gestire un sistema concepito il secolo scorso, quando il Veneto era per lo più campagna. Oggi la situazione è ben diversa, l’urbanizzazione massiccia impone di adeguare la rete di scolo e gli impianti. Non solo, il clima sta cambiando e ormai le precipitazioni si caratterizzano per la loro intensità. Cade molta acqua in poche ore, acqua che finisce per fare danni se non viene convogliata in una rete di scolo adeguata. Abbiamo diversi progetti già pronti per aumentare la portata dei canali, per prevenire le emergenze, per mettere in sicurezza ampie aree del nostro territorio, per preservare interi centri urbani e zone produttive dagli allagamenti. Continuiamo a sensibilizzare chi ci governa ma lo scoglio più grande resta la disponibilità economica. Intanto cerchiamo di fare del nostro meglio”. Dall’area di Mestre sempre a rischio alluvione alla Bassa Padovana, dal fragile Polesine all’area Euganea, i punti critici dal punto di vista idrogeologico certo non mancano. A fine settembre intanto sono stati affidati dal Consorzio di bonifica Bacchiglione i lavori per le opere di estensione del collegamento dell’’area termale al Cana-

Gli assessori Stival e Conte con il presidente Zaia

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Sul completamento dell’Idrovia Padova – Mestre invocato da più parti manca ancora il passaggio decisivo le L.E.B (Lessino –Euganeo – Berico), che attraverso un nuovo sistema di tubazioni interrate consentirà di recapitare acqua in tutti i canali del Consorzio del bacino idraulico “Colli Euganei”. Una grande opera, che complessivamente, tenuto conto anche dei lavori già realizzati negli anni scorsi del primo tratto di condotta, costerà oltre 6 milioni di euro . Il progetto avviato, di 5 milioni di euro, previsto all’interno del “Piano Irriguo Nazionale” completa il già avviato riassetto idraulico – ambientale del bacino “Colli Euganei” – area di 11.804 ettari a nord – ovest di Padova – caratterizzata attualmente dalla presenza di numerose aree urbanizzate, piccoli insediamenti industriali, numerose aziende agricole e dagli importanti centri turistici termali di Abano e Montegrotto Terme. Nello specifico i lavori in partenza, suddivisi in due lotti esecutivi, riguardano la realizzazione di una condotta

lunga 1,6 km e di un’ulteriore sistema di condotte e manufatti (per una lunghezza totale di 5 km circa). L’intervento, una volta completato, sarà in grado di rispondere alle modificate esigenze idrauliche dell’’area, consentendo la vivificazione dei corsi d’acqua principali con l’aumento delle portate degli scoli durante tutto l’anno e la possibilità di utilizzo irriguo delle acque nelle aree agricole in primavera ed in estate. Relativamente all’utilizzo irriguo per l’agricoltura, il Consorzio di bonifica Bacchiglione ha inoltre progettato e realizzato a valle dello Scolo Spinosella (in accordo con alcune aziende private) un’area pilota di irrigazione “a domanda” per garantire la distribuzione capillare dell’’acqua dai canali consortili ad aziende agricole private - che si sono dimostrate motivate a condividere anche i costi aziendali di trasformazione – concretizzando così la collaborazione fattiva tra l’ente pubblico e gli interessi del territorio anche rappresentati direttamente da un gruppo di soggetti privati. “Una grande opportunità da cogliere per il “sistema” Colli Euganei. - sottolinea Eugenio Zaggia, presidente del Consorzio Bacchiglione - L’arrivo di acqua di ottima qualità in questa zona significa un potenziale di sviluppo enorme per l’economia agricola e turistica dell’area”.

entre in Regione si stanno chiudendo i conti dei rimborsi agli alluvionati del 2010, dopo un lungo iter non privo di polemiche, il presidente Zaia conferma la volontà di mettere in campo risorse per la prevenzione, come chiedono da anni a gran voce esperti e addetti ai lavori, cittadini che hanno provato sulla propria pelle cosa significhi avere l’acqua in casa e persone che si impegnano per la sicurezza del territorio. “In questo Paese varrebbe la pena di pensare a costruire un po’ meno strade e di più al dissesto idrogeologico, che è la vera sfida che noi abbiamo”. Queste le parole di Luca Zaia pronunciate a Longarone, durante la giornata dedicata all’anniversario della tragedia del Vajont. “La necessità di prevenire e intervenire contro il dissesto idrogeologico – ha affermato il governatore – è la nostra versa sfida. L’abbiamo vissuto con l’alluvione del 2010 che ha colpito direttamente oltre 200 comuni, 10 mila famiglie con l’acqua in casa, 3 mila imprese danneggiate. E poiché la vera sfida per un territorio è quella di mettere in sicurezza dei cittadini”. L’assessore alla difesa del suolo Maurizio Conte conferma l’impegno del Veneto: “La messa in sicurezza del territorio è una priorità di questa amministrazione. Siamo impegnati fin dall’inizio della legislatura sulla partita relativa alle grandi opere idrauliche a cui abbiamo messo mano dopo 80 anni che non si era fatto più nulla. Per gli interventi di difesa idraulica negli ultimi due anni sono stati spese o impegnate risorse per un totale di circa 300 milioni di euro in tutto il territorio veneto. Di recente è partita la procedura anche per l’appalto della cassa di espansione di Caldogno. Posso affermare senza paura di smentita che nessuna amministrazione, da quando nel 2003 le competenze in questo settore sono passate alle Regioni, si è mai spinta come abbiamo fatto noi così in avanti sul fronte della riduzione del rischio idrogeologico”.

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30 Voci da palazzo

Voci da palazzo 15

Sanità Stabilite le dotazioni di reparti, primariati e posti letto per le 24 aziende sanitarie del Veneto

Approvate le schede di programmazione ospedaliera Lo scorso 27 settembre, la commissione Sanità, ha espresso il suo voto. Critici Azzalin e Sinigaglia

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opo una seduta durata più di 22 ore, lo scorso 27 settembre, la commissione Sanità, presieduta da Leonardo Padrin, ha approvato le schede di programmazione ospedaliera per le 24 aziende sanitarie del Veneto. Con tale provvedimento si sono stabilite le dotazioni di reparti, primariati e posti letto per le 21 aziende territoriali, le due aziende ospedaliere di Padova e Verona e l’Istituto oncologico veneto. “Con il via libera alle schede ospedaliere – dichiara Padrin al termine della seduta - abbiamo portato a compimento il percorso di riorganizzazione del settore avviato con il Piano socio-sanitario. La commissione ha confermato l’impostazione della Giunta, ma allo stesso tempo ha reso più elastiche le dotazioni di posti letto territoriali. Il messaggio che abbiamo voluto lanciare è questo: chi in Veneto ha bisogno di un posto letto avrà sempre una risposta positiva, che si tratti di una

struttura intermedia, territoriale o ospedaliera. L’aspetto più caratterizzante di questi nuovi strumenti – informa Padrin - è l’apertura alle case di cura private alle quali lanciamo una sfida, quella di attrarre pazienti da fuori Regione. Lo stesso vale anche per le aziende ospedaliere, i grandi ospedali, ma anche gli ospedali dei capoluoghi di provincia. Questo permetterà alle nostre eccellenze di farsi valere sul mercato. Solo nel privato – precisa - questa novità potrebbe portare all’assunzione di circa 1300 addetti e ad un fatturato di 80 milioni di euro all’anno”. In ultima battuta Padrin ha rimarcato l’attenzione massima avuta nei confronti dei territori più delicati come la montagna, la Laguna e il Polesine. “Le specificità territoriali sono state salvaguardate così come prevede il Piano. Ogni soluzione è stata ritagliata addosso alle singole realtà dopo un lungo confronto con i territori”. “Con il Piano e le schede – ha

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Nella foto il presidente della V commissione Leonardo Padrin e l’assessore alla Sanità Luca Coletto dichiarato invece l’assessore alla sanità, Luca Coletto che ha partecipato ai lavori della commissione – abbiamo avviato una riorganizzazione della sanità veneta che guarda al futuro. Ci sono – ha precisato – delle grosse innovazioni e posso dire tranquillamente che sono innovazioni che vengono riprese anche a livello nazionale. E’ veramente un cambiamento

cosa è cambiato

el padovano L’Usl 15 di Cittadella ha perso Chirurgia vascolare ottenendo, però, l’apicalità in Ortopedia, mentre Camposampiero acquista quella di Anatomia patologica, diventa Cto regionale e Centro provinciale per le patologie retiniche. Usl 16. Al Sant’Antonio salgono i letti in Terapia intensiva (da 10 a 16) e in Ortopedia (da 35 a 40). Piove di Sacco avrà i primari di Ortopedia, Anestesia e Ostetricia (dove si farà anche la fecondazione assistita) e 7 letti di Riabilitazione neurologica, ma perde l’apicalità in Neurologia. Iov: apicalità in Immunologia e Usd di Tumori ereditari. Usl 17. Riconosciuta l’Usd di Radioterapia a Este, di Diabetologia e Chirurgia artroscopica a Monselice.

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el veneZiano Nell’Usl 12, la cardiochi-

rurgia di Mestre assorbe l’attività di Mirano. Alla 13, invece, sono stati riconosciuti i primariati di Ostetricia e Riabilitazione (20 letti) a Dolo, e le Unità semplici dipartimentali di Otochirurgia e Chirurgia vascolare a Mirano. A Chioggia, Uls 14, sono state riconosciute le Unità semplici dipartimentali di Diabetologia e Day-Surgery in regime diurno.

Piergiorgio Cortelazzo (PdL)

gennaro Marotta (IdV)

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“buone notiZie per l’ulss 17”

u Padova la quinta commissione consiliare ha fatto un ottimo lavoro, confermando il ruolo strategico della nostra sanità”. Ad affermarlo è il consigliere padovano e vicecapogruppo del Pdl in Consiglio regionale, Piergiorgio Cortelazzo. “Massimo rilievo è stato riconosciuto anche al Cto di Camposampiero. Nello specifico, buone notizie sono arrivate anche per l’Ulss 17 di Este-Monselice con l’istituzione di tre nuove Usd, unioni semplici dipartimentali. Ne abbiamo riconosciuto tre - illustra Cortelazzo - Una di diabetologia, un’altra di radioterapia, una terza di chirurgia ortopedica ortoscopica. Inoltre al reparto di ortopedia sono stati assegnati ulteriori 5 nuovi posti letto. In questo modo vogliamo riconoscere e incentivare le eccellenze presenti nel presidio. 5 posti letto sono stati assegnati anche all’Ulss 16 per il Sant’Antonio, una quota che può sembrare bassa, ma che in realtà consentirà alla struttura di attivare nuovi servizi”. Cortelazzo si dice soddisfatto anche per la conferma dei posti e del ruolo della riabilitazione all’ospedale di Conselve. “La quinta commissione - conclude Cortelazzo - ha lavorato di fioretto, coinvolgendo tutti i soggetti che volevano dire la loro. Gli operatori, le associazioni e gli amministratori padovani sono stati molto collaborativi e responsabili”. Antonio Pipitone (IdV)

sconcerto per taglio chirurgia vascolare ulss 15

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l sant’Antonio di Padova Ortopedia ha acquisito 5 posti letto grazie ad un mio emendamento. Serviranno per accorciare la lista di attesa con più di 600 pazienti. “Purtroppo è stata eliminata Chirurgia vascolare dell’Ulss 15 di CittadellaCamposampiero. Siamo rammaricati – racconta il medico padovano – perché sono stati bocciati due emendamenti, che avevo presentato, per mantenere l’Unità definitivamente o almeno sino alla scadenza dell’attuale primario, in modo da accompagnare il percorso di riconversione. È una decisione incomprensibile, che elimina un’eccellenza costruita sul campo, nonostante le migliaia di firme raccolte dai cittadini. E’ stata invece presa una decisione positiva, c’era un nostro emendamento in tal senso, - conclude Pipitone - sull’Ortopedia di Piove di Sacco. Viene così salvato un servizio essenziale per migliaia di pazienti della bassa padovana. Ritengo positiva anche la scelta di modificare le schede ospedaliere dello Iov, garantendo un livello elevato, dà garanzia ai ricercatori sulla continuità del loro lavoro e, in sostanza, esclude qualsiasi ipotesi di spostarlo altrove. Nelle schede sono state inserite l’unità operativa complessa di immunologia, dove operano 100 ricercatori, ed una di terapia del dolore. La Breast Unit è stata accorpata all’unità di senologia e si sono create le unità dipartimentali dei tumori esofagei e dei tumori rari”. Claudio Sinigaglia (Pd)

“resta buio assoluto su serviZi territoriali”

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a strada imboccata da Lega e PdL è chiara: tagliare posti letto ospedalieri senza garantire in cambio servizi e risorse nei territori. Quando e dove vedranno la luce gli ospedali di comunità, le strutture intermedie, gli hospice, i centri per l’alzheimer e la sclerosi multipla? Perché dimezzare il numero dei distretti? Perché eliminare un gran numero di responsabili di psichiatria, per l’infanzia e l’adolescenza, per la disabilità e la non autosufficienza? Su tutti questi nodi rimane il buio assoluto”.

“troppi tagli a veneZia”

’ andata bene col Policlinico San Marco e a Mirano. Meno con Venezia. Su Mestre – spiega il politico veneziano - c’è stato un recupero abbastanza sostanzioso. Ha avuto esito il forte l’impegno di IdV e del Pd: abbiamo convinto la maggioranza a non tirare troppo la corda. Avrebbero sbriciolato il polo di chirurgia programmata protesica e sarebbe stato un delitto. Così al Policlinico San Marco abbiamo recuperato 25 posti, assorbendo meglio i tagli (20 posti nell’area chirurgica ortopedica, 3 al week surgery, 2 in Terapia intensiva). Siamo soddisfatti anche per Mirano, dove la Cardiochirurgia continuerà a funzionare finché l’hub dell’Angelo non riuscirà a gestire in proprio tutti gli interventi dell’Ulss. Su Venezia – sottolinea Marotta - abbiamo provato a far quadrato per contrastare la riduzione dei posti letto, ma la maggioranza di centrodestra era blindata ed ha bocciato le nostre proposte, che mantenevano reparti e servizi a nostro avviso indispensabili per gli abitanti del centro storico. Non vorremmo, come avevamo ventilato, che il Civile venisse ora considerato alla stregua di un poliambulatorio”. Carlo Alberto Tesserin (PdL)

“confermata l’importanZa di chioggia”

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e schede ospedaliere hanno confermato l’importanza di Chioggia nel sistema sanitario veneto, aggiungendo un ulteriore potenziamento sul fronte della diabetologia e del day-surgery. Tutte le modifiche positive introdotte a inizio estate dalla Giunta sono state ratificate dalla V Commissione, che su Chioggia ha votato all’unanimità, segno che la convergenza sul nostro ospedale è massima. Sono stati confermati quindi i nuovi primariati e l’aumento dei posti letto”.

di rotta rispetto alla gestione della sanità consueta, - ribadisce Coletto - che la miglioria e la rende più fruibile, quindi la sposta verso il territorio dal punto di vista della prevenzione e delle cure immediate, che possono essere erogate sul territorio, valorizzando ancora di più quello che è il lavoro importante degli ospedali, che avranno bacini e specialità ben definiti.

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el rodigino In Polesine nell’Usl 18 di Rovigo è stato riconosciuto l’Usd di Chirurgia vascolare, Malattie metaboliche e Patologie retiniche. Usl 19 di Adria è stato ammesso il primariato in Riabilitazione. Mauro Mainardi (PdL),

“riconfermata la specificità sanitaria del polesine”

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bbiamo – dichiara il consigliere del Pdl - potenziato Adria e confermato l’hub provinciale di Rovigo individuando e premiando le eccellenze. Entrando nello specifico, all’ospedale di Rovigo sono state riconosciute tre nuove Unità semplici dipartimentali: chirurgia vascolare, diabetologia e malattie metaboliche. Trecenta rimane ospedale per acuti, con il riconoscimento di due ulteriori posti letto in terapia intensiva. L’ospedale di Adria riacquista l’apicalità del recupero e della riabilitazione funzionale, a cui viene assegnata una dotazione di 5 posti letto. Si è poi confermata la crucialità del punto nascite e della pediatria. In entrambi i casi le modifiche apportate dalla Commissione sono state oggettivamente migliorative. graziano Azzalin, Pd

“non c’è nulla per cui esultare”

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nche in Polesine l’effetto dei tagli è stato leggermente attenuato, ma nel complesso la dotazione complessiva non ne esce certo rafforzata, anzi. E quanto stabilito nel Pssr riguardo alla specificità del Polesine è rimasto solo sulla carta: chi canta vittoria per il mantenimento delle due Ulss forse non si è accorto che nessuna Ulss è stata cancellata, visto che le schede si occupavano unicamente delle dotazioni di reparti, primariati e posti letto degli ospedali e forse non si è accorto nemmeno che l’ospedale di Porto Viro è stato privato del riconoscimento di presidio ospedaliero pubblico a beneficio della Casa di Cura di Abano per nessuna altra ragione che non un mero calcolo politico e che nei fatti l’ospedale di Rovigo è stato catalogato come un hub di serie B. E la cartina di tornasole sarà l’allocazione delle risorse. Non mi torna nemmeno il calcolo che ha fatto qualcuno dicendo che l’ospedale di Adria è stato potenziato, a me risulta che i 216 posti letto ed i 17 primariati, diventeranno 178 e 13”.


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16 Cultura veneta 32 Palazzo Fortuny a Venezia Fino al 24 novembre

Gli sguardi universali di Tàpies Iniziò a disegnare cercando nell’immaginazione uno sguardo interiore. Scomparso lo scorso anno, Venezia gli dedica una retrospettiva di Alain Chivilò

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he cosa pensa l’artista nel suo agire umano? Qual è la prospettiva artistica che coinvolge maggiormente? Lo sguardo interiore ed esteriore quale polarizzazione prende? Queste sono alcune domande che il percorso espositivo di Palazzo Fortuny a Venezia cerca d’indagare fino al 24 novembre nella mostra dedicata a “Tàpies. Lo sguardo dell’artista”. Scomparso a febbraio 2012 Anthony Tàpies, nato a Barcellona nel 1923, si è sempre posto domande sull’esistenza umana, trovando approfondimenti e risposte nelle culture del mondo. La storia dell’arte dell’agire umano da quella africana, all’asiatica passando per quella europea furono tappe fondamentali. All’età di 18 anni, a causa di una grave lesione polmonare, tra il 1942/43 dovette curarsi in montagna. Proprio in questo periodo iniziò a disegnare, cercando nell’immaginazione uno sguardo interiore. Dal dopoguerra dipinse con serietà opere che come

scrisse “erano quasi composizioni astratte, che fino allora aveva appreso e imparato ma ricordavano anche dei paesaggi stella- con tecniche prese da emozioni, gusti, ispirazione, mitologie, ri. Altre esalavano un simbolismo, psicoaprofumo di misterioso La maggior nalisi, meditazione e romanticismo”. Nel parte dei suoi spiritualità. Nacquero 1953 Tàpies iniziò la lavori è prodotta sua svolta artistica met- negli ultimi 25 anni da qui le peculiarità artistiche del Maestro tendo in discussione le di vita Catalano incentrate percezioni passate e il suo lavoro artistico. Partendo dai fermenti nell’utilizzo di terre colorate, sabbie, polartistici europei decise di ricominciare da vere di marmo, capelli, peli, lenzuola, fili, zero esplorando ancora più in profondità paglia, riso, bianchi di Spagna e cenere. Si l’inconscio, mettendo alla prova tutto ciò crearono nuove tensioni in scritture e grafie

Retrospettiva al Museo Correr, fino al 27 ottobre

ANTHONY CARO: ASSEMBLAggI E IMBULLONATURE

dove la superficie materica venne elaborata in lisciature, grattature e schiacciamenti. Come scrisse nel 1977, “mi muovevo per impulsi precisi, ma così poco coscienti che a volte avevo l’impressione di procedere scavando alla cieca, con gesti furiosi, i segreti di una massa di terra che mi seppelliva”. Oggetti umili, cari all’artista, furono da lui inseriti nelle opere, facendo contemporaneamente apparire croci, numeri, lettere assieme ai suoi “muri” dove elementi naturali s’inserirono in asfalto, graffiti e cemento. Per capire la produzione artistica di Tàpies

Arte performativa, scultura, installazioni e pittura

Materia primordiale a Punta della Dogana

fondaZione prada a veneZia propone berna

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isogna sentire l’arte dentro di sé, non limitandosi a dire: che shock!”. Questa è una frase attraverso la quale Sir Anthony Caro si presenta a Venezia. Uno tra gli artisti nati tra il 1920 e ’30 ancora viventi che senza alcun dubbio, nell’ambito della scultura, è il primo da citare in un’ipotetica lista. Nativo del Regno Unito classe 1924, nel suo percorso ha tracciato una scultura in sintonia con la contemporaneità, ideando assemblaggi di chiara impronta astratta dai svariati contenuti. Il Maestro ritorna in Italia approdando in una Venezia “biennalesca” con una retrospettiva al Museo Correr fino al 27 ottobre. Più di un mezzo secolo di esplorazioni artistiche tracciano un percorso composto di una trentina di lavori, che dialogano figuratamente con la piazza San Marco sottostante, eccezionalmente visibile dalle finestre del museo non occultate dall’allestimento come nelle ultime esposizioni. Una delle chiavi di lettura dell’agire di Caro consiste nell’infondere a livello scultoreo una sorta di liricità. Di conseguenza a un apparente freddo astrattismo, bellezza e armonia animano le sue opere. Un intreccio di materiali, in svariati assi dimensionali ottenuti da lamiere, travi metalliche e reti rendono la percezione a livello tridimensionale avvolta da una sorta di leggerezza alla Calder. Una sintesi di queste sfumature è avvertibile nell’opera “Orangerie”, ideata alla fine degli anni ’60 e inizio anni ’70, dove colore, sinuosità, immaginifiche estreme stilizzazioni umane, unioni e contorsioni in assi orizzontali e verticali evidenziano la meccanizzazione del suo percorso artistico. Un metallo industriale che, con imbullonature e saldature, si mette insieme in più elementi attraverso un ordine compositivo dettato dal Maestro, simulando un percorso di vita sempre in dialogo nelle sue singole parti. Queste non hanno mai elementi di discontinuità o rottura, sia nell’iniziale spazialità orizzontale e successivamente in quella verticale, perché anche nell’astrattismo si può giungere a proporzioni musicali. Al.Ch.

è fondamentale sapere che la maggior parte dei suoi lavori è prodotta negli ultimi 25 anni di vita, riuscendo a dare in questa fase terminale di vissuto la più totale libertà che avvertiva. Una mostra che, nell’accostamento con opere di vari artisti internazionali, propone lavori scelti dai curatori in chiave puramente emotiva rispetto alla ferrea cronologia museale. Un’occasione per ammirare la produzione artistica di uno fra i più importanti Maestri internazionali nel tradizionale e unico percorso espositivo di Palazzo Fortuny.

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isogna sentire l’arte dentro di sé, non limitandosi a dire: che shock!”. Questa è una frase attraverso la quale Sir Anthony Caro si presenta a Venezia. Uno tra gli artisti nati tra il 1920 e ’30 ancora viventi che senza alcun dubbio, nell’ambito della scultura, è il primo da citare in un’ipotetica lista. Nativo del Regno Unito classe 1924, nel suo percorso ha tracciato una scultura in sintonia con la contemporaneità, ideando assemblaggi di chiara impronta astratta dai svariati contenuti. Il Maestro ritorna in Italia approdando in una Venezia “biennalesca” con una retrospettiva al Museo Correr fino al 27 ottobre. Più di un mezzo secolo di esplorazioni artistiche tracciano un percorso composto di una trentina di lavori, che dialogano figuratamente con la piazza San Marco sottostante, eccezionalmente visibile dalle finestre del museo non occultate dall’allestimento come nelle ultime esposizioni. Una delle chiavi di lettura dell’agire di Caro consiste nell’infondere a livello scultoreo una sorta di liricità. Di conseguenza a un apparente freddo astrattismo, bellezza e armonia animano le sue opere. Un intreccio di materiali, in svariati assi dimensionali ottenuti da lamiere, travi metalliche e reti rendono la percezione a livello tridimensionale avvolta da una sorta di leggerezza alla Calder. Una sintesi di queste sfumature è avvertibile nell’opera “Orangerie”, ideata alla fine degli anni ’60 e inizio anni ’70, dove colore, sinuosità, immaginifiche estreme stilizzazioni umane, unioni e contorsioni in assi orizzontali e verticali evidenziano la meccanizzazione del suo percorso artistico. Un metallo industriale che, con imbullonature e saldature, si mette insieme in più elementi attraverso un ordine compositivo dettato dal Maestro, simulando un percorso di vita sempre in dialogo nelle sue singole parti. Queste non hanno mai elementi di discontinuità o rottura, sia nell’iniziale spazialità orizzontale e successivamente in quella verticale, perché anche nell’astrattismo si può giungere a proporzioni musicali. Al.Ch.

à Corner della Regina, sede veneziana della Fondazione Prada, ripropone fino al 3 novembre una mostra tenuta a Berna nel lontano 1969. “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013” non è altro che un progetto di ricostruzione dell’esposizione che passò agli annali per un approccio volto al medium linguistico. Il titolo originale era “Live in Your Head. When Attitudes Become Form. Works-ConceptsProcesses-Situations-Information” per un contenitore che univa sintesi delle ricerche dell’epoca come la Land Art, l’Arte Povera, la Process Art e l’Arte Concettuale. Un nuovo periodo che si sviluppava dopo il Minimalismo e la Pop. Una sfida che Germano Celant, Miuccia Prada e Patrizio Bertelli hanno voluto affrontare facendo inserire opere, anche d’importanti dimensioni, in spazi stretti consoni a un antico palazzo veneziano. Quindi il visitatore dovrà stare molto attento a non calpestare le opere di artisti quali Bruce Nauman, Giovanni Anselmo, Claes Oldenburg, Walter De Maria, Joseph Kosuth, Gilberto Zorio, Sol Lewitt, Daniel Buren per citarne alcuni. Una domanda sorge in tale contesto: quanto è utile una riproposizione a più di quarant’anni di distanza? Jean Clair scrittore, storico dell’arte e curatore francese, afferma che in tale mostra “il corpo dell’uomo pretende di sostituirsi alle proprie opere”. L’artista è ora “un nuovo mago della società contemporanea”. Si evidenziava dunque una visione del mondo non “comunicata dalle opere” perché “si sarebbe manifestata con la presenza stessa dell’artista nella sua realtà fisica, attraverso le sue attitudini corporali”. Al.Ch.


Cultura veneta 17 33 Arte Alla Basilica Palladiana di Vicenza, sino al 12 gennaio 2014

“Around JFK - 1963: il sogno, il mito”

vintage festival tre giorni dentro agli oggetti che hanno fatto un’epoca

Il prossimo 23 ottobre aprirà i battenti una mostra dedicata ad un anno. Il 1963. Muoiono in quell’anno: Kennedy, Papa Giovanni XXIII e Martin Luter King, tre figure fondamentali per capire quell’epoca

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allas, 22 novembre 1963, ore 12.30. Muore assassinato John Fitzgerald Kennedy, il Presidente che stava cambiando la storia del suo Paese e quella dell’Occidente. E’ una svolta nella storia del mondo. L’evento influenzerà la percezione e il senso della vita nell’intero pianeta, insieme alla sua rappresentazione sulla scena mediatica, cosa che non accadde un secolo prima con la morte, altrettanto simbolica, di Abramo Lincoln. L’uccisione di Kennedy non segna solo il confine tra un prima e un dopo per la potenza della comunicazione, ma perché trasforma in evento planetario l’icona e il simbolo che lui e la sua Presidenza rappresentavano. Quell’uomo, il sogno che egli ha simboleggiato e il mito che di lui perdura sono al centro di una grande mostra allestita dal 23 ottobre al 12 gennaio presso la Basilica Palladiana di Vicenza. L’esposizione “Around JFK - 1963: il sogno, il mito” è promossa da BCome Venice con il patrocino del Comune di Vicenza e dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia. Accanto e dentro la mostra, che sarà spazio di rappresentazione visiva e insieme

E luogo di esperienza espositiva, sono previsti appuntamenti dal vivo – conferenze, talks, workshop, reading, installazioni - per una messa in scena del passato recente che ancora pervade e per molti versi incide sul contemporaneo delle arti, della cultura, della dottrina politica e sociale. Un contenitore/evento che nella rappresentazione della storia di ieri riconosce molta iconografia e numerose matrici culturali e sociali che appartengono allo sguardo dell’oggi. Un autentico format culturale e di spettacolo; un ipertesto che si sviluppa su più supporti in contemporanea. Un flusso imperdibile di frames, parole, immagini,

sguardi, suoni, voci per chiunque abbia vissuto quegli anni o ne abbia avvertito gli echi. Chi è nato nel 1963 ha l’ingresso omaggio alla Mostra. A Vicenza, in Basilica Palladiana, sino al 12 gennaio 2014.

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stata archiviata come un’iniziativa di successo, la quarta edizione del Vintage Festival. Tante le presenze che hanno accompagnato, a metà dello scorso mese, la tre giorni dedicata alla moda, al design, alla musica e allo spettacolo, al Centro Culturale San Gaetano di Padova. “Il passato in HD” è stato lo slogan usato per sottolineare il concetto sotteso all’evento. Ossia il modo di riappropriarsi del passato per stimolare una visione del futuro più nitida, colorata e ricca. Insomma il vintage può essere il domani, in quanto ogni oggetto può essere la chiave per un nuovo futuro possibile. Attorno all’agorà centrale, che ha ospitato la tradizionale esposizione mercato con una rinnovata selezione tra capi, accessori e oggettistica dagli anni ’20 agli anni ’80, sono stati molti i volti noti che si sono dati appuntamento. Da Philippe Daverio, Tinto Brass, Oliviero Toscani, Maria Luisa Frisa, Andrea Pellizzari, Giusi Ferrè e Bruno Bozzetto la manifestazione è stata anche il teatro di un confronto nel campo del design, dell’arte e della musica, ampliato da otto mostre dedicate agli aspetti culturali e storici del settore. Non solo glamour, dunque, ma un viaggio dentro alla storia degli oggetti che hanno fatto un’epoca c’è stato spazio anche per la beneficienza: gli incassi sono stati devoluti da Team for Children Onlus a sostegno del reparto di oncoematologia dell’ospedale di Padova.

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Vieni ad assaggiare il piatto più veronese che c’è: gli ottimi bolliti misti accompagnati dalla mitica pearà. Non mancheranno altre ricette della tradizione popolare come le tagliatelle in brodo con i fegatini e i piatti di stagione con la zucca, i funghi, le castagne e buon vino.

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Cittanova d’Istria, piatti & piattelli d’oro

Sì, viaggiare 35 IL CAMPIONE OLIMPICO DI TIRO A VOLO GIOVANNI CERNOGORAZ ORO A LONDRA CON I COLORI CROATI MA DI FAMIGLIA DA SEMPRE ITALIANA CI GUIDA ALLA SCOPERTA DELLA PITTORESCA CITTADINA AFFACCIATA SUL GOLFO DI TRIESTE CHE CONSERVA PREZIOSE VESTIGIA DI EPOCA VENEZIANA I GENITORI GESTISCONO UNO DEI PIÙ LONGEVI RISTORANTI DELLA REGIONE GLAUCO BEVILACQUA PRESENTA L’ATTIVA COMUNITÀ ITALIANA LOCALE MALVASIA, PROSCIUTTO E OLIO D’OLIVA AL TOP A Giovanni Cernogoraz è dedicato anche un vino. La sua foto compare nell’etichetta di una Malvasia istriana prodotta dal cugino Bruno Ravalico, altro attivo rappresentante della comunità italiana di Cittanova. La sua bella cantina di Verteneglio (Nova Vas, 101) è stata fra le prime in Istria, nel 1985, ad ottenere il permesso dalle autorità yugoslave per poter vendere il vino a privati. Oggi produce vini di alta qualità destinati quasi totalmente alla ristorazione locale, ottenuti con una resa per ettaro molto bassa (sui 70 quintali). 100.000 le bottiglie prodotte fra Malvasia, Chardonnay, Pinot Grigio, Moscato bianco, Merlot-Cabernet e Rosè Merlot. Nell’artistico logo compare il profilo del campanile della vicina Pirano, città da cui proviene la famiglia Ravalico e che oggi si trova in Slovenia. Produce vino anche un compagno di scuola di Giovanni Cernogoraz, Moreno Ivancic, impegnato anche nella banda del paese. Punta deciso alla qualità anche lui e sogna di aprire un’enoteca con prosciutteria per fare assaggiare le gustose coscie che hanno reso famosa l’Istria. Entrambi, Ravalico e Ivancic, producono anche l’olio extravergine di oliva. Quello istriano negli ultimi anni è arrivato a quotazioni altissime per la sua straordinaria qualità. Ma non ci si può recare a Cittanova senza fare tappa al ristorante da Giovanni, che propone da generazioni dell’ottimo pesce, oltre ai premiati dolci di Veronica, fra cui il famoso “Magna e tasi”. Un tiramisu in versione istriana.

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a medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra nel 2012 l’ha vinta con i colori della Croazia, ma lui l’azzurro dell’Italia potrebbe vestirlo liberamente anche domani. Stiamo parlando di Giovanni Cernogoraz, campione olimpico nel Double Trap, specialità del tiro a volo che in campo femminile ha visto il trionfo di Jessica Rossi. Giovanni è istriano, risiede in Croazia dunque, ma di passaporto anche italiano, perchè la sua famiglia è sempre stata italiana, mantenendo tale nazionalità anche sotto la Yugoslavia prima e la Croazia poi. Giovanni vive a Cittanova d’Istria (che i croati nel dopoguerra hanno ribattezzato Novigrad), pittoresca cittadina di impronta veneziana che si trova in riva al mare fra Umago e Parenzo, in quella che nel dopoguerra per qualche anno è stata la cosiddetta “Zona B” del territorio Libero di Trieste. Giovanni Cernogoraz è nipote di quel Giovanni che dà il nome ad uno dei ristoranti più famosi e longevi dell’Istria. Giovanni era suo nonno: fu lui nel 1983 a costruire il nuovo ristorante di pesce in Stanzìa Roselli, a sud dell’abitato di Cittanova, ma in precedenza la famiglia Cernogoraz gestiva un’osteria poco lontano, fondata nel 1936 dal bisnonno Martino. Sopra la cava di Antenal, proprio di fronte alla spettacolare foce del fiume Quieto. E’ in quella vecchia osteria che Giovanni Cernogoraz è nato il 27 dicembre 1982. Il ristorante, che con la trattoria da Bruno di Bassania di Salvore e il Giannino di Rovigno è fra i tre locali italiani più lunga attività dell’Istria, ora è gestito da papà Valter, aiutato dalla moglie Bruna e dalla sorella di Giovanni, Veronica. E’ un pezzo di storia locale, insomma. Impreziosito oggi dalle medaglie e dai trofei conquistati dall’atleta, su cui spicca l’oro conquistato a Londra, che fa il paio con quello vinto da Giovanni, sempre lo scorso anno, ai campionati europei disputatisi a Larnaca (Cipro). Il trionfo di Giovanni Cernogoraz alle Olimpiadi in terra britannica ha avuto larga eco in Istria e nella Comunità italiana

uNa paNoraMica Di cittaNoVa D’istria. iN alto: gioVaNNi cerNogoraZ sul poDio Di loNDra Fra FabbriZZi e il KuWaitiaNo alDeeHaNi, sotto l’atleta DuraNte la gara oliMpica. a ceNtro pagiNa: cerNogoraZ e glauco beVilacQua “ciceroNi” a cittaNoVa iN auto, la FaMiglia cerNogoraZ al coMpleto Nella sala Del ristoraNte DoVe soNo esposti i preMi ViNti Dal tiratore e glauco beVilacQua. sotto: il MuNicipio Di cittaNoVa coN lo striscioNe DeDicato al trioNFo Di cerNogoraZ, l’atleta alle Foci Del Quieto DoVe sorgeVa l’osteria creata Dal NoNNo, uNo scorcio “VeNeZiaNo” Della cittÀ, il porticciolo e uN traMoNto sull’aDriatico

della regione, suscitando un moto di giustificato orgoglio. Ancora oggi davanti al municipio, nella rotonda d’ingresso al paese e davanti al ristorante sono affissi tre striscioni che inneggiano all’impresa del tiratore. Impresa ottenuta, peraltro, superando in un appassionante spareggio l’italiano Massimo Fabbrizi, un amico con cui spesso condivide gli allenamenti al poligono “Giorgio Rosatti” di Ponso. Visitare Cittanova d’Istria avendo come ciceroni il campione olimpico Giovanni Cernogoraz e Glauco Bevilacqua, vicepresidente della Comunità degli Italiani di Cittanova, è un modo per andare oltre ad una comune escursione turistica. Oltretutto i due ciceroni utilizzano una parlata familiare (l’istro-veneto è pressochè il dialetto veneto) e offrono la possibilità di cogliere aspetti di storia locale e di vita quotidiana che nessuna guida potrà mai trasmettere. Entrambi sono molto legati a questo territorio e mostrano con passione quanto rimane della bella cinta muraria veneziana e poi il caratteristico porticciolo dove ogni sera attraccano le barche con il pesce fresco appena pescato. E poi la Loggia Civica che ospita il municipio, la cattedrale di San Pelagio che dall’alto si affaccia sul mare: la chiesa,

costruita sui resti di una basilica paleocristiana del V - VI secolo, conserva nel sacello della cripta, in un sarcofago del 1046, le reliquie dei santi Pelagio e Massimo. Nel territorio un tempo sorgevano ben 16 chiese. Le calli tortuose e i campielli ricordano quanto Cittanova sia stata legata a Venezia. Come segno di fedeltà alla Serenissima nel 1145 si impegnò a donare ogni anno 400 libbre di olio (circa 190 chili) per illuminare la basilica di San Marco. Il suo porto adagiato sulla foce del Quieto servì per secoli da scalo per il legname istriano diretto all’Arsenale di Venezia. Cittanova fu falcidiata dalle pesti del 1527 e del 1630 e subì anche gli assalti dei terribili pirati Uscocchi. Nelle vicinanze, a Daila, sorge anche quanto resta della grande abbazia benedettina, oggi al centro di un contenzioso internazionale, in quanto i frati di Praglia (sui Colli Euganei) ne reclamano la proprietà dato che la persero solo per effetto delle confische attuate dal governo comunista di Tito. Giovanni Cernogoraz, che è papà di due bei bambini (Leonardo ed Eva), un’ultima tappa la dedica al poligono di tiro costruito non lontano da casa su iniziativa di suo padre Valter, che pure era stato un buon tiratore a livello agonistico. Vedere

Giovanni Cernogoraz sparare ai piattelli e centrarli con una facilità quasi naturale è uno spettacolo unico. Il suo oro a Londra è frutto di tanto lavoro e di tanta passione. Frutto di un carattere forte e tenace, come quello di tutti gli istriani. Oggi la comunità italiana di Cittanova, presieduta da Paola Legovich, conta 900 iscritti ed è molto attiva. Organizza numerosi eventi per rafforzare e valorizzare l’identità culturale italiana nel contesto di una migliore convivenza con le altre comunità che attualmente vivono in Istria. Gli eventi più recenti sono stati dedicati alle birre artigianali e all’ingresso della Croazia nell’Unione Europea, che apre nuove prospettive di amicizia e di scambio fra l’Istria e l’Italia. La bella sede della Comunità è opera di Tobia Scarpa. Glauco Bevilacqua, che è nato in Australia da esuli istriani fuggiti con i 350.000 dell’esodo seguito all’assegnazione dell’Istria alla Yugoslavia nel 1947. Bevilacqua è anche delegato istriano di Slow Food. Grazie all’attività della sua condotta è stato fatto molto per recuperare i valori più autentici della tradizione gastronomica istriana. E sono stati organizzati anche numerosi scambi culturali, specie con realtà venete.


26 Concerti e non solo 36

mille e ancora mille...

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pagina a cura di graziano edi corazza

in veneto LE PROSSIME DATE A PADOVA AL gEOX SONO 2 novembre 2013

pooh

eventi

28 novembre 2013 - 29 novembre 2013 - 30 novembre 2013 - 1 dicembre 2013

priscilla – il musical

4 dicembre 2013

imagine dragons

8 novembre 2013

bob dYlan and his band 9 novembre 2013

renZo arbore

7 dicembre 2013

steven Wilson

10 dicembre 2013

maX peZZali

22 novembre 2013

emma

24 novembre 2013

the WaterboYs

PER gLI AMANTI DEL JAZZ SEgNALIAMO

special event from suisse Nicolas Masson - tenor sax, clarinet Roberto Pianca - guitars Emanuele Maniscalco - drums LA NUOVA STAgIONE AL TONIOLO DI MESTRE Venerdì 8 novembre 2013 Sabato 9 novembre 2013 Domenica 10 novembre 2013

carlo & giorgio visti da vicino

Martedì 19 novembre 2013

marK lanegan, With special guest duKe garWood

I

giuseppe giacobaZZi - un po` di me

venerdì 20 dicembre 2013

enrico bertolino casta aWaY - la tempesta imperfetta

14 Dicembre – Supersonic Music Arena – San Biagio di Callalta (Treviso)

Mercoledì,27 novembre 2013 COCKNEY LONDON PUB di Correzzola PD 14 novembre 2013

Mercoledì 27 novembre 2013 venerdì 29 novembre 2013

mario biondi

emma 14 novembre 2013

sguardo a nordest

guè peQueno

GUÈ PEQUENO, figura di riferimento della scena hip hop italiana, già membro fondatore e leader dei Club Dogo assieme a Jake La Furia e Don Joe, arriverà in concerto alla Supersonic Music Arena di San Biagio di Callalta (Tv), sabato 14 dicembre, per l’unica data nel Triveneto di “Bravo Ragazzo Tour”, tournée che segue la pubblicazione dell’omonimo fortunato album, il secondo della sua carriera solista. “Bravo Ragazzo”, pubblicato il 4 giugno scorso per Universal Music, ha conquistato il disco d’oro dopo sole tre settimane dalla sua pubblicazione trainato dai singoli “Business”, “Rose Nere” e dalla titletrack che ha praticamente raggiunto 2 milioni di visualizzazione su Youtube. A dividere il palco con Guè saranno ancora il dj Jay-K, la seconda voce Daniel Congo e Carmine Landolfi. Ulteriore particolarità sarà l’aggiunta della batteria, che si unirà alla formazione rap.

i “costi” dei grossi concerti ed i festivals Quali i pro ed i contro Ho visto molti concerti, grandi e piccoli. Dunque. Organizzati molto bene. Oggi l’informazione è migliore di una volta. Oggi si paga tutto, non solo il live! Ma... Di cosa si lamentano i ragazzi? Del costo del biglietto, dei diritti di prevendita, dei costi di parcheggio che vanno dai 5 euro ai 10 euro, delle bottigliette d’acqua a 2 o 3 euro, del bicchiere di birra a 4 o 5 euro, del trancio di pizza e del panino a 5 euro! Ma ecco il Problema clou... questo il resoconto di una ragazza: “(...) E’ stato grande come sempre. Ma devo convenire con chi ha deplorato l’organizzazione: pessima davvero. (...)Tre ore di colonna per arrivare alla propria auto intrappolati in una colonna umana, anzi disumana, non fanno parte di ciò che si considera comunemente la scomodità di un concerto. Ci stà la confusione, ci stà il disagio (altrimenti uno stà a casa sul divano a guardare la tv), ci stanno pure quei 10 euro rubati di parcheggio, ma la colonna umana senza via di fuga come bestie al macello, quella non ci stà! Chi pensa che questo voglia dire andare ad un concerto si sbaglia di grosso. I concerti, sono ben altro! (...).” e la risposta di un altro che c’è stato a quel live. “Cara (...), eri anche per caso anche a (...)? ... no, perché nel caso sarei tanto tanto tanto curioso di sapere se per abbandonare l’area del concerto alla fine hai usato il teletrasporto, l’elicottero oppure ti sei smazzata quella passeggiata nel budello, con tanto di passaggio nel tunnel sotto l’autostrada (...).” I concerti grossi sono una avventura. Ero ad entrambi i live citati dai due ragazzi. Ma... Ricordo che a Zeltweg in Austria, 18 anni fa, facemmo 3 chilometri a piedi prima di arrivare al live dei Rolling Stones, dopo avere pagato 80 scellini (7.000 lire di allora) di un parcheggio infangato. Poi all’ingresso ci tolsero l’acqua nostra e vidi una collinetta di un metro e mezzo di altezza per cinque di diametro di bottigliette di ogni tipo. All’uscita da quel concerto del 1995, con oltre 100mila spettatori, ci mettemmo tre ore per ripartire! Oggi penso che andrebbero aboliti i concerti sopra i ventimila spettatori! Anche perché i ragazzi da metà campo in poi vedono tutto il concerto solo dai video posti a lato del palco! Oggi live/festival come “Home Festival” o “Sherwood” o “Marghera” o “Piazzola” sono ottimamente organizzati con una platea che rare volte supera le ventimila unità per serata, ma con differenti prezzi. Economici i primi tre per il basso costo dei biglietti (l’Home Festival è del tutto gratuito e gli altri due spesso offrono la serata con ingresso ad un euro); costosetto “Piazzola” sia per i grossi nomi in cartellone che per il parcheggio a 5 euro. Per i cibi e le bevande si paga equamente “carucci” in tutti i casi. Si vuole fare soldi da “ogni cosa” in quanto il cachet dello show è molto alto e gli organizzatori devono/ vogliono rientrare da tutte le spese. Utopia vorrebbe che le bands si abbassassero l’ingaggio e che anche la prevendita dei biglietti non esistesse! In effetti se compro prima il ticket dovrei avere una riduzione, non un aumento! Sui costi di parcheggio, esatto, dovrebbe essere un servizio gratuito per chi arriva. Quanto al cibarsi e bere: portarsi tutto da casa! Tenersi a mente per il prossimo anno.

un estate di concerti all’aperto, circa cinQuanta live in tre mesi ora riaprono le serate al “chiuso”

n Italia ed in particolare nel Veneto sono arrivati i più bei nomi del panorama internazionale ed italiano tra giugno e settembre 2013. E’ stata una bella estate di concerti e festivals quella appena conclusa. Sommando gli uni agli altri ne ho visti in quattro mesi circa cinquanta. Tutti originali, l’unica cover band, sono stati i Rood, ma sono amici! Il più bel show che ho visto, per me ad oggi tra i primi tre in assoluto nella mia vita: Roger Waters “The Wall” allo stadio Euganeo il 26 luglio... farne una cronaca oggi sarebbe ridicolo, ma posso invitare il lettore a vedere lo spettacolo su youtube; non ci sarà tutto ma dai pezzetti video ci si fa comunque una idea della grandiosità e spettacolarità dell’evento. Un altro gran bel live-show al quale ero presente è andato in “suono/video/circo” alla Villa Manin di Codroipo (Udine); il 17 giugno... c’erano i Kiss! Loro, singolarmente si muovono anche su palchetti circolari girevoli che si alzano ed abbassano... col chitarrista che si aggancia ad un cavo e... vola sopra il pubblico...! Ma l’emozione più grossa me l’hanno data Crosby Stills Nash a Piazzola (Padova) il 20 luglio. Quando hanno attaccato subito “Carry On”... brividi... David Crosby, in particolare, nononostante l’età che avanza, appare ai miei occhi ancora un sornione hippy dei “sempre verdi” anni ‘60 del secolo scorso. Mi ha deluso Morgan a Polesella (Ro) il 4 luglio. Il cantautore, mente dei mai dimenticati Bluevertigo, ha messo in cantiere una carrellata di covers e suoi brani a metà tra il “divertissement” e lo “sperimentale” non riuscendo a

raggiungere lo scopo del suo proposito. Pollice giù anche per Dead Can Dance visti il 6 giugno al Geox di Padova. Nonostante la gran bella voce e presenza “spaziale” di lei, Lisa Gerrard, con due tastiere ed un polistrumentista, Brendon Perry, i pezzi apparivano monocorde e troppo “stiracchiati”. Divertente, più che altro per curiosi ed amanti del “rock’ n’ roll”, il Festival di Senigallia nelle Marche. Ero là il 3 agosto. Divertenti, più che altro per curiosi ed amanti della “dance elettronica”, i Motel Connection. Ero a Treviso-Dogana il 7 settembre in mezzo ad altri/e quarantamila. Ho partecipato questa estate anche al “Marghera Village”, trapiantato a Mestre da quest’anno al parco san Giuliano, al “Sherwood” di Padova al parcheggio nord dello stadio Euganeo, all’Hydrogen Festival di Piazzola sul Brenta, all’ Home Festival di Treviso ed aquello di Lucca. Tutti organizzati ottimamente. Non a tutte le serate, sia chiaro, ma a diverse. Ero presente anche ad alcune serate/dibattito proprio sul tema dei concerti, soprattutto di quelli grossi. Dall’organizzatore dell’ex Beach Bum di Jesolo e da quello attuale dell’Home Festival di Treviso ho appreso le tante difficoltà, spesso burocratiche, che ci sono nel mettere in cantiere simili shows; e quante denunce durante... poi... si ricevono da albergatori e privati. Sui Festivals, inoltre, mi informano chi li organizza, sono in atto delle vere e proprie aste a suon di “euroni” per aggiudicarsi la presenza o meno del tal gruppo che, ovviamente con la goduria del manager, se la ride vedendo lievitare il proprio cachet/ingaggio del doppio ed anche deltriplo!

Ora da autunno 2013 fino alla fine della prossima primavera 2014 si torna al “chiuso” per i concerti. Segnalo alcuni siti per gli amanti dei live da consultare periodicamente: www.eventiverona.it, www.zedlive.com, www.azalea.it, www.padovajazzclub.it, www.veneziaspettacoli.it, www.ecoveneto.it alla pagina “concerti”


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Benessere 39 >> Purificanti, antinfiammatori e multivitaminici

Carciofi, broccoli e zucca, vaccini d’autunno A tavola è possibile prevenire e curare i malesseri d’autunno, basta scegliere gli alimenti giusti e consumarli almeno una volta al giorno di Germana Urbani

N

on c’è nulla di meglio, per star bene, che seguire i ritmi naturali delle stagioni e nutrirsi dei frutti che le caratterizzano. A dirlo sono moltissimi nutrizionisti ed esperti di medicina alternativa che ritengono che per prevenire e curare i malesseri d’autunno basti semplicemente consumare determinati alimenti che sarebbero veri e propri toccasana naturali. La natura, infatti, è un medico intelligente che ci fornisce il cibo giusto quando più ne abbiamo bisogno. Le verdure di stagione più indicate sono carciofi, crucifere e zucca.

nutritive dei carciofi è meglio non bollirli, per non far disperdere la cinarina nell’acqua. Meglio usare i fondi, ossia la parte più tenera, e gustarli nella pasta o accanto a del buon formaggio magro.

Broccoli, verze e cavolfiori antivirali

Il carciofo depura

Nel cestello delle verdure, poi, non possono mancare broccoli, broccoletti, cavolfiori, cavolo cappuccio e verze, ovvero verdure della famiglia delle crucifere, che grazie alle sostanze antitumorali, antibatteriche e antivirali che contengono sono in grado di fare da scudo a raffreddori, virus para-influenzali e stati di debolezza causati dagli sbalzi di In questo periodo autunnale, l’apparato temperatura e dai primi freddi. gastrointestinale e il fegato sono particoContrariamente a quanto si fa di solilarmente sotto pressione e danno luogo a to, gli esperti consigliano di non bollire mai sintomi tipo bocca amara e un po’ impa- broccoli, broccoletti e cavolfiori, per non stata, coliti, gastriti, privarli delle loro La zucca è una grande proprietà nutritive stitichezza. Un vero toccasana benefiche e protetalleata nelle diete:è per questo tipo di diMeglio stufarli dolce, sazia ma ha solo tive. sturbi è il carciofo, ritedirettamente in una 18 calorie per etto nuto il miglior assistenpadella con dell’ote “verde” del fegato. lio, aggiungendo Ricco di cinarina, una sostanza dall’effetto magari anche foglie di piante aromatiche, disintossicante a livello epatico, favorisce utili anch’esse come difesa dalle infezioni. l’espulsione dall’intestino del colesterolo, della bile e di tutte le sostanze tossiche sia La zucca, alleata assunte con la dieta, sia prodotte dall’orgadi salute e bellezza nismo. Ma la regina dell’autunno è sicuraAttenzione però a come cuocere questi mente la zucca. Essa contiene carotenoidi ortaggi. Per sfruttare al meglio le proprietà e beta carotene in particolare, entrambi po-

tenti antiossidanti che proteggono le cellule dalla degenerazione e dall’invecchiamento, combattendo le aggressioni dei radicali liberi. Ma hanno anche una funzione protettiva delle cellule, in questo senso antitumorali e antietà. La vitamina C contenuta nella zucca è indispensabile anche per un buon assorbimento del ferro, cosa molto importante soprattutto per le donne che a causa del ciclo mestruale hanno un elevato fabbisogno di ferro. Senza dimenticare che la vitamina C è anche amica del sistema immunitario. La zucca è anche un potente alleato delle donne che vogliono perdere peso. Infatti è uno dei vegetali più golosi e ipocalorici della tavola autunnale poiché le sue fibre aumentano il senso di sazietà e regolano le

lo spreco ricordate di non buttare i semi: tostateli e gustateli come snak. Contengono zinco e acidi grassi polisaturi, dall’azione antinfettiva.

Una buona tisana di melissa

Chi soffre spesso di colite sa bene che in autunno queste riappaiono fastidiose. In questo caso, oltre a seguire una buona dieta, è possibile aiutare il corpo con olio o tisana di melissa. Questa pianta, infatti, è nota per le sue proprietà ansiolitiche e moderatamente sedative che sanno distendere e sfiammare la muscolatura liscia del tubo digerente. La tisana si prepara versando in una tazza di olio bollente un cucchiaio di

foglie da tenere in infusione 10 minuti. Bevuta mattina e sera può essere accompagnata da un dolce massaggio all’addome da fare sempre con due gocce di olio di melissa.

La potenza energetica dei semi

funzioni intestinali. Ma ciò che la rende particolarmente utile nella lotta contro i chili di troppo è il bassissimo valore energetico,18 calorie per etto, e l’alto apporto di potassio, 343 mg, efficace contro la ritenzione idrica. Non bisogna dimenticare poi che, grazie alla sua struttura, la zucca non subisce l’attacco dei parassiti, e quindi è poco trattata e normalmente coltivata quasi al naturale. Il periodo migliore delle zucche va da Ottobre a Febbraio. Sia le zucche che le zucchine appartengono tutte alla famiglia delle Cucurbitacee. In cucina, le zucche sono ottime nelle minestre, proprio per il loro gusto morbido, mentre è sconsigliabile friggerla perchè assorbe troppi grassi. Meglio cuocerla al forno. E sei siete decisamente contro

P

er aiutare il cervello alla “metamorfosi energetica” indotta dal cambio di stagione occorre inserire nella dieta, almeno una volta al giorno noci, mandorle, pinoli ma anche semi di lino, zucca e girasole. La noce, che nella sua conformazione assomiglia ad un piccolo cervello, è il seme della rigenerazione, frutto dell’anima e del vigore. Gli esperti di consigliano di pestarla con il mortaio e farne un alimento costante da aggiungere a yogurt e insalate. Assumeremo così senza saperlo vitamine, minerali come il magnesio e i tanto famosi omega3. Anche le mandorle vanno assunte nel numero di due tre al giorno aggiunta ad altri alimenti o semplicemente assaporata in bocca da sola o con un po’ di miele. E’ un potente antifatica fisica e psichica. I semi sono le sostanze della natura più ricche di luce e combattono le scorie e le tossine più di qualsiasi farmaco. Perciò ricordate di usare anche pinoli, semi di lino, girasole e zucca. Meglio se presi al mattino e sempre crudi, spalmati con pane e marmellata naturale.


40 Consigli di bellezza >> Economico: per un make-up perfetto ne basta pochissimo

Trucco minerale, più sano e brillante Sono pigmenti venduti quasi sempre in polvere libera, molto versatili perchè un solo colore diventa la base di molti prodotti di Germana Urbani

C

’è trucco e trucco. Lo sa bene chi è allergica al nichel, per esempio, o chi, dopo aver portato il fondotinta tutto il giorno ha la pelle che si ribella evidenziando vasti arrossamenti. Questi sono solo alcuni degli effetti indesiderati da make-up tradizionale, specie se si tratta di prodotti di bassa gamma. Il trucco tradizionale, infatti, è quasi sempre realizzato con siliconi, petrolati, additivi, sostanze sintetiche e tutta una serie di ingredienti che secondo alcuni esperti sarebbero poco raccomandabili per la nostra pelle. Da qualche tempo a questa parte, dunque, il trucco minerale è diventato una validissima alternativa perchè la sua naturalezza consente l’impiego anche su pelli con problemi particolari, come ad esempio problemi di acne. Le cellule del viso, infatti, respirano meglio perché non vengono soffocate dai tradizionali siliconi e da sostanze chimiche aggressive, mantenendo un equilibrio idrolipidico ottimale. Mantenere il corretto equilibrio idrolipidico della pelle significa rispettarla, con un notevole effetto benefico su invecchiamento e comparsa di rughe. Da un’indagine di mercato risulta che molte consumatrici hanno trovato nel trucco minerale un toccasana per la pelle grassa; le polveri minerali assorbono l’eccesso di sebo in maniera

naturale senza ricorrere a sostanze aggressive e possono essere impiegate come valido alleato in tutte quelle pelli con tendenza a lucidarsi nella zona T. Proprio per queste ragioni, il trucco minerale è l’ultima frontiera in campo cosmetico. Si tratta di pigmenti puri estratti dai minerali, elementi naturalmente presenti in natura, per offrire una serie di prodotti in polvere adatti ad ogni tipo di esigenza. Va detto che vanno talmente di moda che quasi tutte le case cosmetiche hanno una propria linea minerale, anche se a volte i marchi da “drugstore” aggiungono al minerale anche qualcos’altro. Occorre sempre controllare la lista degli ingredienti (INCI), che in questo caso dev’essere cortissima. Ci potrà essere Mica, Titanium Dioxide, Silica, Kaolin Clay, Iron Oxide, Zinc Oxide, Manganese Violet, Ultramarines. Mentre non dovranno comparire nell’elenco: siliconi,petrolati e parabeni, per esempio Dimethicone, Panthenol, Magnesium Stearate e simili. Il trucco minerale è venduto quasi sempre in polvere libera, il che li rende molto versatili. Per esempio scegliendo un un pigmento rosa non scegliete un unico prodotto ma un colore che può diventare tantissime cose: blush, ombretto, smalto se aggiunto a uno

trasparente, eyeliner se bagnato con un po’ d’acqua, lipgloss se aggiunto a uno trasparente. Ovviamente i minerali possono trovarsi anche sotto forma di creme, fondotinta compatti, eyeliner liquidi e quant’altro, certo è che la texture ultra fine, leggera ed impalpabile delle polveri minerali permette una copertura ottima regalando uniformità all’incarnato anche in caso di piccole imperfezioni.

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Consigli di bellezza 41 >> Economico: per un make-up perfetto ne basta pochissimo

Trucco minerale, più sano e brilante

I prodotti Neve Cosmetics sono tra i più conosciuti e utilizzati in Italia. Il fondotinta, in tre diverse tonalità, uniforma l’incarnato donando una pelle perfetta.

E’ Ancilla la terra minerale rosa d’argento: un biscotto rosato cosparso di brillantini finissimi che donano luminosità al viso e il blush tocco naturale dalla texture setosa e vellutata.

Il lipgloss Clear di Lily Lolo è il più chiaro tra tutti i lucidalabbra. Regala alle labbra idratazione e morbidezza grazie a vitamine e olio di jojoba biologico. Nutre e protegge dagli agenti esterni.

Come si applicano le polveri minerali?

Q

uesti trucchi sono davvero creativi. Se pensate che un ombretto può diventare anche smalto, eyeliner e gloss... Il sogno di tutte! Certo per alcuni prodotti come fondotinta e ciprie avrete necessariamente bisogno di utilizzare dei pennelli, per gli ombretti invece se non avete dei pennelli potrete usare anche le dita: i colori sono talmente intensi che dovrete stare attente solo a non abbondare troppo. Il fondotinta, può esser applicato in tre modi: se volete usarlo in polvere dovete dotarvi di un pennello kabuki,che dovrete ruotare nella polvere dopo averne lasciata un pò sul tappo del prodotto. Una volta sbattuto il pennello per rimuovere gli eccessi, potrete Di bareMinerals i rossetti marvelous Moxie dal colore intenso. Labbra nutrite in profondità, grazie all’olio di Abissinia e agli acidi grassi Omega, e da un complesso minerale energizzante

Elf linea minerale propone una polvere illuminante da usare sia da sola che sopra ad un correttore. Ottima per schiarire la zona sotto all’occhio e mimetizzare lievemente le occhiaie.

applicare il prodotto sul viso con dei movimenti veloci e circolari. Se volte renderlo liquido, spruzzate un po’ d’acqua sul pennello e poi applicate il prodotto sul viso. Se invece vi piace cremoso aggiungete un po’ di fondotinta nella vostra crema viso, mescolate e poi applicate. Altri prodotti come gli ombretti possono essere bagnati con un pò d’acqua e usati come eyeliner utilizzando un pennello angolato. Il blush,invece, può essere applicato con un pennello adatto o con le dita, sia col metodo normale che liquido, mentre la cipria va prelevata con un pennello adeguato. Basta provare e sbizzarrirsi!

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i nostri Esperti informazione sociale

Dott. Laura Traversi

Quando le associazioni sono in prima linea

Carissimi lettori de “La Piazza”, siamo arrivati a Settembre e tutto ricomincia. Tempo di tornare a scuola, di riprendere le nostre attività di studio e di lavoro con regolarità, e anche tempo per promuovere nuove iniziative, particolarmente significative quando sono frutto dell’impegno del mondo associativo, così vitale e pieno di idee costruttive. Il 1 settembre è partita dal Comune di Montelibretti (RM) una impresa a cavallo, promossa dall’Associazione “L’emozione non ha voce” per 11 ragazzi con disturbi di autismo che attraverseranno lazio e umbria per dimostrare che un figlio autistico è una grande esperienza per recuperare dimensioni profonde della socialità, del rapporto tra padri e figli, del contatto tra uomini, animali e natura; sono invece in questi giorni in barca a vela tra Marina di Carrara e Pisa i ragazzi con disagio mentale del

progetto “vacanza liberata”: il gruppo è autogestito da diverse associazioni liguri che si occupano di persone con malattie psichiatriche e la vacanza si svolge senza operatori e senza familiari, per la promozione dell’associazionismo come percorso di guarigione e recovery nella malattia, la pratica di corretti stili di vita e l’attivazione di nuove reti territoriali; oltreconfine invece dal 24 al 28 settembre una staffetta di 4 atlete si muoverà in bicicletta da Santiago a Lourdes per l’iniziativa “Santiago in rosa” promossa dall’Associazione Cancro Primo Aiuto: la pedalata raccoglierà fondi per sostenere il Progetto Parrucche (www.cpaparrucche.altervista.org) a favore di donne che devono iniziare un percorso chemioterapico, con l’intento di rendere il cammino verso la guarigione meno faticoso; il 29 settembre si celebra invece in tutte le piazze d’Italia la VI giornata nazionale

della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) organizzata dall’Associazione AISLA (www.aisla.it) per ricordare il primo “sit in” dei malati di SLA, che il 18 settembre 2006 si riunirono a Roma per portare all’attenzione del Ministro della Salute i propri bisogni di cura e assistenza. Per valorizzare le iniziative del nostro territorio, in occasione della XX giornata mondiale per l’Alzheimer le Associazioni Centro per i Diritti del Malato, Insieme per la qualità della vita e AMAP Padova

Assistente Sociale Laura Traversi

promuovono un doppio appuntamento per il 20 settembre prossimo a Piove di Sacco: un seminario formativo gratuito per operatori e familiari e una serata teatrale aperta dal titolo “Pagine Strappate”; entrambe le iniziative si svolgono presso la Sala Congressi della Banca di Credito Cooperativo (mail per informazioni e iscizioni: formazione@ percorsi.pd.it). Non sono ottimi modi per ... ricominciare? www.percorsi.pd.it

LEttera di magdalena buszynska

Teoria del gender e dopo? Italia partecipa al piano contro discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013 – 2015). La “Strategia Nazionale” in questo campo è stata formalizzata dall’ex ministro Fornero per aderire al progetto sperimentale proposto dal Consiglio d’Europa. E’ un progetto che deve destare la nostra attenzione e anche preoccupazione perché mira a completare, in modo efficace, il tentativo di creare una mentalità anti famiglia e anti umanità, lo dimostrano gli sviluppi sul piano politico che stanno davvero mettendo a rischio i valori umani, sui quali deve basarsi una società che voglia crescere e migliorare. Il mio non è terrorismo ma è solo consapevolezza della realtà che emerge in modo preponderante quando si fanno percorsi di educazione dell’affettività e sessualità nelle scuole. Infatti è proprio sulle giovani generazioni che si sta incidendo maggiormente. Nei prossimi mesi aumenteranno anche in Italia le campagne mediatiche e le iniziative politiche

per legalizzare il matrimonio omosessuale. Queste richieste si fondano sull’ideologia del “gender”, secondo la quale i “generi” maschile e femminile sono il frutto di scelte culturali, senza rapporti con la dimensione biologica e psicologica della persona. Contemporaneamente: l’unico istituto familiare riconosciuto dalla Costituzione. Questa ideologia sostiene fra l’altro che non dovremmo più educare i bambini a identificarsi col padre o con la madre in base al sesso biologico, ma offrir loro, fin dalla prima infanzia, una vasta gamma di generi equivalenti (maschio, femmina, lesbian, gay, bisexual, transgender, queer, ecc.), con gravi danni per il loro sviluppo psico-fisico. La teoria del gender dichiara ormai apertamente e contro ogni evidenza biologica, psicologica e spirituale ..., come la felicità e il futuro dell’umanità necessitino di superare l’archetipo “maschio e femmina li creò” (Genesi 1,27) per restituire al cittadino digitale del terzo millennio il paradiso perduto di una pansessualità senza distinzione di sessi. Di

fronte ad una simile pretesa, diventa necessario rendere la parola alla realtà inscritta nella verità della corporeità maschile e femminile. Questa chiara distinzione vissuta in maniera consapevole, matura e sana fonda da sempre, la felicità di ogni identità personale, familiare e sociale non solo

dell’uomo di oggi, ma dell’intera umanità passata, presente e futura. La Confederazione Italiana dei Centri per la Regolazione naturale della Fertilità è un organismo al servizio di consapevolizzazione di questa esperienza.


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La soddisfazione personale nel lavoro

In questo articolo vedremo come mai persone che svolgono lo stesso identico lavoro, ricavino da esso livelli molto differenti di soddisfazione. L’appagamento che proviamo per il lavoro, dipende da un insieme di fattori, quali il clima, le nostre aspettative, le motivazioni, il gruppo in cui siamo inseriti, l’adeguata formazione, il giusto riconoscimento, le possibilità di carriera, la coerenza con i nostri valori e le nostre attitudini, la chiarezza dei compiti e dei ruoli di ciascuno, la sicurezza, il rapporto con i superiori, la stabilità. Prendendo spunto da una ricerca condotta da Amy Wrzesniewski, docente di economia aziendale alla New York University, ci soffermiamo, in particolare, su tre “orientamenti lavorativi” che ci spingono a lavorare: il denaro, la carriera, la vocazione. Questi possono ovviamente coesistere, ma con livelli diversi. Chi lavora prevalentemente per denaro, ha un basso livello di soddisfazione. Da un recente studio americano, è emerso, per esempio, che una delle professioni con indice di appagamento più basso, è quella forense, che risulta anche la più pagata. Altri studi, hanno evidenziato che gli aumenti di stipendio, incrementano la motivazione e la produttività soltanto a breve termine; poi ci si abitua al livello presente, e si desidera ottenere una retribuzione ancora superiore, non raggiungendo mai un livello di gratificazione permanente. Chi lavora prevalentemente per fare carriera, ha un livello di soddisfazione più elevato rispetto a chi lo fa soltanto per denaro. Tuttavia, quando si arriva al culmine, inizia l’alienazione, e si ricerca gratificazione in altro. Chi, invece, lavora per vocazione, ama il proprio lavoro in sé e per sé, a prescindere dalla retribuzione e dalle possibilità di carriera. Sente che facendo il proprio lavoro contribuisce ad un bene collettivo, e che la propria opera ha un senso per sé e per gli altri. Tutti i lavori possono seguire una vocazione. Nello studio di Wrzesniewski, per esempio, sono stati analizzati gli addetti alle pulizie in un ospedale, e si è rilevato che chi lavorava per vocazione riteneva di avere un ruolo importante nella guarigione del malato, e nel favorire una migliore prestazione di medici ed infermieri. Queste persone si impegnavano molto nel lavoro, e anche se duro e pesante, non esitavano a sorridere ai pazienti, consapevoli che questo avrebbe potuto aiutarli. I colleghi che, invece, affrontavano il lavoro soltanto per denaro, lo vedevano come una serie di grigie mansioni di pulizia, e lo svolgevano con demotivazione, pensando soltanto ad arrivare alla fine della giornata. In conclusione, ciascuno di noi può trovare nel proprio lavoro una vocazione. Questo non solo ci farà operare al meglio, ma renderà la nostra vita più felice.

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Capita a tutti di perdere le staffe o di farsi rovinare la giornata da provocazioni inutili, specialmente da persone che “attaccano” senza motivo. Di solito questi provocatori lo fanno al solo scopo di affermarsi, e spesso non se ne accorgono. Si fanno scappare di bocca parole maldestre come guidate da intenzioni inconsce e riescono a tirare fuori dai gangheri persone dotate di notevole selfcontrol e di ottima autostima, al solo scopo di far male a chi hanno di fronte! Sfoderano critiche gratuite e letture della realtà faziose, utilizzano i lati deboli dell’altro e ci scherzano in modo pesante, fanno del sarcasmo o danno soprannomi che contengono elementi svilenti. Questi provocatori si aspettano sempre un’arrabbiatura, uno sguardo ferito o naturalmente, un insulto. La cosa migliore è spiazzarli! Semplicemente non considerandoli o guardandoli con distacco. Non serve spiegare e tantomeno chiarire, il provocatore non ascolta. E’ inutile rispondere alle provocazioni con altre provocazioni o finirà nella litigata che lui tanto desidera. Meglio una risata, utilizzare l’ironia, perdere tempo o cambiare argomento. La rabbia non fa bene né a chi la prova, né a chi la subisce, per questo bisogna imparare a farsi scivolare le cose di dosso. Chi non riesce a trattenersi di fronte alle provocazioni quotidiane, alla lunga rischia di diventare depresso perché si convincerà sempre di più che il mondo ce l’ha con lui. Una antica leggenda giapponese narra di un samurai che non reagiva mai alle provocazioni pur consapevole delle sua grande forza e rispondendo ai suoi adepti che spesso gli chiedevano quale fosse il suo segreto diceva: “Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, il dono continuerà ad appartenere a chi ha tentato di regalarvelo. Lo stesso vale per l’invidia, la rabbia e gli insulti, se questi non sono non sono accettati, continuano ad appartenere a chi li portava con sé”.


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3 LETTERE AGO - CAD - IGP - NEL - VIP 5 LETTERE DANZA - FORMA - PALCO PROSA - SUONO - TEMPO VISTA 6 LETTERE ATTORE - PAROLE SPAZIO - STORIA 7 LETTERE CULTURA - MISTERI - SIPARIO 8 LETTERE ELEGANTE 10 LETTERE DISCIPLINE - SPETTACOLO 15 LETTERE INTERPRETAZIONI

Amanda Seyfried Sugli uomini • Un avvocato e un ingegnere stanno pescando ai Caraibi. L’avvocato dice: “Io sono qui perché la mia casa è bruciata e con lei tutto ciò che possedevo. L’assicurazione ha pagato tutto.” Allora l’ingegnere dice: “Ma guarda che coincidenza. Io sono qui perché la mia casa e tutti i miei beni sono stati distrutti da un’inondazione e la mia assicurazione ha pagato per tutto.” L’avvocato rimane un po’ perplesso e poi chiede: “Ma come diavolo hai fatto a provocare l’inondazione?” • Qual e’ la differenza tra un uomo ed un cane? Dopo un anno il cane e’ ancora eccitato quando ti vede. • Un sordo, uno senza mani, uno senza gambe, uno cieco e un calvo vanno a fare una rapina. Ad un certo punto il sordo dice: “Ragazzi, sento la polizia!” Il cieco: “Io

la vedo!” Quello senza gambe: “Corriamo in macchina!” Quello senza braccia: “La guido io!” Il calvo: “Qua sono cose da mettersi le mani nei capelli!” • Gli uomini sono come i rappresentanti: non puoi credere a una parola di ciò che dicono. • Gli uomini sono come i computer: difficili da capire e costantemente senza abbastanza memoria. • Gli uomini sono come il tempo: non è possibile fare niente per cambiarli. • Un neurone arriva per caso in un cervello maschio. Tutto è nero e vuoto.. “Yuhuuu!” Dicea il neurone. Risuona nel vuoto, nessuna risposta. “Yu-huuuuuu... c’è nessunoooo?” Ripete il neurone. Finalmente dal buio sbuca un altro neurone: “Ehi, che ci fai qua da solo? Siamo tutti giù!” • Oggi giorno gli uomini valgono agricolmente un cavolo e idraulicamente un tubo.

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FuNZioNe crisp per circa 14 MiNuti. serVire calDa lasciare iN aMMollo per alcuNe ore i poMoDori seccHi iN acQua e o a teMperatura aMbieNte, DecoraNDo coN Foglie aceto balsaMico, per Farli rappreNDere. preparare la base: tritare i crostiNi e Mescolarli coN il ForMaggio Di basilico. e lo strutto aMMorbiDito; oliare la teglia Del piatto crisp e MANUELA E SILVIA BIZZO DisporVi il trito, coMpattaNDolo beNe coN uN po’ D’acQua. lasciar riposare

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