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di Padova Ovest

Periodico d’informazione locale. Anno XX n. 169 - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, NE/PD

Primo Piano Dilagano i furti nelle abitazioni, la gente ha paura

pagg.

Limena Villa Salata non verrà occultata

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www.lapiazzaweb.it

Vigodarzere Mini Imu, nessuna differenza da pagare

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EDITORIALE

mensa più cara al melograno e al manzoni

Amarezza metropolitana di Nicola Stievano

La mensa delle scuole Melograno e Manzoni ha subito un aumento di prezzo, ma per Stefano Tonazzo, assessore all’Istruzione, il motivo è presto detto: “C’è stata una nuova gara d’appalto per la refezione scolastica pag. 8

Villafranca, 1000 mq destinati agli orti sociali

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Rubano si schiera contro il gioco d’azzardo

Ludopatia, una piaga che Secondo l’Ulss 16 affligge 1900 i giocatori

10%

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Il Comune di Villafranca ha destinato 1000 mq di terreno per la realizzazione di orti urbani. Una trentina di persone volenterose si occuperanno delle “gombine” beneficiando dei frutti e del lavoro della terra”. pag. 9 50% 40%

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ubano si schiera contro il gioco d’azzardo e prende una posizione dura nei confronti di un vizio che, oltre a costare caro, sta divenendo un’emergenza, vista la preoccupante crescita del fenomeno in tutte le regioni. Gratta e vinci, Win for Life, video poker, scommesse sportive, tutto a portata di mano. I numeri della ludopatia sono allarmanti, secondo l’Ulss 16 di Padova, sarebbero 1900 i giocatori problematici con età compresa tra i 15 e i 64 anni. Il Consiglio comunale di Rubano ha ribadito fermamente la volontà di contrasto all’espansione del vizio della

ludopatia, sottoscrivendo il “Manifesto dei Sindaci a contrasto del gioco d’azzardo”, firmato da più di 200 comuni. Il fine è quello di sostenere e promuovere interventi educativi e formativoculturali atti a prevenire la forma di dipendenza. Quello del gioco d’azzardo è un vizio pericoloso e in espansione, da quanto confermano i dati ufficiali forniti dall’Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato, che regola e controlla l’intero comparto dei giochi. Il Veneto si colloca al quinto posto, nella classifica dei fatturati, con 505 milioni di euro. “Il gioco d’azzardo - spiega il sindaco

Ottorino Gottardo - è un fenomeno impressionante, servono leggi nazionali chiare ed è necessario conferire ai Sindaci potere di programmazione, controllo e ordinanza. È necessario far rete con altre Amministrazioni, con le Asl di riferimento, le Prefetture e le Questure. Tutto il tessuto sociale deve collaborare, per costruire un fronte ampio di informazione, formazione e contrasto a questo tipo di gioco che si sta rivelando una vera emergenza sociale”. Queste parole di certo stonano con quanto è emerso durante il voto di fiducia pag. 6 sulla Legge di stabilità.

L’Intervento

Sì alla sicurezza alimentare, no alla demagogia di Giovanni Taliana*

L

a lotta alla contraffazione alimentare e la sicurezza del consumatore sono troppo importanti per essere oggetto di demagogia e di polveroni mediatici. Siamo da sempre in prima linea nella difesa della qualità delle nostre produzioni e della sicurezza alimentare. *Presidente della Sezione alimentari di Confindustria Padova

continua a pag.

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l 2014 dovrebbe essere l’anno della città metropolitana Padova - Venezia -Treviso, durante il quale il progetto prenderà forma e finalmente decollerà dopo un lungo dibattito politico. Ma l’anno nuovo non si apre certo sotto i migliori auspici visto che l’intento di dare vita ad un grande sistema di relazioni fra i tre centri e i territori interessati rischia di essere ridimensionato, se non addirittura affossato, dalle carenze della rete dei trasporti. In una città metropolitana che si rispetti i collegamenti ferroviari e stradali dovrebbero essere potenziati al massimo, resi più efficienti e messi a disposizione dei lavoratori e di tutti coloro che si muovono quotidianamente all’interno dell’area. Solo così è possibile accorciare le distanze, rendere più facili gli spostamenti di uomini e merci. Invece questo 2014 si apre con i problemi di sempre soprattutto sul fronte del trasporti ferroviari. Nonostante i notevoli investimenti, specialmente sulla linea Padova - Venezia, il sistema ferroviario metropolitano, del quale si sente parlare ormai da un ventennio buono, è ancora al palo e i collegamenti, dopo l’entrata in vigore del nuovo orario “cadenzato”, mostrano tutta la loro fragilità proprio in ambito locale. continua a pag.

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la corte di

un nuovo complesso residenziale direttamente sulla laguna di Chioggia

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EDITORIALE

segue da pag.

Amarezza metropolitana

Coinvolta l’intera provincia

con kairos rete per i servizi assistenziali

Una rete che misura la salute di una comunità, ne rileva i problemi e tenta di individuare le possibili soluzioni. Si sintetizza così il progetto sociale Kairòs, promosso dalla Provincia di Padova con la consulenza scientifica del Dipartimento di Psicologia Applicata dell’Università degli Studi di Padova, in collaborazione con i Comuni del territorio, la Prefettura e la Questura di Padova, l’Ufficio Scolastico Provinciale, le Usl 15, 16 e 17. L’iniziativa ha preso avvio a fine 2011 e ha coinvolto l’intero territorio provinciale con l’obiettivo di supportare e incentivare la rete dei servizi socio-assistenziali esistenti, mediante il coinvolgimento diretto delle Istituzioni.

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Ormai le proteste dei pendolari sono all’ordine del giorno e le notizie dei disagi si moltiplicano, al punto che la Regione ha intenzione di cancellare l’accordo per il trasporto locale con Trenitalia e individuare altre soluzioni. Proprio mentre andiamo in stampa arriva la notizia che il Governatore del Veneto Zaia ha revocato il contratto con Trenitalia invocando la possibilità di fare una gara per assegnare il servizio. “Mettiamo in discussione il fatto che ci possa essere solo ed esclusivamente un gestore per i treni regionali. - ha detto - Facciamo una gara, è una facoltà che ci viene data dalla legge”. Non è accettabile che migliaia di lavoratori ogni giorno siano in balia di ritardi, cancellazioni, disservizi e molte altre incognite che causano problemi a non finire. Non è accettabile che chi sceglie o è costretto a ricorrere ai mezzi pubblici si trovi a dover affrontare temi di percorrenza insostenibili, almeno il doppio rispetto a chi ricorre all’automobile. Ma anche per gli automobilisti muoversi all’interno della città metropolitana comincia a costare caro, molto caro. Ad inizio anno gli aumenti dei pedaggi su sistema autostradale tra Padova, Venezia, Treviso e Rovigo sono un’amara realtà con la quale sono chiamati a fare i conti anche gli autotrasportatori. A quanto pare è il prezzo da pagare per la costruzione del Passante, il quale però, con queste cifre rischia di essere sempre meno frequentato, soprattutto dai pendolari. Anche loro devono far quadrare i conti con costi sempre più alti e stipendi al palo. Mentre la politica sta cercando di correre ai ripari prevedendo sconti e agevolazioni per i residenti, soluzioni che probabilmente dovevano essere messe a punto prima dell’introduzione degli aumenti, c’è chi prevede un sensibile aumento del traffico sulla viabilità locale. E qui siamo ancora in pieno scaricabarile fra entri e Regione. Davvero un pessimo debutto per l’anno della Pa-Tre-Ve. di Nicola Stievano

terme e turismo zanin confermato

L’imprenditore Gian Ernesto Zanin è stato confermato alla presidenza della Sezione Terme e Turismo di Confindustria Padova per il biennio 2013-2015. L’elezione è avvenuta nei giorni scorsi nel corso dell’assemblea dei soci. Zanin, padovano, 58 anni, è presidente di Alabarda Gestioni, società che gestisce l’Hotel Plaza di Padova. Lo affiancherà la vice presidente Giulia Zanettin (Hotel Terme delle Nazioni, Montegrotto Terme). L’assemblea ha inoltre rinnovato il Consiglio direttivo di sezione.

Aprirà tra gennaio e febbraio il parcheggio sotterraneo del nuovo centro civico di via Boccaccio, a Terranegra: 105 posti auto a servizio del consiglio di quartiere 3 est, dell’Istituto di fisioterapia Cemes, del supermercato, della farmacia. Ad annunciarlo l’assessore al patrimonio Umberto Zampieri.“Lo scorso agosto, a fronte di una petizione sottoscritta da 800 cittadini del quartiere che chiedevano appunto l’apertura del garage sotterraneo, un tavolo di lavoro ha trovato una soluzione per arrivare a mettere a punto l’apertura del nuovo parcheggio”.

una app gratuita per fare beneficenza

mini imu, i sindaci “virtuosi” resistono

Elezioni della presidenza

apre il nuovo park di via boccaccio

Basta guardare dei video

Amministratori padovani

Fronte comunae fra il vicesindaco di Padova Ivo Rossi con i sindaci di Ferrara, Cadoneghe, Albignasego e Vigodarzere, per discutere la strategia di pressione dei sindaci virtuosi che non hanno ritoccato le aliquote Imu e che ora rischiano di vedere i propri concittadini penalizzati per evitare la mini Imu nei comuni che invece hanno fatto i furbi.

Nel quartiere Terranegra

Padova Ovest Rubano

Provincia lotta al “tarocco”

Contenimento delle emissioni di CO2, il Comune c’è pag. 6

Rubano

Pro loco, associazionismo o politica? pag.

Limena

6

ambiente

Nasce il polo dei musei provinciali, piccoli gioielli del territorio pag.

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Sanità

Pasticceri e artigiani

Sedazione palliativa o eutanasia mascherata? pagg. 24-25-26

Politica

Aria di votazioni, 345 sindaci al rinnovo

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cultura

Sindaco a Roma per protestare contro l’Imu pag.

Prodotti falsi, fanno male all’economia e anche alla salute pag. 16

Regione

Missione spaziale preparata anche a Padova pag.

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spettacolo

Si chiama wegive.it, l’appicazione gratuita per iOS o Android, che permette di fare beneficenza semplicemente guardando dei video. Si tratta di una applicazione, frutto di una start up tutta padovana, con investitori veneti, che trasforma il denaro messo a disposizione dalle aziende che caricano spot e video pubblicitari sulla piattaforma, in donazioni per associazioni e onlus.

pag.

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Intervista ad Aldo Tagliapietra, storico leader de “Le Orme” pag. 30

cornetto d’autore 19 locali si alleano

Il Gruppo Pasticcieri Artigiani di Padova e l’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi con il contributo della Camera di Commercio di Padova ed il patrocinio del Comune di Padova, lanciano il progetto “Le Brioches di Pasticceria”, un’iniziativa che intende valorizzare un prodotto di consumo tanto diffuso e generalizzato. La presenza sul mercato di prodotti similari, di origine industriale, tendono a confondere il consumatore e dequalificare l’offerta. “Le Brioches di Pasticceria” sono promosse da un circuito di 19 locali che valorizza in modo originale i “cornetti” più amati da chi vuole iniziare bene la giornata.

È un periodico formato da 14 edizioni locali mensilmente recapitato a oltre 250.000 famiglie del Veneto.

è un marchio registrato di proprietà di

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Padova, via Svezia 9 Tel. 049 8704884 Fax 049 6988054 direttore@lapiazzaweb.it Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana

Questa edizione raggiunge le zone di Limena, Rubano, Villafranca per un numero complessivo di 12.500 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numero iscrizione ROC 22120

Venezia Padova Rovigo Treviso

Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin

REDAZIONE:

Direttore responsabile

Mauro Gambin direttore@lapiazzaweb.it Ornella Jovane o.jovane@lapiazzaweb.it Chiuso in redazione il 29 dicembre 2013 Centro Stampa: Rotopress International Loreto, via breccia (An)

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4 Argomento del mese SICUREZZA Aggressioni e scippi per strada, di giorno e di notte, topi d’appartamento di nuovo all’opera in un crescendo di furti messi a segno nelle province venete. Una escalation che i soli agenti presenti nei territori non possono contrastare efficacemente

Allarme sicurezza: sempre pi

di Germana urbani

Pansa: “Nel 2014 caleranno ancora gli agenti di polizia e ci sarà ancora meno sicurezza”

Lipari: “Il problema è più complesso, riguarda il fatto che il sistema giustizia in Italia non funziona”

E

’ Andrea, 23 anni, la vittima più grave dell’escalation di rapine e furti che negli ultimi mesi del 2013 ha investito in modo preoccupante il Veneto. Lui, un commesso di dicount, si è visto puntare la pistola alla testa e poi ha sentito lo sparo che l’ha costretto ad una difficile lotta per la vita. Ma la cronaca racconta quasi ogni giorno di signore più o meno anziane colpite brutalmente lungo le vie delle nostre città anche per un bottino di pochi euro. La gente ha paura e la preoccupazione degli amministratori locali è altissima tanto che non si contano le richieste di aumentare le forze dell’ordine di pattuglia sui territori. Molti i primi cittadini che hanno fatto appello anche al Governatore Zaia chiedendo risorse economiche, finanziamenti ai propri distretti di polizia, soldi che il più delle volte erano a bilancio in Regione e sono stati cancellati, così come è accaduto per l’impegno a finanziare le telecamere. In alcuni territori, come a Padova e nella Saccisica, verso fine anno sono arrivati rinforzi nell’ambito di competenza dell’arma dei carabinieri. Così sono stati intensificati i pattugliamenti e la presenza di agenti là dove sono sempre più in

materie prime salgono prezzi e furti

Sicurezza ferroviaria e furti di rame

4

23mila euro e 38mila chilogrammi di rame trafugato. A tanto ammontano i danni provocati dai furti di rame sulle linee ferroviarie venete nei soli primi nove mesi del 2013. Un fenomeno che mette seriamente a rischio il buon funzionamento del trasporto ferroviario. Nel periodo preso in esame sono stati coinvolti 291 treni per un totale di quasi ottomila minuti di ritardo. Furti che sin troppo spesso restano impuniti. L’ultimo episodio ha bloccato per ore quaranta treni sulla tratta Venezia-Padova a causa dell’ennesimo furto di rame. I ladri hanno agito sulla linea AV VeneziaPadova fra le stazioni di Venezia Mestre e Pado-va Interporto. L’anomalia lungo la linea è stata rilevata dai sistemi di sicurezza e i treni in entrambi i sensi di marcia sono stati deviati sulla linea convenzionale con ingenti ritardi. Per ora questi furti hanno provocato solo ritardi e disagi ai cittadini in viaggio e alle Ferrovie ma se i sistemi di rilevamento dei problemi un giorno avessero un guasto improvviso? Questi furti sono pericolossimi eppure sempre più frequenti. I dati dell’Osservatorio Nazionale sui furti di rame sono significativi se si guarda ai primi 6 mesi del 2013: 11.040 furti (+12,1% vs 2012) per 2.720 soggetti denunciati (+41%) di cui 1.631 (+36,7%) in stato di arresto.

azione bande di ladri che non disdegnano di compiere danni e atti di vandalismo. Purtroppo però, operazioni come queste non potranno durare a lungo su un territorio e, soprattutto, non possono essere replicate all’infinito. Nel Veneziano i reati complessivi, nei primi otto mesi del 2013, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sono aumentati del 3,5 per cento. Con un’impennata dei reati predatori in particolare ad agosto dove i furti in casa sono aumentati del 14 per cento, mentre quelli nei negozi del 24 per cento. “Ogni tanto - ha affermato Alessandro Pansa, capo della Polizia all’assemblea dell’Associazione funzionari di polizia - qualcuno mi chiede di aumentare il livello dei controlli in alcune città. Voglio essere sincero con tutti: oggi non siamo in grado di accrescere la sicurezza da nessuna parte del territorio. E da nessuna parte vuol dire anche Venezia”. L’annuncio di Pansa è ancora più grave guardando al futuro. “Il prossimo anno caleranno ancora gli uomini e ci sarà ancora meno sicurezza”. E’ paradossale pensare che aumentano i reati e cala il numero di chi può contrastarli. “I reati predatori si com-

battono anche con la prevenzione - spiega infatti Diego Brentani, segretario provinciale del sindacato di polizia Siulp - e questa la si fa mettendo agenti in strada. In questo momento siamo al lumicino. Se abbiamo gli uomini non abbiamo le macchine e viceversa. Poi finiscono i soldi per la manutenzione delle auto e queste si fermano. A riprova che stare in strada porta a risultati l’abbiamo avuta a gennaio 2013, quando sono stati messi per le vie la metà dei poliziotti arrivati per sostituire quelli che sono stati trasferiti. In nemmeno quindici giorni sono calati, del sessanta per cento, i reati predatori denunciati”. “Non è solo una questione di organici e mezzi - afferma però Francesco Lipari, se-gretario provinciale del sindacato di polizia Coisp - Il problema è più complesso, riguarda il fatto che il sistema giustizia in Italia non funziona. Chi commette reati si rende conto che nella gran parte dei casi la fa franca. Non solo, da tempo in Italia non c’è la certezza della pena”. “Chi commette la gran parte dei reati predatori - conclude Lipari - è consapevole del fatto che pochi giorni dopo, se non ore, si ritrova fuori e torna a fare quello che sa fare meglio: delinquere”.


Argomento del mese 5 A Padova nuovo Prefetto e Questore

iù ladri e sempre meno agenti Tornano le ronde Le vere risposte dovrebbero venire dalle istituzioni

Zaia ringrazia ma chiede un impegno al Governo di Germana urbani

S

spalla pag 5 per padova

e la sicurezza non arriva dallo Stato i cittadini si organizzano e tornano sulla strada a far la ronda. Sulle ronde si era tanto discusso anni fa, quando l’argomento sicurezza era cavalcato di gran carriera dalla Lega e da An. Ma dopo la regolarizzazione delle ronde non se ne era più vista una. Di fronte a una crescente domanda di sicurezza, però, in tutta la regione stanno tornando di moda i pattugliamenti delle associazioni di volontari. Alcuni, soprattutto giovani, girano armati di telefonini pronti a documentano tutto il possibile e a pubblicarlo in diretta sui social media. Scelte che possono essere molto pericolose e che hanno allarmato anche il prefetto Domenico Cuttaia che ha sottolineato quanto sia rischioso postare su Facebook foto o altro materiale di presunte situazioni di reato. Ma certamente è rischioso anche sostituirsi agli agenti nel controllo del territorio, una soluzione dal fiato corto, come riconosce lo stesso Governatore Luca Zaia, leghista della prima ora. “Io apprezzo la generosità con la quale queste persone si rendono disponibili a collaborare con le forze dell’ordine ma è evidente che questa non può essere la soluzione dirimente per prevenire e contrastare gli episodi malavitosi - ha detto il governatore Zaia - “Gli episodi criminosi, in base alle statistiche, sono in aumento e per contro si registra, a causa dei tagli statali, una drastica riduzione dell’organico degli agenti: ciò significa esporre a eccessivi pericoli le famiglie e le aziende. Il governo riveda le sue priorità”. Ma anche la Regione ha le sue mancanze e basta dare un’occhiata al bilancio regionale per verificare se Zaia e la sua Giunta crede nella necessità di investire o no in sicurezza. “Occorre pensare - ha sottolineato Piero Ruzzante, Consigliere regionale del Pd - che si è passati dai 5,6 milioni di euro del 2010 ai 100 mila euro del 2011, fino agli zero euro messi a bilancio per il 2012. Ma non erano proprio la Lega e il Pdl a ritenere la sicurezza e la lotta alla criminalità obiettivi strategici per il loro mandato? Beh, a giudicare dai numeri non si direbbe affatto”.

Reale o percepita?

In città e provincia preoccupazione per furti in casa e aggressioni N

ell’anno in cui si torna al voto per le amministrative a Padova e in numerosi comuni della provincia uno dei temi destinato sicuramente a tenere banco è quello della sicurezza. O meglio, dell’insicurezza, sia essa reale o percepita da parte dei cittadini. A scorrere le cronache delle ultime settimane e a leggere i rapporti delle forze dell’ordine i fenomeni che destano maggiore preoccupazione continuano ad essere i furti in casa (ma anche nelle attività commerciali, abbigliamento e calzature in particolare, insieme alle rapine a supermercati e tabaccherie) ma anche le aggressioni. Non solo scippi dunque, ma veri e propri “assalti”, spesso ai danni di persone anziane, per rubare pochi spiccioli. Episodi che oltre ad essere un grave trauma per chi li subisce, impressionano l’opinione pubblica e aumentano il senso di insicurezza. A fine anno una ricerca sulla qualità della vita diffusa da un quotidiano nazionale ha messo piazzato Padova nel poco ambito secondo posto della classifica sulla criminalità relativa al traffico di droga. Un’altra ricerca mette in evidenza che nel complesso a Padova si vive bene per la presenza di servizi, consumi e tenore generale di vita anche se peggiora la situazione per l’ordine pubblico, vale a dire i reati come estorsioni, microcriminalità e rapine, appartamenti svaligiati. Un fenomeno che ritroviamo anche nell’immediata cintura urbana cittadina. Tutto ciò non fa che aumentare la preoccupazione fra cittadini e i commerci, insieme alla richiesta di un maggiore impegno per la sicurezza, con l’inevitabile contorno di prese di posizione politiche e di polemiche. Non si sente più parlare di “ronde”, a quanto pare un’esperienza ormai messa da parte. A livello territoriale, ad esempio a nord di Padova nell’Unione Medio Brenta, anche la polizia locale viene impegnata per la sicurezza e mobilitata proprio per aumentare la percezione di un maggiore controllo nei confronti della microcriminalità. Anche in città gli agenti di polizia locale sono impegnati in questo senso, così come nei Comuni che possono contare su un corpo abbastanza strutturato (Padova Sud, Piovese ad esempio). Intanto con il nuovo anno i padovani hanno assistito al cambio della guardia sia in Prefettura che in Questura. Padova ora ha la sua prima donna Prefetto, Patrizia Impresa, arrivata da Cuneo. Viceprefetto vicario a Varese dal 2004 al 2006, ha poi lavorato al ministero in veste di componente della Commissione per la progressione in carriera. Dal 2008 è stata presidente della commissione per la Protezione internazionale di Milano, quindi l’approdo a Cuneo, come prefetto. In Questura il successore di Vincenzo Montemagno è Ignazio Coccia, ex capo della Digos di Roma e attualmente nella segreteria del capo della polizia di Stato, Alessandro Pansa. Porterà a Padova la sua esperienza in materia di antiterrorismo e tecniche investigative volte a sgominare gruppi anarchici. Il primo pensiero di Prefetto e Questore è andato ovviamente alla sicurezza in città e in provincia e all’impegno per combattere anche il fenomeno della “paura percepita”, come ha ricordato Patrizia Impresa. Coccia ha aggiunto che ci sono delle situazioni che meritano la massima attenzione, da monitorare proprio per permettere ai cittadini di recuperare il meritato senso di sicurezza. Da esperto di criminalità assicura infine di non aver trovato situazioni particolarmente gravi, il che è un segnale incoraggiante. Nicola Stievano


6 Rubano Ludopatia Una piaga che Secondo l’Ulss 16 affligge 1900 i giocatori

Rubano si schiera contro il gioco d’azzardo Gottardo: “Servono leggi nazionali chiare ed è necessario conferire ai Sindaci potere di programmazione, controllo e ordinanza” di Nicol Veronica Stefani

NEWS La Pro Loco della discordia

Garavello: “Sarà un’associazione basata su solidarietà e aiuto”

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ubano si schiera contro il gioco d’azzardo Stato, che regola e controlla l’intero comparto e prende una posizione dura nei confronti dei giochi. Il Veneto si colloca al quinto posto, di un vizio che, oltre a costare caro, sta di- nella classifica dei fatturati, con 505 milioni di venendo un’emergenza, vista la preoccupante euro. “Il gioco d’azzardo - spiega il sindaco crescita del fenomeno in tutte le regioni. Gratta Ottorino Gottardo - è un fenomeno impressioe vinci, Win for Life, video poker, scommesse nante, servono leggi nazionali chiare ed è nesportive, tutto a portata di mano. I numeri della cessario conferire ai Sindaci potere di programludopatia sono allarmanti, secondo l’Ulss 16 di mazione, controllo e ordinanza. È necessario Padova, sarebbero 1900 i giocatori problema- far rete con altre Amministrazioni, con le Asl di riferimento, le Prefettici con età compresa tra i ture e le Questure. Tutto 15 e i 64 anni. Il Consiglio Sottoscritto il comunale di Rubano ha “Manifesto dei Sindaci il tessuto sociale deve ribadito fermamente la a contrasto del gioco collaborare, per costruire un fronte ampio di inforvolontà di contrasto all’e- d’azzardo”, firmato spansione del vizio della da più di 200 comuni mazione, formazione e contrasto a questo tipo di ludopatia, sottoscrivendo il “Manifesto dei Sindaci a contrasto del gioco gioco che si sta rivelando una vera emergenza d’azzardo”, firmato da più di 200 comuni. Il sociale”. Queste parole di certo stonano con fine è quello di sostenere e promuovere inter- quanto è emerso durante il voto di fiducia sulventi educativi e formativo-culturali atti a pre- la Legge di stabilità. Tra i vari emendamenti venire la forma di dipendenza. Quello del gioco ne è spuntato uno, subito ribattezzato norma d’azzardo è un vizio pericoloso e in espansio- “porcata”, che sembra conferire meno fondi ne, da quanto confermano i dati ufficiali forniti agli enti locali che emanano norme restrittive dall’Amministrazione Autonoma Monopoli di contro il gioco d’azzardo, a tutela della salute

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Il gioco d’azzardo in Veneto si colloca al quinto posto nella classifica dei fatturati, con 505 milioni di euro e della sicurezza urbana. Notizia che ha creato dissapori tra i cittadini che vedono sempre più spesso il Governo dalla parte delle lobby e dei grandi poteri.

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adici passate, cultura locale e volontariato sono le spinte che animano le iniziative in programma nella Pro Loco di Rubano. Stefano Garavello, uno dei fondatori dell’associazione per la promozione del territorio, spiega che l’idea esiste da due anni e ora la partenza è imminente. La scel- Ottorino Gottardo e ta del consiglio di amministrazione è alle porte e nel Stefano Garavello frattempo i soci promotori stanno raccogliendo una somma di denaro da devolvere ai residenti in difficoltà economiche, al fine di sostenere le fasce sociali più disagiate. Perplessità da parte del Sindaco Ottorino Gottardo, che precisa: “Da parte nostra c’è sempre stato sostegno verso le associazioni locali, ma nel nostro territorio ce ne sono già presenti più di 75 – e continua - è curioso verificare come i proponenti siano persone che finora hanno dimostrato di occuparsi di attività politica, stanno forse iniziando le manovre per la campagna elettorale del prossimo anno?”. Pronta la risposta di Garavello: “Oltre la metà delle associazioni hanno direttivi composti da membri della stessa famiglia e finalità spesso discutibili, probabilmente c’è l’esigenza di arrotondare lo stipendio”. Garavello ha le idee chiare sulle iniziative: “La prima su cui conto è il ripristino della vecchia marcia dei quattro paesi, nata nei primi anni settanta e poi scomparsa”. Per la valorizzazione del territorio la nuova Pro Loco ha in serbo la volontà di costituire una piccola area di sosta al fine di richiamare i camperisti di passaggio nella zona”. C’è anche la volontà di creare uno spazio nel quale inserire foto, episodi, ricordi”. N.V.S.

Ambiente Paes il Comune fa la sua parte Piano d’azione per energia sostenibile. Entro il 2020 riduzione del 20% sulle emissioni di anidride carbonica

S

i parla di Paes, ovvero il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, tramite il quale i firmatari del Patto dei Sindaci si impegnano a ridurre del 20% le emissioni di CO2 (anidride carbonica), entro il 2020. Vengono definite le misure concrete, i tempi, le responsabilità e le risorse economiche messe in campo per il conseguimento dell’obiettivo. I governi locali giocano un ruolo strategico nell’adempimento del Protocollo di Kyoto, conferenza della comunità internazionale, tenutasi nel 1998, al fine di discutere i problemi sull’inquinamento. L’impegno consiste nel mantenere al di sotto dei 2°C il surriscaldamento della temperatura globale. Il goal è quello di migliorare l’efficienza energetica delle città intervenendo sulle strutture esistenti, sulla mobilità urbana e sulla modalità di produzione dell’energia, puntando sulle fonti rinnovabili. La tematica non potrebbe essere più urgente, visto che da una recente indagine redatta dall’Oms, Organizzazione mondiale della Sanità, è emerso che molte città del Nord Italia sono tra le più inquinate d’Europa e Padova è addirittura la peggiore. Rubano farà la sua parte, con un percorso che ha preso piede nel 2006, anno in cui sono iniziate le rilevazioni per elaborare un inventario base delle emissioni, dal quale è risultato che il complesso delle emissioni CO2 di quell’anno

era pari a 89.835 tonnellate. Nel 2008 la Commissione Europea ha predisposto l’iniziativa del Patto dei Sindaci, ovvero l’invito ai vari comuni ad aderire, predisporre ed attuare il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, il Paes. La risposta è stata positiva e ben 4466 città hanno aderito. Tra queste anche Rubano con il Sindaco Ottorino Gottardo che spiega: “Ci siamo impegnati nella sottoscrizione del Patto dei Sindaci come Amministrazione dal 2009 per raggiungere gli obiettivi prestabiliti e, in particolare per approvare il Paes e le misure necessarie”. Le azioni intraprese dal Comune nel corso degli ultimi anni sono state molteplici, l’installazione e l’ottimizzazione di impianti fotovoltaici negli edifici pubblici e la razionalizzazione dei periodi di accensione degli impianti di illuminazione pubblica, mediante i regolatori astronomici. “Con il Paes – continua Gottardo - il nostro Comune si è impegnato ad adottare azioni e comportamenti positivi, tutti in favore di una drastica riduzione delle emissioni nocive e a fare un monitoraggio costante delle emissioni nel nostro territorio, al fine di razionalizzare gli sprechi ed incentivare tutti ad un uso più intelligente dell’energia”. Questo impegno ha comportato una riduzione di 4.465 t/a di CO2, pari al 5% delle emissioni calcolate rispetto all’anno 2006. N.V.S.


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8 Limena Edifici di pregio architettonico Modificata la convenzione tra pubblico privato

Villa Salata, non verrà occultata di Nicol Veronica Stefani

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Scuola

Mensa più cara al Melograno e alla Manzoni ma il biologico non è in discussione

La soddisfazione di Costa. Fanton, il Ponte: “La convenzione non prevedeva di coprire la facciata della villa”

na convenzione ereditata dalla gestione precedente e che l’amministrazione Costa non ha mai digerito. Sembrano prospettarsi importanti novità per il piano di recupero di uno degli storici edifici di Limena, Villa ex Anzolin-Salata. L’edificio sorge nel cuore della cittadina, proprio a lato della Statale 47, ma è completamente abbandonato a se stesso da decenni. “La convenzione firmata tra il proprietario e la precedente amministrazione ha sempre pesato su di noi come una spada di Damocle - spiega il Sindaco di Limena, Giuseppe Costa”. Quello che la direzione non condivideva del progetto era “l’eccessiva cubatura nel centro del paese, anche se prevista dall’indice di zona” - asserisce il primo cittadino che aggiunge - “la villa sarebbe scomparsa dietro una cortina di cinque edifici, disposti in maniera non regolare”. Ed è per queste ragioni che il Sindaco vive come un grande successo il nuovo accordo tra pubblico e privato che cambia il futuro dell’edificio limenese: “Tutto ciò che doveva essere costruito non ci sarà – spiega vittorioso - ora si parla di un importante progetto di restauro per la villa e della conseguente valorizzazione del territorio”. Cosa cambia quindi? Gli edifici antistanti non verranno costruiti, onde evitare di ostruire la visuale della facciata dell’edificio, mentre non ci saranno cambiamenti sostanziali per i progetti di edificazione nella parte retrostante. Un’altra novità è la disponi- edilizio in altre zone, previo accordo con l’amminibilità del privato di valutare non solo progetti resi- strazione. Lo spazio antistante potrà essere sfruttato denziali, ma anche richieste di dalla cittadinanza, a seconda insediamenti in previsione del La cubatura che se ne recuperi un parco o nuovo ospedale, con la possibi- potrà essere una piazza. Anche la viabilità di lità di vedere sorgere ambulato- recuperata come accesso retrostante dovrà esseri medici o cliniche private, per credito edilizio re rivista: “il centro di Limena è in altre zone esempio. congestionato – spiega il Sin“Un grande risultato che daco - va rivista la transitabilità, dimostra come Limena rimanga una piazza appeti- le vie devono essere allargate e costruiti dei marbile nonostante la crisi” spiega Costa. Per quanto ciapiedi”. Perplessità da parte di Dimitri Rossetto, riguarda la mancata opera di costruzione fronte vil- consigliere comunale de il Ponte – insieme per Limela, la cubatura potrà essere recuperata come credito na : “Cambiamenti ufficiali ancora non ce ne sono,

NEWS

Sociale

Nelle foto il sindaco Giuseppe Costa e il consigliere comunale de il Ponte Dimitri Rossetto

la procedura è lunga e non può essere modificata in due settimane”. Rincara la dose Lucio Fanton, coordinatore de il Ponte: “Sono solo promesse da marinaio, Villa Salata è un punto nevralgico per la campagna elettorale”. Secondo Fanton le cortine previste dal progetto precedente non avrebbero coperto la facciata della villa, sito in cui era previsto un parco. “A causa della richiesta del Sindaco appena insediato di rivedere l’accordo, il proprietario potrebbe aver ottenuto un aumento delle cubature previste. Costa deve specificare se ciò è avvenuto”.

L

a mensa delle scuole Melograno e Manzoni ha subito un aumento di prezzo, ma per Stefano Tonazzo, assessore all’Istruzione, il motivo è presto detto: “C’è stata una nuova gara d’appalto per la refezione scolastica, visto che la precedente era in scadenza e i prezzi sono stati oggetto di adeguamento Istat. Ora i genitori pagano 4,98 euro a pasto e, mi rendo conto, non è poco”. L’amministrazione ha anche deciso di avvalersi di personale Camst (la ditta vincitrice), per la distribuzione dei pasti, competenza di cui si faceva carico il personale ata. “Un cambiamento che ha fatto toccare con mano l’aumento del prezzo ai genitori - spiega Tonazzo – anche se il comune cerca di intervenire, con la riduzione del pagamento, fino all’esenzione, per le famiglie in difficoltà”. Alcuni genitori, contrari all’aumento del prezzo, hanno deciso di predisporre un questionario al fine di capire quanti fossero concordi nel rinunciare al biologico, a fronte di una riduzione del prezzo. Tonazzo sottolinea che la scelta del biologico è garanzia di una sana e corretta dieta, nonché parte integrante dell’educazione alimentare degli alunni: “Abbiamo la certezza che i bambini dall’età di 4 fino ai 10 anni mangino correttamente, quindi l’amministrazione metterebbe in discussione la scelta fatta solo se a volerlo fosse la totale maggioranza dei genitori, cosa che non credo si sia verificata”. N.V.S.

A Roma con la delegazione dei sindaci Virtuosi

Fanton: “Staff del Sindaco figura inefficace”

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lla delegazione dei sindaci “virtuosi”, così si definiscono, hanno aderito quasi 300 comuni e nella giornata di giovedì 5 Dicembre si sono recati a Roma per protestare contro la mini Imu. La delegazione è stata ricevuta al Senato dall’Onorevole Antonio De Poli e dai Senatori Marco Marin e Massimo Bitonci. All’incontro ha partecipato anche Giuseppe Costa, sindaco di Limena: “Siamo contro la proposta di legge che offre un contributo straordinario a quei comuni che hanno alzato l’aliquota oltre la soglia, noi

ci consideriamo virtuosi perché siamo riusciti a far quadrare tutti i conti, ma non veniamo premiati”. Sembra porsi un problema di equità, dato che il Governo intende cancellare la maggiorazione dell’aliquota compresa tra il 4 e il 6 per mille, cosicché a pagare saranno anche quei comuni che non hanno alzato il prelievo sulla prima casa. Costa fa sapere che il sottosegretario all’Economia, Pier Giorgio Baretta, si è espresso a favore dell’istanza, ma che i tempi sono ristretti per le modifiche. Rimanendo in tema di soldi, il Sindaco ri-

sponde a una dichiarazione di Lucio Fanton, coordinatore de il Ponte insieme per Limena, in cui viene imputato all’attuale amministrazione di avvalersi dello Staff del Sindaco, figura “inefficace e dispendiosa”. Costa precisa: “Nel 2007, ultimo anno in cui ha governato il Ponte, sono stati spesi ben16 mila euro in più di quanto abbiamo fatto noi nel 2012 per la gestione del Segretario comunale. Noi siamo riusciti a risparmiare avvalendoci anche di una figura in più, lo Staff del Sindaco, che si è peraltro rivelata efficace”. N.V.S.

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Villafranca 9 Amministrazione comunale Tributi, Salvò rassicura i cittadini

Sulla mini Imu, “nessuna differenza da pagare” Villafranca fa parte di quei Comuni che hanno alzato l’Imu, ma il Sindaco precisa: “Non è aumentata rispetto allo scorso anno, abbiamo richiesto il 5 per mille fin da subito” Nella foto il primo cittadino Luciano Salvò

di Nicol Veronica Stefani

“U

n comune è virtuoso quando si rispettano le leggi, come quella del Patto di Stabilità, nonostante si riveli una misura incomprensibile e, quando si riesce a mantenere la pressione tributaria locale la più bassa possibile, riuscendo ad assicurare i servizi ai cittadini”. Sono le parole di Luciano Salvò, sindaco di Villafranca Padovana, che commenta il “pasticciaccio” della mini Imu. Nel 2013 ha imperversato il tormentone dell’Imposta Municipale Unica sulla prima casa, che, poi,

Orti sociali

il Governo ha deciso di abolire, impegnandosi a rimborsare i Comuni del mancato gettito. Alcuni contribuenti, però, dovranno pagare una differenza, la famigerata “mini Imu”. Ciò avviene nei comuni in cui l’aliquota base è stata ritoccata nel corso del 2013, sforando il 4 per mille, quota base decretata dallo Stato. La differenza dovrà essere corrisposta entro il 24 gennaio. Di tutta risposta i sindaci “virtuosi” sono insorti e hanno deciso di protestare, sfilando per le vie delle città e in corteo a Roma. Il problema

Il valore dell’Imu media per abitante ad aliquota base si attesta a 177,30 euro però non è solo l’Imu, ciò che va considerato è la pressione tributaria locale pro capite. A Villafranca, per esempio, il valore dell’Imu media per abitante ad aliquota base si attesta a 177,30 euro, a Limena è 321,68 euro e

Passione e socializzazione con gli orti urbani di Gombinafranca

A

Villafranca Padovana vince il verde e la passione per il lavoro nei campi, un progetto condiviso da Amministrazione e cittadinanza, che crea un tessuto di relazioni sociali. Gli orti urbani migliorano l’aspetto delle nostre città, sempre più grigie e cementificate. Il Comune di Villafranca ha desti-

a Rubano a 295,24 euro. C’è poi l’Irpef, che molti Comuni fanno pagare ai contribuenti. La definizione di “virtuosi” spetta sicuramente alla maggioranza dei Sindaci stretti tra la morsa del bilancio e del Patto di Stabilità. Il Sindaco Salvò si ritiene “virtuoso”, anche se fa parte di quei Comuni che hanno alzato l’Imu, ma precisa: “Non abbiamo fatto i furbi alzando l’aliquota per recuperare una somma maggiore, quindi rassicuro i miei cittadini che non dovranno pagare nulla in più perché abbiamo richiesto il 5

nato 1000 mq di terreno per la realizzazione di orti urbani. A raccontarlo è Pietro Volpato, nel direttivo dell’associazione Gombinafranca: “Il Comune ci ha assegnato svariati appezzamenti – dice sorridendo – abbiamo costituito l’associazione e scelto il nome pensando a un gioco di parole: gombina in veneto è l’aiuola, franca sta per zona libera, ma viene anche in mente il nome del nostro Comune di residenza”. Una trentina di persone volenterose di occuparsi degli orti e di beneficiare

per mille fin da subito, in più c’è da considerare che la nostra amministrazione non richiede il pagamento dell’Irpef”. Salvò poi continua: “Sarebbe meglio tassare il reddito anziché la casa, il problema però è l’evasione e si corre il rischio di far pagare i soliti noti, pensionati, lavoratori dipendenti e contribuenti onesti. Visto che la tassa sulla casa non poteva essere evitata abbiamo scelto di alzarla al 5 per mille e in questo modo il carico tributario pro capite è stato minore”.

dei frutti del lavoro sui campi: “l’iniziativa promuove il rispetto degli spazi comuni, la socializzazione e la passione per la terra”. Gli appezzamenti sono da 30, 40 e 50 metri per un totale di 12 orti e Volpato pensa già all’estate: “Abbiamo in programma una grande festa, coi nostri prodotti, per farci conoscere e celebrare l’esperienza, che crediamo vada incentivata anche in altre frazioni comunali”. N.V.S.

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10 Sguardo a Padova Nord Vigonza Non decolla il collegamento metropolitano con Venezia

Il treno del desiderio Saltato anche il posticipo del 15 dicembre, Rfi si giustifica con il mancato termine dei lavori di Nicoletta Masetto

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ncora un nulla di fatto per il progetto Sfmr ossia il collegamento “metropolitano” con Venezia. Sarebbe dovuto partire il 15 dicembre, in occasione dell’entrata in vigore del nuovo orario di TrenItalia, concordato con la Regione, ma così non è stato. E pensare che si doveva partire ancora dieci anni fa com’era stato annunciato a Vigodarzere. Tra i primi interessati al passaggio metropolitano proprio Vigonza. Era infatti stato realizzato il quadruplicamento dei binari sulla Padova-Mestre (27 chilometri), così come il raddoppio della linea fra PadovaCamposampiero e Castelfranco. Realizazta poi anche la nuova linea tra Maerne di Martellago e Mestre, via Spinea, nuove stazioni ed eliminati decine di passaggi a livello. Insomma sulla carta sembrava tutto pronto. Tanto che la partenza del sistema metro ferroviario (costata finora almeno 100 milioni) era stata programmata per il giugno scorso. Alla fine di maggio la Regione aveva comunicato che, per motivi tecnici, sarebbe

La stazione ferroviaria di Vigonza - Pianiga, niente metro stata posticipata al 15 dicembre. Data che era parsa quella definitiva. E invece, nei giorni scorsi, i vertici di TrenItalia e della Regione hanno fatto sapere che il primo treno “metro” per Busa, Vigonza-Pianiga, Dolo, Mira-Mirano, Mestre e Venezia Santa Lucia partirà, purtroppo, solo a metà 2014. Quali le cause di tanti ritardi? Una risposta Rfi-Ferrovie dello Stato ce l’ha: il sistema veneto è fermo a un binario morto perché, nonostante la realizzazione completa della stazione giardino sul lato sud di Padova Centrale (da dove partirà, ogni quarto d’ora, un

treno per Venezia) mancherebbe il collegamento tra il nuovo fascio di circolazione e la linea per Ponte di Brenta. Di più: non sarebbe ancora pronta la nuova stazione di Busa di Vigonza, con il relativo parcheggio. Secondo altri tecnici della Regione, il metro è ancora in lista di attesa perché dalla Svizzera non sono ancora arrivati tutti i nuovi 24 treni Stadler, in via di acquisizione da tre anni. Non ci sarebbero, insomma, tutti i convogli regionali necessari ad attivare una vera e propria metropolitana tra Padova e Venezia.

RESTAURO Premiato da Unpli il recupero progettato dall’architetto Benetollo

CHIOSTRO EX CONVENTO SANTA MARGHERITA

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iccole città che entrano nei cataloghi del terzo concorso nazionale per il restauro dell’architettura “tradizione, devozione e ambizione”, ideato da Unpli e Regione con il patrocinio di Unesco e Ministero dei Beni Uno scorcio del chiostro restaurato Culturali. Il Veneto si conferma a pieno titolo capitale dell’arte e del restauro. Con il suo patrimonio di beni culturali “minori”, resta una delle regioni più attente alla conservazione e al recupero non solo dei gioielli architettonici e delle imponenti ville palladiane, ma anche di una innumerevole serie di opere minori. Oltre a Venezia, Padova, Vicenza, anche cittadine come Noale, Marostica, Vigonza e Due Carrare. Su sette progetti premiati a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta, cinque ricadono in Veneto, uno di questi a Vigonza. Alla cerimonia di premiazione erano presenti il rettore dello Iuav Amerigo Restucci, il presidente del comitato provinciale dell’Unpli Fernando Tomasello, il presidente dell’Ordine degli architetti di Padova Giuseppe Cappochin, il direttore generale San Marco – Terreal Italia Fernando Cuogo e il vicegovernatore veneto Marino Zorzato. Sul maxischermo, una carrellata di immagini degli interventi vincitori, che andranno a costituire una mostra allestita nelle sale della villa e visitabile fino al 31 gennaio. Oltre alle dimore storiche, sono state premiati anche i migliori progetti per le categorie 2edifici di culto” e “aree pubbliche”. Due interventi per ciascuna categoria. Per gli edifici di culto, ha vinto il restauro del chiostro dell’ex convento di Santa Margherita a Vigonza, progettato dall’architetto Massimo Benetollo. Un edifico con quasi mille anni di storia, con elementi romanici, gotici e del ‘700, che è stato dapprima oggetto di conservazione, messa in sicurezza e salvaguardia e poi recuperato nella sala del Capitolo. Rimesso a nuovo, potrà ospitare uffici parrocchiali, sala riunioni e spazi espositivi. N.M.

nuova rotatoria, sei mesi di prova

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uova rotatoria in pieno centro a Vigonza. Il tutto per realizzare un nuovo impianto stradale di distribuzione carburanti. La nuova rotatoria, che funzionerà in via sperimentale per sei mesi, sarà anche un ottimo test per verificare, ad esempio, se questo sistema potrà consentire o meno un migliore deflusso del traffico all’altezza del semaforo lungo la Noalese. Quest’ultimo rappresenta un punto «nero» viste le lunghissime code che si registrano non solo nelle ore di punta. Intanto sono stati messi in modalità lampeggiante i semafori dell’incrocio. Gli operai hanno, quindi, posizionato i new jersey sotto la supervisione dei tecnici comunali. In questo incrocio, tra l’altro, risulta impossibile realizzare una rotatoria classica. Per questa ragione il progettista ha messo a punto una particolare forma ad anello centrale allungato con quattro attestazioni. Farla rotonda avrebbe comportato, infatti, l’eliminazione delle sedi di alcune attività produttive. La rotatoria viene realizzata dopo che è stato ottenuto il permesso di fare il nuovo impianto stradale di distribuzione carburanti e altre attività complementari. L’impianto aveva visto il «no» della Soprintendenza del Veneto che si era opposta per salvaguardare l’area. Il richiedente, un imprenditore vicentino, ha fatto però ricorso al Consiglio di Stato e ha vinto. I lavori della rotatoria, di forma appunto ellissoidale, interessano le vie Cavour, Noalese (S.R. Strada Regionale 515), Grandi

(provinciale 46), e Roma. All’interno dell’anello la circolazione è a senso unico di marcia antiorario con un limite massimo di 30 all’ora. Se la sperimentazione sarà positiva e si registrerà la scorrevolezza del flusso di traffico, si passerà al definitivo. Questa una breve cronistoria dell’opera. La richiesta di poter realizzare il nuovo impianto di carburanti da parte della società Bortolomei di Camisano Vicentino risale al settembre del 2012. L’atto d’obbligo stipulato con il Comune è invece del novembre scorso. Tra le motivazioni proprio quelle legate al traffico e alle lunghe code che si formano lungo al strada regionale, in pieno centro, all’intersecazione tra varie strade. Dello scorso ottobre l’approvazione da parte della giunta del progetto preliminare redatto dall’ingegner Michele Artusato dello Studio Area Engineering di San Donà di Piave per un importo di complessivi 37.670 euro. Risale sempre a ottobre l’autorizzazione di N.M. Veneto Strade.


Sguardo a Padova Nord 11 Cadoneghe

L’Intervento

Sì alla sicurezza alimentare, no alla demagogia

Mensa scolastica Sopralluogo “sul campo” del sindaco dopo le polemiche dei mesi scorsi

Idee e progetti a tavola

di Giovanni Taliana* segue da pag.

di Nicoletta Masetto

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ovità e proposte innovative in vista per il servizio di refezione scolastica. Mentre sono sul punto di partire i lavori di costruzione della nuova mensa che servirà i bambini frequentanti la materna Aquilone, l’elementare Zanon e la media Don Milani e offrirà accoglienza a 150 bambini della materna e 140 circa per la scuola elementare e media, il Comune di Cadoneghe e l’Unione Medio Brenta – gestore del servizio di refezione scolastica – ha promosso, le scorse settimane, una serie di incontri con i genitori per illustrare alcuni progetti destinati a coinvolgere sia i ragazzi che le loro famiglie. “Si è trattato di un’occasione a cui l’Unione e il nostro Comune tenevano particolarmente – spiega il sindaco Mirco Gastaldon –. Gli incontri hanno rappresentato, a nostro avviso, un’ opportunità per tutti i genitori per riuscire a porre domande e chiedere chiarimenti in merito al funzionamento del servizio di refezione scolastica. Per chiarire ogni dubbio o segnalazione sul servizio e accogliere eventuali proposte erano, infatti, presenti all’incontro sia rappresentanti dell’amministrazione sia i referenti tecnici dell’Unione e i fornitori della ditta Dussmann che si occupa della mensa. Quello della refezione scolastica è per il nostro territorio un servizio di cruciale importanza sociale e civica. Per questa ragione ci sembra importante mantenerne alta la qualità e confrontarci con i cittadini che ne usufruiscono. Oltre a ciò, sono state illustrate alle famiglie una serie di interessanti iniziative, studiate per rendere ancora più trasparenti i servizi e diffondere presso genitori e bambini la cultura di un’alimentazione sana ed equilibrata”. In particolare, sono stati presentati e illustrati nel dettaglio il bando per le agevolazioni tariffarie al servizio di refezione scolastica, il progetto “Merenda sana” e prodotti a chilometri zero utilizzati

Cadoneghe

U

A breve al via la costruzione del nuovo edificio, intanto l’amministrazione ha incontrato i genitori per illustrare le nuove iniziative pensate per gli scolari Il sindaco Gastaldon durante il sopralluogo alla mensa scolastica, dove si è anche fermato a pranzare

da Dussmann per il servizio di refezione scolastica, con possibilità di assaggio; infine, il minicorso di cucina “Oggi cuciniamo insieme” che si terrà nel 2014 presso il centro cottura Dussmann di Padova e vedrà coinvolti, sia nella preparazione guidata delle pietanze sia nella degustazione, genitori e ragazzi. La riunione informativa si è tenuta in diversi punti del territorio suddivisa in quattro appuntamenti. Nella foto: il sindaco insieme al consigliere comunale Edoardo Lacava e agli studenti durante un sopralluogo di verifica in una delle mense. La questione delle mense scolastiche, com’è risaputo, è stata al centro di recenti polemiche. In par-

ticolare dopo il ritrovamento, lo scorso 25 ottobre, di un pezzetto di legno dentro un piatto di pasta. Più volte l’Unione dei Comuni aveva fatto presente che non era rimasta a guardare, ma semplicemente era in attesa di notizie certe dopo il sopralluogo del Nas. Per individuare l’esatta origine dell’inconveniente era fondamentale sapere se i frammenti di legno fossero, infatti, stati cotti insieme alla pasta o al sugo o se invece erano finiti nei piatti in un secondo momento. Anche casi precedenti di presunto malfunzionamento della mensa, infine, erano stati regolarmente confutati da controlli e accertamenti.

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Lo dimostra il primo sì di Bruxelles all’etichetta sulla provenienza delle materie prime, risultato della forte pressione di Confindustria. È in Europa che si gioca la tutela di tutta la filiera agroalimentare, dall’agricoltura alla trasformazione, non a Roma. Di questo farebbe bene a occuparsi il ministro De Girolamo. L’industria alimentare italiana assorbe il 72% dei prodotti agricoli nazionali ma è strutturalmente obbligata a importare materie prime agricole a integrazione di una produzione nazionale insufficiente. Questo nel pieno rispetto della normativa europea. Siamo i primi a sostenere il potenziamento dei controlli, così estesi e penetranti da rendere sicuro il prodotto alimentare trasformato in Italia. Ma ogni strumentalizzazione o demagogia protezionistica rischia di diffondere messaggi ambigui e di pregiudicare l’intero settore agroalimentare, che è il secondo in Italia con 132 miliardi di fatturato, di cui 27 alla voce export. Il Veneto, con 4.900 imprese agroalimentari e oltre 35mila addetti, realizza l’11% di questo fatturato, pari a 14 miliardi. Nel primo semestre del 2013 le esportazioni venete di prodotti alimentari sono cresciute del 7,4% (Italia +6,7%). L’appello è ad evitare gli integralismi e a spostare l’attenzione sul futuro del made in Italy agroalimentare e sulle strategie per allargare i mercati. Non si può ridurre il tema a una lotta di confine. La contraffazione si combatte presidiando i mercati, promuovendo con più incisività i prodotti italiani di qualità, rafforzandone la reputazione negli altri paesi europei e nel mondo, sbocchi decisivi per tutta la filiera agroalimentare. Occupiamoci di come valorizzarne il potenziale, visto che altri paesi, come la Germania, esportano più di noi senza avere la nostra qualità e tradizione enogastronomica. Possiamo fare ancora meglio, valorizzando l’assoluta qualità del prodotto trasformato in Italia e spingendo sull’internazionalizzazione rafforzando le reti lunghe, stimolando i processi di aggregazione tra imprese. Sono le priorità su cui essere compatti e che ci auguriamo siano al centro del confronto con le forze politiche, anche in vista delle prossime elezioni europee. Siamo convinti che anche la Regione sia determinata in questa direzione, per rendere sempre più moderna e competitiva la filiera agroalimentare. *Presidente della Sezione alimentari di Confindustria Padova

Ampliata l’accessibilità al pubblico sempre numeroso per le tante prestazioni garantite dall’ufficio

SPORTELLO DEL CITTADINO APERTO UN’ORA IN PIù OGNI GIORNO

n unico ufficio per tanti servizi: è lo Sportello del Cittadino, dove – al piano terra del municipio – i residenti di Cadoneghe possono trovare un’area dedicata esclusivamente ad accogliere il pubblico. Sempre più numerosi, i cittadini si rivolgono allo Sportello per ricevere informazioni sul funzionamento dei servizi e delle prestazioni erogate dal Comune, ritirare tutta la modulistica per richieste o iscrizioni, usufruire della maggior parte dei servizi anagrafici, protocollare la documentazione presentata a

mano e iscriversi ai corsi organizzati dal Comune. “Data l’alta mole di servizi offerti al cittadino, e visto anche il notevole afflusso di richieste che ogni giorno trovano soddisfazione presso i nostri addetti – spiega il sindaco Gastaldon –, l’Amministrazione comunale ha deciso di prolungare l’orario di apertura dello Sportello. Tutti i giorni vi si potrà accedere per un’ora in più, cioè fino alle 13. Restano naturalmente in vigore anche le due aperture pomeridiane. In questo modo aumentiamo le possibilità di contatto fra il

cittadino e l’ente, nell’ottica di una crescente trasparenza e apertura che di questi tempi mi sembra una risposta opportuna in termini di accessibilità ai servizi e alle informazioni che ogni cittadino ha il diritto di poter acquisire nel modo più completo possibile”. I nuovi orari saranno in vigore all’inizio di dicembre 5 dicembre. Ecco il dettaglio: dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle 13.00 - il lunedì e mercoledì anche dalle ore 15.30 alle 18.30. N.M.

Il Municipio di Cadoneghe


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SOLO TAGLI

Gruppo consiliare regionale Partito Democratico Veneto

NEGLI OSPEDALI NEL TERRITORIO NEL SOCIALE

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14 Sguardo a Padova Nord Vigodarzere Il Comune ha sottoscritto una convenzione con la Gadit, guardie ambientali d’Italia

VIABILITA’

Microchip, controlli più severi

Costerà circa 380 mila euro

nuova rotatoria al “quadrivio”

Dall’inizio dell’anno verifica a tappeto della regolare registrazione di animali come cani e cavalli

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di Nicoletta Masetto

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tipulata nei giorni scorsi una convenzione tra il Comune di Vigodarzere e l’associazione Gadit. Grazie a questo accordo con l’anno nuovo venti agenti zoofili controlleranno il territorio con vigili e carabinieri. L’accordo è stato presentato dall’assessore comunale all’ambiente, Moreno Boschello, e dal comandante regionale, Marcello Griggio. Le guardie Gadit appartengono a un ente volontario, riconosciuto dal ministero dell’Ambiente. Operano sul territorio nazionale dal 2004, in qualità di pubblici ufficiali con funzioni di polizia amministrativa o di polizia giudiziaria con il compito di vigilare sul rispetto delle leggi e dei regolamenti a tutela dell’ambiente. “Le Guardie ambientali d’Italia o Gadit – ha spiegato l’assessore Boschello – vigileranno sulle varie zone del territorio in cui le forze dell’ordine sono meno presenti. Alcuni esempi? Gli argini dei due corsi d’acqua che caratterizzano il territorio di Vigodarzere ossia il Brenta e il Muson dei Sassi, quindi le numerose aree di campagna”.

Le guardie, in stretto raccordo con carabinieri e polizia locale, avranno compiti di tutela e controllo ambientale, In particolare, il fenomeno maggiormente nel mirino di controlli e interventi sarà l’ abbandono dei rifiuti in maniera specie in aree verdi o lungo gli argini. “Dal momento che le nostre guardie saranno dotate di apparecchiatura per leggere immediatamente i microchip di cani e cavalli – ha aggiunto il comandante Marcello Griggio – sapremo da subito se questi animali, ad esempio, sono iscritti all’anagrafe, se sono scappati o sono stati abbandonati, e, nel caso dei cani, provvederemo ad accompagnarli al canile per l’adozione”. Saranno quindi elevate multe a quanti non avranno dotato i propri animali, sia cani che cavalli, di microchip. Un controllo non casuale visto che a Vigodarzere sono numerosi i maneggi. Il territorio, poi, è attraversato da un’ ippovia lungo il cui percorso è molto frequento il transito di cavalli. La presenza delle guardie Gadit, in particolare lungo gli argini, servirà a scoraggia-

A spasso con i cagnolini, scattano le verifiche sui microchip re e a eliminare i bivacchi abusivi, per citare un altro esempio. Poiché le guardie sono, a tutti gli effetti, degli ufficiali di polizia giudiziaria, esse potranno intervenire e sporgere eventuale denuncia qualora verifichino e compiano i dovuti accertamenti relativamente a casi di maltrattamento di animali. Le guardie saranno poi sul territorio a presidio delle principali aree destinate a verde pubblico dislocate nel territorio. Come già avviene già in collaborazione con la poli-

zia provinciale, saranno quindi impegnate a svolgere il corretto svolgimento delle attività ittiche e venatorie, controllando pescatori e cacciatori. Per il momento la convenzione avrà una durata di due anni. Al termine Comune e Gadit saranno chiamati a fare un bilancio consuntivo dell’esperienza e, quindi, a seconda della valutazione che ne uscirà, la convenzione potrà essere eventualmente prorogata anche per gli anni successivi.

FISIOTERAPIA

ia libera della giunta comunale alla nuova rotatoria al quadrivio di Vigodarzere. Interessa tra via Roma, via Cesare Battisti, via Manzoni e via Cà Pisani. Finalmente potrà decollare la procedura, delicata e complessa, espropriativa che interesserà centinaia di proprietari. “Il nostro obiettivo – ha illustrato l’assessore ai lavori pubblici, Demetrio Zattarin - è quello di perfezionare trattative per la cessione bonaria delle aree, come peraltro abbiamo cercato di fare finora. Nel caso in cui non fosse possibile raggiungere accordi bonari, dovremo passare all’esproprio”. Nel quadro economico dell’opera (383.800 euro, finanziati per 199 mila con entrate proprie e per 184.800 euro grazie ad un contributo della Regione Veneto) è stata prevista una spesa di 20.500 euro a titolo di indennizzo dei proprietari delle aree. Il raggio della rotatoria avrà uno sviluppo complessivo di 16 metri alla cordonata esterna. Dopo una trattativa durata un anno e mezzo, l’amministrazione provinciale ha solo in parte accolto la richiesta del Comune di ridurre di mezzo metro del raggio. L’amministrazione comunale di Vigodarzere ha così potuto approvare la relativa variante urbanistica. N.M.

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Ascom padovana mobilitata Un fenomeno preoccupante, in costante aumento

“Tarocchi” invadono il mercato, sono pericolosi I commercianti denunciano: “la contraffazione è una piaga per noi ma anche per i cittadini” di Martina Celegato

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a contraffazione delle merci, e in particolare dei grandi marchi anche se non in via esclusiva, è senza dubbio una delle grandi piaghe del commercio contemporaneo che ha messo e continua a mettere a dura prova le aziende produttrici e i rivenditori ufficiali. Ma la contraffazione è una tematica che non mette solo in difficoltà il commercio ma anche la salute di chi acquista tali merci che possono essere dannose a causa dei materiali di bassa qualità e in alcuni casi addirittura nocivi. Vere e proprie mine alla salute in particolare di persone allergiche che possono avere reazioni improvvise e problematiche ma anche per persone che non hanno particolari allergie il cui organismo può reagire in maniera improvvisa e repentina. Per prevenire e contrastare direttamente queste conseguenze da non sottovalutare Ascom Confcommercio di Padova è scesa in piazza nell’ambito della manifestazione nazionale “Legalità, mi piace” proposta dall’associazione stessa a favore delle legalità e contro la contraffazione in tutte le sue forme. Davanti alla sede municipale di Padova di Palazzo Moroni, in contemporanea con il discorso del Presidente Carlo Sangalli a Roma, ha avuto luogo il flash mob dedicato alla salute in primo luogo e all’economia locale in seconda sede. Non bisogna infatti pensare che solo accessori o

indumenti siano oggetto di contraffazione che invece è cittadini e consumatori nonché le realtà produttive locali una tematica che coinvolge anche i prodotti alimentari, sempre più messe a dura prova dalla crisi. In tale occasioin particolare quelli della tradizione italiana, che vengono ne Zilio ha affermato come sia necessario combattere la realizzati con materie prime di scarsa qualità che rischiano contraffazione che in molti casi si lega a organizzazioni di compromettere i manufatti finali ma soprattutto le qua- criminali che mettendo a dura prova l’economia italiana. Una lotta che va combattuta soprattutto attraverso lità alimentari dei cibi. l’educazione dei consumatori alla Non sono così rari i casi in cui quedistinzione dei prodotti e al rifiuto di sti prodotti possono rivelarsi addirittu- Sono concreti altri che non rispondono a determinati ra tossici, mettendo a rischio la vita e seri i rischi requisiti. di chi li consuma senza conoscerne per la salute E’ importante sottolineare come le conseguenze. Al flash mob, in mo- derivanti da il triangolo della contraffazione in dalità streaming, hanno partecipato prodotti tossici Italia coinvolga direttamente Padova esponenti di categoria e della Camera di Commercio, nonché la Guardia di Finanza e la dermato- che con Prato e Milano è una delle zone in cui i prodotti “tarocchi” prendono vita e si diramano in tutta Italia. loga Anna Belloni Fortina. Ma quali sono, sulla base delle statistiche ufficiali, i Ma la manifestazione non è stato solo un momento di confronto fra varie realtà in quanto nell’ambito delle di- prodotti più contraffatti in Italia? Come ovvio le grandi scussioni il presidente di Ascom Padova, Fernando Zilio, ha eccellenze italiane con in primis ci sono i capi di abbipresentato il nuovo accordo realizzato dall’Associazione gliamento seguiti da prodotti alimentari (sia alimenti che con le forze dell’ordine che permetterà ai tecnici camera- bevande), occhiali e pelletteria per arrivare infine a scarpe li di effettuare controlli all’interno degli esercizi cittadini e calzature. Sebbene la consapevolezza verso i rischi insiti per garantire un maggiore controllo e monitoraggio dei in questi prodotti sia cresciuta notevolmente negli ultiprodotti che quotidianamente vengono messi in vendita. mi anni molti sono ancora i consumatori che acquistano Una vera e propria lotta alla contraffazione che at- prodotti a rischio, motivo che ha giustificato ancor di più traverso ispezioni accurate andrà a tutelare la salute dei la creazione della squadra anti-contraffazione padovana.

Senza requisiti di sicurezza

occHio alle spine scattano i sequestri

C

irca 11.000 articoli tra cavi elettrici, prese multiple, adattatori, ferri da stiro, piastre per capelli privi delle certificazioni di sicurezza e del marchio dell’importatore sono stati sequestrati a Padova dalla polizia locale in alcuni punti vendita all’ingrosso della zona industriale, tra cui il ‘centro Ingrosso Cina’. L’attività di controllo e sequestro è avvenuta nell’ambito del progetto ‘Insieme contro la contraffazione’, sostenuto da Anci, ministero dello Sviluppo economico, polizia locale e Camera di Commercio di Padova. L’autorità giudiziaria ha delegato la polizia locale al sequestro dei prodotti potenzialmente pericolosi. Molti di questi non rispettavano le prescrizioni vigenti, quali ad esempio la mancanza del nome dell’importatore, del produttore o marchi e certificazioni. M.C.

PROSCIuTTO BERICO-EuGANEO DOP MINACCIATO AGRICOLTORI ALLA fRONTIERA

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ltre 150 allevatori e agricoltori padovani sono saliti al Passo del Brennero insieme a circa diecimila imprenditori provenienti da tutte le Regioni, anche con i loro trattori per difendere l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane. “Nei due giorni di presidio - racconta Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova autobotti, camion frigo, container sono stati verificati dagli agricoltori e dagli allevatori per smascherare il “finto Made in Italy”, all’insaputa dei consumatori per la mancanza di una normativa chiara sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti. Uno scandalo che riguarda da vicino l’agricoltura padovana e un’eccellenza come il prosciutto marchio Berico – Euganeo Dop, minacciato proprio dai falsi d’oltre confine. IIl prosciutto nostrano è danneggia-

to dai continui arrivi di cosce di maiale principalmente Germania, Olanda e Belgio. Si stimano oltre 40 milioni di pezzi ogni anno, pari a circa il quadruplo della produzione nazionale. E un prosciutto italiano su dieci viene prodotto in Veneto. Un dato che evidenzia la dipendenza della nostra industria di trasformazione da materia prima che proviene da fuori confine e che troppo spesso viene italianizzata. In Veneto gli arrivi si concentrano nelle province di Padova, Treviso e Verona. Per diventare prelibatezza, il suino italiano viene macellato a 160 kg, con un costo di allevamento ben superiore (circa il 20 per cento) a quello estero”. Il 27 per cento dei 170 tir, camion e container fermati e controllati trasportava prodotti alimentari stranieri destinati ad essere venduti come Made in Italy. M.C.

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Spazi Aperti 13 17 Servizi ambientali. Nel 2014 dopo il caos dell’anno precedente la tassazione dovrebbe cambiare ma continuerà a pesare

Dopo la Tares in arrivo Tuc e mini Imu Smaltimento rifiuti sempre più caro a causa delle imposizioni statali, adesso la maggiorazione cambierà nome

Solo nella Bassa Padovana la spedizione dei bollettini è costata 150 mila euro

di Emanuele Masiero

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n principio era la Tarsu che presto divenne Tia per poi diventare Tares, Trise, Tari e infine Tuc. Che al Governo manchi fantasia sul nome delle tasse proprio non si può dire. E così la tariffa rifiuti diventa sempre più caotica e cara per le tasche dei cittadini. Ad accorgersene sono proprio loro visto che in questi giorni siamo tutti chiamati a pagare la maggiorazione di 30 centesimi a metro quadro indispensabile per coprire i costi dei servizi indivisibili. Ovvero illuminazione pubblica, sicurezza, verde pubblico, manutenzione strade e chi più ne ha più ne metta. Perchè poi si chiamino servizi indivisibili resta un mistero, ma sta di fatto che anche Padova e provincia non sono esenti da questa sovrattassa. LA TARES. Quella che una volta si chiamava Tarsu o Tia, quest’anno ha preso il nome di Tares. A partire dall’1 gennaio 2013 in tutto il territorio nazionale per obbligo di legge è entrata in vigore sostituendo la vecchia tassa/tariffa sui rifiuti. Oltre al pagamento del servizio di gestione dei rifiuti, la Tares prevede una maggiorazione da versare direttamente allo Stato. La maggiorazione deve essere liquidata mediante il modello unico di pagamento (F24) oppure con il bollettino

di conto corrente postale unico nazionale intestato a “pagamento tares” reperibile negli uffici postali. La scadenza per il pagamento era fissata per il 16 dicembre come previsto per Legge. L’addizionale viene calcolata sulla base dei metri quadrati utilizzati per la tariffa rifiuti. Il calcolo viene effettuato su 365 giorni ed è riferito al 2013. Pertanto chi avesse chiuso o aperto il contratto rifiuti durante l’anno (per esempio per l’acquisto o la vendita di un immobile) dovrà procedere al calcolo esatto dell’importo da pagare. MAGGIORAZIONE. L’addizionale, ovvero una tassa della tassa, costerà ai cittadini della provincia di Padova circa 15 milioni di euro. Mica poco se pensiamo che rispetto all’anno scorso sono tutti soldi che vanno dritti nelle casse dello Stato in un momento di crisi profonda. Solo Padova vale 5.400.000 euro di maggiorazione, una cifra quasi identica a quella della bassa padovana da Piove di Sacco fino a Montagnana passando per Conselve, Monselice ed Este. INCERTEZZA TOTALE. Ci aspetta un 2014 a tutto Tares? Certo che no. Il Governo sta ancora navigando nell’incertezza, ma sono allo studio almeno 5-6 possibili

MuSEI PROVINCIALI NASCE LA RETE

Villa Beatrice d’Este a Baone, nel cuore dei Colli Euganei

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usei come spazi vivi e da vivere a stretto contatto con la natura. Luoghi di scienza o di storia, ma anche di relax dove trascorrere qualche ora insieme alla famiglia, ai figli, agli amici alla scoperta di tante curiosità e delle bellezze di Padova e dei Colli Euganei. Nasce con quest’obiettivo la Rete dei Musei della Provincia di Padova, ossia dei musei che sono ospitati in immobili di proprietà della Provincia e gestiti direttamente dalla stessa o tramite convezione con soggetti terzi. La nuova iniziativa è finalizzata a rendere sempre più accessibile il patrimonio culturale e ambientale del territorio. Grazie alla collaborazione attivata dalla Provincia tra gli enti gestori (Esapolis, Cooperativa Terra di Mezzo, Ecofficina, Comune di Monselice e La Fucina delle Scienze) ci saranno agevolazioni e proposte per fare dei musei provinciali dei luoghi da vivere. “La nostra sfida come Provincia – ha spiegato la presidente Barbara Degani - è trasformare il museo in un posto vitale, accogliente, piacevole e capace di regalare emozioni. L’idea è quella di partire dai suoi contenuti invogliando i visitatori a vivere l’ambiente che circonda

i siti museali. È possibile coniugare un po’ di sano sapere a un bel picnic, a qualche escursione, passeggiata o a un bel giro in bici tra i vari percorsi ciclabili che abbiamo realizzato come ad esempio l’Anello dei Colli. Oppure si possono scoprire le mostre e le esposizioni attraverso eventi o altre iniziative organizzate nei musei. Sono potenzialità finora mai del tutto esplorate che intendiamo valorizzare”. I musei che fanno parte di questa rete sono cinque: Villa Beatrice di Baone, Museo Centanin di Monselice, Castello di San Martino a Cervarese Santa Croce, Cava Bomba di Cinto Euganeo ed Esapolis il Museo degli Insetti di Padova. “Come gestori di tre dei musei della Provincia accogliamo con entusiasmo la proposta di rafforzare la Rete dei Musei Provinciali – hanno commentato i rappresentanti delle Cooperative Terra di Mezzo ed Ecofficina - Incorniciati dal magico panorama dei Colli proponiamo attività didattiche e di divulgazione scientifica nel territorio finalizzate all’educazione delle giovani generazioni, alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, allo sviluppo della socialità”. E.M.

Dopo la Tares ci aspettano almeno cinque o sei varianti della nuova maggiorazione imposta sul servizio di raccolta dei rifiuti

varianti. Di certo, visto il suo fallimento, la Tares sarà sostituita: con buona probabilità sarà il turno del Tuc, il tributo unico comunale, nato per soppiantare anche l’Imu. L’unica cosa certa è che peserà di più per le tasche dei cittadini. Basti pensare che l’elaborazione dei dati e la spedizione a casa di 111.739 lettere, è costata solo ai cittadini della Bassa Padovana, 150.000 euro. Una cifra che inevitabilmente dovrà avere copertura. PASTICCIO MIN IMU. Intanto una nuova tegola si abbatte ad inizio anno su quasi la metà dei padovani proprietari di abitazioni, le prime case. Nonostante l’abolizione della seconda rata dell’Imu per le abitazioni principali numerosi cittadini, pur rientrando in questa categoria con i loro immobili, si troveranno costretti a

pagare la differenza tra l’aliquota base del 4 per mille e quella fissata dai Comuni che hanno deciso di aumentare il gettito. Non tutta però, circa la metà, perché il resto è coperto dallo Stato. Un bello smacco per tante famiglie che dovranno rimettere mano al portafoglio e saldare la “mini-Imu” entro gennaio. Sul piede di guerra anche i comuni “virtuosi” che hanno scelto di non aumentare le aliquote e ora avranno meno rispetto ai comuni “furbetti” che invece hanno scelto di aumentare l’Imu per avere maggiori entrate dallo Stato. Una strategia che però si è rivoltata contro i cittadini che ora dovranno pagare la differenza non riconosciuta dal Governo. Nella maggior parte dei casi si tratta di cifre modeste, inferiori ai 25-30 euro, ma è un nuovo balzello che proprio non ci voleva.


18 Economia

Economia 15

Fondamentale la collaborazione con il mondo universitario Il gruppo Ethan mette in campo neo laureati per la ricerca a tutto campo

Innovazione e buone idee ricetta anti crisi “C

ome ribaltare la crisi a proprio favore”. Potrebbe benissimo essere stato questo il titolo del gruppo di interventi che i rappresentati della giovane holding veneta Gruppo Ethan hanno tenuto durante l’incontro di studio intitolato “Sviluppare nuove attività in tempi di crisi”. L’incontro è stato organizzato presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova, con la collaborazione del Collegio Ingegneri di Padova e dell’Associazione Termotecnica Italiana. La storia e l’esempio di questa holding sono infatti decisamente controcorrente, ma i risultati ottenuti sono tali e tanti da indurla a divulgarli, per far riflettere su quello che potrebbe essere un modello per superare l’attuale crisi. “Innanzitutto abbiamo rivisitato il concetto di collaborazione con l’Università” dichiara il presidente del Gruppo, l’ing. Antonio Casotto. “Non la intendiamo come l’occasione per attingere dall’ateneo manodopera intellettuale a seconda dei bisogni, ma come una situazione di partnership da utilizzare per la crescita aziendale. In altre parole, in 13 anni di vita abbiamo ospitato almeno 15 fra laureandi e neolaureati e grazie ai loro studi abbiamo fatto sorgere 6 nuovi business del Gruppo con relative assun-

zioni.” L’ultimo nato grazie a questo approc- 5 milioni di operazioni all’anno. Ciò senza cio, Epton, si occupa di mobilità elettrica, ed nascondere che proprio a causa dell’estrema è sorto attraverso una tesi economica sullo ed inutile burocratizzazione presente in Itasviluppo della mobilità elettrica nel mon- lia, resta inevitabile quell’esodo verso nuovi do. Sempre nel campo dell’innovazione, il mercati cui anche noi stiamo guardando con Gruppo si sta attualmente dedicando alla estremo interesse”. Ultimo punto la struttuChlorella Protothecoides, microalga con cui ra del Gruppo. “Siamo una holding, e come depurare le acque, ricavare biodisel, e come tale ci si aspetterebbe che creassimo aziense non bastasse a bilancio zero di CO2. La de nei settori più disparati e slegati fra loro” ricerca è seguita dall’ing. Luca Vecchiato afferma Casotto. “La nostra holding, invedi Eco Management. “Va detto che tutto ce, è sorta per investire soltanto su settori questo” continua Casotto “non sarebbe accomunati da un denominatore comune: stato possibile senza la l’ambiente. Il nostro lungimiranza del Dipar- Tutte le occasioni range va quindi dai timento di Ingegneria di sviluppo offerte rifiuti (riciclaggio) al Chimica, in particolare del settore led, e dal fotovoltaico del suo direttore prof. ambientale agli scooter elettrici.” Alberto Bertucco oltre ed energetico In Gruppo ha infatti inche dei professori Fadividuato un filo comubrizio Bezzo ed Alberto Mirandola del Polo ne che si vede persino nella denominazione meccanico di Ingegneria Industriale. delle singole aziende. Non è un caso se i Un’altra novità di metodo è rappresen- nomi delle imprese iniziano tutti con la “E” tata dal rapporto con la burocrazia. “L’ab- di Energia-Ecologia. biamo affrontata di petto, quindi in uno dei Intanto, restando nel settore, salgono settori in cui è più intricata: quello dei rifiuti” a 54 le aziende Esco (Energy Service Comdichiara Mirko Muraro di Ecorex. “Lo abbia- pany) certificate in Italia, grazie all’entrata di mo chiamato Progetto Estar e lo abbiamo af- Ranzato Antonio srl, società di Campolongo fidato a due neolaureati da noi assunti. Ne è Maggiore (Venezia) specializzata in impiannato il software e il relativo portale cui sono tistica elettrica. L’ingresso è avvenuto attracollegate 30 mila aziende per complessivi verso la collaborazione di Eco-Management,

Gli imprenditori del gruppo Ethan, da sinistra Egidio Ricciardi, Antonio Casotto e Mirko Muraro, in sella agli scooter elettrici società di consulenza in campo energetico di Gruppo Ethan. La nuova Esco è la seconda certificata attraverso Eco-Management. Gruppo Ethan, holding veneta massicciamente presente a Grisignano di Zocco (Vicenza) e Monselice (Padova), si occupa di ecologia, energia e new economy. Le società Esco sono considerate determinanti per gli obiettivi che l’Italia deve raggiungere entro il 2020. Per questo motivo l’Uni, Ente

Nazionale Italiano di Unificazione, è stato indotto a varare una specifica norma (la UNI 11352) dedicata ai requisiti minimi che una società deve possedere per svolgere le attività previste dalla certificazione Esco. La neo certificata ha positivamente concluso l’iter di ottenimento della certificazione Esco, secondo la norma Uni CEI 11352:2010. La certificazione è stata rilasciata da IMQ, Istituto Italiano del Marchio di Qualità.


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Formazione e lavoro Doppia iniziativa di Unindustria Padova per le scuole

Giovani industriali “ciceroni” in azienda

Oltre 250 ragazzi delle medie per l’orientamento Tredici aziende padovane aperte per gli studenti di Martina Celegato

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giovani industriali mobilitati per l’orienta- tari ed infine il 9,1% è in cerca di un’occumento scolastico. A Padova l’iniziativa, pazione (solitamente la prima occupazione che punta a diventare il punto di incontro stabile). I dati parlano quindi chiaro, il Nord fra il mondo della formazione e quello del Est e le sue piccole e medie industrie si conlavoro, ha coinvolto più di 250 tra alunni fermano come il traino per l’economia e il e genitori interessati alle tematiche e pre- punto in cui i giovani possono trovare la loro realizzazione. Proprio sentato alcuni dati in questo quadro si è relativi al nord est che La scelta andato ad inserire l’echiariscono l’importan- delcorso di studi vento di Confindustria za di effettuare una superiore è che mira a rendere scelta accurata della unmomento da formazione superiore non sottovalutare consapevoli i giovani e le loro famiglie del ruoper poi entrare senza lo strategico della formazione superiore che problemi nel mondo del lavoro. Nel Nord Est infatti a 4 anni dal diplo- può transitare nella giusta direzione verso il ma ben il 54,6% dei giovani lavora, con mondo della formazione universitaria o del occupazioni stabili e contratti qualificati, a lavoro. Una scelta dunque strategica verso differenza del resto dell’Italia dove l’occu- la quale però non viene ancora posta suffipazione giovanile arriva al 45,7%, mentre ciente attenzione come confermano i dati il 32,1% è impegnato negli studi universi- presentati da AlmaDiploma fra i quali spicca

Un momento dell’Orientagiovani per i ragazzi delle medie il 44% dei neodiplomati che dichiarano al termine del percorso scolastico di aver fatto la scelta sbagliata e non aver cambiato in tempo l’indirizzo di studi. L’evento padovano era intitolato “Cosa farà domani?... Coltivando un sogno” e come tutti gli eventi promossi da Confindustria Giovani si è dimostrato un ottimo strumento per comprendere il mondo del lavoro e i requisiti fondamentali per affrontarlo ed entrare a farne parte attraverso un percorso ben ponderato sulle proprie possibilità e propensioni. La giornata si è strutturata sulla base di diversi interventi con l’apertura del vice presidente dei Giovani di Confindustria Padova Massimo Arcolin e il vice presidente della Camera di Commercio Sergio Gelain a cui ha seguito il confronto, condotto da Alessandra Mercanzin, intitolato “I giovani

e le scelte” con Santo Romano commissa- ta edizione di “Industriamoci – Open Day rio straordinario all’Istruzione, formazione PMI” un evento che quest’anno ha coinvole lavoro della Regione Veneto, Gianluca to 13 aziende padovane attraverso le visite Toschi ricercatore della Fondazione Nord da parte degli studenti agli stabilimenti Est, Renzo Paolo Vedova Ufficio Scolastico dove hanno potuto conoscere da vicino i Territoriale Padova, Anna Viel dei Giovani procedimenti industriali e produttivi. Nel di Confindustria Padova, dettaglio le realtà Angelo Boccato psicolo- Il mondo coinvolte sono state go del lavoro. A conclu- della produzione Berto’s (Tribano), Criocabin (Teolo), dere l’evento è arrivato ha voluto offrire Diana (Torreglia), l’infotainment con Fred agli studenti Dalla Rosa e Silvia Mar- numerose notizie Idrobase (Borgoricco), Lundbeck Phartin impegnati in “Cosa farà da grande?”. A tutti i partecipanti è maceuticals Italy (Padova), Mafin (Galliera andata la guida “It’s your life”, pensata Veneta), Mediagraf (Noventa Padovana), appositamente per studenti delle scuole Parker Hannifin Manifacturing (Sant’Angelo di Piove), Pettenon Cosmetics (San Martino medie e genitori. Ma l’impegno di Confidustria con le di Lupari), Plastic Nord (Padova), Prefabbriscuole non si è concluso con la giornata di cati Zanon (Cittadella), Studioverde (Curtaorientamento. Padova ha ospistato la quar- rolo), Uniflair (Conselve).

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22 Cultura veneta

Cultura provinciale 17

Astronomia Osservatorio e Università coinvolti nel progetto europeo per la mappatura dello spazio

Gaia, il satellite parla padovano

turismo

Farà il censimento di un miliardo di stelle e altri corpi celesti rivoluzionando le conoscenze

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’è un bel pezzo di Padova nella la missione astronomica Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea. Non a caso lo spettacolare lancio del satellite dalla rampa della base europea di Kourou, in Guiana Francese è stato seguito in diretta anche dai ricercatori della nostra città. Gaia è uno dei progetti più importanti per l’astronomia: la sfida è realizzare una mappa tridimensionale della Galassia, facendo un censimento accurato di più di un miliardo di singoli oggetti.Oltre alle distanze e ai moti propri di un miliardo di oggetti brillanti in Cielo, Gaia determinerà anche i parametri astrofisici di stelle quali luminosità, temperatura, gravità superficiale e composizione chimica, e di galassie quali il tasso di formazione stellare, e l’arrossamento. Inoltre identificherà circa 500mila quasar che saranno fondamentali per determinare un buon sistema di riferimento astrometrico. L’ Osservatorio Astronomico di Padova ha lavorato per la missione fin dalla sua progettazione, contribuendo alla stesura dei ”casi” scientifici attraverso i quali si sono potute determinare le caratteristiche degli

eVenti e mostre

strumenti a bordo del satellite. “La comunità europea progetta da quasi 20 anni questa missione spaziale - spiega Antonella Vallenari dell’Osservatorio Astronomico di Padova nonché vice responsabile europeo del Consorzio Gaia- che rivoluzionerà quasi ogni campo dell’astronomia moderna, fornendo il primo film in 3D della nostra Galassia. Questo progetto è interamente Europeo e conferma la leadership Europea nel settore da un punto di vista scientifico, ma anche tecnologico, dato che spinge al limite le capacità delle industrie coinvolte. Resta da sottolineare il contributo fondamentale Italiano al progetto che svolge un ruolo chiave sotto molti aspetti. L’Osservatorio di Padova è coinvolto nel progetto Gaia ai più alti livelli fin dalla prima proposta di questa straordinaria missione, dalla definizione dei suoi obbiettivi scentifici fino al difficile processo di analisi dei dati che include anche la caratterizzazione del grande numero di supernove che Gaia scoprirà, responsabilità del gruppo del Direttore Massimo Turatto. E’ doveroso evidenziare che nell’arco di quasi due decenni, lo sviluppo del progetto è staa cura di Laura Organte

CONCORSO SULLE TIPICITÀ L’Istituto Alberghiero Pietro D’Abano festeggia i suoi 75 anni con un concorso letterario, dedicato, naturalmente, al variegato mondo del cibo e della cultura enogastronomica con particolare riguardo ai prodotti tipici veneti, nonché le tradizioni legate al piacere della tavola. Del resto il nostro territorio è ricco di prodotti d’eccellenza e gli spunti non mancano. Non ci sono limiti d’età, l’unico requisito per chi vuole partecipare è quello di risiedere in Veneto. Le opere dovranno essere consegnate tra il 15 e il 30 gennaio via e-mail all’indirizzo: presidenza@istitutoalberghieroabano.it, o consegnandole direttamente all’ufficio di segreteria dell’Istituto.

I “CODICI TRASCENDENTALI” La mostra personale di Tobia Ravà “Codici trascendentali”, allestita al Centro culturale Altinate San Gaetano, è un affascinante viaggio alla scoperta dei significati nascosti della realtà, attraverso una lettura a vari livelli delle parole e delle immagini. L’esposizione, organizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune di Padova e curata da Maria Luisa Trevisan e Sirio Luginbühl , in marzo-aprile sarà poi visibile a Tel Aviv e in maggio-giugno a Roma negli spazi della Ermanno Tedeschi Gallery. La mostra dà conto della ricerca inerente le correnti mistiche della cultura ebraica.

LE SCULTURE DI TONI BONI La mostra “Toni Boni, un padovano nell’arte del Novecento”, di scena a Palazzo Zuckermann fino al 24 gennaio 2014, è un omaggio all’artista che riunisce una selezione di opere realizzate tra gli anni Trenta e Settanta del secolo scorso, tutte provenienti dalla collezione Rinaldi-Tonello. Sculture in marmo, terracotta e bronzo, graffiti su marmo e disegni in cui emerge la centralità della figura umana.

Il Prato della Valle a Padova

“Padova sei tu” emozioni social

A

La messa a punto del satellite prima del suo lancio ta una fomidabile occasione di formazione scientifica per i nostri giovani ricercatori. E’ anche grazie al loro talento ed entusiasmo che la partecipazione Italiana si è mantenuta ai più alti livelli”. “Gaia misurerà le distanze di un miliardo di stelle con precisione geometrica, - aggiunge Giampaolo Piotto, vice direttore del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Padova - usando un concetto simile a quello usato dai geometri

che misurano le distanze o le misure dei terreni. Si tratta di un progetto che tocca alle fondamenta le basi delle nostre conoscenze astronomiche, ma con misure dallo spazio. Un progetto rivoluzionario anche perchè distanze precise significa età precise. Non sarei sorpreso che fra dieci anni molte delle nostre conoscenze, incluso dimensioni e età dell’Universo siano significativamente cambiate, grazie al contributo di Gaia”.

l via tre nuovi progetti per la promozione turistica di Padova, protagonista il pubblico attraverso i social network: “Padova sei tu”, “Sei social vieni a Padova” e “Loving Padova”. Il primo ha preso il via a novembre e prevede la gestione dei profili ufficiali di Discover Padova su Facebook, Twitter e Google+, da parte di amanti e appassionati della città, “Sei social vieni a Padova” si rivolge ai blogger e un concorso fotografico. “Padova sei tu” sono 12 i candidati che hanno passato le selezioni e che per 4 giorni ciascuno, fino a febbraio, scriveranno, “posteranno” e animeranno i social network di Padova. “Sei social vieni a Padova” si rivolge invece ai blogger. Saranno loro a raccontare e descrivere il loro viaggio alla scoperta di Padova, degli angoli più sorprendenti e dei monumenti più interessanti condividendo in tempo reale le emozioni e gli scatti.

L’inviato della Stampa al Due Palazzi Ha ripercorso il dramma del sequestro

“Non odio i miei carcerieri” Quirico incontra i detenuti L ’inviato de La Stampa Domenico Quirico ha incontrato circa 150 tra detenuti e operatori coinvolti nelle lavorazioni carcerarie promosse da Officina Giotto. L’incontro si è tenuto nel capannone della casa di reclusione Due Palazzi di Padova che normalmente ospita l’assemblaggio delle biciclette Esperia. Così, tra torni e postazioni di montaggio, il 62enne giornalista torinese si è confrontato vis-a-vis con i detenuti. Una conversazione drammatica, essenziale, che ha sorvolato sugli aspetti più conosciuti dei 152 giorni di prigionia trascorsi in Siria e si è concentrata subito su questioni di fondo, sui punti che accomunano lui e il suo non abituale uditorio. La mancanza di libertà, ad esempio, il tempo che non scorre mai. “Per 152 giorni ho dovuto riempire, guadagnare ogni ora, ogni minuto, ogni secondo perché i miei carcerieri mi lasciavano a far nulla in una stanzetta vuota. Aprivano la porta ogni tanto per gettarmi qualcosa da mangiare, ma tu non sapevi mai se era per quello, se era per portarti fuori a giustiziarti o per trasferirti in un posto ancora peggiore”. L’unico conforto è la vicinanza del belga Pierre Piccinin. “Se non ci fosse stato lui sarei diventato folle. Ci siamo raccontati la nostra vita, le speranze, i progetti, le

Il giornalista stringe la mano ad un detenuto a Padova letture”. “I veri ostaggi, i veri prigionieri”, ha ripetuto più volte Quirico, “non siamo stati noi, ma le nostre famiglie. Io sono colpevole di averli fatti soffrire, per la vanità di scrivere 120 righe sul mio giornale, di essermi cacciato in una situazione pericolosa per cui loro hanno dovuto soffrire inutilmente”. Quando gli riuscì, per un insperato gesto di bontà umana di un custode, di comunicare con la famiglia, la figlia minore gli chiese “Papà quando tornerai?”. “Non lo so”, fu la risposta, “ma ho la certezza di tornare, per venirvi a chiedere perdono per questo

dolore che vi ho imposto”. “La tua carcerazione è stata molto peggiore della nostra”, reagisce un detenuto. “Tu non eri responsabile di nessun reato. E poi la tua vita era in gioco ogni momento”. “È vero, non avevo fatto nulla a loro”, ammette Quirico. “Quando mi hanno liberato il loro capo mi ha detto “Tu te ne torni a casa tua, noi invece restiamo qui in mezzo alle bombe, i veri prigionieri siamo noi”. Ecco perché tra me e quegli uomini non può esserci odio. Sono così cattivi perché devono sopravvivere, perché in quel paese se non fai così sei costretto a perire”.


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IL VENETO

in PRIMO PIANO

Sanità Inchiesta sul fine vita

Sedazione palliativa o eutanasia mascherata?

Ridurre il dolore del paziente nei suoi ultimi giorni di vita è una questione umana, prima che etica. Tuttavia la sedazione palliativa, a volte, viene percepita come una forma di eutanasia: un modo di troncare la sofferenza insieme alla vita dell’ammalato di Alessandro Abbadir

F

ine vita, un tema che fa paura, difficile da trattare e che pone problemi etici e medici importantissimi. Quello che intendiamo affrontare con questo numero della Piazza è il problema dell’utilizzo sempre più diffuso nel caso dei malati terminali, delle cure palliative e della fase conclusiva delle cure, la sedazione terminale palliativa. Va sgombrato subito il campo da un equivoco, la sedazione terminale palliativa non è eutanasia (che invece è un’azione che porta con mezzi specifici direttamente e volutamente la morte del paziente). Per sedazione terminale palliativa si intende: “la riduzione intenzionale della vigilanza con mezzi farmacologici, fino alla perdita di coscienza, allo scopo di ridurre o abolire la percezione di un sintomo, altrimenti intollerabile per il paziente, nonostante siano stati messi in opera i mezzi più adeguati per il controllo del sintomo, che risulta, quindi, refrattario”. Sono 100 mila i malati (prevalentemente oncologici) presi in carico ogni anno dal servizio di cure palliative in Italia. I dati più recenti riportano un ricorso alla sedazione terminale negli ultimi giorni di vita in percentuali che arrivano fino anche all’88% dei casi per i differenti setting assistenziali (ad es. ospedale, hospice, assistenza domiciliare). In Veneto le persone in carico alle cure palliative sono circa 7-8 mila ogni anno. A spiegare queste difficili questioni è il dottor Giovanni Poles medico specialista in Oncologia nell’area Cure Palliative al Policlinico San Marco a Mestre, e autore di numerose pubblicazioni sull’argomento. “Nelle fasi

terminali della vita - spiega il dottor Poles - si avverte la necessità di dover difendere la dignità della persona da un tecnicismo spesso immotivato ed eccessivo. Del resto il problema a volte si pone in senso opposto, rischiando di ricadere nel quasi totale astensionismo terapeutico. Non sempre è chiaro come ci si deve comportare nei confronti di trattamenti “vitali” come la nutrizione e l’idratazione artificiali. Di analoga difficoltà può spesso risultare la valutazione se fare trasfusioni su un ammalato con una prospettiva di vita limitata. Per tentare una risposta a tali interrogativi, si deve cercare di capire quali sono i criteri che possono permettere al medico di inquadrare un trattamento come accanimento terapeutico o, all’opposto, come astensionismo e, al limite, come eutanasia”. Il dottor Poles studioso da anni del problema va nello specifico. “L’accanimento terapeutico - spiega- viene definito dal Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) come “un trattamento di documentata inefficacia in relazione all’obbiettivo, a cui si aggiunga la presenza di un rischio elevato o una particolare gravosità per il paziente con un’ulteriore sofferenza, in cui l’eccezionalità dei mezzi adoperati è chiaramente sproporzionata agli obiettivi della condizione specifica. A volte però non è chiaro se anche per quanto riguarda alimentazione e idratazione artificiali si possa parlare di trattamenti sproporzionati (in questo caso si potrebbe talora giustificarne la sospensione)”. Poles poi affronta il tema della sedazione palliativa terminale “In questi

casi come medici ci troviamo – spiega - nella necessità di sedare un malato in fase terminale quando siamo di fronte a sintomi non altrimenti controllabili. In altre parole la sedazione terminale è indicata per quei sintomi che incidono pesantemente sulla qualità di vita del paziente e che rispondono solamente al trattamento sedativo. La sedazione può essere reversibile e spesso viene utilizzata per ridurre i disturbi respiratori, quando il dolore stesso e altri sintomi non sono controllabili con le usuali terapie”. Poles poi vuol chiarire un aspetto importante. Da recenti dati scientifici risulta che l’intervento della sedazione terminale è pari in media a 2.8 giorni (media ponderata). La sopravvivenza di pazienti sedati in fase terminale non differirebbe da questi dati da quella dei pazienti non sedati. “La sedazione palliativa – spiega Poles - non ha la finalità di abbreviare la vita del paziente, pertanto non ha nulla che vedere con l’eutanasia ma deve essere gestita in modo attento e competente da parte del personale medico e infermieristico. Oltre all’esperienza, emergono altri due aspetti importanti dell’agire medico che difficilmente possono essere inquadrati nell’ambito di una norma: basi etiche solide, equidistanti da eutanasia ed accanimento terapeutico ed il fatto che ogni intervento deve essere valutato nella date circostanze”. Problemi importanti arrivano spesso nella gestione di questa delicatissima fase, nei reparti di ospedale piuttosto che negli hospice o nelle cure palliative a domicilio dove il personale è invece estremamente preparato.

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focus

La scelta

il processo decisionale

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n aspetto etico di capitale importanza riguarda l’individuazione del “chi decide” l’inizio della sedazione terminale palliativa. Il percorso decisionale deve rispettare criteri etici internazionalmente riconosciuti e differenziati in base alla capacità mentale del malato. In particolare, se il malato è mentalmente capace al momento in cui insorge l’indicazione per compiere la sedazione, vale il criterio del consenso informato. In generale non si raccomanda né l’adozione di un modulo di consenso specifico né l’apposizione della firma del malato; si ritiene sufficiente una registrazione del consenso verbalmente espresso in cartella clinica da parte dei curanti. Nel limite del possibile è opportuno invitare il malato ad informare i suoi familiari delle decisioni prese, in modo da facilitarne l’accettazione e ridurre l’impatto emotivo. Se, invece, il malato non è mentalmente capace o non vuole partecipare alle decisioni, valgono, sul piano etico, le direttive o dichiarazioni anticipate. In assenza di tali disposizioni anticipate, la decisione può essere assunta dai sanitari curanti ricorrendo al giudizio sostitutivo, basato sulle volontà e i desideri espressi in precedenza dal malato ai suoi cari o all’équipe curante. In caso di malato mentalmente incapace di cui non è possibile ricostruire volontà o orientamenti pregressi, o in caso di situazioni d’emergenza (in cui non sia possibile né ottenere il consenso informato o direttive anticipate né formulare un giudizio sostitutivo), i sanitari devono ricorrere al criterio del migliore interesse del malato, procedura decisionale che si fonda sul bilancio fra i benefici attesi e gli oneri previsti del trattamento terapeutico A.A.

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Il Veneto in primo piano 11 25 Fine vita Strutture specializzate nelle cure dei malati terminali

Hospice, un aiuto alle famiglie

L’8O% dei ricoverati in queste strutture soffre di una malattia oncologica terminale, ma ci sono anche malati di Aids e Sla di Alessandro Abbadir

H

ospice, delle strutture sempre più diffuse in Veneto per affrontare il tema delicatissimo della cura de malati terminali cioè alla fine della vita. In Italia, ogni anno circa un milione di persone si trovano a dover gestire una situazione estremamente difficile a causa di una prognosi infausta. Per andare incontro ai malati, ai famigliari e alle loro difficoltà sono nati gli hospice, strutture dedicate proprio a questo scopo. L’8O % dei ricoverati in queste strutture soffre di una malattia oncologica terminale, ma sono strutture aperte a tutti coloro che, in fin di vita, necessaria di un’assistenza, dai malati di Aids a quelli con malattie neurologiche a evoluzione progressiva, come la sclerosi laterale amiotrofica

persona che assiste il malato, ha diritto ai principali, alla biancheria per il letto e al bagno. C’è la possibilità di portare da casa oggetti e anche piccoli mobili, che possano servire a far stare meglio la persona. Nell’hospice non ci sono orari di visita. L’obiettivo è aiutare il malato e i suoi famigliari a vivere al meglio la situazione. Si lascia massima libertà anche in questo campo: parenti e amici possono far visita alla persona quando vogliono e senza limiti di tempo. In quasi tutte le strutture c’è la possibilità di trascorrere la notte con il proprio caro: in ogni camera c’è un secondo letto, che può essere usato dai famigliari. L’idea è permettere al paziente di avere un parente accanto 24 ore su 24. Gli hospice

(Sla). Come funzionano queste strutture? Non essendoci direttive nazionali, il funzionamento è variabile. In linea generale gli hospice si occupano di assistere i malati con un’aspettativa di vita breve, di pochi giorni o poche settimane. L’obiettivo di queste strutture è quello di migliorare la qualità di vita fino alla fine, agendo a più livelli. Si interviene sul piano fisico, prescrivendo trattamenti farmacologici o di altro tipo, come massaggi rilassanti, tecniche di respirazione, che controllino i diversi sintomi. Esistono hospice convenzionati con il servizio sanitario nazionale che a pagamento. Nel primo caso, la famiglia non deve sostenere costi. Il vitto e l’alloggio sono gratuiti, anche per un famigliare. La

la mappa

dovrebbero rappresentare la soluzione ultima, da adottare quando l’assistenza domiciliare non è fattibile per mancanza di fondi, per difficoltà della famiglia o perché il malato è solo. Invece oggi solo chi è in un hospice riceve l’assistenza e il supporto di cui ha bisogno. In Italia, e anche in Veneto sotto diversi aspetti insomma sembra mancare diffusamente la cultura dell’assistenza al malato terminale.

doVe sono le strutture a padoVa, Venezia e roVigo

S

ono 20 in tutto il Veneto gli Hospice attivi e collegati alle Ulss di riferimento. La provincia che ne vede di più sul suo territorio è quella di Padova con 5 strutture, 4 sono in provincia di Venezia, 3 a Vicenza e 3 a Verona, 2 a Treviso, 2 a Belluno e infine una a Rovigo. Per le province in cui esce il nostro giornale e cioè Padova, Rovigo e Venezia, andiamo nel dettaglio. In provincia di Padova ci sono: l’ Hospice “Il Melograno” Centro Residenziale di cure palliative presso la Rsa “Anna Moretti Bonora” a Camposampiero. C’è poi l’Hospice di Montagnana. A Padova centro, l’Hospice “Casa S. Chiara” all’ Istituto Suore Terziarie, il

“Centro Cura e Sollievo Paolo VI” alla Fondazione Opera Immacolata Concezione e per i bambini il “Centro regionale terapia antalgica e cure palliative pediatriche “Casa del Bambino” al dipartimento di pediatria dell’Ulss 16. A Rovigo l’Hospice “Casa del Vento Rosa” nucleo cure palliative a Lendirara. In provincia di Venezia, l’Hospice Casa Residenziale “Pia Opera Francescon” a Portogruaro e l’ Hospice Iris all’Ipab di San Donà”. C’è poi l’Hospice “Casa San Giovanni di Dio” all’Ospedale Fatebenefratelli a Venezia centro storico. Infine il centro Nazareth alla Fondazione Opera S.Maria della Carità padiglione Roncalli a Mestre.

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14 Il Veneto in primo piano 26 La normativa sulla sedazione palliativa Parla Elisabetta De Sepits, avvocato, docente di Biodiritto

“Il rischio? Dosi troppo elevate di narcotici” La sedazione palliativa è regolata dalla legge n. 38 del 2010, che prevede l’assistenza domiciliare palliativa anche per i minori di Alessandro Abbadir

S

ulla questione abbiamo sentito per chiarirne i contorni legali della questione anche l’opinione di Elisabetta De Sepits, avvocato di Padova docente di Biodiritto, patrocinante in Cassazione, e autrice del libro “Eutanasia, tra bioetica e diritto”. “Curare non significa solo guarire, ma anche alleviare le sofferenze spiega l’avvocato De Septis - la medicina palliativa vede ancora la possibilità di curare, nel senso di prendersi cura del malato, anche nei pazienti che presentano stati clinici ormai irreversibili. Le cure palliative consistono nella somministrazione di farmaci capaci di lenire i dolori intollerabili dei malati terminali. L’assistenza prende in considerazione il malato nella sua completezza, con particolare attenzione alle sue necessità oltre che fisiche, psicologiche ed emotive, e coinvolge il suo nucleo familiare. La famiglia viene adeguatamente assistita e psicologicamente sostenuta per essere messa in grado di affrontare con il proprio congiunto l’iter completo della malattia, anche nella fase finale della vita. La materia è regolata dalla legge n. 38 del 2010 (“Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”), la quale configura l’accesso alle cure palliative

come “diritto del cittadino”, prevedendo per i minori, per prima, a livello mondiale , il diritto di essere assistiti a domicilio”. L’avvocato De Septis va nel dettaglio della legge. ”Le norme prescrivono - spiega De Septis - che le strutture sanitarie che erogano cure palliative debbano assicurare un programma di cura personalizzata per il paziente e per la sua famiglia, nel rispetto di alcuni principi fondamentali quali la tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione, la tutela e promozione della qualità della vita fino al suo termine, l’adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia”. Ma c’è differenza dall’eutanasia. “Alla somministrazione delle cure palliative - continua l’avvocato - si contrappone l’aiuto farmacologico a morire che si inquadra nell’eutanasia, praticata con iniezione letale in Olanda, Belgio e Lussemburgo, dove da alcuni anni è stata legalizzata. Si tratta di fattispecie totalmente diverse. L’eutanasia fornisce un “aiuto a morire”, mentre al contrario le cure palliative rappresentano un “aiuto nel morire”. Le cure palliative non sono finalizzate alla morte del paziente, bensì ad esaudire la sua legittima richiesta di essere posto in

L’Avvocato Elisabetta de Septis condizione di sopportare i dolori causati dalla malattia e sono per questo riconosciute come doverose. L’eutanasia invece presuppone l’intenzione di provocare la morte del malato e, pur in mancanza di una definizione e di una disciplina specifica, nell’ordinamento giuridico italiano é configurata come reato, essendo riconducibile ad un delitto contro la vita”. L’avvocato fa anche una riflessione sociologica e di tipo penale. “In tempi nei quali il malato viene percepito sempre più come un costo che grava sulle limitate risorse della sanità pubblica - spiega - si teme che dietro cure palliative non correttamente somministrate, possano insinuarsi forme mascherate di eutanasia. Alle cure palliative può conseguire infatti l’accelerazione della fine del paziente. Nell’ipotesi in cui la cura sia proporzionata al dolore, l’eventuale anticipa-

zione della morte non è imputabile al medico che abbia somministrato le terapie antalgiche nel pieno rispetto di tutte le regole di cautela. Diversamente, qualora il medico, somministrando cure palliative con farmaci o inadeguati o in dosi non proporzionate, si assuma il rischio dell’accelerazione della fine del paziente, la sua condotta è commissiva e causale dell’evento morte. La colpevolezza assume, in tal caso, i caratteri del “dolo eventuale” ed il medico è imputabile di omicidio. Le cure palliative correttamente somministrate rappresentano invece l’alternativa all’eutanasia, in quanto umanizzano il processo del morire, assicurando al malato, considerato come una persona e non come un inutile peso, una morte dignitosa perché assistita e senza sofferenze”.

BIOETICA LE DIffERENTI OPINIONI

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el campo bioetico le opinioni sulla questione fine vita sono differenziate. L’ ”Associazione Luca Coscioni” anche in Veneto insieme ai radicali si batte anche per l’interruzione delle terapie che come posizione va oltre l’utilizzo e il sostegno alla sedazione terminale. “Al contrario dell’eutanasia – spiega in una nota l’associazione - la sospensione delle cure o l’interruzione delle terapie (cosiddetta “eutanasia passiva”) costituisce un diritto inviolabile in base all’articolo 32 della Costituzione italiana in base al quale: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Principio affermato, tra l’altro, dalla sentenza con la quale il Tribunale di Roma ha prosciolto Mario Riccio, il medico che ha praticato a Welby la sedazione terminale. Tuttavia in Italia viene disatteso anche questo principio che conduce al fenomeno dell’eutanasia clandestina. In quest’ottica la battaglia radicale di Piergiorgio Welby ha incarnato la semplice applicazione del diritto di ogni malato a non essere sottoposto a terapie mediche contro la propria volontà. Altri casi dimostrano che nel nostro paese questo diritto viene spesso disatteso, anche in relazione agli anatemi integralisti lanciati quotidianamente dalle gerarchie vaticane”. Diversa l’opinione del mondo cattolico che con padre Ermanno Barucco dello Studio Generale Marcianum di Venezia, puntualizza le posizioni della chiesa sull’argomento. “Dal punto di vista etico - spiega Barruco - la sedazione palliativa è legittima e doverosa, e non va identificata, sul piano delle

intenzioni o dei mezzi usati, con un atto di eutanasia, che presuppone la deliberata finalità di accorciare e interrompere la vita per eliminare la sofferenza ad esempio con dosi eccessive di morfina senza motivi proporzionati”. “L’insegnamento della Chiesa cattolica – già espresso da Pio XII nel 1957 e confermato da Giovanni Paolo II nel 1997- spiega Barruco - afferma che è lecito sopprimere il dolore con narcotici, pur con la conseguenza non voluta di limitare la coscienza e di abbreviare la vita, se non esistono altri mezzi: in questo caso, infatti, la morte non è voluta o ricercata, nonostante che per motivi ragionevoli se ne corra il rischio, semplicemente si vuole lenire il dolore in maniera efficace (Evangelium vitae 65). Viene applicato il principio del duplice effetto: il fine oggettivo dell’azione e l’intenzione dell’agente è solo di lenire il dolore; l’effetto non voluto è di abbreviare di poco la vita. Ma la grande differenza rispetto all’eutanasia è che non si ottiene il primo effetto per mezzo del secondo, che rimane fuori dall’intenzione e non è direttamente provocato dai mezzi impiegati, ma dalla malattia che reA.A. sta la causa della morte”.


Il Veneto in primo piano 13 29 Molte le novità normative

Aria di votazioni: 345 sindaci a rinnovo Meno consiglieri, meno assessori e soprattutto meno minoranza. E se il comune non raggiunge i mille abitanti: solo il sindaco!

Rappresentanza di genere

doppia preferenza e giunte paritarie

di Germana urbani

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uello che inizia è un anno che potremmo definire straordinario dal punto di vista elettorale. Primo perché a primavera i veneti saranno chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti in Europa ma anche perché si dovranno rinnovare ben 345 sindaci e relativi consigli comunali. Il dato più significativo, però, è che da questa tornata di amministrative i consigli comunali avranno profili e numeri molto diversi da quelli che abbiamo conosciuto sino ad oggi. Le elezioni amministrative impegneranno tutte le province con numeri considerevoli di comuni al voto ma l’unico comune capoluogo che va al rinnovo è Padova. Altri 60 i municipi da rinnovare nel resto della provincia, ben cinque quelli con popolazione al di sopra dei 15mila abitanti che potranno eleggere il primo cittadino col doppio turno: Cadoneghe, Monselice, Padova, Rubano, Selvazzano Dentro. Nel vicentino saranno 88 le amministrazioni da rinnovare. Anche qui sono cinque i comuni al di sopra dei 15mila abitanti che eleggeranno il primo cittadino quasi sicuramente al secondo turno. Sono Basano del Grappa, Schio, Valdagno, Arzignano e Montecchio. In provincia di Verona, invece, i comuni al voto saranno 52, quattro quelli al di sopra dei 15mila abitanti: Legnago, San Bonifacio, Negrar e Pescantina. Belluno, invece, rinnoverà le amministrazioni di 38 comuni, quasi tutti sotto i 5mila abitanti, mentre Rovigo ne rinnoverà 34 ma solo tre di medie dimensioni e comunque sotto i 15mila. Nel veneziano si voterà per il sindaco solo in 15 comuni, in tre di questi, Spinea, Scorzè e Noale, si voterà con il doppio turno. Le prossime amministrative, però, cambieranno il volto dei Consigli Comunali che potranno essere più “rosa”, grazie all’introduzione della doppia preferenza di genere che interesserà i comuni sopra i 5000 abitanti, ma soprattutto più ridotti per effetto della norma che, con l’obiettivo di ridurre i costi della politica, ha ridotto il numero di consiglieri e assessori comunali. In nome della famigerata spending review, nel 2011 il Governo Monti decise di tagliare le spese cominciando dal basso e, a dirla tutta, dalle briciole. Sì perché è vero che qualcosa si risparmierà ma è anche vero che il gettone di un consigliere

T I nuovi Consigli Comunali vedranno le minoranze ridotte a numeri scandalosi per la democrazia di un comune di medie dimensioni non è che una minuscola frazione del compenso pagato ad un parlamentare o ad un consigliere regionale. Ma quel che è peggio è che con questi tagli a farne davvero le spese sono le minoranze che, anche nelle città più grandi, si troveranno con una manciata di consiglieri. Guardando in profondità alle normative è possibile capire la portata del dimagrimento dei consigli comunali. Governerà solo il sindaco, senza assessori, nei Comuni che hanno fino a mille abitanti. Accanto a lui verranno eletti sei consiglieri invece che nove e tutte le competenze della giunta comunale verranno attribuite esclusivamente al primo cittadino.

Il numero dei consiglieri passerà da nove a sei, anche nei Comuni con popolazione da 1.001 a 3 mila abitanti, mentre gli assessori saranno al massimo due. I municipi con residenti tra i 3.001 e i 5 mila, avranno 7 consiglieri, non più 12, e la giunta sarà composta al massimo da tre persone. Cambierà relativamente poco per i Comuni che contano tra i 5.001 e i 10 mila abitanti: il numero dei consiglieri scende da 12 a 10, mentre quello degli assessori resta fermo a quattro. Riduzioni previste anche nei centri più grandi. I Comuni con il numero di abitanti tra 10.001 e 30 mila avranno 16 consiglieri, non più 20, quelli che hanno tra 30.001 e 100 mila abitanti, ne avranno 24 invece di 30, mentre per quelli con più di 100 mila abitanti o per i capoluoghi di provincia, come Padova, il numero di consiglieri scenderà da 40 a 32.

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ra le novità che investiranno questa tornata ci sono quelle introdotte dalla legge n.215 del 2012 pensata per rispondere alla sotto rappresentazione delle donne nelle istituzioni pubbliche, e in particolar modo “volta a promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nelle amministrazioni locali”. Questa legge ha, di fatto, cambiato la normativa per l’elezione dei consigli comunali dei comuni che superano i 5000 abitanti. I cittadini, infatti, potranno esprimere due preferenze per i consiglieri comunali purché riguardanti candidati di sesso diverso. Se per errore la doppia preferenza, comunque non obbligatoria, dovesse andare a persone dello stesso sesso, la seconda preferenza verrà annullata. La legge inoltre prevede la cosiddetta “quota di lista”, che fa sì che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in lista per oltre due terzi del totale dei candidati. E’ vero, però, che solo nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, il mancato rispetto della quota potrà determinare la decadenza della lista. La norma, entrata in vigore già lo scorso anno, ha già dimostrato la sua efficacia in termini di presenze femminili nei neo-eletti Consigli Comunali. Si è registrata, infatti, una crescita robusta e diffusa delle donne, tanto che in termini assoluti esse raddoppiano mentre in termini percentuali la loro presenza è due volte e mezzo quella della precedente tornata. Da ultimo un recente emendamento, approvato alla Camera nella seduta notturna del 21 dicembre, nel corso dell’esame del ddl n. 1542-A di riforma degli enti locali (città metropolitana, province, unioni e fusioni di comuni) sancisce che nelle giunte comunali nessun genere può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento. Saranno pertanto illegittime le giunte con meno del 40 per cento di donne. Il testo deve ancora passare all’esame del senato ma se passerà anche lì il volto delle prossime giunte cambierà molto con buona pace di tutti.

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16 Cultura veneta 30 Intervista ad Aldo Tagliapietra

“Le mie verità nascoste” e “L’ angelo rinchiuso”, un’occasione per rivivere quarant’anni di carriera di Graziano Edi Corazza

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ldo Tagliapietra ha una biografia lunga un braccio con Le Orme, band storica veneziana, di cui è stato leader; e poi ha una carriera solista importante. Scrive libri: “Le mie verità nascoste” è l’ultima fatica letteraria ma continua anche a cantare e con il suo nuovo disco “L’ angelo rinchiuso” ha toccato le corde più alte del “progressive”, nella migliore tradizione romantico/melodico/ progressiva italiana. Le due produzioni sono state l’occasione di questa intervista che ripercorre oltre quarant’anni della sua vita artistica. L’ultima volta che ti ho visto eri al concerto di Crosby, Stills, Nash... “Si’, belli, non li avevo mai visti conoscevo quattro/cinque loro canzoni e risentirle mi ha fatto piacere. Ero curioso di sentire e vedere come “tre” quasi settantenni se la cavavano dal vivo. Mi sono piaciuti ed ho visto come hanno conservato il loro entusiasmo”. Quali altri concerti sei andato a vedere negli ultimi anni? “Vedo spesso Tiziano Ferro e Gianna Nannini grazie al fatto che mio figlio Davide è chitarrista e lavora con loro. Davide è produttore e collabora anche con Ramazzotti ed Antonacci”. Pensavo mi parlassi anche dei Van Der Graaf Generator. So che sei loro amico soprattutto di David Jackson che ha suonato con te diverse volte... “Vuoi sapere una cosa? Non li ho mai visti dal vivo. Anche se siamo stati noi italiani a scoprirli prima dei loro paesi anglosassoni”. Hai presentato a fine estate 2013 il tuo ultimo disco “L’Angelo Rinchiuso” al Parco San Giuliano di Mestre suonandolo prima di “Felona e Sorona”... “Mi sembrava doveroso farlo vicino a casa. E’ stata una serata in cui il tempo ha tenuto e c’è stato un bell’afflusso di gente”. Il titolo: da dove nasce? “Da un vecchio quadro di Paul Whitehead. Quando viene in Italia mi manda sempre una cartolina. Una delle

ultime aveva impressa l’immagine di un suo quadro “Locked Angel”. E così è nato il titolo del mio ultimo disco”. Quali copertine ritieni le migliori che ha fatto? “Ne ha fatta di belle per i Genesis...” E anche per i VDGG. “Sì, giusto. Ma per me la più bella sua copertina è quella che ha disegnato per il mio penultimo disco del 2012 “Nella Pietra e nel Vento”. Poi come è andata a Milano in ottobre 2013? “E’ stata una serata esclusiva per i giornalisti nella quale ho presentato l’ultimo cd con “Felona e Sorona””. Cosa differenzia “Felona e Sorona” da questo tuo cd del 2013 e cosa li unisce? “Volevo che fosse una suite, il tema principale di questo mio ultimo lavoro discografico. Le mie composizioni rappresentano le mie due anime. Ho un’anima cantautorale da ballata ed un’anima progressive. In effetti se ascolti da “L’angelo rinchiuso” il brano “Passato e Futuro” ci sono arpeggi di organo che richiamano “Felona e Sorona””. Cosa ascoltavi quando avete composto con Le Orme “Collage” e cosa ascolti ora? “All’epoca 1969/1970 ascoltavo Quatermass, Atomic

Museo Diocesano di Padova

dal 18 gennaio “i colori del sacro”, gli illustratori raccontano il Viaggio

L

’uomo, fin dalle origini della sua storia, si è spostato, ha camminato per cercare terre fertili, nuovi orizzonti. Le tre grandi religioni monoteiste, inoltre, hanno tutte radici nella storia di popolazioni nomadi e le divinità si sono spesso rivelate a popoli in cammino o a singoli pellegrini. Il viaggio, dunque, è connaturato all’uomo e il viaggio è centrale anche nel suo rapporto con il soprannaturale. Per questo la settima edizione dell’ormai popolare mostra di illustrazioni e illustratori “I colori del sacro” sarà interamente dedicata al tema del viaggio. Dal 18 gennaio le tavole di illustratori di tutto il mondo, moltissimi da paesi “nuovi” finora non rappresentati, daranno corpo e colore all’esposizione che fino al prossimo 2 giugno rimarrà allestita al Museo Diocesano, di Padova. Abbiamo sollecitato illustrazioni – spiega Andrea Nante, direttore del Museo Diocesano e curatore della Rassegna - che esplicitino il tema approfondendo sia quegli aspetti legati al desiderio di conoscenza e di scoperta che da sempre caratterizza gli spostamenti verso terre e popoli lontani, sia tutti i risvolti più di tipo psicologico, emotivo e spirituale che accompagnano le fasi del viaggio e che accomunano il sentire di chi parte, per qualsiasi meta, fosse anche un partire simbolico”. L’edizione 2014 della rassegna vuole quindi raccontare il viaggio come esperienza di vita tout court, ripercorrendo la storia, i testi sacri e i racconti pagani e mitologici, i riti e le tradizioni, nel tentativo di rivelare la dimensione emotiva e spirituale di ogni partenza e di ogni ritorno.

Rooster, E.LP., Yes. Eravamo molto influenzati dai suoni delle bands che prediligevano ballads e suite tastieristiche. Oggi non ascolto molte cose nuove”. Oggi alcuni giovani non conoscono il “prog”. Altri lo definiscono “dinosauresco”... “I giovani non sono interessati più di tanto a questa musica. Per loro è un genere che considerano coma la “musica classica del rock”. Noi sappiamo quanto è bella, comunque. Sia il progressive che la musica classica. Io amo molto la melodia e questa mi viene molto facilmente”. Produzione e distribuzione di un disco oggi quanto sono cambiati rispetto a quando hai iniziato? “Noi siamo stati venti anni con la Phonogram, oggi Universal che aveva grandi mezzi di produzione e di distribuzione. Noi ci preoccupavamo solo di fare musica; al resto pensavano loro. Le case discografiche oggi stanno scomparendo e sono state ridimensionate con internet. Io, senza contratto discografico, ho optato anni fa per l’autoproduzione insieme a Gloria (Tagliapietra, sua figlia, nda). Abbiamo la Clamore che è una società di comunicazione e produzione che con la Self distribuisce i miei lavori discografici e libri. Così ho il controllo

completo su tutta la proprietà editoriale della mia produzione di oggi”. I rapporti con le altre “Orme” oggi come sono? “Ognuno sta’ facendo la sua vita. Non aggiungo altro”. Ora sei in tour? Vuoi dirci dove possiamo vederti nei prossimi mesi? “Inizieremo a fare qualcosa da fine gennaio 2014. Intanto proseguo con questi “reading parole e musica”. Ci parli di questo tuo ultimo libro? “Le mie verità nascoste” è una autobiografia che nasce dalla voglia di narrare non solo della musica che ho fatto, dei viaggi, del sistema musicale vigente, di Sanremo ma anche dei miei pensieri, delle mie opinioni, della vita. In effetti, si chiama “Le mie verità nascoste” perché sono le mie. Il titolo è in parte preso da una canzone delle Orme scritta da me “Verità nascoste” appunto”. Immagino che anche “L’ angelo rinchiuso” racconti di te? “Sì, the “locked angel”, sono io che parlo, che racconto i miei pensieri attuali attraverso la musica. Una suite progressiva di 12 brani scritti da me ed arrangiati con la complicità di Matteo Ballarin ed Andrea De Nardi. Una suite che ha qualche collegamento con “Felona e Sorona”. Racconti ai nostri lettori di quando viaggiavate con un furgoncino 238 Fiat per andare a vedere i concerti fino a Londra... “Viaggiavamo con una 1100 fiat scassata non nostra. E noleggiavamo un furgoncino 238 Fiat per le nostre serate. Poi abbiamo acquistato una 125 Fiat. Con quella siamo a andati a Londra ed all’isola di White...” Avete visto l’ultimo concerto di Jimi Hendrix! “Esatto! Ed anche il primo grande live di Emerson Lake & Palmer”. E con le macchine come andò? “Poi quando siamo diventati “relativamente benestanti” abbiamo acquistato un bel Mercedes blu ed abbiamo iniziato anche a viaggiare in aereo”.

Possagno, Museo e Gipsoteca Antonio Canova

La bellezza torna dopo l’orrore

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e Tre Grazie, sono una delle opere scultoree più ammirate e conosciute del Canova ma in realtà sono sei: tre sono quelle del gruppo commissionato da Josephine de Beauharnais, moglie di Napoleone, oggi all’Ermitage di San Pietroburgo, le altre tre invece andarono al Duca di Bedford che, visto il gesso conservato nell’atelier romano dello stesso scultore, lo supplicò di creargli un ulteriore esemplare in marmo. A Possagno rimasero solo i gessi sui quali Canova aveva lavorato per preparare le versioni in marmo. La prima versione non si spostò mai dalla casa dell’artista, il secondo gesso, invece, quello servito per le Grazie inglesi, arrivò più tardi, giusto in tempo per venire, con altre opere conservate nella Gipsoteca, investito dalla nuvola di calcinacci causata dai cannoneggiamenti austroungarici durante la Prima Grande Guerra, quando Possagno, ai piedi del Grappa, era zona di battaglia. All’indomani del conflitto, Stefano e Siro Serafin, custodi e abilissimi restauratori, sanarono molti dei danni riportati dai fessi del Canova ma non agirono sulle Grazie di Bedford che deturpate trovarono sede nella sala del consiglio comunale di Possagno come stridente ricordo di un guerra terribile per il paese. A cent’anni dallo scoppio della Grande Guerra, però, mentre l’Europa si appresta a ricordare quel centenario, anche le Grazie “inglesi” risorgono, ritrovando tutte le loro parti. Quello che i Serafin non si sentirono di fare lo consente ora la tecnologia. Grazie alla collaborazione delle National Galleries of Scotland, di Edinburgo, proprietari del prezioso marmo, è stato possibile fotografare e scansionare l’opera e grazie all’elettronica si è riusciti a ricomporre le parti mancanti al gesso di Possagno. In mostra, fino al prossimo 4 maggio, si potranno ammirare entrambi gruppi delle Grazie, quello “russo”, e quello “inglese”. Insieme ai bozzetti delle due opere, fanno parte dell’esposizione le tempere, i disegni, le incisioni preparati da Canova per le grazie mentre una vera mostra nella mostra è costituita dall’esposizione delle crude immagini della Gipstoteca e dei Gessi di Canova all’indomani dei bombardamenti: immagini concesse da due archivi pubblici, drammatiche nella volontà di costituire una precisa documentazione di un orrore.


18 Cultura veneta

Cultura veneta 31

Grandi mostre Fino al prossimo 21 aprile al Museo d’Arte Moderna di Cortina

Sironi e Cortellazzo, dialogo tra chi non si è mai conosciuto Pur non essendosi mai incontrati di persona, il loro lavoro presenta tratti comuni, il loro sensibile li portò ad affrontare, tematiche esistenziali, solopur con esiti stilistici differenti

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di Cortina, così forti e massicce, ispirarono molto il pittore e gli suggerirono un tratto altrettanto forte e dai volumi definiti per dare forma alle proprie sensazioni. Anche per Cortelazzo intensa fu l’esigenza di trovare, come scrisse il critico Mazzariol, nella materia la propria possibilità di essere messa in forma.

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non ci avanti al dio palanca parenti”: sono fratelli, amici o è una delle frasi pronunciate intercettazioni della in una delle decine di rete di corruzione recente inchiesta sulla Poche parole legata agli appalti pubblici. una volta se ce ne che sintetizzano, ancora è il criterio adottato fosse il bisogno, qual infedeli e da imprenda funzionari pubblici ovviamente, che ditori complici. Il denaro, e grandi, gli “aggiustifica i favori piccoli procedure, il ritocco giustamenti” di gare e a danno del pubin corso d’opera, sempre di noi. ciascuno di conseguenza, blico e, di basta anche qualche CARCERE, IL pag. 8 Il denaro, sia “cash”, SERT euro di tanto in LE CONDIZION MIGLIORA banconota da 50-100 I SANITARIE di “regali” come pag. 26-27 tanto, che sottoforma anche una mano di il viaggio esotico ma piccolo lavoretto bianco in casa o qualche di piccorruzione nostrana, EDITORIALE dalla “extra”. E’ la pezzatura, quella dalla Giunta ed approvate colo cabotaggio e piccola consiliare predisposte regionale. Geremia Gennari, alla questione, la sala zona grigia di cui nessuno entro la C’è stato un taglio ad che alimenta una bassopolesane in merito è stata recentemente teatro V commissione Potranno avere inizio già chiarezza. E’ il primo l coro delle forze politiche l’ordine del giorno approvato portovirese di risorse, soprattutto considerevole conosce i contorni con riqualificazione di Porto ricordando e trasversalmente in consiglio comunale fine dell’anno i lavori di pubblico “L’ospedale tutti gli altri, fino ad di fornitura di si è alzato unanime certi farmaci, che al agosto all’unanimità schede dell’incontro passo che poi giustifica Rosolina che se del quartiere Norge di del presidio ospedalieIl tutto in nome la perdita decretata dalla da Venezia: pronto soccorso contro scandali. mutilato mantenimento Viro grandi il ai procurarsi pagando, vogliono devono per potersi arrivare ai residenti di capogruppo del presidio ospedaliema anche di Alessandro permetteranno quindi alle persone una volta precisare che soccorso” promosso dal del ospedaliere regionali “dio palanca”, ovviamente, detenute oltre a ro, ha voluto ancora Abbadir* all’aperto della Salute pronto di un millimetro: del alla libertà viene Viro Thomas Giacon e di moralità e di godere al meglio gli spazi ro della casa di cura Madonna “Porto Viro non arretrerà di di Uniti per Porto tolta di una distorta concezione centro della frazione scandalizzarsi loro anche la salute. alle Viro, appellativo che permetteva partecipato diversi rappresentanti se c’è da urlare o da sbarcare a Venezia, urne del 24 e18 pag. senso civico. Perché dunque 25 di Porto di assoluta cui hanno regionali Fondamentale emerge una situazionefebbraio compresi i consiglieri il nosocomio in posizione porrescorso l’intervento se “così fan tutti”? e che nel istituzionali Azzalin, oltre lo faremo. ine- alla sanità pubblica stricabile, o perlomeno davvero prestato dal Sert. parità rispetto Cristiano Corazzari e Graziano tutti accomu50% 40% pag. 3 difficilmente di Agenas (Agenzia Naziorisolvibile. Un continua a Diego Crivellari, pag. 10 30% caos politico che rapporto annuale 6 60% 50% ha indicato come all’onorevoleunico scopo dopo il declassapagg. 4-5 e rischia portare spediti nale perdii servizi sanitari) 30% 20% nati da un a nuove consultazioni. tratnel SULLA S.S. 434 50% Veneto ospedaliere del 10% prio quello che Pro- miglior centro avvenuto con le schede il secondo SI VIAGGIA non ci voleva in una Per discutere mento A 70 CHILOMETR migliori zione economica Cogli le del gli infarti del miocardio. taresituaI L’ORA genere, zona! caratterizzata della tua da offerte una recessione a cui dal 2008 vede fine. non si Il ciclone o tsunami (come lo definisce il suo capo Beppe Grillo) Stelle, si è abbattuto del Movimento 5 Odontoiatrico Ambulatorio sui STEFANO partiti, anche Passa da 110 Veneto, con una sanitario: in OSTI Dott. a 70 km orari potenzaDirettore limite della velocità il per molti versi davvero inaspettata. di Silvia Giuriato* nell’arteria stradale ALLA DENTIERA! strategica S.S. 434 meglio nota Nella nostra regione ADDIO agosto come giornata senza Transpolesana. però, inserite con decreto legge lo scorso fissi quello sorprende più denti alato grave aveva chein La decisione è e recentissime modifiche legislative, che il SPACCIO DI FABBRICA stata definito il Cen. presa dall’Anas. 2013, hanno recepito grillini (che è stato un evento boom deibisturi, tagli e punti di sutura Ser la presidente Polemico Corazzari agli amministratori”. e convertito in legge il 15 ottobre 12 - ROVIGO Loc. 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ome tanti e forse come tutti, sono sbigottimento e rimasto senza anche parole! ciamento del Papa lo smarrimento di fronte al pronun- Lo che dichiara è stato totale e per molte ore non di ritirarsi mi ha permesso alcun commento che non fosse la ripetizione di qualche luogo comune.

DA PAG 17 A

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opo il successo di critica e di pubblico ottenuto dalla mostra Mario Sironi. Anni ’40 e ’50, il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi di Cortina d’Ampezzo prosegue l’approfondimento sull’opera di Sironi dedicando la mostra della stagione invernale, che proseguirà fino al prossimo 21 aprile, all’incontro e al confronto tra due artisti che non si sono mai conosciuti, ma il cui lavoro presenta dei forti tratti comuni: Mario Sironi e Gino Cortelazzo. Si tratta del primo omaggio che il Museo delle Regole dedica all’artista di Este di cui possiede una pregevole scultura in alabastro. Gino Cortelazzo fu una delle voci più originali della scultura italiana del dopoguerra. Alla sua scomparsa, nel 1985, ha lasciato più di cinquecento sculture oltre ad opere plastiche di vario tipo, disegni e grafica. Opere di Cortelazzo si trovano in varie città e musei come la Galleria internazionale d’arte moderna di Ca’ Pesaro, il MART e il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi appunto. Artista di ricerca, Cortelazzo, così come anche Mario Sironi, sperimentò ogni materiale: non smise di indagare le possibilità del bronzo ma lavorò anche la pietra, l’alabastro, l’onice, perfino la cartapesta e la resina. Amò molto il ferro e il legno, ai quali spesso tornava. Sviluppò una personalissima idea di figurazione indiretta, basata sul suggerire stimoli visivi sui quali ogni spettatore potesse costruire una sua propria immagine, frutto del dialogo con la sua fantasia e la sua cultura. La mostra, curata da Luciano Gemin, architetto, collaboratore di Carlo Scarpa e grande amico di Cortelazzo, propone ventidue sculture messe a confronto con ventidue dipinti di Mario Sironi, tra cui il bellissimo Ritratto di Boccioni in trincea, dipinto quando Sironi e Boccioni condivisero i duri momenti della trincea durante la prima guerra mondiale e Il mio funerale piccola e struggente opera in cui Sironi immaginava il suo funerale con il carro funebre seguito da uno sparuto gruppo di persone: in effetti la sua previsione si avverò, morì a Milano in agosto e al suo funerale assistettero pochi intimi amici. Il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi custodisce nelle sue sale oltre novanta opere del pittore sassarese, quasi tutte appartenenti agli anni ’40 e ’50. Sono anni particolarmente difficili per Sironi, deluso dalla deriva totalitaria e dal successivo crollo dell’ideologia fascista, straziato dalla morte della figlia, le opere che dipinse in questi anni, ispirate dal paesaggio montano di Cortina, sono intense e dure, di grande forza espressiva. Pur non essendosi mai incontrati di persona, molte sono le analogie che è possibile ravvisare nel lavoro di Sironi e Cortelazzo. Entrambi approfondirono con interesse ed attenzione l’arte contemporanea a loro, parteciparono, pur con il carattere schivo che li contraddistingueva, ai fermenti artistici e alle ricerche dei propri anni. Il loro animo sensibile li portò ad affrontare, nei propri lavori, tematiche esistenziali, pur con esiti stilistici differenti. L’opera di Sironi poi, pur utilizzando la pittura come mezzo espressivo, è estremamente scultorea, soprattutto negli anni di cui sono testimonianza le opere in mostra. Le montagne

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ietro Bellotti è l’ultimo nome di una dinastia famigliare già di per sé affascinante e ‘complicata’ dove tutti sono pittori, per di più specializzati in vedute. Bernardo Bellotto è suo fratello, Canaletto suo zio e forse sono stati i loro nomi ad eclissare il pur bravo Pietro. Per lungo tempo ritenuto un vedutista marginale oggi finalmente, grazie anche a recenti studi che ne hanno riabilitato il nome all’interno dell’arte veneziana del ‘700, Ca’ Rezzonico ospita la sua prima mostra monografica. L’esposizione curata da Charles Beddington, Alberto Craievich e Domenico Crivellari riunisce per la prima volta quarantatre dipinti provenienti da collezioni private europee e statunitensi, che ricostruiscono il percorso artistico di Bellotti, documentando con la maggior ampiezza oggi possibile il suo vasto repertorio figurativo. Faranno inoltre parte dell’esposizione, allestita nelle scenografiche sale al primo piano di Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento veneziano, i pochi dipinti firmati dal pittore e l’eccezionale nucleo di diciassette tele con vedute delle principali città europee, alcune delle quali firmate sul retro, il cui percorso collezionistico è documentato dal XVIII secolo: si tratta dei ‘dipinti pilota’ da cui è iniziata, a partire dal 1952, la riscoperta dell’artista. Il pittore, attraverso uno stile autonomo e personale, elabora le invenzioni di Canaletto ampliando il tradizionale repertorio veneziano con numerose vedute delle più importanti città d’Europa - oltre ad alcuni capricci architettonici - e rivelando, attraverso le opere oggi a lui attribuite, una personalità più complessa di quanto si potesse sospettare in passato.


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L’AVVENTURA

Ghana, Togo e Benin memorie di schiavi e riti vudù

VIAGGIO SU ROTTE SCONOSCIUTE AL TURISMO DI MASSA CON LO SPIRITO DI VIAGGIATORI D’ALTRI TEMPI (CHATWIN VI AMBIENTÒ IL “VICERÈ DI OUIDAH”) PER RIPERCORRERE LA MEMORIA DEL TURPE COMMERCIO PRATICATO FINO AL 1885 DAI NEGRIERI E PER CONOSCERE DA VICINO CULTURE TRIBALI COME QUELLE DEI KOKOMBA, DEI BASSAR DEI TATA TAMBERMA E DEI SOMBA CUSTODI DI MISTERIOSE PRATICHE ANIMISTE E INFINE GANVIÉ, GRANDE CITTÀ LACUSTRE SULLE PALAFITTE

IN COPERTINA LA SFILATA DEL CORTEO REALE DURANTE L’AKWASIDAE FESTIVAL DI KUMASI: IN PRIMO PIANO IL RE (DEPOSTO) ASANTEHEN OSEI TUTU. IN ALTO: IL MERCATO GALLEGGIANTE DI GANVIÉ IN BENIN, LA PREPARAZIONE DEL FUFU E UN VILLAGGIO KOKOMBA IN GHANA. SOTTO: L’ALBA A BOUKOMBÈ IN BENIN, VENDITRICE DI ANANAS IN TOGO, LA FORTEZZA DI ELMINA (GHANA) E MERCATO DEI FETICCI AD ABOMEY IN BENIN. SOTTO: UN VILLAGGIO DI ETNIA BASSAR (GHANA), LA COSTA GHANESE NEI PRESSI DI CAPE CROSS, BARCHE TIPICHE A GANVIÉ (BENIN) LA PIETRA DEI SACRIFICI ANIMALI FRA I BASSAR, DANZA TRADIZIONALE TOGOLESE, PASSERELLA AL KUKUMI NATIONAL PARK IN GHANA E LA PORTA DEL “NON RITORNO” A OUIDAH IN BENIN

A

ver letto Bruce Chatwin nel suo “Vicerè di Ouidah” aiuta a capire meglio questa realtà a noi così lontana. Come la visione dell’inquietante film “Cobra verde” di Werner Herzog. Questo angolo di Africa misteriosa e profonda richiede una sorta di iniziazione culturale per essere colta nella sua essenza. E’ l’Africa della tratta degli schiavi, vergognosa pratica commerciale continuata fino al 1885 (quando da Ouidah in Benin salpò l’ultima nave portoghese diretta in Brasile con il suo carico di disperazione umana); l’Africa dei riti vudù, sospesa fra credenze animiste e magia. Un viaggio in Ghana, Togo e Benin, lontano dalle rotte turistiche, introduce a questo mondo ai nostri occhi così sconosciuto. Ci fa vedere un’Africa lontana dagli stereotipi dei depliant turistici, un’Africa che nemmeno la devastante piaga del colonialismo sembra aver scalfito più di tanto. Il Ghana è il paese più sviluppato dei tre, è il paese che ha dato i natali all’ex segretario dell’Onu Kofi Annan). Quando si chiamava Costa d’Oro (l’attuale repubblica indipendente è nata nel 1957) ed era inglese le sue ricchezze erano i giacimenti auriferi e il cacao. Dal 2007 vi si è aggiunto anche il petrolio, scoperto lungo la costa. Il Ghana ha molti volti da mostrare. Lasciata la caotica Accra e costeggiato l’Atlantico bordato di palme da cocco si raggiungono Winneba, Cape Coast ed Elmina, pittoresche località animate dalla vita del porto peschereccio e dominate dalle possenti fortezze costruite dai Portoghesi quali punto di partenza verso le Americhe dei galeoni carichi di schiavi. Quattro anni fa hanno visto il pellegrinaggio anche del presidente americano Obama. Elmina in particolare, con il suo stile coloniale e il suo pullulare di gente intorno alle lunghe barche dei pescatori, suscita sensazioni e atmosfere già care a Chatwin. Lasciata la costa un brivido lo offre la visita

del Kakum National Park con le sue lunghe passerelle sospese a 40 metri d’altezza sopra gli alberi. Kumasi è tappa d’obbligo. E’ la città reale, la città della dinastia Ashanti, non più al potere ma ancora molto influente. L’attuale sovrano, Asantehen Osei Tutu, è personaggio ancora molto amato dai ghanesi. La fortuna è capitare a Kumasi durante l’Akwasidae Festival. Nel corso della festa il re viene portato in sfilata su una portantina seguito da un corteo di notabili protetti da grandi ombrelloni rossi simili a quelli esibiti con sfarzo nei riti copti in Etiopia. E tutt’intorno danze tradizionali accompagnate dai ritmi delle percussioni. A Bonwire c’è un villaggio di tessitori di stoffe kente con telai in legno. Il viaggio entra nel vivo nella regione di Tamale, il Brongo Alto, dove la savana comincia a dominare il paesaggio. A Pikworo ci sono i resti del campo in cui venivano concentrati gli schiavi catturati all’interno, una visita che stringe il cuore. Nei pressi di Bolgatanga sorgono dei villaggi di etnia Kokomba. I più tradizionali sorgono sulle Tongo Hills, fra spettacolari formazioni rocciose modellate dal vento e impreziosite da piante senza foglie ma dai grandi fiori rosa. La visita ai santuari, dove ancora si svolgono sacrifici animali (come del resto all’interno dei villaggi), avviene secondo antichi rituali: anche le donne devono entrarvi senza maglietta e a piedi scalzi. Ogni villaggio ha un re, o un capotribù, che in genere ha più mogli. Via terra, lungo una strada polverosa, si passa la frontiera per il Togo. E il paesaggio cambia di colpo: più verde, più montuoso. Lungo le strade un andirivieni costante di gente.

L’ex colonia tedesca (e poi francese) nella sua parte nord, nei pressi di Kara, propone la sua parte etnografica più interessante: i villaggi fortificati dei Tata Tamberma, oggi tutelati come patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Le case fortezza di paglia, fango e legno hanno permesso a queste popolazioni di difendersi da numerose minacce. Gli ingressi sono molto stretti e in molti casi bisogna entrare di spalla. Il Benin è il paese più povero fra i tre, ma turisticamente non meno interessante. Entrando dal Togo si penetra nella regione dei Somba, nome dato ai Betammaribe, popolo insediatosi fra le pietre del massiccio Atacora un migliaio di anni fa. I Somba amano costruire le loro case molto distanziate le une dalle altre. Durante gli attacchi mirati alla cattura degli schiavi queste genti si barricavano nelle loro case fortificate. In questi villaggi sopravvivono molti riti tribali, come quello della circoncisione, che si pratica a 25 anni (il giovane deve arrivarci “vergine”). Imprescindibile nel Benin la visita di Abomey, l’antica capitale dell’impero Dan-Homey (da cui Dahomey, nome originario del paese dopo l’indipendenza dalla Francia). Del grandioso palazzo reale, dopo le distruzioni operate dai francesi nel 1892, rimagono poche vestigia, recentemente restaurate su iniziativa dell’Unesco. La Casa delle perle è un tempio animista fato costruire da re Glele utilizzando anche il sangue di 41 schiavi... nell’esercito del Dan-Homey è leggendaria la presenza di seimila amazzoni armate fino ai denti. Bella l’atmosfera coloniale che si respira lungo le strade di Abomey

e anche in qualche albergo (in qualche caso ricco di giardini con grandi sculture in legno). Nella zona non è raro imbattersi in qualche rito vudù, durante il quale lo stregone si fa da intermediario con gli spiriti tramite dei feticci (in genere parti di animale essiccate al sole) a fini propiziatori della fertilità o di altri auspici. Ganvié è la Venezia del Benin, città di 35.000 abitanti costruita interamente su palafitte, dove la vita di tutti i giorni si svolge a bordo di barche e piroghe. Persino i commerci. Questo straordinario insediamento è stato costruito sul lago Nokouè, di fronte a Cotonou (la capitale economica del Benin), per sfuggire ai commercianti di schiavi. Offre scorci estremamente suggestivi. Infine Ouidah, dove il simbolo della memoria degli schiavi è rappresentato dalla “Porta del non ritorno”, da cui partivano i dolenti carichi umani per attraversare l’oceano. Ouidah è una roccaforte del vudù, rito che da qui fu esportato nei Caraibi dagli schiavi di etnia Ewe. E’ una bella cittadina dall’atmosfera coloniale ricca di musei che raccontano della tratta degli schiavi. Da vedere anche il Tempio del pitone che conserva i segreti del culto del serpente. Imperdibile l’emozione di passare parte della notte sulla spiaggia ad ascoltare il ruggito minaccioso dell’Oceano... con l’accortezza di restare lontani dalla portata delle onde, in quanto il rischio di farsi travolgere e risucchiare è reale. Coinvolgenti anche le osservazioni notturne del cielo: la volta celeste, in assenza di inquinamento luminoso, sembra a portata di mano. Pare quasi di toccarla. E quante stelle cadenti...


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più fino ad arrivare agli attuali 10 milioni di fatturato. L’azienda si è specializzata su due filoni: quello che commercializza accessori per il settore dell’abbigliamento, e quello della produzione di etichette di pelle e similpelle utilizzate dalle grandi marche e firme dell’abbigliamento mondiale. Il 70% del lavoro della PANAMA TRIMMINGS si rivolge all’estero e più precisamente nel nord e centro Europa oltre che al centro america. La PANAMA TRIMMINGS attualmente annovera una cinquantina di dipendenti, ma con quelli impiegati nell’indotto il numero oltrepassa il centinaio. Nel 2001 a Santiago del Cile per volontà di Paolo nasce Biesse Cile azienda che produce e

Paolo Pinato si è distinto anche nell’edilizia abitativa ed industriale. Quasi tutto suo l’investimento sulla Zona industriale Ovest di Piove di Sacco

commercializza in loco gli stessi prodotti (etichette ed accessori), oggi conta 35 dipendenti con una quota di penetrazione pari all’80% del consumo totale cileno di etichette per l’abbigliamento. Fino al 2006, vale a dire prima della crisi che ha attanagliato l’edilizia, Paolo Pinato si è distinto anche come costruttore edile in special modo nel saper investire nell’edificazione di capannoni industriali, tant’è che l’ampliamento della Zona Industriale ovest del piovese (in totale 60 mila mq coperti) è stata opera sua. “Ora però mi sono fermato – ci ha dichiarato - l’edilizia, sia quella industriale che abitativa, qui da noi non tira più e così mi sono orientato verso i Caraibi a S.Domingo dove il turismo mondiale richiede sempre più alloggi come riportato anche dal sole 24 ore del 21 novembre di quest’anno; là finora ho costruito 3 residence per una settantina di appartamenti totali e altri 30 sono in costruzione, oltre a 4 ville signorili. Brevettato pilota di aereo VFR, sin da giovane Paolo Pinato ha amato la velocità e le auto sportive. La sua passione lo ha portato a gareggiare nel Ferrari challenger e nel campionato europeo GT. “Ora però non corro più, ma non ho abbandonato del tutto le quattro ruote, mi piace con i miei due figli fare qualche giro in Kart a Jesolo. La sua filosofia di vita, comunque, è improntata alla ricerca del benessere fisico. Non manca mai, nella pausa pranzo, di frequentare la palestra che rimane vicino alla sua azienda: “Sono convinto che sia importante mantenersi in forma e non esagerare col cibo”. A 47 anni, insomma, Paolo Pinato si può considerare un imprenditore che sa come e dove investire le risorse e tracciare per la sua azienda un percorso sempre più votato alla crescita.

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Grande amante della velocità, Paolo Pinato ha acquisito il brevetto di pilota di aereo VFR ed ha gareggiato nel Ferrari challenger e nel campionato europeo GT


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DOTT. LARA TASSO - Psicologo del Lavoro – e-mail: lara.tasso@libero.it

Saper gestire proprio Dott. Avv. Notaio ilMatteo Ceolintempo (time management) è una abilità moltoè La disciplina del condominio importante per riuscire a portare a stata recentemente modificata della termine con successo i propri obiettivi, L. n. 220/2012, in vigore dal senza rischiarediun grande negativo importanza eccesso di 18.6.2013; sono norme dettate diinrisorse. tema stress ealcune una inutile dispersione di responsabilità per le spese condoLa frenesia di tutti i giorni, tuttavia, rende miniali. Poich�� le spese questo non sempre facile,condominiali e spesso i possono raggiungere cifresettimana anche piani della giornata o della molto importanti, occorre prestare vengono solo parzialmente raggiunti, grande attenzione quando si vende aumentando le cose da fare nelle volte o si acquista un appartamento in successive. Per facilitare la gestione condominio; né chi vende né chi comdel può tempo, disicuro seguito alcuni pra dirsiindicherò davvero al se non si In primis,diècompravendita bene fare una èsuggerimenti. provveduto nell’atto listadisciplinare scritta delle attivitàchiaro da svolgere, a in modo la sorte tagliandole una ad una appena delle spese condominiali. In base E’ allebene, nuoveinoltre, disposizioni, terminate. che gli infatti, acquista obiettivichi siano realisticiin econdominio raggiungibili.è obbligato al pagamento delle spese Uno studente che, per esempio, deve non solo perlo l’anno organizzare studio inin corso vista in di cui un acquista, per l’anno esame, nonma potràpure pianifi caretutto di studiare precedente; quindi, si potrebbe in un giorno duecento pagine, se in essere tenuti a versare i contributi di media riesce a farne cinquanta. Porsi spese anche piuttosto remote (es. obiettivi non realisticinelcomporta, se ho comprato novembreinfatti, del sconforto e abbandono del compito. 2013, sono obbligato per tutte Per le programmare bene spese del 2013 ed,i propri in più, impegni, per quelleè fondamentale tenendo del 2012). Ilconoscersi consiglio,bene, dunque, poconto che è importante prendersi delle trebbe essere quello di pretendere dal una dichiarazione in pausevenditore e dei momenti di stacco. Alcune atto con la quale il medesimo dichiari persone, per esempio, rendono meglio di essere (morning in regolapeople), con il pagamento di mattina mentre altre delle spese ovvero, meglio, hanno livelli più alti laancor sera (evening pretendere un’attestazione da parte people): capire a quale gruppo si dell’amministratore di condominio appartiene permette di concentrare, se dalla quale risulti lo stato dei possibile, i compiti che richiedono più pagamenti degli oneri condominiali da sforzo nel giornata in par-te di chimomento ci vendedella l’appartamento. cui siamo più produttivi. Dopo pranzo, Resta ferma, comunque, la possibilità inoltre, è bene ridurre compiti che di far assumere in attoi al venditore richiedono un maggiore sforzospese cognitivo, la garanzia per eventuali non in quantoche le risorse del nostro organismo saldate dovessero emergere dopo ilsono rogito. concentrate nella digestione. Un Anche chi vende, altro importante aspetto,tuttavia, è di daredeve una prestare grandeai attenzione sorte diversa priorità compiti daalla svolgere, delle spese; non si creda, in-fatti, che, così da distinguere quelli che devono una volta venduto l’appartamento, assolutamente essere terminati, da quelli delle spese risponda semplicemente che è possibile procrastinare. Teniamo il nuovo proprietario; di-fatti l’art. 63 anche conto è possibile, disp. att. c.c.,che, nella dove sua nuova versione,è bene delegare, sia in campo lavorativo stabilisce che chi vende non solo è sia domestico. Si pensi, per esempio, obbligato per tutte le spese maturate all’importanza dell’equa distribuzione prima dell’atto di vendita, ma che pure dei compiti tra con moglie e maritopernella resta obbligato chi compra tutti igestione contri-buti checasa. dovessero maturare fino della a quandosi una copia (cioè Quando pianifi ca, èautentica bene stimare notarile) dell’atto di compravendita non quanto tempo si pensa di dedicare venga trasmessa all’amministratore. a ciascun compito, stando pronti a Si tratta formalità in più di modifi caredi il una proprio programma in grande importanza, che, tuttavi-a, itinere, nel caso in cui ci renda conto di spesso, viene tralasciata (un po’ per aver sottostimato o sovrastimato il carico la novità della norma un po’ per di lavoro. E’ semprePerbene tener ilconto di impreparazione). capirne rilie-vo possibili imprevisti, che possono ritardare basti questo semplice esempio: Tizio ilvende programma. Per questo, è consigliabile nel novembre 2013 a Caio un non riempire l’atto ogni dimomento della appartamento; com-pravendita giornata cose da all’amministratore; fare. Ricordiamo, non vieneditrasmesso supponiamo che ilCaio periodo inoltre, di lasciare giustonel spazio agli successivo nei dueinterpersonali, anni successivie affetti, alle (es. relazioni 2014 2015) vuoti risulti dimoroso nel anche aie momenti attività, ma pagamento delle spese condominiali; pieni di significato, poiché ci portano a ebbene di condominio pensare l’amministratore e riflettere.

di queste spese anche a Tizio, che a suo tempo ha venduto l’appartamento a Caio e che, per ignoranza o non adeguatamente consigliato, non ha proceduto a trasmettere l’atto di compravendita all’amministratore: una bella sorpresa, dunque, che potrebbe arrivare anche a molti anni di distanza da quando si è venduto l’appartamento! DOTT. AVV. NOTAIO MATTEO CEOLIN mceolin@notariato.it

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Padova ovest dic2013 n169