laPiazza di Veneza - Gen26

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di Venezia e Mestre

La sanità veneta

vista dal neo assessore

Gino Gerosa: “Penso all’ospedale liquido”

Tre, due, uno: si parte!

La Regione Veneto è pronta a partire con la propria attività amministrativa e legislativa. Dopo il braccio di ferro, concluso in verità in breve tempo, sulle presidenze delle commissioni consiliari tra Lega e Fratelli d’Italia – per la cronaca stravinta dai primi per quattro a uno – tutti gli ingranaggi sono pronti per far partire la macchina. E il primo grande banco di prova sarà l’approvazione del bilancio. Le elezioni del tardo autunno, infatti, hanno di fatto posticipato questo fondamentale passaggio. Ad oggi, infatti, la macchina e pronta per partire, ma deve fare benzina. Senza programmazione e un conseguente stanziamento di risorse, infatti, si resta fermi al di là delle buone intenzioni manifestate dal Presidente Alberto Stefani a più riprese.

E di buone intenzioni, in effetti si tratta: da un grande piano casa con alloggi a costi accessibili, a una profonda attenzione alla sanità e al sociale fino alla tanto attesa riforma delle case di riposo, alla costruzione della holding autostradale, passando per l’ambiente, il potenziamento del trasporto pubblico locale e la sicurezza. Obiettivi importanti che hanno visto, anche, un atteggiamento delle opposizioni, capitanata da Giovanni Manildo, di cauta apertura.

Tutti gli uomini del presidente: definite deleghe e incarichi in giunta regionale

STEFANI TRACCIA LA ROTTA

PER IL VENETO: “ATTENZIONE

SOCIALE, CASA AI GIOVANI,

VICINA ALLE FAMIGLIE”

La nostra intervista al presidente della Regione Veneto: “Sostegno alle imprese, puntiamo sull’innovazione, al lavoro per ridurre il peso della burocrazia”

Servizio alla pag. 4

Agsm Aim diventa Magis, la storica multiutility e la sfida del federalismo energetico

Tutti pazzi per il Giappone, cultura e lingua nel centro studi di Franceschinelli

Dal 31 gennaio al 17 febbraio mito, gioco e sport si intrecciano nell’anno delle Olimpiadi invernali

A Venezia, confermati i servizi, nessun aumento dei tributi e investimenti su manutenzioni, verde pubblico, edilizia, sociale e cultura.

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Morire di lavoro non è fatalità

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I l 2026 è iniziato da qualche settimana, ma il Veneto ha già dovuto aggiornare il suo tragico registro dei caduti sul lavoro. Nei primi giorni dell’anno sono stati ben due i morti in azienda, entrambi in provincia di Padova, un pugno nello stomaco per queste vite spezzate nella routine quotidiana. A livello nazionale, il dato è allarmante: nei primi dodici giorni di gennaio si sono contate già 8 vittime. Non sono freddi numeri, sono persone, padri e figli che quel giorno non sono tornati a casa.

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Il “Bucintoro” di Canaletto in asta a New York

Venezia torna sotto i riflettori internazionali grazie a uno dei suoi tesori artistici più amati. Il dipinto di Giovanni Antonio Canal, meglio noto come Canaletto, intitolato Il Bucintoro al Molo nel giorno dell’Ascensione, sarà la star dell’asta di Christie’s a New York prevista per il 4 febbraio, dedicata ai grandi maestri del passato.

Prima dell’asta, la tela sarà esposta al pubblico dal 29 gennaio al 3 febbraio al Rockefeller Center, nell’ambito della Classic Week, offrendo agli appassionati l’occasione di ammirare dal vivo il capolavoro. La stima dell’opera si aggira intorno ai 30 milioni di dollari, e gli esperti del mercato dell’arte parlano già di un possibile nuovo record per un Canaletto. Il dipinto, realizzato tra il 1746 e il 1755 durante il periodo inglese dell’artista, mostra tutta la teatralità e la luce che hanno reso celebre Canaletto: Venezia appare trasformata in un palcoscenico di splendore e fasto. La scena ritrae la solenne Festa dell’Ascensione, quando il Doge saliva a bordo del Bucintoro per la cerimonia dello “Sposalizio del Mare”, un momento di grande significato per la città lagunare. Commissionato intorno al 1 754 dalla famiglia King, poi conti di Lovelace, il dipinto è rimasto nelle loro mani per quasi due secoli. Altri quadri dello stesso ciclo sono oggi conservati in importanti musei e collezioni private, tra cui la National Gallery of Art di Washington e il Museum of Fine Arts di Boston, a testimonianza dell’influenza duratura del maestro veneziano.

Stimato 30 milioni di dollari, tutti gli occhi puntati su un nuovo record

Morire di lavoro non è fatalità

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Guardando indietro, il 2025 non ha concesso tregua. I dati provvisori Inail parlano di oltre 1.010 morti sul lavoro in Italia nei primi undici mesi dell’anno. Il Veneto, cuore pulsante della nostra economia, si è confermato purtroppo ai vertici di questa classifica, secondo solo alla Lombardia, con oltre 100 decessi, con Verona che ha tristemente guidato il primato regionale, seguita da Venezia e Vicenza. Nonostante i proclami, la “zona rossa” del rischio infortunistico continua ad allargarsi, colpendo duramente i settori della manifattura e dell’edilizia. Il problema non è la mancanza di norme. L’Italia possiede una delle legislazioni sulla sicurezza più avanzate d’Europa. Il vero nodo è che la prevenzione viene spesso degradata a mero adempimento burocratico. Per troppe imprese, la sicurezza è un “faldone” da riempire per evitare multe, un costo da minimizzare o un fastidioso rallentamento della produzione. Ma la sicurezza non si fa con i timbri: si fa con la formazione vera, con l’aggiornamento tecnologico e, soprattutto, con una vigilanza che non sia solo formale. Quando il profitto o la fretta di consegnare un ordine superano la tutela del lavoratore, il sistema ha già fallito.

Non dobbiamo però cadere nell’errore della generalizzazione. Esistono imprenditori attenti che investono somme ingenti per azzerare i rischi. Ma non in tutte le aziende è così, per talune imprese la sicurezza è un costo da limare, un fastidio da aggirare. Tuttavia, la mancanza di una cultura della sicurezza riguarda talvolta anche i lavoratori stessi. La “confidenza” con gli strumenti o le macchine usate, l’abitudine al rischio o la sottovalutazione del pericolo (“abbiamo sempre fatto così”) sono nemici invisibili quanto un cavo scoperto. Indossare un dispositivo di protezione individuale non è un obbligo verso il capo, ma un patto con la propria vita.

Oltre all’inestimabile dolore umano, non possiamo ignorare l’impatto collettivo. Gli infortuni sul lavoro costano all’Italia circa 104 miliardi di euro l’anno, pari a oltre il 6% del nostro PIL. È una voragine economica che brucia risorse che potrebbero essere investite in sviluppo e stipendi. Non possiamo più permetterci di considerare queste morti come un “rischio collaterale” dell’attività d’impresa. La sicurezza deve diventare l’ossigeno del nostro modello produttivo veneto. Perché una terra che produce ricchezza, ma non garantisce il ritorno a casa dei suoi figli, è una terra che sta tradendo le sue radici più profonde: la dignità del lavoro.

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Oltre 804 milioni in tre anni: cosa cambia davvero per la città

I l Consiglio comunale ha approvato nel mese di dicembre il Bilancio di previsione e il Documento Unico di Programmazione (Dup) per il triennio 2026-2028, delineando una manovra improntata alla continuità dei servizi e al rafforzamento degli investimenti strategici. La parte corrente del bilancio si attesta a 804 milioni di euro e, al netto degli adeguamenti Istat, non prevede aumenti dei tributi né riduzioni dei servizi.

Tra le voci più rilevanti del piano economico-finanziario spiccano le risorse destinate alla cura della città. Ogni anno vengono stanziati 10,8 milioni di euro per il verde pubblico, mentre per le manutenzioni complessive sono previsti circa 20 milioni di euro destinati a edifici comunali, impianti sportivi e scuole. A questi si aggiungono 17 milioni di euro per interventi avviabili nel triennio su

altri immobili comunali, inclusi quelli assegnati alle associazioni. Ammontano invece a 9 milioni di euro le risorse dedicate agli interventi di mitigazione idraulica, confermando l’attenzione alla sicurezza del territorio.

Confermato il piano per la residenza pubblica, avviato nel 2024, finalizzato al recupero degli alloggi sfitti. Il bilancio prevede 500mila euro per il riatto degli alloggi in Terraferma e 500 mila euro per quelli di Venezia, oltre a 500mila euro per la manutenzione programmata. Restano inoltre confermate le manutenzioni ordinarie, con 1,2 milioni di euro destinati alla Terraferma e altrettanti a Venezia.

Importanti anche le risorse dedicate al sociale, con circa 64 milioni di euro destinati alla sperimentazione di nuove progettualità. In ambito culturale, l’investi-

mento per le biblioteche sfiora i 2 milioni di euro, consentendo un incremento significativo delle ore di apertura al pubblico: dalle 550 ore medie settimanali di inizio consiliatura si è passati a oltre 650 ore settimanali, raddoppiando lo stanziamento rispetto al 2020.

Sul fronte della Tari, il bilancio prevede la copertura di una parte dei costi, pari a circa 7,5 milioni di euro, attraverso fondi comunali alimentati dagli introiti dell’imposta di soggiorno e dal contributo d’accesso. Una scelta che consente il mantenimento dell’attuale livello della tariffa. Confermato anche per il 2026 lo stanziamento di 1,2 milioni di euro per la riduzione della Tari a favore delle famiglie in difficoltà e delle attività commerciali di vicinato.

Restano infine confermate le risorse per eventi e iniziative di carattere culturale, sociale e turi-

stico, tra cui il Salone Nautico e il Salone dell’Alto Artigianato Italiano, considerati appuntamenti strategici per la promozione e l’economia della città. A margine dell’approvazione del bilancio, il sindaco Luigi Brugnaro ha annunciato la prossima pubblica-

Si chiude con numeri record il Progetto Regionale di formazione delle Polizie locali

Si chiude con un bilancio positivo il 2025 del Progetto Regionale di Formazione delle Polizie locali del Veneto, l’iniziativa avviata due anni fa con il Comando di Venezia come ente referente, nata per garantire un percorso strutturato e omogeneo di aggiornamento professionale agli operatori dei Comandi di Polizia locali del territorio Veneto

Il consuntivo dell’anno formativo è stato presentato all’M9 di Mestre, nel corso del convegno conclusivo che ha riunito amministratori, vertici dei Corpi di Polizia locale e rappresentanti delle altre forze coinvolte, tracciando al tempo stesso le linee di sviluppo per il 2026. I dati restituiscono la dimensione raggiunta dal progetto: 174 corsi attivati nel 2025, in forte aumento rispetto ai 117

dell’anno precedente, con il coinvolgimento di 184 Comandi del Veneto (contro i 124 del 2024) e 3.475 operatori formati, rispetto ai 2.400 dei dodici mesi precedenti. Un incremento che conferma la crescente adesione al progetto.

Un risultato reso possibile anche dal sostegno istituzionale e dalla rete organizzativa costruita attorno al progetto, come ha evidenziato il comandante generale della Polizia locale di Venezia, Marco Agostini:“ Un grazie particolare va alla Regione per aver creduto in questo nostro percorso, oltre che, ovviamente, allo staff che cura l’organizzazione dei vari corsi e ai formatori.

I corsi hanno spaziato dagli ambiti legislativi e amministrativi a quelli operativi e

specialistici, comprendendo le modalità di intervento, il perfezionamento nell’uso delle armi corte, la gestione degli allarmi bomba, il conseguimento delle patenti di servizio, la difesa personale, la lotta alla pirateria e alla contraffazione, fino alla gestione dei traumi e al cerimoniale istituzionale e militare. Sul valore strategico della formazione continua è intervenuta anche l’assessore comunale alla Sicurezza Elisabetta Pesce, sottolineando l’impatto concreto del progetto sulla sicurezza dei territori: “La formazione ha un ruolo fondamentale, direi strategico, per qualunque corpo di Polizia locale: solo persone altamente formate possono gestire in sicurezza, per sé e per i cittadini, situazioni difficili e potenzialmente pericolose. E’ bello

zione di un libro nel quale verrà documentato e raccontato il percorso amministrativo degli ultimi undici anni, a partire dalla città ereditata fino all’evoluzione attraverso progetti e traguardi raggiunti.

che questo percorso di crescita professionale del nostro Corpo sia diventato parallelo a quello dei Corpi di tutto il territorio Veneto, per offrire servizi sempre più professionali e omogenei”. (g.f.)

Guendalina Ferro

Patrimonio comunale (quasi) raddoppiato dal 2015 ad oggi

U n bilancio che parla di numeri solidi, ma anche di identità, tradizioni e investimenti diffusi sull’intero territorio comunale. È quanto è emerso dall’incontro con la stampa svoltosi nel municipio di Mestre, nel corso del quale l’Amministrazione Veneziana ha tracciato il bilancio del doppio mandato del sindaco Luigi Brugnaro, mettendo in evidenza la crescita pa-

delle tradizioni, che ha richiamato il valore identitario del patrimonio immateriale cittadino. “Venezia è tradizione, e senza di essa sarebbe altro. Mantenere la tradizione non è nostalgia ma è essenziale mantenerla viva come mantenere vivo lo spirito veneziano. Un obiettivo fisso da dieci anni a questa parte”, ha evidenziato Giusto, ricordando il lavoro svolto per tutelare e rilanciare le

trimoniale del Comune e la valorizzazione di Venezia in tutte le sue articolazioni.

“Il patrimonio netto del Comune, ereditato nel 2015 a 1 miliardo e 150 milioni di euro, ad oggi si attesta a due miliardi di euro. Numeri che definiscono Venezia come una città sana, rimodellata grazie a scelte coraggiose e investimenti importanti, fondati su una visione lungimirante e che mette in primo piano i cittadini e i giovani”, ha detto Brugnaro nel sintetizzare i risultati raggiunti. Uno sviluppo complessivo della città che è stato approfondito nelle relazioni dei consiglieri e degli assessori, con un’analisi puntuale dei dati economico-finanziari illustrata dall’assessore al Bilancio Michele Zuin.

Accanto ai numeri, Venezia ha riaffermato anche la propria anima storica e culturale. A sottolinearlo è stato il consigliere Giovanni Giusto, delegato alla tutela

antiche tradizioni cittadine. Tra gli interventi citati sono rientrati gli investimenti sulle imbarcazioni tradizionali, dalla Bissona Rezzonico, riportata agli antichi splendori, al raddoppio del montepremi della Regata Storica e dell’intera stagione remiera. Un impegno che ha restituito centralità a simboli identitari come il Galeone delle Repubbliche Marinare e la Polena, in fase di restauro e pronta a tornare protagonista. I numeri hanno confermato la vitalità del remo: 42 bandi per le regate comunali, 1.294 iscrizioni e 257 giovani atleti delle categorie Schie e Maciarele, affiancati dall’introduzione della categoria femminile, segno di una tradizione capace di rinnovarsi. Altro simbolo identitario per eccellenza, la gondola, è stata al centro dell’intervento del consigliere Aldo Reato, delegato alla valorizzazione della gondola nel siste-

I dati economici, affiancati agli interventi su tradizioni, isole e giovani, delineano una Venezia finanziariamente solida e in trasformazione

ma di mobilità della Città Antica. “Voglio sottolineare la proficua collaborazione con l’Associazione Gondolieri di Venezia, che ci ha permesso, in questi anni, di portare avanti numerosi progetti”, ha affermato Reato, ricordando la Scuola di Gondola per bambini dai 3 ai 6 anni e il ruolo dei gondolieri anche sul fronte della sicurezza e della tutela ambientale, con la raccolta dei rifiuti sommersi nei canali. “Tra i servizi potenziati è stata segnalata l’entrata in funzione di una nuova barchetta da parada a San Tomà, che ha portato a cinque i traghetti cittadini, rafforzando i collegamenti per residenti e pendolari - ha sottolineato Reato -. La gondola ha svolto inoltre un ruolo di ambasciatrice di Venezia, con iniziative a Lussino e a Roma, dove due gondole da lavoro hanno solcato le acque del Tevere”.

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Guendalina Ferro

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CAMPONOGARA - Via Giovanni XXIII, 15 - tel. 041.5158149

CAORLE - Via dei Calamari 3 - tel. 0421.223430

CAVARZERE - Piazza del Donatore 7 - tel. 041.2905840

CHIOGGIA - Via Cesare Battisti 328 - tel. 041.2905820

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FAVARO VENETO - Via Triestina 23 - tel. 041.2905600

JESOLO - Via XXIV Maggio 4 - tel. 0421.223410

MARCON - Piazza Mercato 19 - tel. 041.2905880

MARGHERA - Via Zorzi 15 - tel. 041.2905610

MARTELLAGO - - Via Fapanni 41/A1 tel. 041.641706

MESTRE -Via Ca’ Marcello 10 - tel. 041.2905900

MIRA - Via Vittorio Alfi eri 9 - tel. 041.2905890

MIRANO - Via Gramsci 73 - tel. 041.2905800

NOALE - Via Polanzani 40 - tel. 041.5800450

L’edizione. Brugnaro: “Un messaggio che parte dalla nostra storia e parla al mondo”

Dal mito allo sport: il Carnevale di Venezia celebra Milano-Cortina

“Olympus – Alle origini del gioco” intreccia Carnevale, Olimpiadi e tradizione

Quando il gioco si fa arte e la sfida diventa bellezza, Venezia si innalza sull’Olimpo. Dal 31 gennaio al 17 febbraio 2026, il Carnevale di Venezia dedica la sua nuova edizione all’anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 con il tema “Olympus – Alle origini del gioco”, un grande racconto collettivo che unisce mito, storia, arte e sport, riportando il gioco al centro della festa come valore culturale, sociale e identitario.

Il calendario degli appuntamenti è stato presentato a Ca’ Farsetti dal sindaco Luigi Brugnaro, dal consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni Giovanni Giusto, dal direttore artistico Massimo Checchetto e dal direttore generale di Vela spa Fabrizio D’Oria. Un’edizione che si annuncia diffusa, con il coinvolgimento di tutti i quartieri della città, terraferma e isole comprese, inclusiva e fortemente simbolica, capace di parlare a pubblici diversi e di intrecciare la tradizione veneziana

con il grande evento olimpico internazionale.

L’apertura è fissata per sabato 31 gennaio in Piazza San Marco con il Gran Ballo di Carnevale con Bridgerton, primo grande appuntamento spettacolare. Domenica 1 febbraio entrerà nel vivo la programmazione storica con la Festa Veneziana, il suggestivo corteo acqueo lungo il Canal Grande, che culminerà con lo scoppio della Pantegana sotto il Ponte di Rialto, rito simbolo dell’inizio del Carnevale. Nella stessa giornata partiranno gli spettacoli sul palco di Piazza San Marco, le sfilate delle maschere più belle, la selezione delle Marie e la carrellata dei carri allegorici in terraferma, a partire da Dese.

“Il Carnevale di Venezia 2026 è un messaggio che parte dalla nostra storia e parla al mondo – ha dichiarato il sindaco Brugnaro -. Nell’anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi abbiamo scelto di raccontare il gioco come linguaggio universale, capace di unire gene-

razioni e culture. Venezia ha sempre trasformato la competizione in bellezza e la partecipazione in meraviglia, anticipando lo spirito olimpico fondato su rispetto, talento e condivisione”.

“Olympus” richiama la mitologia greca e l’armonia tra corpo e mente, ma anche la Venezia dei secoli passati, quando il Carnevale era teatro di regate, acrobazie, tornei e prove di abilità collettiva. Dalle Forze d’Ercole alle battaglie rituali sul Ponte dei Pugni, la città ha storicamente trasformato la sfida in spettacolo e rito condiviso.

Il tema ha permesso una partnership con la Fondazione Milano Cortina 2026 e l’inserimento del Carnevale nel programma ufficiale della Cultural Olympiad – The Arts Programme. Un legame che si rafforzerà con il passaggio della Fiamma Olimpica a Venezia il 22 gennaio 2026, nel suo viaggio attraverso il Veneto verso MilanoCortina. “Il gioco accompagna l’uomo da sempre – ha sottoline-

Giusto – e Venezia ne è stata protagonista. Dal 31 gennaio al 17 febbraio calli e campi torneranno a essere spazi di incontro, competizione e meraviglia”. Per Checchetto, il Carnevale diventa “un viaggio simbolico dal mito allo sport moderno, dove gli dèi e gli atleti condividono la stessa forza ispiratrice”. D’Oria ha infine ribadito l’impegno per “un Carnevale accessibile, sicuro e sostenibile, capace di emozionare cittadini e visitatori”. Non mancheranno poi, come sempre, i grandi appuntamenti esclusivi nei palazzi storici in cui feste private animeranno le notti veneziane tra balli, musica, buon cibo e in cui il gioco della seduzione e dell’ambiguità, dietro una maschera, la farà da padrone. L’immagine guida dell’edizione 2026 si ispira al dipinto La Festa del Giovedì Grasso in Piazzetta di Gabriel Bella, a suggellare il dialo-

go tra iconografia storica e visione contemporanea. Come in ogni Carnevale, tutto è metamorfosi: il mortale si fa divino e il gioco diventa mito. Venezia si conferma così palcoscenico universale, capace di ricordare al mondo che il gioco, come il sogno, è eterno.

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Riccardo Musacco

Simone Venturini, candidato in pectore per il dopo Brugnaro: “Venezia ha bisogno di unità”

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imone Venturini, possiamo dire che sarà lei il candidato del centrodestra per il dopo Brugnaro?

“Al momento siamo in una fase di discussione all’interno delle forze centriste del centrodestra e delle forze civiche. Stiamo valutando chi possa essere il candidato più adatto a rappresentare questa area, che è pragmatica e non ideologica, orientata alla gestione oculata delle risorse pubbliche e agli investimenti per la rigenerazione della città. Quello che è fondamentale è che chi si proponga come candidato conosca veramente la città, i suoi quartieri e le sue frazioni.”

Ma sarà sempre legato al civismo o più vicino a posizioni di destra?

“Io ho sempre scelto di restare civico. Ho rifiutato diverse proposte da parte di partiti per mantenere fede all’impegno che mi ero preso con i miei elettori, ovvero amministrare senza tessere di partito e rappresentare tutti i cittadini.”

Com’è cambiata Venezia in questi più di 10 anni di amministrazione?

“Quando siamo arrivati al Comune, Venezia era sull’orlo della bancarotta, c’era poca liquidità per pagare gli stipendi e le partecipate erano in crisi. Abbiamo messo in sicurezza i conti e poi abbiamo iniziato a investire, con un piano di riqualificazione urbana che ha portato benefici tangibili: basti pensare a Forte Marghera, che oggi è il cuore della vita culturale e giovanile della città, o alle biblioteche che erano in stato di abbandono e che oggi sono diventate un punto di riferimento per tutta la cittadinanza.”

vento, sono riuscite a restare in città.”

Piano Casa, a che punto siamo con questo progetto?

“Siamo quasi a metà del suo percorso. Abbiamo in corso circa 350 restauri di appartamenti che verranno assegnati nel corso di quest’anno, e altri cento sono pronti a partire. Questo piano rappresenta un grandissimo investimento: ogni anno destiniamo oltre 12 milioni di euro per la riqualificazione delle case comunali. L’obiettivo finale è azzerare il numero di case vuote da restaurare e assegnare a chi ha diritto di

accedere a questi alloggi. Sul sociale, inoltre, cerchiamo di incentivare percorsi di reinserimento lavorativo per chi può farlo. Ogni anno offriamo contratti di lavoro a persone bisognose, per esempio nei lavori di manutenzione dei parchi pubblici, e li formiamo per dare loro una vera opportunità di riscatto. Abbiamo anche investito molto sul contrasto alla povertà.”

Parliamo ora del contributo d’accesso, lanciato per gestire i flussi turistici a Venezia: quali sono i risultati finora?

“La sperimentazione del contributo d’accesso è in corso da

tre anni e ha già dato i suoi frutti. Abbiamo raddoppiato i giorni di applicazione e introdotto nuove modalità di prenotazione, inclusi incentivi per chi prenota in anticipo. Nonostante le critiche da parte dell’opposizione, siamo convinti che questo strumento, se migliorato e perfezionato, possa rappresentare la chiave per una gestione più equilibrata del turismo a Venezia.”

Crede che sia possibile ottenere un “statuto speciale” per la città?

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Quali sono, tra gli investimenti fatti, quelli di cui va particolarmente fiero?

“Siamo particolarmente orgogliosi di aver aumentato il budget per il sociale di 20 milioni di euro. Abbiamo assegnato quasi 1 500 case comunali e restaurato altrettante, contribuendo a dare una risposta concreta alla domanda di residenzialità. Inoltre, la sperimentazione del social housing ha aiutato circa 400 famiglie, giovani coppie che, grazie al nostro inter-

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“Venezia è unica e speciale, e credo che ci siano le condizioni giuridiche per rivendicare una maggiore autonomia normativa. Purtroppo, in città manca ancora una visione unitaria su questo tema. Dobbiamo spingere per una legge che consenta a Venezia di avere strumenti normativi adeguati.”

In che modo la città sta affrontando i temi della sicurezza e del degrado urbano?

“Abbiamo adottato una politica di rigenerazione urbana per combattere il degrado. Siamo riusciti a smantellare un campo nomadi che era un focolaio di delinquenza, e al suo posto sorgerà un palasport. Inoltre, stiamo continuando a riqualificare aree come quella di Marghera, dove stiamo raddoppiando la biblioteca e migliorando i servizi. Tuttavia è fondamentale investire nella prevenzione sociale, specialmente con i giovani e nelle scuole. Inoltre, stiamo cercando di sensibilizzare il governo a introdurre norme più severe per garantire la certezza della pena.”

C’è qualcosa che rifarebbe o che avrebbe voluto realizzare ma non è riuscito?

“Sono fiero di ciò che abbiamo fatto, in particolare del rilancio delle biblioteche e della salvaguardia della Pilkington, che ha restituito 250 posti di lavoro. Tuttavia, credo che avremmo dovuto fare di più per superare le divisioni ideologiche in città. Venezia ha bisogno di unità per affrontare le sfide del futuro come la conservazione del patrimonio, la gestione della laguna e l’impatto del cambiamento climatico.”

Riccardo Musacco

Verso le Comunali: il centrosinistra punta su Martella tra unità della coalizione e sfida sulla sicurezza

L ’ufficialità è attesa per fine gennaio, ma l’esito appare ormai segnato: Andrea Martella sarà il candidato sindaco di Venezia per il centrosinistra alle elezioni comunali della prossima primavera. Il tavolo di coalizione riunitosi nei giorni scorsi ha trovato un consenso pressoché unanime sul nome del senatore e segretario regionale del Partito Democratico, indicando la sua candidatura come punto di sintesi di un percorso avviato da tempo.

Le scorse settimane rappresentano l’ultimo passaggio politico prima dell’annuncio ufficiale: il Pd ha convocato tre assemblee di circolo, una nel centro storico e due in terraferma, per raccogliere il sentimento della base. Salvo sorprese, l’indicazione dei militanti dovrebbe confermare l’orientamento già emerso al tavolo di coalizione, consentendo di chiudere formalmente la partita e tornare, nei prossimi giorni, a sancire l’investitura definitiva di Martella. Non si prevedono particolari

ostacoli anche perché, nei fatti, non è mai emersa una vera alternativa. Il nome di Martella era stato avanzato mesi fa, ben prima delle elezioni regionali, senza che altri profili riuscissero a consolidare un consenso paragonabile. In una fase iniziale si era affacciata l’ipotesi dell’ex assessore Alessio Vianello, ma la proposta si è rapidamente esaurita. Nel frattempo, alcune componenti civiche hanno scelto strade diverse: Giovanni Andrea Martini ha deciso di correre in autonomia con la propria coalizione, mentre Marco Gasparinetti si è preso una pausa dopo la mancata elezione in Consiglio regionale.

Il tavolo “La stagione buona” riunisce Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle, Venezia è Tua, Italia Viva – pur con le perplessità espresse dalla capogruppo Cecilia Tonon –oltre a Volt Europa, Partito Socialista Italiano, Più Europa e Radicali.

A rafforzare la candidatura contribuiscono anche i sondaggi cir-

colati nelle ultime settimane. Le rilevazioni, commissionate da Europa Verde e da un istituto di ricerca indipendente, attribuiscono a Martella un vantaggio su tutti i possibili avversari del centrodestra: l’assessore al Sociale Simone Venturini, il senatore Raffaele Speranzon e il vicepresidente nazionale di Confindustria Vincenzo Marinese. I dati, basati su campioni tra le 800 e le 2.000 persone, indicano un vantaggio superiore al margine di errore e un alto livello di notorietà del candidato dem, secondo solo al sindaco uscente e all’ex assessore Gianfranco Bettin. Nel frattempo, Martella è intervenuto su temi centrali per la città, come la sicurezza, criticando duramente l’approccio del centrodestra. In un’intervista recente ha sottolineato come, nonostante anni di promesse e annunci, la situazione sia peggiorata e il Veneto si trovi tra gli ultimi posti in Italia per numero di agenti di polizia rispetto alla popolazione, con conseguenze visibili nella vita

quotidiana di Venezia, Mestre e Marghera. Per Martella non bastano slogan o decreti: serve un nuovo modello che integri rigenerazione urbana, inclusione sociale, controllo intelligente del territorio e coesione comunitaria per affrontare le cause profonde della criminalità e garantire sicurezza

reale ai cittadini. Ha quindi rivolto un appello ai sindaci affinché guidino un lavoro coordinato tra istituzioni, imprese, terzo settore e cittadini per costruire una visione nuova dei nostri quartieri basata su prevenzione e cooperazione, non sulle promesse vuote del passato.

L’intervento. Il Capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico analizza

Giuseppe Saccà: “Serve un radicale cambio di passo. La nostra città così non può reggere”

Un fiume di risorse pubbliche non ha cambiato il destino di Venezia. È il bilancio critico di Giuseppe Saccà (PD), che denuncia dieci anni di scelte senza strategia: PNRR frammentato, Porto Marghera ferma, degrado in terraferma e sicurezza ai minimi storici. Serviva una svolta, è arrivata l’inerzia

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n fiume di risorse pubbliche tra il 2015 e il 2025 ha dilatato i bilanci del Comune di Venezia con un aumento del 60% dei trasferimenti. Si parla di cifre che vanno dai 151 milioni di euro del 2015 ai 243 milioni del 2025, senza contare tutti i fondi straordinari non transitati per le casse comunali. Tutto ciò avrebbe potuto e dovuto cambiare il volto della Città. Invece la città lagunare e la terraferma versano in condizioni in molti casi peggiori di dieci anni fa. La colpa? Una mancanza di visione strategica.”

Questo è il bilancio amaro di Giuseppe Saccà, capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale a Venezia.

Secondo Saccà non è un caso che, nell’annuale classifica del Sole 24 Ore sulla qualità urbana, negli anni di Brugnaro Venezia sia precipitata dall’ottavo posto del 2015 (su dati del 2014) al 53º del 2025 e oggi Venezia è al 105º posto su 110 alla voce “giustizia e sicurezza”.

strumento per una riconversione epocale, sono stati polverizzati in mille rivoli. L’emblema di questa miopia è Porto Marghera. Un’area industriale di fondamentale importanza, che giace pressoché nelle stesse condizioni di incertezza di dieci anni fa, senza un progetto di risanamento e rilancio.”

“Mentre – incalza - il turismo di massa continua a soffocare la vita quotidiana (aggravato dall’introduzione di gabelle medievali) e ad accelerare lo spopolamento (centinaia le case pubbliche vuote), la risposta è stata la costruzione di una Cittadella dello Sport, un investimento da 300 milioni di euro interamente pubblici, due terzi di risorse comunali. Intanto, i fondi del PNRR, che potevano essere lo

“Intanto Mestre e la terraferma –continua il Capogruppo PD - sono oggi strette in una morsa di degrado e insicurezza. Per non parlare di una mobilità pubblica insufficiente alla domanda. Idee alternative, con tanto di coperture di bilancio, sono state presentate e sistematicamente respinte. A partire dai fondi del PNRR, un documento articolato delle forze di opposizione che si basava su Ambiente, Casa, Lavoro rigettato senza nemmeno essere discusso. A questa gestione “padronale”, si aggiungono ombre di scandali legati a una mala gestio di fondi pubblici che non posso-

no essere ignorati. Ora, il futuro si presenta fosco. La Legge Speciale per Venezia è all’asciutto, i primi tagli ai trasferimenti statali sono già iniziati, l’entrata della tassa di imbarco poggia su basi giuridiche instabili. È in questo scenario di incertezza finanziaria che si inseriscono operazioni come la donazione di 50 milioni di euro dal Qatar per la costruzione di un padiglione ai Giardini della Biennale: un affare per l’emirato, una necessità dettata dall’emergenza per Venezia. Intanto Venezia a Roma è sempre più inascoltata: il Teatro La Fenice è diventato il simbolo dell’inadeguatezza di una classe dirigente perché gestita con arroganza e improvvisazione, persino il destino dell’Autorità per la Laguna è nel caos.”

“È necessario – conclude - un cambiamento radicale dell’amministrazione per restituire alla città una prospettiva di sviluppo credibile.”

Andrea Tomaello nuovo presidente della Prima Commissione

Andrea Tomaello, ex vicesindaco di Venezia, è stato nominato presidente della Prima Commissione del Consiglio regionale del Veneto, l’organismo che si occupa di politiche istituzionali, rapporti con l’Unione europea, relazioni internazionali e gestione del bilancio regionale. “È una bella sfida e una nuova avventura che ci vedrà impegnati fin da subito con l’approvazione del bilancio di previsione”, ha detto Tomaello. Attualmente la Regione sta operando in esercizio provvisorio dopo le elezioni di novembre, e il neo presidente ha fissato come obiettivo il mese di aprile per completare l’approvazione dei conti. Tomaello ha sottolineato

l’importanza di un approccio partecipativo: “Cercheremo di fare un buon lavoro per i cittadini veneti, ascoltando tutti i consiglieri e i rappresentanti di categoria, come sempre fatto in passato. Nei prossimi mesi ci impegneremo a trovare le migliori soluzioni per rispondere alle esigenze del territorio, seguendo il programma ambizioso del presidente Stefani”. La nomina di Tomaello segna l’inizio di un periodo in cui la Prima Commissione avrà un ruolo centrale nella definizione delle scelte finanziarie e istituzionali della Regione, con particolare attenzione alla gestione del bilancio e alla programmazione strategica.

L’intervento. Nuovo terminal di Punta Sabbioni

Iniziati il 7 gennaio i lavori per la realizzazione della nuova importante infrastruttura

Il 7 gennaio hanno preso ufficialmente avvio i cantieri per la realizzazione del nuovo terminal acqueo del trasporto pubblico di Punta Sabbioni, un’opera strategica e attesa da tempo, frutto di una sinergia istituzionale tra amministrazioni comunali, AVM ed enti competenti, fondamentale per la comunità di Cavallino-Treporti, della Costa Veneta e per la riqualificazione di questa porzione centrale di Punta Sabbioni. Il cronoprogramma viene così rispettato e il progetto entra nella sua fase operativa più significativa.

Dopo il completamento degli interventi di antiscalzamento e messa in sicurezza delle rive nel piazzale del terminal, si è pronti ad avviare la fase successiva dei lavori: quella dedicata alla realizzazione della nuova struttura dell’impianto. Gli interventi in corso, a cura del Provveditorato alle Opere Pubbliche, sono finalizzati a garantire la stabilità delle sponde e a consentire le operazioni di costruzione del nuovo imbarcadero progettato da AVM/Actv in collaborazione con il

Comune di Cavallino-Treporti e il Comune di Venezia.

L’opera, dal valore complessivo di quasi 10 milioni di euro, darà vita a un terminal moderno, funzionale e accogliente. La nuova struttura di approdo sarà dotata di biglietteria, sala d’attesa coperta, varchi priority e all passenger, oltre a coperture per i passeggeri in attesa.

“Abbiamo sempre creduto nella necessità di rigenerare la porta d’accesso sulla laguna nord - dichiara la sindaca Roberta Nesto - Dopo anni di lavoro, confronto e collaborazione con tutti gli enti coinvolti, con l’anno nuovo entriamo finalmente nella fase operativa più importante: l’avvio dei cantieri per la struttura del terminal. È un’opera che abbiamo sognato e che molte amministrazioni hanno auspicato di vedere realizzata, per il valore strategico di questa infrastruttura, ma che solo questa amministrazione ha avviato concretamente grazie ad un percorso di dialogo e collaborazione istituzionale. Un segnale tangibile della

volontà politica di dare risposte ai residenti, ai pendolari e di garantire un’accoglienza adeguata ai nostri ospiti”.

“Con l’avvio dei cantieri entriamo finalmente nel vivo di un’opera attesa da anni: il nuovo terminal acqueo di Punta Sabbioni, una vera “porta sull’acqua” della laguna nord. Parliamo di un’infrastruttura a valenza metropolitana, un hub di interscambio tra fascia litoranea, Venezia e le isole, a servizio di residenti, lavoratori, studenti, pendolari e visitatori, che migliorerà sicurezza, accessibilità e qualità dell’accoglienza - spiega il sindaco di Venezia e della Città metropolitana Luigi Brugnaro - Questo intervento si inserisce nel disegno del PUMS metropolitano e nel più ampio percorso di rigenerazione del waterfront e degli accessi alla città: non solo nuove banchine e spazi più funzionali, ma un sistema più ordinato ed efficiente, capace di gestire i flussi e offrire servizi adeguati. Ringrazio la sindaca Roberta Nesto e il Comune di Cavallino-Treporti, AVM/Actv,

il Provveditorato alle Opere Pubbliche, la Soprintendenza e tutti gli enti e i tecnici coinvolti: quando si lavora insieme, con una visione chiara e tempi rispettati, i risultati arrivano e diventano concreti per i cittadini e per tutto il territorio”.

“La nuova infrastruttura, moderna ed efficiente, consentirà un interscambio dei lavoratori e dei turisti con la città di Venezia sicuro e ordinato. Questa sinergia tra Venezia, Cavallino-Treporti e Avm, porterà innovazione nel nuovo terminal e un altro passo in avanti nella riconversione di tutti i terminal della laguna” precisa l’assessore alle società partecipate del Comune di Venezia Michele Zuin.

Il progetto del nuovo imbarcadero rientra nel più ampio intervento di rigenerazione del terminal di Punta Sabbioni, che prevede la demolizione degli edifici fatiscenti presenti nel piazzale, per lasciare spazio a un info point completamente rinnovato, servizi igienici pubblici, un museo virtuale del Mose l’ottimizzazione del piazzale e la creazione di nuovi parcheggi.

Ex Feltrificio Veneto, approvata definitivamente la riqualificazione

La Giunta comunale ha approvato in via definitiva, su proposta dell’assessore all’Urbanistica Massimiliano De Martin, il Piano Urbanistico Attuativo relativo all’area dell’ex Feltrificio Veneto, a Marghera, compresa tra via Fratelli Bandiera e via delle Macchine. Il provvedimento conclude l’iter amministrativo, non essendo pervenute osservazioni durante la fase di pubblicazione. Il progetto prevede la rigenerazione complessiva di un’area oggi in stato di abbandono, attraverso la realizzazione di una nuova struttura commerciale, edifici a destinazione direzio-

nale e il recupero di alcuni volumi esistenti. Sono inoltre previsti nuovi parcheggi a servizio delle attività insediate e un percorso ciclabile che collegherà piazza Mercato alla pista già esistente verso via delle Macchine e Venezia, migliorando la connessione con il quartiere e con il sistema della mobilità dolce. “Con l’approvazione definitiva di questo piano - sottolinea l’assessore all’Urbanistica Massimiliano De Martin - si chiude un percorso che consente di restituire qualità e funzioni a un’area dismessa, senza nuovo consumo di suolo. L’intervento combina ri-

generazione urbana, razionalizzazione delle volumetrie e potenziamento dei servizi, a partire dai parcheggi che risponderanno anche alle esigenze della nuova piscina. Importante è anche il contributo alla mobilità sostenibile: la nuova pista ciclabile renderà più agevole e sicuro l’accesso all’area per chi sceglie di muoversi in bicicletta”. Il piano, presentato da un soggetto privato, interessa un ambito che il Piano degli Interventi destina a funzioni commerciali, direzionali, ricettive e artigianali di servizio. L’intervento si inserisce nel più ampio percorso di rigenera-

“Le opere previste per la rigenerazione del piazzale sono il risultato di una visione chiara e di una programmazione costruita nel tempo, attraverso un percorso graduale e coerente. Una visione complessiva che si inserisce nel più ampio disegno di questa amministrazione per la riqualificazione dell’intero waterfront, dal Faro Pagoda al Forte Vecchio, con l’obiettivo di restituire alla comunità l’affaccio sull’acqua. Grazie agli enti che hanno lavorato insieme a noi a queste progettualità, Cavallino-Treporti nei prossimi mesi potrà beneficiare di un ambiente rinnovato, funzionale e adeguato al ruolo di uno dei principali accessi alla laguna di Venezia” conclude la sindaca di Cavallino-Treporti, Roberta Nesto.

zione urbana promosso dall’Amministrazione comunale per valorizzare le potenzialità di Marghera e favorirne una trasformazione equilibrata e sostenibile.

La radio non è più soltanto una

ÈSintoniz zati

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.

Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-

l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere

che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a

Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-

po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist

però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.

In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-

Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale. La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.

Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world

Il progetto. Nuova vita per l’area Trevisan - Scalera

Approvata la delibera di adozione del PUA per la riqualificazione della Giudecca

Il Consiglio Comunale ha approvato la delibera di adozione del Piano Urbanistico Attuativo (PUA) per la riqualificazione delle aree Trevisan–Scalera alla Giudecca, un passaggio che permetterà di avviare un articolato intervento di rigenerazione urbana in una delle zone più significative dell’isola. La proposta, presentata dalla nuova proprietà, aggiorna e amplia le previsioni del precedente Piano Particolareggiato, con l’obiettivo di riportare a nuova vita due aree dismesse da anni e di restituirle alla comunità attraverso funzioni residenziali, ricettive e nuovi spazi pubblici.

Per quanto riguarda l’area Scalera, il Piano prevede il restauro degli edifici storici affacciati sul rio delle Convertite e il recupero degli immobili più recenti lungo rio di S. Biagio, entrambi destinati a uso abitativo. È inoltre programmata la ricostruzione dell’ex teatro di posa, parzialmente demolito, anch’esso a destinazione residenziale. Sul fronte lagunare sorgerà un nuovo edificio ricettivo di 1.450

mq, con 30 camere, a completamento di un intervento che mira a riqualificare l’intero affaccio sul canale. Il progetto include anche nuovi collegamenti pedonali e la creazione di aree verdi pubbliche, così da rendere più accessibile e fruibile l’intero comparto, collegando fondamenta delle Convertite con il fronte lagunare.

Nell’area Trevisan sono previsti due nuovi edifici con destinazione ricettiva, per complessivi 1.430 mq e 22 camere. Gli edifici di archeologia industriale verranno ristrutturati e riutilizzati per ospitare servizi connessi alle attività turistico-ricettive – come ristorazione e spazi wellness – valorizzando un patrimonio edilizio che da tempo necessitava di una nuova funzione. Anche in questo comparto gli spazi esterni saranno sistemati a verde, contribuendo al miglioramento complessivo della qualità urbana.

Il Piano interessa una superficie complessiva di 24.825 mq. Le destinazioni d’uso previste comprendono 5.195 mq per attività

ricettive e 7.770 mq residenziali, di cui 2.260 mq saranno ceduti al Comune come contributo straordinario. Sono inoltre programmati 4.180 mq di verde pubblico e 2.950 mq destinati alla viabilità. L’operazione comporta un contributo straordinario complessivo pari a 9,6 milioni di euro. Prima del rilascio dei titoli abilitativi per le strutture ricettive, la società attuatrice dovrà inoltre procedere alla monetizzazione delle dotazioni di parcheggio.

Un aspetto rilevante del Piano riguarda il vincolo d’uso sugli edifici residenziali. Un emendamento di Giunta dispone infatti che la Parte Attuatrice si impegni infatti a non destinarli a bed & breakfast, affittanze turistiche brevi o altre strutture ricettive complementari

per un periodo di dieci anni dal perfezionamento dell’agibilità dei singoli edifici. Tale vincolo potrà essere rimosso solo dall’Amministrazione Comunale, qualora futuri aggiornamenti dello strumento urbanistico prevedano differenti destinazioni. Il Comune si riserva inoltre la facoltà di effettuare verifiche e controlli in qualsiasi momento per garantire il rispetto dell’obbligo assunto. Con l’adozione del PUA, si avviano ora le verifiche ambientali previste dalla normativa. La convenzione urbanistica dovrà essere firmata entro 90 giorni dall’approvazione definitiva del Piano, mentre l’Area Sviluppo del Territorio coordinerà le successive fasi procedurali fino alla delibera conclusiva del Consiglio Comunale.

Venezia continua a svuotarsi: nel 2025 persi altri 850 residenti

Il contatore della popolazione veneziana è tornato a funzionare. L’8 gennaio il Comune ha riattivato i portali dedicati ai residenti, bloccati dal 22 ottobre scorso e al centro di proteste e di un’interrogazione in consiglio comunale. La fotografia restituita dal nuovo aggiornamento non lascia margini di ottimismo: anche nel 2025 la città ha continuato a perdere abitanti.

Il centro storico scende a quota 47.652 residenti, contro i 48.500 registrati alla fine del 2024. In calo risultano anche le isole, tanto che l’intera area lagunare — comprendente centro, isole e litorale — si ferma a 73.215 abitanti: erano 74.456 un anno fa e 75.400 alla fine del 2023. In due anni oltre duemila persone in meno.

L’associazione. Oltre 300 volontari, migliaia di interventi e una fitta rete assistenza

L’associazione.

Croce Verde Mestre, un 2025 di continuità e servizio tra terra e laguna

Bilancio positivo per la Croce Verde Mestre: numeri stabili, servizi potenziati e un impegno quotidiano reso possibile dal cuore del volontariato, tra emergenze, grandi eventi e attenzione alle fragilità sociali. Il prossimo corso di primo soccorso inizierà il 24 febbraio e si svolgerà ogni martedì e mercoledì, dalle 20.30 alle 22.30, fino al 25 marzo

LPRIMI CITTADINI

Sintoniz zati sul

Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche radio con una qualità audio per fetta.

Vincenzo Gottardo le interviste ai sindaci

dal lunedì al venerdì

sperienza in Croce Verde Mestre non sia solo un atto di solidarietà, ma rappresenti anche un vero e proprio percorso formativo, capace di creare competenze concrete e professionisti preparati al servizio della comunità”.

informa il presidente. Ed è proprio nei volontari che risiede il vero punto di forza della Croce Verde Mestre: sono loro a rendere possibile la poliedricità dei servizi, garantendo una copertura efficace e competente di ogni esigenza, sia sulla terraferma sia in laguna.

in tutto il Veneto

a Croce Verde Mestre, affiliata all’ANPAS nazionale, ha chiuso il 2025 all’insegna della continuità e della professionalità, confermando un modello di servizio che da oltre quarant’anni rappresenta un punto di riferimento per il territorio. Nata nel 1982, l’associazione è guidata da Maurizio Ceriello da 40 anni e oggi si avvale di 300 volontari e 40 dipendenti, che a rotazione assicurano la continuità del servizio 365 giorni all’anno, sotto il coordinamento di “CENTRA” la centrale unica dell’Ulss 3 Serenissima presso i Vigili del Fuoco per i trasporti secondari e il Suem 118 per il trasporto di carattere d’urgenza/emergenza. Un’organizzazione solida, quella della Croce Verde Mestre, supportata da un parco mezzi articolato che comprende 12 ambulanze, 2 mezzi per il trasporto organi, 1 veicolo per il trasporto disabili e 8 idroambulanze – la prima delle quali entrata in servizio nel 2004 – a testimonianza di un servizio capace di rispondere in modo puntuale e capillare alle esigenze sanitarie di terraferma e laguna. Numeri che confermano l’importanza del lavoro svolto dall’associazione, che presta assistenza sanitaria sia direttamente sia in convenzione con l’Ulss 3 Serenissima. Nel corso del 2025, la Croce Verde ha gestito complessivamente circa 15mila interventi a Mestre, di cui 7mila in emergenza, e 9mila a Venezia, con 4mila interventi urgenti, dati in linea con quelli dell’anno precedente. “Noi siamo quelli che diamo continuità tra terra e acqua”, sottolinea il presidente Ceriello, sintetizzando una missione che si traduce anche nella presenza costante durante i grandi eventi cittadini come il Redentore, Capodanno, la stagione remiera, la Regata Storica, la Venice Marathon, il Salone Nautico e il Salone dell’Artigianato. L’attività volontaria viene svolta esclusivamente a rimborso spese, confermando uno spirito di servizio importante e una dedizione quotidiana alla comunità.

“Diversi giovani volontari hanno poi completato i loro studi diventando infermieri e anche medici, e oggi prestano servizio negli ospedali, a dimostrazione di come l’e-

La cena sociale di fine anno, alla quale hanno partecipato 170 volontari, è stata anche un momento di riconoscimento e gratitudine, con la consegna delle benemerenze a una decina di soci premiati per i loro 10, 15, 20, 30 e 40 anni di servizio, a testimonianza di un impegno che spesso accompagna un’intera vita. Tra le attività della Croce Verde Mestre figura anche una scuola di formazione autorizzata dalla Regione Veneto, che propone corsi base, avanzati e di aggiornamento per i soci volontari, oltre ai corsi organizzati in sinergia con il Suem e rivolti ai bambini delle scuole materne fino ai ragazzi delle scuole superiori. Il prossimo corso di primo soccorso inizierà il 24 febbraio e si svolgerà ogni martedì e mercoledì, dalle 20.30 alle 22.30, fino al 25 marzo, presso l’auditorium Luigi Sbrogiò di via Gobbi a Favaro Veneto(Per info www.croceverdemestre.it) Il servizio delle idroambulanze, reso possibile grazie alla preziosa collaborazione dei veneziani, esperti conoscitori dei canali e delle maree, è uno dei punti di forza della Croce Verde Mestre. Nel

2025 è stato ulteriormente potenziato grazie ad alcune donazioni ricevute, che hanno permesso all’associazione di dotarsi di nuove attrezzature per facilitare la movimentazione dei malati dalla idroambulanza al pontile. Questi strumenti hanno migliorato sia la sicurezza sia l’efficienza degli interventi, confermando come competenza, tecnologia e collaborazione con il territorio siano elementi fondamentali per garantire il servizio di qualità a Venezia e in laguna. L’associazione è attiva anche in progetti sociali realizzati in collaborazione con il Comune di Venezia, rivolti a persone impegnate in lavori socialmente utili. Guardando al futuro, Croce Verde Mestre sta lavorando alla partecipazione al bando sostenuto dal “Fondo di solidarietà del Sindaco”, con l’obiettivo di presentare un progetto a beneficio delle persone senza fissa dimora.

“Quello che purtroppo viene sempre più a mancare è lo spirito del volontariato messo alla prova dai tempi che cambiano, dalle famiglie che si trasformano e da giovani attratti da altri interessi” rende noto il presidente. Eppure l’esperienza della Croce Verde Mestre dimostra come il valore del dono del tempo resti centrale per garantire servizi fondamentali alla comunità. È su questa consapevolezza che l’associazione continua a investire, guardando al futuro con l’obiettivo di coinvolgere nuove persone e assicurare continuità a un modello di solidarietà che, da oltre quarant’anni, rappresenta un punto di riferimento per il territorio.

Guendalina Ferro

La mostra. Grande appuntamento dal dal 6 marzo al 29 settembre 2026

“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”

S i è tenuta a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, la presentazione della mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari: un racconto intorno al complesso e affascinante mondo delle pratiche religiose antiche, in cui l’acqua assume un valore generativo, terapeutico e identitario, ospitata nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale dal 6 marzo al 29 settembre 2026.

“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” non è soltanto la sintesi e l’esposizione di reperti, ma è il racconto di un contesto, di una storia, di una stratificazione, che riporta l’archeologia nella sua dimensione più autentica. È una riflessione capace di mettere in relazione il tempo lungo del passato con le emergenze del presente e le domande sul futuro. Una mostra ha senso se “antichizza” il presente e, al tempo stesso, rende presente l’antico nel suo dialogo con la nostra contemporaneità. Le testimonianze di questa esposizione che giungono da epoche remote e lontane non sono mai frammenti muti e passivamente osservati da studiosi, appassionati e visitatori, ma sono il punto di riferimento di uno sguardo ben preciso, di un’attitudine, di una volontà che, attraverso oggetti, luoghi e contesti culturali, si ricollega con le radici di antiche comunità di cui noi siamo i discendenti. Questa mostra sceglie la prospettiva della relazione: non è soltanto il racconto su un popolo o su una civiltà isolata, ma si propone di far dialogare ciò che già anticamente era in dialogo: il mondo degli Etruschi e quello dei Veneti. Unendo il versante tirrenico con quello adriatico della nostra penisola, gli Etruschi e i Veneti sono due idealtipi di un modo di abitare l’antico, il viaggio, il mare, il mondo, in una dimensione di apertura

che necessariamente la geografia della nostra penisola impone, induce e incoraggia fin dalle origini”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

“Questa mostra è il risultato di un lavoro lungo e condiviso, costruito con serietà scientifica e grande collaborazione istituzionale, anche dai privati. Desidero per questo ringraziare il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e tutta la struttura del Ministero, insieme alla Fondazione Musei Civici di Venezia, ai curatori, ai musei prestatori, alle università e a tutti i professionisti che hanno reso possibile il progetto. Venezia, città di scambi e di incontri, è il luogo ideale per raccontare una storia che parla di relazioni: l’acqua come via di collegamento, i santuari come spazi di comunità, e un’Italia antica fatta di differenze ma anche di tratti comuni. La cultura serve a questo: a capire, a costruire cittadinanza, a dare un senso di unità al Paese rispettando le identità dei territori. Creare legami è sempre più difficile che dividere, ma è l’unica strada che genera conoscenza, rispetto e futuro. Questa mostra, non è soltanto esposizione, ma anche ricerca e convegnistica a tema. È un invito a ritrovare, attraverso la storia, il valore di ciò che ci unisce. L’invito è di venire a vedere questa mostra con curiosità e con calma, magari più di una volta, tornando dopo aver visitato anche i diversi siti coinvolti e i musei prestatori”, le parole del Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

Sarà un confronto inedito e peculiare, un’indagine comparata sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e per lo sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, nel corso del I millennio a.C.: mari, fiumi, sorgenti saluti-

fere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino, spazi di guarigione, ma anche luoghi per la crescita della collettività, mete per il transito e per lo scambio culturale. L’esposizione riunisce reperti archeologici di straordinario valore, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti, grazie a prestiti di eccezionale prestigio concessi da importanti istituzioni museali italiane. La mostra si configura così come un momento di sintesi avanzata della ricerca archeologica, volta a coniugare rigore scientifico e forte impatto mediatico.

Un progetto di grande respiro scientifico e divulgativo, in cui a emergere è il dialogo tra due civiltà differenti per geografie e radici culturali, tra cui sono fioriti scambi e relazioni lungo quel confine nella ‘terra tra i due fiumi’, tra il basso corso dell’Adige e l’antico corso orientale del Po. Uno scambio di materie prime, reso possibile con l’apertura di nuove vie commerciali, ma anche di idee, culture, saperi. Fiumi, mari e acque sono l’emblema del movimento costante, come quello delle persone, unendosi e conducendo a forme di reciproca

conoscenza di uomini e di donne. Il progetto espositivo a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, è organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ospiterà un secondo momento espositivo nell’autunno del 2026 (14 ottobre - 10 gennaio 2027) rafforzando una collaborazione virtuosa tra istituzioni e territori, fondata sulla ricerca archeologica e sulla valorizzazione del patrimonio nazionale. Questo progetto espositivo racconta, una volta di più, la capacità dei Musei civici veneziani di saper raccogliere intuizioni e proposte di grande valore scientifico, di fare rete con studiosi, con istituzioni, rendendosi protagonisti e coordinatori di ricerche, indagini e dialoghi inediti. E lo fa parlando a tutti: specialisti, curiosi, visitatori, cittadini e pubblico internazionale, per arricchire la visione, la crescita, la curiosità di tutti e di ciascuno Mariacristina Gribaudi, Presidente Fondazione Musei Civici di Venezia

Questa iniziativa conferma l’a-

pertura della nostra Fondazione alla collaborazione con le Istituzioni pubbliche in una prospettiva condivisa di valorizzazione del nostro grande patrimonio artisticoculturale Giovanna Forlanelli, Presidente Fondazione Luigi Rovati La mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari trae origine dalla volontà di affrontare un tema finora inedito, non tanto quello relativo al confronto tra la civiltà etrusca e quella veneta, già oggetto di riflessione scientifica e di aggiornamento delle conoscenze, bensì quello volto ad indagare il rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto, nel tentativo di metterne a fuoco affinità e specificità. Il panorama che ne deriva risulta popolato da molteplici divinità, preposte chi alle acque salutifere, chi al guado di un grande fiume, chi ancora agli approdi marittimi, insediati ciascuna all’interno di scenari particolari, siano essi sorgenti sananti o porti ospitali, di cui l’elementoacqua costituiva il fulcro oltre che talora anche il potenziale oggetto di culto Chiara Squarcina, Direttrice Scientifica Musei Civici di Venezia e co- curatrice dell’esposizione.

La presentazione della mostra a Roma

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Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

(*) fino ad esaurimento scorte

Ecco la Reyer School Cup edizione 2026

E’ l’edizione numero 11 della Volksbank Reyer School Cup, il torneo scolastico di pallacanestro più grande d’Italia, organizzato dall’Umana Reyer e dedicato agli istituti superiori del territorio. A dirlo sono i numeri: 64 istituti partecipanti, 60 mila studenti coinvolti, 770 studenti atleti in campo, 127 partite, 21 giornate di torneo. Un torneo che coinvolge Veneto e Friuli Venezia Giulia, le provincie di Venezia, Padova, Treviso, Belluno, Vicenza e Pordenone. E 22 località: Venezia, Mestre, Mirano, Jesolo, Dolo, Padova, Treviso, San Donà di Piave, Castelfranco Veneto, Cittadella, Mogliano Veneto, Abano Terme, Piove di sacco, Camposampiero, Feltre, Conegliano, Belluno, Chioggia, Bassano del Grappa, Portogruaro, Pordenone e Sacile. Quattro istituti sono al debutto assoluto nel torneo: l’istituto Pujati di Sacile, il liceo artistico Modigliani di Padova, il professionale Alberini di Tre-

viso e il Remondini di Bassano del Grappa. Il calendario delle qualificazioni è cominciato il 9 gennaio al palasport Ancillotto di Mestre e accompagnerà il torneo fino al 6 marzo, toccando palestre tra Venezia, Padova, Treviso e Belluno. Nell’edizione 2026 il torneo prevede 127 partite totali suddivise in una prima fase composta da 16 tappe in cui partecipano tutti e 64 gli istituti ed una seconda fase denominata Reyer Madness, ad eliminazione diretta, e che seleziona le 4 scuole che si contendono il trofeo alle Final Four del Taliercio. L’evento finale, infatti, si svolge nella casa dell’Umana Reyer: gli studenti che hanno raggiunto le finali hanno l’emozione di giocarsi il titolo di campione sullo stesso parquet delle prime squadre di serie A. All’evento partecipano tutti gli studenti degli istituti finalisti che riempiono le tribune con tifo e coreografie, ma anche tutti i rappresentanti degli

Venezia Fc, la quarta maglia del

istituti partecipanti al torneo che vengono premiati insieme ai professori e ai dirigenti scolastici. Alla base del progetto c’è la missione di aggregare e coinvolgere i giovani attraverso lo sport, promuovendo i valori della partecipazione, dell’amicizia, della correttezza e dello spirito di squadra. Il successo della

club ispirata ai colori della Serenissima

Ha fatto il suo esordio nella scala del calcio, a dicembre, quando il Venezia ha giocato, e perso, in Coppa Italia a San Siro contro l’Inter, la quarta maglia realizzata in collaborazione con Drake Ramberg, uno dei designer più influenti nella storia del football. La nuova jersey, si inserisce in un percorso narrativo che celebra l’orgoglio di Venezia, attingendo a simboli, luoghi ed energie creative che definiscono da sempre il legame profondo tra la città e il suo club. Ispirata alla bandiera veneziana e al simbolo iconico del leone alato di San Marco, la quarta maglia nasce come un simbolo di orgoglio e appartenenza, costruita sui colori

e sulla forza iconografica del vessillo della Serenissima. Il linguaggio visivo fonde riferimenti alla città con lo stile distintivo di Ramberg, capace di trasformare pattern, cromie e simboli in narrazioni grafiche iconiche. Ogni dettaglio, dalla palette alle geometrie, dialoga con l’eredità visiva del Venezia FC e con l’immaginario culturale della città. Drake Ramberg è autore di alcuni dei kit più celebri degli anni ’90: dall’Arsenal al Borussia Dortmund, fino alla nazionale italiana. Il suo approccio, fatto di ricerca culturale, simbolismo e storytelling visivo, definisce la maglia come un oggetto narrativo che parla di territorio, cultura e spirito sportivo.

Volksbank Reyer School Cup risiede proprio nel coinvolgimento diretto degli studenti, non solo nella fase del gioco ma in tutta l’organizzazione: gli istituti nominano dei responsabili della comunicazione, istituiscono un ufficio stampa e preparano testi, foto, video e attività social; si occupano del

“Questa maglia rappresenta un nuovo capitolo nel nostro design creativo, un progetto che vuole raccontare Venezia FC e la sua identità attraverso un linguaggio contemporaneo e autentico,” afferma Tancredi Vitale, managing director di Venezia FC. “Abbiamo scelto di lavorare con Drake Ramberg perché la sua visione artistica dialoga in modo naturale con l’essenza del club: riesce a cogliere l’anima di Venezia e a restituirla in una forma che ha carattere, profondità e sostanza. Non è solo una maglia: è un’espressione della nostra cultura, un simbolo che nasce dal territorio e ritorna alla città con una forza nuova e contemporanea”. (c.a.)

tifo organizzato e formano gruppi di cheerleader per le esibizioni durante gli intervalli delle partite. Le coreografie diventano parte dell’esperienza, trasformando ogni tappa in un evento tra sport e spettacolo.

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segue da pag. 1

Tre, due, uno: si parte! Il bilancio primo banco di prova per la giunta regionale

Ora, però, è il tempo delle scelte e della concretezza e, per l’appunto, il bilancio dirà, senza possibilità di smentita, se queste idee avranno gambe per camminare o, quantomeno, per partire visto che, oggettivamente, tutto subito non si potrà certamente fare. Anche perché, e questo è un tema lungamente dibattuto anche in passato, le risorse economiche non sono infinite. L’ex assessore al bilancio Francesco Calzavara già nelle scorse occasioni aveva manifestato all’allora presidente Luca Zaia tutta la sua contra-

rietà a non introdurre l’Irpef regionale. Il ragionamento di Calzavara era semplice: non ci sono soldi, il comparto produttivo è in difficoltà e non gli si può chiedere di più, servono interventi strutturali molto costosi e, con un contributo di pochi euro da far pagare ad ogni veneto, si potrebbe far quadrare il bilancio senza rinunciare a nulla. Così non è andato, come noto, poiché per Zaia il “non mettere le mani nelle tasche dei veneti” rimaneva un imperativo categorico. Si ma per avere finalmente il bilancio quanto dovremo

aspettare? Secondo le previsioni del Presidente Stefani il bilancio si dovrebbe approvare entro il prossimo aprile. Del resto l’iter è particolarmente articolato: va redatto dagli uffici su indicazione della Giunta, poi dovrà passare in tutte le commissioni consiliari prima di arrivare alla prova del Consiglio. A dirigere il traffico, dunque, ci sarà il Presidente del Consiglio, Luca Zaia che, dal suo scranno, di fatto determinerà i modi e i tempi che porteranno all’approvazione.

La nuova giunta regionale. Stefani ha scelto gli assessori, rispettati gli accordi con gli alleati

Tutti gli uomini del presidente: “Nomi di qualità

e deleghe omogenee per centrare gli obiettivi”

«Abbiamo creato deleghe omogenee per rispondere agli obiettivi strategici del nostro programma di governo e per permettere agli assessori di mettersi subito a disposizione della Regione»: così Alberto Stefani ha presentato a Palazzo Balbi la nuova giunta regionale che lo affiancherà nel governo del Veneto per i prossimi cinque anni. Sul fronte politico, il presidente ha evidenziato il rispetto degli accordi con gli alleati: cinque assessorati per Fratelli d’Italia e quattro per la Lega, con il professor Gerosa come eccezione tecnica alla guida della sanità. “Prima di tutto abbiamo messo la qualità delle figure - ha aggiunto Stefani – e scelto professionisti con comprovata esperienza in ogni ambito”.

Stefani ha voluto come Vicepresidente con deleghe a Turismo e Lavoro, Lucas Pavanetto (43 anni), geometra di Jesolo con una solida esperienza nel volontariato e nel consiglio regionale. L’assessorato alla Sanità è affidato a Gino Gerosa (68 anni), luminare della cardiochirurgia e pioniere dei trapianti a cuore fermo, che mette la sua esperienza accademica e clinica al servizio della programmazione socio-sanitaria. “È un assessorato fondamentale - ha spiegato Stefani - e ci tenevo a fare questa scelta con grande orgoglio. Il professor Gerosa è una figura di riferimento, un luminare nazionale e internazionale, con esperienze a Padova, Verona e all’estero. Sono orgoglio-

so che sia al servizio della nostra Regione e dei veneti”. Il comparto economico è guidato da Massimo Bitonci (60 anni), commercialista ed ex sottosegretario, esperto di diritto societario e finanza pubblica, incaricato di Imprese e Innovazione. Per l’agricoltura è stato scelto Dario Bond (64 anni), laureato in scienze agrarie e già deputato, con una specifica competenza nella gestione dei fondi per i comuni di confine. Filippo Giacinti (51 anni), avvocato penalista e stimato sindaco di Albignasego, assume le deleghe a Bilancio e Personale.

La rappresentanza femminile è forte: Valeria Mantovan (35 anni), laureata in giurisprudenza e già sindaco di Porto Viro, oltre

che assessore regionale al lavoro, istruzione e formazione nella precedente giunta, si occuperà di istruzione e cultura. Paola Roma (43 anni), dipendente Ulss e presidente dei comuni trevigiani, guiderà il Sociale e lo Sport; Elisa Venturini (46 anni), avvocato e già vicepresidente ANCI Veneto, un passato da sindaco di Casalserugo (Padova) per due mandati, seguirà ambiente e protezione civile.

Completano la Giunta Diego Ruzza (52 anni), psicologo dirigente ospedaliero esperto in neuropsicologia, ai Trasporti, e Marco Zecchinato (49 anni), urbanista professionista con una lunga carriera amministrativa nel vicentino, delegato a urbanistica e identità

veneta. Infine, il presidente sarà affiancato da due consiglieri delegati: l’avvocato Elisa De Berti (51 anni) per le Infrastrutture e Morena Martini (62 anni), esperta in politiche scolastiche, per la partecipazione giovanile.

Stefani ha anche parlato dell’importanza di collegare formazione e lavoro: “Entro il 2030 avremo una carenza di oltre 280.000 lavoratori qualificati e la risposta non può essere l’immigrazione, ma formare i nostri ragazzi per prepararli al mondo del lavoro. Il nostro riferimento saranno i veneti - ha concluso - e il lavoro della Giunta sarà orientato a soddisfare i bisogni concreti delle persone, con efficienza e innovazione”. (r.r.)

Entrano a Palazzo Ferro - Fini otto nuovi consiglieri

Ecco i nuovi ingressi in Consiglio regionale dopo la nomina degli assessori in giunta. La supplenza spetta al primo dei non eletti della lista o coalizione da cui proviene il neo assessore, garantendo così la continuità amministrativa. Dario Bond (Fratelli d’Italia) lascia il posto a Silvia Calligaro, la prima non eletta nella circoscrizione Belluno. Filippo Giacinti (Fratelli d’Italia) viene sostituito da Enoch Soranzo nella circoscrizione Padova. Per la circoscrizione Rovigo, Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia) cede l’incarico a Fabio Benetti. Il posto di Lucas Pavanetto (Fratelli d’Italia) nella circoscrizione Venezia viene preso da Matteo Baldan. Per quanto riguarda la Lega nella circoscrizione di Treviso, a Paola Roma subentra Stefano Marcon. Diego Ruzza (Fratelli d’Italia) della circoscrizione Verona viene sostituito da Claudia Barbera. Infine, la consigliera regionale Elisa Venturini (Forza Italia) lascia il seggio a Mirko Patron, della circoscrizione Padova, mentre al vicentino Marco Zecchinato subentra Morena Martini, della circoscrizione Vicenza. Flavio Tosi, invece, ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale.

La nuova giunta regionale del Veneto: Lucas Pavanetto vice presidente assessore al turismo e lavoro, Gino Gerosa sanità, Massimo Bitonci sviluppo economico, Filippo Giacinti bilancio, Valeria Mantovan istruzione e cultura, Paola Roma sociale e sport, Elisa Venturini ambiente e protezione civile, Dario Bond agricoltura, Diego Ruzza trasporti, Marco Zecchinato urbanistica. Consiglieri delegati Elisa De Berti infrastrutture e Morena Martini politiche scolastiche e giovani

Agsm Aim diventa Magis, Testa: “Siamo una società

che funziona ma non possiamo vivere sugli allori”

L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presentazione ufficiale del nuovo nome

“S apete cosa farà Enel? Aspetterà la fine di febbraio per vedere chi vincerà il Festival di San Remo e poi pagherà un ingaggio astronomico al vincitore e realizzerà uno spot che andrà in onda novanta volte al giorno su tutte le televisioni nazionali e che troveremo anche sui giornali e ascolteremo per radio. Noi competiamo in questo mercato, ovviamente con mezzi e strategie diversi, quindi dobbiamo essere veloci, avere inventiva, saper stare il più vicino possibile ai nostri utenti per continuare a fare bene, come stiamo facendo ora, il nostro mestiere”.

Con queste parole Federico Testa presidente di AGSM – AIM traccia la rotta per i prossimi mesi che dovranno garantire da un lato il consolidamento dei buoni risultati ottenuti e dall’altro la capacità di crescita attraverso la conduzione di nuove sfide.

Due gli architrave sui quali costruire i futuri successi: sostenibilità e federalismo energetico.

Proprio nelle scorse settimane, infatti, è avvenuto un importante cambio di passo e ha lanciato la sua nuova identità con Magis, il nuovo brand che punta alla leadership nazionale.

L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa così un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presen-

tazione ufficiale del nuovo nome. Magis, nato da una ricombinazione delle lettere del vecchio acronimo Agsm Aim, è stato svelato durante la festa di Natale del Gruppo, che ha riunito oltre settecento collaboratrici e collaboratori. Presenti al momento del reveal i vertici aziendali – oltre al presidente Federico Testa, il consigliere delegato Alessandro Russo, il vicepresidente Stefano Fracasso e i Consigli di Amministrazione – insieme ai sindaci di Verona e Vicenza, soci del Gruppo, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai.

Gli obiettivi di piano industriale 2025-2030 sono molto sfidanti. Sono infatti previsti oltre 1 ,1 miliardi di investimenti su sostenibilità, rinnovabili e mitigazione del rischio, con l’obiettivo di 1,2 milioni di clienti, per posizionare l’azienda tra i principali player nazionali e consolidare la leadership a nord est. I target economico finanziari al 2030 sono un Ebitda di 250 milioni (+53%), un utile netto di 71 milioni (+62%) e un rapporto di indebitamento inferiore al 4%.

“Il nuovo nome rappresenta quello che oggi siamo – dice il presidente Federico Testa - un’azienda pubblica solida, moderna, capace di costruire valore per i territori che l’hanno generata e per quelli in cui opererà domani.

Magis interpreta bene questa direzione: custodisce un’eredità lunga

più di un secolo e la apre a nuove possibilità. Attraverso questa operazione noi vogliamo guardare al futuro, parlare di sostenibilità e avvicinarci ancora di più alle comunità locali, in particolar modo ai giovani.”

Se attraverso questa operazione Magis, l’ex AGSM – AIM, investe sulla sostenibilità l’altra partita appare ancora tutta da giocare: da tempo Federico Testa è convinto che le multi - utility possano e debbano partecipare ai bandi per la gestione delle reti elettriche per realizzare un vero e proprio “federalismo energetico”.

“Da tempo siamo impegnati su questo fronte – conclude il Presidente Testa – e siamo convinti di avere tutte le carte in regola per

poter competere. Insieme alle altre aziende del Nord abbiamo redatto un progetto solido per poter competere se e quando il Governo deciderà di fare i bandi per l’affidamento della gestione delle reti. Se la gestione non fosse, come oggi, centralizzata si innescherebbe un volano virtuoso che garantirebbe investimenti anche più cospicui sul territorio e soprattutto un risparmio sulle bollette di famiglie e aziende in un momento nel quale il costo dell’energia costituisce uno dei principali problemi per far quadrare i bilanci. Il nostro auspicio, e lo stiamo rappresentando da tempo, è che in vista delle scadenze del 2030 si cambi rotta, si scelga di pubblicare i bandi e non si proceda, come invece purtroppo sem-

brerebbe essere l’intento, ad una proroga a Enel. Non chiediamo alcun trattamento di favore, ma soltanto di poter provare a partecipare nell’interesse dei territori.” (r. r.)

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Il presidente Federico Testa

ferroviari e partner

Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre 2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania. Selezionato il parnter internazionale e costituita la nuova società Intermodal Terminal Padova

C resce la domanda di trasporto intermodale terrestre verso l’Europa e Interporto Padova rafforza il proprio ruolo di hub strategico del Nord-Est con un doppio intervento: nuovi collegamenti ferroviari internazionali e la scelta di un partner industriale di livello mondiale per lo sviluppo del terminal intermodale.

Sul fronte operativo, è stata attivata la nuova relazione tra Padova e Zeebrugge, operata da GTS Rail, che consolida l’asse Italia–Belgio. Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre

2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio in partenza da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania: InRail, del Gruppo Autobrennero, ha attivato un servizio su Duisburg con sei circolazioni settimanali, mentre LTE Italia collega Padova al porto di Rostock, sempre con sei coppie di treni alla settimana. A fronte dell’aumento delle corse, RFI ha garantito la piena operatività domenicale della stazione merci di Interporto.

Parallelamente, sul piano stra-

tegico e industriale, si è concluso l’iter di aggiudicazione della gara per la selezione del partner internazionale con cui sviluppare il terminal intermodale. Alla scadenza dei termini erano pervenute due offerte di grande rilievo, ma ad aggiudicarsi la gara è stato il raggruppamento composto da PSA Intermodal Italy NV e Logtainer SpA, con un’offerta economica di 75 milioni di euro, a fronte di una base d’asta fissata in 61 milioni. Il bando ha visto la costituzione di una nuova società, Intermodal Terminal Padova srl, alla quale sarà conferito l’asset terminalistico. Interporto Padova manterrà una partecipazione del 30% e nello statuto sono previste clausole di garanzia rilevanti, tra cui l’impossibilità di modificare la destinazione intermodale dell’area senza il consenso di Interporto, oltre a specifici diritti negli organi sociali e nella cessione delle quote. “Un traguardo molto ambizioso, che solo un anno fa appariva un sogno - sottolinea il presidente Luciano

Greco -. “Primi in Italia e tra i primi in Europa, abbiamo individuato con una selezione pubblica rigorosa partner di livello globale con cui consolidare e sviluppare ulteriormente un terminal che già oggi è tra i più competitivi e innovativi”. Greco evidenzia infine il valore del partenariato pubblico-privato

che potrebbe nascere dall’operazione, “capace di inserire Padova tra i poli di eccellenza lungo le grandi rotte commerciali europee e globali”, ringraziando il personale della società, i partecipanti alla gara e la commissione giudicatrice “per il lavoro svolto con rigore, riserbo e alta professionalità”.

Luciano Greco, presidente di Interporto Padova

L’intervista.

Silvio Franceschinelli ha creato un centro europeo per lo studio delle lingue orientali

Tutti pazzi per la cultura di Corea e Giappone

“Lo studio un piacere nato da una passione”

Silvio Franceschinelli, direttore della scuola di lingue Istituto Il Mulino, è tra i fondatori dell’Associazione Giapponese Ochacaffè ed è curatore del collettivo artistico K-ble Jungle. Franceschinelli è un punto di riferimento a livello europeo per gli appassionati di cultura orientale, appassionati che nel nostro Paese sono molti più di quanto si creda. A questo punto lo ammetto, anche io sono un fan di vecchia data della cultura giapponese, ecco perché ho voluto fare una chiacchierata con Franceschinelli per provarne a capirci un po’ di più, visto che, purtroppo, non vado oltre un banalissimo “konnichiwa”.

La Scuola di Lingue Il Mulino nasce in provincia di Padova, nel Piovese. Come si costruisce, da qui, un centro di riferimento europeo per lo studio delle lingue e delle culture asiatiche?

È stata una sfida non indifferente, che molti deridevano all’inizio. Ma alcuni fattori ci hanno aiutato, in primis il fatto che chi vuole approfondire la cultura orientale non ha molta offerta, per cui parte già sapendo di doversi spostare per trovare, ad esempio, un corso di lingua, e la passione fa superare molti ostacoli. Inoltre siamo noi a spostarci molto: a febbraio sarò a Danzica (Polonia), e poi a Bucarest (Romania) e Sofia (Bulgaria) per portare degli eventi di danza K-Pop (la musica pop coreana). Abbiamo insegnanti madrelingua in molte città italiane, e prima che le lezioni online diventassero la prassi avevamo sedi a Milano, Treviso, Roma, Vicenza… Una grossa trasformazione l’ha portata la possibilità di fare riunioni e corsi di lingua online, negli ultimi anni studenti da tutta Italia seguono i

nostri corsi comodamente da casa. Giapponese e coreano sono percepite come lingue di nicchia. Eppure i numeri raccontano altro. Lingue come il tedesco e l’inglese (offriamo anche queste all’Istituto) vengono studiate soprattutto per lavoro. Giapponese e coreano, invece, si studiano per passione. Molti studenti di giapponese arrivano a noi perché amano manga e anime, mentre la musica K-Pop e i K-drama su Netflix fanno appassionare alla lingua coreana. È una bella sfida tra queste due lingue, amichevolmente le nostre insegnanti di giapponese e coreano ogni settembre e gennaio fanno la gara di quale lingua ha più iscritti! Conoscere il giapponese o il coreano è importante per capire anche le culture di quei Paesi?

Sì, la lingua è uno dei fattori necessari a capire la cultura. Difficile avvicinarsi a Corea e Giappone senza avere almeno le basi di come funziona la lingua: da dove vengono gli alfabeti, perché i verbi sono sempre alla fine, i vari modi di dire “io” e “tu”, e molto altro.

Attraverso realtà come K-ble Jungle e Associazione Ochacaffè, ti occupi anche di divulgazione e organizzazione di eventi.

Associazione Ochacaffè vuole far conoscere agli italiani il Giappone, mentre K-ble Jungle si occupa di arte pop dall’Estremo Oriente. Queste due realtà ruotano attorno alla scuola perché ne completano l’offerta culturale. Per esempio con festival come PiPL andiamo a Piazza Grande, il centro commerciale di Piove di Sacco. Capita allora che una famiglia che sta andando a fare la spesa si divida: la madre viene allo stand a provare gli origami, la figlia si appassiona di danza

K-Pop, e il padre ne approfitta per chiedere informazioni sui corsi di inglese. Lavoriamo molto online e sui social ma ci piace anche incontrare la gente di persona, e i festival sono l’occasione perfetta. Oltre agli eventi locali come Rosolina Comics ad agosto e Rovigo Comics a settembre, o il Capodanno K-Pop a Padova, partecipiamo anche ai più grossi eventi nazionali come Comicon Napoli, Etna Comics Catania, o Rimini Comix.

Quanto è importante passare dalla teoria all’esperienza diretta per comprendere davvero una cultura?

È fondamentale, tanto che noi consigliamo sempre di andare a studiare la lingua e cultura in Giappone. È un’esperienza che io ho provato tanti anni fa e mi ha cambiato la vita, al punto da farmi decidere di fondare la scuola e poi anche l’associazione che aiuta gratuitamente chiunque voglia provare a vivere e studiare nella Terra del Sol Levante.

Si pensa che lingue come giapponese e coreano siano “difficilis-

sime”. È proprio così?

Non dico mai “non è difficile” né usiamo slogan come “impara il giapponese in tre mesi” perché non è possibile. Dobbiamo riabituarci a studiare per il piacere di imparare. Lo paragono alle camminate in montagna: sono dure e si fa fatica, ma in fondo il piacere è quasi più nella fatica che si fa ad arrivare che ad essere poi in vetta ad ammirare il panorama (che non è comunque male, facendo il parallelo con il momento in cui uno si rende conto di riuscire a parlare).

Dal Piovese partono collaborazioni che arrivano in tutto il mondo. Come viene percepito il vostro lavoro fuori dall’Italia?

L’intera Europa, e ancor di più l’Asia, hanno un’ammirazione profonda per l’Italia e la sua lingua e cultura, tanto è vero che accogliamo spesso stranieri che vengono a studiare italiano. Mi è capitato di fare serate come DJ di musica italiana a Tokyo e Osaka, e vedere i giapponesi che apprezzavano la nostra musica, da Modugno ai Maneskin, dai Matia Bazar ai The

Giacomo Brunoro Il personaggio

Kolors, mi riempie di felicità. I nostri stessi studenti che vanno a studiare in Giappone si stupiscono di quanto i giapponesi amino e conoscano il nostro Paese, dal calcio alla lirica, dal cibo al cinema. Progetti nell’immediato futuro? Tantissimi! Speriamo continuare a fare incontrare culture lontane, e di mandare sempre più studenti a studiare all’estero, perché di questi tempi trovo ci sia molto bisogno di incontrare altre culture da vicino, capire come ci si sente ad emigrare, cercare di comunicare con chi è diverso.

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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CORTINA D’AMPEZZO, BELLUNO

Un impegno quotidiano che diventa valore, dentro e fuori l’azienda

USintoniz zati

nel proprio percorso di sostenibilità con la certificazione

n nuovo, importante tra-

Despar Nord: il conseguimento della parità di genere con l’ottenimento della certificazione UNI/ PdR 125:2022, un riconoscimento che parla prima di tutto di persone.

U mino costruito nel tempo, fatto di ascolto, impegno e azioni concrete, con l’obiettivo di promuovere una cultura aziendale sempre più equa, inclusiva e rispettosa. Un percorso condiviso che ha coinvolto l’intera organizzazione e che ha portato Despar Nord – una realtà di quasi 10.000 collaboratori e collaboratrici, di cui il 62,3% donne – a sviluppare negli anni strumenti e iniziative dedicati al benessere organizzativo, all’inclusione e alla valorizzazione di ogni diversità. Scelte che hanno rafforzato il senso di appartenenza, la partecipazione attiva e la qualità della vita lavorativa.

ai valori dell’inclusione e dell’uguaglianza di opportunità, dentro

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a validazione del sistema e dei processi interni da parte dell’ente certificatore DNV, a seguito di un’analisi approfondita e articolata, ha riconosciuto la solidità e l’efficacia delle politiche adottate da Despar Nord su numerosi indicatori. Un riconoscimento che testimonia la concretezza di un impegno quotidiano, tradotto in scelte organizzative e gestionali capaci di generare valore reale. n questa direzione, l’azienda ha definito un piano strategico e un programma di comunicazione interna dedicati ai temi della parità e dell’inclusione, con l’obiettivo di favorire un dialogo continuo, aperto e strutturato tra collaboratori, collaboratrici e Direzione.

U goglio un’azienda che crede nella creazione di valore condiviso e che investe ogni giorno nel benessere delle persone e nella coesione sociale, dando forma concreta

delle principali funzioni azien-

no, il legame con i terri-

Oltre la certificazione, la forza delle persone: Despar Nord per la parità di genere

Non solo un traguardo, ma un percorso: parità e inclusione secondo Despar Nord

prie radici in un percorso di lungo periodo che Despar Nord ha costruito negli anni, grazie all’impegno costante del management e alla volontà di dare forma a un ambiente di lavoro sempre più inclusivo e attento alle persone. Un riconoscimento che premia la capacità dell’azienda di alimentare una cultura fondata sull’uguaglianza delle opportunità e sulla valorizzazione dei talenti, anche attraverso politiche concrete di tutela della genitorialità e di equilibrio tra vita professionale e personale.

Ne parliamo con la Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli.

Direttrice Pituelli, come si è arrivati a questa certificazione?

«Il percorso è stato caratterizzato da un’analisi approfondita condotta dall’ente certificatore, che ha valutato in modo puntuale tutti i 33 indicatori previsti dalla prassi UNI/PdR 125:2022 per la categoria delle grandi aziende, in cui Despar Nord rientra. La valutazione ha interessato l’intero ciclo di gestione delle persone: dalle politiche di selezione e assunzione ai percorsi di crescita e sviluppo professionale, dall’equità salariale fino alle misure di prevenzione e

Che cos’è per Despar Nord la parità di genere e come viene misurata nel quotidiano?

«La parità di genere, per noi, è un valore profondamente radicato nella cultura aziendale, che si esprime attraverso l’inclusione e la valorizzazione delle diversità. Per rendere questo impegno sempre più concreto e misurabile, ci siamo dotati di un sistema di gestione dedicato, che ci permette di definire azioni strutturate, obiettivi chiari e traguardi verificabili, garantendo al tempo stesso trasparenza e un percorso di miglioramento continuo.»

Oggi Despar Nord può celebrare un traguardo importante all’interno del proprio percorso di responsabilità d’impresa.

«Senza dubbio. Questa certificazione non rappresenta solo un attestato formale della qualità delle iniziative messe in campo per promuovere la parità di genere, ma è soprattutto un riconoscimento dell’impegno quotidiano che l’azienda dedica alle proprie persone. Un risultato che rafforza ulteriormente il nostro percorso ESG, sia in termini di coerenza che di visione futura.»

ha ricordato più volte l’Azienda, “crescere insieme significa non

attenzione è stata inoltre
strategia ESG di Despar
La Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli

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L’intervista. Esclusiva de La Piazza Salute all’Assessore regionale alla Sanità

Medici, territorio e governance: la sanità veneta vista dall’Assessore Gerosa

In un’intervista esclusiva a La Piazza Salute, l’Assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa illustra le linee guida del nuovo corso della sanità veneta: riorganizzazione del sistema, rafforzamento del territorio, valorizzazione del personale e continuità delle cure per i cittadini veneti

Prima uscita pubblica nelle pagine di La Piazza Salute per Gino Gerosa, che ha scelto la nostra testata per raccontare, in un’intervista esclusiva, la visione con cui affronta il nuovo incarico di assessore regionale alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria. Una scelta che parte da una lunga carriera clinica e accademica e che oggi si traduce in una responsabilità ancora più ampia: non più la cura del singolo paziente, ma l’organizzazione di un sistema chiamato a rispondere ai bisogni di milioni di cittadini veneti.

Classe 1957, 68 anni, Gerosa è professore ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università degli Studi di Padova ed è stato direttore dell’UOC di Cardiochirurgia e del Programma Trapianti di Cuore e Assistenze Meccaniche dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Cardiochirurgo di rilievo internazionale, vanta oltre 450 pubblicazioni scientifiche ed è stato protagonista di interventi pionieristici, come il primo impianto italiano di cuore artificiale totale e trapianti cardiaci innovativi, anche “a cuore battente” e da donatore a cuore fermo. Un percorso che gli è valso riconoscimenti prestigiosi,

dalla Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica alla cittadinanza onoraria di Padova, fino alle onorificenze di Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

È da questa esperienza, maturata “sul campo” e alla guida di strutture complesse, che nasce la sua idea di sanità. Un ospedale che non coincide più soltanto con un edificio, ma diventa un sistema diffuso, capace di seguire il cittadino dentro e fuori le mura ospedaliere. È questa la visione dell’“ospedale liquido” delineata dall’assessore regionale alla Sanità Gerosa, che spiega come sta cambiando – e come dovrà cambiare – la sanità veneta nei prossimi anni.

«Per “ospedale liquido” intendo una struttura meno legata ai muri e ai mattoni e più vicina alle persone», chiarisce l’assessore. Un concetto che nasce dall’evoluzione profonda della società: «Ragioniamo ancora su una realtà che non esiste più. Un tempo c’erano famiglie con quattro figli, due genitori e un nonno. Oggi è l’opposto: un figlio, due genitori e quattro nonni. È evidente che l’ospedale va ripensato». Da qui l’idea di un modello capace

di adattarsi, dialogando sempre di più con il territorio e con i servizi sanitari di prossimità.

Non si tratta, però, di una riforma “miracolosa” o di obiettivi da raggiungere con soluzioni rapide. «I problemi della sanità non si risolvono con la bacchetta magica», sottolinea Gerosa. Più che di priorità, parla di un impegno quotidiano a 360 gradi: flessibilità del sistema ospedaliero, rafforzamento della sanità territoriale e delle case di comunità, ma anche ospedali iperspecialistici dove concentrare tecnologie e competenze avanzate. «Il paziente si sente davvero seguito quando l’ospedale lavora in rete con i medici di famiglia e con l’assistenza domiciliare, accompagnandolo anche nel ritorno a casa».

Un nodo centrale resta quello del personale sanitario, tema particolarmen-

te sentito anche dai lettori de La Piazza Salute. Dalle carenze negli ospedali più grandi ai turni estenuanti, fino alle difficoltà delle strutture più piccole ma strategiche e alla cronica mancanza di medici di famiglia, spesso in overbooking. «Bisogna restituire dignità sociale e professionale a chi lavora nel Servizio sanitario nazionale», afferma l’assessore senza esitazioni. «Servono trattamenti economici migliori e condizioni di lavoro più sostenibili. Solo così le professioni mediche e infermieristiche torneranno attrattive per i giovani».

Sul tema dell’ingaggio di medici stranieri, Gerosa ha una posizione netta: «Il Veneto non ne ha bisogno. In Italia non manca il numero di medici e, con quelli che operano nel SSN, otteniamo risultati migliori rispetto ad altri Paesi europei. Il vero problema è valorizzar-

li, proteggerli dall’aggressività – per fortuna minoritaria – di alcuni utenti e liberarli da una burocrazia soffocante. L’obiettivo ideale? Che il medico venga pagato per curare, non per compilare carte».

Alla domanda sui disagi psicologici dei giovani e sulle sfide legate alla cosiddetta quarta età, l’assessore riconduce tutto alla riorganizzazione complessiva del sistema: prevenzione, presa in carico precoce e continuità assistenziale saranno elementi chiave anche in questi ambiti. Infine, uno sguardo alla governance della sanità regionale. Le nomine dei nuovi direttori generali delle Ulss e delle Aziende ospedaliere rappresentano «un passaggio naturale a inizio legislatura». Senza entrare nei nomi, Gerosa assicura che «ne uscirà una bella squadra, di persone esperte e motivate», chiamate a lavorare in sintonia con il presidente Alberto Stefani e con la Giunta. Per l’assessore, il passaggio dal ruolo di cardiochirurgo a quello di responsabile politico della sanità è una sfida vissuta con entusiasmo: «In sala operatoria avevo tra le mani la vita di un solo paziente. Oggi il mio compito è occuparmi di milioni di potenziali pazienti, costruendo un’organizzazione di diagnosi e cura efficiente, lavorando in squadra con istituzioni, direttori generali e professionisti sanitari». Una prospettiva diversa, ma con lo stesso obiettivo: mettere davvero la persona al centro del sistema sanitario.

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Paola Bigon Alberto Gottardo

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I numeri. Con un miliardo e 600 milioni di euro

una delle realtà più complesse

Ulss 3 Serenissima, il bilancio 2025: conti solidi, e servizi in crescita

Fine anno ed è stato tempo di bilanci anche per l’Ulss 3 Serenissima, la grande azienda sanitaria veneziana che con i suoi 1 miliardo e 600 milioni di euro di bilancio rappresenta una delle realtà più complesse e strategiche dell’area metropolitana. Il 2025 si chiude con numeri in crescita e con risultati che vanno ben oltre il singolo ospedale, restituendo l’immagine di un sistema che funziona perché lavora in rete. A fare notizia è soprattutto l’ospedale dell’Angelo di Mestre, riconosciuto come miglior ospedale d’Italia, ma il dato va letto in una prospettiva più ampia. Venezia è quarta a livello nazionale per tempestività negli interventi sulle fratture di femore, Chioggia e Mirano-Dolo confermano eccellenze cliniche, mentre la collaborazione tra presidi permette di valorizzare le competenze specifiche di ciascun territorio. È un metodo di lavoro che premia e che diventa modello organizzativo. A presentare i dati c’erano il Direttore Generale Edgardo Contato, in carica almeno fino al 28 febbraio, il Dott. Vittorio Selle, direttore del servizio prevenzione e la dott. ssa Chiara Berti, direttore medico dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre. Accanto all’attività ospedaliera cresce anche la sanità pubblica: screening oncologici, campagne vaccinali e prevenzione ambientale restano pilastri fondamentali, così come il lavoro del Dipartimento di Prevenzione, attivo su fronti che vanno dagli inquinanti dell’area petrolchimica alla sicurezza nei luoghi di lavoro, fino alla veterinaria legata a uno dei comparti della pesca più importanti d’Italia. Si-

gnificativi anche i risultati del Dipartimento delle Dipendenze, che nel 2025 ha seguito oltre 4.000 utenti, e del Dipartimento di Salute Mentale, con più di 32 mila prestazioni ambulatoriali. 64.494 i ricoveri (+0,8% rispetto al 2024), 597 interventi con il nuovo robot chirurgico (di cui 455 Mestre + 142 Dolo, +32,4% sul 2024), 241.525 accessi ai pronto Soccorso (+0,4% rispetto al 2024) con 2,6 milioni di prestazioni effettuate (+0,5% rispetto al 2024) sono solo alcuni dei numeri che rendono l’Ulss veneziana un punto di riferimento per cittadini e per quanti vengono a curarsi anche da altre parti d’Italia. Esempio l’oculistica a Venezia con il 78,6% di attrazione. Sul fronte degli investimenti, il PNRR ha rappresentato una leva decisiva: oltre 15 milioni per grandi apparecchiature tecnologiche già collaudate, 12 Case della Comunità e 3 Ospedali di Comunità in fase avanzata, oltre a importanti interventi strutturali a Venezia, Mestre, Dolo, Mirano e Chioggia. A questi si aggiungono progetti innovativi come la “Compassionate Leadership”, pensata per migliorare il benessere organizzativo del personale. “Non mancano le criticità - ammette Contato - “I giorni festivi consecutivi di fine dicembre hanno portato a un aumento degli accessi ai pronto soccorso, con picchi fino a un centinaio di pazienti in più rispetto alla media giornaliera di 679 accessi. Una pressione gestita grazie a protocolli organizzativi e all’attivazione preventiva dei cosiddetti “letti peso”, evitando situazioni di stazionamento prolungato in barella. Ma anche la difficoltà a reperire personale infermieristico

All’ospedale dell’Angelo l’Intelligenza

Artificiale entra in sala operatoria

alla lunga ci preoccupa. Il sistema comunque per ora regge. Per quanto riguarda l’\”Angelino\”, il nuovo blocco dell’ospedale mestrino, la prima pietra è prevista tra circa un anno e mezzo e per il 2030 dovrebbe essere realtà”. Il quadro economico resta impegnativo: a fronte di un bilancio da 1,6 miliardi, il disavanzo programmato è di circa 150 milioni. La sfida è rendere sostenibile la spesa – 4,4 milioni al giorno – garantendo qualità e sicurezza. La vera preoccupazione, guardando al futuro, è il personale, soprattutto infermieristico, in un contesto di calo demografico e concorrenza nazionale. Per questo l’Ulss investe su formazione, concorsi continui e misure di welfare per trattenere professionisti. “Tra le pieghe di questi dati - conclude Contato - ci sono sempre margini di miglioramento ma il bilancio finale è positivo”. L’Ulss 3 Serenissima si conferma una macchina complessa ma solida, capace di offrire risposte a un territorio variegato e delicato, e di rappresentare un punto di riferimento non solo sanitario, ma anche sociale, per l’intera area veneziana.

Riccardo Musacco

L’Intelligenza Artificiale diventa una risorsa concreta anche nella chirurgia ortopedica dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre, dove sono stati eseguiti con successo i primi interventi di artroplastica totale di ginocchio supportati da algoritmi di AI. A guidare questa innovazione è l’Unità di Ortopedia diretta dal primario Alberto Ricciardi, che sottolinea come le nuove tecnologie rappresentino un alleato fondamentale per migliorare gli esiti clinici.

«Nel trattamento chirurgico del ginocchio – spiega Ricciardi – il nostro obiettivo è ottenere risultati sempre più efficaci e duraturi, garantendo al paziente la migliore qualità di vita possibile. Un intervento pianificato in modo accurato, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, riduce il rischio di complicanze e allontana la necessità di future revisioni protesiche». L’AI non sostituisce il chirurgo, ma lo affianca nel processo decisionale, fornendo strumenti di analisi avanzata. Gli interventi di protesizzazione del ginocchio, infatti, devono rispettare tre principi fondamentali: correggere le deformità, mantenere l’allineamento più adatto al singolo paziente e assicurare la stabilità della nuova articolazione. Il sistema adottato a Mestre si basa su una pianificazione preoperatoria ottenuta da immagini di risonanza magnetica, elaborate da un algoritmo di intelligenza artificiale che suggerisce il posizionamento ottimale della protesi. Grazie a questo supporto tecnologico, i chirurghi possono adottare il cosiddetto neutral boundary alignment, un approccio che consente di personalizzare l’allineamento della protesi in base alle caratteristiche anatomiche del paziente. Il sistema è in grado di gestire anche situazioni complesse, come gravi deviazioni in varo o valgo, calcolando lo stato pre-artrosico del ginocchio e aiutando a correggere in modo mirato le deformità presenti. Il piano operatorio elaborato dall’AI viene comunque attentamente valutato e validato dal chirurgo, prima di procedere alla realizzazione di guide chirurgiche personalizzate. Queste guide, costruite su misura sull’anatomia del paziente, permettono un posizionamento preciso delle componenti femorale e tibiale della protesi. «I benefici clinici sono molteplici – conclude Ricciardi –: oltre a un miglior risultato finale, si riducono i tempi dell’intervento grazie all’eliminazione di alcune fasi tipiche della chirurgia tradizionale. Questo comporta anche un minor rischio di infezioni e una diminuzione delle perdite di sangue, a tutto vantaggio della sicurezza e del recupero del paziente».

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