laPiazza di Padova - Gen26

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La sanità veneta

vista dal neo assessore

Gino Gerosa: “Penso all’ospedale liquido”

di Padova

Tutti gli uomini del presidente: definite deleghe e incarichi in giunta regionale

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Tre, due, uno: si parte!

La Regione Veneto è pronta a partire con la propria attività amministrativa e legislativa. Dopo il braccio di ferro, concluso in verità in breve tempo, sulle presidenze delle commissioni consiliari tra Lega e Fratelli d’Italia – per la cronaca stravinta dai primi per quattro a uno – tutti gli ingranaggi sono pronti per far partire la macchina. E il primo grande banco di prova sarà l’approvazione del bilancio. Le elezioni del tardo autunno, infatti, hanno di fatto posticipato questo fondamentale passaggio. Ad oggi, infatti, la macchina e pronta per partire, ma deve fare benzina. Senza programmazione e un conseguente stanziamento di risorse, infatti, si resta fermi al di là delle buone intenzioni manifestate dal Presidente Alberto Stefani a più riprese.

E di buone intenzioni, in effetti si tratta: da un grande piano casa con alloggi a costi accessibili, a una profonda attenzione alla sanità e al sociale fino alla tanto attesa riforma delle case di riposo, alla costruzione della holding autostradale, passando per l’ambiente, il potenziamento del trasporto pubblico locale e la sicurezza. Obiettivi importanti che hanno visto, anche, un atteggiamento delle opposizioni, capitanata da Giovanni Manildo, di cauta apertura.

Veneto2

STEFANI TRACCIA LA ROTTA

PER IL VENETO: “ATTENZIONE

AL SOCIALE, CASA AI GIOVANI, SANITA’ VICINA ALLE FAMIGLIE”

La nostra intervista al presidente della Regione Veneto: “Sostegno alle imprese, puntiamo sull’innovazione, al lavoro per ridurre il peso della burocrazia”

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Agsm Aim diventa Magis, la storica multiutility e la sfida del federalismo energetico

Tutti pazzi per il Giappone, cultura e lingua nel centro studi di Franceschinelli

STRATEGICHE E DOSSIER SCOTTANTI, STAFFETTA IN GIUNTA: BRESSA E’ VICESINDACO

Bisato neo assessore raccoglie il testimone da Micalizzi, si occuperà di lavori pubblici, edilizia comunale e nuova Questura

I CONTI TRA SPESE IN CRESCITA E PROMESSE

A Padova via libera alla manovra da 550 milioni, in primo piano viabilità e sicurezza, minoranza critica: “Scelte senza visione”

alle pagg. 6 e 7 segue a pag. 20

Morire di lavoro non è fatalità

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

I l 2026 è iniziato da qualche settimana, ma il Veneto ha già dovuto aggiornare il suo tragico registro dei caduti sul lavoro. Nei primi giorni dell’anno sono stati ben due i morti in azienda, entrambi in provincia di Padova, un pugno nello stomaco per queste vite spezzate nella routine quotidiana. A livello nazionale, il dato è allarmante: nei primi dodici giorni di gennaio si sono contate già 8 vittime. Non sono freddi numeri, sono persone, padri e figli che quel giorno non sono tornati a casa.

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Welfare aziendale a Palazzo Moroni, c’è l’accordo

Èstato sottoscritto il Contratto Integrativo che introduce per la prima volta il welfare aziendale nel Comune di Padova. L’accordo prevede l’adesione su base volontaria da parte delle dipendenti e dei dipendenti, che potranno destinare al welfare 500 euro del proprio premio di performance. A questa quota l’Amministrazione comunale affiancherà un contributo di 164 euro pro capite, oltre a uno stanziamento aggiuntivo di 100 mila euro complessivi, che saranno ripartiti tra tutti gli aderenti. Le risorse del welfare aziendale saranno utilizzabili tramite voucher, spendibili anche per il pagamento delle bollette.

Le modalità applicative e le tipologie di spesa ammesse verranno definite attraverso un successivo accordo tra le parti all’inizio del prossimo anno. Il Contratto Integrativo prevede inoltre un incremento del Fondo Risorse Decentrate pari a 3,6 milioni di euro, che diventano risorse stabili. È confermata anche la previsione delle Progressioni Economiche Orizzontali per circa il 40% degli aventi diritto, pari a circa 440 dipendenti. Tra le novità rientra l’introduzione di indennità per specifiche responsabilità, come quelle attribuite a supervisori, advisor e tutor, figure chiamate a supportare il personale nei percorsi di mobilità interna o di cambio di profilo professionale.

L’assessora alle risorse umane Margherita Cera sottolinea “Siamo arrivati alla firma del contratto integrativo che ripartisce le risorse del fondo decentrato. Il fondo è stato aumentato con risorse stabili di circa 3,6 milioni di euro”. Per il 2026 sono in programma selezioni per diverse figure professionali, tra cui giardinieri, funzionari di polizia locale, restauratori, assistenti sociali, educatori di asilo nido, insegnanti e bibliotecari, con l’obiettivo di procedere all’assunzione di circa 100 nuovi dipendenti. (s.b.)

Morire di lavoro non è fatalità

Guardando indietro, il 2025 non ha concesso tregua. I dati provvisori Inail parlano di oltre 1.010 morti sul lavoro in Italia nei primi undici mesi dell’anno. Il Veneto, cuore pulsante della nostra economia, si è confermato purtroppo ai vertici di questa classifica, secondo solo alla Lombardia, con oltre 100 decessi, con Verona che ha tristemente guidato il primato regionale, seguita da Venezia e Vicenza. Nonostante i proclami, la “zona rossa” del rischio infortunistico continua ad allargarsi, colpendo duramente i settori della manifattura e dell’edilizia. Il problema non è la mancanza di norme. L’Italia possiede una delle legislazioni sulla sicurezza più avanzate d’Europa. Il vero nodo è che la prevenzione viene spesso degradata a mero adempimento burocratico. Per troppe imprese, la sicurezza è un “faldone” da riempire per evitare multe, un costo da minimizzare o un fastidioso rallentamento della produzione. Ma la sicurezza non si fa con i timbri: si fa con la formazione vera, con l’aggiornamento tecnologico e, soprattutto, con una vigilanza che non sia solo formale. Quando il profitto o la fretta di consegnare un ordine superano la tutela del lavoratore, il sistema ha già fallito.

Non dobbiamo però cadere nell’errore della generalizzazione. Esistono imprenditori attenti che investono somme ingenti per azzerare i rischi. Ma non in tutte le aziende è così, per talune imprese la sicurezza è un costo da limare, un fastidio da aggirare. Tuttavia, la mancanza di una cultura della sicurezza riguarda talvolta anche i lavoratori stessi. La “confidenza” con gli strumenti o le macchine usate, l’abitudine al rischio o la sottovalutazione del pericolo (“abbiamo sempre fatto così”) sono nemici invisibili quanto un cavo scoperto. Indossare un dispositivo di protezione individuale non è un obbligo verso il capo, ma un patto con la propria vita. Oltre all’inestimabile dolore umano, non possiamo ignorare l’impatto collettivo. Gli infortuni sul lavoro costano all’Italia circa 104 miliardi di euro l’anno, pari a oltre il 6% del nostro PIL. È una voragine economica che brucia risorse che potrebbero essere investite in sviluppo e stipendi. Non possiamo più permetterci di considerare queste morti come un “rischio collaterale” dell’attività d’impresa. La sicurezza deve diventare l’ossigeno del nostro modello produttivo veneto. Perché una terra che produce ricchezza, ma non garantisce il ritorno a casa dei suoi figli, è una terra che sta tradendo le sue radici più profonde: la dignità del lavoro.

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Manovra da 550 milioni, a caccia di risorse: maxi recupero Imu per vincere l’evasione

Crescita del 4,7 per cento rispetto al 2025, viabilità ancora protagonista insieme alla sicurezza. Allo studio una polizza assicurativa comunale a tutela automatica dei residenti vittime di furti, scippi o rapine

D opo quasi sei ore di dibattito acceso, il Consiglio comunale di Padova ha approvato le scorse settimane il bilancio di previsione 2026, l’atto politicamente ed economicamente più rilevante della penultima manovra della giunta guidata dal sindaco Sergio Giordani. Una seduta tutt’altro che tranquilla, tra accuse incrociate e schermaglie politiche, che si è conclusa con il via libera a una manovra da circa 550 milioni di euro complessivi, tra parte corrente e conto capitale, in crescita del 4,7% rispetto al 2025.

A rallentare l’iter sono stati soprattutto i numerosi emendamenti: oltre cento quelli depositati, in gran parte dalle opposizioni. Sessantotto sono stati giudicati ammissibili, ma quasi tutti respinti. Fratelli d’Italia, il gruppo più attivo, ha visto approvare solo cinque dei 59 emendamenti presentati: dalla valorizzazione del corridoio ecologico delle mura alla promozione della lettura, fino a iniziative di solidarietà per i proprietari di animali in difficoltà e misure di sostegno ai giovani imprenditori nei quartieri. Accolto anche un emendamento della Lega per finanziare interventi sugli impianti sportivi contro le infiltrazioni d’acqua. Disco verde invece per tutti gli emendamenti della maggioranza. Approvati anche due correttivi formali al Dup, il Documento unico

di programmazione, presentati dal sindaco Sergio Giordani. Via libera all’emendamento del capogruppo Pd Gianni Berno per valutare il reperimento delle risorse necessarie alla realizzazione di una pista ciclopedonale tra Santo StefanoBrusegana e il capolinea del tram di Chiesanuova, così come a quello di Federica Bruni (Pd) per avviare un percorso interno al Comune finalizzato all’ottenimento della Certificazione della parità di genere.

Recepiti anche gli emendamenti di Meri Scarso (Padova Insieme), tra cui l’istituzione di un Urban Center come struttura permanente di coordinamento, informazione e partecipazione sui progetti di sviluppo urbano. Approvate infine le proposte di Coalizione Civica che chiedono la predisposizione di un Piano d’azione, nell’ambito del Piano delle acque, per migliorare l’assetto idraulico dei corsi d’acqua minori e della rete di smaltimento delle acque meteoriche, valutando incentivi per i cittadini che si dotano di sistemi di difesa dagli allagamenti.

Il confronto politico è rimasto duro fino all’ultimo. Le opposizioni hanno criticato la pressione fiscale e i costi futuri legati alle nuove linee del tram, definendo il bilancio privo di una visione strategica e poco attento alle grandi infrastrutture. Dal fronte della maggioranza,

invece, è stata rivendicata la scelta di tutelare sociale e scuola, insieme a un accantonamento prudenziale di due milioni di euro per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Il documento è stato approvato con 20 voti favorevoli e 9 contrari, senza astensioni. Accanto alla discussione politica, il bilancio fotografa anche una situazione complessa sul fronte delle entrate. Dall’inizio dell’anno il Comune ha accertato un’evasione Imu pari a quasi 10 milioni di euro, di cui oltre 1,6 milioni relativi ad avvisi notificati a dicembre per mancati pagamenti degli ultimi cinque anni. «L’importo accertato è in linea con le previsioni annuali e conferma l’impegno nel contrasto all’evasione», ha spiegato l’assessore ai Tributi Antonio Bressa. Il quadro complessivo dei crediti non riscossi pesa però molto di

più: tra multe, tasse, tributi, rette scolastiche e concessioni edilizie, i mancati incassi oscillano tra i 45 e i 50 milioni di euro, considerando solo i crediti esigibili. Una cifra che aumenterebbe sensibilmente includendo anche quelli ormai prescritti.

Non a caso, i tributi rappresentano la voce più rilevante delle entrate correnti del bilancio 2026, con un’incidenza di circa il 58%.

L’Imu resta la principale fonte di introito, con 86 milioni di euro previsti, seguita dall’addizionale

Irpef (35 milioni), dalla Tari (51,5 milioni, interamente girati al gestore del servizio) e dall’imposta di soggiorno (3,4 milioni). Sul fronte delle spese, gli stipendi del personale comunale assorbono circa 88 milioni di euro.

Nel triennio 2026-2028 un ruolo significativo sarà giocato anche

dalle sanzioni: l’amministrazione stima incassi per 32 milioni di euro l’anno, di cui 21 milioni legati alle violazioni del Codice della strada e oltre 5 milioni ai soli autovelox. In tre anni, le multe potrebbero garantire circa 96 milioni di euro alle casse comunali. Il bilancio introduce infine una novità legata ai dati sulla sicurezza urbana. Alla luce della classifica sulla qualità della vita del Il Sole 24 Ore, che colloca Padova ai primi posti nazionali per i furti in abitazione, la relazione allegata prevede l’avvio di uno studio per una polizza assicurativa comunale a tutela automatica dei residenti vittime di furti, scippi o rapine. Un modello già sperimentato in altri Comuni e che potrebbe diventare uno degli strumenti innovativi della penultima manovra della giunta Giordani. Sara Busato

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Il sindaco Sergio Giordani

Tempo di bilanci/2. Il capogruppo di Fratelli d’Italia

Cavatton all’attacco: “Padova soffocata da tasse

e da scelte senza visione, siamo preoccupati”

È

una battaglia politica e numerica quella che Matteo Cavatton, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, ha annunciato contro il bilancio di previsione 2026 dell’amministrazione Giordani. Un documento da circa 550 milioni di euro che, secondo l’opposizione, certifica un aumento generalizzato della pressione fiscale e un futuro “ipotecato” per la città.

Cavatton parla senza mezzi termini di una “pressione fiscale altissima”, definendo il bilancio come il punto di arrivo di una strategia che negli anni ha portato il Comune ad aumentare «tutto ciò che era possibile aumentare». Tari, Imu, addizionali e imposte comunali, secondo Fratelli d’Italia, hanno raggiunto livelli storici, con un impatto diretto su famiglie, commercianti e imprese.

“Questo bilancio fotografa una situazione che denuncio da tempo e che oggi appare sempre più preoccupante. - commenta Cavatton - Le entrate tributarie hanno raggiunto livelli record, frutto di un sistematico e continuo aumento di tasse e tributi comunali. Almeno quest’anno non abbiamo assistito alle consuete grida d’allarme dell’amministrazione Giordani su presunti tagli ministeriali che poi non si sono mai concretizzati. Ma il problema resta intatto. Padova continua a essere una delle città più tartassate d’Italia e, senza dubbio, la prima in Veneto. Tutti i tributi comunali – dall’addizionale Irpef all’Imu, dalla Tari ai costi del trasporto pubblico e dei parcheggi – sono stati progressivamente ritoccati al rialzo. Ancora più grave è il fatto che oggi il Comune non abbia più margini di manovra per intervenire ulteriormente”.

“Basti pensare all’addizionale comunale Irpef: le aliquote sono le più alte mai applicate a Padova da quando la tassa è stata istituita nel 1998 e sono state portate a ridosso del tetto massimo previsto dalla legge. - specifica il capogruppo - Questo significa che, qualora si rendessero necessari maggiori introiti per garantire i servizi essenziali, l’ente non avrebbe più strumenti fiscali a disposizione per farvi fronte”.

Il capogruppo denuncia in parti-

colare l’assenza di una reale inversione di rotta: «Ci era stato promesso un alleggerimento fiscale, ma il bilancio dimostra l’esatto contrario. Si continua a chiedere sempre di più ai cittadini, senza offrire servizi proporzionati». Una critica che si estende anche alla struttura stessa del documento contabile, giudicato poco coraggioso e privo di una visione di sviluppo a lungo termine.

Da qui la pioggia di emendamenti presentati da Fratelli d’Italia, oltre trenta proposte che puntano a ridurre la pressione fiscale, contenere le consulenze esterne e riorientare le risorse verso sicurezza, manutenzioni e servizi essenziali. Tra le priorità indicate da Cavatton figurano anche il rafforzamento dei controlli sul territorio, il contrasto al degrado urbano e un maggiore investimento nella prevenzione.

Un altro punto centrale dell’attacco riguarda il metodo. L’opposizione contesta il ricorso a sedute fiume e l’urgenza con cui il bilancio viene portato in aula, parlando di un confronto compresso e di scelte già definite dalla maggioranza. «Un documento di questa portata meriterebbe un dibattito più approfondito e trasparente», sostiene Cavatton, accusando la giunta di voler chiudere rapidamente la partita prima delle scadenze di fine anno.

Sul piano politico, Fratelli d’Ita-

lia colloca il bilancio all’interno di una traiettoria che, a loro giudizio, rischia di compromettere il futuro della città: più tasse oggi per coprire spese correnti, meno margini domani per investimenti strategici. “Così si mette una toppa sul presente, ma si scarica il peso sulle prossime generazioni», è l’accusa. Critiche anche sul fronte della mobilità e in particolare sulla realizzazione delle nuove linee del tram “Resta inoltre del tutto sottostimata, e volutamente ignorata, la questione dei costi di gestione delle nuove linee tramviarie quando entreranno in funzione. Pensare che le uniche conseguenze dei progetti Sir 2 e Sir 3 siano il pesante impatto sulla viabilità e le difficoltà di centinaia di attività commerciali significa fermarsi alla superficie del problema. - aggiunge il capogruppo di Fratelli d’italia - La vera criticità emergerà con i costi di gestione ordinaria delle linee, ammesso che entrino in esercizio. A quel punto, chi governerà la città dovrà fare i conti con anni di scelte dettate da opportunismo politico, che hanno sacrificato Padova e i padovani senza una visione sostenibile di lungo periodo”.

Cavatton promette una opposizione “ferma e documentata”, con l’obiettivo dichiarato di smascherare quello che definisce “un bilancio lontano dai bisogni reali dei padovani”.

Tari, Imu, addizionali e imposte comunali, secondo l’esponente dell’opposizione hanno raggiunto livelli storici, con un impatto diretto su famiglie, commercianti e imprese. Critiche anche sul fronte della mobilità e in particolare sulla realizzazione delle nuove linee del tram e i relativi costi di gestione

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Sara Busato
Matteo Cavatton, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale

La città che cambia

Il rimpasto. Giordani ha nominato il nuovo assessore esterno, Bressa assume l’incarico da vice sindaco

Staffetta in giunta tra Micalizzi e Bisato: deleghe strategiche e dossier impegnativi

Il neo assessore: “La città è in straordinaria evoluzione. Molti quadranti stanno cambiando pelle, il compito è continuare a far girare la macchina”

Dopo le elezioni regionali cambiano gli equilibri anche a Padova. Con l’ingresso di Andrea Micalizzi in Consiglio regionale, il sindaco di Padova, Sergio Giordani, ha nominato Alessandro Bisato nuovo assessore comunale. «Sono molto soddisfatto – ha commentato il primo cittadino – lo conosco da tempo e abbiamo lavorato bene insieme in Provincia. Al di là dell’appartenenza politica, conta che sia una persona capace». La nomina ha portato anche a un cambio nella giunta: la carica di vicesindaco è passata ad Antonio Bressa, già assessore al Commercio e al Verde.

Bisato, vicepresidente della Provincia ed ex sindaco di Noventa Padovana, ha assunto deleghe strategiche come Lavori pubblici, Edilizia comunale, Protezione civile e nuova Questura, in precedenza seguite da Andrea Micalizzi. “Grato e onorato di servire la città di Padova. - commenta Bisato - Insieme a Giordani abbiamo lavorato assieme in questi anni in Provincia, trovando sempre ottime soluzioni. La città è in straordinaria evoluzione. Molti quadranti stanno cambiando pelle, il compito è continuare a far girare la macchina come ha fatto Micalizzi. Capire se ci sono

risorse per andare incontro alle esigenze di tutti”.

Figura di lungo corso della politica veneta, Bisato vanta una solida esperienza amministrativa e un forte impegno nel volontariato e nel mondo cattolico. In passato ha collaborato con Fabio Bui e con lo stesso Giordani, che ne ha sempre riconosciuto le qualità. È stato anche segretario regionale del Pd prima di Andrea Martella e continua a essere attivo nella vita parrocchiale del territorio.

Se la continuità è la parola chiave dell’azione dell’assessore, la riapertura del ponte Paleocapa ne è stata la prova più evidente. “Abbiamo realizzato un restauro conservativo di un ponte importante, collocato in un luogo simbolico”, spiega l’assessore ai lavori pubblici. “Siamo intervenuti sulla struttura ingegneristica riportandola

Primo atto la riapertura del ponte Paleocapa “Intervento rispettoso del

La riapertura del ponte di ferro della Specola è stata l’occasione del passaggio di testimone in un ex cantiere tra l’ex vicesindaco e assessore, ora consigliere regionale, Andrea Micalizzi e il neo assessore ai lavori pubblici Alessandro Luigi Bisato. Dopo un anno di chiusura durante il quale si passava solo su passerella ciclopedonale installata dal Genio militare, il ponte della Specola lungo Riviera Paleocapa, cartolina di Padova e punto di passaggio, è stato riaperto.“Abbiamo restituito un ponte vero, non una copia moderna”, ha dichiarato Andrea Micalizzi, già vicesindaco e assessore, che ha seguito i lavori fino alla candidatura al consiglio regionale. “E’ stato un intervento rigoroso, coordinato con la Soprintendenza, che conserva il carattere

all’antico splendore grazie a tecniche specifiche e al lavoro meticoloso delle maestranze”. In questi giorni sono iniziati anche i lavori per lo smontaggio della passerella pedonale lunga 42 metri e larga 2,5 metri coordinati dal Comando Forze Operative Nord dell’Esercito. Entro la fine di gennaio il lavoro verrà terminato.

Due le priorità del nuovo mandato per Bisato: garantire continuità amministrativa e rafforzare l’attenzione alle manutenzioni urbane. In queste settimane la scrivania del nuovo ufficio a Palazzo Moroni – già occupato dall’ex vicesindaco Andrea Micalizzi – è colma di dossier strategici: dal tram alla nuova Questura, passando per l’ex caserma Prandina e il quadrante Est, destinato a ospitare il nuovo ospedale. Fitta anche l’agenda di incontri con dirigenti comunali, cittadini, presidenti di consulta e consiglieri del Comune di Padova. “Sto verificando se all’interno del bilancio - conclude l’assessore - ci sono risorse per le manutenzioni. La città è sotto stress per i cantieri del tram, ma questo non vuol dire porre attenzione ai quartieri e alle strade cittadine”.

valore storico dell’opera”

storico del manufatto e allo stesso tempo lo rende più sicuro”. “Abbiamo voluto un intervento che fosse rispettoso e all’altezza del valore storico del ponte: sicurezza e tutela insieme”, ha detto l’assessore ai lavori pubblici Alessandro Luigi Bisato. Il cuore dell’intervento è stato il restauro del ponte per recuperarlo com’era: gli elementi in carpenteria metallica maggiormente degradati sono stati sostituiti. Le sei arcate che costituiscono il ponte, lungo 30,84 metri, sono realizzate con piatti d’acciaio uniti da profili a “L” tramite 16.000 chiodi ribattuti a caldo, secondo la tecnica ottocentesca, e appoggiano sulle spalle in muratura. Il Ponte Paleocapa è parte di una lunga storia cittadina: il progetto venne approvato dal Consiglio comunale nel

1877 e il ponte venne aperto al pubblico tre anni dopo, nel giugno 1880. Da allora anche il ferro è invecchiato: l’usura del tempo e l’esposizione agli agenti atmosferici avevano

portato alla necessità di verifiche di sicurezza. I progetti esecutivi sono stati approvati nel novembre 2022. Anche stavolta per rifare il ponte ci sono voluti tre anni. (d.b.)

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La città che cambia

riflessi sulla circolazione

Cantiere tram verso Vigonza: cambia la viabilità a Ponte di Brenta, semafori a senso unico alternato

Ripresi i lavori in corso Milano, il cantiere interessa la corsia sud, in direzione del centro, da via Orsini fino a Riviera San Benedetto. Tre mesi di cantieri tra via Verdi, piazza Insurrezione e via Emanuele Filiberto, bus deviati

P

rocedono a ritmo sostenuto i lavori per la nuova linea del tram che collegherà Rubano a Vigonza, un’infrastruttura considerata strategica per rafforzare i collegamenti dell’area metropolitana. L’avanzamento del cantiere, però, continua a incidere sulla viabilità, con disagi particolarmente evidenti nella zona del ponte sul Brenta, dove nelle ultime settimane si è concentrata una delle fasi più complesse dell’intervento.

Lo spostamento del cantiere sul ponte in direzione Busa di Vigonza e la conseguente chiusura della rampa di accesso hanno determinato una forte limitazione della circolazione. Nei prossimi mesi il traffico sarà regolato da semafori a senso unico alternato, con riduzioni di carreggiata e un inevitabile aumento dei tempi di percorrenza. Di fatto il ponte risulterà impraticabile per il traffico ordinario: per chi deve raggiungere Padova resta quindi fortemente consigliato l’utilizzo della tangenziale. L’obiettivo, fanno sapere dal territorio, è completare l’intera linea entro l’estate.

Nel frattempo, anche nel capoluogo i cantieri del tram continuano a ridisegnare la mobilità urbana. In via Chiesanuova l’area di lavoro si è ampliata nei tratti compresi tra via Righi e via Benvenuti, in prossimità del supermercato Alì, e tra via Righi e via Ferraris, all’altezza della caserma Pierobon. Qui è stato introdotto l’obbligo di proseguire dritto o svoltare a destra, con divieto di svolta a sinistra salvo che all’incrocio con via Cave. Nelle strade laterali l’immissione su via Chiesanuova è consentita solo con svolta a destra, mentre all’incrocio con via Lombroso è stata realizzata una rotatoria temporanea con precedenza all’anello.

Dopo la pausa natalizia sono ripresi anche i lavori in corso Milano, un nodo particolar-

mente delicato per la viabilità, soprattutto nelle ore di punta. Il cantiere interessa la corsia sud, in direzione del centro, da via Orsini fino a Riviera San Benedetto e resterà attivo indicativamente fino alla fine di febbraio.

In questo periodo la pista ciclabile sarà temporaneamente chiusa e i parcheggi sul lato sud della carreggiata verranno

rimossi, mentre la circolazione sarà comunque garantita in entrambi i sensi di marcia, con una corsia per direzione.

Nel frattempo sono partiti i nuovi cantieri per il tram della linea Sir2 tra via Verdi, piazza Insurrezione e via Emanuele Filiberto, nel tratto da via Dante a piazza Garibaldi. I lavori dureranno circa tre mesi e comporteranno la riduzione della carreggiata a una sola corsia verso il centro, riservata a residenti e veicoli autorizzati. Il trasporto pubblico sarà deviato e verranno sospese alcune fermate tra

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corso Milano e corso Garibaldi. Garantito l’accesso al parcheggio di piazza Insurrezione, con uscita limitata verso via Filiberto. Il 2025 si è chiuso con una forte accelerazione dei lavori per la realizzazione del tram. In particolare, per la linea Sir2, sul fronte est è stato completato circa il 65% della piattaforma, mentre nella tratta ovest l’avanzamento ha raggiunto il 40%. Una quota rilevante delle opere civili è dunque già stata affrontata e i cantieri proseguono secondo il cronoprogramma. I lavori si sono concentrati in modo significativo nell’area di Ponte di Brenta, dove durante il periodo estivo è stata realizzata la sede tranviaria, contribuendo a imprimere un’ulteriore accelerazione all’intervento complessivo. Contestualmente è stato completato il deposito di Rubano, con la realizzazione del circuito interno, dell’officina e delle sottostazioni elettriche. Sul versante est, inoltre, è stato portato a termine il deposito della Guizza, mentre entro giugno è previsto il completamento dell’officina. Per quanto riguarda la tratta ovest, l’obiettivo prioritario resta il completamento della piattaforma tranviaria. Entro il mese di giugno dovranno essere centrati i traguardi previsti in termini di chilometri di sede tranviaria realizzata, un passaggio decisivo per la conferma dei finanziamenti del Pnrr. Una volta raggiunti questi obiettivi, si procederà con il completamento dell’intera opera. Diversa, invece, la situazione dei cantieri relativi al Sir3. In questo caso le vie di corsa risultano già completamente realizzate e sono attualmente in corso le installazioni degli impianti tecnologici. Entro il mese di aprile è atteso il completamento anche della parte impiantistica. Il progetto, rientrato nel perimetro del Pnrr, ha inoltre richiesto l’allungamento del deposito-officina di Voltabarozzo, intervento che ha comportato un ampliamento del sistema antincendio. L’obiettivo è avviare la fase di pre-esercizio del tram già nel mese di aprile.

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Il caso. L’amministratore delegato di Acegas Aps Amga rassicura i cittadini e ricorda le analisi approfondite

Pfas, Andriolo: “Padova al sicuro, con 43 milioni di investimenti, acqua a prova di contaminazione”

Arera, l’autorità che regolamenta le reti pubbliche, ha introdotto un nuovo indicatore, l’M10 che serve a monitorare la resilienza dell’acqua, ovvero la sua capacità di resistenza e adattamento

Carlo Andriolo, amministratore delegato di Acegas Aps Amga, rassicura i cittadini padovani: a Padova non c’è alcun rischio Pfas. “A Padova e nella sua provincia – spiega Andriolo –abbiamo previsto cinquanta milioni di investimenti. Sono state condotte analisi estremamente approfondite anche attraverso lo studio condotto sul modello digitale della nostra rete.”

La sede di Acegag Aps Amga e l’amministratore delegato Carlo Andriolo

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Arera, l’autorità che regolamenta le reti pubbliche ha introdotto un nuovo indicatore, l’M10 che serve a monitorare la resilienza dell’acqua, ovvero la sua capacità di resistenza e adattamento. Una scelta, questa, che non ha colto di sorpresa il sistema veneto che da anni lavora a una rete tra i soggetti che forniscono acqua attraverso la creazione di vere e proprie “autostrade”. Nonostante, però, ci sia una “comunicazione” tra l’acqua padovana e quella di altre zone non esistono pericoli di contaminazione. Gli investimenti che ha condotto e sta conducendo Acegas Aps Amga, infatti, sono orientati sia alla realizzazione di nuove infrastrutture, ma anche al potenziamento e ammodernamento degli impianti di filtraggio.

in tutto il Veneto

“Stiamo investendo – conti-

nuano l’amministratore delegato – circa 43 milioni di euro per un progetto complessivo di filtraggi che utilizza tecnologie sempre più innovative. Il nostro impianto principale, quello di Saviabona, proprio nei prossimi giorni vedrà la sostituzione dei carboni attivi: un’operazione da tre milioni di euro che lo renderà ancora più performante. Ad oggi a Padova non esiste alcun tipo di allarme, ma vogliamo essere sempre preparati. Le tragedie che si sono consumate altrove devono essere monito e insegnamento per chi come noi opera in un settore così delicato. Proprio per questo ricerca e investimenti non si fermano mai.” Tornando, invece, al potenziamento complessivo della rete idrica padovana

spiccano i 20 milioni per rendere più capace l’adduttrice C, i 18,5 per il collegamento Saonara – Stanga – Ferrarin e i 7,5 per la riqualificazione del serbatoio idrico della Stanga.

PNRR negli enti locali: progressi in atto ma restano criticità su personale e capacità amministrativa

La Corte dei Conti ha recentemente approvato la relazione sullo stato di attuazione del PNRR negli enti territoriali, aggiornando il quadro al mese di agosto 2025. Il documento evidenzia come, pur a fronte di un recupero di alcuni ritardi iniziali, permangano criticità strutturali che incidono sull’effettiva realizzazione degli interventi, in particolare sul fronte del personale e della complessità procedurale. Dal punto di vista della distribuzione geografica delle risorse, emerge una forte concentrazione nel Mezzogiorno, dove Sud e Isole assorbono complessivamente circa il 44% dei finanziamenti PNRR. Il Nord Est si colloca invece al 17,7%, con un’incidenza inferiore rispetto

a Centro e Nord Ovest. Una ripartizione che riflette le scelte nazionali di riequilibrio territoriale, ma che pone interrogativi sulla capacità di spesa e sulla tenuta amministrativa degli enti locali.

In Veneto e Friuli Venezia Giulia, la Corte dei Conti segnala come principale elemento di criticità la carenza di personale tecnico-amministrativo, aggravata dal turnover, dai pensionamenti e dalle difficoltà di reclutamento. In diversi casi, i Comuni hanno preferito non ricorrere a consulenze esterne, affidandosi al supporto regionale, con effetti però limitati sulla capacità operativa complessiva. Persistono inoltre complessità legate agli iter autorizzativi, ai rapporti con i sog-

getti appaltatori e ai ritardi nell’aggiornamento dei dati sulle piattaforme nazionali di monitoraggio. A livello nazionale, a fine estate 2025 risultava impegnato oltre il 59% delle risorse complessive previste, mentre i pagamenti si attestavano intorno al 30%, con segnali di progressiva accelerazione ma anche con preoccupazioni legate al rispetto dei cronoprogrammi. Il quadro delineato conferma la necessità di rafforzare la capacità amministrativa degli enti locali, semplificare le procedure e garantire maggiore continuità gestionale, affinché le risorse del PNRR possano tradursi concretamente in opere, servizi e sviluppo per i territori. Vincenzo Gottardo

Via libera al parco nell’ex caserma Romagnoli, Sardena soddisfatto: “Ora iniziano i lavori”

V ia libera al parco nell’ex caserma Romagnoli in via Chiesanuova: il Comune si è impegnato a realizzare un’area verde, compensando l’operazione di ampliamento dell’Hub Alì a Granze di Camin. Nei prossimi mesi inizieranno le demolizioni, è poi prevista la depavimentazione e la bonifica dell’area di circa 150mila metri quadrati. Soddisfatto il presidente della Consulta 6A, che comprende i rioni Brusegana, Cave e Chiesanuova, Luciano Sardena. “A suo tempo avevamo chiesto venisse risparmiata una casermetta da adibire come ricordo del campo di concentramento degli internati dalla Jugoslavia. La nostra richiesta era di avere un ulteriore polmone di verde in modo da ampliare il parco Brentelle. La decisione era attesa, ora pensiamo a far partire i lavori”. La caserma, dismessa dal Ministero della Difesa, è stata edificata negli anni ‘40 come caserma di Artiglieria ed è stata una degli oltre 120 campi di concentramento per internati civili dalla ex Jugoslavia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Intitolata nel dopoguerra, a Mario Romagnoli, medaglia d’oro al valor militare, ucciso a Cefalonia dai nazisti dopo il rifiuto delle truppe italiane di arrendersi ai tedeschi dopo l’8 settembre, è stata utilizzata fino al 2009 dall’Esercito come sede della Brigata Artiglieria Contraerei; da tale data è in abbandono. Parte del muro di cinta è già stata abbattuto per permettere la messa in opera della piattaforma della linea tranviaria Sir 2 e della fermata prevista in corrispondenza della Chiesa. In quella zona verranno anche realizzati il capolinea intermedio della linea e il parcheggio a servizio degli utenti del tram. Oltre al muro di cinta sono state demolite le vecchie costruzioni fatiscenti

all’interno dell’ex Caserma dislocate lungo il perimetro ovest dove esistevano 42 edifici di vario utilizzo a servizio della dismessa caserma per una superficie totale di 19mila metri quadrati.

Diego Buonocore

Ristrutturazione al via nelle scuole Il Girotondo, Bertacchi e Manin per 350 mila euro

La Giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo di ristrutturazione dei giardini delle strutture scolastiche “Il Girotondo” a Pontevigodarzere, “Bertacchi” a Sant’Osvaldo e “Manin” a Madonna Pellegrina, per un importo complessivo di 350 mila euro. In particolare, per quanto riguarda l’asilo nido Il Girotondo, la cui struttura originaria è stata demolita e ricostruita ex novo, è necessario rifare completamente il giardino, trasformato in area di cantiere durante i lavori, con la sistemazione del fondo la messa dimora di alberi e arbusti e l’installazione di alcuni giochi. L’assessore al verde e ai parchi Antonio Bressa ha dichiarato: “Il nuovo giardino scolastico nell’asilo il Girotondo sarà molto moderno con giochi, giostrine per i bambini all’avanguardia nuove recinzioni e la messa a dimora di alberi e cespugli. E’ prevista anche la realizzazione di un parcheggio per il personale.” All’ asilo Nido Bertacchi verranno sostituiti i giochi e le pavimentazioni in gomma mentre alla scuola Daniele Manin verrà risistemato il fondo del giardino per evitare allagamenti in caso di pioggia. “È un investimento per promuovere le attività all’aria aperta che sappiamo essere un evento di formazione per chi frequenta i nostri asili e le nostre scuole”, ha concluso l’assessore. (d.b.)

Luciano Sardena

Sintoniz zati

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

incentivi a chi protegge la propria casa”

“I l grande problema del nostro territorio sono gli allagamenti”, racconta Alessandro Balzan, presidente della Consulta 4A che comprende i quartieri Città Giardino, S. Osvaldo, S. Rita, Madonna Pellegrina, S. Croce e S. Paolo. “Purtroppo è un fenomeno che comincia a diventare stagionale: una volta a maggio una a settembre arriva la bomba d’acqua e finiamo sotto. In particolare la zona di Madonna Pellegrina, via Tre garofani, via Comino e, nonostante siano stati fatti dei lavori, la zona di via Facciolati. Sono aree più basse e a ogni forte pioggia garage e piano terra delle case si allagano. Le competenze sono di tre enti diversi: Comune, ApsAcegas e Consorzio Bacchiglione Brenta, e non è facile il coordinamento”. Ci sono progetti per evitare nuovi allagamenti ?

“La Consulta ha sollecitato per vedere di studiare delle soluzioni. Bisogna capire come intervenire: con micro bacini, qualche pompa in più, l’allagamento di qualche conduttura. Qualche residente ha installato le “paratie modello Venezia”, protezioni che si mettono davanti alla porte per bloccare l’acqua. Il costo è alto, circa 1500 euro. Abbiamo chiesto

che nel bilancio comunale ci siamo incentivi per chi si attrezza per proteggere la casa dall’acqua. Stiamo anche valutando la possibilità di organizzare dei gruppi d’acquisto per mettere assieme più famiglie con un unico grande ordine e vedere cosa si può risparmiare”.

In queste settimane le Consulte di quartiere hanno concluso il lavoro di raccolta delle proposte dei cittadini per le iniziative finanziate dal bilancio partecipato. Quali sono i progetti su cui sono stati aperti i bandi ?

“Abbiamo deciso di promuovere quattro eventi da svolgere all’interno del Bastione Alicorno che valorizzino l’ambiente e ne esaltino la particolarità. Saranno eventi di tipo culturale, musicale e teatrale; le proposte concertistiche saranno prevalentemente di tipo acustico, abbracceranno culture diverse, inclusive, aperte ai popoli, adatte a creare spazi in cui l’ascoltatore si lasci trasportare e ricaricare; l’animazione teatrale si svolgerà prevalentemente in barca, sarà inclusiva favorendo la partecipazione di persone disabili e anziani a mobilità ridotta”.

Altri bandi riguardano il portierato e le cene di quartiere.

“L’associazione Gulliver, che si occupa di assistenza alla disabilità, si è offerta per assistere gratuitamente persone anziane o in difficoltà nelle pratiche amministrative on line, presso la loro sede in via Marghera. Poi abbiamo moltiplicato le occasioni di incontro nel vicinato: chiudiamo una strada e allestiamo tavoli sedie per un aperitivo, una cena, una occasione di incontro. Per noi è anche un modo per rilevare le richieste che ci vengono dal territorio”.

Diego Buonocore

Le linee guida per salvare gli alberi dopo il caso del cedro di San Leopoldo

Il Settore Verde del Comune ha approvato le Linee guida per le perizie sugli alberi in ambito urbano, un documento tecnico elaborato all’indomani del caso del cedro di San Leopoldo in piazzale Santa Croce, salvato grazie a una controperizia sulla stabilità presentata da un gruppo di cittadini. Soddisfazione da Legambiente Padova, il presidente Francesco Tosato commenta: “Queste linee guida, se da un lato mettono limiti e paletti alla presentazione di controperizie sugli alberi destinati all’abbattimento per motivi di stabilità, dall’altro rappresentano un’importante apertura al confronto con la cittadinanza, regolando uno strumento di partecipazione che consente di approfondire il da farsi confrontandosi su dati tecnici che aiutino a comprendere meglio la situazione e le possibilità di intervento.” “Le controperizie permettono un approfondimento su piante particolarmente significative – continua Tosato – e possono aiutare ad individuare eventuali interventi meno drastici dell’abbattimento che permettano di allungare la vita alla pianta, come è stato nel caso del cedro di S. Leopoldo per il quale è stato disposto l’alleggerimento dei rami e un monitoraggio annuale. Oppure potranno fugare almeno in parte i dubbi di chi contesta l’abbattimento, confermando i problemi di stabilità dell’albero già evidenziati con la prima perizia effettuata dal professionista incaricato dal Comune. Per l’associazione ambientalista, il nuovo strumento segna un passo nella giusta direzione, in continuità con gli indirizzi assunti in città nei decenni scorsi. Legambiente ricorda infatti che nel 2006 il Consiglio comunale deliberò di comunicare con almeno 30 giorni di anticipo gli abbattimenti, indicando le motivazioni e imponendo la verifica di eventuali osservazioni presentate da cittadini, associazioni e comitati per una possibile rivalutazione delle decisioni. Una previsione rimasta in gran parte inattuata per oltre dieci anni, fino al 2017, quando la mobilitazione della società civile ne ha rilanciato l’applicazione. Negli anni successivi il percorso è stato progressivamente consolidato e aggiornato, fino alle linee guida odierne, volte a “garantire informazione, comunicazione e partecipazione ampia, puntuale e inclusiva”, come recita la determina di approvazione. (s.b.)

Alessandro Balzan

Semestre filtro a Medicina, UDU: “Graduatorie disastrose e diritto allo studio compromesso”

Nel dibattito pubblico, aggiunge UDU, restano spesso invisibili gli aspiranti studenti di Veterinaria, che a Padova affrontano anche le difficoltà logistiche legate alla sede di Legnaro

Fischiano le orecchie alla ministra Bernini. Le graduatorie del cosiddetto “semestre filtro” per l’accesso ai corsi di area medica hanno riacceso le polemiche su una riforma che, a pochi mesi dalla sua introduzione, continua a mostrare profonde criticità. A intervenire è UDU Padova, che parla senza mezzi termini di una gestione caotica e dannosa per migliaia di studenti e studentesse.

Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche radio con una qualità audio per fetta.

«Ci troviamo di fronte a una situazione disastrosa, su cui si è cercato di mettere delle toppe», denuncia Marco Nimis, coordinatore di UDU Padova. «Le difficoltà non riguardano solo l’ammissione o meno, ma l’impossibilità di svolgere un anno accademico in modo organizzato e dignitoso». Secondo i rappresentanti degli studenti, il semestre filtro ha prodotto incertezza didattica, percorsi compressi e una forte disomogeneità tra atenei.

Un ulteriore elemento critico riguarda la tutela della privacy. Le graduatorie pubblicate sono infatti nominali e riportano nomi, cognomi e punteggi di tutti i 22.688

candidati, una scelta che UDU considera inaccettabile e potenzialmente lesiva dei diritti degli studenti. «È un problema che avevamo già segnalato e che si è puntualmente verificato», sottolinea Nimis. La riforma, inoltre, non avrebbe raggiunto neppure uno degli obiettivi dichiarati dal Ministero: contrastare le lobby legate all’accesso a Medicina. «C’è stato solo un riadattamento del mercato – spiega Nimis – senza alcun reale impegno a colpire il fenomeno. Università private ed estere hanno sfruttato il caos del sistema italiano

per promuoversi e attrarre studenti». Nel dibattito pubblico, aggiunge UDU, restano spesso invisibili gli aspiranti studenti di Veterinaria, che a Padova affrontano anche le difficoltà logistiche legate alla sede di Legnaro. Intanto, quasi la metà dei candidati non ha superato tutti e tre gli esami del semestre. «Il problema non sarà solo recuperare le materie – conclude Nimis –ma trovare casa, reinserirsi in corsi già riorganizzati e affrontare un percorso di studi inevitabilmente compresso».

Enrico Caccin

Prematurità e salute pubblica: la ricerca universitaria apre nuove strade

Investire nella ricerca pubblica universitaria significa tutelare la salute collettiva e, allo stesso tempo, ridurre i costi sociali e sanitari nel lungo periodo. È in questa prospettiva che si inserisce lo studio internazionale sulla displasia broncopolmonare (BPD), la più grave e diffusa complicanza respiratoria dei neonati prematuri, coordinato dalle Università di Padova e Paris Saclay e pubblicato su Lancet Regional Health Europe.

La BPD, nota anche come malattia polmonare cronica del prematuro, colpisce soprattutto i nati estremamente pretermine ed è associata a un’elevata mortalità e a conseguenze respiratorie e neurologiche che possono protrarsi per tutta la vita. Fino ad oggi, uno dei principali limiti clinici era l’impossibilità di individuare precocemente i neonati destinati a svilupparne

contro la malattia polmonare cronica

le forme più gravi, quando il danno polmonare è ormai irreversibile. Lo studio PATH-BPD, che ha coinvolto circa 250 neonati con un peso medio alla nascita di 940 grammi, ha dimostrato come l’ecografia polmonare consenta di identificare già dal decimo giorno di vita i segnali di un’evoluzione verso la BPD grave. Parametri come l’aerazione polmonare e lo scambio gassoso, rilevabili in modo non invasivo direttamente al letto del neonato, mostrano alterazioni precoci e un progressivo peggioramento nei casi più severi. «Si tratta di indicatori semplici, riproducibili e immediatamente utilizzabili nella pratica clinica», spiega il professor Eugenio Baraldi, ordinario di Pediatria all’Università di Padova e co-coordinatore della ricerca. Un risultato che apre la strada a interventi terapeutici mirati e tempe-

stivi. Proprio in questa direzione si collocano i farmaci attualmente in fase avanzata di sperimentazione clinica, come IGF1 e r-hu-SPD, sviluppati e testati nei centri universitari di Padova e Parigi. L’uso dell’ecografia polmonare permetterebbe di selezionare precocemente i neonati che possono trarne maggiore beneficio, rendendo le cure più efficaci e sostenibili. Accanto a questi studi, l’Università di Padova è impegnata anche nello sviluppo di terapie innovative con vescicole extracellulari, presso la Torre della Ricerca Pediatrica “Città della Speranza”. Un esempio concreto di come la ricerca pubblica universitaria non sia un costo, ma un investimento strategico per la salute, capace di migliorare la qualità della vita e ridurre, nel tempo, il peso economico delle patologie croniche sul sistema sanitario. (e.c.)

Serie B. Dal rugby al calcio: il re dell’acciaio diventa patròn biancoscudato

Nuova era per il Calcio Padova: Alessandro Banzato è il nuovo presidente

U

na svolta storica per il Calcio Padova. É iniziata l’era di Alessandro Banzato. Il presidente di Acciaierie Venete è infatti il nuovo proprietario della squadra biancoscudata. Con l’acquisizione del 70% delle azioni, il patron prende il timone del club, che lascia così la gestione di Joseph Oughourlian, che ha guidato la società, prima come socio di minoranza e poi di maggioranza, dal 2017 fino alla recente promozione in Serie B.

Il passaggio di proprietà è stato sancito con un accordo che prevede un investimento di 2,5 milioni di euro, a cui si aggiungono circa 4 milioni di euro di debiti e le spese relative alla gestione della stagione in corso. Con questa operazione, si realizza finalmente il sogno della piazza di un “Padova ai padovani”, con una proprietà presente sul territorio e vicina al club.

Il cambiamento arriva dopo la

gestione franco-armena di Joseph Oughourlian. Negli ultimi mesi si sono susseguite le trattative per la cessione prima con la cordata californiana Primera Capital e poi con l’imprenditore argentino Marcelo Figoli, senza però mai arrivare alla chiusura definitiva. A fine ottobre, il lavoro sotto traccia di Francesco Peghin è cominciato fino ad arrivare al blitz decisivo avvenuto a gennaio 2026. I tifosi del Padova, che avevano più volte espresso la volontà di vedere il club in mani locali, hanno accolto con entusiasmo l’ingresso di Banzato.

Durante la gestione Oughourlian il Padova ha ottenuto il passaggio dalla Serie C alla Serie B, ma la strada non è stata priva di ostacoli. Prima le delusioni sul campo, con due finali play-off sfumate nonostante gli ingenti investimenti. Poi il nodo di alcune problematiche fondamentali, come il completamento

della Curva Sud e l’accordo per un nuovo centro sportivo, che sono rimaste irrisolte. Infine, le tensioni con la tifoseria, culminate nello sciopero della passata stagione, avevano segnato il distacco tra la proprietà e una parte della città. Alessandro Banzato, con il suo gruppo, Acciaierie Venete, è diventato uno dei principali operatori del settore siderurgico in Italia, con un fatturato che supera il miliardo di euro. É stato inoltre stato presidente di Federacciaio e vice-presidente di Confindustria Veneto. Ma la sua passione per Padova non si limita al business. Da anni è protagonista nel mondo dello sport, in particolare nel rugby, dove ha ricoperto il ruolo di presidente del Petrarca Rugby, contribuendo al successo del club.

Ora una nuova pagina nel mondo del calcio. Banzato punta a costruire un futuro solido per il Padova, con una gestione oculata

Foto: Calcio Padova, @DavideBoggian

ma ambiziosa: “Bisogna provare a migliorarsi, la voglia di farlo non mancherà”, ha dichiarato nella conferenza di presentazione di fronte alla stampa del 19 gennaio. Nonostante il cambio di proprietà, non ci saranno stravolgimenti a breve termine. La priorità immediata è garantire la salvezza in Serie B. Dopodiché il patron si concentrerà sul potenziamento della squadra e sul miglioramento delle strutture, con l’ambizione di

Basket: il play off non è un tabù per Banca Annia Virtus dopo la rimonta

Banca Annia Virtus Padova ha chiuso il girone di andata del campionato di serie B di basket interregionale a metà classifica, a un passo dalle prima quattro. Il 2026 è iniziato con la bella vittoria contro Monfalcone (83-68), seguita nell’ultima gara del girone di andata dalla sconfitta di misura contro Jadran Trieste (81-78). Il bilancio della prima parte della stagione lascia comunque aperte le possibilità di accesso ai play off per la squadra guidata dal coach Riccardo De Nicolao: “Finora abbiamo visto una crescita della squadra e questo è molto incoraggiante, ma allo stesso tempo questa squadra può avere dei cali per cui uno degli obiettivi della seconda metà della stagione sarà di mantenere

una costanza di rendimento che ci permetta di affrontare le prossime gare giocandocele alla pari”.

La rosa della squadra ha dimostrato una buona tenuta, è soddisfatto del rendimento?

“Volevamo un roster più equilibrato, più lungo, che potesse garantire sempre una costanza di intensità per il tipo di pallacanestro che vogliamo giocare. Talvolta ci sono state delle prestazioni individuali notevoli, sempre in crescita, ogni tanto qualche giro a vuoto, ma se riusciamo a mantenere questa profondità di roster anche qualche giornata storta riesce a essere supportata da qualche rotazione in più”.

Banca Annia resta comunque in piena

corsa playoff con un bilancio tra vittorie e sconfitte in perfetta parità (7-7). Cosa si aspetta dalla seconda parte della stagione ? “Mi aspetto che anche i giovani riescano a dare qualcosa in più. Purtroppo in questa prima parte di campionato gli infortuni ci hanno un pò condizionato: siamo stati due mesi senza Bianconi, con Biancotto che per lunghi tratti ha partecipato a pochi allenamenti. E’ un campionato molto equilibrato; Oderzo, Rozzano e Mantova hanno qualcosa in più. Saranno importantissimi gli scontri diretti: l’obiettivo è riuscire a mantener la categoria evitando i play out e tenere aperta la possibilità di puntare ai play off”.

Diego Buonocore

portare il Padova ai vertici del calcio italiano. Le tre parole chiave della nuova gestione? “Organizzazione, coinvolgimento dell’ambiente e ambizione”, ha concluso Banzato.

Una nuova vita per la città del Santo. L’era di Alessandro Banzato è iniziata e finalmente sarà possibile recitare lo slogan tanto invocato dalla piazza: “Il Padova ai padovani”.

Stefano Parpajola

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La rassegna. Dopo il restauro il complesso seicentesco di Villa Tron è diventato un punto di riferimento

“Scatola Sonora”: la stagione di Barco Teatro, viaggio nella storia della musica in 18 concerti

Con la direzione artistica di Giacomo Susani con Francesco Antonioni sono in programma concerti di improvvisazione classica e jazz, incursioni nel repertorio classico russo e nella tradizione armena, un excursus dell’evoluzione musicale dal Barocco ai primi del Novecento

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on l’inizio dell’anno è cominciata anche la nuova stagione di Barco Teatro, una serie di concerti di musica classica che ci accompagnerà fino alla fine del 2026. Inaugurato nel 2018 dopo gli interventi di ristrutturazione che hanno interessato la barchessa di Villa Tron, un complesso seicentesco collocato nei pressi dell’Orto Botanico, della Basilica di Sant’Antonio e Prato della Valle, Barco Teatro è presto diventato un punto di riferimento per i musicofili e in generale per chi desidera approfondire la propria conoscenza della musica classica seguendo un approccio accessibile ma non per questo superficiale. Con una programmazione incentrata proprio sulla musica classica, ma positivamente contaminata anche da incursioni nelle arti figurative a teatrale, da sempre la rassegna ospitata nell’ex barchessa si pone come un contenitore multidisciplinare in cui convivono e si intrecciano diverse espressioni artistiche, grazie anche alle esposizione temporanee che arricchiscono la sala.

e dal 26 settembre al 19 dicembre).

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Nel corso del 2026, in questa particolare cornice, verranno proposti diversi concerti introdotti da esperti musicologi in grado di accompagnare gli spettatori in modo leggero e preciso. Con la direzione artistica di Giacomo Susani con Francesco Antonioni, la programmazione del 2026 comprende 18 concerti divisi in due parti (dal 9 gennaio al 23 maggio

Dopo il concerto inaugurale in collaborazione con OPV, ospitata all’Auditorium Pollini, seguito dall’esibizione del Trio Hermes “L’impero e l’esilio”, nei prossimi mesi il palco ospiterà diversi tipi di performance, compresi concerti di improvvisazione classica e jazz, incursioni nel repertorio classico russo e nella tradizione musicale armena e un panorama dell’evoluzione musicale dal Barocco ai primi del Novecento. Da segnalare, inoltre, nella prima parte della stagione, l’omaggio a Gyorgy Ligeti a venti anni dalla scomparsa: la musica ricercata del musicista sarà protagonista del concerto del 21 marzo “Round Trip tra passato e presente: il gioco delle diversità”, un viaggio attraverso diverse epoche e

forme musicali tramite una sequenza di brani che, a partire da un’unica nota, si arricchiscono progressivamente fino a includere tutti i suoni. Non mancheranno gli appuntamenti dedicati ad alcuni dei più grandi compositori della storia, a partire da Bach, che verrà omaggiato il 9 maggio con “Bach - Father & Sons”, un excursus sull’intera famiglia Bach e sulle direzioni intraprese dai tre figli del compositore dopo la sua morte, e Schubert, di cui verrà presentato un movimento di un quartetto mai portato a termine dal compositore (“Lampi di luce e oscurità”, il 18 aprile). Prima di ogni evento, pubblico e artisti potranno intrattenersi condividendo un aperitivo all’interno del bar del teatro. Francesca Tessarollo

Renato Vanzelli protagonista di una retrospettiva a Palazzo Zuckermann

C’è tempo fino al primo marzo per visitare la mostra “Renato Vanzelli (1932 - 1993) - Studio d’Artista”, dedicata allo scultore padovano. Ospitata a Palazzo Zuckermann e realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e il patrocinio del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova, la mostra è una retrospettiva che si propone di ripercorrere l’intero percorso creativo dell’artista, presentando al pubblico sia le opere più note che una parte di produzione meno conosciuta, cui Vanzelli

si dedicò fra gli anni Cinquanta e Sessanta, periodo in cui lo scultore era ancora legato all’istituto d’Arte Pietro Selvatico, dove non solo si era formato, ma aveva anche insegnato cesello e sbalzo. In particolare, i visitatori potranno ammirare oggetti d’arte applicata come vasi, specchi e ciotole che parlano del dialogo intrapreso da Vanzelli con artisti quali Amleto Sartori, Mario Pinton e Paolo de Poli. È proprio con alcuni di questi oggetti che lo scultore prese parte alla Biennale di Venezia nel 1964.

Visitando la mostra si potranno

approfondire i processi, i materiali e le tecniche che hanno caratterizzato la produzione artistica di Vanzelli, grazie anche alla ricostruzione del laboratorio di via Armistizio in cui l’artista ideava le proprie opere. Conosciuto in particolare per le opere bronzee, negli anni Ottanta e Novanta l’artista si dedicò invece ad altri materiali (legno, piombo, argento, cera), con i quali realizzò delle opere caratterizzate da un elevato rigore geometrico: la mostra permetterà di ammirare anche questa parte della sua produzione. (f.t.)

Il Trio Hermès (Ginevra Bassetti violino – Francesca Giglio violoncello – Greta Lobefaro pianoforte) sul palco il 24 gennaio

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segue da pag. 1

Tre, due, uno: si parte! Il bilancio primo banco di prova per la giunta regionale

Ora, però, è il tempo delle scelte e della concretezza e, per l’appunto, il bilancio dirà, senza possibilità di smentita, se queste idee avranno gambe per camminare o, quantomeno, per partire visto che, oggettivamente, tutto subito non si potrà certamente fare. Anche perché, e questo è un tema lungamente dibattuto anche in passato, le risorse economiche non sono infinite. L’ex assessore al bilancio Francesco Calzavara già nelle scorse occasioni aveva manifestato all’allora presidente Luca Zaia tutta la sua contra-

rietà a non introdurre l’Irpef regionale. Il ragionamento di Calzavara era semplice: non ci sono soldi, il comparto produttivo è in difficoltà e non gli si può chiedere di più, servono interventi strutturali molto costosi e, con un contributo di pochi euro da far pagare ad ogni veneto, si potrebbe far quadrare il bilancio senza rinunciare a nulla. Così non è andato, come noto, poiché per Zaia il “non mettere le mani nelle tasche dei veneti” rimaneva un imperativo categorico. Si ma per avere finalmente il bilancio quanto dovremo

aspettare? Secondo le previsioni del Presidente Stefani il bilancio si dovrebbe approvare entro il prossimo aprile. Del resto l’iter è particolarmente articolato: va redatto dagli uffici su indicazione della Giunta, poi dovrà passare in tutte le commissioni consiliari prima di arrivare alla prova del Consiglio. A dirigere il traffico, dunque, ci sarà il Presidente del Consiglio, Luca Zaia che, dal suo scranno, di fatto determinerà i modi e i tempi che porteranno all’approvazione.

La nuova giunta regionale. Stefani ha scelto gli assessori, rispettati gli accordi con gli alleati

Tutti gli uomini del presidente: “Nomi di qualità

e deleghe omogenee per centrare gli obiettivi”

«Abbiamo creato deleghe omogenee per rispondere agli obiettivi strategici del nostro programma di governo e per permettere agli assessori di mettersi subito a disposizione della Regione»: così Alberto Stefani ha presentato a Palazzo Balbi la nuova giunta regionale che lo affiancherà nel governo del Veneto per i prossimi cinque anni. Sul fronte politico, il presidente ha evidenziato il rispetto degli accordi con gli alleati: cinque assessorati per Fratelli d’Italia e quattro per la Lega, con il professor Gerosa come eccezione tecnica alla guida della sanità. “Prima di tutto abbiamo messo la qualità delle figure - ha aggiunto Stefani – e scelto professionisti con comprovata esperienza in ogni ambito”.

Stefani ha voluto come Vicepresidente con deleghe a Turismo e Lavoro, Lucas Pavanetto (43 anni), geometra di Jesolo con una solida esperienza nel volontariato e nel consiglio regionale. L’assessorato alla Sanità è affidato a Gino Gerosa (68 anni), luminare della cardiochirurgia e pioniere dei trapianti a cuore fermo, che mette la sua esperienza accademica e clinica al servizio della programmazione socio-sanitaria. “È un assessorato fondamentale - ha spiegato Stefani - e ci tenevo a fare questa scelta con grande orgoglio. Il professor Gerosa è una figura di riferimento, un luminare nazionale e internazionale, con esperienze a Padova, Verona e all’estero. Sono orgoglio-

so che sia al servizio della nostra Regione e dei veneti”. Il comparto economico è guidato da Massimo Bitonci (60 anni), commercialista ed ex sottosegretario, esperto di diritto societario e finanza pubblica, incaricato di Imprese e Innovazione. Per l’agricoltura è stato scelto Dario Bond (64 anni), laureato in scienze agrarie e già deputato, con una specifica competenza nella gestione dei fondi per i comuni di confine. Filippo Giacinti (51 anni), avvocato penalista e stimato sindaco di Albignasego, assume le deleghe a Bilancio e Personale.

La rappresentanza femminile è forte: Valeria Mantovan (35 anni), laureata in giurisprudenza e già sindaco di Porto Viro, oltre

che assessore regionale al lavoro, istruzione e formazione nella precedente giunta, si occuperà di istruzione e cultura. Paola Roma (43 anni), dipendente Ulss e presidente dei comuni trevigiani, guiderà il Sociale e lo Sport; Elisa Venturini (46 anni), avvocato e già vicepresidente ANCI Veneto, un passato da sindaco di Casalserugo (Padova) per due mandati, seguirà ambiente e protezione civile.

Completano la Giunta Diego Ruzza (52 anni), psicologo dirigente ospedaliero esperto in neuropsicologia, ai Trasporti, e Marco Zecchinato (49 anni), urbanista professionista con una lunga carriera amministrativa nel vicentino, delegato a urbanistica e identità

veneta. Infine, il presidente sarà affiancato da due consiglieri delegati: l’avvocato Elisa De Berti (51 anni) per le Infrastrutture e Morena Martini (62 anni), esperta in politiche scolastiche, per la partecipazione giovanile.

Stefani ha anche parlato dell’importanza di collegare formazione e lavoro: “Entro il 2030 avremo una carenza di oltre 280.000 lavoratori qualificati e la risposta non può essere l’immigrazione, ma formare i nostri ragazzi per prepararli al mondo del lavoro. Il nostro riferimento saranno i veneti - ha concluso - e il lavoro della Giunta sarà orientato a soddisfare i bisogni concreti delle persone, con efficienza e innovazione”. (r.r.)

Entrano a Palazzo Ferro - Fini otto nuovi consiglieri

Ecco i nuovi ingressi in Consiglio regionale dopo la nomina degli assessori in giunta. La supplenza spetta al primo dei non eletti della lista o coalizione da cui proviene il neo assessore, garantendo così la continuità amministrativa. Dario Bond (Fratelli d’Italia) lascia il posto a Silvia Calligaro, la prima non eletta nella circoscrizione Belluno. Filippo Giacinti (Fratelli d’Italia) viene sostituito da Enoch Soranzo nella circoscrizione Padova. Per la circoscrizione Rovigo, Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia) cede l’incarico a Fabio Benetti. Il posto di Lucas Pavanetto (Fratelli d’Italia) nella circoscrizione Venezia viene preso da Matteo Baldan. Per quanto riguarda la Lega nella circoscrizione di Treviso, a Paola Roma subentra Stefano Marcon. Diego Ruzza (Fratelli d’Italia) della circoscrizione Verona viene sostituito da Claudia Barbera. Infine, la consigliera regionale Elisa Venturini (Forza Italia) lascia il seggio a Mirko Patron, della circoscrizione Padova, mentre al vicentino Marco Zecchinato subentra Morena Martini, della circoscrizione Vicenza. Flavio Tosi, invece, ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale.

La nuova giunta regionale del Veneto: Lucas Pavanetto vice presidente assessore al turismo e lavoro, Gino Gerosa sanità, Massimo Bitonci sviluppo economico, Filippo Giacinti bilancio, Valeria Mantovan istruzione e cultura, Paola Roma sociale e sport, Elisa Venturini ambiente e protezione civile, Dario Bond agricoltura, Diego Ruzza trasporti, Marco Zecchinato urbanistica. Consiglieri delegati Elisa De Berti infrastrutture e Morena Martini politiche scolastiche e giovani

Agsm Aim diventa Magis, Testa:

L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presentazione ufficiale del nuovo nome

“S apete cosa farà Enel? Aspetterà la fine di febbraio per vedere chi vincerà il Festival di San Remo e poi pagherà un ingaggio astronomico al vincitore e realizzerà uno spot che andrà in onda novanta volte al giorno su tutte le televisioni nazionali e che troveremo anche sui giornali e ascolteremo per radio. Noi competiamo in questo mercato, ovviamente con mezzi e strategie diversi, quindi dobbiamo essere veloci, avere inventiva, saper stare il più vicino possibile ai nostri utenti per continuare a fare bene, come stiamo facendo ora, il nostro mestiere”.

Con queste parole Federico Testa presidente di AGSM – AIM traccia la rotta per i prossimi mesi che dovranno garantire da un lato il consolidamento dei buoni risultati ottenuti e dall’altro la capacità di crescita attraverso la conduzione di nuove sfide.

Due gli architrave sui quali costruire i futuri successi: sostenibilità e federalismo energetico.

Proprio nelle scorse settimane, infatti, è avvenuto un importante cambio di passo e ha lanciato la sua nuova identità con Magis, il nuovo brand che punta alla leadership nazionale.

L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa così un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presen-

tazione ufficiale del nuovo nome. Magis, nato da una ricombinazione delle lettere del vecchio acronimo Agsm Aim, è stato svelato durante la festa di Natale del Gruppo, che ha riunito oltre settecento collaboratrici e collaboratori. Presenti al momento del reveal i vertici aziendali – oltre al presidente Federico Testa, il consigliere delegato Alessandro Russo, il vicepresidente Stefano Fracasso e i Consigli di Amministrazione – insieme ai sindaci di Verona e Vicenza, soci del Gruppo, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai.

Gli obiettivi di piano industriale 2025-2030 sono molto sfidanti. Sono infatti previsti oltre 1 ,1 miliardi di investimenti su sostenibilità, rinnovabili e mitigazione del rischio, con l’obiettivo di 1,2 milioni di clienti, per posizionare l’azienda tra i principali player nazionali e consolidare la leadership a nord est. I target economico finanziari al 2030 sono un Ebitda di 250 milioni (+53%), un utile netto di 71 milioni (+62%) e un rapporto di indebitamento inferiore al 4%.

“Il nuovo nome rappresenta quello che oggi siamo – dice il presidente Federico Testa - un’azienda pubblica solida, moderna, capace di costruire valore per i territori che l’hanno generata e per quelli in cui opererà domani. Magis interpreta bene questa direzione: custodisce un’eredità lunga

più di un secolo e la apre a nuove possibilità. Attraverso questa operazione noi vogliamo guardare al futuro, parlare di sostenibilità e avvicinarci ancora di più alle comunità locali, in particolar modo ai giovani.”

Se attraverso questa operazione Magis, l’ex AGSM – AIM, investe sulla sostenibilità l’altra partita appare ancora tutta da giocare: da tempo Federico Testa è convinto che le multi - utility possano e debbano partecipare ai bandi per la gestione delle reti elettriche per realizzare un vero e proprio “federalismo energetico”.

“Da tempo siamo impegnati su questo fronte – conclude il Presidente Testa – e siamo convinti di avere tutte le carte in regola per

poter competere. Insieme alle altre aziende del Nord abbiamo redatto un progetto solido per poter competere se e quando il Governo deciderà di fare i bandi per l’affidamento della gestione delle reti. Se la gestione non fosse, come oggi, centralizzata si innescherebbe un volano virtuoso che garantirebbe investimenti anche più cospicui sul territorio e soprattutto un risparmio sulle bollette di famiglie e aziende in un momento nel quale il costo dell’energia costituisce uno dei principali problemi per far quadrare i bilanci. Il nostro auspicio, e lo stiamo rappresentando da tempo, è che in vista delle scadenze del 2030 si cambi rotta, si scelga di pubblicare i bandi e non si proceda, come invece purtroppo sem-

brerebbe essere l’intento, ad una proroga a Enel. Non chiediamo alcun trattamento di favore, ma soltanto di poter provare a partecipare nell’interesse dei territori.” (r. r.)

Il presidente Federico Testa

Economia. Un doppio intervento che rafforza il ruolo di hub strategico del Nord-est

Interporto Padova accelera sull’Europa: nuovi collegamenti ferroviari e partner per il terminal

Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre 2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania. Selezionato il parnter internazionale e costituita la nuova società Intermodal Terminal Padova

C resce la domanda di trasporto intermodale terrestre verso l’Europa e Interporto Padova rafforza il proprio ruolo di hub strategico del Nord-Est con un doppio intervento: nuovi collegamenti ferroviari internazionali e la scelta di un partner industriale di livello mondiale per lo sviluppo del terminal intermodale.

Sul fronte operativo, è stata attivata la nuova relazione tra Padova e Zeebrugge, operata da GTS Rail, che consolida l’asse Italia–Belgio. Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre

2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio in partenza da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania: InRail, del Gruppo Autobrennero, ha attivato un servizio su Duisburg con sei circolazioni settimanali, mentre LTE Italia collega Padova al porto di Rostock, sempre con sei coppie di treni alla settimana. A fronte dell’aumento delle corse, RFI ha garantito la piena operatività domenicale della stazione merci di Interporto. Parallelamente, sul piano stra-

tegico e industriale, si è concluso l’iter di aggiudicazione della gara per la selezione del partner internazionale con cui sviluppare il terminal intermodale. Alla scadenza dei termini erano pervenute due offerte di grande rilievo, ma ad aggiudicarsi la gara è stato il raggruppamento composto da PSA Intermodal Italy NV e Logtainer SpA, con un’offerta economica di 75 milioni di euro, a fronte di una base d’asta fissata in 61 milioni. Il bando ha visto la costituzione di una nuova società, Intermodal Terminal Padova srl, alla quale sarà conferito l’asset terminalistico. Interporto Padova manterrà una partecipazione del 30% e nello statuto sono previste clausole di garanzia rilevanti, tra cui l’impossibilità di modificare la destinazione intermodale dell’area senza il consenso di Interporto, oltre a specifici diritti negli organi sociali e nella cessione delle quote. “Un traguardo molto ambizioso, che solo un anno fa appariva un sogno - sottolinea il presidente Luciano

Sintoniz zati sul

Greco -. “Primi in Italia e tra i primi in Europa, abbiamo individuato con una selezione pubblica rigorosa partner di livello globale con cui consolidare e sviluppare ulteriormente un terminal che già oggi è tra i più competitivi e innovativi”. Greco evidenzia infine il valore del partenariato pubblico-privato

che potrebbe nascere dall’operazione, “capace di inserire Padova tra i poli di eccellenza lungo le grandi rotte commerciali europee e globali”, ringraziando il personale della società, i partecipanti alla gara e la commissione giudicatrice “per il lavoro svolto con rigore, riserbo e alta professionalità”.

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Luciano Greco, presidente di Interporto Padova

L’intervista. Silvio Franceschinelli ha creato un centro europeo per lo studio delle lingue orientali

Tutti pazzi per la cultura di Corea e Giappone

“Lo studio un piacere nato da una passione”

Silvio Franceschinelli, direttore della scuola di lingue Istituto Il Mulino, è tra i fondatori dell’Associazione Giapponese Ochacaffè ed è curatore del collettivo artistico K-ble Jungle. Franceschinelli è un punto di riferimento a livello europeo per gli appassionati di cultura orientale, appassionati che nel nostro Paese sono molti più di quanto si creda. A questo punto lo ammetto, anche io sono un fan di vecchia data della cultura giapponese, ecco perché ho voluto fare una chiacchierata con Franceschinelli per provarne a capirci un po’ di più, visto che, purtroppo, non vado oltre un banalissimo “konnichiwa”.

La Scuola di Lingue Il Mulino nasce in provincia di Padova, nel Piovese. Come si costruisce, da qui, un centro di riferimento europeo per lo studio delle lingue e delle culture asiatiche?

È stata una sfida non indifferente, che molti deridevano all’inizio. Ma alcuni fattori ci hanno aiutato, in primis il fatto che chi vuole approfondire la cultura orientale non ha molta offerta, per cui parte già sapendo di doversi spostare per trovare, ad esempio, un corso di lingua, e la passione fa superare molti ostacoli. Inoltre siamo noi a spostarci molto: a febbraio sarò a Danzica (Polonia), e poi a Bucarest (Romania) e Sofia (Bulgaria) per portare degli eventi di danza K-Pop (la musica pop coreana). Abbiamo insegnanti madrelingua in molte città italiane, e prima che le lezioni online diventassero la prassi avevamo sedi a Milano, Treviso, Roma, Vicenza… Una grossa trasformazione l’ha portata la possibilità di fare riunioni e corsi di lingua online, negli ultimi anni studenti da tutta Italia seguono i

nostri corsi comodamente da casa. Giapponese e coreano sono percepite come lingue di nicchia. Eppure i numeri raccontano altro. Lingue come il tedesco e l’inglese (offriamo anche queste all’Istituto) vengono studiate soprattutto per lavoro. Giapponese e coreano, invece, si studiano per passione. Molti studenti di giapponese arrivano a noi perché amano manga e anime, mentre la musica K-Pop e i K-drama su Netflix fanno appassionare alla lingua coreana. È una bella sfida tra queste due lingue, amichevolmente le nostre insegnanti di giapponese e coreano ogni settembre e gennaio fanno la gara di quale lingua ha più iscritti!

Conoscere il giapponese o il coreano è importante per capire anche le culture di quei Paesi?

Sì, la lingua è uno dei fattori necessari a capire la cultura. Difficile avvicinarsi a Corea e Giappone senza avere almeno le basi di come funziona la lingua: da dove vengono gli alfabeti, perché i verbi sono sempre alla fine, i vari modi di dire “io” e “tu”, e molto altro.

Attraverso realtà come K-ble Jungle e Associazione Ochacaffè, ti occupi anche di divulgazione e organizzazione di eventi.

Associazione Ochacaffè vuole far conoscere agli italiani il Giappone, mentre K-ble Jungle si occupa di arte pop dall’Estremo Oriente. Queste due realtà ruotano attorno alla scuola perché ne completano l’offerta culturale. Per esempio con festival come PiPL andiamo a Piazza Grande, il centro commerciale di Piove di Sacco. Capita allora che una famiglia che sta andando a fare la spesa si divida: la madre viene allo stand a provare gli origami, la figlia si appassiona di danza

e il padre ne approfitta per chiedere informazioni sui corsi di inglese. Lavoriamo molto online e sui social ma ci piace anche incontrare la gente di persona, e i festival sono l’occasione perfetta. Oltre agli eventi locali come Rosolina Comics ad agosto e Rovigo Comics a settembre, o il Capodanno K-Pop a Padova, partecipiamo anche ai più grossi eventi nazionali come Comicon Napoli, Etna Comics Catania, o Rimini Comix.

Quanto è importante passare dalla teoria all’esperienza diretta per comprendere davvero una cultura?

È fondamentale, tanto che noi consigliamo sempre di andare a studiare la lingua e cultura in Giappone. È un’esperienza che io ho provato tanti anni fa e mi ha cambiato la vita, al punto da farmi decidere di fondare la scuola e poi anche l’associazione che aiuta gratuitamente chiunque voglia provare a vivere e studiare nella Terra del Sol Levante.

Si pensa che lingue come giapponese e coreano siano “difficilis-

sime”. È proprio così?

Non dico mai “non è difficile” né usiamo slogan come “impara il giapponese in tre mesi” perché non è possibile. Dobbiamo riabituarci a studiare per il piacere di imparare. Lo paragono alle camminate in montagna: sono dure e si fa fatica, ma in fondo il piacere è quasi più nella fatica che si fa ad arrivare che ad essere poi in vetta ad ammirare il panorama (che non è comunque male, facendo il parallelo con il momento in cui uno si rende conto di riuscire a parlare).

Dal Piovese partono collaborazioni che arrivano in tutto il mondo. Come viene percepito il vostro lavoro fuori dall’Italia?

L’intera Europa, e ancor di più l’Asia, hanno un’ammirazione profonda per l’Italia e la sua lingua e cultura, tanto è vero che accogliamo spesso stranieri che vengono a studiare italiano. Mi è capitato di fare serate come DJ di musica italiana a Tokyo e Osaka, e vedere i giapponesi che apprezzavano la nostra musica, da Modugno ai Maneskin, dai Matia Bazar ai The

Kolors, mi riempie di felicità. I nostri stessi studenti che vanno a studiare in Giappone si stupiscono di quanto i giapponesi amino e conoscano il nostro Paese, dal calcio alla lirica, dal cibo al cinema. Progetti nell’immediato futuro?

Tantissimi! Speriamo continuare a fare incontrare culture lontane, e di mandare sempre più studenti a studiare all’estero, perché di questi tempi trovo ci sia molto bisogno di incontrare altre culture da vicino, capire come ci si sente ad emigrare, cercare di comunicare con chi è diverso.

Giacomo Brunoro Il personaggio

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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K-Pop,

Un impegno quotidiano che diventa valore, dentro e fuori l’azienda

USintoniz zati

nel proprio percorso di sostenibilità con la certificazione

n nuovo, importante tra-

Despar Nord: il conseguimento della parità di genere con l’ottenimento della certificazione UNI/ PdR 125:2022, un riconoscimento che parla prima di tutto di persone.

U mino costruito nel tempo, fatto di ascolto, impegno e azioni concrete, con l’obiettivo di promuovere una cultura aziendale sempre più equa, inclusiva e rispettosa. Un percorso condiviso che ha coinvolto l’intera organizzazione e che ha portato Despar Nord – una realtà di quasi 10.000 collaboratori e collaboratrici, di cui il 62,3% donne – a sviluppare negli anni strumenti e iniziative dedicati al benessere organizzativo, all’inclusione e alla valorizzazione di ogni diversità. Scelte che hanno rafforzato il senso di appartenenza, la partecipazione attiva e la qualità della vita lavorativa.

ai valori dell’inclusione e dell’uguaglianza di opportunità, dentro

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

a validazione del sistema e dei processi interni da parte dell’ente certificatore DNV, a seguito di un’analisi approfondita e articolata, ha riconosciuto la solidità e l’efficacia delle politiche adottate da Despar Nord su numerosi indicatori. Un riconoscimento che testimonia la concretezza di un impegno quotidiano, tradotto in scelte organizzative e gestionali capaci di generare valore reale. n questa direzione, l’azienda ha definito un piano strategico e un programma di comunicazione interna dedicati ai temi della parità e dell’inclusione, con l’obiettivo di favorire un dialogo continuo, aperto e strutturato tra collaboratori, collaboratrici e Direzione.

U goglio un’azienda che crede nella creazione di valore condiviso e che investe ogni giorno nel benessere delle persone e nella coesione sociale, dando forma concreta

delle principali funzioni azien-

no, il legame con i terri-

Oltre la certificazione, la forza delle persone: Despar Nord per la parità di genere

Non solo un traguardo, ma un percorso: parità e inclusione secondo Despar Nord

prie radici in un percorso di lungo periodo che Despar Nord ha costruito negli anni, grazie all’impegno costante del management e alla volontà di dare forma a un ambiente di lavoro sempre più inclusivo e attento alle persone. Un riconoscimento che premia la capacità dell’azienda di alimentare una cultura fondata sull’uguaglianza delle opportunità e sulla valorizzazione dei talenti, anche attraverso politiche concrete di tutela della genitorialità e di equilibrio tra vita professionale e personale.

Ne parliamo con la Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli.

Direttrice Pituelli, come si è arrivati a questa certificazione?

«Il percorso è stato caratterizzato da un’analisi approfondita condotta dall’ente certificatore, che ha valutato in modo puntuale tutti i 33 indicatori previsti dalla prassi UNI/PdR 125:2022 per la categoria delle grandi aziende, in cui Despar Nord rientra. La valutazione ha interessato l’intero ciclo di gestione delle persone: dalle politiche di selezione e assunzione ai percorsi di crescita e sviluppo professionale, dall’equità salariale fino alle misure di prevenzione e

Che cos’è per Despar Nord la parità di genere e come viene misurata nel quotidiano?

«La parità di genere, per noi, è un valore profondamente radicato nella cultura aziendale, che si esprime attraverso l’inclusione e la valorizzazione delle diversità. Per rendere questo impegno sempre più concreto e misurabile, ci siamo dotati di un sistema di gestione dedicato, che ci permette di definire azioni strutturate, obiettivi chiari e traguardi verificabili, garantendo al tempo stesso trasparenza e un percorso di miglioramento continuo.»

Oggi Despar Nord può celebrare un traguardo importante all’interno del proprio percorso di responsabilità d’impresa.

«Senza dubbio. Questa certificazione non rappresenta solo un attestato formale della qualità delle iniziative messe in campo per promuovere la parità di genere, ma è soprattutto un riconoscimento dell’impegno quotidiano che l’azienda dedica alle proprie persone. Un risultato che rafforza ulteriormente il nostro percorso ESG, sia in termini di coerenza che di visione futura.»

ha ricordato più volte l’Azienda, “crescere insieme significa non

attenzione è stata inoltre
strategia ESG di Despar
La Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli

Sintoniz zati

L’intervista. Esclusiva de La Piazza Salute all’Assessore regionale alla Sanità

Medici, territorio e governance: la sanità veneta vista dall’Assessore Gerosa

In un’intervista esclusiva a La Piazza Salute, l’Assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa illustra le linee guida del nuovo corso della sanità veneta: riorganizzazione del sistema, rafforzamento del territorio, valorizzazione del personale e continuità delle cure per i cittadini veneti

Prima uscita pubblica nelle pagine di La Piazza Salute per Gino Gerosa, che ha scelto la nostra testata per raccontare, in un’intervista esclusiva, la visione con cui affronta il nuovo incarico di assessore regionale alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria. Una scelta che parte da una lunga carriera clinica e accademica e che oggi si traduce in una responsabilità ancora più ampia: non più la cura del singolo paziente, ma l’organizzazione di un sistema chiamato a rispondere ai bisogni di milioni di cittadini veneti.

Classe 1957, 68 anni, Gerosa è professore ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università degli Studi di Padova ed è stato direttore dell’UOC di Cardiochirurgia e del Programma Trapianti di Cuore e Assistenze Meccaniche dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Cardiochirurgo di rilievo internazionale, vanta oltre 450 pubblicazioni scientifiche ed è stato protagonista di interventi pionieristici, come il primo impianto italiano di cuore artificiale totale e trapianti cardiaci innovativi, anche “a cuore battente” e da donatore a cuore fermo. Un percorso che gli è valso riconoscimenti prestigiosi,

dalla Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica alla cittadinanza onoraria di Padova, fino alle onorificenze di Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

È da questa esperienza, maturata “sul campo” e alla guida di strutture complesse, che nasce la sua idea di sanità. Un ospedale che non coincide più soltanto con un edificio, ma diventa un sistema diffuso, capace di seguire il cittadino dentro e fuori le mura ospedaliere. È questa la visione dell’“ospedale liquido” delineata dall’assessore regionale alla Sanità Gerosa, che spiega come sta cambiando – e come dovrà cambiare – la sanità veneta nei prossimi anni.

«Per “ospedale liquido” intendo una struttura meno legata ai muri e ai mattoni e più vicina alle persone», chiarisce l’assessore. Un concetto che nasce dall’evoluzione profonda della società: «Ragioniamo ancora su una realtà che non esiste più. Un tempo c’erano famiglie con quattro figli, due genitori e un nonno. Oggi è l’opposto: un figlio, due genitori e quattro nonni. È evidente che l’ospedale va ripensato». Da qui l’idea di un modello capace

di adattarsi, dialogando sempre di più con il territorio e con i servizi sanitari di prossimità.

Non si tratta, però, di una riforma “miracolosa” o di obiettivi da raggiungere con soluzioni rapide. «I problemi della sanità non si risolvono con la bacchetta magica», sottolinea Gerosa. Più che di priorità, parla di un impegno quotidiano a 360 gradi: flessibilità del sistema ospedaliero, rafforzamento della sanità territoriale e delle case di comunità, ma anche ospedali iperspecialistici dove concentrare tecnologie e competenze avanzate. «Il paziente si sente davvero seguito quando l’ospedale lavora in rete con i medici di famiglia e con l’assistenza domiciliare, accompagnandolo anche nel ritorno a casa».

Un nodo centrale resta quello del personale sanitario, tema particolarmen-

te sentito anche dai lettori de La Piazza Salute. Dalle carenze negli ospedali più grandi ai turni estenuanti, fino alle difficoltà delle strutture più piccole ma strategiche e alla cronica mancanza di medici di famiglia, spesso in overbooking. «Bisogna restituire dignità sociale e professionale a chi lavora nel Servizio sanitario nazionale», afferma l’assessore senza esitazioni. «Servono trattamenti economici migliori e condizioni di lavoro più sostenibili. Solo così le professioni mediche e infermieristiche torneranno attrattive per i giovani».

Sul tema dell’ingaggio di medici stranieri, Gerosa ha una posizione netta: «Il Veneto non ne ha bisogno. In Italia non manca il numero di medici e, con quelli che operano nel SSN, otteniamo risultati migliori rispetto ad altri Paesi europei. Il vero problema è valorizzar-

li, proteggerli dall’aggressività – per fortuna minoritaria – di alcuni utenti e liberarli da una burocrazia soffocante. L’obiettivo ideale? Che il medico venga pagato per curare, non per compilare carte».

Alla domanda sui disagi psicologici dei giovani e sulle sfide legate alla cosiddetta quarta età, l’assessore riconduce tutto alla riorganizzazione complessiva del sistema: prevenzione, presa in carico precoce e continuità assistenziale saranno elementi chiave anche in questi ambiti. Infine, uno sguardo alla governance della sanità regionale. Le nomine dei nuovi direttori generali delle Ulss e delle Aziende ospedaliere rappresentano «un passaggio naturale a inizio legislatura». Senza entrare nei nomi, Gerosa assicura che «ne uscirà una bella squadra, di persone esperte e motivate», chiamate a lavorare in sintonia con il presidente Alberto Stefani e con la Giunta. Per l’assessore, il passaggio dal ruolo di cardiochirurgo a quello di responsabile politico della sanità è una sfida vissuta con entusiasmo: «In sala operatoria avevo tra le mani la vita di un solo paziente. Oggi il mio compito è occuparmi di milioni di potenziali pazienti, costruendo un’organizzazione di diagnosi e cura efficiente, lavorando in squadra con istituzioni, direttori generali e professionisti sanitari». Una prospettiva diversa, ma con lo stesso obiettivo: mettere davvero la persona al centro del sistema sanitario.

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Paola Bigon Alberto Gottardo

Pediatria. Otto camere singole con angolo cottura, quattro posti e spazi diurni in una struttura di 3.095 metri quadrati

Approvato il progetto esecutivo del nuovo hospice pediatrico: 11 milioni, otto stanze singole e assistenza 24 ore su 24

Padova consolida il proprio ruolo di riferimento nazionale in ambito sanitario, capace di tenere insieme innovazione clinica, organizzazione dei servizi e attenzione profonda alla persona. Una visione che prende forma su due fronti diversi ma accomunati dallo stesso approccio: il nuovo hospice pediatrico, pensato per bambini e ragazzi con patologie complesse, e l’attività trapiantologica renale, con percorsi avanzati di donazione da vivente e donazione samaritana che rappresentano un modello riconosciuto a livello nazionale. Il progetto del nuovo hospice pediatrico nasce nel 2021 con la presentazione del primo studio di fattibilità. Un’idea che, fin dall’inizio, ha trovato il sostegno delle istituzioni regionali e dell’azienda sanitaria, fino ad arrivare a un passaggio decisivo: il finanziamento del Ministero della Salute, pari a quasi 9 milioni di euro. Un investimento che ha permesso di proseguire il percorso progettuale e di arrivare, nel 2025, all’approvazione del progetto definitivo ed esecutivo. Il primo intervento interesserà via Falloppio 17, destinata a diventare il cuore assistenziale del nuovo hospice pediatrico. Accanto a questo nucleo centrale, il progetto prevede anche uno sviluppo più ampio: spazi dedicati alla formazione in via Sant’Eufemia e luoghi di accoglienza per le famiglie in via San Massimo. Un sistema integrato che riconosce come la cura non si esaurisca nell’assistenza sanitaria, ma debba includere anche il supporto educativo, relazionale e umano.

A sintetizzare il senso profondo dell’iniziativa è il presidente dell’associazione Miglior

Vita Possibile, che parla di «un grande impegno etico, civile e sociale», finalizzato a garantire ai bambini e ai ragazzi colpiti da malattie difficili e spesso rare «la miglior

vita possibile». Un’espressione che non indica una rinuncia alle cure, ma la volontà di offrire una vita il più possibile normale, ricca di relazioni e di opportunità, anche dentro una condizione di fragilità.

Questa impostazione si inserisce in un contesto più ampio, in cui le cure palliative pediatriche stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella medicina moderna. Un ambito che, come ricordato durante la presentazione del progetto, in passato veniva guardato con diffidenza, ma che oggi è riconosciuto come indicatore fondamentale della qualità della risposta sanitaria. Non una sconfitta della medicina, ma un modo diverso e più completo di prendersi cura. Lo stesso equilibrio tra rigore scientifico e attenzione alla persona caratterizza anche l’attività trapiantologica. Padova si conferma infatti uno dei principali centri italiani per i trapianti di rene. Dal 1988 a oggi sono stati effettuati 3.710 trapianti renali, con una crescita costante dei trapianti da donatore

vivente, che hanno raggiunto quota 856. Particolarmente significativo è il capitolo della donazione samaritana, una delle forme più alte e complesse di solidarietà in ambito sanitario. Dal 2021 al marzo 2025, a Padova sono state valutate cinque persone come potenziali donatori samaritani, dando origine a esperienze concrete che hanno attivato catene di trapianti incrociati tra diversi centri italiani. Alla base di questi percorsi c’è un protocollo rigoroso, che integra valutazioni cliniche, psicologiche ed etiche, con l’obiettivo di tutelare pienamente il donatore e, allo stesso tempo, offrire nuove possibilità di vita ai pazienti in attesa.

Che si tratti di accompagnare bambini fragili lungo percorsi di cura complessi o di trasformare un gesto di altruismo individuale in un’opportunità concreta per più persone, Padova conferma una sanità capace di guardare oltre la prestazione, mettendo al centro la persona e il valore della vita in tutte le sue fasi.

Donazione samaritana, Padova all’avanguardia nei trapianti di rene

Padova, eccellenza nei trapianti renali: 3.710 interventi e 856 donazioni da vivente, con percorsi di donazione samaritana sostenuti da rigore clinico, valutazione psicologica ed equilibrio etico

Padova si conferma uno dei centri di riferimento nazionali nel campo dei trapianti di rene, anche grazie allo sviluppo della donazione samaritana, una delle forme più alte e complesse di solidarietà in ambito sanitario. È quanto emerge dalla conferenza stampa dell’Azienda Ospedale–Università di Padova, che ha fatto il punto sull’attività trapiantologica e sulle esperienze maturate negli ultimi anni. Dal 1988 a oggi, il Centro Trapianti di Padova ha effettuato 3.710 trapianti di rene, provenienti sia da donatore deceduto sia da donatore vivente, con una crescita costante nel tempo. In particolare, i trapianti da donatore vivente hanno raggiunto quota 856, rappresentando una risorsa sempre più rilevante per ridurre le liste d’attesa e migliorare gli esiti clinici. Un capitolo specifico riguarda la donazione

samaritana, ovvero la donazione di un rene da parte di una persona che non conosce il ricevente e non ottiene alcun beneficio personale. Un gesto raro, che richiede valutazioni cliniche, psicologiche ed etiche estremamente approfondite. Dal 2021 al marzo 2025, a Padova sono state valutate cinque persone come potenziali donatori samaritani, con età comprese tra i 26 e i 73 anni; l’80% dei candidati era di sesso maschile.

Il Centro Trapianti di Padova ha già maturato esperienze concrete:

• nel 2018 il primo donatore samaritano ha permesso il trapianto di due pazienti coinvolgendo Padova e Palermo;

• nel 2024 una donazione ha dato origine a una catena di trapianti incrociati tra Padova, Bologna e L’Aquila, con tre pazienti trapiantati;

• nel 2025 un ulteriore donatore samaritano ha donato direttamente a un paziente in lista d’attesa per trapianto da donatore deceduto.

Alla base di questi percorsi c’è un rigoroso

protocollo di valutazione: il donatore deve essere pienamente capace di intendere e volere, libero da pressioni esterne, adeguatamente informato sui rischi e seguito anche dopo la donazione. Centrale è il ruolo dello psicologo, coinvolto in tutte le fasi del percorso, dalla valutazione iniziale all’accompagnamento post-operatorio, in un lavoro costante di équipe multidisciplinare. «La sfida etica – è stato sottolineato – consiste nel bilanciare il rispetto dell’autonomia del donatore con la necessità di proteggerlo da rischi, condizionamenti o fragilità non immediatamente visibili». Un equilibrio delicato, che Padova affronta con competenze consolidate e un modello organizzativo riconosciuto a livello nazionale.

La donazione samaritana resta un evento raro, ma rappresenta un segnale potente: la possibilità che l’altruismo individuale si trasformi, grazie alla medicina e all’organizzazione sanitaria, in una concreta opportunità di vita per più pazienti.

Padova rafforza il suo ruolo di eccellenza sanitaria nazionale unendo innovazione clinica e centralità della persona. Dal nuovo hospice pediatrico, sostenuto da un importante finanziamento ministeriale, ai trapianti renali e alla donazione samaritana, emerge un modello di cura etico, integrato e umano

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Sanità veneta. Attività chirurgica, leadership trapianti, grandi opere

Un 2025 da record dell’Azienda Ospedaliera Universitaria:

oltre 70 mila interventi e primato nazionale nei trapianti

Traguardi storici per l’Ospedale di Padova nel 2025: record di interventi chirurgici, crescita dei trapianti e nuovi modelli assistenziali più efficienti. Un anno che rafforza il ruolo dell’Azienda come centro di eccellenza nazionale e motore di innovazione sanitaria

Numeri in crescita, primati nazionali e investimenti senza precedenti: il 2025 si chiude come un anno record per l’Azienda Ospedale Università di Padova, che consolida il proprio ruolo di riferimento della sanità italiana, in particolare nell’area chirurgica e trapiantologica.

Tra i risultati più significativi spiccano quelli legati all’attività operatoria: per la prima volta sono stati superati i 70 mila atti chirurgici annui, un traguardo che testimonia l’elevata complessità e produttività dell’Azienda. «Nel 2025 abbiamo raggiunto 70 mila atti operatori – spiega Michele Tessarin, direttore sanitario – un dato che certifica la capacità di rispondere a una domanda crescente di prestazioni ad alta specializzazione». In ambito chirurgico Padova si conferma inoltre tra i primi cinque centri italiani per la resezione del pancreas, uno degli interventi più complessi in assoluto.

Cresce in modo deciso anche l’attività trapiantologica, che pone Padova al vertice nazionale nel 2025. I trapianti di organi solidi e di midollo sono passati da 519 a 588, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente. Nel dettaglio, sono stati effettuati 260 trapianti di rene, 142 di fegato, 32 di cuore, 37 di polmone e 11 di pancreas, per un totale di 482 trapianti di organo solido, contro i 435 del 2024. A questi si aggiungono 106 trapianti di midollo, di cui 47 da donatore, a conferma di una filiera trapiantologica completa e altamente specializzata.

Sul fronte dei ricoveri, il 2025 segna una riorganizzazione dell’attività assistenziale: crescono i ricoveri in day hospital, che raggiungono quota 12.874, mentre calano quelli ordinari, attestati a 55.411. La degenza media si mantiene contenuta – 9 giorni in area medica e 6 giorni in area chirurgica – a conferma di

percorsi di cura sempre più appropriati ed efficienti. Un bilancio positivo che si accompagna a una forte spinta sugli investimenti. «È stato un anno molto impegnativo e complesso, ma anche ricco di soddisfazioni – sottolinea Giuseppe Dal Ben, direttore generale – a partire dall’inaugurazione della nuova Pediatria, condivisa con tutta la comunità. L’attività sui trapianti rappresenta un’eccellenza in stampatello per Padova, così come l’apertura sempre più concreta al territorio, grazie alle convenzioni con le altre Ulss e allo sviluppo di attività specialistiche

ambulatoriali decentrate». Nel solo 2025 l’Azienda ha concluso investimenti edilizi per 93 milioni di euro, che portano a 105 milioni il totale degli interventi sulla sede storica ospedaliera.

Ma lo sguardo è già rivolto al futuro: è in fase avanzata il percorso per il nuovo Policlinico di Padova Est – San Lazzaro, la cui inaugurazione è ipotizzata nel 2031, con un investimento stimato in 871 milioni di euro per la sola edilizia.

Accanto a questo maxi-progetto, prosegue l’iter per il nuovo Hospice pediatrico, già in gara, che sarà ultimato nel

2027 con un investimento di 11 milioni di euro, e sono previsti 18 milioni di euro per l’installazione della nuova risonanza magnetica 7 Tesla, una delle tecnologie più avanzate oggi disponibili in ambito diagnostico. Un insieme di risultati, dati e prospettive che restituisce l’immagine di un’Azienda ospedaliera universitaria capace di coniugare eccellenza clinica, innovazione tecnologica e visione strategica, rafforzando il ruolo di Padova come hub sanitario di riferimento non solo per il Veneto, ma per l’intero Paese. Paola Bigon

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si amplia: nuovi spazi e servizi per la salute

Il Centro Radiologico e Fisioterapico SS. Trinità

Servizio Sanitario Nazionale dal 1978, garantendo accesso a prestazioni di qualità per tutti i pazienti, sia in regi-

di radiodiagnostica e terapia fisica

Nuovi spazi per la

superspecialistiche e prestazioni ortopediche tra cui infiltrazioni ecoguidate con acido ialuronico e/o fattori di crescita, mesoterapia, onde d’urto, e altre tecniche innovative per il trattamento di patologie muscolo-scheNeurologia, Endocrinologia, Pneumologia e Polisonnografia, Terapia antalgica, Psicoterapia e ses-

le persone con difficoltà motorie.

SS. Trinità si distingue per l’alta qualicolordoppler.

ultime tecnologie, e un ambulatorio specializzato in riabilitazione pelvica. Gli spazi sono progettati per rispondere a tutte le necessità riabilitative, offrendo una vasta gamma di trattamenti e terapie individuali e personalizzate per il recupero fisico e il benessere dei pazienti.

Specialità mediche per ogni esigenza

Ortopedia Superspecialistica: visite

Con l’ampliamento e l’introduzione di nuovi spazi e servizi, il Centro Radiologico e Fisioterapico SS. Trinità si conferma come un pilastro della sanità padovana, impegnato non solo a rispondere alle necessità dei pazienti, ma a migliorare continuamente l’efficacia e la qualità dei trattamenti, grazie alla combinazione di tecnologie all’avanguardia, formazione continua del personale e una visione orientata al paziente.

Prevenzione: un gesto di responsabilità verso sé stessi

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Ascoltare il corpo, prima

Nel concreto, prevenzione significa controlli ragionati, esami mirati e interpretazione competente dei risultati. Troppo spesso, infatti, si tende a sottovalutare disturbi lievi o alterazioni apparentemente insignificanti, rimandando accertamenti che potrebbero invece

In una società abituata a intervenire solo quando il problema è ormai evidente, parlare di prevenzione significa andare controcorrente. Significa fermarsi prima, ascoltare il proprio corpo, leggere quei segnali silenziosi che spesso anticipano la malattia. Non è solo una questione medica: è una scelta culturale, prima ancora che sanitaria.

Èdimensioni e valutarne le caratteristiche, soprattutto se affiancata ai dosaggi ormonali.

Un controllo sempre più rilevante, anche alla luce delle alterazioni osservate negli anni successivi alla pandemia, che hanno reso la tiroide un organo da monitorare con maggio-

rap-

presenta un vero alleato nella prevenzione: consente di osservare fegato, reni, pancreas e apparato gastrointestinale, individuando precocemente condizioni che, se trascurate, possono evolvere nel tempo e incidere signi-

funzionalità di fegato e reni, equilibrio ormo-

Prevenzione significa continuità

prevenzione non viene considerata un servizio accessorio, ma una vera responsabilità professionale.

«La prevenzione è un dovere etico», spiega Christian Marcolin, direttore del centro. «Significa prendersi cura delle persone prima che il problema esploda, accompagnarle in un percorso di consapevolezza e non limitarsi a rincorrere l’urgenza».

na: non invasiva, sicura, priva di radiazioni, ben tollerata da persone di ogni età. Consente diagnosi precoci, monitoraggi nel tempo e, quando necessario, guida procedure mirate con maggiore precisione e minori rischi.

La prevenzione non promette certezze assointervenire prima, quando farlo è più semplice, DIABETOLOGIA,

videndo ogni passaggio»

Una scelta che guarda al futuro

Tra gli esami più significativi in ottica preventiva c’è l’ecografia tiroidea, fondamentale per individuare noduli anche di piccole

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Sottoporsi a controlli preventivi non è un gesto di allarmismo, ma di maturità. È un investimento sulla propria salute, sulla serenità personale e su quella dei propri familiari.

OCULISTICA, ORTOPEDIA, OTORINOLARINGOIATRIA, PEDIATRIA, PNEUMOLOGIA, PODOLOGIA, PSICHIATRIA, PSICOLOGIA, RADIOLOGIA ECOGRAFICA, REUMATOLOGIA, UROLOGIA.

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