La Regione Veneto è pronta a partire con la propria attività amministrativa e legislativa. Dopo il braccio di ferro, concluso in verità in breve tempo, sulle presidenze delle commissioni consiliari tra Lega e Fratelli d’Italia – per la cronaca stravinta dai primi per quattro a uno – tutti gli ingranaggi sono pronti per far partire la macchina. E il primo grande banco di prova sarà l’approvazione del bilancio. Le elezioni del tardo autunno, infatti, hanno di fatto posticipato questo fondamentale passaggio. Ad oggi, infatti, la macchina e pronta per partire, ma deve fare benzina. Senza programmazione e un conseguente stanziamento di risorse, infatti, si resta fermi al di là delle buone intenzioni manifestate dal Presidente Alberto Stefani a più riprese.
E di buone intenzioni, in effetti si tratta: da un grande piano casa con alloggi a costi accessibili, a una profonda attenzione alla sanità e al sociale fino alla tanto attesa riforma delle case di riposo, alla costruzione della holding autostradale, passando per l’ambiente, il potenziamento del trasporto pubblico locale e la sicurezza. Obiettivi importanti che hanno visto, anche, un atteggiamento delle opposizioni, capitanata da Giovanni Manildo, di cauta apertura.
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Tutti gli uomini del presidente: definite deleghe e incarichi in giunta regionale
STEFANI TRACCIA LA ROTTA
PER IL VENETO: “ATTENZIONE
AL SOCIALE, CASA AI GIOVANI, SANITA’ VICINA ALLE FAMIGLIE”
La nostra intervista al presidente della Regione Veneto: “Sostegno alle imprese, puntiamo sull’innovazione, al lavoro per ridurre il peso della burocrazia”
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Agsm Aim diventa Magis, la storica multiutility e la sfida del federalismo energetico
Tutti pazzi per il Giappone, cultura e lingua nel centro studi di Franceschinelli
Il Comune punta anche su educazione stradale e chiede l’intervento della Regione per sostenere i costi della manutenzione dei ponti
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Dolo, calano le entrate ma non aumentano tasse. Autovelox spenti sulla Romea a Mira. Il centrodestra: “Troppo assistenzialismo”
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Morire di lavoro non è fatalità
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
I l 2026 è iniziato da qualche settimana, ma il Veneto ha già dovuto aggiornare il suo tragico registro dei caduti sul lavoro. Nei primi giorni dell’anno sono stati ben due i morti in azienda, entrambi in provincia di Padova, un pugno nello stomaco per queste vite spezzate nella routine quotidiana. A livello nazionale, il dato è allarmante: nei primi dodici giorni di gennaio si sono contate già 8 vittime. Non sono freddi numeri, sono persone, padri e figli che quel giorno non sono tornati a casa.
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“L’Idrovia Padova- Venezia va completata”
La questione della sicurezza idraulica resta una priorità per la Riviera del Brenta anche con il 2026, e l’Associazione Brenta Sicuro pone il tema del completamento dell’Idrovia Padova Venezia. “Si chiude con le elezioni regionali in Veneto, l’epoca del governo Zaia - spiega per l’Associazione il presidente Marino Zamboni - era che si era aperta, dopo le gravi vicende alluvionali che avevano portato a ben 32 rotture arginali, all’allagamento di Vicenza e di vaste aree del veronese e del padovano, con danni che hanno ammontato ad oltre 500 milioni di euro. Allora Zaia affermò, che i nostri fiumi erano delle “autentiche bombe ad orologeria”. Un’affermazione gravissima che ha imposto un notevole “cambio di passo” rispetto alla consuetudine che voleva tutti impegnati nell’edificazione e nella costruzione di nuove arterie stradali. Oggi abbiamo recuperato posizioni, messo in sicurezza aree stabilmente soggette ad allagamenti, anche gravi, ma permangono ancora criticità: non si è, messo mano al deficit di portata dei fiumi Brenta e Bacchiglione a sud di Padova; sono oltre 500 metri cubi al secondo che mancano nei due fiumi a sud di Padova rispetto a nord. Le conseguenze del non intervenire in maniera drastica e celere, lungo il basso percorso dei due due fiumi potrebbero essere devastanti: allagamenti e devastazioni su un’area estesa nel basso padovano e della Riviera del Brenta abitata da oltre 600.000 abitanti e con un’infinità di insediamenti produttivi”. “La nostra associazione, dal momento della sua nascita - continua Zamboni - ha anche promosso e realizzato specifiche ricerche sulle criticità rappresentate da frane ed alberature pericolose sui fiumi Brenta e Bacchiglione, ed il necessario completamento dell’idrovia Padova -Venezia - mare. Lo chiediamo forti dei documenti approvati in ben 31 consigli comunali del padovano e veneziano, nei consigli provinciali di Pd e Ve, della Regione Veneto e nella scorsa legislatura, in Parlamento”. Nette le conclusioni. “Non possiamo - afferma Zamboni - indugiare e sperare che non accadano gravi fatti senza agire per scongiurarli definitivamente. Abbiamo chiesto al nuovo governatore Alberto Stefani un incontro. Pensiamo al famoso “Piano d’Alpaos” che prevede anche il necessario completamento dell’indispensabile idrovia Padova -Venezia - Mare”.
Alessandro Abbadir
La richiesta alla Regione dell’Associazione Brenta Sicuro
Morire di lavoro non è fatalità
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
Guardando indietro, il 2025 non ha concesso tregua. I dati provvisori Inail parlano di oltre 1.010 morti sul lavoro in Italia nei primi undici mesi dell’anno. Il Veneto, cuore pulsante della nostra economia, si è confermato purtroppo ai vertici di questa classifica, secondo solo alla Lombardia, con oltre 100 decessi, con Verona che ha tristemente guidato il primato regionale, seguita da Venezia e Vicenza. Nonostante i proclami, la “zona rossa” del rischio infortunistico continua ad allargarsi, colpendo duramente i settori della manifattura e dell’edilizia. Il problema non è la mancanza di norme. L’Italia possiede una delle legislazioni sulla sicurezza più avanzate d’Europa. Il vero nodo è che la prevenzione viene spesso degradata a mero adempimento burocratico. Per troppe imprese, la sicurezza è un “faldone” da riempire per evitare multe, un costo da minimizzare o un fastidioso rallentamento della produzione. Ma la sicurezza non si fa con i timbri: si fa con la formazione vera, con l’aggiornamento tecnologico e, soprattutto, con una vigilanza che non sia solo formale. Quando il profitto o la fretta di consegnare un ordine superano la tutela del lavoratore, il sistema ha già fallito.
Non dobbiamo però cadere nell’errore della generalizzazione. Esistono imprenditori attenti che investono somme ingenti per azzerare i rischi. Ma non in tutte le aziende è così, per talune imprese la sicurezza è un costo da limare, un fastidio da aggirare. Tuttavia, la mancanza di una cultura della sicurezza riguarda talvolta anche i lavoratori stessi. La “confidenza” con gli strumenti o le macchine usate, l’abitudine al rischio o la sottovalutazione del pericolo (“abbiamo sempre fatto così”) sono nemici invisibili quanto un cavo scoperto. Indossare un dispositivo di protezione individuale non è un obbligo verso il capo, ma un patto con la propria vita.
Oltre all’inestimabile dolore umano, non possiamo ignorare l’impatto collettivo. Gli infortuni sul lavoro costano all’Italia circa 104 miliardi di euro l’anno, pari a oltre il 6% del nostro PIL. È una voragine economica che brucia risorse che potrebbero essere investite in sviluppo e stipendi. Non possiamo più permetterci di considerare queste morti come un “rischio collaterale” dell’attività d’impresa. La sicurezza deve diventare l’ossigeno del nostro modello produttivo veneto. Perché una terra che produce ricchezza, ma non garantisce il ritorno a casa dei suoi figli, è una terra che sta tradendo le sue radici più profonde: la dignità del lavoro.
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L’intervista. Incontro in redazione con presidente della Regione Veneto tra novità e prossime sfide
Stefani alla prova dei fatti: “Casa per i giovani, sanità più vicina ai cittadini e meno burocrazia”
N el primo mese alla guida del Veneto ha già impresso un ritmo serrato all’agenda politica regionale. Tra riforme per l’edilizia, tavolo per la sburocratizzazione e attenzione al sociale, il presidente Alberto Stefani delinea la rotta di un mandato che punta a rispondere alle emergenze del quotidiano. Lo abbiamo incontrato in redazione per fare il punto sui principali dossier aperti. Presidente, tra le novità di que-
ti: un patrimonio enorme che resta inutilizzato nonostante l’emergenza abitativa. Abbiamo già investito 50 milioni di euro: è l’investimento sull’housing sociale più importante di sempre per la nostra regione. È un passo avanti che riduce l’insolvenza e riqualifica gli immobili attraverso un’utenza diversa, creando un circuito virtuoso di rigenerazione urbana.
La legislatura si è aperta con la
ste settimane spicca “generazione casa”, in cosa consiste?
Si tratta di una proposta di legge di modifica della legge 39 del 2017 sull’edilizia pubblica. Su questo fronte vogliamo lavorare con forza per aprire lo spazio al cosiddetto social housing. L’idea è quella di dare una possibilità concreta a quella “area di mezzo” composta da giovani, anziani in difficoltà o determinate categorie di lavoratori. Vogliamo conferire flessibilità all’assegnazione degli immobili sulla base di caratteristiche specifiche che solo con l’housing sociale si possono gestire. Attualmente, la stragrande maggioranza del nostro patrimonio immobiliare è vincolato all’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), ma dobbiamo trovare spazio per chi non può permettersi l’acquisto di una casa o un affitto a prezzi ragionevoli, specialmente nelle grandi città e ormai anche in provincia. Abbiamo oltre 8.800 immobili sfitti perché non manutenta-
parola d’ordine “meno burocrazia”: cosa cambia nel concreto?
Il meccanismo di lavoro. Al tavolo lascerò che siano le imprese, le associazioni di categoria e i sindacati a dire alla politica quali sono le norme da modificare e le procedure da semplificare. È una nuova prospettiva: non c’è una scelta aprioristica dell’amministrazione, ma una gestione condivisa del fenomeno burocratico che parte dal basso, da chi vive questi problemi ogni giorno. Inoltre, ci tengo a sottolineare che si tratta di un tavolo a costo zero, senza gettoni di presenza per i partecipanti.
In Consiglio regionale il suo primo provvedimento è stato il progetto di legge sui caregiver. Come intendete aiutare chi assiste i propri cari ogni giorno?
In Veneto un cittadino su quattro è un caregiver: è una realtà che tocca quasi tutte le famiglie. Per questo ho preso spunto da una proposta di legge già presentata anche
dall’opposizione, perché su temi simili bisogna lavorare insieme per la soluzione migliore. Integreremo la salute territoriale con le Case di Comunità. È un processo a mediolungo termine, ma vogliamo trovare ogni soluzione possibile per supportare chi si prende cura dei familiari più fragili.
A questo proposito ha annunciato l’assistente di quartiere, una figura che però non sembra convin-
di piccoli aiuti quotidiani, come fare la spesa o un controllo cognitivo. Dove va la sanità veneta con la consulenza del professor Gerosa? Come pensate di risolvere la carenza di medici?
La sanità veneta sarà sempre più territoriale e resterà saldamente ancorata al sistema pubblico. Il professor Gerosa è un luminare che ha sempre lavorato nel pubblico e ci aiuterà in questo percorso. Nelle
Consiglio Regionale dell’Economia, un luogo di consultazione permanente con sindacati e categorie. È un’idea che abbiamo accolto con favore perché crediamo nel confronto costante per intercettare le opportunità di crescita.
Autonomia, federalismo fiscale e PFAS: temi caldi per il territorio. Qual è la situazione?
Sull’autonomia sono stato relatore del disegno di legge e voglio por-
cere l’opposizione. Cosa risponde alle critiche?
Rispondo che questa figura è già stata sperimentata con ottimi risultati proprio in Comuni amministrati dal centrosinistra. Io l’ho integrata nel contesto delle Case di Comunità, intercettando un’esigenza sentita: l’80% degli anziani che necessitano di monitoraggio quotidiano non è coperto dai servizi tradizionali. Non possiamo pensare che ci sia assistenza domiciliare integrata per tutti, è matematicamente impossibile. Allora offriamo una formazione regionale a figure certificate che, anche tramite applicazioni digitali, garantiscano un monitoraggio costante. Immaginiamo un quartiere dove un assistente visita cinque anziani, controlla i parametri e informa la famiglia tramite app. Per una famiglia significa avere serenità a un costo notevolmente più basso rispetto a una badante H24, offrendo un servizio di prossimità per chi non ha bisogno di assistenza continuativa ma
prossime settimane visiteremo le Case di Comunità per vedere lo stato dell’arte di questa riforma nazionale che deve sgravare gli ospedali. Sulla carenza di personale, dobbiamo migliorare la conciliazione vita-lavoro e investire nelle borse di specialità.
L’imbuto formativo creato negli ultimi vent’anni è il vero problema nazionale. Come Regione investiremo in borse di studio e dialogheremo costantemente con gli ordini professionali attraverso il nuovo Consiglio Regionale della Sanità. La soluzione deve essere condivisa tra medici, Ulss e istituzioni.
Parliamo di economia: alcuni dati recenti dicono che il Veneto non è più la “locomotiva d’Italia”. Quali le soluzioni?
Dobbiamo percorrere la strada dell’innovazione per restare competitivi. La Regione accompagnerà le imprese rilanciando strumenti fondamentali come Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione. Il tavolo sulla sburocratizzazione evolverà in un
tare a casa le prime materie entro la legislatura. Il federalismo fiscale cambierà il rapporto Stato-Regione e il Veneto deve essere protagonista. Sul fronte dei PFAS, la Regione ha fatto la sua parte aprendo tavoli di confronto e accelerando la messa in sicurezza d’emergenza. Attualmente è in definizione la messa in sicurezza operativa, sotto la supervisione degli enti preposti.
Un’ultima domanda personale: dal Parlamento alla presidenza della Regione, com’è cambiata la sua vita?
In realtà è cambiata fino a un certo punto. Ho sempre cercato un legame forte con la comunità, facendo il sindaco e il segretario regionale della Lega. Certo, oggi le responsabilità sono maggiori, ma essere nel proprio territorio, tra la gente che conosci, trasforma il peso dell’amministrare nella gratificazione di poter portare risultati concreti per la propria terra.
Nicola Stievano
Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ospite in redazione
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Dolo, calano le entrate, ma non aumentano tasse e costi dei servizi
L e decisioni prese dall’amministrazione comunale di Dolo per il bilancio 2026-2028, sono state influenzate dall’aumento continuo dei costi correnti per effetto delle crisi internazionali e dell’inflazione, da una riduzione delle entrate di circa 100.000 euro a causa della spending review introdotta dal Governo con la Finanziaria 2024, e da una riduzione di ulteriori 100.000 euro di entrate relative alle sanzioni del Codice della Strada. Quest’ultima per effetto della sospensione degli autovelox per la loro messa a norma. A spigarlo sono il sindaco del paese Gianluigi Naletto e l’assessore comunale al bilancio Cristina Nardo. “Seppur questi fattori pesino - spiega l’assessore al bilancio Cristina Nardo - abbiamo scelto di non incrementare le aliquote dell’Irpef e dell’Imu (soprattutto relative a
negozi e uffici), di mantenere inalterate le tariffe dei servizi a domanda individuale come ad esempio la mensa scolastica, e di effettuare un adeguamento Istat di altre tariffe mai variate
dal 2011. Anzi, la nostra scelta è stata quella di aiutare chi opera nel settore terziario (settore predominante nel nostro territorio) riducendo la tariffa per l’occupazione del suolo pubblico per
gli ambulanti del mercato del mercoledì a Sambruson incentivando nuovi inserimenti così da migliorare l’offerta mercatale alla comunità ambrosiana”. “Un bilancio - sottolinea il sindaco Gianluigi Naletto - che dopo quasi 20 milioni di investimenti alimentati dal Pnrr e da risorse comunali, registra 668.000 euro per la manutenzione straordinaria della viabilità stradale ciclabile e pedonale, insieme a 1.800.000 euro per l’adeguamento sismico e l’efficientamento energetico dell’asilo nido Pinocchio, polo educativo della prima infanzia di altissimo valore pedagogico”.”1.500.000 euro sono poi riservati alla realizzazione della Piazza del Grano - continua il sindaco - un’opera che rappresenta un riappropriarsi di uno spazio identitario, significativo sul versante culturale e relazionale per il nostro capoluogo. A
Zen (“Il Ponte del Dolo”): “Va abbassata la Cosap per il mercato di Sambruson”
Arrivano critiche dal consigliere comunale Emilio Zen del gruppo “Il Ponte del Dolo” al bilancio del Comune. “La Cosap - ha detto Zen- per i banchi del mercato settimanale di Sambruson, pur ridotta del 10% rispetto a quella di Dolo, andrebbe ulteriormente ridotta vista l’affluenza di clienti sensibilmente minore rispetto al centro. Il canone annuo di 2500 euro per 50 anni per l’area del nuovo deposito Actv, come risulta dal piano delle alienazioni e valo-
rizzazioni, sembra un po’ basso a fronte dell’impegno economico sostenuto dall’amministrazione”. Zen poi ha affrontato il tema dell’emergenza abitativa.
“Data la crescente domanda di alloggi popolari - ha detto - pur riconoscendo che nel Comune di Dolo ve ne sono a centinaia, è opportuno programmare ulteriori interventi di restauro con Ater e soprattutto interloquire con il nuovo governo della Regione affinché Ater sia messo nella condizione, soprattutto
finanziaria, di rispondere alle nuove esigenze abitative”. Dagli interventi rivolti ai giovani in campo sportivo e culturale, pur presenti, manca dice Zen ”uno spazio aggregativo autogestito tutelato per la fascia d’età dai 16-17 ai 20 anni”. ”Sul piano triennale delle opere aggiornato - conclude - condivisibile, in primis il secondo stralcio di Piazza del Grano, mancano momenti informativi”. Perciò il consigliere Zen ha chiesto una commissione ad hoc. (a.a.)
questo spazio ritrovato, seguirà la riqualificazione di via Piave e delle aree pubbliche circostanti, generando una condizione attrattiva di pregio nell’ambito della cultura, del turismo e della socialità. Un intervento atteso da diversi decenni, che riafferma nella storia veneta e veneziana la centralità di Dolo nell’ambito del commercio e dei servizi alla persona”. “Su un bilancio quasi 15 milioni di euro - conclude il Naletto - le risorse dedicate alla tenuta del sistema sociale sono oltre 4.000.000 di euro: fragilità e nuove povertà devono trovare risposte concrete e tempestive da parte di una amministrazione a misura di persona che, come Dolo, ha come obbiettivo fondamentale il bene comune dove nessuno in stato di fragilità e di bisogno possa rimanere solo”.
Alessandro Abbadir
Il municipio di Dolo
Tempo di bilanci/2. Approvato nelle scorse settimane lo strumento finanziario dell’ente
Entrate, mancherà mezzo milione di euro causa degli autovelox spenti
Via libera del Consiglio comunale di Mira nelle scorse settimane, al nuovo bilancio di previsione 2026-2028 del Comune che per il sindaco Marco Dori “continua a garantire, senza aumenti nella tassazione e nelle tariffe, una serie di importanti servizi per la cittadinanza: sociale, scuola, cultura, sport che da sempre caratterizzano Mira”. Fra i punti di rilievo ci sono aumenti per gli stanziamenti per la gestione ordinaria dei ponti, 410.000 euro, e per i cimiteri, circa 378.000 euro. Il bilancio di parte corrente si attesta a quasi 29 milioni di euro e contiene, oltre al funzionamento della “macchina amministrativa”, risorse per la tutela del territorio, dell’ambiente e del verde pubblico, per la protezione civile, per la promozione turistica, per attività in favore dei giovani, per l’accesso allo sport, per le due biblioteche, per il teatro, per l’asilo nido, per progetti culturali, di sensibilizzazione alla mobilità sostenibile e di valorizzazione dei beni comuni oltre alle manutenzioni necessarie per un territorio vasto quasi 100 chilometri quadrati. “Sul fronte opere pubbliche
- dice il sindaco Marco Dori - una prima risposta alla criticità sofferte ad agosto, è lo stanziamento di 490.000 euro complessivi per interventi per la mitigazione del rischio idraulico. Significativi sono, inoltre, gli oltre 1,6 milioni sulle scuole, il milione di euro per la riqualificazione dei centri urbani di Oriago, Borbiago e Piazza Vecchia-Gambarare, un altro milione di euro per interventi sulla viabilità, i 135.000 euro per la manutenzione straordinaria della piscina comunale”. “Come ogni anno, arrivare alla “quadratura” non è stato semplice - spiega poi l’assessore al bilancio Riccardo Martin. Se da un lato non vi è più il peso di un importante debito ventennale estinto nel 2025, dall’altro, a complicare le cose, vi sono l’attuale contesto macroeconomico, il persistere dell’instabilità geopoliti-
ca, i costanti rincari cui anche un ente locale è sottoposto, e cosiddette le “spending review”, ossia i tagli governativi introdotti dalle leggi di bilancio del 2023 e del 2024, che implicano una riduzione di risorse in spesa corrente per il nostro ente di oltre 190.000 euro all’anno per tutto il triennio 20262028. Di questi, circa 120.000 euro annui rappresenteranno solo un accantonamento che potrà essere utilizzato per spese d’investimento l’anno successivo ma da nord a sud d’Italia la criticità di tutti i Comuni è rappresentata dalla spesa corrente”. A pesare è anche l’incertezza sul fronte delle entrate dal codice della strada, già ridottesi sensibilmente nel corso del 2025 rispetto al trend cui Mira era da anni abituata e che prudenzialmente sono state ulteriormente ridotte, parliamo di oltre 500.000 euro netti sul 2026. “Vale la pena infine ricordare - sottolinea Martin - che il bilancio sarà, come sempre, uno strumento di programmazione e gestione dinamico e flessibile, capace di adeguarsi a nuove esigenze”.
Alessandro Abbadir
Dall’opposizione le critiche: “Troppo assistenzialismo e cantieri a rischio”
Opposizioni di centrodestra all’attacco a Mira sulla questione del bilancio comunale.“E’ stato approvato - spiega il consigliere di Coraggio Italia Paolo Lucarda - il bilancio di previsione 2026–2028, un documento che il nostro gruppo non può condividere. A colpire è la sproporzione delle risorse destinate al comparto sociale: 11 milioni di euro, ben il 32% dell’intero bilancio comunale viene assorbito da questa voce. Nessuno mette in discussione la necessità di sostenere chi vive in condizioni di fragilità”. “La solidarietà - continua Lucarda - è e deve restare un valore fondante di una comunità civile, ma riteniamo profondamente sbagliata l’impostazione complessiva dell’amministrazione Dori che emerge da questo bi-
lancio. e che continua a privilegiare un modello assistenzialistico anziché promuovere politiche di autonomia, responsabilizzazione e inclusione attiva. Il welfare non può limitarsi all’erogazione continua di contributi: deve accompagnare le persone verso l’autosufficienza. Il rischio concreto è che Mira diventi, di fatto, un grande centro di accoglienza permanente, senza prospettive di integrazione reale né di sostenibilità nel medio-lungo periodo. Ancora più grave è il confronto con le risorse destinate allo sviluppo economico: al turismo, che rappresenta uno dei veri motori dell’economia mirese, appena lo 0,12% del bilancio”. “Serviva un cambio di passo - conclude Lucarda - meno assistenzialismo e più politiche
attive, meno spesa improduttiva e più investimenti capaci di generare sviluppo. Per queste ragioni abbiamo espresso contrarietà al bilancio”. Critici anche i consiglieri di Fratelli d’ Italia. “Una delle ragioni per le quali non siamo favorevoli al bilancio - spiega il capogruppo Antonio Mendolia - attiene all’attuazione delle opere pubbliche. Infatti, per molte di esse, se ne parla da quasi un decennio e i tempi di attuazione sono molto stretti (giugno 2026) in quanto beneficiano delle risorse del Pnrr. La preoccupazione è che vengano perduti i fondi Pnrr e che il Comune debba trovare ingenti risorse proprie per l’attuazione di opere già messe a cantiere o sospenderne l’attuazione”. (a.a.)
Signficativi gli oltre 1,6 miioni di euro destinati alle scuole di Mira, il milione di euro per la riqualificazione dei centri urbani di Oriago, Borbiago e Piazza Vecchia-Gambarare
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Il municipio di Mira
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Trasporti pubblici. Nelle scorse settimane l’annuncio di Infrastrutture Venete
Ritornano, fra le polemiche, i treni sulla linea ferroviaria Mestre-Adria
S i è tenuto nelle scorse settimane, il tavolo tecnico convocato dalla Regione del Veneto, Infrastrutture Venete e Trenitalia (Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) volto ad aggiornare i sindaci dei Comuni interessati dall’attraversamento della linea ferroviaria Adria- Mestre sul programma degli interventi di elettrificazione e ammodernamento in corso. La linea Mestre - Adria in Riviera del Brenta, attraversa i Comuni di Campolongo, Campagna Lupia, Camponogara, Dolo e Mira. Il direttore generale di Infrastrutture Venete, Alessandra Grosso, e Ivan Aggazio, direttore regionale Veneto di Trenitalia, hanno annunciato la riapertura al pubblico della linea, e la prosecuzione di alcune lavorazioni residuali che avverranno in parallelo alla riattivazione del servizio ferroviario per gli utenti. “L’avanzamento complessivo dei lavori ha raggiunto
circa il 90%, per un investimento complessivo pari a 41milioni di euro totali - commenta il direttore generale di Infrastrutture Venete Alessandra Grosso che aggiunge come “il posticipo della conclusione dell’intervento è principalmente dovuto alla difficoltà di reperire personale specializzato e ad ulteriori interventi di manutenzione resisi indispensabili, incluso il rinforzo complessivo della linea ferroviaria. Si tratta però di lavori fondamentali per raggiungere un obiettivo comune: il potenziamento dell’offerta di trasporto regionale e la piena integrazione dei servizi nel territorio”.
Con la riapertura che è scattata a metà dello scorso dicembre, ha ripreso la circolazione ferroviaria sulla linea e i lavori saranno svolti nelle fasce di interruzione programmata della circolazione ovvero dalle 22,30 alle 5,30 per la sospensione notturna e dalle 8,30
alle 12,30 per l’interruzione diurna. Per ridurre i disagi ai viaggiatori, per le corse previste in queste fasce orarie, Trenitalia ha attivato servizi sostitutivi con gli autobus. I lavori di elettrificazione si concluderanno entro il primo semestre del 2026. Con la riapertura della Adria–Mestre, “Trenitalia potrà operare su tutte e tre le linee previste nel contratto sottoscritto a settembre 2024, comprendenti inoltre le tratte Rovigo–Chioggia e Rovigo–Verona”.
Nonostante l’annuncio della riapertura della linea, che era ferma da tempo, non sono mancate le proteste da parte degli utenti, soprattutto pendolari e studenti per il fatto che nelle ore centrali del giorno, il servizio resta ancora sostituito dai bus. “In questi mesi di fermo - dice il sindaco di Mira Marco Dori - ho avuto modo di incontrare alcuni pendolari. Devo dire che continua la richiesta di
molti di loro di arrivare direttamente a Venezia, anzi, qualcuno ha avanzato anche una proposta alternativa, di collegare direttamente la Stazione di Porta Ovest con Venezia, evitando il cambio di treno a Mestre.
Questo per i pendolari vorrebbe dire risparmiare tempo e preoccupazioni di ritardo. Diversi utenti,
Contro i natanti troppo veloci sul Naviglio arrivano i barca velox
Anche Mira è pronta ad accogliere e sperimentare i barcavelox. A dirlo è il sindaco Marco
Dori dopo il grido d’allarme lanciato da cavanisti e fruitori della laguna. “Raccolgo - dice Dori - le preoccupazioni del presidente dei cavanisti e dico che già in agosto avevo scritto al Comune di Venezia chiedendo informazioni su questo strumento, dando la massima disponibilità per poter ospitare alcuni di questi strumenti, anche per testarli. Chiunque frequenti la Laguna
sud ha notato quanto sempre più spesso vi siano imbarcazioni guidate ad alta velocità e in maniera spericolata, soprattutto nei fine settimana. Questo purtroppo causa pericoli e danni all’ambiente e il moto ondoso sta rovinando gli argini. Penso anche alle sponde del Naviglio”. Anche qui per il Comune, si potrebbero testare i barca velox, per verificare le andature di crociera dei tour operator, ma anche per monitorare l’andamento dei barchini privati e delle house boat. Ab-
mi dicono, hanno abbandonato il treno per passare ad Actv o all’auto, proprio per questo tema”. Un tema quello del rilancio della linea Mestre Adria, che fa proprio anche il sindaco di Dolo Gianluigi Naletto che chiede il rispetto dei tempi nella conclusione dei lavori. Alessandro Abbadir
biamo ricevuto durante l’estate diverse segnalazioni di piccole imbarcazioni che sfrecciavano, incuranti magari di chi era in acqua per praticare sport come canoa o voga. Anche in questo caso si tratta di semplice maleducazione, che i barca velox potrebbero correggere”. Il sindaco ha anche delle idee su dove collocare questi strumenti: “Dove li potremmo mettere? Sicuramente a Giare, Dogaletto, Moranzani, ma anche sul Naviglio e per accedere all’Idrovia”. (a.a.)
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Asfaltature al via nel 2026 per decine di strade del territorio
V ia libera della giunta di Mira nelle scorse settimane al documento d’indirizzo progettuale per l’asfaltatura di importanti strade di tutta la città. Il Comune ha individuato una serie di interventi necessari sul territorio comunale nell’ambito del programma di messa in sicurezza di strade, ponti e viadotti. Complessivamente l’investimento ammonterà a 840 mila euro ed è stato finanziato con avanzo di bilancio e oneri di urbanizzazione. L’opera è inserita all’interno del Programma Triennale dei lavori pubblici 2025-2027. Le aree individuate presentano situazioni di degrado e scarsa praticabilità nell’ambito di quartieri molto popolati e con la presenza di attività produttive e commerciali. Le strade interessate saranno: in località Oriago via Ghebba; via Risato e Bellin; Riviera San Pietro e via Venezia (dall’incrocio con via Stazione Oriago sino al ponte di Piazza Mercato). A Gambarare in via Chiesa Gambarare. A Mira Porte via Di Vittorio e Riviera Matteotti. A Marano in via Sotto il Monte. Ad Amolaro, via Malpaga -Trescievoli. Sono previsti anche due interventi relativi alla realizzazione di dossi ad Amolaro sempre in via Malpaga -Trescievoli; e a Mira Porte via Di Vittorio.
“L’obiettivo strategico è di risolvere i fattori di degrado, instabilità e pericolosità attraverso interventi mirati che restituiscano la piena performance della sede stradale e la sua messa in sicurezza, con conseguente eliminazione dei pericoli derivanti dai dissesti del manto d’asfalto (avvallamenti, buche, cedimenti, etc.) e congiunto miglioramento della viabilità
e della mobilità lenta o debole - spiega l’assessore ai lavori pubblici Stefano Lorenzin. I cantieri saranno svolti per tratti progressivi senza dove chiudere la circolazione stradale. Qualche disagio potrà essere inevitabile, cercheremo di ridurlo al minimo: chiediamo un po’ di pazienza e comprensione rispetto a un piano che ci consentirà di avere strade migliori e più sicure”.
I lavori interesseranno una superficie totale stimata di 35.086 metri quadrati. Per quanto riguarda le tempistiche, tenuto conto dei tempi di progettazione esecutiva e di gara, i lavori partiranno questa estate. Soddisfatto il sindaco. “In questi mesi abbiamo svolto un’attività capillare di controllo e mappatura dello stato manutentivo delle vie, capendo bene dove è necessario mettere mano e con quali priorità - sottolinea il sindaco Marco Dori. Andiamo a intervenire su strade fondamentali per la viabilità cittadina e dei singoli quartieri sistemando situazioni che non si possono più rimandare. Alla fine avremo strade più funzionali e anche esteticamente migliori”.
Animalisti contro l’abbattimento di un toro, il sindaco denuncia
Insulti e anche minacce si sono levate nei confronti del sindaco Marco Dori e della sua famiglia sui social, da parte di animalisti dopo che nelle scorse settimane, il primo cittadino di Mira, ha ordinato l’abbattimento di un toro imbizzarrito di 400 chili che era scappato dall’azienda agricola dei fratelli Zecchin in via Molinella. Il sindaco però, è intenzionato a non farla passare liscia e di fronte alle minacce alla moglie e alla figlia, ha incaricato un legale ad agire in tutte le sedi preposte se si configureranno in questi comportamenti dei chiari reati nei messaggi postati. L’ abbattimento del toro è stato autorizzato alla polizia provinciale dal Comune “per motivi di pubblica incolumità e dopo aver valutato il parere del veterinario che ne ha valutato lo stato psicofisico del bovino e in accordo con i proprietari dell’animale”. Animale che emerge anche dai racconti dei titolari dell’azienda agricola, era irrequieto da giorni. Dai pareri acquisiti dagli esperti dell’Usl 3, non era possibile così procedere alla narcotizzazione, perchè ormai il toro era irrimediabilmente fuori controllo. (a.a.)
Alessandro Abbadir
della Comunità”, tutto sarà pronto prima dell’estate
C on l’arrivo del 2026 arriva anche una bella novità per i cittadini di Mira: sarà aperta finalmente la nuova Casa della Comunità. I lavori per la realizzazione della nuova struttura di Mira in via Nazionale 34, nell’area dell’ex campo da rugby, si sono conclusi infatti con la fine del 2025. Prima dell’estate di quest’anno, sarà chiusa l’attuale sede del distretto sanitario di “Villa Lenzi” e attivati i servizi sanitari previsti nella nuova sede. La palazzina della nuova Casa della Comunità, è organizzata in due piani. E’ un edificio di 1315 metri quadri. Il finanziamento complessivo è di circa 3 milioni e 600mila euro; più della metà dei fondi (2 milioni di euro) provengono dal Pnrr, mentre il resto è quasi totalmente coperto da finanziamenti regionali. Dentro la Casa della Comunità, saranno molti i servizi offerti.
Ci sarà la presenza di un punto unico di accesso, ci saranno sportelli di Cup aziendale e ci sarà la presenza di una equipe multi professionale di specialisti ambulatoriali e medici. Non mancherà la presenza di un consultorio, di un centro prelievi di servizi diagnostici di base, dell’assistenza domiciliare. Ci sarà una rafforzata integrazione con i servizi sociali del Comune di Mira. “La
nuova Casa della Comunità di Mira - dice il direttore dell’area sociale dell’Usl 3 Massimo Zuin - finalmente è realtà. La struttura è stata completata, ora manca solo una risistemazione interna collocando gli arredi e l’attivazione dei servizi sanitari previsti. Il 2026 sarà l’anno in cui i miresi potranno avere una struttura all’avanguardia, che è attesa da oltre 20 anni. Quella attuale nel corso dei decenni era diventata davvero obsoleta.
Un grande aiuto per la sua realizzazione va detto, è stato l’arrivo dei fondi Pnrr”. “La rete delle “Case di Comunità” presuppone - ribadisce Zuin - un miglioramento dei servizi sanitari per i cittadini, a partire da un diverso punto di vista, che privilegi i bisogni e le fragilità. Ancora maggiore, inoltre, dovrà essere l’integrazione tra servizi sanitari e servizi sociosanitari; e le nuove strutture che sono state costruite ex novo come a Mira consentiranno di rendere concrete per i cittadini, più in fretta e meglio nuove e più moderne linee di indirizzo che puntano a cambiare il volto della sanità territoriale. Ora che i lavori sono conclusi, si tratta solo di renderla funzionale con arredi e servizi. Succederà entro giugno 2026”. Tanta la soddisfazione di Francesco Sacco, medico ed ex assessore del Comune di Mira ora consigliere comunale di maggioranza in consiglio. Per anni si è battuto per la realizzazione del nuovo distretto. “Il fatto che i lavori sono conclusi - dice - fa tirare un sospiro di sollievo. Nel corso dei decenni il nuovo distretto di Mira si sarebbe dovuto costruire prima in via Oberdan poi ad Oriago e infine si è scelto via Nazionale nell’ex campo da rugby, dove è sorto”.
Alessandro Abbadir
Addio all’ex vicesindaco e giornalista Davide Meggiato
Un grave lutto ha colpito nelle scorse settimane Mira. E’ morto all’ospedale di Dolo all’età di 58 anni, a causa di una malattia oncologica Davide Meggiato, ex vicesindaco di Mira ed ex cronista dalla Riviera del Brenta per un quotidiano locale. Meggiato lavorava come caposervizio per i servizi museali di Venezia per la cooperativa Socio Culturale. Ad esprimere cordoglio per la sua morte è il presidente della società Paolo Dalla Bella. Prima di lavorare ai servizi museali, Meggiato era stato cronista della “Nuova di Venezia e Mestre” negli anni Novanta e fino all’inizio degli anni Duemila. Contemporaneamente in quel periodo lavorava anche nel piccolo negozio di cosmetica del papà. Rilevante il suo impegno per Mira, il suo territorio, un paese che amava davvero. E’ stato vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune dal 2007 al 2012, con la giunta di centrosinistra guidata dall’allora primo cittadino Michele Carpinetti. Lo ricorda con con affetto l’assessore del Comune di Venezia Paolino D’Anna. “Con Meggiato - dice D’Anna - abbiamo fatto un percorso insieme quando con altri amici abbiamo fondato “Progetto Comune” e poi confluimmo nella Margherita”. Cordoglio arriva anche dal sindaco Marco Dori. “Ho un ottimo ricordo, sia nelle vesti di vicesindaco, sia in quelle di giornalista, di storico e conferenziere. A nome di tutta l’amministrazione porgiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e a quanti gli hanno voluto bene. In consiglio comunale osserveremo un minuto di silenzio in suo ricordo”. Ha lasciato la moglie Elisa e il fratello Riccardo. (a.a.)
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Infrastrutture. Sono videosorvegliati tutti i ponti, tranne quello davanti all’ex Mira Lanza e la passerella di Valmarana
Danni ai ponti per oltre 100 mila euro, entro il 2026 telecamere e divieti per i mezzi pesanti
Il sindaco Marco Dori annuncia il completamento della videosorveglianza su tutti i ponti di Mira entro il 2026. Stanziate le risorse anche per le ultime due strutture ancora scoperte, per contrastare una “tassa occulta” che pesa sui cittadini
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a decenni il territorio mirese ha un problema, quello della manutenzione dei ponti. Per fare manutenzione sui 9 ponti fra pedonali e viari ci mette ogni anno quasi mezzo milione di euro. Ma oltre alla manutenzione il Comune deve fare attenzione anche a chi i ponti li danneggia . Non si sono fermate infatti neanche durante le festività a Mira, gli episodi di danneggiamento di arredi urbani, viari e ponti. In tutto il 2025 il Comune ha dovuto far fronte a danni per oltre 100 mila euro su questo versante.
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L’ultimo episodio si è verificato il 30 dicembre, e il responsabile è stato individuato e sarà sanzionato. Il sindaco di Mira Marco Dori a questo punto assicura: entro il 2026 tutti i ponti di Mira saranno tele sorvegliati. “Il 2025 - spiega Dori in una nota - si è chiuso con un altro danneggiamento ad un ponte, quello davanti al Municipio di Mira, sempre causato da un camion in transito nonostante i divieti di circolazione ai mezzi pesanti .Per fortuna le telecamere hanno incastrato questo camion, e ora la polizia locale lo sta rintracciando per le dovute sanzioni. Con quanto spendiamo per i ponti, una vera tassa
occulta sulle spalle dei cittadini, non possiamo che accelerare con la copertura video. Al momento sono video sorvegliati tutti, tranne quello davanti all’ex Mira Lanza e la passerella di Valmarana. Ma con l’ultimo assestamento abbiamo messo le risorse anche per queste ultime due telecamere. I danneggiamenti su ponti e strade collegate, ci sono costati oltre 100 mila euro”. Ma le novità non finiscono qui. “Nel 2026 entrerà in vigore - dice Dori - il progetto per il divieto di accesso ai mezzi pesanti di attraversamento soprattutto sulla Brentana.
Oltre alle sanzioni serve lavorare sulla cultura e sull’educazione stradale, coinvolgendo imprese e associazioni di categoria e chi governa le informazioni sui navigatori”.
L’attesa per il divieto di transito dei mezzi sulla Brentana da parte di residenti e operatori turistici, dura ormai da anni, e il Comune ha fatto capire in più di una occasione, di essere pronto a partire in autonomia con la sperimentazione. “Purtroppo - conclude il sindaco Marco Dori - la manutenzione dei nostri 9 ponti sul Naviglio del Brenta, è molto costosa. Nell’ultimo bilancio abbiamo aumentato gli stanziamenti per la loro movimentazione e manutenzione. Sono soldi che potremmo investire altrove. L’auspicio è che, dato che il traffico fluviale è turistico, ma non porta un euro al Comune, la Regione intervenga sostenendo questa spesa o mettendoci nelle condizioni di poter chiedere un contributo a chi usufruisce dei servizi di apertura e chiusura dei ponti. C’è un nuovo presidente alla guida della Regione Veneto, torneremo sicuramente alla carica”.
Alessandro Abbadir
Impianti fotovoltaici sopra le scuole del territorio
Entro la fine del 2026 saranno realizzati impianti da 60 kilowatt sulla scuola Petrarca di Borbiago; uno da 40 kw sulla scuola elementare Ippolito Nievo di Gambarare; e tre impianti da 7 kw ciascuno sui tre centri civici di Mira Taglio (Palladio), Oriago (Centro anch’io) e Borbiago, a fini di autoconsumo. La realizzazione degli impianti fotovoltaici proseguirà con un ulteriore intervento sulla scuola De Amicis di Marano, finanziato autonomamente da fondi Gse, da realizzarsi entro il 2027 per dare piena attuazione alle Cer. “Ricordiamo - spiega l’assessore Stefano Lorenzin - inoltre l’impianto di prossima installazione dei nuovi spogliatoi del calcio a Valmarana. Complessivamente l’investimen-
to sarà di 367.271,39 euro, finanziati per 167.271,39 euro con contributo del Gse (già incassati da altro intervento) e per 200 mila euro con avanzo di amministrazione”.
Il Gse, acronimo di Gestore dei Servizi Energetici, è una società pubblica italiana, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha il compito di promuovere le energie rinnovabili e
l’efficienza energetica in Italia. “Sin dal suo insediamento, questo Comune lavora sull’efficientamento di scuole ed edifici pubblici - precisa infine l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Lorenzin - in particolare, sulla produzione di energia rinnovabile, puntando all’abbattimento dei consumi e al rispetto crescente per l’ambiente, sfruttando tutti i fondi disponibili”. (a.a.)
Sicurezza domestica. Inverno rigido, manutenzioni in calo per motivi economici
La crisi spinge al fai da te: caldaie trascurate, code e rischi per le famiglie
S
iamo entrati in pieno inverno e le temperature sono rigide, le caldaie sono accese a pieno regime per riscaldare gli ambienti, nulla di nuovo ma spesso non si conoscono le conseguenze, anche economiche di un gesto semplice come quello legato al riscaldamento domestico. “Sulla pulizia delle caldaie ora incidono anche i problemi economici delle famiglie. Assistiamo infatti ad un calo di manutenzioni soprattutto da parte di famiglie con redditi più bassi. Troppe persone poi si affidano a tecnico fai da te mettendo a repentaglio la sicurezza“. A sottolinearlo è Andrea Bernardi capo categoria degli impiantisti ed installatori per l’Associazione Artigiani e Piccola Impresa ‘Città della Riviera del Brenta’ e il segretario dell’Associazione Giorgio Chinellato, che fanno il punto della situazione. All’Associazione Artigiani della Riviera sono iscritte circa 120 aziende di installatori ed impiantisti di cui circa 30 aziende fanno attività di caldaisti. “In questo momento assistiamo - spiega Bernardi - a migliaia di richieste per la pulizia e manutenzione delle caldaie. La pulizia va programmata per tempo per non ritrovarsi a dover aspettare settimane prima di veder arrivare un tecnico qualificato, con gli impianti ormai accesi per l’abbassamento delle temperature”.
Nel comprensorio della Riviera del Brenta ogni anno si fanno fra famiglie, attività produttive e negozi più di 80 mila controlli di manutenzione (sono oltre 50 mila le famiglie) ad altrettante caldaie. Un impianto manutentato è un impianto che risparmia notevolmente in termini di consumi ed è più sicuro. E costa mediamente tra i 150 e i 200 euro mediamente ad intervento mentre i costi per l’installazione di nuovi impianti, purtroppo a causa dell’aumento delle materie prime, sono aumentati. “Ci sono però anche dei vantaggi in arrivo con dei nuovi bonus impianti che permetteranno - aggiunge Bernardi - di recuperare oltre metà del costo del nuovo impianto in 1 al massimo 2 anni complessivamente. Ci sono inoltre delle precauzioni da prendere”. Soprattutto per l’installazione ed il controllo è importante che
non siano chiamati caldaisti e manutentori fai da te e che venga trascritto sul registro regionale l’operazione di controllo e manutenzione per essere in regola con la normativa. Andrea Bernardi evidenzia anche la crescita delle comunità energetiche nel comprensorio della Riviera del Brenta. “In questo momento ne sono presenti 4 nel comprensorio, e sono in aumento. Sono realtà sempre più apprezzate per i risparmi e i vantaggi che riescono a far avere agli aderenti”.
Protezione civile per una nuova cultura della prevenzione
“La Sicurezza entra nelle scuole” è il progetto che la Protezione civile di Dolo propone per aiutare i ragazzi delle scuole dolesi ad acquisire elementi sulla sicurezza individuale e di gruppo al fine di formare una cultura ed una consapevolezza su tematiche sempre più importanti dovute a situazioni domestiche, a eventi calamitosi, alla cultura della prevenzione e del soccorso. Coordinatore del progetto per il gruppo comunale dei volontari di Protezione Civile di Dolo è Giuseppe Di Vilio ed ha come referenti scolastici Domenico Caregnato e Franca Sbrogiò. Le lezioni saranno tenute all’interno delle classi. o negli spazi della scuola, nel periodo che va da gennaio sino ad aprile. Il progetto
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prevede di spiegare cos’è e cosa fa la Protezione Civile attraverso gli elementi di previsione, prevenzione, soccorso e superamento dell’emergenza. Inoltre spiegherà cosa si intende per sicurezza: in casa, a scuola, in strada, nei posti di lavoro, nell’ambiente circostante. Saranno affrontate problematiche legate all’incendio, al fuoco, al terremoto, al temporale, alla tromba d’aria e tornado e agli altri fenomeni naturali: il modo corretto per prevenirli e affrontarli. La Protezione civile osserva. “Questo progetto è diretto a far crescere negli insegnanti e nei ragazzi e nelle loro famiglie, una nuova e diversa acquisizione di nozioni indispensabili per la sicurezza personale e collettiva e all’assunzione di comportamenti corretti per poter affrontare con certezza le varie situazioni di emergenza. Riteniamo suggerire che dopo gli ultimi eventi naturali, talvolta catastrofici, che hanno visto coinvolte diverse realtà locali, nazionali e mondiali, è importante che la scuola diventi il primo canale di informazione ed evoluzione di quello che è il concetto di protezione civile” . (l.p.)
Lino Perini
Andrea Bernardi
Tre giovani premiati per la copertina Kollant 2026
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omento di condivisione e festa all’istituto professionale di Stato Cesare Musatti che nelle scorse settimane, nell’auditorium della scuola, ha ospitato la premiazione di ‘Copertina Catalogo Kollant 2026’ che ha visto tre studenti particolarmente talentuosi dell’istituto professionale di Stato ad essere premiati.
Con lo scopo di unire scuola e impresa, il concorso di Kollant valorizza creatività, responsabilità e futuro professionale. Kollant srl, azienda produttrice di biocidi, ha promosso questa iniziativa che ha coinvolto diverse classi dell’istituto chiamate a progettare la copertina del prossimo catalogo aziendale e che ha visto protagonisti i futuri professionisti della grafica pubblicitaria, è stata un vero e proprio esperimento creativo, in cui gli studenti hanno toccato con mano una sfida impegnativa e hanno messo in gioco le loro abilità per comunicare i valori di branding che Kollant abbraccia da sempre. Una giuria interna ha selezionato tre elaborati, assegnando altrettanti premi con un valore concreto per il futuro professionale degli studenti. “Non abbiamo chiesto un semplice esercizio grafico: abbiamo affidato una responsabilità narrativa,” è stato sottolineato durante il momento di premiazione da Arianna Fracasso, direttore marketing dell’azienda, che ha aggiunto:“la scuola è un laboratorio umano in cui si formano i professionisti di domani, il concorso, infatti, nasce con un intento chiaro: aprire una porta tra aula e mondo del lavoro, accorciando la distanza tra teoria ed esperienza”. E centrale è stato il tema della libertà creativa: “la libertà del pensiero è il terreno in cui il talento mette radici e coincide con la capacità di scegliere e di sostenere, con coerenza, una visione”. Al concorso gli studenti hanno risposto con progetti che uniscono identità personale e linguaggio visivo, portando in azienda frammenti autentici di creatività, non imitazione ma invenzione.
“Questo premio non è un punto d’arrivo, è un faro lungo il percorso - ha evidenziato il dirigente scolastico del Musatti, Enrico Santini rivolgendosi ai premiati -. Coltivate la vostra libertà interio-
re: quando incontra il coraggio, può cambiare il mondo”.
L’iniziativa conferma l’impegno di Kollant nel dialogo con il territorio e nel sostegno ai giovani creativi, promuovendo un’educazione al progetto che tiene insieme visione, tecnica e impatto reale. Coinvolgere i giovani in questo progetto non significa solo valorizzarne il talento, ma condividere con loro una missione di lungo termine: proteggere il pianeta attraverso idee e soluzioni concrete. La collaborazione con l’azienda è frutto dell’esperienza Formazione Scuola Lavoro degli studenti.
La 5 A del Liceo Galilei si ritrova dopo 27 anni
E’ sempre un momento nostalgico ritrovarsi dopo del tempo. E’ quanto accaduto agli studenti della 5^A del liceo Galilei di Dolo che hanno deciso di fare una ‘rimpatriata’ dopo 27 anni con l’obiettivo di programmare una grande festa in primavera per tutti. Gli ex studenti della sezione scientifica con doppia lingua inglese e francese del 1998, si sono ritrovati per una cena nella quale il tempo sembrava non essere mai passato. All’incontro, oltre agli studenti, erano presenti anche due professori, Giuseppe Basana e Sebastian Amato, disegno e
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francese, che hanno accettato con entusiasmo l’invito, riportando tutti, almeno per una sera, tra i banchi di scuola. Peraltro é stata la prima classe che ha svolto tutte le lezioni nel nuovo stabile di via Curzio Frasio che ora ospita oltre 1200 studenti. Nessuna interrogazione a sorpresa né note sul registro, ma brindisi e aneddoti, si sono intrecciati alle storie di chi è rimasto in Riviera, chi ha girato il mondo, chi è tornato da poco dopo esperienze lontane. Il filo rosso è stato il ricordo degli anni del liceo, di una classe unita, vivace, capace di ritrovarsi con lo stesso spirito di allora. Qualcuno ha riesumato un cimelio mitico: un numero di Cogito, il giornalino di istituto, con l’articolo più letto che ha scatenato risate, scherzi e commenti come se si fosse ancora nei corridoi del liceo. Il gruppo ha poi lanciato una nuova sfida: organizzare in primavera un grande aperitivo aperto non solo alla 5A, ma anche alle classi diplomate in quegli anni, perché le storie, le amicizie e gli amori di allora si intrecciavano oltre i confini di una sola sezione. Il liceo Galilei ha un suo gruppo ‘facebook’ con 850 iscritti. (l.p.)
Lino Perini
Approvato il polo logistico nell’ex Veneto City
E ’ stato approvato il progetto del polo logistico che sorgerà nell’area dell’ex Veneto city, al posto dell’avveniristico progetto del polo commerciale che doveva costruirsi fra Arino e in parte nel comune di Pianiga. E’ stato dato mandato al sindaco Gianluigi Naletto di sottoscrivere l’accordo di programma relativo alla realizzazione di un polo logistico che, secondo quanto precisato dal sindaco Naletto e dal vicesindaco Bellomo, risulterà innovativo e sostenibile grazie all’investimento privato che darà lavoro a 400 persone realizzando un beneficio pubblico di infrastrutture che si aggira a circa 14.000.000 di euro, senza contare
le opere di mitigazione idraulica per un valore di circa 3.000.000 di euro assieme ad un bosco di 126.000 mq, l’equivalente di 12 campi da calcio.
“Si tratta di un modello progettua-
le – ha sottolineato il sindaco - che concretizza il principio costituzionale di sussidiarietà, in cui pubblico e privato si ritrovano a co-pianificare assieme una visione di futuro radi-
cato su un’economia reale, e non virtuale come lo era l’idea di Veneto City, capace di uno sviluppo concreto e per tutti.” Molte le reazioni a questa approvazione. Critico e sorpreso l’ex consigliere della Lega Giovanni Fattoretto. “Dicono che il centro direzionale era più impattante. Non credo visto che sorgeranno capannoni dove arriveranno 500 Tir al giorno che porteranno un traffico veicolare in aumento spropositato senza che via sia un casello autostradale a ridosso e per il quale non si sta facendo nulla per aprirlo”. Il consigliere Emilio Zen de ‘Il Ponte del Dolo’, gruppo che all’epoca era fortemente contrario a ‘Veneto city’
appare più ‘morbido’. “Dopo il definitivo naufragio di Veneto City, con il nuovo progetto si vanno a modificare alcuni punti come la superficie territoriale che da 232.219 mq passa a 327.000 mq, aumentandola del 30% circa; la superficie fondiaria che da 161.119 mq passa a 255.388 mq, aumentandola del 37% circa, con il conseguente proporzionale aumento della superficie coperta. Inoltre cambia l’altezza degli edifici. La mia richiesta é che la superficie coperta sia ulteriormente ridotta a vantaggio dell’area verde boschiva, cosa utile in prossimità di una fonte inquinante qual è l’autostrada”.
Caterina Contin premiata come maestra ottica e vincitrice del premio Ottica Innovativa
Grande soddisfazione per Caterina Contin che ha ricevuto, nella splendida cornice di Palazzo Borghese a Firenze, un importante riconoscimento in occasione della cerimonia di premiazione dei ‘Maestri Ottici’ e dei ‘Negozi Storici Italiani’. Caterina Contin prosegue la tradizione di famiglia che dura oltre un secolo ed ha ricevuto la targa di riconoscimento sia per le sue indiscusse capacità professionali maturate con studi e continui
aggiornamenti ma anche perché porta avanti un’attività nata con negozio storico ultra secolare perché l’inizio dell’attività di fotografia e successivamente di ottica ‘Contin’ risale a maggio 1903. Sempre in quest’occasione Caterina Contin ha avuto l’onore di ricevere anche il premio ‘Ottica Innovativa 2.0’, un riconoscimento dedicato a quelle attività in cui si possono evidenziare importanti innovazioni di marketing, comunicazione, servizio, di
processo, tecnologiche, gestionali e sociali e che si segnalano per originalità, replicabilità e potenzialità di sviluppo. Caterina Contin, ha così commentato il prestigioso riconoscimento. “Un premio che oltre a riempirmi di orgoglio, dà valore al lavoro fatto in questi anni in cui ho cercato di distinguere l’attività da semplice negozio che ‘vende occhiali’, cercando di offrire soluzioni visive personalizzate ed un’esperienza che unisce tecnologia,
Stop alla carta d’identità cartacea dal 3 agosto 2026
Importante pro-memoria per gli oltre duemila dolesi che sono attualmente in possesso di una carta d’identità cartacea. In Italia a partire dal 3 agosto 2026 le carte d’identità su supporto cartaceo non saranno più valide come documenti di riconoscimento, indipendentemente dalla loro
scadenza, come stabilito dalla Circolare 76/2025 del Ministero dell’Interno. Saranno accettate esclusivamente le Carte d’Identità Elettroniche (CIE), in conformità al Regolamento (UE) 2019/1157 che introduce nuovi standard di sicurezza per i documenti di identità all’interno dell’Unione
Europea. Pertanto, chi è ancora in possesso di una carta d’identità cartacea dovrà programmare per tempo la sua sostituzione con la Carta d’Identità Elettronica (C.I.E.). Si consiglia di richiederla anche prima della data limite del 3 agosto 2026. Il comune dolese ricorda che il rilascio della carta
professionalità e calore umano”. La ‘maestra ottica’ Contin ha poi ricevuto un riconoscimento comunale e le congratulazioni, nel corso di un recente Consiglio, direttamente dal sindaco Gianluigi Naletto a nome dell’amministrazione comunale. Il primo cittadino ha ricordato come “Nata nel 1903, l’ottica Contin e’ oggi un centro di indagini e soluzioni visive personalizzate che unisce tecnologia, professionalità e relazione umana”. (l.p.)
d’identità non è immediato e non sarà più possibile richiedere quella cartacea nemmeno per urgenze. Si può già d’ora prenotare un appuntamento con tre modalità, online, indirizzando una richiesta a sicittadino@comune.dolo.ve.it oppure telefonando al numero 0415121937. (l.p.)
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Politica regionale. Il neo consigliere racconta la sua ascesa politica
Matteo Baldan, il salto politico di un giovane esponente del centrodestra
D ai banchi del consiglio comunale di Mirano a quelli di Palazzo Ferro Fini: Matteo Baldan, 39 anni, esponente di Fratelli d’Italia, spicca il salto nella politica regionale. Fresco di elezione tra i banchi del partito di Giorgia Meloni, Baldan racconta una vittoria che lo ha sorpreso nelle dimensioni, ma non nella sostanza. “Non mi aspettavo un numero così alto di preferenze (oltre 4mila ndr) – ammette – però ero certo che il lavoro di squadra impostato negli ultimi due, tre anni avrebbe portato a un grande risultato. È un successo collettivo”.
L’elezione segna per lui un passaggio di scala, non di tono: la rivendicazione di un radicamento costruito passo dopo passo resta il filo conduttore. Baldan insiste sul “noi” più che sull’“io”, attribuendo al gruppo il merito di un risultato che nelle urne lo ha proiettato tra i più votati della lista. L’agenda che porta a Venezia profuma di territorio. Per Baldan la priorità è ricucire la distanza tra Regione, amministrazioni locali e cittadini: “Va mi-
gliorato il dialogo con i Comuni, che sono il primo presidio di governo e affrontano i problemi di tutti i giorni. Dobbiamo garantire un canale diretto e più efficiente con la Regione”. Nel suo lessico tornano le parole prossimità e ascolto, con l’idea di un Veneto capace di accorciare le distanze tra policy e bisogni reali. La mediazione con i municipi, nelle sue intenzioni, non è una formalità istituzionale ma la condizione per politiche efficaci: dai servizi essenziali alla manutenzione del territorio, passando per le risposte a famiglie e imprese. Dentro questa cornice, due priorità su tutte: sociale e sanità di prossimità. “Sono questioni da prendere in mano subito, urgenti a ogni livello”, sottolinea, rivendicando il focus della coalizione di centrodestra sui giovani: “I giovani di oggi sono gli uomini e le donne di domani: è giusto che siano tra le priorità di programma”.
Il capitolo giovani viene declinato come investimento strategico: opportunità, responsabilizzazio-
ne, prospettive di crescita. Un’attenzione che, nelle attese di Baldan, dovrà tradursi in strumenti concreti e misurabili lungo la legislatura. Il metodo, assicura, sarà pragmatico. “Non ci si deve fermare di fronte a polemiche o giochi politici”, dice.
L’identità delle forze in campo resta, ma alcune materie chiedono convergenza: “Ogni partito ha la propria visione, maggioranza e opposizione comprese. Ma esistono temi che devono essere trasversali, pur mantenendo le rispettive provenienze politiche”. La ricerca di convergenze su dossier sensibili è la bussola che propone all’aula di palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto. Non una resa delle identità, precisa, ma la disponibilità a costruire maggioranze larghe quando il merito lo consente.
Se l’orizzonte si allarga a tutta la regione, Baldan non intende recidere le radici miranesi. Conferma che manterrà il seggio in consiglio comunale: le due cariche non
Vittorio Marchesi incanta con “Viaggio nella bellezza”
L’artista dolese Vittorio Marchesi continua a ricevere consensi per le sue opere come testimoniato dalla recente mostra alla galleria “J. Tintoretto” di Meduna di Livenza in provincia di Treviso. La mostra ‘Viaggio nella bellezza’ è stata organizzata dall’Istituto Comprensivo Pasiano Chions Pravisdomini e fa parte di un progetto itinerante che vedrà l’artista prossimamente esporre anche in Friuli Venezia Giulia. Vittorio
Marchesi è nato a Schuls (Svizzera) nel 1965 ma risiede da tantissimo tempo a Dolo. Dopo la laurea in psicologia e gli studi in filosofia si é dedicato maggiormente allo studio della tecnica pittorica rinascimentale, dipingendo copie di Leonardo, Caravaggio, alcuni fiamminghi tra cui Rachel Ruysh, Abraham Mignon, Jan Davidsz de Heem, Jan Van Huysum, Jan Van Eyck. Una delle sue forme espressive molto amate riguar-
da la pittura dell’acqua nelle sue infinite forme. Attualmente si sta occupando della copia di alcuni pannelli dell’ “Agnello Mistico” di Jan van Eyck. Ha partecipato a vari concorsi. Numerosi le recensioni che lo riguardano e che ne testimoniano le capacità. “Grandiosa la pittura di Vittorio Marchesi. Il suo realismo è quanto di più piacevole ci si può aspettare da un pittore” ha osservato Dino Marasa mentre “un iperrealismo
sono incompatibili. Una scelta che vuole essere anche un segnale: il contatto con la città come bussola dell’azione a Venezia. “Il territorio deve avere voce” – ribadisce – “e noi dobbiamo farci trovare presenti, ascoltare e restituire risposte”. La scelta di rimanere in municipio si inserisce in questo schema: un doppio sguardo, locale e regionale,
che non lascia nulla al caso e che permette all’astante di fruire di ogni dettaglio, di ogni particolare, per godere pienamente della vista di tali capolavori”, ha evidenziato Sandro Serradifalco, infine Salvatore Russo ha sottolineato. “Vittorio Marchesi è un Maestro di grande raffinatezza ed eleganza segnica e stilistica. Un sapiente uso del pennello e delta tecnica ad olio su diversi supporti, dal legno alla tela”. (l.p.)
per portare in aula criticità e buone pratiche, facendo da ponte tra le richieste che nascono nei quartieri e la capacità della Regione di programmare e finanziare interventi. Il test, come sempre, sarà nei fatti: tempi di attuazione, qualità dei provvedimenti, verifica degli esiti.
Riccardo Musacco
Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.
È il momento giusto per concederti di provare qualcosa che ti rappresenti
Matteo Baldan
L’edizione. Brugnaro:
Dal mito allo sport: il Carnevale di Venezia celebra Milano-Cortina
“Olympus
– Alle origini del gioco” intreccia Carnevale, Olimpiadi e tradizione
Quando il gioco si fa arte e la sfida diventa bellezza, Venezia si innalza sull’Olimpo. Dal 31 gennaio al 17 febbraio 2026, il Carnevale di Venezia dedica la sua nuova edizione all’anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 con il tema “Olympus – Alle origini del gioco”, un grande racconto collettivo che unisce mito, storia, arte e sport, riportando il gioco al centro della festa come valore culturale, sociale e identitario.
Il calendario degli appuntamenti è stato presentato a Ca’ Farsetti dal sindaco Luigi Brugnaro, dal consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni Giovanni Giusto, dal direttore artistico Massimo Checchetto e dal direttore generale di Vela spa Fabrizio D’Oria. Un’edizione che si annuncia diffusa, con il coinvolgimento di tutti i quartieri della città, terraferma e isole comprese, inclusiva e fortemente simbolica, capace di parlare a pubblici diversi e di intrecciare la tradizione veneziana
con il grande evento olimpico internazionale.
L’apertura è fissata per sabato 31 gennaio in Piazza San Marco con il Gran Ballo di Carnevale con Bridgerton, primo grande appuntamento spettacolare. Domenica 1 febbraio entrerà nel vivo la programmazione storica con la Festa Veneziana, il suggestivo corteo acqueo lungo il Canal Grande, che culminerà con lo scoppio della Pantegana sotto il Ponte di Rialto, rito simbolo dell’inizio del Carnevale. Nella stessa giornata partiranno gli spettacoli sul palco di Piazza San Marco, le sfilate delle maschere più belle, la selezione delle Marie e la carrellata dei carri allegorici in terraferma, a partire da Dese.
“Il Carnevale di Venezia 2026 è un messaggio che parte dalla nostra storia e parla al mondo – ha dichiarato il sindaco Brugnaro -. Nell’anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi abbiamo scelto di raccontare il gioco come linguaggio universale, capace di unire gene-
razioni e culture. Venezia ha sempre trasformato la competizione in bellezza e la partecipazione in meraviglia, anticipando lo spirito olimpico fondato su rispetto, talento e condivisione”.
“Olympus” richiama la mitologia greca e l’armonia tra corpo e mente, ma anche la Venezia dei secoli passati, quando il Carnevale era teatro di regate, acrobazie, tornei e prove di abilità collettiva. Dalle Forze d’Ercole alle battaglie rituali sul Ponte dei Pugni, la città ha storicamente trasformato la sfida in spettacolo e rito condiviso.
Il tema ha permesso una partnership con la Fondazione Milano Cortina 2026 e l’inserimento del Carnevale nel programma ufficiale della Cultural Olympiad – The Arts Programme. Un legame che si rafforzerà con il passaggio della Fiamma Olimpica a Venezia il 22 gennaio 2026, nel suo viaggio attraverso il Veneto verso MilanoCortina. “Il gioco accompagna l’uomo da sempre – ha sottoline-
Giusto – e Venezia ne è stata protagonista. Dal 31 gennaio al 17 febbraio calli e campi torneranno a essere spazi di incontro, competizione e meraviglia”. Per Checchetto, il Carnevale diventa “un viaggio simbolico dal mito allo sport moderno, dove gli dèi e gli atleti condividono la stessa forza ispiratrice”. D’Oria ha infine ribadito l’impegno per “un Carnevale accessibile, sicuro e sostenibile, capace di emozionare cittadini e visitatori”. Non mancheranno poi, come sempre, i grandi appuntamenti esclusivi nei palazzi storici in cui feste private animeranno le notti veneziane tra balli, musica, buon cibo e in cui il gioco della seduzione e dell’ambiguità, dietro una maschera, la farà da padrone. L’immagine guida dell’edizione 2026 si ispira al dipinto La Festa del Giovedì Grasso in Piazzetta di Gabriel Bella, a suggellare il dialo-
go tra iconografia storica e visione contemporanea. Come in ogni Carnevale, tutto è metamorfosi: il mortale si fa divino e il gioco diventa mito. Venezia si conferma così palcoscenico universale, capace di ricordare al mondo che il gioco, come il sogno, è eterno. Riccardo Musacco
ato
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CORTINA D’AMPEZZO, BELLUNO
segue da pag. 1
Tre, due, uno: si parte! Il bilancio primo banco di prova per la giunta regionale
Ora, però, è il tempo delle scelte e della concretezza e, per l’appunto, il bilancio dirà, senza possibilità di smentita, se queste idee avranno gambe per camminare o, quantomeno, per partire visto che, oggettivamente, tutto subito non si potrà certamente fare. Anche perché, e questo è un tema lungamente dibattuto anche in passato, le risorse economiche non sono infinite. L’ex assessore al bilancio Francesco Calzavara già nelle scorse occasioni aveva manifestato all’allora presidente Luca Zaia tutta la sua contra-
rietà a non introdurre l’Irpef regionale. Il ragionamento di Calzavara era semplice: non ci sono soldi, il comparto produttivo è in difficoltà e non gli si può chiedere di più, servono interventi strutturali molto costosi e, con un contributo di pochi euro da far pagare ad ogni veneto, si potrebbe far quadrare il bilancio senza rinunciare a nulla. Così non è andato, come noto, poiché per Zaia il “non mettere le mani nelle tasche dei veneti” rimaneva un imperativo categorico. Si ma per avere finalmente il bilancio quanto dovremo
aspettare? Secondo le previsioni del Presidente Stefani il bilancio si dovrebbe approvare entro il prossimo aprile. Del resto l’iter è particolarmente articolato: va redatto dagli uffici su indicazione della Giunta, poi dovrà passare in tutte le commissioni consiliari prima di arrivare alla prova del Consiglio. A dirigere il traffico, dunque, ci sarà il Presidente del Consiglio, Luca Zaia che, dal suo scranno, di fatto determinerà i modi e i tempi che porteranno all’approvazione.
La nuova giunta regionale. Stefani ha scelto gli assessori, rispettati gli accordi con gli alleati
Tutti gli uomini del presidente: “Nomi di qualità
e deleghe omogenee per centrare gli obiettivi”
«Abbiamo creato deleghe omogenee per rispondere agli obiettivi strategici del nostro programma di governo e per permettere agli assessori di mettersi subito a disposizione della Regione»: così Alberto Stefani ha presentato a Palazzo Balbi la nuova giunta regionale che lo affiancherà nel governo del Veneto per i prossimi cinque anni. Sul fronte politico, il presidente ha evidenziato il rispetto degli accordi con gli alleati: cinque assessorati per Fratelli d’Italia e quattro per la Lega, con il professor Gerosa come eccezione tecnica alla guida della sanità. “Prima di tutto abbiamo messo la qualità delle figure - ha aggiunto Stefani – e scelto professionisti con comprovata esperienza in ogni ambito”.
Stefani ha voluto come Vicepresidente con deleghe a Turismo e Lavoro, Lucas Pavanetto (43 anni), geometra di Jesolo con una solida esperienza nel volontariato e nel consiglio regionale. L’assessorato alla Sanità è affidato a Gino Gerosa (68 anni), luminare della cardiochirurgia e pioniere dei trapianti a cuore fermo, che mette la sua esperienza accademica e clinica al servizio della programmazione socio-sanitaria. “È un assessorato fondamentale - ha spiegato Stefani - e ci tenevo a fare questa scelta con grande orgoglio. Il professor Gerosa è una figura di riferimento, un luminare nazionale e internazionale, con esperienze a Padova, Verona e all’estero. Sono orgoglio-
so che sia al servizio della nostra Regione e dei veneti”. Il comparto economico è guidato da Massimo Bitonci (60 anni), commercialista ed ex sottosegretario, esperto di diritto societario e finanza pubblica, incaricato di Imprese e Innovazione. Per l’agricoltura è stato scelto Dario Bond (64 anni), laureato in scienze agrarie e già deputato, con una specifica competenza nella gestione dei fondi per i comuni di confine. Filippo Giacinti (51 anni), avvocato penalista e stimato sindaco di Albignasego, assume le deleghe a Bilancio e Personale.
La rappresentanza femminile è forte: Valeria Mantovan (35 anni), laureata in giurisprudenza e già sindaco di Porto Viro, oltre
che assessore regionale al lavoro, istruzione e formazione nella precedente giunta, si occuperà di istruzione e cultura. Paola Roma (43 anni), dipendente Ulss e presidente dei comuni trevigiani, guiderà il Sociale e lo Sport; Elisa Venturini (46 anni), avvocato e già vicepresidente ANCI Veneto, un passato da sindaco di Casalserugo (Padova) per due mandati, seguirà ambiente e protezione civile.
Completano la Giunta Diego Ruzza (52 anni), psicologo dirigente ospedaliero esperto in neuropsicologia, ai Trasporti, e Marco Zecchinato (49 anni), urbanista professionista con una lunga carriera amministrativa nel vicentino, delegato a urbanistica e identità
veneta. Infine, il presidente sarà affiancato da due consiglieri delegati: l’avvocato Elisa De Berti (51 anni) per le Infrastrutture e Morena Martini (62 anni), esperta in politiche scolastiche, per la partecipazione giovanile.
Stefani ha anche parlato dell’importanza di collegare formazione e lavoro: “Entro il 2030 avremo una carenza di oltre 280.000 lavoratori qualificati e la risposta non può essere l’immigrazione, ma formare i nostri ragazzi per prepararli al mondo del lavoro. Il nostro riferimento saranno i veneti - ha concluso - e il lavoro della Giunta sarà orientato a soddisfare i bisogni concreti delle persone, con efficienza e innovazione”. (r.r.)
Entrano a Palazzo Ferro - Fini otto nuovi consiglieri
Ecco i nuovi ingressi in Consiglio regionale dopo la nomina degli assessori in giunta. La supplenza spetta al primo dei non eletti della lista o coalizione da cui proviene il neo assessore, garantendo così la continuità amministrativa. Dario Bond (Fratelli d’Italia) lascia il posto a Silvia Calligaro, la prima non eletta nella circoscrizione Belluno. Filippo Giacinti (Fratelli d’Italia) viene sostituito da Enoch Soranzo nella circoscrizione Padova. Per la circoscrizione Rovigo, Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia) cede l’incarico a Fabio Benetti. Il posto di Lucas Pavanetto (Fratelli d’Italia) nella circoscrizione Venezia viene preso da Matteo Baldan. Per quanto riguarda la Lega nella circoscrizione di Treviso, a Paola Roma subentra Stefano Marcon. Diego Ruzza (Fratelli d’Italia) della circoscrizione Verona viene sostituito da Claudia Barbera. Infine, la consigliera regionale Elisa Venturini (Forza Italia) lascia il seggio a Mirko Patron, della circoscrizione Padova, mentre al vicentino Marco Zecchinato subentra Morena Martini, della circoscrizione Vicenza. Flavio Tosi, invece, ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale.
La nuova giunta regionale del Veneto: Lucas Pavanetto vice presidente assessore al turismo e lavoro, Gino Gerosa sanità, Massimo Bitonci sviluppo economico, Filippo Giacinti bilancio, Valeria Mantovan istruzione e cultura, Paola Roma sociale e sport, Elisa Venturini ambiente e protezione civile, Dario Bond agricoltura, Diego Ruzza trasporti, Marco Zecchinato urbanistica. Consiglieri delegati Elisa De Berti infrastrutture e Morena Martini politiche scolastiche e giovani
Economia. Il presidente mette in guardia sulla concorrenza dei grandi player e lancia la sfida
Agsm Aim diventa Magis, Testa: “Siamo una società che funziona ma non possiamo vivere sugli allori”
L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presentazione ufficiale del nuovo nome
“S apete cosa farà Enel? Aspetterà la fine di febbraio per vedere chi vincerà il Festival di San Remo e poi pagherà un ingaggio astronomico al vincitore e realizzerà uno spot che andrà in onda novanta volte al giorno su tutte le televisioni nazionali e che troveremo anche sui giornali e ascolteremo per radio. Noi competiamo in questo mercato, ovviamente con mezzi e strategie diversi, quindi dobbiamo essere veloci, avere inventiva, saper stare il più vicino possibile ai nostri utenti per continuare a fare bene, come stiamo facendo ora, il nostro mestiere”.
Con queste parole Federico Testa presidente di AGSM – AIM traccia la rotta per i prossimi mesi che dovranno garantire da un lato il consolidamento dei buoni risultati ottenuti e dall’altro la capacità di crescita attraverso la conduzione di nuove sfide.
Due gli architrave sui quali costruire i futuri successi: sostenibilità e federalismo energetico.
Proprio nelle scorse settimane, infatti, è avvenuto un importante cambio di passo e ha lanciato la sua nuova identità con Magis, il nuovo brand che punta alla leadership nazionale.
L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa così un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presen-
tazione ufficiale del nuovo nome. Magis, nato da una ricombinazione delle lettere del vecchio acronimo Agsm Aim, è stato svelato durante la festa di Natale del Gruppo, che ha riunito oltre settecento collaboratrici e collaboratori. Presenti al momento del reveal i vertici aziendali – oltre al presidente Federico Testa, il consigliere delegato Alessandro Russo, il vicepresidente Stefano Fracasso e i Consigli di Amministrazione – insieme ai sindaci di Verona e Vicenza, soci del Gruppo, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai.
Gli obiettivi di piano industriale 2025-2030 sono molto sfidanti. Sono infatti previsti oltre 1 ,1 miliardi di investimenti su sostenibilità, rinnovabili e mitigazione del rischio, con l’obiettivo di 1,2 milioni di clienti, per posizionare l’azienda tra i principali player nazionali e consolidare la leadership a nord est. I target economico finanziari al 2030 sono un Ebitda di 250 milioni (+53%), un utile netto di 71 milioni (+62%) e un rapporto di indebitamento inferiore al 4%.
“Il nuovo nome rappresenta quello che oggi siamo – dice il presidente Federico Testa - un’azienda pubblica solida, moderna, capace di costruire valore per i territori che l’hanno generata e per quelli in cui opererà domani.
Magis interpreta bene questa direzione: custodisce un’eredità lunga
più di un secolo e la apre a nuove possibilità. Attraverso questa operazione noi vogliamo guardare al futuro, parlare di sostenibilità e avvicinarci ancora di più alle comunità locali, in particolar modo ai giovani.”
Se attraverso questa operazione Magis, l’ex AGSM – AIM, investe sulla sostenibilità l’altra partita appare ancora tutta da giocare: da tempo Federico Testa è convinto che le multi - utility possano e debbano partecipare ai bandi per la gestione delle reti elettriche per realizzare un vero e proprio “federalismo energetico”.
“Da tempo siamo impegnati su questo fronte – conclude il Presidente Testa – e siamo convinti di avere tutte le carte in regola per
poter competere. Insieme alle altre aziende del Nord abbiamo redatto un progetto solido per poter competere se e quando il Governo deciderà di fare i bandi per l’affidamento della gestione delle reti. Se la gestione non fosse, come oggi, centralizzata si innescherebbe un volano virtuoso che garantirebbe investimenti anche più cospicui sul territorio e soprattutto un risparmio sulle bollette di famiglie e aziende in un momento nel quale il costo dell’energia costituisce uno dei principali problemi per far quadrare i bilanci. Il nostro auspicio, e lo stiamo rappresentando da tempo, è che in vista delle scadenze del 2030 si cambi rotta, si scelga di pubblicare i bandi e non si proceda, come invece purtroppo sem-
brerebbe essere l’intento, ad una proroga a Enel. Non chiediamo alcun trattamento di favore, ma soltanto di poter provare a partecipare nell’interesse dei territori.” (r. r.)
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Il presidente Federico Testa
Interporto Padova accelera sull’Europa:
collegamenti ferroviari e partner per
Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre 2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania. Selezionato il parnter internazionale e costituita la nuova società Intermodal Terminal Padova
C resce la domanda di trasporto intermodale terrestre verso l’Europa e Interporto Padova rafforza il proprio ruolo di hub strategico del Nord-Est con un doppio intervento: nuovi collegamenti ferroviari internazionali e la scelta di un partner industriale di livello mondiale per lo sviluppo del terminal intermodale.
Sul fronte operativo, è stata attivata la nuova relazione tra Padova e Zeebrugge, operata da GTS Rail, che consolida l’asse Italia–Belgio. Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre
2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio in partenza da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania: InRail, del Gruppo Autobrennero, ha attivato un servizio su Duisburg con sei circolazioni settimanali, mentre LTE Italia collega Padova al porto di Rostock, sempre con sei coppie di treni alla settimana. A fronte dell’aumento delle corse, RFI ha garantito la piena operatività domenicale della stazione merci di Interporto. Parallelamente, sul piano stra-
tegico e industriale, si è concluso l’iter di aggiudicazione della gara per la selezione del partner internazionale con cui sviluppare il terminal intermodale. Alla scadenza dei termini erano pervenute due offerte di grande rilievo, ma ad aggiudicarsi la gara è stato il raggruppamento composto da PSA Intermodal Italy NV e Logtainer SpA, con un’offerta economica di 75 milioni di euro, a fronte di una base d’asta fissata in 61 milioni. Il bando ha visto la costituzione di una nuova società, Intermodal Terminal Padova srl, alla quale sarà conferito l’asset terminalistico. Interporto Padova manterrà una partecipazione del 30% e nello statuto sono previste clausole di garanzia rilevanti, tra cui l’impossibilità di modificare la destinazione intermodale dell’area senza il consenso di Interporto, oltre a specifici diritti negli organi sociali e nella cessione delle quote. “Un traguardo molto ambizioso, che solo un anno fa appariva un sogno - sottolinea il presidente Luciano
Greco -. “Primi in Italia e tra i primi in Europa, abbiamo individuato con una selezione pubblica rigorosa partner di livello globale con cui consolidare e sviluppare ulteriormente un terminal che già oggi è tra i più competitivi e innovativi”. Greco evidenzia infine il valore del partenariato pubblico-privato
che potrebbe nascere dall’operazione, “capace di inserire Padova tra i poli di eccellenza lungo le grandi rotte commerciali europee e globali”, ringraziando il personale della società, i partecipanti alla gara e la commissione giudicatrice “per il lavoro svolto con rigore, riserbo e alta professionalità”.
Luciano Greco, presidente di Interporto Padova
L’intervista. Silvio Franceschinelli ha creato un centro europeo per lo studio delle lingue orientali
Tutti pazzi per la cultura di Corea e Giappone
“Lo
studio un piacere nato da una passione”
Silvio Franceschinelli, direttore della scuola di lingue Istituto Il Mulino, è tra i fondatori dell’Associazione Giapponese Ochacaffè ed è curatore del collettivo artistico K-ble Jungle. Franceschinelli è un punto di riferimento a livello europeo per gli appassionati di cultura orientale, appassionati che nel nostro Paese sono molti più di quanto si creda. A questo punto lo ammetto, anche io sono un fan di vecchia data della cultura giapponese, ecco perché ho voluto fare una chiacchierata con Franceschinelli per provarne a capirci un po’ di più, visto che, purtroppo, non vado oltre un banalissimo “konnichiwa”.
La Scuola di Lingue Il Mulino nasce in provincia di Padova, nel Piovese. Come si costruisce, da qui, un centro di riferimento europeo per lo studio delle lingue e delle culture asiatiche?
È stata una sfida non indifferente, che molti deridevano all’inizio. Ma alcuni fattori ci hanno aiutato, in primis il fatto che chi vuole approfondire la cultura orientale non ha molta offerta, per cui parte già sapendo di doversi spostare per trovare, ad esempio, un corso di lingua, e la passione fa superare molti ostacoli. Inoltre siamo noi a spostarci molto: a febbraio sarò a Danzica (Polonia), e poi a Bucarest (Romania) e Sofia (Bulgaria) per portare degli eventi di danza K-Pop (la musica pop coreana). Abbiamo insegnanti madrelingua in molte città italiane, e prima che le lezioni online diventassero la prassi avevamo sedi a Milano, Treviso, Roma, Vicenza… Una grossa trasformazione l’ha portata la possibilità di fare riunioni e corsi di lingua online, negli ultimi anni studenti da tutta Italia seguono i
nostri corsi comodamente da casa. Giapponese e coreano sono percepite come lingue di nicchia. Eppure i numeri raccontano altro. Lingue come il tedesco e l’inglese (offriamo anche queste all’Istituto) vengono studiate soprattutto per lavoro. Giapponese e coreano, invece, si studiano per passione. Molti studenti di giapponese arrivano a noi perché amano manga e anime, mentre la musica K-Pop e i K-drama su Netflix fanno appassionare alla lingua coreana. È una bella sfida tra queste due lingue, amichevolmente le nostre insegnanti di giapponese e coreano ogni settembre e gennaio fanno la gara di quale lingua ha più iscritti!
Conoscere il giapponese o il coreano è importante per capire anche le culture di quei Paesi?
Sì, la lingua è uno dei fattori necessari a capire la cultura. Difficile avvicinarsi a Corea e Giappone senza avere almeno le basi di come funziona la lingua: da dove vengono gli alfabeti, perché i verbi sono sempre alla fine, i vari modi di dire “io” e “tu”, e molto altro.
Attraverso realtà come K-ble Jungle e Associazione Ochacaffè, ti occupi anche di divulgazione e organizzazione di eventi.
Associazione Ochacaffè vuole far conoscere agli italiani il Giappone, mentre K-ble Jungle si occupa di arte pop dall’Estremo Oriente. Queste due realtà ruotano attorno alla scuola perché ne completano l’offerta culturale. Per esempio con festival come PiPL andiamo a Piazza Grande, il centro commerciale di Piove di Sacco. Capita allora che una famiglia che sta andando a fare la spesa si divida: la madre viene allo stand a provare gli origami, la figlia si appassiona di danza
K-Pop, e il padre ne approfitta per chiedere informazioni sui corsi di inglese. Lavoriamo molto online e sui social ma ci piace anche incontrare la gente di persona, e i festival sono l’occasione perfetta. Oltre agli eventi locali come Rosolina Comics ad agosto e Rovigo Comics a settembre, o il Capodanno K-Pop a Padova, partecipiamo anche ai più grossi eventi nazionali come Comicon Napoli, Etna Comics Catania, o Rimini Comix.
Quanto è importante passare dalla teoria all’esperienza diretta per comprendere davvero una cultura?
È fondamentale, tanto che noi consigliamo sempre di andare a studiare la lingua e cultura in Giappone. È un’esperienza che io ho provato tanti anni fa e mi ha cambiato la vita, al punto da farmi decidere di fondare la scuola e poi anche l’associazione che aiuta gratuitamente chiunque voglia provare a vivere e studiare nella Terra del Sol Levante.
Si pensa che lingue come giapponese e coreano siano “difficilis-
sime”. È proprio così?
Non dico mai “non è difficile” né usiamo slogan come “impara il giapponese in tre mesi” perché non è possibile. Dobbiamo riabituarci a studiare per il piacere di imparare. Lo paragono alle camminate in montagna: sono dure e si fa fatica, ma in fondo il piacere è quasi più nella fatica che si fa ad arrivare che ad essere poi in vetta ad ammirare il panorama (che non è comunque male, facendo il parallelo con il momento in cui uno si rende conto di riuscire a parlare).
Dal Piovese partono collaborazioni che arrivano in tutto il mondo. Come viene percepito il vostro lavoro fuori dall’Italia?
L’intera Europa, e ancor di più l’Asia, hanno un’ammirazione profonda per l’Italia e la sua lingua e cultura, tanto è vero che accogliamo spesso stranieri che vengono a studiare italiano. Mi è capitato di fare serate come DJ di musica italiana a Tokyo e Osaka, e vedere i giapponesi che apprezzavano la nostra musica, da Modugno ai Maneskin, dai Matia Bazar ai The
Kolors, mi riempie di felicità. I nostri stessi studenti che vanno a studiare in Giappone si stupiscono di quanto i giapponesi amino e conoscano il nostro Paese, dal calcio alla lirica, dal cibo al cinema. Progetti nell’immediato futuro? Tantissimi! Speriamo continuare a fare incontrare culture lontane, e di mandare sempre più studenti a studiare all’estero, perché di questi tempi trovo ci sia molto bisogno di incontrare altre culture da vicino, capire come ci si sente ad emigrare, cercare di comunicare con chi è diverso.
Giacomo Brunoro
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Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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La sartoria Anadetta propone la possibilità di creare un guardaroba sartoriale che possono essere combinati tra loro per creare una serie di vestiti adatti a diverse occasioni. Questi capi, scelti con cura per la loro qualità e adattabilità, costituiscono la base di un guardaroba funzionale e al tempo stesso elegante. È possibile realizzare abiti da sposa su misura per soddisfare qualsiasi esigenza o necessità. Nadia ti affiancherà e consigliera per trovare l’abito da matrimonio giusto per te che più ti valorizza e rappresenta. E an-
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che possibile realizzare capi per la prima comunione, cresima, per le damigelle e testimoni o per una bella serata. Inoltre in sartoria potete trovare tessuti italiani di alta qualità o essere accompagnati nella scelta dei tessuti. E se avete un capo che ci tenete tanto, ma non vi va piu bene, potete portarlo in sartoria per farlo modificare e dargli una seconda vita. Potete ordinare maglieria da donna: maglioni, maglie, cardigan, abiti personalizzati su misura, con la scelta di filati natu-
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Un impegno quotidiano che diventa valore, dentro e fuori l’azienda
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nel proprio percorso di sostenibilità con la certificazione
n nuovo, importante tra-
Despar Nord: il conseguimento della parità di genere con l’ottenimento della certificazione UNI/ PdR 125:2022, un riconoscimento che parla prima di tutto di persone.
U mino costruito nel tempo, fatto di ascolto, impegno e azioni concrete, con l’obiettivo di promuovere una cultura aziendale sempre più equa, inclusiva e rispettosa. Un percorso condiviso che ha coinvolto l’intera organizzazione e che ha portato Despar Nord – una realtà di quasi 10.000 collaboratori e collaboratrici, di cui il 62,3% donne – a sviluppare negli anni strumenti e iniziative dedicati al benessere organizzativo, all’inclusione e alla valorizzazione di ogni diversità. Scelte che hanno rafforzato il senso di appartenenza, la partecipazione attiva e la qualità della vita lavorativa.
ai valori dell’inclusione e dell’uguaglianza di opportunità, dentro
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
a validazione del sistema e dei processi interni da parte dell’ente certificatore DNV, a seguito di un’analisi approfondita e articolata, ha riconosciuto la solidità e l’efficacia delle politiche adottate da Despar Nord su numerosi indicatori. Un riconoscimento che testimonia la concretezza di un impegno quotidiano, tradotto in scelte organizzative e gestionali capaci di generare valore reale. n questa direzione, l’azienda ha definito un piano strategico e un programma di comunicazione interna dedicati ai temi della parità e dell’inclusione, con l’obiettivo di favorire un dialogo continuo, aperto e strutturato tra collaboratori, collaboratrici e Direzione.
U goglio un’azienda che crede nella creazione di valore condiviso e che investe ogni giorno nel benessere delle persone e nella coesione sociale, dando forma concreta
delle principali funzioni azien-
no, il legame con i terri-
Oltre la certificazione, la forza delle persone: Despar Nord per la parità di genere
Non solo un traguardo, ma un percorso: parità e inclusione secondo Despar Nord
prie radici in un percorso di lungo periodo che Despar Nord ha costruito negli anni, grazie all’impegno costante del management e alla volontà di dare forma a un ambiente di lavoro sempre più inclusivo e attento alle persone. Un riconoscimento che premia la capacità dell’azienda di alimentare una cultura fondata sull’uguaglianza delle opportunità e sulla valorizzazione dei talenti, anche attraverso politiche concrete di tutela della genitorialità e di equilibrio tra vita professionale e personale.
Ne parliamo con la Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli.
Direttrice Pituelli, come si è arrivati a questa certificazione?
«Il percorso è stato caratterizzato da un’analisi approfondita condotta dall’ente certificatore, che ha valutato in modo puntuale tutti i 33 indicatori previsti dalla prassi UNI/PdR 125:2022 per la categoria delle grandi aziende, in cui Despar Nord rientra. La valutazione ha interessato l’intero ciclo di gestione delle persone: dalle politiche di selezione e assunzione ai percorsi di crescita e sviluppo professionale, dall’equità salariale fino alle misure di prevenzione e
Che cos’è per Despar Nord la parità di genere e come viene misurata nel quotidiano?
«La parità di genere, per noi, è un valore profondamente radicato nella cultura aziendale, che si esprime attraverso l’inclusione e la valorizzazione delle diversità. Per rendere questo impegno sempre più concreto e misurabile, ci siamo dotati di un sistema di gestione dedicato, che ci permette di definire azioni strutturate, obiettivi chiari e traguardi verificabili, garantendo al tempo stesso trasparenza e un percorso di miglioramento continuo.»
Oggi Despar Nord può celebrare un traguardo importante all’interno del proprio percorso di responsabilità d’impresa.
«Senza dubbio. Questa certificazione non rappresenta solo un attestato formale della qualità delle iniziative messe in campo per promuovere la parità di genere, ma è soprattutto un riconoscimento dell’impegno quotidiano che l’azienda dedica alle proprie persone. Un risultato che rafforza ulteriormente il nostro percorso ESG, sia in termini di coerenza che di visione futura.»
ha ricordato più volte l’Azienda, “crescere insieme significa non
attenzione è stata inoltre
strategia ESG di Despar
La Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli
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insieme qualcosa che prima non esisteva. Il risultato? Manufatti che danno carattere agli spazi, che raccontano chi ci vive. Perché una casa non è solo muri e tetto: è personalità, è stile, è l’impronta di chi la abita.
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L’intervista. Esclusiva de La Piazza Salute all’Assessore regionale alla Sanità
Medici, territorio e governance: la sanità veneta vista dall’Assessore Gerosa
In un’intervista esclusiva a La Piazza Salute, l’Assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa illustra le linee guida del nuovo corso della sanità veneta: riorganizzazione del sistema, rafforzamento del territorio, valorizzazione del personale e continuità delle cure per i cittadini veneti
Prima uscita pubblica nelle pagine di La Piazza Salute per Gino Gerosa, che ha scelto la nostra testata per raccontare, in un’intervista esclusiva, la visione con cui affronta il nuovo incarico di assessore regionale alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria. Una scelta che parte da una lunga carriera clinica e accademica e che oggi si traduce in una responsabilità ancora più ampia: non più la cura del singolo paziente, ma l’organizzazione di un sistema chiamato a rispondere ai bisogni di milioni di cittadini veneti.
Classe 1957, 68 anni, Gerosa è professore ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università degli Studi di Padova ed è stato direttore dell’UOC di Cardiochirurgia e del Programma Trapianti di Cuore e Assistenze Meccaniche dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Cardiochirurgo di rilievo internazionale, vanta oltre 450 pubblicazioni scientifiche ed è stato protagonista di interventi pionieristici, come il primo impianto italiano di cuore artificiale totale e trapianti cardiaci innovativi, anche “a cuore battente” e da donatore a cuore fermo. Un percorso che gli è valso riconoscimenti prestigiosi,
dalla Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica alla cittadinanza onoraria di Padova, fino alle onorificenze di Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
È da questa esperienza, maturata “sul campo” e alla guida di strutture complesse, che nasce la sua idea di sanità. Un ospedale che non coincide più soltanto con un edificio, ma diventa un sistema diffuso, capace di seguire il cittadino dentro e fuori le mura ospedaliere. È questa la visione dell’“ospedale liquido” delineata dall’assessore regionale alla Sanità Gerosa, che spiega come sta cambiando – e come dovrà cambiare – la sanità veneta nei prossimi anni.
«Per “ospedale liquido” intendo una struttura meno legata ai muri e ai mattoni e più vicina alle persone», chiarisce l’assessore. Un concetto che nasce dall’evoluzione profonda della società: «Ragioniamo ancora su una realtà che non esiste più. Un tempo c’erano famiglie con quattro figli, due genitori e un nonno. Oggi è l’opposto: un figlio, due genitori e quattro nonni. È evidente che l’ospedale va ripensato». Da qui l’idea di un modello capace
di adattarsi, dialogando sempre di più con il territorio e con i servizi sanitari di prossimità.
Non si tratta, però, di una riforma “miracolosa” o di obiettivi da raggiungere con soluzioni rapide. «I problemi della sanità non si risolvono con la bacchetta magica», sottolinea Gerosa. Più che di priorità, parla di un impegno quotidiano a 360 gradi: flessibilità del sistema ospedaliero, rafforzamento della sanità territoriale e delle case di comunità, ma anche ospedali iperspecialistici dove concentrare tecnologie e competenze avanzate. «Il paziente si sente davvero seguito quando l’ospedale lavora in rete con i medici di famiglia e con l’assistenza domiciliare, accompagnandolo anche nel ritorno a casa».
Un nodo centrale resta quello del personale sanitario, tema particolarmen-
te sentito anche dai lettori de La Piazza Salute. Dalle carenze negli ospedali più grandi ai turni estenuanti, fino alle difficoltà delle strutture più piccole ma strategiche e alla cronica mancanza di medici di famiglia, spesso in overbooking. «Bisogna restituire dignità sociale e professionale a chi lavora nel Servizio sanitario nazionale», afferma l’assessore senza esitazioni. «Servono trattamenti economici migliori e condizioni di lavoro più sostenibili. Solo così le professioni mediche e infermieristiche torneranno attrattive per i giovani».
Sul tema dell’ingaggio di medici stranieri, Gerosa ha una posizione netta: «Il Veneto non ne ha bisogno. In Italia non manca il numero di medici e, con quelli che operano nel SSN, otteniamo risultati migliori rispetto ad altri Paesi europei. Il vero problema è valorizzar-
li, proteggerli dall’aggressività – per fortuna minoritaria – di alcuni utenti e liberarli da una burocrazia soffocante. L’obiettivo ideale? Che il medico venga pagato per curare, non per compilare carte».
Alla domanda sui disagi psicologici dei giovani e sulle sfide legate alla cosiddetta quarta età, l’assessore riconduce tutto alla riorganizzazione complessiva del sistema: prevenzione, presa in carico precoce e continuità assistenziale saranno elementi chiave anche in questi ambiti. Infine, uno sguardo alla governance della sanità regionale. Le nomine dei nuovi direttori generali delle Ulss e delle Aziende ospedaliere rappresentano «un passaggio naturale a inizio legislatura». Senza entrare nei nomi, Gerosa assicura che «ne uscirà una bella squadra, di persone esperte e motivate», chiamate a lavorare in sintonia con il presidente Alberto Stefani e con la Giunta. Per l’assessore, il passaggio dal ruolo di cardiochirurgo a quello di responsabile politico della sanità è una sfida vissuta con entusiasmo: «In sala operatoria avevo tra le mani la vita di un solo paziente. Oggi il mio compito è occuparmi di milioni di potenziali pazienti, costruendo un’organizzazione di diagnosi e cura efficiente, lavorando in squadra con istituzioni, direttori generali e professionisti sanitari». Una prospettiva diversa, ma con lo stesso obiettivo: mettere davvero la persona al centro del sistema sanitario.
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Paola Bigon Alberto Gottardo
I numeri. Con un miliardo e 600 milioni di euro è una delle realtà più complesse
Ulss 3 Serenissima, il bilancio 2025: conti solidi, e servizi in crescita
ine anno ed è stato tempo di bilanci anche per l’Ulss 3 Serenissima, la grande azienda sanitaria veneziana che con i suoi 1 miliardo e 600 milioni di euro di bilancio rappresenta una delle realtà più complesse e strategiche dell’area metropolitana. Il 2025 si chiude con numeri in crescita e con risultati che vanno ben oltre il singolo ospedale, restituendo l’immagine di un sistema che funziona perché lavora in rete. A fare notizia è soprattutto l’ospedale dell’Angelo di Mestre, riconosciuto come miglior ospedale d’Italia, ma il dato va letto in una prospettiva più ampia. Venezia è quarta a livello nazionale per tempestività negli interventi sulle fratture di femore, Chioggia e Mirano-Dolo confermano eccellenze cliniche, mentre la collaborazione tra presidi permette di valorizzare le competenze specifiche di ciascun territorio. È un metodo di lavoro che premia e che diventa modello organizzativo. A presentare i dati c’erano il Direttore Generale Edgardo Contato, in carica almeno fino al 28 febbraio, il Dott. Vittorio Selle, direttore del servizio prevenzione e la dott. ssa Chiara Berti, direttore medico dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre. Accanto all’attività ospedaliera cresce anche la sanità pubblica: screening oncologici, campagne vaccinali e prevenzione ambientale restano pilastri fondamentali, così come il lavoro del Dipartimento di Prevenzione, attivo su fronti che vanno dagli inquinanti dell’area petrolchimica alla sicurezza nei luoghi di lavoro, fino alla veterinaria legata a uno dei comparti della pesca più importanti d’Italia. Si-
gnificativi anche i risultati del Dipartimento delle Dipendenze, che nel 2025 ha seguito oltre 4.000 utenti, e del Dipartimento di Salute Mentale, con più di 32 mila prestazioni ambulatoriali. 64.494 i ricoveri (+0,8% rispetto al 2024), 597 interventi con il nuovo robot chirurgico (di cui 455 Mestre + 142 Dolo, +32,4% sul 2024), 241.525 accessi ai pronto Soccorso (+0,4% rispetto al 2024) con 2,6 milioni di prestazioni effettuate (+0,5% rispetto al 2024) sono solo alcuni dei numeri che rendono l’Ulss veneziana un punto di riferimento per cittadini e per quanti vengono a curarsi anche da altre parti d’Italia. Esempio l’oculistica a Venezia con il 78,6% di attrazione. Sul fronte degli investimenti, il PNRR ha rappresentato una leva decisiva: oltre 15 milioni per grandi apparecchiature tecnologiche già collaudate, 12 Case della Comunità e 3 Ospedali di Comunità in fase avanzata, oltre a importanti interventi strutturali a Venezia, Mestre, Dolo, Mirano e Chioggia. A questi si aggiungono progetti innovativi come la “Compassionate Leadership”, pensata per migliorare il benessere organizzativo del personale. “Non mancano le criticità - ammette Contato - “I giorni festivi consecutivi di fine dicembre hanno portato a un aumento degli accessi ai pronto soccorso, con picchi fino a un centinaio di pazienti in più rispetto alla media giornaliera di 679 accessi. Una pressione gestita grazie a protocolli organizzativi e all’attivazione preventiva dei cosiddetti “letti peso”, evitando situazioni di stazionamento prolungato in barella. Ma anche la difficoltà a reperire personale infermieristico
alla lunga ci preoccupa. Il sistema comunque per ora regge. Per quanto riguarda l’\”Angelino\”, il nuovo blocco dell’ospedale mestrino, la prima pietra è prevista tra circa un anno e mezzo e per il 2030 dovrebbe essere realtà”. Il quadro economico resta impegnativo: a fronte di un bilancio da 1,6 miliardi, il disavanzo programmato è di circa 150 milioni. La sfida è rendere sostenibile la spesa – 4,4 milioni al giorno – garantendo qualità e sicurezza. La vera preoccupazione, guardando al futuro, è il personale, soprattutto infermieristico, in un contesto di calo demografico e concorrenza nazionale. Per questo l’Ulss investe su formazione, concorsi continui e misure di welfare per trattenere professionisti. “Tra le pieghe di questi dati - conclude Contato - ci sono sempre margini di miglioramento ma il bilancio finale è positivo”. L’Ulss 3 Serenissima si conferma una macchina complessa ma solida, capace di offrire risposte a un territorio variegato e delicato, e di rappresentare un punto di riferimento non solo sanitario, ma anche sociale, per l’intera area veneziana. Riccardo Musacco
All’ospedale dell’Angelo l’Intelligenza
Artificiale entra in sala
operatoria
L’Intelligenza Artificiale diventa una risorsa concreta anche nella chirurgia ortopedica dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre, dove sono stati eseguiti con successo i primi interventi di artroplastica totale di ginocchio supportati da algoritmi di AI. A guidare questa innovazione è l’Unità di Ortopedia diretta dal primario Alberto Ricciardi, che sottolinea come le nuove tecnologie rappresentino un alleato fondamentale per migliorare gli esiti clinici.
«Nel trattamento chirurgico del ginocchio – spiega Ricciardi – il nostro obiettivo è ottenere risultati sempre più efficaci e duraturi, garantendo al paziente la migliore qualità di vita possibile. Un intervento pianificato in modo accurato, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, riduce il rischio di complicanze e allontana la necessità di future revisioni protesiche». L’AI non sostituisce il chirurgo, ma lo affianca nel processo decisionale, fornendo strumenti di analisi avanzata. Gli interventi di protesizzazione del ginocchio, infatti, devono rispettare tre principi fondamentali: correggere le deformità, mantenere l’allineamento più adatto al singolo paziente e assicurare la stabilità della nuova articolazione. Il sistema adottato a Mestre si basa su una pianificazione preoperatoria ottenuta da immagini di risonanza magnetica, elaborate da un algoritmo di intelligenza artificiale che suggerisce il posizionamento ottimale della protesi. Grazie a questo supporto tecnologico, i chirurghi possono adottare il cosiddetto neutral boundary alignment, un approccio che consente di personalizzare l’allineamento della protesi in base alle caratteristiche anatomiche del paziente. Il sistema è in grado di gestire anche situazioni complesse, come gravi deviazioni in varo o valgo, calcolando lo stato pre-artrosico del ginocchio e aiutando a correggere in modo mirato le deformità presenti. Il piano operatorio elaborato dall’AI viene comunque attentamente valutato e validato dal chirurgo, prima di procedere alla realizzazione di guide chirurgiche personalizzate. Queste guide, costruite su misura sull’anatomia del paziente, permettono un posizionamento preciso delle componenti femorale e tibiale della protesi. «I benefici clinici sono molteplici – conclude Ricciardi –: oltre a un miglior risultato finale, si riducono i tempi dell’intervento grazie all’eliminazione di alcune fasi tipiche della chirurgia tradizionale. Questo comporta anche un minor rischio di infezioni e una diminuzione delle perdite di sangue, a tutto vantaggio della sicurezza e del recupero del paziente».
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