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www.scriveresistere.it

Gennaio 2021 ANNO 2 - N° 1

"il magazine di chi scrive con gli occhi"

La Meridiana Due Società Cooperativa Sociale Viale Cesare Battisti 86 20900, Monza (MB)

ANNO NUOVO VITA NUOVA

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a cura della Redazione

da laboratorio di scrittura a giornale

“Nonostante le difficoltà economiche dettate dalla crisi del 2009 – dice Roberto Mauri, direttore della Cooperativa La Meridiana - non ci siamo tirati indietro e abbiamo dato vita ad una struttura all’avanguardia nell’assistenza di malati di SLA e in Stato Vegetativo. Un impegno costatato 11 milioni di euro, alcuni dei quali ottenuti grazie alla campagna di raccolta fondi avviata dalla Cooperativa La Meridiana. E’ stato l’amore nei confronti dei nostri malati e delle loro famiglie a spingerci a realizzare il Progetto SLAncio”.

opo dodici mesi di allenamento alla scrittura, durante i quali abbiamo collaudato le nostre capacità tecniche, verificato la tenuta di un certo ritmo di produzione degli articoli, creato uno stile di comunicazione in cui ci rispecchiamo, che ci piace, ci impegna e ci diverte; e dopo aver trovato nuovi e preziosi amici che speriamo di aumentare sempre più, proviamo a fare un piccolo-grande passo avanti: diventare un vero e proprio giornale on line. Certo, al progetto che abbiamo costruito su misura fin qui siamo particolarmente legati e desideriamo conservare la forma di unico grande racconto di racconti, di vivace “tutto insieme”, nello stesso tempo, c’è un aspetto importante che vogliamo sviluppare e valorizzare: una relazione di maggiore scambio fra dentro e fuori, fra più soggetti in campo. Chiediamo, cioè, di aprire -attraverso la scrittura- una conversazione semplice e spontanea fra mondi diversi ma pur sempre collegati fra loro. Ognuno di noi, che sia malato o no di SLA, oppure medico, operatore o educatore, famigliare o amico, sconosciuto o popolare, giovane o anziano e così via… ha un suo proprio punto di vista sulla vita, ha una storia diversa, esperienze importanti da raccontare, sogni, visioni e riflessioni da condividere. Ognuno di noi è proprietario di un tesoro e può donare testimonianze di vita che possono illuminare, arricchirci l’un l’altro. Mettiamoci insieme!

Questa è la nuova sfida che timidamente lanciamo a chi ci sta seguendo altrettanto timidamente da un anno intero e chiediamo di uscire allo scoperto ed esprimere i propri tanti bellissimi e diversissimi punti di vista. Siamo tutti, chi più chi meno, prigionieri dei nostri limiti e insieme possiamo creare un volano di potente sinergia, di piacere di alimentare pensiero e relazioni, liberando mondi dalla indifferenza, diventando sempre più utili gli uni agli altri. Per scrivere, si sa, noi usiamo gli occhi e con il nostro giornale desideriamo stimolare ad aprire più “occhi” possibile sulla vita, così com’è: occhi che non temono di ricordare il passato, che vogliono guardare e scrutare il presente, occhi che non rinunciano a sognare il domani. Occhi capaci di accogliere i limiti per superarli, scoprendo così di possedere doti che non si conoscevano ancora, con cui avventurarsi su strade nuove.

stata presentata al Tribunale di Monza la richiesta di registrazione di Scriveresistere. Con questo atto si chiude la prima fase del laboratorio di scrittura animato dalle persone affette da SLA residenti nella RSD San Pietro – Progetto SLAncio, progetto della Cooperativa La Meridiana di Monza. Presto, sul sito www.scriveresistere.it si troveranno, periodicamente, articoli firmati dai redattori di SLAncio. Inoltre ci saranno contributi anche da parte di coloro che condividono gli scopi del progetto. Con questa buona notizia e con tante altre, si celebra il settimo anniversario di SLAncio. Inaugurato nel gennaio del 2014, la RSD San Pietro – SLAncio ospita 60 persone malate di SLA o in Stato Vegetativo. È la prima struttura in Italia, per posti letto, specializzata nella cura e nell’assistenza di persone con patologie neurologiche complesse.

Pippo Musso Che bello parlare attraverso la scrittura

Laura Tangorra La vita fa quello che vuole

Martina De Gregorio Accanto alla SLA

a pagina 2

Mentre il Progetto SLAncio ne compie 7… Scriveresistere compie 1 anno.

a pagina 2

Il primo magazine scritto con gli occhi diventa testata giornalistica

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a pagina 6

Progetto SLAncio propone un modello di cura di assistenza che mette al centro la persona. Non si tratta di una mera dichiarazione di intenti, ma di una pratica costante che accade nei nostri reparti. Malgrado l’immobilità dei corpi, la domanda che accompagna la comunità di SLAncio è quale senso offre ancora la vita vista la profonda sofferenza dei suoi residenti. Tre persone che vivono nella RSD San Pietro hanno dimostrato che lo scrivere (con gli occhi) é un mezzo efficace per cercare qualche risposta agli interrogativi della vita e per dare motivazione all’esistenza. Ha preso vita così un vero e proprio laboratorio di scrittura che sostiene i testi di Scriveresistere, che presto figurerà fra le testate giornalistiche regolarmente registrate. Al team si sono aggiunte anche persone esterne a SLAncio tra cui la scrittrice monzese Laura Tangorra, il manager Julius Neumann, il presidente Aisla di Brescia Paolo Marchiori. Editore del progetto è la Cooperativa La Meridiana, Direttore Editoriale Roberto Mauri, Direttore Responsabile Fabrizio Annaro, Curatrice Luisa Sorrentino, in redazione Pippo Musso, Claudio Messa, Angelo Fardello, interni RSDcon i quali ha collaborato attivamente il giornalista Luigi Picheca. Ai lavori della redazione partecipa anche Stefano Galbiati in qualità di educatore. Progetto grafico Cristina Balestrini. I sette anni di attività di SLAncio e la presentazione di Scriveresistere sono ricordati in un evento on line al quale, fra gli altri, ha partecipato anche la giornalista del Corriere Elisabetta Soglio. Alla pagina FB di La Meridiana è possibile rivedere l'evento.

di Fabrizio Annaro

Claudio A.F. Messa La rivelazione a pagina 7


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Gennaio 2021

SENTIRE

A volte, lasciarsi andare alle emozioni è come fare il bagno dentro il caldo mare della vita.

Che bello PARLARE attraverso la SCRITTURA Evviva, il nostro giornale ha compiuto 1 Anno!

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a proposta di scrivere le nostre idee ispirandoci a fatti del giorno, e non solo, per poi farne un piccolo giornale, fu interessante oltre ad essere eccitante per noi scrittori ancora alle prime armi (eccetto qualcuno). Fummo presi dall’entusiasmo di far sapere alla gente le nostre idee, i nostri problemi, i nostri sentimenti e forse per farci conoscere e per provare una nuova emozione accettammo ben volentieri l’idea. Cosi, impegnandoci mentalmente e psicologicamente, scrivendo ciò che in un certo momento attirava di più la nostra attenzione, ecco che – scrivendo scrivendo, appunto - a fine mese con grande stupore ed emozione viene pubblicato il nostro primo giornale. Era davvero entusiasmante leggere i nostri scritti e anche quello del nostro direttore Roberto Mauri che in prima pagina fiero e orgoglioso (e penso anche un poco emozionato) ha presentato questo nuovo gioiellino al pubblico insieme anche ai suoi collaboratori: la nascita di ScrivereEsistere!

Bene, questo fu il primo passo verso il futuro di questa iniziativa, che fa sapere a tutti che anche i malati di SLA, anche grazie alla moderna tecnologia, sono in grado di scrivere, parlare e farsi capire solo attraverso gli occhi. Nei mesi successivi, forse per merito dei nostri racconti, molte altre persone malate e non hanno cominciato a scrivere con noi, rendendo il giornale ancor più ricco e valorizzando la nostra redazione. Intanto, diverse persone del mondo sociale e culturale che sono venute a far visita alla struttura si sono complimentate con noi, dimostrando stupore verso la nostra capacità e l’impegno. Confesso che in quei momenti mi sembrava di vivere un sogno, come quando si dice “passare dalle stalle alle stelle”, mi sembrava quasi d’essere diventato come un divo Hollywoodiano! Sì, forse queste sono battute di spirito piuttosto esagerate ma, credetemi, a volte la gioia diventa euforia e può dare alla testa!

pr

Accogliendo ciò che la vita ci propone -che ci piaccia o nopossiamo entrare in relazione con la realtà e costruire vie nuove. Vivendo “dentro la vita” che si ha, si possono scoprire capacità insospettabili con cui riprogettare il proprio sogno.

pr

PAUSA DI RIFLESSIONE

Scrivere rende visibili. Ognuno di noi da quando viene al mondo ha bisogno di sguardi che ne confermino l’esistenza. Soprattutto chi è costretto dalla malattia all’isolamento e all’immobilità, rischia di vivere al buio, chiuso dentro, irraggiungibile agli occhi altrui, di sentirsi come inesistente. La scrittura è un modo potente per accendere una luce dentro e sulla persona che vede, ma disperatamente non può essere vista; la scrittura fa uscire fuori e finalmente fa respirare la vita. E fa sentire amabili.

di Pippo Musso

LA VITA FA QUELLO CHE VUOLE.

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Il segreto sta nell’accettare le sfide

essuno di noi è indispensabile alla vita: lei c'è, scorre, ed esisterebbe anche senza di noi, anche senza di me. Esisteva prima di noi, e dopo di noi continuerà a scorrere con immutata energia. Ma allora cosa sono io? Che ruolo ho nel flusso della vita? Può sembrare che sia lei a pilotare le nostre azioni per fare il suo gioco, e che tutte le esperienze che facciamo, tutto quello che accade, accada indipendentemente dalla nostra volontà, facendo di noi solo delle pedine. Può sembrare, però non è così. Noi possiamo scegliere, e tutte le nostre azioni nascono da noi. È come attraversare un labirinto: sappiamo più o meno dove

dobbiamo arrivare, ma il percorso lo decidiamo noi. Qualche volta la vita decide di mettere alla prova le nostre certezze aggiungendo qua e là ostacoli inaspettati. Ma la scelta è ancora nostra. Sì, è nostra. Possiamo accettare la sfida e trovare un modo per andare oltre, oppure possiamo restare lì, arrabbiati con la vita e con il mondo che va avanti senza di noi. In questo caso però diventiamo pedine: non scegliamo, lasciando che sia lei a decidere per noi. L'accettazione invece è una scelta. Accettare le sue sfide è l'unico modo per continuare il percorso, scoprendo a volte paesaggi bellissimi che in altro modo non avremmo trovato. Scegliere è il solo modo per essere liberi, protagonisti della propria vita.

Per questo penso che nessuno di noi abbia subìto passivamente la pandemia da Covid19. Può sembrare, ma non è così. Non l'abbiamo subita, l'abbiamo accettata, e abbiamo reagito tutti insieme per andare oltre. È stata un'esperienza dura, per qualcuno dolorosa e tragica. E proprio per loro, per onorare chi non ce l'ha fatta, è nostro dovere dare un senso a questo capitolo della storia, cercare ciò che di positivo ha portato. E per farlo è necessario fare uno sforzo, cercare con tutte le nostre forze il bello che ci ha portato, il paesaggio inaspettato che forse, nella solitudine e nel silenzio delle nostre case, abbiamo riscoperto.

di Laura Tangorra


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Gennaio 2021

SAPERE

Alla ricerca della QUALITA'

La normalità di vivere un pomeriggio

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resso la nostra struttura spesso diamo vita a nuovi progetti per coinvolgere e stimolare la vita quotidiana degli ospiti della RSD.. Così ha preso corpo questa idea di un pomeriggio alla settimana dove poter “vivere” un momento della giornata in modo differente.

IL MEGLIO del mio lavoro ACCANTO ALLA SLA

M

i hanno chiesto di parlare della SLA e ho pensato che è “come spiegare cosa è il colore a chi vede in bianco e nero” (prendendo in prestito il testo di una canzone). Penso che il mio, il nostro, segreto sia di non vedere PAZIENTI con la SLA ma PERSONE, che tra le loro varie esperienze, sfumature e colori hanno anche la SLA. Sì, esiste la parte della malattia che necessita di assistenza ma non è tutto qui, non è tutto bianco e nero. Amo il mio lavoro e cerco di farlo sempre al meglio, ma il meglio del lavoro lo ottengo quando vado oltre al lavoro stesso. Non mi sono fermata qui, alla malattia e alla sua assistenza, e non vedo solo tabelle, sondini o PEG ma, anche grazie a loro che si sono aperti con me, cerco di vedere le persone in tutti i loro colori. Purtroppo al lavoro si è sempre un po’ di corsa ma si riesce ad andare oltre al bianco e nero anche con poco. Si dice sempre che non si deve portare il lavoro a casa, ma a me, quando sono fuori dalla struttura, capita di pensare “questo piacerebbe a Tizio”, o “questo dovrebbe vederlo Caio”, oppure “quest’altro sarebbe perfetto per Sempronio”. Mi piace conoscerli, per esempio, a Natale alcuni ospiti della struttura, tramite una loro personale riflessione, hanno mandato gli auguri di buone feste in un video messaggio (rinnovo l’occasione per ringraziarli anche se l’ho fatto personalmente con ognuno di loro),

mi piace pensare di aver capito chi aveva scritto quel determinato pezzo, prima ancora che uscisse l’autore del pezzo stesso, cogliere qualcosa a prescindere da tutto, cogliere ogni giorno una sfumatura in più.

di Martina De Gregorio

Abbiamo capito con chi “partire” per questa novità, con chi interagire e verificare i risultati del progetto, oltre a fare qualche cosa di nuovo e di interessante per uscire un po’ fuori dai limiti della quotidianità, come è normale per chi sta a casa propria: vedere con gli amici qualche cosa che piace e che stimola, partendo dallo sport. Lo sport, un argomento che ci accomuna tutti, che in molti di noi suscita emozioni e che da sempre è fonte di aggregazione e discussione. Durante il primo appuntamento ci siamo interessati a Valentino Rossi e le gare di moto, pensando poi di proseguire con altri argomenti non solo sportivi, ma ad esempio anche film “classici” della comicità, come richiesto da alcuni ospiti. L’attenzione è stata così alta che a grande richiesta siamo approdati alla Formula 1 ed ecco la prima sorpresa: chi aveva pensato di essere interessato ad altro argomento, ha cambiato idea seguendo il gruppo, facendo “vincere” la relazione. La settimana successiva abbiamo visto La F1 e un documentario su Senna, sempre mantenendo un certo tifo, stimolando tutti alla “chiacchera” e ad esultare per un bel sorpasso. Alla fine come sempre è stato chiesto cosa volessero vedere e uno dei nostri amici, Ale Cesana, ha chiesto di vedere l’Hockey, coinvolgendo tutto il gruppo, interessato poi anche al tennis. Così si è deciso che avremmo visto entrambi gli sport, dividendo il tempo a nostra disposizione. È stato un susseguirsi di situazioni piacevoli, in cui mantenendo un po’ di tifo tipo “pomeriggio con gli amici” (a volte con volume un po’ alto) si sono tutti divertiti, interagendo fra loro. Abbiamo vissuto e condiviso momenti davvero emozionanti stando a contatto, uno vicino all’altro. Sempre nelle prime due giornate ho visto il coinvolgimento anche di chi sembrava restio ai momenti di gruppo, che invece ha apprezzato alcuni argomenti più di altri, perché ricordavano a loro qualcosa della loro esperienza di un tempo, quando la vita consentiva libertà. Ma la vera sorpresa di questo breve percorso “sportivo” si è mostrata il terzo pomeriggio, quando Ale Cesana si è presentato con la maglia degli “Sharks”

(squadra di wheelchair Hockey presente sul territorio monzese fin dal 1992). Ha ricordato e perciò ha aspettato il pomeriggio in cui avremmo parlato di Hockey e quel giorno si è preparato vestito con la sua divisa sportiva di un tempo: per noi questo fatto è stato motivo di importanti riflessioni legate allo svolgimento del nostro lavoro quotidiano. Si è dichiarato ex giocatore delle squadra Sharks Monza, cosa che nessuno avrebbe mai saputo senza questa serie di incontri. Ha tenuto banco durante la visione delle partite di Hockey, spiegando come si gioca e alcuni - tra cui Lorenzo, ex maratoneta e attento al mondo dello sport - erano molto interessati. Ci sono stati simpatici “battibecchi” che provano il coinvolgimento che si creato. Monica, seduta alle spalle di Ale e di Lorenzo, presa dall’entusiasmo faceva un po’ di tifo (quasi disturbando la visione) e le è stato chiesto di fare silenzio. Ha risposto a Lorenzo che lo “perdonava” per averle detto “quelle cose” perché…”è carino…”, e così Ale approfitta per dire a Lorenzo (compiaciuto del complimento) di fare il bravo altrimenti avrebbe detto tutto alla sua fidanzata Roberta. Vi assicuro, è stato un pomeriggio bellissimo, ricco di emozioni e vederli così coinvolti, come in una normale vita tra amici! L’ultimo giorno abbiamo visto un po’ di motocross (molti praticanti di questo sport sono sostenitori di La Meridiana) e il Rodeo USA (scelto la settimana precedente tra varie proposte), poi un passaggio di Ginnastica Ritmica, piaciuto particolarmente a Monica (che spesso mi chiede di una delle mie figlie che pratica proprio questa disciplina). Questo fatto ci ha fatto pensare all’importanza di proporre anche alcune discipline adatte a un pubblico femminile. Vedendo il motocross Lorenzo ha raccontato di aver visto tante gare e Monica che il fratello aveva una moto da trial. Anche Saad è stato più attento del solito, così come altri presenti nella sala. Tutti questi “giochi” pensiamo siano utili per far riaffiorare ricordi e muovere dentro qualche cosa di nuovo. Ecco un altro momento da mettere “nell’album dei ricordi” di questo meraviglioso luogo, che sa regalare emozioni incredibili se si è attenti a cogliere piccoli gesti che a volte in molti diamo per scontati. Grazie!

di Riccardo Tagliabue


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Gennaio 2021

SCRIVERE

Ricordi e riflessioni

Quando la vita di paese diventa poesia

RICORDI D’INFANZIA CHE SCALDANO IL CUORE

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di Luigi Picheca

o trascorso i primi anni della mia infanzia nella città di Sesto San Giovanni, una città in continua espansione dove avevo i miei zii e dove ho iniziato la scuola. A sette anni la mia famiglia si è spostata a San Fruttuoso di Monza, per distinguerlo dal più famoso paese ligure dove c'è la statua del Cristo degli Abissi, dove ho trovato un ambiente completamente diverso perché mi ricordava il paese di origine di mamma nel ferrarese. A me piaceva molto perché era piccolo e ho fatto presto a conoscere i miei compagni di classe e tanti altri bambini che frequentavano la piccola scuola e l'oratorio gestito da un parroco molto attivo e intraprendente che mi ricordava il personaggio di don Camillo, reso celebre sugli schermi cinematografici. Era decisamente un personaggio che non poteva passare inosservato perché lo si incontrava dovunque, in chiesa alla messa, a scuola era l'insegnante di religione, all'oratorio era il catechista, il curatore del cinema e per strada era il severo padre di tutti. A volte non si asteneva dal dare qualche sonoro ceffone ai ragazzi più esuberanti che commettevano qualche cosa di sbagliato. Erano altri tempi e queste cose erano tollerate e ritenute utili per l'educazione degli adolescenti scalmanati e, in generale, a chi si comportava male e che dava il cattivo esempio a noi bambini. Spesso a casa si facevano poi i conti con i genitori! Il nostro parroco ha fatto grandi cose per il paese che dal comune di Monza era considerato una periferia di poca

importanza, e ha organizzato diverse iniziative che hanno contribuito a renderlo più ricco, coinvolgendo tutti nella costruzione del nuovo oratorio con il campo di calcio. Un evento molto importante per la nostra comunità e che nel giro di un anno ci ha dato la soddisfazione di vedere completato il nostro sforzo. La festa del paese era l'evento che animava la vita di noi giovani perché arrivavano le giostre e si rompeva il solito tran tran. Le giostre portano sempre allegria e svago e le attrazioni più attese erano gli autoscontri e il calcinculo, dove i più spericolati si sfidavano per vincere un giro gratis lanciando la propria ragazza o un amico a prendere il premio. La scuola era comunque il centro della vita di noi bambini, era ancora suddivisa in classi femminili e maschili e quando mancava il mio maestro ci distribuivano per le varie classi e a me interessava una classe in particolare, quella della mia ragazza preferita. Era una bambina della mia età, con le trecce bionde che tiravo delicatamente quando mi volevo far notare davanti alla scuola mentre eravamo in fila in attesa che aprissero il cancello. Ero davvero innamorato di Orietta e quando si andava al cinema dell'oratorio, proprio davanti a casa sua, le passavo accanto per regalarle un pacchetto di caramelle.

Purtroppo non ho potuto coltivare questo mio amore giovanile a causa dei miei continui cambi di residenza che mi hanno visto fare la spola tra Sesto e Monza molte volte e che mi hanno privato anche di altre belle amicizie. Questo è stato il cruccio principale della mia gioventù, perdere le amicizie importanti che si instaurano da ragazzi.

In questo mondo

L'

autore della canzone “L'anno che verrà”, dice “sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno (…)” per poter ridere con l'amico…

Per un malato di SLA, credo che ogni nuovo anno sia di ringraziamento al Signore, perché è un anno in più vissuto in questo mondo. L'anno che verrà si spera di trascorrerlo senza sofferenza e che la malattia rallenti per poter vivere più a lungo possibile in

San Fruttuoso era il mio posto ideale, mi sono rimasti nel cuore gli ampi spazi verdi e i canali e le rogge che pullulavano di vita in primavera con le rane e i girini, le sanguisughe e le libellule e tutti gli altri insetti che non ho mai imparato a conoscere. Intorno al paese c'erano anche diverse cascine con tanti animali curiosi e conosciuti, una vera palestra di conoscenza che oggi non esiste quasi più e che i bambini dovrebbero imparare a conoscere perché ormai confondono gli animali con le confezioni che vedono al supermercato. Sono rimaste nella mia mente le mitiche ciambelle di mamma, le ciambelle con cui ho fatto colazione e merenda per tanti anni e che avevano sempre lo stesso sapore. Alla fine non ce la facevo più nemmeno a vederle ma per non fare un torto a mamma le portavo a scuola, dove le scambiavo con un compagno di classe che aveva lo stesso problema, solo che sua madre gli preparava una crostata di marmellata che a me piaceva molto e a lui piaceva la mia ciambella, così eravamo contenti tutti e due. Quello che mancava a San Fruttuoso era l'omino delle caldarroste davanti a scuola. Col suo triciclo-bar questo signore brizzolato di nome Gigi era famoso in tutta Sesto perché stando davanti alla scuola si era già fatto conoscere da tutte le nuove generazioni che si sono succedute negli anni ed era simpatico a tutti in quanto aveva vari veicoli a disposizione e cambiava genere di prodotti a seconda della stagione, caldarroste in autunno, caramelle di tutti i tipi in primavera e gelati in estate. Però a San Fruttuoso c'era una bella latteria lungo la strada che portava a scuola che aveva una ampia esposizione di caramelle e di liquirizie in vetrina che soddisfaceva anche i più golosi.

pr

“I bambini ci guardano”. Se da adulti ci si ricordasse quanto da bambini tutto è importante e resta scolpito nella mente, si metterebbe molta più attenzione in quello che si fa e che si dice! Ed è bellissimo quando i ricordi restano avvolti come nella poesia, la poesia degli affetti.

RIFLESSIONI questo mondo, anche perché nessuno sa cosa ci aspetta dopo la morte. Di certo non saranno i gironi di Dante nella sua Divina Commedia, ma sono certo che qualcosa dopo la morte ci sia: il corpo rimane in questo mondo ma l'anima no; ci sono innumerevoli testimonianze di persone che hanno vissuto il coma e di altre il cui cuore si è fermato per alcuni minuti e che poi raccontano la loro esperienza. L'uomo e la donna: due macchine di una

complessità enorme che solo Dio poteva creare. L'apparizione della Madonna a Fatima, a Lourdes e in altri luoghi in questo mondo, sono segni evidenti che un altro mondo diverso dal nostro esiste. Visto però che il dopo della morte è tutto spirito, rimaniamo il più possibile in questo mondo… pur sentendoci, a volte, un peso per la società.

di Angelo Fardello


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Gennaio 2021

ESISTERE

Le emozioni si possono anche regalare

Una storia che fa andare in

PARADISO

LA TESTIMONIANZA DI PAOLO, UN UOMO CHE HA VISTO IL SIGNORE

M di Pippo Musso

i metto nei panni di Paolo e vi racconto la sua storia straordinaria. Un saluto a tutti voi, cari fratelli, mi chiamo Paolo e desidero condividere con voi questa mia esperienza di vita a contatto con Gesù, per testimoniare quanto sia buono e misericordioso con noi. Ricordo che a quel tempo ero molto giovane e la mia fede era tiepida, annacquata. Avevo ventiquattro anni e con l’autocisterna facevo l’autotrasportatore di latte insieme a mio cognato che mi seguiva con il suo camion. Stavamo viaggiando sul versante francese, quando sentii un improvviso malore che neppure i medici non sono stati in grado di diagnosticare. Persi i sensi e non mi resi conto che il camion ruppe la protezione del guard rail precipitando nel vuoto con un salto di una decina di metri e finendo nel greto di un torrente asciutto, ma coperto di uno strato di neve perché era il 15 Marzo e faceva molto freddo. Mio cognato accorse subito e si mise a scavare a mani nude levando terra e sassi, mi trovò ancora in vita ma schiacciato dal semi rimorchio. Finalmente arrivarono i soccorsi, mi tirarono fuori e mi caricarono sull’autoambulanza per portarmi al più vicino ospedale, precisamente a San Juan de Morien, dove i medici, constatando le mie condizioni, mi fecero trasportare con l’elisoccorso all’ospedale di Grenoble. Però, attenzione, hanno trasportato solo il mio corpo perché la mia anima era già in paradiso. Cosa accadde? Ero arrivato in paradiso, però non mi sono chiesto “ma dove sono finito?”, cioè, mi sembrava che avessi sempre vissuto in quel posto! Mi trovavo su una piroga fatta di tronco scavato a mano, in piena vegetazione nel Rio delle Amazzoni e con una lunga canna di bambù mi facevo strada. Indossavo un pantalone bianco con i bordi sfilacciati che tenevo allacciati in vita con un pezzo di corda. Ero a petto nudo con un cappello di paglia anch’esso tutto sfilacciato. Mi sentivo sereno in mezzo a colori brillanti di una fitta e lussureggiante vegetazione, mentre il cielo era di un azzurro indescrivibile di immensa bellezza; il sole era molto più piccolo del nostro, ma emanava lo stesso calore senza accecare se lo guardavi. Mentre scivolavo sul fiume con la piroga, voltandomi verso destra vidi un’insenatura con una piccola spiaggia: notai un pontile su cui c’era un uomo che teneva una mano sul fianco e con l’altra il suo cappello e da lontano cominciò a salutarmi. Pur non conoscendolo, anch’io presi il mio cappello in mano per fare lo stesso, ma non faccio neanche il gesto che in meno

di un secondo mi ritrovai naso a naso con quella persona! Eravamo distanti un solo centimetro mentre un secondo prima stavo remando in mezzo al fiume. L’uomo dalla barba folta e curata, i capelli lunghi e brizzolati era vestito un po’ come me, ma con una casacca di lino non a petto nudo come stavo io. Non riuscivo a capire quanti anni avesse, il volto era vissuto, ma quello che più mi colpì era lo sguardo, sì, proprio lo sguardo cosi dolce e profondo: rimasi abbagliato dai suoi bellissimi occhi azzurri. Sprofondai subito in un Amore Divino e vidi il suo volto emanare un’immensa luce, mentre dai suoi occhi scaturivano scintille brillanti di luce e con la voce del cuore mi disse: “Ciao Paolo, benvenuto! Ti stavamo aspettando...”. Non parlava con la bocca ma con la voce del cuore e continuò: “Senti, Paolo, ti affido a questa ragazza che ti farà da guida per tutto il tempo che rimarrai qui. Lei ti dirà tutto quello che desideri sapere”. Era una bella ragazza che sembrava provenisse dall’Oriente, dal Giappone, vista la forma del suo viso, gli occhi a mandorla e i capelli lunghi fino ai piedi che la rendevano bella e affascinante. Tutti diciamo che si vive per l’eternità, ma questo io non lo posso più dire, dato che in paradiso ho sperimentato che non c’è la cognizione del tempo. Sapendo che il mio corpo fisico è rimasto inerme per quaranta giorni, dovrei dedurre che sono stato in Paradiso per quaranta giorni, nello stesso tempo, non esistendo là il tempo non posso dire con certezza quanto esattamente vi sia

rimasto, non avendo neppure mai visto un ciclo giorno notte. Come pura anima, ci si nutriva dell’Amore di Dio, lodandolo e contemplandolo. Mi diedero per casa una capanna di legno, con dentro un tavolo e una sedia, alla parete un piccolo quadro raffigurante una piccola barca in mezzo al mare. Ricordo che per uscire dovevo fare due gradini e subito mi trovavo in una bella e lussureggiante campagna tutta avvolta dal silenzio e una pace avvolgente. Accadeva poi che per spostarmi bastava pensare a un posto e come per incanto mi ci trovavo! Era una cosa veramente bella. Non ricordo tutto ma posso solo dire che volavo per deserti, che ricordo l’inizio e la fine di questo viaggio, finché mi ritrovai al punto di arrivo e rincontrai quell’uomo. Mise le mie mani tra le sue ed io mi riempivo d’angoscia capendo di dover ritornare, allora a squarciagola gli dissi: “Vi prego, vi prego! Non fatemi tornare perché sto bene qui!”. Allora accade una cosa meravigliosa: questo essere esplode come una sorgente di luce bianca facendomi vedere la sua vera natura, pur mantenendo la sua forma umana in questo suo meraviglioso splendore di luce. Mentre io mi disperavo non riuscivo più a trattenerlo perché le sue mani erano diventate come fumo, allora alzai lo sguardo sopra la sua testa, e lì è stato meraviglioso: ho visto sopra la testa una moltitudine di anime o di Angeli, non so cosa fossero, so solo che tutti si avvicinavano a me, mi accarezzavano, mi

consolavano come a dire: “Stai tranquillo, non ti preoccupare”. Non sapevo cosa fare, quando ad un certo punto la mia anima cominciò a sollevarsi, a volteggiare, a galleggiare nell’aria formando un vortice sempre più veloce, finché tutte le anime pian piano si allontanarono fino a diventare piccole piccole, come capocchie di spillo, fino a scomparire. Intanto io insieme ad altre anime continuavamo a galleggiare nell’aria come in un tunnel, fino a quando ho sentito un forte boato, come un risucchio per cui mi resi conto di essere tornato nel mio corpo. E da qui è cominciato il mio calvario. Tra ambulatori e visite, sono passati molti anni facendo avanti indietro dagli ospedali. Allora ricordo il tempo prima di avere ricevuto questo dono, quando avevo ancora la fede annacquata e mi chiedevo insistentemente “Ma perché, perché, devo soffrire? Qual è il significato della sofferenza?”. Il Signore mi ha risposto facendomi capire che nella sofferenza il mio cuore si apre alla misericordia; e la misericordia è il perdono di Dio. Ecco questa è la risposta che aspettavo da tempo: la sofferenza rende il cuore al perdono, a quello che Gesù ci chiede. Ecco, questo è quello che desideravo trasmettervi, pur sapendo che io sono peccatore è morirò peccatore. Sia lodato Gesù Cristo.


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Gennaio 2021

"INSIEME possiamo farcela" Appello al buonsenso e alla responsabilità individuale

I

di Paolo Marchiori n questo anno abbiamo vissuto un cambiamento epocale, che non possiamo nascondere, sicuramente dimen-ticare è impossibile, soprattutto per chi è stato colpito, direttamente o indirettamente. Indubbiamente tutti siamo stati provati, la nostra vita è stata stravolta, in un attimo siamo stati privati della nostra libertà di movimento globale. Pensavamo di poter fare tutto, di avere il controllo su ogni cosa ed è bastato un virus per fermare il mondo intero. Ci sono tante ipotesi sulla natura di questo virus e anche sul perché è successo e giustamente sarà opportuno fare una indagine per capire le possibili cause per non incombere in altri errori che potrebbero danneggiare l'umanità, come sta succedendo ora. E la domanda primaria da farsi è: come mai la Cina non ha più il virus, o per lo meno ha un contagio limitato (sempre che dicano la verità)? A quanto pare ora, dopo un anno di Pandemia è diventata la prima potenza economica mondiale. VIRUS: una possibile strategia? E qui dobbiamo riflettere. Ma il punto attuale più importante in questo momento è : come uscire da questo dramma? L'uomo comunque ha dimostrato che le capacità e le risorse le ha: in poco tempo ha trovato tre vaccini, per cui quando vuole, e quando c'è un grosso profitto, si impegna e una soluzione la trova. Qui sorge una lecita domanda: " come mai in tante malattie, che ci sono da più di vent'anni non c'è una cura efficace? Forse è anche qui una questione di profitto? Comunque non vado a sollevare cose già risapute, ma voglio fare delle considerazioni a mio modo di vedere piuttosto semplici che potrebbero contenere il contagio, e dare una svolta positiva riducendo in modo brusco il numero dei contagiati e di conseguenza anche il numero dei decessi. Ho imparato a mie spese, che per migliorare le cose, la prima cosa da fare è lavorare su gli errori fatti e in questo anno con un virus sconosciuto, nella prima ondata alcuni sbagli inconsapevolmente sono stati commessi e purtroppo tante persone hanno perso la vita. La cosa che mi fa più male è che si continua a fare gli stessi errori, magari in modo diverso e nel frattempo le persone continuano a morire, ma non importa, tanto muore chi è vecchio o chi comunque è già compromesso con una patologia grave (purtroppo sta passando questo messaggio). Posso condividere il pensiero che è meglio che muoia un anziano piuttosto che un giovane, e sarei il primo a cedere la vita per un ragazzo, ma non posso accettare una non considerazione di più di una generazione che ha lottato per ottenere una democrazia e un benessere costruito con Sacrificio, Rispetto, Educazione e BUONSENSO. Ho scritto in maiuscolo la parola Buonsenso perché secondo me da parte di chi è stato chiamato a prendere

delle innumerevoli decisioni, non l’ha usato. Dico questo perché le varie commissioni di esperti, le istituzioni pubbliche, il governo con i suoi ministri, hanno fatto diversi decreti, sicuramente giusti, ma non hanno creato buoni risultati per ora. Diciamo che c'è stata un po' di confusione, mentre secondo me bastava usare un po' di buonsenso nel fare le cose e trasmetterlo a TUTTI. Il modo c'è, ma non voglio essere frainteso e non voglio fare il Conte di turno, né criticarlo, ma semplicemente esporre una considerazione meditata in base ai fatti reali accaduti, perché è facile fare discussioni da bar con il senno del poi, senza proporre alternative concrete. Per capire i comportamenti delle persone bisogna porsi nelle loro condizioni di vita e sappiamo con certezza che siamo un popolo un po' anarchico, irrispettoso che legge poco i quotidiani e non segue molto le trasmissioni informative. Per questo, essendo poco informati, nel momento in cui il contagio ha una lieve flessione e si passa da zona rossa ad arancione, tanti pensano che il pericolo sia passato e i comportamenti diventano superficiali. Abbassando la guardia in questo modo è inevitabile che il contagio salga. Poi la grande pubblicità dell'arrivo del vaccino, fatta senza avvisare le persone dicendo chiaramente che il virus sta ancora circolando e il pericolo rimane, la situazione peggiora sempre di più. Nel momento in cui si cambia la zona, come è successo all'inizio di dicembre, e dopo Natale e ai primi di gennaio, è il momento in cui bisogna tartassare con spot pubblicitari in televisione, studiati molto bene e trasmessi nei momenti di maggior frequenza nelle fasce orarie 12-14 e 19-21, su ogni rete, perché è il momento in cui tutti almeno per un attimo guardano la tv. Va spiegato che le regole vanno sempre rispettate, perché anche se le cose migliorano, il coronavirus non è sparito, è in circolo e contagia. Ma la cosa più importante da dire è che non ci si può fidare di nessuno, nemmeno degli amici, vicini o parenti, perché ci sono gli asintomatici che pur non avendo sintomi, possono contagiare. Se a morire sono gli anziani che non escono, chi li contagia? È semplice da capire, per cui siamo ancora in tempo per proteggere la vita ai più fragili: facciamo questi spot televisivi informativi e diciamo: HAI RISPETTO PER LA VITA DI TUO PADRE E DI TUO NONNO? QUANDO ESCI, RISPETTA LE REGOLE E INDOSSA SEMPRE LA MASCHERINA. Questo, secondo me, è il sistema più efficace di tutti i decreti! Non sono un esperto ma cerco di usare il buonsenso, ho scritto alle istituzioni dicendo tutto

questo ad inizio ottobre e a fine novembre cioè prima dei fatti -: rispondono ma non leggono e non si è considerati. A gennaio ci sarà ancora un aumento del contagio se non intervengono con gli spot televisivi: va impresso nelle persone che essere contagiati non è una passeggiata e non è uguale per tutti, c'è chi muore, c'è chi guarisce in fretta e non ha sofferenze, c'è chi guarisce ma passa un calvario, c'è chi guarisce ma rimane leso per parecchio tempo e lo strascico rimane. Queste cose non vengono dette, mentre potrebbero essere un grande repellente per smuovere la coscienza dei sordi o degli ignoranti, ricordando che basta una persona per formare un focolaio! Sono iniziate le vaccinazioni, ma ci vorrà un anno e forse anche di più per vaccinare l'intera popolazione, per cui il pericolo contagio rimane e se lo Stato non interviene con spot televisivi come ho descritto, dobbiamo farlo noi con il passa parola, richiamando le persone e i nostri giovani e PAUSA figli al buonsenso, alla responsabilità DI RIFLESSIONE individuale. In ballo c’è la nostra economia e sono a rischio diverse attività, aziende e posti di lavoro, con tante famiglie in difficoltà: non possiamo vivere nell'egoismo. In questo momento siamo chiamati a fare la nostra parte, ma facciamola veramente per il bene di tutti! Condividete il mio scritto, oppure ognuno faccia il proprio APPELLO a favore del rispetto delle regole contro il coronavirus. Non fidarti di nessuno, evita per ora gli assembramenti per amore di tuo padre e di tuo nonno. Se ci mettiamo d'impegno INSIEME possiamo diminuire drasticamente il contagio, isolando sempre di più il virus! Grazie di cuore a tutti

ANZIANI: pietre da scartare? di Olivia Sbarsi Oggi giorno c’è chi dice che gli anziani sono un peso per la società, specialmente i soloni dell’economia che dicono che gli anziani pesano sul sistema sanitario e pensionistico. Ma è proprio vero? Se guardiamo l’altra faccia della medaglia, gli anziani danno lavoro a medici, infermieri, fisioterapisti, case farmaceutiche, farmacie. E ancora. Chi ha buone possibilità dà lavoro a colf, badanti e autisti. Chi è in buona salute dà lavoro ad agenzie turistiche e alberghi. Chi ha buona volontà fa volontariato. E ancora. Non si sono mai chiesti a chi devono i loro stipendi i dipendenti dell’INPS? E ancora. I nostri nipoti che siedono anche sullo scranno in parlamento si sono chiesti a chi devono la loro posizione privilegiata? Sarebbero pronti loro a sacrificarsi con lavori umili e pesanti affrontati in gioventù dagli anziani di oggi? Penso proprio di no, visto che per i loro coetanei hanno varato il reddito di cittadinanza. Dunque, gli anziani sono davvero pietre da scartare? Ma anziani pietra di scarto a chi? Largo ai settantenni Prosit!


Novembre 2020

"LA RIVELAZIONE" Continua l’Invasione Extraterrestre dal Pianeta Nibiru

A

di Claudio A.F. Messa doro i film di fantascienza, soprattutto quando ci sono gli Alieni o le invasioni Extraterrestri.

Quindi ho deciso di scrivere un libro ispirato da un sogno che ho fatto quasi tre anni fa. Ovviamente si parla di un’invasione, io cercherò di mettere in salvo le persone a me più care.

Dove eravamo rimasti? Mentre è in atto una grande guerra con gli extraterrestri, Claudio e Fabiola erano vicino a casa a Milano, nascosti dietro il muro del Mac Donald , vicino alla Valassina, Claudio si spostò dal muro per sbirciare e vide un extraterrestre. Lo vide e si terrorizzò. Uno chiamò Claudio e disse “Non avere paura di me, mi chiamo Baland e sono una donna, ti prego di avvicinarti, non ti faccio del male, voglio solo parlarti”. Con coraggio uscii da dietro il muro e Claudio disse “ Io sono Claudio e lei è Fabiola, la mia compagna, di cosa vuoi parlarci?”.“ Tu solo puoi salvarci, perché non sei umano, sei un Vampiro, non quello dei vostri film, è per questo che ti ho visto e ho avuto paura”… “Come, vampiro? disse Claudio - per me sono tutte baggianate! E poi perché io posso far finire tutto?”. “Tu e, secondo la mia stima, 1 su 100.000.008, siete in grado di fermare tutto e uccidere il Re e la Regina”. Baland estrasse un coltello e si tagliò un braccio, il suo sangue era blu, disse succhia e capirai subito. Claudio guardò Fabiola, lei annuì, quindi succhiò il sangue. Immediatamente l’iride di Claudio diventò dorata e i sensi mille volte più sensibili. Claudio:” Cosa mi sta succedendo?”, Baland:” Per dirti tutto dobbiamo trovare un posto sicuro, perché se scoprono quello che ti sto dicendo, mi tortureranno fino alla mia morte”… L’alieno consegnò la sua pistola a Claudio, e disse a entrambi: “Con quest’arma, che è caricata di energia, potete distruggere tutto! Avete idea di un posto sicuro dove parlare?” Claudio disse: ”Qua dietro c’è la nostra casa, dista circa 100 metri, è il palazzo color salmone”, Baland si alzò per sbirciare. Voi correte il più veloce possibile e io vi seguo, così i droni vedendo che vi seguo non vi sparano. A che piano abitate? Quinto piano ingresso B! Quando sei davanti all’ascensore, l’appartamento è quello con l’insegna con il gatto sulla porta. Baland: “L’arma che ti ho dato è molto potente, non sparare finché il tuo bersaglio è distante 20 metri, se no morirete anche voi”. Fabiola: ”Che bersagli sono?”. I cancelli e i muri. Baland: “Voi correte ora e dopo 5 secondi vi seguo. Ora!!” Claudio e Fabiola iniziarono a correre,

Claudio guardò in su per un secondo e vide un drone alieno vicino al cancello d’ingresso. Sparò con la pistola e il cancello saltò come se avesse sparato a una lattina. Vicino all’ingresso del palazzo, sparò ancora distruggendo un muro e la porta d’ingresso. Entrati presero le scale, arrivati al piano, entrarono nell’ appartamento e accostarono la porta aspettando Baland. Dopo poco arrivò Baland, chiuse la porta e chiese di abbassare tutte le tapparelle. Dopo questo, per vederci, Fabiola accese la lampada a sale, che era un tavolo in metallo color nero. La donna aliena disse: “Solo voi Vampiri potete uccidere i regnanti del nostro pianeta e ora che hai bevuto il mio sangue puoi trovare tutti gli altri vampiri. Quando li vedi, basta che fai bere il tuo sangue che ora è blu come il mio”. Come faccio a convincerli a bere il mio sangue? Questo è un problema tuo, ma sono sicuro che troverai la giusta maniera, disse Baland. Col cazzo, è un problema mio! Se è vero quello che ci hai detto, è anche un problema vostro. Baland disse: “Noi ci impossessiamo delle risorse disponibili in un migliaio di mondi come il vostro, e rubiamo gli esseri che ci vivono, questo deve finire per sempre. Conosciamo quasi 100.000 lingue e io odio quello che facciamo a milioni di pianeti, ho la nausea di quello che facciamo, non ce la faccio più! Ora dovete mettere in salvo le persone che amate e poi dovete trovare gli altri vampiri. Quindi prendemmo la moto, una Honda 1000 nera, nuova di zecca, e andammo da mia figlia Michela e la mia ex moglie, la sorella di Michela di nome Sara e il compagno di Stefania, Andammo il più presto possibile. Appena arrivati, dopo 5 minuti, Fabiola chiamò Michela e scesero subito in strada. Claudio disse: “Prendete tutta l’acqua che avete, fagioli o ceci ricchi di proteine: i gladiatori dell’impero romano mangiavano solo questo genere di cibo, perché la carne costava troppo, ed erano sani e in forma. Ora andiamo velocemente a Meda dai genitori di Fabiola e torniamo per trovare un posto sicuro”. La moto ci mise 5 minuti per arrivare a Meda, il cancello delle cantine era aperto quindi scesero con la moto. C’era Eris, il fratello di Fabiola, Elena, la mamma, Oreste, il padre, Giovanna e Virginio, i vicini di Fabiola. Claudio disse di cercare un tizio in America che costruiva alloggi sotterranei, per proteggersi dall’esplosione nucleare. Però Claudio non ricordava il suo nome, e disse: “Qualche riccone può averlo ingaggiato, dato che ha costruito qua. Voglio sapere dove si trova perché è l’unica speranza che abbiamo per sopravvivere”. Claudio senti dei rumori all’esterno e disse a tutti di nascondere gli alieni, quindi bevve il suo sangue due volte per essere sicuro. Claudio prese la pistola aliena e appena la videro gli alieni si terrorizzarono; questo

momento gli permise di correre e dire “mettetevi le loro armature e imbracciate i loro fucili, cosi sembriamo loro”. Oreste disse: “io non metterò mai queste cose, vado a casa”. Tutti i parenti cercarono di convincerlo senza risultato e lui andò a casa. Fabiola urlò: “Dobbiamo recuperare Luana e il piccolo Francese”, che erano la cugina di Fabiola e il figlio di 6 anni. Claudio disse: “Ora usciamo e dovete sparare a qualche palazzo e alla vostra cantina, così se passa un drone alieno verifichiamo subito i nostri camuffamenti e dopo andiamo a casa di tua cugina!. Girato l’angolo trovarono un furgone col cassone. C’erano tutti meno Eris e Claudio, che presero del pane e della focaccia nella panetteria di fronte, perché tutti non

mangiavano dal mattino. Claudio distribuì il cibo a tutti, ruppe il finestrino e si mise alla guida, fece entrare Eris per cercare il maledetto bunker, e andarono da Luana. Arrivati, Eris sparò all’ingresso, perché vide un drone, dopo andò all’ingresso, si tolse il casco, chiamò Luana che era dietro la porta, allertata dalla sparo del cugino. Sentita la voce di Eris, aprì subito, chiese ai tre, perché c’era il padre, di seguirlo sul furgone e lo seguirono. Salirono sul cassone e disse di puntargli le armi per i droni e partirono verso la casa di Michela. Eris durante il tratto trovò il bunker, era vicino alla casa di Michela, era nel parco di Bruzzano, a Nord di Milano, però dovevano trovare le coordinate GPS. La vita nel bunker. (Continua)

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Avere la maledetta SLA significa avere costantemente dolori in tutto il corpo e avere prurito sempre. Ma che vita è? È l’unica che ho, quindi me la tengo stretta.

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8

Gennaio 2021

FINALMENTE VICINI

Viviana - ha inviato un messaggio GRAZIE 2020 A ME SEI SERVITO, IN QUALCHE MODO TI HO AMATO E TI SONO GRATA

C’È POST(A) PER NOI

A me questo 2020 mi ha portato te ALO e quindi lo ricorderò positivo (ehm, si fa per dire ).

Verso la fine dell’anno abbiamo lanciato questo messaggio su facebook. “Quando si parte per un nuovo viaggio, si saluta sempre ciò che si lascia, vero? Ma per partire sereni bisogna stare attenti a non dimenticare di portare con sé il buono ricevuto, anche se è poco. Probabilmente viene voglia di non salutare l'anno appena concluso, è comprensibile, però forse conviene non liquidare tutto superficialmente... Se trovi una cosa bella da portare con te nel 2021, scrivi a scriveresistere@ cooplameridiana. it o lascia un tuo commento qui sotto e facciamo cominciare il nuovo anno in modo “positivo” (questa volta in senso buono!)”

Se devo proprio dirla alla vostra maniera, il 2014 mi ha tolto tanto, quasi l'aria per respirare e la carne di dosso e poi mi ha buttata in una vasca di acqua e sale. Prima ancora c'è stato il 2011 e anche quello mi ha strappato un pezzo grosso di un cuore che credevo non si sarebbe mai ripreso. Ah! Scusate! Il 1994 è stato il precursore di quelli che "mi hanno tolto". E poi naturalmente il 2017 che mi ha tolto un altro piccolo pezzetto della mia vita, dei miei affetti o anche il 2019 che mi ha portato un altro taglio netto e affilato che comunque non mi è costato poco. Insomma, che voglio dire?. Che questa è la vita, si ride, si gode, se magna, se beve, ma c'è anche la morte, il distacco, il dolore, la lontananza. Non ce l'avevano detto al collaudo prima di atterrare su questa terra? No, forse no, ma è questa. E il dolore non è solo dolore. È un varco. Stretto, basso, oscuro, buio, doloroso, lascerà graffi sulla pelle, ma ti insegnerà un sacco di cose. Ti insegnerà che si, sai strisciare sul fondo! Che resisti anche se li fa freddo e non è niente confortevole, che continui anche se è talmente stretto lì che ci passa una sola persona, Tu. Ma dopo un po' che strepiti, imprechi, sanguini, urli e piangi, ti accorgi che là in fondo c'è una via d'uscita. Che non saranno rose e fiori, ma almeno sarà un inizio e potrai cominciare a rialzarti in piedi e poi deciderai come e in che direzione procedere. Grazie 2020 a me sei servito, in qualche modo ti ho amato e ti sono grata e non solo per Alo, ma perché mi hai fatto intravedere che si, c'è sempre un'altra strada e, dannazione, mi hai incuriosito anche questa volta e mi sa che quella svolta, io la prendo. Ci provo, come sempre, nel miglior modo che io conosca: Per conto mio, ma mai da sola.

Anche se separati dalla plastica

I

l 26 gennaio 2021 alle ore 14,30 dopo tre mesi di assenza a causa del covid, finalmente ho rivisto dal vivo una parte della mia famiglia e non solo per videochiamata! Eh, sì, cari miei, c’è proprio una bella differenza tra vederli da vicino o attraverso uno schermo, non vi dico che emozione rivederli... Mia moglie e mia figlia avevano entrambi gli occhi lucidi, mentre io tenevo duro, fingendo di guardare da un’altra parte e di pensare ad altro per non farmi prendere dall’emozione… La visita, per motivi di tempo a disposizione, è durata solo 15 -20 minuti, separati da una specie di vetrata di plastica fatta per stare vicini ma senza contatto diretto, se non attraverso due fori per far passare le braccia inserite in due lunghi guanti (che mi ricordano quelli dei veterinari) per

consentire di toccarci almeno le mani. Arrivando i parenti di altri ospiti della struttura, i miei minuti a disposizione sono terminati e ho lasciato il posto a loro. Mia moglie e mia figlia mi hanno fatto tante domande per sapere tutto di me, ad un certo punto è arrivata Rita, nostra carissima amica , oltre che una brava collaboratrice della struttura, per annunciarmi qualcuno che non vedevo dal vivo da tanto tempo e poco dopo è arrivata Lisetta, che cura la nostra redazione di scriveresistere, che dopo un anno dalla sua nascita adesso diventa un vero e proprio giornale online. Che dire? Siamo tutti fieri del nostro giornale e mentre stava volando via quel poco tempo a noi concesso a malincuore ci siamo dovuti tutti congedare dandoci appuntamento alla prossima volta (fra 15 giorni!)

di Pippo Musso

Lorenzo - ha inviato un messaggio GRAZIE PER L’AVVERTIMENTO! L'anno trascorso ha drammaticamente messo a nudo la fragilità nostra e del mondo in cui viviamo. Custodire questo prezioso avvertimento penso sia il modo migliore per ringraziarlo, visto che ci permette di intraprendere il viaggio verso il 2021 con minor superficialità ed incoscienza.

Scrivere La vitA

Se hai voglia di scrivere Preparati! perché stiamo per lanciare una iniziativa straordinaria datata 2021 un libro scritto insieme! Un concorso promosso da scriveresistere dedicato a tutte le persone d’Italia affette da SLA (“Scrittori con gli occhi”), familiari, amici, operatori socio sanitari di RSD, volontari, caregiver e tutti coloro che desiderano donare il racconto di come affrontano i limiti che la vita mette loro davanti. Il tema-guida, dunque, è l’esperienza personale di fronte alle prove della vita e può essere sintetizzato così:

La mia vita con i suoi limiti i testi selezionati da un'apposita Giuria saranno pubblicati in una collana edita da La Meridiana, dal titolo (provvisorio) «Scrivere l'amore per la vita (Vivere con i limiti)» Racconti, poesie, messaggi di riflessione. Scrivere fa proprio esistere!

concorso di scrittura

scriviconnoi

Diventiamo un coro di voci che raccontano la vita Scrivi a scriveresistere@cooplameridiana.it un tuo pensiero-dono

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ScriverEsistere Magazine - anno 2 - n1  

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