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IL MaGazine DeL DesIGn N. 57 – 29 GENNAIO 2010

NUMERO sPeciaLe PER I LeTTorI DI

ConsIGLI D’auTore Per nuove ArcHITeTTure DomesTIcHe FInITure Una PeLLe naTuraLe, coLoraTa E TecnoLoGica Per Le PareTI ResTauro Come sI recuPera un BorGo InTernI LucI, LeTTI, MoBILI new GeneraTion MoDa&DesiGn RucHes neGLI ABITI e neGLI ArreDI

maDe in DesIGN


INdice 27

29 GennaIo 2010

INterNIPANoramaNEws

48 10

saper fare ESPERIMENTI & MATERIALI.AI GIOVANI DESIGNER PIACE LA MATERICITÀ

12

limited edition

HOOO!!! E HAAA!!! PHILIPPE STARCK E UNA LAMPADA A QUATTRO MANI 14

metallomania

LE NUOVE FINITURE BRILLANO DI LUCE 16

energie rinnovabili

L’AEREO PIÙ VERDE DEL MONDO. VOLA AD ENERGIA SOLARE 18

opening

EXITS, UN NUOVO SPAZIO ESPOSITIVO MILANESE. E ASSAI SNOB 20

eshop

COMPRARE ONLINE MOBILI E PEZZI LIMITED EDITION È FACILE 22

avanguardie

OLTRE IL PASSATO. UN PROGETTO PER MOTO ADVANCED DESIGN 24

case history

LA CUCINA IN TESTA: LE PERFOMANCE DI SCAVOLINI

appuntINterNIPANorama 27

tendenze PIÙ CALORE.TERMOSIFONI, STUFE, CAMINETTI CHE EMOZIONANO

33

sostenibile

ACCHIAPPALUCE. PER MICROAMBIENTI O INTERE CITTÀ 37

archinterni

SCALE D’AUTORE. MATERIALI,TECNOLOGIE E DESIGN PER SALIRE 41

real estate

NUOVE PROSPETTIVE PER L’EX MANIFATTURA TABACCHI A MILANO 44

luoghi e letture

SOTTO IL SEGNO DEL TÈ 48

shopping

TEA TIME! LE TEIERE D’AUTORE

62

51

66

55

moda&design

RUCHES: ESAGERATO E SENSUALE. È LO STILE DI STAGIONE 82

portrait

INVENTORI PER MESTIERE. IL CASO BAGIGI 59

bello & utile

SMART CLEAN GREEN CLEAN. I NUOVI UTENSILI PER LE PULIZIE 62

cinema

GLI INTERNI DI ALMODOVAR: CHE OPTA PER IL DESIGN MADE IN ITALY

IdeeINterNIPANorama 66

82

100

Panorama degli interni / Restauro RINASCITE:GLI ANTICHI BORGHI RIANIMATI. L’OPERAZIONE KILGREEN IN ABRUZZO E IN PUGLIA NELL’OASI DI OSPITALITÀ. UNA MASSERIA, IN SICILIA, DIVENTA RESORT CASCINA TECNO. UNA ROVINA CASTIGLIANA RESA ABITABILE RICONVERSIONE AD ARTE. A VENEZIA, I MAGAZZINI DI PUNTA DOGANA E I MAGAZZINI DEL SALE DIVENTANO LA SEDE DI DUE FONDAZIONI

Panorama degli arredi

33 PERSONAGGI D’AUTORE. I MOBILI DELL’ULTIMA STAGIONE IN UN TEATRO DELL’OTTOCENTO LETTI ON MOVIE.TRE STILI SECONDO TRE FILM CULT ATMOSFERE. SONO ROTONDE LE NUOVE LUCI PER LA CASA

Panorama dei trend

RICOMINCIO DA QUATTRO. IDEE E SUGGERIMENTI D’AUTORE PER TRASFORMARE ATMOSFERE IN REALTÀ


INdice II

rubrINterNIPANorama 110

innovazione ABITARE MEGLIO.TETTO, FINESTRE, IMPIANTI E QUANT’ALTRO PUÒ DARE IL GIUSTO COMFORT A UN EDIFICIO. RISPARMIOSAMENTE

119

people CAMBIARE PELLE. COME SCEGLIERE RIVESTIMENTI, PORTE, MANIGLIE: GLI ESPERTI RACCONTANO I SEGRETI DEL MESTIERE IL MONDO DELLE COSTRUZIONI.TUTTE LE NOVITÀ IN ARRIVO

125

opinioni 1 COSA ASPETTIAMO? IL “J’ACCUSE” DEL PRESIDENTE DI FEDERLEGNO ARREDO E LA SUA CURA PER IL “MOBILE” AMMALATO

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opinioni 2 PROGETTI IN CORSO. COME UN IMPRENDITORE AFFRONTA IL 2010

130

INservice

indirizzi

119 DIRETTORE RESPONSABILE GILDA BOJARDI BOJARDI@MONDADORI.IT

IN COPERTINA. SULLO SFONDO, LAMINATO COLLEZIONE DIGITALIA DI ABET LAMINATI CON DECORI A STAMPA DIGITALE. POLTRONA BRICKS AND MORTAR DI RICHARD WOODS PER ESTABLISHED & SONS. PARAVENTO ZEN SCREEN IN CEDRO ROSSO CANADESE DI LUDOVICA + ROBERTO PALOMBA PER EXTETA.

ART-DIRECTOR Christoph Radl christoph.radl@radl.it CAPOREDATTORE CENTRALE Simonetta Fiorio simonetta.fiorio@mondadori.it A CURA DI Patrizia Catalano (attualità e rubriche) interniv@mondadori.it Tersilla F. Giacobone (architettura di interni e design) internig@mondadori.it HANNO COLLABORATO Valerio Cometti Claudia Foresti Antonella Galli Anita Greco Alma Mari Anna Martinelli Cristina Morozzi Pierluigi Mutti Andrea Pirruccio Serena Ravelli Alessandro Rocca Rosa Tessa Laura Traldi Matteo Vercelloni GRAFICA Elena Mariani internie@mondadori.it Elena Michelini imkt2@mondadori.it

IL PROSSIMO

INteRni MaGazine DeL DesiGn USCIRÀ IL GIORNO

26 FeBBRaio 2010

FOTO Angel Baltanas Santi Caleca Alfio Garozzo Lang&Baumann Xavier Lucas Maurizio Marcato Henry Thoreau O. Uhrig SEGRETERIA DI REDAZIONE Barbara Barbieri Alessandra Fossati Ada Uboldi

NUMERO SPECIALE DI

PER I LETTORI DI ANNO 14° N. 57 ALLEGATO A PANORAMA N. 06 DEL 29 GENNAIO 2010

ARNOLDO MONDADORI EDITORE 20090 SEGRATE-MILANO INTERNI La rivista dell’arredamento via D. Trentacoste 7 20134 Milano tel. 02.215631- 20 linee r.a. telefax 02.26410847 www.mondadori.com/interni www.internimagazine.it PUBBLICITÀ Mondadori Pubblicità 20090 Segrate - Milano Tel. +39 02 7542 2203 Fax +39 02 7542 3641 Coordinamento Silvia Bianchi silvia.bianchi@mondadori.it www.mondadoripubblicità.com STAMPATO DA Mondadori Printing S.p.A., via Luigi e Pietro Pozzoni 11 Cisano Bergamasco (Bergamo) Stabilimento di Verona gennaio 2010 © Copyright 2010 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.- Milano Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati. Manoscritti e foto anche se non pubblicati non si restituiscono


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SapEr FAre

FREDDI, CALDI, CORPOSI O LEVIGATI, i materiali CI AVVOLGONO NEL QUOTIDIANO, CREANDO ATMOSFERE NEI NOSTRI SPAZI DI VITA E RAVVIVANDO GLI AMBIENTI CON colori O TEXTURE. PER I designer, INVECE, RAPPRESENTANO IL TERRENO SU CUI SI GIOCA LA partita DELL’INNOVAZIONE. Le loro armi SONO GLI ACCOSTAMENTI INUSUALI, LE CONTESTUALIZZAZIONI, le METODOLOGIE DI lavorazione alternative. PERCHÉ NIENTE SIA MAI SCONTATO E BANALE. LA LAMPADA DRAG IN STUCCO DI JULIEN CARRETERO REALIZZATA CON UNA MACCHINA CHE PORTA VIA, POCO A POCO, L’IMPASTO DA UNA MASSA PREDETERMINATA, RASCHIANDOLO IN MANIERA SEMPRE DIVERSA E OTTENENDO PEZZI DI FATTO UNICI ANCHE SE PRODOTTI IN MANIERA SERIALE. IN VENDITA DA MOSS, NEW YORK.


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NUOVI DESIGNER TAPPEZZERIA con sorpresa È bella, ma anche funzionale Off The Wall, la carta da parati tridimensionale della svedese Kicki Edgren. Partendo da decori ispirati all’arte pop, la designer procede poi realizzando piccoli complementi d’arredo in plexiglass (paralumi, mensoline, piccoli contenitori) da appendere al muro e poi ricoprire con la tappezzeria. Una volta trasferita la situazione a computer, il decoro della carta viene così modificato per seguire il profilo degli oggetti inglobati. L’effetto finale è doppiamente sorprendente: sembra un gioco ottico ma è una reale presenza in 3D… www.kredema.se

A SINISTRA., OFF THE WALL, TAPPEZZERIA CON INSERTO IN PLEXIGLASS DI KICKI EDGREN. SOTTO, LA SEDUTA IN SCHIUMA E BOLLE D’ARIA SUPERFOAM DI RICH GILBERT. SOTTO A SINISTRA, UN’OPERA HIDDEN ART DI DIEGO SANTARELLI, REALIZZATA CON SMALTI TERMOSENSIBILI.

LE RICERCHE DEI talenti emergenti A CACCIA DI INNOVAZIONE.

ESPerImenTI & MaTerIaLI di Laura Traldi

C’è MA non SI VEDE Forare PRIMA DELL’uso Si chiama HiddenArt, arte nascosta. È una tecnica ideata dall’artista Diego Santarelli che dipinge ampie zone cromate a smalto termosensibile, normalmente utilizzato nell’industria automobilistica o aeronautica. Superati i 30 gradi, questi smalti modificano la propria struttura molecolare diventando trasparenti e facendo quindi emergere parti nascoste del dipinto.“La poetica supera la tecnologia”, ha detto Massimo Caiazzo dell’International Association of Color Consultants alla presentazione del progetto. “L'opera termosensibile non permane ma appare, sorprende, interagendo con l'osservatore che non è un semplice spettatore”.

Si sa, spesso una buona immagine di un prodotto conta di più della qualità del prodotto rappresentato. Come reazione a questa situazione, sempre di più i giovani designer decidono di raccontarsi non mediante foto a effetto quanto attraverso chiare spiegazioni sul loro saper fare. Così l’ha fatto anche Rich Gilbert, inglese, studente del Royal College of Art che si è filmato durante il processo che l’ha portato alla creazione di Superfoam, una poltrona in schiumato effetto groviera. Per ottenerlo, Gilbert ha versato la schiuma in uno stampo in legno riempito di palloncini poi fatti scoppiare. Con risultati, sia per il racconto del processo che per il prodotto, a effetto assicurato. www.richgilbert.com


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LIMITED EDITION

HOOO!!! e Haaa!!! I riflessi della base di cristallo molata a mano e smerigliata interagiscono con luci elettroniche o LED programmate. Mentre lungo il passaggio centrale della lampada scorrono ininterrotte, verticalmente, frasi di Jenny Holzer che mettono in discussione il modo in cui le società sono strutturate e considerate. La luce, a sua volta, viene diffusa dall’elemento stretto, allungato e rettangolare, in acciaio rifinito a specchio, che taglia perpendicolarmente la forma sfaccettata della base di cristallo. Hooo!!! e Haaa!!!, le lampade gemelle, una da tavolo e l’altra a piantana, hanno una fisionomia molto speciale che fonde mondi diversi e realtà opposte grazie alla contaminazione, creata da Starck, della tradizione con la ricerca, dell’artigianalità con l’industria, dell’arte con il design. Piero Gandini, il giovane patron di Flos, storico marchio di design che per la prima volta si lascia espugnare

IL PRIMO pezzo IN SERIE LIMITATA cofirmato DA Flos e Baccarat. SU PROGETTO DI Philippe Starck. AD OGNUNO LA SUA PARTE. LA magia DEL CRISTALLO E LA poetica TECNO. di Tersilla Giacobone

dall’idea del pezzo quasi unico, pur essendo molte delle lampade Flos dei prodotti così speciali da essere considerate icone del design, afferma:“Abbiamo scelto i bei vasi di Baccarat perché rispettiamo la passione e dedizione che questo brand e i suoi artigiani continuano ad esprimere nell’esplorazione del cristallo. L’idea, poi, di inserire i LED in movimento all’interno del telaio, ci ricorda subito le installazioni fantastiche di Jenny Holzer. Amiamo il suo talento e coraggio morale”. Come dire che il “trait d’union” tra due mondi così diversi è il concetto di continua esplorazione, seppure in dominii assai differenti. La lampada è prodotta in nove esemplari nella versione da terra e in quarantanove nella versione da tavola: la lavorazione artigianale a mano del cristallo Baccarat e dei pannelli a micro LED ne giustificano il prezzo.

IN ALTO. PROGETTATA DA PHILIPPE STARCK PER FLOS, LA LAMPADA È DISPONIBILE IN DUE VERSIONI: “HOOO!!!”, IL MODELLO DA TAVOLO E “HAAA!!!”, LA PIANTANA. LA CAPACITÀ PRODUTTIVA È MOLTO LIMITATA E LA QUANTITÀ È STATA DECISA IN ANTICIPO, PER EVITARE LUNGHE ATTESE PER LA CONSEGNA. DAL PICCOLO AL GRANDE NUMERO. SOPRA, MISS SISSI, UN'ALTRA LAMPADA DI PHILIPPE STARCK PER FLOS, 1991: UN BEST SELLER. PEZZI VENDUTI, CORPO, DIFFUSORE E SUPPORTO SONO STAMPATI AD INIEZIONE IN POLICARBONATO COLORATO. COSTO 95 EURO.


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FASHION DALL’ALTO: RIVESTIMENTO FELL DI IRIS, LAVABO X-TECH DI CERAMICA CIELO, SABOT MIU MIU, RIVESTIMENTO LUMINAR DI FIANDRE, VASI PHASES, DESIGN DROR BENHENSTRIT PER ROSENTHAL.

LE NUOVE FINITURE GENERANO superfici LUCENTI, LUCIDE E LEVIGATE, COME UNA pelle intessuta di trame LEGGERE E SPECCHIATE.

meTALLOmaNIA

di Claudia Foresti Anche un lavabo può scintillare. Ora l’effetto metallo viene infatti applicato a svariate superfici che rivestono svariati tipi di oggetti, con effetti sorprendenti. Il lavabo X-Tech presenta, ad esempio, un’innovativa lavorazione non ceramica, usata per la prima volta nel settore sanitario e sviluppata appositamente per Ceramica Cielo. Il nuovo progetto si basa infatti su una finitura, altamente resistente, che riveste i sanitari decorati Jungle creando riflessi, a volte satinati, a volte lucidi. Anche la collezione in gres porcellanato Feel di Iris genera sensazioni visive tattili. Come i sabot di Miu Miu, rivestiti di glitter color antracite con un fiocco decorato di cristalli. La superficie del rivestimento Luminar di Fiandre è invece incisa da una serie continua di linee circolari concentriche:il risultato è una superficie lucida e riflettente. Infine i vasi Phases disegnati da Dror Benhenstrit per Rosenthal sono caratterizzati dal motivo ‘frantumato’ delle superfici in porcellana con finitura opaca in platino.


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ECOBIOGREEN

SE UN velivolo RIESCE A FARE IL giro DEL globo TERRESTRE ESCLUSIVAMENTE CON energia solare, È PIÙ FACILE IMMAGINARE CHE SI POSSA FARE altrettanto CON LE automobili, GLI IMPIANTI DI riscaldamento E I computer.

L’aeReO PIÙ VerDe DeL MonDo

di Ida Del Coro

di Rosa Tessa

NON SOLO OROLOGI NELLA PROGETTUALITÀ DEL GRUPPO SWATCH, MA ANCHE ENERGIE RINNOVABILI E OSPITALITÀ. IN ALTO, SOLAR IMPULSE, L’AEREO AD ENERGIA SOLARE CHE NEL 2012 CIRCUMNAVIGHERÀ LA TERRA. DA SINISTRA: OROLOGIO KHAKI CONSERVATION DEL MARCHIO HAMILTON DISEGNATO IN COLLABORAZIONE CON HARRISON FORD. IL SUO NOME DERIVA DA CONSERVATION INTERNATIONAL, L’ASSOCIAZIONE DI CUI L’ATTORE FA PARTE, PER LA TUTELA DELLE BIODIVERSITÀ AMBIENTALI; IL TERRAZZO PENSILE DELLO SWATCH ART PEACE HOTEL DI SHANGAI CHE VERRÀ INAUGURATO QUEST’ANNO; SPEEDMASTER SOLAR IMPULSE, L’OROLOGIO CHE IL MARCHIO OMEGA HA DEDICATO AL PROGETTO DELL’AEREO A IMPATTO ZERO.

Solar Impulse è un progetto tecnologico molto ambizioso, nato sei anni fa e cresciuto attraverso ricerche, calcoli e simulazioni. Protagonisti due piloti: Bertand Piccard e André Borschberg, il primo psichiatra e il secondo ingegnere. Con loro lavora un’equipe multidisciplinare, composta da 50 specialisti, provenienti da sei Paesi e un centinaio di consulenti. Per portare avanti il progetto, che costa circa 70 milioni di euro, è stato necessario lanciare iniziative di ricerca e trovare nuove soluzioni in numerosi settori attinenti a progettazione, aerodinamica, efficienza energetica, materiali compositi e procedure di fabbricazione. Tra i main partner del progetto oltre a Solvay e Deutsche Bank, c’è Omega, marchio del Gruppo Swatch, che fornisce un apporto importante con tutto il proprio know-how tecnico per la strumentazione di bordo, come nel caso del dispositivo di atterraggio. Quest’anno Solar Impulse farà il primo ciclo di volo di 36 ore, e si prepara a circumnavigare la terra nel 2012, dimostrando che lo sviluppo delle energie rinnovabili può diventare una conquista importante per la Terra in termini energetici ed economici.


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OPENING

ESALTARE LE tracce DEL tempo È IL mood DI UN nuovo spazio ESPOSITIVO milanese. NON A CASO, ANCHE GLI oggetti IN VENDITA PORTANO CON SÉ, E NELLA LORO fattura artigianale, UNA memoria COMUNE DEL passato.

EXiTs “Exits è la prima uscita dello Studio e dallo Studio di via Varese 15”. Così scrive di suo pugno Michele De Lucchi nella descrizione di questo nuovo luogo di vendita milanese, una sorta di “extra moenia” dello spazio di lavoro, dove l’équipe del famoso architetto dalla barba fluente progetta ormai di tutto: dal cucchiaio alla città, si potrebbe dire parafrasando il detto di un altro celebre architetto milanese degli anni Cinquanta. Ma allora, tutto era davvero da ricostruire. Non sono andati molto lontano per il momento, quelli della MDL Studio, solo dall’altra parte della strada, al n. 14. Li accompagna in questo primo passo Designcorporate, la società di distribuzione e vendita di Roberto Cerri e Simona Cremascoli, che tratta prodotti di varie aziende, tra cui anche Produzione Privata, il marchio creato e gestito da De Lucchi che gli dà la possibilità di realizzare piccole collezioni di oggetti anche con le

di Tersilla Giacobone foto di Santi Caleca proprie mani. Così Produzione Privata quasi contraddicendo il proprio nome potrà godere di una vetrina sulla strada e vendere i suoi prodotti al pubblico. L’interior di Exits, progettato da De Lucchi nel totale rispetto dell’ambiente originale fa parte della sua visione “understatement” del mondo e della memoria insita nelle tracce del tempo. In occasione della recente vernice di Exits è stata presentata una nuova categoria di vassoi in legno che si appendono al muro, ma che funzionano in tutto e per tutto come vassoi di servizio e sono prodotti artigianalmente con estrema cura.“L’umile servizio cui sono destinati – spiega l’autore De Lucchi – si trasforma in una meravigliosa occasione per rappresentare studi di palazzi, facciate di edifici, con finestre, porte e balconcini, come in un serio studio di architettura, dove i modelli sono sparpagliati per i tavoli e appesi alle pareti”.

SOPRA, IL NEONATO SHOWROOM EXITS DI MILANO CHE PROPONE OGGETTI PARTICOLARI TRA CUI TUTTE LE OPERE DI PRODUZIONE PRIVATA. SOTTO, IL DISEGNO DI MICHELE DE LUCCHI PER LA NUOVA COLLEZIONE DI VASSOI DI PRODUZIONE PRIVATA PRODOTTI ARTIGIANALMENTE IN PREZIOSO NOCE NATURALE PER UN CONTATTO AUTENTICO CON IL LEGNO MASSELLO.


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eSHOP IL MIGLIOR SITO Èitaliano

A LATO. SU YOOX.COM NON È SOLO POSSIBILE ACQUISTARE MODA E DESIGN MA ANCHE PEZZI REALIZZATI IN ESCLUSIVA: COME IL CANDELABRO TENOCHTITLAN DI VITTORIO LOCATELLI PER DRIADE KOSMO IN VERSIONE BIANCA. A DESTRA. IL NUOVO MARCHIO DEL DESIGN SKITSCH VENDE MOBILI E ACCESSORI IN TUTTO IL MONDO GRAZIE ALLA SUA VETRINA WEB. SOTTO, ANOTHER CHAIR DI KAREN RYAN, UN PEZZO IN LIMITED EDITION IN VENDITA SU DETNK.COM, IL SITO DEDICATO AL DESIGN-ART DEL GALLERISTA RABIH HAGE.

Come si chiama, lo sanno tutti: yoox.com. Che sia il miglior sito di ecommerce del mondo, lo sanno in tanti, visto che è stato ufficialmente dichiarato tale dalla giuria che gli ha assegnato lo Stevie Award. Che invece questa riuscitissima boutique virtuale sia italiana, non è cosa notissima. Né lo è il fatto che da un paio d’anni vi si venda non solo moda ma anche design. E che design! I migliori marchi del made in Italy hanno scelto yoox.com che si è trasformato per loro in un supporto importante per raggiungere i consumatori di tutto il mondo. Dallo scorso aprile, yoox.com ha anche una presenza online sul sito di Interni. www.yoox.com e www.internimagazine.com

AcQuiSTI on LIne LA RETE CREA nuove sinergie. COMPRARE MOBILI E pezzi limited edition È SEMPRE più FACILE. di Laura Traldi

GALLERIAvirtuale

IL successo SI FA SULWEB

Un magazine, una piattaforma per l’ecommerce e una preziosa fonte di informazioni. È tutto questo detnk.com, il sito creato dal celebre gallerista londinese Rabih Hage e completamente dedicato al mondo delle Limited Editions. Qui si leggono le ultime notizie dal mondo del DesignArt (interviste, convegni, commenti dei critici), si possono avere consigli ad hoc da parte dei curatori del sito, e si può anche “fare shopping” di pezzi unici. E come vanno le vendite in questo “eshop” del design d’autore? “In crescita negli ultimi 12 mesi”, dice Rabih Hage.“Per il 2010 ci aspettiamo volumi ancora migliori”. www.detnk.com

“La vendita on line sarà il nostro cavallo di battaglia” ha detto Renato Preti in occasione del lancio di Skitsch, il nuovo marchio dell’arredo e dell’oggettistica di design nato lo scorso aprile. “L’idea è che anche chi si reca in negozio o sfoglia il catalogo alla fine poi acquisti on line e tutta la nostra comunicazione si focalizzerà su questo”. Detto fatto. Di fianco al grande spazio vendita in via Monte di Pietà a Milano e al catalogo cartaceo, l’eshop è infatti ad oggi lo strumento su cui Skitsch conta maggiormente. Una vetrina che funziona e che offre gli stessi servizi di un negozio tradizionale, come le confezioni regalo, il servizio montaggio e le opzioni di pagamento diversificate. Una prova che gli affari vanno a gonfie vele? L’apertura, tra qualche mese, di un nuovo spazio nel centro di Londra. www.skitsch.it


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AVANGUARDIE

I NUOVI CONCEPT DELLE MOTO GUZZI, DESIGN PIERRE TERBLANCHE, PRESENTATE ALL’ULTIMA EDIZIONE DEL SALONE EICMA: LA TOURER VELOCE STRADA (A SINISTRA), V12LM, UNA SPORTIVA ESTREMA (IN ALTO) E L’IMPORTANTE MOTARD V12X (SOTTO). A SINISTRA, IN BASSO, CASCO PER USO URBANO SERIE AUTOMATIC FIT BELT, MARCHIO BREMBO (LICENZA NEWMAX), IN VERSIONE JET ED INTEGRALE.

oLTre iL PasSaTo

IL VULCANICO Pierre Terblanche FIRMA UN RIUSCITO PROGETTO DI advanced design. IDEE FRESCHE, provocazioni STIMOLANTI E soluzioni STILISTICHE DI PREGIO. PER UN marchio CHE GUARDA in avanti.

di Valerio Cometti

I prototipi da Salone sono dimostrazioni di attività non sempre sincera. A volte vengono realizzati per esigenze di comunicazione, altre per marketing, altre ancora perché gli analisti di borsa sono insoddisfatti. Non so cosa abbia spinto Moto Guzzi ad arruolare il vulcanico Pierre Terblanche, ma di certo questi prototipi uniscono gli elementi essenziali di un riuscito progetto di advanced design. Le V12 X, LM e Strada sono moto differenti per destinazione d’uso, ma unite dal comune desiderio di iniettare freschezza in un marchio che non può più vivere di fasti passati. La V12 LM è una sportiva estrema: passo lungo ed andamento a cuneo che carica visivamente l’avantreno, per un’ulteriore iniezione di dinamismo. Idee fresche come la scocca portante in pressofusione, che abbraccia il motore, ma anche funge da supporto per la sovrastruttura serbatoio-sella-codolino: un unico corpo incernierato alla base della piastra di sterzo. Idee fresche/provocazioni nell’impiego del raffreddamento del motore attraverso “heat pipe”. In questo modo, Pierre dimostra la sua capacità di contaminazione fra diversi settori andando a proporre su una moto un sistema

di refrigerazione mutuato dal mondo dei personal computer. Quanto alle soluzioni stilistiche, non si può restare indifferenti a come Terblanche ed il suo team abbiano risolto il codolino della LM: una superficie ad anello intersecata da un volume verticale vanno a creare il necessario appoggio, offrendo, al contempo, una leggerezza visiva straordinaria. Per non parlare della sospensione posteriore: quando si dice la bellezza della meccanica… La V12 X, invece, è una motard importante, una concorrente diretta della Ducati Hypermotard (indovinate chi l’ha disegnata?) e, infatti, nel codolino presenta una somiglianza con la due ruote di Borgo Panigale. Nella X si ritrovano le stesse soluzioni innovative (specchietti a LCD, stampella centrale sottocoppa, heat pipe…), ma inserite nelle riuscite forme di un’aggressiva off-roader da pista. Quella che molti reputeranno essere la meno significativa, ovvero la Strada, invece risulta la sfida più difficile e riuscita: questa tourer veloce, offre tutti gli ingredienti delle due sorelle più “sfacciate”, ma riesce a condensarli in un pacchetto più sobrio, dalle proporzioni perfette. Chapeau…


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CASE HISTORY

A SINISTRA, CRYSTAL, LA CUCINA IN VETRO E ACCIAIO DI SCAVOLINI NELLA VERSIONE IN COLOR MANDARINO (UNO DEI 14 COLORI DISPONIBILI). SOTTO, CRYSTAL TEXTURE, CON GLI ESCLUSIVI PATTERN PROGETTATI DAL NOTO DESIGNER POP EGIZIANO NATURALIZZATO AMERICANO KARIM RASHID.

LA cuCIna INTesTa di Anna Martinelli

Non a caso dal 1984 Scavolini è la cucina “più amata dagli italiani”. E nonostante la crisi oggettiva in corso che penalizza il mercato interno dove la produzione Scavolini distribuisce l'80 per cento della sua produzione globale, l'azienda non rinuncia a tracciare nuove strade che le consentono di mantenere la leadership del mercato.“Sinceramente” dice Vittorio Renzi direttore generale Scavolini,“questo 2009 non possiamo definirlo un anno felice per i cucinieri:si parla di un 13,1 per cento in meno di ordinativi rispetto al 2008 (dati SWG ndr), che era già stato un anno di decrescita per il nostro settore. Bene, noi siamo in controtendenza con un più 5 per cento e il motivo è molto semplice, abbiamo acquisito quote di mercato grazie allo sviluppo di nuovi prodotti, a una campagna di comunicazione incisiva e a un forte impegno sul piano della distribuzione. Andando per punti:la nostra proposta di prodotto fa leva su un'offerta molto allargata che va dalla cucina cheap and chic che garantisce buona qualità a un prezzo molto interessante, fino ad arrivare a prodotti rivolti a un mercato alto con cucine che puntano al design e a una grande ricerca qualitativa. Mantenere questo ampio raggio di proposte di prodotto non è da tutti:significa fare dei forti investimenti tecnologici in modo da passare da un concetto produttivo semiartigianale a una sistema altamente industrializzato che per giunta

Vittorio Renzi, DIRETTORE GENERALE Scavolini, NON HA DUBBI: QUANDO TIRA BURRASCA BISOGNA AVERE I NERVI SALDI E SAPER DOMINARE LE INTEMPERIE. CON NUOVE strategie, DI PROGETTO, COMUNICAZIONE E DISTRIBUZIONE. PER RESTARE i numeri uno.

abbiamo decisamente puntato sugli Scavolini Store, punti vendita, esclusivamente dedicati alla nostra produzione. Il primo lo abbiamo inaugurato nel 2006, oggi ne contiamo oltre quaranta con l'ultima apertura, lo scorso dicembre, a Milano: ben mille metri quadrati dove sono presentate tutte le nostre più recenti proposte. Questo ci permette di avere un contatto diretto e costante con i nostri clienti, grazie anche al personale sempre molto aggiornato e preparato che formiamo direttamente con workshop annuali garantisce un prodotto praticamente su misura. dedicati”. E se il vento continua a tirare a favore, Per quanto riguarda la comunicazione abbiamo per Renzi il prossimo obiettivo si chiama estero, molto insistito sul tema della trasparenza:il dove l’azienda già esporta in tutto il mondo: pubblico deve avere una chiara idea di quello che puntare sempre di più ai mercati emergenti,“India, può spendere acquistando una cucina Scavolini. Russia, Cina e pure l'Africa”, consolidare quelli su Questo comporta un grosso impegno:8 milioni di cui sono già presenti “Usa, che è il nostro primo copie del nostro allegato Kitchens.it che abbiamo mercato estero" e non dimenticare il peso distribuito in un anno veicolandolo con le principali dell'Europa "Gran Bretagna Francia e Spagna, per testate di settore. Inoltre, negli ultimi due anni esempio”.


appuntINterNIPANorama / 27

UNA APPLICAZIONE DELLA VERNICE LIQUIDA MARAVEE DI KUEI SULLE SEDUTE NANOOK DISEGNATE DA PHILIPPE BESTENHEIDER PER MOROSO. MARAVEE È UNA NUOVA TIPOLOGIA DI FINITURA SUPERFICIALE PRIVA DI SOLVENTI, A RAPIDA ESSICCAZIONE.

InvEnToRi Per MesTIere di Cristina Morozzi

TRASFORMANDO pneumatici usati NASCE UNA gomma vergine CHE SI PUÒ UTILIZZARE PER FARE pavimentazioni, tubi, suole. MA ANCHE inedite TIPOLOGIE DI prodotto. E, NATURALMENTE, NUOVI PNEUMATICI. IL caso Bagigi: UN NOME DI fantasia PER UN PROGETTO industriale.

G

iorgio Marcor e Barbara Gobbo, marito e moglie, in quattro anni hanno messo su due aziende e fatto due figli. Vivono alle porte di Udine in una grande casa inizi Novecento, circondata da un parco, con tutta la famiglia Gobbo: i genitori, i due fratelli di Barbara e i quattro nipotini. Intraprendenti quarantenni potrebbero figurare in un aggiornamento del volume I Numeri uno del made in Italy di Alberto Mazzucca, che censisce cinquanta esponenti dell’industria nazionale, spiegando le innovazioni che li hanno portati al successo. Appartengono alla categoria di quelli che si sono inventati un mestiere: Giorgio partendo da una laurea in chimica industriale e da una precedente esperienza lavorativa in una multinazionale e Barbara da un incarico di project manager alla Regione Friuli. Per la loro avventura imprenditoriale hanno immaginato, per evitare i soliti “green ed eco” un nome di fantasia, Bagigi, che in veneto vuol dire noccioline e che nella versione inglese “it is peanuts” significa semplice. Come la rigenerazione della gomma, alla base del loro progetto industriale, che è un processo evoluto, ma estremamente semplice. Giorgio, fanatico del Mac, confessa d’essersi ispirato a Steve Jobs >> e alla sua “mela”. L’esempio di Apple è servito anche a tirare dalla loro


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INVENTORI PER MESTIERE

1.

2.

1. PARETE IN GOMMA RIGENERATA DECORATA, DISEGNATA DA DANILO PREMOLI PER METHIS. UN ESEMPIO DI NUOVA TIPOLOGIA DI PRODOTTO REALIZZABILE CON LA GOMMA PRODOTTA DA BAGIGI.

3.

2. SUOLE DA SCARPE IN GOMMA RIGENERATA BAGIGI. 3. DO MAGGIORE, MODULO PER LA CORREZIONE ACUSTICA AMBIENTALE: UN PROGETTO DI KUEI STUDIO CON GRAFICA DI GIULIO IACCHETTI.

BAGIGI PRODUCE materia prima MEDIANTE LA regenesi, UNA LAVORAZIONE DA SEMPRE delocalizzata NEI Paesi IN VIA DI sviluppo. il direttore di banca che riteneva Bagigi un nome poco serio. Forse aveva intuito che l’azienda, fondata nel 2007 a Coseano a 18 km da Udine, aveva le possibilità di occupare con il suo stabilimento 5mila mq coperti e impiegare 25 addetti. Sono appena partiti, ma le previsioni, nonostante il periodo difficile, danno per il prossimo anno un fatturato di circa di 4 milioni di euro. Bagigi produce materia prima mediante la regenesi, riportando in Italia una lavorazione storicamente delocalizzata nei Paesi in via di sviluppo. Trasforma pneumatici fuori uso, triturati e separati dall’acciaio e dalle tele, dopo un trattamento di devulcanizzazione, in gomma made in Italy, riutilizzabile per nuovi pneumatici, pavimentazioni, pareti, suole e tubi. Nel processo, la composizione originale del pneumatico non viene alterata: le prestazioni sono mantenute senza aggiunta di oli o altri agenti. Durante la devulcanizzazione la maggior parte dei legami di zolfo si rompe. Si ottiene così una nuova gomma “vergine” vulcanizzabile. Tramite la LCA, la valutazione del ciclo di vita del prodotto, Bagigi esamina l’impatto della gomma devulcanizzata in ogni fase del ciclo produttivo, offrendo garanzie, sia qualitative e prestazionali,

sia sull’utilizzo delle risorse. Alla base del rapido successo vi sono il costo inferiore del rigenerato e le argomentazioni sostenibili, oramai irrinunciabili per molti utilizzatori. Tra i clienti importanti annoverano già Puma e il gruppo Wolverine (calzature Sebago, Merrel, Caterpiller, Harley Davidson). Poiché l’appetito vien mangiando, trovandosi tra le mani una materia rinnovata, sostenibile, economica, gradevole (la gomma ha un alto indice di gradimento) hanno pensato di inventare nuovi utilizzi. Seguendo lo spunto offerto dalla parete in gomma disegnata da Danilo Premoli per Methis, hanno deciso di dare impulso a questa tipologia di prodotto, contaminando il marchio Bagigi con quello di Kuei, l’altra loro azienda specializzata in una tecnologia di verniciatura sostenibile (vernice solida Maravee), senza solventi e senza acqua, applicabile a vari materiali, con notevole risparmio di tempi produttivi (l’assenza di acqua e di solventi consente di accorciare i tempi di essiccazione). Hanno poi chiesto a Luca Nichetto, conterrenaeo, sicura promessa del nuovo design di pensare a nuovi progetti per Bagigi: alla rassegna milanese Made Expo ci saranno le pareti decorate fonoassorbenti create, appunto, da Luca. Hanno inoltre messo a punto delle pavimentazioni da esterni in gomma rigenerata, rese morbide da cuscinetti, per non far sbucciare le ginocchia ai bambini. E hanno appena lanciato una linea di tappeti fantasia in caucciù brasiliano, che odora di buono (aroma vegetale). Da veri amanti dell’ecosistema, ritengono un dovere il recupero della materia prima, ma estranei agli estremismi verdi si considerano dei realisti: “Al basso impatto ambientale – dichiara Giorgio – spesso corrisponde anche un basso costo. Solo se sai realizzare cose che altri non sanno fare, ottieni subito un vantaggio competitivo”.


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RuCHes

COME FIORI DI GIARDINO. MA ANCHE sculture ESAGERATE, LUSSUREGGIANTI COME FIORI TROPICALI. Tessuti STROPICCIATI, ARRICCIATI O GOFFRATI PER un unico pezzo, SICURAMENTE D’IMPATTO. di Claudia Foresti

IL RIVESTIMENTO DELLA POLTRONCINA BOUQUET DI TOKUJIN YOSHIOKA PER MOROSO È UN ‘ABITO’ DI PETALI FORMATI DA MODULI DI TESSUTO QUADRATI, PIEGATI MANUALMENTE E CUCITI UNO AD UNO. BORSA IN PELLE GRIGIA CON MOTIVO FLOREALE DI VALENTINO.


32 / MODA&DESIGN

IN ALTO, DIVANO CHANTILLY DI INGA SEMPÈ PER EDRA, CONNOTATO DA UNA SOFFICE IMBOTTITURA RIVESTITA IN SATIN. SOPRA, GIACCA DORATA E SHORTS CON VOLANT DI MARC JACOBS E TOP CON RUCHES IN POLIESTERE ROYAL BLUE DI STELLA MC CARTNEY. A DESTRA, BORSA IN KARUNG, EDIZIONE LIMITATA, DI BOTTEGA VENETA E POLTRONCINA PEACOCK DI DROR BENSHETRIT PER CAPPELLINI, REALIZZATA CON UN UNICO PANNELLO DI FELTRO ARRICCIATO SU UNA BASE IN METALLO.

29 GenNaIo 2010 INTERNI•PANORAMA


34 / appuntINterNIPANorama

soTToIL SeGNO DEL TÈ UN libro CHE RACCONTA DELLE ARCHITETTURE GIAPPONESI DEDICATE ALLA più ANTICA BEVANDA ORIENTALE. E UN indirizzo, NEL cuore del marais, A PARIGI, PER CONOSCERE TUTTI I SEGRETI DELL’ infuso più bevuto AL MONDO.

di Matteo Vercelloni

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i piccole dimensioni, spoglie e raccolte, a volte della misura di due tatami affiancati (circa due metri per due), le chashitsu, piccole costruzioni adibite alla cerimonia del tè giapponese, si rapportano sempre al giardino che le accoglie e al percorso di avvicinamento, il roji, sentiero che simboleggia il primo stadio di meditazione, il passaggio di transizione dal mondo esterno alla chiarezza interiore, per accedere appunto alla stanza del tè (chanoyu), luogo rituale che dal XV secolo mantiene viva una tradizione antica che si codifica nel tempo come ‘cerimonia’. A questa storia, declinata in forma abitabile, che permane nella cultura del Paese del Sol Levante da più di 500 anni, superando guerre e tragedie, dinastie, chiusure e aperture all’Occidente, sino all’ingresso a pieno titolo nella civiltà dei consumi e nell’età della globalizzazione, è dedicato un approfondito studio che raccoglie contributi di Francesco Montagna, Tadahiko Hayashi e Yoshikatsu Hayashi: “Le case del tè – Gli spazi del vuoto e dell’inatteso” (Edizioni Electa). Nel libro si traccia la storia dello spazio chashitsu dalla sua formazione all’evoluzione nei diversi stili che si alternano nel tempo; soan o rustico, shoin o formale. Spazi legati alle personalità dei diversi leggendari maestri che erano leader politico-militari,

consiglieri politici e mercanti, monaci e guerrieri, che fecero della ‘stanza del tè’ un luogo di meditazione e di rifugio mentale, una stanza dell’utopia e di voluta fuga dalla realtà quotidiana, nonché uno spazio di socializzazione rituale nell’ambito dei circoli di potere. Presentate con oltre 240 fotografie di Tadahiko Hayashi e commentate con un’approfondita chiave di lettura storico-critica le chashitsu conservano nel tempo non solo la tradizione della cerimonia del tè, ma sintetizzano anche il modo di concepire lo spazio da parte della cultura giapponese. A differenza della tradizione occidentale, dove la percezione visiva assume il valore di strumento primario, in Giappone la fruizione e la comprensione di uno spazio si estende a tutti i sensi del corpo e in questo senso la cha-no-yu (cerimonia del tè) sintetizza al meglio, e all’interno di un ambiente dato, la concezione psicofisica dello spazio in armonia profonda con gli oggetti, i gesti, le persone. Unendo in un preciso rituale i concetti di armonia (wa), rispetto (kei), purezza (sei) e tranquillità (jaku) la casa del tè giapponese, in origine Sukiya (dimora della fantasia, poi del vuoto o dell’asimmetria), si propone ancora oggi come uno spazio di riferimento, in cui rintracciare gli archetipi più che architettonici, di un modo d’essere. La cerimonia del tè appartiene, come ci insegna la filosofia Zen, a quel complesso sistema di arti giapponesi che non perseguono un fine né pratico, né estetico, ma che tendono a definire un percorso conoscitivodella coscienza per avvicinarla alla realtà del quotidiano, ampliando e migliorando le qualità umane dell’individuo.


DALL’ALTO: SHONAN-TEI, CASA DA TÈ NEL TEMPIO SAIHO-JI, INIZI DEL XVII SECOLO. BOSEN, CASA DA TÈ DEL TEMPIO KOHO-AN NEL COMPLESSO DEI TEMPLI DAITOKU-JI, 1612. BOSEN, CASA DA TÈ DEL TEMPIO KOHO-AN NEL COMPLESSO DEI TEMPLI DAITOKU-JI, 1612 A TUTTA PAGINA:HITO-TEI, CASA DA TÈ DEL TEMPIO NINNA-JI, INIZI DEL XIX SECOLO.


36 / LUOGHI E LETTURE

29 GenNaIo 2010 INTERNI•PANORAMA A SINISTRA E IN BASSO, LA BOUTIQUE DI DAMMANN FRÈRES A PLACE DES VOSGES A PARIGI, INAUGURATA NEL 2008, DAL 2007 IL MARCHIO FA PARTE DEL GRUPPO ILLY. A FIANCO, SACCHETTO CRISTAL IN GARZA NATURALE. SOTTO, ALCUNI FIORI DI TÈ PROPOSTI NEL CATALOGO CHE CONTA OLTRE 240 SPECIALITÀ. IN BASSO, UNA TEIERA DI GHISA GIAPPONESE, UNA DELLE NUMEROSE PROPOSTE DELLA BOUTIQUE.

DAMMAN FRÈRES È LA più ANTICA MAISON FRANCESE DI tè. 120 essenze originali E 110 AROMATIZZATE.

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al 1692 la Dammann Frères ha il privilegio (reale) esclusivo di poter vendere tè in suolo francese. La storia si passa di padre in figlio per ben tre secoli con ovvi sviluppi diffondendo la cultura del tè in Francia, contando una serie di stabilimenti nelle Indie Olandesi e in Indonesia. Negli anni Sessanta la società diventa di proprietà della famiglia Jameau-Lafond trasformandosi in breve nel più importante produttore della mitica bevanda in suolo francese. Fino al 2007, quando viene ceduta all’italianissimo Gruppo Illy. Risultato, 1000 tonnellate di tè sfuso venduto in tutto il mondo, 90mila bustine di tè confezionati, un volume d’affari di 24 milioni di euro. A qualità garantita, 250 tipologie di prodottto, di cui una serie aromatizzate, la maggior parte esclusive della maison. Un bellissimo negozio in Place des Vosges e due corner milanesi, presso il negozio High Tech e lo store Cargo, dove oltre agli infusi si possono acquistare accessori come tazze, teiere, filtri e altre amenità.


38 / SHOPPING

29 GenNaIo 2010 INTERNI•PANORAMA

Tea time!

PORCELLANA, ARGENTO O ACCIAIO, LA teiera FRA TRADIZIONE E design di Alma Mari

HELENA, IN ACCIAIO INOX CON LA BASE E PIATTINO IN PORCELLANA, DESIGN HELENA ROHNER, GEORG JENSEN. ORIENTE ITALIANO, NELLA VERSIONE IN PORCELLANA DECORATA, RICHARD GINORI. TEIERA IN PORCELLANA INGLESE NEL TRADIZIONALE DECORO IN RILIEVO POLKA DOT, WEDGWOOD. A FORMA DI PERA QUELLA DEI DESIGNER SANAA CHE, INSIEME AGLI ALTRI PEZZI DEL SERVIZIO, COMPONE UN VASSOIO DA FRUTTA IN ARGENTO, OFFICINA ALESSI. AERO, FU DISEGNATA DA GIO PONTI NEL ’57 E REALIZZATA DALL’ORAFO LINO SABATTINI NELL’ ATELIER CHRISTOFLE TRA IL ’57 E IL ’63. OGGI FA PARTE DELLA COLLEZIONE REFLETS D’AMITIÈ RIEDITATA DA CHRISTOFLE. IN EDIZIONE LIMITATA TEA & COFFEE SET IN ORO AL MERCURIO, DESIGN ZAHA HADID PER SAWAYA & MORONI.


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smaRTCLean GReen CLean di Antonella Galli

IN ALTO. ALCUNE DELLE 35 PATTUMIERE VIPP IDEATE DA CREATIVI DI FAMA MONDIALE PER UN’ASTA BENEFICA ORGANIZZATA DALL’AZIENDA DANESE A NEW YORK NEL SETTEMBRE SCORSO IN OCCASIONE DEL SETTANTESIMO ANNIVERSARIO. QUI SOTTO. TRI3, PORTARIFIUTI A TRE SCOMPARTI PROGETTATO E PRODOTTO DALLA DESIGNER FRANCESE CONSTANCE GUISSET CON GRÉGORY CID.

IRONICI, COLORATI, ecologici. SONO I nuovi utensili PER LE PULIZIE di casa. OGGETTI design BELLI DA ESIBIRE COME UN ACCESSORIO MODA.

S

ono lontani i tempi in cui la pattumiera era nascosta nello sgabuzzino, insieme a strofinacci, catini e scope. Oggi gli strumenti per le pulizie di casa salgono alla ribalta grazie a un design giovane e leggero, che li veste di colore, li progetta con nuovi materiali e ne ripensa funzioni e prestazioni. A volte molto sofisticate, come quelle dei robot aspirapolvere che puliscono i pavimenti e tornano da soli al caricatore. In cucina come in bagno tutto è a vista, più ecologico che mai: le spugnette, che puliscono a fondo proteggendo le mani, assomigliano a cagnolini, gli anonimi catini di una volta si trasformano in morbidi contenitori colorati dai mille usi, e tra frigo e forno fanno mostra di sé pattumiere che sembrano totem. Anche i nuovi contenitori per la raccolta differenziata sono intelligenti e divertenti, perfetti per risolvere i problemi di spazio e organizzazione domestica. Tutti al lavoro, allora: con un mocio pezzato stile wild cow, anche i più refrattari alle pulizie non potranno dire no.


42 / BELLO&UTILE LA SPUGNETTA DOG DELLA COLLEZIONE KFK (KITCHEN FAMILY KING) DI MARTINI SPA, DA UTILIZZARE COME SUPPORTO PER LA PAGLIETTA INOX E PER PROTEGGERE LE MANI DURANTE IL LAVAGGIO. IL NUOVO IROBOT DI ROOMBA, ASPIRAPOLVERE AUTYOMATIZZATO PROGRAMMABILE CON UN SENSORE DI RILEVAMENTO DELLO SPORCO E MURO VIRTUALE IN DOTAZIONE, PER DELIMITARE GLI SPOSTAMENTI IL CATINO IN GOMMA CON SPAZZOLA IN FIBRE NATURALI DI OLE JENSEN PER NORMANN COPENHAGEN, DA UTILIZZARE IN CUCINA O IN LAVANDERIA, O COME CONTENITORE PER LE PIANTE DI CASA SOTTO, DA SINISTRA. UNO DEI QUATTRO CONTENITORI RECYCLE BINS DI SELETTI PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA SET GIRELLO CAROLINA COLLECTION PER LA PULIZIA DEI PAVIMENTI, DELL’AZIENDA MILANESE APEX. IL RACCOGLITORE DIFFERENZIATO OVETTO, PROGETTATO DAL DESIGNER GIANLUCA SOLDI PER HABITARE ART DESIGN IN MATERIALE RICICLATO, È DOTATO DI TRE SCOMPARTI IN COLORI VIVACI E DI UN MECCANISMO PER COMPRIMERE LE BOTTIGLIE DI PLASTICA. LA PALETTA È UN FOGLIO DI POLIPROPILENE E LO SCOPINO È IN LEGNO DI BETULLA E SETOLE NATURALI, DESIGN OLE JENSEN PER NORMANN COPENHAGEN. LA SCOPA CON PALETTA DELLA SERIE BUBBLES ISPIRATA AGLI ANNI SETTANTA, DI APEX.

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44 / appuntINterNIPANorama / CINEMA

GLIInterni secoNDO ALmoDÓvar

NELLA SUA ULTIMA OPERA, IL regista spagnolo ASSEGNA UN RUOLO POSITIVO al design italiano, MOSTRANDOLO IN BELLA VISTA NEGLI appartamenti DI RAFFINATI intellettuali E DI FANCIULLE À la page.

di Andrea Pirruccio


IN ALTO, ALCUNI MOMENTI DELL’ULTIMO FILM DI PEDRO ALMODÓVAR, GLI ABBRACCI SPEZZATI. A DESTRA, UNA SCENA IN CUI SI RICONOSCE IL LAMPADARIO GAIA, DI ARTEMIDE. NELLA PAGINA ACCANTO, UN’IMMAGINE DELLA PELLICOLA IN CUI SI RICONOSCONO ALCUNI PEZZI STORICI DEL DESIGN ITALIANO: LE SEDUTE E IL DIVANO UTRECHT DI CASSINA E LA SERIGRAFIA UNO, LA MELA, DI ENZO MARI PER DANESE.

S

i desume un’informazione interessante dalla visione dell’ultima fatica di Pedro Almodóvar, Gli abbracci spezzati, storia di un regista e sceneggiatore cinematografico che perde la vista in seguito a un incidente d’auto: la Spagna ha una visione molto friendly del design italiano, considerato una fonte inesauribile di spunti non per arredare austere magioni di industriali ricchi e megalomani, ma per valorizzare appartamenti altrimenti comuni, in cui vivono raffinati intellettuali (come il regista Mateo Blanco) o, addirittura, spericolate chicas impelagate in assurdi ritrovamenti di valigie piene di cocaina. In questa storia di destini incrociati in cui, come spesso accade nei film dell’autore spagnolo, i personaggi sono mossi da sentimenti primari (amore, passione, gelosia, invidia), Almodóvar, coadiuvato dallo scenografo Antxón Gómez, opera una scelta che non può

essere dovuta al caso: l’appartamento del magnate Ernesto Martel — tipico esponente di una classe sociale passatista, tanto arido da considerare l’amore alla stregua di una qualsiasi transazione economica e tanto ossessionato dall’impossibilità di ‘acquistare’ la fedeltà della sua compagna da non esitare a spingerla giù per le scale per non essere abbandonato — infatti, si presenta come uno spazio algido e rigorosamente arredato in stile classico, in cui l’unica macchia di colore è fornita, non a caso, da una lampada a sospensione di Artemide, quella Gaia disegnata da Örni Halloween che rappresenta quasi un’anomalia nella collezione di design del celebre marchio italiano. Il discorso muta radicalmente quando Almodóvar passa a descrivere gli interni dell’intellettuale Mateo Blanco e, soprattutto, quelli del film diretto dallo stesso Blanco (dal titolo Mujeres y Maletas, Ragazze e Valigie che, peraltro, rappresenta un’autocitazione di un’altra opera del prolifico Pedro: Donne sull’orlo di una crisi di nervi). Se nell’appartamento di Blanco campeggia in bella vista (ed è ripetutamente inquadrata) la libreria Random di MDF Italia, l’appartamento delle ragazze protagoniste del ‘film nel film’ rappresenta davvero una sorta di antologia del design italiano: tra i diversi prodotti presenti si riconoscono le sedute Antibodi e Tropicalia (disegnate per Moroso da una connazionale di Almodóvar, Patricia Urquiola), le poltrone e il divano della serie Utrecht, di Gerrit Thomas Rietveld per Cassina e la serigrafia Uno, la mela, creata da Enzo Mari per Danese. Prodotti italiani scelti da un intellettuale (il regista e sceneggiatore di Mujeres y Maletas, Mateo Blanco), a sua volta plasmato dalla fantasia di un vero intellettuale come Almodóvar. Un omaggio ‘vertiginoso’ alla cultura progettuale italiana, che rappresenta una delle poche idee davvero riuscite di una pellicola altrimenti di maniera, bella da vedere ma narrativamente lambiccata ed emotivamente inerte.


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PIÙ caLoRe

di Rosa Tessa

MOVIE, L’ORIGINALE CORPO SCALDANTE, IN ACCIAIO AL CARBONIO VERNICIATO, REALIZZATO DA CORDIVARI, DESIGN SIMONE MICHELI. SI ISPIRA ALLA FORMA DELLA VECCHIA PELLICOLA CINEMATOGRAFICA.

IL termosifone SI TRASFORMA. IN UN pannello, IN UNA panca, IN UNA mensola, IN UNO specchio, IN UNA lampada. DIVENTA UN elemento D’arredo A TUTTI GLI EFFETTI. E LA TENDENZA A FARE opere soliste SI ESPANDE AL caminetto E ALLA stufa.

I

l caro, vecchio, termosifone in ghisa saluta tutti e va in soffitta. Non perché non sia più efficiente. Anzi, per riscaldare gli appartamenti, rimane uno dei sistemi più efficaci. Ma, totalmente ancorato alla sua antica forma (che la gente nei decenni ha nascosto piuttosto che esibire), oggi non interpreta più i bisogni delle persone che, oltre al caldo, vogliono emozioni. Il radiatore si trasforma in pannello decorativo in acciaio, dallo spessore minimo (qualche millimetro), in una panca colorata che riscalda e dove ci si può sedere, in una mensola porta-oggetti, in uno specchio, in una lampada. È un elemento d’arredo a tutti gli effetti, come un letto o un divano.

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48 / TENDENZE

29 GenNaIo 2010 INTERNI•PANORAMA

IL radiatore EMULA L’ARTE: ASSUME FORME SCULTOREE E DICHIARA LA SUA unicità O tiratura limitata. OGGI INTERPRETA I BISOGNI DELLE PERSONE CHE, OLTRE AL CALDO, VOGLIONO EMOZIONI. IN SENSO ORARIO: NEVE BIANCA, TERMO-SCULTURA REALIZZATA DA ANTRAX SU PROGETTO DEGLI ARTISTI VALENTINA MELI E TILEN ÎBONA; SQUARE BENCH, PANCA RISCALDANTE IN ALLUMINIO, DISEGNATA DA LUDOVICA E ROBERTO PALOMBA PER TUBES; ANIMA, UNO DEI CENTO PEZZI UNICI DELLA COLLEZIONE ARTEPLANO ANIMA DI RUNTAL, SCULTURA PROGETTATA DA ANDREA ZANOTTI CHE VIVE “AGGRAPPATA” AL RADIATORE; MOLLY, TERMOARREDO D’AUTORE DI BRANDONI A FORMA DI MOLLA GIGANTE.

In alcuni casi emula l’arte: assume forme scultoree e dichiara la sua unicità o tiratura limitata. Ci sono aziende che hanno accompagnato il fenomeno. Cordivari, per esempio, ha una serie di collezioni di radiatori in acciaio inossidabile – ultrasottili, minimali, personalizzabili – che riveste in legno, cristallo e illumina con i led. Il risultato è che il riscaldamento domestico abbandona la prosa per la poesia. Più d’ogni altra cosa conta l’atmosfera e perciò, a grande richiesta, ritorna protagonista il fuoco, che ipnotizza con le sue linguette rosse scoppiettanti e in perenne movimento. “Si preferisce avere in casa, degli oggetti che riscaldino e insieme abbiano una rilevante presenza scenica. Dei protagonisti d’arredo: scultorei e non mimetici. La tendenza è fare delle opere soliste, anche se si tratta di oggetti per il riscaldamento” spiega Matteo Ragni. Il designer ha progettato per Biò Fireplace alcuni camini alimentati a bioetanolo, combustibile di origine vegetale che ne facilita la gestione, lo rende indipendente dalla canna fumaria e sostiene le energie rinnovabili, avendo un’origine vegetale e non fossile. La gente è stanca di riunirsi intorno al televisore e riscopre come è socialmente aggregante il camino. Che la fiamma abbia un potere rilassante lo hanno capito le Spa, che nei loro percorsi >> acquatici creano delle oasi di calore con il fuoco. Un concetto trasferito


50 / TENDENZE

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IN SENSO ORARIO. ANTONIO LUPI FA ENTRARE IL CAMINO NELLA STANZA DA BAGNO. È PROGETTATO DA DOMENICO DE PALO CON IL MASTRO FUOCHISTA MASSIMO PISTOLESI ED È ALIMENTATO A BIOETANOLO. FORMA FORTEMENTE ARCHITETTONICA PER IL CAMINO SIPARIO, PROGETTATO DA MATTEO RAGNI PER BIÒ FIREPLACE. IVO.TEC DI BUDERUS, STUFA A PELLETS DOTATA DI GESTIONE ELETTRONICA DELLA COMBUSTIONE CHE PERMETTE DI AUTOMATIZZARNE COMPLETAMENTE IL FUNZIONAMENTO.

A GRANDE RICHIESTA, RITORNA PROTAGONISTA il fuoco. LA GENTE, STANCA DI RIUNIRSI INTORNO AL TELEVISORE, RISCOPRE QUANTO È AGGREGANTE il camino.

nelle pareti del bagno da chi di questo locale, creato sartorialmente, è un professionista, Antonio Lupi che realizza piccole Spa domestiche, stanze del comfort e del benessere dove non può non esserci un camino alimentato a bioetanolo per vedere crepitare la fiamma mentre ci si rilassa in vasca. Quello del fuoco è un argomento così d’attualità, anche nel consumo, che Antonio Lupi d’ora innanzi non vendrà più solo bagni lussuosi, ma anche il “fuoco” realizzando camini su misura, destinati a tutte le stanze della casa. Il principio è che non si vende un oggetto, ma un’atmosfera di relax, ben interpretata dai camini che, liberati dall’impiccio della canna fumaria, vengono persino appesi alle pareti come fossero televisori. Non ultimo il fattore energetico. C’è chi, come l’azienda Buderus, punta sulla stufa ‘intelligente’ che riesce ad ottimizzare l’utilizzo dei sistemi energetici di cui la casa in cui si trova è dotata. Attingendo come prima scelta alle energie rinnovabili e poi a quelle fossili: dal solare al pellets, al gas. Senza mai trascurare il design, visto che incide per il settanta per cento nella scelta d’acquisto del consumatore finale.


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LA POSTAZIONE SELECTIVE INSULATION, INSTALLATA NELLA OLD SCHOOL HOUSE DI HEXHAM (UK).

UNA risposta ISTANTANEA A UN problemaURGENTE. MA ANCHE UN prototipo CHE POTREBBE ANTICIPARE UNA produzione SERIALE DI microambienti. PENSATI PER SODDISFARE esigenze PARTICOLARI IN modo rapido, economico ED EFFICIENTE.

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di Alessandro Rocca foto di Steve Mayes

idea di architettura sostenibile sembra oscillare tra due estremi: da una parte le tecniche e i materiali tradizionali, come il legno, la paglia o la terra cruda, con grandi capacità di isolamento termico e costi contenuti. D’altra parte, all’estremo opposto, l’alta tecnologia, l’architettura informatizzata, la domotica, che attraverso i sistemi computerizzati legge l’evoluzione dei fattori climatici e ottimizza, in tempo reale, le prestazioni attive e passive di tutti gli impianti. L’installazione costruita dai giovani designer Stephanie Davidson e Georg Rafailidis, attualmente berlinesi, sfugge a queste due tendenze opposte e percorre una via originale e “site-specific”, cioè elabora una risposta attentamente calibrata su quella specifica situazione che si trova ad affrontare: le esigenze, le possibilità, i mezzi tecnici ed economici.


54 / SOSTENIBILE

29 GenNaIo 2010 INTERNI•PANORAMA

SELECTIVE INSULATION È STATA COSTRUITA, IN QUATTRO GIORNI, CON UN BUDGET DI 280 EURO.LA POSTAZIONE DI LAVORO PER DUE PERSONE SI CONFIGURA COME UN HABITAT SOSTENIBILE RISCALDATO E ILLUMINATO ATTRAVERSO UNA SOLA FINESTRA ESPOSTA A SUD.

Il problema era semplice, ma di non facile soluzione. La scuola d’arte di Hexham, in Inghilterra, è alloggiata in un edificio di mattoni del 1849, che adopera un sistema di riscaldamento costoso e poco efficiente. “Selective insulation” (irraggiamento selettivo) è stata la risposta al problema dei due giovani designer, che hanno progettato e costruito, insieme agli studenti della Old School House, un singolare ampliamento interno, una stanza dentro la stanza che consente di raggiungere condizioni climatiche molto migliori. Punti di partenza del progetto sono state una finestra esposta a sud, una porta e una scrivania: da lì si è poi studiato l’involucro che potesse contenere e connettere questi tre elementi nel modo ottimale, con l’obiettivo di acchiappare luce e calore dalla finestra e di mantenere una temperatura più elevata nel piccolo studio, isolandosi in modo efficace dal resto dell’ambiente. Il risultato è una sorprendente stanza di 4 metri quadri, formata da un telaio di assicelle di legno che sostiene un doppio strato di tessuto plastico cellulare, un materiale solitamente usato per proteggere le serre. L’aspetto di questo microspazio luminescente, riscaldato e illuminato dall’esterno è molto singolare. La sua geometria irregolare ricorda forme di baccelli e altre sacche organiche, per la strana tessitura sghemba in cui gli unici elementi normali, e verticali, sono la porta e la finestra. Costruito in quattro giorni, con un budget di appena 280 ILLUMINATI DAL SOLE Si chiamano “sun catcher”, catturatori di luce, e potrebbero cambiare il futuro dell’illuminazione. Non sono prodotti standard, ma prototipi in fase di avanzata sperimentazione che Targetti sta realizzando sulla base dei risultati di una ricerca condotta dalla University of British Columbia e che ha portato ad un brevetto licenziato dalla 3M. La premessa da cui si parte è semplice: in tutto il mondo gli uffici, e non solo, vengono illuminati dalla luce elettrica durante tutto il giorno, anche se fuori splende il sole. È una soluzione pesante in termini di ambiente, visto che incide per il 30% sul consumo complessivo di energia di un edificio, e i “catturatori di luce” vogliono essere un’alternativa in termini di costi economici e ambientali (è già stato calcolato che è possibile sostituire la luce artificiale con quella del sole per il 75% del tempo di normale utilizzo). L’idea su cui si basano è di portare la luce del sole all’interno degli edifici (con un meccanismo analogo a quello dell’aria condizionata) e di farla funzionare come sorgente unica o parziale dell’illuminazione degli spazi. Ovviamente si tratta di un sistema ibrido in cui la luce artificiale entra in gioco soltanto quando fuori è buio o nuvoloso. Il funzionamento è complesso: la luce del sole viene catturata da dispositivi installati sulle facciate degli edifici esistenti o integrati nell’architettura di quelli di nuova costruzione e viene concentrata in un condotto ad alta

Selective insulation È IN GRADO DI concentrare, IN POCHI metri quadrati, LA luce E il calore NECESSARI PER LE ATTIVITÀ PIÙ DIVERSE. euro, l’Acchiappaluce è una risposta pragmatica e istantanea a un problema urgente, ma anche un’idea embrionale che genera ulteriori sviluppi, un prototipo che potrebbe anticipare una produzione seriale di microambienti pensati per soddisfare esigenze ambientali particolari in modo rapido, economico ed efficiente. Oggi si parla molto di architettura parassita, si potrebbe intendere “Selective Insulation” come un parassita endogeno e positivo che fiorisce nella penombra di fredde stanze mal riscaldate concentrando, in pochi metri quadri, la luce e il calore necessari per le attività più diverse. Si potrebbero ipotizzare non solo piccoli studioli ma anche cucine, bagni o spazi commerciali o pubblici che, seguendo lo stesso principio, si ricavano un’ambito vitale in contesti di comfort limitato o insufficiente.

tecnologia che la trasporta all’interno degli edifici, fino a considerevoli distanze (70 metri). I condotti, opportunamente disegnati, funzionano come veri e propri apparecchi d’illuminazione, in grado di dosare l’intensità della luce o di sostituirla con quella artificiale quando necessario. Di fatto, nelle ore diurne, potrebbe essere addirittura azzerato il consumo di energia elettrica. Il dispositivo è in fase di avanzata sperimentazione e debutterà con Masdar City, l’avveniristica città a zero emissioni progettata da Norman Foster in mezzo al deserto a una quindicina di chilometri da Abu Dhabi. (R. T.) MASDAR CITY, LA CITTÀ A IMPATTO ZERO, PROGETTATA DA NORMAN FOSTER E UNA SIMULAZIONE DEL FUNZIONAMENTO DEI “SUN CATCHER” DI TARGETTI, DOPO ESSERE STATI APPLICATI SULLE FACCIATE DEGLI EDIFICI. DETTAGLIO DELMECCANISMO DEI CATTURATORI DI LUCE.


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ScaLe

D’auTore

di Alessandro Rocca

Concetti SPAZIALI, visioni D’ARTISTA, materiali E tecnologie INNOVATIVE, PREFABBRICAZIONE. E design MADE IN ITALY PER salire IN LEGGEREZZA.

IN ALTO, BEAUTIFUL STEPS #2, INSTALLAZIONE DI SABINA LANG E DANIEL BAUMANN ESPOSTA IN UTOPICS, UNDICESIMA RASSEGNA DI SCULTURA SVIZZERA. FOTO DI LANG & BAUMANN. SOPRA, LA SCALA A MENSOLA, IN ACCIAIO, DELL’APPARTAMENTO FLAT #1, A PARIGI, DELLO STUDIO MULTIDISCIPLINARE ECOLE (NICOLAS SIMON & ELIAS GUENOUN). FOTO DI XAVIER LUCAS.

O

gni scala promette un’esperienza di instabilità, una piccola vertigine, il rischio di un trasferimento verticale, sfidando le insidie della forza di gravità. Che sia piccola o colossale, sfarzosa o utilitaria, il progettista sa che per la scala non si può dare nulla per scontato, e che deve inventarla da capo ogni volta, sia dal punto di vista tecnico e funzionale sia da quello dell’immagine. Perché, in ogni ambiente, la scala è un elemento qualificante che si impone come un protagonista e come un termine di misura della qualità architettonica. Gli artisti sono affascinati dal concetto spaziale e dall’esperienza sensoriale, come nella spericolata rampa sospesa sul vuoto di Lang & Baumann e come nella gradinata minimalista di Oliver Uhrig, mentre gli architetti >> ricercano spesso nuove frontiere di leggerezza e trasparenza.


58 / ARCHINTERNI

IN ALTO, SCALA DI UN CENTIMETRO DI SPESSORE, IN ACCIAIO GALVANIZZATO BIANCO E SABBIATO, NELLA VILLA G DI BERGEN, IN NORVEGIA, PROGETTO DI TODD SAUNDERS. SOPRA, DA SINISTRA: 4 METRI DI ALTEZZA E 2,5X2,5 METRI DI INGOMBRO, PER LA SCALA IN OSB (PANNELLI DI LEGNO SEMILAVORATI) DEGLI ARTISTI BOX|MIT|LOCH, A MONACO DI BAVIERA; PROGETTO DI OLIVER JOHANNES UHRIG E FLORIAN HUTH PER UNA SCALA A GRADINI SCATOLARI. FOTO DI O. UHRIG.

Nel Flat #1 parigino, si sale e si scende fidandosi di astratte mensole infisse nel muro, e anche la rampa di Villa G, dell’architetto norvegese Todd Saunders, si smaterializza in una lama d’acciaio dallo spessore minimo. La scala disegnata da Guido Ciompi per l’hotel The Gray, a Milano, aggiunge alla leggerezza un importante effetto scultoreo, grazie ai gradini raggruppati a due a due in singoli elementi dalla volumetria molto elegante. Nelle scale è sempre più importante la produzione industriale, con qualità estetiche che rivaleggiano con i pezzi unici e il vantaggio di una ricerca tecnica più approfondita. Non mancano le proposte riferite al massimo risparmio di spazio, come nella 1mq di Eestairs, mentre il design italiano si indirizza verso produzioni di alta gamma, come i sistemi modulari di Giugiaro per Rintal, con un design aggressivo efficace, e la serie Techne, di Albini & Fontanot, che deve l’eleganza e la continuità della forma allo sviluppo di uno specifico tecnopolimero e a una nuova tecnica di stampaggio.

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SOPRA: 1MQ È IL NOME DELLA SCALA MINIMA PRODOTTA DA EESTAIRS, DESIGN DI GEOFFREY PARKER. SOTTO, DA SINISTRA: LA SCALA A CHIOCCIOLA TECHNE, PRODOTTA DA ALBINI & FONTANOT, UN SISTEMA REALIZZATO IN MATERIA PLASTICA CON UN’INNOVATIVA TECNOLOGIA DI STAMPAGGIO AD INIEZIONE E DETTAGLIO DI PRIMA, SCALA ULTRALEGGERA, CON STRUTTURA IN ALLUMINIO, DISEGNATA DA GIUGIARO ARCHITETTURA PER RINTAL.


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LA vecchia milano industriale LUNGO L’ASSE DI VIALE FULVIO TESTI, TRASFORMATA IN UN complesso DOVE CONVIVONO spazi creativi, DI LAVORO E RESIDENZIALI.

NUove ProSPettive

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ella memoria storica di Milano l'asse nord di viale Fulvio Testi, coincide con quello che era un tempo uno dei punti più attivi e operosi della città. Quello delle tute blu per intenderci, della Milano operaia, delle sirene e delle ciminiere, a cui ormai da tempo si è sostituita la città del terziario avanzato, dei colletti bianchi, del business e del marketing. L'ex Manifattura tabacchi datata 1929 e dismessa nel 1999 (lunga 300 metri di lunghezza proprio su viale Fulvio Testi) è una delle più rappresentative tesitimonianze architettoniche di questo passato. In una logica di riqualificazione delle strutture preesistenti, di mantenimento delle tipologie che hanno segnato e qualificato la città nella prima metà del Novecento si pone appunto il recupero della Ex manifattura Tabacchi a opera di Pirelli RE in jointventure con Fintecna (con una quota al 50% per ciascuna società). Ben 83.700 metri quadri che cambieranno la fisionomia di questa zona ai margini di un'altra area che ha subito grandi trasformazioni: la Grande Bicocca. In soldoni, l'ex Manifattura >> tabacchi accoglierà un mix di funzioni pubbliche e private: operazione

di Anita Greco

LA RIQUALIFICAZIONE DELL’EX AREA INDUSTRIALE MILANESE NASCE DA UNA JOINT VENTURE TRA PIRELLI RE E FINTECNA.


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UNO DEI MODELLI RESIDENZIALI PROPOSTO dallo studio CANALI ASSOCIATI PER LA EX Manifattura tabacchi. LOREM IPSUM DOLOR SIT AMET, CONSECTETUER ADIPISCING ELIT, SED DIAM NONUMMY NIBH EUISMOD necessaria in una logica di piano microurbanistico per consentire a un'area così vasta di non trasformarsi in un quartiere ghetto dormitorio o di lavoro che sia. Mix match abbiamo detto: l'ex Manifattura ospiterà infatti in 30mila metri quadri, la Cittadella della Multimedialità, ovvero il Centro sperimentale di Cinematografia per la fiction e la pubblicità; le Scuole Civiche del Cinema e un Polo cine-audio-visuale della Regione Lombardia. A questa eccellenza si aggiungono un centro per gli anziani, una caserma dei Carabinieri, residenze per studenti e strutture ricettive. In più, la realizzazione di un fabbricato di edilizia residenziale convenzionata e dei parcheggi. I 47mila metri quadri restanti, sono destinati a residenze libere, spazi commerciali e attività compatibili. Dice lo studio Canali di Parma incaricato del progetto: “Volevamo mantenere il fascino di un complesso industriale dismesso inserendovi i più raffinati standard abitativi”. Filo conduttore, il verde, ovunque sia possibile, spazi aperti e terrazzi come valore aggiunto di un nuovo stile di vita dell'abitare, tagli degli appartamenti molto differenziati onde evitare l'effetto collegio di molte esperienze precedenti.

LA EX MANIFATTURA TABACCHI SARÀ UN COMPLESSO MULTIFUNZIONALE CHE INTEGRA UN RESIDENZIALE RICCO DI PROPOSTE ABITATIVE DIVERSIFICATE E UNA CITTADELLA DEDICATA ALLA MULTIMEDIALITÀ. IL COMPLESSO MANTIENE LA STRUTTURA ORIGINARIA DELLA FABBRICA EDIFICATA A PARTIRE DAL 1929 MA SARÀ DOTATO DI TUTTI I COMFORT E SERVIZI ADEGUATI ALLE NECESSITÀ CONTEMPORANEE.


IdeeINterNIPANorama

IL BORGO DI SANTO STEFANO DI SESSANIO, IN PROVINCIA DE L’AQUILA, NEL PARCO DEL GRAN SASSO E DEI MONTI DELLA LAGA. UN PUGNO DI CASE INTORNO A UNA TORRE TRECENTESCA, QUASI DISABITATE PRIMA DELL’INTERVENTO DI RECUPERO.

Ri naSCiTe

SE LE metropoli crescono, I MILLE borghi storici D’ITALIA NON VOGLIONO scomparire. COME SANTO STEFANO DI SESSANIO O I SASSI DI MATERA “RIANIMATI” DA UN imprenditore anomalo. CHE TRASFORMA CASE disabitate IN ALBERGO diffuso.


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A DESTRA: GLI EDIFICI MEDIOEVALI DI SANTO STEFANO DI SESSANIO PRIMA E DOPO L’INTERVENTO DI RECUPERO. PAGINA ACCANTO: ALCUNI INTERNI ADATTATI A STANZE DI ALBERGO DIFFUSO; NE È STATA MANTENUTA L’ORIGINARIA DESTINAZIONE D’USO.

NELLE CASE RURALI DI Santo Stefano di Sessanio, ABBANDONATE PER POVERTÀ ED EMIGRAZIONE, C’ERANO DETTAGLI E particolari architettonici di grande pregio. IL LIVELLO DI integrità HA CONSENTITO IL LORO recupero filologico.

OPeraZioNe KIHLGren

torre trecentesca, Kihlgren vide l’emblema dell’Italia che da sempre è nell’immaginario comune, ne colse la matassa nascosta della storia, intessuta dal popolo ingegnoso e umile, che con il territorio e la natura aveva un rapporto aniel Kihlgren è una curiosa figura unico. E decise di iniziare la sua personale battaglia per salvarlo. Da quella folgorazione di imprenditore-filosofo, con una missione: è nata un’impresa, la Sextantio (nome romano portare a nuova vita i borghi abbandonati del borgo di Santo Stefano di Sessanio), che del meridione italiano. Come Paolo sulla via Kihlgren, oggi insieme ad altri tre soci, utilizza di Damasco, alcuni anni fa, durante una per rianimare – nel vero senso della parola – peregrinazione in moto in Abruzzo, rimase i borghi abbandonati d’Italia. Lo ha fatto a Santo folgorato da un borgo quasi disabitato: Santo Stefano, trasformando le case recuperate in Stefano di Sessanio, in provincia de L’Aquila, nel Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga. albergo diffuso, ripetendo poi l’operazione nella parte più antica dei Sassi di Matera: “Molti di In quel pugno di case accoccolate intorno a una

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di Antonella Galli

questi luoghi furono abbandonati per povertà ed emigrazione, fenomeno che li ha in qualche modo preservati da deleteri interventi moderni (le villette dei geometri, per intenderci)”, racconta Kihlgren, “ed è questo livello di integrità che mi ha consentito di percorrere la via del recupero filologico”. Cosa contemplasse la visione di Kihlgren, lo si può constatare oggi nel lavoro minuzioso svolto per ciascuna di queste case rurali, ma con dettagli e particolari architettonici di grande pregio: “Abbiamo utilizzato materiali rigorosamente locali e, dove possibile, di recupero, inserendoli nel tessuto costruttivo secondo quelle tecniche peculiari che in ciascuno >> di questi paesi si erano sviluppate nei secoli.


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L’unicità DELLA PARTE PIÙ ANTICA DEI Sassi di Matera È STATA preservata, MANTENENDO INTATTI VOLUMI, MATERIALI E ATMOSFERE. E IL recupero COMPRENDE PURE abilità, COME IL SAPERE costruire mobili o intrecciare coperte IN LANA. A volte abbiamo eliminato intonaci per recuperare i muri anneriti dalla fuliggine e portare alla luce ogni testimonianza delle attività del passato, quando ad esempio la “pummarola” si cuoceva tra le mura di casa. Le lunghe ricerche sulle attività artigianali di un tempo, così come le indagini presso gli anziani del luogo, ci hanno portato a recuperare abilità ormai perdute, come quelle di costruire mobili o di intrecciare coperte in lana. Per vestire i letti degli alberghi diffusi abbiamo utilizzato le lenzuola di antichi corredi.” Una linea di recupero integrale, orientata più che mai alla verità storica dei luoghi, a non tradire il loro spirito autentico. Stessi principi hanno ispirato il lavoro sui Sassi di Matera: “Erano grotte avvolte di mistero, di povertà e fatica: vergogna nazionale prima del boom economico, poi Patrimonio dell’Umanità nel 1993: la loro unicità, anche a livello emozionale, sensoriale, andava preservata, mantenendo intatti volumi, materiali e atmosfere”. Un percorso, quello di Kihlgren, che salta a pié pari tutti quegli interventi di facciata così diffusi nelle nostre campagne, in cui il recupero è più una maniera che un metodo, uno stile tra i tanti.

COME SI FA A recuperare UN BORGO Sulla strada tracciata dal filosofo imprenditore (italiano con padre svedese) si stanno muovendo numerose realtà, pubbliche e private, a cui gli organizzatori di Made Expo (la fiera di architettura ed edilizia che si tiene a Milano Rho ) dedicheranno uno spazio: “Per la prima volta tutti coloro che sono coinvolti nel settore del recupero dei borghi storici potranno trovare una cittadella di scambi e incontri all’interno della fiera”, spiega Andrea Negri, presidente di Made eventi. “Enti pubblici, comuni, imprese, immobiliaristi, operatori di commercio e turismo troveranno nell’area dedicata a Borghi e centri storici informazioni, risorse, strumenti per intraprendere iniziative di qualità”. Tra gli organizzatori dell’evento c’è la società Borghi srl, specializzata nella consulenza su questo tipo di recuperi, che ha collaborato anche con la Sextantio di Kihlgren. Michele Esposto, presidente di Borghi srl, così illustra gli obiettivi dell’iniziativa milanese all’interno di Made: “È una preziosa occasione per fare il punto sulla situazione italiana,

L’INTERVENTO DI KIHLGREN A MATERA HA RIGUARDATO LA PARTE PIÙ ANTICA DEI SASSI, LA CIVITA, A STRAPIOMBO SUL TORRENTE GRAVINA E LE SUE CHIESE RUPESTRI. I SASSI DI MATERA SONO CARATTERIZZATI DALLA PRESENZA DIFFUSA DI GROTTE SCAVATE NELLA ROCCIA, NATE PER NECESSITÀ DI SOPRAVVIVENZA, UNA CITTÀ CAPOVOLTA CHE ENTRA NEL PROPRIO VENTRE. PAGINA ACCANTO: L'ALBERGO DIFFUSO SEXTANTIO “LE GROTTE DELLA CIVITA” SI ARTICOLA IN 18 STANZE, ALCUNE DI ECCEZIONALI DIMENSIONI, E UNO SPAZIO COMUNE IN UN’ANTICA CHIESA RUPESTRE. IL RESTAURO È STATO COMPIUTO CON L’USO ESCLUSIVO DI MATERIALE ANTICO DI RECUPERO.

per orientare chi intende investire capitali nei piccoli borghi d’Italia, ma manca delle competenze specifiche che tali interventi richiedono. Come, ad esempio, la lunga e impegnativa trafila dei passaggi di proprietà (a volte è arduo scovare i proprietari di case vecchie e abbandonate, che magari vivono in altri continenti da due generazioni), oppure l’ottenimento di fondi comunitari e pubblici, di cui molti non conoscono neppure l’esistenza, o le molteplici possibilità di sviluppo dei borghi; certamente in prima linea c’è il turismo, ma non solo: anche la formazione, l’artigianato, le arti, il commercio possono trovare nei borghi storici collocazioni uniche, con cui instaurare una sinergia virtuosa.” Attorno ai progetti visionari e ai recuperi rigorosi di Kihlgren si è andata consolidando una tendenza, quella della rinascita dei borghi storici italiani, che coinvolge sempre più operatori, progettisti, maestranze specializzate. In nome di una riconversione che guarda al futuro attingendo senza compromessi alle radici.


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IN Sicilia, VICINO A UNA riserva protetta, UNA ANTICA masseria DELL’OTTOCENTO DIVENTA UN resort. MOLTO richiesto PER LA SUA fedeltà ALLE origini.

IN QUESTA PAGINA, LA MASSERIA TERRE DI VENDICARI, A DIECI CHILOMETRI DA NOTO, RECUPERATA NEL RISPETTO DELLE STRUTTURE ORIGINALI E ORA ADIBITA A RESORT CHE SI MIMETIZZA NELLA MACCHIA MEDITERRANEA. PAGINA ACCANTO, I FABBRICATI SONO STATI RECUPERATI DAL DEGRADO NEL MASSIMO RISPETTO DELLE STRUTTURE ORIGINARIE. L’IMPRESA CHE HA ESEGUITO I LAVORI È LA STESSA CHE HA CURATO IL RIFACIMENTO DEL DUOMO DI NOTO.

nELL’OasI DI OsPITaLITÀ

di Serena Ravelli foto di Alfio Garozzo

È

una zona, quella di Vendicari nel siracusano, che vanta più di mille ettari di macchia mediterranea, pantani e saline sulla striscia di terra che corre lungo la costa da Noto a Pachino. Essendo protetta e quindi vietata a nuovi interventi di edilizia, ancora oggi è luogo di sosta per le specie di uccelli in migrazione verso l’Africa. Unica abitazione concessa, la vecchia masseria con annesso frantoio lasciata in eredità, assieme a 13 ettari di terreno circostante, a un giovane imprenditore locale che, forse, non sapeva cosa farsene. Visto che la proprietà è ora nelle mani di Maria Cristina Busi Ferruzzi, “bolognese di nascita ma siciliana d’adozione”, come usa dire, che l’ha acquistata e ha recuperato i fabbricati dal degrado del tempo nel massimo >> rispetto delle strutture originarie. L’impresa che ha eseguito i lavori è la


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I muri in pietra A VISTA SONO QUELLI DEL FABBRICATO ORIGINALE, LE pareti intonacate a calce SONO DI NUOVA COSTRUZIONE.

stessa che ha curato il rifacimento del Duomo di Noto! Masseria e frantoio sono diventati un resort con nove suite per gli ospiti, una diversa dall’altra, ma ognuna con uno splendido affaccio sulla riserva, con una vista che arriva sino all’isolotto di Vendicari, dove ogni anno le tartarughe vengono a deporre le uova. Per gli amanti del mare ci sono, vicino, le spiagge di San Lorenzo, Marzamemi o Portopalo. A portata di mano c’è, invece, una piscina che non offende il paesaggio essendo stata realizzata con i materiali e i colori di questa terra coltivata a mandorleto, uliveto e agrumeto. Fedeli alle tradizioni locali sono anche gli interventi che hanno reso gli interni abitabili secondo le regole standard dell’ospitalità, senza mitigare il sapore rustico e un po’ primitivo delle strutture originarie. Anzi, è proprio l’esaltazione del fascino vernacolare che attrae gli ospiti della masseria Terre di Vendicari: come i muri in pietra a vista, gli intonaci frattazzati a grana grossa, l’impianto elettrico realizzato, come una volta, con la guaina dei fili in cotone e le prese in legno e ceramica.

IN QUESTE PAGINE, IL SAPORE DELLE SUITE PER GLI OSPITI, ATTRATTI DAL FASCINO VERNACOLARE, RICAVATE NEL FRANTOIO. LE PARETI DI NUOVA COSTRUZIONE INTONACATE A CALCE (DI MAPEI) SERVONO PER SUDDIVIDERE GLI SPAZI INTERNI SECONDO LE ATTUALI DESTINAZIONI D’USO. L’IMPIANTO ELETTRICO A VISTA FA DI NECESSITÀ VIRTÙ. LA VASCA DA BAGNO, MODERNISSIMA, CONVIVE FELICEMENTE CON IL VECCHIO LETTO DI FERRO; L’INVASO IN PIETRA DEL FRANTOIO TRONEGGIA IN UNA ZONA LIVING.

DELLA CASA.

L’arredamento è parzialmente infedele alla natura del luogo, annoverando assieme ai pezzi realizzati da artigiani siciliani secondo le regole antiche oggetti sia di design contemporaneo che esotici in fatto di stile e provenienza. Un metissage calcolato e ben calibrato per dare a ciascuna delle nove suite per gli ospiti, ricavate parte nella masseria e parte nel frantoio, un accento particolare e ogni volta diverso. Un ampia superficie a terrazza, situata nel punto in cui la vista spazia a 360 gradi sul paesaggio circostante, è lo spazio di ritrovo comune per attendere lo spettacolo del tramonto sulla tonnara, la torre medioevale e, infine, sul mare. La terrazza pavimentata con doghe in legno rustico è completamente arredata con divani, panche e tavoli in legno provenienti da Bali, tra cui gli originali baldacchini “balé-balé” che invitano al relax totale. I tredici ettari che circondano la masseria forniscono anche buona parte dei prodotti che vengono utilizzati per la cucina, indispensabili per la preparazione di piatti che, secondo la tradizione, richiedono alimenti freschissimi.


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UNA rovina ABITABILE CHE ADOTTA I materiali INDUSTRIALI E LA libertà SPAZIALE DEL loft. MA LA memoria E IL CALORE DELL'ARCHITETTURA rustica, CON LE travi IN LEGNO E I MURI DI mattoni, È CONSERVATA.

CasCINA Tecno di Alessandro Rocca foto di Ángel Baltanás

CIRCA METÀ DELLA ROVINA È TRASFORMATA IN UN PATIO, E LA PARTE RESTANTE È RISTRUTTURATA COME RESIDENZA DI VILLEGGIATURA. LE FINESTRE SPECCHIANTI, CON CORNICI IN ACCIAIO CORTEN, DIVENTANO QUADRI, RAPPRESENTAZIONI IN MOVIMENTO DEL CIELO DI CASTIGLIA.

L

e vie del restauro sono infinite, soprattutto quando l'intervento non riguarda monumenti protetti dalle sopraintendenze italiane e il progettista può affrontare situazioni complicate, magari con mezzi economici limitati, ma con una buona libertà di movimento. Questo è il caso di Jesùs Castillo Oli, architetto spagnolo che si è trovato a immaginare il recupero di un edificio rurale di limitato valore architettonico e anche piuttosto malconcio, nelle campagne di Palencia. “Il nostro punto di partenza, racconta Castillo, è stato questo: abbiamo capito che il valore di questo vecchio casale di mattoni era proprio il fatto che fosse in rovina”. Cercando di mantenere e di amplificare l'effetto suggestivo del rudere, Castillo ha adoperato la struttura come un “readymade”, un contesto su cui intervenire con materiali, forme e colori totalmente diversi e contemporanei. In questo modo, la rovina è >> utilizzata come un teatro, un palcoscenico su cui si presentano le tracce


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SOPRA, LA SALA DA BAGNO, DECORATA DAL PANNELLO DI VETRO COLORATO E CON LA PARETE COMPLETAMENTE TRASPARENTE APERTA VERSO IL PATIO. A DESTRA, LA SCALA CHE SALE ALLA CAMERA DA LETTO, RIPARATA DALLA LASTRA D'ACCIAIO CHE SOSTIENE IL PANNELLO DI VETRO “OLOGRAFICO”, A COLORI CANGIANTI, DELLA STANZA DA BAGNO. PAGINA ACCANTO, L'AMBIENTE PRINCIPALE, IL LOFT, CON DIVANO E CHAISE-LONGUE DI LE CORBUSIER (CASSINA). IL TETTO DI LAMIERA È APPOGGIATO ALLE TRAVI ORIGINALI.

CasCINA Tecno / 77

Materiali ASSAI diversi SI INSERISCONO COME EVENTI straordinari DENTRO LO SCHELETRO DISABITATO DEL CASALE.

di legno si accede allo spazio interno, che è dominato dal grande ambiente indiviso del loft, su cui affaccia la scala che porta alla camera da letto, ricavata in soppalco. Un ruolo molto particolare è attribuito alla sala da bagno che, contrariamente al solito, è posta nella massima evidenza, perimetrata da una parete completamente trasparente, verso il patio, e da un luminoso pannello di un'architettura fatta di frammenti apparentemente slegati, e lo spettacolo di vetro colorato. La doccia sovrasta questo spazio dall'altezza di oltre quattro metri, trasformando il getto in una vera e propria pioggia. “Abbiamo scelto nasce proprio dalla compresenza di materiali così diversi, dalla stratificazione di spazi e strutture che si inseriscono come eventi straordinari materiali industriali e a basso costo, racconta ancora Castillo, che abitualmente si utilizzano in tutt'altro tipo di costruzioni, come l'acciaio dentro lo scheletro disabitato del casale. “Il cliente, dice Castillo, chiedeva un'abitazione adatta a un uso occasionale, un loft informale, e le sue esigenze, galvanizzato, i pannelli in fibrocemento e l'alluminio goffrato, e abbiamo così come le sue disponibilità economiche, ci hanno consigliato di recuperare mantenuto i paramenti di mattoni e le carpenterie di legno originali in tutte le parti in cui erano ancora utilizzabili”. Dall'esterno, il rudere recuperato solo una parte dell'edificio esistente e nell'altra metà abbiamo ricavato un mostra tutta l'ambiguità della sua nuova doppia identità. Sul grezzo patio a cielo aperto disegnato come un “engawa” (lo spazio di mediazione paramento in ciottoli di fiume e mattone rosso spiccano i volumi tecnologici tra interno ed esterno, una via di mezzo tra il portico e la veranda, tipico dell'architettura tradizionale giapponese). Il patio, coperto di ghiaia e abitato delle finestre in rilievo che, con un bel gioco surrealista, si dispongono sulle da un acero giapponese, è diviso dallo spazio domestico da una sottile lamina pareti del casale come i quadri di un'esposizione in continuo mutamento: una mostra sui paesaggi del cielo di Castiglia. d'acqua e da una parete interamente vetrata. Percorrendo una passerella


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A VENEZIA, i magazzini di Punta della Dogana, DA TEMPO ABBANDONATI, E i magazzini del Sale, AFFACCIATI SUL CANALE DELLA GIUDECCA, SONO STATI OGGETTO DI DUE importanti interventi di restauro E DI REINVENZIONE D’USO DIVENTANDO SEDE, RISPETTOSAMENTE, DELLA François Pinault Foundation A OPERA DI Tadao Ando E DELLA FONDAZIONE Emilio e Annabianca Vedova, A CURA DI RENZO PIANO E CON LA CONSULENZA SCIENTIFICA DI GERMANO CELANT. UNA VISTA DALL’ALTO DEGLI EX MAGAZZINI DI PUNTA DOGANA, SEDE DELLA FONDAZIONE FRANÇOIS PINAULT, RISTRUTTURATI DA TADAO ANDO. SOPRA,PARTICOLARE DELLA SCULTURA “IL RAGAZZO CON LA RANA” DI CHARLES RAY, DIVENTATA IL SIMBOLO DELLA FONDAZIONE LAGUNARE.

RIconVErsIOne aD arTE di Matteo Vercelloni


ALCUNE SALE DELLA FONDAZIONE PINAULT DI PUNTA DELLA DOGANA, INAUGURATA LA SCORSA ESTATE. IL RIGORE DEL PROGETTO DI TADAO ANDO NON INTERFERISCE CON LE OPERE, E AL CONTRARIO LE VALORIZZA. CON GLI SPAZI DELLA FONDAZIONE PINAULT, VENEZIA, DIVENTA UN PUNTO DI RIFERIMENTO IMPRESCINDIBILE PER TUTTI GLI APPASSIONATI DI ARTE CONTEMPORANEA.

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a Fondazione François Pinault di Punta Dogana è frutto di un importante accordo tra pubblico e privato che ha reso possibile il riutilizzo dei magazzini abbandonati come nuovo spazio per l’arte. Il progetto di restauro e innovazione degli spazi esistenti è stato affidato a Tadao Ando che dal 2007 ha redatto la soluzione complessiva restituita nell’estate del 2009 in forma costruita. All’interno del caratteristico impianto dei magazzini affiancati a ‘gallerie’ parallele affacciate sul Canal Grande e sul Canale della Giudecca, sormontate dalla trama regolare della carpenteria di legno che è stata conservata e restaurata, Ando ha inserito una sorta di nuova piazza geometrica baricentrica segnata da muro in cemento armato, un volume preciso, un cubo perfettamente lisciato e lucido, che funge da nuova cerniera spaziale, cuore dell’impianto complessivo, che dialoga in forma di contrappunto armonico con gli antichi muri di mattone faccia a vista legandosi alle nuove pavimentazioni di cemento lisciato. Liberati gli spazi dalle superfetazioni sommatesi nel tempo e integrando con discrezione il sistema dei nuovi impianti tecnologici, i magazzini di Punta Dogana sono tornati alla loro figura originaria, utilizzando al meglio gli ampi lucernari in copertura che filtrano la luce in modo zenitale, senza peraltro annullare il necessario segno contemporaneo costituito anzitutto dal volume di cemento della nuova corte quadrangolare interna.


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NELLA RISTRUTTURAZIONE PER LA FONDAZIONE Emilio e Annabianca Vedova, RENZO PIANO HA RIEMPITO LO SPAZIO CON UNA MACCHINA LEONARDESCA CHE strappa le opere dell’artista alla fissità dei muri.

IN BASSO. UN’IMMAGINE DEL SOFISTICATO SISTEMA DI ORGANIZZAZIONE E SPOSTAMENTO MECCANICO, REALIZZATO DA METALSISTEM. PAGINA A LATO. LA FONDAZIONE EMILIO E ANNABIANCA VEDOVA, UNA PROSPETTIVA INTERNA, CON LE OPERE FLUTTUANTI. FOTO DI MICHELE CROSERA

PER UN’architettura emotiva DA UNA CONVERSAZIONE TRA Renzo Piano E Germano Celant, CURATORE E CONSULENTE SCIENTIFICO DELLA FONDAZIONE Emilio e Annabianca Vedova. “L’idea di un’architettura emotiva è importante perché sollecita la partecipazione attiva del pubblico. Qui ci troviamo dinanzi alla sorpresa, […] si configurerà un contatto emotivo molto forte. L’abitudine ad entrare in un museo è legata all’immobilità del contenitore quanto del contenuto, quindi lo “strappo” partecipativo a Venezia sarà interessante. […] Di fatto il progetto è una “trappola” per le emozioni e per le visioni dell’arte. Ognuno sarà spinto a reagire al movimento dei quadri, perché condizionato da un sistema museale scontato. Una prova a rischio, che sono sicuro solleverà molte discussioni tra esperti e non, ma questo è il compito di un diverso processo architettonico e curatoriale. In tale senso il lascito dinamico di Vedova, con i suoi tondi e i suoi plurimi, è alla base del nostro attuale pensiero sul museo, come magazzino d’azione. […] L’uso della macchina e l’arrivo in scena delle opere [si configurano] come un processo rivelatorio, che il museo tende a tenere per sé e per i pochi eletti che lo condividono. Il fatto che i quadri si riveleranno lentamente dal buio alla luce, cioè dal fondo all’incavo del Magazzino del Sale, e arriveranno lentamente, con la massima delicatezza, al loro posto mi fa capire che, pur tenendo alti gli standard di conservazione dell’opera, stiamo arricchendo la percezione dell’opera, offrendo il suo arrivo in scena. Un progetto che contempla inoltre, nell’arco stabilito dal curatore, la sostituzione in mostra e quindi dinanzi al pubblico stesso, dei primi quadri con altri successivi. […] È un arricchimento del processo espositivo, perché permette al curatore di potere esporre nello stesso spazio, nell’arco di una giornata, almeno tre cicli di opere diverse; un processo che, nel mondo, non accade in alcun museo.” (Germano Celant)

Courtesy by Fondazione Emilio e Annabianca Vedova

L

a Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, che non molto lontana da quella di Punta Dogana si affaccia sul Canale della Giudecca, occupa un solo lungo spazio di quelli formanti il complesso dei Magazzini del Sale. Ma qui il progetto di Renzo Piano con Atelier Traldi, in stretta sinergia con la consulenza scientifica di Germano Celant, gioca anche sulla memoria: in uno di questi magazzini affiancati in parallelo infatti Emilio Vedova aveva il suo studio di pittura negli anni ’70, anticipando l’idea di riuso di questi spazi. Magazzini restituiti nella forma architettonica originaria, con gli antichi muri di mattoni restaurati e liberi da ogni artefatto, che oggi accolgono la nuova formidabile ‘macchina espositiva’, una sorta di felice ballet mècanique, delle opere di Vedova che si muovono nello spazio grazie ad un sofisticato sistema meccanico studiato da Metalsistem, offrendo ai visitatori una scena dinamica e l’avvicendamento di una decina di opere alla volta delle trenta collocate nel deposito in penombra collocato sul fondo. Processo dinamico che moltiplica virtualmente gli spazi necessari ad ospitare tutte le opere della Fondazione. Nel percorso ellittico della rotazione fluttuante, alcune opere sono state pensate fisse per non lasciare lo spazio ‘vuoto’, ma sempre segnato dalla presenza del lavoro dell’artista. Un’idea di spazio espositivo che si scontra con la tradizionale staticità degli spazi museali e che tende a costituirsi come esempio metodologico sperimentale; per Renzo Piano l’idea del movimento, sostenuta con convinzione da Celant, è “la componente interessante, legata all’idea di creare un museo come macchina, come strumento di emozione: un’idea che consente ogni tanto l’innovazione. Ma non l’innovazione come voglia di fare diverso, ma come ricerca emotiva”.


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Mobili attori PER UN GIORNO. IN UNA SCENA IDEALE ALL’INTERNO DI UNO DEI TANTI teatri ottocenteschi D’ITALIA (BELLI E DIMENTICATI). POLTRONE, divani E paraventi CALCANO IL PALCOSCENICO. PROTAGONISTI DI UN nuovo racconto. di Patrizia Catalano foto di Henry Thoreau


SUL PALCOSCENICO, MOBILI IN METALLO COME ATTORI A FINE SPETTACOLO PER RICEVERE GLI APPLAUSI. DA SINISTRA. IL PIANO DEL TAVOLINO LEM DI OFFICINANOVE, IN METALLO LACCATO, DISPONIBILE IN DIVERSI COLORI. LAMPADA DIVA NELLA VERSIONE DA TERRA DESIGN ILARIA MARELLI PER VARIAZIONI. SEDIA STITCH CHAIR DI ADAM GOODRUM E SGABELLO MR. BUGATTI DI FRANÇOIS AZAMBOURG ENTRAMBI PRODOTTI DA CAPPELLINI. APPENDIABITI PETALO DI KAORI SHIINA PER BONALDO. CONSOLLE BLACK SYSTEM IN METALLO VERNICIATO, DESIGN MORA DI DILMOS.

33 PersonAGGI D’Autore


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UNO SGUARDO DA DIETRO LE QUINTE MENTRE POUF E POLTRONE DI CALDO TESSUTO RECITANO A SOGGETTO. DA SINISTRA. BPL, GLOBO BIANCO A SOSPENSIONE IN POLIESTERE GOFFRATO, DESIGN DI CAMILLA DIEDRICH PER ROTALIANA. ISPIRAZIONE DÉCO PER LA POLTRONA RIFT, DI PATRICIA URQUIOLA PER MOROSO. STORICO TESSUTO LEGGE MEDITERRANEA DI GIO PONTI, PER IL PARAVENTO VINTAGE DI LIVING. JEAN, POUF IN TESSUTO DI LANA VERDE (ACCOMPAGNABILE ALLA POLTRONA) DI ANTONIO CITTERIO PER B&B ITALIA. SUSHI, POLTRONA DI EDWARD VAN VLIET PER MOROSO.

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33 PERSONAGGI D’AUTORE / 85

PRIMA FILA IN PLATEA, MOBILI DECLINATI IN TUTTE LE FINITURE DEL LEGNO. DA SINISTRA, SEGGIOLINA CURULE, IN FAGGIO TINTO NERO DI LIGNE ROSET. TAVOLO SGABELLO RIPPLES, CON PIANO DI LEGNO A INTARSIO DESIGN TOYO ITO PER HORM. CONTENITORE CILINDRICO BALL, IN TEAK DI T70. SEDIA OMBRA TOKYO, COLLEZIONE I MAESTRI, DI CHARLOTTE PERRIAND PER CASSINA. POUF-SGABELLO DEN IN MASSELLO DI TIGLIO, DESIGN BARTOLI PER JESSE. TAVOLINO CIRCUS DI MARIO FERRARINI PER NUBE.


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SOTTO IL SEGNO DELLA PLASTICA I PERSONAGGI DELLA COMÉDIE ITALIENNE. IN PRIMO PIANO, DA SINISTRA. POLTRONCINA DI FLOWER DI PIERRE PAULIN PER MAGIS. LAMPADA DA TAVOLO CINDY DI FERRUCCIO LAVIANI PER KARTELL. CUSCINI SEAT BELT CUSHION IN PLASTICA INTRECCIATA (QUELLA DELLE CINTURE DI SICUREZZA) DI SKITSCH. SEGGIOLINO 360GRADI DI KONSTANTIN GRCIC PER MAGIS. POUF EFFETTO DITALE DI CON&CON. SEDIA 288 DI POCCI + DONDOLI PER DESALTO.


88 / ARREDI

COME IN UNA SCENA DI PROSA TAVOLI E POLTRONE DI CUOIO E DI PELLE. DA SINISTRA. POLTRONA PIUMOTTO CON DISEGNO BATIK DI BUSNELLI. TAVOLO CON PIANO IN PELLE DI MATTEOGRASSI. POUF DI BUSNELLI. SEDIA LYO, DI GORDON GUILLAUMIER, CON SCOCCA IN CUOIO DI FRAG. DI SPALLE, POLTRONA JOCKEY DI FRANCOIS AZAMBOURG PER POLTRONA FRAU. EFFETTO RETE PER LA SEDUTA DI ARETÉ DI MATTEOGRASSI.

29 GenNaIo 2010 INTERNI•PANORAMA


INTERNI•PANORAMA 29 GenNaIo 2010

33 PERSONAGGI D’AUTORE / 89

IN UN TEATRO STUDIO, BRILLA IL CRISTALLO. CONSOLLE XX, DI JOHANNA GRAWUNDER PER GLAS ITALIA. SU RUOTE IL TAVOLINO BASALTO, DI SIMONE CAGNAZZO DI GALLOTTI & RADICE. SPECCHIO MIR, DI ROBERTO PAOLI PER FIAM. DORMEUSE, SANT’AMBROGIO. SI RINGRAZIA IL COMUNE E IL SINDACO DI SORESINA (CR) PER AVERCI OSPITATO NEGLI SPAZI DEL SUO STORICO TEATRO SOCIALE.


©Mikado

90/ IdeeINterNIPANorama

TRE film, TRE TIPOLOGIE DI cameRe Da LeTTo. RAFFINATA E ALGIDA COME IN LoSTin TRAnSLATIon. TRA IL FIABESCO E L’ONIRICO COME NE IL FavoLOso monDo Di Amélie. SONTUOSA ED ECCESSIVA COME IN OcEAn’s 13.

LeTTI on moVIe

di Claudia Foresti


LETTO SOMMIER CEZANNE EFFETTO SOSPESO, SIDE TABLE CIMAROSA E LAMPADA DA TAVOLO CELEBRITY. TUTTO ARMANI/CASA.

LAMPADA DA PARETE CADMO, DESIGN KARIM RASHID PER ARTEMIDE.

POLTRONCINA COCONUTS PROGETTATO DA JOHN HUTTON PER LA COLLEZIONE FLEXFORM MOOD.

NELLA PAGINA ACCANTO. SCENA TRATTA DAL FILM Lost in Translation CON BILL MURRAY E SCARLETT JOHANSSON. DIRETTO DA SOFIA COPPOLA NEL 2003. LA CAMERA DI UN LUSSUOSO ALBERGO DI TOKYO È ASSOLUTAMENTE, MA UN PO’ FREDDAMENTE, PERFETTA.

CAMELIA, LAMPASSO LAMINATO DI RUBELLI.

CONTENITORE ALA, DI PAOLO PIVA PER POLIFORM .


92 /ACCESSORI NOTTE

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LETTI ON MOVIE / 93

©BIm

INTERNI•PANORAMA29 GenNaIo 2010

SCENA TRATTA DA Il favoloso mondo di Amélie CON AUDREY TAUTOU; DIRETTO DA JEAN-PIERRE JEUNET NEL 2001. LA CAMERA DI AMÉLIE POULAIN RIFLETTE LA VITA “SPECIALE” DI UNA DELICATA RAGAZZA PARIGINA TRA IL REALE E IL FIABESCO.

KARL, COMPLETO LENZUOLA A RIGHE MULTICOLOR IN RASO DI COTONE DI MISSONI. NELLA PAGINA ACCANTO, IN SENSO ORARIO. EGESO, SPECCHIO SERIGRAFATO DI VITTORIO LOCATELLI PER DRIADE. LETTO A BALDACCHINO CRIMEA, PROGETTATO DA VICO MAGISTRETTI PER FLOU.

IN QUESTA PAGINA, CESTO/TAVOLINO ST. GERMAIN WOVEN END TABLE IN RATTAN DI RALPH LAUREN.

COPERTA IN LAPIN A RIGHE COLORATE DELLA COLLEZIONE ETRO HOME ACCESSORY.

LAMPADA BON TON DI ITALAMP CON PARALUME REALIZZATO IN TESSUTO DI RAME.

PALLONI LIDO DISEGNATI DA MATTEO THUN & ANTONIO RODRIGUEZ E REALIZZATI IN ALCANTARA®.


90 / ACCESSORI NOTTE

©Warner Bros

29 GenNaIo 2010 INTERNI•PANORAMA

SCENA TRATTA DA OCEAN'S 13, CON GEORGE CLOONEY, BRAD PITT, MATT DAMON, AL PACINO, BERNIE MAC. DIRETTO DA STEVEN SODERBERG NEL 2007. LA CAMERA DA LETTO DI UNO SFARZOSO ALBERGO DI LAS VEGAS TRASMETTE OPULENZA E RICCHEZZA. ADOTTA A CHI AMA VIVERE, COME I PROTAGONISTI, UN PO’ “SOPRA LE RIGHE”. APPLIQUE AMANDA, DESIGN PHILIPPE MONTELS PER VISIONNAIRE-IPE CAVALLI. VASO DALLE FORME MORBIDE A ARROTONDATE OSIRIDE DI FORMIA. POLTRONCINA PRIVILEGE DI VERSACE CON RIVESTIMENTO IN PELLE.

NELLA PAGINA ACCANTO. DAMASCO DI SETA MAESTOSO DI DEDAR . LETTO MARCO AURELIO DI FENDI CON TESTIERA IMPONENTE RIVESTITA IN PELLE COLOR AVORIO. CASSETTIERA GERANIO DI FRATELLI BOFFI IN FINITURA ORO. TAVOLINI IN ACCIAIO OTTONATO JULES, DESIGN ROBERTO LAZZARONI PER BAXTER. I TOP SONO IN MARMO, ONICE O GRANITO.


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LETTI ON MOVIE / 95


96 / IdeeINterNIPANorama

LEGGERE FORME OVALI , PREZIOSI globi LUMINOSI: SONO lampade MORBIDE E arrotondate, CON CUI ‘IMMERGERE’ OGNI AMBIENTE DELLA CASA IN UNA dimensione MAGICA E SOSPESA.

ATMosfere di Andrea Pirruccio foto di Maurizio Marcato


A SINISTRA: RIVISITAZIONE DI UN MODELLO DEL 1982, VEGA È UNA LAMPADA CON DIFFUSORE IN VETRO SOFFIATO ORIENTABILE, DESIGN MICHELE DE LUCCHI E ALBERTO NASON PER VETRERIA VISTOSI. AL CENTRO: DISEGNATA DA MARCO PIVA PER LA MURRINA, TATTOO È UNA SOSPENSIONE CARATTERIZZATA DA UNA SERIE DI MURRINE DI FORMA IRREGOLARE APPLICATE A CALDO SUL VETRO. A DESTRA: SPHERE, SISTEMA DI ILLUMINAZIONE A RISPARMIO ENERGETICO E A BASSO IMPATTO AMBIENTALE, DI NAOTO FUKASAWA PER PANASONIC ELECTRIC WORKS. NELLA PAGINA ACCANTO: GLO, DI CARLO COLOMBO PER PENTA, LAMPADA CON DIFFUSORE ESTERNO TRASPARENTE O IRIDESCENTE E DIFFUSORE INTERNO SABBIATO.


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IL MODELLO DA terra è UNA FELICE eccezione TRA LE DIFFERENTI sospensioni.

A SINISTRA: PLATEAU, DESIGN ANTONIA ASTORI E NICOLA DE PONTI PER O LUCE, È COSTITUITO DA UN VASSOIO DI METACRILATO TRASPARENTE CHE OSPITA GLOBI DI VETRO OPALINO POSIZIONATI IN MODO CASUALE. AL CENTRO: SOLE LUNA, SOSPENSIONE IN METALLO E POLICARBONATO, DESIGN RICCARDO MANFREDI PER DAVIDE GROPPI. A DESTRA: DALLA COLLEZIONE PEACE HOTEL, DESIGN PAOLA NAVONE PER FALPER, LAMPADE IN VETRO OVALE CON STELO RIGIDO ROSSO. NELLA PAGINA ACCANTO: DISEGNATA DA V. COMETTI AND V12 DESIGN PER AURELIANO TOSO, BOW È UNA LAMPADA DA TERRA CON MONTATURA E DIFFUSORE IN ALLUMINIO.


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ATMOSFERE/ 99


“I MURI IN cemento graffiato SONO QUELLI CHE GIÀ C’ERANO. IL PARQUET, A DOGHE, NE SOTTOLINEA LA PRESENZA. SONO finiture semplici, SCHIETTE. PERFETTE PER RIFLETTERE LA vitalità onesta DEL QUARTIERE EX OPERAIO IN CUI ABITO”. Flavio Albanese

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acchiudersi tra pareti bianche o puntare su un universo a tutto colore? Privilegiare il calore del legno, l’eleganza del marmo o le vibranti possibilità decorative della ceramica e della resina? Far correre inarrestabile la luce lungo superfici lisce o bloccarla ad arte su dettagli materici? “Non esiste, ovviamente, una regola d’oro sul come rivestire internamente il proprio spazio di vita”, dice Paola Navone, architetto e grande maestra nell’arte della decorazione di ambienti e nell’abbinamento di materiali, finiture e texture.

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PER UNA PARETE MATERICA, CON AGGIUNTA DI EFFETTO GLAM, È POSSIBILE UTILIZZARE LA RESINA GOBBETTO DELLA LINEA DEGA® ART CON POLVERI METALLICHE E SWAROVSKI (IN ALTO, A SINISTRA), MENTRE IL CEMENTORESINA® DI KERAKOLL, UN COMPOSTO DI RESINE AD ELEVATA PUREZZA (EPOXY - PU) E MINERALI NATURALI COSTITUITI DA CEMENTO, MARMO E PIGMENTI ECOCOMPATIBILI (IN ALTO, A DESTRA NELLA FINITURA CRETE) PROPONE UN LOOK INDUSTRIALE. DI GRANDE EFFETTO TRIDIMENSIONALE SONO INVECE LE RESINE EPOSSIDICHE ED ACRILICHE DI TEKNAI, SOPRA, A DESTRA (COLLEZIONE MAKE INDUSTRIAL, MODELLO EARTH) E IL RIVESTIMENTO IN PIETRA DELLA COLLEZIONE ORI DI ARDESIA DI INTERNATIONAL SLATE COMPANY. PAGINA ACCANTO: PARTICOLARE DEL LOFT DI FLAVIO ALBANESE.

“Il miglior consiglio da dare a chi si accinge all’impresa è quello di guardarsi dentro e di capire appieno il proprio sogno. Cosa amiamo davvero? Di cosa ci piace circondarci? Come vorremmo vivere il quotidiano? Sono informazioni chiave per definire l’atmosfera da creare nella casa”. Concorda Flavio Albanese, progettista vicentino e per due anni direttore della rivista di architettura Domus. In barba a tutti i dictat borghesi, lui ha fatto decisamente di testa sua e di fronte alla necessità di crearsi un pied-à-terre a Milano per motivi di lavoro, ha deciso di scommettere su Lambrate, un quartiere periferico ad est del capoluogo lombardo, a due passi dalla tangenziale. Un luogo non proprio chic. Anzi, una zona ex industriale, che diede i natali ad aziende come Innocenti, Faema, Bracco e recentemente fatta “risorgere” attraverso grandi operazioni di >> riconversione. Ma non è stata solo l’apertura di spazi culturali,


appuntINterNIPANorama / 101

RicomIncio Da QUaTTro di Laura Traldi foto di Henry Thoreau

MASSIMO Alba, FLAVIO Albanese, ROMEO Gigli E PAOLA Navone RACCONTANO I LORO modi di vivere LA CASA. Consigli D’AUTORE E UNA carrellata DI MATERIALI, finiture, DECORI E idee PER trasformare ATMOSFERE DA sogno IN realtà.


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RicomIncio Da QUaTTro / 103

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“IL colore NON È DECORO MA materia. È IL PUNTO DI PARTENZA SU CUI COSTRUIRE LO SPAZIO ABITATIVO, IL CANOVACCIO (MAI FINITO) DAL QUALE NARRARE LA PROPRIA STORIA DI VITA sul palcoscenico della casa”. Massimo Alba

PER UN INTERIOR A TUTTO COLORE È POSSIBILE ANCHE SCEGLIERE LA CERAMICA, COME UNA PIASTRELLA LUCIDA E SPECCHIANTE DELLA SERIE GLOSSY DI CERIM (IN ALTO, A SINISTRA), O IL RIVESTIMENTO MURALE IN CINIGLIA CON SUPPORTO NON WOVEN DELLA SERIE VINTAGE DI GIARDINI (IN ALTO, A DESTRA), DISTRIBUITO DA EFFEITALIA. CLASSICO, UN RIVESTIMENTO MINERALE IN PASTA AI SILICATI, RASATO E TRASPIRANTE COME IL SILEXCOLOR MARMORINO (SOPRA, A SINISTRA) DI MAPEI; OPPURE LA FINITURA MATERICA JAIPUR VERDE MILANO (SOPRA, A DESTRA) DELL’OMONIMA COLLEZIONE DI STONE ITALIANA, ISPIRATA ALLE TONALITÀ DELL’ORIENTE (DISPONIBILE SOLO SU ORDINAZIONE). PAGINA ACCANTO: UNO SCORCO DELLA CASA DI MASSIMO ALBA.

case editrici, gallerie d’arte e design, scuole di progettazione ad attirare Albanese. “Quello che amo di Lambrate è il brio popolare che lo domina da sempre e che non l’ha mai abbandonato”, dice. “Qui è ancora tutto un pullulare di fabbriche, vecchie officine, trattorie alla buona. Si respira una vitalità onesta e senza pretese che si trasforma in grande fonte di ispirazione per me, nel lavoro come nella vita”. Accingendosi a rimettere mano all’ex spazio industriale che sarebbe poi diventato il suo loft, Albanese non ha quindi esitato e ha mantenuto i muri originali in cemento, graffiati dal tempo. A fare da “pendant” al sapore scarno ed autentico delle pareti, arredi in pelle, acciaio, legno: materiali immediatamente leggibili per quello che sono. Come il parquet a grandi doghe nere che mette in risalto, giocando per contrasto, il look industriale dei muri. Anche per Massimo Alba proprietario

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dell’omonimo marchio di moda e già direttore artistico di Malo e Ballantyne un interior può funzionare solo se riflette davvero la natura di chi ci abita. “Progettare una casa è un’attività che non finisce mai, un continuo work in progress. Come la vita di chi la abita, di cui dovrebbe essere un riflesso”. Partito dal medesimo approccio di Albanese, Alba è però giunto ad un risultato completamente diverso. Nella sua abitazione, un appartamento ristrutturato sito al piano nobile di un palazzo ottocentesco nel quartiere Sant’Ambrogio di Milano, mobili ed oggetti cambiano spesso e volentieri. L’elemento di stabilità e sicurezza sono invece i rivestimenti delle pareti, tutti realizzati con campiture di colori pieni e allestiti con un’ampia collezione di fotografie d’autore. “Per me il colore non è decoro ma materia. Mi offre vitalità, brio, riflessione o introspezione >> a seconda delle situazioni”, spiega. “Mi sono innamorato


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RicomIncio Da QUaTTro / 105

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“IL parquet INSIEME ALLE PARETI BIANCHE E ALLA LUCE CHE ATTRAVERSA LO SPAZIO FANNO CANTARE IN CORO GLI OGGETTI CHE AMO. Opere D’arte, D’artigianato, di design DI TUTTO IL MONDO E DI TUTTE LE EPOCHE”. Romeo Gigli

IL CALORE DEL LEGNO E LA PRATICITÀ DEL GRES: LO PROPONE ARIOSTEA CON LE LASTRE IN PORCELLANATO A TUTTO IMPASTO DELLA SERIE LEGNI HIGH TECH, QUI NELLA FINITURA ROVERE NERO (IN ALTO, A SINISTRA). PER UN LOOK VINTAGE, SIMILE A QUELLO DELLA CASA DI GIGLI (PAGINA ACCANTO), SI PUÒ OPTARE PER LA COLLEZIONE ASBURGO DI LISTONE GIORDANO, CON POSA A PUNTO D’UNGHERIA (IN ALTO, A DESTRA). ALTRE SCELTE: LA FINITURA ROSSA DELLA VARIANTE NEWWOOD MN 66.001 DELLA COLLEZIONE MW DI TABU (SOPRA, A SINISTRA) E LA MATERICITÀ NATURALE DEL PAVIMENTO ARLES COLLEZIONE STILART DI STILE (SOPRA, A DESTRA) IN ROVERE MASSICCIO.

di questa casa per le sue porte e finestre d’epoca in legno e per i decori in gesso dei soffitti: appena li ho visti ho capito che si offrivano come perfette “cornici” per ospitare il colore che volevo come vero protagonista degli interior”. Mantenere l’antico solo laddove può servire in modo ottimale al nuovo è stata anche la linea guida per Romeo Gigli nel rimettere mano al suo appartamento milanese, originariamente progettato da Piergiulio Magistretti (padre di Vico). Una ristrutturazione operata negli anni Ottanta e ancora attualissima. “Pensarlo è stato come una corsa ad ostacoli che aveva come premio la luce”, dice lo stilista. Dalle numerose stanze presenti nel progetto originale, Gigli ha ricavato un grande spazio aperto, in un’epoca in cui il concetto di loft ancora non aveva attraversato l’Atlantico. “Tanti amici architetti erano incantati da casa mia”, ricorda, “perché, a dir

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loro, avevo inventato un nuovo modo di vivere”. E cioè un lifestyle aperto sul mondo, in cui il rispetto per la tradizione funge da trama su cui ordire un variegato mix match di oggetti, opere d’arte, di artigianato e di design “di tutte le epoche e di tutte le culture”. Paura del disordine visivo? “Nemmeno per sogno”, dice Gigli. “Da sempre il viaggio è parte della mia dimensione di vita. E da sempre raccolgo e colleziono le cose che mi piacciono o che mi incuriosiscono. Non c’entrano forse nulla le une con le altre, e questa è la mia sfida: creare un’alchimia che faccia cantare insieme i vari elementi, come in un’orchestra”. A farla da “maestro” in questa sinfonia è il bellissimo pavimento in legno. “Il parquet è originale degli anni Trenta, posato a spina di pesce. L’omogeneità della finitura a terra, insieme alle pareti bianche, funge da collante, insieme alla luce che finalmente >> ora scorre liberamente tra lo spazio, le opere e gli oggetti che


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“SE LE finiture scelte SONO DI QUALITÀ, L’UNICA COSA CHE DAVVERO CONTA È IL CORAGGIO DI FARE di testa propria, DI INSEGUIRE IL SOGNO”. Paola Navone

IL LOOK VINTAGE E LA CONTEMPORANEITÀ DEL LAMINATO CON STAMPA DIGITALE: LO PROPONGONO ABET (IN ALTO, A SINISTRA) CON LA COLLEZIONE DIGITALIA E ARPA (IN ALTO, A DESTRA) CON IL PANNELLO DECORATIVO HPL LENS COLLEZIONE SEVENTIES. PER UNA FINITURA MATERICA ESISTE ANCHE L’OPZIONE CERAMICA: SOPRA, A SINISTRA, LE PIASTRELLE COLLEZIONE MURI DI MARAZZI NELLA FINITURA DIAMANTE IN SODALITE, CON DECORI DAL SAPORE OPTICAL. UN’ALTERNATIVA ALLA PALLADIANA LA PROPONE INVECE ATRIA CON IL PAVIMENTO IN RESINA ATRIAFLOOR (SOPRA, A DESTRA): BASE BLACK, FANTASIA WHITE E FINITURA TRASPARENTE PROTETTIVA. PAGINA ACCANTO:IL LOOK DELLA CASA DELL’ARTISTA ELISABETTA DI MAGGIO.

mi circondano”. Grande rispetto per il passato invece nella casa veneziana dell’artista Elisabetta di Maggio. Un’abitazione dove il decoro, quello carico di colori e di forme, certo non spaventa e anzi diventa il protagonista principale dell’interior, dai murales anni Trenta alla palladiana a terra. Una scelta di total look, quindi, completata dalla presenza di arredi vintage originali. “Il gioco decorativo, qualunque esso sia, funziona solo se si vive il percorso di ricerca con scioltezza. L’unica garanzia di risultato la dà infatti la tranquillità di chi compie il gesto”, sottolinea ancora Paola Navone, “Se le finiture scelte sono di qualità, l’unica cosa che davvero conta è il coraggio di fare di testa propria, di inseguire il sogno. Dopotutto saremo noi a dover vivere in questo spazio, non le schiere di amici e conoscenti che sentiranno la necessità

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di consigliarci”. È proprio così facendo che nascono le idee più originali, dopotutto. Come la zona notte nell’appartamento di Romeo Gigli, che lui chiama “la casa del sonno”: un’area delimitata da quattro pareti e una porticina collocata al centro del living e completamente ricoperta da murales d’autore. O gli spazi fluidi del loft di Flavio Albanese: “Volevo soprattutto che fosse un luogo di incontro e di scambio”. Una casa, dunque, ma anche uno studio, una galleria espositiva e uno spazio dove, grazie alla grande cucina industriale, fosse possibile ospitare fino a cento persone. “La mia unica regola quanto ad interior è quella di non stressarsi mai”, ribadisce Massimo Alba. “Il piacere del lavoro sugli interior è simile a quello del viaggio. L’importante non è completare l’opera, arrivare a destinazione, ma sentirsi bene mentre la si porta avanti. E soprattutto non perdersi mai”.


rubriINterNIPANorama

LE componenti CHE FANNO DI UN edificio UN LUOGO DOVE abitare bene. COSA SCEGLIERE PER AVERE LA massima EFFICIENZA DI prestazioni.

IL BUSINESS CENTRE POLYCROMIC TOWER, A TIRANA, PROGETTO BOLLES & WILSON CON STUDIO COMI. IL SISTEMA DI FACCIATA POLIEDRO-SKY DI METRA È COMPOSTO DI PANELLI VETRATI E FRANGISOLE COLORATI INTEGRATI.

Innovazione


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SEDE DELLA TAMSA, REALIZZATA A VERACRUZ (MESSICO): IL TETTO E LE PARETI SONO RIVESTITI IN RHEINZINK, UNA FUSIONE DI RAME, ZINCO E TITANIO CHE DÀ VITA A UN MATERIALE ORMAI AFFERMATO. COME SOSTIENE WERNER STABINGER PRESIDENTE E AMMINISTRATORE DELEGATO DI RHEINZINK “LA VALENZA ESTETICA CHE NASCE DALLA VARIAZIONE DELLE SUPERFICI NEL TEMPO, PER EFFETTO DEL CONTATTO CON L’ARIA, SI AGGIUNGE ALLA FUNZIONE ISOLANTE GARANTITA DAGLI STRATI DI COIBENTAZIONE SOTTOSTANTI ALLE LASTRE”.

ABiTare MeGLio

di Pierluigi Mutti

TETTO, FINESTRE, SUPERFICI ESTERNE, IMPIANTI, DETERMINANO L’Involucro DI UN EDIFICIO. NON SOLO capace DI DARE IL GIUSTO comfort. MA SOPRATTUTTO ATTENTO AI consumi.

L

a Conferenza sul clima di Copenaghen dello scorso dicembre ha attirato, come periodicamente accade in occasione di questi eventi internazionali, l’attenzione di milioni di persone su grandi temi strategici che in realtà ci riguardano molto da vicino. Perché il risparmio energetico e il contenimento delle emissioni di gas nocivi è certo competenza dei governi del mondo, ma è materia legata anche al comportamento del singolo abitante della Terra. Gli edifici, siano essi residenziali, commerciali o uffici, sono da tempo un banco di prova efficace di questa nuova sensibilità, perché il consumatore – sempre più informato e attento – chiede soluzioni >> per queste esigenze e il produttore, d’altro canto, ha sviluppato ricerca


112 / INNOVAZIONE

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1. LA FACCIATA DEL MUSEO EBRAICO DI BERLINO, PROGETTATO DA DANIEL LIBESKIND, RIVESTITA IN RHEINZINK..

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2. PORTA BLINDATA SUN-LIGHT DI TORTEROLO & RE. “ORA LE PORTE ANTIEFFRAZIONE – SOSTIENE FABRIZIO RE, AD DEL MARCHIO – RISPONDONO ANCHE ALLE ESIGENZE DI TENUTA TERMICA, ACUSTICA E CONTRO LE INFILTRAZIONI DI ACQUA E VENTO”. 3. PURO XR DI SPRILUX: SISTEMA DI CASSONETTO STRUTTURALE ISOLANTE PER AVVOLGIBILI E FRANGISOLE. “I NOSTRI CASSONETTI – SOSTIENE IL TITOLARE DELL’AZIENDA LUIGI SPARAVIGNA – CONTENGONO TAPPARELLE, FRANGISOLE CON LAMELLE O CON TESSUTI, IMPIEGANO MATERIALI ECOLOGICI E PRIVI DI SOLVENTI E RISPONDONO ALLE ESIGENZE DI ISOLAMENTO SIA TERMICO CHE ACUSTICO”. 4. SERRAMENTO IN LEGNO E ALLUMINIO PRESTIGE DI SIDEL. “DAI PORTONI A QUALSIASI FINESTRA SIAMO IN GRADO DI OFFRIRE ISOLAMENTO ACUSTICO E TERMICO CON UNA VASTA OFFERTA PER QUALSIASI ESIGENZA” AFFERMA ANTONELLA DAMIANI RESPONSABILE MARKETING DELL’AZIENDA.

OGGI È POSSIBILE risparmiare DECISAMENTE SUI consumi ENERGETICI. MERITO DI TUTTE LE componenti DI UN EDIFICIO.

e innovazione per rispondere in modo efficace. Oggi è quindi possibile disporre di un “involucro edilizio” capace di dare il giusto comfort a chi lo frequenta risparmiando decisamente i consumi energetici: merito di tutte le componenti di un edificio, dal tetto alle finestre, dalle superfici esterne agli impianti, soprattutto quelli di nuova generazione che producono energia con pannelli solari e fotovoltaici. “Il primo elemento cui si pensa per migliorare l’isolamento di una casa è il serramento”, dice Pietro Gimelli, direttore di Uncsaal, l’associazione che riunisce i produttori di facciate e serramenti in metallo. “Ma spesso si rischia di limitarsi a migliorare la tenuta termica senza tenere conto di tutti gli altri fattori che creano comfort: tenuta all’aria, all’acqua, alla luce. Per questo stiamo lavorando per creare l’etichetta del serramento, simile a quella degli elettrodomestici: una marcatura molto semplice che farà capire al consumatore la complessità delle prestazioni di un serramento, tenendo conto che queste, per motivi climatici, sono diverse in base all’area geografica dove si installano. Un primo passo per la chiarezza, comunque, è stato fatto. Da febbraio infatti

5. COPERTURA DI SOLARLIGHT, GRUPPO ANGELANTONI, CON INSTALLAZIONE DI IMPIANTO FOTOVOLTAICO INTEGRATO (EDIFICIO INDUSTRIALE A GORGONZOLA, MILANO).“IL TETTO DEVE ESSERE INTEGRATO CON GLI IMPIANTI, ARMONIZZATO ARCHITETTONICAMENTE ED EFFICACE DAL PUNTO DI VISTA DELL’ISOLAMENTO, PER ESSERE DEFINITO ENERGETICAMENTE QUALIFICATO”: QUESTO IL PARERE DI GIULIANO MATTAVELLI, AMMINISTRATORE DELEGATO DI DENTRO IL SOLE, CHE HA DATO VITA A SOLARLIGHT.“RIFARE UN TETTO DIVENTA UN’OPPORTUNITÀ IMPORTANTE, ANCHE NEL CASO DI COPERTURE IN AMIANTO, PER LE QUALI SONO PREVISTI SPECIFICI BREVETTI CAPACI DI TRASFORMARE UNA NEGATIVITÀ IN UNA SOLUZIONE ALL’AVANGUARDIA”.

tutti i prodotti sul mercato dovranno disporre del marchio CE”. I più classici serramenti in legno, un materiale ancora in cima alle preferenze, a loro volta uniscono al calore tipico di questa materia la tecnologia che permette di rispondere alle esigenze di isolamento acustico e termico con una vasta offerta. Un aspetto oggi sempre più rilevante è la sicurezza degli edifici, l’esigenza di sentirsi protetti nella propria privacy è molto sentita e genera un’offerta importante di prodotti sempre più sofisticati. Una volta si chiedeva semplicemente una porta blindata, ora le porte antieffrazione rispondono anche alle esigenze di tenuta termica, acustica e contro le infiltrazioni di acqua e vento. Le stesse caratteristiche possono essere applicate alle vetrate di grandi dimensioni. Ogni involucro ha una pelle, così gli edifici oggi possono essere rivestiti, sul tetto e sulle facciate, con materiali di vario tipo, tradizionali o innovativi: laminati, ceramiche, laterizi, marmi e anche leghe speciali, che permettono di realizzare qualsiasi disegno di copertura o di facciata, quasi un abito da cucire sull’edificio, personalizzandolo con pendenze, forme e sfumature. Quando si parla di


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prendono il nome di legno strutturale. Si basano sull’impiego di pannelli speciali con un’altissima resistenza, che possono anche essere fissati tra loro senza l’uso di alcuna colla e sostituiscono le pareti in mattoni con i grandi vantaggi tipici del legno: capacità di isolamento termico ed alle radiazioni elettromagnetiche, elasticità e, ovviamente, la sensazione di calore che risparmio energetico il pensiero va alle energie rinnovabili, la nuova questo materiale comunica immediatamente. “L’elasticità di queste strutture frontiera che può aiutarci a trovare alternative, seppure parziali, non – afferma Paolo Ninatti, presidente di Assolegno che raggruppa i produttori inquinanti al petrolio. Le parole chiave sono pannelli solari e pannelli fotovoltaici, oggi facilmente installabili sui tetti di qualsiasi edificio e oggetto di questo settore – risponde anche all’esigenza di disporre di edifici di forti incentivi che permettono anche al privato di ottenere vantaggi fiscali antisismici. L’occasione della recente ricostruzione in Abruzzo è stata infatti un banco di prova di grande importanza: il 60 per cento delle case sono e un ritorno economico importante con la vendita dell’energia prodotta state realizzate con struttura di legno e con interessanti accoppiamenti con superiore alle proprie esigenze. Ma la scommessa oggi è ancora più altri materiali: acciaio, vetro e cemento. Nel cantiere più grande d’Europa affascinante, perché si può andare oltre alla semplice installazione abbiamo messo in opera esempi utili per tutte le latitudini. Ed eloquenti di di strutture su cui montare pannelli. Il tema all’ordine del giorno queste realizzazioni sono il centro sociale di Rignano sull’Arno, realizzato è armonizzare questi impianti con la copertura dell’edificio che deve essere interamente con legno toscano, e il progetto per il nuovo teatro a L’Aquila efficace dal punto di vista dell’isolamento, per essere definita energeticamente qualificata. In questo vortice di innovazione anche il legno, progettato da Mario Cucinella”. Come si vede non c’è bisogno di immaginare come sarà la casa del futuro, perché oggi possiamo già scegliere come vivere, materiale tradizionale per eccellenza, fa la sua parte. È possibile infatti con quale comfort e con quali materiali per rendere piacevole la nostra vita. costruire case di otto e dieci piani utilizzando strutture che, appunto, LA SEDE AMMINISTRATIVA DELLA SÜDWEST METALL A REUTLINGEN (GERMANIA). RIVESTIMENTI E PROTEZIONI SOLARI IN ACCIAIO INOSSIDABILE SENZA GIUNTI VISIBILI. SONO REALIZZATI DA FRENER & REIFER.


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IL MonDO DeLLe CosTruZiOni TUTTE LE NOVITÀ PER FARE DELLA casa UN luogo sano e sicuro E ANCHE, COME SI DICEVA UNA VOLTA, risparmioso, SARANNO ESPOSTE A Made expo, A MILANO RHO, DAL 3 AL 6 FEBBRAIO.

È

una rassegna che unisce tutti gli attori del processo costruttivo (strutture, materiali, involucro edilizio, architettura e finiture d'interni, impianti ed energie rinnovabili, progetto, tecnologie informatiche, attrezzature e tecnologie per il cantiere, impiantistica sportiva, piscine, fitness e arredo urbano) puntando sull’innovazione e la ricerca, anche se il contesto economico non è certo favorevole. “Vuole essere il vero momento clou dell’intero mondo delle costruzioni – afferma Andrea Negri, presidente di Made eventi – non più frazionato e privo di coordinamento come in passato. Siamo riusciti a riunire il mondo della produzione, quello della cultura e quello della politica, l’amministrazione locale, garantendo così un approccio integrato alle tematiche della costruzione. In una fase in cui non ci sono risorse da investire è il momento di pensare a trasformazioni di sistema e porre le basi di nuove sfide. Questo è un modo nuovo di fare fiera, con tutti i protagonisti coinvolti e presenti in una rassegna caratterizzata dall’innovazione a ciclo completo per anticipare il futuro del mercato”. Un’energia vistosa, dunque, che sorprende in una fase economica di pesante contrazione. “Le gravi difficoltà del 2009 hanno spinto le aziende a puntare tutto su ricerca e innovazione – sostiene Giulio Cesare Alberghini, amministratore delegato di Made eventi – un fenomeno che ha riguardato tutti i settori. L’esposizione vuole quindi essere una chiave di lettura per il mercato, con una capacità di analisi verticale settore per settore, ma coordinata e legata dal processo edile nella sua complessità e dalla grande attenzione al ruolo del progetto inteso nell’accezione più ampia. E comunque si capta un clima diverso, quasi di buonumore, perché si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel”. All’interno di Made Expo, Uncsaal allestirà Civitas, una piazza centrale per incontri e convegni su importanti tematiche, tra cui le soluzioni tecnologiche più innovative per rispondere alle esigenze del vivere di oggi. L'inquinamento acustico e gli strumenti per migliorare la qualità dell'abitare sono al centro di InstantHouse, il concorso promosso da FederlegnoArredo in collaborazione con la Regione Lombardia e il Politecnico di Milano, protagonista a Made expo di una mostra di tutti i progetti premiati. Fra i tanti eventi, spicca infine il Forum della Tecnica delle Costruzioni, per discutere di innovazione tecnica in relazione ai grandi temi dell'edilizia.

NEI DISEGNI, LA RAPPRESENTAZIONE DELLE AREE TEMATICHE DI CIVITAS, LA PIAZZA CENTRALE CHE UNCSAAL ALLESTIRÀ A MADE EXPO PER OSPITARE INCONTRI E CONVEGNI.


rubrINterNIPANorama / 119

LA pietra ASSUME UN TONO CONTEMPORANEO. IL legno, NELLE ESSENZE pregiate, DIVENTA PROTAGONISTA. PANNELLI, vetri E maniglie RISCOPRONO IL decoro. LE porte SONO SEMPRE PIÙ integrate NELLE architetture domestiche. TUTTO NEL SEGNO DI UNA ‘eco’ SENSIBILITÀ. GLI esperti RACCONTANO I segreti del mestiere.

CamBiaRe PeLLe

“Il consumo esprime nuovi bisogni. Il rispetto per l’ambiente è diventato un tema di riferimento. I prodotti non devono essere solo ben fatti, ma realizzati con tecnologie e materiali sostenibili. Un imperativo che vale per pavimenti, porte, finestre, arredamenti e componenti domestiche di ogni tipo. C’è minor interesse verso i materiali tecnologici ad alto consumo energetico, come l’alluminio e il vetro, e una propensione verso un’eleganza più naturale. di Rosa Tessa È molto importante la texture del materiale e il tatto, che sia morbido ed emozionale: è il momento del lucido. Nelle porte e negli arredi le tonalità sono chiare, i trattamenti naturali, i colori trasparenti, in modo che riflettano l’ambiente, catturino la luce e diano profondità alla materia”. Alberto Lualdi, ad di Lualdi Porte e presidente di EdilegnoArredo IN ALTO. MINIMALISMO E SOBRIETÀ: SONO DEI MUST FORMALI

PER LA PRODUZIONE LUALDI PORTE. NELL’IMMAGINE, LA PORTA RASOMURO55. IN BASSO. RIFLESSI DI LUCE E PREZIOSE APPLICAZIONI DI CRISTALLI SWAROVSKI PERMETTONO A DOTS DI MARAZZI DI CREARE ATMOSFERE. SCINTILLANTI RICERCATE SCINTILLANTI E RICERCATE.???????? IO NON HO QUESTA FOTO. PROVVEDETE VOI A FARE LA DIDASCALIA. GRAZIE

“Le piastrelle in ceramica diventano più tecniche, più belle, più green. La tendenza è di avere un unico pavimento, identico per l’interno e l’esterno della casa, che dia una sensazione di continuità e per il quale è adatto un materiale con alte prestazioni tecniche e con un bell’aspetto, come il grès porcellanato. Gli spessori sono ridotti all’osso, quattro millimetri, in modo da poter posare le piastrelle su un pavimento già esistente, il che aiuta in termini di costi e smaltimento. Con la tecnologia “inkjet” le piastrelle possono essere decorate come fossero fogli di carta ed è possibile stampare di tutto: una fotografia, un paesaggio, ogni tipo di immagine, anche su una superficie strutturata”. Filippo Marazzi, presidente del Gruppo Marazzi


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RITORNA IL LEGNO, IL VETRO E la pietra, MA SGRANATA, INCISA, ABBINATA AL METALLO. INTERPRETATA COME FOSSE un’installazione TRA ARTE E DESIGN.

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1. ESSENZIALI E FUNZIONALI LE MANIGLIE DISEGNATE DA TOYO ITO, DANIEL LIBESKIND E PATRIZIA URQUIOLA PER OLIVARI. 2. È IL MOMENTO DEGLI EFFETTI NATURALE. IL PARQUET DI GARBELLOTTO VIENE VERNICIATO AD ACQUA. 3. SI PUÒ POSARE SU UN PAVIMENTO GIÀ ESISTENTE, HA UN PIACEVOLE EFFETTO MATERICO E PUÒ DIVENTARE UN PEZZO UNICO SE A POSARLO È UN ARTISTA. LA RESINA TROVA SEMPRE PIÙ SPAZIO TRA LE PARETI DOMESTICHE. ECCO UN’APPLICAZIONE DI MAPEI. 4. LE EVOLUZIONI PIÙ INTERESSANTI NEI LAMINATI SONO NEGLI EFFETTI DECORATIVI, COME SI VEDE NELLA COLLECTION DIGITALIA DI ABET LAMINATI.

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“Come deve essere oggi il parquet? Certificato made in Italy, rinnovato nei trattamenti e rispettoso dell’ecologia. Funziona l’effetto lucido e noi abbiamo illuminato il nostro parquet con una vernice ad acqua. Chi, comunque, negli ultimi tempi, domina le vendite è il prefinito, un pavimento fatto da più strati, uno di supporto e uno di legno nobile. Il consumatore lo vuole perché è stabile, spreca meno materiale e i tempi di posa sono ridotti. Un legno molto amato in questo momento è il rovere per il buon rapporto qualità-prezzo e perché si presta a ricevere molti trattamenti. Un consiglio? Per avere un parquet italiano di qualità bisogna essere informati: sapere a quale fornitore rivolgersi e fare accompagnare il prodotto acquistato dalla scheda di produzione e dall’imballo originale”. Renza Altoè Garbelotto, ad e responsabile marketing di Garbelotto “L’idea è di far convivere, nei materiali naturali, i valori della storia e della contemporaneità. Le pietre diventano architettoniche, d’immagine, rispecchiano i nuovi temi decorativi e diventano protagoniste delle abitazioni. Noi le interpretiamo così: selezioniamo il maggior numero di espressioni nelle tonalità e nelle texture: le sgraniamo e righiamo per imitare l’ordito dei tessuti; facciamo incisioni profonde che modulano la luce, scrivendoci lettere e frasi come fossero graffiti; le abbiniamo al metallo; nella zona living insieme alla pietra facciamo crescere giardini verticali”. Livia Balossini, direttore marketing di Studio Biemme 2 “Dare spazio, nelle proprie case, ad elementi architettonici in pietra naturale, rivisitata da artisti e designer, può diventare un segno di contemporaneità. Noi lavoriamo con i grandi dell’architettura e del design come Alberto Campo Baeza e Michele De Lucchi e da giovani talenti come Hikaru Mori e Philippe Nigro che, al fascino dell’elemento primordiale aggiungono una chiave di lettura concettuale. Il risultato è che le pareti in pietra sembrano installazioni, a metà tra arte e design. L’ultima nostra collezione per l’ambiente bagno è fatta con macrotessere in pietra che traducono una visione della società di Nigro attraverso la rappresentazione di geometrie astratte”. Damiano Steccanella, presidente di Piba Marmi “Il vetro oggi non è sinonimo di trasparenza, ma rappresenta un forte elemento decorativo per porte, box doccia, illuminazione e arredo. Le pareti mobili in vetro sono un modo originale per personalizzare gli spazi domestici. Sebbene il motivo geometrico e quello organico siano le fantasie più ricorrenti, è piacevole l’effetto ottico di profondità che risulta lavorando entrambi i lati della porta. Il vetro è un materiale riciclabile e visto che le case sono sempre più piccole, le ingrandisce filtrando la luce”. Sergio Longoni, responsabile marketing di Omnidecor


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È TALMENTE FORTE IL BISOGNO DI materiali NATURALI CHE ANCHE QUELLI sintetici NE IMITANO GLI EFFETTI VISIVI E TATTILI. “Emerge da parte del consumatore un desiderio di rassicurazione, sostenibilità, solidità, durata ed equilibrio. La risposta è nel ritorno alla naturalità del legno che è funzionale, solido e duraturo. Alla nuova frontiera del “life cycle design”, che mette alla prova il ciclo vitale di un oggetto, il legno risponde con una vita lunghissima. È sostenibile perché, se viene da una foresta gestita bene, è una risorsa rinnovabile. Noi lavoriamo legni grezzi dandogli l’aspetto di essenze pregiate: noce, ebano e palissandro. Creiamo anche nuovi colori e fantasie che per quest’anno prevedono effetti rame, blu carta da zucchero, verde ghiaccio, viola, rosa e texture ispirate al mondo delle piante officinali”. Vittorio Alpi, ad Gruppo Alpi “I materiali laminati si sposano meravigliosamente con le decorazioni. In questo momento prevale un desiderio di naturalità e noi stiamo lavorando su collezioni dagli effetti legno sempre più realistici. Questo ha un doppio vantaggio: di legno nel mondo ce n’è sempre meno e quindi è meglio risparmiarlo, e il laminato ha il vantaggio di essere duraturo ed ignifugo. Stiamo lanciando anche un vero legno, protetto, però, da uno strato superficiale in laminato, resistente all’usura, al graffio e alla rigatura. Un aspetto fondamentale oggi è l’ecologia. Noi abbiamo un evergreen, rinnovato nell’estetica: un prodotto termoformabile al cento per cento riciclato e riciclabile”. Alessandro Peisino, responsabile marketing di Abet Laminati

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“Le resine prendono sempre più piede nelle abitazioni private. Gli architetti tendono ad utilizzarle perché sono materiche al tatto e creano pavimenti che, senza giunti e fughe, fanno risaltare maggiormente gli arredi. Altri vantaggi delle resine? Visto che lo spessore è di 3-4 millimetri vengono posate su pavimenti esistenti: nell’arco di 4-5 giorni si possono ricoprire anche superfici da 1000 metri quadrati. Se poi il posatore è un creativo può venirne fuori un capolavoro. Senza contare che le variazioni decorative e ad effetto sono molteplici, come l’inserimento, nel pavimento, delle fibre ottiche”. Piercarlo Rocca, responsabile divisione pavimenti in resina di Mapei

1. PERSONALIZZAZIONE NELLE FORME E NEI COLORI PER LE PORTE DI RIMADESIO. NELLA FOTO, UN PRODOTTO CON APERTURA BI-DIREZIONALE.

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2. IN LEGNO, ALLUMINIO O VETRO: PER LE PORTE DI EFFEBIQUATTRO È IMPORTANTE ESSERE IN SINTONIA CON IL DESIGN DOMESTICO. 3. NEI RIVESTIMENTI DEL GRUPPO ALPI SI RITORNA ALLA NATURALITÀ DEL LEGNO CHE SI ESPRIME ANCHE NEI COLORI DEL RAME, BLU CARTA DA ZUCCHERO, VERDE GHIACCIO, VIOLA E ROSA. 4. IL RITORNO DEL DECORO: COCCODRILLO, IGUANA, CUOIO E SWAROVSKI PER LE MANIGLIE MANITAL. 5. STILEMI DECORATIVI CHE RIPROPONGONO LE STAMPE DI BROCCATI E RAMAGES PER LE PIETRE DEL MARCHIO BENETTI DI STUDIO BIEMME 2.

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1. IL VETRO NON È SOLO TRASPARENZA, MA ANCHE DECORAZIONE, COME NELLA PARETE DIVISORIA DI OMNIDECOR. 2. GRANDE PROTAGONISTA DEGLI INTERNI DOMESTICI È LA PIETRA. NE È ESEMPIO IL DIAFRAMMA PER SEPARARE AMBIENTI DI PIBA MARMI DISEGNATO DA MICHELE DE LUCCHI. 3. LE PORTE DI MOVI AMBISCONO AD UNA PERFEZIONE FORMALE NELLE LINEE, COME LA UNIVERSE.

Le porte isolano DAI RUMORI ED APRONO ALLA VISIONE DELLO STILE DOMESTICO. NON SONO UN elemento A SÉ STANTE MA integrato ALL’INTERIOR DESIGN. “Ritorna il decoro. Le maniglie in ottone acquistano una nuova personalità con l’utilizzo di inserti materici particolari: pelle, cristallo swarovski, plastica. Il colore è usato in abbondanza. Il tutto senza risultati kitsch, ma con il gusto del design che da noi non manca mai: abbiamo lavorato con Ettore Sottsass, Davide Mercatali, Paolo Pedrizzetti, e adesso presentiamo una maniglia progettata da Massimiliano Fuksas”. Luigi Bigoloni, amministratore unico di Manital

“Che sia classica o di design, la porta deve essere ‘perfetta’ sotto ogni punto di vista, dal momento che oggi la si considera un oggetto integrante della casa, legata all’arredo, allo stile di vita e all’architettura. Si punta a porte che siano molto legate al progetto casa. Stiamo presentando una porta flessibile che si adatta alle misure dei muri, non quelle standard, senza dover fare interventi murari”. Maurizio Capponi, direttore commerciale di Movi

“Indipendentemente dal materiale che si utilizza, la porta è legata in modo sempre più stretto all’arredamento, al design e all’architettura. Oggi gli appartamenti sono essenziali, così anche porte e mobili. Il telaio si deve vedere sempre meno, deve essere quasi invisibile. La porta non la fa più il falegname, ma il designer e l’architetto. Intanto con il gruppo di aziende di Edilegno-Arredo (associazione di categoria che fa capo a Federlegno) che fanno porte stiamo ultimando il modello “edilcompatibile” realizzato con materiali che arrivano da foreste controllate, con colle, tinte e vernici ecocompatibili, e senza sprechi di produzione ed energetici”. Mario Barzaghi, presidente di Effebiquattro e referente del gruppo porte di EdilegnoArredo

“Le porte scorrevoli da interni, in vetro – laccato, satinato, trasparente o riflettente – sono utilizzate per dare maggiore luminosità agli ambienti. La loro personalizzazione è importante e noi abbiamo organizzato l’azienda per customizzare i prodotti: siamo passati da una gamma di colori standard (una ventina) a sessanta diverse finiture, con la possibilità di realizzare colorazioni ecologiche al campione anche per piccolissime produzioni. Da un paio d’anni abbiamo un ciclo produttivo eco, dall’energia elettrica prodotta attraverso l’impianto fotovoltaico all’utilizzo di imballi ecologici, fino all’utilizzo di impianti per la verniciatura dei vetri con vernici all’acqua, in assenza di solventi”. Davide Malberti, ad di Rimadesio


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IL J’accuse di Rosario Messina: “È POSSIBILE CHE L’Italia SIA COSÌ autolesionista DA distruggere QUELLO CHE IL MONDO C’Invidia? SE IL governo NON APPOGGIA LE IMPRESE, L’arredo SMETTERÀ DI ESSERE IL sistema produttivo PIÙ interessante AL MONDO”.

ROSARIO MESSINA, PRESIDENTE DI FEDERLEGNOARREDO E TITOLARE DELL’AZIENDA FLOU. SOTTO, L’IMMAGINE USATA PER LA COMUNICAZIONE DELLA FIERA MADE EXPO.

Cosa asPeTTiaMo? di Rosa Tessa

“R

osario Messina, imprenditore e presidente della Federazione che raccoglie le aziende italiane del legno-arredo, getta un grido d’allarme: “In Europa la lotta per la sopravvivenza non è tra singole aziende, ma tra Paesi”. E il suo timore è che il governo non incentivi veramente l’acquisto di arredi per fare ripartire il settore. In questa sorta di passaggio epocale che si concluderà entro i prossimi 4 anni e che lui definisce “terza guerra mondiale economico-finanziaria, perché chiamarla crisi è riduttivo”, Messina si sente impegnato in una battaglia vitale per l’Italia. Com’è attualmente la situazione del settore legno arredo? Gli imprenditori italiani nell’ultimo anno si sono assunti una grande responsabilità: hanno preferito tenere gli operai sacrificando gli utili. Ma, se entro i primi mesi del 2010 il mercato continuerà ad essere difficile saranno 80 mila le persone che andranno in cassa integrazione. Il settore del mobile, che conta 410 mila persone nel suo complesso, avendo perso l’anno scorso complessivamente il 20 per cento del mercato deve necessariamente mandare a casa il 20 per cento dei dipendenti se non vuole chiudere i battenti. Qual è, secondo lei, la “terapia” per venirne fuori? L’attuale bonus arredi non basta. Chiediamo che lo Stato, grazie anche al notevole beneficio che avrà dallo scudo fiscale, promuova l’acquisto di mobili,

per la casa o per l’ufficio, detraendo 2.500 euro su una spesa di 15 mila che andranno defiscalizzati subito, nella prima dichiarazione dei redditi e svincolati da qualsiasi pratica di ristrutturazione. È anche necessario incentivare il rinnovo dei macchinari nelle imprese del legno. Chi le produce ha chiuso il 2009 con una perdita del 60 per cento nel fatturato. Altra area importante, per aggiungere carburante nel motore della ripresa, è la ristrutturazione degli alberghi, che in Italia non viene fatta da trent’anni. Non da ultimo, il governo deve intervenire sugli istituti di credito, non a parole, ma con i fatti, visti gli utili conseguiti nello scorso biennio con i miliardi ricevuti dallo Stato, agevolando le linee di credito alle imprese. Il piano casa sta aiutando le aziende? È stata un’iniziativa intelligente, ma ad un anno dal suo avvio si è impantanata nel 70 per cento dei Comuni per i soliti giochini della burocrazia. Basterebbero, comunque, gli incentivi all’acquisto di mobili per far ripartire il settore? Sì e bene, come è successo per l’industria automobilistica. La speranza è che la nostra politica si interessi realmente al mondo dell’impresa come sta succedendo in Germania e Francia. Smettiamo di fare “tavoli di lavoro” fra industria e politica per prendere tempo. Visto che per l’Ocse l’Italia ha le carte per emergere prima degli altri Paesi europei, cosa aspettiamo a ripartire per il secondo miracolo economico? L’Italia delle piccole e medie imprese ha creato in 50 anni il più grande catalogo di design del mondo, conquistato 150 Paesi senza nessun sistema assistenzialistico, realizzato la più grande fiera nel campo del mobile. Ed è l’unico settore che importa e non esporta cervelli.

SISTEMA LEGNO-ARREDAMENTO / VALORI: MILIONI DI EURO / PERIODO: GENNAIO-AGOSTO 2009 / VARIAZIONI % RISPETTO AL CORRISPONDENTE PERIODO DEL 2008 DATI 2009 PROVVISORI DATI 2008 PROVVISORI CATEGORIE DI PRODOTTI

EXPORT'09

EXPORT'08

VAR%

IMPORT'09

IMPORT'08

VAR%

5,50 63,70 299,59 359,22 24,76 26,12 0,14 779,02

7,90 95,13 441,44 484,95 38,60 31,19 0,13 1.099,34

-30,4% -33,0% -32,1% -25,9% -35,8% -16,3% 2,9% -29,1%

278,26 688,83 409,07 523,26 122,20 58,19 4,67 2.084,49

322,53 1.004,96 682,82 663,32 164,86 71,72 6,38 2.916,60

-13,7% -31,5% -40,1% -21,1% -25,9% -18,9% -26,8% -28,5%

MOBILI (COMPRESI QUELLI X VEICOLI) APPARECCHI PER ILLUMINAZIONE CUSCINI E SIMILI IMPRESE SOTTO SOGLIA ASSIMILAZIONE 94 TOTALE ARREDAMENTO (ESCLUSI COMPLEMENTI)

4.740,16 779,42 40,58 105,18 5.665,34

6.150,85 1.047,34 49,03 153,17 7.400,39

-22,9% -25,6% -17,2% -31,3% -23,4%

1.066,44 298,60 57,43 45,70 1.468,17

1.253,64 349,85 65,67 58,93 1.728,09

-14,9% -14,6% -12,6% -22,5% -15,0%

TOTALE LEGNO-ARREDO (L-A)

6.444,36

8.499,73

-24,2%

3.552,65

4.644,69

-23,5%

LEGNAME GREZZO LEGNAME SEMILAVORATO PRODOTTI SEMI-FINITI DI LEGNO PRODOTTI FINITI DI LEGNO IMPRESE SOTTO SOGLIA ASSIMILAZIONE 44 SUGHERO E PRODOTTI DI SUGHERO IMPRESE SOTTO SOGLIA ASSIMILAZIONE 45 TOTALE LEGNO PRODOTTI IN LEGNO

FONTE: ELABORAZIONI CENTRO STUDI COSMIT/FEDERLEGNOARREDO SU DATI ISTAT


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SI MOLTIPLICANO GLI sforzi PER ADEGUARSI AI cambiamenti. Silvio Santambrogio, CEO DI TRE-P & TRE-PIÙ, CHE PRODUCE porte PER INTERNI, HA UNA SUA ricetta PER affrontare IL 2010 preparati. SILVIO SANTAMBROGIO, CEO DI TRE-P & TRE-PIÙ. SOPRA E IN BASSO, DUE SISTEMI DI ANTONIO CITTERIO: UNO REINTERPRETA IN CHIAVE CONTEMPORANEA LA BOISERIE, L’ALTRO, REALIZZATO IN ALLUMINIO E CRISTALLO, GIOCA CON LA TRASPARENZA.

ProGeTTi IN CorSo

di Rosa Tessa

C

ome si presenta l’anno nuovo? Chi nel 2010 sentirà meno l’onda lunga della crisi saranno le aziende che hanno investito negli scorsi anni per controllare la filiera produttiva. Che consente di limitare i costi che non vanno a gravare sul prodotto finito. Dovranno presidiare tutti i mercati e stare accanto ai propri clienti con una montagna di servizi. Che tipo di investimento ha fatto lei? Otto milioni di euro a livello strutturale, informatico e di prodotto. Al cambiamento dei consumi abbiamo risposto con nuovi articoli, migliori

nel rapporto qualità-prezzo. Abbiamo realizzato porte in legno con finiture dall’effetto scolpito per rendere più visibile al consumatore il materiale nobile con cui sono state realizzate. E abbiamo anche prodotto una nuova linea ecologica, materica, elegante ed economica, fatta con vernici particolari e legni che arrivano da foreste controllate. E poi ci sono i nuovi progetti portati avanti dall’architetto Antonio Citterio che fa con noi innovazione di prodotto da sedici anni. Per lavorare in questo modo, oggi, bisogna essere organizzati con magazzini, materiali, linee di produzione e consegne veloci. Con quali risultati economici affronta il 2010? Nel 2009 abbiamo perso fatturato rispetto ai 30 milioni di euro del 2008, ma contenuto, sotto la doppia cifra. I mercati più penalizzati sono stati l’America, il Giappone e la Russia. Obiettivo di quest’anno è di migliorare i conti, ma tutto dipenderà da quando verranno sbloccati i progetti che abbiamo in corso. Una cartina al tornasole è il prossimo Made, la fiera dei prodotti per l’edilizia… Sicuramente, ma in proposito ci tengo a sottolineare il mio punto di vista da espositore. È importante riempire annualmente gli spazi fieristici, ma bisognerebbe alternare i settori merceologici, in modo che per le aziende ci sia una cadenza biennale nella partecipazione alla manifestazione. Questo perché il nostro, che è un settore di componenti per l’edilizia, ha una ciclicità biennale in termini di novità di prodotto. E poi mi piacerebbe che gli espositori fossero sempre più coinvolti nelle operazioni di promozione della fiera nel mondo. Solo così, coinvolgendo e ascoltando le aziende, Made può diventare più forte e battere le rassegne concorrenti internazionali.


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Marazzi per il mondo del progetto e delle costruzioni Accoglienti negli spazi domestici, igieniche nei locali pubblici, pratiche nelle strutture industriali, tecnologiche nelle esecuzioni speciali, flessibili negli interventi di restauro, le piastrelle in ceramica hanno evidenziato potenzialità che vanno ben oltre la definizione di pavimentazioni e rivestimenti per interni: grazie alle elevate caratteristiche tecniche ed estetiche che sono in grado di offrire, vengono sempre più utilizzate in ambienti pubblici e in grandi opere di architettura. Il Gruppo Marazzi, da sempre attento all’evoluzione e alle esigenze della propria clientela, da decenni studia e propone al mercato nuovi ambiti applicativi del prodotto ceramico, mettendo oggi a disposizione degli architetti, attraverso la propria divisione Marazzi Engineering, non solo infinite soluzioni in termini estetici, ma anche possibilità progettuali e realizzative sempre più ampie, supportando il mondo della costruzione nella realizzazione di sistemi di rivestimento superficiale per interno ed esterno, in particolare pavimenti sopraelevati e facciate ventilate. Migliorare la qualità dell'abitare è una finalità che Marazzi condivide con i progettisti più attenti e all'avanguardia, tramite l'impegno a individuare sistemi e tecnologie capaci di ridurre i consumi

energetici, limitare l'impatto ambientale dell'edificio, contenere i costi di manutenzione e di ristrutturazione, conservando al tempo stesso la massima vivibilità degli spazi. Per il nuovo Ospedale di Mestre, progettato da Studio Altieri e Emilio Ambasz & Associates, Marazzi Engineering ha fornito alla committenza un’ampia varietà di soluzioni per differenti tipologie di superfici, sempre all’insegna della sostenibilità. Lungo le cortine esterne della piastra, ha progettato e installato una parete ventilata di grès porcellanato smaltato, che garantisce un elevato livello di isolamento termico e acustico. Inoltre, l’azienda è intervenuta sulla fornitura della pavimentazione della piazza sotto la grande serra e di pavimenti e rivestimenti di parti comuni, uffici, negozi, scale, garage, servizi igienici e cucine, per i quali è stata utilizzata un’ampia gamma di prodotti Marazzi in grès e monocottura. Particolare attenzione è stata dedicata alla progettazione esecutiva e alla realizzazione dei pavimenti sopraelevati degli ambienti tecnici, realizzati in gomma applicata su pannelli di truciolare e in grado di contenere i tracciati impiantistici, assicurando un alto livello di ispezionabilità e di flessibilità distributiva.


Anche sul piano del prodotto, Marazzi propone soluzioni innovative in grado di sviluppare un nuovo approccio progettuale e applicativo, come nel caso di SistemA, una serie di elementi in grès cristallizzato di nuova generazione, totalmente diverso dal resto dei materiali attualmente disponibili nel settore ceramico: presentato in occasione del Salone del Mobile 2009 a Milano, è realizzato da Marazzi Tecnica con una tecnologia esclusiva, coperta da segreto industriale e oggetto di domanda di brevetto. SistemA è fabbricato nell’assoluto rispetto ambientale (certificato Ecolabel e Leed); consente di impiegare un'unica collezione, composta da grandi formati, utilizzabile sia in interno che in esterno, a pavimento e a parete - anche ventilata; se applicato in monoformato, permette la posa accostata; mentre nel caso del multiformato consente una fuga minima (2 mm). È composto da una gamma cromatica di 18 colori, con sei toni caldi, sei toni freddi e sei saturi, con la possibilità di realizzare un colore a richiesta su specifiche esigenze di progetto. La fase cristallina che completa la tecnologia esclusiva di SistemA esaltando il colore del grès, dona alla superficie del prodotto profondità e tridimensionalità. Come tutta la produzione Marazzi, SistemA è un materiale eco accorto e rispettoso dei principi di eco sostenibilità: nasce all’interno di fabbriche “a ciclo chiuso”, che garantiscono un sistema di raccolta e di utilizzo degli scarti di produzione, delle acque di lavorazione, delle materie prime in esse contenute e del calore generato in alcune fasi.

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