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il Tascapane

il giornale che ti porti dietro

N.1/ NOVEMBRE 2008

L’ULTIMO TAGLIO

la dolce morte dell’Università Pubblica


IL TASCAPANE

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L’ Editoriale

Il giornale che ti porti dietro Foto di copertina: Marco Zavatta

NUMERO 1 / novembre 2008

DIRETTORE RESPONSABILE Cono Giardullo VICEDIRETTORI Luca Iacovone Edoardo Rosso REDAZIONE Asmaa Aboulabil, Remo Ballarin, Carlo Alberto Biasioli, Bianca Bonati, Elisa Brighi, Enrico de Camillis, Domenico Del Conte, Arianna Galliera, Riccardo Gamba, Alessandra Mantia, Andrea Milan, Giulia Milan, Francesca Moscheni, Luca Pianese, Giulia Stoppa, Federica Toscano, Marilina Totaro, Silvia Trapani, Elisabetta Vita, Marco Zavatta HANNO COLLABORATO Ruggero Canevazzi, Professoressa Agnese Dell’Acqua con la classe 1° K del Liceo Scientifico di Bondeno PROGETTO GRAFICO Luca Iacovone, Edoardo Rosso (lucaiacovone@yahoo.it; eddiemcgowan77@hotmail.com) MARKETING COMUNICAZIONE & IMMAGINE Luca Pianese (joker619@hotmail.it) Editore: Associazione NoSS - Non Solo Studio – Sede Legale: Via Montebello 111, Ferrara - c.f. 93073220381 Registrazione al tribunale di Ferrara n°11 del 10/09/08 Stampa: ITALIA TIPOLITOGRAFIA S.r.l. - via Majocchi Plattis 36/38, Ferrara - C.F. e P. I.V.A. 01137550388

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OLTRE LA SERA di Cono Giardullo, Luca Pianese, Edoardo Rosso

Scendeva la birra nei nostri stomaci, scivolava la sera più in là. Inverno 2008: “Sono stufo” “Eh?” “Sì, sono stufo. Vai a lezione, prendi appunti, registra e sbobina, leggi le dispense, scopri che quelle dispense non servono a nulla... e poi anche questa birra... basta, basta stare qui, fumarci le sigarette, berci gli aperitivi, sono stufo.” Lo dissi guardando più in là, oltre la sera. Poi mi voltai verso gli amici. Mi fissavano entrambi. Pronto a far deragliare il discorso mi preparavo qualcos’altro da dire. Invece, dopo due sorsi e un istante di silenzio: “Hai ragione – disse Luca con calma – sì, basta. E’ ora di fare qualcosa”. Non mi prendeva in giro. Era animato da una strana consapevolezza. “Concordo – disse Cono, improvvisamente serio – gli ape in pi rio mi hanno frantumato le palle, basta”. Così è nata un’associazione. NoSS – Non Solo Studio nasce dall’idea che i nostri anni migliori non possono essere spesi all’ombra dei neon delle aule studio. Abbiamo vent’anni – ci siamo detti - dobbiamo muoverci, guardarci intorno, sviluppare senso critico, avere talvolta il coraggio di contrastare l’ ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto e soprattutto metterci in gioco, rischiare, uscire dal tepore-torpore delle nostre camerette. L’associazione NoSS è stata il propulsore di quel progetto che languiva sopito da tempo nei nostri animi, laggiù tra milza e fegato: un giornale. Che fosse diffuso in tutte le facoltà ma anche fuori, nei luoghi pubblici della città e persino nelle scuole superiori. Che fosse poco ingombrante, per ritirarlo comodamente in quella borsa a tracolla tanto amata dagli universitari... quella borsa che i vocabolari descrivono alla voce “tascapane”. “Il Tascapane” è stato registrato in Tribunale con l’ atto n. 11 del 10/09/08, cifre che suonano come un conto alla rovescia. Quindi via. Si parte! Prima di lasciarvi sfogliare questa prima uscita, permetteteci alcuni grazie. A tutti gli sponsor, agli amici che ci hanno creduto, a chi ha lavorato gomito a gomito e a chi ci ha spedito il suo contributo da oltre oceano. A chi ha scritto, intervistato, sbobinato, scannerizzato, fotografato, impaginato. E a chi sta leggendo, grazie per essere giunto in fondo all’editoriale, tutto ciò senza di te non avrebbe alcun senso, speriamo di diventare grandi amici... Buona lettura!


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post-it dal mondo a cura di Silvia Trapani e Alessandra Mantia LA MAFIA E’ COSA ANCHE NOSTRA

Quante volte abbiamo pen sato: “Cosa Nostra è lontana”? Non è così. La Com missione Antimafia nel ‘93 ha rivelato presenze mafiose anche a Casa Nostra: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia. Questo a causa dei flussi mig ratori degli anni ‘50 – ‘60, degli esili forzati di imp ortanti boss negli anni ‘60 – ‘70 ma soprattutto della sottovalutazione della mafia da parte della soc ietà civile. Al Nord la Mafia si è dedicat a al narcotraffico e all’usura, ma è il riciclagg io di denaro sporco il terreno più fertile. Le vittime di ricatti mafiosi in Italia sono 160000, “solo” 50000 in Sicilia. Apriam o gli occhi ragazzi: la Mafia è Cosa Anche Nostra.

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Palermo ‘04, un s olo sloga intero po n: polo che paga il p “Un popolo s izzo è un enza dig nità”. Ide ragazzi, atori son stu o7 creato “A denti come noi, ch ddio Piz z o”, un co e hanno unisce c mitato ch onsuma tori e co e nella lott mmercia a contro nti la Mafia, lare con in partico tro il rac ket delle che svolg estorsion e i, e della cult un lavoro di pro mozione ura della leg Per più in formazio alità. ni www.a com. So no ddiopizz o. lasciamo ragazzi in gamb a, non li soli!

in orse le. B i Stato ia d id on Cap aiuto ica m nom nomisti e Viene in a o c e . Crisi iata. Eco luzione s: è colp po o p e picch no una s lia Noak omini tro ice, le d u a u cerc ologa J e, degli i! Infatti, dove t ic n s e s li o ll p r a e e u la st qu divid esto ono del t ssivi e in olpite s c e risi è i. r o agg e men ai vertic re! La c h e t s banc ne sono ne al po oake n n ra N i e le do i più do v o r p d re la i banchie Quin . aiuta a de risolt isognerà sterone di lei! b o Ora o il test rserà su d e quan iati si riv z licen

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DIVISE GAY ALLO SCOPERTO

Il 26 settembre si è svolto a Ferrara il primo meeting degli omosessuali appartenenti alle forze dell’ordine. La manifestazione ha voluto così testimoniare contro le discriminazioni sessuali e dare un’organizzazione associativa alle forze dell’ordine Lgbt (acronimo per lesbiche, gay, bisessuali e transgender).

continua a p 11


il racconto di Edoardo

DALLA MAIUSCOLA AL PUNTO Il rumore sottile della grafite che sottolinea. Nell’aula studio, giovani con i loro manuali, i loro quaderni, le loro matite. Leggo più volte la stessa frase. Dalla maiuscola al punto. Gli occhi corrono sulle parole ma il significato resta nel libro. Non passa da lui a me. Rileggo. Dalla maiuscola al punto. Niente. Qualcosa non va. Dov’è l’entusiasmo? Cosa spinge i miei colleghi, tutt’intorno a me in quest’aula dalle grandi vetrate che affacciano sul cortile, dall’erba ormai alta due spanne... cosa li spinge a sottolineare, schematizzare, memorizzare, ripetere?

collega si affretta a chiudere la porta scorrevole. Il frastuono monotono dei tagliaerba resta fuori, attutito. Ma quell’odore è già con me. Ricordo il risveglio del me stesso bambino, la domenica mattina, in cascina, dove sono cresciuto. Le strisce di luce attraverso le persiane si proiettavano sul pavimento. Aprile rilucéva sulla piana vercellese. Mio padre in cortile tagliava il prato. L’odore di erba fresca, quel ronzio monotono. Erano parte della domenica, della festa. Erano tutto, riempivano di buoni propositi. Mi alzavo e correvo giù ad aiutare papà.

Ricordo il risveglio del me stesso bambino, la domenica mattina, in cascina, dove sono cresciuto. La luce sulla pagina cambia, schiarisce. Il sole sta maturando e tra nubi ormai sottili e rare intravedo l’azzurro. Dalla maiuscola al punto. Niente. Forse l’incertezza sul dopo, forse tutta questa teoria, tutte queste nozioni, questi discorsi: speriamo faccia il preappello; coi primi è più severo; conviene fare i parziali; gli assistenti con gli occhiali sono più buoni...

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Intorno, giovani sottolineano e consultano codici. Io sono altrove. Lo sguardo verso il cortile ma oltre il cortile. Tra i barbagli di luce della risaia allagata e l’odore d’erba fresca che già fermenta al sole in piccoli

mucchi. L’animo libero dagli affanni, dalle ansie. Come se il bambino che sono stato mi avesse fatto visita, regalandomi quel momento brevintenso. Quell’alienazione purissima. Torno al manuale. Dalla maiuscola al punto... poi oltre. Altro paragrafo, altro capitolo. Consulto persino un codice.

La luce cambia di nuovo. L’ultima nube rapida è passata oltre. Avverto un timido calore sul braccio, ora illuminato da un sole senza più filtri. In quella luce nuova, là fuori, vive la promessa della buona stagione. Il verde dell’erba incolta è più intenso. Dal cancello entrano in cortile quattro uomini. Vestono una tuta blu. Due di loro spingono dei tagliaerba.

Il sole arde senza incertezze. Gli uomini in tuta spingono i tagliaerba. Non so dove sto andando, ma improvvisamente mi è chiaro da dove sono partito. Ed ora proseguo. Con l’erba fresca dentro di me e il sole d’aprile sopra di me.

Quasi mezzogiorno, gli uomini in tuta iniziano a tagliare il prato. In breve mi raggiunge l’odore d’erba falciata. Una

Edoardo Rosso

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6 14 Cultura Recensione. Le luci della centrale elettrica. A Teatro con Hair Addio a Florestano Vancini Siamo tutti africani: qual’è il problema? Intervista a Guido Barbujani

16 Handy Key Disabilità, chiave per un altro mondo 16 Cus e Università Servizi e sconti 17 L’evento Enrico Brizzi. Incontro a Ferrara

SOMMARIO

18 Notizie dalle facoltà Il turno di Lettere Intervista a Daria Bignardi

4 Post-it dal mondo La mafia è cosa anche nostra Donne al potere Ragazzi in gamba Divise gay allo scoperto

20 Spazio Scuola Dimmi nonno

5 Il racconto di Edoardo “Dalla maiucola al punto”

21 Ma sei fuori? Studiare all’estero

7 Primo piano L’ultimo taglio. Indagine sugli effetti del “Decreto Tremonti”

22 Sport Nuova era Spal

12 Senza Tabù Il sesso con parole nostre 13 Community Viaggio nel Ramadan

Internazionale a Ferrara SPECIALE

11 Tascapane on the road L’Internazionale visto da dentro Interviste a Randall e Scurati

Quale occasione migliore per il “Tascapane on the road” di Internazionale a Ferrara, svoltosi dal 3 al 5 ottobre, una full-immersion nell’universo del giornalismo globale. Tre giorni a stretto contatto con alcuni dei più noti rappresentanti della cultura e della letteratura italiana ed estera accolti tra le mura di questa città. (segue a p 11)


PRIMO PIANO

nome: silvia cognome: borelli età: 32 qualifica: ricercatore ultima pubblicazione: Principi di non discriminazione e frammentazione del lavoro, Torino, Giappichelli, 2007 riconoscimento: Premio “Francesco Santoro Passarelli”, conferito dall’ Accademia dei Lincei alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano stipendio: 1235,70 €

L’ULTIMO TAGLIO la dolce morte dell’Università pubblica

A Pisa

l’assemblea dei ricercatori della facoltà di Ingegneria ha proclamato lo stato di agitazione e la sospensione dell’attività didattica. A Firenze i professori delle facoltà di Architettura e Ingegneria hanno dedicato la prima settimana di lezione ad informare gli studenti del contenuto della legge 133. Il 21 luglio, per la prima volta nella storia accademica della Regione, i 4 Rettori delle Università dell’Emilia-Romagna hanno convocato un summit dei rispettivi senati accademici nel quale esprimeranno poi tutta la loro preoccupazione sul decreto del governo che anticipa la manovra Finanziaria, ormai legge 133.


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PRIMO PIANO Quest’estate, mentre noi studenti pensavamo agli ultimi esami e aspettavamo le agognate vacanze, su proposta del Ministro del Tesoro, il Governo concedeva la possibilità alle università pubbliche di trasformarsi in fondazioni private. Misura di straordinaria necessità e urgenza, si legge nel decreto 112, ad Agosto convertito in Legge dal Parlamento. Prospettiva forse legittima se non fosse che tale soluzione sia, di fatto, imposta come ultima spiaggia per far fronte al taglio di 1500 milioni di Euro in 5 anni imposto all’Università pubblica. L’ennesimo colpo inferto ad un sistema universitario che già vantava il penultimo posto nel rapporto 2008 dell’OCSE che misura la spesa totale per la formazione universitaria rispetto al prodotto interno lordo: un misero 0,9%, a fronte di una media europea dell’1,5%. Che l’Università abbia bisogno di un’importante ristrutturazione lo si avvertiva già da tempo. A questa esigenza avevano cercato di rispondere i rettori di 19 atenei nello scorso marzo, a Bologna, con la costituzione di Aquis (Associazioni per la qualità delle università italiane statali) con l’obiettivo di proporre strategie per la definizione di obiettivi e programmi comuni con Parlamento e Governo. Tavolo a cui si è aggiunto anche l’ateneo ferrarese. Ogni anno ciascun ateneo ottiene una quota di soldi dallo stato (FFO) che poi decide di spendere come meglio crede. Già a partire dal 1996 ci si era dati un modello ideale di ripartizione dell’ammontare complessivo del finanziamento statale, basato su criteri di qualità ed efficienza. Questo modello non è mai stato applicato fino in fondo, anzi l’istituzione dell’agenzia di valutazione (ANVUR) è stata appena bloccata. Ci sono quindi atenei virtuosi sistematicamente sotto-finanziati e altri meno virtuosi sistematicamente sovra-finanziati. La legge prevede inoltre il sostanziale blocco delle assunzioni: ogni Università potrà disporre una nuova assunzione ogni cinque pensionamenti a prescindere, anche qui, dall’efficienza nell’uso delle risorse. Abbiamo la metà dei ricercatori e dei docenti della media dei paesi europei, 2,7 contro 5,1 ogni mille abitanti. Se l’Italia volesse esser in media con l’Europa, già indietro rispetto a USA e Asia, dovrebbe avere 117.000 persone strutturate a fronte delle 62.000 unità attuali che la legge 133 farà scendere nel 2012 a 54.000.

IL RETTORE: l’intervista Luca: I professori si appellano ai Rettori perché blocchino le attività didattiche; i ricercatori, con gli studenti, raccolgono firme a Ferrara per sensibilizzare la città sui rischi che incombono sull’Ateneo. Il nostro Rettore cosa sta facendo?

Il R: Io sono contrario alla sospensione dell’anno accademico, perché sarebbe come tapparci la bocca di fronte ad una situazione che vuole limitare i nostri spazi. Sono contrario ad ogni privatizzazione dell’Università, ma sono anche contrario ad ogni appropriazione indebita dell’Università da parte dei singoli docenti per i loro interessi personali. Luca: L’Università così com’è non va. Gli sprechi ci sono, e il primo esempio che si fa in proposito è quello delle sedi convenzionate. L’università di Ferrara arriva a Rovigo, Bolzano… Sono davvero la causa che giustifica i tagli, o piuttosto l’effetto dei continui tagli cui l’Università cerca di far fronte stipulando convenzioni che portano a dislocare professori anche laddove non è necessario?

Il R: Sono perlopiù convenzioni con cui noi svolgiamo un’attività didattica che ha una componente pratica di tirocini svolti presso degli ospedali decentrati. Non si può dire che l’Università non debba svolgere le sue funzioni al di fuori del suo contesto. Abbiamo un rapporto fortissimo con l’Università di Curitiba in Brasile e con il Politecnico del sud della Cina. Insomma, se mi si dice che non ci sono più le risorse, io me le vado a cercare, dal Brasile alla Cina. Luca: Qual è allora la soluzione?

Il R: Ci può essere un’illusione, perché conosco i miei vecchi professori, che dicono: abbiamo sbagliato tutto, dobbiamo tornare quello che eravamo, un’università piccola, di campagna, dove il Rettore veniva nominato dal Rotary, o a casa del professore di medicina. Quella soluzione lì non c’è. Io non faccio una battaglia per riportare l’Università di Ferrara all’Università dei soliti quattro figli di avvocati, o figli di medici. Io non torno indietro. Luca: Eppure l’attenzione dei media e della città è quasi nulla…

Il R: Certo perché l’immagine dell’Università la danno i concorsi fatti per i figli dei figli. Noi siamo duramente contrari a questa impostazione, ma guai se così facendo diamo copertura a quelli che in questi anni hanno fatto di tutto per massacrare l’università dall’interno. Noi pesiamo per 175 milioni di euro di fatturato, più 130 indiretti. In questa città noi contiamo per 300 milioni di euro. Se l’Università torna ad essere quella di prima, una cosa separata e chiusa, la città ci faccia un pensiero. di Luca Iacovone


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PRIMO PIANO

La voce della ricerca: Intervista alla dott.ssa Borelli (Ricercatrice) e

FRANCESCO FERSINI: gli studenti

presidente del Consiglio degli Studenti

alla dott.ssa Ravaglia (coordinamento ricercatori precari) Luca: Perché uno studente promettente dovrebbe decidere di dedicarsi alla ricerca nell’Università, pur sapendo che v’è oggi l’impossibilità di fatto di riuscire ad arrivare alla famigerata “cattedra”? Dott.ssa Borelli: bisogna distinguere la carriera accademica dalla passione per la ricerca. Se uno ha la passione per la ricerca credo che le possibilità ci siano, non tanto in Italia, altrove sì. Tanti del primo coordinamento dei ricercatori precari, di cui ho fatto parte, oggi sono negli USA o a Londra. Luca: Secondo lei è possibile conciliare la necessità di ristrutturare l’università con l’altrettanto necessaria tutela della ricerca? Dott.ssa Borelli: E’ possibile mettendo come prima voce “Valutazione” e non “Governance”. “Valutazione” significa tagliare laddove ci sono gli sprechi, non tagliare indistintamente come ha fatto questo anticipo di manovra finanziaria. Luca: Quanto pesa la percezione di un’Università nepotistica sul disinteresse degli studenti, a suo giudizio? Dott.ssa Ravaglia: Sicuramente molto. Negli anni l’Università ha dato di sé un’immagine non proprio splendida, però ancora conserviamo un sistema nazionale pubblico: tutti possiamo accedere ad un’istruzione superiore. Sì, l’idea di Università come luogo di nepotismo sarà anche importante, credo però ci sia una scarsa coscienza di quanto la collettività incida sulla formazione dei cittadini. Non tutti accedono all’università, perché magari non interessati, ma è un servizio al cui sostentamento partecipano tutti i contribuenti, perché a prescindere dal fatto che uno vi acceda o meno, è comunque su tutta la collettività che ricadono i benefici delle attività che in essa si svolgono.

Luca: Qual’è stata la posizione degli studenti all’interno degli organi accademici? Francesco: Abbiamo indicato che fondamentale per noi è che venga salvaguardata innanzitutto la qualità della didattica e i servizi agli studenti. Penso alle aule studio aperte fino a sera, ad esempio, oppure alle borse di studio previste dall’Ateneo e finalizzate all’internazionalizzazione dello stesso. Di fronte a questi tagli è necessario che l’università miri più che ai numeri, come è stato fatto spesso nel passato, all’eccellenza. Luca: Quali saranno allora le soluzioni che prospetterai per far fronte ai tagli imposti all’Università? Francesco: Il nostro Ateneo da più anni ha cercato finanziamenti da terzi. Io credo quindi che i tagli siano un’extrema ratio, spero si faccia un ragionamento senza troppi pregiudizi ideologici, di apertura a settori di privato sociale, se questo potrà servire a mantenere in vita i servizi. Luca: E se si rendesse concreta la possibilità per l’Università di Ferrara di trasformarsi in Fondazione, quale sarebbe la tua posizione? Francesco: Il discorso “fondazione” qui a Ferrara non è sicuramente all’ordine del giorno, il privato potrà intervenire in certi settori, ma la possibilità che possa farsi carico di tutta l’Università la vedo molto dura. Penso non sia una strada attualmente praticabile. Diverso è il discorso per i servizi: piuttosto che sacrificarli, è sicuramente auspicabile l’intervento di privati, l’importante però è che i servizi agli studenti vengano mantenuti. L’università è fatta per gli studenti, non è un ufficio di collocamento.

di Luca Iacovone

NUMERI NOSTRI La legge 133/2008 promette di avere conseguenze fondamentali sulla vita dell’Università di Ferrara: oltre agli effetti derivanti dal blocco delle assunzioni, le conseguenze più macroscopiche saranno visibili in ambito economico. Il Fondo di Finanziamento Ordinario del nostro Ateneo ammontava nel 2007 a 74,9 milioni di euro: le proiezioni per i prossimi anni prevedevano originariamente un moderato aumento della cifra, che avrebbe dovuto raggiungere in due anni 79 milioni, ma la nuova legge ha totalmente stravolto i programmi: la consistenza del FFO scenderà quindi presto al di sotto della soglia attuale, fino ai 69,3 milioni di euro previsti per il 2010.

di Luca Iacovone

Quali costi si potranno comprimere per compensare le mancate entrate? Difficile trovare risposte a questa domanda, se solo consideriamo che lo scorso anno l’Ateneo ha speso per gli stipendi dei suoi dipendenti ben 68,8 milioni, cifra destinata a salire nei prossimi anni: stando così le cose, nel 2010 le sole spese dell’Università per gli stipendi arriverebbero a superare di circa 3 milioni di euro i finanziamenti statali. Gli appelli degli organi accademici, al mondo politico per un cambio di rotta e all’interno dell’istituzione per il “massimo rigore” nella gestione finanziaria, hanno fatto eco in questi giorni a quelli lanciati da tutti gli atenei del nostro Paese, ma è lecito chiedersi se tanto basterà anche questa volta alla nostra Università. di Remo Ballarin


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PRIMO PIANO Cosa ci perdono gli studenti, vi starete chiedendo. In media oggi un docente/ricercatore dedica metà del tempo alla didattica e metà del tempo alla ricerca. Il primo effetto del dimezzamento dei docenti sarà che questi, assorbiti dai mille corsi, non potranno che dedicare tutto il loro tempo unicamente alla didattica. A lezione avremo di fronte professori che non sapranno far altro che parafrasare il contenuto di manuali: nient’altro che un super-liceo. La “privatizzazione” dell’Università pubblica a breve potrebbe rappresentare per molti Atenei la strada necessaria per la sopravvivenza, e non conforta l’ambiguità con cui la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), unanime nel bocciare i tagli, ha accolto questa possibilità. In realtà già ora i privati non sono estranei alla vita dell’università: il Fondo pubblico di finanziamento ordinario (FFO), serve a stento a pagare gli stipendi. A Ferrara, ad esempio, esiste un comitato dei sostenitori che finanzia l’università per circa un milione di euro, ed è costituito per la maggior parte da enti pubblici e fondazioni bancarie con cui l’Università sigla intese che spesso sono alla base della scelta di aprire sedi convenzionate. Che cosa cambierebbe allora con la trasformazione delle università in fondazioni? Cambia Chi decide. Ora le decisioni riguardo la vita dell’ateneo sono prese dagli organi accademici, espressione delle diverse componenti presenti nell’Università. Nell’Università-fondazione la legge 133 non riserva alcuna competenza decisionale agli organi accademici, non escludendo quindi, anche nelle scelte legate all’insegnamento -e soprattutto alla ricerca-, che l’ultima voce possa spettare al Consiglio di Amministrazione della Fondazione, espressione degli investimenti dei privati. Spesso si sostiene che questa possibilità sia di fatto limitata alle realtà universitarie presenti in territori economicamente sviluppati ed è il motivo per cui anche a Ferrara, almeno uf-

ficialmente, il discorso fondazioni è accantonato. E’ un argomento che convince poco, la possibilità di fruire di un grande centro di ricerca potrebbe far gola a qualsiasi impresa, anche oltreoceano, è quello che già succede ad esempio in altri paesi europei. A farne le spese saranno di sicuro le ricerche di base: Einstein di certo non avrebbe riscosso la simpatia di alcun finanziatore, la teoria della relatività in fondo non poteva che apparire priva di qualsiasi risultato immediatamente spendibile. I ricercatori andranno all’estero, gli studenti probabilmente seguiranno i primi, e con l’ingresso di finanziatori privati, disinteressati alle ricadute nel territorio delle ricerche, verrà meno la fitta rete di rapporti con gli enti locali, e, tornando a Ferrara, anche se non si dovesse arrivare alla privatizzazione dell’Università, di certo, intanto, siamo dinanzi ad un importante ridimensionato dell’indotto prodotto dall’Ateneo, che non può continuare a incontrare il disinteresse della città prima che degli studenti. Luca Iacovone, Cono Giardullo, Marco Zavatta


TASCAPANE

ON THE ROAD

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David Randall, giornalista britannico nato a Ipswich nel 1951. Ha collaborato con giornali britannici, africani, statunitensi e russi. È senior editor del settimanale Independent on Sunday di Londra. Il suo ultimo libro è Tredici giornalisti quasi perfetti (Laterza 2007).

Antonio Scurati, scrittore italiano nato a Napoli nel 1969. Insegna teoria e tecniche del linguaggio televisivo all’università di Bergamo. Il suo romanzo Il sopravvissuto (Bompiani 2005) ha vinto il Premio Campiello.

IL TASCAPANE A “LEZIONI DI GIORNALISMO” Ferrara per un week-end si è trasformata in una poliedrica giostra di eventi e manifestazioni, animata da 32.000 presenze, per lo più ragazzi, provenienti da tutta Italia. E’ vero quelli di Internazionale ci avevano avvisato delle file chilometriche, consigliandoci di approfittarne per fare amicizia. Tuttavia dopo l’attesa, giunti in sala, ci si rendeva conto che ne era valsa la pena. Tanti i temi trattati e le iniziative. E tanti i paesi di cui si è discusso, come fare un lungo “viaggio intellettuale intorno al mondo”. In pochissimo tempo si passava dalla situazione politica a Cuba (grande assente Yoani Sànchez blogger cubana a cui è stato negato il visto), all’economia globale, dalla drammatica situazione Cecena, alle problematiche Tibet-Cina, per poi rilassarsi sulle dissertazioni intorno all’Italico Maschio passato ai “raggi X” dalle donne straniere e infine ballare sotto un cielo (quasi) stellato sulle etniche contaminazioni musicali dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Non sono mancate le grandi “lezioni di giornalismo”. Dall’inchiesta storica di Sergio Romano, al ruolo del reporter di guerra J.Andersen (New Yorker). Istruttivo anche l’incontro con la redazione di Internazionale che ci ha permesso di sbirciare il “dietro le quinte” scoprendo che anche i “grandi”sono partiti un po’ come noi. L’oscar per il più simpatico va a David Randall (senior editor dell’Indipendent on Sunday), concludo citando una sua frase sul lavoro del giornalista che credo raccolga lo spirito dell’evento e non solo: “Tutto quello che di veramente interessante succede fuori da quella finestra mi coinvolge perché sono un ficcanaso... e pensate, mi pagano anche per farlo, capite perché mi sento l’uomo più fortunato del mondo?”. Marilina Totaro

Cono: Mr Randall we came to “Internazionale a Ferrara” as our first experience of journalism for the new review “Il Tascapane”. You spoke about people that in this world can only have an opinion but nothing to say. But if we like journalism, what should we do to express our passion? Mr. Randall: Well, in London, many young people come to me and they say: “I want be a journalist” and I answer them “What is stopping you?”. Outside there is the world, now go to do some journalism. I know that I started when things were easier. Maybe you need to earn money or do your studies, but you can, here in Ferrara, investigate about things, and find out things and publish them on internet or on a student’s publication. You can’t just wait or hoping that someone offers you a job. If you are doing that, sooner or later you will do a report, you will start to have your own reputation. If it is in your heart to be a journalist, you can’t stop yourself. Edoardo: Prof. Scurati, vista la grande affluenza di pubblico giovanile, qui all’Internazionale, se la sente di smentire il luogo comune secondo cui i giovani non leggono e non si informano? Prof. Scurati: No! ...purtroppo è vero. Il pubblico visto qui è giovane, ma non giovanissimo, di istruzione medio-alta, attento, che si informa, un pubblico che tutti vorrebbero avere ma che purtroppo è una nicchia. Identificarne la dimensione non significa comunque sminuirla quanto a valore civile e sociale. Ma come professore universitario devo dire che gli studenti leggono a stento i libri comandati all’esame.


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SENZA TABU’ a cura di Luca Pianese e Arianna Galliera tutto ciò che non hai mai osato chiedere

SESSO? PARLIAMONE... Un termine, un argomento di uso comune che riecheggia nella nostra quotidianità. Ne sentiamo parlare nei bar, ci compare sulla gran parte dei banner in internet e, ovviamente, lo ritroviamo come costante tra le interessanti novità del gossip. Ma quante volte si discute realmente del sesso, cioè dei problemi ad esso inerenti? Questo è, di fatto, ancora un tabù, argomento di scherno tra amici ma di cui vengono, molto spesso, tralasciati i reali problemi. Pensateci bene, se realmente doveste avere dei problemi di natura sessuale o anche solo delle curiosità, con chi ne parlereste? Bé questa rubrica vuol cercare di aiutare coloro che non sanno come rispondere a questa domanda, ovviamente senza avere la presunzione di darvi una risposta personale ma sarà l’equipe di Spazio Giovani a coadiuvare l’iniziativa. Questo è un servizio dell’azienda U.S.L che si occupa di problemi riguardanti la sessualità e tutto ciò che vi è attorno. I vostri quesiti verranno “girati” alla loro squadra, formata da ginecologi, psicologi ed educatori, ovviamente nel massimo rispetto della vostra privacy, e questi, nel numero successivo, risponderanno alle vostre richieste. Se poi voleste approfondire la tematica da voi scelta, non esitate a rivolgervi direttamente a loro!

INVIA LE TUE DOMANDE A noss@live.it TROVERAI LE RISPOSTE SUL PROSSIMO NUMERO in collaborazione con: “Spazio Giovani” Distretto Centro-Nord via Gandini, 26 0532 235026

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PILLOLE Crisi economica: tra prostitute in saldo e sconti per clienti Nella zona di Terraglio, tra Venezia e Treviso, le prostitute indipendenti (prive di protettore), a seguito di crisi economiche e varie azioni legislative, hanno deciso di adoperarsi per far crescere il numero di clienti. L’iniziativa in questione ricorda molto le offerte dei supermercati: ogni tre prestazioni, una è in omaggio. La situazione sembra non essere migliore negli Stati Uniti, dove la crisi economica ha costretto i bordelli del Nevada ad optare per sconti sul carburante ai clienti più affezionati. Tale proposta incontra prevalentemente i gusti dei camionisti, i più assidui frequentatori di quel genere di locali.

Assalto al pronto soccorso. Causa: la frattura del pene In Italia si è registrato una crescita dei casi di “frattura del pene” (in realtà è una lacerazione dell’involucro rigido in cui si gonfiano i corpi cavernosi). Gli incidenti di tale sorta avvengono in conseguenza A letto con il parroco di rapporti vigorosi, ma anche per cadute dalla E’ accaduto a Chioggia; un mabicicletta o della tavorito ignaro, tornando a casa in letta del WC. L’epicenanticipo dal lavoro, trova la motro di tale fenomeno glie a letto con un altro: niensembra essere Trete di sconvolgente, se non si viso, a questo punto considera che l’amante in quesorge spontanea la stione è un prete, insegnante domanda: i trevigiani di religione specializzato nella sono grandi sbadati o Bibbia. Come si suole dire: “chi amanti scatenati? predica bene, razzola male”...


COMMUNITY

a cura di Asmaa Aboulabil

IL RAMADAN Ogni anno si sente parlare del “Ramadan” e del fatto che i musulmani hanno l’obbligo di digiunare. In questo periodo i musulmani non devono astenersi solamente dal cibo, ma anche da ogni desiderio carnale. Il clima di festa che si assapora nell’aria nei paesi di origine, qui in Italia e soprattutto a Ferrara, lo si ritrova solo entrando nelle case dei membri della comunità musulmana. I componenti di tale comunità cercano di ricreare nelle loro case il clima che in passato vivevano nei loro paesi di origine. Il Ramadan, vissuto all’estero, risulta più difficile rispetto a quando lo si vive nei paesi di origine. Nei paesi musulmani, in questo periodo, le ore di lavoro sono ridotte, le scuole chiudono per due settimane e dopo il primo pasto della giornata quasi tutti si avviano verso la moschea dove oltre alle preghiere, vengono svolte delle lezioni che sono paragonabili ai sermoni. Nelle piazze delle città vengono organizzati concerti e feste e aumentano le visite ai parenti. Tutto ciò i musulmani residenti all’estero non lo vivono ma lo riproducono nelle case private e in moschea. I membri della comunità islamica ferarese, dopo aver consumato il primo pasto della giornata, sia gli uomini che le donne si avviano verso la moschea, che oltre ad essere un luogo di preghiera, diventa anche un luogo di ritrovo per la comunità musulmana.

IID AL FITR E’ il nome della festa che ha luogo alla fine del Ramadan, della durata di tre giorni. A Ferrara, è stato festeggiato l’ultimo martedì del mese di settembre. I festeggiamenti hanno avuto luogo nella moschea di Ferrara, dove si sono riuniti la maggior parte dei membri della comunità islamica di Ferrara e provincia. I presenti erano di diverse nazionalità, non solo arabe ma anche asiatiche e occidentali. Si è assistito all’unione di diversi popoli con culture differenti. E questo è lo scopo, non solo della religione musulmana, ma di tutte le religioni fino ad ora conosciute.

I SEGRETI DEL DIGIUNO Ramadan nel calendario musulmano è il nono mese ed è uno dei cinque pilastri della religione islamica. L’inizio e la fine dipendono dal calendario lunare: si considera l’inizio del mese quando la luna è all’inizio della sua formazione, mentre è l’ultimo del mese quando la luna è piena. Questo periodo è caratterizzato dal digiuno ma anche da altri aspetti. Digiunare significa astenersi dal cibo, dall’alba al tramonto,e dai desideri carnali. In questo periodo si intensifica l’attività di preghiera e di lettura del “CORANO”. Il digiuno viene imposto affinchè tutti provino e condividano i sentimenti e le situazioni delle persone povere, che non possono mangiare. Questo mese insegna come non sottostare ai desideri carnali e permette al corpo di riposarsi. Il digiuno insegna ad essere pazienti, il valore della giustizia e dell’uguaglianza indipendentemente da provenienza, posizione sociale, sesso o età. Tra le sue funzioni, ci sono significativi vantaggi per l’organismo, soprattutto a livello intestinale oltre ad aiutare la perdita di peso. Tutto ciò è provato scientificamente.

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CULTURA

UN CANTAUTORE FERRARESE ILLUMINATO DALLE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA In una società in cui la musica vera ha sempre meno spazio, in una società in cui impazzano DJ che si autodefiniscono musicisti senza nemmeno sapere la differenza fra una semibreve e una minima, esistono ancora cantautori che hanno il coraggio e la forza di sputare fuori tutto il marcio che li corrode da dentro. Sputarlo in faccia a chi nemmeno si accorge di quello che c’è sotto alla vita abituale nelle città. Di un cantautore in particolare vorrei parlare, egli è Vasco Brondi meglio conosciuto come “Le luci della Centrale Elettrica”, astro nascente del panorama “underground” della vera musica italiana. Con uno stile che sfocia nel punk, con una voce - a detta di molti - identica a quella di Rino Gaetano ma gestita in modo completamente diverso e citando i CCCP all’interno delle sue canzoni Vasco descrive la vera società dei giorni nostri. La vita e gli “svaghi” di ragazzi che non hanno voce. Nei suoi testi hanno spazio schifose serate “a guardare le auto parcheggiate male” o “a verniciare treni infermi”. Ragazzi e ragazze che secondo i canoni societari di oggi vengono definiti disadattati. E lui, senza nessuna paura, vomita tutto questo sui palchi che solca e nei locali in cui suona. Come molti altri viene messo molto in risalto da riviste e siti internet ma completamente snobbato dalle emittenti

DA NON PERDERE ROCK MUSICAL AL COMUNALE La Stagione di Prosa del Teatro Comunale di Ferrara si apre quest’anno sulle note di Aquarius: a quarant’anni dal suo debutto a Broadway torna Hair, il primo rock musical della storia. Lo spettacolo, presentato in un’edizione inedita, si avvale della regia di Giampiero Solari, della direzione musicale di Elisa, e delle coreografie di David Parsons. La produzione, tutta italiana, ha avuto il coraggio di confrontarsi con un opera indimenticabile, mantenendo intatta la carica degli argomenti trattati, ma proponendoli in una veste nuova, più attuale. Una vera e propria sfida. Giulia MIlan

radiofoniche troppo impegnate a “passare” pezzi senza nessuna profondità, come le pozzanghere in cui lui viene immaginariamente condotto a bere. Descrive prospettive di una generazione che non ha prospettive. Una generazione che è scomodo ascoltare per chi sguazza all’interno dei grigi principi dettati dall’arrivismo che corrompe i movimenti di chi oggi popola le città. Ma la ferocia del suo cantautorato fa presa sulle teste di chi è a contatto con situazioni simili a quelle da lui descritte, fa una presa sufficiente da permettergli di vivere della sua musica, di avere cinque date al mese in città diverse e da permettergli di suonare come spalla a una serata di Vinicio Capossela! Carlo Alberto Biasioli

ADDIO A UN ALTRO GRANDE REGISTA FERRARESE Il 18 settembre 2008 muore il regista ferrarese Florestano Vancini, la notizia è stata data ad esequie avvenute, tre giorni dopo il decesso, in conformità alle sue volontà e al suo carattere riservato. Vancini, nato a Ferrara il 24 Agosto 1926, comincia la sua carriera come giornalista per alcune testate locali come “Il corriere del Po” per poi approdare alla regia all’inizio degli anni ‘50 con alcuni documentari e cortometraggi; il suo primo lungometraggio è “La lunga notte del ‘43”, film storico tratto da un racconto di Giorgio Bassani col quale nel 1960 si impose al festival del cinema di Venezia vincendo il premio “opera prima”. Lo sguardo sulla storia sarà presente anche nei suoi film successivi e caratterizzerà la sua carriera rappresentata da film che ci raccontano alcuni episodi importanti della storia italiana del ‘900. Bianca Bonati


CULTURA FERRARA

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SIAMO TUTTI AFRICANI: QUAL E’ IL PROBLEMA?! Sono in macchina, ascolto la radio pensando a come trascorrerò l’estate che si sta avvicinando, ma la conversazione di sottofondo attira la mia attenzione: parlano di razze o meglio della loro inesistenza. Il programma finisce e il dj ringrazia il Professor Barbujani, docente di genetica presso l’università di Ferrara. I miei pensieri cambiano subito direzione e dalle spiagge pugliesi dove sono solita passare le vacanze, iniziano a cercare il modo di approfondire quanto avevo sentito. Il primo passo è stato quello di acquistare l’ultimo libro di Barbujani, scritto a quattro mani con Pietro Cheli (Sono razzista, ma sto cercando di smettere; Editori Laterza ); il secondo coinvolgere le mie amiche con il mio entusiasmo. Così nasce questa intervista. Francesca: Può davvero un libro far sì che si smetta di essere razzisti? G.B.: La risposta è semplice: non lo so! Però se non si prova non si potrà mai capirlo.[...] Giulia: Lei afferma: “Siamo tutti africani!”: come mai lo ripete in diverse parti del saggio? Guido Barbujani è nato il 31 gen- G.B.: Perché è vero.[...] Se andiamo naio 1955 ad Adria. È un genetista e a ritroso nel tempo troviamo radici scrittore italiano, formatosi in genetidappertutto, ma se andiamo alle ca delle popolazioni. Nei suoi ultimi studi si è occupato di DNA antico, origini siamo tutti là, in Africa. Ragioni della diversità genetica umana e di biologiche per dire:“ Io sono di qui, farmacogenetica. Ha lavorato alle questo territorio è mio”, non ce ne sono. università di Padova, Bologna, State Ci possono essere delle radici storiche, of New York a Stony Brook e Londra però questo è un altro discorso.[...] al Queen Mary College. Dal 1996 è Basti pensare ai discendenti degli professore di genetica all’università schiavi africani che oggi gareggiano di Ferrara. È autore di tre romanzi e vincono le olimpiadi per l’America (Dilettanti, Marsilio 1993; Dopoguerra, Sironi 2002; Questione di raz- e non per la Nigeria! La nostra za, Mondadori 2003) e di tre saggi appartenenza ad un luogo e la nostra scientifici (L’invenzione delle razze, identità sono molto più complesse di Bompiani 2006; Sono razzista ma quanto alcuni vogliano farci credere; sto cercando di smettere, Editori perché sono un’appartenenza ed Laterza 2008, in collaborazione un’identità multiple[...]. Però se con Pietro Cheli; Europei senza se proprio vogliamo ridurci ad una unità e senza ma, in uscita a ottobre da biologica essa è in Africa. Se volete Bompiani). Vi segnaliamo inoltre che venerdì 5 dicembre , ore 18, caffet- vedere un vero europeo, mi dispiace, teria del Castello Estense, Barbujani è troppo tardi: i veri europei,gli uomini presenterà il suo ultimo saggio; in- di Nehanderthal, si sono estinti 30000 terverrà Telmo Pievani. anni fa; se invece volete vedere un

vero africano guardatevi allo specchio! Elisabetta: Ognuno di noi racchiude in sé molte identità, come lei afferma nell’ultima parte del libro. Lei quali e quante identità si sente? G.B.: Quante: tante. Quali... beh, quando mi fanno questa domanda e quando ormai è chiaro che non sono molto affine politicamente con l’attuale Presidente del Consiglio, io rivelo di essere milanista! E’ vero, non me lo sono inventato! Ma anche Bertinotti lo è. Si possono avere delle identità contrastanti perché non sta scritto da nessuna parte che i nostri gusti e le nostre preferenze siano correlate tra loro in maniera prevedibile.[...] Ci sono delle pagine bellissime di Amartya Sen [...] dove afferma che è soltanto una scarsa conoscenza dei fenomeni che ti permette di semplificare: quando si entra nel dettaglio delle cose si scopre che tutto è infinitamente più complesso. La vera questione a cui dare una risposta è: serve davvero fare delle semplificazioni? Sen risponde negativamente a questa domanda; anzi, ritiene sia un crimine privare i soggetti delle loro tante sfumature e schiacciarli in una limitativa identità semplificata. Io sono pienamente d’accordo con lui. Vogliamo concludere citando l’ultima frase del libro facendola nostra: “Speriamo che questo articolo possa essere un po’ d’aiuto a chi, moderatamente razzista come noi ma come noi molto scontento di esserlo, sta cercando di smettere”. Elisabetta Vita, Francesca Moscheni, Giulia Stoppa


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HANDY-key

UNA CHIAVE

PER UN ALTRO MONDO

SOLI. Emarginati, ignorati e compatiti... o peggio ancora sottovalutati. Questo è il mondo in cui vive la maggior parte delle persone cosiddette “disabili”. Un mondo dietro il Mondo! Costretti per volontà loro o degli altri a vivere tra - e non con - la gente. Una realtà talmente trasparente e ampia da essere sconosciuta, sotto certi aspetti, agli stessi soggetti colpiti da una tale sciagura. Un terreno che non è inesplorato, ma celato da ipocrisia, paura e ignoranza. OLTRE. La parola “Disabilità” delimita, ma non è in grado illustrare efficacemente le migliaia di problematiche inerenti a patologie che rientrano in tale categoria. Molti termini che definiscono determinate tipologie di handicap sono sconosciuti ai più. Parlando, però, di “disabilità ciò che immediatamente il termine richiama alla mente è l’impossibilità di camminare. La maggior parte della gente non si preoccupa, però, di conoscere le varie malattie che non permettono ad una persona di reggersi sulle proprie gambe. Il servizio SMS è rivolto a tutti gli studenti dell’Ateneo che si trovano in condizione di difficoltà o disagio transitorio nell’affrontare il percorso di studi prescelto.

Domenico Del Conte handykey.iltascapane@gmail.com

SERVIZI UNIFE

CUS E UNIVERSITA’

info: 0532 293323 vngrrt@unife.it Servizio disabilità È un servizio rivolto agli studenti con disabilità, per aiutarli nel corso degli studi e fornire loro i sussidi tecnici e didattici necessari per il superamento degli esami.

SERVIZIO SMS

LA CHIAVE. Questa rubrica vuole essere una chiave che apre la porta di una realtà presente ma sconosciuta alla maggior parte dei cittadini nel mondo, un aiuto a coloro che vivono a contatto con queste persone, “guerrieri” costretti a vivere in salita ma senza arrendersi, consapevoli della loro possibilità di avere un ruolo attivo è fondamentale nella loro vita e in quella delle persone che li circondano. Sarà una rubrica che mette a disposizione un indirizzo di posta elettronica per permettere ai diretti interessati e a coloro che gli sono accanto (fidanzate/i, genitori, fratelli o sorelle, etc.) di esprimere pareri, sentimenti, sensazioni e di poter raccontare la propria storia e malattia in modo da rendere partecipi i lettori di emozioni e informazioni che non potrebbero, altrimenti, essere così facilmente accessibili. Inoltre questo spazio cercherà di fornire, oltre che nozioni mediche, anche informazioni di tipo legale al fine di ampliare la conoscenza in determinati settori, sia di chi ha diritto a ricevere un determinato servizio, che di coloro che hanno l’obbligo di fornirlo, dato che in molti ambiti neanche gli addetti al settore hanno una preparazione tale da fornire un servizio informativo adeguato su agevolazioni, diritti e doveri.

Metodo di studio È un servizio pensato per gli studenti che desiderano essere affiancati nell’individuare un metodo di studio adeguato alle loro esigenze e affrontare positivamente anche le difficoltà associate alla realizzazione della tesi di laurea o di altri elaborati scritti. Supporto psicologico È dedicato a coloro che desiderano affrontare e risolvere problemi personali che influiscono sull’attività di studio e che rendono difficile il superamento degli esami.

Dal 1947 il C.U.S. collabora con l’Università di Ferrara per attuare una cultura dello sport che coinvolga il più possibile gli studenti. È grazie a questo impegno nella diffusione dello sport in ambito universitario che il C.U.S. offre il tesseramento gratuito agli studenti dell’Ateneo ferrarese, presentando semplicemente certificato medico e ricevuta delle tasse universitarie per l’iscrizione. È possibile frequentare corsi per dilettanti a prezzi ridotti rispetto ai non studenti, o eventualmente “acquistare” per alcune discipline un certo numero di lezioni utilizzabili a proprio piacimento nel corso dell’anno accademico. Oltre ai corsi a prezzo inferiore, il C.U.S. offre anche la possibilità di usufruire delle sue molte strutture gratuitamente dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 23.00, mentre il sabato e la domenica fino alle 21.00. Per tutti quelli che poi volessero entrare nel mondo dell’agonistica, le possibilità offerte sono innumerevoli. Fra le tante proposte, troverai sicuramente quella più adatta a te. Enrico De Camillis


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Facoltà Lettere e Filosofia

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NOTIZIE DALLE FACOLTA’

LA DURA VITA DEL LETTERATO Aristotele, Ariosto, Pascoli e... Alessia Fabiani! Sfatiamo il mito da sempre accreditato: Lettere non sforna topi di biblioteca! A quanto pare, il salto da letterina a letterata sembra breve. L’associazione fatta da molti è che gli studenti di Lettere e Filosofia siano persone provenienti da un altro pianeta senza alcuna competenza matematica e confortati dall’idea che “tanto basta studiare”, invece di ritener questa scelta una sorta di vocazione. A Ferrara, Lettere e Filosofia è una di quelle poche facoltà che si disloca su più sedi: Palazzo Tassoni in via Savonarola, 27 e il Dipartimento di Scienze Storiche (ex “Dipartimento di Fisica”, la cui insegna crea non pochi dubbi alle matricole, che credono di aver sbagliato posto) in via Paradiso, 12. Se poi si aggiunge che il più delle volte le lezioni sono situate

in fasi alterne prima in una sede e poi nell’altra, dopo una giornata che può arrivare a otto ore di lezione, noi studenti ci ritroviamo a cambiar sede per tre- quattro volte al giorno, ormai in tempi da record! Inoltre, sarebbe tutto più facile se non ci fossero un’enormità di materie da seguire con orari sovrapposti, costringendo a scegliere quale esame sostenere da frequentante e non. Poi ci sarebbe da parlare di come sono belle le aule studio e scintillante la biblioteca! Spezziamo la magia e diciamo le cose come stanno: le aule studio sono nate solo nella primavera ‘08 (prima si andava a Palazzo Gulinelli), la biblioteca invece ha visto la luce del sole i primi giorni di questo anno accademico. Chiedendo informazioni di carattere tecnico a chi lì ci lavora, ci fanno sapere che la nuova biblioteca, per quanto abbia pareti color verde mare e porte scorrevoli automatiche, ha più contro che pro. Di quale natura, per ora, non ci è dato sapere.

l’intervista:

Laureati celebri

DARIA BIGNARDI

Per dare però ancora un po’ di speranza a coloro che avessero intenzione di intraprendere e proseguire questo percorso, ho pensato bene di intervistare una persona di rilievo, nonché ferrarese di nascita! Ecco qui a seguire una breve intervista a niente popò di meno che Daria Bignardi, famosa giornalista e conduttrice televisiva italiana. E: Salve Daria! Allora, come ci si sente a comparire nel primo numero del primo giornale studentesco della tua città natale? Onorata? Disgustata? Completamente indifferente?! D: Assolutamente onorata!! E: So che da ragazza eri iscritta al Dams di Bologna, in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo. Perché consiglieresti una laurea in Lettere e Filosofia? D: Mi sembra un’ottima idea, se appassiona. Non credo che esistano più, da almeno vent’anni, lauree che assicurino uno sbocco lavorativo, quindi tanto vale studiare qualcosa che piace. E poi la filosofia, assieme all’italiano, è sempre stata la mia materia preferita! E: Quindi, oggigiorno, non si trovano sbocchi lavorativi validi e sicuri? D: Direi proprio di no, ma neanche ieri. E: Sei fiera della tua carriera e delle scelte che hai saputo fare o, tornando indietro, avresti preso strade differenti? D: A questa domanda non so rispondere, ma posso dire che ho sempre fatto quel che ho potuto, e dovuto, con grande passione e determinazione. Addirittura con abnegazione. Forse tornando indietro, cercherei di guardarmi dentro da su-

bito, di avere più fiducia in me stessa e di fare esclusivamente quello in cui credo. Con uguale abnegazione. Comincerei a scrivere prima, ad esempio. Ci ho messo dieci anni di lavoro a capire quello che ho sempre saputo, cioè che scrivere è in assoluto quello che preferisco fare. Spero di esser stata abbastanza esaustiva nei confronti di questo percorso di studi, che ogni giorno sono orgogliosa di aver intrapreso. Elisa Brighi


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SPAZIO SCUOLA

DIMMI NONNO È quasi ora di cena, la nonna Graziella mi chiama per aiutarla a preparare le ultime cose da mangiare. Mi mette di fronte un piatto di spinaci da pulire… io odio gli spinaci!: “Nonna! Che schifo gli spinaci! E questo è pure marcio,lo butto!”. La nonna grida: “No! No! Basta tagliare via la parte guasta!! Mica tutto!! Non si spreca il cibo! Vuoi sapere cosa ha vissuto la mia famiglia in tempo di guerra? Questa è una storia che non sai” IO: “Dimmi nonna… Come inizia questa storia?” NONNA: “Era il 1944, io avevo nove anni, ero la quinta di otto fratelli. Vivevamo a Santa Maria di Veggiano vicino a Padova. Mio fratello Toni era il maggiore e si era arruolato nell’arma dei carabinieri ad Asolo, vicino a Bassano del Grappa. In quel tempo, come sai, c’era il fascismo e i partigiani che lo combattevano, in un modo o nell’altro. Lo zio Toni era dalla parte dei partigiani, infatti dava loro delle informazioni. Li incontrava di notte nei boschi, dove i partigiani si nascondevano.” IO: “Scommetto che qualcosa è andato storto!” NONNA: “Infatti! Una notte Toni andò nel bosco e sentendo dei rumori… Ma non c’erano i partigiani ad aspettarlo… C’erano i fascisti!” IO: “Hanno catturato lo zio Toni?” NONNA: “Sì, e con lui due amici. Li hanno portati tutti in carcere a Padova. Li interrogavano ogni giorno, picchiandoli per farli confessare. Cosa che non fecero mai! Quel posto era l’incubo dello zio Toni: quando degli uomini, appartenenti all’esercito tedesco o fascista venivano uccisi, le guardie del carcere mettevano in fila quei poveri disgraziati dei prigionieri e li numeravano fino a dieci… il decimo lo fucilavano.” IO: “Come hanno fatto ad andarsene?” NONNA: “Il parroco del nostro paese ha contattato il vescovo, il quale è riuscito a mandare mio fratello e i suoi amici in Germania a lavorare”. IO: “In Germania nei campi di concentramento?!” NONNA: “Sì, ma in quel periodo non si sapeva ancora bene cosa accadesse dentro i campi. Di certo andandosene via dal carcere avrebbe avuto delle possibilità di sopravvivere. Quando il loro treno era al Brennero, fu mitragliato. Era notte e i tedeschi fecero

scendere tutti con i fucili puntati addosso. Tutti immobili, tranne Toni che fuggì strisciando sul fondo di un fosso. Così dal Brennero scese per 100 km a piedi, nascondendosi nelle stalle e nei fienili, fino a Bassano del Grappa, dove chiese una bicicletta in prestito e tornò da noi.” Guardo la nonna: ha gli occhi lucidi, balbetta, piange. Povera nonna! IO: “Ma alla fine ce l’ha fatta a tornare a casa!” NONNA: “ Sì, è vissuto nascosto nel fienile fino a quando alcuni tedeschi lo hanno scoperto, ma loro erano buoni! Avevano una fabbrica e gli garantirono che se fosse andato a lavorare da loro non gli sarebbe successo nulla! Così fu. Sai, poi io insieme a mio padre, ho riportato la bicicletta che aveva usato mio fratello al suo legittimo proprietario. A Bassano del Grappa siamo stati obbligati a passare lungo un viale di platani e sai cosa c’era appeso agli alberi?”. IO: “Cosa?”. NONNA: “ 31 Partigiani impiccati e lasciati lì per mostrare che fine facevano i traditori. Pensa, avevo 9 anni… Maria Sara Guandalini 1°K Liceo Scientifico “G.B. Riccioli” Bondeno

La Rubrica: “Sei uno studente o un docente di scuola superiore? Dai spazio ai progetti della tua scuola su questa pagina. Contattaci!

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MA SEI FUORI? L’Ufficio Mobilità Internazionale e Studenti Stranieri offre un supporto agli studenti che desiderano effettuare un periodo di studio o stage all’estero. Tra le possibilità offerte, lo strumento di mobilità più “gettonato” e conosciuto è certamente il programma comunitario “Erasmus” rivolto a coloro che vogliono studiare per un periodo (da 3 a 12 mesi) in un Paese Europeo. Mediamente ogni anno l’1% degli studenti ferraresi approfitta di questa opportunità. Email: mob_int@unife.it

IL MIO PRIMO, VERO ESAME “Sono nel mio ufficio qui di fronte: se avete bisogno di me, mi trovate lì”. L’aula, al terzo piano del dipartimento di economia, è un po’ buia. Attorno a me, una ventina di studenti, impassibili. Il professore ci consegna il testo del compito ed esce dall’aula, a passi lenti. Sono a Middlebury, Vermont, ed è il 2 ottobre 2008. E’ il mio primo esame negli Stati Uniti e, prima ancora di iniziare, so che sarà molto diverso dai miei esami in Italia. Torno a casa dopo l’esame. Oggi sono stato l’unico a pensare che, senza il professore, avremmo potuto copiare tutto. E me ne vergogno. Gli studenti americani sono forse troppo competitivi tra loro, ma è una competizione basata sulla lealtà e sulla correttezza: la valutazione degli esami, come dei compiti per casa che ci assegnano giornalmente, è oggettiva. I voti migliori non potranno che andare agli studenti che li meritano. In Italia, invece, tutta un’altra storia. Come può esserci sana competitività se la valutazione non è oggettiva? I nostri esami orali dipendono in parte dall’umore dei docenti. Spesso, i quesiti riguardano argomenti mai

trattati a lezione, sembrano fatti apposta per ‘fregare’ gli studenti. Insomma per andare avanti ci vuole studio ma anche fortuna, e spesso va meglio a chi ha il bigliettino giusto in tasca. Sogno un’università italiana più giusta, che premi gli studenti che lo meritano. Andrea MIlan


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prossimi incontri

SPORT 2 .11 . 08 9 . 11 . 08 16 . 11 . 08 23 . 11 . 08 30 . 11 . 08 7 . 12 . 08 14 . 12 . 08 21 . 12 . 08

SPAL - PADOVA VENEZIA - SPAL SPAL - PRO PATRIA LEGNANO - SPAL SPAL - NOVARA CESENA - SPAL SPAL - LECCO PERGOCREMA - SPAL

SPAL

GLI ALBORI DI UNA NUOVA ERA “La stagione passata sarà ricordata dagli sportivi ferraresi come quella del grande ritorno in serie C1, al termine di un campionato dominato, che ha visto la Spal entusiasmare i tifosi, mai come quest’anno ebbri di felicità per il valore della loro squadra”. Probabilmente, nemmeno la Pravda sovietica dei tempi di Stalin arriverebbe a tali livelli di falsificazione della realtà per descrivere un successo maturato solo a tavolino (promozione per ripescaggio, in virtù delle magagne finanziarie di altri club, che non hanno potuto iscriversi al campionato). La piazza ferrarese è però talmente assetata di vittorie che il rischio di farsi coinvolgere da un’euforia immotivata è alto. Questa stagione è infatti cominciata in maniera beneaugurate, con una Spal che ha mostrato un giovane molto promettente (Arma), annovera tra le sue file giocatori abituati a categorie superiori (Loretti, Bracaletti e Capecchi vengono dalla B) e viaggia nelle zone alte della classifica. D’altra parte, l’obiettivo dichiarato dalla nuova proprietà è la salvezza, e solo questo dovrà essere il chiodo fisso nelle teste dei giocatori e di mister Dolcetti. Proprio nei comportamenti della nuova dirigenza leggo l’aspetto più positivo di questa stagione: al di là del ripescaggio, la scorsa estate ha portato a Ferrara un imprenditore lucchese, Cesare Butelli, che ha cominciato la sua avventura senza proclami in pompa magna e azzerando ad ogni livello la precedente gestione. Si tratta di una discontinuità col pas-

sato radicale ma del tutto necessaria: dall’ultima apparizione in serie B (1992-93), la Spal ha inanellato soltanto cocenti delusioni (a parte la promozione in C1 nel 1997-98) caratterizzate da gestioni su cui è meglio stendere un velo pietoso (da Pagliuso a Di Nardo, fino a Tomasi), dunque l’unico modo per cambiare la rotta non poteva che essere ripartire da zero, senza pretendere di tornare subito in B ma costruendo passo dopo passo un progetto che può regalarci molte soddisfazioni. Forza Spal! Ruggero Canevazzi

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il Tascapane informa

Vuoi dire la tua sui nostri articoli? Utilizza il forum del nostro sito www.iltascapane.altervista.org. Qui potrai anche trovare tutte le interviste integrali ai personaggi incontrati dalla redazione de IL TASCAPANE. Il secondo numero del Tascapane uscirà l’ 11 dicembre. Cercalo in tutte le facoltà oppure presso questi locali: - Circolo dal Tramonto all’Alba , via Guido D’Arezzo, 2 - Pizzeria da Alice, via Palestro 89/91 - L’Oasi di Orsatti, centro commerciale “Le Mura” - Inlingua - School of languages- Via Mascheraio, 17

- Cts, Centro turistico studentesco , Via Cairoli, 35 - Circoli Arci di Ferrara - Trattoria “Il Cucco”, Via Voltacasotto, 3. Il Tascapane si propone anche come luogo di espressione per i giovani artisti ferraresi. La nostra prossima inchiesta, Ladri di biciclette, riguarderà l’alta percentuale di furti di biciclette a Ferrara, spedisci la tua foto all’indirizzo noss@live.it. Quella che a giudizio della nostra redazione, meglio esprimerà il simbolo ferrarese, sarà pubblicata come pagina di copertina sul prossimo numero!


Il Tascapane - 1  

Free press universitario nato a Ferrara, uniFe. Il primo numero, ottobre 2008.