NatuRa e StoRIe Collana diretta da Giusy Petracca Progetto grafico: a.F.
Si ringrazia il GaL Capo Santa Maria di Leuca per la gentile concessione dell’utilizzo della foto di proprietà dello stesso Gal.
ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale. tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta e/o memorizzata, in tutto o in parte, in qualunque modo o forma con qualsiasi mezzo, sia esso elettronico o meccanico o di altro tipo senza l’autorizzazione scritta dell’autore. Nessuna parte di questo libro può essere tradotta o trasformata in altra forma letteraria e/o artistica senza l’autorizzazione scritta dell’autore. Le violazioni saranno perseguite a norma di legge.
Il Raggio Verde edizioni 2016 © Lecce via del Luppolo, 6 ilraggioverdesrl.it ISBN 978-88-99679-07-1 In copertina e all’interno: foto di Matteo Schiavo
NICo MaggI aNNa Paola PaSCalI VITa SIlVeSTRI
SUll’USCIo dI CaSa Tre sguardi tre storie andata e ritorno
Il RaggIo VeRde
Prefazione
S “
ull’uscio di casa: tre sguardi, tre storie andata e ritorno”: Nico, Paola e Vita tre persone semplici, le cui esperienze di vita sono legate da un forte amicizia nata sul web. In questo libro gli autori ci propongono tre racconti di vita vissuta, di esperienze quotidiane in cui il passato, la memoria si fondono con le proprie biografie unendole in un unico filo conduttore: l’amore per i propri familiari e per la loro terra di origine. Questo amore per la terra natìa che non è solo desiderio, ma è soprattutto una necessità fisica di essere parte integrante di essa, di fondersi fino suscitare un “phatos” eterno. Proprio così “terra Natia” una terra dove gli autori sono nati, cresciuti e una volta adulti, per diverse ragioni divisi, allontanati da quei profumi, colori, ma che il tempo non ha mai cancellato perché sono il frutto ricco di quella linfa che li lega al proprio paese. Stranamente mai incontrati nel loro paese di origine, nonostante abitassero vicini, si sono incontrati su una piattaforma social network. L’appartenenza alle proprie origini, a volte espressa con fierezza e altre volte con rammarico spesso ci porta a cercare e ad interagire con i nostri “CoNPaeSaNI” lontani, sperando di assaporare un po’ di quella identità perduta. Da questo incontro nasce una forte amicizia che li unisce fino a raccontarsi le proprie storie, a ricordare i loro momenti spensierati di una fanciullezza che ormai non c’è più. e con i loro racconti ci permettono di entrare in punta di piedi nelle loro vite, nel loro mondo. I loro racconti sono la giusta porta d’ingresso per farci conoscere e ammirare il loro “paese di origine”, ma al tempo stesso fermandoci un attimo a farci riflettere “sull’uscio di casa”. Riflettere appunto, perché questo libro non è solo un racconto di storie personali, ma come in ogni storia personale, invece, esprime quasi come una metafora la realtà culturale e sociale di un territorio, un pa-
5
trimonio intellettuale, morale, culturale, storico, tradizionale, che si eredita dal passato e diviene capitale culturale e sociale del presente. e siccome noi siamo la somma del nostro passato, al di là di quello che scrivono gli storici, il patrimonio culturale di un determinato paese è scritto nell'animo individuale, nel cuore di tutti quelli che si sentono partecipi e si riconoscono “paesani”, un popolo con la stessa cultura, costume e modi delle tradizioni. In altre parole quando si legge questo libro, non possiamo fare a meno di riconoscerci in loro, con lo sguardo al passato attraverso una realtà presente, ci portano alla mente i nostri ricordi con i nostri antenati; ci riconosciamo in loro non tanto per quello che hanno scritto, ma per come è stato dettagliatamente descritto, racconti semplici di vita comune. Partendo da storie diverse, il volume ricostruisce nella sostanza un quadro generale di vita di un piccolo paese del Sud, con le sue problematiche sociali culturali, con le sue contraddizioni e spesso con il suo retaggio storico culturale, che inconsapevolmente diviene fonte di discriminazione sociale, in particolar modo sulla propria identità sociale e sessuale. un’identità spesso negata, nascosta, per paura di sentirsi diversi, offesi, emarginati. Il libro offre un quadro realistico di un vissuto storico di tre amici che, come in un film, posano il loro sguardo in modo trasversale sulla vita sociale di un territorio che è anche il nostro. a questo punto, attraverso la lettura di questo libro diventa più semplice conoscere i nostri autori e magari comprendere la conflittualità di Nico, gli Essi di Paola e la vivacità di Vita. tre autori diversi con tre storie di vita diverse, nel senso che la loro diversità, la loro identità, il loro essere è un’essenza assoluta, determinata automaticamente dalle nostre “radici”, ma è anche il risultato di una ricostruzione continua della nostra memoria e della nostra tradizione. Mario Perrone Sociologo
6
CoNfeTTI aRCobaleNo
Ventitré anni di noi, ne abbiamo superate tante... ora è il momento di urlare il nostro “sì!”
o
ggi è così: sono sull’uscio di casa e guardo nel vuoto. Cerco di captare nell’estensione del mio sguardo un qualcosa che possa ricongiungere la mia anima all’infinito. Non mi sento grande e nemmeno piccino davanti a ciò che ancora la vita potrebbe riservarmi. Forse sarà qualcosa di bello, in fondo me lo merito. o forse ancora una volta la vita vorrà mettermi alla prova e costringermi a catturare quel pizzico di coraggio che ancora serbo gelosamente nel cuore. In fondo chi sono io? Me lo chiedo da sempre. Chi è quest’uomo che cerca tra i sorrisi della gente ancora la speranza per un futuro migliore? La risposta che ho dato a me stesso: sono semplicemente un uomo che ama, anche se il mondo non è ancora pronto per amare davvero. avrei voluto spiegare tutto ciò a mio figlio, insegnargli che si viene al mondo per amore e si continua a vivere amando; dirgli che non conta se sei uomo o donna, bianco o nero, cane o gatto, ciliegio o mandorlo... vivi e questo è amore. Figlio mio - avrei voluto dirgli - io sono qui a guardarti negli occhi, ad unire in un solo battito i nostri cuori ma il battito del mondo, quello universale, è difficile da poter udire. Quest’uscio di casa, tanto familiare, ora mi appare misterioso. Non ci sono più i volti che, per molti anni, hanno fatto capolino nella mia vita. Non ci sono sorrisi o ghigni da riecheggiare come canti di cicale
11
Nico Maggi
in preda ad asfissianti caldi estivi. Non ci sono lacrime a gelare il mio cuore come petali di neve in una giornata di un insolito fine marzo. Resta quel deserto di emozioni che alla gran parte della gente crea angoscianti tormenti interiori. Fisso il vuoto. Ho sgomberato la mente, ho placato la mia anima così come il fuoco benevolo scaldava nelle fredde serate d'inverno d’un tempo che non c’è più. Come la cenere, rimasta dalla legna arsa, veniva usata dalle donne per fare “lu cofinu” (tecnica adoperata per lavare i panni con acqua e, appunto, la cenere detta “lissia”) così ho candeggiato i miei pensieri che ora sono pronti per essere stesi al sole della speranza. Sì, quella speranza che spesso mi veniva a fare compagnia nei miei reconditi sogni fanciulleschi dove ogni utopia diveniva realtà. La stessa speranza che non mi abbandona mai nemmeno quando la vita continua a prendermi a schiaffi. Sono assorto nei miei ricordi e nei miei pensieri che una piacevole voce arriva alle mie orecchie come un dolce sibilo di vento. «Nicoooo, fatti abbracciare!» è lei, Paola, il mio alter ego femminile, la persona a cui sono legato da un forte sentimento chiamato amicizia. Paola ed io siamo nati nello stesso paese ma non ci siamo mai frequentati; ambienti, interessi e amicizie diverse e qualche anno di differenza non ci hanno fatto mai incontrare. uno strano caso del destino ha voluto però che ci incontrassimo su Facebook, grazie ad un gruppo di poesia. Da quel momento non ci siamo più lasciati. «Paola!» rispondo, mentre le mani stropicciano gli occhi quasi a voler scacciare quel dannato vuoto che crea attacchi di panico. «Mi è successa una cosa strana, uno stato d’animo che non riesco a spiegare con le parole. Provo a farlo con una metafora. ti ricordi quando le nostre donne, nel periodo della mietitura, raccontavano di essere state morsicate della temuta taranta? ecco, mi sento così: morso dal ragno.
12