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NO 4 Febbraio 2020

I’ GIORNALINO


REDAZIONE

Direttrice GIULIA PROVVEDI (VA)

Vicedirettrice ELISA CIABATTI (IVB)

Redazione MATILDE MAZZOTTA (IVC), AURORA GORI (IVA), DANIELE GULIZIA (IVB), DIANA GASTALDI (IIA), DIEGO BRASCHI (IVA), PIETRO SANTI (IVA), RICCARDO MOSCATELLI (IVA), PIETRO MARTELLI (VD), ALESSANDRO FRATINI (IIC), RACHELE MONACO (IB), ELETTRA MASONI (IA), GIULIA OTTINI (IA), IRENE SPALLETTI (IVA)

Fotografi SILVIA BRIZIOLI (caposervizio, IVA), MARIA VITTORIA D’ANNUNZIO (IIB), SOFIA ZOLLO (IIID), MATTIA DE NARDIS (VB), MARGHERITA CIACCIARELLI (IB)

Collaboratori ALLEGRA NICCOLI (IIB), MADDALENA GRILLO (IVB), ALICE ORETI (IVB), SOFIA DEL CHERICO (VB), ALESSIA ORETI (IIIA), COSIMO CALVELLI (VE), EDOARDO BUCCIARELLI (VA), MIRA NATI

Art Director DANIELE GULIZIA (IVB)

Disegnatori FRANCESCA TIRINNANZI (IIIB),

REBECCA POGGIALI (IVA)

Social Media MARGHERITA ARENA (IIIB), MARIANNA CARNIANI (IIIB)

Ufficio Comunicazioni AURORA GORI (IVA)

Referenti PROF. CASTELLANA, PROF.SSA TENDUCCI

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U.S.A.TI - FAST FOOD………………….3 GIRAMONDO - ARGENTINA…………..5 ARTE AL FEMMINILE - LAVINIA FONTANA…………………………………8 RICORRENZE - FEBBRAIO…………..11 IL CACCIATORE DI TALENTI…………12 SGUARDO RANDAGIO IN MEMORIA DI BRISTOL - CIACK………………………13 PEDOFILIA………………………………14 VOCABOLARIO LGBT…………………18 SCELTE GIÀ SCELTE…………………..19

INDICE

DIARIO DI SOPRAVVIVENZA PER IL LICEO - SOPRAFFAZIONE……………20 SERVIZIO FOTOGRAFICO - WE COULD BE HEROS, JUST FOR ONE DAY……………………………………….21 ALLA SCOPERTA DEL MUGELLO - Ì CASTELLO D’Ì TREBBIO……………..25 I MIGLIORI DIECI FILM DEL 2019…..30 DIARIO DI VIAGGIO……………………32 MUSICA - THE BEATLES……………..39 TOP HITS BEATLES……………………41 SENTIRE LA VOCE DI UNA MUMMIA?……………………………….42 INIZIATIVE - PODCAST: UN POSTO AL SICURO…………………………………..43 RACCONTI - IL RITORNO…………….45 COPERTINA - FOTO CARNEVALE…..53 ANGOLO DEL POETA………………….51 ANGOLO DEL DISEGNATORE……….55 RECENSENDO - IO SONO IL MESSAGGERO………………………….56 RECENSENDO - HENRY PICK……….62

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U.S.A.TI

FAST FOOD di Pietro Martelli

Tutti, almeno una volta, abbiamo mangiato qualcosa in un fast food. Il prezzo è sicuramente allettante, ed in più il cibo viene servito molto velocemente. Questo grazie al fatto che le cucine di questo tipo di ristoranti sono paragonabili a catene di montaggio presenti nelle fabbriche, in cui i tempi e la quantità degli ingredienti necessari per un panino sono studiati nel minimo dettaglio. Le cucine, infatti, sono progettate con il fine di far eseguire ai dipendenti meno movimenti possibili, con lo scopo di produrre più cibo in minor tempo. I lavoratori sono costretti a compiere gli stessi movimenti a ritmi serrati, come in una fabbrica, appunto. Ogni tre ore, da qualche parte nel mondo, McDonald’s apre un nuovo locale. I fast food di questa catena sono talmente tanti che l’azienda è diventata il simbolo della globalizzazione, ovvero dell’esportazione della cultura americana. Ovviamente la globalizzazione non riguarda “soltanto” il cibo, ma anche la musica, il modo di vestire, la politica. Il primo ristorante McDonald’s viene aperto nel 1940 in California dai fratelli Richard e Maurice McDonald. La novità del locale sta nella velocità a cui vengono serviti i pasti grazie ad una cucina costruita su misura, un menù ridotto, ed una procedura molto precisa, il tutto per ridurre al minimo il tempo di preparazione. Nel 1955 l’imprenditore Ray Kroc entra in società con i due fratelli e fonda la McDonald’s Systems, Inc. (successivamente McDonald’s Corporation, nome attuale dell’azienda), con l’intenzione di aprire nuovi locali. Kroc acquista i terreni su cui sorgono i nuovi ristoranti, costringendo così i fratelli McDonald a vendergli il marchio a $2.700.000 (cifra irrisoria rispetto al valore dell’azienda). È da questo momento che comincia la vera espansione di McDonald’s, approdando, nel 1971, in 3


Europa. Il cibo dei fast food non è dannoso soltanto, come ben sappiamo, per l’organismo, ma anche per l’ambiente. La coltivazione intensiva dei campi, l’allevamento di milioni di capi di bestiame, e la sovrapproduzione erodono velocemente le risorse ambientali. Inoltre, sempre per motivi economici, queste multinazionali non utilizzano prodotti a chilometro zero, e questo contribuisce inevitabilmente all’aumento dell’inquinamento. È quindi opportuno domandarci se mangiare in un fast food convenga a noi oppure a coloro che ne sono a capo.

1955

l’imprenditore Ray Kroc

entra in società con i

fratelli McDonald’s

fondando McDonald’s

Systems

$2.700.000 cifra alla quale

Kroc acquistò

la società dei

fratelli McDonald’s

1971

arrivo del primo

McDonald

in Europa

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di Aurora Gori

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Cari lettori, devo dire che a questo punto ho una voglia pazza di andare in Sud America! Dopo Colombia e Brasile, questo mese esploreremo l’Argentina. Maria Chiara Leone, IVB Liceo Classico, è da poco tornata a casa ed è stata entusiasta di raccontarci la sua esperienza.

Quella di viaggiare è una tua passione o è stato il brivido di un momento? Mi è sempre piaciuto viaggiare, ma se devo essere sincera non avevo mai pensato di fare un interscambio. Quando però mi si è presentata l’occasione ho subito accettato con entusiasmo!

Da dov’è nata l’idea di andare in Argentina?

In realtà Intercultura offre l’opportunità di inserire una rosa di 10 paesi come destinazione e sinceramente l’Argentina non era la prima delle mie opzioni. Dopo aver saputo però che era il paese dove avrei trascorso sei mesi ho iniziato a documentarmi e mi sono subito innamorata di un paese pieno di tradizioni e cultura, dove le persone sono sempre accoglienti e la natura toglie il fiato.

Dove hai soggiornato? Sono stata ospitata da una famiglia volontaria con la quale ho creato un bellissimo legame e che mi ha fatta sentire a casa anche all’altro capo del mondo. Il piccolo paesino in cui ho soggiornato si trova nella regione di Entre Rìos, nell’entroterra, nel quale mi sono trovata subito benissimo, nonostante fosse abbastanza diverso da Firenze, grazie soprattutto all’ospitalità e alla gentilezza dei suoi abitanti.

Hai avuto problemi con la lingua? Non avevo mai studiato spagnolo prima e ho incontrato alcune difficoltà appena arrivata, ma già dopo la prima settimana, grazie ai miei compagni di classe e alla mia famiglia, sono stata in grado di comunicare sempre meglio. Parlando costantemente spagnolo mi sono vista costretta ad impararlo tanto che al mio ritorno molte parole non mi venivano in italiano!

Quello degli argentini è uno stile di vita molto diverso dal nostro? La vita in Argentina è molto più tranquilla: non prendono mille impegni coma facciamo noi e cercano sempre di ritagliarsi un momento da dedicare al riposo, come la siesta pomeridiana, o allo stare in famiglia. In generale poi trovano sempre l’occasione per festeggiare e probabilmente per questo hanno sempre il sorriso sulle labbra.

Hai avuto modo di confrontarti con il sistema scolastico argentino? (Descrivilo un po')
 In linea di massima il sistema scolastico ha un tono più informale, a partire dal rapporto con i professori, ai quali non ci si rivolge con la forma di cortesia, fino alla musica a tutto volume durante le tre ricreazioni. Inoltre gli studenti indossano l’uniforme, mentre gli alunni dell’ultimo anno sono liberi di scegliere un nome e dei colori caratteristici e realizzare la propria maglietta e la propria felpa, diversa ogni anno. L’anno scolastico è diviso in tre trimestri durante i quali non ci sono prove, né scritte né orali, e gli esami sono solo a fine trimestre.

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Le materie sono diverse dalle nostre? Le scuole in Argentina si dividono in scuole tecniche e quelli che noi chiameremmo licei. In questi ultimi gli studenti hanno la possibilità di scegliere al terzo anno fra l’indirizzo di economia, scienze naturali o scienze umane. Io ho frequentato la classe di scienze naturali e studiavo materie specifiche come biologia, chimica, fisica. Scienze della terra e matematica e materie più generali come letteratura latino americana, inglese, storia e filosofia.

La cosa che ti ha colpito più degli argentini? Ciò che porterò sempre con me si riassume nella frase che mi ha detto la mamà ospitante di un altro dei ragazzi italiani in intercambio in Argentina: “Casa chica, corazòn grande” cioè “Casa piccola, cuore grande”.

La persona più stravagante che hai incontrato? La persona più stravagante che ho incontrato è Sofia, una ragazza Argentina poco più grande di me che insegnava ritmi latino americani in musica e danza. Senza dubbio la persona più energia che abbia mai conosciuto, sempre con un buonumore molto contagioso e il suo inseparabile rossetto viola! Nonostante facesse sempre mille cose non le ho mai visto sparire il sorriso, sempre pronta a dare un consiglio, a cantare e a ballare anche in mezzo alla strada.

Il cibo più buono e il cibo più disgustoso che hai mangiato? Il cibo che mi è piaciuto di più sono le empanadas di jamos y queso, una specie di piccoli calzoni fritti o cotti al forno ripieni di prosciutto e formaggio. Il cibo invece che mi è piaciuto meno è il chinchulin, l’intestino della vacca alla griglia.

Un’esperienza nuova che hai fatto? L’esperienza più incredibile è stato fare trekking sul Perito Moreno, un ghiacciaio perenne in Patagonia, nel sud dell’Argentina.

Consiglieresti anche a noi di partire per l’Argentina? Assolutamente sì! Viaggiare in generale è un’esperienza che prima o poi tutti dovremmo affrontare, secondo me. Adesso, penso che una delle mie destinazioni preferite sia proprio il Sud America.

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ARTE AL FEMMINILE

Lavinia Fontana la pittrice dei Papi di Daniele Gulizia Lavinia Fontana nacque a Bologna il 24 agosto 1552. Il padre, Propsero Fontana, era un pittore manierista ormai già affermato che proprio a Bologna aprì una scuola che ebbe un ruolo importante nella maturazione della pittura emiliana del XVI secolo.

La vicenda pittorica di Lavinia Fontana si consumò, oltre che sotto l’influsso e gli insegnamenti del padre, anche sotto quello di importanti artisti di quel tempo come Sofonisba Anguissola, Veronese, Parmigianino (per citare alcuni dei più conosciuti). Ancor di maggiore importanza per la donna fu però il contatto che ella ebbe, nella bottega del padre, con i Carracci (tre fratelli che operarono quasi una rivoluzione all’arte del tempo, istituendo nel 1582 un’ importante scuola che aveva il compito di istruire e formare nuovi artisti) .

Ritratto di Lavinia Fontana Le leggende non mancano di sottolineare l’indipendenza e il fermo desiderio di continuare a dipingere della donna, tanto che, ci dicono, alla richiesta di matrimonio del pittore imolese Gian Paolo Zappi ella rispose che avrebbe accettato solo se avesse potuto continuare a dipingere. Sempre secondo la leggenda, l’uomo accettò, ma finì per

Giuditta con la testa di Oloferne

Ritratto di Papa Gregorio XIII

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rinunciare a lavorare in proprio ed assunse il ruolo di assistente delle pittrice. Sappiamo inoltre che ella gestì con una certa fermezza l’entourage domestico in quanto madre di undici figli e quello lavorativo, dimostrando quanto una donna possa essere in grado di calibrare perfettamente due ruoli (quello di madre e quello di artista indipendente) apparentemente inconiugabili.

È sempre doveroso ricordare che per altro ci troviamo ancora in un secolo in cui le donne non erano ammesse nelle Accademie e che erano viste con sospetto qualora si approcciassero a lavori (quali la pittura) relegati al mondo maschile e nei quali le donne, una volta dedite a quella occupazione, subivano grosse limitazioni. Ma non fu di certo questo a spaventare Lavinia, decisa e volitiva com’era e a fermarla dall’affermarsi come “madre lavoratrice ante litteram” (come talvolta è stata definita).

A Bologna Lavinia raggiunse una discreta fama come ritrattista, richiesta in particolare da famiglie nobili, ma non fu l’unico ramo nel quale operò come pittrice. A differenza di Sofonisba Anguissola, infatti, Lavinia si dedicò anche alla rappresentazione di scene mitologiche ed

Pala di Santa Maria Assunta di Ponte Santo

episodi biblici. Già nel 1584 ottenne due importanti commissioni pubbliche per delle chiese nel Bolognese, tra le quali la pala di Santa Maria Assunta di Ponte Santo per la cappella del magistrato nel Palazzo Comunale della città. Alla fine della sua carriera, Lavinia avrebbe dipinto un gran numero di pale d’altare, trenta di sua firma e venticinque ad oggi di dubbia attribuzione.

Fu proprio nell’ambito dei soggetti religiosi che l’artista raggiunse il maggior successo: chiamata a Roma infatti, entrò sotto la protezione di Papa Gregorio XIII (del quale realizzò anche il ritratto ufficiale) e, stabilitasi in questa città, dipinse numerosi ritratti ed opere per tutto quanto il seguito papale e non solo. Nel 1795, scrisse di lei l'abate Luigi Lanzi nella sua Storia Pittorica della Italia: “Divenne pittrice di Gregorio XIII; e più che da altri fu ambita dalle dame romane, le cui gale ritraea meglio che uomo del mondo”.

Ritratto di una Nobildonna

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Ritratto di Piero Gonzales

Come ci dimostra questa fonte, Lavinia divenne anche molto richiesta dalla nobiltà romana per la quale eseguì numerosi ritratti di grande raffinatezza è che tutt’oggi la rendono ancora visibilmente appezzata e che altrettanto apprezzata era soprattutto all’epoca in cui numerose nobildonne bramavano un ritratto di suo mano, attratte dalla sua abile capacità di rendere i tessuti ed i gioielli.

Attorno agli anni ‘10 del 1600, Lavinia Fontana fu colta da una crisi mistica che nel 1613 la portò a ritirarsi in un monastero assieme al marito. Morì nel 1614.  

Così come Sofonisba Anguissola, ella non si era dedicata soltanto a ritratti

altrui, ma aveva abilmente indagato anche la sua immagine, realizzando dei bellissimi autoritratti, tra i quali uno, su rame e di piccolissime dimensioni che oggi può essere osservato nel Corridoio Vasariano della Galleria degli Uffizi.

Una curiosità: Lavinia Fontana è indirettamente legata anche alla favola de La bella e la bestia.

Alla corte del re di Francia Enrico II era stato portato un ragazzo con il corpo ed il volto completamente ricoperto di peli. Oggi qualsiasi medico

saprebbe riconoscere un caso di ipertricosi, la malattia che causa la crescita di peluria sopra la norma in tutto il corpo, ma all’epoca la cosa fece scalpore e costui divenne subito un’attrazione e venne fatto studiare dal Re, sebbene considerato un selvaggio. Ma se oggi consociamo Piero Gonzales, il giovane affetto da ipertricosi, lo dobbiamo ad un ritratto che Lavinia Fontana fece di lui e che è possibile osservare qui sotto. È proprio da questo ritratto che gli ideatori de La bella e la bestia si suppone si siano ispirati nell’ideazione del personaggio della Bestia.

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RICORRENZE

Febbraio di Sofia del Cherico

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febbraio

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febbraio

75 anni fa le donne in Italia conquistano il diritto al voto, mentre 616 anni nasceva uno degli artisti più poliedrici della storia, nonché colui che dà, per metà, il nome al nostro Istituto, Leon Battista Alberti.

Il 1 Febbraio del 1945 in Italia, fu esteso definitivamente alle donne il diritto di voto; dico definitivamente poiché, già in diversi momenti storici precedenti alle donne era stato possibile votare, (un esempio è quello del 1925, quando Benito Mussolini fece sì che le italiane fossero ammesse al voto in ambito amministrativo). Questa estensione definitiva avvenne un anno prima delle votazioni del Referendum, nel quale gli italiani avrebbero dovuto scegliere tra Monarchia e Repubblica. Fu sotto il secondo governo Bonomi (governo di Unità Nazionale) che nacque il decreto legislativo luogotenenziale n. 23, il quale estendeva il diritto di voto alle donne se collocate in previste condizioni. Tuttavia, seppur con questo nuovo decreto alle donne era permesso votare, non gli era ancora data la possibilità di essere votate. Solo dopo una lettera da parte della UDI (Unione donne italiane) a Bonomi, verrà concesso alle donne tale diritto. Entrato in vigore un anno dopo, nel 1946. Così, dopo quasi novant'anni di lotte per l'estensione del voto, anche le donne ebbero accesso al mondo politico fino a quel momento territorio puramente maschile. Bisognerà aspettare ancora diversi anni però prima che le donne trovino un ruolo più consolidato nella società. Nei luoghi lavorativi non saranno viste al pari del sesso maschile fino circa gli anni '60, quando cominceranno ad occupare ruoli più rilevanti.    Nel lontano 18 Febbraio 1404, a Genova, nacque l’artista Leon Battista  Alberti; Subito mandato a Firenze, Alberti dimostrò grande impegno e dedizione per i suoi studi, incentivati dopo la morte prematura del padre. Presto il nostro trattatista si laureò in diritto canonico trovando impiego come segretario del Papa. Negli anni successivi alla sua laurea, Alberti scrisse moltissimi trattati di architettura, uno di questi lo fece sulle regole scoperte da Brunelleschi poco prima, come la prospettiva. Tale trattato venne da lui realizzato prima in latino e successivamente in fiorentino, in onore proprio di Brunelleschi.Tornato a Firenze gli venne commissionato dalla famiglia Rucellai il suo primo incarico architettonico, la facciata di palazzo Rucellai. Dell'Alberti si ricorda soprattutto la facciata modulare di Santa Maria Novella, sulla quale non solo ha posizionato gli stemmi della famiglia Rucellai, ma ha anche aggiunto le sue volute a dorso di delfino, sempre e rigorosamente, come andava di moda all'epoca, in bicromia marmorea (marmo verde serpentino e bianco di Carrara). Insomma, Leon Battista ha ricoperto un importantissimo ruolo nell'arte del '400, è stato considerato uno degli artistici più poliedrici del suo tempo in quanto trattatista, architetto, musicista, scrittore, matematico, umanista, filosofo e archeologo.

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IL CACCIATORE DI TALENTI di Diana Gastaldi

L’arte è comunicazione, di sentimenti, stati d’animo, sensazioni e non ha barriere, confini e limiti; tutti possono disegnare, eseguire brani. Ma qual è la differenza tra un talento naturare e un preparato esecutore?

Luca Balderi

@balderiluca

Luca Balderi, provetto pianista, appassionato di Bach, apprendista Jazzista, affronta ogni brano prima contestualizzandolo – studia l’autore dal punto di vista storico e culturale - poi approfondisce tecnicamente le singole sezioni per farle proprie. Consiglia, per concentrarsi nell’esecuzione in pubblico, di cantare nella propria mente il testo musicale, in modo da generare suoni interessanti per chi ti ascolta, evitando così di cadere in errori, pensieri negativi, e coinvolgimento emotivo, difficile da gestire. Ha un approccio diverso con il jazz, dove non si preoccupa dell’errore e si lascia trasportare dalla musica.

Elisabetta Pieri

Elisabetta Pieri mi ha introdotto ai vari indirizzi dell’artistico: progettazione, ossia le varie fasi dello sviluppo del progetto od opera d’arte che avrà poi un’ubicazione e laboratorio, nel suo caso sperimentazione delle tecniche, percezione visiva, creatività, conoscenza pratica e disegno con modello. Oltre all’opera finita è molto importante la fase conclusiva: la parte tecnica dell’impaginazione delle tavole – che deve risultare perfetta – e la parte pittorica del “definitivo” – che richiede molta pazienza. Nel personale, adorando il corpo umano predilige riprodurre nudi e ritratti con pittura ad olio, pigmenti addensati con olio di lino anziché acqua o uovo e acquerello. Il primo perché è molto “corposo e classico” mentre il secondo perché è “molto versatile e veloce”. Le capita di esprimersi dipingendo con gioia quando può scegliere il soggetto.

@elisabetta_pieri_art

Francesco Camiciottoli

Francesco Camiciottoli, indirizzo scultura, ama disegnare con la penna secondo la tecnica definita “a strati”: prima lo schizzo, poi aggiunge il chiaroscuro ed infine i dettagli, tutto con mano leggera. Lui riesce a dar forma “a tutto quello che gli passa per la testa o che attira la sua attenzione” e il messaggio che vuole trasmettere è: “fare quello che ci piace”.

@_sketch.b00k_

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SGUARDO RANDAGIO IN MEMORIA DI BRISTOL

CIACK

di Irene Spalletti

Ecco a voi Ciack, un giovanotto avvenente e irresistibile che sta cercando casa! Ciack è un canino ammaliante, un rubacuori che ti riempie di bacini e si nutre di coccole. È solare e spensierato, buffo e giocherellone. È adulto ma ancora giovane, pesa all’incirca 15kg… 15kg di puro amore. È una bellezza strepitosa nel suo tripudio di colori! È abituato a vivere in appartamento, va d’accordo con le femmine, ma non sempre con i maschi della sua specie. Chiama per lui, non te ne pentirai; sarà un vero amico per te e per la tua famiglia! ! Per donazioni!

Associazione Sguardo Randagio

IBAN: IT 37 Z083 2538 1600 0000 0208 710

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Pedofilia

di Elettra Masoni e Giulia Ottini

Questa è una conversazione realmente avvenuta con un uomo, rivelatosi un pedofilo.

Questo confronto non era intenzionale, parte tutto da un’iscrizione ad un sito di chat anonime per scherzo che poi si è trasformato in una conversazione agghiacciante. Non esiste nessuna sorellina e il profilo dell’utente che ha ricevuto messaggi dal pedofilo era falso. Per tutelare la privacy dell'uomo abbiamo omesso il suo nome.

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Si tratta solo di un orientamento sessuale consenziente ancora illegale in tutti i paesi del mondo, il che è una cosa assurda, comunque sei ancora disposto a mandarmi le foto della tua sorellina? Prima rispondimi a qualche domanda. Chiedimi pure. Quanti anni hai? Non è una domanda che dovresti farmi. Sono disposto a pagare anche di più in cambio di nessuna domanda. Allora cambio domanda, ma perché ti piacciono le ragazzine?  È solo un orientamento sessuale, non sono malato, si tratta di un certo tipo di attrazione. Ma ti piace proprio l’atto sessuale con le bambine? Sì, se è consenziente, anche se in genere non lo è, perché le ragazzine a quell’età sono ancora immature, quindi è meglio usare certi metodi per riuscire ad avere un rapporto con loro. Quanti anni avevano? Solo bambine o anche bambini? Solo bambine, ma erano consenzienti e sembravano felici durante l’atto, comunque non ti devo parlare di queste cose. Sei disposto ad accettare? Accetto però te le mando dopo perché adesso non è a casa, ma aspetta, tu come ti sentivi durante l’atto? Mi sentivo esattamente come quando tu fai un atto sessuale con una persona eterosessuale, adulta. Faresti mai del male ad una bambina, la stupreresti?

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Se la bambina non è consenziente (ovviamente in modo delicato) sarei disposto a farlo, ho anche avuto esperienze, ma perché fai tutte queste domande? Perché non voglio che qualcuno faccia del male alla mia sorellina e voglio accertarmi che tutto vada bene. Se mi mandi del materiale in anonimo, sono disposto a rispondere alle domande e non ho bisogno d’informazioni sul tuo conto. Ultime due domande poi appena arriva ti mando le foto. Va bene, quanto chiedi per il servizio? Niente, mi paghi già con le tue risposte, in che modo la stupreresti delicatamente? Cioè fai conto, io sono una bambina, ti dico di no, siamo soli e inizio ad allontanarmi, cosa faresti? Non la seguirei.

Ma prima hai detto che delicatamente la convinceresti. Le ragazze non capiscono molto in tenera età, penso che se fossi in un posto isolato lo farei sul momento.

MA CHE COS’È LA PEDOFILIA? La parola pedofilia indica un disturbo della preferenza sessuale avente per oggetto bambini e neonati o comunque prepuberi. Per individui adolescenti si parla invece di efebofilia o ebefilia. La diffusione di immagini pedopornografiche è un reato gravissimo che ha conseguenze penali.

PEDOFILI ONLINE Recenti ricerche hanno contribuito a definire due profili distinti: coloro che si limitano alla detenzione e allo scambio di materiale e coloro, che, oltre a detenere questo materiale, cercano di coinvolgere bambini e adolescenti direttamente in atti sessuali. All’interno di questo secondo profilo è stata individuata nello specifico la presenza di due sottogruppi: i fantasy driver che coinvolgono adolescenti in sesso virtuale senza richiesta di un incontro diretto e i contact driven che intraprendono relazioni sessuali al di fuori della rete.

Sono ipotizzabili cinque fasi dell’adescamento online: richiesta dell’amicizia, creazione del rapporto di fiducia, valutazione del rischio di essere scoperto, fase della relazione esclusiva, fase sessuale vera e propria.

   

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Fortuna che un signore mi ha offerto un passaggio, non l’ho mai visto prima però mi sembra saggio la vita non è un film, cosa vuoi che mi succeda e mentre penso questo all’improvviso cambia strada.

❞                                       

Caramelle, Pierdavide Carone e Dear Jack

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Vocabolario LGBT

delLa Franca In occasione di Febbraio, che per i fortunati è detto “il mese dell’amore”, ho ricevuto l’incarico di far chiarezza su questo mondo intricato che è quello della terminologia LGBT. Scopriremo cosa significano “pansessuale”, “demisessuale” e tante altre parole nella definizione delle quali potresti ritrovarti. Questa volta parleremo solo del campo amoroso e preteriremo le identità di genere. Partiamo col dire che nulla si sceglie in ambito LGBT: ciò che davvero siamo, viene fuori da solo senza influenze esterne. Fissato questo concetto, possiamo passare ad un altro punto. Occorre fare distinzione fra orientamento romantico e orientamento sessuale: il primo riguarda verso quale genere ci sentiamo attratti romanticamente, l’altro fisicamente, nella maggior parte delle persone questi combaciano, tuttavia può non essere così per tutti.

Per quanto riguarda il coming out: non sentitevi obbligati a farlo, dichiaratevi quando vi sentite pronti e con chi vi sentite pronti.

OMOSESSUALE: attratto da persone del tuo stesso sesso (gay: m -> m, lesbica: f -> f).

BISESSUALE: una persona a cui piacciono sia altri del suo stesso sesso sia altri di quello opposto (m -> m/f, f -> m/f).

PANSESSUALE: può provare interesse per qualsiasi persona, indipendentemente dal suo sesso o dalla sua identità di genere (se si identifica come maschio, femmina, non-binario…), la differenza con l’orientamento precedente sta in quest’ultimo fattore.

ASESSUALE: queste persone non provano attrazione fisica verso alcuno, ma non è detto che siano anche esenti dall’avvertire sentimenti romantici: può essere androromantico (cioè provare questi sentimenti per i maschi) ginoromantico (per le femmine), biromantico etc.

AROMANTICO: l’opposto del precedente: questo, dal canto suo, potrebbe essere androsessuale, ginosessuale etc.

QUESTIONING: quelli che sono nella fase di capire a quale/i categoria/e sia rivolto il loro interesse.

BICURIOSI: sono sempre stati attratti da un’identità di genere specifica, ma vogliono sperimentare.

DEMISESSUALE: non provano attrazione fisica finché non si trovano in una solida relazione romantica

QUEER: sono i membri della comunità LGBT che non vogliono etichettarsi.

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SCELTE GIÀ SCELTE di Elisa Ciabatti

Siamo facilmente manipolabili. Costantemente. L’uso di una determinata parola, l’orario di una conversazione, il luogo e perfino il colore dei vestiti del nostro interlocutore posso condizionare le nostre scelte senza che ce ne accorgiamo.

Le tecniche di manipolazione sono ormai abitualmente utilizzate da chiunque, spesso inconsciamente, ma con lo stesso obiettivo e gli stessi procedimenti, anche se ovviamente più semplici e ingenui, delle grandi aziende e dei manager di successo. Che si definisca persuasione, suggerimento o indirizzamento si cerca comunque di portar via ad una persona parte della propria libertà di scelta e di pensiero. Ormai siamo così tanto abituati ad essere indirizzati verso una determinata scelta, che spesso ci resta addirittura difficile prendere una decisione in totale autonomia. Il problema si pone però quando i “suggerimenti” sono dati per questioni di grande importanza da estranei che ne traggono profitto. Non si tratta più, quindi, di convincere un amico a mangiare una pizza piuttosto che un panino, ma di manipolare intere masse di persone affinché scelgano un’opzione più comoda per qualche persona o società influente.

Uno dei casi più eclatanti è stato proprio quello di Facebook insieme a Cambridge Analytica, una società di consulenza britannica che ha utilizzato i dati sensibili degli utenti per scopi di propaganda politica, tramite intersezioni pubblicitarie personalizzate. Sia per le presidenziali americane del 2016 sia per il referendum inglese per la Brexit, infatti, apparivano agli utenti dei pop-up creati appositamente in base ai propri gusti contenenti però elementi che condizionano il pensiero individuale. Si tratta così di un vero e proprio sabotaggio, poiché, soprattutto in ambito politico, il risultato finale, sia delle elezioni che del referendum, è completamente falsato e non rappresenta il vero pensiero del popolo.

Ma i casi di manipolazione di massa sono quotidiani e spesso ignorati. La pubblicità è l’esempio più lampante. Per vendere, infatti, si usano di solito frasi tipiche o immagini

evocative che solitamente ci fanno pensare “ne ho assolutamente bisogno”, quando in realtà raramente non sono essenziali. Grazie a un continuo monitoraggio delle nostre informazioni private, le grandi aziende riescono a farci comprare felicemente una serie di oggetti che pensiamo di volere o che ci spingono inconsciamente a volere. La moda è un altro esempio. Avere un telefono da €1300 con tripla fotocamera e grandangolo integrato per fare foto spettacolari al cane è diventato ormai un must per ognuno di noi, poiché siamo estremamente condizionabili e influenzati dall’opinione della società e le grandi aziende lo sanno. Per questo, quindi, ogni minima intersezione segue perfettamente il trend del momento e ci assilla ricordandoci che anche noi dobbiamo adeguarci agli standard della massa per essere accettati e soprattutto meglio manipolabili. Non a caso, un gran numero di persone che pensa come una soltanto è ovviamente più semplice e veloce da indirizzare verso una determinata scelta rispetto a un gruppo di persone nel quale ogni singolo individuo a gusti diversi.

Non si tratta quindi di rimanere passivi di fronte alle migliaia di informazioni che ogni giorno abbiamo sotto gli occhi, ma di filtrarle, di comprenderle e di ragionarci in base al nostro carattere e al nostro modo di pensare, perché non siamo dati di un’indagine statistica né soltanto clienti o utenti a cui proporre una scelta che qualcuno ha già preso per noi .

Bisogna quindi prestare attenzione alle singole immagini che ogni giorno ci vengono messe sotto gli occhi. Accorgersi delle parole semplici utilizzate che ci dimostrano che, agli occhi delle grandi aziende, siamo solo bambini con i quali parlare lentamente e in modo semplice ed invitante; accorgersi dei colori e dei soggetti utilizzati che 19


inconsciamente ci fanno provare emozioni involontarie (come ad esempio il blu che trasmette calma o i video di bambini o animali che creano un senso di tenerezza ed empatia per chi guarda); accorgersi anche che tante "occasioni speciali" sono solo un modo per prendersi gioco di tutti noi affaristi

improvvisati, che ci vantiamo di aver ottenuto lo sconto del 50% su un prezzo spesso assurdo per un prodotto che ne valeva forse la metà .   

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DIARIO DI SOPRAVVIVENZA PER IL LICEO

Sopraffazione di Alessia Oreti Per questo nuovo numero non voglio scrivere in modo totalmente oggettivo. Mi metterò nei miei panni e parlerò di un problema che, sicuramente, almeno una volta ci ha accomunati tutti quanti: la sensazione di sopraffazione totale.

Siamo adolescenti, studenti a tempo pieno. Possiamo praticamente dire che questo sia il nostro lavoro. Viviamo una continua routine: ci alziamo, andiamo a scuola, torniamo a casa, studiamo, andiamo a dormire e il giorno dopo, come vuole la legge della quotidianità, tutto ricomincia.

C'è chi sostiene che la routine sia la nostra ancora di salvezza per vivere una vita non sregolata.

Inversamente, in molti sostengono che essa possa portarci alla resa.

Non prendiamoci in giro, quante volte in un anno capita di pensare: “No, basta. Sono esausto. Non posso sopportare di più?” Personalmente, a me succede più di dieci volte. Al mese. Ho una sopportazione bassa per l'ordinario.

Allora quando ci sentiamo sopraffatti come dovremmo fare per non arrenderci?

Probabilmente non abbiamo mai molto tempo per noi stessi e non pensiamo nemmeno sia così necessario. In una giornata dovremmo avere almeno un'ora da dedicare a ciò che ci piace sul serio... Chiamiamola pure “ora d'aria”. Usciamo di casa, andiamo a passeggiare o in palestra, leggiamo un libro, ascoltiamo musica, divertiamoci come preferiamo! (Nei limiti della legalità, si intende). È la nostra vita, non una prigione!

Una conseguenza della routine è lo stress. Stressati già da adolescenti preannuncia una vita fatta di esaurimenti nervosi. Per cercare di alleviare questa sensazione come dovremmo fare? Respirare, non rimandare a domani ciò che potremmo fare oggi (per usare una frase fatta) e non lasciare che le cose si accumulino, gli impegni potrebbero schiacciarci. Per quanto terribile e utopico possa sembrare studiare giorno per giorno, può essere una mano santa. Vi rendere conto che il tempo libero aumenterà come il vostro rendimento.

Non isoliamoci. Se vi sentite stanchi, vinti da tutto ciò che cerca di mandarvi giù, parlatene! Qualcuno è e sarà sempre disposto ad ascoltare e a dare un consiglio.

Prendere una pausa, almeno un giorno, per riposare e rilassarvi, rimettere in pari gli arretrati e schiarire la mente non può che esservi di aiuto.

Siamo adolescenti, siamo studenti, non credete a chi, con falsa magniloquenza, vi dirà che i vostri problemi non valgono niente e che la vita di uno della nostra età è sempre facile. Loro non ricordano cosa voglia dire essere adolescenti e non sanno cosa voglia dire essere ragazzi in questa generazione. Non vi arrendete mai. I momenti di sopraffazione passano.

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We could be heroes, just for one day

Suona così una delle più celebri canzoni scritte dall’uomo che, con il suo look iconico e la sua musica ha rivoluzionato la storia del pop e del rock: David Bowie. David mi ha sempre affascinata per il suo aspetto molto particolare e androgino, il suo look stravagante e le sue pose, sempre così strane. Nonostante tutto non mi ero mai appassionata particolarmente a Bowie fino a che, il 18 Maggio del 2019, mi sono imbattuta in una mostra, a Palazzo Medici Riccardi, intitolata appunto “Heroes”. Si trattava di un’esposizione di fotografie scattate da Masayoshi Sukita, celebre fotografo, che immortalò il cantante in molteplici situazioni. La mostra mi ha lasciata senza fiato: un’ esplosione di colori e vivacità, un viaggio all’interno della vita del cantante attraverso luoghi ed espressioni, tra lavoro e spontaneità. Sono rimasta colpita a tal punto da voler riprodurre alcune delle fotografie, rivisitandole a modo mio. Per fare ciò ho scelto una ragazza, Gaia Martelli, che ha dovuto posare come una vera e propria pop star. Abbiamo passato una giornata intera sommerse da trucchi e vestiti stravaganti, con l’immancabile sottofondo musicale del nostro David Bowie. Abbiamo entrambe interpretato dei ruoli particolari e ci siamo calate nella parte lasciandoci trasportare dalla musica e dall’atmosfera. Ci siamo catapultate in un mondo magico, colorato, quasi surreale. E adesso vi invito, cari lettori, a fare lo stesso.

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ALLA SCOPERTA DEL MUGELLO

Ì Castello d’ì Trebbio

delLa Franca

Ì castello gl’è costruito nella zona d’ì Mugello di ‘ndo venìano ‘1 Medici: fu forse la prima residenza ch’ e’ feciano tirà su fora di Firenze. Ì nome vor dì “trivio” e lo chiamorno così pecché da lì partano tre strade. Tra ì 1427 e ì 1433 la viense fatta ristrutturare a Michelozzo da Cosimo de’ Medici. La struttura più ‘mportante l’è più o meno quadrata, co una torre; c’enno anche un giardino all’Italiana e un pregolato2. D’intorno, c’ha tutti dell’ accipressi3 ch’ e’ funno piantati dopo ch’ e’ buttonno (delle gente, no l’accipressi) giù le case rorale addossate a ì castello. Gl’era ì posto preferito di Lorenzo ì Magnifico (vorre’ vedere, c’è un panorama di pé ì ridere), soprattutto pé andà a caccia, e ci visse pé diverso tempo Giovanni dalle Bande Nere. Oggi gl’è tutto privato, ma si pole visitare co un appuntamento.

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Le foto d’ì castello

di Pietro Santi

In chesta4 fotho i’ Trebbio e vie’ visto d’appresso5 a tappo6. Se vu guardi a miccino7, vu v’ammoschi8 pure ‘he in arcune finestre e un c’enno e’ vetri, ma e’ panni!

GLOSSARIO ‘1: articolo quando non si pronuncia;

pregolato2: pergolato; accipressi3 : ha molti cipressi;

chesta4: questa; appresso5: da vicino; tappo6: completamente; miccino7: per bene; ammoschi8: vi accorgete;

“Macché se’ bigio”7: è incredibile;

vilumahole10: rovi;

bacìo9: da una zona all’ombra.

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Chesta gl’ene una panoramiha su’ i’ Trebbio proprio da dire “Macché se’ bigio”7, holle vilumahole8 ‘n basso, e’ hampi, le hase ‘ntorno aì’ castello… 28


Quie e ripresamo i’ Trebbio da bacìo9, in un campo pieno di rothoballe. Pe’ arriva’ aì’ castello v’enno tre strade: una da San Giovanni in Petrojo, allotta da Barberino; un’antra da Ischieti, quindi dalla zona tra i’ Cafaggiolo e San Piero; l’antra (vélla della fotho) la parte da Tagliaferro.

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I MIGLIORI DIECI FILM DEL 2019 di Maddalena Grillo Il 2019 è stato un anno davvero interessante per il mondo del cinema, infatti diversi esponenti di questo mondo meraviglioso lo hanno scelto per dar luce alle proprie opere. Stilare una lista di dieci film non è stato facile, sono state numerose le correzioni e gli spostamenti di classifica che ho effettuato nello scrivere questo articolo. Ovviamente questa è una classifica amatoriale dettata in buona parte dal gusto personale e, come sempre quando si parla di arte, il tutto contiene molta soggettività. Detto ciò iniziamo subito a vedere le posizioni otto e sette. 30


8. Dolor y Gloria, Pedro Almodóvar Siamo davanti ad un film molto autobiografico. Almodóvar infatti si lascia completamente andare alle emozioni sotto le mentite spoglie del protagonista, Salvador Mallo, che ci parla di sé, del proprio malessere e della difficoltà di continuare a vivere in una città come Madrid, madre di gioie passate, ma che adesso reca solo sofferenza. In questa pellicola abbiamo un Antonio Banderas estremamente delicato, fragile. Almódovar, come Fellini aveva trovato in Mastroianni l’unica persona in grado di poter raccontare il proprio io cinematografico, fa la stessa cosa con Banderas, affidandogli un bagaglio emotivo che quest’ultimo non tradisce mai, neanche col cambio di una virgola. Uno sceneggiato davvero emozionante, che porta con sé la redenzione del regista, sublimato dalla presenza della donna più importante della sua vita: la madre, interpretata da un’amorevole e mai troppo severa Penelope Cruz. Insomma, un girato nel quale l’autore si mette a nudo, mostrando debolezze e punti di forza, momenti in cui si cade e altri in cui ci si rialza, dolore e gloria.

7. Suspiria, Luca Guadagnino Una volta usciti dalla sala non si può fare a meno che chiedersi se quello che si è appena visto sia un remake oppure no. Infatti questo Suspiria, seppur la trama sia uguale nei due casi, si avvicina a quello originale quanto se ne allontana. Stiamo parlando del rifacimento di uno dei film horror più famosi di sempre, una pietra miliare del nostro cinema, scaturito da una mente geniale come quella di Dario Argento. Anche coloro che non sono dei grandi appassionati delle settima arte capiranno quanto la cosa sia rischiosa, quanto sia difficile approcciarsi ad una pellicola di tale portata. Luca Guadagnino è riuscito egregiamente nell’impresa. Al contrario del girato di Argento, in questo l’elemento esoterico è un po’ meno presente, come se la storia volesse essere raccontata in modo più razionale. Il regista decide di proporci la vicenda con eleganza e leggerezza, complice una fotografia a dir poco espressiva, con colori vividi, specialmente il rosso, e una luce chiara, limpida, in contrasto con la magia nera presente fin dalle prime scene. La danza, da semplice passione, a mano a mano si fa sempre più viscerale, in un crescendo di inquietudine diventerà proprio il mezzo delle streghe per compiere rituali e magie, facendo anche indagare a fondo lo spettatore sull’universo femminile e su tutti i tipi di legami esistenti tra donna e donna. In questo sono state fondamentali delle coreografie ben studiate, che una volta messe in atto non possono far altro che lasciare lo spettatore in bilico tra trasporto e inquietudine. Tra le numerose performance che questo film ci offre, una menzione particolare va a Tilda Swinton, capace non solo di interpretare magistralmente il personaggio austero di Madame Blanc, ma anche quello maschile e fragile del Dr. Klemperer ed infine nella mostruosa Markos, un’attrice poliedrica, capace di immedesimarsi perfettamente in più personaggi su uno stesso set, tanto vita così alle diverse realtà di un’unica storia. Brava anche Dakota Johnson, nei panni della protagonista, sebbene a volte leggermente inespressiva. Infine, le musiche composte da Thom Yorke sono un ulteriore tocco di eleganza e delicatezza, capaci di cullarci e sublimare il tutto, come fossero canti ancestrali già insiti dentro di noi.

Non perdere le posizioni

sei, cinque e quattro,

le troverai nel numero d’aprile! 31


M

E

S

S

I

C

O

DIARIO DI VIAGGIO

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Il mio tour del Messico, parte dalla mia città, o, per meglio dire, la città dove abita tutta la mia famiglia: Puebla. Puebla è una città racchiude in sé una grande patrimonio storico, culturale e anche tanti, tanti colori, tant’è che si potrebbe chiamare “la città del colore”. La mia seconda tappa è stata Città del Messico, la capitale, dove ho visitato il museo della pittrice messicana Frida Kahlo e ho navigato in delle trajineras, delle imbarcazioni piatte, lungo il fiume di Xochimilco, scoprendo un’ oasi naturale idillica, piena di fiori, e la spaventosa isola delle bambole. Nella terza tappa mi sono immersa nel mondo Maya visitando Palenque, un percorso pieno di cascate e con grandi rovine dell’antica civiltà. Proseguendo, sono passata alle spiaggie di Playa del Carmen: bianchissime e con acque color acquamarina. Playa del Carmen è una località più commerciale e turistica, meno tradizionale.

Poi ho visitato l'isola di Holbox che si affaccia sul Mar dei Caraibi. In quest'isola le macchine sono rare e i taxi ufficiali sono dei golf-car, le strade non sono in asfalto ma sono di sabbia battuta. Ciò che più mi ha affascinato di questa piccola isola sono stati i tramonti e la vita notturna, dove c’è sempre voglia di far festa. Ho poi scoperto la magia delle piramidi di Chichèn Itza, dove ho visitato un enorme piramide dedicata al dio Kukulkàn, il dio serpente 33


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MUSICA

Le origini dei Beatles: la band più importante della storia della musica di Rachele Monaco

Di certo tutti noi conosciamo i Beatles, ma non tutti conoscono la loro storia, e soprattutto, vi siete mai chiesti come mai abbiano riscosso tutto questo successo? Chi erano prima di diventare famosi?

Tutto comincia a Liverpool, dopo la seconda guerra mondiale, guerra che aveva distrutto molti monumenti ed edifici e lasciato molta tristezza dietro di sé. A Liverpool, il 9 Ottobre 1940 nasce John Lennon, che, a differenza degli altri membri del gruppo, cresce in un quartiere bello e benestante della città. È un ragazzo particolare e ribelle, con uno strano senso dell’umorismo, che definirei quasi tagliente. Sempre estroverso e divertente, ma allo stesso tempo imprevedibile. Ciò che mi stupisce di lui è la  sua insicurezza, che viene sempre mascherata 39


dal suo carattere allegro, spensierato e divertente. Invece, Paul McCartney è un bravo ragazzo cresciuto con un padre severo, va bene a scuola e ha una grande passione per la musica. Quando Paul e John s’incontrano, parlando del più e del meno, Paul racconta all’altro che il suo hobby preferito è comporre canzoni, così decide di sottoporgli qualche pezzo: da qui comincia tutto.  Nel 1955 John Lennon mette insieme una band, i The Quarrymen, con dei compagni di scuola: inizialmente suonano Skiffle, un genere che andava molto negli anni ‘50 e ‘60, ma quando prese parte al gruppo anche Paul, decisero, sotto la spinta di John da sempre gran leader, di cambiare genere optando per il Rock N’ Roll. Quando i The Quarrymen iniziano a suonare nei locali non vengono particolarmente apprezzati, così John Lennon prende l’abitudine di fissare sempre al centro della pista, per controllare che ci sia sempre qualcuno a ballare, strizzando gli occhi a causa della sua miopia: i giovani lo interpretano come uno sguardo di supponenza e arroganza, non conoscendo il reale motivo del suo sguardo di apparente sfida. Invece gli amanti del jazz, durante le serate fischiavano e lanciavano monetine sul palco che a fine concerto il gruppo raccoglieva e, spesso, contandoli, si accorgevano che erano circa il doppio del salario che gli pagava il locale. Continuarono a suonare, anche se con un basso profitto fino a quando la madre di George Harrison, uno dei chitarristi, propose loro di suonare all'inaugurazione del suo nuovo bar, e quello si può definire il loro primo vero concerto, era il 17 Dicembre 1960). Emozionarono talmente tanto il pubblico che si ritrovarono a suonare al Cosba Coffee tutte le sere, con un alto salario: aiutarono anche ad arredare il posto, infatti molte pareti di quel caffè, ormai considerato un pezzo di storia, furono dipinte da John Lennon con fantasie molto particolari.  Io mi sono sempre chiesta il motivo di questo nome... The Beatles che tradotto letteralmente significa “Gli Scarafaggi”, e ho scoperto che in realtà fu tutto un caso: John Lennon prese esempio dai gruppi di tendenza in quel periodo. Il nome sarebbe dovuto essere  John Lennon & The Beatles infatti questo è lo schema che si seguiva per dare un nome a una band, ovvero anteporre il nome del cantante a un nome che rappresentasse il resto del gruppo. Alla fine, scelse questo nome per un duplice motivo: perché era divertente e gli sembrava originale, e perché suonava come la parola francese le beat, ovvero “il ritmo”.   Il gruppo così iniziò a piacere sempre di più, fino a quando trovarono un buon manager, che li portò ad Amburgo, in Germania, poiché riteneva che Liverpool non bastasse per aprirgli una strada per il successo. Nel frattempo entrò a far parte della band Stuart Sutcliffe, che in realtà non era un musicista, ma un artista, trascinato da John Lennon che gli era amico. Durante i primi spettacoli capirono di essere molto apprezzati dal pubblico tedesco per le loro canzoni,

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ma soprattutto perché erano divertenti, giovani e affascinanti. Facevano tutto quello che passava loro per la mente (fumavano sul palco, ridevano tra loro, facevano battutine... Oltre che musicisti erano anche intrattenitori), basti pensare che erano talmente spericolati che John Lennon, una sera, cantò una canzone intera con i pantaloni calati, e fece talmente ridere il pubblico che ogni sera lo incitava a farlo nuovamente, pensando fosse una caratteristica della band. All’interno della band, però, era nato del disagio a causa di Astrid, la nuova bellissima ragazza di Stuart.  Astrid era Il tipo di ragazza a cui tutti ambivano, di conseguenza gli altri membri del gruppo erano infastiditi da questa relazione. La prima sera che Stuart la vide lo colpì il suo vestito di pelle che lei indossava spesso.  Stuart era così innamorato di lei che iniziò a vestirsi sempre e solo di pelle. L’idea agli altri del gruppo piaceva molto, quindi tutti comprarono una giacca di pelle, tranne il testardo John, a cui l’idea inizialmente non piaceva affatto, poi in seguito, si convinse e diventò il loro marchio di fabbrica: così crearono anche una nuova tendenza: quella della giacca di pelle, che a oggi chiameremmo chiodo. Qualche mese dopo Stuart decise di allontanarsi dalla musica, e di conseguenza dai Beatles, per seguire la sua passione per l’arte.  Dopo qualche mese Paul McCartney e George Harrison andarono via dalla Germania, siccome vigeva una legge che non gli permetteva di suonare fino a tardi. Qualche mese dopo la band tornò ad Amburgo e all'aeroporto trovarono Astrid che riportò una brutta notizia: Stuart era morto. Quello fu l’unico momento in cui John Lennon pianse in pubblico e per tutti loro fu un’ enorme perdita. La carriera della band scorreva perfettamente, erano delle macchine, scrivevano una canzone ogni venti minuti, e se non riuscivano a comporla in quel

lasso di tempo, accartocciavano la carta e ricominciavano da capo, bruciando ogni foglio di carta successivamente. Tutto scorreva bene, fino a quando, per una serie di motivi a noi sconosciuti, Pete, il batterista, venne rimpiazzato da Ringo Star. Molte persone erano fermamente contrarie alla decisione della band, ma fatto sta che il famoso quartetto era ormai formato: Paul, John, Ringo e George. Ad oggi i  Beatles sono considerati la band che rivoluzionò la storia della musica, perché riuscirono, nei loro anni d’attività a rubare il cuore di tutto il mondo dall’Inghilterra all’America, diventando la band idolo di tanti ragazzi.   La cosa che più mi stupisce di loro è che a distanza di circa  ‘60 anni dal loro periodo di maggior successo, sono conosciuti da tutti. La loro musica rimarrà nei nostri cuori forse per sempre, perché hanno attraversato molti momenti bassi, ma si sono sempre rialzati e non hanno mai perso di

TOP HITS BEATLES a cura di Alessandro Fratini

1. Come Together - è la canzone dei Beatles più ascoltata al mondo e fa parte dell’album Abbey Road uscito nel 1969.

6. Here Comes The Sun - uscito nel 1969 e facente parte dell'album Abbey Road.

2. Let It Be - è la seconda canzone dei

7. Help! - è un brano tratto dall’omonimo

3. Hey Jude - uscita nel 1968 per

8. All You Need Is Love - è un brano

4. Love Me Do -

9. I Want To Hold Your Hand - è un

Beatles più ascoltata al mondo uscita nel 1968.

l’omonimo album.

è una canzone uscita nel 1962 tratta dall'omonimo album.

5. Yesterday - è uno dei singoli più

ascoltati in Italia uscito nel 1965 da cui è stato girato l'omonimo film uscito nel 2019 con la regia di Danny Boyle.

album composto nel 1965 come colonna sonora dell'omonimo film.  

del 1967 tratto dall’ album Magical Mystery Tour.

brano del 1964 tratto dall’ album Meet the Beatles.

10. Twist And Shout - è un brano uscito nel 1963, tratto dall’album Please Please Me. 41


Sentire la voce di una mummia? di Margherita Arena Sentire la voce di una mummia risalente a 3000 anni fa da ora non è più impossibile. Infatti un team formato da scienziati e archeologi del Royal Holloway, dell’Università di Londra, dell’Università di York e del Leeds Museum ha lavorato e sta lavorando a questa impresa che sfiora i limiti della nostra immaginazione.

Gli archeologi hanno scelto la fortunata mummia in base a due criteri: prima di tutto ovviamente per lo stato dei tessuti molli del soggetto al fine di soddisfare dei motivi scientifici e poi per la sua storia.

Nesyamun visse durante il regno del faraone Ramses XI, tra il 1099 e 1069 a.C. ed era unsacerdote, quindi la sua voce doveva essere una parte molto importante per il suo mestiere, dato che probabilmente cantava durante le funzioni. Sappiamo tutto ciò grazie a dei papiri ritrovati tra i doni funebri nella sua tomba, nei quali inoltre si augurava di poter continuare a svolgere il suo ruolo di sacerdote anche nell’aldilà.

Ma come è possibile ascoltare la voce di un uomo morto 3000 anni fa?

C’è da sapere innanzi tutto che le nostre corde vocali si logorano nel tempo in dipendenza dei suoni che emettiamo: ad esempio una persona che parla ogni giorno italiano avrà delle lesioni diverse rispetto a una che parla quotidianamente arabo.

Gli scienziati vedendo che le corde vocali e la laringe della mummia sono ancora abbastanza intatte hanno deciso di ricrearle, con una particolare tecnica, alla stampante 3D.

Dopo di che gli scienziati hanno preso un suono laringeo predefinito, abbassando il livello di vocali, poiché gli Egiziani non le usavano, lo hanno inserito nell’apparato vocale riprodotto, facendoci sentire il suono emesso dalla voce di Nesyamun 3000 anni fa.

È il primo progetto di questo tipo che ha successo, infatti i ricercatori sperano di riuscire a creare addirittura una frase intera in futuro.

Nesyamun inoltre è l’unica mummia datata in quel periodo, perciò è sempre stata un’importante fonte per comprendere la cultura in cui è vissuta. Probabilmente il sacerdote morì nei suoi 50 anni a causa di una grave reazione allergica, attualmente la mummia è esposta al Leeds City Museum.

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INIZIATIVE

PODCAST

Un posto al sicuro Un posto al sicuro è l’inizio di un nuovo progetto promosso dal nostro giornalino: un podcast, strutturato come un audiolibro a puntate, completamente recitato da nostri compagni di scuola. A scrivere il racconto che ha dato vita a tutto il progetto è una ragazza del musicale, firmata A3on, che vuole mantenersi anonima, ma che ci dona parte di sé facendoci entrare nella sua storia: la storia di Samuele, soldato per vocazione.

A dare la voce a Samuele è Cristian Sician, 5B dell’indirizzo Classico, che afferma: “Grazie al podcast ho imparato a conoscere meglio la mia stessa voce. In un probabile futuro da teatrante questa esperienza risulterà molto utile.”

Tra le altre voci citiamo Giovanni Gori, Maddalena Grillo, Federico Bolognese, Alice Oreti e tanti altri. Come collaboratori per musiche, effetti e suoni abbiamo Duccio Piccioni, e Marcello Nesi. Un ringraziamento speciale va alla prof.ssa Di Blasio e al prof. Rimoldi per averci permesso di realizzare il progetto a scuola.

L’appuntamento per i capitoli di Un posto al sicuro è settimanale, ogni lunedì potrete trovare un nuovo capitolo nel quale immergervi, il lancio avverrà il 23 marzo. Potrete trovarci su Youtube, Spotify e Spreaker.

Per scoprire la trama nei dettagli, tutte le voci degli attori ed entrare in questa affascinante storia, non perdetevi neanche un aggiornamento.

YT: Il Giornalino Alberti Dante - Un posto al sicuro

SPREAKER: I’Giornalino - Un posto al sicuro

SPOTIFY: Un posto al sicuro

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IL GRUPPO

Cristian Sician

Samuele

Alice Oreti

Sorella

Maddalena Grillo

Mamma

Federico Bolognese

Mila

Carlo LĂŹ

Dottor Hung

Matteo Bruner

Nadir

Luigi Greco

Recluta

Duccio Piccioni

fonico

Ivan Vismara

Tenente

Angela Bonciani

Guardiana

Giovanni Gori

Hassan

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RACCONTI

IL RITORNO di Mira Nati

CAPITOLO 1 Aprii gli occhi in preda al panico. "Possibile che mi devo svegliare sempre con l'ansia?" Pensai, mentre stringevo le coperte fra le mani. Guardai l'ora sul telefono, erano le 18.30. Sbuffai, sentendo la stanchezza appesantirmi le spalle. Mi alzai lentamente dal letto e andai verso il bagno: non appena vidi il mio riflesso allo specchio ebbi l'istinto d'indietreggiare, ma lessi il bigliettino che avevo attaccato allo specchio, anzi che mi aveva costretto ad attaccare mia madre, che recitava: SEI BELLISSIMO. "Si... Come no", pensai, alzando gli occhi al cielo mentre mi lavavo i denti. Avevo venticinque anni e ancora dormivo con le coperte di guerre stellari, portavo gli occhiali e avevo il viso pieno di cicatrici dovute all'acne adolescenziale, quindi bello proprio non lo ero. Uscii dal bagno, andai verso l'armadio, e iniziai a vestirmi. L'uniforme da vigilante notturno non era proprio all’ultimo grido di moda, ma accettabile. Uscii da camera mia e andai al piano di sotto dove c'era mia madre che guardava la televisione sul divano. “Figliolo ma sei bellissimo!” esclamò sorridendo. “Grazie mamma.” mormorai sfoggiando un sorriso di circostanza. “Sei emozionato?” chiese alzandosi dal divano. “Abbastanza” risposi apatico. “Beh mamma io vado se no faccio tardi!” esclamai liquidandola ed uscendo di casa. L'aria di gennaio era freddissima. Quando entrai in macchina, ci mise un po' a riscaldare il motore. Ero diretto a Torre del Lago, dov’ è sepolto il celebre compositore Puccini e dove avrei dovuto passare una notte intera, perché il mio lavoro consisteva nel vigilare la sua casa, da solo. Mio padre era stato un vigilante notturno per tanti anni e adesso toccava a me, al figlio pauroso e ansioso, era palese che non ero per niente adatto Oltre ad essere un vigilante, però, io sono un musicista, studio da quando ho cinque anni pianoforte e adesso sto quasi per laurearmi, quindi l'idea di andare a vigilare la villa di Puccini, per quanto mi faccia paura, al contempo m’ emoziona e mi sento come un eroe. Appena arrivai, erano le 19:55,  il capo, un uomo anziano e prossimo alla pensione, mi strinse la mano. “Tu devi essere Andrea, giusto?” chiese strizzando gli occhi per guardare il mio cartellino appeso alla giacca blu. “Sì sono io.” risposi stringendo la sua mano. “Bene, io sono Alfredo,” si presentò a sua volta. “Ammetto che sono contento che ci sia qualche giovane da queste parti! Noi vigilanti siamo tutti vecchi!” esclamò sogghignando sotto i baffi. “Non l'avrei mai detto!” risposi sorridendo e il vecchio rise di gusto. Se prima mi sentivo inadeguato, l’entusiasmo d’Alfredo mi diede coraggio: sono giovane, anche se magrissimo e brutto, ma anche pieno di vitalità per affrontare una notte qui dentro. Entrammo e l'aria di vecchio m’ inondò le narici. Seguii Alfredo e insieme arrivammo in una piccola stanza con le pareti a vetri, munita di un computer degli anni ‘90 e dei monitor collegati alle telecamere che riprendevano gli interni dell’abitazione. “Ci ho passato molti anni qui dentro, credimi, non è male.” disse compiaciuto Alfredo dandomi una pacca sulla spalla. Io annuì timido. “Buon lavoro giovanotto!” disse mentre prendeva la via d’uscita. “Grazie, arrivederci.” risposi per poi vedere la sua figura vecchia e grassa andar via. Iniziai ad osservare meglio la stanza: aveva una grandissima libreria con vari fascicoli datati anno per anno, la scrivania era di legno scuro e dall'aspetto molto vecchio, invece la sedia da scrivania era 45


nera di cuoio e appena mi ci sedetti sopra mi resi subito conto della sua grande comodità. Serrai le labbra guardando il computer che, a dirla tutta, sembrava più una scatola, ma avevo previsto ciò, di conseguenza avevo portato il mio pc. Mi collegai immediatamente al Wi-Fi e cercai un film tra quelli che avevo scaricato la sera prima, quando vidi con la coda dell'occhio sul monitor che trasmetteva dal sepolcro di Puccini una figura nera che si aggirava nella stanza. Sentii i brividi lungo la schiena, osservai la figura che s' aggirava nella stanza paralizzato dalla paura e tutto il mio spirito eroico si sgretolò in un attimo. Toccai la pistola che avevo stretta alla vita ed ebbi un attimo di esitazione prima di alzarmi per andare ad indagare. Feci un bel respiro ed accesi la torcia, poi mi diressi verso la stanza con le gambe che mi tremavano. I corridoi mi sembravano sempre più inquietanti e pensieri terribili mi balenavano nella mente. Entrai nella stanza e non trovai nessuno. “C'è qualcuno?” chiesi urlando tremolante. Nessuno mi rispose. Rimasi paralizzato nella stanza sudando freddo. “Buonasera signore.” una voce mi salutò da un angolo, mi voltai e vidi un uomo di mezza età vestito con stracci e dall'aria novecentesca. “Cosa ci fa qui?” chiesi con voce tremante. “Come mai è così diversa?” chiese ignorando la mia domanda. “Lei non mi ha detto cosa ci fa qui!” protestai prendendo un po' di coraggio. “Ma che domande sono? È casa mia, voi che cosa ci fate qui?” chiese palesemente stizzito. “Non ho idea di come abbia fatto ad entrare, adesso lei viene con me e chiamo i carabinieri.” sentenziai arrabbiato, ci mancava solo un pazzo sta sera. “Ma come vi permettete? Io sono il rispettabile Giacomo Puccini! Non mi riconosce?” Urlò indicando un quadro del compositore. Osservai con indifferenza la somiglianza che c'era, ma era impossibile che fosse Puccini in carne ed ossa. “Lei è uno svitato! La prego di venire con me.” ordinai facendogli strada. “Non vi permetto di parlarmi in questo modo, anzi per gentilezza dovreste darmi una spiegazione.” s'impose. “Dovrebbe darmi una spiegazione lei!” ribattei stizzito facendogli strada verso il mio ufficio. Appena entrammo nel mio ufficio presi il telefono e digitai il numero d’ Alfredo. “Si sieda qui.” ordinai indicando la sedia sotto i monitor. Portai il telefono all'altezza dell'orecchio e Alfredo mi rispose quasi subito. “Andrea c’è qualche problema?” chiese allarmato. “Scusa se ti chiamo a quest'ora ma c’è un folle che sostiene di essere Puccini e che si aggirava nell'edificio.” spiegai frettolosamente. “Arrivo subito, tienilo d'occhio finché non arrivo.” mi ordinò, per poi riattaccare. Mi voltai verso l'uomo e vidi che osservava attentamente il pc. “Non ha mai visto un computer?” chiesi stranito. “Non so cosa sia questa diavoleria.” rispose. Alzai gli occhi al cielo e feci un respiro profondo. “Come si chiama veramente?” chiesi sedendomi accanto a lui sulla mia sedia. “Ve l'ho già detto! E gradirei anche una sigaretta!” rispose prepotentemente. “Se lei è davvero Puccini dovrebbe sapere che è morto per un tumore alla gola e che quindi non è saggio fumare, non trova?” domandai divertito. “I vostri genitori non vi hanno insegnato ad essere gentile con le persone più anziane?” chiese furibondo. “Le conviene non aggiungere altro, sono sicuro che non vuole peggiorare la sua situazione.” ribattei appoggiando la schiena allo schienale. L’ uomo sbuffò e mise le braccia conserte, per poi soffermarsi su un volantino che era posato sulla scrivania. S' alzò lentamente e prese il volantino fra le mani per poi leggerlo ad alta voce. “Il 20 Aprile del 2020 al Teatro del Maggio a Firenze, andrà in scena la Turandot di Giacomo Puccini alle 20.00.” Fece una piccola pausa confuso per poi guardarmi. “2020? Turandot?” balbettò confuso. 46


“Ma io non ho finito di scrivere questa opera...” mormorò fra sé e sé. “E poi siamo nel 1924, la data è sbagliata! E di questo teatro non ne ho mai sentito parlare!” urlò sbraitando. Io sbuffai, “Dovrebbe leggere qualche biografia di Puccini così capirebbe che è morto e che poi l'opera è stata completata dopo la morte del compositore.” spiegai con tono persuasivo. “Voi mentite!” sibilò tra i denti. “Potrà dirglielo anche il mio superiore.” aggiunsi. “E le consiglio nuovamente di non aggiungere altro, per non complicare le cose.” continuai. Restammo in silenzio per un po' ad osservarci a vicenda, finché non arrivò Alfredo. “Andrea, buonasera, sei da solo?” Chiese confuso guardandosi intorno. “No, non lo vede? Questo è l'uomo!” esclamai voltandomi verso la sedia che adesso era vuota. “Ma che...” mormorai. “Che burlone, mi hai fatto lo stesso scherzo che mi fece mio padre.” disse ridendo. “Credimi Alfredo! C'era un'uomo! Ci sono i monitor a testimoniarlo!” dissi in preda al panico. “Andrea tranquillizzati non sono arrabbiato,” mi rassicurò dandomi una pacca sulla spalla. “Lei è giovane!” esclamò sorridendo e senza neanche darmi il tempo se ne andò lasciandomi solo. Guardai la scrivania e il volantino era sparito.

CAPITOLO 2 Passarono i giorni e del presunto Puccini non c'era più alcuna traccia, non passava giorno in cui a lavoro non mi tormentavo; avevo la costante paura di essere osservato o che si nascondesse da qualche parte.

Alfredo, il mio capo, mi sembrava sempre lo stesso e quando provavo a parlare con lui di quello che era accaduto il primo giorno di lavoro, lui mi rispondeva sempre che ero un burlone e che, tutte le volte, i suoi dipendenti lo chiamavano per un presunto tizio che dichiarava di essere Puccini.

Conoscendo meglio Alfredo, avevo appurato che non era proprio una cima e che a tratti risultava anche stupido, ma come biasimarlo, alla fine aveva una certa età. Dunque, mi arresi al fatto che non avrei più rivisto quell’uomo convincendomi che alla fine poteva essere solo uno squilibrato, tuttavia mi sbagliavo.

Quel giorno andai a lavoro come sempre, la sera continuava a fare molto freddo.

Salii in macchina e andai verso la Villa, come ormai facevo da un mese.

Aprii la porta, entrai nella mia postazione, e accesi il mio computer come al solito.

Le ore passavano e io gettavo occhiate sfuggenti ai monitor, mentre sistemavo alcuni documenti quando, ad un certo punto, sentii bussare alla porta.

Guardai l'ora, erano le 3:15 del mattino, un po' d’ ansia iniziò ad insinuarsi nella mia mente: chi era riuscito a entrare e a essere così sfacciato da bussare alla porta del vigilante a quell'ora? Allora mi alzai della mia comoda sedia per aprire la porta: non potevo credere ai miei occhi, il presunto "Puccini” stava in piedi davanti a me.

Entrò senza salutare e senza chiedere il permesso, indossava vestiti più adatti alla nostra epoca e per aggiunta pareva più pulito.

“Come ha fatto ad entrare nuovamente?” chiesi mettendo le braccia conserte.

Osservai la sua figura sedersi e guardarmi negli occhi.

"Lei non ha le sigarette immagino, tuttavia ritengo che lei mi possa aiutare” affermò serio.

Aggrottai la fronte e risposi: "Beh io posso chiamare una clinica... "

“Quale clinica? No! Sono appena uscito!” ribatté ridacchiando.

“Penso che ciò che sia più conveniente per lei è tornarci!” esclamai.

"No! Non ho più il tumore alla gola,” rispose.

“Mi deve aiutare ad andare a Firenze” continuò.

"A Firenze? Io? E che cosa deve fare a Firenze?” chiesi sbigottito.

“Devo andare a questo... aspetti che prendo il volantino…” mormorò frugando nelle tasche.

“Ecco, devo andare a questo Teatro del Maggio, c'è il mio spettacolo che non ricordavo neanche d' aver finito, capisce bene che come compositore devo rimediare.” spiegò.

"Non mi sembra che sia uscito da una clinica, piuttosto che vi sia proprio scappato!” sbottai irritato dalle farneticazioni di quel l'uomo.

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"No! Lei mi deve credere, non so come mai, ma mi sono svegliato, sono passati moltissimi anni e l'unica cosa che ricordo prima del buio è che stavo scrivendo un'opera, proprio quella dello spettacolo, ma non l'ho finita e devo capire cosa metteranno in scena” urlò disperato.

Aggrottai la fronte e serrai le labbra, alla fine era un matto, ma forse se lo avessi accompagnato al teatro e avesse visto quello spettacolo, si sarebbe convinto delle assurdità che stava dicendo.

"Come si è svegliato?” chiesi cercando d’utilizzare un tono pacato, come se fosse un bambino.

"Mi sono svegliato qui e poi ho visto lei…” rispose cercando di mantenere una posa seria e autorevole.

"Come ha fatto a sparire?” chiesi sedendomi accanto a lui.

"Diciamo che conosco questa casa molto meglio di lei, anche se questa stanza è stata tappezzata di marchingegni strani.” rispose rimanendo vago e osservandosi intorno.

"Cosa ha fatto dopo che è andato via? Insomma, in quest' ultimo mese?” chiesi incuriosito.

"Diciamo che ero molto confuso e non rimembravo niente della mia vita, quindi ho vagabondato per un po’ e mi sono comprato questi vestiti elemosinando.” spiegò toccandosi la maglietta nera che indossava.

Feci un profondo respiro e mi ripromisi che dopo lo spettacolo avrei pensato al da farsi. Adesso avevo scelto di portarlo a casa mia, al caldo, in attesa dello spettacolo ad aprile.

“Ci sto, ti porto a Firenze, ma fino ad all'ora non puoi stare per strada, quindi mi trovo costretto a portarti a casa mia” spiegai, mentre lui mi guardava meravigliato.

"D-davvero?” mormorò balbettando.

“Sì, davvero.” risposi abbassando lo sguardo.

"Lei è un buon uomo" esclamò sorridendo.

"Non pensi a me, se vuole riposare ci sono delle poltrone.” proposi indicando le poltrone rosse in fondo alla stanza.

Lui non ci pensò due volte, si alzò, e si stese su una poltrona, mentre io continuai a fare il mio lavoro dandogli qualche occhiata.

Dormì per tutte le ore che mancavano alla fine del turno, poi, quando arrivarono le 6:00 decisi di svegliarlo, anche se ci volle un po', finalmente riuscii a svegliarlo e lo guidai fino alla macchina dove lo adagiai sui sedili posteriori dove ricominciò a dormire.

Chiusi la Villa e presi le mie cose per poi tornare nella macchina e partire verso casa.

Speravo con tutte le mie forze che mia madre non si sarebbe arrabbiata, ma ne dubitavo parecchio.

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LA COPERTINA

Tanti per il giorno di Carnevale si sono travestiti: c’è chi si è travestito da dizionario di greco, chi da carabiniere, e chi da medico. Sulla nostra pagina Instragram potrai trovare tutti i travestimenti che ci sono arrivati e la vincitrice del contest.

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Angolo del Poeta “La poesia è quando un’emozione ha $ova% il suo pensiero e il pensiero ha $ova% le parole.“

Robert Lee Frost

IGNORANZA

IL FARFALLIO ALLO STOMACO

di Edoardo Bucciarelli

di Anonimo

Ignoranza, cosa trovi di ameno in questa

Terra disfatta?

Super bella ma non sai che cos'è la bellezza,

Attraente ma non sai disputare di niente.

Banale banale imbarbarimento.

Per fuggire la vacca avesti a conoscere l'ago.

Mia gagliarda! Galileo non scampò la condanna),

Se da te avesse appreso! No, si è arreso.

Non ti arrendi alle leggi di chicchessia,

Dalla fisica non vuoi sentire obiezione,

Encomiabile è la tua abnegazione

Per una follia.

Dici piatta la natura di questa dimensione,

Quando piatta è la tua essenza su questa Terra.)

Ascolta la lezione.

Non accetti il diverso nelle forme di un amore profondamente uguale.

Nero, giallo, rosso: l'arcobaleno ti disgusta.

I colori non sono attaccati se li stracci.

-Vive meglio chi ignora- ti difendi.

È probabile.

Tuttavia esiste meglio chi sa di non sapere,

Ignoranza.

Il farfallio allo stomaco.

Il leggero mal di testa.

Il bisogno di distendersi.

La voglia di non aprire piú gli occhi.

La rabbia,

l’angoscia,

il tormento,

l’afflizione.

Non sarà sempre così,

non sarà sempre così.

Non ci credi nemmeno tu.

Non sei abbastanza,

non lo sei mai stato.

Il respiro si affanna

e i battiti aumentano.

Senti un fuoco che ti brucia l’anima

e un buco nero che la risucchia.

E poi

il cuore non batte piú,

urli in silenzio

mentre un respiro si strozza in gola.

Gli occhi ora si aprono.

Sorridi:

non lo deve sapere nessuno.

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DANNAZIONE

SPERANZE

di Alice Oreti

di Hygee

Dormire

Respiri le nuvole Di questa stanza apatica,

Mi guardi nell'anima

Tra uno sbadiglio sordo

E un accendino rosso.

Ti vedo sognare

Case senza etica

Mentre immagini tua madre,

Sempre stanca

Per una vita che non ha scelto.

Ti chiedi spesso

Se sarai abbastanza,

Ti dico, guardandoti,

Che in te c'è ogni mia speranza.

di un sonno

senza tempo.

Questo solo ormai

potrà deverterci.

Sfuggire alle sferzate

del vento della passione

sul volto.

Vento che come una bora implacabile

ci travolge,

noi

inesorabilmente incatenati.

Bufera infernale,

e siamo noi,

i lussuriosi,

nell’attesa

della condanna.

Noi che osammo

seguire il piacere della carne.

E le fiamme ardenti

delle nostre carni

peccaminose

brillano

nel buio dell’eternità,

vacua e intangibile.

E Satana forse sei tu,

demonio vestito da angelo.

Nei tuoi occhi di ghiaccio

percepii il paradiso

e la d’opale cortina

di neve.

Avviluppatoti

al mio cuore,

per quegli occhi

firmai il patto

che mi avrebbe condannata

per l'eternità.

Godere del tuo calore

anche nel freddo degli inferi.

E misericordia

che mi possa salvare

non c’è.

HO VISTO UN AEREO VOLARE di Allegra di Niccoli Ho visto un aereo volare in un angolo di cielo

mi sono tuffata - migliaia di chilometri in un centimetro -

volevo la liberta riflessa dall’acqua

per un secondo l’ho trovata

bianca e infinita

candida e pura

poi ho toccato terra.

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POESIA DI MAGGIO N° 18 di Cosimo Calvelli

Agli angoli di strada

il muschio cresce già Sui muri d'una casa

Che ormai è alla terza età Per strada molta gente

Che parla e fa silenzio

Un uomo al barrettino

Sì scola il suo assenzio

Il mare in lontananza

Che rumoreggia già Il mattino è già vicino

E mai più ritornerà E all'angolo di strada

Il buio che mi chiama

Ma io non andrò là Ancora non ho l'età In casa una bambina

Che piange ed ha paura

La mamma non è a casa

E il papà la rassicura

La vita infondo è questo

Che passa e va più in là E quando passa oltre

Mai più ritornerà E se mi sveglierò domani

Ancora avanti andrò

E se non mi sveglio allora

Non mi dispererò

Ma prendimi per mano

E non lasciarmi più

Adesso voleremo

Tu non guardare giù

E chi ci vuol capire

Prima o poi ci capirà Perché tutto ha un senso

Per chi lo afferrerà

In una goccia di rugiada

E all'angolo di strada

Il buio che mi chiama

Mi dice io ti sento

Mi dice vieni qua

Ma passo e vado avanti,

E a chi capiterà Mi spiace per davvero

Ma io non ho l'età E il tutto è ancora niente

E il niente deve arrivare

Una bambina cade e piange

Ed impara a giocare

Qualcuno al campanello

Si vergogna di suonare

In mano ha Delle rose

E il cuore è dinamite

Le chiacchiere sicure

Lo danno già perduto

Ma l'artista non le ascolta

Non lo hanno mai abbattuto

Molti sono già vissuti

Io non son vissuto già La vita è una sola

E mi soddisferà D'altronde siamo uomini,

La Vita è quel che è Il come viverla

La scelta spetta a te.

E io di questa vita

Che sfonda, irrompe e paga

Ne scopro la bellezza

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RECITAZIONE di Giovanni Gori Recitazione,

Un applauso o un fischio,

Mesi di prove per poter sfondare,

Ma guarda cosa hai dovuto fare!

Emergere dal nulla non è cosa da poco, ma tra una prova e l'altra l'amore non è un gioco,

Tu hai avuto troppo tempo da dedicare a lei, e ora siete in crisi...

Tu le dici "È ok"!

Passa il tempo, il giorno è arrivato, lui al debutto da sempre sospirato, anni a studiare recitazione, ormai è la sua occasione, dopo anni di povertà, ma la fama non fa la felicità, lei ti guarda in prima fila e ti accenna un sorriso, ma tra le lacrime vorrebbe morire in paradiso, e pensa "In fin dei conti è tutta colpa mia, fui io a suggerirgli di tentare, siamo poveri, da mesi si vivacchia, ci volevamo riscattare".

Ed alla fine, ecco, esce dalle quinte e va a cercare lei,

le dice tra le lacrime che non se la sente ormai di lasciarla quando ancora si amano,

nonostante abbiano avuto poco tempo, sincero e atteso è alla fine il sentimento,

non hanno avuto quello che speravano,

Ma hanno capito che così si bastano, in quel bacio che consuma la felicità, tra sogno e realtà...

SPIEGAZIONE Nel testo si parla di un uomo che sogna da sempre di diventare un attore e adesso ha finalmente la sua occasione, l'uomo però per le numerose prove ha dovuto trascurare la sua ragazza, ed era stata proprio lei a suggerirgli di tentare, perché speravano che con i soldi ricavati potessero risollevarsi dalla loro crisi economica. Alla fine lui va da lei e le dice che in fin dei conti vuole continuare a stare con lei per tutta la vita. C'è anche una parte finale, "In quel bacio che consuma la felicità, tra sogno e realtà" che può racchiudere vari significati: uno è il bacio, appartenente alla realtà, ma tanto bello che può essere percepito come un sogno, l'altro, più triste, è che in realtà lei non lo voglia più e che quindi il bacio finale altro non è che l'illusione finale del protagonista.

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Angolo del Disegna%re “Il disegno ed il colore non sono affa'o dis(n(. Man mano che si

dipinge, si disegna. Più il colore diventa armonioso, più il disegno si fa preciso.“

Paul Cézanne

Francesco Camiciottoli 55


RECENSENDO…

IO SONO IL MESSAGGERO di Giulia Agresti Io sono il messaggero è un romanzo di Markus Zusak scritto nel 2002 e pubblicato in Italia nel 2006, vincitore del Children’s Book Council of Australia del 2003. Il libro tratta la storia di un ragazzo diciannovenne, Ed Kennedy, che al contrario dei suoi fratelli non ha fatto carriera né ha trovato una compagna. È un tassista, ama leggere, giocare a carte e stare con i suoi tre migliori amici Marvin, Ritchie e Audrey, la ragazza di cui è profondamente innamorato. Un giorno il ragazzo riesce a sventare una rapina condotta da un incapace e diventa l’eroe del paese. Dopo alcuni giorni riceve nella cassetta delle lettere una carta, l’asso di quadri, su cui ci sono scritti tre indirizzi e tre orari. Senza capire che cosa significhi, Ed visita i tre posti e vi trova persone in difficoltà e infelici. Decide dunque di aiutarle come può, portando a termine i messaggi delle carte e diventando così il messaggero. Gli assi e le persone a cui dare una mano aumentano sempre di più ed Ed comincia a chiedersi chi sia il mittente di queste strane lettere. Il libro, sebbene viva nell’ombra di Storia di una ladra di libri, il romanzo più famoso dell’autore, è un capolavoro indirizzato ai giovani, ma molto interessante anche per i più grandi. Riesce infatti a dare un messaggio, esplicitato alla fine ma ben intuibile fin dall’inizio, molto profondo al lettore: non ci vuole un eroe per fare del bene. Anche un fallito può rendere migliore la giornata a qualcuno, qualcuno che non ha mai visto prima, qualcuno di cui ignora il nome, qualcuno che non sopporta. Un semplice gesto può portare alla felicità, anche se può sembrare effimera, di una persona. Ci insegna poi anche che i nostri amici, persino quelli più stretti, hanno i loro problemi e non sai mai quale sia il reale motivo delle loro azioni, ma è proprio per questo che hanno maggiormente bisogno di qualcuno che stia loro accanto. Il finale tuttavia sarebbe potuto essere meglio elaborato, infatti troviamo un espediente grazie al quale Zusak si libera da tutte le complicazioni nate nel corso della storia, ma non dà una spiegazione che soddisfa tutte le domande del lettore. È un libro da leggere almeno una volta nella vita!

IL MISTERO DI HENRY PICK di Giovanni Cavalieri Il mistero di Henry Pick è un film del 2019 di Rémi Bezançon, tratto dall’omonimo libro di David Foekinos.

In uno sperduto paesino della Bretagna, esiste una piccola biblioteca, “la Biblioteca dei Libri Rifiutati”, dove vengono conservati manoscritti che non sono mai stati pubblicati (viene subito in mente il “Salon des Refusés” degli impressionisti). In questa biblioteca viene ritrovato un libro: “Le Ultime Ore di una Storia d’Amore”, attribuito a Henry Pick, un semplice pizzaiolo bretone ormai deceduto. Appena pubblicato, il libro riscuote un grande successo.

Jean-Michel Rouche, critico letterario e conduttore televisivo, ritiene però che il romanzo non possa essere opera di un semplice pizzaiolo, che non leggeva e che nessuno, neppure la moglie, ha mai visto scrivere. A causa del suo scetticismo, che provoca un incidente durante la trasmissione televisiva, perde il posto di lavoro e anche la moglie. Decide allora di partire per la Bretagna per indagare. Dapprima riluttante, Josephine, la figlia di Henry Pick, finisce per aiutarlo nella sua indagine.

È un film imperdibile, perché unisce umorismo e satira con una recitazione efficace e garbata. È un’acuta riflessione sul mondo dell’editoria, che premia il supposto talento di un pizzaiolo, piuttosto che quello di un giovane sconosciuto ma talentuoso. Infatti oggi anche i libri sono diventati dei prodotti commerciali per cui è necessario arricchirli di una storia dietro il loro autore per raggiungere il successo.

L’immagine della “Biblioteca dei Libri Rifiutati” è alquanto affascinante, perché dà una speranza a tutti gli aspiranti scrittori che, nonostante l’impietoso giudizio dei critici, possono pensare che qualcuno, prima o poi, leggerà il loro manoscritto.

Nella sceneggiatura si alternano atmosfere da commedia ad altre tipiche di un vero e proprio giallo, e gli attori, in particolare il protagonista, Fabrice Luchini, la interpretano magistralmente.

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