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Il Giornale dei Ragazzi per Babele a Nord-Est - Edizione 2016 - 3^G Istituto Scalcerle e IT Calvi, Padova


IL GIORNALE DEI RAGAZZI PER BABELE A NORD-EST Il Giornale dei Ragazzi per Babele a Nord-Est, Padova, Edizione 2016 Ideazione e coordinamento: Isabella Di Nolfo Coordinamento web e social media: Valentina Aponte Coordinamento redazione: Agnese Solero, Laura Zaggia Redazione: Vita Andriyovska, Giuliano Badecco, Nicolò Barbato, Elisa Bazzoni, Federica Bennici, Luisa Berno, Alessia Bertoldo, Claudio Bici, Darvin Brunga, Marta Buso, Francesco Callegaro, Beatrice Camporese, Carlotta Cattelan, Elisa Cogo, Viviana Cogo, Thomas Colacicco, Martina Daniele, Alenia Di Zone, Alessandro Esposito, Martina Fantin, Rubens Ferrarese, Francesca Ferronato, Giorgia Fioretti, Sara Fogarollo, Giada Fracasso, Riccardo Frasson, Cristian Fulga, Simone Genini , Maxim Grajdian, Kate Guerra, Carlo Locci, Riccardo Marangon, Davide Mastrianni, Sara Merlin, Esmeralda Mundacruz, Vladislava Nagara, Edoardo Naleoso, Stefano Pagini, Sara Pastò, Giulio Parisotto, Angela Paronitti, Sofia Patron, Anna Pavarello, Alessia Pedron, Carlotta Pedron, Martina Peserico, Anna Piccirin, Matteo Pizzinato, Lina Poli, Riccardo Poli, Riccardo Porcellato, Greta Rigon, Francesca Rizzato, Giulia Rossan, Monica Emilia Ruo, Edoardo Sabbatelli, Giorgia Salvagnin, Anna Sanvido, Michela Santi, Silvia Sattin, Amy Selmani, Martina Servadio, Magtibay Sharalyn, Edoardo Sijani, Michel Sinankwa, Corina Singhii, Maira Stocco, Cristina Ştuvbeinji, Nalin Tensae, Alice Verganesi, Luca Vezzù, Arianna Zagolin, Anna Zanetti, Marco Zecchinato, Carolina Zordan Si ringraziano: Roberta Polese, Cristina Sartori

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INDICE Uno sguardo su Babele di Francesca Ferronato, Sara Fogarollo, Martina Servadio

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Padova, patrimonio dell’UNENTRO di Nicolò Barbato, Cristian Fulga, Vladislava Nagara

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Nel cuore dell’arte di redazione

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Giotto a Padova di Francesca Ferronato, Sara Pastò, Martina Servadio

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Un mondo a nord-est della costellazione di Orione di redazione

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Sii tiranno di te stesso. Vivere da morto di Federica Bennici, Martina Daniele, Alessandro Esposito, Giulio Parisotto, Martina Peserico, Riccardo Poli, Edoardo Sijani, Alice Verganesi Se proprio devo stare male, starò bene di Elisa Bazzoni, Luisa Berno, Giulia Rossan, Greta Rigon, Anna Sanvido, Maira Stocco L’Islam fai da te di Marta Buso, Elisa Cogo, Sharalyn Magtibay, Edoardo Nalesso, Amy Selmani Beato chi è diverso essendo egli diverso, guai a chi è diverso essendo egli comune di Martina Daniele Tra spazi angusti e luoghi infiniti
 di Elisa Bazzoni, Luisa Berno, Greta Rigon, Giulia Rossan, Anna Sanvidio, Maira Stocco Si mostrano discordi poi si ritrovano
 di Carolina Zordan

p. 18

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p. 21

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p. 27

Cercare la ricchezza in una moltiplicità di brandelli. Città fantasma da scoprire di Beatrice Camporese, Giorgia Fioretti, Esmeralda Mundacruz, Anna Zanetti Libera o sottomessa? di redazione

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Libertà contrapposte di Monica Rus, Arianna Zagolin

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Intervista a Melissa P. di redazione

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I misteri dell’Irlanda. Storie e leggende dal paese del Trifoglio di Sara Fogarollo, Angela Paronitti e Michela Santi

p. 38

Musica e fate dall’Irlanda di Elisa Bazzoni ,Luisa Berno, Greta Rigon, Giulia Rossan, Anna Sanvido, Moira Stocco Il sono il Nordest di Elisa Bazzani, Sara Fogarollo

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Un amore “malato” tra le strade di Venezia. Il dramma di una passione interminabile di Federica Bennici, Cristian Fulga, Vladislava Nagara

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Alcuni incontri sono scritti nel destino di redazione

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A proposito di maestri di redazione

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Divulgare la scienza. 10 anni con il premio Galileo di Elisa Bazzoni, Luisa Berno, Greta Rigon, Giulia Rossan, Anna Sanvido, Maira Stocco Incontro con il regista Antonello Bellucco di Francesco Callegaro, Rubens Ferrarese, Riccardo Frasson, Riccardo Marangon, Stefano Pagini

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UNO SGUARDO SU BABELE…


di Francesca Ferronato, Sara Fogarollo, Martina Servadio

Dal 18 al 22 ottobre la nostra classe ha partecipato al progetto del Giornale dei Ragazzi, un’iniziativa molto interessante promossa nell’ambito della rassegna Babele… questo ci ha permesso davvero di improvvisarci giornalisti per una settimana . Si è trattata di un'esperienza interessante che ci ha fatto capire quanto sia differente il mondo del lavoro dal mondo di uno studente; molti gli aspetti positivi: infatti abbiamo visitato luoghi della nostra città che prima sentivamo nominare solo dai turisti che ci chiedevano informazioni, come gruppo abbiamo imparato a lavorare con altre persone e ad arrivare a compromessi, inoltre questa attività ci ha permesso di confrontarci con persone più grandi di noi e a comunicare con loro.

Ci sono stati anche aspetti negativi; ad esempio durante alcune conferenze siamo state costrette a fare rifornimento di pocket coffee per non crollare dalla noia, la redazione, la nostra base, era sfornita di computer e questo ha reso no stop il nostro "lavoro" da giornalisti visto che, arrivati a casa, dovevamo trascrivere gli articoli cartacei sul computer. Inoltre alcuni ospiti di Vittorio Sgarbi, curatore del Festival, si sono rivelati scontrosi nei nostri confronti e quello che ci ha sorpresi di più è stato proprio il comportamento del famoso critico d’arte: da un lato ci ha entusiasmati con la sua eloquenza e la sua profonda conoscenza delle opere d’arte che vanta la nostra città, dall’altro ci ha spiacevolmente sorprese per i modi poco cortesi con cui si è rivolto ad alcune persone e anche a noi…


aspetti negativi però bisogna dire che alcuni argomenti sono risultati noiosi e troppo specifici per un pubblico di ragazzi delle superiori che non hanno molte conoscenze in ambito artistico; inoltre gli orari non venivano quasi mai rispettati. Nonostante questi piccoli difetti Babele è da considerare un progetto positivo e costruttivo , utile anche alla formazione di noi studenti.

di redazione

Babele è stata un’esperienza molto bella e formativa, che ci ha insegnato a lavorare in gruppo e ci ha consentito di migliorare il nostro modo di rapportarci nell’ambito lavorativo. Tra le note positive di questo progetto c’è senz’altro il fatto di esserci sentiti dei veri e propri giornalisti come quando abbiamo avuto l'opportunità e il piacere di intervistare l’assessore alla cultura Matteo Cavatton (che ha speso belle parole per il progetto Babele anche se, secondo lui, le scuole offrono una preparazione troppo s p e c i fi c a e m o l t i a r g o m e n t i t r a t t a t i risulterebbero complicati per un pubblico giovane come noi). Due di noi hanno avuto il piacere di essere invitati nel suo ufficio per poter dialogare più intimamente e l’assessore si è rapportato con noi in modo molto socievole e ci siamo sentiti subito a nostro agio. Tra gli

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di redazione

Dal 18 al 23 ottobre noi ragazzi della 3°G dell’Istituto Scalcerle abbiamo partecipato al progetto Babele, un’inziativa promossa dal Comune di Padova che ci ha consentito di fare esperienze nuove nel campo del giornalismo e della cultura. Ogni giorno dopo la scuola ci siamo recati in centro a Padova sotto la Torre dell’Orologio di Piazza dei Signori, in sala Nassirya per organizzarci e sguinzagliarci tra i vari eventi e spettacoli sparsi per la città. E’ stato bello, è stato interessante anche se non tutto era alla nostra portata. Gli argomenti erano destinati ad una fascia di popolazione troppo ristretta e i giovani non erano certo pubblico privilegiato! Inoltre gli eventi erano troppo ravvicinati, difficile seguire tutto con attenzione…

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di redazione

Conoscere la nostra città, i personaggi illustri che la abitano, imparare ad ascoltare e a farci avanti è stato importante così come imparare a lavorare in gruppo e a muoverci autonomamente e con disinvoltura. A nostro giudizio però gli approfondimenti sull’Islam, tema principale degli incontri, non sono stati debitamente valorizzati e a volte ci è parso che le conferenze fossero solo un pretesto per mettere in mostra qualche vip o Sgarbi stesso. La prossima volta sarebbe davvero carino da parte dei professori non riempirci di compiti appena rientrati da questa settimana di duro lavoro giornalistico!


PADOVA: PATRIMONIO DELL’UNENTRO “UNESCO NON INUTILE, BENSÌ DANNOSO, PROPONGO L’UNENTRO!”

designati i siti universali patrimonio dell’umanità. Critica addirittura il fatto che anche la sua città natale, Ferrara, sia dotata dello “stemmino che si concorre tutto il mondo”, a scapito di città che lo meriterebbero di più come Lecce, Viterbo e Padova. Suggerisce che: “fuori dalla città ci sia scritto ‘Padova non ha bisogno dell’UNESCO’.” Aumentando il tono ironico, afferma: “ho deciso di fondare un ente che si estende in qualunque luogo pieno di meraviglie chiamato ‘UNENTRO’.” Il messaggio lanciato da Sgarbi ha un secondo fine, quello di sensibilizzare i cittadini padovani a rendersi conto del meraviglioso patrimonio artistico e culturale che li circonda. Nell’era dello sfrenato consumismo, spesso non ci accorgiamo della storia che calpestiamo camminando per il nostro centro storico. Basterebbe svoltare per qualsiasi vicolo adiacente a Via Roma, per scoprire la nostra storia. Basterebbe alzare la testa dai negozi per accorgerci dell’arte da cui Padova è pervasa.

di Nicolò Barbato, Cristian Fulga, Vladislava Nagara

Cos’altro aspettarsi da Vittorio Sgarbi, se non un incipit ironico e polemico? “Prima di parlare di alcune cose belle di Giotto, voglio dire tutto il male che penso dell’UNESCO”. Così il critico d’arte, direttore artistico del Festival, inizia la sua Lectio Magistralis nel terzo giorno di Babele a Nord-Est, sul pittore che ha reso nota la nostra città in tutto il mondo: Giotto.

Il concetto è stato percepito anche da noi ragazzi, che abbiamo apprezzato la provocazione in stile Sgarbi con cui concordiamo e che ci ha fatto riflettere sulla nostra frequente superficialità. Accettiamo dunque l’invito ad interessarci maggiormente alla nostra arte!

Di certo non si può dire che Sgarbi non sappia come catturare il pubblico che ha subito fatto sentire la sua presenza con un lungo applauso all’affermazione: “Padova non ha bisogno dell’UNESCO. L’UNESCO ha bisogno di Padova.”. Ciò che il professore ha voluto sottolineare è l’incoerenza dei criteri con cui vengono

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VITTORIO SGARBI

Ho deciso di fondare un ente che si estende in qualunque luogo pieno di meraviglie chiamato ‘UNENTRO

Padova non ha bisogno dell’UNESCO. L’UNESCO ha bisogno di Padova.


NEL CUORE DELL’ARTE “A GIOTTO NON SERVE L’UNESCO MA ALL’UNESCO SERVE GIOTTO”

classici e mettendo in secondo piano la pittura bizantina. Alla scuola riminense questo pittore era visto come Picasso, un rivoluzionario che mise da parte la “rozzezza” dei Greci. Il compito assegnato a Giotto nel 1303 di dipingere la Cappella degli Scrovegni, fu richiesto dal figlio dell’usuraio Scrovegni, per far perdonare alcune colpe del padre. Vittorio Sgarbi descrive Giotto con una citazione del celebre poeta Dante Alighieri: “poca favilla, gran fiamma seconda” cioè, un grande incendio spesso fa seguito ad una piccola scintilla. Una descrizione unica che solo quest’ormai famosissimo critico d’arte avrebbe potuto conferire.

di redazione

Questa è la critica con cui Vittorio Sgarbi, giovedì 20 ottobre, inizia ad attirare il suo pubblico fremente. Definisce questa ONLUS “un insieme di parassiti, un ente dannoso che si permette di fare una selezione”.

Parlando di Giotto uno dei quadri sul quale si è più soffermata la sua attenzione è stato “L’incontro di Anna e Gioacchino alla porta d’Oro” perché oltre a descriverlo nei minimi particolari, ha fatto notare al suo pubblico il dettaglio della vedova: una donna completamente vestita di nero e con il viso coperto per metà. Questo sta appunto a significare che con la morte del marito ha anche perso metà del suo viso.

Con il suo spirito patriottico afferma indignato che Padova è una delle capitali principali dell’arte e che l’UNESCO non comprende il suo valore e la sua importanza. La Basilica del Santo (Sant’Antonio) e la Cappella degli Scrovegni, sono opere magnifiche nei minimi dettagli, che altre città, pur essendo patrimonio dell’UNESCO, possono solo immaginare.

È stato un incontro ricco di pensieri che riescono ad aprirti la mente su piccolissimi dettagli che a prima vista possono sfuggire.

Il celebre artista che pitturò la Cappella degli Scrovegni è l’argomento della conferenza di Sgarbi.

È stata una grande soddisfazione vedere tutta la sala del Palazzo della Ragione piena, per approfondire un argomento a noi padovani molto caro di cui dovremmo vantarci.

Il fiorentino Giotto, come spiega Sgarbi, compì una rivoluzione nell’arte del Trecento, introducendo insieme a Cavallini la pittura Moderna. Giotto riportò naturalezza riprendendo i modelli 12


GIOTTO A PADOVA diretta, se pur volgare, il Nostro che spiega: “L’Unesco è selettivo e Padova non ha bisogno dell’Unesco….semmai è l’Unesco ad aver bisogno di lei e di Giotto”. Da storico dell’arte Vittorio Sgarbi insiste sul fatto che l’Italia vada visitata da Nord a Sud e chi non viene si perde davvero il mondo. Tornando a Giotto, come tutti sappiamo arriva a Padova chiamato dagli Scrovegni e nel 1303 dipinge la cappella del loro palazzo (che ora non esiste più) in 2 anni e mezzo. Essa è da subito considerata un capolavoro indiscusso ma purtroppo però rimane privata e quindi visitata da pochi turisti fortunati fino al sec. XIX quando diviene pubblica. Afferma Sgarbi: “Giotto è stato per il 300 come Picasso è stato per il 900”. Partendo da questa informazione, l’ultima parte della conferenza è dedicata alla descrizione e interpretazione degli affreschi dedicati alle storie della Vergine e di Gesù. Per concludere, il critico ci ha lasciato dicendo che nella cappella degli Scrovegni c’è tutto: “cielo e terra…”

di Francesca Ferronato, Sara Pastò, Martina Servadio

Siamo immersi nella Padova medievale, nel magnifico sfondo del palazzo della Regione ed è Vittorio Sgarbi in persona a introdurci alla visita della cappella degli Scrovegni, capolavoro di Giotto. La cappella di Giotto è un vanto per i padovani e per i veneti che, conferma Sgarbi, si sentono legati alla propria terra e alle proprie origini e questo vale per tutto lo stivale, dalla Sicilia al Trentino. Come tutti sappiamo molti siti artistici italiani sono protetti dall’Unesco, un ente che Sgarbi giudica inutile se non dannoso dato che non prende in considerazione alcuni tra i monumenti più importanti d’Italia (per esempio Padova, Lecce o Viterbo). “Consiglio di creare un ente chiamato Unentro e che l’Unesco vada a fare in culo!” così esprime in maniera chiara e

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ALCUNE FOTOGRAFIE DEI DIPINTI ILLUSTRATI


UN MONDO NUOVO A NORD EST DELLA COSTELLAZIONE DI ORIONE…


Piuttosto sconcertante, a nostro avviso, l’incontro con il sedicente professor Filippo Martinez rettore dell’università di Aristan, in sala Paladin. Filippo Martinez è un regista di teatro che, il 20 luglio del 2001, giorno del suo 50° compleanno, ha proclamato la sua morte “in didascalica” (ovvero che non procura lavoro alle pompe funebri) e perciò si considera “postumo” e si è scritto anche un’epigrafe adatta… “Trasloco. Vado in quel che faccio e faccio quel che sogno. Sono altrove. Altrove è l’unico posto possibile”.

Tutte queste informazioni le abbiamo ricavate da internet perché, per la verità, dall’incontro condotto nientedimeno che da Sgarbi in persona abbiamo capito ben poco. Il regista sardo ha infatti spiegato la sua adesione al festival Babele a Nord-Est come la terra che si trova per l’appunto a nord est della costellazione di Orione. Ha poi continuato il suo intervento raccontando di ritenersi morto dal 2001, anno del suo cinquantesimo compleanno. “Perché si riteneva morto da quel giorno?” gli abbiamo chiesto. “Ho preso la

decisione di festeggiare il mio funerale per iniziare una vita nuova rompendo ogni legame col passato”, è stata la risposta. Delle sue citazioni una che ci ha colpito è stata: “Nascendo pensiamo di avere una vita già programmata, ma spostando uno o due elementi potrebbe cambiare radicalmente”. Insomma, chi l’avrebbe mai detto, sulla torre di Babele, tra i tanti personaggi abbiamo incontrato anche uno zombie!


SII TIRANNO DI TE STESSO VIVERE DA MORTO di Federica Bennici, Martina Daniele, Alessandro Esposito, Giulio Parisotto, Martina Peserico, Riccardo Poli, Edoardo Sijani, Alice Verganesi

Giovedì 20 ottobre 2016 si è tenuto in sala Paladin, a Palazzo Moroni, l'intervento di Filippo Martinez. Personaggio fuori dal comune che decide di celebrare il suo funerale il giorno del suo 50° compleanno, il 20 luglio 2001. Da qui ha inizio la sua nuova vita: fonda una nuova città chiamata Aristan, città fluttuante, costituita da chiunque ci voglia vivere. Oltre alle sue molteplici competenze, svolge il compito di rettore di un'università, chiamata Università della felicità, da lui fondata, ed è docente di regalità individuale.

Nella sua facoltà, Scienze della felicità, Martinez sostiene che bisogna essere tiranni di se stessi e seguire le proprie passioni senza farsi influenzare. Tra gli altri docenti dell'università ci sono anche Frank Matano, Ornella Vanoni e Vittorio Sgarbi. Ci sono molte materie insolite e spaziano tra i più vari argomenti che nessuno si aspetterebbe di imparare, come la follia. Proprio per questo non sono lezioni ordinarie, ma fuori dal comune. Durante l'incontro è riuscito a spaziare tra gli argomenti senza avere un discorso preparato, coinvolgendo il pubblico. Tra i suoi progetti c'è quello di diventare sindaco della città di Oristano promuovendo una campagna elettorale erotica, basata sull'amore per la propria città.


SE PROPRIO DEVO S TA R E M A L E , STARĂ’ BENE. Padre Alberto Maggi presenta il suo libro Chi non muore si rivede con la partecipazione della scrittrice Sveva Casati Modignani a Palazzo della Ragione alle ore 16 del 19 ottobre 2016.


di Elisa Bazzoni, Luisa Berno, Giulia Rossan, Greta Rigon, Anna Sanvido, Maira Stocco

infatti molte persone si rivolgono per dei consigli su come superare le proprie difficoltà.

Dopo una breve introduzione da parte del direttore artistico Vittorio Sgarbi, l’evento è iniziato con un discorso della scrittrice Sveva Casati Modignani, che ha spiegato di essere venuta a conoscenza del libro, Chi non muore si rivede tramite una sua cara amica.

La Modignani, prima di lasciare Palazzo della Ragione, ha consigliato vivamente la lettura di questo libro in quanto molto coinvolgente e in grado di dare una visuale ottimistica della vita in ogni situazione.

Il romanzo è nato per caso, dopo la degenza in ospedale durata tre mesi. E’ un racconto autobiografico in cui padre Maggi ha saputo descrivere la sua esperienza in ospedale in modo umoristico e leggero, conciliando Chiesa, vita, amore, humor. E’ un libro davvero terapeutico, per le sue frasi incoraggianti. La positività presente in Chi non muore si rivede rispecchia il modo di vivere dell’autore, a cui

L’evento si è concluso con la visione dell’anteprima del film tratto dal libro.


L’ISLAM FAI DA TE UNA SOCIETÀ CHE LIVELLA PERSONE, BANALIZZA VALORI ED ABOLISCE SEGNI di Marta Buso, Elisa Cogo, Sharalyn Magtibay, Edoardo Nalesso, Amy Selmani

Nel Palazzo della Ragione, la serata del giorno 20 ottobre 2016, si è tenuto l’incontro Islam lectio difficilior 3. Il primo dibattito, condotto da Farian Sabahi, giornalista e docente universitaria specializzata sul Medio Oriente, si è basato

sulla distinzione di tre concetti fondamentali: jhadismo, terrorismo e laicità. Non molti sanno che il vero significato della parola jihad è positivo: lo jihadismo infatti non è un gruppo, ma un movimento che si confonde spesso con il terrorismo, parola di origine greca che significa “governante del terrore”. Il terrorismo oggigiorno è così pericoloso perché le società tendono ad “etichettare” le persone, giudicandole seguendo pregiudizi e senza comprendere il significato delle parole che utilizzano. I terroristi islamici spesso non provengono dai paesi del Medio Oriente, bensì dalle carceri europee, in cui adolescenti problematici incontrano chi li convince che il loro fallimento sia dovuto alle loro origini.


Nella società odierna si ha un immagine sbagliata della religione islamica. “Aggressiva e violenta”. Sono questi gli aggettivi che si è soliti affibbiarle, solo perché ci sono delle persone che interpretano male i principi della fede musulmana, ideando un “Islam fai da te”. Il terzo concetto, quello di laicità, è stato introdotto come causa o soluzione a questi problemi. La laicità infatti comporta che, nello spazio pubblico, tutti i segni siano azzerati, creando uno spazio vuoto che nella società odierna viene colmato dal mercato. Per questo motivo oggi viviamo in una società che ruota intorno al denaro. Quindi, stabilita la differenza tra questi concetti fondamentali: ”se fra trent’anni continueremo a banalizzare la religione islamica, avremo gli stessi problemi di oggi”. Così conclude Shady Hamadi, scrittore e giornalista italo-siriano, esiliato fino al 1997 dalla Siria a causa delle sue posizioni politiche. Egli approfondisce i concetti cardine ed in

seguito pone un quesito importante: possiamo vivere con l’Islam? Da 2000 anni c'è una presenza cristiana in Medio Oriente nella maggior parte dei paesi che sono divenuti musulmani, in cui c'è un continuo dialogo tra queste due religioni. A Ma'lula, ad esempio, città della Siria, viene ancora recitato il Padre Nostro in aramaico, come usava fare Gesù. Come mai allora, nonostante ciò, la generazione odierna non mostra l’apertura al dialogo come la generazione precedente? La nostra società dovrebbe puntare alla coesistenza e non considerare la religione prima della nazionalità di qualsiasi individuo. Lo sguardo miope invece guarda solo quello che interessa, mentre si dovrebbe guardare ogni essere umano uguale al suo simile, indipendentemente dalle latitudini in cui abita!


BEATO CHI È DIVERSO ESSENDO EGLI DIVERSO, GUAI A CHI È DIVERSO ESSENDO EGLI COMUNE


Silvio Ramat invece continua il discorso attualizzando un altro romanzo di Bassani Gli occhiali d’oro il cui protagonista, omosessuale ed ebreo, è diverso al quadrato. In questo romanzo in particolare il “rapporto” tra scrittore e personaggi è descritto come una simbiosi totale.

di Martina Daniele

È con la citazione di Sandro Penna che si può introdurre il tema della questione ebraica, argomento su cui si è sviluppato l’incontro del 18 ottobre 2016 alle 18 al cinema Porto Astra in cui si è parlato del romanzo Il Giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani da cui è stato tratto il film di Vittorio De Sica proiettato dopo l’intervento del critico letterario Massimo Onofri e del poeta Silvio Ramat.

Entrambi i critici concludono l’intervento raccontando ricordi personali di Bassani; in particolare Onofri rammenta di quando l’autore, ormai già colpito dalla malattia che gli stava facendo progressivamente perdere la memoria, si presentò in redazione del settimanale “Il Diario” dove al tempo Massimo lavorava, per prendere una copia e leggere l’articolo che Onofri stesso aveva scritto per onorare l’autore che ammirava e che aveva conosciuto l’offesa mortale delle leggi razziali, gli insulti teppistici del gruppo 63, la ferita della malattia e la lotta famigliare per l’eredità.

Lo scrittore era quasi “ossessionato” da Ferrara e ambientò i suoi romanzi all’interno della città letteraria e nei territori limitrofi o nel periodo tra il 1930 e il 1950. Nell’intervista in bianco e nero di Cesare Garboli a Bassani emerge come egli fosse solito immettere nelle proprie opere una forte energia autobiografica e psicologica; ciò spiega oltre alla larga udienza di cui godeva in Italia e non solo, anche certe piccole avversioni e antipatie che la sua opera si è procurata tra i produttori di lettura piuttosto che tra i consumatori dato che “non si perdona volentieri a un artista di essere uomo due volte: una in carne e ossa e una nelle sue opere”. Massimo Onofri durante il suo intervento affianca Bassani ad altre figure letterarie contemporanee creando delle biografie parallele, soffermandosi in particolare sulla coppia di scrittori Bassani-Natalia Ginzburg entrambi nati nel 1916 e accomunati dalla pubblicazione dei loro romanzi Il giardino dei Finzi Contini e Lessico famigliare avvenuta a un anno di distanza (1962-1963). Il romanzo della scrittrice si ricollega alla questione ebraica perché simboleggia la dichiarazione degli ebrei di essere come qualsiasi cittadino italiano, di non aver nulla di diverso. Proprio Natalia Ginzburg patì la morte del marito a causa delle atroci conseguenze della persecuzione nazifascista. Inoltre impedì la pubblicazione da parte di Einaudi di Se questo è un uomo di Primo Levi perché considerava la questione ebraica sottovalutata e collocata sotto la stella delle eccezionalità.

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TRA SPAZI ANGUSTI E LUOGHI INFINITI Dibattito sui libri di Elena Stancanelli e Giorgio Vasta in Sala Anziani alle 17 del 18 ottobre 2016.


di Elisa Bazzoni, Luisa Berno, Greta Rigon, Giulia Rossan, Anna Sanvidio, Maira Stocco

Molto interessante l’evento che ha visto il faccia a faccia tra Elena Stancanelli, autrice di La femmina nuda, e Giorgio Vasta, autore di Absolutely nothing. Gli autori hanno presentato i loro romanzi e ne hanno raccontato la trama… senza anticipare il finale per fortuna. Nel racconto della Stancanelli si narra della storia d’amore tra la protagonista, Anna, e un meccanico, Davide. Il loro amore è passionale e travolgente, ma, dopo 5 anni, la relazione si incrina in seguito a svariati tradimenti e bugie. L’intero romanzo è strutturato come una lettera a un’amica, Valentina, che per tutta la durata del dolore le sta vicino… è una discesa all’inferno dove purtroppo la donna diventa la vittima. In Absolutely nothing, invece, si racconta del primo viaggio intercontinentale dell’autore in California. Per questo viaggio, Vasta, parte pieno di aspettative che poi non vengono realizzate. A noi ragazze è interessato

decisamente di più il primo romanzo perché ci è sembrato più vicino all’esperienza di tante storie di cui si sente ogni giorno parlare. In effetti non abbiamo davvero capito la ragione dell’abbinamento Vasta - Stancanelli o forse ci è sfuggito dato che non avevamo letto nessuno dei due libri. Abbiamo solo appurato che i due autori presentano i loro libri insieme in quanto hanno collaborato alla scrittura dello spettacolo “La Scimia”.


SI MOSTRANO DISCORDI POI SI RITROVANO DIALOGO TRA DUE NUOVI LIBRI ITALIANI di Carolina Zordan

“Ciò che mi piace della letteratura e che purtroppo tendo a riprodurre nello scrivere è quella specie di densità feroce che si ottiene passando attraverso dei corridoi molto stretti. Se ci si lascia macinare e dar forma da questa strettoia, dall’altra parte c’è la densità giusta perché qualcosa che io leggo o scrivo mi piaccia” ci dice Elena Stancanelli. Una frase in cui si condensano tanti significati che ci fanno afferrare la sua concezione letteraria! Ritroviamo Elena nella prima giornata di Babele a Nord-Est insieme ad un altro grande ospite, lo scrittore Giorgio Vasta, in un incontro tra le diversità e somiglianze dei loro ultimi libri. Ci troviamo nella Sala Anziani del Palazzo Moroni in presenza di Alessandro Mezzena Lona, scrittore italiano e vincitore nel 2013 del Premio Grado Giallo Mondadori, il quale ci offre oggi la possibilità di trovare un dialogo tra i romanzi di questi due scrittori. Elena Stancanelli ha avviato la sua carriera di scrittrice con un romanzo splendente intitolato Benzina, mentre Giorgio Vasta ha cominciato

con la crudeltà de Il tempo materiale. Ma ciò di cui oggi ci parlano sono i libri usciti quest’anno. Si tratta di La femmina nuda e Absolutely nothing. La spontaneità e l’estroversione di Elena contro la serietà e l’introversione di Giorgio. Ma cos’hanno in comune questi romanzi? Apparentemente niente! Si parte proprio da due punti di vista diversi, che si scoprono in un secondo tempo, leggendo i libri uno vicino all’altro, a comunicare. Come? In primo luogo entrambi vivono una situazione di crisi personale. La Femmina nuda è il secondo atto di una storia che inizia a narrare tre anni prima in un altro libro e tratta di una storia d’amore tra una donna e un uomo con un passato incredibile. La protagonista non per stupidità, bensì per circostanze esistenziali fa un passo sbagliato: la storia d’amore si incrina e comincia lo stalking verso l’altra donna di cui lui si è innamorato. Absolutely nothing invece racconta di tre uomini che organizzano un viaggio dalla California alla Louisiana alla ricerca di una serie di territori dell’America poco conosciuti, quasi “non luoghi” da cui l’uomo è stato respinto e di presenze di vite extraterrestri. Il titolo di questo evento è “Tra spazi angusti e luoghi infiniti”. Prendiamo in esame infatti due viaggi caratterizzati da storie, spazi differenti, itinerari e soprattutto macerie, viste sia in senso reale che metaforico.


Da un lato Elena che fa precipitare la protagonista nella geo-localizzazione tramite lo stalking della donna e la spoglia da riserbo e amor proprio. Non viaggia molto e dei suoi viaggi ricorda solo gli scarti, le cose minime, e sono ciò che permette di salvarci dalla mancanza di possibilità di viaggiare, che non si trovano su Google. È un personaggio che si confronta col ridicolo di sé, trascura tutto, trascorre il tempo a seguire un pallino blu nel telefono.

potesse aver polverizzato in lui il desiderio di radicamento. Due personaggi particolari, due caratteri che contrastano, due libri apparentemente differenti, un unico punto di arrivo: l’instabilità e la debolezza della condizione umana!

Dall’altro lato Giorgio che ha tardato sempre di più lo scrivere sul suo ultimo viaggio. L’editore aveva cercato di contattarlo in molti modi, ma lui stava facendo perdere le sue tracce, aveva un impulso a sparire. Egli riteneva che il venir meno di certe coordinate

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CERCARE LA RICCHEZZA IN UNA MOLTEPLICITÀ DI BRANDELLI CITTÀ FANTASMA, DA SCOPRIRE di Beatrice Camporese, Giorgia Fioretti, Esmeralda Mundacruz, Anna Zanetti

Nel tardo pomeriggio alle ore 18 del 18 ottobre, dopo l'inaugurazione del Festival di Babele a Nord-Est si è tenuto un evento, all'Accademia Galileiana, di Padova, dal titolo:” luoghi abbandonati”. Un gruppo di ragazzi, prima dell'inizio del dibattito ha avuto l'occasione di rubare qualche curiosità agli ospiti presenti: Daniele Khilgren, Mauro Minervino e Carmen Pellegrino e successivamente ha potuto scattare una foto assieme. Come non iniziare l'intervista con la domanda: “Cosa vi ha spinto a scovare questi luoghi dimenticati?

Con una risposta spontanea Carmen Pellegrino dichiara di essere nata in un luogo simile e come i suoi colleghi di essere stata spinta dalla curiosità, parte fondamentale della sua professione. Ma come si scoprono questi luoghi? O meglio come si scoprono queste “città fantasma”? La parola chiave è: ricerca. Operatori dell'inutile, ricercano per anni vere e proprie meraviglie, documentandone la loro esistenza, trasformandole in poesia come Carmen Pellegrino, analizzandone l'aspetto economico come Khilgren, studiandole dal punto di vista culturale come Minervino. Ma tutto questo non è un mestiere. Si vuole semplicemente sottolineare, rendendo noto alla gente e allo Stato, che esistono dei veri e propri patrimoni e che forse quell'“inutile” vicino alla parola “operatori” dovrebbe essere sostituito con “utile”.


Questa è pura denuncia, per fermare il continuo abbandono che è: abbandono mentale, perché si lascia uscire dagli occhi e dal cuore ciò che non si vuole vedere e fisico, perché si vaga senza una meta prestabilita, lasciando la terra su cui si era soliti appoggiare i piedi, per viaggiare senza nessuna certezza.

Svolte numerose statistiche parlano di ciò:

La maggior parte di questi luoghi sconosciuti si trova nel Sud Italia, dove sono nascosti tesori, con un passato travagliato e multiculturale.

Per gli abbandonologhi dunque le parole chiave sono: RICORDARE, INFORMARE E ANDARE OLTRE L'IGNORANZA DELLE CARTE GEOGRAFICHE.

Il caso eclatante riguarda la Calabria, che come ci ricorda Minervino, pullula di città fantasma.

AIUTIAMOLI!

- 6000 km di luoghi nascosti e dimenticati dall'uomo e dalla carta geografica. - 6000 km di differenze sociali, tra chi vive di vita mondana e chi vive per strada.


#BABELIAMO Anche le strade di Padova si sono trasformate in una Babele di culture, a noi hanno colpito gli artisti di strada, che hanno giocato ad interpretare il nostro hashtag #babeliamo


LIBERA O SOTTOMESSA?


di redazione

Nella seconda giornata del Festival la sala Paladin fa sfondo all’incontro-scontro di idee tra la scrittrice Costanza Miriano di Sposati e sii sottomessa e la scrittrice Melissa Panarello di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire con la presenza di Filippo Maria Battaglia, scrittore di Stai zitta e va in cucina come mediatore e lo storico d’arte Vittorio Sgarbi. Sgarbi ha iniziato il suo discorso facendo dei confronti tra l’Islam e il cristianesimo in merito alle idee sulla verginità della donna e dell’uomo e sull’emancipazione femminile. A questo si è collegato Battaglia chiedendo direttamente alle due scrittrici se pensavano fosse un valore ancora esistente. La scrittrice Costanza M. ha affermato che, sebbene l’emancipazione femminile sia un valore da tempo riconosciuto tuttora esistono delle differenze tra l’uomo e la donna in diversi campi tra cui il lavoro. Melissa P. ha ribattuto dicendo che la donna deve per prima, emanciparsi dai pregiudizi verso sé stessa e

capire che non deve dimostrare niente a nessuno e non deve nascondere i suoi desideri e la sua “parte oscura”. Secondo Costanza, autrice di Sposati e sii sottomessa, la donna, per trovare la sua vera felicità dovrebbe restare a casa e fare la madre, che è una delle sue più grandi virtù, seguendo il modello della vergine Maria che è secondo lei la donna più potente del mondo. Melissa, in totale disaccordo ha insistito sul fatto che la donna invece dovrebbe seguire i suoi sogni e non permettere a nessuno di porle dei limiti, e non deve inibire i suoi desideri. Entrambe erano d’accordo sul fatto che la Chiesa abbia influenzato pesantemente la visione della donna e della maternità, per cui è ancora tabù parlare di “cattive madri”.


La scrittrice Melissa Panarello definisce il sesso come la cartina tornasole di una società e della sua cultura. Soprattutto in Italia si cerca in tutti i modi di criminalizzare il sesso e si vuole creare una società pubblicamente asettica relegando nel privato tutto ciò che non si riesce a gestire. Secondo lei questo è proprio il segnale dell’ipocrisia e decadenza di una civiltà. Alla fine dell’incontro abbiamo chiesto alle due scrittrici i libri che ci avrebbero consigliato di leggere Melissa: soprattutto classici francesi e letteratura europea in generale, ad esempio gli scrittori Jonathan Franzen e Gustave Flaubert; Costanza: La donna di Edith Stein.


LIBERTÀ

CONTRAPPOSTE UN ACCESO DIBATTITO SULLA CONCEZIONE DI FELICITÀ

fervente, è convinta che in cielo si vada solo per raccomandazione e racconta il suo pensiero nel suo libro Sposati e sii sottomessa.

di Monica Rus, Arianna Zagolin

Entrambe sono del parere che questa vita sia troppo breve per non desiderare un amore puro e continuo, ed è questo che ci porta a sostenere che quello che ognuno di noi desidera è giusto secondo la nostra opinione.

Costanza sostiene con molta fermezza il suo concetto di appagamento basato sul diventare madre e sulla continua influenza della religione cristiana.
 Dall’altra parte, Melissa afferma la sua emancipazione nel mostrarsi giorno per giorno quello che è, portandoci a capire che pur essendo donne sole e libere si può trovare la propria felicità nella vita cogliendo l’attimo.

Sono due donne forti, Melissa Panarello e Costanza Miriano, a parlare di felicità e libertà. Melissa Panarello autrice del libro Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, diventato un best seller internazionale, racconta la storia di una adolescente alla ricerca della libertà vista come piacere fisico e carnale.
 Costanza Miriano giornalista e cattolica

Siamo persone e come tali abbiamo concezioni e opinioni diverse che ci rendono uniche al mondo ed è proprio questo che le due donne sostengono, perché senza una propria personalità non c’è libertà .


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INTERVISTA A MELISSA P. GdR: Lei è diventata scrittrice perché fin da piccola lo ha desiderato oppure perché aveva il desiderio di raccontare le esperienze che lei ha vissuto, positive e negative che fossero?

di redazione

Nel secondo giorno del festival Babele a nordest alle ore 15:30 si è tenuto in sala Paladin un incontro tra due celebri scrittrici: Costanza Miriano e Melissa Panarello.

MELISSA: No, io volevo diventare scrittrice fin da quando ero piccola. Ho cominciato a scrivere a 4 anni e a quell'età ho scritto il primo libro. Poi ne ho scritti poi altri 8 perché era la mia vocazione.

Rispondendo alle domande proposte da Filippo Maria Battaglia, le due autrici hanno dialogato su una tematica molto discussa in questo periodo: la posizione della donna.

GdR: Cosa preferiva leggere quando era giovane?

Alla fine dell’incontro, il Giornale dei ragazzi ha intervistato Melissa. GdR: Secondo lei, rispetto al passato, la vita della donna in generale è migliorata oppure no?

MELISSA: Da giovane leggevo molti classici, classici francesi soprattutto. Molta letteratura americana, anche contemporanea. Leggevo pochi autori italiani da ragazza, ma molti stranieri, classici o contemporanei.

MELISSA: Eh beh certo che è migliorata eccome. È migliorata nonostante comunque ci sia sempre un moralismo molto forte nei confronti delle donne. Le donne sono libere di fare quello che vogliono, ciò vuol dire che le loro azioni non debbano poi essere giudicate nel momento in cui avvengono.

GdR: Prima che iniziasse l'incontro Vittorio Sgarbi ha definito Vladimir Luxuria brutta d'aspetto ma di carattere buono e gentile. Questo è un errore che maggiormente gli uomini commettono, cioè giudicare la donna dall'aspetto e non per il carattere. Lei cosa pensa al riguardo?

GdR: Secondo lei, ora come ora, le donne sono uguali agli uomini nell'ambito dei diritti?

MELISSA: Gli uomini dettano le proprie regole estetiche, vogliono che le donne siano in un certo modo perché piace a loro ma magari non piace alle donne. Infatti spesso le donne che piacciono a noi donne, che le guardiamo e diciamo “che bella quella lì” spesso non piacciono agli uomini poiché non corrispondono al loro gusto estetico. Tendono molto a dettare le regole su come dobbiamo vestirci, su come dobbiamo essere, su come dobbiamo pettinarci. La moda la fa l'uomo purtroppo, se ci pensi la maggior parte degli stilisti sono uomini

MELISSA: Bah guarda, sui diritti, come dicevo prima, non c'è proprio una grandissima parità, se appunto pensiamo che le donne sono pagate meno nel posto di lavoro o se nel momento in cui si mettono in maternità vengono licenziate. Cose che non accadono agli uomini per esempio, se un uomo diventa padre non lo licenziano ma la madre sì, quindi non ci sono gli stessi diritti, soprattutto in campo lavorativo.

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GdR: Molti uomini scelgono la propria fidanzata o moglie secondo canoni che non possono essere considerati corretti, come ad esempio la bellezza o il patrimonio. Secondo lei questo tipo di pensiero o di congettura è positiva o negativa? E come può essere modificata nel corso del tempo?

MELISSA: Secondo me entrambi, ma poi bisogna vedere caso per caso. Ci sono delle donne che non lo vogliono nemmeno dipinto l'uomo e degli uomini che stanno benissimo senza donne. GdR: Tuttora una donna bella d'aspetto e formosa di corporatura viene considerata automaticamente una “troia”. Per quanto questo concetto sia enormemente errato, secondo lei perché, sempre gli uomini, continuano ad avere e a fare queste tipo di considerazioni?

MELISSA: Mah guarda, che una persona ne scelga un'altra seguendo i propri criteri estetici ci sta, cioè non ti devi sposare con una che secondo te è un mostro perché è ricca. Ti sposi una persona perché sicuramente ti piace anche fisicamente e esteticamente. Per me non c'è niente di negativo o positivo, è semplicemente che ognuno deve seguire il proprio istinto. Se il tuo istinto ti dice di sposare una bellissima e piena di soldi sposati una bellissima e piena di soldi. Tanto la felicità tua la gestisci tu, non lei.

MELISSA: Perché a loro piacerebbe che fosse così, perché ovviamente se una donna è bella, loro sperano che sia anche troia, per loro è il sogno della vita. Magari a lei non frega niente, magari è lesbica. Si crede sempre le donne molto belle siano facili a letto ma non è sempre così. Io conosco donne prosperose che fanno pensare proprio a quello, ma che non lo sono affatto. Quindi è sempre un problema di pregiudizio.

GdR: Secondo lei è l'uomo che ha bisogno della figura femminile o è la donna che ha bisogno della figura maschile?

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I MISTERI DELL’IRLANDA STORIE E LEGGENDE DAL PAESE DEL TRIFOGLIO

e il passato trascende nel presente che fa coincidere fine e inizio di un amore che appartiene ad un’altra vita. Le vaste vallate irlandesi fanno da sfondo ad un viaggio tra misteri e ricerca interiore e la protagonista vede il presente intrecciato al passato in un isola in cui miti e paesaggi lussureggianti sono mezzi grazie a cui rivela il volto guaritore della grande dea. La conferenza è stata accompagnata dalle canzoni della figlia dell’autrice, Marged Trumper, eseguite con il canto e suonate con la tampura, uno strumento tradizionale indiano, che traportavano nelle misteriose valli irlandesi tra creature fatate e universi invisibili.

di Sara Fogarollo, Angela Paronitti e Michela Santi

Nella Sala Carmeli il 20 ottobre ci si immerge nelle leggende irlandesi attraverso il libro La strega bianca. Una storia di Francesca Diano accompagnata dalle antiche canzoni gallesi di Marged Trumper con la presenza di Laura Liberale. L’interesse nel folklore irlandese si è instillato nella scrittrice dopo aver letto il libro Fairy legends and traditions of the South Ireland, che le era stato regalato dal proprietario di un piccolo negozio di vecchi libri e oggetti d’antiquariato a Londra. In questo libro l’avevano molto colpita le note alla fine del libro sulla storia e le tradizioni di tutta Europa. Dopo aver tradotto il libro in italiano la scrittrice si appassionò al folklore irlandese tanto che la sua passione la portò a scrivere il libro di cui ci ha parlato. L’autrice nel suo libro segue l’ideologia celtica che ha una visione circolare del tempo in cui c’è uno sfasamento temporale 38


MUSICA E FATE DALL’IRLANDA


”LA STREGA BIANCA” DI FRANCESCA DIANO di Elisa Bazzoni ,Luisa Berno, Greta Rigon, Giulia Rossan, Anna Sanvido, Moira Stocco

Babele a Nord-Est. 20 ottobre 2016: sul bellissimo sfondo della sala Carmeli si è tenuto l’incontro sul libro La strega bianca di Francesca Diano intervistata da Laura Liberale. La scrittrice ha raccontato di come il libro sia nato dal suo grande amore per l’Irlanda, che ebbe origine molti anni fa, quando lei abitava a Londra. In quel periodo si recava spesso da un libraio bizzarro che vendeva libri usati e che le consigliò la lettura di un piccolo volumetto dal titolo Leggende di fate dell’Irlanda. Francesca Diano iniziò così ad appassionarsi, a tradurre queste storie per i suoi figli e in seguito a dedicarsi alla stesura del suo romanzo, che racconta di un viaggio in Irlanda alla scoperta di un mistero e di una storia d’amore. Come hanno spiegato le interlocutrici, è una storia che intreccia la magia tipica della c u l t u r a I r l a n d e s e . Te r m i n a t a l a presentazione è stata proprio la figlia Maged Trumped a cantare una tradizionale canzone gallese che parla d’amore. Purtroppo l’evento non ha attirato molte persone, infatti il pubblico non era numeroso. Peccato perché la sala Carmeli è bellissima e l’ambientazione suggestiva.

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IO SONO IL NORDEST Noi non conoscevamo i racconti ma dalle letture e dalla presentazione abbiamo sentito narrare situazioni diverse, alcune tenere altre più ironiche ma tutte purtroppo con uno sfondo tragico che ci ha fatto pensare.

di Elisa Bazzani, Sara Fogarollo

Nell’ambito della rassegna Babele a NordEst. Idee – letteratura – confronti, domenica 23 ottobre si è parlato di Io sono il Nordest sottotitolo Voci di scrittrici per raccontare un territorio.

Come spiega la curatrice, Francesca Visentin, il titolo Io sono il Nordest vuole rendere protagonista ognuna delle autrici ma anche tutte le donne di questo territorio e la loro vita intensa e significativa. Nella prefazione dell’imprenditrice Marina Salomon è scritto “questo è un libro bellissimo e non solo per il valore di ognuno dei racconti ma perché contiene tanti riferimenti alle nostre storie individuali o a ciò che sta accadendo intorno a noi. A me ha fatto bene. Leggendolo mi sono emozionata, ed è stato come se incontrassi, nei racconti, altre persone attraverso le loro piccole ma importanti storie.

La presentazione si è svolta nella sala Carmeli e a guidare la conversazione con le autrice era presente il famoso scrittore avvocato Romolo Bugaro che ha dialogato con Antonia Arslan e Gabriella Imperatori e con Francesca Visentin, curatrice del libro di racconti tutti dedicati a storie di donne. E’ stato bello anche ascoltare le letture delle due giovani attrici bravissime, Laura Cavinato e Federica Santinello che hanno recitato a due voci una scelta di brani. Questa antologia di scrittrici sostiene il Centro Veneto Progetti Donna…

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UN AMORE “MALATO” TRA LE STRADE DI VENEZIA IL DRAMMA DI UNA PASSIONE INTERMINABILE

aggressivo di lui fa sì che tra di loro si crei un'atmosfera di grande tensione, ciò nonostante il loro sentimento non si è mai spento e trascorrono un'intensa giornata di ricordi tra le calli di Venezia. Quando

di Federica Bennici, Cristian Fulga, Vladislava Nagara

Il film è ispirato al libro dello scrittore italiano Giuseppe Berto.

Enrico svela a Valeria di avere una malattia incurabile, decidono di trascorrere l'ultima notte insieme, lasciandosi trasportare dalle passioni.

“Sarà andato tutto a rotoli, ma nessuno ha mai fatto l'amore come noi due”.

La proiezione di questo film si è tenuta il giorno 22 ottobre 2016 presso il cinema Porto Astra di Padova.

È questa una delle frasi più celebri tratte dal film “Anonimo veneziano”, uscito nel 1970 e diretto da Enrico Maria Salerno.

A causa di un imprevisto, non ha potuto aver luogo l'incontro con l'attrice protagonista. Nonostante ciò, la proiezione è stata definita dagli spettatori, convenuti in massa, un'occasione irripetibile, a causa dell'introvabilità del film.

Florinda Bolkan e Tony Musante interpretano i ruoli di Valeria ed Enrico, due coniugi intrappolati dal vincolo matrimoniale, ma che scopriranno di essere, nonostante tutto, ancora follemente innamorati l'uno dell'altra. Dopo aver ricevuto un invito da parte di Enrico, Valeria si reca a Venezia e rivede il suo vecchio amore dopo 7 lunghi anni. Enrico non vuole svelarle il vero motivo della chiamata e inizialmente, il rapporto tra i due è molto distaccato. Il carattere

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ALCUNI INCONTRI SONO SCRITTI NEL DESTINO


di redazione

Mercoledì 19 ottobre verso le 18.30 nella sala Paladin del Comune di Padova Catena Fiorello e Vera Slepoj hanno affrontato il tema d e l l ’ a m o r e . Tr a m i t e i l o r o l i b r i – rispettivamente L’amore a due passi e La psicologia dell’amore - varie considerazioni sono sorte sulle sfaccettature dei sentimenti umani. “Non siamo mai troppo vecchi per essere giovani”, “non ci sono prime o seconde chance, ma sempre nuove occasioni”, “bisogna avere coraggio per il cambiamento”, “la solitudine è anche sentirsi soli”. Queste alcune citazioni in rappresentanza del romanzo di Catena Fiorello. La donna straordinariamente disinvolta e carismatica nei suoi rapporti con il pubblico è riuscita a essere coinvolgente anche con i più giovani.

Al contrario Vera Slepoj nei confronti di questi ha avuto una considerazione non troppo positiva . “Piú che un’educazione sessuale, va fatta un’educazione dei sentimenti, e questo eviterebbe i casi di bullismo, eviterebbe tante problematiche e quindi questo non passa attraverso a nessun luogo virtuale. Non c’è internet che possa risolvere questo problema, bisogna avere il coraggio di misurarsi su questa dimensione. Questo quindi è il messaggio: bisogna interessarsi a un’educazione sentimentale”.


A PROPOSITO DI MAESTRI redattrici del “Giornale dei ragazzi”ma solo la sgradevole sensazione di essere coinvolta in una cosa più grande di me, tra l’altro con espressioni e battute che non ripeto e che ho trovato quanto meno di cattivo gusto.

di F. F.

Palazzo della Ragione… Vittorio Sgarbi parla di Giotto affascinando il pubblico con la sua eloquenza; ogni tanto si interrompe per una diretta con Barbara D’Urso su canale 5.

Cosa ho imparato? Questa esperienza mi ha regalato non poco imbarazzo… forse la ribalta non infonde quella sensazione di successo che tutti si aspettano! E, a proposito di Maestri, avrei davvero qualcosa da dire su un maestro che non ha riguardo per i discepoli… per fortuna sono stata presto liberata e ho potuto allontanarmi dai riflettori!

Sul più bello, durante una polemica sui cani che nemmeno ricordo, il signor Sgarbi ha pensato bene di invitarmi a salire sul palco… nonostante le mie rimostranze mi sono ritrovata seduta al suo fianco abbagliata dai riflettori e davvero imbarazzata a dir poco. Nessuna domanda su chi fossi e sulle ragioni della nostra presenza lì come

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DIVULGARE LA SCIENZA. 10 ANNI CON IL PREMIO GALILEO 46


di Elisa Bazzoni, Luisa Berno, Greta Rigon, Giulia Rossan, Anna Sanvido, Maira Stocco

Discussione su dieci anni di Premio Galileo con la partecipazione di Giulio Giorello, Telmo Pievani e Marco Motta al Palazzo della Ragione il 22 ottobre 2016 alle ore 15:30. Molto interessante l’incontro dibattito con i d u e f a m o s i fi l o s o fi , n o n c h é d o c e n t i universitari, Giulio Giorello e Telmo Pievani, che hanno raccontato di due pilastri della scienza: Galileo Galilei e Charles Darwin. Galileo, filosofo e matematico, ha dato inizio alla filosofia della natura; con lui, inventore del metodo sperimentale, è cresciuta l’importanza della comunicazione essenziale per progredire sul patrimonio scientifico. Darwin, 200 anni dopo, ha pubblicato il libro Origine delle specie nel quale espone la sua teoria dell’evoluzione di gruppi di organismi di una stessa specie attraverso processi di selezione naturale. Questi due grandi modelli sono i fondamenti della ricerca e della divulgazione scientifica e Padova se ne fa interprete ogni anno con l’importantissimo premio Galileo che

seleziona, tramite una giuria di esperti (professori, giornalisti, ricercatori) il testo che più rispecchia la capacità di “divulgare” dottrine scientifiche, scoperte recenti nei campi della biologia, della fisica, della matematica, della chimica…Per noi dello Scalcerle è stato un incontro molto importante perché quest’anno siamo stati chiamati tra la giuria del premio! Riprendendo il tema di Babele, Giorello e Pievani, hanno parlato delle scoperte scientifiche del mondo arabo, un mondo in cui chi vuole parlare di scienza deve “incamminarsi e arrivare fino in Cina”. Questo vuole significare che gli scienziati devono essere persone che viaggiano, leggono e si documentano. Il mondo arabo è quello che nell’antichità ci ha portato grandi cambiamenti e novità sia nella scienza che nella comunicazione. L’incontro si è chiuso con una frase che ci è piaciuta molto e che riportiamo… scienza è mettere sempre in discussione le idee in quanto la verità assoluta è impossibile da ottenere. Per i due filosofi questa caratteristica è l’unico antidoto per ogni forma di fondamentalismo.


INCONTRO CON IL REGISTA ANTONELLO BELLUCCO civile tra partigiani e fascisti, un film in parte

di Francesco Callegaro, Rubens Ferrarese, Riccardo Frasson, Riccardo Marangon, Stefano Pagini

inattuale e in parte moderno. Con molta efficacia definisce il lavoro di Bellucco “l’autobiografia di una passione per una verità storica”. È doveroso infatti ripercorrere quel terribile eccidio di repubblichini ma anche di popolazione civile compiuto dai gruppi partigiani al termine della 2° guerra mondiale.

Nella bella sala della Biblioteca Civica di Padova, con un lieve ritardo inizia l’incontro su “Il mio segreto d’Italia”. A parlarne sono il regista stesso con la collaborazione dell’editrice Il Torchio. Sarà proprio lei a iniziare il discorso definendo il film, ambientato a Codevigo, nelle nostre campagne, durante la guerra

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Sarà il maestro Gianni Cudin (pittore, scultore e psicologo) a raccontarci la vita del regista Antonello Bellucco, cresciuto coi nonni, istriani d’origine, e della sua volontà a trattare temi storici controversi, come le foibe o il sangue dei vinti. Non dimentichiamo che Antonello Bellucco è anche autore di un film sulla vita del nostro Santo patrono, Sant’Antonio.

Alla fine della presentazione noi del Giornale dei Ragazzi abbiamo avuto l’occasione di intervistare il signor Bellucco chiedendogli quale potrebbe essere il film più adatto ai giovani e ha risposto che ci sono vari film che possono insegnarci cose riguardanti questo tema. Alla domanda “cosa ne pensa del festival Babele a Nord-Est?” risponde che è un’iniziativa formidabile e che potrebbe avvicinare noi ragazzi al mondo della cultura anche se all’apparenza può sembrarci noioso.

L’ultimo a prendere parola è proprio Bellucco che ha ripercorso le sue avventure c i n e m a t o g r a fi c h e e l e d i f fi c o l t à d i distribuzione per i suoi film in Italia mentre all’estero ha riscontrato un gran successo ed è stato candidato per vari premi.

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IL GIORNALE DEI RAGAZZI FA NOTIZIA! GRAZIE PER QUESTA OPPORTUNITA’

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Il Giornale dei Ragazzi per Babele a Nord-Est Edizione 2016 redazione@ilgiornaledeiragazzi.it www.ilgiornaledeiragazzi.it

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Giornale dei ragazzi - Padova, Babele a Nord-Est, 2016  

l Giornale dei Ragazzi è un progetto che coinvolge i ragazzi tra i 15 e i 18 anni, studenti delle scuole superiori di varie città, che in oc...

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