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prato Trimestrale di cultura, economia e moda spedizione in abbonamento postale 45% - art. 2, lettera b - legge 662/96 - filiale di Firenze - contiene IP - FREECOPY euro 4,00

n. 41 primavera 2019

IL TEMPO DI SOGNARE Pupi Avati

E S C L U S I VA I N T E R V I S TA A L R E G I S TA

Alessandro Baricco

AL CENTRO PECCI PER PRESENTARE IL NUOVO LIBRO ‘THE GAME’

J A PA N E S E R E S TA U R A N T

G come gourmet

NOVE INDIRIZZI DEL GUSTO

V I A T R AV E R S A I L C R O C I F I S S O 5 - P R AT O PH. 0574 966858 | MOB. 351 886 4888 RISTO.YINZUO@GMAIL.COM

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J A PA N E S E R E S TA U R A N T

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n. 40

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11 EDITORIALE

Tra Passato e Futuro

14 SPETTACOLO 16 ARTE 18 LIBRI 20 LO SGUARDO DALLE STELLE 22 LO SGUARDO DA FUORI 24 IMPARARE A SOGNARE

Pupi Avati ci parla di talento, del nuovo film in uscita, e di una pellicola su Dante che sogna di fare da 10 anni di Teresa Favi

28 MERAVIGLIOSA SCHIZOFRENIA

Alessandro Baricco al Centro Pecci per presentare ‘The Game’ di Virginia Mammoli

32 IL BENESSERE DELLA MUSICA

Roberto Prosseda: sinestesie preziose tra i sensi con un occhio alla modernità di Elisa Signorini

34 IN BICICLETTA SULLE COLLINE DI LEONARDO Da Carmignano a Vinci, andata e ritorno, tra i luoghi che ispirarono il genio del Rinascimento di Teresa Favi

40 UN INGEGNERE TESSILE DI NOME LEONARO

A raccontarlo la mostra al Museo del Tessuto di Mila Montagni

44 E SONO GIÀ VENT’ANNI

Il Politeama, la riapertura del ‘99, gli artisti che sono passati da qui. nel racconto di Roberta Betti di Rossella Battista


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48 MODA

9 oggetti speciali da fare innamorare di Francesca Lombardi

56 MANIFATTURE DIGITALI

Laboriosa creatività per il mondo dello spettacolo di Elisa Signorini

tare. Tre sorelle ne rilevano la gestione 7 anni fa. Ilaria è la maggiore

68 SEGNI PARTICOLARI

Paolo Cardone. Dopo il successo di Saporè con il socio Sandro Caluzzi, ecco una pizzeria tradizionale in via dei Lanaioli, Voglia ‘e turnà

70 50 ANNI DI GUSTO E QUALITÀ 60 CASHMERE DALLA DOPPIA VITA

La fibra nobile diventa sempre più sostenibile lungo la filiera del tessile-abbigliamento: i casi di Tesma, Rifò e Bellucci di Maria Lardara

64 G COME GOURMET

I ristoranti in città per raffinate esperienze di gusto di Virginia Mammoli

Il nuovo importante traguardo della macelleria Giagnoni

72 SHOT ON SITE

76 PRATO ESSENTIAL GUIDE

78 ENGLISH VERSION 68 SEGNI PARTICOLARI

Ilaria Vannucchi. Impossibile trovare posto alla Tortelleria di via Bologna senza preno-

82 MESSAGGI DALLE STELLE


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1881

DIRETTORE RESPONSABILE

Matteo Parigi Bini MODA

Sabrina Bozzoni, Teresa Favi, Francesca Lombardi REDAZIONE

Sabrina Bozzoni, Matteo Grazzini, Maria Lardara Virginia Mammoli, Monia Mlah, Mila Montagni, Elisa Signorini CONTRIBUTORS

Claudio Cannistrà FOTOGRAFI

1960

Monica Cillario, Silvestro Forasassi, Francesco Giannella Pasquale Paradiso, Marco Russo, Giusi Sproviero, Studio fotografico Grabriele Righi GRAFICA

Martina Alessi, Melania Branca TRADUZIONI

2019

NTL, The Florentine DIRETTORE COMMERCIALE

Alex Vittorio Lana

Qualcosa di nuovo ci aspetta!

PUBBLICITÀ

Gianni Consorti, Alessandra Nardelli SOCIETÀ EDITRICE

Alex Vittorio Lana, Matteo Parigi Bini via Piero della Francesca, 2 - 59100 Prato - Italia tel +39.0574.730203 - fax +39.0574.730204 redazione@gruppoeditoriale.com

SEDE STORICA DI LABORATORIO E BOTTEGA Via Ricasoli 20-22, 59100 Prato MAIL info@antoniomattei.it | T. +39 0574 25756

Registrazione Tribunale di Prato - n° 5/2009 del 10.03.2009

MUSEO E BOTTEGA Via Porta Rossa 76R, 50123 Firenze MAIL firenze@antoniomattei.it | T. +39 055 0136203

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Baroni & Gori - Prato Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana

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EDITORIALE

TRA PASSATO E FUTURO

ANNIVERSARI, INTERVISTE ESCLUSIVE, INCONTRI: UNA ELETTRIZZANTE P R I M AV E R A I N C I T TÀ Sospesi, tra Leonardo e la rivoluzione digitale, tra cinema e tradizione tessile, tra pizza e ristoranti gourmet. In questa primavera di grandi anniversari – Firenze celebra non solo il genio di Vinci ma anche i Medici con Cosimo e Caterina - Prato riscopre le origini nostrane di Leonardo: la famiglia della nonna paterna era tradizionalmente dedita alla professione di notaio, oltre che all’agricoltura e alla ceramica. Nel 1371 Zoso di Giovanni era “orciolaio” in Bacchereto; uno dei suoi tre figli, Piero, sarà bisnonno di Leonardo da Vinci e notaio come il padre dello stesso Leonardo. È più che probabile che Leonardo iniziasse la sua attività artistica nel contesto della fornace di famiglia a Bacchereto. Fra il 1470 e il 1480 egli ricorda, nel Codice Atlantico, «compari» o compagni in Bacchereto e raffigura e indica il toponimo nel Codice di Madrid II. La casa di Toia, appartenuta a sua nonna, esiste ancora ed è in parte adibita a ristorante. Noi abbiamo seguito Leonardo in un itinerario in bicicletta, che celebra allo stesso tempo lui e l’arrivo della primavera. Una riflessione sul suo contributo al mondo del tessile in mostra al Museo del Tessuto, per sottolineare il suo intervento fondamentale anche in questo settore. Pratoreview ha poi incontrato Alessandro Baricco al Centro Pecci per la presentazione del suo nuovo libro The Game: la rivoluzione digitale come un atto di volontà, scaturita da un desiderio di rendere l’informazione più democratica. Non solo una cosa che abbiamo subíto passivamente. Il maestro Pupi Avati ospite alle Manifatture Digitali Prato, ci ha ricordato di sognare e di insegnarlo ai nostri figli. Il suo sogno? Un film su Dante per i 700 anni dalla morte nel 2021. Da un anniversario all’altro: i 20 anni del Politeama pratese appartengono alla storia recente della città, ma è una emozione vedere i volti dei grandi che sono passati da qui. Pizza o ristorante gourmet? A voi la scelta, per voi abbiamo selezionati i migliori in città. Buona Primavera.

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AGENDA T E AT R O

MARZO

Una famiglia segnata dalla tragedia è invece quella che racconta Orestea / Agamennone, Schiavi, Conversio tratta da Eschilo, caposaldo della tradizione classica e presentato al Fabbricone dal 12 al 17, con la regia di Simone Derai e la produzione Anagoor 2018; uno spettacolo che si muove lungo le linee della giustizia e del sacro, secondo canoni di difficile memoria nella società presente. Dalle pagine complesse e iconiche di Jan Fabre, artista dalla dirompente energia visiva, nasce la fantasia di The night writer. Giornale notturno - con Lino Musella, momento di riflessione e scoperta di un corpo e di una mente che tengono in scacco appassionati e critici ormai da anni e lasciano aperto il viaggio verso l’arte e il perturbante (sala 2 del Fabbricone, dal 19 al 24). Il 21 torna padrona della scena cittadina la Camerata Strumentale diretta dal maestro Jonathan Webb, con i Solisti del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto «A. Belli» e Iakov Zats con la sua viola; il programma: Prokof’ev, Ouverture su temi ebraici op. 34; Hindemith, Der Schwanendreher e Mahagonny Songspiel di Weill. Mesotonica, l’associazione-laboratorio nata a Prato per la diffuzione e la valorizzazione della musica antica, del repertorio classico e della ricerca artistica, il 24, presenta Disaccordi poetici con Stefano Orlandini e Giovanna Riboli. Il cartellone del Metastasio, dal 28 al 31, offre Troiane. Frammenti di tragedia, tratto da Euripide e ispirato al dramma secolare delle donne vittime perpetue delle guerre scatenate dagli uomini di cui sono madri, figlie, sorelle, spose… Il 26, per la VII edizione della rassegna jazz Politeama in primo piano diretta da Mirko Guerrini, la serata intitolata Carta bianca a Stefano Tamborrino

riserverà piacevolissime sorprese e invenzioni, a cui il poliedrico percussionista toscano ci ha abituato. Dal 29, torna per quattro venerdì consecutivi (alle 22.00) la rassegna di musica ai confini del jazz Sounds on Friday al Circolo La Libertà di Viaccia ideata e curata dalla flautista Carlotta Vettori. L’inagurazione è affidata ad un trio amato dai jazzofili Stefania Scarinzi (voce), Piero Fassi (piano), Nico Gori (clarinetto), con l’intervento di Marco Milanesi illustratore pratese per passione e talento che disegnerà improvvisando sulle note in volo tra America e Brasile del nuovo progetto dal titolo Reason Why. Scritto e diretto da Cristina Comencini è Tempi nuovi, l’opera con Maurizio Micheli e Iaia Forte in scena al Politeama il 30 e 31, la vicenda di una famiglia impegnata a tener dietro alle innovazioni tecnologiche e alle loro contraddizioni. Per la rassegna Met Ragazzi, al Fabbricone, il 30 lo spettacolo è con Silvia Gribaudi e il suo R. OSA 10 esercizi per nuovi virtuosismi - finalista Premio UBU 2017 - Miglior spettacolo di danza 2017, finalista Premio Rete Critica 2017, in scena Claudia Marsicano (Premio UBU 2017 Migliore attrice/performer Under 35), una performance senza un momento di tregua e all’insegna dell’ironia e dell’espressività del corpo femminile visto attraverso la lente delle immagini di Botero e del mondo fatto di successi degli anni 80 segnati dalla ginnastica di Jane Fonda.

APRILE

Lettere a Nour di Rachid Benzine - con Franco Branciaroli e Marina Occhionero - racconta una storia difficile come quella del dialogo tra un padre-filosofo e sua figlia partita per la jihad: un momento di contatto tra la letteratura e la realtà da vivere in

STEFANO TAMBORRINO - ORESTEA / AGAMENNONE, SCHIAVI, CONVERSIO

- C AMER ATA STRUMENTALE - LET TERE A NOUR


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AGENDA T E AT R O

prima persona al Fabbricone, dal 4 al 7. Venerdì 5, al Circolo La Libertà di Viaccia, l’attenzione è tutta per Ares Tavolazzi ospite d’eccezione di Song for Joni la serata che l’ensemble Giulia Galligani Mag Collective dedica alle incursioni nel jazz da parte della iconica cantautrice canadese Joni Mitchell. Dal 5 al 14 un testo del più classico Ibsen è in scena al Borsi con Daniele Griggio e Laura Piazza, ovvero Il costruttore Solness, storia di borghesia e drammi silenti; come un dolente e grande classico è quello al Metastasio che ospita il pirandelliano Piacere dell’onestà dal 9 al 14 secondo la regia di Alessandro Averone, nel quale si rinnova l’acuta riflessione sul sé e sull’immagine che gli altri hanno di noi. Giovedì 11 è il giorno in cui la Camerata Strumentale presenta un nuovo appuntamento dedicato alle città diretto dal maestro Webb, con Boccherini, La musica notturna nelle strade di Madrid; Haydn e la Sinfonia n. 92 in sol maggiore Hob. I:92 «Oxford» e la Sinfonia n. 38 in re maggiore K. 504 «Praga» di Mozart. Nella sala 2 del Fabbricone (giorno 13) è in scena un inno di luce e di colori dedicato al Mediterraneo: Bleu! Una storia di miti e amori e cultura, perfetta per i più piccoli. Il 28, invece, Follia della Rivoluzione, Rivoluzione della Follia è il concerto proposto da Mesotonica con l’Ensemble Alraune, Stefano Zanobini viola, Hildegard Khuen viola, Alessandra Morellato, Voce.

MAGGIO

to da un meraviglioso staff di design impegnati nell’originale omaggio a Gilles Clement, botanico e giardiniere ma anche poeta, e a quei geni della natura contemporanea che dal nulla creano giardini. Il 9, invece, si terrà l’ultimo concerto della stagione per la Camerata Strumentale diretta dal maestro Webb, con il Coro Città di Prato e il basso Adriano Gramigni; il programma presenta Dvořák: Můj Domov (La mia casa), Ouverture op. 62, Beethoven: La consacrazione della casa op. 124 e la celeberrima Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68 «Pastorale», un inno alla Natura e un richiamo all’uomo che mai dimentichi di esserne parte e custode; mentre il 10 la musica diventa conferenza con Marcello Piras su Rinascimento e Barocco nel Nuovo Mondo: suoni dalle cattedrali, nel cartellone di Mesotonica. Dall’11 al 19 il Teatro Fabbricone accoglie la prima assoluta dell’opera di Federico Tiezzi (con Fabrizio Sinisi) che racconta le sue Scene da Faust, secondo la scrittura di Wolfgang Goethe nelle diverse e importanti traduzioni di Fortini, Casalegno e Maffei: Sandro Lombardi primo attore in 12 scene dalla prima parte della tragedia rinnova un mito attraverso i drammi, i dubbi e gli interrogativi di un sapiente che scelse di cedere l’anima al diavolo nel nome di una sete di conoscenza e giovinezza che ancora divora l’uomo contemporaneo. Una grande festa di musica chiude la stagione del Politeama, il 20, con La Canzone va a Teatro, un’oc-

Sembra un rimprovero un po’ antico, ma in realtà Piantala è il titolo dello spettacolo che il 4, 5 e 11 terrà banco nella sala 2 del Fabbricone, attraverso la creazione condivisa di un vero e proprio Pop Up Garden, animato da due danzatori e sostenu-

casione brillante per ascoltare i giovani talenti da tutta Italia che con ARTEINSCENA si formano nel Laboratorio di Musical diretto da Simona Marchini, aperto a sperimentazioni di ballo, musica e canto.

FEDERICO TIEZZI - L A FAMIGLIA ADDAMS - IL PIACERE DELL’ONESTA - ARES TAVOL AZZI


AGENDA MOSTRE

CENTRO PECCI

È per la prima volta in Italia esposta la monumentale opera di Aleksandra Mir, che entra in questa occasione anche nella collezione del Centro Pecci. Triumph, ultimata dieci anni fa, è un’installazione di grandissimo effetto creata dall’artista polacca con i 2529 trofei sportivi collezionati nell’arco di un anno in Sicilia - le prime delle coppe sono degli anni Quaranta e le ultime dei primi anni Duemila. Per mettere insieme la materia prima di Triumph Aleksandra Mir ha pubblicato un annuncio sul Giornale di Sicilia e la risposta è stata incredibilmente positiva, tanto che l’esito è stato un tesoro di cimeli che sono stati utilizzati per costruire un luccicante memoir alla gioventù e alla gloria del passato, un inno alla cultura sportiva amatoriale e un prezioso patrimonio affettivo della storia popolare italiana. Una testimonianza del successo e del suo effimero sopravvivere, ma anche del bisogno di fare i conti col passato rinunciando al sogno di una giovinezza eterna (aperta fino al 31 marzo). Trent’anni di storia e di presente senza compromessi quelli che vengono raccontati ne Il museo immaginato. Storie da trent’anni di Centro Pecci - aperta fino al 25 giugno: un momento di riflessione sui numeri e le opere, sulle mostre e la loro organizzazione, un racconto che la direttrice Cristiana Perrella ha considerato necessario per sostenere il valore di quella che è la prima istituzione dedicata al contemporaneo costruita ex novo in Italia. E se questo non fosse abbastanza, non si può dimenticare che il Centro Pecci è stato il primo centro di produzione culturale aperto e impegnato nella ricerca artistica in senso ampio, dedicandosi a eventi fatti anche di letteratura, musica, performances e teatro.

MUSEO DEL TESSUTO Insieme alla mostra dedicata alle intuizioni di Leonardo “ingegnere tessile” ante litteram e ai suoi progetti realizzati con materiali moderni, dall’emblematico titolo Leonardo da Vinci, l’ingegno, il tessuto aperta fino al 26 maggio (e organizzata quale tributo al genio toscano in occasione dei cinquecento anni dalla sua morte), il Museo brilla dei Drappi d’oro e di seta. Tessuti per le corti europee del Rinascimento, che chiuderà i battenti il 9 giugno. Nel percorso si possono apprezzare oltre 120 esemplari, molti dei quali mai esposti al pubblico e recuperati per l’occasione dal Laboratorio di Restauro interno al museo “La Tela di Penelope”. Per far meglio comprendere come questi splendidi tessuti venissero utilizzati sono state preparate riproduzioni in grande scala di sei grandi personaggi delle corti italiane del tempo come Bianca Maria Sforza, seconda moglie dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo, Elisabetta Gonzaga colta e raffinatissima signora di Urbino davanti alla quale si svolgono idealmente i dialoghi del Cortegiano di Baldassarre Castiglione e poi Sigismondo Malatesta signore di Rimini, spregiudicato in guerra e innamorato delle arti, ma anche Cosimo I de’ Medici, sposo della bellissima ed elegante oltre il tempo Eleonora di Toledo. Le immagini selezionate da ritratti di pittori come Domenico Ghirlandaio, Piero della Francesca, Raffaello e Tiziano offrono la possibilità di confrontare le fogge sartoriali in voga con i tessuti in mostra, consentendo di ammirare quale uso venisse fatto di quei tessuti così preziosi.

ALEKSANDR A MIR - DR APPI D’ORO E DI SETA - IL MUSEO IMMAGINATO - LEONARDO DA VINCI, L’INGEGNO, IL TESSUTO

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COVER STORY T E AT R O

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AGENDA LIBRI

Levassi di cappello Acqua morta Filato Blues Io Nichi Moretti e venir via. David Ballerini Lanciotto Bruna Franco Legni Una giornata di dolore che Non esistono storie felici In un universo fatto di Agricoltura e crisi terrore in un folle quando un’intera città si antidepressivi ed esami della mezzadria nel diventa ripetersi di sangue e crimi- trova a vivere cambiamenti d’ammissione all’albo degli Carmignanese ni. Il thriller soprannatura- che la conducono sull’orlo avvocati, popolato da amiAlessandro Affortunati

La storia di Carmignano che Affortunati tratteggia nelle pagine di questo suo libro è la storia di molte realtà del Centro Italia fino al secondo Dopoguerra, una realtà fatta di produzioni di alto profilo appoggiata a grandi fattorie come Capezzana, Artimino e Bacchereto, nelle quali le grandi famiglie (fiorentine nella fattispecie) sapevano di avere sicure ed eccellenti produzioni di vino, olio, grano e frutta e addirittura di specialità come i celebri fichi di Carmignano. Leggendo il saggio si conoscono i passi che condussero alla fine del sistema mezzadrile, all’abbandono delle campagne da parte dei più e giovani e alle conseguenze che queste scelte portarono e che ancora oggi segnano le campagne di Toscana. Euro 10

le di David Ballerini si muove nello spazio incantevole delle Dolomiti e si dilata fino a un giorno buio negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale. Il luogo dai cupi contorni dell’incubo è un grande e solitario albergo Acqua morta, appunto, la cui fonte termale si era improvvisamente fermata il giorno in cui il sangue aveva cominciato a macchiare l’acqua fino ad avvelenarla. A rivivere come un disco rotto la giornata soprannaturale la discendente della famiglia già proprietaria dell’Albergo, Patrizia. Euro 15.50

di una crisi economica. Ed è così che la storia di un casellante, che ha vissuti gli anni giovanili immerso nei sogni dorati dei pratesi degli anni 80, diventa il simbolo di un mondo dai contorni fragili nel quale si sommano cinematografari in trasferta e industriali debosciati, ma anche una donna avvolta di mistero e un vecchio pittore che sembra poter dipingere soltanto la splendida Ferdinanda di Artimino. Un’elegia elegante e intessuta di malinconia e colori dalle sfumature intense che racconta Prato con una grazia straniante. Euro 18

ci che forse sarebbe stato meglio fossero nemici e di un’innamorata che lo ha lasciato e di cui vuole vendicarsi, Nichi Moretti vive una vita sopra (o fuori?) le righe e quasi parallela a quelle dei “normali”. Ma il peggio (o il meglio?) deve ancora affacciarsi nei suoi scombicchierati giorni, quando tre invasate rivoluzionarie neonaziste - Kitty, Margarethe e Chitammuort - lo fanno ostaggio durante una rapina alle poste. Da quel momento in poi il mondo cambia faccia per Nichi Moretti e per chi riuscirà a stargli dietro! Euro 13.60

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LO SGUARDO DALLE STELLE

LA BIBLIOTECA DI LEONARDO

I L G E N I O F I O R E N T I V O C H E A M A V A L’ A S T R O L O G I A D I C L A U D I O C A N N I S T R A’

UNA PAGINA TR ATTA DAL FLORES ASTROLOGIAE DI ALBUMASAR (ED. ERHARD R ATDOLT, AUGSBURG, 1488)

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LO SGUARDO DALLE STELLE

Leonardo da Vinci (1452-1519), di cui il 2 maggio ricorre il cinquecentesimo anniversario dalla morte, si interessava di Astrologia? A giudicare dal modo come il grande artista toscano ha costruito la famosa “Ultima Cena”, che abbiamo analizzato negli articoli precedenti, non sembrano esserci dubbi. Tuttavia, ad avvalorare l’ipotesi che Leonardo conoscesse l’Astrologia esistono le opere, che facevano parte della sua biblioteca, molte delle quali si riferiscono a questa disciplina. Tale elenco, redatto dall’artista stesso, è documentato sia nel Codice Atlantico (f. 210 r/a) che nei Codici di Madrid (II ff. 2v 3v). Risulta una fonte preziosa per comprendere il pensiero del grande scienziato, oltre che un dato inequivocabile dei suoi interessi astrologici. Il primo libro che salta agli occhi nella biblioteca leonardesca è il “Tetrabiblos” di Claudio Tolomeo, vero e proprio trattato astrologico, opera base per lo studio di questa disciplina anche ai giorni nostri. Seguono i testi degli astrologi arabi. Desidero soffermarmi in particolare sui “Flores Astrologiae” di Albumasar e sulle opere del suo seguace Alcabizio, autorità riconosciute in questa disciplina sia nel medioevo che nel rinascimento. Bastano questi volumi a confermare come Leonardo avesse studiato le fonti del sapere astrologico, basato sulle relazioni esistenti tra Cielo e Terra, ovvero tra il movimento dei corpi celesti ed i fenomeni ed eventi che accadono sulla terra. A conferma di questo interesse, troviamo anche varie opere di Cecco d’Ascoli, il poeta, medico, filosofo e astrologo bruciato vivo in piazza Santa Croce a Firenze: in particolare, il “Fiore di virtù”, trattatello astrologico sugli influssi dei pianeti nella vita umana, e “L’Acerba”, poema che tratta di scienze occulte, eclissi e fenomeni atmosferici, oltre a presentare una scelta antologica di massime astrologiche, alchimistiche e naturalistiche, basate sui principi della Scuola Salerniatna e sulle lezioni degli astrologi parigini. Non mancano il “Calendario e le Effemeridi astrologiche” di Regiomontano (Johannes Müller), la “Sphaera Mundi” di Giovanni Sa-

crobosco, testi tecnici fondamentali per la costruzione di una carta astrale, in quanto riportano le posizioni dei singoli pianeti, giorno per giorno. Significativa è anche la presenza del “Liber Phisionomiae” di Michele Scoto, in cui le caratteristiche psicologiche ed i tratti fisiognomici vengono messi in relazione con pianeti e segni. Sulla fisiognomica, nella biblioteca leonardesca troviamo anche le opere del teologo-astrologo Alberto Magno, del medico-astrologo Pietro d’Abano e degli scienziati arabi per i quali l’influsso prevalente di un pianeta determina l’aspetto fisico, i modi di fare e le tendenze dei singoli individui. Probabilmente sono serviti all’artista nei suoi lavori pittorici e per rappresentare i precisi riferimenti fisici tra apostoli e segni zodiacali, presenti nell’affresco dell’Ultima Cena.

LEONARDO AVEVA STUDIATO LE FONTI DEL SAPERE ASTROLOGICO, BASATO SULLE RELAZIONI ESISTENTI TRA CIELO E TERRA Aggiungo ancora i volumi sulla Chiromanzia, quelli sulle dottrine neoplatoniche di Marsilio Ficino, sulle scienze occulte e sulla magia. Naturalmente ho tralasciato i libri di filosofia, matematica, teologia, scienze naturali, arte, che non riguardano il tema in questione, ma dimostrano l’eclettismo di questo grande personaggio del rinascimento italiano. Claudio Cannistrà fa parte della “Bottega dell’Astrologo”, associazione pratese, che ha come obiettivo di contribuire allo sviluppo di una nuova comprensione della realtà visibile grazie all’interpretazione delle simbologie celesti e che organizza corsi ed attività culturali. Per informazioni: canniclau@libero.it; labottegadellastrologo@gmail.com

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LO SGUARDO DA FUORI

ITALIANI D’OLANDA

I P R AT E S I M A S S I M I L I A N O P I C C O N I E S A M U E L E C A R R A I R AC C O N TA N O I L LO R O R I S T O R A N T E E ATM O S F E R A A D A M S T E R D A M DI VIRGINIA MAMMOLI

IL RISTOR ANTE SI TROVA IN PIENO CENTRO, A DUE PASSI DA REMBR ANDTPLEIN

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LO SGUARDO DA FUORI

Sono ormai più di dieci anni che Massimiliano Picconi è partito da Prato. Prima per vivere a New York poi per trasferirsi ad Amsterdam, e sono sei anni che Samuele Carrai, sempre da Prato, lo ha raggiunto nella “Venezia del Nord”. Ovvero da quando insieme hanno aperto Eatmosfera, un angolo di Toscana - il cuoco e terzo socio, Giuseppe Moccero, è infatti viareggino - a due passi da Rembrandtplein. Nel 2016 Italie Magazine li inserisce tra i dieci migliori ristoranti italiani in Olanda, l’anno successivo sono sul primo gradino del podio. L’accento pratese non li ha abbandonati, ma non è l’unica cosa che si sono portati dietro da casa. La vostra filosofia in cucina? Puntiamo su una cucina semplice, fatta di ingredienti freschi e che soprattutto sia fedele alla tradizione italiana, non solo nelle ricette, ma anche nel modo di gustarla: piatti che saziano sia i sensi che la persona. Tutti gli ingredienti sono italiani, a parte due carni, una irlandese e una spagnola, ma quello che ci caratterizza sono la pasta e la pizza. Ultima cosa, ma non per importanza: i piatti sono preparati sul momento. Ogni giorno facciamo la pasta fresca - maltagliati, pappardelle, gnocchi, ravioli… - e da un paio di anni, per la pizza, usiamo il nostro lievito madre, molto leggero e digeribile. Questa sera ceniamo da Eatmosfera, quali sono i vostri cult? Per la pasta Maltagliati con sugo di salsiccia e funghi macchiato al pomodoro. Per la pizza Crudo, rucola e Parmigiano a scaglie. E per quanto riguarda vini e birre? Proponiamo etichette ricercate, specialmente toscane, prediligendo piccole produzioni, possibilmente biologiche. Cerchiamo di variare spesso, per non proporre sempre gli stessi prodotti ai clienti, anche perché abbiamo molti ospiti abituali, sia olandesi sia italiani che vivono qua. Per le birre, rigorosamente artigianali, abbiamo due aziende di riferimento, en-

trambe toscane: La Stecciaia delle Crete Senesi e La Petrognola della Garfagnana. Dopo soli 4 anni siete stati premiati come miglior ristorante italiano in Olanda da Italie Magazine. Il vostro ingrediente segreto? A premiarci è stato il fatto di essere autenticamente italiani: gli ingredienti, il personale e anche il menu. Anche se siamo nel centro di Amsterdam, quando sei dentro il nostro ristorante hai la sensazione di essere in Italia. C’è un po’ di Prato nel vostro menu? I salumi sono tutti della Macelleria Conti, come anche la salsiccia, che usiamo sia nella pasta che sulla pizza. La fermata gastronomica d’obbligo se passate da Prato. Il Caffè Padovani in via dell’Abbaco ha ottimi prodotti di nicchia. Entrambi poi abbiamo una grande nostalgia della bistecca alla fiorentina. Quello è un appuntamento fisso e, quando riusciamo, la bistecca alla fiorentina del Conti fa la sua comparsa nel noNEL 2016 ‘ITALIE MAGAZINE’ stro menu del giorno, che LI INSERISCE TRA I DIECI MIGLIORI RISTORANTI ITALIANI accompagna il menu fisso, IN OLANDA. L’ANNO SUCCESSIVO contenuto nelle proposte, SONO SUL PRIMO GRADINO in modo da garantire semDEL PODIO pre freschezza e qualità. Sogno nel cassetto? Vista la grande richiesta che abbiamo, è da un po’ di tempo che parliamo di aprire un altro ristorante, più grande, ma questo è un progetto in procinto di realizzazione. Parlando di sogni, invece, ci piacerebbe aprire un Eatmosfera a New York.

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NATO A BOLOGNA NEL 1938, PUPI AVATI HA DIRETTO NELL A SUA VITA UNA CINQUANTINA DI FILM. E NE STA PREPAR ANDO ALTRI


INTERVISTA CINEMA

INSEGNATE AI VOSTRI FIGLI A SOGNARE D A L L E M A N I FAT T U R E D I G I TA L I , P U P I AVAT I C I PA R L A D I TA L E N T O , D E L N U O V O F I L M I N U S C I TA E DI UNA PELLICOLA SU DANTE CHE SOGNA DI FARE DA 10 ANNI D I T E R E S A FAV I

Pupi Avati strizza gli occhi che hanno ancora una loro bellezza inquieta, come se scrutassero sempre qualcosa in lontananza. “Oggi nessuno sogna più, manca il sapore dell’illusione” dice l’81enne regista di Bologna arrivato alle Manifatture Digitali Cinema, nell’ex-convento di Santa Caterina, per un masterclass di recitazione organizzato dalla associazione Play arte in movimento. “Sono cresciuto con registi emergenti che si chiamavano Blasetti, De Sica, Lattuada, Comencini. Per noi sognare a occhi aperti era la normalità. Dopo aver fatto il mio primo film, come prima cosa scrissi il discorso di ringraziamento per gli Oscar che mi illudevo di poter vincere. La speranza di fare qualcosa di speciale mi ha accompagnato per tutta la vita”. Avati è uno dei grandi maestri del cinema italiano. Ha prodotto un film all’anno, spesso anche più di uno, per quarant’anni. Per lui fare cinema è un modo di vivere e di costruire un mondo. Con un cinema a gestione familiare, perché i film li produce con il fratello Antonio, crea piccoli gioielli a intervalli ravvicinati. Spesso, sono storie realistiche, colorate

di nostalgia e malinconia come Regalo di Natale, Festa di laurea, Storia di ragazzi e di ragazze, e tra i più recenti La seconda notte di nozze e Un ragazzo d’oro. Avati, qual è il suo sogno nel cassetto in questo momento? Un film su Dante Alighieri, sono dieci anni che ci penso e ci ripenso. Nel 2021 si festeggeranno i 700 anni dalla sua morte e per quella data vorrei raccontare la vita di Dante, a partire dalla sua prima biografia scritta da Giovanni Boccaccio. Vent’anni dopo la morte del grande poeta, Boccaccio andò a Ravenna per portare alla famiglia di Dante 10 fiorini d’oro come ammenda per l’affronto che i fiorentini avevano fatto a suo padre. Lì cominciò a raccogliere le prime notizie sulla sua vita. Intanto a primavera uscirà il suo nuovo film. Il Signor diavolo, per questa pellicola sono tornato al cinema di genere dopo tanti anni, con un piacere immenso, realizzando un’opera gotico-padana con un finale totalmente imprevedibile. L’abbiamo girato in parte a Roma e nelle valli di Comacchio dove avevo già girato La Casa dalle finestre che ridono.

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IN ALTO: UNA SCENA DE ‘LA SECONDA NOTTE DI NOZZE’. IN BASSO: RICCARDO SCAMARCIO E SHARON STONE IN ‘UN RAGAZZO D’ORO’

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INTERVISTA CINEMA

C ARLO DELLE PIANE IN UNA SCENA DI ‘REGALO DI NATALE’

È qui per un masterclass di recitazione, attori si nasce o si diventa? Attori si nasce, tuttavia non sono io a dover stroncare una carriera: tanti anni fa dissi a una giovane e bella donna che era carina ma non aveva la stoffa per fare l’attrice, il suo nome è Margherita Buy. Da allora non ho più detto niente a nessuno. Cos’è il talento per Pupi Avati? Ognuno di noi ha un talento, ma deve andare a cercarlo come il Santo Graal. Lei voleva fare il musicista. Com’è andata che poi ha avuto successo con il cinema? La musica era il mio primo grande sogno. Suonavo il clarinetto in una jazz band bolognese, ero un musicista significativo, fino a quando, non si affacciò Lucio Dalla che mi rubò la scena con il suo immenso talento. E in effetti sono stato miracolato, perché ho avuto una seconda occasione, con il cinema. Ma vorrei dire a tutti: non rinunciate al sogno, non rinunciate a fare qualcosa. Qualcosa per non essere, alla fine della vita, solo un numero tra i lettori di un giornale. Parliamo un po’ di Prato. Roberto Benigni e Giovanni Veronesi. Li ha mai cono-

sciuti? Giovanni da ragazzo fece un cammeo nel mio film Una gita scolastica girato dalle parti di Porretta dove una sua zia che conosceva mia madre me lo aveva raccomandato, ma non crediate chissà che cosa, era stata una faccenda molto casalinga, da vicine di casa. E Benigni? Ho prodotto l’unico film di Benigni che non ha guadagnato niente in tutta la sua storia cinematografica, Berlinguer ti voglio bene. Lo rifarei senza esitazione. Lo sa che una tradizione ferroviaria lega Prato con Bologna, e che almeno una volta all’anno, dato il breve e poco costoso viaggio in treno, i pratesi vengono in gita nella sua città in cerca di trattorie, mortadella e tortellini. Ci consiglia tre indirizzi da non perdere? Per la trattoria sicuramente il Diana in centro, se si vuole qualcosa un po’ più alla buona il Meloncello in via Saragozza, per la mortadella si vada da Tamburini, a due passi da San Petronio. Non conoscevo questa vostra usanza, è una cosa carina, davvero... Chissà che non sia lo spunto per un suo prossimo film.

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ALESSANDRO BARICCO - PH. MONIC A CILL ARIO


INTERVISTA C U LT U R A

MERAVIGLIOSA SCHIZOFRENIA

ALESSANDRO BARICCO AL CENTRO PECCI PER PRESENTARE ‘THE GAME’ DI VIRGINIA MAMMOLI

È stato Alessandro Baricco, uno dei più noti scrittori italiani - autore di libri come Castelli di rabbia, Seta, Oceano mare e Omero, Iliade, nonché penna di Novecento, da cui è stato tratto La leggenda del pianista sull’oceano, capolavoro di Giuseppe Tornatore - a inaugurare Pecci Books. Dialoghi con gli scrittori di oggi, ciclo di appuntamenti dedicati alla presentazione di libri con i loro stessi autori. E lo ha fatto con The Game, ultima sua fatica, con cui è riuscito nell’ardua impresa di trasformare un saggio in un best seller. La sua copertina austera, con quel piccolo mondo al centro, non ha scoraggiato e anzi la si vede spuntare da borse di signore e zaini di studenti. Un libro che parla della rivoluzione digitale, “argomento che - come sottolinea Cristiana Perrella, direttrice del Museo - si presta perfettamente a essere trattato a Prato, una delle cinque città d’Italia dove si sta sperimentando la banda ultralarga del 5G”. Dopo 12 anni da I barbari. Saggio sulla mutazione, lo scrittore torna a riflettere sul mondo di oggi, con l’intento di capire da dove veniamo e dove stiamo andando. Un esercizio che lo ha molto appassionato. “C’è stato un periodo mentre scrivevo The Game in cui non dormivo neanche più, cosa che con i romanzi non mi

succede. Scrivere questo libro è stato un modo di studiare la storia degli ultimi 40 anni e cercare di capire se c’è un disegno, un processo. Nel farlo mi sono reso conto che io per primo ho delle lacune d’ignoranza pazzesche su certi argomenti. Così mi sono messo lì, con grande pazienza, a intrattenere la mia ignoranza e a colmarla.” Comincia dunque dal punto fondamentale “Spieghiamo cos’è il digitale. Il digitale è una delle prospettive tecnologiche che avevamo negli anni ‘50/’60 del Novecento. Ce n’erano anche altre, ma noi abbiamo scelto questa. È tutto appoggiato su una cosa abbastanza semplice: tradurre tutti i pezzi di mondo in numeri più elementari possibile. Tutto, un colore, una temperatura, oppure una parola, un suono… Abbiamo così ripreso una cosa vecchissima, già del Seicento, il linguaggio binario. Un sistema che permette di costruire una serie impressionante di numeri usando solo due cifre: 1 e 0.” Fatta questa premessa, occorre chiedersi perché abbiamo preso questa strada: “Provenendo da un mondo dove i colori avevano nomi stupendi, come Rosso Tiziano, il primo istinto è che qualcosa si sia raffreddato, tuttavia l’abbiamo fatto perché abbiamo intuito subito il vantaggio: la possibilità di dissolvere qualsiasi cosa

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COME AFFERMATO DALL’AUTORE STESSO, ‘THE GAME’ È UNA SORTA DI PROSEGUIMENTO DE ‘I BARBARI’, SAGGIO USCITO NEL 2006

in una serie di numeri e metterla in una macchina che può conservarla in maniera perfetta, modificarla con una semplicità e una velocità incredibile e inviarla ovunque.” “Abbiamo perso della qualità? - si domanda - Si. Il fatto però è che ci siamo trovati di fronte a questa domanda: vuoi tutta la qualità ma una vita difficile e complicata o sei disposto a rinunciare a un po’ di qualità guadagnando in movimento, possibilità di comunicazione e accesso alle cose? E abbiamo scelto la seconda opzione. E lo facciamo continuamente. La civiltà è un prodotto collettivo, verso cui abbiamo un atteggiamento meravigliosamente schizofrenico: da una parte siamo entusiasti creatori di questo mondo, cerchiamo su Google, entriamo su Facebook, poi mezz’ora dopo al bar denunciamo l’enorme strapotere di queste grandissime aziende, o inveiamo contro le fake news.” Questo non significa che il game non vada “corretto”, come scrive a pagina 322 del libro, ma “il punto è che non avremo mai possibilità di avere risposte finché non capiamo il vero ordine di causa/effetto. L’approccio più diffuso è quello di pensare che c’è stata questa rivoluzione digitale, caduta da chissà dove, che ci ha cambiati, per lo più in peggio. La verità è che c’è stata una rivoluzione mentale: abbiamo cominciato a

desiderare cose diverse, ci siamo spaventati nel guardare quello che avevamo combinato nel Novecento, e così abbiamo cercato gli strumenti per fare ciò che desideravamo e perché certe cose - Aushwitz, la bomba atomica… - non si ripetessero, abbattendo confini, facendo in modo che le informazioni fossero alla portata di tutti. E ne sono successe di cose eccezionali. Certo poi puoi farci cose tremende, ma anche con il coltello da cucina. Il computer è nato per distribuire possibilità. Occorre prendere consapevolezza di ciò, per questo ho ripercorso questa storia lunga 40 anni. Dai giochi, i primi computer - enormi, inarrivabili e incomprensibili ai più - a iCloud, passando per lo smartphone e i social, fino all’Intelligenza Artificiale, lo step in cui stiamo entrando adesso, ma di cui il libro non parla.” Al termine dell’incontro, dunque, Baricco accenna a ciò che, stando così le cose, dovremmo fare: “Il grande difetto del game oggi è che si sta svelando di nuovo un mondo più adatto ai ricchi che ai poveri. È necessario che quelle persone intelligenti che si attardano a scrivere smettano di perdere tempo a demonizzare tutto quanto e trovino un sistema per cui le nuove generazioni vadano in una scuola che le prepari al game e non all’Italia dell’Ottocento”.

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Tu invita chi vuoi...

al resto pensiamo noi! Via dei Ciliani, 122 - Prato - 0574 466752


INTERVISTA MUSICA

IL BENESSERE DALLA MUSICA

ROBERTO PROSSEDA: SINESTESIE PREZIOSE TRA I SENSI CON UN OCCHIO ALLA MODERNITÀ DI ELISA SIGNORINI

È uno dei maggiori interpreti di Mendelssohn, originario di Latina vive con la famiglia a Prato dove studia e insegna nella sua Accademia di perfezionamento pianistico. Lo incontriamo alla vigilia della sua partenza per Yale. Come è nata la sua passione per la musica? Grazie a mio padre, che per hobby suonava il violino, il clarinetto, il flauto e il pianoforte. Quando avevo tre anni, trasformò il suo violino in un minivioloncello per me, aggiungendovi un puntale! Poi fui attratto dal pianoforte, ma la mia idea era di fare il compositore e tra i 6 e gli 8 anni scrissi una cinquantina di brevi composizioni pianistiche. Mendelssohn: un caso o un’affinità elettiva? Fin da bambino ero attratto dal suo lirismo sincero e pudico, poi nel 2003, grazie a Gian Andrea Lodovici, seppi dell’esistenza di tanti inediti mendelssohniani ed è iniziata una avvincente caccia al tesoro che non è ancora finita. Pochi mesi fa è stata ritrovata una piccola fuga (Kleine Fuge), che ho inciso e che da pochi giorni è disponibile in streaming.   Non disdegna li social per avvicinare la gente alla musica, ha persino duettato con un robot… Credo che la musica e la cultura in generale siano un bene comune, da condividere con gioia. Per questo mi piace fare in modo che anche chi non metterebbe mai piede in una sala da concerto possa avere l’occasione di conoscere la musica classica. TeoTronico invece è un robot ideato e costruito da un giovane artigiano di Imola, Matteo Suzzi. L’ho invitato a partecipare alle mie lezioniconcerto sui principi di espressione musicale, che si sono evolute in sfida: un pianista-robot contro un pianista umano per capire la differenza tra

mera riproduzione e interpretazione. Ama la contaminazione. Musica e vino è un binomio di alcune serate nella sua casa di Prato, non è vero? Perché non offrire al pubblico modi insoliti di ascoltare la musica? Ma parlerei piuttosto di relazioni intersensoriali. La musica si può degustare esattamente come un bicchiere di vino pregiato. Mi piacerebbe realizzare un progetto per la valorizzazione del Carmignano, attraverso concerti di classica.   Perché ha deciso di vivere a Prato? Mia moglie è di Firenze, Prato è più a misura d’uomo, e fa dell’apertura un tratto distintivo: io, immigrato da Latina, l’ho trovata meravigliosa. Negli ultimi anni la città si è stata terreno fertile per la musica ‘colta’: con quali realtà collabora? Passo la maggior parte del tempo in tournée all’estero, ma seguo con interesse la bella attività della Scuola Verdi e della Camerata, e ascolto Radio Toscana Classica. Vi sono inoltre diverse realtà di promozione della musica classica, come l’Associazione Orizzonti Armonici, fondata e guidata con entusiasmo da Filippo Coralli, che fa un lavoro meritorio per l’educazione all’ascolto degli studenti delle scuole superiori, organizzando lezioni-concerto, portandoli ad assistere a concerti e opere liriche nei più importanti teatri italiani. In questo contesto ho fondato, presso lo Studio Vanessa Benelli Mosell, la mia Accademia di perfezionamento pianistico, Musica Felix, frequentata da studenti provenienti da tutta Italia. A breve inizieremo anche una serie di master class di docenti esterni internazionali, nell’intento di contribuire a rendere Prato un centro di eccellenza per la produzione e promozione musicale.

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IL PIANISTA ROBERTO PROSSEDA DUR ANTE UN CONCERTO, IN BASSO CON L A MOGLIE


PH. SILVESTRO FOR ASASSI

UNO SCORCIO DELLE COLLINE DEL MONTALBANO


ITINERARIO GREEN

IN BICICLETTA SULLE COLLINE DI LEONARDO

D A C A R M I G N A N O A V I N C I , A N D ATA E R I T O R N O , T R A I L U O G H I CHE ISPIRARONO IL GENIO DEL RINASCIMENTO D I T E R E S A FAV I

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1.3. C ASA DI LEONARDO DA VINCI AD ANCHIANO 2. PARICOL ARE DE ‘L’UOMO DI VINCI’ DI MARIO CEROLI, VINCI

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STORIA GENIUS LOCI

MACCHINE RICOSTRUITE, ESPOSTE AL MUSEO LEONARDIANO A VINCI (IN QUESTA E NELL A PAGINA A FIANCO PH. MARCO RUSSO)

Sul versante del Montalbano che degrada verso l’empolese e il Padule di Fucecchio c’è Vinci, famosa per avere dato i natali a Leonardo da Vinci di cui quest’anno ricorrono i 500 anni dalla morte festeggiati in tutto il mondo con mostre, conferenze ed eventi speciali. Per noi pratesi, che abbiamo a un tiro di schioppo questo territorio fatto di placide e rigogliose colline che sicuramente hanno ispirato il Leonardo artista, ingegnere e scienziato, in primavera non c’è niente di più autentico e divertente che percorrere questi luoghi, magari in sella a una bici sportiva. L’itinerario che vi proponiamo - ispirato ad uno di quelli proposti dagli autori della guida In bicicletta dei dintorni di Firenze e Prato, Sergio Grillo e Cristina Pezzani - parte dal versante pratese del Montalbano per compiere un anello nei luoghi dove visse Leonardo. E’un itinerario abbastanza impegnativo, dunque adatto a

chi ha un certo allenamento, chi non se la sente potrà, comunque, optare per un mezzo più comodo senza rinunciare a un’esperienza che tutto il mondo ci invidia. Si parte da Carmignano, e si prende la direzione Verghereto ed Empoli, si attraversano quasi subito le case di Santa Cristina a Mezzano. La strada continua senza grandi strappi arrivando al bivio per Verghereto. Qui si procede sulla via principale, cominciando la vera e propria salita verso il crinale del Montalbano tra zone coltivate che si alternano a macchie di bosco di arriva all’area attrezzata delle Quattro Madonne. Superato il crinale inizia la discesa, trascurate la strada a sinistra che scende a Limite, e proseguite dritti fino al punto dove sulla strada principale si innestano due stradine. Quella a sinistra porta, con una breve deviazione, all’antichissima e bella Abbazia di San Giusto. Quella a destra, una stretta e ripida

LA TERRA CHE HA ISPIRATO LEONARDO

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ITINERARIO GREEN

IL MUSEO LEONARDIANO, LA CASA DI LEONARDO AD ANCHIANO MA ANCHE PIEVI E ABBAZIE CHE SI TROVANO DISSEMINATE LUNGO UN AFFASCINANTE PERCORSO COLLINARE

strada asfaltata, si arrampica fino alla cima del Monte Pietramarina. La strada principale continua a scendere verso Empoli e dopo una decina di tornanti arriva a Vitolini. Attraversato il paese ci si trova ad un quadrivio. Trascurate la strada a destra per Faltognano, scegliete invece quella a sinistra o procedete a dritto. Nel primo caso allungate un po’ ma avrete modo di visitare la monumentale Chiesa di Sant’Ansano in Greti. Nel secondo caso evitate la discesa a Sant’Ansano abbreviando il percorso verso Vinci. Arrivati nel paese di Leonardo, potete fare una sosta e visitare il Museo Leonardiano. Scoprirete attraverso uno spettacolare percorso articolato in tre sedi le macchine e modelli realizzati sugli schizzi e le annotazioni manoscritte dell’artista, affiancati anche da animazioni digitali e applicazioni interattive. In particolare, nel Castello, antica dimora dei Conti Guidi, si trovano le macchine e i modelli che raccontano gli interessi di Leonardo per la guerra, l’architettura, la meccanica e il volo (il museo è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 18). Riprendendo l’itinerario, nel centro di Vinci, all’altezza di un incrocio di più strade, tralasciando quella che va verso Cerreto Guidi, imboccate la direzione Casa di Leonardo, dunque svoltando a destra sulla strada che

attraversa la parte più settentrionale di Vinci, arrivate a un bivio. Qui prendete a destra la viuzza dissestata che sale fino al punto dove le segnalazioni indicano di andare a destra, e percorrete una corta strada che porta alla Casa natale di Leonardo. Subito dopo il bivio per la Casa di Leonardo ci si ritrova a un altro incrocio. Qui il percorso principale piega a destra, ma chi ha ancora forza può affrontare una breve ma ripida salita e raggiungere il complesso di Santa Lucia, dove un gruppetto di case si addossa a una piccola chiesa affacciata sulla piazzetta. Andando a destra si prosegue quasi in piano fino alla Forra delle Quercete, per poi salire agevolmente fino a Faltognano. Dopo Faltognano la strada inizia a scendere attraversando nuclei abitati e costeggiando case coloniche sparse tra verdi colline costellate di oliveti e di vigneti; finché una breve salita annuncia il ritorno sulla strada già fatta all’andata, e che ora di deve ripercorrere nuovamente per tornare a Carmignano. Per chi vuole allungare il percorso vale sicuramente la pena percorrere i chilometri, non faticosi, che separano Vinci da Cerreto Guidi, visto che qui è possibile visitare la Villa Medicea, una delle più belle fuori Firenze, resa celebre dalle splendide scale del Buontalenti.

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1. 3. VIGNETI DOVE SI PRODUCE IL C ARMIGNANO DOCG (PH. PASQUALE PAR ADISO) 2. RIPRODUZIONE DELL A ‘DAMA CON L’ERMELLINO’ AL MUSEO LEONARDIANO 4. UN TR AT TO DI ARNO NELL’EMPOLESE 5. ABBAZIA DI SAN GIUSTO 4

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LEONARDO DA VINCI, L’INGEGNO, IL TESSUTO - AL MUSEO DEL TESSUTO FINO AL PROSSIMO 26 MAGGIO


MOSTRA ARTE

UN INGEGNERE TESSILE DI NOME LEONARDO A RACCONTARLO LA MOSTRA AL MUSEO DEL TESSUTO DI MILA MONTAGNI

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AAA DUE IMMAGINI DEL PERCORSO ESPOSITIVO

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MOSTRA ARTE

Che Leonardo conoscesse l’universo di Prato e delle sue produzioni tessili è un dato assodato, viste le nonne che entrambe appartenevano al contado dell’allora cittadina sottoposta a Firenze (come si legge sul numero 40 della nostra Rivista), oltre a comprendersi grazie al gran numero di disegni che dedicò anche alle macchine per l’artigianato tessile che durante la sua vita vide portare avanti sia a Firenze che a Milano. Ed è proprio muovendo da questa lunga riflessione leonardiana sugli strumenti dei tessitori che è stata allestita la mostra Leonardo da Vinci, l’ingegno, il tessuto aperta fino al 26 maggio negli spazi del Museo del Tessuto. Per meglio introdurre il visitatore alla comprensione dell’intuizione di lavoro di progettazione di Leonardo la prima sezione del percorso espositivo presenta grandi riproduzioni di alcuni suoi dipinti, che evidenziano gli studi dell’artista sul panneggio e le osservazioni da lui fatte per rendere al meglio le stoffe e i movimenti delle pieghe, e le cui decorazioni sono ancora oggi il segno del suo modo di leggere, universale e filosofico, il mondo della natura nel suo senso più ampio. Perché, come scriveva Giorgio Vasari nella sua Vita di Lionardo da Vinci, pittore e scultore fiorentino, “volle la natura tanto favorirlo, che dovunque e’ rivolse il pensiero, il cervello e l’animo, mostrò tanta divinità nelle cose sue, che nel dare la perfezzione, di prontezza, vivacità, bontade, vaghezza e grazia, nessuno altro mai gli fu pari”. La seconda sezione della mostra, poi, offre un suggestivo allestimento che richiama i meccanismi delle ruote dentate ampiamente studiate dal genio di Vinci, come si vede dai preziosi fogli manoscritti arrivatici di sua mano e che segnano i suoi studi sui dispositivi e sulle macchine, che proprio durante la sua permanenza a Milano alla corte

di Ludovico il Moro furono particolarmente sviluppati anche al settore tessile, che qui aveva una delle sue capitali italiane di lavorazione, specialmente per quanto riguarda l’abbigliamento delle corti d’Europa, da cui arrivavano le richieste di stoffe e tessuti lavorati con l’oro e l’argento, oltre che con la seta. La mostra regala l’opportunità di vedere come si tessevano e lavoravano i tessuti nel Rinascimento attraverso una serie di video che muovono dai soggetti di quadri coevi, ma consente anche di immergersi in un contesto fatto di immagini che sono tratte dal Codice Atlantico e dal Codice Madrid I insieme ai modelli dinamici 3d realizzati dal Museo Leonardiano di Vinci e dal Museo del Tessuto (con la collaborazione di Lorenzo Barni della Lido Barni) - che rivelano le parti del processo produttivo laniero e serico sulle quali si concentrò Leonardo. A rendere ancora più chiaro il lavoro dell’ingegnere ante litteram i modelli storici in legno e metallo concessi in prestito dal Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano: dispositivi per la ritorcitura e binatura del filato di seta dotati di meccanismi di arresto, oltre a un maglio battiloro per la produzione di lamine da sbalzo che trovavano applicazione nell’oreficeria, nel settore del ricamo e del tessuto e un eccezionale telaio meccanico sviluppato dagli esemplari manuali ma dotato di navetta lanciata in automatico (come si vedrà realizzato solo in epoca pre-industriale). Interessanti anche i progetti di una macchina garzatrice e di una cimatrice, testimonianza del valore di una rassegna che fa comprendere appieno, visivamente, come i progetti di Leonardo siano stati tra i presupposti tecnologici per quelle innovazioni che saranno proprie della prima rivoluzione industriale e che sono ancora oggi alla base della moderna automazione delle fasi principali del processo tessile.

“NEL DARE LA PERFEZIONE... NESSUNO ALTRO MAI GLI FU PARI”

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IL TEATRO POLITEAMA DI VIA GARIBALDI, ALL’INTERNO DI PAL AZZO LEONET TI


ANNIVERSARIO T E AT R O

E SONO GIÀ VENT’ANNI

IL POLITEAMA, LA RIAPERTURA DEL ‘99, GLI ARTISTI C H E S O N O PA S S AT I D A Q U I . N E L R A C C O N T O D I R O B E RTA B E T T I D I R O S S E L L A B AT T I S TA

Se fosse un uomo sarebbe un cavaliere, senza macchia e senza paura, e nel caso fosse donna sarebbe un’eroina, una suffragetta forse. Cavaliere ed eroina: ossia il Politeama. Già perché non è semplicemente un teatro dalle mille vocazioni, come evoca il nome, è “Il Teatro”. Emblema della città. Nella sua storia racchiude tutto lo spirito dei pratesi, gente orgogliosa e fiera, determinata e decisamente ostinata. Già perché il Politeama, stando alla burocrazia sarebbe morto e sepolto da tempo. E invece l’ex Banchini, dal nome del suo creatore, Bruno, campione di Palla Elastica, che con lungimiranza creò l’arena Kursaal e il parco giochi Mikado per poi riunire tutto nel gran teatro che fu inaugurato nel 1925, festeggia ora i vent’anni dall’ultima, sofferta quanto improbabile riapertura. Come un’araba fenice, rinacque dalle sue stesse ceneri grazie a un pool di industriali creativi, a una musicista prestata all’amministrazione contabile Roberta Betti, a una classe politica appassionata e più che altro agli stessi pratesi. Con quel pizzico di fortuna che segna sempre i lieti fini. Ma l’iter non fu certo semplice. Il 1985 stava per finire e così la vita del teatro. Colpa delle nuove norme di sicurezza: mancava l’agibilità e soprattutto sembrava impossibile, costoso oltremisura, ristrutturare. Chiuso ma non dimenticato. L’idea

di riaprirlo covava sotto la cenere e alla fine, l’8 settembre del 1994 viene costituita una Public Company: un azzardo. Un’operazione del tutto nuova: trovare i soldi coinvolgendo tutta la città. E mentre anche i più umili compravano le azioni del Politeama, le celebrazioni per i 30 anni del Metastasio furono l’occasione, pochi mesi dopo, per ripartire. Fu messa in scena La Bella e la Bestia, fondale col film muto di Jean Cocteau e la musica di Philip Glass: il Metastasio non era adatto, il Politeama sì. E quello fu il segnale: la storia del teatro avrebbe cambiato corso per sempre. Roberta Betti, animatrice instancabile delle Pagliette del Buzzi, ed Elvira Trentini erano le eroine di quest’avventura; gli industriali, i politici, la città intera i cavalieri. E alla fine il teatro venne riaperto con l’opera con cui aveva mosso i primi passi: Tosca, di Puccini, un’altra eroina. Era il gennaio del ‘99, e da allora la sua vita è state ricca, intensa e piena di successi. La sua esperienza ha fatto scuola e la donna che faceva riaprire i teatri, come venne soprannominata Roberta, aveva vinto. Per lei, figlia della maschera del vecchio Politeama, era quasi un dovere fare qualcosa. Alla fine, ce l’aveva fatta. A partire da Maurizio Costanzo che perorò la causa del Politeama attraverso il suo Show televisivo. “Quest’anno

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JULIETTE GRÉCO PER ENTRARE DAL FONDO COSTRINSE IL TEATRO A TAGLIARE UN FONDALE DA 30 MILIONI DALL’ALTO IN SENSO OR ARIO: LEAH NASH, GIORGIO GABER, JULIETTE GRÉCO, PHILIPPE GL ASS

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ANNIVERSARIO T E AT R O

R APHAEL GUAL AZZI

faremo un convegno per vedere, dopo vent’anni, quanti teatri hanno riaperto adottando il nostro sistema della SpA pubblica. Almeno dieci, su una quindicina, e tra questi il Niccolini di Firenze e il Petruzzelli di Bari” racconta Roberta “ma quella riapertura non sarebbe stata possibile senza l’appoggio decisivo del sindaco di allora Fabrizio Mattei e il successo, negli anni, va anche ad un consiglio di amminsitrazione appassionato e infaticabile”. Poi si fa prendere la mano dai ricordi, dagli aneddoti. Come quello su Juliette Greco. “L’avevo voluta a tutti i costi, ma quando la incontrai in albergo, mi apparve una donna troppo anziana. Aiuto... pensai, eppure sul palco sembrò una ventenne”. Anche un tantino capricciosa. Volle infatti entrare dal fondo e non dalla quinta, costringendo gli organizzatori a tagliare un fondale appena comprato per 30 milioni. Ma il successo ripagò il sacrificio. E fu un sacrificio per tutti quella prima serata con Philip Glass. “C’erano più vigili del fuoco che spettatori - ride - perché il teatro non aveva l’agibilità e poi faceva così freddo che ci servimmo delle pompe di calore usate in fabbrica. Glass suonava un po’ e poi si fermava, si riscaldava e ripartiva... che avventura”. Già. ma in quel teatro dalla cupola avveniristica e apribile, a firma del non ancora celebre Pierluigi Nervi che insieme

a Emilio André aveva sperimentato l’uso del cemento, gli artisti ci tornano e volentieri. Perché c’è tanto calore e una buona acustica. Glass altre tre volte e il maestro Muti due, ma la prima “non c’era niente, solo quell’acustica eccezionale - aggiunge Roberta. Credevamo di poter fare come con Glass, avere un permesso momentaneo, ma così non fu e quel concerto per Prato Expo del ‘96 rischiava di saltare. Dovevamo avere delle poltrone a norma, alla fine si trovarono 800 seggioline provvisorie. Ma a norma. Muti ci dette una grossa mano: una città che si rispetti, ci disse, deve avere un’orchestra e così iniziammo la selezione dei musicisti: ne vennero più di 700 da ogni parte d’Italia, alla fine avevamo l’Orchestra di Prato e altrettanto fondamentale in questa impresa fu l’aiuto dell’Unione Industriale Pratese. La famiglia di Simona Marchini lo voleva invece acquistare per farvi anche un grande parcheggio sotterraneo, l’affare non andò in porto, ma in compenso il Politeama adottò la Marchini che dette vita alla prima scuola di musical in Italia: Arte in scena, che continua a sfornare artisti provetti. Così come nipote è Massimo Ranieri che ogni anno tiene il recital di Santo Stefano. “Lui mi chiama zia, e così fa Natale a casa e Santo Stefano da me...”.

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C I T T A’ AT T I V I TÀ

MANIFATTURE DIGITALI L A B O R I O S A C R E AT I V I TÀ PER IL MONDO DELLO SPETTACOLO DI ELISA SIGNORINI

Prato e Pisa legate da Manifatture Digitali, alla ricerca di un nuovo spazio nel mondo della produzione cinematografica e della televisione: in particolare Prato offre servizi e attività legati al tessile e al manifatturiero, mentre Pisa al mondo tecnologico. I soggetti promotori di questo progetto avviato nel 2016 sono molti, sia nazionali che locali: innanzitutto Mibac-Dg Cinema e APQ Cinema. Il progetto doveva essere triennale, ma è già stato prorogato fino al 2020, l’ambizione dei promotori è che vada avanti autonomamente e possa creare interessanti opportunità di lavoro, sostanzialmente in due ambiti: innanzitutto come cineporto, realtà finora inesistente in Toscana, che dia alle produzioni che girano in Toscana una base logistica, un aiuto per la richiesta di permessi o la possibilità di reperire facilmente maestranze preparate. Poi c’è l’anima più sperimentale, che prevede di entrare dentro alla produzione e a Prato la specializzazione è ovviamente sui costumi. Manifatture ha già lavorato per la terza serie televisiva dei Medici, ad esempio. In sostanza Manifatture offre un momento formativo gratuito per le maestranze per

arrivare alla messa in produzione: “Si tratta di recuperare figure professionali che a Prato sono già presenti – spiega Francesca Conti di Manifatture Digitali – e formarle in maniera specifica. Prato ha già una storia di collaborazione col mondo del cinema grazie alla fornitura di tessuti da parte degli stockisti a produzioni prestigiose e talvolta premiate da Oscar, quindi vale la pena di far conoscere e valorizzare queste potenzialità di Prato”. Non solo cinema, in realtà altri progetti sono già attivi in convenzione col Metastasio (la prima collaborazione è per il Faust) e col Pecci (per alcune performance di artisti presso il Centro per l’Arte Contemporanea). Ma quando non ci sono laboratori attivi sono stati ideate altre attività, tipo il corso col PIN che ha portato alla prototipizzazione di shopper in tessuto. “L’impostazione di Manifatture è quella della bottega, cioè del lavoro a fianco di un maestro – commenta Francesca Conti – e abbiamo avuto finora maestri d’eccezione legati alle diverse produzioni, penso al costume designer Alessandro Lai che ha seguito il Laboratorio dedicato ai costumi del Rinascimento o Giada Masi per il Faust di

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LE MDC PR ATO SONO SITUATE NELL’ANTICO CONVENTO DI SANTA C ATERINA


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GLI STUDENTI SONO SELEZIONATI TR AMITE BANDO

Tiezzi”. Ma chi sono gli studenti di Manifatture? Ogni volta che c’è un’attività viene realizzato un bando pubblico di selezione, il requisito principale è il saper fare, mentre non ci sono limiti di età. Interessante che dalla partecipazione ad un corso possano derivare diverse possibilità: è già avvenuto che qualche studente sia stato chiamato nella sartoria di produzioni cinematografiche (in effetti l’idea di Manifatture è proprio quella di creare un ponte tra formazione e produzione), in altri casi studenti di un corso sono diventati tutor del corso successivo. Infine l’idea che è auspicabile possa prendere corpo è quella di creare uno spazio di co-working sartoriale per il momento in cui non ci saranno

laboratori, ovvero la possibilità di mettere a disposizione degli studenti alcuni spazi per portare avanti per brevi periodi le loro attività autonome: una sorta di trampolino di lancio, una prosecuzione della formazione. Una fucina di attività, insomma, ma anche una fucina di idee. Manifatture aprirà infatti a breve un filone dedicato all’animazione digitale intorno a Enzo D’Alò, regista famoso tra le altre realizzazioni per La gabbianella e il gatto, che si è fermato a Prato. Un’anima manifatturiera, insomma, che speriamo possa sposarsi con un’anima più digitale per creare opportunità di lavoro e di promozione di quella creatività artigiana e manifatturiera che da sempre caratterizza Prato.

L’IMPOSTAZIONE DI MANIFATTURE È QUELLA DELLA BOTTEGA, CIOÈ DEL LAVORO A FIANCO DI UN MAESTRO

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via Mozza sul Gorone, 20 - Prato tel +39 331 4433523 57 PRATOREVIEW barbacchino@gmail.com


IMPRESE GREEN

CASHMERE DALLA DOPPIA VITA

LA FIBRA NOBILE DIVENTA SEMPRE PIÙ SOSTENIBILE LUNGO LA FILIERA DEL TESSILE-ABBIGLIAMENTO: I CASI DI TESMA, RIFÒ E BELLUCCI DI MARIA LARDARA

Eleganza senza tempo. Fibra pregiata, soffice e resistente. “Nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro come un cappotto di cashmere”, scriveva nel secolo scorso un’icona della moda come Coco Chanel. Ma c’è cashmere e cashmere. E siccome non può essere l’ambiente a pagare il prezzo per quello che è sempre stato il top del lusso, i pratesi scoprono ultimamente il business del cashmere rigenerato, sostenibile ed ecologico. Ma ce l’hanno sempre avuto nelle loro corde. Grazie alla lavorazione degli scarti di lana, tradizione che risale alla fine delll’Ottocento, i pratesi avevano iniziato a praticare l’economia circolare senza saperlo. Era il momento del cenciaiolo, colui che ancora oggi seleziona e trasforma gli stracci. In quella che era diventata la capitale della trasformazione degli stracci nel secondo dopoguerra prendono piede oggi nuove iniziative imprenditoriali a tutti i livelli della filiera tessile per dare una seconda vita (green) al cashmere. La domanda crescente di rigenerato da parte di tanti brand della moda di fascia alta (Stella McCartney, ad esempio, ha detto addio al cashmere vergine nel 2016) è stata determinante per la svolta ‘green’ del

Lanificio Mario Bellucci: ormai il cashmere ecologico fa la parte del leone in collezione. “Abbiamo dovuto rivoluzionare la struttura aziendale individuando specifiche competenze nel campo della sostenibilità”, racconta l’imprenditore Francesco Bellucci. Il suo cashmere rigenerato è in fase di certificazione e presto avrà il ‘bollino’ Grs (global recycled standard), sigillo di garanzia internazionale che attesta l’utilizzo di materiali riciclati. Ma la filiera del tessile sostenibile scopre il cashmere rigenerato anche a valle. Ha solo un anno e mezzo di vita il marchio Rifò che ha costruito la sua fortuna su capi di cashmere rigenerato come cappelli, guanti, sciarpe, maglioni: a breve, debutterà una linea di giubbotteria. Niccolò Cipriani, il fondatore insieme alla cugina Clarissa Cecchi (di recente è entrato il terzo socio, Daniele Ceni) ha annusato un business promettente. I vecchi maglioni di cashmere vengono trinciati e trasformati in un nuovo filato che viene lavorato artigianalmente. Cashmere per la collezione invernale, cotone per quella estiva. Oggi la startup Rifò dà lavoro a sei persone e vende i capi attraverso il canale di vendita on line (www. rifo-lab.com) e un circuito di trenta negozi

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GIÀ NELL’OTTOCENTO IL RICICLO DEI TESSUTI ER A UN BUSINESS FIORENTE NEL DISTRETTO. IN QUESTE IMMAGINI TESMA


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IN QUESTE IMMAGINI LA SVOLTA GREEN DEL LANIFICIO MARIO BELLUCCI.

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IMPRESE GREEN

RIFÒ: VECCHI MAGLIONI VENGONO TRASFORMATI IN NUOVO FILATO

in Italia e nel mondo: i mercati di riferimento sono Germania, Svizzera, Belgio e Francia. “Ho scelto il cashmere perché ci vedevo il suo valore aggiunto, l’idea era quella di prendere un prodotto di élite e renderlo a portata di tutti”, racconta Cipriani al lavoro già sull’estivo. L’ultima collezione è andata a ruba: il 95% degli articoli è finito nel guardaroba di consumatori attenti e consapevoli per un totale di 630 chili di cashmere rigenerato. Da trent’anni la trasformazione delle materie prime tessili è il pane quotidiano di Tesma Cashmere, che ricicla cashmere per quello che è sempre meno un mercato di nicchia ma rappresenta una realtà in espansione. “Oltre a lavorare la materia prima produciamo da due anni una linea di maglieria nostra con il marchio Mate - racconta Claudia Carlotti che manda avanti l’attività insieme a Edoardo Mariotti, il fondatore - Nasce dalla materia prima dalla quale viene ricavato nuovo filato per la maglieria”. Nello

stabilimento di Montemurlo periodicamente arrivano container carichi di fibra nobile da riciclare - quelli che il buon Malaparte chiamerebbe ‘stracci’ - hanno percorso migliaia e migliaia di chilometri. “Gli articoli in puro cashmere - chiarisce Carlotti - arrivano soprattutto dagli Stati Uniti dove i controlli alla dogana sono più puntuali e rigorosi”. E’ a quel punto che inizia il processo per riportare a nuova vita gli abiti, anche in questo caso certificato Grs. Via le cerniere, via i bottoni e le etichette: i capi vengono suddivisi per colore e lavorati con speciali carde tessili per proteggere la qualità del filato. Una parte della materia prima viene rivenduta a filature e lanifici, una parte è destinata alla linea di maglieria interna distribuita e commercializzata anche nei negozi del Nord Europa. A breve il marchio Mate sbarcherà su una piattaforma di commercio on line. Cahmere ecologico, sostenibile e… tecnologico.

UNA CRESCENTE DOMANDA DI RIGENERATO NELLA MODA

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1. IL PIR AÑA 2. TO WINE IN PIAZZET TA 3. I CORTI

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FOOD ITINERARIO

G COME GOURMET I RISTORANTI IN CITTÀ P E R R A F F I N AT E E S P E R I E N Z E D I G U S T O DI VIRGINIA MAMMOLI

Tartare di carne o di pesce, caviale, foie gras, ma anche polpo, piccione o hamburger, purché interpretati dalle mani esperte di uno chef creativo. Stiamo parlando dei ristoranti gourmet di Prato. Ecco la nostra selezione per palati raffinati. Partiamo da un nome storico della ristorazione pratese: Il Piraña. Socio fondatore e chef, Gian Luca Santini, che quasi 50 anni aprì un ristorante di autentica cucina di pesce. In un ambiente dall’inconfondibile, quanto ben curato, stile Seventies, vengono serviti piatti che non mancano di contemporaneità, ma che conquistano soprattutto per cotture semplici che esaltano al meglio la qualità delle materie prime (Via Giuseppe Valentini, 110). Altro porto sicuro per chi ama la cucina di mare è il ristorante I Corti, in una deliziosa ed elegante corte interna a cui si accede dalle logge di piazza Mercatale. Anche qui il pescato del giorno la fa da padrone. Il menu quindi varia di frequente, la costante è la freschezza e l’inventiva dello chef Lorenzo Corti. Qualche esempio da acquolina in bocca? Come entrée Querelle di patate aromatizzate allo zenzero, polpo arrosto, salsa fresca di arselle e pomodorini, mentre

tra i primi Riso acquerello con seppie, il loro nero, capesante scottate e salsa di Rosso di Mazara. Restando in tema sapore di mare, a pochi passi troviamo un altro ristorante storico, Tonio, aperto nel 1950 come trattoria tradizionale e trasformato negli anni in raffinato locale frequentato da illustri commensali, alcuni dei quali fanno bella mostra sulle pareti, come Vittorio Gassmann, Anna Magnani e Giancarlo Giannini, passati dal Metastasio durante delle tournée teatrali (piazza Mercatale, 161). I deliziosi frutti del mare sono gli ingredienti base anche di My Sea, bistrot dall’atmosfera internazionale, che combina tradizione italiana e orientale. Tra le specialità, ostriche, preparate anche in tempura, e crudité, ordinatamente disposte sul banco che dà il benvenuto agli ospiti (via Benvenuto Cellini, 9). Lo scorso giugno ha aperto lo spin off in pieno centro storico di To Wine, enoteca e ristorante di viale della Repubblica già molto apprezzata dagli intenditori. Si chiama To Wine in Piazzetta perché affacciato sulla pratesissima piazza Buonamici. Se la qualità fa da trait d’union tra i due indirizzi, il concept varia. Da una parte, nel

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FOOD ITINERARIO

MY SEA

primo ristorante, si parla la lingua di una cucina più articolata, che però, come l’alta cucina dovrebbe sempre fare, ha la capacità di arrivare a chiunque ami il gusto; dall’altra il mood strizza più l’occhio ai giovani, con Hamburger cacio e pepe e Mojotonno (battuta di tonno, lime, menta e rhum bianco). Deliziose anche le loro Scrocchiarelle. 50 i cocktail in menu e quasi 300 le etichette, più una selezione di birre artigianali. Nella vicina via dei Cimatori troviamo poi Ardengo, un bistrot ‘futurista’, come suggerisce già il nome, omaggio all’artista e scrittore Ardengo Soffici. La formula è essenziale ma originale al tempo stesso: vino servito da bottiglie Magnum a bicchiere, piatti pensati ma efficaci, creati con ingredienti semplici, come la Battuta di scottona a coltello, con tuorlo d’uovo marinato con salsa Worcester, maionese aromatizzata all’aglio nero e germoglio di fagiolo. Parlando di creatività non possiamo non includere nel nostro tour ga-

stronomico il Garage Bistrot, in piazza San Domenico. Fino a un anno fa il menu era integralmente di pesce, oggi il mare resta il protagonista, ma anche la carne ha fatto il suo ingresso in carta. Regola d’oro: materie prime del territorio. Un piatto che crea un perfetto connubio tra mare e terra è il loro Lo chiamavano Trinità, fagioli all’uccelletto con salsiccia di polpo di scoglio, condito con maiale cotto sottovuoto per diverse ore. Gustoso anche il Piccione al raviolo. Infine arriviamo da Paca, in via Fra’ Bartolomeo, ristoranti di due giovani trentenni Niccolò Palumbo e Lorenzo Catucci, che puntano a valorizzare piccoli produttori locali, all’insegna della stagionalità. Gli ingredienti vengono lavorati con varie tecniche, dalla cottura a bassa temperatura all’osmosi, passando per la fermentazione. In sintesi: conoscenza, sperimentazione, fantasia e contaminazioni. Tutto accompagnato da un’ottima cantina.

CREATIVITÀ, MATERIE PRIME SCELTE E RICERCA

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FOOD ITINERARIO

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1. ARDENGO 2. GAR AGE BISTROT 3. PAC A 4. TO WINE 5. TONIO 4

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S E G N I PA R T I C O L A R I TIPS

I L A R I A VA N N U C C H I

IMPOSSIBILE TROVARE POSTO ALLA TORTELLERIA DI VIA BOLOGNA SENZA PRENOTARE. TRE SORELLE NE RILEVANO LA GESTIONE 7 ANNI FA. ILARIA È LA MAGGIORE

Due parole sui pratesi a tavola Amano la buona cucina, sono molto esigenti e attenti alle materie prime e secondo me, soprattutto tra i più giovani, sono curiosi di assaporare nuovi gusti e nuovi abbinamenti. La sua pizza preferita da bambina… Indubbiamente la margherita …e quella di oggi? Ora prediligo una pizza con farina integrale, magari bianca, con stracchino, rigatina e noci

Se non è pizza… che piatto preferisce? Certamente un bel piatto di pesce Cosa cerca in un ristorante quando è cliente? La qualità dei prodotti e piatti particolari, un po’ diversi dal solito Il suo ingrediente immancabile La farina Il suo locale perfetto: in che parte del mondo lo aprirebbe? Se devo sognare lo aprirei a Formentera: mare, sole e buon cibo, insomma la vita perfetta… L’angolo preferito di Prato Una bella passeggiata in centro. Magari con una sosta dal Mattei per una mantovana e un cremino al Nuovo Mondo.

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S E G N I PA R T I C O L A R I TIPS

PA O L O C A R D O N E

DOPO IL SUCCESSO DI SAPORÈ CON IL SOCIO SANDRO CALUZZI, ECCO UNA PIZZERIA TRADIZIONALE IN VIA DEI LANAIOLI, VOGLIA ‘E TURNÀ

Due parole sui pratesi a tavola I pratesi hanno molto gusto nel mangiare, per questo ogni volta che preparo la pizza mi piace pensare che non sto preparando solo un semplice piatto, ma qualcosa che regala un attimo di piacere. La sua pizza preferita da bambino… Sicuramente la Margherita. …e quella di oggi Mi piace sperimentare, ma solitamente divido sempre con mia moglie una novità e una pizza Margherita, che per me resta l’eccellenza.

Se non è pizza… che piatto preferisce? Dipende da dove mi trovo. Se sono in Toscana adoro la bistecca alla fiorentina, se invece sono nella mia amata città preferisco un bel piatto di pasta, patate e provola oppure la Genovese, uno spaghetto alle cozze di scoglio. Cosa cerca in un ristorante quando è cliente? La qualità. Il suo ingrediente immancabile. Dove serve, peperoncino e Parmigiano Reggiano. Il suo locale perfetto: in che parte del mondo lo aprirebbe? A Manhattan oppure a Parigi. L’angolo preferito di Prato invece è da sempre piazza Sant’Agostino, ma oggi rispondo il mio… Voglia ‘e turna!

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CARNE ALTAMENTE SELEZIONATA, FILIERA CORTISSIMA E GRANDE PASSIONE IN QUESTA PAGINA ALCUNE FOTO DELL A STORIC A MACELLERIA GIAGNONI IN VIA DEI CILIANI 122. IN BASSO: AGNESE (AL CENTRO), INSIEME AI FIGLI ENRICO E LISA E AI COLL ABOR ATORI R AFFAELLO E MARCO

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FOCUS FOOD

50 ANNI DI GUSTO E QUALITÀ IL NUOVO IMPORTANTE TRAGUARDO DELLA MACELLERIA GIAGNONI PHOTO FRANCESCO GIANNELLA

Nel 2019 la Macelleria Giagnoni compie 50 anni. Una ricorrenza importante per chi a Prato ama la carne e trova in questo negozio di via dei Ciliani 122 la garanzia di bontà e qualità. Aperta da Ivano Giagnoni, oggi è gestita con passione dalla moglie Agnese, dai figli Enrico e Lisa, e dai collaboratori Raffaello e Marco. È proprio Enrico che dice che questa ricorrenza sarà l’occasione per fare qualche intervento di ristrutturazione e miglioramento agli storici locali, “ma soprattutto - afferma - è l’occasione per confermare l’impegno di garantire il meglio ai nostri clienti per altri cinquant’anni”. E i clienti sono tanti se dalle sette alle 13 e dalle 16 alle 20 il viavai è continuo e il sabato mattina è frequente trovare la coda fin fuori dalle porte. Qualità e tradizione in questi cinquant’anni, un binomio che ha reso fedeli tanti clienti e ne attira di nuovi, sia nel popoloso quartiere dei Ciliani che da fuori. A fare da supervisore, la signora Agnese che nonostante l’aspetto giovanile avviò la bottega insieme al marito e adesso ne garantisce le scelte. La carne è altamente selezionata e la filiera cortissima: le carni bianche vengono per lo più dalla zona del Mugello, mentre per le carni rosse il punto di riferimento è da sempre un allevatore di Pavullo nel Frignano, che da cinquant’anni è il fornitore della Macelleria. E poi ci sono i prodotti realizzati direttamente in negozio: i salumi, i pronto cuoci e alcuni primi piatti: i ragù e le lasagne dell’Agnese sono una prelibata garanzia.

“Forse il nostro periodo più critico è stato negli anni ’80 – spiega proprio la signora Agnese – la gente si era infatuata dei primi grandi supermercati e tendeva a comprare lì anche la carne. E’ stato in quel momento che abbiamo avuto l’idea del pronto-cuoci: piatti già pronti per il forno o la padella, per venire incontro a famiglie con sempre meno tempo da dedicare ai fornelli. Sarà per quello, sarà per la qualità, la gente è tornata da noi”. Ecco allora dalle mani proprio di Agnese prelibati saltimbocca, sfiziosi involtini, spiedini, spezzatini.Tanta esperienza, tanta competenza e anche tanta attenzione ai gusti dei clienti e, perché no, alle mode: oggi c’è la passione del barbecue, per esempio, che non è più la tradizionale bistecca o la rosticciana, ma si richiedono le ribs all’americana o le alette: Giagnoni sta al passo anche con questo. “Poca, ma buona è il nostro motto: sappiamo che oggi ci viene suggerito di non esagerare con la carne, ma quella che mangiamo che sia eccellente” conclude Enrico. E tra le ultime proposte le tartare, con diversi condimenti e diverse qualità di carne, e gli hamburger take away, già corredati di salse col pane più fragrante. Se poi si preferisce rimanere nella tradizione toscana, la bistecca di Giagnoni è tenerissima e al tempo stesso saporita, se poi si vuole cedere alle tentazioni dell’Agnese, prima che finisca il freddo una fumata farinata di cavolo fa far pace anche col necessario consumo di verdure!

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FOOD RISTORANTE

LA NUOVA BOUTIQUE CASSETTI A PRATO La storica maison di gioielleria e orologeria Cassetti, prezioso scrigno che nasce su Ponte Vecchio a Firenze, sbarca a Prato, con una nuova elegantissima boutique di due piani in via Garibaldi, dove si trovano anche le creazioni firmate Rolex e Tudor

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FOOD RISTORANTE

ARTE E BOLLICINE Gli ospiti e alcuni momenti del cocktail party di Natale dello Studio Legale TML, fondato dagli avvocati Godi e Parisi. Per l’occasione, esposti, alcuni esclusivi scatti della Collezione Libraries del famoso fotografo fiorentino Massimo Listri

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NOVITÀ AL SAPORE D’ORIENTE Nuova grafica, stessa eleganza e capacità di dar voce alle eccellenze del territorio. Il numero 40 di Pratoreview è uscito con un look completamente rinnovato. In cover, lo scrittore premio Strega Sandro Veronesi. A ospitare la presentazione, il raffinato ristorante giapponese Ginza

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DANIELA RIGHI E IL SUO NUOVO NEGOZIO Daniela Righi, punto di riferimento a Prato per il mondo dell’ottica, ha inaugurato a marzo il nuovo negozio, con un frizzante cocktail party. Stessa strada, via Garibaldi, ma nuovo civico, 117, e moderni spazi espositivi

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PRATO ESSENTIAL GUIDE I luoghi del gusto in città e dintorni APERITIVO APOTHEKE Via Verdi, 17 ph. 0574.25099 BAR ERCOLE Viale Montegrappa, 304 ph. 0574.597076 BAR MAGNOLFI Piazza San Francesco, 24 ph. 0574.25633 BIG EASY Piazza Mercatale, 177 ph. 0574.1824218 BARTAT Via Pugliesi, 24 ph. 0574.35613 CAFFE’ 21 Viale Piave, 5 ph. 0574.42064 CUL DE SAC Via Santa Trinita, 25 ph. 348.8950467 DA LUCIO Piazza del Comune DA TOMMI - RIDAMMI UN BACINO Via Cesare Guasti, 11 ph. 0574.1594200 FIASCHEMBERG Via Settesoldi, 42 GRADISCA 1973 Via Settesoldi, 30 ph. 0574.1827470 I FRARI Via Garibaldi, 120 ph. 334.3442532 I FRARI DELLE LOGGE Piazza del Comune,16 ph. 0574.35490 LA DOLCE VITA Via Traversa Pistoiese, 37 ph. 0574.814748 LA GIOCONDA Via Raffaello Lambruschini, 25 ph. 0574.603091 LA TAZZA D’ORO Viale della Repubblica, 290 ph. 0574.593771 LE BARRIQUE Via G. Mazzoni, 19 ph. 0574.30151 OPIFICIO JM Piazza San Marco, 39 ph. 0574.870500 OZNE Via Pugliesi, 35 0574.076857 PO’STO Via Borselli, 89 ph. 0574.965208 PRATO CITY Via Valentini, 7 ph. 0574.1821183 SQUISIO Via Santa Trinita, 87 ph. 328.4269495 ZERO Via Garibaldi, 65 ph. 0574.35041

RISTORANTI A CASA GORI Piazza Sant’Agostino, 14 ph. 0574.24893 ANTICHI SAPORI Via F. da Filicaia, 40/A ph. 0574.461189 ARDENGO Via dei Cimatori, 6 ph. 366.5318415 BAGHINO Via dell’Accademia, 9 ph. 0574.27920 BOCCONDIVINO Via Mascagni, 59 ph. 0574.22957 BOVES Via dei Lanaioli, 31 ph. 0574.742052 CHE CICCIA C’È Piazza del Collegio, 9 ph. 0574. 30416 CHEF REPUBLIC Viale della Repubblica, 236 ph. 0574.072744 OSTERIA DA NEDO Via Verdi, 15 ph. 0574.49027 DE’STO Via Modesti, 7/9/11/13 ph. 0574.1582336 I CORTI Piazza Mercatale, 136 ph. 0574.606082 IL DECANTER Piazza delle Carceri, 1/2 ph. +39 0574.475476 L’ANTILOPE Via Pistoiese, 248 ph. 0574.21033 ENOTECA BARNI Via Ferrucci, 22 ph. 0574.607845 IL CAPRIOLO Via Roma, 306 ph. 0574.1825326 IL MERCANTE Via Traversa il Crocifisso, 47 ph. 0574.627174 IL PIRANA Via Valentini, 110 ph. 0574.25746 L’ALTRA CALAFURIA Piazza Filippo Lippi, 9 ph. 0574.26697 LA LIMONAIA DI VILLA ROSPIGLIOSI Via Firenze, 83 ph. 0574.592515 LA VERANDA Via dell’Arco, 10 ph. 0574.38235 LE FONTANELLE Via Traversa del Crocifisso, 7 ph. 0574.622316 LE GARAGE BISTROT Piazza San Domenico, 26 ph. 0574.24842 LE GARAGE CAVEAU Via Settesoldi, 36/38 ph. 0574.063153 LO SCOGLIO Via Giuseppe Verdi, 42 ph. 0574.22760 MADDALENA piazza sant’agostino ph. 0574.31734 MANGIA Via Ferrucci, 175 ph. 0574.57291 MEGABONO Via Ser Lapo Mazzei, 20 ph. 347.8908892 MOKHA Piazza San Marco, 5

ph. 0574.400412 MY SEA Via Benvenuto Cellini, 9 OSTERIA SU SANTA TRINITA Via Neroni, 4 ph. 0574.605899 PACA Via Fra’ Bartolomeo, 13 ph. 0574.1820222 PEPE NERO Via Zarini, 289 ph. 0574.550353 RAGIONA Via del Melograno, 40 ph. 0574.1597416 RISTORANTE MYO Viale della Repubblica, 277 ph. 0574 1597312 SALOMÈ Hotel Datini, Via Marconi, 30 ph. 0574.562348 SCHIACCINO Via Giuseppe Verdi, 28 ph. 0574.1826528 SOLDANO Via della Sirena ph. 0574.830913 Via Pomeria, 35 ph. 0574.34665 TONIO Piazza Mercatale, 161 ph. 0574.21266 TO WINE Viale della Repubblica, 23 ph. 0574 550462 TO WINE IN PIAZZETTA Via Cairoli 15 | Prato ph. 0574.965874 TRATTORIE LA FONTANA Via di Canneto, 1 ph. 0574.27282 LAPO Piazza Mercatale, 141 ph. 0574.23745 LOGLI MARIO Via Carteano, 1 - Filettole ph. 0574.23010 OSTERIA CIBBÈ Piazza Mercatale, 49 ph. 0574.607509 OSTERIA LE CENTO BUCHE Via degli Abatoni, 7 ph. 0574.694312 PIZZERIE CAVALLINO ROSSO DA GIOVANNI Via Pistoiese, 26 ph. 0574.23143 FANCY KING Via Valentini, 21 ph. 0574.581343 IL BORGO ANTICO Via Gherardacci, 25/27 ph. 0574.622707 I CAVALIERI DI PIAZZA MERCATALE Piazza Mercatale ph. 0574.400830 LA TORTELLERIA Via Bologna, 196 ph. 0574.692641

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IL RAGNO Via Valentini, 133 ph. 0574.596700 KING’S PUB Via Garibaldi, 148 ph. 0574.28641 KELLER GARAGE Via dei Migliorati, 7 ph. 0574 448884 NOMAD Via Carradori, 50 ph. 392.0575675 PASSAPAROLA Viale Galilei, 8 ph. 0574.468350 PIZLAND Via Gelsomino, 7 ph. 0574 35081 8 LANTERNE BLU Vicolo degli Arrigoni, 4 ph. 0574 33139 PIZZA E BOLLICINE Via Quirico Baldinucci, 3 ph. 0574.1825821 PIZZERIA MAGGIE Via Bologna, 519 ph. 0574.460493 CUCINA ETNICA E BIO ANDALOUSSIA Piazza del Duomo, 44 CIBINO Via Pomeria, 84 ph. 0574.23989 ELEMI Via Roma, 74 ph. 0574.055536 FUJIAMA Via Valentini, 5 ph. 0574.623857 KALDI’S CAFFE Via Settesoldi, 31 ph. 339.5355010 KOTO RAMEN Via Valentini, 102 ph. 0574.603162 LA COVA TAPAS BAR Via Santa Trinita, 3 LA FABBRICA ALIMENTARE Via Valentini, 102 ph. 0574.870315 L’ORTO DI NENÈ Via Santa Trinita, 47/A ph. 349.8478186 MOI SUSHI LAB Viale Piave, 14 ph. 0574.065595 NAGOYA Via Avignone, 34 ph. 0574.400183 NAGA THAI Via Santa Trinita, 53 ph. 0574.074031 PINCHOS BAR Via Settesoldi, 11 ph. 329.3925185 RAJA Piazza del Collegio, 8 ph. 0574.32032 RAVIOLI LIU Via Fabio Filzi, 39 ph. 0574.830973 RAVIOLI DI CRISTINA Via Cavallotti, 36 ph. 0574.1820920 YOP Via Santa Trinita, 80 ph. 0574.1823429 OUTSIDE ARTIMINO BIAGIO PIGNATTA Viale Giovanni XXIII 1 ph. 055.8718086

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TEACH YOUR CHILDREN TO DREAM Pupi Avati squints those eyes of his, which have a sort of restless beauty, as if they were always gazing at something in the distance, and says, “No one dreams anymore today. What’s missing is the flavor of illusion.” The 81-year-old film-maker from Bologna has just arrived at the Manifatture Digitali Cinema, housed in the former convent of Santa Caterina, to hold an acting masterclass organized by the associa-

tion Play Arte in Movimento. Mr. Avati, what is your current pet project? A film on Dante Alighieri. In 2021 we will celebrate the 700th anniversary of his death. I’d like to tell the story of Dante’s life on that occasion, starting from his first biography, written by

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no less than Giovanni Boccaccio. Twenty years after his death, Boccaccio went to Ravenna to bring 10 gold Florins to Dante’s family as compensation for how Dante was treated by the Florentines. There he began gathering information on his life. I’ve been mulling over this idea for ten years. Meanwhile, your new film will be coming out in spring. Il Signor Diavolo. For this movie I went back to popular films after so many year, and with great pleasure, and produced a Po Valley-Gothic work with a totally unpredictable ending. What is talent for Pupi Avati? We all have a talent, but we must go look for it, like the Holy Grail. Three places you’d recommend to go to in Bologna? Certainly Trattoria Diana in the city center. Il Monticello in Via Saragozza is a more casual eatery. If you love mortadella, you have to go to Tamburini, not far from San Petronio. And anyhow, I wasn’t familiar with this tradition of yours. It’s a really cute house.

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A BIKE RIDE THROUGH THE HILLS OF LEONARDO Vinci is nestled on the side of the Montalbano which slopes towards Empoli and the Fucecchio Marsh. It is famous for being the birthplace of Leonardo da Vinci, who will be honored this year worldwide on the 500th anniversary of his death with exhibitions, conferences and special events. The itinerary we recommend draws from the guide book In bicicletta dei dintorni di Firenze e Prato (a bike ride through the environs of Florence and Prato), by Sergio Grillo and Cristina Pezzani. It is a loop that starts on the Prato side of the Montalbano and touches upon the places where Leonardo lived. The starting point is Carmignano, then you go in the direction of Verghereto and Empoli. The main road runs downhill towards Empoli and leads to Vitolini. Once you have crossed this town, you will arrive at a crossroad. Go straight here until you get to Vinci. At Leonardo’s hometown you can visit the Museo Vinciano (open every day from 9.30 to 18). In the center of Vinci there is an intersection. Do not follow the sign that reads Cerreto Guidi, but the one indicating Casa di Leonardo. Turning therefore right, you will be on the street that runs through the northernmost part of Vinci. When you get to a fork, turn onto the narrow uneven street on your right,

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which runs uphill all the way to the road signs indicating the short street leading to Leonardo’s birth house, Casa Natale di Leonardo. Shortly after the fork with the street leading to Leonardo’s house you will come across another junction. Stay on the main road, which bends right. It is a comfortable ride all the way to Faltognano. After Faltognano a short uphill stretch tells you that you are back on the road you began on. From here, you will simply be backtracking to Carmignano.

28 A TEXTILE ENGINEER BY THE NAME OF LEONARDO Leonardo was certainly familiar with the universe of Prato and its textile productions, given both his grandmothers were from the countryside of this town, ruled by Florence (see issue number 40 of our magazine). His knowledge of the sector can be inferred by the great deal of drawings he produced of machines for the textile art, which he saw develop both in Florence and in Milan during his life. The exhibition Leonardo da Vinci, Ingenuity and Textiles,


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open until 26 May at the Museo del Tessuto, draws from Leonardo’s long-lasting interest in devices used by weavers. To introduce visitors to Leonardo’s inventions the exhibition itinerary begins with large-scale reproductions of selected paintings by the artist, which highlight his drapery studies. A series of videos showing Renaissance paintings offer the opportunity to see how fabrics were woven in that era and become an immersive experience with Da Vinci’s drawings from the Codex Atlanticus and Codex Madrid I as well as dynamic 3D models created by the Museo Leonardiano di Vinci and the Museo del Tessuto (with the collaboration of Lorenzo Barni, from Lido Barni), which illustrate the wool and silk production process on which Leonardo focused. Six historical wooden and metal models, on loan from the Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci in Milan, further explain the work of this engineer ahead of his times.

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CASHMERE WITH A DOUBLE LIFE Prato has recently discovered the business of regenerated, sustainable and ecological cashmere. The growing demand for regenerated cashmere from many high-end fashion brands (Stella McCartney, for example, said goodbye to virgin cashmere in 2016) has been decisive for the shift to a “green” policy undertaken by Lanificio Mario Bellucci: ecological cashmere now represents the lion’s share of its collection. But the sustainable textile chain has also discovered regenerated cashmere downstream. Only one and a half years old, the Rifò brand has built its fortune on regenerated cashmere garments such as hats, gloves, scarves and sweaters: a line of jackets will soon be launched. Niccolò Cipriani, the founder together with his cousin Clarissa Cecchi, has scented a promising business. Old cashmere sweaters are shredded and transformed into new yarn that is then handcrafted with artisanal care. Cashmere for the winter collection, cotton for the summer one. Today the Rifò startup gives work to six people and sells garments through an online sales channel (www.rifo-lab.com) and a circuit of thirty stores in Italy and around the world: its reference markets are Germany, Switzerland, Belgium and France. For thirty years, the trans-

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formation of raw textile materials has been the daily bread of Tesma Cashmere, which recycles cashmere for what is less and less a niche market, but now a growing reality. “In addition to processing raw material, for two years we have been producing a line of our own knitwear with the brand Mate - says Claudia Carlotti, who runs the business together with Edoardo Mariotti - created starting with raw material which is transformed into new yarn used to craft our knitwear.”

64 G LIKE GOURMET RESTAURANTSAROUND TOWN OFFERING REFINED DINING EXPERIENCES We begin with a renowned name amongst Prato’s restaurant scene: Il Piraña. Characterized by an unmistakable and smart 1970s style, their dishes are beloved for their simplicity and the way the excellent quality of their ingredients are exalted (Via Giuseppe Valentini, 110). Another safe bet for seafood lovers is I Corti, under the portico in piazza Mercatale. A short walk away is another historic restaurant, Tonio, opened in 1950 as

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a traditional trattoria and transformed over the years into an elegant hub for distinguished diners (piazza Mercatale, 161). Delectable seafood can also be found at My Sea, a bistro that combines Italian tradition with an eastern style (via Benvenuto Cellini, 9). Last June, To Wine in Piazzetta opened in piazza Buonamici, a stone’s throw from the Emperor’s Castle, a spin-off of the wine bar and restaurant in via della Repubblica, To Wine. Here, you can find exquisite dishes with a touch of youthful street style. On nearby via dei Cimatori, we have Ardegno, offering wine by the glass served from Magnum bottles and studied recipes made with simple ingredients. And speaking of creativity, we can’t forget to mention Garage Bistrot in piazza San Domenico. Until just last year, the menu offered exclusively fish dishes, though today you can find meat options as well. Lastly, there is Paca in via Fra’ Bartolomeo, where knowledge, experimentation, fantasy and fusion are backed by an excellent selection of wines.


Enoteca & Winebar

To Wine Viale della Repubblica, 23 | Prato - tel. 0574 550462 To Wine in Piazzetta Via Cairoli, 15 | Prato - tel. 0574 965874

www.towine-prato.it • facebook: To Wine


OROSCOPO P R I M AV E R A 2 0 1 8

MESSAGGI DALLE STELLE

Consigli a trecentosessanta gradi seguendo il percorso degli astri ARIETE (21 marzo - 20 aprile)

BILANCIA (23 settembre - 22 ottobre)

Saturno, praticamente stazionario, allenta il suo influsso sui nati 7-11 aprile, mentre Venere, che attraversa il segno da fine aprile a metà maggio, offre a tutti preziosi suggerimenti amorosi.

Fino a metà maggio Marte dai Gemelli affianca Giove dal Sagittario: le energie di entrambi offrono opportunità ai nati 1118 ottobre per sciogliere nodi e risolvere i problemi, che li ostacolano.

TORO (21 aprile - 20 maggio)

SCORPIONE (23 ottobre - 22 novembre)

Urano interessa il Sole dei nati 21-26 aprile e non aiuta la tranquillità: rimanere ingabbiati nei vecchi assetti non è possibile, ma spingersi troppo avanti è rischioso. Sereni i nati in maggio.

L’opposizione di Urano dal Toro può sconvolgere i piani dei nati 26-30 ottobre. Invece, la situazione è in ripresa per i nati 7-17 novembre, che da fine maggio contano sul trigono di Marte.

GEMELLI (21 maggio - 21 giugno)

SAGITTARIO (23 novembre - 21 dicembre)

Fino a metà maggio, Marte, che passa nel segno, elimina le inibizioni, ma può creare problemi per azioni azzardate ed inopportune. Giove opposto rende i nati 9-15 giugno superficiali e avventati.

In aprile non siete al meglio, data l’aggressività marziana: evitate di impuntarvi proprio adesso! Giove protegge sempre i nati 10-16 dicembre e può aiutarli a realizzare qualche sogno.

CANCRO (22 giugno - 22 luglio)

CAPRICORNO (22 dicembre - 20 gennaio)

L’asteroide Giunone, che attraversa tutto il segno, può aiutarvi a chiarire il rapporto di coppia, in un momento in cui Saturno e Plutone opposti ostacolano i progetti dei nati in luglio.

Da metà maggio a fine giugno la difficile opposizione di Marte dal Cancro mette l’accento sui punti deboli dell’attuale situazione dei nati 8-15 gennaio. Cambi positivi per i nati in dicembre.

LEONE (23 luglio - 23 agosto)

ACQUARIO (21 gennaio - 19 febbraio)

Marte vivace e costruttivo vi spinge in avanti con forza almeno fino a metà maggio. Tensioni e “rivoluzioni” riguardano solo i nati dal 23 al 29 luglio, sottoposti all’imprevisto vento uraniano.

Marte in Gemelli fino al 15 maggio vi aiuta a dare le risposte giuste al momento giusto, realizzando ciò che vi sta a cuore. Solo ai nati 22-26 gennaio Urano richiede tanta calma e molta prudenza.

VERGINE (24 agosto - 22 settembre)

PESCI (20 febbraio - 20 marzo)

Cambiamenti positivi si possono concretizzare per i nati 25-30 agosto, mentre Saturno continua ad appoggiare i nati 8-13 settembre. Fino a metà primavera il quadrato marziano crea qualche stress.

Fino al 20 aprile nuotate sicuri sulle ali di Venere; seguono alti e bassi fino a metà maggio; infine, Marte vi fa ritornare motivati e dinamici. Ventata di cambi costruttivi per i nati in febbraio.

a cura di Claudio Cannistrà, la “Bottega dell’Astrologo” Per informazioni sui corsi e le attività culturali organizzate scrivere a: labottegadellastrologo@gmail.com; canniclau@libero.it Disegni dei segni zodiacali opera di Pacpainter - www.pacpainter.it 82 PRATOREVIEW


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