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1960 HERITAGE

2017 FUTURE

GREEN CERTIFIED CertiďŹ cation of the Green Label issue process

FADIS S.p.A. - ITALY - Via Colombera 70, 21048, Solbiate Arno (VA), Italy - tel: +39 0331 989533 - fax: +39 0331 989532 - email: sales@fadis.it - website: www.fadis.it


di Guido Parigi Bini

“La Spola” is the name we gave

our newborn weekly textile economy magazine twenty years ago. Some entrepreneurs did not agree with the name. “It sounds old” they said, looking to the future.

It was a successful future indeed: the market responded positively and exports were becoming increasingly significant all over the world. Italian yarns, fabrics, knitwear and silks seemed to have no competitors, produced by entrepreneurs and specialized workers endowed with unparalleled innovative spirit, professional competence and capacity for hard work. It was a world made up of textile districts with thousands of companies and employees, and sales at record levels. “La Spola” was designed to provide an understanding of this multifaceted world, having endless ideas, known for the hard work and success of its brilliant entrepreneurs. The initial epicenter was Prato, our natural headquarters, but we soon realized that our district had many ties with Biella (where we opened an editorial office), Carpi, Como and other cities. “La Spola” was born as a “poor” weekly publication -thirty-two black and white pages-but it was capable of describing this fast-changing world, of comparing the entrepreneurs’ experiences and gathering industrialists, artisans and the workers’ representatives around a table to talk about their needs and plans. We followed them closely for twenty years at the trade shows across the world with “Showcase”, to tell our readers about the trends, colors and latest developments of Italian products. Those were the good years. The economic crisis- and more hit this world, which was riding high, very hard. We didn’t give up. But the whole world around us was changing fast and, like many other magazines, we switched from paper to online. “La Spola” keeps describing every day, with undiminished dedication, what is going on in the textile world. And this book shows how our editorial past and present can be combined thanks to the excellence of the stories we tell. “La Spola”, così battezzammo venti anni fa il nascente settimanale di economia tessile; fu un nome che non piacque ad alcuni imprenditori. “Sa di vecchio”, sentenziarono con l’occhio che guardava al futuro. Un futuro che allora era ricco di successi: il mercato tirava e si consolidavano esportazioni in tutto il mondo. I filati, i tessuti, la maglieria, le seterie Made in Italy sembravano non avere concorrenti, frutto di un’imprenditoria e di maestranze che vantavano una continua innovazione, una professionalità e una capacità di lavoro senza pari. Era un mondo che coinvolgeva distretti con migliaia di imprese e di occupati, fatturati miliardari. Pensammo “La Spola” per una lettura di questo mondo dalle mille sfaccettature, dalle idee infinite, contrassegnato dal lavoro e dai successi di accorti imprenditori. L’epicentro iniziale fu Prato, la nostra sede naturale, ma scoprimmo in breve che il distretto aveva non pochi legami con quello di Biella (dove aprimmo una redazione), Carpi, Como e con altre realtà. “La Spola” nasceva come settimanale “povero”: trentadue pagine in bianco e nero, ma capace di raccontare questo mondo che si evolveva; di mettere a confronto le esperienze degli imprenditori, di mettere intorno a un tavolo industriali, artigiani, rappresentanti dei lavoratori per mettere a fuoco e trasmettere le loro esigenze, i loro progetti. Li abbiamo anche seguiti per venti anni alle fiere di tutto il mondo con “Showcase”, per raccontare le tendenze, i colori, le innovazioni dei prodotti italiani. Sono stati anni di buon lavoro. Poi la crisi economica – ma non solo quella - ha sfarinato questo mondo che sembrava sulla cresta dell’onda. Noi non abbiamo mollato. Ma intorno a noi tutto cambiava rapidamente e come molte altre testate abbiamo deciso di puntare sull’online. “La Spola” continua a raccontare ogni giorno con il solito impegno tutto quanto succede nel mondo del tessile. E questo libro dimostra come si possano abbinare passato e presente editoriali grazie all'eccellenza delle storie che raccontiamo.

editorial 5


la professionalitĂ a disposizione dei produttori di tessuti ma non solo

le nostre mani, i nostri occhi e i nostri 45 anni di esperienza si intrecciano ogni giorno con i mercati internazionali e il futuro piĂš hi-tech

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showcase Editorial

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Years

Editoriale Anni

1997-2017

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1997-2017

Twenty years, a new world

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Venti anni, un mondo nuovo

Fashion

Moda

Giorgio Armani. "Fabrics , mon amour"

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Giorgio Armani. "Stoffe, amore mio"

Vivienne Westwood. Eco-fashion

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Vivienne Westwood. L'eco-moda

Ermanno Scervino. Made in Tuscany excellence

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Ermanno Scervino. L'eccellenza Made in Tuscany

Cucinelli. Around the world keeping an eye on the district

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Cucinelli. Nel mondo con un occhio al distretto

Authorities

Autorità

Textiles, a subject for major

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Tessile, una materia da primo cittadino

Andrea Cavicchi. CFMI: training is the new challenge

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Andrea Cavicchi. CFMI: la formazione è la nuova sfida

Giulio Grossi. CTN, riding the change

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Giulio Grossi. CTN cavalca il cambiamento

Raffaello Napoleone. Being a step ahead of trends

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Raffaello Napoleone. Anticipare le tendenze

Francesco Ferraris. The force of young entrepreneurs

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Francesco Ferraris. La forza dei giovani imprenditori

Ercole Botto Poala. Milano is truly... Unica

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Ercole Botto Poala. Milano è davvero... Unica

Gilles Lasbordes. Première Vision: a hothouse of ideas

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Gilles Lasbordes. Première Vision: fucina di idee

Donald Wich. Frankfurt's eye on Italy

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Donald Wich. L'occhio di Francoforte sull'Italia

Piero Sandroni. The picture of the textile sector

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Piero Sandroni. Il quadro del settore tessile

MF, the Italian Apparel Industry's China Story

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MF, il tessile Made in Italy alla conquista della Cina

Paolo Monfermoso. Filo chooses quality

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Paolo Monfermoso. Filo sceglie la qualità

Alberto Montonati. New captains

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Alberto Montonati. I nuovi capitani


showcase Interviews

Interviste

Lanificio Ricceri. Quality as a philosophy

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Lanificio Ricceri. La qualità come filosofia

Manteco. Once upon a time there was... and it’s still

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Manteco. C'era una volta... e c'è ancora

Luciano Barbera. Using the past to support the future

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Luciano Barbera. Il passato a sostegno del futuro

Piero Bellucci. Constancy and foresight

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Piero Bellucci. Costanza e lungimiranza

Beppe Pisani. That fair of the Lake of Como

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Beppe Pisani. Quella fiera sul lago di Como

Girani, a passion for women

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Girani, una passione per il tessuto femminile

Andrea Belli. The strength of a united chain 100 Andrea Belli. La forza di una filiera unita Filmar. A sustainable future 102 Filmar. Un futuro sostenibile Co.Te.Co. Defects hunters 104 Co.Te.Co. Cacciatori di difetti Leandro Gualtieri. History's 'yarn' 106 Leandro Gualtieri. Il filo della storia Fil-3. Quality and services to beat the crisis 108 Fil-3. Qualità e servizi per battere la crisi A Zeta Filati. A slap to the crisis 110 A Zeta Filati. Come dare uno schiaffo alla crisi Alessandro Zucchi. Between two Itma 112 Alessandro Zucchi. Tra due Itma Biancalani. 60 very rewarding years 114 Biancalani. 60 anni pieni di soddisfazioni Itema, best-in-class weaving machines Made in Italy 116 Itema, tessendo il futuro del meccanotessile italiano Dell'Orco. Design and eco-sustainability 118 Dell'Orco. Progettazione ed ecosostenibilità Fadis. An increasingly growing company 120 Fadis. Un'impresa in continua crescita Officina Meca. A small treasure trove of skills 122 Officina Meca. Un piccolo scrigno di competenze Gruppo Colle. A responsibly colored world 124 Gruppo Colle. Responsabilmente un mondo a colori Rifinizione Cambi. In the name of carded wool and more 126 Rifinizione Cambi. Nel segno del cardato... e non solo Vignali. 70 years in the history of finishing 128 Vignali. 70 anni attraverso la storia della rifinizione Tintoria Alessandrini. Choosing to... Detox 130 Tintoria Alessandrini. Una scelta... Detox Super Glanz. Ethical support to the textile chain 132 Super Glanz. Il sostegno 'etico' alla filiera tessile


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Ph: Dario Garofalo

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Showcase n. 162 Supplemento a La Spola Editor in Chief Guido Parigi Bini Co-Director Matteo Parigi Bini Fashion Editor Marta Innocenti Ciulli Economic Editor Matteo Grazzini Contributors Confindustria Toscana Nord, Eva Desiderio, Dario Garofalo Editorial Staff Sabrina Bozzoni, Teresa Favi, Francesca Lombardi, Virginia Mammoli, Elisa Signorini Layout Martina Alessi, Chiara Bini Translation Tessa Conticelli, NTL Photo Gianni Attalmi, Dario Garofalo, Comune di Biella, Comune di Como, Comune di Prato, Messe Frankfurt, Milano Unica, Première Vision, Pasquale Paradiso, Pressphoto, Unindustria Como, Unione Industriale Biellese Commercial Director Alex Vittorio Lana Advertising Gianni Consorti Publisher Alex Vittorio Lana, Matteo Parigi Bini via Piero della Francesca, 2 - 59100 Prato - Italy ph +39.0574.730203 - fax +39.0574.730204 redazione@laspola.com Baroni&Gori (Italy) Printing Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana


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1998 Il primo anno non si dimentica mai The first year is never forgotten La Spola was born in November 1997, so 1998 is actually the first year covered by our newborn magazine. And the start was not exactly encouraging, as 1998 went down in history as the beginning of the deepest, longest global economic crisis of the contemporary age. The warning signal came from Asia, where the growth momentum began slowing down. In May, a historical agreement was signed: Firenze (Pitti) and Milan came to an agreement on the management of trade and fashion shows, with all the menswear trade shows and events going to Florence and the fashion shows to Milan. The title of La Spola issue n. 30 was “September in the trenches” and the reason was the Far East’s financial crash followed by the ruble. The bad sign was the increase in redundancy funds. In October, even the US dollar plunged to its lowest level because of the Euro-tax. La Spola nasce nel novembre del 1997 e quindi il 1998 è di fatto il primo anno completo raccontato dalla neonata rivista. E l’inizio non è dei più confortanti, visto che il 1998 è rimasto nella memoria come quello dell’inizio della prima vera e duratura crisi economica mondiale globale dell’era contemporanea. L’allarme viene dall’Asia, entrata in difficoltà dopo una crescita imponente. A maggio c’è un accordo storico: Firenze (Pitti) e Milano si mettono d’accordo sulla gestione della moda, con i primi che avranno tutta la parte maschile e gli eventi e i secondi le sfilate. “Settembre da trincea” titolava La Spola numero 30 e il motivo era il crollo finanziario del Far East, seguito dal rublo. Il segnale è la crescita della cassa integrazione. A ottobre si accoda anche il dollaro per colpa dell’Eurotassa. years 13


1999 Il concetto di ῾fare squadra᾽ ῾Joining forces᾿ The last year of the century is remembered, in La Spola’s yearbook, as “one of the most difficult years in the long textile industry’s history”. Florence hosted the 41st Prato Expo show and the idea of the various textile sectors “joining forces”, to the detriment of production divided on a company-by-company basis, began to grow. In Biella, Massimo Marchi was appointed as president of the Industrialists Association, stepping in for Enrico Botto Poala. Europe was confronted with an issue which is still cause for heated debate: the pros of adopting the euro as single currency. What made things worse was the ITMA show in Paris, which marked the lowest attendance rate for a trade show in the previous ten years. In September, Moda In attracted 2,000 visitors less than in 1998, and the same for Prato Expo (200 less). The year ended with a “friendship” agreement between Pitti Filati and Expofil. L’ultimo anno del secolo è ricordato, nell’annuario de La Spola, come “uno dei più difficili della pur lunga storia del tessile”. A Firenze va in scena la 41’ edizione di Prato Expo e inizia a circolare il concetto di “fare squadra” tra i vari distretti, a discapito della produzione divisa azienda per azienda. A Biella inizia l’era Massimo Marchi come presidente dell’Unione Industriale; succede a Enrico Botto Poala. Ed intanto inizia un dibattito che non si è ancora chiuso, anzi: l’utilità dell’euro come moneta unica. A rendere ancora più incerta la scena arriva Itma a Parigi, con l’edizione dai numeri più contenuti degli ultimi dieci anni. A settembre Moda In registra 2.000 visitatori in meno del 1998, stesso destino anche per Prato Expo (200 in meno). L’anno si chiude con un patto di ‘amicizia’ tra Pitti Filati ed Expofil. 14 years


2000 I primi problemi con i calendari First problems related to the calendars The ITMA effect brought a lot of benefits to the textile machinery industry: a 50% increase in orders during the first six-month period, +25% in sales in Italy and +30% abroad (South Korea +140% and India +121%): the positive signs would last until the end of the year. Federtessile predicted the sector’s “growth in exports and sales” for 2000, but the first problems related to the trade show calendars came up, although for different reasons: Prato Expo and Moda In agreed to put greater distance between their shows and Première Vision, ending up, however, with keeping foreign visitors, in particular, the Americans, away from the shows. And the decrease in attendance figures was a sign for the Pratese show: “Green light to the single Italian trade show, but without opposing Paris”, said the president of Pratotrade Mario Maselli, who sowed the seeds of Milano Unica (although talks were all saying one show in Florence and one in Milan). L’effetto Itma porta tanti benefici al meccanotessile: ordini nel primo semestre al +50%, vendite al +25% in Italie +30% all’estero (Corea del Sud +140% e India +121%): la positività reggerà fino a fine anno. Federtessile si lancia nelle previsioni e vede un 2000 “in crescita per l’export e il fatturato” del settore. Ma si affacciano anche i primi veri problemi legati ai calendari, sia pure per motivi diversi: Prato Expo e Moda In si accordano per distanziare i loro saloni da Première Vision, finendo però col tenere lontani i visitatori stranieri, americani in primis. E il calo di visitatori per la fiera pratese è un segnale: “Sì alla fiera unica italiana. Ma senza opporsi a Parigi” le parole dell’allora presidente di Pratotrade Mario Maselli che getta il seme di Milano Unica (anche se si parlava di un’edizione a Firenze e una a Milano). Passerà ancora qualche anno per arrivare all'obiettivo. years 17


2001 Tutto finisce e ricomincia l'11 settembre Everything ends and restarts on 9/11 In February, Firenze Expo agreed to the use of the Fortezza da Basso for Italy’s first single textile show. The director of Pratotrade, Vincenzo Pagano, went so far as to say: “We could start next year”. But it never happened, because the first agreements fell through in June (Prato accused Milan of being totally unreliable). Then everything started and ended all over again, on September 11. The Twin Towers attack redrew the global scenario, closing an age and opening a new one, a different one with new frontiers. And it all took place while Milan was hosting the textile shows. In Prato, the CNA lost its president Daniele Biffoni, who died at the age of 53: 16 years later, his son Matteo would do an interview with our magazine as the city’s newly-elected mayor. And then came the event that changed the world’s economy: on December 11, China joined the WTO. A febbraio da Firenze Expo arriva il sì all’utilizzo della Fortezza da Basso per la prima fiera unica del tessile italiano: “Si potrebbe già partire dal prossimo anno” si sbilancia il direttore di Pratotrade Vincenzo Pagano. Non succederà, anche perché a giugno naufragano i primi accordi (i pratesi accusano Milano di totale inaffidabilità). Poi tutto inizia, finisce e ricomincia a settembre, l’11. Gli aerei che abbattono le Twin Towers, la paura e l’incertezza ridisegnano gli scenari mondiali, chiudendo un’epoca e riaprendone un’altra, diversa e con nuove frontiere. Tutto nei giorni in cui a Milano ci sono le fiere tessili. A Prato la Cna perde il presidente Daniele Biffoni, che muore a 53 anni: 16 anni dopo suo figlio Matteo parla su questa rivista speciale come sindaco della città. E poi arriva la data che cambia l’economia mondiale: l’11 dicembre la Cina entra nel WTO. 18 years


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2002 La nascita dell'euro The birth of Euro From January 1, 2002, if you had 1936.27 lira in your pocket, you were entitled to exchange it for one euro, Europe’s single currency from then on. The first effects were felt on exports, with the euro still too strong against the US dollar but very little influential on the Asian markets. Gaetano Marzotto was appointed as president of Pitti Immagine: he would continue in office until early 2017. In June, Prato, Biella, Carpi, Varese, Como, Bergamo and Vicenza formed a lobby group to defend their interests as regards to duties, protection, illegal imports and tax concessions. In the summer, the Seri.Co brand, the symbol of Como’s silk manufacturing, made its debut in Rome with Eva Herzigova as the face of the brand. In November, figures showed a decline in exports to the US, because of the euro’s strength against the dollar. The title of the leading article of La Spola’s last 2002 issue was “One year of the euro…. unfortunately”. 1936.27 lire. Dal primo di gennaio del 2002 averle in tasca significava avere diritto ad ottenere in cambio un euro, da quel giorno moneta unica europea. I primi effetti sono sull’export, con l’euro ancora troppo forte nei confronti del dollaro e ancora poco influente sui mercati asiatici. A Pitti Immagine Gaetano Marzotto viene nominato presidente: resterà in carica fino ad inizio 2017. A giugno Prato, Biella, Carpi, Varese, Como, Bergamo e Vicenza si uniscono in una ‘lobby’ per fare fronte comune su dazi, tutele, lotta all’import illegale e agevolazioni fiscali, mentre in estate il marchio Seri.Co, emblema della seta comasca, debutta a Roma con Eva Herzigova come testimonial. A novembre si fanno i primi conti dell’export in USA, crollato per la forza dell’euro sul dollaro. L’ultimo editoriale del 2002 su La Spola si intitola “Un anno di euro… purtroppo”. years 21


2003 The news is Zara La novità è Zara The Iraq War and the SARS epidemic: nothing could have been further from the textile world and yet more influential on world markets. In January, Acimit predicted that “within ten years, 80% of textile production will be coming from Asia” and the prediction was not that far-fetched. The trade shows were still separated, the heated debate over dates continued but, in the end, everyone seemed to be happy. In March, one name appeared on the Italian scene with the opening of three single-brand stores in Monza, Bologna and Torino: Zara. La Spola’s title was: “Will fast fashion save us?”. 2003 looked like it would mark the end of Filo, the trade show held in Cernobbio; luckily, that was not the case: “We are not going back to Milan, it wouldn’t be a good idea” said Gabriele Mello Rella, from Biella Intraprendere, the show’s organizing company. Instead, that was exactly what happened, with the show moving to Superpiù Studio. And then ITMA in Birmingham. Guerra in Iraq e Sars: niente di più lontano dal tessile ma anche niente di più influente sui mercati mondiali per rovinare economie e prospettive. A gennaio Acimit predice che “entro dieci anni l’80% della produzione tessile arriverà dall’Asia” e non è che sia andata lontana dall’indovinare, anzi. I saloni continuano a rimanere divisi ma alla fine quasi tutti sono contenti. A marzo un nome si affaccia sulla scena italiana con tre monomarca a Monza, Bologna e Torino: è Zara. La Spola titola “La fastmoda ci salverà?”. Il 2003 sembra anche l’anno della fine di Filo, il salone allora allestito a Cernobbio; per fortuna non sarà così: “Non torneremo a Milano, non sarebbe una buona idea” dice Gabriele Mello Rella, di Biella Intraprendere, società organizzatrice del salone. Ed invece è quello che succederà nei mesi seguenti, con lo spostamento a Superpiù Studio. E poi ITMA a Birmingham. 22 years


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2004 The tsunami, also in export Lo tsunami. Anche nell'export

In May, Poland, Slovenia, Hungary, Malta, Cyprus, Latvia, Lithuania, Czech Republic and Slovakia joined the European Union and the phenomenon of the delocalization of Italian manufacturing companies to EasternEuropean countries, with cheap labour and governments welcoming foreign investors, began to agitate the industry. It wouldn’t be all plain sailing. The first six-month period saw a decrease in textile-clothing exports in all districts, whereas in the second six-month period there was a 1,1% decrease, on an average, and particularly in the Pratese district. 2004 ended on a tragic note: on December 26, the tsunami triggered by an undersea earthquake killed hundreds of thousands of people (at least 400.000) in Indonesia reaching as far as Africa. A maggio Polonia, Slovenia, Ungheria, Malta, Cipro, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca e Slovacchia entrano nell’Unione Europea e inizia, più o meno indirettamente, il fenomeno della delocalizzazione delle imprese manifatturiere italiane, che trovano nell’est Europa un mercato con manodopera a basso costo e governi pronti ad accogliere investitori stranieri. Ma non saranno tutte rose e fiori. Il primo semestre si archivia con un calo dell’export del tessile-abbigliamento netto in tutti i distretti ma la seconda metà, con un rush buono nell’ultimo trimestre, limita i danni ad un -1,1%, media nazionale ma anche, ad esempio, del distretto pratese. L’addio al 2004 è tragico: il 26 dicembre terremoto e tsunami mietono centinaia di migliaia di vittime (almeno 400.000) nel sud-est asiatico arrivando fino all’Africa.


2005 Benvenuta Milano Unica Welcome Milano Unica In January, the Multifibre agreement lapsed, at which point the restrictions on imports of textile-clothing products from China were lifted. Twelve years later, we know how that turned out. The first Milano Unica show was held in September, although Prato was still against it after a referendum was held among 150 entrepreneurs and did not attend the show, which brought Moda In, IdeaBiella, IdeaComo and Shirt Avenue together. The first president was Paolo Zegna. And in September, the “loathed” EU trade Commissioner Peter Mandelson authorized the freeing of Chinese goods stuck at the frontiers. The year ended with discussion on a matter that was expected to be resolved in no time: the proposal for a regulation on labelling from the Commission to the European Parliament. A gennaio scadenza l’accordo Multifibre e c’è l’apertura alle importazioni di prodotti di tessile-abbigliamento dalla Cina. A dodici anni di distanza sappiamo com’è finita. A settembre arriva la prima edizione di Milano Unica, con i pratesi che però non lasciano cadere le ultime reticenze dopo un referendum tra quasi 150 imprenditori e non partecipano. Il mix è tra Moda In, IdeaBiella, IdeaComo e Shirt Avenue. Il primo presidente è Paolo Zegna. Ed a settembre arriva anche lo sblocco, da parte dell’Unione Europea, delle merci cinesi fermi alle frontiere: protagonista non propriamente amato il commissario Peter Mandelson. L’anno si chiude con quella che sembrava una pratica da ultimare in poco tempo: il regolamento sull’etichettatura passato in Commissione al Parlamento Europeo. 26 years


2006 La rivincita delle fiere Fairs᾽ revenge Pitti Uomo launches the year with a good edition The first “complete” Milano Unica show took place, with Prato Expo joining the rest of the Italian textile shows in Rho, a location which caused discontent among the exhibitors and would be abandoned for ten years for Portello. In Paris, even Première Vision Pluriel brought together several shows, even in this case of different products. The textile districts were all busy taking part in the September shows, including Munich Fabric Start, which made it to the top of the list in terms of appeal and grew steadily in the years that followed. And while Prime Minister Prodi’s financial bill split the industrialists-small businesses front, with the industrialists being very upset, 2006 ended with a 2% increase in the companies’ sales, as confirmed by Sistema Moda Italia in December. Pitti Uomo lancia l’annata con una buona edizione. Arriva la prima edizione di Milano Unica ‘al completo’, con Prato Expo che si aggiunge al resto dei saloni italiani con tanto di spostamento a Rho, una sede che non piacerà e sarà accantonata per i dieci anni seguenti a favore del Portello. Anche a Parigi Première Vision Pluriel prosegue nella scelta di accorpare saloni, sia pure in questo caso di prodotti diversi. E PV guarda anche all’estero, aggiungendo a New York, Shanghai e Tokyo anche Mosca, a quel tempo mercato in crescita vertiginosa. I distretti iniziano la discesa verso l’ultimo trimestre, lanciati dalle fiere settembrine, compresa una Munich Fabric Start che scala le posizioni nelle classifiche di appeal e che confermerà la crescita negli anni seguenti. E mentre la finanziaria di Prodi spacca il fronte industriali-artigiani, con più mugugni da parte dei primi il 2006 si chiude con fatturati in crescita del 2% delle aziende, come conferma Sistema Moda Italia a dicembre. years 27


2007 Vince la stabilità Stability wins The year before the big crisis was basically stable. In Biella, Luciano Donatelli was appointed as president of the Industrialists Association and Russia showed signs of instability, although the Italian companies that had invested in that country were reaping large profits. Among foreign countries, however, India was the one in the limelight because of its growth, which would prove to be slower than expected. Turkey was getting ready to join the European market. After four years, ITMA was back in Munich: probably the most successful show ever for the companies taking part in it, with orders and attendance figures higher than any optimistic estimate. The Wool Services Company, the owner of The Woolmark Company in Australia, is asved: the government finds 15 million dollars. 2007 is also the year of La Spola’s ten birthday, celebrated with a special Showcase issue. L’anno che precede quello della grande crisi è di sostanziale stabilità. A Biella Luciano Donatelli diventa presidente dell’Unione Industriale, la Russia dà segnali di instabilità anche se le aziende italiane che ci hanno investito raccolgono bei frutti; all’estero però è l’India ad attirare molte attenzioni per una crescita che, in questo caso, si rivelerà vera ma più lenta del previsto. Scalda i motori, in vista dell’ingresso del mercato comunque europeo, la Turchia. Dopo quattro anni torna Itma, stavolta in una sede consueta come Monaco di Baviera: probabilmente è stata l’edizione più fruttuosa per le aziende che hanno partecipato, con ordini ed interesse da parte dei visitatori superiori a qualsiasi ottimistica attesa. L’unico ‘disappunto’ è per la scelta di Barcellona per il 2011. C’è il salvataggio in extremis dell’Australian Wool Services, titolare di The Woolmark Company: il governo trova 15 milioni di dollari. Infine il 2007 è anche l’anno del decennale de La Spola, festeggiato con un numero speciale di Showcase.

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2008 Sì, il tessile può farcela Yes, Textile can The year of the deepest crisis of the new century. There is no point hiding the fact that it was the textile industry’s “black year”. Emma Marcegaglia arrived at the helm of Confindustria, the US were confronted with the value of the dollar falling, with immediate effects on Italian textile exports, in Prato Riccardo Marini became president of the Industrialists Association. The first alarming signs came from the September shows: Milano Unica did fairly well but Première Vision’s Zoom by Fatex was a flop (for Italy). In October, La Spola conducted a poll: “Obama or Mc Cain as USA president?” Obama was up 81% , because of the trust he inspired in those seeking to secure favorable conditions for trade relations between the two countries. Then came the Istat data on 2008 exports: -5% and -10,2 % for Prato. And many Pratese companies announced that they wouldn’t attend Milano Unica in September 2009. L’anno della crisi epocale del nuovo secolo. Inutile nascondere che il 2008 per il tessile è stato l’anno nero per eccellenza. In Confindustria arriva in cabina di regia Emma Marcegaglia, gli USA entrano nel tunnel del ribasso del dollaro, con immediate conseguenze sull’export del tessile italiano, a Prato Riccardo Marini diventa presidente dell’Unione Industriale. I primi segnali di annuvolamenti arrivano dalle fiere di settembre: benino Milano Unica, a Première Vision fa flop (per l’Italia) Zoom by Fatex. Ad ottobre La Spola porta avanti il sondaggio “Obama o Mc Cain alle presidenziali USA?”. Obama ottiene l’81% per la fiducia che dà in uno slancio nei rapporti commerciali tra i due paesi. Poi arriva la rilevazione Istat sull’export 2008: -5%, con un -10,2 a Prato. E molte aziende pratesi annunciano che non saranno a Milano Unica a settembre 2009.

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2009 Dopo la grande crisi After the big crisis The year after the deepest crisis of the textile-clothing sector was a year of continued hardship, with a drain of companies in all Italian districts. The distinction between the companies destined to survive and those forced to shut or scale down became dramatically clear. The companies that had the resources to invest in innovation and research and the courage to “risk” everything would reap the fruits in the years that followed. A group of Pratese companies abandoned the Milano Unica show, which they had never much cared about, and organized the Prima Moda Tessuto event held at the same time as Pitti Filati: the experience would last only a few seasons. La Spola made the leap from paper to online, with the updating of the website and the launching of our daily newsletter. L’anno dopo la più grande crisi del settore del tessile-abbigliamento è una tribolazione quasi continua, con emorragia di aziende in tutti i distretti italiani. E’ sicuramente l’anno in cui si scava il solco più grade tra chi è destinato a sopravvivere e chi invece dovrà chiudere o ridimensionarsi. Chi ha risorse da investire in innovazione e ricerca ed ha il coraggio di ‘rischiarle’ raccoglierà i frutti negli anni a venire. Un gruppo di pratesi abbandona la non ancora troppo amata Milano Unica e punta sull’anticipo, organizzando a Firenze, in concomitanza con Pitti Filati, Prima Moda Tessuto: l’esperienza durerà poche edizioni. A ottobre l’assalto dei creditori (circa 800) a Lineapiù, per la quale però il futuro riserverà una rinascita quasi inattesa con l’arrivo al timone di Alessandro Bastagli. La Spola fa il passo definitivo dalla versione cartacea a quella web, con l’aggiornamento del sito e il lancio della newsletter quotidiana. 30 years


2010 Gli artigiani fanno... Rete Artisans make... Rete The year started with the results of the online opinion poll launched by La Spola. “Crisis. When will it end?” The majority of voters answered “in 2011” but, according to 27% ,“it would never end”. The trade shows began to make up for lost ground and Première Vision and Texworld showed a 5% and 6% increase respectively in February, preceded by a successful Pitti Filati show. And the shows went from the traditional four to three days. Riccardo Marini was reappointed as president of Prato’s Industrialists Association, and Mario Boselli at the head of the National Chamber of Italian Fashion. The Confartigianato, Confcommercio, CNA, Confesercenti, Casartigiani associations gathered under one roof, Rete Impresa Italia, while preserving their independence. In July, Lineapiù was officially taken over by Bastagli, while SMI and trade unions signed for the renewal of the employment contract. L’anno si apre con i risultati di un sondaggio lanciato online da La Spola. “Crisi. Quando finirà?”: la maggioranza risponde “nel 2011” ma per il 27% “non passerà mai”. I saloni iniziano a recuperare terreno e Première Vision e Texworld segnano rispettivamente un +5% e un +6% a febbraio, anticipati da un buon Pitti Filati. E le fiere passano dai canonici quattro giorni a tre. A Prato Riccardo Marini viene confermato presidente dell’unione Industriale, così come Mario Boselli alla Camera Nazionale della Moda Italiana. Confartigianato, Confcommercio, Cna, Confesercenti, Casartigiani diventano un soggetto unitario con Rete Impresa Italia pur mantenendo ognuna la propria indipendenza. A luglio Lineapiù passa ufficialmente a Bastagli, mentre SMI e i sindacati firmano il rinnovo del contratto dei lavoratori. years 31


2011 Una donna al potere A woman in power The year’s main event was ITMA in Barcelona: over 100,000 visitors and 1,350 exhibitors. And the atmosphere was positive enough to overlook possible disturbing factors. Riccardo Marini did an about-turn: under his direction Prato Expo had left Milano Unica, but he was also one of the first to go back to the Portello show. A tsunami hit Japan: in addition to death and destruction , the tsunami caused damage to Italy’s textile industry. In Biella, Important news from Piemonte: Marilena Bolli went down in history as the first woman at the head of the Industrialists Association. In Milan, Silvio Albini stepped in for Pierluigi Loro Piana as president: a first for a “cotton” manufacturer. In December, Prima Moda Tessuto announced that the January 2012 show would not be held. L’evento principale dell’anno è ITMA a Barcellona: più di 100.000 visitatori per le 1350 aziende espositrici. E il clima e l’atmosfera aiutano a smaltire eventuali delusioni. Dietrofront per Riccardo Marini: con lui Prato Expo era uscita da Milano Unica ma lui è anche tra i primi a tornare alla fiera del Portello. Arriva lo tsunami in Giappone: al di là di morte e distruzione preoccupa anche il contraccolpo su un mercato importante per il tessile. Notizia importante dal Piemonte: a Biella Marilena Bolli passa alla storia per essere la prima donna eletta alla guida dell’Unione Industriale. A Milano Unica Silvio Albini succede a Pierluigi Loro Piana nel ruolo di presidente: prima volta per un ‘cotoniero’. A settembre Première Vision torna ai numeri del 2007, archiviando il periodo più nero. A dicembre Prima Moda Tessuto annuncia che non si svolgerà l’edizione di gennaio 2012. 32 years


2012 Alla scoperta della Cina Discovering China In March, the “Marini era” at the head of Prato’s Industrialists Association came to an end and Andrea Cavicchi, one of today’s most influential figures on the Italian textile-clothing scene, stepped in (the official change took place in May). More or less in the same days, Giorgio Squinzi arrived at the helm of Confindustria. On March 28, Milano Unica China made its official debut, with 95 exhibitors showcasing their collections at Intertextile in Beijing. Italy caught up with France, which had already landed in the Far East with PV. In March, after 14 years in the red, the Ratti Group got to see dividends again. In May, the Emilia Romagna region was hit by the earthquake which brought the local economy to its knees: many company buildings collapsed and the Carpi area was close to the epicenter. A marzo all’Unione Industriale Pratese finisce l’era Marini e si affaccia sulla scena (il cambio ufficiale a maggio) Andrea Cavicchi, oggi uno dei soggetti più influenti del tessile-abbigliamento italiano. Più o meno negli stessi giorni a Confindustria arriva Giorgio Squinzi. Il 28 c’è invece il debutto ufficiale di Milano Unica Cina, con 95 espositori all’interno di Intertextile a Pechino: l’Italia raggiunge quindi la Francia, che con PV era già sbarcata sul mercato orientale. Sempre a marzo, dopo 14 anni in rosso, il Gruppo Ratti vede ricomparire il dividendo. A maggio ancora sofferenza e stavolta tocca al cuore dell’Emilia Romagna con un terremoto che mette in ginocchio famiglie ed economia: crollano anche tante aziende e la zona di Carpi è vicina all’epicentro. Chiusura d’anno negativa con la crisi del pratese Gruppo Lenzi: dalle stelle di tessuti tecnici pluripremiati alle stalle di un fallimento che si concretizzerà nel 2013. years 33


2013 Loro Piana parla francese Loro Piana speaks french It was the year of the Techtextil and Texprocess shows in Frankfurt: the technical textile industry came to the forefront. In May, local patriotism was put aside by the Industrialists Associations of Lucca, Pistoia and Prato to gather under the roof of Confindustria Toscana Nord. In 2013, the textile industry paid a high price when tragedy struck: in Bangladesh, the Rana Plaza, which housed many clothing companies, collapsed and killed 1,129 people. In July, Claudio Marenzi was appointed as new president of Sistema Moda Italia. The most sensational news of the year: Loro Piana was taken over by LVMH. The year ended with a draft agreement between Sistema Moda Italia, Assocalzaturifici and trade unions for the renewal of the employment contract. But feelings of satisfaction lasted only a few minutes, for the European Parliament abrogated the duties on Pakistan as a Christmas gift to Italian weavers. Tra le fiere ‘da anni dispari’ spiccano a Francoforte Techtextil e Texprocess: il tessile tecnico si candida ad un ruolo di primo piano. A maggio cadono alcuni ‘campanili’: le Unioni Industriali di Lucca, Pistoia e Prato iniziano il cammino per arrivare alla fusione in Confindustria Toscana Nord. Nel 2013 il tributo che il tessile paga alle sciagure è enorme: in Bangladesh crolla il Rana Plaza, che ospita aziende di abbigliamento e muoiono in 1129. Luglio: Sistema Moda Italia ha un nuovo presidente, Claudio Marenzi. La notizia boom dell’anno: Loro Piana viene acquisita da Lvmh. L’anno si chiude con una bozza di accordo tra Sistema Moda Italia, Assocalzaturifici ed i sindacati per il rinnovo del contratto di lavoro. Soddisfazione che dura lo spazio di un amen, visto che il Parlamento Europeo fa trovare sotto l’albero di Natale dei tessitori l’abolizione dei dazi col Pakistan. 34 years


2014 Le promesse, mantenute, di Calenda Calenda's kept promises The year got off to a good start thanks to Carlo Calenda, the Vice-Minister for Economic development, who announced millions of euros in investment plans for the textile-fashion industry: for once, the government’s promises were fulfilled and the money for trade shows, internationalization plans and projects finally arrived. Government efforts were primarily directed toward making Milano Unica competitive with Première Vision, but it was clear from the outset that the aim had to be that of having all textile trade shows, from leather to shoes, share a calendar. An attempt was made, but quite unsuccessfully. From September on, all that was talked about was the event that would dominate the next year in Italy: the 2015 Milan Expo. L’inizio è scoppiettante, grazie a Carlo Calenda, vice ministro allo Sviluppo Economico che a Pitti Uomo annuncia una pioggia di milioni per il tessile-moda: per una volta le promesse non rimangono disattese e per saloni, internazionalizzazione e progetti l’iniezione di euro da parte del Governo arriva davvero. Lo sforzo appare indirizzato, tra l’altro, a far recuperare posizioni a Milano Unica nei confronti di Première Vision: la sfida viene lanciata ma si capisce presto che la strada da intraprendere è un’altra, come creare un calendario condiviso tra le fiere di tutta la filiera, dalla pelle alle scarpe. Tentativo che viene fatto ma senza grande successo. In estate mantiene la ribalta conquistata negli anni anche Riccione Moda Italia – Ricerca Moda Innovazione, la manifestazione di Cna Federmoda con il Concorso Professione Moda Giovani Stilisti. Da settembre in poi arriva la discesa verso l’evento che caratterizzerà l’Italia del 2015: l’Expo a Milano. years 35


2015 ITMA, altro che Expo... Itma, other than Expo... 2015 was the year that laid the foundation for some decisions regarding Milano Unica (the twentieth show was held in February): the launching of Prima, the pre-collection show in July and the new location in Rho, where the show had had a hard time in the beginning. The idea was that of bringing many shows together within the same space, but Lineapelle backed out at the last moment. October was the month of ITMA, which was hosted at Milano Rho: probably the most successful ITMA show ever. Italy’s textile machinery industry got a confidence boost and, after the show, a fresh injection of orders. 2015 was an important year also for La Spola which, in late June, launched its new website, in the current version: new content, new look, interactivity with all devices and users visiting every day and growing exponentially. Il 2015 è l’anno che pone le basi per alcune decisioni che riguardano Milano Unica (ventesima edizione a febbraio): il lancio di Prima, salone di precollezioni a luglio e lo spostamento a Rho, là dove all’inizio la fiera aveva stentato. L’idea è accorpare insieme tante fiere per rendere meno dispersivi gli spazi ma all’ultimo momento Lineapelle si tira indietro perché ritiene la data troppo anticipata. Ottobre è tutto per ITMA, che si apre a Milano Rho: è l’edizione probabilmente migliore di sempre: il meccanotessile italiano riceve una grande iniezione di fiducia e, dopo la fiera, anche di ordini. Il 2015 è un anno importante anche per La Spola, che a fine giugno lancia il nuovo sito, nella versione attuale: nuovi contenuti, un nuovo look, interattività con ogni device e visite giornaliere che aumentano in modo esponenziale. 36 years


2016 Toh, chi si rivede, lo sciopero! Toh, who's back, the strike! At the beginning of the year, the first step of Carlo Calenda’s project, the Fashion and Accessory Table, was carried out. In January, The London Textile Fair broke the attendance record with the highest number of exhibitors and visitors ever. Instead, it did not work so well for Milano Unica in New York, as a snowstorm jeopardized the first day of the show. Mode City and Interfiliere moved from Paris, increasingly under terrorist attacks, to Lyon, but the reason was the shows coinciding with the finals of the European football championship. In the summer, Paris hosted the first Blossom event, the high-end pre-collection show by PV. The year ended on a critical note when, after twenty years, the textile workers took to the streets to strike for a renewal of the employment contract. But the negotiations fell through amidst protests. A inizio anno si concretizza un primo passo del progetto di Carlo Calenda, il tavolo della Moda e dell’Accessorio. Sempre a gennaio batte il record di espositori e di visitatori The London Textile Fair; meno bene invece Milano Unica a New York: una bufera di neve pregiudica il salone. Mode City e Interfiliere si spostano da una Parigi sempre più al centro di attacchi terroristici a Lione, ma il motivo è la concomitanza con la fase finale degli Europei di calcio. Ma la paura degli attentati fa calare il numero di visitatori sia a Première Vision che a Texworld. Ma in estate a Parigi va in scena la prima edizione di Blossom, salone di precollezioni e alta fascia targato PV. Chiusura di anno caldissima: dopo venti anni i lavoratori del tessile tornano in strada a scioperare. Le trattative per il rinnovo del contratto di lavoro naufragano tra le proteste. years 37


Twenty years Venti anni. Un mondo nuovo

A new world ph. Dario Garofalo


An attempt can be made to explain a first difference with the numbers of the textile-garment sales figures in the 1996-2016 comparison, the last ‘full’ years that accompanied the birth of La Spola: at the time it was about 83,000 billion lire that, taking into account all the variables, inflation and the decades that had passed, would now be 42 billion and (almost) 866 million euros; 2016 closed with 52 billion. On paper, it seems as though the period of time in which La Spola came out has produced a positive result for the sector, but the issue is more complex and can be understood by looking at numbers of employees and companies, respectively 420 thousand and almost 50,000 in 2016, just under 900 thousand and about 100 thousand in 1996. The only figure that seems to somewhat match is that of exports, which remains the dominant part of the supply chain (in 1996 it was 54%, now 64.4%) despite a current socio-political-economic geography which has little to do with that of present day. In all these years, La Spola has reported on the evolution, and unfortunately also the involution, of a sector that, despite everything, is considered second in Italian manufacturing, including accessories and footwear: the word “crisis” has been used Una prima differenza si può provare a spiegarla con i numeri del fatturato del tessile-abbigliamento nel raffronto 1996-2016, ovvero gli ultimi anni ‘pieni’ che hanno accompagnato la nascita de La Spola: allora si parlava di 83 mila miliardi di lire che, tenute in considerazioni tutte le variabili, le inflazioni e i decenni trascorsi, adesso sarebbero 42 miliardi e (quasi) 866 milioni di euro; il 2016 si è chiuso con 52 miliardi. A leggerla così sembra che il lasso di tempo in cui è uscita La Spola abbia portato un risultato positivo per il settore ed invece la questione è più complessa e si può capire guardando i numeri degli addetti e delle aziende, rispettivamente 420 mila e quasi 50.000 nel 2016, poco meno di 900 mila e circa 100 mila nel 1996. L’unica cifra che sembra all’incirca combaciare è quella dell’export, che rimane ancora la parte preponderante della filiera (nel 1996 era il 54%, adesso sono il 64,4%), nonostante una geografia socio-politico-economica attuale che ha poco a che vedere con quella odierna. In tutti questi anni infatti La Spola ha raccontato l’evoluzione, e purtroppo anche l’involuzione, di un settore che, nonostante tutto, è, se considerato nella sua totatalità con accessori e calzature, il secondo indotto manifatturiero italiano: la parola “crisi” è stata usata tanto 40 years


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as often as “recovery” and both have followed each other over the years until people realised that that what had been could no longer be, what had been lost could never completely be recovered. But especially in the mid-1990s and after the 2008 crisis, the textile-garment sector has always given the impression that it did not want to quit the game and, although it has had to leave behind important numbers and resources, those who have managed to stay in business have before them a world that has changed once again and they are looking positively and carefully to the next decade: the roller coaster seems to have stopped, or at least slowed down somewhat. There are those that were the emerging markets or that turned out to be giants with feet of clay (Brazil, for example) or that consolidated with some difficulty, still subject to political problems (Russia and the Arab countries). And then there is China, which, since joining the WTO in 2001, has been and continues to be at the centre of good and bad times. Adapting has meant aiming for quality, adapting to trade fair times, investing in research and innovation to follow the sustainability trend and learn new languages. La Spola has done it too and now gives the floor to the protagonists of these twenty years of the textile-garment sector. quanto “ripresa” ed entrambe si sono rincorse negli anni fino alla presa d’atto che quello che era non può più essere, quello che è stato perso mai ritornerà nella sua totalità. Ma, soprattutto a metà anni ‘90 e dopo la crisi del 2008, il tessile-abbigliamento ha sempre dato l’impressione di non voler abbandonare il campo e, pur lasciando lungo la strada numeri e risorse importanti, chi adesso è rimasto attivo ha davanti a sè un mondo che è nuovamente cambiato e che guarda con positività e attenzione al prossimo decennio: l’ottovolante sembra essersi fermato o, almeno, ha rallentato molto. Quelli che erano i mercati emergenti o si sono rivelati giganti con piedi di argilla (Brasile, ad esempio) o si sono consolidati con difficoltà rimanendo soggetti a problemi di natura politica (Russia e Paesi Arabi), mentre la Cina, dal suo ingresso nel WTO nel 2001 ha fatto e fa il bello e il cattivo tempo. Adattarsi ha significato puntare sulla qualità, adattare i tempi dei saloni, investire in ricerca e innovazione anche per seguire il trend della sostenibilità e imparare nuove lingue. Anche La Spola l’ha fatto e ora dà la parola ai protagonisti di questi venti anni di tessileabbigliamento.


Fashion

The world of fashion seen by the protagonists. The designers tell about two decades of catwalks and ideas

Il mondo della moda visto dai protagonisti. Gli stilisti raccontano due decenni di passerelle e idee


2002

Showcase n. 48 Eva Desiderio

Giorgio Armani “Stoffe, amore mio”

“Fabrics, mon amour” He examines them, handles them, selects them personally, all the fabrics for his collections. And when his name is Giorgio Armani, and he devotes so much attention to fabrics and says they are “the soul of fashion’, the whole subject acquires heightened value and interest. How important is the fabric in the design of an Armani gown? The fabric is everything for me: it determines the line, expresses the mood, it gives the tone to the entire collection. That is why I select my fabrics personally, why I need to examine and handle them. It is important for me to feel the fabric with my hands, perceive its rustle, imagine how it can drape the figure and what its functions will be. What is your philosophy in selecting fabrics? People no longer change their clothes three times a day, so an outfit can almost be considered an accomplice of our image: this means it is important to select fabrics of the highest quality, that resist wrinkles and are water repellent but also ecocompatible. As regards the environment: your company has had a green heart since 1996. How much room do you think there still is for fashion-ecology ideals, technological fabrics that also comply with environmental concerns? There is plenty of room and from now on there will have to be much more. There is no turning back, fibers with an element of comfort are too much a part of our lives and our wardrobe. But at the same time we need to recreate a taste for natural, ancient fabrics, the ones that carry the cultural values of our civilization in their DNA. My last collections of menswear and womenswear are based on just this rediscovery. What do you think of the situation in Italy as regards the production of fabrics and yarns? It is excellent, always the best when it comes to quality and creativity. Do you have any criticism or any advice for the manufacturers and those who participate in the main trade fairs? No, no criticism. Only some advice, perhaps. For example, I would advise them to continue their research and to offer slimmer, more flexible sample collections, with bold ideas but always in line with the basic premises of products made in Italy. Li sceglie sempre lui, personalmente, tutti i tessuti delle le sue collezioni. E quando lui è Giorgio Armani, e quando tante attenzioni sono dedicate alla stoffa come ´anima della moda’, l’argomento s’innalza di valenza e d’importanza. Quanto conta il tessuto nella progettazione di un suo abito? Il tessuto per me è tutto: determina la linea, esprime l’umore, dà il tono all’intera collezione. Per questo scelgo personalmente i tessuti, li guardo, li tocco. E’ importante toccare il tessuto con le mani, percepirne il fruscio, capire come potrà cadere sulla figura, a quali funzioni assolverà. Qual è la filosofia di scelta di un tessuto? Nessuno oggi si cambia più tre volte al giorno, l’abito diventa quasi un complice della nostra immagine. Questo significa che bisogna scegliere tessuti di grande qualità ma al tempo stesso antipiega, idrorepellenti ma dall’aspetto ecocompatibile. La sua azienda ha un cuore verde fin dal 1996. Quanto spazio c’è ancora in tema moda-ecologia, tessuti tecnologici e al tempo stesso in regola con la difesa dell’ambiente? C’è tanto spazio e d’ora in poi ce ne dovrà essere ancora di più. Indietro non si torna, le fibre con contenuto di comfort sono ineliminabili ormai dai nostri armadi. Ma altrettanto va rilanciato il gusto per i tessuti naturali ed antichi, quelli che portano dentro il dna dei valori culturali della nostra civiltà. Le mie ultime collezioni maschili e femminili sono ispirate proprio a questa riscoperta. Come le pare il panorama della produzione italiana di tessuti e di filati? Ottimo, ai vertici della qualità e della creatività. Se dovesse fare degli appunti o dare dei consigli ai fabbricanti o a chi partecipa alle principali fiere di settore? No, nessun appunto. Potrei dare solo qualche consiglio. Come quello di non desistere mai dalla ricerca. E di offrire sempre campionari più snelli e flessibili, con proposte anche coraggiose ma sempre in linea con le insegne del made in Italy. 48 fashion


Giorgio Armani, 83, born in Piacenza. Stylist and entrepreneur among the most affirmed in the world Giorgio Armani, 83 anni, nato a Piacenza. Stilista e imprenditore tra i piĂš affermati al mondo interviews 49


2011

Showcase n. 148 Teresa Favi

Eco-fashion

L’eco-moda firmata Westwood

by Westwood It was 1971—the year in which she opened her first shop at 430 King’s Road with Malcolm McLaren, future manager of the Sex Pistols—from that moment forward Vivienne Westwood has been one of the most influential and ground-breaking personalities in fashion. Forty years later, the English Queen of Punk, whose subversive and provocative style was born from a blending of different genres and cultures, is a staunch political activist and still involved in themes that unite fashion with social topics and education. After promoting “Do It Yourself ” an implicit invitation to democratization and conscious raising with the intent of spurring others to create their own personal style—after inviting the television watching public to modify their lifestyle and reduce carbon dioxide emissions, the designer presented her new collection of bags and accessories at Pitti Uomo in Florence. The line was created for the Ethical Fashion Africa Project in collaboration with the International Trade Centre and Yooxygen. The collection was made in Nairobi, with the help of 7,000 marginalized women from the African communities while supporting the work of local artisans and allowing them to become part of the international economic process. How did you end up working with Africa? I responded to a request by Simone Cipriani of the United Nations: he invented this project. The idea is very simple: we make models for the artisans that work in Africa. This way, instead of producing goods just for tourists, they can produce things sold all over the world. They can escape poverty and have greater control over their own autonomy. It was well done, especially seeing the considerable number of women that have acquired more self assurance than they have ever had before. So yes, a great idea, and it is all recycled material. What is the current situation like? We were on a large, zero-emissions ranch. Organizations are trying to acquire solar energy for the houses of the tribes that live there. The way they purchase things is really interesting: the cost is low and they pay over a long period. Further, they have the goal to stop the deforestation of the savanna. For now, they don’t need to burn wood to cook and this stops the onset of respiratory illnesses; cooking inside a small hut is one of the principal causes of illnesses for those who live in them. They are trying everything. It is important that people understand that we are in a financial crisis because we are dealing with an environmental crisis. We can’t go on this way. I hope this project can at least be of small assistance. Era il 1971 - anno in cui aprì il suo primo negozio al 430 di King’s Road insieme a Malcolm McLaren, futuro manager dei Sex Pistols – e da quel momento Vivienne Westwood è una delle personalità più incisive e controcorrenti della moda. A distanza di quaranta anni la regina inglese del punk, di uno stile sovversivo e provocatorio nato dalla contaminazione di generi e culture diverse, attivista politica convinta, si trova ancora impegnata su temi che uniscono la moda al sociale e all’educazione. Dopo aver promosso il claim Do It Yourself (invece di comprare una cosa, usa la fantasia e creala da solo), implicito invito alla democratizzazione e alla presa di coscienza con l’intento di spronare le persone a creare una propria moda personale, dopo aver invitato il pubblico di talk show televisivi a modificare lo stile di vita per ridurre le emissioni di anidride carbonica la stilista ha presentato a Pitti Uomo a Firenze la sua nuova linea di borse e accessori realizzate per l’Ethical Fashion Africa Project, in collaborazione con l’International Trade Centre e Yooxygen (sezione eco-friendly di yoox.com). La collezione è stata realizzata a Nairobi, con il lavoro di oltre 7.000 donne emarginate nelle comunità africane e supportando il lavoro degli artigianati locali, permettendo loro di entrare a far parte dei meccanismi economici internazionali. Come è arrivata a lavorare con l’Africa? Ho risposto ad una richiesta di Simone Cipriani delle Nazioni Unite: è stata sua l’invenzione di questo progetto. L’idea è molto semplice: realizziamo dei modelli per gli artigiani che lavorano in Africa. In questo modo, piuttosto che produrre manufatti solo per i turisti, possono produrre cose vendibili in tutto il mondo. Possono sfuggire alla povertà e avere un maggiore controllo sulla propria autonomia. E’ stato un bel lavoro, visto il considerevole numero di donne che hanno acquisita molta più sicurezza di quanta non ne avessero prima. Quindi sì, una bella idea, ed è tutto materiale riciclato. Abbiamo lavorato nei bassifondi di Nairobi dove è un fatto quotidiano che la gente prenda le cose dalla discarica e le ricicli.Qual è la situazione attuale? Noi eravamo in un grande ranch, a emissioni zero. Per le tribù che vivono lì le organizzazioni stanno cercando la possibilità di acquistare energia solare per le loro case. E’ molto interessante il modo in cui acquistano: il costo è basso e hanno un tempo molto lungo per pagare. In più hanno l’obiettivo di fermare la deforestazione della savana. Per adesso, non hanno più bisogno di bruciare la legna per cucinare e questo blocca l’insorgere delle malattie respiratorie; cucinare all’interno di una piccola capanna è una delle principali cause delle malattie di chi le abita. Stanno cercando di fare di tutto. E’ importante che la gente capisca che ci troviamo in una crisi finanziaria perché stiamo affrontando una crisi ecologica. E’ questa la ragione. Non si può più andare avanti così. Spero che questo progetto possa almeno essere un piccolo aiuto. 50 fashion


Vivienne Westwood, 76, a British designer, among punk-style creators Vivienne Westwood, 76 anni, stilista britannica, tra le creatrici dello stile punk interviews 51


2013

Showcase n. 151 Teresa Favi

Ermanno Scervino L’eccellenza Made in Tuscany

Made in Tuscany excellence 41 flagship stores throughout the world, sales increased by + 3% in 2012, which amounts to € 96 million, 66% of which account for exports on the European, Eastern Europe, Middle East and Far East markets. These are the premises with which Ermanno Scervino begins 2013, followed by his men’s and women’s winter collections going down the mirror runway in Palazzo Vecchio’s Salone dei Cinquecento, in Florence, surrounded by Giorgio Vasari’s frescoes (we’ve never seen them so beautifully lit!). The show marks the comeback of woolens and La Dolce Vita style. The key color is grey in all its shades, often paired with black. Flannels are back too, even in the stretch version for slim fits, as well as minimalist-style coats, unmatched jackets and trousers in grey paired with beige. A wealth of heavy knitwear, for V-necks and cardigans worn over white shirt and tie. We met the designer a few days after the show to talk about his impressions and how his fashion is evolving. What does this fashion show, right in the heart of the oldest part of Florence, mean to your career? I would have never thought possible to have my fashion show held in one of the world’s most beautiful rooms which, having been brought back to its original purpose, as the headquarters of the Priors of the Arts, now serves a new, though equally age-old, purpose: Fashion. Excellence providing the background for another form of excellence. Is the product handled with care in all processing stages always a guarantee of success? It has been so for us, since the day my partner Tony and I started our company in the hills of Florence. I’ve always believed that excellence is the way to success. That is why not only our business is based on the “Made in Italy”, but Ermanno Scervino has gone so far as to be a 100% made in Tuscany product. Yours is more of a center of excellence than a company… All the work is done in our Florence headquarters, where embroiderers, knitters, dressmakers gravitate around the style department and check the making of every single garment down to the last detail, just like in an atelier, except that here we’re talking industry. It makes no sense to be based in Florence and use foreign labour.

41 monomarca nel mondo, un +3 % di fatturato nel 2012 pari a 96 milioni di euro di cui il 66% di export in crescita nei mercati dell’Europa, dell’Europa dell’Est, Medio Oriente e Estremo Oriente. Con queste premesse Ermanno Scervino ha inaugurato il 2013 facendo sfilare le collezioni uomo e pre-collezione donna del prossimo inverno su una pedana a specchio sotto gli affreschi di Giorgio Vasari (illuminati così non si erano mai visti!) nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze durante il Pitti Uomo. Collezioni che segnano la rimonta decisa delle lane strizzando un occhio alla dolce vita. Colore di punta il grigio e le sue sfumature, spesso accompagnato dal nero. Vince la flanella, anche stretch per le silhouette smilze, i cappotti minimali, i completi spezzati dove il grigio si abbina al beige. Tanta la maglieria, grossa, per i V e i cardigan portati con camicia bianca e cravatta. Abbiamo incontrato lo stilista a pochi giorni di distanza per raccogliere le sue impressioni e parlare di come si sta evolvendo la sua moda. Che significato riveste nella sua carriera una sfilata come questa nel cuore della storia di Firenze? Mai avrei pensato di poter sfilare in una delle più belle stanze del mondo che ritornata alla sua funzione originaria di sede dei Priori delle Arti, ne ha accolto una nuova, ma di antica cultura. La Moda. Eccellenza come quinta teatrale di un altro tipo di eccellenza. Il prodotto curato in ogni tassello della sua filiera è sempre vincente? Per noi lo è stato, fin da quando io e il mio socio Tony abbiamo deciso di aprire la nostra struttura sulle colline vicino Firenze. Sono sempre stato convinto che l’eccellenza fosse la strada giusta. Per questo non solo abbiamo voluto impostare il lavoro sul Made in Italy, ma mi sentirei di dire che Ermanno Scervino oggi è a tutti gli effetti un prodotto Made in Tuscany. Infatti più che un’azienda, la vostra è quasi un polo di eccellenze? Tutto il lavoro si concentra nella nostra sede di Firenze, dove intorno all’ufficio stile gravitano le ricamatrici, le magliaie, le bustaie, le premières della couture, che permettono di passare in modo fluido dal mondo dell’atelier a quello dell’industria, controllando le lavorazioni nei minimi dettagli. Non ha senso essere a Firenze e rivolgersi a manodopera straniera. 52 fashion


Ermanno Scervino, founder in 2000 of the brand with Toni Scervino Ermanno Scervino, fondatore nel 2000 del brand omonimo con Toni Scervino interviews 53


2013

Showcase n. 151 Elisa Signorini

Around the world keeping Brunello Cucinelli. Nel mondo con un occhio al distretto

an eye on the district

Despite worldwide recognition, despite being successfully listed on the Stock Exchange, despite his global vision of the textile industry and fashion phenomenon, Brunello Cucinelli never loses sight of the immediate needs of Italian industrial districts. Whether because of his small-town origins or passion for the classics, he is always effortlessly able to shift from the general to the specific. And so, while discussing with his team about worldwide distribution and global communication strategies, he glances at the visitors swarming into his Pitti Uomo stand and counts how many of them are wearing a coat. A lot of things depend on how many people wear a coat, above all, the Italian wool manufacturing industry’s chances of recovery. Cucinelli is optimistic about the future of the textile business and of Italian industry, in the light of what he saw at Pitti Uomo and of what he notices travelling the world. “This latest Pitti Uomo fair seemed quite successful to me- he says- elegant people, motivated exhibitors, positive talking. Pitti Uomo is a fashion show in the open, worthy of the greatest attention”. Cucinelli himself always contributes to the fair’s success: whatever happens in his stand is not casual, but the result of conscious, planned action, from what to wear (from Cucinelli down) to how to connect with customers. “I’ve asked my people not to talk about the crisis with customers visiting us-goes on Cucinelli- I wanted the conversation to be on products, materials, the “Made in Italy”, not on the crisis, for it would have been pointless. Luckily, our customers were on our wavelength and we simply talked about fabrics and fashion”. However, besides what went on at the fair, Cucinelli’s positive attitude is based on what he hears about Italy when he travels abroad. “I don’t enjoy travelling that much- he says- but I have to admit that it makes me appreciate my country and realize its great potential. We Italians just complain about the negative aspects of our country and way of living, without realizing that Italy is described in superlative terms abroad, our lifestyle, our products are very popular and sought-after, you can nearly feel the love. Let’s take advantage of the appeal that Italy has throughout the world and let’s enhance made-in-Italy products”. Nonostante l’affermazione internazionale, nonostante la fortunata quotazione in Borsa, nonostante l’acquisizione di una visione globale dell’industria tessile e del fenomeno moda, Brunello Cucinelli non perde di vista le immediate necessità dei distretti industriali italiani, sarà per la sua origine da una dimensione provinciale (e che provincia), sarà per la sua consuetudine a leggere gli autori classici, riesce ad andare dal generale al particolare senza difficoltà. Ecco allora che mentre discute col suo team di distribuzione nel mondo intero e di strategie globali di comunicazione butta un occhio sui visitatori del suo stand a Pitti Uomo e conta quante persone indossano un cappotto. Perché da quanta gente indossa un cappotto in lana dipendono molte cose e soprattutto le possibilità di ripresa dei distretti lanieri italiani. Cucinelli è ottimista per il futuro del settore e dell’industria italiana, lo è alla luce di quanto visto a Pitti Uomo e alla luce di quanto percepisce quando va in giro per il mondo. “Questa edizione di Pitti Uomo mi è sembrata una buona edizione – commenta – bella gente, espositori motivati, discorsi positivi. Pitti è un defilè all’aperto che va osservato con attenzione”. Del resto anche Cucinelli contribuisce a fare della manifestazione alla Fortezza una ‘bella’ manifestazione: tutto quello che deve avvenire nello stand è frutto di riflessione e confronto, da come ci si veste (da Cucinelli in giù) a come ci si relaziona coi visitatori. “Ho chiesto ai miei ragazzi di non parlare di crisi coi clienti che ci sarebbero venuti a trovare allo stand – prosegue l’imprenditore di Castel Rigone – volevo che il discorso fosse relativo al prodotto, ai materiali, al Made in Italy, ma non alla crisi perché mi sembra che sarebbe stato sterile farlo. Per fortuna devo dire che abbiamo trovato visitatori sulla stessa linea e spontaneamente abbiamo parlato davvero di tessuti e moda”. Ma al di là dell’andamento in fiera, Cucinelli è indotto ad essere positivo per quello che percepisce nei confronti dell’Italia quando va all’estero. “Non amo molto viaggiare – commenta – ma devo dire che farlo mi aiuta ad apprezzare il nostro Paese e a comprenderne le sue potenzialità. Noi italiani non facciam che esaltare le cose negative del nostro Paese e del nostro modo di vivere, ma all’estero l’Italia è vista in termini superlativi, il nostro modo di vivere, i nostri prodotti sono amati e desiderati e si può sentire questa ammirazione quasi sulla pelle. Sfruttiamo alloro questo appeal che l’Italia esercita sul mondo e valorizziamo il Made in Italy”. 54 fashion


Brunello Cucinelli, 1953, entrepreneur, stylist, awarded as Cavaliere del lavoro. He is also a well-known philanthropist. Brunello Cucinelli, classe 1953, imprenditore, stilista, Cavaliere del Lavoro. E’ anche un noto filantropo. interviews 55


Authorities Majors, Presidents of associations, exhibitions organizers: textile seen from the 'war room'

Sindaci, presidenti di associazioni, organizzatori di fiere: il tessile visto dalla 'stanza dei bottoni'


Textiles Tessile, una materia da primo cittadino

A subject for major There are three highly qualified Italian textile districts: Biella, Como and Prato, listed in rigorously alphabetical order. For all districts, textiles have been, and continue to be, a primary resource and a theme of political interest affecting management of the territory. We posed the same questions to Marco Cavicchioli and Matteo Biffoni, mayors of Biella and Prato, respectively, and to Mario Lucini, outgoing mayor of Como (at the date of printing, the city was voting the second round for the selection of the new mayor). Textiles have played a positive role in your city in the past. What is the importance of the industry today? Cavicchioli: Textiles are still very important. The crisis has changed the markets, the production and the employment rate. However, the textile sector has been able to adapt and to change its strategies; in some cases, it has activated targeted initiatives and been able to recover its competitiveness. The number of enterprises and total employment have both shrunken, but others are growing up beside this sector and are rapidly consolidating as well. Lucini: There are two centuries of history linked to textiles, not only to silk. It is the history of great enterprises and work for generations of the people of Como. A period of growing difficulties began in the 1980s that reduced employment although textiles remained a driving force, albeit not totally dominant for the city. Certainly, the focus of production has now shifted to quality and top of the market clientèle, with export playing a determining role. Biffoni: Prato is still the capital city of textile manufacturing thanks to the quality of its firms, capable of facing the difficulties of the last ten years by focusing above all on innovation and services. The crisis hit Prato like a tornado, actually resulting in the collapse of pro capite income and forcing entrepreneurs to reorganize. Not everyone survived the situation, but athe district is still a point of reference for Europe. What are your objectives for the future? Cavicchioli: It will be important to ferry the district across to the new era and this will not be possible if it does not equip itself with everything the firms need to be competitive. We need to offer especially the technological infrastructure. However, the Biella district has and will continue to have other spirits alongside textiles, such as Health and Wellness, Food & Beverages and tourism. We are also cultivating a leadership role in the new high-tech sectors. Biella is the province of Italy with the greatest number of firms focusing on e-commerce as their main activity. Lucini: In recent years, we have maintained the links with associations and have attempted to lighten the burden of bureaucracy to help the enterprises. Actually, there are not many companies in the municipal territory, most having migrated to the provincial territory. Consequently, the city is diversifying its proposals to include tourism and culture, always inspired by the quality that links these sectors to textiles. I distretti italiani con vocazione principale al tessile sono tre: Biella, Como, Prato, in rigoroso ordine alfabetico. Per tutte queste realtà il tessile era ed è una risorsa primaria e quindi è anche un tema politico e di gestione del territorio: a Marco Cavicchioli, Matteo Biffoni, sindaci di Biella e Prato, ed a Mario Lucini, primo cittadino uscente di Como (al momento di andare in stampa sono in corso le elezioni amministrative) abbiamo rivolto le stesse quattro domande ed ecco le loro risposte. Il tessile ha segnato positivamente il passato della sua città. Quanto incide sul presente? Cavicchioli: Il tessile è ancora molto importante. La crisi ha cambiato i mercati, la produzione e l'occupazione, il comparto tessile però ha saputo adattarsi cambiando strategie e, in alcuni casi, attivando iniziative mirate a riacquistare la competitività. C'è stato un ridimensionamento in termini di numero di imprese e di numero di occupati ma accanto a questo settore ne stanno crescendo altri si consolidano sempre di più. Lucini: Sono due secoli di storia legati al tessile e non solo per la seta. E’ una storia di grandi aziende e di lavoro per generazioni di comaschi. Dagli anni ’80 è iniziato un periodo di difficoltà crescente che ha ridotto l’occupazione facendo rimanere comunque il tessile un traino, sia pure non totalizzante, per la città. Sicuramente adesso la produzione è spostata sulla qualità e su mercati di alta fascia, con l’export determinante. Biffoni: La città di Prato è ancora capitale del manifatturiero tessile, grazie alla qualità delle aziende che hanno saputo affrontare le difficoltà degli ultimi dieci anni puntando soprattutto su innovazione e servizi. La crisi si è abbattuta su Prato come un tornado, facendo di fatto crollare i redditi pro capite e costringendo gli imprenditori a riorganizzarsi. Non tutti, purtroppo, ce l’hanno fatta, ma nel suo complesso il distretto tessile continua ancora oggi ad essere un punto di riferimento europeo. Su cosa puntate per il futuro? Cavicchioli: E' importante traghettare il distretto verso la nuova era e non lo si può fare se non lo si dota di tutto ciò che serve alle aziende per essere più competitive. Occorre offrire le infrastrutture, specie quelle tecnologiche. Il sistema Biella nel futuro però ha e avrà anche altre anime accanto al tessile, come Salute e al Benessere, prodotti food&beverage ed turismo. Abbiamo anche un primato legato ai nuovi settori high-tech: siamo la provincia in Italia con più aziende che hanno nell'e-commerce la propria attività principale. Lucini: In questi anni abbiamo mantenuto vivo il legame con le associazioni, cercando di alleggerire il peso della burocrazia per aiutare le imprese. Sul territorio comunale in realtà non ci sono molte aziende, visto che molte sono sparse sul territorio provinciale e quindi la città sta diversificando l’offerta spostandosi sul turismo e sulla cultura, sempre all’insegna di quella qualità che lega questi settori al tessile. Biffoni: Come amministrazione comunale possiamo creare le condizioni migliori per attrarre investimenti e sostenere le imprese. In questo senso vanno le progettualità urbanistiche e infrastrutturali della città, dalla riqualificazione di aree come l’Asse delle industrie al cablaggio dei Macrolotti. Ma anche un 58 authorities


Marco Cavicchioli, Mario Lucini, Matteo Biffoni. Photos of companies by Dario Garofalo (from Genius Loci of Confindustria Toscana Nord) Da sinistra: Marco Cavicchioli, Mario Lucini, Matteo Biffoni. Le foto delle aziende sono di Dario Garofalo (da Genius Loci di Confindustria Toscana Nord)

Biffoni: As the city administrators, we must create the most fertile conditions to attract investments and sustain the companies. These guide urban planning and infrastructure of the city, from the recovery of areas such as the Industrial Axis, to cabling the Macrolotto areas. This also means cultivation of a development policy for the territory in close synergy with Florence, with particular reference to its role as a fashion centre, and with Pistoia, areas that are now attracting the attention of all the associations of professional categories. What places should a tourist or a visitor see to get to know the textile industry of your district? Cavicchioli: A visit to the Museum of the Territory; then a stroll along The Wool Road, which connects Biella to Borgosesia where the Wheel Factory stands, one of the best known examples of industrial archaeology in Italy, with its 19th century multilevel Manchester plant and its teledynamic energy transmission system. It is also possible to visit the historic companies, some of which have heir own archives. I would suggest a visit to Cittadellarte - Pistoletto Foundation, created in the city by maestro Michelangelo Pistoletto. Lucini: The Silk Museum, visited by many tourists especially foreigners, who come to see historical machines and fabrics. The municipality is also an associate of Villa Erba, of Cernobbio, an important exposition venue that has recovered profitability after a few years of difficulty. Biffoni: Fabric Museum is the obligatory first stop and then go on to examples of industrial archaeology, today purposed for services, such as the Lazzerini library. The visit to Casa Datini should be interpreted the same way, with the precious archives of the merchant Francesco di Marco Datini. Today’s textiles also merit a visit in their state of the art workshops. Do you have a memory or an anecdote, as a citizen or even as the mayor, particularly linked to the textile industry? Cavicchioli: I cannot single out a particular memory but like all citizens of Biella, I have many memories linked to textiles. Lucini: I am a geologist by training so I do not have direct anecdotes myself, but in my family on both my father’s and mother’s sides, I had grandfathers and great-grandfathers working in weaving and dyeing, so textiles have always been a part of my life. Biffoni: I believe anyone born or who has lived in Prato, has a memory linked to textiles. The most dear one for me is certainly the memory of Christmas day when I was a child. There was my grandfather who worked for a well-known wool factory and even on Christmas morning, stopped by the factory to be sure everything was in order. lavoro politico di sviluppo del territorio in stretta sinergia con Firenze, in particolare come centro di riferimento della moda, e Pistoia, aree a cui si stanno rivolgendo anche tutte le associazioni di categoria. Quali sono i luoghi che un turista o un visitatore dovrebbe vedere per conoscere il tessile del suo distretto? Cavicchioli: Sicuramente va dedicata una visita al Museo del Territorio, poi lungo il percorso “La Strada della Lana”, che collega Biella a Borgosesia, si trova la Fabbrica delle ruota, uno dei più noti esempi di archeologia industriale in Italia, con l’impianto multipiano ottocentesco di tipo manchesteriano e il sistema “teledinamico” di trasmissione dell’energia. Si possono visitare le aziende storiche che, in alcuni casi, hanno un loro archivio. Consiglierei anche la visita a Cittadellarte - Fondazione Pistoletto, creata in città dal maestro Michelangelo Pistoletto in un complesso industriale che si trova lungo il torrente Cervo. Lucini: Sicuramente il Museo della Seta, che è meta di turisti anche stranieri che vengono a vedere macchinari e tessuti storici. Poi come Comune siamo soci anche di Villa Erba a Cernobbio, un polo espositivo importante che sta ritrovando anche bilanci positivi dopo qualche anno di difficoltà. Biffoni: Bisogna cominciare dal meraviglioso Museo del Tessuto e fino a esempi di archeologia industriale oggi destinati a servizi, come la Biblioteca Lazzerini. In questo senso va anche la visita a Casa Datini, con il prezioso archivio del mercante Francesco di Marco Datini. E poi c’è il tessile oggi, con aziende di grande livello, private, ma che spesso sono disponibili ad aprire i propri battenti ai visitatori più interessati. Ha un suo ricordo o aneddoto particolare, da cittadino o anche da sindaco, legato al tessile? Cavicchioli: Non ho un ricordo particolare ma ho tanti ricordi legati al tessile, come tutti i biellesi. Lucini: io per formazione professionale sono geologo e quindi non ho aneddoti diretti ma in famiglia, sia per parte paterna che materna, ho avuto bisnonni e nonni occupati in tessiture e tintorie e quindi il tessile è sempre stato di casa. Biffoni: Credo che chiunque sia nato e vissuto a Prato abbia un ricordo legato al tessile. Quello a me più caro è sicuramente il ricordo del giorno di Natale, quando ero bambino. La mattina si aprivano i regali, in casa si respirava il profumo della festa e degli ultimi preparativi per il pranzo in famiglia. E poi c’era mio nonno che lavorava per un noto lanificio e che, anche la mattina di Natale, faceva un salto in fabbrica a vedere che tutto andasse bene. 60 authorities


Andrea Cavicchi

CFMI: la formazione è la nuova sfida

CFMI: training is the new challenge Promoting Italian fashion starting from Florence. This has been the mission of the Centro di Firenze per la Moda Italiana since 1954, when it was founded in the wake of the successes of fashion-related initiatives promoted in a pioneering way by Giovan Battista Giorgini. For years the Centre had a role as supervisor, especially after the creation in 1983 of a company dedicated to the organization of the Pitti shows, almost to the point of losing some of its centrality. In the few last years there has been an increased visibility of the Centre, which again plays an active role as promoter of a strategy for the promotion of fashion in Florence and beyond. The turning point came with the awareness of the will to reconnect fashion and its related activities to the city. With the presidency of Andrea Cavicchi, a further step has been the establishment of a close collaboration with Florentine culture. How can this synergy be achieved? The three-year collaboration agreement with the Uffizi has been very important and is giving great visibility to industry events. The creation of the Museo della Moda e del Costume , which last year became the first public fashion museum in Italy, has been of great importance. Now our commitment lies in the relaunch of Palazzo Pitti, to which we have donated a new lighting system for the façade, and that we have chosen as the venue for the great public-drawing events of Pitti Uomo. The name of the Centre has always been linked to Palazzo Pitti and its Sala Bianca, and this channel for collaboration is positive for both fashion and culture. But the Centre does not want to be just Florence ... Absolutely not, in fact, it is called Centro di Firenze per la Moda Italiana (Florentine Centre for Italian Fashion). And as proof of this vocation, that goes beyond our city walls, I would like to point out that initiatives launched by us have benefited Milan and the fashion system in general: the financing for the system obtained through the MISE and ICE were conceived with Calenda precisely at a Pitti Uomo event. I find it important to relaunch the role of the Centre as a catalyst of attention and financing. What is the latest challenge the Centre has taken on? One of the most interesting is the mandate for training that we obtained from the Tavolo Nazionale della Moda. We have created a work table with the major post-graduate and advanced-training schools in Italy: this vast resource of our Country lacks an organisation that represents them in a unified way, and this fact causes them to lose some of their value, as well the ability to present themselves with due weight on the international scene. Our intention is to create a permanent Observatory to serve as a link between the Ministry of Economic Development and the Ministry of Education, where we have been given great attention, as well as an invitation to deal with secondary education in relation to the sector. This challenge requires us to gain a deeper insight into issues that have never been addressed. Promuovere la moda italiana partendo da Firenze. Questa la mission del Centro di Firenze per la Moda Italiana dal 1954, quando fu costituito a seguito dei successi delle iniziative legate al mondo della moda e promosse fino a quel momento in maniera pionieristica da Giovan Battista Giorgini. Da allora il Centro ha vissuto anni da supervisore, soprattutto dopo la nascita nel 1983 di una società che si occupa più direttamente dell’organizzazione delle manifestazioni di Pitti, fin quasi a perdere un po’ della sua centralità. E’ degli ultimi anni un’aumentata visibilità del Centro, che torna ad avere un attivo ruolo come promotore di una strategia di valorizzazione della moda, a Firenze e non solo. La svolta è stata con la presa di coscienza della volontà di riagganciare la moda e il suo indotto alla città. Con la presidenza di Andrea Cavicchi, un ulteriore passo è stato la nascita di una collaborazione con la cultura fiorentina. In che modo si può realizzare questa sinergia? L’accordo di collaborazione triennale con gli Uffizi è stato molto importante e sta dando grande visibilità agli eventi di settore. Di grande rilievo la nascita del Museo della Moda e del Costume che lo scorso anno è diventato il primo museo pubblico della moda in Italia. Adesso il nostro impegno è nel rilancio di Palazzo Pitti, al quale per altro abbiamo donato una nuova illuminazione per la facciata e che abbiamo scelto come location per eventi di grande richiamo in occasione del Pitti Uomo. Il nome del Centro è legato da sempre a Palazzo Pitti, in particolare alla sua sala Bianca, e questo canale di collaborazione è positivo sia per la moda che per la cultura in senso più ampio. Ma il Centro non vuole essere solo Firenze… Assolutamente no, infatti si chiama Centro di Firenze per la Moda Italiana. E a riprova di questa vocazione che va oltre le nostre mura mi piace sottolineare come proprio da noi sono partite iniziative di cui hanno goduto anche Milano e il sistema moda in generale: gli ultimi finanziamenti al sistema ottenuti tramite il Mise e Ice sono stati concepiti con Calenda proprio ad un Pitti Uomo. Trovo importante rilanciare il ruolo del Centro come catalizzatore di attenzione e finanziamenti, non solo come organizzatore e supervisore. Qual è l’ultima sfida che il Centro ha raccolto? Certamente una delle più interessanti è la delega alla formazione che abbiamo ottenuto dal Tavolo Nazionale della Moda. Abbiamo dato vita ad un tavolo di lavoro a cui siedono le maggiori scuole post diploma e di alta formazione d’Italia: questa grandissima risorsa del nostro Paese manca di un ente che le rappresenti in maniera unitaria, questo fa sì che si perdano un po’ il valore e la capacità di porsi su un panorama internazionale con il giusto peso. La nostra intenzione è quella di creare un Osservatorio permanente che faccia da anello di congiunzione tra Ministero dello Sviluppo economico e Ministero dell’Istruzione, presso il quale abbiamo trovato grande attenzione e un invito a occuparsi anche della istruzione secondaria inerente il settore. Di certo si tratta di una sfida importante, che richiede un approfondimento da parte nostra di tematiche che finora non avevamo affrontato. 62 authorities


Andrea Cavicchi, owner of Furpile Idea and past president of Confindustria Toscana Nord

Andrea Cavicchi, titolare di Furpile idea ed ex presidente di Confindustria Toscana Nord


Giulio Grossi is the first elected president after the unification of the Industrial Unions of Lucca, Pistoia and Prato

Giulio Grossi è il primo presidente eletto dopo l’unificazione delle Unioni Industriali di Lucca, Pistoia e Prato


Giulio Grossi

CTN cavalca il cambiamento

CTN, riding the change For years now, the indication has been to create a system, to develop synergies in order to acquire greater strength during confrontations, to optimise services and to ensure economy. Tuscan industrialists have implemented these guidelines by creating Confindustria Toscana Nord, a new reality bringing together the associations of Lucca, Pistoia and Prato. An important entity in the Confindustria system, for the number and importance of its companies, for their turnovers and workforce. If Andrea Cavicchi was president during the years of transformation, today, now that this new reality has its own identity and is beginning to make the benefits of this new dimension known, taking the helm is Giulio Grossi, the owner of Petri & Grossi, specialised in the production of woven and jacquard tapes. New president of a new association: what do you consider the priority goals of this local Confindustria? Our first goal is to continue the work we have already undertaken in order to harmonise and integrate our many components. We are the first association in Tuscany for the number of operators. It is important to get to know each other better. What is the health status of industry in the area? Good. This does not mean that there are no problems, oentrepreneurs and the institutions can lower our guard. We struggle and, judging by the results, we succeed. The latest economic data from our Research Centre report the situation in the Lucca-Pistoia-Prato area as stable, while manufacturing exports marked an increase of +3.4% in the first quarter of 2017. What are the most evident changes, in terms of production, typologies of businesses, outlet markets, work patterns? It is no coincidence if today we talk about “change” tout court to indicate the historical moment. Compared to when your publication first appeared, today we are living in a different world. Products have pursued technological evolution, changing consumer needs, Italian and European rules. Markets have expanded excessively and have become the terrain for an increasingly fierce competition. Companies have responded by implementing transformations, working on innovation, internationalisation, and the qualification of human resources. The ‘novelty’ you like most, and the one you like less. The answer is one and the same for both aspects: the speed of change, the perception of living an extraordinary acceleration. A very stimulating sensation, but also, at the same time, overwhelming. In particular, it is difficult to cope with phenomena such as the growth on the international markets of competitors who have imposed themselves with methods which resulted as being, in effect, unfair competition. What are the initiatives of Confindustria Toscana Nord that are closer to your heart at the moment? There is no ranking; I can only mention the orientation projects we are working on with schools to bring young people closer to studies useful to the sector. What matters to me is that the members feel at home in the association. Da anni ormai l’indicazione è quella di fare sistema, di creare sinergie per acquistare forza nei confronti, per ottimizzare servizi e garantire l’economicità. Gli industriali toscani hanno attuato queste indicazioni creando Confindustria Toscana Nord, una nuova realtà che riunisce le associazioni di Lucca, Pistoia e Prato. Un soggetto importante nel sistema Confindustria, per numero e peso delle aziende, per fatturati e occupati. Se il pratese Andrea Cavicchi è stato presidente negli anni della trasformazione delle tre associazioni, oggi, quando la nuova realtà gode di identità propria e comincia a far sentire i vantaggi di questa nuova dimensione, il timone è in mano a Giulio Grossi, titolare della Petri & Grossi, azienda specializzata nella produzione di nastri, tessuti, jacquard e non. Neopresidente di un nuovo soggetto: quali sono gli obiettivi prioritari di questa dimensione della Confindustria territoriale? Il primo è continuare il lavoro già intrapreso per armonizzare e integrare le nostre molte componenti. Siamo un’associazione grande - la prima in Toscana per numero di addetti - con storie associative diverse e con una grande varietà di settori. E’ importante conoscerci meglio e valorizzare e la ricchezza di realtà differenti che esprimiamo. Qual è lo stato di salute dell’industria dell’area? Buono. Questo non significa che non ci siano problemi e nemmeno che si possa abbassare la guardia, né noi imprenditori né le istituzioni, chiamate ad assicurare condizioni di contesto favorevoli alle imprese. Lottiamo e, a giudicare dai risultati, ce la facciamo. Gli ultimi dati congiunturali del nostro Centro Studi danno la situazione nell’area Lucca-Pistoia-Prato come stabile, mentre l’export manifatturiero ha segnato nel primo trimestre 2017 un aumento del +3,4%. Quali sono i cambiamenti più evidenti, per produzione, tipologie di imprese, mercati di sbocco, modalità di lavoro? Non è un caso se oggi si parla di “cambiamento” tout court per indicare il momento storico che stiamo vivendo. Da quando la vostra testata è nata ad oggi siamo in un altro mondo. I prodotti hanno inseguito l’evoluzione tecnologica, il mutare delle esigenze dei consumatori, le imposizioni normative italiane ed europee. I mercati si sono ampliati a dismisura e sono divenuti terreno di una competizione sempre più agguerrita. Le imprese hanno risposto aattuando profonde trasformazioni, lavorando sull’innovazione, l’internazionalizzazione, la qualificazione delle risorse umane. La ‘novità’ che più le piace e quella che le piace meno. La risposta è unica per i due aspetti: la velocità del cambiamento, la percezione di vivere un’accelerazione straordinaria. Sensazione molto stimolante, ma nello stesso tempo anche spiazzante. In particolare riesce difficile far fronte a fenomeni come la crescita sui mercati internazionali di competitor che si sono imposti con modalità tradotte di fatto in concorrenza sleale. Quali sono le iniziative di Confindustria Toscana Nord che al momento le stanno più a cuore? Non c’è una classifica; posso solo citare, nella moda, i progetti di orientamento che stiamo elaborando con le scuole per avvicinare i giovani a studi utili al settore. Quello che mi sta a cuore è che tutti i soci si sentano a casa loro in associazione e che percepiscano il forte impegno di Confindustria Toscana Nord nei loro confronti. authorities 65


Raffaello Napoleone Anticipare le tendenze è il segreto di Pitti Secret: being a step ahead of trends CEO of Pitti Immagine since 1995 and managing director since 1983, no doubt Raffaello Napoleone is the best person to tell us about the changes that have taken place over the past twenty years in the Florentine trade fair panorama and not only, in terms of fashion and not only. The world has changed over the past twenty years. The fashion industry has changed. So have the markets, which have also expanded. And this is probably what has determined the changes in our shows. We have not only had to adjust, but actually precede the changes. Without self modesty, we often succeeded by identifying promising markets, supporting new designers and selecting certain strategies. Which significant moves has Pitti Immagine made? We have definitely tried to become more international. Pitti Immagine began with Europe, but its international vocation soon led us to Japan and today we are glad we took interest in the Middle and Far East at times when no one would have done so. We have surely carried out an important role as mediators between companies and markets, the companies involved in production chains, designers and manufacturers and manufacturers and sellers. Furthermore, we have worked a great deal on our communication. Pitti Uomo today has 1800 accredited journalists, Pitti Bimbo has 500 and Pitti Filati around 200. These numbers ensure visibility, promotion and attention. Which efforts made over the years have produced the greatest results? A careful selection policy and international scouting have produced great results. And we made the right choice to diversify by opening up to fragrances and food and collaborating with Milan for women’s fashion with Super. But what we have most benefited from is always maintaining high quality standards. What are your ambitions and projects for the next twenty years? To work on making the shows more and more international and our venue, the Fortezza da Basso, increasingly fit for its role by upgrading its systems, facilities and services. An airport that can simplify logistics – extremely important too. Amministratore delegato di Pitti Immagine dal 1995, dal 1983 direttore generale, senza dubbio Raffaello Napoleone è la persona che meglio di chiunque può illustrare i cambiamenti degli ultimi vent’anni nel panorama fieristico fiorentino e non solo, relativo al settore moda e non solo. “Negli ultimi vent’anni il mondo è cambiato, il settore moda è cambiato così come i mercati sono cambiati e si sono allargati. Forse è proprio quest’ultimo elemento che maggiormente ha caratterizzato i cambiamenti anche dei nostri saloni: è stato necessario non solo adattarsi, ma precedere i cambiamenti e spesso, senza falsa modestia, ci siamo riusciti, individuando mercati promettenti, scommettendo su nuovi designers, puntando su certe strategie”. In particolare quali sono le attività su cui Pitti ha maggiormente puntato? Certamente abbiamo cercato di essere sempre più internazionali: Pitti è partito con l’Europa, ma la sua vocazione internazionale ci ha portato ben presto verso il Giappone e oggi siamo soddisfatti dell’attenzione data, in epoca non ancora sospetta, al Medio ed Estremo Oriente. Certamente abbiamo svolto un ottimo ruolo come trait d’union tra aziende e mercati, tra aziende di vari fasi della filiera, tra creativi e produttori, tra produttori e venditori. In più abbiamo lavorato molto sulla comunicazione. Pitti Uomo oggi conta 1800 giornalisti accreditati, Pitti Bimbo ne ha circa 500, Pitti Filati circa 200. Questi numeri garantiscono visibilità, promozione, attenzione. Quale sforzo compiuto negli anni sta dando maggiori risultati? Stiamo raccogliendo i risultati di una politica di grande selezione e attento scouting internazionale. Paga anche la diversificazione con l’apertura alle fragranze e all’alimentare, oltre che la collaborazione con Milano per la moda donna con Super. Ma soprattutto paga la scelta di non abbassare mai l’asticella della qualità. Auspici e impegni per i prossimi vent’anni. Sempre maggiore internazionalizzazione delle manifestazioni. Una Fortezza da Basso all’altezza delle aspettative con l’attualizzazione degli impianti, degli spazi e dei servizi. Un aeroporto che faciliti la logistica, elemento essenziale per il business. Un management brillante e attento alle tendenze e a prevedere le evoluzioni del mercato e del settore. 66 authorities


Raffaello Napoleone, 1964, CEO of Pitti Immagine. Born in Rome, lives in Florence since 1981 Raffaello Napoleone, classe 1964, Amministratore Delegato di Pitti Immagine. Romano, vive a Firenze dal 1981


Francesco Ferraris, Francesco Ferraris, was elected president of the Young Entrepreneurs of Biella last May

Francesco Ferraris, è stato eletto presidente dei Giovani Imprenditori di Biella nello scorso maggio


Francesco Ferraris La forza dei giovani imprenditori The force of young entrepreneur Twenty-six years of age and a passion for the textile industry. This is a portrait of one of the young entrepreneurs of Biella who shares with his colleagues, beyond the young age, precisely the passion that will be the lymph of the district in tomorrows’ world. He is Francesco Ferraris, president of the young entrepreneurs group of the Industrial Union of Biella. He conducts his activity in the family business, the family dyeing business, Tintoria Ferraris. How did you recognize your penchant for textile entrepreneurship? I began to love this world as a child, when I saw my father guiding the company, like a super hero to emulate. I remember when, at elementary school, on Saturday mornings, my father would occasionally let me skip lessons and take me to the factory. I breathed in the surroundings, I met the people, I got to know my father’s collaborators, and now they are my collaborators. I have learned much from them. I am lucky because I had the chance to get to know this world from the inside, and I fell in love with it. What can the new class of entrepreneurs do for the district of Biella? Biella risks losing everything our fathers and grandfathers constructed in 150 years, in some cases 250 years: professional conduct, knowhow and the specialized work force. Young people must halt this process, they must have a clear and positive vision of the future, and reasonable hope. There has been a crisis and its effects were amplified by the mass media. People were frightened and now it is more difficult for them to approach the textile sector and this is the greatest risk it faces. Can you say with intellectual honesty that the district is out of trouble? Absolutely yes, now we’re in a new system. The one that our fathers knew 20 and 30 years ago no longer exists and it cannot return. This does not mean that now there are no successful companies who collect good revenues. In this, we are aided by the fact that we did not live through that Eldorado phase of a few decades ago. We have no points of reference, so we have to be optimistic. What is your best wish for the territory of Biella? That we block this loss of competence, that we won’t abandon the enthusiasm for the investments and innovation, that the district will not close up around itself or its core business. If there has to be dominating theme, let that be the excellence, not only in working with wool, but also Menabrea, Lauretana, and also the wine that at end 1800s was an interesting product of our hills. What assistance do you request from associations and institutions? The greatest assistance we can receive is to collaborate and to move forward with our shared objectives. I am pleased to verify that this trend already exists and I’m thinking of financing from the Region to electrify the railway line that will bring benefits to the territory. Ventisei anni e una passione sfrenata per l’industria tessile. E’ il ritratto di uno dei giovani imprenditori biellesi, che con i suoi colleghi condivide, oltre alla giovane età, proprio questa passione che è la linfa del distretto di domani. Si tratta di Francesco Ferraris, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Uib, che svolge la sua attività nell’azienda di famiglia, la Tintoria Ferraris. Come si è accorto della vocazione all’imprenditorialità tessile? Ho cominciato ad amare questo mondo da bambino, quando vedevo mio padre al timone dell’azienda come un supereroe da emulare. Ricordo bene quando in età di scuola elementare il sabato mattina mio padre qualche volta mi faceva saltare le lezioni e mi portava a sorpresa in fabbrica. Ho respirato l’ambiente, ho conosciuto le persone, ho conosciuto i collaboratori di mio padre che adesso sono collaboratori miei. Ho imparato tanto da loro. Sono fortunato, perché ho potuto conoscere dal dentro questo mondo e me ne sono innamorato, tanto da passare qui lunghe estati. Cosa può dare la nuova leva imprenditoriale al distretto biellese? Biella sta rischiano di perdere quello che i nostri padri e i nostri nonni hanno costruito in 150, in alcuni casi 250 anni: professionalità, know how, maestranze. I giovani devono arrestare questo processo, devono avere una chiara e positiva visione del futuro, devono avere una ragionata speranza. La crisi c’è stata, è stata anche amplificata dai mass media, e la gente si è spaventata, con difficoltà ora ci si approccia al settore tessile e questo è il massimo rischio. Può dire con onestà intellettuale che il distretto è fuori dalla crisi? Sì, siamo in un sistema nuovo: quello dei nostri padri non c’è più e non tornerà, questo non significa che non ci siano aziende che hanno successo e fanno fatturati. In questo noi giovani siamo facilitati dal fatto che non abbiamo vissuto quell’Eldorado di qualche decennio fa, non abbiamo paragoni, dobbiamo avere ottimismo. Qual è il suo auspicio per il territorio biellese? Che si blocchi questa perdita di competenze, che non ci abbandoni l’entusiasmo per gli investimenti e l’innovazione, che il distretto non si chiuda su se stesso né sul suo core business che è l’industria tessile. Piuttosto se un leit motiv deve esserci che questo sia l’eccellenza come avviene da decenni nella nostra zona e non penso solo alla lavorazione laniera, ma anche alla Menabrea, alla Lauretana, al vino che a fine ‘800 era un’interessante produzione delle nostre colline. E quale aiuto chiede ad associazioni e istituzioni? Il più grande aiuto che possiamo ricevere è quello di collaborare, fare squadra e portare avanti obiettivi comuni. Sono contento di verificare che questa tendenza c’è già e penso al finanziamento da parte della Regione per l’elettrificazione della linea ferroviaria biellese che sarà un beneficio per tutto il territorio. authorities 69


Ercole Botto Poala Milano è davvero… Unica

Milano is truly… Unica Ercole Botto Poala. He is the man behind the show’s latest major change, the date, but since his arrival at the helm of the wheel he has been giving the impression of wanting to up Milano Unica’s cruising speed, which is pleasant but disrupted at times by unexpected rouge waves. Ercole Botto Poala is the president of the Italian textile-clothing trade show and, at the age of 46, he is also busy with the quite demanding job of CEO of Reda, one of Italy’s most highly-reputed textile companies. La Spola has described Milano Unica’s difficult genesis. Have you built a united front and achieved unity of purpose? I have never perceived Milano Unica’s genesis as difficult, but rather as a long cultural transition process experienced by textile entrepreneurs. I would like to stress the point that Milano Unica is not just any trade show: it is our show, the exhibiting companies’ show, whose sole purpose is not that of making profits for its own sake but that of allowing the Italian textile companies to introduce, enhance and promote their collections, for which we work hard all year long, and showcase our greatest advantage over competitors: the “Made in Italy”. Now we have to make up for the time we lost because of the above-mentioned cultural transition process. There is still a small group of entrepreneurs who resist change, usually because they belong to an older generation or operate on a short-sighted business model, but there are very few of them left. The future calls for well-pondered and quick decisions and moving at the fast pace that the new technologies and channels impose on businesses every day. Does pushing the show’s date ahead to July put an end to the competition between Italy and Paris? I don’t know and I don’t care: Milano Unica would have more to lose than to gain from the absence of PV. The markets have deeply changed over the past twenty years: what has been the greatest loss since 1997 and what is going to be the greatest achievement in the future? We have not lost any geographical market, as they are still all there buying from us. There have been and there will be markets which, due to factors beyond our control, such as major currency fluctuations (North America), different political scenarios (Russia), normal slowdowns in GDP (China), buy less for some time, but then they all come back buying from us: the focus on quality is always rewarding in the long term. The greatest achievement in the future is going to be being able to supply the digitalized world’s market. Had someone told you, back in 1997, that you would become president of Italy’s single textile trade show… I would have answered “impossible” for two reasons: I never thought it possible to create a single trade show, but Paolo Zegna, Silvio Albini, Pigi Loro Piana, Antonella Martinetto, Alberto Jelmini and all those who worked on this project proved me wrong, and because I never thought I would have such a “good time”… E’ l’artefice dell’ultimo grande cambiamento, quello della data, ma già dal suo arrivo aveva dato l’impressione di voler dare una sterzata decisa all’andatura da crociera, piacevole ma talvolta disturbata da qualche onda anomala, di Milano Unica. Ercole Botto Poala è il presidente del salone del tessile-abbigliamento italiano ed a 46 anni ha anche il non certo poco impegnativo lavoro da CEO di Reda, una delle eccellenze della filiera italiana. Oneri, venti anni fa, poco immaginabili. Venti anni di tessile su La Spola raccontano anche la sofferta genesi di Milano Unica. Ora si può parlare di fronte compatto e unità di intenti? Non ho mai percepito nessuna sofferenza di Milano Unica, al massimo un lungo processo di cambiamento culturale da parte dell’imprenditore tessile. Come sottolineerò sempre che Milano Unica non è una fiera come le altre: è la nostra fiera, quella di tutte le aziende espositrici, che ha come unico scopo non di fare profitto fine a se stesso ma di mettere tutte le aziende del made in Italy nelle migliori condizioni per presentare l’immane sforzo che ogni stagione tutti noi facciamo per preparare al meglio le nostre collezioni, cercando di valorizzare, alimentare, promuovere il più grande vantaggio competitivo che tutti noi abbiamo: il Made in Italy. Ora dobbiamo recuperare in fretta il tempo perso nel lungo percorso di cambiamento culturale che ho citato. Vedo ancora delle piccole sacche di resistenza spesso dovute alla generazione dell’imprenditore o a un modello di business miope ma sono rimasti in pochi a pensarla così. Il futuro impone a tutti noi di ragionare e, soprattutto, di agire in tempi molto più stretti, alla velocità che le nuove tecnologie, i nuovi canali, stanno imponendo nella vita di tutti giorni ad ogni impresa. La scelta di luglio può mettere la parola fine ad una concorrenza, reciproca anche se non voluta dagli organizzatori, tra l’Italia e Parigi? Non lo so e poco mi interessa: se non ci fosse PV per Milano Unica sarebbero più gli svantaggi che i vantaggi. In venti anni sono cambiati i mercati: qual è stata la perdita più importante dal 1997 ad oggi e quale sarà la conquista più importante in futuro? Non abbiamo perso nessun mercato in senso geografico in quanto sono ancora tutti lì a comprare da noi. Ci sono stati mercati e ce ne saranno, che a causa di fattori a noi non riconducibili tipo variazioni importanti del cambio (Nord America), scenari politici differenti (Russia), rallentamenti fisiologici del Pil (Cina), per un certo periodo comprano meno, ma quando questi fattori non ci sono ecco che comunque i clienti tornano da noi: la qualità paga sempre. La conquista del futuro sarà quella di essere in grado di servire il mercato del mondo digitalizzato. Se nel 1997 le avessero detto che un giorno sarebbe diventato presidente di un salone unico del tessile italiano.... Avrei risposto “impossibile” per due motivi: perché non credevo possibile realizzare un solo salone unico, ma Paolo Zegna Silvio Albini, Pigi Loro Piana, Antonella Martinetto, Alberto Jelmini e tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto sono riusciti a dimostrarmi che mi sbagliavo e perché non credevo di ”divertirmi” così tanto…. 70 authorities


Ercole Botto Poala, President of Milan Unica and CEO of Reda, one of the historic Italian textile companies Ercole Botto Poala, presidente di Milano Unica e CEO di Reda, una delle aziende storiche del tessile italiano


Gilles Lasbordes, Director of Première Vision. He took Philippe Pasquet’s place.

Gilles Lasbordes, direttore di Première Vision. Ha raccolto il testimone da Philippe Pasquet Photo: Stéphane Kossmann


Gilles Lasbordes Première Vision: fucina di idee Première Vision: a hothouse of ideas When all is said and done, Paris is still the most important venue for global textiles and Première Vision is the fair that brings it all together, the fair with the most exhibitors and the most international visitors. This leadership is not a birthright, but is the result of great commitment by the organizers in terms of selecting the exhibitors, of international scouting, and of organizing the spaces, the schedules and the events. No one is more qualified to talk about Première Vision than its director general, Gilles Lasbordes. PV was founded in 1973. On the past twenty years: what have the major changes been? Undoubtedly, many things have changed, especially the much more rapid cycles of the textile industry, the organization of the brands and retailing methods. About timing, in general, fashion timing has changed and this in turn affects that of the buyers, the producers and, as a logical consequence, that of the fair appointments. About brands, the number of collections has greatly expanded and so have the types of merchandise proposed. Brands now tend to offer ready-to-wear but also accessories, in a sort of 360° offer in the style of the brand. In the light of these changes, what is the role of the fairs today? Contacts between the brands and the buyers are now regular throughout the year, in the logic of ongoing collaboration that leads to the creation of evermore personalized collections, adapted to the buyer’s requirements. However, the fair is the occasion to identify new partners, when buyers can demonstrate their savoir faire. So, it remains a moment that no one can do without. Having confirmed the importance of the fairs, how has Première Vision adjusted to the new world of fashion? The most important change is undoubtedly the integration of the six original fairs into a single event that offers all the essential to the fashion industry. The high level of selectivity to become an exhibitor and the passion for creativity and innovation have remained practically unchanged. Quality and creativity are the strong points of Première Vision, which is very demanding of its exhibitors. While Première Vision in Paris has moved toward integration, there are still other events that you organize around the world with more specific and well-defined identities. Precisely, the choice was made to continue to offer moments of great specificity, whether by territory (as is the case of local fairs) or by product (such as Denim). I don’t believe that identifying precise targets contrasts with globalization, quite the contrary. What are your programmes for the future? Certainly, to continue to represent a point of reference for trends and the state of the art of the textile industry. PV wants to continue to inspire all the players of the sector, from the producers of raw materials to finished products. That is the sense of our motto for this edition: cloud of fashion, a meeting point, a place where links are forged among the various players in the sign of excellence. Nonostante tutto, Parigi resta la piazza attualmente più importante per il tessile mondiale e Première Vision la fiera di riferimento, quella più ricca di espositori e visitatori internazionali. Un primato che non arriva gratuitamente, ma che è frutto di un grande impegno da parte dell’ente organizzatore, in termini di selezione degli espositori, di scouting internazionale, di organizzazione di spazi, tempi, eventi. Nessun miglior interlocutore del direttore generale, Gilles Lasbordes. PV nasce nel 1973 da un manipolo di produttori di tessuti. Negli ultimi venti anni quali i maggiori cambiamenti? Sicuramente sono cambiate tantissime cose, in particolare le tempistiche molto più veloci dell’industria tessile, l’organizzazione dei brands e le modalità del retail. Per quanto riguarda il timing, in generale sono cambiati i tempi della moda e questo si riflette su quelli dei compratori, dei produttori e per forza di cose sugli appuntamenti fieristici. Per quanto riguarda i brand, è aumentato il numero delle collezioni e si è ampliata la tipologia merceologica: sempre più frequentemente un brand offre ready to wear, ma anche accessori, una sorta di offerta a 360° secondo lo stile del marchio. Infine per quanto riguarda il retail, sempre più spesso i brand vendono direttamente. Alla luce di questi cambiamenti, che ruolo hanno le fiere oggi? I contatti tra brand e compratori ormai sono regolari nel corso dell’anno, in un’ottica di cooperazione continua che porta alla creazione di collezioni sempre più personalizzate e attagliate alle esigenze del compratore. Tuttavia la fiera è il momento in cui i visitatori individuano nuovi partner, in cui i compratori mostrano il loro savoir faire. Resta quindi un momento imprescindibile. Confermata l’importanza dei saloni, come Première Vision si è adeguata al nuovo mondo della moda? Il mutamento più importante è senza dubbio l’integrazione delle sei fiere originali in unico evento che offre tutto il necessario all’industria della moda. Sono invece rimasti immutati la grande selettività per entrare a far parte del parterre degli espositori e la grande vocazione alla creatività e all’innovazione. Qualità e creatività sono i punti di forza di Première Vision, che è molto esigente con i proprio espositori. Richiediamo grande specificità nell’offerta. Se Première Vision a Parigi si è mossa verso l’integrazione, nel mondo restano comunque manifestazioni da voi organizzate con un’identità ben definita e molto specifica. Esatto, la scelta è stata di continuare a garantire anche dei momenti di grande specificità che sia territoriale (come nel caso delle fiere locali) che sia merceologica (penso a Denim). Non credo che individuare target precisi sia in contrasto con la globalizzazione, anzi. Quali sono i programmi per il futuro? Certamente continuare a rappresentare un punto di riferimento per quanto riguarda le tendenze e lo stato dell’arte dell’industria tessile. PV vuole continuare ad ispirare tutti i player del settore, dai produttori di materie prime a quelli del prodotto finale, in questo senso va anche il nostro claim di questa edizione: cloud of fashion, un punto di incontro, un luogo dove si creano link tra i vari player nel segno dell’eccellenza. authorities 73


Donald Wich

L’occhio di Francoforte sull’Italia

Frankfurt’s eye on Italy La Spola’s twentieth anniversary is a remarkable achievement which we share with Messe Frankfurt Italia. It has been the Italian branch of the world’s biggest trade show organizing company since 1997. Donald Wich, since always at the head of Messe Frankfurt Italia, whose business has grown from four employees to fifty, talks about these twenty years. Why did you open a branch office of Messe Frankfurt in Italy? In terms of customers, Italy had been one of Messe Frankfurt’s most important countries for a long time and we already had a representative office in Italy. The opening of the branch testified to Italy’s key role and, over the years, we have grown proportionally to the value and number of Italian clients, and the company’s profits have trebled. Among the reasons of our growth is globalization, because over the years we have opened branches in many fast-growing markets, including China which is now our largest branch with six hundred employees spread over five locations. Our latest major investment is Dubai. How much does the textile sector account for? It is the sector for which we organize the highest number of trade shows, about 50 out of the 140-150 shows we hold every year across the world. Clothing, home and technical textile shows, with the addition of Texprocess. The trade show scene has undergone many changes. Do you adapt to the change or do you dictate it? We ride the wave of change, we neither submit to change nor speed it up. It is not up to us to develop markets, but it is our business to help companies develop new market strategies. Then we have the dates and seasonality issue… This is a major issue in the textile-clothing field because, for instance, pushing Milano Unica ahead to July impacts on our shows in China. We have been asked to hold Intertextile earlier, but not all markets move in parallel and we have to be careful not to make mistakes. Instead, the home and technical textile field is less influenced by trends. I 20 anni che celebra La Spola sono un traguardo ‘condiviso’ con Messe Frankfurt Italia, che dal 1997 è diventata la ‘porta’ italiana della più grande società al mondo organizzatrice di fiere con un quartiere di proprietà. Ci racconta questi venti anni Donald Wich, che da sempre è il vertice di Messe Frankfurt Italia, che visto nascere con un ufficio di quattro persone e ora ne gestisce circa cinquanta. Perché nacque una filiale di Messe Frankfurt in Italia? Da tempo l’Italia era, a livello di clienti, uno dei Paesi più importanti per Messe Frankfurt e già esisteva un ufficio di rappresentanza. L’apertura fu un riconoscimento a questa importanza e negli anni siamo cresciuti parallelamente al valore e al numero dei clienti italiani, e il fatturato della società è triplicato. Tra i motivi della crescita c’è la globalizzazione perché negli anni sono state fondate filiali nei mercati che stavano crescendo, come la Cina, che è di gran lunga l’attività più importante con seicento impiegati suddivisi in cinque uffici. L’ultimo investimento importante è Dubai. Quanto incide il tessile? E’ il settore per il quale organizziamo più fiere, circa una cinquantina sulle circa 140-150 che organizziamo ogni anno in tutto il mondo. Sono fiere di tessile per abbigliamento, casa e tecnico alle quali si è aggiunta anche Texprocess. Il panorama fieristico negli ultimi anni ha subito molti cambiamenti. Vi organizzate di conseguenza o dettate le variazioni? Noi cavalchiamo il cambiamento, per non subirlo e per non anticiparlo troppo facendo pesare sui clienti. Non tocca a noi sviluppare i mercati ma dobbiamo accompagnare le aziende nelle strategie di sviluppo dei nuovi mercati. Poi c’è la questione delle date e della stagionalità… Soprattutto nel tessile-abbigliamento è un tema importante perché, ad esempio, lo spostamento di Milano Unica a luglio va a influire sulle nostre fiere in Cina. Abbiamo avuto la richiesta di anticipare Intertextile ma non tutti i mercati si muovono in parallelo e dobbiamo stare attenti a non sbagliare. Sul tessile-casa e tecnico c’è invece meno influenza delle mode. 74 authorities


Donald Wich, for twenty years, is responsible for the Italian branch of Messe Frankfurt, the biggest fairs company in the world

Donald Wich, da venti anni è il responsabile della filiale di Messe Frankfurt, la piÚ grande società organizzatrice di fiere al mondo


Piero Sandroni, formerly president of NewTex, is the owner of a finishing company

Piero Sandroni, già presidente di NewTex, è titolare di un’azienda che si occupa di finissaggio


Piero Sandroni Il quadro del settore tessile

The picture of the textile sector Twenty years have gone by, but they seem many more judging by the changes that have taken place. Piero Sandroni, president of Gruppo Tessile e Abbigliamento of the Industrialists Association of the Province of Varese and owner of C. Sandroni & C.- which specializes in dyeing, finishing treatments, dimensional stability, fulling, antifelting treatments, shearing and teaselling, piece, garment and cloth processinggives La Spola an accurate picture of the changes undergone by the district. What are the most evident changes? Many things have changed in twenty years’ time. As far as production, weaving, orthogonal and circular spinning, finishing and garmentmaking are concerned, there has been a drastic drop in volumes produced. In the spinning and weaving field, this drop involved a reduction in sales and employment levels; in the finishing field, because of the inelasticity of this processing stage’s structure, the drop in volumes led to a significant decrease in the number of companies. As for the working methods, twenty years ago we focused on quantity, although we were already at the end of a twenty-year period based on the production of big volumes, during which demand exceeded supply. In 1997, we reached a balance point and in 2000 supply exceeded demand. A new age began, based on specialization and quality. We cannot compete with the Chinese and the Turks, we have to change our way of working. Of course, it is not easy to pull a rabbit out of the hat every season. What changes do you like and what do you dislike? I like specialization and specificity: today each small company does different things. It is a positive challenge. I dislike the fact that the brands do not require a clarification of the textile products’ characteristics. When it comes to buying a cellphone, we are provided with information on brands, prices and technical features: the consumer gets information, learns and compares. When it comes to textiles, all we know about is the brand and price, no technical information, which would allow us to make a well-thought-choice and understand the difference between a Turkish product, a Chinese product and an Italian one, and why the price is different. The “Made in Italy” must not be afraid of transparency: the more consumers are well-informed, the more they are likely to grow fond of our products and justify higher pricing. Furthermore, transparency makes producers aware of their responsibilities and makes them work better. What is Varese’s textile industry’s state of health? Rather good: in 2016, textile exports reached 906 million, imports 545 million, so we are making profits. The latest data show that 2/3 of entrepreneurs report growing volumes. Unemployment benefits in 2016 were 1/3 of those granted in 2015. What are the short-term forecasts for the district? We expect improvement only for those who make technical, high-quality and specific products. I believe that this “biodiversity” is important. Vent’anni che sembrano molti di più se si guarda ai cambiamenti intervenuti in questo lasso di tempo. Piero Sandroni è il presidente del Gruppo Tessile e Abbigliamento dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese ed è anche il titolare della C. Sandroni & C., azienda che si occupa di tintura, finissaggio, stabilità dimensionali, follature, trattamenti antinfeltrenti, cimature e garzature, lavorazioni in pezza, in capi e in teli. Fa per questo speciale de La Spola un quadro preciso dei mutamenti vissuti dal distretto. Quali sono i cambiamenti che più saltano agli occhi? In vent’anni sono cambiate tantissime cose. Per quanto riguarda la produzione, la tessitura, la filatura ortogonale e circolare, la nobilitazione e la confezione c’è stato un drastico calo dei volumi prodotti. Per la filatura o la tessitura questo calo si riflette sul ridimensionamento di fatturati e occupati, per la nobilitazione, data la particolare rigidità della struttura di questa lavorazione, il calo dei volumi ha significato riduzione del numero delle aziende. Per quanto riguarda le modalità di lavoro: vent’anni fa si lavorava sulla quantità, anche se eravamo già al finire di un ventennio che aveva lavorato essenzialmente sui grandi volumi: un ventennio in cui la domanda superava l’offerta. Nel 1997 c’è stato un punto di equilibrio e dal 2000 l’offerta ha superato la domanda. E’ davvero cominciata un’epoca nuova in cui si lavora soprattutto su specializzazione, qualità, servizio. Non possiamo correre dietro ai cinesi oppure ai turchi, bisogna piuttosto cambiare modo di lavorare. Certo, resta difficile tirare fuori un coniglio nuovo dal cappello ad ogni stagione. Di questi cambiamenti, quale le piace di più e quale di meno? Mi piacciono la specializzazione, la specificità: oggi ogni piccola azienda fa cose diverse. La sfida è positiva. Non mi piace che i brand non abbiano voluto un’esplicitazione delle caratteristiche del prodotto tessile. Per un telefono abbiamo informazioni sul brand, sul prezzo e sulle caratteristiche tecniche: il consumatore si informa, impara e confronta. Nel tessile sono passati solo il brand e il prezzo, non le informazioni tecniche che consentono una scelta più ragionata e che farebbero capire la differenza tra un prodotto turco, uno cinese e uno italiano, e che giustificherebbero il prezzo diverso. Il Made in Italy non deve temere la trasparenza: più andiamo a informare il consumatore più il consumatore si affezionerà al nostro prodotto e giustificherà il prezzo più alto. Inoltre la trasparenza responsabilizza anche il produttore che è portato a lavorare meglio. Qual è lo stato di salute dell’industria tessile di Varese? Direi buono: l’export di prodotti tessili nel 2016 è stato di 906 milioni, l’import di 545, quindi la bilancia è in attivo. I due terzi degli imprenditori nell’ultima rilevazione hanno segnalato volumi in crescita. La Cig nel 2016 è stata pari ad un terzo rispetto a quella del 2015. Quali sono le previsioni a breve termine per il distretto? Certamente a macchia di leopardo: miglioramento solo per chi fa prodotti tecnici, di alta qualità e con grande specificità. Credo che questa ‘biodiversità’ sia molto importante. authorities 77


Messe Frankfurt, the Italian Il tessile Made in Italy alla conquista della Cina Apparel Industry’s China Story Ask anyone in China’s increasingly style-conscious cities what first comes to mind when they think of Italy, and you can guarantee one word will be heard more than any other: fashion. Valentino, Versace, Prada, Armani, Dolce & Gabbana and Zegna have all become household names amongst China’s middle and upper classes in a remarkably short space of time, and one only need take a walk down Shanghai’s Bund to see this love for Italian fashion first-hand. The previous two-plus decades have been a time of immense change for Italian companies, and China has emerged as both a competitor and an opportunity as Chinese consumers’ appetite for luxury brands has exploded. Messe Frankfurt, with its stable of textile fairs in China, has been a proud partner of Italian textile companies, helping them to find their way in this market. Italy has always been one of the biggest European participants at Intertextile Shanghai Apparel Fabrics. From 16 participants in 1996 to regularly over 150 today, Italian exhibitors are amongst the most popular with high-end Chinese buyers. As far back as the late nineties, Italian companies’ experiences were nearly identical with those of today. “There is a demand in China for high-quality Italian apparel textiles. There are wealthy people, and a local fashion market is developing. China is so dynamic that the situation changes every day,” Marco Briasco from Fratelli Tallia di Delfino said at Intertextile in 1999. “We are glad to be able to continue our relationships face-to-face, as this is so important in business with China,” Lorence Bonotto from Bonotto Spa explained in 2000. Over the following years, the fair developed its offerings to match the changing needs of the Chinese market, and Italian companies were at the front of the queue. The Milano Unica Pavilion joined in 2012, elevating the fair’s high-end offerings to a new level. Italian companies eagerly joined the likes of Verve for Design, Premium Wool Zone and the accessories zones. At the March 2017 fair, Marcello Baldi from Lanerie Agnona explained the current market trends: “Intertextile is important for us to get our samples out and reach customers. At the moment the status of the label is important in China, so buyers like to have good quality fabric with a quality label. Our customers are really trying to expand their market by putting high-end products in their collection”. We can’t be certain what the future will bring for the textile industry, but Messe Frankfurt looks forward to serving Italian companies for next 20 years. Dato il crescente interesse nei confronti dell’abbigliamento, se chiedete agli abitanti delle principali città cinesi a che cosa associano l’Italia, è quasi certo che la risposta sarà la moda. Valentino, Versace, Prada, Armani, Dolce & Gabbana e Zegna sono diventati nomi noti per i cinesi nel giro di pochissimo tempo e infatti basta camminare sul lungofiume Bund di Shanghai per percepire la passione che prova la gente per la moda Italiana. Negli ultimi 20 anni le aziende tessili italiane sono passate attraverso grandi processi di cambiamento e nello stesso periodo la Cina si è rivelata un partner commerciale che poteva offrire grandi opportunità, considerando la forte richiesta di marchi di lusso da parte dei buyer. Grazie alla presenza di diverse fiere nel settore tessile in Cina, Messe Frankfurt si è orgogliosamente affermata come partner delle aziende italiane del comparto durante questo periodo, indicando il percorso migliore in un mercato complesso e ricco di sfide. L’Italia è sempre stata in prima linea tra i Paesi europei presenti a Intertextile Shanghai Apparel Fabrics: da 16 partecipanti alla seconda edizione nel 1996, si sono superate negli ultimi anni le 150 adesioni. Alcuni aspetti accomunano l’esperienza delle aziende italiane di oggi a quella dei lontani anni ’90. Come disse infatti nel 1999 Marco Briasco di Fratelli Tallia di Delfino: “In Cina c’è un’importante richiesta per tessuti d’abbigliamento italiani di alta qualità. C’è sempre più gente benestante e si sta creando un mercato locale per la moda. La Cina è un Paese talmente dinamico che la situazione cambia di giorno in giorno”. Un altro aspetto che non è cambiato è indubbiamente l’importanza di essere presente sul posto. “Siamo felici di poter portare avanti i nostri rapporti commerciali in modo diretto”, ha spiegato Lorenzo Bonotto di Bonotto Spa. Nel corso degli anni la fiera ha elaborato la propria offerta in modo da soddisfare le nuove richieste del mercato cinese e le aziende italiane sono sempre state in prima fila. Nel 2012 Milano Unica ha aggiunto il proprio padiglione, elevando l’offerta di fascia alta della fiera a nuovi livelli. Mentre altre aziende italiane sono entrate a far parte delle aree Verve for Design, Premium Wool Zone e della zona accessori. Nell’ultima edizione di marzo di quest’anno Marcello Baldi di Lanerie Agnona ha delineato gli attuali trend di mercato: “Intertextile è di grande valore per raggiungere i nostri clienti. In Cina viene ora data maggiore importanza al brand, ai buyer piace avere sia tessuti che marchi di alta qualità. I nostri clienti in Cina stanno cercando di espandere il proprio mercato inserendo prodotti finiti di fascia alta nelle loro collezioni”. Malgrado le incertezze sul futuro dell’industria tessile Messe Frankfurt è fortemente determinata a consolidare il rapporto con le aziende italiane e continuare ad essere la loro guida in questi mercati seppur difficili altamente sfidanti. 78 authorities


Paolo Monfermoso, 60, is the head of Filo for the Biellese Industrial Union Paolo Monfermoso, 60 anni, è il responsabile di Filo per l’Unione Industriale Biellese


Paolo Monfermoso Filo sceglie la qualità Filo chooses quality Filo is certainly a unique, one-of-a-kind event in the panorama of textile fairs: purely technical in style, definitely b2b, it is no coincidence that it is not organized by a trade fair organization, but by the Associazione degli Industriali (Association of Industrialists) of Biella. Here we will talk about it with director Paolo Monfermoso. Having reached its 48th edition since 1993, what changes have been made to this trade show? Big changes, reflecting those in the industry. In these years, a piece of the production chain of the spinning sector has disappeared, the other part has evolved, it has been re-converted. Speaking of Filo, the biggest change was to go from being a showcase to a business fair to business tout-court. Only two days, in which everyone works full steam, without distraction, without incident. People come to the Palazzo delle Stelline to do business and they usually succeed. It is undeniable that Filo has had its highs and lows, and 2004 was perhaps its most critical year. But we have stuck with the fundamental choice behind the fair and this strategy has paid off: today Confindustria, its organizer, as well as its exhibitors and visitors are all happy with this appointment, which has become an increasingly important point of reference in the international panorama. What has been the biggest change in the production chain? There has been a great evolution towards research and innovation. Companies are more and more committed in this sense and invest money and resources in this direction. An innovation that regards the product, the process and even the raw materials. Not just wool is spun, as was the case many years ago. Another great novelty is that spinning mills work for the clothing sector, but also for the furniture and technical sectors, which require new and very specific skills. What is the secret of Filo? It is represented by the companies, that work with professionalism, focusing on research and innovation. And perhaps some merit must also go to the organisation, that has not given in to the temptation of opening to large volumes of basic products. Filo è certamente una manifestazione sui generis nel panorama delle fiere tessili: di taglio puramente tecnico, decisamente b2b, non a caso organizzata non da un ente fieristico, ma dall’associazione degli industriali di Biella. Ne parliamo con direttore Paolo Monfermoso. 48esima edizione dal 1993, quali cambiamenti ha conosciuto questo salone? Cambiamenti grandi, che riflettono quelli del settore. In questi anni un pezzo della filiera della filatura è scomparso, altra parte è evoluta, si è riconvertita. Parlando di Filo, il cambiamento più grande è stato quello di passare da una vetrina ad una fiera business to business secca. Solo due giorni, nei quali si lavora a tambur battente, senza distrazioni, senza eventi. Al Palazzo delle Stelline si viene per fare affari e di solito ci si riesce. E’ innegabile che Filo in questi anni abbia conosciuto alti e bassi, forse il 2004 è stato l’anno più critico. Ma abbiamo tenuto duro con la scelta di fondo che anima il salone e questa strategia ha pagato: oggi sia Confindustria che l’organizza, sia gli espositori, sia i visitatori sono contenti di questo appuntamento che è sempre più di riferimento nel panorama internazionale. Qual è stato il maggior mutamento nella filiera? C’è stata una grande evoluzione verso la ricerca, l’innovazione. Le aziende sono sempre più impegnate in questo senso e investono in questa direzione denaro e risorse. Un’innovazione che riguarda il prodotto, il processo e anche le materie prime. Non si fila più soltanto la lana come molti anni fa. Altra grande novità è che la filatura non lavora più soltanto per l’abbigliamento, ma anche per l’arredo e per settori tecnici come il biomedicale, che richiedono competenze nuove e molto specifiche. Qual è il segreto di Filo? La nostra arma vincente sono le aziende, che lavorano con serietà e professionalità, che puntano sulla ricerca e sull’innovazione. E forse qualche merito va anche all’organizzazione che non ha ceduto alla tentazione di aprire ai grandi volumi dei prodotti basici. authorities 81


Andrea Taborelli La Como dei giovani

The young Como Andrea Taborelli, the president of Unindustria Como’s Gruppo Filiera Tessile and the heir to a historic weaving mill from Como, gives us an insight into the Como district. How has your generation responded to the change and what of the past is useful today? We are all heirs to a tradition that we cannot ignore. It gave us an amazing industrial culture, the experience for dealing with processing techniques, a positive approach to work, a set of healthy values. The district has undergone change but, once again, like many times before, it has successfully faced every single challenge. Flexibility, being able to adapt to change has been the decisive factor, but change in the textile world has always been normal. It wasn’t easy, not everyone made it, but many did and now I believe they are ready for this changed world. Provided that they don’t forget tradition. Como is successful because it goes on expressing this culture. The day we will forget our culture, that’s when Como will stop being a reference point for the fashion world and will become a place where things are or are not produced. Textile companies are facing the challenge of generational turnover. What does Como do to make it easier? The life of Como’s family-run, small and medium-sized businesses mirrors the life of the company owners. I see restless young people, men who face reality in a mature and reliable way and elderly people who, at times, struggle along. The companies often reflect these dynamics. Generational turnover is not always successful. But in the Como textile district, it has been successfully achieved in many cases. Competition is fierce and in Como there are companies which have moved up to a leadership position in ways that would have been unconceivable a few years ago. And in some cases, there are young people behind these companies, young entrepreneurs who took over the reins of the business because they believe in it and in the future. The Association devotes a lot of time and energy to this issue through both the Youth Group and the initiative “Figli d’Impresa”, which brings Unindustria Como closer to young people. Silk and much more. What do you see in the district’s near future? Silk is the symbol of the Como textile district, but the textile chain goes well beyond just silk manufacturing. Como leads the world in silk production, but its strength lies also in being able to interpret and express the fashion factor, and not only through silk. For many years, Como’s manufacturing companies have been using silk, as well as continuous artificial and synthetic fibers to make fashion products, according to the market’s requests. The decisive factor is creativity, which is expressed in all processing stages: fabric manufacturing, product development, service organization, technological innovation, search for new market outlets. Young entrepreneurs are aware that it is necessary to join forces and work towards shared strategies in areas of common interest. The eco-sustainability theme is of everyone’s concern. As well as training young people, at our Setificio school or at style universities, and keeping our technicians updated. The protection of silk quality. Making policy makers, in Rome and Brussels, more sensitive to themes such as opening up of markets. I see the possibility of collaborating with other districts.

Lo sguardo ‘attuale’ sul distretto di Como è quello di Andrea Taborelli, presidente del Gruppo Filiera Tessile di Unindustria Como e ‘figlio d’arte’ ed erede di una storica tessitura lariana. Negli ultimi venti anni i distretti hanno cambiato volto. La sua generazione come ha assorbito il cambiamento e cosa del passato è ancora utile? Siamo tutti figli della tradizione. Ci ha dato una cultura industriale formidabile, un’attitudine ad affrontare le tecniche di lavorazione, un orientamento positivo al lavoro, un complesso di valori sani. Il distretto ha cambiato volto ma ancora una volta, come in passato, è uscito vincente dalle sfide. E’ stata decisiva la flessibilità, la capacità di adattarsi al cambiamento che oggi è epocale, ma il cambiamento nel tessile è una caratteristica costante. Non è stato facile, non ce l’hanno fatta tutti, ma tanti sì ed oggi credo che siano in grado di affrontare questo nuovo mondo rivoluzionato. Ma senza dimenticare tradizione e cultura. Oggi Como è vincente in quanto esprime questa cultura, se ce lo dimenticassimo, cesseremmo di essere un punto di riferimento per a moda e diventeremmo un posto dove far o non far produrre. Ricambio generazionale. Cosa fa Como per renderlo meno difficile? I giovani vedono ancora il tessile come una risorsa? Spesso la vita delle piccole medie aziende a conduzione familiare a Como è come la vita delle persone che le conducono. Vedo giovani che scalpitano, uomini che affrontano la realtà in modo maturo, solido, ed anziani che a volte – non sempre – tirano avanti. Le aziende, molte volte, riflettono queste dinamiche. Non sempre il ricambio generazionale avviene con successo. Ma nel distretto tessile comasco, in tanti casi, è avvenuto e si vede nell’evoluzione, nella crescita, nella capacità delle loro aziende di stare sul mercato. La concorrenza è forte e a Como vi sono aziende che sono emerse a posizioni di leadership in un modo che alcuni anni fa era impensabile. Ed in alcuni casi, dietro queste aziende ci sono diversi giovani imprenditori che hanno preso in mano le redini perché ci credono e desiderano guardare avanti. L’Associazione dedica parecchia energia, sia col Gruppo Giovani, sia mediante l’iniziativa “Figli d’Impresa”, che avvicina ad Unindustria Como i giovanissimi. Cito anche il progetto comON, che da 10 anni porta a Como i migliori studenti delle scuole di stile tessile d’Europa. Seta ma non solo. Cosa vede nel futuro prossimo del distretto? La seta qualifica l’identità del distretto tessile comasco, ma oggi la filiera va ben oltre. Como è leader nel mondo per la sua capacità di valorizzarla, ma la forza del distretto serico sta nella sua capacità di interpretare il fattore moda e di esprimerlo. Da tanti anni, a Como, si usano seta, fibre artificiali e sintetiche continue per fare prodotto moda, seguendo le richieste del mercato. Il fattore decisivo è la creatività, che si esprime a 360 gradi: realizzazione del tessuto, sviluppo del prodotto, organizzazione del servizio, innovazione tecnologica, ricerca di nuovi sbocchi commerciali. La voglia di fare c’è ancora e forse c’è anche la consapevolezza che occorre fare gruppo ed avere alcune strategie comuni. Il tema dell’ecosostenibilità, ad esempio, tocca tutti. La formazione dei giovani, al Setificio o alle università di stile, e l’aggiornamento dei nostri tecnici. La difesa della qualità della seta. L’azione di sensibilizzazione a Roma e a Bruxelles, su tracciabilità, apertura dei mercati, riforma delle regole d’origine PanEuroMed. Vedo ambiti di collaborazione anche con gli altri distretti. Pur con tradizioni diverse, siamo tutti sulla stessa barca. 82 authorities


Andrea Taborelli, President of Unindustria Como Textile Chain Group

Andrea Taborelli, presidente del Gruppo Filiera Tessile di Unindustria Como


Alberto Montonati, Member of the Board of Directors of Young Entrepreneurs of Varese Group

Alberto Montonati, componente del Consiglio Direttivo del Gruppo Giovani Imprenditori di Varese


Alberto Montonati

I nuovi capitani di una barca ricca di esperienza

New captains of a grand old ship A member of the Board of Directors of the Young Entrepreneurs of Varese, Alberto Montonati represents the new generation of enterprise in Varese. His company, the Giovanni Clerici & Figli has a history of almost 150 years of textile dyeing and finishing activities for manufacturers, so Montonati is the face of tomorrow in a district with a long tradition. What is the prognosis for the district and the textile sector in general? I believe that the sector is a patient just beginning the phase of post-operative recovery. The profound crisis that affected everyone from 2007, the explosion of emerging markets and the ruthless competition of the great powers put our sector to a difficult test. However, anyone who has survived this tempest, can keep on sailing. Recent statistics by SMI indicate that 2016 revenues rose 1.8% to €52 billion and Italy remains the leader in Europe for the gross value of fashion production with 41% of the total. Italy is also the third-ranking exporter in the textile-clothing sector. These are incontestable facts demonstrating that this sector is still a calling card for our country. What drives a young man to work in the fashion industry? In my case, the answer is simple: it’s a matter of DNA. I represent the seventh generation in the family business. I grew up in the company, from when little more that a baby, I played in the raw fabric warehouse, to when I began to work during summer holiday, until my regular employment in 2010. On a broader level, important motivations are stimulated by the great industrial challenges that modernity poses even to a traditional sector such as ours: product innovation, process innovation, business organization and marketing of solutions. These are all fascinating aspects that attract the new generation of entrepreneurs. How can associations and institutions help young entrepreneurs? Regarding associations, two things come immediately to mind: form a network and promote confrontation with other young people. While creating a network of peers contributes to raising the general level of company culture, a one-to-one confrontation contributes to personal growth. My experience since 2011 in the Young Entrepreneurs Group has been of fundamental importance to me. The institutions, in turn, must play a role of support. The national Industry 4.0 plan must become the occasion to reposition Italy according to its merits, that is among the leaders of the world. Hyper and super amortization, funds for innovation (the new Sabatini), the guarantee fund to expand credit opportunities and Research & Development tax credits must be useful instruments available to all. The most precious inheritance from the previous generation and the extra plus that the new generation can contribute? We young people inherit a boat that has survived a tempest, together with a hold full of passion, courage and force. These qualities are indispensable for anyone who wants to build a successful enterprise in any sector. Young people can bring a breeze of fresh ideas, daring and their will to succeed in the company. Targeting a smarter approach and aiming for more social communications can be a successful choice.

Componente del Consiglio Direttivo del Gruppo Giovani Imprenditori di Varese, Alberto Montonati è una delle nuove leve dell’imprenditoria varesina: della Giovanni Clerici & Figli, azienda storica con quasi 150 anni di attività di tintoria e preparazione tessuti per conto terzi, è il domani di un distretto carico di tradizione. Qual è lo stato di salute del distretto e del settore tessile in generale? Credo che oggi il settore sia un paziente che sta iniziando la fase di recupero post operazione. La profonda crisi che a partire dal 2007 ha colpito tutti, l’esplosione di mercati emergenti, la spietata concorrenza di grandi potenze hanno messo a durissima prova il nostro settore. Ma chi ha saputo resistere a questa tempesta può e deve continuare a navigare. I dati più recenti di Sistema moda Italia parlano di un fatturato 2016 di 52 miliardi (+1,8%) e l’Italia resta il primo Paese in Europa per valore lordo della produzione di moda, con il 41% del totale. L’Italia è anche il terzo esportatore mondiale nel settore tessile-abbigliamento dopo Cina e Germania. Questi sono dati inconfutabili, che dimostrano come il settore resti un fiore all’occhiello del nostro paese. Cosa spinge un giovane a lavorare nell’industria della moda? Nel mio caso semplice: il DNA. Rappresento la settima generazione nell’azienda di famiglia. Sono cresciuto in azienda, da quando poco più che bambino la frequentavo per giocare nel magazzino del tessuto greggio, a quando ho iniziato a lavorarci d’estate, fino al mio ingresso in pianta stabile nel 2010. Più generale, importanti stimoli vengono dalle grandi sfide industriali che pone la modernità anche ad un settore tradizionale come il nostro. Innovazione di prodotto, innovazione di processo, la riorganizzazione dei business e della commercializzazione dei prodotti. Sono tutti aspetti affascinanti che richiamano nuove leve di imprenditoria. Come possono associazioni e istituzioni aiutare i giovani imprenditori? Per quanto riguarda le associazioni, mi vengono in mente subito due cose: fare network e confrontarsi con altri giovani. Se creare una rete di conoscenze permette di crescere a livello generale-aziendale, il confronto one to one o one to many porta invece ad una crescita personale. L’esperienza maturata dal 2011 nel Gruppo Giovani Imprenditori di Varese è stata per me di grandissima importanza. Le istituzioni, a loro volta, devono rivestire un ruolo di supporto. Il piano nazionale Industria 4.0 deve essere un’occasione per riportare l’Italia dove le compete, ovvero tra i paesi top a livello mondiale. L’iper e super ammortamento, il credito all’innovazione (Nuova Sabatini), il Fondo di Garanzia per ampliare le possibilità di credito, il credito d’imposta Ricerca e Sviluppo devono essere strumenti utili e alla portata di tutti, perché solo attraverso la crescita di ogni singola azienda possiamo poi crescere come Paese. Qual è l’eredità più preziosa della precedente generazione di imprenditori e quale il plus che possono portare i giovani? Noi giovani ereditiamo una barca che è riuscita ad attraversare una tempesta, insieme ad un bagaglio carico di passione, coraggio e forza, qualità indispensabili se si vuole fare impresa in qualsiasi settore. I giovani possono portare una ventata di freschezza, di incoscienza e tutta la loro voglia di fare in azienda. Puntare su un approccio più smart, su una comunicazione più social possono rivelarsi scelte efficaci. Stiamo davvero entrando in una nuova era e dobbiamo essere noi giovani i fautori di questa trasformazione epocale. authorities 85


Interviews

Workers' voice: entrepreneurs, founders of historical companies, experts in the chain: we give the floor to excellence

La voce degli addetti ai lavori: imprenditori, fondatori di aziende storiche, esperti della filiera: diamo la parola all'eccellenza


Lanificio Ricceri La qualità come filosofia Quality as a philosophy From a market limited to national borders to new destinations around the world, from a few articles with a narrow target range of 4-500 with ongoing product development: the past and present of the Ricceri wool mill tell the story of textiles, and not just in Prato. An evolution dictated by the times, by the ever-changing economy, but also the desire to produce textiles with a soul and demonstrate a passion inherited from the ancestors rather than simply doing business at all costs and under any conditions. Heading up the Ricceri wool mill now are Francesco and Luigi, named after his grandfather, who in 1925 created what has become a sort of quality textile brand: the historical establishment in Coiano, in just the last 30 years, has doubled in size in order to house an entire production chain. The strength of the Lanificio Ricceri lies in its having complete in-house production, which year after year sees an increase in machinery and technicians. “We invested in buildings and machinery”, say the two entrepreneurs, “after we had chosen a technician in previous years to arrive on the international markets, given that the 1990-91 crisis could have made things difficult for the company. We’ve always followed the philosophy of our grandfather and father, who put quality first. Now we have 115 people working in the company from weaving to dyeing, running the spinning machines, carding, combing, simple and more complex twisting, and the finishing for the summer products...” Was it a choice dictated both by the markets and the quest for quality? Finding finishers in Prato has been very difficult, also due to a lack of generational turnover, and we were not able to find the skills needed for our high end product. With the entire internal structure, we also have an added value and especially for the coming years, when this need to find experience and quality will become even more pressing. Among the professional skills you’ve brought in, is there also someone who deals with sustainability? We brought in a chemist to follow the whole process, which is not just a matter of certification but also of mentality. We pay attention to the whole environment to arrive to Detox. Have the deadlines also changed? Yes. Salespeople are always travelling around the world, and with fairs being held earlier, production never ceases.

Da un mercato limitato ai confini nazionali a nuove destinazioni in tutto il mondo, da pochi articoli con target ristretto a 4-500 con evoluzione del prodotto continua: il passato e il presente del Lanificio Ricceri raccontano la storia del tessile, non solo a Prato. Un’evoluzione dettata dai tempi, dall’economia in continuo cambiamento, ma anche dalla voglia di produrre tessuto col cuore e di mostrare una passione ereditata dagli avi più che di fare affari ad ogni costo e ad ogni condizione. Ora a guidare l’azienda dei Ricceri sono Francesco e Luigi, che ha preso il nome del nonno, che nel 1925 creò quello che adesso è diventato una sorta di brand del tessile di qualità: uno stabilimento storico nato a Coiano, in quella che era la periferia di Prato e che adesso invece è la porta sul centro storico e che solo negli ultimi trenta anni ha raddoppiato gli spazi, necessari per ospitare un’intera filiera. Il Lanificio Ricceri infatti ha la sua forza in una produzione interna completa, che anno dopo anno si arricchisce di macchinari e tecnici: “Abbiamo investito in capannoni e macchinari - dicono i due imprenditori - dopo che negli anni precedenti avevamo scelto un tecnico per arrivare ai mercati internazionali, visto che la crisi del 1990/91 rischiava di mettere in difficoltà l’azienda. Abbiamo sempre seguito la filosofia del nonno e del babbo, che mette la qualità al primo posto e adesso abbiamo 115 persone che lavorano in azienda dalla tessitura alla tintoria, ai macchinari per la filatura a pettine, il cardato, il pettinato, la ritorcitura semplice e quella fantasia, il finissaggio per l’estivo...” E’ stata una scelta dettata sia dai mercati che dalla ricerca di qualità? Le rifinizioni a Prato sono andate in sofferenza, anche per questioni di ricambio generazionali, e rischiavamo di non trovare le competenze necessarie per il nostro prodotto di fascia alta. Con tutta la struttura interna abbiamo un valore aggiunto anche e soprattutto per i prossimi anni, quando questa esigenza di trovare esperienza e qualità sarà ancora più pressante. Tra le professionalità aggiunte c’è anche qualche figura che si occupa di sostenibilità? Abbiamo preso un chimico per seguire tutto il processo, che non è solo una questione di certificazione ma anche di mentalità. Noi prestiamo attenzione per l’ambiente a 360 gradi, con l’intenzione di arrivare al Detox. Sono cambiate anche le tempistiche? Sì. I venditori sono sempre in giro per il mondo e con le fiere anticipate la produzione non è mai ferma, così a luglio abbiamo la collezione quasi tutta pronta. 88 interview


Francesco e Luigi Ricceri, third generation in the historic Prato factory founded by their grandfather Luigi Francesco e Luigi Ricceri, terza generazione nello storico lanificio di Prato fondato dal nonno Luigi


Marco and Matteo Mantellassi, two young ‘cores’ of Manteco Marco e Matteo Mantellassi, le due ‘anime’ giovani della Manteco


Manteco, once upon a time C’era una volta… e c’è ancora there was... and it’s still Some success stories are the result of people’s determination, perseverance, and seriousness. There is the story of a company in business for more than 70 years and has become great thanks to the passion of a self-made entrepreneur that, after having created a small and esteemed empire based on excellence in the textile sector, got back in the game by graduating in electronics engineering at age 78. This is the story of Manteco and Franco Mantellassi who wrote the chapters of a book that is now being completed and adapted to the times by his sons Marco and Matteo. “Manteco is built on the history and tradition”, says Matteo, “and we are carrying on something that was begun more than 70 years ago thanks to the trust that our father has in us. He believed in us and had the wisdom and skill to support us” Is there room for human contact? It’s still a determining factor. I travel around the world because customers and vendors need to know that behind an order there are people who can guarantee reliability and quality. We have suppliers come to the company in shifts to show them how we work, what the reciprocal needs are and we give them confidence in the future. We also work for the district to grow with us, informing and shaping our suppliers about market needs. We witness a total change in distribution and needs, and the textile chain is making great efforts to adapt. Manteco’s values? Everything of ours is made in Italy, and of this, 90% made in Tuscany. Our fabrics are produced with the best raw materials we have selected. Sustainability and respect for the environment are issues that fully involve Manteco and are carried out with controls and certifications up to farms where animals are respected. We are building a 7000sqm warehouse, which adds to the important existing factory, which will be the heart of the company and which, besides containing our valuable materials, will also host the company’s archive. All to stay on top in a market where Manteco is the leader with steady growth that has led to a turnover of 65 million euros and more than 6 million meters of products and sold worldwide. Growth due to a strong product search, careful customer service and a unique quality guarantee. But surely we will not stop here. Ci sono storie di successo nate grazie alla determinazione delle persone, alla perseveranza, alla serietà. C’è la storia di un’azienda aperta da oltre 70 anni diventata grande per la passione di un imprenditore che a 78 anni, dopo aver creato un piccolo e stimato impero fondato sull’eccellenza tessile, si è rimesso in gioco laureandosi in ingegneria elettronica. E’ la storia della Manteco e di Franco Mantellassi, che ha scritto capitoli di un libro che ora viene completato e adattato ai tempi dai figli Marco e Matteo: “La Manteco è costruita sulla storia e sulla tradizione– dice proprio Matteo – e noi stiamo portando avanti un lavoro iniziato più di 70 anni fa grazie alla fiducia che ci è stata data da nostro padre, che ha creduto in noi e ha avuto la saggezza e la bravura di sostenerci sempre”. C’è rimasto spazio per il contatto umano? E’ ancora determinante. Io giro il mondo perché clienti e fornitori devono sapere che dietro ad un ordine ci sono persone che garantiscono fiducia e qualità. Noi facciamo venire a turno clienti ed i fornitori in azienda per mostrare loro come lavoriamo, che esigenze reciproche ci sono e diamo fiducia verso il futuro. Lavoriamo anche per il distretto, per farlo crescere insieme a noi, informando e formando i nostri fornitori sulle esigenze del mercato. Negli ultimi anni assistiamo ad un cambiamento totale della distribuzione e quindi delle esigenze, e la catena del tessile sta facendo grandi sforzi per adeguarsi. I valori di Manteco. Facciamo tutto completamente made in Italy, e di questo il 90% è made in Tuscany. I nostri tessuti sono prodotti con le migliori materie prime da noi selezionate e ricercate. La sostenibilità ed il rispetto dell’ambiente sono temi che ormai coinvolgono a pieno la Manteco ed è portata avanti con controlli e certificazioni fino alle fattorie in cui gli animali sono rispettati in ogni forma. Per gestire tutto questo stiamo realizzando una Warehouse di 7000mq, che si va ad aggiunge all’importante stabilimento attuale, che sarà il cuore pulsante dell’azienda e che oltre a contenere le nostre pregiate materie, ospiterà anche l’archivio dell’azienda. Il tutto per rimanere ai vertici in un mercato dove ormai la Manteco è leader indiscussa con una crescita costante che ha portato a raggiungere i 65 milioni di euro di fatturato e oltre 6 milioni di metri prodotti e venduti in tutto il mondo. Una crescita dovuta ad una fortissima ricerca sui prodotti, ad un attentissimo servizio al cliente ed ad una garanzia unica di qualità. Ma sicuramente non ci fermeremo qui. interview 91


Luciano Barbera La forza del passato a sostegno del futuro Using the past to support the future Luciano Barbera represents the glorious past of Biella’s textile industry, as well as a breeding ground of ideas for a successful future. His company made the “Made in Italy” known across the world and today his attention is mostly focused on the Biella Master’s Degree in Noble Fibers, which provides the knowledge and skills needed to pursue a career in the country’s textile industry. He has believed that training is key to preserving know-how and to developing the most effective technologies, and this belief led to the birth of the Master. Your memory goes further back than La Spola’s. What is your impression of today’s Biella, a land of textile traditions? Those like me who have had the privilege of living and working in the best and brightest days of Biella’s economic growth are heartbroken to see their city transformed into a “cemetery of factories” and the damage caused by delocalization and internationalization. And all this because of the short-sightedness and self-importance of our politicians who never believed in the value of the manufacturing industry, nor did they encourage Italian entrepreneurs to rely on and promote the experience of our workers to keep us competitive in quality. So Italian know-how, the distinguishing feature of today’s “Made in Italy “ which has to compete with the more basic production from emerging countries, has a long history. Our highly-skilled workers contributed to the recovery of our country’s economy in the postwar period by making the “Made in Italy” known all over the world. Now the few textile companies left do represent textile excellence across the world, but how many workers have been laid off work and how much experience and know-how has been wasted to follow the false prophets of uncontrolled globalization! What advice would you like to give to young people starting a career in this field? I tell them not to get discouraged by the unemployment crisis and to go on believing in the skills for which they will be given recognition. Who could help our “Made in Italy”? Our politicians and rulers will realize that only by promoting our products and protecting Italy’s manufacturing industry, our economy will be enriched with the added value of Made in Italy-certified and guaranteed quality products, which the whole world is asking for. Luciano Barbera rappresenta la memoria storica dell’imprenditoria tessile biellese e la fucina di idee per un futuro eccellente. Con la sua azienda ha portato il Made in Italy nel mondo e oggi la sua attenzione è dedicata soprattutto al Biella Master delle Fibre Nobili, che garantisce un’alta formazione che lega giovani e imprese nell’ottica di una crescita del settore, del territorio, del paese. La formazione è una delle strade che Barbera ritiene maestre per consolidare un know how storico e per individuare le nuove tecnologie più efficaci e dal 1986 questa convinzione si è consolidata con la nascita del Biella Master. Una memoria che è più lunga di quella de La Spola. Che impressione riceve dalla sua terra di tradizione tessile? Per chi come me ha avuto il privilegio di vivere il Biellese e gli anni più fulgidi a partire dal 1960 e si trova ora a percorrerlo trasformato in un cimitero di stabilimenti, constatando quale disastro si sia compiuto inebriandosi di delocalizzazione e di internazionalizzazione, è un vero dispiacere veder confermate la miopia e la presunzione di chi ci ha governato e non ha saputo credere nel valore del manifatturiero e non ha stimolato gli imprenditori ad utilizzare e valorizzare l’esperienza della nostra ottima manodopera per combattere le battaglie del prezzo, che ci vedono perdenti, con l’esaltazione della qualità. Un savoir faire d’eccellenza, dunque, non è carattere distintivo solo del Made in Italy di oggi, che si confronta con paesi emergenti a competenze più basiche? L’ottima manodopera dei nostri lavoratori aveva contribuito al risorgere dell’economia del nostro paese negli anni dopo la guerra con l’affermazione del vero Made in Italy nel mondo. Ora le poche industrie del tessile rappresentano certamente l’eccellenza del tessile nel mondo, ma quanta disoccupazione rimane e quanto sciupio di esperienze e di saper fare è stato consumato per seguire i falsi profeti della globalizzazione selvaggia! Quale consiglio si sente di dare ai giovani che si affacciano a questo mondo? Ai giovani consiglio di non abbattersi per la disoccupazione e di credere nella qualità con cui presto, spero, saranno chiamati a svolgere il loro lavoro. Chi potrebbe dare una mano al nostro Made in Italy? I politici e governanti capiranno che solo valorizzando quanto di meglio siamo capaci di produrre e difendendo con legge appropriata la nazionalità delle nostre produzioni del manifatturiero, la nostra economia si arricchirà del valore aggiunto che verrà riconosciuto ai prodotti di qualità Made in Italy. 92 interview


Luciano Barbera, from years of strenuous defender of made in Italy. She now deals with the Biella Master of Noble Fiber Luciano Barbera, da anni strenuo difensore del made in Italy. Ora si occupa del Biella master delle Fibre Nobili


Piero Bellucci, a historical entrepreneur in Prato: he drove the factory with his brother Paolo

Piero Bellucci, storico imprenditore pratese: ha guidato il lanificio insieme al fratello Paolo


Piero Bellucci Costanza e lungimiranza Constancy and foresight From simple carded pieces to the top ecological and certified fabrics: this summarizes the seventy-year-old history of the Mario Bellucci wool mill in Prato. It opened in the post-war period - when everyone was hungry for fabrics – with the intuition and drive of a weaver, Mario Bellucci, and a barber, Emilio Cecchi. After a few years of steady growth, the two entrepreneurs separated: Bellucci opened the wool mill in Grignano, and Cecchi built the factory a few hundred meters away. Those were the happy years of the “cardato”, the explosion of the textile industry in Prato. In 1961, his son Piero joined the company, followed by his brother Paolo. “My father gave me carte blanche”, says Piero Bellucci. The ‘owner’ did a little bit of everything back then, from business travel around the world to working in the mill, often paying no heed to whether it was Saturday or Sunday”. Exportation was going well, and Prato textiles garnered a national reputation. “We needed enthusiasm, but also luck”, says Bellucci. “In a rapidly changing world, everyone, especially the small businesses, needed to talk to each other about the many trade secrets, discuss tariffs for processing abroad, for relationships with contractors, craftsmen. We had some difficulties: the big companies that dominated the industrial unions didn’t like the fact that in the small companies, young people were starting to run the businesses. It was a battle, but in the end we were accepted and we brought loads of enthusiasm with us: the Prato Fair, Prato Expo. Prato was growing, the first Macrolotto filled up with factories”. Up until the 1990s there was great euphoria and 1500 textile companies were registered with the Union. Now there are 450. At the time it was a force: in the city, what counted were the City Council, the Savings Bank and the Industrial Union. “But the giant”, says Bellucci, “had feet of clay: in the fullness of the boom and easy money, too many people bought villas by the sea instead of investing in the factory. And lack of resources and innovation ended up being the cause of a tremendous recession. Prato’s weakness became clear with the sudden globalization that unleashed unbridled competition with low prices that we could not beat. We began to lose the orders for articles on the unit, those who made so many pieces, and only the niche production firms remained. The small undercapitalized firms did not. And many others preferred to close. We examined the problem of how to survive because our company was like others, with many employees, costs. We outsourced production, closed the finishing and weaving. And the first layoffs became necessary. We were criticized by both trade unions and other companies for a choice that seemed unmotivated. We were not running away: we didn’t want to close. Some companies, even when they were forced to lay people off, did not even have the money to pay workers a severance package”. Within a few years, the mill was rescaled and took on new goals, today entrusted to the third generation of Belluccis. “Paolo and I”, Bellucci concludes, “have passed the management to my son Simone, who with Francesco, Paolo’s son, manages the sales part, while my daughter Patrizia deals with production. The company is up and running again, our fabrics are certified, eco-sustainable, highly sought after as they once were”. Dalle semplici pezze di cardato al top dei tessuti ecologici e certificati: così si può sintetizzare la storia lunga settant’anni del lanificio Mario Bellucci di Prato. Nacque nell’immediato dopoguerra – quando c’era fame di tessuti – per l’intuizione e la voglia di fare di un tessitore, Mario Bellucci, e di un barbiere, Emilio Cecchi. Dopo qualche anno di crescita costante i due imprenditori si separarono: Bellucci aprì il lanificio a Grignano, Cecchi costruì la fabbrica a poche centinaia di metri. Erano gli anni felici del cardato, dell’esplosione della Prato tessile. Nel 1961 il figlio Piero entrò in ditta, seguito a ruota dal fratello Paolo. “Mio padre mi lasciò carta bianca – dice Piero Bellucci -. Il ‘titolare’ allora faceva un po’ di tutto, dal commerciale in giro per il mondo alle lavorazioni, si lavorava senza conoscere né sabati né domeniche”. Le esportazioni tiravano, il tessile pratese diventò fatto nazionale. “Ci voleva entusiasmo, ma anche fortuna – afferma Bellucci -. In un mondo di rapida trasformazione tutti, soprattutto le piccole imprese, avevano necessità di confrontarsi sui tanti segreti del mestiere, di discutere di tariffe per le lavorazioni esterne, di avere rapporti con i terzisti, gli artigiani. Avevamo delle difficoltà: le grandi aziende che dominavano l’Unione Industriali non vedevano di buon occhio che le piccole aziende, i giovani, entrassero nella dirigenza. Fu una battaglia, ma alla fine fummo accettati e portammo una ventata di entusiasmo: partì la Fiera di Prato, Prato Expo. Prato cresceva, il Macrolotto I° si riempì di fabbriche”. Fino agli anni ’90 fu un successo dopo l’altro. C’era grande euforia, all’Unione erano iscritte 1500 imprese tessili, oggi sono 450. Allora una potenza: in città contavano il Comune, la Cassa di Risparmio e l’Unione Industriali. “Ma il gigante – dice Bellucci - aveva piedi d’argilla: nel pieno del boom e dei soldi facili troppi comprarono la villa al mare invece di investire in fabbrica. E la mancanza di risorse e d’innovazione finì per essere la causa di una recessione tremenda. La debolezza di Prato si manifestò poi con l’improvvisa globalizzazione che innestò una concorrenza sfrenata, con prezzi al ribasso che non potevamo contrastare. Cominciammo a perdere gli ordini degli articoli sull’unito, quelli che facevano tante pezze, e rimasero solo le produzioni di nicchia. Le ditte piccole, fragili, sottocapitalizzate, non ressero. E tante altre preferirono chiudere”. “Ci ponemmo il problema di come sopravvivere - dice Bellucci – perché la nostra azienda era come altre carica di dipendenti, di costi. Esternalizzammo le produzioni, chiudemmo la rifinizione e la tessitura. E furono necessari i primi licenziamenti. Fummo aspramente criticati, sia dai sindacati sia da altre aziende per una scelta che pareva immotivata. Ma non era una fuga: non volevamo chiudere, volevamo salvarci. Alcune aziende, quando anche loro furono costrette a licenziare, non avevano neppure i soldi per pagare il Tfr ai lavoratori”. Nel giro di qualche anno il lanificio si è dato una nuova dimensione e nuovi obiettivi, affidati oggi alla terza generazione dei Bellucci. “Io e Paolo - concude Bellucci - abbiamo passato il bastone di comando a mio figlio Simone che con Francesco, figlio di Paolo, cura la parte commerciale, mentre mia figlia Patrizia si occupa della produzione. La ditta corre di nuovo, i nostri tessuti sono certificati, ecosostenibili, molto richiesti come un tempo”. interview 95


Beppe Pisani

Quella fiera del lago di Como…

That fair of the Lake of Como…. A key figure on Como’s entrepreneurial scene, the president of Ideacomo for many years, a severe and attentive judge at competitions for young fashion designers: making a full description of Beppe Pisani, including all his qualifications and interests, would fill a considerable volume. That is why, for this special issue of La Spola 20 years, we shall confine ourselves to his role as a long-standing observer and connoisseur of the textile-clothing world. If you were to choose one thing that has changed since you started your career as an entrepreneur, what would it be? I would say customer loyalty marketing. Back when I started off in the industry, we used to talk directly to the designer, the fabric was created with him; it was ongoing upgrading for us and he got the fabric he had asked for. Now, we get to talk to the designer’s assistant or to the assistant of the assistant and we do not achieve the goal. From the sales point of view, it’s like horse trading: the same sample is shown to 5-6 suppliers and the lowest price wins. And the competition we are faced with is not only foreign, because here in Como there are company owners who, in order to pay salaries and invoices, are willing to give up profitability. You are one of the “fathers” of Milano Unica. A difficult birth. Was it the right choice? It was a painful choice, because each of us had to sacrifice a part of our own district for the sake of joining forces, which was the only possible way back then. After many years and a few adjustments, we have an interesting trade show now, although still too much focused on menswear. But we are working on this too. I am a bit nostalgic for Ideacomo and I believe that a show with about thirty exhibiting companies, right after the fashion weeks, wouldn’t be so bad. But it is not easy to persuade clients to move all the time. You brought your employees to Marrakesh. Was it your way of underlining the importance of Italian know-how? They are not employees, but collaborators. They are like family to me, most of them have been working with me since they graduated from high school. I’m not interested in well-trained and skilled staff, all that matters to me is to grow together. That trip was my way of saying thank you. Anima dell’imprenditoria comasca, presidente per tanti anni di Ideacomo, giudice severo e attento in concorsi per giovani stilisti: descrivere Beppe Pisani inseguendone qualifiche e interessi richiederebbe un libro a parte e quindi, per questo numero speciale de La Spola 20 anni ci limitiamo al suo ruolo di storico osservatore e intenditore del mondo del tessile-abbigliamento. Se dovesse indicare la cosa che è cambiata di più da quando ha iniziato a fare l’imprenditore ad adesso cosa sceglierebbe? Direi la fidelizzazione del cliente. Prima si parlava con lo stilista, si creava il tessuto con lui; per noi era un upgrading continuo e lui aveva il tessuto che voleva. Adesso si parla con l’assistente dello stilista, o con l’assistente dell’assistente e poi non si raggiunge l’obiettivo. Dal punto di vista commercaile invece ora c’è il mercato delle vacche: lo stesso campione viene mostrato a 5-6 fornitori e poi si sceglie quello col prezzo più basso. E non si pensi che la concorrenza sia solo straniera, perché anche a Como c’è chi, per sopravvivere e pagare stipendi e fatture, rinuncia alla redditività. Fu tra i ‘padri’ di Milano Unica. Un parto lungo. Fu una scelta giusta? Fu una scelta dolorosa perché ognuno di noi dovette sacrificare una parte del proprio distretto ma capimmo che la sinergia era l’unica strada possibile. Dopo tanto tempo e qualche correzione siamo arrivati da una fiera interessante, anche se ancora sbilanciato troppo sull’uomo. Ma stiamo lavorando anche su questo. Di Ideacomo mi resta qualche nostalgia e la convinzione che anche oggi una fiera con una trentina di aziende, dopo le sfilate, non sarebbe male. Ma è difficile convincere i clienti a spostarsi in continuazione. Lei ha portato i suoi dipendenti a Marrakesh in gita ‘aziendale’. E’ stato un modo per sottolienare l’importanza del know-how italiano? Non sono dipendenti, ma collaboratori. Per me sono come una famiglia, la maggior parte di loro è con me da quando sono usciti dalle scuole. Non voglio persone già formate, preferisco crescano con me. E quel viaggio fu un modo per ringraziarli. 96 interview


Beppe Pisani, a longtime President of Ideacomo. Last position is President of Cna Federmoda Lombardia Beppe Pisani, a lungo presidente di Ideacomo. Ultima carica la recente presidenza di Cna Federmoda Lombardia aaaaaa


Girani, for the past 25 years, Da 25 anni una passione per il tessuto femminile

a passion for women

A precise choice of producing fabrics for women’s ready-to-wear garments, with a great vocation for research. Since 1993, this has been the mission of the Girani company, which has found its strength in specialisation, developing solid-coloured, jacquard, dyed-in-the-yarn and printed fabrics, and confirming silk and silk blends as one-half of the company’s production, as is traditional in the area of Como. At the helm of the company is Giancarlo Girani, a member of the family that has been running the company for twenty years now. Today, in a snapshot, what company can be seen? In 2016, Girani reached the milestone of over one million metres of fabric produced, a result that makes us one of the most prominent companies in the luxury ready-to-wear sector. I would say that this is the ‘snapshot’ of a healthy company. What philosophy lies behind this success? First of all, research and deep study on the subject of colour and its imperceptible variations. Then the great deal of attention given to colour combinations, which result in vibrancy and creativeness, both in prints and jacquards. This is an important work: in every new collection, thus twice a year, all of our items are presented with new palettes built on trend colours and on what we find interesting to propose. What do you guarantee to your customers? To maintain a high level of craftsmanship, to constantly develop new solutions, to foster a virtual laboratory that is creative in its products and processing. With the guarantee of maximum qualitative and executive control. In addition, today we are seriously committed to ensuring minimal environmental impact: for this purpose, we control the ethical origin of all the yarn we use and soon we will be able to provide certificates that guarantee the ethics of our production processes. Even in the field of dyeing we can boast our direct participation in the improvement of water and energy consumption. We are confident that this commitment will continue to pay in the sophisticated markets where Girani is highly appreciated and in great demand.

Una scelta precisa per il prêt-à-porter, con un team dedicato alla ricerca sofisticata. Dal 1993 questa è la mission della Girani che ha fatto della specializzazione la propria forza, sviluppando tessuti uniti, jacquards, tinti in filo, stampe e confermando la seta e i misti seta come priorità della produzione aziendale, secondo l’antica tradizione comasca. Alla guida dell’azienda la famiglia Girani, che da vent’anni dirige la società. Con un fermo immagine ad oggi, che azienda è possibile vedere? Nel 2016 la Girani è arrivata a superare il milione di metri di tessuto prodotti, un risultato che ci colloca fra le aziende più importanti del settore prêt- à-porter di lusso. Direi che questo è il fermo immagine di un’azienda in salute. Quale filosofia c’è dietro a questo successo? In primo luogo la ricerca e l’approfondimento del tema del colore e delle sue impercettibili variazioni. Poi una grande attenzione alla questione degli accostamenti che si traducono in vivacità, fantasia e stile, sia nella stampa che nello jacquard. Si tratta di un lavoro importante: in ogni collezione nuova, quindi due volte all’anno, tutti gli articoli vengono rigammati con nouances costruite sui colori di tendenza e su quello che si ritiene interessante proporre. Cosa garantite ai vostri clienti? Di mantenere un alto grado di artigianalità, di mettere a punto continuamente nuove ricette, di alimentare un virtuale laboratorio creativo di prodotti e di lavorazioni. Con la garanzia di un massimo controllo qualitativo ed esecutivo. In più, oggi, siamo seriamente impegnati a perseguire il minimo impatto ambientale: a tale scopo controlliamo la provenienza etica di tutti i filati che utilizziamo e a breve potremo fornire certificati che garantiscono anche l’eticità dei nostro trattamenti. In campo tintoriale possiamo vantare il raggiungimento di migliori consumi di acqua ed energia. Siamo certi che questo impegno continuerà il successo attuale sui mercati sofisticati in cui Girani è apprezzata e ricercata. interview 99


Andrea Belli La forza di una filiera unita. The strength of a united chain With G. T. 2000 he was the first to try, though without “fully satisfactory results”, to concretize the idea of “joining forces”, an idea everyone preached about but no one put into practice. A complete mini-textile chain that was never created but which left Andrea Belli, the former president of Confartigianato Imprese Prato, with a lively, healthy and state-of-the-art company. But in the end he joined a textile chain anyway, having created “Filo d’Oro” with the companies from Como, Graziano Brenna, Ambrogio Taborelli and Sandro Tessuto and Andrea Ongetta from Veneto. As usual, Belli provides a comprehensive view of the textile world, while just outside his office 800.000 kg of yarns in 4.000 different types and colors are neatly stockpiled in the warehouse, which is managed through an automation system as effective as Amazon’s: and so is the adjacent warehouse, which Belli has purchased to expand his much too small plant. The first idea for the district, and not only Prato, is a big center performing quality control on the first piece goods Equipped with HD cameras, electronic measuring microscopes, telescopic workbenches….It could be managed by a consortium and placed at the disposal of the wool mills, which would be all connected through data processing systems that, with simple barcodes, would make things easier and faster for everyone. Instead, we still use very old methods. It would also allow us to deal with the customers’ terms of contract from a better bargaining position, thus providing more guarantees than those we are usually asked for”. A solution that you have already adopted? Yes, also in view of Industria 4.0. My yarn suppliers do not have to call me nor send their agent, because they know what I need and can produce without having to worry about storage or shipping and I know what they have available. We barcode the cloth beams and I know everything about the fabric, who made it, with what kind of machinery, if it is on its way to the recipient…the whole story. And if that barcode matches a bestselling product, it is easier for us to remake it, because we know exactly how many knots we made….. 1997 to 2017. What has changed at Confartigianato? We have six provincial branches left out of ten, but it is not a matter of numbers, considering that the companies we lost were replaced by new ones. For instance, a company with a staff of six shut down and was replaced by one with two employees. The idea of forming associations as it was used 60 years ago doesn’t exist anymore, services need to be offered differently. We have to invest, even if it involves getting into debt, but that is the only path to change. I tried but unsuccessfully and my successor is now faced with the challenge. I’m thinking about the count of order forms, which is currently performed by twenty people with an old method, while it could be done faster using technology. If you could have something that you had in 1997 and you don’t anymore, what would it be? A system with less rules that made things easier for businesses. I am in favour of total safety, but the rules governing it are so complex now... Con la G. T. 2000 tentò, per primo e con risultati che lui stesso definisce “non pienamente soddisfacenti”, di concretizzare il concetto di “fare squadra” che in tanti sbandieravano, senza però dar seguito con i fatti. Una mini filiera completa che poi non si concretizzò ma che ha lasciato a Andrea Belli, da pochi giorni ex presidente di Confartigianato Imprese Prato, un’azienda viva, all’avanguardia e sana. E alla fine in una filiera è entrato davvero, avendo creato “Filo d’Oro” con i comaschi Graziano Brenna, Ambrogio Taborelli e Sandro Tessuto e il veneto Andrea Ongetta . Come sempre con Belli l’analisi spazia a 360 gradi nel mondo del tessile, mentre appena fuori dall’ufficio 800.000 kg di filati in 4.000 tra tipi e colori sono stipati con ordine impeccabile nel magazzino, gestito con un’automazione da far invidia ad Amazon: idem nel capannone attiguo, che Belli ha acquistato per ampliare spazi diventati troppo piccoli nel tempo. La prima idea per il distretto, non solo pratese, è quella di un grande centro di controllo delle prime pezze… Con telecamere HD, microscopi elettronici per misurare, banchi telescopici… Potrebbe essere gestito da un consorzio e messo a disposizione dei lanifici, che in questo modo sarebbero tutti connessi grazie a sistemi informatici che, con semplici codici a barre, accorcerebbero i tempi e faciliterebbero il lavoro a tutti. Invece per ora abbiamo metodi di decine di anni fa. Questo ci consentirebbe anche di rapportarci con i capitolati dei clienti da posizioni di vantaggio, assicurando garanzie ancora maggiori di quelle che ci chiedono. Una soluzione che voi avete già adottato? Sì, anche in ottica Industria 4.0. Chi mi fornisce il filo da anni non ha bisogno di telefonarmi o mandare il rappresentante perché sa già i miei bisogni e può produrre senza fare magazzino, trasporti… e io so quello che ha a disposizione. Sui subbi mettiamo il barcode e so tutto della tela, da chi l’ha fatta, con quale macchinario, se è sul camion per la consegna… tutta la storia. E se a quel barcode corrisponde un articolo venuto particolarmente bene per noi è più facile rifarlo altrettanto bene perché sappiamo quanti nodi abbiamo fatto, con quanti gradi temperatura e frenatura. Dal 1997 al 2017 La Spola ha raccontato il cambiamento dei distretti e delle associazioni. Cosa è mutato a Confartigianato? Di dieci sedi provinciali ne sono rimaste sei ma non è una questione di numeri, visto che non abbiamo perso aziende, ma ne abbiamo cambiate. Magari ha chiuso una con sei dipendenti ed è arrivata una con due persone. In più c’è il segnale che l’associazionismo come lo abbiamo inteso per 60 anni non esiste più, con servizi che vanno offerti in modo diverso. Bisogna investire, magari indebitandosi, ma solo così si può cambiare; io ho provato a farlo e non ci sono riuscito (così come l’accorpamento tra più province “per motivi politici, economici e personali” ndr) ed è una sfida che adesso tocca il mio successore. Penso al conteggio dei cedolini, che facciamo con metodi antichi che impiegano venti persone quando con la tecnologia si può fare prima e con meno gente, avendo poi risorse da destinare alla ricerca. Se potesse avere una cosa che aveva nel 1997 e adesso non ha più? Sceglierei il sistema con meno norme che rendeva più agevole il lavoro. Io sono per la sicurezza totale ma il libro che la regola adesso è talmente complesso che alla fine non si ottengono neanche gli obiettivi fissati. E in più ci riempie di lentezze burocratiche che ci impediscono di lavorare quando ci sono i picchi di ordini. 100 interview


Some images of automated warehouse of G.T. 2000 and Andrea Belli Alcune immagini del magazzino automatizzato di G.T. 2000 e Andrea Belli


Images illustrating the values of Cottonforlife and one of the machines used by Filmar Le immagini che illustrano i valori di Cottonforlife e uno dei macchinari utilizzati da Filmar


Filmar Un futuro sostenibile A sustainable future Since 1958 Filmar have been passionately seeking out the best ways for producing and nishing high quality cotton yarns. The quality of Egyptian cotton is pursued right from its origins, in the farms and cotton cultivation acquired by the company directly in Egypt. Since the day of foundation, quality and technological innovation, combined with sustainable development and ethics, have been the cornerstones of company’s business. Filmar is committed to sustainable development and to the enhancement of a more responsible fashion. It is therefore actively contributing to supporting the achievement of the global development goals, undertaking the road of sustainable innovation in order to overcome the challenges of the future. Filmar thinks that a sustainable business does not simply mean respecting and protecting the environment. Its core beliefs and priorities are the respect of human rights, workers’ and consumers’ health. Traceability of the supply chain, transparency of productive processes and social responsibility are the foundations of business. Filmar Network is the synergetic effort of three industrial groups (Filmar, Filmar NileTextile and Filaticolor) producers of highest quality cotton yarns. Thanks to its passion for ennobling the best cotton in the word, particularly the Egyptian cotton, Filmar has built over the years a network of companies and stakeholders who, thanks to long-term and inclusive partnerships, produce and realize exclusive products capable of satisfying the needs of a market wich becomes more and more demanding in term of quality and sustainability. Here’s some gures that summarize the activity of Filmar Network in Italy and Egypt: 60 years of experience, 46.000 m2 of production area 4.000 colours in stock service, 7 mil kg of yarn yearly, 600 employees, 62 mil in 2016. Filmar produces and markets the best yarns in the world for knitwear, hosiery and textiles and employs innovative technologies for producing precious cotton-based yarns in a transparent and traceable manner. It’s deeply tied to Egyptian extra long staple cotton and it is today among the leading cotton processing companies in the world. Thanks to a sound 60 year experience Filmar has been able to establish a vertically integrated production chain from cottonseed to dyed cotton yarn. It uses modern agricultural practices and advanced technologies for cultivating and nishing this ancient ber. Capable and passionate technicians lead our production activities starting from the cotton farms in the Nile Delta. By participating in Greenpeace’s Detox campaign, we are committed to reduce and progressively eliminate harmful chemical substances, in order to create excellent products that fully respect environment and people. Then Cottonforlife, the innovative corporate project that is ethical, humane and sustainable. Launched by Filmar SpA, with the support of the ALEXBANK of the Intesa San Paolo Group. Cottonforlife is an integrated program aimed at promoting sustainable fashion through a fully transparent, eco-friendly and socially responsible textile production chain. Filmar è un’azienda tessile che dal 1958 applica ricerca e passione nella produzione e nobilitazione di filati a base cotone di altissima qualità. La qualità è ricercata all’origine, nelle tenute agricole a coltura cotoniera acquisite direttamente in Egitto. Sin dal giorno della fondazione la qualità e l’innovazione tecnologica, coniugati con lo sviluppo sostenibile e l’etica, sono stati i cardini del lavoro dell’azienda. Filmar vuole lasciare alle nuove generazioni una moda più responsabile, contribuendo in maniera attiva al raggiungimento degli obiettivi globali, rivolgendosi all’innovazione sostenibile come strada per vincere le sfide del futuro. Per Filmar la sostenibilità d’impresa non restringe il suo significato al solo rispetto e protezione dell’ambiente ma ha tra le sue priorità il rispetto dei diritti umani, la salute dei lavoratori e dei consumatori. Tracciabilità, trasparenza dei processi produttivi e responsabilità sociale sono alla base dell’attività. Filmar Network è la sinergia di tre gruppi industriali (Filmar, Filmar NileTextile, Filaticolor) che producono e commercializzano filati di cotone di altissima qualità. Grazie alla sua passione per la nobilitazione dei migliori cotoni al mondo, in particolare quello egiziano, Filmar ha costruito negli anni un network di imprese e stakeholders che, grazie a partenariati duraturi ed inclusivi, producono e realizzano prodotti esclusivi, in grado di rispondere alle esigenze crescenti del mercato sempre più esigente in fatto di qualitá ed attento al tema della sostenibilità. I numeri che riassumono l’attività di Filmar Network in Italia e in Egitto parlano chiaro: 60 anni di esperienza, 46.000 metri di reparti produttivi, 4.000 colori in pronta consegna, 7 milioni di chili di filato ogni anno, 600 dipendenti e 62 milioni di fatturato nel 2016. Filmar applica tecnologie innovative per produrre in modo trasparente e tracciabile pregiati lati a base cotone ed è da sempre legata in modo indissolubile al cotone egiziano a fibra lunga ed extra lunga del quale oggi è tra i più importanti trasformatori al mondo. Profonde competenze sviluppate in 60 anni di attività le hanno consentito di realizzare un’integrata gestione verticale dei processi produttivi, che va dal seme di cotone al lato tinto. Vengono utilizzate moderne pratiche agricole e avanzate tecnologie per coltivare e nobilitare questa fibra antica. Tecnici capaci e appassionati guidano le attivitá produttive a partire dalle piantagioni di cotone nel Delta del Nilo. Con l’adesione alla campagna Detox di Greenpeace Filmar si è poi impegnata a ridurre le sostanze chimiche dannose, per realizzare prodotti d’eccellenza rispettosi dell’ambiente e della persona. Con Cottonforlife,il programma quinquennale promosso e finanziato da Filmar in collaborazione con ALEXBANK del gruppo Intesa San Paolo, si vuole promuovere la moda sostenibile attraverso una filiera tessile responsabile, controllata e tracciata che sia tale sin dal seme di cotone. Cottonforlife coltiva in Egitto cotone biologico a fibra extra lunga con metodologie rispettose dell’uomo e dell’ambiente; assicura la tracciabilità e sostenibilità dell’intera liera produttiva, controllando tutti i passaggi, dal seme al filato tinto, mettendo al centro la persona, l’ambiente e la qualità del prodotto. interview 103


Co.Te.Co. Soluzioni innovative al servizio della qualità Modern solutions for a quality service The Co.de.tex. group, which Co.te.co. belongs to, has always convincingly embraced the concept of quality. The first company Co.te.co., was established in 1979 in Castiglion Fiorentino following FrancoMussano’s experience in Andezeno with Co.de.tex. It employed five workers in charge of supervising the fabrics made for Lebole. Then grew to become an important enterprise for clothing manufacturers of Adriatic zone and for prestigious italian brands. In 1994 Mussano took his business to Prato, where he developed from a small textile finishing factory the largest industry in Tuscany specializing in fabric quality control. In 2007 a branch was opened also in Como.. Leading the company today are his sons, Paolo and Maurizio. What is the secret of a successful enterprise? The essential principle of a leading company is to perform better than the others and be one step ahead. Our strength also lies in our ability to anticipate customer needs by perceiving what could soon be in demand. We are evolving in order to satisfy garment manufacturers and contractors. Tell us about this evolution. We are employing new technologies, especially information technology, indispensable for bringing ideas and intuitions to fruition. Information technology and automation are the tools required to improve technical and organizational management, as well as safety in the workplace. Our work is made of people, of a specialized and highly-qualified team with extensive experience. The work of our staff is not limited to carrying out quality control procedures and reporting any flaws, but assessing the significance of these according to the client and type of service requested. Their eyes monitor, their hands have touched and sometimes corrected hundreds of fabrics. How has the textile industry changed and in Prato in particular? The large volume of business from the major American companies which characterized Prato for many years has vanished. This has caused the companies here to become more flexible, and we also did it; we are at the end of the textile chain and offer customized services informatic, logistic and quick delivery, without forgetting quality. Our objective is to guarantee quality while providing partnership to our clients. L’adesione al concetto di qualità è ciò che da sempre caratterizza il gruppo Co.de.tex., di cui Co.te.co fa parte. La prima azienda Co.te.co. nasce nel 1979 a Castiglion Fiorentino, dopo l’esperienza imprenditoriale di Franco Mussano ad Andezeno (con la Co.de.tex.). Inizialmente cinque dipendenti quasi solo per il controllo dei tessuti della Lebole. Poi si è sviluppata un’interessante realtà al servizio delle confezioni della zona adriatica e di prestigiosi brand italiani. L’attività di Mussano nel 1994 arriva a Prato: da una collaborazione con una rifinizione, è oggi la più grande realtà industriale di controllo tessuti in Toscana. Nel 2007 l’arrivo a Como. Oggi sono i figli Paolo e Maurizio a portare avanti l’azienda. Qual è il segreto di un’azienda vincente? Il principio essenziale per una società leader è quello di fare meglio degli altri e possibilmente farlo prima. Per questo la nostra forza risiede anche nella capacità di anticipare le esigenze della clientela, arrivando a inventare quanto ancora non esiste, ma di cui si avverte l’esigenza.
Siamo in continua evoluzione, per venire incontro alle necessità di façonisti e produttori. In cosa si traduce praticamente questa evoluzione? Nell’adozione convinta delle nuove tecnologie, specialmente quelle informatiche, motore indispensabile per dare concretezza a idee e intuizioni. Informatica e automazione sono gli strumenti per migliorare la gestione tecnica e organizzativa, ma anche la sicurezza nell’ambiente di lavoro. Altro punto di forza dell’azienda sono le nostre maestranze: il nostro è un lavoro fatto da persone, da personale specializzato ed altamente qualificato con esperienza pluriennale. Personale che non si limita a fare un controllo qualità segnalando dei “difetti” ma valutando il significato degli stessi in base alla clientela e al tipo di servizio richiesto, occhi che guardano e vedono, mani che hanno toccato e, a volte corretto, centinaia di tessuti dai più poveri ai più costosi ed esclusivi. Com’è cambiata l’industria tessile e Prato in particolare? I grandi volumi dei colossi americani che hanno caratterizzato Prato per molti anni sono ormai scomparsi, questo ha fatto sì che tutta la filiera sia diventata più flessibile e anche noi, anello finale della filiera tessile, offriamo una personalizzazione del servizio in termini informatici, logistici e di tempistiche, senza mai dimenticare la qualità. Il nostro obiettivo è assicurare il servizio ai nostri clienti per i quali non siamo più solo dei fornitori, ma dei partner con i quali collaborare e dai quali ottenere un valore aggiunto attraverso il servizio stesso. 104 interview


Leandro Gualtieri, founded Filpucci in 1967 as Industria Filati Pucci

Leandro Gualtieri, ha fondato Filpucci nel 1967 come Industria Filati Pucci


Leandro Gualtieri Il filo della storia History’s ‘yarn’ When La Spola came into being, Filpucci was 30 years old, years of the economic boom, save for a challenging period for fancy yarns from 1985 to 1992. A leading company, the paintings by Andy Warhol marking an era and a name that spread among the professionals. Founder of the historical brand Leandro Gualtieri remembers it all very well. We are talking about one of the companies that has most contributed to making Italian knitwear yarns world renowned and has embraced sustainability and innovation. “That crisis of our sector,” Gualtieri told us, “destroyed the textile chain and forced many to shut down. Then in 1994 we received an impressive amount of orders for fancy yarns. To fulfil all the orders we had to go to Mexico and Argentina to buy back the machinery that other spinners had sold.” There have been many ups and downs but Filpucci has always managed to make it through. We had some very good years until 2011. Then China entered the WTO and the first problems arose. That new market and way of working perplexed us. The Chinese were our competitors in the US market and in a winning position due to the weak dollar. We were no longer able to sell in America. How did you overcome the hurdles? By establishing a company in China, which we still have. It allowed us to be inside a market which has gone from being defined by contractors to producing its own yarns and fabrics. Lastly, the second half of 2000 and your current organization. We managed to put the 2008 and 2010 crisis behind us and gain everything back. Today we are satisfied with our results, which allow us to celebrate our 50th anniversary with a smile. But you chose to hand your business over to your son Federico precisely on this special day. Yes, but I will continue to be present at the company, perhaps with a more enjoyable role. I have no intention to stop working. In the meantime I like watching the video we have produced for Filpucci’s 50th anniversary and leafing. Quando La Spola nasceva Filpucci aveva già 30 anni di vita, passati quasi tutti in pieno boom economico, con la parentesi della crisi dei filati fantasia iniziata nel 1985 e terminata nel 1992. L’eccellenza nel settore, i quadri di Andy Warhol a fissare un’epoca e un nome che girava sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori. Lo ricorda bene Leandro Gualtieri, fondatore e anima del brand storico del settore filati, una delle aziende che di più hanno contribuito a fare del made in Italy una roccaforte nella filatura e che adesso si muove con disinvoltura nel nuovo ‘terreno’ della sostenibilità’ e dell’Industria 4.0. “Quella crisi – racconta Gualtieri – distrusse la filiera obbligando tanti a chiudere ma poi nel ’94 arrivò quasi improvvisamente una valanga di richieste di filato fantasia. Per accettare e assecondare tutti gli ordini che avevamo ricevuto dovetti andare in Messico e in Argentina a ricomprare i macchinari che altre filature avevano venduto” Poi c’è stata una continua alternanza ma Filpucci è rimasta sulla cresta… Sì, fino al 2011 abbiamo avuto anni buoni. Poi la Cina è entrata nel WTO e sono iniziati i primi problemi e le perplessità su quel nuovo mercato e su quel modo di lavorare, con i cinesi che ci facevano concorrenza sul mercato Usa a causa della debolezza del dollaro. In America non vendevamo più. E come ne siete usciti? Impiantando un’azienda in Cina, che esiste tuttora e che ci consentì e ci consente di presidiare dall’interno un mercato che da faconista si sta trasformando in produttore di filati e tessuti in proprio. Infine la seconda metà del 2000 e l’assetto attuale Siamo riusciti a lasciarci alle spalle anche la grande crisi del 2008 e nel 2010 ci siamo ripresi del tutto, arrivando ad oggi con risultati buoni che ci consentono di festeggiare i 50 anni di attività col sorriso. Però ha passato il timone al figlio Federico proprio nel giorno della festa… Sì, ma resterò in azienda, magari con un ruolo più divertente. Ma di sicuro non smetterò di lavorare. Nel frattempo mi godo il video che abbiamo fatto per i 50 anni di Filpucci e il libro, che abbiamo scritto non per vantarci di quello che abbiamo fatto ma per raccontare come lo abbiamo fatto. interview 107


Fil-3 Qualità e servizi per battere la crisi Quality and services to beat the crisis “When written in Chinese, the word ‘crisis’ is composed of two characters. One represents danger and the other represents opportunity”. The quote is John F. Kennedy’s but it could very well be the motto of Fil-3, a company which made its greatest investments following the 2008 crisis in the textile industry and boosted its productivity and sales. “We began by specializing in the production of carded slub and heather yarns in stock service,” Giacinto Gelli told us, “It was the joint entrepreneurial project of two families, the Magnolfi and the Gelli. It was different back then, because our collection consisted of around ten yarns, each of ten different colour and only carded. Now we have about 65 items for a 1600 colors in stock service not only carded but also combed, linen and flax mixed for summer collection”. How has your work changed over the years? Positively I would say the increase in stock-service and the best computer-based technologies that help us give better service. On the negative side, the increase over the past 12 years in the cost of raw materials such as wool and silk Have led, cause end-to-end yarn prices, a drop in orders. As regards our prices, we used to be able to balance demand and offer and avoid buyers turning to other manufacturers. Now they prefer to spend less on a similar product and give up quality. We have other challenges too: meeting production deadlines, bureaucracy, small orders. We sometimes have the impression that the sample season is never over – early trade fairs, which don’t leave us much time to develop the product and establish delivery times. Customers once expected products to be delivered within a month or six weeks. Now we need to deliver within three weeks and two for large companies. Furthermore, in terms of safety we have gone from zero mandatory measures to far too many. Has the market geography changed to any extent? Yes, although the carded yarns produced in China have not had as great an impact as their combed yarns. The real challenge for our carded yarns is the increase in the sales of the less-expensive open-end yarns, which Turkey is specialized in. Although they are not as beautiful, they are replacing carded yarns. “Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità”. La frase è di John Fitzgerald Kennedy ma potrebbe campeggiare negli uffici di Fil-3, una delle aziende che all’indomani del 2008 nero del tessile ha fatto gli investimenti maggiori della sua storia portando ad una svolta positiva in lavoro e fatturato. “Siamo nati specializzandoci nella produzione di filati cardati bottonati e melange in stock-service – racconta Giacinto Gelli – dall’unione imprenditoriale di due famiglie, i Magnolfi ed i Gelli. Rispetto ad ora la differenze sono enormi perché avevamo in collezione una decina di articoli con altrettanti colori l’uno e solo di cardato, mentro ora abbiamo circa 65 articoli per un totale di 1600 colori in stock service non solo di cardato ma anche di pettinato e di lino e misto lino per la collezione estiva”. Quali condizioni di lavoro sono mutate nel corso degli anni? In positivo direi l’aumento dello stock-service e delle migliori tecnologie a livello di computer che ci aiutano a dare un servizio migliore. In negativo sicuramente l’innalzamento dei costi delle materie prime come la lana e la seta negli ultimi 12 anni che hanno portato, causa aumento dei prezzi finali sul filo, ad un calo degli ordini. Sui prezzi poi prima un equilibrio tra domanda ed offerta si trovava altrimenti il cliente andava a servirsi da altri; ora è il cliente che rinuncia a quella tipologia e a quella qualità del prodotto pur di spendere meno per prendere un qualcosa di simile.Per non parlare delle tempistiche e della burocrazia e delle spezzettature come se fosse stagione sempre di campionature. Oltre alle fiere anticipate, che danno meno tempo per studiare il prodotto e le consegne: il cliente una volta aspettava la consegna per un mese o sei settimane, adesso siamo scesi a massimo tre settimane e due per i grossi gruppi. Inoltre, sui temi della sicurezza siamo passati dal nulla al troppo.... E’ cambiato qualcosa anche nella geografia dei mercati? Si, anche se la Cina nel cardato non ha impattato quanto nel pettinato. Il problema per il cardato è diventato l’incremento della vendita del filato open-end, tipo di filatura più economica di quella cardata, nella quale è specializzata la Turchia, il quale ha sostituito il cardato pur non avendo la stessa resa in bellezza. 108 interview


Rossella Magnolfi

Giacinto Gelli


Alessandro Aiazzi


A Zeta Filati Come dare uno schiaffo alla crisi A slap to the crisis Bucking the larger trend and growing when others are not, investing in the not-too-near future, specializing in a specific product and bringing it to unprecedented levels of excellence. These are some of the secrets behind the exponential growth of A Zeta Filati, a company of the Pratese textile whose figures are simply amazing at a time of great economic prudence. The company was established, in the mid-seventies as a contract manufacturer, turned into a semi-finished product manufacturer in 1994 and is run by Alessandro Aiazzi. The company’s headquarters have gone from 1,000 square meters to the current 5,500. “We produce fancy yarns for the weaving industry- says Aiazzi, with his right-hand man Nicola Tognarelli by his side- which are suitable for womenswear and, thus, for the many Pratese companies that have always represented our major market”. Does A Zeta Filati look beyond its own backyard? Yes, of course, we have customers in Veneto, the two biggest companies left in that area, and in Biella by offering service as an added value owing to our investments in the spinning department, while our sample collection includes very interesting upholstery yarns which we believe will do well in Belgium and in the UK, and we have recently established contacts with a major customer in Spain. Have investments been made only in the production departments? No, also in structure and workforce development. There were just a few of us when we started off, eight of us seven years ago and now we have about thirty people working here. We are also in the process of renovating a warehouse to create a welcoming space for our customers who come straight to the factory to see our sample collection. We have worked hard and our efforts have been rewarded with an increase in sales from one million 800 thousand euro in 2013 to 7,5 million in 2016. One of the most topical issues now is sustainability. We are committed to sustainability, that is why we joined Greenpeace’s Detox campaign, a choice made by the Pratese district, which we gathered information about and were pleased to endorse. Crescere quando gli altri non volevano o non potevano, investire guardando al futuro non troppo prossimo, specializzarsi in un prodotto e portarlo a livelli di eccellenza. Sono questi alcuni dei segreti che hanno portato alla crescita esponenziale di A Zeta Filati, realtà del distretto tessile pratese dai numeri sorprendenti, soprattutto in un momento di grande cautela dei mercati. L’azienda, nata a metà degli anni ’70 per la lavorazione in conto terzi e trasformatasi poi in produttore di semilavorati nel 1994 è guidata da Alessandro Aiazzi. Un passato in 1.000 metri quadrati, un presente in 5.500, con l’utilizzo quasi completo di un’area appartenente una volta ad una grande realtà tessile della Val di Bisenzio. “Facciamo un filato fantasia per tessitura – dice Aiazzi, con a fianco Nicola Tognarelli, da sempre braccio destro – che va bene per l’abbigliamento femminile e quindi per molte aziende pratesi, che da sempre rappresentano il nostro principale mercato”. Ma A Zeta Filati non guarda solo a pochi chilometri di distanza… No, perché abbiamo anche clienti in Veneto, con le due più importanti aziende rimaste, siamo arrivati a Biella offrendo il servizio come valore aggiunto grazie agli investimenti fatti nella filatura, mentre all’estero abbiamo in campionario articoli che vanno molto bene per il tessuto da arredamento e puntiamo sul Belgio, il Regno Unito si sta muovendo e in Spagna abbiamo da poco trovato un cliente importante. Gli investimenti hanno riguardato solo i reparti di produzione? No, anche le strutture e i dipendenti. Siamo partiti in pochi, eravamo in otto appena sette anni fa e adesso siamo una trentina. In più stiamo attrezzando una parte dei capannoni per creare uno spazio accogliente per i clienti che, sempre più numerosi, vengono direttamente in ditta a vedere i campionari. E questo sforzo è stato ripagato dalla crescita del fatturato, visto che dal milione e 800 mila euro del 2013 siamo passati a 7,5 milioni del 2016. Il presente ha portato anche il tema della sostenibilità E’ un aspetto al quale teniamo e che abbiamo voluto sostenere con la recente adesione al Detox di Greenpeace, che è una scelta fatta dal distretto pratese sulla quale ci siamo documentati e che abbiamo sottoscritto volentieri. interview 111


Alessandro Zucchi Il meccanotessile tra due ITMA Between two ITMA Appointed in late June as the new president of Acimit Alessandro Zucchi is now caught in a limbo between ITMA 2015 and the next show to be held in Barcelona in 2019. A young man- it is his first time as a leader with all the responsibilities and privileges associated with that status (including the hassle of having to wear a tie) Zucchi stepped in for Raffaella Carabelli, the highly regarded past president. Your presidency begins at a time when the positive effects of ITMA Milan can still be seen. Can the sector be described as healthy? The order index provided by Acimit and the up-to-date data on our exports show that the sector is growing. Good news comes from our major markets, in particular, Turkey, where our sales did very well in 2016. Even the Italian market is showing signs of recovery. The Government’s incentives encourage the companies to renew the equipment. We need to go on pushing to make these measures structural. You are going to bring the Italian textile machinery industry to ITMA 2019. What are your plans from now to that date? The past president did a very good job. I intend to ensure continuity of action and approach: from internationalization to providing support to the small and medium-sized businesses, which represent the bulk of the sector, to training, with the creation of technological training centers where this tool shows great potential for development and impact on the local economy. I also intend to pay more attention to the single textile sectors (digital printing, technical and innovative textiles, nonwovens) and to specific projects such as the Sustainable Technologies and 4.0 Industry projects. I also plan to work on the “joining forces” theme, for most of our member companies are small-sized. Offering some stimulating solutions that bring companies together would be beneficial for the companies themselves by ensuring a long-lived future. Are there markets where you would like to strengthen the Italian textile machinery industry’s position? Our association must support its member companies in those markets where Italian presence is still weak, such as Sub-Saharan Africa, Central America and some Asian countries. Sustainability is a very topical issue. How much does it influence your work planning and machinery design? It is a matter of priority. Environmental and economic sustainability is considered to be an added value by most of our customers, no matter where the products come from. It is important to point out that Italian textile machinery builders are among the first who embraced environmental protection by joining the Sustainable Technologies project and offering eco-friendly and energy consumption-effective solutions. I hope that in the near future our customers will become more aware of the best practices in the building of textile machinery and that the green ACIMIT label will be recognized as a plus for the textile-clothing companies committed to sustainability. Eletto a fine giugno come nuovo presidente di Acimit Alessandro Zucchi si trova nel ‘limbo’ tra ITMA 2015 e la prossima edizione di Barcellona nel 2019. Giovane, al suo primo ruolo da leader con oneri (la non troppo amata formalità da giacca e cravatta) e onori Zucchi raccoglie il testimone da Raffaella Carabelli, ormai (apprezzata) past president. La sua presidenza arriva in un momento in cui sono ancora vivi i positivi effetti di Itma a Milano. Si può dire che il settore è in buona salute? L’indice degli ordini elaborato da Acimit e i dati aggiornati relativi alle nostre esportazioni confermano che il settore si sta muovendo su un percorso di crescita. Arrivano buone notizie dai nostri principali mercati, quello turco in particolare, dove nel 2016 le nostre vendite avevano segnato il passo. Anche sul mercato italiano il clima di fiducia è migliorato: gli incentivi messi a punto dal Governo hanno spinto le aziende della filiera tessile a rinnovare il parco macchine. Occorre continuare a fare pressione sulle autorità per rendere questi provvedimenti strutturali. Porterà il meccanotessile italiano a Itma 2019 a Barcellona. Qual è il suo programma da oggi fino a quella data? Il lavoro svolto dalla passata presidenza è stato di grande spessore. La base da cui iniziare è la continuità d’azione e d’impostazione: dall’internazionalizzazione al supporto dato alle PMI, che rappresentano l’asse portante del settore, non dimenticando la formazione, con la realizzazione di centri tecnologici di formazione in Paesi ove questo strumento con maggior potenzialità di crescita abbia un grande impatto. Poi mi riprometto di porre l’attenzione ai comparti (stampa digitale, tessili tecnici e innovativi, nonwovens) e ai progetti trasversali quali il progetto Sustainable Technologies e Industria 4.0. Lavorerò, poi, anche sul tema dell’aggregazione perché la dimensione della maggioranza delle nostre associate è piccola. Trovare forme stimolanti che spingano aziende, magari complementari, ad associarsi porterebbe benefici, garantendo un futuro più longevo alle stesse imprese. Ci sono dei mercati in cui vorrebbe che il meccanotessile italiano fosse più presente? L’associazione deve sostenere le nostre aziende sui mercati dove ancora è minima la presenza italiana, come Africa Subsahariana, Centro America e alcuni Paesi asiatici. La sostenibilità è un tema in primo piano. Quanto influisce sul vostro modo di programmare il lavoro e di progettare i macchinari? E’ un tema ormai diventato prioritario. La sostenibilità ambientale ed economica è riconosciuta come valore aggiunto da parte di molti nostri clienti, senza distinguo di localizzazione. Mi pare fondamentale riconoscere il fatto che per primi i costruttori italiani si sono impegnati attraverso il progetto Sustainable Technologies, ad offrire soluzioni tecnologiche rispettose dell’ambiente ed efficienti dal punto di vista dei consumi. Ecco, nel futuro vorrei che le best practices nel modo di produrre macchinari fossero maggiormente a conoscenza dai nostri clienti, e che la targa verde ACIMIT fosse riconosciuta come un plus per le aziende del tessile-abbigliamento impegnate in un percorso di sostenibilità. 112 interview


Alessandro Zucchi was elected President of Acimit on 27 June. It is Ferraro’s CEO Alessandro Zucchi è stato eletto presidente di Acimit il 27 giugno. E’ AD di Ferraro


Nella foto in alto: Massimo, Fiorenzo, Rossana e Rossano Biancalani


Biancalani

60 anni pieni di soddisfazioni

60 very rewarding years It was the year 1957, when Fiorenzo Biancalani, at the age of twenty-seven but with already eleven years of experience working for a wool mill, decided to set up his own business by starting a textile machinery company for wet finishing treatments. The Pratese district was livelier than ever, orders came rolling in and Biancalani’s roots in the business proved themselves to be deep. After 60 years, Fiorenzo Biancalani is still a valuable presence in the company, but his children Rossano, Rossana and Massimo have been at the helm of Biancalani since 1980. They take the credit for having developed the sales network and made the Biancalani name known far beyond Prato, although Fiorenzo had been working with companies from England, South Africa, Pakistan, India and Spain long before his children took over. In 1985, the company expanded its production to include dry finishing machinery. The year was marked by the introduction of AIRO, redeveloped and redesigned several times to adapt it to the fast-changing times and needs and followed by AIRO 24, for continuous and open-width fabric treatments. “We have also launched MILLA and BRIO, whereas BRIO 24 is being currently developed”, says Rossano Biancalani, who focuses his attention on the evolution of markets. How has the textile machinery world changed? And what about competition? When we started attending ITMA in 1975, the Chinese were not building machinery yet, but now they do and they are also improving the quality. We have the experience, we constantly attend the trade shows and we offer complete service. Any regret in these first 60 years? Not one. We are pleased to still be on the market, even after the 2008 crisis, and to be highly regarded in every textile area of the world.. And now that the economy is recovering in many countries, from Germany to the UK, from Portugal to Belgium, here we are. Era il 1957 quando Fiorenzo Biancalani, ventisettenne ma con già undici anni di esperienza in una officina di un lanificio, decise di mettersi in proprio aprendo un’azienda di costruzione di macchinari per finissaggio a umido. Il distretto pratese era più che mai vivo, le richieste non mancavano e le radici di Biancalani si rivelarono già molto salde. Dopo 60 anni Fiorenzo Biancalani è ancora una presenza costante, anche se dal 1980 la guida è passata ai suoi figli Rossano, Rossana e Massimo. Sono stati loro a sviluppare la rete commerciale e a far uscire Biancalani dai confini di Prato, anche se fino ad allora non erano mancate le commesse in Inghilterra, Sud Africa, Pakistan, India e Spagna. Dal 1985 è iniziata la produzione di macchinari anche per il finissaggio in asciugatura: un anno caratterizzato dall’arrivo di AIRO, che nel corse degli anni è stato più volte sviluppato e riprogettato per adeguarlo ai tempi e alle richieste e seguito da AIRO 24, che assicura la lavorazione del tessuto anche in continuo in largo. “Ma abbiamo lanciato anche MILLA e BRIO, mentre BRIO 24 è in fase di sviluppo e ultimazione” dice Rossano Biancalani, che ha seguito tutta l’evoluzione dei mercati. Come è cambiato il mondo del meccanotessile? E la concorrenza? Quando abbiamo iniziato a fare ITMA nel 1975 i cinesi non costruivano le macchine e ora invece sì e stanno anche migliorando la qualità. Ma noi abbiamo l’esperienza, la presenza costante alle fiere, i servizi completi. Qualche rimpianto in questi primi 60 anni? Nessuno. Solo la soddisfazione di essere ancora sul mercato, anche dopo la crisi del 2008, e di essere apprezzati in ogni area tessile del mondo. E ora che molti paesi europei ripartono, dalla Germania all’Inghilterra, dal Portogallo al Belgio, noi ci siamo. interview 115


Itema, best-in-class weaving Tessendo il futuro del meccanotessile italiano

machines Made in Italy Itema is a historic brand of the Italian weaving machinery industry, born from the merger of renowned brands such as Somet, Sulzer Textile and Vamatex. Based in Bergamo, in the Seriana Valley, the Company is the only manufacturer in the world to provide the top three weft insertion technologies: rapier, airjet and projectile. The history of Itema starts from the entrepreneurial impulse of the Radici family, in the person of Gianni Radici who built up, through key partnerships and acquisitions a solid reality, since 1967 at the pinnacles of the worldwide textile industry. Today, Itema is the largest privately held Company of its sector. More than 800 employees worldwide, two production sites in Italy, one in Switzerland and one in China dedicated to manufacture weaving machines for the Chinese market, Itema has a worldwide presence with commercial, after-sales and training centers also in India, Japan, USA, Hong Kong and Dubai. Part of the group of companies belonging to the Radici Family, one of the biggest conglomerates in Northern Italy, in recent history Itema implemented major structural strategies and investments in R&D, strongly believing that the key to be rewarded by the market was to differentiate from the competition by providing break-trough, tailor-made, highly innovative weaving solutions. Results are clear and unquestionable: since 2012, Itema has doubled the sales of its weaving machines. Essential ingredients of the success achieved by Itema have been the choices to rely on the craftsmanship and know-how of its employees and to focus on the excellence of Made in Italy, with the reorganization of productive activities, applying the latest lean manufacturing concepts, leading the company to optimize and maximize production processes, increasing productivity and setting new quality standards. Itema flagship are its two departments of R&D, out of which one, Itema Lab is fully dedicated to the development of the “loom of the future”. Therein lies the company’s added value: the continuous research to anticipate, meet and exceed the needs of the most demanding weavers worldwide, providing the market with innovative weaving machines which ensure top fabric quality, reliability and the highest performance. Itema received the Italian Mechatronics Award 2016 for its visionary implementation of mechatronic solutions which are enabling disruptive advancements through the development of high-tech innovative weaving machinery solutions. Over and above its weaving machines technological advancements, Itema believes that the future lies in the hands of the younger generation. The Company has given rise, in 2014, to an apprenticeship for talented new graduates, “Itema Academy”, which provides the best of Itema’s expertise and resources to promising youth to give them the opportunity to cultivate their talent. In addition to weaving solutions, starting from 2017, Itema is diversifying into complementary, high-growth markets through stakes in innovation-driven companies, such as Lamiflex, leading supplier of technical composite products, and NoeCha, provider of high-tech, wide-format printing solutions. Itema delivers its best-in-class weaving machines in more than 50 countries around the world, witnessing the Italian excellence even in the field of advanced weaving solutions. Itema, marchio storico dell’industria meccano-tessile italiana, nasce dalla fusione di nomi eccellenti dell’industria tessile mondiale come Somet, Vamatex e Sulzer Textile. Con sede a Bergamo, in Val Seriana, storica culla del tessile italiano, l’azienda è l’unico produttore al mondo a fornire le tre migliori tecnologie di inserzione della trama senza navetta: pinza, aria e proiettile. La storia di Itema comincia con lo slancio imprenditoriale della famiglia Radici che, nella persona di Gianni Radici, ha costruito, attraverso importanti partnership e acquisizioni, una solida realtà dal 1967 ai vertici dell’industria meccano-tessile mondiale. Ad oggi, Itema, è l’azienda a proprietà privata più grande del suo settore. Multinazionale con più di 800 dipendenti in tutto il mondo, due siti produttivi in Italia (a Colzate e Vilminore di Scalve), uno in Svizzera e uno in Cina dedicato all’assemblaggio di telai per il mercato locale, Itema ha una presenza capillare in tutto il mondo grazie alle sedi commerciali e di assistenza post-vendita in India, Giappone, USA, Hong Kong e Dubai. Parte del mondo Radici, uno dei gruppi industriali più grandi del Nord Italia, in anni recenti Itema ha portato avanti significativi cambi strutturali e importanti investimenti in ricerca e sviluppo, credendo fortemente che la chiave per essere premiati dal mercato sia differenziarsi dalla concorrenza attraverso la fornitura di soluzioni per la tessitura rivoluzionarie, personalizzate e innovative. I risultati parlano chiaro: dal 2012 Itema ha visto raddoppiare le vendite dei suoi telai. La strategia di Itema si è dimostrata vincente poiché l’azienda ha scelto non di sopravvivere a tutti i costi, bensì di lavorare per essere interessanti per il mercato. Si è partiti dal basso, curando ogni dettaglio, per recuperare l’abilità artigianale e l’eccellenza del Made in Italy, con attività di riorganizzazione della produzione, applicando i concetti del lean manufacturing che hanno permesso di ottimizzare i processi produttivi, aumentando la produttività e definendo nuovi standard qualitativi. Fiore all’occhiello di Itema sono i suoi due dipartimenti di ricerca, di cui uno, Itema Lab, interamente dedicato allo sviluppo del “telaio del futuro”. In questo risiede il valore aggiunto dell’azienda: la continua ricerca per rispondere ai bisogni dei tessitori più esigenti di tutto il mondo, fornendo al mercato telai innovativi in grado di garantire qualità, affidabilità, alte prestazioni e innovazione tecnologica. A Itema è stato assegnato il premio italiano Meccatronica 2016, per aver adottato soluzioni meccatroniche che hanno permesso di sviluppare prodotti innovativi tali da creare una discontinuità positiva nel settore d’appartenenza. Il riconoscimento è stato per l’azienda una medaglia sul petto dei propri ricercatori, ingegneri e collaboratori. Non solo investimenti in innovazione tecnologica, Itema crede infatti che il futuro sia nelle mani delle nuove generazioni. L’azienda ha dato vita, nel 2014, a un tirocinio formativo per giovani neolaureati di talento, chiamato Itema Academy, che mette loro a disposizione il meglio dell’esperienza e delle risorse di Itema per consentire di mettere a frutto il loro talento e trasformarlo in una carriera di successo. Oltre alle soluzioni per la tessitura, a partire dal 2017, Itema ha messo in atto un’importante strategia di diversificazione in mercati complementari e ad alto potenziale, attraverso l’acquisizione di quote in aziende orientate all’innovazione come Lamiflex, fornitore leader di materiali compositi, e in NoeCha, giovane azienda produttrice di soluzioni ad alto contenuto tecnologico per la stampa di grande formato. Itema spedisce ogni anno i suoi telai in più di 50 Paesi in tutto il mondo, testimoniando l’eccellenza italiana anche nel campo delle soluzioni avanzate per la tessitura. 116 interview


Some images of the interior of Itema factories and CEO Carlo Rogora Alcune immagini degli interni degli stabilimenti Itema e l’Amministratore Delegato Carlo Rogora


Dell’Orco. Design, construction, Progettazione, costruzione, innovazione ed ecosostenibilità innovation and eco-sustainability These are the key words of a company that builds the future on the solid foundations of its history made of insight and courage. We are talking about Dell’Orco & Villani, which specializes in the designing, building and selling of machinery and systems for the recycling of textile waste and the blending of fibers for the production of yarns, nonwovens, cotton pads, felt fabrics and heat insulating and sound absorbing panels for the automotive, construction and geotextile industry. A high performance product engineering company, which combines experience and innovation, technical skills and commitment to environmental protection. Recycling and reusing are the values that have inspired Dell’Orco & Villani from the outset: bringing a second life to rejected textiles by designing and producing increasingly state-of-the-art machinery is the company’s mission. Owing to its approach to problem solving, sensitivity to environmental issues and use of new technologies, the company has gained major international recognitions: in 2008, the Energy Globe Award, for a project on the recycling of nylon fibers obtained from American carpets, chosen among 853 projects, and Wo-Jo, the award given by the American Starbucks coffee chain for the designing of a process that recycles jute coffee bags into an upholstery fabric used to cover the armchairs that will furnish all Starbucks shops across the world. Among the possible scenarios that the company sets out for the future are the conquest of the Chinese market, the creation of increasingly competitive machinery and the entry into new market segments related to the processing of new materials. Dell’Orco & Villani is currently focusing on the development, with the help of external technicians, of a revolutionary process which consists in the separation by fluid of blends of synthetic fibers, mostly coming from the garment-making industry, and recycling of the various blend components into pure fabrics. A project that aims to resolve the many problems related to the disposal of rejected clothing. The story of Dell’Orco & Villani is a 100% Italian story, the story of the city of Prato that reinvents itself over and over again, the story of workers endowed with dedication, creativity and respect: dedication, in order to carry out an ambitious project; creativity, to adapt to the market’s needs and to ongoing technological development; and respect for the environment, for its protection and preservation. Sono le parole chiave di un’azienda che si proietta al futuro sulle solide basi di un passato fatto di intuizioni e coraggio. E’ la Dell’Orco & Villani, azienda specializzata nella progettazione, costruzione e vendita di macchine e impianti per la rigenerazione di scarti tessili e la mescolatura delle fibre per la produzione di filati, tessuti-non-tessuti, ovatte, feltri e pannelli termo-isolanti e fono-assorbenti per l’industria dell’auto, dell’edilizia e del geotessile. Una realtà ad alto grado di ingegnerizzazione che unisce esperienza ed innovazione, capacità tecniche e sensibilità ambientale. Nel riciclo e nel riutilizzo si concretizzano i valori che hanno ispirato la Dell’Orco & Villani sin dai suoi albori: offrire una seconda vita ai prodotti di scarto attraverso la progettazione di macchine sempre più all’avanguardia è la mission dell’azienda. L’approccio di problem solving, la sensibilità sui temi ambientali e l’applicazione di nuove tecnologie hanno condotto l’azienda all’ottenimento di importanti riconoscimenti internazionali: nel 2008 l’Energy Globe Award, per un progetto sul recupero della fibra di nylon dai tappeti usati in USA, selezionato tra altri 853 progetti, e il Wo-Jo, assegnato dalla catena di caffè americani Starbucks per la progettazione di un ciclo che porta a riutilizzare le fibre dei sacchi di Juta che contengono il caffè per la produzione di un tessuto di rivestimento per le poltroncine che andranno ad arredare tutti i locali Starbucks nel mondo. Tra gli scenari possibili che l’azienda vede configurarsi nel suo prossimo futuro, ci sono la conquista del mercato cinese, la creazione di macchinari sempre più competitivi e l’ingresso in nuovi segmenti di mercato legati a nuovi materiali da processare. L’attenzione della Dell’Orco & Villani attualmente è rivolta allo sviluppo, insieme a tecnici esterni, di un rivoluzionario processo di separazione in fluido delle miste di fibra sintetica, che provengono principalmente dal settore delle confezioni del tessile-abbigliamento, per il riutilizzo dei vari componenti della mista in forma pura. Un progetto che ha l’ambizione di risolvere i molteplici problemi legati allo smaltimento di scarti tessili di confezione. La storia della Dell’Orco & Villani è la storia di un’Italia genuina, dedita allo sviluppo, di una Prato che si reinventa, la storia di tanti lavoratori dotati di dedizione, creatività, e rispetto: la dedizione, per portare avanti un progetto ambizioso e fortemente caratterizzato; la creatività, per rinnovarsi costantemente in base alle esigenze del mercato e allo sviluppo tecnologico; rispetto, per l’ambiente, per la sua preservazione e per la sua salvaguardia. interview 119


Fadis Un’impresa in continua crescita An increasingly growing company This year we celebrate the 57th birthday of Fadis, a leading company in the production of precision winding machines, owned by the same family since its establishment in 1960. The company specializes in the production of rewinders, soft winders, assembly winders, hank to cone winders, reeling machines, spooling machines and intermingling machines for the processing of any kind of yarn, from cotton, wool and silk to artificial and synthetic fibers, mixed fibers, intermingled yarns and fancy yarns. A typical Italian family-owned and run business, which was started by the grandfather Giuseppe Carabelli and grew under the leadership of his son Danilo, while the current driving forces are the four siblings Raffaella, world sales manager and former president of Acimit, Giuseppe, sales manager for China, Taiwan, Korea and Italy and production and development manager, Elena, who collaborates with Raffaella, and Debora, administration, marketing and communication manager. In past five-year, sales have increased to staggering numbers: +100% with an over 26 million turnover in 2016 and 2017 steadily growing. Fadis is reaping the benefits delivered by choices made in the past, first of all, investments in product research and development. The company invests 6% of annual revenues to upgrade its machinery for higher quality production and create new machines by anticipating well in advance the needs of its national and international clientele. Planning, in fact, is based on an open platform system. All machinery models have been optimized to make them adaptable to the single textile sectors, from upholstery to hosiery, from woven fabrics to knitwear. Flexibility and internationalization are two of Fadis’ strategic pillars. The company exports, on an average, 93% of production to 70 countries, offering also post-sales assistance. It has representative offices and several post-sales assistance offices in many countries, including the possibility of activating a remote emergency assistance system directly from the company’s headquarters. Fadis has hired new area sales managers in order to carefully assist customers in the sales and consultancy of new processes. The company made the right choice by keeping the whole production based in Italy and working with 95% Italian suppliers: flexibility in swiftly meeting the customers’ needs, guarantee of total quality (checks, tests) and the most prestigious certifications are the company’s strengths. Fadis has also greatly invested in sustainability, through the Sustainable Technologies project, promoted by Acimit to make textile machinery increasingly eco-sustainable, and by renovating the warehouses and installing a photovoltaic system giving an annual energy production of 650 thousand kilowatts. Debora Carabelli tells us about Fadis’ plans for the future, including the participation in ITMA 2019 in Barcelona, a location that caused some discontent in 2011, although things turned out for the best: “Milan was the best show ever- she says- in terms of both organization and attendance figures, owing also to the then positive economic situation. That show marked a turning point for us as far as orders and sales are concerned. With a view to the Barcelona show, we are busy reorganizing the company according to the 4.0 Industry project. Since the establishment of the company, the greatest change has been the arrival of electronics that replaced mechanics”.

57 anni per celebrare la più antica azienda, della stessa famiglia, leader nella produzione di roccatrici di precisione. Fadis infatti nasce nel 1960 per produrre macchine tessili: roccatrici, focacciatrici, binatrici, dipanatrici, aspatrici, rochettatrici ed interlacciatrici per la lavorazione di tutti i tipi di filato, come cotone, lana, seta, fibre artificiali, fibre sintetiche, fibre miste, filati interlacciati e filati fantasia. Una tipica azienda famigliare italiana, fondata dal nonno Giuseppe Carabelli e cresciuta con il figlio Danilo, mentre le attuali ‘forze motrici’ sono i quattro fratelli: Raffaella, direttore commerciale mondo ma anche ex presidente di Acimit, Giuseppe, direttore commerciale per Cina, Taiwan, Corea e Italia e responsabile produzione e sviluppi, Elena, a supporto di Raffaella, e Debora, responsabile amministrazione, marketing e comunicazione. Nell’ultimo lustro l’aumento del fatturato è stato impressionante: +100% con più di 26 milioni di turnover nel 2016 e un 2017 in continua crescita. Fadis raccoglie i risultati delle scelte fatte negli anni precedenti, prima di tutto gli investimenti in Ricerca e Sviluppo sul prodotto. Oggi l’azienda investe il 6% del fatturato per rendere le proprie macchine sempre più performanti e creandone di nuove cercando d’intercettare in anticipo le esigenze dei clienti nazionali e internazionali. La progettazione infatti è stata organizzata attraverso un sistema di piattaforma aperta. E’ stato fatto un lavoro di ottimizzazione di tutti i modelli in modo da poter essere poi adattati ai singoli comparti del tessile, dall’ arredo alla calzetteria, dalla tessitura alla maglieria. La flessibilità, insieme all’internazionalizzazione, è uno dei pilastri strategici di Fadis, che esporta in media il 93 per cento della produzione in 70 paesi offrendo anche un servizio capillare di post vendita. L’azienda ha uffici di rappresentanza e diversi punti di assistenza post vendita in molti paesi, con un sistema di pronto intervento in remoto per gestire alcuni interventi direttamente dalla casa madre. Fadis ha poi assunto nuovi area sales manager per seguire con attenzione i clienti, nella vendita e nella consulenza di nuovi processi. La scelta di mantenere l’intera produzione in Italia e ricorrere a fornitori per il 95% italiani è stata vincente: flessibilità nel rispondere velocemente alle esigenze dei clienti, garanzia di qualità totale (controlli, collaudi) e le certificazioni più prestigiose i fiori all’occhiello. Investimenti sono stati fatti anche per la sostenibilità, sia col progetto “Sustainable Technologies”, promosso da Acimit per rendere le macchine sempre più ecosostenibili, sia ristrutturando i capannoni e installando un impianto fotovoltaico con una produzione annua di energia pari 650mila kilowatt. Debora Carabelli ci parla delle prospettive future di Fadis anche in ottica ITMA 2019 a Barcellona, una location che nel 2011 causò qualche malumore, anche se tutto andò per il meglio: “Milano ha battuto tutte le edizioni precedenti – dice – per organizzazione e per numeri, grazie anche ad un momento congiunturale buono. Con quella fiera noi abbiamo svoltato per ordini e fatturato. In vista di Barcellona noi proseguiamo il lavoro di riorganizzazione pensando anche in ottica Industria 4.0. Da quando siamo nati ad ora infatti il cambiamento più grande è stato quello dell’arrivo dell’elettronica al posto della sola meccanica”. 120 interview


The company’s headquarters, one of the machinery sold in Iran and, from left, Raffaella, Giuseppe, Elena e Debora Carabelli La sede dell’azienda, uno dei macchinari venduti in Iran e, da sinistra, Raffaella, Giuseppe, Elena e Debora Carabelli


A company specializing in stainless steel machining. Un’azienda specializzata nella lavorazione dell’acciaio inossidabile.


Officina Meca Un piccolo scrigno di competenze A small treasure trove of skills A company does not need to be large-scale to work in a highly-specialized field. This is the case of Officine Meca, a Prato-based company which produces and repairs textile machinery. Established in the late 1970s, it was bought by Adriano Mattaliano, one of their workers. What makes Officine Meca unique? We are specialized in machinery employed in producing regenerated fabrics, such as rag grinders, and those which prepare the raw materials used in weaving, especially cashmere, a yarn that requires specific processes. We are small and we produce small yet highlyspecialized plants. We deal in maintenance and accessories and not only for the textile industry. Our strength lies in our production of machinery designed for very specific uses and our ability to meet deadlines. Is your core business still in the textile industry, despite its challenges? We began in the textile industry and specifically with regenerated fabrics and fine yarns. Then we started working in other fields, such as food and pharmaceuticals. In particular we have an excellent reputation in working stainless steel. We’ve also expanded in markets where there is a demand for our machinery, and not only in Prato. We’ve installed them in other regions of Italy as well. How does Officina Meca manage to meet client deadlines? We have a vast assortment of machine tools and are above all highly creative when it comes to solving ever new problems. Our objective is to step in rapidly so our clients don’t have to stop their manufacturing processes. How has your work changed over the past decades? Machines are certainly more specialized nowadays. Each does something specific and has its peculiarities. We actually contribute to designing what a machine will do based on our clients’ needs. Each has its unique problems and must be monitored in a different way. We have developed the skills of watchmakers, given the precision and proficiency our work requires. The challenge is very interesting.

La grande specializzazione non necessita di grandi dimensioni. E’ il caso delle Officine Meca, azienda pratese specializzata nella costruzione e riparazione di macchine tessili. Nata alla fine degli anni ’70, nel 2006 è stata rilevata da Adriano Mattaliano che vi lavorava già come dipendente. Qual è la specificità dell’Officina? Ci occupiamo soprattutto di macchine che lavorano il rigenerato, come le sfilacciatrici, e di quelle che preparano le materie prime per la filatura, soprattutto per il cashmere, fibra che richiede particolari lavorazioni. Siamo una piccola azienda, costruiamo impianti piccoli ma molto specializzati, ci occupiamo di manutenzioni e di accessori non solo per l’industria tessile. La nostra forza sta nella specificità delle lavorazioni e nella puntualità del servizio. Il core business dell’azienda resta il settore tessile, nonostante le difficoltà che ha attraversato il settore? Il tessile è stato il punto di partenza, soprattutto per la lavorazione del rigenerato e delle fibre nobili, poi sono arrivati altri settori, come l’alimentare o il farmaceutico. In particolare siamo molto quotati sulla lavorazione dell’acciaio inossidabile. Un’espansione c’è stata anche relativamente ai mercati di sbocco delle nostre macchine: non più solo Prato, ma abbiamo montato macchine anche in anche altre regioni italiane. Cosa consente all’Officina Meca di rispondere in maniera puntuale alle richieste dei clienti? Abbiamo una grande varietà di macchine utensili e soprattutto una grande creatività per risolvere i problemi sempre nuovi che sorgono. Il nostro obiettivo è di intervenire velocemente per non fermare la lavorazione del cliente. Come è cambiato il suo lavoro negli ultimi decenni? Sicuramente oggi le macchine sono più specifiche, ognuna offre una lavorazione ed ha le sue caratteristiche particolari. Una specificità che noi stessi contribuiamo a creare in modo da garantire al cliente la lavorazione che necessita. Ognuna va seguita in maniera diversa e presenta problematiche diverse. Stiamo diventando degli orologiai in quanto a precisione e competenza, la sfida è interessante. interview 123


Gruppo Colle Responsabilmente un mondo a colori A responsibly colored world It is easy to say sustainability. The word has become mainstream, but not the practice. And yet, this topic has a major impact on small-sized companies, such as those of the textile sector, which have to deal with the big fashion brands that are global-oriented and, at times, very little attentive to operational activities. Gruppo Colle, which introduced at the Pitti Filati show a video illustrating the company’s activities viewable at https://youtu.be/MpCU1RcqR-s, represents a good example of how a company can meet the customers’ and legislation’s new requirements, as president Roberto Gualtieri explains. “The Group’s philosophy is that of supporting our customers, that is, yarn and fabric manufacturers who, in turn, have to bow to the “diktats” of fashion brands. That is why we have undertaken some initiatives: in order to ensure prompt replies, we have implemented the production process; to ensure compliance with parameters, we worked on the ecotoxicity of processing stages; to provide consistent supervision, we set up a chemical management office”. What does this new role in the company entail? It is a very important role, because it analyzes the portfolio of all products employed. We have to check 440 to 450 chemicals to see whether they meet the required parameters or not. Not all suppliers are certified to certain standards, so we have to check ourselves. However, I would like to point out that, in addition to the new position within the company, the whole staff underwent a cultural change: product traceability leads everyone to work in a more responsible, accurate and scrupulous way. Since when has the company been going down this new path? For about two years now and I have to say that the results are great: we are the only wet processing company having a PRLS (Product Restricted Substances List), which details the chemicals restrictions applicable to the finished products. A tool which provides customers with fundamental information. This is the approach we want to take in business and we can proudly say that we have been able to meet the requests of our most demanding customers. Much more has yet to be done: products and suppliers change and our analyses and tests continue, but our fund of knowledge is increasing and we keep working toward total sustainability, which is what the world is waiting for.

Si fa presto a parlare di sostenibilità. La realtà è che questa nuova esigenza ha subito una grande accelerazione. Un impatto importante per aziende piccole come quelle del settore tessile, che si confrontano con grandi brand che hanno una mentalità globale e talvolta poco attenta alle difficoltà operative. In questo contesto, il Gruppo Colle, ha presentato a Pitti Filati un video che illustra le attività aziendali (visibile all’indirizzo https://youtu.be/MpCU1RcqR-s) rappresenta un esempio di efficienza nella risposta alle richieste dei clienti e delle normative, come ci illustra il presidente Roberto Gualtieri. “La filosofia del Gruppo è supportare i nostri clienti, cioè i produttori di filati e tessuti, che a loro volta subiscono i diktat dei brand. Per fare questo abbiamo avviato delle attività importanti: per garantire la velocità delle risposte abbiamo implementato il processo produttivo; per assicurare il rispetto dei parametri abbiamo lavorato sull’ecotossicità dei processi; per avere una supervisione coerente abbiamo creato un ufficio di chemical management”. Qual è il ruolo di questa nuova specializzazione in azienda? E’ un ruolo importante perché analizza il portafoglio dei prodotti utilizzati. Si tratta di 440/450 prodotti chimici dei quali va capito se rispondono o meno ai parametri richiesti. I fornitori non sempre, e comunque non al 100%, garantiscono con certificazioni certi standard, quindi dobbiamo verificare da soli. Ma tengo a sottolineare come, al di là della nuova figura in azienda, ci sia stato un vero cambio dal punto di vista culturale per tutta la struttura: la necessità di una tracciabilità porta tutti a lavorare in maniera più responsabile, più precisa, più coscienziosa. Da quanto tempo c’è stato questo nuovo passo? Da circa un paio di anni e devo dire che i risultati sono eccellenti: siamo l’unica azienda di lavorazione ad umido ad avere stilato una nostra PRLS (Product Restricted Substances List) che indica quello che viene rilasciato sui prodotti lavorati. Uno strumento importantissimo per i clienti che dà loro informazioni essenziali. Questa per noi vuole essere una strada maestra da seguire nella nostra attività e possiamo dire che a due anni dall’inizio di questo lavoro siamo in grado di soddisfare le richieste dei clienti più esigenti. Ovviamente il lavoro non è finito: i prodotti cambiano, i fornitori cambiano e le nostre analisi e prove vanno avanti, ma si arricchisce il nostro bagaglio di conoscenza e ci si continua a muovere verso la conformità totale che il mondo aspetta. 124 interview


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On the right: Iacopo Scuccimarra with Sara and Silvia Cambi A destra: Iacopo Scuccimarra con Sara e Silvia Cambi


Rifinizione Cambi Nel segno del cardato…e non solo In the name of carded wool and more Rifinizione Cambi Luigi is a family business that has represented the cutting edge of finishing in Prato since 1949. The two brothers Luigi and Parisio started their business to provide wool finishing and it has remained the core business although now business also includes dyeing and finishing of other fibres. After the Cambi brothers, the company remained in the family and today it is guided by two great grandchildren of Luigi and his son-in-law, Iacopo Scuccimarra, administrator and partner. The company works a complete cycle with about one hundred employees. This is a microcosm composed of sectors that are equivalent to an equal number of small companies. What is the leading service of the company today? Undoubtedly, it is wool finishing, which we continued to support even when the market was clearly in contraction. Our know-how and our machinery have enabled us to guarantee an excellent service and this commitment has yielded its fruits. Obviously, today we also work with other fibres: cellulose, cotton, linen, and noble fibres such as alpaca and cashmere, which we treat with complex procedures. Almost 70 years of activity. During recent years, you followed the evolution quite closely. How has Prato changed? I believe the greatest change regards the kind of fibres we treat. The procedures for linen and cotton, undoubtedly easier, are no longer in our city. They have moved to countries where the costs are lower and there is less specialization. What should the objective be for the Prato district? The procedure for carded wool. This is a typical product that has undergone some bad moments but luckily, today, it is enjoying success again. The chain of activities for this procedure is quite complex, and it requires both specific competence and special machines. It is not possible to do the work elsewhere because the difficulty stems from the fact that the fibres of carded wool are not homogeneous. What is the weak link in this chain of command? The prices we succeed in negotiating. Unfortunately, we are not capable of forming a cartel here in Prato so prices remain very low, at the limit of acceptability for a company that works, invests and renews itself. La Rifinizione Cambi Luigi è un’azienda familiare che dal 1949 rappresenta a Prato lo stato dell’arte nella nobilitazione. I fratelli Luigi e Parisio iniziarono l’attività di rifinizione laniera, che è rimasta il core business, anche se oggi è affiancata da un’attività di tintoria e dalla rifinizione di altre fibre. Dopo i fratelli Cambi, l’azienda è rimasta in famiglia e adesso ne sono alla guida le due nipoti di Luigi e il genero Iacopo Scuccimarra, attualmente amministratore e socio. Azienda a ciclo completo, con un centinaio di dipendenti: un microcosmo fatto di settori che equivalgono ad altrettante piccole aziende. Qual è oggi il servizio di punta dell’azienda? Certamente la rifinizione laniera, nella quale abbiamo continuato a credere anche quando il mercato era in netta contrazione. Il nostro know-how e i nostri macchinari ci hanno consentito di garantire un servizio eccellente e questo impegno ha dato i suoi frutti. Ovviamente oggi lavoriamo anche altre fibre: cellulosa, cotone, lino, fibre nobili come l’alpaca o il cashmere, sui quali facciamo lavorazioni complesse. Quasi settant’anni di attività dell’azienda, negli ultimi lei ne ha seguito da vicino l’evoluzione: com’è cambiata Prato? Credo che siano cambiate soprattutto le fibre trattate: le lavorazioni di lino e cotone, certamente più facili, non ci sono più nella nostra città, si sono spostate in paesi a più basso costo e a minore specializzazione. Su cosa allora deve puntare oggi il distretto pratese? Certamente sulla lavorazione della lana cardata. Si tratta di un prodotto tipico pratese che in alcuni anni è stato un po’ bistrattato, ma che per fortuna oggi conosce nuova fortuna. La filiera per questa lavorazione è davvero molto complessa: servono competenze e macchinari specifici, è per lo più irriproducibile altrove data la difficoltà di lavorazione che dipende dal fatto che la lana cardata ha fibre disomogenee. Spero quindi che Prato non svenda questa ricchezza. Qual è l’anello debole di questa filiera? Sicuramente i prezzi che riusciamo a spuntare. Purtroppo a Prato non riusciamo a fare cartello e i prezzi restano davvero bassi, al limite dell’accettabilità per un’azienda che lavora, investe e si innova. interview 127


Vignali 70 anni attraverso la storia della rifinizione 70 years in the history of finishing Seventy years have gone by since the Rifinizione Vignali company first opened its doors, starting its business of textile finishing for third parties: the beginnings, with customers from Prato, and then their specialization in the processing of furnishing fabrics, continued up to the present in a crescendo of research and innovation combined, though, with tradition, as shown by the 450 cylinders that Ivo Vignali purchased from a German company that was closing after 150 years in the business. Witnesses to a history that must not be lost, they are now at the disposal of a reality that has customers in Prato, Northern Italy, but also in the United States, in Belgium and in the rest of Europe. Ivo Vignali, the owner, is about to celebrate the 60 years he has spent with the company, in every role and with every task. Generational turnover is already represented by his daughters Barbara and Silvia, but he does not even consider not walking around the many buildings of the finishing plant every day: “When La Spola was first published in 1997 - says Vignali - Prato was still flourishing; problems began some years later with globalization and with the uncontrolled arrival of products from abroad. We have invested in machinery and human resources in order to remain competitive, and we maintain two companies with 110 employees, but the smaller companies must work together like teammates, or in the future they will lose their biggest customers. But one thing is certain, Prato will not die.” For several years Vignali has specialized in velvet and furnishing fabrics serving consolidated customers over the years. This allows us to better plan investments that the industry requires to remain competitive on the market. Sono passati 70 anni da quando la Rifinizione Vignali ha aperto i battenti iniziando l’attività di finissaggio conto terzi: gli inizi con i clienti pratesi e poi la specializzazione nella lavorazione di tessuti per arredamento, portata avanti finora in un crescendo di ricerca e innovazione abbinate però alla tradizione, come dimostrano i 450 cilindri che Ivo Vignali ha acquistato da un’azienda tedesca che stava chiudendo dopo 150 di attività. Testimoni di una storia da non disperdere adesso sono a disposizione di una realtà che ha clienti a Prato, nel nord Italia ma anche negli Stati Uniti in Belgio e nel resto d’Europa. Ivo Vignali, il titolare, sta per festeggiare i 60 anni passati in azienda in ogni ruolo e con ogni incarico: il ricambio generazionale ha già i volti delle figlie Barbara e Silvia ma di non girare in lungo e in largo i tanti capannoni della rifinizione ogni giorno non se ne parla: “Quando è nata La Spola nel 1997 – dice Vignali – Prato viaggiava ancora a gonfie vele; i problemi sono iniziati qualche anno dopo con la globalizzazione e con l’arrivo incontrollato di prodotti dall’estero. Noi abbiamo investito in macchinari e in risorse umane per restare competitivi e manteniamo due aziende con 110 dipendenti ma i più piccoli o fanno squadra accorpandosi o in futuro perderanno i clienti più grandi. Una cosa è certa, Prato non morirà”. Sono ormai diversi anni che la Rifinizione Vignali si è specializzata nei velluti e tessuti da arredamento servendo clienti consolidati negli anni. Questo ci consente di pianificare meglio gli investimenti che il settore richiede per rimanere competitivi sul mercato. 128 interview


Ivo Vignali


Tintoria Alessandrini Una scelta…Detox Choosing to….Detox When Tintoria Alessandrini first opened, on April 11, 1972, within Prato’s city walls, it specialized in hank dyeing. The first step toward expanding the business was taken in 1976, when the company moved to Paperino, to a new facility in an empty area which would soon become the industrial Macrolotto district. The company went from 2,000 square meters to the current 6,000 in 2000, and goes on growing in size. In addition to hank dyeing, which is still the company’s core business, Tintoria Alessandrini specializes in hank printing and package and tops dyeing, with a staff of 43 and Gianni Bianchini, at the helm of the company. What is the greatest change you have seen in the past few years? It is the dyeing mills’ different approach to environmental protection: the parameters set by regulations to ensure environmental protection are very restrictive, for both processing and products employed. This involves great commitment on our part and a significant decrease in margin of profit. Our customers, make very specific requests. We also support Greenpeace and its Detox. What is the Pratese district’s current situation? Prato has gone from 27 yarn dyeing factories in the nineties to the current three or four gives an idea of the difficulties of district in the past years. This “natural selection” of companies has not, however, brought any benefits in terms of pricing, because we are strangled with the costs of raw materials and with the costs related to the supply of water and sewage treatment. And what about the whole textile sector? There has been a considerable decrease in volumes because textile districts such as ours and, in general, the Italian dyeing industry, have been focusing on quality rather than on quantity lately. The big volumes are being produced by cheap labour countries; we have made the switch from “wholesale” to “retail”: small dyeing batches, high specialization, a lot of research and innovation, very high quality. We have had to restructure the company and make big investments, but they have proven to be rewarding.. L’attività della Tintoria Alessandrini parte l’11 aprile del 1972 all’interno delle mura di Prato con la tintura di matasse. Il primo passo di crescita importante è pochi anni dopo, quando nel 1976 l’azienda si trasferisce a Paperino in un nuovo capannone in una zona ancora inutilizzata ma che di lì a poco sarebbe stata animata dalla lottizzazione del Macrolotto. Dai 2000 metri quadri coperti nel 1976 nel 2000 l’azienda è arrivata ad occuparne 6000, in un processo di crescita andato avanti finora. Attualmente il core business rimane la tintura matasse, ma a questa attività si sono aggiunte la stampa matasse, la tintura di rocche e tops, portate avanti da 43 dipendenti guidati dall’amministratore unico Gianni Bianchini. Qual è stato il cambiamento più grande negli ultimi anni? Sicuramente quello del diverso approccio con l’ambiente: i parametri imposti dalla normativa per garantire il rispetto dell’ambiente sono strettissimi, sia per i processi che per i prodotti utilizzati. Questo comporta la necessità di un grande impegno da parte nostra e in realtà anche una significativa riduzione dei margini. Del resto i nostri clienti, che sono le industrie produttrici, fanno richieste ben precise. A ciò si aggiunga il nostro spontaneo impegno con Greenpeace e la nostra adesione a Detox. Com’è il panorama del distretto pratese? Per farsi rapidamente un’idea della difficoltà degli ultimi anni basti pensare che dalle 27 tintorie di filati degli anni ’90 oggi siamo passati a tre o quattro. Questa grande selezione non dà comunque vantaggi sui prezzi che possiamo proporre, perchè siamo strozzati dai costi delle materie prime e dai costi che sosteniamo per la fornitura e lo smaltimento dell’acqua. Invece il panorama globale del settore? Sicuramente c’è stata una forte riduzione dei volumi perché distretti come il nostro, ma in generale l’attività di tintoria in Italia, non è più un lavoro di quantità ma piuttosto di qualità. I grandi volumi si sono spostati nei paesi a basso costo di manodopera, noi, da un ingrosso, siamo diventati una farmacia….molti bagni piccoli, grande specializzazione, molta ricerca, molta innovazione, altissima qualità. E’ stata necessaria anche una riorganizzazione aziendale e la voce degli investimenti resta una fondamentale, anzi forse proprio quella che maggiormente ci ripaga. interview 131


Super Glanz Il sostegno ‘etico’ alla filiera tessile Ethical support to the textile chain Behind every fabric, every yarn, every textile processing stage there are products manufactured by companies that are crucial when it comes to quality, colors and research. One of the them has recently celebrated its first fifty years of activity in the field of auxiliary chemicals for the textile industry: Super Glanz, a name that today offers a complete range of textile solutions. Over the years, the company has steadily grown and the production range has greatly expanded to meet the market’s quality needs: Super Glanz has created a research and development lab and has put together a team of technicians and state-of-the-art equipment to prepare for and meet the clientele’s requests. The company has pursued a strategy that, in 1995, allowed it to obtain several certifications, including UNI EN 29002 and UNI EN ISO 9001, which apply to all processing stages, from research to production, from sales to customer service. In 2002, the company upgraded its quality system to VISION 2000 according to the UNI EN 9001:2000 standards, whose primary aim is total customer satisfaction. In addition to auxiliary chemicals for the textile industry, Super Glanz specializes in the production of flame retarders: the company’s products can be personalized to the client’s specific needs and a variety of tests are performed to achieve the desired result. Besides growing increasingly competitive in terms of quality and service, the company has grown in size over the years, reaching a total of 6,000 square meters spreading over two plants: one for production, storage of raw materials and quality control lab, and the other which houses the finished products warehouse, the sales department, administration offices and the new research and development lab. More specifically, Super Glanz provides a complete range of textile auxiliary products for all processing stages: spinning, preparation, dyeing, in-piece dyeing, finishing and coating. As for the flame retarders, the production range includes the eight Cabertex products (97, 3929, PES, PH, POP powder, PT, RSP and SCK). Super Glanz offers also a full range of products for industrial laundries, including neutral detergents (liquid and powder), alkaline detergents (liquid and powder, also with optical bleachers), softeners (also scented), antistatic agents, sanitizers, specific sequestrants, dispersants and concentrated detergents with solvent. Furthermore, Super Glanz is strongly committed to the values of social responsibility, sustainability and environmental protection by operating in an ethical way and showing high levels of respect for sustainable development, for the environment and for the people working within the company. The goal is that of checking, reducing and, if possible, eliminating the use of chemicals, which are considered to be dangerous to people’s health and to the environment, in all textile processing stages, by adopting a management system based on the 4sustainability Protocol guideline, which requires the qualification of the company’s suppliers. The company has also been granted the 9001 Certiquality, 9001 IQNET, 18001 Certiquality and 18001 IQNET certifications.

Dietro ad ogni tessuto, ad ogni filato e ad ogni lavorazione nel mondo tessile ci sono prodotti di aziende che sono determinanti per qualità, colori e ricerca. Una di queste a gennaio ha festeggiato il traguardo dei 50 anni nel campo degli ausiliari chimici per l’Industria tessile: Super Glanz, un nome che oggi rappresenta una gamma di soluzioni per il tessile a 360 gradi. La collocazione specifica nel campo tessile è andata infatti sempre più affinandosi nel trascorrere degli anni, arrivando ai nostri giorni con una costante crescita dettata dalle esigenze qualitative del mercato: nel corso degli anni la Super Glanz ha creato un laboratorio di ricerca e sviluppo e una miscela di tecnici e di strumentazioni d’avanguardia per interpretare e soddisfare le richieste della clientela. Il tutto portando avanti anche un cammino che le ha permesso, nel 1995, di raggiungere varie certificazioni, come la UNI EN 29002, successivamente estesa alla progettazione con la certificazione UNI EN ISO 9001, coinvolgendo così tutte le fasi di lavorazione, dalla ricerca alla produzione, dalla commercializzazione all’assistenza della clientela. Nel 2002 è arrivato anche l’adeguamento del proprio sistema qualità alla VISION 2000 secondo la norma UNI EN 9001:2000, il cui obbiettivo primario è rappresentato dalla completa soddisfazione del cliente. Oltre agli ausiliari chimici per l’industria tessile ora la Super Glanz ha una sua specializzazione nel settore dei flame retarders: l’azienda è in grado di personalizzare i prodotti su esigenze specifiche e di eseguire un’ampia varietà di prove per raggiungere il risultato prefisso. E alla crescita in termini di qualità e servizi è corrisposta anche quella degli spazi, arrivati adesso a 6000 metri quadrati, suddivisi in due insediamenti: una metà dedicata alla produzione, allo stoccaggio di materie prime e prodotti finiti, con un laboratorio per il controllo qualità e l’altra metà usata per lo stoccaggio dei prodotti finiti, gli uffici commerciali e amministrativi e il nuovo laboratorio di ricerca e sviluppo. Scendendo nello specifico la Super Glanz fornisce una linea completa di ausiliari tessili per tutte le fasi di lavorazione: filatura, preparazione, tintura, tintura in capo, finissaggio e coating. Per i ritardanti di fiamma invece i prodotti sono gli otto Cabertex (97, 3929, PES, PH, POP polvere, PT, RSP e SCK). Ma la proposta arriva anche per il tessuto o il capo ultimato, visto che per le lavanderie industriali sono disponibili detergenti neutri (liquidi e polvere), detergenti alcalini (liquidi e polvere anche con candeggianti ottici), ammorbidenti (anche profumati), antistatici, igienizzanti, sequestranti specifici, disperdenti e detergenti concentrati con solvente. Infine la già ricordata attenzione all’ambiente, visto che la Super Glanz ha fatto propri i valori della responsabilità sociale, della sostenibilità e della salvaguardia dell’ambiente condividendoli e sostenendoli, operando in maniera etica, impegnandosi in un percorso orientato allo sviluppo sostenibile, nel rispetto dell’ambiente e delle persone che lavorano nell’azienda. L’obiettivo è quello di verificare, limitare e, possibilmente, eliminare la presenza di sostanze chimiche, considerate pericolose per l’uomo e per l’ambiente, dai cicli di lavorazione definendo un nostro sistema di gestione sulla base della linea guida Protocollo 4sustainability che prevede la qualifica dei propri fornitori. Chiudono il cerchio le certificazioni 9001 Certiquality, 9001 IQNET, 18001 Certiquality e 18001 IQNET. 132 interview


Super Glanz has created a research and development lab and has put together a team of technicians and state-ofthe-art equipment

La Super Glanz ha creato un laboratorio di ricerca e sviluppo e una miscela di tecnici e di strumentazioni d’avanguardia


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La Spola - speciale 20 anni