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ANNO V • N. 2 • LUGLIO 2012 • Quadrimestrale di aggiornamento per diabetici e non €2,50 • copia omaggio

FOCUS La Sindrome Metabolica.

Alimentazione I dolcificanti.

Sport Gli sport estremi.

Attualità Diabete e internet: un mondo virtuale non sempre virtuoso


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Sommario EDITORIALE

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FOCUS

pag. 4

La Sindrome Metabolica.

ALIMENTAZIONE

pag. 10

I dolcificanti.

LA POSTA DEI LETTORI

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SPORT

pag. 16

Gli sport estremi.

ATTUALITÀ

pag. 20

Diabete e internet: un mondo virtuale non sempre virtuoso.

CAPIRE LE ANALISI

pag. 24

La creatinina.

STRUMENTI DI MISURAZIONE

pag. 26

Autocontrollo glicemico: un’esperienza “su misura”.

DIABETENIGMISTICA

pag. 28

DOLCI CURIOSITÀ

pag. 30 GLUNews • ANNO V • N. 2 • LUGLIO 2012 Quadrimestrale di aggiornamento per diabetici e non Uscite: Marzo, Luglio, Novembre | Tiratura: 50.000 copie Direttore Responsabile Maria Margherita Rossetti Coordinamento Scientifico Prof. Andrea Giaccari Professore di Endocrinologia, Docente di diabetologia Policlinico Gemelli Roma giaccari@glunews.it

con la collaborazione di: Dott.ssa Annamaria Prioletta Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio Centro Diabetologico ACISMOM Camillo Negro Roma Edizione, Redazione & Progetto Grafico CARISM S.r.l. - Torino Stampa AGES ARTI GRAFICHE -Torino Registrato al Tribunale di Torino, N. 44 - 28 Maggio 2008.

www.glunews.net

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Editoriale GLUNews è on-line! Buona Estate a tutti i nostri lettori e soprattutto ai nostri affezionati abbonati! Dopo aver superato la soglia degli 11.000 abbonamenti, in questi mesi gran parte dell’impegno della redazione si è concentrato sullo sviluppo del nostro nuovo portale. Grazie all’implementazione nel nostro staff di validi sviluppatori web abbiamo realizzato una serie di pratiche applicazioni che possono semplificare e rendere più veloce e meno “stressante” la ricerca di informazioni e materiali utili nella quotidianità di chi ha a che fare con il diabete. Primo fra tutti il nuovo motore di ricerca per ricette: uno strumento pratico, dedicato ai nostri iscritti, che permette di selezionare da un ricco database i piatti per tipologia (antipasti, primi, dolci, piatti unici...), tempo, difficoltà di preparazione e soprattutto sulla base dei loro valori nutrizionali principali (calorie, grassi, proteine, carboidrati e fibre). Cercate un primo piatto con poche calorie, ma ricco di fibre? Non dovete più perdervi nel mare magnum di internet e cliccare sui suggerimenti dei motori di ricerca: oggi c’è “In Cucina con GLUNews”. Provatelo! Rimarrete stupiti dalla sua praticità, dalla sua velocità e dalla semplicità con cui potrete comporre un pasto a misura di diabete. In sviluppo abbiamo anche un’utile applicazione che vi permetterà (e vedrete che lo utilizzeranno anche i vostri medici curanti!) di comporre un menù completo partendo dalla personalizzazione dei parametri nutrizionali. Restate sintonizzati dunque e seguiteci sul portale. GLUNews è a Vostra disposizione, approfittatene!

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FOCUS

A. Giaccari

La Sindrome Metabolica. Almeno un italiano su 4 è affetto da Sindrome Metabolica. Una stima allarmante, destinata a salire nel corso dei prossimi anni a causa dell’aumento esponenziale dei casi di obesità, anche tra i bambini e gli adolescenti. Con il termine di Sindrome Metabolica (in passato chiamata anche Sindrome X o Sindrome dell’insulino-resistenza o Sindrome Plurimetabolica) si identifica non una malattia, ma un insieme di condizioni, segni e fattori di rischio che aumentano notevolmente la possibilità di ammalarsi di molte altre malattie, in particolare il diabete e le malattie cardiovascolari. Nonostante sia molto frequente e sia responsabile di malattie anche molto gravi, la Sindrome Metabolica è spesso misconosciuta e, per molti anni, anche i medici più avveduti ne hanno in qualche modo sottovalutato l’impatto sociale. Sebbene la Sindrome Metabolica non sia da tutti riconosciuta come una malattia vera e propria, essa è certamente identificabile come una frequente associazione di fattori di rischio per malattie metaboliche e cardiovascolari. In altre parole, chi ha almeno un fattore di rischio (vedi l’elenco nella pagina accanto per sapere quali sono) è più 4


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probabile che ne abbia anche altri. Se questi fattori di rischio sono almeno 3, sale il rischio di malattie cardiovascolari, e chi ce l’ha si definisce come affetto da Sindrome Metabolica. Importanti società scientifiche nel corso degli anni ne hanno definito e chiarito i criteri diagnostici. Nel 1988 l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS o WHO, in Inglese) ha dato una prima definizione di Sindrome Metabolica basata su alcuni criteri diagnostici, successivamente ridefiniti e modificati, come potete leggere più nel dettaglio nell’elenco qui a lato. I criteri maggiormente utilizzati al momento (molto simili tra di loro) sono quelli dell’ATP-III (una associazione medica americana) e dell’IDF (la federazione internazionale del diabete) ed identificano parametri facilmente misurabili

Il fattore di rischio più importante è il sovrappeso, ed in particolare l’aumento di grasso a livello addominale.

anche nella pratica clinica quotidiana (perfino da soli a casa) come la circonferenza vita, la pressione arteriosa e dei dosaggi del sangue facilmente eseguibili come la glicemia a digiuno, il colesterolo HDL (quello buono) e i trigliceridi. In base ai criteri diagnostici ora definiti possiamo dire che una persona è affetta da Sindrome Metabolica se sono presenti almeno 3 dei seguenti criteri:

la circonferenza della vita superiore a 102 centimetri per i maschi o a 88 centimetri per le femmine (per alcuni questo criterio deve essere sempre presente) la pressione arteriosa superiore o uguale a 130/85 mmHg (oppure la presenza di una terapia per la pressione, anche se la pressione è normale) i trigliceridi superiori a 150 mg/dL (oppure la presenza di una terapia per i trigliceridi) la glicemia a digiuno superiore a 100 mg/dL (oppure la presenza di una terapia per diabete) il colesterolo HDL inferiore a 40 mg/dL nell'uomo o a 50 mg/dL nella donna Badate bene, molti di questi valori limite sono dentro i valori normali di gran parte dei laboratori. Ad esempio, una donna può avere una glicemia di 105 mg/dL (per il laboratorio nella norma), un colesterolo HDL di 47 mg/dL (ancora nella norma) e una circonferenza vita di 90 centimetri. Per il laboratorio tutto è normale mentre, al contrario, la donna dell’esempio è affetta da Sindrome Metabolica! 5


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FOCUS Il fattore di rischio più importante è il sovrappeso ed, in particolare, l’aumento di grasso a livello addominale (misurabile con la circonferenza vita), considerato l’anello di congiunzione, se non la causa, di tutti gli altri fattori. Ma perché il posto dove si localizza il grasso è tanto importante? Esistono sostanzialmente due tipi di grasso: il grasso sottocutaneo, che è quello presente sulle cosce, sui glutei, sulle braccia ecc. ed è un grasso neutro se non addirittura “positivo” da un punto di vista metabolico ed il grasso viscerale, che è quello presente dentro l’addome, che al contrario ha un impatto negativo sul metabolismo, perché associato alla resistenza insulinica e al diabete. È ormai stato ampiamente dimostrato che l’accumulo di grasso a livello addominale è correlato a patologie cardiovascolari, al diabete e anche ad una ridotta aspettativa di vita. Ma anche ad altre malattie apparentemente lontane. Avete mai fatto una ecografia e, dentro il referto, il medico ha scritto qualcosa del tipo “fegato iper-riflettente come per steatosi epatica”? Quella steatosi epatica è molto spesso un chiaro segno di eccessivo accumulo di grasso nell’addome, che diventa talmente tanto che comincia ad “invadere” il fegato. Stimare se si ha troppo grasso addominale è piuttosto semplice, basta un banale metro da sarta con cui misurare la propria circonferenza vita (all’altezza dell’ombelico). Le misure sono quelle che avete appena letto nei criteri diagnostici (102 cm per l’uomo e 88 per 6

la donna) e se avete il diabete è molto probabile che abbiate anche un eccesso di grasso addominale (circa 4 persone con diabete su 5 hanno anche obesità addominale). Una conseguenza dell’aumento del grasso addominale è l’insulino-resistenza, cioè una condizione in cui le cellule dell’organismo non rispondono in maniera corretta all’azione dell’insulina; come conseguenza il pancreas ne produce in eccesso per forzare in qualche modo questa resistenza. Ed è per questo che la Sindrome Metabolica è legata e causa il diabete (di tipo 2). La presenza di troppo grasso viscerale (la pancetta) causa insulinoresistenza; per vincere l’insulino-resistenza il pancreas è costretto a produrre più insulina (iperinsulinemia); quando il pancreas non ce la fa più a produrre tutta l’insulina necessaria sale la glicemia e si sviluppa il diabete. L’insulino-resistenza è anche spesso responsabile della comparsa di ipertensione e dell’alterazione dei grassi nel sangue (i trigliceridi ed il basso colesterolo HDL dell’elenco). Come abbiamo già detto la Sindrome Metabolica è molto frequente, e il rischio di svilupparla cresce con l’aumentare dell’età. Si stima che poco meno della metà dei soggetti di età superiore ai 50 anni ne è affetto, e se andiamo a valutare le persone con diabete tale percentuale è ancora più alta. Come già citato nell’esempio sopra, non è necessario essere dei grandi obesi per essere affetti da Sindrome Metabolica; basta avere un po’ di pancetta, la pressione ai limiti alti e il colesterolo buono (HDL) basso, tutte condizioni che


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non danno alcun tipo di disturbo o sintomo ma che nel loro insieme identificano una persona a rischio di sviluppare patologie potenzialmente molto serie come l’infarto e l’ictus. È pertanto fondamentale essere coscienti dell’entità del problema, scoprire se si è a rischio di Sindrome Metabolica e mettere in atto le opportune strategie di prevenzione e di cura. Le persone affette da Sindrome Metabolica possono evitare che il rischio diventi realtà. In poche parole chi scopre di avere la Sindrome Metabolica scopre, contemporaneamente, anche di essere a rischio di avere un infarto, ma sa anche di avere nelle sue mani (soprattutto le sue) la possibilità di prevenirlo. Come? Basta

Prevenire un evento cardiovascolare o il diabete è dunque possibile, interrompendo il circolo vizioso di sedentarietà e sovra-alimentazione che causano la comparsa della Sindrome Metabolica.

evitare di comportarci come oche. Mi spiego meglio; vi ricordate l’esempio della steatosi epatica? Quando siamo affetti da steatosi epatica vuol dire che abbiamo il “fegato grasso”, ovvero un fegato del tutto simile al piatto molto utilizzato in Francia, il “foie gras”. Il foie gras (in francese significa letteralmente "fegato grasso") è definito dalla legge francese come "fegato di anatra o di oca fatta ingrassare tramite alimentazione forzata” e spesso costretta ad una vita immobile in gabbia. Tutte le associazioni di protezione animali sono ovviamente contrarie a questa procedura di “ingrassamento forzato”. Poi, però, lo facciamo su noi stessi. Prevenire un evento cardiovascolare o il diabete è dunque possibile, interrompendo il circolo vizioso di sedentarietà e sovra-alimentazione che causano la comparsa della Sindrome Metabolica. Stile di vita inadeguato e peso corporeo elevato rappresentano rischi precisi. Se i rischi più importanti sono la sedentarietà e l’obesità (la prima in buona parte causa della seconda) è su di essi che si devono concentrare gli sforzi di prevenzione che si possono mettere in atto quotidianamente. Per esempio, un calo di peso di circa il 10% (soprattutto se si tira via la pancetta) è in grado di ridurre l’insulino-resistenza, che è uno dei meccanismi cardine della Sindrome Metabolica ed è ben più efficace di qualsiasi farmaco. I farmaci infatti sono utili per trattare i singoli componenti della Sindrome Metabolica (come i trigliceridi, la pressione), ma non costituiscono sicuramente il cardine della prevenzione. Tutti i componenti della Sindrome Metabolica si giovano della riduzione del peso corporeo ottenuto mediante dieta ed esercizio fisico. Di questa dieta abbiamo parlato tante volte; si tratta semplicemente di una dieta sana, che si fonda principalmente su semplici regole di buon 7


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FOCUS L’attività fisica è dunque il secondo cardine della prevenzione e del trattamento, in particolare se svolta in maniera costante e con le giuste modalità. senso, valutando non solo la quantità di calorie che si introducono, ma anche la composizione della dieta stessa come la quantità di grassi, la limitazione degli zuccheri semplici, l’aumento delle fibre ecc. E, badate bene, la riduzione delle calorie da sola spesso non basta, per mille motivi. Basta farsi due conti. Se una persona consuma ogni giorno 1300 kcal (una vita decisamente sedentaria, assai comune) per dimagrire dovrà raggiungere una restrizione calorica fino ad almeno 1000 kcal. Una dieta assai poco sana, poco sostenibile e nel tempo, permettetemi, assai deprimente. A fronte di questa dieta poco sana, si perdono 33 grammi di grasso; in altre parole, ci vuole almeno un mese per perdere 1 kg di grasso (la bilancia scende prima, ma per la perdita di acqua, non di grasso). Se invece la stessa persona aumenta l’attività fisica a 1600 kcal ha lo stesso bilancio energetico negativo, ma con l’attività fisica andrà a bruciare per primo proprio il grasso accumulato nella pancia. L’attività fisica è dunque il secondo cardine della prevenzione e del trattamento, in partico8

lare se svolta in maniera costante e con le giuste modalità. Non bisogna diventare maratoneti né atleti professionisti. L'attività fisica quotidiana, per esempio, può essere aumentata con una camminata mattutina di qualche chilometro, o con qualche rampa di scale in più. Pochi minuti tutti i giorni dedicati ad un tipo di attività fisica aerobica a scelta, in base alle proprie esigenze e ai propri gusti, consente di ottenere perdita di peso e miglioramento della composizione corporea (cioè la riduzione della famosa pancetta). Ed è importante anche la quotidianità. Il nostro metabolismo, infatti, capisce che ci stiamo abituando ad un aumento dell’attività fisica e tende a predisporsi per questo cambio di stile di vita. In piccolo, ognuno di noi è un atleta. Gli atleti, per quanto bravi, non compiono mai uno sforzo senza preparazione e allenamento, proprio perché devono abituare il proprio organismo a “cambiare marcia” più facilmente. Come avete potuto capire da queste poche righe, scoprire se si ha la Sindrome metabolica è piuttosto semplice (il sospetto potete porvelo da soli guardandovi allo specchio e misurandovi la pancia) e prevenire i problemi ad essa legati dipende fondamentalmente da voi. Cominciate a misurarvi e a misurare i vostri cari. Se ritenete di essere predisposti allo sviluppo della Sindrome Metabolica, parlatene con il medico di famiglia, in modo da poter effettuare le analisi mirate (quelle dell’elenco) e soprattutto per ottenere indicazioni il più possibile adatte a voi per prevenirla o curarla. Intanto, dal medico, andateci a piedi!


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ALIMENTAZIONE

I dolcificanti.

A. Prioletta

Il termine dolcificante è utilizzato per indicare una sostanza in grado di addolcire alimenti o altre sostanze destinate ad essere ingerite. È un sinonimo di “edulcorante” che significa appunto sostanza che rende dolce. Si distinguano essenzialmente due tipi di dolcificanti, naturali e artificiali che sono presenti praticamente ovunque, non solo nei prodotti destinati all’alimentazione, ma anche in numerosi altri prodotti, tra cui i farmaci, e quindi tutti noi ne assumiamo, talora anche senza rendercene conto, un quantitativo più o meno rilevante. Nonostante l’enorme diffusione e utilizzo, sull’argomento esiste molta confusione legata probabilmente a scarsa informazione o equivoci messaggi pubblicitari. Prima di tutto cerchiamo di chiarire le principali differenze tra i dolcificanti naturali e quelli artificiali, per poi affrontare alcuni aspetti dibattuti circa la loro sicurezza e il reale potere calorico. I dolcificanti naturali si chiamano così perché sono sostanze presenti in natura (nella frutta e nella verdura soprattutto), come il fruttosio, il glucosio, il saccaro10


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sio (il comune zucchero da cucina) mentre i dolcificanti artificiali sono sostanze create in laboratorio, il più famoso è l’aspartame, ma ne esistono molti altri, forse meno comuni, con caratteristiche talora peculiari. Le principali differenze sono da una parte il potere edulcorante (cioè la capacità di rendere dolce un alimento), molto più alto per i dolcificanti artificiali (si calcola che sia dalle 30 alle 300 volte maggiore rispetto al comune zucchero da cucina) e dall’altro il potere calorico, molto basso (addirittura trascurabile) per i dolcificanti artificiali. In base a queste caratteristiche si potrebbe dedurre che è assolutamente molto vantaggioso consumare dolcificanti artificiali al posto del comune zucchero, almeno per quanto riguarda l’introito calorico. Proviamo a fare qualche piccolo calcolo: imma-

I dolcificanti “naturali” sono sostanze presenti in natura (nella frutta e nella verdura soprattutto), come il fruttosio, il glucosio e il saccarosio.

giniamo di consumare 3 caffè al giorno e di dolcificare ogni caffè con 1 cucchiaino di zucchero, alla fine della giornata, con quei 3 caffè, avremo introdotto circa 48 Kcal (ogni cucchiaino di zucchero contiene infatti circa 4 gr di zucchero e ogni grammo di zucchero ha 4 Kcal). Se al posto dei 3 cucchiaini di zucchero utilizzassimo 3 compressine di dolcificante artificiale, che contengono pressappoco 0 Kcal, avremmo risparmiato 48 Kcal, più o meno l’equivalente di mezza mela o 2 fette biscottate, un risparmio calorico tutto sommato poco rilevante. Tuttavia il problema non si limita solo all’introito calorico, ma riguarda anche la diversa risposta che il nostro organismo ha all’introduzione di un dolcificante naturale e di uno artificiale. I dolcificanti naturali appartengono alla categoria degli zuccheri semplici, che in altre occasioni e in una precedente rubrica di alimentazione, abbiamo visto avere lo svantaggio di provocare un rapido incremento dei valori glicemici (poiché le molecole di zucchero sono rapidamente metabolizzate e assorbite). I dolcificanti artificiali da questo punto di vista sono scevri da questo problema, dal momento che conferiscono solo il sapore dolce, senza essere realmente dei dolci. Un possibile vantaggio di questa diversa influenza sulle variazioni della glicemia appare evidente nei soggetti con diabete che sono tenuti a mantenere il più possibile nella norma le oscillazioni della glicemia. Tuttavia, se è vero che ridurre l’introito di zuccheri semplici con l’alimentazione ha diversi vantaggi per tutti, non è altrettanto chiaro quale sia l’esatto vantaggio del sostituire lo zucchero comune con i dolcificanti artificiali. Inoltre consumare dolcificanti artificiali fa realmente dimagrire? Nel corso degli ultimi anni si sono susseguite numerose segnalazioni circa possibili rischi lega11


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ALIMENTAZIONE ti all’utilizzo dei dolcificanti artificiali, ma i risultati contrastanti dei diversi studi clinici, non consentono al momento di trarre risultati conclusivi. Le comunità scientifiche che si occupano di sicurezza alimentare forniscono comunicazioni rassicuranti in merito; pertanto si può ancora affermare che il consumo dei dolcificanti artificiali, se fatto nel rispetto delle dosi massime giornaliere raccomandate, rimane sicuro. Ma che cos’è la dose massima giornaliera raccomandabile? Siamo abituati a leggere questi termini nei “bugiardini” dei farmaci, e per molte sostanze sintetiche, compresi i dolcificanti, valgono le stesse regole. Per dose massima raccomandabile si intende la dose che è opportuno non superare nell’utilizzo di quella sostanza, che nel caso dei dolcificanti è variabile a seconda delle diverse molecole e si misura in mg di sostanza per kg di peso corporeo. Per esempio per l’aspartame, uno dei dolcificanti maggiormente utilizzati, la dose massima giornaliera raccomandabile è 40 mg/kg di peso corporeo; per fare un esempio una donna di 50 kg può consumare massimo 2 gr di aspartame al giorno. Solitamente si tratta di dosaggi piuttosto elevati che difficilmente si raggiungono con il solo dolcificante (in bustine o in compresse) che utilizziamo per dolcificare le bevande. Tuttavia dobbiamo tenere presente che ormai i dolcificanti artificiali sono ovunque. Il mercato alimentare è pieno di prodotti cosiddetti “light” creati con lo scopo di ridurre le quantità di calorie che assumiamo giornalmente e 12

Il consumo dei dolcificanti artificiali, se fatto nel rispetto delle dosi massime giornaliere raccomandate, rimane sicuro.

che contengono dolcificanti artificiali. Pensiamo alle bibite, agli yogurt, ai biscotti ecc. Quindi quando andiamo a calcolare la dose pro chilo di peso corporeo che assumiamo, dobbiamo tener presente anche questo, in particolare nei bambini in cui, essendo il peso più basso, la dose massima giornaliera permessa si abbassa notevolmente. A tal proposito vorremmo ricordare che l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), sconsiglia l’utilizzo dei dolcificanti artificiali fino al terzo anno di età e durante la gravidanza e l’allattamento. Quindi, fermo restando, fino a prova contraria, la sicurezza di queste sostanze, se utilizzate secondo le indicazioni e con giudizio, e la possibilità di risparmiare calorie (anche se


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poche), cerchiamo di capire se il loro consumo faccia effettivamente dimagrire. Su questo tema negli ultimi anni sono emerse numerose segnalazioni, piuttosto interessanti e complesse, che sembrerebbero addirittura attribuire all’utilizzo dei dolcificanti l’aumento dei casi di obesità. Anche se sembra un paradosso il fatto che introducendo meno calorie si ingrassa di più, il “trucco” sembrerebbe essere legato alla percezione del sapore dolce che i centri del cervello percepiscono appunto quando si mangia aspartame e che non corrispondono nella realtà alle calorie realmente introdotte. Le prime ipotesi partirono da osservazioni fatte sui maiali, i cui mangimi venivano addizionati con dolcificanti artificiali perché sembravano stimolarne l’appetito e quindi li facevano ingrassare di più rispetto agli alimenti non addizionati. Da queste semplici constatazioni pratiche si è poi passati a studi più complessi condotti su animali, dai quali sembrerebbe essere confermata questa ipotesi. Senza addentrarci troppo in dettagli tecnici, si ipotizza che il corpo è come se non riuscisse più a regolare correttamente l’apporto di calorie perché viene in qualche modo interrotto il legame tra sensazione di dolcezza e cibo ricco di calorie e quindi come reazione si è spinti a mangiare di più e a prendere peso. Ovviamente questi studi, per quanto interessanti, rimangono ancora tutti da dimostrare, in particolare nell’uomo e quindi lungi dal voler far passare il messaggio che utilizzare i dolcificanti faccia ingrassare, tuttavia, in base a quello che abbiamo detto e ai dubbi che ci possono aver suscitato, chiediamoci se effettivamente è indispensabile e ci convenga utilizzare i dolcificanti artificiali. Se richiamiamo alla memoria le regole della dieta mediterranea, presa a modello di uno stile alimentare salutare, ricorderete che essa

Bocconcini di pollo al forno

INGREDIENTI PER 4 PERSONE • 250 g di petto di pollo • 1 uovo • 1 cucchiaio di latte • 100 g di pangrattato • 2 cucchiai d'olio extravergine di oliva • sale e pepe

PREPARAZIONE: Tagliare il petto di pollo in pezzetti di un paio di centimetri di lato e salarli. Unire l'uovo, un cucchiaio di latte e una grattugiata di pepe in un piatto e sbattere con una forchetta. In un altro piatto versare il pangrattato. Passare i pezzetti di pollo prima nell’uovo poi nel pangrattato. Disporre quindi i bocconcini di pollo in una teglia ricoperta di carta forno con un filo di olio. Infornare a 180° con cottura ventilata per 15 minuti circa, girando a metà cottura. Servire caldi.

Valori nutrizionali (approssimativi) a porzione: Calorie: 220 Kcal Carboidrati: 10 g Proteine: 20 g Grassi: 8 g 13


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ALIMENTAZIONE prevede comunque l’introduzione di piccole quantità di zuccheri semplici e quindi, come abbiamo detto anche in altre occasioni, i dolci non sono alimenti vietati in assoluto. I dolcificanti naturali (come il saccarosio) vanno utilizzati con moderazione, in particolare in chi ha il diabete, dal momento che possono provocare aumento rapido dei valori glicemici; tuttavia, se vengono consumati nell’ambito di un pasto, magari ricco di fibre, tale impennata della glicemia viene attenuata. Nell’alimentazione abituale le fonti più importanti di zuccheri semplici sono la frutta, i dolci e le bevande dolci. Il consiglio è moderare il consumo di alimenti e bevande dolci nella giorna-

ta, in modo da non superare la quantità di zuccheri consentita, preferendo tra i dolci i prodotti da forno più semplici, come i biscotti o le torte non farcite, che contengono meno grassi e zuccheri e consumandoli, possibilmente, nell’ambito o al termine di un pasto. Attenzione anche a tutti gli alimenti marcati con “senza zuccheri aggiunti”. Magari non è stato aggiunto zucchero vero e proprio (saccarosio) ma succo d’uva o altro, che sempre zuccheri sono! Infine, se si desidera consumare alimenti e bevande dolci dolcificati con edulcoranti artificiali, facciamo attenzione all’etichetta sul tipo di edulcorante usato e se possibile alle quantità, in modo da non superarne la dose raccomandata.

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CHIEDI AL

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PROFESSORE

Per cena sono solito mangiare, come primo, un piatto di minestrone utilizzando le confezioni surgelate in vendita nei supermercati ed aggiungendo soltanto un cucchiaio di olio di riso. Sono diabetico e soffro di ipertensione arteriosa (145/85 mmHg) ed ho recentemente sentito alla radio che il minestrone accentua l'ipertensione. Gradirei sapere se tale affermazione corrisponde a verità.

Consumare il minestrone è una buona abitudine, perché consente di introdurre una buona quota di fibre, è riempitivo e poco calorico e, come nel suo caso, se non aggiunge pasta o riso, ha anche poca influenza sui valori glicemici (però bisogna anche vedere cosa mangia “di secondo”). Se nel minestrone si aggiunge il dado oppure se si condisce con troppo sale, si può contribuire al rialzo della pressione se si soffre di ipertensione arteriosa, perché il sale da cucina e il dado contengono quantità di sodio (il principale sale che contribuisce alla pressione arteriosa), ben superiori alle verdure del minestrone. Per farle un esempio pratico 100 gr di bieta (che comunemente è presente nel minestrone), contiene circa 170 mg di sodio, ma 1 cucchiaino di sale da cucina contiene circa 4 gr di sodio e 1 dado da cucina all'incirca 5 grammi, decisamente molto superiore alle sane verdurine!!! Ho scoperto di avere il diabete da qualche mese, il mio medico mi ha detto di curare l’alimentazione prima di iniziare, eventualmente, i farmaci. Da qualche settimana, cerco di stare attento. Se la sera vado a cena fuori e mangio pizza o pasta, è chiaro che la mattina dopo mi sale la glicemia; ma durante la settimana cerco davvero di stare attento. Quasi tutte le sere mangio enormi minestroni, senza pasta o riso, ma la mattina la mia glicemia rimane sempre alta (in media 130). Ho provato con delle insalate: lo stesso. Devo provare a digiunare? Forse è colpa del minestrone? Oppure devo mangiare altro? E perché pizza o minestrone mi danno le stesse glicemie?

La glicemia alta al mattino non dipende solo dall’alimentazione. In tutti, non solo in chi ha il diabete, durante le prime ore del mattino vengono prodotti ormoni con diverse azioni, tra cui quelle di aumentare la pressione e la glicemia (quest’ultima stimolando la produzione di glucosio da parte del fegato). È come se il nostro corpo si preparasse al risveglio. In chi ha il diabete il fegato rilascia più glucosio del necessario e questo in modo totalmente indipendente da quello che si è mangiato la sera prima. Non sempre è facile contrastare questa produzione di glucosio da parte del fegato, ci sono dei farmaci e ci si può aiutare facendo esercizio fisico e cercando di ridurre il grasso addominale. Non misuri solo la glicemia al mattino a digiuno, ma, talvolta, anche prima e due ore dopo i pasti. Se durante il giorno le glicemie sono buone, 130 mg/dL al mattino può essere accettabile. Controlli l’emoglobina glicosilata e ne parli con un diabetologo.

Chiedi al Professore è un servizio di GLUNews offerto a tutti i suoi abbonati, che possono porre i loro quesiti alla nostra Redazione Scientifica tramite il sito www.glunews.it. Le domande più cliccate verranno riportate sulla rivista in forma anonima in modo da essere un utile supporto su problematiche condivise.

Hai dubbi sul diabete? Corri a registrarti su glunews.it e Chiedi al Professore! Il servizio non vuole in alcun modo interferire o sostituirsi alle indicazioni terapeutico/cliniche dei medici di riferimento, ma offrire un utile strumento di informazione dedicato a fornire spiegazioni maggiormente dettagliate e specifiche su problematiche legate alla corretta gestione del diabete.


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SPORT

Gli sport estremi.

M. Daghero

Poche sono le cose che creano veri ostacoli all'uomo, spesso nemmeno le condizioni fisiche e di salute riescono a fermarlo, figuriamoci poi se ci può riuscire il diabete! Fa parte della natura umana andare sempre più oltre ad ogni limite, in ogni cosa, in ogni campo, ed è proprio grazie a questa prerogativa che dobbiamo le scoperte dell'uomo, scoperte che hanno permesso di conoscere il mondo in cui viviamo. Ma non è bastato scoprire che la terra è rotonda, l'uomo l'ha camminata e navigata tutta, l'ha scavata, ci è andato dentro, è sceso nei suoi cunicoli, anche quelli naturali, e poi si è alzato in volo, l'ha sorvolata, ci ha girato intorno, ed ha persino esagerato, si è allontanato da lei ed è arrivato alla luna! Tutto questo grazie alla sua temerarietà, al suo coraggio e qualche volta, grazie anche alla 16


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sua incoscienza. Ma questo è l'uomo, è la sua natura, in alcuni un po’ celata, in altri forse anche esagerata! Ed è così che anche nello sport, oltre a semplici discipline sportive che aiutano a passare il tempo libero in tutto relax, anche chi ha il diabete ama cimentarsi in sport definiti "Estremi", sport che fanno provare emozioni forti, sport che lanciano sfide, prove di coraggio, sport che portano al brivido! Può sembrare strano, ma se ci pensiamo bene, molti di noi possono ricordare il brivido provato da piccoli su un'altalena, un brivido spesso cercato addirittura con un capriccio, un brivido che ad alcuni lasciava per un attimo senza fiato, ad altri liberava un grido di felicità, ma per quasi tutti un brivido vissuto con gioia!

L'uomo cresce, si fa adulto e, se nella quotidianità è costretto ad affrontare impegni e doveri, la ricerca di quel brivido non lo ha abbandonato e siccome in ogni cosa riesce a crearsi l'imbarazzo della scelta, a sua disposizione ha un bell'elenco di audaci sport di terra, di acqua e di aria, tanto per poter continuare a camminare, navigare e volare, tanto per continuare ad essere temerario, per provare quel misterioso brivido e misurarsi con il coraggio!

SPORT

ESTREMO E DIABETE.

Già, provare il brivido, ma se da bambini l'età consente e giustifica una genuina incoscenza, da adulti si deve essere sempre ben consapevoli dei rischi che si corrono, anche quando vogliamo "immunizzarci alla paura" dedicandoci ad attività sportive estreme. Alcuni degli sport citati in questo articolo sono considerati estremi in quanto richiedono dispendio di energie particolarmente elevati, ma comunque affrontabili con un'adeguata preparazione fisica, altri invece, si meritano l'appellativo di "Estremo" proprio perché portano chi li pratica ad affrontare condizioni di rischio totale, situazioni dove oltre alla forza fisica entrano in gioco gli stimoli emotivi della persona, stimoli che scatenano repentine reazioni agli organi vitali, spesso esagerate ed imprevedibili. Le specifiche attrezzature che pur rivestono una fondamentale importanza tanto nella specificità quanto nella qualità, non sono sufficienti per affrontare sport estremi. Un'accurata visita medica che ne possa accertare l'idoneità è il primo passo da fare e nel caso di sportivi con diabete è bene valutare tutte le possibili complicanze che ne potrebbero derivare, quindi affiancare alla medicina sportiva anche e soprattutto il fondamentale giudizio del diabetologo.

LO SAPEVATE CHE... Negli sport estremi la produzione di adrenalina è decisamente più alta che in altre discipline sportive. Ma l'adrenalina è un ormone che ha effetti contrari all'insulina e provoca l'innalzamento della glicemia!

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SPORT SPORT ESTREMI IN ACQUA

SPORT ESTREMI IN MONTAGNA

Cavalcata delle onde in equilibrio su di una tavola.

Scalata con l'ausilio di attrezzatura tecnica.

Sulla tavola, pi첫 larga che nel semplice surf, compare una vela che permette evoluzioni sull'acqua.

Scalata libera a mani nude.

La tavola riduce le sue dimensioni e si aggiunge una vela/aquilone che permette salti sull'acqua.

Scalata di cascate di ghiaccio.

Cavalcata delle onde usando solo il proprio corpo.

Discesa di rapide su di un gommone.

Discesa di cascate e torrenti muniti di tuta in neoprene, casco, giubbetto, ganci e corde.

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Estenuanti corse in montagna su percorsi accidentati e con ogni condizione meteorologica.

Sci alpino e snowboard fuori pista.


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SPORT ESTREMI IN VOLO

SPORT ESTREMI IN MOTO, BICI E...

Salto da un aereo muniti di paracadute.

Gare su particolari percorsi sterrati.

Decollo da un pendio con un paracadute particolare che consente di gestire velocitĂ  e direzione.

Acrobazie e salti con la motocicletta seguendo particolari percorsi.

Volo con grandi aquiloni, alcuni anche muniti di motore.

Gare in biciletta su particolari percorsi sterrati.

Lancio nel vuoto indossando un'imbracatura legata ad un cavo elastico.

Lancio nel vuoto da una struttura fissa ed atterrare con un paracadute.

Gare con Mountain Bike in discesa su percorsi sterrati.

Skateboarding praticato per strada, su elementi di arredamento urbano (marciapiedi, scalinate, scorrimano) o rampe.

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ATTUALITÀ

Diabete e internet: un mondo virtuale non sempre virtuoso.

Oggi quando si ha bisogno di qualche informazione, prima ancora di chiedere agli esperti o a chi sappiamo possa darci la risposta, ci siamo abituati a cercare su internet. Perché più veloce, meno impegnativo rispetto al contatto diretto e, a volte, anche più divertente. I medici e, ancor di più, i diabetologi sono spesso alle prese con pazienti che arrivano nei loro studi, armati di iPad o stampate di pagine internet, a chiedere spiegazioni o ragguagli rispetto alle loro scoperte virtuali. Spesso, per fortuna dei medici, si tratta di confermare e corroborare le informazioni riportate su questi documenti, ma capita non di rado di dover smontare delle teorie paramediche o new age che possono avere rischiose conseguenze, se messe in pratica, sulla salute 20


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del paziente, convinto di aver trovato una soluzione efficace ai suoi problemi di salute. Un caso eclatante è quello delle nuove diete che promettono risultati eccezionali in poco tempo e senza grossi sforzi. Soprattutto in caso di diabete possono risultare molto pericolose perché mettono a repentaglio il già difficile equilibrio metabolico che con tanti sforzi si cerca di raggiungere adattando alimentazione, attività fisica e terapie farmacologiche alla situazione personale di ogni persona con diabete.

SE

CERCHI TROVI...COMUNQUE!

Qualunque cosa cerchi, trovi sempre qualcosa: è questo il primo segreto del successo dei motori di ricerca (Google, Yahoo, Bing...). Sono innanzitutto una risorsa inesauribile e in continuo e costante aggiornamento di informazioni e indicizzazione di contenuti.

Ora non ci resta che capire però “cosa abbiamo trovato?” e per scoprirlo dobbiamo spulciare tra i risultati ottenuti almeno sulla prima pagina e non sempre si ha la fortuna di capitare sul sito giusto al primo tentativo. Tanto più quando si cercano materiali virtuali particolari e autorevoli, come nel caso specifico del diabete, dell’alimentazione e della salute in generale. Spesso capita che le informazioni scientificamente autorevoli siano sufficientemente incomprensibili agli occhi di un “non medico” (magari perché in inglese, come gli studi clinici, o per il linguaggio estremamente tecnico che utilizzano) e che, invece, le informazioni appetibili e affascinanti nella forma (perché sintetiche, colorate e d’impatto) risultino prive di ogni fondamento scientifico o, addirittura, dannose per la salute.

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ATTUALITÀ Non a caso l’impegno redazionale di GLUNews è proprio offrire una giusta via di mezzo fra questi due estremi: fornire informazioni puntuali, corrette e aggiornate in modo sintetico, comprensibile e anche piacevole. Ricordate che esiste www.glunews.net dove potrete trovare quello che cercate a proposito di diabete e, se non lo trovate, segnalatecelo!

IL

WEB, I SUOI STRUMENTI E LE PERSONE. Per navigare usiamo ormai diversi strumenti che si accomunano solo (e chissà per quanto ancora varrà questa comunanza) per il fatto che osserviamo il web attraverso un monitor, da quello del computer di casa a quello dei telefonini di ultima generazione (gli smartphone), passando per i tablet e tutti i dispositivi portatili dotati di accesso alla rete. Può sembrare superfluo, ma l’accesso alla rete in movimento, tramite apparecchiature mobili è un enorme risorsa per tutti e in particolar modo per coloro che davvero necessitano di risposte in tempo reale indipendentemente da dove si trovino fisicamente, proprio come le persone con diabete. Per questo motivo si stanno diffondendo tutta una serie di declinazioni portatili per ogni tipo di contenuto o servizio virtuale sotto forma di App, WebApp, siti che si sviluppano in versione mobile prima anco22

ra che nella versione tradizionale, implementando tutto ciò che questi nuovi strumenti portatili mettono a disposizione: dai servizi di geolocalizzazione alla messaggistica privata. Anche GLUNews avrà presto una sua dimensione portatile dedicata, in modo da essere sempre a disposizione dei suoi lettori con i suoi servizi, i suoi strumenti e le sue rubriche, anche se già da oggi è possibile fruire dei contenuti del portale attraverso qualunque dispositivo dotato di accesso alla rete: perciò restate sintonizzati su www.glunews.net e fateci sapere cosa, secondo voi, è ancora da fare per migliorare il servizio dedicato alle persone con diabete e ai loro famigliari!


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Tutte le novità di GLUNews.net

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Hai un dubbio particolare sul diabete? Chiedi al professore!

Scrivi al professore le tue richieste ed i tuoi dubbi, riceverai in poco tempo una risposta precisa e corretta, redatta dalla nostra redazione scientifica guidata dal prof. Andrea Giaccari. Le tue domande potrebbero servire anche ad altri lettori ed è per questo che, chiediamo il permesso di pubblicarle in forma anonima!

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In cucina con GLUNews.

Cerchi una ricetta? Su internet ne troverai a bizzeffe, ma quanti siti ti mettono a disposizione la possibilità di cercare in base ai valori nutrizionali come i famigerati carboidrati, i grassi, le proteine, le calorie e le fibre? Cerca nel nostro ricco DataBase con più di 280 ricette quella che fa per te, in base alle tue esigenze nutrizionali!

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Trova il Centro Anti Diabete (CAD) più vicino.

Non è sempre facile capire a chi rivolgersi e soprattutto dove trovare dei punti di riferimento sanitari sul proprio territorio e nella propria zona. Su GLUNews trovi le mappe ed i contatti aggiornati dei maggiori Centri Anti Diabete sul territorio nazionale.

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Cos’è? Capire il diabete dalla A alla Z.

Un utile glossario sempre in aggiornamento che fornisce rapide e sintetiche definizioni alla terminologia medico-scientifica. È possibile scaricarlo gratuitamente in formato ebook, sfogliarlo on-line oppure consultarlo sul nostro portale sfruttando il nostro motore di ricerca. Siamo anche riusciti ad integrarlo con i nostri articoli, in modo che semplicemente passando con il mouse sulla parola, comparirà un discreto pop-up con la sua definizione.

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Le Novità dalla Rete.

Sulla nostra homepage trovi una selezione accurata e aggiornata in tempo reale delle maggiori novità sul mondo del diabete provenienti dai maggiori ed autorevoli canali editoriali nazionali.

6

GLUNews è su Facebook.

Se sei un appassionato di social network ci trovi anche su Facebook e Twitter.

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Area download.

Su GLUNews trovi un ricco archivio di documenti disponibili per un immediato download sotto forma di comodi pdf interattivi che puoi stampare o archiviare su dispositivi mobili e portarli con te. Dalle schede sportive alle lettere per l’estero fino ai certificati.

Se non l’hai ancora fatto, corri a registrarti! Riceverai direttamente a casa tua la rivista e potrai accedere a tutti i servizi che GLUNews mette a disposizione dei suoi abbonati.

www.glunews.net


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CAPIRE LE ANALISI

La creatinina.

A. Giaccari

La creatinina è una sostanza che deriva dal metabolismo (cioè dalla degradazione) della creatina. La creatina è una proteina che si trova nei muscoli scheletrici ed è fondamentale per i processi che portano al movimento e alla contrazione muscolare dal momento che ha la funzione di immagazzinare energia nel muscolo. Nel corso delle reazioni energetiche che avvengono durante la contrazione muscolare, per esempio, una parte della creatina stessa viene trasformata, con una reazione irreversibile, in creatinina che passa nel sangue e viene poi eliminata tramite i 24

reni. La concentrazione di creatinina nel sangue (la creatininemia) può essere dosata e viene espressa in mg di creatinina per dL. Essendo un prodotto di degradazione della creatina muscolare, la quantità di creatinina prodotta dall’organismo è proporzionale alla massa muscolare. La produzione giornaliera di creatinina è abbastanza costante in condizioni fisiologiche (cioè in condizioni di normalità), mentre può aumentare in caso di malattie o traumi dei muscoli scheletrici e la sua concentrazione nel sangue, legata alla eliminazione renale, ha variazioni modeste da un


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giorno all’altro. In caso di riduzione della funzionalità renale la creatininemia aumenta e nella pratica clinica il suo dosaggio viene utilizzato come indice di funzionalità renale. Tuttavia nei soggetti in cui, parallelamente alla riduzione della funzione renale, si ha anche una riduzione della massa muscolare (come accade per esempio negli anziani), la creatininemia può rimanere nella norma.

Nella medicina moderna risulta molto più affidabile il calcolo della GFR (glomerular filtration rate) attraverso alcune formule facilmente riscontrabili su internet e conosciute da tutti i medici.

Per esempio, un valore di 1,2 mg/dL in un soggetto con masse muscolari molto sviluppate può essere espressione di una normale funzione renale, ma può al contrario “mascherare” una franca insufficienza renale in un soggetto con scarsa massa muscolare. In questi casi il dosaggio della sola creatinina nel sangue non è un indice attendibile di funzionalità renale. Un’alternativa più affidabile rispetto al semplice dosaggio della creatininemia è il dosaggio della clearance della creatinina nelle 24 ore (cioè la velocità di eliminazione della creatinina). La clearance della creatinina (o creatinina clearance) tiene conto sia del dosaggio della creatinina nel sangue che della quantità di creatinina escreta nelle urine delle 24 ore. Pertanto per effettuare il dosaggio della creatinina clearance è indispensabile effettuare la raccolta delle urine delle 24 ore. Nella medicina moderna, tuttavia, risulta molto più pratico ed affidabile il calcolo della GFR (glomerular filtration rate o tasso di filtrazione glomerulare) attraverso alcune for-

mule facilmente riscontrabili su internet e conosciute da tutti i medici. Il risultato così calcolato (che tiene conto di età, peso e spesso anche altri parametri) permette una vera stima di come funziona il rene. È normale per valori superiori a 90 ml/min; molto preoccupante quando scende sotto valori di 30 ml/min. 25


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STRUMENTI DI

MISURAZIONE

Autocontrollo glicemico: un’esperienza “su misura”. D. Rindone

Il mondo della diabetologia negli ultimi anni ha visto l’ingresso sul mercato di numerosi glucometri di diverse marche e dalle funzionalità più disparate. Il diabetologo ha quindi la possibilità di scegliere per il proprio assistito tra una miriade di strumenti: ma quali caratteristiche deve avere un glucometro per garantire al diabetologo una gestione ottimale del paziente con diabete? Senza dubbio l’efficacia dell’automonitoraggio glicemico è “operatore-dipendente”: il coinvolgimento, la motivazione, il gradimento dello strumento da parte di chi lo deve utilizzare più volte al giorno condizionano l’appropriatezza, la regolarità e la continuità dei controlli: tutto ciò non può che ripercuotersi sull’utilità clinica di questa metodica, cioè sulle indicazioni e le scelte terapeutiche 26


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che il diabetologo condividerà con il suo paziente. Il glucometro è uno strumento utile a controllare nell’immediato la situazione glicemica, ma ancor più nel monitorare lo stato di avanzamento e l’adeguatezza delle scelte del diabetologo. Il glucometro deve essere, quindi, prima di tutto affidabile nel presentare un dato sempre accurato ed avere una semplicità tecnologica che permetta al paziente di utilizzarlo al massimo delle proprie potenzialità con il minor rischio possibile di errore manuale.

UN’ESPERIENZA “MULTITASKING” Innovativi sistemi aggiungono, poi, tantissime funzioni utili che possono essere attivate a discrezione del paziente e delle sue esigenze in modo tale da rendere lo strumento esattamente a sua misura.

visivi per le ipoglicemie che segnalano al paziente la situazione potenzialmente pericolosa per poter intervenire per tempo. Funzioni che ricordano al paziente quando le strisce utilizzate sono scadute, display lcd retroilluminati e led situati nella fessura di inserimento striscia, per semplificare le operazioni di visualizzazione ed esecuzione del test glicemico. Oggi con i glucometri di ultima generazione è possibile quindi un’esperienza “Multitasking” dedicata a tutte le persone a cui è consigliato l’utilizzo di questi strumenti terapeutici: dal diabetico anziano di tipo 2 che richiede principalmente semplicità d’uso, fino all’insulino trattato che necessita di tutte le funzionalità avanzate del prodotto.

Oltre, infatti, ad importanti caratteristiche, prima fra tutte l’assenza di calibrazione, nei nuovi dispositivi si può, ad esempio, visualizzare il grafico degli ultimi risultati entro un range di glicemia minima e massima personalizzabile; esistono dei marker che caratterizzano i test aiutando l’interpretazione del diario glicemico durante le visite diabetologiche, visualizzano direttamente la media dei risultati, che è sempre più estesa (fino a 90 giorni) dando la possibilità di distinguere chiaramente quella dedicata ai test pre/post prandiale e dopo attività fisica. Ci sono anche altre funzioni come i timer, che possono quantificare il tempo trascorso tra l’ultimo pasto consumato ed il test; allarmi 27


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DIABETENIGMISTICA

Sindrome Metabolica è il nome di un gruppo di fattori di rischio che aumentano la possibilità di malattie cardiovascolari. Se volete sapere quali sono, risolvete il cruciverba e li scoprirete nelle caselle verdi. ORIZZONTALI 1 Lo sport più popolare... che fa bene alle ossa - 6 In casa - 8 È magnetico nella bussola - 12 Regione storica della penisola indocinese - 14 Iniziali di Cruise - 16 Corone di fiori - 19 Laser Disc - 20 In seguito, in un secondo tempo - 22 Portare al sicuro o riprendere possesso - 25 È importante tenere sotto controllo quella arteriosa - 28 Il liquore di... lunga vita - 29 Quella della vita dovrebbe rimanere entro 94 cm. per gli uomini e 80 cm. per le donne 31 Grosseto - 32 Una molecola lipidica prodotta dall’uomo che può essere... buona o cattiva - 33 La Montez ballerina e avventuriera ottocentesca - 35 Scossa in centro - 37 L’Agnese di “Nuovo Cinema Paradiso” - 38 La forma più antica da cui deriva una parola - 40 Fine di articoli - 45 Trasformano Novara in Nocera - 46 La prima parte di ieri - 47 È proverbiale quella di Achille - 48 Al di sopra... all’inglese - 49 Lo stato con Mascate - 52 Ordine di San Benedetto - 54 Vi morì Giuseppe Garibaldi - 56 Albero da frutto - 57 Imprenditori... librari - 60 Fine di rinvii - 61 Imperia - 62 Istituto Nazionale Esportazioni - 63 Un valore... “dolce” da tenere sempre sotto controllo - 64 Sostanze corrosive - 66 Decolorare i capelli - 67 Elisabetta, ex “velina”. VERTICALI 1 Uno strumento dotato di specchi che dà luogo a disegni simmetrici - 2 “E” per gli inglesi - 3 Luna senza pari - 4 Corrente Anno - 5 Cospargere di gocce - 7 Parti di poesie - 9 Grosso uccello migratore - 10 Trasmissione televisiva in molte puntate - 11 La Nevada è in Spagna - 13 Piccole vesciche che contengono enzimi - 15 Livide o malinconiche - 16 Acqua addizionata di anidride carbonica - 17 Un principe del Negus - 18 I grassi alimentari che possono essere saturi o insaturi - 21 Sconcio, immorale - 23 Medicamento... adesivo - 24 Vi è la stanza poco illuminata - 25 Il Partito Comunista di Mao Tse Tung (sigla) - 26 Michele che ha interpretato in TV la... versione giovanile del commissario Montalbano - 27 Interno in breve - 30 Il nome del regista Kazan - 34 Si schiacciano nel frantoio 36 Werner, fondatore di una delle più grandi aziende elettrotecniche tedesche - 39 La farina più fine - 41 La terza sinfonia di Beethoven - 42 Corso di perfezionamento post-universitario - 43 Leggera corazza dei soldati romani 44 Il terzo moschettiere - 50 Il dio Marte presso i Greci - 51 Frutti col picciolo - 53 Aste incernierate agli alberi delle vele - 54 Colpo di manovella che dà inizio alla ripresa cinematografica - 55 Da quello del Re nasce il Po - 58 Un rintocco di campana - 59 Le hanno ricchi e poveri - 63 Iniziali di Gaber - 65 Quarantanove in numeri romani.

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29 4 3 2 9 1 5 6 8 7

9 8 1 7 2 6 5 3 4

7 6 5 8 4 3 2 9 1

6 9 4 5 8 2 7 1 3

1 2 7 3 9 4 8 6 5

8 5 3 6 7 1 9 4 2

5 1 8 4 6 7 3 2 9

2 7 9 1 3 8 4 5 6

3 4 6 2 5 9 1 7 8

Soluzione “La parola magica”: La parola da indovinare è zucchero; (lo zucchero filato è quello cotto e ridotto in fili sottili; la carta da zucchero è quella spessa di colore azzurro intenso; lo zucchero in quadretti o zollette; “Donne” è uno dei primi grandi successi del cantautore Zucchero; lo zucchero a velo è quello finissimo usato in pasticceria; la canna da zucchero è una pianta erbacea da cui si ricava lo zucchero). Soluzione L’aforism: Le scimmie non sono molto intelligenti. Ne conosco una che studia astrofisica però è fuoricorso.

6 8 3 9 4 1 2 4 6 3 9

2 5 1 7 1

8

3

2

4

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8 6 Nelle caselle verdi inserite la parola che risponde alla definizione: l’ormone antidiabetico prodotto dalle isole del pancreas. Riportate poi nello schema sottostante le lettere (a numero uguale lettera uguale) e completatelo con quelle mancanti. A soluzione ultimata si leggerà una spiritosa considerazione del medico e autore comico Egidio Morretti.

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Sudoku

L’aforisma Quale? Le sei parole qui a lato possono essere collegate, per associazione di idee, a una settima parola che sta a voi individuare.

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DOLCI CURIOSITÀ Il cibo ‘take away’ e le patologie cardio-metaboliche: esiste una relazione? Uno studio realizzato all’Università della Tasmania su 1900 persone ha dimostrato che esiste correlazione fra l’abitudine al “take away” e patologie cardio-metaboliche. Oltre a confermare l’esistenza di una forte relazione fra il consumo di cibi da asporto e lo sviluppo di adiposità si evidenzia soprattutto come le cattive abitudini alimentari aumentino il rischio di patologie come il diabete. Dai test sanguigni risulta inoltre che nelle donne si riscontrino livelli di glicemia più elevati che negli uomini. FONTE: EUROPEAN JOURNAL OF CLINICAL NUTRITION

Al via test clinico per staminali contro il diabete È previsto per il 2012 il primo test clinico negli Stati Uniti sull'uomo con cellule staminali embrionali per la cura del diabete". L'annuncio arriva da Camillo Ricordi, esperto mondiale nel trapianto di cellule pancreatiche e direttore del Diabetes Research Institute di Miami. La sperimentazione sarà coordinata dall'azienda statunitense Viacyte. Il via alla sperimentazione sull'uomo arriva dopo i risultati ottenuti su cavie animali, dove si è osservato che le staminali embrionali sono infatti riuscite a curare il diabete. L'obiettivo di arrivare ad una cura per il diabete attraverso anche il trapianto di staminali embrionali resta però una questione molto dibattuta. Secondo vari esperti, infatti, vanno considerati, oltre alle implicazioni morali per un tale utilizzo, anche i possibili rischi legati a insorgenza di tumori correlati a tali cellule. Lo stesso Ricordi esprime delle perplessità: "Ritengo più opportuno, in questo campo, l'utilizzo di cellule staminali adulte, con le quali stiamo facendo passi importanti, questo non per motivazioni di carattere etico, ma perché con il trapianto di staminali adulte, prelevate dal paziente stesso, si eliminerebbero gravi problemi di rigetto. Rischio che invece sussiste nell’utilizzo di cellule staminali embrionali”. 30


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Ernest Hemingway Ernest Hemingway nasce il 21 luglio 1899 a Oak Park. Dopo la laurea nel 1917, inizia la sua carriera di scrittore come reporter per il “The Kansas City Star”. Si arruola, nella prima guerra mondiale, come soldato volontario ma, escluso dai reparti combattenti per un difetto alla vista, viene lui affidato l’incarico di autista di autoambulanza sul fronte italiano, dove viene ferito nel luglio del 1918. Tornato a casa nel 1920 ricomincia a scrivere come libero professionista e corrispondente dall'estero. Nel 1921 sposa Hadley Richardson, la sua prima moglie. Nel dicembre dello stesso anno, lascia Chicago e si trasferisce a Parigi, dove pubblica il suo primo libro “Tre Storie e dieci poesie”. Nel 1923, lascia la Francia e si trasferisce a Toronto, in Canada, dove scrive opere come “The Sun Also Rises” e “Men whithout Women”. Divorzia e sposa in seconde nozze Pauline Pfeiffer, trasferendosi con lei a Key West, in Florida, dove scrive “Addio alle armi”. Tra il 1935 ed il 1937 vive alle Bahamas dove scrive “To Have and Have not” e termina “Le nevi del Kilimangiaro”. Si trasferisce poi in Spagna per documentare la guerra civile spagnola, si separa da sua moglie Pauline e si risposa con Martha Gellhom. Nel febbraio del 1939 va a Cuba e scrive “Per chi suona la campana”. Corrispondente nella seconda guerra mondiale in Europa, divorzia da Gellhorn e sposa la sua quarta moglie, la gallese Mary. Nel 1953 riceve il Premio Pulitzer e l’anno successivo il premio Nobel per la letteratura. Il 21 gennaio 1954, l'aereo partito da Nairobi sul quale viaggia con la moglie, per evitare uno stormo di uccelli, colpisce un filo del telegrafo e tenta un disastroso atterraggio di emergenza in Uganda. Con una spalla rotta, Hemingway e la moglie trascorrono la notte all'addiaccio. Recuperati dai soccorsi il giorno dopo, vengono portati a Butiaba, ma nel tentativo di raggiungere Entebbe, l'aereo prende fuoco e lo scrittore, cercando di sfondare un portello con la testa, subisce gravi danni fisici dai quali non si riprende mai più. Tormentato dall’ipertensione, dal diabete e da problemi al fegato, compaiono problemi psichici sempre più gravi. La mattina della domenica del 2 luglio 1961 Hemingway si uccide sparandosi alla tempia. Il suo corpo è sepolto nel cimitero di Ketchum. 31


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