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ANNO VII • N. 1 • FEBBRAIO 2014 • Quadrimestrale di aggiornamento per diabetici e non €2,50 • copia omaggio

La “dieta per diabetici”,

facciamo chiarezza.

Focus L’iperglicemia.

Sport Arti marziali e diabete.

Attualità Il ruolo delle associazioni.


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Sommario EDITORIALE

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FOCUS

pag. 4

L’iperglicemia.

ALIMENTAZIONE

pag. 10

La “dieta per diabetici”, facciamo chiarezza.

LA POSTA DEI LETTORI

pag. 14

SPORT

pag. 16

Arti marziali e diabete.

ATTUALITÀ

pag. 20

Il ruolo delle Associazioni.

CAPIRE LE ANALISI

pag. 24

Fibrinogeno.

STRUMENTI DI MISURAZIONE

pag. 26

L’importanza della praticità e della discrezione nell’autocontrollo.

DIABETENIGMISTICA

pag. 28

DOLCI CURIOSITÀ

pag. 30

GLUNews • ANNO VII • N. 1 • FEBBRAIO 2014 Quadrimestrale di aggiornamento per diabetici e non Uscite: Febbraio, Giugno, Ottobre | Tiratura: 25.000 copie Direttore Responsabile Maria Margherita Rossetti Coordinamento Scientifico Prof. Andrea Giaccari Professore di Endocrinologia, Docente di diabetologia Policlinico Gemelli Roma giaccari@glunews.it

con la collaborazione di: Dott.ssa Caterina Conte Specialista in Medicina Interna Policlinico Gemelli Roma Edizione, Redazione & Progetto Grafico CARISM S.r.l. - Torino Stampa GRAF ART - Torino Registrato al Tribunale di Torino, N. 44 - 28 Maggio 2008.

www.glunews.net

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Editoriale Cari lettori e care lettrici, siamo giunti insieme al settimo anno di GLUNews che, da semplice rivista distribuita nei Centri di diabetologia di tutta Italia, si è trasformato in un vero e proprio network di informazione a 360 gradi, grazie all’implementazione del portale, delle App e dei numerosi canali sociali sui quali potete leggere ed interagire direttamente con la Redazione. È possibile abbonarsi alla rivista sia tramite la cartolina di abbonamento, sia registrandosi tramite il portale. Il 2014 sarà per noi un importante banco di prova perché gli obiettivi di quest’anno sono decisamente ambiziosi: il board editoriale, scientifico e non, sarà ampliato coinvolgendo diversi specialisti del settore, autori, illustratori, creativi e programmatori che si occuperanno della realizzazione di contenuti non solo testuali, ma anche video e grafici. Grazie al sostegno di A. Menarini Diagnostics saremo in grado di offrire, sul portale www.glunews.net, un’informazione costante ed in tempo reale sul mondo del diabete, aggiornamenti quotidiani su ricerca, innovazione e progresso medico-scientifico, strumenti interattivi in grado di aiutare a comprendere meglio le caratteristiche di questa patologia che registra una crescita continua anche in Italia. Crediamo che il coinvolgimento e la condivisione di esperienze sia la strada principale per poter migliorare la vita di tutte le persone con il diabete e tutti coloro i quali operano nel settore della diabetologia italiana. Ogni persona con diabete ha una sua storia ed esigenze di trattamento molto personali, ma tutti quanti si trovano a dover affrontare problemi simili: la dieta, l’insulina, l’automonitoraggio, l’esercizio fisico, le terapie farmacologiche ed il timore delle complicanze. Per questo, ogni contributo è prezioso, ogni confronto un momento di crescita, ogni suggerimento uno spunto per approfondire e capire meglio il diabete di ognuno. Continuate a seguirci, a leggerci, a scriverci e a cliccarci!

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FOCUS

A. Giaccari

L’iperglicemia. “Iperglicemia” è una parola con cui le persone con diabete hanno a che fare fin dal momento della diagnosi. Probabilmente una parola che si sono sentite dire ancora prima che arrivasse la diagnosi di diabete vero e proprio: “le sue analisi mostrano iperglicemia, cioè livelli di zucchero troppo alti...”. L’iperglicemia è esattamente questo: un aumento dei livelli di glucosio (zucchero) nel sangue sopra i valori “normali”. La glicemia dipende da diversi fattori. Tra questi, la quantità di zuccheri (attenzione: per zuccheri non si intende solo lo zucchero che mettiamo nel caffè, ma anche quello “nascosto” in pane, pasta, dolci, e così via) che assumiamo con i pasti è particolarmente importante, perché gli zuccheri vengono assorbiti ed entrano in circolazione, causando un aumento della glicemia. Iniziamo quindi col distinguere tra iperglicemia a digiuno e iperglicemia dopo i pasti (post-prandiale). La glicemia a digiuno è quella misurata al mattino, dopo almeno 8-12 ore dalla cena della sera prima (o comunque dall’ultima volta che avete mangiato, nel caso abbiate fatto uno spuntino prima di andare a dormire). Nelle persone che non hanno il diabete, i valori di glicemia a digiuno varia4


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no tra i 70 e i 99 milligrammi per decilitro (mg/dL). Per glicemia post-prandiale s’intende la glicemia misurata due ore dopo il pasto (colazione, pranzo o cena). In questo caso, nelle persone sane la glicemia post-prandiale non supera i 140 mg/dL. Nelle persone con diabete, la glicemia a digiuno (e quella misurata prima dei pasti) non dovrebbe superare i 130 mg/dL. La glicemia post-prandiale dovrebbe invece rimanere al di sotto dei 180 mg/dL (meglio ancora se si riesce a mantenerla al di sotto dei 140 mg/dL, come nelle persone che non hanno il diabete). Quando la glicemia supera questi valori si parla di iperglicemia.

Nelle persone con diabete è importante che la glicemia rimanga entro i valori desiderabili, quindi al di sotto dei 130 mg/dL a digiuno o prima dei pasti e al di sotto dei 180 mg/dL due ore dopo i pasti.

COSA

SUCCEDE IN CASO DI GLICEMIE ALTE?

Nelle persone con diabete è importante che la glicemia rimanga entro i valori desiderabili, quindi al di sotto dei 130 mg/dL a digiuno o prima dei pasti e al di sotto dei 180 mg/dL due ore dopo i pasti. Può capitare che la glicemia salga oltre questi valori, magari perché avete peccato di gola e vi siete concessi qualcosa di più rispetto a ciò che mangiate normalmente. Bene, se questo succede una volta e la glicemia resta comunque entro valori che non causano problemi immediati, le conseguenze non saranno drammatiche. Al contrario, se la glicemia sale tanto da causare sintomi (anche una sola volta) o se i valori superano spesso quelli consentiti, le conseguenze per la salute possono essere gravi. Parlando di iperglicemia, distinguiamo quindi due situazioni: i casi in cui la glicemia alta causa effetti acuti, immediati, e i casi in cui la glicemia alta provoca conseguenze croniche, nel lungo termine. Abbiamo già parlato delle complicanze croniche del diabete in una serie di approfondimen-

ti pubblicati su numeri precedenti di GLUNews. Quando la glicemia rimane costantemente alta, il glucosio (zucchero) presente nel sangue in concentrazione troppo elevata danneggia le cellule che formano i vari organi del corpo, in particolare le cellule che costituiscono i nervi e quelle dei vasi sanguigni di organi come cuore, cervello, occhio, rene. Questo processo richiede anni, e si può prevenire mantenendo la glicemia al di sotto dei valori sopra indicati. Se, invece, i valori di glicemia non sono controllati, l’eccesso di glucosio nel sangue nel tempo causa le 5


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FOCUS cosiddette complicanze macrovascolari (infarto, ictus) e microvascolari (neuropatia, retinopatia, nefropatia, disfunzione erettile nell’uomo). Gli studi clinici dimostrano che, per evitare le complicanze croniche del diabete, l’emoglobina glicata (HbA1c), che riflette i valori medi di glicemia dei 2-3 mesi precedenti, deve rimanere al di sotto del 7%. Il problema del diabete è che, anche quando le glicemie sono un po’ troppo alte, generalmente non sono presenti sintomi che facciano allarmare chi ne soffre. Perciò le persone con diabete spesso sottovalutano le conseguenze drammatiche che questa malattia può avere sulla salute. Diverso è il caso degli effetti acuti della glicemia alta. Come abbiamo detto tante volte, il corpo generalmente mantiene i livelli di glucosio nel sangue entro valori strettamente controllati (70-100 mg/dL). Per discutere gli effetti acuti dell’iperglicemia ci concentreremo principalmente su due dei tanti fattori che regolano i livelli di glucosio nel sangue: l’insulina e il rene. L’insulina è l’ormone che consente al glucosio di entrare nelle cellule, in modo che queste possano utilizzarlo come fonte di energia, carburante per tutte le funzioni del corpo. Se manca l’insulina (come nel diabete di tipo 1) o se le cellule sono poco sensibili all’insulina (come nel diabete di tipo 2) il glucosio non può entrare nelle cellule, rimane nel sangue e la glicemia si alza. Il rene è un 6

organo importantissimo, perché filtra il sangue e lo “depura” da sostanze di scarto, eliminandole con le urine. Normalmente il rene non lascia passare il glucosio, che non solo non è una sostanza di scarto: il glucosio fornisce energia per il corpo e quindi non deve essere eliminato. Il glucosio passa attraverso il filtro del rene, ma il rene lo “riconosce” come una sostanza preziosa, lo riassorbe e non lascia che venga perso con le urine. Tuttavia, se la concentrazione di glucosio supera un certo valore (180 mg/dL) il rene non riesce più a riassorbirlo, e il glucosio è eliminato con le urine. Questo meccanismo consente di evitare che la glicemia salga troppo. In altre parole, il rene è una sorta di “valvola di sicurezza”, come quella della pentola a pressione. La glicosuria, cioè l’eliminazione del glucosio con le urine, ha delle conseguenze importanti: quando il glucosio passa attraverso il rene “trascina” con sé l’acqua, quindi si urina di più. Più la glicemia è elevata, maggiore sarà la quantità di glucosio eliminato e maggiore sarà la diuresi. Questo può portare a disidratazione, che a sua volta costituisce un pericolo per la salute.

I

SINTOMI DELL’IPERGLICEMIA.

I sintomi dell’iperglicemia compaiono solo quando i livelli di glucosio nel sangue superano i 300, a volte addirittura 400 mg/dL. Al di sotto di questi valori, generalmente i sintomi dell’iperglicemia sono scarsi o


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Uno dei primi sintomi dell’iperglicemia è quella che tecnicamente si chiama “poliuria”, cioè l’aumento della diuresi: se la glicemia è molto alta la quantità di urina può aumentare davvero tanto.

comunque difficili da identificare se non si sanno riconoscere. Quando la glicemia sale oltre i 180 mg/dL il glucosio viene eliminato con le urine, e la diuresi aumenta. Quindi uno dei primi sintomi dell’iperglicemia è quella che tecnicamente si chiama “poliuria”, cioè l’aumento della diuresi. Se la glicemia è molto alta la quantità di urina può aumentare davvero tanto, causando disidratazione. Il corpo ci avverte che stiamo perdendo troppi liquidi stimolando il senso della sete: la necessità di bere più del solito è un altro sintomo di iperglicemia. Oltre a manifestarsi con la sete, la disidratazione ha conseguenze sui vari

organi del corpo, ad esempio gli occhi. I globi oculari sono costituiti per gran parte da acqua. Se si disidratano, si possono manifestare disturbi della vista. Anche pelle e mucose in genere sono “secche”. Inoltre, poiché il glucosio non riesce a entrare nelle cellule, queste non hanno il carburante necessario a svolgere le loro funzioni. La conseguenza è che il corpo è più debole, perché di glucosio nel sangue ce n’è tanto, ma non può essere utilizzato come fonte d’energia. È come se vi portassero in un negozio di caramelle ma non vi permettessero di toccarle. Anche la disidratazione contribuisce alla debolezza, perché perdendo liquidi si abbassa la pressione del sangue. Il cuore, per far fronte alla riduzione della pressione, aumenta i battiti cardiaci (tachicardia). Quando la glicemia aumenta davvero tanto le conseguenze possono anche essere pericolose per la vita. Le chetoacidosi diabetica è la conseguenza acuta più temuta del diabete di tipo 1. In questa situazione, che abbiamo già trattato in precedenza, ai sintomi dell’iperglicemia si aggiungono quelli dell’acidosi dovuta alla mancanza di insulina e alla produzione di chetoni. I primi sintomi della chetoacidosi sono quelli dell’iperglicemia e della disidratazione: aumento della sete, disturbi della vista, abbassamento della pressione e tachicardia. Gradualmente, per la comparsa di chetoni, si abbassa il pH del sangue (che diventa più “acido”) e si manifestano i sintomi dell’acidosi: nausea, vomito, dolori addominali, respiro corto. Inoltre l’alito e le urine assumono un tipico odore dolciastro. La chetoacidosi diabetica si manifesta più raramente nelle persone con diabete di tipo 2. 7


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FOCUS Tuttavia, anche in questa condizione l’iperglicemia può avere conseguenze pericolose per la vita, perché quando i livelli della glicemia sono estremamente alti (600-1200) la disidratazione è talmente grave che può avere conseguenze sul cuore e sul cervello, portando addirittura al coma.

COME

AFFRONTARE LE GLICEMIE ALTE (IPERGLICEMIE)

Quando la glicemia è troppo alta il rene, funzionando come una valvola di sicurezza, elimina il glucosio in eccesso con le urine. Aumentando la diuresi non si elimina solo il glucosio, ma anche tanta acqua. Per questo, la prima cosa da fare quando si ha iperglicemia (valori di glicemia a digiuno superiori a 130 mg/dL o di glicemia due ore dopo i pasti superiore a 180 mg/dL) è bere tanta acqua. Mi raccomando: acqua, e non bevande zuccherate come succhi di frutta e Coca-Cola. Reintegrare l’acqua persa con le urine è importante per due motivi: innanzi tutto si previene la disidratazione, e in secondo luogo si “diluisce” lo zucchero nel sangue. Bere acqua, se la glicemia non è eccessivamente alta, può anche essere sufficiente a far scendere i livelli di glucosio. In ogni caso, per valori di glicemia fino a 200-250 mg/dL e se non si hanno sintomi di iperglicemia (o di acidosi, specie in persone con diabete di tipo 1), spesso non è necessario fare nulla, a parte reintegrare i liquidi bevendo acqua. 8

Sarà comunque necessario, soprattutto se l’iperglicemia si presenta spesso, rivolgersi al medico per avere un consiglio, cercare di capire perché questo succede e, eventualmente, modificare la terapia. Se la glicemia supera i 250-300 mg/dL o se avete sintomi, bere acqua non è sufficiente: è quindi necessario chiedere aiuto al vostro medico. In genere è necessario somministra-

La prima cosa da fare quando si ha iperglicemia è bere tanta acqua.


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re un po’ d’insulina per ridurre la glicemia. Nel caso di persone che già usano l’insulina ai pasti (quella “rapida”), il medico spiegherà quanta insulina fare per abbassare la glicemia. Quando invece l’iperglicemia si presenta in persone che non fanno terapia con insulina, in base alla situazione e agli eventuali sintomi il medico potrebbe consigliare di rivolgersi al Pronto Soccorso. Per le persone con il diabete di tipo 1, nel caso in cui si abbia iperglicemia, è molto importante misurare anche i chetoni (meglio nel sangue con le apposite “macchinette”, oppure nelle urine con le strisce reattive), per essere certi che non si stia sviluppando chetoacidosi diabetica. Se i chetoni

sono alti è necessario contattare il medico, che fornirà indicazioni su quanta insulina somministrare e su come gestire la situazione. L’iperglicemia si può prevenire facendo attenzione all’alimentazione e praticando regolarmente attività fisica. Quando questi accorgimenti non bastano, il medico modificherà la terapia per fare in modo che i valori di glicemia rimangano al di sotto dei limiti consigliati. Ricordatevi che, anche in assenza di sintomi, la glicemia potrebbe essere alta. Controllarla regolarmente è importante per prevenire le temibili complicanze del diabete.


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ALIMENTAZIONE

La “dieta per diabetici”,

facciamo chiarezza. C. Conte

Quando arriva la diagnosi di diabete la prima preoccupazione di molte persone riguarda la dieta: “e adesso cosa devo mangiare?”. Spesso si ritiene di dover rinunciare ai carboidrati ed essere condannati a diete rigorose, prive di qualsiasi gratificazione per il palato. Non è così: avere il diabete significa semplicemente fare un po’ più di attenzione a cosa e quanto si mangia. Dieta significa “modo di vivere”, con particolare riferimento al modo di mangiare. Si tratta di abitudini che dovrebbero essere integrate nella vita di tutti i giorni. All’inizio non è facile, perché bisogna imparare a conoscere gli alimenti, come sono composti, quanta energia forniscono, e così via. Ma dopo un po’ ci si rende conto che la scelta degli alimenti giusti diventa automatica, e non si fa più fatica a mantenere un regime alimentare corretto. Questo principio vale per tutte 10


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le persone, con o senza diabete. Ovviamente le persone con diabete, per controllare al meglio la malattia, devono fare un po’ più di attenzione rispetto agli altri. Vediamo quindi quali sono le raccomandazioni generali da seguire per una corretta alimentazione. Dobbiamo innanzi tutto essere in grado di distinguere i vari componenti degli alimenti: carboidrati, proteine e grassi. I carboidrati, o zuccheri, sono un’importante fonte di energia per il nostro corpo, e in particolare per il cervello, che si “nutre” principalmente di glucosio (zucchero). Ridurre eccessivamente la quantità di carboidrati nella dieta significa sottrarre nutrimento al cervello, che deve “accontentarsi” di altre fonti di energia. I carboidrati sono distinti in semplici e complessi. Tra i carboidrati semplici ci sono il glucosio, il

Ridurre eccessivamente la quantità di carboidrati nella dieta significa sottrarre nutrimento al cervello, che deve “accontentarsi” di altre fonti di energia.

fruttosio della frutta, il lattosio del latte, il saccarosio (il comune zucchero da cucina, composto da glucosio e fruttosio). I carboidrati complessi, o amidi, sono “polisaccaridi”, cioè composti da più zuccheri legati insieme. In questo gruppo rientrano i carboidrati contenuti in riso, pane, dolci, cereali e pasta. Anche le fibre sono carboidrati, ma il corpo non è in grado di digerirle, perciò transitano dall’intestino senza essere assorbite. Anche le verdure contengono carboidrati, ma in quantità modesta. Fino a qualche tempo fa si riteneva che la distinzione in “semplici” e “complessi” fosse utile a determinare quanto velocemente i carboidrati vengono assorbiti, e quindi con che rapidità provocano l’aumento dei livelli di glucosio nel sangue. Tuttavia, oggi si sa che questa distinzione ha poco a che fare con l’indice glicemico. Questo indice, di cui abbiamo già parlato in questa rubrica, va da zero a cento e ci dice quanto rapidamente un cibo che contiene carboidrati alza la glicemia rispetto a un carboidrato “standard” di riferimento (il glucosio o il pane bianco). Più rapido è l’aumento della glicemia, più l’indice glicemico è elevato. Bruschi aumenti della glicemia non sono auspicabili, specie nelle persone con diabete, perché provocano un marcato aumento della glicemia, che a sua volta necessiterebbe di un rapido aumento dell’insulina che chi ha il diabete non è in grado di produrre così velocemente. In ogni caso, fluttuazioni troppo ampie della glicemia andrebbero evitate: gli studi clinici indicano che nel lungo termine possono avere effetti negativi sulla salute, in particolare sembra che la cosiddetta “variabilità glicemica” possa favorire lo sviluppo di fattori di rischio cardiovascolari come l’aterosclerosi. 11


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ALIMENTAZIONE Non sempre i carboidrati complessi hanno un indice glicemico più basso di quelli semplici. Ad esempio, usando il glucosio come carboidrato di riferimento, il pane bianco (70) ha un indice glicemico più alto dello zucchero da cucina (65), mentre la pasta al dente ha un indice glicemico più basso (45). Scegliere cibi con un indice glicemico basso (uguale o inferiore a 55) può aiutare a controllare la glicemia, e ci fa sentire sazi più a lungo. In generale, i cibi integrali e le verdure hanno un indice glicemico inferiore rispetto a quelli raffinati. I dolci non hanno un indice glicemico molto elevato, ma contengono grassi, carboidrati e parecchie calorie, quindi vanno consumati con moderazione. Le proteine sono i “mattoncini” con cui il nostro corpo costruisce organi e tessuti. Anche queste sono fondamentali per il buon funzionamento dell’organismo. Le proteine

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sono contenute in carne, pesce, formaggi e legumi. In generale, l’organismo ha bisogno di circa un grammo di proteine per ogni chilo di peso corporeo. Le fonti proteiche consigliabili, sia per le persone con diabete sia per chi non ne è affetto, sono le carni bianche (pollo, tacchino), il pesce, i legumi (se vi piace, la soia) e i formaggi magri. Le carni rosse hanno un contenuto di grassi più alto rispetto a quelle bianche, e non andrebbero consumate più di una-due volte a settimana. I grassi, al contrario di quanto molti credono, non sono da demonizzare. Anche questi nutrienti sono necessari all’organismo, per esempio servono a produrre alcuni ormoni ed elementi delle cellule. Tuttavia, i grassi hanno un alto contenuto calorico, perciò chi è in sovrappeso o deve stare attento a non ingrassare non può mangiarne in quantità esagerata. Per prima cosa bisogna distinguere tra grassi saturi e insaturi. In linea di massima i grassi saturi sono quelli “solidi”, come il burro o altri grassi animali (attenzione: la panna, anche se liquida, contiene grassi saturi) ma anche i terribili “grassi idrogenati”, che non sono altro che oli vegetali trattati chimicamente per perdere lo stato di insaturo e diventare solidi nei prodotti industriali in cui vengono utilizzati (ad esempio molti biscotti). I grassi insaturi sono contenuti negli oli vegetali (olio d’oliva, olio di semi) e nella frutta secca con guscio. Un’eccezione è rappresentata dagli oli di frutti esotici come l’olio di cocco, che è ricco


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di grassi saturi ma, come tutti i prodotti vegetali, non contiene colesterolo. In una dieta sana, il contenuto di grassi saturi non dovrebbe superare il 7% delle calorie giornaliere. I grassi insaturi, invece, hanno effetti benefici sulla salute: consumare 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva (compreso quello per cucinare!) o 30 grammi di noci, nocciole e mandorle al giorno riduce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Infine, tra i vari componenti della nostra alimentazione, non dobbiamo dimenticare l’alcol. Questo va consumato in quantità modica. Anche le persone con diabete possono concedersi un bicchiere di vino ogni tanto, l’importante è che lo facciano sempre ai pasti, perché se assunto da solo l’alcol può aumentare il rischio di ipoglicemia. Per riassumere, non è necessario costringersi a seguire regimi alimentari strampalati. È sufficiente mangiare un po’ di tutto, in quantità moderata, e senza esagerare con i condimenti (compreso il sale, specialmente se si ha la pressione alta) o con i cibi raffinati (pane bianco, dolci). Un po’ come facevano i nostri nonni: poca carne rossa perché costava molto, dolci e alcolici solo in occasione delle feste, tanti cereali, legumi e verdure. Con pochi condimenti. Consumate le verdure ad ogni pasto: contengono fibre, che rallentano l’assorbimento di grassi e carboidrati. Con il duplice effetto di non far alzare la glicemia troppo in fretta e di farci sentire sazi più a lungo. Prendete l’abitudine di guardare l’etichetta con la composizione degli alimenti, fate uno spuntino a base di frutta o yogurt a metà mattino e a metà pomeriggio, e una volta ogni tanto concedetevi un piccolo peccato di gola, ad esempio un cioccolatino.

Penne tricolore

INGREDIENTI PER 4 PERSONE: • 280 g di penne integrali • 1 cipolla rossa • 1 spicchio d’aglio • 1 melanzana media, tagliata a cubetti di circa 2 cm • 320 g di passata di pomodoro • ½ bicchiere di vino bianco secco • 1 mazzetto di basilico fresco • 160 g di ricotta di vacca • 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva • 1 pizzico di sale PREPARAZIONE: Mettete l’acqua per la pasta sul fuoco. Scaldate l’olio in una padella e fate rosolare la cipolla sminuzzata e l’aglio schiacciato. Aggiungete la melanzana e il sale, saltate per 3 minuti, versate il vino, fate sfumare e coprite con un coperchio. Girate di tanto in tanto. Quando la melanzana è tenera aggiungete la passata e il basilico lavato. Cuocete per altri 5 minuti. Buttate la pasta, scolatela al dente e aggiungetela al sugo, insieme a metà della ricotta. Servite la pasta, guarnita con la restante ricotta che avrete sbriciolato a mano e qualche foglia di basilico. Valori nutrizionali (approssimativi) a porzione: Calorie: 400 Kcal Carboidrati: 55 g Proteine: 15 g Grassi: 12 g Indice glicemico: 40 13


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CHIEDI AL

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PROFESSORE

Gentile professore, sono un diabetico con diabete controllato. Mi piace moltissimo il cioccolato fondente al 70%, quanto ne posso mangiare? Grazie, Cesare. Caro Cesare, La cioccolata non è un tabù, neanche per chi ha il diabete! Il cioccolato (quello fondente) infatti è un alimento con caratteristiche nutrizionali utili a migliorare, oltre al tono dell'umore, anche le prestazioni cardiache. Certo non bisogna abusarne ed è necessario inserirlo in un corretto regime alimentare, perché è comunque ricco di grassi e calorie. Il cioccolato fondente proprio perché è composto da una più elevata percentuale di cacao si distingue dalle altre forme di cioccolato per un minor contenuto di zuccheri e grassi saturi, tipici invece del cioccolato bianco, al latte o alle nocciole. Un "buon fondente" è permesso quindi a chi ha il diabete se correttamente inserito nell'apporto calorico giornaliero e se combinato ad una adeguata attività fisica.

Buongiorno professore, ho 59 anni, soffro di diabete tipo 2 dal 1991, prima in cura con ipoglicemizzanti orali, ora da 5 anni sono passata all’insulina per prescrizione del diabetologo. Una mia amica, malata anche lei, mi ha detto che prima di passare all’insulina il medico le ha fatto fare un’analisi del pancreas per vedere se e quanta insulina questo organo era ancora in grado di produrre. Il mio medico non mi ha prescritto questo esame, ma magari avrei dovuto farlo anchio? La ringrazio in anticipo per la Sua risposta. Irene. Cara Irene l’esame cui fa riferimento è il dosaggio del C-Peptide. Viene prodotto dal pancreas insieme all’insulina, ma a differenza dell’insulina non viene fermato subito dal fegato, così permette di stabilire quanta insulina il pancreas è in grado di produrre. Una specie di misura di “riserva pancreatica”. Confesso che non uso quasi mai questo esame. Spesso l’esperienza clinica è più efficace di qualsiasi esame. L’esame, inoltre, è influenzato da altri valori. Ad esempio la glicemia: se è alta da molto tempo, il C-peptide tende ad essere basso. Tuttavia ha una sua utilità.

Chiedi al Professore è un servizio di GLUNews offerto a tutti i suoi abbonati, che possono porre i loro quesiti alla nostra Redazione Scientifica tramite il sito www.glunews.net. Le domande più cliccate verranno riportate sulla rivista in forma anonima in modo da essere un utile supporto su problematiche condivise.

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Il servizio non vuole in alcun modo interferire o sostituirsi alle indicazioni terapeutico/cliniche dei medici di riferimento, ma offrire un utile strumento di informazione dedicato a fornire spiegazioni maggiormente dettagliate e specifiche su problematiche legate alla corretta gestione del diabete.


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SPORT

Arti marziali e

diabete. M. Daghero

Il termine "arti marziali" molto semplicisticamente ci porta con il pensiero a sistemi di lotta per difesa-offesa piuttosto cruenti e offensivi che poco hanno a che fare con gli sport praticabili per chi ha il diabete, senza correre il rischio di traumi e conseguenti complicazioni. Ma questo è vero in parte in quanto bisogna tener conto che l'origine delle arti marziali la troviamo nell'antico Oriente e più precisamente nell'antica Cina, dove la cultura della forza corporea è da sempre strettamente legata all'equilibrio della mente. Partendo da questa filosofia, possiamo affermare che le arti marziali si suddividono in interne ed esterne, quelle interne portano ad un miglioramento spirituale, mentre quelle esterne si concentrano maggiormente ad ottimizzare la forza fisica. Oggi, grazie all'evoluzione delle tecniche ed all'abitudine che l'uomo ha di trasformare molte cose alle proprie evolutive necessità, è possibile poter scegliere tra le 16


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diverse discipline quella che più attrae e che meglio si addice alle possibilità, trovandola magari proprio tra quelle dove il contatto con un avversario quasi non esiste o tutto è limitato ad una tanto armoniosa quanto salutare e benefica ginnastica.

Ecco perché identificare le arti marziali come una pura tecnica di combattimento è un concetto molto riduttivo che non tiene conto dei diversi benefici che in molti casi invece si ottengono, spesso anche in presenza di particolari patologie come ad esempio il diabete.

ARTI MARZIALI E LORO BENEFICI

JUDO

Aumenta l'ottimismo e diminuisce l'aggressività. Fisicamente dona al corpo flessibilità articolare e resistenza anaerobica.

QI GONG

Rende notevolmente flessibili le articolazioni e porta ad avere una respirazione corretta. Aumenta la capacità di concentrazione ed il conseguente dominio dello stress.

AIKIDO

Aumenta e rinforza la determinazione e la sicurezza, ma per avere risultati veramente concreti ci vogliono anni di pratica.

KARATE

Abbassa il livello dello stress ed aumenta notevolmente l'agilità fisica.

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SPORT KUNG FU Rende la muscolatura più elastica e dà flessibilità alle articolazioni rendendo il fisico agile e coordinato. Psicologicamente stimola una grande forza mentale che porta ad essere attivi e pronti per ogni imprevedibile circostanza.

TAE KWON DO Questa disciplina, di origine coreana, sviluppa equilibrio, potenza fisica e agilità trasformando le gambe in vere e proprie armi. Mentalmente sviluppa la consapevolezza delle proprie possibilità e la resistenza al dolore.

TAI CHI CHUAN Aumenta la capacità di controllo, induce alla calma ed aumenta la predisposizione alla positività. Questa disciplina è stata presa in considerazione anche dalla medicina internazionale che l'ha definita un'arte marziale utile al controllo del diabete.

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Il Tai Chi Chuan o Taiji Quan risulta risalire all'origine da antichi allenamenti militari alle arti marziali, trasformatosi poi in esercizi mentali e fisici basati sul concetto dell'eterna alleanza degli opposti Ying-Yang. Le sue sostanziali peculiarità sono determinate soprattutto dall'allenamento all'armonia della mente sempre in sintonia con l'elasticità del corpo. Il Tai Chi Chuan, con i suoi movimenti morbidi e sinuosi contribuisce a rendere più flessibili le articolazioni stimolando il flusso energetico della muscolatura. Una pratica attenta e costante di questa tecnica genera un effetto benefico sul sistema nervoso e sulla circolazione, rendendo il corpo più agile e contemporaneamente più rilassato, migliorandone anche la postura. Per questo Tai Chi Chuan è considerato una disciplina praticabile da chiunque e ad ogni età, una disciplina che migliora la salute e sviluppa la capacità di un equilibrio tanto fisico che psichico, tutti requisiti molto importanti per chi deve convivere con il diabete. Alcuni studi realizzati da società scientifiche Tailandesi e Australiane l'hanno definita una disciplina utile per migliorare la funzionalità immunitaria ed il metabolismo del glucosio, oltre che per diminuire il peso corporeo e raggiungere un miglior controllo della pressione arteriosa. Come sempre, fare sport per chi ha il diabete vuol dire essere attenti ad alcune regole fonda-

mentali per beneficiare davvero del tempo libero senza incorrere in spiacevoli situazioni. Per questo si consiglia di attenersi sempre alle regole ed ai suggerimenti del proprio diabetologo, soltanto lui sa stabilire le possibilità del singolo individuo nell'affrontare una disciplina sportiva, soprattutto quando questa non è una semplice e banale attività fisica. Quindi è utile osservare una dieta adeguata e digeribile, mantenere una giusta idratazione, effettuare un regolare controllo glicemico anche durante l'attività sportiva ed avere la possibilità di poter correggere, quando necessario, eventuali episodi ipoglicemici con bevande e/o cibi che consentano una rapida integrazione. È bene che in palestra, un responsabile sia a conoscenza della vostra condizione di sportivo con diabete per avere la sicurezza di un valido e corretto aiuto in eventuali casi di emergenza. L'abbigliamento utilizzato nelle arti marziali è forse tra i più pratici e tra quelli che permettono una facile traspirazione corporea, mentre una seria raccomandazione va invece dedicata ai piedi, quasi sempre scalzi e quindi più esposti a escoriazioni o ferite, quindi premunirsi di adeguate creme che facilitino l'elasticità e la robustezza della cute. Al termine, una salutare doccia per lasciare il posto ad un abbigliamento comodo tanto negli indumenti quanto nelle calzature per conservare il più a lungo possibile il beneficio dell'esercizio fisico appena svolto. 19


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ATTUALITÀ

Il ruolo delle

Associazioni.

A. Giaccari

Chi legge queste pagine sa cosa significa ricevere la notizia “Lei ha il diabete”. Sconforto, depressione, vita cambiata per sempre sono i primi sentimenti che passano per la testa. E tutte queste sensazioni (certamente non positive) vengono prontamente superate dalle innumerevoli difficoltà burocratiche cui bisogna andare incontro: esenzioni, piani terapeutici, ricette mediche, strisce, registri; per non parlare poi di quanto cose semplici diventino immediatamente complicate, come ad esempio un semplice certificato medico o il rinnovo della patente. Infine lo sconforto di vedere spesso i propri diritti cancellati dall’indolenza della burocrazia, dagli sportelli chiusi, dalle più varie, seppure oneste, interpretazioni dei diversi servizi e medici. 20


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Ecco perché nascono le Associazioni dei Pazienti: per aiutare a comprendere, superare, migliorare e, alla fine, vincere il diabete. Ma il ruolo di assistenza sociale delle Associazioni è solo una piccola, piccolissima parte delle loro indispensabili attività. L’attività prevalente delle Associazioni va vista nell’incremento dell’informazione e consapevolezza delle persone affette da diabete. Fra queste, l’azione dell’”Empowerment” è forse la più cruciale. Con il termine empowerment viene indicato infatti un processo di crescita, sia dell'individuo sia del gruppo, basato sull'incremento della stima di sé, dell'autoefficacia e dell'autodeterminazione, per far emergere risorse latenti e portare l'individuo ad appropriarsi consapevolmente del proprio potenziale. Questo processo porta ad un rovesciamento della percezione dei limiti indotti dal diabete, in vista del raggiungimento di risultati superiori alle proprie aspettative. Oltre a veri e propri corsi di empowerment, spesso le Associazioni organizzano programmi formativi di ogni genere (educazionali, sportivi, ma anche di arte, cucina, perfino recitazione) che permettono il pieno raggiungimento della coscienza di sé. Le Associazioni di Persone con Diabete sono molto diffuse su tutto il territorio italiano (circa 350) e si differenziano spesso per le attività che svolgono e per gli ambiti di intervento. La rappresentatività delle persone con diabete iscritte (i “Soci”) è molto variabile con organizzazioni, che pur svolgendo attività molto utili, hanno pochi iscritti fino a organizzazioni che contemplano un considerevole numero di soci ed attività. Ma tutte sono indispensabili. La storia delle Associazioni è in realtà molto

Le Associazioni organizzano programmi formativi di ogni genere (educazionali, sportivi, ma anche di arte, cucina, perfino recitazione) che permettono il pieno raggiungimento della coscienza di sé.

lunga. Il coinvolgimento dei pazienti/cittadini nella progettazione, erogazione e valutazione dei servizi sanitari fu teorizzato trent’anni fa dalla Organizzazione Mondiale della Sanità durante la Conferenza di Alma Ata ed è stato valorizzato negli ultimi anni. Governi, autorità sanitarie e studiosi hanno da allora auspicato la partecipazione dei pazienti/cittadini alla gestione dei servizi sanitari, mossi da considerazioni etiche e dalla consapevolezza che il loro coinvolgimento può contribuire a migliorare la qualità dei servizi sanitari. Fin da allora, diversi Piani Sanitari Nazionali (PSN) hanno sottolineato la necessità della presenza delle Associazioni dei Pazienti nell’organizzazione stessa della nostra sanità. Il PSN 2003-2005 ha identificato il volontariato come elemento fondamentale in quella rete di relazioni che devono legare, in un rapporto di 21


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ATTUALITÀ partnership, tutti i protagonisti del mondo della salute, e che viene identificato come “capitale sociale”; il PSN 2006-2008 ha ulteriormente enfatizzato la necessità di favorire le varie forme di partecipazione del cittadino, in particolare attraverso il coinvolgimento dei pazienti e delle associazioni dei familiari, prevedendo un ruolo attivo di queste organizzazioni, in modo da dare valore alle loro esperienze e conoscenze, ai fini di una adeguata programmazione dell’offerta sanitaria. L’ultimo PSN, infine, assegna alle Associazioni un ruolo nella gestione e controllo delle prestazioni del Servizio Sanitario, prevedendo la partecipazione sostenibile dei pazienti e delle loro associazioni negli organismi e nei processi decisionali e nei percorsi sanitari. Tale coinvolgimento è un elemento essenziale per sviluppare l’empowerment della persona con diabete e il grado di soddisfazione nei confronti dei servizi erogati e per consentire al volontariato di effettuare interventi non parcellizzati, ma sinergici e coordinati con i vari nodi del sistema e con le attività delle Istituzioni. Ed infatti le Associazioni, o loro rappresentanze, sono state coinvolte anche nella scrittura dello stesso Piano Nazionale Diabete, di cui avete già trovato scritto dalla dottoressa Pisanti del Ministero della Salute. Le Associazioni delle Persone con Diabete possono dunque contribuire al miglioramento della salute del diabetico nel contesto sociale in cui egli vive ed opera, 22

per facilitare l’accettazione della malattia; migliorare l’adesione alla terapia e stimolare l’adozione di uno stile di vita corretto. Per questo, la prossima volta che vi recate in un centro di diabetologia, verificate se esiste un’Associazione. Iscrivetevi, partecipate. Ne guadagnerete voi e tutta la società.

L’ASSOCIAZIONE COME PUNTO DI RIFERIMENTO PER: • Fornire informazioni relative al diabete, all’assistenza, alle normative di legge, ai diritti e doveri della persona con Diabete; • Raccogliere le segnalazioni di problematiche o difficoltà riscontrate nella gestione e cura del diabete e delle complicanze, nelle difficoltà o discriminazioni incontrate nella vita sociale; • Dare aiuto alla risoluzione dei problemi; • Creare intermediazione tra Territorio e Istituzioni; • Sensibilizzare la popolazione al problema diabete al fine di diffondere la conoscenza del diabete; • Proporre soluzioni e/o miglioramenti necessari per ridurre i disagi nella vita sociale (lavoro, scuola, sport ecc..); • Verificare l’efficacia delle azioni correttive/migliorative effettuate; • Monitorare l’applicazione delle normative nazionali, regionali e locali emanate e la loro congruità ed adeguatezza.


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L’esperienza dell’AID. Le associazioni di volontariato hanno sempre avuto un

vere l’informazione, l’educazione e l’assistenza alla per-

ruolo importantissimo di sostegno alle persone con dia-

sona con diabete, potenziando la sensibilità di autorità

bete e alle loro famiglie ancora più vero oggi per il

sanitarie e istituzioni.

ruolo centrale che l’empowerment conferisce alla per-

Concretamente, ha lavorato cercando di formare e

sona. Nella rinnovata visione del sistema assistenziale e

informare le persone che venivano colpite dalla malat-

di cura della malattia, AID (Associazione Italiana per la

tia e i loro familiari, in modo da migliorare la loro qua-

difesa degli interessi dei pazienti), l’esempio più antico

lità di vita sia dal punto di vista medico sia da quello

di organizzazione di volontariato dedicata all’assistenza

sociale.

e alla tutela delle persone con diabete, ha celebrato i 60 anni di vita.

L’anniversario appena festeggiato non rappresenta solo

AID fu fondata infatti nel 1952, quando il diabete era

un punto di arrivo di un cammino iniziato nel lontano

ancora una malattia poco conosciuta, ma in compenso

1952 da una Associazione di genere, bensì un trampo-

molto temuta, dal professor Silvestro Silvestri, medico

lino di lancio per un progetto di ruolo associazionistico

diabetologo nonché ricercatore chimico, e da sua

che deve avere l’obiettivo di affrontare in termini prio-

moglie, la dottoressa Margherita Lapenna, una donna

ritari, e correlati al diritto alla salute della persona con

dotata di vasta cultura e animo generoso.

diabete, le grandi sfide socio-sanitarie che ci attendono

Silvestro Silvestri è stato un vero pioniere della diabeto-

nei prossimi anni.

logia. Fu lui che, nel luglio 1923, nella Clinica Medica di Roma, per la prima volta in Italia trattò con insulina un

Il Ruolo di Associazione per AID rimane sempre presen-

caso di coma diabetico.

te nel quotidiano e si estrinseca a favore del diabetico nella prevenzione delle complicanze invalidanti, nella

L’insulina fu preparata nel laboratorio di chimica della

cronicità dell’invecchiamento della popolazione diabeti-

stessa clinica secondo le indicazioni dei fisiologi ameri-

ca, nella sostenibilità del diabete da parte del Sistema

cani e del grande scienziato Henry Eugène Louis

Sanitario Nazionale, nell’innovazione diagnostica, stru-

Chabanier, autore di numerosi storici trattati sulla fisio-

mentale e farmacologica, nel finanziamento della ricer-

patologia e il trattamento del diabete mellito. Silvestri e

ca nel diabete tipo 1, nel sostenere socialmente le popo-

la moglie, sin dal 6 novembre 1949, costituirono a

lazioni migranti che svilupperanno il diabete in Italia.

Roma la “Associazione Italiana per la Difesa degli Interessi dei Diabetici”, la cui sigla divenne AID, e ten-

Insomma AID con il suo ruolo è riuscita e riuscirà in

nero le prime riunioni con alcuni diabetologi romani e

futuro ad essere un luogo virtuoso dove il confronto

oltre 200 persone con diabete. AID venne quindi costi-

deve produrre soluzioni, dove l'innovazione e la ricerca

tuita legalmente in associazione nel 1952 e, successiva-

incontrano le aspettative delle persone con diabete,

mente, aderì all’International Diabetes Federation (IDF).

dove le sfide socio-sanitarie debbono avere risposte,

Da allora sono stati fatti passi da gigante nella preven-

dove insieme medici e pazienti devono continuamente

zione, nella diagnosi e nella cura del diabete e, anche

confrontarsi per un futuro migliore.

grazie all’impegno di AID e delle altre associazioni nate in Italia a tutela di chi soffre di questa malattia, dal punto di vista legislativo. Proprio per confermare nel tempo il suo ruolo di asso-

Dr. RAFFAELE SCALPONE

ciazione, AID è sempre stata molto attiva nel promuo-

Presidente AID

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CAPIRE LE ANALISI

Fibrinogeno.

A. Giaccari

Il fibrinogeno è una proteina prodotta dal fegato e coinvolta nei processi di coagulazione del sangue. Il nome fibrinogeno deriva dal fatto che da questa proteina viene “generata” la fibrina, molecola che forma il vero e proprio coagulo di sangue. Quest’analisi viene spesso prescritta nei controlli di routine ma anche in situazioni specifiche, sia nelle persone con diabete che in persone con altre malattie. Sia riduzioni che aumenti dei livelli di fibrinogeno possono indicare un problema di salute. Come abbiamo detto, il fibrinogeno è prodotto dal fegato. Quando il fegato non funziona, la sua capacità di produr24

re proteine si riduce, e i livelli di fibrinogeno scendono. Bisogna però sapere che questo avviene solo nelle fasi più gravi di una malattia epatica, quando il fegato è molto malandato. Un’altra condizione in cui i livelli di fibrinogeno sono bassi è la malnutrizione grave: quando l’apporto di proteine è insufficiente, al fegato manca la “materia prima” per produrre il fibrinogeno e altre proteine, come ad esempio l’albumina. Infine, i livelli di fibrinogeno sono molto bassi durante la cosiddetta “coagulazione intravascolare disseminata”. Questa condizione, molto grave e pericolosa per la vita, si verifica in genere duran-


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te malattie estremamente gravi, per esempio shock, tumori del pancreas, ustioni o traumi importanti. I livelli di fibrinogeno si riducono perché questo viene consumato durante i processi di coagulazione, che in questo caso si verificano contemporaneamente in più vasi sanguigni del corpo. Per fortuna, si tratta di una condizione in cui difficilmente vi imbatterete. Molto più frequenti sono le situazioni in cui si ha un aumento del fibrinogeno. Il fibrinogeno è considerato una delle “proteine di allarme”, i cui livelli si alzano quando nell’organismo sono in corso un’infiammazione, un’infezione o, più in generale, un danno a livello dei tessuti che formano gli organi del corpo. Altre proteine di allarme sono, ad esempio, la proteina C-reattiva o la ferritina. Oltre a rappresentare un “allarme” che segnala un processo infiammatorio, sembra che il fibrinogeno abbia un ruolo nel promuovere l’infiammazione. Tuttavia, il fibrinogeno alto non ci dice che tipo di infiammazione è in corso, né dove la dobbiamo cercare. È sempre necessario integrare questa analisi con la visita del paziente ed altri esami di laboratorio per capire qual è il problema. A volte il problema non c’è: ad esempio, durante la gravidanza un aumento del fibrinogeno è normale, e non indica nulla di patologico. Negli ultimi anni si è scoperto che il fibrinogeno può anche essere un indice che segnala un aumento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari (aterosclerosi, infarto, ictus). Sembrerebbe addirittura che il fibrinogeno possa provocare un danno diretto alle arterie, e stimolare la formazione di placche atero-

sclerotiche. Le placche aterosclerotiche sono formate principalmente da colesterolo, collagene e cellule infiammatorie. Con il tempo possono ingrandirsi o rompersi, e formare un vero e proprio tappo che ostacola la circolazione del sangue. Le conseguenze sono drammatiche: ad esempio, se la placca aterosclerotica si trova in una delle arterie coronarie che portano ossigeno e nutrienti al cuore, si può avere un infarto. Anche se sembra che il fibrinogeno possa contribuire all’aterosclerosi, i fattori che giocano un ruolo principale nello sviluppo di questa condizione sono il diabete, l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigaretta e livelli elevati di colesterolo LDL (da qui la definizione colesterolo “cattivo”). Certo è che persone che presentano sia un aumento del fibrinogeno che altri fattori di rischio per malattie cardiovascolari dovrebbero essere seguite attentamente, e bisognerebbe prendere precauzioni (ad esempio smettere di fumare o iniziare la terapia per ridurre il colesterolo o la pressione, se questi sono elevati) per diminuire la possibilità di andare incontro a conseguenze pericolose per la salute.

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STRUMENTI DI

MISURAZIONE

L’importanza della praticità

discrezione nell’autocontrollo. e della

N. Giorgetti

La popolazione con diabete registra un aumento superiore al 5% annuo, con il conseguente innalzamento del 10% circa della spesa sanitaria. Da questi dati è facile comprendere l'importanza che assume la pratica dell'autocontrollo, divenuta ormai parte integrante della terapia in quanto una corretta e completa gestione del diabete riesce a dare un valido contributo per ridurre e contenere le spese dovute alle sue complicanze che purtroppo incidono per il 78% sul totale dei costi determinati da questa patologia. Se pur consigliato e spesso raccomandato dai medici diabetologi e dal personale infermieristico, soprattutto ai pazienti con diabete di tipo 1, come rilevato da un sondaggio tedesco l'autocontrollo non viene praticato con regolarità a causa di molte problematiche, tanto dovute dall'ingombro di tutto il kit necessario quanto alla man26


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canza di fedeltà dei vari apparecchi in commercio, ma molto anche per il disagio psicologico generato dal dover effettuare una serie di operazioni fastidiose da attuare quando ci si trova fuori casa, in luoghi che non concedono riservatezza e privacy.

I VANTAGGI DELLO “ALL IN ONE”

STRUMENTO

Come raccomandato da varie società scientifiche, la scelta del glucometro deve essere effettuata tenendo conto delle specifiche necessità del singolo paziente e quindi secondo criteri quali età, attività, capacità nel gestire apparecchi tecnologici e stile di vita. Se alla soluzione di queste problematiche si aggiunge anche la possibilità di poter gestire

un'automisurazione glicemica in qualunque momento della giornata senza sentirsi osservati e per questo in imbarazzo, allora anche l'autocontrollo può essere praticato con puntualità e risultare così più comodo ed efficace. La diffusione del diabete è vero, avanza, ma allo stesso modo avanza anche la tecnologia che fornisce strumenti sempre più innovativi e utili per aiutare il paziente nella sua non sempre facile gestione della terapia. Essenziale e minimalista ma al tempo stesso completo, con un sistema integrato di strisce e pungidito, il tutto in un unico strumento, il glucometro ALL IN ONE presenta il grandissimo vantaggio di avere sembianze e dimensioni di un comune cellulare.

Pratico, discreto e silenzioso nel suo utilizzo: è sufficiente un semplice gesto per caricare tanto il sistema pungidito quanto il sensore ed avere una misurazione rapida ed affidabile.

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DIABETENIGMISTICA

In questo numero di GLUNews si parla in modo approfondito di… Risolvete il cruciverba e l’argomento comparirà nelle caselle colorate. ORIZZONTALI 1. Pieno di punte - 5. Il fiume di Breslavia - 9. Sigla di Taranto - 10. Contenitori per... plasmare i dolci - 13. Un telo che... si porta in spiaggia - 15. Saluto tra amici - 16. Il chitarrista Metheny - 17. Pianta arbustiva sempreverde - 20. Locuzione o parola di uso comune proveniente da... Oltremanica - 22. Fa coppia... con il rischio - 23. In modo vigoroso e pieno di dinamismo - 25. Indifferenza, disinteresse - 26. Un’esclamazione dei fumetti - 28. La città con il Valentino (sigla) - 29. Si intima con una paletta - 31. Lo è la carta del salumiere - 32. Si spegne bevendo. VERTICALI 1. La patria di Ulisse - 2. Abbattuti... al suolo - 3. Gian Paolo che amò la Monaca di Monza - 4. Un contabile diplomato (abbrev.) - 5. Organizzazione Penitenziaria Militare (sigla) - 6. Lo strumento dell’accordatore - 7. Provincia della Sicilia - 8. Litigiose, attaccabrighe - 11. Un pronome per l’amico - 12. Era un luogo da... camicie di forza! - 14. E’ famoso quello di Venezia - 17. Gira nei piccoli aerei - 18. La consulta il cuoco e la stila il medico - 19. Francesco che musicò “Adriana Lecouvreur” - 20. Producono il miele - 21. Acquavite di vinacce - 23. Una località... di Fassa - 24. Interrompe il gioco del flipper - 27. Le prime... dell’ultimo - 29. Sono pari in pace - 30. Una bevanda ambrata.

Promossa...agli esami. È una importante proteina trasformata dal nostro fegato e attiva nel processo di coagulazione del sangue, è opportuno tenerla sotto controllo. La signora, assicura il medico, ha i valori di questa proteina nella norma e può stare tranquilla. Ma poiché è assai improbabile che la nostra proteina abbia il nome di un gioco e per di più con un riferimento alle bestie feroci, ci dev’essere un errore di stampa. Provate ad anagrammare le due parole BINGO FERINO e troverete il nome corretto di questa proteina.

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Diabetici famosi

Regista e produttore statunitense famosissimo in tutto il mondo, è nato nel 1944 in California. Nel 1975 ha fondato lo studio Industrial Light & Magic con il quale ha totalmente rivoluzionato il mondo degli effetti speciali realizzando film che si sono rivelati campioni d’incassi. Cancellate dallo schema le parole elencate sotto: al termine le lettere rimaste, lette di seguito, daranno nome e cognome di questo straordinario artista, affetto dal diabete fin dalla più giovane età.

DETERGENTE • DIREZIONE EVENTO • FORESTA FRAZIONE • INTERVISTA MADONNA • OROLOGIO PADRE • PISTOLA • PULIZIA RIDOTTO • SETACCIO SETTORE • SONNO TASSISTA • TELEFILM TELEVISORE • TOSSE USIGNOLO • VAGONE VALZER • ZERBINO

Sudoku

2 9 1 4 5 3 6 8 7

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8 3 5 6 2 7 9 1 4

7 4 6 8 1 9 2 3 5

3 8 9 2 4 5 1 7 6

5 6 7 3 8 1 4 2 9

1 2 4 9 7 6 3 5 8

4 1 2 5 6 8 7 9 3

6 5 3 7 9 2 8 4 1

9 7 8 1 3 4 5 6 2

Soluzione “Promossa...agli esami” FRIBRINOGENO


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DOLCI CURIOSITÀ Papaya e tè verde per prevenire il diabete Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università delle Mauritius ha evidenziato che i due alimenti agiscono in modo benefico rispettivamente sui livelli di proteina C reattiva e acido urico e sui livelli di zuccheri nel sangue. In una prima fase della ricerca, è stato chiesto a 77 volontari con diagnosi di pre-diabete di bere tre tazze di tè verde al giorno, prima dei pasti, per quattordici settimane. Ad altrettanti soggetti è stata invece fatta assumere acqua calda, per lo stesso periodo. Dalle analisi cliniche effettuate al termine del test è emerso che il tè potenzia le difese antiossidanti dell’organismo senza dare luogo a effetti collaterali. "Abbiamo scoperto che il tè verde ha rafforzato le difese antiossidanti di coloro che avevano raggiunto la fase pre-diabetica, e soprattutto, senza impatti negativi", ha detto il professor Theeshan Bahorun del Centro di Eccellenza per la Biomedica e Biomateriali di ricerca dell’università di Mauritius. La seconda fase dello studio ha preso in esame gli effetti della papaya fermentata sul diabete in due gruppi di persone, uno da 50 e uno da 77. Il primo gruppo è stato invitato a consumare due bustine di papaya fermentata ogni giorno per un periodo di quattordici settimane; i membri del secondo gruppo hanno assunto quotidianamente due bicchieri d’acqua calda per altrettante settimane. Al termine del periodo, tutti i partecipanti sono stati sottoposti a esami clinici per valutare i livelli di colesterolo, glicemia, urea, creatinina e acido urico. Anche in questo caso i risultati positivi sono stati registrati nel gruppo che aveva assunto la papaya fermentata. “Il tè verde impedisce l’aumento dei livelli di zucchero nel sangue, mentre la papaya fermentata aiuta a ridurre positivamente il livello della proteina C reattiva e l'acido urico", ha detto Bahorun, uno degli Autori dello studio, precisando che i risultati sono molto significativi perché mostrano una riduzione dei fattori di rischio per il diabete e le malattie cardiovascolari senza intervento medico. FONTE: WWW.LIFEGATE.IT

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Federfarma, contraffatti 7 farmaci venduti online su 10 "Sette farmaci su 10, tra quelli che vengono venduti tramite internet, sono contraffatti e i cittadini spesso non sanno che stanno ordinando presso siti truffaldini e non presso farmacie. Mi auguro che l'Italia recepisca quanto prima la normativa europea in termini di farmaci falsificati". Lo afferma il Presidente di Federfarma Annarosa Racca, dopo la richiesta, da parte dell'Unione Europea all'Italia, di un adeguamento, entro due mesi, alla direttiva comunitaria in materia. Pena, il rischio di incorrere in una procedura di infrazione, poiché già non è stata rispettata la prima scadenza, fissata per il 2 gennaio scorso. "In Italia la contraffazione di farmaci venduti in farmacia quasi non esiste. Il problema - spiega Racca - è online, su siti internet dove vengono venduti dimagranti, farmaci per sportivi e per disfunzioni erettili. La nuova normativa dovrà far sì che solo le farmacie autorizzate potranno vendere sul web i farmaci senza ricetta, in modo da poter essere tracciate e identificabili". FONTE: WWW.ANSA.IT

Tom Hanks In occasione del David Letterman Show, Tom Hanks ha confessato in un’intervista di essere affetto dal diabete: «Sono andato dal dottore e mi ha detto: "Sai quei livelli alti di zucchero che hai nel sangue dall'età di 36 Anni? Bene, adesso sei stato promosso. Hai il diabete di tipo 2”. La malattia sarebbe stata favorita dalle esigenze dei copioni che richiedevano spesso variazioni di peso per interpretare i diversi personaggi. Nel film “A League of Their Own”, ad esempio, ha dovuto aumentare il suo peso di 15 chili per interpretare il personaggio di un allenatore di baseball, mentre in “Cast Away” ha perso quasi 30 chili per diventare un naufrago credibile. Solo dopo 20 anni di sintomi della malattia i medici sono però riusciti a diagnosticarla. Il diabete, come Hanks precisa nel corso dell’intervista, non gli impedisce comunque di condurre una vita normale. Anzi, ironizza sul suo problema e sulla necessità di seguire una dieta ferrea per evitare complicanze. «Il mio medico mi ha detto: "Se peserai come ai tempi del liceo diventerai completamente sano e non avrai più il diabete di tipo 2". Ed io ho risposto: "Beh, sicuramente mi terrò il diabete di tipo 2, anche perché non c’è modo di tornare al peso del liceo. Pesavo solo 40 chili, ero molto magro».

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