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ANNO VI • N. 1 • FEBBRAIO 2013 • Quadrimestrale di aggiornamento per diabetici e non €2,50 • copia omaggio

Sesso e diabete.

Alimentazione La frutta fresca e le sue proprietà.

Sport Il ciclismo.

Attualità Idoneità all’attività sportiva.


Sommario EDITORIALE

pag. 3

FOCUS

pag. 4

Sesso e diabete.

ALIMENTAZIONE

pag. 10

La frutta fresca e le sue proprietà.

LA POSTA DEI LETTORI

pag. 14

SPORT

pag. 16

Il ciclismo.

ATTUALITÀ

pag. 20

Nuovi modelli organizzativi in diabetologia.

CAPIRE LE ANALISI

pag. 24

Esame delle urine.

STRUMENTI DI MISURAZIONE

pag. 26

Telemedicina e diabete: il nuovo approccio basato sulla centralità del paziente.

DIABETENIGMISTICA

pag. 28

DOLCI CURIOSITÀ

pag. 30 GLUNews • ANNO VI • N. 1 • FEBBRAIO 2013 Quadrimestrale di aggiornamento per diabetici e non Uscite: Febbraio, Giugno, Ottobre | Tiratura: 25.000 copie Direttore Responsabile Maria Margherita Rossetti Coordinamento Scientifico Prof. Andrea Giaccari Professore di Endocrinologia, Docente di diabetologia Policlinico Gemelli Roma giaccari@glunews.it

con la collaborazione di: Dott.ssa Annamaria Prioletta Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio Centro Diabetologico ACISMOM Camillo Negro Roma Edizione, Redazione & Progetto Grafico CARISM S.r.l. - Torino Stampa GRAF ART - Torino Registrato al Tribunale di Torino, N. 44 - 28 Maggio 2008.

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Editoriale Cosa c’è di meglio, quando si deve affrontare un problema o una malattia come il diabete, che avere la possibilità di condividerlo con una persona forte ma mite, autorevole ma sempre con il sorriso sul volto, preparata e professionale ma anche semplice. Una mamma, ma anche un’amica sincera. Questa è sempre stata la chiave del successo della dott.ssa Annamaria Prioletta. Da pochi anni aveva terminato gli studi di specializzazione all’Università Cattolica, entrando nel vasto e prestigioso team del centro di diabetologia Acismom di Roma. Lì si era fatta subito riconoscere. Stimata, appena entrata era già fra i migliori professionisti del diabete, anche di chi poteva vantare ben più anni di esperienza professionale. Anche se proiettata con impeto e coraggio verso il futuro, con il sorriso e la dolcezza riusciva a coinvolgere e fare squadra con tutti, personale medico e non, ma soprattutto con le centinaia di persone con diabete che aveva in cura; a farsi stimare e benvolere da tutti, indistintamente. Nonostante i gravosi impegni lavorativi, riusciva a continuare a svolgere attività di volontariato per la ricerca sul diabete, a curare questa rivista (oltre ai tanti articoli, anche le ricette), ma anche (forse soprattutto) ad essere moglie e mamma di una splendida bambina di 6 anni. La vigilia di Natale tornava a casa (Frosolone, in Molise) con figlia e marito, per trovare i propri genitori e tutta la grande famiglia riunita per l’occasione. Non è mai arrivata, né lei, né il marito, né la piccola figlia Anna, travolti in un grave incidente automobilistico, che forse avrete letto sui giornali. Non avremo più la sua scienza, il suo coraggio, la sua autorevolezza ed i suoi consigli. Ma faremo di tutto per continuare la sua opera, tenendo ben in mente il suo sorriso. Ciao Annamaria

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FOCUS

A. Giaccari

Sesso e diabete. La sessualità è un argomento che coinvolge molti aspetti della vita di ogni individuo e il diabete può mutare, a vari livelli, la sfera sessuale della persona che ne è affetta, non solo dell’uomo (di cui più spesso si sente parlare e di più scriveremo oggi), ma anche della donna. L’argomento che ci apprestiamo a trattare è estremamente ampio, perché non riguarda solo aspetti medici e di ordine tecnico. Chi ha il diabete spesso vive la propria sessualità quasi con timore, non solo per motivi fisici, ma anche per motivi psicologici. In alcuni casi c’è il timore del rifiuto legato alla malattia o la paura, prettamente maschile, che il diabete possa minacciare la propria funzione sessuale. È importante pertanto conoscere il problema, per poterne affrontare nella maniera più opportuna i diversi aspetti coinvolti, chiarendo dubbi e cercando di superare le paure e i blocchi psicologici. I problemi sessuali non sono un argomento di cui si parla volentieri con i medici. Molti evitano del tutto di affrontare l’argomento perché si sentono imbarazzati, 4


oppure vi girano intorno cercando di mandare qualche “messaggio in codice” nella speranza che il medico colga gli indizi e faccia domande specifiche. Si tratta di un argomento personale ed estremamente intimo ed è comprensibile che parlarne può creare imbarazzo, ma il primo passo per cercare di affrontare l’eventuale problema è confidarsi con il proprio medico, che avrà sicuramente la giusta sensibilità nell’ascoltare e nel cercare, insieme con voi, delle soluzioni. Spesso possibili. I disturbi della sfera sessuale, contrariamente a quello che si pensa, non sono affatto rari e ovviamente non riguardano solo le persone affette da diabete. Come abbiamo accennato all’inizio possono coinvolgere sia uomini che donne, con problemi diversi e con differenti possibili soluzioni. Un aspetto comune sia agli uomini che alle donne è la possibilità che la malattia (non solo il

diabete, ma la presenza di una malattia in genere), possa scatenare una forma, più o meno sfumata, di depressione che può avere una qualche interferenza con la vita sessuale. Nell’uomo il problema principale è l’impotenza, in particolare la difficoltà di avere o mantenere un’erezione sufficiente che consenta di avere rapporti sessuali. L’impotenza, definita in maniera più appropriata “disfunzione erettile”, è un disturbo della sfera sessuale maschile che non affligge solo gli uomini con diabete. La sua incidenza è sottostimata perché se ne parla ancora troppo poco e pertanto risulta difficile stabilirne con esattezza la sua rilevanza; purtroppo è molto più frequente nelle persone che hanno il diabete rispetto alla popolazione generale. Le ultime stime ci dicono che una percentuale di circa il 50% degli uomini con diabete

Il 50% degli uomini con diabete sviluppa un qualche grado di disfunzione erettile.

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FOCUS sviluppa un qualche grado di disfunzione erettile e questa percentuale è estremamente più alta se andiamo a considerare gli uomini oltre i 60 anni di età (si sale a oltre il 90%). Inoltre il 50% di questi uomini manifesta la disfunzione erettile entro 10 anni dall’insorgenza del diabete e in più del 10% dei casi essa rappresenta il primo segno che porta la persona dal medico che solo successivamente pone una diagnosi di diabete. Ora cerchiamo di capire meglio cosa si intende per disfunzione erettile e perché è così frequente in chi ha il diabete. Il termine disfunzione erettile definisce l’incapacità di ottenere e mantenere un’erezione soddisfacente per svolgere l’attività sessuale. Ovviamente tale disturbo, per assumere le caratteristiche di patologia, non deve limitarsi a un’evenienza occasionale, ma deve presentarsi in maniera cronica, ed indipendentemente dal partner. Sembrerà una battuta, ma non sapete quante volte persone, anche

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di cultura, mi riferiscono un problema di erezione con uno specifico partner. Ovviamente non è disfunzione erettile, ma solo, diciamo, uno specifico problema “di coppia”! Le cause possono essere diverse, alcune non ancora ben note e non legate al diabete; ad oggi non esiste un test diagnostico unanimemente accettato che consenta di fare una diagnosi di causa della disfunzione erettile. I meccanismi che portano all’erezione sono complessi e delicati e come tali facilmente alterabili da più punti di vista. Solo per cercare di capire meglio con quale meccanismo si può arrivare alla disfunzione erettile, richiamiamo brevemente i meccanismi fisiologici che determinano l’erezione. Il pene è composto principalmente dai corpi cavernosi, che sono degli organi vascolari spugnosi che, seguendo alcuni stimoli, si riempiono di sangue. A seguito di uno stimolo nervoso e di alcune sostanze liberate nel sangue, gli spazi all’interno dei corpi


cavernosi diventano più grandi, l’arrivo di sangue aumenta, la fuoriuscita di sangue invece diminuisce. Come una specie di spugna, prima asciutta poi ben bagnata, i corpi cavernosi aumentano di volume, determinando l’erezione. La mancata o incompleta erezione può, quindi, rappresentare l’espressione di un problema complesso a carico della sfera psichica, del sistema nervoso centrale, del sistema nervoso periferico, della circolazione. O, più spesso, una combinazione di più cause. Esistono diversi tipi di disfunzione erettile: circa la metà dei casi è su base vascolare, cioè si manifesta come conseguenza di una “ostruzione” o di una riduzione del calibro delle arterie del pene, che non consente l’arrivo di una quantità e di un flusso sanguigno adeguato a garantire l’erezione. Esiste poi una forma di disfunzione erettile su base neuropatica, cioè determinata da un danno a carico dei nervi che vanno ad irrorare il pene e la zona pelvica; infine altre forme meno comuni derivanti da traumi o da alterazioni ormonali. La disfunzione erettile del diabete può quindi dipendere da diversi meccanismi, tutti, in qualche modo correlati ai possibili danni causati dalla malattia. Il danno vascolare rientra in quelle che abbiamo definito, in occasioni precedenti, complicanze macrovascolari, cioè alterazioni delle pareti delle arterie che portano il sangue, in questo caso al pene. Se le pareti delle arterie sono ispessite o se sono presenti delle ostruzioni, la quantità di sangue e/o il flusso del sangue non saranno sufficienti a garantire una erezione efficace. Il danno nervoso rientra nelle forme di complicanza micro vascolare ed è legato ad un problema dei nervi che regolano l’erezione come manifestazione di neuropatia diabetica.

Uno scorretto stile di vita (fumo, alcoolismo, uso di sostanze stupefacenti) può rappresentare una potente concausa di disfunzione erettile in chi ha già come fattore di rischio il diabete.

Va, inoltre, ricordato che uno scorretto stile di vita (fumo, alcoolismo, uso di sostanze stupefacenti) può rappresentare una potente concausa di disfunzione erettile in chi ha già come fattore di rischio il diabete. Mentre sono ben note e chiare le disfunzioni sessuali negli uomini, poco si sa riguardo alle problematiche sessuali delle donne con diabete, data anche la difficoltà nel loro rilevamento e la diversa tipologia di sintomi, spesso più sfumati e quindi misconosciuti. Inoltre, anche le richieste di aiuto arrivano con molta maggiore frequenza dagli uomini piuttosto che dalle donne e questo sia per il tipo di disfunzione sessuale (quella maschile vissuta in maniera maggiormente invalidante), sia per 7


FOCUS una impostazione culturale in cui l’uomo attribuisce al sesso un valore diverso. I pochi dati a disposizione rivelano che anche nelle donne il diabete aumenta il rischio di disfunzioni sessuali. Le forme più comuni sono rappresentate da una riduzione dell’eccitazione sessuale con una lenta e a volte inadeguata lubrificazione vaginale, che può quindi essere causa di dolore nei rapporti sessuali e una riduzione del desiderio sessuale. Alla base di queste alterazioni sono state ipotizzate alterazioni della innervazione e della vascolarizzazione che, interferendo con la congestione dei vasi sanguigni genitali, provocherebbero la ridotta lubrificazione vaginale. Contrariamente a quanto accade per i disturbi sessuali maschili, nelle donne con diabete essi sembrano essere maggiormente legati a problematiche di ordine psicologico piuttosto che fisico ed in particolare a sintomi depressivi e di difficoltà nell’adeguamento al cambiamento di vita causato dalla malattia. Naturalmente le alterazioni della sessualità, sia nella donna che nell’uomo, possono incidere sulla qualità di vita e sul rapporto con il partner, scatenando a loro volta una ulteriore evoluzione in senso depressivo che può potenzialmente peggiorare la situazione. In molti casi, inoltre, la richiesta di aiuto sui disturbi sessuali da parte di chi ha il diabete arriva senza che vi sia nessun coinvolgimento del partner. Quindi, che vi sia un legame tra disturbi sessuali e diabete è chiaro, tuttavia questo non significa che le persone affet8

te da diabete non possano avere una vita sessuale normale.

I suggerimenti più importanti riguardano la prevenzione. Mantenere un buon controllo metabolico con stretto monitoraggio della glicemia, adottare uno stile di vita sano e seguire con attenzione le indicazioni alla terapia sono tutte ben note strategie per ritardare le complicanze croniche del diabete e di conseguenza anche le alterazioni sessuali. Dopo una attenta valutazione clinica ed eventuali accertamenti specifici il diabetologo saprà indirizzarvi verso il percorso migliore da seguire per affrontare il problema. Anche se pensate di non soffrire di disfunzione erettile, compilate comunque il questionario che trovate nelle pagine vicine. Verificate il punteggio raggiunto e parlatene quindi con il vostro medico, senza timori: renderà il tutto più semplice di quanto pensiate.


Questionario IIEF 5 L'International Index of Erectile Function - 5 (IIEF-5) è stato creato allo scopo di fornire un questionario sensibile e specifico per valutare la funzione erettiva. Nel rispondere si deve tener conto della attività sessuale relativa agli ultimi sei mesi A) Negli ultimi sei mesi come è stata la sua capacità di raggiungere e mantenere l'erezione? 0- praticamente inesistente 1- molto bassa 2- bassa 3- moderata 4- alta 5- molto alta B) Negli ultimi sei mesi dopo la stimolazione sessuale quanto spesso hai raggiunto un'erezione sufficiente alla penetrazione? 0- non ho avuto alcuna attività sessuale 1- quasi mai o mai 2- poche volte (molto meno della metà delle volte) 3- qualche volta (circa la metà delle volte) 4- la maggior parte delle volte (più della metà delle volte) 5- quasi sempre o sempre C) Negli ultimi sei mesi durante il rapporto sessuale quanto spesso è riuscito a mantenere l'erezione dopo la penetrazione? 0- non ho tentato di avere rapporti sessuali 1- quasi mai o mai 2- poche volte (molto meno della metà delle volte) 3- qualche volta (circa la metà delle volte) 4- la maggior parte delle volte (più della metà delle volte) 5- quasi sempre o sempre D) Negli ultimi sei mesi durante il rapporto sessuale quanto è stato difficile mantenere l'erezione fino alla fine del rapporto? 0- non ho tentato di avere rapporti sessuali 1- estremamente difficile 2- molto difficile 3- difficile 4- abbastanza difficile 5- facile E) Negli ultimi sei mesi quando ha avuto un rapporto sessuale quanto spesso ha provato piacere? 0- non ho tentato di avere rapporti sessuali 1- quasi mai o mai 2- poche volte (molto meno della metà delle volte) 3- qualche volta (circa la metà delle volte) 4- la maggior parte delle volte (più della metà delle volte) 5- quasi sempre o sempre Sommando i punteggi ottenuti (indicati a fianco della risposta scelta), si ottiene il risultato finale. Da 22 a 25 l'attività sessuale è da considerarsi normale. Da 17 a 21 siamo in presenza di disfunzione erettiva lieve. Da 12 a 16 si manifesta una disfunzione erettile lieve-moderata. Da 8 a 11 si tratta di una disfunzione erettile moderata. Da 5 a 7 siamo in presenza di una grave disfunzione erettile.


ALIMENTAZIONE

La frutta fresca e le sue proprietà.

A. Prioletta

Il rapporto tra la frutta e il diabete è tormentato da sempre e questo a causa della diffusione, dura a spegnersi, di falsi miti e leggende sull’argomento. Sebbene siamo fortunatamente lontani dalla situazione in cui la mela (la famigerata “mela renetta”) era l’unico frutto concesso a chi aveva il diabete, molta strada ancora c’è da percorrere e molti aspetti sono ancora da chiarire. Noi diabetologi, quotidianamente, ci rendiamo conto di quanto sia articolato e diversificato il rapporto che i nostri pazienti hanno con la loro alimentazione e di come la cultura e la condivisione di opinioni ed esperienze giochi un ruolo cruciale in questo rapporto. Forse la frutta è tra gli alimenti che più di tutti è in grado di creare equivoci e potenziali errori che possono avere poi ripercussioni nella gestione del diabete e nel compenso glicemico. 10


La lista di potenziali errori è molto lunga: sentiamo parlare spesso di “frutti proibiti” o ci confrontiamo con pazienti che eliminano completamente la frutta dalla loro dieta semplicemente perché “dolce” ed altri che, al contrario, equiparandola alle verdure, ne fanno la loro prima scelta alimentare. In realtà potremmo dire che la verità sta nel mezzo e, come spesso diciamo quando parliamo di alimentazione nel diabete, non esistono dei divieti assoluti né indicazioni universali valide per tutti. Nelle righe che leggerete, chiariremo qualche aspetto, sfateremo qualche falso mito e cercheremo di fornire qualche informazione e indicazione utile. Cercando di evitare il termine, non propriamente corretto, di “frutta proibita”, è tuttavia vero che la frutta non è tutta uguale. A parte il sapore (ci sono frutti che al gusto sono più dolci e altri meno dolci), vi sono differenze importanti tra i diversi frutti, nel contenuto di zuccheri e nell’indice glicemico. In sostanza la frutta contiene principalmente zuccheri (fruttosio in particolare), e questo non è certo un mistero, ma è un alimento molto ricco di fibre, acqua, vitamine e sali minerali ed ha un contenuto calorico modesto. Il contenuto relativo, per i diversi frutti, di zucchero, acqua e fibre, oltre ad altri aspetti, ne rendono diverso il loro contributo sulle variazioni della glicemia, non solo in termini di maggiore e minore aumento dei valori glicemici, ma anche nella velocità con cui la glicemia sale dopo averli consumati (l’indice glicemico appunto). Chi ha il diabete deve tenere in considerazione la quantità di zuccheri presenti in una porzione di frutta per poter inserire correttamente questo alimento della propria dieta, per rendere la pro-

Una buona regola: consumare una porzione di frutta tale da non superare i 15 g di zuccheri.

pria alimentazione più varia e corretta evitando che questa vada ad incidere in maniera negativa sul controllo glicemico. Una buona regola può essere quella di consumare una porzione di frutta tale da non superare i 15 gr di zuccheri. Ovviamente per sapere quanto zucchero è contenuto in una porzione di frutta bisogna conoscere qualche caratteristica del frutto in questione e pesarlo, almeno i primi tempi, per determinarne la quantità. Nella tabella seguente trovate indicate le porzioni di frutta corrispondenti ai famigerati 15 gr di zuccheri e, come emerge in maniera piuttosto immediata, le porzioni sono estremamente variabili tra i diversi frutti e questo principalmente per il loro contenuto di zuccheri. Facciamo un esempio: per mantenersi nei 15 gr di zucchero per porzione di frutta potremmo scegliere di consumare 200 gr di fragole (una bella porzione), ma solo 60 gr di banana (meno della metà) o 80 gr di uva (purtroppo solo qualche chicco). 11


ALIMENTAZIONE Frutto Banane Cachi Cocomero/Anguria Fichi Fragole Kiwi Mele Melone Pere Pesche Pompelmo Prugne Uva

Porzione corrispondente a 15 g di zuccheri 60 g 90 g 200 g 80 g 200 g 100 g 110 g 180 g 100 g 160 g 180 g 130 g 80 g

Un altro aspetto da tenere in considerazione quando dobbiamo scegliere un frutto è l’indice glicemico, che come abbiamo avuto modo di dire in occasione di precedenti rubriche di alimentazione, rappresenta la velocità con cui un alimento è in grado di far salire i valori della glicemia. La frutta contiene fruttosio, uno zucchero semplice, che come tale è a rapido assorbimento, tuttavia ha un indice glicemico molto variabile perché è influenzato da vari fattori quali la quantità di fibre che contiene (un frutto con più fibre ha un indice glicemico più basso), la quantità di acqua, il grado di maturazione, la cottura (un frutto più maturo o che subisce una cottura ha un indice glicemico 12

più alto). Altri aspetti importanti che influiscono sull’indice glicemico sono il consumo del frutto da solo o all’interno di un pasto. Consumare un frutto alla fine di un pasto che contenga grassi e proteine, per esempio, ne riduce l’indice glicemico. È anche vero però che spesso viene consigliato di consumare la frutta lontano dai pasti (meglio ancora come spuntino o merenda), per evitare di aumentare troppo la quota di carboidrati del pasto principale. In questo caso un consiglio potrebbe essere quello di consumare in ogni caso un frutto a più basso indice glicemico. Nella tabella potrete trovare gli indici glicemici medi per i frutti più comunemente con-


sumati (confrontati con l’indice glicemico dell’alimento di riferimento, un indice glicemico di 100 che è, in questo caso, il glucosio).

Albicocca

da 57 a 64

Ananas

59±8

Arancia

da 31 a 51

Banana

70±5

Cachi

50

Ciliegie

22

Fragole

25

Kiwi

53±6

Mango

51±5

Mela

da 28 a 44

Melone

60-70

Pera

38±2

Pesca fresca

da 28 a 56

Prugna

39±15

Uva

da 46 a 59

Dalla tabella è possibile osservare che l’indice glicemico è piuttosto variabile anche per lo stesso frutto (dipende dalle caratteristiche che abbiamo detto prima ed in particolare dal grado di maturazione). Vi sono inoltre frutti con un basso contenuto di zuccheri (come per esempio il melone), ma con indice glicemico relativamente più alto. In questo, come in altri casi simili, il consumo di frutta nelle giuste quantità e inserite nell’ambito di una alimentazione bilanciata, non ha effetti negativi con controllo glicemico. Non esiste, dunque, un frutto proibito per il diabetico. È solo opportuno calcolare con un po’ di attenzione quantità e frequenza di consumo in relazione alle caratteristiche del singolo alimento e all’alimentazione.

Pere alla cannella

INGREDIENTI PER 4 PERSONE • 4 pere • 2 cucchiai di cannella in polvere • 1 limone • 1 stecca di vaniglia

PREPARAZIONE: Riempire per ¾ di acqua un pentolino, aggiungere la stecca di vaniglia e la scorza della cannella, portare ad ebollizione e lasciare bollire per circa 15 minuti. Sbucciare le pere, tagliarne il fondo in modo da crearne una base di appoggio. Disporre le pere in piedi in una pentola, ricoprirle con l’acqua con la cannella e la vaniglia e porla sul fuoco lasciando cuocere per circa trenta minuti. Disporre le pere su un piatto. Continuare a far bollire il liquido aggiungendo i 2 cucchiai di cannella, finchè non si restringe. Versare il liquido sulle pere e conservarle in frigo.

Valori nutrizionali (approssimativi) a porzione: Calorie: 70 Kcal Carboidrati: 15 g Proteine: 1 g Grassi: 0 g 13


CHIEDI AL

PROFESSORE

Gentile Professore, perché l’insulina fa ingrassare?

Carissimo, questo è uno dei temi più dibattuti degli ultimi tempi. Nella realtà, non vi è alcuna dimostrazione che l’insulina faccia ingrassare. Vi sono piuttosto teorie che sostengono, secondo me a ragione, che è la paura dell’ipoglicemia che tende a far mangiare di più. Non è improbabile, ad esempio, che dopo essersi iniettato l’insulina una persona con diabete si senta in dovere, per evitare l’ipoglicemia, di finire tutto il pasto, anche se non ne ha voglia. Oppure che abbia dei sintomi che fa ricondurre ad una ipoglicemia e piuttosto che misurarla, con il classico glucometro, mangia qualcosa per prevenirla. In entrambe le ipotesi si tende a mangiare di più di quando si dovrebbe o vorrebbe. E mangiare di più fa certamente ingrassare.

Gentile Professore, perché la glicemia alta porta danni ai vasi arteriosi a vari livelli? Con una glicemia alta che cosa succede a livello dei vasi?

Carissima, questo è stato uno dei temi dei passati Focus, in particolare sulle malattie cardiovascolari (oltre al cuore, i vasi) e le complicanze microangiopatiche (che vuol dire piccoli vasi). In generale la glicemia alta tende ad entrare in eccesso nelle cellule, soprattutto in quelle che non ne hanno bisogno più di tanto (appunto, di più nelle cellule dei vasi mentre di meno in quelle dei muscoli). Così ne alterano la struttura, provocando dei cambiamenti che tendono alla formazione di occlusioni che portano, alla fine, alla nefropatia, alla retinopatia (se piccoli vasi) e all’aterosclerosi con ictus ed infarto (se grandi vasi). Meglio tenere la glicemia sotto controllo.

Chiedi al Professore è un servizio di GLUNews offerto a tutti i suoi abbonati, che possono porre i loro quesiti alla nostra Redazione Scientifica tramite il sito www.glunews.net. Le domande più cliccate verranno riportate sulla rivista in forma anonima in modo da essere un utile supporto su problematiche condivise.

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Il servizio non vuole in alcun modo interferire o sostituirsi alle indicazioni terapeutico/cliniche dei medici di riferimento, ma offrire un utile strumento di informazione dedicato a fornire spiegazioni maggiormente dettagliate e specifiche su problematiche legate alla corretta gestione del diabete.


SPORT

Il ciclismo.

M. Daghero

Quanti di voi stanno facendo il conto alla rovescia per segnare sul calendario la fine dell'inverno con l'inizio della primavera, sicuramente molti! A parte la neve che per gli appassionati della montagna è motivo di svago e divertimento, il freddo e le nebbie del lungo inverno fanno ormai desiderare il calore del sole, la voglia di poter uscire di casa senza la zavorra degli abiti pesanti, poter passeggiare e perché no, magari farsi anche una bella pedalata in bicicletta! Già, pedalare, un semplice gesto che si impara fin dalla giovane età! Per alcuni la bicicletta è un semplice mezzo di trasporto personale usato anche per andare al lavoro, per altri un "attrezzo" sportivo per lo svago ed il divertimento, per tutti però, sempre e comunque un buon modo salutare per fare movimento e tenere il fisico in allenamento. 16


IL

DIABETE IN BICICLETTA.

Il ciclismo, oltre a non avere particolari controindicazioni, è uno degli sport più indicati per chi ha il diabete, ha il vantaggio di essere uno sport prevalentemente non traumatico e con tempi di recupero muscolari decisamente rapidi.

Il ciclismo è uno degli sport più indicati per chi ha il diabete, con tempi di recupero muscolari decisamente rapidi.

Praticato senza esagerate prove di forza e/o di resistenza, non solo aiuta a bruciare i grassi prevenendo e combattendo l'obesità ma, attraverso un'attività fisica intensa e costante, aiuta a dilatare i capillari permettendo così al sangue ed al glucosio di poter raggiungere più facilmente le cellule, mentre l'attività muscolare aumenta il numero dei recettori insulinici sulla parete esterna delle cellule riducendone così l'incapacità di catturarla.

PEDALARE

CON IL DIABETE.

Anche per chi ha il diabete, una adeguata e graduale preparazione, coadiuvata dal costante monitoraggio del proprio diabetologo e preceduta da un controllo cardiovascolare, può portare alla possibilità di poter praticare con serenità questa disciplina sportiva.

gliabile consumare un pasto con sufficiente anticipo, circa 2/3 ore prima dell'attività fisica e portarsi appresso del cibo da consumare durante il tragitto.

Un buon allenamento ed una attenta alimentazione, prima, durante e dopo la gara, sono fondamentali per potersi godere le soddisfazioni che si provano nel pedalare con un gruppo di amici attraverso gli scenari naturali che il percorso scelto di solito offre. Per quanto riguarda invece l'alimentazione da seguire durante un'uscita ciclistica, è preferibile consigliare alimenti e bevande dolci durante il percorso, in quanto l'impegno fisico brucerà gran parte degli zuccheri, lasciando per la vigilia il consumo di cibi salati. Per evitare di avere delle ipoglicemie è consi-

UN

Le soste ai punti di ristoro devono essere usate anche per controllare la glicemia. Se il valore scende al di sotto dei 110 mg/dL, è bene mangiare un panino o bere una bevanda zuccherata per tornare a dei valori normali, mentre se il valore glicemico è nella media, si può continuare a pedalare senza preoccupazioni.

ABBIGLIAMENTO ADEGUATO. Andare in bicicletta vuol dire sudare ed essere, nello stesso tempo, esposti all'aria, è quindi opportuno tenerne conto ed adottare un abbigliamento per ridurre al minimo la possibilità di copiose sudate e contemporaneamente potersi 17


SPORT coprire in modo adeguato quando si devono affrontare velocità o discese senza correre il rischio di fastidiosi malanni. Un giubbotto antipioggia può essere una valida protezione per aria ed eventuali improvvisi acquazzoni. Pur non essendo uno sport traumatico il ciclismo espone il piede ad un lavoro continuo, per questo le calzature vanno scelte in modo accurato ed i calzini essere eventual-

mente cambiati anche durante le soste. Non lesinare protezioni alle ginocchia, gomiti e spalle, in caso di eventuali cadute possono aiutare ad evitare ferite e contusioni. Ricordarsi di avere sempre con sé il kit di automonitoraggio glicemico, documenti e tesserini sanitari per eventuali emergenze e l'accortezza dell'immancabile confidenza ad un componente del gruppo della vostra condizione di diabetico.

TABELLA SUI CONSUMI CALORICI NEL CICLISMO (uomo di circa 70 kg) Velocità in Km/h 15 20 25 30 35 40

Consumo di Kcal/h 150 200 250 320/330 400/420 600

I valori sono puramente indicativi ma utili per capire come la velocità e la resistenza dell'aria aumentino il consumo calorico. 18


UNA

PEDALATA EFFICACE

Come abbiamo citato in apertura di articolo, "pedalare è un semplice gesto che si impara fin dalla giovane età", ma gran parte dei ciclisti sa che ottimizzando il gesto della pedalata questa diventa più efficace ed il suo rendimento aumenta facendo acquistare e mantenendo con più facilità la velocità. Sfruttate le vostre uscite per esercitarvi, cercate di riuscire a fare il movimento della pedalata il più "rotondo" possibile, senza colpi, riuscirete così a sfruttare al meglio la potenza con meno fatica.

CICLISTI

DIABETICI

Martijn Verschoor, ciclista venticinquenne Olandese, alla sua terza stagione da professionista, ha il diabete di tipo 1 e deve monitorare costantemente il suo livello glicemico, cosa che fa prima, durante e dopo la gara.

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La Rivista!


ATTUALITÀ

Nuovi modelli organizzativi in diabetologia.

Dr. Mauro Ragonese

I sistemi sanitari di tutto il mondo si trovano oggi ad impegnare il 70-80% delle loro risorse nella cura delle malattie croniche. È una sfida importante: è infatti forte l’impatto della malattia cronica sulla qualità e sulla aspettativa di vita della persona. Altrettanto forte, ai limiti ormai della sostenibilità, è l’impatto economico delle malattie croniche che i sistemi sanitari si trovano a dover affrontare in termini di costi diretti (ricoveri, medicine, visite specialistiche ed accertamenti) o indiretti (come invalidità e giorni di malattia). Questo si determina anche per il costante invecchiamento della popolazione degli ultimi anni, che aumenta la presenza (prevalenza) di malattie croniche nella popolazione. 20


Il diabete mellito è la malattia simbolo della moderna cronicità e richiama con particolare forza la preoccupata attenzione di tutti i sistemi sanitari, anche quelli dei paesi in via di sviluppo. In Italia il 5.0% della popolazione (circa 3,5 milioni di persone) è affetto da diabete mellito e un altro milione e mezzo di persone ne è affetto senza saperlo. Sempre in Italia, ma i dati sono molto simili in tutti i paesi sviluppati, il diabete assorbe il 7-10% della spesa sanitaria globale. La spesa media annua per paziente con diabete è di 2750 - 3350 euro, con una spesa individuale che è però strettamente legata al progressivo peggioramento del quadro clinico ed alla comparsa di complicanze d’organo.

Un diabete ben curato sin dall’inizio avrà un impatto minore sulla vita della persona ed anche sul sistema sanitario.

Per questo un diabete ben curato sin dall’inizio avrà un impatto minore sulla vita della persona ed anche sul sistema sanitario. Le preoccupazioni generate dalle prospettive della esplosione del diabete nel prossimo decennio, e dall’aumento vertiginoso dei relativi costi, impongono la costruzione di nuovi modelli assistenziali che siano in grado di perseguire la prevenzione del diabete nella popolazione a rischio, di rendere il più precoce possibile la diagnosi e di ridurre, se non annullare, l’insorgenza delle complicanze della malattia. Questi modelli assistenziali, nell’approccio al diabete ed alla malattia cronica più in generale, non possono però prescindere anche dal cercare di raggiungere altri obiettivi indispensabili: la ottimizzazione delle sempre più ridotte risorse disponibili, la riduzione del peso della malattia sul contesto sociale, la maggior efficacia ed efficienza dei servizi sanitari, la riduzione della diseguaglianza sociale, la maggiore equità di accesso alle cure, una maggiore uniformità di cura sul territorio nazionale. Ci sono evidenze scientifiche recenti che dicono chiaramente come il modello organizzativo che meglio riesce a raggiungere questi obiettivi, nella loro globalità, è quello che si basa su: • ap p r o c c i o al l a ma l a tt i a d i ab e ti c a d e i si s te mi s an i t ar i d i t i p o mu l ti p r o fe ss i o n al e e m u l ti d i sc i p l i n a re • c o i n v o l g i m en t o at ti v o e c o n sa p ev o l e , n el p e rc o r so d i c u ra , d el l a p er so n a c o n d i ab e te .

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ATTUALITÀ Non è infatti pensabile che nella cura di una malattia cronica la persona interessata non sia fortemente impegnata e motivata, quotidianamente, nella cura di sé. La persona con diabete, autonoma e consapevole e quindi in grado di prendere attivamente corrette decisioni quotidiane sulle proprie azioni verso la malattia (autogestione), deve trovarsi poi al centro di un percorso di cura che si fonda sulla cultura della “integrazione” tra tutte le realtà sanitarie del suo territorio. La capillare rete diabetologica specialistica, nei suoi vari livelli, e la diffusa assistenza primaria (medici di medicina generale e pediatri di libera scelta) debbono definire modalità di cura che si integrino, senza sovrapporsi, in una efficace continuità dell’assistenza verso la persona con diabete, avvalendosi anche dell’azione delle Associazioni di persone con diabete. Le persone con diabete a minore complessità clinica, saranno maggiormente in carico alle cure della medicina generale, e le persone con diabete a maggiore complessità o che si complica per condizioni intercorrenti, saranno maggiormente in carico alla struttura specialistica. È indispensabile che i due sistemi siano però sempre in grado di comunicare e confrontarsi: in questa condivisione ciascuna persona con diabete trova, in ogni fase della propria malattia, la risposta assisten22

ziale più appropriata, più efficace e più efficiente ai propri bisogni di salute. Alla persona con diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2, nel territorio di pertinenza, vengono assicurati degli standard assistenziali, sia al momento della diagnosi che nelle diverse fasi della malattia: l’informazione completa sulla malattia, l’educazione terapeutica, l’addestramento all’autocontrollo glicemico, un approccio nutrizionale individualizzato, la valutazione clinica al momento della diagnosi e con intervalli regolari sia dal punto di vista diabetologico che cardiovascolare, lo screening e la terapia delle complicanze d’organo e del piede diabetico. È nello sforzo di assicurare tali standard di qualità nell’assistenza che il modello organizzativo integrato persegue l’utilizzo e l’ottimizzazione di tutte le risorse, particolarmente quelle professionali, disponibili nel territorio.


Per questo il modello assistenziale integrato prevede:

l’educazione terapeutica, intesa come un processo di educazione continua, che vuole arrivare ad un adeguato livello di consapevole capacità di autogestione della malattia da parte della persona con diabete un lavoro in team multiprofessionale (medico, infermiere, dietista, podologo, psicologo) ed interdisciplinare (diversi specialisti come cardiologo, oculista, neurologo, angiologo), con una profonda sinergia coordinata delle diverse figure, formate adeguatamente al lavoro in team la centralità, nel team multiprofessionale, dell’infermiere diabetologico dedicato la costruzione di percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali individualizzati e condivisi con la persona con diabete, mirati, attraverso lo screening ed il trattamento delle complicanze della malattia, a ridurre o annullare il peso del diabete sulla qualità e sulla aspettativa di vita del paziente l’integrazione, nella gestione della persona con diabete, tra la medicina specialistica, la medicina generale, la medicina del territorio e l’ospedale l’azione di informazione e coinvolgimento attivo dell’ambito familiare e sociale della persona con diabete l’informatizzazione clinica per una gestione condivisa del dato clinico e per un processo continuo di verifica e di miglioramento della qualità dell’assistenza

È sicuramente da un cambio culturale nell’approccio al diabete ed alla cronicità che trova ragione un nuovo modello organizzativo che possa, modernamente, ottimizzare le risorse impiegate nel dare appropriate risposte ai bisogni di salute della persona nella cronicità. 23


CAPIRE LE ANALISI

Esame delle

urine.

A. Giaccari

L'esame delle urine è un’analisi di laboratorio che si effettua molto di frequente e che permette di analizzare le caratteristiche chimiche e fisiche delle urine. Si tratta di un esame molto importante perché consente di diagnosticare o almeno di sospettare la presenza di malattie a carico dei reni o delle vie urinarie e permette di fornire dei sospetti sulla presenza di altre malattie che non coinvolgono direttamente il sistema urinario. L’esame delle urine è diviso in tre parti: Esame fisico Esame chimico

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L’esame fisico consiste nel rilevare colore ed aspetto delle urine e consente di dare un giudizio preliminare sulle urine: l’aspetto, il colore, il sedimento e il peso specifico. Si osserva l’urina per apprezzare il suo aspetto che può essere limpido, opalescente o torbido, quindi si rileva il colore che può variare in diverse sfumature di giallo.

Esame microscopico del sedimento urinario

L’aspetto è relativo alla quantità di particelle sospese, il colore varia in condizioni fisiologiche in relazione alla quantità prodotta ed in condizioni patologiche in base alla presenza di bilirubina, sangue ecc...

(cioè delle particelle che di depositano sul fondo del campione di urine dopo un opportuno trattamento).

La densità delle urine è espressa dal loro peso specifico, che dipende dalla quantità relativa


di acqua contenuta e dal tipo di soluti disciolti. I valori normali oscillano tra 1017 e 1025.

L’esame chimico ha la funzione di rilevare e quantificare le principali sostanze presenti nelle urine. Vengono solitamente ricercate la presenza e la quantità delle seguenti sostanze:

Esterasi Leucocitaria: è un enzima che viene prodotto dai leucociti, quando vi sono batteri nelle urine. Se è positivo si sospetta una infezione urinaria ma è necessario confermarla con urino coltura.

Glucosio: normalmente nelle urine è assente. La presenza di glucosio nelle urine indica che si è superata la "soglia renale", cioè che la quantità di tale sostanza nel sangue è superiore alla capacità del rene di riassorbirla. In condizioni fisiologiche, la soglia di riassorbimento renale del glucosio è di circa 180 mg/dL. Il glucosio che non riesce ad essere riassorbito completamente dai reni finisce nelle urine.

tie: malattie renali (infezioni, neoplasie, traumi…), malattie dell’uretere, della vescica, dell'uretra, dell'apparato genitale (polipi vescicali, calcoli…).

Urobilinogeno: Normalmente presente in quantità irrilevante, aumenta in diverse patologie che compromettono la funzione renale (epatite, neoplasie, infezioni…) o in caso di aumento della produzione di bilirubina.

L’esame microscopico ha lo scopo di valutare la presenza di sostanze sospese nell’urina che, tramite una semplice procedura, vengono fatte depositare (o, meglio, sedimentare, per questo si definisce sedimento) e osservate al microscopio. Il sedimento può essere costituito da cellule delle basse vie urinarie (cosa assolutamente normale e fisiologica) da cristalli (che dipendono da cosa c’è nelle urine) ma anche emazie e batteri. In questi ultimi due casi è bene rivalutare la situazione con esami specifici.

Proteine: Normalmente assenti nelle urine. La presenza di proteine dosabili nelle urine richiede esami più approfonditi per escludere il sospetto di malattie dei reni o delle vie urinarie.

Sangue: In condizioni fisiologiche non si trova sangue nelle urine. La presenza di sangue nelle urine è definita ematuria (la presenza di sola emoglobina: emoglobinuria) può essere indice di diverse malat25


STRUMENTI DI

MISURAZIONE

Telemedicina e diabete: il nuovo approccio basato sulla centralità del paziente.

F. Mastrantonio – A. Ambrosio

L’utilizzazione integrata delle tecnologie informatiche e di quelle biomediche può sicuramente contribuire al miglioramento complessivo della qualità di vita del paziente da un lato ed al processo di razionalizzazione e di ottimizzazione della qualità del sistema sanitario dall’altro. L’invecchiamento della popolazione con relativo incremento numerico delle fasce adulte ed anziane, determina un aumento nella prevalenza di patologie croniche (quali ad esempio il diabete di tipo 2) con relativa necessità di rivedere le strategie sanitarie. L’organizzazione sanitaria dovrà infatti fare fronte a controlli periodici più frequenti su una popolazione anziana che sarà sempre meno mobile sul territorio. In questo contesto, il collegamento telematico dei dispositivi medico-diagnostici per lo scambio dei dati clinici, così come i nuovi modelli medici basati sulla centralità del paziente, 26


possono rendere più efficaci le azioni di prevenzione e monitoraggio necessarie per mantenere in salute la popolazione anziana. Servizio e connettività sono e saranno, quindi sempre più, fattori critici di successo per l’erogazione di prestazioni di medicina territoriale, specialmente quando la patologia - caratterizzata da un complesso quadro di comorbilità comporti un approccio multidimensionale alla gestione del paziente. Recentemente le aziende hanno deciso di dare risposta alle esigenze sopra descritte con dispositivi bluetooth che consentano il trasferimento delle misure di glucosio ed eventualmente dei chetoni ematici dai glucometri agli smartphone o ai tablet di ultima generazione. La soluzione resa disponibile consiste in un pacchetto applicativo che prevede un hardware in un primo momento connesso via cavo al glucometro, per il trasferimento automatico dei dati memorizzati e che poi trasmette in bluetooth allo smartphone o al tablet, più due software che consentono la memorizzazione, la visualizzazione delle letture glicemiche e l’invio di detti valori tramite semplice sms o mail ad un parente o al proprio medico curante. Entrambi i componenti, software e hardware, del pacchetto sono disponibili in versioni compatibili con i più diffusi sistemi operativi.

sanitario che permette un monitoraggio completo e personalizzato. Controllo parentale: è noto che il paziente diabetico adolescente non sempre mostra una buona aderenza al trattamento terapeutico per una serie di fattori, anche di natura psicologica e sociale. La ricerca d‘indipendenza dalla famiglia pone spesso molte difficoltà ai genitori che vorrebbero esercitare un controllo per evitare di convivere con uno stato di perenne ansia circa lo stato di salute dei propri figli. Supporto al paziente anziano: oltre a quello fornito dal medico, questo servizio è offerto anche da personale senza specializzazione sanitaria come ad esempio i volontari di associazioni specifiche o parenti e congiunti. L’utilità di detto supporto nasce dalle osservazioni riportate in diversi studi secondo cui i pazienti anziani hanno maggiori difficoltà a mantenere l’aderenza alla terapia assegnata a causa di un’alterata percezione della natura e della severità della patologia. La telemedicina intesa come disciplina di massa pienamente introdotta nella pratica clinica deve ancora superare barriere di tipo burocratico, logistico e culturale per diventare un vero e proprio standard di cura.

LE

AREE DI IMPIEGO DELLA TELEMEDICINA.

Gestione assistita dello stato di salute, dove pazienti diabetici ancora giovani (per lo più tipi 1) ed alfabetizzati sotto il profilo informatico, sono in grado di partecipare in maniera pro-attiva alla gestione del proprio stato di salute: un dialogo tra utente e professionista 27


DIABETENIGMISTICA

È considerato tra i massimi vogatori di sempre: la sua tecnica e la forza strabiliante gli hanno permesso di conquistare ben cinque ori in altrettante Olimpiadi consecutive. Due anni prima di partecipare all’ultima edizione (Sidney, 2000), gli è stato diagnosticato il diabete. Risolvete il cruciverba e potrete leggere il suo nome e cognome nelle caselle colorate.

ORIZZONTALI 1 La città culla delle Olimpiadi - 4 Detergente per i capelli - 10 Le prime lettere di Jeanne - 11 Iniziali dell’attrice Stone - 12 Fred Astaire lo ballava... con il tap - 14 Si odono nel poligono - 15 La Arcuri attrice (iniz.) - 16 Forniscono... lavoro - 18 Video On Demand (sigla) - 19 Attribuire libertà di agire ai minori di diciotto anni - 22 Altro nome degli ontani - 23 Nativo di San José nelle Grandi Antille - 25 Prefisso per orecchio - 27 Relativi all’autore del libro “Cuore” - 29 Iniziali del cantante Ramazzotti - 30 Segnale d’arresto - 31 Novantanove per Cicerone - 32 La cantante genovese che all’anagrafe fa Rosalba Pippa - 36 La Banca del Vaticano (sigla) - 38 Avvolto con forza su se stesso - 39 La usa il fornaio - 42 “Cosa” per Cicerone - 44 Assicura contro gli infortuni (sigla) - 45 Una modifica che migliora l’estetica di un prodotto - 46 Sigla di Aosta. VERTICALI 1 I confini... delle Ande - 2 La manifestazione cutanea del morbillo - 3 Nostro in breve - 4 Episodica, saltuaria - 5 Gli dèi di Odino - 6 Iniziali dell’attore Placido - 7 Ivan, fisiologo russo premio Nobel per la medicina - 8 Sulle sue rive si svolse la storica battaglia del Qadesh fra Egiziani e Ittiti - 9 Il mal bianco della vite - 10 Una robusta automobile - 12 Mammiferi... televisivi dalla piccola proboscide - 13 Abitanti dell’isola di Ulisse - 15 La santa sorella di Maria e Lazzaro - 16 L’informatico la chiama anche cartella - 17 Francesco, cantante e compagno di Ambra Angiolini - 20 Francesco, asso del ciclismo - 21 Ripari per animali selvatici - 24 Resi più belli, impreziositi - 26 Uccelli anche cinerini - 27 Johnny, protagonista maschile del film “Chocolat” - 28 Il nome del cantautore Conte - 33 Fa fremere il collerico - 34 Gabbia per pollame - 35 Grido che incita - 37 Relativo in breve - 40 Alfa Romeo - 41 Il simbolo dell’arsenico - 43 Nota... affermativa.

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L’anagramma...alimentare

Fammi ricordare: sono sostanze che servono a mantenere i TONI FLACCIDI, in pratica sono degli edulcoranti...

Il papà ha ragione, la scarsa consistenza del tono muscolare non ha nulla a che vedere con la parola che suo figlio cerca di ricordare! Ma c’è un particolare curioso: il termine cercato, sinonimo di edulcoranti, lo otterrete proprio anagrammando le parole toni flaccidi.

Hai ragione sul sinonimo «edulcoranti», ma per il resto non hai le idee chiare...

Buon divertimento!

L’aforisma…salutare Sudoku

Inserite orizzontalmente nello schema le dieci parole definite (a numero uguale lettera uguale). Al termine, leggendo di seguito le lettere contenute nelle caselle gialle, si otterrà una spiritosa considerazione… medica del cabarettista Boris Makaresko. 1 Perdersi con lo sguardo nel vuoto - 2 Sanno sempre tutto di tutti... - 3 Privi di logica, contraddittori - 4 Lo è chi è nato in Marocco o in Algeria - 5 Una caratteristica di cui il materialista è privo - 6 Azione di pirateria aerea - 7 Aumentata, sviluppata - 8 Distaccarsi, assentarsi momentaneamente - 9 Liberare la tavola dopo aver mangiato - 10 Artigiano specialista... nell’alta tensione.

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L’anagramma...alimentare: Dolcificanti.


DOLCI CURIOSITÀ Asparagi: un’arma contro il diabete di tipo 2 Non è proprio una verdura di stagione, ma è bene saperlo adesso per poterne fare scorta questa primavera, o piantarne se l'orto è la nostra passione. Nella frittata, nel risotto o come contorno: gli asparagi aiutano a controllare i livelli di zucchero nel sangue e facilitano la produzione di insulina, aiutando chi soffre di diabete di tipo 2 a tenere sotto controllo la malattia. La scoperta è stata effettuata da un gruppo di studiosi dell'Università di Karachi, in Pakistan, ed è stata pubblicata sul British Journal of Nutrition. «Questo studio - spiegano i ricercatori - suggerisce che l'estratto di asparagi esercita effetti anti-diabetici». Dalla ricerca è emerso che, mentre già a basse dosi il consumo di asparagi è in grado di abbassare i livelli di zucchero nel sangue, solo ad alti dosaggi il vegetale riesce a incentivare il pancreas a produrre insulina, l'ormone che aiuta ad assorbire il glucosio, migliorando la tolleranza agli zuccheri. I test sono stati effettuati su due gruppi di topi diabetici trattati per 28 giorni, rispettivamente, con l'estratto di asparago e con un farmaco anti-diabete, il glibenclamide. Dopo aver esaminato i loro campioni di sangue, i ricercatori hanno constatato che l'estratto di asparago è in grado di abbassare i livelli di glucosio nel sangue e di favorire la produzione di insulina. Conosciuto anche come "diabete dall'esordio tardivo" perché, generalmente, colpisce a partire dalla mezza età, negli ultimi decenni i medici hanno rilevato un numero sempre crescente di adolescenti e giovani affetti dalla patologia. Certamente, spiegano, il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 da giovani è in aumento a causa del frequente consumo di cibi grassi e di uno stile di vita non salutare e sedentario, comportamenti sempre più diffusi tra le nuove generazioni. FONTE:

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WWW.SALUTE24.ILSOLE24ORE.COM


Diabete e udito Il diabete può rovinare anche l'udito, infatti i diabetici hanno un rischio più che raddoppiato di andare incontro a problemi di udito rispetto ai non diabetici, soprattutto i pazienti più giovani. È quanto emerso da un maxi-studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism da Chika Horikawa dell'universita' di Niigata. Gli esperti nipponici hanno analizzato i dati di un totale di 13 precedenti studi esaminanti il legame tra diabete e perdita di udito, pubblicati tra 1977 e 2011. Hanno analizzato complessivamente dati riguardanti 7.377 diabetici e 12.817 persone sane. Il diabete è una malattia legata a non poche complicanze tra cui, ad esempio, problemi retinici che alla lunga rovinano la vista. Infatti ai pazienti diabetici è sempre consigliato di sottoporsi a controlli periodici della vista per prevenire eventuali danni. Restava dibattuto il legame tra diabete e problemi di udito. Gli esperti hanno visto che effettivamente questo legame esiste e che i diabetici rischiano il doppio di soffrire di problemi di udito; i pazienti più giovani hanno un rischio quasi trplicato (2,61 volte in più). È importante dunque che i diabetici si sottopongano a controlli periodici dell'udito anche se non è ancora chiaro in che modo la malattia lo danneggi. FONTE: ANSA

Woody Allen Woody Allen, al secolo Allan Stewart Königsberg (New York, 1º dicembre 1935), è un regista, sceneggiatore e attore statunitense, nonché comico, autore teatrale, scrittore umoristico e clarinettista jazz. La sua intensa produzione (una media di quasi un film all'anno) e il suo stile cerebrale e raffinato l'hanno reso uno degli autori cinematografici più rispettati e prolifici dei nostri tempi. Scrive e dirige i propri film, ed ha recitato in molti di essi nel ruolo di protagonista. I temi affrontati da Allen - dalla crisi esistenziale degli ambienti intellettuali alla rappresentazione spesso autoironica della comunità ebraica newyorkese - rispecchiano la sua passione per la letteratura, la filosofia, la psicoanalisi, il cinema europeo, e soprattutto per la sua città natale, New York, dove vive e dalla quale trae continua ispirazione. Ricevendo un premio, ha detto: “Grazie, ma non lo merito. In realtà non merito nemmeno il diabete, eppure ce l'ho. In parte è responsabile della mia ipocondria. Però mi ha anche insegnato a condurre una vita sana”.

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Glunews n.14  

In questo numero: Sesso e diabete, La frutta fresca e le sue proprietà, Il ciclismo, Idoneità all'attività sportiva.

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