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Premessa La magnifica dimora, che é senza dubbio da ascrivere tra i maggiori esempi di architettura medievale a Palermo, appartiene ai Conti Federico, discendenti di Federico d’Antiochia uno dei figli del grande Imperatore Federico II, che la acquisirono verso la metà del XVII secolo. Ma la zona più antica del palazzo è la torre normanna, posta sopra le mura a difesa della città e risalente al XII secolo denominata «Torre Busuemi» e successivamente «Torre di Scrigno», che ingloba un’antica porta di accesso alla città, Porta Busuemi, Bab al-Sudan Porta dei Negri. Quanto al significato di quest’ultima intitolazione la si può riferire ad un toponimo legato allo stanziamento dei Negri fino alla metà del XVI secolo (Notaio Antonino Galasso, 14 giugno VII Indizione 1549): “edificium morum nigrorum in quarterio albergarie, in contrata hospitalis“

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Il Percorso In via dei Biscottari un tempo denominata anche «dello Scutino» (gli scutini erano i burocrati impiegati della cancelleria reale), si trova l’antica dimora dei Conti Federico, un palazzo pieno di fascino dove aleggia un’atmosfera antica e misteriosa. Dentro le vetuste mura di questa dimora si respira la storia di questa magnifica città, anche quella esoterica. Questa antica arteria dei Biscottari faceva parte del percorso meridionale sulle antiche mura punico-romane che circoscriveva il nucleo originario della città, in prossimità delle sponde del fiume Kemonia a difesa dell’omonima porta che permetteva di pervenire dalla parte orientale della città e viene indicata con questo appellativo per il semplice fatto che esisteva un forno che produceva squisiti biscotti. Nel medioevo era chiamata «ruga del Trabocchetto» per via della vicinanza di alcuni magazzini in cui si conservavano macchine da guerra dette «trabucchi».

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« … insanis molibus spectabilis … Una graji fabbrica, con ampia torre, fatta in fortezza, insauis ma libus spectabilis una delle porte antichissime della città, si pra et appresso ognuna di li quali erano edificati ampli et altissimi turri, chi quasckiduno di loro monstrava forma di espicgnabili castelli, non potrà mai credersi non aver dovuto occupare un’area della lunghezza di palmi 168 ... » T. Fazello

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Il Palazzo Il Palazzo si eleva su un tratto della possente cinta muraria araba, formata da strutture in blocchi squadrati di calcarenite ed oggi inglobati nella dimora. Originariamente apparteneva ad una nobile famiglia musulmana fin dal 1190. Solo intorno alla metà del XVII secolo, la proprietà passò ai Conti Federico che lo curarono conferendogli l’aspetto odierno. Nel 1865 il Gran Maestro Giuseppe Garibaldi, con proprio decreto, ribadì che «il Grande Oriente d’Italia ha sede provvisoria a Palermo, finchè Roma non sia capitale degli Italiani» Così nel 1892 il palazzo ospitò, alla presenza di Francesco Crispi, il solenne banchetto in forma profana, in onore di Adriano Lemmi Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, essendo la dimora «il punto geometrico accessibile solo ai liberi muratori regolari della Massoneria universale» Tempio Massonico.

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Il Palazzo Conte Federico, oggi come ieri espressione di un gotico ricercato e rivisitato in chiave sei-settecentesca, si impone in maniera forte nel tessuto urbano a sottolineare la grandezza del casato, il potere economico della committenza, il prestigio, il ruolo sociale, il peso politico di chi lo possiede. Ed è per questa ragione che i viaggiatori stranieri, tra sette e ottocento, accolti nelle splendide dimore palermitane, raccontano nei loro diari le impressioni di una società in cui nobili illuminati coniugavano grandi divertimenti con conversazioni impegnative sulla politica e la cultura. Palazzo Conte Federico quindi si delinea rigidamente codificato anche come sede di potere, luogo relazionale di scelte politiche, impegni economici e legami sociali e si caratterizza per una sensibilità artistica particolarmente evidenziata negli affreschi, nei decori, negli arredi, nei colori e nelle allegorie simboliche funzionali ad un sistema di ruoli e a veicolare messaggi che impongono rango e condizione sociale. 8


Racchiude al suo interno un universo sociale gerarchicamente distribuito anche sull’uso degli ambienti: l’accoglienza dell’atrio che fa immaginare, lo scalone che accompagna e gli ambienti che svelano. Giovanni Biagio Amico, nel suo trattato del 1750 L’Architetto Prattico: «gli appartamenti, giusto il costume di Sicilia, si dispongono così. Dalla sala si entra nelle anticamere che per rendere magnifico il palazzo dovranno essere molte con le porte a fila, cioè l’una dirimpetto all’altra, sicchè essendo tutte aperte, dalla prima si vede l’ultima camera … Dopo due o tre anticamere che sarebbe bene fare uguali, si può passare in una stanza più grande che dicono di strato quale servirà per le feste, altri trattenimenti e di là poi passare alla camera di dormire che avendo il letto nel mezzo servirà per pura comparsa, onde chiamasi camera da parata … sempre dietro, altra piccola camera d’inverno nella quale si dormirà in effetto … almeno due gabinetti vicino alle alcove, molto allegre retrocamere come luoghi del lavoro femminile o di servizio alla zona letto disimpegnate dalle anticamere o dalla sala … la cappella nei pressi della camera da letto …»

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Regesto Sec. XII elevazione della torre normanna detta poi di Scrigno. 1402 il primo abate dei monaci neri del monastero del Bosco, Benedetto di Maniace, acquista da Francesco Vitale, vescovo di Mazara, un Ospizio Grande, sopra la porta di Busuemi. 1457 il monastero viene assegnato, per lascito, dal conte Matteo Sclafani al frate Placido Castagnedo Cellario che lo concede come Ospizio a Matteo Locastrone. 1469 il palazzo è concesso a censo perpetuo a Francesco Zavattiere, la cui nipote Cecilia sposa Pompeo Scrigno. 1584 il palazzo viene venduto per costruire l’ospedale Benfratelli. 1646 l’edificio viene ceduto a don Gaspare Federico, conte di San Giorgio.

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1750 l’architetto Venanzio Marvuglia costruisce lo scalone in marmo rosso, la corte interna, e alcune sale del palazzo: proprietario Niccolò Federico e Oppezzinga. 1858 il palazzo diventa Tempio Massonico 2000 la famiglia proprietaria.

Federico

risulta

essere

Il Villabianca cita Gaspare Federico come primo conte di San Giorgio, titolo concesso da re Filippo IV nel 1643. I Federico ricoprirono, tra le altre, la carica di Deputato del Regno, di Regio Segreto della città di Palermo, di Governatore della Compagnia della Pace e del Monte di Pietà.

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La Dimora L’antico ingresso del palazzo, sulla piazza Federico, ospita la corte riprogettata dal Marvuglia nella seconda metà del XVIII secolo. Il prospetto principale tardo barocco mostra ancora i segni dell’architettura barocca siciliana con le imposte dei balconi sorrette da mensole in pietra, con parapetti in ferro battuto a petto d’oca ed inquadrati da modanature sormontate da timpani curvilinei e spezzati. L’abbandono dell’ingresso principale, per quello di via Biscottari, fu necessario per una più appropriata collocazione architettonica. 12


La dimora seicentesca fu riconfigurata lungo tutto il XVIII secolo quando appartenne al conte Niccolò Federico e Oppezzinga. L’intervento di ammodernamento operato dal Marvuglia e risalente al tardo settecento, riguardò l’ingresso, il cortile e lo scalone, che sottolinea l’esaltazione della direttrice scenografica in cui la parete di fondo del cortile subisce un totale ripensamento in funzione dell’inserimento dello scalone monumentale.

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Lungo lo splendido scalone di marmo rosso ci guida la presenza di simboli massonici che ci accompagneranno in quel percorso iniziatico che culminerà nella splendida volta, del grande salone, affrescata da Gaspare Serenario, con il Trionfo delle Virtù sul Tempo. Davanti all’ingresso del piano nobile spiccano due spegnitorce in marmo rosso, usati dai portantini all’arrivo al piano. Poi, in grandiosa successione, si apre la enfilade di saloni e sale di rappresentanza, dove si respira il vissuto di questo palazzo. La «sala blu», la «sala degli stemmi» con magnifici soffitti a cassettoni lignei dipinti, risalenti al XV secolo, la «sala verde» con delle splendide boiseries e le porte dorate in oro zecchino, il «salotto rosso» con lo spettacolare affresco di Vito D’Anna, «la sala delle armi» con volta affrescata, e preziose collezioni di armi, dove spade, alabarde, fucili e pistole d’epoca, raccontano i conflitti che hanno insanguinato Palermo.

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E infine «la Galleria del ballo» dove Wagner suonò nel 1882, mentre soggiornava in città. In questo salone, che nell’ottocento in particolare, servì ad ospitare riunioni massoniche, Gaspare Serenario realizzò lo splendido affresco «Il Trionfo della Purezza tra le Virtù sul Tempo», che dentro una sinuosa sagoma di stucco dorata, orna maestosamente il soffitto e nasconde simboli massonici tra le pieghe della dama in bianco … un compasso, un triangolo con un occhio, un gallo … e il percorso continua accompagnati dalla Famiglia Federico … tra stemmi di famiglia … e di casato … vetrine contenenti artefatti di splendida fattura … vassoi, trittici, brocche, servizi, merletti, ritratti, lampadari, parati, tessuti, fotografie, cimeli, coppe … premi …

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La Torre di Scrigno «Vien poi la Casa di Scrigno, con una torre dell’antichità de’ muri della nostra patria, robustissima e di pietre quadrate» V. Di Giovanni La zona più antica del palazzo è strutturalmente definita con solai in legno e muratura in conci di calcarenite squadrati, nelle pareti a vista, e da una serie di condotti e camini di climatizzazione di grande ingegno dell’arte del costruire arabonormanno. Dalla omonima piazzetta Conte Federico, si può scorgere parte del suo fronte meridionale, una stupenda bifora chiaramontana impreziosita da ricchi intarsi di pietra lavica e un’altra finestra d’epoca aragonese, dove si trovano gli stemmi autentici della città di Palermo, degli Svevi, e degli Aragonesi, oggi visibile solo dall’interno. La Torre rappresenta un palinsesto palermitano di grande interesse: simboli giudaici, arabi, normanni, federiciani, aragonesi … e un laboratorio alchemico … di estrema suggestione.

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In alcuni documenti di Francesco Pugnatore, custoditi nell’Archivio Storico Siciliano, così si legge sulla Torre di Scrigno. «Questa Porta (di Bosuemi) è anco dalla parte di ponente di un’ampia Torre munita, et assai alta sovra dell’altre mura, fuor dalle quali tutta intiera si spinge, et parimente in cima merlata, a piè della quale, et assai appresso alla detta porta, è un’altra porticella che sembra essere stata fatta solo per potersi dai cittadini così mandar fuori celatamente per via del mare che con l’acqua del soggiacente meridional braccio del porto questa porta lavava, i militari soccorsi, come anche riceverli dentro nel tempo del loro bisogno»

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Le altre Stanze Le altre Stanze … quante? … vivono di storie antiche legate alla contiguità massonica … al Rito di Memphis, tanto radicato in Sicilia a cui Giuseppe Garibaldi e Nino Bixio, durante lo sbarco in Sicilia, si fecero iniziare agli alti gradi proprio nel Tempio massonico di Palazzo Federico. Gli affreschi di Vito D’Anna e Gaspare Serenario, anch’essi massoni, custodiscono segreti immemorabili, simboli atavici e misteriose allegorie. Le maioliche si distendono sul pavimento, a gloria del casato mostrandone la grandezza nobiliare. I tessuti, gli arredi, i parati, colmano l’ampiezza degli ambienti con i loro decori, colori e luci, a completezza del genius loci della nobile e potente dimora. « … una casa di cui si conoscono tutte le stanze non merita di essere abitata … » Tomasi di Lampedusa

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Bibliografia Vincenzo di Giovanni Memorie – 1890 Palermo restaurato - 1615 Giovanni Biagio Amico L’Architetto Prattico – 1726 -1750 Emanuele Villabianca Della Sicilia Nobile – 1754 -1759 Rita Cedrini e Giovanni Tortorici Montaperto I palazzi palermitani del 700 tra storia e memoria 1997

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Associazione Culturale Archikromie LIBRETTO «Palazzo Conte Federico» Identità senza tempo studio e ricerca a cura di Salvatore Adragna Francesca Aiello Monica Cerrito Loredana Raia

fotografia Monica Cerrito Loredana Raia Progetto grafico, impaginazione ed implementazione Francesca Aiello Passeggiata Culturale 27 settembre 2015 «Palazzo Conte Federico» Identità senza tempo

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Palazzo Conte Federico, identità senza tempo