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Monumentale Chiesa della Concezione al Capo

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Monumentale Chiesa dell’Immacolata Concezione al Caput Seralcadi in Palermo


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Premessa ‌ Santa Madre di Dio, Santa Vergine delle vergini, Madre di Cristo, Madre della Chiesa, Madre della divina grazia, Madre purissima, Madre castissima, Madre sempre vergine, Madre immacolata, Madre degna d'amore, Madre ammirabile, Madre del buon consiglio, Madre del Creatore, Madre del Salvatore, Madre di misericordia, Vergine prudentissima, Vergine degna di onore, Vergine degna di lode, Vergine potente, Vergine clemente, Vergine fedele,

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Specchio della santitĂ divina, Sede della Sapienza, Causa della nostra letizia, Tempio dello Spirito Santo, Tabernacolo dell'eterna gloria, Dimora tutta consacrata a Dio, Rosa mistica, Torre di Davide, Torre d'avorio, Casa d'oro, Arca dell'alleanza, Porta del cielo, Stella del mattino, Salute degli infermi, Rifugio dei peccatori, Consolatrice degli afflitti, Aiuto dei cristiani, Regina degli Angeli, Regina dei Patriarchi, Regina dei Profeti, Regina degli Apostoli,

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Regina dei Martiri, Regina dei veri cristiani, Regina delle Vergini, Regina di tutti i Santi, Regina concepita senza peccato originale, Regina assunta in cielo, Regina del santo Rosario, Regina della famiglia, Regina della pace …». Il primo approccio alla conoscenza di questo preziosissimo gioiello cultuale va affrontato attraverso il ricordo dei titoli mariani legati alle litanie lauretane del rosario. E’ da qui infatti che, attraverso il tema mariano congiunto a quello storicoarchitettonico-iconografico, che Archikromie intende sviluppare il racconto per guidare il visitatore nella Monumentale Chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo.

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Non possiamo e non dobbiamo infatti prescindere dall’essenza e dall’identità dell’arte sacra di cui la fede è unità inscindibile. Nel caso della chiesa della Concezione il binomio arte-fede è anche unità indissolubile tra arte e liturgia, ed è proprio quest’ultimo binomio che le conferisce il carattere di perennità universale. Giova sottolineare infine che la conoscenza delle trasformazioni del contesto, l’evoluzione della costruzione e l’apoteosi delle decorazioni e degli arredi, sono percorsi temporali imprescindibili per apprezzarne in pieno la preziosità del monumento. Questo LIBRETTO-GUIDA è strumento di approccio di base per iniziarne la conoscenza.

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Il Contesto territoriale Il Caput Seralcadi è la parte superiore del mercato storico del Capo, in Palermo. L’origine è saracena: shera-al Qadi, strada del Magistrato, tra la sponda nord del fiume Papireto e il quartiere degli Schiavoni, harat-as-Saqalibah, soldati mercenari provenienti da oriente ed assoldati dai Musulmani per il traffico degli schiavi. Tra il X e il XII secolo, il quartiere è un intreccio paludoso, labirintico e viario, ma che oggi, da porta Carini si snoda in un unico asse viario di mercato, fino a porta Nuova, attraversando il territorio dei Beati Paoli. All’epoca in cui sorge il monastero della Concezione, il quartiere ha già modificato il suo tessuto urbano saraceno, mantenendone però il ritmo vitale della quotidianità del mercato. Numerosi luoghi di culto, chiese e conventi, vengono ricostruiti dalla

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rinnovata presenza cristiana e cattolica e, nel corso dei secoli risanati e magnificamente decorati. E’ questo il caso della Monumentale Chiesa dell’Immacolata Concezione e dell’annesso Monastero, oggi non più esistente. Fino al secolo XVI il quartiere è ricco di giardini, ma è ancora malsano; per cui nel 1489 il Senato palermitano ne decide la bonifica che si realizza completamente nel 1591 con l’interramento del fiume Papireto attraverso un condotto che confluisce nel porto della Cala. Nello stesso periodo si innalza la nuova cinta muraria così che, nel tratto corrispondente al quartiere, è edificato il bastione d’Aragona, detto poi della Concezione in quanto in possesso ed in uso dell’attiguo monastero e dei suoi giardini.

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Tra il XVII e il XVIII secolo il monastero e la chiesa vengono completamente realizzati e decorati, sopravanzando con la loro presenza il tessuto edilizio popolare circostante ed imponendosi con l’autorità del grande complesso religioso benedettino. E’ solo dopo l’Unità d’Italia che con la legge di soppressione dei beni ecclesiastici, che il monastero è abbandonato al suo declino, fino alla sue completa distruzione prevista e segnata dal Piano Giarrusso del 1886. Inizia così nel 1932 lo sventramento dell’area per la costruzione del nuovo Palazzo di Giustizia: il bastione della Concezione inizia ad essere dismesso e demolito; ed è così che nei primi anni del 1950 è distrutto anche il monastero. Alla fine del XX secolo l’area è profondamente segnata dai resti delle distruzioni belliche e urbanistiche,

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consegnate all’incuria, all’abbandono e al degrado. Il Piano Programma del 1982 elabora così una svolta metodologica consentendo, in minima parte, un risanamento architettonico di integrazione con la nuova collettività. La chiesa della Concezione, al contrario, restituita al suo prezioso fasto e splendore, rimane oggi indissolubilmente legata e collegata alla via Porta Carini, al suo mercato storico e all’appartenenza viscerale della popolazione locale. La limitata sezione stradale, su cui si affaccia l’imponente facciata della chiesa, ne esalta l’improvvisa apparizione tra tende colorate e le bancarelle di mercanzie, tra suoni e voci ritmate, scandite dagli aromi delle spezie, degli ortaggi e della frutta, del pesce e della carne e avvolte dal calore e accoglienza dei mercanti.

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La severa facciata è rivolta ad oriente; delimitata da coppie di perfette paraste sovrapposte che si dipartono da due alti piedistalli. Nell’ordine inferiore emerge, aggettante, l’imponente portale d’accesso al paradiso dei preziosi marmi interni. Nell’ordine superiore è impostata la grande finestra termale attraverso cui penetra e si irradia generosamente la luce solare che, per la cristianità, è sinonimo del tempo in ciclico divenire. Al tempo in cui sorge la fabbrica del monastero e della chiesa, il mercato e il suo rapporto con la pratica religiosa sono indissolubilmente legati ed oggi, nonostante i secoli di storia, restano tali. L’atmosfera che si respira è altra dalla città fuori le mura; un’aurea di invisibile, ma percepibile controllo del territorio è esercitata dalla popolazione locale e dalle

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Confraternite e Congregazioni, ancora oggi ÂŤdeus ex machinaÂť del contesto. In questa complessitĂ di rapporti sociali, la chiesa sfida imperturbabile il tempo, si erge maestosa su tutti e tutto, nella sua irripetibile e autorevole magnificenza.

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La Storia e il Romanzo

«D. Laura La Barbera e Ventimiglia figlia di Vincenzo e Leonora Ventimiglia, rimasta vedova e senza figli da Sigismondo Ventimglia, fu la fondatrice di questo Monistero. Avea comprato una grande estensione di case grandi e basse presso la Porta di carini, e dirimpetto la chiesa parrocchiale di s. Ippolito da D. Melchiorre Requisens a 9 ottobre 1567 … In queste case, da lei ricondotte a ben ordinato palazzo per sua abitazione, stabilì fondare l’ideato Monistero … Pensava istituirlo [il Monastero] sotto l’Ordine Francescano, facendolo erede di tutti i suoi beni; ma penetrando questa sua lodevole intenzione il P.Antonio Sardo della Compagnia di Gesù, ragguardevole religioso, andatola a trovare, ebbe maniera di indurre la stessa a stabilirlo sotto la regola di San Benedetto, ed a

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facilitarne la fondazione si offrì di pigliarne la cura, e di procurarle le monache atte al bisogno. Si arrese la sopraddetta D. Laura alle persuasioni del P. Sardo, e gli diede incombenza di maneggiare questo negozio». Gaspare Palermo - Guida Istruttiva 1816

«Abituata a uscire sempre in portantina o in carrozza, donna Aloisia conosceva poco le strade; di notte, l’oscurità gliele rendeva affatto irriconoscibili … Era così arrivata al crocicchio del Capo. Dinanzi si dilungava nera e senza fine la strada di sant’Agostino; a destra scendeva in giù la strada di S. Cosmo. Ella prese a destra … Correva sola, sperduta, col capo nudo, mal vestita, cinta di paure, per quella strada i cui vicoli laterali, neri e profondi, le aumentavano il terrore». Luigi Natoli, I Beati Paoli

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Nell'anno 1575, dodici anni dopo la fine del Concilio di Trento, la città di Palermo era preda della peste. Era precisamente la mattina del 9 Giugno, il giorno in cui si trovò, nel quartiere di San Domenico, una donna morta e dopo di lei anche un uomo, un mercante di tappeti, un certo capitano di un brigantino proveniente dalla Barbaria, che aveva avuto con lei rapporti sessuali. Riferiscono i Diari di Palmerino e Paruta, due storici palermitani che «l’innamorato di detta donna e tutti di casa» erano stati contagiati «di una febbre con certi vozzi all’ancinagli, l’uno imbiscandola all’altro». La peste dilagava a Palermo e furono chiuse le porte della città e, i soli due varchi aperti, erano altamente controllati per evitare che i contagi aumentassero; fu allora che i palermitani,, invocarono l'intervento della Vergine Maria per

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debellare la pestilenza e ricorsero ai Santi Rocco e Sebastiano, rinomati per il loro aspetto di soccorritori dalla peste. Infatti San Sebastiano è il principale santo protettore invocato contro la peste perchè durante il suo martirio viene colpito da numerose frecce, ma non muore. Il rimando è all’ira divina che, paragonata alle frecce scagliate da un arco, è simile al diffondersi della peste. Al contrario San Rocco viene invocato perché lui stesso, colpito da questa malattia ne guarisce ed ecco perchè viene spesso rappresentato mentre indica sulla gamba i bubboni della peste. Ma fu l’intercessione all'Immacolata, la predicazione dei Francescani e la guida dei Gesuiti che crearono i presupposti per fondare il monastero del Capo e la chiesa annessa.

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Regesto

1567 Donna Laura Imbarbara e Ventimiglia è proprietaria di « … palazzo e casa grande, ed estensione di altre case in più corpi, con due giardini, cortili, terre, ed altre case al pian terreno …» nei pressi di Porta Carini 1579 Donna Laura inizia la costruzione del monastero per accogliere, su indicazione del Padre Gesuita Antonio Sardo, alcune monache dell’Ordine di San Benedetto, provenienti dall’Origlione 1591 Edificazione della prima chiesetta del monastero dietro l’attuale altare maggiore 1604 Inizio del cantiere della nuova chiesa su progetto dell’architetto regio Orazio del Nobile

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1612 La struttura è ultimata all’atto della consacrazione 1625 - 1651 Esecuzione del primo marmoreo del presbiterio

apparato

1635 - 1640 Pietro Novelli esegue gli affreschi del cupolino e la tela per la pala d’altare 1650 Realizzazione dei lavori del coro 1655 - 1660 Realizzazione del sistema a colonne libere ai lati dell’arco trionfale, eseguita da Luigi De Feraci e Carlo D’Aprile

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1685 - 1691 Realizzazione delle quattro cappelle e decorazione a marmi policromi della navata, eseguita da Gerardo Scuto, Giovan Battista Ferrera e Baldassare Pampillonia sotto la direzione di Lorenzo CiprĂŹ e Geronimo Monti. 1692 Collocazione dei paliotti

1721 -1736 Completamento opere interne ed abbellimenti decorativi; ampliamento dei palchetti degli organi e totale rinnovamento del coro sopra l’ingresso a cui lavorarono per le opere in marmo Antonio Rizzo, Francesco Gallina e Matteo Ferrera, sotto la direzione di Giacomo Amato e Gaetano Lazzara

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1738 Vengono ultimati gli affreschi della volta di Olivio Sozzi 1789 Il baluardo di Porta Carini viene venduto alle suore della Concezione che lo trasformano in belvedere

1825 - 1864 Il monastero diviene proprietĂ della CittĂ di Palermo e sede di un ospedale 1870 - 1940 Opere di trasformazione della sacrestia e demolizione della loggia settecentesca sul prospetto principale 1943 La fabbrica subisce ingenti danni causati dai bombardamenti

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1968 Il terremoto rende la chiesa inagibile 1980 - 2003 Opere di consolidamento e restauro vengono eseguite lentamente, fino alla ricollocazione dei quattro preziosissimi paliotti

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La Chiesa

La prima chiesa del monastero fu piccola e situata dietro l’attuale altare maggiore. L’attuale chiesa fu edificata, invece, negli anni 1604 – 1612, mentre le decorazioni interne alla fabbrica si conclusero nel 1738, considerando che vi lavorarono contemporaneamente gruppi di maestranze con professionalità diversificate. L’autore del progetto di costruzione della nuova chiesa lo si evince dalle fonti archivistiche di cantiere dove si legge di «… fare il servizio secondo» quanto «dirà Orazio, lo nobilo ingegnero di detta fabbrica …». La facciata rinascimentale, contaminata da esiti del primo barocco romano, è rivolta ad oriente e si sviluppa in due ordini sovrapposti di pari altezza. L’inferiore, tuscanico, è delimitato lateralmente da due coppie di lesene con

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al centro il maestoso portale, coronato da una cornice con timpano curvilineo spezzato. Il superiore, ionico, è anch’esso delimitato da due coppie di lesene con al centro un’ampia finestra termale tripartita e una finestra inferiore con modanature di raccordo a quella superiore. Un timpano triangolare, ribassato, conclude lo skyline dell’austera facciata. La sobrietà dell’esterno non fa intuire il trionfalismo della ricchezza decorativa dell’aula. Superati i primi tre gradini esterni, simbolicamente raffiguranti le virtù teologiche, fede, speranza e carità, ci aspetta un primo tavoliere e subito dopo altri quattro gradini anch’essi simbolicamente raffiguranti le virtù cardinali, prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.

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L’insieme mistico dei setti gradini ci approccia al tempio, ripercorrendo il ciclo della creazione e indicandoci la via verso il naos accompagnati dai simboli mariani, custodi dell’intitolazione della chiesa all’Immacolata Concezione. L’antiporto ligneo del 1928 occulta ed offusca in parte l’attrazione decorativa degli affreschi del sottocoro, realizzati dal Borremans attorno al 1721, raffiguranti la Madre, il Figlio e lo Spirito Santo, in chiave simbolica pura ed evocati dai filatteri recitanti iscrizioni. L’impianto planimetrico è a navata unica con doppio ordine di paraste composite, cappelle laterali poco profonde, presbiterio e coro all’ingresso, abside rettangolare, assenza di transetto, secondo i dettami post tridentini delle di «Instructionum fabricae et supellectilis ecclesiasticae » di Carlo Borromeo.

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Tipico è infatti l’impianto sopra descritto delle chiese post tridentine, collegate ad un monastero di clausura, a servizio di uno spazio assembleare, carico di elementi simbolici con precise funzionalità di ordine liturgico e didascalico: un grandioso palcoscenico nel quale i fedeli, dal basso e da lontano, sono chiamati ad ammirare una liturgia spettacolare. Ma l’elemento architettonico rivelatore, il centro ideale di tutta la fabbrica - tanto da condizionarne la progettazione - è l’altare in un unicum con il tabernacolo eucaristico, perno spirituale e fisico dell’intero edificio, la cui tensione decorativa è sottolineata dai poco profondi altari laterali che non creano spezzature di percorso verso il presbiterio.

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Il cammino all’interno della chiesa si realizza così attraverso una sequenza di stazioni caratterizzate da porte ed arcate segnalate dalle simboliche decorazioni pavimentali. Lo sviluppo della sontuosità della veste marmorea è assimilabile alla metafora di un giardino di pietra fiorente e musicale, ad un hortus conclusus, dove i particolari dell’intarsio di fiori, frutta, foglie e monogrammi cristiani dei mischi ed i rilievi dei candidi putti, angeli e figure allegoriche dei tramischi, fanno emergere la decorazione generale ancor più del particolare. « … né in chiesa né altrove si raffiguri un’immagine sacra che contenga un falso dogma, che offra agli ignoranti occasione di pericoloso errore di interpretazione, o che sia contraria alle sacre Scritture o alla tradizione della Chiesa …» (capitolo XVII De sacris imaginibus picturisve. Caroli Borromei) 26


Cosicchè il tripudio dei marmi sovrasta l’architettura, nascondendola per stupire l’osservatore, per coinvolgerlo, per stupirlo nell’anima e nella mente. Essenziale è infatti il ruolo della Compagnia di Gesù, come strumento della Controriforma, finalizzato a «docere», «movere», «delectare», quindi informare ovvero convincere, commuovere il destinatario in modo che aderisca alla tesi proposta ed infine divertire, catturare l’attenzione in modo vivace ed interessante attraverso il gusto, l’esuberanza, il decorativismo, il meraviglioso e l’effimero, il tutto finalizzato ad affermare il trionfo della fede e della politica: ed il risultato è, ancora oggi, magnifico, spettacolare e prezioso. Ed ancora, molto stretto era il rapporto tra gli spazi del monastero, un tempo dotato di ricchissime suppellettili, e

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quello chiesastico, che veniva intersecato, ai vari livelli, da ambienti schermati, da grate in legno o ferro, dai quali era possibile, per le suore, assistere alle funzioni religiose secondo i dettami tridentini ampiamente descritti nel De Ecclesia Monalium di Caroli Borromei. «… nella parte più comoda per la sacrestia delle monache, si aprirà una finestra, munita di ruota, da cui saranno fatte passare le sacre vesti ad uso della messa … si aprirà un’altra finestrina … da cui le monache ricevano la Santa Comunione … la finestrella sarà munita di imposte di ferro o di bronzo … nella parte interna … chiuse con chiavistello e chiave … nella parte esterna … le imposte un po’ più grandi, che coprano tutta la finestrella, fornite di serratura, chiave e chiavistello.» Gli affacci di questi ambienti monastici, quali cori e matronei, sono oggi l’unica

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testimonianza della distribuzione planimetrica delle fabbriche conventuali. Si ritiene infatti che il «coro di giorno» si trovasse al piano dell’aula, dietro la grande grata rettangolare a destra, mentre a ridosso del presbiterio vi erano i locali dove le monache si comunicavano e si confessavano. Al piano superiore, dietro le grate su ambedue i lati dell’aula, si trovavano gli spazi ordinari per la preghiera individuale giornaliera; attorno al presbiterio erano invece gli spazi del «coro di notte» in posizione più vicina ai dormitori; sull’avanportico infine si trova ancora oggi il «coro solenne» frutto delle trasformazioni settecentesche progettate da Giacomo Amato e Gaetano Lazara. L’involucro murario interno si struttura in due ordini sovrapposti e si conclude con l’ampia volta lunettata. La presenza del secondo ordine, quindi, consente l’apertura della file di finestre 29


La presenza del secondo ordine, quindi, consente l’apertura della file di finestre che regolano la luce consentendo una graduale, ma significativa presenza di fasci luminosi che evidenziano ora una statua, ora un simbolo, ora un tripudio di mischi e tramischi. Inoltre la grande finestra termale in controfacciata ad est, consente l’ingresso di un raggio solare, direzionale, il 24 giugno a mezzogiorno, verso la pala d’altare del Novelli, ricreando la rappresentazione archetipa della «deesis» un tema iconografico cristiano di matrice culturale bizantina, molto diffuso nel mondo ortodosso: la Madonna e San Giovanni con al centro il Cristo benedicente.

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Antependia (paliotti)

I paliotti prospettici e scenografici, in marmo e pietre dure, sono uno dei campi applicativi e più raffinati della tecnica a tarsia marmorea, diffusasi in Sicilia dai primi decenni del seicento, come tendenza decorativa del gusto per la meraviglia. La tradizione palermitana ha sempre indicato in quelli dalla chiesa della Concezione il primo e più rappresentativo esempio del genere. Trattasi di cinque esemplari: quattro a due a due omogenei tra di loro, della Fuga in Egitto, di Santa Rosalia, dell’Agnus Dei e della Gloria di San Benedetto; il quinto di ispirazione mariana, l’Immacolata Concezione tra i santi Benedetto e Scolastica. Quest’ultimo dell’altare maggiore è oggi traslato nella basilica di San Francesco d’Assisi, nella cappella Senatoria.

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La presenza di architetti e maestranze gesuitiche ha prodotto opere irripetibili, veri prototipi di scene urbane immaginifiche che diventano strumenti di teatralità, intrisi di simboliche visioni vetero-testamentarie. I cinque palii della Concezione sono opera di disegno in cartone di Angelo Italia, Gerolamo Monti e Lorenzo Ciprì e le figurazioni interne sono squisitamente mariane. I canali iconografici a cui attingono sono quelli del Cantico dei Cantici, dei Libri Sapienzali dell’Antico Testamento e quelli dell’Apocalisse, dispiegandosi attraverso i visionari paesaggi della Gerusalemme Celeste, città ideale, riconoscibile per l’emblema delle bandiere al vento, il tempio di Salomone a colonne tortili, nella quale le architetture mariane emanano un pathos

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didattico e dogmatico ancor prima della promulgazione del dogma del 1854. Ed ancora la perfetta resa del pavimento quadrettato con precisa connotazione simbolica della «scacchiera del paradiso» in precisa relazione con il tempio di Salomone. L’Immacolata Concezione, codificata già nel 1649, nel trattato El arte de la peintura di Francisco Pacheco del Rio, pittore, scrittore e censore artistico ufficiale della Santa Inquisizione. «La Signora dovrebbe essere dipinta nel fiore della giovinezza, di dodici o tredici anni, come una giovanetta bellissima, con occhi seri e belli, naso e bocca perfetti, guance rosee, i biondi capelli fluenti e sciolti … nel corpo era un miracolo … deve essere dipinta con una bianca tunica ed un mantello azzurro … e ammantata di sole, un sole ovale di bianchi e di ocra … E’ incoronata da dodici stelle … in circolo di luce … una corona imperiale dovrebbe adornarle il capo, senza nascondere le stelle. Sotto i suoi piedi è la luna.» 33


Monastero

«Alla chiesa delle monache è annesso il monastero … Il luogo per costruirlo sarà scelto, secondo gli avvertimenti del canone Agatense,1 e come è logico, distante dai monasteri dei monaci edei regolari, ma anche dalle canoniche e dagli edifici ecclesistici in genere, dalle chiese collegiate, dalle torri, dalle pubbliche mura, dagli avamposti, da terrapieni, dalla rocca e da edifici particolarmente alti, dai quali si potrebbe vedere all’interno di esso … Sarà lontano anche da piazze, mercati, botteghe, vie, per le quali transitano con frequenza animali da soma, carri, veicoli e altro di tal genere, ed anche da luoghi in cui la folla accorra, si raduni e faccia strepito … il monastero dovrà avere, come un tempo, un solido carcere in cui chiudere, a seconda della gravità della colpa, quelle suore che, sottraendosi alla disciplina, abbiano agito male … avrà una finestrella … con robuste inferriate, alta dal pavimento, da cui entri poca luce; e avrà una

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porticina, munita di battenti doppi; in quelli interni si aprirà una finestrella piccolissima; la porta sarà chiusa con doppia serratura e doppie sbarre. Essa avrà anche dei ceppi, come è stato raccomandato nelle antiche regole, e delle manette di ferro, per legare le monache imprigionate se ce n’è bisogno … non vi sarà il camino, e nessun foro se non la latrina dotata di sottili tubature» De monasterio monalium (capitolo XXXIII – Caroli Borromei)

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Guida istruttiva per potersi conoscere con facilita' tanto dal siciliano che dal forestiere. Tutte le magnificenze, e gli oggetti degni di osservazione della citta' di Palermo capitale di questa parte de' r. dominj prodotta dal cav. Gaspare Palermo dei principi di Santa Margherita dalla Reale Stamperia, 1816

Lasciamoci guidare dal cavaliere Gaspare Palermo per rivivere quel tempo in cui la chiesa e il monastero, oggi non più esistente, erano un «unicum» imponente e importante nel contesto del quartiere …

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In conclusione, auspichiamo di avervi coinvolto nell’emozionalità conoscitiva di una fabbrica irripetibile, meravigliosa e per alcuni versi misteriosa … Cosa potrebbe esserci al di là della porta che sale in cantoria? Una scala? Un corridoio? Cosa potrebbe esserci al di sotto della pavimentazione? Una cripta? Passaggi segreti? Ma le risposte saranno raccontate in un prossimamente …

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La Poesia di Monica Cerrito e Mauro Minutella ÂŤL' Immaculata Cuncezioni o CapuÂť Mmenzu a li bancarelli di lu mircatu mancu t'adduni di lu tesoru che hai o latu eppuru si talii chiu' attintamenti viri un purtuni ca quasi un ti rici nenti ma si t'avventuri e acchiani li sette scaluni ti pari di stunari picchi' lu paradisu 'nterra vinisti a truvari. Lassasti li turmenti e li umani patimenti e na angulu di cielo trasisti cca' tra marmi putti e stiddi ti senti rispettu a lu munnu chiu' sullevatu e un t'arrivanu mancu li vuci di lu pisci abbanniatu.

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Na nobili signura na vosi rialari e nuatri nall'anni passati quasi na ficimu arrubbari ma l'Immaculata ca di sta' meravigghia è nnamurata l'occhi in tempu ni grapiu e comi pi tutti li cosi di sta città cu granni sacrifici nautru pezzu di storia risto' cca'!

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Bibliografia Di Bennardo, Montana, Scordato, Viola La chiesa dell’Immacolata Concezione Paradeisos di marmi e di luce 2007 Gaspare Palermo Guida istruttiva per potersi conoscere … Quarta Giornata 1816 Di Gristina, Palazzotto, Piazza Le chiese di Palermo 1998 Ruggeri Tricoli Il teatro e l’altare 1992 Ildegarda di Bingen Il libro delle gemme 1998

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Caroli Borromei Instructionum fabricae ecclesiaticae 1557

et

supellectilis

Rodolfo Papa Discorsi sull’arte sacra 2012 Maria Clara Ruggeri Tricoli Arte e Decorazione degli altari delle chiese di Sicilia 1992

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Associazione Culturale Archikromie LIBRETTO «La Monumentale Chiesa dell’Immacolata Concezione al Caput Seralcadi in Palermo» Ringraziamo «il monumento» per l’accoglienza riservataci studio e ricerca a cura di Salvatore Adragna Francesca Aiello Monica Cerrito Progetto grafico, impaginazione ed implementazione Francesca Aiello

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Appunti di Viaggio

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Monumentale Chiesa della Concezione al Capo by Francesca Aiello - Issuu