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IL GIORNALE DELLA COMUNITÀ PARROCCHIALE DI SAN GIULIANO - N. 5 / GIUGNO 2019


CALENDARIO APPUNTAMENTI

Giugno 8 9 Dom 10 Lun 11 Mar 12 Mer 13 Gio 14 Ven 15 Sab 16 Dom 17 Lun 18 Mar 19 Mer 20 Gio 21 Ven 22 Sab 23 Dom Sab

 ORATORIO IN FESTA June edition

S. Medardo

PENTECOSTE

 ORATORIO IN FESTA June edition FESTA DI CHIUSURA ANNO PASTORALE

8.30-20.30: S. Messa al Cimitero

20.30 - S. Messa a S. Rocco

S. Josè Maria Escrivá 20.30 - S. Messa a S. Anna

S. Cirillo di Alessandria

S. Barnaba Apostolo 20.30 - Riti prebattesimali

S. Onofrio

20.30 - S. Messa alla Concezione

S. Ireneo v. m.

Ss. Pietro e Paolo App.

S. Antonio di Padova

Ss. Valerio e Rufino mm.

S. Amos profeta

S. Diana

Natività di San Giovanni

S. Guglielmo abate

S. Diana

SS. TRINITÀ

24 Lun 25 Mar 26 Mer 27 Gio 28 Ven 29 Sab 30 Dom

 CRE in Oratorio - 2A settimana 20.30 - S. Messa alla Guadalupe

13A Tempo Ordinario

Luglio

1 Lun 2 Mar 3 Mer 4 Gio 5 Ven 6 Sab 7 Dom 8 Lun 9 Mar S. Ester

Memoria di Libio Milanese 10.30 - S. Messa con celebrazione Battesimi 18.00 - S. Messa con mandato agli animatori del CRE  Dal 17 giugno al 12 luglio CRE in Oratorio 20.30 - S. Messa alla Guadalupe 8.30-20.30: S. Messa al Cimitero

S. Gregorio B.

 CRE in Oratorio - 3A settimana Inizio Mini-CRE presso la Scuola dell’Infanzia “San Giovanni Battista” (1-28 luglio) 20.30 - S. Messa alla Guadalupe 8.30-20.30: S. Messa al Cimitero In settimana visita e comunione agli ammalati

S. Ottone vesc. 20.30 - S. Messa a S. Rocco

S. Tommaso Apostolo 20.30 - S. Messa a S. Anna

S. Elisabetta del Portogallo

20.30 - S. Messa a S. Rocco

S. Romualdo ab.

20.30 - S. Messa alla Concezione

S. Antonio Maria Zaccaria

20.30 - S. Messa a S. Anna

S. Ettore

QUARANTORE 08.30 - S. Messa ed Esposizione [Prepositurale] 16.00 - Esposizione e canto dei Vespri S. Luigi Gonzaga 20.30 - S. Messa [Prepositurale] QUARANTORE 08.30 - S. Messa ed Esposizione [Prepositurale] 16.00 - Esposizione e canto dei Vespri S. Tommaso Moro 18.00 - S. Messa [Prepositurale] SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO 16.00 - Esposizione e canto dei Vespri 20.30 - S. Messa e Processione Eucaristica CORPUS DOMINI con i bambini della Prima Comunione

S. Maria Goretti v.m. Nei mesi di luglio e agosto è sospesa l’Eucaristia domenicale al santuario della Concezione

14A Tempo Ordinario  CRE in Oratorio - 4A settimana 20.30 - S. Messa alla Guadalupe

Ss. Aquila e Priscilla 8.30-20.30: S. Messa al Cimitero

S. Veronica Giuliani

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1 “Le cose non bisognerebbe mai dirle, perché vien fuori altro e si creano equivoci spaventosi” (Da “La gerarchia di Ackermann”)

Stiamo ormai per concludere questo anno pastorale nel quale ci siamo dati la virtù del silenzio da vivere; anche se con poca speranza che l’abbiamo vissuta. Non potevamo non riferirci a quel capolavoro, nato due secoli fa proprio ad opera di un giovane di ventun anni; e mi riferisco alla poesia “L’Infinito” di Giacomo Leopardi. E sembra quasi mortificarlo definendolo “poesia”. E noi che abbiamo sempre pensato un Leopardi travagliato, ti fa respirare qui una “profondissima quiete”, che ti permette di accostare quell’ “infinito silenzio” alla voce del vento che fa fremere le foglie. E quanta pace su questo colle “sempre caro” che permette di sperimentare la dolcezza dell’immergersi nell’ “immensità” di questi “sovrumani silenzi”! Sempre caro mi fu quest’ermo colle, E odi qui la sinfonia del silenzio. E capita come in qualche E questa siepe, che da tanta parte concerto; e il ricordo ti resta impresso. Capita che, dopo l’ultima Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. nota, tutto resti quasi immobile. Le mani del direttore sospese, gli Ma sedendo e mirando, interminati occhi chiusi. Gli archetti dei violini appena appoggiati alle corde. Spazi di là da quella, e sovrumani Nessuno che osi iniziare ad applaudire. La musica ancora sospeSilenzi, e profondissima quiete sa nell’aria. Capita così, per istanti che sembrano lunghissimi, di Io nel pensier mi fingo; ove per poco essere immersi in uno dei silenzi sovrumani di cui parla Leopardi. Il cor non si spaura. E come il vento Capaci, certo, di dare profondissima quiete al cuore. Odo stormir tra queste piante, io quello Ma, vedi, anche la grazia della danza, dove la musica sostieInfinito silenzio a questa voce ne, magari enfatizza; ma incanta il silenzio della danza. Vo comparando: e mi sovvien l’eterno, È presente nell’Antico Testamento, certamente non come E le morte stagioni, e la presente arte, ma come modo di stare davanti a Dio in svariate forme E viva, e il suon di lei. Così tra questa espressive. Presso gli ebrei era diventata quasi una preghiera. Immensità s’annega il pensier mio: Anche se la moglie del re Davide criticherà la danza del re davanti E il naufragar m’è dolce in questo mare. all’Arca dell’Alleanza che veniva trasportata nella città di Davide. “20 Ma quando Davide tornava per benedire la sua famiglia, Mikal figlia di Saul gli uscì incontro e gli disse: «Bell’onore si è fatto oggi il re di Israele a mostrarsi scoperto davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!». 21 Davide rispose a Mikal: «L’ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho fatto festa davanti al Signore. 22 Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!». 23 Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte” (2 Sam 6,20 ss). Le arti nobili comunicano tutte senza parole. La scultura nella sua sorprendente bellezza. Famosa la tradizione che vuole Michelangelo scagliare il martello contro il ginocchio del suo Mosè, al termine delle ultime rifiniture, esclamando “Perché non parli?”, stupito egli stesso del risultato. La pittura lungo i secoli, che anche noi abbiamo abbondantemente documentata nelle nostre chiese, è in grado di sostenere incredibili cicli pittorici senza una parola. Emblematico in quest’arte contemporanea è “L’urlo” di E. Munch, dove il soggetto emette un grido che distorce l’intero paesaggio. Istantanea di tanti assordanti silenzi, di tante relazioni mute o urlate, ma pur sempre segnate da incomunicabilità. Vorrei però terminare con un silenzio tra sabato 1 giugno sera e Domenica 2 pomeriggio. Sabato il Liverpool ha vinto la sua sesta Champion League, splendida impresa. Uno dei momenti più toccanti è arrivato dopo la premiazione. Mentre i giocatori erano ancora in campo a festeggiare, il ventinovenne capitano J. Henderson lascia il gruppo e va a bordo campo: c’è lì suo papà che recentemente è stato lontano dal figlio perché, colpito da un cancro alla gola, non ha voluto che perdesse la concentrazione; un lungo, lunghissimo abbraccio e un fiume di lacrime. Domenica, ultimo giorno del Giro d’Italia. R. Carapaz, già maglia rosa taglia il traguardo tra un tripudio di tifosi ecuadoregni; il papà è appena arrivato in aereo. Richard toglie il casco, vola da suo padre, un lungo abbraccio e il papà gli aggiusta sulle spalle la bandiera dell’Ecuador, quasi come rimboccava la copertina la sera quand’era piccolo. Un incredibile circuito emozionale. Senza una parola. Grazie. vs. dongiuseppe

Giugno 2019


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VITA DELLA CHIESA OMELIA DI PAPA FRANCESCO

Per una Chiesa libera e liberante: umiltà, comunione, rinuncia. Nella Santa Messa per la XXI assemblea della Caritas internazionale, giovedì 23 maggio 2019.

La Parola di Dio, nella Lettura odierna degli Atti degli Apostoli, narra la prima grande riunione della storia della Chiesa. Si era verificata una situazione inaspettata: i pagani venivano alla fede. E nasce una questione: devono adeguarsi, come gli altri, anche a tutte le norme della Legge antica? Era una decisione difficile da prendere e il Signore non era più presente. Verrebbe da chiedersi: perché Gesù non aveva lasciato un suggerimento per dirimere almeno questa prima «grande discussione» (At 15,7)? Sarebbe bastata una piccola indicazione agli Apostoli, che per anni erano stati con Lui ogni giorno. Perché Gesù non aveva dato regole sempre chiare e rapidamente risolutive? Ecco la tentazione dell’efficientismo, del pensare che la Chiesa va bene se ha tutto sotto controllo, se vive senza scossoni, con l’agenda sempre in ordine, tutto regolato… È anche la tentazione della casistica. Ma il Signore non procede così; infatti ai suoi dal cielo non manda una risposta, manda lo Spirito Santo. E lo Spirito non viene portando l’ordine del giorno, viene come fuoco. Gesù non vuole che la Chiesa sia un modellino perfetto, che si compiace della propria organizzazione ed è capace di difendere il proprio buon nome. Povere quelle Chiese particolari che si affannano tanto nell’organizzazione, nei piani, cercando di avere tutto chiaro, tutto distribuito. A me fa soffrire. Gesù non ha vissuto così, ma in cammino, senza temere gli scossoni della vita. Il Vangelo è il nostro programma di vita, lì c’è tutto. Ci insegna che le questioni non si affrontano con la ricetta pronta e che la fede non è una tabella di marcia, ma una «Via» (At 9,2) da percorrere insieme, sempre insieme, con spirito di fiducia. Dal racconto degli Atti apprendiamo tre elementi essenziali per la Chiesa in cammino: l’umiltà dell’ascolto, il carisma dell’insieme, il coraggio della rinuncia. Cominciamo dalla fine: il coraggio della rinuncia. L’esito di quella grande discussione non è stato imporre qualcosa di nuovo, ma lasciare qualcosa di vecchio. Però quei primi cristiani non hanno abbandonato cose da nulla: si trattava di tradizioni e precetti religiosi importanti, cari al popolo eletto. C’era in gioco l’identità religiosa. Tuttavia hanno scelto che l’annuncio del Signore viene prima e vale più di tutto. Per il bene della missione, per annunciare a chiunque, in modo trasparente e credibile, che Dio è amore, anche quelle convin-

zioni e tradizioni umane che sono più di ostacolo che d’aiuto, possono e devono essere lasciate. Il coraggio di lasciare. Anche noi abbiamo bisogno di riscoprire insieme la bellezza della rinuncia, anzitutto a noi stessi. San Pietro dice che il Signore “ha purificato i cuori con la fede” (cfr At 15,9). Dio purifica, Dio semplifica, spesso fa crescere togliendo, non aggiungendo, come faremmo noi. La vera fede purifica dagli attaccamenti. Per seguire il Signore bisogna camminare spediti e per camminare spediti bisogna alleggerirsi, anche se costa. Come Chiesa, non siamo chiamati a compromessi aziendali, ma a slanci evangelici. E nel purificarci, nel riformarci dobbiamo evitare il gattopardismo, cioè il fingere di cambiare qualcosa perché in realtà non cambi nulla. Questo succede ad esempio quando, per cercare di stare al passo coi tempi, si trucca un po’ la superficie delle cose, ma è solo maquillage per sembrare giovani. Il Signore non vuole aggiustamenti cosmetici, vuole la conversione del cuore, che


VITA DELLA CHIESA

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carità, l’umiltà e l’ascolto significano orecchio teso ai piccoli. Guardiamo ancora ai primi cristiani: tutti tacciono per ascoltare Barnaba e Paolo. Erano gli ultimi arrivati, ma li lasciano riferire tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro (cfr v. 12). È sempre importante ascoltare la voce di tutti, specialmente dei piccoli e degli ultimi. Nel mondo chi ha più mezzi parla di più, ma tra noi non può essere così, perché Dio ama rivelarsi attraverso i piccoli e gli ultimi. E a ciascuno chiede di non guardare nessuno dall’alto in basso. È lecito guardare una persona dall’alto in basso soltanto per aiutarla a sollevarsi; l’unica volta, altrimenti non si può. E infine l’ascolto della vita: Paolo e Barnaba raccontano esperienze, non idee. La Chiesa fa discernimento così; non davanti al computer, ma davanti alla realtà delle persone. Si discutono le idee, ma le situazioni si discernono. Persone prima dei programmi, con lo sguardo umile di chi sa cercare negli altri la presenza di Dio, che non abita nella grandezza di quello che facciamo, ma nella piccolezza dei poveri che incontriamo. Se non guardiamo direttamente a loro, finiamo per guardare sempre a noi stessi; e per fare di loro degli strumenti del nostro affermarci, usiamo gli altri.

passa attraverso la rinuncia. Uscire da sé è la riforma fondamentale. Vediamo come ci sono arrivati i primi cristiani. Sono giunti al coraggio della rinuncia partendo dall’umiltà dell’ascolto. Si sono esercitati nel disinteresse di sé: vediamo che ciascuno lascia parlare l’altro ed è disponibile a cambiare le proprie convinzioni. Sa ascoltare solo chi lascia che la voce dell’altro entri veramente in lui. E quando cresce l’interesse per gli altri, aumenta il disinteresse per sé. Si diventa umili seguendo la via dell’ascolto, che trattiene dal volersi affermare, dal portare avanti risolutamente le proprie idee, dal ricercare consensi con ogni mezzo. L’umiltà nasce quando, anziché parlare, si ascolta; quando si smette di stare al centro. Poi cresce attraverso le umiliazioni. È la strada del servizio umile, quella che ha percorso Gesù. È su questa strada di carità che lo Spirito scende e orienta. Per chi vuole percorrere le vie della

Dall’umiltà dell’ascolto al coraggio della rinuncia, tutto passa attraverso il carisma dell’insieme. Infatti, nella discussione della prima Chiesa l’unità prevale sempre sulle differenze. Per ciascuno al primo posto non ci sono le proprie preferenze e strategie, ma l’essere e sentirsi Chiesa di Gesù, raccolta attorno a Pietro, nella carità che non crea uniformità, ma comunione. Nessuno sapeva tutto, nessuno aveva l’insieme dei carismi, ma ciascuno teneva al carisma dell’insieme. È essenziale, perché non si può fare davvero il bene senza volersi davvero bene. Qual era il segreto di quei cristiani? Avevano sensibilità e orientamenti diversi, c’erano anche personalità forti, ma c’era la forza di amarsi nel Signore. Lo vediamo in Giacomo che, al momento di trarre le conclusioni, dice poche parole sue e cita molta Parola di Dio (cfr vv. 16-18). Lascia parlare la Parola. Mentre le voci del diavolo e del mondo portano alla divisione, la voce del Buon Pastore forma un solo gregge. E così la comunità si fonda sulla Parola di Dio e rimane nel suo amore. «Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9): è quello che chiede Gesù nel Vangelo. E come si fa? Bisogna stare vicini a Lui, Pane spezzato. Ci aiuta stare davanti al tabernacolo e davanti ai tanti tabernacoli viventi che sono i poveri. L’Eucaristia e i poveri, tabernacolo fisso e tabernacoli mobili: lì si rimane nell’amore e si assorbe la mentalità del Pane spezzato. Lì si capisce il «come» di cui parla Gesù: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi» (ibid.). E come il Padre ha amato Gesù? Dandogli tutto, non trattenendo nulla per sé. Lo diciamo nel Credo: «Dio da Dio, luce da luce»; gli ha dato tutto. Quando invece ci tratteniamo dal dare, quando al primo posto ci sono i nostri interessi da difendere, non imitiamo il come di Dio, non siamo una Chiesa libera e liberante. Gesù chiede di rimanere in Lui, non nelle nostre idee; di uscire dalla pretesa di controllare e gestire; ci chiede di fidarci dell’altro e di donarci all’altro. Chiediamo al Signore che ci liberi dall’efficientismo, dalla mondanità, dalla sottile tentazione di rendere culto a noi stessi e alla nostra bravura, dall’ossessiva organizzazione. Chiediamo la grazia di accogliere la via indicata dalla Parola di Dio: umiltà, comunione, rinuncia.

Giugno 2019


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VITA DELLA CHIESA

La preghiera del Papa con i rom e i sinti “Vi sono vicino. E quando leggo sui giornali qualcosa brutta vi dico la verità: soffro. Oggi ho letto qualcosa di brutto e soffro perchè questa non è civiltà, non è civiltà. L’amore è civiltà”. Così Papa Francesco, giovedì 9 maggio, nell’incontro di preghiera con il popolo rom e sinti nella Sala regia si è riferito alla vicenda di Casal Bruciato, dove una famiglia rom, legittima assegnataria di un alloggio popolare, è stata aggredita e minacciata da militanti di estrema destra. “E’ vero ci sono cittadini di seconda classe, è vero: ma i veri cittadini di seconda classe sono coloro che scartano la gente” - ha proseguito il Santo Padre. I cittadini di seconda classe sono tali, ha detto il Papa, “perché non sanno abbracciare: scartano e vivono scartando, con la scopa in mano buttando fuori gli altri, con il chiacchiericcio o in altro modo. Invece la bella strada è la fratellanza: vieni, la porta è aperta, e tutti dobbiamo collaborare”. “Orribilli minacce” “Tensione, insulti. E orribili minacce all’incolumità fisica e alla dignità di una famiglia”. E’ quanto scrive l’Osservatore Romano in merito alla vicenda di Casal Bruciato. L’organo della Santa Sede interviene su questa vicenda sottolineando come i legittimi assegnatari di un alloggio popolare siano stati insultati e minacciati da un comitato misto di residenti e facinorosi, capeggiati da esponenti dell’organizzazione di destra Casa Pound. Il Santo Padre ha invitato la famiglia rom all’incontro diocesano nella basilica di San Giovanni in Laterano. L’invito è arrivato attraverso don Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliare di Roma Est, che era al fianco della sindaca Virginia Raggi che è andata in visita del nucleo familiare bersaglio di insulti e minacce gravissime. La testimonianza di Dzemila, Miriana e Negiba davanti a papa Francesco Santità, siamo tre mamme rom in rappresentanza di un gruppo più ampio di donne, che vivono la periferia estrema della città di Roma, di diverse culture e religioni, che periodicamente si riunisce per condividere esperienze, sostenere le reciproche fatiche, raccontare i successi. Il nostro gruppo si chiama “Mondo di mamme”.  Alcune di noi vivono in appartamenti in affitto, in case popolari, altre ancora in quelli che vengono chiamati “campi nomadi” che altro non sono che delle baraccopoli, dei ghetti dove, su base etnica, le nostre famiglie sono segregate dalle istituzioni comunali.  Come donne e come mamme avvertiamo sulla nostra pelle la distanza che spesso la società maggioritaria, costruisce tra noi e le istituzioni pubbliche. I servizi sanitari non sempre sono garanzia di assistenza e supporto adeguato. Spesso la burocrazia, ma recentemente anche politiche discriminatorie, non facilitano, quante di noi non hanno una posizione amministrativa regolare, l’accesso ai servizi di base che possano garantire la salute a noi e ai nostri figli. Anche le recenti norme, varate da chi è chiamato a governare, rendono più difficile la regolarizzazione di molte nostre famiglie, facendo cadere nell’invisibilità nuclei familiari che, anche se di origine straniera, vivono da decenni nel nostro Paese.  Malgrado conosciamo straordinari insegnanti, non sempre l’istituzione scolastica si presenta in grado di assicurare pieno diritto all’istruzione dei nostri figli. Molti di loro, nelle aule scolastiche, vivono sulla loro pelle lo stigma della diversità e vedono dall’inizio la loro carriera scolastica come un percorso ad ostacoli davanti ai quali molti bambini e ragazzi finiscono per arrendersi.  Non è facile, nell’Italia di oggi trovare un lavoro che assicuri dignità e sostentamento economico. Ed è ancora più difficile se sei donna, se hai poche risorse, se vivi nella periferia più estrema, se sei una donna rom. Discorsi d’odio, ma anche azioni violente contro le nostre comunità, sono in costante aumento e questa è per noi fonte

di profonda preoccupazione. Alcune di noi vivono in alloggi non adeguati e sono vittime di sgomberi forzati organizzati dalle autorità in assenza di alternative adeguate.  Guardiamo però al futuro con speranza. Siamo donne e siamo mamme, e questo ci dà la forza di andare avanti per migliorare le condizioni di vita nostre e dei nostri figli. Uscire dalle nostre comunità, incontrare altre donne italiane e straniere, confrontarci tra noi senza chiusure, ci dà forza nel credere che solo insieme, creando alleanze, potremmo superare le barriere della diffidenza e della marginalizzazione.  Ci aiuta osservare tra noi quelle donne e quelle mamme che ce l’hanno fatta, che hanno vinto battaglie, superato ostacoli, sconfitto pregiudizi e che ora guardano al futuro con speranza.  Vogliamo andare oltre ed essere anche noi protagoniste di quel cambiamento di cui tutti possano giovarsi. Sogniamo per l’Italia un risveglio di umanità. Un’Italia che abbracci le differenze, che si consideri fortunata per tutte le differenze e le culture che la compongono. Un’Italia che recuperi il valore della speranza.  La stessa speranza che oggigiorno leggiamo negli occhi dei nostri figli e che le sue parole, Santità, ci hanno sempre consegnato in questi anni e che ci aiutano a credere in un Paese più umano, più giusto, più solidale. 

La testimonianza di don Cristian Di Silvio davanti a Papa Francesco

Buongiorno Santità, mi chiamo don Cristian Di Silvio, ho trent’ anni, vengo dalla diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo ed ho compiuto tre anni di sacerdozio lo scorso 21 Aprile, giorno di Pasqua, giorno in cui abbiamo celebrato la resurrezione di Cri-


LA CET 3MIGRANTI5

“Gesù è con i volontari delle ong” Sulla nave Mare Ionio che salva i migranti è imbarcato un prete

sto Signore. Sono cresciuto in parrocchia, nella chiesa Madre di Cassino tra il servizio all’altare come ministrante e l’Azione Cattolica. Ora svolgo il mio ministero come vice parroco nelle chiese di Roccasecca e Colle san Magno. La mia storia è una storia ordinaria, resa straordinaria dal fatto che Dio mi ha scelto da un popolo che vive una condizione culturale differente dagli stereotipi. Sì, sono un prete rom! Uno zingaro che diventa prete fa sempre notizia, un diverso, uno particolare.  Ricordo che quando ne parlai con i miei compagni di seminario la prima cosa che mi chiesero fu se abitavo in una roulotte, se chiedevo l’elemosina e se la mia famiglia andava a rubare portafogli alla stazione Termini. Invece qualcun altro mi diceva mentre mi formavo alla scuola del Vangelo di Gesù che dovevo comprendere che io ero stato scelto da un popolo che era diverso da quello italiano. Ciò che ha reso ancora più straordinaria la mia storia vocazionale è stato il comprendere, nonostante mi dicessero il contrario, che non sono un diverso ma, come ognuno di noi presente in questa sala e non solo, unico e irripetibile. Siamo chiamati a sottolineare la nostra unicità piuttosto che la diversità. Ognuno di noi è dono, ognuno di noi è ricchezza, se abbiamo come modello Gesù Cristo. ​

Nel nome di Zefirino, beato gitano

Nel mondo rom e sinti sono circa 36 milioni e in Europa quasi 12 milioni. In Italia sono almeno 170 mila. Il santo patrono della popolazione rom è il beato Zefirino Giménez Malla, terziario francescano, fucilato nel 1936 durante la Guerra civile spagnola e gettato in una fossa comune per aver difeso un prete e il suo Rosario.

C’è anche la Chiesa cattolica a bordo della nave italiana che salva i migranti. Sulla Mare Jonio, infatti, si è imbarcato don Mattia Ferrari, giovane vicario parrocchiale di Nonantola, nella diocesi di Modena. Venticinque anni, il seminario iniziato subito dopo il diploma al liceo classico, la prima messa un anno fa: un prete tra mangiapreti, a voler sintetizzare. “In effetti qui sono tutti atei e agnostici”, dice don Mattia, sorridendo. “Ma c’è un bel clima di fratellanza, i ragazzi di Mediterranea hanno un gran rispetto per Papa Francesco. E un fatto è certo: il Vangelo, oggi, passa anche dal Mediterraneo”. Siamo alla terza missione del 2019, la sesta da quando un gruppo di associazioni (Arci, Ya Basta Bologna), l’ong Sea-Watch, il magazine online I Diavoli e l’impresa sociale Moltivolti di Palermo hanno dato vita alla piattaforma Mediterranea. Il vecchio rimorchiatore noleggiato e riadattato per il salvataggio dei naufraghi torna nella zona Search and Rescue della Libia. “Sono il cappellano di bordo, il mio compito è rappresentare la vicinanza della Chiesa sia a questi ragazzi che rischiano la vita per qualcosa in cui credono, sia ai migranti che arrivano dalla Libia. Siamo le prime persone che vedranno. Io voglio portare amicizia, sostegno spirituale e consolazione”. Per essere lì, don Mattia ha chiesto e ottenuto il permesso di due arcivescovi (quello di Modena Elio Castellucci e quello di Palermo, Corrado Lorefice, noto per essere molto vicino a papa Bergoglio), nonché il benestare della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana. Per dire che non siamo di fronte a una iniziativa personale, ma a una scelta appoggiata da un pezzo rappresentativo delle gerarchie. Non è un dettaglio. Don Mattia Ferrari ha fatto proprie le parole di Papa Francesco quando, durante l’ultima via Crucis, ha ringraziato “coloro che con ruoli diversi hanno rischiato la vita per salvare quella di tante famiglie in cerca di sicurezza e di opportunità”. Fabio Tonacci su La Repubblica

Donati dal Papa 500 mila dollari per l’assistenza ai migranti in Messico Tale cifra – si legge sul sito dell’Obolo di San Pietro - sarà distribuita tra 27 progetti di 16 diocesi e congregazioni religiose messicane che hanno chiesto aiuto per continuare a fornire alloggio, cibo ed articoli di prima necessità. “Negli ultimi mesi - riferisce il comunicato - migliaia di migranti sono arrivati in Messico, dopo aver viaggiato per oltre 4.000 chilometri a piedi e con mezzi di fortuna da Honduras, El Salvador e Guatemala. Uomini e donne, spesso con bambini piccoli, fuggono da povertà e violenza, con la speranza di un futuro migliore negli Stati Uniti. Ma la frontiera statunitense rimane chiusa per loro”. Nelle foto il gran ritorno de “La Bestia” e “Las Patronas” che danno da mangiare e da bere ai migranti in viaggio su “La Bestia”. Da vent’anni le Patronas assistono i migranti centroamericani lungo i binari dove passa il treno “La Bestia” per portarli verso la frontiera degli USA.

Aprile 2019


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COMUNITÀ ECCLESIALE TERRITORIALE 3 C’era una volta il Vicariato! Ora la Comunità Ecclesiale Territoriale, che comprende quattro ex-Vicariati della Media Valle Seriana, ha voltuto condividere con i candidati alle elezioni alcuni valori che ritiene imprescindibili nel governo della “cosa pubblica”.

Lettera aperta ai candidati nelle elezioni amministrative

Come già abbiamo portato a conoscenza su queste pagine, il Vescovo ha voluto istituire questa realtà ampia delle C.E.T. in dialogo con il territorio, luogo di interesse comune. I laici coinvolti nelle cinque “Terre Esistenziali” (evidenziate nei titoletti in rosso) hanno rielaborato un documento più corposo della Diocesi, concretizzandolo alla nostra realtà territoriale. È così nata questa lettera con il desiderio che possa avviare un dialogo e un confronto con la nostra realtà. È stata consegnata personalmente ai candidati Sindaci e alle relative liste. Gentili Signore, egregi Signori, lo scorso settembre è iniziata una riforma della Chiesa bergamasca che ha sciolto i 28 “vicariati locali” che componevano la Diocesi e ha fatto nascere un’esperienza pastorale nuova, suddivisa su 13 zone chiamate “Comunità Ecclesiali Territoriali” (CET): la CET 3 della Bassa Valle Seriana coincide pressappoco con l’Ambito Distrettuale (con l’aggiunta di Torre Boldone). L’intento è quello di avviare processi di incontro, di dialogo, di collaborazione tra la Chiesa e il territorio, a partire dalla certezza che la fede cristiana abbia molto da offrire alla vita concreta della gente e motivi tutt’oggi a mettersi a servizio del bene comune: protagonisti fondamentali sono i cristiani laici che, attraverso le proprie competenze professionali e le molteplici esperienze di vita , intendono mettersi in ascolto del territorio e riconoscere i segni del Regno di Dio presenti nella società, stimolando tutti all’impegno comune per renderla migliore. Come premessa vogliamo far pervenire a tutti Voi candidate e candidati il nostro apprezzamento e il sincero ringraziamento per la scelta di essere al servizio delle proprie comunità, assumendo responsabilità politico-amministrative, mettendo a disposizione tempo e competenze a favore di un impegno sempre più complesso e delicato, ma indispensabile ed entusiasmante, qual è il governo del proprio paese. A Voi prossimi Amministratori auguriamo un proficuo buon lavoro e ci permettiamo di proporre alla vostra riflessione, con umiltà e senza alcuna pretesa di essere esaustivi, alcune questioni di fondo partendo dalla Dottrina Sociale della Chiesa riguardo al raggiungimento del “bene comune quale ragion d’essere dell’autorità politica e come impegno a realizzare il maggior bene raggiungibile attraverso il compromesso tra le parti”. In questa ottica la Chiesa ha più volte ribadito la ricchezza e il valore della democrazia, della partecipazione e della cittadinanza attiva/consapevole, concretamente esercitate, quali premesse alla costruzione di una società inclusiva che metta al centro la solidarietà (personale e tra generazioni) e la giustizia sociale nelle sue varie forme e dimensioni. […]

LE RELAZIONI FAMILIARI a) II grave problema della denatalità ormai diffusa in quasi tutti i paesi della nostra Valle chiama a raccolta tutte le Amministrazioni Comunali affinché si alleino per impostare politiche attive di sostegno e accompagnamento alla famiglia e in particolare alle giovani coppie. b) Sollecitiamo il riconoscimento della famiglia come soggetto sociale e prima rete di prossimità a cui dedicare attenzione, risorse e servizi in particolare aì bambini da O a 6 anni. Nella logica della sussidiarietà auspichiamo il sostegno alla creazione e al mantenimento di reti familiari di mutuo aiuto e il supporto alle realtà del territorio che già si dedicano alle famiglie. c) Un modo concreto per dare centralità alla famiglia è anche sostenere le famiglie che stanno vivendo situazioni di sofferenza, di solitudine o che, non infrequentemente, si stanno facendo carico della cura dei propri cari; non dimentichiamo, inoltre, quelle famiglie che si rendono disponibili a sostenere ed accompagnare convivenze problematiche, rapporti intra-familiari sfilacciati o di minori che chiedono un surplus di cura, vicinanza e affetto.

IL LAVORO a) Crediamo nell’importanza della promozione, in sinergia con le realtà sociali, di percorsi di orientamento e sperimentazione nel lavoro per i giovani, supportando la conoscenza delle necessità e delle opportunità lavorative della Valle, incentivando forme di incontro e messa in gioco delle attitudini e opportunità di fare esperienze, contra-


CHIESA E SOCIETÀ

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tempi di lavoro; la generalizzazione dei piedibus; la cura e il potenziamento dei parchi pubblici; la creazione di isole pedonali. b) Costruire maggiori sinergie tra i servizi sociali e le aziende socio-sanitarie territoriali per la promozione della salute della persona, della famiglia e della comunità. c) Sostenere la rete associativa e volontaristica, in sinergia e sussidiarietà con i progetti comunali, attraverso convenzioni che sviluppino micro-progettualità anche sovra-comunali che siano segno di una condivisione e di una sensibilità che vada al cuore delle persone.

LA CULTURA E L’EDUCAZIONE

stando, cosi, la povertà di prospettive per i giovani, che porta all’emigrazione lavorativa, scoraggia progetti dì futuro e induce molti a trasgressioni pericolose e a penose dipendenze. b) Salvaguardare e sostenere il mondo della piccola impresa, dell’artigianato locale e delle attività commerciali di prossimità: essi rappresentano gran parte del nostro sistema produttivo, in cui si coniugano qualità, innovazione e conservazione delle conoscenze ed abilità specifiche tramandate nel tempo e che sono da valorizzare. c) Dare attenzione alle persone disoccupate e ai lavoratori più fragili che restano esclusi dal mondo del lavoro, affrontando concretamente le difficoltà occupazionali dell’età adulta e giovanile. Occorre salvaguardare la valorizzazione della persona attraverso l’attenzione alla sostenibilità, l’impegno alla qualificazione e alla riqualificazione professionale, alla conciliazione dei tempi di vita e al sostegno delle realtà imprenditoriali inclusive.

LA FRAGILITÀ a) Promuovere politiche sociali, sanitarie ed abitative capaci di uno sguardo positivo sulla fragilità, vissuta come pre-condizione per la valorizzazione dell’altro e per la prevenzione della “cultura dello scarto”, facilitando I’incontro, l’accompagnamento e il sostegno alle persone. Ad esempio: l’assistenza domiciliare integrata, la promozione di protagonismo giovanile, ruolo aggregativo delle biblioteche; le forme di abitazione cooperativistica e di housing sociale; lo sviluppo del welfare aziendale per la conciliazione di vita familiare e

a) II nostro territorio, parte della Comunità Montana, presenta caratteristiche culturali e tradizionali proprie, frutto di un portato storico ricco di arte religiosa e civile, di iniziative culturali e sportive ricorrenti legate non solo a particolari appuntamenti comunitari, ma anche a nuove proposte in campo artistico complessivamente inteso. Questa consapevolezza richiama alla responsabilità del mantenimento e della fruizione dei beni culturali, ma anche a sollecitare nuove proposte e sperimentazioni creative. b) E’ utile sottolineare l’importanza e iI rilancio delle istituzioni e associazioni sovra-comunali del nostro territorio come momento di riconoscimento dell’identità delle persone e di diffusione della cultura popolare che si esplicita in varie forme e modalità; la promozione delle bellezze territoriali e le offerte di opportunità turistiche possono favorire l’accoglienza diffusa di ospiti che vogliono trascorrere periodi di vacanza rigenerante e a contatto con la natura. c) Nei confronti degli adolescenti-giovani occorre investire nell’assunzione di responsabilità condivise e al rispetto delle persone e delle cose, valorizzando la creatività, l’idealità e l’entusiasmo giovanile. Occorre inoltre favorire un’alleanza tra gli educatori (genitori, insegnanti, sacerdoti e catechisti, animatori, allenatori, ecc.) e gli enti (Comune. Scuola, Parrocchia/Oratorio, Society Sportive, Associazioni culturali, ecc.) al fine di proporre valori umani condivisi che stanno alla base della costruzione della propria personalità, della convivenza civile e di progettualità condivise.

LA CITTADINANZA a) Sosteniamo la necessità, pur partendo della propria realtà locale, di lavorare con sguardo sovra-comunale proiettato sul futuro delle nostra Valle, sollecitando uno sforzo di programmazione delle scelte che possono influire oltre il mandato amministrativo. […] b) La necessità di agire in rete riguarda anche la vasta tematica-problematica del governo del territorio, della tutela dell’ambiente, della mobilità sostenibile, dei fenomeni d’inquinamento, di un’educazione al risparmio delle fonti naturali e la promozione-fruizione delle aree verdi collinari/montane e del fiume, in un quadro più generale che presenta, se non affrontato a tempo, un vera e propria emergenza ecologica. c) La società nazionale e locale, sempre più multiculturale, multilinguistica e multireligiosa, è chiamata ad affrontare nuove sfide quali la globalizzazione e i flussi migratori; questi fenomeni richiedono buone pratiche di accoglienza, di integrazione e lungimiranza basate sul rispetto reciproco, l’interazione e il coinvolgimento attivo, la generosità e la sollecitudine di ciascuno, secondo le proprie possibilità e il proprio ruolo. Gentili Signore e egregi Signori, […] ci piacerebbe avere un riscontro sugli spunti che vi abbiamo offerto; o magari sapere quali potrebbero essere le aree da cui partire per instaurare un dialogo proficuo. Se voleste regalare un Vostro contributo alla nostra riflessione potrete utilizzare il seguente indirizzo e-mail: cet3@diocesibg.it. Il Consiglio Pastorale Territoriale

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VITA DELLA CHIESA PREVENZIONE PER COMBATTERE ALCOOL E DROGHE

Bullismo: tutto nasce dagli adulti Rubrica a cura del Centro di Ascolto e Auto-Aiuto “Promozione Umana” di don Chino Pezzoli. Aggressività verbale, machismo, esaltazione del vincitore, sono tutti atteggiamenti tipici degli adulti ma che possono portare i ragazzini all’arroganza verso i più deboli. Il bullismo è in crescita fra bambini e ragazzi, dicono i ricercatori. Insieme allo sgomento degli educatori è cresciuto negli adulti, lo smarrimento dettato dalla sensazione di impotenza nei confronti di questo fenomeno dilagante. Circa il 46% di alunni di scuole materne ed elementari, ha subito violenze, sgarbi, scherzi irrispettosi, certi comportamenti dispotici ed aggressivi, perpetuati da soggetti giovanissimi ci sconvolgono, mettono in crisi il nostro concetto di infanzia, intesa come tempo di bontà e purezza. Gli studiosi del fenomeno sono propensi a ritenere il bullismo dei più piccoli, transitorio, episodico, legato ad un’età emotiva e difensiva. Questa interpretazione non sembra corretta. La prepotenza dei piccoli è un comportamento da verificare, diagnosticare, correggere, per evitare devianze e trasgressioni successive. Molti ragazzi prepotenti palesano un’aggressività diretta non soltanto sui compagni, ma anche sugli adulti, genitori e insegnanti. Adolescenti che adottano la forza per raggiungere risultati personali. Se poi si uniscono in gruppo o “branco”, sono capaci di sottomettere i più deboli con

ricatti e imposizioni di ogni tipo. La villania dei bulli è tangibile e, purtroppo, la rassegnazione degli adulti anche. Non si pretende di avere una schiera di bambocci inquadrati e frustrati dagli adulti, ma ragazzi in gamba, rumorosi, irrequieti e simpatici. I bulli infastidiscono e disgustano. Una domanda è d’obbligo: dove ha origine questa attitudine alla prepotenza? Qualcuno sostiene che certe manifestazioni provengono dai comportamenti sociali di competizione, esaltazione dell’immagine, della forza. Gli esempi negativi non mancano. Basterebbe pensare al linguaggio aggressivo e prepotente usato dagli adulti o alle molteplici immagini televisive, per niente educative. I modelli di riferimento sono spesso irrispettosi, sfidanti. Il “duro” vale, il prepotente vince. Gli adulti stimolano i ragazzi a primeggiare con ogni mezzo. Il narcisismo abbellito e rivalutato sta diventando pregio e virtù. L’eccessiva stima promuove soggetti “gasati”, senza limiti e capacità di confronto. Peggio ancora se questi piccoli bulli trovano il modo di essere simpatici tra gli amici. Allora pensano di valere, beffano gli altri con parole e gesti villani e primeggiano nel gruppo con una condotta contro qualsiasi regola. Provocano, sfidano, si ribellano alle norme con ostentato disprezzo, si considerano, purtroppo, diversi, creativi. Confondono la novità con l’istintività, con l’arroganza e immaturità. In un atto di bullismo, cinque sono gli attori possibili: IL BULLO, LA VITTIMA, L’AIUTANTE del bullo, IL DIFENSORE della vittima, L’INDIFFERENTE. La dominanza del bullo sembra essere rafforzata dai sostenitori, dall’allineamento degli aiutanti, dalla deferenza di coloro che hanno


EDUCAZIONE paura e dalla mancanza d’opposizione della maggioranza silenziosa. Che fare allora? La presenza del fenomeno risulta fortemente correlata alla dinamica interna del gruppo. Diventa prioritario agire a livello di sistema scolastico, amicale e familiare, al fine di incidere sulle dinamiche comportamentali, sulle componenti interpersonali che sono alla base di condotte riprovevoli e di relazioni negative fra compagni e fratelli. Bisogna evitare di far sentire i bambini dei prodigi di madre natura, con adulazioni eccessive. La prepotenza è spesso figlia dell’esaltazione. Attenti dunque! Il senso di appartenenza al gruppo, la capacità comunicativa e cooperativa, sono indispensabili per prevenire il bullismo. L’educazione alla socializzazione e umanizzazione dei rapporti è urgente per correggere una devianza già in atto.

CENTRO DI ASCOLTO E AUTO-AIUTO “PROMOZIONE UMANA” di don Chino Pezzoli Via Donatori di Sangue, 13 Fiorano al Serio - Tel. 035 712913 Cell. 3388658461 (Michele) centrodiascoltofiorano@virgilio.it Facebook @centrodiascoltofiorano INCONTRI GENITORI mercoledì dalle 20.30 alle 22.30

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A PROPOSITO DEL “SENSO DI APPARTENENZA” Nel lungo discorso di Gesù conosciuto come la “preghiera sacerdotale” e narrato da Giovanni al capitolo 17 del suo vangelo, leggiamo la richiesta al Padre “ut omnes unum sint”: che siano una cosa sola. Nel nome di Gesù, e nell’accoglienza della sua parola Via-Verità-Vita, gli uomini riscoprono di essere fratelli in quanto figli di un unico Padre e chiamati, nel Figlio, a realizzare la comunione. Questa “com-unione” è però ancora molto lontana dal realizzarsi, non solo tra le confessioni cristiane e tra le religioni nel grande scenario mondiale, ma anche nel piccolo delle nostre comunità di appartenenza. Già, proprio a partire da questa parola, appartenenza, potremmo chiederci come l’appartenere sia concepito. Da alcuni è un “far parte” esclusivo ed escludente, che si realizza “appartandosi”, cioè marcando ogni diversità come presunto tradimento di quella retta dottrina di cui, solo loro, ritengono di essere gli unici interpreti legittimi (arrivando addirittura a muovere accuse contro chi non la pensa in questo modo, gerarchia e papa compreso, colpevoli di essere troppo “aperti” e “larghi di vedute”, di annacquare la dottrina cristiana, di svendere il Vangelo, e via dicendo). Invece l’appartenenza andrebbe vissuta come esperienza inclusiva nella quale ci si mette reciprocamente “a parte”, cioè “si condivide” con gi altri (cfr. il verbo spagnolo “compartir”), perché ci si riconosce fratelli in Cristo, figli di un unico Padre, membra di un unico corpo. Quando si parla con troppa enfasi di “senso di appartenenza” si rischia di dimenticare quanto l’appartenere sia prima di tutto appartenere a Cristo e, in prospettiva ancora più universale, alla comune umanità impegnata nel continuo sforzo di smantellare divisioni, separazioni, muri e ostacoli ‒prima mentali e poi materiali‒ che spesso abbiamo bisogno di erigere per rimarcare presunte differenze o per difendere una identità “autoctona” che rischierebbe di contaminarsi. Anche nelle nostre comunità ecclesiali non è facile vivere questo senso di appartenenza come comunione nelle e delle diversità, dei carismi e dei ministeri, comunione che chiede a chi si sente di appartenere alla “com-unità” cristiana (perché ha risposto ad una chiamata, non perché sia un suo privilegio o un suo merito) uno sguardo inclusivo, capace di accogliere e di ascoltare ogni voce. Enzo Noris

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ESPERIENZE EDUCATIVE - SCOUT

La partenza di Akela

No, non preoccupatevi! Akela non va da nessuna parte, resterà a cacciare con i suoi lupetti. Ma quello che vi racconterò oggi ha veramente a che fare con una “partenza”. Eh sì, perché Venerdì 3 Maggio, presso la chiesa della Concezione, Akela ha preso la sua Partenza. La Partenza è una delle più importanti tappe di uno scout, è la cerimonia conclusiva di tutto il percorso scout, di quella grande avventura formata prima dai Lupetti, poi dagli Esploratori e infine dal Clan. Come già detto, la Partenza è l’ultima cerimonia del percorso di crescita e formazione di uno scout… e allora perché non chiamarla “Arrivo”, “Fine”, “Conclusione” o “Traguardo”? Sarebbe troppo semplice se fosse così… sarebbe irreale pensare che un ragazzo a 21-22 anni sia già “Arrivato”. Ebbene, si chiama Partenza perché questa cerimonia viene data a chi ha veramente capito il senso della propria vita, a chi ha capito quale deve essere la sua

ESPERIENZE strada e quale deve essere la sua meta: una vita di servizio, tesa verso la santità, cercando di imitare il più possibile quel modo di vivere che Gesù ci ha dimostrato essere necessario per ottenere la vera felicità. Ecco perché viene chiamata Partenza! E capite bene che senza le coordinate di arrivo, senza il punto da raggiungere sulla mappa, non si può partire! Quindi forza Akela, la strada è appena cominciata… non sarà un percorso facile, ma la meta ora è chiara e la traccia segnata. E ricordati, come ti è già stato detto, che non sei da solo a camminare, ma Gesù è al tuo fianco. E allora non mi resta che augurarti... buona strada. Con Affetto Orso Laborioso

Santità a piccoli passi

Sabato 6 e domenica 7 aprile, il nostro fuoco di Albino ha partecipato all’uscita di “Santa Caterina”, che coinvolge ogni anno tutte le scolte del Nord Ovest d’Italia. Quest’anno ci siamo trovate a Pavia e ci sono stati proposti diversi spunti di ri-

flessione, tutti convergenti in uno stesso filo rosso: quello della “Santità a piccoli passi”. Abbiamo conosciuto la figura di Chiara Corbella e di Alice, una ragazza scout e “santa della porta accanto”: così è stata definita da Fra Andrea, l’assistente spirituale che ci ha guidato in questi due giorni. Con le loro vite ci hanno lasciato un segno forte e deciso di come spesso non conti quanti giorni si vive, ma come li si vive, questi giorni. Una cosa che abbiamo capito è che i santi non sono da vedere come “supereroi” irraggiungibili, ma come persone che hanno deciso di vivere la loro vita non a metà ma in pienezza, perché non da soli, ma con Dio. “Santità a piccoli passi” proprio perché la santità la si può raggiungere a poco a poco e perché, come per arrivare in cima ad un’alta vetta, ciò che conta è mettersi in cammino. Buona strada! Stambecco Sorridente


VITA PARROCCHIALE

SCOUT

CHALLENGE Gara scout per i nostri monti

Complimenti ai rover di Albino, che dopo la vittoria l’anno scorso in Liguria, si sono confermati campioni quest’anno gareggiando (meglio camminando...) in casa. Di cosa stiamo parlando? Del Challenge! Così chiamiamo la sfida in cui ogni anno si misurano un centinaio di scout di 16-20 anni dell’Italia Nord-Ovest. Questi ragazzi hanno camminato tra sabato 6 e domenica 7 aprile su un percorso che, partito da Ranica, si snodava sui colli fino a Monte di Nese, per poi salire a Salmezza e Selvino e infine scendere a Nembro. Ogni pattuglia, cioè squadra di due o tre ragazzi, aveva una cartina con cui orientarsi e una serie di punti in cui fermarsi per superare delle prove. Infatti i nostri scout hanno dimostrato di saper prevedere il meteo solo osservando il cielo, di cucinare una buona zuppa, di arrampicarsi sulla corda... insomma una sfida per ragazzi tosti! Questo infatti è per noi il senso del Challenge: anzitutto è una sfida verso se stessi, per mettere alla prova le proprie

capacità, per spronarsi a fare del proprio meglio. E perciò gli altri concorrenti non sono avversari, ma amici che ti permettono di metterti alla prova in un clima di fratellanza scout. Tasso Riflessivo

La caccia di Primavera

Domenica 28 aprile i lupetti del branco delle Montagne Grigie hanno partecipato alla Caccia di Primavera, una caccia molto bella, per la sua particolarità. Infatti, questa caccia avviene una volta l’anno ed è condivisa con i branchi di Vimercate, Gorgonzola, Gerno, Busnago e il neo branco di Botticino. Quest’anno abbiamo avuto la fortuna di essere stati ospitati proprio dal branco di Botticino che in maniera molto ospitale ci ha accolti nella loro fantastica giungla, fornendoci un tetto dove condividere un pranzo ricco di gioia e riparaci dalla pioggia. Ripercorrendo la giornata, dopo essere arrivati a Botticino ogni branco ha avuto un piccolo momento per sé, per poi raccogliersi tutti insieme per lanciare il grande urlo iniziale e fare la cerimonia dell’alza bandiera.

Dopo di che ci siamo divisi in squadre e abbiamo iniziato un percorso a tappe nel quale i lupetti dovevano cimentarsi in svariate prove, tra le quali espressione, mani abili, natura, pronto soccorso e conoscenza dei personaggi e dei luoghi giungla. Dopo queste prime attività ci siamo riuniti e abbiamo recitato tutti insieme l’Angelus e condiviso un pasto ricaricante. Nel pomeriggio abbiamo assistito a degli spezzoni di un racconto del Libro della Giungla, recitati dai vecchi lupi dei vari branchi, e ogni piccola recita era seguita da un gioco. A seguire abbiamo partecipato alla Messa nella bellissima parrocchia di Botticino e infine ci siamo riuniti tutti nel prato iniziale e abbiamo concluso la giornata con l’ammaina bandiera e il grande urlo finale. Stanchi e inumiditi dopo una giornata ricca di prede, ogni branco si è riunito, e dopo i classici momenti di saluti siamo saliti sulle macchine pronti per schiacciare un pisolino nelle auto che ci hanno riportato ad Albino. Fratel Bigio

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ESPERIENZE EDUCATIVE - SCOUT

ESPERIENZE San Giorgio – Guide

Finalmente le guide sono pronte a partire per l’incontro più atteso dell’anno, per il quale si sono preparate a lungo: il San Giorgio. San Giorgio è il patrono degli scout e la branca guide-esploratori lo ricorda ogni anno con un fine settimana a lui dedicato insieme a tutti gli scout del distretto. Quest’anno il San Giorgio a Mortara ha visto la partecipazione di circa 180 guide entusiaste dell’evento. Sabato 27 e domenica 28 aprile sono state due belle giornate di sole che si sono aperte con la Messa celebrata dal nostro don Andrea. Poi le guide hanno avuto modo di presentare alle altre squadriglie la Buona Azione di squadriglia, realizzata nei giorni passati, e dopo cena hanno affrontato un emozionante gioco notturno: “Cluedo interattivo”! Dovevano infatti scoprire chi tra i diversi scienziati avesse fatto esplodere una bomba nell’edificio che raccoglieva tutti i semi del mondo. 

Dopo una notte in tenda, nella mattinata seguente le guide hanno affrontato numerose prove per recuperare i semi dispersi durante l’esplosione. L’uscita si è conclusa con l’attesa gara di cucina, a tema: Paesi Europei aderenti alla nostra federazione (UIGSE). Le nostre guide hanno preparato knödel e palatschinken presentando l’Austria. Per loro quest’uscita è stata l’occasione per confrontarsi con guide di altri riparti, con altre esperienze, e per mostrare il lavoro fatto negli ultimi mesi. La loro instancabilità, la loro gioia e il loro entusiasmo, anche durante il viaggio di ritorno, sono stati per noi capo la più grande soddisfazione. Al prossimo anno! Buona caccia Scoiattolo Schietto

Il Volo di Primavera

E il tanto atteso giorno è arrivato! Il 28 aprile le coccinelle di Albino e di molti al-

tri cerchi si sono ritrovate nel parco delle Groane, in provincia di Milano, per vivere insieme il Volo di Primavera. La sveglia presto e la partenza alle 7 non hanno abbattuto gli animi delle giovani scout che hanno vissuto la giornata con gioia già a partire dal viaggio in pullman. Arrivate a destinazione hanno incontrato le coccinelle di Botticino, Busnago, Induno, Varese e Vimercate e insieme hanno vissuto una giornata intensa il cui tema era l’armonia. Attraverso giochi a tema musicale hanno infatti potuto sperimentare e capire concretamente come all’interno di un gruppo unito e solidale, anche le differenze di ciascuno siano fondamentali. Si è parlato dell’importanza del prendersi tempo per riflettere, sono state messe in scena le emozioni, sono state realizzate attività per comprendere l’importanza dell’uniforme e molte altre ancora. Verso mezzogiorno si è tenuta la S. Mes-


VITA PARROCCHIALE

SCOUT sa a seguito della quale le bambine hanno pranzato e si sono divertite insieme in un momento di gioco libero. Nel pomeriggio si sono concluse le attività e, dopo le canoniche foto di gruppo e i caldi saluti, siamo tornate tutte a casa, stanche ma felici della bella giornata di sole trascorsa insieme. Castoro Instancabile

Amare alla grande, amare da grandi.

“Amare alla grande, amare da grandi”: questo il motto che ha accompagnato il nostro clan durante il “Cammino di Pasqua 2019”, svoltosi durante il triduo pasquale nei pressi del “Parco regionale del Campo dei Fiori” in terra Varesina. La Route si è protratta per tre giorni nei quali, tra camminate in splendide faggete e riflessioni su argomenti stimolanti, ogni rover ha avuto l’opportunità di mettersi in gioco in prima persona, stringendo nuove

amicizie o consolidando vecchie conoscenze. La meta era la veglia pasquale, celebrata nel Santuario in cima al Sacro Monte, raggiunto sabato sera percorrendo in preghiera la Via Sacra. Caratteristica principale del Campo è stata la spiritualità che ha permeato ogni attività, a partire dalle grandi cerimonie del Triduo fino alle faccende di pattuglia quotidiane. Il “Cammino” è stato un’esperienza positiva per tutti i membri del nostro clan; vivere la Pasqua in questo modo è stata, almeno personalmente, un’ottima opportunità per farsi coinvolgere nella Passione e Resurrezione di Nostro Signore con la giusta predisposizione d’animo, senza eccessive distrazioni e in compagnia di persone care. Ermellino silenzioso

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Fotoracconto di Maurizio Pulcini

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DALLA DOMENICA DELLE PALME A PASQUA


VITA PARROCCHIALE

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ORATORIO CRE 2019 - Dal 17 giugno al 12 luglio

“Bella storia!”

LA BELLA STORIA DELLA VITA DI OGNUNO

Estate 2019 FESTA DELL’ORATORIO june edition 6-7-8-9 giugno CRE 2019 17 giugno - 12 luglio CAMPO 4a-5a ELEMENTARE 14-17 luglio @ Colere CAMPO 1a-2a-3a MEDIA 25-30 luglio @ Ponte di Legno CAMPO ADO 1-6 agosto @ mare e città MINI-VACANZA FAMIGLIE 8-11 agosto @ casa in autogestione sulle montagne bergamasche FESTA DELL’ORATORIO 30 agosto - 8 settembre

Ogni uomo che nasce sulla terra riceve una missione speciale: fare della propria vita una storia, d’amore. Raccontare vivendo è scegliere che il nostro tempo, le nostre energie, i nostri talenti e i nostri desideri raccontino di un amore, di una passione, di una precisa direzione con cui abbiamo provato a vivere ogni attimo la nostra esistenza. Abbiamo un’intera estate per scoprire che la vocazione è la bella storia della vita di ognuno. È l’ultimo passo di un cammino iniziato tre estati fa. Ogni azione dell’uomo nel mondo si realizza in tutta la sua potente bellezza solo se inscritta in un orizzonte orientato ad una vita buona, che è il miglior compimento dei doni che il Creatore ha fatto all’umanità. Bella Storia l’estate, Bella Storia le vacanze, Bella Storia questo tempo insieme, da vivere e da inventare. Un tempo della storia che ognuno di noi è, della storia che possiamo costruire insieme, che vogliamo e possiamo riconoscere come nostra; e quindi farla, e raccontarla. Diventare uomini è la bella storia a cui siamo chiamati, grazie alle circostanze e agli incontri dei quali è fatta la vita e nei quali si gioca il nostro desiderio di bene. La riflessione di Silvano Petrosino, filosofo, ci può aiutare a comprendere meglio le questioni in gioco. Stupore e senso sono le parole che ci prendono per mano e che ci invitano a convertire il nostro sguardo di fronte alla quotidianità, per dare nuova luce all’educazione. La pedagogista Augelli ci invita a generare realtà, a scrivere belle storie a partire dalla realtà dei bambini e dei preadolescenti. “Io sarò con te” è la promessa che Dio fa all’uomo, fin dal principio e per sempre. Una promessa che chiede di credere che una cosa non scelta da me, capitata, possa essere buona per la mia vita. Don Cesare Pagazzi, biblista, ci accompagna tra le pagine della Bibbia per riconoscere che Dio parla attraverso il mondo. Approfondisci da qui: www.cregrest.it

Diventiamo prossimo La Caritas Parrocchiale ripropone l’iniziativa del fondo di solidarietà “Diventiamo prossimo” per sostenere e accompagnare le famiglie in difficoltà economica. MODALITÀ PER CONTRIBUIRE

 Autotassazione mensile: si stabilisce una cifra che viene versata mensilmente per il periodo indicato  Presso il Centro di Primo Ascolto alla Casa della Carità in piazza San Giuliano 5 al mercoledì dalle 20,45 alle 22  Con bonifico bancario tramite il Credito Bergamasco Agenzia di Albino Iban: IT 79 Z 05034 52480 000000010735 c/c intestato Parrocchia San Giuliano, Conto Caritas indicando la causale: FONDO DI SOLIDARIETÀ DIVENTIAMO PROSSIMO  Con libere offerte anche utilizzando la cassetta all’entrata della chiesa parrocchiale


ORATORIO

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“Esperienza unica”

I ragazzi dell’Oratorio Albino Calcio in campo all’Olimpico prima della finale

Scendere in campo allo stadio Olimpico di Roma è il sogno di ogni bambino da quando inizia a tirare i primi calci al pallone. Allenamenti, fatica, sudore, volersi migliorare giorno dopo giorno: lo sport insegna che per raggiungere i propri obiettivi bisogna mettersi d’impegno e non mollare mai anche quando tutto diventa difficile. Il calcio forma i ragazzi e racchiude tante belle storie. Tra le tante da raccontare c’è anche quella dell’Oratorio Albino Calcio che, con la squadra dei giovanissimi, è arrivata a disputare l’amichevole in apertura alla finale di Coppa Italia tra Lazio e Atalanta.

La Junior Tim Cup

La Junior Tim Cup è un torneo promosso dalla Lega Serie A, Tim e il Centro Sportivo Italiano. Ogni anno coinvolge gli oratori delle sedici città le cui squadre militano in serie A. L’iniziativa mobilita 64.000 ragazzi in tutta Italia, circa 5.000 oratori, e riesce a far disputare più di 25.000 partite ogni anno. Essendosi classificati secondi nel torneo bergamasco, i giovani calciatori delle annate 2005 e 2006 dell’oratorio di Albino sono scesi in campo nello stadio della capitale contro la squadra della Parrocchia Natività di Maria Santissima a Selva Candida di Roma. I ragazzi di entrambe le squadre hanno potuto giocare sul prato dove hanno corso tantissimi campioni e percorrere il tunnel che, ogni domenica, è spettatore di emozioni fortissime. La squadra dell’oratorio di Albino ha potuto scendere in campo come molti campioni hanno fatto prima di loro. “È stata

un’esperienza bellissima e indimenticabile, racconto Giacomo Pesenti, uno degli allenatori della squadra. Per noi allenatori e per i ragazzi è stata un’emozione grandissima stare negli spogliatori dell’Olimpico e uscire dal tunnel da cui, poco dopo, sarebbero usciti anche i calciatori di Lazio e Atalanta”. Una volta scesi in campo i ragazzi hanno dato il meglio di sé portandosi a casa la vittoria per 8 a 1.

Oratorio Albino Calcio: i valori e gli insegnamenti di un’esperienza unica

Al di là del risultato, c’è anche l’esperienza che i ragazzi hanno vissuto nei giorni in cui sono stati a Roma. Il calcio è in grado di tramettere valori importanti e gli allenamenti sono qualcosa di più del semplice affinamento delle tecniche. “Lo sport in oratorio può trasmettere molti valori e la figura dell’allenatore è importantissima, spiega Giacomo. Indipendentemente dalle qualità calcistiche di ciascun ragazzo, siamo chiamati ad aiutarli nel loro percorso di crescita. Abbiamo il compito di dare ai nostri ragazzi qualcosa di più della semplice tecnica. Sono soddisfatto quando vedo i risultati arrivare sul campo, ma lo sono ancora di più quando vedo i ragazzi comportarsi bene”. Lo sport aiuta a crescere, insegna il valore della fatica e dona importanza all’impegno. Insegnamenti che i ragazzi dell’Oratorio Albino Calcio sembrano aver fatto propri. Il calcio, nonostante le continue critiche, può insegnare molto. Chiara Savio sul settimanale diocesano www.santalessandro.org

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Foto Breda - Albino

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5 MAGGIO - PRIME COMUNIONI

La festa del grande incontro Nonostante la pioggia, nonostante il freddo atipico per una giornata di inizio maggio, ce l’abbiamo fatta, anzi, ce l’hanno fatta! Domenica 5 maggio, 49 bambini hanno accolto per la prima volta Gesù nel loro cuore. Niente tradizionale corteo dalla Chiesa di S. Anna, accompagnati dalla banda, ma un inizio in un luogo insolito: il cineteatro dell’oratorio. Lì don Giuseppe ha profumato la mano destra dei bambini con un prezioso olio: il Nardo. Ci siamo poi diretti in chiesa, passando davanti a 5 margherite, 5 grandi fiori, ogni petalo un nome, ogni nome unito in un solo centro: quel grande Amico che di lì a poco i bambini avrebbero finalmente incontrato.

In chiesa l’emozione era evidente: grandi sorrisi, occhi scintillanti e anche un po’ lucidi, soprattutto quelli dei genitori. Sull’altare, oltre al pane ed al vino, uno scrigno con all’interno tanti bigliettini, scritti dai bambini, sui quali hanno confidato le loro aspettative, le emozioni, i loro pensieri per questo giorno così importante. Non possiamo percepire ciò che i “nostri” piccoli hanno provato domenica, quelle sensazioni rimarranno un ricordo che custodiranno per la vita. Possiamo solo augurarci che il canto che ha accompagnato la celebrazione, ovvero “Dalla nascita del sol…” non sia solo un inno, ma un accompagnamento per gli anni futuri.


ORATORIO

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I 49 BAMBINI CHE DOMENICA 5 MAGGIO HANNO INCONTRATO PER LA PRIMA VOLTA GESĂ™ EUCARISTIA... Francesco Acerbis Lindsey Agyekum Samuele Algeri Alessandro Belotti Laura Bertelli Pietro Bezzetto Palma Bia Alessandro Bizioli Ian Bombardieri Simone Botti Alessandro Breda Noemi Bussini Prince John Cabrera

Arianna Carrara Alessandro Carrara Alice Carrara Chiara Carrara Giorgio Castelletti Vittoria Cogrossi Leonardo Cortesi Lorenzo Cortesi Gaia Cortinovis Elisabetta Coter Gaia Fiammarelli Diego Filisetti Bruno Frattini

Andrea Ghilardi Serena Grassenis Lorenzo Grillo Alessandra Guio Carmen Locatelli Marco Locatelli Linda Maffeis Giacomo Messi Giulia Modugno Chiara Ne Gabriele Nembrini Emma Pegurri Chiara Pelliccioli

Vittoria Pezzoli Michele Piantoni Francesca Pierucci Joshua Pllem Matteo Santi Maira Selvinelli Lorenzo Turani Elisa Verzeroli Mattia Khalil Vigani Anja Zambonelli

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Sorridere, sognare, servire. Queste tre sono le parole con le quali si è concluso il cammino dei nostri ragazzi in preparazione alla Cresima. Alla fine di due anni intensi di catechesi, queste tre parole sono la perla preziosa che, in occasione del Sacramento, abbiamo voluto consegnare a ciascuno di loro, come frutto e sintesi del cammino che abbiamo percorso insieme. Abbiamo pensato a queste, siccome non è facile spiegare e far comprendere l’importanza della Cresima a chi, a dodici anni, vive senza farsi troppe domande sulla fede, Sorridere, sognare e servire sono tre parole molto quotidiane: non ci fanno venire in mente nulla di straordinario. Eppure dicono bene come lo Spirito Santo agisce nella vita e nei cuori degli uomini: è Lui che ci permette di sorridere e di essere grati, perché ci aiuta a riconoscere che tutto, nella nostra vita, è un dono dell’amore di Dio; è Lui che ci chiama a fare della nostra vita una meraviglia, e ci dà il coraggio di inseguire i nostri sogni; è Lui che, ancora, ci permette di gustare la bellezza di una vita spesa per gli altri.

Se queste sono le parole che ci portiamo a casa dopo questo percorso condiviso, occorre dire che esso, iniziato tempo addietro, ha portato questi 54 ragazzi a esplorare in che modo Dio agisce nella storia dell’uomo e nelle loro singole storie. Dopo aver conosciuto alcuni personaggi della Bibbia, i ragazzi hanno avuto la possibilità di riflettere sui sette doni dello Spirito Santo, che sono i segni che ci permettono di riconoscere l’azione di Dio nel nostro cuore. Accanto agli incontri di catechesi, hanno conosciuto da vicino qualche esperienza particolare di impegno cristiano: oltre alla preziosa testimonianza di Tino a riguardo della sua attività in Bosnia, abbiamo accolto quella di Chicco e Marta e di Jacopo, coinvolti nell’Operazione Mato Grosso. Qui alcuni ragazzi si sono impegnati in prima persona, mettendosi in gioco in servizi concreti: siamo saliti infatti per tre pomeriggi alla Chiesa della Trinità di Fiobbio, insieme a Chicco e Marta, per fare qualche piccolo lavoretto per i poveri dell’America Latina. Un altro servizio concreto che ci ha visti


Foto Breda - Albino

ORATORIO

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DOMENICA 26 MAGGIO NELLA PREPOSITURALE DI SAN GIULIANO, MONS. GIANLUCA ROTA HA AMMINISTRATO LA CRESIMA A QUESTI NOSTRI 54 RAGAZZI... impegnati è stato presso l’infermeria Honegger: ogni lunedì, due ragazzi si sono resi disponibili – con gioia e con tanto entusiasmo – per dedicare parte del loro pomeriggio agli anziani bisognosi di qualche piccola premura. Sono stati gesti molto semplici, ma che dicono la disponibilità da parte di questi ragazzi a mettersi a servizio degli altri nella Chiesa. Un altro importante evento è stato il pellegrinaggio ad Assisi, che abbiamo vissuto durante le vacanze di Pasqua: sono stati giorni splendidi, arricchiti dai luoghi di San Francesco e dalla testimonianza delle suore di clausura di Camerino, che ci ha colpito in modo particolare. Questo, a grandi linee, il percorso che ha condotto questi 54 ragazzi al sacramento della Cresima: il cammino non si conclude certo qui, ma ricomincia, impreziosito dalla nuova linfa dello Spirito. Il nostro ricordo per questi ragazzi e il nostro augurio, affinché imparino, giorno dopo giorno, a rendersi docili allo Spirito Santo, che li vuole felici e capaci di sorridere, sognare e servire.

Mattia Acerbis, Luigi Aliprandi, Camilla Azzini, Giulia Arsuffi, Sofia Beretta, Birolini Filippo, Sara Bergamelli, Alessandro Carrara, Nicole Cavariani, Nicolò Bogazzi, Daniele Comotti, Mirko Colombi, Anna Carrara, Astrid Cortinovis, Elisa Cumini, Beatrice Tonolini, Francesco Fassi, Filippo Foresti, Francesco Ghilardini, Gaia Guarnieri, Silvia Grumelli, Noemi Carrara, Davide Mologni, Anna Maffesi, Francesca Mazza, Denise Marino, Alessandro Manenti, Michelangelo Mercoli, Luca Martinelli, Daniele Maj, Alessia Monti, Lorenzo Moioli, Francesco Marzullo, Cristian Noris, Lorenzo Martinelli, Sofia Panzetti, Jessica Ogliari, Damiano Piantoni, Paolo Signori, Achille Piantoni, Matteo Signori, Matteo Rossi, Matteo Signori, Sara Signori, Marcello Signori, Andrea Pedruzzi, Beatrice Turani, Sofia Fretti, Mattia Esculapio, Ilirjana Xhufelay, Eros Offredi, Francisco Gherardi, Marco Tacchini, Emilia Offredi.

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Prime Confessioni... e un Battesimo Davvero grande è stata l’emozione che abbiamo respirato Domenica 19 maggio 2019 tra i banchi della nostra parrocchia di San Giuliano, dove i bambini di seconda elementare si sono accostati chi al sacramento del Battesimo, chi per la prima volta al sacramento della Riconciliazione, o meglio “festa del perdono”. Così dev’essere vissuta: come una festa, perché è l’incontro con Dio che è amore e lo manifesta perdonandoci e accogliendoci. Durante la cerimonia, abbiamo condiviso dei bellissimi momenti, tra cui il battesimo di Elisa, che ha voluto e desiderato questo incontro con il Signore, dimostrando come i piccoli sappiano riconoscere e compiere scelte per crescere bene nella pace e nella felicità vera. Naturalmente con il sostegno della famiglia che ha condiviso con lei questo cammino. Un altro momento per noi di gioia, è stato quando si sono accostati alla Confessione; all’inizio si leggeva sui loro volti ansia, agitazione e curiosità, ma dopo aver chiesto perdono a Dio davanti al sacerdote, i loro occhi erano radiosi e i loro sorrisi felici, mostrando con orgoglio ai loro genitori il crocefisso ricevuto dal sacerdote. Come catechiste ringraziamo don Giuseppe e don Andrea, i bambini e le famiglie per il cammino che abbiamo condiviso quest’anno, aiutandoci a crescere insieme. Chiediamo scusa se non sempre siamo state testimoni dell’amore paziente del Signore, ma confidiamo nella sua grande misericordia. Un grazie di cuore a tutti. Le catechiste (Simona B., Manuela, Simona C., Laura, Marina, Francesca) e gli aiuto catechisti Giovanni e Matteo.

I 34 bambini che Domenica 19 maggio si sono accostati per la prima volta al sacramento del perdono... Annika Cavariani, Laura Bonazzi, Anita Bettoni, Lorenzo Belloli, Jacopo Birolini, Nicolò Cortesi, Tommaso Giudici, Tommaso Vedovati, Lorenzo Cissoko, Matteo Carrara, Ambra Birolini, Francesco Pugni, Nicolò Moretti, Federico Dentella, Leonardo Vedovati, Camilla Schena, Giulia Gregis, Lenny Gotti, Giada Latini, Federico Attori, Davide Pellicioli, Nicola Gelmi, Cristian Birolini, Lisa Carrara, Anna Algeri, Sofia Carrara, Lorenzo Bergamelli, Pietro Birolini, Ruben Carrara, Aaron Esculapio, Stefano Persico, Morgan Carrara, Andrea Finazzi, Federico Ratti. Elisa Signori, sempre domenica 19 maggio, ha ricevuto il Battesimo. Nel gruppo dei bambini che si sono preparati alla Prima Confessione anche Viola Locatelli e Sophie Contessi che riceveranno il sacramento più avanti.


Catechesi 3a media?... Noi ci siamo!!! Come ormai noto, l’anno successivo alla Cresima è considerato da molti, l’anno dell’abbandono. Non è successo per i nostri ragazzi del 2005 che su 51, cresimati il 27 maggio 2018, la quasi totalità ha deciso di proseguire il cammino di fede e di crescita partecipando alla Catechesi del venerdì sera, con costanza e vivacità. Il cammino proposto è stato di tipo esperienziale e dinamico con proposte diversificate tenendo come punto fermo la centralità di Gesù. La prima proposta di riflessione si è concentrata sulla conoscenza di se stessi, in virtù di come gli altri mi vedono. Sappiamo bene quanto la pre-adolescenza sia il periodo a volte “critico” nella vita, ma che ha in sè tutte le potenzialità dei desideri e dei sogni); approfondendo il loro rapporto con: Famiglia, Amici, Scuola, Oratorio. La seconda proposta è stata incentrata sempre sulla conoscenza di sé, ma in virtù di come loro stessi si vedono; toccando i temi del piacere, del cambiamento fisico, del carattere e dell’affettività. Apprezzate e coinvolgenti sono state le due serate in cui sono intervenuti la dott.ssa Patrizia Vallone ed il marito dott. Raffaele Pucinotti. Nella terza proposta si è invece cercato di scoprire come i ragazzi si vedono all’interno della Comunità.

In virtù di questo abbiamo pensato di far vivere loro alcune esperienze di testimonianza/esempio/impegno: - l’incontro con Fra Riccardo alla mensa dei poveri; - la testimonianza di Tino Carrara, volontario e portatore di aiuti nei campi profughi della Bosnia; - il servizio al pranzo comunitario di San Giuliano; - la loro presenza nella vendita delle primule nella Giornata per la Vita; - l’animazione della Via Crucis Comunitaria nei quartieri in tre dei venerdì di Quaresima; - il confezionamento e la consegna degli ulivi benedetti agli ospiti della Casa Albergo; - l’animazione della Veglia Pasquale.

È stata una piacevole sorpresa notare quanto, i nostri ragazzi, abbiano sempre risposto positivamente a tutte le richieste di servizio per la Comunità. Tutto

è iniziato una sera di ottobre, quando abbiamo lanciato dal sagrato delle Lanterne luminose che portavano i nostri desideri più profondi, con la speranza di un cammino che puntasse in alto. Questo si è concluso con un cammino di preghiera, venerdì 10 maggio, dove dall’Oratorio, passando per Sant’Anna, siamo arrivati a San Rocco. Qui, don Andrea ha incontrato i genitori per una breve riflessione su questo anno. I ragazzi, intanto, coordinati da Sara ed Ezio, custodi di San Rocco, hanno provveduto al servizio ai tavoli, rendendo ancora più speciale questo nostro ultimo incontro. In ultimo ma non meno importante, riuniti tutti insieme nel Santuario, abbiamo raccolto l’augurio sincero e commovente di don Giuseppe e di don Andrea ai ragazzi per il loro futuro. Noi catechisti vogliamo ringraziare i ragazzi, e tutte le famiglie che, con dedizione, partecipazione e affetto hanno reso possibile questo percorso. A tutti i ragazzi diciamo col cuore, parafrasando una nota canzone: “Ti offro il mio coraggio ma questo viaggio tocca a te... è un biglietto per le stelle quello lì davanti a te... cambierai la pelle ma resta speciale...” (cit. “La tua canzone” dei Negrita). I catechisti

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I SANTUARI BERGAMASCHI IN UN LIBRO

Nuovi racconti sulla Madonna del Pianto e la Madonna del lupo «Paolo Bigoni, steso fra l’erba alta, getta un occhio sul gregge del suo padrone e l’altro occhio sulla strada che passa appena sotto il pascolo. È curioso e annoiato. Ha solo dodici anni, ma ha già visto molto della vita. E molto ha sofferto. Già da due anni è lontano dai genitori, affidato come famiglio ad un pastore della Val Gandino. Il paese natio di Parre per Paolo è un ricordo che si stinge ogni giorno di più. Un ricordo doloroso, perché nella sua mente è rimasto impresso soprattutto l’ultimo giorno, il giorno della partenza, del triste commiato. La madre rassegnata e stanca di piangere. Il padre che affidandolo al padrone, si lascia scappare dagli occhi una lacrima. Non è facile consegnare il proprio figlio in mani d’altri. Da una parte lo struggente senso di perdita, dall’altra la speranza di dare al figlio una possibilità di vita migliore, di spingerlo sulla strada che lo conduca lontano dalla miseria». Così inizia il racconto del miracolo della Madonna del Pianto, dopo che in mezzo all’erba alta, per Paolo Bigoni erano apparsi i briganti, racconto scritto con vivezza di particolari da don Martino Compagnoni, 92 anni, 58 passati al Patronato, nel suo ultimo libro intitolato Il raggio verde. Storie bergamasche di devozione popolare. E illustrato dalle immagini, non convenzionali, ma efficaci, di Umberto Gamba, di cui riproduciamo appunto quelli relativi alla Madonna del Pianto e alla Madonna del lupo, i due santuari della parrocchia di Albino, di cui si parla nel libro.

L’autore don Martino Compagnoni

L’illustratore Umberto Gamba

È un viaggio nei secoli per riscoprire la devozione popolare attraverso fede, storia e tradizioni che caratterizzano 41 santuari mariani bergamaschi. Un viaggio coinvolgente che fa emergere anche la vita di una comunità e le fatiche dei padri per costruire queste chiese in epoche di diffusa povertà. Ma perché il titolo inusuale dato al volume? «Il raggio verde – spiega don Campagnoni nella prefazione – è un fenomeno ottico visibile per pochi istanti al calar del sole. Non è facile vederlo. Facile invece l’associazione di questo spettacolare raggio verde alle apparizioni della Madonna: sono entrambi eventi rari, visibili a pochi, portatori di luce. E avvengono quando scende l’oscurità e le tenebre incombono sugli uomini. Il raggio verde – prosegue l’autore – stende sul mondo la certezza che la notte non è per sempre e l’aurora farà presto

Illustrazione “Madonna del Pianto”

ritorno». E spesso questo «raggio verde», grazie a Maria Santissima, ha toccato la terra bergamasca nel corso dei secoli fino ad anni recenti, visto il numero notevole di santuari che costellano il territorio, che sono anche lo specchio – come ricorda l’autore – di drammi, dolori, gioie e speranze di una comunità, come le partenze per il fronte dei soldati, epidemie, gelo, siccità, inondazioni, feste per le incoronazioni. L’autore ripercorre storia e tradizioni di ben 41 santuari bergamaschi: Bergamo (Santa Maria Maggiore, Castagna, Borgo Santa Caterina, Madonna dei Disperati), Albano, Albino (Desenzano, Madonna del Lupo, Altino, Pianto), Algua, Almenno San Salvatore, Ardesio, Basella di Urgnano, Calolzio, Casnigo, Cepino, Clusone, Colere, Dorga, Gaverina, Gerosa, Ghiaie di Bonate, Lurano, Nembro, Olmo al Brembo, Oneta, Ornica, Osio Sopra, Pizzino, Ponte Nossa, Pradalunga, Rovetta, San Giovanni Bianco, Santa Brigida, Sorisole, Sovere, Stezzano, Tavernola e altri tre extradiocesani: Caravaggio, Lovere e Treviglio,


IN UN LIBRO UN MONITO SULL’AMBIENTE21 SOCIETÀ

«Non c’è più tempo» Ce lo dicono un libro e le rondini

(ad Albino centro ne sono tornate solo una decina)

Illustrazione “Madonna del Lupo”

appartenenti rispettivamente alle diocesi di Cremona, Brescia e Milano. Come si evince dall’elenco, alcuni santuari sono molto famosi e frequentati, con pellegrinaggi provenienti da molte parti d’Italia. Altri sono meno conosciuti e con una devozione circoscritta a livello locale, ma sempre con storia e tradizioni davvero grandi. Il viaggio mariano offerto dal volume conferma anche per la terra bergamasca che la pietà popolare è una componente fondamentale nell’esperienza religiosa di ogni epoca, compresa l’attuale, intrisa di insicurezze e paura del futuro. In questa ottica, la Beata Vergine Maria è un punto di riferimento, nella certezza di essere, se non esauditi, almeno ascoltati, perché nessuno meglio di una Madre può comprendere i dolori dei figli. Il libro, 300 pagine di facile lettura, per ora, si può acquistare alla libreria Canova di Clusone, oppure direttamente da don Martino Campagnoni al Patronato di Clusone (10 euro).

La natura è stata per lungo tempo considerata una riserva inesauribile di risorse a nostra completa disposizione, nonostante i ripetuti allarmi provenienti dal mondo scientifico. Già negli anni ‘60 alcuni scienziati ci avevano messo in guardia, come la biologa americana Rachel Carson, la quale fu una delle prime a denunciare le conseguenze dell’uso massiccio dei pesticidi, presenti ora anche nelle mele e nel miele, fonte di tumori per l’uomo e causa della scomparsa degli insetti e delle rondini.  Sulla scia dell’enciclica di papa Francesco Laudato sì, nel libro intitolato «Non c’è più tempo – come reagire agli allarmi ambientali», edito da Einaudi (2018), il noto climatologo Luca Mercalli invita a una riflessione in merito all’emergenza ambientale, anche se un po’ meno su quella della povertà e dei poveri che quindi cercano di migrare, anche se non sono rondini.  Scrive: «Particolarmente preoccupante è la traiettoria attuale dei cambiamenti climatici potenzialmente catastrofici a causa dell’aumento di emissioni climalteranti dovute allo sfruttamento dei combustibili fossili, la deforestazione e la produzione agricola – specialmente per quanto riguarda l’allevamento dei ruminanti». Stiamo compromettendo il nostro futuro con i consumi che aumentano a dismisura, spiega Mercalli. Tanto più che l’opinione pubblica e la politica preferiscono ignorare i pericoli e mettere la testa sotto la sabbia.   Questo libro è quindi un invito a capire che il problema ambientale riguarda le nostre scelte quotidiane e l’umanità intera e proprio per questo dovrebbe essere inserito in tutte le agende politiche come assoluta priorità, sperando davvero che non sia troppo tardi.


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ESPERIENZA

Viva la vita... sempre! Sabato 18 maggio si è tenuta a Roma la IX Marcia per la Vita e anche da Bergamo un numeroso gruppo di persone è sceso per parteciparvi. Hanno marciato gioiosamente a favore della vita, perché essa è un dono prezioso che tutti abbiamo ricevuto: ci è stato donato da Dio attraverso i nostri genitori che hanno amato la vita. Hanno manifestato contro leggi ingiuste, contro leggi che uccidono degli innocenti, uccidono delle persone che non possono reagire né difendersi. È una marcia che di anno in anno cresce di numero, così come cresce la consapevolezza di sentirsi una grande famiglia unita attorno alla verità, l’unica via per rispettare la legge naturale e divina. Appuntamento al prossimo 23 maggio 2020! Carolina Moroni

Nello stato di New York le donne possono abortire fino all’ultimo giorno di gravidanza e per festeggiare questa “conquista” della libertà femminile l’avveniristico One World Trade Center si illumina di rosa. Avete letto bene. Si festeggia la possibilità di uccidere i bambini, ovviamente in nome della libertà femminile. Le pro choice, dunque, esultano. Eppure a me sembra che su questa conquista il loro mantra (la libertà delle donne) portato all’estremo mostri drammaticamente la propria contraddittorietà. Potrebbe, chissà, essere la pietra d’inciampo, il punto di non ritorno, le colonne di Ercole che, superate, finirebbero per aiutare qualcuno ad aprire gli occhi? Spiego perché me lo sto chiedendo. Non so se sia una speranza pazza, una spes contra spem, ma questa legge, secondo me, dovrebbe scandalizzare proprio i pro choice. Noi pro life, infatti, non facciamo proprio nessuna distinzione tra un bambino di un giorno e uno di nove mesi. Anzi, neppure tra la possibilità di un bambino, come nel caso della pillola del giorno dopo, e un feto di tre mesi. Per noi tra prendere una pillola perché si sospetta di essere incinta e spezzare il collo di un bambino perfettamente formato, non cambia sostanzialmente nulla; decidere di espellere una vita con un ciclo un po’ più abbondante, prendendo una “medicina”, è crudele esattamente come lasciar piangere un bambino sul lettino operatorio, chiudendo la porta per non sentirne i vagiti (questo racconta il personale addetto agli aborti tardivi). Ma per i pro choice, invece, la cosa cambia molto. Perché nel caso dell’aborto al nono mese non può più reggere la scusa che nella scelta tra la libertà della mamma e la vita del bambino prevale la mamma. Quando un bambino è arrivato al nono mese può tranquillamente vivere, anche “togliendo il disturbo” alla mamma. La questione cambia completamente. Nel caso di un aborto ai primi mesi la mamma afferma la

propria facoltà di essere “liberata” dal figlio, anche a costo di far morire il bambino. Al nono, invece, la mamma può liberarsi di lui senza farlo morire. Deve quindi compiere un’azione decisa e deliberata, positiva, deve proprio fare qualcosa di drastico e molto forte affinché lui muoia. Al bambino viene tranciato l’osso del collo (e magari alla mamma si era fatta l’epidurale affinché non sentisse dolore): quindi, la scusa della libera scelta non regge più. Al nono mese non si deve scegliere tra la madre e il bambino. La mamma decide deliberatamente di uccidere suo figlio anche se ormai suo figlio può vivere senza di lei (già da due-tre mesi potrebbe stare tranquillamente al mondo, a essere precisi): quella donna tecnicamente non è più una pro choice, è una pro death: si tratta di un vero e proprio omicidio di una persona la cui vita non dipende più da quella di un’altra. Sarebbero dunque i pro choice, quelli intellettualmente onesti, se ce ne sono, che dovrebbero essere i più arrabbiati contro questa legge. Non in tutte le legislazioni, infatti, l’aborto è ammesso allo stesso modo: la 194 per esempio si regge sull’ipocrisia della scelta tra la salute della mamma e quella del bambino, anche se sappiamo benissimo che nell’applicazione reale l’aborto viene utilizzato senza regole né limiti, garantito sempre e anzi visto come scelta di autodeterminazione della donna. Ma questa legge va proprio oltre qualsiasi ipocrisia: l’aborto con questo superamento di ogni limite getta la maschera. Il velo che ancora cercano di tenere su i sostenitori della legge, quelli che hanno acceso a festa un edificio simbolo della città che, ahimè, detta la linea al mondo, New York, è quello della disabilità del bambino: secondo un assioma ormai indiscutibile nella nostra cosiddetta civiltà, se uno è malato è meglio per lui che muoia. Lo chiamano aborto terapeutico, dove la terapia ovviamente è la morte. Ma proviamo a capire, anche ammettendo che qualcuno possa avere il diritto di decidere per qualcun altro. È davvero meglio per lui? Io conosco tante persone disabili, più o meno gravi. Credo sia giusto, per chi crede, chiedere la guarigione, nella preghiera, e fare tutto quello che è possibile da un punto di vista scientifico. La malattia è malattia e non è un dono. È sano arrabbiarsi, anche, essere dispiaciuti, perché è


SOCIETÀ bene chiamare le cose con il loro nome. Gesù guariva i malati e non diceva: “Ringrazia per il dono che hai di essere malato”. Ma annunciava che il vero bene è un altro (per questo non voleva che la sua fama di guaritore si diffondesse prima che la gente avesse capito la sua parola: Cristo morto e risorto per i nostri peccati). Allo stesso modo credo che nessun malato avrebbe preferito non nascere, se solo ha qualcuno che lo ami, lo accarezzi, lo baci, gli dica che vale qualcosa. La vita è sempre l’opzione migliore, anche quando è difficile. Conosco disabili gravi che ogni girono sorridono, ridono anche, e, a seconda della gravità della loro malattia, fanno anche moltissimo altro. Conosco disabili fisici che si laureano brillantemente e sono qualche spanna sopra gli altri (sopra di me di sicuro) come intelligenza. Conosco disabili psichici che sono felici, perché amati. Conosco malati gravissimi che continuano a dire che la vita è bella, e vale la pena comunque. Conosco madri e padri che li amano tenerissimamente, forse anche più dei figli sani (se può esistere un più e un meno nel cuore di una madre). Solo chi non ama può augurarsi che un malato muoia. E dubito anche dell’esattezza della parola “sani”, perché a ben vedere siamo tutti malati mortalmente, è solo questione di tempo. Il problema, dunque, è nel cuore nostro, non nella malattia. Il problema è nel saper amare per rivelare a qualcuno la bellezza della sua vita. Ma se non sai vedere que-

sta bellezza, anche quando c’è una malattia, in fondo non imparerai a vederla mai, perché la vita è fatta di limiti, imperfezioni, dolori, abrasioni, ferite. Chi non sa vedere la bellezza di una vita malata, ha deciso che è lui a dover stabilire cosa va bene e cosa va male per lui: è lui l’arbitro del bene e del male. Chi invece si mette in atteggiamento di accoglienza (accetto quello che mi succede, sono certo che sia possibile comunque trovarci un bene, persino più grande) accoglie il fatto di non essere Dio (il dramma o la felicità dell’uomo). Obbedisce a un’altra fonte di informazioni sulla realtà: ribalta la prospettiva esistenziale. Ecco, ribaltare la prospettiva: mi sembra quello che hanno fatto gli amici di quel ragazzo che alla GMG di Panama è stato sollevato con tutta la sedia a rotelle, perché vedesse il Papa. Un’immagine che ricorda quella evangelica del paralitico calato dal tetto, con il lettuccio. Ricordate cosa fa, dopo che Gesù lo guarisce? Si alza, si mette il lettuccio sotto il braccio e lo porta via con sé. Lo tiene stretto, perché il lettuccio è stato il luogo di incontro con il Signore. Per quel ragazzo la sedia a rotelle è stata il luogo dell’incontro con il Papa, e la prova del fatto che l’amore degli amici conta più della malattia. È l’amore che dà senso alla nostra vita, non la salute. Chi entra i questa prospettiva esistenziale sarà felice sempre, sedia a rotelle o no, sindrome di Down, soldi o non soldi, carriera o non carriera: quello che conta è accogliere la realtà e starci meglio che si può, nella certezza di essere figli amati e voluti da un Padre che ci ha chiamati all’esistenza e ha tessuto il nostro volto nel grembo di nostra madre, chiamandoci dalla non esistenza alla vita terrena. Costanza Miriano

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ASSOCIAZIONISMO

ACLI ALBINESI

Rubrica a cura del Circolo “Giorgio La Pira”

COSTUME E SOCIETÀ

Si parla spesso del problema immigrazione, perché solitamente lo si ritiene pericoloso e in genere la gente è sospettosa e perplessa al riguardo. Nei suoi confronti si ha quasi un senso di repulsione. È comprensibile. Ma è possibile dimostrare che l’integrazione può avvenire e in senso positivo. È una storia, una piccola storia, che esce però dai confini certe volte troppo ristretti in cui siamo abituati. Qui non c’è un’associazione, un gruppo, un ente che si occupi di integrare i nuovi arrivati provenienti dai Paesi in cui la violenza è la regola. È un’azienda privata che rischia sulla propria pelle, decide di intervenire, prova, è soddisfatta e va avanti. È la Eurocaf , una ditta torinese. Ha appena assunto, prima in prova e poi definitivamente, un giovane ventiduenne, proveniente dalla Guinea. La cosa positiva è la reazione degli altri dipendenti che l’hanno accolto senza pregiudizi. superando le difficoltà dello stare insieme, uomini e donne di altre culture, mentalità formazione. L’hanno preso per mano sul lavoro, aiutandolo a capire i meccanismi e a diventare un esperto. Non è più un peso, ma una risorsa. È questa la “piccola Italia”, quella delle aziende non grandi che sfonda la porta dell’incomunicabilità tra realtà e paura e dimostra come i percorsi individualizzati siano in grado, se ben gestiti, di offrire a chi arriva, anche se nero, anche se dall’Africa, le chiavi d’accesso al lavoro, facendoli diventare, anche per l’Italia, una risorsa importante. E ora che la natalità in Italia è fra le più basse del mondo, può essere un enorme contributo per il nostro Paese.

AUTISTA DA PREMIARE

È successo a Parigi. Quando le porte dell’autobus si sono aperte, Francois ha azionato le ruote della sua carrozzella per montare a bordo. Ma nessuno dei passeggeri si è spostato per dargli spazio. Chi ha brontolato, chi ha girato lo sguardo altrove. Francois ha detto al fratello :”Pazienza, prenderemo il prossimo”. E lì è successo l’imprevisto. L’autista ha gridato: “Capolinea, scendere tutti”. E appena tutti sono scesi ha fatto salire Francois. Il gesto è sembrato enorme anche a lui e ha subito chiesto all’autista se la sua sensibilità dipendesse dall’avere qualche portatore di handicap in famiglia. L’autista ha risposto che non conosceva nessuno che girasse in carrozzella, ma che un giorno potrebbe capitare a tutti di doverlo fare. Che cosa emoziona in questa storia, Secondo noi più che la vendetta contro i passeggeri egoisti è stato il rifiuto della rassegnazione da parte dell’autista. Non ha scrollato le spalle davanti ad un’ingiustizia, ma ha agito con umanità. Da quando Francois ha reso pubblica la vicenda l’autista è l’uomo più ricercato di Parigi. Lo vogliono le tv per intervistarlo e il sindaco per premiarlo. Ma lui preferisce rimanere anonimo. Certi gesti acquistano più forza quando a compierli è un cuore senza volto.

CORAGGIO

Succede a Urgnano. Da operaio è diventato imprenditore, dando vita ad un’azienda fallita presso cui lavorava da 25 anni, così da conservare il posto di lavoro ad oltre una decina di persone. La B&B, questa l’azienda dalle cui ceneri è nata la 3B Meccanica, era una storica realtà produttiva della zona e dava lavoro ad una ventina di persone, tutte del posto. Ferruccio Bonacina e la moglie Claudia Zini allora si mettono in gioco , affittano

il ramo d’azienda e danno vita nella scorsa estate alla nuova società, anche grazie al finanziamento di una banca locale e all’assicurazione da parte dei principali clienti della continuità di commesse. Ovviamente non mancano tentennamenti e preoccupazioni. Ma loro trovano il coraggio di tentare l’avventura. Riassumono 14 ex dipendenti della B&B, cioè tutte quelle persone che non erano riuscite a trovare nuova occupazione dopo il fallimento della vecchia ditta. “Non ci sentiamo degli eroi. Lo abbiamo fatto perché ce lo sentivamo, perché avevamo a cuore il futuro dei nostri figli e dei nostri colleghi”. Forse non sono eroi : sicuramente sono due persone coraggiose. Nelle difficoltà di questi tempi, è una storia di speranza. E non c’è che da augurarsi la piena riuscita di una tale coraggiosa impresa. Ed è probabile che ciò si avveri, perché i risultati del 2018 sono stati positivi.

GESTO UMANO

È tarda sera e l’autobus corre veloce verso il capolinea di piazza Zama, a Roma. Fermata dopo fermata l’autobus si svuota. Solo una ragazza non si muove: dorme su un sedile dell’ultima fila, con vicino uno zaino. L’autista si avvicina, sveglia dolcemente la ragazza e le dice, indicando l’autobus parcheggiato: “Parte quello davanti”. Evidentemente ha capito che la ragazza, italiana, vuole passare la notte sugli autobus. Non ha un tetto e almeno qui non fa freddo e tra capolinea e capolinea può anche dormire un po’. Non le chiede il biglietto, non le chiede di scendere. Ha compreso in un attimo una storia di emarginazione. La ragazza capisce che non viene cacciata, che può riprendere il suo sonno notturno sotto un tetto viaggiante. Scende in silenzio, si nasconde tra due auto per poi salire sull’altro autobus. Anche questa è la vita dei senza dimora, vita dura, dove la strada è tutto, che a qualcuno dà fastidio e che invece muove altri a solidarietà. Per chi non ha un tetto, basta un autista che non sa cos’è la cattiveria, perché comprensivo e umano.


ASSOCIAZIONISMO ALTRI MONDI - BURUNDI29 UNA STORIA

“Luisa vive… se l’aiutiamo”. Gli studenti dell’Università di Bologna hanno lanciato una campagna per raccogliere fondi, con l’obiettivo di permettere una cura sperimentale negli Stati Uniti (che sta dando buoni risultati) alla loro professoressa di Statistica, malata di cancro. È questa l’unica speranza, perché purtroppo la malattia è troppo avanzata. Enorme la cifra necessaria: 500mila euro! Nonostante ciò è partita una mobilitazione dal basso, che in poco meno di due mesi ne ha già raccolti 200mila. La strada è ancora lunga, ma le iniziative per raccogliere fondi si moltiplicano. Una profonda fede sta sostenendo la professoressa in questa dura prova. “Io credo in Dio e so che Lui non ci abbandona mai, nemmeno in momenti difficili come questi”. Non sappiamo quanti dei suoi studenti arriveranno alla laurea, otterranno un trenta e lode in Statistica, avranno successo negli studi e sul lavoro. Di certo sappiamo, comunque vada a finire questa toccante storia, che l’insegnamento che hanno ricevuto dalla professoressa non verrà mai da loro dimenticato.

FORZA D’ANIMO

Scrittore, giornalista e poeta italiano, Nino Salvaneschi (1886-1968) a 37 anni divenne completamente cieco in seguito ad una grave malattia per la quale si era dovuto sottoporre a lunghe degenze ospedaliere. In questa parentesi forzata della sua vita, a seguito della lettura de “L’imitazione di Cristo”, prese peso il suo pensiero religioso che lo portò ad una completa devozione alla chiesa Cattolica. Molti i suoi scritti che lo resero famoso. In un suo saggio c’è questo profondo pensiero che denota l’accettazione della sua non facile condizione : “Non stancarti mio vecchio cuore e ritorna a cantare alla vita. Tutto passa e tutto cambia. Soltanto la speranza immortale vegli sulla nostra fatica quotidiana e ogni sera offra una promessa per il domani”. Non deve essere stato facile vivere in una condizione come la sua. Solo un animo forte e sensibile può portare in sé una tale accettazione. Per le Acli Albinesi Gi.Bi.

L’addio di un missionario […] Vedo i miei confratelli anziani, i pochi italiani. Oggi ce ne sono ancora quattro, il più giovane dei quali è il Superiore regionale (padre Mario Pulcini di Nembro, al centro della foto; a destra il nostro padre Giovanni Carrara con gli altri consiglieri, n.d.r.). Sono anziani e certi anche malati, ma resistono… con i denti. Quanto potranno ancora durare? Io ho deciso di fare quello che per tanti anni ho insegnato: riconoscere la propria povertà esistenziale. Il resto della comunità dei confratelli sono giovani di diverse nazionalità, messicani, camerunesi, congolesi, burundesi ai quali sono affidati compiti pastorali e formativi. Essi sono evidentemente diversi da noi italiani, hanno degli atout che noi non abbiamo, ma faticano a tenere gli impegni con la nostra precisione e puntualità, hanno una maniera diversa di vivere la vita comunitaria che a noi sembra disordinata. […] Lascio il Burundi quindi con più serenità delle altre volte. Mi pare che sia suonata ormai per me la campana dell’ultimo giro, quello finale. Sono vecchio, lo dico anche se con poca convinzione, perché dentro di me mi sento e mi pare di essere ancora il Gabriele di cinquantatre anni fa, quando arrivai qui per la prima volta, quando avevo appena venticinque anni. Ero giovane e pieno di entusiasmo per la missione in questo Paese da tutti considerato una missione fuori serie, per la sua gente e la sua evangelizzazione. La casa in cui abito oggi è ancora quella in cui ho vissuto il primo mese e mezzo di permanenza in questo Paese. È stata ampliata e ingrandita, ma essa mi ricorda quella che ho visto quel giorno, il 7 luglio 1966. Vedo la stanza dove passai quelle prime settimane prima di andare alla scuola di lingua kirundi nel seminario minore di Buta (Bururi), dattilografando la grammatica di kirundi. Mi pare ancora di vedere le facce dei padri che la abitavano e la dirigevano. Eppure quanti anni sono passati! Quasi tutti quei confratelli sono morti e insieme con gli ultimi “resti” sono anch’io diventato uno degli “antenati” della comunità. Questo mi fa riflettere sul tempo e sulla storia, una storia che non interessa ai giovani di oggi, ma che, quando è evocata, sembra risvegliare in loro una nostalgia di qualcosa che neppure sarebbero capaci di immaginare. Ti ascoltano con interesse, ma per loro è un passato tutto sommato misterioso. Gabriele Ferrari, saveriano Tratto da SettimanaNews

Bertha Bayon Ambasciatrice per i Diritti Umani Lo scorso 28 maggio presso il palazzo Pirelli di Regione Lombardia nell’ambito dell’evento di Gala “Eroe per i Diritti Umani 2019”, è stata attribuita a Bertha Bayon, formatrice dell’associazione “Mamme del Mondo” di #Albino, la nomina di Ambasciatrice per i Diritti Umani, onorificenza conferita a coloro che si contraddistinguono per la loro volontà nel far conoscere e far rispettare i diritti umani, a coloro che possono diffondere la parola sui diritti umani, la pace e la tolleranza ampiamente.

Giugno 2019


CASA FUNERARIA di ALBINO CENTRO FUNERARIO BERGAMASCO srl, società di servizi funebri che opera con varie sedi attive sul territorio da più di 60 anni, nata dalla fusione di imprese storiche per offrire un servizio più attento alle crescenti esigenze dei dolenti, ha realizzato ad Albino la nuova casa funeraria. La casa funeraria nasce per accogliere una crescente richiesta da parte dei famigliari che nel delicato momento della perdita di una persona cara si trovano ad affrontare una situazione di disagio oltre che di dolore nell’attesa del funerale. Il disagio potrebbe derivare dalla necessità di garantire al defunto un luogo consono, sia dal punto di vista funzionale che sanitario e permettere alle persone a lui vicine di poter manifestare il loro cordoglio con tranquillità e discrezione.

Spesso si manifesta la necessità di trasferire salme in strutture diverse dall’abitazione per ragioni di spazio, climatiche igienico sanitarie. Ad oggi le strutture ricettive per i defunti sono poche ed il più delle volte improvvisate, come ad esempio le chiesine di paese, che sono state realizzate per tutt’altro scopo e certamente non garantiscono il rispetto delle leggi sanitarie in materia. Dal punto di vista tecnico la casa funeraria è stata costruita nel rispetto delle più attuali norme igienico-sanitarie ed è dotata di un sistema di condizionamento e di riciclo dell’aria specifico per creare e mantenere le migliori condizioni di conservazione della salma. La struttura è ubicata nel centro storico della città di Albino, in un edificio d’epoca in stile liberty che unisce funzionalità e bellezza estetica. Gli arredi interni sono stati curati nei minimi dettagli; grazie alla combinazione di elementi come il vetro e il legno, abbiamo ottenuto un ambiente luminoso e moderno, elegante ma sobrio.

Lo spazio è suddiviso in 4 ampi appartamenti, ognuno dei quali presenta un’anticamera separata dalla sala nella quale viene esposta la salma, soluzione che garantisce di portare un saluto al defunto rispettando la sensibilità del visitatore. Ogni famiglia ha a disposizione uno spazio esclusivo contando sulla totale disponibilità di un personale altamente qualificato in grado di soddisfare ogni esigenza.

FUNERALE SOLIDALE Il gruppo CENTRO FUNERARIO BERGAMASCO, presente sul territorio con onestà e competenza, mette a disposizione per chi lo necessita un servizio funebre completo ad un prezzo equo e solidale che comprende: - Cofano in legno (abete) per cremazione e/o inumazione; - Casa del commiato comprensiva di vestizione e composizione della salma, carro funebre con personale necroforo; - Disbrigo pratiche comunali.

Antonio Mascher  335 7080048 ALBINO - Via Roma 9 - Tel. 035 774140 - 035 511054 info@centrofunerariobergamasco.it


DALL’ANAGRAFE PARROCCHIALE

Anniversari

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Da marzo a giugno... ... sono rinati nel Battesimo - Pietro Bizioli - Sofia Persico - Lorenzo Ravasio - Elisa Signori

... si sono uniti in matrimonio - Davide Noli e Denise Testa

... sono tornati alla casa del Padre Laura Cugini

- Teresa Persico

Edoardo Suardi

2° anniversario 10° anniversario Siete sempre nei nostri cuori

- Agata Vaccarella - Annamaria Masseroli - Piera Rottigni - Angelo Pellicioli - Riccardo Mautino - Andrea Corna - Angela Spinelli - Vittorina Fiammarelli - Angelo Sommariva - Maria Carmela Briuolo - Giorgio Brambilla

Giuliano Ratti

Per la pubblicazione in questa pagina delle fotografie dei propri cari defunti, rivolgersi alla portineria dell’oratorio.

15° anniversario

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Febbraio 2018


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Opere parrocchiali ... il tuo aiuto è importante

È possibile fare offerte - anche deducibili fiscalmente nella dichiarazione dei redditi in misura del 19% - a sostegno dei lavori autorizzati dalla Soprintendenza per i beni Architettonici. In particolare segnaliamo il debito che rimane dei lavori effettuati alla chiesa del Pianto (70.500 €); al campanile, agli affreschi nella sacristia della Prepositurale, alla chiesa della Concezione e ai tetti dell’Oratorio fin’ora sistemati (250.400 €); per l’adeguamento del CineTeatro (71.100 €). Per le aziende è possibile detrarre totalmente la cifra devoluta. Grazie per quello che riuscirai a fare PER DONAZIONI - Bonifico bancario tramite Credito Bergamasco di Albino, Parrocchia di San Giuliano: IBAN IT91 R050 3452 480000000000340 Per la ricevuta ai fini fiscali, rivolgersi in casa parrocchiale.


INFO UTILI

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RECAPITI UTILI Casa parrocchiale Tel. e fax: 035 75.10.39 albino@diocesibg.it Oratorio Giovanni XXIII Tel. 035 75.12.88 oratorioalbino@gmail.com Santuario del Pianto 035 75.16.13 - www.piantoalbino.it Convento dei Frati Cappuccini Tel. 035 75.11.19 Scuola dell’infanzia Centro per la famiglia “San Giovanni Battista” Tel. 035 75.14.82 - 035 02.919.01 Padri Dehoniani Tel. 035 75.87.11 Suore delle Poverelle alla Guadalupe Tel. 035 75.12.53 Caritas Parrocchiale Centro di Primo Ascolto Tel. 035 75.52.33 aperto al mercoledì (ogni 15 giorni) dalle ore 20.30 alle 22.00 e al sabato dalle ore 9.30 alle 11.30

ORARI delle SANTE MESSE FESTIVE

FERIALI

In Prepositurale

In Prepositurale

ore 18.00 al sabato (prefestiva) ore 8.00 - 10.30 - 18.00 Per i battesimi come da calendario alle ore 10.30 o alle 15.00

Al santuario del Pianto ore 7.30 - 17.00

Al santuario della Guadalupe ore 9.00

Al santuario della Concezione

ore 10.00 (sospesa nei mesi di luglio e agosto)

Alla chiesa dei Frati Cappuccini

ore 7.00 - 9.00 - 11.00 - 21.00 (ad agosto è sospesa quella delle 21)

ore 8.30 - 17.00* (* dal 17 giugno al 23 agosto alle 20.30 nelle sussidiarie) Quando si celebra un funerale (in Prepositurale): se è al mattino, è sospesa la S. Messa delle 8.30; se è al pomeriggio, è sospesa la S. Messa delle 17.00.

Alla chiesa dei Frati ore 6.45 Al santuario del Pianto ore 7.15 Alla Guadalupe ore 8.00 Sulla frequenza 94,7 Mhz in FM è possibile ascoltare celebrazioni liturgiche e catechesi in programma nella nostra chiesa Prepositurale

PER COPPIE E GENITORI IN DIFFICOLTÀ Consultorio familiare via Conventino 8 - Bergamo Tel. 035 4598350 Centro di Aiuto alla Vita Via Abruzzi, 9 - Alzano Lombardo Tel. 035 4598491 - 035 515532 (martedì, mercoledì e giovedì 15-17) A.C.A.T. (metodo Hudolin) Ass.ne dei Club Alcologici Territoriali Tel. 331 8173575 PER CONIUGI IN CRISI Gruppo “La casa” (don Eugenio Zanetti) presso Ufficio famiglia della Curia diocesana Tel. 035 278111 - 035 278224 GIORNALE PARROCCHIALE info@vivalavita.eu

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Con la bella stagione riprende la celebrazione delle S. Messe serali nelle chiese sussidiarie Da lunedì 17 giugno fino al 23 agosto, riprende la celebrazione serale alle ore 20.30 della S. Messa feriale nelle chiese sussidiarie di Albino: - Lunedì al santuario della Guadalupe - Martedì nella cappella del Cimitero - Mercoledì nella chiesa di San Rocco - Giovedì nella chiesa di Sant’Anna - Venerdì nella chiesa della Concezione N.B.: il martedì alle 8.30 S. Messa nella cappella del Cimitero. Sul calendario parrocchiale e negli avvisi sono indicati eventuali spostamenti

Il Silenzio... virtù da coltivare in questo anno pastorale Stampato in abbinamento editoriale con il n. 5/2019 di LAIF - In copertina, Prime Comunioni e Cresime. (Foto di Paolo Breda)

Giugno 2019


Sono tempi di grande spettacolo, se volete, di grandi parate, ma di poche veritĂ , tempo di apparenze piĂš che di apparizioni. David Maria Turoldo

Profile for Parrocchia di San Giuliano

Albino comunità viva - Giugno 2019  

Giornale della comunità parrocchiale di San Giuliano in Albino. Numero 5, giugno 2019.

Albino comunità viva - Giugno 2019  

Giornale della comunità parrocchiale di San Giuliano in Albino. Numero 5, giugno 2019.

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