IL CAVALLO LIBERO - GIUGNO 2023

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CERTIFICARE UN’IPPOVIA

“CAVALCARE IN ARMONIA”

La rubrica “CURIOSO DI NATURA”

LA SCIAMATURA DELLE API

Rivista associazionisticaanno 2023 mese giugno numero 15

Abbiamo voluto dedicare questo numero a tre argomenti che riteniamo importanti per il settore equestre ed ambientale. La rubrica “Curisi di natura” del nostro giornalista Davide Sita che ci illustra in maniera semplice il mondo della sciamatura delle api di questi fantastici amici e alleati importanti per il nostro ecosistema; l’articolo dedicato all’Istruttore Pat Parelli Sergio Matteoni ed un interessante articolo inerente la certi cazione di una Ippovia, unico sistema europeo ad oggi detenuto da ENGEA. Troverete spunti e importanti convenzioni tra cui la convenzione appena siglata con la società produttrice di prodotti per cavalli, cani e gatti, OLOR Heath, un’azienda composta da giovani e preparati nutrizionisti che dalla puglia distribuiscono oggi in tutta Italia.

IL CAVALLO LIBERO
DIRETTORE TINO NICOLOSI
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Vi Auguro Buona Lettura a Tutti..!

PER ESSERE SEMPRE PIÙ

GREEN GLI OBIETTIVI DI ENGEA SONO:

• Ridurre gli impatti ambientali

• Risparmiare energia e ridurre le emissioni di CO2

• Favorire la partecipazione e la collaborazione di tutte le parti interessate

IN COPERTINA

La modella Dafne Apollonio

Il fotografo Terenzio Montoli

INDICE

CERTIFICARE UN IPPOVIA

“CAVALCARE IN ARMONIA”

La rubrica “CURIOSO DI NATURA”

LA SCIAMATURA DELLE API

EDITORE

E.N.G.E.A. EQUITAZIONE

DIRETTORE RESPONSABILE

Tino Nicolosi

REDAZIONE

Tino Nicolosi, Alessandra Pirro, Davide

SIta

PROGETTO GRAFICO E DESIGN

ORIGINALE

Tino Nicolosi, Letizia Colbertaldo

GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Letizia Colbertaldo

SEDE

P.zza Vaccari 7

27056 Cornale e Bastida (PV)

CONTATTI

Tel. 0383.378944

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Polizza Responsabilità Civile Terzi e RCO

Catastrofale RCT massimale

Limite per Persona massimale

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Animali massimale

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Tutela Legale massimale 15.000,00 a sinistro per anno.

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Diaria Giornaliera da gesso

Diaria Giornaliera di degenza per infortunio

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CERTIFICARE UN’IPPOVIA

Ci troviamo nel 2009 quando già si parlava di fantomatici percorsi collaudati da “gente del mestiere”, in Italia nascevano nuove associazioni di settore ed il libero associazionismo sportivo equestre iniziava ad avere un forte impulso dettato dalla voglia di condividere sempre più un mondo con regole e visioni sempre più estensive. Si dormiva nei fuori strada, si seguiva un programma dettagliato, si cercava insomma di raggiungere l’obbiettivo, quello di far vivere agli appassionati trekkers un viaggio da ricordare e suscitare in loro la voglia di rifarlo.

Ma quante erano le realtà che si cimentavano in questi progetti?

In realtà poche e con risultati fallimentari. Tutto dipendeva dal finanziamento o

meno del progetto, il resto era poi abbozzato da “trekkers” che univano dei puntini su una mappa comprata in edicola unitamente alle conoscenze di base del territorio.

I costi preventivati per realizzare le ippovie di quegli anni erano esorbitanti e a dire il vero sovrastimati, e portavano alla consegna di un progetto che lasciava a desiderare e per la cui fruibilità bisognava contattare chi lo avesse progettato altrimenti si trasformava in una avventura. La svolta avvenne con ENGEA che cosciente di tale realtà e modus operandi volle fortemente studiare un sistema che garantisse non solo la percorribilità delle ippovie ma soprattutto la la vendibilità sul mercato. Nascono così le “Ippovie Italiane Certificate” che ENGEA negli anni ha sempre

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più perfezionato nel percorso di realizzazione e certificazione.

Dal 2009 al 2018 il sistema era concentrato prevalentemente sulle fasi di collaudo e rilascio della certificazione, dal 2018 ad oggi, si è cresciuti con un sistema di certificazione basato su uno studio più approfondito delle fasi di Raid e studi correlati unitamente a criteri di valutazione come l’impatto ambientale, sforzo fisico animale e integrazione di siti di interesse culturale ed ambientale da visitare, abbreviando di poco le ore a cavallo ed ottenendo cosi due risultati importanti: il primo, creare ippovie che possano essere fruibili anche a neo trekkers ed il secondo, dare l’opportunità di poter vivere l’ippovia come un viaggio culturale, enogastronomico e affascinante, alla ricerca di siti nascosti ed unici nel loro genere.

Chi sono i trekkers che percorrono questi sentieri e come si muove il mercato in tal senso?

La domanda principale che molte amministrazioni chiedono è la seguente: perché fare un’Ippovia? C’è un mercato definito ma l’unico indice che ci suggerisce che esiste questo mercato sono i numeri di amatori e trekkers che ne fanno parte, numeri stimati inferiori alla realtà. Mediante dei sondaggi e studiando come si muove oggi il mercato turistico equestre è possibile fare una classificazione di massima riconoscendo tre categorie coincidenti a tre fette di mercato:

La prima, il “trekkers” del territorio, cioè l’utente con proprio cavallo, scuderizzato presso un circolo ippico o propria abitazione, conoscitore del territorio e che predilige passeggiate domenicali in gruppi di amici prevalentemente relegate al territorio circostante e che occasionalmente partecipa a trekking fuori sede.

La seconda categoria, il trekkers appas-

sionato che spesso non possedendo un proprio cavallo partecipa ai trekking a cavallo organizzati spostandosi nei vari territori e compie viaggi in tutto il mondo ammirando i paesaggi ad altezza di cavallo.

La terza, il trekkers esperto con cavallo di proprietà e che si sposta sia nel proprio territorio che al di fuori in solitaria o in trekking organizzati.

Sulla base di queste categorie di analisi gli utenti della seconda e della terza categoria sono i candidati ad essere i destinatari delle ippovie italiane certificate.

Ovvio precisare che sono categorie di massima ma che rappresentano le realtà principali che muovono il turismo equestre.

Qual è il fallimento di un Ippovia?

Lo descrivo in una chiamata avvenuta nel 2022 a chiusura di un progetto finanziato dall’unione europea per svariate centinaia di euro.

percorsi garantendone la percorribilità, la sicurezza, l’assistenza e soprattutto la pubblicizzazione nel settore, garantendo la gestione e la spendibilità del progetto finale agli enti territoriali.

A fronte delle cifre esorbitanti percepite da fondi pubblici in realtà i costi per la realizzazione sono irrisori ed il risultato negli ultimi 5 anni ha raccolto entusiasmo e grande soddisfazione da chi ha commissionato l’ippovia nel proprio territorio. I criteri principali sono:

Nessun impatto ambientale

Nessun opere in cemento o infrastrutture (i sentieri li scopriamo attraverso la natura che ce li suggerisce)

Nessun cartellonistica fatiscente (bastano le cartellonistiche nei punti tappa e guide esperte del territorio)

Una moltitudine di professionisti del settore impegnati a monitorare, collaudare e percorrere i sentieri per ottenere un percorso che va a sviluppare, promuovere e vendere il territorio ai trekkers provenienti da tutto il mondo valorizzandone prevalentemente le peculiarità paesaggistiche, enogastronomiche e culturali.

Quanto ci vuole per certificare un’Ippovia?

Dipende molto dal territorio stesso ma ad oggi su 100 km di percorrenza dai 6 ai 12 mesi e con un costo che si aggira tra i 25 ai 30 mila euro.

Oggi ENGEA è concretamente sul mercato europeo nella certificazione di questi

Sei un circolo ippico, comune, ente parco oppure una fondazione? Oggi abbiamo la possibilità di regalare al territorio un progetto funzionale e di grande sviluppo economico-sociale attraverso le ippovie italiane certificate che come duplice utilità hanno quello di essere fruibili anche per il turismo in Bike ed a piedi.

IL CAVALLO LIBERO

Olor Health è un’azienda giovanissima, nata nel 2020, dall’idea e dalla passione di due amici pugliesi che, in un anno così pieno di sfide, hanno deciso di dar vita al loro sogno, da qui nasce Olor Health, da qui il nostro sogno diventa realtà al servizio degli animali e delle loro necessità.

La MISSION è creare mangimi complementari e alimenti destinati a particolari fini nutrizionali garantendo un alto standard qualitativo, ma che siano accessibili a tutti, con l’intento di portare nel mondo della veterinaria tutte le più moderne in-

novazioni scientifiche in campo di nutrizione.

La ricerca scientifica e il continuo confronto con i professionisti del settore infatti sono punti cardine della nostra azienda.

Olor Health, ha saputo affermarsi nel mondo dell’equitazione seguendo cavalieri e scuderie di fama internazionale, curando la preparazione dei cavalli atleti sin dai primi mesi di vita.

Il brand Olor Animal Health, attualmente conta ben tre linee di prodotti distinte.

• La LINEA PET che si occupa di prodotti destinati principalmente a cani e gatti;

• la LINEA CAVALLI che si occupa di prodotti destinati al cavallo sportivo;

• la LINEA WILD SPECIALTIES che invece si occupa di prodotti destinati ad animali selvatici e da zoo oltre che rettili ed anfibi.

Francesco Mondelli

Ho 34 anni e vengo da Palo del Colle, un piccolo paesino ai piedi delle Murge nella provincia di Bari. Sono un farmacista e ho conseguito un Dottorato di ricerca in Scienze Biomolecolari Farmaceutiche e Mediche presso l’Università degli Studi di Bari. Ad oggi ricopro il ruolo di amministratore unico della Olor Health: il mio sogno di lavorare con e per i cavalli è finalmente diventato realtà.

Ricerca e Sviluppo

La ricerca è alla base della nostra attività. Poniamo particolare attenzione ad ogni singola componente impiegata e il nostro reparto di Ricerca e Sviluppo è costantemente impegnato nell’ottimizzazione e perfezionamento di nuovi prodotti.

I nostri obiettivi sono quelli di realizzare dei mangimi complementari di elevatissima qualità, cercando di mantenere allo stesso tempo un prezzo accessibile per tutti gli appassionati e gli sportivi. Questo è possibile grazie all’eccellente qualità delle materie prime, tracciate lungo tutta la filiera produttiva.

Agostino Dattoli

Ho 34 anni vengo da Canosa di Puglia e sono il socio fondatore di Olor Health e ho fatto dell’amore per la terra e per gli animali la passione quotidiana. Sono ragioniere programmatore con una vasta esperienza in tecniche di produzione alimentare. Da qui proviene l’estrema cura dei dettagli per la ricerca delle migliori materie prime che utilizziamo per la produzione dei mangimi Olor Animal Health.

La “Linea Cavalli”

La nostra azienda si occupa di alimentazione in ambito veterinario, ed in particolare dello sviluppo di mangimi complementari per i cavalli atleti chiamati ad attività fisiche e sportive. La Linea Cavalli, in costante evoluzione, mira a coprire tutte le esigenze del cavallo impegnato in attività sportive: partiamo con linee specifiche per il piccolo puledro seguendolo fino all’ingresso in competizioni agonistiche. New entry, una sezione dedicata ai prodotti per uso esterno con il fine di supportare a tutto tondo la preparazione e il benessere del cavallo.

Nuova Collaborazione

Siamo un’azienda giovane e dinamica, crediamo fortemente nelle collaborazioni che sono sempre motivo di crescita sia personale che aziendale.

Siamo felici ed onorati per il raggiungimento di questa nuova ed entusiasmante partnership con ENGEA Ente Nazionale Guide Equestri Ambientali di cui sposiamo a pieno la filosofia, volta alla valorizzazione del territorio ponendo al centro il cavallo visto come compagno di viaggio per tutti grandi e piccini, esaltandone le immense qualità e soprattutto il cuore puro.

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“Cavalcare in Armonia”

DI ALESSANDRA PIRRO

La comunicazione in sella tra cavallo e cavaliere, per essere in sintonia, sentire i movimenti del cavallo e influenzarli in modo naturale: sono questi gli argomenti dello stage che si è tenuto il 15 e 16 aprile al Centro Ippico Montemario di Roma, nella splendida cornice della Riserva Naturale omonima.

Il corso, che è andato sold out in pochi giorni, ha suscitato un grande entusiasmo da parte di tutti i partecipanti divisi tra auditori e 9 amazzoni, che si sono messe alla prova con i rispettivi cavalli. L’occasione ci ha permesso di conoscere e scambiare quattro chiacchiere con il docente del Programma Parelli, Sergio Matteoni, non solo un uomo di cavalli, ma uno studioso raffinato e a “tutto tondo”, dalla mente aperta e vivace. Perciò la mia curiosità mi ha spinto a formulargli un’intervista spontanea, corposa e godibilissima per raccontarne la storia e la mission.

1) Quando hai deciso che la tua passione dovesse diventare un mestiere?

Bella domanda: Diciamo che, inizialmente, come sempre, è iniziato come un gioco. Però presto, praticamente, 6/7 anni dopo che avevo iniziato ad appassionarmi a montare e soprattutto ad addestrare i cavalli, quindi intorno al 1996, ho cominciato veramente a sognare di poterlo fare di mestiere. Chiaramente sapevo che la strada era lunga e che avrebbe richiesto del tempo. Io per fortuna all’epoca lavoravo in IBM e potevo prendermi tutto

il tempo che volevo e costruire un passo dopo l’altro quello che avrei voluto fare. Poi quando mi sono approcciato nel 2006 al programma Parelli, lì veramente ci ho cominciato a credere, perchè sentivo che utilizzando questo programma avrei potuto fare veramente quello che a me piaceva di più, cioè aiutare i cavalli. E, di conseguenza, per aiutare i cavalli, dovevo aiutare le persone a capire i cavalli. E quindi potrei dire intorno al 2007/2008/2010 ho cominciato veramente a mettere tutto me stesso nel programma per poi cercare di diventare istruttore. La decisione finale è stata presa intorno al 2011. Alla fine del 2011 ho detto: Ok, ce la posso fare, e da lì, poi, dopo, è stato tutto in discesa� no! E’ stato tutto in salita! Però ero molto determinato, molto convinto, molto deciso, ed ecco che, 6 anni dopo, si è avverato il mio sogno di diventare Istruttore Parelli. Anche se ovviamente erano già tanti anni che insegnavo già nel mio maneggio. L’ho aperto nel 2011 e ci lavoravo mentre continuavo a lavorare nell’informatica, a quel punto con un’azienda mia, e poi a fine 2013 ho lasciato per dedicarmi esclusivamente ai cavalli.

2) Perché tra i tanti metodi di addestramento naturale hai scelto Parelli Horsemanship?

Ho scelto il metodo Parelli per una decisione razionale. Quando nel 2006 decisi che volevo cambiare approccio con i ca-

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valli, feci un’analisi accurata, come fa parte del mio carattere, delle varie possibilità, delle varie strade che potevo seguire ed esplorare, e sinceramente non è che c’erano molti programmi ben fatti all’epoca. Fondamentalmente c’era Monty Roberts e Parelli. E scelsi Parelli perché mi piaceva l’idea di avere un programma didattico curato, fatto da professionisti veramente competenti che erano riusciti ad organizzare tutto quello che era all’epoca il sapere di Pat Parelli in una maniera che fosse facile da insegnare alle persone: questa era la cosa che mi aveva colpito. Era tutto organizzato, tutto spiegato nei dettagli, ogni cosa si raggiungeva con un processo ben preciso, e quindi per me, per il mio carattere, per il mio modo di imparare, era molto più facile seguire un programma del genere piuttosto che magari andare dal “guru” di turno e cercare di capire quello che diceva o quello che voleva insegnarti, ammesso che fosse stato bravo ad insegnarti... L’altra cosa che mi piaceva del Programma Parelli è che c’erano tanti istruttori, che erano stati formati da Parelli stesso, che avevano conseguito delle certificazioni, e questo mi dava la sicurezza che andando ad imparare da queste persone, formate e certificate da Parelli stesso, io avrei appreso esattamente come se davanti a me ci fosse stato Pat Parelli a spiegarmele. Questo mi dava una certa sicurezza. Anche il fatto che ci fossero più insegnanti. Noi sappiamo che a volte non è che l’istruttore che abbiamo di fronte non sa oppure non è bravo ad insegnare, ma semplicemente noi non siamo la persona giusta per imparare da lui. E quindi avere la possibilità di cambiare e magari andare da un altro istruttore che, sì, è vero, ci racconterà le stesse cose, ma in una maniera che per noi è più facile da imparare, più piacevole o ci troviamo meglio come pelle, come persona, come energia, per me

era un valore aggiunto quello di avere più fonti da cui andare ad imparare, anche nel prosieguo della mia storia all’interno del programma Parelli: io ho iniziato con una persona, poi ho continuato con un’altra, poi con altre ancora, e via e via e via, E questo mi sembrava importante.

3) Ti senti un “Sussurratore” o un “Istruttore”?

Diciamo che io non mi sento né un Sussuratore né un Istruttore, io mi sento un apprendista sussurratore e un apprendista istruttore. Perché, secondo me, le cose sono molto legate: se uno non è bravo con i cavalli, è difficile che possa essere bravo ad insegnare. E quel detto che si sente dire a volte “chi non sa fare insegna” nei cavalli secondo me non si applica perché è difficile essere un bravo istruttore che sa trasmettere certi concetti se non li ha nelle mani, non li ha nella testa, non li ha nelle gambe, non li ha nel suo corpo, non li ha provati su più cavalli. Perché prima di tutto per essere chiari ad insegnare dobbiamo aver chiaro noi certi concetti, certe modalità di comportamento in determinate situazioni, azioni da compiere e via dicendo. Quindi non credo che siano separabili queste due cose, è vero il contrario: si può essere sussurratori, cioè bravi, bravissimi addestratori mentre non siamo istruttori. Però essere un istruttore senza essere anche un bravo addestratore� mmmh� non la vedo proprio facile facile. Io, ripeto, non mi sento né uno né l’altro: io ho ancora tantissimo da imparare per diventare un bravo sussurratore e altrettanto da imparare per diventare un bravo istruttore. Almeno, nella mia testa è così, ed è quello che mi spinge ad imparare sempre e continuamente e a confrontarmi sempre e continuamente con professionisti super top nell’equitazione.

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4) Quanti cavalli e cavalieri hai visto cambiare grazie al metodo Parelli?

Beh riuscire a dare un numero è complicato. Posso dirti che faccio più o meno dai 35 ai 40 corsi l’anno. In ogni corso abbiamo una media di decina di persone tra quelli che vengono con il cavallo, altri senza cavallo, a volte più, a volte meno. E questo lo faccio ormai da anni. Quindi posso dirti che all’interno di un anno fai una media di 400/500 persone che vedo passare. Di queste più della metà sono new entry, quindi persone che arrivano e che rimangono nel programma ma che transitano davanti a me, poi magari dopo vanno da qualche mio collega, poi ritornano. Quindi è un po’ un mescolume�

Però di queste persone, quindi si parla di centinaia di persone, ne ho viste veramente tante cambiare. Ma cambiare loro come persona, oltre che poi, ovviamente, anche i loro cavalli. Se ti dovessi dare una percezione di quantità, il cambiamento è sulla quasi totalità di queste persone. Ovviamente ognuno di loro a livello diverso, diciamo un grado diverso di cambiamento, però, sicuramente sì. Sicuramente veramente tantissimi ma� No, il 100% non si può dire� Non si dice mai (sorride), però mettiamo un 70% di questi, e fai te il conto.

5) C’è qualche cavallo o qualche allievo che non sei riuscito ad aiutare ed hai rinunciato oppure che ha necessitato molto tempo?

Sicuramente sì, senza esitare, perchè purtroppo ci sono persone che non riescono magari a dedicare tutto l’impegno e lo sforzo necessario per cambiare prima se stessi e poi di conseguenza il cavallo che hanno. E alcune di queste non le puoi seguire a lungo semplicemente perchè non si vogliono far seguire. Faccio un esem-

pio: vengono ad un corso, vedono che c’è un cambiamento, magari continui anche successivamente a sentirle, a seguirle, magari le vedi anche ad un secondo corso, però poi arrivano ad un punto che lo sforzo e l’impegno che devono metterci è grande, troppo grande per loro o le priorità cambiano, non possono più dedicarci il tempo e l’impegno che volevano, e di conseguenza non arrivano al risultato finale. Di solito non lascio gli studenti io. Se loro perseverano io sto al loro fianco. Uno dei motivi per cui lascio una studente è perché lui non vuole essere più aiutato. Questo sì, può accadere e mi dispiace molto. Però anche durante la nostra formazione come istruttore Parelli ci hanno insegnato a non fare mai “Extra Miles”, ossia non dobbiamo andare a rincorrere quegli studenti che non vogliono essere aiutati, perché prima di tutto deve venire da loro la volontà e la forza di mettersi in gioco. Noi possiamo solo essere un supporto esterno che li aiuti in questo percorso.

6) Quanti allievi che aspirano a diventare Istruttore Parelli “ce la fanno”?

Pochi. Devo dire che la percentuale è molto bassa, perché purtroppo il percorso è abbastanza articolato e poi c’è lo sbarramento che richiede di andare negli Stati Uniti per fare almeno i 3 mesi obbligatori del corso istruttori. Per cui, tante persone che magari arrivano al 4° livello e che potrebbero essere degli ottimi candidati per fare il passaggio successivo, quindi fare l’esame di selezione per andare a fare il corso istruttori si trovano davanti allo sbarramento che è importante. Non solo per un discorso economico o di tempistiche, perché comunque andare via tre mesi da casa è una cosa che non tutti si possono permettere e non tutti si possono permet-

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tere in qualsiasi momento della loro vita. Ma oltre a questo c’è anche un discorso di lingua: noi italiani, nonostante che in questo momento, siamo una nazione con più istruttori in Europa, siamo quelli che conoscono meno l’inglese. Quindi c’è un doppio sbarramento: il fatto di andare via 3 mesi da casa in una nazione come l’America e poi c’è il discorso della lingua. Quindi� pochi! Magari tanti vorrebbero, solo alcuni riescono ad avere i prerequisiti per poter accedere al corso da istruttori e di questi solo una piccolissima parte decidono di fare il passaggio successivo. Direi che siamo nell’ordine dell’1%, forse anche meno, degli studenti che aspirano a diventare istruttore che poi realmente arrivano ad esserlo.

7) Quanto hai investito in tempo e in risorse economiche per arrivare dove sei oggi?

Domanda facilissima. Ho impiegato, da quando ho iniziato a studiare Parelli, circa 17 anni. E come risorse economiche sono tranquillamente sopra gli ottantamila euro, ad oggi.

8) Un buon libro, la tv, o la bella musica?

Un buon libro con un sottofondo di musica jazz.

9)Potendo avere un macchina del tempo, quando cominceresti questo viaggio?

Non cambierei nulla del mio passato. Se avessi una macchina del tempo la lascerei lì da una parte, spenta. Se guardo indietro la mia vita, nelle varie fasi che ho vissuto, vale la pena di viverla come l’ho vissuta. Non ho nessun rimpianto e nessun rammarico, e non vorrei iniziare questo viaggio prima di quando l’ho iniziato. Non sarei stato pronto, magari non sarebbe stata la stessa cosa.

10) Cosa devi ai cavalli?

Posso dire che ai cavalli devo veramente tutto. Mi hanno accompagnato in una gran parte della mia vita, perché ho iniziato a stare nel mondo dei cavalli che avevo 20 anni. Adesso ne ho 54, quindi per 34 anni sono sempre stato a contatto con loro e sono sempre stati presenti nella mia vita in varie maniere, in vari gradi. Mi hanno forgiato in tutto e per tutto, soprattutto poi negli ultimi 17 anni, quando ho iniziato a studiare il programma Parelli hanno fatto sì che io facessi un’esplorazione profonda nel mio essere. Quindi ho cambiato una miriade di cose di me stesso, o almeno ci ho provato a cambiarle. E sicuramente posso dire che sono una persona migliore di come lo sarei stata se non avessi avuto i cavalli intorno a me.

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LE IPPOVIE ITALIANE CERTIFICATE

S ono un sistema registrato messo a punto da oltre vent’anni di studio ed esperienza diretta sui territori di professionisti specilalizzati che hanno realizzato precisi criteri di valutazione e classificazione che diano la possibilità di avere un prodotto finale spendibile per il territorio sopratutto ad agenzie turistiche specializzate, Tour Operator, enti parco e amministrazioni pubbliche.

Realizzare ippovie Certificate significa riscoprire e valorizzare itinerari naturalistici che siano sicuri, monitorati, ricchi di attrattive, che permettano il naturale recupero del patrimonio culturale e tradizionale, e che consentano allo stesso tempo di tutelare e monitorare il territorio al fine di salvaguardare la flora e la fauna autoctone.

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LA SCIAMATURA DELLE API

L’obbiettivo della rubrica “Curiosi di Natura” è quello di trattare tematiche ambientali e darti qualche consiglioda utilizzare in natura in caso di necessità. Anche oggi analizzerò un fenomeno molto affascinante che necessità di consapevolezza per essere osservato in sicurezza: la sciamatura delle Api!

La protagonista di questo comportamento è Apis mellifera e alcune sue razze presenti nel nostro paese come ad esempio la più diffusa Apis mellifera ligustica. Questo fantastico imenottero, allevato per i suoi preziosi prodotti d’alveare, è uno degli insetti sociali più studiati al mondo. Nonostante i tanti sforzi molti dei suoi comportamenti rimangono un mistero, tra questi anche la sciamatura che è stata

osservata e accuratamente analizzata da molti studiosi ma che ancora cela interrogativi irrisolti.

Imbattersi in una sciamatura non è così raro dal momento che il nostro paese ha una importante tradizione di allevamento apistico e gli alveari presenti oggi sul territorio sono più di un milione e mezzo con un numero di api che varia dalle 20.000 alle 80.000 unità per arnia. (dati consultabili sul sito dell’Osservatorio Nazionale Miele). Puoi quindi immaginare quanto sia stretta la nostra convivenza con questi laboriosi pronubi che possono spostarsi anche di svariati chilometri dal nido per fare incetta di nettare per alimentare sé stessi e la propria famiglia.

IL CAVALLO LIBERO
DI DAVIDE SITA

Un esempio straordinario delle loro abilità e del loro complesso comportamento sociale è appunto la sciamatura, il fenomeno per il quale il super organismo (così viene chiamato un gruppo di organismi della stessa specie che interagisce sinergicamente) si riproduce generando due nuclei distinti e determinando l’abbandono del nido di origine da parte di circa 2/3 (o 3/4) delle operaie accompagnate nella maggior parte dei casi dalla regina madre. Il gruppo più piccolo che invece permane nel nido è quello che cercherà di allevare una nuova regina e ricostituire la società matriarcale appena perduta. Gli scienziati hanno ipotizzato più cause alla base dell’avviamento della sciamatura: aumento delle dimensioni della colonia, sovraffollamento del nido, sproporzione relativa all’età delle operaie con un picco di giovani leve, ridotta trasmissione del feromone emesso dalla regina e anche predisposizioni genetica ereditaria. Tutti questi fattori probabilmente agiscono di concerto o sono correlati ad uno stimolo «critico» non ancora identificato che agisce maggiormente in concomitanza con le abbondanti fioriture primaverili oppure, più raramente, è indotto da fattori esterni come una fuga a causa di un attacco di nemici o di avversità ambientali. Il processo di sciamatura non è casuale e neppure repentino, può occupare diverse settimane nelle quali le operaie, mediamente 10 giorni prima della partenza, iniziano a ingurgitare miele e a modificare la dieta della regina per essere pronte all’involo. Sicuramente le attrici principali del processo sono le api esploratrici incaricate di cercare “le novità per la colonia”. Grazie a espressioni geniche diverse rispetto alle sorelle le talentuose esploratrici condizionano e determinano l’uscita delle api dall’alveare in fase di sciamatura e cercano i pascoli migliori in

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condizioni normali di vita. Alla partenza uno sparuto avamposto di operaie esce dal nido formando un tipico grappolo e iniziando a produrre molteplici forme di comunicazione chimica, visiva e fisica. Si ipotizza ad esempio che alcune vibrazioni a frequenza bassa corrispondano a un «prepararsi per il decollo» e altre più forti, che comportano anche elevate temperature nella zona toracica delle api, indichino «uscite».

Al segnale “uscite” una nuvola formata da migliaia di sorelle inizia a seguire il 5% di api guida che formano un «corridoio» e indicando visivamente la direzione e poi la posizione del nuovo nido. La massa alata si sposta decisa occupando uno spazio di 8-12 m di lunghezza, 6- 8 m larghezza e 3-4 di altezza per uno sciame di ridotte dimensioni e la regina, se presente, produce sostanze specifiche e uniche che impreziosiscono l’organizzazione della migrazione. Durante questo tragitto possono verificarsi delle soste sui rami degli alberi o altri supporti dove si assiste alla formazione di un glomere dalla tipica forma a grappolo d’uva, questi pit stop possono essere molteplici e durare anche ore fino al raggiungimento della meta finale. Durante una sciamatura l’interazione con l’uomo è un evento probabile quindi proviamo ad analizzare qualche scenario plausibile e darti qualche consiglio utile per affrontarlo al meglio. Ho scelto tre casi che ho vissuto in prima persona:

1. Ti trovi sul loro percorso e vieni avvolto da una nuvola di api che hanno come unico obbiettivo quello di seguire le compagne e arrivare prima possibile a destinazione. Sono assolutamente disinteressate a te e prima della partenza si sono rimpinzate di miele quindi anche volendo faticano a retrarre l’addome e pungere.

Mantieni la calma, evita assolutamente gesti inconsulti e allontanati lentamente, vedrai che scompariranno velocemente senza neppure sfiorarti.

2. Trovi un bellissimo grappolo di api in sosta sul tuo albero preferito o ancora meglio nei pressi della tua abitazione e vieni pervaso da mille emozioni contrastanti nell’osservare la massa ronzante. Anche in questo caso le api sono concentrate sulla loro meta, molti apicoltori raccolgono i grappoli a mani nude quindi non preoccuparti, goditi lo spettacolo da lontano, accertati che il tuo curioso cane non si avvicini, chiudi le finestre di casa, evita movimenti bruschi e consulta l’elenco nazionale recupero sciami per l’intervento oppure se non trovi riscontro contatta i vigili del fuoco al numero115.

Per il bene dello sciame è sempre meglio recuperarlo e portarlo in apiario, sotto le cure esperte di un apicoltore, poiché in natura tra malattie e pericoli ambientali potrebbero se no non sopravvivere a lungo.

3. Noti un notevole movimento di insetti alati che entrano ed escono freneticamente da una nicchia (solo per fare qualche esempio: una crepa nel muro, un cassonetto della tapparella, un buco nell’albero del giardino). Questo è il caso in cui devi seguire con maggiore rigore le regole di buon senso accennate prima. All’interno della nicchia gli inquilini hanno deciso di stabilirsi e poco importa se sono api o vespe, entrambe non accetteranno la presenza di potenziali minacce in corrispondenza della loro porta di casa quindi mantieni una distanza di almeno 8/10 metri facendo ancora più attenzione ai tuoi animali domestici, muoviti sempre molto lentamente e se ti trovi in un luogo pubblico cerca di isolare il perimetro e contattare i vigili del fuoco. Se invece

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sei in grado di riconoscere l’animale, in caso di presenza di api potrai direttamente consultare il già citato elenco recupero sciami se invece sono vespe e la posizione del nido è potenzialmente pericolosa per le persone allora contatta un disinfestatore professionista.

Cosa devi fare se vieni punto? La cosa più importante è rimanere calmo e allontanarti. Appena sei tranquillo controlla dove l’ape ha inoculato il pungiglione e rimuovilo velocemente poiché l’aculeo entra nella pelle vi rimane impigliato insieme alla sacca velenifera e continua a pompare

Nel caso dovessi gonfiarti in punti diversi da quello della puntura o dovessi avere

nausea,

confusione, difficoltà respiratoria allora è importante andare subito al pronto soccorso per evitare crisi allergiche (per approfondimenti sulle punture d’ape e i sintomi consulta il seguente link: topfarmacia.it/wiki/puntura-ape). Se è il tuo cane o un altro animale domestico ad essere punto, mantieni la calma e rivolgiti

al tuo veterinario descrivendo dettagliatamente la situazione (per approfondimenti su punture e sintomi del tuo cane consulta il seguente link: ambulatorioveterinarioricossa.it/aiuto-il-mio-cane-e-stato-punto/).

Dopo aver analizzato il fenomeno della sciamatura, descritto alcuni scenari possibili nei quali potresti trovarti e consigliato alcune piccole regole per la tua sicurezza spero vivamente di averti fatto apprezzare questo magnifico animale fondamentale per la vita del nostro pianeta. Concludo ricordando che nel nostro paese e in molti altri paesi del mondo Apis mellifera è severamente protetta e tutelata dal codice penale che ne vieta qualsiasi attività volta alla disinfestazione e/o eliminazione e che per la rimozione è necessario rivolgersi a un apicoltore professionista.

Lunga vita alle nostre preziose amiche alate.

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