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ANNO XI | NUMERO 10 | OTTOBRE 2019 | www.fsitaliane.it

PER CHI AMA VIAGGIARE

MIKA

REVELATION TOUR ROMA FILM FEST NELLA CAPITALE LE STAR DEL GRANDE SCHERMO

OTTOBRE IN VIAGGIO CINETURISMO A NAPOLI E TRIESTE TERME E PAESI FANTASMA


Nel cuore fertile della Toscana la lavorazione delle pelli è una storia meravigliosa di made in Italy che fa sognare il mondo: tradizione, innovazione, artigianalità e talento si incontrano nelle concerie in un modello unico di economia circolare

www.distrettosantacroce.it by


EDITORIALE

IN VIAGGIO CON FS di Gianfranco Battisti [Amministratore delegato FS Italiane]

© FS Italiane | PHOTO

G

entile lettrice, gentile lettore, questa rivista intende essere una compagna di viaggio, e la sua stessa lettura un viaggio capace di ispirarne di nuovi. Alla scoperta delle tante eccellenze italiane: dall’arte all’enogastronomia, dalla musica all’architettura, dalla letteratura al cinema e al teatro. Tra queste eccellenze ci sono anche le nostre Frecce e l’intero sistema dell’Alta Velocità, apprezzati in tutt’Europa e nel mondo e che, con l’apertura alla concorrenza del mercato ferroviario europeo, potremo esportare a partire dal 2020. Le Ferrovie dello Stato Italiane, con Trenitalia, RFI, Anas e le altre 68 società controllate, non sono soltanto il principale player della mobilità in Italia. Sono un Gruppo industriale attivo in oltre 60 Paesi di tutti e cinque i continenti, dove esportiamo il meglio del made in Italy in fatto di tecnologia e ingegneria dei trasporti. Abbiamo acquisito e costituito società in Germania, Grecia, Regno Unito, Francia, Olanda, USA e Arabia Saudita, e stabilito numerose filiali in Est Europa, Medio Oriente, Africa, Sud America, Asia e Oceania. Siamo un Gruppo capace di pianificare investimenti, fino al 2023, per ben 58 miliardi di euro, contribuendo a uno sviluppo sostenibile del Paese nei settori della mobilità, delle infrastrutture, della logistica e del turismo. Un’attenzione particolare va al mondo dei pendolari e dei treni regionali, con investimenti di 6 miliardi soltanto per l’acquisto di oltre 600 nuovi modernissimi e confortevoli convogli, già in consegna nelle prime Regioni. Forte di 83mila dipendenti, il Gruppo FS, che ho l’onore di guidare, gestisce ogni giorno, in Italia e in Europa, oltre 10mila treni e corse di bus e pullman per 200 milioni di km, arrivando a trasportare ogni anno oltre un miliardo di persone e 50 milioni di tonnellate di merci. Soltanto in Italia con RFI gestiamo oltre 24.500 km di binari, di cui più di 1.400 dedicati all’Alta Velocità. Con Anas una rete di 30mila km tra strade statali, autostrade e raccordi. E, con Trenitalia, oltre ottomilamila treni al giorno. Insomma, siamo una macchina gigantesca dotata delle più innovative tecnologie ma, soprattutto, siamo donne e uomini impegnati, con tutta la loro professionalità, esperienza e passione, a farvi sentire, in ogni momento, a casa vostra. Anche quando sfogliate La Freccia, viaggiando con noi.

TR AVELLING WITH FS

D

ear Reader, this magazine aims to be a travelling companion, and to inspire fresh trips. Discovering many Italian wonders: from art to food and wine, from music to architecture, from literature to cinema and theatre. These great achievements include our Frecce trains and the entire High Speed system, admired throughout Europe and the rest of the world, and which we will be able to export starting from 2020 thanks to the European rail market’s opening up to competition. Because Ferrovie dello Stato Italiane, with Trenitalia, RFI, Anas and its other 68 subsidiaries, is not only the main player in mobility in Italy. It is an industrial group active in over 60 countries in all five continents, where we export the best of Italian technology and transport engineering. We have purchased and set up companies in Germany, Greece, the United Kingdom, France, the Netherlands, the USA and Saudi Arabia, and established many branches in Eastern Europe, the Middle East, Africa, South Africa, Asia and Oceania. As a Group we are able to plan investments, to 2023, of 58 billion euros, contributing to sustainable

development of the mobility, infrastructure, logistics and tourism sectors in Italy. With special focus on the world of commuters and regional trains, with 6 billion invested just for the purchase of over 600 new extremely modern and comfortable trains that are already being delivered in some regions. With 83,000 employees, FS Group, that I have the honour of leading, manages every day, in Italy and in Europe, over 10,000 trains and bus runs covering over 200 million km, transporting over a billion people and 50 million tonnes of goods every year. In Italy alone, with RFI, we manage over 24,500 km of rail track, of which over 1,400 are designated for high speed services. With Anas, a network of 30,000 km of main roads, motorways, and slip roads. And, with Trenitalia, over 8,000 trains a day. In short, we are a huge machine flaunting the most innovative technology and, above all, men and women who invest their whole professionalism, experience and passion into making you feel, at all times, at home. Including when you leaf through La Freccia, as you travel with us. 3


MEDIALOGANDO

INFORMARE È FARE OPINIONE LA FRECCIA INCONTRA AGNESE PINI, DIRETTRICE DE LA NAZIONE marmanug

© Mori-Moggi/New Press Photo

di Marco Mancini

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onna, 34 anni, dal 1° agosto direttrice di un quotidiano con 160 anni di storia, com’è La Nazione di Firenze. Testata del Gruppo Monrif, affratellata al Resto del Carlino e al Giorno nel network nazionale di QN. È Agnese Pini. Di lei si è detto e scritto già molto. In Italia una nomina come la sua non poteva che destare attenzione e curiosità. Hanno presto iniziato anche a chiamarla in tv, nei talk show politici. In quelle trasmissioni all’estero di scarso successo, ma che da noi conquistano ancora una discreta audience, catturata dall’aspro confronto tra punti di vista dialettici, con i giornalisti della carta stampata a farla da protagonisti. In molti, oltre ad abbinare un volto a un nome, hanno potuto così apprezzare la sua lucidità e freschezza intellettuale, la sua chiarezza espositiva, le sue opinioni. Svincolate da sovrastrutture, retaggi e dietrologie da Prima Repubblica e, soprattutto, post-ideologiche per anagrafe 4

e cultura. Sono proprio le opinioni, secondo il Pini pensiero, che il lettore cerca in un giornale e chiede a un giornalista. Non soltanto, quindi, nel piccolo schermo. «L’informazione è nata per fare opinione. E il giornale, storicamente, nasce proprio per rispondere a questo bisogno umano, dare un servizio, offrire un punto di vista, contribuire a fare scelte e prendere decisioni». Soltanto che oggi, con l’avvento dei social, sono in tanti a esibire le proprie opinioni e, pur senza averne competenza, a brandirle come verità inconfutabili. Sì, ma non dobbiamo essere troppo cattivi con il nostro pubblico e le persone in generale. Non tutte sono così sciocche e ignoranti da lasciarsi sedurre dalle scie chimiche o dai terrapiattisti. Certo, qualcuno c’è, come c’era prima chi credeva nei maghi e nelle streghe. Soltanto che oggi è tutto più pervasivo: i social network, con un click, ti consentono di

raggiungere in tempo reale un’enorme moltitudine di persone. Così la questione si ingigantisce e la situazione appare peggiore di prima. Dall’ignoranza la difesa resta sempre la stessa: istruzione e cultura. Si parla invece di analfabetismo di ritorno, di una scuola che non assolve più ai suoi compiti, che ha perso autorevolezza. È un tema a cui sono particolarmente sensibile e che trova qui a Firenze una tradizione forte, con un preciso riferimento a Don Milani. Non a caso tra le prime novità che ho introdotto nel giornale c’è una rubrica, in uscita il lunedì sugli spazi regionali, dal titolo Lettere da una professoressa, che echeggia quello del famoso libro del prete di Barbiana. Oggi gli insegnanti si trovano spesso a essere i detentori di un sapere punitivo, bistrattati in scuole che non hanno servizi adeguati. Così abbiamo chiesto ai professori del territorio di darci un loro contributo da mettere sulla carta e poter


commentare online. La rubrica è nuova, ma funziona, si sta aprendo un dibattito. Tornando al mondo dei media e dell’informazione, abbiamo visto come il giornalismo debba confrontarsi con testimoni oculari che postano le foto di eventi di cronaca, con politici che fanno le dirette Facebook, twittano il loro pensiero. È un tasto molto delicato quello della disintermediazione. E spesso i giornali sono come travolti da questa follia, tanto da rincorrere i social ed echeggiarne i contenuti, abdicando al loro ruolo di creare un’opinione nel lettore e di farlo con autorevolezza. Al lettore devi però offrire chiavi di lettura, strumenti adeguati. Certo. Questa cosa l’ho sentita e vissuta sulla mia pelle. Decisi di fare la giornalista proprio 18 anni fa, dopo l’attentato dell’11 settembre. Il crollo delle torri gemelle mi aveva scioccata, il trauma era planetario. Ecco, allora sentii il desiderio di leggere qualcosa su quello che stava succedendo. Le mie certezze erano venute meno: i buoni e cattivi dell’infanzia e dell’adolescenza non c’erano più. Di chi era la colpa? Del capitalismo, dei terroristi, degli islamisti, degli americani che aprivano McDonald’s dove non dovevano? Cercavi risposte… E così comprai il mio primo giornale, il Corriere della Sera, che fece un’operazione straordinaria. Iniziò a ospitare nomi incredibili del giornalismo: Oriana Fallaci, Tiziano Terzani, Dacia Maraini, Enzo Biagi. Punti di vista e interpretazioni diverse che però mi aiutavano a capire, a farmi un’opinione. Di fronte a quel dramma e in quel contesto non era facile, qualcuno non ce l’ha neppure oggi… E infatti quando lessi la Fallaci sposai le sue tesi, il giorno dopo scrisse Terzani, che la pensava all’opposto, e sentivo che aveva ragione anche lui. Però è proprio lì che ho capito l’importanza dell’opinione, e ho cominciato a leggere i giornali, i libri e guardare gli approfondimenti in tv. Offrire un preciso punto di vista, l’hai appena ricordato, significa schierarsi. Ma le persone hanno bisogno di riconoscersi in qualcosa. I giornali devono essere connotati, l’idea del giornale asettico, che fa solo informazione, non corrisponde davvero al bisogno dei

lettori. Detto ciò, non c’è dubbio che l’informazione debba essere corretta e veritiera, ma non un semplice specchio, come vorrebbe certa tradizione anglosassone. Come vive la giornalista e direttrice Pini questo compito non facile di schierarsi e connotarsi? Con la consapevolezza che farlo richiede grande rigore morale e un altrettanto grande esercizio intellettuale. Su La Nazione è tradizione che il direttore ogni domenica pubblichi un suo commento, un suo editoriale. Ecco, tutte le volte che mi accingo a scriverlo ho molta ansia, perché avere un’opinione vera e sentita su qualsiasi argomento è una responsabilità incredibile. Che, tornando ai social e senza volerli demonizzare, non trovi in quel mondo. Però uno dei motivi del loro successo è proprio quello di essere vetrine di opinioni. E, ribadisco, concorrenti spietati dei media tradizionali, fornitori di notizie in real time. Anche per questo l’informazione non può essere più una rincorsa di qualcosa che è già di dominio pubblico, pena la condanna all’estinzione dei giornali. Ormai è sparito il timore di svegliarsi la mattina e scoprire che un altro giornale ha in pagina una notizia che tu non hai. La fame del lettore, oggi più di ieri, è capire le cose, non saperle. E occorre riuscire a raccontarle in maniera efficace sapendo offrire i necessari spunti di riflessione.

Sono finiti anche i tempi in cui i giornali, soprattutto locali, aumentavano le vendite con i fatti di nera? Certo. Dieci o 15 anni fa l’incidente mortale strillato in locandina ti faceva vendere tante copie in più, oggi no. Però, vediamo i flussi online e sul web, quella notizia è ancora cercata e letta moltissimo. Significa che i gusti del lettore non sono cambiati, ma quella domanda viene soddisfatta su un’altra piattaforma e non più sulla carta. Dove il lettore chiede altro. Tutto ciò impone un’integrazione tra le redazioni, l’acquisizione di nuove tecnicalità rispetto a fare il quotidiano tradizionale. La Nazione è il sesto giornale in Italia per vendite in edicola. Insomma, vendiamo bene, abbiamo lettori fedeli, ma dobbiamo recuperare sul web. Quello che mi propongo è eliminare le ultime resistenze di chi pensa che Internet sia un corpo estraneo alla carta. Marciamo sullo stesso binario ma dobbiamo offrire prodotti diversi per un pubblico differente. Bisogna calibrarsi su questa diversa domanda. È un percorso già avviato dai miei predecessori, dobbiamo però proseguirlo con sempre maggiore convinzione. Trasformazioni in vista, quindi… Viviamo in un’epoca di trasformazione. I giornali che siamo abituati a vedere e a toccare, pensati e strutturati più o meno come lo erano un secolo fa, non potranno più essere così, neanche nella loro organizzazione. Occorre un cambio di passo, un’evoluzione nel modo

Agnese Pini, nel suo ufficio, a colloquio con Marco Mancini 5


MEDIALOGANDO

di vivere la professione, a cominciare da come la vivono i giornalisti della carta stampata. Lo impone Internet. E il web è già il passato. Ormai la gente utilizza lo smartphone, l’iPad, i device mobili. Il digitale è un processo sempre più inarrestabile. Prima per navigare dovevo avere un filo, il modem da attaccare, cinque minuti di attesa. Lì la carta ancora vinceva. Oggi con lo smartphone ho tutto con me, in ogni momento della giornata, e il suo uso è facile e intuitivo, accessibile a bambini e anziani. È diventato una sorta di propaggine della mano. È il supporto e il suo linguaggio che vincono. Tornando in Toscana, in Umbria e in Liguria, i vostri territori, e al ruolo di un quotidiano di vicinanza, se oggi la cronaca tira meno, oltre a offrire opinioni, cosa può smuovere le vendite? Gli approfondimenti. Per esempio sull’economia, su come gestire i risparmi, su come andare in pensione. Oppure gli argomenti di servizio, come cambia la mappa del traffico stradale in città da qui ai prossimi mesi per i cantieri. E poi il confronto, l’interazione con i lettori. Invito i miei giornalisti, anche quelli delle redazioni locali che sento ogni giorno in videoconferenza, a scrivere quel che pensano, prendere posizione, accendere un dibattito. Puoi farci un esempio? Abbiamo inaugurato una doppia pagina d’inchiesta su temi trasversali in uscita una volta a settimana. Io chiedo ai miei giornalisti di metterci la faccia.  Credo molto nella necessità di diminuire la distanza tra chi legge e chi scrive. I lettori trovano una loro foto, un numero Whatsapp e i loro indirizzi e-mail per inviare commenti e spunti per nuove inchieste. Chiediamo anche di sottoporci problemi o denunciare situazioni di degrado, pubblichiamo le foto e ci mettiamo in contatto con chi può risolverli. Funziona? La partecipazione arriva? Eccome. Faccio un altro esempio. Qualche domenica fa si è formata una coda molto lunga in A12 per un incidente. Abbiamo scorporato la cronaca nera da quella di servizio, 6

per evitare fraintendimenti, e chiesto ai lettori di mandarci foto e segnalazioni in tempo reale. Siamo stati invasi da video, messaggi, foto, commenti di chi si trovava in coda. È stata una risposta che mi ha colpito perché veramente ampia e immediata. Anche vedersi in una foto pubblicata sul giornale o sul web risponde a una domanda forte, e non nuova, che incentiva la fruizione dei media… Ma, in generale, è la domanda di informazione che è cresciuta e cresce. La carta stampata sta vivendo una crisi inevitabile per la concorrenza delle altre piattaforme. Un po’ com’è stato con il vinile o i cd per la musica. Non si vendono più o li acquistano solo alcuni appassionati, ma la gente ascolta più musica di una volta. E così si informa più di prima perché può farlo ogni secondo della giornata con una facilità estrema e, quasi sempre, gratis. Quindi non è il giornalismo in crisi

ma semmai il modello di business? Certo, quello su cui siamo vulnerabili è che siamo in gran parte noi a riempire di contenuti di qualità il web, ma in maniera quasi gratuita e facendo guadagnare altri. Però qui il problema si fa politico e deve essere affrontato a livello sovranazionale. Web, digitale, device mobili…ma anche le radici sono fondamentali. Un giornale come il nostro è tradizione, a Firenze è un’istituzione, lo stesso vale un po’ in tutta la Toscana, in Umbria, a La Spezia. È sempre commovente vedere con quanta attenzione il giornale viene sfogliato e letto. Se siamo il sesto giornale in edicola è anche perché possiamo contare su questo zoccolo duro di lettori affezionati. Per questo sulla cronaca locale avremo ancora lunga vita e una bella strada davanti a noi. Che La Freccia, augura ad Agnese di percorrere, da direttrice, con successo e soddisfazione.

La Nazione, 2 agosto 2019. Il primo numero diretto da Agnese Pini


SOMMARIO OTTOBRE 2019

IN COPERTINA MIKA

69

89

46 ROMA CINEMA FEST

102

Dal 17 al 27 ottobre la 14esima Festa del cinema di Roma. Sul red carpet Edward pag.

40

Norton, Martin Scorsese, Bill Murray

60

12

OTTOBRE IN VIAGGIO

RAILWAY HEART

Alla scoperta di Napoli e Trieste tra movie tour e set, vacanze termali a tutto relax e

21 L’ITALIA CHE FA IMPRESA

27 SAVE THE DATE

paesi fantasma per festeggiare il ponte di Ognissanti

WHAT’S UP

52

IL PROFILO DI JULIETTE

UN TRENO DI LIBRI Invito alla lettura di Alberto Brandani,

35

51

81 che questo mese propone ai lettori della

55

AUTIERI, UNA DONNA NORMALE

Freccia la nuova opera di Ernesto Ferrero,

86

Francesco e il Sultano

SUBLIME CONTEMPORANEO

73

90

LE VISIONI DI DE CHIRICO

96

ARTISSIMA TORINO

100

MARTELLI, GIULLARE A TEATRO

103 SOLENGHI E LA RISATA NOBILE

106

PHOTO

128

FUORI LUOGO

LE FRECCE NEWS//OFFERTE E INFO VIAGGIO

114 IN FRECCIARGENTO DA SIBARI A BOLZANO Una grande novità amplia il network Trenitalia avvicinando ancora di più Sud, Centro e Nord Un nuovo collegamento porta da Sibari a Bolzano passando per la Capitale Scopri tra le pagine l’offerta Trenitalia. Oltre 280 Frecce al giorno, più di 100 città servite 8


Tra le firme del mese

I numeri di questo numero

4 i Maledetti amici miei in tv [pag. 37]

1.000 MARZIA DAL PIAI Giornalista professionista, prima redattore di cronaca, poi direttore responsabile di testate di moda e sport, sia cartacee che online. Ufficio stampa di manifestazioni nazionali ed internazionali. Da alcuni anni è passata a occuparsi di cicloturismo ed enogastronomia

e oltre le visite mediche del progetto Frecciarosa 2018 [pag. 24]

208 le gallerie ospiti ad Artissima [pag. 96]

© Aurélie Geurts

20

SANNE DE WILDE Ha conseguito un master con lode in Belle Arti al KASK di Ghent. Dal 2013 lavora come fotografa per il giornale olandese De Volkskrant, ad Amsterdam, e dal 2007 è diventata membro dell’agenzia Noor

e oltre gli spettacoli 2019/2020 del Teatro Stabile di Napoli [pag. 104]

Read also

La Freccia Junior, il mensile di giochi, fumetti e curiosità per i più piccoli, in distribuzione al FRECCIABistrò di Frecciarossa e Frecciargento

PER CHI AMA VIAGGIARE

MENSILE GRATUITO PER I VIAGGIATORI DI FERROVIE DELLO STATO ITALIANE ANNO XI - NUMERO 10 - OTTOBRE 2019 REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA N° 284/97 DEL 16/5/1997 CHIUSO IN REDAZIONE IL 23/09/2019 Foto e illustrazioni Archivio Fotografico FS Italiane FS Italiane | PHOTO AdobeStock Copertina © Julian Broad Tutti i diritti riservati Se non diversamente indicato, nessuna parte della rivista può essere riprodotta, rielaborata o diffusa senza il consenso espresso dell’editore

ALCUNI CONTENUTI DELLA RIVISTA SONO RESI DISPONIBILI MEDIANTE LICENZA CREATIVE COMMONS BY-NC-ND 3.0 IT

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Segreteria di redazione Ricerca immagini e photo editing Traduzioni Hanno collaborato a questo numero

Marco Mancini Claudia Frattini Cecilia Morrico, Francesca Ventre Silvia Del Vecchio Gaspare Baglio, Serena Berardi, Michela Gentili, Sandra Gesualdi, Luca Mattei, Cristiana Meo Bizzari Francesca Ventre Michele Pittalis, Claudio Romussi Verto Group Cesare Biasini Selvaggi, Alberto Brandani, Carlo Cracco, Marzia Dal Piai, Sanne De Wilde, Alessio Giobbi, Elisa Grando, Peppe Iannicelli, Itinere, Giuliano Papalini, Ernesto Petrucci, Bruno Ployer, Enrico Procentese, Andrea Radic, Elisabetta Reale, Flavio Scheggi, Carlos Solito, Nadia Terranova, Mario Tozzi

REALIZZAZIONE E STAMPA

Via A. Gramsci, 19 | 81031 Aversa (CE) Tel. 081 8906734 | info@graficanappa.com Coordinamento Tecnico Antonio Nappa

ELISA GRANDO Veneziana di nascita ma triestina per passione, è critica e giornalista cinematografica per la rivista mensile Ciak e il quotidiano Il Piccolo di Trieste

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Team creativo Antonio Russo, Annarita Lecce, Giovanni Aiello Manfredi Paterniti, Massimiliano Santoli

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La carta di questa rivista proviene da foreste ben gestite certificate FSC®️ e da materiali riciclati

CARLOS SOLITO Scrittore, fotografo, giornalista e regista. Gira il mondo da sempre e collabora con magazine e quotidiani nazionali realizzando reportage di viaggi. Dirige spot pubblicitari, videoclip musicali e cortometraggi

On Web Note, il settimanale per i viaggiatori regionali da leggere su trenitalia.com

La Freccia si può sfogliare su ISSUU e nella sezione FSNews del sito fsitaliane.it 9


TENETE SOTTO CONTROLLO LE VOSTRE E-MAIL A QUALSIASI ALTITUDINE CON LA CONNESSIONE WI-FI* DISPONIBILE SUI NOSTRI VOLI.

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FRECCIA COVER di Flavio Scheggi

mescoupsdecoeur

Marpessa, Caltagirone (1987) © Ferdinando Scianna

50 ANNI DI STORIE «Non sono più sicuro, una volta lo ero, che si possa migliorare il mondo con una fotografia. Rimango convinto, però, del fatto che le cattive fotografie lo peggiorano» [Ferdinando Scianna]

Viaggio Racconto Memoria sono i tre grandi temi che narrano 50 anni di carriera di Ferdinando Scianna. Alla Casa dei Tre Oci di Venezia, fino al 2 febbraio 2020, sono esposte 180 opere in bianco e nero del fotografo siciliano di Bagheria, oltre a una serie di immagini di moda realizzate a Venezia, a testimonianza del suo forte legame con la città lagunare. L’antologica ripercorre la vita professionale di Scianna, primo italiano a far parte, dal 1982, dell’agenzia fotogiornalistica Magnum. Ha iniziato ad appassionarsi alla fotografia negli anni ’60, raccontando per immagini la cultura e le

tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia. Gli scatti in mostra raccontano il lungo percorso artistico che si snoda da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce&Gabbana e la sua modella e icona Marpessa. Poi i reportage, i paesaggi, le ossessioni tematiche come specchi, animali e ritratti di amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson e Jorge Luis Borges. treoci.org CasadeiTreOci casa.dei.tre.oci 11


RAILWAY heART

PHOTOSTORIES PEOPLE In viaggio verso Milano © Simona T. jo_sI09

IN VIAGGIO Crete Senesi, treno storico della Fondazione FS Italiane in viaggio verso Siena © Matteo Falcai matteofalcai

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LE PERSONE, I LUOGHI, LE STORIE DELL’UNIVERSO FERROVIARIO IN UN CLICK. UN VIAGGIO DA FARE INSIEME A cura di Enrico Procentese

Utilizza l’hashtag #railwayheart oppure invia il tuo scatto a railwayheart@fsitaliane.it. L’immagine inviata, e classificata secondo una delle quattro categorie rappresentate (Luoghi, People, In viaggio, At Work), deve essere di proprietà del mittente, priva di watermark, non superiore ai 15Mb. Le foto più emozionanti tra quelle ricevute saranno selezionate per la pubblicazione nei numeri futuri della rubrica. Railway heArt è un progetto di Digital Communication, Direzione Centrale Media, FS Italiane.

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LUOGHI Stazione Reggio Emilia AV © Antonio De Santis antoniods_

AT WORK Barbara, capotreno Frecciarossa © Antonio Li Piani ermetico.op

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RAILWAY heART

A TU PER TU a cura di Alessio Giobbi - a.giobbi@fsitaliane.it

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arco, 35 anni, ingegnere delle telecomunicazioni e analista di cyber security nella Direzione protezione aziendale del Gruppo Ferrovie dello Stato

Italiane. Che tipo di attività svolgi? Il mio ruolo è quello di analista e coordinatore, sono stato assunto circa due anni fa in concomitanza con la nascita del Security Operation Center (SOC), composto da diverse figure professionali per garantire la sicurezza dei sistemi informativi delle società del Gruppo. Nello specifico, quali sono i tuoi compiti? Ci occupiamo di proteggere l’infrastruttura informatica e interveniamo in caso di attacchi, gestendoli attraverso specifiche procedure. Le motivazioni di un’intrusione possono essere diverse, come per esempio voler mandare in sofferenza il server che gestisce la compravendita dei biglietti, creando un disservizio. Qualche altro esempio? Altri attacchi possono essere finalizzati all’accesso alle informazioni. La segnalazione di un’intromissione nei nostri sistemi arriva da specifici strumenti debitamente configurati e viene immediatamente trasmessa agli analisti. Poi, oltre agli attacchi informatici di natura più o meno grave, ci occupiamo anche di episodi di spam e spear phishing. Studiamo come difenderci da nuove minacce e siamo sempre aggiornati sulle soluzioni da adottare. Una volta individuata la minaccia, come vi muovete? Prima di tutto prendiamo una contromisura per ostacolare l’attacco, classifichiamo e archiviamo ogni tipo di segnalazione per criticità e tipologia, in modo da tenerne traccia. Se notiamo che un indirizzo e-mail genera spam siamo in grado di bloccare quel mittente o quel dominio. Trattandosi di un campo di lavoro in continua evoluzione, l’esperienza ha un ruolo fondamentale. Vi rapportate con interlocutori esterni al Gruppo? Siamo in stretto contatto con istituzioni e organismi di sicurezza informatica, per confrontarci sui tipi di infiltrazioni. Verifichiamo se i nostri sistemi di protezione sono in grado di individuare velocemente la minaccia o se necessitano di aggiornamenti, lavorando anche sulla sensibilizzazione del personale ferroviario attraverso un’adeguata formazione, per prevenire comportamenti sbagliati. Ti sei mai trovato in situazioni di particolare criticità? Sì, con tipi di attacchi mai trattati in precedenza. Questo a volte comporta il dover andare a fondo e capire provenienza e potenzialità di una minaccia sconosciuta, quali sistemi è stata capace di infettare e come. Com’è nata la passione per questo lavoro? Finiti gli studi ho avuto l’opportunità di lavorare nel SOC di un’altra grande azienda. Da lì, con la pratica e l’esperienza, è iniziata la passione per questo mestiere che ora svolgo da più di dieci anni. 14


LE STORIE E LE VOCI DI CHI, PER LAVORO, STUDIO O PIACERE, VIAGGIA SUI TRENI. E DI CHI I TRENI LI FA VIAGGIARE

S

ara, 42 anni, educatrice professionale e mediatrice familiare, in viaggio tra Perugia e Milano per raggiungere Massimo. Un breve ritratto di te? Lavoro a Perugia in un’associazione di promozione sociale, sono laureata in Scienze dell’educazione e amo la mia professione. Abito a Marsciano, vicino Perugia, mi sposto in treno quasi ogni fine settimana per raggiungere Milano. Come mai? Mio marito lavora e vive a Milano, il treno ci consente di trascorrere più tempo insieme. Siamo sposati da quasi 15 anni e da cinque viviamo questo rapporto a distanza per esigenze lavorative. Inizialmente è stato un po’ difficoltoso, ma con l’arrivo del Frecciarossa a Perugia è tutto più semplice e veloce, perché in circa tre ore arrivo a Milano. Quali treni utilizzi e cosa fai durante il viaggio? Mi muovo soprattutto con l’Alta velocità, anche un’ora guadagnata è preziosa. Se riesco, parto il venerdì pomeriggio da Firenze, altrimenti il sabato mattina da Perugia, a volte anche da Terontola con l’Intercity. Approfitto del viaggio per leggere, guardare film o lavorare, ma al di là di tutto il treno mi rilassa, e arrivare riposati è un ulteriore risparmio di tempo. In passato usavo l’automobile, più faticosa, meno sicura e meno conveniente. Quanto tempo prima arrivi in stazione? In genere un po’ in anticipo, consulto sempre le informazioni sulla circolazione attraverso l’app di Trenitalia o gli altri canali online di FS, perché avendo tempi ristretti voglio evitare sorprese. Altre mete di viaggio? Tra le opportunità offerte dall’Alta velocità c’è anche quella di poter incontrare mio marito a metà strada, a Bologna o a Firenze. Poi cerco di tornare il lunedì a Perugia, in tempo per iniziare a lavorare all’ora di pranzo, se i turni e gli appuntamenti lo consentono, altrimenti parto la domenica pomeriggio. Come vivi questo matrimonio a distanza? Abbiamo imparato a gestire la lontananza abbastanza bene, trovando un buon equilibrio. Incastrare gli impegni con gli orari degli spostamenti è complicato, di solito sono io che viaggio più frequentemente. Mia mamma mi chiama la donna con la valigia. L’implementazione dei servizi offerti da Trenitalia ha migliorato la qualità della mia vita, dandomi la possibilità di stare vicino alle persone più care. A mio marito Massimo, ma anche al resto della famiglia. Da viaggiatrice esperta hai dei suggerimenti? Porre sempre attenzione all’abbattimento delle barriere architettoniche, per agevolare al massimo chi si trova a vivere una disabilità. Sia in stazione che a bordo treno ho notato molto impegno da parte delle Ferrovie nei confronti delle persone con difficoltà motorie, spero si prosegua in questa direzione. 15


RAILWAY heART

18 0 AN N I PER LA NAPOLI-PORTICI IL 3 OTTOBRE 1839 NASCEVA LA PRIMA FERROVIA DEL NOSTRO PAESE E IL PRIMO TRENO PERCORREVA IL SUOLO ITALIANO TRAINATO DA UNA LOCOMOTIVA A VAPORE di Ernesto Petrucci Photo Archivio Fondazione FS Italiane

«Questo primo convoglio sarà così composto: la musica della Gendarmeria Reale; 48 invitati; 60 uffiziali dell’armata; 30 soldati d’infanteria; 30 di artiglieria e 60 marinai dè Reali Legni (…)» [Dal programma per La Inaugurazione della Strada di Ferro, Stamperia Reale, Napoli, 1839]

L

a strada ferrata fu l’invenzione che caratterizzò, anche simbolicamente, l’affermarsi definitivo della rivoluzione industriale in Europa. Il nuovo mezzo di locomozione a vapore nacque in Inghilterra nel 1825, ma ben presto destò entusiasmi e interesse in tutto il continente stimolando, anche in Italia, iniziative e progetti per la realizzazione di strade ferrate. Nel Regno delle Due Sicilie il giovane sovrano Ferdinando II di Borbone, appena salito sul trono, si distinse per una politica favorevole alle novità che il progresso tecnico stava producendo. Il sovrano, che era anche un appassionato di meccanica, fu particolarmente attratto dalla bellezza dei congegni delle nuove macchine locomotive, dalla velocità che esse potevano raggiungere e dalle prospettive strategiche e militari aperte dal nuovo sistema di trasporto. Il 25 febbraio del 1836 l’ingegnere francese Armand Joseph Bayard de la Vingtrie presentò al re Ferdinando II 16

Officina Grandi Riparazioni Locomotive Pietrarsa in attività negli anni ’30


Modello realizzato nel 1939 in occasione del centenario del primo viaggio sulla Napoli-Portici, conservato al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

© L.Romano/DeAgostini/Getty Images

la richiesta per la concessione di una strada ferrata da Napoli a Nocera e Salerno. Era la svolta: il re autorizzò il governo a firmare una prima Convenzione e il 27 marzo 1838 l’ingegnere Bayard presentò al governo la proposta tecnica ed economica per una ferrovia da Napoli a Torre del Greco. Il 5 luglio dello stesso anno il progetto del Bayard fu approvato e, il mese successivo, iniziarono i lavori. La nuova linea ferroviaria si caratterizzava, nel tratto Torre del Greco-Torre Annunziata, per alcune opere assai ardite, tra cui un ponte a sei arcate da 7,90 metri in uscita da Torre del Greco e un viadotto a 59 arcate che correva al di sopra della spiaggia di Torre Annunziata e che costituiva il manufatto più spettacolare della linea. Il progetto di Bayard comprendeva anche il tratto verso Nocera dove, all’ambiente marino, si sostituiva la fertile campagna dominata dalla sagoma del Vesuvio. Qui, nei pressi delle rovine romane da poco riscoperte, si trovava la stazione di Pompei. Da questo punto la strada ferrata, con un tragitto pianeggiante, attraversava il fiume Sarno presso Scafati entrando prima in Angri e poi a Pagani per affrontare l’ultimo tratto e raggiungere la stazione di Nocera. La linea comprendeva anche una diramazione per Castellamare che partiva alla fine del viadotto di Torre Annunziata attraversando terreni incolti e valicando il fiume Sarno con un ponte a tre archi di 5,50 metri di luce. Le macchine a vapore utilizzate sulla nuova linea furono prodotte dalla fabbrica inglese Longridge nelle officine di Newcastle sul modello delle prime progettate da George Robert

Salvatore Fergola, L’inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici (1840), olio su tela, 124x219 cm. Particolare, Reggia di Caserta, Palazzo Reale

Stephenson. Le carrozze, o meglio gli char-à-bancs coperti e scoperti, come recitava la definizione dell’epoca, avevano ancora le fattezze di diligenze. Tra esse si distingueva la Berlina di prima classe, di colore rosso fuoco, sulla quale trovò posto la famiglia reale. Provvista di 24 sedili, era rivestita all’interno di velluto e alcune lampade a olio illuminavano gli ambienti. Il 3 ottobre del 1839 avveniva la solenne inaugurazione del primo tratto, fino al Granatello di Portici: il convoglio, trainato dalla locomotiva Vesuvio, gemella della più famosa Bayard,

con a bordo la famiglia reale sfrecciava alla velocita di 40 km/h tra ali di folla plaudente. Un evento che rimase impresso per lungo tempo nella memoria dei napoletani e che il pittore Salvatore Fergola immortalò magistralmente nelle celebri tele conservate presso il Museo Nazionale di San Martino a Napoli e alla Reggia di Caserta. Da quel 3 ottobre, data che ha assunto il valore simbolico di inizio della storia ferroviaria italiana, prese avvio un lungo percorso storico che vide la ferrovia divenire potente volano nel processo di modernizzazione e sviluppo del Paese.

ANNIVERSARIO AL MUSEO Sono diverse le attività in programma al Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa, dal 3 al 6 ottobre, in occasione del 180° anniversario della Napoli-Portici. È prevista la performance jazz della Nato Band e la realizzazione del circuito Vapore Vivo a cura del Gruppo 835 (approfondimento a pag. 18), con modellini di locomotive a vapore completamente funzionanti. In cartellone anche un convegno sul tema Dalla produzione al Museo, ovvero dall’operaio all’architetto, e momenti di intrattenimento teatrale e musicale tra cui lo spettacolo L’attore a cura di Massimo Masiello, l’esibizione del duo canoro Le Ebbanesis e la Fanfara dei Carabinieri Il Museo viene inoltre animato da visite-gioco, sfilate e performance rievocative in costumi ottocenteschi. Tutti i giorni è in programma l’annullo filatelico a cura delle Poste e la disponibilità dell’area giochi Un mondo di avventure con il Trenino Thomas. museopietrarsa.it 17


RAILWAY heART

VAPORE IN MOSTRA IL FERMODELLISMO PROTAGONISTA AL MUSEO DI PIETRARSA A cura di Gaspare Baglio

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l treno a vapore è spesso stato protagonista di visioni romantiche e fantastiche dell’infanzia. Per molte persone, però, l’emozione del “ciuf, ciuf” non si è cancellata con l’età, è anzi lievitata in un sogno. A volte i desideri restano nei cassetti, ma non è questo il caso: Umberto Graffiti quel cassetto l’ha aperto, facendo diventare reali l’amore e l’impegno per il fermodellismo. Trasformandosi da semplice appassionato a deus ex machina del modello della locomotiva 835.348. Insieme ad altri FS lover ha, infatti, dato vita alla piccola locomotiva a vapore, riproducendo fedelmente l’originale monumentata nella stazione friulana di Casarsa della Delizia (PN). Questa prima copia, perfettamente funzionante, è stata lo slancio per realizzare altri splendidi modelli. A quel punto si concretizzava la necessità di dare vita a un’associazione per gli amanti dei treni a vapore in scala 1:11. Il 20 aprile 1998 a Fiume Veneto (PN) nasce il Gruppo 835, che negli anni seguenti si occupa di progettare, costruire e diffondere quell’hobby fino a poco tempo prima quasi sconosciu-

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to. Si amplia così il parco macchine e il numero di locomotori in forza nel deposito dell’associazione che, nel frattempo, ha raggiunto il ragguardevole numero di 20 unità, riproducendo automotrici reali del parco trazione di Ferrovie dello Stato Italiane funzionanti e in grado di trasportare persone. Non finisce qui: giorno dopo giorno aumenta la presenza dei “piccoli macchinisti”, fino a oltre 50 iscritti. L’obiettivo è comune e condiviso: trasmettere ai posteri, attraverso attività mirate, la storia delle locomotive a vapore e, di conseguenza, del nostro sistema ferroviario. Un impegno del genere non è sfuggito alla Fondazione FS Italiane, che ha chiesto al Gruppo 835 di far conoscere e sperimentare il cosiddetto circuito a Vapore Vivo all’interno del Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa. Importante vetrina che permette di diffondere questo meraviglioso passatempo legato a conoscenze di meccanica, termotecnica e dinamica applicata alla scala 1:11. Per chi avesse la curiosità di vedere questi modelli, l’appuntamento è a Pietrarsa dal 3 al 6 ottobre. In occasio-

ne della ricorrenza dei 180 anni della Napoli-Portici, il Gruppo 835 è presente, locomotive incluse, nel piazzale esterno del Museo. Quattro giorni a tutto vapore, per la gioia di grandi e piccoli appassionati. gruppo835.it


L’ITALIA CHE FA IMPRESA «TENACIA, ESPERIENZA E CAPACITÀ DI SCEGLIERE I TALENTI GIUSTI». ECCO, SECONDO PIETRO VALSECCHI, GLI INGREDIENTI DI UN SUCCESSO STRAORDINARIO TARGATO TAODUE di Elisabetta Reale

© Eligio Paoni

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S E R I A L I TÀ MADE IN ITALY

a oltre 28 anni, con la Taodue, ha firmato film e serie tv coniugando passione civile e linguaggio moderno per raccontare l’Italia attraverso volti e storie, sperimentando generi differenti. «L’importante è che una storia mi appassioni e mi emozioni». Pietro Valsecchi, fondatore insieme alla moglie Camilla Nesbitt della Taodue, ha introdotto in Italia un modello nuovo di serialità che guarda alle produzioni internazionali. Dando voce alle storie di eroi positivi, da Paolo Borsellino fino a papa Wojtyla e papa Francesco. È stato il produttore cremasco a trasformare Checco Zalone in un vero e proprio fenomeno culturale e in un successo al botteghino: Quo vado? ha incassato la cifra record di 70 milioni di euro, i quattro film con l’attore pugliese diretti da Gennaro Nunziante hanno totalizzato al box office ben 200 milioni. Il prossimo lungometraggio, Tolo Tolo, che vede Zalone impegnato anche alla regia, sarà nelle sale a Natale. Passione, tenacia, ostinazione nell’inseguire idee e progetti caratterizzano un percorso lungo e sfaccettato che guarda sempre al futuro. I prossimi progetti della Taodue saranno dedicati alla lunga e coraggiosa battaglia per la verità di Ilaria Cucchi e alla vita di Tommaso Buscetta, il “boss dei due mondi”. Nel 1991 nasce la Taodue, che lei ha fondato insieme a sua moglie Camilla Nesbitt. Quali i passaggi fondamentali di questa lunga avventura, premiata già nei primi anni con un David di Donatello per Un eroe borghese? Sono passati tanti anni e ho fatto moltissimi film e serie tv e in qualche modo 21


L’ITALIA CHE FA IMPRESA

sono legato a tutti i progetti; tra le tappe più importanti credo ci sia l’aver portato in Italia un modello di serialità nuovo. Infatti, con Distretto di Polizia e le sue 11 stagioni per più di 250 episodi, in onda per la prima volta nel 2000, anche in Italia abbiamo iniziato a proporre un tipo di serialità lunga più simile ai canoni internazionali, in grado di durare nel tempo, svincolata dal protagonista principale. Poi ancora le miniserie su grandi eroi civili, come Ultimo e Paolo Borsellino, o sui papi Wojtyla e Bergoglio e su boss controversi come Provenzano e Riina. Abbiamo aggiunto nuovi generi, il teen drama con I liceali e il mistery con Il tredicesimo Apostolo, e giovani attori, sceneggiatori, registi lanciati da noi, ora sulla cresta dell’onda. Fino all’ultima novità, Made in Italy, prodotta da mia moglie Camilla, la prima serie italiana che sarà trasmessa da Amazon Prime Video. Dal cinema, che ha affrontato sempre con una grande attenzione ai temi sociali, alle fiction televisive. Per parlare a un pubblico più ampio ed eterogeneo? Io sono cresciuto con il grande cinema di impegno degli anni ’60 e ’70, con registi come Gianfranco Rosi ed Elio Petri, un cinema che già 20 anni dopo nessuno portava più sul grande schermo, ma che invece era ed è necessario. Così ho pensato di proseguire questa tradizione adattandola alla televisione, coniugando passione civile e linguaggio moderno. Nel 2016, a Taormina, ha ricevuto da parte del Sindacato nazionale dei giornalisti italiani il Nastro d’Argento come miglior produttore per il successo del film Quo vado?, un vero e proprio fenomeno sociale e di costume, oltre che un grande successo al botteghino. Eppure in molti le sconsigliavano di portare avanti il progetto… In effetti all’inizio nessuno credeva in questa scommessa, ho dovuto convincere il mio editore a portare avanti il progetto. Ma io sono convinto che quando si crede davvero in un’idea sia sacrosanto portarla avanti contro tutto e contro tutti. Tante produzioni per raccontare storie vere, attuali e stimolanti, percorrendo e mostrando anche un’Italia ai margini. Quali sono stati, negli anni, i 22

motivi che l’hanno spinta a puntare o meno su una determinata storia? Una storia deve appassionarmi ed emozionarmi. Da qui, poi, per portarla sullo schermo servono tenacia, esperienza e capacità di scegliere i talenti giusti. C’è una produzione a cui è rimasto più legato? Quella che farò… Come è cambiato, nel tempo, il modo di raccontare? Quando ero giovane i film ti entravano nella pelle, li vedevi e rivedevi fino a formarti una coscienza dell’immagine. Ora tutto è moltiplicato per mille, sia come velocità che quantità. In un giorno un ragazzo assimila un numero di immagini e storie che prima era impensabile aspettarsi: da qui la necessità di uno stile di racconto veloce, incisivo, che conquisti al primo sguardo. Ci sono storie che invece non è ancora riuscito a raccontare, alle quali desidererebbe dare voce? Sono tante, come le prossime sono due miniserie ispirate a fatti e personaggi reali: Il coraggio di Ilaria, che

ripercorre la battaglia portata avanti da Ilaria Cucchi per affermare la verità sulla morte di suo fratello Stefano, e Buscetta, la vita romanzesca del “boss dei due mondi”, l’uomo che ha scoperchiato per primo i segreti della Cupola. Poi ho tante altre storie nel cassetto che racconterà chi verrà dopo di me. Con il Premio Camera d’oro/Alice Taodue, nell’ambito della Festa del Cinema di Roma, sostenete gli autori cineasti emergenti. Quanto è difficile, oggi, riuscire a produrre una storia, soprattutto per chi muove i primi passi? È paradossalmente facilissimo e difficilissimo. Facile perché con un telefonino un ragazzo può mostrare a un produttore il suo talento, difficile perché si producono milioni di video di tutti i tipi in ogni momento e in ogni luogo. Proprio per questo è importante il ruolo di iniziative come quella che ha portato avanti Camilla con grande passione, il Premio Camera d’oro, appunto, per riuscire a far emergere i veri talenti nel mare magnum delle proposte.

Pietro Valsecchi con la moglie (e socia) Camilla Nesbitt al Festival di Venezia


FRECCIAROSA

LA PREVENZIONE VIAGGIA IN TRENO OTTOBRE MESE FRECCIAROSA: TORNA L’INIZIATIVA PROMOSSA DA FS ITALIANE E INCONTRADONNA. PERCHÉ LA DIAGNOSI PRECOCE E UN CORRETTO STILE DI VITA SONO LA PRIMA CURA A cura di Silvia Del Vecchio Photo FS Italiane | PHOTO

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l treno favorisce conoscenza e comunicazione. Ancor più quando diventa, per chi viaggia, un luogo dove ricevere informazioni mediche per prevenire patologie importanti e, addirittura, visite specialistiche». Semplice e diretto il messaggio di Gianfranco Battisti, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo FS Italiane che, anche in questa occasione, dimostra grande attenzione ai temi sociali e alle persone. «Frecciarosa è ormai per noi un appuntamento tradizionale. Lo scorso anno ha permesso a migliaia di viaggiatrici e frequentatori delle nostre stazioni di effettuare visite di prevenzione ed essere sensibilizzati sul tema grazie alla distribuzione di oltre 80mila vademecum della salute». Torna così, tra il plauso degli organizzatori e dei fruitori, l’iniziativa che vede protagonisti, per tutto il mese su Frecce, InterCity, Regionali e nei FRECCIAClub, medici e volontari di IncontraDonna. Una sorta di angeli della salute che offrono gratuitamente consulenze ed ecografie e distribuiscono materiale informativo, sensibilizzando sia donne che uomini alla cultura della prevenzione. Il progetto, ideato dalla Onlus e promosso dal Gruppo FS, è in partnership con il Ministero della Salute e Farmindustria e patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. «A rendermi veramente orgogliosa è l’aver avuto l’intuizione, dieci anni fa, di utilizzare il treno come veicolo ideale per informare la popolazione in tema di salute, offrendo anche l’opportunità di effettuare visite mediche a bordo». È fiera, giustamente, la dottoressa Adriana Bonifacino, presidente di IncontraDonna, la onlus che dal 2010 promuove, insieme a Ferrovie dello Stato Italiane e con il patrocinio


Al centro, la presidente di IncontraDonna Adriana Bonifacino, la madrina 2014 Antonella Clerici e l’Ad di FS Italiane Gianfranco Battisti insieme ai volontari Frecciarosa

del Ministero della Salute, il progetto Frecciarosa. Obiettivo: combattere (e vincere) contro il più frequente tumore femminile e altre patologie. «Il primo step della prevenzione va portato ai cittadini nei luoghi che frequentano ogni giorno: treni e stazioni, sedi di concerti ed eventi, teatri. È una modalità diretta e sdrammatizzante, che riesce a coinvolgere anche chi generalmente si sottrae, per diversi motivi, alla prevenzione e alle buone pratiche per mantenersi in salute», prosegue la professoressa e oncologa romana. Il tumore del seno, in particolare, colpisce purtroppo sempre più donne, anche giovani. «Credo moltissimo in questa opportunità, e ringrazio il Frecciarosa che con FS Italiane e IncontraDonna ha portato in questi anni migliaia di persone a fare approfondimenti clinici, persone alle quali abbiamo potuto salvare la vita o, quanto meno, dare un forte contributo per il loro benessere. Sensibilizzare e diffondere messaggi corretti è il nostro principale impegno. Seguiteci sul Frecciarosa!», raccomanda la Bonifacino. I dati parlano di 53mila nuovi casi di tumore della mammella ogni anno in Italia, numero che si affianca alle 800mila donne che oggi vivono una diagnosi di questo tipo. Più un 1-2% di tumore della mammella nell’uomo. «Non sembrano buone notizie, e probabilmente non

lo sono, anche perché l’età si va progressivamente abbassando», continua. «Ma noi abbiamo armi potenti per contrastare questa malattia e dobbiamo assolutamente metterle in campo. Gli esami di prevenzione e diagnosi precoce possono realmente rappresentare la nostra salvezza. Tumori che possono essere individuati e sconfitti nella fase iniziale grazie a tecnologie sempre più avanzate, alla caratterizzazione dei noduli con indagini e approfondimenti istologici sempre più affinati e basati sulla biologia molecolare. Terapie non solo di precisione, ma estremamente personalizzate, ritagliate su ogni specifico individuo e ogni specifico tumore», rassicura la presidente di IncontraDonna. E i risultati si vedono. Aumenta la sopravvivenza, crescono le percentuali di pazienti liberate dalla patologia e di quelle con malattia avanzata ma stabile, in grado di condurre una vita pressoché normale. Ma cosa provoca il tumore? «Sono molteplici i fattori di rischio che possono concorrere a mettere in difficoltà il nostro stato di salute», spiega. «In primis l’alimentazione: bisogna seguire una dieta con bassa percentuale di carboidrati, preferire fibre e farine integrali, ridurre la quantità di zuccheri raffinati, considerando che anche frutta e pomodori crudi sono fonte di zuccheri. Poi

tante verdure, uova, pesce, soprattutto azzurro, carni di buona qualità, olio extravergine di oliva, limitando al massimo il consumo di latticini, insaccati e vino, non più di un bicchiere di rosso durante il pasto principale. Va bene utilizzare le spezie per ridurre il sale e spezzare la fame con frutta secca, semi oleosi e qualche oliva». I moniti proseguono: come si sa, il fumo è un’altra causa importante di malattie oncologiche, oltre che dell’apparto cardiovascolare. Stando alle statistiche, una donna fumatrice ha un rischio tre volte superiore di poter contrarre un tumore del seno. Ultimo, ma non per importanza, il consiglio che riguarda l’attività fisica: «È fondamentale, e non è necessario iscriversi in palestra. Basta svolgere attività all’aria aperta, camminare, andare in bici, nuotare, in modo da immagazzinare anche vitamina D, ormone fondamentale per proteggerci da osteoporosi, melanomi, diabete, malattie oncologiche, croniche e autoimmunitarie. E ancora, ballare, preferire le scale all’ascensore, alzarsi dalla scrivania ogni ora per cinque minuti, facendo esercizi di allungamento o un breve percorso a piedi». Cose che si sentono spesso ripetere, e che bisogna mettere in pratica. fsitaliane.it | incontradonna.it incontradonna.onlus incontradonnassociazione 25


AGENDA

A cura di Luca Mattei

ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

save OTTOBRE the date 2019 FLORENCE BIENNALE

Sconti Trenitalia

FIRENZE//18>27 OTTOBRE Torna alla Fortezza da Basso, nella Città del Giglio, la Mostra internazionale di arte contemporanea e design. La XII edizione celebra Leonardo da Vinci, in occasione dei 500 anni trascorsi dalla sua morte, anche con un’intera giornata di studi dedicata, venerdì 25. Il tema della biennale, riassunto nella formula Ars et Ingenium. Similitudine e Invenzione, si focalizza sulla natura eclettica del genio rinascimentale. La manifestazione ospita 680 espositori, di cui 480 inseriti nell’esposizione d’arte, gli altri 200 nella sezione dedicata al design, grande novità della kermesse. Tra le numerose opere proposte sia quelle ispirate dal tema della rassegna, come la monumentale Battaglia di Anghiari dello scultore rumeno Florin Codre, sia quelle che se ne allontanano, tra cui Pop Darth del graphic designer Kaneda, che ribalta le tradizionali categorie di bene e male virando la cupa cromia tipica dell’oscuro e cattivo Darth Vader di Guerre stellari verso tonalità più sgargianti. Sotto il profilo tecnico-materiale destano interesse i disegni a inchiostro su specchio di Elia Fabbri, che dialogano con le pitture su argento dell’americana Ganga Duleep. florencebiennale.org Kaneda, Pop Darth (2018) FLRBiennale florencebiennale

Emil Orlik, Paesaggio con il monte Fuji (1908) © Philipp Mansmann

palazzoroverella

fondcariparo

palazzoroverellarovigo

GIAPPONISMO ROVIGO//FINO AL 26 GENNAIO 2020 L’inedita mostra a Palazzo Roverella, curata da Francesco Parisi, mappa per ogni Paese le influenze dell’arte giapponese nei vari movimenti artistici, dall’Arts&Crafts in Gran Bretagna alla Secessione viennese in Austria, dall’Art Nouveau in Francia al Liberty in Italia. A partire dal 1854 arrivano in Europa le prime merci nipponiche, ceramiche e lacche, considerate solo cineserie. Con l’affermazione di uno spirito borghese negli ambienti culturali d’avanguardia, invece, la diffusione di stampe e oggetti di arredo diventa un fenomeno più ampio, denominato Japonisme. Tra il 1880 e il 1915, Est e Ovest entrano in contatto grazie ai viaggi verso il Sol Levante di artisti come Emil Orlik e alle grandi esposizioni universali, a Londra (1862), Parigi (1867 e 1878), Torino (1902) e Roma (1911). Soggetti fluttuanti e fiabeschi d’ispirazione orientale iniziano così a caratterizzare i lavori di Gauguin, Toulouse-Lautrec, Van Gogh, Klimt, Mucha, De Nittis e Balla. Tutti da ammirare a Rovigo. palazzoroverella.com 27


AGENDA

OCTOBER JAZZ ITALIA//3 OTTOBRE>21 DICEMBRE Un po’ malinconico, un po’ frenetico. Ottobre è come il jazz, e forse non a caso è il mese in cui partono molte rassegne dedicate al genere. Ferrara in Jazz inaugura il 4 con Jakob Bro e chiude il 2019 con il trombettista Enrico Rava il 20 e 21 dicembre. Tra concerti e degustazioni si divide invece il Jazz&Wine of Peace, in Friuli dal 23 al 27. Da non perdere Bill Frisell, per l’apertura al Teatro di Cormòns (GO), e Dianne Reeves, che sabato 26 è al Teatro Verdi di Gorizia e il 31 al Bologna Jazz Festival presso il Teatro Duse. La manifestazione felsinea prende il via il 25 dall’Unipol Auditorium con Fred Hersch e termina il 26 novembre con Pat Metheny al Teatro EuropAuditorium. Dal 25 ottobre al 23 novembre, poi, è tempo di Padova Jazz Festival: da non perdere Vanessa Tagliabue Yorke, per l’opening al ristorante La Montecchia, e Raphael Gualazzi, al Teatro MPX il 2 novembre. Daniel Karlsson Trio è invece una delle proposte di Gezziamoci, organizzato dall’Onyx Jazz Club di Matera, il 27 ottobre. jazzclubferrara.com | controtempo.org | bolognajazzfestival.com | padovajazz.com | onyxjazzclub.com Dianne Reeves © Jerris Madison

jazzclub.ferrara jazzclubferrara controtempojazz bolognajazzfestival bolognajazzfest padovajazz padovajazzfestival onyxjazzclub

GUGGENHEIM MILANO//17 OTTOBRE>1° MARZO 2020 I grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie del XX secolo, tra cui Cézanne, Degas, Gauguin, Manet, Monet, Renoir, Van Gogh e Picasso, tutti riuniti nella Città del Duomo. Palazzo Reale espone per la prima volta in Italia la collezione che il commerciante d’arte Justin K. Thannhauser ha donato nel 1963 alla Solomon R. Guggenheim Foundation. Da allora l’ente la espone in modo permanente al museo Guggenheim di New York, senza farle mai oltrepassare i confini americani. Almeno fino al 2018. La tappa meneghina è infatti l’ultima di un tour inedito per l’Europa, iniziato al Guggenheim di Bilbao, in Spagna, e proseguito nel 2019 all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, in Francia. Poi i dipinti torneranno negli Stati Uniti. Quindi, a meno che in seguito non si voglia affrontare un volo transatlantico, basta prendere un comodo Frecciarossa per Milano. Prossima fermata: la meravigliosa arte dei primi del ’900. palazzorealemilano.it

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Bud Spencer, Superfantagenio (1986) budspencermostramultimediale budspencerpalazzoreale 28

Sconti Trenitalia

Paul Gauguin, Haere Mai (1891) © Solomon R. Guggenheim Foundation, New York

palazzorealemilano

BUD SPENCER NAPOLI//FINO ALL’8 DICEMBRE Bud, come la sua birra preferita. Spencer, come l’attore che tanto ammira, Spencer Tracy. Dal mix di questi elementi nasce il nome d’arte che Carlo Pedersoli decide di darsi all’inizio della sua carriera nel cinema. Dopo i trionfi sportivi in nuoto e pallanuoto e piccole parti in alcune pellicole, nel 1967 l’incontro della svolta: il regista Giuseppe Colizzi lo sceglie come protagonista del film Dio perdona… io no!, gli chiede di trovarsi uno pseudonimo da commercializzare all’estero e gli affianca il giovane attore Mario Girotti, che per lo stesso motivo si fa chiamare Terence Hill. La mostra che Palazzo Reale di Napoli dedica a Bud Spencer restituisce, attraverso impianti multimediali, videomapping, proiezioni su pannelli e oggetti di scena, un’immagine a tutto tondo di quest’icona dello schermo, soffermandosi anche su quella poliedricità che nel corso della vita lo ha portato a misurarsi persino come imprenditore, pilota, scrittore, compositore, cantante e inventore. budspencerinmostra.it


AGENDA ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

Freccia Weekend ottobre 2019

A cura di Luca Mattei

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Evento di presentazione del TTX a Denver (USA)

Fondazione nazionale della danza Aterballetto (2018)

© ITTF © Julianna Photography

© Viola Berlanda

fitet.org

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Presso i Fori Imperiali di Roma il 6 si anima il villaggio del Ping Pong Fest, prima tappa europea di un tour che lancia il TTX, nuova disciplina di ping pong che vuole rendere questo sport alla portata di tutti. [1] fitet.org

Reggio Emilia è una città in movimento dal 10 al 13 grazie al New Italian Dance Platform, il meglio della produzione coreutica nazionale, con 27 spettacoli in otto location per un totale di 1.450 ore di danza. [2] nidplatform.it

Last days a Monte San Giusto (MC) per il Clown&Clown Festival, con show di compagnie da tutto il mondo, mostre e incontri con clown-dottori. Presenta l’evento finale l’ambasciatore della kermesse, Paolo Ruffini. clowneclown.org

Start il 10, finish il 13 per il Festival dello Sport a Trento. Tra gli ospiti dell’evento, organizzato dalla Gazzetta dello Sport, Bebe Vio, Sofia Goggia, Federica Pellegrini, Andrea Dovizioso e Milena Bertolini. ilfestivaldellosport.it

Il 5 e 6 al Parco Sovegro di Segrate (MI) Quattrozampeinfiera, evento per amanti di cani e gatti che vogliono divertirsi tra tunnel e slalom con la Cat-Dog Agility, in acqua con l’AquaDog e nella Dog Run a sei zampe. quattrozampeinfiera.it

L’Olgiata Golf Club di Roma ospita dal 10 al 13 il 76esimo Open d’Italia. Tra i top player che si contendono il montepremi di 7 milioni di dollari, Francesco Molinari, alla ricerca di una storica tripletta tricolore. openditaliagolf.eu

Sabato 5 arriva per la prima volta in Italia, nei pressi del Palazzo del Casale di Matera, il Red Bull Art of Motion, gara in cui l’élite del free running internazionale compete in acrobazie e performance spettacolari di parkour. redbull.com

Con Ludovico Carracci a Piacenza. L’arte della Controriforma, in Cattedrale fino al 6 gennaio 2020, si inaugurano nuovi percorsi espositivi e affacci in quota per osservare da vicino gli affreschi sul presbiterio. cattedralepiacenza.it


3 Achille Beltrame (anni ’10) othersizegallery

4 Bertozzi & Casoni, Quel che resta (2018) Marca - Museo delle Arti di Catanzaro

5 Maker Faire Roma 2018 © Augusto Casasoli/A3/Contrasto

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FOCUS

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L’Other Size Gallery di Milano ospita fino al 26 Réclame, oltre 30 opere tra litografie, bozzetti e foto d’epoca che testimoniano l’evoluzione della grafica pubblicitaria nell’arco di quasi 60 anni. [3] othersizegallery.it

Al Marca di Catanzaro fino al 20 novembre Terra, personale di Bertozzi & Casoni, artisti che propongono insolite nature morte in ceramica policroma, raffiguranti avanzi di banchetti e oggetti di vita quotidiana. [4] museomarca.info

Fino al 18 al Museo Historiale di Cassino (FR), Memoria viva, mostra interattiva sulla Seconda guerra mondiale, pone particolare attenzione alla città frusinate, dilaniata dal bombardamento del 10 settembre 1943. dbgmec.com

Un weekend di passeggiate, dibattiti, reading e concerti: a Feltre (BL) è di scena Compagni di Cammino La Festa lenta dei viandanti. Tra gli ospiti il collettivo di scrittori Wu Ming 2 e il poeta Franco Arminio. compagnidicammino.it

Dal 5 al 20 torna il festival BergamoScienza: mostre, laboratori e incontri con luminari di fama mondiale che affrontano temi scientifici e tecnologici con linguaggio divulgativo e approccio interdisciplinare. bergamoscienza.it

Fino al 27 al Teatro Nazionale di Milano il musical Balliamo sul mondo: 13 giovani cantano attraverso 19 brani di Ligabue la propria vita, da un Capodanno alla soglia della maggiore età a quello della maturità dieci anni dopo. teatronazionale.it

L’Acquario Romano ospita il festival dell’architettura SpamDreamcity, un’occasione per sognare le città del futuro con personalità del calibro di Massimiliano Fuksas e Daniel Libeskind. A Roma dal 10 al 18. spamroma.com

La rassegna Venezia a Napoli. Il cinema esteso porta dal 23 al 27 nel centro campano attori del grande schermo e titoli presentati alla Mostra del cinema della città lagunare, spesso non distribuiti in Italia. veneziaanapoli.it

Sconti Trenitalia

MAKER FAIRE L’appuntamento più atteso in Europa sull’innovazione tecnologica torna alla Fiera di Roma dal 18 al 20 ottobre. Tra gli espositori presenti il Gruppo FS Italiane, che fa immergere i visitatori in uno spazio di circa 80 m2 fra dati, immagini e tecnologie relative all’Alta Velocità, di cui quest’anno ricorre il decennale. L’evento capitolino segue un’altra collaborazione tra Maker Faire e il Gruppo: il 5 e 6 ottobre il Centro Congressi dell’Università Federico II di Napoli ospita l’hackathon SMAQ - Smart&Quick, dedicato a innovazione e Internet of Things. [5] 2019.makerfairerome.eu/it

PREVIEW NOVEMBRE

Sconti Trenitalia

BORSA MEDITERRANEA DEL TURISMO ARCHEOLOGICO Promuovere siti e destinazioni di richiamo archeologico, contribuire alla destagionalizzazione e incentivare la cooperazione tra i popoli. Sono gli obiettivi della BMTA, salone con 100 espositori da 25 Paesi diversi in programma in diverse location di Paestum (SA) dal 14 al 17 novembre. Oltre alla rinnovata partnership con Trenitalia, vettore ufficiale dell’evento, che riserva ai visitatori il 30% di sconto, per la prima volta è attivo il servizio ArcheoTreno, a cura di Fondazione FS Italiane, che permette di raggiungere Paestum da Napoli e Salerno a bordo di un treno storico. borsaturismoarcheologico.it

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di Marzia Dal Piai - a cura di

vdgmagazine.it

Quasi 90 anni e non sentirli. Parte il 5 ottobre e prosegue fino al 24 novembre l’89esima Fiera internazionale del tartufo Bianco d’Alba (CN), ispirata al tema dell’equilibrio perfetto. Inoltre apre al pubblico ogni sabato e domenica di ottobre e novembre, nel Cortile della Maddalena, il Mercato mondiale del tartufo bianco d’Alba, un’eccellente vetrina dell’alta gastronomia. fieradeltartufo.org Vino e moda, artigianalità e passione scandiscono la decima edizione de La vendemmia. Le boutique di Montenapoleone District a Milano giovedì 10 ottobre e di via Condotti e piazza di Spagna a Roma giovedì 17 ospitano le cantine appartenenti al Comitato Grandi Cru d’Italia. Inoltre martedì 8 e mercoledì 9 Palazzo Clerici di Milano si trasforma in Casa vendemmia, con un ricco programma di eventi. zenato.it

Torna per il quarto anno il festival che celebra un classico della tradizione lombarda, la mostarda. A Mantova domenica 13 ottobre, presso la Loggia del grano, mentre il weekend successivo, sabato 19 e domenica 20, l’evento si sposta a Cremona, dove nella cornice del PalaMostarda e del Villaggio della mostarda, allestiti nei giardini pubblici di piazza Roma, sono proposti cooking show, degustazioni, aperitivi, concerti e attività per bambini. festivaldellamostarda.it

Enoturismo protagonista della seconda edizione di Eruzioni del Gusto. Dal 12 al 14, presso il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa (NA), si fa il punto sul rilancio del turismo enogastronomico e del legame fra treno, viaggio e soste nei luoghi d’Italia alla riscoperta di vigneti e cantine. Il logo White Italy, infatti, sta per Wine, Hospitality, International, Tourism, Experience, promuove i valori che contraddistinguono il Belpaese nel mondo. eruzionidelgusto.it

Per i golosi d’Italia è imperdibile Eurochocolate a Perugia, dal 18 al 27 ottobre. La 26esima edizione celebra un oggetto di uso comune che accompagna ogni momento della nostra vita. Stiamo parlando del bottone, come recita il claim #attaccabottone. E quello di cioccolato sarà protagonista assoluto, omaggiato da un’intera piazza a lui dedicata. eurochocolate.com

Il 14 e 15 è di casa alla Fiera di Bolzano Autochtona, il palcoscenico che svela i tanti volti dei vitigni autoctoni dello Stivale, diventando una sorta di viaggio tra regioni e territori, alcuni dei quali circoscritti e intimamente legati a varietà che hanno rischiato l’estinzione. Un’occasione anche culturale per addentrarsi nella storia delle tradizioni regionali. autochtona.it

Le tradizioni a Merano vengono ricordate dall’usanza del Törggelen e dalla Festa dell’uva. La prima, ovvero l’andar per locande, unisce il sapore delle caldarroste e del vino nuovo a gite fuori porta. La raccolta delle mele e dei grappoli è invece lo sfondo della Festa dell’uva, un appuntamento popolare con balli, gastronomia e brindisi da venerdì 18 a domenica 20. merano.eu

©Paolo Lamperti

Save the Date ottobre 2019 32

GOURMET

Per fine mese, dal 26 al 28, è attesa a Fieramilanocity‬ la 14esima edizione di Golosaria. Tema di quest’anno il cibo che ci cambia, perché ciò che mangiamo influisce sul benessere ma anche sulle nostre attitudini personali e sociali. Una fotografia sul mondo del cibo, partendo dall’agricoltura e dai suoi prodotti fino a toccare l’ambito della ristorazione. Ma, prima di tutto, un’esperienza di immersione nel gusto. golosaria.it


MOLTO DI BUONO

POCO DI NUOVO A FIRENZE LA PRESENTAZIONE DE LE GUIDE DE L’ESPRESSO, IL 14 OTTOBRE AL TEATRO DEL MAGGIO FIORENTINO

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a guida I Ristoranti e i Vini d’Italia edizione 2020, diretta da Enzo Vizzari, è pronta. Il manipolo di 100 autori ha battuto l’Italia in ogni più remoto territorio per trovare quanto di meglio, di più interessante, più originale e talentuoso esista nel campo, sempre in continua evoluzione, formato dal trinomio ristoranti, pizzerie e vini. «Non sono tempi di grandi cambiamenti né di svolte epocali quelli che sta attraversando la ristorazione italiana», scrive Enzo Vizzari. «Rispetto al fermento vivo di altre parti del mondo, dove si affermano nuove realtà e tendenze che riscrivono le regole mondiali del gusto, l’Europa mediterranea tira un po’ il fiato dopo due decenni di spinta». Una visione realista quella di Vizzari, frutto di una passione per il buono e il bello che da sempre ha i piedi ben saldi a terra e rifiuta voli e svolazzi pindarici che spesso gonfiano una ristorazione improvvisata. «In casa nostra brillano perciò in modo significativo le conferme dei valori noti più che le novità, con un settore che si sta stabilizzando dopo gli anni dopati di un boom trainato dalla tv e da Expo», prosegue il direttore. «Se è vero che la qualità dei nostri ristoranti è in complesso cresciuta nell’ultimo decennio, è altrettanto vero che da due, tre anni a questa parte, sono relativamente pochi i cuochi entrati nel novero dell’élite della nostra guida, dai “tre cappelli” in su. Sta cioè accentuandosi la differenza di posizionamento nel mercato fra il cosiddetto fine dining e la ristorazione generica, intendendo per tale

il variegato universo che comprende ristorazione di servizio, trattorie, osterie, pizzerie ed enotavole. Ottime nelle proprie categorie ma impegnate a giocare un campionato del tutto diverso; non minore o di seconda fascia, semplicemente differente nelle idee e nel tipo di esperienza proposta». Gli autori de Le Guide de L’Espresso non vergano tavole della legge del gusto, ma forniscono una mappa di suggerimenti per trovare e degustare il meglio. «Cercano di consigliare onestamente grazie alla competenza maturata in decenni di assaggi ragionati secondo parametri sempre mobili», si legge ancora nella prefazione. Vizzari anticipa alcune chiavi di lettura della gastronomia italiana. Una è quella geografica: «Le tendenze di oggi proseguono quelle degli ultimi anni, con regioni e aree che confermano vitalità e qualità e altre dove poco cambia. Scorrendo le pagine della Guida il lettore coglierà, per esempio, un’oggettiva differenza in termini di “cappelli” assegnati fra la Lombardia, Milano in particolare, e regioni come il Lazio, la Toscana e la Campania, dove più rari e circoscritti paiono i segni di novità. E altre ancora, completamente ferme da anni, come la Liguria». Qualche novità in classifica: Da Vittorio della famiglia Cerea e La Pergola di Heinz Beck entrano a far parte del ristretto ed esclusivo drappello dei “cappelli d’oro”, i “nuovi classici”, la distinzione che premia la costanza

dell’eccellenza di quei ristoranti che hanno contribuito in misura decisiva a cambiare il volto della cucina italiana. Nell’edizione 2020 cresce anche il numero delle pizzerie selezionate come migliori d’Italia, alle quali è dedicata un’intera sezione della Guida. Più ampia anche la parte dedicata al vino, con la nuova classifica delle migliori etichette per rapporto qualità-prezzo. Enzo Vizzari chiude così la prefazione: «Il nostro proposito è quello di fotografare l’Italia enogastronomica tracciandone i cambiamenti, aiutando così il lettore a gustare il meglio del nostro Paese, che sia in trattoria o in una fucina d’avanguardia. Noi registriamo il buono senza discriminazione, a voi non resta che goderne con appetito laico». Red. guideespresso.it

Gedi, Gruppo Editoriale, pp. 912 € 24,90

TRA I PREMIATI IL 14 OTTOBRE Maître dell’anno Thomas Piras, Contraste, Milano Cuoca dell’anno Alessandra Del Favero, Aga, San Vito di Cadore (BL) Giovane dell’anno Paolo Griffa, Petit Royal del Grand Hotel Royal e Golf, Courmayeur (AO) Innovazione in cucina Inkiostro, chef Terry Giacomello, Parma Alla carriera Tonino Mellino, Quattro Passi, Nerano (NA) Pranzo dell’anno Lido 84, Gardone Riviera (BS) 33


AI, machine learning, Internet of Things. L’intelligenza emotiva dovrà guidare gli scenari futuri. IULM, IMPARARE IL FUTURO.

O P E N D AY Triennali e Magistrali 16 novembre iulm.it/openday

Il futuro si apre a chi impara a gestire il cambiamento. IULM è l’Università del sapere dinamico, dell’evoluzione delle conoscenze. Vieni a scoprire il mondo dove sarai domani.


WHAT’S UP

QUELLI CHE IL RAP FRANKIE HI-NRG MC IN TOUR NEI TEATRI PER RIPERCORRERE UNA VITA DI RIME, CANTATE E ASCOLTATE gasparebaglio

apper, autore, compositore, fotografo, videomaker, ma soprattutto pioniere del rap italico. Frankie hi-nrg mc approda a teatro con Faccio la mia cosa, in cui racconta la sua storia e quella dell’hip hop. Uno spettacolo di parole e musica che prende ispirazione dall’omonimo libro dell’artista. La prima nazionale è fissata per sabato 19 ottobre all’Eliseo

Quindi canterai… Intonerò qualche mia canzone e farò vedere anche alcuni video. È impossibile parlare di musica senza ascoltarla. Tra i rapper di oggi chi ti piace? C’è una discreta scelta che passa attraverso diverse eresie del rap originario. Il trap, il sottogenere più diffuso, ha artisti interessanti come Ghali che, con uno stile fresco, tratta con dolcezza e

di Roma. Quando hai iniziato ad appassionarti al rap? I miei primi contatti con l’hip hop risalgono alla metà degli anni ’80, quando in Europa iniziavano a filtrare elementi di questa cultura in maniera scoordinata. Il genere mi ha subito interessato e incuriosito, ma ci è voluto un po’ perché mi cambiasse la vita. Cosa farai on stage? Una sintesi, un distillato di Faccio la mia cosa. Porto in scena anche tutta la musica disseminata tra le pagine del libro.

semplicità temi di interesse e pubblica utilità, come il racconto degli italiani di seconda e terza generazione. Anche Quentin40 ha fatto pezzi notevoli come Thoiry. Tre mesi fa, poi, è uscito Adversus dei Colle der Fomento: un album old school declinato con sonorità contemporanee. Una capsula che arriva dal passato e porta un’iniezione di futuro. Frankie e il treno? Ho sempre avuto una specifica passione per il treno, perché regala la possibilità di fare tante cose. Ottimizzando i tempi si attraversano i luoghi più stra-

TORNEREMO ANCORA Franco Battiato Title track inedita e 14 brani tra i più rappresentativi dell’opera del cantautore siciliano, registrati con la Royal Philharmonic Concert Orchestra del Maestro Carlo Guaitoli. L’arrangiamento e l’esecuzione dei brani in chiave sinfonica danno nuova luce a canzoni che fanno parte del nostro patrimonio culturale.

NEVER BORING Freddy Mercury Boxset che riunisce un’accurata selezione di musica, immagini e parole dell’iconico Freddie Mercury. Una raccolta per tutti i fan dell’incomparabile performer che, a 30 anni dalla morte, continua a ricoprire un ruolo centrale nell’universo pop, anche grazie al biopic Bohemian Rhapsody.

© Damiano Andreotti.

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A cura di Gaspare Baglio

ordinari d’Italia. Il treno mi porta sempre dove voglio. frankiehinrgmc

IL FABBRICANTE DI RICORDI Roberto Casalino Il cantautore e paroliere Roberto Casalino, per i suoi dieci anni di carriera, rivitalizza alcune delle sue più grandi hit, portate al successo da interpreti come Giusy Ferreri, Alessandra Amoroso, Emma e Fedez. Proprio questi artisti ricantano con Casalino i fortunati tormentoni finiti in cima alle classifiche. 35


INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

Alla scoperta della medicina

personalizzata

S

i sente sempre più spesso parlare di medicina di precisione e medicina personalizzata, cosa

sono? La medicina di precisione è la nuova frontiera della ricerca scientifica: i tumori possono essere caratterizzati attraverso l’identificazione di mutazioni molecolari sempre più conosciute e differenzianti, per indirizzare la cura più appropriata. Già oggi sono disponibili test in grado di rilevare il quadro mutazionale di un tumore. Medicina personalizzata è un contesto ampio del quale fa parte la medicina di precisione. Nella pratica, una presa in carico globale del paziente, che oltre alle valutazioni mutazionali considera altre caratteristiche individuali, quali gli stili di vita, l’alimentazione, le interazioni tra farmaci, che vanno ad interagire con una minore o maggior fragilità nello sviluppare alcune malattie. Tutte le informazioni ottenute richiedono piattaforme informatiche dedicate, in grado di gestire il flusso di dati: questi saranno a disposizione dei medici durante gli incontri interdisciplinari che regolarmente si tengono per la gestione personalizzata del paziente. Anche l’attività fisica si traduce in una minore o maggiore possibilità di ottenere successi terapeutici. Quali sono gli strumenti che oggi la ricerca ci fornisce per combattere questa malattia? La ricerca scientifica ha fatto progressi straordinari: siamo in grado con un esame di sequenziare il DNA rilevando mu-

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IncontraDonna onlus insieme a Roche, nel mese dedicato alla prevenzione, intervista il prof. Paolo Marchetti, Professore Ordinario di Oncologia D.M.C.M. all’Università La Sapienza di Roma tazioni di oltre 300 geni. Con queste informazioni è fondamentale capire come rendere fruibili queste informazioni dal punto di vista clinico. Sono nozioni preziose che ci permetteranno di individuare, sempre più precocemente, resistenze, interazioni, sinergie o antagonismi, un presupposto indispensabile per individuare terapie sempre più appropriate. Un prossimo passo già in fase di realizzazione è che l’accesso alle cure sarà individuato su base mutazionale molecolare a prescindere dall’organo colpito. Siamo pronti a gestire la complessità organizzativa che deriva dalle nuove conoscenze? L’Italia è uno dei paesi che maggiormente ha sviluppato questo approccio innovativo. Già in alcune regioni è di fatto avvenuta la istituzione dei Molecular Tumor Board, gruppi di lavoro che decidono sui singoli pazienti l’opportunità di effettuare test di profilazione genomica e la possibilità di utilizzare queste informazioni per la terapia. Ci sono numerosi progetti e gruppi di lavoro che stanno studiando le interazioni fra le diverse mutazioni genomiche e come queste vanno ad influire sul dialogo delle diverse cellule del nostro organismo. Ad esempio il progetto “STITCH” alla Sapienza di Roma che prevede l’integrazione di fisici e ingegneri per indagare i meccanismi di queste interazioni.

con il contributo non condizionante di


© Nk-Photo

WHAT’S UP

QUATTRO MALEDETTI AMICI PAPALEO IL PIÙ NORMALE, RUBINI L’ELEGANTE, VERONESI IL TRAGHETTATORE E HABER IL PUNGIBALL. ECCO I PROTAGONISTI DEL NUOVO PROGRAMMA DEL GIOVEDÌ SERA SU RAI2 di Francesca Ventre – f.ventre@fsitaliane.it

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o show si gira a casa di Giovanni Veronesi. È lui che invita sempre gli amici a cena. Solo che questa volta la festa è su Rai2 ogni giovedì in prima serata, dal 3 ottobre. Maledetti amici miei, il programma prodotto dalla

rete pubblica in collaborazione con Ballandi, fa incontrare il regista toscano con Rocco Papaleo, Sergio Rubini e Alessandro Haber, tra confessioni personali e prese in giro. Senza trascurare un eccezionale senso dell’amicizia.

Vi conoscete da molto tempo. Com’è nata la vostra amicizia? [Rocco] Ci frequentiamo da più di 20 anni, il nostro rapporto è alla base del progetto. Anche se ci vediamo poco, i rapporti rimangono costanti e il lavoro ci unisce. Con Giovanni, il perno di 37


WHAT’S UP

questa idea, sono ancora più in contatto nella vita privata. [Sergio] Con Haber è una conoscenza ab origine, visto che lui ha recitato anche davanti a Garibaldi e Mazzini (ride, ndr). A lui si è poi unito Rocco. Giovanni l’ho frequentato per il film Manuale d’amore. Il produttore Balsamo, qualche anno fa, doveva sostituire improvvisamente uno spettacolo teatrale a Verbania. E allora Giovanni ha avuto l’idea di uno show confessione. Replica dopo replica è stato un successo e quindi abbiamo pensato alla versione sul piccolo schermo. Il guaio è che ora è una realtà. [Giovanni] Io sono maledettamente amico di ognuno di loro. Ma per motivi di lavoro, qui non si fa mai niente per piacere! La mia professione è un grande luna park. Ritengo che sia un obbligo condividere questo privilegio con la gente normale. [Alessandro] Rocco lo conosco da sempre, Rubini anche e Giovanni di più. Con il primo ho portato a teatro Tempo di miracoli e canzoni, dove raccontavamo di noi. Sergio mi fermò vicino alla stazione Trastevere di

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Roma, lui aveva 20 anni e io 30, per esprimermi la sua stima. I miei amici sono di solito più giovani, mi trovo meglio con chi ha un sogno da realizzare. In Maledetti amici miei siamo semplicemente noi stessi e ognuno fa il tifo per l’altro, con allegria e poeticità. Tu che ruolo hai? [Rocco] Sono quello più normale. Affronto il programma con impegno, ma con distacco. È una specie di vacanza per me, essendo un’eccezione del mio percorso artistico. [Sergio] Io sono il tipo elegante, grazie al mio fisico longilineo. Quello che con il congiuntivo se la cava meglio. Ognuno di noi, poi, è pronto a diventare l’altro, con le sue contraddizioni. [Giovanni] Io sono il traghettatore

che passa da un personaggio all’altro. Nella realtà, infatti, organizzo le cene più eterogenee. Mi piace mettere insieme sul set gli artisti più disparati. Vedere David Bowie vicino a Leonardo Pieraccioni mi fa impazzire e anche Michele Placido davanti a Robert De Niro. [Alessandro] Io sono il pungiball. Mi provocano e sanno come farmi arrabbiare. Ma io li stimo tutti lo stesso. Canto ogni sera e vedrete come... Su quali argomenti vi prendete in giro? [Rocco] La vita è il bacino d’ispirazione. Sveliamo le nostre intimità, anche se da professionisti e registi rendiamo spettacolo i nostri outing. Uno spirito scanzonato anima le nostre serate.


[Sergio] Sulla vanità e l’avidità nel campo professionale. E poi sull’età che passa. [Giovanni] Celebriamo il funerale di Haber, il più vecchio. Anche se quando morirà Alessandro, morirà un pezzo di me. Esorcizziamo la morte e la sfiga sbeffeggiandole con ironia. [Alessandro] Io sono il più anziano, loro si divertono e io li lascio fare. Mi immaginano morto, speriamo che mi allunghi la vita! Uomini over 50 anni: ansie e speranze? [Rocco] È un periodo in cui il mio

O ANCHE NO Ogni domenica alle 9:15 su Rai2 il docureality ambientato nell’Albergo Etico di Roma, dove lavorano ragazzi con disabilità. A condurlo Paola Severini Melograni, i ragazzi di Radio Immaginaria e i Ladri di Carrozzelle. Momenti musicali, interviste e servizi per promuovere la solidarietà e abbattere le differenze.

sguardo si posa su persone più grandi. Varcata la soglia dei 60 provo della tenerezza nei miei confronti. Per fortuna, però, Haber precede tutti. [Sergio] Grazie ad Alessandro possiamo illuderci di essere dei ventenni. L’età? Ho avuto la prima crisi a 27 anni. Sul serio credo che da giovani non avremmo mai fatto uno spettacolo così, con spregiudicatezza, disincanto e consapevolezza. [Giovanni] A parte gli acciacchi che arriveranno, è il periodo più bello, in cui ho libertà di parola e credibilità. È meglio ora che a 20 anni.

L’ASSEDIO Torna a raccontare il nostro tempo in tv Daria Bignardi, con le sue inimitabili interviste. Dal 16 ottobre sul Nove, in prima serata ogni mercoledì, star, personaggi emergenti e gente comune protagonisti di storie emblematiche del mondo di oggi, assediati dai desideri e dal bisogno urgente di felicità.

[Alessandro] Io sento con malinconia che sono in lista d’attesa. Vorrei godermi il più possibile mia figlia di 15 anni. Faccio questo mestiere anche per non pensare alla vita che se ne va. Ci sono due altri ospiti: Margherita Buy e Max Tortora. Amici o nemici? [Rocco] Fanno parte del cerchio delle amicizie, in modo coerente alla trasmissione. [Sergio] Inglobati anche loro. Noi siamo su una terrazza e nel condominio ci sono altri personaggi. La Buy fa un pezzo sull’ansia: le viene tanto bene. [Giovanni] Amici anche loro. Il programma è tratto dallo spettacolo teatrale A ruota libera. In televisione abbiamo allargato il gruppo a una donna e ad altri ospiti eccezionali. Delle bombe. [Alessandro] Max è adorabile, un genio. Gli ho predetto dieci anni fa che sarebbe diventato un grande attore drammatico e lui non mi credeva. È più facile che un comico faccia le parti di peso e non viceversa. Margherita è un mito, un’attrice sublime, autoironica. Ha vinto sette David di Donatello, non basta? rai.it

MADE IN ITALY Milano e la moda nei primi anni ‘60. La nuova serie tv racconta la storia di stilisti come Armani, Versace, Missoni attraverso la giovane giornalista Irene. Grandi attori, da Margherita Buy a Raoul Bova, da vedere su Amazon Prime Video e da primavera in prima serata su Canale 5. 39


INCONTRO

IL MIO M I C HAE L MIKA TORNA ALLA MUSICA E SI METTE A NUDO. CON UN NUOVO ALBUM PIENO DI CONTRASTI E UN TOUR MONDIALE CHE ATTRAVERSA L’ITALIA DA TORINO A REGGIO CALABRIA di Michela Gentili m.gentili@fsitaliane.it michelagentili

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ltre un metro e 90, barba appena accennata, pantaloni e camicia immacolati che spiccano sulla pelle ambrata. Quando le porte dell’ascensore si schiudono, direttamente all’interno del suo appartamento milanese, Mika è già lì. Tra le pareti in legno scuro, circondato da poltrone di velluto rétro e lampade dal design ricercato. «Questa casa è di mia sorella. Ma è arredata con una combinazione di mobili miei e suoi: litighiamo sempre per capire dove metterli», esordisce in un italiano perfetto, saturando subito l’aria d’intimità. Sono passati quattro anni dall’ultimo disco e ce ne sono voluti due per realizzare My name is Michael Holbrook, in uscita il 4 ottobre e al centro di un tour mondiale che interessa anche l’Italia, da Torino a Reggio Calabria, con 12 date fino a febbraio 2020. Scritto tra Miami, Londra e la campagna toscana, è un percorso nel profondo, tra memorie d’infanzia e ricerca della propria identità, che il cantante americano-libanese racconta con insperata generosità. Portatore sano di un carisma che a tratti confonde, si concede con naturalezza. E, dalla sponda opposta di un divano pressoché infinito, riduce la distanza con l’empatia. Dopo le parentesi televisive di X Factor, Stasera CasaMika e l’edizione francese di The Voice, l’artista ha deciso di tornare alle origini. Alla musica, figlia del migliore pop internazionale, da Prince a George Michael, da David Bowie a Freddie Mercury. E alla famiglia, così fondamentale nella costruzione della sua individualità. Come mai questa scelta? Volevo ricominciare a scrivere canzoni con la stessa passione che avevo prima di diventare famoso. Ho capito che solo così avrei potuto continuare la mia car40

riera. Dovevo ritrovare l’adolescente che ero prima del successo. Per questo hai deciso di usare il tuo vero nome? Io mi chiamo Michael Holbrook Penniman, come mio padre. Lui è nato in Georgia, nel sud degli Stati Uniti, ma nella mia famiglia ha sempre avuto più spazio la cultura di mia madre, che è libanese. Ho voluto fare una sorta di resetting, per capire chi è lui, da dove viene e chi sono diventato. Che differenza c’è tra Michael e Mika? Il primo nome è stato scelto da mio padre. Ma a mia madre faceva schifo: secondo lei non avrei mai fatto carriera come Michael. Così, a nemmeno un’ora di vita, ha cominciato a chiamarmi Mika. Poi a otto anni ho avuto problemi di dislessia e sono stato buttato fuori da scuola. Lei mi ha detto: «Ora devi lavorare, perché le persone come te o hanno successo o finiscono in prigione». Una spinta determinante per il futuro… Sapeva che sarei diventato un performer. Per questo ha deciso di farmi studiare tre ore al giorno. Mi faceva ascoltare Brahms, Schubert, Cherubini, Maria Ewing e mi spingeva a cantare come un controtenore, con il vibrato. A neppure nove anni mi sono esibito alla Royal Opera House di Londra. E a 15 avevo già tutti i giochi di voce possibili: mi uscivano fuori uno dietro l’altro, come i pop-corn (e non trattiene qualche vocalizzo, ndr). Sei Mika grazie a tua madre, quindi? Sono nato dalle sue scelte, che solo dopo sono diventate parte di me. Ora posso dire che il mio nome è Michael Holbrook Penniman Junior, ma io sono Mika, il figlio di Joannie e di Michael. Quest’album mi è servito per capire chi sono. E per fare pace con alcune vicende accadute nella


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© Julian Broad

NOME È HOLBROOK

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© Christian Russo

INCONTRO

Speciale Concerti Trenitalia Sconti fino al 50% Mika nella casa di Milano, durante l’intervista alla Freccia

mia vita. Quali? In tre anni ho perso cinque persone a me vicine. Ma invece di nascondere il dolore, ho utilizzato la musica come una sorta di medicina. Così il nuovo disco è il riflesso di quello che sta succedendo nella mia sfera personale. Cosa c’è dentro? È pieno di contrasti, di paradox: è molto melodico ma i testi fanno anche piangere. È una sorta di estasi, una catarsi. Come ballare con le lacrime negli occhi. Quale canzone ti rappresenta di più? Tiny Love Reprise, il pezzo che chiude l’album. Comincia con una dichiarazione civile, come se stessi leggendo la mia carta d’identità: «Il mio nome è Michael Holbrook. Sono nato nel 1983». E poi ci sono mia madre e mia sorella che cantano: ho deciso di dare voce direttamente a loro, perché avessero l’ultima parola. Nel disco ho raccontato vicende molto dolorose che le riguardano. Come nel brano Paloma, dedicato a tua sorella… Sì, lì ho descritto la notte del 2010 in cui l’ho soccorsa in strada dopo la caduta dal terzo piano del suo appartamento londinese. Un evento

che mi ha cambiato: non ho mai voluto affrontarlo prima, neanche nelle interviste. Ma quando ho cominciato a lavorare su questo progetto mi è sembrato naturale tirarlo fuori. Senza nessun blocco, mi sono ritrovato a raccontare un avvenimento che avevo nascosto per tanti anni. Serviva un po’ di tempo, forse… In realtà non c’è mai un momento buono per parlare di un fatto così violento. Specialmente quando è successo a una persona della tua famiglia. Ma ho utilizzato la scrittura, la musica, per ricontestualizzare una cosa orribile e dargli un senso. In che modo? Nel testo ho scritto: «Ti ho trovata nel buio, mentre combattevi per la tua vita, ma anche lì dentro c’era bellezza». Sembra una cosa assurda ma è vera, anche in una situazione così traumatica. Cos’è per te la bellezza? Non è facile riconoscerla. Si può scorgere nello spazio tra una cosa e l’altra, tra una persona e l’altra. È sempre nel vuoto. La cosa più bella per me, ora, è l’idea che la creatività sia capace di regalarmi la libertà. Perché anche quando fai un lavoro che ti piace, a prescindere dal successo o dal denaro, puoi finire in una gabbia. Ma la creatività ti consente di… to melt, fonderla.

E l’amore invece? Può essere la peggiore o migliore esperienza della vita. È troppo complicato per essere descritto in un film hollywoodiano, ma esiste nelle pellicole di Pasolini, Fellini, Truffaut. Hai scritto una canzone su Sanremo. C’entra il Festival? In realtà è un brano sulla frustrazione e sul desiderio. Quando ero giovane andavamo in vacanza da una zia in Costa Azzurra. Da lì mia mamma ci caricava sulla sua Toyota e ci portava in gita a Sanremo, che era un posto più accogliente per una famiglia bohémienne come la nostra: tre sorelle, un fratello, una nonna, due zie, due amiche un po’ anziane sempre ubriache e un coniglio. In Francia eravamo visti come

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INCONTRO

la peste, ma l’Italia ci faceva sentire i benvenuti. Un’oasi di serenità? Ricordo che tutti i ragazzi e le ragazze di 14 anni mi sembravano belli, abbronzati, cool e pieni di coraggio. Io stavo lì di fronte a loro, sudato, ciccione, con le gambe strette l’una contro l’altra. Mangiavo un gelato e mi chiedevo chi avesse creato questi essere umani e perché io non ero come loro. Ora ti senti sensuale? No, ma mi piace utilizzare la sensualità in quello che faccio. Viviamo in un’epoca in cui le immagini sono iper sessualizzate, ma non esiste un vero discorso sul tema, soprattutto nel pop. Si girano video in cui viene mostrato tutto, ma nei testi non si dice nulla. Negli anni ’80 c’era una sensualità credibile, ma anche il pop italiano degli anni ’60 ne era pieno. Ora è tutto molto più censurato. Hai vissuto in Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia. Dove ti senti a casa? Da nessuna parte. Ma ho la capacità di integrarmi molto velocemente ovunque. Se mi metti su una collina in Toscana in quattro settima-

ne sono capace di conoscere ogni persona che abita nei dintorni. Perché mi piace andare su un palco a cantare di fronte a 80mila persone ma anche litigare per il prezzo dei pomodori. Lo sei dappertutto, quindi… Esatto. E poi mi sento a casa in tutti i posti in cui posso creare. Quali città italiane ti sono rimaste nel cuore? Napoli e Palermo per la gioia, Trieste per l’aspetto melanconico e poetico, Parma per bere la notte fino alle cinque del mattino. Poi c’è Milano, dove i palazzi sembrano fortezze ma dietro le mura si nascondono incredibili giardini segreti. Proprio come i suoi abitanti, che vanno scoperti. E infine Roma, la città più bella del mondo. Anche se in questo momento è carica di tensione. E tra quelle che toccherai in tournée? Mi piace l’idea di andare a Bolzano o tornare a Bari, dove ho vestito i panni del tassista in Stasera CasaMika. Ma anche quella di conoscere luoghi in cui non sono mai stato, come Reggio Calabria. L’hai chiamato Revelation tour. Che cosa ci svelerai?

Com’era l’artista che conoscete quando non aveva realizzato neppure un album. Sono entrato nel salotto della gente attraverso la tv, ma ora voglio far vedere chi sono veramente. mikasounds.com | mikamusic.it MIKA mikasounds mikainstagram

SAVE THE DATE REVELATION TOUR NOVEMBRE 24 Torino 26 Ancona 27 Roma 29 Casalecchio Di Reno (BO) 30 Montichiari (BS) DICEMBRE 2 Livorno 3 Assago (MI) FEBBRAIO 2020 1 Padova 2 Bolzano 5 Napoli 7 Bari 8 Reggio Calabria

© LaPresse/EFE

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CINEMA

IL CINEMA FA FESTA A ROMA DAL 17 AL 27 OTTOBRE LA 14ESIMA EDIZIONE DELLA RASSEGNA CHE PORTA ALL’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA I MIGLIORI FILM ITALIANI E INTERNAZIONALI. SUL RED CARPET EDWARD NORTON, MARTIN SCORSESE E BILL MURRAY di Serena Berardi - s.berardi@fsitaliane.it

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Antonio Monda. L’omonimo libro uscì nel 1999 e da subito Norton rimase affascinato dal personaggio di Lionel, con disturbi compulsivi e pieno di tic, che tenta ossessivamente di dare un ordine al caos e la cui ricerca di giustizia diventa un’odissea. Ma il regista

sceglie di ambientare la storia nella Grande Mela degli anni ’50 – invece che sul finire dei ‘90 come nel romanzo – città regno di uomini senza scrupoli che guidano l’ascesa degli Stati Uniti. Proprio il rapporto tra cinema e let-

© Vittorio Zunino Celotto/GettyImages

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n auditorium come tempio. Il cinema come verbo. Martin Scorsese, Edward Norton e Ron Howard come divinità. Dal 17 al 27 la Festa del cinema di Roma trasforma il Parco della Musica in un luogo di culto per appassionati e addetti ai lavori. Ad aprire la 14esima edizione della kermesse il film Motherless Brooklyn, diretto e interpretato da Edward Norton. L’attore di American History X, atteso nella Capitale per incontrare il pubblico, veste i panni di Lionel Essrog, un detective privato affetto dalla sindrome di Tourette che decide di indagare sull’assassinio del suo capo e mentore, nonché unico amico, in una New York sordida e violenta. «È un magnifico noir, nella tradizione dei classici americani, che rende magistralmente il romanzo di Jonathan Lethem. Norton dirige con mano sicura e sguardo lucido una storia di eterna ambizione, corruzione e razzismo», ha commentato il direttore artistico della Festa,

Laura Delli Colli, Martin Scorsese e Antonio Monda alla Festa del cinema 2018 © Vittorio Zunino Celotto/Getty Images


teratura, che oscilla tra stretta aderenza e infedeltà artistica, è al centro del nuovo format Fedeltà/Tradimenti proposto dal festival: 15 scrittori – tra cui i premi Strega Melania Mazzucco, Sandro Veronesi, Francesco Piccolo ed Edoardo Albinati – discutono in varie location capitoline degli adattamenti cinematografici di opere letterarie. Come Il dottor Zivago, capolavoro di Boris Pasternak tradotto

piattaforma dopo qualche settimana dal passaggio in sala. Il cast riunisce due mostri sacri di Hollywood come Robert De Niro e Al Pacino, che tornano a condividere il set dopo il secondo capitolo de Il Padrino, Heat e Sfida senza regole. Il regista di Taxi Driver recupera il genere del gangster movie firmando una saga sulla criminalità organizzata dell’America del Dopoguerra. Anche in questo caso è

za di Hollywood, non mancano gli ambasciatori del cinema italiano. Tra i film nostrani Tornare di Francesca Comencini, con Giovanna Mezzogiorno e Vincenzo Amato, che racconta il ritorno in Italia di una donna alla morte del padre, dopo un lungo periodo in America. Ma la Festa non è solo un susseguirsi di proiezioni, red carpet transennati e incontri promozionali. Interpreti e re-

Edward Norton in una scena del film Motherless Brooklyn © 2019 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved/Photo: Glen Wilson

su celluloide da David Lean e diventato un successo suggellato da cinque Golden Globe e altrettanti premi Oscar. Oppure il romanzo premio Pulitzer L’età dell’innocenza, portato sul grande schermo da Martin Scorsese nel 1993. Proprio il maestro americano, il 21 ottobre, presenta durante la kermesse romana il suo ultimo lavoro The Irishman. Un titolo molto atteso, prodotto e distribuito da Netflix, che ha battagliato con le grandi catene nordamericane perché intenzionata a mandarlo in streaming sulla sua

un libro a fornire l’ispirazione: I heard you paint houses di Charles Brandt, incentrato sulla figura di Frank Sheeran (De Niro), malavitoso entrato nella dirigenza della più grande unione sindacale americana degli autotrasportatori. Il film ripercorre, nel corso dei decenni, il mistero della scomparsa del sindacalista Jimmy Hoffa (Al Pacino), con una full immersion nei segreti della mafia e nei suoi meccanismi interni, tra rivalità e legami con la politica. Insieme con la nutrita rappresentan-

gisti attraversano il grande schermo e scendono in platea per dialogare con il pubblico. Bill Murray, protagonista di commedie cult capace di interpretare anche ruoli drammatici, riceve il premio alla carriera dal suo amico Wes Anderson che lo ha diretto più volte. Ron Howard, il volto di Happy Days che ha trascorso 60 anni davanti e dietro la macchina da presa, presenta il suo documentario Pavarotti che traccia il profilo e descrive l’ascesa del grande tenore, partito da zero e diventato star di fama mondiale. Il 47


CINEMA

Joe Pesci e Robert De Niro in una scena del film The Irishman © Netflix 2019

regista parigino Olivier Assayas, che nelle sue opere ha lavorato sul racconto e la restituzione della complessità psicologica dei personaggi, parla del movimento della Nouvelle Vague e dell’esperienza di critico nella prestigiosa rivista Cahiers du cinéma. Bret Easton Ellis, tra i protagonisti della letteratura mondiale e autore di best seller che hanno segnato gli ultimi decenni dello scorso secolo come American Psycho – con i suoi giovani ricchi newyorkesi ossessionati dal culto del corpo e della bellezza e dediti a droga, alcol e sesso – ripercorre le tappe della sua carriera e offre il suo punto di vista sulla società americana contemporanea. Il coreano Kore-eda Hirokazu, tra i più rappresentativi autori orientali, è protagonista di una retrospettiva e di un incontro ravvicinato che si focalizza sulla sua capacità di esplorare le 48

emozioni e approfondire temi come le relazioni familiari, gli affetti, la memoria, la morte. Il regista lionese Bertrand Tavernier si concentra sul cinéma de papa, a lui caro ma deriso dai critici negli anni della Nouvelle Vague perché manieristico nella forma e lontano dalla vita reale. «L’impatto con il personaggio in carne e ossa suscita sempre interesse. Gli Incontri ravvicinati sono molto frequentati e fanno ormai parte nel Dna della Festa. La direzione artistica di Antonio Monda ha puntato a combinare grande qualità, selezione internazionale – senza però tralasciare l’Italia – e momenti pop. Penso sia una formula vincente che avvicina le persone, in una kermesse in cui non c’è la competizione del concorso», commenta Laura Delli Colli, presidente della Fondazione Cinema per Roma. Oltre agli

Incontri ravvicinati, anche il nuovo format Duel promette di catturare il pubblico con una serie di scontri – diffusi in vari luoghi come il MAXXI, il Macro, Palazzo Altemps, Palazzo Merulana, Teatro dell’Opera – tra persone del mondo dello spettacolo e della cultura che si sfidano sostenendo con argomentazioni ficcanti un attore, un regista o un film. Tra questi il professore e critico di Repubblica Emiliano Morreale, supporter di Federico Fellini, affronta a colpi d’oratoria Caterina D’Amico, presidentessa della Scuola nazionale di Cinema che parteggia per Luchino Visconti. Il mix fra intrattenimento e approfondimento ha fatto crescere la rassegna dell’Auditorium che ha consolidato un’identità specifica e si è andata sempre più affermando, soprattutto negli ultimi anni: «Non è il Festival di


Berlino, che può sfruttare un grande mercato invernale. Non è Cannes, evento numero uno per il glamour internazionale che invade la Croisette e marca la pausa estiva. Non è Venezia, che segna la ripartenza della stagione e presenta un’altra linea editoriale. Ma è un festival per la città, che ha come modello quello di Toronto e accoglie opere di alto valore, anche se non sempre con talenti noti. Moonlight per esempio, che ha aperto l’edizione di tre anni fa, aveva nel cast due attori semisconosciuti ed è arrivato all’Oscar. Green Book, preso all’ultimo minuto dal Festival di Toronto, è entrato in selezione a Roma e poi ha ricevuto tre statuette a Los Angeles», prosegue Delli Colli. Nonostante le manifestazioni cinematografiche internazionali abbiano un grande seguito e parteciparvi diventi addirittura, in alcuni casi, massima ambizione per vip e comuni mortali, indubbiamente il cinema deve fronteggiare diversi problemi, dalla crisi delle case di produzione alla chiusura delle sale fino allo strapotere delle piattaforme online. Non mancano, però, segnali positivi: «Quest’estate si sono verificati due fenomeni. Il primo è stato il successo di Moviement, che ha visto l’accordo tra le varie categorie dell’industria del settore per tenere aperte le sale an-

che nei mesi estivi. Un’iniziativa sicuramente aiutata dalle uscite, a luglio e ad agosto, di due grandi blockbuster come Spider-Man: Far from Home e Il re leone», spiega Delli Colli. «Il secondo è la proliferazione delle arene che hanno portato tantissime persone a vedere un film, magari con una sedia in piazza. Roma ne ha organizzate anche in quartieri periferici. La Cineteca di Bologna ha installato un maxischermo in piazza Maggiore, proiettando anche vecchie pellicole restaurate. Milano ha visto la rassegna all’aperto organizzata dall’Anteo nel Chiostro dell’Incoronata, a Palazzo Reale e all’Umanitaria. Due proposte che hanno coinvolto e fidelizzato il pubblico. Speriamo che la Festa di Roma prosegua con questa missione, tenendo sempre vivo l’interesse e stretto il rapporto con gli spettatori», conclude la presidente. Anche FS Italiane contribuisce ad accendere la passione per la settima arte. Il treno e la stazione sono, da sempre, ambientazioni predilette dai registi e alcune scene girate sui binari sono scolpite nell’immaginario collettivo. In occasione della Festa, negli spazi adiacenti all’Auditorium, la tensostruttruttura Frecciarossa Cinema Hall da 200 posti accoglie anteprime, proiezioni, una mostra sui 10 anni dell’Alta Velocità e titoli a tema viaggio, per assistere ai quali i titola-

ri CartaFRECCIA hanno una riduzione del 20% sul costo del biglietto. Prima di ogni film viene trasmesso lo spot di Ferzan Ozpetek, tratto dal cortometraggio realizzato per celebrare il traguardo decennale: «Dietro a ogni singolo treno che parte ci sono storie che s’incrociano, destini connessi, ma anche meccanismi e processi tecnologici, grandi professionalità. In questo corto ho voluto rappresentare un’azienda così importante e invidiata in tutto il mondo. E per farlo ho conosciuto prima le persone che ogni giorno fanno viaggiare i Frecciarossa», ha spiegato il regista turco. Che per svelare e rappresentare il lato umano dell’azienda ha studiato «i meccanismi e gli ingranaggi di un lavoro di squadra capace di connettere le persone, legando le une alle altre». Secondo Laura Delli Colli, che è anche biografa di Ozpetek, il corto presenta lo stile riconoscibile dei suoi film: «Come in tutto quello che fa è riuscito a creare un rapporto empatico con pubblico. Ci dialoga attraverso la cifra della commedia italiana che racconta i sentimenti, fa sorridere ma anche commuovere». romacinemafest.it romacinemafest

ROMA 206 FRECCE AL GIORNO

© Enrico Procentese

Ferzan Ozpetek, regista del cortometraggio per i 10 anni dell'Alta Velocità

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CINEMA

30 ANNI AL MASSIMO

UN COMPLEANNO SPECIALE PER LA MULTISALA DEL MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA DI TORINO

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o storico Cinema Massimo raggiunge le 30 primavere e festeggia alla grande, con il restyling delle sedute e un ammodernamento tecnologico. Inaugurata il 27 aprile 1989 con la proiezione del film Occhi che videro di Daniele Segre, la sala cinematografica di qualità – tra le più longeve in Italia – ha ospitato più di 20mila pellicole, viste da oltre tre milioni e mezzo di spettatori. Oltre a disporre di formati video e digitale in 4K, ha conservato anche la possibilità di regalare al pubblico l’emozione delle pellicole in 16 e 35 mm. Il compleanno rappresenta inoltre l’occasione per lanciare un nuovo progetto che interessa la sala Rondolino, da sempre dedicata alle produzioni che non trovano spazio nella distribuzione commerciale. L’idea è una multiprogrammazione, con due o tre opere diverse ogni giorno, che prevede anche appuntamenti fissi come i documentari del martedì. Punti di forza del cinema torinese sono il dialogo costante con gli autori e un’intensa offerta didattica per scuole e università. Ma anche la capacità di tenere le porte sempre aperte alle proposte di festival e rassegne, espressioni della cinefilia diffusa sul territorio. Per questo, dopo 30 anni, il Massimo 50

si trasforma in Massimo - MNC, incrementando i programmi coordinati con il museo della Mole Antonelliana. Tra i prossimi eventi meritano una menzione la mostra su Gillo Pontecorvo (di cui il Galleria conserva l’archivio) al via a novembre, con proiezione del primo film diretto dal Maestro, La grande strada azzurra (1957). Dal 14 al 19 è previsto un omaggio a Leiji Matsumoto con la partecipazione del regista, mentre dal 2 al 6 dicembre è atteso il cineasta afri-

cano Dani Kouyaté. A marzo 2020, invece, è in cartellone un’anteprima di dieci film selezionati dalla Berlinale. Non finisce qui. Il Museo, infatti, apre le porte alle scuole con percorsi a tema e lezioni interattive sulla settima arte. Il fiore all’occhiello è Vado al Massimo!, il cineclub dei ragazzi in cui gli studenti diventano protagonisti nell’ideazione e conduzione di una rassegna.  G.B. museocinema.it museocinema

Charlie Chaplin con Jackie Coogan sul set di The Kid (Il monello, 1921), di Charlie Chaplin The Kid © Roy Export S.A.S

GIORNATE DEL CINEMA MUTO La 38esima edizione delle Giornate del Cinema Muto, dal 5 al 12 ottobre a Pordenone, cala subito gli assi: The Kid di Charlie Chaplin (con musica composta dallo stesso regista) e The Lodger di Alfred Hitchcock, con un affascinante Ivor Novello. Interessante anche la personale dedicata alla star del western muto William S. Hart. Ritornano i corti comici con la serie Nasty women, donne e ragazze dal carattere forte pronte a sovvertire le regole del potere patriarcale. Altre protagoniste femminili le vedette francesi Suzanne Grandais e Mistinguett, con tre titoli del regista John Stahl. E Sally, Irene e Mary di Edmund Goulding, commedia con Joan Crawford.  G.B. giornatedelcinemamuto.it


© Diaphana_Films

DOPPIO PROFILO JULIETTE BINOCHE È CLAIRE IN UN FILM CHE RACCONTA IL POTERE DELLA FINZIONE SUL WEB di Francesca Ventre – f.ventre@fsitaliane.it

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l potere dei social può essere straniante. Anche Claire, una donna di 50 anni, cede alle lusinghe della finzione in rete e si spaccia per una 25enne, sperando di conquistare un giovane (finto) coetaneo. Juliette Binoche è protagonista sul grande schermo con Il mio profilo migliore, diretto da Safy Nebbou, dal 24 ottobre al cinema. Conoscevi il romanzo di Camille Laurens da cui è tratto il film? Non l’avevo mai letto prima di scoprire la sceneggiatura. Avevo trovato la

costruzione della storia vertiginosa e non vedevo l’ora di scoprire se il libro conteneva lo stesso uragano di emozioni. Mi ha sorpreso molto la libertà di Safy, come si è appropriato della storia, e io stessa ho elaborato dei momenti che lui ha accettato di integrare nel copione con entusiasmo. Tradire un libro, qualunque esso sia, è necessario per passare al film, ma rileggerlo durante le riprese è stata una risorsa magnifica per ricordarmi un’emozione, un passaggio interiore. Mi è piaciuto incontrare la scrittrice,

Camille Laurens, che è venuta a trovarci sul set: è stata sincera, dolce e molto discreta. Che cosa ti ha affascinato di più in questa storia? La sua forma vertiginosa o il personaggio pieno di sfaccettature? La trama è appassionante e pericolosa! Quello che non si conosce rende curiosi. Per me è stato un tuffo in un mondo che non conoscevo bene, quello dei social network. Questa donna ha l’età che vuole avere e ci crede. Ci domandiamo come sia pos51


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sibile che una professoressa universitaria possa tutto d’un colpo utilizzare il suo iPhone come se fosse un’adolescente. Malgrado la sua cultura e la sua maturità, il suo desiderio di giovinezza persiste. La sensazione di abbandono sembra essere la causa scatenante della sua perdita di identità. Usa un falso profilo e riesce a dimenticare questa bugia, vivendo totalmente una nuova vita. Claire è un personaggio che cade e si rialza, poi crolla ancora. Ma nel dolore riesce a farcela... È solo quando finalmente tocca il fondo, quando ha perso ormai tutto, quando non si può più voltare verso il suo passato, che prende coscienza di sé. La vera sofferenza ricorda da vicino la morte, può essere travolgente, ma ci rende più umani. L'orgoglio non può salvarci: saremmo costretti a uccidere le nostre convinzioni e i nostri valori fondamentali. Se riusciamo a non farci schiacciare dalla sofferenza, questa può essere una vera guida interiore. All'inizio del film, Claire è vittima di due rifiuti, quello di suo marito e quello del suo giovane amante. La creazione di questo profilo migliore le consente di non uscirne sconfitta. Una prova d'amore la rafforza, ma poi la distrugge anche, perché piomba in uno stato di depressione, che però alla fine le consente di relazionarsi con la verità.

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Quanto è straniante per un'attrice interpretare una donna che, in un dato momento, non distingue più la realtà dalla finzione? Non è stata la prima volta. In Sils Maria, di Olivier Assayas, in Copia conforme, di Abbas Kiarostami, e in Storie - Racconto incompleto di diversi viaggi, di Michael Haneke, ho giocato con la realtà e la finzione. Un tema che appassiona molto i registi e diverte gli attori. Queste storie nella storia sono come uno specchio, ci aiutano a capire cosa facciamo. Il sessismo è un altro tema di questo film… Certamente. L’alter ego che lei si crea è giovane e bello. Il suo profilo migliore diventa il nemico numero uno, ma anche la forza che le permetterà di manipolare, godere e far parte della società da cui è stata espulsa. Non si tratta solo di ringiovanire grazie a una foto, ma di usare la giovinezza per riconquistare dignità. Accettare di perdere significa trovare un luogo dentro di sé in cui la felicità è vissuta in modo diverso. Un altro tema del film sono i social network e le relazioni pericolose che creano. Personalmente ho un profilo su Instagram: è un modo divertente di condividere con il mondo intero foto, pensieri e poesie. L'informazione brulica in ogni angolo della terra,

sembra che tutto vada molto veloce. Rifocalizzarci sulla nostra energia richiede saggezza e attenzione. Il mio profilo migliore regala uno sguardo molto acuto sulla psicologia femminile. È il ritratto di un personaggio complesso ma non complessato. Safy sa come parlare delle donne, la sfida non lo spaventa: è affascinato, anche se non è sicuro di capire fino in fondo il nostro mondo. Tu stessa, in questo film, sembri donare agli spettatori qualcosa di personale e di importante. È così? Un personaggio permette di esplorare una nuova parte di se stessi. L’idea di mettersi in pericolo, di non stare in una comfort zone, è per me necessaria. Anche se è vero che Claire, tra le donne che ho interpretato, è una di quelle con cui ho osato di più. A un certo punto è afflitta dalla tristezza, si lascia andare, ma i suoi capelli grigi non la infastidiscono più, perché si libera dalle sue vecchie paure. In quel momento comprendiamo il viaggio che ha fatto, gli stati d’animo che ha affrontato. Mi ha divertita il contrasto tra le diverse vite di Claire, anche se le scene con la psichiatra sono state molto complesse. È stato esaltante mostrare e sperimentare così tanti volti alla stessa età.


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QUELLE BRAVE RAGAZZE A TU PER TU CON MICHELA ANDREOZZI, REGISTA DELL'ACTION COMEDY CHE VEDE PROTAGONISTE AMBRA ANGIOLINI, SERENA ROSSI, SILVIA D’AMICO E ILENIA PASTORELLI di Gaspare Baglio

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aeta, anni ’80. Quattro donne in crisi provano a cambiare il corso delle loro vite armate di bigodini e pistole. Col coraggio di chi ha ben poco da perdere, decidono di travestirsi da uomini e di svaligiare la banca del paese. Ed è solo l’inizio di una serie di azioni spericolate, destinate a stravolgere per sempre il destino delle (ex?) Brave ragazze. Quella che sembra finzione è un fatto realmente accaduto trasformato in una divertente action comedy, nelle sale dal 10 ottobre. A dirigerla Michela Andreozzi, attrice, autrice, regista e conduttrice da sempre impegnata con e per le donne. A volte la realtà supera la fantasia… Ho preso ispirazione da una storia di cronaca francese degli anni ’80, intercettata casualmente su un magazine. Ci ho lavorato per anni, fino a che i tempi non sono stati maturi per parlare di girl power. Come definiresti le protagoniste? Quattro ragazze costrette dalla vita a fare azioni scorrette. Raccontate in modo ironico. Cosa rispondi a quelli che pensano che le donne non facciano mai squadra? L’abbiamo fatta sul set e nel film. Siamo qui per smentire questa diceria vetusta. Come hai scelto le attrici? Ho fatto un casting sulla base del temperamento. Ambra Angiolini è una fighter, Serena Rossi è accogliente, Silvia D’Amico smart e Ilenia Pastorelli imprevedibile. Corrispondono molto ai personaggi della storia. Caratteristiche che ho voluto sottolineare nella pellicola, anche se ce ne sono sicuramente altre che lascio tirare fuori al pubblico. Chi sono, oggi, le brave ragazze? Quelle che credono in se stesse, che vanno avanti senza spintarelle, che sanno chiedere aiuto al bisogno. Sono donne consapevoli che si fanno rispettare senza imporsi, proteggendo e tutelando la loro femminilità perché non hanno bisogno di travestirsi da uomini. Però nel film si travestono. Sono costrette, cavalcano un pregiudizio molto antico: riescono a farla franca per un bel po’ proprio perché il mondo pensa che le donne non siano in grado di fare determinate cose. Invece, nel bene e nel male, siamo in grado di fare tutto.

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Tornerai anche a teatro con Figlie di E.V.A., spettacolo in cui reciti insieme a Maria Grazia Cucinotta e Vittoria Belvedere. Abbiamo una super tournée in tutta Italia. Un altro progetto declinato al femminile, tema che mi sta a cuore e che cerco di sperimentare nella mia vita, circondandomi di donne.

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IN VIAGGIO CON

UNA DONNA NORMALE UN LAVORO CHE AMA, UN MARITO, UNA FIGLIA. L’ATTRICE SERENA AUTIERI SI RACCONTA CON SEMPLICITÀ SULLA POLTRONA DI UN FRECCIAROSSA Di Andrea Radic

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Roma ci vivo, Milano è la città degli incontri di lavoro, sempre viva e dinamica, Napoli è dove sono nata e cresciuta. Se devo dire dove è casa dico Napoli, sono donna del Sud. Abbiamo una sorta di cordone che non vogliamo mai tagliare e ci lega alla nostra origine. Per mio padre il Natale senza Capitone fritto non è Natale». Serena Autieri saluta il personale del FRECCIALounge di Milano e ci avviamo verso il Frecciarossa, destinazione Roma. Incede con grande eleganza, le persone la notano e riconoscono, ma è lontana da qua-

glie e marito o madre e figlia, cresce quando c’è questo scambio totale, importantissimo anche nel lavoro e nelle amicizie. In che cosa vorresti che il mondo migliorasse per quando tua figlia sarà adulta? Nel rispetto dell’ambiente: un pianeta più pulito ed ecosostenibile renderebbe più semplici molti altri aspetti. Una carriera, la tua, che parte dalla passione per la musica. La canzone è da sempre una mia grande passione, poi mi sono avvicinata al teatro. I miei genitori mi ci portavano spesso, a Napoli c’è una grande

piere scelte coerenti con la voglia di far uscire in tutto ciò che faccio la vera Serena, non scelgo per opportunità di apparire, ma sono decisioni dettate da una componente artistica. La Disney ti ha affidato l’importante parte canora di Elsa in Frozen. Una grande soddisfazione, volevo assolutamente quella parte. Feci l’audizione con molto impegno. Alla fine mio marito mi disse: «Mi spiace amore, non ti hanno presa». Io rimasi senza parole, ma poi: «Non è vero, la parte e tua», ed è partito un mio meraviglioso urlo.

lunque forma di divismo. «Per carità, sono una donna normale, con una vita normale, un lavoro, una figlia, un marito. Faccio la spesa e mi destreggio tra mille impegni come tutte le donne. Con nonne e amiche che magari ti aiutano a prendere la bambina a scuola. Mi piace essere vicina alla gente e far sapere loro quello che faccio». Che luogo è il treno per te? Con che spirito viaggi? Un po’ è diventato un ufficio, dove rispondere alle e-mail, un po’ un luogo della concentrazione: stacco il telefono e ascolto canzoni provando fra me e me, studio copioni, coccolata dal piacevole dondolio del treno. Osservando le persone in viaggio, mi capita anche di cogliere spunti lavorativi molto utili per interpretare certi personaggi. Poi a casa mia c’è una grande fan del treno, mia figlia Giulia: se le dico che viaggiamo in treno il suo «evviva» è un grido di felicità. Con Giulia sei mamma del Sud? Sono una mamma chioccia, attenta, che vuole avere tutto sotto controllo, però divento anche capace di lasciarle la possibilità di sbagliare, facendole sempre sapere che ci sono, ci siamo, per regalarle libertà. È più bello dare fiducia o riceverla? Entrambi direi, un rapporto tra mo-

tradizione, sono cresciuta a pane, musica e teatro. Nel tempo, poi, il lavoro ha deciso per me, ho ricevuto diverse proposte come attrice e imparato molto sul campo, continuando a studiare con corsi intensivi e seminari. Dopo sono tornata cantante, anzi “cantattrice”, con i musical, gli spettacoli, le esibizioni con orchestre importanti in televisione.

A novembre esce Frozen 2, dove sono nuovamente Elsa: una grande soddisfazione far parte della famiglia Disney. Cosa canti a Giulia per divertirla? A lei piacciono tutte le canzoni, ma le preferite sono quelle napoletane, le cantiamo assieme e ci divertiamo molto, con lei che mi chiede: «Mamma, che significa oje Bríggeta?» La famiglia cosa rappresenta per te? Sono le radici, quelle solide di un albero che, negli anni, può sopportare tempeste e vento, ma resta saldo. Radici fondamentali per la mia vita con i miei genitori e, da quando sono sposata con Enrico, anche con i miei suoceri, una coppia solida. Una bellezza e una forza che condivido con Enrico, una sintonia che cerchiamo di trasmettere a Giulia. Cosa non sopporti negli atteggiamenti delle persone? La cattiva educazione, mi infastidisce davvero. Quindi la mancanza di rispetto e di senso civico verso chiunque. Insomma, mi piacerebbe vivere in un mondo più ordinato e rispettoso. Quando tutto funziona, invece, sono più serena. Cosa apprezzi maggiormente, invece?

«La famiglia rappresenta le radici, quelle solide di un al­b ero che, negli anni, può sopportare tempeste e vento, ma resta saldo» Una rotondità artistica che si completa con il doppiaggio. Con che guizzo metti insieme tutto? Il teatro è il luogo che mi consente di unire le mie passioni: recitazione, canto, prosa, inclusa la danza. Tutti elementi dell’essere performer. Da quello arriva il resto, da Sanremo al cinema ai grandi eventi televisivi istituzionali, però quale che sia il progetto a cui prendo parte, non penso mai al contenitore ma a cosa mi darà artisticamente e mi consentirà di comunicare nella mia vita artistica. Cerco sempre di com-


Quando le persone sono dirette, trasparenti, ti dicono quello che pensano nel bene e nel male. Lo apprezzo molto e lo faccio io per prima a costo di andare a mio discapito, ma alla lunga è meglio così. Mi sono innamorata di mio marito perché è una persona vera e schietta, senza mai far finta di essere ciò che non è. In un mondo in cui tutti vogliono apparire, credo che essere diretti sia una buona chiave. Come mi dice sempre mia suocera «nessuno ci paga per dire la verità». Professionalmente che obiettivi ti poni?

Sempre mettermi in gioco, fare cose nuove, mai adagiarmi, voglio andare oltre, crescere e imparare. Sono molto esigente con me stessa. A metà ottobre la Festa del cinema a Roma…. Il cinema italiano è un’industria che ha bisogno di essere spinta e sostenuta, manifestazioni come la Festa del cinema di Roma o il Festival di Venezia sono molto importanti per contestualizzare questa arte. Roma è una città che ha dato tanto al cinema italiano. Giusto festeggiarlo lì,

nella sua vera casa, dandogli una luce bella e internazionale. Sei felice? Sono innamorata e ricambiata, ho una figlia sana, un lavoro che amo, i genitori con me. E poi sono napoletana, solare, vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Che potrei volere di più? Da bambina sapevi che avresti fatto l’attrice? Sì, nel mio cuore già lo sapevo. sautieri serena_autieri

Serena Autieri in Frecciarossa con il giornalista Andrea Radic

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© Marcella Miriello/AdobeStock

TURISMO

(CINE)TURISTA PER SEMPRE Il Castello di Agliè (TO), set di Elisa di Rivombrosa

SI DIFFONDONO I MOVIE TOUR NELLE LOCATION DI FILM E SERIE TV. MA IN ITALIA IL FENOMENO È UN GRATTA E VINCI DA SCOPRIRE E UNA RICCHEZZA DA VALORIZZARE di Luca Mattei - l.mattei@fsitaliane.it

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l flusso di viaggiatori verso i luoghi visti al cinema e in tv si sta rivelando una tendenza redditizia. Secondo una ricerca pubblicata a settembre dalla società di viaggi Expedia Group, Napoli ha registrato un incremento della domanda turistica, nel secondo trimestre 2019, di poco oltre il 25%, rispetto allo stesso periodo del 2018, grazie alle visite nelle location di Gomorra e L’amica Geniale. Risultato simile (quasi il 20% in più nei primi tre 58

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mesi del 2019) per Verona, set della fiction Mentre ero via, e per Abruzzo e Sicilia (intorno al 15%), regioni dove sono stati girati Il nome della Rosa e Il commissario Montalbano. Per identificare il fenomeno è entrato nell’uso linguistico quotidiano il termine cineturismo, neologismo coniato nel 2003 in occasione dell’Ischia Film Festival da Michelangelo Messina, direttore della kermesse e del Centro studi sul cineturismo. «Il

termine è un marchio registrato – ammette Messina – che però lasciamo utilizzare a tutti. Tuttavia è vittima di un misunderstanding: non è solo una produzione cinematografica sul territorio, come proclama qualche politico, ma un movimento di massa verso un luogo, la cui offerta turistica necessita però di essere sviluppata. Ciò in Italia non avviene ancora al meglio». Come promuoverlo allora? «Bisogna incentivare le produzioni, perché


vengano a girare sul territorio», consiglia Messina, «ma anche scegliere quali film possono avere un successo più duraturo del tempo delle riprese, stringere accordi commerciali tra produttori e istituzioni, enti e aziende locali, creare l’offerta turistica in base all’apprezzamento dell’opera». È indubbio che i viaggi verso location viste in sala e in tv siano stati realizzati prima ancora che fosse ideato il termine per identificarli. Già negli anni ’60 l’isola d'Ischia si riempiva per esempio di curiosi in visita presso il Castello, set del colossal Cleopatra, del 1963. Più recentemente, file di auto hanno raggiunto l’agriturismo di Chiusdino (SI), utilizzato per gli spot Mulino Bianco della Barilla a partire dal 1990, e l’isola di Procida per gli splendidi paesaggi visti nella pellicola Il Postino del 1994. «Il cineturismo – spiega il direttore – è sempre esistito ma ha cominciato a diventare un business negli anni ‘70, quando due professori americani di marketing territoriale, Roger Riley e Carlton S. Van Doren, hanno iniziato a chiedersi perché numerosi visitatori si recavano presso la Torre del Diavolo nel Wyoming dopo averla vista in Incontri ravvicinati del terzo tipo». Gli appassionati dei movie tour non sono una nicchia. Messina cita una ricerca inglese del 1996, redatta dal Tourism Board, secondo cui nel mondo una persona su cinque visita le location viste sul grande schermo, e uno studio americano dell’Association of Film Commissioners International del 2015 per cui i viaggi verso tali destinazioni generano un indotto di 240 miliardi di dollari. Inoltre, in base a un’analisi del 2016 della JFC, società di consulenza turistica, il cineturismo nel Belpaese genera un beneficio economico di quasi 262 milioni di euro. In ogni caso, a parte le sporadiche ricerche di alcune agenzie private, non esistono studi istituzionali sul contesto italiano. Per esempio, l’Istat non rileva la variabile cinematografica nell’ambito delle statistiche sul turismo. Alcuni casi confermati, seppur non recenti, possono dare però idea della portata del fenomeno. Nel 2004, intervistando i visitatori del Castello di Agliè (TO), ci si è resi conto che l’in-

cremento di biglietti venduti per l’ingresso, da diecimila a quasi 100mila, era dovuto al successo della fiction Elisa di Rivombrosa. Nel 2012, l'ufficio turistico del Comune di Castellabate (SA) ha registrato un aumento di visite al centro storico, da 3.600 nel 2010 a 12.400 nel 2011, grazie al successo di Benvenuti al Sud. Sempre nel 2012 è stato rilevato che dal 1998, anno di debutto de Il Commissario Montalbano, i turisti nel sud-est della Sicilia sono aumentati al ritmo del 12-14% l'anno, con bed&breakfast e agriturismi passati da 65 nel 2001 a 2.900 dieci anni dopo. Oggi, se si cerca su Google Vigata, un luogo inventato, si ottengono oltre 850mila risultati. Nel mondo digitale sono numerosi gli strumenti per avere informazioni sulle location, come l’app FVG Film Locations per il Friuli-Venezia Giulia, Torino città del cinema per il capoluogo piemontese e Ischia Film per l’isola campana. Tra i portali merita sicuramente una visita Italyformovies.it, realizzato dal ministero per i Beni e le Attività culturali. Secondo Messina il sito «è un grande passo in avanti, ma non offre uno schedario completo di tutte le 1.700 location italiane, perché sono inserite le produzioni che han-

no visto la collaborazione delle Film commission regionali e si tralasciano quelle indipendenti. Si ferma però solo all’aspetto informativo, manca quello commerciale, non c’è un modo per realizzare un movie tour o mettersi in contatto con chi li organizza». I margini di miglioramento nello sfruttamento del settore sono ampi. L’indotto economico, secondo Messina, va messo a sistema. «Ci si limita a offrire incentivi per girare film in Italia. Servirebbero invece dei tourism board, come quelli britannici, che facciano marketing territoriale e promuovano al meglio l’immagine del film e delle sue location, superando eventuali interessi e diritti delle produzioni». L’industria del turismo cinematografico sembra quasi un gratta e vinci, una possibile ricchezza sotto i nostri occhi che aspetta solo di essere scoperta. Il legame tra il territorio del Belpaese e la settima arte ha origini lontane, ma ha anche un campo lungo di fronte a sé da inquadrare. Servono registi in gamba, capaci di mostrare al mondo intero uno dei film più belli del cinema, l’Italia. cineturismo.it | italyformovies.it ischiafilmfestival.it

Una scena di Cleopatra sull’isola d'Ischia

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CIAK, SI VISITA

ALLA SCOPERTA DI NAPOLI TRA MOVIE TOUR E SET. DA SOPHIA LOREN A JULIA ROBERTS, DA MARCELLO MASTROIANNI E TOTÒ AL COMMISSARIO RICCIARDI. LA CITTÀ È PROTAGONISTA DI CENTINAIA DI FILM E FICTION TELEVISIVE, UN AMORE COMINCIATO NEL 1898 IN VIA TOLEDO CON I FRATELLI LUMIÈRE

© Anna Camerlingo

di Peppe Iannicelli

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l cinema e la televisione hanno spesso scelto Napoli per ambientare storie di grande successo. La città non è semplicemente un set ma diventa parte integrante dell’avvenimento, con location incredibili tutte da scoprire, dal centro storico alle periferie. Uno dei modi più interessanti per apprezzare Napoli è proprio il movie tour, una visita guidata la cui trama si sviluppa nei luoghi più iconici della città. Gli itinerari si snodano tra palazzi, strade, piazze, botteghe dove sono state ambientate storie del cinema e della televisione. Nel corso delle passeggiate, le guide raccontano queste location svelando anche piccoli curiosi retroscena. Per i set più particolari, intervengono pure narratori e attori che riproponendo la scena girata trasmettono l’emozione del ciak.


Il cast completo della serie tv I bastardi di Pizzofalcone. Sullo sfondo Palazzo Donn’Anna Courtesy Campania Movie Tour e Campania Film Commission

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© Leonid Andronov/AdobeStock

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Castel dell’Ovo

COSÌ PARLÒ BELLAVISTA La novità del momento è il movie tour dedicato a Luciano De Crescenzo. La recente scomparsa dell’ex ingegnere dell’Olivetti, diventato scrittore e filosofo di successo, ha rinfocolato l’amore verso i suoi libri e soprattutto verso il film Così parlò Bellavista. Una sequenza irresistibile di personaggi e scene che illustrano il pensiero filosofico del professore interpretato dallo stesso De Crescenzo.

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Il movie tour prende il via dal condominio di via Foria dove furono girate numerose scene del film, compresa quella nella quale Bellavista rimane prigioniero in ascensore con il milanesissimo Cazzaniga del quale, superando i pregiudizi, scoprirà l’umanità. A Castel dell’Ovo si rivive la scena dell’assistito al quale gli allievi di Bellavista tentano di carpire i numeri del lotto. Tra i pastori di San Gregorio Armeno si riflette sulla differenza tra “alberisti” e “presepisti”.

La Napoli di Bellavista è poi anche quella del “caffè sospeso”: l’avventore consuma un caffè e oltre a pagare il suo ne paga anche un altro per uno sconosciuto che così, pur non avendone la possibilità economica, potrà concedersi il piacere della bevanda. JULIA ROBERTS E DONNA SOPHIA Campania Movie Tour propone diversi itinerari nei quartieri più caratteristici della città del Vesuvio,


accompagnando i visitatori alla scoperta delle storie e dei personaggi che li hanno resi speciali. Superstar indiscussa Julia Roberts, protagonista del film diretto da Ryan Murphy, Mangia, prega, ama. La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo autobiografico di Elizabeth Gilbert, interpretata appunto dalla Roberts. Una donna di mezza età dopo un divorzio difficile viaggia alla ricerca del senso della vita. Fa tappa anche a Napoli dove, nel quartiere Forcella, mangia la pizza all’Antica pizzeria da Michele. Una scena cult che ha fatto diventare il piccolo locale meta di un pellegrinaggio incessante per gli amanti del cinema e

come il precedente, da Vittorio De Sica, tra il Maschio Angioino, piazza del Gesù Nuovo e piazza Bellini. A Palazzo Spinelli è stato invece ambientato Maccheroni, con Marcello Mastroianni e Jack Lemmon. TOTÒ, PRINCIPE DELLA SANITÀ Un’altra delle tappe più richieste dei movie tour è la casa natale di Antonio de Curtis, al civico 109 di via Santa Maria Antesaecula, nel cuore del quartiere Sanità. Durante il tragitto cinematografico in memoria del principe della risata, le guide si fanno aiutare dai residenti più anziani, sempre pronti a un raccontare qualche aneddoto ai turisti. L’indi-

Manfredi, intenti a rubare il tesoro del Patrono. NAPOLI STORIES Denuncia sociale e storie scandiscono altri movie tour molto richiesti. Allo Stadio Collana del Vomero e alla Sanità Nanni Loy girò alcune sequenze drammatiche de Le quattro giornate di Napoli, il racconto della liberazione della città dai nazisti. In piazza Mercato si muovono alcuni protagonisti de Le mani sulla città, lungometraggio con cui Francesco Rosi denuncia lo scempio urbanistico. Mi manda Picone, con Giancarlo Giannini e Lina Sastri, è ambientato tra la Sanità e l’Italsider di Bagnoli. Nella Vicaria si visitano invece i set

della Margherita o Marinara, le uniche due pizze servite. Lunghe file per scattare un selfie o assaggiare la specialità napoletana, mentre le guide raccontano i capricci da diva della Roberts durante le riprese. La pizza di Julia Roberts – così la chiamano gli americani – è buona quanto quelle che preparava Sophia Loren in uno dei sei episodi de L’oro di Napoli, girato da Vittorio De Sica nel 1954 con la sceneggiatura di Zavattini. «Si mangia e non si paga», grida Sophia per richiamare l’attenzione dei passanti nel quartiere di Materdei presso i locali della Pizzeria Starita, dov’è ambientata la scena. La bella pizzaiola purtroppo finisce nei guai per un anello smarrito in casa dell’amante, e la ricerca dell’anello coinvolge tutto il quartiere dove Roberto Rossellini girò Viaggio in Italia, il racconto della crisi esistenziale di una coppia statunitense sullo sfondo della Napoli martoriata del Dopoguerra. La sensualità della Loren ispira anche altri itinerari. Nel quartiere Sanità si visita il basso della contrabbandiera Adelina di Ieri, oggi, domani che per sfuggire al carcere continua a mettere al mondo figli con il marito Marcello Mastroianni stremato dalle fatiche procreative. La coppia Mastroianni-Loren torna con Matrimonio all’italiana, ispirato al capolavoro di Eduardo De Filippo Filumena Marturano e diretto,

menticato Totò era, infatti, generosissimo. Bussava di notte alla porta delle famiglie più povere per regalare denaro e sorrisi. Si visita poi il palazzo di Questi fantasmi, girato da Vittorio Castellani, dove compaiono anche il giovanissimo Lucio Dalla, Vittorio Gassman e Sophia Loren. La Chiesa dei Girolamini, via Duomo e Forcella sono invece il meraviglioso teatro di Operazione San Gennaro di Dino Risi. Protagonista una coppia di ladri dal cuore d’oro: Totò e Nino

de Il camorrista di Giuseppe Tornatore e, restando tra i criminali, ci si muove verso la Chiesa delle Anime del Purgatorio, dove è stato girato un episodio della celebre serie tv americana I Soprano. Bud Spencer, cresciuto nello stesso condominio di Luciano De Crescenzo, i furfanti li prendeva a pugni interpretando Piedone lo Sbirro, in pieno centro storico. Infine, piazza Cardinale Riario Sforza, filmata da John Turturro in Passione e da Terry Gilliam in The

Marcello Mastroianni e Jack Lemmon sul set di Maccheroni a Napoli Courtesy Campania Movie Tour e Campania Film Commission

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Wholly Family, è l’ambientazione di due storie che recuperano attraverso la musica e l’arte i caratteri genetici della napoletanità.

© Eduardo Castaldo

MADE IN CAMPANIA Negli ultimi anni la Regione Campania, guidata dal presidente Vincenzo De Luca, ha investito ben 21 milioni di euro per 144 produzioni, 46 festival, 34 rassegne e cinecircoli e 58 sale cinematografiche. Un importante contributo alla crescita di un comparto che valorizza i talenti, promuove le location, fa girare l’economia e crea occupazione. Tra i titoli più importanti prodotti ci sono In buona compagnia di Cristina Co-

mencini, Le origini di Marco D’Amore, Napoli velata di Ferzan Öpzetek e La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi. Molto suggestive, senz’altro da vedere, le opere di street art installate nel rione Luzzati ispirate a L’amica geniale di Elena Ferrante, grazie alla collaborazione tra Campania Film Commission e Museo Madre. Blindatissimo il set dove Saverio Costanzo sta girando la seconda serie, Storia del nuovo cognome, con i fan che al momento devono accontentarsi di visitare le location della Ferrante. Spopolano anche le fiction ispirate ai romanzi di Maurizio de Giovanni: infatti, dopo I ba-

Le riprese de L’amica geniale al molo San Vincenzo Courtesy Campania Movie Tour e Campania Film Commission 64

stardi di Pizzofalcone, sono in corso al Caffè Gambrinus, a piazza Plebiscito e in via Toledo le riprese de Il commissario Ricciardi, diretto da Alessandro D’Alatri. Mentre Edoardo De Angelis sta ancora cercando le location di un altro successo annunciato: Sueño bendito, dedicato all’ineguagliabile Diego Armando Maradona. Facile prevedere che il prossimo movie tour sarà colorato d’azzurro. morosofi.it campaniamovietour.com fcrc.it

NAPOLI 94 FRECCE AL GIORNO


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TRIESTE DA OSCAR

DA SALVATORES A HUGHES, SONO SEMPRE DI PIÙ I REGISTI CHE SCELGONO COME SET CINEMATOGRAFICO IL CAPOLUOGO GIULIANO di Elisa Grando

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rieste è da sempre città letteraria, protetta dal fascino dei grandi autori che hanno scritto e vissuto tra i suoi palazzi, da Italo Svevo a James Joyce, da Umberto Saba a Claudio Magris. Negli ultimi 20 anni, però, è diventata sempre di più anche città cinematografica, una location eccezionale per Piazza Unità D'Italia

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varietà di scorci, dalla collina al mare, per la monumentalità della sua architettura asburgica e la meraviglia di quella neoclassica, e per la perla sospesa nel tempo del Porto Vecchio, un gioiello di archeologia industriale che è un vero e proprio set a cielo aperto. Nel capoluogo giuliano sono stati

girati i film di Premi Oscar come Gabriele Salvatores e Giuseppe Tornatore, serie tv vendute in tutto il mondo, come La porta rossa, produzioni hollywoodiane e anche il campione assoluto degli incassi italiani, Checco Zalone, che lo scorso agosto ha ambientato tra piazza Unità d’Italia e piazza del Ponterosso alcune scene


© Lsantilli//AdobeStock

della sua nuova, attesissima commedia, Tolo tolo. Di conseguenza, è cresciuto il fenomeno del film-induced tourism, quel cineturismo che movimenta e attira visitatori nelle location immortalate dalla settima arte. Tanto che a Trieste, per iniziativa della Casa del Cinema, è nato il progetto Esterno/Giorno: un’offerta di passeggiate cinematografiche nei luoghi della città e della regione Friuli-Venezia Giulia che hanno ospitato i film e le serie tv più celebri ambientate sul territorio. L’idea è di unire come guide speciali un critico cinematografico e un professionista che ha lavorato sui set citati, per esempio un assistente alla regia o alla produzione, per svelare dall’interno tutti i segreti della

lavorazione di un film. La macchina dei set, a Trieste, del resto non si ferma mai: tra settembre e ottobre sono in corso in centro città le riprese di due diverse produzioni. Il debutto alla regia di Mauro Mancini Non odiare, con Alessandro Gassmann, per la prima volta ha aperto al cinema le porte della Sinagoga di Trieste, una delle più grandi d’Europa, seconda per dimensione solo a quella di Budapest. Riprese in corso anche per il sequel della serie Mediaset Il silenzio dell’acqua, con Giorgio Pasotti e Ambra Angiolini, girato fra due dei Comuni della costa triestina, Muggia e Duino. A novembre, invece, arriverà il Diabolik dei fratelli Manetti con Luca Marinelli, Valerio Mastandrea e Miriam Leone, che trasformerà la stazione marittima, lo storico hub dei passeggeri di navi che si staglia sulle centralissime Rive, in una spettacolare banca sul mare. Trieste, in realtà, è città di cinema da sempre: fra il Molo Audace e il Carso sono stati girati decine di titoli importanti, da Senilità (del 1962), tratto dal romanzo di Italo Svevo, diretto da Mauro Bolognini e interpretato da Claudia Cardinale, a Un anno di scuola (1977) di Franco Giraldi, da Giulia e Giulia (1987) di Peter Del Monte con Kathleen Turner a Va dove ti porta il cuore (1996) di Cristina Comencini, con Virna Lisi e Margherita Buy, dal romanzo di Susanna Tamaro. Alla stazione di Campo Marzio, nel 1970, Luchino Visconti ha girato una scena di Morte a Venezia, mentre Francis Ford Coppola ha scelto il Salone degli Incanti, l’ex Pescheria sulle Rive con le sue grandi navate e i finestroni sul golfo, per trasformarla nella newyorchese Ellis Island in Il padrino - Parte II. In termini quantitativi, però, il vero spartiacque della Trieste cinematografica è la nascita della Friuli Venezia Giulia Film Commission, nel 2001, l’ente che fa da trait d’union organizzativo e logistico fra le produzioni audiovisive e il territorio. Da allora non solo i film e le serie ambientate a Trieste si sono moltiplicate, ma i registi hanno scoperto anche punti di vista inediti sulla città per narrare

vicende di ogni genere, dalla commedia al fantastico, dal noir al crime movie. Non a caso la location più frequentata della città, con più di mille giornate totali di riprese, è il Porto Vecchio, un’area gigantesca di oltre 600mila m2 e 50 edifici, tra magazzini e palazzi amministrativi, costruiti tra il 1868 e il 1887. Questa zona, che fu il cuore pulsante del commercio della Trieste asburgica e dell’Impero, oggi è un’area doganale quasi totalmente dismessa ma di grandissimo fascino, scenario malleabile e versatile per film storici, d’azione, fantasy, spot commerciali e videoclip. Fra i suoi storici hangar sono stati girati L’immagine del desiderio di Bigas Luna, Il paziente inglese di Anthony Minghella, la saga Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, una scena della serie tv Gomorra 2, ma anche i video musicali di Fabri Fibra e Giuliano Palma. Ormeggiato accanto al Porto Vecchio c’è lo storico pontone Ursus, la gru galleggiante costruita nel 1913 e diventata una vera e propria icona della città anche grazie alla serie di Rai2 La porta rossa: dall’alto dei suoi tralicci di ferro il commissario fantasma Cagliostro, interpretato da Lino Guanciale, osserva pensoso la città, offrendo agli spettatori un colpo d’occhio inedito e mozzafiato. È stata proprio questa serie a far scoprire al grande pubblico televisivo la «scontrosa grazia» di Trieste, così come la definiva Umberto Saba, anche nei suoi luoghi più quotidiani, come l’imponente Palazzo di Giustizia voluto dagli Asburgo a fine ‘800, il quartiere popolare di Melara, l’elegante ex Palazzo Ras in piazza Repubblica, oggi restaurato da una grossa catena di hotel, o il Teatro lirico Giuseppe Verdi, il più antico della città, edificato fra il 1798 e il 1801. I due Bagni storici, La lanterna detto Il pedocin e il Bagno Ausonia, sono stati entrambi immortalati da Salvatores: nel nuovo film Tutto il mio folle amore, al cinema dal 24 ottobre, vedremo Claudio Santamaria cantare dal vivo Vincent di Don McLean a un ritrovo di ufficiali proprio sulla terrazza dell’Ausonia. Una Trieste ammaliante, dark e dal sapore europeo è invece raccontata

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© mitch/AdobeStock

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Pontone Ursus

da Tornatore in due diversi film: La sconosciuta con Ksenia Rappoport, tutto ambientato nella Trieste moderna tra viale XX settembre, il Giardino pubblico e piazza Oberdan, e La migliore offerta con Geoffrey Rush, nel quale in digitale, attraverso il green screen, ha trasformato l’incrocio tra via Galatti e la Chiesa evangelica luterana nella strada di accesso a una lussuosa villa in decadenza.

Con la stessa fantasia, il Palazzo del Governo in piazza Unità d’Italia è diventato per Tornatore il lussuoso ristorante de La migliore offerta, per Salvatores il Casinò di Montecarlo in Il ragazzo invisibile - Seconda generazione. Sempre in piazza Unità, Naomi Watts ha interpretato Lady Diana nel film di Oliver Hirschbiegel Diana - La storia segreta di Lady D: il Caffè degli Specchi, in questo caso, è diventato

© bepsphoto/AdobeStock

Sinagoga

il ristorante parigino dal quale la principessa è fuggita già inseguita dai paparazzi la notte della morte sotto il Ponte de l’Alma. Il salto definitivo di Trieste verso il grande pubblico internazionale arriverà però nel 2020: piazza Unità e il Castello di Miramare, con tanto di inseguimento in motoscafo, hanno fatto da sfondo alla commedia action hollywoodiana Come ti ammazzo il bodyguard 2 di Patrick Hughes, che uscirà al cinema il prossimo anno e ha portato in città star mondiali come Salma Hayek, Samuel L. Jackson e Antonio Banderas. casadelcinematrieste.it

TRIESTE 10 FRECCE AL GIORNO

SCIENCE+FICTION FESTIVAL Dal 29 ottobre al 3 novembre Trieste diventa capitale italiana della fantascienza con proiezioni e incontri organizzati dal Science+Fiction Festival. L’evento esplora le meraviglie del possibile in vari campi, dal cinema alla tv, dai new media alla letteratura, passando per fumetti, musica, arti visive e performative. Da non perdere i tre concorsi internazionali: il Premio Asteroide per il miglior film di registi emergenti a livello mondiale e i due Méliès d’argento, per il miglior lungometraggio e cortometraggio europei. L.M. sciencefictionfestival.org 68


PER IL CORPO E PER LA MENTE LE AMAVANO GIÀ I ROMANI, PER I QUALI LA PRATICA DEL BAGNO TERMALE ERA UN FENOMENO SOCIALE LEGATO ALL’IGIENE E ALLA SALUTE PUBBLICA. ORA LE TERME TORNANO DI MODA, LO CONFERMANO I DATI SUL TURISMO DEL BENESSERE

© Manuela Prossliner

di Marzia Dal Piai - a cura di vdgmagazine.it

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oncedere a se stessi e al proprio corpo una pausa è la necessità che spinge a desiderare una vacanza termale, soprattutto in autunno quando lo stress urbano comincia a rifarsi sentire e il clima si fa più fresco. L’effetto benefico delle acque calde e sulfuree, oggi come nell’antichità, è quasi un momento sacro, terapeutico, una sorta di purificazione del corpo e dell’anima. Della nascita delle terme parlano anche leggende e miti: Saturnia, ad esempio, si narra sia stata creata dal dio Saturno che, adirato per la litigiosità degli esseri umani, scagliò un fulmine dando origine a un cratere dal quale iniziò a zampillare acqua tiepida spargendo vapori nell’aria. Leggende a parte, sappiamo per certo che alberghi con terme e spa trionfano un po’ ovunque e numerosi hotel del Belpaese si sono riorganizzati passando dal consolidato binomio cibo e arte al trinomio

Adler Spa Resort Balance Dolimites-Val Gardena 69


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cucina, cultura e benessere. Molte strutture, inoltre, forniscono trattamenti mirati per gli sportivi e sta crescendo sempre di più il filone bici+terme, per rilassarsi e coccolarsi in spa dopo le imprese su due ruote. Se le località baciate dalla fortuna di avere fonti termali naturali sfruttano ovviamente questa felice condizione, le altre si stanno evolvendo proponendo trattamenti innovativi per combattere disturbi come insonnia e stress, dovuti alla vita frenetica. A questo si aggiunge il proliferare di iniziative e start up che propongono pacchetti turistici specializzati, servizi online di medical tourism e informazioni sui centri di cura e indicazioni su dove mangiare e cosa visitare nei dintorni. C’è poi chi punta a svincolare l’immagine delle destinazioni termali da luoghi di cura a location romantiche, adatte alle coppie e ai giovani in ogni periodo dell’anno.

BENEFICI DELLE TERME Da nord a sud molteplici località italiane sfruttano i doni della terra e delle acque termali. Ogni luogo ha caratteristiche specifiche, ci sono acque solfate, indicate per trattare i disturbi del fegato, dell’apparato digerente e gastrointestinale, sulfuree, utilizzate per il trattamento di problemi respiratori, cutanei e dermatologici o legati all’osteoporosi, e cloruro-sodiche, ottime per ossa, articolazioni e circolazione, ma anche per alleviare disturbi respiratori e digestivi. Poi ci sono le acque radioattive, con elementi naturalmente presenti perché derivati da rocce e minerali. Per esempio le salso-bromo-iodiche, di origine salina, ricche di cloruro di sodio, iodio e bromo, sono ideali per chi soffre di problemi osteoarticolari, cutanei e ginecologici. Le acque bicarbonate sono invece consigliate per sistemare la digestione e disintossicare il fegato.

© Stefano Scatà

Relais Borgo Pignano, tra Volterra (PI) e San Gimignano (SI), ricavato da un’antica tenuta agricola

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METE HEALTHY Prima tappa in provincia di Padova, ad Abano e Montegrotto Terme. Le acque termali del bacino Euganeo sgorgano a 87°C dopo un lungo viaggio sotterraneo dai Monti Lessini durante il quale, a due, tremila metri di profondità, si arricchiscono di sali minerali. La balneoterapia sfrutta queste acque e le loro proprietà per la prevenzione e il trattamento di alcune problematiche dell’organismo legate soprattutto a dolori diffusi e a problemi venosi e linfatici. L’Hotel Bristol Buja di Abano offre un triplice percorso attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Un must per curare i dolori osteoarticolari attraverso una terapia del tutto naturale e priva di effetti collaterali, ma anche per lesioni cartilaginee e postumi da traumi sportivi, grazie al suo effetto decontratturante. La fango-balneoterapia è anche un ottimo coadiuvante nel trattamento della cellulite e dell’invecchiamento cutaneo. Più a nord, a Merano, le terme fresche di restyling sorgono proprio nel cuore della località altoatesina. Qui le acque sono appropriate in caso di rinite allergica e patologie delle vie respiratorie, grazie alle proposte di aerosol e inalazioni, mentre il bagno e l’idromassaggio

termale viene in soccorso ai disturbi reumatici, articolari e circolatori. La preziosa acqua si ritrova anche nella linea cosmetica di Terme Merano, per uno shopping che fa bene alla salute come l’assaggio o l’acquisto dei prodotti tipici del territorio: dalla mela all’uva, dalla stella alpina all’olivello spinoso. SOLLIEVO PER LA PELLE Per psoriasi, dermatite e dermatite atopica nei bambini, il luogo più indicato è Comano, in Trentino. Grazie alle sue acque dalle proprietà antinfiammatorie, lenitive, emollienti, idratanti e rigeneratrici e ai relativi trattamenti, si riducono prurito e arrossamento. I bambini possono effettuare le cure termali a partire dagli otto mesi di vita. Un’altra regione del benessere è la Toscana, meta spesso preferita per la cucina e i paesaggi bucolici, ma anche per le sue terme. Il resort Fonteverde Spa di San Casciano dei Bagni (SI), villa medicea immersa nel verde della Val d’Orcia, offre cinquemila m2 di spa e servizi ad hoc per chi ha problemi all’apparato digerente, ai reni e alla pelle. La terapia idropinica favorisce infatti il corretto funzionamento gastro-intestinale e le terapie inalatorie 71


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sono indicate per le infiammazioni croniche dell’apparato respiratorio e delle prime vie aeree. Una vera chicca, poi, è la grotta termale dell’Hotel Grotta Giusti di Monsummano Terme (PT). Una villa ottocentesca dotata di una cavità millenaria che si estende per oltre 200 metri nel sottosuolo del resort. Imperdibile lo spa diving nelle cavità sommerse rimaste segrete per secoli. Restando in zona, l’Adler Spa Resort Thermae di Bagno Vignoni offre un centro benessere e medico e una piscina semi olimpionica con wild river, la cui acqua a 36°C arriva direttamente dalla profondità della terra. Nella struttura è attivo un laboratorio di analisi specialistiche e un team di professionisti della salute, con proposte che vanno dall’ayurveda alla vinoterapia. Nel Lazio terme fa rima con Fiuggi (FR), località famosa per le sue acque oligominerali, poverissime di sali minerali. Qui si prediligono cure idropiniche, con un centro inalazioni, uno per la voce e uno di massoterapia. Si trattano, in particolare, patologie dell’apparato urinario e respiratorio. Infine, salpando per Ischia (NA) c’è l’imbarazzo

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della scelta. Qui una trentina di sorgenti termali, benché presentino sensibili differenze, appartengono a una sola classe: la salino-alcalina. Come suggerisce il nome, favoriscono l’alcalinizzazione del sangue, facilitando il processo di cicatrizzazione, e sono indicate anche per combattere reumatismi cronici, anemia, stipsi e malattie delle ovaie. SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE I trattamenti termali fanno bene, lo dice anche il Ministero della Salute, tanto che il Servizio sanitario nazionale riconosce per ogni assistito un ciclo di cure termali nell’anno legale, da effettuarsi in un unico periodo. Si può dunque accedere alle cure termali in hotel con la prescrizione del medico curante: l’impegnativa consente di effettuare un ciclo di cure, inclusa la visita medica, pagando soltanto il ticket sanitario, se non esenti. Non tutte le strutture termali o i trattamenti sono in esenzione, per cui è meglio informarsi prima di prenotare il proprio soggiorno.


© Carlos Solito

GHOST TOWNS

Pentedattilo (RC), il borgo “dalle cinque dita”/the village “with the five fingers”

ALLUVIONI, TERREMOTI E FRANE HANNO SVUOTATO NEL TEMPO MOLTI BORGHI D‘ITALIA, DALLA CALABRIA ALLA BRIANZA. AVVOLTI NEL SILENZIO, TRA CASTELLI, CHIESE E CASE INABITATE, SONO ORA META DI UN TURISMO INSOLITO di Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it

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olti li conoscono, molti no, qualcuno si ricorda di esserci passato, di averli visti, ma senza molte certezze. È l’effetto fantasma che suscitano tanti (il numero è volatile) paesi inabitati sparsi per l’Italia. Si può quindi pensare a un festeggiamento di Halloween alternativo e tutto nostrano, in giro alla scoperta di questi luoghi deserti. Tra dirupi e rocce, in zone colpite da frane o dissesti naturali, ecco che fluttuano agglomerati di case, dove non risiede più nessuno, brandelli di mura e chiese. Questo viaggio fatto di silenzi inizia a sud, dove si trovano la maggior parte di queste realtà. Lasciato alle spalle un mare azzurro come pochi, fa da scenografia 73


© Carlos Solito

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Roghudi Vecchio (RC), paese arroccato dell’Aspromonte/a cliff-side village in the Aspromonte

OVER THE YEARS, FLOODS, EARTHQUAKES AND LANDSLIDES HAVE LED TO THE ABANDOMENT OF A LOT OF ITALY’S VILLAGES, FROM CALABRIA TO BRIANZA. WITH CASTLES, CHURCHES AND EMPTY HOUSES SURROUNDED BY SILENCE, THEY HAVE BECOME THE SUBJECT OF AN UNUSUAL KIND OF TOURISM

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any people know them, many do not, and some people think they remember being there and seeing them, but they are not entirely sure. That is the ghost effect caused by the large

number (the exact amount keeps changing) of uninhabited towns all across Italy. So, you could even come up with an alternative Halloween celebration, an entirely home-grown one, going around discovering these deserted places. Nestled between cliffs and rocks, in areas hit by landslides or natural instability, there waver groups of houses, where nobody lives any more, the remains of walls and churches. This journey composed of silences begins in the south, where most of these cases are found. If we leave an improbably blue sea behind us, a land that is starved of green is the natural setting for the first two destinations. It is the Aspromonte which, with streams and dirt roads, houses uninhabited places, like Pentedattilo, an outlying part of Melito Porto Salvo (Reggio di Calabria). The place's name, derived from Greek, refers to the shape of the rock which frames the village: it looks like the five fingers on a hand. The centre is crumbling, but for the moment is hanging on. Its origins go back to Byzantine times, and at the end of the 17 th century came

© Alessandrodc/AdobeStock

Monterano (RM), paese fantasma del Lazio/ghost town in Lazio

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la rapì, sposandola contro la sua volontà. Poi i terremoti, tra cui quello tragico del 1908, e l’alluvione negli anni ’50 ne decretarono l’abbandono finale. È proprio questo che ora crea attrazione, con i turisti interessati a visitare i resti di alcune chiese e del castello stesso. La seconda vita del borgo è data anche da iniziative come il Pentedattilo Film Festival dedicato ai cortometraggi. A pochi chilometri di distanza, che però non ci si deve illudere di percorrere in poco tempo lungo strette strade di montagna, ecco Roghudi Vecchio, dove si respira l’aria della Magna Grecia. È un borgo vuoto che gode di una posizione mozzafiato sulla fiumara Amendolea, tipi-

© Carlos Solito

naturale alle prossime due mete una terra anoressica di verde. È l’Aspromonte che, tra fiumare e strade sterrate, custodisce centri disabitati, come Pentedattilo, una frazione di Melito Porto Salvo (RC). L’etimologia dal greco si riferisce alla forma della roccia simile alle cinque dita di una mano, che fa da cornice al conglomerato. Il centro si sta sgretolando, ma per ora sopravvive tenace. Le sue origini risalgono all’epoca bizantina e alla fine del 1600 si colloca l’immancabile storia locale: un amore non corrisposto, anzi violento. Nella notte di Pasqua del 1686 il barone Abenavoli, poiché dal nobile del posto non gli fu concessa in sposa la figlia Antonietta Alberti,

Craco (MT), borgo solitario della Basilicata/isolated village in Basilicata

the inevitable local story of an unreciprocated, violent even, love story. On the night of Easter Sunday 1686, Baron Abenavoli, after being refused the hand in marriage of the daughter of the local lord of the manor, Antonietta Alberti, kidnapped her and married her against her wishes. Then came the earthquakes, including the tragic one in 1908, and the flood which sentenced it to final abandonment. This is what attracts visitors, with tourists interested in visiting the remains of a few churches and the castle. The village’s second life has also come from programmes like the Pentedattilo Film Festival for short films. A few kilometres away, but not a distance that anybody should kid themselves can be covered quickly because of the narrow mountain roads, we come to Roghudi Vecchio, where there is an atmosphere of Magna Grecia. An empty village, it has a breath-taking view over the Amendolea, a stream typical of the kind found in the region. The buildings are now sparse, because of two big floods in the 1970s. Water is scarce here, but

when it flows, it suddenly and inexorably fills the wide stone watercourses. The stone of the ground blends in with the few buildings still standing, in defiance of the precipitous inclines. On the walls of the buildings you can still see the nails that held ropes which were attached to children’s ankles so that they didn’t fall when distracted while playing. That may seem a harsh thing to do, but it was done to prevent something worse – death. It feels almost as if one can still hear the cries of these innocent victims rising from the depths. The next stops on our tour are, paradoxically, in the province of Matera, the European Cultural Capital for 2019, which for twenty years has seen the rebirth of the buildings in the Sassi area, places that are certainly are not about to disappear. Hiding away a few dozen kilometres from the city is Craco. Its strategic position on a cliff became a liability over time, after a landslide made it unreachable. It is a ghostly, white place which easily lends itself to being used for filming. Amongst others, Francesco Rosi used it to shoot a scene of 75


TRAVEL

bile tra gli anni Sessanta e Settanta. Luogo spettrale, candido, si presta facilmente a essere scelto come set cinematografico. Francesco Rosi, tra gli altri, girò qui un episodio di Cristo si è fermato a Eboli. Sempre in Basilicata non è da trascurare Tursi, un borgo del V secolo d.C. circondato da burroni e calanchi. Il nucleo più antico è la Rabatana, ma saranno i Bizantini a denominarlo Tursikon, in ricordo del fondatore Turcico. Il paese visse un periodo di grande sviluppo grazie a un breve dominio saraceno e più tardi, nel XIV secolo, arrivò a contare diecimila abitanti. Raccontano storie simili, ma non identiche, alcuni luoghi d’Abruzzo. Un esempio su tutti è Gessopalena (CH). Deve il suo nome al gesso, il minerale che compone lo sperone su cui sorge e che fu estratto per secoli nella zona. Già frequentato in epoca preromana, visse un lento abbandono, a differenza di altri. Subì lo spopolamento dalla fine dell’800 a tutto il ’900. Il 21 gennaio 1944, poi, qui si consumò l’episodio più terribile: l’ecci© Matteo Gianotti/AdobeStock

co corso d’acqua della regione. Le abitazioni sono ormai solitarie, a causa di due gravi alluvioni degli anni ’70. Qui l’acqua scarseggia, ma quando c’è, riempie d’improvviso e inarrestabile questi ampi letti di pietre. La roccia naturale si confonde con le poche palazzine superstiti, che sfidano gli strapiombi. Sulle pareti degli edifici si conservano ancora i chiodi a cui erano legate le corde che tenevano per le caviglie i bambini perché non cadessero giù, distratti dal gioco. Una pratica che può apparire rude, pensata però per evitare il pericolo più grave, la morte. Sarà solo per suggestione, ma i lamenti di alcune vittime innocenti sembrano risalire ancora dai dirupi. Le prossime tappe sono, per paradosso, in provincia di Matera, Capitale europea della Cultura 2019, che da una ventina d’anni ha ripreso vita nei Sassi, strutture di certo non evanescenti. A qualche decina di chilometri dal centro lucano si nasconde Craco. La sua posizione strategica su una rupe è diventata nel tempo una condanna, dopo che il progredire di una frana la rese irraggiungi-

Consonno (LC), in Brianza, la città del gioco abbandonata/in Brianza, the abandoned gambling centre

Christ Stopped at Eboli. Still in Basilicata, Tursi is worth a visit, a fifth century village surrounded by gorges and ravines. The oldest part is the Rabatana, but it was the Byzantines who called it Tursikon, in memory of its founder, Turcico. The town went through a time of considerable development with a brief Saracen occupation and later, in the 14th century, as many as ten thousand people lived there. There are places in Abruzzo with similar, but not identical, histories. One example that stands out is Gessopalena (Chieti). It owes its name to chalk, the mineral that makes up the spur that it stands on and which for centuries was extracted in the area. Already inhabited in the pre-Roman era, it went through a period of slow abandonment, in contrast to other places. It went through this process of depopulation from the end of the 19th century and throughout the 20th century. Then, 76

on 21 January 1944, came the most terrible episode in its history: the Nazi massacre at Sant’Agata, an act of appalling violence that caused 42 deaths. In the middle of Italy, we should not forget Civita di Bagnoregio (Viterbo), which is often called “the town that is dying”. The centre, which goes back 2500 years, and is reached by a long bridge, was gradually abandoned, largely because of the collapse of the cliffs that it sits upon. Life there continues despite the belief that there are ghostly presences, thanks to restaurants, bars and B&Bs which are useful for people who want to stay there for a few days. Still in the Lazio area, one place which is especially fascinating is Monterano (Rome), which was the location used by some cult Italian films likeCops and Robbers e Il marchese del Grillo. It is fun to imagine the amusing actors, the duo Totò and Aldo Fabrizi, or Alberto Sordi, roaming around here.


dio nazista di Sant’Agata, atroce violenza che provocò 42 vittime. Al centro della Penisola, non si può dimenticare Civita di Bagnoregio (VT), spesso ricordata come “la città che muore”. Il centro, che vanta 2.500 anni di storia, a cui si arriva percorrendo un lungo ponte, è stato abbandonato via via soprattutto a causa dei crolli della rupe su cui poggia. La vita continua nonostante presunte presenze non corporee, grazie a ristoranti, locali e B&B utili a chi vuole fermarsi per qualche giorno. Sempre nel Lazio, ha un fascino particolare Monterano (RM), set cinematografico di film cult italiani, come Guardie e ladri e Il marchese del Grillo. È divertente immaginare i simpatici interpreti, la coppia Totò e Aldo Fabrizi o Alberto Sordi che si aggirano in questi spazi. A nord, in provincia di Bolzano, come un miraggio appare isolato al centro del lago di Resia un campanile del 1355, l’unico elemento di Curon Venosta ancora visibile. La causa dell’affondamento è la costruzione di una diga che nel 1950 costrinse i pochi abitanti rimasti ad andarsene, contro il proprio volere. Oggi è anche una zona di

turismo invernale, che fa capo al nuovo paese sorto su una collina che domina lo specchio d’acqua. Il tour tra gli spettri si conclude in una cittadina due volte abbandonata. Sarebbe dovuta essere, infatti, una meta per scommettitori e giocatori la piccola Las Vegas di Consonno (LC), frazione di Olginate in Brianza, costruita in un borgo di cui oggi rimangono la chiesa di San Maurizio, la casa del cappellano e il cimitero. Strani edifici degli anni ’60, una galleria dalle fogge arabeggianti e pagode cinesi destinati ad accogliere slot machine e fiches, grazie invece al prevalere della natura sull’uomo e i suoi vizi, rimasero isolati da una frana nel 1976. Di questo mostro dell’azzardo, l’Associazione di Consonno ne ha fatto anni dopo un luogo di visita ed eventi, di solito a Pasquetta e il 1° maggio, e lo ha reso più accogliente con un bar, La Spinada, attivo la domenica e i festivi. È opportuno precisare che la zona è per la maggior parte proprietà privata e che gli edifici in degrado sono pericolanti. I mortali devono accedere quindi con cautela. Per i fantasmi, esseri impalpabili, invece nessuna precauzione e nessun piano di sicurezza.

© michelangeloop/AdobeStock

Il campanile sommerso di Curon Venosta (BZ)/The submerged bell tower at Curon Venosta (Bolzano)

In the north, in the province of Bolzano, a bell tower dating from 1355 appears like a mirage in the centre of Lake Reschen, and is the only part of Curon Venosta still visible. The cause of the flooding was the building of a dam that in 1950 obliged the few remaining inhabitants to leave, against their will. It is now an area of winter tourism that focuses on the new village that grew up on a hill overlooking the lake. Our tour of ghost towns ends in a town that has been abandoned twice. Consonno (Lecco), which belongs to Olginate in the Brianza area, was to have been the site of a mini Las Vegas for gamblers, and was built in a village of which only the church of San Maurizio, the priest’s house and the cemetery still remain. But

the strange 1960s buildings, a gallery with Arabesque swirls and Chinese pagodas that were to have held slot machines and gambling chips, instead fell foul to nature’s dominance over man and were left cut off by a landslide in 1976. Years later, the Consonno Association made this gambling monstrosity a place to visit and hold events, normally on Easter Monday and May 1st, and made it more welcoming with a bar, La Spinada, that is open on Sundays and public holidays. It is worth noting that most of the area is privately owned and the buildings are falling apart, and dangerous. So, mortals should proceed with caution. Whereas ghosts are insubstantial, and so no warning is provided for them, and no safety plan is required. 77


TRAVEL

ON THE

RAIL

CINEMA, LETTERATURA E FERROVIA SONO UN TUTT’UNO. E IL TRENO UN COMPAGNO DI VIAGGIO PER LA VITA

© Nadia Terranova

di Nadia Terranova - nadiaterra@alice.it nadiaterranova [Scrittrice, finalista al Premio Strega 2019 con Addio fantasmi]

Il mare dal finestrino del treno, vicino Alassio (SV) 78


U

na persona a me molto cara è cresciuta in un appartamento che si affaccia su un deposito ferroviario. Quando mi sporgo dal balcone di quella sua casa d’infanzia e vedo i binari, i vagoni fermi, la vegetazione incolta tutt’intorno, mi viene voglia di essere una regista e di cominciare a girare, perché le parole mi sembrano insufficienti per raccontare un bambino che osserva i treni di notte e di giorno, a riposo e quando si svegliano, ripartono e ricominciano, e poi ancora quando rientrano stanchi e sbuffano e infine si zittiscono. Esiste un’immagine

zione. Il viaggio in treno, per la mia scrittura, è come una clessidra: a seconda della durata scelgo su cosa lavorare, faccio una previsione astrale, una proiezione, e allora mi isolo dal resto dei viaggiatori. Mi isolo da tutto tranne che dal finestrino, soprattutto nei tratti che costeggiano il mare, come in Calabria e in Liguria, dove mi lascio sorprendere dalla meraviglia. Quando il treno corre vicino all’acqua e sembra che da un momento all’altro io possa spaccare il vetro e tuffarmi senza fermare la corsa, allora mi vengono in mente una canzone, Incontro di Guccini («e pensavo,

vissuto in case che guardano i binari. Vivere vicino, se non dentro una stazione è la cosa più simile alla letteratura e al cinema che mi viene in mente: si fanno moltissimi viaggi restando fermi. Una volta a questo ferroviere in pensione ho regalato Il casellante, un libro di Andrea Camilleri. Prima o poi, io e l’uomo a me caro dovremmo rivedere insieme Il ferroviere, il film di Pietro Germi, lo diciamo spesso. Ci sono sempre un film o un libro che raccontano l’Italia attraverso i treni, ed è giusto che sia così. Né l’uomo a me caro né suo padre si stupiscono che io scriva così

più cinematografica? Vorrei essere capace di fare un film, non solo di vederli. Intanto, quella scena l’ho già fermata su pagina. È solo un caso che io non stia scrivendo queste righe su una poltroncina dentro un vagone, uno scompartimento: mi accade spesso, per pragmaticità e per una forma disperata di romanticismo, di inventarmi una scrivania su rotaie. Nell’ultimo anno, da quando è uscito il mio nuovo romanzo e sono stata invitata a raccontarlo in giro per l’Italia, il luogo che mi ha permesso di non perdere il contatto con la parte più intima e fondamentale del mio lavoro è stato proprio il treno. Tutto inizia con il rumore di una porta che si chiude, un fischio, una partenza, poi tutto finisce con una stazione d’arrivo, un rallentamento, una discesa veloce sperando di non aver dimenticato nulla per la fretta oppure per colpa di quel desiderio, neppure tanto inconscio, di non voler mai davvero arrivare. Come sa bene ogni viaggiatore che si possa definire tale, il percorso conta almeno quanto le tappe. Per chi scrive, poi, tra la partenza e l’arrivo c’è tutto, c’è il tempo per scrivere mezzo capitolo oppure uno intero, un articolo, una prefa-

dondolato dal vagone: cara amica il tempo prende, il tempo dà»), e un racconto, Il mare colore del vino di Leonardo Sciascia. In quella storia, un bambino interrompe il chiacchiericcio tra compagni di viaggio e attribuisce al mare uno strano colore (in realtà «il mare colore del vino» è un’espressione omerica, ma quest’acqua vinaccia qualcuno, me compresa, giura di averla vista per davvero). Di solito, nel momento in cui il mare appare dal finestrino, alzo gli occhi da quello che sto scrivendo e scatto una foto. Ritrae sempre una massa liquida blu, a volte limpida, a volte increspata, a volte colore del vino, e un pezzo di ferrovia; a guardare bene, nella foto si scorgono sempre un alone o una chiazza di umidità sul vetro. Di solito, quella foto la mando alla persona cara cresciuta nella casa che guarda i treni. È il momento in cui penso alla sua infanzia, ai rumori che l’hanno costellata: per un bambino, la compagnia di un treno che dorme può essere un sogno, un compagno di viaggio per la notte. Il padre di quest’uomo al quale voglio bene ha fatto il ferroviere per tutta la vita, è a sua volta figlio di un ferroviere e ha sempre

bene in treno. Sanno che tra ferrovia, cinema e letteratura c’è una distanza piccolissima, a volte nulla. Sanno che ho scritto l’ultima pagina della prima stesura del mio ultimo romanzo, Addio fantasmi, l’11 febbraio 2018, nell’area silenziosa di un treno che mi riportava a Roma. Sanno che quando sono in viaggio non mi sto allontanando dalla scrittura ma la sto attraversando, in modo mobile e misterioso agli altri e, il più delle volte, anche a me stessa.

Einaudi, pp. 208 € 17

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UN TRENO DI LIBRI

Invito alla lettura di Alberto Brandani [Presidente giuria letteraria Premio Internazionale Elba-Brignetti]

In viaggio con il Prof

FRANCESCO E IL SULTANO

N

el giugno 1219 Francesco d’Assisi trentasettenne parte per nave alla volta dell’Oriente e si lancia in una impresa disperata insieme al fidato frate Illuminato. Raggiungere Damietta assediata dai crociati e incontrare il Sultano d’Egitto. Questo il vero incipit del romanzo storico di Ernesto Ferrero Francesco e il Sultano, nelle librerie dal 24 settembre. Ma il suo autore ci ha lavorato per anni con la cura paziente di un artigiano mai contento e sempre pronto a rimettersi in discussione. Un romanzo storico, un romanzo biografico, ma anche un romanzo corale di viandanti sempre in movimento, di eterni pellegrini agitati da una sete di assoluto, sempre in viaggio per l’Italia, l’Europa, l’Oriente. Ma lo si può anche definire un romanzo d’avventura, di cui ha pure il ritmo, e non solo perché è ambientato per buona parte in Egitto e in Palestina, dove è in corso una guerra feroce, in cui gli eserciti cristiani assediano Damietta. Quella che Francesco propone, in primo luogo a sé stesso, è l’avventura di una sfida estrema, sorretta da una tensione che non ammette soste: è il dono totale di sé agli altri, la sottomissione ad ogni creatura

vivente. Francesco è un santo itinerante, sempre in marcia verso qualcosa, insoddisfatto di sé, al centro di una vicenda collettiva che è la vera protagonista della storia. Un Medioevo formicolante di personaggi memorabili viene colto nella sua complessità e nelle sue mille sfaccettature come se fosse ripreso dall’alto, da un drone. Il romanzo restituisce il Francesco mistico e rarefatto degli affreschi della basilica di Assisi alla sua fisicità, al linguaggio del corpo, al lavoro manuale che tanto lo appassiona, e che a lui sembra «un buon modo di parlare con Dio». La sua fisicità erompe nell’assoluta novità della sua predicazione, fatta anche di canto e di danza. Geniale uomo di spettacolo e oggi diremmo maestro di comunicazione. La sua fede non è intellettuale o libresca, ma nasce direttamente dalla corporalità, dall’amore per l’uomo così com’è, dalla misericordia, dal rifiuto di giudicare. Ma il romanzo racconta anche la storia di un tradimento e di una contraffazione. Un tradimento che arriva ad attribuire a Francesco, per mano di Bonaventura da Bagnoregio - diventato suo biografo ufficiale - un gesto aggressivo e così poco francescano quale l’aver sfidato il Sultano alla pro-

va del fuoco, poi dipinta da Giotto o da chi per lui ad Assisi. Questo falso d’autore forse nasconde la dirompente novità di un dialogo fatto di rispetto e di comprensione reciproca che avrebbe potuto cambiare il corso della storia e che il romanzo prova a ricostruire. Il mare della storia fluisce verso il lettore e lo conduce nel porto del dialogo tra le grandi religioni.

Ernesto Ferrero, Einaudi, pp. 208 € 18,50

E FU SUBITO DIALOGO

Damietta, 1219: Francesco dal sultano al-Malik al-Kamil. Roma, 13 marzo 2013: papa Bergoglio prende il nome di Francesco. Abu Dhabi, 4 febbraio 2019: papa Francesco incontra il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb. Lugano, 16 febbraio 2019: lectio magistralis di padre Mauro Jöhri, a 800 anni dall’incontro di San Francesco con il sultano al-Malik al-Kamil. Assisi, 29 marzo 2019: passaggio del testimone della Lampada della pace dalla cancelliera tedesca Angela Merkel al re di Giordania Abdallah II. Marocco, 30 marzo 2019: visita apostolica di papa Francesco. Mozambico, Madagascar e Maurizio, 4-10 settembre 2019: visita apostolica di papa Francesco. 81


UN TRENO DI LIBRI

Un assaggio di lettura BRANI TRATTI DA FRANCESCO E IL SULTANO

CAPITOLO PRIMO in cui eccellentissimi pittori sono chiamati ad Assisi per affrontare un’impresa mai tentata Il fuoco l’avevano dipinto per ultimo. Calava la sera, sulla Basilica superiore. Le ombre si stavano mangiando anche la quarta campata della parete nord e l’intonaco asciugava troppo in fretta. Lavoravano dall’alba, e avevano fatto soltanto una sosta a mezzogiorno, le gambe a penzoloni sull’impalcatura, per mandar giù un pugno di fave e una scheggia di pecorino. Stremati, si massaggiavano i muscoli di braccia e spalle. Berardino, il Protomagister, fece un cenno con la testa al più giovane dei lavoranti, Puccio di Narni, il figlio del cavapietre, che aspettava sotto i ponteggi. Gli bastò alzare il mento, e il ragazzo si arrampicò svelto sulla scala. Toccava a lui. Dipinse delle fiamme sottili che si alzavano in bell’ordine, una famiglia di serpentelli ondulati. Alla base abbozzò dei ceppi di un carminio appena più scuro, che si capisse da dove nasceva il fuoco. Che avesse una buona mano Berardino lo aveva intuito subito. Gli occhi fissi sulla danza che faceva il pennello nelle mani del ragazzo, ad ogni singola fiammella che prendeva consistenza sul muro mandava uno dei grugniti di cinghiale per cui era famoso, come a incitarlo a fare ancora più in fretta, perché il tempo non gli bastava mai. Le rare volte che apriva bocca era per dire che poteva anche regalare denaro, ma non c’era scudo che potesse ripagare il tempo sprecato. Toccava a lui andare a rapporto dal Ministro generale e rendere conto dell’avanzamento dei lavori. A sua volta il Ministro generale doveva riferire al Cardinale protettore e al Signor Papa. Nessuno di loro era incline a intendere ragioni. Niccolò IV, primo pontefice francescano, era stato il piú impaziente di tutti. Non era tornato ad Assisi, dopo la sua ascesa al soglio nel 1288, ma il suo imperio si faceva sentire anche di lontano, e si capiva che il compimento degli affreschi era l’impresa cui teneva di più. Il Ministro generale giudicava l’impazienza e gli umori del Signor Papa dal sudore dei cavalli dei suoi messi, sempre più imbestiati. Era già tanto se non schiattavano sull’ultima salita che porta in città. La Basilica superiore era riservata alle visite del Signor Papa, agli incontri del Capitolo generale, alla gloria della Chiesa trionfante; le pareti erano rimaste spoglie per mezzo secolo. Adesso era un formicaio che trovava requie solo la notte. [...] Un diavolo aveva il profilo di Berardino, ma lui non se ne era accorto. Il Ministro generale, l’eminentissimo Cardinale protettore, i capomastri e il Protomagister che comandava i tre can82

Giotto, San Francesco davanti al Sultano (1295-1299 circa) Affresco 230x270 cm. Assisi, Basilica superiore © Antonio Quattrone/Electa/Mondadori Portfolio/GettyImages

tieri della Basilica s’erano riuniti per intere settimane a discutere in ogni minimo dettaglio i ventotto episodi degli affreschi. Su una cosa gli eminentissimi erano d’accordo sin dalla prima volta che s’erano riuniti. Occorreva seguire alla lettera e nello spirito il racconto dell’unica e veritiera Vita del Beato Padre Francesco, diffusa in centinaia di copie come Legenda maior affinché ogni convento e ogni comunità potessero darne lettura. [...]

CAPITOLO SESTO in cui Francesco incontra il Sultano [...] Francesco cercò di strizzare gli occhi, di sforzarli alla luce che cadeva di sbieco. Erano finiti in un vasto padiglione circolare, nell’aria stagnavano sentori di tabacchi. C’erano tappeti molto grandi, color sangue di bue. Verso il fondo,


Un assaggio di lettura un ampio sgabello ricoperto da un drappo verdastro. Tutto aveva l’aria provvisoria di un rifugio di nomadi. Uomini stavano accosciati su grossi cuscini, consultavano mappe. Sullo sgabello s’era accomodato un uomo che aveva passato i trent’anni. Stava avvolto in un ampio mantello nero dai bordi dorati, aveva una barba corta e ben curata, mani adorne di anelli d’oro, occhi ardenti. Si sporgeva in avanti per la curiosità, il braccio che puntellava il mento appoggiato al ginocchio. – Soldan! – esalò Francesco. – Soldan! – convenne l’uomo, quasi incoraggiante, come di fronte ai balbettii di un infante. Aveva una voce calda e profonda. Francesco si sorprese a pensare che, per quanto riusciva a scorgere, aveva un volto di armoniosa bellezza. Emanava autorevolezza e benignità, e insieme la pena segreta che gli recava l’ufficio che era chiamato a svolgere. Lo folgorò il pensiero che aveva lo stesso viso del Crocifisso bizantino con cui parlava nella chiesa di San Damiano. Vacillò

da una quieta allegrezza. Sin da quando viaggiava con suo padre aveva imparato che possiamo odiare o temere solo ciò che non conosciamo. Gli avrebbe finalmente parlato, Dio gli avrebbe ispirato parole oneste. Se il signor Legato e il Sultano avessero passato anche un sol giorno sotto la stessa tenda, a dividere il cibo, il sonno e la preghiera, avrebbero capito di non avere ragione di farsi guerra. [...]

sotto il colpo, come se avesse ritrovato una presenza amica che credeva perduta. Non capiva se si trattava di una delle tante illusioni con cui il sozzo demone Belial lo voleva confondere o di un segno divino, ma si sentiva invadere

Francesco era riuscito a realizzare la sua idea di fraternità nel cuore di una guerra. Sotto le tende del campo nemico aveva condiviso le gioie dei novantanove nomi di Dio. Si era sentito finalmente in pace.

CAPITOLO DECIMO in cui Tommaso da Celano affronta una lunga notte, e frate Elia intraprende la piú ambiziosa delle sue imprese [...] Da frate Illuminato il ministro voleva sapere dell’Egitto, del Sultano. Illuminato disse che aveva capito piú cose di Francesco e più in generale degli uomini nei pochi mesi trascorsi davanti a Damietta che in tutto il resto della sua vita. Lui che era stato un uomo d’arme aveva imparato che le parole possono arrivare là dove non riescono le spade.

Giotto, Predica agli uccelli (1295-1299 circa) Affresco 230x200 cm. Assisi, Basilica superiore © G. Roli/De Agostini/GettyImages

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UN TRENO DI LIBRI

Un assaggio di lettura

Giotto, San Francesco dona il mantello a un povero (1295-1299 circa) Affresco 230x270 cm. Assisi, Basilica superiore © Antonio Quattrone/Electa/Mondadori Portfolio/GettyImage

Bonaventura parve non raccogliere. Faceva domande sulla crudeltà e sulla perfidia dei Saraceni, vedeva l’incontro come una disfida che Francesco aveva vinto trionfando sul suo rivale. Desiderava sapere come aveva fatto. – Fratello e padre, – disse Illuminato, – l’unica vittoria che Francesco inseguiva era su se medesimo. [...] In mano sua, i fatti narrati sembravano accadere fuori dalla vita d’ogni giorno, nel vago territorio delle apparizioni e delle visioni, tra carri di fuoco che salgono in cielo, troni celesti costellati di pietre preziose, spade splendenti disposte in forma di croce. Tutto scorreva senza sforzo lungo i sentieri che Dio aveva prestabilito; le piaghe dei lebbrosi non mandavano cattivo odore, le disgrazie avvenivano affinché Francesco potesse sanarle. Nel suo stile sussiegoso, Bonaventura raccontava un Fran84

cesco ascetico, che si sollevava leggero nei cieli della mistica, distaccato dagli uomini presso cui spendeva la sua sovrumana carità: privo di carne e sangue, lui che ogni giorno faceva il miracolo di cavare lo spirito dalla carne martoriata e offesa degli ultimi, e dalla sua propria. Un Francesco piú mirabile che imitabile, irraggiungibile nella sua astratta santità. – «A chi lo vedeva, sembrava un uomo dell’altro mondo», – lesse Ubaldino. – Ah no! Nessuno come Francesco è stato un uomo di questo mondo, così come il Figlio di Dio lo è stato sulla croce sino all’ultimo istante! – ansimò Tommaso. Spiegò al novizio che Francesco parlava in primo luogo con il corpo, il corpo era l’asino che lo trasportava sino a Dio. Non avrebbe apprezzato la pomposità della retorica che si impara nello Studium parigino, né tanto meno l’apparato di metafore guerresche con cui il biografo credeva di riuscire piú edificante. [...]


Lo scaffale della Freccia ISOLITUDINI. ATLANTE LETTERARIO DELLE ISOLE E DEI MARI Massimo Onofri La nave di Teseo, pp. 492 € 23 Un atlante sconfinato di isole reali e immaginarie, scritto con curiosità e leggerezza da un viaggiatore che ama i libri e le storie che essi raccontano. Tra critica, saggio e narrazione, un volume da tenere a portata di mano, per svelare una nostalgia e un desiderio. Sempre sollecitati e guidati da scrittori, artisti, protagonisti della storia culturale di ogni tempo e di ogni luogo.

NIENTE CAFFÈ PER SPINOZA Alice Cappagli Einaudi, pp. 288 € 17,50 Lei gli legge i filosofi e gli riordina la casa, lui le insegna che nei libri si possono trovare le idee giuste per riordinare anche la vita. Perché lui è un anziano professore capace di vedere nel buio, lei una giovane donna che ha perso la bussola. Mentre il libeccio passa «in un baleno dall’orizzonte al midollo, modificando i pensieri e l’umore», si crea tra i due un’armonia silenziosa.

I RAGAZZI DELLA NICKEL Colson Whitehead Mondadori, pp. 216 € 18,50 Il movimento per i diritti civili sta prendendo piede ed Elwood Curtis assimila tutte le massime e gli insegnamenti di Martin Luther King. Sta per iniziare a frequentare il college del posto, quando incautamente accetta un passaggio in auto. Ma per un ragazzo nero dei primi anni ’60 l’errore più innocente può rivelarsi fatale. Verrà spedito in riformatorio: un vero labirinto degli orrori.

A CASA E RITORNO Chris Offutt Minimum Fax, pp. 121 € 16 Il Kentucky è il sostrato emotivo che unisce i nove racconti di questo libro. Storie di camionisti, sceriffi, giocatori d’azzardo, pugili dilettanti ed ex carcerati, Uomini e donne che affrontano disastri familiari, personaggi indimenticabili nel loro isolamento, nella loro impermeabilità alle regole della convivenza civile. E nella durezza che cristallizza la forza dei sentimenti e dei legami. G.B.

DANZANDO SULL’ORLO DELL’ABISSO Grégoire Delacourt DeA Planeta, pp. 240 € 17 Emma, 40 anni e una famiglia felice, incontra lo sguardo di uno sconosciuto e, in un istante, capisce che per quell’uomo è disposta a rischiare tutto. Quando lui dimostra di ricambiarla, Emma fa il grande salto. L’opera racconta le conseguenze della libertà. E cosa accade quando l’amore e le fondamenta della quotidianità vacillano sull’orlo di un abisso che potrebbe inghiottire ogni cosa. G.B.

DOPOGUERRA Mario Avagliano, Marco Palmieri Il Mulino, pp. 488 € 28 I tre anni che vanno dalla fine della guerra all’entrata in vigore della Costituzione repubblicana. L’Italia si congeda dal fascismo e costruisce faticosamente il suo futuro. Sono i giorni del ritorno alla pace e alla libertà, ma anche giorni di vendette e rese dei conti, di prigionieri e deportati che tornano a casa. Non manca una gioiosa febbre di divertimento, che prepara il boom degli anni a venire. G.B.

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ARTE

SUBLIME CONTEMPORANEO

Marion Peck, Girl with a daisy (2016) Courtesy the artist and Dorothy Circus Gallery

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L’ARTE FIGURATIVA DEL NOSTRO TEMPO NON È MAI MORTA. ANZI, È PIÙ CHE VITALE, COME PURE I GIOVANI ARTISTI, LE NUOVE GENERAZIONI DI COLLEZIONISTI E LE GALLERIE-MUSEO CHE IL MONDO CI INVIDIA di Cesare Biasini Selvaggi cesarebiasini@gmail.com

«Il fiume nel quale ci bagniamo è sempre lo stesso, sempre diverse sono le acque che scorrono» [Eraclito]

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uell’aberrante rito funebre a cui negli ultimi anni sono state sottoposte, loro malgrado, in particolare in Italia, la pittura e la scultura di figura si è finalmente concluso. Anzi, a scomparire sono stati alla fine proprio gran parte di quei curatori e critici “becchini” che ne avevano celebrato la morte, mentre quelli sopravvissuti se ne riscoprono ora estimatori. D’altronde i voltagabbana proliferano nel Belpaese, anche nel sistema dell’arte. Come dicevo, siamo a un punto di svolta. Ci sono artisti anche molto giovani che praticano quotidianamente la pittura e la scultura con un atteggiamento trasgressivo ma, al tempo stesso, rispettoso della tradizione. Ci sono nuove generazioni di collezionisti che apprezzano un’arte contemporanea che possa ancora essere vista con gli occhi senza bisogno di astruse teorie alle spalle. Ci sono, poi, sempre più gallerie che propongono quadri magnifici, i cui risultati nelle aste internazionali dimostrano la vitalità del genere. E c’è, da una manciata di anni, anche una fiera specializzata a Milano, GrandArt (la cui terza edizione è dal 4 al 6 ottobre, info su grandartmilano. it), con una selezione di alcune decine di gallerie italiane e internazionali dedicate alla pittura, alla scultura e alle arti applicate moderne e contemporanee sulla base dei valori del saper fare e della bellezza. «Penso spesso a quanto siamo fortunati ad assistere a questo momento dell’arte in cui la creatività è a uno dei suoi massimi livelli e porta con sé un’onda di pensiero talmente profonda e potente che è capace di racMillo, Dream (2019) Courtesy the artist and Dorothy Circus Gallery

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ARTE

Moe Nakamura, Cloud child (2019) Courtesy the artist, Dorothy Circus Gallery and Gallery Tsubaki

chiudere nello stesso tempo, come in un caleidoscopio, un brano di Edith Piaf, una scena di Malick, un valzer di Shostakovich, uno scatto di Salgado, lo sguardo di Frida Kahlo, l’estasi di Bernini, la luce sublime di una stanza rimasta anonima, in una ricchezza di contenuti e di espressioni sconvolgenti». Sono le parole di Alexandra Mazzanti, classe 1978, titolare dal 2007 della Dorothy Circus  Gallery (oggi con doppia sede Roma-Londra), che della vendita di opere delle avanguardie figurative contemporanee (Pop Surrealism americano, Street Art italiana e artisti figurativi europei) ha fatto la sua fortuna. Molte sue mostre sono completamente sold out, come accaduto per quelle di Marion Peck, Millo e Hikari Shimoda, 88

Seth e Leila Ataya. Con lunghe liste di attesa dei collezionisti che non sono stati sufficientemente veloci a decidersi per l’acquisto. Raggiungo Alexandra Mazzanti a Londra per una breve intervista. Darsi del tu viene spontaneo. Le domando subito perché ha scelto di specializzarsi in pittura e scultura di figura contemporanee. «Per coerenza con il mio percorso emotivo e culturale», mi risponde istintivamente. E aggiunge: «Sono cresciuta nella Roma barocca, ascoltando mia madre suonare Brahms e Rachmaninov circondata da una collezione di ritratti femminili del ’700 e ’800. Amo la narrativa umana della bella pittura e del racconto scolpito che ci riallaccia con la storia, la letteratura, la poesia, il cinema e,

allo stesso tempo, con la nostra psiche. Attraverso l’arte che seleziono, scelgo di richiamare i sentimenti più strutturati, attingendo da strati di immagini raccolte dalla nostra memoria collettiva; l’arte di figura più di tutto ci riconduce a quella fitta rete di felicità e dolore che connette tutti con tutti e consente quel riconoscimento di se stessi nell’altro che è principio di amore. Sono stata criticata soprattutto in Italia, non tanto per l’aspetto tradizionalista delle mie scelte artistiche, piuttosto per la controtendenza che il ritorno alla tecnica e al virtuosismo della pittura ha comportato. Certamente, poi, non provenendo da una famiglia di galleristi e in quanto donna e imprenditrice indipendente, a molti è venuto facile sminuire il mio lavoro». Nonostante le difficoltà iniziali, oggi Alexandra Mazzanti ha un ampio parterre di artisti (da lei espongono regolarmente Jeffrey Chong Wang, Kazuki Takamatsu, Moe Nakamura, Fuco Ueda, Hikari Shimoda, l’iraniana Afarin Sajedi e, tra gli italiani, Alessia Iannetti, Silvia Idili, Paolo Pedroni e Millo, oltre a rappresentare con particolare orgoglio il brasiliano Rafael Silveira e la francese Amandine Urruty) e vanta un portafoglio di collezionisti in tutto il mondo, in particolare in Oriente, molti dei quali giovanissimi ed enfant prodige della new economy. Saluto Alexandra in attesa di visitare le prossime personali che dedicherà allo street artist messicano Saner, a Brandi Milne, Andrey Remnev e a Matthew Grabelsky. Ma non rinuncio a rivolgerle un’ultima domanda: sono curioso di sapere cosa muova i collezionisti all’acquisto delle opere dei suoi artisti, a parte l’investimento economico. «Certamente il gusto del bello, l’armonia della tecnica e l’originalità di stile, ma oltre a questo c’è la voglia di emozionarsi e di celebrare il momento storico in cui si vive, e del quale si è protagonisti, perché l’opera contemporanea parla di noi. In essa cerchiamo noi stessi, cerchiamo il senso di ciò che viviamo e ci piace tenerne a mente il mistero. Quello che ci conquista è la vista improvvisa di quell’immagine rimasta sommersa nel nostro subconscio, quella nota mancante che, se ritrova-


Andrey Remnev, High water (2016) Courtesy the artist and Dorothy Circus Gallery

ta e capovolta, ci fa nevicare dentro». Ripartendo da Londra, e seguendo il fil rouge della pittura contemporanea, faccio scalo a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Qui incontro Antonio Menon, 55 anni ben portati, commercialista di successo con clienti in Italia e all’estero. Segno particolare: collezionista. «Devo precisare – mi avverte subito – che sono un collezionista di pittura figurativa contemporanea quasi esclusivamente italiana. L’interesse c’è sempre stato, sin da quando ho iniziato a frequentare luoghi sacri. Dipinti affascinanti, a volte tragici, sempre emozionanti. Si è poi trasformato in passione quando ho cominciato a frequentare alcune gallerie di figurazione contemporanea. Una passione che è diventata patologica quando ho conosciuto un artista in particolare, Sergio Padovani». Il numero uno, vale a dire il primo dipinto a entrare nella sua collezione, risale al 2001. «Ho acquistato non una ma due opere esposte in un locale di tendenza di Bassano, di un pittore del luogo. Una forte emozione. Ricordo la disapprovazione e i commenti di chi le osservava nel mio studio. E lì ho capito che ero sulla strada giusta». Una strada che ha portato Antonio Menon molto lontano: la collezione ammonta a circa 800 opere, tra cui lavori di Gio-

vanni Frangi, Alessandro Papetti, Alessandro Busci, Eric Serafini, Luca Pignatelli, Jonathan Guaitamecchi,  Danilo Buccella, Tommaso Ottieri, Marco Petrus, solo per citarne alcuni. Collezione che oggi si può ammirare nella sua “banca” privata. The Bank, infatti, è un’ex filiale della Comit a Bassano del Grappa rimasta chiusa per una decina d’anni e poi trasformata dai dipinti di Menon in una galleria-museo, dove ogni tanto lungo il percorso espositivo fanno capolino casseforti e cassette di sicurezza blindate. «C’è chi ha definito The Bank un osservatorio della pittura figurativa italiana. C’è chi invece l’ha definita parte in causa, una sorta di capsula spazio-temporale che imbarca chi ritiene funzionale al progetto di far rivivere la pittura figurativa italiana. Io ritengo sia una bellissima esperienza di condivisione, vista l’adesione di pittori, critici e operatori del settore. Si vola bassi, senza nessun proclamo né competizione con chicchessia e senza alcuna aspettativa, se non quella di stare bene. Poi il tempo dirà dove saremo arrivati», aggiunge Menon. Mi congedo da lui mentre riaffiorano nella mia mente le parole di Eraclito. «Il fiume nel quale ci bagniamo è sempre lo stesso, sempre diverse sono le acque che scorrono».

La galleria-museo The Bank, sede della collezione di Antonio Menon a Bassano del Grappa (VI) Photo alezarp75

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DIALOGHI AD ARTE

© Alessandro Moggi

ARTE

TRE MOSTRE VISTE DA VICINO. E RACCONTATE DA CHI LE PROGETTA, LE CURA, LE INTERPRETA: LUCA MASSIMO BARBERO, BARTOLOMEO Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’arte della Fondazione Giorgio PIETROMARCHI E CESARE Cini, è il curatore di De Chirico, fino al 19 PIETROIUSTI di Sandra Gesualdi

sandragesu

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n appuntamento atteso da molto tempo nel capoluogo lombardo... Nel 1970 De Chirico fu omaggiato, ancora in vita, con una grande antologica. Quasi mezzo secolo dopo, torna in città con un’esposizione che ne celebra l’intera carriera, dal 1909 alla fine. Circa 100 capolavori selezionatissimi, tra cui rare opere metafisiche come l’Arianna e l’Autoritratto del 1912, che giungono da importanti musei esteri o da privati. Abbiamo preso tutte le farfalle meravigliose dell’opera del pictor optimus sparpagliate nel mondo. Che lettura hai dato al percorso espositivo? È diviso cronologicamente, dagli esordi alla neometafisica, ma soprattutto per temi. Siamo di fronte a un artista molto famoso ma poco conosciuto. Vorrei offrire un’interpretazione facile ma approfondita a una delle più complesse figure artistiche del XX secolo. Il Centauro morente, capolavoro giovanile, introduce al tema della famiglia, con la grande mitologia, l’infanzia in Grecia, i tantissimi viaggi con la madre e il fratello Alberto Savinio. Giorgio de Chirico Autoritratto in costume da torero (1941-42) Olio su tela Firenze, Museo Casa Siviero © Giorgio de Chirico by SIAE 2019

gennaio 2020 a Palazzo Reale di Milano

Il viaggio è un tema fondamentale… Ne compie innumerevoli tra spazi reali e luoghi fantastici. Figlio di un ingegnere ferroviario trascorre l’infanzia tra un Paese e l’altro e continua a spostarsi anche dopo in Italia e all’estero. Lui stesso si è definito un po’ argonauta, un po’ Ulisse, un po’ ritornante. Il treno ricorre spesso, sbuffante, minaccioso o protettivo e lo conduce nelle sue visioni. Che impostazione ha la mostra? L’ho dedicata alle nuove generazioni, perché alcuni ragazzi sono completamente posseduti dalle immagini virtuali. De Chirico, pittore visionario e narrativo, offre spunti di grande modernità da ritrovare nei suoi spazi claustrofobici ma aperti. I giovanissimi guardano le cose con molta libertà e potrebbero ben carpire la capacità dechirichiana di produrre figure e illusioni. Una sintesi per spiegarlo a tutti? Il ‘900 ha avuto due giganti provenienti dalle Avanguardie storiche: Picasso per la realtà, De Chirico per il sogno e l’invenzione. Ironico, creatore folle e incline ai cambiamenti, torna ai classici e ai maestri antichi. La sua attualità? La capacità di mettersi a nudo e stare sempre in gioco perché, come diceva, «bisogna trovare il demone in ogni cosa, avere l’occhio in ogni cosa, vedere ogni cosa». Il rapporto con il suo sé e il suo travestirsi, evidente nell’autoritratto Torero, influenzerà artisti come Luigi Ontani o Cindy Sherman. Raffigura manichini, gladiatori, maschere e muse. Chi sono? Mette in scena tutti i travagli dell’umanità congelata nel suo dramma e nella sua ironia. I gladiatori, per esempio, in un’epoca in cui il corpo era statuario e simbolo di dittature, sembrano figure di gomma con le braccia troppo lunghe, i colli troppo espansi e aggrovigliati su loro stessi. Vorrei che emergesse non solo quello che ha dipinto, ma anche come lo ha fatto. Dove si trova l’arte? Dappertutto, come l’enigma dell’aria. E deve essere respirata con calma. Prima di entrare in una mostra consiglio di varcare la soglia, tirare un bel respiro e guardare. palazzorealemilano.it palazzorealemilano | lucamassimobarbero palazzorealemilano | ComuneMI

MILANO 185 FRECCE AL GIORNO 91


© GiorgioBenni

ARTE

Bartolomeo Pietromarchi, critico e curatore, è direttore del MAXXI Arte a Roma che, dal 17 ottobre all’8 marzo, ospita la mostra della materia spirituale dell’arte

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n titolo importante per il tuo ultimo progetto. L’esposizione indaga il tema della spiritualità in relazione con il contemporaneo e la storia di Roma. Ho selezionato 19 artisti internazionali molto conosciuti come Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Yoko Ono e Jimmie Durham, vincitore del Leone d’Oro alla carriera all’ultima Biennale, e Shirin Neshat, solo per citarne alcuni. Ognuno di loro ha alle spalle un percorso importante per affrontare questo argomento su cui, nel tempo, hanno riflettuto Kandinsky, Mondrian, Klee, Rothko, o Nauman. Noi non abbiamo proposto una rassegna storica ma ci siamo posti una domanda: «Che cosa significa oggi per l’arte e gli artisti la spiritualità?». E la risposta? C’è la volontà di rappresentare una dimensione metafisica e trascendentale. Oggi viviamo in un’era dove la cultura tecnologica e digitale ha messo in crisi l’esperienza, sempre più smaterializzata. La conoscenza fisica e reale e la ricerca spirituale sono marginalizzate. Il suggerimento degli artisti è trovare quello che Andrea Carandini definisce «antinomia ben temperata», ovvero la perenne e costante compresenza di due entità contraddittorie nell’animo umano: emozione e ragione, etereo e materia. Qualche esempio per capire meglio? L’arte parte dall’identità dell’artista, per poi essere sublimata in una dimensione superiore. L’israeliana Michal Rovner, per esempio, realizza lavori in cui alla biografia personale e alla storia del suo popolo viene data una nozione più astratta. Sull’installazione Cracks in Time vengono proiettate milioni di piccole sagome che da lontano sembrano una bella decorazione e invece sono figure umane che si spostano in fila. Sono esposti anche dei reperti archeologici. Il dialogo con i resti antichi delle origini di Roma ci riconnette alla coscienza dell’uomo arcaico e alla nostra storia. Ma non è una mostra confessionale: non si parla di 92

religioni bensì dell’esigenza, tutta umana e attuale in ogni epoca, di riflettere sul sacro. Consigli per i visitatori? Non c’è un percorso prestabilito, né gerarchie. Le opere sono predisposte in maniera circolare e ognuno deve trovare il proprio filo conduttore, esattamente come nella ricerca spirituale. Il valore aggiunto dell’arte contemporanea? Ha la capacità multiforme di racchiudere il messaggio sintetico ed efficace del problema. Non dà risposte, pone delle questioni e le fa comprendere da più e diverse vedute. Nel tempo di un momento, racchiude la condizione dell’essere nel mondo oggi. Come consideri il mestiere del curatore? Un grande privilegio. L’arte contemporanea è essenziale anche nella vita pubblica e democratica per il concetto di libertà che contiene. Mi sforzo di renderla comprensibile a tutti, soprattutto alle scuole e alle persone meno esperte. Perché entrare in un museo? Per aprirsi la mente e fare un viaggio in una dimensione molto inconsueta, dove stimolare l’immaginazione sia privata che collettiva.  maxxi.art museomaxxi Museo_MAXXI

ROMA 206 FRECCE AL GIORNO

Shirin Neshat Offerings (2018) Stampa alla gelatina d’argento e inchiostro Courtesy l’artista e Gladstone Gallery, New York e Bruxelles


Partita a scacchi con papà Cortina d’Ampezzo (?) (agosto 1963) Fotografia a colori

© Ivo Corrà

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uesta è la prima antologica che un’istituzione pubblica ti dedica… L’idea nasce da un incontro e un dialogo con Lorenzo Balbi, attuale direttore del museo MAMbo e curatore dell’esposizione. Lui conosceva il mio concetto di retrospettiva, sapeva che era un progetto nuovo e non semplicemente la raccolta di cose fatte nel passato e ha accolto la sfida. Questo lavoro, vincitore del bando Italian Council 2018, parte da una raccolta di mie cose tra cui fotografie, opere d’arte, video ma anche racconti e ricordi, uno per ogni anno della mia vita, dal 1955 al 2018. L’oggetto nuovo, quello che rappresenta il 2019, nascerà invece proprio durante la mostra in collaborazione con un gruppo di giovani artisti con cui ho iniziato un percorso laboratoriale. Osserveremo e rifletteremo sulle mie opere e poi loro le reinterpreteranno con il proprio linguaggio. Sono esposti 63 oggetti, il 64esimo è il ring, uno spazio fisico all’interno del museo in cui vengono raccolte tutte le realizzazioni uscite dal laboratorio. Cos’è un’opera d’arte? È un campo dalle valenze aperte, e qualcosa di mai finito. Acquisisce significato proprio nel continuo passaggio tra menti e relazioni nel tempo. L’opera è il gerundio, non è mai un participio passato, è un facendo. Quello che l’artista offre al mondo è questa possibilità aperta, il contributo del fare. Nella tua ricerca è importante il concetto di coautorialità. Non so che forma prenderà e cosa diventerà l’oggetto del 2109 da creare durante la mostra, per ora ci sono pensieri, contributi e invenzioni di altre persone. Le idee nascono dallo scambio e dalla dimensione dialogica. Durante la relazione, il mio sapere si mescola con quello altrui e ne produce uno nuovo che appartiene a entrambi. Ecco perché utilizzo il metodo laboratoriale. Nel

Cesare Pietroiusti, artista visivo, docente e ricercatore, è presente al MAMbo di Bologna con Un certo numero di cose, dal 4 ottobre al 6 gennaio 2020 lavoro e nel pensiero collettivo c’è un momento in cui si saluta con gioia la nuova intuizione, che appartiene a tutti e a nessuno. Hai riflettuto spesso su temi politici ed economici. La differenza tra un politico e un artista? Il primo pensa di avere il dovere di occupare la posizione giusta. L’artista, invece, sente la tensione giusta ma anche quella sbagliata e si rende conto che occorrono entrambe. Solo così c’è scambio di energia e il mondo non si ferma. Cosa può offrire l’arte alla politica? Un contributo importantissimo: la libertà di ammettere che non è necessario sostenere di aver sempre ragione. Che poi è la consapevolezza di potersi mettere in discussione. È terribile la chiusura della politica identitaria perché nega la contraddizione e l’alterità. Che artista è Cesare? Uno dallo sguardo strabico, con un occhio fisso sul progetto come metodologia di lavoro e l’altro occhio, o anche un orecchio o una mano, su ciò che succede collateralmente in maniera inattesa o erronea. Ho imparato col tempo che gli errori, invece di essere negati e fuggiti, dovrebbero essere degli strumenti per la nostra conoscenza. Quando nell’opera riconosco uno sbaglio, lì ne trovo anche il senso. Perché entrare in contatto con l’arte contemporanea? Per la sua dimensione di libertà nei confronti delle logiche stringenti, come l’economia oggi o la religione in passato, e per la possibilità di fare altro rispetto al pensiero dominante. L’arte contemporanea offre un metodo per creare delle vie diverse rispetto a quelle omologhe. mambo-bologna.org MAMboBologna mambobologna

BOLOGNA 165 FRECCE AL GIORNO 93


ARTE

EXHIBIT ITINERARIO SPARSO TRA LE TANTE INAUGURAZIONI E MOSTRE AUTUNNALI IN ITALIA. DALLA GONCHAROVA E LA ABRAMOVIĆ AL GIOVANE SANZIO, DAI FUTURISTI A MIRÓ

Natalia Goncharova, Autoritratto con gigli gialli (1907-1908) Mosca, Galleria Statale Tretyakov © Natalia Goncharova by SIAE 2019

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utunno è il debutto dei nuovi vernissage. Tanti i percorsi espositivi in cui perdersi e prendere una boccata d’arte a pieni polmoni. Fitta la mappa di eventi, lungo tutta la Penisola. A Firenze dopo il terremoto Marina Abramović, regina di performance e visite da record, Palazzo Strozzi ospita un’altra paladina dell’arte, Natalia Goncharova. Fino al 12 gennaio 2020 l’opera della poliedrica artista russa, personaggio di spicco delle avanguardie del primo ’900, è raccolta in una retrospettiva dalle grandi dimensioni. Un approfondimento narrativo e cronologico che, dagli esordi al periodo parigino, percorre la vita anticonformista e l’attività, spesso censurata, della costumista, illustratrice, grafica, scenografa, stilista ma anche attrice cinematografica, ballerina e performing artist ante litteram. Qui la sua produzione pittorica è messa a confronto con opere di celebri artisti che le sono stati fonte d’ispirazione come Paul Gauguin, Henri Matisse, Pablo Picasso, Umberto Boccioni. Dal 18 ottobre al 31 dicembre ritorna in Italia anche la Abramović. Il ciclo di video The Kitchen. Homage to Saint Therese è proiettato, in dialogo con l’antico, nella cripta milanese di San Sepolcro, recentemente restaurata. A Urbino iniziano le celebrazioni per i 500 anni, nel 2020, dalla morte del suo illustre cittadino e alla Galleria Nazionale delle Marche, presso Palazzo Ducale, inaugura Raffaello e gli amici di Urbino (fino al 19 gennaio). Un approfondimento sull’ambiente formativo in cui il giovane Sanzio muove i primi passi creativi, a partire dalla bottega del padre Giovanni Santi per arrivare al legame con certi artisti presenti alla Corte dei Montefeltro. Non solo Pietro Perugino e Luca Signorelli, ma anche Timoteo Viti e Girolamo Genga sono da innesco alla definizione degli


stili raffaelleschi, quelli rinascimentali, ben decifrabili nel passaggio tra ’400 e ’500, e quelli più maturi del periodo romano di papa Leone X. Esposti anche una serie di ritratti mariani provenienti da Londra, Berlino e San Pietroburgo, tra cui la Madonna Aldobrandini con Gesù e San Giovanni bambini, ritratti con la naturalezza dell’infanzia. Un salto di 400 anni e un’atmosfera onirica conduce in paesaggi fantastici abitati da strani personaggi. È il mondo di Joan Miró. Il linguaggio dei segni, che con oltre 80 opere invade il Pan - Palazzo delle Arti di Napoli fino al 23 febbraio. La città partenopea

ospita anche l’artista contemporaneo Renaud Auguste-Dormeuil con un progetto diffuso di momenti performativi ed esposizioni fino al 21 novembre, nei luoghi più noti della città: piazza Plebiscito, Castel dell’Ovo, cortile del Maschio Angioino. Palazzo Blu di Pisa, invece, accoglie tutta la prorompente lotta artistica del Futurismo, a partire dal Manifesto programmatico scritto nel 1909 da Marinetti. Dall’11 ottobre al 9 febbraio 2020 oltre 100 opere, tra dipinti, disegni e progetti, accostati per la prima volta in una rassegna che vuol mostrare come le intenzioni teoriche del Movimen-

Raffaello Sanzio, Madonna Aldobrandini (1510 circa) National Gallery, Londra

to futurista siano state tradotte e diffuse in immagini pittoriche innovative e sperimentali. Dagli esordi divisionisti ai successivi 30 anni di carriera dei padri fondatori: Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini. Una carrellata di illustrazioni, quadri, sculture, oggetti, bozzetti, giocattoli e parole in libertà. Immancabile la puntata su una delle correnti più note e studiate: Impressionisti segreti, dal 6 ottobre all’8 marzo 2020, celebra l’apertura al pubblico di Palazzo Bonaparte a Roma con oltre 50 pezzi tra cui una selezione di tele meno viste di Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro, Sisley, Caillebotte, Morisot, Gonzalès, Gauguin, Signac, Van Rysselberghe e Cross. Sempre nella Capitale, a Palazzo delle Esposizioni, sono riportate alla luce storie di clandestinità, reclusione e fuga di un gruppo di intellettuali dissidenti ungheresi degli anni ’60 e ’70, attraverso schizzi, fotografie, cartoline, dattiloscritti e libri raccolti e messi in salvo dal Museo Ludwig di Budapest. A Venezia, infine, la Biennale Arte è godibile e percorribile fino al 24 novembre. Tra gli eventi collaterali, la collettiva Pei’s World, presso lo spazio Thetis dell’Arsenale, racconta il mondo della cinese Peishuo Yang con opere internazionali da lei selezionate. In Laguna, a Palazzo Ducale, c’è anche Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe, che fino al 1° marzo raccoglie pezzi raramente visibili in esposizioni pubbliche. Un’immersione tout court con l’imbarazzo della scelta. S.G. palazzostrozzi.org criptasansepolcromilano.it gallerianazionalemarche.it comune.napoli.it palazzoblu.it mostrepalazzobonaparte.it palazzoesposizioni.it labiennale.org ma-ec.it palazzoducale.visitmuve.it

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ARTE

DESIRE/CENSORSHIP DAL 1° AL 3 NOVEMBRE ARTISSIMA METTE A NUDO L’UTOPIA CONTEMPORANEA di Giuliano Papalini - paepa2010@libero.it

Alberto Garutti, Orizzonte (1987-2018) Courtesy Galleria Enrico Astuni Photo Renato Ghiazza

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a 26esima edizione di Artissima, diretta per il terzo anno consecutivo da Ilaria Bonacossa, va in scena da venerdì 1° a domenica 3 novembre negli ampi e luminosi spazi dell’Oval di Torino. L’unica fiera italiana dedicata esclusivamente al contemporaneo e tra le più apprezzate in Europa, ospita quest’anno 208 gallerie provenienti da 43 Paesi, pronte ad accogliere oltre 55mila visitatori. Con un palin96

sesto che mantiene intatta l’identità di ricerca e sperimentazione, trampolino di lancio per artisti e gallerie emergenti, la kermesse torinese è diventata una delle mete di riferimento per appassionati e professionisti del settore e del collezionismo internazionale. Desiderio/censura è il filo conduttore di quest’anno, due concetti spesso facce della stessa medaglia e che Artissima affronta con coraggiosa perizia, sia analiz-

zando il loro significato specifico che indagando il modo in cui si manifestano e si esprimono nell’arte. L’obiettivo è stimolare una riflessione aggiornata ed eterogenea sulle ambizioni e le utopie contemporanee, sugli impulsi che plasmano i tempi e sulle prospettive e le narrazioni che li attraversano, sul complesso rapporto che esiste nella società di oggi tra le immagini e il loro controllo.


FROM 1 TO 3 NOVEMBER, ARTISSIMA REVEALS A CONTEMPORARY UTOPIA

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Arcangelo Sassolino, Untitled (2018) Courtesy Rolando Anselmi, Berlin - Rome

«Il desiderio nasce dal rapporto tra il corpo e la società, tra la realtà vissuta e la realtà immaginata e ambita», spiega Ilaria Bonacossa. «Le opere d’arte sono storicamente portatrici di immagini in grado di emancipare ciò che convenzionalmente viene considerato un tabù, grazie al desiderio di sovvertire le regole, rendendo fluidi i confini tra normale ed eccezionale. Il limite tra contenuti permessi e contenuti proibiti è al centro di un dibattito quanto mai attuale che vede l’arte stessa oggetto di censura». Come Instagram che censura i nudi di Rubens.  «Nel mondo digitale e sui principali social network – prosegue – il controllo preventivo, spesso algoritmico, rende di fatto sempre più difficile la diffusione e promozione del nostro patrimonio artistico-culturale». È per questo che, secondo la direttrice di Artissima, il ruolo dell’arte contemporanea è fondamentale, diventando «uno spazio di incontro vero e fisico tra la persona e le sue aspirazioni». DENTRO LA FIERA Le sezioni di Artissima 2019 sono sette: Main Section, che raccoglie

a The 26th edition of Artissima, directed by Ilaria Bonacossa for the third consecutive year, will be on show from Friday 1 to Sunday 3 November in the wide and luminous areas of the Oval Lingotto, in Turin. It is the only art fair in Italy that is entirely given over to contemporary work, and is one of the most highly rated in Europe. This year it will host 208 galleries from 43 countries, ready to welcome over 55,000 visitors. With a programme that preserves its identity of research and experimentation, and as a launch pad for emerging galleries and artists, the Turin show has become one of the destinations of reference for fans and sector professionals, and for international collectors. Desire/censorship is the theme this year, two concepts that are often different sides of the same coin, and which Artissima handles with bold expertise, both in analysing their specific meaning and in looking at the way that they feature and express themselves in art. The aim is to foster new, multi-faceted reflection on ambitions and contemporary utopias, on the impulses that shape the times, on the views and stories that exist in them, on the complicated relationship that exists in today’s society between images and the control of those images. “Desire comes from the relationship between a body and society, between a reality that is experienced and realities that are imagined and sought after,” explains Ilaria Bonacossa. “Historically, works of art carry images that can emancipate what is conventionally considered a taboo, thanks to the desire to overturn the rules, and make fluid the boundaries between what is normal and what is exceptional. The limit between content that is permitted, and content that is prohibited is at the centre of a debate that is definitely current, which sees art itself as the subject of censorship.” Like Instagram censoring Rubens nudes. “In the digital world and on the main social networks,” she continues, “preventive

control, which is often done using algorithms, effectively make it more and more difficult to spread and promote our artistic-cultural heritage.” That is why, according to the director of Artissima, the role of contemporary art is fundamental, and has become “a real, physical space for a meeting between people and their aspirations.” WITHIN THE SHOW There are seven sections in Artissima 2019: the Main Section, with a selection of the galleries that best reflect the international art scene, featuring 97 exhibitors of which 50 are from abroad; New Entries, which is reserved for galleries that are emerging on the international scene, has 20 galleries, of which 15 are non Italian; Dialogue, dedicated to specific projects in which a dialogue is created between the work of two artists; Art Spaces & Editions, which houses galleries that specialise in editions and multiples of artists, project spaces and non-profit areas. Then there are three sections that have been curated Rosanna Rossi, Senza titolo (1978) Courtesy Prometeogallery Milano

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ARTE

Joseph Kosuth, Maxima Proposito (Ovidio) #5 (2017) Courtesy Vistamare gallery and the artist Photo Filippo Armellin

una selezione delle gallerie più rappresentative del panorama artistico mondiale, con 97 espositori di cui 50 stranieri; New Entries, riservata alle gallerie emergenti sulla scena internazionale, che mette in campo 20 gallerie di cui 15 straniere; Dialogue, dedicata a progetti specifici in cui le opere di due artisti vengono messe in stretta relazione tra loro; Art Spaces & Editions, che ospita gallerie specializzate in edizioni e multipli di artisti, project space e spazi no profit. Tre, poi, le sezioni curate da board internazionali: Present Future, per i talenti emergenti; Back to the Future, riservata alla riscoperta dei pionieri dell’arte contemporanea, per evidenziare l’importanza di artisti che hanno avuto un ruolo centrale nella trasformazione dei linguaggi formali e il cui lavoro influenza attivamente le pratiche contemporanee. E infine Disegni, per scoprire e valorizzare tutte le forme del disegno contemporaneo. LE NOVITÀ La manifestazione torinese mette in campo anche una serie di nuovi progetti, tra i quali Abstract Sex. We

don’t have any clothes, only equipments, che porta la fiera in città negli spazi di Jana, boutique di moda di via Maria Vittoria e storico punto di riferimento per artisti, scrittori e protagonisti della cultura. La mostra, nata da un’idea di Ilaria Bonacossa e curata da Lucrezia Calabrò Visconti e Guido Costa, è incentrata sul tema del desiderio, in linea con il fil rouge di questa edizione. Sospeso tra azione pirata ed esposizione, il progetto include fotografie, video, sculture, opere su tela o carta e oggetti in prestito dalle gallerie che

by international boards: Present Future, for emerging talents; Back to the Future, reserved to rediscovering pioneers of contemporary art, to bring out the importance of artists that have had a central role in transforming formal language and whose work actively influences contemporary practice. And finally, Disegni, to discovery and assess all kinds of contemporary design. NEW DEVELOPMENTS The Turin event is also displaying a series of new projects, including Abstract Sex. We do not have any clothes, only equipment, that take the show into the city at Jana, the fashion boutique on Via Maria Vittoria and the historic point of reference for artists, writers and cultural figures. The exhibition, which stemmed from an idea by Ilaria Bonacossa and has been curated by Lucrezia Calabrò Visconti and Guido Costa, focuses on the issue of desire, in line with the central theme of this edition. Suspended somewhere between a piratical approach and an exhibition, the project includes photographs, videos, sculptures, paintings on canvas or paper, and objects which are on loan from the galleries that

Perino & Vele, Madeforyou II (2019) Courtesy Alberto Peola Arte Contemporanea 98


partecipano ad Artissima. Tornano anche le #ArtissimaStories, serie di interviste a personaggi rilevanti del mondo dell’arte contemporanea, pubblicate a partire da settembre sul sito e sui social media della fiera. E nasce parallelamente un nuovo format, le #ArtissimaPills. Fresh news from the art world, pillole video dedicate ai curatori di Artissima. Entrambi i progetti sono realizzati grazie al sostegno di Compagnia di San Paolo. In programma, inoltre, Hub Middle East, un nuovo focus che, in collaborazione con Fondazione Torino Musei, offre una ricognizione sulle gallerie, le istituzioni e gli artisti attivi in un’area geografica centrale per lo sviluppo della società contemporanea.

are taking part in Artissima. There is also the return of #ArtissimaStories, a series of interviews of significant people in the world of contemporary art, that will be put on the website and the event’s social media. And in parallel comes the creation of a new format, #ArtissimaPills. Fresh news from the art world: these are “video pills” that are dedicated to the curators of Artissima. Both projects were made possible thanks to support from the Compagnia di San Paolo. Also scheduled are the Hub Middle East, a new project that, together with the Fondazione Torino Musei, recognises the galleries, institutions and the artists who are active in a geographical area that is vital to the development of contemporary society.

NON SOLO OVAL In continuità con l’indagine sul suono iniziata nel 2018, quest’anno si replica con Artissima Telephone, un progetto espositivo pensato per gli spazi delle OGR - Officine Grandi Riparazioni di Torino. Ideata da Ilaria Bonacossa e curata da Vittoria Martini, l’iniziativa offre una ricognizione visionaria sul telefono inteso come mezzo espressivo artistico. Sempre alle OGR - Binario 11, da non perdere l’installazione site specific di Monica Bonvicini che mette in scena un altro capitolo della sua indagine su interazioni tra architettura e potere, dinamiche di genere, diritto allo spazio, controllo e sorveglianza. Bonvicini ha iniziato a esporre i suoi lavori a livello internazionale dagli anni ’90, con mostre personali e collettive in molte delle più importanti sedi e istituzioni, ricevendo riconoscimenti come il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia. Le sue opere sono asciutte e dirette ma intrise di molteplici riferimenti storici, politici e sociali. Sempre legate criticamente ai luoghi in cui sono esposte e spesso interessate alle ambiguità del linguaggio, tendono a problematizzare il ruolo dello spettatore e i limiti, le possibilità e le contraddizioni legate all’idea di libertà. artissima.art ArtissimaFair

NOT JUST THE OVAL LINGOTTO As a continuation of the research on sound begun in 2018, this year repeats Artissima Telephone, an exhibition project that was designed for the areas of the OGR - Officine Grandi Riparazioni in Turin. Conceived by Ilaria Bonacossa and curated by Vittoria Martini, the initiative provides

visionary recognition of the telephone seen as a means of artistic expression. Also at the OGR - Binario 11, you should not miss the site-specific installation by Monica Bonvicini that presents another chapter of her exploration of the interaction between architecture and power, gender dynamics, the right to space, control and surveillance. Bonvicini started to exhibit internationally in the 1990s, with personal and collective shows in many of the most important locations and institutions, and receiving awards like the Golden Lion at the Venice Biennale. Her work is always succinct and direct, but is nevertheless woven with historical, political and social references. It is always thematically linked to the places where it is displayed, and frequently concerns the ambiguity of language, and it tends to raise issues relating to the role of the spectator and the limits, possibilities and contradictions linked to the idea of freedom.

TORINO 60 FRECCE AL GIORNO/A DAY

Monica Bonvicini, Hard String (2017) Courtesy artist and Raffaella Cortese Gallery Milan Photo Lorenzo Palmieri

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TEATRO

GIULLARE DI OGGI

A 50 ANNI DAL DEBUTTO DI MISTERO BUFFO DI DARIO FO, MATTHIAS MARTELLI LO RIPORTA IN SCENA AL GOBETTI DI TORINO di Bruno Ployer

© Andrea Macchia

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no spettacolo sacro e dissacrante; colto e popolare; tradizionale, perché richiama origini medievali del teatro italiano; moderno, perché supera la forma scritta del testo e coinvolge il pubblico con la sua forza satirica e liberatrice. Era il 1° ottobre 1969 quando, a Sestri Levante, debuttava Mistero buffo di Dario Fo, interpretato dal suo stesso autore. Nell’edizione del cinquantenario il monologo ha una nuova prima nazionale il 15 ottobre al Teatro Gobetti di Torino, con la regia di Eugenio Allegri e l’interpretazione di Matthias Martelli, artista giovane ma già di casa su molti palcoscenici italiani e internazionali. Una coproduzione del Teatro Stabile di Torino con Art Quarium. Mistero buffo è lo spettacolo che più di ogni altro ha portato Dario Fo a essere conosciuto in tutto il mondo. È una giullarata trascinante, divertente, provocatoria, irriverente. Fin dalla sua creazione si evolve continuamente nei contenuti, in collegamento diretto con la realtà contemporanea. «Siamo obbligati ad aggiornare continuamente il testo con l’attualità», spiega Martelli. «Come mi consigliava di fare Dario,


leggo i giornali, ascolto quello che si dice, le parole usate, studio la politica e inserisco novità che legano la giullarata a quello che sta succedendo realmente». Dunque è uno spettacolo politico. Sì, Fo ci dice che il giullare denuncia. Come sottolinea la motivazione del Nobel con cui Dario è stato premiato nel 1997: “il giullare dileggia il potere per restituire dignità agli oppressi”. Lei si sente giullare secondo la definizione del maestro? Sì, il giullare oltre ad attore è anche autore e poeta. Mi piace molto come definizione perché dà molta libertà creativa. È un artista fisico-creativo! Oltre a giullare, un’altra parola magica in Mistero buffo è grammelot: l’improvvisazione di grande effetto espressivo che raccoglie parole dialettali e della lingua ufficiale, suoni minimi e istintivi, smorfie. Dario Fo lo recitava con genialità irresistibile. La impaurisce questa tecnica così particolare? Devo dire che non sono mai riuscito ad avere paura: sarà un po’ di incoscienza, ma c’è qualcosa del grammelot che mi appartiene istintivamente. Non l’ho mai studiato, mi è uscito automaticamente, forse perché da bambino imitavo i miei genitori e le persone che entravano in casa, parlavo i dialetti. Mistero buffo è nato come spettacolo contro il potere, anche quello del clero nei secoli. Secondo lei mantiene ancora oggi questa connotazione? Credo sia ancora dissacrante nei confronti di un certo modo di vedere la religiosità. D’altra parte mi sembra che restituisca a personaggi religiosi una straordinaria umanità. Gesù e Maria diventano come noi: per me questa è un’operazione di avvicinamento di una certa religiosità al popolo. Oggi, almeno per quello che io percepisco, la religione è sentita molto meno rispetto al

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1969 e la contestazione di Mistero buffo diventa al potere in generale, alla sua arroganza, alla sua ipocrisia. Lei è stato autorizzato dallo stesso Dario Fo a portare in scena quest’opera. Perché gli ha chiesto il benestare? Credo che fosse necessario avere questa sicurezza, non solo per una questione di diritti. Volevo essere sicuro che l’attore e autore simbolo inscindibile di questo spettacolo fosse d’accordo. In effetti è difficile separare Mistero buffo dall’interpretazione del suo autore. Sì, difficilissimo. Abbiamo deciso di trattarlo come un classico universale e quindi reinterpretabile. È un pezzo incredibile, di una comicità, di una satira e di una forza pazzesche. Ho lavorato intensamente con il regista per recuperare tutte le parti di teatro fisico, di commedia dell’arte, quindi le traiettorie degli sguardi, dove posizionarsi sul palcoscenico, per studiare se un gesto è eccessivo, troppo ampio, troppo veloce. Insomma, usando tutte le mie caratteristiche personali mimiche e vocali, molto diverse da

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quelle di Dario, per rendere questo Mistero buffo nello stesso tempo fedele e diverso. Perché ha deciso di riportarlo in scena? La ragione fondamentale è che da bambino, quando ho visto Mistero buffo in videocassetta, la mia immaginazione è esplosa. Vedevo mondi, personaggi, cose che nascevano dal nulla. Poi mi faceva ridere. È vero che c’è la tecnica, ma c’è anche una dimensione istintiva, giocosa, che non si può eliminare. Un solo attore recita, ma tutto il pubblico partecipa… L’attore recita con il pubblico. È un’improvvisazione il cui ritmo deve essere sempre in connessione reciproca, e tutte le volte cambia. Devo convincere gli spettatori che anche se non vedono Dario, lo spettacolo rispetta Mistero buffo. Crede che questa edizione sarebbe piaciuta a Dario Fo? Non posso dirlo, spero di sì. Io ce la metto tutta. Quando vado in scena mi sento invaso da un’energia che viene da altrove, non so da dove. Dario Fo e Franca Rame li sento molto vicini quando sono sul palco.

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TEATRO

ELIO, GABER E IL GRIGIO IL LEADER DELLE STORIE TESE DEBUTTA A TEATRO CON UN TESTO DEL SIGNOR G ADATTATO DA GIORGIO GALLIONE di Cecilia Morrico

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© Nuri Rashid

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n uomo che si allontana da tutto e da tutti, afflitto più da problemi personali che sociali. Si ritira in campagna per stare tranquillo, ma la sua ambita solitudine è disturbata da un fantomatico topo, elemento simbolico che scatena un inesorabile e ironico flusso di coscienza. È Il Grigio, testo gaberiano adattato da Giorgio Gallione e prodotto dal Teatro Nazionale di Genova. Protagonista assoluto è Elio, storico leader delle Storie Tese, che aveva già portato lo scritto sotto forma di reading a Genova nell’ottobre 2018. Lo spettacolo debutta in prima nazionale al Teatro Carcano di Milano, dal 3 al 13 ottobre, prosegue a Genova al Teatro Gustavo Modena dal 15 al 27, per toccare Roma, Trieste, Torino, Bergamo, Bologna e Catania. Cosa l’ha spinta ad accettare questo progetto? Nella mia vita ho sempre voluto esplorare dei mondi per me sconosciuti. Difficilmente mi adagio sulle solite cose e quindi ho accolto la proposta anche perché mi piace essere stimolato dalle novità. Il testo originale non aveva parti cantate: questa era l’idea iniziale di Gallione. Poi cosa è cambiato? Giorgio, con cui ho lavorato tre anni fa al musical La famiglia Addams, era convintissimo che io fossi il più indicato per interpretare questo pezzo di Giorgio Gaber in cui non si canta mai, ma si recita. Mi è venuto spontaneo chiedergli perché, visto che sono un cantante. Alla fine, siamo arrivati alle strette e gli ho imposto di inserire la

musica. Gallione, che è un super gaberiano, ha ridimensionato il testo inserendo alcune canzoni del cantautore milanese. Le ha scelte con criterio trovando coerenza con i temi trattati nella pièce e ai miei occhi il risultato è ottimo. L’originale è di due ore, noi siamo arrivati a farlo durare meno e l’alternanza tra parole e note lo rende molto più facile da ascoltare. Nello spettacolo è solo sul palco, come si è preparato? L’altra mia imposizione a Gallione è stata quella di organizzare una serie di letture per testare la mia capacità di affrontare la situazione e scoprire la reazione del pubblico. È andata bene, ho sciolto i miei dubbi e ho capito anche come allenarmi. Comunque, io sono solo la punta dell’iceberg perché dietro c’è Giorgio e ci sono i tecnici, i costumisti e gli scenografi. Le piace il teatro? Moltissimo, è per questo che non ho detto no. In passato ho avuto la fortuna di scoprire questo mondo facendo L’Opera da tre soldi all’Accademia di Santa Cecilia, con un cast eccezionale composto da Maddalena Crippa, Peppe Barra e Marina Confalone, e poi Storia d’amore e d’anarchia di Lina

Wertmüller con Giuliana De Sio. Due occasioni dove ho colto la bellezza e la grandezza del fare teatro, che mi sa dare un’emozione unica. Sul palco cantare è stupendo ma recitare è un’altra cosa. Quali aspetti del personaggio ritrova in lei? Praticamente tutti. Infatti Gallione mi ha scelto dopo un’attenta osservazione. Mi sono accorto che, pur non essendo un vero appassionato di Gaber, mi rivedo in questa commedia. Si parla della crisi che arriva quando si raggiungono i 50 anni, perché a quell’età cambiano tante cose e bisogna affrontarle, toccando anche aspetti drammatici pur mantenendo un tono leggero. E “il topo” con cui bisogna trovare un compromesso? Nelle grandi città non ci sono solo i topi ma anche i gabbiani (ride, ndr). Il topo è un simbolo che rappresenta il mostro che c’è dentro ognuno di noi. Solo guardandolo in faccia si ha una crescita personale. E vale per tutti, perché non esiste chi è solo buono o solo cattivo. teatrocarcano.com


LETTERATURA DA RIDE RE

© Max Valle

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a Aristofane a Flaiano, da Marziale ad Achille Campanile, passando per Stefano Benni e Paolo Villaggio. La risata è una rivoluzione senza effetti collaterali, ma purtroppo in qualsiasi campo dell’espressione artistica - cinema, teatro, poesia - le opere di natura comica hanno sempre rappresentato una sorta di Cenerentola. A donare loro scarpette di cristallo e carrozza per andare al ballo ci pensa Tullio Solenghi, che dal 16 ottobre debutta a Sori (GE), nella sua Liguria, con La risata nobile, per portarla poi al Teatro Duse di Genova dal 17 al 22 marzo 2020. Come nasce il progetto? Reduce da alcune fortunate stagioni di letture dei classici curate dal Teatro Pubblico Ligure, ho voluto soffermare la mia attenzione sulla letteratura comica, spesso considerata minore, marginale, per restituirle una legittima importanza, tramite una sintetica antologia che parte dai greci per arrivare ai giorni nostri. Un inedito Bignami della risata, insomma. Tra i brani citati quale la rappresenta di più? È difficile privilegiare un autore tra i tanti che a partire da Marziale, passando per Cecco Angiolieri e arrivando agli odierni Ennio Flaiano e Benni, propongo in circa due ore di spettacolo. Di sicuro, però, un particolare fervore interpretativo mi assale quando leggo il mio conterraneo Villaggio. Riuscendo a restituirne anche una discreta aderenza di voce e toni, la sua mitica gita alle grotte di Postumia è di certo il brano che riscuote il maggiore successo. Lo spettacolo è realizzato con Sergio Maifredi. Avete già lavorato insieme, recentemente per il Decameron. Un racconto italiano in tempo di peste. Che rapporto c’è tra voi? Tra me e Sergio c’è ormai una totale complicità e sintonia nell’architettare e proporre i nostri spettacoli, la comune militanza teatrale credo sia il cemento fondamentale della nostra progettualità. La risata nobile fa parte del programma dei Teatri del Paradiso, cosa pensa di questo progetto? Nato dal Teatro Pubblico Ligure e dalla Fondazione Teatro Sociale di

Tullio Solenghi

Camogli, prevede una valorizzazione del territorio sia attraverso la rete dei palcoscenici e dei Comuni coinvolti nel Genovese – Camogli, Recco, Sori, Pieve Ligure e Bogliasco – sia portando gli spettacoli nei luoghi più belli di questa zona, che non a caso prende il nome di Golfo Paradiso. Trovo che l’agilità scenica della “lettura interpretata” riesca a valorizzare situazioni e location inedite per uno show teatrale, riuscendo così a intercettare un pubblico che difficilmente potrebbe essere coinvolto. Sia questo show sia il Decameron sono dedicati alle grandi opere del Belpaese. Secondo lei gli italiani vogliono riscoprire i classici? Il merito particolare del nostro approccio ai testi antichi credo sia quello di sfatare il luogo comune, retaggio della memoria scolastica, che solita-

mente li associa a qualcosa di pesante, faticoso, lugubre. Nel pieno rispetto dei capolavori, scovando angolazioni diverse, interpretandone la valenza teatrale e contestualizzando in maniera vivace epoca e personalità dell’autore, si riesce ogni volta a spiazzare l’uditorio come se si proponesse qualcosa di assolutamente inedito. La prova del fuoco sono le scolaresche che si stupiscono nel riconoscere come letteratura viva ed efficace un brano che magari poco prima, sui banchi scolastici, li aveva fatti – per dirla alla Villaggio – «tragicamente» abbioccare. teatropubblicoligure.it teatroTPL soriteatro.it teatrosocialecamogli.it teatronazionalegenova.it teatrodigenova 103


TEATRO

PROSA E MUSICA

NOVITÀ E GRANDI SUCCESSI DELLE NUOVE STAGIONI SUL PALCOSCENICO A cura di Cecilia Morrico

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Una scena del musical Mary Poppins

© Alessandro Pinna

ROME DISNEY «Il mondo è mio, è sorprendente accanto a te», oppure «Basta un poco di zucchero e la pillola va giù». Cavalcando l’onda dei ritornelli riportati al successo da film come Aladdin, con Will Smith, e Il ritorno di Mary Poppins, con Emily Blunt, il cartellone teatrale della Capitale propone i due capolavori Disney in versione musical. Il 9 ottobre si alza infatti il sipario al Brancaccio conducendo i giovani spettatori, e i genitori al seguito, nella magica Agrabah dove il landrucolo dal cuore d’oro più famoso d’Oriente, insieme al genio dalla pelle blu e la fidata scimmietta Abu, cerca di conquistare la principessa Jasmine, salvando anche il regno dal perfido stregone Jafar. Aladin - Il musical geniale debut-

ta a Roma con i due giovanissimi Leonardo Cecchi, attore e scrittore, già protagonista di Alex & Co., serie targata Disney Channel, ed Emanuela Rei della fiction Maggie & Bianca Fashion Friends. A lanciare la scommessa è il regista Maurizio Colombo, che dopo i successi di Rapunzel, Peter Pan e La regina di ghiaccio immerge la favola disneyana in una sontuosa ambientazione mediorientale con alcune contaminazioni stile Bollywood evidenti nelle musiche, nelle coreografie e nei costumi.

gnoli di Londra con Mary Poppins, nella versione del 1964. Per la prima volta a Roma, il musical è stato presentato da WEC - World Entertainment Company in lingua italiana, con una grande orchestra dal vivo al Teatro Nazionale CheBanca! di Milano a febbraio 2018. Impossibile non lasciarsi affascinare dalla magica storia della tata «perfetta sotto ogni aspetto» e da canzoni indimenticabili come Supercalifragilistichespiralidoso, Cam caminì e Un poco di zucchero. Dopo la Città Eterna la pièce farà nuovamente tappa a Mi-

Leonardo Cecchi ed Emanuela Rei in Aladin - Il musical geniale

Abbandonando le dune sabbiose da Mille e una notte, dal 17 ottobre al Teatro Sistina si scalano i fumosi comi-

lano dal 30 gennaio 2020. Pronti, «Re bemolle maggiore», si alzi il sipario! teatrobrancaccio.it | ilsistina.it

NAPOLI La stagione della grande magia è l’headline che sigla la programmazione 2019/20 del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale. Più di 20 spettacoli, di cui 16 produzioni e coproduzioni e otto ospitalità, messi in scena da registi di differenti generazioni, sensibilità e approcci. Tra i nomi Lluís Pasqual, Luca De Fusco, Pappi Corsicato e Michele Riondino. teatrostabilenapoli.it

TORINO Rappresentano la pluralità espressiva, ma sempre coerenti e interconnesse tra loro, le proposte dello Stabile di Torino. Sono 74 i titoli programmati, di cui 17 produzioni, 38 spettacoli ospiti e 19 allestimenti per Torinodanza. Un cartellone che, se da un lato propone registi e interpreti affermati, dall’altro dedica ampio spazio alla drammaturgia contemporanea proponendo autori eterogenei. teatrostabiletorino.it

MILANO La passione è il sentimento portante che lega il racconto della stagione di prosa del Teatro Manzoni. Che sia nei rapporti di coppia e familiari, come in Il berretto a sonagli, Anfitrione, Nati sotto contraria stella, oppure nelle azioni, anche folli, come nel Don Chisciotte o in Ho perso il filo. Mentre nel cartellone cabaret si ride con Teresa Mannino, Lopez & Solenghi ed Emilio Solfrizzi. teatromanzoni.it


© Lucie Janisch

Isabelle Huppert

FIRENZE, MAIN POT Se si tratta di puntare alto, la Pergola di Firenze è una grande giocatrice. La stagione 2019/20 investe sulle nuove generazioni di spettatori sfoderando assi di fama internazionale. È il caso dell’esclusiva italiana Mary Said What She Said di Robert Wilson con Isabelle Huppert, che accende le luci del palco dall’11 al 13 ottobre. In scena la storia della regina di Scozia e Francia Maria Stuarda, che perse la corona a causa delle sue passioni, accompagnata dalle musiche originali di Ludovico Einaudi. Ma la Huppert non è l’unico asso nella manica del teatro della Città del Giglio: dal 24 ottobre c’è Gabriele Lavia con il meraviglioso Giganti della montagna di Pirandello, già un successo all’Eliseo di Roma nella stagione 2018/19. A dicembre è la volta di Geppy e Lorenzo Gleijeses, rispettivamente Salieri e Mozart nel dramma Amadeus di Peter Shaffer. Si prosegue a gennaio 2020, in prima nazionale, con Glauco Mauri nei panni del Re Lear di Shakespeare, mentre a febbraio tornano insieme Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini con la celeberrima commedia di Kesselring Arsenico e vecchi merletti. Non sarà un poker, ma una scala reale. teatrodellapergola.com

Ettore Bassi

O CAPITANO, MIO CAPITANO Trent’anni dopo il debutto cinematografico, per la prima volta a teatro in Italia la trasposizione del film cult L’attimo fuggente, con Robin Williams nel ruolo del professor John Keating, che ha segnato intere generazioni al grido di “O capitano, mio capitano”. A vestire i panni del docente sopra le righe della pièce diretta da Marco Iacomelli è Ettore Bassi. Portare sulla scena la storia dei giovani studenti della Welton Academy significa dare nuova vita alla memoria della pellicola hollywoodiana facendo scoprire alle nuove generazioni “che il potente spettacolo continua, e che tu puoi contribuire con un verso”. La tournée parte il 5 ottobre dal Teatro Maggiore di Verbania (VB), è poi la volta del Ghione di Roma, dall’8 al 20, e del Superga di Nichelino (TO) il 24, per toccare infine, tra le altre, Saronno, Udine, Novara, Brindisi, Taranto e Bologna. 105


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A CHENT’ANNOS di Silvia Del Vecchio - s.delvecchio@fsitaliane.it

Carlos Solito

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uaranta centenari ritratti da Carlos Solito nei luoghi fondamentali della loro vita e della loro terra, la Sardegna. A ospitarli è Palazzo Doebbing, a Sutri (VT), fino al 12 gennaio 2020, nell’ambito della rassegna Dialoghi a Sutri, insieme ad altre dieci mostre dedicate a Tiziano, Scipione Pulzone, Henri Rousseau, Antonio Ligabue, Fausto Pirandello, Ottone Rosai, Francis Bacon, Renato Guttuso, Ernesto Lamagna e Luca Crocicchi. Nella stessa sede, il nuovo Museo di Arte antica e Arte sacra propone, inoltre, capolavori e tesori della Tuscia. «La ruga è il segno del tempo, il tracciato di un percorso, lungo anni, decenni, secoli, millenni, che incrocia il nostro cammino. Ovunque esse siano, sulla mano di un contadino, sulla fronte di un pastore, attorno agli occhi di un pescatore, nella cornice di un sorriso femminile o sul paesaggio, sono righe di un racconto che si chiama vita, esistenza, storia, memoria», scrive il fotografo, scrittore e regista puglie106

se approdato a Sutri con i suoi scatti, dove è stato il sindaco Vittorio Sgarbi a volere fortemente la mostra. «Ci sono paesi in questa mia Sardegna che hanno monumenti viventi. […] pieni di sangue, pieni di vita, pieni di scintille divine e tutte le volte che li ho accarezzati, stretto le loro mani, scambiato sguardi e, soprattutto, ammirato i loro silenzi ho sentito un soffio di grandezza. Qualcosa che sa di arte della vita, magia dell’umiltà, creatività infinita di esistere», continua Solito. Augurano a tutti lunga vita i centenari dell’Ogliastra. Già, perché i più longevi d’Italia vivono qui, lungo la costa orientale dell’isola, dai borghi di Tortolì, Santa Maria Navarrese, Baunei, Urzulei e Osini fino a Perdasdefogu. A ritmo lento, e con la complicità del paesaggio. museopalazzodoebbing.it palazzodoebbingsutri museopalazzodoebbing Carlos-Solito CarlosSolito carlossolito


«Ognuno di quei centenari, nelle diverse ambientazioni - in casa, sotto un albero, davanti a una chiesa, su una spiaggia, sotto un portico, davanti a un ulivo, […] - sembra necessario a quei luoghi, li carica di vita. E di senso» [Vittorio Sgarbi]

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orty centenarians portrayed by Carlos Solito in the places that are fundamental to their lives and to their land, Sardinia. The portraits will be hosted at Palazzo Doebbing, in Sutri (Viterbo), until 12 January 2020, as part of the Dialoghi a Sutri exhibition, together with ten other exhibitions dedicated to Titian, Scipione Pulzone, Henri Rousseau, Antonio Ligabue, Fausto Pirandello, Ottone

Rosai, Francis Bacon, Renato Guttuso, Ernesto Lamagna and Luca Crocicchi. In the same location, the new Museum of Ancient and Sacred Art also offers masterpieces and treasures of Tuscia. “A wrinkle is a sign of time, the path of a journey, over years, decades, centuries, millennia, that crosses our path. Wherever it is, on the hand of a farmer, on the forehead

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of a shepherd, around the eyes of a fisherman, framed by a woman’s smile or on the landscape, it is the outline of a story called life, existence, history, memory,” writes the Apulian photographer, writer and director bringing his shots to Sutri, where Mayor Vittorio Sgarbi pushed hard for the exhibition. “There are towns in my Sardinia that have living monuments. [...] full of blood, full of life, full of divine sparks and every time I have caressed them, grasped their hands, exchanged glances and, above all, admired their

silences I felt a breath of greatness. Something that tastes of the art of life, the magic of humility, the infinite creativity of existing,” continues Solito. The centenarians of Ogliastra wish everyone a long life. Yes, because the longest-lived people in Italy live here, along the east coast of the island, from the villages of Tortolì, Santa Maria Navarrese, Baunei, Urzulei and Osini to Perdasdefogu. At a slow pace, and in harmony with the landscape.

“Each of those centenarians, in their different settings - at home, under a tree, in front of a church, on a beach, under a porch, in front of an olive tree, [...] seems necessary to those places, loads them with life. And of meaning.” [Vittorio Sgarbi]

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MAGNUM PHOTOGRAPHERS È

un viaggio nel tempo e nello spazio quello che si fa visitando le rassegne fotografiche al Forte di Bard (AO) e al Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art (rispettivamente fino al 6 e al 7 gennaio 2020). La prima, Mountains by Magnum Photographers, propone oltre 130 immagini per narrare lo sviluppo storico della rappresentazione dell’ambiente montano. Dai pionieri della fotografia d’alta quota, come l’alpinista Werner Bischof, a Robert Capa, George Rodger, Inge Morath, Herbert List, Ferdinando Scianna e Steve McCurry. Natura intatta e inesplorata, potente e mistica, da ammirare e temere al tempo stesso. Le prime spedizioni sulle Alpi per immortalare le vette risalgono agli anni ’50 del XIX secolo, vere e proprie imprese per portare in cima l’attrezzatura. L’esposizione al Forte di Bard è un viaggio attraverso i continenti che racconta il rapporto tra Alpine range in the Aosta Valley, Italy (2019) © Paolo Pellegrin/Magnum Photos

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uomini e montagne. La mostra comprende anche una serie di scatti di Paolo Pellegrin realizzati in Valle d’Aosta nella primavera 2019. Al Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art 105 scatti, datati 1934-1954, compongono un omaggio al fotoreporter svizzero, Werner Bischof. Classics. «Dopo Depero, ospitiamo un altro personaggio fuori dagli schemi, un maestro del reportage, ma soprattutto un artista in grado di indagare il rapporto dell’uomo con la natura e con se stesso. Un ricercatore di verità, archeologo dei sentimenti umani, narratore dello straordinario quotidiano, appassionato di vita», spiega Maurizio Vanni, co-curatore della rassegna, con Alessandro Luigi Perna, e direttore del Lu.C.C.A. S.D.V. fortedibard.it | luccamuseum.com fortedibard luccamuseum


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he photographic exhibitions at Forte di Bard (AO) and Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art are a journey through time and space, open respectively until 6 and 7 January 2020. The first, Mountains by Magnum Photographers, offers over 130 images narrating the historical development of the representation of mountainous areas. From pioneers of high-altitude photography, such as mountaineer

Last book of the library, Montecassino, Italy (1946)

Werner Bischof, to Robert Capa, George Rodger, Inge Morath, Herbert List, Ferdinando Scianna and Steve McCurry. Unspoilt and unexplored nature, powerful and mystical, to be admired and feared at the same time. The first expeditions to the Alps to immortalise the peaks date back to the 1850s, when it was a real feat to bring the equipment to the

© Werner Bischof/Magnum Photos

top. The exhibition at the Fortress of Bard is a journey through the continents that tells the story of the relationship between men and mountains. The exhibition also includes a series of shots by Paolo Pellegrin taken in Valle d’Aosta in spring 2019. At the Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art, 105 shots, dated 1934-1954, are a tribute to the Swiss photojournalist, Werner Bischof. Classics. “After Depero, we are hosting another out-of-the-box character, a master of reportage, but above all an artist capable of investigating man’s relationship with nature and with himself. A seeker of truth, an archaeologist of human feelings, a narrator of the extraordinary everyday life, passionate about life,” explains Maurizio Vanni, curator of the exhibition, with Alessandro Luigi Perna, and director of Lu.C.C.A.

Returning from the market, Indochina (1952) © Werner Bischof/Magnum Photos

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INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

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IN FRECCIARGENTO DA SIBARI A BOLZANO

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na grande novità amplia il network Trenitalia avvicinando ancora di più Sud, Centro e Nord Italia: un nuovo collegamento Frecciargento porta da Sibari (CS) a Bolzano, unendo Calabria, Campania, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Trentino-Alto Adige. Ulteriore conferma dell’impegno di Trenitalia nel migliorare i collegamenti essenziali per la mobilità da e per il

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sud Italia. Così, due corse Frecciargento tra Bolzano e Roma estendono il loro percorso fino a Sibari, con fermate a Napoli Afragola, Salerno, Scalea e Paola. È possibile raggiungere la Capitale da Sibari in poco più di quattro ore: partenza alle 6:15 con fermate a Paola, Scalea, Salerno, Napoli Afragola e arrivo a Roma Termini alle 10:30. Il treno prosegue poi per Bolzano, con partenza dalla Capitale alle 10:45 e

arrivo alle 15:14 con fermate a Firenze Campo di Marte, Bologna, Verona, Rovereto e Trento. Da Bolzano verso sud, invece, il Frecciargento delle 13:16 si ferma a Roma Termini alle 17:53 (stop a Trento, Rovereto, Verona, Bologna, Firenze Campo di Marte), per ripartire dalla Capitale alle 18:14 (sempre fermando a Napoli Afragola, Salerno, Scalea e Paola) e arrivare a Sibari alle 22:45.


TRENITALIA VETTORE UFFICIALE DEL TOUR DI COEZ

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rosegue l’impegno di Trenitalia per la grande musica. L’azienda del Gruppo FS è vettore ufficiale dei concerti di Coez previsti per il suo È sempre bello in tour. Sabato 12 ottobre il cantautore si esibisce a Torino e domenica 20 ad Ancona, il 4 novembre si sposta a Livorno, il 7 a Firenze, il 16 a Bologna e il 26 a Milano, mentre a dicembre sarà ad Acireale il 7, a Napoli il 12 e a Bari il 22. Chi raggiunge i concerti in treno può usufruire dell’offerta Speciale Concerti per viaggiare in Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca, Intercity e Intercity Notte con sconti fino al 50% sul prezzo Base inserendo il codice COEZ. In più, i soci CartaFRECCIA in possesso di ticket Frecce o Intercity per la città in cui si svolge lo spettacolo, grazie all’offerta È sempre bello - TRENITALIA, possono acquistare i biglietti del concerto a prezzi scontati nei vari settori su ticketone.it/trenitalia. Offerte a disponibilità limitata, maggiori informazioni su trenitalia.com

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OFFERTE E SERVIZI

PARCHEGGIO A PORTATA DI TRENO

G

razie all’accordo tra Trenitalia e Metropark è possibile prenotare e acquistare il posto auto in stazione insieme al viaggio in treno, in un’unica soluzione. Dopo il pagamento del biglietto ferroviario si riceve la conferma della prenotazione Metropark che riporta il QR code per accedere al parcheggio senza ulteriori passaggi. Oltre che sul sito trenitalia.com, il servizio è acquistabile in biglietteria e nelle agenzie di viaggio abilitate. È attivo nelle aree Metropark delle stazioni di Arezzo, Bergamo, Bologna Centrale, Cagliari, Castellammare di Stabia (NA), Frascati (RM), Milano Porta Garibaldi, Milano Porta Genova, Milano Rogoredo, Napoli Centrale, Padova, Rapallo (GE), Rimini, Torino Porta Susa, Treviso Centrale, Varese e Vicenza. trenitalia.com | metropark.it

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PORTALE FRECCE

WWW.PORTALEFRECCE.IT INTRATTENIMENTO GRATUITO, FACILE E VELOCE Il Portale FRECCE rende più piacevole il viaggio grazie ai numerosi servizi pensati per soddisfare ogni esigenza a bordo dei treni Frecciarossa e Frecciargento e nelle sale FRECCIAClub e FRECCIALounge

SCELTI PER VOI

CINEMA

SERIE E PROGRAMMI TV

One Chance

Riviera

Opera senza autore

Tracks

Impazienti

BAMBINI

Ex - Amici come prima

Il grande spirito

Winx

Teletubbies

ISTRUZIONI PER L’ACCESSO Collegarsi alla rete WiFi di bordo e delle sale FRECCIAClub e FRECCIALounge. Lanciare il browser Internet e digitare www.portalefrecce.it. Ulteriori dettagli, info e condizioni su trenitalia.com

NEWS MUSICA

Il meglio della musica contemporanea italiana e straniera

TRAVEL INFO

Informazioni in tempo reale su puntualità, fermate, coincidenze

INTERNET WIFI

Per assistenza è possibile contattare il numero verde Telecom Italia 800.287515 Opzione 1, attivo tutti i giorni dalle 8 alle 22

Notizie Ansa sui principali fatti quotidiani aggiornate ogni ora

Connessione a Internet tramite WiFi di bordo

EDICOLA DIGITALE

Quotidiani e riviste nazionali e internazionali, libri e informazioni turistiche

GIOCHI

Azione, sport, logica e tanto altro a disposizione di grandi e piccoli viaggiatori

CORSI E AUDIOLIBRI

Corso di inglese suddiviso in volumi e audiolibri anche per bambini

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PROMOZIONI

CARNET 10 E 5 VIAGGI I Carnet Trenitalia sono sempre più adatti a tutte le esigenze. Si può scegliere quello di 10 viaggi al prezzo di 8 (-20% sul prezzo Base) oppure il Carnet 5 viaggi con la riduzione del 10% sul prezzo Base. Riservato ai titolari CartaFRECCIA, il Carnet è nominativo e personale. L’offerta è disponibile per i treni Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca e Intercity1.

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SPECIALE 2X1

INSIEME

A/R WEEKEND

Offerta dedicata a chi prende il treno di sabato. Si viaggia in due pagando un solo biglietto al prezzo Base nei livelli Business, Premium e Standard e in 1^ e 2^ classe. Ideale per raggiungere, in coppia, i luoghi dove si tengono concerti, partite, mostre e altri eventi3 .

Offerta dedicata ai gruppi da 2 a 5 persone per viaggiare con uno sconto del 30% sul prezzo Base di Frecce, Intercity e Intercity Notte. La promozione è valida in 1^ e 2^ classe e nei livelli di servizio Business, Premium e Standard. Sono esclusi il livello Executive, il Salottino e le vetture Excelsior4 .

Promozione per chi parte il sabato e torna la domenica con le Frecce a prezzi fissi, differenziati in base alle relazioni e alla classe o al livello di servizio. La giusta soluzione per visitare le città d’arte nel fine settimana senza stress e lasciando l’auto a casa 5 .


BIMBI GRATIS Con Trenitalia i bambini viaggiano gratis in Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca e Intercity nei livelli Business, Premium e Standard e in 1^ e 2^ classe. Gratuità prevista per i minori di 15 anni accompagnati da almeno un maggiorenne, in gruppi composti da 2 a 5 persone2.

TUTTE LE ALTRE OFFERTE E LA GAMMA DEI PREZZI SU TRENITALIA.COM 1. Il Carnet consente di effettuare 10 o 5 viaggi in entrambi i sensi di marcia di una specifica tratta, scelta al momento dell’acquisto e non modificabile per i viaggi successivi. Le prenotazioni dei biglietti devono essere effettuate entro 180 giorni dalla data di emissione del Carnet entro i limiti di prenotabilità dei treni. L’offerta non è cumulabile con altre promozioni. Il cambio della singola prenotazione ha tempi e condizioni uguali a quelli del biglietto Base. Cambio biglietto non consentito e rimborso soggetto a restrizioni. 2. I componenti del gruppo che non siano bambini/ragazzi pagano il biglietto al prezzo Base. Offerta a posti limitati e variabili rispetto al giorno, ai treni e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso soggetti a restrizioni. Acquistabile entro le ore 24 del secondo giorno precedente alla partenza. 3. L’offerta è valida tutti i sabati ed è acquistabile entro le ore 24 del secondo giorno precedente la partenza. Posti limitati e variabili in base al treno e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso non consentiti. Offerta non cumulabile con altre riduzioni. 4. Il numero dei posti è limitato e variabile, a seconda dei treni, della classe/livello di servizio e del numero dei componenti del gruppo. Acquistabile entro le ore 24 del secondo giorno precedente la partenza del treno. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso non consentiti. Offerta non cumulabile con altre riduzioni ad eccezione di quella prevista a favore dei ragazzi. 5. Il numero dei posti è limitato e variabile, a seconda dei treni e della classe/livello di servizio. Acquistabile entro le ore 24 del terzo giorno precedente la partenza del treno. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso non consentiti. Offerta non cumulabile con altre riduzioni compresa quella prevista a favore dei ragazzi.

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FOOD ON BOARD

Il viaggio nel viaggio

LA CUCINA POPOLARE ITALIANA

L’autunno sprigiona i suoi sapori nel menù Itinere di ottobre. La carta off re la quiche al radicchio e provola aff umicata. Comincia, infatti, la stagione del radicchio, celebre insalata trevigiana dal sapore amarognolo, che ben si abbina a quello aromatico del formaggio campano. Mentre i boschi si colorano di rosso e oro, arrivano le mezze penne alla puttanesca, gustose e colorate come le migliori invenzioni della cucina napoletana. I paesaggi scor120

rono veloci dal fi nestrino e anche a tavola arriviamo subito in Sicilia con i bocconcini di pesce spada alla mediterranea. I carciofi spadellati, poi, sono perfetti per apprezzare le virtù del prezioso ortaggio autunnale. Per chiudere, crostata pere e cioccolato, la coppia che non delude mai, con frutta di stagione racchiusa in fragrante pasta frolla. Una coccola da gustare lentamente, proprio come un bel viaggio. Tutti i menù sul sito itinere.it.


© Lorenzo Rui

FRECCIAROSSA GOURMET by

Carlo Cracco

GUANCIALE DI MANZO AL VINO ROSSO CON PUREA DI PATATE Lista della spesa (per 4 persone) 500 g di guanciale di bovino adulto, 100 g di passata di pomodoro, 2 l di vino rosso, 2 cipolle, 2 coste di sedano verde, 2 carote, 7 cucchiai di olio extravergine di oliva, 650 g di patate, 220 ml di latte, 50 g di burro, 2 cucchiai di grana padano grattugiato, noce moscata, pepe nero e sale q.b. Preparazione Lavare le patate e lessarle con la buccia per circa 30 minuti. Intanto tagliare il guanciale a pezzi e farlo rosolare per 10 minuti in una padella antiaderente con 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale. Mondare e tritare finemente le cipolle, il sedano e le carote. Mettere le verdure in una casseruola, unire la carne rosolata, la passata di pomodoro e coprire completamente con il vino rosso. Cuocere a fuoco lento per circa 40 minuti. Quando la carne ha terminato la cottura, spegnere la fiamma e lasciare riposare. Nel frattempo, sbucciare le patate e passarle con lo schiacciapatate direttamente in pentola. Unire il burro e amalgamare bene. Portare a bollore il latte aggiungendolo un po’ alla volta alle patate. Mescolare, regolare di sale e pepe e, alla fine, amalgamare la purea con il grana padano grattugiato e la noce moscata. Servire il guanciale di manzo con il contorno ben caldo. Vino consigliato Principe Nero d’Avola Dop, Sicilia Un rosso corposo e morbido, dal colore violaceo. Al naso è caratteristico per i sentori di sottobosco. Perfetto l’abbinamento con secondi di carne, arrosti alla griglia e formaggi stagionati.

Menù Frecciarossa by Carlo Cracco

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CARTAFRECCIA

PUNTI VERDI CARTAFRECCIA

CON TRENITALIA SI GUADAGNANO PUNTI VERDI E SI RISPARMIA CO 2 Per ogni biglietto acquistato per viaggiare su Frecce e Intercity con la propria CartaFRECCIA, in aggiunta ai normali punti fedeltà, Trenitalia accredita i Punti Verdi per chi si sposta nel rispetto dell’ambiente. Si tratta

di punti aggiuntivi che Trenitalia assegna ai clienti in funzione dei chilometri percorsi, come premio per aver scelto il treno anziché la macchina o l’aereo. I punti extra sono assegnati in virtù della CO2 risparmiata, vengono

I Punti Verdi non sono qualificanti ai fini del raggiungimento dello status successivo 122

accreditati in relazione ai chilometri commerciali percorsi su Frecce e Intercity (1 punto ogni 10 chilometri) e si aggiungono a quelli guadagnati con le altre modalità previste dal regolamento.


MOSTRE IN TRENO E PAGO MENO

IN CONVENZIONE ANCHE TORINO • David LaChapelle, fino al 6 gennaio 2020, e Viaggio nei giardini d’Europa, fino al 20 ottobre alla Venaria Reale

PER I SOCI CARTAFRECCIA SCONTI E AGEVOLAZIONI NELLE PRINCIPALI SEDI MUSEALI E DI EVENTI IN ITALIA Per la Laguna l’ultimo vero Doge è stata Peggy Guggenheim. Una casa sul Canal Grande, a Palazzo Venier dei Leoni, gondola privata e un’esistenza passata tra opere e artisti contemporanei. A lei e alla sua vita veneziana la Fondazione che porta il suo nome dedica la mostra Peggy Guggenheim. L’ultima dogaressa, fino al 27 gennaio 2020. Oltre una sessantina di opere, tra dipinti, sculture e lavori su carta, selezionate tra quelle acquisite nel corso degli anni ‘40 fino al 1979, anno di scomparsa della collezionista. La mostra offre la rara opportunità di rivedere e ricontestualizzare celebri capolavori come L’impero della luce di René Magritte e Studio per scimpanzé di Francis Bacon, accanto a opere raramente esposte, come Autunno a Courgeron di René Brô. Sono inoltre esposti per la prima volta al pubblico una serie di scrapbook, preziosi album in cui la mecenate raccolse meticolosamente articoli di giornali, fotografie e lettere, che riveleranno episodi inediti della sua avvincente vita di appassionata filantropa. Promozione 2x1 per i soci CartaFRECCIA in possesso di biglietto delle Frecce con destinazione Venezia e ingresso ridotto (€ 13 anziché 15) alle mostre temporanee e alla collezione permanente per gli abbonati regionali Veneto.

Land Scape Kings Dominio (2013) © David LaChapelle

• Hokusai Hiroshige Hasui. Viaggio nel Giappone che cambia, dal 19 ottobre al 16 febbraio 2020 alla Pinacoteca Agnelli MILANO • Museo della Scienza • Guggenheim. La Collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso, dal 17 ottobre al 1° marzo 2020 a Palazzo Reale VENEZIA • Biennale • Musei Civici Veneziani FIRENZE • Natalia Goncharova, fino al 12 gennaio a Palazzo Strozzi ROMA • Viaggi nell’antica Roma. 2 storie e 2 percorsi, fino al 12 novembre al Foro di Augusto e al Foro di Cesare • L’Ara com’era, fino al 31 dicembre all’Ara Pacis • Estate al MAXXI, fino al 13 ottobre • Musei Capitolini • Centrale Montemartini • Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali • Museo dell’Ara Pacis • Museo di Roma • Galleria d’Arte Moderna • Macro • Museo di Roma in Trastevere • Musei di Villa Torlonia • Museo Civico di Zoologia • Casina di Raffaello e Technotown

Peggy Guggenheim in gondola, Venezia (1968) © Tony Vaccaro/Tony Vaccaro Archives

VENEZIA 92 FRECCE AL GIORNO

NAPOLI • Joan Miró. Il linguaggio del segno, dal 24 settembre al 23 febbraio 2020 al PAN • National Geographic Climate Change, dal 10 ottobre a maggio 2020 al Museo Archeologico Nazionale • Bud Spencer - Mostra multimediale, fino all’8 dicembre a Palazzo Reale Info su trenitalia.com 123


NETWORK // ROUTES // FLOTTA

Bolzano Ora

OLTRE 280 FRECCE AL GIORNO

Udine

Bergamo

Trento Verona

Milano

Vicenza

Treviso

Brescia

Venezia Padova

Mantova

Torino

Trieste

Reggio Emilia AV Modena Bologna

Genova

La Spezia

Ravenna Rimini

Firenze

Assisi

Pisa

Perugia

NO STOP

Ancona

Siena Pescara Roma Fiumicino Aeroporto

Foggia

Caserta Afragola Napoli

Matera

Bari Lecce

Salerno Sapri

Potenza

Taranto

Sibari

Paola Lamezia Terme

Catanzaro Lido

LEGENDA:

Reggio di Calabria

La tratta Frecciarossa Milano – Sapri è attiva fino al 13/10

Per schematicità e facilità di lettura la cartina riporta soltanto alcune città esemplificative dei percorsi delle diverse tipologie di Frecce Maggiori dettagli per tutte le soluzioni di viaggio su www.trenitalia.com

FRECCIAROSSA ETR 1000 Velocità max 400 km/h Velocità comm.le 300 km/h Composizione 8 carrozze 124

Livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard Posti 457 WiFi

Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità Fasciatoio


NETWORK DI OLTRE 100 CITTÀ UN

FRECCIAROSSA

FRECCIAROSSA ETR 500

Velocità max 360 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 11 carrozze 4 livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard | Posti 574 WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

COLLEGAMENTI GIORNALIERI E DURATA MINIMA DEL VIAGGIO FRECCIARGENTO ETR 700

104 Frecciarossa

Velocità max 250km/h | Velocità comm.le 250km/h | Composizione 8 carrozze 3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 500 WiFi | Presa elettrica e USB al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

Milano-Roma 2h 55'

1a

40 Frecciarossa e Frecciargento

Roma-Venezia1 3h 33'

16 Frecciarossa e

Frecciargento Roma-Verona 2h 52'

FRECCIARGENTO ETR 600

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 7 carrozze Classi 1^ e 2^ | Posti 432 WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIARGENTO ETR 485

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze Classi 1^ e 2^ | Posti 489 WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

48 Frecciarossa

Milano-Venezia1 2h FRECCIABIANCA I tempi minimi indicati si riferiscono alla soluzione di viaggio più veloce con una delle tre Frecce, dalle stazioni centrali dove non specificato. I collegamenti comprendono sia i servizi di andata che di ritorno. Sono previste variazioni nel fine settimana e in alcuni periodi dell’anno. Dal 9 giugno, a seguito di disposizioni di Rete Ferroviaria Italiana, è previsto un allungamento di 8 minuti per tutti i treni che percorrono la linea Bologna-Firenze nel senso nord-sud (Milano-Roma 3h 03’, Venezia-Roma 3h 41’, Verona-Roma 3h 01’). Maggiori dettagli per tutte le soluzioni su trenitalia.com 1 Durata riferita al collegamento con Venezia Mestre

Velocità max 200 km/h | Velocità comm.le 200 km/h | Composizione 9 carrozze Classi 1^ e 2^ | Posti 603 Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIABIANCA ETR 460

Velocità max 250 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze Classi 1^ e 2^ | Posti 479 Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio 125


PRIMA DI SCENDERE FOTO DEL MESE

Testo e foto di Sanne De Wilde

Sono nata vicino a una chiesa che torreggiava in alto sopra l’albero di ciliegio giapponese nel nostro cortile di Anversa. Mi svegliavo ogni giorno al suono delle campane (le maledissi nei fine settimana, quando non avevano pietà per coloro che avevano ballato e bevuto la sera prima), ma non vedevo quasi nessuno entrare in chiesa. Era un luogo buio e cupo che sembrava vuoto e abbandonato. Eppure, negli anni che seguirono, sarei sempre entrata in una chiesa, dovunque viaggiassi, per immergermi nella realtà mistica e vedere se qualcosa di inaspettato si nascondeva nell’ombra, un improvviso tocco di fede Sconti Trenitalia

Una delle immagini in mostra a Phest - Festival di Fotografia e Arte Contemporanea sul tema religioni e miti, a Monopoli fino al 3 novembre phest.info PhESTSeeBeyondTheSea _phest_ 126


PRIMA DI SCENDERE FONDAZIONE FS

VAL D’ORCIA IN TRENO

PAESAGGI COME OPERE D’ARTE, TRA DOLCI COLLINE E ANTICHE ABBAZIE di Ernesto Petrucci

«Nella piana i poderi erano disposti a scacchiera. I prati erano verdi. In fondo una lunga fila di pioppi accompagnava il corso del fosso» [Carlo Cassola, Ferrovia locale, 1968]

L

© G. Sodi - Archivio Fondazione FS Italiane

a ferrovia Siena-Asciano-Monte Antico si snoda tra le valli dei fiumi Asso e Orcia attraversando uno dei territori più belli della Toscana, dal 2004 Patrimonio mondiale dell’Unesco. Dalle Crete senesi agli spazi aperti della Val d’Orcia, fattorie fortificate, antiche abbazie, castelli e borghi cinti da mura secolari conservano tesori ineguagliabili di pittura, scultura e architettura sacra e profana. È il caso dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, uno dei complessi monastici più importanti della regione, celebre per le pitture di Luca Signorelli e del Sodoma (XV-XVI secolo). La ferrovia incrocia l’antica Via Francigena, la strada dei pellegrini che dal Nord Europa si recavano a Roma. Qui, a poca distanza, s’incontrano i borghi di San Quirico d’Orcia, Bagno Vignoni, con il suo famoso vascone termale cinquecentesco, e Montalcino, celebre per la produzione del Brunello, uno dei vini più pregiati d’Italia. In questo territorio anche il paesaggio è un’opera d’arte: colline indorate dal grano e punteggiate di cipressi si alternano a spettacolari calanchi di argilla, dove casolari isolati e severi ci narrano una storia rurale antica. Tante le eccellenze enogastronomiche: oltre al Brunello di Montalcino, i salumi di cinta senese, il miele della Val d’Orcia, il pecorino di Pienza, le castagne del Monte Amiata. Ottobre è il mese perfetto per viaggiare sui treni storici della Fondazione FS Italiane lungo questo affascinante tragitto. fondazionefs.it

Treno storico in arrivo nella stazione di Asciano-Monte Oliveto Maggiore Ferrovia della Val d’Orcia

IL TRENINO THOMAS ARRIVA A PIETRARSA Ciuf ciuf tra gli antenati. Il Trenino Thomas, protagonista dell’omonima serie tv, fa tappa al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa (NA). Fino al 15 dicembre c’è da divertirsi con i personaggi sagomati del cartone animato, tra giochi, disegni, proiezioni video e fotografi e. Ingresso gratuito per bambini fi no a sei anni, accompagnati da adulti paganti. Nei weekend fi no al 7 dicembre in programma attività speciali (prenotazione necessaria). L.M. museopietrarsa.it | thomasandfriends.com

OTTOBRE CON I TRENI STORICI DELLA FONDAZIONE FS ITALIANE 11 Ormea Express: Torino P.N. - Ceva - Ormea 12 Treno della Val d’Orcia: Siena - Buonconvento - Monte Antico - Asciano - Siena Treno del pistacchio verde di Bronte e della frutta etnea: Siracusa - Bronte - Randazzo 13 Treno dei formaggi e legumi delle aree interne: Palermo - Roccapalumba - Vicari Treno della Val d’Orcia: Siena - Buonconvento - Monte Antico - Asciano - Siena Reggia Express: Napoli C.le - Caserta Ormea Express: Torino P.N. - Ceva - Ormea Porrettana Express: Pistoia - Pracchia 20 Treno della Val d’Orcia: Siena - Buonconvento - Monte Antico - Asciano - Siena Treno storico: Pistoia - Marradi Treno degli agrumi e dolcezze tra Nebrodi e Madonie: Messina - Castroreale - Castelbuono 27 Porrettana Express: Pistoia - Pracchia Treno della Val d’Orcia: Siena - Buonconvento - Monte Antico - Asciano - Siena Archeotreno Campania: Napoli C.le - Pompei - Paestum - Ascea - Sapri Treno della zucca: Trieste C.le - Udine - Venzone Carnia Treno delle dolcezze iblee d’autunno: Catania C.le Scicli - Modica Treno delle scacce iblee e del cioccolato modicano: Siracusa - Ragusa - Modica Lario Express: Milano C.le - Como - Lecco 3 Novembre Transiberiana d’Italia: Sulmona - Carovilli Treno storico: Pisa C.le - Saline di Volterra Treno storico: Torino P.N. - Asti - Castagnole D.L. - Nizza Monferrato

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PRIMA DI SCENDERE FUORI LUOGO

di Mario Tozzi OfficialTozzi [Geologo Cnr, conduttore tv e saggista]

ROMA, SCORCI DI STORIA E MOVIDA I

l quartiere San Lorenzo nasce alla fine dell’800 come rione operaio di Roma, prospera poi come quartiere artigiano (legato alla lavorazione del marmo per la vicinanza del Cimitero del Verano) e oggi è animato dagli studenti (qui c’è l’Università Sapienza, la più grande d’Europa) e soprattutto dalla movida notturna, articolata su decine di locali e numerose pizzerie storiche,

dove ancora si mangia con meno di 15 euro a testa. Percorrete i sampietrini di via dei Volsci (la toponomastica qui è dedicata agli antichi popoli italici), osservate le case di ringhiera e gli atelier, che oggi si vendono a prezzi quasi proibitivi, oppure affacciatevi sull’oasi dei campi sportivi dei Cavalieri di Colombo, miracolosamente scampati alla speculazione. Come

il resto di Roma, anche San Lorenzo è quasi tutta di tufo, ricavato dalle ceneri vulcaniche dei Colli Albani successivamente tagliate in blocchetti e lavorate. Il quartiere è assediato dalle auto, ma possiede cortili e scorci notevoli in cui si salvano frammenti di ecosistemi e di memoria, come quella legata al bombardamento alleato del 1943, l’unica volta che si osò toccare la Città Eterna.

Mondadori, pp. 200 € 19

© Antonio Li Piani/FS Italiane | PHOTO

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La storia dell’Italia risale a oltre 200 milioni di anni fa, quando il Belpaese non esisteva, sommerso sotto le acque dell’oceano Tetide. Un regno incontrastato di alghe, coralli e minuscoli organismi impegnati a costruire le nostre odierne catene montuose delle Dolomiti e dell’Appennino, dove infatti non è raro trovare fossili marini. Partendo dai dinosauri che pascolavano nelle pianure di regioni come Trentino, Campania e Puglia fino ai branchi di elefanti intorno all’Altare della Patria a Roma, Mario Tozzi racconta poi le tappe dell’insediamento umano nelle terre dove oggi albergano alcune delle più belle città del mondo.


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La Freccia - ottobre 2019  

Il nuovo numero de La Freccia dedica la copertina di ottobre a Mika, pronto a tornare in scena con un nuovo album,"My Name Is Michael Holbro...

La Freccia - ottobre 2019  

Il nuovo numero de La Freccia dedica la copertina di ottobre a Mika, pronto a tornare in scena con un nuovo album,"My Name Is Michael Holbro...

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