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ANNO XI | NUMERO 2 | FEBBRAIO 2019 | www.fsitaliane.it

PER CHI AMA VIAGGIARE

CLAUDIO BAGLIONI

AL CENTRO DELLA MUSICA CARNEVALI D’ITALIA TOUR TRA MASCHERE E CARRI ALLEGORICI

L’OSPEDALE DEI PICCOLI IL BAMBINO GESÙ COMPIE 150 ANNI


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emissione. La Carta Regalo non può essere utilizzata per acquistare altre Carte Regalo e non può essere ricaricata, rivenduta o convertita in denaro. Non è previsto il rilascio/recupero del codice associato alla Carta in caso di furto o smarrimento. Maggiori informazioni su www.trenitalia.comi


MEDIALOGANDO di Marco Mancini

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INFORMARE EMOZIONANDO IL GIORNALISMO SPORTIVO SECONDO IVAN ZAZZARONI, DIRETTORE DEL CORRIERE DELLO SPORT - STADIO

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ebbraio è il mese del festival di Sanremo; il mese delle canzonette, degli innamorati, di un Carnevale che rende lecita ogni momentanea follia, il mese dell’allegria. O di una sua ardua ricerca, quando gli incomprensibili sentieri della vita ti conducono nei padiglioni di un ospedale dove a combattere

contro la malattia sono i bambini, ai quali il destino crederemmo giusto riservasse ben altro. La Freccia cercherà di offrirvi qualche spunto di riflessione, intervistando Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Bambino Gesù che a marzo celebrerà i 150 anni dalla fondazione. E andrà a caccia di persone, a iniziare dal 2

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Claudio Baglioni direttore artistico di Sanremo, giunto al culmine dei 50 anni di carriera, e alla ricerca di luoghi e situazioni che raccontino questo mese breve, ma intenso di passioni ed emozioni. Sentimenti che lo sport, vissuto e ben raccontato, sanno regalarci a iosa. Per questo abbiamo voluto incontrare, per il nostro Medialogando, Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport - Stadio. Giornalista di lungo corso, oltre che uomo di sport e di spettacolo. Ormai un brand, protagonista di una comunicazione multimediale che spazia dalla tv alla radio, dalla carta stampata al web e ai social media. Comunicazione empatica, professionale e mai banale. Zazza ci accoglie con la sua schietta esuberanza e con quell’invidiabile,


© Hasselblad H6D

fluente capigliatura, diventata il suo inconfondibile marchio. Cos’è per te, Ivan, il giornalismo sportivo? Qualcosa che richiede, a chi lo deve interpretare, una natura e una formazione sportiva. Perché senza è molto difficile raccontare la passione e le emozioni dello sport. E tu questa formazione l’hai avuta… Io sono cresciuto nello sport, con la testa nel calcio. Ho vissuto le emozioni di un incontro, quelle della vigilia, conservo il distinto ricordo di tante situazioni tecniche e agonistiche, con tutta la loro intensità. Alcune mi succede di riviverle in sogno ancora oggi, 40 anni dopo. Ne parlavo giorni fa a dei giovani calciatori che stavano per iniziare un torneo: «Assaporate

ogni momento di questa vostra esperienza e fatene tesoro, perché vivrete sensazioni uniche per forza e autenticità». Insomma, il giornalista sportivo è una figura a sé? Sotto molti aspetti è proprio così. Ecco, un giornalista sportivo può poi dedicarsi brillantemente alla cronaca, al costume, alla politica, ma il contrario è ben più difficile. Posso fartene tanti di esempi, da Sergio Zavoli a Cesare Lanza, da Antonio Ghirelli fino, in tempi recenti, a Giuseppe De Bellis. E, ancora, Massimo Gramellini, cresciuto con noi al Corriere dello Sport, come Curzio Maltese. O Giorgio Fattori, un altro grandissimo esempio, e così Maurizio Crosetti. Insomma, la teoria non basta. No, il linguaggio, la mentalità, la passione non puoi fartele venire, ce le devi avere dentro. Come la conoscenza delle dinamiche, che non sono semplici. Poi il percorso continua. Io, come tanti altri colleghi, mi sono formato all’estero, incontrando e confrontandomi con i più grandi, da Platini a Pelé, fino a Maradona. O Roberto Baggio, che è diventato per me come un fratello. Era il mio idolo assoluto e mi ha regalato emozioni che soltanto chi è nato nel calcio può comprendere. Poi allenatori come Rinus Michels, inventore del calcio totale dell’Olanda di Cruijff, o Fabio Capello e Guy Thys. E da come ce ne parli si percepisce quanto siano stati coinvolgenti questi incontri. Ma sì, per me era una roba pazzesca, soprattutto i primi anni. E se anche poi è subentrata inevitabilmente un po’ di routine, restano sempre esperienze meravigliose. Ma solo se davvero ti emozionano puoi emozionare gli altri, scrivendone. Ovviamente occorrono capacità e buoni maestri, e io ne ho avuti di fantastici, che ti insegnano a incanalarle bene. Cos’è lo sport? È una cosa seria, perché ha una capacità di coinvolgimento senza eguali. Se togli le emozioni che possono darti la famiglia e l’amore, 3

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non c’è altro che riesca a emozionarti e a farti sentire vivo più dello sport. Ecco, lo sport fa sentire vivi, praticandolo ancora di più, vedendolo meno, però è qualcosa di vivo e gioioso. Molti dirigenti non lo capiscono e con le loro "battagliuncole" lo stanno ammazzando. Perché? Perché è diventato, il calcio in particolare, sempre più un fatto economico, finanziario. Si è smarrito il lato ludico, quello più genuino. Forse anche noi abbiamo sbagliato nel linguaggio, quando dicevamo: «Se la squadra fallisce l’accesso alla finale perde 100 milioni di euro». Dovevamo limitarci a parlare delle conseguenze sul piano sportivo. Quando abbiamo reso tutto economia, ci siamo allontanati dall’essenza vera del calcio. Che però è più gioco che sport, vero? Il calcio è gioco, sì, certo. Lo disse anche Gianluca Vialli, un tempo. È un gioco, che contempla quindi i bluff, come la simulazione, atteggiamenti che spetta agli arbitri frenare e sanzionare. Comunque nel gioco cerchi sempre di vincere provandole tutte, poi hai dei giudici che decidono se hai fatto bene o male, se puoi farlo o no, c’è un regolamento, ci sono delle norme. Però il calcio è gioco. Che dovrebbe essere, appunto, sinonimo di allegria. Siamo nel periodo di Carnevale, tema che trova ampio spazio su questo numero della Freccia... Sì, il calcio dovrebbe trasmettere gioia, e la trasmetteva, poi sono intervenuti prepotentemente questi condizionamenti economici, i fatti di violenza e altri episodi che lo hanno reso molto meno divertente e allegro. A proposito di violenza, periodicamente se ne torna a parlare per gravi fatti di cronaca. Non c’è rimedio? Ci sarebbe, ma non servono convegni, tavoli, provvedimenti. La realtà è che manca la volontà di risolvere il problema alla radice. Perché? Perché l’ultratifo vale circa 40mila


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partita dell’NBA è seguitissima, anche la più insignificante, così come il calcio in Inghilterra. E poi abbiamo bisogno di interpreti e miti che ci appassionino: Alberto Tomba, Valentino Rossi, la Ferrari. O un grande del ciclismo, come Marco Pantani, a cui hai dedicato un libro. Scritto con Davide Cassani, che aveva corso insieme a Marco, e Pier Bergonzi, che ha sempre scritto di ciclismo. Io ho fatto un po’ da collettore. Ma la vita di Marco e i suoi ultimi giorni erano già un romanzo: il successo, la droga, le donne, Cuba, la morte misteriosa, l’inchiesta. Tant’è che il libro è diventato poi anche un film, prodotto da Rai1. Ti rivedremo presto anche in tv? Sì, il 9 marzo riparte Ballando con le stelle. Ma credo che mi vedrete di più, e più spesso, in stazione e su qualche Frecciarossa tra Roma e Milano, o tra Roma e Napoli, dove ho una mia trasmissione televisiva. Pensa, a fine gennaio avevo già accumulato i punti per la CartaFRECCIA Platino. Dovreste dedicarmi una carrozza, ad honorem. Ma sì, una carrozza Zazzaroni, dove si parli di sport, quello che emoziona, sinonimo di vita e di sana passione. zazzatweet ivan.zazzaroni.37 zazzaroniivan

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Lunedì 16 luglio 2018

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Griezmann, Pogba, Mbappé (4-2 alla Croazia): la Francia conquista il titolo per la seconda volta nella storia e succede alla Germania L’eroe è il tecnico “all’italiana”

Viva Didì la Chance di Ivan Zazzaroni

La Francia sfilerà ai Deschamps Élysées sotto l’arco di trionfo di Didier Claude Vincent (un nome, un destino compiuto) nativo di Bayonne: di Didier o Didì la Chance, la fortuna, che potremmo considerare dei nostri, ricordando le cinque stagioni da giocatore della Juve e quell’anno dalla B alla A che a Torino hanno rapidamente metabolizzato. Un anti-personaggio di temperamento, Didì: più che un sottovalutato, un trascurato, uno sminuito, nonostante abbia messo insieme una carriera pazzesca. 2 Clemente, Polverosi, Sala e Santoni

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RONALDO È GIÀ A TORINO, OGGI È IL NATALE DELLA JUVE

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trasversale, di tanta gente che incontro nei più svariati contesti. Sui social sono seguitissimo ma pure odiatissimo, il che è anche abbastanza normale quando parli di calcio. Però è un mondo diverso da quello che incontro per strada. E io mi diverto a provocare, e selezionare. Getto l’amo, e abboccano in tanti. Ho bloccato 20mila profili, in pochi anni. Torniamo al tuo ruolo di direttore di giornale. La crisi della stampa sembra irreversibile… È una partita che diventa ogni giorno più difficile. Il web ti porta la pizza a casa. Un’informazione limitata e scarnificata, ma che ai più basta. E ti arriva gratis e in tempo reale. L’approfondimento ormai è seguito da pochi, purtroppo. Le edicole chiudono, perché non ci sono più margini remunerativi. Senza calcolare poi che già nelle prime ore del mattino sul web e nei social trovi già i nostri pezzi, addirittura commentati. Si tratta di un furto su cui il legislatore, europeo e nazionale, deve intervenire, anche con una sorta di Siae dell’editoria. Al Corriere dello Sport che strategie state adottando? Cerchiamo di realizzare qualcosa che ci contraddistingua dalla Rete, giocando su tagli diversi, titolazioni, opinioni non scontate, qualità, autorevolezza. Però, come tutti, giochiamo contro il tempo. Quel che non dobbiamo fare è cadere nell’errore di copiare soluzioni altrui, di altri Paesi, perché non siamo tutti uguali. Non siamo uguali agli inglesi, come esigenze e qualità della vita. Noi sul superfluo siamo fenomeni. Anche gli americani sono diversi da noi, hanno province molto più estese dove un giornale può teoricamente vendere ancora tantissime copie. E siamo diversi anche come fruitori dei media e degli eventi sportivi? Sì, noi italiani abbiamo bisogno di eventi, di stimoli forti, da consumare in fretta: la grande partita, il mondiale, la finale dei 100 metri di atletica. All’estero no, negli Stati Uniti ogni

9 772531 326409

persone, ossia 40mila voti. Un elettorato attivo, sia di estrema destra sia di estrema sinistra, di cui una certa cattiva politica ha bisogno, e che quindi protegge. Quando deciderà di farne a meno, il problema si risolverà in breve tempo. Spiegati meglio. Questi ultras li conoscono tutti, ma i questori non hanno gli strumenti, e anche se li prendono due giorni dopo sono fuori. Il Daspo per un ultra è diventato una medaglia, se ne hai tre sei un fenomeno. Adesso c’è addirittura un progetto di guerriglia, con alcuni gruppi che si uniscono per andare contro le forze dell’ordine. Ma l’informazione avrà qualche responsabilità o può comunque fare qualcosa? Quel mondo lì non ci ascolta neppure, ha trovato strumenti di comunicazione suoi, attraverso la Rete, sui social. In questo contesto noi giornalisti al limite siamo dei nemici che non vanno ascoltati, oppure bersagli, ma abbastanza insignificanti, perché alla fine non vogliono e non hanno necessità né di leggerci né di relazionarsi con noi. E anche qui i giornali battono in ritirata. Il mondo della comunicazione è in continua trasformazione. Che fare? Dobbiamo cambiare, e farlo in fretta. Bisogna lavorare su noi stessi. Io 16 anni fa ho cominciato a fare questo. Una scelta dolorosa all’inizio, ma azzeccatissima. Venivo da 22 anni di giornali, con tre direzioni. C’è chi mi ha sostenuto, come Milly Carlucci, Paolo Beldì, Simona Ventura, così ho iniziato a fare televisione, radio e Rete. E ho conosciuto un’altra realtà, ho costruito un brand che oggi mi permette di comunicare con efficacia. L’esperienza di Ballando con le stelle ti ha poi dato ulteriore visibilità… Ballando mi ha regalato in questi ultimi 11 anni l’allegria che mi è mancata con il calcio. E l’affetto e l’entusiasmo di un pubblico

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SOMMARIO IL MENSILE PER I VIAGGIATORI DI FERROVIE DELLO STATO ITALIANE ANNO XI | NUMERO 2

In copertina

pag. 26

ANNO XI | NUMERO 2 | FEBBRAIO 2019 | www.fsitaliane.it

Claudio Baglioni

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PER CHI AMA VIAGGIARE

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CLAUDIO BAGLIONI

AL CENTRO DELLA MUSICA CARNEVALI D’ITALIA TOUR TRA MASCHERE E CARRI ALLEGORICI

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L’OSPEDALE DEI PICCOLI IL BAMBINO GESÙ COMPIE 150 ANNI

32 CARNEVALI D’ITALIA

Railway heArt 10 Save the date 14 What's up 19 Arte e cinema 23 39

Dalle maschere di Venezia ai carri allegorici di Maiori: riti e tradizioni di una secolare festa scaramantica

43 L’OSPEDALE DEI PICCOLI Il Bambino Gesù compie 150 anni, a colloquio con la presidente Mariella Enoc

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50 FUGA D’AMORE Dalle promesse sotto il balcone di Giulietta a Verona, alle passeggiate di coppia per le vie di Positano, Perugia e Terni. Tanti i luoghi dove trascorrere il weekend più romantico dell’anno

40 CIRILLI IN TOUR 56 LOVING VERONA 60 ANIMALS AL MUDEC 64 LAVIA IL GIGANTE 68 SERENA ROSSI IN TV 70 BE BLUMARINE 74 RESTAURI D’AUTORE 78 ALLEGRI AMORINI 95 RACCONTO INEDITO

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LE FRECCE NEWS//OFFERTE E INFO VIAGGIO

82 TRENITALIA VETTORE UFFICIALE DELLA MUSICA Con l’offerta Speciale Concerti prezzi scontati per chi raggiunge, in Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca, Intercity e Intercity Notte, le città dei grandi eventi musicali della stagione Scopri tra le pagine l’offerta delle Frecce seguendo i simboli dei collegamenti Frecciarossa Frecciargento Frecciabianca FRECCIALink

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© blackzheep/AdobeStock

I numeri di questo numero

25

gli scatti di Thomas Struth in mostra a Bologna [pag. 15]

600

i posti letto dell’Ospedale Bambino Gesù [pag. 43]

2.850

NUGO MAGAZINE Itinerari, interviste e curiosità sulle mete turistiche e gli eventi più cool del momento: nugo magazine è la rivista travel inspiration mobile friendly che affianca l’app nugo

i metri di altitudine dell’Igloo experience in Val Senales [pag. 54]

130

i pezzi della prima collezione di Be Blumarine [pag. 71] ETTI E CURIOSITÀ PER I PICCOLI VIAGGIATORI GIOCHI, FUM

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MANIFESTO DEL BUON VIAGGIATOR E IL

PER CHI AMA VIAGGIARE

MENSILE GRATUITO PER I VIAGGIATORI DI FERROVIE DELLO STATO ITALIANE ANNO XI - NUMERO 2 - FEBBRAIO 2019 REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA N° 284/97 DEL 16/5/97 Foto e illustrazioni Archivio Fotografico FS Italiane FS Italiane | PHOTO Copertina: Angelo Trani Tutti i diritti riservati Se non diversamente indicato, nessuna parte della rivista può essere riprodotta, rielaborata o diffusa senza il consenso espresso dell’editore

ALCUNI CONTENUTI DELLA RIVISTA SONO RESI DISPONIBILI MEDIANTE LICENZA CREATIVE COMMONS BY-NC-ND 3.0 IT Info su creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/deed.it EDITORE

Direzione Centrale Media Piazza della Croce Rossa, 1 | 00161 Roma fsitaliane.it Contatti di redazione Tel. 06 44105298 lafreccia@fsitaliane.it Direttore Responsabile Marco Mancini Caporedattrice Claudia Frattini Coordinamento Editoriale Cecilia Morrico, Francesca Ventre Caposervizio Silvia Del Vecchio In redazione Gaspare Baglio, Serena Berardi, Michela Gentili, Sandra Gesualdi, Luca Mattei Segreteria di redazione Francesca Ventre Ricerca immagini e photo editing Michele Pittalis, Claudio Romussi Traduzioni Verto Group Hanno collaborato a questo numero Cesare Biasini Selvaggi, Silvia Ciaruffoli, Carlo Cracco, Costantino D’Orazio, Itinere, Riccardo Lagorio, Fabrizio Monopoli, Bruno Ployer, Ernesto Petrucci, Enrico Procentese, Andrea Radic, Flavio Scheggi, Mario Tozzi REALIZZAZIONE E STAMPA

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OGNI

VIAGGIO

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Via A. Gramsci, 19 | 81031 Aversa (CE) Tel. 081 8906734 | info@graficanappa.com Coordinamento Tecnico Antonio Nappa

PROGETTO CREATIVO

Team creativo Giovanni Aiello, Annarita Lecce, Manfredi Paterniti, Massimiliano Santoli

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La Freccia si può sfogliare su ISSUU e nella sezione Media del sito fsitaliane.it


THE BAG SHOW

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FRECCIA COVER di Flavio Scheggi

SCATTI ALPINI Quest’anno salendo a Plan de Corones (BZ), a 2.265 metri di altezza, c’è una novità che non ci si aspetta. Si tratta di Lumen, un museo dedicato alla fotografia di montagna realizzato nell’ex stazione della funivia Kronplatz e caratterizzato da una grande vetrata circolare che si apre e si chiude come fosse un otturatore. Quando è chiuso diventa un pannello per la proiezione di film a tema, mentre aperto offre una vista unica sulle Dolomiti. I 1.800 m2 di spazi espositivi distribuiti su quattro piani mostrano immagini che rimandano ai temi più diversi, dall’alpinismo al turismo fino alla spiritualità. Ci sono gli scatti dedicati a Reinhold Messner e quelli dei pionieri della fotografia di montagna come i fratelli Bisson, Joseph Tairraz, Bernhard Johannes, Jules Beck e Vittorio Sella, nella sezione Wall of Fame. Le tecnologie moderne sono raccontate in Adrenaline Raum, con le immagini del più grande concorso mondiale di fotografia sportiva adventure, il Red Bull Illume. All’interno del museo si trova anche il ristorante panoramico AlpiNN, curato dallo chef Norbert Niederkofler e specializzato, naturalmente, nella cucina d’alta quota. Il museo si raggiunge facilmente in treno: gli impianti di risalita partono anche dalla stazione ferroviaria di Perca-Plan de Corones, servita dalla linea regionale Fortezza-San Candido. Seguendo il calendario degli impianti sciistici, Lumen chiude il 22 aprile per poi riaprire durante la stagione estiva con nuove mostre temporanee realizzate in collaborazione con National Geographic. lumenmuseum.it alpinn.it kronplatz.com

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RAILWAY heART A cura di Enrico Procentese

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PHOTOSTORIES PEOPLE Stazione di Milano Centrale © Camilla Durelli smillameow

LUOGHI Stazione di Savona © Stefano Diani stefanodiani

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LE PERSONE, I LUOGHI, LE STORIE DELL’UNIVERSO FERROVIARIO IN UN CLICK. UN VIAGGIO DA FARE INSIEME

Utilizza l’hashtag #railwayheart oppure invia il tuo scatto a railwayheart@fsitaliane.it. L’immagine inviata, e classificata secondo una delle quattro categorie rappresentate (Luoghi, People, In viaggio, At Work), deve essere di proprietà del mittente, priva di watermark e non superiore ai 15Mb. Le foto più emozionanti tra quelle ricevute saranno selezionate per la pubblicazione nei numeri futuri della rubrica. Railway heArt è un progetto di Digital Communication, Direzione Centrale Media, FS Italiane.

IN VIAGGIO Frecciarossa in viaggio verso Torino © Andrea Sacco esseandrea

AT WORK Dipendenti FS al lavoro presso l’Officina Nazionale Apparecchiature Elettriche Rfi di Bologna © Enrico Procentese enryhills

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RAILWAY heART

A TU PER TU di Sandra Gesualdi e Cecilia Morrico

LE STORIE E LE VOCI DI CHI, PER LAVORO, STUDIO O PIACERE, VIAGGIA SUI TRENI. E DI CHI I TRENI LI FA VIAGGIARE

LORENZO, ADDETTO AI GATE DI ROMA TERMINI

© Edoardo Cortesi

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orenzo, romano, 29 anni, è nato due settimane dopo la caduta del muro di Berlino. Una laurea in Giurisprudenza e un master in Geopolitica e sicurezza internazionale, è addetto alla gestione dei flussi passeggeri a Roma Termini. «Un anno fa ho inserito il curriculum nella sezione Lavora con noi del sito di FS Italiane, ho passato le selezioni ed eccomi qui». In cosa consiste il tuo lavoro? Sono nella struttura di Protezione Aziendale di Rete Ferroviaria Italiana e controllo gli accessi a Roma Termini, una delle tre stazioni, insieme con Firenze e Milano, dotate di gate di ingresso. Verifico che chi accede all’area dei binari abbia un titolo di viaggio valido e che nella zona tutto si svolga regolarmente. Un ruolo di security e sorveglianza di concerto con la Polfer e le Guardie giurate. Naturalmente non siamo armati. Ruolo operativo al cento per cento, quindi. Sì, noi siamo in area stazione 24 ore su 24. Facciamo turni di mattina, pomeriggio e notte, per 365 giorni l’anno. Durante le ore notturne stiamo ai gate finché circolano i treni, poi verifichiamo che tutto proceda per il meglio all’interno dello scalo e lungo i binari. Oltre a noi, ci sono gli addetti alla manutenzione e alle pulizie impegnati a far trovare, alla riapertura, una stazione efficiente e in ordine. È il tuo primo impiego? Sì, dopo gli studi ho svolto un anno di servizio civile presso il ministero degli Interni, poi sono stato assunto da Rfi. Cosa vorresti fare da grande?

Spero di sviluppare una carriera dinamica, svolgere attività diverse e crescere a poco a poco. Mi attraggono le sfide e l’idea di puntare sempre più in alto rispetto a quello che faccio. Sembri molto determinato. Sento di trovarmi nel posto giusto. Mi piace molto questo lavoro e ho una visione a 360 gradi del mondo ferroviario. Incontri ogni giorno tante persone. Alcuni aneddoti? Ogni tanto qualcuno in ritardo ci chiede se è possibile fermare il treno, altri si innervosiscono perché è partito troppo puntuale, spaccando il minuto. Da milanista, mi ha colpito molto salutare Paolo Maldini e Leonardo in partenza per una trasferta. Nel tempo libero cosa fai? Amo guardare film in dvd, soprattutto di David Cronenberg e David Lynch, e ascoltare musica pop anni ’80. Ma, più di ogni altra cosa, mi piace leggere. Lo faccio fin da bambino. Ho una media di oltre 100 libri all’anno. I tuoi titoli preferiti? (Scorre il cellulare, dove si è segnato tutti i 12

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volumi letti, ndr). La rivolta di Atlante di Ayn Rand, un romanzo filosofico, e American Psycho di Bret Easton Ellis, un thriller ironico e feroce. Viaggi in treno? Sì, durante il tempo libero. Mi piace la tranquillità e il comfort che offre. E poi a bordo posso leggere, cosa che non potrei fare se mi spostassi in auto. Conosci il magazine La Freccia? Certo, è un buon compagno di viaggio. Trovo interessanti le interviste a personaggi famosi e le informazioni e le novità ferroviarie. Se per un giorno fossi AD di Ferrovie? Incrementerei la dimensione internazionale, investendo nei Paesi che hanno bisogno di trasporti più moderni. Continuerei a puntare sul fattore umano insieme allo sviluppo tecnologico. Per esempio, in futuro il mio lavoro potrebbe essere effettuato da una macchina, ma ritengo che solo l’occhio umano può intercettare certe problematiche, come persone in difficoltà o che potrebbero provocare un danno agli altri e all’azienda.


CHIARA, MAMMA IN VIAGGIO

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ata a Napoli, ma ormai fissa a Roma, guarda incantata fuori dal finestrino sul Frecciarossa tra Roma e Milano delle otto del mattino. Chi è Chiara? Ho 38 anni e lavoro in una società di produzione cinematografica e televisiva da dieci. Ho due figli piccoli, la prima di tre anni e mezzo e il secondo di due, che ovviamente mi tengono, felicemente, molto impegnata. Credo però che per un bambino sia importante vedere la propria mamma soddisfatta e, quindi, avendo la fortuna di fare una professione che amo, cerco di dividermi nella maniera migliore, senza scontentare nessuno, neanche me stessa. Nello specifico in che cosa consiste il tuo lavoro? Sono supervisore alla produzione, ovvero quando parte un progetto cinematografico o televisivo ne coordino tutti gli aspetti, da quello organizzativo al finanziario. Diciamo che c’è il produttore e io sono il suo braccio destro. I tuoi ultimi progetti? Mi sono occupata di una commedia di Volfango De Biasi intitolata L’agenzia dei bugiardi, con Giampaolo Morelli e Massimo Ghini, uscita al cinema a gennaio. Ma anche della fiction di Rai1 La vita promessa, con Luisa Ranieri per la regia di Ricky Tognazzi. Come mai verso Milano? Oggi per lavoro. Che tipo di viaggiatrice sei? Vivendo a Roma ed essendo di Napoli ho una lunga carriera su treni di tutti i tipi. Con i due bambini mi sono un po’ fermata, ma fino a tre anni fa almeno due volte al mese salivo a bordo per tornare a casa. Che cosa fai quando arrivi in stazione, prima della partenza? Sono una persona a cui piace osservare e i luoghi di passaggio,

come i terminal portuali o ferroviari, mi intrigano. Faccio colazione al bar, se è mattina, e vedo i nuovi temporary store che cambiano. E durante il viaggio? Vorrei sempre dormire, ma non ci riesco mai. Allora leggo o sto un po’ al computer, ma amo soprattutto guardare fuori dal finestrino, chiedermi dove sono, vedere un bel borgo e pensare che mi piacerebbe vivere lì. Leggi La Freccia? Ogni tanto la sfoglio, sono interessanti le pagine dedicate alle mostre in convenzione con Trenitalia che, a chi viaggia frequentemente, suggeriscono cosa vedere a Roma, Milano o Torino. Hai qualche episodio curioso da raccontare? Adesso passiamo sempre più tempo sul telefonino, chiusi in noi stessi davanti a un monitor, ma quando ero più giovane si 13

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chiacchierava in carrozza. Tra gli incontri, mi ricordo di un signore che sosteneva di essere l’inventore del decollo verticale. Senza specificare di quale mezzo: quindi poteva essere l’aereo, un razzo o addirittura lo shuttle. Naturalmente, non gli ho creduto. C’è qualcosa da cambiare o migliorare sui treni? Da mamma, direi che servirebbe maggiore attenzione ai bambini più piccoli. Su alcuni convogli c’è il fasciatoio in tutte le carrozze, ma in altri solo in una, quindi suggerirei di aumentarli e offrire anche più spazio per il passeggino, sia aperto sia chiuso. Se per un giorno fossi AD di Ferrovie? Non è un lavoro facile. Oltre a insistere su puntualità e pulizia, mi impegnerei ogni giorno di più a prestare attenzione verso ogni tipologia di cliente, che sia sulle Frecce, sui Regionali o sugli Intercity.


AGENDA A cura di Luca Mattei

ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

SAV E FEBBRAIO THE DATE 2019 L’ARTE DEL DESIDERIO TRIESTE//FINO AL 17 MARZO Prodotti commerciali, grandi eventi (per esempio l’Esposizione internazionale di Milano del 1906 che celebrò l’inaugurazione della galleria ferroviaria del Sempione), famose opere liriche, tra cui Madama Butterfly e Turandot, e film del cinema muto, come Cabiria, sono immortalati nei manifesti di Leopoldo Metlicovitz, uno dei maestri assoluti del cartellonismo nostrano. A 150 anni dalla nascita, Trieste, sua città natale, gli dedica la prima grande retrospettiva, nei musei Revoltella e Carlo Schmidl (poi alla Collezione Salce di Treviso dal 6 aprile al 18 agosto). Da fine ’800 l’artista operò alle Officine Grafiche Ricordi di Milano, grazie alle quali poté esplicare le proprie potenzialità come disegnatore e inventore di avvisi figurati, così li chiamavano allora, che mutarono il volto dei muri delle città con i loro vivaci colori. Nacque quindi anche in Italia l’arte della pubblicità, basata sul desiderio e sintonizzata su quanto il modernismo internazionale andava proponendo sotto i nomi di Art Nouveau e Liberty. museorevoltella.it | museoschmidl.it Leopoldo Metlicovitz Sauzé Frères (1908-10) revoltella comuneditrieste #Metlicovitz

museomaxxi

Lin Yilin, Golden Town (2011) Courtesy of the artist Museo_MAXXI #LaStradaAlMAXXI 14

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LA STRADA ROMA//FINO AL 28 APRILE Laboratorio di discussione, produzione, confronto: in altre parole il luogo Dove si crea il mondo, come recita il titolo dell’esposizione che trasforma il MAXXI in un’intensa scena urbana. Più di 200 opere di oltre 140 pittori, fotografi e videomaker, tra cui Patrik Tuttofuoco, Lin Yilin e Adel Abdessemed, descrivono il rapporto sempre intenso tra arte e strada. Uno spazio polisemantico che trova espressione nelle numerose sezioni della mostra. Tra queste Street Politics, in cui la strada diventa teatro adatto sia a festeggiare che a dar voce a tensioni sociali; Good Design, dove la si osserva come piattaforma di innovazioni legate a comunicazione e mobilità, e Community, dove se ne esalta il ruolo fondamentale per proteggere minoranze, diversità e vivere insieme. maxxi.art


Sconti per i clienti Trenitalia

Thomas Struth, Cappa chimica, Università di Edimburgo (2010) © Thomas Struth

MAST_Bologna

JAZZ E NON SOLO MILANO//21 FEBBRAIO Anche la musica può essere utile per aiutare chi è meno fortunato. L’associazione Amici dell’Istituto Sacra Famiglia propone presso il centro culturale Rosetum di Milano, cinema-teatro gestito da frati cappuccini, una serata-evento all’insegna di jazz e sonorità sudamericane con la band Guazù e Paola Folli, vocal coach di X Factor. Il ricavato del concerto sarà utilizzato per l’acquisto di attrezzature sanitarie utili alla Fondazione Sacra Famiglia, onlus con sede centrale a Cesano Boscone (MI) e con filiali in Lombardia, Piemonte e Liguria. Un ente che, fin dalla creazione da parte di don Domenico Pogliani nel 1896, si prende cura di persone con disabilità fisiche o psichiche e anziani malati, oltre a prestare servizi di assistenza sociale, istruzione e ricerca scientifica. sacrafamiglia.org Milano Sconti per i clienti Trenitalia

© matteo reni

MAST.Bologna

NATURE & POLITICS BOLOGNA//2 FEBBRAIO>22 APRILE Alla Fondazione Mast la personale di Thomas Struth, fotografo tra i più noti nella scena contemporanea. Una selezione di 25 scatti realizzati dal 2007 all’interno di siti industriali e scientifici, come laboratori di ricerca spaziale, impianti nucleari e sale operatorie. Luoghi solitamente chiusi al pubblico, violati dall’obiettivo per mostrare cosa si cela dietro i processi tecnologici e la politica commerciale che li governa. A colpire è il modo in cui l'artista prova a raccontare ambienti e infrastrutture. Come nell’immagine della cappa chimica dell’Università di Edimburgo che, a prima vista, sembra una sala per feste di bambini. La tecnologia è visibile, ma la sua funzione rimane nascosta. mast.org

La vocal coach di X Factor, Paola Folli FondazioneIstitutoSacraFamiglia F_SacraFamiglia fondazione_sacra_famiglia

ANTONELLO DA MESSINA PALERMO//FINO AL 10 FEBBRAIO MILANO//21 FEBBRAIO>2 GIUGNO Un’esposizione che già solo nell’organizzazione è eccezionale. Riunire in un’unica sede quasi la metà delle opere di Antonello da Messina, noto ritrattista siciliano del XV secolo, è stata un’impresa: per oltre mezzo millennio dopo la morte e prima di diventare patrimonio di musei italiani, europei e mondiali, i suoi capolavori sono sopravvissuti a terremoti, naufragi, umidità, incuria. Un lungo viaggio come quello compiuto in vita dal pittore stesso che prima portò il suo talento innato per la pittura a olio nel Nord Italia, dove acquisì la tecnica delle stesure di colore traslucido, e poi tornò nella bottega messinese per sviluppare il suo stile. Un viaggio che riguarda anche la mostra: da Palazzo Abatellis di Palermo a Palazzo Reale di Milano. mostraantonello.it

Antonello da Messina, Vergine annunciata (1475-1476) abatellis palazzoabatellis palazzorealemilano 15

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AGENDA

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ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it © pressphoto

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A cura di Luca Mattei

1 Francisco Bosoletti, Iside (2017), Quartieri Spagnoli di Napoli © Salvatore Laporta, Kontrolab

FoqusNapoli

2 Giacomo Balla, Alberi e siepe a Villa Borghese (1905 circa) MuseoCarloBilotti museiincomune museiincomuneroma

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L’8 e 9 a Napoli ST.AR.T. - Street art, Comunità e Territorio, iniziativa della fondazione Foqus che porta per i vicoli dei Quartieri spagnoli l’universo dell’arte urbana italiana e internazionale, con dibattiti e performance. [1] startconf.org

Fino al 17 al Museo Bilotti di Roma Balla a Villa Borghese, focus sulle tele dipinte nel parco capitolino che costituiscono la prima produzione dell’artista, non ancora futurista ma già rivolta allo studio di luce e colore. [2] ballavillaborghese.it museocarlobilotti.it

Weekend di festa all’insegna della creatività su pelle con la Tattoo Convention, kermesse alla Fiera di Milano con oltre 450 tatuatori da tutto il mondo in rappresentanza dei più svariati stili di disegno. milanotattooconvention.it Fino al 10 al Castello Ursino di Catania Io Dalì: 16 dipinti, 21 disegni, 24 video, 86 foto e 29 riviste svelano il modo in cui il pittore ha creato il proprio personaggio, rendendo opera d’arte ogni suo gesto. comune.catania.it Con L’anima segreta del racconto le suggestive opere grafiche di Marc Chagall portano alla scoperta del mondo con l’animo di un bambino. Fino al 31 marzo a Palazzo della Corgna di Castiglione del Lago (PG). palazzodellacorgna.it

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Con Zona Rossa, fino al 17, il collettivo Cracking Art invade di animali in plastica riciclata il centro storico di Ascoli Piceno, per ricordare le città inagibili dopo un sisma, come quello che colpì l’ascolano nel 2016. crackingart.com Nel complesso di S. Stefano a Firenze fino al 31 marzo Van Gogh e i maledetti, show multimediale sui lavori di artisti, come Cézanne e Gauguin, accomunati all’olandese da una vita travagliata e dall’anticonformismo. vangogheimaledetti.com Il 16 e 17 a Cesena la settima edizione di C’era una volta… il libro, tra le principali fiere in Italia dedicate ai volumi introvabili, pregiati, dimenticati e, dunque, occasione di possibili scoperte. ceraunavoltantiquariato.it


3 Lo scialpinista Valentine Fabre sulla vetta del Dente del Gigante (2018) © Ben Tibbetts

BanffMountainFilmFestivalItaly banffitalia

22>24 Il 22 a Varese il Banff Mountain Film Festival, rassegna cinematografica sulla montagna e l’outdoor che, dall’11 febbraio al 10 aprile, porta lungo lo Stivale le produzioni presentate nell’omonima kermesse canadese. [3] banff.it Ultimi giorni alla Galleria Civica di Modena per Il viaggiatore mentale, personale di Jon Rafman, artista che indaga la fusione sempre più indistinta tra la realtà e la sua simulazione nella società contemporanea. galleriacivicadimodena.it Alla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi (AN) fino al 19 marzo La Scuola di San Lorenzo, mostra sugli artisti che negli anni ’80 occuparono con i loro atelier l’ex pastificio Cerere di Roma, dandogli nuova vita. fondazionecrj.it A Palazzo Zambeccari di Bologna, fino al 28, un’imponente e inedita installazione site-specific dell’artista Giorgio Bevignani dal titolo EosEco, scultura sferoidale incentrata sui temi della luce e del suono. porticozambeccari.it

4 Treno Verde 2018

© FS Italiane|PHOTO

trenoverde.legambiente TrenoVerde legambiente

Raffaela Mariniello, Giostra a Terni dalla serie Souvenirs d’Italie 2006-2012 (2008) © Raffaela Mariniello

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PREVIEW MARZO

FOCUS In viaggio per una mobilità a zero emissioni è la missione dell’edizione 2019 del Treno Verde, l’iniziativa di Legambiente e Gruppo FS Italiane che quest’anno pone l’accento sull’inquinamento dell’aria nelle città e su quanto il modo in cui ci si muove incide su emergenza climatica e qualità della vita. Dopo l’inaugurazione alla stazione di Roma Termini il 15 febbraio, la campagna itinerante su rotaia parte da Palermo (18-20) e, dopo le tappe di Bari (22-24), Napoli (25-28), Roma (2-4 marzo), Pescara (6-8), Arezzo (10-12), Civitanova Marche (14-16), Rimini (18-20), Padova (22-24), Genova (26-28) e Torino (30 marzo-1° aprile), si conclude a Milano Porta Garibaldi (3-5). [4] legambiente.it Mettere in connessione piccole e grandi imprese su una piattaforma digitale, per consultarne in real time i profili e organizzare incontri. È l’obiettivo di Connext, iniziativa di Confindustria sostenuta da FS Italiane. Grazie al sito, online per tutto il 2019, le aziende potranno conoscersi per accrescere e migliorare il proprio business. Trenitalia, vettore ufficiale dell’evento di lancio, il 7 e 8 febbraio al Milano Convention Centre, offre sconti a chi raggiunge il meeting in treno. connext.confindustria.it

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Luci sfavillanti, suoni ipnotici, movimenti dinamici o dondolii che cullano corpi e pensieri. Tutto intrappolato in un’immagine sola, che a distanza di anni diventa un ricordo e fa tornare di nuovo bambini. È la magia delle Giostre, evidenziata più che mai nella mostra a Palazzo Roverella di Rovigo dal 23 marzo al 30 giugno. Un divertissement a metà strada tra il gioco, emblema dell’allegria, e la riflessione sul tempo che passa e il destino, condotto da grandi maestri che hanno declinato il tema nelle più varie forme d’arte. Nella sezione fotografica opere di oltre 60 geni dell’obiettivo, dalle immagini ottocentesche di Celestino Degoix a quelle contemporanee di Olivo Barbieri e Raffaela Mariniello, passando per gli scatti degli anni ’40-‘60 di Henri Cartier-Bresson e Robert Doisneau. Presenti anche dipinti, manifesti di fiere e sagre, installazioni e film. Immancabili i giocattoli meccanici per piccoli e grandi, carillon, orologi e soprammobili divenuti negli anni oggetti da collezione. [5] palazzoroverella.com


GOURMET

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vdgmagazine.it

© Ladri di Emozioni

del gusto

di Gilda Ciaruffoli - a cura di

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Se i vini non sono tutti uguali, quelli biologici e biodinamici meritano proprio un capitolo a parte. A dedicarglielo è Piacenza Expo, che dal 9 all’11 febbraio ospita Sorgentedelvino Live, salone dei vini naturali, di territorio e tradizione. Un’occasione per incontrare 150 vignaioli italiani ed europei, assaggiare le loro bottiglie e scoprire la loro filosofia di vita. [1] sorgentedelvinolive.org

Quale nome dare a una manifestazione che valorizza l’uso del maiale nella cucina locale di Crema e dintorni? Ai cuochi aderenti all’associazione Tavole Cremasche La Maialata è sembrato abbastanza evocativo dello spirito dell’evento, fondato su piatti della tradizione a base di suino. Le date di quest’anno sono 17 e 24 febbraio, 3 e 10 marzo. [2] tavolecremasche.it

A Terni si celebra San Valentino con Cioccolentino, la manifestazione dedicata al cioccolato artigianale. È un evento tra il sacro e il profano quello ospitato, dal 13 al 17 febbraio, dalla città che al Santo ha dato i natali, tra promesse di amore eterno e degustazioni golose (approfondimento a pag. 53). cioccolentino.com

Formaticum è la nuova mostra mercato di rarità casearie italiane che si tiene il 23 e 24 febbraio a Trastevere, nel cuore di Roma. L’evento, alla sua prima edizione, ha in programma stand per l’acquisto, momenti di degustazione e laboratori per scoprire il mondo dei formaggi più rari e insoliti. lapecoranera.net

Se per quattro giorni, dal 16 al 19 febbraio, RiminiFiera si trasforma nel luogo di ritrovo delle professioni del mondo della birra in occasione di Beer Attraction, sabato 16 le porte della fiera si aprono anche al pubblico dei beer lover, foodies e curiosi, che possono confrontarsi direttamente con produttori ed esperti. beerattraction.it Dal 14 al 17 febbraio piazza Trento e Trieste a Ferrara ospita una tappa di Art & Ciocc, il goloso tour che da dieci anni porta acclamati maestri cioccolatieri nelle più belle piazze dei centri storici di tutta Europa. Stand, degustazioni e laboratori per tutti i gusti. iltourdeicioccolatieri.com

Dal 23 al 26 febbraio professionisti della gastronomia e appassionati gourmet si incontrano al Centro Fiera del Garda a Montichiari (BS) in occasione di Golositalia e Aliment, due eventi in uno che appagano sia le esigenze dei visitatori business che la golosità dei food lover. golositalia.it A Mantova, ogni sabato a cena e la domenica sia a pranzo che a cena, fino al 25 febbraio, è possibile partecipare al Festival della Cucina Mantovana e assaggiare le specialità della zona. Piatti preparati con amore dalle associazioni custodi della tradizione locale, come i ravioli di zucca e il riso alla pilota. festivalcucinamantovana.it

Dall'8 al 10 marzo torna Fa’ la cosa giusta!, fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Anche quest’anno le porte di Fieramilanocity si aprono gratuitamente a un pubblico attento a scoprire un modo di produrre, mangiare e viaggiare consapevole e solidale. falacosagiusta.org

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WHAT'S UP gasparebaglio

©2018 CTMG, Inc. All Rights Reserved.

di Gaspare Baglio

THE FRONT RUNNER - IL VIZIO DEL POTERE Regia: Jason Reitman «Gary viene ricordato per quel periodo della sua vita, invece di essere ricordato per quello che ha fatto».

Il candidato all’Oscar Hugh Jackman racconta così The Front Runner - Il vizio del potere, thriller drammatico ispirato alla vita di Gary Hart nelle sale dal 21 febbraio. Il carismatico senatore del Partito Democratico – molto amato

TOUCH ME NOT Regia: Adina Pintilie Il film segue i percorsi emotivi di Laura, Roman e Christian, lanciando uno sguardo profondamente empatico sulle loro vite. Desiderosi di trovare una giusta forma di intimità, i tre protagonisti lavorano su se stessi per superare vecchi schemi mentali, tabù e meccanismi di difesa e liberarsi dalle proprie paure. Per amare senza perdere la propria identità. Nei cinema dal 14 febbraio.

dai giovani – nel 1988 fu costretto a ritirare la candidatura essendo stata scoperta la sua relazione extraconiugale con Donna Rice. «Quando lo conobbi mi raccontò di alcuni suoi piani per il futuro. E io sono rimasto meravigliato, oltre che profondamente consapevole, dell’opportunità che aveva perso: era uno degli uomini politici più dotati dei nostri tempi. Ciononostante non ha mai realizzato il grande potenziale delle sue idee». Circa lo scandalo che coinvolse Hart, l’attore australiano non ha dubbi: «L’ironia è che ora i candidati alle presidenziali sono accusati di cose ben peggiori e riescono a sopravvivere. All’epoca, invece, il nostro appetito per le notizie stava iniziando a crescere, le persone volevano sapere di più e in maniera tempestiva. Le breaking news si sono nutrite di questa vicenda».

WE THE ANIMALS Regia: Jeremiah Zagar Manny, Joel e Jonah si fanno largo nell’infanzia e rispondono come possono all’affetto precario dei loro genitori: il loro modo di amare è capace di fare e disfare una famiglia molte volte. La vita in casa è un continuo oscillare tra lacrime ed euforia. È il riadattamento cinematografico del romanzo d’esordio di Justin Torres e ha incantato il Sundance Film Festival. Sul grande schermo dal 20 febbraio.

© 2018 CTMG, Inc./Giles Keyte

HOLMES & WATSON Regia: Etan Cohen Dal 14 febbraio si ride con le vicende di Sherlock Holmes. Will Ferrell (attore comico lanciato dal Saturday Night Live) e John C. Reilly (tra i più versatili e talentuosi interpreti americani) di nuovo insieme nel film che racconta, in chiave comica, le vicende del più famoso investigatore privato al mondo e del suo devoto assistente. 19

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WHAT'S UP

SHAKESPEARE E L’AMORE Arturo Cattaneo Einaudi, pp. 320 ¤ 24 A distanza di 400 anni le opere di Shakespeare dedicate all’amore emozionano ancora. Ogni capitolo di questo libro racconta, intrecciando aneddoti, curiosità e fatti storici, l’idea dell’amore secondo il drammaturgo britannico: da quello a prima vista che si crede eterno a quello che si muta in odio e uccide, fino al sentimento che si fa raccontare in una storia di confessione e denuncia. Pagina dopo pagina cresce spontanea una domanda: l’amore è commedia o tragedia? Un percorso letterario che dalla passione tra adolescenti di Romeo e Giulietta porta fino alla tragedia del razzismo e della gelosia di Otello. In quest’opera Shakespeare è il protagonista assoluto, parla in prima persona e si mette a nudo in un diario segreto dove confessa la passione per un giovane biondo e una dama bruna, che si confondono in un triangolo difficile da districare. Un libro che miscela battute, scene, dialoghi tratti dalle opere, episodi della vita del grande artista e leggende del palcoscenico e del cinema.

NONNE ON THE ROAD Stefania Barzini Guido Tommasi Editore, pp. 216 ¤ 17 Nell’anno delle elezioni americane che vedranno vincere Trump, due consuocere italiane decidono di partire alla conquista degli States cucinando on the road, da costa a costa. La loro è una sfida: portare in America il cibo italiano casalingo. Armate di pentole e padelle, voleranno da New York a Miami fino alla Napa Valley come novelle Thelma e Louise dei fornelli. Riusciranno a sconfiggere pregiudizi e luoghi comuni che da sempre contraddistinguono i rapporti fra italiani e americani?

MAMMA, CHE FAME Stefania Ruggeri Sonzogno Editore, pp. 240 ¤ 16 Quando i figli diventano adolescenti per i genitori iniziano i guai. Nel costruirsi un’identità, i ragazzi devono fare i conti con l’accettazione di sé e del proprio corpo e il modo in cui curarlo e nutrirlo. L’alimentazione dei giovani è un campo pieno di insidie: dal junk food alle diete vegane fai-date, dalle ragazze che vogliono pance piatte e ai maschietti che cercano di mettere su massa muscolare. Questo libro aiuta a fare chiarezza attraverso l’empatia di una madre e, al tempo stesso, il rigore di una nutrizionista affermata. 20

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GLI SCOMPARSI DI CHIARDILUNA Christelle Dabos Edizioni E/O, pp. 560 ¤ 16 La nuova saga fantasy degli anni Duemila arriva dalla Francia. La giovane Ofelia è stata sbattuta sulla gelida arca del Polo, affinché sposi suo malgrado il nobile Thorn. Per la ragazza è l’inizio di una serie di avventure in cui dovrà difendersi da attacchi a tradimento e trappole mortali. Ma la giovane è la prima a stupirsi quando si rende conto che sta rischiando la vita per amore di Thorn, l’uomo che credeva di odiare più di chiunque al mondo.


© Adriana Tedeschi © Chiara Mirelli

TRAP LOVERS Un successo dopo l’altro quello della Dark Polo Gang, il collettivo capitolino che sta letteralmente sbancando con il nuovo album Trap Lovers. Il disco è stato già certificato oro e l’ultimo estratto, Cambiare adesso, ha totalizzato oltre 20 milioni di stream su Spotify. Il trio romano è in arrivo con un tour che lo vedrà protagonista sui palchi dei più importanti club d’Italia. Lo show sarà l’occasione per divertirsi e ballare a suon di trap con i più importanti successi. Il debutto è il 3 febbraio a Torino, il 9 è poi la volta di Milano e il 23 di Firenze. A marzo appuntamento il 3 a Nonantola (MO) e il 15 a Roma. darkpologang.com

DA NON PERDERE Save the date: il 17 febbraio Vegas Jones si esibisce in un’unica data evento al Fabrique di Milano. Il pubblico può ascoltare live, per la prima volta, i nuovi brani del rapper inseriti nel progetto discografico Bellaria: Gran Turismo. L’artista rivelazione del 2018 continua a collezionare numeri da capogiro con i singoli Malibu e Brillo. E non mancano le collaborazioni, le ultime sono con Emis Killa, i Måneskin, Baby K e Gemitaiz. vegasjones.net

INARRESTABILE ANASTASIO Il successo di Anastasio, fresco vincitore di X Factor, non conosce tregua. Il rapper napoletano continua a macinare sold out e certificazioni: in appena una settimana dall’annuncio del tour salgono a nove le date sold out e il suo primo singolo La fine del mondo continua a volare nelle classifiche streaming e non. Un momento straordinario per l’artista rivelazione che dal 20 marzo da Trezzo (MI) sarà in tour nei più importanti club italiani con uno show unico ed energico, un mix di libertà espressiva, provocazione e urgenza poetica. fepgroup.it

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UN RAPPER DAI SUPER POTERI Grande successo per Emis Killa e il suo Supereroe Tour. Due nuovi live sono in cantiere a febbraio: il 6 l’artista è al Pala Estragon di Bologna e l’8 al Teatro Concordia di Torino. Sarà l’occasione per riascoltare dal vivo hit come Maracanà, King e Rollercoaster. Quest’ultima canzone ha letteralmente sbancato su Spotify, ottenendo il prestigioso disco di platino digitale. Ma le sorprese non sono finite, perché l’ex coach di The Voice of Italy ha tanti assi nella manica per il 2019. carosellorecords.com


ARTE E CINEMA

© Sky Italia s.r.l.

di Cesare Biasini Selvaggi

Tintoretto. Un ribelle a Venezia Courtesy Sky Arts Production Hub

L’ARTE CONQUISTA IL GR ANDE SCHERMO DA TINTORETTO A PICASSO, IL CINEMA SVELA L’ORIGINE DEL GENIO. TRA ESISTENZE TORMENTATE E CAPOLAVORI IMMORTALI

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opo soli quattro giorni di programmazione nei cinema italiani, a gennaio il film di Julian Schnabel Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità (con Willem Dafoe nei panni dell’artista) ha conquistato il botteghino superando un milione di incassi e 170mila spettatori. Un caso isolato? Sembra proprio di no. Grazie a famiglie e giovani art addicted, ormai sempre più numerosi in platea per questi film. D’altronde, le vite degli artisti sono spesso appassionanti, non meno delle loro opere. Lo sanno bene registi e sceneggiatori, mai così impegnati come negli ultimi anni a svelare

Old Man (Pablo Picasso, 1895), Filming Museu Picasso, Barcelona

EOS Young Picasso © EXHIBITION ON SCREEN

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ARTE E CINEMA

si conferma tra i porti mercantili più potenti d’Europa e affronta la drammatica peste del 1575-77, che stermina gran parte della popolazione lasciando un segno indelebile nella storia lagunare. Dopo il successo di Caravaggio. L’anima e il sangue, Firenze e gli Uffizi 3D, e Bernini, Magnitudo, casa cinematografica specializzata in film d’arte, con il canale Chili sceglie di portare al cinema il 18, 19 e 20 febbraio Leonardo 500 di Francesco Invernizzi. Combinando l’intelligenza artificiale con i risultati di decenni di studi e ricerche, il film – che esce a 500 anni dalla scomparsa di Leonardo da Vinci – ne ricompone per la prima volta le migliaia di pagine dei Codici che ha lasciato, rivelando le numerose implicazioni contemporanee del suo immenso e pionieristico lavoro. Con l’arrivo della primavera, 3D Produzioni e Nexo Digital propongono dei veri e propri viaggi sul grande schermo. Si salpa alla volta di terre esotiche, da Tahiti alle Isole Marchesi,

© Magnitudo film

l’origine del genio artistico, tra esistenze tormentate, amori segreti, alcol, eccessi e disciplina, vizi e talenti unici, lavori e capolavori. E il 2019 non sarà da meno degli anni precedenti. Già il 25, 26, 27 febbraio, distribuito da Nexo Digital, arriva in anteprima nelle sale Tintoretto. Un ribelle a Venezia, un nuovo docu-film firmato da Sky Arte. Ideato e scritto da Melania G. Mazzucco, e con la partecipazione del regista Peter Greenaway, è narrato dalla voce di Stefano Accorsi che “traghetta” lo spettatore tra calli, campi, canali e ponti della Venezia del Rinascimento, nei luoghi che più conservano la memoria del grande pittore, dall’Archivio di Stato a Palazzo Ducale, da piazza San Marco alla Scuola Grande di San Rocco, dove lavorò per più di 20 anni a un ciclo di capolavori divenuto per la città quello che per Roma è la Cappella Sistina. Sullo sfondo anche Tiziano e Veronese, eterni rivali di Tintoretto, in un’epoca in cui la Serenissima

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con Gauguin a Tahiti. Il paradiso perduto, in programma il 25, 26 e 27 marzo. Il docu-film è ambientato nei luoghi che il pittore scelse come patria d’elezione, e tra le sale dei musei americani dove sono custoditi i suoi capolavori. Poi, il 15, 16 e 17 aprile ci si sposta in Spagna, a Madrid, con Il Museo del Prado. La corte delle meraviglie, un tuffo in sei secoli di storia e nella spettacolare arte spagnola, attraverso ottomila opere di una collezione unica al mondo. Rimanendo in terre iberiche, il 6, 7 e 8 maggio sarà la volta de Il giovane Picasso. Si racconta che la sua prima parola pronunciata sia stata «piz!», da «lapiz», cioè «matita». E, non a caso, prima ancora di cominciare a parlare, il piccolo Pablo già disegnava. Se molti film hanno raccontato gli anni del suo maggiore successo, l’arte, gli affari e l’ampia cerchia di amici, questa pellicola ne vuole esplorare invece gli inizi, alla scoperta della prima scintilla del genio, da cui tutto ha avuto inizio. LF


INCONTRO gasparebaglio

© Angelo Trani

di Gaspare Baglio

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IMPARIAMO LA DIVERSITÀ

DALLA MUSICA

PRIMA IL 69ESIMO FESTIVAL DI SANREMO COME DIRETTORE ARTISTICO, POI LA SECONDA PARTE DEL TOUR AL CENTRO. TUTTI I PROGETTI DI CLAUDIO BAGLIONI

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e sue canzoni sono indelebili e (almeno per una volta) hanno accompagnato la nostra vita, le nostre emozioni. Da Questo piccolo grande amore a Poster, passando per Avrai e Mille giorni di te e di me, giusto per citarne una manciata. Claudio Baglioni trasforma le note in diamanti. Dopo aver iniziato i festeggiamenti per i 50 anni di carriera con una serie di concerti sold out, dal 5 al 9 febbraio è direttore artistico (per la seconda volta consecutiva) della 69esimo edizione del Festival di Sanremo su Rai1. Al termine della kermesse – che si prospetta tra le più innovative di sempre – riprende i live: (ri)parte il 15 marzo da Livorno e va avanti fino al concerto fiorentino del 24 aprile. Seppure in piena full immersion per i preparativi dello show, concede comunque alla Freccia un’intervista in cui la musica è – non potrebbe essere altrimenti – protagonista. Partiamo da Sanremo. Un’edizione totalmente diversa rispetto alla precedente. Che viaggio sarà? Un viaggio verso quel delta straordinario nel quale si incontrano il fiume della tradizione e il mare dell’innovazione. Tradizione sono Sanremo, il festival, il palco dell’Ariston. Innovazione è la

musica: nuove tendenze, nuovi linguaggi, nuovi autori, nuovi interpreti. Sanremo è la foce nella quale queste acque si mischiano, per dare vita a uno spettacolo letteralmente unico. Perché, piaccia o no, la verità è che niente è come Sanremo. Giusto. Ha dato molto spazio alla quota rap: Federica Carta e Shade, Patty Pravo e Briga, Achille Lauro, Boomdabash, Nino D’Angelo e Livio Cori, Ghemon. Perché? Il mio ruolo, quest’anno, sarà quello del dirottatore artistico. L’idea è prendere il Festival, depistarlo e guidarlo là dove non ci si aspetta che vada ad atterrare. Del resto, la musica è come la Terra: vastissima, diversissima e incredibilmente ricca di meraviglie. Un pianeta tutto da esplorare. Che gusto ci sarebbe a visitare sempre la stessa città? E, soprattutto, quante meraviglie ci perderemmo? Motta, Ex-Otago, Zen Circus: che mi dice degli indie? Hanno le idee chiare, cose da dire, sanno come dirle e, credo, sia giusto che abbiano l’occasione migliore per farlo. Ho detto che sarò il dirottatore, non il detrattore artistico. Né io né la commissione che ha scelto i brani abbiamo pregiudizi nei confronti di nomi, stili, sonorità e linguaggi inediti.

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La presunta "canzone sanremese" non esiste. Lo dimostra la storia stessa della kermesse: da Nel blu dipinto di blu a 24 mila baci, da Gianna ad Almeno tu nell’universo, da Signor tenente a La terra dei cachi, da Ti regalerò una rosa a Occidentali’s Karma, i successi più grandi sono tutti sorprendenti e molto diversi tra loro. La diversità è bellezza. Quella bellezza che salverà il mondo. Non mancano, però, i veterani: Arisa, Francesco Renga, Simone Cristicchi, Loredana Bertè, Anna Tatangelo, Paola Turci, Nek, Negrita, Daniele Silvestri e Il Volo… Non mancano, è vero. Non perché debbano per forza esserci, ma perché le loro proposte ci sono sembrate interessanti e, dunque, meritevoli di essere ascoltate. Sanremo è una mostra di canzoni e, come ogni mostra che si rispetti, espone le opere più interessanti dei migliori artisti in circolazione. Anche quest’anno, ci saranno milioni di visitatori e siamo certi che queste opere colpiranno loro come hanno colpito noi. E poi anche due idoli dei ragazzi come Irama e Ultimo. Senza dimenticare Einar e Mahmood, che hanno trionfato a Sanremo Giovani. I giovani sono il futuro. Se Sanremo vuole avere un futuro,


INCONTRO

È una sorpresa anche per me. Spesso mi chiedono quale sia il segreto. Me lo domando anche io. Non so se ce ne sia uno. Penso che la gente pretenda dalla musica autenticità, sincerità, verità. Le fake news fanno – ahimè – il giro del mondo, ma un fake artist non riuscirebbe nemmeno a fare il giro del palazzo. Se tutta questa gente, dopo tanto tempo, sente ancora il desiderio di condividere ore, emozioni e pensieri con me, evidentemente non è ancora rimasta delusa. La mia speranza è non deluderla mai. Ci saranno novità sul palco, rispetto alla prima parte dei live? Certo, perché dal vivo sia le canzoni sia la gente non sono mai le stesse. Ogni sera cambiano e, incontrandosi, danno vita a una magia nuova. È questo incontro l’effetto speciale più grande e sorprendente del tour. Come vuole sia vissuto un suo concerto? Il più intensamente e autenticamente © Angelo Trani

deve dare voce alle nuove proposte. Per questo ho voluto un’altra edizione nella quale l’attenzione di addetti ai lavori, media, critica e pubblico fosse tutta per loro. Per la prima volta, due tra questi – i vincitori di Sanremo Giovani, appunto – si ritrovano da subito sul palco dell’Ariston con il ruolo di big e possono addirittura vincere il Festival. Tutti dicono che bisogna dare credito, spazio e voce agli emergenti. Sanremo lo fa. E ne siamo orgogliosi. Claudio Bisio e Virginia Raffaele sono i conduttori ufficiali. Rocco Papaleo, Anna Foglietta e Melissa Greta Marchetto presentano invece il Dopofestival. Di loro che ci racconta? Sorprenderanno voi come hanno sorpreso me. Passiamo al trionfale tour Al Centro per i suoi 50 anni di carriera. Un sold out dietro l’altro. Segno che la sua musica è davvero trasversale?

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possibile. Guardandomi negli occhi, magari, non in un display. Qual è il brano che non toglie mai dalla scaletta? Questo piccolo grande amore. La gente non me lo perdonerebbe. E nemmeno io. Le canzoni sono un po’ come dei figli. Può capitare di essere stanchi e avere bisogno di un momento tutto per sé, ma sono solo momenti, appunto. Senza di loro, non potremmo vivere. Sono la parte migliore di noi. Se li segui con amore, danno molto di più di quanto non prendano. Cosa ama, maggiormente, della dimensione dal vivo? Il cortocircuito folgorante che lega musica e pubblico, attori e spettatori. La musica è vita. E deve essere viva. Il momento in cui dà il meglio di sé – sia a chi la suona sia a chi l’ascolta – è il concerto. Non a caso, come lei ha ricordato, si chiama live. Perché è nel momento dell’esecuzione che le note prendono vita e danno vita. Un momento al quale per me è impossibile rinunciare. E ogni volta che, dal palco, mi guardo intorno, mi rendo conto che non sono il solo a pensarla così. Il suo lavoro è importante per tante persone. Qual è il messaggio che oggi Claudio Baglioni vuole lanciare a chi lo segue? Impariamo dalla musica la bellezza dell’incontro tra diversità. Con una nota sola non si scrive nessuna canzone. In periodi così confusi, può aiutare a restare umani? La musica è una medicina straordinaria: l’unica che, più il nostro malessere è grande e profondo, più è efficace nel curarlo. È un’arte più breve e più povera delle altre, è vero, ma come ogni arte nasce dal cuore dell’umanità. E sa restituire cuore all’umanità. Se si guarda indietro, che viaggio è stato fino a ora? Indescrivibile. Non avrei mai


© Alessandro Dobici

immaginato di iniziarlo. Di certo mai avrei pensato che mi avrebbe portato fino a qui. Cosa posso dire? A volte la realtà supera la fantasia. Prima di lasciarla andare vorrei sapere che cosa rappresenta, per lei, la dimensione del viaggio, anche quello in treno. Amo questo mezzo sin da quando ero bambino. E lo prendo ogni

volta che posso. Non solo perché è molto più user friendly dell’aereo e, sulle lunghe distanze, più pratico e meno rischioso della macchina, ma soprattutto perché ha un ritmo che muovendosi alla giusta distanza dal mondo – né troppo vicino né troppo lontano – stimola i pensieri. Ho appuntato moltissime note e parole, in treno. Lascio libera la fantasia di perdersi, inseguendo 29

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strade, boschi, case, profili di colline, spicchi di mare, luci lontane, e aspetto che torni da me e mi racconti quello che ha visto. Al resto, una volta a destinazione, pensano un piano o una chitarra. E il viaggio continua. claudiobaglioniofficial claudiobaglioniofficial ClaudioBaglioni


MUSICA

LA SICUREZZA SUONA BENE

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a musica è, da sempre, veicolo di messaggi che fanno salire l’asticella dell’attenzione. Quando questi si uniscono in una competizione (a suon di note) con l’obiettivo di evitare incidenti stradali non si può che applaudire l’iniziativa. «Dalla ormai pluriennale collaborazione con Anas, società del Gruppo FS, nasce l’idea di un contest», spiega Mario Violanti, editore e presidente di Radio Italia. L’emittente dedicata alle canzoni dello Stivale, infatti, è partner © VINCENZO PAGLIARULO/ANSA

PARTE LA SECONDA EDIZIONE DEL CONTEST PER RAPPER E TRAPPER PROMOSSO DA ANAS E RADIO ITALIA CON L’OBIETTIVO DI SENSIBILIZZARE SUI RISCHI DELLA DISTRAZIONE AL VOLANTE

Fedez 30

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dell’Ente nazionale per le strade nella seconda edizione di Sicurezza stradale in musica. La gara – aperta a cantanti e band emergenti – è finalizzata alla scoperta di nuovi talenti rap e trap che possano avere grande impatto sulle nuove generazioni per la promozione di questo tema. A decidere il brano che salirà sul gradino più alto del podio una giuria composta dallo stesso Violanti, da Mario Avagliano (responsabile Relazioni esterne e Comunicazione di Anas), Mario Sala (direttore della Virgin Records di Universal Music Italy), Manola Moslehi (speaker di Radio Italia) e un ascoltatore di Radio Italia Rap. A loro si aggiunge un super guest che ha parecchia esperienza come talent scout: Fedez. Dopo l’ascolto e la selezione dei pezzi, saranno decretati dieci finalisti che si esibiranno live nella primavera 2019. Il vincitore avrà l’occasione di cantare dal vivo nel pre-show di Radio Italia Live - Il concerto e in altri importanti eventi musicali. Il brano verrà distribuito, inoltre, dall’etichetta Virgin Records. Oggi la distrazione al volante rappresenta una delle principali cause di incidenti anche gravi. Dal 2015 Anas, insieme al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e alla Polizia di Stato investe moltissimo sulla sicurezza stradale con numerose campagne di sensibilizzazione, mirate a far percepire come i comportamenti scorretti (o le consuetudini consolidate) alla guida rappresentino un pericolo per sé stessi e gli altri. Nel frattempo, chi si sente una star in erba ha tempo fino alle ore 20 del 28 febbraio per iscriversi, esclusivamente dal sito sicurezzastradaleinmusica.it. E chissà che, tra i partecipanti, non ci siano gli artisti di domani. LF G.B.


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musei del bargello

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IN MASCHERA di Peppe Iannicelli

CARNIVALS

© Petr Jilek/AdobeStock

TOUR

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DALLE MASCHERE DI VENEZIA AI CARRI ALLEGORICI DI MAIORI, RITI E TRADIZIONI DI QUESTA FESTA SCARAMANTICA

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Italia festeggia il Carnevale. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia si sviluppa una vera e propria parata di maschere, carri allegorici, frizzi e lazzi. Una sbornia d’allegria contagiosa per milioni di persone coinvolte in manifestazioni storiche con profonde radici territoriali e antropologiche, culturali e artistiche. 32

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L’appuntamento con il martedì grasso nel 2019 è il 5 marzo. La stagione fredda sta finendo, si annuncia la primavera. E questa ricorrenza diventa ancor di più rito scaramantico collettivo: la vita rinasce dopo il letargo invernale e il bene sconfigge le forze del male. Venezia (1) appare ancora più magica. Le celebri maschere sono protagoniste


tra ponti e calli. Nella cartapesta e nella porcellana fissano espressioni ironiche e malinconiche corrispondenti all’anima più autentica della città. Al suono del minuetto rivive l’epopea della Serenissima, regina dei mari. Il sogno e la realtà si confondono nei riflessi della Laguna. A Madonna di Campiglio (TN) va in

scena il Carnevale asburgico con balli e fiabe ispirati alla principessa triste Sissi. Le note dei valzer di Strauss trasportano i visitatori indietro nel tempo fino alla corte dell’Austria Felix. E, a proposito di tempo, a Milano il Carnevale ambrosiano stravolge anche il calendario ordinario: comincia e finisce con una settimana di ritardo rispetto al resto d’Italia. Sette giorni in cui il popolo, nella seconda metà del IV secolo, attese pazientemente il vescovo Ambrogio di ritorno da un pellegrinaggio. A Cantù (CO) il simbolo della festa è la maschera Truciolo. Poteva essere altrimenti in un borgo da sempre dedito alla lavorazione del legno? Truciolo è umile, un poco distratto e tontolone. Ma riesce a essere utile proprio come anche il più piccolo scarto di falegnameria. Ivrea (TO) è, senza dubbio, uno degli appuntamenti più turbolenti. Non bisogna dimenticare di indossare un berretto rosso altrimenti si viene coinvolti nella battaglia delle arance (2). È una sfida a colpi di agrumi tra aranceri a terra e lottatori a bordo di carri che attraversano il centro cittadino. La cruenta tenzone rievoca la rivolta locale contro un signorotto che intendeva esercitare lo ius primae noctis e venne cacciato dal popolo a colpi di arance. Dopo la battaglia senza esclusione di colpi, tutti intorno al falò per l’abbruciamento dello Scarlo, un palo ricoperto di erica vecchia. Il fuoco distrugge le cose passate e annuncia una nuova stagione. Nella Valle del San Bernardo sfilano, per la Coumba Freida, figuranti in abiti napoleonici celati dietro maschere di legno che agitano crini di cavallo e campanelli per scacciare gli spiriti maligni. Nella ligure Albenga (SV) il Carnevale esalta con i travestimenti i prodotti tipici del territorio: Re carciofo, Baronetto asparago violetto, Principessa zucchina trombetta. Il Carnevale di Cento (FE) è gemellato con quello di Rio de Janeiro (3). L’evento è stato immortalato nelle tele del Guercino ed è famoso per i suoi carri che raggiungono anche i 20 metri d’altezza. Mentre a Ivrea (TO) si rischia 33

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FROM THE MASKS IN VENICE TO THE THEMED FLOATS IN MAIORI: RITUALS AND TRADITIONS OF THIS SUPERSTITIOUS FESTIVAL

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taly is celebrating Carnival. From Valle d’Aosta to Sicily there is a true parade of masks, themed floats, jesting and revelry. There is inebriating, contagious fun for millions of people involved in historic events with deep local, anthropological, cultural and artistic roots. In 2019 Shrove Tuesday falls on 5 March. The cold season is coming to an end, spring is on the way. And this tradition is becoming more and more a ritual of collective superstition: life is reborn after the inactivity of winter, and good defeats the forces of evil. Venice (1) seems even more magical. The celebrated masks take centre stage between bridges and alleyways. Ironic and melancholic expressions made from papiermâché and porcelain reflect the most authentic soul of the city. The greatness of the Serenissima, the queen of the seas, is relived to the sound of minuets. Dream and reality come together in the reflections from the Lagoon. In Madonna di Campiglio (Trento) the Habsburg Carnival takes the stage with dances and fairy tales inspired by Sissi, the sad princess. The sounds of Strauss waltzes take visitors back in time to the court of Austria Felix. And, talking about time, in Milan the Ambrosian Carnival also upturns the normal calendar: it starts and ends a week later than the rest of Italy. Seven days in which people, in the second half of the 4th century, patiently waited for Bishop Ambrose to come back from a pilgrimage.


IN MASCHERA

© Matteo Zin/AdobeStock

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di esser colpiti dalle arance, in Emilia Romagna il “gettito” dai carri è molto più gentile. Durante le sfilate, da questi giganteschi capolavori in movimento vengono lanciati per la gioia dei turisti gadget, peluche, giocattoli e palloni. Anche a Fano (PU) si susseguono tiri dai carri: dolci, caramelle e cioccolatini, mentre musicisti di strada suonano ogni tipo di strumento in una divertente sarabanda che coinvolge anche gli amici a quattro zampe. C’è un premio speciale, infatti, per il travestimento cane-padrone più simpatico. A Ronciglione (VT) durante la Pilatata dei nasi rossi, devoti di Bacco, si offrono maccheroni fumanti in stupendi vasi da notte. Sono buonissimi da mangiare in attesa della Cavalcata degli Ussari e del saluto a Re Carnevale che alla fine della festa viene portato via da una mongolfiera. A Viareggio (4), invece, va in scena la satira. In Versilia si lavora tutto l’anno per mettere alla berlina i protagonisti della politica, dello spettacolo, dello

In Cantù (Como) the symbol of the festivities is the Truciolo mask. Could it be anything else in a town where wood working has always been so important? Truciolo is humble, a bit distracted and clumsy. But he manages to be useful, a bit like even the smallest piece of wood discarded in the workshop. Ivrea (Torino) is definitely one of the roughest events. You should not forget to wear a red beret, otherwise you run the risk of getting caught up in the battle of the oranges (2). It is a battle between people hurling fruit from the ground and those on the floats travelling through the centre of the city. The messy fight reflects the revolt against a local squire who wanted to exercise the droit du seigneur and was expelled by the people throwing oranges at him. After this no-holds-barred battle, everybody goes to the 34

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bonfire to see the burning of the Scarlo, a stick covered with old heather. The fire destroys the things from the past, and heralds a new season. In the valley leading to the Saint Bernard pass figures dressed in Napoleonic dress parade for the Coumba Freida hidden behind wooden masks and shaking horsehair and bells to deter evil spirits. In Albenga (Savona) in Liguria, the Carnival delights with the metamorphosis of the traditional products of the area: King Artichoke, Baronet Purple Asparagus, Princess Trumpet Courgette. The Carnival in Cento (Ferrara) is twinned with that of Rio de Janeiro (3). The event was immortalised in Guercino's paintings and is famous for the floats, some of which are twenty metres tall. While in Ivrea (Torino) you are in danger of being hit by oranges, in Emilia Romagna they throw something a lot nicer from floats. During the parades, tourists are delighted to have


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© Francesco De Marco/AdobeStock


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sport. I monumenti di cartapesta che sfilano sul lungomare dimostrano come sia possibile rovesciare le gerarchie sociali e il potere. Ma state pur certi che nessuno dei personaggi sbeffeggiati se ne adonta. Diventare protagonista del Carnevale di Viareggio certifica la popolarità assoluta. A Tricarico (MT) la tradizione si ispira, invece, al mondo rurale. Gli uomini indossano maschere di tori e giovenche attraversando il paese. Mangiano quello che gli viene offerto dai compaesani e con la Quaremma (Quaresima) piangono la morte di Carnevale. In Campania, la terra di Pulcinella, tutti a ballare la tarantella a Montemarano (AV) agli ordini del Caporaballo. Civiltà e periodi storici è il tema ispiratore dei carri allegorici del Gran Carnevale di Maiori (SA) nell’incantevole Costa d’Amalfi. La pugliese Putignano (BA) è una delle

capitali italiane di questa ricorrenza (5). «Di Arlecchino ricordo i colori, di Brighella quel fare da furbetto, di Pulcinella la voglia di bighellonare: mi presento, il mio nome è Farinella», narra la strofa popolare. Farinella è la maschera principe della festa. È il piatto tipico a base di ceci e orzo, ma simboleggia anche l’astuzia contadina capace di scongiurare la minaccia saracena. I bambini sono invece i protagonisti delle coreografiche sfilate nella vicina Corato, dove vanno in scena i temi dell’attualità e della fantasia. Acireale (CT) ha smarrito nel corso dei secoli la tradizione della battaglia degli agrumi, che sopravvive a Ivrea. Oggi negli spettacolari edifici del barocco siciliano si allestiscono meravigliosi carri allegorici, infiorati e in miniatura. LF 36

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novelty gadgets, teddy bears, toys and balls thrown at them from these enormous masterpieces in motion. In Fano (Pesaro and Urbino) there are also things thrown from floats: sweets, desserts and chocolates while street musicians play every kind of instrument in an amusing chaos that also involves dogs. There is a actually a special prize for the best combined dog-owner outfits. Steaming macaroni in fabulous chamber pots are handed out in Ronciglione (Viterbo) during the Pilatata of the red noses, who are followers of Bacchus. They are very good to eat as you await the Charge of the Hussars and the salute to the Carnival King, who at the end of the festival is carried away on a hot-air balloon.


The attention at Viareggio (4) is centred on satire. People work all year in the surrounding area of Versilia area to pillory political, entertainment and sports figures. The papier-mâché sculptures that parade along the sea front show how social hierarchies and power systems can be upended. But make no mistake, none of the people ridiculed is offended by it. Becoming a star of the Viareggio Carnival is confirmation of real popularity. By contrast, in Tricarico (Matera) the tradition takes its inspiration from the rural world. Men cross the village wearing bull and cow masks. They eat what they are offered by fellow citizens, and with Quaremma (Lent) they cry because of the death of the Carnival. In Campania, the land of Pulcinella, everybody goes to dance the tarantella at Montemarano (Avellino) under the orders of the Caporaballo. Historic ages and civilisations are the theme behind

the floats in the the Great Carnival in Maiori (Salerno) on the charming Amalfi Coast. Putignano (Bari) in Puglia is one of the main centres in Italy for this tradition (5). “I have the colours of the Harlequin, from Brighella I get my cunning, from Pulcinella the wish to loaf about: let me introduce myself, my name is Farinella,” says the popular rhyme. Farinella is the mask that rules over the party. It is both the traditional dish, made from chickpeas and barley, and also a symbol of the cunning shown by farmers in avoiding the threat from the Saracens. Children take centre stage in the choreographed processions in nearby Corato, where current affairs and imaginative scenes are enacted. Over the centuries, Acireale (Catania) has lost the tradition of the citrus fruit battle, which survives in Ivrea. Nowadays marvellous model themed floats, decorated with flowers, are fitted out in the spectacular Sicilian baroque buildings. LF

© ANSA

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IN MASCHERA di Riccardo Lagorio

A FEBBR AIO

OGNI FESTA VALE

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rima di trasformarsi in sfilate di carri allegorici, ostentazione di stelle filanti e mascheramenti improbabili, il Carnevale era una gigantesca allegoria del mondo alla rovescia, una visione popolare, agraria e ciclica del tempo, il capovolgimento della realtà combinata ai riti di fertilità, di rinnovamento e di eliminazione del male. Alcune rappresentazioni di questo passato si sono mantenute fedeli a quegli antichi schemi e sono un’occasione per scoprire territori fuori dalle rotte abituali, ma che comunque racchiudono frammenti di cultura immateriale da custodire e valorizzare. Come la Lachera di Rocca Grimalda (1), nell’alessandrino. È insieme danza, rito e corteo nuziale e la racconta Giorgio Perfumo, uno dei cultori di questo appuntamento: «Sintetizzando e banalizzando gestualità e atteggiamenti dei figuranti, la Lachera è un corteo nuziale che si snoda il sabato nelle campagne per concludersi domenica

NON SOLO VENEZIA, VIAREGGIO E PUTIGNANO. LUNGO LO STIVALE OGNI TERRITORIO CELEBRA A MODO SUO LA FESTA PIÙ PAZZA DELL’ANNO, ANDANDO A PESCARE I SIGNIFICATI CARNASCIALESCHI NEL FOLCLORE E NELLA STORIA DI OGNI POPOLO. DALLA LOMBARDIA ALLA BASILICATA È TUTTO UN PROFLUVIO DI MASCHERE, RITI E CORTEI – A VOLTE TERRIFICANTI, A VOLTE ALLEGORICI, ALTRE ESORCIZZANTI – CHE VALE LA PENA CONOSCERE

1 nella piazza di Rocca Grimalda, in un crescendo di tintinnii e sonagliere, suoni e schiocchi, nastri colorati e fiori. I personaggi del Carnevale mimano tre balli e la sera della domenica si assiste al rogo purificatorio, quando viene 38

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bruciato un essere cornuto e riccamente trapuntato, intorno al quale danza la popolazione». L’appuntamento è fissato sulle colline piemontesi il 23 e 24 febbraio, magari associandovi una visita all’enoteca regionale di Ovada.


A cura di

Festa spontanea zeppa di dettagli a Bagolino, in provincia di Brescia. Qui sono protagonisti i Màscher, che vestono costumi contadini e possono uscire per strada tutti i lunedì e i giovedì dopo l’Epifania, e i Balarì, con indosso una bauta bianca e cappelli ornati da nastri rossi e ori di famiglia. «I Màscher rimuovono con cura ogni segno di riconoscimento. Anche l’andatura e la voce devono depistare. Entrano nelle case, portano scompiglio e buonumore», racconta Nerio Richiedei, memoria storica del carnevale bagosso. Il lunedì e il Martedì grasso le attrattive sono rappresentate anche da ballerini e suonatori. Le musiche e le danze che intonano sono un fenomeno unico in Italia, testimonianza dell’alto livello di complessità della tradizione popolare. Si inizia a ballare alle 6:30 il 4 marzo in canonica, per tutto il giorno e fino alle 20 di martedì 5 marzo. Sul sito bagolinoinfo.it si trovano inoltre diversi spunti per corredare il viaggio con una pausa a base del formaggio locale, il bagoss. In Sardegna il carnevale assume una particolare intensità. Valga per tutti quello di Mamoiada, dove si svolge una sorta di solenne processione a passi cadenzati con protagonisti i Mamuthones (2), soggetti vestiti da velli di pecora neri (mastruca) e una cupa maschera di legno dello stesso colore. I campanacci legati sulle loro spalle e mossi dal caratteristico incedere a saltelli creano un ritmo angosciante. Il corteo prevede anche la presenza di Issohadores, uomini forniti di fune che tentano di trarre a sé con un lazo le giovani donne scelte a caso tra il pubblico. Si riconoscono per la maschera bianca e il corpetto rosso (su curittu) agghindato da sonagli. L’intrecciarsi dei suoni creato dai movimenti di Mamuthones e Issohadores ricrea un ambiente carico di emozione. Al carnevale momaiadino, dal 3 al 5 marzo, si può associare la visita al Museo delle maschere mediterranee. Anche in Molise sono numerosi gli appuntamenti che si rifanno ad antichi riti. Nel pomeriggio del 3 marzo Castelnuovo a Volturno, in provincia di Isernia, celebra Gl’ Cierv (3), l’uomo cervo. Il suo arrivo viene annunciato dagli zampognari, che chiudono la stagione dei suoni iniziata nel periodo natalizio. Gl’ Cierv irrompe nella

3 piazza spaventando persone e animali con la sua forza trasgressiva. Porta grandi corna ramificate ed è coperto da pelli e con il volto dipinto di fuliggine. Martino, un personaggio vestito di bianco, cerca inutilmente di trattenerlo con la fune. Spetta al Cacciatore ammazzare Gl’ Cierv, ma il mito non può morire. Così il Cacciatore si avvicina, si china e con un soffio nelle orecchie ridona la vita alla bestia che si alza oramai purificata. Il rito per esorcizzare il male va in scena ogni anno anche ad Aliano (4), in Basilicata. Dal confino, Carlo Levi descriveva così il trambusto provocato dalle Maschere cornute: «Urlavano come animali inferociti, esaltandosi delle loro stesse grida». I protagonisti dal grande naso e corna sono vestiti con mutandoni

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invernali e portano uno scialle femminile fissato da una cinta di cuoio dal quale pendono campanelli. Appuntamento l’ultima domenica di Carnevale, quando le Maschere cornute avanzano in corteo con grandi salti assumendo toni minacciosi anche per mezzo del ciuccigno, un manganello in corda flessibile. Il corteo procede fino al municipio, dove vengono offerte frittelle di uova, rafano e formaggio che ammansiscono le Maschere convertendole in individui accettati dalla comunità. LF vdgmagazine.it lachera.it bagolinoinfo.it museodellemaschere.it uomocervo.org aliano.it


RIDERE DI GUSTO di Andrea Radic

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Andrea-Radic

U N A R I S ATA P E R VIVERE MEGLIO È LA LEGGEREZZA IL SEGRETO DEL COMICO GABRIELE CIRILLI, A TEATRO CON LA FAMIGLIA ADDAMS E IN TOURNÉE CON LO SPETTACOLO MI PIACE

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abriele Cirilli è un generatore di risate, allegria e spensieratezza. A teatro con La famiglia Addams e in tournée con lo spettacolo Mi piace, che sta riscuotendo grande successo. Abruzzo, Molise, Calabria e Puglia e poi di corsa a casa. «Tornare è sempre una gioia».  In primavera sarà nelle sale con il film di Pierluigi Di Lallo Nati 2 volte, un’opera seconda girata in Abruzzo. Cast di livello, per la storia di una donna che ha scelto di diventare uomo, tema impegnativo ma affrontato in modo leggero. «Ridere fa bene al fisico e al morale. Amo farlo, sono predisposto ad apprezzare la comicità. Con leggerezza, in molti casi, si vive meglio». Sempre in tournée… Viaggio molto in auto e treno, ho la fobia dell’aereo. Se il Signore avesse voluto farci volare ci avrebbe dato le ali. Io ho le maniglie, al massimo posso fare il portellone antipanico. Il viaggio in treno che cos’è per lei? Piacere e utilità. Bellissimo prendere quelli lenti: da Sulmona a Roma è un’esperienza stupenda per i panorami e i territori che attraversi. Con le Frecce vieni lanciato e arrivi in un attimo, molto utile.

Un 2019 in teatro di fronte al pubblico, che sensazione prova? L’empatia con il pubblico è ciò che più mi piace del fare teatro. L’emozione che ti dà la gente, il riscontro immediato. Cinema e televisione non offrono questo termometro in tempo reale: nel primo c’è il montaggio e l’uscita nelle sale per sapere se il pubblico apprezza, nella seconda vige la legge dell’audience. In teatro, invece, il pubblico ti risponde subito. E va affrontato con profondo rispetto, mi diceva sempre Gigi Proietti: «Senza di lor, non ci saremmo noi». È stato il mio maestro e ogni volta che lo incontro gli dico: «Gigi, mi hai regalato la vita». E lui: «Ma finiscila!». Un teatro senza pubblico è come un ristorante senza clienti. A vederla sul palco è come se lei avesse l’allegria in tasca. È un po’ una magia quella che si manifesta, che ti carica e ti dà l’entusiasmo. A volte invece succede che non hai voglia, non provi quella libertà mentale necessaria per creare la magia. Magari per motivi personali, ho recentemente perso mia mamma e mi capita che il pensiero vada lì. Ma, come diceva qualcuno, «the show must go on» e allora, per superare quello stato d’animo, subentrano la tecnica e gli studi teatrali. E prosegui

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perché il pubblico vuole vedere Gabriele Cirilli. Cosa non smetterà mai di darle forza? Mio figlio e mia moglie, la famiglia è il mio punto di riferimento, in qualsiasi cosa. Dopo uno spettacolo non vedo l’ora di rientrare a casa, a volte è faticoso viaggiare avanti e indietro, ma dopo 30 anni di carriera preferisco tornare al nido. Sua moglie Maria lavora con lei alla produzione degli spettacoli? Lei era farmacista, poi si è occupata di nostro figlio Mattia e di me. Piano piano ho voluto coinvolgerla nel mio lavoro: oggi si occupa della produzione, coordina la squadra, facciamo molte cose insieme. È anche autrice di alcuni suoi testi. Basta sposare un comico per imparare a far ridere il pubblico? No, sorridere è di famiglia, sua mamma è molto ironica e così Maria spesso mi dà indicazioni sull’interpretazione dei personaggi. Ci mettiamo lì e creiamo. La soddisfa di più una risata di testa o di pancia? Nei miei spettacoli amo creare un patchwork di comicità, con diversi strumenti comici. Nella La famiglia Addams, se mi accorgo che serve una risata più aperta ci lavoro, dando


RIDERE DI GUSTO ritmo e forza. Anche qui è come in cucina, un buon piatto ha numerosi ingredienti e diverse cotture. A proposito, lei cena prima o dopo lo spettacolo? Sempre dopo, come è tradizione dell’attore. Se lo facessi prima sarebbe un disastro, perché lavorando con il diaframma bisogna essere liberi dal peso del cibo, anche se conosco amici colleghi che mangiano come cinghiali. Dopo lo spettacolo, invece, la cena per me è un bel momento. Vado alla ricerca di luoghi della tradizione gastronomica, piatti locali e vini della zona. Sono elementi culturali che ti danno soddisfazione: io ho regalato un sorriso e il territorio mi restituisce questo. Pizzoccheri e Sassella se sono in Valtellina, Chianti e bistecca quando sono in Toscana e così via regione per regione. Questo lavoro è bello anche per questo. Nella vita quanto aiuta essere allegri? Tantissimo. Nel mio precedente spettacolo l’inizio era dedicato a quanto una risata faccia bene alla salute. Ti consente di affrontare meglio la giornata, se vedi il bicchiere mezzo

pieno bevi, se lo vedi mezzo vuoto non lo fai. «Un giorno senza sorriso è un giorno perso», diceva Charlie Chaplin, e scriveva Ed Kramer: «Non aspettare di essere felice per ridere, ma ridi per essere felice». Il destino è lo stesso per tutti e affrontarlo con serenità è meglio. Ci ho scritto anche una canzone con Alex Britti, Ridi tanto è lo stesso, per lo spettacolo del 2001 Io e Tatiana. È questo l’approccio che insegna a suo figlio Mattia? L’adolescenza è un’età difficile che vive con un po’ di malinconia. A lui dico: «È giusto che tu percorra il tuo cammino, ma ricordati che il sorriso è necessario per affrontare i problemi».  Cosa la fa ridere oggi? C’è poco da ridere, in realtà. Vedo molta approssimazione, si incontra davvero di tutto, come persone che disprezzano la solidarietà o la beneficenza. Siamo tutti in un’unica barca, non basta stare bene a casa propria quando altri stanno male. Ripenso ai discorsi dei miei genitori, che dicevano: «Perché sei arrabbiato? La rabbia non è un sentimento ma una conseguenza».

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Da spettatore cosa le piace? Tutto, non solo il comico. Basta che faccia ridere. Io sono predisposto alla risata, non ho la puzza sotto al naso come tanti miei colleghi. Però nelle poche serate libere preferisco stare in famiglia. Il suo luogo del cuore? Sono due e cito Pirandello. Quello dove i tuoi genitori hanno costruito casa per te – sono nato a Sulmona – e quello dove tu hai costruito la casa per la tua famiglia: vivo a Vedano al Lambro, a due passi dal Parco di Monza. Il profumo della sua infanzia? È quello delle castagne. Lo sento quando vado a Sulmona e torno il bambino che giocava a pallone con gli amici nel pomeriggio. Coi profumi si potrebbe raccontare una storia, come succede con le canzoni. Per esempio, il profumo delle foglie secche che cadono per terra in autunno mi suscita immagini ricche di ricordi. gabrielecirilli.net GabrieleCirilli @GabCirilli gabricirilli


L'OSPEDALE DEI BAMBINI di Marco Mancini

A COLLOQUIO CON LA PRESIDENTE DELL’OSPEDALE, MARIELLA ENOC

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ariella Enoc ci accoglie nel suo piccolo ufficio, dalle dimensioni inversamente proporzionali alle enormi responsabilità che incombono su di lei in qualità di presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Alle pareti foto di mamme africane – l’Africa e la Repubblica Centrafricana sono il suo grande amore – e altre che la ritraggono insieme a papa Francesco, vicina ad alcuni piccoli malati, durante la visita privata del Pontefice alla sede di Palidoro, vicino a Fiumicino (RM). L’ufficio è un’allegoria del suo profilo umano e professionale: scrigno di modestia, sobrietà e amore per gli ultimi che racchiude determinazione

marmanug

IL BAMBINO GESÙ COMPIE 150 ANNI e grandi capacità manageriali. Riconosciute dal Santo Padre che nel 2015 l’ha chiamata a rivestire questo delicato quanto prestigioso ruolo. A marzo il Bambino Gesù celebra i 150 anni dalla fondazione. Un traguardo storico, e il futuro? Il futuro ha solide radici proprio nel passato, perché questo ospedale è stato il primo in Italia a capire che i più piccoli andavano curati in una struttura a loro dedicata. Il futuro è continuare a farlo sempre meglio, ampliare le possibilità della ricerca per riuscire a combattere e debellare gran parte delle malattie, disporre di nuovi spazi e migliori possibilità di accoglienza.

Mariella Enoc con alcuni medici e operatori sanitari del Bambino Gesù 43

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Già oggi siete un’eccellenza in Italia e nel mondo. Il nostro è un policlinico con tutte le specializzazioni, riconosciuto come ospedale accademico: 600 posti letto, circa due milioni di prestazioni erogate nel 2018, due strutture di Pronto soccorso, qui al Gianicolo e a Palidoro, quattro sedi, oltre tremila dipendenti. Nelle nostre sale operatorie si effettuano tutti i trapianti di organo solido e di midollo. A Palidoro abbiamo uno dei centri più importanti in Italia per la riabilitazione dopo infortuni o gravi patologie. E siamo un centro di ricerca scientifica tra i più avanzati a livello pediatrico in Europa e nel mondo, con oltre 700 persone


L'OSPEDALE DEI BAMBINI

© Dario Lalli/Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Agevolazioni Trenitalia per pazienti e famiglie

impegnate nel settore. Un motivo di indiscutibile orgoglio e vanto anche per il Paese. È vero. E questo perché abbiamo investito e continuiamo a investire tantissimo nella ricerca, senza la quale non può esserci cura. La nostra, poi, è una medicina traslazionale, vicina al letto del paziente. I clinici esaminano la malattia, i ricercatori lavorano e se quello che emerge dagli studi può avere un valore terapeutico trova rapida e concreta applicazione. Il tutto, è ovvio, nell’assoluto rispetto di regole, autorizzazioni, verifiche, comitati etici... Proprio un anno fa i nostri ricercatori, manipolando geneticamente le cellule del sistema immunitario di un piccolo paziente affetto da leucemia, le hanno rese capaci di riconoscere e attaccare il tumore, mettendo a punto un’efficace e personalizzata terapia. Il futuro, ha detto, è anche disporre di nuovi spazi. Sì, stiamo per aprire un'altra sede a Villa Luisa (a Roma, sull’Aurelia) dove ospiteremo il primo centro di cure palliative per i bambini in tutto il

Sud Italia. Stiamo avviando i lavori per ampliare la sede di Palidoro e abbiamo in progetto di costruire una nuova parte di ospedale che potrebbe diventare il primo centro oncologico pediatrico italiano.  Grandi progetti, grandi investimenti. Ma le risorse? Arrivano dal Servizio sanitario nazionale che paga le cure dei pazienti italiani. Per quelle dei bambini che provengono da altri Paesi, dobbiamo recuperare fondi grazie alla solidarietà di tutti coloro che credono nei nostri progetti e ci aiutano. Quelle per la ricerca seguono invece le strade storiche, siamo un IRCCS (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico), ma queste realtà sono ormai così tante e la torta è così piccola che non arriva molto. Però i nostri scienziati sono davvero bravi, vincono tantissimi grant e, quindi, in parte si autofinanziano. Ma le risorse non sono mai troppe, per questo chiediamo di donare sempre alla ricerca scientifica. Il Bambino Gesù è anche chiamato l'ospedale del Papa. 44

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Perché è della Santa Sede, che però non lo finanzia. Per questo è fondamentale la solidarietà di tutti. Il Papa, comunque, cerca sempre di esserci vicino, sappiamo che ci sostiene anche con risorse proprie e doni. È stato proprio papa Francesco a volerla qui, quattro anni fa. Sì, e ci sono venuta soltanto per obbedienza a lui e al Segretario di Stato, perché non era affatto nei miei desiderata. C’è voluto un po’ per adattarmi, ma poi di questo ospedale mi sono veramente innamorata. E oggi il Papa sorride quando esprimo la fierezza di esserne presidente, perché da noi i bambini vengono curati e amati, avendo a cuore l’intero sistema di relazione con loro e le loro famiglie, inclusi i fratellini sani, che soffrono tantissimo. E ci siamo aperti al mondo, cogliendo, credo, proprio lo spirito del Pontefice. Aperti al mondo: infatti voi siete presenti molto anche fuori dall’Italia. Sì. Siamo a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, dove inaugureremo


alla fine di febbraio il rifacimento dell'ospedale pediatrico che il Papa aveva visitato quando era andato ad aprire la prima Porta Santa, in quella che viene chiamata la capitale spirituale del mondo, nel Paese più povero del mondo. Il Pontefice ci ha dato anche le risorse economiche e personali per questo intervento medico e umanitario. Ecco, lì stiamo curando la formazione di medici e paramedici in accordo con l'università. Poi siamo in Etiopia e in Tanzania. Facciamo formazione negli ospedali pubblici della Siria, a Damasco e Aleppo, in Giordania, in un centro di neuro-riabilitazione a Karak. Abbiamo progetti di ricerca con la Cina e la Russia, con medici e studenti che vengono qui a fare alta formazione. Siamo in Georgia, in Cambogia. Stiamo preparando un viaggio in Corea del Sud, in un ospedale cattolico a Seoul, per un progetto di collaborazione sanitaria tra le due Coree. In questi quadranti difficili, siamo a fianco delle organizzazioni dell'Onu, dell'Organizzazione mondiale della sanità, dell'Alto commissariato per i rifugiati. Il nostro lavoro e il nostro impegno è formare e donare il nostro sapere. Siete aperti al mondo anche perché curate bambini che provengono da ogni parte del pianeta. Sì, sono stati circa 100 negli ultimi due anni i pazienti cosiddetti umanitari. Stiamo cercando di accogliere soprattutto quelli che poi possono proseguire le cure nei loro Paesi. Oppure creiamo le condizioni perché sia così. Ultimamente, abbiamo avuto il caso di una bambina farfalla (affetta da epidermolisi bollosa, ndr) dal Marocco. Nell'ultima settimana di degenza, un medico è venuto proprio dal Marocco per imparare a curarla e medicarla. Altrimenti, tutto sarebbe diventato inutile, anche come gesto di buona volontà. Malattia, lontananza dal proprio Paese, culture diverse, tutto molto complesso… Per questo abbiamo circa 150 mediatori culturali che parlano oltre 40 lingue, perché naturalmente il genitore deve comunicare con il

medico e gli infermieri, affrontando questioni spesso delicatissime. Anche nel tempo libero cerchiamo di creare situazioni che permettano agli ospiti di parlare la loro lingua. Abbiamo molti bambini che arrivano dalla Repubblica Centrafricana, il mio Paese del cuore, e non parlano neanche francese, ma un loro dialetto, però siamo riusciti a trovare mediatori culturali che lo conoscono. Così come abbiamo piccoli siriani, ospitati dalle suore libanesi che conoscono l’arabo. Insomma, davanti alla malattia e al dolore non conta la nazionalità o il colore della pelle. Certo, tutto può essere fatto ma sempre nel modo più attento e responsabile possibile, perché non bisogna fare del buonismo a tutti i costi. Quest'anno, per pagare i bambini che sono stati qui per motivi umanitari, abbiamo speso cinque milioni di euro: per me trovarli è molto complicato, quindi devo stare particolarmente attenta nel valutare queste accoglienze. Stesso discorso per le priorità, perché i casi più gravi devono avere la precedenza sugli altri. Un compito davvero delicato, del resto qui si affrontano casi che altri rifiutano o non hanno strumenti per risolvere. Adesso abbiamo la terza coppia di gemelli siamesi in meno di un anno. Sono attaccati per l’encefalo: pensi ai costi, partendo dal lungo studio preventivo. Infatti i chirurghi lavorano su un modello predisposto prima con grande attenzione, così quando l’equipe va in sala operatoria sa come operare. Però, alla fine, avremo salvato due vite. Ed è una gioia immensa. Sì, ogni tanto mi dicono: «Ma lei in fondo non salva il mondo, salva qualche bambino». E io rispondo: «Salvo quelli che incontro». E quando la salvezza non è possibile, voi ci siete lo stesso. Perché, come un giorno le ho sentito dire a proposito di Alfie, il piccolo di Liverpool al quale in Inghilterra furono sospese le cure, se anche non si può guarire ogni bambino si deve comunque aver cura di lui. Tutto questo, naturalmente, 45

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senza accanimento terapeutico e coinvolgendo pienamente la famiglia. Compiamo insieme un viaggio che in molti casi la aiuta ad accettare anche la fine naturale del bambino. Il tempo della relazione è parte integrante del percorso di cura e accompagnamento, che non riguarda solo il paziente, ma tutto il nucleo familiare.

PILLOLE DEL PEDIATRA

Tra le attività dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù c’è quella di promuovere e difendere la salute dei bambini e degli adolescenti attraverso la condivisione delle competenze degli operatori sanitari e dei ricercatori della struttura. Lo strumento principale di cui l’Ospedale si avvale sono le Pillole di pediatria, contenuti digitali redatti dai medici del policlinico e che trattano in modo semplice e comprensibile temi che riguardano la salute e le malattie del bambino. Le pillole sono rese disponibili sotto la voce Il bambino sul portale ospedalebambinogesu. it e i suoi canali Facebook e Twitter, oltre alle spiegazioni video delle malattie dalla A alla Z, della durata di circa due minuti, che sintetizzano in modo semplice i temi trattati. Altro mezzo d’informazione, il magazine A scuola di salute, dedicato a genitori e insegnanti sui temi di base della pediatria, mettendo in sinergia all’interno dell’Ospedale competenze specialistiche e di comunicazione. • Il Bambino Gesù è il più grande policlinico e centro di ricerca pediatrico in Europa • circa 3.300 professionisti • 4 poli di ricovero e cura • 607 posti letto OGNI ANNO CIRCA: • 28.000 ricoveri • 29.000 procedure chirurgiche e interventistiche • 43.000 giornate di day hospital • 84.000 accessi al Pronto soccorso • 2 milioni di prestazioni ambulatoriali


L'OSPEDALE DEI BAMBINI

In questo numero della Freccia parliamo molto di allegria, qualcosa che vorremmo fosse un diritto inalienabile dei bambini. In ospedale come riuscite a farli sorridere? Cercando di essere attenti alla loro personalità e a come vogliono giocare. Senza invasioni, con attenzioni anche impalpabili, che fanno parte del percorso di cure. In tanti vorrebbero riempirli di giocattoli e dolci, ma io tengo molto distanti questi stili, perché dobbiamo offrire a questi pazienti una sorta di normalità. Per questo abbiamo una scuola interna, così che possano compiere il loro percorso scolastico, come tutti gli altri. Poi, certo, si divertono molto quando vengono i calciatori, Totti è il loro mito. Oppure come l'altro giorno, quando sono arrivati sei Marines statunitensi e li hanno riempiti di domande figurandoseli come eroi dei film d’azione. Una domanda delicata, ma che non posso non farle. Come giustifica un credente la malattia e il dolore di un bambino?

La risposta me l'ha data il Papa, al quale è stata posta la stessa domanda. Ha detto: «Io non so dare una risposta. So che il Padre ha permesso che suo Figlio soffrisse sulla croce, ma il perché i bambini debbano soffrire non lo so, e soffro anch'io quando un bambino soffre». L’anno scorso, quando è venuto a Palidoro, ogni tanto mi catturava gli occhi per dirmi: «Quanta sofferenza». Vede quella foto? Io gioco con il bambino e lui è lì che guarda, partecipa a questo momento ma senza invadere, in silenzio, perché questo è il suo modo d'essere. Ha ascoltato, abbracciato, dimostrato il suo affetto, ma non ha mai usato le frasi consolatorie che ci si aspetterebbe da un Papa o da un prete. Perché l'amore e la sofferenza sono due realtà che non si possono spiegare. E io so solo che il mio compito è quello di cercare di dare le risorse perché la maggior parte delle malattie possano essere sconfitte e perché i bambini soffrano il meno possibile. Il 30% dei vostri pazienti arriva

La presidente dell'Ospedale Bambino Gesù, Mariella Enoc 46

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da fuori Regione e da fuori Italia. Negli anni sono nate molte onlus per offrire un aiuto e un alloggio. Anche FS partecipa con i propri immobili concessi in comodato d’uso ad associazioni come Un… due… tre… Alessio a Ostiense, La Casa di Flavio a Roma Tuscolana, Cuore di Mamma a Ronciglione (VT). Abbiamo un nostro ufficio per l'accoglienza dei genitori e un database con tutti questi centri: sono circa 20 e ospitano ogni anno più di 3.500 famiglie, arrivando fino a 100mila giorni di presenza. Ora ne stiamo mettendo su anche di nostri: uno con il circolo di San Pietro e un altro a Passoscuro, vicino Palidoro. In alcuni casi offriamo anche un sostegno in denaro. Ma non c’è solo l’aspetto economico e logistico. Queste associazioni, con i loro centri, consentono ai genitori di condividere la loro esperienza e vivere in una comunità che li aiuta a non affrontare in solitudine i loro non facili problemi. ospedalebambinogesu.it


L'OSPEDALE DEI BAMBINI di Michela Gentili

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I MEDICI DEL H SORRISO

© Soccorso Clown Onlus

NON PRESCRIVONO MEDICINE. MA FACILITANO IL RECUPERO DEI PAZIENTI CON IL GIOCO E L’IMPROVVISAZIONE. ECCO PERCHÉ QUELLO DEI CLOWN DOTTORI È UN LAVORO SERIO

Paolo Scannavino, il Dottor Dudy, e Anna Cisternino, la Dottoressa Vitamina 47

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a in testa il cappello nero del mago di Oz, al collo una cravatta di Daffy Duck, sulle spalle due topi di peluche. Il Dottor Dudy è specializzato in Fantasia. Non prescrive medicine, non porta brutte notizie, non entra mai senza bussare. Si affaccia sulla porta, intuisce un sorriso. E solo allora viene avanti, con le sue scarpe bombate da pagliaccio. Seduto sul letto, con la mano fasciata, il piccolo Stefano lo fissa immobile. Il Dottor Dudy infila una mano nella tasca, aggrotta le ciglia dipinte di blu e gli soffia intorno mille bolle di sapone. Stefano le insegue, prova ad afferrarle, si guarda le dita. Poi stringe gli occhi e ride. Come solo i bambini sanno fare. Persino in un reparto di oncologia pediatrica. Sotto il camice punteggiato di bottoni colorati, il Dottor Dudy è Paolo Scannavino, che con Soccorso Clown Onlus porta la terapia del sorriso nei principali ospedali romani, dal Policlinico Umberto I al Bambino Gesù. Acrobata dell’immaginazione, 42 anni, è attore e clown professionista da quando ne aveva 20: «Ho vinto un provino organizzato dall’Ente teatrale italiano nel 1997. All’epoca nessuno conosceva questo mestiere. Solo un anno e mezzo dopo il film Patch Adams ha acceso i riflettori sul settore». Facendo luce su una nuova professione, ma creando anche qualche malinteso. «Il protagonista, che ha il volto di Robin Williams, è un dottore che si traveste da clown per rendere più allegre le visite. Io sono un clown che si infila un camice da dottore per alleggerire il lavoro dei medici e le giornate dei pazienti», precisa. Il vero padre dell’umorismo in corsia è Michael Christensen, clown professionista che nel 1986 ha introdotto queste figure all’interno del Babies & Children Hospital di New York. Da quel momento si sono moltiplicate le iniziative simili negli Stati Uniti e nel resto


L'OSPEDALE DEI BAMBINI

Dottor Dudy da oltre dieci. Ma anche per avere un supporto emotivo. «Possiamo incontrare situazioni sconvolgenti a livello visivo, come nei reparti dei grandi ustionati, o pericolose a livello emozionale. Un compagno serve per sostenersi

© Soccorso Clown Onlus

del mondo, Italia compresa, dove negli ultimi 30 anni si è diffusa sempre più la presenza di operatori della risata nelle strutture sociosanitarie. Grazie anche all’apporto dei volontari che però, complice la mancanza di una legge, hanno reso più complesso il riconoscimento ufficiale di questa professione. Un’attività delicata, per cui serve una formazione specifica, che non va confusa con la mera pratica circense o le attività di animazione svolte nelle feste. «Quando lavoriamo in ospedale non cerchiamo l’applauso del pubblico. L’obiettivo non è mai far ridere a tutti i costi, ma entrare in empatia con il paziente e capire le sue esigenze», chiarisce Paolo. Di fronte a un no, si fa subito un passo indietro. Consapevoli che, nel caso specifico, anche un rifiuto rappresenta una vittoria, «perché consente a chi è ricoverato di fare una scelta libera in un ambiente dove tutto gli viene imposto: le visite, i farmaci, gli orari dei pasti». Quando si entra in gioco, invece, bisogna utilizzare tutte le armi del mestiere. Perché non è semplice prevedere che cosa può succedere in una stanza d’ospedale. «Ci poniamo in ascolto, mantenendo un livello basso di energia. In pochi secondi, cerchiamo di intuire lo stato emozionale delle persone, valutiamo la loro reazione, lanciamo una proposta comica. Se funziona la portiamo avanti, altrimenti la modifichiamo in corsa». Così si può metter su una gag in inglese con un bambino australiano, improvvisare un gioco di prestigio con l’addetta alle pulizie, intonare una canzone di Renato Zero con un gruppo di parenti in attesa. Si superano le barriere, creando uno spazio immaginario dove il gioco può trasformare la realtà. Per riuscirci, serve sempre una spalla. «È necessaria per moltiplicare i motori comici», spiega la Dottoressa Vitamina, al secolo Anna Cisternino, 43 anni, che accompagna in corsia il

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reciprocamente e, nei casi limite, poter uscire dalla stanza». Alla fine del turno, la sfida è non portarsi a casa il proprio alter ego. Togliersi di dosso il camice e, con lui, la maschera. Non prima di aver fatto il punto sull’intervento appena concluso,


lasciando una breve relazione per i colleghi che incontreranno gli stessi pazienti. Perché questo lavoro non è solo arte, ma – lo conferma la scienza – una vera e propria cura. È ormai attestato, infatti, che l'umorismo ha un impatto positivo

sulle condizioni fisiche e psicologiche dei malati. In prima fila nella ricerca sul settore c’è l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, che nel 1995 fu il primo in Italia a introdurre i clown in corsia. «Abbiamo condotto diversi studi – spiega Laura Vagnoli,

psicologa presso l’istituto – che hanno dimostrato come la presenza di clown in ospedale riesca a ridurre significativamente l’ansia nei bambini prima di un intervento chirurgico e durante l'induzione dell'anestesia, uno dei momenti che temono di più». Ma il lavoro di questi professionisti ha un’influenza benefica anche sui parenti dei ricoverati e sugli operatori sanitari. «Con una ricaduta sul clima che si respira nell’intero ospedale», conclude Vagnoli. A conferma che far ridere è davvero una cosa seria. LF soccorsoclown.it federazionenazionaleclowndottori.org

A LEZIONE DI FELICITÀ

«La positività è un’attitudine mentale, quindi educabile». Ne è convinto il neuroscienziato Andrea De Giorgio, che all’Università di Torino terrà una serie di lezioni finalizzate ad allenarla. Sulla scia di uno dei corsi più gettonati a Yale, infatti, il 6 aprile e l’11 e il 25 maggio l’ateneo ospita il laboratorio per aspiranti infermieri Quando siete felici fateci caso. Neuroscienze e psicologia della felicità. «Non si può eliminare la sofferenza ma è possibile cambiare la nostra predisposizione imparando ad accoglierla e non a contrastarla», spiega l’esperto. Lo stress del reparto può allontanare gli operatori sanitari dalla visione della persona. «Si finisce per non rapportarsi più con il malato, ma con la malattia stessa. Mentre è importante non perdere di vista l'individuo e rendersi conto sempre che la sua storia non è la nostra». Per riuscirci, si parte dalla definizione personale di felicità. «Perché come dicevano gli eristi greci», conclude il docente, «se non sai cosa stai cercando non sai neppure di averlo trovato quando lo incontri». M.G.

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ESCAPE FOR LOVE

di Silvia Del Vecchio - s.delvecchio@fsitaliane.it

© Harald/AdobeStock

DALLE LANGUIDE PROMESSE SUL PONTE DEI SOSPIRI A VENEZIA O SOTTO IL BALCONE DI GIULIETTA A VERONA, ALLE PASSEGGIATE MANO NELLA MANO PER LE VIE DI GRADARA, POSITANO, PERUGIA E TERNI. SONO TANTI I LUOGHI DOVE TRASCORRERE IL WEEKEND PIÙ ROMANTICO DELL’ANNO

FROM THE ROMANTIC PROMISES MADE ON THE BRIDGE OF SIGHS IN VENICE, OR UNDER JULIET'S BALCONY IN VERONA, TO STROLLS HANDIN-HAND THROUGH THE STREETS OF GRADARA, POSITANO, PERUGIA AND TERNI. THERE ARE SO MANY PLACES WHERE YOU CAN SPEND THE MOST ROMANTIC WEEKEND OF THE YEAR

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© dtatiana/AdobeStock

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lungo quest’anno il weekend per le coppie non allergiche alla Festa degli innamorati. Da giovedì 14 febbraio a domenica 17 in Italia c’è l’imbarazzo della scelta per celebrare il sentimento universale. Gradara d'amare (1) è, per esempio, uno degli appuntamenti più cool: il borgo marchigiano famoso per la passione di Paolo e Francesca, narrata da Dante nella Divina commedia, è il luogo perfetto per rilassarsi tra scorci che fanno fermare il tempo. A pochi chilometri da Pesaro, per San Valentino si accendono mille candele e si organizzano serenate musicali tra i vicoletti, mostre fotografiche, visite al Castello e cene romantiche con menù ad hoc. Si può anche sorprendere il proprio partner con una lettera d’amore recapitata da uno dei rapaci del Teatro dell’aria, parco e centro di falconeria del paese. Mantova celebra gli innamorati con interessanti iniziative, come quella del Mibac che prevede la visita dei monumenti pagando in due un solo biglietto. Il tour parte da Ponte San Giorgio, ingresso medievale della città, e prosegue nelle stradine

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his year the weekend for couples who are not immune to Valentine's Day is a long one. From Thursday 14 February to Sunday 17 February there is a very wide choice of ways to celebrate this universal feeling. Gradara d'amare (1) for example, is one of the coolest events: the village in the Marche which is famous because of the love story between Paolo and Francesca, which Dante wrote about in the Divine Comedy, is the perfect place to relax amongst views that seem to freeze time. A few kilometres from Pesaro, for Valentine's Day Gradara lights a thousand candles and organises musical evenings amongst the alleyways, photographic exhibitions, visits to the castle and romantic dinners with ad hoc menus. You can also surprise your partner with a love letter brought by one of the birds of prey belonging to Teatro dell’aria, the town's falconry centre and park. Mantua celebrates Valentine's Day with some interesting initiatives, such as Mibac, which allows two people to visit the historic sites for the price of one. The tour starts from the San Giorgio 51

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bridge, the medieval entrance to the city, and continues through the roads that Shakespeare had Romeo walk along in search of the poison which was to have made him die alongside his beloved Juliet. Then there is the Ducal Palace, with its bridal chamber, a masterpiece by Andrea Mantegna, whose frescoes seem to make the walls vanish and let you touch the sky, and Palazzo Te, a location created for the relaxation and parties of the Gonzaga family. You should not miss the Chamber of Cupid and Psyche, commissioned by Federico Gonzaga for his lover, Isabella Boschetti. Then there is Venice, a perfect destination for the month of February, for Valentine's Day and the Carnival (which runs from 16 February to 5 March, see page 32). So you can stop on the Bridge of Sighs or enjoy a cuddle during a ride in a gondola, admiring breathtaking sunsets. With a stop at the Chiesa di San Giovanni in Bragora to touch the portico with the red brick heart that remembers the impossible love between the fisherman Orio and the mermaid Melusina. And who knows if one's


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wishes will not become true. Locations that have to be seen include the city where Romeo and Juliet made their love eternal. Every year Verona in Love celebrates Valentine's Day with romantic lighting in the city centre, hundreds of heart-shaped lights, markets selling traditional products, events, music, presentations of books and other events spread amongst the Piazza dei Signori, the courtyard of the Mercato Vecchio and Ponte Pietra. What is on offer in terms of culture here goes beyond the celebrated balcony (2) and the unmissable Roman amphitheatre, meaning more original itineraries can also be organised (see pages 56-59). Lake Como is one of Italy's most romantic, and it offers visitors picturesque villages and elegant villas that are captured together with the mountains behind them in the 3 © laurent6494/Adobestock

che Shakespeare fece percorrere a Romeo, in cerca del veleno che avrebbe dovuto farlo morire accanto alla sua amata Giulietta. Poi Palazzo Ducale, con la sua Camera degli sposi, capolavoro di Andrea Mantegna, i cui affreschi sembrano smaterializzare le pareti per toccare il cielo, e Palazzo Te, dimora destinata allo svago e alle feste dei Gonzaga. Da non perdere la Sala di Amore e Psiche, commissionata da Federico Gonzaga per la sua amante, Isabella Boschetti. Venezia, poi, è una meta perfetta nel mese di febbraio, per San Valentino e il Carnevale (dal 16 al 5 marzo, a pag. 32). Per fermarsi sul Ponte dei sospiri o farsi coccolare durante un giro in gondola, ammirando tramonti mozzafiato. Con tappa alla Chiesa di San Giovanni in Bragora per toccare il portico dal cuore di mattoni rossi che ricorda l’amore impossibile tra il pescatore Orio e la sirena Melusina. E chissà che i propri desideri non si avverino. Tra i must la città dove Romeo e Giulietta resero eterno il loro amore. Verona in love celebra il San Valentino con romantiche luminarie in centro, centinaia di luci a forma di cuore, mercatini di prodotti tipici, eventi musicali, presentazioni di libri e altre sorprese tra piazza dei Signori, il Cortile del Mercato vecchio e Ponte Pietra. Qui l’offerta culturale va oltre il celebre balcone (2) e l’immancabile Arena, consentendo di organizzare anche itinerari più originali (alle pp. 56-59). Tra i laghi più romantici d’Italia, quello di Como regala paesi pittoreschi e ville eleganti che riflettono sul suo specchio d’acqua anche i monti alle loro spalle. Una cornice ideale per una breve fuga da Milano e dintorni. Per esempio si può visitare la perla affacciata sul promontorio in cui il Lago si divide, Bellagio (3). Ottimo punto di partenza per passeggiate lungo la riva e lungo i sentieri che collegano le frazioni Suira, Vergonese e Pescallo. Da vedere la Basilica di San Giacomo, la Torre delle arti e i parchi di Villa Serbelloni e di Monte San Primo, nelle Prealpi Comasche. C’è poi il borgo di Orta

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reflections on the glassy water. It is an ideal setting for a quick break from Milan and its surroundings. For example, you can visit the pearl sitting on the promontory that divides the lake: Bellagio (3). It is an excellent starting point for walks along the shore and the trails that link the villages of Suira, Vergonese and Pescallo. You should see the Basilica di San Giacomo, the Torre delle Arti and the parks at Villa Serbelloni and Monte San Primo, in Como's PreAlps. Then there is the village of Orta San Giulio (Novara), an enchanting little village with alleyways and small piazzas that climb up the slopes of Lake Orta boasting views over the picturesque San Giulio Island, which can be reached by boat from the central square. There are many romantic destinations in Tuscany, particularly Florence.


San Giulio (NO), delizioso paesino con stradine e piazzette arrampicate sulle pendici del Lago d’Orta e con vista sulla pittoresca Isola di San Giulio, raggiungibile con battello dalla piazza centrale. In Toscana sono innumerevoli le mete languide, una su tutte Firenze. Come non passeggiare a Ponte vecchio o al Giardino delle rose e abbracciarsi di fronte a capolavori della Galleria degli Uffizi quali la Nascita di Venere e la Primavera di Botticelli. C’è poi la frazione di San Valentino a Sorano (GR), dove organizzare una festa degli innamorati in piena regola, con possibilità di un bagno nelle vicine terme. Ma al Centro Italia è senz’altro Terni la meta protagonista del lungo weekend dolce, patria del Santo in questione e di Cioccolentino, manifestazione che ogni anno accoglie gli innamorati con dolci, prodotti tipici

e regali per due. Fu proprio Valentino, consacrato santo da papa Gelasio il 14 febbraio del 496, a rendere cristiano l’arcaico rito propiziatorio agropastorale dei Lupercalia. Da visitare, naturalmente, la Basilica di San Valentino e il Lago di Piediluco, a 15 chilometri da Terni. A Sud, per ubriacarsi di romanticismo meritano Positano e Polignano a mare. La perla della Costiera amalfitana offre panorami talmente belli da sembrare finti, e il suo Sentiero degli dèi collega Agerola a Nocelle, frazione di Positano abbarbicata alle pendici del Monte Pertuso, con la magica Capri all’orizzonte. La città di Domenico Modugno stupisce, invece, per il suo delizioso centro storico e la frazione di San Vito, dove la splendida Abbazia dei benedettini incanta per la sua storia. Ancora oggi sono visibili i segni del sistema difensivo costruito in difesa

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How can you not want to take a stroll across the Ponte Vecchio or the Rose Garden and embrace in front of the masterpieces of the Uffizi Gallery, such as Botticelli's Birth of Venus or Primavera. Then there is the village of San Valentino in Sorano (Grosseto), where you can organise a Valentine's Day party as it should be, with the option of taking a dip in the nearby hot springs. But in Central Italy it is unquestionably Terni which takes centre stage during the long Valentine's Day weekend, as it is the home of both the saint himself, and also of the Cioccolentino event, which every year welcomes lovers with sweets, traditional products and presents for couples, it was actually Valentine, who was made a saint by Pope Gelasius on 14 February 496, who Christianised the ancient agropastoral, propitiatory Lupercalia rite. The Basilica di San Valentino and the Lago di Piediluco, 15 kilometres from Terni, are naturally places to visit. In the South, Positano and Polignano a Mare are places that needed to be seen to get dizzily romantic. The views from the pearl of the Amalfi Coast are so beautiful that they seem unreal. The Sentiero degli Dèi joins Agerola and Nocelle, a village in the municipality of Positano that is perched on the slopes of Monte Pertuso, with magical Capri on the horizon. Domenico Modugno's home town is surprising because of its gorgeous historic centre and the village of San Vito, where the splendid Abbazia dei Benedettini has got a charming history. Still today you can see the remains of the defences built to prevent attacks from the sea: the walls, the Torre Masseria – to the landward side – and the Torre Costiera. Then there are those who prefer customised packages in one of the spa facilities or better-organised tourist localities so they can cuddle their girl or boyfriends, wives or husbands. Like the famed Terme di Merano (Bolzano) and their special night, with saunas and pools open until midnight, shoots of rose-water, light shows and music. Or the Igloo


SAN VALENTINO

rifugio Bella vista. Le stelle brillano a San Valentino nella preziosa Rocca Sanvitale di Fontanellato, in provincia di Parma. Giovedì 14 visita speciale del Castello con animazione e cena itinerante, per incontrare coppie famose come Dante e Beatrice, creature figlie di costellazioni antiche e principesse giunte da galassie lontane. Il menù è ispirato al tema Amore e Stelle, in una vera e propria festa sensuale dell’arte del cibo. Mongolfiere innamorate, invece, si alzano in volo a Carpineti (RE) nei giorni che precedono e

seguono San Valentino. Durante questo famoso raduno di mongolfiere si può prenotare un giro con il proprio partner per una dichiarazione d’amore ad alta quota e assistere allo Special Shapes, uno show di aerostati dalle forme più fantasiose. Dulcis in fundo, basta prendersi per la gola al Perugia Etruscan Chocohotel. Qui tutto è ispirato al cioccolato, dagli omaggi di benvenuto alla cena romantica a lume di candela. La città del Bacio (4) è davvero a portata di coppia, fra stradine strette e cibo afrodisiaco. Una tentazione a cui è difficile resistere. LF © Marco Saracco/AdobeStock

delle incursioni dal mare: le mura, la Torre Masseria all’interno e la Torre Costiera. C’è poi chi preferisce pacchetti ad hoc in una delle strutture termali o località turistiche meglio organizzate per coccolare fidanzatini e sposini. Come le rinomate Terme di Merano (BZ) e la loro special night con saune e piscine aperte fino a mezzanotte, gettate di vapore all'acqua di rose, giochi di luce e musica. O l’Igloo experience in Val Senales (BZ), a 2.850 metri: due cuori e un igloo dotato di ogni comfort, con cena, colazione e servizi presso il

4 Experience in Val Senales (Bolzano), at 2,850 metres: two hearts and an igloo equipped with every comfort, with dinner, breakfast and services at the Bella Vista mountain shelter. The stars shine on Valentine's Day in the delightful Rocca Sanvitale near Fontanellato, in the province of Parma. On Thursday 14 February there will be a special visit to the castle, with entertainment and progressive dinner, to meet famous couples such as Dante and Beatrice, creatures that are the

products of ancient constellations and princesses who have come from distant galaxies. The menu is inspired by the theme of Love and Stars, in a sensual extravaganza that celebrates the art of food. In Carpineti (Reggio Emilia) lovethemed hot air balloons take off during the days before and after Valentine's Day. You can book a flight during this famous balloon rally with your partner for a highaltitude declaration of love, and take 54

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part in Special Shapes, a show of creatively-shaped balloons. Last but not least, you just have to let your stomach lead the way at the Perugia Etruscan Chocohotel. Here everything is inspired by chocolate, from the welcome gifts to the romantic, candlelit dinner. The city of the Bacio chocolate (4) is perfect for couples with its narrow streets and the aphrodisiac food. That is a temptation which is difficult to resist. LF


SAN VALENTINO di Cecilia Morrico

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Una scena del film Un’avventura

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e purtroppo nel weekend degli innamorati non si riesce a partire, tante le idee, regalo e non, per rendere speciale il giorno di San Valentino. Invece della solita cenetta a due, perché invece non cominciare dal risveglio? Una colazione a letto con cereali o pancakes potrebbe essere un’idea per posticipare l’ingresso in ufficio e rilassarsi qualche minuto in più. Per chi invece continua a preferire l’appuntamento serale, il 14 arriva al cinema il musical Un’avventura. Sulle note delle intramontabili canzoni scritte da Lucio Battisti e Mogol, Matteo (Michele Riondino) e Francesca (Laura Chiatti) scoprono l’amore, si perdono, si ritrovano, si rincorrono, ognuno inseguendo il proprio sogno: lei vuole essere una donna libera, lui aspira a diventare un musicista. C’è poi trepidazione per il dolce pacchetto, in pole position si confermano gioielli e biancheria. Puntuale la capsule collection di Swarovski che quest’anno punta sulle tonalità nude e rosa e sulle linee pulite, per le reinterpretazioni di classici simboli d’amore. Dolci promesse sono invece ricamate sulla corsetteria e lingerie Intimissimi, mentre una pioggia di cuori è impressa sui completi Tezenis. LF

01//Numeroventidue 02//Swarovski 03//Maison Cilento 1780 04//Intimissimi 05//NARS Lunar New Year collection 06//Manuel Ritz 07//Tezenis 08//Set porcellane di Villeroy & Boch 55

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VERONA di Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it

LOVING VERONA TRE ITINERARI INCONSUETI DA SPERIMENTARE, PER SCOPRIRE CHIESE, VIE E QUARTIERI CON L'ACCOGLIENZA DI PIÙ DI MILLE VOLONTARI INNAMORATI DELLA LORO CITTÀ

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asta con la solita visita alla casa di Giulietta per giurarsi amore eterno, un luogo spesso troppo affollato per suscitare vero romanticismo. Verona rivendica il diritto di essere diversamente amata, con passione sì, ma per l’arte e lo spirito. Un sentimento che più di 1.100 tra volontari e studenti esprimono dedicando tempo e impegno alla loro città. Verona Minor Hierusalem è un progetto pensato per farla conoscere al di là dei luoghi comuni, frutto di 56

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un’idea di Don Martino Signoretto, coordinato da Paola Tessitore. Tutto ha inizio da un appellativo. Perché Minor Hierusalem? Già tra la fine del 700, inizio 800, un antico dizionario indicava Verona, città fondata da Sem, figlio di Noè, come Gerusalemme Minore, che, nei secoli successivi, divenne meta di pellegrinaggio di chi aveva difficoltà economiche o di salute che gli impedivano di arrivare alla vera Gerusalemme. Chi partecipa,


50 quindi, a questo programma di visite lo fa sulle orme della storia come un pellegrino contemporaneo. Gli itinerari tra cui scegliere sono tre: rinascere dall’acqua, dalla terra o dal cielo. Le chiese del percorso sono 16, ognuna con qualcosa da raccontare. Tre sono i modi proposti per questo tour inconsueto: da soli con l'accoglienza dei volontari e l'ausilio dei materiali informativi, in gruppo con una guida culturale o in un pellegrinaggio vero e proprio. Quest’ultima esperienza, la più completa, lunga tre chilometri e mezzo, è arricchita dalla presenza di uno storico delle religioni per una condivisione spirituale e un intenso coinvolgimento. Si cammina, quindi, accolti nelle chiese da un esercito pacifico di volontari pieni di passione, non improvvisati ma preparati da storici dell’arte, docenti universitari e guide. Il primo itinerario, legato all’acqua, si svolge al di là del fiume Adige. In una delle tappe del giro, la chiesa di San Siro e Libera, incastonata tra le gradinate del teatro romano (1), la tradizione vuole che sia stata il luogo della prima messa veronese. A celebrarla sarebbe stato San Siro stesso, il fanciullo che donò cinque pani e due pesci a Gesù in occasione del miracolo della moltiplicazione. In Santa Maria in 1

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VERONA 14 A DAY

THREE UNUSUAL ITINERARIES TO TRY OUT, TO SEE CHURCHES, ROADS AND NEIGHBOURHOODS, WELCOME BY OVER A THOUSAND VOLUNTEERS WHO LOVE THEIR CITY

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nough of the same old visit to Juliet's house to pledge eternal love – it is a place that is often too crowded to really inspire romance. Verona is pushing for the right to be loved in a different way, with passion, but for its art and spirit. That is a feeling that more than 1,100 volunteers and students express by dedicating time and commitment to their city. “Verona Minor Hierusalem” is a project that is designed to show off the city's riches beyond the usual clichés; it is the result of an idea of Don Martino Signoretto and is coordinated by Paola Tessitore. Everything starts from the name. Why “Minor Hierusalem”? Back at the end of the 8th century, and the beginning of the 9th, an old dictionary said that Verona was founded by Shem the son


VERONA

© Stefano Campostrini

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Organo sono da ammirare il coro e la sacrestia (per il Vasari “la più bella d’Europa”) in legno intarsiato, realizzati da Fra’ Giovanni, artista rinascimentale capace di produrre opere dai contenuti simbolici molto elaborati. Nella stessa chiesa è conservata una statua lignea, detta La Muletta, di Cristo che entra a Gerusalemme sul dorso dell’animale.

Chi sceglie, invece, la seconda opportunità, può apprezzare la città e il suo legame con la Terra. I visitatori possono percorrere la via Postumia, l’antica strada romana, e vedere, nella chiesa di San Zeno in Oratorio il sasso da dove, si dice, il patrono veronese pescasse nell’Adige. Sante Teuteria e Tosca, sepolte nel sacello a loro 58

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of Noah, as Jerusalem Minor, and that in the following centuries it became a pilgrimage destination for people who were suffering financial or health problems that prevented them from getting to the real Jersualem. So people who take part in this programme of visits do so in the footsteps of history, like a present-day pilgrim. There are three itineraries to choose between: rebirth from water, land or the sky. There are sixteen churches on the route, each of them with a story to tell. There are three ways to experience this unusual tour: on your own, welcomed by volunteers and with the help of informational materials, in a group with a cultural guide, or as part of a real pilgrimage. The pilgrimage is the most complete experience, at three and a half kilometres long, and benefits from the presence of a religious historian, for spiritual sharing and intense involvement. You can thus walk and be welcomed in churches by a peaceful army of volunteers who are full of passion, who, far from being unprepared, have been taught by art historians, university teachers and guides. The first itinerary, which is linked to water, takes place on the other side of the River Adige. According to tradition the first mass in Verona was held at one of the stops on the tour, the church of San Siro e Libera, which is set amongst the steps of the Roman theatre (1). It was Saint Syrus himself who celebrated the mass, who as a young boy had given five loaves and two fish to Jesus in the miracle of the feeding of the multitude. In Santa Maria in Organo you can admire the choir and the sacristy (that Vasari felt was “the most beautiful in Europe”) in inlaid wood, made by Fra’ Giovanni, a Renaissance artist who produced very delicate works with symbolic contents. The same church also houses a wooden statue known as La Muletta, of Christ entering Jerusalem on a donkey. Those who choose the second route can appreciate the city and its links with the Earth. Visitors can go along the Via Postumia, the ancient Roman road, and in the church of San Zeno in Oratorio they can see the rock from which it is said that the patron saint of Verona


fished in the Adige river. The saints Teuteria and Tosca, buried in the chapel dedicated to them, were two local virgin hermits (2). The first, who was born to a noble English family between the seventh and eighth centuries, converted to Christianity and fled from the violent King Oswald, hiding in Verona, in the house of Tosca, who thus became her lifelong spiritual guide. And finally, if the third route is chosen, the rebirth comes from heaven. In this case you get the chance to get to know the multi-ethnic university neighbourhood of Veronetta. In the streets you go back in time to the medieval era, and the time of the Templars. You can stop off at Santa Maria del Paradiso, which is not even known by most Verona natives, where around 31,000 relics are held, which were brought there by pilgrims who came from the Middle Ages at the time of the Crusades. If we jump forward a few centuries, there is an organ (3) 3

from 1700 in the church of S. Tomaso Cantuariense, Thomas Becket: it was even played by a very young Wolfgang Amadeus Mozart when he stopped in the city. There are many, many anecdotes, facts and legends that the volunteers talk of enthusiastically during visits. They are pensioners, teachers, professionals or asylum seekers, so basically normal people. Like Elena Pachera, who is a student: “I have discovered opportunities that I would never have imagined: I can meet against people who have the same interests as me, in a very positive intergenerational dialogue.” Or retired teacher Giancarlo Montagnoli, who simply says: “This way I can love my city.” Or Davide Adami, a teacher of art history and guide, who describes his experience as “a process of research, rediscovery and personal growth, in part thanks to a surprising cultural heritage, which opens up the possibility of a different time in space.” True declarations of love. LF © Stefano Campostrini

dedicato (2), erano invece due vergini eremite del posto. La prima, nata da una famiglia nobiliare inglese fra il VII e l’VIII secolo, si convertì al Cristianesimo e fuggì dal violento re Osvaldo per nascondersi a Verona, in casa di Tosca che divenne così la sua guida spirituale per tutta la vita. Se la scelta è ricaduta, infine, sul terzo percorso, il tema è rinascere dal cielo. Si ha l’opportunità in questo caso di conoscere il quartiere universitario e multietnico di Veronetta. Nelle strade si torna indietro nel tempo fino all’epoca medievale dei Templari. Ci si può fermare a Santa Maria del Paradiso, sconosciuta anche alla maggior parte dei veronesi, dove sono custodite circa 31mila reliquie, portate qui dai pellegrini provenienti dal Medio Oriente all’epoca delle Crociate. Facendo un salto temporale di qualche secolo in avanti, ecco un organo (3) del 1700 custodito nella chiesa di S. Tomaso Cantuariense: lo avrebbe addirittura suonato un giovanissimo Wolfgang Amadeus Mozart di passaggio in città. Tanti sono gli aneddoti, i fatti e le leggende che con entusiasmo trasmettono i volontari nel corso delle visite. Sono pensionati, insegnanti, professionisti o richiedenti asilo, gente comune insomma. Come Elena Pachera, studentessa: «Ho scoperto opportunità che mai avrei immaginato: posso confrontarmi con persone che hanno i miei stessi interessi, in un dialogo intergenerazionale molto positivo». O Giancarlo Montagnoli, insegnante in pensione che afferma con semplicità: «Così posso voler bene alla mia città». O Davide Adami, docente di storia dell’arte e guida, che definisce la sua esperienza «un percorso di ricerca, riscoperta e crescita personale, grazie anche a un giacimento culturale sorprendente, che apre nello spazio la possibilità di un tempo diverso». Vere e proprie dichiarazioni di amore. LF veronaminorhierusalem.it visite@veronaminorhierusalem.it veronaminorhierusalem Verona-Minor-Hierusalem

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di Sandra Gesualdi

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Photo Steve McCurry

Al Ahmadi, Kuwait (1991)

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Chennai, India (1996)

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n legame ancestrale quello tra l’uomo e l’animale. Di fedeltà, collaborazione, sussistenza ma anche di sfruttamento e ferocia. Al Mudec Photo di Milano, fino al 31 marzo, 60 scatti iconici di Steve McCurry, raccolti nel progetto espositivo Animals, narrano questa intensa relazione quotidiana, a ogni latitudine. Scatti potenti capaci di narrare l’anima del cosmo. E se è

vero che la condizione degli animali può rappresentare lo stato di salute del Pianeta, allora dai reportage del fotografo statunitense si scorge un mondo in affanno, dimenticato, spesso violentato e depauperato dagli umani. La scena apocalittica del branco di cammelli di fronte all’incendio dei giacimenti di petrolio, durante il conflitto nel Golfo, rivela l’avida scelleratezza antropica che sta

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n ancestral link between man and animal. Made of trust, partnership and subsistence but also of exploitation and cruelty. At Mudec Photo in Milan, until 31 March, sixty iconic shots by Steve McCurry, brought together in the exhibition project Animals, reflect this intense daily relationship in every part of the world. These are powerful photos, which tell of the soul of the cosmos.


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Valle del fiume Omo, Etiopia (2013)

consumando la Terra. Non mancano immagini più rassicuranti: il giovane elefante che si gratta sul sasso vicino al ragazzo che legge, è una composizione emotivamente positiva. C’è spazio per tutti, con attenzione, perché come afferma la curatrice

della mostra, Biba Giacchetti, «Steve McCurry ci parla di relazioni e di conseguenze, invitandoci a riflettere sul fatto che non siamo soli al mondo». LF mudec.it MudecMi mudec.museo 62

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And if it is true that the condition of animals represents the planet's state of health, then the American photographer's reportage shows a world that is stressed, forgotten, often raped and impoverished by humans. The apocalyptic scene of the group of


Kabul, Afghanistan (2002)

camels in front of the fire at the oil wells illustrates the grasping human wickedness that is consuming the Earth. There is no lack of more reassuring pictures: the young elephant

that is scratching itself on a rock and the boy reading together create a composition that is emotionally positive. There is room for everybody, with attention, because as the curator

Chiang Mai, Thailandia (2010) 63

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of the exhibition Biba Giacchetti says, “Steve McCurry talks about relationships and consequences, inviting us to reflect on the fact that we are not alone in the world.� LF


TEATRO di Bruno Ployer

GIGANTI DENTRO lotta tra le necessità materiali e la poesia. Un nuovo allestimento, ideato e provato per mesi, è diretto da un grande interprete e indagatore della poetica pirandelliana: Gabriele Lavia, che ne è anche il protagonista. Lo spettacolo,

prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana, lo Stabile di Torino e il Biondo di Palermo, è in scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano dal 27 febbraio al 10 marzo, poi sarà all'Eliseo di Roma e, nella prossima stagione, raggiungerà altri

© Tommaso Le Pera

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a prim’attrice Ilse e la sua compagnia di teatranti arrivano in un luogo misterioso, abitato da Cotrone, personaggio magico. Comincia così I giganti della montagna, il dramma incompiuto di Luigi Pirandello sulla

GABRIELE LAVIA PORTA IN SCENA IL DRAMMA INCOMPIUTO DI PIRANDELLO. UN NUOVO ALLESTIMENTO PER RENDERE OMAGGIO AL GRANDE AUTORE SICILIANO

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Bozzetto dell’allestimento di Alessandro Camera

importanti palcoscenici italiani. Lavia, cosa significa per lei il teatro di Pirandello? È molto difficile per me rispondere, perché io sono siciliano, mia nonna mi leggeva i suoi testi e mi ha regalato alcuni volumi del teatro pirandelliano, libri ormai ridotti maluccio, anche se li conservo gelosamente. Oltre a essere un grande uomo di teatro e un grande poeta, per me Pirandello è qualcosa di più, perché mi lega all’infanzia. Nei Giganti c'è qualcosa di inafferrabile, di inquieto e di accecante perché lui completa i primi due atti con la certezza di dover morire di lì a poco. Purtroppo, o per fortuna, il terzo non l'ha mai scritto, lo ha immaginato mentalmente e raccontato al figlio. Secondo me non avrebbe mai redatto il terzo

atto, la morte della poesia e del teatro, ma si sarebbe fermato sulla soglia di questo pericolo con le due parole magnifiche: «Ho paura». Chi sono secondo lei i Giganti, che si dedicano a imprese grandiose e non si mischiano alla gente comune? I Giganti sono dentro di noi. La storia dell’uomo a un certo punto si è fissata su questa cosa misteriosa e potentissima che i Greci chiamavano la techne, ma è qualcosa di più della tecnica. L’uomo della techne ha dimenticato altre esigenze, come la poesia, importante quanto la techne. Si dedica a opere grandissime senza le quali non potremmo vivere, ma che ci allontanano dall'importanza della solitudine e della riflessione. L’opera ruota anche attorno

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alla protagonista femminile, Ilse. Come vede questa attrice che vive per il teatro e, pur di recitare, decide di affrontare un pubblico che teme? Ilse vuole scontare una colpa. Nei Giganti si legge chiaramente che Pirandello si svuota l'anima dai molti dolori che gli ha dato l'ultimo amore feroce e probabilmente casto della sua vita, quello per l'attrice Marta Abba, della quale si innamorò perdutamente. Nel testo mette in scena questo suo amore dividendosi tra i vari personaggi maschili. Tutti sono lui: Cotrone, il Conte, Cromo. In tutti il drammaturgo mette qualcosa del suo rapporto con Abba. Pirandello era un vecchio signore, ma anche lo scrittore e intellettuale più importante del mondo che si innamorava di un'attricetta. Si figuri come questa cosa venisse vissuta dal mondo del teatro, della


© Filippo Manzini

TEATRO

cultura e anche dai suoi figli. La storia si svolge in un tempo indeterminato, in un luogo misterioso e magico, le fantasie evocate dai versi diventano realtà. Ci sono luci folgoranti e apparizioni sbalorditive. Secondo lei si può parlare di un fantasy in

anticipo rispetto ai tempi, ricco di effetti speciali per l'occhio e la coscienza? Pirandello addirittura dà dei suggerimenti, che allora erano all'avanguardia, anche se oggi ci fanno un po' ridere, per esempio gli attori che entrano in scena con una pila e si illuminano da soli la

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faccia. Come artista e uomo di cultura è un espressionista. Il suo teatro assomiglia a L’urlo di Edvard Munch. L’Espressionismo non racconta quanto è bello stare al mondo, ma che orrore è stare in questa vita, pur magnifica e contrastante. Il problema è che il teatro ha spesso presentato questo artista come un autore elegante, ma non è così: come nell'Espressionismo tedesco i suoi personaggi sono sbilenchi, hanno l'anima storta. Non a caso ha preso il premio Nobel. Noi non l'abbiamo capito. Quando ero giovane, c'erano intellettuali italiani di grande prestigio che lo consideravano uno scrittore provinciale e secondario. In realtà è un genio assoluto, al livello di Sofocle e Shakespeare. Nei bozzetti dello scenografo Alessandro Camera vediamo un teatro in rovina: sembra una metafora molto chiara… Sì, stanno abbattendo il teatro per costruire uffici. Hanno voluto uccidere l'uomo per salvare gli uffici. Nel nostro Paese ha vinto la burocrazia. Maestro, una nota positiva: nonostante l'atmosfera cupa dell’opera, Pirandello vuole Cotrone con una faccia aperta e gli occhioni ridenti e sereni. C'è un aspetto solare anche in un dramma profondo? Sì, questo è il suo aspetto solare, perché lo scrittore era anche un grande burlone, amava scherzare, fare il buffone, recitare con gli amici sulla terrazza di casa: ci sono anche le fotografie. Nel suo carattere si alternano solarità e cupezza, c'è la luce perché c'è il buio. La cosa più difficile in Pirandello è dare questa doppia verità in ogni personaggio. piccoloteatro.org teatroeliseo.com


TV di Gaspare Baglio

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DALLA FICTION DI RAI1 IO SONO MIA AGLI IMPEGNI CINEMATOGRAFICI, SERENA ROSSI RACCONTA ALLA FRECCIA I SUOI PROGETTI. SOGNANDO SANREMO

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na ragazza semplice, felice se sta a casa con i suoi due maschietti «accoccolati sul divano a vedere serie tv». Serena Rossi non sta mai ferma e ammette: «Il treno è l’unico posto in cui riesco a riposare». A febbraio la vedremo nei panni di Mia Martini, nella fiction di Rai1 Io sono Mia. Dal 7 marzo è al cinema tra le file delle Brave ragazze dirette da Michela Andreozzi. E a dicembre doppierà Anna in Frozen 2. Difficile interpretare quest’immensa cantante? L’ho fatto con rispetto, ma avevo paura di deludere le aspettative di chi l’ha conosciuta realmente. Invece proprio da loro è partita una staffetta di incoraggiamento. Come ti sei calata nella parte? Ho avuto una dialogue coach, con cui ho studiato tutto di lei, e una vocal coach che mi ha aiutata nelle parti cantate, pur sapendo che non sarei mai stata identica a Mia: io ho una voce limpida, lei aveva una timbrica sporcata da un intervento alle corde vocali. Che idea ti sei fatta di Mimì? L’immagine è quella di una donna malinconica, sfortunata, che non portava bene. Invece è tanto altro.

UN TALENTO CHE MIRA AL

CUORE Ho molte cose in comune con lei: il tifo per il Napoli, i gusti musicali, la cucina. E poi era una donna passionale, estremamente carnale. Di tuo che cosa hai messo nel personaggio? Ho cercato di ridarle la spensieratezza dei primi anni. Le sorelle mi hanno detto che viene fuori la Mimì che loro ricordano, quella che si faceva un sacco di risate. Sono contenta di averle regalato di nuovo il sorriso. Ma lo stigma di portare sfortuna com’è nato? Nel film si spiega che parte da un produttore discografico, con il quale lei non ha mai voluto lavorare. Negli anni ’70 una donna che rifiutava un uomo era, probabilmente, una cosa insolita. Lui mise in giro delle voci e una serie di eventi non giocarono a favore di Mimì. Quell’etichetta non le permise di fare la sua professione. Come ha affrontato questa situazione? Ha avuto una grande dignità. Profondamente ferita, si è ritirata in un casale di campagna in Umbria, con il suo cagnolino. Stop. Però poi è ritornata… Sì, grazie al suo amico storico Bruno Lauzi, che insieme a Maurizio Fabrizio aveva scritto Almeno tu nell’universo. Canzone che lei interpretò nel 1989,

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ma fu scritta da Lauzi nel 1972, nella stessa settimana in cui il cantautore compose Piccolo uomo. Almeno tu nell’universo è un brano stupendo… Le prime parole sono pietre che lei lancia dal palco di Sanremo: «Sai, la gente è strana, prima si odia e poi si ama». Durante le prove facevano tutti gli scongiuri, ma dopo l’inciso è scoppiato un applauso che l’ha risarcita di quello che ha subito (ha la voce rotta, ndr). Mi commuovo perché se lo meritava. Dopo la fiction sei al cinema con Brave ragazze. Che ruolo interpreti? Sono Maria, giovane devota alla Madonna che vive con un uomo violento. Un gruppo di amiche la coinvolge in una rapina in cui si fingono uomini. Il film si ispira a un fatto realmente accaduto. Nessuna proposta per Sanremo? Condurlo è il mio sogno di bambina, mi piacerebbe essere la valletta mora di Pippo Baudo (ride, ndr). serenarossi serenarossi_com serenarossiofficial


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MODA

AL GIORNO

di Cecilia Morrico

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Da sinistra, Mirko Fontana, Gianguido Tarabini e Diego Marquez

SE SON ROSE

DEBUTTA LA DONNA BE BLUMARINE. ECLETTICA E CONTEMPORANEA, MA SEMPRE UN PO’ ROMANTICA, IN PIENO SPIRITO DELLA MAISON

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n un romantico bistrot di Porta Romana a Milano, tra tavoli imbanditi di rose, viole e ortensie, sboccia la prima collezione Be Blumarine, ultima sfida del gruppo Blufin. E mentre si aspetta di vedere sfilare il main brand Blumarine, il 22 febbraio per la settimana della moda donna, La Freccia ha partecipato al

battesimo di questa nuova linea. Voluta dall’amministratore unico, Gianguido Tarabini, l’etichetta è affidata ai designer Mirko Fontana e Diego Marquez, anime del progetto Au jour le jour. Seduti tutti e tre fra le creazioni del prossimo autunno-inverno brindano a questo lancio dedicandolo a tutte le donne, 70

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giovani (fuori o dentro) e moderne. Mirko e Diego, com’è avvenuta la chiamata per la direzione creativa del brand? [M&D] È stato un onore essere contattati dal gruppo Blufin, una delle poche realtà italiane indipendenti rimaste con un’icona come Anna Molinari, anima creatrice della maison.


L’abbiamo sempre seguita per la sua capacità di rimanere fedele a se stessa negli anni. La proposta di creare una nuova linea contemporary è stata davvero sfidante. Parlando del nome Be Blumarine… [GT] Abbiamo giocato sul “To be”, ovvero essere, sentirsi, appartenere a questo mondo femminile e romantico. Con un prezzo accessibile e richiamando il main brand riconosciuto in tutto il mondo. [M&D] Inoltre significa essere in sintonia con la donna Blumarine e le sue caratteristiche, che nei capi si traducono nelle stampe, nei colori e nei fiori. Il nome si è rivelato perfetto anche per creare un logo evidence più grafico, BeB, inserito sulla maglieria jacquard, nelle spille e in altri accessori. Quindi cosa avete mantenuto dei temi cari alla maison? [M&D] Alcune nuance, il leopardo e i fiori. In chiave moderna, con microstampe legate fra loro da fondi diversi. Pellicce ecologiche con colori fluo e prints animalier, oppure toni naturali come per il montone ecologico. Poi c’è una parte più tailoring e boyish in pied de poule che strizza l’occhio al mondo maschile. Dovendo quindi spiegare la collezione... [D] Io e Mirko siamo abituati a raccontare una storia ogni volta che presentiamo una linea. In questo caso abbiamo deciso di parlare di questa nuova donna Be Blumarine attraverso sei diversi modi di essere, sei aggettivi, o meglio, stili che la definiscano, perché al gentil sesso piace sempre variare ma con personalità. Fairy tales, romantico e da favola, Leo obsession, ovvero l’animalier, Life in technicolor dall’animo pop. E ancora, Urban brit, la contemporaneità made in UK, Vintage hotel, con stampe liberty che ricordano carte da parati, e Retrocampus, un po’ college mood. Quanti pezzi sono? [M&D] In totale 130 mentre gli outfit completi in catalogo sono circa 25-30, e poi tantissimi accessori: scarpe, cinture, borse, gioielli e bijoux. Per un look ricco e divertente. E i colori? [M&D] Fucsia, viola, verde smeraldo,

arancio e rosso, separati dai rosa e gli azzurro pastello cari alla maison. E poi i cammelli e i grigi per i capi più maschili e sartoriali. Mentre sulla distribuzione, come intendete muovervi? [GT] I monomarca Blugirl (ex linea young del gruppo Blufin, ndr), circa una cinquantina nel mondo, diventeranno Be Blumarine, ma contiamo di ampliare la rete di vendita multibrand. E naturalmente puntiamo all’estero, dove siamo molto conosciuti. Per la comunicazione vi avvarrete dei social? [GT] C’è molta attenzione per il mezzo web, li stiamo già usando

Be Blumarine Fall-Winter 2019/20 71

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perché sono sempre aggiornati e più fruibili. Ma saremo presenti anche sulla carta stampata, che è fondamentale. Tornando invece a Mirko e Diego, cosa troveremo del vostro Au jour le jour? [M&D] Quando vai a lavorare per un big della moda il goal lo fai se non porti il tuo marchio ma porti te stesso. Quindi in realtà ci sono Mirko e Diego che, con la loro passione, desiderano creare delle belle collezioni rendendo omaggio ad Anna Molinari. Per concludere, i pezzi must have? [M&D] Un abito patchwork di stampe microfloreali e la pelliccia maculata fluo. blufin.it beblumarine


© Mathieu Ridelle

MODA

HERMÈS DERRIÈRE LA SCÈNE

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ome si realizza la mitica Birkin? E la sofisticata Kelly? Le fan della maison parigina con l’effigie di cavallo, che produce le due borse must have, si danno appuntamento dall’8 al 16 marzo all’Ara Pacis di Roma per partecipare alla tappa italiana della mostra itinerante Hermès. Dietro le quinte. In questa occasione, dieci artigiani della casa di moda arrivano nella Capitale per incontrare il pubblico, mostrare e condividere know-how, esperienza e passione dei loro mestieri. In uno spazio di circa 1000 m2, un percorso di dieci moduli permette ai visitatori di scoprire il talento delle mani che trasformano la materia creando borse, selle,

carré, cravatte, gioielli, orologi, guanti e porcellane. Durante i nove giorni, i métiers lavorano, spiegano, rispondono alle domande del pubblico e condividono le tecniche di eccellenza che contraddistinguono il brand. Inoltre, un filmato in realtà virtuale svela i retroscena dei maestri della cristalleria Saint-Louis, fondata nel 1586 e acquisita da Hermès nel 1989. E, infine, nell'auditorium dell'Ara Pacis è possibile partecipare a talk per conoscere artisti e figure istituzionali legati alla maison. Così il cavallino non avrà più segreti. C.M. hermes.com

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Presso gli spazi di Fieramilano Rho, da mercoledì 20 febbraio a venerdì 22 va in scena Lineapelle, la mostra internazionale di pelli, accessori, componenti, tessuti, sintetici e modelli. L’edizione numero 96 del salone espositivo rinnova la sua matrice fashion, a partire dalla concomitanza con le sfilate di Milano Moda Donna, arrivando alla declinazione di alcuni allestimenti pensati per disegnare uno stimolante percorso stilistico all’interno degli spazi della fiera. In particolare, le aree lounge saranno realizzate con l’obiettivo di formalizzare le ricerche dell’area tendenze attraverso momenti espositivi tematici, per rendere tangibili le referenze cromatiche e di riferimento concettuale della stagione estiva 2020. lineapelle-fair.it

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MODA Photo Mark Shaw/mptvimages.com

STILE SENZA TEMPO

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uniti dell’ultimo smartphone si cercano, e in alcuni casi si ammirano, gli scatti delle influencer più in voga per scoprire il look di maggior tendenza. A volte mamme youtuber, a volte imprenditrici digitali, altre truccatrici blogger o, addirittura, direttrici editoriali instagramer. Ma quando sono nate le fashion mass icon? Che moda e fotografia da un paio di secoli siano sempre andate a braccetto è cosa nota, ma è solo all’inizio del 1900 che le glamour women immortalate dall’obbiettivo diventano fonte d’ispirazione per chi le osserva. A loro e a questo fenomeno è dedicata la mostra Coco, Audrey, Jackie: lo stile senza tempo. Fotografie di Mark Shaw, dal 10 febbraio al 14 aprile al Mantova Outlet Village in collaborazione con Ono arte contemporanea di Bologna. Oltre 40 scatti per indagare l’identità della moda come la si conosce oggi: espressione e riproduzione sociale, comunicazione (del gusto) e imitazione. Mark Shaw inizia a lavorare nel 1946 per Harper’s bazar e Mademoiselle per poi passare nel 1952 a Life, e qui il suo nome si lega a Coco Chanel, che il fotografo immortala nel ’57 durante il ritorno alle scene della stilista (si era infatti ritirata nel ’38 per poi rientrare in azienda nel ’54). Per lo shooting, le cui immagini sono esposte in rassegna, Shaw la ritrae nel suo appartamento di Parigi, anche sede della maison. Life pubblica il servizio il 19 agosto 1957, il giorno del compleanno di Chanel. La famosa scala a specchio che domina l’appartamento si rivela una location perfetta. Le immagini informali in bianco e nero sono state create utilizzando una fotocamera da 35 mm e nessuna luce artificiale, cosa che permise a Shaw di catturare una Chanel insolitamente rilassata, in momenti intimi, quasi confidenziali. Dopo la famosa couturier si moltiplicano le icone ritratte dal fashion photographer: Brigitte Bardot, Elizabeth Taylor, Grace Kelly, Jane Fonda, Jackie Kennedy e Audrey Hepburn, quest’ultima immortalata nel ’53 sul set del film Sabrina. Queste immagini, esposte per la prima volta in Italia, fanno rivivere lo charme che ha segnato un’epoca e uno stile che ancora oggi influenza la moda e la cultura contemporanea. Pronti per un selfie davanti alla splendida Hepburn o alla diva Chanel? LF C.M. onoarte.com mantovaoutlet.it onoarte | mantovaoutletvillage

Coco Chanel

Audrey Hepburn

Jackie Kennedy 73

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RESTAURI D'AUTORE

© E. Loliva/Iscr

di Serena Berardi

Cantiere didattico sul restauro degli affreschi trecenteschi di Tommaso da Modena, nell'ex convento domenicano a Treviso

UN LAVORO A REGOLA D’ARTE L’ECCELLENZA ITALIANA DELL’ISTITUTO SUPERIORE PER LA CONSERVAZIONE ED IL RESTAURO. RICERCA, ATTIVITÀ SUL CAMPO E FORMAZIONE, CON UNA SCUOLA A ROMA E UNA A MATERA 74

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© Iscr

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i sono mestieri a stretto contatto con la bellezza. Esiste un lavoro, in particolare, in cui questa viene accarezzata, curata, custodita. Il restauratore si adopera per renderla meno fragile e delicata, per ravvivarla e donarle nuovo splendore. L’Italia non solo ha un patrimonio artistico unico, ma primeggia anche per i restauratori che lo preservano. Tra le eccellenze del Belpaese spicca l’Istituto superiore per la conservazione ed il restauro (Iscr), un organo tecnico del ministero per i Beni e le Attività culturali, che racchiude in una sola anima ricerca, formazione e pratica. Fu fondato nel 1939 dallo storico dell'arte Cesare Brandi, su suggerimento di Giulio Carlo Argan, per rispondere all’esigenza di impostare questo mestiere su basi scientifiche e unificare le metodologie d’intervento. Non bastava più l’abilità artigianale appresa in bottega: le opere d’arte dovevano essere affidate a esperti con solide conoscenze e vaste competenze tecniche. Una convinzione lungimirante: lo scorso dicembre il Mibac ha pubblicato per la prima volta l’elenco dei restauratori di beni culturali abilitati all’esercizio della professione, completando 160 assunzioni, di cui 15 destinate all’Iscr. Tratto distintivo dell’Istituto è l’approccio multidisciplinare che vede lavorare fianco a fianco storici dell’arte, architetti, archeologi, fisici, chimici, biologi e ovviamente restauratori specializzati in vari tipi di materiali: dipinti, tessuti, carta, metalli, ceramiche, pietre, cuoio, legno. Alcuni grandi capolavori del patrimonio italiano, deteriorati o bisognosi di scrollarsi di dosso i segni del tempo, hanno ritrovato l’originario fulgore grazie all’impegno dell’Iscr: i dipinti murali di Giotto nella Basilica di San Francesco di Assisi e quelli nella Cappella degli Scrovegni a Padova; gli affreschi della Sala delle Maschere nella Domus Aurea; la cassaforte nella casa dei Vettii a Pompei; 11 opere di Caravaggio tra cui la Resurrezione di Lazzaro a Messina e la Natività a Palermo; i Bronzi di Riace; i marmi della facciata del Duomo e della Torre di Pisa; il Satiro Danzante di Mazara del Vallo. L’Istituto lavora principalmente al servizio

Uno studente al lavoro per il restauro dei dipinti su tela di Umberto Coromaldi per l'esposizione internazionale del 1911

dei tesori italiani, ma varca anche i confini nazionali attraverso progetti promossi dal ministero degli Affari esteri, dalla Commissione europea e dal Comitato per il Patrimonio mondiale dell’Unesco. In particolare, si occupa della formazione permanente di tecnici per renderli in grado di affrontare i problemi della conservazione e del restauro in aree archeologiche, siti monumentali e oggetti d’arte dei loro Paesi. Dal 2016 l’Iscr ha avviato gli International training projects organizzando 25 corsi specialistici internazionali, per Stati non facenti parte dell'Ue, destinati agli operatori del settore. La grande esperienza conquistata negli anni ha permesso inoltre all’ente di elaborare il Sistema informativo della Carta del rischio del Patrimonio monumentale. Si tratta di un insieme di banche dati che documentano la vulnerabilità dei beni artistici e archeologici in relazione a fenomeni naturali come terremoti, frane, alluvioni, inquinamento, o altri pericoli come furti, incendi e abusi turistici. Un altro importante fronte d’impegno per l’organismo del Mibac è la ricerca, come quella svolta nell’ambito di Nano-Cathedral. Si tratta di un progetto europeo che punta a sviluppare nuove tecnologie per la conservazione e il restauro di materiali lapidei negli edifici monumentali. Le strutture che sono state selezionate, per le peculiari 75

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condizioni climatiche e la presenza di diversi tipi di pietra, sono il Duomo di Pisa, la Cattedrale di Santa Maria di Vitoria Gasteiz in Spagna, la Cattedrale di Ghent in Belgio, il Duomo di Colonia in Germania e la Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, in Austria. Nell’ambito dello stesso progetto, si stanno sperimentando i consolidanti e protettivi nanometrici anche sulle superfici della facciata della chiesa di Santa Pudenziana, a Roma. Ma i membri dell’Istituto non sono fissi davanti al cavalletto o chini sul microscopio. Nell’ottobre del 2017, presso la chiesa di Santa Marta al Collegio Romano, nella Capitale, è stato inaugurato il laboratorio Restauro aperto, dove il pubblico può entrare e vedere in azione i professionisti del settore. A varcare la soglia dell’edificio sconsacrato non solo scolaresche, ma anche cittadini e turisti curiosi, una delegazione di architetti danesi e perfino una troupe di giornalisti di Taiwan. Ma il vero cuore dell’Iscr è la Scuola di alta formazione (Saf). La sua sede storica è a Roma, ma nel 2015 ne è stata inaugurata anche un’altra a Matera. La Saf prevede un percorso di cinque anni basato su attività tecnico-didattiche condotte direttamente sui beni culturali al termine del quale viene rilasciato un diploma equipollente alla laurea magistrale. «Quella del restauratore è


© E. Loliva/Iscr

RESTAURI D'AUTORE

Cantiere didattico sul restauro degli affreschi trecenteschi di Tommaso da Modena, nell'ex convento domenicano a Treviso

negli spostamenti e il costo degli alloggi». La città lucana è stata scelta dall’Iscr soprattutto grazie all’impulso e all’impegno dello storico dell’arte Michele D’Elia, convinto che i grandi restauri si svolgessero per lo più da Roma in su, con una conseguente concentrazione delle

risorse disponibili. D’Elia credeva nella necessità di aprire altre scuole di alta formazione in Italia, capaci di mantenere uno stretto legame con la realtà in cui erano inserite. Come quello instaurato tra la Saf della città lucana, il territorio e le amministrazioni locali. «Abbiamo

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una professione definita e riconosciuta a livello normativo – spiega Giorgio Sobrà, direttore della Scuola di Matera – lontana dal carattere empirico e artigianale che aveva in passato. Per svolgerla, oggi è necessaria un’istruzione di livello universitario perché bisogna acquisire conoscenze storico-artistiche e scientifiche». Attualmente la scuola accoglie 107 studenti, 63 a Roma e 44 a Matera. Per accedervi, si devono svolgere due prove pratiche e una orale. «La procedura di selezione è molto dura, entra solo chi ha una buona preparazione ed è estremamente motivato», precisa Sobrà. Si studia otto ore al giorno, seguiti passo passo, dato che c’è un docente ogni cinque allievi. «A Matera, la sede si trova nell’ex convento di Santa Lucia Nova e, visto il lavoro molto intenso, i nostri ragazzi diventano quasi dei monaci dediti alla conservazione. Anche se comunque si divertono molto, perché la città è accogliente e a misura d’uomo e non s’incorre nei problemi che hanno i fuori sede nelle grandi città, come la difficoltà

Studenti al lavoro per il restauro di un pavimento a mosaico di una domus di età romana dell'area vesuviana

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© Veronica Marsili/Iscr-Mibac

Allievi della Saf Iscr della sede di Matera impegnati nella pulitura dello Stendardo dell’Annunciazione di Pietro Paolo da Santacroce, proveniente dal Museo Civico degli Eremitani di Padova

una convenzione con la Regione e con il Comune, proprietario dell’ex convento dove facciamo lezione, e collaboriamo con la Soprintendenza e il Polo museale della Basilicata», afferma Sobrà. A testimoniare il radicamento nel contesto ci sono anche gli interventi effettuati su beni e monumenti come «il Convicinio di Sant’Antonio nel centro di Matera, una chiesa rupestre con affreschi che vanno dal Medioevo al 1700. Stiamo lavorando su sculture in pietra dipinta provenienti dal cimitero e su statue lignee che arrivano dalla Chiesa di San Francesco d’Assisi». Quando, però, le emergenze umanitarie e artistiche chiamano, l’Iscr e le sue scuole accorrono ovunque ci sia necessità, come nel caso dei terremoti dell’Emilia e del Centro Italia. Subito dopo il sisma del 24 agosto del 2016 l'Iscr ha organizzato l’allestimento di un deposito temporaneo a Cittaducale (RI), nello spazio messo a disposizione dal Corpo Forestale, che funzionava come un pronto soccorso delle opere d’arte. Le operazioni di salvataggio sui pazienti speciali sono continuate anche nel 2017, come «durante il cantiere didattico (esperienza estiva annuale in cui i nostri studenti possono applicare quanto

imparato durante le lezioni) alla Mole Vanvitelliana di Ancona. Qui, dopo un anno trascorso sotto le macerie, sono arrivati due dipinti su tela seicenteschi provenienti dalla chiesa di San Marco in Colpolina di Fiastra (MC)», ricorda Sobrà. «Oltre ad aver riportato danni importanti, tra cui un grave attacco biologico e delle lacerazioni, erano pervenuti avviluppati tanto da sembrare un unico oggetto. I ragazzi si sono adoperati per metterli in sicurezza e far sì che le condizioni non peggiorassero ulteriormente: hanno fissato le parti che rischiavano di

perdersi e bloccato l’azione degli agenti biologici. Le tele sono state poi portate nella Scuola di Matera e gli alunni hanno proseguito il lavoro con il restauro vero e proprio». Insomma, il mestiere del restauratore è di grande responsabilità perché nelle sue mani vengono consegnati tesori appartenenti all’umanità intera. E se è vero che la bellezza salverà il mondo – come Dostoevskij faceva dire al principe Myškin nell’Idiota – serve qualcuno che salvi la bellezza. Al meglio. LF icr.beniculturali.it

L'ADOLESCENTE DI MICHELANGELO A ROMA

C’è tempo fino al 10 marzo per ammirare a Roma L'Adolescente di Michelangelo. Un vero capolavoro, che raffigura realisticamente un giovane accovacciato con i muscoli in tensione. L’occasione è unica, perché l’opera d’arte è custodita di solito nell’Hermitage di San Pietroburgo e non esce quasi mai da lì. In questi giorni si può visitare gratuitamente presso la galleria Rhinoceros, sede della Fondazione Alda Fendi, vicino alla chiesa di San Giorgio al Velabro. La statua arriva dal museo russo in virtù di un accordo triennale, che prevede un prestito diverso ogni anno. Il primo è questo, una creazione del Buonarroti acquistata negli ultimi decenni del 1700 dalla zarina Caterina II, per mano di un banchiere inglese, e dal 1851 fissa all’Hermitage. Realizzata intorno al 1530, nell’esposizione romana l'opera si presenta illuminata dal tocco professionale di Vittorio e Francesca Storaro, esaltata dalla luce delle candele. Soddisfatta Alda Fendi, mecenate contemporanea proprietaria della sede restaurata di recente da Jean Nouvel: «Sono molto fiera di questa operazione. È un esule che torna a casa. Una statua piccola, ma è come se fosse gigantesca. Il marmo è come pelle. È la cosa più bella che ho fatto nella mia vita. Un regalo a Roma e all’Italia». F.V. fondazionealdafendi-esperimenti.it

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EMOZIONI di Costantino D’Orazio

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© DEA / E. LESSING/Getty Images

A MORINI

Raffaello, Madonna di Dresda (particolare, 1513-1514 ca)

STORIOGRAFIA DEI PUTTI PAFFUTI E GAI, DALLE APPARIZIONI PIÙ REMOTE A OGGI

L’

allegria è un sentimento sfuggente e inaffidabile, coglie chi si sente appagato, finalmente vivo, e scaturisce in un sorriso, che cresce, si espande, ma è capace di dileguarsi in un attimo. Passare in rassegna le rappresentazioni dell’allegria nella storia rischia di essere un esercizio noioso, dove si incontrano sempre le stesse espressioni, i medesimi movimenti della bocca, pose ripetute nel corso dei secoli. Eppure, malgrado

si tratti di una passione leggera e fuggevole, l’allegria può esprimere sfumature diverse, interpretate da personaggi e situazioni sorprendenti, che cambiano nel tempo. Ciò che fa ridere gli antichi Greci non coincide con ciò che produce un sorriso nei monaci benedettini del IX secolo. Quello che solleva lo spirito alla corte dei Medici potrebbe annoiare le coppie intorno a un tavolo del Moulin de la Galette nella Francia dell’800. Per non parlare, poi, dell’allegria nel ’900, sentimento a tratti inquietante. Non basta la raffigurazione di un volto sorridente a raccontare l’allegria: è necessario analizzare il contesto nel quale si prova. Malgrado l’allegria sia interpretata da personaggi diversi nella storia dell’arte, esiste però una figura

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che per secoli si assume il compito di esprimere la letizia, la spensieratezza, la vivacità: il putto. Deve ancora essere scritta una storiografia di questi esserini paffuti e gai che circondano l’ospite dei Vettii nella loro casa, tra le più preziose di Pompei. Sulle mura dell’atrio girano fregi assai raffinati, sul cui sfondo nero, incorniciati da fasce rosso acceso, si muovono deliziosi putti alle prese con le attività più singolari. Verrebbe da pensare che siano quelle su cui i proprietari hanno investito la propria fortuna. Loro non lavorano più, fanno fruttare il denaro attraverso lo sforzo degli altri, che qui diventano bambinetti allegri e vispi, rapidi nel compiere mestieri disparati. Gli amorini sono presenze familiari,


disincantato di fronte ai misteri più oscuri. Sono presenze così forti da non cambiare lineamenti nel corso dei secoli: nel ’400 si rincorrono sulla cantoria scolpita da Donatello per il Duomo di Firenze, nel ’500 spuntano pensierosi ai piedi della Madonna di Dresda di Raffaello – talmente incisivi da essere diventati un dettaglio autonomo, famoso e ripetuto su magliette, poster e tazze – oppure saggiano le punte delle frecce di Cupido nell’angolo della Danae di Correggio. Michelangelo si fa coinvolgere in una truffa ai danni del Cardinal Raffaele Riario, al quale viene venduto un putto antichizzato dallo scultore con l’uso della terra e del fumo. Nel ’700 amorini giocano a far gli attori e gli atleti nel fregio marmoreo disegnato da Giovanni Paolo Schor che gira intorno al Salotto neoclassico di Palazzo Altieri a Roma, nell’800 fanno pipì su un mazzo di rose nell’angolo della biblioteca di Palazzo Butera a Palermo. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Bisognerebbe compilare un’enciclopedia per dare ragione della fortuna dei putti nella storia: personaggi che interpretano l’allegria in ogni epoca, restando sempre fedeli a se stessi. Possono commettere anche le azioni più turpi, ma nessuno sarebbe in grado di

giudicarli con severità. Come l’allegria, comunicano un sentimento di pura leggerezza. Il loro ruolo è talmente determinante, che i putti influenzano anche la rappresentazione degli angeli nell’arte sacra, a partire dalle apparizioni più remote. I cherubini, guardiani del Paradiso, sono spesso putti all’antica che hanno guadagnato una tunica. Non mostrano più le loro nudità, ma continuano ad assolvere alle funzioni più ricercate. Quando non suonano o cantano ai lati di una Vergine con bambino, assistono la Madonna e i Santi rendendosi utili come possono. Dove si respira serenità, sono una presenza fissa. LF

Laterza, pp. 302 ¤ 24

© Concessione Sovrintendenza Pompei/ANSA/DEF

disponibili a piegarsi alle esigenze di ciascun racconto, cloni di Eros moltiplicati milioni di volte, scelti sempre per recitare il ruolo dei comprimari, riempire gli spazi vuoti, animare le cornici e ravvivare il tono di scene che corrono il rischio di prendersi troppo sul serio. I putti non hanno né un nome né una storia personale: forse per questo sono sempre allegri. Inconsapevoli del mondo, ispirano tenerezza e desiderio di protezione, per nulla appesantiti da tutta quella ciccia che avvolge i loro cuori puri. A loro tutto è concesso, perché sono esseri innocenti, come dovrebbe essere il sentimento dell’allegria. Funzionano come strumenti di distrazione dell’occhio, salvano dalla noia e dall’alterigia. Proprio come una battuta nella commedia, spezzano il ritmo e strappano una risata. Tra i putti aleggia sempre un tono burlesco, che suscita buonumore. Sono allegri in ogni loro azione, come i bambini, a cui nessuno può attribuire naturale malizia, malinconia o tristezza. A loro tutto è concesso. Anche giocare con le armi più pericolose, canzonare le divinità più feroci, sfidare le ire di Giove e i tormenti di Eracle. Servono a dissacrare i racconti più seriosi, stemperano la tensione delle storie più gravi, offrono uno sguardo

Pompei, Casa dei Vettii, affresco con puttini

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FOOD ON BOARD

Il viaggio nel viaggio

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LA CUCINA POPOLARE ITALIANA

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febbraio Itinere celebra le specialità del Belpaese facendo tappa in Lombardia con i mondeghili, le tipiche polpette milanesi di carne, in Puglia con le orecchiette alle cime di rapa, un piatto ricco e gustoso come vuole la tradizione, e in Toscana con il manzo peposo alla fornacina, cotto nel vino

come si usa a Firenze, a cui è possibile abbinare il più classico dei contorni, le patate al rosmarino. L’itinerario del gusto si conclude in Campania con la meravigliosa pastiera napoletana, friabile pasta frolla con un profumato ripieno a base di ricotta. Tutti i menù proposti a bordo treno si possono consultare sul sito itinere.it. 88

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FRECCIAROSSA GOURMET Carlo Cracco

© M.T. Furnari

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OSSOBUCO ALLA MILANESE CON PUREA DI PATATE Menù Frecciarossa by Carlo Cracco

Lista della spesa (per 4 persone) Per l’ossobuco: 8 piccoli ossibuchi di vitello, mezza cipolla, mezza carota, mezza costa di sedano verde, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, 2 cucchiai di jus di carne, salvia, rosmarino, farina 00, sale e pepe nero q.b. Per la purea di patate: 650 g di patate, 220 ml di latte, 50 g di burro, 2 cucchiai di grana padano grattugiato, noce moscata, sale e pepe q.b. Preparazione Lavare le patate e lessarle con la buccia per circa 30 minuti. Intanto preparare l’ossobuco tritando cipolla, carota, sedano verde, salvia e rosmarino e ponendoli in una casseruola con 2 cucchiai di olio extravergine. Quando le verdure saranno appassite, toglierle e tenerle da parte. Scaldare il restante olio nello stesso recipiente e rosolarci gli ossibuchi passati nella farina 00 da entrambi i lati. 89

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Una volta dorati, salare e pepare leggermente e aggiungere il jus di carne diluito in due bicchieri di acqua calda. Coprire la casseruola e fare cuocere per una decina di minuti. Intanto scolate le patate e lasciarle intiepidire. Quando la carne è a metà cottura, aggiungere il trito di verdure, mescolare e completare la preparazione facendo ridurre il sugo. Sbucciare le patate e passarle con lo schiacciapatate direttamente in una pentola. Unire il burro e amalgamare bene. Portare a bollore il latte e aggiungerlo un po’ alla volta alle patate. Mescolare, regolare di sale e pepe, amalgamare la purea con il Grana padano grattugiato e la noce moscata. Servire gli ossibuchi con il sugo di cottura e la purea ben calda. Vino consigliato Alto Adige Pinot Nero Doc, Alto Adige Prodotto esclusivamente nella provincia di Bolzano, è un vino rosso rubino, dal sapore secco morbido, al naso fruttato e floreale.


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MOSTRE IN TRENO E PAGO MENO PER I SOCI CARTAFRECCIA SCONTI E AGEVOLAZIONI NELLE PRINCIPALI SEDI MUSEALI E DI EVENTI IN ITALIA «Giovanni Boldini sapeva riprodurre la sensazione folgorante che le donne sentivano di suscitare quand’erano viste nei loro momenti migliori». Con queste parole Cecil Beaton, tra i primi e più celebri fotografi di moda del '900, sanciva il talento dell’artista ferrarese nel ritrarre la voluttuosa eleganza delle élite cosmopolite della Belle Époque. Al pittore emiliano è dedicata la mostra Boldini e la moda a Palazzo Diamanti di Ferrara dal 16 febbraio al 2 giugno. Un percorso suggestivo composto da oltre 100 opere mette insieme splendidi dipinti, disegni e incisioni di Boldini e dei suoi colleghi Degas, Manet, Sargent, Whistler, Seurat, Blanche e Helleu a meravigliosi abiti d’epoca, libri e oggetti preziosi. Ordinata in sezioni tematiche, ciascuna patrocinata dai letterati che hanno contribuito a fare del fashion un elemento fondante delle poetiche della modernità, da Charles Baudelaire a Oscar Wilde, da Marcel Proust a Gabriele D’Annunzio, la rassegna svela gli affascinanti intrecci tra arte, moda e letteratura che hanno segnato la fin de siècle e, evocando la cornice di mondanità, charme e raffinatezza che fece da sfondo alla lunga carriera del pittore, immerge il visitatore nelle atmosfere raffinate e luccicanti della metropoli francese e in tutto il suo elegante edonismo. Promozione 2x1 il sabato per i soci CartaFRECCIA in possesso di biglietto delle Frecce con destinazione Ferrara. palazzodiamanti.it

Giovanni Boldini Gladys Deacon, duchessa di Marlborough (1905-08 ca.) Olio su tela Collezione privata

IN CONVENZIONE ANCHE TORINO • Museo Nazionale del Cinema • Van Dyck, pittore di corte fino al 3 marzo alla Galleria Sabauda • The art of brick fino al 24 febbraio alla Società promotrice delle Belle Arti MILANO • Caravaggio. Oltre la tela fino al 10 febbraio al Museo della Permanente • Picasso. Metamorfosi fino al 17 febbraio e Antonello da Messina dal 21 febbraio al 2 giugno a Palazzo Reale • Museo della Scienza • A visual protest. The Art of Banksy fino al 14 aprile al Mudec • Inside Magritte fino al 10 febbraio alla Fabbrica del vapore GENOVA • Paganini rockstar fino al 10 marzo a Palazzo Ducale REGGIO EMILIA • Jean Dubuffet fino al 3 marzo a Palazzo Magnani BOLOGNA • Warhol&Friends fino al 24 febbraio a Palazzo Albergati • Hokusai Hiroshige. Oltre l’onda fino al 3 marzo al Museo Civico Archeologico PISA • Da Magritte a Duchamp. 1929 fino al 17 febbraio a Palazzo Blu • Bosh, Brueghel, Arcimboldo fino al 26 maggio allo Spazio degli Arsenali Repubblicani FIRENZE • Van Gogh e i Maledetti fino al 31 marzo a Santo Stefano al Ponte Cattedrale dell’Immagine ROMA • Pollock e la scuola di New York fino al 24 febbraio al Complesso del Vittoriano • La strada. Dove si crea il mondo fino al 28 aprile al MAXXI • Dream fino al 5 maggio al Chiostro del Bramante NAPOLI • Escher fino al 22 aprile al Pan • Robert Mapplethorpe fino all'8 aprile al Madre Info su trenitalia.com

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FERRARA AL GIORNO


NETWORK / / ROUTES / / FLOTTA Val Gardena

Bolzano

Courmayeur Bergamo Aosta Milano

Cortina d’Ampezzo

Ora

Madonna di Campiglio

Udine

Val di Fassa

Trento Verona

Vicenza

Treviso

Brescia

Trieste

Venezia Padova

Mantova

Torino Reggio Emilia AV

Modena Bologna

Genova

Ravenna Rimini

Firenze

La Spezia

Assisi

Pisa

Perugia

NO STOP

Ancona NO STOP

Siena Pescara Roma Fiumicino Aeroporto

Caserta

Foggia

Afragola Napoli Matera Salerno Potenza

Lamezia Terme

Bari Lecce Taranto

Catanzaro Lido

Reggio di Calabria

LEGENDA:

Per schematicità e facilità di lettura la cartina riporta soltanto alcune città Per schematicità e facilità di lettura la cartina riporta soltanto alcune città esemplificative dei percorsi delle diverse tipologie di Frecce esemplificative dei percorsi delle diverse tipologie di Frecce Maggiori dettagli per tutte le soluzioni di viaggio su www.trenitalia.com Maggiori dettagli per tutte le soluzioni di viaggio su trenitalia.com

OLTRE 280 FRECCE AL GIORNO 92

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NETWORK DI OLTRE 100 CITTÀ UN

COLLEGAMENTI GIORNALIERI E DURATA MINIMA DEL VIAGGIO

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FRECCIAROSSA

FRECCIAROSSA ETR 500 Velocità max 360 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 11 carrozze 4 livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard | Posti 574 WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

1a

FRECCIARGENTO ETR 600 Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 7 carrozze Classi 1^ e 2^ | Posti 432 WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

Milano-Roma 2h 55'

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Roma-Venezia1 3h 12'

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FRECCIARGENTO ETR 485 Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze Classi 1^ e 2^ | Posti 489 WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

Roma-Verona 2h 52'

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Milano-Venezia 2h 1

I tempi minimi indicati si riferiscono alla soluzione di viaggio più veloce con una delle tre Frecce, dalle stazioni centrali dove non specificato. I collegamenti comprendono sia i servizi di andata che di ritorno. Sono previste variazioni nel fine settimana e in alcuni periodi dell’anno. Maggiori dettagli per tutte le soluzioni su trenitalia.com 1

Durata riferita al collegamento con Venezia Mestre

FRECCIABIANCA Velocità max 200 km/h | Velocità comm.le 200 km/h | Composizione 9 carrozze Classi 1^ e 2^ | Posti 603 Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIABIANCA ETR 460 Velocità max 250 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze Classi 1^ e 2^ | Posti 479 Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIAROSSA ETR 1000 Velocità max 400 km/h Velocità comm.le 300 km/h Composizione 8 carrozze Livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard Posti 457 WiFi Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità Fasciatoio

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PRIMA DI SCENDERE//FONDAZIONE FS

LA CAMPANIA

A BORDO

DEI TRENI STORICI

TRA ANTICHE VESTIGIA ARCHEOLOGICHE E SPLENDIDI MUSEI: IN TRENO NELLA STORIA MILLENARIA DELLA CAMPANIA

P Rizzoli illustrati, pp. 256 ¤ 65 Centinaia di immagini in bianco e nero raccontano la grande storia delle ferrovie italiane nel ‘900. È in libreria il volume Di uomini e ferro, presentato il 31 gennaio a Milano presso la Sala Buzzati della Fondazione Corriere della Sera e realizzato con il patrocinio e il contributo della Fondazione FS Italiane. Un affascinante viaggio fotografico negli archivi storici delle ferrovie italiane, con l’introduzione di Mauro Moretti e Ferruccio de Bortoli.

ompei, Ercolano, Paestum. E ancora Velia, antica polis della Magna Grecia, ma anche la Reggia di Caserta, capolavoro del Vanvitelli, e il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, situato nell’antico opificio borbonico e recentemente restaurato e riqualificato dalla Fondazione FS Italiane. Tra febbraio e marzo i treni storici della Fondazione FS percorrono la Campania in una serie di affascinanti viaggi che toccano i maggiori siti archeologici e storici della regione. Dallo splendore della Magna Grecia alle meraviglie artistiche della civiltà romana per immergersi, infine, nell’antico Regno di Napoli dove, tra ‘700 e ‘800, fiorirono architettura e industria. 94

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I prossimi tour in partenza, su prenotazione, sono l’Archeotreno Campania da Napoli per Pompei, Ercolano, Paestum, Ascea e Sapri il 24 febbraio e il 24 marzo, il Reggia Express da Napoli a Caserta il 10 febbraio e il 10 marzo e il Pietrarsa Express da Napoli a Pietrarsa il 3 e 17 febbraio e il 3 e 17 marzo. A marzo l’affascinante viaggio prosegue a bordo del Treno del Carnevale Benevento-AvellinoMontemarano nel weekend del 2 e 3, del Sannio Express Napoli C.le-S. Giuliano del Sannio domenica 3 e della Rosa dell’Irpinia BeneventoAvellino-Calitri venerdì 8. LF Informazioni e prenotazioni su fondazionefs.it

© P. Ferraro - Archivio Fondazione FS Italiane

di Ernesto Petrucci


PRIMA DI SCENDERE//RACCONTO INEDITO di Fabrizio Monopoli

CREDENZE E CONVINZIONI

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arri allegorici, luci, suoni e coriandoli riscaldano l’aria che si respira tra le vie del centro storico di Putignano, dove si consuma il Carnevale, una rappresentazione che suscita la voglia di conoscere il volto nascosto dietro le maschere. Proprio come Andrea ricerca l’essenza della sua partner, Barbara, 16 anni più grande di lui, e delle sue amiche. Cercare l’essenza di una persona è un’azione rivoluzionaria perché significa ridurre a uno quella trinità di cui ognuno di noi è formato. Sì, si tratta di una di trinità composta da tre identità: l’immagine che gli altri hanno di noi; l’immagine che pensiamo di trasmettere e, infine, la nostra vera immagine, quella imperfetta, piena di contraddizioni, fatta di vizi e di virtù, di credenze smentite, di convinzioni unte da perenni dubbi, l’immagine umana che ci accompagna da quando siamo nati ma che non riusciamo a vedere per quanto la nostra vanità ci spinga a specchiarci con frequenza. Andrea intuisce che Barbara e le sue amiche non sono davvero così come amano apparire: donne all’alba dei 50 anni, che ostentano sicurezza in sé e bellezza, dando la sensazione di essere allenate a trasmettere un’immagine perfetta di loro stesse, senza sbavature né imperfezioni. Eppure, ricorda che la vera bellezza risiede nella capacità di mettere a nudo le proprie imperfezioni e non nell'indossare la maschera più cool e accattivante. Consapevole di ciò, aveva maturato l’idea che quando una persona riesce a esprimere i suoi punti deboli ti sta regalando una grandiosa occasione di bellezza. «Ti mostro quello che non va di me, e non me ne vergogno!». È un gesto coraggioso, con il quale ci apriamo a

qualcuno, sapendo di correre il rischio di poter non piacere. È un gesto raro perché il mondo consegna solo modelli di bellezza effimeri ma apparentemente perfetti e in grado di provocare ansie e traumi in chi non riesce a conseguirli. È un gesto che però dobbiamo compiere quando ci si approccia all’amore. Svelare il peggio di sé, oltre naturalmente al meglio, è un imponente gesto d’amore. D’altronde l’amore conosce una grande contraddizione: è la cosa più straordinaria che ci sia, ma si regge su elementi che attengono all’ordinario, sul fascino della normalità, sulla capacità di rendere sublime un’abitudine e sulla forza di apprezzare gli odiosi difetti dell’altra persona. E non può essere diversamente perché se l’amore si fondasse sul fascino dei pregi, significherebbe che potremmo amare tutti ed essere amati da tutti, invece così non è! Amare una persona significa amare i suoi difetti, i suoi lati oscuri, i tratti caratteriali che sono irritanti e fastidiosi, mentre finiamo sempre a cercare partner apparentemente impeccabili salvo poi ricrederci ogni qual volta le relazioni terminano. «Sembrava così perfetto e invece…». La colpa non è del destino che non ci regala l’amore che vorremmo, ma è nostra. Siamo incapaci di approcciarci all’amore pur essendo, alle volte, straordinari nel sedurre o nel farci sedurre. Sia nell’uno che nell’altro caso continuiamo imperterriti nello stesso errore: inseguire una perfezione che non esiste. Cerchiamo di essere ancor più brillanti di quanto non lo siamo già, cerchiamo di essere più curati, più belli, e tentiamo di nascondere sotto il tappeto le nostre debolezze pur sapendo che tanto, prima o poi, affioreranno. Sarebbe sufficiente compiere un gesto semplice: essere se stessi. 95

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E allora, nel tentativo di cercare la verità, Andrea dimostra che la vita di Barbara altro non è che la raffigurazione del suo Carnevale, con la personale sfilata di carri e di maschere che si elevano ad allegoria del mondo e dell’io e danno vita a un quadro che la ritrae per ciò che non è ma vorrebbe essere. Ed è rispetto a siffatta finzione che si impone l’ambizione più grande, ricondurci all’etimo del termine con cui si festeggia il martedì grasso: “carnem levare”, ovvero togliere la carne di cui siamo fatti per svelare la nostra vera anima. LF

CSA Editrice, pp. 216 ¤ 12,90 Andrea, trentenne con alle spalle una storia sentimentale chiusa da poco e per nulla propenso a gettarsi in una nuova conoscenza, incorre in Barbara, quarantaseienne sicura di sé e donna in carriera. Si descrive l'escalation della passione tra i due condita dall'analisi del protagonista sul fenomeno sentimentale di una coppia in cui la donna è anagraficamente più grande dell'uomo, tra prospettive possibili, disapprovazione sociale e insicurezze.


PRIMA DI SCENDERE//FUORI LUOGO di Mario Tozzi MarioTozzi [Geologo Cnr, conduttore tv e saggista]

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© Naeblys/AdobeStock

PIZZO CALABRO

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secondo tradizione secolare. Ogni tartufo pesa circa due etti composti di nocciola, cioccolato, uova, latte e zucchero ed è una piccola opera d’arte che fa di Pizzo la città del gelato. Molto tempo prima che il tartufo fosse

© Antonina Dattola/AdobeStock

ono molti i borghi marinari calabresi che vale la pena di visitare, ma c’è un motivo particolare per scegliere Pizzo Calabro (VV): il succulento tartufo di cioccolato che lì viene preparato

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inventato, il grande viaggiatore tedesco Johann Bartels visitò Pizzo, una volta fuori dagli itinerari (Cristo si fermava a Napoli allora, altro che a Eboli), e ne ebbe un’impressione straordinaria di aria fresca e abitanti agili, snelli e sereni. Stessa l’impressione di Dominique Denon, artista e archeologo, e di Alexandre Dumas: un’oasi arroccata di serenità e paesaggio, dove si praticano antiche tradizioni come la pesca dei tonni e dove vivere è piacevole. Eppure non era passato molto tempo dalla tremenda crisi sismica del 1783: la sequenza di terremoti più lunga che un Paese del Mediterraneo abbia mai subìto a memoria d’uomo. Pizzo Calabro è, in qualche modo, figlio di quell’esperienza, ma ne ha fatto tesoro per addolcire con il tartufo l’amaro di quel ricordo. LF


© stock.adobe.com

ti porta sulla neve

Le destinazioni: Courmayeur, Aosta, Cortina d’Ampezzo, S.Vito di Cadore, Tai di Cadore, Val Rendena (Madonna di Campiglio, Pinzolo), Val Gardena (Ortisei, S.Cristina, Selva), Val di Fassa (Canazei, Vigo di Fassa, Moena).

Frecce + bus in un’unica soluzione di viaggio I servizi Freccialink sono disponibili nel fine settimana fino al 31/3/2019 (da venerdì a domenica, per Cortina d’Ampezzo, S.Vito di Cadore e Tai di Cadore; il sabato e la domenica, per le altre località). Il biglietto dell’autobus è acquistabile, nel limite dei posti disponibili, solo in combinazione al servizio FRECCIA proposto dai sistemi di vendita di Trenitalia. Info sul servizio Freccialink e Bagaglio Facile su trenitalia.com.


Carlotta Maggiorana, Miss Italia per Interflora

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La Freccia - febbraio 2019