IL giardiniere 018 Settembre - Ottobre 2019

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giardiniere giard

vo o nu

PROGETTAZIONE COSTRUZIONE GESTIONE E MANUTENZIONE PROFESSIONALE DEGLI SPAZI VERDI

N° 018

IL

Settembre – Ottobre 2019

*

Sostanza organica del suolo, “leader” nel terreno

+TECNICHE

Capitozzatura, come reagiscono gli alberi

+PROGETTO

Il Giardino della Sport Therapy, una palestra a cielo aperto

SMART

LA NUOVA RIVISTA RIVALUTARE GIARDINIERE IL PER LAVOROIL MANUALE ATTUA LITÀ

1 “Ventata” di efficienza

con McCulloch 2 Bitecare, novità per la terapia delle piante 3 Software Sevis, nuova versione 4.0

CONVERSIONE TOTALE Una realtà modenese ha scelto Husqvarna per trasformare il parco macchine portatile da scoppio a batteria



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E

EDITORIA LE | 1

Ed eccoci in autunno, un altro anno si sta avviando verso la fine e la nostra rivista, nata in sordina quasi tre anni fa, numero dopo numero, prende sempre più corpo. E si fa voce, sempre di più, dei giardinieri che hanno la voglia e la volontà di valorizzare la propria figura professionale. Della sostanza contenuta nelle nostre pagine me ne rendo conto proprio mentre mi accingo a scrivere l’editoriale, mentre le sfoglio virtualmente vedendole andare in stampa. Non ci piace fare allarmismo, ma il dovere di cronaca ci spinge a informare, sempre e comunque. E così l’articolo di attualità a pagina 12 non profuma di ottimismo: la “fotografia” scattata dall’Ufficio Studi CGIA, Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre, evidenzia il continuo trend negativo per le imprese artigiane, 6.500 in meno nei primi sei mesi del 2019. Segno positivo: in crescita le imprese di giardinaggio. A pagina 16, con l’articolo di Valerio Pasi, ritorniamo su un argomento già trattato, ma che ci sta molto a cuore: la capitozzatura. E ci ritorniamo in modo concreto, spiegando come reagiscono gli alberi e come affrontare questo “insulto” alla natura. E ancora, a pagina 22 visitiamo una vera palestra a cielo aperto, il “Giardino della Sport Therapy” situato sul tetto del Centro Maria Letizia Verga a Monza, vincitore del concorso di progettazione del verde indetto nel 2018 da Myplant & Garden. Ne avevamo illustrati i dettagli in fase progettuale, ora che è realtà ne sveliamo l’aspetto. Con un reportage sul campo nel modenese, a pagina 48, raccontiamo poi la storia di un’impresa illuminata, la Società Agricola Vivai Piante F.lli Bergonzini, che ha “convertito” l’intero parco macchine portatile da scoppio a batteria: il marchio scelto è Husqvarna e a raccontarci perché è Silvia Bergonzini. Mentre, a pagina 56, il “nostro” Camillo De Beni ha parlato del vero “leader” del terreno: la sostanza organica del suolo, un tema così ampio, la cui trattazione proseguirà sul prossimo numero. E poi come non menzionare i contenuti della sezione Smart, del Prontuario e delle rubriche tenute dalle più importanti scuole di settore in Italia, la Fondazione Minoprio e la Scuola Agraria del Parco di Monza. Vi auguro possano essere spunti di riflessione e di buone pratiche. di Francesco Tozzi

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EDITORIA LE | 2

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CHE BUONA L A DEL GIARDINO

a storia delle città ci insegna che esistevano gli orti-giardini, quelli che in città e in campagna le famiglie con disponibilità di terra coltivano per l’autoconsumo o per il mercato locale. Bellissimi erano i giardini orto e frutteto della Conca d’Oro di Palermo, grazie alla presenza araba e di cui si trova traccia nell’impianto di irrigazione dei qanat. La storia del giardino italiano è ricca di questi esempi e, di come, anche durante le Guerre Mondiali, i parchi cittadini erano coltivati a orto per sfamare la popolazione. Oggigiorno è interessante scoprire la sempre maggiore diffusione del giardino di aromatiche. È possibile creare un giardino-orto senza avere la delimitazione di due aree distinte? Sì, certamente! Si può creare un’aiuola dall’interessante valore estetico e culinario, considerando anche che un grande numero di fiori sono commestibili. Molti chef, riprendendo le più antiche tradizioni, propongono ricette con il consiglio di scoprire e coltivare ortaggi e piante da fiore nel proprio giardino. Dunque queste novità incidono sul mercato del giardinaggio e sollecitano i giardinieri a sperimentare bordure, aiuole con piante commestibili. Per rendere più appetitosa una comune insalata, per esempio, si può creare

UN’ARTE ANTICA Fin dall’antichità era diffusa la pratica di coltivare un orto. “In origine era il paradiso perduto: un giardino o orto delle delizie in cui l’umanità viveva in pace, a stretto contatto con la divinità. Questa rappresentazione è comune a molti popoli antichi: uno spazio concluso in cui la natura benigna fornisce spontaneamente ogni cibo già commestibile, frutta e verdura, latte e miele…; il tutto tra alberi ombrosi, fiori di ogni genere e sorgenti e corsi d’acqua, dove persino gli animali feroci sono mansueti”. Paolo Braconi – Università degli Studi di Perugia

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N°018

Nella foto, il giardino-orto urbano, didattico aperto a tutti, del St. James’s Park di Londra.

una bordura con piante come Atriplex Hortensis ‘Rubra’, le cui foglie commestibili sono quelle giovani, con Calendula officinalis, Heliantus annus, il girasole dai semi commestibili, con il Cynara cardunculus, il cardo i cui fusti diventano eduli una volta sbiancati. La lista delle piante commestibili è lunga, potete consigliarle ai vostri clienti secondo la vostra fantasia, i loro gusti, soddisfazioni di crescita e qualità decorative. Tuttavia non dimentichiamo che coltivare le piante da orto richiede più attenzione e pazienza che coltivare un semplice giardino. Un altro elemento per completare le bordure potrebbe essere un pergolato “commestibile”, che costituisce un passaggio ombroso circondato dai frutti del giardino. Se il cliente desidera una coltivazione temporanea potete utilizzare zucche, zucchine, fagiolini verdi rampicanti; per un risultato più duraturo, invece, potete far rampicare lungo la pergola, uva, mele, pere. Attenzione però a controllarne l’espansione, dovrete legarli e potarli in modo da garantire


L A BIETOLA O

il sole alle bordure disposte lungo la base del pergolato. Anche la legatura delle piante da frutto ai graticci è un’antica arte contadina dell’Orticoltura, oggi parte importante di una nuova idea di giardino. Altri ortaggi possono essere carote, bietole, pomodori, piselli, lattuga, mentre come piante da fiore eduli la menta, la viola mammola, il nasturzo, il timo, la borragine e il rosmarino, solo per citarne alcuni. Un piccolo suggerimento da dare ai clienti: se decidono di raccogliere solo alcune parti delle piante, consigliate loro di farlo contemporaneamente su più individui della stessa specie, in modo tale da non lasciare “buchi” nelle bordure e consentire la ricrescita uniforme. Coltivare l’orto, come abbiamo scritto più volte sulle pagine della nostra rivista, è anche una terapia - ortoterapia - sempre più consigliata in alcune patologie croniche, non solo per anziani. Coltivare l’orto secondo le proprie necessità e seguendo i ritmi delle stagioni, come ben si sa, aiuta anche a migliorare la salute e l’umore, soprattutto insegna a rispettare la natura. Un importante messaggio da trasmettere ai nostri clienti!

testo e foto di Marilena Baggio


Il cantiere

12

Rivalutare il lavoro manuale

16

Capitozzatura: parliamone ancora!

22

Palestra a cielo aperto

di JJacopo Fromelli di V Valerio Pasi

di Daniela Stasi

smart

28

Addio benzina! di Daniela Stasi

30

Per tutti (ma proprio tutti)

32

Massima efficacia, minimo impatto

35

“Ventata” di efficienza

36

Sperimentazione di metodi innovativi

di N Nora Adamsberg di IIrene Nuvola

di Viola Delfino

di IIrene Nuvola

SOMMARIO N°018

38

Fare paesaggio

40

Il nuovo che avanza

testo e foto di Daniela Stasi di Nora Adamsberg


DIRETTO DA Francesco Tozzi / f.tozzi@laboratorioverde.net IN REDAZIONE Marta Meggiolaro / redazione@laboratorioverde.net Daniela Stasi / d.stasi@laboratorioverde.net COLLABORATORI Nora Adamsberg, Marilena Baggio, Giorgio Barassi, Jessica Bertoni, Lucio Brioschi, Jurg Burger, Paolo Codazzi Camillo De Beni, Viola Delfino, Enzo Favoino, Jacopo Fromelli, Irene Nuvola, Valerio Pasi, Andrea Pellegatta, Anna Piussi, Matteo Ragni, Giovanni Rossoni GRAFICA Testo&Immagine snc / testoeimmagine@fastwebnet.it

gestione

PUBBLICITÀ E SVILUPPO Matteo Ragni / m.ragni@laboratorioverde.net Stefano Carlin / s.carlin@ laboratorioverde.net SEGRETERIA E TRAFFICO Katiuscia Morello / k.morello@laboratorioverde.net

44

Innovazione nella tradizione

di Paolo Codazzi e Giovanni Rossoni

STAMPA Ciscra spa, Via San Michele 36, Villanova del Ghebbo (RO)

46

Una nuova curva di equilibrio

48

Conversione totale

DIREZIONE, REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Edizioni Laboratorio Verde srls, via Pasubio 16, 21020 Brebbia (VA) Tel. 0332 989211 - fax 0332 773850 www.laboratorioverde.net - info@laboratorioverde.net DIRETTORE RESPONSABILE Francesco Tozzi

56

Sostanza organica del suolo, vero “leader” nel terreno

di Enzo Favoino di Daniela Stasi

di C Camillo De Beni

Flortecnica e vivaismo, periodico mensile registrato presso il Tribunale di Piacenza n. 275 del 8/03/1977 – n. R.O.C. 15/171. Spedizione Posta Target Magazine autorizzazione LOMBARDIA/00202/02.2014/CONV.

Flortecnica e vivaismo è organo ufficiale di G.F.A. e associato a Horti Media Europe. ASSOCIATA AD

62

Il verde sta bene a tutti di M Matteo Ragni

rubriche

05

Editoriale/1

06

Editoriale/2

26 65

News

di Francesco Tozzi di M Marilena Baggio

Prontuario

e d i z io n i

sCOPERTE

Laboratorio

verde

Edizioni Laboratorio Verde srls edita i seguenti prodotti: • GreenUp • Flortecnica e vivaismo • Bio Agenda • Greenstyle • Bio Calendario Rappresentante e collaborazioni: • floorewall.com Edizioni Laboratorio Verde srls, titolare del trattamento dei dati relativi ai destinatari della presente pubblicazione, informa che le finalità di tale trattamento sono rivolte a consentire l’invio della presente rivista, e/o altre di propria edizione, allo scopo di agevolare l’aggiornamento dell’informazione tecnica, nonché alle operazioni necessarie alla gestione amministrativa e contabile dell’abbonamento. Edizioni Laboratorio Verde srls riconosce e garantisce ai medesimi destinatari i diritti di cui all’art. 7 del D.Lgs. 196/03.

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CONTRIBUTI

MARILENA BAGGIO

CAMILLO DE BENI

Architetto, paesaggista, esperta in architettura del benessere e spazi a verde terapeutico. Titolare dello Studio Greencure, ha al suo attivo diversi progetti per luoghi di cura e infanzia, ospedali, ambiti rurali e paesaggi culturali, aree ambientali critiche, parchi urbani e giardini privati. Ha vinto diversi concorsi di paesaggio e pubblicato articoli. Docente di corsi di specializzazione per studenti di medicina per il Centro di Bioclimatologia Medica e Medicine Naturali, Centro Collaborante OMS, Università degli Studi di Milano. Dal 2013 collabora con lo Studio Mario Cucinella Architects.

Dottore agronomo e specialista nella gestione agronomica dei manti erbosi, con una ventennale esperienza nell’uso di prodotti naturali e biologici per la cura del verde ornamentale in ambito pubblico e privato. Ha contribuito, già dalla fine degli anni ’90, a introdurre e sviluppare protocolli per l’uso di biotecnologie e di metodologie finalizzate all’incremento di bio-fertilità nei terreni, con l’applicazione di micorrize, batteri benefici, antagonisti naturali per le patologie fungine e biostimolanti per l’incremento della vitalità nelle piante e nei manti erbosi.

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JESSICA BERTONI

VALERIO PASI

Consulente e collaboratrice. Laureata in Economia e Commercio, abilitata alla professione di dottore commercialista, sulle nostre testate ci svela, in modo semplice e diretto, come si può stare sempre informati anche sui temi più ostici. Suoi gli argomenti economici, finanziari e amministrativi.

Dottore agronomo, da più di 20 anni si occupa principalmente di verde ornamentale e di pianificazione del territorio per gli aspetti legati all’agricoltura e alle foreste. Diversi gli ambiti: consulenza agronomica, di lotta integrata e biologica alle aziende di produzione nel settore florovivaistico, orticolo e dei piccoli frutti; valutazione dei rischi legati alla stabilità degli alberi pubblici e privati; attività inerenti le trasformazioni territoriali quali quelle di boschi, progetti del verde, sistemazioni idraulico-forestali; consulenza alle pubbliche amministrazioni.

ANNA PIUSSI

MATTEO RAGNI

Toscana d’America dall’elegante sensibilità maturata con un Bachelor of Arts presso New York University; seguito da un Phd in storia dell’arte presso la prestigiosa Oxford University, ci insegna come vedere il mondo e scoprire quello che di bello esiste. Garden designer, insegnante di storia di giardini. Medaglia di bronzo al Chelsea Flower Show 2013 e miglior giardino a Orticolario 2012.

Si è diplomato presso la Scuola di Minoprio come agrotecnico, e dopo aver seguito due progetti di sviluppo agricolo prima in Kosovo e poi in Libano, è rientrato in Italia e si occupa di rappresentare alcune aziende israeliane e olandesi leader nella produzione di giovani piante. Lavora anche come consulente per imprese floricole e vivaistiche, soprattutto in materia di scelte assortimentali e piani colturali. Da oltre cinque anni è, prima collaboratore, poi consulente tecnico-editoriale per le riviste GreenUp e Flortecnica e vivaismo di Edizioni Laboratorio Verde.

N°018



IL CANTIERE | attualità

Continua il trend negativo per le imprese artigiane, 6.500 in meno nei primi sei mesi del 2019. Tra le soluzioni, rimettere al centro un’adeguata formazione professionale di Jacopo Fromelli

TEMPO DI LETTU R A: 8 minuti

N

on ci piace fare allarmismo, in genere preferiamo seminare e attendere i buoni frutti. Ma il dovere di cronaca ci spinge a informare, sempre e comunque. Ecco dunque i dati dell’Ufficio Studi CGIA, Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre. Dati che scattano una fotografia preoccupante del settore artigiano del nostro Paese, fortemente in flessione dal 2008. Un andamento che coinvolge anche il settore dell’edilizia, con una diminuzione del numero di aziende di oltre 94mila unità, -16,2% dagli anni della crisi. Sebbene nel secondo trimestre si sia verificata una leggera ripresa, permane il cattivo stato di salute dell’artigianato in Italia. Nei primi sei mesi di quest’anno lo stock delle imprese artigiane è diminuito di 6.564 unità: al 30 giugno scorso, il numero complessivo si è attestato a quota 1.299.549. A eccezione del Trentino Alto Adige, in tutte le altre regioni italiane il saldo del primo semestre è stato negativo. I risultati più preoccupanti si sono registrati in Emilia Romagna (-761), in Sicilia (-700) e in Veneto (-629). Una moria, quella delle aziende artigiane – si legge nella nota dell’Associazione –, che dura ormai da dieci

anni. Tra il 2009 e il 2018, infatti, il numero complessivo è sceso di circa 165.500 unità.

È IL SAPER FARE IL VERO MOTORE

«La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la mancanza di credito e l’impennata degli affitti – afferma il coordinatore dell’Ufficio Studi Paolo Zabeo – sono le cause che hanno costretto molti artigiani a cessare l’attività. E per rilanciare questo settore è necessario, oltre ad abbassare le imposte e ad alleggerire il peso della burocrazia, rivalutare il lavoro manuale. Negli ultimi 40 anni c’è stata una svalutazione culturale che è stata spaventosa. L’artigianato è stato dipinto come un mondo residuale, destinato al declino e per riguadagnare il ruolo che gli compete ha bisogno di robusti investimenti nell’orientamento scolastico e nell’alternanza tra la scuola e il lavoro, rimettendo al centro del progetto formativo gli istituti professionali che in passato sono stati determinanti nel favorire lo sviluppo economico del Paese. Oggi, invece, sono percepiti dall’opinione pubblica come scuole di serie B. Per alcuni, infatti, rappresentano una soluzione per parcheggiare per qualche anno quei ragazzi che non hanno una grande predisposizione allo

Rivalutare

il lavoro manuale


ULTERIORE STANGATA? Un’ulteriore “mazzata” al mondo dell’artigianato potrebbe arrivare il prossimo gennaio. Se non si disinnescherà l’aumento dell’Iva, l’innalzamento di tre punti percentuali, sia dell’aliquota ordinaria che di quella ridotta rischia di provocare degli effetti molto negativi sul fatturato di queste attività che, ricorda CGIA, vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie. E oltre agli effetti economici e occupazionali, la riduzione del numero delle attività artigiane e in generale dei negozi di vicinato ha provocato delle ricadute sociali altrettanto significative. Con meno botteghe stiamo assistendo a una desertificazione dei centri storici e anche delle periferie urbane delle grandi città che dei piccoli paesi. Questa situazione ha abbassato notevolmente la qualità della vita di questi luoghi: c’è meno sicurezza, più degrado e più abbandono. «Lo ha capito persino la politica che con il Decreto Dignità ha stabilito che nel 2020 i Comuni con meno di 20mila abitanti avranno la possibilità di azzerare per i successivi tre anni le tasse locali a questi artigiani o piccoli commercianti che amplieranno il proprio negozio o riapriranno l’attività dopo un periodo di chiusura di almeno sei mesi – si legge nella nota della CGIA – Un segnale, seppur insufficiente, che va nella direzione giusta: quella di rivitalizzare le nostre città e piccoli paesi che sono sempre più svuotati di attività e di servizi ai residenti».

studio. Per altri costituiscono l’ultima chance per consentire a quegli alunni che provengono da insuccessi scolastici, maturati nei licei o nelle scuole tecniche, di conseguire un diploma di scuola media superiore». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario Renato Mason: «Nonostante la crisi e i problemi generali che assillano l’artigianato, non sono pochi gli imprenditori di questo settore che segnalano la difficoltà a trovare personale disposto ad avvicinarsi a questo mondo. Soprattutto al Nord, si fatica a reperire giovani disposti a fare gli autisti di mezzi pesanti, i conduttori di macchine a controllo numerico, i tornitori, i fresatori, i verniciatori e i battilamiera. Senza contare che nel mondo dell’edilizia è sempre più difficile reperire carpentieri, posatori e lattonieri. Più in generale, comunque, l’artigiano di domani sarà colui che vincerà la sfida della tecnologia per rilanciare anche i “vecchi saperi”. Alla base di tutto rimarrà il saper fare che è il vero motore della nostra eccellenza manifatturiera». manifatturiera

IN CONTROTENDENZA IL GIARDINAGGIO PROFESSIONALE

L L’emorragia delle imprese artigiane dura ormai da un pezzo. Se nell’ultimo anno (2018 su 2017) lo stock complessivo presente in Italia è sceso di oltre 16.300 unità (-1,2%), negli ultimi dieci anni, invece, la contrazione è stata pesantissima: -165.500 attività (-11,3%). Una caduta che non ha registrato soluzioni di continuità in tutto l’arco temporale analizzato (2018-2009). Al 31 dicembre scorso, invece, il numero totale delle imprese artigiane attive in Italia si è attestato poco sopra 1.300.000 unità. Di queste, il 37,7% nell’edilizia, il 33,2% nei servizi, il 22,9% opera nel settore produttivo e il 6,2% nei trasporti.

L’artigiano di domani sarà colui che vincerà la sfida della tecnologia per rilanciare anche i “vecchi saperi” NATI-MORTALITÀ IMPRESE ARTIGIANE (1° semestre 2019)

Regioni

Iscrizioni

Cessazioni

Saldo

1.142

1.004

+138

Valle d’Aosta

162

174

-12

Basilicata

331

411

-80

Molise

209

299

-90

Umbria

737

850

-113

Liguria

2.033

2.230

-197

Friuli V. G.

1.131

1.343

-212

Sardegna

1.212

1.464

-252

Calabria

1.076

1.358

-289

Lazio

3.901

4.197

-285

Campania

2.546

2.893

-347

Toscana

4.799

5.183

-384

Piemonte

5.544

5.968

-424

Puglia

2.564

3.001

-437

Abruzzo

1.000

1.458

-458

Marche

1.583

2.101

-518

Lombardia

10.943

11.464

-521

Veneto

4.854

5.483

-629

Sicilia

2.216

2.916

-700

Emilia Romagna

5.360

6.121

-761

53.354

59.918

-6.564

Trentino A. A.

Italia

N°018

13


IL CANTIERE | attualità

A livello territoriale, è il Mezzogiorno la macro area dove la caduta è stata maggiore. Tra il 2009 e il 2018 in Sardegna la diminuzione del numero di imprese artigiane attive è stata del 18% (-7.664). Seguono l’Abruzzo con una contrazione del 17,2% (-6.220), l’Umbria, che comunque è riconducibile alla ripartizione geografica del Centro, con - 15,3% (-3.733), la Basilicata con il 15,1% (-1.808) e la Sicilia, sempre con il -15,1%, che ha perso 12.747 attività. Nell’ultimo anno, invece, la regione meno virtuosa d’Italia è stata la Basilicata con una diminuzione dello stock dell’1,9%. Il settore artigiano più colpito dalla crisi è stato

l’autotrasporto che negli ultimi 10 anni ha perso 22.847 impese (-22,2%). Seguono le attività manifatturiere con una riduzione pari a 58.027 unità (-16,3%) e l’edilizia che ha visto crollare il numero delle imprese di 94.330 unità (-16,2%). Sono in forte aumento, invece, imprese di pulizia, giardinaggio e servizi alle imprese (+43,2%), attività cinematografiche e produzione software (+24,6%) e magazzinaggio e corrieri (+12,3%). Tra le aziende del settore produttivo quelle più in difficoltà sono state quelle che producono macchinari (-36,1%), computer/elettronica (-33,8%) e i produttori di mezzi di trasporto (-31,8%).

ANALISI DEI SETTORI ARTIGIANI Var. ultimo anno (2018-2017) Principali settori artigiani (rank per var. % 2018/2009)

Var. da crisi (2018-2009)

2009

2017

2018

Var. ass.

Var. %

Var. ass.

Var. %

Trasporto

102.849

81.968

80.002

-1.966

-2,4

-22.847

-22,2

Attività manifatturiere

355.341

303.386

297.314

-6.072

-2,0

-58.027

-16,3

Edilizia

583.930

497.977

489.600

-8.377

-1,7

-94.330

-16,2

Creazioni artistiche

6.698

5.836

5.761

-75

-1,3

-937

-14,0

Riparazione di computer e beni per uso personale/casa

37.588

33.227

32.679

-548

-1,6

-4.909

-13,1

Riparazione autoveicoli (2)

91.336

84.712

83.804

-908

-1,1

-7.532

-8,2

Attività connesse a settore primario (5)

10.548

9.800

9.750

-50

-0,5

-798

-7,6

Attività fotografiche, design e altre attività tecniche

24.685

24.163

24.129

-34

-0,1

-556

-2,3

Gelaterie, pasticcerie, rosticcerie, take away ecc. (3)

45.782

48.307

47.453

-854

-1,8

+1.671

+3,6

Servizi alla persona (1)

147.624

152.333

153.497

+1.164

+0,8

+5.873

+4,0

Magazzinaggio e corrieri

2.610

2.880

2.932

+52

+1,8

+322

+12,3

Attività cinematografiche, produzione software (4)

10.185

12.499

12.688

+189

+1,5

+2.503

+24,6

Pulizie (edifici/impianti), cura paesaggio, altri servizi a impresa

37.244

52.100

53.320

+1.220

+2,3

+16.076

+43,2

1.465.949

1.316.688

1.300.351

-16.337

-1,2

-165.598

-11,3

Totale imprese artigiane (*)

Note (1) Acconciatori, estetiste ecc.. (2) Include anche alcune attivitàartigianali/commerciali connesse inserite nello stesso settore (ad esempio ottici) (3) Include anche ristorazione mobile e attività connesse. (4) E altre attività connesse a servizi di informazione e comunicazione. (5) Servizi meccanizzazione agricola, lavori sistemazione agraria, creazione e manutenzione del verde. (*) Il totale include anche settori residuali e imprese non classificate (non riportati in tabella). Nel 2018 queste voci non inserite in tabella ammontavano a quasi 7.500 unità. Pertanto, la somma delle singole voci in tabella differisce dal totale delle imprese artigiane.

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N°018



IL CANTIERE | tecniche

Capitozzat u

parliamone an c © Buttè

Ritorniamo su un argomento già trattato, ma che ci sta molto a cuore. E ci ritorniamo in modo concreto, spiegando come reagiscono gli alberi di Valerio Pasi e come affrontare questo “insulto” alla natura

TEMPO DI LETTU R A: 13 minuti

S

peravo di non dover parlare più di questo argomento, ma dopo gli ultimi accadimenti metereologici ho purtroppo visto ancora molti alberi capitozzati in ragione di una presunta “messa in sicurezza”. Premesso che un albero non può essere messo in sicurezza, ma è

La capitozzatura è una delle prime cause del deperimento degli alberi in città

16

N°018

solo possibile una riduzione del rischio al livello di accettabilità per il proprietario dell’albero stesso, le operazioni di capitozzatura, anziché ridurre il pericolo intrinseco alla pianta, quasi sempre lo amplificano nel medio e lungo periodo. La problematica è molto sentita, come dimostra il fatto che sia espressamente vietata dalla maggior parte dei regolamenti comunali che normano l’esecuzione delle potature sugli alberi ritenuti o definiti “protetti ai sensi del Regolamento” (approfondimento nel box “Un errore che costa caro”).

© Buttè

Pino capitozzato.


t ura:

© Buttè

© Buttè

n cora! CRIMINE CONTRO LA NATURA Speronatura su tiglio capitozzato.

Il 19 giugno 2019 tredici enti e associazioni ambientaliste hanno inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente e a quello dei Beni culturali, chiedendo loro di emanare una norma sulle tecniche opportune per mantenere gli alberi, vietando allo stesso tempo le pratiche distruttive e controproducenti per la salute e la stabilità delle piante (e quindi pericolose per la sicurezza pubblica) quali le potature drastiche tramite capitozzatura o simili. Nella lettera si ricordano il testo sulla gestione degli alberi di Klug P., 2007 “La cura dell’albero ornamentale in città”, ove la capitozzatura viene definita un intervento distruttivo che riduce severamente la chioma dell’albero e trasforma i rami a

Abnorme riscoppio vegetativo dopo capitozzo.

© Buttè

LA DEFINIZIONE Vediamo le basi teoriche della capitozzatura, iniziando dalla sua corretta definizione. La capitozzatura consiste nell’accorciamento delle branche o del fusto per mezzo di tagli internodali o di tagli nodali quando vengono praticati in corrispondenza di una biforcazione con un diametro non sufficiente perché possa in seguito sostituire il terminale vegetativo. In pratica, la capitozzatura è l’operazione di taglio che tronca un fusto o una branca lasciando un moncone, in modo indipendente dalla sezione e dalla distanza dalla biforcazione, oppure lasciando un ramo laterale non sufficientemente sviluppato in diametro al fine di assumere il ruolo di terminale. Si reputa che il diametro della nuova ramificazione terminale non debba essere di diametro inferiore a un terzo della sezione di taglio e con una inclinazione rispetto alla direzione del ramo principale non superiore ai 45°. N°018

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UN ERRORE CHE COSTA CARO Eseguire operazioni di capitozzatura può costare una multa anche salata, non tanto per la contravvenzione in sé, in quanto il disposto del D.Lgs. n. 267 del 18-8-2000 e succ. modif., per le violazioni delle disposizioni dei regolamenti comunali e provinciali prevede si applichi la sanzione amministrativa pecuniaria da 25 euro a 500 euro (ovvero viene comminata da € 50,00 e € 166,67), ma per l’applicazione delle così definite compensazioni ambientali per cui va risarcito il valore attribuito all’albero o agli alberi attraverso opere di mitigazione e compensazione. Si rileva al riguardo che ciò possa non essere lecito, in quanto non deriva dall’applicazione di un provvedimento legislativo a livello nazionale. Occorre comunque ricordare che sono obbligati in solido, ovvero devono provvedere al pagamento sia il possessore del bene che l’autore della violazione, ovvero nella maggior parte dei casi il proprietario e il manutentore del verde.

Conseguenze capitozzo.

monconi, e il testo “Modern arboricolure” di colui il quale è riconosciuto come il padre della moderna arboricoltura, Alex Shigo, ove parla della capitozzatura come di un crimine contro la natura che distrugge la dignità dell’albero, indebolendolo e rendendolo quindi più pericoloso. L’eventuale accoglimento della richiesta porterebbe all’emanazione di un nuovo provvedimento legislativo che renderebbe di fatto sempre lecita l’applicabilità delle sanzioni previste, in quanto la norma stessa le conterrebbe (riferimenti nel box sopracitato).

A B A

Cedri capitozzati.

Capitozzatura, rappresentata in tutte le possibili casistiche: tagli internodali (A); taglio nodale condotto in corrispondenza di una ramificazione laterale non sufficientemente sviluppata in diametro al fine di assumere il ruolo di terminale (B).

© Buttè

COSA ACCADE AGLI ALBERI

L L’operazione di capitozzatura è una delle prime cause del deperimento degli alberi in città: i tagli di grossa sezione non vengono compartimentati sufficientemente ed efficacemente, restando così esposti alle infezioni fungine dei patogeni agenti di carie. A poco servono i mastici, le cere e altri palliativi: anche se contengono sostanze fungistatiche come il rame, la durata è limitata nel tempo e l’effetto è quasi sempre solo estetico. Più di una volta è capitato di rimuovere il mastice


A poco servono i mastici, le cere e altri palliativi, la durata è limitata nel tempo e l’effetto è quasi sempre solo estetico è predisponente l’ingresso dei patogeni. Anche l’emissione di sostanze volatili da parte delle piante che ricevono ferite ha un ruolo determinante nello scatenare attacchi da parte di parassiti: si ricordano quale esempio gli attacchi dei coleotteri scolitidi i quali vengono attratti proprio dalle sostanze volatili emesse dalle alberature sofferenti.

Platano capitozzato.

© Cardani

ancora integro in superficie e trovare legno degradato subito sotto la pellicola “protettiva”! I monconi che vengono lasciati muoiono e sono un’altra formidabile via di accesso ai funghi che degradano il legno. Le branche rimanenti sono così situate su porzioni di legno meccanicamente compromesso e spesso riescono comunque a crescere anche considerevolmente, moltiplicando il rischio di rottura per scosciatura o per spaccatura al di sotto del punto di inserzione. Per quanto riguarda poi le conifere, la capitozzatura del fusto, consistente nell’eliminazione della “freccia“ apicale, anche se di diametro ridotto al di sotto dei dieci centimetri, è estremamente deleteria per la futura stabilità dell’albero, in quanto le branche che si sviluppano per sostituire la freccia, di solito in numero variabile da due sino a sette o più, assumono portamento a candelabro e presentano una propensione al cedimento per rottura nel punto di inserzione a volte anche molto elevata, rappresentando così un elevato rischio per cose e persone. Inoltre, la capitozzatura dei rami e del fusto induce una risposta vegetativa di emergenza consistente nell’emissione di una vegetazione vigorosa per la schiusa delle gemme latenti ed avventizie poste nelle immediate vicinanze del taglio e, nel caso di interventi molto severi, anche di quelle presenti sul fusto o sulle branche principali. Tutti questi rami cosiddetti epicormici che l’albero emette per sostituire la vegetazione perduta e la conseguente ridotta capacità fotosintetica sono però inseriti su sottili strati di legno e in ragione di ciò possiedono un’elevata propensione al cedimento per rottura alla base. Inoltre poiché vengono emessi in maniera spesso massiva, vanno in forte competizione tra loro limitandosi e ostacolandosi nella crescita. Questa risposta abnorme alle scorrete operazioni Q di potatura ha un costo molto alto in termini energetici per la pianta, in quanto è costretta a mobilitare le sostanze di riserva accumulate negli strati più profondi del legno vitale, sia del fusto che delle radici, le quali una volta spese non sono sostituibili. Questo causa un deperimento che

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Platani capitozzati.

Nei casi di effettiva necessità conviene prendere in considerazione

© Cardani

l’ipotesi di sostituire l'albero, piuttosto che ridurlo a un pericoloso 'attaccapanni'

Taglio nodale con ramo inferiore di un terzo.

COME INTERVENIRE

In molti casi le capitozzature vengono praticate per tentare di correggere altre capitozzature effettuate nel passato. In realtà gli interventi da riservare ai soggetti arborei sottoposti a capitozzatura, le cui chiome abbiano avuto modo di riformarsi a partire dai vecchi tagli, sono fattibili se è possibile selezionare nell’ambito Conseguenze di ciascun taglio primario capitozzo su fusto. alcuni ricacci da utilizzare ed è possibile rimuovere senza danno i ricacci soprannumerari. È possibile arrivare al risultato prefissato anche attraverso più interventi da effettuarsi in intervalli temporali diversi. Questi interventi di restauro della chioma fanno uso esclusivo di tagli nodali, in attuazione delle tecniche di soppressione dell’intera branca e della successiva riduzione con taglio di ritorno

RISPETTARE I PRINCIPI DELLA MODERNA ARBORICOLTURA In conclusione, una corretta manutenzione degli alberi deve essere condotta valutando sia la pericolosità che il rischio legato alla loro presenza, valutando quindi se e come effettuare operazioni di potatura rispettando i principi della moderna arboricoltura. Quando si arriva a pensare di capitozzare un albero, è evidente che siamo di fronte ad altre problematiche, quali l’eccessiva vicinanza ad abitazioni o infrastrutture o a problematiche inerenti la sfera emotiva dei proprietari, anche sulla spinta di accadimenti ai quali i media hanno dato particolare rilevanza. Nei casi di effettiva necessità, per la sfortunata collocazione di quello che si pensava essere un alberello e che poi si è rivelato un albero di prima grandezza, forse conviene prendere in considerazione l’ipotesi di sostituirlo, piuttosto che ridurlo a un pericoloso “attaccapanni”.

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su di una laterale. Un’alternativa, meno valida e più rischiosa, consiste nella speronatura, ovvero nel rilascio di monconi di ramificazioni più o meno lunghi nell’ambito delle basi di potatura pregressa. Ciò avviene solitamente con interventi di potatura intervallati da un numero di anni variabile tra i cinque e gli otto, ma che dovrebbe essere molto più ridotto, cioè effettuato ad anni alterni. La speronatura, consistendo di tagli internodali, consiste in realtà di una ripetizione della capitozzatura, effettuata sui nuovi getti. Il rischio è quello di provocare l’esaurimento delle sostanze di riserva. È quindi un’operazione che può essere perseguita solo nel caso in cui si ricada dell’impossibilità operativa di svolgere più frequentemente gli interventi di potatura (pollarding) e che deve comunque considerarsi come una fase transitoria, da applicare ad alberi a fine ciclo che non si vuole rimuovere ma che nel contempo devono possedere un rischio di cedimento delle branche molto basso.



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Inaugurato il “Giardino della Sport Therapy” situato sul tetto del Centro Maria Letizia Verga a Monza. Vincitore del concorso di progettazione del verde indetto nel 2018 da Myplant & Garden, è ora realtà di Daniela Stasi

TEMPO DI LETTU R A: 11 minuti

E

sattamente un anno fa ne abbiamo raccontato il progetto (numero 012, pagina 54). Ora, che è stato realizzato e inaugurato, ve ne mostriamo l’aspetto. Stiamo parlando del “Giardino della Sport Therapy” del Comitato Maria Letizia Verga per lo Studio e la Cura della Leucemia del Bambino, a Monza, progetto vincitore del concorso creativo di progettazione green indetto nel 2018 da Myplant & Garden e da Fondazione Minoprio.

SPORT COME TERAPIA

Si tratta di una palestra open-air, ideata per contrastare a livello osteo-muscolare gli effetti

debilitanti delle cure farmacologiche e a far proseguire il percorso di crescita fisiologica dei giovani pazienti. L’area di 500 mq è situata nel giardino pensile del Centro Maria Letizia Verga (Fondazione MBBM, c/o Ospedale San Gerardo). «L’analisi dei dati in corso e l’entusiasmo dei partecipanti dimostrano che la Sport Therapy contribuisce a contrastare gli effetti collaterali delle terapie, aiuta il bambino ad avere una migliore vita sociale e psicologica. Non rinunciare a tutti i benefici dello sport, pur nel percorso della malattia, è un impagabile valore di stimolo verso la guarigione», evidenzia Francesca Lanfranconi, medico specialista in Medicina dello Sport, coordinatrice del progetto insieme ad Adriana

Palestra


a cielo aperto La prossima edizione di Myplant & Garden si terrĂ a Milano Rho Fiera dal 26 al 28 febbraio 2020 www.myplantgarden.com

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Balduzzi, responsabile Day Hospital del Centro MLV, e Momcilo Jankovic, pediatra ed ematologo. Soddisfatto il presidente del Comitato MLV, Giovanni Verga: «Da 40 anni lavoriamo con i medici e le famiglie per dare ai nostri bambini il meglio delle cure e dell’assistenza. Anche questo giardino è uno spazio importante dove lo sport può diventare terapia».

GEOMETRIA INTUITIVA

Il progetto vincitore si è proposto di creare un giardino terapeutico ritmato da stanze verdi che sollecitasse i cinque sensi, riprendendo i principi cardine degli healing gardens riproposti a corredo del percorso della Sport Therapy. La vista è

sollecitata dai fiori di camelia, dalle cascate di vinche blu, dal foliage degli aceri. L’udito dalle tende vegetali che i rigogliosi rampicanti hanno formato sotto il pergolato, il tatto dalle differenti foglie delle specie messe a dimora. L’olfatto dalle aromatiche e dai profumi emanati dai vari ambiti del giardino. Nella realizzazione sono stati rispettati gli aspetti che sollecitano l’attenzione involontaria attraverso la distrazione dal problema, la meraviglia, la compenetrazione con l’ambiente naturale, il sentirsi a proprio agio. La suddivisione degli spazi, caratterizzati da elementi d’arredo fissi e funzionali, elementi verticali e orizzontali, attrezzature, materiali e pavimentazioni differenziate, segue una geometria molto leggibile e intuitiva.

GRANDE PARTECIPAZIONE

L’intervento è stato possibile grazie al contributo L IL CONCORSO Coordinato da Umberto Andolfato, vicepresidente della Sezione Lombardia di Aiapp (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio), il contest ha coinvolto 44 partecipanti e individuato 22 soluzioni progettuali finali. Il primo posto è stato aggiudicato dal team formato dalle progettiste Marinella Spagnoli con Mariasole Donata Betti, Mariangela Borrelli, Valentina Satti e L’Ortofruttifero di Sara Pacini: «Come progettiste siamo orgogliose di aver partecipato a questo grande progetto che permetterà ai bambini che saranno curati al Centro Maria Letizia Verga di giocare e soggiornare in uno spazio verde pensato e realizzato per la cura. Ringraziamo Myplant & Garden, lo staff del Centro MLV, gli artigiani, i ragazzi della Scuola di Minoprio: l’impegno che abbiamo messo tutti nel raggiungere l’obiettivo è ripagato dal pensiero che questo luogo sarà un posto di bellezza, di sport, di svago elementi difficilmente riferibili a un ospedale. La sperimentazione dell’attività Sport Therapy in sinergia con l’aspetto naturale e terapeutico del giardino potrà essere un interessante connubio da replicare dove c’è necessità di cura e stupore». «Dopo una prima edizione del contest (2016) di taglio teorico – affermano gli organizzatori di Myplant & Garden – dal 2017 abbiamo deciso di realizzare qualcosa di pratico e tangibile, coniugando progettualità e servizio. Abbiamo individuato di volta in volta realtà socialmente impegnate e bisognose di interventi nelle proprie aree esterne, scegliendo di convogliare la spinta di alcune delle migliori energie del Paese – creatività, associazionismo, assistenza, volontariato e verde – per realizzare progetti doppiamente utili, infinitamente pratici ed eticamente esemplari. Il Giardino della Sport Therapy è un’iniziativa che ci rende orgogliosi».

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Nelle foto di queste pagine alcuni scorci del “Giardino della Sport Therapy” durante l’inaugurazione svoltasi a settembre.

di diverse realtà imprenditoriali e dell’associazione Onlus Il Giardino di Luca e Viola, che sostiene iniziative a favore della ricerca e della cura delle malattie pediatriche e di sostegno alle famiglie coinvolte. Nella realizzazione del progetto hanno assunto un ruolo essenziale la partecipazione, la disponibilità e l’entusiasmo delle aziende Criplax, Dakota, Ecoplus, Euro3plast, Fertil, Consorzio Myplant & Garden, Kostplant, L’Ortofruttifero, Parcoplant, Rasconi e Vivai Meani, nonché gli allievi della Fondazione Minoprio. N°018

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NEWS

© Va

lerio

Pasi

News

NUOVO REGOLAMENTO FITOSANITARIO, CI SIAMO QUASI

La notizia è ormai nota. Il 14 dicembre 2019 entra in vigore il nuovo regolamento fitosanitario relativo alle misure di protezione contro gli organismi nocivi per le piante (Regolamento UE 2016/2031). Obiettivo è evitare i danni da organismi nocivi e contrastarne la diffusione. I soggetti coinvolti dalla nuova normativa sono tutti gli operatori professionali dell’intera filiera verde, dall’impianto alla riproduzione fino all’immagazzinamento e al commercio. Con il nuovo Regolamento, inoltre, viene ridefinito il sistema dei controlli © Valerio Pasi fitosanitari a livello europeo: dovranno essere quindi riorganizzati i servizi pubblici e le imprese professionali avranno un ruolo attivo in materia di controllo e tracciabilità del materiale vegetale introdotto sul mercato. Info: www.eur-lex.europa.eu

13 MILIONI DI MQ DI TETTI VERDI A MILANO: FINANZIAMENTI E FORMAZIONE

A Milano esistono già 970.000 mq di tetti verdi, che potrebbero diventare 13 milioni (sul totale di 32 milioni di mq di tetti) nei prossimi anni grazie agli incentivi promossi dal Governo e dall’Amministrazione comunale e attraverso le nuove norme del Piano di governo del territorio in via di approvazione. Un’opportunità per i cittadini ma anche per i professionisti del settore verde. E proprio con l’obiettivo di preparare adeguatamente gli operatori, è iniziato il percorso formativo promosso da Milano Clever Cities, il progetto cofinanziato da fondi europei per l’innovazione (Horizon2020), cui Milano partecipa insieme a Londra e ad Amburgo grazie alla collaborazione tra Comune di Milano, Amat, Ambiente Italia, Eliante, Fondazione Politecnico di Milano e Politecnico di Milano, RFI e Italferr e WWF Italia. E non è tutto: grazie ai fondi del progetto di Clever Cities, l’Amministrazione ha stanziato 70mila euro a favore della realizzazione di tetti e pareti verdi nell’ambito del bando “Be 2018” per la concessione di finanziamenti a favore di opere di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici privati. I costi per realizzare un tetto verde vanno da un minimo di 50 euro per mq per un tetto a verde estensivo (prato) a un massimo di 200 per un tetto a verde intensivo (con piante). Al tema, sempre più attuale, abbiamo dedicato un approfondimento sullo scorso numero de IL giardiniere (a pag. 21). Info: www.comune.milano.it; www.milanoclever.net

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