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F O R L Ì N° 3 GIUGNO/LUGLIO 2019

Gianluca

ZATTINI

IL SINDACO DELLA GENTE

ENZO LATTUCA / Il sindaco più giovane BED & BREAKFAST / Le città accoglienti ALBERTO ZACCHERONI / Alla scoperta di Cesenatico


UN’EVOLUZIONE DI IDEE, VISIONI, ED ESPERIENZE. UN NUOVO CONCETTO DI IMMOBILIARE, TRA: INTERMEDIAZIONE, PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA E INTERIOR DESIGN, RISTRUTTURAZIONI E NUOVE COSTRUZIONI CON LE PIÙ INNOVATIVE TECNOLOGIE PRESENTI SUL MERCATO. PER ACCOMPAGNARE IL CLIENTE CON UN PROGETTO CHIAVI IN MANO. Squadro, creando una sinergia tra diverse figure professionali interne allo Studio, offre ogni servizio legato al mondo dell’abitare, mettendo a disposizione una molteplicità di soluzioni che, separatamente o insieme, rispondono ad ogni esigenza del cliente nel campo dell’abitare. Via Campo Degli Svizzeri 16, Forlì | info@squadrostudio | www.squadrostudio.it T. 348 4809011 - Resp. Progettazione - interior design | T. 342 8906872 - Resp. Immobiliare


EDITORIALE

SOMMARIO

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Dedichiamo quest a c op er t i n a , come tutti i primi numeri post elettorali, ai nuovi sindaci: Gianluca Zattini, il primo sindaco di centrodestra di Forlì dopo 45 anni, ed Enzo Lattuca, il primo cittadino più giovane nella storia di Cesena. Entriamo in quattro Bed & Breakfast della Provincia, e incontriamo Marcello Zani, titolare di Sequoia Surfboards. Intervistiamo Sara Magalotti Mondello, attrice emergente di Cesena, Massimo Missiroli, papà italiano del pop-up, e Luca Tozzi, compositore e scrittore. Entriamo nei nuovi spazi di Deposito Zero Studios, realtà forlivese che collabora con importanti artisti, e scopriamo l’arte di suonare la campana a mano grazie alla Compagnia dei Campanari. Passiamo una giornata con Alberto Zaccheroni alla scoperta di Cesenatico e, infine, diamo uno sguardo ai diari di Filippo Guarini. Buona lettura! Andrea Masotti

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ANNOTARE

Brevi IN

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ESSERE

Gianluca Zattini

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ESSERE

Enzo Lattuca

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OSPITARE

Bed & Breakfast

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CREARE

Sequoia Surfboards

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RECITARE

Sara Magalotti Mondello

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EDIZIONI IN MAGAZINE S.R.L. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì Tel. 0543.798463 / Fax 0543.774044 www.inmagazine.it info@inmagazine.it DIRETTORE RESPONSABILE: Andrea Masotti REDAZIONE CENTRALE: Clarissa Costa, Gianluca Gatta, Beatrice Loddo COORDINAMENTO DI REDAZIONE: Roberta Invidia ARTWORK: Lisa Tagliaferri IMPAGINAZIONE: Francesca Fantini UFFICIO COMMERCIALE: Michela Asoli Gianluca Braga, Elvis Venturini STAMPA: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) ANNO XXI- N. 3 Chiuso per la stampa il 25/6/2019 Collaboratori: Barbara Baronio, Andrea Bonavita, Dolores Carnemolla, Giulia Farneti, Giulia Masci Ametta, Francesca Miccoli, Umberto Pasqui. Fotografi: Stefano Atzeni, Andrea Bonavita, Elsa Luce Campini, Geg Lelli, Tommaso Pardini, Giorgio Sabatini, Gianmaria Zanotti .

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TRAMANDARE

Compagnia dei Campanari

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PASSEGGIARE

Alberto Zaccheroni

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COMUNICARE

Paolo Iabichino

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FABBRICARE

Massimo Missiroli Seguici su FB: www.facebook.com/ edizioni.inmagazine

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PRODURRE

Deposito Zero Studios Edizioni IN Magazine si impegna alla salvaguardia del patrimonio forestale aderendo al circuito di certificazione di FSC-Italia.

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COMPORRE

Luca Tozzi

48 IN MAGAZINE

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ANNOTARE

Cesenatico si tinge DI NOIR

Estate con le TRIBUTE BAND

CESENATICO Dal 25 al 28

CESENA La Rocca

luglio ritorna Cesenatico Noir, il festival letterario del thriller e del giallo, che ospita gli autori più popolari e amati dal pubblico televisivo, letterario e cinematografico. Parliamo, in particolare, di Marcello Simoni e Maurizio De Giovanni (26 luglio), Carlo Lucarelli (27 luglio), Massimo Carlotto e Sandrone Dazieri (28 luglio). Il festival prevede due appuntamenti al giorno: alle ore 18.00 nella terrazza del Grand Hotel di Cesenatico e alle ore 21.30 in Piazza Ciceruacchio. Il 6 luglio, in occasione della Notte Rosa, in Piazza delle Conserve, si terrà un anticipo del festival in compagnia di Joe Lansdale. Il 27 luglio, alle 23.00, è prevista la proiezione in piazza della puntata della serie TV Coliandro girata a Cesenatico. Gli incontri sono condotti da Stefano Tura, direttore artistico, e Luca Crovi, coordinatore del Festival.

Malatestiana ospita la storia del pop-rock tutti i giovedì sera dall’11 luglio all’8 agosto. Le tribute band dei Beatles (11 luglio), King Crimson (1 agosto) e Led Zeppelin (8 agosto) si alternano a un concerto tributo dedicato a Woodstock (18 luglio) e a Bruce Springsteen e alla musica folk USA (25 luglio). Filo rosso che unisce i concerti è la scelta di un anniversario: mezzo secolo fa si svolgevano infatti l’ultimo concerto dei Beatles e il festival di Woodstock, venivano fondati i King Crimson e i Led Zeppelin pubblicavano il loro primo disco. Sono 70, invece, gli anni compiuti da Bruce Springsteen, nato nel 1949 a Long Brand, nel New Jersey. La biglietteria apre alle 19.30 e i concerti cominciano alle 21.30; in prevendita, i biglietti sono disponibili presso Pandacomix e l’ufficio turistico di Piazza del Popolo.

Unieuro NUMERI DA RECORD FORLÌ Con 2,1 miliardi di fatturato e 5.000 dipendenti, Unieuro

diventa la prima catena in Italia nell’elettronica di consumo. I numeri da record del colosso che ha a Forlì il suo quartier generale, li ha dati l’amministratore delegato Giancarlo Nicosanti (nella foto con Raffaella Vignatelli, titolare di Luxury Living), nel giorno dell’assemblea degli azionisti che si è svolta nella prestigiosa sede di Luxury Living, in corso Diaz, altro pezzo forte dell’imprenditoria forlivese. “È stato un 2018 straordinario – ha detto Nicosanti – in cui abbiamo registrato record di fatturato, di utili e di dividendo per gli azionisti. Per il 2019 abbiamo un obiettivo altrettanto sfidante, far funzionare le nostre ultime acquisizioni che hanno fatto crescere ulteriormente i nostri punti vendita anche in Sicilia”. Unieuro ha fatto segnare numeri da capogiro anche sulle vendite online con un aumento del 32% per un valore complessivo di 245 milioni di euro. “I consumatori devono poter scegliere dove acquistare e questo noi lo abbiamo capito da tempo. La nostra strategia omnicanale funziona”.

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ANNOTARE

La forlivese Mr. Hyde VINCE A PESARO

Finalmente ESTATE

PESARO È forlivese

CESENATICO È iniziato il

l’equipaggio vincitore della 35esima edizione della PesaroPola, la regata sulla rotta dei trabaccoli: lo skipper Marco Rusticali, gli altri due soci Riccardo Rossi e Daniele Benzoati, e Massimiliano Ravaioli, si sono aggiudicati la prima Coppa Challenger a bordo della loro Mr. Hyde, una barca di 8,10 metri (un vecchio Santarelli modificato) riuscendo a battere barche lunghe anche 13 e 15 metri grazie, soprattutto, alla scelta di prendere una rotta più a sud rispetto al resto delle barche più veloci. Primi assoluti quindi nella prova lunga Pesaro-Pola e primi assoluti nella classifica finale, su 32, che teneva conto anche del ritorno. “La nostra barca era la più piccola della regata, non quindi tra le favorite – racconta Rusticali – è stata una sopresa anche per noi, abbiamo fatto un po’ scalpore!”.

tour estivo a tappe itineranti Beach 4 Eat, con la prima data a Cesenatico, nella suggestiva location del Maré. In occasione dell’inaugurazione della stagione, i partecipanti all’evento hanno potuto ammirare i capi di tendenza della nuova collezione estate 2019 creata dall’azienda del forlivese Sunny Beach: una sfilata di costumi colorati, pieni di dettagli preziosi, come paillettes, stampe particolari, arricciature e ricami. Una vera espressione di qualità e femminilità, dedicata alla donna che ama il sole e il mare. A partire dal mese di luglio, i bellissimi costumi di Sunny Beach, che vantano un’accurata attenzione allo stile, all’innovazione e al design, dando nel contempo anche grande importanza alla produzione Made in Italy, saranno disponibili anche online sul sito dell’azienda (www.sunnybeachwear.it/shop).

Un nuovo anno DI TEATRO CESENA È aperta la campagna abbonamenti 2019-20 del Teatro

Bonci, e la nuova stagione è un affresco firmato da tanti artisti: dai maestri del teatro e i nuovi nomi della scena culturale italiana, che abitualmente si muovono fra palcoscenico e cinema, agli autori e registi che con lo specchio della drammaturgia ci parlano del presente, raccontando i momenti storici di trasformazione e avvento del nuovo. Troveremo anche i danzatori classici del Ballet from Russia, quelli contemporanei di Monica Casadei (Artemis Danza) e Aterballetto, infine gli acrobati di Evolution Dance Theater. Al centro del cartellone musicale ci sono gli inediti omaggi a Bach, in dialogo con la musica jazz. Posto d’onore è riservato all’Orchestra Sinfonica del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor. Per la notte di Capodanno, invece, è attesa la magia di Bells and Spells. La campagna abbonamenti estiva termina il 7 agosto.

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ESSERE

Il sindaco

DELLA GENTE GIANLUCA ZATTINI È L’UOMO DEL CAMBIAMENTO. HA GUIDATO IL CENTRODESTRA NELLA SUA VITTORIA A FORLÌ E HA CONQUISTATO I FORLIVESI CON IL SUO STILE GENTILE E SEMPRE APERTO AL DIALOGO. di Francesca Miccoli / ph Giorgio Sabatini

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Non ancora insediatosi sullo scranno di primo cittadino, era già entrato di diritto nella storia della città. Epocale è l’aggettivo maggiormente utilizzato a livello mediatico per qualificare una vittoria senza precedenti: mai, dal 1970, un esponente del centrodestra aveva indossato la fascia tricolore all’ombra di Saffi. Gianluca Zattini, meldolese di 64 anni, è diventato ufficialmente il tredicesimo sindaco di Forlì dell’era repubblicana lo scorso 11 giugno, due giorni dopo il ballottaggio che lo ha visto imporsi sul rivale di centrosinistra Giorgio Calderoni. “Una roba meravigliosa” ha esclamato il vincitore tra le mura amiche, appena appreso l’esito del testa a testa. Un’espressione simbolo di romagnolità genuina e autenticità. “Sarò il sindaco di tutti” le parole pronunciate al momento del tripudio, accompagnate dall’invito agli avversari politici a deporre le armi per iniziare una collaborazione nell’interesse superiore della città. E, soprattutto, dei cittadini. A Meldola, dove ha

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ENIZ AGAM NI

indossato la fascia tricolore per 10 anni, Zattini è stato apprezzato in maniera trasversale per la disponibilità e l’apertura al dialogo. “Nessuno ha mai fatto sala d’attesa per parlare con me – racconta –. La vocazione all’ascolto rimarrà sempre, continuerò a essere tra la gente. Che va riavvicinata”. Negli ultimi mesi, provando a mettersi nelle scarpe dei suoi futuri amministrati, Zattini ha battuto palmo a palmo Forlì, incontrando cittadini, associazioni, imprenditori. Un lavoro che ha dato i suoi frutti. La famiglia ha avuto un ruolo centrale nella storia di Zattini. “Ai miei genitori devo tutto e non vorrei mai che venisse gettata ombra sulla moralità e l’onestà della mia famiglia”. Mamma casalinga e papà insegnante, Zattini è il secondo di tre fratelli. Il più giovane scomparve tragicamente nel 1970, all’età di appena 15 anni. Un lutto devastante, in grado di minare qualsiasi certezza, ma affrontato grazie a una fede profonda. “La preghiera dà una grandissima


ENIZ AGAM NI

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forza. Mia madre era molto devota e mio fratello maggiore è sacerdote a San Pietro in Vincoli”. Nessuna benedizione tuttavia in vista della contesa elettorale: sacro e profano vanno lasciati su piani distinti. Per Zattini la serietà in politica è tutto. Ne sono testimonianza il 100% di presenze in Giunta e in Consiglio a Meldola. Mai più di 2 o 3 giorni di assenza in Municipio, dove ancora oggi l’ex sindaco è benvoluto. In dieci anni mai uno screzio con i dipendenti, tanto meno “un’alzata di voce”. La passione per la politica ha origini lontane. “Sono diventato consigliere comunale a Meldola la prima volta nel 1975: un tempo i giovani si sentivano investiti di un’importante missione, ovvero salvare il mondo dal comunismo. C’era ancora il muro di Berlino e lo stesso mondo cattolico invitava all’impegno politico”. Segue una lunga pausa dalla gestione della res publica. “Finita l’era della Democrazia Cristiana, non mi sono riconosciuto nei valori di altri partiti”. Salvo rientrare molti anni più tardi dalla porta principale. “Nel 2009 ho ricevuto la proposta di candidarmi alle amministrative a Meldola, dove la sinistra governava dal

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IN MAGAZINE

1945 e il centrodestra non aveva mai superato o quasi la soglia del 30% delle preferenze”. Insomma, una missione impossibile. “Sono diventato stranamente sindaco. Uno stranamente depauperato di qualsiasi significato 5 anni più tardi, quando Zattini viene rieletto con ben il 65% dei voti. “Per strada vengo circondato affettuosamente dai cittadini: facendo il sindaco ho ricevuto 100 volte più di quanto dato”. Una dedizione che inevitabilmente ha finito per sottrarre tempo alla vita privata. Trascurate fino all’abbandono le passioni per lo sci e l’ippica, ma anche il marafone tra amici e le già sporadiche vacanze, il neo primo cittadino di Forlì ha immolato la professione sull’altare della più nobile forma di civismo. Laureato in medicina, il successore di Davide Drei ha sempre esercitato l’attività di dentista. “Ho continuato ad andare in studio qualche ora al pomeriggio ma neppure tutti i giorni, per non dipendere economicamente dalla politica. Anche se così la professione è diventata più un costo che un reddito”. Per mantenere l’equilibrio in una quotidianità stordente c’è solo un rimedio infallibile: l’abbraccio della famiglia. Della moglie, maestra, conosciuta 41 anni

LA VITTORIA DI GIANLUCA ZATTINI È STATA DEFINITA UN’IMPRESA EPOCALE. PER RIUSCIRCI, L’EX SINDACO DI MELDOLA HA PUNTATO TUTTO SULL’ASCOLTO, BATTENDO PALMO A PALMO FORLÌ PER INCONTRARE CITTADINI, ASSOCIAZIONI E IMPRENDITORI.

fa in una festicciola di paese e mai più lasciata, del figlio, che lavora in ambito assicurativo. E soprattutto di un cuoricino traboccante d’amore. “Con la mia nipotina Camilla di quattro anni e mezzo ho un rapporto speciale: la sua nascita è stata la gioia più grande della vita. Diversa dalla paternità: quando è nato mio figlio avevo 28 anni, in età matura riscopri piaceri che pensavi dimenticati”. E più della sconfitta elettorale, nonno Gianluca temeva la delusione della piccola Camilla, certa del successo. Zattini è consapevole del duro lavoro che l’attende. Nella prima settimana negli uffici di piazza Saffi, l’ordinaria amministrazione si è già trasformata in straordinaria. Sulla scrivania un plico


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di documenti che sembra l’elenco telefonico di San Paolo del Brasile. “L’ambizione di ogni sindaco è quella di lasciare la città meglio di come la si è ricevuta, riconnessa ai cittadini, e realizzare gli impegni presi testimoniando che la buona amministrazione non è un sogno”. A Forlì riconosce ottime potenzialità di crescita. “Abbiamo un terzo settore che funziona, realtà imprenditoriali di primissimo piano, una sanità che, a partire dall’Irst, rappresenta un autentico fiore all’occhiello”. Tra gli obiettivi prioritari c’è quello di portare a Forlì la facoltà di Medicina e Chirurgia. “Un acquisto che darebbe alla nostra città un passo diverso a livello accademico, economico e sanitario”. Poi saranno indispensabili la rivitalizzazione del centro storico e la riapertura dell’aeroporto. E tanto altro. Oneri gravosi, che 12

IN MAGAZINE

tuttavia non spaventano Zattini. “Forte del mio passato scout, mi impegno sempre a fare del mio meglio. E se non dovesse essere sufficiente, sarò comunque in pace con me stesso”. Persona caratterialmente tranquilla e inclusiva, Zattini è un profondo cultore dell’amicizia e la scomparsa di alcuni compagni di viaggio in maniera tragica lo ha profondamente segnato. Juventino a dispetto del padre tifoso Granata, nato il 12 aprile come il CT mondiale Marcello Lippi, si definisce un tifoso da salotto e TV. Crede molto nell’importanza dello sport, a partire da quello giovanile. In ambito calcistico e non solo, la rivalità tra Cesena e Forlì ha creato in passato più di una frizione. “Ho parlato con il mio collega Enzo Lattuca, avremo rapporti costanti e sono certo che ci saranno più momenti di vicinanza che eventuali attriti”.

“FORLÌ HA AVUTO UN ALTRO PRIMO CITTADINO MELDOLESE A INIZIO NOVECENTO, SI TRATTAVA DEL SENATORE BELLINI. QUANDO SI TRASFERÌ IN CITTÀ VENDETTE LA VILLA DI MELDOLA. A CHI? A MIO NONNO. ATTORNO A VILLA BELLINI DEVE ESSERCI QUALCOSA DI MAGICO”.

In chiusura, un aneddoto curioso e di buon auspicio. “Forlì ha avuto un altro primo cittadino meldolese a inizio Novecento, si trattava del senatore Bellini. Quando si trasferì in città vendette la villa di Meldola. A chi? A mio nonno, e da allora è la casa della famiglia Zattini. Attorno a Villa Bellini deve esserci qualcosa di magico”.

IN QUESTE PAGINE, IL NUOVO SINDACO DI FORLÌ, GIANLUCA ZATTINI, NELLE SALE DEL COMUNE E NEL CHIOSTRO DI SAN MERCURIALE.


ESSERE

Il sindaco

PIÙ GIOVANE ENZO LATTUCA CON I SUOI 31 ANNI È IL PRIMO CITTADINO PIÙ GIOVANE NELLA STORIA DI CESENA. BRUCIARE LE TAPPE È LA CIFRA DELLA SUA VITA: DALLA POLITICA, ALLA FAMIGLIA, ALLO STUDIO. di Barbara Baronio / ph Gianmaria Zanotti

C

“Chiederò ai cesenati di partecipare sempre alle scelte della città e per la città, così insieme la cambieremo”: con queste parole, accompagnate dalla grinta che lo ha spesso contraddistinto in campagna elettorale, Enzo Lattuca, neoeletto sindaco di Cesena, parla della città che vorrebbe e che si accinge ad amministrare. Lo abbiamo incontrato, pochi giorno dopo il ballottaggio, fresco di vittoria, nel suo nuovo ufficio a Palazzo Albornoz dove sta iniziando a prendere confidenza con i luoghi che saranno i suoi per i prossimi 5 anni. Enzo Lattuca, classe 1988, con i suoi 31 anni è il sindaco più giovane nella storia della città di Cesena. La sua è la storia di chi ha bruciato tutte le tappe: ha cominciato l’attività politica tra le fila della Sinistra Giovanile durante gli anni al liceo scientifico Righi devo era già rappresentante degli studenti. Si è laureato in Giurisprudenza e oggi sta svolgendo il dottorato di ricerca in Diritto costituzionale al campus Unibo di Ravenna. È già padre di Tommaso (2 anni) e di Pietro, di pochi mesi. È origi-

nario di San Giorgio, ma ora vive con la sua compagna Giorgia e i figli nella zona tra la stazione e il centro storico. Un ragazzo non superstizioso, che ama il nuoto e l’atletica e che, dopo la frenesia della campagna elettorale, apprezza il relax di casa e anche il silenzio. La passione politica lo accompagna fin dall’infanzia. “Questo interesse lo devo a mio padre e ho un ricordo di me da piccolo mentre guardavo al telegiornale le immagini della Guerra del Golfo. Evidentemente non ne coglievo i contenuti, ma di certo son stato fin da piccino molto curioso. Credo che tutto il mio impegno politico derivi dall’insofferenza che provo rispetto alle ingiustizie e dalla voglia di cambiare ciò che avverto come ingiusto. Ogni mia azione è sostenuta dalla convinzione che per riempire di senso una vita, oltre agli aspetti della vita privata, personali e sentimentali, debba esserci un impegno per la comunità. L’impegno politico per me è la modalità più ampia con cui


“ESSERE SINDACO IMPLICA UN IMPEGNO DIVERSO: QUANDO ERO IN PARLAMENTO ERO UNO SU 1.000. ORA HO UNA GRANDE RESPONSABILITÀ CHE CONDIVIDERÒ CON IL CONSIGLIO COMUNALE E CON LA GIUNTA, MA SENTO CHE UNA PARTE DI ESSA SARÀ TUTTA SULLE MIE SPALLE”.

IN QUESTE PAGINE, IL NUOVO SINDACO DI CESENA, ENZO LATTUCA, ALL’INTERNO DI PALAZZO ALBORNOZ.

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IN MAGAZINE

una persona può spendersi per la collettività a 360 gradi”. Sempre mosso dalla sua passione è stato eletto prima consigliere comunale di Cesena nel 2009, poi segretario comunale del Partito Democratico. Nel febbraio 2013 alle elezioni politiche è stato eletto deputato, risultando il più giovane parlamentare della XVII legislatura e di tutta la storia repubblicana. “Ho scelto di non ricandidarmi alle Politiche – spiega – perché avevo voglia di tornare nella mia città, impegnarmi qui e stare di più con la mia famiglia. La mia candidatura a sindaco non è stata improvvisa, ci ho riflettuto molto insieme con amici e dirigenti di partito. Non ritengo che que-

sto ruolo sia da considerarsi una sorta di retrocessione, ma un’ulteriore responsabilità di grande portata dato che, forse non ne siamo consapevoli, Cesena – per numero di abitanti – è la 49esima città più importante del Paese. E poi essere sindaco implica un impegno diverso: quando ero a Roma ero membro di un parlamento nazionale ed ero uno su 1.000. Ora c’è una responsabilità che non è di un uomo solo, perché sarà condivisa con il Consiglio comunale e con la Giunta, ma sento che una parte di essa sarà tutta sulle mie spalle”. Tanti sono stati i messaggi ricevuti dai concittadini quando Lattuca è stato eletto sindaco della città battendo al ballottaggio con il 55,74% il candidato del centrodestra Andrea Rossi. “In tanti mi hanno sostenuto durante la campagna e mi hanno scritto in tantissimi, anche molti miei insegnanti, dalla dada dell’asilo nido al docente universitario, per passare ai docenti delle medie e del liceo. Ma quello che mi ha colpito molto, e mi ha subito mostrato il senso di grande libertà che hanno i cesenati, sono stati gli incontri fatti in città in questi giorni. Infatti mentre percorro il tragitto da casa al Comune in molti mi fermano per una stretta di mano, per scattare un selfie o anche per dirmi che pur non avendomi votato, per loro ora sono anche il loro sindaco”. Lattuca, che conta su un’ampia maggioranza in consiglio comunale, annulla tutte le polemiche sulla mancanza di dialogo che potrebbe sfociare da tale prevalenza numerica di consiglieri. “Il significato che io


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“CREDO CHE TUTTO IL MIO IMPEGNO POLITICO DERIVI DALL’INSOFFERENZA CHE PROVO RISPETTO ALLE INGIUSTIZIE E DALLA VOGLIA DI CAMBIARE CIÒ CHE AVVERTO COME INGIUSTO. PER RIEMPIRE DI SENSO UNA VITA, DOVREBBE ESSERCI UN IMPEGNO PER LA COMUNITÀ”.

attribuisco alla democrazia – sottolinea – e che deriva anche dal pensiero del filosofo del diritto Hans Kelsen a cui mi sento molto vicino, non è la prevaricazione della maggioranza sulla minoranza. Al di là dei numeri, la democrazia passa dal riconoscimento della minoranza e nasce dal confronto e dal dialogo. Dialogo che deve essere richiesto da ambo i lati”. Oltre ad essere sindaco, Lattuca ha tenuto per sé la delega alla scuola che testimonia il suo legame con il mondo dell’insegnamento. “Per me l’esperienza della scuola, in cui sono ancora

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coinvolto (perché in questi giorni sarò a Ravenna per gli esami di diritto costituzionale) è l’altra metà della mia vita oltre all’esperienza politica. A scuola ero bravo, curioso. L’approccio con la filosofia negli anni dell’adolescenza è stato centrale, ho avuto occasione di approfondirla anche tramite la summer school di filosofia e lo studio della Filosofia del Diritto all’università. Il Dizionario Filosofico di Voltaire mi ha fatto crescere e sentire adulto ed è stato per me fondamentale. La scuola rappresenta davvero una grande istituzione dello Stato sia per quanto concerne la crescita culturale del Paese, sia per quanto riguarda l’integrazione delle famiglie perché le scuole sono i primi luoghi in cui si iniziano a compiere percorsi di integrazione e di inclusione. Mi piacerebbe spingere per una maggiore propensione della scuola a formare il cittadino”. Il nuovo sindaco ha bruciato i tempi anche sulla nomina della Giunta, nominata a tempo di record. “Non sono mai stato capace di giocare ai videogiochi da solo. Mi piacciono i giochi

di squadra ed è per questo che ho scelto di nominare la mia giunta dopo solo 4 giorni dalla mia elezione. Anche quando nuotavo nelle staffette andavo molto più forte rispetto alle gare individuali perché il gareggiare con i compagni mi caricava e mi permetteva di dare il meglio di me”. Ma oltre al lavoro Lattuca pensa alla sua famiglia: “Desidero trascorrere una parte significativa del mio tempo libero con Giorgia e i miei bambini. Il primo figlio, Tommaso, è nato proprio nel periodo del mio impegno a Roma. È nato il mercoledì e il lunedì ero già al lavoro. Pietro è nato nel bel mezzo della campagna elettorale. Sono stati mesi intensi sotto tanti di punti di vista, ma il supporto famigliare non è mai mancato. Credo che più avanti nell’estate andremo anche in vacanza per staccare un po’ e stare insieme. Non mi allontanerò, resterò in zona: con i piccolini non abbiamo grande spazio di manovra e ci godremo il mare della Riviera, e poi amo la buona cucina romagnola. Adoro le tagliatelle al ragù”.


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di Giulia Masci Ametta / ph Gianmaria Zanotti

È arrivata l’estate e con lei i weekend fuoriporta, quelli da una o massimo due notti, magari in città, magari per andare a vedere proprio quella mostra che sta per finire e ti interessava tanto, o per fare un salto al mare in giornata, senza necessariamente

dormirci. È arrivata l’estate e con lei la ricerca del Bed & Breakfast perfetto in quella che è la patria dei B&B, l’Italia, che a suon di numeri scalza gli altri Paesi e supera la tradizionale offerta degli hotel grazie a queste dimore trasformate in qualcosa di più. An-

che il centro di Forlì in questi ultimi anni ha visto sempre più persone iniziare a mettere a reddito gli immobili di famiglia per accogliere il mondo a casa propria. La clientela di queste piccole oasi urbane è davvero ampia – e tutto

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GIARDINO 34

“I LOCALI IN CUI OGGI SI TROVA IL B&B SONO STATI STUDIO, BOTTEGA E ATELIER DI CARMEN SILVESTRONI, IN CUI DISEGNAVA E DIPINGEVA I SUOI QUADRI, MODELLAVA E CUOCEVA LE SUE OPERE DI CERAMICA, PORTANDO IN CASA FABBRI TANTI ARTISTI, INTELLETTUALI E PERSONAGGI”.

questo potrebbe sembrare incredibile ai classici forlivesi critici della domenica. Si spazia da liberi professionisti a dirigenti di aziende, turisti in visita ai Musei San Domenico, famiglie di laureandi grazie al polo universitario, gruppi di invitati a matrimoni in zona o semplicemente gente di passaggio. Sì, perché la posizione di Forlì è strategica: equidistante da mare, montagna e cultura. E proprio all’interno di questo triangolo, nel cuore pulsante del centro storico forlivese nasce Corte Livia, un elegante Room & Breakfast (una formula con 6 camere invece delle classiche 3 dei B&B) che deve il suo

nome e la sua anima al passato (Forum Livii) grazie al bellissimo restauro di un antico edificio storico all’interno di un palazzo signorile settecentesco, affacciato direttamente sull’attuale Corso della Repubblica, in precedenza chiamato Corso Vittorio Emanuele II e prima ancora Borgo Pio e Strada Petrosa, e che rimane tuttora il signore dei corsi forlivesi. I proprietari Giovanna Benelli ed Andrea Borini dopo aver risieduto e vissuto all’interno di queste mura, non sono più riusciti a separarsene, dando così vita a questo nuovo progetto, che facesse conoscere anche all’esterno il fascino di Corte Livia. “Forlì è una città che amiamo e in cui crediamo, e il centro storico ha bisogno di strutture ricettive all’altezza delle aspettative di una clientela esigente, dove può soggiornare, vivere e apprezzare la nostra città”, ci spiegano i proprietari. Parte così questa nuova avventura, con la supervisione del direttore G. Bruno d’Alesio e di tutto lo staff. “Una frase ricorrente che ci riempie di orgoglio è – ci racconta il direttore – Ma chi si poteva imaginare una tale oasi in pieno centro storico?!”

A LATO, IL SALONE DI CORTE LIVIA E G. BRUNO D’ALESIO E JENI PICU. IN ALTO, LA FACCIATA DI GIARDINO 34 ED ENRICO FABBRI CON LA SUA FAMIGLIA, TITOLARI DEL B&B.

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A non più di cinquanta passi a piedi dal giardino di Corte Livia ha aperto da poco più di un anno un B&B che già a partire dal nome ci rivela essere una di quelle piccole perle verdi, nascoste entro le mura forlivesi: Giardino 34. Il come e il perché di questo progetto ce lo spiega Enrico Fabbri, titolare insieme a tutta la sua famiglia del B&B. “A inizio

NEL B&B AL RE, L’ORMAI DIMENTICATA ELEGANZA OTTOCENTESCA E GLI SPLENDIDI AFFRESCHI RIPORTATI ALLA LUCE REGALANO AGLI OSPITI DEL B&B UN RITORNO AL PASSATO SENZA DIMENTICARE GLI ORMAI INDISPENSABILI COMFORT MODERNI.

A L RE 22

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lavori non avevamo deciso che destinazione avrebbero avuto le stanze che oggi sono del Bed & Breakfast, però con il passare del tempo l’idea di poter fare entrare un pezzo di mondo e le sue storie in casa nostra ha preso sempre più forza.” E di storie su questo posto ce ne sono tante da raccontare. Nel 1920 il nonno di Enrico, Antonio Fabbri, possedeva cavalli da corsa, per il trasporto di persone e di carrozze. Per questo lo stabile in città era ricordato con il nome di stallatico, offrendo servizio di ricovero temporaneo per carrozze e cavalli di viaggiatori che giungevano da fuori città, e per questo sono ancora conservate e riconoscibili le stalle con la tipica porta con doppia apertura. Ma le storie non finiscono qui e dal 1966 i locali in cui oggi si trova il B&B sono stati studio, bottega e atelier di Carmen Silvestroni, in cui disegnava e dipingeva i suoi

IN BASSO, UNO SCORCIO DEL B&B AL RE E I SUOI TITOLARI, ALBERTO ARGENTI E RENATO CORVINO, INSIEME AL LORO SPECIALE AIUTANTE A 4 ZAMPE.


AR MONIE

“UN FAMOSO ATTORE CINEMATOGRAFICO-TEATRALE CHE ALLOGGIAVA PRESSO DI NOI, FORSE PRESO DALLA NOSTALGIA DELLA FAMIGLIA, SI ALZAVA PRESTO TUTTE LE MATTINE PER FARE COLAZIONE INSIEME, RACCONTANDOCI TUTTA LA SUA VITA.”

IN ALTO, UNA STANZA DEL B&B ARMONIE E ALESSIA URBINI, CHE GESTISCE IL SERVIZIO CON LA SUA FAMIGLIA.

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quadri, modellava e cuoceva le sue opere di ceramica, portando in casa Fabbri tanti artisti, intellettuali e personaggi eccentrici forlivesi e non. Se a Forlì l’offerta dei Bed & Breakfast è aumentata drasticamente negli ultimi anni, con diverse nuove aperture, a Cesena contrariamente è sempre stata abbastanza stabile, con un turismo che deriva principalmente da teatro e conservatorio, oltre che dalle principali case di cura e dai centri ospedalieri specializzati. Il B&B Al Re ha solide mura per proteggere dal caos cittadino e due eclettici proprietari da cui prende il nome: Al-berto e Re-nato. L’ormai dimenticata eleganza ottocentesca e gli splendidi affreschi riportati alla luce regalano agli ospiti del B&B un ritorno al passato senza dimenticare gli ormai indispensabili comfort moderni. Sempre del 1800 è l’abitazione che Alessia e la sua famiglia

hanno trasformato in quello che oggi è Armonie B&B, in centro a Cesena, in una tranquilla piazzetta vicinissima alla Biblioteca Malatestiana. Il sogno di Alessia è riuscire, all’interno della sua piccola realtà, a considerare il tema del benessere complessivo della persona che alloggia, passa e va. “Un famoso attore cinematografico-teatrale che alloggiava presso di noi mentre recitava al Bonci, forse preso dalla nostalgia della famiglia – ci racconta –, si alzava presto tutte le mattine per fare colazione insieme, raccontandoci tutta la sua vita, gli aneddoti privati e del dietro le quinte, trattenendosi a lungo”. Forse perché alla fine è questo il senso dell’aprire la porta delle proprie case, di essere ospite nel suo duplice e originale significato di persona che accoglie ma anche di chi è accolto nel modo migliore: raccontando storie, offrendo un servizio, condividendo spiragli di mondo.


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ph Stefano Atzei


CREARE

La forma

DELL’ONDA DA CESENA AGLI OCEANI: MARCELLO ZANI, TITOLARE E CREATORE DI SEQUOIA SURFBOARDS, CI RACCONTA COME SI POSSA UNIRE IN UNA TAVOLA DA SURF IL DESIGN, L’ARTE E GLI STUDI DI FLUIDODINAMICA.

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di Giulia Masci Ametta

Marcello Zani chiama le sue tavole shape – forma, sagoma – e, all’italiana, ne usa anche il verbo: “shapare”. Sì, perché il mood è italiano, ma l’arte del progettare e sagomare le tavole da surf l’ha imparata in giro per il mondo, tra l’Europa e la California. La sua passione per la forma, per “dare forma”, è viva e tangibile in quella che potremmo chiamare un’azienda artigiana un po’ sui generis: la sua Sequoia Surfboards. Dove e come nasce Sequoia Surf boards, come te ne sei innamorato? “Sequoia nasce a Cesena nel 2014. Ovviamente parte tutto dall’amore per il mare e per il surf, sport cominciato relativamente tardi, nel 2010, finita la mia carriera da pilota professionista. Il mare mi ha letteralmente conquistato. Ho deciso quindi di creare Sequoia immediatamente dopo aver shapato per hobby la mia prima tavola. In questo lavoro ho trovato con il tempo la strada perfetta: unire il design – mio nonno paterno era un abile artigiano e incredibile designer di scarpe da donna –, la ricerca della massima prestazione che mi lega al mio passato automobilistico e l’arte, il modo in cui posso esprimermi”.

Come hai imparato e dove ti sei perfezionato? “Ho dovuto viaggiare molto, in Europa e in America, ho anche passato diversi mesi in California, una delle patrie del surf da onda. Ho avuto la possibilità di conoscere e imparare da grandi shaper, e la cosa incredibile è che più sono famosi e affermati, più ti aiutano! È una grande famiglia e viaggiare è un’esperienza fondamentale per aprire la mente e la propria visione, aprirsi alle persone. Credo che tutti i giovani debbano farlo”. Cosa vi distingue dagli altri? “La prima cosa che ci distingue, e che mi rende molto fiero, è il mood Sequoia, quello che più mi rappresenta: l’armonizzazione tra bellezza e funzionalità, tra stile e performance, simbolo di quello che in gergo viene chiamato Italian style. L’altro aspetto che ci caratterizza è l’uso della tecnologia più avanzata e innovativa dell’industria del surf, la CFD, fluidodinamica computazionale, che studia come si comportano i flussi d’acqua sulle mie tavole. Sono stato il primo a credere in questa tecnologia e nella persona di Riccardo Rossi della ditta RED Fluid Dynamics. La cosa simpatica è che Riccardo è di IN MAGAZINE

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ph Geg Lelli

“QUELLO CHE PIÙ MI RAPPRESENTA È IL MOOD SEQUOIA: L’ARMONIZZAZIONE TRA BELLEZZA E FUNZIONALITÀ, TRA TECNOLOGIA E FLUIDODINAMICA, STILE E PERFORMANCE, SIMBOLO DI QUELLO CHE IN GERGO VIENE CHIAMATO ITALIAN STYLE”.

ph Tommaso Pardini

Savignano, io di Cesena, ma ci rapportiamo con i top player del mercato surf mondiale”. Da Cesena agli Oceani. Le

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tue tavole che mari hanno solcato? “Una mia tavola, grazie al rider francese Cavallini, ha partecipato a una competizione in una delle onde più famose e pericolose del mondo: Banzai Pipeline alle Hawaii. Ero contentissimo e allo stesso tempo spaventato, è molto pericolosa quell’onda, si è visto gente perderci la vita. Poi vedere il mio modello di punta, la Enzo, surfare in Giappone è stata una grande soddisfazione: i giapponesi sono attentissimi ai dettagli e alla qualità”. Stai lavorando a qualcosa di nuovo? Progetti per il futuro? “Assieme al team di RED Fluid Dynamics stiamo cercando, at-

traverso studi di fluidodinamica, di associare a ogni tavola un valore numerico che possa aiutare i surfisti a scegliere lo shape giusto per le condizioni del mare e le proprie capacità. Penso sia una svolta molto interessante, capire le caratteristiche di una tavola solo dalle misure, come si è fatto fino ad ora, è molto difficile. Pensando al futuro si deve anche sempre ringraziare chi ti ha seguito fin dall’inizio: la mia fidanzata, la mia famiglia e i miei amici e collaboratori, tutti mi hanno aiutato e supportato in maniera incredibile, credendo fortemente in questo progetto. Ne sono molto grato, c’è stata davvero una grandissima energia”.

IN QUESTA PAGINA, MARCELLO ZANI, TITOLARE E CREATORE DI SEQUOIA SURFBOARDS.


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RECITARE

Vita

SUL SET SARA MAGALOTTI MONDELLO, ATTRICE EMERGENTE ORIGINARIA DI CESENA, È ALLA RIBALTA DEL PICCOLO E GRANDE SCHERMO, TRA SPOT PUBBLICITARI E PRODUZIONI ITALIANE E INTERNAZIONALI.

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di Clarissa Costa / ph Elsa Luce Campini

Un volto che stiamo imparando, e impareremo sempre di più, a riconoscere: Sara Magalotti Mondello, una nuvola di capelli ribelli e uno sguardo aperto dai grandi occhi castani, è un’attrice emergente cesenate che si sta facendo strada sul piccolo e grande schermo accanto a nomi noti del cinema e della fiction. Una carriera dietro l’obiettivo inizialmente legata al mondo della moda grazie a una sorella fotografa, Marcella, con la qualche si divertiva a scattare qualche servizio fotografico, e culminata con l’elezione nel 2010 a Miss Forlì. Ma il sogno, in fondo, era un altro: la recitazione. “Credo che sia sempre stato un mio desiderio – racconta Sara –. In realtà il mio primo corso di recitazione l’ho fatto proprio a Cesena, con Franco Mescolini, quando avevo a malapena 15 anni. Sono stata spinta da mia madre, perché vedeva che anche con le amiche e a lezione di danza mi piaceva intrattenere con le mie imitazioni. Poi mi sono trasferita a Milano, ho iniziato un corso di recitazione e da lì mi sono appassionata. E, ancora oggi, continuo a studiare: per un attore penso che lo studio

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non finisca mai”. Oggi vive a Roma, città in cui ha fatto la sua prima esperienza con una piccola parte nel film del 2015 Alaska, di Claudio Cupellini, e poi sul set cinematografico, nel 2016, di Che vuoi che sia con l’attore e regista Edoardo Leo. “Ero tanto agitata – ricorda –. Mi vergognavo ancora molto e avevo il cuore che esplodeva. Se c’è una cosa che accomuna i primi provini e le prime esperienze sul set è il cuore che batte talmente forte che ti sembra che il fonico possa sentire il tuo battito. Ora sono molto più tranquilla, ed è meglio. Sono piccole esperienze che ti fanno crescere e prendere confidenza con il set”. Dopo i primi provini, Sara inizia a lavorare in particolare in ambito pubblicitario girando spot per Pepsi, Ikea, Parmigiano Reggiano, Buondì, Campari e molti altri. “Lo spot di Pepsi è stata sicuramente una delle esperienze più grandi dei miei inizi. È stato stancante, siamo stati in Croazia per dieci giorni a dicembre, e non dimenticherò mai il tuffo in mare che mi hanno fatto fare. Stavo morendo di freddo, mi hanno tirata fuori dall’acqua tutta tremolante. A volte per 2 secondi di


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“IN GOMORRA ERO UNA HOSTESS, IN DON MATTEO UNA GIOVANE ARTISTA CHE AIUTA UN AMICO E FINISCE IN COMA, MA POI SI RISVEGLIA. TERENCE HILL È DAVVERO ADORABILE! MENTRE PER LA SERIE 1994 SONO PER LA SECONDA VOLTA IN SCENA CON STEFANO ACCORSI”.

IN QUESTE PAGINE, ALCUNI RITRATTI DI SARA MAGALOTTI MONDELLO. IN BASSO, A SINISTRA, L’ATTRICE NELLO SPOT DI PEPSI; A DESTRA, NELLO SPOT DI ENEL CON ALESSANDRO CATTELAN.

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inquadratura si rischia grosso, ve lo garantisco! Ma a parte questo è stato molto bello, si crea un gruppo di lavoro e anche amicizie belle”. Dal 2017 Sara prende parte a produzioni molto amate e conosciute, dal pubblico italiano e non solo, come le serie televisive Don Matteo e Gomorra, nel film diretto da Luciano Ligabue Made in Italy e, recentemente, nella serie di Sky Atlantic 1994, giunta alla terza stagione. “In Gomorra

ero una hostess all’Hotel Baglioni, in Don Matteo una giovane artista che aiuta un amico e finisce in coma, ma poi si risveglia. Una nota: Terence Hill è davvero adorabile! Su 1994 non posso svelare nulla perché deve ancora uscire, però sono per la seconda volta in scena con Stefano Accorsi, che avevo già conosciuto sul set di Made in Italy”. Oltre al cinema e alla televisione, nel 2018 Sara prende anche parte ai video musicali di Diodato e Roy Paci per il brano Adesso, presentato al Festival di Sanremo, e di Boomdabash e Loredana Bertè per il brano Non ti dico No. Quando le domando del progetto su cui sta lavorando al momento mi risponde: “Vi parlo in pausa, tra un ciak e l’altro. Sto girando nella mia Romagna, posso dire solo questo... ma vi terrò aggiornati!”


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Mondi

DI CARTA MASSIMO MISSIROLI È IL PAPÀ ITALIANO DEI LIBRI POP-UP, VERI GIOIELLI DI FANTASIA E ARTIGIANALITÀ IN TRE DIMENSIONI: UN TALENTO FORLIVESE RICONOSCIUTO IN TUTTO IL MONDO.

A

di Dolores Carnemolla / ph Giorgio Sabatini

Avete mai immaginato di saltare dentro a un libro? Ascoltando Massimo Missiroli viene proprio voglia di provarci. Fino al 2004 il forlivese Missiroli, bancario di professione, cartotecnico per passione, è stato l’unico paperengineer a realizzare libri popup in Italia (ora sono in due) di

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cui è anche un grande collezionista: ad oggi possiede circa 3.000 volumi. Nel suo percorso ci sono importanti collaborazioni con case editrici italiane e straniere, un Premio Andersen e numerose presenze alle fiere del libro più importanti d’Europa. Il suo talento e la sua competenza

lo rendono un vero maestro dei libri a tre dimensioni. A luglio, nell’ambito della proposta di rivitalizzazione di corso Mazzini, apre in Galleria Mazzini 28, all’angolo con via Bonoli, uno spazio interamente dedicato al pop-up con una esposizione di libri, una biblioteca e workshop


D. I C O N

per adulti e bambini che terrà personalmente. Qual è il suo primo ricordo legato a un libro pop-up? “Ero poco più che ventenne, camminavo per Forlì quando ho visto un libro esposto in una libreria di Corso Diaz: era I gatti di Gattolica riproduzione di un libro dell’Ottocento di Ernest Nister. Da un punto di vista cartotecnico non era un libro particolarmente complesso ma in quel momento vedere quelle figure, staccate una dall’altra a formare un’unica immagine, mi colpì molto e lo acquistai. Il primo pezzo della mia collezione”. Nel 2001 ha ricevuto il prestigioso Premio Andersen. Come ha vissuto questo riconoscimento? “Ricordo che quando mi è stato comunicato, con un fax della giuria, mi scrissero che mi avevano premiato come se fossi stato un libro. In effetti sono stato il primo autore a ricevere questo premio, nella categoria del Miglior libro fatto ad arte, per la passione e la competenza con cui avevo promosso e valorizzato il ruolo e la conoscenza del libro pop-up e animato. Fino ad allora avevo lavorato solo all’estero: Stati Uniti,

Giappone e soprattutto in Germania. Da quel momento molti editori italiani si accorsero di me e dopo aver realizzato alcuni libri per il gruppo editoriale Emme/ EL/Einaudi Ragazzi produssi libri con la casa editrice DeAgostini e con la casa editrice Gallucci”. Qual è il pezzo più raro della sua collezione? “Quello che raccoglie una serie di incisioni per teatro ottico stampate e intagliate in Germania verso la metà del Settecento dai fratelli Engelbrecht. Altrettanto raro è un libro del 1968: Andy Warhol index book, realizzato dall’artista americano per la Random House. È ancora incellofanato nella plastica originale, era l’edizione deluxe. A questa edizione sono legato in modo particolare perché mi è stato regalato proprio da Waldo Hunt, chiamato the Grandfather dei pop-up contemporanei, la persona che ha aiutato Andy Warhol a produrre questo libro”. I libri pop-up sono una magia per bambini e adulti. Cosa genera questo seducente magnetismo? “Il fatto che non ti immagini mai che cosa è rinchiuso nella pagina che stai per aprire. La sorpresa la si vive a ogni pagina perché i car-

Via Marconi, 7 C a s t r o c a r o Te r m e E Te r r a D e l S o l e Te l : 0 5 4 3 7 6 7 3 0 5


NELLA PAGINA PRECEDENTE, MASSIMO MISSIROLI CON IL LIBRO PINOCCHIO. IN ALTO, UN SUO LIBRO POP-UP.

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totecnici usano costruzioni sempre più complesse, per realizzare pagine emozionanti e articolate”. Qual è il personaggio pop-up a cui è più legato? “Sicuramente Pinocchio, di cui ho tutte le versioni pop-up realizzate nel mondo dall’inizio del Novecento ad oggi. Dopo l’edizione del 1932 della Blue Ribbon di Chicago, che per prima utilizzò proprio per Pinocchio il termine pop-up, e l’edizione della casa editrice Franceschini di Firenze, inserisco anche il mio Pinocchio progettato e realizzato nel 2002. Questo mio lavoro ha ricevuto consensi in tutto il mondo e ha ricevuto la nomination al premio Meddendorfer, l’Oscar statunitense dei libri pop-up con la cartotecnica più complessa. Fu selezionato fra circa 350 diverse edizioni, prima e unica volta nella storia del libro pop-up italiano”. Un’ambientazione o un personaggio pop-up che non sono stati ancora realizzati e che le piacerebbe creare? “Si può dire che ormai non esiste soggetto che non sia stato rappresentato all’interno di un libro

“LA MAGIA RISIEDE NEL FATTO CHE NON TI IMMAGINI MAI CHE COSA È RINCHIUSO NELLA PAGINA CHE STAI PER APRIRE. LA SORPRESA LA SI VIVE A OGNI PAGINA PERCHÉ I CARTOTECNICI USANO COSTRUZIONI SEMPRE PIÙ COMPLESSE, EMOZIONANTI E ARTICOLATE”.

pop-up. Più che un personaggio, mi piacerebbe riproporre un progetto che presentai nel 1991 all’editore statunitense Abrams, specializzato in libri d’arte: un libro su Dante”. Dovendo, per ipotesi, realizzare un libro pop-up ambientato a Forlì, da quale luogo partirebbe? “Sicuramente partirei dal gioco prospettico che si potrebbe realizzare con le colonne del Chiostro di San Mercuriale: mi sembra già di vedere la doppia pagina popup che lo rappresenta”.


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CREATIVI DEPOSITO ZERO STUDIOS INAUGURA NUOVI SPAZI E RIUNISCE AUDIO, FOTO, VIDEO, POST-PRODUZIONE E COMUNICAZIONE. UNO STUDIO FORLIVESE SEMPRE PIÙ AFFERMATO, CHE COLLABORA CON GRANDI ETICHETTE.

S

di Clarissa Costa

Sviluppare progetti artistici a 360°: questo è l’obiettivo di Deposito Zero Studios, nato a Forlì nel 2012 come studio di registrazione audio e video, che recentemente ha inaugurato un nuovo spazio HUB di 500 mq, riunendo all’interno dello stesso

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contesto gli ambiti audio, foto, video, post-produzione e comunicazione. Una realtà giovane e dinamica – il team ha una media di circa 30 anni – che intende valorizzare la Provincia, ma vedere anche oltre: in questi anni, con modestia ma caparbietà, Deposi-

to Zero Studio si è infatti già affermato a livello nazionale grazie ai progetti sviluppati con artisti come Ivano Marescotti, Laura Pausini, Renato Pozzetto, Aldo Montano, Mecna, Miss Keta, Good Fellas e il gruppo Bowland, per citarne alcuni.


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“Io e altri tre soci – racconta Nicola Rosetti, titolare dal 2014 –, abbiamo creato sulle ceneri di un vecchio poltronificio il primo edificio contenente gli Studios ospitante all’interno due studi di registrazione audio, due sale prova e un teatro di posa in cui realizzare servizi fotografici, videoclip e pubblicità. Una realtà forse sovrastimata per la zona geografica in cui è nata, ma che ci sarebbe servita per soddisfare un mercato potenzialmente florido, oltre che per realizzare i nostri progetti personali. Dal 2012 ad oggi il progetto si è evoluto: l’idea di ampliare la struttura su una direzione meno realizzativa e più ideativa – continua – è nata dall’esigenza di creare una realtà che coprisse anche le necessità di output, ovvero la promozione e la comunicazione dei prodotti, e per questo oggi fanno parte degli Studios anche un’agenzia di comunicazione, oltre che fotografi e videomaker”. La struttura comprende anche uno spazio di co-working, un luogo che apre le porte ai creativi, start-up e professionisti che necessitano di uno spazio in cui lavorare e, perché no, scambiarsi idee e creare collaborazioni. “Credo molto nel territorio, nelle potenzialità dei miei coetanei, e mi piace l’idea di poter fare qualcosa che sia anche per la città; per me è importante che le persone entrino

e usufruiscano degli spazi”. Il format video LIVEZERO, che su YouTube ha superato 1 milione di visualizzazioni, ha poi contribuito alla popolarità di Deposito Zero Studios anche fuori dal territorio romagnolo. “Per questo progetto abbiamo investito molto, non solo economicamente ma anche a livello di tempo, lavorando come squadra, e con il gruppo Bowland abbiamo avuto la conferma che questo format ha una buona risonanza e potenzialità come vetrina. Ora, infatti, abbiamo iniziato a stabilire rapporti anche con grandi etichette americane, come la Warner, che ci mettono in contatto con artisti per promuovere i loro singoli, quindi direi che l’esperienza sta andando molto bene. Siamo comunque sempre aperti anche a lavorare con realtà più piccole”. Per Deposito Zero Studios sono sicuramente solo i primi traguardi della scalata in un settore che deve però confrontarsi anche con un nuovo tipo di mercato: quello dell’autoproduzione. “È innegabile che ci sia stata, in generale, una f lessione delle richieste riguardanti la produzione e la registrazione audio in studio – spiega Rosetti –. Soprattutto a livello locale, non ci sono più molte band che investono il tempo che si dedicava una volta alla realizzazione di un prodotto. I giovani preferiscono

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NELLA PAGINA PRECEDENTE, NICOLA ROSETTI, TITOLARE DELLO STUDIO. A LATO, UNO DEGLI STUDI DI REGISTRAZIONE. IN BASSO, IL GRUPPO BOWLAND PER IL FORMAT LIVEZERO.

IL FORMAT LIVEZERO, CHE SU YOUTUBE HA SUPERATO 1 MILIONE DI VISUALIZZAZIONI, HA CONTRIBUITO ALLA POPOLARITÀ DEGLI STUDIOS ANCHE FUORI DAL TERRITORIO ROMAGNOLO, PERMETTENDOGLI DI STABILIRE RAPPORTI CON ALCUNE GRANDI ETICHETTE AMERICANE.

mantenere la propria autonomia e fare le prove nel garage sotto casa. Non c’è nulla di male in tutto questo, è la normale risultanza del poter usufruire di strumenti

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semi professionali acquistabili a minor prezzo e dall’illusione che tutti possano fare tutto o quasi. Questo è stato ed è tutt’ora un grande ostacolo, ma se riusciamo a far funzionare una realtà come la nostra è perché ci impegniamo tanto e con costanza. Viviamo praticamente all’interno degli Studios. Inoltre la molteplicità di persone, con diverse competenze, ci permette di aiutarci reciprocamente e di lavorare tanto. Quello che però più di ogni altra cosa ci permette da quasi sette anni di resistere e procedere è il nostro ideale, i nostri sogni, con i quali siamo nati che ci fanno passare i giorni e le notti dentro a questo grande collettore che è Deposito Zero Studios”.

La parola agli STUDI STORICI Se da un lato è vero che il digitale ha aperto le porte a molti, competenza, professionalità ed esperienza rimangono elementi imprescindibili. Sono diverse le realtà locali che lo confermano, studi ben consolidati nella Provincia di Forlì-Cesena che sono riusciti ad adattarsi alle richieste del mercato.“Quando ho aperto il mio studio, nel 1999, ho iniziato lavorando principalmente con le realtà locali – racconta Marco Versari, titolare dell’omonimo studio di registrazione con sede a Forlì –. Dopo dieci anni, tuttavia, ho dovuto rimboccarmi ulteriormente le maniche per combattere un mercato inflazionato, ampliandomi e iniziando a lavorare anche oltre confine”. Da allora Versari vanta una rosa di clienti come Sky, Lavazza, Amaro del capo, Dorelan, Zanichelli, Mondadori, Salani e Netflix. “Per Netflix abbiamo doppiato una cinquantina di serie, certificandoci anche a livello internazionale”. Una storia dalle radici comuni è quella di TamTam Studio/ Giurrado Snc di Cesena, realtà nata nel 1996 come studio di registrazione audio fondato da Corrado Magalotti. Consolidato prima nel territorio romagnolo, lo studio inizia poi collaborare con artisti nazionali come LùnaPop e Cesare Cremonini, dando vita nel 2003 a Tam Tam Studio Recordings. Negli ultimi 10 anni lo studio approfondisce la conoscenza dell’audio per i film, portando la propria esperienza nel reparto sonoro delle location. “Inoltre, a partire dal 2005 – racconta Magalotti –, Tam Tam Studio ha introdotto tra i servizi anche la sezione video, fino a quel momento solo dedicata all’audio”.


Lavorare bene è vivere bene. Io lo so, Edilpiù lo sa. Per me questo non è solo il luogo in cui lavoro. È lo spazio in cui cerco sempre di dare il meglio di me. È qui che ogni giorno creo la mia professionalità, esperienza dopo esperienza. Voglio sentirmi al sicuro qui, perché è la sensazione giusta per avere voglia di imparare. E mi fido di chi ha costruito le proprie certezze, proprio come ho fatto io. Questo posto era solo un’idea, un progetto. Edilpiù lo ha trasformato in realtà per me. E adesso lo penso, lo sento, lo vivo. Architetto Aristide Missiroli

edilpiu.eu


COMPORRE

Che musica,

BAMBINI!

LUCA TOZZI, COMPOSITORE PER IL CINEMA E LA TV E SCRITTORE, HA TROVATO NELL’INFANZIA UNA RICCA VENA CREATIVA. A NOVEMBRE SARÀ TRA GLI AUTORI IN GARA A LO ZECCHINO D’ORO.

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di Giulia Farneti

Ha scritto colonne sonore per il cinema, la televisione, documentari e web serie (per Rai Cinema, Mediaset, Warner, Sky, DeAgostini e Sonoton), ha firmato canzoni per la Sugar e per la terza volta un suo brano è tra le canzoni de Lo Zecchino d’Oro. I suoi libri per bambini sono stati pubblicati da Einaudi, Rizzoli, Leone verde Piccoli e Raffaello. Luca Tozzi, forlivese di nascita ma per amore residente ad Ancona, di strada ne ha fatta da quando da bambino andava al cinema con suo padre: ora i suoi sogni sono diventati realtà. Luca, compositore, scrittore e sound designer: come sono nate tutte queste passioni? “Quando ero bambino mio padre mi portava molto spesso al cinema: era una sua grande passione che mi ha trasmesso fin da piccolo; ricordo ancora le proiezioni di E.T., Il ritorno dello Jedi e tanti altri. Quando uscivo dalla sala, la colonna sonora del film continuava a risuonarmi in testa e cercavo di trattenerla nella mia memoria perché non sapevo quando l’avrei potuta risentire, non esisteva YouTube. Allora avevo 5 anni, non me ne rendevo conto ma penso che il mio amore per la musica e la scrittura sia nato proprio nelle

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sale di quei cinema di Forlì che oggi molti di noi ricordano con nostalgia”. Come si fa a trasformare le passioni in un mestiere? “La passione è una cosa molto importante, è un additivo, un carburante speciale che ti permette di affrontare grandi distanze senza soffrire troppo la fatica perché sei totalmente concentrato su quello che stai facendo. Nel periodo dell’adolescenza investivo tutto il mio tempo e tutti i miei soldi, che erano molto pochi, nelle mie passioni: la musica e il cinema, escludendo tutto il resto. Negli anni capisci anche che la passione va gestita con una buona dose di razionalità e progettualità o corri il rischio di perderti. Quando la passione diventa un lavoro devi fare dei compromessi, ti accorgi che alcuni aspetti di quel mestiere non sono come te li eri immaginati nella tua visione ideale, ma va bene così. Oggi faccio un lavoro che mi appartiene e in cui mi sento a fuoco e questa è la cosa più importante. Pago un po’ il prezzo dell’incertezza del futuro, ma lo pago volentieri”. Cosa accomuna la tua musica e la tua scrittura? Il rivolgersi ai più piccoli?

IN ALTO, LUCA TOZZI. NELLA PAGINA SEGUENTE, L’AUTORE INSIEME AL MAESTRO BEPPE VESSICCHIO E NADIA BORGOGNONI.


TRA I SUOI LAVORI PER IL CINEMA CI SONO LE COLONNE SONORE DI FILM COME L’ARIA SALATA E ALZA LA TESTA. PER LA TV HA FIRMATO DIVERSE EDIZIONI DI MISTERO SU ITALIA 1 E DOCUMENTARI COME QUELLO SU ETTORE MAJORANA DI SKY ARTE.

“Alla base c’è una componente creativa. Si tratta di partire da un foglio bianco e di comporre musica o storie. Il fatto che oggi mi succeda sempre più spesso di rivolgermi ai più piccoli è una cosa che non era nei miei piani iniziali. Tutto è iniziato 4 anni fa dopo la nascita di mia figlia Anna. Mi dicevo: se faccio il musicista come minimo dovrò scrivere una canzone per mia figlia. Così è arrivata la scrittura per l’infanzia, prima canzoni, poi filastrocche e brevi racconti”. Sei forlivese ma vivi ad Ancona. Con quale colore, musica e parole dipingeresti Forlì? “Ho vissuto i miei primi 38 anni a Forlì, ma la mia compagna è di Ancona e quando è nata nostra figlia mi sono trasferito nella sua città. Per me il colore di Forlì è la luce del suo centro storico nei tramonti d’estate e la sua musica è il

suono del suo dialetto, una lingua vivace e divertente ma che può anche commuovere quando usata dai suoi poeti. Quando ci ritorno mi piace perdermici un po’ e scelgo sempre strade inutilmente lunghe per andare da un posto all’altro. È un modo per ritrovarla e per ritrovare un po’ anche me stesso”. Per la terza volta sei stato selezionato come autore per Lo Zecchino d’Oro… “È sempre una gioia e anche un onore. La prima volta è stata nel 2016. Mandai alcune canzoni alla commissione dell’Antoniano che scelse Il Dinosauro di plastica. Poi ho partecipato anche l’anno successivo con La ballata dei calzini spaiati, era l’edizione del sessantesimo. La canzone di quest’anno si chiama O Tucano Goleador e l’ho scritta a quattro mani con Nadia Borgognoni. Da IN MAGAZINE

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tre anni la direzione musicale è affidata al maestro Beppe Vessicchio, che arrangerà anche il nostro brano, una cosa che non capita tutti i giorni. Per ogni canzone verrà creato anche un cortometraggio in animazione, linguaggio di cui sono appassionato da sempre. Dato che oggi l’animazione è molto costosa è un privilegio poter avere un cartone animato costruito ad hoc su una tua canzone”. Siamo un po’ tutti cresciuti con Lo Zecchino d’Oro, ma per te cosa ha rappresentato in tenera età e cosa rappresenta oggi? “Ascolto molte più canzoni per bambini oggi che in passato. Da piccolo adoravo la musica ma ne fruivo in maniera casuale a seconda di quello che passava la TV o la radio. Ogni tanto mi capitava anche di sintonizzarmi su Lo Zecchino d’Oro. Le canzoni mi piacevano tantissimo ma ricordo bene che dicevo: se mai dovessi cantare nel coro vorrei vestirmi come pare a me! Anche a scuola non volli mai mettere il grembiule. Il primo giorno delle elementari ero l’unico a non averlo, avevo

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voluto indossare la felpa di E.T. a ogni costo e mia madre, rassegnata, mi dovette assecondare”. Dall’8 di marzo in tutte le librerie troviamo Mia mamma è un albero, mio papà un orso, com’è nata l’idea di scriverlo? “È un albo illustrato che attraverso una metafora racconta di due genitori che si separano e di una famiglia divisa che trova un equilibrio nuovo senza prescindere dall’amore per la loro bimba. È una storia che ho vissuto e che avevo bisogno di raccontare per mettere delle cose al giusto posto dentro di me. A volte mi scrivono dei genitori che si stanno separando che mi ringraziano perché dicono di aver trovato nel libro quella parola in più per spiegare la loro scelta ai loro bimbi. In quel momento quella storia che ho scritto per me stesso diventa la loro storia e questo mi ripaga di tutto. È una sensazione speciale”. Perché proprio questo titolo? “Parla di una mamma, un papà e la loro bimba, una famiglia come tante. Un giorno però qualcosa cambia: la mamma comincia a trasformarsi in un albero e il papà

“PARTECIPARE A LO ZECCHINO D’ORO È SEMPRE UNA GIOIA E UN ONORE. LA PRIMA VOLTA È STATA NEL 2016. IL BRANO DI QUEST’ANNO SI CHIAMA O TUCANO GOLEADOR E SARÀ ARRANGIATO DAL MAESTRO BEPPE VESSICCHIO, UNA COSA CHE NON CAPITA SPESSO”.

in un orso e assieme a loro cambiano anche le loro abitudini e le loro esigenze. Per i due genitori continuare a stare sotto lo stesso tetto diventa impossibile, finché non decidono di andare ognuno in una casa più adatta alla loro nuova forma. Si crea un altro equilibrio, un assetto inedito ma sempre fondato sull’amore dei due genitori per la loro bimba”. Oggi Luca Tozzi chi è diventato? “Una persona che continua ad avere tanti sogni e che continua a perdersi nei suoi pensieri quando guarda fuori dalla finestra”.


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TRAMANDARE

Per chi suona

LA CAMPANA A CASTROCARO LA SPETTACOLARE ARTE DI SUONARE LA CAMPANA A MANO SI TRAMANDA DI PADRE IN FIGLIO ATTRAVERSO LA COMPAGNIA DEI CAMPANARI. Testo e foto Andrea Bonavita


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Fausto Lombardi, viso giovane e antiche chiavi tintinnanti alla cintura, mi viene incontro per aprire la torre campanaria, per tutti e’ campanon. Oggi è una giornata importante: è una di quelle poche occasioni in cui la Compagnia dei Campanari suonerà la campana a mano, come si faceva un tempo. Insieme a Fausto, arriva anche il padre Gianni, da cui ha ereditato la passione, e con lui arrivano anche gli altri componenti della squadra. Tutti e sette sono pronti a salire per quella strettissima scala a chiocciola che porta in cima alla torre ricostruita nel 1500 dopo che un fulmine aveva fatto esplodere le polveri d’artiglieria contenute al suo interno. Mentre saliamo, dalle piccole finestre la visuale si allarga dai tetti di Castrocaro fino a Forlì e oltre. Una volta in cima, lo sguardo si apre sulla cittadella, o Murata, un gioiello rinascimentale di rara bellezza. A Castrocaro la compagnia è una vera istituzione: sono i custodi che da generazioni si tramandano l’arte di suonare la campana con il solo ausilio

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delle funi. La campana è quella che fu realizzata nel 1841 a Cesena ed è la più grande dell’Emilia-Romagna, con i suoi 14 quintali. Un gigante di bronzo che oggi rintocca secondo tradizione solo in ricorrenze particolari come la domenica di Pasqua, durante i tre giorni della Madonna dei fiori (il fine settimana dopo Pasqua), il Primo Maggio, il giorno di San Giovanni (24 giugno) e per la festa delle forze armate, il 4 Novembre. “La campana è sempre stata un elemento fondamentale nella vita della nostra comunità – racconta Fausto – sicuramente in tempi medioevali fu voluta per scopi difensivi poiché era udibile e visibile da ogni parte del paese e dagli arroccamenti limitrofi. Nel corso dei secoli perse l’uso originario e acquistò significato civico e religioso diventando uno dei simboli principali di Castrocaro. In tempi moderni sulla torre venne montato l’orologio con relativi battenti e da allora i suoi rintocchi hanno sempre scandito le giornate dei castrocaresi. Normalmente la campana viene azio-

nata elettricamente per suonare a festa, cioè viene fatta oscillare di circa una trentina di gradi rispetto alla posizione di riposo: in questo modo la bocca della campana rimane girata verso il basso. Noi, invece, suoniamo a distesa, cioè facciamo compiere alla campana una rotazione di quasi 180° rispetto alla posizione di riposo, in modo che la bocca della campana sia rivolta verso l’alto e il batacchio la colpisca proprio in quel momento, diffondendo il suono

A CASTROCARO LA COMPAGNIA È UNA VERA ISTITUZIONE: SONO I CUSTODI CHE DA GENERAZIONI SI TRAMANDANO L’ARTE DI SUONARE LA CAMPANA CON IL SOLO AUSILIO DELLE FUNI. LA PRIMA FU REALIZZATA NEL 1841 A CESENA ED È LA PIÙ GRANDE DELL’EMILIA-ROMAGNA.


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IL PRIMO RINTOCCO DELLA CAMPANA DI CASTROCARO, UN GIGANTE DI FERRO DA 14 QUINTALI, FA SOBBALZARE IL CUORE NEL PETTO E I TIMPANI NELLE ORECCHIE, MENTRE I CAMPANARI SI SOLLEVANO DA TERRA AGGRAPPATI ALLE FUNI E ANCORATI CON LE IMBRAGATURE.

molto più lontano”. Il primo rintocco infatti fa sobbalzare il cuore nel petto e i timpani nelle orecchie, mentre i campanari si sollevano da terra aggrappati alle funi e ancorati con le imbragature. Nei secoli passati, i campanari erano dipendenti comunali e la

squadra è sempre stata composta da circa 8 persone, infatti servono quattro uomini per poter avviare la campana dalla sua posizione di riposo, poi a turno si suona in due per volta, uno per lato. Oggi invece il gruppo conta sette appassionati. “Suonare il campanone è una tradizione tramandata da sempre tra la gente del paese, non esiste una vera e propria selezione o scuola. Se una persona è interessata, inizia venendo a vedere le nostre suonate e appena possibile fa una prova assistita da un campanaro più esperto. Io rappresento la seconda generazione nella mia famiglia, alcuni campanari sono alla terza generazione e tutti hanno imparato dai campanari più anziani”. Una particolare attenzione è rivolta alla sicurezza. “Noi campanari,

per poter salire in cima alla torre e far dondolare i 14 quintali di bronzo della campana, utilizziamo un sistema di imbragature e funi che ci permettono di operare in sicurezza pur godendo dell’ebbrezza dell’altezza della torre”. La torre oggi è di proprietà del Comune, che si occupa dei vari interventi a livello di muratura e di impianti, il resto della manutenzione è eseguita dai campanari. “La struttura comunque non necessita di troppa manutenzione, le funi vengono sostituite quando sono troppo consumate, mentre il sistema di balestre, boccole e ceppo di sostegno della campana principale è stato ricostruito negli anni Settanta dall’allora presidente del gruppo, Gualtiero Ravaioli, con l’aiuto di artigiani locali e da allora è sempre stato mantenuto in condizioni ottimali”.

IN QUESTE PAGINE, LA COMPAGNIA DEI CAMPANARI SUONA A DISTESA LA STORICA CAMPANA DI CASTROCARO.

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PASSEGGIARE

A spasso

CON ZAC UNA GIORNATA CON L’ALLENATORE DI CALCIO ALBERTO ZACCHERONI ALLA SCOPERTA DI UNA CESENATICO CHE SA DI MARE, DI PALLONE E DI BUONA CUCINA. di Barbara Baronio / ph Gianmaria Zanotti


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Quando arriviamo al Maré l’aria è frizzantina e la spiaggia si sta popolando lentamente, con i ritmi pigri di un’estate ancora incerta. È qui che incontriamo Alberto Zaccheroni, che oggi sarà la nostra speciale guida alla scoperta di Cesenatico. Una Cesenatico intima, fatta di ricordi personali e soprattutto di mare, il vero luogo del cuore dell’allenatore di calcio che negli anni ’90 ha fatto sognare i tifosi del Milan e che ha portato il suo talento fino in Giappone, diventando l’unico tecnico italiano ad aggiudicarsi un trofeo internazionale alla guida di una nazionale straniera.

IL MARE SCORRE NELLE VENE DELLA FAMIGLIA DA GENERAZIONI. MENTRE PARLIAMO, ACCANTO A ZACCHERONI C’È IL PADRE CHE OGGI HA 95 ANNI. LA MATTINA, FANNO COLAZIONE INSIEME SEDUTI AL TAVOLO DEL MARÉ GESTITO DAL FIGLIO LUCA.

Ecco appunto, il mitico Zac degli stadi, quello dei campionati in giro per il mondo, del pallone che non si ferma mai, che ha sempre avuto in Cesenatico il suo punto fermo. La sua casa nel senso più pieno del termine, tanto da pretendere che in tutti i suoi contratti ci fosse scritto, nero su bianco, che la domenica sera, dopo la partita, lui sarebbe rientrato a casa, a Cesenatico. “Sì, l’ho sempre preteso – ricorda Zaccheroni –. Mia moglie e mio figlio sono sempre venuti a vedermi e io amavo rientrare a casa con loro, a volte anche solo per poche ore. Sentivo la necessità di tornare, di respirare l’aria di Cesenatico, di camminare per le vie del centro storico e di vedere il mare. Chi vive in una località di mare, 56

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ha bisogno del suo mare”. Un mare che scorre nelle vene della famiglia da generazioni. Mentre parliamo, infatti, accanto a Zaccheroni c’è il padre, Adamo, che oggi ha 95 anni. La mattina, da primavera ai primi mesi d’autunno, fanno colazione insieme seduti al tavolo del Maré, lo stabilimento balneare gestito dal figlio, Luca, che proprio dal nonno ha ereditato la passione per l’ospitalità, la ristorazione, il buon vivere. “Mio figlio ha realizzato il sogno di mio padre – dice Zaccheroni – che era contrario al fatto che io giocassi al calcio e avrebbe voluto che incanalassi le mie energie verso l’atti-

IN APERTURA, ALBERTO ZACCHERONI AL MOLO DI LEVANTE DA DOVE AMA GUARDARE IL MARE. SOTTO, IL MARÉ, LO STABILIMENTO BALNEARE GESTITO DAL FIGLIO LUCA E LA PIAZZA DELLE CONSERVE, UNO DEGLI SCORCI PREFERITI DALL’ALLENATORE.


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QUELLO CHE NON SMETTE DI STUPIRE ZACCHERONI È LA BELLEZZA DEL CENTRO STORICO. “I LUOGHI DELL’ANTICA PESCHERIA, LA PIAZZETTA DELLE ERBE E DELLE CONSERVE SONO GLI ANGOLI IN CUI È RACCHIUSA TUTTA L’ANIMA DELLA CESENATICO DI UN TEMPO”.

SOTTO, ALBERTO ZACCHERONI NELLA PIAZZETTA DELLE ERBE.

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vità alberghiera. Sono orgoglioso del lavoro che ha fatto. Insieme a mia cognata hanno creato un luogo unico a Cesenatico dove godersi l’emozione di tramonti mozzafiato sul mare. Da qui si vedono il molo e i capanni dei pescatori di ponente. Allungando lo sguardo, si assapora la meraviglia della piazza Spose dei marinai, il vero gioiello della Cesenatico ponente”. Negli anni Cinquanta la famiglia Zaccheroni si è trasferita da Meldola a Cesenatico per aiutare una

zia paterna nella gestione di una trattoria in via Baldini. Poi acquistarono una piccola pensione, si chiamava Lucciola e aveva il bar annesso. Lo stesso bar dove alcuni dirigenti sportivi entrarono per convincere suo padre a lasciarlo giocare dopo averlo visto dare calci al pallone nel campetto lì vicino. “Mio padre – racconta Zaccheroni – è sempre stato un tifoso dell’Inter, non potendo intitolare il bar all’Internazionale scelse Ambrosiana, che era il nome dell’Inter negli anni ’30. Fu dura convincerlo del fatto che volevo fare il calciatore, ma alla fine mi lasciò andare. Partii per Bologna, è da lì che è cominciato tutto fino a che la malattia mi ha impedito di giocare aprendomi però la strada di allenatore. Quando negli anni ’90 è arrivata l’occasione di allenare il Venezia ho deciso di stravolgere la mia vita, ho chiuso l’albergo che nel frattempo avevo preso in gestione e ho chiesto a mia moglie e a mio figlio Luca di credere in questa sfida”.

Passato e presente di Zaccheroni si fondono proprio qui, tra via Baldini e viale Leonardo da Vinci dove ha scelto di realizzare il complesso residenziale in cui vive anche il resto della famiglia. “Oggi questi spazi sono stati sostituiti dalle case e da un parcheggio, ma ai tempi era per noi ragazzini di Cesenatico il luogo del massimo divertimento”. Dal Maré ci spostiamo al Parco di Levante. Nell’oasi di verde che si estende dal quartiere Boschetto fino ad arrivare a Valverde, i cesenaticensi si dedicano allo sport, al relax, alle camminate. Il parco è un altro dei luoghi che Zaccheroni sente come suo. “Qui amo fare delle lunghe passeggiate. È il mio luogo preferito nel verde. Così come amo passeggiare fino al molo di Levante, la mattina presto. Mi dà un grande senso di libertà e mi fa sentire l’immensità del mare”. Ma quello che non smette di stupire Zaccheroni ogni volta che torna a Cesenatico è la bellezza del centro storico. “I luoghi dell’antica pescheria, la piazzetta delle Erbe e piazza delle Conserve sono proprio gli angoli in cui sembra racchiusa tutta l’anima e la storia della Cesenatico di un tempo, che con il grande sviluppo del turismo non ha perso però quella genuinità dell’accoglienza di cui i romagnoli sono un’eccellenza assoluta. E poi il Porto Canale leonardesco e il Museo della Marineria: custodiscono preziosi esemplari di antiche barche da pesca e costituiscono luoghi ricchi di fascino da cui trapelano le semplici e grandi storie di un popolo da sempre legato all’Adriatico. Immagini che sono sempre impresse nel mio cuore insieme al profumo della cucina di pesce che si respira passeggiando proprio per questi luoghi. D’altronde a Cesenatico sappiamo come si fa il pesce, ci sono tanti ristoranti di alta qualità. Lo storico chef del vecchio ristorante Trocadero ha fatto scuola e ha insegnato a molti l’arte della cucina marinara di cui Cesenatico è ancora la regina”.


COMUNICARE

La pubblicità

DI DOMANI IL FUTURO DELLA COMUNICAZIONE SPIEGATO DAL GRANDE CREATIVO PAOLO IABICHINO IN OCCASIONE DELLA CONVENTION MENABÒ AL FOYER DEL TEATRO DIEGO FABBRI.

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di Anna Chiarini / ph Giorgio Sabatini

“La pubblicità deve recuperare la sua funzione e le marche devono restituire alla pubblicità una funzione primordiale, quella di prendere posizione, dare un servizio e un’informazione alle persone. Non si può più piacere a tutti”. Paolo Iabichino, è un creativo tagliente e dal linguaggio netto, quasi impietoso. “Non so se il nostro mestiere un futuro ce l’ha a meno che non ritrovi se stesso”. È stato lui l’ospite dell’incontro organizzato dall’agenzia Menabò al foyer del teatro Diego Fabbri dall’emblematico titolo Tracce della comunicazione che verrà. Nel corso dell’anno Menabò dedica diversi momenti alla formazione interna. Momenti che diventano incontri aperti al pubblico quando i temi e gli interlocutori, sono particolarmente rilevanti come nel caso di Iabichino. L’ex direttore creativo della sede milanese del gruppo internazionale Ogilvy & Mother, nel 2018 è stato eletto comunicatore dell’anno, ha inventato e declinato i concetti di Invertising ed Existential marketing per dare un nuovo senso di marcia alla comunicazione di oggi e con Scripta volant ha fornito un nuovo alfabeto per ca-

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pire la mutazione genetica della parola scritta. Insegna in diverse università e tiene corsi e seminari sulle trasformazioni in atto nel mondo della comunicazione d’impresa. L’occasione al foyer è stato dunque un momento prezioso per fruire del punto di vista di uno dei massimi esperti

di comunicazione che più si è interrogato sui grandi mutamenti in corso cercando di fornire anche una nuova bussola al pensiero creativo. Il punto di partenza della conversazione, alla presenza dei direttori creativi e marketing di importanti aziende del territorio


clienti di Menabò, sono stati i cambiamenti che stanno attraversando e trasformando il mondo della comunicazione e della pubblicità. Cambiamenti che mettono profondamente in discussione i paradigmi della professione e che avranno una grande influenza anche sul modo in cui le aziende entreranno in relazione con i propri clienti. Nelle parole di Iabichino “I brand devono prendere posizione, risuonare con l’identità degli individui; la

marca attraverso il suo territorio di pertinenza deve occuparsi dei temi che appartengono alla vita delle persone” (ad esempio le nuove campagne di Olivero Toscani per Benetton sul tema dei migranti). “I millennials scelgono non solo prodotti ma mondi di riferimento”. Ma per Iabichino c’è una regola da cui non si può prescindere: “Bisogna essere coerenti con quello che si dice e avere nel proprio DNA la storia che si racconta. Lo storytelling fine a se stesso è finito”.

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RICORDARE

I diari

DEL CONTE FILIPPO GUARINI DAL 1863 AL 1920 ANNOTÒ CON MINUZIA I PICCOLI GRANDI EVENTI DELLA VITA FORLIVESE. QUEI DIARI OGGI SONO UNA FONTE PREZIOSA PER STUDIOSI E APPASSIONATI.

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di Umberto Pasqui / ph Giorgio Sabatini

Forlì conserva una memoria importantissima. Il riferimento prezioso è il Diario Forlivese, iniziato nel 1863, una monumentale cronaca in quindici volumi degli avvenimenti locali corredata da una ricca documentazione. Filippo Guarini, l’autore, prende nota di tutto ma non farà in tempo a raccontare dell’ascesa del fascismo in quanto i suoi scritti si fermeranno al 1920. I volumi, in genere, sono aperti da un frontespizio (ad esempio con la frase: “Anzi tutto sono cattolico ed italiano”), segue la cronaca giorno per giorno, sovente risultano incollati tra le pagine locandine, ritagli di giornale o altro materiale, e ogni anno finisce con una sorta di bilancio consuntivo. In quanto diario, scritto al termine della giornata, ora i grandi tomi manoscritti si trovano nei Fondi Antichi della Biblioteca comunale “Saffi” di Forlì con le Memorie storiche delle famiglie forlivesi. In esso si leggono fatti grandi e piccoli che non si trovano sui giornali del tempo. Il compilatore partecipa ai dibattiti politici, riporta i sentito dire, vive la città da cittadino cronista, e non rade volte si IN MAGAZINE

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FILIPPO GUARINI CON REGOLARITÀ HA DESCRITTO, INIZIANDO DALLE CONDIZIONI METEOROLOGICHE, OGNI GIORNO FINO AL GENNAIO DEL 1920, NON DIMENTICANDO IL SUO PUNTO DI VISTA VERGATO CON CARATTERI SEMPRE PIÙ COMPROMESSI DALLA SENESCENZA.

A LATO, UNO DEI DIARI FORLIVESI DATATO 1863-1866. IN APERTURA, FILIPPO GUARINI.

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concede qualche evento mondano a teatro; non lascerà segreta la sua recensione. Così, per esempio, si legge tra le pagine del 1917: “Col giorno 19” (ottobre) “è cominciata la macellazione dei majali; si farà in ottobre il venerdì, in novembre e dicembre il lunedì, in gennajo e febbrajo il venerdì; la tassa di macellazione è di L 3,50 per capo”. La parte finale del 1917, nel diario, non dimentica i ritmi della tradizione. Ma lo Stato in guerra mette becco anche nelle cose più sottili: il pane, nei locali di ristorazione, “deve essere somministrato in fette sottili, non abbrustolite, dallo spessore non superiore a centimetri 2, e in quantità per ogni pasto non maggiore di grammi 80”. Così è scritto nella pagina del 23 ottobre 1917: “In essi […] dovranno andare coloro che avranno la tessera di Famiglia da ritirarsi entro il 30 e il 31 corrente”. Il suo contributo, pertanto, è decisivo per ricostruire gli umori e gli accadimenti di Forlì e dintorni. Con regolarità ha descritto, iniziando dalle condizioni meteorologiche, ogni giorno fino al gennaio del 1920, non dimenticando il suo punto di vista vergato con caratteri sempre più compromessi dalla senescenza ma con il carattere sanguigno, benevolo, intransigente, amante della propria città che conservò fino all’ultimo giorno della sua vita. Filippo Guarini, nato da una celebre famiglia aristocratica forlivese, era imparentato pure con Bettino Ricasoli, il

Barone di ferro, secondo presidente del Consiglio del Regno d’Italia dopo Cavour. Nella sua lunga vita (1839-1921) ebbe modo, in seguito agli studi a Siena, di partecipare come volontario alla seconda guerra d’indipendenza combattendo a Palestro, nel reggimento Regina, sotto il comando di Cialdini. Dal 1866, rientrato a Forlì, inizia la sua vera ascesa: ottiene l’incarico di direttore degli istituti culturali cittadini, è bibliotecario d’onore e custode della Pinacoteca. Dall’anno successivo è ascritto tra i consiglieri comunali (fino al 1876) e inizia a occuparsi con più proficuità alla storia e a erudizioni varie. Il suo orientamento cattolico conservatore lo aliena dalla tendenza dell’amministrazione comunale

sempre più vicina alla sinistra laica e democratica, pertanto, nel 1876, si dimise dalla direzione degli istituti culturali, cominciando la sua “opposizione erudita” con un’attiva opera di militanza politica. Fu tra i fondatori del comitato diocesano dell’Opera dei congressi, quindi segretario e presidente, dando un forte impulso alla diffusione del movimento cattolico in una regione ostica come la Romagna, dove repubblicani e socialisti erano ben radicati e organizzati. Negli ultimi vent’anni di vita, pur mantenendo prestigio, lasciati ogni militanza e ogni incarico, si dedicò quasi esclusivamente al suo diario. Sarebbe morto poco più di un anno dopo la sua ultima riga scritta, il 19 marzo 1921.


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1 5°e di zi one

mutamenti

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UMBERTO CURI LEZIONE MAGISTRALE

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CARMEN GALLO TOMMASO DI DIO CAFÈ PHILÒ

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FRANCO FARINELLI LEZIONE MAGISTRALE

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GIULIO GORIA ANDREA SALVO ROSSI CAFÈ PHILÒ

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MASSIMO ADINOLFI LEZIONE MAGISTRALE

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VINCENZO DEL GAUDIO MORIS GASPARRI FRANCESCO CIRILLO MARATONA FILOSOFICA

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MARIO QUAGGIOTTO CAFÈ PHILÒ

LUGLIO/PIAZZALE DEI SALINARI/ORE 21,30

MASSIMO DONÀ LEZIONE MAGISTRALE LEZIONI MAGISTRALI: PRESENTA MASSIMO PREVIATO CAFÈ PHILÒ E MARATONA FILOSOFICA: PRESENTA DAVIDE GROSSI

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Il mercato offre innumerevoli strumenti finanziari ma per trasformare un investimento in un investimento di valore è necessario che un bravo consulente finanziario ti aiuti a ragionare su ciò che è davvero importante: strategia, diversificazione, efficientamento fiscale, consulenza globale, supporto comportamentale, passaggio generazionale, tutela del patrimonio, monitoraggio, ribilanciamento e gestione dei flussi. Ciò che fa realmente la differenza è il valore del consulente finanziario a cui ti affidi perché è colui che ti aiuta a prendere delle corrette decisioni per il tuo futuro in ambito patrimoniale. Per questo Fideuram si avvale di professionisti altamente qualificati, da sempre riconosciuti tra i migliori del settore, che si impegnano ogni giorno per realizzare valore e sicurezza per i propri clienti in un rapporto costruito sul dialogo e sulla fiducia e una partnership solida destinata a durare nel tempo.

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Forlì IN Magazine 03 2019  

Dedichiamo questa copertina, come tutti i numeri post elettorali, ai nuovi sindaci eletti: Gianluca Zattini, il primo sindaco di centrodestr...

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