







MADE IN ITALY SINCE 1926
ANNO LXXIX - SETTEMBRE 2025
DIRETTORE RESPONSABILE
ANDREA AIELLO
COORDINAMENTO EDITORIALE
MICHELE WEISS
JEWELLERY EDITOR
LAURA ASTROLOGO PORCHÉ
WATCH EDITOR PAOLO DE VECCHI
ART DIRECTOR FABRIZIO MAJERNA
COLLABORATORI
SIMONA INFANTOLINO, LAURA INGHIRAMI, GIANFILIPPO VERSARI
PUBBLICITÀ dircom@edifis.it
TRAFFICO PUBBLICITARIO
FRANCESCA GERBINO francesca.gerbino@edifis.it
STAMPA
CENTRO POLIGRAFICO MILANO SPA via Puccini, 64 – 20059 Casarile - MI
EMAIL orafo@edifis.it
WEB SITE www.orafoitaliano.it
PREZZO PER COPIA € 5,00 / ARRETRATI € 10,00
Registrazione Tribunale di Milano N° 1038 del 10/01/1949. Iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione n° 06090. Tutti i diritti di riproduzione degli articoli e/o foto sono riservati. Manoscritti, disegni, fotografie, supporti audio e video anche se non pubblicati non saranno restituiti. Per le fotografie e le immagini per cui, nonostante le ricerche eseguite, non sia stato possibile rintracciare gli aventi diritto, l’Editore si dichiara disponibile ad adempire ai propri doveri. Ai sensi del Reg. EU 679/2016 l’Editore garantisce la massima riservatezza nell’utilizzo della propria banca dati con finalità redazionali e/o di invio del presente periodico. Ai sensi dell’art. 15 il ricevente ha facoltà di esercitare i suoi diritti fra cui la cancellazione mediante comunicazione scritta a EDIFIS S.r.l. - Viale Coni Zugna 71 - 20144 Milano (o ai riferimenti sotto trascritti), luogo della custodia della banca dati medesima.
l’Orafo italiano, una rivista edita da:
Edifis S.r.l. Viale Coni Zugna, 71 20144 - Milano - Italy
Tel. +39 023451230 / Fax +39 023451231 www.edifis.it
Partner di:
EDITORIALE
Negli ultimi mesi ci siamo abituati a leggere notizie sul mercato del lusso con accenti critici o preoccupati. La locomotiva dei consumi dell’alto di gamma sembra in affanno. Per la prima volta.
Non dovunque e non per tutti, intendiamoci. Ma dopo tanti anni di crescita a doppia cifra, di mercati sempre più nuovi e sempre più ricchi, la “nuova dimensione” del lusso fa riflettere.
Nella moda si susseguono i cambi di poltrona, tra ceo e direttori creativi.
Alcuni grandi gruppi internazionali stanno riducendo sedi, personale e prospettive.
A testimoniare il periodo di incertezza.
Cosa sta succedendo?
Il valore del mercato generato da beni esclusivi, rari e costosi, è entrato in una crisi trasformativa o la contrazione durerà qualche tempo?
Difficile dare risposte certe, visti gli “scivolosi” scenari politici ed economici. Sappiamo che gioielli e orologi possono essere indossati in occasioni giuste o terminare nel quieto di caveau e casseforti, accanto ai lingotti d’oro, come forma di investimento o risparmio.
Abbiamo appreso che non c’è solo il nuovo ma che l’economia generata dal secondo polso, come il gioiello vintage o d’epoca cresce in modo consistente.
Il mercato è ampio, ricco e sicuramente destinato a trovare nuova spinta.
Senza trascurare che sono tante, fortunatamente, le aziende italiane che continuano a registrare ottime performance.
Nel frattempo, occorre essere più prudenti di prima e più informati e attenti a cogliere nuove opportunità. Senza incappare in facili scorciatoie.
Sbagliare partner o fornitore può costare molto caro.
La qualità delle lavorazioni, la provenienza certa ed “etica” delle materie prime, il rispetto delle persone coinvolte nella filiera di produzione, sono invece gli ingredienti indispensabili per produrre qualsiasi oggetto d’alta gamma.
Mai ridurre o rinunciare a questi, se si desidera continuare a prosperare nel lusso.
Le nostre creazioni, le tue emozioni Le nostre creazioni, le tue emozioni
In copertina: Oris Big Crown Pointer Date Calibro 403 terracotta
CLOSE UP
Anniversary
Splash of Colors
HAUTE JOAILLERIE
En équilibre: la nuova armonia di Cartier
Impermanence, il crepuscolo della luce di Boucheron
Jewels by Nature, l’incanto di Chaumet per la natura
Scrigni di luce: le nuove borse gioiello Buccellati
Chanel “Reach for the Stars”, ali verso l’infinito
Extraleganza, il sogno Piaget tra opali e pop art
Ardis, le sculture lucenti di Vhernier
Il tributo di Messika all’Africa ancestrale
Pasquale Bruni: una rosa per svelare la femminilità
Collezione 1967, audace omaggio alla storia Pomellato
Ode all’Italia, il viaggio di Damiani nell’anima tricolore
INSIDE JEWELRY
Tiffany & Co. brilla a Milano
“Charm Bar”: stile, emozioni e libertà
Falsini, gioielli ricolmi di vita
Quadrifoglio 50: radici forti e sguardo verso il futuro
Faor, la perfezione come mestiere
Il gioco della sottrazione
MARKET TREND
PDPAOLA, il gioiello che parla alle donne moderne
Grand Tour - viaggio globale alla ricerca della bellezza
Fancy Revolution, la nuova grammatica del diamante
Il boom delle aste di preziosi
L’arte nautica di Baglietto
L’oro del futuro? Risplende a Vicenza
Intervista a Lucia Silvestri, la dama dei gioielli
Altagamma, Consumer & Retail insight 2025
Federorafi: frenata nel primo trimestre
Club degli Orafi/Intesa: il 2025 dell’oreficeria italiana
FOCUS OROLOGI
Grande anniversario degnamente celebrato
Bottega storica in città, ultima apertura al mare
Incantevoli suggestioni d’altri tempi
Watch News
Oris, la rinascita di una leggenda
TREND
Warm Dance
Biker Girl
Wish List for Him
Wish List for Her
davvero uniche. È però con la terza generazione che Busatti Milano si spinge ancora oltre nei primi anni Duemila, conquistando una selezionata ed esigente cerchia di clienti. Oggi è proprio questa generazione, rappresentata da Andrea, Barbara, Luca e Simone Busatti, a guidare l’azienda verso nuovi orizzonti. Busatti Milano oggi, dopo ben 75 anni di storia, è Alta Gioielleria ma anche prêt-à-porter, con collezioni che liberano la femminilità da ogni schema, lasciando la bellezza libera di esprimersi in ogni sua forma. Simbolo di quella Milano che da sempre è culla di stile, creatività e raffinatezza, Busatti Milano è anche contaminazione, tra gioielleria e arte, ma anche tra culture che abbracciano il mondo intero, dalla tradizione orientale a quella araba che hanno inevitabilmente influenzato la visione dell’azienda e la realizzazione di ogni gioiello. Le collezioni Scrigni, Géa ed Éden si ispirano, infatti, alla bellezza di mondi lontani e riscoprono la cultura del viaggio, tra mandala e fiori d’Oriente. Costellazione, Luce e Forme, invece, raccontano il legame con l’arte e le contaminazioni tra astratto e figurativo, mentre Domina e Poligoni rendono omaggio alla città di Milano tra l’estro e l’avanguardia della prima e il rigore architettonico della seconda. L’ultimo tassello dell’evoluzione di Busatti Milano è sicuramente rappresentato dal suo recente capolavoro, Sculptorea. La collezione, che celebra i 75 anni dell’azienda, è un tributo alla maestria orafa, all’arte e alla passione con diamanti purissimi, smeraldi e zaffiri di dimensioni straordinarie e una ricerca della perfezione attraverso forme scultoree che si intrecciano con la tradizione della gioielleria italiana. Le pietre preziose sono le protagoniste indiscusse tra orecchini con smeraldi da oltre 15 carati, collane con diamanti a goccia da 70 carati e anelli sormontati da zaffiri blu naturali da 18 carati. Con questa ultima opera d’arte il viaggio di Busatti Milano, partito 75 anni fa dalla passione di un uomo e di una donna per la bellezza, è diventato un’eredità che continua a brillare, più luminosa che mai.
Nel cuore di Milano, tra le eleganti vie del centro e l’energia creativa che pervade la città, si celebra una storia di eccellenza che ha attraversato settantacinque anni di passione, arte e innovazione. Fondata nel 1940 dall’imprenditore Antonio Busatti e dalla moglie Maria, collezionista d’arte e antiquariato con un’incredibile sensibilità estetica, la Maison Busatti Milano si è affermata negli anni nel panorama dell’alta gioielleria italiana mantenendo sempre viva la sua anima familiare. La passione dei due fondatori per la bellezza trova terreno fertile anche nella seconda generazione della famiglia che, negli anni Settanta, spinge l’azienda verso nuove mete del mondo che diventano fonte inesauribile di ispirazione grazie, soprattutto, a perle e pietre preziose
Ottant’anni non rappresentano soltanto il fluire del tempo, ma sono anche la traccia viva di una lunga storia scritta con mani sapienti, cuore tenace e una visione luminosa che ha guidato ogni passo. Ottaviani, storica azienda a conduzione familiare, ha celebrato questo straordinario traguardo nel 2025 con un grande evento che è stato ben più di una semplice ricorrenza: una festa sentita, pensata come un omaggio all’arte, alla passione e al successo raggiunto. Un momento emozionante, condiviso con la famiglia, i collaboratori e le istituzioni per onorare insieme un viaggio che ha trasformato un sogno artigiano in un simbolo del made in Italy, oggi riconosciuto e apprezzato a livello internazionale. La storia del brand affonda le sue radici nei
primi anni del Novecento, anche se è nel 1945 che Ottaviani prende forma ufficialmente come realtà industriale strutturata, incarnando fin da subito l’eccellenza artigianale italiana nell’ambito dell’oreficeria, della gioielleria, dell’argenteria e degli oggetti sacri. Sotto la guida del Presidente Onorario, Comm. Alberto Ottaviani, la famiglia è riuscita ad attraversare le stagioni del cambiamento, mantenendo sempre saldo il filo prezioso della tradizione artigianale di alto livello che rappresenta il cuore pulsante dell’identità aziendale.
Dalle delicate trasparenze degli smalti a fuoco fino alla raffinata scultura dell’oro e dell’argento, ogni creazione firmata Ottaviani racconta un pensiero, un gesto, un’eredità profonda che si rinnova continuamente nel tempo. Le collezioni per la casa, i gioielli preziosi, gli oggetti sacri: tutto parla la lingua dell’eleganza e della qualità, riconosciuta e amata anche oltre i confini nazionali. A suggellare questo cammino costellato di eccellenze, numerosi sono stati i riconoscimenti ricevuti: un francobollo commemorativo emesso nel 1978 in onore dell’azienda, la Certificazione di Qualità ottenuta negli anni ’90, l’ingresso nel Registro delle Imprese Storiche d’Italia avvenuto nel 2023, e più di recente, l’ottenimento del prestigioso titolo di Marchio Storico, conferito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Senza dimenticare poi la nascita, negli anni Settanta, di un centro studi d’avanguardia che ha rappresentato una vera e propria fucina di idee innovative per artisti, artigiani e ricercatori; la fondazione, negli anni Ottanta, del distretto argentiero marchigiano; fino all’onore di fornire le medaglie ufficiali per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Torino 2006. Nel ritratto di famiglia che accompagna e celebra questo importante anniversario si legge nitidamente il volto di una storia che continua ancora oggi alimentata da nuove generazioni unite da un’eredità fatta di bellezza, valori autentici e visione lungimirante.
viaggio emozionale che attraversa i decenni, un percorso nel tempo in cui ogni modello si trasforma in una vera e propria finestra aperta sul passato, specchio di sogni, tendenze e trasformazioni culturali. Dalle tinte fluo esplosive che caratterizzavano gli eccessi creativi degli anni ’80, capaci di accendere l’immaginazione e stupire con energia, fino al minimalismo sussurrato dei primi anni 2000, passando per le trasparenze di fine anni ‘90 e per l’estetica digitale dell’ultimo decennio. Il viaggio attraverso le epoche parte da Hero.32, lo storico capostipite nato nel 1985, che oggi rinasce in una veste rinnovata e contemporanea, reinterpretato con delicate sfumature gelatinose nei toni Watergreen e Purple. Un omaggio affettuoso al passato, ma con uno sguardo deciso verso il domani, sempre nel segno della personalizzazione e della libertà creativa resa possibile dall’iconica cassa estraibile. Segue Hero.DOT Solar, dal piglio dinamico, che incarna l’unione virtuosa tra estetica e sostenibilità ambientale: alimentato da luce naturale o artificiale, sfoggia un design fresco e giocoso, arricchito da finish soft nelle tonalità allegre del Giallo Sorbetto e del Rosa Bubble. Per gli amanti di adrenalina, velocità e movimento, Master si presenta in una veste decisa e grintosa color blu petrolio, con lunetta girevole e un secondo cinturino effetto ghiaccio.
Infine, Hero.NEXT è la voce del futuro: uno smartwatch intuitivo e dinamico con dettagli pop che riflettono l’anima innovativa e il desiderio di guardare oltre i confini del tempo tradizionale. Ogni segnatempo di Living in Color è impreziosito da piccoli ma significativi dettagli simbolici: il numero 40 impresso a ore 8 e, sul fondello, l’incisione “Living in Color since 1985” insieme al logo del 40° anniversario, un omaggio a una filosofia che ha fatto del tempo un’esperienza unica da indossare, personalizzare e vivere a colori. Del resto, in quarant’anni di creatività ininterrotta, Hip Hop non si è limitato a misurare il tempo, lo ha colorato.
C’è una storia che nasce là dove il design si intreccia con l’istinto creativo e dove persino il tempo stesso sembra battere secondo il ritmo della moda. Era il 1985 quando, a Milano, Hip Hop faceva il suo ingresso nel mondo dell’orologeria, non come un semplice accessorio da indossare, ma come simbolo autentico di libertà espressiva, grazie a un’idea semplice ma rivoluzionaria: il cinturino intercambiabile realizzato in silicone eco-friendly. Oggi, a quarant’anni di distanza da quella scintilla che ha acceso la fantasia di molti, il brand celebra la propria avventura con una collezione speciale - Living in Color - che incarna alla perfezione lo spirito Hip Hop: vivace, giocosa, personalizzabile, sempre originale e assolutamente riconoscibile. Questa nuova collezione rappresenta un
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
La collezione En Équilibre di Cartier è stata svelata tra le atmosfere rarefatte dell’arcipelago svedese alle porte di Stoccolma, e presentata al Ritz durante la settimana della Haute Couture parigina. Un inno alla proporzione perfetta, alla sospensione calibrata di forme e volumi e alla bellezza che nasce dall’equilibrio. Come ha dichiarato Jacqueline Karachi, Direttrice Creativa della Maison: “Evidenziare la linea sottolineandone la sobrietà: è il paradosso di una semplicità raffinata. È l’arte della proporzione, fulcro dell’armonia insita nelle creazioni Cartier”. La collezione intreccia codici iconici come la pantera, il motivo pavone e i nodi decorativi ispirati all’Oriente, con un linguaggio contempora-
neo, fatto di geometrie preziose e colori intensi. I collier rappresentano le creazioni più spettacolari, autentici capolavori di leggerezza architettonica. Tra i più rappresentativi, i due pezzi dedicati al felino simbolo di Cartier: Panthère Orbitale, dove la pantera si posa su un corallo cabochon circondato da ametiste e diamanti in un movimento circolare quasi ipnotico, e Panthère Dentelée, che incastona il felino in una cascata di sei fili di sferette di smeraldo sfaccettate. Restando nel mondo animale, “Tsagaan”, rende omaggio al leopardo delle nevi mongolo attraverso un raffinato trompe-l’œil che rivela la silhouette solo da alcune angolazioni. “Pavocelle”, il cui nome evoca il pavone, è un collier trasformabile in spilla che culmina in uno zaffiro cabochon di Ceylon di 58,08 carati, mentre
“Hyala”, appare come un velo etereo di zaffiri e diamanti pastello che si chiude con un diamante poire pendente. Traforato, infine, alterna pieni e vuoti in una griglia geometrica che incornicia tre smeraldi ottagonali, esaltando il gioco di proporzioni e trasparenze. Gli anelli, ancora, interpretano altre variazioni di equilibrio tra forma e materia. Tra questi spicca “Motu”, una vera ode al colore: al centro, una tormalina a goccia di 7,80 carati, avvolta da un pavé di diamanti rettangolari e da sferette di turchese e crisopraso, in un insieme che richiama il celebre motivo pavone di Louis Cartier. La collezione, miracolo di esattezza geometrica e purezza di forma, è esaltata da pietre di eccezionale pregio e da un savoir-faire che si tramanda da generazioni nei leggendari atelier della Maison.
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
In un mondo sempre più frenetico, Boucheron ci invita a rallentare, osservare e contemplare. Con la collezione di alta gioielleria Carte Blanche 2025 – Impermanence, Claire Choisne firma un poema visivo sulla fine della luce e sulla bellezza che svanisce. Al primo piano della Maison Particulière di Boucheron, ci accoglie l’oscurità. L’atmosfera è rarefatta, quasi magica: tra silenzi e ombre, la collezione si svela come un invito a proteggere la natura prima che scompaia. Ispirata alla filosofia giapponese del wabi-sabi e all’arte dell’ikebana, la collezione è un viaggio sensoriale dal giorno alla notte, un’opera in sei atti che si apre nella trasparenza e si chiude nel nero assoluto del Vantablack®, uno dei materiali più scuri al mondo, capace di assorbire il 99,9% della luce. Ogni composizione, dalla n°6 alla n°1, è un’installazione botanica e, allo stesso tempo, un contenitore trasformabile: vasi che si scompongono in ventotto gioielli di alta manifattura. I materiali sono sorprendenti: vetro borosilicato soffiato a mano, titanio, alluminio lucidato a specchio,
ceramica nera, resine vegetali e diamanti taglio couture, incastonati con tecniche innovative, inclusa la stampa 3D. La numerazione decrescente rivela fin da subito la chiave di lettura: non si sale, si scende. Non assistiamo a un climax ascendente, ma a un declino poetico, scandito da sei movimenti che raccontano il dissolversi della luce, della materia, della vita stessa. Come in una sinfonia o in un film silenzioso, la collezione inizia luminosa, cristallina, leggera, e si conclude in una densità nera assoluta, dove il tempo si ferma e tutto ritorna silenzio. Impermanence è pensata per evocare la fragilità del mondo naturale: si apre con un tulipano trasparente e una libellula leggera come un sussurro; si passa attraverso cardi spinosi e ciclamini eterei; si giunge infine all’ombra profonda dell’iris e del glicine, fino al papavero nero e alla farfalla trasparente. È il silenzio finale. “Ho voluto cristallizzare un istante prima che scompaia. Queste sei composizioni illustrano la fugacità della natura, passando dalla luce all’ombra per evidenziarne la preziosità”, ha spiegato Claire Choisne.
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
La nuova collezione di alta gioielleria di Chaumet, Jewels by Nature, presentata nei saloni della sede storica di Place Vendôme 12, è una sinfonia di gemme e poesia, un tributo struggente alla meraviglia del mondo naturale. Ogni creazione, come un verso inciso nella luce, celebra la flora e la fauna con grazia immortale, tracciando un ponte tra la bellezza effimera della natura e l’eternità dell’arte orafa. Nel primo capitolo, “Everlasting”, il tempo si ferma sui petali di una rosa selvatica scolpita
in diamanti gialli e perle, sospesa tra passato e presente. L’audacia dell’avena ondeggia in oro, accanto alle stelle dei campi, scintille di luce tra le spighe. Il trifoglio e la felce si intrecciano in un abbraccio verde smeraldo, portando con sé antichi simboli di fortuna e rinascita, in una danza leggera che profuma di bosco e rugiada. Il secondo capitolo, “Ephemeral”, è un sussurro. Fiori che vivono un giorno soltanto, garofani colorati di blu che ispirano la parure “Oeillet”, gladioli dalle venature rubino, calicanti rosa come un’alba di maggio, farfalle trasformate in gemme che raccontano la fragilità con nobiltà. Le collane si posano sulla pelle come respiro, anelli e orecchini catturano la luce con l’eleganza fugace di un battito d’ali. Nel terzo capitolo, “Reviving”, la natura risorge. Le magnolie si aprono in un’esplosione di diamanti purissimi; gli iris selvatici, sognanti e flessuosi, ondeggiano accanto a libellule incantate; le dalie danzano in rosette mobili come ventagli dorati; le ninfee, figlie dell’acqua e della luce, sbocciano tra topazi e spinelli con la grazia silenziosa di un giardino notturno. E l’ape, messaggera del ciclo vitale, vola tra queste meraviglie raccogliendo nettare di pietre preziose, custode operosa della bellezza. Con questa collezione, Chaumet non crea solo gioielli ma compone poesie di luce scolpite nella materia, che raccontano il respiro eterno della natura che la Maison continua a portare avanti da più di 240 anni.
Ci sono oggetti che non sono semplici accessori, ma scrigni di memoria e sogno. Le borse gioiello Buccellati appartengono a questa rara categoria: minuscoli capolavori che racchiudono storie di eleganza, intuizione e bellezza senza compromessi. L’8 luglio, a Parigi, durante le giornate dedicate all’alta gioielleria, abbiamo avuto il privilegio di varcare la soglia della boutique in rue Saint-Honoré, a pochi passi della Place Vendôme, per osservare da vicino la nuova Evening Bags Capsule Collection. È stato come varcare una soglia del tempo, ritrovandoci nel cuore degli anni Venti e Trenta, quando Mario Buccellati trasformava le piccole trousse in simboli di prestigio e stile, amate dalle signore che frequentavano i palchi della Scala. Passeggiando nella sala allestita per la presentazione privata, abbiamo percepito quell’aura di continuità che solo le grandi maison sanno preservare: con la sensazione che ogni borsetta non fosse un semplice oggetto, ma la discendente di una lunga genealogia di ispirazioni, di gesti artigiani, di intuizioni geniali. La collezione è un omaggio a Mario, alle sue sperimentazioni con velluti morbidissimi, sete preziose, chiusure gioiello. Ma è anche la testimonianza della visione di
Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
Andrea Buccellati, che ha saputo raccogliere quell’eredità per tradurla in linguaggi nuovi, contemporanei e audaci. L’ispirazione è scaturita anche dal recupero e dal restauro di diverse borsette da sera, esposte nel 2024 alla mostra “Il Principe degli Orafi”, allestita a Venezia. Abbiamo così ammirato: la trousse rettangolare in velluto verde, con la sua lavorazione matelassé perfetta e la chiusura sormontata da una rubellite cabochon che cattura la luce come un talismano; la trousse in velluto nero, con fermeture di diamanti e rubelliti, impreziosita da un piccolo pendente Opera e, infine, la più moderna e sferica evening bag, una sfida di stile e tecnica: velluto elasticizzato, doppia fila di brillanti, con manico circolare in oro giallo che scivola tra le dita come un cerchio perfetto.
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
Si vous êtes née sans ailes, ne faites rien pour les empêcher de pousser”. Questa celebre frase di Gabrielle Chanel diventa il filo conduttore della nuova collezione di alta gioielleria Chanel 2025, Reach for the Stars, presentata a Parigi nella storica sede di Place Vendôme 18. Qui, in un elegante hôtel particulier del XVIII secolo recentemente restaurato da Peter Marino, trovano dimora gli studi, gli atelier creativi, l’archivio storico e i gioielli originali, tra cui la prima leggendaria collezione “Bijoux de Diamants” del 1932, che abbiamo potuto ammirare durante la nostra visita. Reach
for the Stars è l’ultima collezione firmata dal compianto Patrice Leguéreau e si presenta come un inno alla libertà, al dispiegare le proprie ali per volare verso l’infinito. Ispirata alla golden hour, quel magico momento sospeso tra giorno e notte in cui il cielo si accende di colori, la collezione reinterpreta il glamour secondo Chanel attraverso creazioni spettacolari. Diamanti, onice, tanzaniti, zaffiri dai toni rosati e aranciati: le pietre regnano sovrane. Tre sono i capitoli iconici di questa collezione: la cometa, le ali e il leone. Ognuno di essi racconta un modo diverso di vivere la femminilità: con grazia, coraggio e libertà. La cometa, già protagonista della sopra citata collezione “Bijoux des Diamants”, ritorna in forme raffinate e contemporanee. Le linee si allungano in oro e onice, i diamanti creano traiettorie luminose. Il collier “Dreams Come True” e l’incredibile “Twin Stars” trasformabile in due bracciali e due collane corte incarnano una sobrietà preziosa. Per la prima
volta nella storia della gioielleria di Chanel, le ali prendono vita. Leggere come merletti d’oro e gemme, seguono il corpo con naturalezza. Il collier “Wings of Chanel”, con uno straordinario zaffiro Padparadscha da 19,55 carati, e la tiara “Full Swing”, che incornicia il viso come un velo di luce, rappresentano l’equilibrio tra movimento e poesia. Infine il leone, segno astrologico di Gabrielle Chanel, incarna la forza e la fierezza. Nella parure “Strong as a Lion”, la testa del felino troneggia tra diamanti bianchi e gialli. In “Be the One” si fa più stilizzato, mentre in “Sky is the Limit”, il profilo del felino si fonde in un ricamo di pietre leggere come piume, avvolgendo il collo con autorità e delicatezza.
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
Nel bagliore dorato di Parigi, nell’intimità dell’appartamento Piaget in Place Vendôme, è andato in scena il secondo capitolo della trilogia Shapes of Extraleganza. Una collezione che investe i sensi stordisce con colori accesi, forme audaci e un movimento continuo che attraversa ogni creazione. Stéphanie Sivrière, la mente creativa che unisce l’universo orologiero e gioielliero di Piaget, ha firmato una serie di opere che sono una vera e propria fusione tra Haute Joaillerie e Haute Horlogerie. Tra le protagoniste, la suite “Kaleidoscope Lights”, ispirata all’Op Art e ai riflessi psichedelici anni ‘60-‘70, scolpisce mosaici colorati di pietre ornamentali in geometrie luminose e vibranti. Se Kaleidoscope Lights è l’anima geometrica della collezione, la controparte fluida e sensuale è “Flowing Curves”, con opali neri incastonati in oro bianco martellato a mano, scolpito secondo un’innovativa reinterpretazione del celebre Décor Palace. Oro, diamanti e pietre si fondono in un flusso visivo che evoca i paesaggi naturali svizzeri. Al centro della
collezione, “Endless Motion”: uno strabiliante orologio da tavolo realizzato in collaborazione con Alex Palenski. Più che un segnatempo, è una scultura cinetica dove opale nero, oro inciso e pietre ornamentali, quali pietersite, verdite e sodalite si bilanciano in un’armonia mobile e ipnotica. Completano la collezione le parure “Wave Illusion”, ispirata alla geometria naïf del movimento Memphis; “Curved Artistry” che reinterpreta il tema dell’orologio segreto; “Arty Pop” e “Gleaming Shapes” che esaltano smeraldi colombiani con tagli scultorei e volumi decisi, e “Joyful Twirls”, con orologi cuff tempestati di zaffiri e granati su bracciali flessibili. Con Shapes of Extraleganza, Piaget continua una visione nata negli anni ’60, nutrita da Pop Art e collaborazioni iconiche con Warhol, Dalí, Arman. Una collezione dove il tempo non si limita a essere misurato: danza, scintilla, sorprende.
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
Durante la settimana dell’Haute Couture di Parigi, Vhernier ha presentato la nuova collezione di alta gioielleria Ardis in un luogo d’eccezione: l’Atelier Brancusi, ricostruzione dello studio dell’artista romeno che ha ispirato l’estetica essenziale e audace della Maison. Un contesto simbolico e raffinato, perfettamente in linea con l’anima scultorea di Vhernier. Ad accogliere gli ospiti, Isabella Traglio, Direttrice creativa della Maison, insieme al Trade Commissioner ICE Luigi Ferrelli e alla Vi-
cedirettrice ICE Laura Granara. L’evento è stato arricchito da una dimostrazione dal vivo del savoir-faire artigianale, che ha rivelato la complessità tecnica e la raffinatezza manuale dietro ogni creazione. Ardis è la più pura espressione dell’identità di Vhernier: volumi generosi e linee sinuose che si adattano al corpo come una seconda pelle. I materiali: oro rosa e bianco, alluminio, titanio, diamanti bianchi, neri e gialli, zaffiri,sono scolpiti per riflettere la luce in otto interpretazioni poetiche, dai “Profili di Luna” e “di Stelle” fino alla “Forma Assoluta”. Ogni gioiello è una costellazione da indossare, un incontro di curve, luce e materia. “Nei gioielli Vhernier le idee non sono semplici astrazioni concettuali, ma
nascono con e per il corpo,” afferma Alba Cappellieri, docente del Politecnico di Milano. “Ardis unisce arte e artigianato, memoria e contemporaneità. Ogni elemento è unico, modellato per adattarsi naturalmente alle curve del corpo, come un’opera scultorea da indossare”. Vhernier sceglie materiali non convenzionali come alluminio e titanio, difficili da lavorare e non combinabili con l’oro, per dare vita a una gioielleria audace e raffinata. Dopo anni di ricerca e sperimentazione, la collezione Ardis rappresenta un nuovo capitolo nella storia della Maison: un perfetto equilibrio tra metalli preziosi e innovativi, fusi in un flusso continuo che celebra creatività, maestria artigianale e spirito innovativo.
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
Come da tradizione, Messika ha eletto le sontuose sale dell’Hôtel de Crillon per svelare in anteprima mondiale la sua nuova collezione, durante la Haute Couture parigina. Terres d’Instinct celebra i vent’anni della Maison e inaugura un capitolo ispirato al ritorno alle origini e alla riscoperta di un istinto puro e primordiale. Come ci ha raccontato personalmente Valérie Messika, la collezione è stata concepita al termine di un lungo viaggio immersivo tra Namibia, Botswana e Sudafrica. Le dune monumentali di Sossusvlei, i contrasti cromatici tra oro e terra, la possanza silenziosa degli animali che popolano queste terre hanno risvegliato in lei una ricerca qua-
si ancestrale: quella di riconnettersi con ciò che è primordiale e autentico. Sedici parure compongono questa narrazione scultorea. Tra le creazioni più iconiche: “Mirage”, che rievoca la morbida sinuosità delle dune con volumi satinati in oro e diamanti pavé, generando un raffinato gioco di illusioni e contrasti. “Fauve” si impone invece per il suo fascino dirompente: un tributo all’artiglio del leone, dove le incisioni grafiche si alternano a pavé luminosi, restituendo una percezione di forza istintiva e vitalità. “Zebra Mnyama”, dal canto suo, interpreta il manto dell’anima le omonimo attraverso un’alternanza calibra ta di onice nero e diamanti taglio baguette, incorniciati da due imponenti diamanti scu do che ne sigillano la personalità grafica. Pla smato dall’eco grezzo della pietra e dai venti infuocati, il collier “Kalahara”, pièce phare della collezione, emerge da una terra di con trasti e luce. Capolavoro di incastonatura e design modulare, impreziosito da due stra ordinari diamanti gialli, tra cui una gemma di quasi 35 carati, può divenire un plastron a
tre fili, o a due fili, un girocollo o una collana con pendente centrale. Accanto ai diamanti bianchi, un’altra grande novità arricchisce la collezione: l’introduzione delle pietre di colo
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
Nel cuore di uno dei templi dell’arte e del design, il Musée des Arts Décoratifs di Parigi, Pasquale Bruni ha presentato a un pubblico selezionato Rosina, la nuova collezione di alta gioielleria. Un percorso che parte da un ricordo intimo per diventare linguaggio universale. La direttrice creativa Eugenia Bruni ha invitato ospiti e stampa a intraprendere una sorta di viaggio interiore. Tutto comincia in Calabria, quando, seguendo una farfalla in un luogo appartato Eugenia scorge una rosa solitaria, intrisa di rugiada. Quell’immagine evoca all’istante la figura di zia Rosina, la donna che accolse suo padre a Valenza e che, con la sua energia discreta lasciò un’impronta profonda
nella storia di famiglia. A lei è dedicata questa collezione, che celebra la capacità femminile di fiorire in ogni stagione della vita. La rosa diventa così simbolo di trasformazione, un mandala di luce che si apre in forme preziose, delicate e potenti. La collana, cuore pulsante della linea, racconta la doppia anima di ogni donna. Sul fronte splende una sinfonia
di diamanti che cattura la luce a ogni gesto, sul retro si cela un cuore segreto di zaffiri rosa e rubini, simbolo di protezione e memoria dell’infanzia. Un motivo di cuori e lune incisi a mano percorre il retro del pavé.La luce dei diamanti si fonde con i riflessi caldi delle gemme, mentre ogni petalo scolpito custodisce la promessa di un sentimento. Completano la collezione degli orecchini che si trasformano da petali a lune seducenti, con la spilla che può divenire ciondolo o ornamento. L’anello è invece un abbraccio di petali sull’indice, che nel gambo divengono spine, metafora di un cuore selvaggio. Nel racconto di Eugenia Bruni si percepisce il desiderio di restituire al gioiello un significato che vada oltre il lusso. Rosina non è un semplice ornamento, ma un talismano che custodisce storie. È un omaggio alla delicatezza che sa farsi forza, alla grazia che si trasforma in coraggio, alla femminilità che fiorisce in silenzio ma lascia un segno profondo. Quando le luci si abbassano sulla presentazione parigina, resta nell’aria la sensazione che questa collezione racchiuda qualcosa di raro: la capacità di toccare corde intime e di ricordare che, come una rosa nascosta tra la rugiada, la bellezza più vera si rivela con discrezione, ma anche con una forza che non si può ignorare.
omellato ha presentato la Collezione 1967 a Milano, alla Pinacoteca di Brera, con un esclusivo evento di gala che ha visto la partecipazione di celebrità internazionali. A Parigi, invece, la presentazione ha assunto un tono più intimo, ospitata nella sede di Faubourg Saint-Honoré, punto di riferimento per gli estimatori della maison. Questa nuova collezione di alta gioielleria si configura come un manifesto d’indipendenza stilistica, dove il patrimonio estetico di Pomellato incontra una visione contemporanea audace e inedita. Nata dall’incontro tra il genio artigianale italiano e il talento dei maestri orafi milanesi, la Collezione 1967 si compone di 75 creazioni che ripercorrono tre decenni fondamentali: dagli anni Settanta, quando le catene diventano protagoniste scultoree, passando per gli anni Ottanta di sperimentazione architettonica, fino agli anni Novanta, simbolo della rivoluzione cromatica. Ogni epoca rivive in capolavori che fondono design innovativo e tecniche secolari, dando vita a combinazioni di pietre preziose capaci di trasformare il gioiello in pura emozione. Il Direttore Creativo Vincenzo Castaldo la definisce così: “Un ritorno potente alle nostre radici… Cattura momenti che hanno definito l’identità di Pomellato come la amiamo oggi, anticonvenzionale e unica”. La rivoluzione parte dagli anni
Settanta, quando Pomellato eleva la catena a dichiarazione artistica. Creazioni iconiche come “Blue Chain Cascade” e “Aquamarine Dream” reinterpretano la catena tradizionale attraverso volumi generosi e gemme straordinarie, come zaffiri Ceylon e acquemarine cabochon. Negli anni Ottanta il design si fa scultura: le forme asimmetriche di “Asimmetrico Tanzanite” e le catene zigzag “Zigzag Supreme” e “Rivière ZigZag” raccontano un’estetica coraggiosa e sperimentale. Infine, gli anni Novanta celebrano l’arte del colore con pietre vibranti e tagli innovativi che rivelano una nuova gioia creativa. Ecco creazioni come “Lagoon Bavarole”, in cui 47 tormaline verdi di taglio irregolare compongono una cascata di luce affascinante. “Iconica Extreme” rappresenta, invece, l’apice della maestria orafa di Pomellato: volumi sensuali e un’esecuzione impeccabile danno vita a un trionfo di diamanti taglio baguette, esaltati da brillanti incastonati in oro rosa. La Collezione 1967 incarna appieno la filosofia di Pomellato: il vero lusso è audace, versatile, libero da regole e capace di trasformare la tradizione in un gesto di espressione personale. Ogni gioiello è pensato per catturare la luce, raccontare una storia e riflettere l’identità di chi lo indossa. Una dichiarazione di stile che segna la nascita di un nuovo capitolo nel racconto della maison.
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
La collezione Ode all’Italia di Damiani è un racconto di eccellenza orafa che si snoda attraverso tre capitoli simbolici, ispirati dalla bellezza del nostro Paese. Ogni gioiello diventa custode di un frammento dell’anima italiana, trasformando le suggestioni di mare, colline e città in opere di Alta Gioielleria. A Parigi, nella boutique di Place Vendôme, Silvia Damiani ci riceve personalmente e ci spiega i capolavori di questa collezione. Tra le coste baciate dal sole nasce “Luci del Mare”, tra cui spicca il collier “Marea Rosa” che richiama le acque cristalline della Maddalena. Il cuore del gioiello è una straordinaria tormalina Paraiba certificata, di origine mozambicana e dal peso eccezionale di 46,71 carati. Attorno a questa gemma, che rievoca i riflessi turchesi del Mediterraneo, si
avvolge una composizione armoniosa di oro bianco e rosa, impreziosita da 97 morganiti taglio marquise, per un totale di oltre 43 carati, e da 78 diamanti, anch’essi taglio marquise, che aggiungono altri 21,91 carati di luce. Una chiusura a scatola decorata da diamanti e morganiti completa la lavorazione raffinata, segno distintivo della maestria valenzana. Dalle onde marittime si passa ai “Paesaggi dell’Anima”, evocati dal collier “Dolce Stil Novo”, un omaggio alla dolcezza delle colline toscane. Qui l’oro bianco, giallo e rosa si intreccia in un disegno che ricorda sentieri di cipressi e campi di grano. La pietra protagonista è un raro smeraldo colombiano di 31,46 carati di intensa tonalità vivid green “Muzo”, che cattura lo sguardo con la sua purezza straordinaria. Accanto a lui convivono 110 smeraldi taglio brillante e 30 taglio marquise, per oltre 8 carati complessivi; e una pioggia di diamanti incolo-
ri, brown e yellow. Sono oltre 550 i diamanti taglio brillante incastonati, per un peso totale di quasi 9 carati, ai quali si sommano pietre a goccia gialle e brown che impreziosiscono l’opera con sfumature calde. Il Gran Tour si conclude con le “Dimore del Tempo” ben rappresentate dalla gloria imperitura di Roma con il collier “Aethernitas”. L’elemento centrale è un diamante fancy yellow-green di 5,01 carati, taglio cut-cornered rectangular, incastonato in un pendente rotondo che può trasformarsi in spilla. La struttura in oro bianco richiama la perfezione architettonica della Città Eterna, ispirandosi alla cupola del Pantheon e alla maestosità di San Pietro. La sfumatura unica della gemma crea giochi di riflessi che mutano con la luce, a celebrare la vocazione immortale dell’arte italiana.
/ di Simona Infantolino
IgioielliPDPAOLAnonsilimitanoaornare:raccontano,emozionano, parlanoalcuore.Sonoframmentidibellezzaquotidianatracreatività edespressività.
Alcentro,lavisionemodernaeraffinatadiPaolaSasplugas,fondatrice edirettricecreativa,chedaBarcellonahafattoilgirodelmondo.
La storia di PDPAOLA affonda le radici in un sogno condiviso tra fratelli. È il 2015 quando Paola, anima creativa con un background in architettura e design, e Humbert, mente strategica e operativa, danno vita a un marchio di gioielleria che oggi risplende in oltre 60 boutique in tutto il mondo e in più di 2.000 punti vendita multimarca. Ma il vero segreto del successo non risiede nei numeri: vive nella coerenza del racconto, nella purezza delle linee, nella forza dei valori che animano ogni collezione. Il linguaggio estetico di PDPAOLA si costruisce su un equilibrio di contrasti: minimalismo e audacia, eleganza senza tempo e quotidianità raffinata. Sono gioielli che si integrano con naturalezza nel vissuto di chi li indossa, diventandone parte intima e personale. «Ogni collezione è un riflesso del mio modo di vedere la bellezza: sottile, stratificata, a volte imperfetta, ma sempre significativa» racconta Paola.
Questa visione si traduce anche in un impegno concreto verso la sostenibilità. Per PDPAOLA non si tratta di una semplice dichiarazione di intenti, ma di un percorso concreto e autentico: dall’uso di materiali riciclati all’approvvigionamento responsabile, dal packaging ecologico alla trasparenza della filiera. È una responsabilità che si traduce in azione, guidata dalla consapevolezza che la vera bellezza non può prescindere dal rispetto per il mondo che la accoglie. A rendere ancora più profondo il progetto, c’è la capacità del brand di costruire relazioni. È così che, grazie soprattutto alla forza del digitale, PDPAOLA ha dato vita a una community autentica. Le donne che scelgono i suoi gioielli non sono semplici clienti, ma madri, creative, leader, studentesse che diventano co-autrici di una narrazione condivisa.
«Non abbiamo mai voluto solo vendere prodotti; volevamo costruire un universo in cui le persone si sentissero viste e connesse
- continua Paola - La nostra community è la nostra risorsa più preziosa: ci ispira, ci sfida e cresce con noi. Che sia attraverso i social, eventi o racconti dietro le quinte, cerchiamo di creare conversazioni reali e valori condivisi». Proprio da questa connessione emotiva al femminile nasce, nel 2025, la collaborazione con l’attrice Kelly Rutherford, volto della nuova collezione di Alta Gioielleria del brand.
Donna sofisticata e dalla grazia senza tempo, è diventata simbolo dell’importante svolta stilistica di PDPAOLA. Le creazioni di questa nuova collezione, realizzate in oro 18 kt e diamanti di laboratorio, giocano con la luce e la materia, grazie a ondulazioni delicate e incastonature che danno vita all’illusione poetica di diamanti fluttuanti. È un invito a cogliere la bellezza nella leggerezza e nella fluidità delle emozioni. E il futuro? Per Paola è un’estensione naturale della visione che l’ha ispirata fin dall’inizio: un brand globale, sì, ma radicato nei valori della creatività, della qualità, dell’impegno etico e dell’autenticità emotiva. «Tra dieci anni spero che saremo ancora mossi dalla stessa passione che ha dato inizio a tutto».
Una passione che, nel tempo, ha saputo incantare con delicatezza, raccontando storie sussurrate di una bellezza autentica. Una bellezza che non ha tempo ma, semplicemente, accade.
/ di Simona Infantolino
Nel mondo prezioso della gioielleria, dove ogni dettaglio e scelta materica sono narrazione, il colore assume un valore che va oltre l’estetica: è emozione e vibrazione visiva. Proprio nei mesi estivi, quando la natura esplode nella sua massima espressione
cromatica, il colore diventa protagonista assoluto. A interpretarlo con un twist di gioia e contemporaneità sono, tra gli altri, le resine colorate e gli smalti decorativi. Le resine, leggere e traslucide, permettono di modellare forme audaci o morbide, talvolta scultoree, talvolta eteree, esaltando con leggerezza una gamma cromatica praticamente infinita. A loro si affiancano gli smalti, con la loro superficie liscia e lucente, capaci di trattenere la luce come una carezza e rifrangerla in mille sfumature. Lucidi o satinati, monocromatici o arricchiti da dettagli grafici, gli smalti sono in grado di creare piccoli mondi di fantasia e vivacità. L’estate diventa così un palcoscenico in cui questi gioielli vivono la loro stagione più piena. Le tonalità accese, gli accostamenti audaci, il ritmo vibrante delle forme: tutto parla di una naturale leggerezza che non svanisce, però, con il tramonto d’agosto. Nel passaggio silenzioso tra l’estate che sfuma e l’autunno che avanza, il colore infatti non si spegne ma si trasforma, diventando più avvolgente e profondo, mai perdendo la propria vitalità. Così, anche quando le giornate iniziano ad accorciarsi, il colore resta protagonista. I gioielli continuano a parlare di energia, vitalità e creatività, accompagnando chi li indossa con la stessa forza espressiva che ha illuminato l’estate.
DI LAURA INGHIRAMI
L’Orafo Italiano prosegue l’abituale viaggio in cerca d’ispirazioni gioielliere dal mondo. Un percorso ricco di suggestioni a caccia di trend, eventi, mostre, boutique e talenti emergenti con un occhio attento all’evoluzione del settore dei preziosi.
Le Sibille, in occasione del Giubileo e per celebrare i trentacinque anni di attività, presenta l’anello “Cupolone”: un capolavoro in micromosaico romano, impreziosito da oro e brillanti. Un pezzo unico, nato come omaggio alla Città Eterna, che ritrae la maestosa Cupola di San Pietro, simbolo universale di Roma e della spiritualità. Questo gioiello-scultura incarna la potenza e la bellezza dell’architettura sacra, trasformandosi in un’opera d’arte da indossare.
Fondata nel 2018 da Karen Davidov, The Jewelry Library (TJL) è uno spazio dedicato al mondo della gioielleria in tutte le sue forme. Ospita mostre, incontri ed eventi che coinvolgono galleristi, artisti, collezionisti, storici e appassionati, sia del contemporaneo che del vintage. Comprende una biblioteca con un vasto archivio di libri sul gioiello e uno spazio per eventi chiamato The Great Room @ TJL. Accanto si trova SHOP @ TJL, un’area retail con una curatela mensile di artisti e rivenditori di gioielli vintage. TJL promuove la “letteratura della gioielleria” e quest’anno ha inaugurato il suo nuovo spazio presso: 350 7th Avenue, Suite 2204 New York, NY 10001
L’ÉCOLE, School of Jewelry Arts, fondata con il supporto di Van Cleef & Arpels insieme alla casa editrice Franco Maria Ricci, hanno presentato al Labirinto della Masone la nuova collana editoriale DÉDALE. I primi tre titoli, arricchiti da illustrazioni di artisti internazionali come David B, Honoré Daumier e Wenzel Hablik, sono L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, La collezione invisibile di Stefan Zweig e Laura Viaggio nel cristallo di George Sand. La collana intreccia letteratura, arte e alto artigianato artistico, invitando il lettore a perdersi in un percorso di bellezza e scoperta.
Grazie all’iniziativa di Oroarezzo e della Fondazione Guido d’Arezzo, al Teatro Petrarca di Arezzo è stata messa in scena “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini, opera comica ispirata a un episodio del Canto XXX dell’Inferno di Dante. I gioielli di scena, realizzati da aziende orafe aretine e vicentine come Chianucci Maurizio, Chini, Femar, Giordini, Gold Art, Graziella Braccialini, Migliorini Gioielli, Maria De Toni, Quadrifoglio e Unoaerre, hanno sottolineato il legame tra arte orafa e tradizione operistica. Questa scelta ha sottolineato il crescente trend che vede il mondo della comunicazione combinare universi artistici diversi e apparentemente distanti.
Gli studenti di Tads - Tarì Design School di Marcianise e della Scuola Orafa Galdus di Milano hanno partecipato alla nona edizione di GemGenève presentando gioielli ispirati al futuro. Tra tutte le creazioni è stato premiato il prezioso “Libera”, dedicato alla libertà di espressione femminile e al superamento degli schemi sociali, realizzato dalla studentessa della Tads Tarì Design School, Claudia Guglielmelli.
Tra le giovani generazioni cresce la passione per il gioiello vintage e antico, simbolo di eleganza senza tempo e sostenibilità. Il trend riflette il desiderio di trovare bellezza, identità e ispirazione in epoche storiche passate, reinterpretandole nel presente. Figure influenti come Anna Wintour, che al Met Gala ha indossato una spilla d’epoca e Zendaya, con una spilla Bulgari vintage, ne sono esempi evidenti. Anche icone come Harry Styles, Timothée Chalamet e Nicole Kidman scelgono spesso di indossare pezzi d’archivio durante occasioni pubbliche, confermando il fascino intramontabile del gioiello antico. Lo stile del passato influenza anche il design contemporaneo: Alessandro Michele, per Valentino Resort 2026, ha creato un gioiello ispirato al Ritratto di Elisabetta Gonzaga di Raffaello, rivisitando in chiave moderna un simbolo carico di significato.
Chiusure Palline Orecchini CNC e Laser
Scegliere un semilavorato Orchidea Preziosi significa scegliere prodotti certificati e garantiti. Realizzati con una tecnologia d’avanguardia, forgiati con macchinari da noi stessi progettati e costruiti, i nostri prodotti costituiscono l’eccellenza nel settore.
www.orchideapreziosi.it
Considerato l’artefice d’innovazioni stilistiche e tecniche che hanno avviato gli orologi - anche se in un’epoca ancora dominata dai modelli da tasca e dalla pendoleria – verso la modernità, AbrahamLouis Breguet (1747-1823) aprì a Parigi un laboratorio nel 1775. D’origine svizzera, grazie alla creatività e a un certo “saperci fare”, sia dal punto di vista professionale che sociale, ottenne gran successo commerciale e mondano in tutta Europa. E quel geniale e prolifico costruttore di strumenti del tempo viene oggi ricordato - nel 250° anniversario di fondazione - con collezioni celebrative dal marchio che ne ha ereditato nome e tradizione. La cui rinascita la si deve all’intuizione e alla passione di Nicolas G. Hayek (1928-2010), che lo acquisì e rilanciò nel 1999, facendone la punta di diamante (insieme a nomi illustri come Longines, Omega e Tissot) di Swatch Group.
/ di Paolo De Vecchi
Sono 250 gli anni di fondazione del marchio che eredita nome e tradizione di Abraham-Louis
Breguet, geniale inventore ottocentesco considerato il padre dell’orologeria moderna.
Appare nei libri di storia Abraham-Louis Breguet, con il marchio che oggi ne perpetua l’eccellenza che celebra il 250° d’inizio attività. Abile meccanico e raffinato esteta, a lui si attribuiscono innovazioni che hanno rivoluzionato l’orologeria. È il caso della ripetizione acustica del tempo (a richiesta l’indicazione sonora di ore e minuti), della chiave di ricarica e del tourbillon (regolatore che compensa gli scarti dovuti alle diverse inclinazioni quotidiane dell’orologio). Così come della grafica di numeri (arabi e sottili al posto dei voluminosi romani) e lancette sul quadrante (la forma “à pomme” che individua perfettamente gli indici di riferi-
mento). E poi l’idea “souscription”, orologio con un’unica lancetta e il cui acquisto era vincolato a un acconto, somma che andava a finanziare un’antesignana produzione in serie. Oggi rivisitato nella versione “polso” come segnatempo celebrativo del 250° anniversario Breguet (a sinistra, in alto). Ha cassa 40 mm in oro, quadrante in smalto “grand feu” bianco e movimento a carica manuale. Un altro dei modelli celebrativi del 250° di fondazione del marchio, è invece il Type XX (a sinistra, in basso), un Breguet “moderno”, essendo la riedizione in oro di un emblematico cronografo da aviatore del 1955.
/ di Paolo De Vecchi
Verga 1947, realtà famigliare arrivata oggi alla quarta generazione, unisce le novità dei grandi marchi a selezioni d’orologi “vintage” e “secondo polso”.
Negozio storico di Milano, Verga 1947 indica già nella denominazione le sue principali caratteristiche: un’attività famigliare e lunga ormai quasi 80 anni. Capostipite è Luigi Verga, maestro orologiaio che dopo una valida esperienza commerciale e tecnica, nel 1947 si mette in proprio aprendo il primo punto vendita a Milano, nella centralissima Via Mazzini. Al suo fianco Valerio Verga, che acquisirà le prime importanti concessioni. Sono gli anni ‘60, quelli del boom economico, le vetrine aumentano e si fa spazio all’assistenza post-vendita e alle riparazioni. Gli anni ‘70 e ‘80 sono poi quelli del consolidamento dell’attività e dell’entrata in scena di
Umberto Verga (nella foto). Figlio di Valerio, all’inizio degli anni ‘90 contribuisce nell’aggiungere alla concessione Rolex - presente fin dal primo giorno - quella di Patek Philippe (cui fanno seguito, tra le altre, Audemars Piguet, Cartier, Breguet, Omega e Piaget). Il resto è storia recente e vede, una volta consolidati i rapporti con le più importanti marche di settore, un grande impegno di tutta la famiglia (nel frattempo sono entrati in gioco anche i figli di Umberto, e siamo alla quarta generazione) nell’allargamento e nella diversificazione dell’attività commerciale: Via Mazzini si ingrandisce ulteriormente e diventa “Bottega Storica” e le si affianca un negozio dedicato ai più giovani, mentre nel nuovo quartiere meneghino di Piazza Gae Aulenti si aprono spazi nuovi, tra cui uno per il “secondo polso” certificato Rolex. “Un’iniziativa di grande rilievo, che consiste essenzialmente - spiega Umberto Verga, che ama molto e coltiva il Vintage –nel vendere orologi con già un loro vissuto, ma revisionati e rimessi in circolazione con certificazione ufficiale d’autenticità e garanzia internazionale”. Continuando infine con il discorso delle nuove aperture, la più recente è affacciata sul mare, a Portofino. “Quel magnifico borgo è sempre stato fre-
quentata dalla mia famiglia, nonno Luigi si era poi trasferito a Santa Margherita, ancora oggi la nostra seconda casa”. Un piccolo, ma prestigioso punto vendita, che “unisce le novità dei grandi marchi e orologi di secondo polso in un ambiente dalle suggestioni marinare”.
/ di Paolo De Vecchi
Non c’è solo il collezionismo d’orologi originali d’epoca, ma anche il gusto tutto vintage d’indossare modelli- sia femminili sia maschili - che riprendono il design del passato.
La chiamano “vintage” - utilizzando un accattivante vocabolo derivato dal mondo della moda - quell’orologeria che, pur di produzione contemporanea, riprende forme e suggestioni dei modelli del recente passato. Questo discorso riguarda solo ed esclusivamente l’estetica, visto che per quanto riguarda la parte funzionale, gli orologi vintage si affidano alla più avanzata tecnologia di settore. Cosa che non riguarda invece i modelli originali d’epoca, che devono fare i conti con le meccaniche del loro periodo
di produzione, guadagnandone peraltro sul versante collezionistico. Categorie che si rivolgono a appassionati e a momenti d’acquisto completamente differenti, dove nel primo caso si guarda al fascino del passato, dimenticandosi però le tribolazioni per la manutenzione e nel secondo si va dritti sull’originale, esaltandosi proprio per quello che per altri possessori d’orologi sarebbero solo difetti. Per gli orologi maschili vale poi anche un distinguo sul diametro della cassa, ingrandito per allinearli al gusto contemporaneo, “mutazione della specie” che riguarda anche il passaggio dalla carica manuale a quella automatica. Per quelli femminili, il loro punto di forza è andare a rintracciare
forme che a volte oggi nemmeno verrebbero in mente, ma presenti nei cataloghi di qualche decennio fa. Ne sono bell’esempio nella pagina di apertura il modello Cartier (a sinistra) e la collezione Piaget (a destra), rispettivamente il remake di uno straordinario orologio-bracciale anni Trenta culminante con la pantera, simbolo della maison e una serie con cassa a trapezio capovolto, fortemente arrotondata e tipicamente anni Sessanta. I cinque modelli maschili della seconda pagina mettono invece in luce proprio quanto puntualmente raccontato finora e ben esemplificato (dall’alto a sinistra e in senso orario) da Tudor Black Bay 68, che riprende le tipiche lancette “snowflake”
introdotte negli anni Sessanta; Omega Railmaster, dedicato al mito americano delle ferrovie e con certificati di precisione; Iwc Ingenieur, con cassa protetta dagli influssi del magnetismo; Chopard Mille Miglia Gts Power Control, sponsor di una delle più affascinanti gare d’auto storiche del mondo e caratterizzato da una vistosa indicazione delle 60 ore di “riserva” di carica; Vacheron Constantin Patrimony, un classico ultrapiatto della manifattura ginevrina.
/ di Michele Weiss
CHRONOMASTER Original Triple Calendar Lapislazzuli
Riflesso di infinite possibilità, il blu è diventato il colore simbolo di ZENITH. Dopo l’introduzione al Watches and Wonders 2025 del G.F.J. e della trilogia in ceramica blu per il 160° anniversario, è arrivato il momento di vestire di blu un altro classico di ZENITH. Il CHRONOMASTER Original Triple Calendar è ora impreziosito da un affascinante quadrante in lapislazzuli: accattivante, funzionale ed evocativo. Cronografo automatico El Primero con ruota a colonne in grado di misurare e mostrare una precisione di lettura al 1/10 di secondo. Calendario completo (giorno, data, mese). Indicazione delle fasi lunari. Riserva di carica di 60 ore. Meccanismo di arresto dei secondi. Cassa in acciaio 38mm e quadrante in lapislazzuli. Cinturino in pelle di vitello blu con fibbia déployante in acciaio e bracciale abbinato in acciaio con fibbia déployante.
Quadrupla Complicazione (Ref. 5308G-001)
Presentato in anteprima mondiale in una serie limitata in platino alla Grande Esposizione Patek Philippe “Watch Art” di Tokyo nel 2023, il Quadrupla Complicazione Ref. 5308G001 a carica automatica abbina la ripetizione minuti al cronografo à rattrapante e al calendario perpetuo istantaneo con indicazione a finestrelle. Il nuovo calibro R CHR 27 PS QI si distingue in particolare per le sue prestazioni ottimizzate e per le due innovazioni brevettate a livello del meccanismo della lancetta rattrapante. Questa prodezza di miniaturizzazione e di padronanza dell’energia trova spazio all’interno dell’elegante cassa in oro bianco da 42mm, con quadrante blu ghiaccio soleil dotato di lunetta concava e delle caratteristiche anse traforate. Possiede due fondelli intercambiabili, uno in cristallo di zaffiro e l’altro in oro bianco. Il cinturino blu marino in alligatore sfoggia il nuovo fermaglio déployante a tre lame brevettato.
L.U.C Lunar One
Il modello L.U.C Lunar One, oggi in nuova doppia versione con estetica aggiornata, si basa sulla prima complicazione nel segmento “calendario e astronomia” presentata da Chopard Manufacture e, dal 2005 è l’unico segnatempo della sua categoria con fasi lunari orbitali di precisione con finestrella girevole. È equipaggiato dal calibro meccanico a carica automatica L.U.C 96.13-L che garantisce un solo giorno di scarto in 122 anni, integra il calendario perpetuo e la funzione fasi lunari astronomiche. All’interno della cassa bassiné in oro etico 18 carati di 40,5 millimetri di diametro, il quadrante guilloché a mano in base a un savoir-faire artigianale è dotato di indicazioni dalla leggibilità ottimale. Il sistema di cinturino intercambiabile permette di cambiare lo stile a piacimento. Se la precisione del movimento è certificata Cronometro, l’insieme delle finiture a regola d’arte dei due nuovi modelli L.U.C Lunar One gli sono valsi il Punzone di Ginevra.
Panthère
La realizzazione del nuovo orologio Panthère ha richiesto oltre 110 ore di lavoro da parte degli atelier Cartier, come dimostrano la laccatura – realizzata a mano e cotta ad alta temperatura presso la Maison des Métiers d’Art di Cartier – e l’incastonatura a neve del quadrante, decorato con 145 diamanti taglio brillante. Completa la straordinaria creazione l’iconico bracciale Panthère impreziosito da un pavé di 314 diamanti taglio brillante e 86 spessartiti, le cui maglie, lucidate e incastonate una a una, rifulgono della moltitudine di sfumature conferite dalle pietre preziose. Cassa in oro rosa 36,5 mm e bracciale ornati di 398 diamanti taglio brillante (3,36 carati), spessartiti e laccati in due tonalità (nero e marrone dorato), quadrante in oro rosa ornato di 145 diamanti taglio brillante (0,38 carati) e laccato nero, lancette a forma di gladio con finitura rosa. Movimento al quarzo.
Ingenieur Automatic 35
Nonostante le dimensioni compatte, l’Ingenieur Automatic 35 mantiene le caratteristiche di design che contraddistinguono il celebre Ingenieur di IWC. Proprio come il modello da 40 millimetri, l’Ingenieur Automatic 35 si distingue per i dettagli della finitura. Tra questi, la lunetta con cinque viti funzionali, il bracciale integrato che si fissa mediante le maglie centrali e il quadrante a griglia con indici applicati. L’orologio arriva in tre versioni. Una sfoggia cassa e bracciale in oro 5N 18 carati e quadrante dorato (Ref. IW324903). Le altre due presentano cassa e bracciale in acciaio inossidabile. La Ref. IW324903 ha cassa in oro 5N 18 carati 35mm, quadrante dorato, elementi applicati in oro 5N e lancette dorate, e un bracciale integrato in oro 5N 18 carati con fibbia déployante a farfalla. Movimento meccanico calibro 47710 con riserva di carica 42 ore – Datario – Secondi centrali con dispositivo di arresto.
Reverso One “Precious Flowers”
L’introduzione per il modello Reverso della cassa Reverso One ha fornito una tela ideale da decorare. Il lato col quadrante presenta solo un discreto tocco di luce sul retro: su uno sfondo di delicata madreperla, gli elementi grafici ne definiscono i quattro angoli, creando una cornice per i numeri, applicati nell’iconica grafia Reverso One. Le godronature e le anse sono messe in risalto dallo scintillio dei diamanti incastonati a grani, mentre la corona di carica è impreziosita da un diamante incastonato al contrario. Esprimendo il tema poetico dei fiori, la serie Reverso One “Precious Flowers” si è arricchita progressivamente di gigli bianchi, calle dai colori vivaci, uccelli del paradiso e fiori di ibisco. Ogni modello è un’opera d’arte unica decorata con diverse tecniche, tra cui: smaltatura, paillonnage, incisione, laccatura e incastonatura. Cassa in oro rosa 40mm, movimento calibro 846 di manifattura, cinturino in alligatore verde lucido. Edizione limitata a 10 esemplari.
Dal 1938 a oggi, il Big Crown Pointer Date rappresenta una delle icone più durature dell’orologeria svizzera. Nato per accompagnare i piloti tra le turbolenze del cielo, questo modello è oggi simbolo della capacità di Oris di coniugare tradizione e modernità. Con la nuova collezione 2025, il segnatempo che ha fatto la storia del brand elvetico si presenta con un profilo aggiornato, una palette cromatica inedita e soluzioni tecniche all’avanguardia, rinnovando ancora una volta la promessa di precisione, stile e versatilità.
UN’EREDITÀ LUNGA QUASI UN SECOLO
Il Big Crown Pointer Date nasce alla fine degli anni Trenta, pensato per l’uso in cabina di pilotaggio: un orologio robusto, intuitivo, leggibile anche con i guanti e dotato di una corona oversize, da cui il nome. La funzione “Pointer Date” – la data indicata da una lancetta centrale con freccia rossa – si impone immediatamente per praticità e originalità. La leggibilità del quadrante nero, la semplicità funzionale della cassa in acciaio, la robustezza del movimento meccanico: tutto nel Big
Crown era studiato per affrontare ambienti ostili e condizioni estreme. Ma quello che era stato concepito come uno strumento per piloti si è trasformato nel tempo in un vero classico dell’orologeria, capace di attraversare mode e decenni. Oggi, a oltre 85 anni di distanza, quel design essenziale e funzionale resta attualissimo, simbolo del DNA di Oris: indipendente, coerente, accessibile. Un orologio che non ha mai smesso di essere prodotto, fedele a sé stesso eppure capace di rinnovarsi con discrezione, come dimostra l’ultima evoluzione svelata a Watches & Wonders 2025. Il restyling 2025 non snatura l’essenza del Big Crown, ma la esalta. La cassa da 40 mm (o da 34 mm nella nuova variante più compatta) in acciaio racchiude quadranti dai colori vivaci – verde, terracotta, giallo, lilla, blu – pensati per suscitare emozioni immediate. Una proposta cromatica fresca, contemporanea, che interpreta in chiave moderna il desiderio di leggerezza e vitalità anche nell’orologeria meccanica. “Come puoi guardare un quadrante giallo senza sorridere?”, osserva con entusiasmo il CEO Rolf Studer, sottolineando il carattere giocoso e ottimista che il
marchio ha voluto infondere in questa nuova linea. Dal punto di vista tecnico, le versioni di punta sono equipaggiate con il Calibro 403 della serie 400: un movimento automatico di manifattura con cinque giorni di riserva di carica, anti magnetismo, regolazione fine e una garanzia estesa a 10 anni. Si tratta di uno dei calibri più evoluti mai sviluppati internamente da Oris, frutto di anni di ricerca condotti con l’obiettivo di aumentare l’affidabilità e la durata nel tempo, riducendo la necessità di interventi frequenti. Le altre referenze adottano i Calibri 754 e 531, automatici Swiss Made con riserva di carica rispettivamente di 41 e 42 ore, a conferma di un’offerta pensata per diversi livelli di prezzo e pubblico, pur mantenendo una qualità tecnica elevata e coerente con la filosofia 100% meccanica del marchio.
UNA COLLEZIONE PER TUTTI, ANCHE PER LEI
A completare la gamma, per la prima volta Oris propone un modello da 34 mm, più elegante e compatta. Una misura che risponde all’evoluzione del gusto contemporaneo, alla crescente attenzione verso orologi più discreti e alla volontà di includere un pubblico
femminile ancora poco considerato dall’orologeria meccanica tradizionale. Il modello con quadrante nero e indici con 12 diamanti sintetici taglio baguette unisce estetica gioielliera e meccanica pura. Una scelta, quella dei diamanti sintetici, che riflette l’impegno etico e ambientale del marchio e la sua sensibilità verso pratiche sostenibili. “Crediamo negli orologi per le donne – afferma Studer –ed è ora che il settore apra gli occhi: anche loro amano la meccanica”. Il nuovo bracciale in acciaio con maglie a H spazzolate e lucide, completato da una fibbia a farfalla progettata da Oris, rafforza il carattere sportivo della col-
lezione. Un’evoluzione funzionale ed estetica che migliora il comfort al polso e dona all’orologio un profilo più contemporaneo. In alternativa, le versioni con Calibro 403 possono essere scelte con un cinturino in pelle di cervo sostenibile, fornito dal partner svizzero Cervo Volante, a testimonianza di una visione orologiera responsabile, sensibile alla provenienza dei materiali e al loro trattamento nel rispetto dell’ambiente. Il Big Crown Pointer Date non è solo un orologio. È un manifesto di design senza tempo, un trait d’union tra generazioni, un esempio di come l’orologeria meccanica possa restare rilevante in un’epoca digitale. La
sua silhouette inconfondibile, la funzione Pointer Date rimasta intatta nel tempo, il costante equilibrio tra accessibilità e autenticità fanno di questo modello una delle poche vere icone dell’orologeria contemporanea. Il rebranding del marchio, la rinnovata identità visiva – più colorata, inclusiva e leggera – e la continuità di produzione dal 1938 fanno del Big Crown Pointer Date un caso raro nel panorama attuale. Una collezione che non rincorre la nostalgia, ma che prende il meglio della propria storia per costruire un futuro più vicino alle persone, più sostenibile, più aperto. Oris continua a tracciare la propria rotta con coraggio e autenticità. E il Big Crown Pointer Date, nella sua nuova veste, è pronto a conquistare ancora una volta i polsi di chi non rinuncia a stile, qualità e una buona dose di colore.
/ di Gianfilippo Versari
Tra aste record e maison italiane pionieristiche, il 2025 consacra il colore come simbolo d’esclusività e desiderio.
Nel mondo dei preziosi, il 2024 sarà ricordato come l’anno del grande scollamento tra due mercati che per anni hanno viaggiato quasi in parallelo: quello dei diamanti bianchi e quello degli omologhi fancy colorati. Secondo i dati più recenti pubblicati da Rapaport, i bianchi hanno subito un crollo di valore del 13,3%, una delle peggiori performance annuali dell’ultimo decennio. I naturali da 1 carato hanno visto una riduzione del loro valore del 34%, mentre quelli da 2 carati sono scesi del 49%. I diamanti coltivati in laboratorio (lab-grown), invece, hanno subito una flessione ancora più marcata: il valore di una pietra di sintesi da 1 carato è diminuito del 73%, mentre quello da 2 carati ha perso il 77%. L’eccesso di offerta, soprattutto per quanto riguarda i diamanti coltivati in laboratorio, è stato uno dei principali fattori del calo. Al contrario, i fancy colorati hanno mostrato una tenuta sorprendente, con un calo medio contenuto al 2,2%, secondo il Fancy Color Research Foundation (FCRF). Particolarmente stabili i diamanti rosa, che registrano un calo quasi simbolico dello 0,8%. Il segmento si conferma vivace anche grazie a risultati record nelle aste internaziona-
GARATTI
li, come la vendita del Williamson Pink Star, un Fancy Vivid Pink da 11,15 carati, battuto da Sotheby’s Hong Kong per 57,7 milioni di dollari (pari a 5,2 milioni di dollari a carato). Le cause del tracollo dei preziosi bianchi? Molteplici. Da un lato, il contesto economico di incertezza globale ha raffreddato gli acquisti tradizionali. Dall’altro, la crescente diffusione dei lab-grown, molto più accessibili e indistinguibili agli occhi del consumatore medio, ha eroso la domanda dei naturali. Il risultato? Un eccesso di offerta che ha spinto in basso i prezzi. Secondo Avi Krawitz, senior analyst Rapaport Group, il mercato dei diamanti bianchi sta vivendo una crisi di identità. I consumatori sono confusi e attratti da opzioni più economiche e ‘sostenibili’, anche a costo di rinunciare alla rarità del naturale. I fancy colorati, invece, sembrano appartenere a un universo autonomo, quasi da collezionismo. La chiusura della miniera Argyle in Australia, nel 2020, ha aumentato la scarsità di queste pietre: basti pensare che oltre il 90% dei diamanti rosa proveniva proprio da li. Per Eden Rachminov, presidente FCRF, un diamante rosa naturale non è solo un gioiello: è un asset che guadagna valore nel tempo. La scarsità non è una moda, è una legge economica. Tra i protagonisti del 2025, il rarissimo Winston Red, Fancy Red
da 2,33 carati, è oggi il più grande diamante rosso mai esposto al pubblico. Classificato come “Fancy Red” dal GIA, è stato presentato a Washington all’interno della mostra “The Winston Red Diamond and the Winston Fancy Color Diamond Collection”. Anche i diamanti blu hanno brillato nelle aste. Lo scorso maggio, The Mediterranean Blue, un Fancy Vivid Blue da 10,03 carati, è stato venduto per 21,5 milioni di dollari da Sotheby’s, dopo una lunga gara tra collezionisti. La pietra, classificata Tipo IIb dal GIA, rappresenta un’ulteriore conferma del valore crescente di questi tesori naturali. Wenhao Yu, Chairman Asia Jewellery di Sotheby’s sostiene che i grandi investitori stanno diversificando in beni tangibili e unici. E nulla è più unico di un diamante fancy da collezione. In Italia, un ruolo di primo piano lo gioca Garatti, maison milanese fondata nel 2018, oggi punto di riferimento internazionale per i fancy verdi e rossi. Con una collezione che detiene il 60% dei diamanti verdi noti al mondo. “Abbiamo scelto il verde perché è uno dei colori più rari in natura. Ogni gemma è selezionata personalmente e incastonata in pezzi unici, mai riproducibili. La nostra è una missione culturale, prima ancora che commerciale”, afferma Nicolas Garatti, CEO di Garatti. Per i fancy red, spiega, il discorso è
ancora più esclusivo: “Esistono solo 20 o 30 pezzi nel mondo con carature superiori a uno. Il nostro lavoro consiste nel custodire queste rarità e valorizzarle con una lavorazione impeccabile”. La risposta del pubblico è crescente, soprattutto a livello internazionale: “In Europa siamo stati pionieri. I collezionisti ci scelgono perché offriamo qualcosa che nessun altro può replicare. Il nostro laboratorio interno ci permette di unire innovazione e artigianalità, nel pieno rispetto della tradizione italiana”, chiosa Garatti. Sul fronte sostenibilità, il brand aderisce al Kimberley Process e punta alla piena tracciabilità, sostenendo che “un diamante naturale è anche una storia da raccontare”. Anche Leo Pizzo, storico brand valenzano, conferma la presenza costante dei fancy nelle sue collezioni: “Li abbiamo sempre utilizzati. Si tratta ancora di una nicchia, ma sempre più apprezzata per la sua capacità di dare identità al gioiello”, spiega Teresa Pizzo, una dei tre figli Pizzo nonché responsabile gemmologia del marchio. “Noi lavoriamo molto con il fancy giallo, che ci permette grande libertà creativa. Ogni pietra è come una tavolozza per il nostro design”. Sulla stessa lunghezza d’onda Maria Carola Picchiotti, direttore marketing Picchiotti, che rileva un aumento della domanda da parte di USA e Medio Oriente. “Chi acquista un gioiello con fancy color vuole qualcosa di unico, che si distingua dalla gioielleria più commerciale. Utilizziamo soprattutto gialli naturali, ma osserviamo un crescente interesse anche verso altri toni. Il colore permette di raccontare una storia diversa, più personale”. A sostenere l’appeal di questo segmento è anche la crescente consapevolezza culturale della clientela. Se un tempo la scelta di un diamante colorato era dettata solo dal gusto personale, oggi sempre più clienti si avvi-
cinano con una precisa intenzione valoriale. “C’è un desiderio di unicità che il bianco non riesce più a soddisfare”, osserva ancora Garatti. “Chi sceglie un nostro gioiello sa che non esiste nulla di simile: ogni creazione racconta una storia che non si ripete”. La narrazione, infatti, è una delle grandi forze dei fancy colorati: dietro ogni sfumatura si nasconde una storia geologica irripetibile. Il verde, ad esempio, può derivare da secoli di esposizione a basse radiazioni naturali, mentre il rosso – vera chimera mineralogica – nasce da deformazioni cristalline rarissime. “Lavorare con questi materiali è un privilegio”, conferma Teresa Pizzo. “Ogni pietra porta con sé un carattere, un linguaggio che chi disegna deve saper ascoltare”. Anche in termini di strategia aziendale, il fancy color rappresenta una sfida affascinante. Come sottolinea Maria Carola Picchiotti, “il design non può prescindere dal colore. Ogni nuan-
ce impone una scelta progettuale diversa, e questo rende il lavoro creativo più profondo e stimolante. È un esercizio di equilibrio tra forma e luce”. Alcuni brand, come Garatti, hanno trasformato questo approccio in un vero manifesto identitario. Ogni gioiello nasce per essere irripetibile, e proprio per questo destinato a durare nel tempo, nel cuore e nella memoria. In un mondo in cui la standardizzazione sembra imperare, il gioiello con diamanti fancy diventa una dichiarazione controcorrente. Un gesto di eleganza consapevole. E se il colore è la nuova frontiera del desiderio, l’eccellenza italiana ha già tracciato la sua via. Nel 2025, il colore si conferma dunque asset estetico e strategico nel mercato della gioielleria. Non solo un fattore visivo, ma una nuova grammatica del valore, che unisce bellezza, esclusività e storytelling. Come afferma Tobias Kormind, CEO di 77 Diamonds-UK, per il consumatore di fascia alta il colore oggi rappresenta identità e distinzione. È lì che si gioca il futuro del diamante. E nel panorama in trasformazione della gioielleria internazionale, l’Italia — tra artigianato, design e cultura gemmologica — potrebbe tornare a giocare un ruolo da protagonista.
L’elevato costo dell’Oro e la crescente esigenza di avvalersi di soluzioni innovative e sostenibili in ambito Fashion, pone il settore di fronte a una sfida cruciale: conciliare l’utilizzo di metalli preziosi con la necessità di contenere i costi di produzione, senza compromettere qualità e valore estetico degli accessori.
Grazie al suo consolidato know-how, Legor sviluppa soluzioni in grado di ridurre significativamente il consumo di metalli preziosi, garantendo al contempo alte prestazioni estetiche e funzionali. Un universo di finiture su misura, luminose e dai colori unici pensate per ridefinire l’arte del metallo nell’ambito della decorazione moda. Dalle soluzioni di doratura, palladiatura e ruteniatura fino alle vernici e top coat.
/ di Gianfilippo Versari
Dominano i gioielli d’epoca. Quelli con perle naturali sono un evergreen mentre tengono banco i pezzi unici delle maison top come Bulgari e Cartier.
In un’epoca segnata da incertezze economiche, inflazione galoppante e instabilità geopolitica, i beni rifugio salgono alla ribalta. Tra questi, il gioiello d’epoca sta vivendo una nuova stagione di gloria. Se, da un lato, il mercato guarda alla solidità dell’oro – che secondo JP Morgan potrebbe superare i 4.000 dollari l’oncia nel 2026 –, dall’altro cresce il fascino di oggetti che combinano valore intrinseco e memoria storica, rendendo ogni acquisto un investimento, ma anche una scelta estetica e identitaria.
Il richiamo del passato Gioielli di fine Ottocento e del primo Novecento tornano protagonisti delle aste più seguite, attrattiva non solo per collezionisti esperti ma anche per un pubblico giovane, sempre più ammaliato da un’estetica retrò. Il fenomeno culturale, noto come Castlecore – che celebra un immaginario aristocra-
tico e decadente, tra velluti, pizzi e castelli vittoriani –, ha rilanciato il gusto per gioielli romantici e fatti a mano, capaci di evocare epoche remote. Illustra il concetto Vittoria Bianchi, CEO di Faraone Casa d’Aste: “Il fascino dell’oro cesellato, del platino e dei diamanti old cut nei gioielli d’epoca sta conquistando sempre più visibilità, anche grazie ai red carpet. Cresce così l’interesse di collezionisti, designer e appassionati, attratti dall’estetica rétro ma anche dalla storia di ogni pezzo”. È il caso dell’acquirente che, “nell’asta di maggio si è aggiudicato il lotto di copertina – continua Bianchi –, un colletto lavorato a résille, rifinito con diamanti taglio vecchio e arricchito da un collier de chien in platino e diamanti: rimastone affascinato in occasione di una mostra al Poldi Pezzoli vent’anni fa, dopo una lunga e appassionata ricerca per averlo è riuscito a ottenerlo. “La clientela è in evoluzione: oltre ai tradizionali collezionisti e mercanti, sempre alla ricerca di occasioni o pietre naturali parti-
colari, anche le nuove generazioni si sono avvicinate al mondo delle aste, complice l’Internet, che ha contribuito ad abbassare l’età media degli estimatori”, rivela Matteo Armandi, responsabile della divisione “Passion” di Aste Bolaffi. “Il web, inoltre, ha aperto le porte a nuovi mercati: l’Oriente, in particolare, è alla ricerca di gioielli made in Italy, apprezzando in special modo l’alto e raffinato artigianato italiano”. Le perle naturali, ad esempio, sono tornate prepotentemente in auge, complici le sfilate Primavera/Estate 2025 dei grandi brand della moda. Restano un evergreen anche nel mondo del collezionismo, ma con una distinzione netta: le perle coltivate sembrano ormai suscitare sempre meno interesse da parte del mercato.
Investimento, ma anche espressione personale
Secondo Clara Arata, responsabile del Dipartimento Gioielli di Finarte Milano: “Le generazioni Z o Millennial, purtroppo, non si interfacciano con beni preziosi o gioielli importanti, a meno che non dispongano di significative disponibilità economiche. In questi casi scelgono pezzi firmati e di tendenza, ma il prezzo resta la discriminante principale. Solo in un secondo momento entrano in gioco stile, moda e trend del momento”. In effetti, se da una parte la domanda è trainata dalla ricerca di pezzi unici, vintage o d’epoca, circa un terzo si concentra invece su gioielli firmati – veri e propri simboli di status – di maison storiche come Bulgari, Cartier, Van Cleef & Arpels. Si tratta di “scelte sicure”, che garantiscono riconoscibilità, qualità e potenziale rivalutazione futura.
Un mercato in evoluzione
Titti Curzio, direttore del Dipartimento Gioielli di Cambi Casa d’Aste, sottolinea: “Uno degli elementi principali che guida il pubblico nell’acquisto è il rapporto qualità-prezzo dei lotti, oltre alla rarità. Inoltre, sebbene in
Italia il pubblico privato sia sempre stato poco abituato a comprare gioielli in asta, dalla pandemia in poi abbiamo osservato un aumento costante della partecipazione”. I dati dell’ultimo semestre lo confermano: è in leggera ma costante crescita la percentuale di acquirenti privati, spesso attratti dalle firme iconiche del design italiano e internazionale ma anche da pezzi unici di qualità. In questo scenario, le aste diventano sempre più accessibili ai non addetti ai lavori. Merito della digitalizzazione, certo, ma anche di una rinnovata cultura del gioiello come oggetto di valore e bellezza, capace di raccontare storie e identità. Ed è proprio in questa combinazione tra investimento e narrazione che si gioca la nuova partita del mercato.
FINARTE
Nel primo semestre del 2025, Finarte ha registrato aggiudicazioni importanti per gioielli Art Déco in platino e diamanti. Tra questi, spiccano una spilla-pendente di Giacomo Ravasco con diamante taglio vecchio (27.870 euro) e una coppia di orec-
chini con perle naturali di acqua salata e diamanti, venduta per 107.250 euro.
CAMBI CASA D’ASTE
Nelle aste tra novembre 2024 e maggio 2025, Cambi Casa d’Aste ha totalizzato circa 2 milioni di euro nelle vendite live. Da segnalare un curioso e ambitissimo girocollo con charms firmati Cartier (i Sette Nani e Pinocchio), stimato 5.000-6.000 euro e aggiudicato infine per 77.600 euro.
ASTE BOLAFFI
Prima casa d’aste italiana per fatturato nel 2024 (42,6 milioni euro), Bolaffi ha visto brillare l’onice e i diamanti di Cartier in una spilla da cintura anni Venti (52.500 euro), un bracciale jarretière in diamanti e smeraldi del 1850 (15mila euro), e due iconici pezzi Cartier: il bracciale “Scarab” (35mila euro) e la collana “Draperie” (23.800 euro).
FARAONE CASA D’ASTE
Nell’asta del 27 maggio, dominata da gioielli Bulgari e perle naturali, una spilla del XIX secolo ha raggiunto 310mila euro, insieme a
Orecchini con perle naturali di acqua salata e diamanti battuti da Finarte per €107.250
due pezzi appartenuti alla nobildonna Dora VonWiller. Un collier della collezione Bulgari Doppio Boules è passato da una stima di 4.000 a un’aggiudicazione di 50mila euro, mentre un collier in oro con gemme cabochon – sempre Bulgari – ha superato la stima di 30mila euro, raggiungendo quota 100mila.
/di Simona Infantolino
Nel cuore della stagione fredda, quando la natura si spoglia e l’aria si fa più tagliente, la moda uomo risponde con un abbraccio cromatico caldo e avvolgente. L’ocra, con le sue sfumature che danzano tra il miele bruciato, l’ambra e la terra d’autunno, è tornato protagonista con la sua raffinata discrezione che fa da ponte tra la palette cromatica rurale e l’eleganza urbana.
/di Simona Infantolino
Si ritorna in sella con il total black come inno di libertà, una poesia fatta di pelle e metallo. Giacche e tutine abbracciano il corpo come un’armatura, mentre gli stivali, ma anche le ballerine più grintose, risuonano come tamburi di ribellione. Gli accessori, in cui il metallo è il vero protagonista, completano l’immagine di un’anima rock senza tempo.
di Simona Infantolino
Nel silenzio elegante dei colori tenui, la moda maschile trova nuova espressione: uno stile essenziale, dove il casual si veste di raffinatezza. Tessuti leggeri si fondono con l’idea di semplicità, mentre i gioielli in titanio e argento raccontano una forza discreta. Tocchi di colore polveroso, quasi sussurrati, accendono l’equilibrio perfetto tra sobrietà e identità. Un’estetica che non urla, ma lascia il segno.
di Simona Infantolino
Tra tessuti di seta e bagliori dorati, la moda accompagna con grazia la fine dell’estate, custodendo il ricordo di giornate luminose e degli ultimi aperitivi in riva al mare. I gioielli, caldi come il sole che tramonta, brillano d’oro e nostalgia. E mentre l’autunno si avvicina a passi silenziosi con la sua palette di colori caldi, resta viva la voglia di custodire la spensieratezza estiva, con eleganza e senza mai smettere di brillare.
/ di Michele Weiss
Nel quadrilatero apre i battenti il più grande (e magnifico) store europeo della maison newyorchese: “Un nuovo standard per il lusso italiano”.
Tiffany & Co. ha fatto le cose in grande per il lancio della nuova boutique milanese. Quello inaugurato in primavera nel fascinoso e ottocentesco Palazzo Taverna, in via Montenapoleone, è infatti il più grande negozio in Europa della celebre maison newyorchese. Sviluppato su tre piani per 1.200 metri quadri, gli interni firmati da Peter Marino hanno dato vita a uno scrigno di tesori che lascia a bocca aperta. Accanto agli iconici pezzi di alta gioielleria, i clienti vengono accolti anche da un’eccezionale esposizione di opere d’arte di artisti del calibro di Pablo Picasso, Michelangelo Pistoletto, Urs Fischer, Daniel Arsham e Julian Schnabel. Ispirato a The Landmark, l’iconico flagship store sulla Fifth Avenue, il nuovo spazio va oltre il concetto di store e si caratterizza come una “destinazione fatta di lusso e scoperte, invitando Milano a un inedito sguardo sulle meraviglie di Tiffany & Co”, spiega Anthony Ledru, presidente e CEO Tiffany & Co. Nel nuovo negozio si possono ammirare le più importanti collezioni della maison, tra cui Lock by Tiffany, HardWear by Tiffany, T by Tiffany e Knot by Tiffany ma anche visitare anche la galleria dedicata a Elsa Peretti. Nella sezione Alta Gioielleria, invece, le crea-
zioni più ambite della maison sono esposte in teche di vetro satinato. Ma, come ricorda Ledru, chiamarlo negozio rischia di non rendere bene il senso dell’operazione: “Questo è un polo culturale colmo di arte, eccellenza artigianale, ospitalità. In esposizione qui c’è la più grande selezione al mondo di creazioni provenienti dagli Archivi Tiffany. Lo store, che stabilisce un nuovo standard per i negozi di lusso a Milano, è il più grande del nostro brand in Europa e celebra i quasi 200 anni di storia della maison e la creatività italiana”. Una scalinata trasparente porta ai piani superiori: al primo si accede agli spazi Casa & Accessori, Personalizzazione e Servizio Clienti di Tiffany & Co. Al secondo, ecco le stanze All About Love, con gli spazi illuminati dal design delle vetrine Tiffany & Co. per i diamanti, a incarnare l’estetica moderna della maison. All’ultimo piano, anche due sale riservate ai clienti per fare i propri acquisti in un ambiente riservato, ed è presente anche uno spazio dedicato agli orologi e una vasta esposizione di gioielli con diamanti Tiffany.
/ di Michele Weiss
Nel panorama nautico internazionale, pochi nomi evocano la raffinatezza, la maestria costruttiva e lo spirito innovativo come Baglietto. Fondato nel 1854 a Varazze da Pietro Baglietto, il cantiere ha scritto una storia lunga 170 anni, diventando simbolo del made in Italy d’alta gamma nel mondo degli yacht di pregio. Sin dagli albori, Baglietto ha saputo fondere abilità manuale e visione avanguardistica. La svolta? Nel 1876 con Rosy, il primo vascello da corsa, seguito nel 1891 da Miss Mary, campione di regata. Ma è nel 1906, con Giuseppina – all’epoca lo yacht privato più grande al mondo –, che nasce un capolavoro ingegneristico aprendo una nuova era nella nautica. Da quel momento, il marchio si distingue non solo per il design delle sue imbarcazioni, ma per la capacità di trasformare ogni creazione in un’autentica espressione artistica. Baglietto non realizza semplici barche: forgia capolavori galleggianti. Ogni yacht nasce da un approccio sartoriale, realizzato su misura per armatori che desiderano esclusività, performance e carattere. Le linee armoniose, i materiali di pregio e la cura estrema per i dettagli rendono queste imbarcazioni vere sculture galleggianti. Nei cantieri di La Spezia e Carrara, le mani sapienti degli artigiani operano come maestri
orafi: modellano, perfezionano, danno forma a silhouette eleganti che incarnano un lusso autentico, mai ostentato. Negli anni ‘50 e ‘60, Baglietto conquista l’élite internazionale con modelli leggendari come Elba, Ischia, Minorca e Maiorca — quest’ultima scelta addirittura dall’Aga Khan. Negli anni ‘70 è la volta della velocissima Chato, capace di toccare i 62,5 nodi. L’ingresso nell’universo dei superyacht avviene nel 1986 col 46 metri Al Fahedi, a cui seguono imbarcazioni iconiche come Maffy Blue e quelle scelte da personalità come Gianni Agnelli, che individuò in Baglietto il perfetto equilibrio tra discrezione e prestigio. Oggi, il cantiere prosegue il suo percorso senza perdere la propria essenza. Le linee DOM, T-Line, FAST e X0 rappresentano l’apice del design contemporaneo e della tecnologia, offrendo un livello di personalizzazione totale, dagli ambienti interni alle soluzioni strutturali. Collaborazioni longeve, come quella con il designer Francesco Paszkowski, hanno contribuito a definire uno stile inconfondibile, sobrio e al tempo stesso attuale. Il legame tra Baglietto e il concetto di esclusività va oltre l’estetica: nasce dalla fedeltà alla tradizione, dalla precisione in ogni fase della costruzione, dalla selezione rigorosa dei materiali e dallo sguardo verso il domani. Un esempio? Il pro-
getto BZero, per la produzione di idrogeno da acqua di mare, è la testimonianza concreta dell’impegno per un futuro sostenibile. In un’epoca in cui il lusso rischia di diventare effimero, Baglietto si conferma custode di un’eccellenza autentica, trasformando ogni yacht in un’estensione del desiderio e della visione dell’armatore. Un’eccellenza tutta italiana che continua a solcare i mari con l’eleganza della tradizione e la forza dell’innovazione.
/ di Michele Weiss
Tecnologie, mercati, tendenze e made in Italy nel menù della fiera che vedrà presenti 1200 brand espositori e buyer da 145 Paesi. Il Global Exhibition Manager di IEG, Matteo Farsura, svela l’edizione autunnale di VicenzaOro (5-9 settembre) preceduta dal nuovo format: “The Vicenza Symposyum”.
Dott. Farsura, cosa vedremo a VicenzaOro?
La premessa è che ci arriviamo con entusiasmo ancora maggiore, perché è alle porte il nuovo quartiere espositivo (sarà pronto per l’edizione di settembre 2026) che consoliderà il nostro posizionamento sul mercato internazionale. Questa sarà l’ultima edizione col layout transitorio, che sta comunque ottenendo riscontri positivi.
Tra i 1.200 espositori e buyer da 145 Paesi del mondo registriamo la presenza di tutta la filiera, e questo è un chiaro punto di forza.
E poi c’è la novità del “The Vicenza Symposyum”
Esattamente, il nuovo format debutta quest’anno (2-4 settembre) appena prima della manifestazione: messo a punto da IEG in collaborazione con Legor e Pro Gold – due aziende leader nel mondo della tecnologia orafa insieme ai nostri espositori della sezione T-Gold – è un momento di confronto di alto livello sul futuro delle tecnologie produttive e dei processi per la realizzazione del gioiello.
Ci illustra i punti di forza di VO?
La completezza dell’offerta abbinata all’acclarata dimensione internazionale che,
a nostro parere, nessun’altra fiera di settore possiede. VO offre alle aziende presenti la possibilità d’incontrare gli operatori dei mercati principali ma anche quelli di molti altri Paesi che, anche in una fase d’incertezza congiunturale come questa, è una chance per aprire nuovi mercati. Buyer, retailer, grossisti, gioiellieri da tutto il mondo si danno appuntamento qui. Un altro elemento importante è il lancio del Trendbook 2027, il nostro osservatorio che fa il punto sulle tendenze del biennio a venire.
A livello di mercati quali sono quelli più strategici?
Gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi; Turchia, Cina e Hong Kong sono sempre i primi Paesi a cui noi puntiamo e poi c’è l’Europa con tutti i suoi mercati: Francia, Spagna e l’Est Europa.
In che modo una manifestazione come VO vive questa turbolenta fase di transizione, e come può aiutare i mercati?
Dal post-Covid in poi in tutti i momenti difficili, come le guerre, abbiamo riscontrato numeri record di visitazione e partecipazione: vuol dire che lo strumento fiera è sempre molto utile al comparto orafo, per acquisire know-how, per fare networking oltre al fatto di catalizzare il business e aprire nuovi mercati. I piccoli
operatori, ad esempio, hanno una chance unica di incontrare nuove situazioni altrimenti impossibili.
E, invece, come si bilancia il DNA italiano con le esigenze di un pubblico fieristico sempre più globale e diversificato?
Il 60% delle aziende presenti sono italiane, quindi vuol dire che anche qui abbiamo un’occasione unica per poter toccare con mano, conoscere e apprezzare tutto quello che è l’artigianalità e il prodotto, che è richiesto in tutto il mondo dai distretti orafi italiani –vicentino, aretino, napoletano e valenzano –. Ma l’italianità ci contraddistingue in tutto: look and feel della manifestazione, accoglienza e ospitalità; diciamo che a VO ci sono le migliori condizioni possibili per far percepire agli stranieri il made in Italy.
Parlavamo delle nuove tecnologie, sono fondamentali nei nuovi mercati?
Sono il motore della nostra industria e, soprattutto nei momenti di incertezza –pensiamo al prezzo dell’oro altalenante, ad esempio, oltre ai dazi –, le tecnologie stanno aiutando enormemente gli operatori a mantenere i prezzi stabili nonostante il costo della materia prima continui a oscillare: il The Vicenza Symposium, a cui accennavo prima, è stato pensato proprio per questo. Con VO siamo dei grandi aggregatori di persone e contenuti, quello che facciamo è utile al settore, da qui passa il futuro del comparto mondiale e i risultati ci danno ragione.
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
Lucia Silvestri, Direttrice Creativa di Bvlgari, è una figura unica nel mondo dell’alta gioielleria. Entrata in azienda per caso, ha saputo trasformare un’intuizione in una carriera straordinaria, diventando una delle voci più autorevoli del settore. In questa intervista esclusiva per L’Orafo Italiano racconta sfide, passioni e l’evoluzione del ruolo femminile nel lusso.
Il suo percorso in Bvlgari è unico: da giovane appassionata di gemme a Direttrice Creativa. Qual è stata la più grande sfida e la lezione?
Il mio ingresso in Bvlgari è avvenuto quasi per caso: studiavo biologia per diventare nutrizionista, ma le pietre mi hanno subito conquistata. Ho così deciso di dedicarmi completamente a questo straordinario universo, che da allora non ho più lasciato. La lezione più importante? L’umiltà e la dedizione, guidate dalla passione. Ho fatto tesoro di ogni consiglio ricevuto dalla famiglia Bulgari, che
è stata mia mentore e che mi ha spinto a fidarmi sempre del mio istinto. Una delle sfide più grandi? Assumere un ruolo di responsabilità nella gioielleria, all’epoca dominata da figure maschili; ho dovuto conquistare gradualmente fiducia e autorevolezza, facendomi strada in un mondo non abituato a vedere le donne in posizioni di leadership.
Ha viaggiato in terre lontane e cercato pietre rare nei mercati più esclusivi del mondo: da donna com’è stata questa esperienza in ambienti tradizionalmente maschili?
Mi ritengo fortunata di poter viaggiare per il mondo ricercando gemme incredibili per le nostre creazioni. Ho iniziato in un’industria che, storicamente è sempre stata percepita al maschile, soprattutto in ambiti come il commercio delle gemme, l’estrazione mineraria e le posizioni di leadership. Spesso, nei primi anni di carriera ero l’unica donna a trattare con i commercianti di pietre preziose, che in molte occasioni non mi consideravano ‘abbastanza’ e preferivano i signori Bulgari. Ho lavorato duramente per guadagnarmi il rispetto e dimostrare di avere un occhio esperto per la qualità e la bellezza: con passione e sacrifici sono riuscita a trovare il mio posto. Mi piace dire che la mia anima è divisa in due parti: una creativa, l’altra orientata al business. Punto sempre a comprare al giusto prezzo e, negli affari, so essere molto determinata.
Negli ultimi decenni, come ha visto cambiare la presenza femminile nel mondo della gioielleria, non solo nel design, ma anche nella leadership e nella parte commerciale?
Le donne hanno sempre avuto un ruolo fondamentale negli aspetti creativi ed emotivi di questo settore, ma oggi stanno assumendo
posizioni di responsabilità, contribuendo a plasmare il racconto e a influenzare l’industria a ogni livello. Sono orgogliosa di rappresentarle in un campo dove, ancora oggi, stiamo aprendo la strada.
Molte giovani si affacciano con passione al gioiello. Che consiglio darebbe loro?
Questo è un settore in cui il legame emotivo conta davvero: alle giovani donne direi prima di tutto di coltivare passione e fiducia. Bisogna amare ciò che si crea e impegnarsi per l’eccellenza, ma anche avere il coraggio di distinguersi e correre dei rischi. Consiglierei loro di rimanere curiose, viaggiare, e immergersi nella bellezza dell’arte, della cultura e della natura, perché sono fonti di ispirazione fondamentali, oltre a costruire una solida base di conoscenze, senza alcuna paura di acquisire competenze tecniche o capacità manageriali.
Guardando al futuro, quale ruolo immagina per le donne nella trasformazione dell’industria del lusso e della gioielleria e cosa manca per un vero equilibrio?
Credo che avranno un ruolo fondamentale. È importante che la nostra voce venga riconosciuta e valorizzata, non solo in termini numerici, ma come forza creativa e strategica. Il vero equilibrio arriverà quando si supereranno pregiudizi e stereotipi, e si coltiverà un ambiente in cui passione, sensibilità e visione femminile possano esprimersi liberamente. Sono convinta che il lusso del futuro sarà un racconto di emozioni autentiche, sempre più inclusivo ed equilibrato, e le donne saranno protagoniste di questo cambiamento, portando bellezza e innovazione.
La nuova ricerca sulle tendenze dei consumatori realizzata da BCG/Altagamma evidenzia che i clienti top-tier, lo 0,1% del totale, valgono il 37% del mercato. Questi privilegiano le esperienze e chiedono ai brand: personalizzazione, intimità, eccellenza e una rinnovata attenzione al benessere. Anche il retail è in grande evoluzione: nuovi player, multi-brand in crisi o cambiamento e focus su monobrand.
i è tenuta a luglio presso il Centro Congressi di Fondazione Cariplo, a Milano, l’undicesima edizione dell’Altagamma Consumer and Retail Insight, con al centro un’analisi qualitativa dei consumatori luxury e dei nuovi trend nel retail. Dopo l’intervento introduttivo del Presidente di Altagamma, Matteo Lunelli, le evidenze emerse dal True-Luxury Global Consumer Insight (Filippo Bianchi e Guia Ricci, Boston Consulting Group) e dal Luxury Retail Evolution (Luca Solca, Bernstein) sono state commentate insieme a Stefania Lazzaroni, Direttrice Generale di Altagamma, da Valeriano Antonioli, CEO di Lungarno Collection, Enrico Galliera, Chief Marketing & Commercial Officer di Ferrari, Luca Lisandroni, CEO di Brunello Cucinelli e Nicolas Luchsinger, CEO di Buccellati. Il processo di democratizzazione
ha generato una crescita straordinaria, con i consumatori aspirazionali che sono arrivati a rappresentare oltre il 74% del valore complessivo del mercato. Questo segmento ora sta mostrando alcune fragilità e, pur rappresentando ancora il 61% del mercato di alta gamma, registra una riduzione di 13 punti percentuali rispetto al 2013. Fra le cause, il calo del potere d’acquisto dovuto alla situazione di incertezza globale e alla crisi geopolitica. I clienti top-tier, con una spesa di oltre 50.000 euro l’anno in beni e servizi di lusso, sono oggi i veri protagonisti del mercato: non solo in categorie come yacht o jet (in cui rappresentano la totalità del segmento) ma in una ampia varietà di acquisti che includono design, vini e distillati, auto, benessere, orologi e gioielli, beni che costituiscono la maggior parte del valore del loro consumo. Con una predilezione per il lusso
esperienziale e per il nuovo trend “health as wealth” che considera il benessere, l’estetica e la cura degli spazi personali come dimensioni prioritarie, tanto che si prevede un aumento della spesa intorno al 10% nei prossimi 18 mesi. “Il profilo del cliente di alta gamma è in continua evoluzione e i brand sono chiamati a elaborare strategie più personalizzate, coinvolgenti e mirate”, dichiara Matteo Lunelli, Presidente di Altagamma. “Lo studio BCG evidenzia che il 35% dei consumatori aspirazionali hanno diminuito gli acquisti, a causa della perdita di potere di spesa e della flessione dei consumi in Cina. Dall’altra parte, il segmento più alto della piramide, che rappresenta lo 0,1% del totale in termini numerici, ha incrementato la propria spesa arrivando a generare il 37% in valore. Per i prossimi 18 mesi, i consumatori aspirazionali dichiarano per il 75% di mantenere invariata o di incrementare la propria spesa e questa percentuale sale all’85% per i clienti top-tier. Per cogliere l’opportunità le aziende dovranno continuare a investire su una relazione sempre più personalizzata ed efficace con i clienti, a consolidare il rapporto di fiducia con gli stessi fondato su una solida condivisione di valori, e a far leva sull’eccellenza delle proprie creazioni e dei propri servizi innovativi”. Dall’analisi dei consumatori top-tier emerge quello che viene richiesto oggi ai brand del lusso: connessione, intimità, eccellenza, riconoscimento. “Il futuro del lusso? Riparte dal “core”, dai fondamentali. I clienti più importanti del lusso chiedono
meno invasività e caos comunicativo e più personalizzazione. Il 60% si sente sopraffatto da un marketing eccessivo e impersonale: in media, interagiscono attivamente con 57 brand e ricevono 40-50 comunicazioni al mese. L’80% desidera spazi esclusivi e intimi, non esperienze retail standardizzate e affollate. Il 90% considera la qualità del prodotto un elemento imprescindibile – e c’è ancora spazio per rafforzare artigianalità e trasparenza lungo la filiera. Rafforzare il settore del lusso significa tornare a ciò che lo ha reso straordinario fin dall’inizio, soprattutto per i clienti top-tier: connessioni profonde, intimità, qualità e fiducia”, commenta Guia Ricci, Managing Director e Partner di BCG.
The Personal Luxury Goods Market is facing a rare lack of growth
Il presidente Piaserico: “Impatto dazi USA, oltre il +60% sui
Dopo aver archiviato il 2024 con un export in crescita consistente (+41,4%), il 2025 si apre con un cambio di passo in parte fisiologico dopo i ritmi dell’ultimo triennio, in parte dovuto al deterioramento del quadro congiunturale. Sulla base delle prime elaborazioni effettuate dal Centro Studi di Confindustria Federorafi su dati ISTAT, nel corso del primo trimestre 2025 le esportazioni del settore orafo-argentierogioielliero accusano un’inversione di tendenza e flettono del 9,1% rispetto al gennaio-marzo 2024 raggiugendo in termini di valore poco più di 3,35 miliardi di euro. Sulla performance oltreconfine incide tuttavia ancora una volta in maniera significativa, la Turchia: dopo l’exploit del 2024, perde terreno (-40,6%) nel primo quarto del 2025. A questo, si somma il caso degli USA (-9,4%), mentre in realtà molti top market crescono (+10,7% gli EAU, +14,7% la Svizzera, +8,9% la Francia, +7,1% Hong Kong - dati completi in tabella). In termini di quantità la frenata emerge in modo ancora più evidente. Con riferimento alla gioielleria da indosso nel suo complesso, nell’arco gennaio-marzo 2025 i volumi esportati hanno evidenziato un decremento di rilievo, pari al -22,4%. Arezzo si conferma al primo posto tra le province italiane per valore esportato, nonostante un decremento pari al -22,8%
rispetto ai primi tre mesi del 2024; con un export superiore a 1,4 miliardi di euro, assicura il 41,3% del totale esportato settoriale dall’Italia. Sulla performance della provincia toscana, analogamente a quanto verificatosi per tutto il 2024, ha inciso significativamente il flusso di preziosi destinato alla Turchia. Seconda, la provincia di Vicenza mostra un aumento del +5,0% nel gennaio-marzo 2025, con un’incidenza del 18,9% sul totale nazionale (650,2 milioni di euro). Dopo essere stata quarta per gran parte del 2024, Alessandria riguadagna la terza posizione nel primo trimestre di quest’anno, nonostante la flessione del -14,4%; la provincia piemontese copre il 12,1% del totale settoriale esportato nel mondo. Passa in quarta posizione la provincia di Milano le cui esportazioni non tanto legate a realtà produttive locali, quanto piuttosto a scelte aziendali di natura logistico-commerciale, arrivano a cedere il -32,1%. Rispetto al primo trimestre del 2024, è Torino a sperimentare un mini-boom delle esportazioni, in aumento del +421,2%, che la porta ad assicurare il 6,0% circa del totale nazionale. Secondo Claudia Piaserico – Presidente di Confindustria FEDERORAFI– “Il dato negativo del primo trimestre era atteso, così come ci attendiamo un peggioramento nei prossimi mesi per l’effetto dei dazi USA (+30% dal 1° agosto), che rischiano di rappresentare un “punto di non ritorno” per le nostre esportazioni. Il
rallentamento verso la Turchia non ci allarma: il boom era un’anomalia legata a un target ristretto di imprese. Sul fronte occupazionale si è arrestata la crescita, ma il ricorso alla cassa integrazione non è preoccupante. La questione del lavoro resta centrale, anche in vista del rinnovo del contratto scaduto e del ricambio generazionale: oltre 10.000 addetti andranno in pensione nei prossimi 10 anni. L’export mostra segnali positivi da EAU e Paesi UE, confermando quanto emerso anche da una nostra recente ricerca ICE. Tuttavia, nessuno di questi mercati può compensare le perdite previste negli USA: il dazio aggiuntivo porterà a un aumento del +60% sul prezzo finale per il consumatore, penalizzando la fascia media americana, cuore della domanda di gioielli made in Italy (oltre 1,5 miliardi € nel 2023). Con il rialzo delle materie prime e la svalutazione del dollaro, il prossimo semestre si preannuncia difficile. Serve quindi puntare su mercati alternativi, anche africani, come da analisi ICE, ma senza pensare a delocalizzazioni produttive: il gioiello italiano nasce solo nel contesto unico dei distretti. Occorre investire in comunicazione e accordi con la GDO americana, che ha sempre mostrato fiducia nel nostro prodotto, anche nei momenti critici. In questo scenario servono stabilità geopolitica, semplificazione normativa e supporto costante all’internazionalizzazione. Vicenzaoro settembre sarà un test cruciale per la tenuta del comparto.
Il commercio internazionale del settore orafo-argentiero-gioielliero nel gennaio-marzo 2025: export per Paese di destinazione ( Top20)
Nella consueta indagine congiunta Club degli Orafi / Intesa San Paolo, emerge la nuova fotografia del comparto: il balzo dell’oro (+42,4%) abbatte la produzione e la domanda globale, ma il settore mostra resilienza. Cresce la necessità di strategie più flessibili e mercati diversificati.
Le esportazioni di oreficeria italiana per mercati (milioni di € e variazione %)
Le esportazioni di oreficeria per le principali province (milioni di € e variazione %)
el primo trimestre 2025 il settore orafo italiano mostra un andamento positivo del fatturato con una crescita del 2,1% a fronte, invece, di un calo nell’indice di produzione che si è attestato a -7,9% per effetto di un balzo importante nelle quotazioni dell’oro (il prezzo del metallo giallo espresso in euro/oncia è aumentato del +22,9% nel 2024 e del +42,4% nel primo trimestre 2025). Gli effetti della crescita del prezzo sono visibili anche nell’andamento della domanda mondiale di gioielli in oro che si è attestata a 380 tonnellate con una riduzione di 100 tonnellate rispetto al primo trimestre 2024, pari al -20,8%. Nei mercati internazionali il settore orafo italiano ha realizzato esportazioni
pari a 3,4 miliardi di euro (compresa bigiotteria e argenteria), con un calo del -9,5% in valore (i dati dei soli gioielli in preziosi si attestano a gioielli in oro -10,7% e in argento +5,3%) e del -20,3% in quantità (gioielli in oro -27,8% e in argento -20,6%). Per interpretare l’andamento del settore è opportuno isolare le conseguenze del forte ridimensionamento delle esportazioni verso la Turchia, diventata nel 2024 con 5,4 miliardi di euro il primo mercato di sbocco delle esportazioni di gioielli (compresa bigiotteria e argenteria), a causa delle restrizioni all’import di lingotti imposte dal governo turco e del ruolo di hub indotto dalle forti tensioni geopolitiche. Questo fenomeno si sta ridimensionando e nel primo trimestre l’export in valore si è ridot-
to del -40,6%; al netto di questo contributo le esportazioni di gioielli e bigiotteria avrebbero mostrato una crescita del 5,9%, maturata principalmente in mercati come Emirati Arabi Uniti (+11,4%), Svizzera (+11,5%) e Francia (+5,7%). L’attuale contesto resta fortemente condizionato dall’incertezza con effetti rilevanti anche sull’andamento e la volatilità del prezzo dell’oro. Oltre alle tensioni geopolitiche, le imprese del settore devono affrontare anche le difficoltà legate alla gestione dei rischi di dazi imposti nel mercato americano che sta portando a un ripensamento dei processi di internazionalizzazione e alla necessità di diversificazione dei mercati di sbocco: nel 2024 gli Stati Uniti erano il secondo partner commerciale con una quota di circa il 9% sul totale export.
Rue des Mille lancia una collezione di gioielli ricca di simboli, ludica e personalizzabile: per un autunno vivace e sbarazzino.
Rue des Mille accende l’estate-autunno con “Charm Bar”, la nuova collezione che dà ufficialmente il via alla charm mania. Un progetto vivace e contemporaneo che punta su personalizzazione, creatività e autoespressione: una linea di ciondoli “super cool” pensata per arricchire collane e bracciali, trasformandoli in vere e proprie mappe dell’identità personale. Design modulare, mood pop, messaggi autentici: ogni charm diventa un tassello di stile e racconto. Il concetto è semplice ma potente: creare combinazioni uniche e in evoluzione continua. La collezione racchiude una gamma vastissima di simboli capaci di soddisfare ogni gusto e desiderio — si va dagli oggetti che raccontano passioni, come chitarra, cuffie o macchina fotografica, ai più iconici cuore, stella e quadrifoglio, fino ai soggetti che evocano la leggerezza dell’estate, come la palma, la lisca di pesce, il ghiacciolo e il sole. “Siamo estremamente orgogliosi di questa nuova collezione, che incarna la freschezza e la continua evoluzione di Rue des Mille,” afferma Federica Pieroni, direttrice marketing dell’azienda. “Charm Bar è la dimostrazione della nostra capacità di intercettare le tendenze e offrire ai nostri clienti un’esperienza di personalizzazione unica e contemporanea”. Con “Charm Bar”, Rue des Mille conferma il suo posizionamento come brand giovane, dinamico e attento al linguaggio del presente, capace di unire design e sentimento, estetica e narrazione. I charm diventano accessori versatili da cambiare, sovrapporre, collezionare. Ogni look trova il suo accessorio ideale, ogni stato d’animo può prendere forma in un dettaglio prezioso. Non solo gioielli, quindi, ma strumenti di espressione quotidiana: “Charm Bar” invita a giocare col proprio stile e a raccontarsi senza filtri, con leggerezza e originalità. Rue des Mille firma così una collezione che è anche un manifesto: la bellezza sta nella libertà di essere sé stessi.
Collocata nel cuore pulsante di un vivace distretto creativo, Falsini si afferma come sapiente laboratorio di emozioni e innovazione. Fondata quasi cinquant’anni or sono da un visionario del calibro di Floro Falsini, l’azienda affonda le sue radici nell’esperienza maturata nel campo delle macchine industriali, trasformando quella competenza in arte orafa. Da allora, Falsini dà voce a storie preziose attraverso collezioni che, stagione dopo stagione,
esplorano nuovi territori dell’immaginazione. La creatività, però, non è solo il cuore pulsante dell’impresa ma una vera missione, alimentata da una profonda passione per il prezioso. In Falsini, ogni membro del team è parte di una comunità coesa, animata da un obiettivo comune: creare gioielli che non siano solo simboli di eterna bellezza, ma che sappiano anche rappresentare valori come la sostenibilità e la solidarietà. Con l’arrivo dell’estate, l’azienda rinnova il proprio linguaggio esteti-
co, rompendo gli schemi e rivelandosi con un animo rinnovato. Le collezioni si aprono a un universo vibrante di colori e materiali. Pietre luminose e simboli evocativi si fondono in creazioni da indossare, cariche di energia e luce. “La vita è un’opera d’arte”, amano dire Andrea e Nadia, oggi titolari dell’azienda. Ed è così che ogni gioiello diventa portatore di armonia, capace di infondere gioia nella quotidianità. L’estate di Falsini? Non solo palcoscenico per nuovi modelli: è un invito a celebrare lo spirito inimitabile della creatività, con entusiasmo e autenticità. “In questo mondo, tutto deve procedere come un’unica anima, danzando al ritmo di un amore incondizionato per il lavoro e per la vita”. Il sole splende alto e, con esso, il futuro radioso di Falsini: un marchio che porta nel cuore ogni suo valore, riflesso in creazioni che portano avanti un messaggio di bellezza autentica e armonia profonda.
Quadrifoglio Spa ha recentemente celebrato il suo cinquantesimo anniversario in una cornice unica: Villa Passerini, un’elegante dimora del XVII secolo situata tra le colline di Cortona. Questo importante traguardo ha offerto l’opportunità di ripercorrere la storia di mezzo secolo, ricca di innovazioni e sfide superate, mentre si rinnovava l’impegno verso i valori che hanno guidato il cammino aziendale fin dalle origini. Cuore delle celebrazioni sono stati i cinque decenni di lavoro e relazioni costruite con gli impiegati, che hanno partecipato all’evento in un clima di calore e autenticità. La bellezza e la storia di Villa Passerini hanno fatto da cornice perfetta a un’occasione tanto significativa, riunendo dipendenti, collaboratori e la compagine sociale dell’azienda. La serata è stata segnata da momenti di profonda emozione, inclusi i toccanti discorsi dei soci e i riconoscimenti ricevuti dai collaboratori. Una cena curata nei minimi dettagli ha accompagnato gli ospiti fino a tarda serata, rendendo l’esperienza indimenticabile. Questa festa non ha rappresentato solo un punto di arrivo, ma anche un nuovo inizio: un’opportunità per esprimere gratitudine a coloro che hanno reso possibile questo viaggio e per guardare avanti con la stessa determinazione che ha reso l’azienda un riferimento nel comparto. Quadrifoglio Spa è un’eccellenza nel settore orafo riconosciuta per l’eccellenza dei prodotti e la professionalità, capace di unire l’arte orafa tradizionale alle più moderne tecnologie produttive. La missione? Continuare a innovare mantenendo sempre al centro la qualità. Con un occhio attento alle tendenze, un forte impegno verso la sostenibilità e alle risorse umane, Quadrifoglio Spa è oggi un partner più che affidabile e riconosciuto nel panorama della gioielleria nazionale e internazionale.
Da oltre quarant’anni l’azienda aretina è un faro dell’oreficeria italiana.
Fondata nel 1978 da Claudio Gadani, Daniele Camaiani e Nicola Zotti, Faor S.p.A. è oggi un punto di riferimento nella componentistica orafa italiana. Nata ad Arezzo, in un laboratorio di soli 200 metri quadri specializzato nella produzione di anelli a molla, Faor ha saputo trasformare la maestria artigiana in un modello industriale evoluto, capace di coniugare qualità, precisione e uniformità su scala internazionale. Tra gli anni ‘80 e ‘90, l’azienda ha colto il potenziale del distretto orafo aretino e il processo di internazionalizzazione dei mercati. L’apertura di un ufficio commerciale a Bassano del Grappa, scelta strategica per avvicinarsi al know-how vicentino, ha segnato una nuova fase di crescita, portando all’innalzamento degli standard produttivi e a importanti investimenti in ricerca e sviluppo. Il cuore pulsante dell’innovazione è Faor Lab, un reparto interno dedicato allo sviluppo di tecnologie avanzate per la produzione di semilavorati e componenti, che punta a migliorare l’affidabilità del prodotto riducendo sprechi e tempi. Ogni fase del ciclo produttivo è sottoposta a controlli rigorosi, ed è supportata da una logistica evoluta che garantisce tempi rapidi e tracciabilità totale. Faor garantisce l’utilizzo esclusivo di materiali
certificati e sicuri, privi di Nichel e Cadmio, conformi alle normative UNI EN 1811:2011 e REACH. I metalli impiegati sono controllati da S.A.G.O.R., a garanzia di una qualità costante. Oggi, l’azienda offre una vasta gamma di semilavorati in oro e argento: anelli a molla, chiusure stampate, catene di varia tipologia e componenti tecnici. Tra le creazioni più apprezzate del ricco catalogo si distingue la Silk Calza Chain, una catena compatta e flessibile, luminosa e resistente, che ridefinisce il concetto di semilavorato. La sua struttura sinuosa accompagna i movimenti senza deformarsi, mentre la finitura liscia e la superficie diamantata riflettono la luce in modo uniforme. Perfetta come base per pendenti, o da sola, come gioiello iconico, elegante e distintivo. Negli ultimi anni, Faor ha ampliato la propria proposta includendo anche prodotti finiti. Tra questi, spicca Infinity Beads, il bracciale con catena a palline elastica: una sintesi di eleganza e praticità, dal design raffinato e pensato per essere indossato con semplicità. “Same perfection everytime” non è solo uno slogan, è la promessa che Faor rinnova ogni giorno a chi cerca nel dettaglio la vera bellezza.
La tecnologia che sta trasformando le gioiellerie italiane (e non solo).
In un settore dove la cura per il dettaglio è un valore assoluto, sorprende ancora oggi quante gioiellerie si affidino a strumenti di gestione poco precisi, adattati, o addirittura assenti. Eppure, proprio come avviene per un diamante, è solo attraverso il taglio perfetto che il valore può emergere davvero. È da questa visione che nasce Easygold: non un semplice software gestionale, ma un sistema pensato esclusivamente per il mondo della gioielleria, in grado di trasformare la quotidianità in strategia, i dati in decisioni, il tempo in valore. Il risultato? Lo raccontano i numeri: secondo un articolo pubblicato da MilanoFinanza, tra le 100 migliori gioiellerie d’Italia, ben 13 hanno scelto Easygold per gestire la propria attività. Una conferma tangibile che la qualità della gestione non è un dettaglio: è la base su cui costruire eccellenza. Oggi Easygold è presente anche in Svizzera e Spagna: un’espansione che ha affinato il sistema unendo visione internazionale e attenzione alle dinamiche territoriali, rendendo Easygold un alleato strategico, unico nel suo genere. Easygold nasce con una chiara vocazione: essere il sistema gestionale di riferimento per le gioiellerie di alta gamma, marketing oriented, che operano con i marchi del lusso e investono nella relazione con il cliente attraverso strumenti a risposta diretta. Dietro a ogni funzione, a ogni modulo, c’è l’esperienza di Mario Panconi: un pioniere dell’informatica applicata alla gioielleria, iniziando un percorso al fianco dei gioiellieri per creare soluzioni evolute. Un percorso che oggi continua, supportato da un team altamente specializzato, con un obiettivo chiaro: offrire ai gioiellieri non solo un gestionale, ma un sistema intelligente, empatico e flessibile. In un momento in cui il mercato evolve rapidamente, i clienti sono sempre più esigenti e i margini sempre più sottili, Easygold offre una risposta concreta: una piattaforma che ti permette di tracciare ogni referenza, gestire in modo fluido le riparazioni, personalizzare la relazione con ogni cliente, integrare marketing e vendite, monitorare i dati in tempo reale e formare il tuo staff in modo semplice e continuo. Perché ogni minuto speso a rincorrere scadenze, controllare fogli o colmare inefficienze, è tempo sottratto alla crescita del tuo business. Chi ha già scelto Easygold lo sa: oggi, gestire con metodo, visione e precisione non è più un lusso. È la base per continuare a brillare. Se anche tu senti che è arrivato il momento di alleggerire il carico e riprendere il controllo, parlane con noi. Non ti offriremo una demo: ti offriremo un confronto reale, da professionista a professionista.
Secondo Femar la bellezza è un atto interiore. Linee pure, volumi misurati, superfici che riflettono emozioni: per un lusso che non ostenta ma dichiara.
In un’epoca in cui tutto chiede attenzione, Femar sceglie il silenzio. Non il silenzio dell’assenza, ma quello della presenza discreta, che si impone con la forza della forma. Lontano dal clamore del decoro, ogni gioiello è un atto di sottrazione. Un equilibrio misurato tra luce e materia, movimento e pausa, linea e identità. Femar parla a chi riconosce il valore del dettaglio. A chi cerca una bellezza che non grida, ma lascia il segno. Le collezioni sono architetture intime: curve che sfiorano la pelle, superfici specchianti che rifrangono emozioni, volumi pensati per seguire il corpo e non domarlo. Niente è lasciato al caso, tutto è dettato da un’estetica precisa e personale. La materia, lavorata come tessuto vivo, diventa linguaggio. Un nastro, una piega, una luce che cambia con il gesto. Non c’è nostalgia, non c’è ostentazione: solo il desiderio di creare oggetti che durino nel tempo e nello sguardo. Femar non segue le tendenze, le attraversa con distacco. Rivendica il diritto a
un lusso essenziale, colto, che nasce dall’armonia tra pensiero e pelle. È in quella tensione lieve, in quell’equilibrio tra rigore e emozione, che si compie la sua idea di stile. Non solo un gioiello da comprare ma una dichiarazione. Femar è stata fondata nel 1991 dalla passione per la creazione di preziosi dei fratelli Pasquale e Santi Barneschi. Nel corso degli anni, la tradizione artigianale ha abbracciato l’innovazione tecnica e oggi si manifesta attraverso lavorazioni originali che coniugano lo stile artigianale e il design made in Italy, fra tradizione e processi produttivi all’avanguardia.
Info line +39 0575 66500 - 661930 info@granipreziosi.it - www.granipreziosi.it
Michele Weiss
Collezione Tubogas
Unoaerre ridefinisce il lusso con Tubogas, collezione che unisce tradizione orafa e design contemporaneo. Ispirata ai tubi metallici degli anni Venti, la maglia flessibile e senza saldature diventa simbolo di eleganza e innovazione tecnica. Ogni gioiello, frutto di maestria artigianale e alta tecnologia, esprime l’identità del brand aretino, ambasciatore del made in Italy nel mondo. La parure, in versione dorata, include girocollo e bracciale dal design avvolgente, ideali per outfit da giorno e da sera. Tubogas è più di un gioiello: è uno stile, un’icona di raffinatezza quotidiana, per chi desidera esprimere unicità, comfort e glamour con autenticità e coerenza. Indossare un gioiello Tubogas significa portare con sé un frammento di storia dell’arte orafa, rivisitata per abbracciare le esigenze di chi vive il presente con uno sguardo rivolto al futuro.
Preziosissimi Snake
Bracciali SNAKE morbidi, in oro bianco con diamanti, zaffiri e pietre semipreziose. MODELLART nasce in Italia, nel distretto orafo di Valenza, città famosa nel mondo per la maestria dei suoi artigiani orafi. Il marchio fa tesoro dell’esperienza trentennale nell’alta gioielleria del fondatore, Michele Elettro, supportato da un gruppo brillante e con riconosciuta professionalità, sempre al passo con le nuove tecnologie e impegnato nella cura del dettaglio e nella ricerca dell’eccellenza: qualità che consentono all’azienda valenzana di collaborare con i più importanti brand della gioielleria per i quali vengono seguite tutte le fasi lavorative. MODELLART rilancia l’ambizione di andare sempre oltre, sperimentando o attualizzando lavorazioni del passato, col risultato di arrivare a creazioni contemporanee e uniche.
Timeless, eleganza leggera
Nella nuova collezione Timeless, il design essenziale incontra l’innovazione: forme classiche e pulite si uniscono alla straordinaria leggerezza della tecnologia Graziella Air. Il risultato? Un comfort impalpabile e un’eleganza senza tempo. Spiega Giacomo Gori, Amministratore Delegato di Graziella Braccialini: “Con Graziella Air abbiamo ridotto il peso dell’oro del 50%, mantenendo inalterati i volumi e lo stile. Ne è esempio l’iconico orecchino a cerchio, che oggi pesa tra i soli 2 e 4 grammi, pur conservando tutta la presenza del gioiello tradizionale”. Graziella Air rappresenta una rivoluzione produttiva capace di rispondere con creatività alle sfide contemporanee, come l’aumento del costo dell’oro, l’inflazione e le instabilità globali. È un innovativo paradigma di bellezza e sostenibilità, che apre la strada a nuove opportunità nei mercati in un momento complesso per il settore.
Info line +39 0575 66500 - 661930 info@granipreziosi.it - www.granipreziosi.it
Delizie floreali
Collana a fiore in argento placcato oro, con pistillo di argento rodiato. Magie Preziose è un’azienda orafa toscana della provincia di Arezzo, dove la tradizione artigianale si tramanda da generazioni. Ogni gioiello nasce da un’idea tradotta in modello e realizzata nel laboratorio in house: dal disegno al prodotto finito l’azienda cura ogni fase con attenzione. Le forme eleganti, i dettagli ricercati e le finiture di pregio conferiscono a ciascuna creazione un’identità unica. Inoltre, l’uso di materie prime eccellenti, un design sofisticato e l’abilità manuale incarnano l’essenza del “made in Italy”, consolidando rapporti di fiducia con clienti nazionali e internazionali. Magie Preziose punta su innovazione e sperimentazione di nuove tecniche per offrire collezioni esclusive e sempre al passo con i tempi.
25 anni di esperienza nelle pietre
Fondata nel maggio del 1988 da Enzo Scartoni, Orchidea Preziosi spa è un’azienda che ha saputo coniugare la tradizione della lavorazione dei metalli preziosi con l’innovazione tecnologica, diventando un punto di riferimento per il settore orafo e della gioielleria. “Nel corso degli anni abbiamo ampliato l’offerta, diventando partner strategico sia per tutti gli operatori del settore oreficeria che per chi opera nel mondo luxury-fashion. La nostra divisione ‘Moda’ è nata nei primi anni Duemila, quando abbiamo deciso di applicare il nostro know-how anche a questo ambito, ottenendo risultati che ci hanno permesso di crescere e innovare ulteriormente. Con la nostra concezione di azienda al servizio di altre aziende, collaboriamo su progetti ad alto contenuto tecnologico, pronti a formare partnership strategiche in grado di portare valore aggiunto ai nostri clienti. Per noi ogni sfida è un’opportunità per crescere e migliorarci anche nell’ottica della sostenibilità ambientale”.
Moda che si fa materia
Luè Studio è il nuovo linguaggio del gioiello contemporaneo: un equilibrio sapiente tra design, stile e identità. Nato ad Arezzo da una lunga tradizione orafa e da uno sguardo rivolto al futuro, Luè Studio trasforma l’argento 925 in forme scultoree, leggere e distintive, placcate oro 18k o rifinite in rodio. Ogni collezione è pensata per una donna libera, consapevole e sofisticata, che sceglie il gioiello come espressione di sé. Il design è puro, iconico, essenziale: curve nette e texture sorprendenti, volumi che accarezzano il corpo con eleganza e carattere. “Luè Studio non segue le tendenze, le interpreta con autenticità. È stile che dura nel tempo, bellezza che parla alla contemporaneità”. Ogni creazione è un’affermazione, non un semplice accessorio: un segno distintivo capace di elevare ogni look con personalità e luce. Made in Italy, artigianale, responsabile. Luè Studio è una visione di moda che si fa materia.
Info line +39 0575 66500 - 661930
info@granipreziosi.it - www.granipreziosi.it
Verso un mondo migliore
Allarme furti orologi di lusso
Furti e smarrimenti di orologi di lusso restano un rischio elevato per i proprietari di brand come Rolex, Patek Philippe, Omega e Cartier. Secondo “The Watch Register”, che detiene il database internazionale più grande al mondo di orologi di lusso smarriti e rubati, nel primo semestre 2025 sono stati localizzati 607 segnatempo sottratti (+26% sul 2024), con 87 restituzioni (+14%). A Londra, la polizia segnala una media di quattro furti di orologi al giorno, ma il numero reale è probabilmente più alto: molti non denunciano per sfiducia nei recuperi o perché il furto è avvenuto all’estero. Solo un terzo dei proprietari è in grado di indicare subito il numero di serie del proprio orologio; il 17% non lo ha mai registrato. La ricerca rivela inoltre che una percentuale significativa dei proprietari di orologi di lusso non dispone della documentazione necessaria per identificare il proprio orologio e dimostrarne la proprietà.
Chimet fonda la propria missione sulla sostenibilità, recuperando e affinando metalli preziosi per reinserirli nel ciclo produttivo con un modello rigenerativo e circolare. Leader mondiale da oltre cinquant’anni, l’azienda coniuga rispetto ambientale, innovazione e tracciabilità. Ogni anno recupera tonnellate di metalli da scarti industriali, riducendo sprechi e arrivando a reimmetterli nel ciclo produttivo di nuovi beni finiti con un processo di smaltimento effettuato nel massimo rispetto delle normative. Recentemente è entrata nel capitale di Forciot OY per espandersi nei settori ad alta tecnologia. Attenta alle nuove generazioni, Chimet promuove progetti di sensibilizzazione su sostenibilità e economia circolare, avvicinando i giovani al mondo dell’impresa e della scienza, con l’obiettivo di costruire un futuro più consapevole.
Obiettivo circolarità
Legor rafforza il proprio impegno a sviluppare una filiera circolare e responsabile grazie alle sinergie con Valmet e Refimet, oggi parte integrante del Gruppo. Attraverso Valmet – con le sue Business Unit Ecology, Refining e Plating –, Legor amplia l’offerta di servizi per il trattamento, le soluzioni galvaniche e il recupero di metalli preziosi. La partnership con Refimet, azienda certificata RJC e CoC, consente invece il recupero da e-waste e scarti orafi e industriali, garantendo un riciclo al 100% e la riconversione in nuove leghe e soluzioni galvaniche. Ciò che viene venduto può così tornare a nuova vita, secondo un modello fondato su tracciabilità, trasparenza e controllo diretto della filiera. Una visione concreta di economia circolare, per un lusso più sostenibile e attento alle esigenze del pianeta.
Vicenzaoro è, da oltre 70 anni, il cuore pulsante dell'industria orafo-gioielliera. Una piattaforma di business dove l'eredità di un mestiere senza pari incontra l'innovazione delle nuove generazioni per plasmare il futuro. Un futuro di bellezza, sostenibilità, trasparenza e consapevolezza. Be part of it. 5 –
Tra passato e futuro
Fondata nel 1981 e annoverata tra i grandi protagonisti del distretto orafo aretino, Nardi GOLD ha vissuto il passaggio generazionale dai genitori Patrizio e Katia Nardi, ai figli Iacopo, Francesco e Agnese, che hanno innovato nel segno della continuità. L’azienda eccelle nella produzione in tutti i titoli di catene leggere, ma anche di oreficeria fantasia con taglio laser e di componentistica per conto terzi. Recentemente, Nardi GOLD ha rivisitato i classici anni Settanta e Ottanta delle catene saldate a mano e unite dal taglio laser con texture diverse, tutti i titoli in AU, AG e GOLDFILLED. Nardi GOLD è proiettata al futuro per la continua innovazione in tecnologia avanzata e modellistica, con nuove idee e sperimentazioni in titoli e prodotti diversi.
Protagonista
Filostil ha partecipato alla JCK Las Vegas 2025, portando l’eccellenza della manifattura orafa di Valenza sulla scena internazionale. L’azienda ha conquistato operatori e brand con la sua capacità di unire artigianalità, tecnologia e visione globale. Tra i trend emersi: la crescente richiesta di personalizzazione, l’attenzione alla qualità esecutiva e il forte impegno verso sostenibilità e tracciabilità della filiera. Fondata nel 1978, Filostil si distingue per l’approccio sartoriale e collaborativo alla produzione. La presenza a JCK ha confermato il ruolo strategico del made in Italy nel mondo della gioielleria, con Valenza come polo d’eccellenza riconosciuto a livello globale. Spiega il ceo Giorgia Cattelan: “Las Vegas è stata un’occasione importante per raccontare non solo cosa facciamo, ma come lo facciamo. Ogni gioiello che realizziamo porta con sé un pezzo della nostra storia, del nostro territorio, della nostra passione per il mestiere”.
Parte bene il 2025
L’azienda orafa Fope chiude il primo semestre 2025 con il fatturato in crescita del 45,2%, e ricavi netti consolidati pari a 43 milioni di euro. Il risultato riflette una performance positiva sia nei mercati consolidati (Usa, Germania, UK) che in quelli emergenti, come Giappone, Corea del Sud e Sud-Est Asiatico, strategici per l’espansione del gruppo. L’aumento tiene conto anche del rialzo medio dei listini del 16%, introdotto per compensare il rincaro dell’oro. Fope realizza il 90% del fatturato all’estero e opera con oltre 700 punti vendita, filiali dirette in USA, UK, Germania e Dubai, e monomarca a Venezia, Londra e Tokyo. L’Ad Diego Nardin: “Il buon risultato riflette il consolidamento del nostro posizionamento distintivo nel panorama del lusso internazionale. Il secondo semestre si apre con segnali incoraggianti: la raccolta ordini mostra il segno più rispetto all’analogo periodo dell’esercizio precedente e in linea con le previsioni di budget”.
SPKTRL è un nuovo brand fondato da Katia de Lasteyrie du Saillant, quasi vent’anni di esperienza nell’innovazione nei settori orologiero e gioielliero con realtà come LVMH. Debutta con un anello high-tech capace di comunicare messaggi digitali in modo discreto tramite variazioni di colore della luce. È la filosofia del “Quiet Tech”: niente vibrazioni, schermi o notifiche intrusive, solo un diamante sintetico CVD come interfaccia intelligente: ad esempio, una sfumatura tenue di blu segnala un messaggio da una persona cara, un magenta acceso indica qualcosa d’importante al lavoro. Design e tecnologia non si sovrappongono ma coesistono in modo invisibile e armonioso, con l’estetica ispirata ai grandi gioiellieri di Place Vendôme. “SPKTRL propone un nuovo stile di vita. La nostra tecnologia non è progettata per sostituire i telefoni o renderti più veloce, ma per restituirti il controllo. La pietra è l’interfaccia e il colore è il linguaggio”.
Nuovo report sull’alto di gamma
Il lusso europeo continua a trainare economia, occupazione e turismo, nonostante le incertezze geopolitiche globali. Lo conferma il nuovo studio presentato al Parlamento Europeo dall’ECCIA (European Cultural and Creative Industries Alliance), in collaborazione con Bain & Company, che fotografa la potenza e la vulnerabilità dell’alto di gamma nel Vecchio Continente. Secondo i dati, i brand europei del lusso hanno generato nel 2024 un volume d’affari di 986 miliardi di euro, contribuendo per il 5% al PIL dell’Unione Europea e rappresentando l’11,5% delle esportazioni totali. A livello globale, le aziende europee detengono il 70% del mercato del lusso, con una proiezione di crescita che potrebbe portare il valore del settore a 2.500 miliardi di euro entro il 2030. Il report sottolinea anche il ruolo cruciale del lusso per il turismo: ben il 25% del valore complessivo dei soggiorni turistici è generato da visitatori attratti dall’alto di gamma, col 40% che sceglie l’Europa per l’offerta manifatturiera e creativa.
Make it Precious
Morellato Group: Make It Precious – quando la filiera non è un processo, ma un universo. Morellato Group, prima azienda italiana di gioielleria e orologeria a cui fanno capo 22 marchi top mind del settore – tra cui Morellato, Bluespirit, CHRIST, D’Amante, Cleor, Philip Watch e Sector No Limits –, ha rivelato i risultati finanziari del 2024. In uno scenario complessivo particolarmente sfidante, quello passato è stato un anno di stabilità, di risultati positivi e di conservazione della leadership. La formula del business – diversificazione, qualità e integrazione – non risulta solo resiliente ma vincente e ha garantito, anche in questo contesto, sia l’incremento della redditività, registrando un EBITDA pari al 21,3%, che il rafforzamento della market share. E, ancor più importante in una visione a lungo termine, i marchi della gioielleria preziosa confermano le performance positive, superando la media del settore e contribuendo al 75% del fatturato.
FANCY REVOLUTION: THE NEW DIAMOND GRAMMAR
In 2025, the world of luxury will celebrate colour as a symbol of exclusivity and desire, amidst record auctions and innovative Italian maisons.
In the world of precious metals, the year 2024 will be remembered for the significant disconnect between two markets that have historically progressed in tandem: white diamonds and their fancy coloured counterparts. According to the latest data published by Rapaport, white diamonds experienced a steep decline in value, dropping 13.3%—one of the most challenging annual performances in the last decade. Specifically, the value of 1-carat natural diamonds plummeted by 34%, while 2-carat naturals saw a staggering decrease of 49%. Lab-grown diamonds faced an even sharper decline, with the value of a 1-carat synthetic stone falling by 73%, and the value of a 2-carat stone dropping by 77%. The oversupply of diamonds, particularly lab-grown ones, has significantly contributed to the decline in the market. In contrast, fancy coloured diamonds have shown surprising resilience, with an average decline of only 2.2 per cent, according to the Fancy Color Research Foundation (FCRF). Pink diamonds, in particular, have remained stable, experiencing a minimal decline of just 0.8%. This segment is further buoyed by record results at international auctions, such as the sale of the Williamson Pink Star, an 11.15-carat Fancy Vivid Pink diamond, which fetched an impressive $57.7 million—equating to $5.2 million per carat—at Sotheby’s in Hong Kong. So, what are the reasons for the collapse of the white diamond market? There are several factors at play. Firstly, the current global economic uncertainty has dampened traditional purchase behaviours. Secondly, the rising popularity of lab-grown diamonds has made these alternatives more accessible and appealing to the average consumer, resulting in decreased demand for natural diamonds. The outcome has been an oversupply, which has driven prices down. According to Avi Krawitz, a Senior Analyst at Rapaport Group, the white diamond market is facing an identity crisis. Consumers are confused and attracted to cheaper and more “sustainable” options, even at the expense of the rarity associated with natural diamonds. Coloured fancy diamonds, on the other hand, appear to exist in a separate, almost collector-oriented realm. The closure of the Argyle mine in Australia in 2020 has heightened the scarcity of these coloured stones, considering that over 90% of pink diamonds originated from that mine. For Eden Rachminov, FCRF President, a natural pink diamond is not just a piece of jewellery: it is an asset that gains value over time. Scarcity is not a fad; it is an economic law. Among the highlights of 2025, is the extremely rare 2.33-carat Winston Red, a Fancy Red diamond, now recognised as the largest red diamond ever displayed publicly. Classified as ‘Fancy Red’ by the GIA, it was showcased in Washington as part of the exhibition titled ‘The Winston Red Diamond and the Winston Fancy Colour Diamond Collection.’ Blue diamonds also made headlines at recent auctions. Last May, The Mediterranean Blue, a 10.03-carat Fancy Vivid Blue diamond, sold for $21.5 million at Sotheby’s after an intense bidding war among collectors. The stone, classified Type IIb by the GIA, further emphasises the increasing value of these natural treasures. Wenhao Yu, Chairman Asia Jewellery at Sotheby’s notes that major investors are diversifying into tangible and unique assets. And nothing is more unique than a collector’s fancy diamond. In Italy, Garatti, a Milanese maison founded in 2018, plays a leading role and has become an international reference point for fancy green and red diamonds, boasting a collection that contains 60 percent of the world’s known green diamonds. “We chose green because it is one of the rarest colours in nature. Each gemstone is personally selected and set in unique pieces that can never be reproduced. Our mission is cultural before being commercial,’ says Nicolas Garatti, CEO of Garatti. When it comes to fancy red diamonds, he explains, the situation is even more exclusive: “There are only 20 or 30 pieces in the world with carat weights greater than one. Our job is to preserve these rarities and enhance them through impeccable craftsmanship.” Public interest is growing, especially on an
international scale: “In Europe we were pioneers. Collectors choose us because we offer something that nobody else can replicate. Our in-house workshop allows us to combine innovation and craftsmanship, fully respecting Italian tradition,” Garatti explains. In terms of sustainability, the brand adheres to the Kimberley Process and aims for full traceability, asserting that “a natural diamond is also a story to be told.” The historic Valencian brand Leo Pizzo also confirms the constant presence of fancy diamonds in its collections: “We have always used them. It is still a niche market, but it’s gaining appreciation for its ability to give jewellery a distinct identity,” explains Teresa Pizzo, one of the three Pizzo siblings and head of gemology for the brand. “We work extensively with fancy yellow diamonds, which give us great creative freedom. Each stone serves as a palette for our designs.” Maria Carola Picchiotti echoes this sentiment, noting an increase in demand from the U.S. and the Middle East. “People who purchase fancy-coloured jewellery want something unique, something that stands out from more commercial options. We primarily use natural yellow diamonds, but we are also observing a growing interest in other colours. Colour allows you to tell a different, more personal story’. Supporting the appeal of this segment is the growing cultural awareness of customers. While the choice of a coloured diamond used to be dictated solely by personal taste, more and more customers today approach it with a specific value intention. “There is a desire for uniqueness that white can no longer satisfy,” Garatti observes. “Those who choose one of our jewellery pieces know that there is nothing like it: each creation tells a story that is not repeated.” In fact, storytelling is one of the great strengths of coloured fancy diamonds: behind every hue lies an unrepeatable geological history. For example, green can result from centuries of exposure to low natural radiation, while red—a true mineralogical chimera—arises from very rare crystal deformations. “Working with these materials is a privilege,” Teresa Pizzo confirms. “Every stone carries a character, a language that the designer must be able to listen to.” In terms of corporate strategy, fancy colour also presents a fascinating challenge. As Maria Carola Picchiotti points out, “design cannot do without colour. Each nuance imposes a different design choice, making the creative work deeper and more challenging. It is an exercise in balancing form and light”. Some brands, such as Garatti, have turned this approach into a true identity manifesto. Every piece of jewellery is designed to be unrepeatable, destined to last in time, in the heart, and in memory. In a world where standardisation seems to reign, the fancy diamond jewel becomes a statement against the tide—an expression of conscious elegance. If colour is the new frontier of desire, Italian excellence has already mapped out its path. In 2025, colour is therefore confirmed as an aesthetic and strategic asset in the jewellery market. It will not only be a visual factor but also a new grammar of value that combines beauty, exclusivity, and storytelling. As stated by Tobias Kormind, CEO of 77 Diamonds-UK, for the high-end consumer, colour today represents identity and distinction. It is the future of the diamond industry. In the evolving landscape of international jewellery, Italy— known for its craftsmanship, design, and gem culture—could once again play a leading role.
P. 68
Vintage jewellery is dominating the market, with natural pearl jewellery remaining timeless and pieces from prestigious brands like Bulgari and Cartier leading the way.
In an era marked by economic uncertainty, rising inflation, and geopolitical instability, safe-haven assets are becoming increasingly important. Among these, vintage jewellery is experiencing a resurgence in popularity. While the market seeks the stability of gold—projected by JP Morgan to exceed USD 4,000 an ounce by 2026—there is also a growing appeal for objects that combine intrinsic value with historical significance. Each purchase is not just an investment; it also represents an aesthetic and identity choice.
The Lure of the Past Jewellery from the late 19th and early 20th centuries is once again gaining attention at popular auctions, attracting both seasoned collectors and a younger audience captivated by nostalgic aesthetics. The cultural phenomenon known as “Castlecore,” which celebrates an aristocratic and decadent imagery of velvets, lace, and Victorian castles, has fostered an appreciation for romantic, handmade jewellery that evokes distant eras. Vittoria Bianchi, CEO of Faraone Casa d’Aste, explains: “The allure of intricately designed gold, platinum, and old-cut diamonds in vintage jewellery is becoming increasingly visible, partly due to the influence of redcarpet events. The interest of collectors, designers, and enthusiasts is growing, drawn not only by retro aesthetics but also by the unique history behind each piece.” For instance, a buyer “in the May auction won a highly sought-after lot”, as Bianchi recounts. “He had been captivated by it during an exhibition at Poldi Pezzoli twenty years ago. After a long and passionate search, he successfully acquired a résille mesh collar adorned with old-cut diamonds and complemented by a platinum and diamond chocker necklace.” “The clientele is evolving,” reveals Matteo Armandi, head of the ‘Passion’ division at Aste Bolaffi. “In addition to traditional collectors and dealers who are always on the lookout for bargains or special natural stones, new generations have entered the auction scene, thanks to the Internet, which has significantly lowered the average age of admirers. The web has also opened the door to new markets, particularly in the East, where there is a growing appreciation for Italian-made jewellery and craftsmanship.” Natural pearls, for example, are making a comeback, especially following the Spring/ Summer 2025 fashion shows of major brands. They remain timeless in the collecting world, though it’s noteworthy that cultured pearls seem to attract less interest from the market.
Investment and Personal Expression
According to Clara Arata, Head of the Jewellery Department at Finarte Milano, “Generation Z and Millennials often do not engage with precious goods or significant jewellery unless they have substantial financial means. In such cases, they tend to choose designer and trendy pieces, but price remains the primary factor in their decisions. Only later do style, fashion, and current trends come into play.” While there is strong demand for unique, vintage, or antique pieces, about one-third of the market is focused on designer jewellery—true status symbols—from historic maisons such as Bulgari, Cartier, and Van Cleef & Arpels. These brands represent “safe choices” that ensure recognition, quality, and the potential for future appreciation.
An Evolving Market
Titti Curzio, Director of the Jewellery Department at Cambi Auction
House, notes: “One of the main factors influencing buyers is the value for money of the lots, as well as their rarity. Furthermore, although the private market in Italy has traditionally been reluctant to purchase jewellery at auction, we have observed a steady increase in participation since the pandemic.” The figures from the last six months support this observation: there has been a slight but consistent rise in the percentage of private buyers, often drawn by iconic Italian and international design signatures, as well as by unique, high-quality pieces. In this context, auctions are becoming increasingly accessible, even to non-specialists. This is due not only to digitisation but also to a renewed appreciation for jewellery as an object of value and beauty, capable of conveying stories and identity. It is precisely in this interplay of investment and narrative that the dynamics of the new market are taking shape.
FINARTE
In the first half of 2025, Finarte reported significant sales for Art Deco jewellery made of platinum and diamonds. Highlights included a brooch-pendant by Giacomo Ravasco featuring an old-cut diamond that sold for €27,870, and a pair of earrings adorned with natural saltwater pearls and diamonds, which fetched €107,250.
CAMBI AUCTION HOUSE
Between November 2024 and May 2025, Cambi Casa d’Aste achieved around €2 million in live sales. Noteworthy is a unique, highly coveted necklace with charms by Cartier (featuring the Seven Dwarfs and Pinocchio), which was estimated at €5,000-6,000 and ultimately sold for €77,600.
BOLAFFI AUCTIONS
As Italy’s first auction house by turnover in 2024 (€42.6 million), Bolaffi witnessed the sale of notable pieces including a Cartier onyx and diamond 1920s belt brooch that went for €52,500, a diamond and emerald jarretière bracelet from 1850 that sold for €15,000, and two iconic Cartier pieces: the ‘Scarab’ bracelet for €35,000 and the ‘Draperie’ necklace for €23,800.
PHARAOH AUCTION HOUSE
In the auction held on May 27, which featured Bulgari jewellery and natural pearls, a 19th-century brooch sold for €310,000, along with two pieces that belonged to the noblewoman Dora Von Willer. Additionally, a necklace from the Bulgari Doppio Boules collection was sold for €50,000 after being estimated at €4,000, while a gold necklace with cabochon gemstones, also by Bulgari, exceeded its estimate of €30,000 and sold for €100,000.
P. 80
The Gold of the Future Shines Brightly in Vicenza Innovative technologies, international scenarios, new trends, and outstanding Italian craftsmanship. Matteo Farsura, IEG’s Global Exhibition Manager, provides insights into the September edition of VicenzaOro (September 5-9), which will be preceded by “The Vicenza Symposium.”
Dr. Farsura, what can we expect at VicenzaOro?
We’re very excited about this upcoming edition. With the new exhibition centre set to open in January 2026, we’ll really boost our presence in the global market. This is also the last time we’ll have the transitional layout, which has actually received a lot of positive feedback. We’ve got around 1,200 exhibitors and buyers from 145 countries all coming together, showing off a complete view of the supply chain, which is a big win for the event. Then there’s a new addition, ‘The Vicenza Symposyum’ Exactly, the new format makes its debut this year (September 2-4), just before the main event. It’s a collaboration between IEG, Legor, and Pro Gold—two leading companies in jewellery tech together with our exhibitors in the T-Gold section —so we can expect some really interesting discussions about future trends in production technologies for jewellery making.
Can you highlight the strengths of VicenzaOro?
VicenzaOro really shines because of its all-encompassing offerings and international flair; I don’t think any other trade fair can really touch that. VO offers exhibiting companies the opportunity to connect with key players from the main markets but also those from many other countries. Even with the current economic ups
and downs, there’s still room to dive into new markets, and we’ll see buyers, retailers, wholesalers, and jewelers gathering here from every corner of the globe. We’re also rolling out the Trendbook 2027, which is basically our guide for spotting jewellery industry trends for the next couple of years.
Which markets do you consider the most strategic?
The U.S. and the UAE are definitely high on our list, while Turkey, China, and Hong Kong are always in the mix too. We’re keeping an eye on all the European markets, especially France, Spain, and Eastern Europe.
How does an event like VicenzaOro navigate this turbulent transitional phase, and how can it support the markets?
Since the post-COVID era, and even with challenges like wars, we’ve seen record numbers for visitors and participation. It just goes to show that trade fairs are very important for the gold and jewellery industry when it comes to gaining insights, networking, sparking business, and discovering new markets. For smaller players, it’s a golden opportunity to make connections that they wouldn’t find elsewhere.
How do we balance the Italian identity with the needs of an increasingly global and diverse trade fair audience?
Sixty percent of the companies participating in our event are Italian. This really gives us a great chance to learn more about the amazing craftsmanship and products that are in demand globally, especially from Italy’s famous jewellery districts like Vicenza, Arezzo, Naples, and Valenza. Italian culture makes a big difference too—everything from the look and feel of the event to our warm hospitality really enhances the experience for international guests who come to VincenzaOro to appreciate what’s Made in Italy.
Regarding new technologies—are they crucial in accessing new markets?
They play a vital role in reaching new markets. They’re essential for our industry, especially during uncertain times like when gold prices fluctuate or tariffs change. These technologies help us keep prices steady, even when raw material costs are unpredictable. The Vicenza Symposium I mentioned earlier was created with this in mind. At VO, we’re all about connecting people and sharing valuable insights. What we do really benefits the industry, and I believe the future of the global market depends on our efforts, as shown by the positive outcomes we see.
LUCIA SILVESTRI: THE JEWELLERY LADY
From biologist to jewellery queen, the Creative Director of Bvlgari discusses her passion, travels, and achievements, paving the way for a new generation of women leaders in luxury.
Lucia Silvestri, Creative Director of Bvlgari, is a unique figure in the world of high jewellery. She joined the company by chance and transformed her intuition into an extraordinary career, becoming one of the most influential voices in the industry. In this exclusive interview for L’Orafo Italiano, she talks about her challenges, passions, and the evolution of the female role in luxury.
Your journey at Bvlgari is distinctive: from a young gemstone enthusiast to the Creative Director. What was the biggest challenge and lesson learned?
My journey into Bvlgari started almost by accident. I was originally studying biology, aiming to become a nutritionist, but I quickly fell in love with gemstones. This newfound passion led me to dive headfirst into the amazing world of jewellery, and I’ve been all in ever since. The biggest lesson I’ve learned? It’s all about humility and dedication, driven by passion. I really appreciated all the advice I got from the Bulgari family; they were like mentors to me and encouraged me to trust my instincts. One of the biggest challenges? I took on a leadership role in the jewelry industry, which was mostly a male-dominated space back then. I had to gradually build my confidence and authority to carve out my place in a field that wasn’t used to seeing women lead.
You have travelled to distant lands and searched for rare stones in the world’s most exclusive markets. As a woman, how was this
experience in traditionally male environments?
I consider myself fortunate to have the opportunity to travel the world in search of incredible gems for our creations. I started in an industry that has historically been viewed as male-dominated, particularly in areas such as the gem trade, mining, and leadership positions. In the early years of my career, I often found myself as the only woman interacting with gem dealers, many of whom did not see me as capable enough and preferred working with the Bulgari family themselves. I worked hard to earn their respect and demonstrate my expertise in identifying quality and beauty. Through passion and dedication, I carved out my place in this field. I like to think of my personality as divided into two parts: one that is creative and another that is business-oriented. I always strive to negotiate the best prices and can be quite determined when it comes to business decisions.
In recent decades, how has the presence of women in the jewellery industry changed in terms of design and leadership roles?
Women have long played a vital role in the creative and emotional aspects of this field. Today, however, they are stepping into leadership roles and really making an impact, influencing the industry from the ground up. I’m very proud to represent them in a space where we’re still paving the way.
Many young women are passionate about jewellery. What advice would you give them?
In this field, emotional connection is essential. I would encourage young women to cultivate both passion and trust. You have to love what you create and strive for excellence. At the same time, it’s important to have the courage to stand out and take risks. I would advise them to remain curious, travel, and immerse themselves in the beauty of art, culture, and nature, as these are vital sources of inspiration. Finally, it’s important to build a solid knowledge base without any hesitation about acquiring technical skills or managerial abilities.
As we look to the future, what role do you envision for women in transforming the luxury and jewellery industries, and what changes are necessary to achieve true balance?
I think they will play a key role. It is important that our voice is recognised and valued—not just in terms of numbers, but also as creative and strategic forces. True balance will be achieved when we overcome prejudices and stereotypes, fostering an environment where women’s passion, sensitivity, and vision can be expressed freely. I believe the luxury of the future will revolve around authentic emotions, becoming increasingly inclusive and balanced, with women leading the way and bringing forth beauty and innovation.
P. 40
PDPAOLA
There are jewellery pieces that do more than just adorn; they tell stories, evoke emotions, and engage the wearer. These exquisite fragments of beauty resonate with women, reaching deep into their hearts. This is the essence of PDPAOLA’s creations: they blend creativity with everyday life, transcending the notion of mere accessories to become meaningful expressions of individuality. At the helm of this brand is Paola Sasplugas, the founder and creative director, who embodies a modern and refined aesthetic that has garnered attention worldwide, all starting from Barcelona. The story of PDPAOLA is rooted in a shared dream between siblings. In 2015, Paola, a creative spirit with a background in architecture and design, partnered with her brother Humbert, who possesses a strategic and operational mindset, to establish a jewellery brand that now shines in over 60 boutiques globally and more than 2,000 multi-brand outlets. However, the true secret to their success goes beyond impressive numbers. It resides in the consistency of their narrative, the purity of their designs, and the strong values that infuse each collection. PDPAOLA’s aesthetic language strikes a balance between contrasts: minimalism and boldness, timeless elegance and refined everyday appeal. Each piece of jewellery integrates seamlessly into the wearer’s experience, becoming an intimate and personal part of their life. “Each collection reflects my vision of beauty: subtle, layered, sometimes imperfect, but always meaningful,” says Paola. This vision translates into a strong commitment to sustainability.
For PDPAOLA, this is not just a statement of intent; it is a concrete and authentic path. The brand uses recycled materials, responsibly sources its components, employs ecological packaging, and maintains supply chain transparency. This responsibility manifests in actions that are rooted in the belief that true beauty cannot be separated from respect for the world it inhabits. Adding to the depth of the project is the brand’s ability to build relationships. Thanks to the power of digital platforms, PDPAOLA has created an authentic community. The women who choose her jewellery are not just customers; they are mothers, creatives, leaders, and students who become co-authors of a shared narrative. “We never wanted to just sell products; we aimed to create a universe where people feel seen and connected,” Paola continues. “Our community is our most valuable resource; it inspires us, challenges us, and grows with us. Whether through social media, events or behind-the-scenes stories, we strive to foster genuine conversations and shared values.” This emotional connection among women led to the collaboration with actress Kelly Rutherford, the face of the brand’s new High Jewellery collection launched in 2025. A sophisticated woman of timeless grace, she symbolises PDPAOLA’s significant stylistic evolution. The pieces in this new collection are crafted from 18-carat gold and laboratory diamonds, featuring delicate undulations and settings that create the poetic illusion of floating diamonds. It invites us to appreciate beauty through the lightness and fluidity of emotions. As for the future, Paola envisions a natural extension of the principles that have inspired her from the beginning: a global brand rooted in creativity, quality, ethical commitment, and emotional authenticity. “Ten years from now, I hope we will still be driven by the same passion that started it all.” A passion that has delicately enchanted us over time, telling whispered stories of authentic beauty. A beauty that is timeless and unfolds simply.”
The largest European store of the New York fashion house has opened in Milan’s prestigious shopping district: ‘A new standard for Italian luxury’.
Tiffany & Co. went big for the launch of its new Milan boutique. Inaugurated in the spring, the store is located in the charming 19th-century Palazzo Taverna on Via Montenapoleone and is the largest Tiffany’s store in Europe. Spanning three floors and covering 1,200 square metres, the interiors designed by Peter Marino create a breathtaking treasure trove for visitors. Alongside the brand’s iconic fine jewellery pieces, customers will also find an exceptional exhibition featuring artworks from notable artists such as Pablo Picasso, Michelangelo Pistoletto, Urs Fischer, Daniel Arsham, and Julian Schnabel. Inspired by The Landmark, the iconic flagship store on Fifth Avenue, this new space transcends the typical concept of a retail store, described by Anthony Ledru, President and CEO of Tiffany & Co., as a “destination of luxury and discovery, offering Milan a unique insight into the wonders of Tiffany & Co”. The boutique showcases the most important collections from the house, including Lock by Tiffany, HardWear by Tiffany, T by Tiffany and Knot by Tiffany, and also features a gallery dedicated to the renowned designer Elsa Peretti. The High Jewellery section presents the brand’s most coveted creations, displayed in elegant frosted glass cases. However, Ledru emphasises that referring to this space merely as a shop misses its essence: “This is a cultural hub filled with art, excellent craftsmanship, hospitality. Here, you will find the world’s largest selection of creations from the Tiffany Archives. The shop, which sets a new standard for luxury shops in Milan, is our brand’s largest in Europe and celebrates the brand’s almost 200 years of history and Italian creativity”. A transparent staircase leads to the upper floors. The first floor houses the Tiffany & Co. Home & Accessories, Customisation, and Customer Service areas. On the second floor, customers will discover the All About Love rooms, illuminated by Tiffany & Co.’s diamond window design, reflecting the contemporary aesthetics of the maison. On the top floor, there are two exclusive shopping rooms for customers seeking a private environment, as well as a dedicated space for watches and an extensive display of Tiffany diamond jewellery.
QUARK HOTEL – MILANO
Nel nuovo pivot urbanistico dell’upcycling si colloca Quark Hotel Milano, la cui struttura ricettiva immersa nel verde, a soli 4 km dal Duomo, restituisce la sensazione di trovarsi lontano dalla frenesia della Metropoli. Di proprietà di Colliers Global Investors Italy, questo 4 stelle full-service offre un’accoglienza trasversale, dove il concetto di business travel e MICE si unisce a quello di retreat urbano. Oltre alle 283 camere ampie, confortevoli e dal design contemporaneo (di cui 16 Superior di 30 mq, 128 Junior Suite di 40 mq, 12 Apartment Family Suite da 70 mq, 60 Family Suite da oltre 45 mq e 52 camere dello Studios’ Floor al 5° piano, per soggiorni ibridi e long stay) e alle numerose sale meeting, l’hotel vanta ariosi spazi comuni curati dallo studio milanese CaberlonCaroppi. L’offerta ristorativa è di alto livello, firmata dallo chef stellato Andrea Ribaldone e realizzata dall’executive chef Moreno Ungaretti nei due ristoranti presenti nella struttura: “Veranda”, in cui si svolgono le colazioni degli ospiti, e “Morbido”, il fine dining aperto alla sera anche agli ospiti esterni.
FALKENSTEINER HOTEL MONTAFON 5* – MONTAFON Il Falkensteiner Hotel Montafon 5*, nuovo resort dedicato alle famiglie per una vacanza in sintonia con la natura, è in un’area protetta del Montafon, valle dello stato austriaco del Vorarlberg incastonata tra boschi e montagne. L’hotel porta la firma di Snøhetta Studio Innsbruck per gli esterni e landscape, mentre gli interni e l’interior decoration sono firmati dallo studio milanese Vudafieri-Saverino Partners. Il nuovo resort Falkensteiner Hotels & Residences – del brand austriaco Falkensteiner Michaeler Tourism Group (FMTG) –si sviluppa su quattro livelli, sfruttando il pendio della montagna, e si articola in due edifici connessi, da un nucleo centrale in cui sono collocate le aree comuni. Dal piano strada si accede alla reception caratterizzata dalla boiserie in legno di abete, all’area Wellness con la SPA di 1.400 mq e alla ski room, mentre ai piani superiori sono collocate le 123 camere e suite, tutte con balcone e vista panoramica. Scendendo dalla grande scala centrale si raggiungono la lobby con zona bar, oltre all’area ristorante e alla piscina.
MOXY POMPEII – TORRE ANNUNZIATA
Come un’antica domus romana che torna alla luce dopo millenni, ha aperto i battenti il Moxy Pompeii, quinta essenza dell’ospitalità contemporanea. Situato nel cuore del Maximall, il più grande centro commerciale del Sud Italia, l’hotel del gruppo Marriott si erge come un moderno anfiteatro dell’accoglienza. Con 135 camere che guardano al Vesuvio, due sale meeting e una palestra operativa H24, la struttura rappresenta la perfetta sintesi tra funzionalità e design. Il brand Moxy, con la sua filosofia “Play On”, trasforma ogni soggiorno in un’esperienza ludica e coinvolgente. Come gli antichi romani, l’hotel invita i “Fun Hunters” – moderni viaggiatori alla ricerca di esperienze autentiche – a vivere momenti indimenticabili. La location, che permette di raggiungere facilmente i siti archeologici di Pompei, trova nel bar, curato da Francesco Micera, un perfetto complemento culturale. Ogni cocktail racconta una storia che affonda le radici nella tradizione campana, e che rappresenta l’evoluzione di antichi saperi e sapori tramandati di generazione in generazione.
l’Orafo Italiano con Amani per garantire i diritti di centinaia di bambine e bambini che vivono in strada in Kenya e in Zambia.
Un rifugio per chi ne ha più bisogno, pasti caldi, cure mediche, la possibilità di studiare e quella, inestimabile, di sapere che non si è soli. Il tuo 5x1000 fa questa enorme differenza.
DONA IL TUO 5X1000 AD AMANI
Codice Fiscale 97179120155
Associazione Amani Onlus
Via Tortona 86, 20144 Milano tel. +39 02 48951149
segreteria@amaniforafrica.it www.amaniforafrica.it