EDUCAZIONE FINANZIARIA
LA SCELTA OBBLIGATA DELLA CASA GRANDE TANTE GIOIE, CON UN DUBBIO
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Paolo Zucca Iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1979, già responsabile del supplemento de II Sole 24 Ore Plus 24. Partecipa a tutorial e iniziative contro l’eccessivo uso del contante. Twitter @pzu551
na casa grande. Per il lavoro in smart working, per la Dad dei ragazzi, un po’ palestra e laboratorio, aperta su balconi e terrazzi “perchè se ci si deve stare molto allora non si può stare sempre al chiuso”. E’ la “grande grotta protettiva” dal Covid, dagli altri, dove le pay tv sostituiscono la realtà e i cinema, Amazon evita di andare nei negozi. O - fuori città - è la casa da cartolina, con il cinguettio del bosco che appena si avverte nei collegamenti Zoom. Centinaia di migliaia di italiani si sono mossi in questa direzione e probabilmente milioni di italiani hanno immaginato di fare altrettanto. Il mercato immobiliare nel 2021 è andato oltre le attese con compravendite arrivate a quota 749mila in netta crescita sul 2020 ( +34%) e meglio (+24%) del pre-pandemico 2019. Il Covid ha indubbiamente favorito la sostituzione delle abitazioni principali. Gran movimento sulla prima casa e interesse sulla seconda casa solo se vicina. Si sono raccolte risorse vendendo appartamenti lontani, belli e impossibili. Sono cambiati luoghi, spazi, nuovo-vecchio, risparmio energetico e tanto altro. Se l’emergenza ha spinto in una direzione imprevista (finora i grandi appartamenti erano meno richiesti e proporzionalmente meno cari dei medio-piccoli) per chi ha investito nella prima casa è forse opportuna qualche riflessione. Dividendo come sempre emozioni ed efficienza della destinazione del risparmio. Da un punto di vista del piacere dell’abitare, della gradevolezza dei maggiori volumi, della pluralità di spazi (bella la camera degli ospiti con bagno separato) è evidente che lo sforzo economico è ripagato dal benessere acquisito. È stata la scelta giusta. Se ci poniamo dal “gelido” punto di vista dell’investimento è forse meglio valutare anche altri fattori. Una casa di 5-6 locali, più spazi aperti, doppi servi-
L’investimento nella “grande casa” andrà monitorato
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aprile 2022
Rivenderla a prezzi alti non sarà facile. Il tasso di fecondità degli italiani si è ridotto di 1,22 rispetto all’1,44 di dieci anni prima. Basta saperlo fin da ora zi, box comporta inevitabilmente maggiori costi fissi, manutenzione, millesimi di condominio e tasse. Per una famiglia da spot pubblicitario (coppia, due figli piccoli e aggiungiamo un animale di compagnia) è comoda quanto impegnativa. I figli crescono e prima o poi andranno a vivere fuori dalla famiglia. Allora 5-6 locali potrebbero essere decisamente troppi e onerosi. Tanto più i ragazzi sono già grandi, tanto più rapido sarà il risveglio dei genitori nel nido vuoto. Il trend delle nascite parla chiaro. L’Istat segnala che nel 2020 per ogni donna residente il tasso di figli era di 1,22 rispetto all’1,44 di dieci anni prima. Con questo tasso di fecondità la famiglia media sarà più sempre più piccola. Troppo piccola per cercare una grande casa. E la popolazione italiana sta scendendo di anno in anno. Rivenderla a prezzi alti non è scontato. Certo si potrà tagliarla, convivere con amici, con stretti parenti. O metterla a reddito. Basta saperlo fin da ora. Osservando le scelte degli italiani, in un momento sicuramente particolare della pandemia (cui si è aggiunto il dramma, speriamo breve, di una guerra in piena Europa), si può osservare la prevalenza degli acquisti nei comuni non capoluogo, quindi aree limitrofe, comuni medi e anche borghi. Nell’ultimo trimestre 2021 nelle grandi città l’incremento è stato del 13% e del 17% nei centri minori. Se la nuova casa dovrà essere piuttosto grande, il prezzo al metro quadro non potrà che essere minore. Quando si lavora a distanza si eliminano i tempi di trasporto. Tornare in ufficio sempre, o per gran parte della settimana, comporterà dalla nuova casa più tempo e denaro. Finora tutto è apparso facile. Probabilmente il cambio di casa non è costato molto se si è venduto in città e comprato fuori. I tassi sono rimasti contenuti (ma non lo saranno in futuro), erano disponibili agevolazioni per la prima casa e in giro resta tanta liquidità se è vero che solo il 48% degli acquisti è stato finanziato da mutui. I genitori hanno colto il buon momento, l’investimento nella “grande casa” andrà però monitorato.