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SISMOGRAFO di giulio sapelli I grandi rischi del braccio di ferro energetico

EUROPA MESSA MALE, ITALIA NON NE PARLIAMO L'INDUSTRIA DEGLI ARMAMENTI SALVERÀ L'ECONOMIA?

a guerra scuote le coscienze e le confonde

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Lun po’. Putin propagandisticamente preannuncia che intende farsi pagare il gas in rubli, ma è chiaro che è provocazione perchè dovrebbe sapere che le banche agenti saranno pagate in dollari o euro, e saranno loro poi a dover trasferire la valuta alla banca centrale russa, che dovrà risolvere il problema. E di fronte a questa provocazione, nel mezzo di una guerra sanguinosa, anziché essere preoccupato di quest’ulteriore involuzione della guerra cruenta verso la guerra economica, Draghi tira fuori l’argomento che la richiesta di Putin viola i contratti! Ma andiamo, come si può? Il primo ministro di una nazione che ha gloriose radici umanistiche non può tirar fuori in questo momento una considerazione simile.

In realtà, c’è di che essere molto preoccupati. Ho apprezzato la sensibilità di Marco Fortis che in una sua recentissima nota ha affermato che quest’anno sarà un miracolo se il Pil raggiungerà l’1%, e questo soprattutto per l’incrocio di 3 fattori: aumento del prezzo degli alimentari, con scarsità di grano e orzo, e l’aumento di tutti i minerali che servono per la transizione energetica e che provengono anche dalla Russia, e poi all’alluminio, forse l’unica materia che viene da una raffinata tecnologia che quel Paese esporta ancora… Perché la nazione che ha mandato per primo l’uomo in orbita e ha sfidato gli Usa sui missili oggi è una nazione sottosviluppata.E per quel che concerne il gas aggiungiamo che il gas che poteva arrivare dall’Olanda ora non giunge più perché il sito di Groelinder non è più operativo e dai paesi nordici arriva con prezzi elevatissimi.E poi per quel che concerne le operazioni militari l’Ucraina ha 600 mila uomini in armi bene equipaggiati, più modernamente della Russia. L’Europa avrà prezzi energetici alle stelle e prezzi delle altre materie prime tutti alle stelle. Se poi passerà questa centralizzazione capitalista tale da evocare le teorie dei vecchi libri sull’imperialismo, ebbene se passerà questa dominanza Usa che s’impone nella transizione energetica vendendo gas liquido all’Europa, chiunque abbia una minima conoscenza tecnica sa che per rimpiazzare il gas russo con quello liquido Usa, servirebbero centinaia di navi e decine di rigassificatori, l’Italia ne ha solo 3, la Spagna 5, ed è quella che ne ha di più…

E quindi? Quindi la situazione è assai grave per le imprese europee sulle quali si abbatteranno costi elevatissimi. E si badi bene: siamo ancora in una fase deflattiva, ma registriamo già aumenti di prezzi strutturali per alcune materie prime: cosicché il calo del saggio di profitto e dei salari si combina con la crescita da geiger dei prezzi di alimentari e materie prime .Tutto è nuovo e diverso e siamo teoricamente disarmati Aggiungo poi che questo aumento dei prezzi farà aumentare le diseguaglianze sociali in modo spaventoso:una famiglia che vive in villa può anche attivare il fotovoltaico, una famiglia di periferia urbana paga la bolletta e tace. L’abolizione di fatto dei contratto take or pay a favore dei contratti spot è una follia, c’è stata una sorta di finanziarizzazione dei prezzi dell’energia che li ha legati ai futures ed è stato un errore e lo stesso legame alla finanza e non alle oscillazioni di domanda e offerta vale per l’aumento delle materie prime alimentari. Con questa guerra, l’Europa rischia di diventare periferia per alcuni rifornimenti strategici rispetto agli Usa e a quei Paesi che possono essere arretrati nel PIL ma che tuttavia forniscono materie prime. Aggiungiamo a ciò che il litio, il cadmio e tutte le terre rare costeranno ancora di più, e quindi determineranno una grave macelleria sociale. In questo scenario, c’è chi invoca una nuova stagione di spinta keynesiana. Io ricordo che Keynes era un debolissimo economista strutturale: pensava che la soluzione alla crisi organica dei meccanismi di produzione potesse essere risolto aumentando domanda. Invece, qui c’è grande problema di offerta e di quanti e quali sussidi devi dare per sopperire al calo dell’offerta? L‘immagine giusta non è la curva dei prezzi che si alza, nella deflazione è come un lenzuolo bucato da aghi, quegli aghi sono prezzi emergenti di alcune materie prime, questi aghi bucano il lenzuolo, ma non lo sollevano: questa, dunque, non è inflazione ma è una crisi da riproduzione del ciclo capitalistico. Questo meccanismo keynesiano non si trasforma mai in crescita! Quelli che pensano a creare nuovi impianti rinnovabili se il prezzo dell’energia viene fissato in relazione a quello del gas, anche l’energia prodotta dalle rinnovabili costerà ancora tantissimo. Quindi l’Europa è in grave pericolo di caduta del tasso di crescita. Purtroppo l’unica filiera che aiuterà a mettere in moto la macchina sarà l’industria degli armamenti: è scientificamente provato che ciò ha fatto uscire gli Usa dalla crisi non è stato il new deal ma ciclo degli armamenti: la seconda guerra mondiale… Giulio Sapelli

È Ordinario di Storia Economica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano e consigliere anziano della Fondazione Enrico Mattei

Il premier italiano Mario Draghi

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