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IL GERMANISTA di franco tatò Germania in declino? Vi sorprenderà 97 BIBLIOTECA

GERMANIA IN DECLINO? NO, CI SORPRENDERÀ CON LA COLLABORAZIONE COSTRUTTIVA

Franco Tatò

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Manager eclettico e innovativo, è tra i pochissimi italiani ad aver diretto aziende in Germania, paese (e cultura) che ama ed è l’unico ad essere stato amministratore delegato sia di Rizzoli che di Mondadori

Il premier tedesco Olaf Scholz a Germania ci sorprenderà. Non dico “po-

Lsitivamente”. Dico solo che ci sorprenderà. Affermare che oggi in Germania regna l’incertezza è scoprire l’acqua calda. Però c’è un fatto nuovo. Eravamo abituati ad avere un’idea della Germania come di un Paese estremamente stabile, produttivo, efficiente, locomotiva d’Europa, coscienza critica dell’Europa, con un bilancio pubblico invidiabile e con governi longevi, equilibrati, con posizioni mediane, un Paese che trascinava tutti in una certa direzione e agiva come leader naturale.

Ora questo mondo è tramontato improvvisamente.

Tant’è vero che non solo le previsioni degli economisti sono assolutamente contraddittorie, c’è chi pronostica una crescita del 2% e chi sale su fino al 5%, ma soprattutto perchè l’indice Ifo, che è fondamentale per la Germania, è sceso dal 98 al 90%.

Soffermiamoci sul valore di questo indice. Esprime la fiducia dei consumatori e delle imprese, ed è comprensibile e inquietante che abbia registrato un simile crollo. Fino a qualche tempo fa nel Paese si respirava una forte incertezza dovuta alla gestione della pandemia, nonostante la situazione tedesca venisse portata quasi come esempio perché la Germania aveva pochi morti, non aveva le terapie intensive affollate etc. Adesso all’incertezza da Covid si è aggiunta la guerra tra Ia Russia e l’Ucraina che non è per niente una guerra locale, ma – lo sappiamo - cambierà il mondo. Una guerra che per la Germania presenza un risvolto immediato e umiliante perché il

Paese dipende per il 45% della sua energia dal gas russo, e dunque vive da questo punto di vista in una situazione di dipendenza ormai diventata drammatica.

Ci sono quindi due motivi di profonda preoccupazione per le imprese e per le persone. Queste due fonti di preoccupazione non lasciano tregua. La lotta alla pandemia non è persa ma neanche vinta. In

Germania per la prima volta in assoluto dal marzo del 2020 ci sono ogni giorno più di 300 morti. In Germania c’è l’obbligo della vaccinazione e molti lo eludono. Un comportamento se vogliamo sorprendente perché sovverte i luoghi comuni su un Paese considerato patria della disciplina civile. Stavolta l’obbligo c’è e viene violato, come fermarsi al rosso a Napoli. Poi c’è la guerra con le sue conseguenze. È in atto una pacifica invasione di profughi ucraini, sono già 320 mila e va avanti; c’è un caro-energia e tutte le ripercussioni dirette e indirette della guerra. E aleggia una domanda: dov’è la Merkel? Non la si sente più. L’interpretazione è che stia meditando sulla sua letargica gestione di 16 anni. Questa stabilità germanica che ci ha tanto impressionato in realtà era una forma di letargo. La Germania è rimasta indietro nella digitalizzazione, è in ritardo nel passaggio alle auto elettriche, mancano le infrastrutture… Ma qui si annida il germe della riscossa. In una situazione di questo genere il governo è ben diretto da Olaf Scholz. Il quale ha vinto le elezioni facendo un vero capolavoro politico, unendo una coalizione che più creativa non poteva essere. Ora molti lo tacciano di incertezza eppure non è così. E’ vero che sembra rappresentare le sue incertezze in prima persona. Ma non è vero che non faccia niente. Sta lavorando per riorganizzare la Germania e permetterle di affrontare i grandi problemi che ha davanti: la riduzione della dipendenza dal gas russo e i pericoli anche militari che tutti noi stiamo correndo. Con grande sorpresa, la Germania raddoppierà il suo budget militare per la prima volta nel dopoguerra e lo ha fatto in maniera immediata, spontanea e senza passare dal Parlamento. Scholz lo ha annunciato con una conferenza stampa in cui ha chiarito che l’esercito tedesco è stato mantenuto in letargo troppo tempo, con troppi limiti di spesa e troppa cattiva spesa. Dall’altro lato c’è bisogno di grandi investimenti informatici perché l’attacco cibernetico è tra i grandi pericoli che stiamo vivendo e che tutti paventano. Dunque, se si conclude che la Germania è in declino, ci si sbaglia: rimane un Paese dalla grande solidità di fondo. Perché ci sorprenderà? Perché la Germania ha capito una cosa. Veniamo tutti dalla guerra fredda, dalla contrapposizione Est-Ovest e tutti hanno pensato che, finita la guerra fredda, fosse finito tutto. Invece no. La guerra fredda ce la siamo introitata nel nostro modo di sentire, nella nostra identità profonda. Non c’è Paese che non sia spaccato tra nazionalisti, conservatori e progressisti. Ed è su questo che la Germania ci sorprenderà. Nel Parlamento tedesco in questi giorni scopriamo che il capo della Cdu parla come Scholz, cioè fa un discorso programmatico uguale a quello che farebbe il Cancelliere preannunciando che voterà a favore delle leggi di emergenza. Sparisce la contrapposizione e tutti convergono per gestire il doppio problema. Ho seguito due sedute parlamentari. Impressionante l’atmosfera di collaborazione costruttiva che c’era! Anche i più feroci oppositori dell’attuale coalizione, quelli della Cdu di Baviera, sembravano ministri in carica, una cosa sorprendente. Usavano il linguaggio di chi ha una responsabilità… La mia conclusione è stata: ci sorprenderanno. Magari prendiamo qualche appunto su come faranno.

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