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FINANZA REALE di a.gervasoni Cyber-attacchi e modello energetico da ripensare 98 MALALINGUA Il monologo contro il “main stream”

L’EMERGENZA ORA È TUTELARSI DAI CYBER-ATTACCHI E RIPENSARE IL MODELLO ENERGETICO

Anna Gervasoni

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Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Liuc di Castellanza. è anche direttore generale dell’Aifi (Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) nterconnessioni, reti, sostenibilità. Nel 2020, con la

Icrisi pandemica e oggi, con quella geopolitica, abbiamo compreso che il nostro sistema va rivisto. La tecnologia, da un lato, permette di avere efficienti connessioni per trasferire beni e servizi. Possiamo operare un paziente lontano migliaia di chilometri, grazie a una capillare infrastruttura Internet. Abbiamo accorciato le distanze, migliorato i rapporti commerciali e sviluppato un modo nuovo di fare imprenditoria.

Durante la pandemia la digitalizzazione dei processi ha subito una forte accelerazione: transazioni online, sistemi di pagamento, sistemi di identificazione.

Ma il terribile scontro bellico tra Russia e Ucraina ha messo in luce alcune problematiche, quali la necessità di tutelarsi contro attacchi informatici e l’urgenza di ripensare al sistema di approvvigionamento energetico. Le due recenti crisi hanno messo in discussione il modello globale dei processi di produzione, distribuzione e di approvvigionamento di materie prime. È sicuramente l’occasione per il nostro Paese di cogliere l’opportunità di attrezzarsi per essere meno dipendenti da Stati che potrebbero decidere se e a che prezzo fornirci ciò di cui abbiamo bisogno, determinando il rallentamento della nostra economia e forti impatti sulla vita di ciascuno di noi.

Abbiamo alcune leve importanti di politica economica da attivare. Innanzitutto, possiamo accelerare e mirare gli impieghi delle risorse del Pnrr destinate a essere investite innanzitutto nella transizione digitale ed ecologica. Il che vuol dire potenziare e rendere più sicure le reti di trasmissione dati, potenziare le fonti energetiche alternative e investire per la riduzione degli sprechi. Non solo, come indicano gli obiettivi della agenda ONU, dobbiamo spingerci oltre. Il cambiamento verso un mondo maggiormente sostenibile ha articolati aspetti che vanno dal cambiamento nelle città, nel produrre, nella mobilità, nella inclusione, per citare i temi che possono maggiormente trainare il cambiamento. Abbiamo parecchie carte per affrontare la grande crisi energetica che stiamo vivendo, puntando su investimenti in energie alternative, nuovi canali di reperimento di materie prime e diversi modi per realizzare beni e prodotti. Ci vuole tempo e servono capitali publici e privati da investire. Serve buona progettualità e una regia attenta. Una politica economica e industriale che dal centro guidi anche le scelte locali. Non possiamo permetterci tentennamenti ed errori di visione. Una delle necessità impellenti che abbiamo è legata alla importazione di gas, anche a causa di scelte politiche poco lungimiranti e meditate fatte in passato. La Commissione europea ha presentato un pianoper rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi prima del 2030; si chiama ‘RePOwerEu’ e detta una serie di misure, tra cui il diversificare forniture di gas, accelerare l’introduzione di rinnovabili e sostituire il gas nel riscaldamento e nell’energia elettrica con gas di nuova generazione. Questo progetto pare possa ridurre la dipendenza dell’Europa dal gas russo di due terzi prima della fine dell’anno. La esplicita volontà della Commissione Europea di diventare indipendenti da petrolio, carbone e gas russo significa accelerare la transizione verso l’energia pulita. Prima si passa alle energie rinnovabili e all’idrogeno, combinati con l’efficienza energetica, prima saremo indipendenti e potremo gestire il sistema energetico europeo, non senza delle differenze significative trai diversi Paesi. Per questo sarà necessaria una fortissima coesione. Una politica unica e allineata. Un importante cambio di passo. Non è un passaggio veloce ma speriamo sia avviato con urgenza. Avviare un programma di transizione verso le rinnovabili serve a investire sul futuro della nostra economia, della nostra società e dei nostri figli che si ritroveranno un paese proiettato a un consumo del territorio più responsabile come cita l’obiettivo 12 dei dell’Agenda 2030. Non solo: dobbiamo spingere a un cambiamento delle nostre abitudini. Abbiamo ambienti troppo riscaldati in inverno e refrigerati in modo eccessivo in estate, luci accese oltre il necessario, sprechiamo acqua. Si deve cambiare attitudine collettiva, come abbiamo fatto con i rifiuti. A inizio delle campagne sul riciclo ci sembrava impossibile cambiare le abitudini; oggi siamo molto disciplinati e i nostri giovani imparano fin da piccoli il concetto di riuso. Ma a fianco di questo ci vogliono infrastrutture adeguate, reti, tecnologia. Imprese che operino in questi settori. Siamo davanti a nuove opportunità imprenditoriali e di investimento. I fondi infrastrutturali, quelli di private equity e venture capital potranno essere attori del cambiamento selezionando progetti e aziende che, grazie al loro intervento, rappresenteranno la nuova ossatura del sistema industriale europeo.

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