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CI PIACE… NON CI PIACE
by Economy
CI PIACE
L’ORGOGLIO E L’IMPEGNO DI UNA FAMIGLIA IMPRENDITRICE
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Massimo Doris ha ribadito la scelta di non vendere Banca Mediolanum e restare in Borsa
la redazione
Indipendente, quotata in Borsa, radicata in una proprietà familiare e imprenditoriale. Che bella cosa. È la formula sulla quale Massimo Doris e la sua famiglia – proprietari della quota di controllo di Banca Mediolanum – puntano anche per il futuro. Indifferenti alla triste moda del de-listing che ta contagiando un crescente numero di imprese quotate. Insensibili alle sirene dei granfi fondi di private equity e delle grandi banche internazionali che a più riprese e da anni hanno bussato alla loro porta per proporsi di acquistare la banca. In una recente intervista, il figlio di quel visionario imprenditore della finanza che fu Ennio Doris, degnissimo erede di un tale padre, col convinto sostegno della sorella Sara, rilancia sul suo ruolo d’imprenditore. Viene in mente quel pensiero bellissimo che nel 1961 l’economista e statista Luigi Einaudi dedicò agli imprenditori che in quegli anni stavano facendo il “miracolo italiano”: «Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge, non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi».
L’erede di Ennio Doris e i suoi familiari rilanciano la loro vocazione d’impresa finanziaria indipendente
Il manager preferito da Sergio Marchionne esautorato per la decisione di tutelare la compagnia
Le comari di Windsor non avrebbe saputo fare di meglio su Ita Airways. Lo scontro tra il Ministero dell’Economia e Alfredo Altavilla, presidente con deleghe della compagnia rinavata (si fa per dire) dalle ceneri di Alitalia ha assunto le tinte paradossali di una commedia scespiriana. E l’impressione – spiace dirlo – è che il manager preferito dal mitico Sergio Marchionne abbia ragione. Lo scontro ha una causa ben nota: Altavilla, cui il consiglio d’amministrazione di Ita dominato dai consiglieri di nomina governativa aveva conferito la delega alle trattative per la privatizzazione della compagnia, aveva affermato di aver concordato con tutti i componenti della cordata pretendente – Delta Airlines, Air France-Klm e il fondo statunitense Certares – che fosse soltanto quest’ultimo soggetto ad avere accesso pieno a tutti i dati sensibili di Ita, e non anche le due compagnie che sono concorrenti dirette di Ita. Sembrerebbe un cavillo, ma non lo è. Altavilla ritiene che fornire tutte quelle informazioni a due compagnie che, se la trattativa fallisse, potrebbero usarle per fare più efficacemente concorrenza a Ita sia un errore. È chiaro che Certares, apprendendole, potrebbe decidere di confrontarle con le compagnie socie: ma sarebbe un’informazione indiretta, e proceduralmente meno invasiva. C’era da inalberarsi e delegittimare il presidente più rappresentativo che Ita potesse avere? Come se per i due colossi aerei stranieri non sapessero già quanto serve loro per capire se Ita ha o non ha un futuro? Di sicuro, in questo modo il nostro Paese ha fatto un’ennesima pessima figura all’estero, e la vendita non si è per questo avvicinata.

NON CI PIACE
UNA CATTIVA FIGURA SU ITA PER SMENTIRE IL PRESIDENTE
La scelta sbagliata del Mef di togliere la delega ad Altavilla nella trattativa per la cessione
la redazione
