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IDEE PER LA SANITÀ

MEDICI SENZA FRONTIERE

ENIGMA COLLEGIATA

Mensile gratuito di informazione Autorizzazione del Tribunale di Perugia n. 27 del 01/10/2008 Direttore responsabile Giovanni Codovini - Stampa Digital Editor S.r.l.

Anno V - N. 3 Marzo 2012

SERRANDE APERTE

LA PIAZZA Lavoro in corso. Pur con qualche inevitabile disagio, la ristrutturazione del sottopasso di Via Martiri della Libertà e l'intervento nella zona del campo sportivo Usu, facenti parti del cosiddetto Puc 2, avanzano con regolarità e, soprattutto, ci inducono ad una riflessione generale sulla mobilità, valorizzazione dei quartieri e unificazione della città. Prima, però ricordiamo alcuni dati. Il Comune di Umbertide ha partecipato al bando regionale del Puc 2 ottenendo 5 milioni 952mila euro di finanziamento ed ha individuato, come spiegato nella presentazione ufficiale, tre priorità nei settori del miglioramento della viabilità con l'allargamento del sottopasso di via Martiri della Libertà, del recupero dell'immobile dell'ex tabacchi, acquistato dai Monopoli di stato nel 2006, che verrà trasformato in una sala polifunzionale e nel settore delle attività sportive e ricreative con l'intervento nell'impianto Usu. Per il Comune si tratta di un investimento complessivo pari a 2,5 milioni di euro a cui si aggiungono i quasi 6 milioni della Regione e i finanziamenti privati. Il terzo stralcio ha un costo pari a 1 milione 438mila euro di cui 1 milione 225mila euro a carico del Comune.  Si tratta, insomma, di un intervento molto profondo e costoso che sarà - così speriamo - un efficace strumento per realizzare quel raccordo e relazione urbanistica della città che tutti auspicano, in particolare per chi vive ed opera nel centro storico il quale, purtroppo, sta soffrendo in modo marcato. Ora che la storica edicola di Piazza Matteotti lascerà - legittimamente - la sua ubicazione ed altri esercizi commerciali intendono - a quanto ci risulta fare altrettanto è giunto il momento di guardarci in faccia sulla funzione e valorizzazione del centro storico e della Piazza, che persino nell'immaginario e nelle concrete azioni quotidiane dei nostri giovani cittadini è stato rimosso. Come dire: non si può più sfuggire ad un confronto senza pregiudizi sul cuore di Umbertide se si vuole rafforzare il patto comunitario e generazionale.

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Le liberalizzazioni secondo i commercianti

e liberalizzazioni del governo Monti sono oramai una realtà con la quale confrontarsi. Le categorie coinvolte da queste misure sono molte: si va dai farmacisti, ai benzinai, dai professionisti ai piccoli e medi commercianti, nonché i taxisti. La decisione di adottare tale approccio è stata presa perché le liberalizzazioni, secondo l’esecutivo, servono per eliminare tutte le norme che prevedono limiti al mantenimento o alla costituzione

di esercizi commerciali, visto che non ci saranno più trafile burocratiche per avere la licenza oppure non sono più previsti limiti d’orario per l’apertura o la chiusura dei negozi. Ci è sembrato opportuno, allora, per cogliere il senso delle liberalizzazioni e le reazioni ad esse, sentire l’opinione di chi sta realmente "in trincea" e di chi è alle prese quotidianamente con i problemi di gestione e della quadratura dei conti.


L’Inchiesta Abbiamo voluto, inoltre, ascoltare anche la grande distribuzione, poiché il rischio, non proprio remoto, è quello di introdurre elementi di conflitto più che di competitività tra grandi e piccoli. Un pericolo certamente da evitare. Iniziamo la nostra inchiesta dalla piazza, che già soffre, come messo in evidenza nel fondo a fianco, di altri problemi. Un negoziante storico, per famiglia e per riferimento di qualità, Angelo Pedana, così ci dichiara: «Sono sempre le solite misure prese da persone che non sono del settore; ovvero che non hanno mai lavorato dietro un bancone. La liberalizzazione delle licenze è stato un ladrocinio, anche dal punto di vista giuridico, perché una cosa acquistata, come la licenza, non può essere snaturata. Non condivido neanche la liberalizzazione della vendita dei prodotti, perché ognuno deve seguire un prodotto specifico visto che ci vogliono anni per acquisire le conoscenze necessarie per poter gestire un prodotto. Per quanto riguarda gli orari non capisco se le lotte fatte in passato per un orario di lavoro “umano” ci siano mai state e non mi capacito perché chi lavora in un settore autonomo, debba lavorare ancora più delle 70 ore a settimana attuali, visto che per tutti sono 40». Anche i benzinai sono stati coinvolti nelle liberalizzazioni; anzi più di altre categorie le novità pesano su di loro: «Le liberalizzazioni - ci spiegano Nicola Sonaglia, Luca Ubbidini e Graziano Selvi, della Esso - hanno più contro che pro, visto che la società proprietaria del distributore può lasciare spazio alla vendita del carburante di altre compagnie e la prima può decidere di mettere i bastoni fra le ruote a noi. Dai mezzi d’informazione è stata fatta una compagna

di disinformazione, visto che noi della Esso possiamo fornirci solo con la nostra compagnia. Bisogna ricordare che il

zione, il nostro negozio manterrà gli orari dello scorso anno - ha spiegato il responsabile dell’Eurospin di Umbertide - in

guadagno di chi gestisce una stazione di servizio è calcolato solo sul litro e non sul prezzo; da ciò deriva un guadagno di 0,046 euro ogni litro. Con le liberalizzazioni avremmo anche la possibilità di vendere di tutto, ma non abbiamo la certezza su quello che dovremmo vendere, poiché non siamo stati informati su ciò». Un aspetto che tenta di cogliere gli elementi positivi delle liberalizzazioni lo introduce Stefano Cecchetti, IT manager di Informatica95: «È chiaro che l’attività che svolge Informatica95 da tempo è sotto la pressione della liberalizzazione e l’ azienda si è per forza evoluta nel contesto per sopravvivere. Questa riforma sulla carta potrebbe avere degli aspetti positivi in merito, soprattutto perché vorrebbe aumentare la concorrenza tra quei servizi che stanno lievitando i costi per la popolazione. D’altronde perché alcuni centri devono subire la competizione e altri no?». Per capire fino in fondo le difficoltà e le opportunità delle liberalizzazioni è bene, da ultimo, cogliere l’approccio delle grande distribuzione, che mette in evidenza alcuni tradizionali caratteri del commercio Umbertidese e alcuni comportamenti del consumatore: «Nonostante la liberalizza-

pratica non cambierà nulla tranne che non dovremo più chiedere permessi per tenere aperto in occasione di ponti e festività. Ciò non esclude la possibilità in futuro di ampliare gli orari di apertura, soprattutto per adeguarci alla concorrenza. Il fatto è che ad Umbertide non c’è ancora la mentalità di andare a fare spesa in qualsiasi ora e in qualsiasi giorno della settimana. In passato ci abbiamo provato ad aprire anche la domenica ma i costi sono stati superiori ai ricavi». La Conad rileva alcuni nodi problematici per l’apertura, per esempio, domenicale: «Per il momento non siamo intenzionati ad ampliare l’orario - hanno spiegato dal Conad di via Martiri della Libertà - lo faremo solo se lo faranno i nostri diretti concorrenti anche se tenere aperto anche la domenica penalizzerebbe sia i gestori che i dipendenti. È vero però che alla gente piace andare a fare spesa nei giorni festivi e, anche se nel pomeriggio magari si preferisce fare un giro nei grandi centri commerciali, la mattina potrebbe venire anche nei negozi di dimensioni ridotte come il nostro». Alessandro Minestrini


l’Intervista

ALESSANDRO TUZZA: VOLONTARIO SENZA FRONTIERE

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lessandro Tuzza, classe 1973, figlio dell’ umbertidese Gianbaldo (Gianni per gli amici), e dell’ eugubina Anna Pierotti, è funzionario di Medecins sans Frontieres dove è approdato dopo esperienze in strutture internazionali similari. Nasce “per caso” a Torino dove i genitori si sono trasferiti per lavoro. Un ragazzo come tanti altri, forse un po’ taciturno, ma attento ascoltatore, si diploma al Liceo Scientifico, ma la città dove è nato comincia subito a diventargli stretta. Non ha ancora ben chiaro cosa vorrebbe fare da grande e allora decide di trasferirsi a Londra ,"per imparare l’inglese"- dice lui- e dove frequenta per tre anni una scuola di import-export conseguendo un master in commercio internazionale. Sembra che ormai il suo destino sia tracciato e che lo aspetti una tranquilla vita in questo settore quando…. Allora, Alessandro, quando è scaturita questa decisione che ha cambiato la sua vita? «Forse l’idea di dedicarmi a questo lavoro è innata in me, ma la decisione è scaturita quando, durante un viaggio in Brasile, ho visto situazioni di degrado economico, sociale e morale tali che nessun essere umano può immaginare se non ha avuto contatto diretto con queste crudeli realtà. Così ho iniziato a fare opera di volontariato due volte alla settimana. Una esperienza che mi ha particolarmente toccato e che ha influito fortemente sulla mia vita. Ma quello che ha determinato la mia scelta definitiva è avvenuto lavorando gomito a gomito con Vicente Ferrer (www.fundacionvicenteferrer.org/). Lo scopo di questa Fondazione è migliorare le condizioni di vita della popolazione più svantaggiata in India, i cosidetti “parìa”, oltre ad aumentare la loro dignità e dare loro i mezzi per combattere la povertà. Ho vissuto l’esperienza dello tsunami del dicembre del 2004. In quell’occasione abbiamo viaggiato ininterrottamente per 18 ore con il nostro convoglio per poter portare aiuti nel più breve tempo possibile alle popolazioni Tamil così tragicamente colpite. Adesso presto la mia opera con Medecins sans Frontieres». Vuole spiegarci cosa è Medecins sans Frontieres e di cosa si occupa? «MSF è una organizzazione internazionale non governativa, (ONG), privata, apolitica, che si prefigge lo scopo di portare

soccorso sanitario ed assistenza medica nelle zone del mondo in cui il diritto alla cura non sia garantito, non solo in zone di guerra, ma anche in caso di catastrofi naturali. Attualmente è presente in circa 60 paesi in tutto il mondo». Beh, non ci sembra proprio una attività di tutto riposo. Crediamo che i suoi genitori, quando hanno saputo, non abbiano fatto un salto di gioia. «Naturalmente no, oltretutto sono figlio unico. Ma sono persone che mi hanno

sempre stimolato a fare scelte mie e l’hanno rispettata anche se, ovviamente, non mi hanno certo spinto in tal senso. Sono molto attaccato a loro e, grazie ad internet, ci sentiamo molto spesso». Immaginiamo che sia spesso in giro per il mondo, ma abitualmente dove vive? «Dopo una permanenza di diversi anni a Barcellona, da poco tempo mi sono trasferito in Kenia precisamente a Nairobi dove insieme al team coordino tutti i progetti d’ immediato intervento nel Corno d’Africa: Etiopia, Somalia, Kenia. Amo molto l’Africa: un continente meraviglioso, pur nelle sue mille contraddizioni.» Attualmente dove sta operando? «Naturalmente il mio lavoro connesso all’emergenza m’induce ad essere presente ogni qualvolta occorra, ora per esempio, mi trovo in Guinea Bissau nell’Africa Occidentale». Può raccontarci qualche episodio di cui è stato protagonista e che l’ha colpito particolarmente? «Tanti sono gli episodi che mi hanno col-

pito e si finisce per ricordare sempre il più recente: mi trovavo in Etiopia nel campo profughi di Dolo, dove ogni giorno arrivavano migliaia di profughi provenienti dalla Somalia e dal Kenia; i bambini arrivavano in uno stato di denutrizione e disidratazione tale che ci morivano fra le braccia. Con l’impegno totalizzante da parte di tutti i membri del team siamo riusciti in breve tempo a limitare al minimo il numero dei morti. È stata un’esperienza veramente scioccante e in quella situazione mi sono sentito davvero disperato». Certo, in queste condizioni non deve essere facile pensare di formarsi una famiglia. Senza voler entrare nel suo privato, lei è sposato? E sua moglie cosa pensa del suo lavoro? «Senza dubbio non è cosa facile. Ho impiegato molto tempo prima di prendere questa decisione e mi sono sposato soltanto un anno fa con una persona che lavora in MSF da molti anni ed è entusiasta del lavoro che svolgo. Naturalmente un po’ meno quando devo assentarmi». Cosa consiglierebbe ad un giovane che volesse operare con MSF? «La professionalità è estremamente importante, ma penso debba essere accompagnata soprattutto dalla passione e dal desiderio di poter essere utili a persone molto, ma molto meno fortunate di noi. Senza una forte motivazione non è possibile svolgere questo lavoro». Come appare la nostra Umbertide ad un signore che gira il mondo e che è continuamente in contatto con la sua parte peggiore e la più dolorosa? «Il mio legame con l’Umbria è fortissimo e appena posso ritorno: c’è un’energia straordinaria per ricaricarmi». (Derivata anche dalla sua grande passione di ceraiolo di S.Antonio. Questo non lo dice ma noi lo sappiamo!) NdR. Data la sua attività non è facile contattare Alessandro. Questa intervista è stata resa possibile grazie ai suoi genitori che ci hanno fatto da tramite e che ringraziamo di cuore. Sarebbe bello che in occasione di una sua venuta a Umbertide potesse tenere una conferenza sul suo difficile lavoro che lo impegna tanto, sia fisicamente che emotivamente. Alvaro Gragnoli


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CAMBIO STAGIONE: CAMBIO GOMME!

a primavera è ormai alle porte: è arrivato il momento di cambiare gli pneumatici e mettere via quelli invernali. Ghiaccio, neve, freddo e sale hanno messo a dura prova le nostre auto ed in particolare i nostri pneumatici. L'inizio della stagione primaverile è il momento giusto per sostituire le coperture invernali con quelle estive. Per avere maggiori informazioni e suggerimenti abbiamo incontrato Graziano Fiorucci, gommista dal 1989 e titolare della Gomoil Umbria di Umbertide. Sig. Fiorucci perchè è così importante cambiare i propri pneumatici? «Molte persone non pensano al fatto che gli pneumatici delle automobili hanno un'importanza fondamentale per il funzionamento generale di tutto il veicolo. Insieme ai freni, essi sono la parte direttamente a contatto con la strada e ciò comporta una serie di indispensabili "responsabilità". Gli pneumatici hanno infatti il compito di sostenere il carico, trasmettere potenza motrice frenante e garantire la tenuta di strada.» Dove e come possiamo controllare lo stato di "salute" delle nostre gomme? «Controllare l'usura delle gomme è importante per viaggiare in sicurezza ma non solo: ci aiuta anche a non incorrere in pesanti sanzioni e a consumare meno

carburante. Ma la fase del controllo non va sottovalutata, è necessario saper fare un check-up completo per poter intervenire in tempo con tutte quelle operazioni, di controllo e verifica, che servono per ottenere il miglior risultato sia in termini economici che soprattutto di sicurezza. Per questi motivi occorre affidarsi sempre ad aziende competenti, specializzate nella vendita e riparazione di pneumatici. Spesso capita di affidare al proprio meccanico o distributore di fiducia il cambio-gomme ma soltanto rivolgendovi a specialisti qualificati avrete le maggiori garanzie per la vostra auto.» Passiamo ora al "tasto dolente": il prezzo. «In effetti la maggior parte delle persone sono spaventate dalla spesa che comporta il cambio pneumatici ma ci sono diversi

fattori da considerare. Innanzitutto questa è una spesa che si ammortizza in 2, 3 anche 4 anni, in base ai chilometri che si percorrono. Poi bisogna considerare il prezzo degli pneumatici come un vero e proprio "investimento" da cui dipendeno sicurezza, durata e prestazioni. Esistono comunque diverse fasce di prezzo relative agli penumatici: si va dalle marche primarie (come ad esempio la Yokohama), leader nel settore, a prodotti a basso costo - soprattutto made in Cina - a cui sono connessi però tutti i rischi dell'acquisto di un prodotto economico. Tra queste due fasce esistono ovviamente marche emergenti e prodotti intermedi che hanno comunque un buon rapporto qualità/prezzo.» A questo punto non abbiamo più scuse, di sicuro le nostre auto ci ringrazieranno.

Via Case Sparse, 184 06019 UMBERTIDE (PG) Tel. 075 9412623 - Fax 075 9416574 email: info@gomoilumbria.com - www.gomoilumbria.com


l’Intervista

PALAZZINA DEI SERVIZI SOCIALI

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Viaggio tra i servizi della nuova struttura comunale

’è un nuovo punto di riferimento per chi è alla ricerca di informazioni, consulenza, sostegno. È la nuova Palazzina dei servizi sociali di piazza Caduti del Lavoro che da febbraio ospita l’Ufficio di Cittadinanza, l’Osservatorio per le dipendenze, lo Sportello per l’immigrazione, lo Sportello del consumatore, l’Informagiovani e lo Sportello per l’imprenditoria giovanile. La finalità non è solo quella di rendere i servizi più fruibili raggruppandoli nello stesso edificio ma soprattutto di fare sistema e favorire lo sviluppo di nuovi progetti. La porta di accesso a tutti i servizi sociali è l’Ufficio di cittadinanza, dove operano due assistenti sociali ed un educatore professionale. “All’aspetto più tradizionale dell’assistenza si è unito quello più innovativo della prevenzione – spiega l’educatore professionale Giuseppe Chiefa – che fa dell’ufficio di cittadinanza di Umbertide un servizio all’avanguardia. Noi non ci limitiamo ad affrontare l’emergenza, ad esempio l’impossibilità per una famiglia di pagare una bolletta o la rata dell’affitto, ma cerchiamo di andare più a fondo e di capire cosa c’è che non va”. È quindi fondamentale che accanto alle prestazioni socio-assistenziali e alla presa in carico dell’utente bisognoso di aiuto, si lavori anche sul fronte della prevenzione, a partire dai più giovani. “Abbiamo attivato una serie di progetti che coinvolgono gli studenti di tutte le scuole, dalla materna alle superiori, - continua Chiefa – al fine di prevenire il disagio giovanile e le varie forme di dipendenza”. Non a caso, all’interno dell’Ufficio di cittadinanza opera l’Osservatorio delle dipendenze, dalla droga all’alcol, da internet al gioco d’azzardo. Sempre per i più giovani è stato ripensato anche l’Informagiovani, dotato di postazioni internet gratuite e ampi

spazi in cui i ragazzi possono studiare, conoscersi e trascorrere qualche ora di svago. “L’Informagiovani di Umbertide è sempre stato anomalo -spiega il responsabile Aldo Manuali – la funzione di un Informagiovani è, lo dice la parola stessa, quella di fornire informazioni, ma qui non ci limitiamo a questo perché oggi i giovani hanno anche troppe informazioni; quello di cui hanno bisogno sono gli strumenti per decodificarle. Ecco, noi cerchiamo in primo luogo di ascoltare il giovane, i suoi bisogni e le sue aspettative. Da quando l’Informagiovani è stato istituito ci siamo basati su un modello che riteniamo tutt’ora valido: lavorare con i giovani, che significa dare loro ascolto, lavorare per i giovani, ovvero costruire una rete, e lavorare per il servizio, vale a dire ideare progetti e trovare le risorse per realizzarli”. E’ così che sono nati importanti progetti come la Piattaforma, l’associazione

Volontari, l’associazione Effetto Musica, la prima sala di registrazione dell’Umbria, la proposta di legge nazionale sulla musica giovanile poi adottata dalla Regione Veneto. Ma oggi i giovani hanno anche altre esigenze. “Un tema a cui

dedichiamo e dedicheremo molta attenzione è quello del lavoro. – dice Manuali - Mettendo insieme le associazioni di categoria Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato e Sviluppumbria nel

2011 è nato lo Sportello per l’Imprenditoria giovanile, che offre consulenza al giovane che intende avviare un’attività imprenditoriale e lo guida nella fase di start up”. È stato istituito invece nel 2006 lo Sportello immigrazione che, oltre ad offrire consulenza su tutte le pratiche burocratiche per la permanenza dello straniero in Italia, fa anche mediazione culturale tra l’immigrato e uffici quali questura, prefettura, comune, carabinieri, istituti di previdenza e via dicendo. “Spesso veniamo contattati da uffici che hanno bisogno di qualcuno che sappia parlare la lingua dello straniero – spiega Raimonda Bulku, che gestisce lo Sportello insieme a Khalid Belkchach – la maggior parte dei nostri utenti proviene da Marocco ed Albania e il fatto che lo sportello sia gestito da due persone di origine marocchina, Kalid, e albanese, io, ci consente di fare mediazione culturale. Ma vengono da noi anche cittadini italiani, - dice - soprattutto chi vuole regolarizzare un lavoratore extracomunitario o chi ha bisogno di una badante. E anche noi facciamo da tramite con i servizi sociali per gli stranieri che vivono in situazioni di difficoltà”. Valentina Santucci

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La Politica

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PROPOSTE PER LA SANITÀ DELL'ALTA UMBRIA

tiamo assistendo ad un dialogo molto interessante tra i comuni di Gubbio, Umbertide e Gualdo sulla organizzazione della Sanità in Alta Umbria. Il confronto si inquadra nella discussione avviata in Consiglio Regionale sul Dap (Documento annuale di programmazione) dell’Umbria, “una programmazione strategica – si legge nel documento stesso - che deve fare i conti con la crisi in atto e con i tagli alle risorse”. La riflessione aperta nel nostro territorio tenta di far conciliare le esigenze economiche con quelle politiche, lasciando però dietro le quinte l’organizzazione dei servizi da erogare ai cittadini. Credo invece che la priorità debba essere la politica dei servizi e non il numero delle Asl, che potrebbe essere tranquillamente una sola. La sanità, che è un diritto fondamentale, ed è un bene pubblico, non può più essere gestita in maniera campanilistica. Deve essere vista come un progetto complessivo, inserito in un ampio territorio. Le diagonali fra le due strutture ospedaliere dell’emergenza (Gubbio e Città di Castello) sono considerevoli se si pensa ad una distribuzione di servizi e attività specialistiche con sede unica nell’una o nell’altra collocazione. È da considerare che da Città di Castello e da altri comuni e frazioni a nord di Umbertide l’ospedale di Arezzo è più facilmente raggiungibile rispetto a Branca. Così come dal territorio gualdese e dai comuni della fascia appenninica è molto più comodo raggiungere Foligno piuttosto che Città di Castello. Le scelte che hanno portato all’attuale assetto della sanità dell’Alta Umbria, con la soluzione di costruire due importanti strutture ospedaliere nella zona di Branca e di Città di Castello, rispondono alla realtà socio-economica di 40 anni fa, ma non si conciliano più con le attuali disponibili-

tà finanziarie dello Stato e della Regione. Tuttavia, anche andando oltre la questione economica, l’eccessivo decentramento di alcune attività sanitarie non risponde neppure agli standard richiesti per garantire la qualità delle prestazioni. Con il senno di poi si dovrebbe dire che la scelta giusta, quaranta anni or sono, avrebbe dovuto essere quella di creare una struttura sanitaria (ospedale dell’emergenza) dove far convergere le attività speciali-

stiche di maggior specializzazione, baricentrica rispetto ai due territori comunali più estesi: Città di Castello e Gubbio. Verosimilmente dunque nella zona di Umbertide. Le strutture di riferimento dei capoluoghi comunali (ospedali di comunità) avrebbero dovuto garantire il pronto soccorso e la stabilizzazione dei pazienti gravi, le attività di diagnostica radiologica, le strutture di ricovero per le lungo degenze e per i malati terminali, una ben organizzata medi-

cina del territorio con assistenza domiciliare strutturata. Una soluzione del genere avrebbe potuto giustificare il mantenimento di un ospedale di comunità anche a Gualdo Tadino. Oggi la giusta strategia dovrebbe cercare di correggere l’errore, figlio dei tempi delle “vacche grasse”. Quindi è necessario centralizzare le attività che a basso costo è possibile ricollocare in posizione baricentrica, centrale rispetto al territorio ed all’utenza. Diversi gli obiettivi: evitare la duplicazione di strutture, evitare la moltiplicazione di incarichi dirigenziali, evitare il doppio o triplo acquisto di apparecchiature, evitare inoltre l’eccessivo spostamento di personale sanitario. Ed al tempo stesso mettere a disposizione dei cittadini, a distanze ragionevoli dalle loro residenze, strutture sanitarie che possano garantire gli standard di qualità necessari. Ovviamente la struttura attuale non può essere smantellata se non a costi, in questo momento, improponibili. Centralizzare tutte le prestazioni di chirurgia non può essere ormai un obiettivo raggiungibile, ma centralizzare ad esempio tutta l’attività di oculistica consentirebbe di liberare e razionalizzare risorse importanti. Interventi analoghi sarebbero possibili per urologia o per il secondo livello di senologia. Attualmente una notevole attività viene svolta dalla unità operativa di mineralometria. Centralizzando anche le attività senologiche di secondo livello si potrebbe realizzare una struttura dedicata prevalentemente alla donna. Un punto di riferimento completo per il 50% della popolazione residente. Ritengo pertanto che ora, come forse mai nel passato, sia necessario aprire un tavolo di discussione che coinvolga tutti i sindaci del comprensorio dell’Alta Umbria, la dicontinua a pag. 11

Via Roma, n 47/A Umbertide (PG)


Società Civile

CONTRIBUTO VOLONTARIO ALLE SCUOLE

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remetto che non ho una soluzione. Magari un’idea sì. Pongo comunque il problema, per aprire almeno una riflessione. La questione riguarda il “contributo volontario” richiesto da ogni scuola. Anche quest’anno il Consiglio d’Istituto della Scuola Media Mavarelli Pascoli, come è ormai prassi, ha chiesto alle famiglie degli studenti un modesto impegno economico. Per continuare a garantire ai nostri figli una scuola in grado di rispondere al meglio alle loro esigenze didattiche. Stavolta però non vogliamo restare in silenzio. Come rappresentanti dei genitori intendiamo condividere pubblicamente i nostri dubbi, le perplessità, il limite giuridico e politico di tale soluzione. Premesso che la riflessione coinvolge in generale il sistema scolastico nazionale, il primo problema è: condividerla con chi. Già perché questa sembra proprio la battaglia di “Nessuno”. Eppure bastano alcune provocazioni per capirne la delicatezza e l’importanza (forse troppa). Prima domanda: se le famiglie non pagassero il contributo cosa ne sarebbe dei bilanci delle scuole pubbliche? La risposta è nei fatti: sarebbero necessari ulteriori tagli a progetti didattici e spese di ordinaria amministrazione (carta, servizi, pulizia, laboratori …..). Seconda domanda: è normale che la scuola pubblica venga lasciata in balia di un contributo volontario per il suo ordinario funzionamento? Secondo noi no. Perché manca una certezza nell’entrata (altrimenti sarebbe obbligatorio), ma soprattutto perché il contributo volontario dovrebbe servire semmai per il miglioramento dell’offerta formativa, non per coprire i costi ordinari di un servizio e di un diritto fondamentale. Terza domanda: come valutare il fatto che paghi una percentuale di famiglie sempre più bassa? Certamente ci sono ragioni economiche, aspetti che riguardano la sensibilità dei genitori, a volte (in pochi casi) manca la volontà di contribuire. Comunque l’im-

Lo stato “taglia” le famiglie “cuciono” palcatura non può reggere solo sulle spalle di alcuni. D’altra parte non c’è obbligo e non c’è sanzione, dunque... Nella nostra scuola abbiamo sperimentato la soluzione di rendere libero l’importo, volendo, anche anonimo il versamento, reso possibile attraverso varie modalità di pagamento. Abbiamo motivato le ragioni del contributo con una comunicazione diretta ad ogni famiglia, rendicontando, come è giusto che sia, l’utilizzo dei fondi introitati nel precedente anno scolastico. Con scarsi risultati. Quest’anno tenteremo anche altre soluzioni tecniche, nella speranza che il problema sia di tale natura. Ma al tempo stesso vorremmo, come genitori, alzare la voce (visto che non lo fa nessuno). Con una chiara premessa: in questo momento è fondamentale garantire il pagamento del contributo richiesto dalle scuole. Cerchiamo piuttosto di finalizzarne gli obiettivi e di chiederne un puntuale rendiconto circa l’utilizzo (come vengono spesi i soldi dei contributi). E, forti della ragione di chi fa la propria parte, rivendichiamo una “quota di partecipazione” nella gestione della scuola, pur restando doverosamente nel nostro ruolo di genitori. Questa si sarebbe una forma di partecipazione attiva della componente genitoriale nella organizzazione scolastica. Poi cominciamo a dire chiaramente che il contributo volontario, così inteso, è una ipocrisia. E’ una “tassa” occulta ed iniqua (perché chi vuole non la paga e chi può paga quanto chi non potrebbe). E non può essere la soluzione utile per il normale e stabile funzionamento di una Scuola. Lo Stato, gli enti locali, debbono provvedere a ciò. Attraverso la fiscalità generale, cioè con le imposte che già i cittadini pagano e che dovrebbero appunto coprire i servizi essenziali. Facendo in modo che ogni denaro speso per favorire l’istruzione si trasformi in un investimento sui nostri giovani e per il Paese. Non è quindi su questo settore che si può lesinare.

Semmai bisogna farlo funzionare meglio. Questo però non è compito dei genitori. I genitori dovrebbero e vorrebbero contribuire, come a volte avviene, per favorire lo sviluppo di progetti didattici innovativi, un uso aperto dei laboratori e delle strutture, nuove esperienze formative. Ma sarebbe più corretto farlo attraverso l’istituzione di (con)tributi di scopo. Certi. Obbligatori. Verificabili nella efficacia dei loro effetti. Le famiglie potrebbero allora contribuire volontariamente, ad esempio per finanziare un fondo di solidarietà d’Istituto, utile a sostenere realmente il percorso di chi merita una opportunità di emancipazione sociale: acquistando libri di testo, coprendo una parte delle spese per i viaggi d’istruzione (veri), favorendo percorsi di approfondimento, oppure per promuovere servizi e percorsi formativi rivolti alla famiglia, magari per sostenere iniziative promosse dagli stessi studenti, o per migliorare il contesto strutturale. Questo è lo spazio di un contributo volontario. Altro è soltato contributo alla sopravvivenza. Oggi siamo chiamati a questo. E dobbiamo farlo. Ma non possiamo limitarci a farlo passivamente. Dobbiamo appunto sollecitare risposte diverse. Consapevoli che tutto ciò significa un ripensamento dei confini del principio di gratuità della scuola dell’obbligo. Ma prima ancora un ripensamento del ruolo della scuola pubblica. Non ci interessa una scuola pubblica “parcheggio” a pagamento volontario. Crediamo nella scuola pubblica come risorsa e come investimento. E dalla scuola pubblica pretendiamo risultati di qualità. Potevamo tranquillamente evitare questo “scomodo” intervento. E “tirare a campare”, nell’indifferenza. E’ proprio quello che la scuola pubblica non può permettersi di fare. Stefano Conti Presidente Consiglio d’Istituto Scuola Media Mavarelli Pascoli


Le Aziende informano

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Informazione Pubblicitaria

MAGRI SÌ...MA A QUALE PREZZO?

on l'arrivo della primavera, ecco presentarsi il solito rituale di stratagemmi per mettersi “in forma”, per riuscire a togliere quei kg di troppo che abbiamo accumulato durante il pigro inverno. La tradizione erboristica seria consiglia prima di tutto una buona depurazione, fatta di tisane, sciroppi ed altri preparati di piante officinali in grado di eliminare sostanze tossiche, scorie del metabolismo, attraverso le principali vie di escrezione del nostro organismo (argomento trattato gia' in un precedente mio articolo). Dopo questa prima fase di preparazione, si suggerisce una sana e più' leggera alimentazione, tanta attività fisica, integratori alimentari che aiutano a bruciare grassi e ad aumentare il metabolismo. La cosmesi curativa consiglia l'applicazione di trattamenti riducenti, drenanti e tonificanti.. Ma la frenesia dei tempi moderni, la scelleratezza di mode televisive, nello slogan assoluto del “tutto subito”, induce molti alla ricerca di strategie distorte e di scorcia toglie spesso dannose. Parliamo in primo luogo delle diete fai da te, di quelle pubblicizzate da riviste o libri che spesso non hanno a cuore il benessere dell'individuo. La moderna nutrizione ci insegna che non esistono alimenti buoni o cattivi, tutti possono essere introdotti correttamente in una dieta salutare, facendo attenzione ovviamente alla qualità' e alla quantità del cibo. Sicuramente pero', ci sono diete buone e diete cattive: alcune costituiscono un modo corretto di perdere peso, cambiando radicalmente lo stile di vita alimentare di chi le intraprende; altre invece sono solo un danno alla salute e al portafoglio. Qualsiasi piano alimentare che prevede una minore introduzione di calorie di quelle che l'organismo consuma abitualmente, porterà ad una riduzione di peso graduale e definitiva. Alcune diete ottengono molta risonanza perché sono molto efficaci nel breve periodo, ma il peso viene altrettanto velocemente riacquistato, non appena la dieta è ultimata. Altre, consigliano l'assunzione privilegiata solo di alcuni nutrienti a discapito di una carenza nutrizionale che può avere conseguenze a volte molto spiacevoli. Le diete in voga in questo periodo sono le cosi dette “iperproteiche”, in questa categoria si promuove la perdita di peso (massa corporea) attraverso la drastica riduzione di carboidrati. Nel primo periodo addirittura viene consigliato di eliminare completamente qualsiasi cibo a base di zuccheri complessi. Questa strategie decurta sicuramente le calorie ingerite e

porta ad una rapidissima perdita di peso, ma causa all'organismo uno stato metabolico anormale, detto chetosi. Si legge dall'Enciclopedia Medica che la chetosi metabolica è “condizione patologica caratterizzata dall’accumulo nel sangue di corpi chetonici e dal loro passaggio nelle urine”. I corpi chetonici (acetone, acetoacetato, 3-idrossibutirrato) si formano nel fegato, in seguito alla degradazione metabolica di lipidi, per produrre energia, in situazioni di scarsa disponibilità’ di glucosio. Questi metaboliti tossici, hanno carattere acido, quindi il nostro plasma deve attivare sistemi tampone per mantenere inalterato il suo pH. Come conseguenza, si ha una riduzione delle riserve alcaline, con disidratazione dei tessuti cellulari ed inibizione dei processi respiratori del-

le cellule. L’acidosi metabolica, indotta dalla carenza di carboidrati ingeriti, puoi portare a cefalea, stipsi, alitosi, vomito, nausea ed irritabilità’. In presenza di chetosi l’appetito è ridotto, questo può portare ad un ulteriore taglio delle calorie ingerite. La perdita di peso nel primo periodo è dovuta principalmente alla secrezione di liquidi: fegato e reni

sono sottoposti ad uno sforzo eccessivo. Il nostro sistema nervoso centrale (SNC) funziona principalmente bruciando glucosio, ed in assenza di questo, i corpi chetonici possono attraversare anche la barriera ematoencefalica (la barriera che protegge le cellule nervose). Le diete chetogeniche hanno una loro funzionalità’ legata alla calma insulinica, cioè riescono a stabilizzare l’indice glicemico e la concentrazione di glucosio nel sangue, ma questo non deve indurre a proporre diete comunque sbilanciate. Per questo motivo una dieta così strutturata non può mai essere consigliata con leggerezza. Chi intendesse intraprendere una dieta chetogenica, deve assolutamente depurare il suo organismo con regolarità’ ed integrare con formulazioni adeguate che impediscano l’acidosi metabolica. Ma più semplicemente, senza spendere tanti soldi (infatti queste diete sono estremamente care) basterebbe seguire tre consigli fondamentali: 1) mangiare meno; 2) muoversi di piu'; 3) ripetere i primi due consigli . La miglior dieta è quella che include tutti gli alimenti ed è in grado di utilizzare tutti i componenti biotici di cui un organismo ha bisogno. Dr.ssa Alpini Angelica Erboristeria Eufrasia


Q

LA PAROLA È PAROLA

uesto, cari lettori, non si era ancora visto in Italia! È una rivoluzione di cui si parlerà nei secoli a venire, una data storica che segnerà l’inizio di una nuova era, la nostra “Era dei Lumi”. Sì, lo so che rispetto alla rivoluzione francese arriviamo in ritardo di un paio di secoli, ma allora l’Italia non era stata ancora fatta (e tanto meno gli italiani).Vi chiedete di cosa parliamo? Ma di promesse mantenute naturalmente! Che c’è di strano? - direte voi -, tantissime persone mantengono la parola data e non fanno certo notizia. Vero,- rispondiamo -, ma voi parlate di persone comuni, impegnate ad affrontare le quotidiane difficoltà della vita, e che magari trovano anche il tempo per occuparsi nel sociale, ma noi ci riferiamo a ben altri livelli, addirittura a quelli di governanti nazionali ( e scusateci l’ardire). Qualcuno ricorderà che il nostro Presidente del Consiglio, all’atto dell’insediamento, non aveva soltanto promesso di applicarci una caterva di tasse,- promessa assai facile da mantenere -, ma anche che avrebbe reso noto i redditi suoi e quello dei suoi ministri attraverso internet. E perbacco, lo ha fatto! E senza che esista nessuna legge che lo obblighi in tal senso. È una cosa che certamente non risolleverà l’economia - e Dio sa se ce ne sarebbe bisogno - ma è indicativo di un modo di procedere al quale non potevamo

essere abituati per il semplice fatto che nessun governante, prima, si era mai minimamente preoccupato di mantenere ciò che aveva promesso (e se lo aveva fatto era solo per caso o forse perché era conveniente per i suoi progetti personali). E questo ovviamente vale per tutti i partiti. Quindi una prima promessa mantenuta e che ci fa ben sperare nelle altre. Infatti il nostro Presidente ha parlato anche di crescita e ci auguriamo che operi in modo di raggiungere gli obbiettivi che si era prefissato per la nostra economia. Ma restiamo nel tema dei redditi denunciati dai nostri ministri. Avrete notato tutti che nella loro precedente professione non era poi che se la passassero malaccio anzi, il reddito dichiarato era decisamente superiore a quello che percepiranno come ministri. Questo ci fa sperare che avendo già accumulato abbastanza marmellata con il loro lavoro, eviteranno di infilare le dita nel nostro barattolo e ci lasceranno quella poca che è rimasta. Anche se abbiamo visto nel corso degli anni che spesso non è stato così. (A dire il vero, e se non ricordiamo male, qualcun altro ci aveva garantito che avendo del suo non avrebbe avuto alcun interesse al nostro. Si sa come è andata a finire, anche se parrebbe che questi siano un pochino più seri). Quindi una rivoluzione in Italia, anche se molto in ritardo e molto parziale rispetto a paesi più civilizzati dove la democrazia ha messo forti radici e i cittadini sanno tutto, ma proprio tutto, dei loro governanti che a loro devono rispondere e che arrivano, udite udite, perfino a dare le dimissioni. E questo anche per fatti che in Italia verrebbero considerati nient’altro che birichinate (tipo copia-incolla su una tesi di laurea tanto per fare un esempio). Ma questa “rivoluzione” si espanderà? Noi ce lo augu-

Il Pungolo

riamo e ci aspettiamo che l’esempio venga seguito da tutti gli amministratori, a partire dai nostri parlamentari, e giù giù fino a raggiungere anche le amministrazioni periferiche. Utopia direte voi. La nostra classe politica ha ben altre cose cui pensare che far partecipi i cittadini dei propri redditi. Potrebbe anche risultare che, nel corso del loro mandato, la situazione patrimoniale si sia radicalmente modificata a loro beneficio e magari non sempre in modo cristallino come, purtroppo, capita di leggere sui giornali. Ora, senza voler fare i moralisti, ma solo per amore di democrazia, sarebbe bello che i nostri rappresentanti prendessero finalmente atto - ed alcuni lo fanno- che sono chiamati ad amministrare soldi non loro ma di tutti noi, che il loro mandato ha una precisa scadenza e che dovranno rispondere della gestione di quanto abbiamo loro affidato. Invece ci tocca costatare che, molto spesso, la posizione occupata serve loro solo come trampolino di lancio per cariche più alte (e più remunerative), e che una volta arrivati ai vertici combattono come leoni per difendere la posizione raggiunta e cercano di consolidarla ancora di più. Non era per questo che in tanti hanno dato la loro vita. Alvaro Gragnoli


Il Cittadino Parlante

GIOVEDÌ GRASSO ALLA SCUOLA DELL'INFANZIA GARIBALDI Una mattinata davvero divertente quella che hanno vissuto i bambini della Scuola dell’Infanzia Garibaldi il Giovedì di Carnevale. L’iniziativa si colloca come una delle esperienze organizzate nell’ambito del progetto educativo del corrente anno scolastico dal titolo: Oltreparco, cantiere aperto, un viaggio attraverso gli spazi verdi per un gioco libero e creativo. Con l’atelier “il giardino incantato” i bambini hanno avuto l’opportunità di immaginare, progettare e realizzare originali travestimenti con materiali di recu-

pero. Con carta e cartone, plastica, ritagli di stoffa e colori, son nati personaggi misteriosi che il giovedì di carnevale hanno animato il salone della nostra scuola: clown, re e regine dei fiori, farfalle e grilletti, papaveri e girasoli, guardia parchi e fiori, coccinelle e uccellini. Il richiamo della musica ha riunito tutti nel grande salone dove i bambini accompagnati dai maestri di musica e con la partecipazione straordinaria del maestro Galliano Cerrini hanno creato un’atmosfera molto festosa. Ci siamo veramente divertiti tanto!!!

MALEDUCAZIONE DI FRONTE ALLA SCUOLA

Caro Direttore, sono una cittadina umbertidese di 34 anni e mamma di due bambini e le scrivo perché stamattina sono stata protagonista di uno spiacevole episodio di cui vorrei far testimonianza. Alle ore 9. 30 circa stavo portando in macchina il bambino all'asilo nido comunale di Umbertide che si trova in via Morandi. Non so se le è capitato di trovarsi in quella via a quell'ora, ma forse si. Ci sono macchine parcheggiate da ambo le parti in quanto mamme e papà accompagnano bambini alla scuola dell'infanzia "M. Monini" e, di conseguenza, la strada per il passaggio resta quasi "stretta". Credo sia buona norma, come ci insegna il codice della strada, rallentare, in primis perché c'è una scuola e, quindi, dei bambini e poi anche perché c'è un attraversamento pedonale (tra l'edicola e la scuola) che, appunto, invita i guidatori a ridurre la velocità. Stamattina, mentre mi trovavo in via Morandi per andare al nido, dove c'erano macchine a destra e sinistra e bambini per mano (spero...) ai loro genitori, ho visto venire in direzione opposta alla mia, cioè dal parco verso la scuola, una macchina (di cui so la targa per il motivo che tra poco capirà..) arrivare a tutta velocità, o come si dice a Umbertide "a tutta birra". Ora, il mio istinto è stato quello di alzare gli abbaglianti a questa persona, quasi a dirle: «Vai piano! Non vedi che c'è una scuola qui?» Non l'avessi mai fatto! Mi sono accorta, guardando il retrovisore, che quest'uomo stava facendo retromarcia, ma quasi non ci volevo credere. Eppure, appena sono arrivata al parcheggio dell'asilo nido, non faccio in tempo a

scendere dall'auto e scendere il bambino che subito mi vedo questa macchina rincorrermi (sempre a tutta birra), abbassare il finestrino e chiedermi in un italiano non madrelingua: "Cosa vuoi tu"? E io: "Ti ricordo che sei in un centro abitato, davanti ad una scuola dove bambini attraversano la strada per andare a scuola!?. Non ho fatto in tempo a finire la frase che l'uomo, in tono quasi minaccioso: "Ma tu guardavi strada o bambini?". Caro direttore, so bene che a parlare con questa gente, data la prepotenza, si perde tempo e fiato, ma io mi son sentita in dovere di mamma e cittadina di fare quello che ho fatto, cosa che, son convinta, che se avessi alzato gli abbaglianti ad un altro guidatore, magari nostrano, non avrebbe reagito in questo modo così arrogante e presuntuoso, anche perché quest'uomo, per potermi inseguire, ha fatto un 100 metri di retro marcia, manovra che non mi sembra sia consentita in quel tratto di strada. Con questa mail, vorrei solo ricordare alle tante famiglie che portano bambini all'asilo di prestare la massima attenzione e di accertarsi sempre che i bambini, una volta scesi dalle auto, siano sopra i marciapiedi perché, nel

nostro paese, possiamo trovarci davanti guidatori di questa portata noncuranti e irrispettosi della strada, delle persone e soprattutto dei bambini e che, se vengono bonariamente ammoniti, non hanno né l'umiltà e il buon senso di rallentare, né tanto meno di prendere coscienza di ciò che stanno facendo e della velocità che raggiungono, ma, al contrario, si preoccupano solamente di ingranare la retromarcia a tutta velocità, e, fatto ciò, si sentono in potere di alzare la voce e sentirsi loro, fuori della loro nazione d'origine, gli indiscussi padroni della strada, a tutti gli effetti, senza mezzi termini, senza regole da seguire, né rispetto ed educazione da adoperare verso chi vive civilmente ed onestamente in questo paese da generazioni e generazioni.Grazie per l'attenzione che ha prestato e mi scuso se le ho fatto perdere del tempo ma credo che riguardo alla sicurezza dei bambini le attenzioni non siano mai troppe e la precauzioni mai abbastanza e sono anche certa che, dato il tema della sicurezza stradale legata ai bambini, tale mail non verrà da lei e dal suo team trascurata. Lettera firmata

DEA ARMI

viale Europa 1,  tel 075 941 05 44 Montecastelli, Umbertide


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rezione generale dell’Asl1, le varie associazioni, i partiti politici, con lo scopo di definire ed attuare una politica che ricono-

sca all’utenza il ruolo principale. Questa è una scelta strategica e mi auguro quindi che il tema dell’accesso e della qualità dei servizi resti prioritario rispetto a rivendicazioni organizzative localistiche che, stando alle insistenti voci in circolazione, rischiano di diventare la priorità del confronto. Oggi potrebbero esserci le condizioni utili per avanzare una proposta forte, in modo tale da arricchire il dibattito regionale mettendo al centro la nascita di una sola azienda e una sola Asl, dove tutti gli ospedali di emergenza svolgano

un ruolo primario, appunto, nella emergenza, e gli ospedali più piccoli (come Umbertide) abbiano un ruolo di filtro, utile a decongestionare le stesse strutture dell’emergenza che dovranno operare in maniera più specifica nel trattamento delle più importanti patologie. Luigino Orazi Capogruppo PSI Consiglio Comunale Umbertide

Istituzioni

LA PROVINCIA PROMUOVE CORSI DI FORMAZIONE PER ADULTI Provincia di Perugia e Centro territoriale permanente per l’istruzione e la formazione in età adulta (Cpt-EDA) hanno firmato un accordo di collaborazione per programmare iniziative di formazione ed orientamento sul territorio di Umbertide. L’ accordo prevede lo svolgimento di attività di accoglienza, informazione e formazione, rivolta in particolare agli adulti, e per alcuni contenuti ai cittadini stranieri. L’attività del Centro riguarda offerte formative quali: alfabetizzazione della lingua italiana a vari livelli (per cittadini stranieri), licenza media

per adulti (cittadini italiani e stranieri), corsi a vari livelli di lingua inglese (certificazioni Cambridge) e spagnola, corsi

di informatica a vari livelli, laboratori artigianali (corsi di cucina, tombolo, disegno). I corsi sono tenuti da insegnati abilitati, in orari accessibili a chi lavora, a condizioni economiche di particolare vantaggio. Viene inoltre fornito il materiale didattico necessario allo svolgimento delle lezioni (fotocopie, dispense). Gli interessati possono rivolgersi presso lo Sportello Polifunzionale di Umbertide,

in Piazza Michelangelo, i nuovi uffici della Provincia della Perugia decentrati sul territorio, tutti i giorni, in orario di apertura, dove riceveranno le necessarie informazioni. Di norma il mercoledì mattina sarà presente e disponibile per l’utenza, presso lo stesso Sportello Polifunzionale, un docente del centro territoriale. Il Cpt-Eda è un’agenzia formativa pubblica, accreditata presso la Regione Umbria. Dal 1999 opera nei comuni del distretto scolastico: Umbertide, Montone, Pietralunga e San Giustino, lavorando da sempre in rete con enti locali e istituti scolastici.


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L'ENIGMA DELLA COLLEGIATA

Nero Fratta

(Sintesi del testo pubblicato nel n.45 di Pagine Altotiberine, edito a cura dell’Associazione storica Alta Valle del Tevere) La storia della Collegiata è stata oggetto di ricerche che hanno consentito di conoscerne le vicende, sintetizzate ed approfondite nel libro monografico di don Pietro Vispi: si sa che la costruzione è stata elevata nelle vicinanze di una piccola cappella che sorgeva di fronte all’attuale palazzo Reggiani e conteneva l’immagine della Madonna (oggi trasferita all’interno del tempio della Patrona) davanti alla quale, il 14 settembre 1556, una fanciulla storpia in preghiera “si trovò libera e sana”. Ma le notizie disponibili non svelano la ragione per la quale la chiesa è stata impostata nella configurazione da cui, da oltre quattro secoli, scruta dall’alto della lanterna la vita dei mortali che si avvicendano intorno alla sua mole. Proprio da questa domanda, sorta durante una passeggiata fra amici intorno alla chiesa ottagonale, è emersa l’intuizione che l’orientamento fosse stato scelto con l’intento di offrire il miglior scenario ai fedeli che procedevano verso il tempio. La ricerca che ne è seguita ha portato ad emergere diversi elementi che sembrano supportare tale ipotesi. Ne riportiamo una sintesi, rinviando al testo completo chi volesse conoscerne i dettagli. 1. L’orientamento astronomico del fabbricato non fornisce alcun indizio che possa spiegarne la posizione. 2. Differenze nei due portali di arenaria fanno presumere che solo dopo l’impostazione delle fondazioni si decise di trasferire l’affresco della Vergine dentro la chiesa, come confermato anche da un particolare nel disegno panoramico realizzato nel 1565 da Cipriano Piccolpasso, che mostra la Collegiata in corso di costruzione. 3. Al tempo della progettazione della chiesa, l’uscita più antica ed importante dalle mura di Fratta era quella della Porta della Campana (in cima alla Piaggiola), che consentiva al popolo di immettersi nella strada principale di fondovalle, che collegava Città di Castello a Perugia, lungo la riva sinistra del Tevere, attraverso la chiesa di Santa Maria, la Collegiata (appunto), la Madonna del Moro e Ponte Felcino. Dunque, per gli abitanti del castello la via più importante per andare in Collegiata era quella della Piaggiola e del Boccajolo. Inoltre era la strada più breve perché l’al-

ternativa, non esistendo ancora l’attuale ponte della Piazza, era quella di uscire dal Corso verso piazza San Francesco e risalire alla chiesa per via Soli. 4. Si ha notizia che il 4 aprile 1770 il Consiglio comunale deliberò di rifare exnovo il ponte sulla Regghia della strada verso Santa Maria, ormai pericolante, prevedendolo più largo, con robuste sponde ed idoneo a sopportare carichi maggiori. In una grossolana pianta a colori del 1780 del Fabretti è riscontrabile lo svincolo che raccordava il nuovo tracciato della strada a quello vecchio. La via solo successivamente è stata rettificata ed ampliata, formando l’attuale Via Veneto.

Si può concludere che l’orientamento del tempio e la presunta ubicazione della originaria strada principale di accesso alla chiesa si spiegano a vicenda: con la modifica introdotta da quando, nel corso del XVIII secolo, il ponte e la strada preesistenti sono stati spostati verso nord-est, è stata cancellata la scenografia originaria. I due disegni di Adriano Bottaccioli consentono di cogliere con immediatezza la spiegazione dell’enigma: quello in alto mostra la condizione del XVI secolo; in quello in basso sono sovrapposte le varianti introdotte fino al XX secolo. Mario Tosti


Notizie dalla città

Inauguriamo una rubrica bimestrale a mo' di rassegna stampa e di diario giornalistico. A cura di Amedeo Massetti Gruppo Giornalisti Umbertidesi GENNAIO 3 gennaio – Giulietti “rimpasta” la giunta. Deleghe ridotte a Villarini. Il sindaco: “Nessuna epurazione”. Pdl all’attacco: “A chi affiderà la delega allo sport?” 12 gennaio – Clima teso all’industria dolciaria ex Piselli. Smacchi (Pd): “Senza la firma del concordato, a rischio il piano industriale e i livelli occupazionali”. 14 gennaio “Il sindaco Giulietti si dimetta dall’Ati. La sua presenza è incompatibile”. A chiederlo l’ex assessore comunale Pd tifernate Domenico Duranti. 19 gennaio - L’Accademia dei Riuniti inaugura “Teatro aperto”. La stagione del teatro amatoriale prende il via con “Sala da pranzo”. . 20 gennaio – Si getta nel Tevere, salvato dai carabinieri. Un trentaquettrenne gravato da problemi aveva tentato il suicidio nel fiume, nella zona del “percorso verde”. 21 gennaio – L’appello di pendolari e sindacati “Rilanciare il trasporto ferroviario”. Treni: un vertice tra Regione, pendolari e Cisl. 21 gennaio – Industria dolciaria Piselli: i lavoratori alzano la voce e scioperano un’ora. 25 gennaio – “Minuetto” a singhiozzo, al via l’indagine. Umbria Mobilità, le accuse dei sindacati:solo un treno su quattro è in servizio. 25 gennaio – Un’intera collettività piange la scomparsa del dottor Giancarlo Bruni. Folla commossa ai funerali dell’amato medico umbertidese nella chiesa di Cristo Risorto. 25 gennaio – Di nuovo in Burkina Faso i missionari di Giostrelli. Inaugureranno nuovi pozzi e una casa di accoglienza destinata alla formazione professionale. 26 gennaio – Due anni di reclusione per un 56enne tifernate. Aveva molestato il figlio di 11 anni del vicino di casa.

28 gennaio – Tra twist e rock. Torna la tradizione delle feste da ballo con il “Veglione anni ‘60” al Teatro dei Riuniti. 29 gennaio – Torre Certalda, i risultati della prima campagna di scavo. Dalla terra emergono reperti medievali. 30 gennaio – Lo sportello polifunzionale della Provincia prototipo del decentramento. Parte la gestione diretta sul territorio di tutte le deleghe senza che i cittadini debbano spostarsi. 31 gennaio - Scompariranno le “campane”. Il nuovo sistema di raccolta dei rifiuti funzionerà con il porta a porta. Potenziato l’eco-centro, ”officina ecologica”. FEBBRAIO 1 febbraio – Siccità, razionata Montedoglio. Ridotti i rilasci di acqua nel Tevere. Rometti: provvedimento necessario. 1 febbraio – Lo sportello della Provincia apre ai disabili. 1 febbraio – È stato di allerta: scuole chiuse in Altotevere causa neve. 2 febbraio - L’industria Ipi di Pierantonio, una realtà d’esempio per lo sviluppo che ha prodotto nel territorio. Giulietti ai festeggiamenti del decennale. 2 febbraio – L’emergenza neve investe l’Altotevere. Scuole chiuse e centri periferici isolati. 3 febbraio - La morsa del freddo strangola l’Altotevere. Altri fiocchi in arrivo. 3 febbraio – Una lunga colonna di 100 Tir blocca Pierantonio. Sono stati fermati dalla polizia stradale per l’impraticabilità della E 45. 3 febbraio – Organizzato dal Gruppo Giornalisti Umbertidesi un premio giornalistico nel ricordo di Florido Borzicchi. 5 febbraio) – Più ricicli più risparmi” È entrata in vigore la “Officina ecologica card”. Sconti sulla Tarsu portando direttamente i rifiuti al centro di raccolta. 8 febbraio– Sei famiglie bloccate dalla neve nella zona di Preggio. 8 febbraio – Con il gratta e vinci si porta a casa 100mila euro.

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10 febbraio- Coppia isolata per la neve portata in salvo con l’elicottero. 10 febbraio – Arrestato un trafficante di droga. In auto un chilo e mezzo di hascish. 12 febbraio – Ecco il robot che fa camminare. Anche il ministro della sanità alla “prima” dell’esoscheletro “Ekso”. 15 febbraio – I servizi per i giovani nella nuova palazzina del Comune di Umbertide. 16 febbraio – Una nuova fontanella pubblica per gli umbertidesi. Sgorgherà acqua pulita refrigerata e completamente gratis. 18 febbraio – Umbertide, s’inaugura il nuovo polo dei Servizi Sociali. 23 febbraio – Si chiama esoscheletro Ekso bionics la nuova speranza per i lesionati spinali. Presentato alle 10 all’Istituto Prosperius, primo in Europa ad introdurre la tecnologia nella terapia. 28 febbraio – “Progetto per l’Umbria” mette radici solide. Sono già 600 gli iscritti che hanno aderito. 29 febbraio – L’ultima opera di Renato Codovini. Un libro dedicato alla chiesa di san Francesco. MARZO 1 marzo – Piano urbano, i progetti sono realtà. Viabilità e recupero dell’ex Tabacchi. Rinasce il vecchio campo Usu. La regione promuove i 9 progetti elaborati dall’amministrazione. 2 marzo – Istituto superiore Da Vinci. Il telegiornale dell’energia si aggiudica il primo posto nel concorso di Enel. 2 marzo – Studenti da tutta la regione per frequentare il campus dell’istituto Leonardo Da Vinci. 3 marzo – Allarme ad Umbertide: falsi tecnici del gas bussano alla porta ma si tratta di un pericoloso raggiro. 7 marzo – Tolti i sigilli alla diga. Nuove speranze per l’acqua da Montedoglio. 8 marzo – Il via ai lavori solo dopo ulteriori accertamenti. 8 marzo – Diga e criticità, scatta l’allarme siccità.

as-connetumbertide@libero.it 334 7089052


Racconti Eventi Ogni sabato mattina Mercato della Terra Piazza Matteotti Umbertide 16-17-18 marzo VII Memorial Silvano Diarena, organizzato dal Kodokan Club Judo fratta Umbertide, Palazzettod ello Sport, via Morandi. Info: www.kdkfratta.altervista.org diarenamirco@libero.it Sabato 17 e Domenica 18 marzo Gare di canoa sul Tevere - sabato 17 ore 12: Discesa sprint Coppa Italia Primavera domenica 18 ore 12: Discesa classica nazionale “Coppa Italia Primavera” cat. allievi, cadet-

C’era una volta, vent’anni fa, la Giornata FAI di Primavera. Tra i suoi scopi, c’era quello di far scoprire agli italiani luoghi e tesori nascosti, altrimenti inaccessibili. Oggi, vent’anni e 6500 aperture dopo, la Giornata FAI è diventata un appuntamento conosciuto, amato e seguito da milioni di persone. Quest’anno la più grande festa di piazza dedicata all’ambiente e alla cultura si svolge sabato 24 e domenica 25 marzo in tutte le regioni d’Italia, con l’apertura di 670 beni in 256 località: chiese, palazzi, ville, borghi, castelli, musei, giardini, teatri e molti altri luoghi aspettano l’invasione pacifica e affettuosa che da vent’anni caratterizza questi giorni speciali. Un’esperienza unica ed emozionante, un incontro tra il FAI e la gente che è anche l’occasione per tutti gli italiani di entrare a far parte di questa grande comunità che ama il proprio Paese e difende le proprie ricchezze. Chiunque può farne parte iscrivendosi alla Fondazione, o

ti, ragazzi, masters domenica ore 14.30: Discesa Internazionale Città di Castello - Ponte sul Tevere info: www.canoacastello.it Sabato 17 marzo (fino al 9 aprile) Mostra di Alvaro Tacchini Città di Castello - Palazzo del Podestà La Pinacoteca alla Cannoniera Sabato 17 marzo Serata in...allegria - Cena e Ballo organizzata dall'Associazione A.MA.RE, ore 20,30. Città di Castello - Fontecchio Resort Domenica 18 marzo Retrò - mercato di cose vecchie ed antiche Città di Castello, Piazza Matteotti

con un contributo libero durante le visite e quest’anno, in occasione dei vent’anni della Giornata FAI, mandando un SMS di 2 euro o chiamando da rete fissa per donare 5 o 10 euro fino al 25 marzo al 45504*. Una raccolta fondi essenziale per il lavoro del Fondazione, un piccolo grande gesto di gratitudine nei confronti degli oltre 7000 volontari che in questi anni hanno scritto un’importante pagina di storia sociale e artistica del nostro Paese. Tra le aperture in Umbria segnaliamo: Perugia - Bene normalmente chiuso al pubblico - I magazzini della Galleria Nazionale dell’Umbria - Bene normalmente chiuso al pubblico Apertura: Sabato 24, ore 9.30 – 12.00

Domenica 25 marzo Enduro 2012 - Campionato regionale UISP Umbro-Marchigiano. Spedalicchio di Umbertide Domenica 1° aprile Rappresentazione Passione di Cristo a cura della Parrocchia di S. Maria della Pietà di umbertide. Parco della Regghia (sotto la Rocca) ore 21.00 Chiuso in redazione il 14/03/2012 Si declina ogni responsabilità per inesattezze e/o imprecisioni. Per segnalazioni contattare la redazione a: redazione@informazionelocale.it

Borgo di Castel di Lago (TR) Chiesa di S. Valentino – Mostra Rubbish: tre secoli di ceramiche – Hortus conclusus – Chiesa di S. Nicola Apertura: Sabato 24, ore 12.00 - 17.00 e Domenica 25, ore 10.00 - 17.00 Orvieto - La torre del Maurizio, l'automa meccanico e l'orologio - Bene normalmente chiuso al pubblico Apertura: Sabato 24 e Domenica 25, ore 10.00 – 17.00; ingresso riservato agli Iscritti FAI, possibilità di iscriversi in loco.


PIETRALUNGA ACCESSIBILE: CITTÀ SENZA BARRIERE

L

e barriere architettoniche sono una forma di discriminazione. Probabilmente la più subdola, perché si nasconde facilmente. Inutile negarlo, ancora oggi la maggior parte delle nostre città è inaccessibile ai disabili. Molti di noi non ci fanno neanche caso, ma a volte per qualcuno anche un solo gradino può costituire un limite invalicabile. Perciò una società che possa dirsi giusta deve anche saper costruire nel modo giusto, perché a tutti sia concesso di muoversi liberamente ed autonomamente. Ad oggi, siamo ancora molto lontani dalla perfezione: spesso anche chi sostiene di costruire in assenza di barriere architettoniche in realtà commette errori, anche piccoli, che di fatto rendono impossibile il passaggio ai disabili. Proprio per questo è stato creato l'Istituto del Marchio Zerobarriere, con il patrocinio di enti con competenza in materia, come la Provincia di Perugia, il Comune di Umbertide, del Comitato Italiano Paralimpico, dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Perugia e l’Associazione Nazionale Imprese Edili di Perugia, dell’AMNIL ed il sostegno del Cesvol di Perugia (interfaccia con le associazioni di volontariato legate alla disabilità) e dell'ASAD. Questo Istituto segue le opere edili dalla progettazione alla realizzazione, certificandone la conformità con gli standard fissati per garantirne l'utilizzo anche ai disabili. Ideatrici dell’Istituto del Marchio Zerobarriere sono associazioni ben note nel nostro territorio, che si

occupano da sempre di questi problemi: nello specifico, la “Pantera” di Umbertide e l’Associazione Tetraparaplegici Aretini. Zerobarriere, però, non è rimasto un'idea, ma ha già trovato una sua concreta ed esemplare applicazione in un progetto quantomeno ammirevole. Alla fine dello scorso anno è stato avviato, infatti, il progetto "Pietralunga accessibile", che nella sua fase iniziale prevede la realizzazione delle prime Isole Zerobarriere. Due zone fondamentali del centro storico, il Comune ed il Centro Salute, verranno rese completamente accessibili ai disabili, collegate fra loro da un “Percorso Zerobarriere” e dotate di “Approdi Zerobarriere”, vale a dire infrastrutture e parcheggi per le auto delle persone disabili da cui si può accedere direttamente alle strutture delle Isole. La realizzazione di questo progetto di fatto costituirà il prototipo di come dovrebbe essere un centro storico e di cosa può effettivamente essere fatto per rendere ogni struttura accessibile a tutti. Ad oggi, il progetto è già stato avviato e sarà concluso entro l'anno. La scelta è caduta su Pietralunga non a caso, ma perché l'amministrazione comunale si è mostrata da subito interessata al progetto e disposta a collaborare con l'Istituto del Marchio Zerobarriere per approntare al meglio queste prime due Isole. I tempi di accettazione della Convenzione con l'Istituto e di stanziamento dei fondi necessari sono stati brevissimi (nell'ordine di pochi giorni), così

Per il piacere dei veri amanti della ciccia e della buona cucina, il Ristorante Villa Valentina porta in tavola la vera

si è potuto dare subito avvio al progetto che il Comune di Pietralunga e l’Istituto del Marchio Zerobarriere hanno proposto alla Provincia di Perugia. Nell’ambito del progetto “Pietralunga accessibile” rientra inoltre anche l’istituzione di un infopoint nella piazza principale del centro, da cui sarà possibile accedere gratuitamente ad una connessione Wi-Fi ad internet. Questo perché anche l’accesso facilitato alla rete, soprattutto ai giorni nostri, è indispensabile per combattere l'isolamento di cui spesso soffrono molti Comuni umbri. Pietralunga dovrà quindi costituire un prototipo, un esempio di "Città Zerobarriere", sia architettoniche che digitali, che possa essere seguito da molte altre cittadine della nostra provincia. Ma l'obiettivo, vale la pena ricordarlo, è quello di sensibilizzare tutta la cittadinanza, ed in particolare chi progetta e materialmente realizza opere edili, in modo che non sia più necessario dover operare per abbattere le barriere architettoniche, perché si sarà già provveduto a costruire in modo tale da evitarle. Nessuna persona sensata accetterebbe discriminazioni verbali o fattuali nei confronti dei disabili, quindi perché chiudere gli occhi di fronte alla persistenza di una forma di discriminazione così frustrante come le barriere architettoniche? Martina Zoccolini


Voci Territoriali

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GLI INCREDIBILI VERMI GRASSI

na band esordiente, un nome stranissimo, la voglia di esprimere in musica pensieri genuini, opinioni e speranze. La parola ai Vermi Grassi di Città di Castello! Il nome: perché Vermi Grassi? «Perché è un nome irriverente, originale, volendo anche provocatorio e, secondo noi, si dimentica molto difficilmente. È venuto in mente un giorno, per caso, a Peco (voce, chitarra, testi) e tutti lo abbiamo accettato immediatamente. Molti, sentendo Vermi Grassi, pensano che si tratti di un gruppo rock demenziale, ma non è così. Certamente siamo ironici, ma le nostre canzoni sono “normali” e anche se in parecchi ci suggeriscano di cambiare nome, noi non lo molliamo: ci piace troppo». Le origini: quando e come nasce il gruppo? «La prima forma di vita del gruppo risale al 2008, con il nome The Bubble Sort, ma dopo poche, disordinate e sporadiche prove il progetto è andato a picco: non eravamo pronti, eravamo troppo piccoli e disorganizzati. Poi, nell’aprile scorso, abbiamo deciso di ritrovarci tutti insieme per riunire la banda con il nuovo nome e, questa volta, per provare davvero a fare qualcosa di più concreto. Così il progetto è ripartito». Cosa vi unisce? «La cosa che ci ha sempre legato è l’amicizia, siamo quattro amiconi ex compagni di classe e questo, si capisce, è un grosso stimolo in più, perché ci conosciamo bene e ci divertiamo moltissimo, ridiamo tanto. Anche nei live che abbiamo fatto finora ci siamo divertiti un sacco, abbiamo scherzato, ci siamo presi in giro. La musica è anche questo». Quale genere suonate? Vi ispirate a qualcuno?

«Non facciamo cover (unica eccezione Sympathy for the Devil, un omaggio ai Rolling Stones), ma solo brani di nostra composizione, rigorosamente in italiano. Il nostro genere non è proprio semplice da definire: rock classico, hard rock con influenze blues. Ovviamente siamo ispirati, in un modo o nell’altro, dai grandi gruppi del passato, ma nessuno in particolare: sviluppiamo un genere nostro, proprio e personale. Certo abbiamo delle linee guida (anche inconsce) che sono i nostri gusti comuni».

Di cosa parlano i vostri pezzi? «Gli argomenti che trattiamo sono molteplici: da semplici storie che ci vengono in mente a malcostumi politici (di ogni schieramento), decadenza della società giovanile, strategie economiche fallimentari, uguaglianza, inquinamento. Insomma, facciamo come delle istantanee del mondo che ci circonda, che di problemi ne ha a bizzeffe, ma che senz’altro può essere migliorato e va visto, comunque, con ottimismo. Nel presentare i nostri pezzi siamo molto ironici, perché se si prendono troppo sul serio tutti questi problemi sarebbe dura guardare con fiducia al futuro. E invece il futuro dobbiamo contribuire tutti a tenerlo vivo con i nostri sogni e i nostri progetti».

Via f.lli Ramaccioni 5 - 06010 Promano di C. di Castello (PG) - Tel. 075 8683006

C’è un messaggio in particolare che volete comunicare attraverso la musica? «Fare musica significa trasmettere emozioni, e se questo significa poi far anche riflettere su quello che vediamo e viviamo ogni giorno… meglio ancora! Noi, semplicemente, cantiamo e suoniamo le nostre canzoni, ben consapevoli che non cambieremo il mondo, ma intanto chi le sente può fermarsi un attimo a riflettere e dire ‘Forse stanno dicendo cose giuste e mi stanno facendo divertire parecchio!’. Poi ecco, si tratta di rock ‘n’ roll: musica sincera, senza ipocrisie: vogliamo rockeggiare senza pensieri». Progetti per il futuro? «Prima di tutto vogliamo lavorare bene per migliorare il nostro suono e portarlo al top. Poi, è chiaro, speriamo di fare un buon numero di live per farci conoscere. Senz’altro cercheremo di partecipare anche a qualche concorso per band emergenti e presentare il nostro lavoro. Continueremo a comporre musica per sperimentare, divertirci, far divertire e avere quella soddisfazione che proviamo quando i nostri pezzi prendono vita. Siamo in ballo, dobbiamo ballare!» I Vermi Grassi sono quattro, tutti classe 1991: Nicola Pecorari (Peco), voce, chitarra e autore di alcuni pezzi; Stefano Bellucci (Bellu), anche lui voce, chitarra e autore; Nicola Meozzi (Meo) al basso e Nicola Paoli (Gig, per la stazza fisica simile a Jeeg-Robot) alla batteria. Ebbene sì, 3 Nicola + 1 Stefano. Il prossimo appuntamento con i Vermi Grassi è sabato 25 febbraio al Saint Mary di Lama, San Giustino. Elena Sforza


Voci Territoriali

I GIOVANI E L'INFORMAZIONE LOCALE

Continuiamo la nostra inchiesta (3° puntata) con l'analisi del rapporto tra giovani ed informazione, cercando di cogliere i nuovi processi di lettura e gli approcci generali dei giovani al giornalismo. (ndr) "I giovani hanno sempre lo stesso problema: come riuscire a ribellarsi e conformarsi al tempo stesso. Adesso lo hanno risolto ribellandosi ai genitori e copiandosi a vicenda." (Quentin Crisp)

I

n seguito all’incontro svoltosi presso l’Aula Magna Marcella Monini dell’Istituto d’Istruzione Superiore L. da Vinci di Umbertide lo scorso 23 Febbraio, che ha visto convolti i ragazzi di tutti i corsi di studio della struttura e i giornalisti di alcune testate, tra le più diffuse in Umbria, credo sia giusto informare la nostra realtà umbertidese su quello che pensano i giovanissimi riguardo l’informazione e la comunicazione. Grazie alla straordinaria partecipazione di Carlo Stocchi ( La Nazione), Walter Rondoni (Il Messaggero), Felice Fedeli ( Corriere dell’Umbria) e il Professor Gianni Codovini (L’Informazione Locale) il dibattito si è rivelato, sin dal primo momento, coinvolgente e appassionante. Ma che cos’è oggi l’informazione per i giovani? Una domanda questa che presuppone

una sua gemella, ovvero: oggi i ragazzi sono ancora attratti dal mondo del giornalismo e dal piacere di leggere un quotidiano? L’analisi degli esperti parte con un excursus di come la nostra società si sia evoluta grazie alla nascita di Internet, un fenomeno mondiale che si è infiltrato silenziosamente nella nostra vita quotidiana. Ci basti pensare ai plurimi social network che hanno totalmente cancellato lo scambio d’informazioni verbali, il piacere di confrontarsi, e perché no, la possibilità di conoscere le idee altrui. La frase che apre l’articolo mi è sembrata opportuna per sintetizzare questo “fenomeno” che ha colpito e tutt’ora colpisce la gioventù odierna: c’è insito negli ideali che questa società vuole divulgare, un senso di malcontento generale che conseguenzialmente porta a una ribellione; molto spesso però i giovani non sono all’altezza della situazione, o perché non hanno le possibilità, o perché non sanno, o semplicemente perché se ne “fregano” di ciò che c’è al di fuori del loro ego. E così ci si rifugia dietro un’immagine, dietro un profilo, che però non rispecchia affatto quello che siamo o quello che vorremmo essere ma è solamente un tentativo di uniformarsi alla massa per non essere considerati “le pecore nere del gruppo”, rischiando, così, di soffocare brillanti soluzioni al problema di partenza. Il rischio è quello che si possa, un giorno, dimenticare cosa significhi leggere un giornale, toccare con mano la consistenza di una pagina del quotidiano e sentirne l’odore. Per non parlare poi delle mille e mille persone che perderebbero il loro lavoro, che dovrebbero, cioè, abbandonare la propria passione. “Eh sì; perché prima di tutto questo mestiere nasce come una passione”- precisa Walter Rondoni-“ poi si passa alla fase studio di come

si può diventare un buon giornalista.” “L’importante, oggigiorno, non è più se l’articolo sia correttamente strutturato o mostri le buone doti dello scrittore, ma purtroppo alla gente interessa se l’articolo contiene nomi illustri, scandali, fatti di gossip e così via.” aggiunge Fedeli, ed è proprio dalla testimonianza dello scrittore che possiamo dedurre come la società d’oggi, giovani compresi, si sia “impoverita”; essa si è fermata davanti alla semplice apparenza. Aggiunge Stocchi :”Perché i ragazzi oggi non leggono più i quotidiani?” E le risposte da parte degli studenti sono state varie e assortite: molti rispondono che leggono ma solo giornali di argomento sportivo; altri si giustificano dicendo che con i mezzi informatici di oggi spendere soldi per un quotidiano sarebbe assurdo; altri ancora rispondono che seguire un telegiornale è l’equivalente di leggere un quotidiano. Se questo può sembrare lontano e assurdo per un nostro futuro, è proprio da incontri come questi che dovremmo imparare a riflettere. Conclude allora il Professor Codovini citando alcuni passi del libro di Vittorio Sabadin «L’ultima copia del “New York Times”» dicendo:” Il mondo sta cambiando molto in fretta. Chi è grande non sconfiggerà più chi è piccolo, ma chi è veloce batterà quelli che sono lenti». Ilaria Cavalaglio

"Vivendo in modo creativo ci si rende conto del fatto che ogni cosa che facciamo aumenta il senso di essere vivi, di essere noi stessi, insostituibili e unici." (Donald W.Winnicott)


Focus

DUE QUESTIONI: STATI GENERALI E PALAZZO VITELLI

La posizione di Rifondazione comunista. Rifondazione comunista di Città di Castello valuta in maniera positiva l’avvio dell’iniziativa promossa dall’Amministrazione comunale sugli stati generali dell’economia. Diciamo subito che condividiamo gli spunti di riflessione ed analisi offerti dal professor Bracalente rispetto ad infrastrutture, manifatturiero e terziario. Tanto più in un'area come quella tifernate che vive oggi un periodo di forte crisi economica e sociale. Basti pensare all’aumento del tasso di disoccupazione e di cassa integrazione, alla chiusura di aziende, soprattutto artigiane, alla crisi dell’agricoltura, all’aumento della precarietà soprattutto giovanile e femminile. Tutti fenomeni determinati non solo dalle speculazioni finanziarie internazionali, ma anche dagli attacchi al mondo del lavoro iniziati da Berlusconi e proseguiti da Monti. Di certo condividiamo le perplessità di Legambiente AltoTevere riguardo all’assenza di un incontro sulla green economy e sullo sviluppo sostenibile. Siamo certi però che l’amministrazione comunale saprà trovare un ulteriore momento di riflessione anche per argomenti come questi che risultano centrali rispet-

cosa possano avere in comune le nostre amministrazioni, locale, provinciale e regionale con l’on. ex Viceministro allo sviluppo economico ed ex sottosegretario allo stesso ministero con Berlusconi, ora con Monti membro della commissione attività produttive della Camera.

to all’idea di modello di sviluppo futuro. Dopodichè restiamo invece quantomeno sorpresi della presenza dell’on. Catia Polidori all’ultimo incontro degli stati generali dal titolo “Per una agenda comune del nuovo sviluppo”: ci sfugge davvero

aver fatto interamente la sua parte, approvando in breve tempo lo Statuto del nuovo organismo di gestione che, come noto, si è reso necessario per le normative vigenti che impediscono alle Fondazioni di

fare operazioni immobiliari.Va dato atto altresì al Sindaco di aver coinvolto l’opposizione nell’operazione, tenendo conto di un quadro strategico in divenire in cui

Riccardo Nicosanti Segretario Circolo Prc “Lucio Libertini” - Città di Castello Un silenzio assordate è calato sull’acquisto di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio Da giorni i toni trionfalistici sull’acquisto di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio hanno lasciato il posto ad un silenzio assordante. A sentire il Sindaco ed i vertici della Fondazione, sembrava irrinunciabile una celere definizione della vicenda e chi - come il sottoscritto - invitava ad una pausa di riflessione sull’opportunità dell’operazione era additato come il solito guastafeste. I dubbi in proposito non sono certo stati dissipati, anche perché la fretta era dettata principalmente da “Banca Intesa”, che voleva disfarsi di un onere e mettere a bilancio l’incasso. Va comunque dato atto al Consiglio comunale di

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va coinvolta l’intera Città. Dobbiamo invece riscontrare i ritardi, le gelosie, i veti incrociati e la inadeguatezza che regnano nella “Fondazione Cassa di Risparmio” che, dopo i proclami trionfalistici, vuole riproporre invece un nuovo Statuto per poter allargare il numero di componenti del Comitato Direttivo di competenza della Fondazione stessa. Una lotta di potere interna che è il motivo del dilatarsi dei tempi e che fa riemergere vecchi interrogativi. Perché delle due l’una: o l’operazione è veramente “strategica” e quindi non ci si può fermare di fronte alle esigenze, agli interessi e alla vanagloria dei singoli; oppure è solo l’occasione per esercitare potere e clientele e allora sarebbe molto meglio destinare queste risorse alla funzione strategica di sussidiarietà cui le Fondazioni sono per vocazione destinate, tanto più in tempi di ristrettezze economiche degli Enti locali. Andrea Lignani Marchesani

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INFORMAZIONE LOCALE MARZO 2012  

Mensile free press di Umbertide e Altotevere

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