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Quaderni del volontariato 2

Edizione 2019


Cesvol Centro Servizi Volontariato Umbria Sede legale: Via Campo di Marte n. 9 06124 Perugia tel 075 5271976 fax 075 5287998 www.pgcesvol.net pubblicazioni@pgcesvol.net

Edizione marzo 2019 Coordinamento editoriale di Stefania Iacono Stampa Digital Editor - Umbertide Per le riproduzioni fotografiche, grafiche e citazioni giornalistiche appartenenti alla proprietà di terzi, l’editore è a disposizione degli aventi diritto non potuti reperire. E’ vietata la riproduzione, anche parziale e ad uso interno didattico, con qualsiasi mezzo, non autorizzato.

ISBN 9788896649886


I QUADERNI DEL VOLONTARIATO UN VIAGGIO NEL MONDO DEL SOCIALE PER COMUNICARE IL BENE I valori positivi, le buone notizie, il bene che opera nel mondo ha bisogno di chi abbia il coraggio di aprire gli occhi per vederlo, le orecchie e il cuore per imparare a sentirlo e aiutare gli altri a riconoscerlo. Il bene va diffuso ed è necessario che i comportamenti ispirati a quei valori siano raccontati . Ci sono tanti modi per raccontare l’impegno e la cittadinanza attiva. Anche chi opera nel volontariato e nell’associazionismo è ormai pienamente consapevole della potenza e della varietà dei mezzi di comunicazione che il nuovo sistema dei media propone. Il Cesvol ha in un certo senso aderito ai nuovi linguaggi del web ma non ha mai dimenticato quelle modalità di trasmissione della conoscenza e dell’informazione che sembrano comunque aver retto all’urto dei nuovi media. Tra queste la scrittura e, per riflesso, la lettura dei libri di carta. Scrivere un libro per un autore è come un atto di generosa donazione di contenuti. Leggerlo è una risposta al proprio bisogno di vivere il mondo attraverso l’anima, le parole, i segni di un altro. Intraprendendo la lettura di un libro, il lettore comincia una nuova avventura con se stesso, dove il libro viene ospitato nel proprio vissuto quotidiano, viene accolto in spazi privati, sul comodino accanto al letto, per diventare un amico prezioso che, lontano dal fracasso del quotidiano, sussurra all’orecchio parole cariche di significati e di valore. Ad un libro ci si affeziona. Con il tempo diventa come un maglione che indossavamo in stagioni passate e del quale cerchiamo di privarcene più tardi possibile. Diventa come altri grandi segni che provengono dal passato recente o più antico, per consegnarci insegnamenti e visioni. Quelle visioni che i cari autori di questa collana hanno voluto donare al lettore affinché sapesse di loro, delle vite che hanno incrociato, dei sorrisi cui non hanno saputo rinunciare. Gli autori di questi testi, e di


tutti quelli che dal 2006 hanno contribuito ad arricchire la Biblioteca del Cesvol, hanno fatto una scelta coraggiosa perché hanno pensato di testimoniare la propria esperienza, al di là di qualsiasi tipo di conformismo e disillusione Il Cesvol propone la Collana dei Quaderni del Volontariato per contribuire alla diffusione e valorizzazione della cittadinanza attiva e dei suoi protagonisti attraverso la pubblicazione di storie, racconti e quant’altro consenta a quel mondo di emergere e di rappresentarsi, con consapevolezza, al popolo dei lettori e degli appassionati. Un modo di trasmettere saperi e conoscenza così antico e consolidato nel passato dall’apparire, oggi, estremamente innovativo. Salvatore Fabrizio Cesvol Umbria


GENS VIBIA Premio Letterario Nazionale XVII Edizione - 2019

ASSOCIAZIONE CULTURALE PEGASO MARSCIANO PG


Il premio letterario Gens Vibia Il Premio letterario Gens Vibia nasce nel 2001. La motivazione è legata al bisogno di organizzare per la cittadinanza, e in particolare per i giovani, momenti culturali e occasioni formative nei luoghi preposti alla lettura e alla cultura come le biblioteche. Lo scopo è quello di rivalutare la scrittura creativa in tutte le sue forme e valorizzare l’opera di molti artisti che usano la poesia come mezzo di comunicazione ed espressione di idee e sentimenti. Gli obiettivi vanno oltre la logica competitiva del concorso e sono essenzialmente legati alla promozione della lettura, a favorire la scrittura creativa in tutte le sue forme Se ci si avvicina oggi al mondo della poesia, si nota con sorpresa una vitalità e una vivacità culturale tale da far intuire la sua trasversalità a livello popolare e un vigore mai spento nel tempo. Le numerose poesie pervenute al concorso letterario, inviate da scrittori di diverse regioni italiane e da concorrenti di ogni estrazione sociale, evidenziano l’esigenza ideale e tangibile di trasformare l’esperienza poetica, nella sua nudità metafisica, in un momento di socializzazione umano e civile. Ne scaturisce un nuovo Umanesimo in cui l’ispirazione letteraria può perpetuarsi legittimamente e realizzare nella sua totalità il destino della poesia stessa, rappresentato dall’incontro ideale ed emozionale con gli altri. Il premio letterario, giunto oggi alla XVII edizione, ha riscosso nel tempo notevoli consensi ed ha raggiunto un buon livello culturale diventando sul territorio un punto di riferimento per ciò che concerne la ricerca linguistica e l’idioma locale. Tra i concorsi di poesia, che si sono moltiplicati negli ultimi tempi, Gens Vibia si distingue per il legame con la sua terra, per l’intento di rimandare agli archetipi in cui affonda la 7


sensibilità culturale della nostra terra. “Gens Vibia” è il nome dell’antica famiglia gentilizia romana, di origini etrusche. “Augusta Perusia Colonia Vibia” cita l’iscrizione sulla Porta Etrusca ormai inglobata nella Rocca Paolina di Perugia. Ciò sta a significare che parte dell’Umbria erano territori della gens Vibia, come attestano un ipogeo, il Colonnato dei Vibi a Mercatello e come si evince anche da alcuni toponimi: Monte Vibiano, Montecastello di Vibio...Tale radice storica insomma accomuna persone e paesi e permette di connotare un evento culturale significativo che, partendo da lontano, sembra proiettarsi in un futuro consapevole della cultura locale. Ogni anno viene assegnato un premio al POETA UMBRO dell’anno, ovvero un premio alla carriera per il personaggio che si è particolarmente distinto per la letteratura, oltre i confini della regione Umbria. In questo anno è stato istituito PREMIO alla CULTURA di cui è stato insignito Don Antonio Santantoni assegnato alla memoria di una figura di spicco nel panorama culturale, teologico e religioso. Deanna Mannaioli

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Premio alla Cultura a Don Antonio Santantoni Quanta poesia ci può essere nella prosa della vita? La domanda è legittima se si tratta di scorrere passo passo, e con occhio discreto ma appassionato, le pagine dell’esistenza terrena di don Antonio. Oggi i nostri giovani lo definirebbero un prete multi-tasking: quelli della generazione precedente lo considerano poliedrico. Perchè teologo di rilievo internazionale, liturgista di rigorosa creatività, giornalista acuto e scomodo, scrittore di testi teatrali, amante dell’arte e della bellezza. E poeta. Ne ha scritte, don Antonio, di poesie e di liriche. Bellissime, struggenti, dense di significato e leggerissime nella scelta, sempre accurata, delle parole: un modo in più, la poesia, per avvicinarsi a Dio parlando con i fratelli. Un mezzo ulteriore per approfondire i temi della fede ma anche per trovare una sintesi agli accadimenti di una vita complessa, dai passaggi spesso inspiegabili, a tratti immotivati. La poesia - diceva un poeta che don Antonio amava, Pier Paolo Pasolini - è qualcosa di oscuro che fa luminosa la vita. Da una luce nacque la vocazione del piccolo Antonio, quando, passando nel cortile della chiesa di San Giovanni Battista a Marsciano – che allora veniva chiamato il priorato – quel ragazzino vide la luce accesa nello studio del parroco, padre Arsenio Ambrogi . E pensò: vorrei fare come lui, dovrebbe essere bello vegliare sempre su una parte del popolo di Dio. “Nel ’52 - ha raccontato don Antonio - decisi di entrare in seminario: avevo 13 anni . Papà Zeno aveva fondato una piccola azienda che a Marsciano produceva gassose, aranciate, chinotti e spuma: ci bastava per andare avanti. Avrei potuto lavorare lì. Invece, a parte lavare le bottiglie dei resi o sciogliere lo zucchero con acqua e acido citrico in grandi tini e mescolare con forza per ottenere lo sciroppo, non ho fatto altro. No, ho voluto io fare il prete”. 9


In seminario, dopo i sei anni a Perugia, Antonio arriva a Roma, dove scopre la passione per la teologia, laureandosi con una tesi sulle ordinazione episcopali. A Roma, da seminarista, assiste al funerale di Pio XII, alla fumata bianca per l’elezione di Giovanni XXIII. La partecipazione assidua alle ultime due sessioni del Concilio gli consente di conoscere molti teologi e filosofi francesi, molti dei quali invisi alla Curia e alla teologia romana: da Jean Guitton a tanti altri che il seminarista arrivato da Marsciano nella Capitale della cristianità trasportava per le vie di Roma a bordo della sua 500 bianca decappottabile. “Di fatto - sono parole sue - è stato lì che la mia mente si è aperta e che ho capito quanto sarebbe stato importante studiare e poi insegnare teologia”. Ma se essere poeta, avere una ‘forma mentis’ poetica, vuol dire non dare per scontate le presunte certezze della vita terrena, allora don Antonio è stato un vero poeta. Perchè sarà lui stesso, anni dopo quelli dello studio a Roma, a dire che “la teologia non è “la più bella delle scienze”. Di certo la teologia non è parola di Dio rivolta all’uomo, ma è la parola dell’uomo che tenta di dire qualcosa sul mistero di Dio. Non è una differenza di poco conto…”. Scomodo, questo teologo. Come molti poeti. Come i veri poeti. “In genere cerco di ragionare con la mia testa”, diceva di sé questo prete forzatamente di campagna perchè emarginato da quella stessa Chiesa che per lui era stata e sarà fino all’ultimo respiro la sua unica ragione di vita. La piccola Casalina da esilio diventò anch’essa una sua passione. I parrocchiani lo specchio di quel Dio che don Antonio non ha mai smesso di cercare e di vivere sulla propria pelle. “E’ noto che nessuno potrà mai dimostrare che Dio esiste - ha ribadito - ma neanche potrà dimostrare che Dio non esiste. Un cowboy - era la sua metafora della fede - galoppa finché non trova il ciglio di un burrone: in quel momento ha tre stra-


de da seguire. Se ha fede in sé stesso e nel suo cavallo salta, arriva dalla parte opposta e si salva; oppure è indeciso e facilmente precipita giù nell’abisso. O non ci crede e non salta proprio”. Quanta poesia, in questa prosa di vita e di fede! E quanti passaggi dolorosi della terza fase dell’esistenza terrena di don Antonio, quelli segnati dalla malattia, verranno stigmatizzati nella prosa e nella poesia del suo “Ricomincio da 65”, dove c’è tutta la vita di un uomo di fede che ha dedicato i suoi anni terreni alla ricerca di Dio. Passando per una vera, profonda, bellissima e dolorosa umanità. Don Antonio ha lasciato un giacimento di saggezza, cultura, profondità di riflessione. E di fede: difficile, graffiante, a tratti pesante da portare avanti. Ma piena di significato. E di poesia. Per chi la ama e la sa capire.

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Premio Letterario Gens Vibia 2019 Sezione in Lingua Italiana

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LASCIAMO CHE SIA di Rodolfo Vettorello Finisce ogni cosa nel varco spietato del tempo. La gioia del canto, il sogno di un’altra carezza, la voglia di cogliere un frutto mai colto, la nostra assoluta certezza che ciò che vogliamo e pensiamo sia giusto. Si scioglie col tempo l’dea che ogni cosa che abbiamo sia nostra per sempre, che un giorno si possa varcare quel varco, comprendere tutto e amare col cuore disposto all’abbraccio. Il tempo finisce col tempo insieme alla voglia di avere un’altra occasione d’amore. Si muore così, piano piano e senza dolore col lento morire di quello che siamo, se il canto finisce, se muta il bisogno di un bacio, se muore qualunque certezza. Se a quello che accade diciamo: lasciamo che sia, lasciamo che sia ciò che deve. 15


STASERA LAVO I PIATTI di Rodolfo Vettorello Guardiamoci negli occhi, utilizziamo questo ritaglio minimo di tempo per farci ancora un po’ di più di male. Mi osservi come fossi un criminale ed io ti guardo come una nemica. E’ questo che facciamo dal mattino, di pugnalarci come dentro a un film. Per quanto cerchi, non lo so tenere il muso così a lungo come te, che a volte puoi tacere per ore ed ore, per giornate intere. Poi viene il tempo della luna buona, si mettono da parte le opinioni che paiono in antitesi e si tenta di ritrovare un po’ di verità, di vincere quel vizio che ci assilla e fare, come in guerra, l’armistizio. Siamo guerrieri; se combattiamo è più per la divisa. La mia di maschio coi suoi privilegi, la tua di donna con le sue ragioni. -Facciamo che mi tieni come sono.-Se adesso lavi i piatti, ti perdono.16


LA GOUTHA,O L’ETERNA FOLLIA Nei sobborghi di Damasco di Antonio Damiano Sostare al sole per un giorno soltanto, gioire a rate per un’ora diversa, per un’alba, un tremulo incanto e poi svanire tra i ruderi stanchi sotto lastre di sassi e cemento nel trambusto dei passi fuggenti di chi cerca un varco, una via, una luce che ridoni la vita! E andare…come ombre la sera, senza terra, senza domani; ed a volte riemergere ancora per vagare tra i ruderi spenti, ancora negli occhi il rombo di un tuono e bagliori di lampi e di fuochi, come un’onda che avanza e si posa sommergendo il suo esile giorno. E dintorno fragore e lamenti e il tuo passo che vaga e si perde, non sapendo se stare o fuggire, o seguire quell’ombra sui muri già propensa a lasciarsi morire. E chi tace, chi piange e disperata quei sassi dov’era il suo mondo, quel dolcissimo tempo infinito. Cosa resta di quello che avevi: di una gioia, di un timido canto, di un sorriso rapito alle stelle tra quei volti che vedi passare come vele che vanno nel vento, tra le onde cercano la riva! Ora è solo polvere e fumo e sospiri e cupo lamento di chi fruga senza più niente oltre il buio cercando una via, un respiro per essere ancora. 17


e se chiede nessuno risponde perchĂŠ mai tanto rancore, tanta ingiuria a povera gente, a cui si nega finanche una tomba ed un fiore a memoria di giorni.

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Sulle strade dell’esodo di Maria Luisa Ghinassi Ho sentito il deserto piangere perché voleva essere un prato ho sentito il rumore urlare perché voleva essere il silenzio ho sentito la pioggia lamentarsi perché voleva essereil sole ho sentito il mare mugghiare perché voleva essere il cielo ho sentito me stessa squarciarsi perché voleva essere altra Così per abitare la mia vita mi sono messa sulle strade dell’esodo in cerca del sentiero dove possa incontrarmi

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Tra nuvole e silenzi mi racconto fiabe di Maria Luisa Ghinassi E mi trovo a mordere il muro della mia indifferenza della mia apatia tra nuvole e silenzi. E vedo i miei sogni e le mie attese mentre memorie di aironi si disperdono. Ho bisogno di buttarmi sul vetro scivoloso del mio vuoto per ritrovare nell’ostrica che apro a fatica la perla malformata della mia speranza e ancora curva sotto la staffilata del pianto mi racconto fiabe sulla strada della vita che riprendo a percorrere con uno squarcio di poesia. 20


Ladro di parole di Giampaolo Bellucci A volte passo ore e ore A giocar con le parole Le spoglio Come fossero i petali di un Fiore Le guardo come un germoglio Che sboccia al sole Le metto in fila Come un esercito Di soldatini Le uso come pugnali Di assassini Le doso Come fossero medicinali Le regalo Come fossero ghiande Per i maiali Ne faccio domande A chi non conosco Le cerco Come fossero more In un bosco Le sussurro Come fossero Respiro di vento 21


E come musica Nell’azzurro Di un cielo le sento Le vedo negli occhi riflesse A volte stanche e depresse A volte fresche Come una cascata D’acqua D’estate A volte solari come armoniose Risate E io gioco con loro Le metto in fila Ne faccio tesoro E come un pescatore Le aspetto per ore Le prendo le rubo E le trascino nel cuore Perché io sono un ladro… Un ladro di parole

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EMOZIONI DIVERSE di Vincenzo Rucci Quando non ci sei il mio cuore batte forte tu da me distante continui ad essere sprezzante La paura di perderti mi provoca amarezza per te invece è una piacevole certezza. I miei ricordi sono nostalgici, piacevoli I tuoi ricordi indifferenti, spregevoli Credevo che il nostro fosse un grande amore tu invece ogni giorno mi arrecavi dolore Pensavo a te con dolcezza davo tutta me stessa con delicatezza Tu non mi donavi niente se non il vuoto che hai nel cuore, nella mente io continuo a sentirti mio, amarti tu sei indifferente al nostro amore ormai trasparente.

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Scegli di essere Robin di Italo Landrini Mentre la vita tesse le nostre speranze, prigionieri dell’imprescindibile umana inquietudine legittimati da libero arbitrio cercano utopiche e millenarie smanie abbeverandosi alla fonte della pazzia. Coscienze azzannate da rugginosi pensieri Si frantumano Pestando e mutilando sogni altrui. Opulenti e velleitari desideri non quietano il famelico appetito di avidi ominidi Nel loro fuligginoso e vagulo cammino. Mentre la città del Dio d’ognuno s’allontana sempre più dal disegno divino piccoli Robin eroi del vissuto agiscono in silenzio per un gratuito sorriso un gesto fraterno, una carezza, un’emozione un amorevole dono. La felicità collettiva l’amore universale non amano falsi specchi che riflettono ingannevoli apparenze ma hanno solo una sembianza ed è nettare esistenziale. In un mondo così colmo di dozzinali Batman e Farisei che biascicano sentenze 24


cerca il profumo dell’eternità scegli da che parte stare scegli, di essere Robin.

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PASSEGGIATA di Ilaria Federici E s’aprono strade e sentieri, quando alzo lo sguardo da un manto di foglie che giace sotto i miei piedi. Il cielo poco prima ha pianto. Si alza una brezza leggera che accarezza il viso, questo inverno sa di primavera e questo cammino di paradiso. Il sole ad un tratto appare. Filtrano i raggi tra gli alberi spogli, lo sguardo richiamano ad alzare, i loro rami son pieni di germogli. Le pozze d’acqua asciugate, dove prima i piedi affogavano, sono sorvolate da farfalle colorate e prima il cielo rispecchiavano. E in questi piccoli specchi, navigavano i pensieri, scricchiolavano in terra rami secchi, solcati da passi leggeri.

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Ora nei sandali, la polvere si intrufola veloce, parte l’inverno, arriva l’estate, ne sento il profumo e la voce. E si chiudono strade e sentieri mentre giungo ad una torre diroccata, di stagioni e di pensieri, è stata la mia passeggiata.

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Nevicata di Olga Introppico In questo giardino Innevato Nel crepitio Della neve I miei passi Lasciano orme Profonde. La mente va a mattinali stupori in città travestite e bambini felici bagnati da giochi inattesi. Il corpo gode dell’algida aria pulita del luminoso biancore che di lunghi giorni ha rotto il grigiore. Il cuore da tempo in silenzio ha nuovi motivi di gioia e freme a vedere 28


nella bianca distesa lo zampettare di passeri in lesta discesa dal carpino a beccare furtivi sul davanzale.

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BUIO di Luciana Pizzichini Nero. Lucciole, piccole, più grandi, luccicano. In fila, ferme. Sparse, lampeggiano. Più gialle, più blu. Ieri non c’erano. Quel nero, carbone, non mandava memorie. Stanca la donna dormiva, ignara di tanto. Stanco l’uomo dormiva, pensando a nuovo sole, a nuova fatica. Oggi guardo, ogni lucciola è parte di me, una casa, una strada, un paese, un amico, una squadra, una chiesa. Guardo quel buio, vedo solo luce.

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Inesorabile contrasto di Luciana Pizzichini In pezzi il tuo cuore, i muri caldi cadono, mille dubbi ti assalgono, mille lutti ti velano, mille guerre incombono. ‌ ma germoglia il pesco, sorride dai bordi del campo. Si gonfia la spiga, ondeggia oro sui pendii. Cade la foglia, si posa e nutre la terra. Riposa spoglio il ramo, riprende forza per vivere. E tu non vivi che adesso‌

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DELLA VITA di Isetta Ragnini Scorre la vita… come un torrente… non ha letto di fiume e senza sponde esondain ogni dove… incontra sassi lungo la strada…vorticosa tutto travolge e poi…ristagna… arriva infine a valle…un relitto consunto…stremato che pietoso un fiume accoglie…

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NEBBIA IN TOSCANA di Isetta Ragnini Nebbia… dispersi confini di ondulati colli svettano le cime di cipressi in fila… sgomitano i casolari in apnea…tirano i lembi della lieve coltre… all’improvviso il giorno dirada il velo…scopre la valle… ancora tutto verde…

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Pensieri di Loredana Bosi Pensieri… che si alzano nel cielo come cartoline senza indirizzo. Spezza ogni sbarra almeno tu…pensiero. Va da chi è davvero sincero dove un sorriso è ciò che conta sul serio. Riscalda il cuore di chi non sa sorridere perché non c’è più tristezza di un sorriso triste.

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Piccole mani di Francesca Barcaroli Afferando il minuscolo ago con delicata sapienza e stanca consuetudine A volte il filo è duro a spezzarsi e loro insistono ancora finchè le tenere falangi non si arrossano Tessono per ore intere quasi senza sosta sentendo solo stoffa sotto i polpastrelli fino a non capire più se è raso o seta E’ ormai tramontato il sole quando aprono quella porta e possono finalmente uscire E non c’è nulla che le protegga nulla che le avvolga caldamente contro il freddo pungente di Febbraio Eppure sono preziose, troppo preziose domani devono lavorare ancora non possono ammalarsi, questo mai

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la maestra comincia a chiedersi perchĂŠ tutte le mattine a scuola i tuoi occhi stentano a rimanere aperti E come le tue piccole mani si feriscono cosĂŹ spesso da sembrare quelle di un vecchio Forse un giorno potrai adoperarle Per fare tutti quei giochi fantastici Che tu hai sempre sognato E non ci saranno piĂš quei signori Con i loro giochi troppo duri e seri A spegnere il sorriso di bambino

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Solitudine di Luciano Moriconi Bussa alle porte la fredda stagione Già soffia violento il vento del nord Che solleva e spazza via le foglie Dai lunghi solitari viali. Paesi vuoti, ordinati di sassi Con le quattro anime oranti raccolte intente a guardare in alto. La pioggia grigia rattrista i nati Quelli di novembre come di settembre. Manteniamo calde le nostre mani per potercele stringere ancora e continuare ad amare. Abituarsi da vivi a non cercarsi ed affannarsi indifferenti di certo non è bene, perché poi si muore, si spegne la luce degli occhi e di là forse non ci si ritrova. Bussa alle porte la fredda stagione già soffia violento il vento del nord che solleva e spazza via le foglie spingendo forte gli uccelli a migrare. Manteniamo calde le nostre mani Per potercele stringere ancora.

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Ricordi di Massimo Zubboli Rammentano il cammino le prove le ansie le angosce i sorrisi. Un colpo di vento piccola grande i volti i colori degli occhi i saluti Gli affetti restano come rocce che sfidano il tempo

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Aspettando domani di Pedetti Leide Gocce di memoria dilatano ferite scavate impietosamente nel tempo vampiro insaziabile, che inganna e occulta illusioni, incrostazioni di ricordi ora fugaci, ora meno, inviano lampi di storie finite nel caos. Solo il silenzio sopravvive alla solitudine e consuma il mistero dell’esistenza marcando tortuosamente il cammino di Arianna. Nei meandri del tuo arduo viaggio Prendi quel filo e lasciati guidare. Per te ci saranno giorni di sofferenza, riflessioni crudeli e mal riposte attese, ma l’ineffabile incognita del domani può regalarti ancora una rosa nel deserto o versi risucchiati al mare e portati fino a te da uno pellegrino esausto, avvinghiato alla sua zattera, messaggera d’amore.

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Vita ( nonni ) di Cerati Letizia Quando poi saremo ancora noi, queste stanze ci sembreranno più grandi, di colpo, più silenziose. Ci chiederemo come facevano a starci dentro figli, risa, urla e giochi, e il nostro sonno non sarà mai stato, finalmente, così profondo. Eppure, tutto questo grigio, plumbeo, deserto di ordine e parole sussurrate, tu, sul tempo che farà fuori, guardando alla finestra io, togliendo l’ultimo granellino di inesistente polvere, ci farà ingrossare il cuore di nostalgia. Sarà allora che ancora spereremo in nuovi vagiti, briciole da spazzare, mani da sostenere, occhi dolci sognanti alla vigilia di Natale. Un dono finalmente. Ci vedranno vecchi, ma la nostra anima, e il nostro amore, non saranno mai stati tanto nuovi e forti come allora

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Premio Letterario Gens Vibia 2019 Sezione B DIALETTO

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En Immensitat de un respir di Stefano Baldini Aquest raig de lluna omple el silenci ès una paraula perduda entre les linies del temps, una pluja de ombres olvidats que tallan el mirall del records. E la tua cara en aquest corral de vidre ès una embosta de micas de llumera que amaren le raguines de orizont, pistils de papallora en una reliqua de vent. Tu no sabs de aquesta mentida dels fulles, de aquesta llagrima marganta de solitud que me tè companya deure s’obrin camins lo fondal als ulls ; jo so una abella que espera l’alba a la vora de una finestra dels adeus. Ma en aquest mosaic dels persianes deure les aranyes filens esquelles de lo sol e girandoles dels veritat jo despero-me eternament com un fil de l’algua en l’immensitat de un respir.

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Nell’immesità di un respiro (traduzione) Nell’immesità di un respiro Questo raggio di luna che riempie il silenzio È una parola perduta fra le righe del tempo Una pioggia di ombre dimenticate che tagliano Lo specchio dei ricordi E il tuo viso in questo cortile di vetro È una manciata di atomi di luce Che annaffiano le radici dell’orizzonte Pistilli di farfalla in una reliquia di vetro Tu non sai di questa menzogna di foglie Questa lacrima amara di solitudine Che mi accompagna dove si aprono sentieri In fondo agli occhi; io sono un’ape che attende L’alba sul margine di una finestra di addii Ma in questo mosaico di persiane dove I ragni filano briciole di sole e Girandole di verità io mi disperdo eternamente Come un filo d’acqua nell’immensità di un respiro

Dialetto :lingua sarda algherese di Alghero

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‘Na poesia napulitana di Michele La Montagna Ce stanno parole Accarezzate d’ ‘o sole, e si ‘e siente te scarfano ‘e mane e ‘o core. Nin so parole difficili, a pronunciarle è assai facile: nasceno spontanee, senza fretta, chiene d’armonia, precise e chiene ‘e rispetto. ‘Sti parole regneno ‘o silenzio, e sanno fa ricco ‘o niente; addo camminano lassano l’impronta, nu sentimento ca resta pe sempe. So na voce ca maie se stanca, stelle c’’a sempre luceno: te sfiorano cchiu doce’o respiro, fanno cchiù doce ‘o pensiero; ‘ncoppe ‘a faccia sempre nu sorriso. L’accumpagne un’identità umile, e si ‘e saie capì, veramente tanto te sanno dì. 45


Comme a braccie sincere danno amore e sicurezza, speranza pe continuĂ a scrivere ancora na poesia napulitana.


L’urdemo poeta di Michele La Montagna O so chilo che crede ‘e stelle, e d’o munno racconto ‘o bello, ma so ‘na voce ca nisciuno sente; ‘na luce ca nisciuno vede. Io so chilo che dà ‘o buongiorno ‘o sole, e ‘a notte se lamenta ‘nzieme ‘a sole, e ‘a notte se lamenta ‘nzieme ‘a luna, prejanno pe’ dimane cchiù fortuna… Sono un uomo stanco ca pe’ sunnà Se ne va vicino ‘o mare, affidano ‘o mare, affidano ‘o viento ‘o brutte d’ ‘e pensieri. Maie sazie ‘e parlà Torno a scrivere ancora, chelle ca penzo ‘o ddico e d’o cielo ma faccio amico; campo ‘a speranza e torno a brillà, nella confusione trovo il mio spazio: la magia di un arte, lo spirito di parte. Io so chilo ca nun cagne, resto me stesso, l’urdemo poeta 47


Spassegè ‘nt un cel de stèile di Attilio Rossi Quand as fa sèira e ‘l cel a ven èscur a-i riva la lun-a d’argent per anluminè : ch’as senta ‘l freid ò ‘l gran sia madur com j’euj girà ‘n su am ven da curiosè. Am seurt na veuja ‘d fè tòst èl ficanas sercand ij segret stermà ‘n coj canton e peui per lasseje pròpi gnente al cas, darè dla fnesta m’i vardo dè scondion. Come pèr gieugh minca tant le nivole piturand èd gris an dan un pò d’arlass a saro a ciav col bel celest ant j’amole : sempe seren a sarìa fin-a nè strapass. Ma se tut èl celest at pijèissa ‘n brass fasend-te trovè soa scalètta pèr èl cel at farìa cadò dèl caminè stivà d’arlass dzora ‘l pass ch’a l’ha mach èl barivel! Mi i vardo su e la lus am dà pa neuja, a-i dla gent ch’a canta ‘n procession; ed gorghehè con lor am ven cò veuja: i preuvo a pijè pòst drinta a col logion.

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Dovrand la manera dij poeta pì avosà camin-o dzora le nuvole e ‘ncorapi su pròpi ‘ndoa Quaidun a j’era già passà spantiand an sèl mond grassie e virtù. Capiss pa pì s’i seugno ò son dèsvijà: an sla stra a son vistasse le candèile adess davzin a col bel pòpol maravijà i vado a spassegè ‘nt un cel dè stèile!

Passeggiare in un cielo di stelle (traduzione) Quando si fa sera ed il cielo viene scuro ci arriva la luna d’argento per illuminare che si senta il freddo o il grano sia maturo con gli occhi girati in su mi vien da curiosare. Mi esce una voglia di far subito il ficcanaso Cercando i segreti nascosti in quegli angoli E poi per lasciare proprio nulla al caso Dietro alla finestra io guardo di nascosto. Come per gioco ogni tanto le nuvole dipingendo di grigio ci danno un pò di riposo chiudono a chiave quel bel celeste nelle ampolle: sempre sereno sarebbe perfino uno strapazzo. 49


Ma se tutto il celeste ti prendesse in braccio facendoti trovare la sua scaletta per il cielo ti farebbe dono del camminare stipato di sollievo sopra al passo che ha solo più il monello! Io guardo in su e la luce non mi dà noia, c’è della gente che canta in processione; di gorgheggiare con loro mi viene pure voglia: io provo a prender posto dentro a quel loggione. Usando la maniera dei poeti più rinomati cammino sopra alle nuvole ed ancora più su proprio done Qualcuno era già passato spargendo sopra al mondo grazie e virtù. Non capisco più se sogno o sono sveglio: sulla strada si sono accese le candele adesso vicino a quel bel popolo meravigliato io vado a passeggiare in un ciel di stelle!

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PROTESTA di Nello Cicuti Disse na penna biro a n giornalista Io so costrett a scrive ta l fojetto Quillo che nun vorrai e sto dispetto Me lasciadisperata, me rattrista Vorrai parlà d’amore, fratellanza E tu me f ’è parlà solo de sesso Dicendome che tanto fa lo stesso E nveceperdo tutta l’eleganza, vorrai parlà de fiji, de famiija e tu me f ’è parlà senza rimorzo de la separazione, del divorzio de mamma che fa fori la su fija, vorrai parlà de fiori su na serra e tu me fè parla senza ritegno de qualche colpo n banca ness a segno, de droga, terrorismo, de la guerra, per quando me vol fa parlà del mostro che rubba, stupra, ammazza, con baldanza, faria senz’altroscioper ad oltranza o prgheria de finì l’inchiostro.

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Famme parlà piuttosto de qualcosa Che possa riscaldà tantino l core, famme parlà de quando che l’amore ncor è capace de donà na rosa.

14 agosto di Nello Cicuti S’arampca la vita Tal seccaron d l’albero, se stronca l ramo e porta giù…. Grappoli de morte.

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l’Poeta di Italo Landrini ‘l Poeta tutte i su pensiere ‘mpressa ‘nto qualsiasi fojo che s’artrova co ‘nispirazione ‘gnì volta nòva che de certo nunn’è maje la stessa. E’ commo n’amore che maje cessa Ch’arcerca sempre la su alcova È commo n’uccello ‘nto la su cova Che cucì felice canta la su messa. Armùgenaarmùgenae pu le scrive ‘si lieve je balèneno ‘nto ‘l còre le poesie, che l’aiùteno a vive. ‘N’attemo, ‘na sfiàccola de ‘n fulminante ‘na sensazione, ‘na gioia o ‘n dolore e armàne pe sempre, scritta ‘nto ‘n istante.

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Il Poeta (traduzione) Il poeta tutti i suoi pensieri mette in un qualsiasi foglio che trova con un’ispirazione ogni volta nuova che di certo non è mai la stessa. E’ come un amore che mai finisce che ricerca sempre il suo rifugio è come un uccello nella sua cova che tanto felice canta la sua gioia. Ripensa ripensa e poi le scrive se lievi gli balenano nel suo cuore le poesie che l’aiutano a vivere. Un attimo, un’accensione di un cerino Una sensazione, una gioia o un dolore E rimane per sempre, scritta in un istante.

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‘L più è fatto di Italo Landrini M’aguardo addietro e tiro le somme De la vita mia che se st’affinà Ce penso e nun mel posso arpone Ch’ormai, n’ho passate più de ‘na metà, ce prova a cercàmme de confonde d’elludeme, che m’aspettà l’eternità ma io n’ho visto proprio mai niciùno che m’ha detto, di la’, sem più de uno. L’unneco ver rimedio de ognuno Sarìa d’avecce ‘l dono de la fede Ma è merce rara pe ciascuno Che manco San Tommaso ce volse crede, perciò, nun do cunsìe da alcuno e quelchè ve spetta vualtre facète ma da tutte portate sempre rispetto e simmai io sto da là, che v’aspetto.

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Il più è fatto (traduzione) Guardo indietro e faccio i conti della mia vita che si sta assottigliando ci penso e non riesco ad accettarlo che oramai, ho superato la mezza età, ci prova nel cercare di confondermi d’illudermi, che mi aspetta l’eternità ma io non ho visto mai nessuno che mi ha riferito, dall’altra parte siano più di uno. L’unico vero rimedio per ognuno Sarebbe di averci il dono delle fate Ma è merce rara per ciascuno Che neanche San Tommaso ci crebbe, quindi, non darò consigli ad alcuno e quello che volete voi fate ma a tutti portate sempre rispetto ed eventualmente, io sarò dall’altra parte, che vi aspetto.

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Come ‘na carezza di Loredana Simonetti Stammatina me so’ arzata, arbeggiava su le mura; da che mamma se n’è annata la giornata è propio dura. Li rumori in sottofonno fanno carburà le ore per riméttese dar sonno e scordasse der dolore. Ma ‘r penziero è sempre attento sur quer viso ammutolito, sul suo corpo giallo e spento dove’r giorno è già finito. Ciò ‘na morza drento ar core e il dolore è ancora tanto, ma si ‘ppuro ho’r batticore preferisco avello accanto. Er dolore è qua vicino co ‘na mano sulla spalla: è de tutti ‘sto destino è così, nun pòi scampalla

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‘Sto dolore da ‘mpazzire s’accompagna a la tristezza, e me vò porta’ a capire ch’er dolore è ‘na carezza. È ‘n abbraccio der penziero che carezza le mie pene e me fa sentì davero chi me vòle sempre bbene.

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TEMPI MODERNI di Luca Caciotto El mì nonno, sto poretto, se svejava de bon’ora altro ‘n c’eva salvo ‘l tetto. E ‘n j’arrivava mae la sera annava a letto stracco morto ntol materazzo cò la paja arpensando coll’incerto a le fregnacce dette a veja succedeva normalmente ‘n se faceva mae quistione ma si fusse uno de oggi mo ve metto a paragone: Le cartelle delle tasse, le bollette da pagasse, acqua, luce e pu anche ‘l gasse. C’è da fa la revisione E pu l’assicurazione ‘l 5 scade la pigione Ricarica ‘l telefonino Mo ce pensa il mì cugino 59


‘n fijo vole ìl motorino C’è anche ‘l bollo già scaduto proprio oggi è arrivato in tre giorni và pagato a ‘sto cornuto dello stato Cìè ‘n problema per mattina Pija ‘n colpo tal postino Ma anche oggi come prima A consolà ce pensa ‘l vino!.

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L’ NOME DE LA VIA DE CASA MIA di Nicoletta Galletti Spesso spesso me domanno, n’ po’ per gioco e senza affanno, quante volte n’ tanti anni, forse tu che stai co me, si te l’ dico te l’arcordi, sarò passata, co’ la prescia o n’ po’ più piano, pe la via de casa mia. Io n’ idea me la so fatta e credo che, quanno n’ su quanno n’ giù, i passi che c’ho percorso so n’ miliardo e anche di più. Ogni giorno partì e artornà, ogni volta scappà e rientrà ma i muri de la mì casa n’ se ne vanno, me stanno sempre aspettà. Io ce vivo da parecchi anni n’ to la via de casa mia mo me ce so affezionata e de certo n’ vo più via. La conosco come le mi saccocce, ogni pietra, ogni foja, de quell’alberi che abbelliscono i giardini, coi muretti e coi scalini. L’comune c’ha messo sei lampioni che n’sieme co le stelle stanno a rischiarà la sera uno, co la su luce, me casca proprio n’ to l’ salotto quell’altri stanno poco disopra e poco disotto. Saranno i lampioni, sarà l’sole che la riscalla per tutta la mattina sarà l’aria che a primavera è frizzantina, sarà quel che sarà… io dilì ce vivo bene, allegra e spensierata come ‘na ragazzina! La via de casa mia è silenziosa, n’è come tante vie dove de

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giorno e de notte tra motori, urli e botte, tra chiacchiere, soni e balli te pare de n’ avecce pace e n’ li fai i sogni belli, anzi, te sveji de soprassalto che quanno è ora mica t’alseresti, perché te senti pesante come n’ sasso. Noialtri n’ vece no. La mattina uno è contento, è riposato, la testa è fresca e l’ corpo rilassato. N’ to la via de casa mia l’ giorno mentre pranzi n’ se sente gnente la sera ceni e n’se sente gnente, pare che l’ rumore, ta quelli de la via de casa mia, n’ gne sta manco parente. Vive dilì regala gioia tal mi’ cuore, io l’so che la vita, n’ è bella senza allora ho pensato che… “sorriso” è l’ nome de la via de casa mia, con bona sostanza.

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Premio Letterario Gens Vibia 2019 Sezione Giovani

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Svegliami Tutto questo tempo a cercare me stesso Non mi sono reso conto che ero perso, quindi svegliami quando sarà tutto finito, quando sarò vecchio e stanco. Ho provato a trainare il mondo per te, ma ho solo due mani; quindi svegliami solo quando ci sarai tu accanto a me. di Tiziano Patacca Isti. Omnicomprensivo Salvatorelli Moneta cl.2°A

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MASCHERA Usano la mia spalla per le loro lacrime Usano il mio abbraccio come conforto Da me vogliono consigli che possano placare le loro anime Hanno lo sguardo perso uno sguardo morto Vogliono il mio aiuto perché mi vedono sorridere e mi chiedono dov’è che trovo questa voglia di vivere Me ne fanno molte di domande specialmente su ciò che ero Ma non mi chiedono mai 66


se il mio è un sorriso vero. di Miano Natalia Corso Di Scrittura Creativa Presso Convitto San Paolo Alberghiero “G.De Carolis” Spoleto

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Smettere di sognare Ho sognato di urlare a squarciagola, tanto da perdere la voce e la ragione, ma la gente non mi ascoltava e continuava a vagare per le strade. Ho sognato di parlare ad una folla che non riusciva a comprendermi perchÊ le parole che utilizzavo non appartenevano alla loro lingua. Ho sognato di sussurrare i miei pensieri ad un orecchio poco attento e di ritrovarmi completamente sola a causa dell’incomprensione. Ho sognato di tacere e piano piano scomparire, mentre cercavo nell’ombra quello che era rimasto da dire. Ora ho smesso di sognare e voglio far sentire la mia voce, perchÊ chi parla solo nei sogni non ha possibilità di farsi ascoltare. di Chiara Menichetti Ist. Omnicomprensivo Salvatorelli-Moneta cl.4A 68


Me Mi smarrii tra i meandri della mia mente. Mi smarrii tra l’infinità dei miei pensieri, tra l’infinità di quei rami intrigati che, con il passare del tempo, o si rafforzano o si spezzano. Mi smarrii nell’oscurità della mia confusione, uno strano posto: senza luce, senza chiarezza. Riuscivo solamemte a scorgere il nero silenzio in quell’assordante rumore. Navigai a lungo nel buio alla ricerca di un barlume che mi guidasse. Navigai a lungo tra i miei confusi pensieri. Navigai a lungo continuando a vivere senza colori. Continuai a perdermi 69


tra parole mai dette, mentre affogavo tra scelte sbagliate e altre mai fatte. E, dopo quello che sembrava un tempo infinito, un bagliore mi accecò, lampeggiò e, come se fosse un faro, mi guidò, e, come se fosse una calamita, mi attirò a sé. E, in quel sentiero cucito con bontà e rattoppato con grazia, trovai colore, trovai chiarezza e ordine, trovai ragione e gioia. Trovai vita, trovai me. di Lubna Fathi Ist. Omnicomprensivo Salvatorelli Moneta cl.3A

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Silenzio Un campanile malinconico e solitario svetta all’interno di una piazza satura di silenzio. Come ultimo segno di speranza e sconforto, ha chiesto al feroce impeto della natura di risparmiare la facciata della sua maestosa cattedrale, spazzata via come il più fragile e vulnerabile castello di carte. La natura, quasi commossa dal dolore di molte anime, ha deciso di coprire le ferite causate da lei stessa, come per cercar di dimenticare o attenuare un così forte dolore. Un leggero e malinconico manto bianco nasconde ogni ferita a Norcia, copre ogni maceria, invade e veste di bianco ogni casa. Tutto è rimasto immobile, come se il tempo stanco di vedere vittime e rovine abbia deciso in segno di rispetto di fermare l’impetuoso scorrere delle sue maledette lancette. di Marco Cristofari Ist. Omnicomprensivo Salvatorelli Moneta cl 3A

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Amicizia Amicizia, intrinseca giustizia, reciprocità sigillata da una fragilità bisognosa di cure e di attenzioni perché mai accada che si disfi In un punto di non ritorno.. Amicizia, eticità che congiunge i suoi palmi con la giustizia, delicatezza che ci fa trattare l’”altro” con la stessa cura che si ha verso noi stessi. Amicizia, comprensione e pazienza colorata di libertà, di accortezze che fioriscono spontanee dal petto, sciolte dagli schemi che gelano e confezionano il cosiddetto amore.. Amicizia non è un nodo dalla presa lenta, pronto a sciogliersi senza lasciare alcuna mancanza e a riallacciarsi quando può servire non è le piccole macchie d’inchiostro sulle punte delle dita, di cui i polpastrelli si scordano a fine giornata… Amicizia, comprensione plasmata in un muto, comune patto d’alleanza 72


appiglio a cui aggrapparsi quando la vita spegne l’interruttore e abbassa le luci di Sara Abdalla Liceo Classico “A.Mariotti” cl. 3E

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PERSO Ti ricordi la panchina la pioggia fredda che ti bagnava il viso! Isolarsi avere un momento per se stessi cercare di capire. Un complesso ritrovarsia fissare il nulla. Lo scorrere lento della vita intorno a te. Le persone che passano cercando un riparo da quella pioggia. Tu invece ci affondi dentro. Ti lasci trasportare in quella dolce malinconia che ti regala ogni volta. Passano le ore ma tu sei sempre lĂŹ.

di Samuele Sforza Corso Di Scrittura Creativa Presso Convitto San Paolo Alberghiero “G.DeCarolis� Spoleto

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TRISTE AMICA metro: settenari a rima incrociata Ogni giorno arrivavi con una gioia in viso e un magico sorriso quando altrui salutavi. Ma un freddo lunedì ti sei al bagno specchiata: la gioia era scappata, e il sorriso fuggì. Ti si era ormai spento quel bagliore dagli occhi, lacrime come fiocchi scendevano sul mento. Cosa fare del giorno? Se l’amore spariva, con tedio percepiva tristezza tutt’intorno.

di Caterina Piscini Ist. Omnicomprensivo Salvatorelli Moneta cl 5B

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SFIDE La mia vita è una sfida contro di me contro i miei limiti e le mie incertezze contro le mie paure e i miei sbagli. Ogni giorno sfido chi sono e chi vorrei essere sfido i miei demoni e chi non voglio diventare è una costante sfida tra me stessa e la fine.

di Martina Sernicola Corso Di Scrittura Creativa Presso Convitto San Paolo Alberghiero “G.De Carolis” Spoleto

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Filia Un nodo alla gola mi impedisce di dirti che ti voglio bene. Ma è meglio così: sono parole che non basterebbero per descrivere le mie emozioni. Un nodo, invisibile al mondo, è ciò che ci tiene uniti. Solo tu riesci a colmare il vuoto nel mio petto sacrificandoti per me. “Prima tu, poi io” così mi dici sempre. E io, cosa dovrei risponderti? Non lo so mai. Sorrido e trattengo le lacrime, è ciò che mi riesce meglio. Zitta e rido con gli occhi lucidi. E invece di stare qua a scriverle vorrei dirtele queste misere parole! E so che mi ascolteresti ché lo fai sempre, ma mancano il coraggio e le parole. di Sibora Tava Ist. Omnicomprensivo Salvatorelli Moneta cl.4A 77


Lei E poi ti vidi Così bella Così ridente Così libera Così ingenua Così te stessa; ma tu neanche mi guardi ed io, troppo poco per te, rimango qui a fantasticare sul dannato amore di Leonardo Ursini

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Gens Vibia  

Premio Letterario Nazionale XVII Edizione Associazione Pegaso

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