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Giornalino dell’Associazione 180amici Puglia e del gruppo studio e ricerca del Centro “Marco Cavallo” di Latiano -BR-

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Ottobre 2013

Ci scusiamo con i nostri lettori per il ritardo nella pubblicazione di questo numero dovuto al succedersi di eventi piuttosto gravi, tra i quali l’incendio, le lunghe trattative per la firma della Convenzione e soprattutto la tragedia che ha colpito la Dott.ssa Paola Labriola Lettera aperta inviata alle istituzioni e a tutte le persone sensibili al mondo della salute mentale.

Servizi comunitari e “forti” a misura di persona Ultimamente i media nazionali, ci stanno inondando di notizie circa la militarizzazione dei servizi di salute mentale soprattutto in seguito alla tragica morte della dott.ssa Labriola. Una morte inaccettabile che ha visto vittima una protagonista e professionista dell'aiuto lasciata sola sul territorio. A nostro avviso le misure da adottare al fine di contrastare quanto accade, non consistono, nell'istituzione di presidi armati nei servizi creando così diffidenza. E’ statisticamente dimostrato che le persone con disagio psichico non commettono più delitti di quanto ne commettano i “sani” e per quanto concerne la pericolosità, molti studi criminologici hanno accertato la scarsa correlazione tra malattia mentale e pericolosità.1 Sull'onda dell'accaduto si è portati a reagire con un atteggiamento istintivo volto esclusivamente alla individuazione di misure rassicuranti nell'immediato, che ovviamente non portano ad una soluzione a lungo respiro, e non affrontano il problema nella sua delicatezza e complessità. Riflettendoci, potremmo aggiungere che il dispendio economico in cui ci si imbatte nell'assumere forze di parapolizia, potrebbe essere destinato all'implementazione degli organici dei servizi, garantendo la presenza di tutte le figure professionali in modo da fronteggiare i bisogni delle persone nella loro complessità ed evitando di far ricadere su un unico operatore il carico di situazioni molto problematiche. Questa criticità porta ad esasperare alcuni contesti che rischiano di sfociare in soluzioni estreme, giacchè spesso i servizi vengono percepiti lontani dalle persone. Quindi l’unica strategia che a nostro avviso, potrebbe portare a risultati, è quella di potenziare i servizi dotandoli di un numero maggiore di operatori in modo che possano prendere in carico globalmente la persona per dare vita ad un' approccio multidisciplinare e ad una comunicazione efficace al fine di adottare un’adeguata conoscenza delle situazioni e di conseguenza adeguate strategie di cura. Una cura che abbia la persona come protagonista e non come un semplice e passivo fruitore di assistenza. La nostra esperienza ci porta a credere fortemente nel coinvolgimento della persona con disagio psichico nell’equipe di cura, come avviene in altre patologie nelle quali chi supera il momento di crisi diviene guida per altri che condividono la sua stessa situazione. La persona con esperienza di sofferenza di disagio psichico può diventare un supporto psicologico e morale per l’altro e una spinta nell’individuare una via d’uscita dalla malattia mentale che spesso è percepita come una strada a senso unico verso la cronicizzazione. Un ulteriore sostegno alla gestione del territorio potrebbe essere la collaborazione con associazioni che riuniscono utenti, familiari, volontari, operatori e cittadini sensibili al mondo della salute mentale che fungano da continuum fra il servizio e la comunità. Sperando in una riflessione congiunta e che l'emotività del momento non prenda il sopravvento si saluta cordialmente. Il Collettivo del “Marco Cavallo” e L'associazione “180amici Puglia” 1 Cfr. Studio effettuato dalla facoltà di sociologia di Roma 1

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I N D I C E Pag. 1 Editoriale: Servizi comunitari e “forti” a misura di persona il collettivo del Centro “Marco Cavallo” Pag. 2 E’ adesso cosa facciamo…? di Annamaria Coluccia Pag. 3 24 Maggio 2013, arrivo al Marco Cavallo di Cosimo Venerito Pag. 4 Cos’ è accaduto al Marco Cavallo? di Maddalena Sterlicchio Pag. 6 Diario di una tirocinante: in visita al Marco Cavallo di Veronica Pesari Pag. 7 Un calcio allo Stigma! di Gennaro Dinota e Noemi Albanese Pag. 9 Il centro Marco Cavallo approda all’Università di Bari di Simona Annè Pag.11 Breve intervista al prof. Alessandro Taurino, Università degli Studi “ Aldo Moro” di Bari Pag.13 Viaggio a Trieste con il Centro Marco Cavallo di Antonio Gennaro Pag.13 Trieste 2013… di Davide Monte Pag.15 La fatidica Convenzione di Beatrice Solito e Cosimo Venerito Pag.16 Appuntamento con Roberto Mezzina –Due mondi si incontrano di Simona Annè e Veronica Pesari Pag.18 Lettera aperta: alla dott.ssa Elena Gentile Assessore al Welfare e alla Salute Regione Puglia di Carlo Minervini Pag. 20 I giovedi culturali del Centro “Marco Cavallo”

Info : www.centromarcocavallo.it

tel/fax 0831 727722

e-mail : marco.cavallo2009@libero.it

Info: Associazione 180amici Puglia

tel/fax 0831 728948

e-mail : 180amicipulia@libero.it

COMITATO di REDAZIONE Questo è il periodico del Centro Sperimentale e di Ricerca per la Salute Mentale di Comunità “Marco Cavallo” e dell’ Associazione 180amici Puglia. Un centro del servizio Pubblico Unità Operativa di Salute Mentale Mesagne / San Pancrazio - A.S.L. BR - cogestito dall’Associazione. Un impegno collettivo per la costruzione di un percorso di salute mentale di comunità e, nel contempo, un tragitto che porta a riconquistare i diritti di cittadinanza e renderli realmente esigibili per tutti. Nel periodico riportiamo le esperienze di tutti i protagonisti organizzate e vissute all’interno e all’esterno del Centro.

Augusta Caforio Alessandro Taurino Beatrice Solito Cosimo Venerito Davide Monte Gennaro Dinota Maddalena Guida Maddalena Setrlicchio Marguerite Chirico Piero Di Stefano e con la partecipazione di tutti coloro che hanno qualcosa di positivo da dire 2


Narrazione dei giorni successivi all’incendio nel Centro Sperimentale di studi e ricerca - Marco Cavallo E adesso cosa facciamo…?

di Annamaria Coluccia

È la domanda che ci siamo posti tutti quanti quando la mattina del 24 Maggio abbiamo ritrovato il nostro centro avvolto da uno spesso strato di fuliggine. La presenza dei vigili urbani, dei vigili del fuoco e dei carabinieri ci ha messo subito in allarme, facendoci anche immaginare il peggio. Una volta arrivati davanti al portone di ingresso la notizia…un probabile corto circuito ha dato origine ad un incendio che però si è limitato all’androne della scala, non coinvolgendo l’intero stabile. Sicuramente rassicurante l’apprendere che non erano andati in fumo cinque anni della nostra vita, del nostro lavoro, delle nostre speranze e dei nostri ricordi, tuttavia, sui nostri volti si leggeva un senso di smarrimento, di tristezza e di angoscia. Il centro ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un importante punto di riferimento per quanti lo frequentano e sapere che per un bel po' di giorni non avremmo potuto viverlo come avevamo fatto fino a quella mattina, ci ha parecchio destabilizzati. Ma noi non ci arrendiamo e non ci scoraggiamo, continuiamo a portare avanti le nostre idee e le nostre progettualità, nonostante le difficoltà pratiche. Ci si incontra nelle stanze rimaste intatte o presso le abitazioni dei soci della 180amici Puglia perché il senso di appartenenza ci lega ancora di più e ci spinge ad essere sempre più determinati nel diffondere le buone pratiche in salute mentale. I ragazzi che frequentano il centro proseguono le attività esterne che erano già in programma; tutti quanti ci adoperiamo per restituire al Marco Cavallo la sua luce originaria, armati di occhialini, mascherine, guanti, tute, aspirapolveri e strofinacci. I nostri corpi, un po stanchi e sporchi, sprigionano grinta e tanta voglia di far rivivere il centro più splendente di prima perché esso rappresenta per noi il luogo dove si viene accolti, ascoltati, rispettati, dove ci si mette in gioco e si scoprono i propri limiti ma anche le proprie capacità, dove ogni giorno si imparano cose nuove ma si trasmettono anche i propri saperi e le proprie esperienze di vita. Ancora oggi alcune stanze sono coperte di fuliggine ma diverse altre sono quelle vivibili e idonee all’utilizzo; l’iniziale senso di smarrimento va via via svanendo perché sappiamo che il Marco Cavallo c’è e continua a galoppare così come continuano ad esserci tutte le persone alle quali si deve la sua esistenza e il suo continuo evolversi.

24 Maggio 2013, arrivo al Marco Cavallo

di Cosimo Venerito

La mattina del 24 Maggio scorso sono arrivato per primo al Centro Marco Cavallo, come accadeva qualche mattina, erano le 7:50 e appena ho aperto il portone d’ingresso mi sono accorto che il Centro non era come l’avevamo lasciato il giorno prima. C’era una nuvola di fumo nero che saliva lungo le scale, non molto fitta per la verità, ma i muri, il pavimento e le scale erano completamente neri, anche il nostro cavallo azzurro di cartapesta che teniamo all’ingresso era completamente annerito. Sulla sinistra del portone d’ingresso laddove prima c’era un pannello elettrico adesso c’era solo un buco nel muro e la zona del pannello elettrico era anche quella più nera, lì per terra c’era un mucchietto di plastica bruciata ancora caldo. Non c’erano fiamme, ma ho aperto tutto il portone d’ingresso per far uscire il fumo, evitando di entrare. Anche Sonia, Rosalba e Antonio non sapevano niente, sono arrivati poco dopo e anche loro sono rimasti male nel constatare che probabilmente durante la notte c’era stato un incendio. La signora che abita di fronte ci ha detto che aveva sentito rumore verso le 2:00 di notte, ma aveva pensato al vento, il 23 Maggio era stata infatti una giornata ventosa. Nel frattempo sono arrivati i vigili del fuoco, chiamati da Rosalba, che hanno aperto tutte le porte e le finestre e i carabinieri che hanno fatto qualche domanda. Più tardi siamo entrati per constatare lo stato delle stanze al primo piano e per fare qualche foto che poteva servire per documentare l’incendio, ma praticamente tutte le mura e i mobili erano ricoperti da uno strato di fuliggine tranne la zona della cucina che è quella più lontana dall’incendio. Il giorno dopo è uscito un articolo su un quotidiano locale in cui si parlava di incendio causato da un corto circuito al pannello elettrico, l’articolo lo abbiamo poi letto tutti insieme e commentato in una riunione, ma la nostra preoccupazione maggiore riguardava il fatto che non potevamo, per il momento, frequentare il Centro. Il Centro dove si svolge la nostra riabilitazione era inagibile e non potevamo riprendere tutte quelle attività che ci fanno stare bene. Per fortuna ci siamo rimboccati le maniche e dopo una prima pulizia generale il Centro è stato di nuovo agibile per un piccolo gruppo di noi, in attesa degli operai che hanno poi ripulito e ripitturato tutto l’androne delle scale rendendo il centro di nuovo praticabile e aperto al pubblico dal 1° Settembre. 3


Narrazione dei giorni seguenti all’incendio nel Centro Sperimentale di studi e ricerca - Marco Cavallo -

Cos’ è accaduto al Marco Cavallo?

di Maddalena Sterlicchio

La mattina del 24 Maggio, sono arrivata a Latiano, provenendo da Cisternino dove abito, per recarmi al Centro Marco Cavallo e scena insolita, ho trovato un folto gruppo di amici fuori dal portone del Centro. Mi sono chiesta “ ma cosa stanno improvvisando oggi che sono tutti qua fuori?”. Ero ancora distante dall'entrata quando Antonio Ferrara mi ha comunicato da lontano: “Non si può entrare il Centro è chiuso”. Io incredula mi sono avvicinata ed ho chiesto informazioni. Nel corso della notte nell'atrio di via C. Scazzeri 41/bis pare che abbia preso fuoco il quadro della centralina elettrica. Non ho potuto resistere.... sono entrata. Subito sono stata sopraffatta da un forte odore di bruciato e, cosa ancora più sgradevole, tutto d'avanti a me si presentava annerito perché ricoperto da uno strato abbastanza spesso di pulviscolo dovuto al residuo di combustione. Mi hanno detto che prima del mio arrivo tutti i balconi del palazzo erano stati aperti per arieggiare i locali. I primi ad entrare si sono ritrovati avvolti dal fumo tossico ancora presente nel nostro Centro. Sono salita e continuavo a ripetere incredula: “Ma cosa è successo non è possibile”. Il pulviscolo era ovunque sui muri, sull’arredamento negli armadi, sui documenti. Sono tornata giù; quella mattina mi stavo occupando della stesura del progetto “Carta Blu Cavallo”, che prevede la nascita di una cooperativa B e l’avviamento di una Tipografia-copisteria, per la partecipazione al bando della Regione Puglia “Piccoli sussidi”. Avevo l’urgente necessità di inviare dei documenti a Gian Luca che ci ha aiutati a scrivere il progetto, così con Margherita e Cosimo siamo andati nell’ufficio dove abitualmente Margherita lavora ed insieme abbiamo provveduto a farlo. Nei giorni seguenti, nell’ attesa che l’ASL avviasse i lavori di restauro , il collettivo del Marco Cavallo non si è fermato: abbiamo deciso di non aspettare a vuoto perché il desiderio di riconquistare il nostro Centro era troppo forte. Ci siamo armati di mascherine, guanti e tute da lavoro ed abbiamo cominciato a ripulire. Il lavoro non è stato facile ma ci siamo sostenuti l’uno con l’altro. I balconi sono rimasti aperti tutto il periodo estivo per bonificare l’aria che respiravamo. Sono stati giorni di lunga attesa per gli abituali frequentatori del Marco Cavallo perché non tutti sono potuti rientrare. In molti telefonavano chiedendo quando era prevista la riapertura. Per dare continuità alle abitudinarie funzioni della segreteria, abbiamo collegato al NIAT, che ha sede nei locali sottostanti, un cavo d'emergenza per la fornitura elettrica dei computer e del nostro fotocopiatore. Per fortuna la linea telefonica era rimasta indenne. Sabato 6 Luglio, finalmente, una piccola squadra di operai inviati dall’ASL di Brindisi ha cominciato i lavori di ripulitura e di ristrutturazione dell'androne. Anche quelli sono stati giorni di disagio per molti. Per dare modo agli operai di svolgere il loro lavoro non è stato possibile per circa 2 settimane accedere al Centro. Io mi ritengo molto fortunata poiché sono stata tra le poche persone che in quel periodo hanno avuto accesso al Marco Cavallo. Ho sempre pensato che l'incendio che si è verificato nella notte tra il 23 ed il 24 Maggio non è frutto di un casuale incidente ma probabilmente un' iniziativa premeditata. Il nostro metodo di fare salute mentale probabilmente non é ben visto poiché permette a noi persone con esperienza di disagio psichico di avere un ruolo definito e retribuito, grazie ad un contratto di collaborazione a progetto, all'interno di un Centro Sperimentale voluto e finanziato dalla Regione Puglia.

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Queste sono alcune foto scattate il 24 maggio 2013 nelle ore successive all’incendio che ha devastato il centro “Marco Cavallo”

Gli interni del centro “Marco Cavallo”

Foto ricordo: Una parte del collettivo “Marco Cavallo” con tute da lavoro per i primi interventi di risanamento.

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Narrazione dei tirocinanti al Centro “Marco Cavallo”

Diario di una tirocinante IN VISITA AL MARCO CAVALLO

Mi chiamo Veronica, sono una neo laureanda in Psicologia e in questo periodo svolgo il tirocinio post laurea presso l’SPDC di Brindisi. In una delle stanze mediche dell’Ospedale A. Perrino, per la prima volta, ho sentito parlare del lavoro che si svolge presso il Centro Sperimentale Marco Cavallo dalla voce della Dott.ssa Guida e di Davide, uno dei S.E.P.E. della struttura, che mi ha spiegato precisamente in cosa consiste il suo ruolo. Di li alla visita di persona al Marco Cavallo il passo è stato breve. Così, in una soleggiata mattinata di Luglio, ho varcato la soglia del grande portone di legno per entrare in un atrio dalla volta a stella totalmente annerito da un recente incendio. In effetti la mia visita è giunta in un momento particolare, tuttavia, se l’aspetto della struttura è quello di un antico edificio in riparazione, lo stato emotivo di chi vi risiede è quello, per nulla demoralizzato, di lavoratori pronti a rimboccarsi le maniche per restituire alla struttura l’antico splendore. Da buona tirocinante, il mio spirito di osservazione era allerta: la prima cosa che mi ha colpito è che per me è stato praticamente impossibile capire chi, fra le tante persone che mi sono state presentate, fosse un utente e chi un operatore della struttura. Penso che il termine migliore per definire tale situazione sia UGUAGLIANZA. In secondo luogo ho provato sulla mia pelle un clima di familiarità e di accoglimento dato dalla collaborazione fra i ragazzi, dalle chiare spiegazioni di Simona e soprattutto dal lauto pranzo preparato da Antonio, consumato fra chiacchiere e risate. Ad un certo punto della mattinata giungono degli operai ad annunciare che dal giorno dopo sarebbero iniziati i lavori di riparazione e non posso fare a meno di notare la gioia che trapela dallo sguardo di tutti e in particolare dalla voce di Beatrice, impaziente di comunicare la notizia al Dottor Minervini. Certo una mattinata non basta a comprendere a pieno tutti i meccanismi interni a questa grande famiglia che è il Marco Cavallo ma è sufficiente a comprendere che qui si svolge un esperimento, anzi un’esperienza basata sulla persona, sulla parola, ma soprattutto sulla condivisione di fatti, di sentimenti, di vita. Veronica Pesari

Foto ricordo: Dettaglio dell’immediata e calda accoglienza che il Collettivo Marco Cavallo riserva nella sua cucina ai nuovi arrivati .

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Il LABORATORIO DI CALCETTO

Un calcio allo Stigma!

di Gennaro Dinota e Noemi Albanese

La nostra avventura è cominciata come una sorta di sfida in quanto nessuno si aspettava di realizzare una squadra di calcio in così poco tempo, pronta a dilettarsi in competizioni agonistiche con solo cinque giorni di allenamento alle spalle (e si sentiva!). Questa grinta ci è stata trasmessa dalla dott.ssa Mariella Brugnano incoraggiandoci a provare e a sperimentare questa nuova iniziativa sportiva. Ricordiamo che lo sport apporta importanti benefici psico-fisici e si configura come una buona fonte di socializzazione. Non avevamo neanche una divisa ufficiale con la quale poterci confrontare con altre squadre più organizzate; abbiamo quindi usato le magliette dell’Associazione, quelle buone per tutte le occasioni, quelle con cui diffondiamo il nostro verbo, abbinandole a dei simpatici calzoncini bianchi. Ma nonostante tutto, l’entusiasmo, la voglia di mettersi alla prova ci hanno accompagnato in questa avventura, così come siamo abituati a fare in tutte le iniziative che ci vedono protagonisti nella diffusione delle buone pratiche in salute mentale. Il primo torneo a cui abbiamo partecipato è stato il Secondo Trofeo Interprovinciale “Pegaso”. In occasione della Giornata per la Salute Mentale 2012, si sono svolte il 13 e 28 novembre, presso il Centro Sportivo ACSI e la Scuola Media “Leonardo da Vinci” di Brindisi le gare legate all’iniziativa “Fare Squadra in Comunità”. Il bottino sportivo è stato piuttosto magro: una vittoria e cinque sconfitte! Nonostante ciò sin da subito si è cementato tra di noi uno spirito collaborativo, quasi cameratistico, che ci ha portato a superare tutte le difficoltà. Dal 2 al 4 maggio 2013 siamo stati invitati a partecipare “SportivaMente – L’Utopia Possibile” aTroia (FG). In occasione della sfilata relativa all’iniziativa, abbiamo sfoggiato le nuove divise e ci siamo dotati di uno splendido stendardo abbellito dal logo realizzato da un componente della nostra squadra, Vincenzo Malorgio. L’evento ovviamente non ha riguardato solo degli incontri di calcetto: il primo giorno, infatti, durante la presentazione del progetto, c’è stata l’occasione di portare la nostra esperienza: la nostra è stata una dura presa di posizione, assolutamente condivisibile, nei confronti di una certa residenzialità in salute mentale, purtroppo tutta protesa alla cronicizzazione della persona con disagio psichico, che viene trattata alla stregua di un “soldatino di piombo”. Inutile sottolineare l’ovazione che questo intervento ha provocato. Nella giornata del 3 maggio abbiamo disputato tre incontri; in serata siamo usciti tutti insieme: era infatti previsto un tour gastronomico nel quale ci si poteva deliziare con piatti tipici del luogo. Il tutto allietato da un concerto e dalla presenza del noto cabarettista Uccio De Santis. Anche in questa occasione la nostra opera di sensibilizzazione non è venuta meno: l’organizzazione ci ha messo a disposizione uno spazio espositivo, nel quale abbiamo allestito la mostra fotografica che tanto successo aveva riscosso durante il nostro convegno “Impazzire si può…al sud?” del marzo precedente; nonché materiale divulgativo di vario genere (giornalini,brochures, ecc.). A far da cicerone alla mostra fotografica è stato ovviamente l’ineccepibile Maurizio Gasparello. Questa è stata la prima occasione per la squadra di pernottare fuori e condividere tutti i momenti della giornata. Non ci siamo fatti mancare nulla: litigi, scherzi e una sana competizione hanno caratterizzato l’esperienza, conclusasi con un pranzo con cerimonia di premiazione annessa svoltosi in un clima di grande amicizia. Dal 28 maggio al 1 giugno si è tenuto il Secondo Torneo Internazionale di calcio a 6 “La testa nel pallone” organizzato dal Dipartimento di Salute Mentale ASL/6 di Lecce e dal Comitato Provinciale ACSI Lecce. La partecipazione a questo torneo ha rappresentato un momento assolutamente particolare, che trascende il consueto aspetto divulgativo-sportivo proprio di questa iniziativa: infatti era in programma subito dopo l’incendio del 23-24 maggio che ha devastato il nostro centro. La nostra adesione all’evento è stata in dubbio sino all’ultimo; alla fine si è deciso di dare continuità al nostro impegno nel diffondere i nostri valori, e che non sarebbe stata la temporanea inagibilità di una struttura a fermarci. Il primo giorno abbiamo avuto la grande opportunità di partecipare alla parata inaugurale allo stadio Via del Mare di Lecce, calcato in passato da grandi celebrità dell’arte pedatoria; vestiti di tutto punto con le nostre belle divise blue abbiamo avuto l’onore di issare il nostro vessillo a favore delle riprese. Cinque – sei componenti della nostra squadra hanno indossato la casacca arancione per partecipare al goliardico match calcistico “100 vs 100”, un’adunata di 200 persone che inseguivano un pallone gigante. Ospiti d’eccezione della manifestazione erano i Sud Sound System, che ci hanno deliziato con tre brani emblematici della loro discografia; fatto che ha avuto una notevole valenza nel far da cassa di risonanza alla manifestazione. Gli incontri del torneo si sono svolti nella splendida cornice del Residence “Torre Rinalda”; è stata l’occasione di cementare l’amicizia, grazie alla Dott.ssa Mariella Brugnano, con il gruppo proveniente da Crotone, che ci ha prestato due giocatori in quanto le condizioni fisiche di alcuni nostri giocatori non consentivano di arrivare al numero minimo per potersi presentare in campo. All’atto della premiazione, abbiamo ricevuto un trofeo con la promessa di rivederci l’anno prossimo. 7


FOTO RICORDO del LABORATORIO di CALCETTO del Centro Sperimentale di studi e ricerca - Marco Cavallo -

Foto ricordo: Secondo Trofeo Interprovinciale “Pegaso” La nostra squadra è nel Centro Sportivo ACSI le gare erano legate all’iniziativa “Fare Squadra in Comunità”.

Foto ricordo: Il 4 maggio 2013 a Lucera –Fg– La nostra squadra ha partecipato alla V° edizione di “SportivaMente – L’Utopia possibile” .

Foto ricordo: Il 28 maggio 2013 la nostra squadra e i nostri tifosi al Secondo Torneo Internazionale di calcio a 6 “La testa nel pallone” a Lecce.

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Il Laboratorio di Studio e Ricerca Il centro Marco Cavallo approda all’Università di Bari

di Simona Annè

Nei giorni 20 e 21 maggio 2013, il collettivo del Centro Marco Cavallo ha partecipato ai seminari di studio tenuti presso l’università di Bari, corso di laurea in psicologia, rivolto agli studenti del corso di laurea biennale e magistrale. Un appuntamento straordinario, rivelatosi unico nella sua accezione, dalla forte valenza formativa e culturale. Tali eventi sono stati il risultato di una riflessione congiunta all’interno della quale si discuteva, mesi fa, dell’importanza con i quali si può configurare per gli studenti nonché futuri operatori, l’audizione in prima persona dei racconti e testimonianze dei percorsi di recovery intrapresi dai nostri S.E.P.E., la loro presenza e protagonismo nella salute mentale di comunità. Un’occasione culturale affinchè si diffondano, sull’onda della rivoluzione basagliana, le buone pratiche. Ricordiamo brevemente: il prof. Taurino, docente di psicologia clinica presso l’università degli studi di Bari, ha da mesi invitato tutte le persone del Marco Cavallo a realizzare seminari di studio nell’Università in modo tale che quei giovani studenti, ancora in formazione, potessero sensibilizzarsi al tema della buone prassi nella salute mentale di comunità. Ascoltando le emozioni, le storie di vita e testimonianze di chi ha volontariamente deciso di raccontarsi ed esporsi, hanno potuto abbattere i pregiudizi e decostruito stereotipi che spesso sorgono latenti, inconsapevoli e dannosi alla dignità di ogni essere umano. Ad attenderci, numerosi e impazienti, gli studenti erano visibilmente emozionati. I seminari hanno avuto inizio con la proiezione di uno spezzone del film “C’era una volta la città dei matti”, in cui viene narrata anche l’origine del metodo assembleare, uno stile di lavoro all’interno del quale si da spazio all’ascolto della persona, al confronto e alla condivisione alla pari. Il coinvolgimento è stato forte, vivo e affettuoso quando, a raccontarsi, è stata soprattutto Titty, madre di Marilù. E’ stato il grido disperato di una mamma che ha smosso la sensibilità di tutti quando ha riportato agli studenti una testimonianza dolorosa del percorso di sofferenza che ha vissuto sua figlia prima di conoscere e giungere al Marco Cavallo. Una vita di angoscia, abbandono e lotta affinché Marilù potesse uscire da una struttura riabilitativa che la rendeva prigioniera. Questa battaglia fu portata avanti per anni con tanta tenacia e speranza dalla sua mamma. Proprio quella speranza, quella voglia di dignità negata, di rivalsa è arrivata con il centro Marco Cavallo. Da allora Marilù ha ripreso a vivere, a sorridere alla vita, a socializzare con gli altri, a scrivere lettere e a suonare il pianoforte. Augusta ha prospettato ai ragazzi una riflessione sull’importanza della presenza dei S.E.P.E., delle loro testimonianze di vita all’interno delle aule universitarie. Un’opportunità importante per consapevolizzare che la salute mentale riguarda tutti. Ha ribadito che l’Università deve essere viva, la vita deve entrare negli atenei. Inoltre, Augusta, ha presentato il progetto sperimentale del Marco Cavallo cogestito con alcuni soci dell’associazione 180amici Puglia tra cui i S.E.P.E., figure nate da un lavoro di consapevolizzazione all’essere soggetti di diritto nel campo della salute mentale, partendo dalla propria diretta esperienza. Maddalena ha raccontato il suo passato in una struttura assistenziale e ha sottolineato che le persone, molto spesso, vengono trattate come semplici numeri a cui non è concesso il diritto di scegliere e decidere sulla propria vita, concludendo che è dovere di tutti impegnarsi e contrastare l’insorgenza e la proliferazione sul territorio di strutture a stampo manicomiale. Davide ha testimoniato il suo passato e la sua “ rivincita” al Marco Cavallo poiché al suo interno ha trovato un ambiente alla pari che lo ha incoraggiato sempre a reagire e andare avanti nel suo percorso di recupero. Ha sottolineato inoltre l’importanza del concetto di salute mentale che, a suo avviso, non significa solo percorso farmacologico ma anche cultura da diffondere… I seminari si sono conclusi con un lungo applauso, ciò ci fa ben sperare e confidare nel buon operato dei futuri professionisti perché si possano sempre ispirare ad esperienze positive come quella del centro marco cavallo a loro testimoniata. Buone prassi in salute mentale di comunità che realizzano servizi comunitari accessibili e vicini alla cittadinanza tutta, grazie al contributo dell’associazionismo e del volontariato. Il protagonismo delle persone in salute mentale è una prerogativa indispensabile per la salvaguardia della dignità di ogni essere umano.

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Foto ricordo Il collettivo del Centro Marco Cavallo ai seminari di studio tenuti presso l’università di Bari, corso di laurea in psicologia, rivolto agli studenti del corso di laurea biennale e magistrale. L’audizione in prima persona dei racconti e testimonianze dei percorsi di recovery intrapresi dai nostri S.E.P.E. –Soci Esperti per Esperienza Un’occasione culturale affinchè si diffondano, sull’onda della rivoluzione basagliana, le buone pratiche.

Parte del collettivo del centro “Marco Cavallo”

Incontro del 20 maggio 2013 nella facoltà di psicologia di Bari

Incontro del 21 maggio 2013 nella facoltà psicologia di Bari

Sullo schermo, alle spalle di Augusta, un fermo immagine del video introduttivo al seminario: il film - c’era una volta la città dei matti -

Il S.E.P.E. –Socio Esperto per Esperienza- testimone di vita all’interno dell’ aula universitaria. 10


Il Laboratorio di Studio e Ricerca

Breve intervista al prof. Alessandro Taurino, Università degli Studi di Bari Come è nata l'idea di organizzare seminari presso l'Università con il centro "Marco Cavallo"? Non è facile concentrare in poche battute ciò che mi ha spinto ad organizzare dei seminari con Il Centro Sperimentale "Marco Cavallo" presso l'Università degli Studi di Bari. Le ragioni sono tantissime e tutte strettamente connesse tra di loro. Dovendo fare una sintesi direi che, prima di tutto, si tratta di motivazioni che potrei definire sia didatticoprofessionali, sia di responsabilità sociale e culturale. So che queste "etichette" potrebbero sembrare inizialmente poco chiare, ma cercherò di esplicitare il mio punto di vista, sperando di riuscire a trasmettere l'importanza dell'esperienza che abbiamo tutti vissuto. Insegno Psicologia Clinica presso il corso di laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche e Tecniche di Intervento in Psicologia Clinica dello Sviluppo presso il corso di laurea Magistrale in Psicologia Clinica. Nell'ambito della mia esperienza accademica dedico ogni anno ampio spazio, in tali corsi di insegnamento, al tema della psicopatologia e del disagio psichico. Da anni sentivo però l'esigenza e la necessità di offrire agli studenti e alle studentesse la possibilità di comprendere che per un/una bravo/a psicologo/a è fondamentale riuscire a cogliere, al di là della patologia, il vissuto delle persone. La psicopatologia, il disagio, il malessere può essere una parte della persona, ma non esaurisce tutta la soggettività di chi vive il malessere stesso. Ognuno di noi, per qualunque motivo, può trovarsi in un particolare momento della sua vita a vivere situazioni di fragilità che possono essere più o meno reversibili. Ho sempre cercato di trasmettere ai miei studenti e alle mie studentesse che senza dubbio è importante avere come background teoricometodologico un sistema di conoscenze che possa consentire di fare diagnosi, ma nello stesso tempo mi sono sforzato di condividere con loro una riflessione critica sul senso della diagnosi stessa, concentrando l'attenzione su quale deve essere l'approccio mentale e simbolico da assumere per utilizzare questo strumento dell'intervento psicologico. Un elemento di grandissima rilevanza è dunque stato l'impegno (direi epistemologico) di far comprendere che non è giusto e non è possibile chiudere le persone in categorie nosografiche che poco lasciano spazio alla soggettività, al vissuto profondo, alle emozioni dell'altro. La diagnosi psichiatrica nella maggior parte dei casi non è in grado di cogliere la complessità della persona umana, le sue molteplici dimensioni e potenzialità, al di là delle etichette o dei criteri che leggiamo nei vari manuali diagnostici dei disturbi mentali. La diagnosi in modo asettico e sterile suddivide gli individui per categorie, a seconda dei comuni aspetti comportamentali e delle diverse manifestazioni della patologia. Si elaborano liste di sintomi in base ai quali classificare i "pazienti" e si considera l'esperienza soggettiva di minore importanza rispetto ai sintomi stessi. Come dice Gabbard, lo psichiatra descrittivo, è interessato a come il paziente sia simile, piuttosto che differente, rispetto ad altri pazienti con tratti analoghi. Ma se utilizziamo questo paradigma, dove va a finire la persona? Dove i vissuti? Dove le emozioni? Nello stesso tempo ho compreso che senza dubbio le lezioni appassionate possono servire moltissimo, ma ancora di più può essere utile l'esperienza diretta e soprattutto l'impatto emotivo insito nell'incontro con l'altro. Chi, infatti, meglio di un docente, può esprimere il senso profondo del disagio, se non chi il disagio lo vive e lo combatte (riuscendoci) in ogni istante della sua vita? Per questo motivo mentre vivevo la mia bellissima esperienza come "operatore" che ha condiviso tantissimi momenti con gli amici sia del Marco Cavallo, sia dell'Associazione 180amici Puglia, ho capito che era necessario portare fuori l'esperienza del centro, far conoscere l'aspetto innovativo e sperimentale. Mi interessava soprattutto dare agli studenti e alle studentesse la possibilità di incontrare persone che vivono l'esperienza diretta del disagio mentale ossia, coloro che, nello stesso tempo hanno grandi competenze nell'ambito della salute mentale. In questo modo si poteva creare un contesto per ascoltare le loro parole, i loro silenzi, le narrazioni, le testimonianze della loro vita, aprendo un varco rilevante nella mente di coloro che saranno i futuri operatori della salute mentale. Ecco quindi che arrivo al secondo punto prima accennato: l'esperienza dei seminari con il Marco Cavallo, da un punto di vista culturale, ha dato la possibilità di sospendere ogni categoria nosografico-descrittiva per incontrare l'altro, in carne ed ossa, con la sua esperienza di disagio ma anche di riuscita, successo, affermazione, raggiunta autonomia. Ed è proprio qui il tema della motivazione legata alla responsabilità sociale e culturale. Grazie alle testimonianza dei SEPE e dei SOVE, di Augusta, Antonio, Maddalena, Davide, Marilù, Titti e tanti altri, di tutti coloro che hanno donato la loro testimonianza di vita, gli studenti e le studentesse sono riusciti a decostruire gli stereotipi e i pregiudizi legati al disagio mentale. Sono riusciti a vivere e condividere un importantissimo momento formativo, ma soprattutto un'occasione per crescere come persone, come cittadini, come futuri professionisti in grado di contrastare il rischio di cadere nelle trappole dello stigma e della discriminazione. Questo era il mio intento didattico-formativo e credo che grazie all'esperienza con il gruppo Marco cavallo siamo riusciti a portare in accademia tutto questo, promuovendo e valorizzando una reale cultura delle differenze. 11


Come è andata questa esperienza? Sarebbe riduttivo dire che è andata benissimo. Prima di aggiungere ogni altra considerazione, vorrei riportarvi brevemente una delle tantissime mail che alcuni giorni dopo i seminari mi ha inviato una studentessa. Ve la riporto testualmente: "Buonasera professore, sono rientrata da poco dalla sua lezione. A dire il vero è la prima volta che faccio questo, ma sentivo la necessità di scriverle. Sono una ragazza estremamente timida e parlare di fronte ad una classe intera mi imbarazza parecchio (soprattutto quando si tratta di esprimere i miei sentimenti) e per questo ho deciso di nascondermi dietro uno schermo di computer. ... Volevo soprattutto dirle che rimarrà per sempre viva dentro di me la commovente lezione fatta con gli amici del Centro Marco Cavallo; è stato per me un invito ad amare di più la vita, a sperare, anzi a credere che le cose possano cambiare, anche quando si pensa che tutto sia finito. Nei giorni successivi ho pensato molto a loro e mi sono convinta sempre più che questa scelta di studi sia quella giusta per me. Grazie a loro ho capito cosa deve essere e fare uno psicologo; ho capito quanto è importante superare i pregiudizi e gli schemi mentali distorti. Grazie a lei e a loro ho sentito che bisogna incontrare l'altro al di là di etichette e che la vita dell'altro non si esaurisce dietro quello che noi crediamo sia la malattia...Grazie infinite a lei e a tutti gli amici del Marco Cavallo per questa esperienza di crescita". Come dicevo prima, le parole della studentessa sintetizzano bene il senso dell'esperienza che volevo portare in università. E' stato bellissimo vedere un'aula gremita (parliamo di circa 250 studenti per incontro) che hanno ascoltato con silenzio, trasporto emotivo, attenzione le parole di tutti gli amici che hanno voluto condividere le loro storie di vite, facendo sorridere, piangere, commuovere, riflettere, scuotendo gli animi e le menti. E' stato un grande successo per me sentire che grazie agli amici del Marco Cavallo quelle classi universitarie stavano vivendo un'esperienza unica, dal grandissimo valore formativo per ogni studente; un'esperienza in grado di attivare possibili ed auspicabili processi di cambiamento. Per il futuro, ha in programma altri incontri con gli studenti e il Marco Cavallo? Assolutamente si! Quella di quest'anno è stata un'esperienza pilota e sperimentale. Sarebbe importante replicare l'esperienza in maniera più strutturata, magari anche con più incontri, a partire dal secondo semestre di quest'anno accademico quando riprenderò i miei corsi di insegnamento. E' stata un'esperienza di grande spessore che va senza dubbio ripetuta, affinché gli studenti e le studentesse che incontrerò nel mio percorso accademico possano crescere come professionisti, ma, ripeto, soprattutto come persone!

Foto ricordo:

seminario di studio del 20 maggio 2013 tenuto presso l’università di Bari, corso di laurea in psicologia.

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Narrazione del VI Convegno Nazionale “Impazzire si può. . .” Trieste 2013 VIAGGIO A TRIESTE CON IL CENTRO MARCO CAVALLO

Ho avuto un’esperienza bellissima che desidero ripetere ancora. Voglio ringraziare il Dottor Minervini che mi ha dato l’opportunità di fare questa esperienza con altri miei fratelli e sorelle del gruppo del Centro Marco Cavallo. Abbiamo condiviso insieme tutte le problematiche che ci portiamo dietro da anni. Io soffro da 13 anni di disagio psichico e per quanto mi riguarda la depressione è come un tumore a lungo termine che può avere risvolti anche molto negativi. Il soggiorno a Trieste mi ha dato tanti benefici poiché ho incontrato tante persone che soffrono come me e, ascoltando i loro interventi, mi sono sentito molto vicino a loro. Inoltre ho capito che la malattia non la si può guarire solo con le medicine ma anche con la fede, lo stare insieme e il condividere le proprie esperienze di vita. Devo complimentarmi con chi ha organizzato il viaggio a Trieste, con i nostri dottori che con la loro umiltà portano avanti il lavoro nel pubblico (ASL di Brindisi) e lo fanno con amore, passione e dedizione verso tutti noi che abbiamo problemi di salute. Poi voglio citare la dottoressa Mariella e Marguerite per il loro impegno verso tutti noi. Il mio desiderio è che la prossima volta anche il Marco Cavallo, come gli altri gruppi, viaggi con uno dei suoi pulmini così da poter portare e mostrare a tutti il nostro materiale. Ho apprezzato l’umiltà e l’attenzione che alcune relatrici del convegno hanno riservato a tutti facendoci sentire accolti. Per concludere vorrei ricordare lo spettacolo attorno al falò della sera che ci ha visti tutti protagonisti, e, ognuno doveva comporre un pensiero da gettare nel fuoco. Vorrei ringraziare Gipi per la disponibilità che ci ha mostrato nell’accompagnarci tutte le sere al nostro hotel. Emozionante, inoltre, è stata la serata finale conclusa con balli e canti tutti insieme. Antonio Gennaro

Trieste 2013… Nei giorni dal 23 al 25 giugno 2013 ci siamo recati presso il Parco Culturale di San Giovanni (Trieste) per partecipare al VI incontro nazionale “Impazzire si può…? ”. (Il V incontro si era svolto in marzo scorso nella realtà pugliese di Latiano, organizzato dal collettivo del centro sperimentale Marco Cavallo). Siamo partiti dall’ aeroporto di Bari con destinazione Trieste. Al convegno abbiamo portato materiale informativo come giornalini, brochure da distribuire ai partecipanti per divulgare chi siamo, da quale realtà veniamo e cosa facciamo. Al convegno sono giunte associazioni da ogni luogo, pronte al confronto e una costruzione di rete per la salute mentale. L’ altro aspetto che mi ha colpito in quei giorni è il dialogo per costruire il circuito nazionale “ Impazzire si può. . . ?” che vuole coinvolgere anche le varie realtà dei servizi territoriali per la salute mentale che non funzionano come dovrebbero. L’evento “impazzire si può…?” organizzato dal Centro Sperimentale Marco Cavallo ne è un esempio: infatti ha stimolato interesse a fare salute mentale anche qui al Sud. Altro aspetto importante che è emerso dal convegno a Trieste è la presenza del coordinamento nazionale utenti il quale, a mio avviso, ha avuto poco spazio e tempo per soffermarsi sulla propria presentazione, chi sono e quale è il loro compito, ma, ciò non toglie che il coordinamento (persone con l’esperienza diretta del disagio) avrà modo di ricontrarsi in altre conferenze, in vari luoghi e importante sarà stilare lo statuto nazionale. Davide Monte 13


FOTO RICORDO NEL PARCO SAN GIOVANNI di Trieste VI Convegno Nazionale “Impazzire si può. . .? Viaggio nelle possibilità di una guarigione possibile

In foto: Il gruppo del centro marco cavallo nel parco San Giovanni di Trieste.

In foto: Mariella, Franco Rotelli e Maddalena nel parco San Giovanni.

In foto: 24 giugno nel parco si festeggia San Giovanni e Il confalone del centro Marco Cavallo è in primo piano...

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Centro Sperimentale di studi e ricerca - Marco Cavallo Prefazione: a fine agosto è stata firmata la seconda convenzione tra Asl - Br e Associazione 180amici Puglia per la co-gestione del progetto “Marco Cavallo” . Progetto già approvato dalla Regione Puglia. La fatidica Convenzione

di Beatrice Solito e Cosimo Venerito

Nel mese di Maggio scade la Convenzione del Centro Sperimentale Marco Cavallo. Si e‘ trepidanti per il rinnovo, ci sarà un prosieguo? La Regione approverà? Si riprenderà questo viaggio? Dopo qualche mese di attesa, la Regione approva il progetto del Marco Cavallo: Centro Sperimentale cogestito dall’Associazione 180amici Puglia e la ASL; ora serve solo la firma della ASL, poi tutto ripartirà! Ma che fatica però! Si parte per la Direzione Generale, ma non tutto va liscio come si prevedeva: alcuni punti non sono approvati. Si riduce del tutto il personale Sanitaservice; la denominazione del Centro Sperimentale Marco Cavallo; la data di inizio della Convenzione. Per questo motivo, inizia un andirivieni dalla ASL. I punti non sono accordati; così gli incontri si susseguono, arrivando fino alla fine di Agosto, con l’ultimo incontro con la Dott.ssa Ciannamea per la fatidica firma della Convenzione. Al Centro Marco Cavallo veniva cancellata la dicitura Centro Sperimentale relegandolo ad un semplice Centro Diurno; di qui il lungo andirivieni: “Sperimentale” infatti è il fulcro del Marco Cavallo: si sperimenta la persona e il suo protagonismo, viste in tutte le sue sfaccettature. Il numero dei pulmini finalmente viene ripristinato a 2; sulla data di inizio della convenzione si arriva al primo Settembre. Tuttavia, punto dolente è l’eliminazione del personale Sanitaservice: non è stata riconosciuta difatti dalla ASL la loro presenza: al limite dovevan sostenere i costi la 180amici Puglia, ma ciò naturalmente non era possibile. Per il resto, finalmente tutto si è ripristinato ed è dal primo Settembre che questa fatidica convenzione ha spiegato la vela ed ha ripreso a navigare. Il nostro è un Centro Sperimentale di Studi e Ricerche sulla Salute mentale di Comunità, abbiamo una spaziosa e moderna sala ricerca dotata di computer collegati a internet, stampanti, tavoli per le riunioni e tutto quello che facciamo in questa sala, dalle comunicazioni e-mail con altre Associazioni come la nostra, con gli Enti, alla stampa di brochure, giornalini, volantini, allo studio su tutto quello che è la salute mentale oggi, alla ricerca e studio delle leggi vecchie e nuove che si occupano di salute mentale, alle riunioni con altre realtà che si occupano di salute mentale, è la nostra ricerca. Per questo era importante che il titolo della Convenzione riportasse questa dicitura: “Centro Diurno Sperimentale e Centro Studi e Ricerche sulla Salute mentale di Comunità”, come ci è stato poi per fortuna accordato.

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Il Laboratorio di Studio e Ricerca

APPUNTAMENTO CON ROBERTO MEZZINA – DUE MONDI CHE SI INCONTRANO Il 6 Maggio 2013 si è tenuto al Centro Marco Cavallo un incontro straordinario con il Dottor Roberto Mezzina, ex direttore del DSM di Trieste. Sin dall’inizio la realtà Triestina è stata di grande ispirazione al metodo di lavoro che si attua al Marco Cavallo per cui il confronto con il Dottor Mezzina è stato una tappa importante lungo il nostro percorso. In questa occasione due realtà molto simili per metodologia ma diverse per storia (quella di Trieste ha inizio con F. Basaglia e la chiusura del primo ospedale psichiatrico), si sono messe a confronto. Nonostante la giovane storia del Marco Cavallo di Latiano, il Dottor Mezzina nota uno sviluppo accelerato nel nostro centro. Egli scorge la voglia e la volontà di creare servizi per le persone con esperienza di disagio psichico, di ridurre il rischio di ospedalizzazione e istituzionalizzazione. Si sente viva la lotta contro l’abbandono delle persone in strada e lo sviluppo di questa inteso nelle sue varie accezioni: contrasto all’esclusione sociale, maturazione personale e indipendenza dalla famiglia. A dare forma e sostanza a questi concetti ci sono le storie di vita delle persone che frequentano il centro: dal percorso di guarigione di Maddalena all’esperienza di Maurizio in una casa alloggio, alle sofferenze di Titty, una madre che vedeva sua figlia privata del diritto di scegliere il suo destino. Storie accomunate dalla sofferenza e dalla rinascita che confluiscono tutte e trovano ragion d’essere nel Centro Marco Cavallo. Dopo aver ascoltato con attenzione, il Dottor Mezzina ha posto l’accento sull’importanza della sperimentazione, sul monitoraggio dei processi e sugli esiti di questi, sia individuali che collettivi. È importante -ha sostenuto- lavorare sulle storie di vita delle persone tenendo conto dei successi e dei punti di debolezza. Inoltre, con nostra grande soddisfazione, ha ammesso che alcuni metodi di lavoro, nello specifico il metodo assembleare, sono stati da poco rivalutati e ripresi a Trieste grazie anche all’esempio attuale del Centro Marco Cavallo. Così come è stata rivalutata l’importanza del verbale quale metodo e strumento di lavoro , comunicazione, condivisione e riflessione. L’attenzione si è concentrata anche sui fattori economici che sono alla base dei progetti di ricerca e di sperimentazione: le attività triestine sono finanziate dal Dipartimento di Salute Mentale attraverso la predisposizione di progetti personalizzati. Per la realizzazione dei progetti concorrono le cooperative sociali attraverso piccole gare d’appalto. L’erogazione di denaro avviene sotto forma di sussidi, borse lavoro, attività ricreative o contributi a cooperative e associazioni. Tali finanziamenti, destinati alla salute e utilizzati allo scopo di rendere possibili i processi di guarigione e di autonomizzare le persone con disagio psichico, comportano, a lungo andare, la diminuzione dei ricoveri che gravano pesantemente sul bilancio economico della sanità pubblica. È una strada ormai a doppio senso quella che unisce Trieste e Latiano lungo la quale l’una fa da stimolo all’altra reciprocamente grazie alla condivisione di metodi, di strumenti e di esperienze. È importante, dunque, la ricerca in parallelo e la divulgazione di questi metodi in altre realtà territoriali cosicché le buone pratiche nella salute mentale diventino un “must” piuttosto che un’eccezione. di Simona Annè e Veronica Pesari

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FOTO RICORDO: Il Laboratorio di Studio e Ricerca

IN FOTO: Nella sala di ricerca e studio del centro “Marco Cavallo” il collettivo è in assemblea.

IN FOTO: Nella sala di ricerca e studio del centro “Marco Cavallo” il collettivo è in assemblea assieme a Roberto Mezzina. 17


Lettera aperta alla gentilissima Collega Dott.ssa Elena Gentile Assessore al Welfare e alla Salute Regione Puglia Come ti ho accennato dopo la cerimonia alla Cattedrale per Paola ti scrivo due righe a titolo personale confermando quanto ebbi l’occasione di dirti in quel triste evento. Faccio lo psichiatra e mi interesso di salute mentale di comunità da oltre 35 anni (ho iniziato prima della legge180!). Devo dirti sinceramente che ormai da molti anni i contributi in assoluto più interessanti li ho sentiti dagli attori per me protagonisti e quindi dalle persone con esperienza diretta di sofferenza psichica (a partire da Ron Coleman o Alice Banfi o Cristina del movimento uditori di voci di Reggio Emilia, ma anche dai nostri SEPE Davide, Maddalena e tanti altri), dai familiari, dai cittadini interessati. Poco invece giunge dal mondo degli operatori, e questo in senso inversamente proporzionale a partire dai Colleghi Direttori di struttura! Alcune cose mi sono divenute lentamente e faticosamente chiare e vorrei accennarle come mio contributo alle discussioni attuali sull’organizzazione dei servizi:  Franco Basaglia è riuscito a “smontare” il Manicomio solo perché ha “inventato”, creato, realizzato

un ”circuito” alternativo territoriale;  questo circuito (come del resto dichiarato in tutte le leggi, regolamenti, piani, linee, etc…) deve

avere al centro i Centri di Salute Mentale (CSM e non CIM o SIM!!!) che dovrebbero essere attivi 24 ore per 365 giorni all’anno se vogliamo che siano realmente alternativi al manicomio/asilo che tutti e sempre accoglieva;  in questo circuito sono previsti anche i poli, per sintetizzare, per l’acuzie (i Servizi di Diagnosi e

Cura) e per la “cronicità” (ma sarebbe meglio abbandonare questo termine offensivo e utilizzarne altri tipo strutture di lunga assistenza o soluzioni abitative per persone con bisogno di casa e/o di supporto quotidiano!) come le diverse comunità a vario tipo di presenza oraria di operatori;  la scelta a questo punto diventa quella di utilizzare le risorse umane ed economiche per mantenere

servizi territoriali ”forti” e in grado di tenere la regia delle risposte ai bisogni di salute mentale della popolazione (non troppo ampia!!!) di riferimento riducendo le risorse sulla risposta ospedaliera all’acuzie (dove i CCSSMM sono veramente “Forti” anche l’acuzie viene affrontata nei luoghi del territorio, anche in regime di TSO!!!) e, soprattutto, sui luoghi della “cronicità”, anche qui inventando luoghi di vita come case/appartamenti il più possibile “leggeri” e cogestiti con gli ospiti!!!  se la scelta invece divenisse, per varie ragioni (di interessi forti???), quella di investire

sull’affrontamento ospedaliero dell’acuzie e sui circuiti cronicizzanti diventa evidente che i servizi territoriali, CSM, diventano “deboli”, la cultura degli stessi si deteriora con il risultato che il lavoro di equipe multidisciplinare e collettivo pian piano sparisce e i Centri diventano solo ambulatori specialistici; a questo punto gli operatori e gli utenti si trovano ad attraversare i servizi in totale “insicurezza” (come denunciato a gran voce dalla stessa Paola fino al giorno prima del brutale assassinio!!!)  ho imparato, ed ho tentato a tutt’oggi di dare il mio contributo in tal senso, che i nostri servizi

territoriali, nati in alternativa al Manicomio (e solo in Italia è accaduto ciò!!!) devono essere COMUNITARI; del resto la dizione in inglese che gira in tutto il mondo è correttamente quella di CMHC cioè Community Mental Health Center;

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 è paradossale che proprio in Italia dove sono nati i primi Centri di Salute Mentale già dal 1975 questi,

tranne situazioni di eccellenza (vedi Trieste, e pochi altri luoghi) sono al momento organizzati solo per poche ore al giorno con visite su appuntamento, poca attenzione alle situazioni “difficili”, e tanto altro che sappiamo!  credo infine che la situazione della sicurezza nei servizi (e non solo per gli operatori ma per tutti

quanti li frequentano …) possa essere realizzata attraverso una maggiore attenzione alla prevenzione e alla cultura: questo vuol dire fare in modo che gli stessi servizi (e qui noi operatori abbiamo le nostre responsabilità insieme ad amministratori e politici) siano ”riconosciuti” dalla collettività che così si porrà a difesa degli stessi ed anzi diverrà motore attivo al loro interno collaborando per realizzare “buone pratiche”.  Un discorso a parte meriterebbero la questione della formazione e della motivazione degli operatori

del pubblico e del privato sociale così come quella di creare le condizioni per la co-gestione di buona parte del circuito insieme alla cittadinanza attiva a partire dalle persone con esperienza! Credo, per concludere queste brevi riflessioni, che dobbiamo sforzarci di creare le condizioni perché i CCSSMM vengano davvero riconosciuti e difesi dalle nostre Comunità!!!

Carlo Minervini

Vignetta ideata e disegnata da Augusta Caforio

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I Giovedi Culturali del centro “Marco Cavallo” Dopo una sospensione “forzata” dovuta all’incendio del 24 maggio scorso riprendiamo la programmazione dei giovedì culturali organizzati dal collettivo del centro marco cavallo . Le tante persone che collaborano e vivono il centro quotidianamente hanno lavorato volontariamente tutta l’estate affinché il centro marco cavallo “galoppi” sempre di più verso una vera cultura del cambiamento in salute mentale. Quest’anno la programmazione ha delle novità, ci saranno giovedì musicali, giovedì cinema , giovedì del fare assieme (1 volta al mese) , giovedì di formazione e sensibilizzazione sulla salute mentale e giovedì culturali itineranti sul territorio provinciale, regionale e nazionale.

Calendario eventi in programma nei giovedi culturali - mese di settembre 2013 - 12 settembre Gruppo del “fareassieme” - 19 settembre Mangiamo…in salute” tenuto dalla Dietista- Nutrizionista Dott.ssa Paola Longo- 26 Settembre proiezione del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”

Calendario eventi in programma nei giovedi culturali - mese di ottobre 2013 3 ottobre Visita guidata presso i Giardini di Pomona 10 ottobre Gruppo del “Fareassieme” 17 ottobre Visita a Brindisi con la guida di Veronica Pesari 24 ottobre Proiezione del film “Si può fare” di Giulio Manfredonia 31 ottobre Giovedi Musicale

ANTEPRIMA: GIOVEDI 14 NOVEMBRE 2013 INIZIA IL CORSO DI FORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

IN SALUTE MENTALE

Tutto il materiale cartaceo è ideato, elaborato e stampato dal collettivo del e nel Centro Sperimentale Marco Cavallo

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180meraviglie numero 13  
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