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"Il karma, quando si comprende bene, è solo il meccanismo attraverso il quale la consapevolezza si manifesta" Deepak Chopra.

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hiunque ha vissuto quanto basta sa che è vero, famiglia e karma sono sinonimi. Non c'è molto da spiegare su questo, ma ancora esistono persone che non sono cadute dalla luna al riguardo. Mia nonna, che era saggia, diceva che "gli amici sono la famiglia che scegliamo", ma quella che ci dona la vita e il destino, di sicuro presto o tardi finirà, almeno, per metterci in discussione. Esistono molti atavismi intorno alla famiglia e alcuni non hanno senso nel contesto della modernità; è sano rivederli, poiché per essere onesto, impeccabile o moralmente retto (vada dove vada il criterio o la predilezione di ognuno), si mescolano molte volte a danno di noi stessi se non tracciamo un chiaro divisorio in questo punto. Noi umani siamo, e nessuno se ne fugge, una specie gruppale. Abbiamo bisogno gli uni degli altri per sopravvivere e, per tanto che il gene dell'egoismo sia iscritto nel nostro sistema, sappiamo che, allo stesso modo, le nostre possibilità di successo e sopravvivenza sono direttamente proporzionali alla nostra capacità di empatizzare col gruppo al quale apparteniamo. L'assunzione di ruoli psicologici e sociologici è il passo successivo per comprendere lo scenario nel quale si gioca la partita della vita familiare. Consapevoli (più o meno, l’uno o l’altro di tutti questi dettagli), gli avvenimenti stessi della vita ci conducono, prima che poi ed inevitabilmente, a contrastarci nel confronto familiare. Il mio maestro José María Sánchez Barrio diceva che il più vicino è il più distorcente. Che talento! E chi è più vicino della famiglia? In ogni famiglia c'è un personaggio col dono di far uscire dai gangheri in modo Express. Per questo le indimenticabili riunioni familiari del Natale, sono il più falso scenario delle gioie note a tutti, dove non è raro comprovare, come più di uno finisca ubriaco nel reggere tanto amore e concordia in così poco tempo e spazio. Al cocktail dei rinfacciamenti infiniti di una vita di convivenze nella quale le offese si accumulano a milioni, si aggiunge la ciliegina delle coppie, uomo o donna, terzo incomodo, che normalmente tirano fuori il peggio di ognuno. L'egoismo campa a suo agio sui campi di battaglia della famiglia e i comportamenti atavici offuscano la più nobile lucidità, avvolgendoci nella stoltezza e meschinità più estrema. Cose che “non faresti nemmeno a tua madre" come recita l’espressione, sono precisamente quelle che finisci per fare ai più

"La famiglia è una grande istituzione. Ovviamente, contando che ti piaccia vivere in un'istituzione" Groucho Marx

vicini, a volte alla propria madre. Dove stanno i limiti, le barriere insuperabili? Tutti abbiamo sentito o vissuto storie che fanno rizzare i capelli. Gente con un'immagine sociale irreprensibile che ha commesso soprusi incredibili nel suo ambiente più vicino. I fantasmi della vendetta, l'odio, la diffidenza e la più lunga delle liste infernali, pascolano a loro agio nel fertile territorio dell'incoscienza di quelli che, intrappolati in sentimenti difficili da capire e facili da giustificare, tirano fuori inevitabilmente il peggio di sé. Io non credo che bisogna essere schiavi degli atavismi. È necessario affrontare il processo karmico col contrappeso della consapevolezza. Quello di tuo fratello (padre, madre, cugino o quello che è), sempre lo sarà, solo un discorso atavico; passati certi limiti, si dovrebbe sapere quando mettere fine alla menzogna, alla colpa e agli obblighi che implicano un carico per il quale non si è postulato (almeno coscientemente) in questa vita. Quando è stato fatto, si deve avere il privilegio di decidere al riguardo, perché questo fa parte del processo di liberazione del vivere. Mentre si è nel processo di "fabbricazione" ci si attiene alle norme, che altro si potrebbe fare, ma una volta che ti sei guadagnato il diritto (e acquisito il potere!) di essere individuo, bisogna prendere posizione in questi temi. Ci sono privilegi e obblighi in questi "oneri" per i quali ci si deve poter dimettere. Soddisfatto, il karma nei suoi adempimenti cessa, quando il nostro livello di consapevolezza e comportamento nelle azioni ha raggiunto il suo culmine internamente ed esternamente. Un compito non facile, perché bisogna andare oltre la sequenza di rancori e debiti immaginari accumulati inconsciamente per anni durante i quali eravamo tenere spugne che sedimentavano gran quantità di esperienze emozionali generalmente perturbatrici. Tuttavia è possibile, perché la grandezza della lucidità e la comprensione istruiscono, per il fatto che, una volta che qualcuno vede qualcosa da molti punti di vista, non solo dal proprio, si libera del dubbio inconscio che accompagna la sua condotta. Per questo dico che i legami karmici possono essere risolti e non solo, è nostro obbligo farlo. Accumulare più debiti, che ci siano o no altre vite nelle quali si debba tornare a delucidare le questioni, sarà solo possibile nella cornice della lucidità, il comprendere profondo e la determinazione di tagliare il legame. Nulla desidero lasciarmi alle spalle, ma piuttosto che

Traduzione: Chiara Bertelli


Alfredo Tucci è Managing Director BUDO INTERNATIONAL PUBLISHING CO. e-mail: budo@budointernational.com

un intenso profumo di amore ubriachi i miei, gli scelti, in maniera tale che nemmeno sappiano che quello che respirano è il mio odore. Con coloro che hanno qualcosa da compiere, così sia; ma i debiti non sono eterni, perfino le ipoteche hanno la data di scadenza. Così è la Legge, tutto quello che incomincia, finisce. Ciononostante, in questi temi, ognuno è ciascuno, perciò detto l’ho detto, scusatemi le riflessioni in alto, che sono solo la mia verità; se vi fanno qualche servizio, ne sarò felice, perché questo tema non è per niente facile da capire per nessuno. E dico, ognuno risponde ad esso in accordo alla sua natura. La mia, non la nego. Non sto a perpetuare le cose, né dare niente per scontato; il fatto che stiano lì, non le fa né obbligatorie né vere, sono, al contrario, sostenitore del metterle in discussione, renderle coscienti e risolverle. Io sono figlio del Drago, che paziente, perfino timoroso del suo stesso potere, sopporta l’indicibile, ma quando il drago volta le spalle e gira la testa, mai ritorna, tale è la sua natura, e così farà. https://www.facebook.com/alfredo.tucci.5


Maestri Classici


Tradizione Giapponese Astratto A 60 anni, Patrick McCarthy è discepolo di 5° generazione dell’Uchinadi, di un lignaggio impeccabile di Maestri di Okinawa, iniziando dal suo defunto maestro Kinjo Hiroshi (1919-2013), che fu preceduto dal Maestro Hanashiro Chomo (1869-1945), il quale ricevette gli insegnamenti da Itosu Anko (1832-1915) e dal suo Maestro Matsumura Sokon (1809-1899) – il pioniere più in vista, storicamente parlando. McCarthy ha studiato l’Arte del Karate sin dall’infanzia e si fregiato di un curriculum agonistico eccezionale prima di emigrare in Giappone come ricercatore del campo, dove emerse, in ultima istanza, come autore di un best-seller. E’stato un combattente, si è cimentato nei kata ed ha gareggiato con le armi a livello nazionale, due volte campione del Nord America di Karate e campione Mondiale di Kata e Kumite Senior, oltre a innumerevoli successi in ambito nazionale, statale, locale e molti altri a livello internazionale al suo attivo. Pochi possono affermare legittimamente di essersi allenati in Giappone e di essere cintura nera 9°Dan di Karatedo tradizionale, con il riconoscimento di Maestro di livello Hanshi…il Sensei McCarthy può farlo! Testo: Don Warrener y Patrick McCarthy, 9º Dan Hanshi Foto: Don warrener

Traduzione a cura di: Leandro Bocchicchio

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ato in Canada e residente in Australia, vanta anche il grado di Yudansha nel Jujutsu, nel Judo, in Yamaneryu Kobudo e nella spada giapponese (Sugino-ha Katori Shinto Ryu). Ha praticato sotto la tutela di coloro che sono i più importanti nelle Arti da combattimento e ha studiato in Giappone (Okinawa), Cina (Shanghai, Pechino, Hong Kong, Fuzhou e al Monastero Shaolin…molte volte), corea, Sudest asiatico e Filippine. Insegna professionalmente dal 1972, ha diretto il proprio dojo dal 1974 e fa parte di un ristretto gruppo di Maestri del mondo del Karate tradizionale che sono stati sulla copertina di Karate Illustrated, Official Karate, Traditional Karate, Combat Budoka, Blitz, Bujutsu, American Samurai, Fight times e altre riviste di Karate Shotokan. Sensei McCarthy è stato oggetto di numerosi articoli di giornali e magazine, programmi radio e tv, un film-documentario e ha lavorato in progetti cinematografici di Hollywood (l’ultimo di questi è “Roxanne”, con Steve Martin). Ha scritto e tradotto non meno di 8 libri (uno di essi è il best-seller “Bubishi” della casa editrice Charles E.Tuttle), ha realizzato una enorme quantità di video educativi e DVD didattici, ha redatto articoli per le principali riviste di Arti Marziali di tutto il mondo e prefazioni per almeno una dozzina di libri di altri autori famosi. E’ stato citato non in uno, bensì in due dei libri più venduti separatamente (“Maestri del Karate” e “Karate da Combattimento” a cura di Josè


Fraguas) insieme a maestri leggendari come Nakayama, Nishiyama, Kanazawa, Mikami, Okazaki, Ozawa, Sakumoto, Higaonna, Demura e Dalke, ecc. E’ uno dei pochi non giapponesi che è stato in grado di avere successo nell’Arte del Karate Tradizionale ed essere riconosciuto sia in Giappone che nel resto del mondo. Ha un dottorato basato sulla IBA (con la supervisione del Dr. Rony Kluger), ha portato in giro per il mondo (oltre 60 paesi) gli insegnamenti tratti dai risultati della sua ricerca avveniristica in più di 1000 seminari professionali negli ultimi 20 anni, ed è responsabile di aver sviluppato il programma di pre-laurea (2 anni) di istruttore di MA a livello universitario – organizzato originariamente dal College della Facoltà di Scienze della Salute e di Medicina Naturale in Australia. Sensei McCarthy dirige attualmente la propria organizzazione, con membri in tutto il mondo. Ha ricevuto grandi riconoscimenti per il suo straordinario contributo all’Arte del Karate, è stato premiato dal gover no canadese (1985, Diploma di Riconoscimento per i suoi meriti nello sport dilettantistico del Governo provinciale dell’Ontario, da parte del governatore di quest’ultimo; 1985 Menzione: Premio del Programma di sport dell’Ontario da parte di William Davis, Governatore dell’Ontario), dall’Associazione canadese di Jujutsu (1985, Premio per il


Karate e Kobudo


Okinawa “A metà degli anni’80, dopo venti anni di pratica nelle Arti Marziali tradizionali che mi avevano abbastanza frustrato per le regole e i rituali a cui erano soggette, e per la loro ambiguità culturale, non è che non mi piacessero più o volessi abbandonarle, ma non potevo più accettare l’interpretazione moderna delle pratiche ritualizzate”


Servizio di Eccellenza), dall’Accademia Navale degli USA (HOF), dalla Jujutsu America (Premio ai Servigi Meritevoli), dalle Agenzie di Sicurezza americane, dall’esercito Israeliano/YAMAM, dall’Organizzazione mondiale delle Arti Marziali e dalla rivista Blitz; è stato anche nominato “Più importante storico della storia” dal museo del Karate sportivo, citato, nel Settembre 2010, dall’USNKA, incluso nella Hall of Fame e presentato col prestigioso premio “Tesoro vivente delle Arti Marziali” e inserito nella Hall of Fame delle cinture nere del Canada nel 2012.


Don Warrener Il viaggio – Non la destinazione A cura di Patrick McCarthy, Hanshi 9°Dan Avrei potuto cominciare con la lotta libera, la boxe, o il baseball, tutti questi sport mi appassionavano da bambino. Tuttavia, se qualche volta ho avuto dei dubbi, il reportage sul campione del Canada di Judo e medaglia d’oro olimpica nel 1960, li ha dissipati e ha cambiato il mio destino per sempre! Sin dal primo istante in cui ho mosso i miei passi nel dojo, fino a raggiungere la cintura nera, e poi durante la mia carriera agonistica, nell’affascinante epoca degli allenamenti e degli studi di settore in Giappone, Cina e nel Sudest asiatico, e scrivendo libri e articoli per riviste e giornali, oltre che in qualità di istruttore dall’elevato rango che vantavo nella’accademia, le Arti da Combattimento mi hanno sempre offerto una via meravigliosamente equilibrata grazie alla quale l’esperienza di vita si è riempita.

Le origini Ero un bambino di Rockwood Court, un quartiere borghese della piccola città portuale di Saint John, New Brunswick, nella costa est del Canada. Le vacanze estive erano appena terminate ed io tornavo a scuola…era la seconda settimana di settembre del 1964 e avrei compiuto 10 anni nel giro di tre mesi, a

dicembre. Attonito, mi sedetti nell’auditorium della scuola senza muovermi, guardando quel documentario così motivante su Doug Rogers. I supereroi non mi erano sconosciuti, visto che i miei personaggi preferiti dei fumetti e dei film erano Superman, Batman e Hercules, ecc. Tuttavia, un bimbo di 9 anni già comprende che quegli eroi erano comunque fittizi…non reali! Allora lì, davanti ai miei occhi, c’era un autentico supereroe! Non stavo vedendo un personaggio di un cartone animato, ma una persona reale: un campione olimpico…e canadese…come me! Ascoltavo la sua storia appassionante di sacrificio e dedizione, l’idea che qualcuno potesse trasformarsi attraverso il desiderio di raggiungere il successo, sembrava possibile. Mentre continuavo a vedere come praticava, gareggiava e diventava un campione, immaginavo che io stesso avrei potuto diventare come lui, solo se mi fossi dedicato alle Arti da Combattimento. Quando quel giorno tornai a casa da scuola, immediatamente condivisi questo desiderio con i miei genitori che in seguito decisero di iscrivermi a una scuola di Judo. Sapevo che quello era l’inizio di una passione infantile che poco a poco si sarebbe trasformata in una vocazione di adulto e alla fine in una carriera professionale. Gli ultimi 50 anni ho vissuto il mio sogno…e mi piacerebbe raccontarvi qualcosa di questo.

Sognare – Credere – Ottenere Quando nel 1972 sorse l’opportunità di iniziare a insegnare, anche se ero ancora un adolescente, mi ritrovai inspiegabilmente coinvolto in tutto ciò. Il proverbio dice: “Una volta trovato ciò che realmente ti appassiona, non dovrai lavorare nemmeno un giorno della tua vita”. Dopo aver dedicato tutta la vita alle Arti Marziali, posso dire onestamente che non ho mai amato, sognato o desiderato fare altra cosa che non fosse questa umile attività. Nel 1970, la compagnia per cui


Karate e Kobudo “Le Arti da Combattimento mi hanno sempre offerto una via meravigliosamente equilibrata, attraverso la quale l’esperienza di vita è risultata piena”


Karate e Kobudo lavorava mio padre lo trasferì da Saint John, New Brunswick, a Toronto, Ontario…la città più grande del Canada, il che supponeva uno spostamento di circa 1500 km. A quell’età traslocare in un nuovo posto e così lontano, e senza le reti social che esistono al giorno d’oggi, supponeva perdere il contatto con gli amici di infanzia e con il dojo. Arrivare da una piccola città di circa 50.000 abitanti a una grande metropoli, con una popolazione di 2 milioni di unità, rappresentava un cambiamento epocale nella mia vita…ma fu una cosa che accolsi con entusiasmo. Nel 1970, Toronto era letteralmente la Mecca delle Arti da Combattimento, e io volevo studiarle tutte! Durante quello splendido periodo, approfittai dell’opportunità di conoscere e allenarmi con molti importantissimi istruttori, tra cui Tsuruoka Masami (il padre del Karate-do in Canada), Ron Forrester (il padre del movimento Jujutsu in Canada), il maestro Wally Jay (fondatore dello Small Circus Jujutsu), Richard Kim (professore di Harvard di Karate-do), Wally Slocki (Primo ministro canadese, grande atleta a quei tempi) e molti, molti

“Fu anche nel periodo di Vancouver che crebbe ulteriormente il mio malcontento verso gli egoismi, le situazioni dei tornei, le infantili animosità politiche e la scoraggiante esplosione commerciale delle Arti tradizionali”


Okinawa


Karate e Kobudo altri. Tutti questi insegnanti recitarono un ruolo influente nella formazione non solo delle mie qualità fisiche, ma anche del mio carattere e la maniera in cui approcciai l’arte di imparare! Sensei Tsuruoka scrisse: “Il mio primo ricordo del signor McCarthy, è di quando entrò nel mio dojo, un giovane, immaturo, impetuoso e inquisitivo, che era appena arrivato a Toronto da Saint John, New Brunswick. Patrick non aveva idea del modo della filosofia o delle formalità del Budp, voleva soltanto continuare a sviluppare le sue qualità fisiche nell’arte del combattimento”. Il Prof.Wally Jay scrisse: “Conobbi Patrick McCarthy quando era ancora un adolescente, e osservai con grande interesse il suo notevole progresso nel mondo delle Arti Marziali. Fui testimone del suo passaggio da campione agonistico,a rispettato Maestro e relatore internazionale. Non fu una sorpresa per me che Patrick sia stato definito come il principale storico di Karate-Do del mondo occidentale”. Quando aveva 32 anni, il Prof. Ron Forrester scrisse con piacere. “Ho avuto a che fare con il signor Patrick McCarthy per oltre 18 anni. Egli è una persona totalmente dedita alle Arti da Combattimento e alla sue forme. Le sue credenziali sono del livello più alto e il governo canadese lo ha riconosciuto quando la provincia dell’Ontario lo ha insignito del prestigioso “Diploma di Riconoscimento” per i suoi decenni di contributi. Lo posso definire, senza remore, come un maestro delle arti da combattimento estremamente capace e come persona dal carattere irreprensibile”. Il Sensei Richard Kim scrisse: Sin da molto giovane, Patrick McCarthy è stato un devoto praticante di Karate-Do. Maturò sotto la mia tutela, acquisì una prospettiva creativa dell’apprendimento, e si rese conto di ciò che significa l’equilibrio tra l’allenamento fisico e l’esplorazione metafisica. Inoltre, attraverso i precetti del Karate-Do, il Sig.McCarthy a imparato che la ricerca empirica e l’introspezione sono assolutamente necessarie per scoprire quello che c’è aldilà dei risultati immediati dell’allenamento fisico. Patrick McCarthy è stato uno dei Maestri più rilevanti del Karate-Do, aveva un fisico invidiabile che gli ha permesso di essere un atleta straordinario nella sua regione. Si trasferì in Giappone dove divenne il mio rappresentante personale; la stella di Patrick McCarthy adesso brilla in un Nuovo orizzonte. Delle centinaia di allievi che ho avuto in questi anni, Patrick McCarthy è di gran lunga il più talentuoso. Qualsiasi cosa faccia, la fa straordinariamente bene”.


Okinawa Pensando con originalità Per arrivare al dojo di Karate di Toronto, dove si allenava nel 1970, spesso attraversava Chinatown. Camminare per Chinatown da adolescente era come entrare in un labirinto orientale, misterioso, profondo e bello. La cultura mistica, il linguaggio, il cibo, anche le ragazze carine e soprattutto le Arti da Combattimento, mi catturavano. A quell’epoca non potevo però sfruttare l’opportunità di approfondire la mia comprensione del Karate tramite lo studio delle diverse Arti da Combattimento della Cina e del Sudest asiatico. Trovai la fonte primaria del mio apprendimento nella scuola Hong Luck di Kung Fu, la scuola Jing Mo Goon, la Liu Seong, l’associazione canadese di Karate-Do/Kung Fu, il centro di Kung Fu del Drago di Fuoco e il centro Yao Loong. Fu un periodo meraviglioso, influente e ispiratore, pieno di ricordi incancellabili; ciò che sperimentai in quei cinque anni, cambiò completamente quello che avevo imparato in precedenza. Il regalo più grande, tuttavia, fu il potersi allenare in diverse Arti e ‘pensare il modo originale’. L’idea di “pensare in modo originale”, interscambi are gli allenamenti e innovare, aveva mutato la mia mentalità, e mi spinse a credere che il messaggio profondo delle Arti Tradizionali era l’eclettismo e la ricerca continua di nuovi metodi innovativi di raggiungere i medesimi risultati. Il Professor Wally Jay scrisse: “Imparò il Karate-Do durante una generazione nella quale l’Arte consisteva nel trovare le risposte che si cercava, nella necessità di comprendere “come” e “perché” furono determinanti per forgiare il genere di persona in cui Pat si trasformò. Nel suo periodo agonistico era vibrante, adesso è così meticoloso nella sua veste di Maestro e ricercatore, che pare non essere mai stato un atleta. Anche se ora in centro della sua attenzione si è spostato dalla competizione alla ricerca, l’intensità con la quale di dedica alla “s ua o s s es s io ne” è incomparabile. Chiunque abbia avuto il piacere di assistere ad una delle sue lezioni, a uno dei suoi seminari o ad una delle sue illuminanti conferenze, ricorderà Pat per il lavoro che ha fatto e coinvolto, sia a lui, che alle persone con cui lo ha condiviso”.

Gli anni di Vancouver e del Giappone A 25 anni, approfittando di una opportunità fortuita, mi trasferii sulla costa ovest del Canada. Nel 1979 andai a vivere da Toronto, Ontario, a Vancouver, Columbia Britannica, dove aprii il Centro di Karate di Vancouver, con il mio nuovo socio in affari, Rod Philipsen. Agonisticamente parlando, era un momento in cui ero profondamente concentrato sulla scena dei tornei open e viaggiavo in lungo e in largo per il Canada e gli USA. Gli allievi locali e gli istruttori riconobbero velocemente il VCK come in luogo che accoglieva calorosamente gli invitati, a prescindere dallo stile di provenienza. Continuai a sfruttare con entusiasmo le molte opportunità di apprendimento che quei meravigliosi ospiti mi offrivano. L’opportunità di farsi degli amici giapponesi, cinesi, del Sudest

asiatico e delle comunità coreane di Arti da Combattimento, e di rafforzare i miei legami con insegnanti locali di diverse tradizioni, mi aprì di nuovo le porte a un più ampio bagaglio e conoscenza. All’epoca del VKC accolsi regolarmente istruttori locali e internazionali, compresi nomi del calibro del Prof.Wally Jay, Richard Kim, Teruo Chinen, Remy Presas, Steve Armstrong, Jerry Gould, Benny Urquidez, Joe Lewis, Eric Lee, Alex Kwok, Cindy Rothrock, George Chung Jon Funk, Ken Low, Bruce Currie e Don Shapland, ecc. Fu anche nel periodo di Vancouver che crebbe a dismisura il malcontento con i vari ego, con le scene dei tornei, gli attriti politici infantili e la scoraggiante esplosione commerciale delle Arti tradizionali. Io avevo le mie idee circa la reale funzionalità della tecnica, ma rimasi in pubblicamente in silenzio perché erano in contraddizione con tutto ciò che avevo imparato e non volevo essere criticato apertamente o condannato all’ostracismo da parte della mia comunità.

Distacco A metà degli anni ’80, dopo vent’anni di pratica nelle Arti Marziali tradizionali, che mi avevano frustrato abbastanza a causa delle regole a cui erano soggette, dei rituali inflessibili e delle ambiguità culturali. Non è che non mi piacesse o volessi abbandonare la pratica, però non potevo più accettare l’interpretazione moderna delle pratiche ritualizzate (ovvero, kata, hyung, xing – forme coreografate/schemi classici). Di conseguenza, mi misi alla ricerca di un nuovo Maestro, di un nuovo stile, o anche di un’organizzazione che potesse insegnarmi le pratiche originali e più funzionali tramite l’applicazione razionale, coerente e sistematizzata. Nello specifico, cercavo qualcuno che potesse… 1. Utilizzare gli atti abituali di violenza fisica come premessa contestuale, attraverso cui migliorare le mie capacità e la comprensione, invece di continuare a dipendere da pratiche unite a regole, con un compagno compatibile che mi attacca con un pugno rovesciato, controllato, ecc. 2. Insegnarmi le risposte predefinite originarie della vecchia scuola e i contrattacchi verso e contro questi atti abituali di violenza fisica, con varianti efficaci se/quando qualcosa non funziona o va male. 3. Rivelare come quelle sequenze prestabilite (ovvero, i rituali mnemonici che compongono le routine delle coreografie classiche / kata), non solo culminassero nelle lezioni già tenute, ma anche, quando si legano tra loro, ma anche offrendo chiaramente qualcosa di più grande della somma delle loro singole parti. 4. Identificare chiaramente e dimostrare dove esistono queste regole mnemoniche prestabilite nelle routine coreografate, basate sulla tradizione e dettate nei kata, e come furono legate di nuovo agli atti abituali di violenza fisica.


Karate e Kobudo


Gli anni del Giappone La prima volta che andai in Giappone iniziai a studiare il giapponese, volevo comunicare ai grandi Maestri, ciò che volevo praticare con i loro insegnanti. Tramite l’interazione personale, e le conversazioni con la gente, le funzioni locali, le interviste e i filmati delle loro pratiche, riuscii a raccogliere svariate idee sulle loro Arti da Combattimento e la loro affascinante cultura. Prima di ogni incontro, mi chiedevo quale sarebbe stato il valore di quell’incontro, come esso avrebbe influito con quelli che avrei avuto con altre persone, cosa avrei ottenuto da quell’incontro e in che modo mi avrebbero aiutato le informazioni carpite e, alla fine, non solo a cosa mi sarebbe servita quella esperienza e quelle informazioni, ma anche come aiutare la gente grazie a queste. Mi sembrava che quella giapponese fosse una cultura splendidamente riflessiva e passai molto tempo ad approfondire la conoscenza del suo panorama storico e dei suoi insegnamenti spirituali. Uno degli aspetti più piacevoli della cultura giapponese è il modo amichevole nel quale si deve lottare nelle interazioni sociali. Nei molti anni in cui ho vissuto in Giappone, mai una volta ho percepito una minaccia alla mia sicurezza…certamente, ci misi un po’ di tempo prima di capire meglio il fenomeno culturale del Tatemae-Honne. Ovviamente andai là anche per capire come erano le Arti da combattimento della tradizione giapponese, in molte cose, un microcosmo della cultura di quel popolo…una rappresentazione in miniatura dei suoi costumi, della sua mentalità e dei suoi valori. Quando scoprii di più su me stesso, grazie alle Arti Marziali, scoprii le mie forze e le mie debolezze. Quello non solo mi permise di lavorare diligentemente all’impegno di trasformare le mie debolezze in punti di forza, ma mi consentì anche di migliorare quelli già esistenti. Il Giappone, tuttavia, non si rivelò esattamente come mi aspettavo. Il che provocò una grande frustrazione, una notevole confusione e una significativa delusione! Immagino che in qualche maniera io non ero altro che un piccolo ingenuo che sperava di incontrare degli incredibili supereroi, e mirabolanti capacità nei tanti Maestri con i quali entrai in contatto. Nella mia mente, influenzata in parte da tutto ciò che avevo sentito sui Maestri orientali, e in parte dai film e dai miti di Hollywood, mi aspettavo di trovarmi davanti a impressionanti prestazioni di giovani Maestri che rasentavano l’impossibile, e incontrare anziani Maestri pacati che dispensavano con perspicacia un’incredibile saggezza, con risposte illuminate ad ogni domanda. Anche se certamente non c’era scarsità di

“Ci andai anche per capire come erano le Arti da combattimento tradizionali giapponesi, per certi versi, un microcosmo della cultura di un popolo… una rappresentazione in miniatura dei suoi costumi, della sua mentalità e valori” eccellenti professionisti in ogni parte in cui ho cercato, non ho trovato traccia di tali prestazioni sovrumane ne di insegnamenti illuminanti in nessun luogo del Giappone o di Okinawa, su questo argomento! Non voglio dire o insinuare che tutti gli insegnanti, i Maestri e i leader riconosciuto con cui ho avuto a che fare erano inutili, incompetenti, o disinformati, perché, semplicemente, non era così. Quello che voglio dire, tuttavia, è solo che rimasi sorpreso nel rendermi conto che noi occidentali eravamo talentuosi e saggi come coloro che furono, al tempo, collocati su alti piedistalli e successivamente santificati! Un tantino disilluso, decisi di tornare all’interscambio di allenamento e ampliare i miei studi in diverse pratiche di combattimento. Praticai scherma Karate Shinto Ryu, Shoot Fighting e Submission Wrestling e venni addestrato da tre dei migliori insegnanti del paese: Sugino Yoshio (1904-1998), Satoru Sayama (Nato nel 1957) e Takada Nobuhiko (nato nel 1962. l’allenamento incrociato aprì molte nuove porte ad opportunità, così come apportò nuove e valide nozioni sull’allenamento e sulla vita, che mai avevo conosciuto. L’opportunità di recarmi in Corea, Cina e nel Sudest Asiatico, con il proposito esplicito di partecipare e analizzare in maniera trasversale e comparativa altre Arti da Combattimento, divenne una cosa abituale. In Cina, la provincia del Fujian, Shanghai, Pechino, e il Tempio Shaolin diventarono destinazioni di importanti e significative scoperte. Mentre la Corea, fu importante senza dubbio dal punto di vista culturale, furono Thailandia, Indonesia e Filippine ad offrirmi esperienze incredibilmente preziose per ottenere una maggiore comprensione dell’Arte del Karate. Sulla base di quell’esperienza lunga e unica, iniziai a elaborare le mie deduzioni senza avere la necessità di ricevere l’approvazione degli altri, poiché la funzionalità divenne la loro unica autorità. Tali rivelazioni alla fine mi portarono a comprendere l’origine, lo sviluppo e l’evoluzione delle Arti Marziali ad Okinawa, insieme con quelle che sono le forze organiche influenzate dal cambiamento radicale. Indagando sul procedimento e sull’essenza di ciò che i Maestri pionieri di Okinawa cercarono e stabilirono come tradizioni, fui in grado di scoprire

e far rivivere pratiche latenti che non erano più contemplate per via della mentalità giapponese moder na e soggetta a regole. Andando a fondo nell’abisso culturale, ebbi la fantastica occasione di lavorare con tutti quegli istruttori differenti, alle stesse fonti della loro origine, di imparare la loro lingua e studiare sia i documenti istruttivi originali sopravvissuti, che le circostanze storiche nelle quali nascevano e si evolvevano le Arti, questa fu allo stesso tempo un’esperienza indelebile che mi cambiò la vita. Riconoscendo la tremenda ambiguità, che avvolgeva un’Arte in una maniera facilmente comprensibile, le esperienza in corso diedero come risultato la definizione di una teoria contestuale di base che chiamai, “Atti abituali di violenza fisica” (teoria HAPV). Per rafforzare questa premessa contestuale, mi appoggiai in gran parte alla pratica di un meccanismo altamente funzionale e molto comune in Cina e nel Sudest asiatico, che si chiama esercizio a 2 persone. Tsuruoka Sensei: “Dopo la partenza da Toronto, lui (McCarthy) si stabilì a Vancouver, dove fondò il proprio dojo e perfezionò le sue abilità. Tuttavia, la sua voglia di imparare era così grande che, in ultima istanza, emigrò in Giappone per ampliare la sua conoscenza del Budo. Laggiù, alla fonte, venne profondamene influenzato dalla cultura, dalla filosofia e dalla psicologia delle arti marziali e arrivò a comprendere il vero valore della pazienza, del rispetto e della tradizione. Non si trattenne lì comunque, il suo interesse per queste cose lo portò fino ad Okinawa, Fuzhou, il monastero Shaolin e altrove. In quei luoghi remoti, lui cercò fervidamente l’evoluzione e i contributi dei Maestri precursori. La sua indagine, i suoi articoli pubblicati, i video didattici e i libri, incluso il più venduto, il Bubishi (la Bibbia del Karate-Do), sono testimonianza della sua dedizione e

della ricerca della conoscenza. A mio avviso, il Sig.McCarthy è uno degli storici occidentali più di spicco del Karate-Do e mi fa piacere prestare il mio nome in sostegno ai suoi continui sforzi.


Karate e Kobudo


Arti Tradizionali

MARTIAL ETNOLOGIA "Alcuni anni fa abbiamo pubblicato un video eccezionale, una vera scoperta! Uno stile autoctono di combattimento con il Palo Canario, perfettamente distinto all'interno della tradizione millenaria del Palo Canario stesso, nel segno della sola famiglia che l'ha saputa preservare. Sono passati 14 anni, e un'intera generazione di artisti marziali ha bisogno di ritrovare questo prezioso tesoro, perciò ho deciso di ripubblicare questo articolo e tornare a condividere con voi la straordinaria Maestria e la squisita peculiarità che caratterizza questa tradizione. UN TESORO!"


Arti Tradizionali

MARTIAL ETNOLOGIA


Reportage

Continuando la via che abbiamo scelto in questa rivista di recuperare e di far conoscere gli stili marziali tradizionali dell’Occidente, siamo onorati di presentarvi oggi uno degli stili di "Palo Canario" -ovvero Bastone delle Canarie (un'Arte spagnola)- più interessanti e caratteristici delle Isole Canarie, lo stile della famiglia Acosta. Come in molti altri casi è successo nella storia, uno stile familiare ha visto la luce grazie alla visione di un uomo eccezionale, che funse da ponte di collegamento tra il passato e il futuro. Marino Acosta è un uomo semplice, ma di grande intensità umana. Il suo sguardo penetrante non nasconde la ferocia di un carattere guerriero, adornato tuttavia da un atteggiamento affabile, simpatico e chiacchierone. Di stirpe umile, gente lavoratrice, possiede quella sapienza naturale tipica di chi vive a contatto con la natura, piuttosto che in contrapposizione ad essa. La pelle scura per il sole del paese, incornicia un sorriso furbo che sa distrarre da quegli occhi intensi ed affascinanti, nei quali si specchia senza vergogna il cuore

di un uomo giusto e retto; una grande persona che ha colpito la mia attenzione. Il suo stile è singolare. Maneggia un bastone più corto e leggero di altre scuole, il che senza dubbio imprime non solo un ritmo intenso ai suoi movimenti, ma anche una sorta di fluidità e di naturalezza nei suoi gesti, apportando grande efficacia ai suoi attacchi e alle sue parate. Le forme attraverso le quali questi giocatori di bastone si muovono, potrebbe far drizzare i capelli a molti amanti della Scherma (o Escrima) assai più famosi nel panorama internazionale del settore. È uno stile, quindi, che va oltre il meramente folcloristico, molto di più di una semplice curiosità; parliamo di un'Arte Marziale vera e propria, nella quale quel che conta è senz’altro sconfiggere l'avversario. Dunque, abbiamo fatto il nostro dovere, abbiamo avvisato gli amanti del combattimento con bastoni, ora non possono dire che non li abbiamo avvisati! Attenzione, quindi, ad affrontare un giocatore di questa scuola! Questi sì che le suonano! Alfredo Tucci "Anche se il Bastone si Gioca con le Mani, Si porta sempre nel Cuore"


Arti Tradizionali Gioco del Bastone delle Canarie Gli ACOSTA di TENERIFE Una dinastia, tre secoli, una tradizione L'Arte della Scherma con bastoni è una delle più notevoli manifestazioni della cultura popolare delle Isole Canarie, che dai tempi dei primi colonizzatori è stata conservata e si continua a praticare in queste isole. Questa disciplina millenaria, miscela di lotta e folclore, eredità della cultura degli aborigeni "Guanches", si è trasformata oggigiorno in un vero simbolo dell'identificazione del popolo delle Canarie. Un'arte, una pratica ludico-sportiva che seppur minoritaria è in aumento, con una certa proiezione nel futuro, ed un esempio vivente della costanza di questo popolo nel mantenere le sue tradizioni. Molte cronache dell'epoca della conquista delle Canarie, intor no all'anno 1400, parlano della grande abilità che possedevano gli aborigeni Guanches nella scherma con i loro bastoni come arma da guerra, di difesa e di attacco. Bastoni che, forgiati a fuoco, lasciarono un profondo ricordo di sangue tra le truppe spagnole che tentarono di colonizzarli. Una volta conquistate le isole ed annesse al Regno di Castiglia, l'uso del bastone scomparve per un certo tempo, a causa della proibizione che i nuovi

governatori imposero, impedendo che la gente entrasse con i loro bastoni nei centri urbani. Ma la gente di campagna continuava ad utilizzarli fuori dai borghi come metodo di autodifesa, per risolvere qualche conflitto dovuto alla proprietà del bestiame e alle zone di pastorizia o addirittura per "abbassare la cresta" a qualcuno: il punto è che in quel periodo era costume che i ragazzi di ogni famiglia si affrontassero per dimostrare la loro abilità con il bastone, nei pellegrinaggi popolari che si celebravano nei paesetti. In numerose occasioni dovevano affrontare veri e propri duelli per i risentimenti che esistevano tra le famiglie. Anche se in qualsiasi luogo si poteva originare una lite, sembra che fossero le feste il luogo preferito per farlo, a volte per una semplice provocazione, altre per dimostrare la virilità o conquistare una donna. La cosa certa è che molti di questi uomini pensavano che "se non c’era una rissa, non c’era una vera festa". Passò il tempo e la gente di campagna conservò devotamente l'Arte nel seno delle sue famiglie. I nonni trasmisero questa sapienza ai loro nipoti e questi ai loro figli per più di quattro secoli. Marino Acosta Armas ereditò questa pratica dai suoi avi, anch’essi esperti giocatori. La sua famiglia da sempre è rimasta in contatto con tutte le tradizioni che avevano un "sapore canario"; la lotta, i

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combattimenti tra cani o galli e, come potrebbe essere altrimenti, l'arte della lotta con bastoni. Il tempo ha fatto il resto, trasformando Marino nel principale esponente del tradizionale stile Acosta di Gioco del Bastone di Tenerife, considerato come uno degli stili più rapidi e più duri in circolazione. Ogni clan familiare sviluppò uno stile particolare di utilizzo del bastone. Alcuni erano specializzati nella lunga distanza, altri nella corta ed altri ancora lo impiegavano come difesa contro le armi bianche. Attualmente esistono vari stili conosciuti: Deniz, Verga, Morales, Garafiáno, Vidal, Conejero, Quintero e lo stile Acosta. Ognuno di questi stili mostra differenze tecniche che si possono facilmente apprezzare ad occhio nudo. Questa ricchezza tecnica, di diversità di scuole e di stili, è parte della grandezza che conserva la cultura marziale delle Isole Canarie. Molti praticanti di Arti Marziali in Spagna ed in altri luoghi d’Europa hanno sentito parlare delle Arti che si praticano nelle Canarie. Le voci dicono che esse rappresentano gli unici indizi mantenuti fino a questo momento dell'esistenza del gioco del bastone delle Canarie; per il semplice fatto, forse, di non essere un'arte di provenienza orientale e che non esiste molta documentazione grafica ed audiovisiva, non ha risvegliato un particolare interesse nella comunità di praticanti marziali. Nessuno poteva


Arti Tradizionali immaginare che a pochi chilometri dalla penisola iberica esistessero dei Maestri che mantengono intatte queste tecniche di lotta ancestrale e ad un così alto livello. Esiste una credenza generalizzata che porta a pensare che ciò che è forestiero, straniero, è sempre meglio di ciò che deriva dalla propria terra e, forse, questo tipo di credenze contribuisce ancor di più a far sì che il bastone delle Canarie conviva vicino a noi, pur continuando ad essere sconosciuto. Esistono indizi che ci portano a credere che vennero create scuole a Cuba e in Venezuela, attraverso le nozioni che portarono lì alcuni emigranti delle Canarie. Tuttavia, è più difficile da comprendere il fatto che nella maggior parte della Spagna sia totalmente sconosciuto. Alcuni Maestri che emigrarono a Cuba per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero raccontano come molti nativi cubani volessero imparare l'arte del bastone, e come chiedessero agli abitanti delle Canarie di insegnargliela. Questi si rifiutavano, perché era l'unico mezzo che avevano di difendersi dal machete cubano. Perciò, i cubani li rispettavano molto. I Maestri insegnavano solamente ai membri della loro famiglia ed, in rare occasioni, a persone molto vicine, perché sapevano che un individuo in grado di maneggiare bene il bastone,

poteva essere in grado di lottare contro tre o quattro persone assieme e, quindi, anche contro loro stessi. Se c’era un allievo che mostrava eccessiva fretta per imparare, semplicemente non gli si insegnava più, perché si credeva che apprendesse con l’unica intenzione di "cercare il sapere". I Maestri sapevano molto bene che queste tecniche, in mano ad un allievo che non mostrava il sufficiente rispetto e la sufficiente spiritualità, potevano essere utilizzate un giorno senza dignità e senza giustificazione. Per molti di loro, significava che "la forza senza spiritualità non era altro che forza bruta". Erano uomini molto riservati, addirittura conservavano in segreto un certo numero di tecniche che non insegnavano mai ai loro allievi, per poi, se fosse giunto il momento, utilizzarle in una situazione impegnativa ed uscirne vittoriosi. Era come avere un asso nella manica, perché c’era sempre il rischio che l'allievo volesse superare il Maestro. Questi colpi nascosti o segreti venivano chiamati "l'ultima punta", da cui deriva il detto tipico: "L'ultima punta non s‘insegna a nessuno". In questo modo, insegnavano poco a poco, lasciando per la fine l'ultima tecnica, che il Maestro conservava come la favorita. La cosa certa è che l'Arte del bastone delle Canarie è immersa in un mondo misterioso, dominato da una moltitudine di

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Arti Tradizionali leggende, di superstizioni e di sospetti e prove nell’insegnamento, dato che la pratica del bastone si associava ad uno strumento di lotta, proibito e perseguitato. E per questo i Maestri preferivano passare inosservati, nascondendo la loro condizione e la loro sapienza come un qualcosa di molto segreto. È sorprendente come in tutti i continenti si siano sviluppate moltitudini di Arti della lotta. Ognuna con le sue caratteristiche e connotazioni, tuttavia tutte presentano aspetti filosofici comuni. Il gioco del bastone delle Canarie non è alieno a questa stessa tradizione marziale. Esattamente come altri Arti, conta sulla figura di un Maestro, con una trasmissione genuinamente familiare, una nomenclatura propria, una veste tradizionale e, soprattutto, una filosofia di rispetto e di segretismo verso la tradizione. Perciò non deve stupire che ancor oggi i Maestri scelgano pochi allievi come veri destinatari delle loro nozioni.

La dinastia degli Acosta L'origine dello stile Acosta può situarsi a metà del 1800, nel Comune di Esperanza (Tenerife), come l'evoluzione di uno stile di gioco di bastone tipico di quella zona e, a quanto pare, perduto. Quest’evoluzione è frutto dell'emigrazione a Cuba di alcuni giocatori, che lo adattarono nel combattimento a corta distanza per

opporsi ad alcune armi bianche. Il Maestro più antico conosciuto è Florentín Vera, dopo di lui ci furono i Maestri Maximiliano Hernández Acosta e Leopoldo Acosta Acosta (Don Polo), nato nel 1908. Dopo di loro ereditarono la maestria i loro figli, Ramón Hernández Acosta (figlio di Maximiliano) e Santos Acosta Acosta (figlio di Don Polo), che a causa di una tragica incapacità fisica la delegò ai suoi fratelli Pedro Acosta e Anastasio Acosta (Tato), il minore di tutti i fratelli e il quale anch’egli, sfortunatamente, si vide ridotta la propria capacità motrice a causa di un incidente sul lavoro. Solo dopo la morte di Francisco Franco lo stile Acosta oltrepassò i limiti di un chiusissimo circolo familiare. I membri attivi della famiglia si riunivano per correggere gli errori, per migliorare le tecniche e per praticare i movimenti precisi e superare in questo modo altri giocatori. Alla fine del 1977-78 Marino Acosta, aiutato da suo cugino Pedro Acosta (un altro figlio di don Polo), decisero di cominciare ad insegnare a gruppi di allievi non appartenenti alla famiglia, diventando così i primi Maestri ad aprire lo stile al di fuori del nucleo familiare, una novità che rappresenta l'impulso definitivo di cui aveva bisogno lo stile per garantirsi la propria perpetuazione. Da allora, sono state create scuole in diversi Comuni di Tenerife, come quella dei Campitos, diretta personalmente da Marino e da suo cugino Pedro.

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Valle de Guerra, Las Mercedes, Arafo, Santa Cruz de Tenerife, Puerto de la Cruz e, recentemente, l'incorporazione di Cartagena a Murcia come prima scuola creata fuori dalle Isole e diretta da Alfonso Acosta (Cartagenero di madre canaria): dunque, sebbene in passato lo stile fosse stato sul punto di scomparire, attualmente è al sicuro nelle mani di Marino, dei suoi figli e di un gruppo di allievi che, come lui, lottano incessantemente per trasmettere lo stile nel suo stato più puro.

Caratteristiche dello stile Acosta Lo stile è denominato dai suoi antichi praticanti come quello del Bastone Corto, per differenziarlo dagli altri delle isole, che chiamavano di Bastone Lungo, e presenta caratteristiche tecniche uniche e molto differenziate: tra di esse troviamo l’impugnatura centrale del bastone, la pratica assenza di Recogidos (tecniche circolari ampie) e i grandi spostamenti di Cuadras (le guardie), in molte occasioni i salti. Predomina il gioco Corto (a corta distanza) e Agachado (con tecniche iniziate dal basso). È tipico l’Atajado Pleno (difese di blocco del bastone avversario) e non si esegue il "gioco cambiato", passando normalmente il bastone da una guardia all’altra da sotto o dall’interno (da davanti e da sotto il corpo del giocatore).


Arriba: D. Polo. A la izquierda arriba: D. Polo y D. Santos a mediados de los setenta ejecutando el “atajado a mano suelta”. A la derecha: Los “tres pilares” de la escuela.


Arti Tradizionali Sebbene ognuno dei Maestri di stile Acosta si fecero conoscere per la loro peculiare maniera di usare il bastone, Leopoldo Acosta (don Polo) fu la bandiera che diede allo stile la fama di aggressivo e rapido. Aveva l’abitudine di lottare molto chinato, quasi inginocchiato o appoggiando un ginocchio a terra, e da questa posizione lanciava affondi e colpi, creando una grande scomodità per colui che lottava in piedi, perché per sferrare una tecnica l'avversario non ha altro rimedio che aprire le braccia ed in questo modo lascia un varco attraverso il quale può essere sorpreso, ed in questo don Polo era un esperto. Alcuni giocatori di oggi, come Carlos Darias, primo Maestro tradizionale non appartenente alla famiglia Acosta, conserva ancora questo metodo di lotta inginocchiata così particolare, simile a quello di Don Polo. Mettendo un ginocchio a terra, si è più protetti, crei molto più pericolo e mantieni più controllo sull'altro giocatore. Se Don Polo era il più carismatico dei Maestri dello stile Acosta, Marino è riconosciuto come il maggiore esponente nell’insegnamento dello stile e nel recupero degli angoli dimenticati dai giovani praticanti, di quella parte quasi dimenticata del gioco Acosta, conosciuta come "Juego por Arriba" (gioco in alto). E non è che i vecchi Maestri (Don Polo e Maximiliano) non lo conoscessero, ma concentrati a perfezionare un gioco da sotto, lasciarono quello dall’alto da parte. Ma non dimentichiamo mai che prima si giocava tra tutti gli stili, nonostante il fatto che ognuno personalizzasse la propria tecnica. I praticanti della scuola di Marino Acosta, ed includiamo i familiari che giocano oggi, imparano fin dal principio il debito rispetto che esiste nei confronti di Santos e Pedro Acosta, di Marino e di qualsiasi altro Maestro che, come loro, hanno dedicato gran parte della loro vita a diffondere l'Arte che hanno tanto amato e che i loro avi hanno conservato. Che questo articolo serva anche come omaggio e riconoscimento a tutti loro. Il bastone delle Canarie è un'Arte di cavalieri che esalta i valori umani. Praticarla e mantenerla viva non solo ci fa essere più Canari, ma anche uomini migliori.

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Autodifesa

L’industria dell’autodifesa diventa sempre più creativa ogni anno, producendo nuovi gadget capaci di garantire dei vantaggi tattici ai loro possessori. Questo è, senza dubbio, il caso del prodotto che ha inventato questo noto Maestro di origine portoghese, Amaro Bento, e che sta facendo furore tra i suoi utenti; qui di seguito, l’inventore e padre della creatura, vi parlerà del Tactical Chameleon.


Traduzione a cura di: Leandro Bocchicchio

Portachiavi tattico MADE IN PORTUGAL Sviluppato in Portogallo da un Portoghese, il Tactical Chameleon. Oggetto in plastica, prodotto in diversi colori.


Autodifesa Il Tactical Chameleon: E’ moderno, E’ uno strumento di moda come portachiavi E’ efficiente in qualsiasi situazione Si adatta a chiunque, indipendentemente dall’età, dalla statura e dal peso Causa dolore all’aggressore, ma è quasi impossibile ferirlo. Si può usare da qualsiasi posizione

Viene già utilizzato in molti luoghi del pianeta per l’autodifesa; in molte agenzie di sicurezza in Svizzera, è il portachiavi ufficiale per i servizi forniti. Con il Camaleonte, è stato creato un sistema di allenamento denominato Tactical Chameleon System (TCD), nel quale, con 1 giorno (per i civili) e 3 giorni (per le forze di sicurezza), le persone imparano a usare minimamente il Camaleonte. Inoltre siamo alla ricerca di Istruttori e Maestri delle più disparate Arti Marziali che siano interessati a ricevere la formazione per Istruttore di TCD, per poi offrire i corsi nella propria zona.

Cos’è il Tactical Chameleon Defense – TCD? Amaro Bento, inventore del TCD, è uno specialista nel combattimento corpo a corpo, così come nella difesa personale. Nell’arco di 20 anni, Amaro Bento ha fondato svariate scuole di arti marziali che si dedicano a insegnamenti specifici, e anche all’insegnamento del combattimento corpo a corpo per civili e per professionisti delle forze di sicurezza private e militari. Durante questi 20 anni di intenso studio delle arti marziali, Amaro Bento ha constatato che sul mercato non esistono molti “strumenti” che offrono una legittima difesa di se stessi e di terzi, in maniera semplice ed efficace. Lo “strumento” di difesa personale semplice ed efficiente è quello che ci accompagna quotidianamente, essendo presente nella routine di tutti i giorni. Questa familiarità con un dato oggetto, ci permette il loro utilizzo in un contesto di difesa personale, in maniera assai


Armi redditizia. Amaro Bento ha concepito, in modo originale, a livello mondiale, adatto sia per uomini che per donne, un utensile di uso quotidiano che permette, in caso di estrema necessità, di essere utilizzato come “arma” di legittima difesa personale, il Tactical Chamaleon.

Quali vantaggi porta il Tactical Chamaleon Defense – TCD? Grazie alla sua forma ergonomica, il Tactical Chameleon si adatta perfettamente a tutti i tipi di mano, grande o piccola, e si può impiegare in situazioni di pressioni tattiche o di controllo dell’aggressore. In scenari di necessità estrema e con la debita cautela, può servire come oggetto da impatto, senza causare ferite. Non importa da dove arrivino gli attacchi, con il Tactical Chamaleon saremo in grado di far fronte alle diverse minacce, se la nostra sicurezza o quella di terzi ci costringeranno a farlo. Essendo un piccolo oggetto di uso quotidiano, non è considerato uno strumento proibito, facendo si che il suo utilizzo come strumento difensivo sia svolto nel pieno rispetto della legislazione sulla legittima difesa. I benefici e i potenziali utilizzi del Tactical Chamaleon Defense sono innumerevoli. Si può usare per la legittima autodifesa e per quella di terzi, può essere usato dalle forze di sicurezza civili e militari.


Autodifesa Il Chamaleon Tactical può allo stesso tempo essere utilizzato come portachiavi, diventando così una costante per tutte le persone, indipendentemente dall’età, in tutte le situazioni giornaliere, soprattutto nei momenti critici di aprire le porte di casa o dell’auto, da parte delle donne – momenti in cui avvengono gran parte delle rapine o delle aggressioni. Il Tactical Chamaleon è dunque un piccolo oggetto che potrebbe salvare loro la vita.

Come si trasporta il TCD? Il Tactical Chamaleon potete attaccarlo alla vostra borsa, o indossarlo al collo, come una collana moderna, potendo, grazie a un semplice sistema di ganci, rapidamente sganciarlo, ed averlo disponibile in pochi secondi per utilizzarlo come strumento di legittima difesa. Questo maneggio agile e veloce, è anche una ottima soluzione per persone con limiti fisici, così come per componenti di equipe di sicurezza che lo possono portare legato alla cintura. Venite a visitare i nostri centri di formazione, provando voi stessi gli innumerevoli vantaggi e applicazioni semplici e pratiche del Tactical Chameleon! I nostri istruttori professionisti saranno lieti di mostrarvi come utilizzare questo sensazionale strumento. “Change your chance of defence”. www.tacticalchameleon.com


In questo primo articolo del 2015, vorrei prima di tutto celebrare il nuovo anno e augurare a tutti i nostri amici, lettori e simpatizzanti, un felice e pr osper o 2015. I miei migliori auguri a tutta la comunità marziale. Oggi voglio affrontare uno dei temi più dibattuti dai praticanti di Wing Tsun. Uno di quei motivi che sovente genera discussioni poco costruttive tra “fratelli” e sui quali i rami più tradizionali non saranno mai d’accordo con coloro che promuovono l’evoluzione e l’adattamento ai tempi moderni. Ho ricevuto questa domanda un’infinità di volte: Esiste il lavoro di lotta a terra nel Wing Tsun/ Wing Chun? Sicuramente, molti insegnanti che leggeranno questo articolo, avranno ricevuto la stessa domanda in non poche occasioni e sapranno che ciò che affermo è reale.

Traduzione a cura di: Leandro Bocchicchio

Esiste la lotta a terra nel Wing Tsun?


eh, dobbiamo dire che nel Wing Tsun NON esiste lavoro a terra e non è veramente MAI esistito qualcosa di simile ad esso. Ho sentito maestri a cui hanno rivolto la medesima domanda, un sacco di volte: ma se cadesse a terra, cosa farebbe? – rispondere con il consueto e famoso: “mi rialzerei immediatamente”. Riconosco che per molti anni questa affermazione del Gran Maestro Wong Shun Leung mi è parsa di una logica schiacciante e assolutamente indiscutibile, ma oggi NON è così. Dopo anni di pratica e di osservazione dell’evoluzione delle Arti Marziali in generale, oggi sono convinto della necessità di smettere di guardare dall’altra parte e di cominciare a lavorare in maniera metodica professionale la lotta a terra, dal punto di vista del Wing Tsun. Il ragionamento è ugualmente logico e dobbiamo cambiare soltanto l’approccio alla domanda. Magari, invece di domandarci, che succederebbe se cadessimo a terra? per poi rispondere come il Grande Wong Shun Leung…dovremmo chiederci, cosa succede se un avversario CI PORTA e ci COSTRINGE a restare a terra??? Questa piccola sfumatura, che fa la differenza, ci fa inquadrare il tema in maniera totalmente

B

diversa. La domanda può suonare la stessa, ma in pratica è completamente differente. Nel primo caso, una spazzata o un qualunque sbilanciamento prodotto dallo stesso scontro, può portarci a terra e un praticante allenato, con un gesto rapido, può recuperare la posizione e rialzarsi velocemente recuperando la verticalità, e pertanto, il “centro” di un combattente di Wing Tsun, che cercherà sempre il controllo della linea centrale sull’ASSE del nemico. Ma… Che succede se un avversario, conoscitore della tua strategia, non fa che osservare le tue gambe e metterti a terra per, senza lasciarti un centimetro di spazio, “passare la tua guardia”, montarti e finalizzarti con qualcuna delle eccellenti tecniche di strangolamento o leva che il grande bagaglio dei sistemi di grappling e lotta a terra hanno messo a punto da centinaia di anni? Non rispondetemi. Era una domanda per farvi riflettere… Quando ho iniziato la pratica del Wing Tsun, ricordo il famoso scontro dialettico tra uno dei più straordinari maestri di Wing Tsun della storia (Dai Sifu Emin Boztepe) e la famiglia Gracie. Quello, che visto con la prospettiva del tempo mi sembra una cosa davvero triste, devo ammettere che a quell’epoca fece grande scalpore e soprattutto diede luogo a una profonda riflessione in tutti noi che eravamo seguaci


WingTsun indiscussi e ammiratori del lavoro di Dai Sifu Emin. Però, perché non ammettere quanto fosse sorprendente che quegli uomini in bianco che venivano dal Brasile, fossero così sicuri da sfidare chiunque volesse combattere con loro, senza che importasse loro lo stile praticato, SENZA regole e senza limiti di tempo. Non c’erano dubbi, un nuovo

genere di “predatori” era piombato nell’ecosistema delle Arti Marziali. Ed erano arrivati per restare! Ancora una volta, voglio cercare di far riflettere quei praticanti di Wing Tsun dalla mentalità aperta e con lo spirito necessario per comprendere il nostro come un sistema di Boxe Cinese e non “solo” come un elemento

semplicemente collegato alla pratica del Chi Sao e all’idea che i praticanti lo facciano esclusivamente con i loro compagni e fratelli di scuola. Perciò voglio, di nuovo, fare riferimento a due elementi fondamentali per comprendere questo sistema: 1.- L’Arte della Guerra. Generale Sun Tzu


2.- L’origine e l’evoluzione dello stesso sistema Nel PRIMO dei due, potrei citare varie frasi di questo eccellente libro del Generale Sun Tzu, che da il nome alla mia associazione (TAOWS: The Art Of War Society), ma ce n’è una che vale per tutto ciò che concerne le Arti Marziali: “Conosci il tuo nemico e te

stesso e non sarai sconfitto, nemmeno in cento battaglie”. Sarete d’accordo con me che è IMPOSSIBILE difendersi dagli attacchi e dalle tattiche di un nemico di alto livello, senza conoscere almeno la sua strategia. In più, sarà complicato stabilire un piano o una strategia vincente se non teniamo conto dell’avversario e dei suoi stessi

piani. Pertanto, di nuovo, le Arti Marziali ci mettono davanti allo studio dell’arte dei potenziali nemici, che definirà le strategie da utilizzare. Quando ho iniziato ad affacciarmi al mondo del Grappling (sono praticante di Brazilian Jiu Jitsu) la prima cosa che mi ha sorpreso è stata la metodologia eccellente, la precisione e l’esattezza


WingTsun delle tecniche e soprattutto la chiarezza delle strategie di combattimento. Cosa davvero stupefacente! Più pratico, più mi rendo conto di quanto assolutamente IRRISPETTOSO e offensivo possa risultare, per un praticante di Grappling, che gli stili classici facciano affermazioni come: “PROGRAMMA Anti-lotta a terra”, oppure “Anti-Grappling”. E’ una cosa su cui insisto con i miei insegnanti e allievi del sistema. Non voglio sentire di nuovo

tali espressioni da nessuno di loro. Le trovo offensive e profondamente irrispettose del duro lavoro di coloro che praticano stili di lotta. Il mio insegnante di grappling mi dice, tra il serio e il faceto… “il miglior programma antigrappling è praticare grappling…” ESATTO! Non esiste altra via… Per non parlare anche degli intenti dei programmi contro i “lottatori”, che le differenti associazioni hanno ideato dal momento in cui Royce Gracie ha

fatto irruzione nel panorama marziale con i primi UFC, per finire con tutto ciò che è accaduto dopo…a mio avviso, e con l’attuale prospettiva, si tratta di programmi totalmente e assolutamente inutili, perché è stata dimenticata la cosa principale per sviluppare una strategia contro chiunque: CONOSCERE IL NEMICO! Quando visualizzo uno di questi programmi che io ho personalmente insegnato per anni, sorrido e penso:


siamo stati fortunati! Si, siamo stati molto fortunati, perché se un grappe di medio livello ci avesse preso e messo a terra, ce la saremmo vista davvero brutta. Non eravamo capaci neppure di imitare una tecnica di takedown in modo corretto e ci limitavamo a fare qualcosa che neanche il peggior grappler del mondo avrebbe fatto così male. Come vedete, conoscere il “nemico” è fondamentale per cercare la vittoria.

La SECONDA della affermazioni è quella che provoca maggiori discussioni. Per comprendere perché il Wing Tsun è così, bisogna rifarsi alle origini dello stile, circa 500 anni fa. In Cina, una nazione che era sorta dall’unione di diverse etnie che condividevano soltanto uno spazio geografico immenso, delimitato da grandi catene montuose e dal mare; a quell’epoca, questo “ecosistema” chiuso diede origine a stili di

combattimento (Boxe Cinese) che lottavano tra loro per l’egemonia nel loro mondo, il che spiega perché nascevano stili e sotto-stili. I nuovi stili di boxe cinese sorgevano per sconfiggere lo stile dominante. Questo spiega come il Wing Tsun sia nato in RISPOSTA ad ALTRI stili Cinesi. Stili che utilizzavano metodi di colpo molto potenti e circolari. Che usavano la media e lunga distanza per colpire l’avversario. In questa congiuntura, il


WingTsun Wing Tsun è nato come un ANTIDOTO (o almeno un tentativo) contro questo genere di combattenti. E senza ombra di dubbio HA FUNZIONATO! Dovè allora il problema? E’ molto semplice. I “predatori” sono cambiati. I nemici potenziali non sono più pugili cinesi dello stile Hung gar Kuen, o affini. Le tecniche, le tattiche e le strategie dei potenziali nemici di un pugile cinese, praticante di Wing Chun Kuen, non sono più le stesse…, per cui la risposta ad esse dovrà essere differente. Non diremo che sono inefficaci, ma che hanno bisogno di un adattamento flessile al cambiamento di scenario. Molti degli stili più tradizionalisti non vogliono vedere tutto ciò per diversi motivi (tutti molto rispettabili) e non tengono conto di questi punti interessanti. Auguro loro BUONA FORTUNA. Io invece lo farò. Lo farò perché il Wing Tsun è uno stile così ricco nella sua capacità di adattamento, che ci consente di adattarci a tutto e a molte altre cose, basta osservare le forme dello stile e le idee che si celano in esse. In realtà è

una semplice questione di attributi. Do cosa avremmo bisogno per svolgere un programma sensato di lotta a terra, per praticare Wing Tsun. Conoscere il nemico (lavoro di grappling e dei sistemi classici di lotta, per conoscere gli attacchi e i pericoli reali del potenziale nemico) Sensibilità tattile (chi sao/chi gerk) Mobilità in qualsiasi scenario (in piedi o a terra) Capacità di colpire in mancanza di spazio (una caratteristica stessa dello stile, che già possediamo) Conoscere gli obbiettivi in cui attaccare un nemico che utilizza questo tipo di strategie 5 anni di allenamento Come vedete, niente che non si possa risolvere con studio e soprattutto con il punto numero 6 della lista. In definitiva, a coloro che affermano che nel Wing Chun non esiste il lavoro a terra: EFFETTIVAMENTE è così. Non è mai esistito. Ma di seguito si può dir loro: cominciate a prendere coscienza che lo scenario è cambiato o iniziate a pregare che nessuno mai vi porti a terra…

Ci sono alcuni compagni che si limitano a dire: “ma io posso attaccare agli occhi o mordere un grappler…” Curioso…davvero pensate che un grappler non possa infilarvi le dita negli occhi o mordervi a sua volta? Buonsenso, signori… Nella TAOWS Academy svolgiamo il lavoro di lotta a terra come estensione del lavoro in piedi. E abbiamo sviluppato programmi di studio per i nostri allievi, nei quali imparino almeno le nozioni base, per sapere cosa fare se si troveranno in queste situazioni. Saremmo lieti di mostrarle a qualsiasi appassionato di Wing Tsun desideri avvicinarsi a uno dei nostri centri ufficiali. Spero che questa riflessione vi sia di aiuto. I miei rispetti. Sifu Salvador Sanchez TAOWS Academy


Il DVD "Krav Maga Ricerca e Sviluppo" sorgè dalla voglia di quattro esperti di Krav Maga e sport da combattimento: Christian Wilmouth, Faustino Hernandez, Dan Zahdour e Jerome Lidoyne. Ad oggi, loro dirigono molti club e conducono un gruppo di una ventina di professori e istruttori di molteplici discipline, dalla Krav Maga alle MMA, Mixed Martial Arts. Questo lavoro non è destinato a mettere in evidenza un nuovo metodo nè una corrente specifica di Krav Maga. Il suo scopo è semplicemente quello di presentare un programma di Krav Maga messo a fuoco sull'importanza del " c o n t e n u t o " , condividendo in questo modo le nostre esperie

REF.:KMRED1

Tutti i DVD prodotti da Budo Inter national vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.

ORDINALA A: Budo international.net


KM “R.E.D.”..3 parole piene di senso!!! Traduzione a cura di: Leandro Bocchicchio

Abbreviazione dal francese di Ricerca, Evoluzione e Sviluppo (Recherche, Évolution et Développement), sono le tre parole che rappresentano i fondamento del Gruppo KMRED. In effetti, il Gruppo KMRED è prima di tutto un Accademia di Combattimento, il cui obbiettivo principale è quello di sviluppare un “CONTENUTO” credibile in materia di difesa personale. Mantenendo come punto di partenza un Krav Maga assai depurato e con solidi principi di base – e non soltanto a livello di tecnica – e con una lunga esperienza nelle discipline da Combattimento, gli specialisti del Gruppo si sono lanciati da diversi anni alla “ricerca” della “efficacia” in tema di un metodo “Antiaggressione”.


“R” come “Recherche”, Ricerca Corsi, viaggi alle origini delle discipline, interscambi, test, studio di “ritorno dalle esperienze”, ecc…tutto ciò per tentare di trovare sempre il meglio, qualcosa di più semplice!!! Tuttavia, partendo dal fatto che in materia di Arti Marziali e Sport da Combattimento tutto è già stato inventato, si tratta adesso di sfruttare e riunire il meglio, approfondendo le discipline incentrate sul confronto reale o anche nel combattimento sportivo. Cosa c’è di più efficace che un diretto della Boxe Inglese, di una gomitata della Muay Thai, di una proiezione del Judo, o anche di uno strangolamento a triangolo del Brazilian Jiu Jitsu? Parliamo di tecniche sufficientemente sperimentate…le uniche domande sono: Dove?, Quando?, Come? In conclusione, una constatazione che ci obbliga a effettuare la nostra ricerca non verso nuove tecniche, ma verso uno studio dei “contesti” che ruotano attorno alle situazioni di scontro fisico. Numerose tecniche si dimostrano adeguate in contesti precisi, avendo come obbiettivo quello di selezionare, prima di tutto, ciò che può funzionare dal 70 all’80% dei casi, e, in secondo luogo, “le eccezioni”.


“E” come Evoluzione La prova del “Crash Test” Allo scopo di definire se una base o un principio tecnico si adatta ai nostri obbiettivi di efficacia, li sottoponiamo a una specie di “Crash Test”. Come termine di paragone, nell’industria automobilistica, i nuovi veicoli passano dei test di collisione,il cui risultato viene classificato in una scala da 1 a 5 stelle. 5 stelle corrispondono a un veicolo nel quale le possibilità di sopravvivenza sono le più alte (anche se questo non garantisce al 100% di uscire indenne da un incidente).

Le nostre selezioni sono oggetto di test di prova in situazioni più vicine possibile alla realtà, con materiale adattato, e dunque scegliamo unicamente quelle che offrono il miglior risultato, per permettere lo sviluppo dei nostri programmi.

“D” come Sviluppo (Développement) Lo sviluppo e l’evoluzione delle nostre ricerche è destinato in primis ai nostri allievi, ma possiede anche la vocazione per essere condiviso con chiunque. È per quello che il Gruppo KMRED ha messo in moto da alcuni mesi, nei suoi centri di allenamento

del Sud della Francia, un corso di formazione che consenta alle persone interessate, la loro integrazione nel corpo insegnanti, e dunque condividere il frutto delle loro ricerche. I responsabili e i garanti dei principi R.E.D. sono i co-fondatori del Gruppo KMRED, Christian Wilmouth, Faustino Hernandez e Dan Zahdour, tutti capoistruttori di livello 5 Krav Maga e istruttori in svariati sport da combattimento. Tuttavia, la valutazione delle più importanti evoluzioni la si realizza in maniera concertata con il corpo Istruttori del Gruppo, perché il segreto del successo sta nel sapersi “circondare” di persone giuste, per non allontanarsi mai dalla “realtà”…


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Il Wing Tsun è un eccellente stile di Boxe Cinese, che permette di dedicare tutta una vita alla pratica e alla crescita integrale del praticante. Idee, tecnica, filosofia, ecc… tutto fa parte di un’ARTE ancestrale e deve essere studiata e compresa come un TUTTO. Sifu Salvador Sanchez, nel suo secondo DVD, parla dell’uomo di legno e di come questo influisca nella pratica del Wing Tsun. Dato che nel sistema attuale la Forma si impara ai livelli più avanzati dello stile, molti praticanti che abbandonano non hanno l’opportunità di conoscere le sue idee, le tattiche e le strategie, e non possono includerle nella loro pratica. Per la TAOWS Academy è molto importante che il praticante comprenda che è questo è ciò che fa in tutti i suoi aspetti della pratica, e quindi in questo DVD seguiremo la stessa impostazione che seguiamo in qualsiasi lezione, seminario o allenamento. La nostra impostazione comprende 6 passi: il primo è l’idea da sviluppare, ciò che vogliamo ottenere. La seconda parte sono le forme (Siu Nim Tao, Chum Kiu, Biu Jee, Uomo di legno, ecc…) a seconda dei livelli; la terza sono gli spostamenti, la mobilità. Il quarto pilastro è il Chi Sao – Chi Gerk, l’aderenza, l’anima del nostro sistema. Il quinto elemento è la non aderenza, il non contatto, sapere cosa fare per arrivare al contatto con l’avversario in modo sicuro. Alla fine, il sesto settore è lo Sparring, il combattimento o Lat Sao. Bruce Lee diceva che s’impara a combattere combattendo ed è la cosa più esatta che un artista marziale abbia mai detto. Come renderemo il Wing Chun un Arte Marziale efficace e rispettata? Praticando esercizi di sparring che ci avvicinino al combattimento in maniera progressiva, fino a che ciascuno di noi ottenga il massimo, come fighter, che questo meraviglioso sistema ci può offrire.

REF.: • TAOWS-2

Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.

ORDINALA A:

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Hwa Rang Do Hwa Rang Do® signature move: INSIDE CIRCLE-UNDER C-LOCK The inside circle-under C-lock can be found in numerous martial arts and in many movies. A dynamic, effective and often misunderstood technique, it is a signature move in Hwa Rang Do® and requires some detailed examination. You can start to study this technique from the Tae Soo Do® Brown B e l t ( Ta e S o o Do® is the undergraduate program to access the more complex Hwa Rang Do®).


et’s start to analyze the grip: the two hand thumbs-crossed grip. It is not complex, both hands grab the opponent’s hand, with the four fingers in front and the thumbs crossed over each other on the back. No special angles are applied with the grip itself. Pressure is put on the wrist only when you rotate under the opponent’s arm for the takedown. To execute the takedown after acquiring the mentioned grip (both of your hands are on his right hand), step out with your right foot, then step through with your left as you whip your opponent’s arm overhead in a large counterclockwise arc. Once your left foot touches down, it is essential that you drop to your left knee to tighten the torque on his wrist (you have to use your weight to attack the wrist). By dropping his arm, you prevent your opponent from spinning underneath and out of your lock. As long as you have the proper angle and the correct grip, it is very

L


Korean Styles easy to apply pressure on the pinkie knuckle with a slight twist and take your opponent to the ground and/or dislocate the wrist. A common mistake is to pull the arm laterally. You have to push downward instead, and maintain constant pressure on the wrist. If the arm straightens and the 90-degree angle is compromised, just twist the wrist inward and toward your opponent and the angle will be easily reacquired. Also, while spinning under the arm, avoid standing too high with your back arched and your hands behind your head, as this will weaken

your balance and give your opponent the opportunity to spin out of the hold. The inside circle-under c-lock is a very effective technique that allows you to dislocate the opponent’s wrist or take the opponent down even if you’re lighter than him. The reason is easy to understand, you can concentrate all of your weight on a single point: the wrist itself. This Hwa Rang Do® principle is very important in our lives too. We all have problems, usually many problems, and the best strategy to face them is starting from one and try

to solve it in the best way as possible, with all of our energy. If we try to solve too many problems together the consequence is usually that we are not able to improve our situation. About the author: Hwa Rang Do® Head Instructor, Lieutenant Colonel of the Italian Military Police Force (Carabinieri) and Engineer Marco Mattiucci is the Chief of the Italian Branch of the World Hwa Rang Do® Association and one of the main followers of Grandmaster Taejoon Lee.


Hwa Rang Do

(MISSION STATEMENT OF THE WORLD HWA RANG DO速 ASSOCIATION) HWA RANG DO速: A legacy of Loyalty, Relentlessly seeking Truth, Empowering Lives, Serving Humanity


Non si tratta di una mia intervista, per quanto ci vediate insieme in queste foto realizzate durante l’ultimo incontro nei nostri studi, ma non voglio perdere l’occasione di dare la pennellata di un profilo umano, per me essenziale in questo “genere” letterario. Perché il Maestro Sewer è una persona peculiare, dai modi semplici e dalla grande educazione, uno che tarda a superare le barriere imposte dalle formalità, barriere sempre apprezzabili, perché l’educazione, quella buona – che è ciò che egli possiede – non è mai abbastanza. Oltremodo prudente, non lo sentirete mai parlare male di qualcuno. Una vena di sarcasmo sornione, aggiunge un tocco di classe e di vicinanza alla sua compagnia. I suoi occhi sono gentili, perché in essi non può nascondere la sua naturale bontà, fondata su qualcosa di più che una generosa indole spirituale, perché si percepisce autentica compassione nel suo incedere e tutto ciò lo possiede soltanto chi ha provato i dolori della vita sulla propria pelle. Non dandolo mai a vedere, da il meglio di se stesso e lo fa con allegria e generosità. Martin Sewer è un uomo buono, cosa essenziale per essere un buon Maestro. Alfredo Tucci

Traduzione a cura di: Leandro Bocchicchio


Intervista al Gran Maestro Dr. Martin Sewer, 8°Dan Cintura Nera: Quando ha iniziato con le arti marziali, e che traguardi ha raggiunto in esse? Martin Sewer: Ho iniziato all’incirca a 6 anni con il Judo e l’ho praticato per 13 anni. Nelle gare avevo abbastanza successo e spesso mi piazzavo sul podio. Ottenuta la cintura marrone e in piena preparazione per la cintura nera, ho chiuso la mia carriera nel Judo. C.N.: Nella sua infanzia, ha frequentato altri corsi di arti marziali? M.S.: Si. Il mio insegnante di Judo veniva dal Jiu Jitsu, perciò, spesso, dava lezioni di Jiu Jitsu ai suoi allievi più avanzati. Nello stesso dojo veniva insegnato Shotokan Karate. Per circa due anni, ho frequentato anche i corsi di questa disciplina. C.N.: Ha svolto combattimenti a contatto diretto? M.S.: In gioventù ho praticato boxe per circa 2 anni. Apprezzavo e apprezzo tuttora il combattimento diretto. Nel mio contesto sociale di quell’epoca, ancora senza internet, non trovai nessun torneo di Kung Fu a contatto diretto. Stando alle informazioni che possiedo adesso, allora c’erano già, anche in Svizzera, questo genere di combattimenti. C.N.: Come è arrivato al Kung Fu? M.S.: Attraverso Bruce Lee. Da giovane divoravo i suoi film e libri, sperimentavo i suoi metodi di allenamento e volevo imparare tutto ciò che aveva a che fare con il Kung Fu. Non era facile ad Adliswil (una piccola cittadina vicino a Zurigo) e ad appena 12 anni. Allora, come già detto, non c’era internet… C.N.: Come ha trovato la strada per arrivare al Kung Fu? M.S.: Tramite un compagno di Karate, che faceva anche Kung Fu. Questo fu il mio primo contatto sulla strada verso il Kung Fu. C.N.: Che tipo di Kung Fu era? M.S.: Era un sistema insegnato da un uomo che lo imparava dai propri sogni e molto simile al film di “Karate Tiger”. So che questo sembra davvero incredibile, ma è la

realtà. Romeo sognava il sistema completo di Kung Fu. Lo praticava e lo insegnava. Questo fu il primo Kung Fu che imparai. C.N.: Di che genere di sistema si trattava? M.S.: Era un sistema con 10 animali, con 5 elementi di Boxe. Confrontandolo con gli attuali sistemi, è molto simile all’Hung Gar e ai suoi concetti. Le posizioni e le posture delle mani sono identiche. C.N.: Sembra davvero incredibile! Di certo non tutti crederanno a questa storia… M.S.: Si, è proprio così. È la prima volta che ne parlo pubblicamente. Già so che la maggior parte della gente lo ritiene impossibile. Malgrado ciò, è la verità. Ci sono molte più cose collegate tra esse, di quanto la gente possa pensare. C.N.: Ebbene, come continua la storia? M.S.: Con il mio compagno dell’epoca, Andi, praticai il sistema e lo conclusi. Dopodichè sono andato in Cina e ad Hong Kong. C.N.: E’ stato lì che ha incontrato il suo maestro, il Gran Maestro Dr. Chiu Chi Ling, 10°Dan? M.S.: No, l’avevo già conosciuto a Zurigo, nel 1989, in un seminario durante la Pentecoste e nel quale ricevetti alcuni insegnamenti da lui. A quel tempo mi recavo a numerosi seminari e lezioni con svariati validi maestri. C.N.: E allora andò ad Hong Kong per incontrarsi con il Gran Maestro Chiu Chi Ling? M.S.: Volevo praticare con lui, ma non rispose mai alle mie lettere e fax e non sapevo se mi avrebbe accettato come allievo. C.N.: Quindi, lei è andato a Hong Kong tentando di farsi accettare come allievo? M.S.: In quel periodo, la Gran Maestra Wu Mei Ling di Costanza, organizzava dei viaggi di studio in Cina. Se non ricordo male, mi unii a uno di quei gruppi nel 1991 e mi recai in Cina. Fu lì che incontrai vari Maestri e Grandi Maestri. Nessuno mi impressionò così tanto come Chiu Chi Ling. Quando terminò il tempo disponibile per quel viaggio-studio a Hong Kong, decisi di restare lì e riuscii ad accedere agli insegnamenti del GM Chiu Chi Ling.


Entrevista C.N.: Come contattò nuovamente il GM Chiu Chi Ling? M.S.: Trovai la sua scuola. Suonai alla porta e il Vecchio Gran Maestro Chiu Kow in persona mi aprì. Mi impressionò tantissimo. A quei tempi aveva più di 90 anni. Era un perfetto gentleman, ma i suoi occhi erano duri. Tuttavia allora non sapevo nulla di lui. Più tardi, io stesso scrissi una biografia su quest’uomo. Chiu Kow non parlava per nulla inglese e io nulla di Cantonese. Ci capivamo con le mani e con i piedi…Ottenni di chiamare suo figlio Chiu Chi Ling. Questi sapeva già chi ero io. Poco dopo arrivai alla Mo Kwoon (la scuola di arti marziali). Le lezioni iniziarono immediatamente. C.N.: Chiu Chi Ling è una leggenda delle arti marziali. Com’era e com’è l’insegnamento sotto la sua tutela? M.S.: I miei insegnamenti sono stati molto, molto duri. Mi allenavo fino a 10 ore al giorno. Per fortuna, in quel periodo ero ben allenato e avevo delle basi molto solide. Viceversa, non avrei potuto fare così tanto. Il Sifu Chiu mi trasmetteva tutta la conoscenza che potevo assimilare. Forme, forme con le armi e applicazioni. Mi ha riempito di conoscenza. Dopo le lezioni tornavo alla mia pensione, cadevo sul letto con i vestiti addosso e mi addormentavo. A mezzanotte mi svegliavo per la fame. Per fortuna questo, ad Hong Kong, non è mai un problema. Si trova sempre qualcosa da mangiare. Sempre divertente, il Gran Maestro Chiu Chi Ling è duro e preciso nelle sue lezioni. Mi faceva ripetere gli esercizi tutte le volte che era necessario, fino a che non erano perfetti. Mi ricordo ancora di una lezione, nella ia scuola di Zurigo; dovetti ripetere un movimento fino alla perfezione. Oggi gli sono estremamente grato per tutto quello. Mi ha insegnato e dato un tesoro davvero importante, lo Shaolin Hung Gar Kung Fu originale. C.N.: Dopo questi duri inizi (1991) a Hong Kong, come ha proseguito? M.S.: Nel 1992, invitai il Gran Maestro Chiu Chi Ling un’altra volta in Svizzera. Accettò il mio invito. Il mio apprendistato continuava giorno dopo giorno. Alla fine del mio periodo a Hong Kong (1991), mi disse qualcosa su un esame. Ma non capii a cosa si riferiva. Nel 1992 gli chiesi in merito a ciò. Mi disse che io avevo fatto, davanti a

Chiu Kow e Shiu Ying (la moglie di Chiu Kow), l’esame finale (esame di Maestro) e lo avevo superato. Chiu Kow e Shiu Ying, durante tutte le lezioni, erano presenti e non permettevano a nessuno di correggermi. Ricevetti dunque il permesso per insegnare. C.N.: Ovvero, a soli 21 anni, lei era già “Sifu”. Non era un po’ troppo presto? M.S.: Si, era troppo presto. Nella mentalità cinese, si ritiene che forse a 30 anni, si è un giovane Sifu. Dovevo dimostrare le mie capacità di fronte ai Sifu tradizionali, sia dell’ambiente cinese, che europeo. Ma a mia difesa, non mi sono auto-candidato per quel grado. Lo aveva fatto il mio Sifu. Guardando indietro, non è stato un passo falso, poichè ho potuto dimostrare le mie capacità, e la qualità dei miei allievi e i loro risultati nei tornei, parlano da soli. C.N.: La maggior parte dei maestri sono stati in Asia da due a tre volte. Come è nel suo caso? M.S.: Sono stato – e lo posso dimostrare – più di 40 volte a Hong Kong. A parte ciò, il mio Maestro, per molti anni, è venuto in Svizzera quasi una volta all’anno e mi faceva lezione. C.N.: Quindi, lei era un giovane maestro. Cosa ha fatto da quel momento? M.S.: Nel 1993 ho fondato la KUNG FU SCHULE MARTIN SEWER. All’inizio non è stato facile. Ho trovato molti ostacoli sulla mia strada. Nel 1995 ho trovato finalmente un locale adeguato e come ricompensa per un duro insegnamento, il successo è arrivato di conseguenza. Nel 1999 Gran Maestro Dr.Chiu Chi Ling mi ha nominato Capo-Coordinatore per l’Europa. C.N.: Di certo questo è stato un grande passo per lei! Come hanno reagito i suoi colleghi dei paesi vicini in Europa? M.S.: Senza dubbio, questo è stato un grande passo. Il mio Maestro mi ha promosso in maniera eccezionale. Tutto ciò ha provocato delle conseguenze. La maggior parte dei miei con-discepoli hanno reagito con invidia e incomprensione, davanti a questa nomina. Loro erano tutti molto più anziani di me, ma non necessariamente avevano più esperienza. Secondo il mio Sifu, la maggioranza di loro


sono Sidai (fratelli giovani di Kung Fu). Il che vuol dire che nessuno di loro ha imparato tanto e così intensamente. Ovviamente, io non posso giudicare questo. Essi erano lì quando io imparavo, così come io c’ero quando lo facevano loro. C.N.: Lei è stato designato come il primo non Cinese, successore del lignaggio dello stile del Chiu Chi Ling Hung Gar Kung Fu. Com’è stato e cosa ha rappresentato tutto ciò? M.S.: Nel 2009 (non sono certo della data) a San Francisco, la città scelta dal mio Maestro per vivere, quando io mi trovavo lì, mi trattava come se fossi un figlio e per la prima volta, entrai a far parte della sua vita familiare. Mi stava portando all’aeroporto di S.Francisco e durante il tragitto, mi disse che sperava che lo potessi accettare e farlo. Io accettai ed entrambi sapevamo di cosa stavamo parlando. Nel 2007 in Canada, comunicò la cosa pubblicamente per la prima volta. Allora, un allievo divenne così geloso che non volle più praticar con il Gm Chiu Chi Ling. Da quel momento, il Gm Chiu è stato un po’ più cauto... Non vuole causare gelosie in nessuno. Ma questa notizia si era sparsa tramite alcuni video, su Youtube. Per me ha rappresentato moltissimo. Mi rende molto felice poter rappresentare questo stile, questo lignaggio. Spero che mi potranno perdonare se ho fatto qualcosa di sbagliato. Io ci metto tutto il mio impegno! C.N.: Adesso lei è un Gran Maestro. Come si diventa Gran Maestro? M.S.: Ci sono tre strade per essere Gran Maestro: 1. Aver formato dei Maestri. Io ho formato Maestri. Il mio grado di Maestro è stato riconosciuto dal GM Chiu Chi Ling. 2. La comunità del Kung Fu legittima la persona in questione, come Gran Maestro. Da circa il 2006, sono riconosciuto da diverse organizzazioni internazionali come Gran Maestro. Nel 2012 e nel 2013 ho vinto il Malesia la “Martial Arts Top Level Demonstration Match”, nella categoria di Gran Maestro. 3. Essere il capo dello stile. Non lo sono (ancora), ma questo accadrà. C.N.: Per tutta la gente che hanno visto lei e il suo Maestro insieme, la sua posizione è chiara in quella antica e conosciuta famiglia del Kung Fu. Raramente si vede tanta cordialità e rispetto. Grazie mille, Gran Maestro Martin Sewer, per questa intervista. Saremmo lieti di conoscerla ancora meglio in futuro. M.S.: Grazie mille a voi. Grazie ai vostri lettori per l’interesse nelle nostre antiche arti. Con piacere scriverò di nuovo nella vostra rivista.


Avi Nardia “Un cavaliere con un’armatura luccicante è un uomo che non ha mai messo davvero alla prova il suo metallo” ANONIMO Testo: Avi Nardia, Tim Boehlert Foto: Ken Akiyama e Archivi di Budo International Traduzione a cura di: Leandro Bocchicchio

Nel seguente DVD che abbiamo prodotto insieme alla rivista Budo Inter national, vedr emo alcune idee delle Ar ti Mar ziali tradizionali combinate a tecniche e varianti del combattimento corpo a corpo moderno. Spesso vedo “er oi” che insegnano Ar ti Marziali e discipline da combattimento. Si dice che dopo una guerra, il mercato si riempia di eroi e di storie su quest’ultimi. Molti israeliani scrivono libri autobiografici all’età di 24 anni. Ho conosciuto molti nuovi Gran Maestri. Ho conosciuto uomini che dopo essersi allenati pochi giorni con me, nei quali a malapena sono arrivati in fondo, ora sono dei Gran Master! Gli allievi che ho espulso dall’eser cito o dall’accademia adesso insegnano ciò che è “reale”, insieme alle loro storie di guerra e le esperienze di vita. Tutto questo fa si che mi domandi come le arti marziali israeliano siano state adulterate al livello in cui si trovano attualmente. Questa nuova ondata di Artisti Marziali e utenti di internet, vanno di film in film, e pare che pratichino Arti Marziali a folate, e i loro sogni e obbiettivi vengano rispecchiati nei film sulle Arti Marziali più recenti di Hollywood e non riescono a comprendere che è l’uomo che nobilita il titolo e non viceversa.

Combattimento Corpo a Corpo (CQB) le idee non sono nuove. “Studiare il vecchio è capire il nuovo”. – Hanshi Patrick McCarthy Suijutsu (n giapponese), la storia ci racconta che un combattimento poteva avvenire in qualsiasi luogo, e per questo un Samurai doveva essere pronto per farlo in ogni momento – sommerso dall’acqua del mare o di un fiume, per esempio. Nelle epoche antiche, un Bushi doveva studiare molte Arti Marziali e discipline, a partire dall’equitazione, al nuoto e anche calligrafia, musica e cultura per essere una persona dalla mente aperta e avere un punto di vista ampio, aldilà della sua abilità.


Difesa Personale


Difesa Personale Scherzando, ho sempre detto che nelle Arti Marziali israeliane abbiamo anche il ‘Sue Do’: l’Arte di reclamare! Ho avuto almeno 2000 cause, tutto grazie ad alcuni comportamenti sporchi da parte di alcuni avidi avvocati che sono stati in Israele alcuni giorni, visita turistica inclusa, che quando sono tornati in patria, erano diventati esperti di Arti Marziali israeliane e che in realtà stavano tentando di sfruttare il marchio. Quando mi sono trasferito negli USA, io ero uno dei pochi che combatteva contro tutto quello. Con il risultato che essi mi hanno attaccato in molti forum in tutti i modi, pagando addirittura dei cyber-criminali per calunniarmi attraverso la creazione di un blog che faceva riferimento al sottoscritto come un truffatore, dicendo che essi erano gli unici e gli originali. Nessuno di loro ha prestato servizio nell’esercito israeliano, neppure per un’ora, ne nella Polizia, però, in qualche maniera, miracolosamente, conoscevano le Arti Marziali Israeliane e vendevano diplomi per insegnarle! È stato davvero divertente vedere come questi diplomi fossero firmati da Imi Lichtenfeld, che era morto 15 anni prima, ma, non si sa come, si sono attrezzati per apporre le firme sui loro attestati. Durante quel periodo mi dicevo che dovevo combattere nei tribunali, o nei forum, in qualsiasi posto su internet, in mare o per aria, perché è una parte di ciò che credo rappresenti il CQB. Dobbiamo poter combattere ovunque ci si trovi. Ho lottato contro le calunnie e non mi sono mai arreso. Non andava e ancora non va bene. Quando insegniamo e studiamo Arti da combattimento dobbiamo ricordare: la cosa importante delle Arti Marziali da combattimento è l’aggressività, il coraggio e la determinazione. Lo spirito di non mollare mai. E quando vedo i differenti sistemi di combattimento che ci sono, non importa dove e quando sono stati ‘fatti’, hanno comunque un comune lineage. Ma questa linea vuol dire anche brutalità e dobbiamo ricordare un fatto ulteriore – l’età. E non dobbiamo scordarci dei traumi. Le Arti più combattive si insegnano ai ragazzi dai 18 e 22 anni, che sono nel fiore dei loro anni! Qualsiasi ex-soldato ammetterà che “si, eravamo giovani e il corpo paga il prezzo delle ferite che ci portiamo dietro, per il resto della nostra vita”. Tutti devono ammettere che bisogna ascoltare il corpo e allenarsi in maniera intelligente. Sono stato invitato all’Università Wingate dello Sport, in Israele, per tenere una conferenza sul tema “Lento è veloce”. Sono stato pagato dal governo israeliano per spiegare il concetto che le ossa sono in un processo di crescita costante fino ai 22 anni, e come la tensione nelle ossa stesse e nelle articolazioni possa creare danni che ci trascineremo per tutta la vita. Che i muscoli sono più veloci a crescere e ad adattarsi e perché ci dobbiamo allenare più lentamente per costruire un sistema. Quando mi chiedono perché arruoliamo i nostri giovani nell’Esercito di Israele a 18 anni, la risposta è semplice: sono troppo giovani per capire, facili da manipolare e dirigere. In età più avanzata, sarebbero meno ingenui e forse si potrebbero anche rifiutare. Dopo aver visto tanti soldati, poliziotti e membri delle forze speciali in tanti anni come istruttore, ho potuto anche vedere diversi tipi di traumi. Cosa significa uccidere una persona? “Il peso di essere cosciente di aver ucciso un’altra persona è grande. Ho visto ragazzi perdere la fede e ho visto ragazzi acquisirne una nuova, attraverso un corso chiamato: L’Anatomia di un omicidio”. Si tratta di ciò che i proiettili possono fare alle persone”, dice. “la maniera in cui penetrano nel corpo, che tipo di danni provocano, la differenza tra organi morbidi e organi duro, cosa succede quando il proiettile penetra, come dispiegare una ronda per far si che spari prima e faccia più danno”. Un amico mi ha chiesto, come ci si allena per quello e cosa si insegna? È un argomento difficile. Parliamo a civili o all’Esercito?


Difesa Personale Ai miei tempi portavo gli allievi dell’Unità Anti-Terrorismo all’obitorio dell’ospedale per mostrar loro i corpi. Le parti in seguito a gravi incidenti. Ricordo due amici che sono stati coinvolti in situazioni di attacchi suicidi e entrambi mi hanno detto che ogni volta sono entrati in azione con la giusta mentalità, che hanno agito professionalmente come avrebbero fatto un medico o un’infermiera nella stessa situazione, ma una volta hanno commesso un errore e agendo in maniera sbagliata, e con mentalità scorretta, perdendo la persona sotto le loro cure. Quindi, possiamo costruire, ma questo non vuol dire che un giorno non sbaglieremo. Il combattimento è un tema delicato e perciò mi piace insegnare anche il maneggio della spada nel combattimento corpo a corpo, in quanto è l’ultima parte prevista del CQB. Una guerriglia è un combattimento corpo a corpo disorganizzato con un gruppo di combattenti. Una guerriglia accade quando dei gruppi combattono tra loro senza tener conto di tattiche di gruppo o di agire come un’unità. Ogni combattente combatte da solo. “Tra i tanti tipi di lotta che abbraccia il termine generale ‘il combattimento corpo a corpo’ è compreso il combattimento medievale antico e le tipologie di corpo a corpo moderno e di combattimento a corta distanza (CQC). Il corpo a corpo avviene quando forze militari opposte si scontrano in aree ristrette, uno scenario che si incontra di frequente nella guerriglia urbana. Le Tattiche Militari di piccole unità, tradizionalmente considerate come forme di combattimento corpo a corpo, includono la lotta a mano nuda o con armi affilate, come spade, coltelli, asce, o altri strumenti. In tempi più recenti (dalla II Guerra Mondiale), il termine ‘combattimento corpo a corpo’ è arrivato anche a definire il combattimento senza armi, così come il combattimento con armi da fuoco e altre armi da lunga distanza, se usate a corto raggio. William E. Fairbairn, colui che ha organizzato e diretto il famoso Shanghai Riot Squad della Polizia Municipale di Shanghai, ha ideato un sistema di combattimento corpo a corpo per soldati e civili che porta il suo nome, «il sistema Fairbairn», che comprende l’uso dell’arma da fuoco, coltello se tecniche delle Arti Marziali senza armi. Da allora, il termine ‘combattimento’ si è anche utilizzato per descrivere uno scontro fisico da corta distanza tra nemici che non partecipano ad un conflitto militare, per esempio in sommosse e altre situazioni violente tra le forze dell’ordine e i civili. Il Combattimento corpo a corpo, a volte abbreviato come HTH o H2H, è un confronto fisico, letale o non letale, tra due o più persone a distanza molto ravvicinata (distanza di presa) che non implichi l’uso di armi da fuoco o di altre armi a distanza”. 1. Sebbene si trovi la frase ‘mano a mano’ riferita al combattimento senza armi, il termine è generico e può comprendere l’uso delle armi da colpo in un attacco a distanza di presa, come coltelli, bastoni, mazze o armi improvvisate, come strumenti di difesa.


Difesa Personale 2. Mentre il termine ‘combattimento mano a mano’ in origine si riferiva principalmente agli scontri del personale militare sul campo di battaglia, può essere anche riferito a qualsiasi confronto fisico tra due o più contendenti, compresi poliziotti e civili. 3. Combattimento a corta distanza, a una distanza un po’ più lunga di quella della presa, di solito si definisce il corpo a corpo, o combattimento corpo a corpo. Può includere armi e metodi letali e non letali, a seconda delle restrizioni imposte dal diritto civile, dalle regole d’ingaggio militari, o dai codici etici. Il Combattimento corpo a corpo

con armi da fuoco o altre da distanza per combattenti militari a livello tattico, viene moder namente denominato battaglia corpo a corpo. L’Esercito degli USA utilizza il termine “combattivi” per descrivere vari sistemi militari di combattimento usati nell’addestramento del corpo a corpo, sistemi che possono comprendere tecniche eclettiche di varie Arti Marziali e sport da combattimento. Combattimento corpo a corpo (CQC), Battaglia Corpo a Corpo (CQB) o Lotta Corpo a Corpo è un confronto fisico tra due o più combattenti. Può aver luogo tra unità militari, poliziotti e criminali, e altre azioni simili. Nella guerra, in generale, consiste in piccole unità o team che attaccano il nemico con armi da distanza molto corta, fino a 30 metri, dalla prossimità del combattimento mano a mano, sino alla distanza di combattimento nella quale si usano le armi da fuoco da corto raggio, in luoghi chiusi, scenario di combattimenti alquanto tipico, gli attaccanti cercano di colpire molto velocemente e con violenza un veicolo o una struttura controllata dai difendenti, che in genere non hanno una via agevole per ritirarsi. A causa del fatto che i nemici, gli ostaggi/civili e i compagni degli operatori possono essere strettamente coinvolti, i combattimenti a corta distanza esigono

un assalto rapido e un’applicazione precisa della forze letale. Gli operatori devono avere grande abilità con le armi e la capacità di prendere decisioni in frazioni di secondo, allo scopo di minimizzare le perdite. I criminali a volte usano tecniche di combattimento corpo a corpo, come in una rapina a mano armata, o in un’evasione dal carcere, ma la maggior parte della terminologia proviene dall’allenamento utilizzato per preparare soldati, poliziotti e altre autorità. Pertanto, il materiale relazionato con i combattimenti a corta distanza viene redatto

corpo a corpo è un concetto tattico che fa parte delle nozioni strategiche della guerriglia urbana, ma non tutti i casi di corpo a corpo sono necessariamente un esempio di guerriglia urbana; una foresta è potenzialmente uno scenario di scontri corpo a corpo. Fonte: Manuali del CQC, Oltre la tecnica. Dopo aver insegnato per molti anni, mi rendo conto di come lo spirito e la mente devono essere al loro posto. Molte volte sono più importanti di un corpo preparato alle arti combattive. Il problema sta nel pensare come condividere tutto ciò con gli allievi, in

con la prospettiva delle autorità che devono entrare nella fortezza in cui i nemici (OPFOR) si sono trincerati. Esempi classici sono le operazioni di comando tra le linee nemiche e il salvataggio degli ostaggi. Anche se c’è una considerevole analogia, il combattimento corpo a corpo non è sinonimo di guerriglia urbana, adesso conosciuta con l’acronimo MOUT (operazioni militari in territorio urbano), FIBUA (combattere in aree in costruzione), o OBUA (Operazioni in zone edificate) in Occidente. La guerriglia urbana è un campo molto più ampio, compresa la logistica e il ruolo delle armi collettive come mitragliatrici pesanti, mortai e lanciagranate, così come dell’artiglieria, delle protezioni e del supporto aereo. Nei combattimenti a corta distanza, l’enfasi è posta nelle piccole unità di fanteria che utilizzano la luce, su armi compatte che si possono portarsi dietro e utilizzare facilmente in spazi ridotti, come carabine, mitragliette, fucili, pistole, coltelli e baionette. Come tale, il combattimento

gran parte giovani e senza esperienza, che possono avere gli occhi solo nell’armatura brillante e nel coraggioso cavaliere, e anche nel modo di far loro intendere lo Zanshin e il Kamae. Mentre parlavo con un amico di Arti Marziali tradizionali, ho potuto vedere come spiegava il Kendo e ciò è il meglio che ho imparato del Kendo stesso, Ora sono un insegnante. Ero molto sorpreso, ma allo stesso tempo felice di ascoltare e comprendere il Kamae. Kokoro no kamae è l’atteggiamento del cuore e della mente. Nell’allenamento del Budo si assume una postura per salvaguardare i propri punti deboli e far si che per il nemico sia difficile attaccarli; e allo stesso tempo, è una strategia per scoprire i punti deboli dei nemici. Se affrontate un avversario senza un kamae, sarete un bersaglio facile. L’uso basilare del kamae si impara sia dalle prime lezioni dei principianti. Ci correggiamo fisicamente in una data maniera, in risposta a ciò che il rivale ci mostra. Abbiamo imparato che in ogni


kamae ci sono modi più propizi per muovere l’attacco e la difesa e altri meno. Si impara dai punti forti e deboli di ogni postura e la maniera di utilizzarli strategicamente contro vari tipi di attacchi. Possiamo anche vedere il kamae negli sport. Nel football e nel basket, per esempio, l’uso di allenamenti per rispondere agli allenamenti degli avversari e hanno opzioni per utilizzare la base dei rispettivi aggiustamenti dei rivali. Il kamae è presente anche in giochi come gli scacchi e naturalmente nella guerra in termini di formazioni da battaglia. Aldilà del kamae (mettere fisico soltanto le braccia, le gambe e il corpo in una m a n i e r a specifica), c’è il kamae mentale. Se osserviamo di nuovo i fondamentali fisici, è presente anche lì un aspetto mentale.

C’è chi desidera usare il proprio corpo per ingannare il nemico. Questo è Kyojitsu Tenkan basilare… Il Kyojitsu tenkan spiegato a livello base, significa che ciò che il nemico può davvero percepire e prima della sua reazione, non è la reale intenzione del soggetto. Se sembra che la gamba è aperta per un attacco, non lo è, se il braccio pare sia messo lì per essere afferrato, è perché qualcuno vuole che lo sia. Le reali debolezze sono nascoste, e i veri punti di forza anche, come le prime. Molte persone non arrivano mai a sviluppare queste capacità, anche a questo livello (e si perdono la maggior parte dell’Arte di farlo), ciò che non deve sorprenderci è che quando si tratta di kamae mentale e spirituale, la maggioranza non ci pensa nemmeno a quello, per cui non lo allenano, ne accrescono la loro abilità grazie a quello. La vita è un combattimento, non uno sport! “Fai della tua postura di combattimento, la tua postura quotidiana” Miyamoto Musashi “Fai attenzione all’ego, sarà la tua perdizione…”

Rituale del gatto Quando il Maestro spirituale e i suoi discepoli cominciarono la meditazione della sera, il gatto che viveva nel


Difesa Personale monastero fece un tale rumore che li distrasse. Quindi il maestro ordinò che il gatto venisse legato durante la pratica notturna. Anni dopo, quando il maestro morì, il gatto continuava ad essere legato durante la sessione di meditazione. E quando il gatto alla fine morì, un altro gatto fu portato al monastero e legato. Secoli dopo, alcuni eruditi discendenti del Maestro spirituale, scrissero dei trattati accademici sul significato religioso del legare un gatto per la pratica della meditazione.

Fonte: tradizionale Alcuni giorni fa degli musulmani radicali hanno sequestrato tre giovani ebrei, assassinandoli a sangue freddo. Questo atto ha provocato una nuova scia di odio in Israele. Molti israeliani hanno chiesto vendetta. Si tratta di un fatto di cronaca recente, trasmesso a livello internazionale – in tutto il mondo. “Occhio per occhio” è la richiesta di vendetta di tanti. Se questa è la strada che prenderemo, allora saremo presto ciechi. Questo fatto ha causato il tentativo di sequestro di un bambino di 8 anni, da parte di ebrei radicali, terroristi religiosi; il bimbo è stato salvato all’ultimo momento dalla madre. Questa, per fortuna, è stata in grado di frustrare il tentativo di sequestro. Il giorno seguente, questi ebrei radicali sono riusciti a rapire un ragazzo musulmano di 15 anni e lo hanno bruciato vivo. Che vergogna! E’ disumano! La madre di uno dei ragazzi ebrei che sono stati assassinati, Naftali Frenkel, RIP, ha detto che “non esiste alcuna differenza tra un sangue e l’altro, o tra una religione e l’altra…un omicidio è un omicidio”. Queste parole di una madre in lutto, dimostrano che lei è una guerriera. I guerrieri non si abbassano al livello delle altre persone; essi vivono in modo indipendente, secondo le proprie regole e il loro codice d’onore. Credo che queste parole siano molto importanti in questi giorni tristi in Israele, poiché si vede quanto la gente possa cadere in basso. Ciò mi rattrista e mi affligge allo stesso tempo. Tre terroristi sequestrano tre ragazzi e li uccidono, semplicemente perché sono musulmani radicali e i ragazzi erano ebrei. Come risposta, sei uomini ebrei radicali sequestrano un povero ragazzo palestinese e lo ammazzano brutalmente nella maniera più perfida – bruciandolo vivo. Queste azioni non rappresentano gli israeliani, tantomeno le credenze religiose. Queste persone sono criminali malati ed esseri umani spietati. Non sono guerrieri, sono solo dei codardi. E’ un affronto persino chiamarli umani. I terroristi sono terroristi e criminali di guerra, che siano musulmani o ebrei, non rappresentano nessuna religione. In qualità di Maestri responsabili, dobbiamo evitare che questo mondo pazzo si degradi ancora di più, attraverso l’educazione, formando dei guerrieri che seguano il cammino dell’onore, dell’amicizia e della pace. La religione non è il problema, ci sono un sacco di guerre iniziate da atei (Hitler, Stalin e altri). Il problema è la natura umana. Sfortunatamente, troppe persone sono pecore che seguono ciecamente il dogma di un qualsiasi gruppo con cui si identificano. Che sia fondamentalismo islamico o il “politically correct”, il problema è sempre lo stesso: il pensiero collettivo, l’intolleranza e l’arroganza di credere di aver ragione e che tutto ciò che non la pensa come noi, sia sbagliato. Odiare è facile. Per questo, nelle Arti Marziali tradizionali si insegna ai nostri allievi a insegnare con amore, pace e tolleranza, e quando dobbiamo insegnare Arti da combattimento, a volte ci preoccupiamo solo di come fare danni o uccidere, ma ci dimentichiamo dei costumi e dei valori. Se si indaga sulle antiche usanze m i l i t a r i giapponesi, si vede che hanno s e m p r e proseguito nel segno del Jutsu: il Kenjutsu divenne Kendo Jujutsu, dopo Judo, quindi da essere solo


Avi Nardia l’Arte e l’abilità, passò ad essere “La Via”. Il metodo dell’epoca moderna deve essere insegnare l’amore, la pace e la tolleranza, e non solo l’abilità. Oggi nelle MMA si sta tornando indietro, alla sola abilità, insegnando soltanto a fare danni e a vincere, ma non mettendo l’accento sui punti davvero salienti. Stiamo insegnando in modo corretto e alle persone giuste? Tutto questo mi ha spinto a lasciare la “famiglia” e a costruirne una mia, che seguirà i valori e la morale. Questa è la storia della “famiglia”: Un giorno un uomo camminava nel bosco e incontrò una scimmia. Salutò la scimmia e si sorprese quando questa gli ricambiò il saluto con un “ciao amico!” L’uomo non sapeva che le scimmie parlassero e perciò le domandò come facesse. La scimmia disse “si, possiamo parlare, solo che non lo facciamo vedere”. Allora l’uomo gli disse che “le persone dicono che scimmie ed esseri umani appartengono alla stessa famiglia”. La scimmia era felice di trovarsi davanti al suo “nuovo” parente e non smise di gridare “la mia famiglia, la mia famiglia!” All’improvviso, dal nulla, un leone attaccò i due e la scimmia trascinò l’uomo con se sul suo albero e salì in alto, in un posto più sicuro. Il leone disse “lascia andare l’uomo, mangerò solo lui e lascerò te libero di andare”. La scimmia rispose: “nemmeno per idea, fa parte della mia famiglia”. Nella lunga notte l’uomo alla fine si stancò di aspettare che il leone affamato se ne andasse, per cui chiese alla scimmia di stare di guardia mentre lui dormiva, e disse che quando lei sarebbe andata a dormile, lui avrebbe fatto lo stesso. Mentre l’uomo dormiva, il leone chiese di nuovo alla scimmia di far cadere l’uomo, cosicchè lei sarebbe stata libera. Ma la scimmia replicò nuovamente “No. Siamo una famiglia”. Quando l’uomo si svegliò, disse alla scimmia di andare a dormire e che lui sarebbe stato di guardia. La scimmia andò a coricarsi e il leone disse all’uomo: “getta la scimmia di sotto perché la possa mangiare e sarai libero!” L’uomo non se lo fece dire due volte e lanciò la scimmia di sotto, ma questa si svegliò prontamente e prima che il leone potesse afferrarla con i suoi artigli, saltò di nuovo sul’albero e tornò rapidamente dove l’uomo era seduto al sicuro. Fu davvero vergognoso per l’uomo. Entrambi sapevano ciò che era successo, ma nessuno ne parlò. Quindi in leone si addormentò e la scimmia disse all’uomo: “andiamo!” e percorse in sicurezza tutta la strada fino ai confini della foresta e si congedò. Mentre l’uomo iniziava a camminare, la scimmia lo chiamò e gli disse: “Posso chiederti un favore?”, “Si” rispose l’uomo, contento che la scimmia lo considerasse ancora un amico, malgrado quello che lui le aveva appena fatto. La scimmia gli disse: “potresti non dire a nessuno che siamo una famiglia?” Tutto questo mi riporta ancora alle Arti Marziali israeliane, e dal momento che sono stato pugnalato alle spalle da ‘amici’ e da altre persone avide, disposte a vendere la mia amicizia per pochissimo denaro, ho semplicemente deciso di affermare: “Per favore, non dite che siamo una famiglia”. Perché io ho costruito la mia famiglia chiamata GUERRIERO, perché i guerrieri seguono il loro cuore e conservano i valori morali! Questa è la mia famiglia.


Difesa Personale


Weng Chun


L’ a r m a s e g r e t a d e l l ’ a n t i c a strategia di combattimento cinese del Weng Chun per sconfiggere avversari più grossi e forti, è combattere contro la struttura del rivale, invece che contro la sua forza e velocità. Per quello, gli a n t i c h i M a e s t r i d i We n g C h u n crearono il poema delle 16 strategie: Loi Lau Hoi Song, Huen Lau Kau Da, Kwun Fan Jeet Chuen, Chum Kiu, Biu Chee. saminiamo per primo il Kwun Fat Jeet Chuen e il Chum Kiu Biu Chee: Kwun, sistemi di avvolgimento. La strategia Kwun, per esempio, utilizza una rotazione interna del braccio, per creare una leva nell’attacco in entrata dell’avversario. Sia se si attacca con un pugno o con un calcio, con l’influenza del Kwun possiamo replicare il colpo da un angolo sicuro, o parare o intrappolare il bracci o la gamba, e utilizzare questa situazione per nuovi attacchi. Un altro metodo è usare la leva per la creazione di una pressione costante in avanti, per distruggere la struttura del rivale. Realizziamo l’avvolgimento utilizzando le braccia, le gambe, le mani, i piedi, le spalle, le anche, o tutto il corpo. Fan, significa dividere. La strategia fan punta a dissipare la forza dell’avversario. Un buon esempio di Fan è il doppio pugno rovesciato del Weng Chun, dove deviamo e dirigiamo l’attacco in entrata dell’avversario con un braccio, mentre allo stesso tempo lo colpiamo con la parte posteriore del pugno dell’altro braccio, questo spinge l’avversario verso il vostro attacco, moltiplicando il danno e al contempo squilibrandolo. Il palmo della mano in alto/Tan Sao, è anch’essa una tecnica di mano molto nota del Weng Chun, che utilizza la strategia Fan. La strategia Tan Sao Fan si può combinare con un pugno un calcio simultaneo.

E

Testo: Andreas Hoffmann, Christoph Fuß, Foto: Gabriela Hoffmann, Budo International Traduzione a cura di: Leandro Bocchicchio

Difesa Personale Weng Chun: come rendere inutilizzabile la velocità e la potenza di un avversario!


Weng Chun


Weng Chun Jeet significa tagliare, intercettare e si utilizza per interrompere la sincronizzazione dell’opponente o per intercettare il suo attacco. Ad esempio, se egli sta preparando un calcio, possiamo fare Jeet per intercettarlo. L’idea è tagliare il ritmo del combattimento degli avversari e/o la preparazione dei loro attacchi. Un buon momento per utilizzare l’intercettazione Jeet è anche quando l’avversario cambia il lato del proprio attacco, perché allora, in genere, si sbilancia un po’, il che provoca che il suo attacco venga alterato dall’utilizzo dell’intercettazione Jeet. Un aspetto

interessante dell’intersezione Jeet, è il livello di applicazione mentale, attaccare l’avversario nello stesso momento in cui egli si prepara all’azione. Prendendolo di sorpresa e travolgendolo, il combattimento diventa più facile. Così, lui sarà sempre un passo indietro a voi. Chuen significa pollice, piccolo e la strategia Chuen utilizza un piccolo cambio rapido, per esempio, della nostra mano, per inserirsi nell’attacco dell’avversario, dando così l’opportunità di passare alle sue spalle e attaccarlo da questa posizione di superiorità. Conoscere il piccolo punto, a volte cambia radicalmente la posizione con l’avversario: solo un leggero cambiamento del punto debole potrebbe portare a una posizione completamente diversa nei confronti dell’avversario. Come combattenti è necessario che conosciate i dettagli, soprattutto a livelli superiori. Chum significa scendere, sprofondare, ridurre, pertanto la strategia chum mira alla riduzione della struttura del rivale. Per esempio, se attacca con un atterramento con entrambe le gambe, noi aumenteremo la sua discesa attraverso il suo avambraccio, per cui perderà l’equilibrio e potremo controllare da una posizione vantaggiosa, in questo caso, mediante dei colpi. Kiu significa ponte e secondo la strategia del ponte, il combattente di Weng Chun adotta sempre una posizione adeguata in relazione all’attaccante, a t t r a v e r s o l’applicazione di una forza


proporzionalmente ridotta, per cui è in grado di controllarlo senza sforzo. Se l’avversario attacca, sta offrendo un ponte che si può sfruttare. Un altro detto sul Kiu è: “Kiu Loi Kiu Seung Go”, che vuol dire, “Se c’è un ponte, attraversalo dalla parte superiore”. Biu significa scagliare delle frecce e seguendo la strategia di Biu, possiamo, ad esempio, eseguire un colpo intermedio dall’interno verso l’esterno, soprattutto con l’avambraccio e il colpo delle dita per confondere il nemico, per rompere il suo ritmo (strategia “Jeet”) sorprendendolo con un attacco di dita rapido. Specialmente se facciamo C h u m , abbassate (la

sua struttura), potete così continuare facilmente con un attacco Biu (frecce) e sbilanciare l’avversario. Chee significa dito, pertanto, per la strategia Chee, basta sapere come usare le dita per scagliare dei dardi o afferrare. Possiamo considerare queste antiche strategie di Weng Chun come universali. Io le uso nello Sparring Sanda, nell’allenamento al Chi Sao, nel Brazilian Jiu Jitsu, nel Tui Shou Tai Chi e Pakua, ecc. è possibile trovare queste strategie dietro le tecniche, a patto che si esamini il combattimento più da vicino. Il compianto Wai Yan, Gran Maestro cinese di Weng Chun, fu l’unico dei Grandi Maestro che conobbi in Cina, che comprese e applicò questo principio rivolto allo stile di combattimento. La sua vita e la sua opera nel Weng Chun, dopo la II° Guerra Mondiale, consisteva nell’unificare tutte le tradizioni del Weng Chun Kung Fu nella sua famosa scuola Dai Duk Lan e comprendere i principi e le strategie profondamente implicite. L’allenamento quotidiano e il duro combattimento nella Dai Duk Lan con Grandi

Maestri di Weng Chun, così come con altri Maestri di altri stili, come il GM Yip Man ecc…, diedero modo al Weng Chun Kung Fu di raggiungere un alto livello, nel dopoguerra. Io stesso sono divenuto il suo ultimo studente e oggi sono concentrato nell’insegnamento di alto livello di questa Arte Marziale (Weng Chun) in tutto il mondo. Questa è la ragione per cui gli atleti di Weng Chun hanno così tanto successo, anche se sono pochi. Fate parte dell’evoluzione del Weng Chun e unitevi alle nostre scuole. Visitate: HYPERLINK: "http://www.weng-chun.com" www.weng-chun.com


Weng Chun


Il 2015 sembra essere un anno molto speciale. Anno di cambiamenti, che porta, come necessità, l’ idea di essere umano, con obiettivi, percorsi ed equilibri netti e consolidati. In una società mutevole, ricca di conflitti, si percepisce sempre più il bisogno di creare uomini, prima ancora che combattenti. L’ Arte Marziale è in grado di aprire una via maestra per accedere a questi percorsi. Lo sviluppo delle abilità fisiche riveste una funzione di “buon inizio” ma non di elemento esclusivo, essendo, la componente fisica, parte di un insieme più ampio. Per toccare l’ essere umano in profondità l’ Arte Marziale risveglia il corpo, educandolo al superamento dei propri limiti, della minaccia fisica, per

aprire un accesso alla componente mentale. Corpo e mente, intimamente collegati, evolvono simultaneamente. La connessione psico – fisica apr e un passaggio alla parte più elevata di noi stessi. La nostra essenza: lo Spirito, rappresenta quello che realmente siamo, la nostra parte lucente, il motivo per cui siamo su questa terra. Recuperare la consapevolezza della nostra essenza spirituale, occultata dal caos a cui siamo assoggettati dalla società in cui abbiamo accettato di vivere, ci colloca in armonia con il percorso che abbiamo scelto e ci aiuta ad operare scelte allineate con la nostra Via spirituale. Maggiore consapevolezza corpo / mente / spirito, comporta una più efficace gestione dei conflitti che la vita ci impone.


Il Kenpo come disciplina motoria L’ atto motorio deve essere considerato espressione dell’ interazione di 3 sistemi funzionali: PERCETTIVO Ricezione stimoli e sensazioni ELABORATIVO Elaborazione segnali per opera del sistema nervoso EFFETTORE Invio risposta esecutiva - movimento Un impulso nervoso, frutto delle stimolazioni ricevute dagli analizzatori, è la causa della contrazione muscolare che genera il movimento. Il Fu – Shih Kenpo, attraverso specifici esercizi, intende condizionare questo percorso affinché le stimolazioni percettive creino reazioni naturali ed automatizzate e quindi non gestite dal sistema nervoso a livello cosciente. Risultato: efficienza, istintività, capacità di reazione complementare al movimento dell’ avversario. La costruzione delle abilità motorie prevede tre fasi di apprendimento per ottenere e consolidare queste capacità Fase 1 – Coordinazione base Acquisizione di un compito motorio semplice. Pochi Fu Shih Kenpo Karate Italia Luigi Buccioli, Marcello Spina info@fskitalia.com www.fskitalia.com

elementi, chiari e precisi per acquisire una solida base. Questa fase può essere ricca di errori e rinunce per cui l’ aspetto motivazionale e la presenza attiva dell’ Istruttore sono determinanti. Fase 2 – Coordinazione fine I movimenti base vengono automatizzati ed eseguiti in presenza di parametri sfavorevoli: affaticamento, equilibrio precario, variazione della velocità, variazione forza. Fase 3 – Disponibilità variabile Elevato tasso tecnico esecutivo anche in presenza di elementi di disturbo e situazioni nuove, impreviste. Il sistema nervoso passa da una azione volontaria ad una azione completamente automatizzata.

Arte del combattimento La metodologia FSK Italia Come altre forme di apprendimento motorio, l’ addestramento nel Fu Shih, si sviluppa seguendo 3 fasi, complementari ed integrative. Ogni fase presenta elementi essenziali per lo sviluppo della successiva e tutte e tre sono indispensabili per la formazione del


Fu Shih Kenpo

possibile operare una corretta formazione della meccanica del movimento, senza elementi di disturbo. Fase 2 – Potenziamento dei mezzi Il secondo blocco di lavoro, dedicato allo sviluppo della coordinazione fine, introduce maggiore carico agli schemi motori di base e sviluppa qualità percettive ed energetiche. Il potenziamento dei mezzi non incide sull’ aspetto qualitativo della tecnica (non introduce movimenti e catene cinetiche nuove) ma sull’ aspetto “quantitativo”: maggiore velocità, maggiore potenza, maggiore abilità percettiva, maggiore controllo dell’ equilibrio.

Kenpoka a livello fisico, mentale e spirituale. Fase 1 - Forma Gli esercizi dedicati a questo aspetto, definiti nelle discipline pugilistiche “shadow boxing”, nelle Arti tradizionali vengono identificati con il termine “Kata” o “forma”. Tale definizione non deve far pensare unicamente alle forme codificate, ma anche a tutti quegli esercizi che, attraverso l’ allenamento del “vuoto”, costruiscono e sviluppano il livello coordinativo di base. Il Kenpoka è chiamato ad apprendere gli schemi motori fondamentali, i componenti, “l’ alfabeto tecnico” che consentirà, seguendo un adeguato iter di apprendimento, di comporre parole, frasi e dialoghi complessi e liberi. Maggiore è l’ attenzione e la precisione con cui vengono formati questi elementi, più gli stessi diverranno disponibili in caso di bisogno, espressi con naturalezza ed istintività. In questa fase di studio della forma, è essenziale praticare senza eccessivi sovraccarichi energetici e senza l’ intervento del compagno, affinché sia


Le metodiche di allenamento di questo blocco mirano, pertanto, ad aumentare i carichi, senza però perdere il livello qualitativo acquisito attraverso la forma. Il Kenpoka otterrà una disponibilità energetica reale da poter utilizzare al momento opportuno, senza cadere in blocchi posturali che inevitabilmente sopraggiungono quando il corpo, in mancanza di questo specifico allenamento, è costretto da un eccessivo carico energetico. Gli esercizi che fanno parte della fase 2 possono essere suddivisi in 3 tipologie: - Potenziamento dei mezzi offensivi: guanti, pao, sacco, potenziamento con sovraccarichi. Esercizi essenziali per una efficacia reale, per imparare a sviluppare piena potenza nelle fasi attive, collegare struttura e biomeccanica alla tecnica, educare il corpo ad esplodere. - Potenziamento dei mezzi difensivi: esercizi per lo sviluppo della coordinazione, dei riflessi e della sensibilità necessaria al contatto con il corpo dell’ avversario, dedicati alla gestione dell’ energia che l’ opponente immette nel nostro corpo, per poterla assorbire ed utilizzare a nostro vantaggio. - Potenziamento dei mezzi propriocettivi e strutturali: esercizi che utilizzano appoggi precari, ciocchi di legno, tavolette propriocettive, ecc, per poter migliorare la gestione del baricentro ed il controllo dei movimenti compensatori che sopraggiungono in caso di perdita di equilibrio. Fase 3 – Applicazione Gli esercizi applicativi contribuiscono alla formazione di quell’ abilità definita disponibilità variabile, la possibilità, cioè, di adattare tecnica, coordinazione, potenza, sensibilità ed equilibrio, ad una situazione sempre nuova e mutevole (combattimento, difesa personale) mantenendo alti livelli qualitativi e quantitativi. La metodologia, organizzata con adeguata gradualità, prevede un inizio facilitato durante il quale apprendere ed eseguire movimenti preordinati, per poi aumentare le variabili in gioco e liberare sempre di più la somministrazione delle stimolazioni percettive e delle relative risposte. Affinché il lavoro nella fase 3 venga svolto in modo corretto, è necessario curare il mantenimento di un buon livello tecnico e coordinativo, di una adeguata disponibilità energetica, e di una buona percentuale di variazione delle condizioni, che obblighi il praticante ad acquisire l’ abilità di adattarsi e fluire: - fluire da un movimento all’ altro, da una distanza all’ altra, utilizzando timing differenti - fluire dalla difesa all’ attacco e dall’ attacco alla difesa - fluire in modo complementare all’ espressione energetica dell’ avversario ottimizzando i nostri punti di forza e usando la forza dell’ opponente contro di lui. L’ allenamento della fase applicativa culmina con il combattimento, come mezzo adatto a testare il livello di interiorizzazione dell’ Arte e di gestione degli stress psico – fisici. Il combattimento va affrontato con la giusta mentalità, va visto come un esercizio – verifica, in cui tutte le variabili cambiano costantemente: il compagno non collabora e vuole prevalere su di noi, la tecnica varia costantemente, viene eseguita con velocità, con potenza e con l’ intenzione di sorprendere. Nel combattimento esprimiamo e manifestiamo noi stessi, con sincerità. Il nostro stile di combattimento manifesta ciò che realmente siamo.


Fu Shih Kenpo


Tenendo sempre come sfondo l’Ochikara, “la grande forza” (chiamata e-bunto nel dialetto degli Shizen), la saggezza segreta degli antichi sciamani giapponesi, i Miryoku, l’autore ci sommerge in un mondo di riflessioni genuine, capaci allo stesso tempo di smuovere nel lettore il cuore e la testa, collocandoci continuamente di fronte all’abisso dell’invisibile, come vera, ultima frontiera della coscienza personale e collettiva. La spiritualità non come religione, ma come studio dell’invisibile, è stato il modo per avvicinarsi al mistero dei Miryoku, nel segno di una cultura tanto ricca quanto sconosciuta, allo studio della quale l’autore si è dedicato intensamente. Alfredo Tucci, direttore dell’editrice Budo International e autore di un gran numero di titoli sulla via del guerriero negli ultimi 30 anni, ci offre un insieme di riflessioni straordinarie e profonde, che possono essere lette indistintamente senza un ordine preciso. Ciascuna di esse ci apre una finestra dalla quale osservare i temi più svariati, da un punto di vista insospettabile, a volte condito da humour, altre da efficacia e grandiosità, ponendoci di fronte ad argomenti eterni, con lo sguardo di chi ci è appena arrivato e non condivide i luoghi comuni con i quali tutti sono abituati ad avere a che fare. Possiamo affermare con certezza che nessun lettore rimarrà indifferente davanti a questo libro, tale è la forza e l’intensità del suo contenuto. Dire questo, è già un bel dire in un mondo pieno di presepi collettivi, di ideologie interessate e tendenziose, di manipolatori e in definitiva, di interessi spuri e di mediocrità. E’ dunque un testo per animi nobili e persone intelligenti, pronte a guardare la vita e il mistero con la libertà delle menti più inquiete e scrutatrici dell’occulto, senza dogmi, senza moralismi di convenienza, senza sotterfugi.


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Shifu Shi Miaozhi, uno dei migliori Maestri sorti dalla più importante generazione di Shaolin e allievo dello stimato Maestro Shi De Yang, in questo DVD presenta una delle forme più caratteristiche dello stile Shaolin, la Xiao Hong Quan. L’origine di questo Tao Lu è a metà strada tra la realtà storica e la leggenda. Antica di secoli, tutt’oggi il suo insegnamento è ritenuto imprescindibile in questa Arte Marziale, grazie al fatto che contiene l’essenza stessa dello Shaolin Gong Fu ed è un ottimo strumento per imparare il Grande Metodo del Palmo, Zhang Fa (Tecniche di Palmo). Una delle caratteristiche che la rendono famosa è che risulta molto adatta al combattimento reale. Shaolin Hong Quan la si potrebbe definire come un Tao Lu il cui sviluppo è perfetto e ritmato, la tecnica è forte e potente, ma se viene eseguito correttamente potremmo dire che è “come il vento”. Questo Tao Lu possiede i movimenti e le posizioni base di altri tipi di Gong Fu. Possiede un completo sistema delle combinazioni di mani, gambe, occhi e spostamenti, così come di un intero sistema di teoria e pratica sulle proiezioni offensive e difensive. Il DVD comprende gli esercizi di riscaldamento, la routine dei movimenti a diverse velocità di esecuzione e angoli, la forma sequenza per sequenza e le applicazioni tecniche per la difesa personale. Una forma che tutte le persone interessate ad imparare questa arte marziale dovrebbero conoscere profondamente.

REF.: • MIAOZHI-1 Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.

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Nella Taekwon-Do, punto vitale è definito come qualsiasi area sensibile o fragile nel corpo vulnerabile ad un'attacco.È essenziale che lo studente di Taekwon-Do possieda una conoscenza dei diversi punti in modo da poter utilizzare il corretto strumento d'attacco o bloccaggio. L'attacco indiscriminato è riprovevole per essere inefficiente e uno spreco di energia."Generale Choi Hong Hi, THE ENCYCLOPEDIA OF TAEKWON-DO, Volume II, pag 88. Il Taekwon-Do è una delle arti marziali più diffuse e professionali attualmente nel mondo (fondata il 11 aprile 1955 dal generale Choi Hong Hi), e continua a prosperare anche dopo la morte del suo fondatore nel mese di giugno 2002. Nel corso del tempo i fattori sportivi hanno ottenuto priorità e gran parte dei metodi originali di autoprotezione sono stati ignorati o scartati. Negli scritti originali del generale Choi, una gran parte dell'attenzione, la struttura e anche l'uso di punti vitali "Kupso" (o Kyusho), nonché lo sviluppo di armi per accedervi, fu delineata, ma non è satata mai completamente insegnata. Kyusho International ha sviluppato un programma per illuminare, educare, integrare e restituire a questa incredibile arte marziale i concetti del suo fondatore. Questo nuovo programma ha il pieno sostegno del figlio del fondatore, Choi Jung Hwa. L'obiettivo di questa serie è quello di indagare i modelli (TUL), che vengono eseguiti in conformità con i precetti del fondatore nella "The Encyclopedia of Taekwon-Do" (15 volumi scritti dal generale Choi Hong Hi, compresi i suoi "punti vitali"). Attraverso questa struttura, il Kyusho sarà inizialmente integrato di nuovo nel Taekwon-Do. Kyusho International è orgogliosa di aiutare in questo compito di collaborazione monumentale e storica.

REF.: • KYUSHO20

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La rivista internazionale di Arti Marziali tradizionali, sport da combattimento e autodifesa. Download gratuito. Edizione Online Gennaio - 1...

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