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tecnoEdizioni

La prima rivista dell’industria chimica sostenibile

chimica ambiente

ANNO 1 MARZO/APRILE 2013

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Formazione e industria: perché non si può farne a meno R i s t a b i l i re l e c o n d i z i o n i p e r u n a r i n a s c i t a dell’industria. È questo uno dei compiti più difficili, e al contempo irrinunciabili, del nuovo governo nato da una campagna elettorale decisamente non all’altezza dei problemi che gravano sull’attuale e complicatissima fase storico-economica. Ma d’altronde non si può più rimandare, pena l’uscita definitiva dell’Italia dall’area del mondo econonicamente importante. La centralità della produzione manifatturiera per dare un futuro al Paese è stata ben espressa da Patrizio Bianchi, professore di Economia applicata all’Università di Ferrara, in un articolo apparso sul Corriere della Sera dell’8 aprile 2013. Bianchi sottolinea come l’impasse italiano diventa ancora più allarmante di fronte alle politiche di investimento che altri paesi occidentali e non solo stanno oggi dedicando alla manifattura e che rischiano di staccarci ulteriormente sulla strada della competitività. Inoltre, nel pensiero dell’economista, la delocalizzazione delle attività produttive in altri continenti non è tanto sinonimo di internazionalizzazione, quanto di perdita delle capacità progettuali e delle conoscenze applicative. Mancando l’industria, nel tempo anche lo stesso settore dei servizi, che avrebbe dovuto rappresentare il futuro del nostro sistema, finirà per implodere. Per non disperdere il nostro patrimonio tecnico occorre quindi tornare alla linfa che garantisce l’evoluzione di ogni società industriale: la formazione e l’educazione. Proprio su queste, non a caso, stanno spingendo i paesi asiatici ma anche gli Stati Uniti guidati da Obama, che gli ultimi indicatori danno in progressiva uscita dalla crisi, come testimonia il calo della disoccupazione. Sempre di più le politiche industriali dei paesi avanzati devono tener conto, infine, del rispetto dell’ambiente. Ma questo non significa semplicemente puntare su prodotti ed energie verdi, che inevitabilmente continueranno a rappresentare una nicchia del mercato. Si tratta invece di rivedere l’intero comparto industriale in una logica di sostenibilità ambientale, dove salute, lavoro ed ecososistema devono poter convivere. Una questione che deve essere messa al centro della formazione tecnica delle future generazioni.

Alessandro Bignami

CHIMICA AMBIENTE n.2 marzo/aprile 2013

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AMBIENTE

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IN PRIMO PIANO Intervistala ascadenza Reach: Daniele 2013 Ferrari, e il ruolo delle associazioni amministratore delegato di Versalis, Eni

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di Alessandro Bignami

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COSÌ IL

REACH DISEGNA IL FUTURO DELLA CHIMICA CHIMICA AMBIENTE CHIMICA AMBIENTE n.2 n.2 marzo/aprile marzo/aprile2013 2013

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I

l Reach sta cambiando la fisionomia dell’industria chimica europea e non solo. Il regolamento per la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche, entrato in vigore nel 2007, si sta rivelando molto più che una riforma della precedente normativa. È una vera e propria svolta verso un nuovo concetto di realizzare e distribuire prodotti chimici. Ma anche, più in generale, del fare industria, nel segno di una tutela sempre più efficace e normata della salute dell’uomo e dell’ambiente. Anzitutto, il regolamento attribuisce all’industria una maggiore responsabilità sulla gestione dei rischi che le sostanze chimiche possono presentare, imponendo inoltre ai produttori di dare all’utilizzatore tutte le informazioni sulla sicurezza, con la massima trasparenza, attraverso lo strumento delle schede dati di sicurezza (SDS). L’impatto del nuovo regolamento, che vede la scadenza dell’ultima tranche di registrazioni nel 2018, è notevole su tutta la filiera e persino sui tanti settori a valle. I costi da sostenere per la presentazione dei dossier di registrazione sono ingenti, difficili da sopportare

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soprattutto per le tante piccole e medie imprese. Il Reach cerca d’altronde di trovare un complicato punto di equilibrio fra posizioni molto distanti fra loro per obiettivi e interessi, come associazioni ambientaliste e confederazioni industriali, che nel corso degli anni sono state messe a confronto fino a trovare un compromesso soddisfacente. Su un fatto, in ogni caso, tutti concordano. Che il Reach sta aumentando in modo sensibile la conoscenza dei prodotti chimici in tutti i loro aspetti. Questo alzerà inevitabilmente il livello di qualità e competenza della chimica europea. Un altro punto di forza del Reach è stato quello di contribuire a migliorare l’immagine dell’industria chimica. Il regolamento non ha ripercussioni soltanto nell’Unione Europea, ma si estende naturalmente ai tanti paesi che vendono prodotti chimici nel mercato comunitario. L’effetto è importante sulla diffusione della conoscenza, a livello internazionale, delle proprietà intrinseche e delle pericolosità delle sostanze chimiche. Molti stati, infatti, stanno prendendo il Reach come il punto di riferimento nella preparazione delle propria legislazione sulla chimica, come Stati

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IN PRIMO PIANO Reach: la scadenza 2013 e il ruolo delle associazioni

Geert Dancet, direttore esecutivo dell’Echa

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Uniti, Canada, Brasile, Cina, Turchia, Corea del Sud, Australia e altri ancora. La Ue ha affidato all’Echa, l’agenzia europea delle sostanze chimiche, il coordinamento centrale e l’attuazione del regolamento. I produttori e gli importatori di sostanze chimiche devono identificare e gestire i rischi legati alle sostanze che fabbricano e commercializzano. Per le sostanze prodotte o importate in quantità pari o superiori a una tonnellata all’anno per ogni singola azienda, i produttori e gli importatori devono dimostrare di aver rispettato il regolamento mediante un fascicolo di registrazione da presentare all’Echa. Una volta ricevuto il facicolo, l’Echa può verificare la conformità al regolamento e valutare le proposte di sperimentazione al fine di garantire che la valutazione delle sostanze chimiche non comporti sperimentazioni non necessarie, soprattutto sugli animali vertebrati. Il Reach prevede anche un sistema di autorizzazione volto a garantire che le sostanze estremamente preoccupanti siano controllate in modo adeguato e sostituite gradualmente da sostanze o tecnologie più sicure. Le autorità Ue possono imporre delle restrizioni alla fabbricazione, all’uso e all’immissione sul mercato di sostanze che determinano un rischio inaccettabile per la salute umana e per l’ambiente. Il 31 maggio 2013 scade la seconda fase di registrazione Reach, che riguarda le sostanze phase-in fabbricate o importate a partire da 100 tonnellate fino a 1.000 tonnellate all’anno. È prevista la registrazione di circa 3.000 sostanze e il coinvolgimento di un maggior numero di piccole e medie aziende rispetto alla prima scadenza di registrazione del 2010. L’ultima scadenza è prevista nel 2018, anno entro il quale dovranno essere registrate tutte le sostanze fabbricate o importate per un volume superiore o uguale a una tonnellata all’anno. Si calcola che tra il 2010 e il 2018 le sostanze chimiche registrate dovrebbero essere circa 100.000. Lo scorso marzo a Helsinki si è tenuta l’ottava conferenza annuale degli stakeholder dell’Echa. L’agenzia ha informato i partecipanti sulle ultime novità riguardanti l’applicazione del regolamento. Geert Dancet, direttore esecutivo dell’Echa, ha introdotto i lavori del congresso, accogliendo gli oltre 300 partecipanti e ricordando che un numero molto più alto era collegato via web da più di 30 paesi, tra cui (oltre a molti della Ue) spiccavano Brasile, Cina, India,

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Giappone, Russia, Svizzera, Turchia e Stati Uniti, a testimoniare l’attenzione mondiale suscitata dal Reach. CEFIC: “L’ECHA COLLABORI DI PIÙ SUI DOSSIER” Sono più di 25.000 i dossier sulle sostanze chimiche finora inviate all’Echa dalle imprese: un risultato molto impegnativo conseguito entro i tempi previsti, che però non sembra aver soddisfatto l’Agenzia europea delle sostanze chimiche e le altre istituzioni competenti. Lo ha segnalato il Cefic in un testo diramato alla stampa e alle associazioni e federazioni nazionali dell’industria chimica. Secondo l’Echa, le principali criticità riguardano la qualità dei dossier: le informazioni sull’identità della sostanza, giudicate confuse, scorrette o incomplete. Inoltre è stato rilevato un uso improprio dei read across, troppe carenze ingiustificate e lacune nei report sulla sicurezza chimica, oltre a un abuso del waiving, ovvero la mancata sperimentazione, da parte delle imprese, delle sostanze.

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Il 31 maggio 2013 scade la seconda fase di registrazione Reach, che riguarda le sostanze phase-in fabbricate o importate a partire da 100 tonnellate fino a 1.000 tonnellate all’anno. È prevista la registrazione di circa 3.000 sostanze “Cefic e tutte le imprese chimiche a livello europeo - si legge nella nota dell’associazione dell’industria chimica europea - si sono impegnate a fondo per far fronte a tutti gli adempimenti del Reach con sforzi notevolissimi. Proprio la qualità dei dossier inviati è stata oggetto di richieste di chiarimento per interpretare al meglio le aspettative dell’agenzia e delle altre autorità competenti, inviando revisioni dei dossier giudicate accettabili o comunque non bisognose di ulteriori interventi delle autorità. Nonostante i tipi di dossier si riferissero a un insieme vastissimo di imprese operanti in settori anche molto differenti, si è fatto il massimo sforzo per condividere le buone pratiche per la compilazione dei dossier. Lo scambio di informazioni e l’attività di formazione per l’implementazione del Reach è stata supportata da guide pubblicate sul sito Cefic, workshop organizzati semestralmente, incontri con le istituzioni competenti, per citare solo alcuni esempi”. “L’industria - continua la nota del Cefic - è ben cosciente dell’importanza di un corretto adempimento all’implementazione del Reach, ma chiede non solo istruzioni precise e commenti costruttivi per motivare la scarsa qualità di alcuni dossier, ma anche che quei dossier giudicati accettabili siano segnalati alle imprese. Intanto gli aggiornamenti aumentano, come dimostra il numero crescente di nuovi dossier spontaneamente inviati all’Echa”. CENTRO REACH: “VERSO UN NUOVO MODO DI FARE INDUSTRIA”

europee, alle emissioni, all’energia sono diventati il pane quotidiano dell’industria del vecchio continente. Temi a cui la stessa Federchimica da tempo sta dedicando una speciale attenzione. In questa direzione, la regolamentazione delle sostanze chimiche sul mercato diventa un passaggio chiave. E pressoché inevitabile, vista l’incidenza dell’industria chimica sui tantissimi settori manifatturieri a valle. Il Reach è dunque un tassello centrale all’interno di un mosaico europeo che vede l’ambiente, la sicurezza e la qualità come vie di accesso all’industria del futuro e alla sua competitività. “Questo regolamento ha il pregio, anzitutto, di rendere omogenea la normativa europea sull’industria chimica, non consentendo più velocità e regole diverse fra i diversi paesi”, aggiunge l’ingegnere. Anche se, ammette lo stesso Brianzoli, l’adesione al Reach è complessa e costosa e mette in difficoltà soprattutto, ancora una volta, le piccole e medie imprese. “Fin da prima dell’entrata in vigore del Reach, Federchimica si è mossa con l’intento di supportare concretamente le Pmi, per non lasciarle sole nell’applicazione del regolamento. Anche a questo scopo, nel giugno 2007, insieme ad Assolombarda, ha istituito il Centro Reach, affidandomi il suo coordinamento”. Una partnership, quella fra le due associazioni, scaturita quasi naturalmente. Anche perché nel 2007 alla presidenza degli industriali lombardi c’era Diana Bracco, già numero uno di Federchimica dal 2003 al 2005. Inoltre, la Lombardia è la prima regione chimica in Italia e la terza in Europa. Infine il bacino di utenza di Assolombarda è colmo di Pmi, ma anche di grandi aziende che, pur non essendo produttori chimici, utilizzano sostanze chimiche nei propri processi. Oltre alle due associazioni, fra gli enti soci del Centro Reach spiccano Confapi, che rappresenta oltre 50.000 piccole e medie industrie italiane e 8 sedi territoriali di Confindustria: Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto. La ramificazione del Centro Reach sul territorio nazionale è dunque garantita. Le quattro fondamentali attività della società sono rappresentate dai rapporti con le imprese, dalla formazione, dalla gestione dei

Uno dei principali obiettivi del Centro Reach è quello di non lasciare le piccole e medie imprese sole nell’applicazione del regolamento “Il Reach è l’evoluzione di un discorso più generale che riguarda da vicino l’ambiente e un nuovo modo di fare industria”. Per l’ingegner Bruno Brianzoli, coordinatore del Centro Reach (società che fa capo a Federchimica e Assolombarda) e direttore generale del Gruppo Solvay in Italia dal 2000 al 2007, il Regolamento europeo per la valutazione e la registrazione delle sostanze chimiche non è un’oasi nel deserto. Si colloca invece in un preciso momento storico ed economico, nel quale i temi legati alle normative

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Bruno Brianzoli, coordinatore del Centro Reach

consorzi, dalla ricerca e sviluppo. Le aziende che si rivolgono al Centro Reach sono in media tra le 300 e le 400 all’anno, un numero che varia soprattutto in funzione delle scadenze per la registrazione. “Circa l’80% delle aziende che ci contattano sono le Pmi del settore chimico - spiega Stefano Arpisella, responsabile

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IN PRIMO PIANO Reach: la scadenza 2013 e il ruolo delle associazioni

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dei rapporti con le aziende per l’applicazione del Reach -. Essendo la normativa molto complessa, sono queste a incontrare le maggiori difficoltà, mentre le grandi multinazionali chimiche possono permettersi delle strutture dedicate esclusivamente all’applicazione del regolamento. Le grandi aziende che costituiscono il restante 20% sono invece soltanto indirettamente coinvolte nel settore chimico, di conseguenza non hanno una cultura chimica sufficiente per gestire internamente la questione. Ormai la convinzione - sbagliata - che il Reach riguarda solo le aziende che fanno sintesi è definitivamente superata - commenta ancora Arpisella -. Il regolamento non tocca solo il classico produttore chimico, ma anche, e allo stesso modo, il piccolo distributore che importa sostanze chimiche dall’Estremo Oriente e le commercializza su suolo europeo”. La preoccupazione fra le aziende sale, solitamente, con l’approssimarsi delle scadenze di registrazione. Ed è proprio l’attuale uno dei periodi più stressanti, essendo ormai giunti alla scadenza di maggio 2013, a cui seguirà quella finale del 2018. “La pressione maggiore riguarda l’impatto economico dell’operazione – continua Arpisella -. Non sempre è facile prevedere la

spesa necessaria, che a volte si può quantificare esattamente solo all’ultimo momento. Ciò rende complicato valutare con sicurezza se e quando vale effettivamente la pena di avviare una procedura di registrazione. Anche se, soprattutto per chi fa produzione di sintesi, è ben difficile che possa permettersi di rinunciare a registrare e quindi a immettere sul mercato una sostanza: a quel punto, significherebbe dover smantellare un intero impianto di produzione”. La qualità e gli obiettivi degli interventi del Centro Reach possono variare, a seconda soprattutto delle motivazioni con cui le aziende si approcciano e del loro grado di coinvolgimento con il regolamento. “Per le aziende che non hanno la scadenza di registrazione imminente - dice Arpisella - possiamo per esempio realizzare degli audit aziendali, con i quali valutiamo l’attività pregressa e suggeriamo cosa bisogna fare per essere a norma e prepararsi a un’eventuale ispezione, che può essere eseguita da un’autorità nazionale, da Asl e Arpa regionali o anche attraverso controlli alle dogane. Chi invece ha l’incombenza di una scadenza di registrazione si affida a noi per la gestione della pratica e la comunicazione con l’Echa, l’agenzia della chimica

A SOSTEGNO DELLE IMPRESE CHIMICHE. E NON SOLO Centro Reach Srl ha la missione di sostenere le imprese chimiche (di produzione, di importazione UE e di formulazione in Italia), in particolare le Pmi, e le oltre 100.000 imprese dei settori di utilizzo a valle ad applicare e gestire l’area dei Regulatory Affairs, in particolare sulle legislazioni Reach, CLP, biocidi, materiali a contatto con gli alimenti, trasporto di merci pericolose. La società ha ottenuto la certificazione UNI EN ISO 9001:2008 per le attività di ‘Erogazione di servizi professionali alle imprese

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per l’applicazione della legislazione sui chemicals’ e ‘Progettazione ed erogazione di servizi formativi sulle tematiche correlate’. Offre servizi di consulenza in quattro aree di business: la consulenza alle imprese, nella definizione delle strategie e nella pianificazione operativa delle procedure da attivare nei confronti del regolamento Reach; la formazione; la gestione del SIEF (Substance Information Exchange Forum) e dei consorzi; la ricerca e sviluppo e i metodi di analisi.

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europea ed ente di riferimento del Reach. Si tratta di strumenti complessi che solo poche aziende hanno le competenze interne per gestire, così la nostra consulenza tecnica diventa decisiva. Perfino la lingua inglese, rispetto a una materia così tecnica e burocratica, può diventare un ostacolo e richiedere un servizio di assistenza”. Molte sostanze chimiche che sono da tempo sul mercato non sono corredate da dati o documentazioni completate. In questo caso è necessario procedere con delle analisi specifiche. Il Centro Reach è di aiuto anche in queste operazioni, cercando di favorire la condivisione della procedura di registrazione di una medesima sostanza fra più aziende e individuando i metodi alternativi per i test, tra cui il metodo in silico e i metodi non testing. Il Centro ha censito e messo a disposizione degli utenti una selezione di laboratori che operano sul territorio nazionale e che sono abilitati per eseguire i test richiesti dal Reach. Un’altra attività essenziale del Centro Reach è la formazione. Con i suoi corsi di aggiornamento e approfondimento dedicati alla normativa riesce a coinvolgere circa 350/400 manager all’anno. Può variare molto il livello di preparazione di chi si iscrive ai corsi. “Alcuni ci seguono da molto tempo e continuano a voler migliorare le loro già buone conoscenze - spiega Ralf Knauf, responsabile della formazione, oltre che della gestione dei consorzi e della R&S -. Ad altri invece manca anche una preparazione di base. Oltre alla nostra gamma di proposte formative, forniamo anche corsi su richieste specifiche che ci pervengono dalle aziende. A volte queste ultime chiedono il nostro intervento per fornire una panoramica del Reach anche alle figure che non seguono direttamente le procedure di registrazione. Probabilmente intensificheremo l’attività formativa per le aziende non chimiche, ma coinvolte indirettamente dalla normativa. Il nostro paese comunque è stato il primo in Europa ad istituire dei master universitari dedicati al Reach, dimostrando così la forte attenzione rivolta a tale regolamento, anche da parte delle Università”. Ma il Reach non appartiene solo al complesso mondo della burocrazia e degli organi legislativi o di controllo. Si tratta in realtà, di una tappa cruciale nel percorso verso un nuovo modo di fare industria, nel segno di una crescente attenzione verso ambiente e sicurezza. “A medio e lungo termine - spiega il coordinatore del Centro Reach, Bruno Brianzoli - sul mercato si affermerà chi avrà maturato questo spirito industriale, quello spirito che nella chimica si esprime soprattutto nel Reach”. An-

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che grazie a quest’ultimo, inoltre, secondo Brianzoli, “la percezione dell’industria chimica da parte dell’opinione pubblica è migliorata, come del resto sembra dimostrare la ripresa delle iscrizioni ai corsi di laurea scientifici, chimici in particolare”. “La coscienza dei giovani - conclude l’ingegnere - sta evolvendo anzitutto verso una maggiore sensibilità verso l’ambiente”. ASSICC: “OBIETTIVO NOBILE, MA ANCHE COMPLESSO E ONEROSO” “Il Reach è sicuramente nato con un nobile obiettivo, cioè quello di aumentare la conoscenza delle sostanze chimiche tramite una più capillare e completa raccolta di dati riguardanti le loro caratteristiche e peculiarità per aumentare la sicurezza nel loro utilizzo a salvaguardia della salute umana e dell’ambiente. Tuttavia si tratta del regolamento più complesso ed oneroso che sia mai stato finora messo in atto al mondo con la conseguenza di mettere in grossa difficoltà soprattutto le piccole, medie e micro aziende che, sono l’ossatura industriale europea, soprattutto in sfavorevole coincidenza con la crisi economico/finanziaria in atto. Si teme che ciò possa comportare un cambiamento della futura struttura del settore chimico in Europa ed una diminuzione della sua competitività nel mondo. AssICC, come associazione di categoria di riferimento per la chimica in Italia, sta indirizzando le sue azioni per supportare le aziende e traghettarle nei nuovi scenari che si stanno profilando”. Lo afferma Renato Porta, coordinatore Responsible Care e Reach/CLP all’interno dell’associazione italiana del commercio chimico. Il regolamento Reach prevede la registrazione delle sostanze da parte dei fabbricanti e degli importatori. “Tale obbligo, però sostiene Porta - è di maggior impatto per gli importatori che hanno una notevole difficoltà nella raccolta dei dati necessari alla realizzazione dei dossier di registrazione poiché, molto spesso, i loro fornitori extra Ue non forniscono o non sono in grado di fornire in modo adeguato i dati richiesti, cosa che invece è molto più facile per i fabbricanti. Le multinazionali, le grandi e le medie aziende sono ben organizzate ed attrezzate per affrontare il Reach ed il CLP, mentre quelle piccole e micro, in generale, non hanno né le competenze tecniche sufficienti, né il personale da dedicare per affrontare le suddette complesse regolamentazioni senza ricorrere necessariamente a costose società di consulenza. Ciò potrà portare alla conseguenza, già parzialmente in atto, che molte aziende piccole e micro si faranno assorbire da quelle più grandi oppure saranno costrette ad uscire dal mercato”.

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Il Reach ha un forte impatto sugli importatori, che faticano a raccogliere i dati

necessari alla realizzazione dei dossier di registrazione poiché, molto spesso, i fornitori extra

Ue non rilascano o non sono in grado di rilasciare in modo adeguato i dati richiesti

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I distributori, pur non dovendo registrare, sono soggetti al Reach come tramite per raccogliere i dati da parte dei fornitori e da parte dei clienti a valle e sono coinvolti nel controllo di conformità delle schede di sicurezza che trasmettono alla clientela ed eventualmente nella loro elaborazione, oltreché responsabili della corretta classificazione ed etichettatura delle sostanze e delle miscele che commercializzano. Nell’implementazione del regolamento, secondo quanto osservato da AssICC, le maggiori difficoltà riscontrate sono state: la corretta identificazione delle sostanze; la comunicazione lungo la filiera up & down per la raccolta dei dati necessari per la realizzazione dei dossier di registrazione, soprattutto per gli importatori da paesi extra Ue; la comunicazione all’interno dei SIEF (Substance Information Exchange Forum); il controllo e la elaborazione delle nuove schede di sicurezza; il costo delle ‘letter of access’. Tali difficoltà sono state particolarmente sentite dalle piccole e medie aziende. Attualmente è troppo presto per valutare le conseguenze sul mercato dei prodotti chimici, ma, secondo Porta, ci sono già dei segnali in proposito: “Certe sostanze, soprattutto quelle ad elevata preoccupazione (SVHC) che sono inserite nella ‘Candidate List’, rischiano di non venir più fabbricate, importate usate se non otterranno un’autorizzazione per usi specifici o restrizioni d’uso e, nel frattempo, non siano disponibili sostanze alternative più ‘sicure’ che abbiano però le stesse prestazioni e siano economicamente comparabili nella loro fabbricazione utilizzo. Inoltre, siccome la procedura di registrazione è molto onerosa anche dal punto di vista dei costi da sostenere, ci sarà certamente un aumento del prezzo delle sostanze registrate sul mercato europeo con un aumentato costo dei prodotti derivati”. Il regolamento Reach suggerisce un forte coinvolgimento delle associazioni di categoria nel supportare i propri associati all’osservanza dei complessi e difficoltosi obblighi. AssICC ha organizzato, a tal proposito, l’iniziativa ‘progetto Reach’ che prevede: una tempestiva informazione agli associati, tramite e-mail dedicate, su tutti gli aggiornamenti, le guide tecniche e le news emesse dall’Echa e dalla Commissione europea; la

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Renato Porta, Coordinatore RC e REACH/CLP in AssICC

traduzione di documenti rilevanti che sono disponibili solo in lingua inglese; l’organizzazione di convegni, seminari e workshop dedicati a specifici argomenti riguardanti Reach e CLP in funzione delle necessità dei suoi associati; la elaborazione e pubblicazione della ‘Guida ai Regolamenti Reach e CLP’ che, con i vari aggiornamenti, è giunta alla quarta edizione; la fornitura di consigli e supporto relativi alle problematiche applicative dei due regolamenti. Prevede, inoltre, il coinvolgimento diretto delle aziende interessate nel costituito Comitato Reach che si riunisce 3-4 volte all’anno per discutere argomenti di particolare interesse o urgenza e per proporre le azioni di supporto da intraprendere per aiutare le aziende a superare le difficoltà normative tramite seminari, conferenze, workshop e gruppi di lavoro ad hoc. Ad integrazione dei servizi offerti e per dare un’assistenza più ampia, completa e di natura tecnico-operativa, AssICC ha promosso la costituzione di IReS (InterReachSupport), che si propone di offrire le proprie attività coinvolgendo tutti i settori interessati dai due regolamenti, comprendendo anche aziende non associate. Infatti, uno degli obiettivi di IReS è di creare aggregazione tra le aziende interessate per guidarle nei percorsi previsti dalla registrazione Reach e dalla notifica CLP, ottimizzando così costi e risorse, garantendo al contempo alta professionalità. IReS, inoltre, elabora e distribuisce strumenti di lavoro atti a semplificare l’osservanza degli adempimenti e, infine, ha come obiettivo quello di indirizzare i propri aderenti ad appoggiarsi, quando necessario, a consulenze esterne selezionate in base ad affidabilità, competenza e professionalità ed a costi contenuti.

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notizie

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Approvato il piano europeo sull’acqua

Shopper biodegradabili

40 milioni di euro per il settore idrico

Bioeconomia: uno studio sul caso italiano

Un passo importante nella ricerca di soluzioni per le grandi sfide poste all’Europa in materia di gestione dell’acqua. Sotto la presidenza del Commissario per l’ambiente Janez Potocnik, il Partenariato europeo per l’innovazione (Pei), meglio conosciuto come European Innovation Partnership (Eip) relativo all’acqua ha, infatti, adottato il Piano strategico di attuazione (Sip) che definisce gli ambiti d’intervento prioritari per i quali occorre trovare soluzioni. Una dotazione di 40 milioni di euro per attività di ricerca sarà destinata nel 2013 al sostegno di progetti che contribuiscono agli obiettivi del Pei relativo all’acqua. Il Pei è un’iniziativa strategica che l’Ue ha lanciato per sostenere sempre più lo sviluppo sostenibile, creando nel contempo più lavoro, costruire una società più verde e migliorare in generale la qualità della vita dei cittadini europei, mantenendo la competitività delle aziende europee nel mercato globale. Esistono, e verranno creati, diversi partenariati nei vari settori, tra cui quello dell’acqua, con l’obiettivo di indirizzare le attività di ricerca in un dato settore concentrandosi sui vantaggi per la società e sulla sua rapida modernizzazione. Inoltre, il Partenariato ha lo scopo di snellire, semplificare e coordinare meglio gli strumenti e le iniziative esistenti e integrarle con nuove azioni se necessario. “Occorre innovazione per risolvere le sfide in materia di acqua e contribuire a realizzare gli obiettivi del Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee recentemente adottato - ha detto Janez Potocnik, Commissario europeo per l’ambiente -. Il Partenariato per l’innovazione relativo all’acqua riunisce i soggetti privati e pubblici in grado di fornire idee al mercato. La messa in opera del Piano strategico di attuazione non si limiterà a garantire una quantità sufficiente di acqua di buona qualità per soddisfare le esigenze della popolazione, dell’economia e dell’ambiente, ma servirà a rafforzare il settore idrico europeo sui mercati globali, le cui dimensioni sono destinate a raddoppiare entro il 2030”.

Aumenterà le performance ambientali

Sistema di controllo ABB per impianto Enel in Sardegna ABB, gruppo protagonista nelle tecnologie per l’energia e l’automazione, si è aggiudicata un ordine da Enel, la più grande azienda italiana operante nel campo dell’energia e una delle utility leader in Europa, per la fornitura del sistema di automazione e controllo SymphonyTM Plus a servizio di una delle principali unità dell’impianto Grazia Deledda Sulcis in Sardegna. Grazia Deledda Sulcis è un impianto a carbone da 590 megawatt in prossimità della cittadina di Portoscuso, sulla costa sudoccidentale della Sardegna. L’impianto è costituito da due unità, ognuna con una capacità di generazione di oltre 240 megawatt. I sistemi di controllo esistenti saranno sostituiti da una soluzione di automazione totale d’impianto per aumentare l’efficienza dell’impianto stesso e migliorarne le performance ambientali.

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L’impianto Grazia Deledda Sulcis

Kyoto Club ha presentato recentemente al Parlamento europeo ‘Bioplastics: A case study of Bioeconomy in Italy. A smart chemistry for a smarter life in a smarter planet’, un libro, curato da Wa l t e r Ganapini, sull’esperienza italiana di regolazione della diffusione dei sacchetti in plastica usa e getta, finalizzata alla riduzione dell’inquinamento ambientale. Il libro presenta il ‘caso italiano’ di bioeconomia che trae la sua origine dalla evoluzione della ricerca e innovazione del settore delle bioplastiche biodegradabili da un lato e dallo sviluppo virtuoso della filiera del compost di qualità, da rifiuto municipale raccolto in modo differenziato, dall’altro. La legge, introdotta il primo gennaio 2011, prevede che gli unici shopper usa e getta commercializzabili siano quelli biodegradibili e compostabili, secondo lo standard CEN 13432 e che quelli in plastica tradizionale debbano rispondere ai criteri della durevolezza e della riutilizzabilità con spessori differenti a seconda della tipologia e della finalità d’uso. “La norma italiana sui sacchi sta catalizzando il cambiamento, promuovendo un processo di innovazione incrementale indotta, all’insegna dell’uso efficiente delle risorse”, ha dichiarato Catia Bastioli, presidente del Kyoto Club. Il gruppo Enel è proattivamente impegnato a implementare azioni per migliorare l’efficienza e ridurre l’impatto ambientale dei suoi impianti a carbone. La nuova soluzione Symphony Plus include il nuovo controllore ad alte prestazioni, i sistemi di gestione dei bruciatori e di desulfurizzazione dei gas provenienti dalla combustione di carburante, la strumentazione, una nuova sala controllo e stazioni operatore attrezzate con un’interfaccia uomo-macchina di facile utilizzo. “Il sistema di automazione di impianto Symphony Plus contribuisce sensibilmente al miglioramento dell’efficienza e alla riduzione dell’impatto ambientale grazie all’integrazione di diversi sistemi di produzione e informazione in una singola piattaforma”, ha dichiarato Massimo Danieli, responsabile del business Power Generation della divisione Power Systems di ABB.

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notizie Meccanica varia: mercato interno in rosso, bene l’export

Bonomi (Anima): “Fermare la recessione con provvedimenti urgenti” Il quadro delineato dai dati della meccanica di preconsuntivo 2012 e previsioni 2013 non offre molti spunti di incoraggiamento, nel quadro generale di recessione e di ristagno della domanda interna. Il dato di preconsuntivo 2012 per la produzione deve purtroppo essere corretto al ribasso (-0,8%) rispetto al dato di previsionale formulato a luglio 2012 (-0,3%) e nelle previsioni 2013 il trend negativo non pare arrestarsi (-0,4%). Appena positivi i dati di export sia nel 2012 (+1,5%) sia nelle attese per il 2013 (+1%). Aumenta la quota export/fatturato (56%) nel 2012. Anche per gli investimenti si è rilevato un andamento negativo nel 2012 (-0,5%) e nelle previsioni 2013 (-0,3%). I livelli occupazionali sono in diminuzione nel 2012 (-0,2%) e pressoché costanti nelle Sandro Bonomi prospettive 2013. Con riferimento ai dati di commercio estero, i paesi dell’Ue si confermano complessivamente i primi destinatari della produzione del comparto, restringendosi di poco (40% anziché 44%) a favore di Asia, Americhe e Paesi extra Ue. “Non posso che prendere atto di una situazione recessiva nel nostro paese che sta intaccando anche il comparto della meccanica e che sembra non avere fine - ha dichiarato il presidente di Anima Sandro Bonomi -. L’export, notoriamente valvola di salvezza per il settore, è vitale per quelle imprese che possono permettersi ancora di investire all’estero, mentre un contesto come quello nazionale lascia davvero poco spazio a speranze di recupero in tempi brevi. Con forza, auspico che il nuovo governo possa prendere provvedimenti urgenti almeno per sbloccare i debiti della PA nei confronti delle imprese, dando loro un po’ di ossigeno, aiutando anche l’occupazione, con liquidità fresca immessa sul mercato. Aspettiamo altresì che il nuovo governo metta in campo misure concrete per attuare la Strategia Energetica Nazionale, avviata a livello programmatico dal Governo Monti e rimasta finora pura teoria”.

Tra Versalis e Yulex

Contratto di Foster Wheeler in Cile

Partnership per la realizzazione di bio-gomma

Studi sulle produzione di gas naturale sintetico

Versalis (Eni), protagonista internazionale nella produzione di elastomeri, e Yulex Corporation, azienda produttrice di biomateriali a base agricola, hanno firmato oggi una partnership strategica per la produzione di bio gomma a base di guayule e per la realizzazione di un complesso produttivo industriDaniele Ferrari ale nell’Europa del Sud. L’accordo interesserà l’intera catena produttiva, dalla coltivazione all’estrazione della bio-gomma, fino alla costruzione di una centrale elettrica a biomassa. Versalis realizzerà materiali per diverse applicazioni: dopo un focus iniziale sui mercati di largo consumo e del settore medicale, l’obiettivo è di ottimizzare il processo produttivo per raggiungere l’industria dei pneumatici. La partnership farà leva sulle competenze agronomiche di Yulex e sulle tecnologie di estrazione della bio gomma per ampliare il portafoglio di prodotti green di Versalis. L’investimento prevede anche un ambizioso progetto di ricerca per lo sviluppo di una tecnologia ad hoc per bio-gomma per l’industria dei pneumatici. Il guayule (Parthenium argentatum) è un arbusto non destinato all’uso alimentare, che richiede poca acqua, nessun pesticida e rappresenta una fonte alternativa di gomma naturale grazie alle sue proprietà ipoallergeniche, a differenza della più comune gomma Hevea. “La partnership con Yulex è strategica per Versalis, considerando le previsioni in calo di scorte di butadiene e la sua volatilità, che stanno provocando una pressione sui prezzi di prodotti come la gomma sintetica - afferma Daniele Ferrari, Ceo di Versalis -. La collaborazione con Yulex rappresenta il nostro impegno e il nostro interesse nell’entrare nel mercato globale come uno dei principali attori della chimica verde”.

Foster Wheeler AG (Nasdaq: FWLT) ha annunciato recentemente che l’Engineering and Construction Group ha ricevuto un contratto da Pecket Energy per uno studio di fattibilità, con progettazione concettuale e di base, e lo sviluppo di una stima del costo d’investimento relativo ad un complesso per la produzione di Gas Naturale Sintetico (SNG), che si prevede di costruire vicino a Punta Arenas, in Cile. Il principale obiettivo del progetto è di produrre gas di sintesi (syngas) pulito da utilizzare per ottenere Gas Naturale Sintetico (SNG), che sarà distribuito alla rete elettrica nazionale esistente per uso sia domestico che industriale, nella regione cilena di Magallanes. Il nuovo complesso includerà diverse unità produttive, con applicazione di tecnologie all’avanguardia, quali unità di separazione dell’aria, unità di ossidazione parziale per la produzione di syngas, unità di trattamento syngas con rimozione di gas acidi, unità di metanazione e unità produzione di zolfo solido. Le attività della Foster Wheeler saranno completate a metà 2013. Pecket Energy è una Società cilena specializzata nel settore dell’energia da carbone. Appartiene a ICV, società cilena che da più di cinquant’anni è attiva nel settore minerario e delle infrastrutture in Cile. La Foster Wheeler AG è una società che opera a livello mondiale con i due gruppi Global Engineering and Construction Group e Global Power Group. Il Global Engineering and Construction Group progetta e costruisce impianti per i settori dell’oil & gas, LNG e gas-to-liquids, raffinazione, chimico, petrolchimico, minerario, dell’energia, farmaceutico, biotecnologico e ambientale.

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notizie

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Il primo laboratorio in Europa per la sua produzione

L’Irlanda alla presidenza UE

L’era del grafene

Meno tasse su lavoro e più su inquinamento

Dalle gomme di bici e auto alle batterie, dal trattamento delle acque alla depurazione dell’aria: il grafene, il nanomateriale premiato con il Nobel nel 2010, è destinato a cambiare il futuro della nostra vita e delle nostre città. Lo testimonia anche la scelta dell’Ue di inserire proprio il grafene tra i sei ‘progetti-bandiera’ sui quali puntare nel prossimo decennio con investimenti e attività di ricerca mirati. Una prova concreta del potenziale di questo wonder material la offre Directa Plus Srl, start up tecnologica con sede a Lomazzo (Como), nata per lo sviluppo, la commercializzazione e l’utilizzo di processi innovativi per la generazione di nanomateriali, e che ha inaugurato un anno fa il primo - e tuttora unico - laboratorio in Europa per la produzione industriale di grafene. “In quest’anno di lavoro - ha detto Giulio Cesareo, presidente e Ceo di Directa Plus - abbiamo completato il nostro laboratorio, affiancando alla tecnologia di produzione al plasma tre ulteriori sistemi di produzione del grafene, per frantumazione, dispersione e concentrazione. Attualmente siamo in grado di produrre 10 tonnellate di materiale l’anno”. La società ha stabilito un accordo commerciale con Vittoria Spa, azienda di Madone (Bergamo), protagonista nella produzione di gomme e tubolari con una produzione annua di 7 milioni di gomme e 900 mila tubolari: “Vittoria introdurrà l’esclusivo processo G+ brevettato da Directa Plus nello stabilimento inaugurato a Bangkok”, ha spiegato Rudie Campagne, presidente di Vittoria Group. Un altro accordo di collaborazione è stato siglato con il Gruppo Reda, per migliorare le prestazioni delle soluzioni create dalla start up Luxall, per l’illuminazione attraverso l’impiego di led in elastomeri siliconici. “Al momento abbiamo sperimentato l’introduzione del grafene negli elastomeri utilizzati per produrre i nostri sistemi di illuminazione a led: il grafene risolve, grazie al suo alto grado di conducibilità elettrica, il problema della termodissipazione”, ha raccontato Alberto Ripa, R&D director di Reda Group.

Piano d’azione per l’ambiente e strategia di adattamento ai cambiamenti climatici: sono queste le due eco-priorità dell’Irlanda, alla guida della Phil Hogan presidenza di turno della Ue nel primo semestre 2013. “Il settimo programma d’azione ambientale per noi è una chiara priorità e sarà una bandiera della presidenza”, ha detto il ministro dell’Ambiente irlandese, Phil Hogan, inaugurando il semestre. Secondo Hogan, “il programma è uno dei pezzi più importanti dell’architettura ambientale europea e renderà operativa la strategia Europa 2020, in particolare l’iniziativa cardine sull’efficienza delle risorse”. Quattro sono i punti chiave del nuovo piano proposto da Bruxelles: una migliore attuazione della legislazione ambientale, una migliore informazione tramite maggiori conoscenze scientifiche, più investimenti per l’ambiente e piena integrazione del fattore ambientale nelle altre politiche. In concreto, questo significa per esempio eliminare sussidi nocivi per l’ambiente, spostare la tassazione dal lavoro all’inquinamento, mettere a punto accordi di collaborazione fra stati membri e Commissione Ue per l’applicazione delle norme verdi introducendo anche ulteriori capacità di controllo. (Fonte: Notiziario energetico ambientale)

Tra Is TECH e Italeaf

Accordo per sviluppo della tecnologia APA Italeaf, acceleratore di business del gruppo T.E.R.N.I. Research, che supporta e sostiene la creazione di imprese innovative nei settori della green e circular economy e dell’industria sostenibile, e Is TECH, società d’innovazione tecnologica attiva dal 2011 nei settori della ricerca scientifica e industriale, hanno sottoscritto un accordo commerciale per lo sviluppo e per l’utilizzo della tecnologia APA (Abbattimento Polveri Atmosferiche), una piattaforma intelligente e multifunzione per l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico, in particolar modo polveri sottili, negli ambiti industriali e urbani. La tecnologia realizzata da Is TECH, già selezionata da ‘Italia degli Innovatori’ nell’edizione 2011/12, ha ottenuto il marchio CE e la certificazione IMQ (Istituto Italiano del Marchio di Qualità) nel luglio 2012.

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“L’accordo con Italeaf è una riprova dell’efficacia del cammino intrapreso e delle nostre precise scelte di posizionamento, nell’ambito di un sistema rete - ha dichiarato Giuseppe Spanto, amministratore delegato di Is TECH -. La collaborazione con Italeaf ci permetterà di sviluppare attività operative e fasi di ricerca e sviluppo, azioni di tipo commerciale e proposte di tipo sociale considerando il valore aggiunto che, nei confronti della popolazione e dei principali stakeholder di riferimento, hanno i progetti di tutela ambientale sia negli ambiti di carattere urbano sia nei siti e nei complessi industriali, attraverso l’impiego della tecnologia APA”. “L’accordo con Is TECH rappresenta un altro importante tassello nel mosaico di iniziative industriali che stiamo realizzando nel polo della green economy di Terni”, ha affermato Monica Federici, amministratore delegato di Italeaf.

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notizie Uno studio del Consorzio Carpi

Il libro bianco sul riciclo della plastica Lo scorso marzo è stato presentato a Milano il Libro Bianco ‘Il Riciclo della Plastica’, il primo studio interamente dedicato al mercato del riciclo dei rifiuti in plastica speciali, elaborato dal Consorzio Carpi (Consorzio Autonomo Riciclo Plastica Italia) in collaborazione con Mattia Cai del Dipartimento Territorio e Sistemi Forestali dell’Università di Padova. I rifiuti speciali provenienti da agricoltura, commercio e industria rappresentano quasi la metà dei rifiuti in plastica annualmente inviati a riciclo in Italia. Nonostante questo, la disponibilità di dati statistici in merito al funzionamento della filiera che se ne fa carico è estremamente modesta, in quanto gli studi e le analisi effettuate fino a oggi si sono occupate esclusivamente dei rifiuti di imballaggio provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Per colmare il vuoto informativo che riguarda questo mercato, il Consorzio Carpi ha realizzato il Libro Bianco ‘Il Riciclo della Plastica’, che raccoglie e analizza per la prima volta tutti i dati e le informazioni esistenti sul comparto del riciclo indipendente, per offrire una visione completa e accurata della filiera. Uno studio importante per rilevare lo stato dell’arte del settore, le opportunità economiche e di investimento, le prospettive di occupazione e le ricadute positive per la salvaguardia dell’ambiente, ma anche un utile strumento di lavoro per tutti gli operatori del comparto e per coloro che si avvicinano per la prima volta a queste tematiche. Lo studio Carpi si prefigge tre finalità: offrire un quadro completo dei flussi di materie plastiche nell’economia Italiana, della Ricadute occupazionali della filiera del riciclo della plastica loro composizione in termini di diverse tipologie di prodotti e di polimeri, della destinazione dei rifiuti a cui danno luogo e dei materiali frutto del loro riciclo; RICICLO INDIPENDENTE RICICLO NEL COMPLESSO presentare una rassegna delle principali problematiche di natura economica 335 745 plastica riciclata nel 2011(kt) con le quali gli operatori della filiera del riciclo devono fare i conti, affrontando 3.770 7.900 occupazioni totali temi come le dinamiche di prezzo e l’interazione con i mercati delle materie 900 1.880 occupazione diretta prime vergini e dei rifiuti; esaminare il contributo allo sviluppo dell’economia 1.560 3.280 occupazione indiretta 1.310 2.740 occupazione indotta italiana che i processi di recupero e riciclo della plastica offrono dal punto di vista della creazione di ricchezza e occupazione, dello stimolo all’innovazione Fonte: elaborazione su dati CARPI e ISTAT tecnologica, del contenimento dell’impatto dei consumi sull’ambiente.

Eco Tecnologie per l’industria di oggi e di domani [Ossidatori chiavi in mano per trattamento/recupero di SOV con Assistenza Tecnica integrale]

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ITAS propone soluzioni ecologiche per il trattamento delle emissioni a misura di ogni settore industriale. Sono il frutto delle ricerche più avanzate nelle tecnologie del trattamento delle Sostanze Organiche Volatili e rappresentano anche il perfetto equilibrio tra investimento e recupero termico. L’ossidazione delle SOV può prodursi per via termica, attraverso l’impiego di ossidatori termico rigenerativi, recuperativi e catalitici. La divisione Ecologia di ITAS progetta e realizza anche impianti di recupero solventi a carboni attivi e stazioni di abbattimento a umido, con torri di lavaggio e scrubbers. ITAS spa via Metauro, 5 20900 Monza MB (Greater Milan) ITALY tel. +39 039 27331 fax +39 039 745077 itas.com info@itas.com


abbiamo incontrato

Ossidatore termico rigenerativo

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abbiamo incontrato Antonio Pozzoli, presidente di

Antonio Pozzoli insieme alle figlie Mia (a sinistra), sales administration, e Antonella, assistance and marketing division

Ingegneria, CUORE della tecnologia ambientale di Alessandro Bignami

Itas propone impianti chiavi in mano soprattutto per i settori chimico, petrolchimico, combustione e protezione dell’ambiente. “Lavoriamo incessantemente a sistemi in grado di incrementare l’efficienza della combustione, abbattere le emissioni in atmosfera e recuperare energia”

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abbiamo incontrato Antonio Pozzoli

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a stretta di mano è forte, lo sguardo sincero. In Antonio Pozzoli, fondatore e presidente di Itas, riconosco uno degli imprenditori italiani che, lungo i decenni, hanno costruito passo passo la propria azienda attorno ai valori della famiglia e del lavoro tenace. E oggi, sotto la terribile tempesta della crisi, Pozzoli si ritrova una società sana che non ha bisogno di lavorare con i crediti delle banche e che vende i suoi impianti nelle regioni più remote, dalla Colombia alla Cina, passando per la Russia, in stretto contatto con le migliori società di ingegneria sul mercato internazionale. “Certo, all’inizio non è stato così facile - dice -. Ho dovuto prendermi dei rischi e affrontare difficoltà che talvolta parevano insormontabili. Ma con me, a quel tempo anche le banche sapevano rischiare, investendo sulle persone e sul lavoro”. Itas si trova alle porte di Monza, anche se in realtà fu fondata ad Asti da Pozzoli e da un socio che si è poi ritirato. A ricordare gli albori è rimasto il nome dell’azienda, anagramma della città piemontese.

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Presidente Pozzoli, ci spiega in sintesi chi è Itas? È un gruppo di 60 persone con una grande esperienza messa al servizio di diversi settori industriali: chimica, petrolchimica, combustione, trattamento degli odori, macchine da stampa e dovunque è necessario trattare sostanze organiche volatili. Sono svariati i tipi di impianti che realizziamo nel settore ambientale: impianti di trattamento delle SOV, ossidatori termici recuperativi, ossidatori termici rigenerativi, ossidatori termici catalitici, sistemi di abbattimento a umido, impianti di recupero solventi con carboni attivi, concentratori rotativi e altri ancora. Il cuore della nostra attività è l’ingegneria, che facciamo completamente al nostro interno. Si parte dalle richieste specifiche dell’utilizzatore, che in alcuni casi partono da uno studio di fattibilità. Poi si passa ai disegni meccani-

ci e strutturali. La competenza a 360 gradi e la gestione totale dell’ingegneria ci consentono di rispondere direttamente al cliente su ogni particolare dell’impianto, senza dover ricorrere alla consulenza di subfornitori. Da 20 anni siamo certificati ISO 9001 ed entro giugno dovremmo ottenere anche la certificazione ISO 14000. Operiamo in tutto il mondo. Le maggiori società internazionali di ingegneria ci conoscono e ci stimano. Qualche errore lo abbiamo commesso anche noi, non dico di no. Però alla fine lo abbiamo sempre recuperato. Mediamente generiamo un fatturato annuale di circa 22 milioni di euro. Da quando siamo nati continuiamo a crescere, anche come personale, che nel 2012 è stato potenziato con altre tre persone. Una discreta parte la investiamo in ricerca e sviluppo. Insomma, posso dirmi soddisfatto, soprattutto se penso che all’inizio, a metà anni Settanta, iniziai praticamente da solo in un garage... Quali parti della costruzione degli impianti vengono comissionate ai fornitori? All’esterno vengono fatte le strutture metalliche, le carpenterie, la verniciatura e, quando necessaInceneritore termico rio, gli isolamenti termici. Qualsiasi lavorazione esterna viene comunque realizzata sulla base della nostra esclusiva ingegneria. I fornitori esterni sono qualificati e sottoposti a ispezioni, che possono essere eseguite da ispettori nostri, del cliente finale o di un ente super partes. La recessione vi sta coinvolgendo? Più del 70% della nostra produzione viene installata fuori dall’Italia, il 50% fuori dall’Europa. È un dato che ci permette di sentire la crisi meno di altri. Di lavoro ne abbiamo tanto. I problemi che avvertiamo sono invece legati all’incremento di certi costi, causato dall’impasse della politica e dalla pesante tassazione. Le tasse continuano a spaventare e a reprimere l’economia. Diminuire la pressione fiscale significherebbe liberare risorse per la ricerca e lo sviluppo, oltre che per nuove assunzioni.

ECO-TECNOLOGIE Fondata nel 1976, Itas è una società di engineering che progetta e realizza impianti chiavi in mano e componenti ad alta tecnologia per vari settori industriali. Nel corso dei decenni è diventata un punto di riferimento nella termotecnica industriale, nella protezione dell’ambiente, nel recupero dell’energia, nel recupero e nella depurazione delle emissioni di sostanze organiche volatili. Al contempo, nella storica sede di Monza si progettano e realizzano impianti di combustione per pressoché ogni applicazione industriale. Itas opera in tutti

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Thermal Regetherm: impianto di depurazione fumi acidi con tra

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I nostri bruciatori hanno già raggiunto risultati importanti nella diminuzione di NOx e CO

Anche in Italia la crisi economica si sta sommando a quella ambientale... Nel nostro paese l’attenzione verso l’ecologia è sempre maggiore, talvolta estrema. Il problema è che, a volte, c’è una tale tensione su questi temi che diventa perfino difficile ottenere le autorizzazioni per realizzare anche quelle opere che mirano proprio alla riduzione dell’impatto ambientale. Alla fine, nessuno vuole ospitare nel proprio territorio un inceneritore o un termovalorizzatore. Con il risultato paradossale che l’Italia deve pagare per ‘esportare’ i propri rifiuti in Nord Europa, dove vi ricavano energia. Anche voi vi siete scontrati con questa rigidità nella gestione della questione ambientale? Sì, abbiamo già una area prove efficiente, ma necessita di essere ampliata. Nonostante essa sia dedicata alla ricerca rivolta a ridurre le emissioni nocive in atmosfera, incontriamo difficoltà burocratiche, che impediscono di avere le autorizzazioni alla realizzazione. Siamo costretti per alcuni test a rivolgerci altrove in Europa, con conseguente aumento dei costi e dislocazione del nostro staff tecnico. Ci stiamo comunque impegnando per trovare un luogo meno distante possibile dalla nostra sede. La realizzazione della nostra area prove avverrebbe in accordo con tutte le leggi europee vigenti. Che attività svolgete all’interno dell’area prove? Sperimentiamo e collaudiamo i nostri prodotti, facciamo ricerca e sviluppo. A quest’ultima attività si dedicano a tempo pieno tre persone, anche se in realtà vi partecipano tutte le nostre figure tecniche, che mettono a disposizione le loro competenze specifiche. Io stesso sono impegnato in prima persona nella ricerca. Mi ha sempre appassionato. L’area prove è dedicata soprattutto alla combustione. È incessante la sperimentazione volta ad incrementare l’efficienza della combustione, che rappresenta il processo chiave su cui bisogna agire per ridurre le emissioni di prodotti inquinanti. All’abbattimento delle emissioni in atmosfera e al recupero energetico dedichiamo la maggiore parte del lavoro di ricerca. I nostri bruciatori hanno già raggiunto risultati importanti nella diminuzione di NOx e CO. Ma non siamo

da soli a giocare questa complessa partita. Collaboriamo infatti con diversi enti di ricerca, dalla Stazione sperimentale dei combustibili all’Università di Cutec, in Germania. Ma crescita produttiva e tutela dell’ambiente possono andare d’accordo? Sì. Basti pensare ai grandi investimenti che richiede il settore ambientale e che potrebbero dare contemporaneaente fiato all’economia e benefici alla salute del mondo in cui viviamo. Non è un caso, d’altronde, che le industrie che stanno spendendo di più nella sostenibilità dei loro processi e dei prodotti sono la chimica e la petrolchimica, settori che possono ancora contare su una buona disponibilità finanziaria. Rispetto a quando mosse i suoi primi passi da imprenditore che Paese vede oggi? Nei 37 anni di vita di Itas ho vissuto l’alternarsi di diverse fasi economiche, con i loro inevitabili alti e bassi. Certo una crisi come quella di oggi non l’avevo ancora vista. Le piccole e medie imprese sono allo stremo. Le assicuro che per i loro titolari, che spesso conoscono di persona anche le famiglie dei propri dipendenti, non riuscire a pagare gli stipendi può diventare un incubo, che rischia di degenerare in disperazione. La gente è arrabbiata e la politica latita. Se vuole ripartire, l’Italia deve restare saldamente ancorata all’Europa e favorire l’industria: in altre parole ridurre le tasse sul lavoro e sugli investimenti produttivi. Qualche buona notizia per il futuro? Beh, io sono abituato a guardare il bicchiere mezzo pieno. E, come dicevo, noi stiamo lavorando tanto. All’estero continuiamo a coltivare relazioni proficue. Soprattutto nelle aree a più rapida crescita, come in Russia e in Sudamerica, dove Brasile e Colombia stanno correndo. In Cina siamo già presenti. Ricorda qualche errore importante che ha commesso in questi quasi 40 anni alla guida di Itas? In realtà in azienda grossi sbagli non mi pare di averne fatti. Magari a volte sono stato un po’ troppo esigente con i miei figli che lavorano con me, rispetto per esempio agli altri dipendenti. Ma, si sa, con i figli è facile sbagliare...

PER L’INDUSTRIA

attamento a umido e ossidatore termico rigenerativo, presso la raffineria di Gela

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i processi in cui è richiesto calore per preriscaldare, essiccare o trattare vari materiali o per la termodistruzione di effluenti liquidi e gassosi, usando bruciatori progettati per offrire le migliori performance con bassissime emissioni di CO, NOx, TOC ecc. La sua divisione Combustione impiega bruciatori di tecnologia proprietaria, che vengono applicati prevalentemente nei settori del converting, del packaging, nel cartario, tessile e ceramico, nell’industria chimico-farmaceutica e di produzione o cogenerazione di energia.

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protagonisti

OSMOTECH

CONOSCERE L’ODORE per gestirlo Il personale del Laboratorio Osmotech di Pavia si caratterizza certamente perché in grado di misurare gli odori, ma anche perché è in grado di caratterizzarli, ovvero, definire scientificamente le sostanze chimiche che producono l’odore stesso e quindi aiutare i clienti a contenere le molestie olfattive di Angelo Grassi

Valutazione olfattometrica quantitativa di campioni gassosi secondo la normativa UNI EN 13725:2004, con olfattometro a diluizione dinamica e panel di sei persone

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OSMOTECH

protagonisti

Nella misurazione degli odori la macchina da sola non basta: ad essa va sempre abbinato l’uomo Maurizio Benzo, co-fondatore del Laboratorio Osmotech e “Odour Scientist”

S

Indagine sensoriale in campo per la convalida dei modelli di dispersione odori

Dettaglio del modello SS600 della canadese IDES commercializzato da Osmotech

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e c’è una tipologia di analisi ancora poco diffusa in Italia, è quella relativa alla conoscenza degli odori. Ma cos’è, esattamente, l’odore? È una emanazione trasmessa soprattutto dall’aria, ma anche dall’acqua, percepita dall’apparato olfattivo sia dell’uomo sia degli animali. L’odore è causato dalle molecole odoranti dissolte in aria ed è un senso chimico in quanto utilizza, come informatori, le specifiche sostanze chimiche. Detto questo, l’odore è un parametro che non può essere misurato fisicamente - come nel caso, ad esempio, della lunghezza d’onda per la vista - né tanto meno chimicamente, in quanto non è una caratteristica intrinseca della molecola. L’odore, in altre parole, rappresenta la sensazione che la sostanza provoca dopo che è stata interpretata dall’apparato olfattivo. “Un ruolo determinante nella valutazione dell’entità del disturbo derivante dai cattivi odori, è certamente svolto dall’opinione pubblica”, esordisce il professor Maurizio Benzo, co-fondatore del Laboratorio Osmotech di Pavia, che così prosegue: “Sebbene agli odori molesti non siano generalmente associabili effetti sulla salute umana, essi rappresentano causa di indubbio e persistente fastidio per la popolazione residente, diventando elemento di conflitto sia nel caso di impianti esistenti - pensiamo, ad esempio, ad un sito per la depurazione delle acque reflue - sia nella scelta di nuove localizzazioni”. “In questi ultimi anni, l’interesse del mondo tecnico e scientifico su queste tematiche è cresciuto sempre più grazie alla maggiore attenzione rivolta alla tutela dell’ambiente e alla salute umana, ma anche e soprattutto a causa della maggior presenza d’impianti in zone urbanizzate”, prosegue Benzo, che ha dato vita ad Osmotech nell’ormai lontano 2000. “E’ stata quindi da tempo avvertita la necessità di monitorare la qualità dell’aria in relazione ai livelli ambientali di odore. Tuttavia, la particolare e complessa natura delle sostanze responsabili dell’impatto odoroso, la loro variabilità nel tempo in riferimento - ad esempio - alle condizioni meteoclimatiche, e la soggettività della percezione olfattiva, sono fattori che, almeno in Italia, ne ritardano la regolamentazione”. Ebbene, a parte quella che possiamo definire una vera e propria “punta di diamante in materia di linee guida” rappresentata dalla Regione Lombardia, nel resto d’Italia non esistono normative specifiche né in materia di inquinamento da odori, né di metodologie oggettive e ufficialmente riconosciute per la misura dei livelli di odore. La Germania, invece, si distingue tra gli stati europei per l’attenzione posta dal legislatore in materia di regolamentazione delle emissioni e dell’impatto da odori molesti, con molteplici normative di settore e linee guida per il campionamento e l’analisi. Solo recentemente in ambito europeo è stata

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protagonisti

OSMOTECH

approvata la Norma Tecnica EN 13725:2004 Qualità dell’aria Misura della concentrazione di odore mediante olfattometria dinamica, norma avente lo scopo di uniformare la misurazione dell’intensità dell’odore. UN SAPIENTE MIX FRA TECNICHE SENSORIALI E METODI ANALITICI Le componenti che possono essere valutate per identificare una molestia di tipo olfattivo sono la concentrazione, l’intensità, il tono edonico (ndr: sensazione piacevole o spiacevole che si ricava da un odore) e la qualità (ndr: associazione dell’odore ad un composto di natura nota). Di queste solo la prima è determinabile in maniera oggettiva, mentre le altre componenti sono soggettive. Oggi, la misura degli odori può essere effettuata mediante diversi approcci analitico-strumentali, sensoriali o misti.

L’interesse del mondo tecnico e scientifico verso gli odori si deve alla 22

crescente attenzione all’ambiente e all’aumento degli impianti in zone urbanizzate In Osmotech si abbinano la capacità sensoriale di soggetti umani - o panelisti - a metodi analitici. Partiamo dalle tecniche sensoriali che coinvolgono in modo significativo l’uomo. Queste analisi sono effettuate prevalentemente con l’olfattometria dinamica e forniscono dati puntuali di concentrazione dell’odore, ma non consente di valutare l’entità del disturbo olfattivo a cui è esposta una popolazione. La fonte d’incertezza del metodo olfattometrico consiste nella grande variabilità biologica della sensibilità olfattiva di ogni singolo essere umano. Sebbene con l’introduzione dei criteri per la selezione e per il codice di comportamento del panel si sono notevolmente incrementate la ripetibilità e la riproducibilità delle misure: la variabilità insita nella natura umana è un aspetto oggettivo. Come più avanti ben argomenta Maurizio Benzo, con questa tecnica si ha una misura di tipo statistico. È per questo motivo che in Osmotech vengono abbinate le tecniche sensoriali ai metodi analitici. Noti anche come GC-MS (ndr: gascromatografiaspettrometria di massa), i metodi analitici danno uno screening delle sostanze presenti e delle loro concentrazioni, ma, appunto, non consentono di avere informazioni in merito alla sensazione odorigena della miscela nel suo complesso. “Quando si parla di misurazione degli odori la macchina da sola non basta; ad essa va sempre abbinato l’uomo”, puntualizza Maurizio Benzo. “La questione di fondo è che al mondo non esiste una relazione tale che, permetta di ricavare l’odore dall’analisi chimica. Voglio dire che, se

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anche noi diamo la composizione chimica di un’aria, non possiamo prevedere quale sarà il suo odore. L’unico caso in cui questa relazione è possibile, è quando c’è un’unica sostanza. Ma quando si formano miscele, la conoscenza della composizione della miscela stessa non permette di calcolare quello che sarà l’odore; sia come qualità – cioè che tipo di odore viene fuori - sia come intensità. Il campione è conservato in sacchetti fatti di un materiale - il nalophan - che non ha odore. L’aria odorosa da questi sacchetti viene quindi portata all’olfattometro che diluisce l’aria migliaia di volte, dopodiché la presenta agli annusatori. Di fatto, agli annusatori viene presentato il campione odoroso diluito migliaia di volte. Le persone sentono quindi l’odore o, meglio, non sanno da dove esce il campione. Ci sono diverse bocchette (ndr: se ne usano due o tre a seconda dell’esperimento) e il campione odoroso esce da una bocchetta sola, mentre dall’altra esce aria pulita. Inizialmente il panellista deve individuare da dove viene l’odore annusando i vari getti, e quando è molto diluito il campione non lo riconosce. Invece quando comincia a percepirlo - quindi quando arriva alla soglia di rilevabilità dà una risposta. Quando questa risposta è fornita, noi sappiamo quanto è stata diluita l’aria odorosa per arrivare alla soglia di percezione. Per esempio, se è stata diluita 700 volte vuol dire che quell’aria ha una concentrazione di odore di 700 unità olfattometriche. Cioè, la concentrazione di odore - è il numero di volte che deve essere diluita quell’aria con aria pulita, per essere portata alla soglia di percezione. Chiaramente è una media, perché uno avrà 700, l’altro 600, l’altro ancora 500; si fa la media delle persone che hanno fatto il test e si ottiene così la misura statisticamente accettabile dell’odore”. I VARI CONTESTI OPERATIVI E LE COLLABORAZIONI SINERGICHE Tipicamente si deve pensare che Osmotech è chiamata a realizzare le sue analisi su impianti industriali di trattamento acque reflue, impianti di compostaggio, impianti per digestione anaerobica (ndr: degradazione della sostanza organica da parte di microrganismi in condizioni di anaerobiosi, cioè quando un metabolismo non richiede la presenza di ossigeno), ma anche su impianti di trattamenti carcasse animali, e non solo. Ogni volta che si tratta un rifiuto – siccome c’è una fermentazione della frazione organica – che sia voluta o che non sia voluta, questa genera odore. Normalmente, queste operazioni vengono confinate in un ambiente ben delimitato, ma quando qualche cosa viene fuori ecco che produce molestia sul territorio circostante. Ebbene, un primo ambito operativo del laboratorio lombardo, è quello relativo alla prevenzione di situazioni di criticità ambientale. In questo ambito tre sono le fasi di approccio alla problematica seguite dai tecnici Osmotech: 1. fase progettuale: parte dalla consulenza per la definizione della tipologia degli impianti di abbattimento, per poi passare alla valutazione preventiva degli impianti sul territorio, quindi alla elaborazione di modelli predittivi di dispersione dell’odore; e poi realizzano la consulenza per la predisposizione di piani

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e tecniche analitiche, alle quali - per dovere di cronaca - si sommano attività di formazione ed addestramento di tecnici per il riconoscimento in campo degli odori, piuttosto che corsi di formazione ed approfondimento sui temi del campionamento, della misura e delle valutazioni delle emissioni ed immissioni odorigene.

e programmi di controllo e, infine, le indagini sensoriali in campo per la definizione del bianco ambientale; 2. fase realizzativa: in prima battuta c’è una Campionamento dalla superficie del biofiltro con cappa di convogliamento consulenza per la definizione delle specifiche di campionamento ed analisi per i controlli prescritti agli enti, quindi si passa all’attuazione di campagne analitiche Parimenti importante è anche la recente acquisizione della per il collaudo e la messa e punto dei processi e degli impianti distribuzione in esclusiva per l’Italia di olfattometri di nuova di abbattimento, per poi terminare con il monitoraggio delle generazione fatti in Canada che, per la prima volta, vengono emissioni odorigene; ora venduti in Europa. 3. fase di conduzione: identificazione dei traccianti odorigeni, “Dodici anni dopo l’avvio dell’azienda, abbiamo ritenuto consulenza per l’individuazione delle priorità e degli interventi interessante abbinare all’attività tipica di laboratorio per la migliorativi da adottare per la minimizzazione dell’impatto misura e la caratterizzazione degli odori quella commerciale, odorigeno, ottimizzazione delle procedure e dei controlli (ndr: ma sempre nella medesima nicchia settoriale”, conclude per processi e presidi ambientali), formazione del personale Maurizio Benzo. “`È infatti accaduto che quando l’anno scorso addetto alla conduzione dei presidi ambientali, sistemi esperti sono venuti qui in azienda dei tecnici della IDES CANADA ad di supervisione e controllo in continuo gestibili via web; installare l’ultimo nostro strumento di analisi olfattometrica, ci Poi c’è il contesto relativo al supporto nell’interpretazione dei siamo trovati a lavorare insieme ai tecnici della Casa canadese dati chimici e sensoriali, nel quale si segue questa scaletta di per ottimizzare il software di gestione dello strumento stesso. azioni: Questa collaborazione si è rivelata essere alquanto fruttuosa 1. campionamento: noleggio e vendita di strumentazione per per entrambi, al punto tale che, appunto, abbiamo concordato campionamento, ma anche assistenza per i campionamenti di che la nostra realtà poteva essere una sorta di testa di ponte emissioni ed immissioni osmogene; per le loro vendite in Europa”. 2. analisi chimiche e sensoriali: analisi olfattometriche e Ma in Osmotech è consuetudine fin dalle origini realizzare valutazioni del tono edonico, analisi chimiche delle Sostanze studi; siano essi di valutazione tossicologica delle emissioni Organiche Volatili, identificazione e caratterizzazione delle odorigene, piuttosto che di modellistica previsionale per la Sostanze Organiche Volatili di interesse odorigeno, analisi misura dell’impatto odorigeno, ma non solo. di speciazione in GC-MS e GC-O per l’identificazione dei A tale proposito la struttura pavese ha storicamente avviato componenti responsabili dell’odore; una proficua collaborazione con il Dipartimento di Processi 3. indagini sul campo: monitoraggio in campo dell’impatto Chimici dell’Ingegneria presso l’Università di Padova. Il odorigeno con Sistemi Olfattivi Artificiali, campagne di vantaggio per l’Università è che svolgendo - appunto - attività misura in campo con olfattometro portatile e valutatore di ricerca, Osmotech si trova nelle condizioni di poter offrire esperto, indagini sensoriali in campo per il riconoscimento ai propri dottorandi una sorta di addestramento allo stato delle immissioni odorigene e per la convalida dei modelli di dell’arte in un settore assolutamente innovativo. Il vantaggio dispersione degli odori. per il laboratorio sono le potenzialità di calcolo su modelli Quanto fino ad ora elencato rientra nelle ordinarie potenzialità matematici che solo una Università come quella di Padova del laboratorio relativamente all’incrocio di tecniche sensoriali può offrire.

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L’applicazione

Un’efficiente gestione dell’ENERGIA IN MINIERA di Enzo Maria Tieghi, amministratore delegato di ServiTecno

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L’adozione del sistema di gestione dell’energia MePIS consentirà a una storica miniera di carbone in Slovenia di alleggerire l’impatto ambientale e monitorare meglio il consumo elettrico, che diminuirà del 5% all’anno Il consumo e i costi relativi a gas ed energia sono tra i maggiori argomenti di discussione ai nostri giorni. In ambito industriale le aziende sono sempre più sensibili nei confronti dei consumi energetici. Tuttavia, sono poche le realtà in cui siano attivi sistemi per il controllo di tali consumi: certamente vengono effettuati controlli periodici confrontando i dati di fattura con quelli dei contatori, ma spesso le analisi svolte non si spingono molto al di là di questo. Talvolta i dati relativi ai

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consumi vengono raccolti insieme a quelli strettamente legati alla produzione, ma manca la parte di processo legata all’elaborazione e confronto degli stessi: solo da queste analisi possono essere tratte conclusioni tramutabili in policy per un uso dell’energia più consapevole ed efficiente. ServiTecno è particolarmente attenta alle esigenze di efficienza energetica in ambito industriale, manifatturiero e di processo, con una serie di soluzioni pensate per offrire alle aziende una reale strategia per la gestione e l’ottimizzazione dei consumi. Da anni lavoriamo in questo ambito con diverse realtà in Italia e all’estero. Sono soprattutto le aziende più predisposte all’innovazione che si dimostrano sensibili e pronte a cogliere i vantaggi derivanti da progetti per l’efficienza e il risparmio energetico. Una applicazione significativa in materia è rappresentata dalla miniera di carbone di Velenje, in Slovenia, che vanta oltre 136 anni di storia. Grazie ad attrezzature di scavo tecnologicamente avanzate e a una forza lavoro qualificata, è considerata la miniera

più all’avanguardia nelle tecniche di scavo del sottosuolo e rappresenta la più importante colonna portante nella gestione dell’energia in Slovenia in quanto genera, insieme con l’impianto di energia termale Šoštanj, un terzo della corrente elettrica richiesta in Slovenia annualmente. Da sempre la miniera di carbone Velenje ha sostenuto l’importanza di adottare moderne tecnologie e di incrementare soluzioni tecnologiche innovative. La necessità di rispondere costantemente a un mercato altamente competitivo e di cercare soluzioni sempre migliori costituiscono le ragioni per cui l’azienda ha deciso di compiere un ulteriore passo avanti nel campo della gestione del consumo di elettricità, scegliendo di adottare la soluzione MePIS Energy di Metronik, system integrator sloveno, distribuita in Italia da ServiTecno. In particolare, si cercava una soluzione in grado di fornire un sistema centralizzato di acquisizione dati relativi al consumo di energia che fosse trasparente e fruibile a tutti i livelli all’interno dell’azienda. Era fondamentale poter disporre di strumenti per il monitoraggio del consumo elettrico in grado di rendere efficiente la gestione del medesimo. Inoltre, si richiedeva un sistema in grado di notificare gli allarmi in caso di eventi straordinari. Diverse sono state le motivazioni che hanno spinto a scegliere MePIS Energy. Tra queste, le ricche funzionalità offerte dalla soluzione con particolare enfasi sugli strumenti di analisi e di ottimizzazone del consumo di elettricità; il fatto che MePIS Energy si basi su tecnologie aperte e adottate a livello globale; la capacità di Metronik di offrire una gestione completa ed esaustiva dei sistemi elettrici. Oltre alle competenze nell’ambito della gestione dell’elettricità, Metronik vanta una grande esperienza nel settore dell’automazione di dispositivi ad aria condizionata, di calore e altri sistemi di energia. MePIS Energy, commercializzato in Italia da ServiTecno, è un sistema modulare di gestione operative della produzione (MES), che fornisce elevate funzionalità, interfaccia a misura di utente e elevate capacità di analisi. La soluzione si basa su Proficy Historian e sui componenti per Production Management di GE Intelligent Platforms, un leader incontrastato del settore. MePIS Energy include molti strumenti per una profonda analisi e reporting sui consumi di energia in fabbrica e strumenti per ottimizzare l’uso dell’ener-

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L’applicazione

re tale consumo annualmente del 5%. “Tutte le volte che abbiamo scelto di migliorare la gestione dell’energia, ci siamo affidati a metodi tradizionali, quali l’aggiornamento di dispositivi elettrici e la sostituzione di lampadine. Il sistema MEPIS Energy di Metronik offre un nuovo approccio nel campo della gestione dell’energia all’interno della nostra miniera di carbone. La trasparenza delle informazioni e gli indicatori di performance, insieme agli strumenti per l’ottimizzazione dell’energia hanno prodotto in breve tempo risultati eccellenti”, ha dichiarato Rajko Prinat, capo del dipartimento di gestione dell’energia presso la miniera di carbone di Velenje.

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gia. Con l’implementazione di MePIS Energy l’utilizzatore del sistema ottiene un miglior controllo sul consumo di energia, un incremento dell’efficienza energetica, un efficace strumento per attivare una politica energetica ed avviare le azioni necessarie, un forte risparmio di energia e un conseguente abbattimento dei costi. Le funzionalità e le specifiche tecniche del sistema MePIS Energy includono: acquisizione automatica dei dati raccolti basata su storian; acquisizione automatica dei dati delle quantità prodotte; interfaccia utente per immissione dati manuale; display e analisi del consumo di energia; strumenti per un’analisi efficiente dell’energia; indicatori chiave di performance; diagrammi M&T e CuSUM; sistema di messaggistica efficiente; report su energia e ambiente; supporto standard EN 16001; controllo operativo su dispositivi per l’elettricità su piattaforma GE Proficy HMI/SCADA iFix; sistema di reportistica configurabile e potenti strumenti di analisi. L’adozione di MePIS Energy assicu-

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ra un controllo completo su tutte le risorse di energia e sui consumi elettrici, offrendo un sostanziale risparmio di energia. Le informazioni raccolte da MePIS Energy sono accessibili sistematicamente a tutti i livelli operativi; per un’azienda delle dimensioni della miniera di carbone di Velenje, questo aspetto è di vitale importanza. L’ottimizzazione del consumo di energia grazie all’adozione del sistema di gestione dell’energia MePIS consentirà di raggiungere gli obiettivi posti sia da un punto di vista ambientale che di consumo elettrico, ossia di ridur-

UN FLUSSO COSTANTE DI INFORMAZIONI Grazie a MePIS Energy, tutta l’azienda oggi beneficia di un flusso costante di informazioni sui consumi energetici. Inoltre, il sistema permette di acquisire e archiviare tutte le informazioni relative all’elettricità su un server centrale. Altri vantaggi includono il monitoraggio on-line del consumo energetico e di indicatori di prestazioni per tutti gli utenti chiave e la possibilità di espandere ulteriormente il sistema in futuro grazie all’architettura modulare dello stesso. Infine, come già sottolineato, il risparmio di energia annuale è pari al 5 %.

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L’inaugurazione

Service Center: il valore aggiunto DELLA MANUTENZIONE a cura di Alessandro Bignami

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Emerson Process Management si avvicina agli utilizzatori italiani di valvole di regolazione, portando anche nel nostro paese il ‘Valve Quick Ship and Service Center’, struttura che offre sistemi di diagnostica, ricambi, riparazioni, interventi sul campo, corsi di formazione e consulenze tecniche ad hoc Uno degli obiettivi di Emerson Process Management, gruppo internazionale specialista nell’automazione di processo, è avvicinarsi sempre di più ai propri clienti italiani. È in quest’ottica che la società porta ora anche nel nostro paese uno dei suoi fiori all’occhiello nell’assistenza alle valvole di regolazione. È stato recentemente inaugurato a marzo, infatti, il Valve Quick Ship and Service Center, che ha sede nello stabilimento di Cernusco sul Naviglio (Milano). Il centro supporta i clienti con servizi aggiuntivi come la diagnostica e la gestione del magazzino ricambi delle valvole di

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regolazione; grazie al tool IBT (Installed Base Tools) e al programma Quick Ship è possibile accedere a soluzioni che permettono la fornitura sia di ricambi che di nuove valvole in tempi brevissimi. Inoltre, il personale specializzato di Emerson, grazie a ai servizi di diagnostica predittiva Valvelink e Flowscanner, è in grado di identificare se le valvole di regolazione necessitano o meno di revisione. Secondo l’esperienza dell’azienda, i clienti che usufruiscono di questi servizi possono beneficiare di una riduzione dei costi operativi durante una fermata fino ad un 40%, con vantaggi nella gestione di impianto, nella sicurezza e nei

costi. Operativo sin dal 1979, il centro di Cernusco iniziò le sue attività come unità produttiva per appoggiare la forte domanda a livello italiano di valvole di controllo. Ora il service center continua a supportare i clienti italiani proponendo in aggiunta i suoi servizi. Ciò è stato possibile grazie all’investimento in nuove attrezzature (specialmente per la manutenzione predittiva, con Flowscanner) e in tecnici specializzati per lavorare in campo e in officina. “Il service center fa parte di una strategia che Emerson sta portando avanti con successo in varie parti del mondo. Ci crediamo

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molto e ora, grazie a questo servizio di assistenza specifico per le valvole, ci prenderemo cura del cliente in modo completo. Vogliamo essere molto di più di un fornitore, ma veri e propri consulenti, capaci di offrire una soluzione chiavi in mano anche per gli aspetti della manutenzione”, ha detto Umberto Sala, Installed Base & Service Sales Manager e responsabile della vendita dei servizi per tutte le linee di prodotti Emerson, nel corso della conferenza di inaugurazione. Responsabile del service center italiano

viene studiata sulla base dell’esperienza accumulata da Emerson in tutto il mondo”. LA MANUTENZIONE IN SEI PASSI La proposta del Fisher Service Center di Emerson si basa su una metodologia consolidata chiamata ‘Six Step Process’. “Lavorare con una metodologia ‘Six Step Process’ permette ai nostri clienti di razionalizzare le risorse interne e di ridurre i costi grazie ad una pianificazione dettagliata delle attività che inizia anche 18 mesi prima di una fermata per manutenzione - ha dichiarato Andrea Sormani, Valve Sales Manager di Emerson -. Avere un service center proprio è fondamentale per implementare questa filosofia di manutenzione. Il programma Quick Ship garantisce ai clienti la consegna delle parti di ricambio richieste con spedizione in meno di 24 ore. Ciò permette di ridurre le giacenze nel magazzino dei nostri clienti ed i tempi operativi in caso di emergenza. Grazie all’esperienza di oltre 30 anni nella costruzione di valvole, inoltre, il Fisher Service Center è ora in grado di approntare valvole per applicazioni standard in 24 ore. I clienti possono anche ordinare i ricambi direttamente dal software di gestione delle valvole messo a disposizione gratuitamente (Installed Base Tool)”. La tendenza a ridurre i costi operativi e massimizzare la produzione in impianti con più di 20 anni di esercizio è ormai una sfida per molti clienti in Italia. Per questo motivo il centro di Cernusco è in grado di offrire un programma di manutenzione predittiva per le valvole di controllo grazie alla tecnologia della diagnostica. Il posizionatore digitale che equipaggia le valvole Fisher permette di conoscere lo stato di funzionamento della valvola senza doverla smontare dalla linea. E se non si possiede un posizionatore intelligente, il Fisher Service Center è dotato di strumentazione per diagnosticare un’ampia gamma di valvole

di regolazione azionate pneumaticamente. Secondo l’esperienza di Fisher, solo il 15% delle valvole devono essere rimosse dalla linea per essere riparate, mentre la maggior parte richiede piccoli interventi che possono essere effettuati in campo. La diagnostica permette di fare questo tipo di scelte e di conseguenza di aumentare la sicurezza (minor rischio di incidenti per rimuovere le valvole) e ridurre i costi (razionalizzare il lavoro durante le fermate). Le regolamentazioni entrate in vigore nel corso degli anni o nuove specifiche o un cambiamento nelle condizioni operative di un impianto nel corso della sua vita possono far si che una valvola di controllo non sia più adatta al nuovo esercizio. Questo si manifesta con un’usura indesiderata della valvola stessa o, nella peggiore delle ipotesi, con una rottura improvvisa. Le operazioni eseguite dal Fisher Service Center vanno oltre la riparazione, perché il cliente può beneficiare di uno studio sulla causa che ha portato al danneggiamento della valvola, ricevendo suggerimenti sulle soluzioni per ovviare alla problematica. Il Fisher Service Center, infatti, si distingue per avere accesso all’ingegneria che cura la progettazione delle valvole Fisher e all’esperienza nelle varie applicazioni del Refining, Power ed Oil & Gas. La struttura offre anche la possibilità di seguire corsi pratici di diagnostica e manutenzione, con apparecchiature di ultima generazione. Con l’apertura del centro, Emerson si mette a disposizione dei clienti italiani per ridurre i tempi di inattività degli impianti ed ottimizzare le operazioni di manutenzione, agendo da consulente per le valvole di controllo. AUMENTATE LE POTENZIALITÀ DELLE FISHER® GX Emerson ha annunciato anche l’introduzione di nuove funzionalità nelle valvole di controllo e nei sistemi di attuazione Fisher®

è Flavia Strambecchi, che ha specificato come l’obiettivo primario del service center sia “seguire e curare l’intero ciclo di vita della valvola”. Sergio Zaghen, responsabile dello sviluppo del service di Emerson Fisher in Sud Europa, ha ricordato come la valvola non sia più “solo un oggetto meccanico, ma un dispositivo sempre più sofisticato, grazie soprattutto al montaggio dei posizionatori intelligenti, che per la gestione del software necessitano di operatori con competenze specifiche”. “Il servizio che offriamo - ha proseguito - non è la semplice riparazione, bensì una soluzione tecnica ad hoc, che

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L’inaugurazione GX, per soddisfare un’ampia gamma di applicazioni. Queste implementazioni includono l’aggiunta del Whisper Trim™ III per l’abbattimento del rumore e il trim anti cavitazione, per utilizzare la valvola in applicazioni di servizio severo. È presente anche una versione per applicazioni criogeniche, utilizzabile fino a -196°C e progettata per l’utilizzo in skid PSA (Pressure Swing Adsorption). Per verificare la durevolezza, il design PSA è stato te-

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Conversazione con Flavia Strambecchi, responsabile e figura chiave del Service Center da poco inaugurato: “Ho scoperto sul campo la vocazione a occuparmi di queste soluzioni tecnologiche. Siamo pronti a programmare fermate di impianto con largo anticipo e, al contempo, a rispondere in tempi brevissimi alle emergenze”

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La gestione del Service Center di Cernusco, dedicato alle valvole di regolazione, è affidata a Flavia Strambecchi. Ventidue anni di esperienza sul campo, responsabile dello stabilimento di assemblaggio valvole di Emerson Process Management dal 2001, Strambecchi è la figura chiave del nuovo servizio, la persona che darà continuità al supporto verso i clienti italiani, sviluppando con il suo team il post-vendita per la manutenzione della base installata. L’abbiamo incontrata nella sede di Cernusco. Come è arrivata a occuparsi di valvole in Emerson? Ho iniziato nel 1991 nell’area acquisti di Fisher Control, l’azienda poi confluita in Emerson. In realtà ero estranea a questo ambiente, ma ho scoperto in me un’inattesa quanto autentica passione per questo lavoro e questa tecnologia. Non posso definirmi un tecnico, però sul campo ho imparato molto. Non è consueto trovare una donna a capo di un servizio così tecnico... È vero. Ma oggi se ne incontrano di più. Ero abituata a vedere facce stupite quando mi presentavo ai clienti in qualità di responsabile dell’assemblaggio. Ora le cose stanno cambiando. E non parlo solo dell’evidente aumento di ingegneri femmine, ma anche del ruolo delle donne in settori tecnici che erano considerati tipicamente maschili, come appunto quello di valvole e regolatori. In Emerson molte posizioni strategiche sotto il profilo tecnologico sono ricoperte da donne.

Come Lei, a cui è stata da poco affidata la gestione del Fisher Service Center. Il gruppo ha voluto fare una scelta di continuità. Io ero già responsabile dello stabilimento di assemblaggio, qui nella sede di Cernusco sul Naviglio dove, per altro, già in parte ci occupavamo di riparazioni e in certi casi interventi all’esterno. La società ha ritenuto che ci fossero competenze interne sufficienti per avviare il service center. Vedremo se il flusso di lavoro richiederà potenziamenti. Come è cambiata la sua giornata di lavoro? Beh, con il nuovo ruolo sono aumentati responsabilità e difficoltà, ovviamente. La differenza maggiore è che ora mi muovo molto più sul territorio, a supporto della rete di vendita del service center, oppure per lanciare il nuovo servizio in occasione di conferenze e di presentazioni dai clienti: una delle ultime l’abbiamo tenuta presso una importante raffineria del nord Italia. La vendita del service avviene in modo diverso da quella delle valvole? Sì. Anzitutto è diverso l’interlocutore, che non è tanto rappresentato dall’ufficio acquisti, come nel caso delle valvole, ma dai responsabili della manutenzione. Gente concreta, abituata a parlare con chi proviene dalla pratica sul campo. Non basta saper promuovere prodotti nuovi e sconti. Dobbiamo essere in grado di rispondere quando il tecnico di un’azienda ci sottopone un problema specifico rilevato su un impianto. Qual è il valore aggiunto del service center rispetto a una normale officina di riparazioni e ricambi? Possiamo sollevare l’utilizzatore da presso-

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La fermata d’impianto va preparata scrupolosamente, studiando il numero, i modelli e i costruttori delle valvole presenti, individuando le valvole critiche e parlando a lungo con il cliente Flavia Strambecchi

stato con successo per essere utilizzato in oltre un milione di cicli ad alta velocità. Praf Patel, Unit Manager dell’European Business di Emerson per le valvole a stelo saliente, ha dichiarato che “la valvola GX è stata accolta con entusiasmo dai nostri clienti e queste nuove capacità la renderanno ancora più versatile. In particolare, gli utilizzatori sono soddisfatti delle elevate prestazioni dell’intero package, che include val-

vola, attuatore e posizionatore digitale. Questo è dovuto all’impatto positivo sulle prestazioni del loop di regolazione e sull’efficienza dell’impianto”. La valvola GX è dotata di una costruzione a globo compatta e permette di essere utilizzata come elemento finale di controllo in processi liquidi, gassosi o in presenza di vapore. I risparmi consentiti nelle fasi operative e di manutenzione sono resi possibili dalla standardizzazione della costruzione e

dalla diagnostica predittiva, consentita dal controllore digitale FIELDVUE® DVC2000 con montaggio integrale. Sia la costruzione per applicazioni criogeniche, sia la costruzione per utilizzo PSA, sono state ideate per un utilizzo estremo ma sono dotate di parti standard. Ciò permette una riduzione dei tempi di consegna fino a tre settimane. Valvole per applicazioni standardizzate sono disponibili in una sola settimana.

dobbiamo essere proattivi, c’è il lavoro quotidiano, che ci richiede invece di essere reattivi, facendo fronte ai diversi problemi che possiamo incontrare improvvisamente. Ciò significa soddisfare esigenze urgenti di riparazione sui più svariati modelli, che ci arrivano in sede nelle più disparate condizioni: siamo una sorta di pronto soccorso delle valvole... Questo ci sta insegnando a essere molto flessibili, sull’esempio dei service center del gruppo già da tempo attivi in altre parti del mondo. Abbiamo a disposizione tutti i ricambi originali delle valvole Fisher Emerson. E quello che non è in casa, ci viene spedito in 24 ore da un nostro stabilimento in Ungheria. Quando la valvola esce da qui, revisionata

e riparata, è garantita come se fosse nuova, oltre che corredata di tutti i certificati dei test sul suo stato di salute. Come si segue una valvola durante l’intero ciclo di vita? Una volta installata e configurata, cioè a partire dallo start up, interveniamo noi. Con i sistemi di diagnostica monitoriamo il funzionamento della valvola nel corso degli anni. Eseguiamo dei check up periodici attraverso principalmente due metodi: con un posizionatore intelligente montato sulla valvola, che consente di fare la diagnostica anche da remoto; oppure con il sistema Flowscanner, per le valvole ancora equipaggiate con posizionatori pneumatici o elettropneumatici. Il primo è il sistema più veloce e avanzato. Entrambi hanno comunque il vantaggio di dimininuire i costi di manutenzione. Una diagnostica accurata consente di evitare, durante la fermata d’impianto, lo smontaggio di valvole che non hanno bisogno di sostituire alcuna parte meccanica.

La sede del Valve Quick Ship and Service Center a Cernusco sul Naviglio (Milano)

ché qualsiasi preoccupazione sul suo parco valvole, di marca Emerson e non solo, garantendogli un unico interlocutore. E ci avvaliamo della consulenza di esperti del gruppo di ogni parte del mondo. Qual è la parte più critica del vostro lavoro? È l’intervento durante la fermata d’impianto. È un’operazione essenziale per l’utilizzatore, che può durare anche 60 giorni, in cui ogni lavoro manutentivo deve essere programmato con molto anticipo. Niente è lasciato al caso. La parola d’ordine in questi casi è: ridurre al minimo rischi e imprevisti. La fermata d’impianto va preparata scrupolosamente, studiando il numero, i modelli e i costruttori delle valvole presenti, individuando le valvole critiche e parlando a lungo con il cliente. Tutto ciò consente di agire dove necessario, evitando sprechi di tempi e costi. Immagino dobbiate far fronte anche a situazioni imprevedibili... Sì, questa è l’altra faccia del nostro lavoro. Oltre alle fermate d’impianto, in cui

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Approfondimenti - Emissioni in atmosfera

di Enrico Arioni ABB Spa - Analytical Measurement (sistemi.analisi@it.abb.com - www.abb.it/measurement)

PROTEGGERE LA TERRA monitorando le emissioni In Italia, le Linee Guida Ispra forniscono indicazioni per la corretta messa a punto e la gestione dei sistemi di analisi delle emissioni, al fine di rispettare le norme ambientali dettate dalla Ue, fra le più rigorose al mondo. Ecco i principali criteri di realizzazione di un sistema di monitoraggio ‘fully compliant’ CHIMICA AMBIENTE n.2 marzo/aprile 2013

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riore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) forniscono, in modo univoco, indicazioni per una corretta realizzazione e gestione dei sistemi di monitoraggio delle emissioni e diverse regioni italiane dispongono di proprie linee guida. Ciò premesso, questo articolo si propone di riepilogare ed evidenziare i principali criteri normativi/legislativi, indispensabili per realizzare un AMS (Automated Measurement System) pienamente conforme alle vigenti legislazioni.

Proteggere e migliorare il nostro pianeta: nel corso degli anni, l’Unione Europea ha sviluppato le norme ambientali fra le più rigorose al mondo, fissando obiettivi di riduzione di certi inquinanti e rafforzando il quadro legislativo di lotta all’inquinamento atmosferico. L’Italia ha quindi recepito le direttive comunitarie e adottato leggi e strumenti di governo locale per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento. Il monitoraggio ambientale è un obbligo di legge. La realizzazione di un sistema di analisi delle emissioni non può prescindere quindi da precisi requisiti. In Italia, le Linee Guida Ispra (Istituto Supe-

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LA CERTIFICAZIONE DEGLI APPARATI DI MISURA Il Decreto Legislativo 152/06 ‘Testo Unico Ambientale’ Il punto 3.3 dell’allegato 6 - parte V richiede che tutti gli analizzatori in continuo installati sulle emissioni devono essere certificati da laboratori che effettuano prove accreditate secondo la norma EN ISO/IEC 17025, in cui siano chiaramente indicati il campo di misura, il limite di rilevabilità, la deriva, il tempo di risposta e la disponibilità dei dati sul lungo periodo e che gli esiti delle verifiche di sistema siano condotte secondo la norma EN 45011. Enti certificatori È importante sapere che, attualmente, in Europa, sono due gli Enti Certificatori accreditati per la certificazione degli apparati di analisi e misura degli AMS, e precisamente Sira MCerts in Inghilterra e TÜV in Germania. Non esistono altri soggetti accreditati e autorizzati a rilasciare certificazioni. Soltanto la sede inglese del Sira MCerts e quelle tedesche del TÜV dispongono dei necessari accreditamenti. Apparecchiature certificate da altri ‘soggetti’ o da altre sedi degli enti soprammenzionati non possono essere utilizzate nella realizzazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni. UNI EN15267: 2008 - Certificazione dei sistemi di misurazione automatici (Parte 3) La norma specifica i criteri di prestazione e i procedimenti di prova (in laboratorio e in campo) per i sistemi di misurazione automatici che misurano i gas, il particolato e la portata nei fumi. Quindi non soltanto gli analizzatori in continuo citati nel Dlgs 152/06 devono essere certificati, ma anche i convertitori catalitici, i misuratori di polvere e le misure di portata fumi. Infatti il par. 6.21 della suddetta norma prevede che, se per la misura degli ossidi di azoto NOx si utilizza un convertitore catalitico per la conversione delle molecole di NO2 in NO, lo stesso convertitore deve soddisfare i requisiti prestazionali specificati al paragrafo 8 e deve essere

quindi provvisto di idonea certificazione. Analogamente, un misuratore di polveri e una misura di portata fumi devono soddisfare i requisiti prestazionali specificati, rispettivamente ai paragrafi 8.3 e 8.4, e debbono quindi essere muniti di idonea certificazione. La certificazione degli apparati di misura I principali dati indicati nel certificato sono: 1) la data di emissione e scadenza del certificato; 2) il campo di misura minimo e massimo per ogni componente; 3) l’intervallo di manutenzione, che è definito come il massimo intervallo di tempo ammissibile durante il quale le caratteristiche dell’apparato, quali ad esempio calibrazione e regolazione si mantengono all’interno di un predefinito intervallo senza che vengano apportate correzioni dall’esterno. Le UNI EN15267.3 definiscono la durata dell’intervallo di manutenzione, in funzione della durata dei test in campo, come riportato nella tabella 1; 4) i limiti di rilevabilità; 5) la disponibilità dei dati %; 6) l’incertezza estesa. Eventuali certificazioni che non

Tabella 1 MASSIMO INTERVALLO DURATA DELLE PROVE MANUTENZIONE AMMISSIBILE IN CAMPO 3 MESI 6 MESI 12 MESI 24 MESI

1 mese 3 mesi 6 mesi 12 mesi

includessero i dati di cui sopra, rendono l’apparato di misura non idoneo per la realizzazione di un AMS. Criteri di accettabilità di un apparato di misura, ai sensi della norma UNI EN 14181:2005 L’uso di apparecchiature certificate è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Un importante criterio di accettabilità è la valutazione della conformità di QAL1 ovvero il calcolo dell’incertezza estesa Uc della misura rispetto ai valori dichiarati. Uc non deve superare ben precise percentuali (denominati intervalli di fiducia al 95%) dei valori limite di emissione riferiti alla media giornaliera. Il costruttore è tenuto a verificare ed attestare la conformità di QAL1 della propria apparecchiatura, calcolando l’incertezza estesa UC prendendo in considerazione, oltre al limite emissivo, anche alcuni aspetti dello specifico impianto, quali la lunghezza della linea riscaldata, temperatura e portata fumi, diametro linea ecc. La verifica dell’incertezza estesa UC è quindi l’elemento discriminante per dimostrare l’idoneità di un analizzatore, installato o in fase di offerta.

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LE VERIFICHE IN CAMPO Il DLgs 152/06 richiede, con cadenza almeno annuale, le seguenti verifiche degli strumenti di misura in continuo delle emissioni: indice di accuratezza relativo; linearità; taratura del misuratore delle polveri. Gli strumenti di misura in continuo delle emissioni, installati sui grandi impianti di combustione e sugli impianti di incenerimento devono essere sottoposti con regolarità a manutenzione, verifiche, test di funzionalità, taratura secondo quanto previsto dalla norma UNI EN 14181. UNI EN14181:2005 - Emissione da sorgente fissa: controlli di qualità dei sistemi di misura automatici La norma UNI EN14181 descrive le procedure valide per certificare la qualità di un AMS, allo scopo di soddisfare i requisiti di incertezza sui valori misurati, dati dalla legislazione europea (Direttive UE) e nazionale; a tale scopo sono stati introdotti i livelli di assicurazione della qualità QAL (Qualità Assurance Level) 1, 2 e 3 che determinano i criteri di idoneità di un sistema di controllo delle emissioni a misurare secondo i compiti assegnati (QAL1), la validazione dopo l’installazione (QAL2), il monitoraggio durante il funzionamento (QAL3) ed un controllo di sorveglianza annuale (AST). In ogni caso l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto definisce l’applicabilità o meno delle verifiche di QAL2/AST. CONCLUSIONI Gli addetti ai lavori devono accertare con la massima attenzione, che la strumentazione di analisi e misura del sistema di monitoraggio delle emissioni sia pienamente conforme dal punto di vista normativo e legislativo e quindi verificare che: 1) gli analizzatori, ma anche gli eventuali convertitori catalitici per la determinazione degli NOx e le misure di portata e polveri, siano provvisti di idonei e completi certificati emessi da Sira MCerts in Inghilterra oppure da TÜV in Germania, i due enti che effettuano prove accreditate secondo la norma EN ISO/ IEC 17025 ed EN 15267.3; 2) sia calcolata e verificata la conformità di QAL1, in accordo alla procedura EN 14956; 3) vengano effettuate le periodiche verifiche in campo, previste dall’autorizzazione.

MONITORAGGIO EMISSIONI: LE SOLUZIONI DI ABB

ABB è leader di mercato nelle tecnologie di analisi ed è in grado di proporre le soluzioni più idonee per ogni tipo di industria e applicazione. I sistemi ABB per il monitoraggio delle emissioni (AMS) sono concepiti per aiutare i clienti ad operare con profitto, in sicurezza e nel pieno rispetto delle più stringenti normative nazionali e internazionali in materia di tutela ambientale. A tal proposito propone due diversi sistemi analisi, ACX o ACF, in base al numero di inquinanti gassosi da monitorare. Il sistema analisi ACX ACX è un sistema di analisi continuo dei gas di tipo estrattivo che utilizza gli analizzatori modulari serie AO2000 per misurare O2, CO, NO, NO2, SO2, TOC, NH3, H2O ed altri ancora e comprende i seguenti moduli: Magnos 206 paramagnetico per la misura di ossigeno; Uras 26 per i componenti misurabili nell’infrarosso con il convertitore catalitico SCCK per la determinazione degli NOx; Mas 11, fotometro UV per la misura di NO, NO2 e SO2 in basse concentrazioni; MultiFID 14 a ionizzazione di fiamma per la misura degli idrocarburi totali TOC; Laser LS25 per la misura di NH3 e H2O. I fotometri Uras 26 e Limas11 UV, grazie alle innovative cellette di auto calibrazione, permettono una calibrazione semplificata, senza il ricorso a bombole di gas di taratura. Soluzioni ‘personalizzate’ possono essere realizzate anche con gli analizzatori modulari serie EL3000 che, come la serie AO2000, sono disponibili anche per impiego in zona 1-2. ACF, ovvero la tecnologia FTIR applicata al controllo emissioni ACF è un sistema di analisi continuo dei gas di tipo estrattivo, idoneo per il monitoraggio delle emissioni, basato sullo spettrometro FTPA 2000 FTIR, mentre la misura di ossigeno è realizzata con un sensore all’ossido di zirconio e la misura di TOC con un modulo ad ionizzazione di fiamma (FID). I tre principi di misura ‘a caldo’ consentono di non usare refrigeratori e l’aspirazione del gas campione è realizzata con un sofisticato gruppo eiettore. Il sistema misura i seguenti componenti: O2, CO, CO2, NO, NO2, N2O, CH4, SO2, NH3, H2O, HCl, HF e TOC,

H2CO e CH3OH. Oltre 350 installazioni in Italia e 1.000 nel mondo fanno di ACF NT la soluzione più referenziata e affidabile e posizionano ABB al primo posto. L’impiego dell’analizzatore ACF non è limitato al monitoraggio delle emissioni; infatti, grazie ad una camera di misura riscaldata e con percorso ottico a multiriflessione di 3,2 m, il sistema ACF è diventato anche la soluzione standard per il controllo dei fumi ‘grezzi’ dei sistemi di depurazione fumi degli impianti di termovalorizzazione. Una fornitura completa La fornitura del sistema di monitoraggio delle emissioni è completata, ove necessario, con misuratori di temperatura, pressione, portata, polvere, analizzatori di mercurio, campionatori di diossine e sistemi di acquisizione, elaborazione e supervisione dati, in piena conformità con la legislazione vigente. L’assistenza tecnica certificata Scegliere le soluzioni analitiche di ABB significa usufruire della migliore tecnologia ma anche dei migliori servizi di assistenza post vendita che il mercato può offrire. Il service di ABB Analytical Measurement è una struttura composta da 25 tecnici di Field Service, personale ABB qualificato e costantemente formato ed

aggiornato con corsi specifici direttamente in fabbrica. Tutto il personale ha competenze specialistiche sugli strumenti e sui processi a loro correlati, al fine di garantire performance ai massimi livelli e una continuità di rapporti sino all’accettazione dell’impianto: questa è l’assistenza certificata di ABB.

ABB MEASUREMENT PRODUCT È PRESENTE SUL MERCATO ITALIANO COME PARTNER AFFIDABILE E QUALIFICATO, IN GRADO DI OFFRIRE SOLUZIONI CHIMICO-ANALITICHE PER MISURE DI LIQUIDI, SOLIDI E MISCELE GASSOSE E FORNISCE SISTEMI DI ANALISI IN CABINE O ARMADI ANALISI ADATTI PER OPERARE IN ZONE SICURE E ZONE PERICOLOSE.

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Approfondimenti - Messa in sicurezza e bonifica dei siti produttivi

Migliorare l’efficienza energetica nel trattamento delle ACQUE DI FALDA I consumi energetici annui associati alle attività di bonifica e trattamento degli impianti TAF di Syndial hanno una notevole incidenza economica. Ecco perché è stato avviato il progetto di caratterizzazione energetica di cinque impianti in esercizio, ideato assieme a The IT Group, con l’obiettivo di valutare i margini di miglioramento economico ed energetico nell’esercizio

a cura di

Eros Tassi

&

The IT Group Italia (etassi@theitgroup.it)

Manlio Rossini Syndial – ENI (manlio.rossini@syndial.it)

Sezione di strippaggio a vapore, configurata su due colonne in parallelo

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Syndial, in linea con la propria mission aziendale nell’ambito del gruppo Eni, opera bonifica e ripristino ambientale su circa 50 aree dismesse, di cui 17 di interesse nazionale, con obiettivo di restituzione delle stesse a nuovo utilizzo; gestisce inoltre circa 1.000 pozzi di emungimento e 2.000 pozzi di monitoraggio, per un totale di circa 40 km di barriere idrauliche a protezione delle falde acquifere. In particolare, Syndial è impegnata negli interventi a protezione delle falde acquifere soggiacenti suoli impattati da attività produttive pregresse; tra gli interventi è compreso il trattamento delle acque sotterranee; un impianto di trattamento delle acque di falda (TAF) garantisce il risanamento delle acque emunte, integrandosi in un sistema di intercettazione dell’acquifero, generalmente costituito da una serie di pozzi ‘barriera’, da cui le acque intercettate sono convogliate al trattamento di depurazione prima della restituzione alle matrici ambientali, secondo l’approccio comunemente denominato ‘pump & treat’. Gli impianti utilizzano tecnologie specifiche. Tra le numerose sezioni che è possibile incontrare, le più frequentemente incluse in un impianto sono indicate nella tabella 1. Attualmente, gli impianti TAF di Syndial trattano 20 milioni di m3/anno da falde acquifere, con obiettivo di crescita nel medio periodo a 30 milioni di m3/anno. I consumi energetici annui associati alle attività di bonifica e trattamento sono attualmente prossimi a: 120 GWh di energia elettrica (su 8.760 ore annue, significa una potenza media prossima ai 14 MW); 160 GWh termici, equivalenti a una portata media annua di vapore attorno a 25 t/h. Da questi fabbisogni deriva una notevole incidenza economica per m3 di acqua trattata, da cui è derivata l’opportunità di avviare il progetto di caratterizzazione

Ripartizione dei costi variabili di esercizio e incidenza delle componenti energetiche sul totale.

Consumi specifici, termico ed elettrico (kWh/m3 di acqua trattata).

37 IL PROGETTO DI CARATTERIZZAZIONE ENERGETICA DEI TAF Per il progetto di caratterizzazione si è selezionato un campione di cinque impianti, in base a vari criteri di significatività. Ciò detto, tutti gli impianti TAF operano per 8.760 ore/anno, con vincolo must run che conferisce notevole peso all’efficienza energetica. Altro fattore consueto è il sovradimensionamento rispetto al regime di esercizio effettivo,

Tabella 1 SEZIONE

AZIONI PRINCIPALI

Trattamento chimico fisico Strippaggio Filtrazione con carboni attivi Trattamento biologico Osmosi inversa Disinfezione

Rimozione metalli pesanti Rimozione clorurati organici Rimozione organici, microinquinanti, cloro residuo, ecc... Rimozione composti azotati e frazione biodegradabile Riduzione salinità Preparazione a nuova immissione delle acque in falda e recupero per riutilizzo come acque industriali

energetica di cinque impianti TAF in esercizio, ideato assieme a The IT Group, con l’obiettivo di individuare e valutare i margini di miglioramento economico ed energetico nell’esercizio.

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dovuto ad una normale pratica progettuale che prevede margini di sicurezza, ma anche al riutilizzo di sezioni impiantistiche preesistenti. La combinazione tra esercizio continuo e a carico parziale

fa della flessibilità di impianto, intesa in termini di mantenimento di bassi consumi specifici alle effettive condizioni di esercizio, un concreto elemento di efficienza. Sull’insieme dei costi variabili di esercizio, calore ed energia elettrica incidono con un peso confrontabile; la componente termica è caratterizzata da maggiore variabilità. LE FASI DELLO STUDIO PER SINGOLO IMPIANTO Per ogni singolo impianto si è eseguita una caratterizzazione energetica autoconsistente, attraverso le fasi di seguito descritte. Preparazione: trasferimento dal gestore di impianto al consulente delle informazioni generali (storia impianto; profili di carico/regimi operativi; bollette, tariffe e condizioni contrattuali; schemi di impianto; modalità di fornitura energetica e utilizzo della stessa; problematiche e vincoli al contorno; progetti in corso di esecuzione). Sopralluogo: il team consulente si confronta con il personale del gestore di impianto: incontro iniziale per la condivisione delle impressioni preliminari e degli obiettivi specifici; visita alle sezioni di impianto e approfondimento/integra-

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Approfondimenti - Messa in sicurezza e bonifica dei siti produttivi

Vasca di trattamento biologico: vista della parte superiore

Vasca di una sezione di trattamento biologico

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zione delle informazioni tecniche ricevute con valutazioni/misure dirette; riunione finale di condivisione degli aspetti più meritevoli di approfondimento. Relazione tecnica, contenente le seguenti parti: impianto (situazione di riferimento rispetto a caratteristiche, ripartizione dei costi variabili di esercizio, incidenza termica ed elettrica); interventi proposti (per ciascun intervento raccomandabile, configurazione e dimensionamento di base); simulazione di esercizio e stima di investimento, risparmio annuo, indici economico-finanziari; altri interventi (disamina di altri interventi per i quali si lascia aperto uno spazio per un’ulteriore approfondimento). INTERVENTI DI RISPARMIO ENERGETICO Per ciascuna delle possibili aree di intervento emerse, si sono definite una configurazione, una stima di risparmio energetico ed economico, l’investimento associato, l’orizzonte temporale. Le seguenti tipologie di intervento sono risultate molto frequenti: Azionamenti elettrici: l’installazione di inverter, unitamente all’adozione di motori in classe di alta efficienza e, in alcuni casi, di taglie più ridotte, sono interventi contraddistinti da indicatori di prestazione economica decisamente interessanti. I pompaggi sono l’applicazione più frequentemente interessata, ma anche agitatori ed aerazioni. In aggiunta, la penetrazione di inverter

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negli azionamenti di stabilimento mitiga l’assorbimento di potenza reattiva, che comunque, se presente sopra i limiti corrispondenti a penalizzazione economica, è in generale conveniente abbattere mediante rifasamento. Autoproduzione cogenerativa: nei casi in cui l’assorbimento elettrico continuo sia abbinato ad un numero di ore cospicuo di domanda termica di ampiezza adeguata, diviene interessante la cogenerazione. Ottimizzazione dei recuperi energetici: per caldaie, termocombustori, colonne di strippaggio a vapore, il recupero di calore dai fumi caldi può avere un rapporto costi-benefici decisamente attraente. In alcuni casi, la sperimentazione di ricerca dei parametri ottimali è sufficiente a cogliere un tornaconto economico senza dover sostenere investimenti sensibili. Gestione del calore in autonomia ed ottimizzazione dei livelli termici di alimentazione: il fabbisogno di calore, pur con incidenze variabili, è abbastanza generalizzato (4 casi su 5); in 3 casi il calore viene acquistato dall’esterno, mentre in un quarto viene prodotto tramite caldaie a noleggio. La produzione in proprio consente in genere di recuperare qualche margine economico. D’altra parte il noleggio delle caldaie o l’acquisto di calore dall’esterno possono essere scelte cautelative ove vi siano incertezze sull’effettivo orizzonte temporale di utilizzo o, nel secondo caso, su un iter autorizzativo che per l’installazione non è sempre agevole. Aerazione ed ossigenazione: il bisogno di aerazione/ossigenazione, caratteristico di un impianto TAF qualora vi siano processi di biodegradazione aerobica, è in genere soddisfatto da unità soffianti, alle quali spesso va ascritta una quota notevole dell’assorbimento elettrico di impianto. Ai fini di una efficacia di

processo soddisfacente, la portata di aria necessaria e le condizioni in vasca di trattamento sono correlati; a priori, per tali correlazioni si potranno solo utilizzare criteri di massima, usualmente cautelativi, mentre sarà la messa a punto in campo a consentire ottimizzazioni. Tra le misure possibili affinché l’efficacia di processo e l’efficienza nei consumi possano coesistere, spicca la possibilità di integrare l’utilizzo di soffianti regolabili in frequenza con sistemi di rilevazione dei parametri di processo e, in funzione delle indicazioni, gestione automatica delle soffianti. Sperimentazione e sistemi di regolazione automatica: generalizzando quanto detto a proposito dei sistemi di aerazione, l’esperienza in campo porta ad una conoscenza più approfondita del legame tra assetto di impianto ed efficacia di processo; ciò consente in molti casi di affinare la gestione dei margini di sicurezza, correlati a maggiori consumi. In linea di principio, il supporto di un sistema di regolazione automatico fornisce un importante aiuto nel cogliere queste opportunità, in particolar modo per quei parametri che richiedono variazioni in funzione di condizioni rilevate. CONCLUSIONI L’esercizio continuo dei TAF favorisce gli investimenti in efficienza. La capacità di mantenere consumi specifici competitivi al variare del carico è un altro elemento di forte importanza, data la tipicità dell’esercizio a carichi parziali. Il gruppo di interventi di efficienza energetica più ricorrente riguarda la regolazione in frequenza dei motori elettrici. L’ottimizzazione dei fabbisogni termici, quando applicabile, riserva in genere forti margini di risparmio. Tra gli interventi di questo tipo, i più impegnativi riguardano l’alimentazione termica (approvvigionamento o produzione di calore), mentre i recuperi sono meno onerosi. Soddisfazioni economiche notevoli possono derivare anche da recuperi meccanici, quali quelli conseguibili nelle sezioni di osmosi inversa. Margini interessanti riservano le ottimizzazioni di alcuni processi. Per coglierne il potenziale, si sottolinea l’importanza della continua sperimentazione, coadiuvata da sistemi di regolazione automatica che consentano la modifica di parametri secondo leggi acquisibili con l’esperienza operativa. In generale, la caratterizzazione descritta nell’articolo non deve corrispondere ad un episodio una tantum per un impianto, ma deve inserirsi in un atteggiamento di apertura verso il miglioramento continuo.

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12/04/2013 11:20:13


Approfondimenti - Comparazione di due filiere alternative di recupero delle plastiche miste

Le due vie per il recupero delle PLASTICHE MISTE a cura di Aldo Iacomelli (Università ‘La Sapienza’ di Roma), Marco Ricci (E-Cube srl) e Valerio Caramassi (Revet)

A confronto le due vie alternative per le plastiche miste da selezione post raccolta differenziata: produzione di combustibile da rifiuto per il recupero energetico e riciclo per il recupero di materia. La Carbon Footprint risulta più elevata per il riciclo delle plastiche miste rispetto a quella relativa alla produzione di combustibile. Il risultato è invece opposto quando si considera anche la fase successiva, la combustione

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1.INTRODUZIONE I cambiamenti climatici sono una delle principali sfide da affrontare per la società contemporanea, quindi la valutazione degli impatti dei processi produttivi sul clima diventa una priorità per orientare le politiche industriali. Nel trattamento delle plastiche, non sempre (ma nella maggior parte dei casi) il riciclo appare la scelta che comporta le minori emissioni[1]. Risulta quindi opportuna la valutazione del caso specifico per orientare le scelte industriali e per conoscere i benefici associati alle scelte. Lo scopo del presente lavoro è quello di comparare i due percorsi a cui può andare incontro la plastica mista (Plasmix) proveniente dalla selezione meccanica post raccolta differenziata, utilizzando la Carbon Footprint (espressa in tCO2eq) relativa ai processi. Sono state calcolate, stimate e messe a confronto le emissioni di gas a effetto serra connesse al recupero di materia e al recupero di energia. 2.MATERIALI E METODI 2.1 Metodologia Il lavoro si riferisce alle metodologie indicate dalle norme ISO 14040 relativa all’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assesment, LCA) e ISO 14064-1 relativa alla redazione di un inventario delle emissioni. La diversità degli output dei processi, materia prima seconda da un lato, scorie e energia dall’altra, impedisce di ottenere valori confrontabili sul prodotto finale (Carbon Footprint di prodotto). Si confrontano quindi le emissioni unitarie in termini di quantità di rifiuti in ingresso. Per il processo di recupero di materia si è fatto riferimento allo stabilimento di Revet Spa situato a Gello di Pontedera (Pisa), i dati relativi al recupero di energia sono invece risultato di studi in ambito europeo[2]. L’oggetto dello studio è il Plasmix, costituito da tre componenti individuate all’interno dell’azienda, diverse per caratteristiche e per destinazione: il Plasmix fine (PF) costituito frazione plastica più piccola, indistinguibile da altri materiali; il Plasmix ter-

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mine linea (PTL) costituito da vaschette, pellicole e sacchetti che comprende anche la frazione misto poliolefine (MPO), il Plasmix Aggiuntivo (PA) costituito principalmente da shoppers. 2.2 I confini del sistema aziendale Revet gestisce la frazione della raccolta differenziata denominata Multimateriale (acciaio, alluminio, vetro, plastiche, poliaccoppiati) fin dalla raccolta. I camion provenienti dallo svuotamento di campane e cassonetti, e dalla raccolta porta a porta, conferiscono il materiale all’impianto. Qui Revet svolge due selezioni: la prima separa le frazioni pesanti (vetro, metalli), la seconda (CSS) separa le plastiche e i poliaccoppiati. Vetro, metalli, poliaccoppiati e plastiche pregiate (PET, HDPE) vengono avviate a riciclo tramite i rispettivi consorzi di filiera. Il Plasmix (plastiche miste residue dopo la selezione CSS) attualmente subisce alcune fasi del trattamento all’esterno dell’azienda, in parte vi rientra sotto forma di granulo, in parte no. Il piano industriale di Revet prevede di realizzare tutti i passaggi all’interno dell’azienda. L’ultimo passaggio all’interno dei confini organizzativi è quello del trasporto del materiale fuori dall’azienda, seguendo la prassi degli studi LCA per i prodotti destinati al business to business (B2B) di limitare i confini del sistema fino al cancello del cliente che acquista i semi-prodotti. 2.3 I confini operativi La scelta dei confini operativi è stata fatta

Figura 1 - Schematizzazione dei processi e confini del sistema analizzato

in base alle seguenti assunzioni. Effettuando un’analisi comparata, ovvero valutando le differenze tra gli impatti di processi alternativi, si possono trascurare le fasi comuni ai due scenari. Le caratteristiche di B2B sia per la materia prima seconda che per l’energia prodot-

Tabella 1. Inventario delle emissioni associate al recupero di materia SEZIONE

AZIONI PRINCIPALI

FATTORE DI CONVERSIONE

EMISSIONI UNITARIE

UNITA’/ANNO

EMISSIONI PROVOCATE

Carico/triturazione Lavaggio Depurazione acque Densificazione (linea) Densificazione (discontinua) Granulazione Estrusione Trasporto profilati e granulo Muletto di servizio Raffreddamento Aerazione

210 kWh/h 232 kWh/h 37 kWh/h 525 kWh/h 150 kWh/h 525 kWh/h 225 kWh/h 76,0 Km 4 l/h 202 kWh/h 165 kWh/h

0,3995 kgCO2e/kWh 0,3995 kgCO2e/kWh 0,3995 kgCO2e/kWh 0,3995 kgCO2e/kWh 0,3995 kgCO2e/kWh 0,3995 kgCO2e/kWh 0,3995 kgCO2e/kWh

83,89 KgCO2e/h 92,68 KgCO2e/h 14,78 KgCO2e/h 209,74 KgCO2e/h 59,925 KgCO2e/h 209,74 KgCO2e/h 89,88 KgCO2e/h 1,1360 kgCO2e/Km 86,3 KgCO2e/camion 2,668 kgCO2e/l 11,47 KgCO2e/h 0,3995 kgCO2e/kWh 80,69 kgCO2e/h 0,3995 kgCO2e/kWh 65,92 kgCO2e/h

5.625 h/anno 5.625 h/anno 5.625 h/anno 5.625 h/anno 1.500 h/anno 5.625 h/anno 1.500 h/anno 413 camion 5.625 h/anno 5.625 h/anno 5.625 h/anno

471,91 tCO2e/anno 521,35 tCO2e/anno 83,15 tCO2e/anno 1.179,77 tCO2e/anno 89,89 tCO2e/anno 1.179,77 tCO2e/anno 134,83 tCO2e/anno 35,66 tCO2e/anno 64,53 tCO2e/anno 453,93 tCO2e/anno 370,79 tCO2e/anno

Totale Quantità trattata Emissioni Unitarie Prodotto trattato

4.585,58 tCO2e/anno 15.580 t/anno 0,29 tCO2e/t

Tabella 2. Inventario delle emissioni associate al recupero di energia SORGENTE Trasporto Plastiche Produzione CDR Trasporto CDR Incenerimento CDR

CONSUMO 351 Km 250 Km -

Totale senza combustione Quantità trattata Emissioni Unitarie senza combustione Totale con combustione Emissioni Unitarie con combustione

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FATTORE DI CONVERSIONE

EMISSIONI UNITARIE

UNITA’/ANNO

EMISSIONI PROVOCATE

1,136 KgCO2e/km 111,0 KgCO2e/t 1,136 KgCO2e/km 2.259 KgCO2e/t

398,7 KgCO2e/camion 111,0 KgCO2e/t 284,0 KgCO2e/camion 2.259,0 KgCO2e/t

636 camion 15.580 t/anno 636 camion 15.580 t/anno

253,6 tCO2e/anno 1.729,4 tCO2e/anno 180,6 tCO2e/anno 35.195,2 tCO2e/anno 2.163,6 tCO2e/anno 15.580,0 t/anno 0,14 tCO2e/anno 37.358,8 tCO2e/anno 2,40 tCO2e/anno

ta ci hanno indotto a chiudere il sistema prima del loro successivo utilizzo. Non sono state quindi considerate le emissioni risparmiate dal non utilizzo di materie prime vergini nel caso del recupero di materia e quelle prodotte nella combustione nel caso del recupero energetico. Una parte del materiale selezionato (Plasmix Fine), per caratteristiche fisiche, non può rientrare nei percorsi alternativi oggetto dello studio. Di conseguenza i processi relativi allo smaltimento di questa frazione non sono considerati. 2.4 Scenario Preparazione al recupero energetico (ipotetico) Questo scenario ipotizza il ricorso al recupero energetico, così come già avviene in numerose realtà italiane ed europee, per l’intera frazione del Plasmix (PA+PTL). Si applica quindi all’intero ammontare del Plasmix, ciò che attualmente avviene solo per il PTL. In questo scenario il confine operativo si chiude con il trasporto del CDR avviato al recupero energetico, in analogia con il trasporto del profilato avviato a nuova vita (per questo si parla di preparazione). In questo caso però la combustione è l’unico destino possibile per il CDR, quindi nelle valutazioni finali, oltre al caso riferito strettamente ai confini operativi, sarà preso in considerazione anche il caso inclusivo della combustione delle plastiche. 2.5 Scenario Preparazione al recupero di materia (in progetto) Quest’ultimo scenario, che corrisponde

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Approfondimenti - Comparazione di due filiere alternative di recupero delle plastiche miste

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a quello dei progetti approvati da Revet e quindi a ciò che sarà effettivamente implementato, prevede il recupero di materia per l’intera frazione del Plasmix (PA+PTL), esclusa come detto quella del Plasmix fine che continuerà ad essere avviato a discarica o ad altro smaltimento non selettivo. Quindi si applica all’intera massa del Plasmix il percorso e le relative sorgenti di emissioni individuate nello scenario attuale per la frazione PA. Anche in questo caso si parla di preparazione perché non si arriva alla produzione di oggetti finiti in plastica riciclata. 2.6 I processi: recupero materia Lavaggio: il Plasmix ottenuto dalla selezione, prima di poter essere avviato al trattamento di densificazione, necessita di un lavaggio per eliminare la componente organica residua. Depurazione: le acque in uscita dal lavaggio del Plasmix necessitano della depurazione in quanto reflui industriali. Smaltimento fanghi: nella depurazione delle acque di lavaggio la carica organica viene rimossa dalle acque e si accumula nei fanghi attivi, che necessitano poi di essere smaltiti. Macinazione: il Plasmix viene sminuzzato in scaglie. Densificazione: il Plasmix lavato viene sottoposto ad un trattamento termico in cui si fondono le diverse componenti eterogenee del Plasmix. Granulazione: il densificato viene raffinato e poi raffreddato e suddiviso in scaglie o granuli di diverse dimensioni, destinato alla produzione di oggetti in plastica mediante stampi chiusi. Estrusione: mediante stampi aperti si utilizza il Plasmix densificato per la produzione di profilati di diverse forme e dimensioni (semi prodotti). Trasporto dei profilati: il granulo e i profilati di Plasmix riciclato sono inviati alle aziende che lo utilizzano per stampare i

Figura 3 - Emissioni totali e loro composizione associate al recupero di energia

loro prodotti. Emissioni dovute a combustione del carburante. 2.7 I processi: produzione del CDR Lavorazione del Plasmix: il Plasmix viene sottoposto a triturazione e miscelazione con altri rifiuti per produrre un materiale misto con CPI minimo da normativa. Il CDR può essere prodotto in balle o pellets. Questo processo è svolto da aziende esterne. Trasporto del CDR: il CDR, una volta prodotto viene venduto a impianti di recupero energetico, sia termovalorizzatori che cementifici che altri impianti. Combustione: il CDR va incontro a combustione in forte eccesso di ossigeno per favorire l’avanzare delle reazioni di ossidazione. Si considerano solo le emissioni attribuibili alla componente plastica. 3.I RISULTATI 3.1 L’inventario delle emissioni Per ciascuna fase del processo si è proceduto individuando la relativa fonte di emissione (diretta o indiretta)[3] e associando il relativo fattore di conversione[4][5][6][7],

Figura 2 - Emissioni totali e loro composizione associate al recupero di materia

calcolando poi il valore di emissioni totali associati alla singola fase. 3.2 La comparazione degli scenari Comparando il processi di preparazione del combustibile per il recupero energetico, e il processo di recupero delle plastiche per la produzione di materia prima seconda, il risultato è di una netta superiorità delle emissioni associate al recupero di materia (4.585,6 tCO2e/anno) rispetto alla produzione del combustibile finalizzato al recupero di energia (2.163,6 tCO2e/ anno). Questa differenza dipende principalmente dalla differente complessità dei due processi produttivi legata in particolare ad un maggior consumo di energia elettrica. I confini dei sistemi stabiliti non comprendono i processi a valle, che utilizzano i prodotti ottenuti: combustione del CDR e produzione di oggetti con plastica riciclata. Al fine di valutare quale delle due filiere abbia il minor impatto sul cambiamento climatico, però, questo approccio risulta parziale. Infatti, anche se non compreso nel sistema, il destino dei prodotti, e in particolare del carbonio fossile in essi contenuto, è implicitamente contenuto nella natura stessa dei prodotti: il CDR è utilizzato solo per la combustione, la plastica riciclata solo per la produzione di nuovi oggetti. Considerando le emissioni da combustione[8], i risultati possono essere molto differenti. 4.CONCLUSIONI Il primo dato risultante dallo studio è che, limitatamente ai confini operativi considerati, le emissioni totali legate allo scenario Preparazione al recupero di materia sono superiori a quello ‘Preparazione al recupero energetico’: 4.585,6 tCO2e/ anno contro 2.163,6 tCO2e/anno, che rapportate alla quantità di rifiuto trat-

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tata si traducono rispettivamente in 140 kgCO2e e 290 kgCO2e per tonnellata di rifiuto trattato. Questo risultato, analizzando le singole componenti che contribuiscono al dato finale, si può attribuire alla maggiore lavorazione necessaria al recupero di materia rispetto alla preparazione al recupero di energia (la combustione è esclusa) e al fatto che la componente legata al trasporto, pur superiore nel caso del recupero di energia, non incide in maniera tale da compensare i maggiori consumi energetici. Il trasporto incide per il 20% nello scenario Preparazione al recupero energetico (12% + 8%) e per l’1% nell’altro. Questa differenza è dovuta al fatto che nel secondo caso si ha solo il trasporto finale, per una quantità di massa inferiore e verso destinazioni a carattere regionale. Il maggior contributo è dato dai consumi di energia elettrica che è associata indirettamente alle emissioni provocate dal mix energetico nazionale. Come detto, il risultato non tiene conto della destinazione dei materiali ottenuti (CDR da una parte, granulo e profilati dall’altra). Per valutare quale delle due filiere presenta i maggiori benefici in termini di emissioni, è necessario considerare anche la fase successiva di processo fino ai prodotti finiti (energia e nuovi oggetti). Si rileva che mentre col Fase di selezione delle plastiche da avviare al processo di recupero

Figura 4 - Comparazione di due scenari: recupero materia e recupero energetico

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recupero di materia si mantiene il contenuto in carbonio fossile nei prodotti[9], la produzione energia (termica o elettrica) da CDR implica la combustione, processo che libera l’elevato contenuto in carbonio fossile delle plastiche sotto forma di emissioni atmosferiche. Considerando anche la fase di combustione il valore di emissioni dello scenario relativo al recupero energetico pasProduzione dei granuli destinati allo stampaggio dei Ri-prodotti

Attività di ricerca e sviluppo in laboratorio

sa da 2.163,6 tCO2e/anno, a 37.358,8 tCO2e/anno (2.400 kgCO2e per tonnellata di rifiuto trattato), valore di gran lunga superiore rispetto alle sole lavorazioni. Nel calcolare questo valore, non si è volutamente considerata la quota di energia prodotta, le cui emissioni associate andrebbero sottratte dal totale provocato nella combustione: questo perché la destinazione del CDR non è omogenea (termovalorizzatori, cementifici...) e la quota di energia recuperata non è confrontabile nei diversi casi. Il risultato conferma quindi che il riciclo è associato ad un processo industriale più complesso che in una prima fase comporta un valore maggiore di emissioni dirette e indirette, ma che nella fase successiva permette un notevole vantaggio grazie al mantenimento di carbonio fossile nella materia opposto alla sua ossidazione mediante combustione.

[1] Waste & Resources Action Programme (WRAP), Environmental benefits of recycling, An international review of life cycle comparisons for key materials in the UK recycling sector; 2006 [2] Schöen LAA, Beekes ML, van Tubergen J and Korevaar CH, Mechanical separation of mixed plastics from household waste and energy recovery in a pulverised coal fired power station, APME technical paper. [3] Baldo, Marino, Rossi, Analisi del ciclo di vita LCA, Edizioni Ambiente, 2008 [4] International Energy Agency, CO2 Emissions from Fuel Combustion, IEA 2010. [5] International Energy Agency, Statistics. [6] Intergovernmental Panel on Climate Change, Revised IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories: Reference Manual, Cambridge University Press, 2006. [7] Department of Environment Food and Rural Affairs/Department for Energy and Climate Change, Guidelines to Defra/DECC’s GHG conversion factors for company reporting, London, 2011. [8] Smith, A., K. Brown, S. Ogilvie, K. Rushton, and J. Bates, 2001, Waste management options and climate change. Final Report ED21158R4.1 to the European Commission, DG Environment, AEA Technology, Oxfordshire. [9] Daniele Pernigotti, Cabon Footprint Calcolare e comunicare l’impatto dei prodotti sul clima, Edizioni Ambiente, 2011

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SPECIALE

EMISSIONI SOTTO CONTROLLO a cura di Lucia Butti

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Difendere la salubrità dell’aria significa proteggere la salute dell’uomo ed evitare alterazioni ambientali. La tecnologia oggi offre sistemi sempre più avanzati per analizzare, trattare e ridurre gli effetti nocivi delle emissioni gassose in atmosfera

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TRATTAMENTO E ANALISI DELL’ARIA L’aria è il primo elemento a essere contaminato dagli inquinanti di origine industriale e antropica. Avvelenare l’aria significa compromettere il futuro stesso dell’umanità. Ecco perché normative ed evoluzione tecnologica si sono concentrate sulla riduzione e il trattamento delle emissioni industriali in atmosfera. Su questo fronte l’industria chimica ha fatto molto negli ultimi due decenni, anticipando anche le richieste del protocollo di Kyoto. Ma i processi chimici non sono soltanto causa di inquinamento dell’aria. In molti casi i trattamenti chimici sono alla base di interventi di depurazione o rigenerazione degli effluenti gassosi. In questo speciale presentiamo alcune tecnologie avanzate oggi disponibili sul mercato: dai combustori termici rigenerativi e recuperativi agli impianti di adsorbimento SOV, di abbattimento dei COV e di riduzione di Nox, fino agli strumenti per l’analisi e il campionamento. La questione dei Composti Organici Volatili e dei loro effetti nocivi sulla salute dell’uomo e dell’ambiente, in particolare, è da tempo al centro dell’attenzione di legislatori e organi di controllo. I COV rappresentano una categoria ampia di composti e sono impiegati nelle attività industriali come dissolventi di materie prime, plastificanti, conservanti e agenti di pulizia ecc. Le tecnologie di abbattimento dei COV presenti nel mercato sono molteplici. Il loro utilizzo e ed efficacia cambiano a seconda delle tipologie, le portate e le concentrazioni dei composti da trattare.

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SPECIALE TRATTAMENTO E ANALISI DELL’ARIA

Trattamento sfiati su piattaforma off-shore

Airprotech è una società di ingegneria specializzata nella progettazione, realizzazione e installazione di impianti per il trattamento di effluenti gassosi inquinanti. La preparazione specifica e l’esperienza consentono all’azienda di affrontare le diverse problematiche relative alla depurazione di sostanze organiche ed inorganiche nocive contenute in emissioni gassose. La struttura fornisce una duplice garanzia: di progettazione, attraverso i propri uffici di ingegneria, e di realizzazione, attraverso le due officine di proprietà, una specializzata in lavorazione di materiali ferrosi e l’altra specializzata in lavorazione di materiali termoplastici.

Un combustore termico per la termo-ossidazione delle SOV negli sfiati di carico/scarico delle navi petroliere

Recentemente, un impianto per trattamento sfiati di carico/scarico delle navi petroliere è stato realizzato da Airprotech su una piattaforma offshore e consta di un combustore termico atto alla termo-ossidazione delle SOV contenute nei suddetti sfiati. L’impianto, realizzato per un’importante azienda petrolchimica italiana, tratta una portata d’aria di 400 Nm 3/h diluita fino a 37.000 Nm 3/h, avente una concentrazione di SOV in ingresso variabile da 0 a 65 g/Nm3 in funzione alla fase di carico o scarico cisterna. Le sostanze organiche contenute nel flusso sono principalmente idrocarburi e azoto, la temperatura di ingresso è indicativamente di 35°C e l’intera area è classificata come Zona II dalle normativa Atex. Le concentrazioni in uscita, ovvero i limiti ai quali l’impianto è sottoposto sono i seguenti: TOC 20 mg/Nm3, NOx 350 mg/Nm3, CO 100 mg/Nm3. Da numerose analisi effettuate successivamente all’avvio dell’impianto, è risultato che il combustore termico garantisce concentrazioni al di sotto dei limiti di garanzia richiesta. La gamma di Airprotech per la depurazione di sostanze organiche ed inorganiche contenute in effluenti gassosi inquinanti comprende: combustori termici rigenerativi, combustori termici recuperativi, combustori catalitici, rotoconcentratori, impianti di adsorbimento SOV su carboni attivi, sistemi di depolverazione a secco e ad umido, impianti di assorbimento SIV - SOV torce d’emergenza, impianti deNOx.

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Abbattimento dei COV In crescita nei settori dell’ecologia e dell’energia, Brofind è specializzata nel trattamento delle emissioni gassose contenenti Composti Organici Volatili Ecologia ed energia sono le parole che oggi definiscono meglio l’identità di Brofind. È specializzata da più di 20 anni nel trattamento delle emissioni gassose contenenti Composti Organici Volatili, la società ha recentemente sviluppato anche il settore del recupero energetico (con particolare attenzione ai cascami degli impianti ecologici) e della valorizzazione del biogas. Per quanto riguarda il settore ecologico, Brofind è in grado di fornire l’ingegneria e/o la realizzazione ‘chiavi in mano’ delle principali tecnologie attualmente disponibili sul mercato, e in particolare: impianti di recupero solvente a carbone attivo, con rigenerazione a vapore o a gas inerte; impianti di ossidazione termica e catalitica, di tipo recuperativo o rigenerativo; impianti di abbattimento composti clorurati o solforati; inceneritori gas e liquidi; impianti di abbattimento ad umido; impianti di criocondensazione; impianti di concentrazione, con carbone attivo o con zeoliti; sistemi biologici; colonne di distillazione/separazione. L’azienda si rivolge al settore energia con le seguenti tecnologie: valorizzazione cascami di energia per preriscaldo fluidi di processo o olio diatermico, produzione di vapore, acqua gelida, energia elettrica; closed loop con recupero integrale dei fumi caldi di combustione direttamente su processi produttivi; purificazione e up-grading biogas; assistenza per l’ottenimento dei titoli di efficienza energetica. Brofind garantisce inoltre la fornitura dei seguenti prodotti, utilizzati negli impianti precedentemente descritti: carbone attivo; corpi di riempimento ceramico (anelli, sfere, selle e corpi strutturati); setacci molecolari per disidratazione. L’azienda ha sviluppato nel tempo al proprio interno una struttura in grado di assistere la propria

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Impianto di ossidazione termica clorurati

clientela, a livello internazionale, anche per i seguenti servizi: sviluppo di ingegneria di progetto e di processo; studi di fattibilità; analisi dei rischi; ottimizzazione energetica dei processi industriali; sviluppo di software ed automazione industriale; manutenzioni ordinarie e straordinarie.

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Aspirazione e depurazione dell’aria Impianti che rendono più veloce e preciso il lavoro delle macchine aspirate, eliminando i tempi morti per la pulizia e recuperando lo scarto dove possibile Imas Aeromeccanica sviluppa ingegneria di processo finalizzata alla realizzazione di impianti di aspirazione e depurazione dell’aria, alla valorizzazione e al recupero degli scarti di produzione. Il suo punto di differenziazione, nel mercato delle aziende che offrono impianti di estrazione delle polveri, sta nella ricerca di soluzioni che ottimizzino la pulizia delle macchine in maniera da rendere il più veloce e preciso possibile il lavoro delle macchine aspirate e quindi del processo produttivo, eliminando tempi morti per la pulizia delle stesse da parte degli operatori e in modo da recuperare e valorizzare ulteriormente lo scarto ove possibile. L’azienda produce impianti garantiti e certificati, dove i materiali e le lavorazioni sono controllabili e rintracciabili in ogni step produttivo. Imas Aeromeccanica continua ad investire in ricerca e sviluppo, convinta che soluzioni tecniche sempre all’avanguardia permettano di essere più competitivi sia dal punto di vista qualitativo che dal punto di vista economico. Opera nei settori fonderia, finitura metalli, lavorazione polimeri, officine meccaniche, carpenteria, stampaggio a caldo, trattamenti termici, impianti chimici, industria nautica, lavorazione del legno, verniciatura, riciclaggio.

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Standard Internazionali Certificati di riferimento CRM w RM w SUS per: - Metalli ferrosi e non ferrosi - Cementi, minerali, terreni, rocce - Prodotti petroliferi e lubrificanti (secondo ASTM, ISO, DIN) - Metalli di usura e organometallici - Oli e combustioni - Mono/multi elementi in matrici complesse - Biofuels - RoHS - Polimeri

Accessori per XRF:

- Perlatrici a gas - Presse da 20, 30 e 40 ton - Stampi da 32 a 40 mm - Tetraborato di Litio alta purezza e miscele Tetra/Metaborato - XRF sample cups - Films sottili in rotoli e dischi pretagliati - Mulino a oscillazione

Accessori per IR:

Trattare le emissioni industriali Soluzioni studiate ad hoc sulla base delle tipologie di inquinanti da eliminare Mion & Mosole I.A.I. progetta, realizza e installa impianti per l’abbattimento polveri, fumi caldaie, mediante filtri a maniche con sistemi autopulenti a impulsi d’aria compressa. Per alcune emissioni industriali è necessario un pre-trattamento chimico per eliminare inquinanti come ammoniaca, sostanze con caratteristiche acide oppure in generale sostanze organiche volatili (SOV). L’azienda propone varie soluzioni di trattamento in base alle tipologie di inquinanti da eliminare, ad esempio: sistema di abbattimento a secco di inquinanti di natura acida tramite iniezione di calce all’interno dei condotti di aspirazione seguito da uno stadio di filtrazione (è possibile prevedere l’iniezione combinata di carbone attivo per il trattamento delle SOV o per l’eliminazione delle diossine); sistema di abbattimento a umido per inquinanti di natura acida o basica tramite una torre a lavaggio, dove il flusso gassoso è in contatto in controcorrente con una soluzione di lavaggio che riduce la concentrazione degli inquinanti nell’aria al di sotto dei valori di legge; sistema di postcombustione indicato per elevate portate di aeriformi caratterizzate da elevate concentrazione di inquinante; sistema di filtrazione a carbone attivo indicato per basse concentrazioni delle SOV e modeste portate da trattare. www.tecnoedizioni.com

- Presse compatte per glove box - Stampi da 2, 3, 5, 10, 13, 20 mm - Finestre e dischi di KBr, AgCl, CaFЇ, KCl, BaFЇ, NaCl, etc. - Celle per liquidi e per gas - Accessori per la preparazione a caldo di film sottili di polimeri

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NIR, senza contatto, da laboratorio e da processo, per la misura di umidita’. Ideali per cippato, gomma sintetica, patatine, tabacco, CaCOЈ, .. etc. - Misuratori di HЇO negli oli e nel greggio Non esitate a contattarci per informazioni, chiarimenti tecnici o per una dimostrazione! A.S. Pavesi Consult Via delle Querce, 15 20156 Milano (MI) Tel. +39.02.39.26.64.54 Fax +39.02.39.25.083 E-mail info@pavesiconsult.it www.pavesiconsult.it n.2 marzo/aprile 2013 CHIMICA AMBIENTE

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SPECIALE TRATTAMENTO E ANALISI DELL’ARIA

Campionatore automatico in continuo

L’obiettivo dello strumento, certificato TÜV, è il campionamento in continuo di diossine, furani, IPA e PCB

Il campionatore automatico in automatico AMESA di Environnement nasce con l’obiettivo di campionare in continuo e per lungo periodo (certificato da 6 ore fino a 30 giorni) le emissioni di diossine e furani. È l’unico sistema - afferma l’azienda - attualmente in commercio che sia stato certificato per l’applicazione richiesta; il TÜV è infatti l’ente certificatore ufficiale che ha testato AMESA per un funzionamento per lungo periodo e secondo la EN1948-1. Il sistema AMESA consente il prelievo automatico in perfetto isocinetismo di un volume di campione di fumi dal flusso di emissione (camino o condotto). Attraverso la sonda di prelievo, questo campione viene portato direttamente sulla fiala di adsorbimento dove vengono trattenute le polveri, diossine, furani, PCB ecc, per la successiva analisi quantitativa di laboratorio. Il campionatore è in grado di operare in impianti di incenerimento dei rifiuti, acciaierie, cementifici, impianti siderurgici ecc. Ecco alcune delle sue caratteristiche: sistema di campionamento

certificato per il lungo periodo e il più adatto per impianti con temperature molto basse (sotto il dew point); campione su un unico supporto da analizzare (fiala di XADII); facilità di gestione e manutenzione ridotta al minimo; pulizia della sonda facile e veloce con possibilità di ‘sfilare’ l’anima interna per semplificare le operazioni di manutenzione; possibilità di utilizzare un solo quadro di controllo per più sonde (sino a 4); gestione/commutazione automatica. Oltre ai campionatori per diossine e furani, il gruppo Environnement progetta e produce sistemi di analisi per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico (emissioni, qualità dell’aria), proponendo soluzioni ‘chiavi in mano’ per la misura dei principali inquinanti (SO2, H2S, NOX, NH3, CO, O3, O2, HCL, HF, COT, POLVERI, BTEX, PM10, PM2,5, PM1 ecc) utilizzando le migliori tecnologie esistenti (chemiluminescenza, FID, NDIR, FTIR, UV ecc) e software per la gestione dei dati.

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Contro le polveri sottili APA è una piattaforma tecnologica che bonifica le zone, industriali o urbane, ad alta concentrazione di polveri sottili e di inquinanti nocivi L’inquinamento da polveri sottili e le ricadute sulla salute dell’uomo e sull’ambiente sono al centro dell’attività di Is TECH - Innovation in Sciences & Technologies, innovativa start up italiana nata nel 2010 per iniziativa di un gruppo di manager e di scienziati, impegnata nella realizzazione di soluzioni all’avanguardia per contrastare l’inquinamento atmosferico d’origine antropica. E s e m p i o d ’ i n n ov a z i o n e d i ro m p e n t e e p ro d o t t o della ricerca interamente ‘made in Italy’, la soluzione i d e at a d a I s T E C H s i chiama APA (Air Pollution Abatement - Abbattimento Polveri Atmosferiche), una piattaforma tecnologica in grado di bonificare l’aria laddove risulti elevata la concentrazione di polveri La tecnologia APA all’interno di un punto sottili e di altri inquinanti informativo nocivi per l’uomo e per

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l’ambiente, quali ambiti produttivi e di lavorazione, siti e complessi industriali e aree di tipo urbano, principalmente confinate e parzialmente confinate. Attraverso processi chimico-fisico-meccanici integrati, la piattaforma intelligente, dotata di wireless smart sensor network, permette l’abbattimento di polveri sottili, metalli pesanti, IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) e idrocarburi leggeri (metano, benzene ecc.). Modulare, versatile e scindibile nei diversi stadi tecnologici di cui si compone, All’interno di un punto APA si adatta alle caratteristiche peculiari dei pubblicitario luoghi da bonificare, senza generare alcun tipo di rifiuto e consumando pochissima energia. Selezionata da Italia degli Innovatori nell’edizione 2011/12, APA è pluripremiata ed è stata protagonista della 16esima edizione di Ecomondo a Rimini, dove sei piattaforme intelligenti hanno depurato l’aria del padiglione ‘Città Sostenibile’. “APA è un’innovazione importante – afferma Giuseppe Spanto, Ceo di Is TECH – che contribuisce alla tutela della salute delle persone e alla salvaguardia dell’ambiente, poiché con efficacia depura l’aria negli ambiti industriali e di tipo urbano, migliorando la qualità della vita dei cittadini”.

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SPECIALE TRATTAMENTO E ANALISI DELL’ARIA

Analisi automatica in situ Soluzioni SRA Analisi GC di precursori di ozono secondo il DL 183

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Con il Decreto Legislativo (DL) 183 del 21 maggio 2004, l’Italia d’ attuazione alla Direttiva Europea sull’ozono stabilendo la misura di 30 idrocarburi (HC) precursori dell’ozono mediante analisi gascromatografica (GC). A questa determinazione si aggiungono quelle di formaldeide (HCHO) e idrocarburi totali non metanici (TNMHC). I 30 HC sono stati individuati in funzione del loro potenziale di formazione di ozono e cospicua presenza nella bassa troposfera (primary boundary layer, PBL), sulla base delle pregresse esperienze europee e statunitensi. Viene inoltre stabilito dal DL che: “...per gli impianti industriali, con particolare riferimento a quelli petrolchimici, e per gli impianti e per le attività che comportano l’utilizzo di solventi, la misurazione deve essere effettuata tenendo conto degli specifici cicli produttivi, valutati sulla base del tipo e delle quantità di COV emessi”. L’analisi automatica in situ dei precursori di ozono viene effettuata con ciclo analitico orario comprensivo di arricchimento su trappola seguito da

Canister.

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una separazione gascromatograIl campionamento e la defica su doppia colonna (vedi lo terminazione dei COV preschema a fiancursori in aria dovranno co). Durante la essere necessariamente corsa cromatoeffettuati sul luogo in cui si grafica avviene vuole eseguire la misura (on il ricondizionaline – on site) o in alternativa mento della l’aria potrà essere raccolta in trappola ed il Canisters e poi trasportati in successivo camlaboratorio per essere anapionamento. lizzati, per garantire la deterTutti i paraminazione quantitativa delle metri strumenspecie più volatili, in particotali (campionalare degli idrocarburi C2. mento ed analisi) sono fissati e controllati da software dedicati. L’analisi GC bidimensionale che segue il campionamento è basata sul principio di Deans’ switch. Si tratta della combinazione di due colonne capillari a diversa polarità e selettività collegate in serie che, opportunamente connesse, consentono la misura degli idrocarburi compresi nell’intervallo di volatilità C2 – C12 su due diversi rivelatori. La prima colonna a fase legat separa la frazione C6 - C12 e può usare il rivelatore a ionizzazione di fiamma (FID) o di massa (MS). La seconda colonna di tipo Porous Layer Open Tubular (PLOT) separa la frazione C2 - C6 ed utilizza un rivelatore FID. La rimozione dell’umidità del campione prima dell’adsorbimento su trappola viene effettuata mediante membrana dryer di Nafion. La rimozione dell’acqua garantisce una migliore stabilità dei tempi di ritenzione sulle colonne PLOT in Al2O3. Il primo obiettivo del DL è un riscontro sperimentale su campo dell’efficacia ‘delle strategie di riduzione delle emissioni’ e della ‘consistenza degli inventari delle emissioni’ mediante l’acquisizione degli andamenti temporali su base giornaliera e stagionale per le specie indicate. Ma l’informazione contenuta nella matrice di dati che si verrà a formare nel corso dell’esercizio degli analizzatori non si esaurisce nella reattività fotochimica dei suoi elementi. Opportuni strumenti statistici consentono di impiegare il dataset anche a fini di gestione della qualità dell’aria. L’impiego di modelli a recettore consente di valutare l’impatto relativo delle diverse sorgenti emissive afferenti un sito di misura, stimandone l’impatto percentuale. L’elaborazione dei futuri dati stimerà in primis il potenziale di formazione dell’ozono legato ai 30HC come previsto dal DL, ma, implicazione di non minor conto, potrà anche indicare il contributo che le diverse sorgenti danno all’inquinamento. Si noti che l’entità dei contributi di una sorgente alla concentrazione di precursori (emissione primaria) e quella alla formazione di ozono (inquinante secondario) possono differire molto. La possibilità di applicazione di questi modelli sono intrinsecamente legate alla qualità del dato analitico (incertezza di misura) che richiede strumentazione adeguata tipicamente da laboratorio piuttosto che da rack, e alla corretta caratterizzazione dei profili emissivi delle sorgenti. A titolo di esempio la soluzione strumentale SRA, che includeva il sistema Markes, è stata utilizzata con successo durante una campagna di monitoraggio presso un sito urbano ed in laboratorio di misura delle emissioni veicolari, ha prodotto dati affidabili che, elaborati con modelli a recettore multivariati, ha consentito di calcolare la percentuale di ozono attribuibile ai veicoli a benzina e a quelli diesel.

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ARTICOLO

Misurare le emissioni senza contatto Nel solco dell’innovazione, che ne ha caratterizzato l’attività nel corso della sua ventennale storia, Ital Control Meters di Carate Brianza (MB) introduce in Italia una tecnologia innovativa per le misure di portata in condotte e camini di pressoché qualsiasi diametro. OFS2000 è prodotto dall’americana OSI (Optical Scientific Inc.) ed è un misuratore di portata basato sulla tecnologia ottica a scintillazione applicata alla correlazione temporale. La peculiarità del sistema di misura è il fatto che i due sensori (trasmettitore e ricevitore) sono installati senza alcun contatto con il flusso che devono misurare. La non invasività rende questo strumento interessante anche in applicazioni critiche con flussi chimicamente aggressivi, sporchi o umidi, ma anche in condizioni operative ‘estreme’ per elevate pressioni o temperature. Trasmettitore e ricevitore sono installati diametralmente opposti sulla tubazione o sul camino e vengono fisicamente separati dal flusso per mezzo di finestre in vetro o altro materiale resistente al processo ma trasparente alla luce LED (670 nm), quindi nulla sporge nel camino per un funzionamento virtualmente indenne da usura. Questa tecnica è applicabile su tubazioni a partire da 300 mm di diametro fino a camini da oltre 10 metri. La facilità di installazione, l’accuratezza elevata, ma soprattutto la dinamica di misura molto elevata rendono questo sistema adatto alla misura della portata di gas di torcia che richiedono solitamente misure di velocità molto basse ma

Tecnologia innovativa per le misure di portata in condotte e camini di pressoché qualsiasi diametro, grazie ai due sensori installati senza contatto con il flusso

Sistema di misura OFS2000

anche elevatissime in condizioni di sfiato. Per queste applicazioni ci sono anche le versioni certificate ATEX. Da rilevare che la misura della velocità dei fumi effettuata con questa tecnologia non risente in alcun modo di variazioni di pressione, temperatura o umidità del gas in transito, oltre ad essere indipendente anche dalla concentrazione nel caso si tratti di miscele variabili.

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Soluzioni diverse per abbattere i COV

Tecnologie e soluzioni impiantistiche che affrontano il problema dei Composti Organici Volatili: dall’ottimizzazione del ciclo produttivo fino ad arrivare alla scelta del sistema di abbattimento Le normative italiane ed europee stanno ponendo sempre più attenzione alla questione dei Composti Organici Volatili: l’inquinamento atmosferico che determinano infatti ha effetti nocivi sulla salute dell’uomo e può essere responsabile di alterazioni ambientali. I COV rappresentano una categoria molto ampia di composti e sono largamente impiegati nelle attività industriali come dissolventi Sistema di trattamento di gas contenenti COV

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di materie prime, plastificanti, conservanti e agenti di pulizia ecc. Le tecnologie di abbattimento dei COV presenti nel mercato sono molteplici, e ognuna può presentare vantaggi e svantaggi in base alle specifiche tipologie di composti da trattare, alle portate e alle concentrazioni. MGM negli ultimi anni ha approfondito l’applicazione delle varie soluzioni impiantistiche, partendo dall’ottimizzazione del ciclo produttivo fino ad arrivare alla scelta del sistema di abbattimento più opportuno da installare. Il trattamento termico, ad esempio, è una tra le più collaudate soluzioni per l’abbattimento e consiste nel portare il flusso gassoso a temperature elevate per un tempo sufficiente alla trasformazione delle sostanze inquinanti in composti semplici, anidride carbonica e acqua. Le elevate temperature necessarie, però, spesso possono essere raggiunte solo mediante l’aggiunta di un combustibile ausiliario. Questo problema è superabile mediante l’impiego di un catalizzatore, che permette di operare ad una temperatura inferiore, determinando un notevole risparmio di combustibile necessario. La scelta del catalizzatore va fatta in base alla composizione del gas in entrata, in quanto alcuni composti potrebbero inibirlo e ridurne notevolmente l’efficacia. Una ulteriore soluzione per abbattere i costi di gestione, nel caso di basse concentrazioni ed elevate portate, è quella di inserire un concentratore a monte del sistema di abbattimento in modo da diminuire notevolmente il flusso d’aria da trattare. Nell’ambito di tali tecnologie, MGM è in grado di valutare, dal punto di vista tecnico, l’efficacia dei sistemi in relazione alle specifiche esigenze, e di confrontare, dal punto di vista economico, la fattibilità delle diverse soluzioni possibili rispetto ai costi di investimento e di gestione.

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SPECIALE TRATTAMENTO E ANALISI DELL’ARIA

Sistema di monitoraggio ambientale

Efficienza e prestazioni del sistema per il monitoraggio ambientale di Ioni URG 9000 accoppiato al cromatografo ionico Thermo ICS 2100

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L’URG-9000D Ambient Ion Monitor (AIM) è un sistema di monitoraggio scientificamente avanzato multi-pollutant che consente la misura continua di solfato, ammonio nitrato, cloruro potassio, magnesio, calcio e sodio nelle particelle. Nello stesso tempo l’AIM fornisce la misura della SO2, acido nitrico e ammonio nel gas. Il tutto evitando artefatti di campionamento e con la frequenza di un rilevamento ogni ora. La separazione gas/PM 2,5 viene effettuata in continuo da un dispositivo Denuder. Una configurazione dettagliata dell’AIM accoppiato a due Thermo Scientific Dionex ICS-2100 Reagent Free Ion Chromatographs® è illustrata in figura 1. La componente gassosa viene estratta in continuo Figura1 - Tipica configurazione AIM URG-9000D da un Denuder a facce piane. Le facce sono costituite da una membrana polimerica bagnata da una soluzione contenente 5,5 mM di H 2O 2 dal lato opposto al passaggio del gas. Per misurare l’efficienza è stata utilizzata SO2, e aria zero con un calibratore di diluizione il gas in entrata e uscita è stato inviato su ‘Thermo Environmental 43C SO2 Analyzer’. Il grafico in figura 2 mostra l’efficienza della membrana dell’URG. Le particelle solubili in acqua vengono fatte ‘crescere’ in una camera a vapore soprassaturo. Queste particelle vengono rimosse per più del 99% da un separatore inerziale di particelle e iniettate nel cromatografo ionico per l’analisi. Misure del bianco e dell’efficienza di campiona-

Figura2 - Efficienza di campionamento del Denuder a membrana

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Figura3 - Limiti di quantificazione per anioni

mento con un filtro di back-up sono state eseguite come descritto da Klystov et. Al, 1992. Aria zero è stata introdotta nel sistema per la determinazione del bianco, un filtro QM-A è stato posto tra il ciclone (Per PM 2,5 in ingresso) e il condensatore. La resa è espressa dal rapporto tra la massa raccolta dall’AIM e quella raccolta da AIM+Filtro QM-A. Il test ha dato rese del 99%. Comparazioni sono state fatte tra AIM e filtri per particelle di Nitrato e Solfato come descritto in USEPA’s Compendium Method IO-4.2 ‘Determination of Reactive Acidic Gases and Strong Acidity of FineParticles (<2.5 μm)’. L’URG-9000D AIM utilizza la sicura e collaudata tecnica della cromatografia Ionica per le determinazioni delle concentrazioni ioniche. Il Dionex ICS-2100 è uno strumento a tecnologia reagent-free RFIC™ che utilizza solo acqua come eluente e include il ‘Vacuum Degaser’ per l’eluente e il forno colonna per avere la massima stabilità nei lunghi periodi. L’RFIC™ mette al riparo da errori di preparazione delle fasi e prolunga i tempi di manutenzione pompa. Infatti utilizzando solo normale acqua deionizzata, si limita l’usura dei pistoni; automaticamente la tecnologia RFIC™ genera e sottrae forza ionica senza l’utilizzo di acidi e basi, nessun reattivo e richiesto. Massima autonomia anche per lunghi periodi e scarsi rischi di interferenze al luogo del monitoraggio. Nessuna perdita per volatilizzazione in quanto le particelle sono estratte in acqua e analizzate. La sensibilità dell’URG-9000D è uguale o migliore di 0.1μg/m3 per ogni analita e 0.08μg/m3 per l’ammoniaca. L’URG-9000D campiona 0.18m3/hour. Metà del campione viene inviato all’analisi degli anioni e metà per l’analisi dei cationi. Per soddisfare i limiti richiesti dall’EPAl’URG 9000-D deve raccogliere almeno 0.009μg di ogni analita e 0,007 μg per l’ammoniaca. I limiti di quantificazione, come si vede nella figura 3, sono 0.005μg per gli anioni 0.0025μg per i cationi. Questi cromatografi forniscono limiti di quantificazione inferiori a quanto richiesto dall’ EPA. Si può utilizzare un normale loop da 25-250 μl per monitoraggio di ambienti metropolitani o un preconcentratore che consente di iniettare tutta la quantità campionata nel caso di aria molto pulita. I risultati riportati nelle figure sono forniti da Ambient Ion Monitor System.

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Depurazione dei fumi negli impianti chimici

Tecniche innovative e scrubber per separare polveri, gas e vapori contaminati dall’aria

Protagonista nella trasformazione di materie plastiche finalizzata alla produzione di soluzioni per il trattamento dell’aria e dell’acqua, la Refill-Tech di Biassono (MB) propone una gamma di tecniche innovative e prodotti per migliorare il rendimento di torri di raffreddamento, cabine di verniciatura, turbine a gas, unità di trattamento aria e scrubber. Questi ultimi, in particolare, trovano ampia applicazione nella depurazione dei fumi di numerosi impianti chimici, separando dall’aria polveri, gas e vapori contaminati: l’abbattimento degli inquinanti avviene facendo convogliare l’aria attraverso un sistema di riempimenti irrorati da un getto d’acqua, al cui apice vengono posti separatori di gocce per eliminare la condensa e ottenere il rilascio del solo vapore acqueo, totalmente purificato da acidi o idrocarburi. Il management Ricerca & Sviluppo ha negli anni perfezionato i propri prodotti, sia nell’ambito dei corpi di riempimento sia in quello dei separatori di gocce. Le innovative soluzioni di ingegneria propongono infatti sistemi ad alte prestazioni per la qualità delle caratteristiche chimiche, fisiche e meccaniche, oltre che per durabilità e versatilità. Tra i riempimenti strutturati è impossibile non citare gli FMC, che possono essere termoformati su misura e forniti con ben 27 mm di profilo. Nella stessa gamma, gli innovativi FMV 21 sono caratterizzati dalla struttura verticale e dalla notevole superficie specifica sviluppata, che

Scrubber

con i suoi 140 m 2/m 3 agevola lo scambio termico. Ma anche l’assortimento dei separatori di gocce ad alta efficienza è stato recentemente arricchito dall’arrivo di nuovi modelli di drift eliminator. I DES 130, oggi fornibili anche a doppia altezza, offrono un’elevata efficienza di separazione, che riduce al minimo i rischi di bypass attraverso i profili di passaggio obliqui e i doppi cambi di direzione della serie Max e Max Alfa. I DEP CT fanno invece parte dell’ultima generazione di demister per torri di grosse dimensioni, a tiraggio naturale o forzato, presto disponibili a passo variabile.

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Specialista nel controllo emissioni di idrocarburi Un analizzatore a ionizzazione di fiamma dal design compatto pensato per la misura continua di idrocarburi Il GMS810-FIDOR, messo a punto da Sick, è un analizzatore dall’innovativo design, che consente di raggiungere requisiti moderni per quanto riguarda le misure di emissioni basandosi su tecnologie di provata affidabilità. Il FIDOR

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utilizza un FID (rilevatore a ionizzazione di fiamma) concepito e realizzato su misura per incontrare le esigenze di impianti di incenerimento rifiuti, centrali termo elettriche e cementifici, dove le esigenze di robustezza, semplicità e precisione sono fondamentali. Il FIDOR si può gestire in modo semplice tramite una control unit con display integrato, che offre dei menu intuitivi protetti da password per l’accesso ai principali settaggi e alle funzionalità diagnostiche del dispositivo. Una semplice schermata con range, misure e segnalazioni nel linguaggio selezionato consente di verificare rapidamente il funzionamento del dispositivo. In alternativa alle attività locali è possibile, tramite un software remoto, verificare lo stato, effettuare cambiamenti e visualizzare la diagnostica in qualsiasi momento senza dover recarsi in loco. Il FIDOR ha superato i test in accordo alla EN 15267-3, dimostrando caratteristiche prestazionali superiori e riuscendo a garantire una disponibilità del sistema pari a 99,5% promettendo misure precise e affidabili. Assieme all’analizzatore sono stati testati tutti i suoi accessori (sonda, linea riscaldata, convertitore) in modo che non solo l’analizzatore, ma anche il sistema completo siano certificati. Per una corretta valutazione della convenienza di un analizzatore, oltre al costo dell’acquisto si deve tenere conto dei costi di manutenzione, che diventano sempre più consistenti, superando a volte il valore dell’analizzatore stesso. Il FIDOR è stato pensato per venire incontro all’esigenza di economia dell’utilizzatore in vari modi. A consumo di idrogeno e l’uso di un eiettore, che non richiede manutenzione, aiutano a limitare i costi nascosti.

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SPECIALE TRATTAMENTO E ANALISI DELL’ARIA

Analizzatore di gas di combustione portatile Le pre-impostazioni intelligenti guidano l’utente durante le misure, soprattutto nella messa in servizio e nella manutenzione di bruciatori industriali, motori stazionari, turbine a gas, impianti di abbattimento fumi, e per la misura dei gas nei forni

Testo 350

Testo ha progettato un innovativo analizzatore di gas di combustione portatile che guida l’utente durante le misure, grazie alle pre-impostazioni intelligenti. Testo 350 viene utilizzato, ad esempio, per la messa in servizio e la manutenzione di bruciatori industriali, motori stazionari, turbine a gas, impianti di abbattimento fumi, e per la misura dei gas all’interno di forni. Inoltre, testo 350 è un valido aiuto per il controllo e il monitoraggio dei valori limite al camino, e nelle prove funzionali degli strumenti fissi per la misura delle emissioni. A seconda delle esigenze applicative, lo strumento è composto da unità di controllo, unità di analisi e sonda di campionamento gas. Utilizzando l’unità di controllo

amovibile o in connessione diretta a un computer (USB o Bluetooth® 2.0), è possibile visualizzare le misure e configurare l’analizzatore anche a distanza. È inoltre possibile programmare lo strumento per eseguire campagne di misura anche di lunga durata, memorizzando i valori rilevati. I valori misurati sono visualizzati chiaramente sull’ampio display grafico a colori dell’unità di controllo (3,5“, 240 x 320). Testo ha pre-impostato, all’interno del firmware, alcune applicazioni tipiche come bruciatori, turbine a gas e motori industriali. Ciascuna delle applicazioni pre-definite è personalizzabile dall’utente e contiene i combustibili più usati e i parametri necessari alla specifica applicazione. Inoltre, vengono memorizzati i calcoli e le impostazioni dello strumento. Informazioni sul display guidano l’utente durante l’esecuzione della misura. Ciò consente di utilizzare con facilità l’analizzatore, senza conoscerne il funzionamento in modo approfondito. Le operazioni da eseguire per effettuare una misura risultano notevolmente ridotte. Il sistema di raffreddamento interno a circuito chiuso isola l’intera elettronica dello strumento, come anche le celle di misura, dallo sporco presente nell’aria circostante. Questa protezione è ottimale e consente di utilizzare l’analizzatore anche in ambienti particolarmente gravosi.

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Rilevatori triboelettrici di polveri Presentate la serie DustMini ad alta tecnologia e a costi contenuti per il monitoraggio delle emissioni di polvere in atmosfera e il nuovo Delta-P DPN-mA-485 per la visualizzazione e regolazione del differenziale di pressione La nuova linea di rilevatori triboelettrici ad alta tecnologia e a costi contenuti messa a punto da Tribotecna è rappresentata dai prodotti della serie DustMini che coprono una gamma di temperatura compresa da -20 a +400°C. La nuova serie è certificata per applicazioni in Zona Atex 22 e può essere fornita anche per zone 0-1- 20-21. La sonda sceglie automaticamente il range di sensibilità da adottare e controlla periodicamente il grado di isolamento dell’elettrodo che, degradandosi, potrebbe provocare una riduzione della sua sensibilità. Gli allarmi vengono prodotti dopo la determinazione del valore medio della concentrazione delle polveri, filtrando i valori istantanei. La concentrazione può essere calcolata tramite Media Mobile o Media Reale; con questa seconda modalità è possibile calibrare gli allarmi in mg/Nmc tramite un contemporaneo prelievo gravimetrico. Gli allarmi e le impostazioni sono gestite tramite una semplice unità ausiliaria, posta in posizione comoda per l’operatore. La linea dei visualizzatori e regolatori di differenziale di pressione Delta-P possono essere forniti con un fondo scala da 100 oppure 1000 mm/H2O, impostabile anche in mbar o kPa. L’alimentazione può essere in corrente alternata o continua. La struttura esterna del nuovo regolatore DP-MA-485

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è la stessa del visualizzatore MDP H01/H02. Le uscite possono essere in tensione, in corrente o in RS-485 MOD-BUS RTU. Entrambi i modelli dispongono di un Conta Ore a 5 cifre non resettabile e l’avvio del conteggio è attivato da un valore di Delta-P predefinito. Per potersi inserire nel mercato della strumentazione per gli impianti soggetti a prescrizione AIA, è stata realizzata la nuova sonda TDS485 che controlla in modo automatico lo zero e il fondo scala, potendo quindi essere certificabile QAL1. La centralina CU485/4-20 visualizza i valori istantanei, medi e il flusso di massa. L’uscita può essere scelta in tensione 0-10 V o in corrente 0/4-20 mA. Le sonde possono trasmettere i dati anche o in parte via radio, senza licenza, con notevoli risparmi di installazione su grandi impianti.

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Precisione svizzera per misure di umiditĂ , temperatura e CO2

ROTRONIC ITALIA SRL a socio unico Via Repubblica di San Marino, 1 - 20157 Milano Tel. (+39) 02-39.00.71.90 - Fax. (+39) 02-33.27.62.99

E-mail: info@rotronic.it Web: www.rotronic.it


tecnologia Process Interfacing MONITOR PER AREE PERICOLOSE Resistente alle vibrazioni e ai lavaggi, VisuNet 900 è un innovativo monitor da 22” per installazione inn zona 2 ATEX

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Pepperl+Fuchs ha presentato alla fiera di Hannover un nuovo monitor della serie VisuNet 922 con schermo da 22”. Il nuovo monitor da 22” è stato recentemente aggiunto alla serie VisuNet 900, ampliando la gamma esistente che comprendeva due modelli, uno da 15” e un altro da 19”. Realizzato per resistere agli urti, alle vibrazioni e ai lavaggi, ha una classe di protezione IP66 che indica la protezione contro polveri e acqua escluso la immersione. È certificato per aree pericolose Classe I, Div. 2. Inoltre è idoneo per installazione in zona 2 secondo la classificazione delle Direttive ATEX di cui è imminente l’estensione del certificato. Il monitor è inserito in un alloggiamento resistente e compatto di tipo 4/4X in acciaio inossidabile 316 L, oppure verniciato, con giunture saldate in modo continuo e accuratamente molate. La custodia, con elevata resistenza meccanica, dissipa il calore prodotto all’interno senza dover ricorrere a dispositivi di ventilazione o di raffreddamento e rende questo articolo uno dei prodotti più sicuri e durevoli presenti sul mercato. Ciò che rende questo monitor diverso dai monitor da 15” e 19” della serie VisuNet 900 è la proporzione 16:10, che offre all’utente una migliore risoluzione di 1680 x 1050, WSXGA e, ovviamente, uno spazio più ampio per la visualizzazione. Fattori importanti che possono influenzare la scelta del modello da parte di operatori attenti alla qualità e alle performance del prodotto. Altre note di merito di VisuNet 900 22” sono le superfici inclinate per impedire il ristagno dell’acqua, la tastiera resistente agli agenti chimici spesso presenti negli impianti industriali, il design privo di spigoli vivi e di ventola di raffreddamento. La temperatura di esercizio è da -20°C a +50°C, range capace di soddisfare la maggior parte delle applicazioni industriali. Il modello è configurabile, secondo le esigenze dell’utilizzatore finale, come monitor con amplificatore KVM, oppure come monitor remoto o come PC. La serie VisuNet di Pepperl+Fuchs è una interfaccia uomo-macchina (HMI) progettata per installazione in zone con pericolo di esplosione che trasferisce dati via ethernet e non richiede strutture proprietarie. Le reti ethernet nella tecnologia di

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automazione possono essere utilizzate per visualizzazione tramite PC remoti. Il trasferimento dati mediante ethernet può avvenire tra distanze compresi tra 90 e 2.000 metri. La piattaforma di lavoro può essere composta utilizzando una delle tre opzioni del display, (15”; 19”; 22”) oppure la versione touchscreen, differenti modelli di tastiera, (US, UK , europeo ecc.) e diversi mouse. Per quanto riguarda il montaggio è possibile selezionare la soluzione a basamento con colonna; a parete; a soffitto. Ciascuna soluzione è disponibile in versione fissa, rotante e inclinata oppure rotante e inclinata. Una ampia gamma di proposte per essere più vicini alle necessità del cliente che può scegliere la migliore proposta per propria applicazione.

VisuNet 900

Monitoraggio della pressione CONTRO IL RISCHIO DI CONTAMINAZIONE

L’innovativo design dell’assemblaggio a doppio disco mira a ridurre il rischio di emissioni pericolose per l’ambiente

Elfab, ha ampliato la sua gamma di assemblaggi per il controllo della pressione, ampliandola con un design specificamente concepito per azzerare il rischio di contaminazione ambientale.

L’assemblaggio a doppio disco è costituito da due dischi di scoppio installati in serie, entrambi con apertura convenzionale o rovesciata, oppure dalla combinazione dei due, oltre a un manometro o pressostato e una sonda per monitorare la pressione nell’interspazio tra i due dischi. L’inedito design apre nuove frontiere nei processi del settore petrolchimico, dell’esplorazione, perforazione ed estrazione, dell’industria chimica e farmaceutica e nel campo del trattamento rifiuti tossici. L’obiettivo dell’assemblaggio a doppio disco è ridurre il pericolo delle emissioni a carico di quelle imprese che trattano prodotti pericolosi per l’ambiente. In caso di perforazione del primo disco causato da attacco chimico, il secondo disco previene lo scarico in atmosfera e il conseguente impatto ambientale, mentre il sensore della pressione intermedio avverte i responsabili di processo e l’équipe di manutenzione sulla necessità di sostituire il disco.

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tecnologia Materiali PER ALTE RICHIESTE IGIENICHE Grazie al rivestimento DuPont™ Teflon® PTFE, i tubi flessibili di raccordo Elapharm® offrono una combinazione di flessibilità, resistenza all’attorcigliamento ed alla pressione/depressione I tubi flessibili di raccordo Elapharm ® , prodotti dalla società Elaflex di Amburgo, rispondono alle esigenze elevate di pulizia e igiene richiesti dall’industria farmaceutica e delle biotecnologie. Il rivestimento in DuPont™ Teflon® PTFE estruso, liscio e senza giunture, e conforme alle regole della Food & Drug Administration (FDA) negli Stati Uniti, contribuisce in gran parte a questo risultato. Con l’utilizzo di un’innovativa tecnologia produttiva brevettata, questi rivestimenti sono incollati omogeneamente ed uniformemente sulla struttura in gomma, realizzata con EPDM e una fibra aramidica trecciata altamente robusta e resistente alle temperature, e un nastro di filo in acciaio inossidabile ad alta tenacia. Messi insieme, questi componenti offrono una combinazione di flessibilità, resistenza all’attorcigliamento e alla pressione/depressione. Grazie all’altissima resistenza chimica dei rivestimenti in Teflon PTFE a tutte le sostanze

utilizzate nelle industrie alimentare, farmaceutica e chimica, le applicazioni potenziali di Elapharm sono praticamente illimitate. A seconda della sostanza, la temperatura utilizzata varia da -30°C a +140°C con pressioni da -0,09 bar (depressione) fino a 16 bar. L’intrinseco effetto antiaderente del rivestimento interno realizzato con il fluoropolimero riduce al minimo l’impegno necessario per la pulizia anche quando le sostanze convogliate hanno un’alta viscosità. Questo, assieme alla velocità

di svuotamento del sistema per esigenze di pulizia o per cambiare la sostanza, può fornire significative riduzioni dei costi di produzione. I tubi Elapharm sono stati sviluppati in collaborazione con ContiTech Schlauch GmbH, Korbach (Germania). Sono disponibili in due versioni, da DN 13 a DN 50. Il rivestimento conduttivo e liscio senza giunture del tipo OHM è conforme al DIN 26055-3 Tipo B ed è realizzato Teflon PTFE nero. Può quindi essere utilizzato nelle aree a rischio esplosione tipo 0 e 1. La guaina esterna in EPDM è anch’essa nera ed elettricamente conduttrice. La versione ‘I’ è rivestita con Teflon PTFE bianco, elettricamente isolante. Elaflex fornisce entrambi i tipi di tubi Elapharm in un assemblaggio completo con attacchi pinzati. Gli utilizzatori possono scegliere tra la versione di tubi con bordo pressato a raso (‘interspazi ridotti’) e quella di attacchi per tubi brevettati con un rivestimento in Teflon PTFE rinforzato (‘privo di interspazi’) per rispondere ai requisiti di purezza delle sostanze.

Ambiente POLVERI NEUTRALIZZANTI PER ACIDI E BASI Una tecnologia innovativa per assorbimento e neutralizzazione di acidi e basi Ecologistic propone ad aziende e laboratori un’innovativa soluzione al problema degli sversamenti accidentali di sostanze acide e alcaline. Due prodotti in polvere facili da usare quanto sicuri per gli operatori necessari per intervenire tempestivamente e assorbire, ma soprattutto neutralizzare, fuoriuscite di queste sostanze altamente pericolose. Neutral KW (neutralizzante per acidi) e Neutral POD (neutralizzante per basi) sono velocissimi nell’intervento limitando notevolmente il propagarsi della sostanza liquida e tamponando i vapori rilasciati, attraverso una trasformazione di solidificazione agevolano notevolmente il recupero e il successivo smaltimento delle sostanze sversate. Le

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caratteristiche particolari delle polveri garantiscono agli operatori che vanno ad intervenire, una sicurezza totale nonostante la pericolosità dei liquidi trattati, garantendo la trasformazione della sostanza a PH neutro ma soprattutto, attraverso un indicatore di colore, permettono di controllare le varie fasi di neutralizzazione. Disponibili in due diversi confezionamenti (barattolo da 1 kg e tanica da 5 kg.) possono garantire sicurezza immediata sia a laboratori che ad aziende, tutelando gli operatori nelle fasi di intervento. Questi prodotti sono studiati per garantire la massima efficacia nell’intervento e la totale sicurezza per le persone che eseguono l’intervento.

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tecnologia Tecnologie per il gas MISCELATORE DI GAS PER CONSUMI RIDOTTI Un sistema compatto e flessibile basato su un principio di miscelazione meramente pneumatico

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Grazie al nuovo KM10, WITT, lo specialista nelle tecnologie del gas, offre un miscelatore compatto per gas con portata assai ridotta. Il prodotto si basa su un principio di miscelazione meramente pneumatico e si presenta senza alimentazione elettrica e senza contenitore per gas di miscela. Il KM10 costituisce un sistema di miscelazione flessibile per 2 gas con un intervallo di miscela pari al 2-92%. Con una portata di 0-10 l/min, l’innovatore miscelatore di gas prodotto da WITT è concepito in modo speciale per applicazioni con un consumo ridotto di gas. La pressione d’ingresso consentita del KM10 è compresa tra 3 e 10 bar. La pressione di uscita viene impostata di fabbrica in modo individuale. Il KM10 può essere impiegato con tutti i gas tecnici

(fatta eccezione per quelli tossici e corrosivi): grazie alle sue dimensioni compatte e a una pratica impugnatura, il KM10 è ideale come apparecchio da tavolo portatile e semplice da usare, per esempio per applicazioni in laboratorio. Per quanto riguarda la tecnica di miscelazione, il nuovo miscelatore utilizza un principio meramente pneumatico dotato di speciali valvole di miscelazione. In questo metodo, il processo di miscelazione rimane in qualsiasi momento stabile e avviene a prescindere da oscillazioni della pressione d’ingresso del gas e nel consumo di gas di miscela. Inoltre, non sono necessari né l’alimentazione elettrica né il contenitore del gas di miscela. Grazie alla loro precisione e sicurezza di processo, i sistemi di miscelazione e do-

saggio di gas del leader di mercato WITTGasetechnik sono considerati molto validi e all’avanguardia. A seconda delle esigenze, i miscelatori di gas WITT sono disponibili in diverse versioni per quasi tutti i gas tecnici, diverse aree di impiego e numerose applicazioni, per esempio nella lavorazione di metalli o del vetro, l’industria alimentare nonché nella tecnica a laser e nell’ingegneria biomedica.

Automazione PIATTAFORMA MODULARE Soluzioni per Integrated Motion su EtherNet /IP che permettono di ridurre i consumi energetici e la complessità delle applicazioni Con il lancio del servoazionamento AllenBradley Kinetix 5500 e del servomotore VPL a bassa inerzia con tecnologia smartcable, Rockwell Automation offre una soluzione di Integrated Motion in ambiente EtherNet/IP che si caratterizza per maggiore compattezza, facilità d’uso e semplicità nei cablaggi. “I costruttori di macchine ed apparecchiature devono far fronte alla richiesta di produrre macchine con dimensioni sempre più ridotte oltre che meno complesse e che richiedano

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tempi di progettazione più brevi e costi più bassi”, afferma Mike Schweiner, Kinetix product manager, Rockwell Automation. “La nostra nuova offerta Kinetix a singolo cavo mette a disposizione dei costruttori di macchine una soluzione collaudata per il controllo dei servomotori così come degli azionamenti tramite un’unica piattaforma di sviluppo. Tutto ciò permette di semplificare le attività di progettazione, ridurre gli ingombri migliorando la densità di potenza e l’efficienza”. Il servoazionamento Kinetix 5500 va a completare le famiglie Kinetix 350 e Kinetix 6500 offrendo agli utilizzatori maggiori possibilità di rispondere al meglio a specifiche esigenze di controllo assi. Il controllo integrato del movimento su EtherNet/IP non necessita di una rete dedicata e permette di ridurre il cablaggio anche del 60%, eliminando il bisogno di creare dei gateway

per lo scambio di informazioni da o verso le reti isolate. Inoltre, la nuova tecnologia degli avvolgimenti e il novo encoder DSL dei motori Kinetix VPL connessi tramite tecnologia smart cable permettono di utilizzare un unico cavo per la trasmissione di potenza e le comunicazioni tra i Kinetix 5500. Questo semplifica ulteriormente la progettazione delle applicazioni limitando i punti che possono essere soggetti a eventuali guasti, incrementando l’affidabilità e semplificando gli interventi manutentivi. Ideale per applicazioni di imballaggio, converting o movimentazione dei materiali, la nuova piattaforma costituita da motori serie VPL ed azionamenti Kinetix 5500 che si basano sul concetto di moduli singoli affiancabili (zero stacking) per architetture multiasse, non richiede barre di alimentazione separate o accessori supplementari.

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APPUNTAMENTI

Solar Expo 8-10 maggio 2013 Milano

Laser World Photonics 13-16 maggio 2013 Monaco di Baviera, Germania

In vetrina l’automazione industriale Apre i battenti SPS IPC Drives Italia, che quest’anno punta sugli end-user con il progetto ‘We Love Our Customer e su un programma di convegni sempre più interattivo

SPS IPC Drives 21-23 maggio 2013 Parma

Helsinki Chemicals Forum 18–19 giugno 2013 Helsinki, Finlandia

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Intersolar 19-21 giugno 2013 Monaco di Baviera, Germania

Remtech Expo 18-20 Settembre 2013 Ferrara

Oli&Fats 18-20 settembre 2013 Monaco di Baviera, Germania

Nuce International 24-26 settembre 2013 Milano

Ilmac 24-27 settembre 2013 Basilea, Svizzera

La terza edizione di SPS IPC Drives Italia si svolgerà presso Fiere di Parma dal 21 al 23 maggio 2013. Con un +10% di incremento degli espositori sul 2012, crescono la stabilità e la fiducia dell’evento che si avvicina alla terza edizione con una situazione positiva e incoraggiante. Dopo un periodo di attesa da parte del settore dell’automazione industriale, finalmente una manifestazione ‘tailor made’ che ha incontrato il gusto e l’approvazione sia degli espositori sia dei visitatori che sono stati più di 14.000 nel 2012. Le ragioni di questo successo sono da ricercarsi nella cura che pone l’organizzazione nel soddisfare le richieste degli attori del mercato e la varietà di progetti messi in campo oltre ai continui investimenti in termini di comunicazione. ‘Lavoriamo Insieme’ è l’adagio che il Team SPS ripete, ma soprattutto mette in pratica ogni giorno. Da qui la relazione molto stretta con gli espositori che si concretizza in progetti condivisi e in uno scambio continuo di informazioni. “Solo con l’apporto e la cooperazione fattiva di diverse professionalità e competenze si possono realizzare progetti importanti e duraturi”. Questo quanto ci ha detto Francesca Selva Vice Presidente Messe Frankfurt Italia e Exhibition Director di SPS

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IPC Drives Italia. Tra i progetti da ricordare che completano la manifestazione fieristica: ‘Linking University’ e ‘Lezioni in Fiera’, specificatamente dedicate al mondo accademico, ‘System Integrator on Demand’ per garantire il trait d’union fra fornitori di prodotti e tecnologia e coloro che realizzano i sistemi, ‘Innovation Research’ per dare visibilità e smalto alle start up e agli spin off universitari ma innanzitutto, l’edizione 2013 punta sugli End User, con il progetto ‘We Love Our Customer’, nell’ambito del quale è stato scelto di dedicare un’intera giornata e uno spazio particolare al settore food&beverage, tematica che per la sua trasversalità risulta di grande interesse sia per gli end user sia per i system integrator sia per i costruttori di macchine. Da evidenziare il rinnovamento dell’altra anima della manifestazione: le tavole rotonde. La terza edizione vedrà infatti un programma di convegni più interattivo e stimolante che seguirà il format delle Tavole Rotonde, in grado di offrire spunti e soluzioni sulle tematiche di maggiore interesse. Tra i temi che saranno toccati: l’automazione industriale e il re-made in Italy; tecnologie wireless e cloud computing; sistemi di progettazione e simulazione.

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APPUNTAMENTI

L’evento mediterraneo per la chimica Chem-Med si propone come punto di riferimento internazionale per gli operatori dei settori della chimica e dei laboratori, particolarmente interessati al grande mercato del bacino del Mediterraneo

Daegu 2013 World Energy Congress 13-17 ottobre 2013 Daegu, Korea

K 16-23 ottobre 2013 Duesselforf, Germania

Ifib-Forum italiano sulle biotecologie industriali e la bioeconomia 22-23 ottobre 2013 Napoli

SAVE 29-30 ottobre 2013 Verona

ACQUARIA 29-30 ottobre 2013 Verona

La prossima edizione di Chem-Med, l’evento biennale internazionale dedicato al mondo della chimica, si svolgerà a fieramilanocity dal 24 al 26 settembre 2013. La manifestazione, l’unica nel nostro paese a proporre una gamma completa di prodotti, tecnologie, processi e strumentazione per i laboratori e l’industria del comparto, si preannuncia di particolare interesse. Quest’anno presenterà settori merceologici che comprendono apparecchiature, strumentazione, tecnologie e materiali di laboratorio e di processo, rappresentati dallo storico marchio RichMac (giunto alla quarantaduesima edizione), materie prime per l’industria chimica e chimicofarmaceutica, engineering & plants, macchinari, attrezzature e componenti per la produzione e il processing chimico-farmaceutico, tecnologie e strumentazione di verifica, di controllo e per l’automazione, sicurezza industriale e del lavoro, camere bianche e attrezzature per ambienti in atmosfera controllata. Chem-Med 2013 prevede inoltre le aree tematiche Biotech, dedicata alle biotecnologie, e Watermed, macchinari, tecnologie e strumentazione per

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il trattamento, il processo, la distribuzione, l’engineering e l’analisi delle acque e dei reflui. Nell’ambito di Chem-Med 2013 sarà inoltre possibile usufruire di MyPartnering, efficace strumento per il business one to one che, tramite un apposito software creato da Artenerg y Publishing, consentirà di individuare gli operatori più indicati per fissare incontri mirati durante i gior ni di fiera in grado di favorire nuove opportunità. Un interessante programma di convegni, con il coinvolgimento di qualificati rappresentanti di istituzioni, università, associazioni e aziende, completa la qualificata proposta di Chem-Med 2013, offrendo agli operatori opportunità di aggiornamento professionale. Chem-Med 2013 si svolgerà in contemporanea con la quarta edizione di Nuce International 2013, il salone internazionale per l’industria nutraceutica, cosmeceutica, functional foods & drinks e health ing redients, e Food-ing International 2013, l’esposizione e conferenza dedicata agli ingredienti food & beverage per tutti i settori dell’industria alimentare e delle bevande.

Chem-Med 2013 24-26 settembre Milano

Ecomondo 6-9 novembre 2013 Rimini

Forum Telecontrollo 6-7 novembre 2013 Bologna

Pollutec 3-6 dicembre 2013 Parigi, Francia

n.2 marzo/aprile 2013 CHIMICA AMBIENTE

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IL LIBRO IO RICORDO

di R.L.

Se le molecole potessero parlare racconterebbero questa storia

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Una storia semplice per raccontare una disciplina complessa. È questo il modo, scelto da Federchimica e dalla casa editrice Carthusia, per avvicinare, con il piacere della lettura, i ragazzi più giovani al mondo affascinante, ma spesso poco valorizzato, della chimica. La storia è quella di un legame che, nel corso di tutta la vita, unisce il destino di un uomo e una donna. La legge dell’attrazione e la capacità che hanno due elementi, quando si uniscono, di diventare qualcosa di diverso e di più grande riguardano, d’altronde, sia gli esseri umani che atomi e molecole. Una storia dunque essenziale che parla di amore e passione, di scienza e ricerca, e del continuo ‘cercarsi’ delle cose al fine di interagire ed evolversi. L’amore, come la chimica, trasforma senza sosta la vita. I protagonisti di ‘Io ricordo’ sono i bambini e la loro capacità di emozionarsi e incuriosirsi di fronte alle manifestazioni della natura. Sono loro, insieme a ricercatori, scienziati e filosofi, i primi a chiedersi chi sono e cosa è il mondo in cui vivono. E finalmente la chimica smette di vestire i panni della materia noiosa e poco accessibile, per presentarsi come la scienza che indaga e rivela i misteri della natura, o persino la lingua in cui si esprime il mondo delle cose. “Tutto nella natura è il risultato di una reazione chimica”, dice a un certo punto la bambina che sogna di diventare un ricercatore chimico. Il libro cerca di resituire al mondo dei più piccoli una visione meno drammatica di questa scienza, rispetto quantomeno a quella

trasmessa abitualmente dai mass media, raccontando di un rapporto, seppure non privo di ombre nel passato, tutt’altro che conflittuale fra chimica e ambiente. Anzi, “chimica e ambiente non possono fare a meno l’una dell’altra!”, si spinge ad affermare la giovane protagonista. L’autrice, Sabina Colloredo, spiega: “Nel libro ho cercato di parlare di chimica ai ragazzi in modo da coinvolgerli emotivamente e incuriosirli, raccontando una storia in cui possano riconoscersi col proprio linguaggio e le proprie sensazioni”. Daniele Ferrari, vicepresidente di Federchimica ha dichiararato invece che “la ricerca e l’innovazione sono fattori imprescindibili per la chimica e la sua industria: abbiamo bisogno di giovani chimici appassionati e preparati. Da tempo Federchimica ha compreso l’importanza di avvicinare i ragazzi agli studi scientifici e in particolare alla chimica, un settore affascinante con potenziali percorsi di carriera vari e interessanti. Siamo molto orgogliosi - ha continuato - di aver contribuito alla nascita di ‘Io ricordo’, che racconta la chimica ai ragazzi in modo non scolastico, con un nuovo linguaggio, senza numeri e formule, incoraggiandoli a guardare il mondo con occhi diversi per provare ad accendere in loro una scintilla che potrebbe ispirare il loro percorso di studi e la loro professione”. Le illustrazioni di ‘Io ricordo’, realizzate da Annalisa Beghelli, creano infine un corredo descrittivo efficace e diretto e contribuiscono al coinvolgimento emotivo dei piccoli lettori. Il volume fa parte della collana Racconti con le ali di Carthusia Edizioni.

CHIMICA E PENSIERI “A proposito della chimica si è consolidato, sul finire del Novecento, lo stereotipo di una disciplina responsabile degli aspetti negativi delle società industriali, dall’inquinamento alle piogge acide, dall’adulterazione degli alimenti alla preparazione di droghe e veleni. Questa visione è il frutto della diffidenza secolare che un umanesimo di vecchio stampo nutre verso la scienza e che porta a guardare

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con sospetto alle conquiste scientifiche, nel timore che esse possano orientare lo sviluppo della società verso una forma di potere dei tecnici capace di condizionare la libertà e l’umanità delle società future”. Da ‘Storia della chimica, Vol. II’, Califano, edizioni Bollati Boringhieri.

di

Salvatore

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