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Insieme

N. 398

PRIMAVERA-ESTATE

N. 2 2021


INDICE

Scrivendo di fragilità e militanza

Editoriale

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Dedicato a Mandingo 1-6

di Valentino Garrafa 7

COMMISSIONE INSIEME Mauro Durini Laura Ferrari Andrea Furger Valentino Garrafa Oscar Innocenti Manolo Lacalamita Manuel Negri Valentina Poletti Consuelo Rigamonti Ursula Rampoldi Rossana Rosi Rio Tonini Contributi fotografici: © club74.ch Immagine di copertina: Aline Passardi Stampa: Laboratorio Offset, OSC-CARL Redazione Insieme Club ‘74 c/o OSC Via Ag. Maspoli 6 Stabile Valletta 6850 Mendrisio Tel.: 091 816 57 93 E-mail: info@club74.ch w w w. c l u b 74 . c h © Club ‘74, settembre 2021

Sono sinceramente colpito da coloro che riescono a prestano attenzione alle persone fragili, ai cosiddetti perdenti del mondo, a quelli che per qualche motivo sono vittime. Sono favorevolmente colpito perchè  viviamo in tempi dove vige il primato della forza, del controllo, dell’insulto senza ragioni, del primato personale su quello collettivo, della prevaricazione e dell’arroganza. Come se la fragilità fosse un difetto, qualcosa di cui sbarazzarsi, qualcosa da nascondere. La fragilità, quella condizione che ci ricorda che siamo esseri umani, ci ricorda che le nostre mancanze sono la nostra particolarità. Un pezzo del nostro essere nel mondo che ci rende sì, fragili, ma unici. Si ha spesso la sensazione che, invece, siamo ammalati di potere. Dovremmo addentrarci nel significato profondo di potere, ma se restiamo al verbo questo significa che io posso, tu puoi, egli può. A volte rischiamo di fare perchè si può, non perchè serve. Forse, in questo caso, serve solo a chi esercita il potere, non a chi lo subisce. Ammalati di potere. Siamo senza dubbia una società ammalata di potere. Sappiamo bene, a titolo d’esempio, che nell’ambito della sociopsichiatria la questione della gestione del potere è fondamentale. È importante inserire e salvaguardare elementi di mediazione, di dialettica, garantire una dinamica democratica, valorizzare le competenze (che travalicano le funzioni), garantire una buona partecipazione degli attori coinvolti tramite piattaforme orizzontali. Una buona Autorità non si misura dal suo grado di esercizio del potere. Mi permetto di proporvi una visione antropologica dell’uomo molto diversa da una visione dell’uomo di potere. L’Autorità è tale se distribuisce il potere, se porta a servire: l’Autorità dovrebbe sempre essere a servizio dell’altro. Nelle nostre Istituzioni troviamo sensibilità e fragilità. Si tratta di riconoscerla, certo, ma anche di riconoscere la propria. Senza paura di perdere il proprio ruolo, statuto. Anzi! La nostra fragilità e la nostra vulnerabilità sono forse gli elementi più  autentici che ci aiutano a sentire l’altro. Se pensiamo all’amore possiamo fare nostre le parole di Freud che scriveva “Non siamo mai così indifesi verso la sofferenza, come nel momento in cui amiamo”. Questo pensiero mi permette subito una libera associazione e penso allo straordinario scritto, sempre di Freud, intitolato Mosé e il Monotei... continua a pagina 5

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EDITORIALE: SCRIVENDO DI FRAGILITÀ E MILITANZA

di Valentino Garrafa

PAESAGGI EMOZIONALI, LE PAROLE CHE CURANO di Valentino Garrafa e Rio Tonini

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L’UNIVERSITÀ CHE NON PRESCINDE DALL’ESPERIENZA di Lorenzo Pezzoli

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ALLA SCOPERTA DEL TUO RECOVERY! di promentesana.ch, Antonio Garau e Patrick

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LA PRIMAVERA AL CLUB ‘74 di Enrico

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ANARCHIA, LA MIA VISIONE di Caos

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MACELLO! di Rasco Hundredhymns

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CSOA IL MOLINO di Ushi Rampoldi

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CREATURE LUMINOSE: DA FIABE DI RE, FATE E AUTOGESTIONI di Ushi con i disegni di Sally Gardner

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AMORE di Amos Miozzari

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DESIDERIO di Kristian Moon

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DALLA RACCOLTA DI POESIE DI HERMON di Hermon

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ADOTTA UNA TURISTA di Gregorio Speranza

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PROGETTO LIBROTECA di Consuelo, Emanuele e Noa

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MA ALLA LUCE COSA RENDE FELICE? di Luce

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LA MIA CADUTA di Laura

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RICORDANDO IL NOSTRO CARO PAOLINO di Manuel Negri, Magda Chiesa e Mauro Durini

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DOVE, QUANDO, PERCHÈ? MA DALL’ARTE SI ARRIVA ANCHE A MARTE? di Rolando

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INDICE

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ATELIER SUL FESTIVAL INTER. DI NARRAZIONE AL CENTRO DIURNO DI CHIASSO di Consuelo

LIBROBUS

di Consuelo

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SPRUZZI DI TEATRO di Consuelo e Manuel

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A SPASSO PER CASVEGNO: LA REDAZIONE AGORÀ DEL CARL dai collaboratori di Agorà

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“FUNNY MOMENTS”: LE USCITE ESTIVE DEL CLUB ‘74 di Fanny Zamorano e Manuel Negri

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FERMENTO ARTISTICO di Atelier ‘74

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ARTCLUB di Aula 4 e Viviana Altafin

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LA LETTERA DI FRANCESCA AD ARTCLUB AL TERMINE DEL SUO STAGE di Francesca, allieva SUPSI

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DAL RICETTARIO DI ROSI di Rossana Rosi

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GRIGLIATA AL CLUB ‘74 di Francesca, Martina e Noa, allieve SUPSI

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GIOVANNI “GIANDA” BEDETTI Un tributo al nostro Maestro dal Gruppo musica

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IL RITORNO DI MANOLO della Redazione

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NON È UN ADDIO, MA UN ARRIVEDERCI! di Marco G.

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VERBALE ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL 17 MAGGIO 2021 dal Comitato dell’Associazione del Club ‘74

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smo. Un libro che parla della religione del figlio, e che parla al lettore della religione della fragilità, perchè il figlio richiama il padre. Come non citare questo grande rivoluzionario: Gesù era probabilmente un vero militante della fragilità. Vi sembrerà un volo pindarico, ma necessito a questo punto ricordare un altro grande rivoluzionario, Ernesto Che Guevara. Fragile nel corpo (come non ricordare l’asma che lo accompagnò tutta la vita a partire dai due anni), dopo la rivoluzione cubana gli venne affidata la responsabilità di guidare il Banco Nacional e nel 1961 divenne ministro dell’industria di Cuba. Cominciò così a guidare la riorganizzazione economica seguendo i canoni marxisti. Voglio a questo punto condividere con voi uno stralcio di lettera inviata dal Che ai suoi genitori. “Può darsi che questa sia l’ultima volta, la definitiva. Non cerco la morte, ma rientra nel calcolo logico delle probabilità. Se così fosse, eccovi un ultimo abbraccio. Vi ho molto amato, ma non ho saputo esprimere il mio affetto; sono, nelle mie azioni, estremamente drastico e credo che a volte non abbiate capito. Non era facile capirmi, d’altra parte: credetemi almeno oggi. Ora, una volontà che ho educato con amore di artista, sosterrà due gambe molli e due polmoni stanchi. Riuscirò. Ricordatevi, ogni tanto, di questo piccolo condottiero del secolo XX. Un bacio a Celia, a Roberto, a Juan Martin e a Pototin, a Beatriz, a tutti. A voi un grande abbraccio di figliol prodigo e ostinato”. Questo breve scritto può forse contrastare con l’immagine iconica tanto cara ai più, ma forse, ancor più tanto cara al potere che necessitava di un’icona e di una simbologia per promuovere l’esercizio del potere. A me piace ricordare la dolcezza di queste parole alla sua famiglia, mi piace ricordare la forza di questo corpo così fragile a servizio degli altri, degli ultimi e degli indifesi. Un altro grande militante della fragilità. Così, nello scorrere dei pensieri e delle parole, ci si può accorgere di come queste possono assumere significato non solo per quello che letteralmente vogliono promuovere, ma per quello che significano per la persona che le pronuncia. In questo numero di Insieme sono certo troverete dei contributi che toccano il concetto di militanza e l’appartenenza ad una comunità. Si perchè chi scrive per Insieme è parte di una comunità che continua a costruire il proprio futuro, con passione, interesse e che in molti casi, ci dona parte delle proprie fragilità, parti che contribuisco a ricordare quanto siamo forti, quanto siamo vivi. Così, il Dr. Amos Miozzari che ci regala alcune sensazioni ed esperienze vissute durante il primo lockdown di primavera del 2020. Ci parla e ci scrive di vulnerabilità, di vicinanza, di perdite, di privazioni, di libertà e di amore. Laura, che ci scrive del bagno più bello e rinfrescante della sua vita ricordando sua nonna. E ancora, di Francesca, che pensando al suo stage e ai membri del Club ’74 scrive: “… vi siete fidati me, mi avete trasmesso la bontà e una semplicità straordinaria. Avete condiviso con me le vostre personalità, caratteristiche, potenzialità che vivranno per sempre nel mio cuore. Grazie a voi ho imparato tanto ...”. Patrick scrive di speranza che ha visto negli occhi dei suoi compagni di viaggio. La Federica che ci parla di diritti delle persone. Una giovane che ricoverata in clinica nel corso del 2021 scriveva, a proposito dell’anarchia, che non è un concetto negativo: “Il mio è un grido di speranza”. L’amico Lorenzo, il Prof. Pezzoli, nel descrivere la rinnovata collaborazione che ci vede impegnati nella formazione dei futuri operatori sociali, ci scrive che questa pandemia: “… ci sta ricordando che lasciare indietro qualcuno nel cammino, significa non avanzare come società, creando sacche differenziate di marginalità, più o meno mimetiche ma, per questo, non meno presenti::”. E ancora “... Negare le esperienze di esilio significa viverle due volte, moltiplicarle, significa non cogliere la straordinaria possibilità, là dove siamo confinati, di scorgere orizzonti inaspettati che ci permettono di mantenere viva quella dialettica interna che alimenta il nostro camminare, anche quando i tempi e i luoghi mostrano tutta la loro incertezza...”.

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Parlando di comunità e di fragilità penso ai testi di Magda, Manuel e Mauro che con amore scrivono del nostro scomparso Paolo a cui molti di noi hanno voluto bene. Infine è con le lacrime negli occhi che voglio ricordare Armando. Il nostro caro Armando, Presidente del Club Andromeda e poi Andromeda Perseo di Bellinzona e uno degli ideatori del Centro diurno El Butt di Roveredo. Ricordo ancora quando andai a lavorare nel 2006 a Bellinzona. Gli chiesi di riprendere la sua carica di Presidente in seno all’Associazione perchè avevo bisogno di una mano. E lui mi aiutò molto. Insieme ad Armando, al suo caro amico Paolo e gli altri dell’Andromeda abbiamo fatto molte esperienze approfondendo reciprocamente la nostra conoscenza. Armando era un uomo generoso, entusiasta, amava le sue bocce e scrivere poesie. Riuscì negli ultimi anni a pubblicare quella che chiamava “la mia seconda e ultima raccolta di poesie”. Lo ricordo con affetto, stima e ammirazione. I bei momenti ai Monti di Giova con la famiglia e la cara mamma Clementina. Lo ricordo con l’amico e Dottore Giovanni Zampato, quando andavamo in giro per il Cantone e della vicina Italia a parlare di psichiatria e Club. Dicevo prima che, Armando, era un uomo generoso e condivideva sempre con chiarezza la propria esperienza con la malattia. Ogni volta che sentivo certi episodi con nuovi interlocutori (serate con la Vask, formazione di studenti e futuri operatori sociali, convegni, incontri con l’SPS di Bellinzona, ecc.) inseriva sempre qualche dettaglio, qualche elemento che non conoscevo. Diceva che la malattia, per lui, non era uno stigma, era parte del suo modo di essere. Lo ricordo alla guida della sua macchina, nelle Assemblee del Club, lo ricordo nelle nostre vacanze in Slovenia e infine a Roma. Ricordo con un sorriso tante piccole cose, tanti episodi, tanti incontri. Ricordo il suo grido con i pugni chiusi “Mandingooooo”. Ti abbiamo voluto bene Mandingo e ci mancherai molto. Valentino Garrafa Luglio 2021

PAESAGGI EMOZIONALI

Edizione 2021 delle “Tavole rotonde”

Paesaggi emozionali, le parole che curano di Valentino Garrafa e Rio Tonini

Ritorna anche quest’anno la rassegna d’incontri e “Tavole rotonde” organizzata dal Club ‘74 al Teatro sociale di Casvegno. “Paesaggi emozionali, le parole che curano” è una speciale edizione in “streaming” di corti momenti informativi, dove autorevoli ospiti e professionisti della nostra rete ci presentano alcuni interessanti temi di loro competenza e pertinenti con il Club ‘74. Per la prima volta in quest’edizione tutti gli eventi possono essere visionati sul nostro canale YouTube.

La rassegna di tavole rotonde che abbiamo fortemente voluto quest’anno s’intreccia con altri progetti che hanno, quale filo conduttore, quello del paesaggio, della parola, dell’ascolto e della volontà di non lasciare indietro nessuno. Gli appuntamenti fruibili sino ad oggi da giugno 2021, sia in presenza che online, hanno visto la partecipazione di svariati partner, professionisti, amici, che ci hanno regalato con passione del tempo, le loro conoscenze e la loro voglia di confrontarsi su una moltitudine di temi che sono dell’essere umano. Da sempre il Club ’74 è promotore di veri e propri momenti formativi e d’incontro fruibili ai più. La maggior parte di questi interventi possono essere visionati sul canale YouTube del Club ’74, www. club74.ch. Riprenderemo i nostri incontri a settembre, con un paesaggio sonoro di Gianda e Sandro, e si susseguiranno fino a dicembre diversi interlocutori, diversi sguardi. Incontreremo geografie emozionali che ci daranno la possibilità d’incontrarci e di arricchire, almeno così nella nostra intenzione, il nostro bagaglio relazionale. A settembre! Giugno 2021

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PAESAGGI EMOZIONALI

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APR

DESIDERIO

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APR

MAG

Il desiderio

Matteo Preve

Le parole che curano

Medico Caposervizio CPC

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www.club74.ch

APRILE / DICEMBRE 2021

La musica nel pluviale

Giovanni Bedetti “Gianda” e Sandro Tangredi Musicista, musicoterapista e poeta. Infermiere in salute mentale di OSC Teatro Centro sociale I 10:00h

OTT

Patrizia D’Alessandro

Marcello Cartolano

Professore SUPSI in psicologia applicata

R af f a el l a A d a C o l o mb o

Sociologo e responsabile di Ingrado per il Sottoceneri

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OTT Riabilitare il lavoro per riabilitare l’anima

Andrea Pagani

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DIC L’inconscio collettivo e il suo ruolo nella nostra vita

Christian Marazzi

Emilio Bolla

Economista e professore SUPSI

Teatro Centro sociale I 10:00h

Teatro Centro sociale I 10:00h

GIU

GIU

Lorenzo Pezzoli

L’uomo lavora per l’uomo

Psicologa e psicoterapeuta presso il Servizio psicosociale di Lugano

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10 Il nostro cervello questa meraviglia

Capo laboratori protetti del CARL dell’OSC

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Tu chiamale se vuoi emozioni

Medico psichiatra capo servizio CPC E OSC.

Libertà e dipendenza

15 SET

Zefiro Mellacqua

La ferita di Filottete: la conquista è sempre una questione di inclusione

Teatro Centro sociale I 10:00h

SUONO

Scrittore, poeta e professore USI di Lugano

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Programma eventi

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Fabio Pusterla

MAG

Le parole assumono significato, non tanto per la loro valenza informativa, bensì per la loro capacità evocativa. Le parole ci parlano.

SET

Psicosi e dintorni

I giovani

Dr. med. Caposervizio Adorna CPC

Dottoressa e Direttrice medico psichiatra CPC

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NOV

NOV

STORIE

Siamo una comunità

Di che cosa parliamo quando parliamo di animazione?

Federica Giudici

Sergio Perdonati

Assistente sociale di Pro Mente Sana

Animatore CARL, OSC

Teatro Centro sociale I 10:00h

Teatro Centro sociale I 10:00h

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EMOZIONI

Il filo rosso delle emozioni

Valentina Moret Dottoressa medico capoclinica CPC Teatro Centro sociale I 10:00h

Teatro Centro sociale I 10:00h

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PAESAGGI EMOZIONALI


PAESAGGI EMOZIONALI

di Lorenzo Pezzoli,

professore in psicologia applicata alla SUPSI

L’università che non prescinde dall’esperienza Si rinnova il cammino comune con gli studenti di lavoro sociale della SUPSI, il Club ‘74, Pro Mente Sana e INGRADO attingendo dalla quotidianità e volgendo lo sguardo sugli orizzonti possibili capaci di aumentare l’integrazione e l’incontro.

Anche quest’anno, con l’arrivo del nuovo anno academico, si rinnova la collaborazione tra il modulo di “Metodi e tecniche di intervento col disagio psichico”, il Club ‘74, Pro Mente Sana e INGRADO. Un appuntamento, quello che con settembre prende il via facendo perno su un corso specifico per gli studenti del terzo anno di lavoro sociale, che si rinnova sempre declinato diversamente, cogliendo spunto dall’attualità, dal tempo che si sta attraversando, restando in costante dialogo con gli eventi e ascoltando con attenzione le storie delle persone che, in questi eventi, sono immerse. Durante i tempi complessi, quelli che insomma tutti vivono perché nessuno se ne può tirare fuori, durante i tempi come quello della pandemia va riconosciuto che abbiamo necessità di raccontare, e così dare forma, comprensibilità, senso (o per lo meno ci si prova) a qualcosa che ci ha travolto, condizionando significativamente la nostra vita. Ma pur nella verità di tale constatazione va anche detto che se la tempesta è tempesta per tutti, non tutti siamo sulla medesima barca perché non tutti ci siamo ritrovati uguali dinnanzi allo tsunami del Coronavirus.

Il Professor Lorenzo Pezzoli

Medesima la tempesta, differenti le barche sulle quali le persone l’hanno (e la stanno) attraversando. La pandemia come le malattie in genere e con esse gli eventi della vita, non colpiscono in modo uguale tutte le persone, l’impatto dipende da molti fattori che sono legati alle molteplici condizioni nelle quali la malattia, quando arriva, ci coglie: disponibilità di relazioni, condizioni fisiche generali in cui versiamo, risorse economiche piuttosto che situazione professionale stabile o, comunque, garantita, sono, tra le altre cose, fattori protettivi che, se non tolgono il male, consentono per lo meno di sopportarlo meglio. Magari anche di superarlo più in fretta da tutti i punti di vista, non solo quelli somatici. Se alcuni parlano di “virus della disuguaglianza”, concentrandosi sulla malattia (o sulla condizione clinica) forse dimenticano che le disuguaglianze vere stanno nelle risorse a disposizione (anche quelle affettive e relazionali) che una persona ha a disposizione quando il virus la colpisce. In questo tempo il modulo di Metodi e tecniche di intervento col disagio psichico, dopo essersi concentrato lo scorso anno, nel pieno del perio-

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do pandemico, con il tema dell’incertezza, non poteva che cogliere l’occasione di chinarsi sulle condizioni che, in questa delicata fase dove i vaccini stanno contrastando la diffusione del virus e l’impressione di uscire dal guado si fa più presente, molte persone vivono, hanno vissuto o rischiano di abitare proprio per le differenze (di risorse, di rapporti, di affetti) che le caratterizzano. Allora si è delineata come inevitabile la via di riflessione che ci porta a considerare come tema del percorso di quest’anno l’esilio e la reintegrazione possibile, almeno ce la auguriamo, dopo il precipizio nelle condizioni di disagio e di frattura patite. La pandemia ci sta ricordando che lasciare indietro qualcuno nel cammino, significa non avanzare come società, creando sacche differenziate di marginalità, più o meno mimetiche ma, per questo, non meno presenti. Sacche che generano a loro volta sofferenza a più livelli con il rischio che, dinnanzi a tale sofferenza, si dia come inevitabile, nella percezione di impotenza che può cogliere chi la osserva, che non possano che esserci comparti di umanità che purtroppo non ce la facciano. È come voltare la testa dall’altra parte o rassegnarsi alla propria condizione nel caso si faccia parte di quella fascia di popolazione particolarmente colpita. Ma in fondo, ed è questa la forza di questo percorso condiviso con le istituzioni citate, lo spunto dell’attualità ci aiuta anche a comprendere meglio le tante condizioni di esilio alle quali la vita ci espone e che incontriamo all’interno delle nostre istituzioni e all’interno delle nostre vite. Delle nostre e di chi ci sta accanto. Ovviamente vale anche il contrario. Nel disagio psichico leggiamo storie di esilii e storie di reintegro all’interno della comunità, ma sappiamo anche che l’esilio è, a volte, motivo o acceleratore del disagio. Durante la pandemia lo abbiamo visto, la solitudine, l’emarginazione forzata, voluta, scelta, ha esacerbato ferite, accentuato dolori e fatto precipitare in confinamenti non solo fisici. In questo modulo affrontaremo questi temi, lo faremo attraverso l’appoggio ad una tragedia di Sofocle, il Filottete, una tragedia che parla delle questioni indicate e che sorprendentemente ce le rende attuali. In esse scopriremo come l’esilio non è solo qualcosa che riguarda la nostra persona, ma anche parti di noi, da noi messe al bando, parti che occorre reintegrare perché portatrici di aspetti e di forze alle quali è peccato, oltre che doloroso, rinunciare. Spesso l’esilio di parti di noi considerate fragili, deboli, inaccettabili non ci consente di raggiungere gli obiettivi che desideriamo conquistare. È quello che avviene nella tragedia di Filottete: solo con il reintegro dell’eroe ferito e esiliato la città di Troia potrà essere conquistata davvero. Di questi temi faremo condivisione con gli operatori dei servizi, gli utenti, i membri del Club ‘74, ciascuno collaborerà a tracciare il proprio orizzonte sulle esperienze di esilio alle quali la vita lo ha esposto. E tali esperienze di esilio non solo ci aiuteranno a leggere il tempo che stiamo attraversando in questa specifica fase, ma anche tutti i tempi che abbiamo già vissuto, senza bisogno del Coronavirus, tempi che ugualmente hanno parlato (anche se individualmente) la lingua dell’esclusione e della messa da parte, oppure di tempi che vivremo o potremo vivere, come singoli e come operatori, noi o chi accompagneremo. Negare le esperienze di esilio significa viverle due volte, moltiplicarle, significa non cogliere la straordinaria possibilità, là dove siamo confinati, di scorgere orizzonti inaspettati che ci permettono di mantenere viva quella dialettica interna che alimenta il nostro camminare, anche quando i tempi e i luoghi mostrano tutta la loro incertezza. Giugno 2021

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PAESAGGI EMOZIONALI

Alla scoperta del tuo Recovery! Cosa posso imparare da una crisi psichica e come guadagnare maggior fiducia in me stessa/o? di promentesana.ch

“Recovery and Peer” (Esperti per esperienza) «Recovery» è un termine derivante dall’inglese che sta ad indicare il percorso compiuto dalla persona per costruirsi un’esistenza al di là della malattia. È un concetto nato dalle persone direttamente coinvolte che hanno appreso a convivere con la propria sofferenza, senza rimanerne rinchiuse, ma andando alla ricerca della speranza e della libertà che nonostante una malattia esiste sempre. Questo paradigma cambia lente d’ingrandimento: non ci si concentra più sul deficit ma vengono messe in evidenza le risorse, le competenze, i sogni e i desideri delle persone. L’OMS, fra le molte istituzioni internazionali legate alla salute, sostiene questo concetto nelle sue linee guida. La Fondazione Pro Mente Sana, che da anni si batte per i diritti delle persone con sofferenza psichica e per il loro recupero psichico, declina questa linea di pensiero in un corso chiamato «Alla Scoperta del tuo recovery!». Queste giornate di formazione sono dedicate a persone con sofferenza psichica e sono destinate ad aumentare la fiducia in sé stessi e l’autoefficacia, scoprendo il significato personale di «Recovery». Offre la possibilità di potersi raccontare in un ambiente sicuro ed accogliente e di riconoscere l’importanza dello scambio delle proprie esperienze come fonte di apprendimento. Il corso viene moderato da esperti del campo ed esperti per esperienza. Le persone che hanno intrapreso il proprio percorso di recovery e che ora usano le loro conoscenze ed esperienze per aiutare gli altri sono chiamate PEER, esperti per esperienza. La formazione per diventare Peer in Ticino è tuttora in fase di progettazione. Per informazioni sui corsi di Recovery: Federica Giudici, assistente sociale, tel. 091 646 83 49, f.giudici@promentesana.ch. fonte: promentesana.ch Aprile 2021

Fondazione Pro Mente Sana via Agosino Maspoli 6 6850 Mendrisio Tel./fax: 091 646 83 49 Email: contatto@promentesana.ch

Rinforzare la salute psichica

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Ho intrapreso questo Work Shop con una certa diffidenza, non avrei voluto esternare il mio vissuto, confrontarmi con altre persone, discutere di malattia. Mi sembrava superfluo. Non c’è peggiore infermità di non riconoscere la propria, e di non accogliere quella altrui. Ho appreso così dagli altri molta saggezza umana, parole che mi hanno arricchito e che porto dentro di me come un tesoro. Ho scoperto una piattaforma di dialogo e di riflessione, di espressione personale e di ascolto. Il corso si è rivelato uno strumento di autoanalisi e confronto, anche una circostanza per instaurare amicizie, una attività complementare al quotidiano. Uno strumento per acquisire competenze sul proprio stato e il proprio spazio di cura. Per alcuni anche per definire degli obiettivi per il futuro, ma soprattutto uno strumento per la propria autodeterminazione circa il passato il presente e il futuro. Il corso si è protratto a causa della pandemia, sin dal febbraio 2020, e così si è rivelato particolarmente lungo e fruttuoso. Sono stati trattati molti argomenti come la definizione di salute, la gestione delle emozioni, lo stigma e l’auto-stigma, l’inclusione, la guarigione, la legge LASP, le direttive anticipate, per citarne alcuni. Sono stati intensi incontri che hanno segnato diversi umori tra i partecipanti, situazioni talvolta contrastanti, che hanno solcato il percorso fornendo riflessioni e competenze. Ringrazio Pro Mente Sana, Federica Giudici e Maria Grazia De Giorgis, per la loro tenacia nell’avere tenuto in piedi il corso, quando già non era più possibile vederci in presenza, e garantendoci cosi il traguardo del programma. Abbiamo avuto anche ospiti che ci hanno molto entusiasmato, Il Dr. jur. Prof. Marco Borghi, “Il diritto del paziente psichiatrico e la legge LASP”, la Direttrice CPC Raffaella Ada Colombo, “La Cura”. Recovery Pro Mente sana, un percorso utile in ambiente psichiatrico, per le competenze che si apprendono dalla propria esperienza personale, familiare e sociale, dal proprio spazio di cura, dalla propria umanità. di Antonio Garau, maggio 2021

La speranza che è in me

A meno di un mese dalla conclusione del corso Recovery, sento che è giunta l’ora di fare un bilancio della mia (e nostra) esperienza. Se potessi riassumere con una parola questa tappa della mia vita lunga un anno e mezzo, a causa del Covid che ci ha fatto procedere a rilento, lo farei con Speranza. La speranza è quella luce che ho visto brillare negli occhi dei miei compagni di corso, mentre raccontavano ognuno la propria storia e mentre vivevano ognuno quella degli altri. Non la classica luce in fondo al tunnel, ma la luce dentro il proprio tunnel buio, di cui non bisogna più aver paura. La speranza, nella mitologia greca, è chiamata Timor del futuro. Il mito narra che Pandora avesse con sé un vaso che non doveva mai aprire, ma che apri spinta dalla curiosità, infliggendo all’umanità tutti i mali, ai quali rimase come ultimo rimedio quello della speranza. Non bisogna però avere timore o paura del futuro, se dentro la propria anima si getta l’ancora della speranza, questo è l’insegnamento più grande che ho fatto mio durante il corso Recovery. Che significato si può dare al termine speranza? Un sinonimo di speranza e attesa, non a caso in spagnolo il verbo esperar ha il doppio significato di attendere e sperare. Non si tratta però di un’attesa fine a sé stessa, dovuta alla casualità, al contrario la speranza consiste nel risultato di qualcosa che siamo noi stessi a far accadere, lungo il nostro percorso. Se sono diventato una persona meno timorosa futuro, lo devo innanzitutto a me stesso, ma poi a tutte le persone che mi hanno accompagnato lungo questo viaggio. Il corso Recovery lo paragono ad un viaggio che facciamo all’interno di noi stessi, oppure alle pagine di un libro che siamo noi a scrivere da protagonisti. Le persone a cui mi riferisco sono tutti i miei compagni di corso, ma pure Federica e Mariagrazia che ci hanno fatto da moderatrici. Allo stesso modo in cui l’ho fatto con tutti quelli che mi hanno aiutato fin qui, sento di esser grato anche a queste persone in particolare, perché ciascuna di queste persone hanno fatto crescere in me la speranza di cui parlavo. Come mi sento ad ormai un mese dal termine di questa bellissima esperienza umana? Rispondo senza ombra di dubbio, mi sento rinfrancato dal fatto che dentro di me c’è qualcosa a cui sperare e a cui ambire, poi se devo esser sincero, sento che un po’ di malinconia sta calando dentro di me, proprio come succede con il sipario di un teatro che si chiude a fine spettacolo. di Patrick, maggio 2021

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Bob Dylan, poeta della canzone e Nobel per la letteratura, compiva 80 anni il 24 maggio scorso

La primavera al Club ‘74

Anarchia, la mia visione

di Enrico

di Caos, una giovane ospite della clinica

È con grande piacere che oggi, prima di recarmi al Club, ho rivisto un grande amico, nonché il re degli operatori, il grande Willy L., il quale ci curava con i pranzettini e le cenette sopra il bar Centrosociale e le escursioni a Como, Mendrisio, Riva san Vitale, insomma Ticino e vicina Lombardia, grande uomo con una carica umana, tanta simpatia, empatia e molto umorismo, curava con poche medicine e con la forza dell’amore, era come un padre per noi, e chi può dimenticare le donne dei casi complessi, Paola, Marisa, Mara e Marina (le tre M come le chiamavamo amorevolmente) che ci hanno assistito, curato e sono state la guida nella risalita dall’inferno al paradiso. Quest’inverno ho passato il mio tempo nei centri sociali di Zurigo, ciò mi ha fatto crescere e mi ha permesso di liberarmi dal giogo delle medicine, non ho mai smesso con i miei viaggi, in Svizzera sfruttando il GA (abbonamento generale) comprato dal tutore M. e in Italia senza biglietto con a volte multe e problemi, speriamo di recuperare il passaporto Italiano e di ritornare cittadini dell’Europa come era il grande nonno, eroe di guerra e uomo dal grande cuore che ha fondato la ditta Ongaro Graniti, specializzata nell’estrazione del Gneiss, granito pregiato della val Riviera.

Nel nostro sistema politico vediamo al potere i privilegiati... e il popolo ascolta come un gregge. Come disse Mark Twain; “se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare”. In quanto Svizzera abbiamo la fortuna di avere una fusione tra democrazia diretta e rappresentativa, ovvero non dobbiamo solo sottostare ai potenti, ma possiamo anche sia proporre che spingere leggi già approvate dal parlamento. Ma non tutti hanno questa possibilità; e qui giungiamo a parlare dell’anarchia: prima di tutto cosè? L’anarchia è una tipologia di organizzazione sociale basata sull’ideale liberitario di un ordine fondato sull’autonomia e la liberrtà del popolo, in contrapposizione ad ogni forma di potere costituito, come quello statale.

Anche io ho fondato una ditta sfruttando le lezioni della WeSchool, scuola gratuita on line proposta dalla biblioteca cantonale di Lugano, il progetto sarebbe una catena di distribuzione dell’usato, ho già visto qualcosa di simile a Zurigo e vorrei realizzarla in Ticino e Nord Italia. Adesso siamo in piena primavera stando alla meteo, siamo il 16 di marzo, in Ticino il tempo è mite mentre in Svizzera interna, stando alle mie ultime uscite, ha nevicato e fa più freddo. Fra poco è Pasqua e purtroppo l’Italia è chiusa (zona rossa per il Covid). In questo momento mi trovo in Villa Ortensia, dormo bene senza farmaci e mi sto riprendendo alla grande. Mi sono dovuto curare a Locarno alla Carità per il Corona virus dove ho conosciuto tanti bei ragazzi che mi hanno trattato bene! Adesso con l’arrivo del bel tempo spero di riprendermi e poter fare un po’ di sport, al Parco Ciani e nei vari Lidi, di studiare, di fare i corsi integrativi alla Supsi e di passare da “malato” a operatore, lavorare nel sociale è sempre stato il mio sogno, d’incontrare qualche bella ragazza e di fare l’amore, non c’è niente di più grande, di più curativo, di salvifico come un paio di occhi blu (ha ragione Vasco!). Bene, chi vivrà vedrà, la via della guarigione è aperta, viva il Club ‘74, che senza terapie, con belle ragazze, tanta simpatia e la forza dell’amore, ti cura in modo alternativo, stabile e ti fa guarire veramente!

Molto spesso purtroppo si confonde l’anarchico (movimento dell’anarchia) con caos e distruzione, senza tenere in considerazione che l’obbietivo principale è il contrario, libertà e uguaglianza, adoperandosi per una società nuova ed etica basata sull’autodeterminazione e gestione del singolo. Torniamo quindi al fatto che l’anarchia non è caos, anzi al contrario! Come disse il politico francese Pierre Joseph Proudhon: “l’anarchia è ordine senza potere, ovvero un mondo in cui non ci sia ricco e povero, chi comanda e viene comandato”. Insomma sono in pochi a capire questo concetto e a non vedere questa organizzazione sociale come qualcosa di distruttivo. Questo non può che portarci ad uno dei più grandi gruppi punk di tutto il mondo; i britannici Sex Pistols, che con la loro musica, in particolare “God save the queen” e “Anarchy in the UK”, hanno sconvolto la loro epoca. Sono riusciti a fare solo un album, ma è stato di tale impatto da attirare l’attenzione negativa del sistema politico inglese, tanto da essere ostacolati continuamente nei loro veri concerti da parte delle autorità. Quello che hanno fatto realmente i Sex Pistols è un grido di protesta contro il regime inglese malato e incentrato su una figura del tutto superfluasca? regina. Il loro desiderio come quello degli anarchici era quello di libertà e uguaglianza, e questo li ha portati ad essere ingiustamente banditi dalla loro terra natia. Scrivo questo articolo per chiarire alle persone che l’anarchia non è qualcosa di negativo. Il mio è un grido di speranza di fare la differenza. Aprile 2021

Marzo 2021

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«Aspetterò domani, dopodomani e magari cent’anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopie. E ricordandomi con orgoglio e rammarico la felice e così breve esperienza libertaria di Kronstadt, un episodio di fratellanza e di egalitarismo repentinamente preso a cannonate dal signor Trotzkij.» Fabrizio De Andrè fonte: anarcopedia.org


Amarcord

Trova le 10 differenze in Valletta

Dalla pubblicazione di Insieme del luglio 1996 vi riproponiamo questa poesia di Dani.

Oggetti mancanti, particolari modificati in Photoshop, ma cosa è successo in Valletta? Trova le 10 differenze nel tempo massimo di 30 minuti. La soluzione in redazione.

DISPERAZIONE

Prima

Rabbia e angoscia sono in me un buco nero mi apre davanti apro gli occhi vedo niente ne fuori ne dentro di me è tutto sbagliato o è tutto vero? Non lo so il buio mi inghiotte e io non piango più.

Cruciverba Amarcord 1994 di RoMa Dalla raccolta dei numeri di Insieme del 1994 abbiamo trovato questo bellissimo cruciverba firmato da RoMa che vi riproponiamo oggi. La soluzione in redazione.

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ORRIZZONTALI:

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1. Dopo il pomeriggio. 2. È tonda e notturna. 3. Negazione. 4. Provincia siciliana. 5. Piccoli re. 8. Piccoli re. 10. Scienza della vita. 11. Misura chimica. 13. Bari. 14. Camion internazionale. 16. Vestito a due code. 17. Non capisce subito. 20. Autocritica. 21. Parte dell’anno. 22. Un Mare mediterraneo. 25. Valori.

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1. Una della sette note. 3. Un colore. 6. Può esserla di stati. 7. Il cavallo di Babbo Natale. 9. Possono essere cirri. 12. Nome di una famosa attrice. 13. Gesto affettuoso. 14. Taranto. 15. Assieme. 17. A te. 18. ... di Arianna. 19. Può dar fastidio. 23. Sia. 24. Gorizia. 26. Famoso attore americano. 27. Isernia. 28. Confesso. 29. Un’esclamazione. VERTICALI:

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CSOA Il Molino di Ushi Rampoldi

Nel 1996 a Lugano è nato un Centro sociale. Non è nato dal nulla: era figlio di una serie di richieste, manifestazioni e tentativi che già si protraevano da un paio di decenni in Ticino. Era figlio di un gruppo di realtà diverse (Realtà antagonista, il Collettivo zapatista, GAS - Gruppo per l’autogestione sociale) che, in special modo dopo un violento sgombero della tradizionale festa di primavera al Parco del Tassino a suon di proiettili di gomma, l’ha voluto con forza, fino ad arrivare ad un’occupazione simbolica e temporanea talmente ricca di entusiasmo e di motivazione che è diventata permanente. Il resto della storia ben si racconta nella favola “Creature luminose” che trovate in queste pagine. E quel che importa è che ciò significa che in Ticino, come a molte altre latitudini, di autogestione si parla ormai da almeno mezzo secolo. E allora quel che stupisce, forse, è la goffaggine, da parte delle autorità politiche, nell’affrontare la questione. © inventati.org

Queste si dicono eternamente disposte al dialogo, ma questa richiesta/affermazione, alle orecchie di molti ormai, stride con i tentativi di criminalizzare un’esperienza ritenuta scomoda, che non si vuole in realtà (ri)conoscere, stride con le ripetute minacce di sgombero e diventa incomprensibile davanti alle ruspe che intervengono nella notte all’ex Macello, come a demolire non solo uno stabile ma l’esperienza stessa. Una scelta che si è rivelata molto impopolare, difficile da giustificare e perseguibile penalmente, fino a diventare un problema che si è ingigantito e ritorto contro il Municipio di Lugano occupando le prime pagine della stampa per settimane. Di questo ci siamo resi conto tutti, ma la conseguenza di quel gesto improprio è stata anche l’inaspettata indignazione - e l’improvviso sostegno - da parte di chi, prima, non condivideva e non tollerava la realtà del Centro sociale e l’avrebbe volentieri eliminata. L’iniziativa popolare denominata ‘Adéss Basta’, sarebbe riuscita senza troppi sforzi qualche mese fa, e invece ora è clamorosamente fallita per mancanza di un numero di firme sufficienti, e trasformata in petizione. Questa è la cronaca degli ultimi mesi. Compreso il fatto

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che, come già in passato, l’esperienza dell’autogestione si è riversata nelle strade con varie iniziative, trattandosi di un’idea, e non semplicemente di uno spazio. Un’idea, come si può vedere dalla partecipazione e dalle numerose manifestazioni di solidarietà espresse negli scorsi mesi anche prima del fatidico sgombero - condivisa da molte persone, di provenienza e appartenenza sociale e politica eterogenea. Personalmente mi auguro che questo faccia riflettere. Spero che molta più gente ancora, in questo piccolo cantone, abbia voglia di capire prima di giudicare, prenda in considerazione la possibilità di conoscere prima di condannare. Perché se così fosse si potrebbe scoprire una realtà diversa (certo) che per essere capita e praticata richiede uno sforzo e un cambiamento, che mette in discussione princìpi e certezze. Per questo, al di là dei pregiudizi, risulta scomoda. L’invito è quello ad alzare lo sguardo dall’orizzonte dei propri privilegi per rendersi conto che ci sono altre possibilità, rispetto ai sistemi vigenti, per convivere, condividere il benessere, evitare lo sfruttamento o l’esclusione. È una concezione più comunitaria e meno individualista (nell’accezione negativa del termine), che richiede tempi più lunghi - alla faccia della frenesia che predomina la società contemporanea -, spazio per la riflessione, richiede rispetto e capacità di ascolto, l’assenza di giudizio, l’umiltà. Nessuna prevaricazione nel tentativo di raggiungere insieme il consenso. Molti dei valori perseguiti coincidono con quelli dei Club terapeutici, con i loro metodi partecipativi, il valore del collettivo, l’autodeterminazione. L’animazione socioculturale mira a un cambiamento, alla trasformazione della società attraverso l’azione delle singole persone, che nella partecipazione attiva ad un progetto comune, sviluppano il proprio potenziale e il proprio benessere. Sono esperienze in movimento, che promuovono i propri concetti e le iniziative che li sostengono alimentate spesso da una carica di creatività e motivazione. Sono esperienze vive, che interrogano, mettono in discussione, fanno riflettere e proiettano il pensiero alla possibilità di vivere in una società nella quale non sono contemplate ingiustizie, discriminazioni e disparità. Non smetto di credere che questo debba far riflettere, e che dalle macerie dell’ex Macello nascerà qualcosa dotato di ancora più anima. Luglio 2021

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© inventati.org


ONI

FIABE DI RE, FATE E AUTOGESTI disegni di Sally Gardner

CREATURE LUMINOSE

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’era una volta, in un regno chiamato Lugano, un re di nome Giorgio, che indisturbato regnava sovrano. Re Giorgio era felice: era ricco e po tente, faceva diventare ricchi i suoi amici mentre i suoi sudditi obbedivano ai suoi ordini.

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na cosa però lo disturbava. Alcune creature che abitavano il regno credevano di poter vivere in modo diverso da quello imposto dal re e dai suoi amici. Pensavano che tutti gli abitanti del regno erano diversi ma uguali e che tutti dovevano avere la possibilità di prendere parola e di essere ascoltati, senza discriminazioni tra ricchi e poveri o tra chi ha la pelle di un colore più scuro o più chiaro. Volevano un posto dove tutti gli abitanti del regno potessero ritrovarsi insieme a parlare di nuove idee, perché con le parole, guardandosi negli occhi, potevano conoscersi e condividere quello che avevano, che sapevano e che sapevano fare. E così facendo potevano essere più felici. Il re e i suoi amici erano turbati e preoccupati, perché se i sudditi avessero cominciato a pensare di testa loro, a organizzarsi e a volere cose come la pace, il rispetto, la dignità, la libertà, avrebbero smesso di lavorare solo per arricchire il re e i suoi amici. 21


E facevano tanta paura queste creature che ballavano nel parco del regno a piedi nudi. Così il re sentenziò: divieto per tutti i sudditi di riunirsi nel Parco del Tassino. E allora loro ballarono per le strade e si sporcarono i piedi neri neri, e per questo da quel giorno molti li chiamarono “brozzoni”. Poi venne un giorno in cui le creature occuparono un vecchio mulino vuoto e abbandonato: i Molini Bernasconi. Avrebbero potuto abitarlo, autogestirlo e farlo rivivere! Da quel momento li chiamarono “Molinari”, e loro cominciarono a organizzare feste, concerti, conferenze, letture e poesia, cinema, teatri… per tutte, dove per entrare, invece di pagare 60 monete come agli spettacoli di corte, ne bastavano 5, a volte niente. Quando qualcuna sapeva fare qualcosa lo insegnava alle altre, quando qualcuna amava dipingere trasformava i muri grigi in bellissimi disegni colorati.

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iano piano quel mondo cominciò a riempirsi di colori, di parole, di libri, di mille creature tutte uguali ma diverse, ognuna con i suoi pensieri e ognuna libera di esprimerli e curiosa di scoprire quelli delle altre. E nacquero mille progetti! Tutte cominciarono a sentire che i sogni possono realizzarsi, basta metterci impegno e passione, e che insieme era più facile. Insieme preparavano pranzi e cene solidali per tutte e insieme si mangiava pagando una moneta per condividere le spese, e se qualcuna quella volta non era in grado di contribuire mangiava lo stesso. Nessuna mai, in quel luogo, avrebbe guadagnato neanche mezza moneta sulle spalle delle altre.

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a in una notte scura scura, delle ombre nere che la pensavano come il re, arrabbiate perché le creature facevano quello che volevano e portavano luce, speranza e autodeterminazione senza obbedire agli ordini, arrivarono di nascosto e bruciarono il vecchio mulino per spegnere quella luce. Furono giorni bui, di grande tristezza, ma per fortuna qualcun altro pensò che non era giusto, e diede alle creature un altro spazio dove stare, ma in un altro regno, un po’ lontano da tutto, per lasciare nascoste le creature e la loro luce: il Maglio.

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u allora che re Giorgio, disperato e forse improvvisamente e inspiegabilmente illuminato pure lui da cotanta bellezza, diede alle creature le chiavi dell’ex Macello comunale, uno fra tanti spazi vuoti nel centro del regno. Quello che era stato un luogo malefico diventò spazio di vita, di libertà e di scambio. Le creature ancora una volta costruirono la cucina, la biblioteca, il cinema, la sala per la musica, tutto quello che già due volte avevano perso, ma non fu un problema visto che erano davvero delle grandi e instancabili lavoratrici. All’ex Macello le creature rimasero per tanti e tanti anni, finché non cambiarono i potenti del regno e fu eletto re Marcolino.

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n quest’altro piccolo regno c’era però un altro re che non ne voleva proprio sapere di tutta questa storia. Reclamò e reclamò fino a che tutti i regnanti di quelle terre e persino gli imperatori si misero d’accordo e mandarono i loro soldati a cacciare le creature, pensando così di risolvere per sempre il problema. I regnanti non avevano capito però che le idee luminose sono più forti delle ombre, dei soldati e delle loro armi. Avrebbero continuato a esistere dappertutto, anche sotto un tetto di sole e di stelle.

Le creature portarono allora le loro idee, le loro feste colorate e la loro cultura nelle strade e nelle piazze del regno, per tutte, ogni giorno durante 4 lune! Qualcosa di magico accadde. Quella luce fu vista da molti sudditi che cominciarono a pensare che anche loro forse volevano una vita più felice e partecipata. Si resero conto di non voler vivere solo per guadagnare e consumare. 24

Il nuovo re e i suoi amici pensavano di essere più forti dei loro predecessori, dissero che l’ex Macello comunale serviva per altro e che le creature se ne dovevano andare. E insistettero e insistettero, ma le creature resistettero, finché i regnanti non mandarono di nuovo tantissimi soldati chiedendo rinforzi alle terre vicine. E questa volta, per essere davvero sicuri sicuri di risolvere per sempre il problema, mandarono anche dei mostri di metallo a mangiarsi la casa delle creature.

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regnanti, ancora una volta, non avevano capito che le idee luminose sono più forti delle ombre, dei soldati, delle loro armi e anche dei mostri di metallo. E che avrebbero continuato a esistere dappertutto, anche sotto un tetto di sole e di stelle… 25


Il Dottor Amos Miozzari dello Studio Dedalo di Mendrisio è una vecchia conoscenza del Club ‘74 e della Socioterapia, nelle aule di formazione in Valletta lo possiamo incontrare in occasioni di seminari informativi e workshop. Nelle due prossime pagine ci propone un bellissimo testo sull’Amore e sulla sua esperienza vissuta durante il periodo di distanziamento. La redazione di Insieme lo ringrazia per questo suo prezioso contributo.

Amore di Amos Miozzari,

psichiatra e psicoterapeuta Girando per i corridoi e le stanze vuote del mio studio, nel periodo di chiusura del lockdown della primavera 2020, mi sono confrontato con uno spazio che perdeva le sue classiche delimitazioni, come le avevo conosciute negli anni. Lo spazio non era più lo stesso, il tempo non era più quello a cui ero stato abituato, portandomi a registrare gli attimi presenti, minuto per minuto, come in una clessidra virtuale, in cui gli unici granelli di sabbia rilevanti erano solo quelli che scivolavano giù, verso ciò che era il passato recente. Improvvisamente trovavo sciocchi i programmi a lungo termine, le scalette già strutturate per gli impegni futuri; il domani mi sembrava ininfluente, il dopodomani addirittura assurdo. Avvertivo un’intensità nel mio essere; il qui ed ora tanto applicato in terapia stava assumendo un significato ben più profondo e positivamente disarmante. Trovavo bello sentirmi disarmato e vinto, da qualcosa più grande di me e da qualcosa di non dominabile neppure con la più ferrea forza di volontà. Sentii che qualcosa stava cambiando nel mio sguardo sul mondo.

Oscar Wilde (16.10.1854-30.11.1900), scrittore, poeta, drammaturco, giornalista e saggista

Dopo una prima fase agguerrita contro chi negava l’evidenza della pandemia e contro una classe dirigente che non decideva, mi avvicinai sempre più ad un sentimento di resa, non come rassegnazione ma come consapevole accoglienza di ciò che accade. Girando per i corridoi del mio studio semivuoto, spesso al telefono con i miei pazienti, così lontani ma così vicini, sentii la vera condivisione con loro. Non si trattava più di bloccare le loro barche instabili, sballottate dalle onde giganti delle loro tempeste esistenziali, nel ruolo di porto sicuro, di faro intoccabile che indichi le rotte giuste. Improvvisamente mi trovai con loro sulla stessa imbarcazione, in balia delle stesse onde, disorientato dagli stessi venti. Ero diventato anch’io vulnerabile, con le mie mascherine e il mio disinfettante, con i miei lutti e con le mie limitazioni di libertà. Le stesse per tutti.

L’amore ai tempi del Corona virus 1, illustrazione di Rasco

L’amore ai tempi del Corona virus 2, illustrazione di Manolo

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Cominciai a sentire l’esigenza di occuparmi di queste onde così pericolose per trovare il loro punto di forza. Cominciai a chiedermi cosa mi fossi perso in tutti quegli anni di vita. Provai una strana sensazione, difficile da spiegare, preso da una sorta di divertita e dissacrante critica verso gli orizzonti di veduta di me psicoterapeuta, probabilmente troppo

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stretti, e preso da un intenso entusiasmo, spinto dalla voglia irrefrenabile di ripartire da questo evento spiacevole e doloroso, così globale, per rivedere tutti i parametri e le priorità, sia nella mia vita in generale che nel mio approccio lavorativo. Girando per i corridoi del mio studio deserto sentii che non ero più lo stesso di prima. Mi lasciai rapire dalla travolgente ebbrezza della precarietà; quella straordinaria sensazione di essere una piccola parte di un tutto, carico di valore e significato, che non vive di passato o di futuro; una dimensione senza ieri e senza domani, in cui poter accogliere amorevolmente l’altro, non più come un faro invincibile ma come un compagno di viaggio, che doni la propria presenza, quella sì, indistruttibile. È strano; capire che la precarietà, l’incertezza e l’imprevisto siano valori aggiunti per crescere e non ostacoli sulla nostra illusoria e rassicurante strada quotidiana, nota e sempre uguale, stabile e immutata. È strano; capire che l’Amore ha un A maiuscola che ti accompagna ogni giorno, da quando apri gli occhi e senti l’intensità di un istante che si sveglia a quando te ne vai a letto, la sera, chiudendo una piccola e grande parentesi di vita; una giornata ricca di dettagli, di incontri significativi e di amorevole scambio con te stesso, con la natura e con gli altri. E se gli altri fossero una parte di noi? E se amando loro cominciassimo ad imparare ad amare anche noi stessi? O forse il contrario, chi lo sa. Allora tornano alla mente le straordinarie riflessioni dei grandi maestri; di Socrate, del Buddha, di Gesù e di tutte quelle anime che hanno lasciato al mondo tracce di amore indissolubile, quello più prezioso e nobile, forgiato con i materiali più pregiati, come l’accoglienza dell’altro, comunque egli sia; l’assenza di giudizio; la gentilezza senza particolari aspettative di restituzione; la gratitudine a prescindere; la capacità di vivere intensamente il presente, cogliendone ogni sfumatura per poter restare nel qui ed ora con la passione dell’attimo fugace; la compassione, intesa come la capacità di comprendere le altrui difficoltà con sensibilità e affetto. Frutto dell’amore di Rasco, dall’atelier di Noa sul desiderio

In fondo, a noi, gente ferita dalla vita con le sue delusioni amare, che ci ha fatto provare il dolore del tradimento e della sconfitta, che ci ha visti elemosinare amore quando ne avevamo bisogno, che ci ha messo alla prova con sferzate laceranti fino all’insopportabile; in fondo, a noi, con un mondo pesante da sopportare sulle nostre spalle, basterebbe poco. Ci basterebbe quell’abbraccio caldo e sincero, che ci faccia sentire per un attimo importanti e voluti e, improvvisamente, specchiandoci in uno sguardo amorevole toccheremmo il cielo con un dito, e vedremmo riflessa in quello specchio la nostra stessa capacità di amare e di dare. Nell’Amore forse troveremmo tutto ciò che ci occorre ed ogni cosa, dico proprio ogni cosa, diventerebbe così maledettamente semplice! Amos Miozzari Luglio 2021

Desiderio di Kristian Moon

Io non possiedo desideri, gli ho lasciati andare, ad uno ad uno, con il tempo. E i miei occhi, si sono spenti, il mio cuore si è indurito. Ho ricucito, nascosto nel buio ogni ferita, testimoni le mie innumerevoli cicatrici. Quanto sale buttatomi addosso, grida mute. Però mi si racconta, che ognuno, dentro di sé ne ha almeno uno. Forse è vero. Probabilmente è soffocato, celato da qualche parte, in un angolo della mia anima. Allora, sapete cosa ho fatto? Con forza, quasi possedessi artigli invisibili, ho lacerato la mia pelle, sino ad arrivare a scrutare nell’oscurità della mia anima. In principio, deluso, non ho visto nulla. Poi una debole luce, come una fiammella che pulsa, ho scorto qualcosa. Con cura, ho raccolto, tra le mani quell’esile bagliore. Rimasi comunque scettico, in fondo è la mia natura. Osservai in silenzio e un piccolo bisbigliare fece breccia nella mia incredulità. Appoggiai l’orecchio su quel debole farfuglio. Ed egli, quasi sussurrando mi parlò: “credici...”. Pensai di essermelo immaginato, mi chiesi a cosa dovessi credere. Troppe sberle in faccia, troppa sofferenza. Una moltitudine di sconfitte e ostacoli per poter rialzarmi, mettere un piede davanti all’altro, tornando a camminare nel mondo. Ma la voce, si fece più forte: “credici!” Incalzò nuovamente. “A cosa?”, risposi incredulo. “Per quanto, tu ti senta vinto, per ogni volta che il vuoto ti annienta. Io, seppur, tu cerchi di soffocarmi, continuerò ad esistere”. “Come può essere possibile?” chiesi stupito. “Inconsapevolmente, mi hai ancorato a te, hai solo lasciato al vento ciò che con il tempo, hai compreso non ti apparteneva”. “Cosa sei?” domandai, sentendomi come destato da un incubo. “Sono ciò che vuoi io sia”. Rispose fievolmente. Non avevo più bisogno di altre risposte. Rimisi la luce nell’anima, ponendola al suo posto, con cura. Il mio sguardo, oggi è più illuminato, il mio cuore è ritornato elastico. Non so se avendo compreso, che di desideri non ne ho molti. In fondo però non è la quantità a contare, ma la qualità. Ed uno, risuona imperterrito. Il mio desiderio è credere. È scrivere. Finché ho fiato. Maggio 2021

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Fiore del desiderio, dall’Atelier di Noa


Dalla raccolta di poesie di Hermon

Adotta una turista

di Hermon

di Gregorio Speranza

Pioggia La pioggia piove le persone soffrono. La pioggia piove i giovani dove sono. La pioggia piove ed è bella.

I giovani siamo noi la gioventù Alla chiesa ci sono le persone però se mai io non sono andato. I love you dire è come ti voglio bene.

Ecco il problema, il turismo in città si è votato quasi esclusivamente ad un «mordi e fuggi» così rapido e poco incisivo per il tessuto economico del luogo che alberghi, ristoranti e commerci vari non trovano da tempo la decisiva utilizzazione che, alcuni di essi, meriterebbero. Francamente dei grupponi orientali non sentiamo la mancanza, non bevevano nemmeno un caffè! È chiaro che Alp-Transit ha portato il Ticino ad un tiro di schioppo per i confederati del nord, e viceversa, in un giorno e magari col metà-prezzo è una gita fattibilissima. Andata in 137 minuti! Certamente, e vengo al dunque, sono molti di più a scendere verso la Sonnen Stube. Ospitiamo tutte le tipologie di viaggiatori, quella che mi interessa di più è quella delle giramondo solitarie. Ho notato da tempo, e ultimamente molto di più, che ci sono un sacco di donne di ogni età emancipate, libere come dire? Interessanti, che scendono dal treno da sole, cartina in mano che affrontano una città tutt`altro che tentacolare… È proprio qui che entro in azione, o anche se sono già sedute in qualche pasticceria mentre si guardono in giro mezze annoiate.

Qui ci siamo la ci sono ma qui non c’è nessuno. Se l’idea è un pensiero penserei per un momento. La ragazza perfetta si chiama Martina. I giovani siamo noi la gioventù. La gioventù è fino 30 anni andare in Chiesa da bambino è fino 7 anni. La tele fa vedere il calcio. Uno si chiama il figlio di Davide uno si chiama il figlio di Davide. Le calze coprono i piedi dal freddo. Oggi è oggi si pensa di oggi. Una ragazza lo sguardo fa paura l’altra difficile. Insieme si gioca calcio o ping pong. Rio mare ed è buono di pesce. La sigaretta è una pianta di che cosa. Acqua per bere penna per scrivere.

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È il nuovo slogan che dovrebbe «adottare» il Canton Ticino per risollevare ulteriormente le sorti della proposta turistica, che da mesi attinge casualmente a piene mani dalle sfighe pandemiche mondiali. Mi spiego. Faccio l`esempio di Bellinzona che è la realtà che conosco meglio visto che è dal 1999 che faccio il filo a tutte le stagiaires dell`ufficio turistico (con discreti risultati devo dire...). Ebbene nel giro di un paio di anni sotto la Turrita si sono congiunti e allineati svariati pianeti positivi come Alp-Transit, il Covid, il trenino Artù, l`Unesco, Galleria del Ceneri, internet e in ultimo la rielezione di Mario Branda… Come si può notare sono tutte, o quasi, eventualità che esulano dalle capacità logistico-promozionale di qualche manager illuminato. Certo che se due meteoriti cadessero su luganese e locarnese i pernottamenti a Bellinzona andrebbero alle stelle…

Aprile 2021

L`approccio varia a seconda dell`occasione. Prima si osserva il contesto, cosa legge, cosa beve o se aspetta qualcuno. Poi è tutta una questione di secondi, di occhiate furtive e sorrisi ammiccanti, ogni esitazione potrebbe compromettere il progetto. Basilari sono le prime 4/5 parole che praticamente vanno sussurrate, per non spaventarla e darle una sensazione di sicurezza e disponibilità reciproca. Adesso sta a lei decidere se accettare la nostra compagnia e sancire con un bel sorriso questo «contratto a termine atipico». È fatta: ho adottato una turista. In etologia si chiama «imprinting», per gli anatroccoli la prima cosa che vedono alla nascita viene considerata la loro mamma da seguire pedissequamente. Se si supera questa fase delicatissima il gioco è fatto! Fino all`orario previsto di ritorno, si può essere la chioccia protettrice di una curiosa e coraggiosa pulzella di oltre Gottardo. Naturalmente vale anche per le romande che spesso sono anche più smaliziate e paradossalmente hanno più tempo visto che di solito pernottano almeno una notte. Un dettaglio da chiarire subito è cosa le interessa di più. È architetta? La piscina e

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Montecarasso… Montanare: Prada, ponte e fortini… Noi lo sappiamo abbiamo di tutto, ma loro non lo sanno! Le informazioni che hanno per la maggior parte arrivano da internet. Ma chi arriva fino a Madonna delle Grazie o Villa dei Cedri o alla chiesa Rossa? Calcolando che dentro la visita ci devono stare il pranzo, magari offerto, una bibita o un gelato… non rimane molto tempo. Ma come in tutte le cose c`é l`altra faccia della medaglia, del resto non tutti possono adottare un bambino, ci vogliono i requisiti. Non ho mai fatto la guida turistica per gruppi, ma dopo 30 anni di vita nel bellinzonese, ho studiato molto e conosco molte cose che i più ignorano, come dire faccio il «cicerone abusivo personalizzato». Come i bagnini della Romagna, solo che loro hanno 2/3 cosette da far vedere e poi si dedicano diciamo ad altro… Io ho mille spettacolarità da far scoprire, poco tempo e non ho una cabina per… ci siamo capiti! In questo contesto plaudo al nuovo ufficio di promozione in Piazza Collegiata. Seduti al bar, parlando di questo e quello, in un attimo si entra e si prende il dépliant che occorre e via!… Geniale. Non so bene perché, ma mi viene da chiamarlo «la bomboniera». Morale? Abbiamo tempo per noi al massimo fino alle 22.18 orario dell`ultimo treno verso Zurigo… Ma in ultimo…. comunque sia andata, la omaggio del mio biglietto da visita…Chi lo usa più! Quante belle sorprese che mi ha regalato questo simpatico piccolo gesto antico e cortese. Credeteci.

Ma alla Luce cosa rende felice? Ce lo confida con il suo prossimo contributo

Giugno 2021

Desiderio, dall’Atelier di Noa

Progetto Libroteca di Emanuele, Consuelo e Noa Da alcuni mesi nella redazione in Valletta stiamo ricatalogando i libri deposti sugli scaffali della Libroteca nella sala camino. Il progetto è nato da una collaborazione tra Emanuele, che rileva senza sosta nelle tabelle Excell i nuovi codici suddivisti per argomenti e temi, e l’allieva Noa della SUPSI, responsabile inizialmente della gestione delle attività informatiche e dell’etichettatura dei libri. Lo scorso 11 giugno Noa ha terminato il suo stage al Club ’74 e ha passato il testimone della sua funzione a Consuelo, che con l’aiuto di Anisio e Rosi, prosegue il compito di etichettatura e dell’aggiornamento delle entrate e uscite dei prestiti di libri dalla Libroteca. Il Club ‘74 ringrazia Noa per l’impegno e la costanza profusi durante questo progetto e per la splendida collaborazione con Emanuele. Giugno 2021

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La mia caduta

di Laura

È di dubbia comprensione come il fato possa cambiare la vita da un secondo all’altro… Tutto è accaduto in pochi istanti. Era un lunedì notte attorno all’una, esattamente lunedì dieci aprile del 2017. Mi sono alzata dal letto per andare al bagno. Ho acceso le luci dovute. Ho mancato il primo gradino e sul secondo ho slogato la caviglia destra perdendo l’equilibrio; nello stesso istante la mia reattività mi ha portata a recuperare la funzione eretta infatti ho teso in avanti il braccio destro affondando la mano contro il muro. Sembrava che per un momento il tempo si fosse fermato ed io ero in quella posizione. Non sentivo altri dolori se non quello alla caviglia. Quando i secondi ripresero a trascorrere ecco che, invece di evitare la caduta, appunto cado dalle scale. In quel momento c’è stata confusione: ma come? Pochi istanti fa ero in piedi e camminavo ed ora sono a terra? E in che posizione! Il braccio destro era ruotato all’indietro con la mano ancora appesa al muro, ho deciso di recuperare prima questa. La mano sinistra raggiunge la destra e la porta in grembo. Non posso alzarmi. Le gambe sono più in alto del bacino e incastonate nel sottoscala. Panico. Non riesco alzarmi. Il mio cervello viene sovstimolato da un’infinità di pensieri ma il mio fisico è contorto. Provo ancora per l’ennesima volta e riesco a disincastrare le gambe dal sottoscala e le porto come dire … “al loro posto”. Persa nel panico cerco di alzarmi e tremo come una foglia al vento… Scendo gli scalini rimanenti e mi dirigo zoppicante ad aprire la porta d’entrata chiusa a chiave. Prendo il telefono, salgo le scale, vedo una grande pozza di sangue ma non sapevo da dove lo perdevo. Mi stendo sul letto. Dovevo pensare a chi chiamare, in quanto ho capito che l’incidente era di una certa gravità ed avevo bisogno di cure mediche. Mia nonna proprio domenica è stata ricoverata in ospedale per uno stato confusionale ed io temevo che chiamando i miei genitori si spaventassero che fosse una telefonata dall’ospedale riguardante la nonna. L’ambulanza? Troppo scenico abitando nel nucleo in una corte del paese. …Non so quanto tempo ho lasciato trascorrere nell’indecisione, mi sembrava corto, ma allo stesso momento molto lungo… Ho chiamato i miei genitori e rispose mia mamma. Le dissi che sono caduta dalle scale e lei mi ha risposto se dovevano portarmi al pronto soccorso. Sì. Arrivati al pronto soccorso un’infermiere si occupò subito di me chiamando anche il medico. Si scoperse che la perdita di sangue era dovuta ad una ferita lacero-contusa in zona intima. Dovettero darmi dei punti di sutura. Non ricordo il momento della radiografia alla spalla ma ricordo molto bene quando il medico mi raggiunse nuovamente e mi disse: -La spalla è rotta! -. - Noooo! Esclamai! - Era il mio braccio forte essendo destromane. Mi misero un tutore che mi fasciava la schiena e tutto il braccio destro aderente al corpo in modo da immobilizzare completamente la spalla. La mano la portavo in grembo. Terminati tutti i controlli generici il medico mi disse che dovevano ricoverarmi ma mi opposi in quanto avevo una micetta di diciotto anni della quale nessuno avrebbe potuto

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occuparsi. Così tornai a casa dolorante attorno alle sei del mattino. Non potevo, riuscivo a stare sdraiata a letto così presi posizione sulla poltrona che aveva la funzione “sdraio”. Mi facevano male la caviglia, la spalla, l’emicostato destro e la schiena. In pronto soccorso mi diedero ovviamente una terapia antidolorifica da seguire… I giorni trascorrevano e io per tre settimane ho potuto dormire solo in poltrona sempre con forte mal di schiena. Uscivo poco di casa, quasi solamente per andare dal medico. Avevo perso la mia indipendenza di guidare l’automobile e facevo ricorso ai mezzi pubblici grazie all’abbonamento del quale avevo diritto. Ero a casa per infortunio per cui non mi recavo più al laboratorio protetto. In un appuntamento dal medico curante, gli riferii il continuo mal di schiena e questo diagnosticò che avevo rotto tre vertebre: TH12, L1, L2. Non c’era niente da fare ormai perchè era già passato un mese, altrimenti avrei dovuto portare un busto per la schiena e di sicuro essere ricoverata. La cosa che più mi è mancata era di fare la doccia! Mi lavavo da sola, quotidianamente con la “lavette” ma non mi soddisfava ed in più era già arrivato il caldo. La zona intima la dovevo curare con del Betadine diluito in acqua (ogni volta che usufruivo del bagno) e usavo una siringa da 200 ml con la sola mano sinistra. Le cure per il corpo mi occupavano più tempo del normale, ho imparato anche ad allacciarmi le scarpe con una sola mano (cfr. Internet). È sconosciuto il motivo per il quale non ho potuto beneficiare delle cure infermieristiche a domicilio. Al ventottesimo giorno, prima della visita dal medico specialista, chiesi a mia nonna (ottantacinquenne) di farmi un bagno perché lo bramavo. Mi aiutò e tutto andò bene. È stato il bagno più rinfrescante della mia vita! Successivamente mi diagnosticarono la capsulite* adesiva della spalla che è la sindrome della spalla congelata. Come pure l’osteonecrosi (morte di un pezzetto di osso, irreversibile). Solo oggi sono riuscita a scrivere la mia disavventura, molto probabilmente sto elaborando l’accaduto perché ogni volta che scendo le scale di casa, ogni volta, vedo la caduta. Desidero aggiungere che ho recuperato molto bene con la mobilità della spalla, molto di più di ciò che prevedevano i medici, questo grazie alla tanta e buona qualità di fisioterapia, all’ospedale di Novaggio e anche a me, nell’essere stata costante a fare gli esercizi fisioterapeutici poiché tutto è stato trattato conservativamente e cioè senza intervenire per una protesi che nel mio caso era consigliata. Sono contenta dei risultati che ho raggiunto e per quelli che verranno ancora. Fu il destino a cambiarmi la vita da un secondo all’altro ma per fortuna a oggi senza gravi conseguenze. (n.d.r.: tratto da uno scritto che era in attesa di essere pubblicato da molto tempo).

* Che cos’è la capsulite adesiva della spalla? La capsulite adesiva è una condizione dolorosa e invalidante, che spesso causa notevole frustrazione nel paziente a causa dei lunghi tempi di recupero. La patologia comporta una limitazione forte dei movimenti della spalla. Il dolore costante, che tende a peggiorare nelle ore notturne, può rendere impossibili anche i gesti più semplici. La condizione porta spesso il paziente ad avere difficoltà anche con il sonno, a causa dei movimenti molto limitati che è costretto a compiere. (cfr. Internet)

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Ricordando il nostro caro Paolino

Per Paolo

di Manuel Negri, Magda Chiesa e Mauro Durini

Paolo, che se n’è andato troppo presto e così improvvisamente. Paolo che voglio salutare con poche parole, ma che vengono dal cuore.

Un tributo a un amico speciale Nel corso del mio periodo trascorso all’OSC ho conosciuto Paolo Succetti. Paolo era un uomo con i modi di una volta: pacato, sereno e tranquillo e durante le mie chiaccherate con lui usciva il suo meglio. Si impegnava nei lavori antichi di un tempo, come coltivare la vigna, raccogliere la lavanda (indossando il suo classico capello) e giocare a bocce. Gli piaceva anche andare in bicicletta e in alcune occasioni ci raccontava che da casa sua a San Vittore, nel Grigioni, era arrivato in bici fino alla clinica dell’OSC per poi tornarsene a casa in giornata.

Mi sento onorata dal fatto che gli amici del Club abbiano pensato di chiedermi di ricordare Paolo.

Lo ricordo avendo negli occhi una bellissima e recente foto che gli è stata scattata nel mezzo di un campo, mentre, nel suo elemento naturale, è intento a prendersi cura delle aiole del Club. Attento alle piante, ai fiori, con il cuore e con il sorriso: così questa immagine lo ritrae, in quella che era l’attività in cui Paolo più si riconosceva e si sentiva “a casa”. Questa foto mi sta tenendo compagnia nel mio ufficio da molti mesi, da prima che se ne andasse e, ogni volta che la guardo, non posso che sorridere. Da qualche mese purtroppo nel mio sorriso c’è anche l’amarezza di aver perso una bella persona. Paolo è entrato a fare parte dei miei ricordi professionali più belli moltissimi anni fa. Pensate: ero ancora una studentessa della SCIP e portavo ancora il camice, che dismisi definitivamente solo alcuni mesi più tardi. Lavoravo allora per il mio stage di secondo anno al Mottino, anch’esso andato in pensione con il mio camice o pochissimo tempo dopo. Giovane, alto, riccioluto, capelli corvini, scarponcini militari e passo deciso, percorreva il lunghissimo corridoio con andatura marziale. Confesso che, nel vederlo la prima volta, provai un po’ d’inquietudine, ma durò solo lo spazio di un attimo perché capii subito che Paolo era un metro e novanta di bontà. Da allora lo perdetti di vista per un trentennio. Qualche volta, in tutti quegli anni, mi è capitato di ripensare a lui e me lo immaginavo con la sua mamma, già anziana all’epoca del nostro primo incontro, nella sua Valle, che tanto amava.

Quando era in mezzo a noi portava felicità ed era, e lo rimarrà per sempre, il nostro Gigante Buono. Ricordo con emozione che quando arrivava al Club dal reparto chiedeva sempre di tutti e se il bar era già aperto, perché voleva mangiarsi un gelato. Come pure ricordo con simpatia il nome che aveva dato a Valentina, “Natalina”, perché non si ricordava mai il suo vero nome.

Rincontrarlo dopo tanti anni è stato davvero un bel regalo. Chiacchierare con lui era un piacere, anche perché la sua bellissima parlata “d’insu” era irresistibile. Aveva un modo speciale di sintetizzare le cose e, come i poeti ricorrono alle metafore, lui ricorreva a delle immagini che riuscivano a trasmettere, meglio di cento parole, i suoi sogni, le sue paure e le sue aspettative. Mi parlava del suo desiderio di tornare a casa, del richiamo forte del suo lavoro nei campi e della nostalgia per il suo tran tran quotidiano. Ed è così che me lo immagino ora che non è più tra noi: lo penso finalmente in pace, a prendersi cura della sua vigna in un mondo meraviglioso fatto di serenità e amore.

A lui piaceva anche colorare i mandala in atelier per passare il tempo in compagnia, mandala che chiamava “Calumé“ perché non ricordava il loro nome. Io gli rispondevo ridendo “Sì Paolo, i calumé della Pace“ e anche lui rideva. Aveva il cuore d’oro e se c’era da dare una mano non si tirava mai indietro, nel suo piccolo ci voleva sempre aiutare.

Ciao Paolino, mi mancherai.

“Caro Paolo, sono sicuro che ora tu stai meglio e che hai tante cose belle da raccontare a chi troverai vicino a te in cielo.”

Caro Paolo.

Aprile 2021

Magda Chiesa

Ti saluto e spero tanto che il tuo viaggio ti abbia fatto incontrare un luogo pieno di tranquillità, un luogo dove tu possa curare la tua vigna e il tuo orto. È stato bello incontrarti e fare un po’ di strada con te, mi ha dato emozioni legate a storie forse antiche ma ricche di conoscenza, passione e tranquillità. Mi mancheranno soprattutto i tuoi sorrisi, sprazzi di felicità in una vita anche segnata dalla sofferenza che non abbiamo colto fino in fondo. E tutte le volte che mi troverò davanti una “ topia ”, una vigna, ricorderò il tuo sguardo felice che credo, immaginasse un mondo tutto tuo, bellissimo. Ciao Paolo, buon viaggio. Mauro Durini

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Dove, quando, perchè?

Ma dall’arte si arriva anche a Marte? di Rolando Da tre settimane mi trovo in una clinica psichiatrica e mi sento bene. La natura e il parco di questa clinica, che nella vox populi viene ancora denominata con il termine un po’ spregiativo “il neuro”, sono una gran fortuna per tutti noi, pazienti e collaboratori, e un ingrediente importante per il benessere che provo. In primo luogo, però, sono le persone a rendere questo luogo magico ai miei occhi e un balsamo per il mio animo. Non voglio certo sminuire quello che ci metto io per stare meglio, come d’altro canto non posso nascondere le mie reticenze - le mie paure - per ciò che sarà il mio futuro. Ora, però, voglio soffermarmi sull’oggi, cogliere il momento, questa fase sfuggente di queste magnifiche, prime giornate d’estate. E concedermi di dire: ”ma che splendida giornata ... “.

Il “Blasco”

Le parole della canzone di Vasco Rossi non si possono scordare, nevvero? Unite all’accurata melodia che le accompagna mi offrono lo spunto ideale per una digressione: vorrei mettere in risalto il valore terapeutico della musica, della ritmica e dell’arte in generale; inoltre aggiungerei la pratica dello sport, che genera in me una sensazione di felicità. Queste “cose” vorrei descriverle con una vena poetica definendole come una mia arte di sopravvivere. Ma sopravvivere non è sinonimo di vivere. Per vivere bene ho bisogno di relazionarmi: l’abbraccio, la parola affettuosa, la chiacchierata con qualcuno al bar come pure il dibattito su argomenti più impegnativi, la passeggiata nel parco e la gita in montagna con gli amici sono ingredienti essenziali della mia felicità, una sensazione che posso raggiungere solo insieme alle persone. Comprendo pertanto benissimo che il titolo della rivista trimestrale del Club ‘74 sia “Insieme” - un titolo pienamente azzeccato.

volte mi accorgo di avere trascorso delle ore concentrato, senza fumare né pensare all’inizio della partita di calcio assolutamente da non perdere. Io non lo so, ma esistono le relazioni interpersonali, anch’esse imprescindibili per soprvvivere. E qui mi riallaccio al mio pensiero iniziale. Le persone che mi sono accanto, seppur sconosciute fino a qualche giorno fa, mi stanno dando un gran sostegno. Perché? Al di là del fatto che si tratta di persone predestinate e formate per svolgere un’attività sociale e/o psicosociale, io non ho paura a rimettermi in discussione con loro. Per me si tratta di un’ancora di salvataggio. Se non fossimo in grado di captare ed esprimere le nostre emozioni, i nostri ricordi e le nostre ambizioni attraverso questi inestimabili “veicoli” pacheggiati nel nostro animo, senza la parola e i gesti artistici e culturali di cui siamo artefici o anche “solo” consumatori, come potremmo renderci conto dell’immensa spiritualità che abita in noi? Luglio 2021

Atelier sul Festival al Centro diurno di Chiasso XXI Festival internazionale di narrazione Arzo, Tremona e Meride 19-22 agosto 2021

Voglio assolutamente cogliere l’opportunità di contribuie a questo ricco collage di immagini, riflessioni e poesia. Ho anch’io qualcosa da esprimere e vorrei imparare a condividere le mie emozioni. Il mio è un desiderio, direi anzi un’esigenza, che non posso soddisfare con un esercizio di scrittura fine a sé stesso. Ho bisogno di condividere obiettivi, esperienze, progetti e sentimenti. Le mie emozioni non sono sempre spunti per un reportage da rendere pubblico. Stare insieme, invece, significa tutto per un uomo che ha sofferto, che ha vinto, che ha perso, che ha guadagnato e disperso in tutte le modalità immaginabili. Dall’arte si riparte. Mi piace riprodurre a parole ciò che provo, raccontare in tinte bianche e nere, prestando sempre attenzione alle sfumature, in termini provocatori o in profondità, mentre il mio sguardo si perde tra gli alberi, spaziando in uno ritaglio tra le tapparelle e lo schermo del mio portatile perennemente stanco, affranto e rotto, un rettangolo fantastico di ombre che si staglia dalla camera numero 5 del Quadrifoglio 4. Gli occhi riposano, la mente lavora e le dita scrivono. Non è sempre facile ma è gratificante. A

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Collage realizzato da Consuelo

di Consuelo A partire da marzo 2021 a fine giugno 2021 un gruppo di cinque persone, presso il Centro diurno (CD) di Chiasso, ha partecipato, sotto la guida di Ricardo Torres – fotografo, videomaker e insegnate di arti visive, Ursula Rampoldi, animatrice del CD e Natasha Bandecchi, giornalista di ReteTre, all’Atelier per la creazione di una mostra che verrà esposta al Festival internazionale di narrazione di Arzo – Meride – Tremona. Tema dell’Atelier è stato “Cosa porto nella mia valigia”: ricordi, fotografie, oggetti che evocassero il nostro passato remoto. Ognuno di noi ha portato i propri oggetti e le proprie fotografie. Obbiettivo è stato quello di creare dei collage “surreali” partendo da una nostra fotografia da bambini. Abbiamo cominciato con delle fotocopie tratte da diversi libri per creare dei collage improbabili, dopo di che siamo partiti con le nostre “storie” basate sulle nostre fotografie arricchite e rese irreali da oggetti che poco c’entravano con il soggetto. Inoltre Natasha ha intervistato tutti i partecipanti, per poi poter introdurre, tramite un codice QR, anche un audio alle opere terminate. Le opere, una volta finite, saranno ingrandite per essere collocate su muri di case, edifici pubblici ecc. dei tre villaggi che ospiteranno il Festival. L’Atelier si è dimostrato creativo, pieno di sorprese positive e in un certo senso anche terapeutico. L’ambiente è stato sempre buono e sereno, grazie alla competenza dei tre animatori. Ringrazio il Club ’74 che mi ha permesso di parteciparvi durante l’orario di lavoro. Giugno 2021

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Librobus

di Consuelo

Titolo: Come un respiro Autore: Ferzan Özpetek Editore: Mondadori Anno: 2020 Pagine: 168

Ferzan Özpetek, regista e sceneggiatore di successo, si accosta per la terza volta al genere del romanzo dopo “Rosso Istanbul” (2013) e “Sei la mia vita” (2015) e ci regala misteri profondi e passioni intense tra passato e presente, tra Oriente e Occidente. “Come un respiro” è la storia di due sorelle, del loro legame unico e di un segreto inconfessabile che segnerà per sempre le loro vite. Una tranquilla domenica. Tre coppie di amici. Un pranzo da condividere insieme in allegria. Ma qualcosa di inatteso li sconvolge. Un’anziana donna bussa alla porta smarrita, dichiarando di aver abitato proprio in quella casa molti anni prima e si introduce nella vita di Sergio e Giovanna con il suo carico di mistero. La sua storia, custodita gelosamente in un fascio di lettere che porta sempre con sé, si intreccia così con quella dei sei amici, cornice inconsapevole di questa enigmatica vicenda, ognuno con i suoi piccoli segreti, con le sue piccole manie e gelosie da nascondere agli occhi del mondo. Pian piano la narrazione prende forma e, in maniera del tutto originale, attraverso le voci delle due protagoniste, entriamo a far parte della storia di due sorelle, Elsa e Adele, del loro legame profondo e del loro drammatico distacco. La loro vicenda pone le basi negli anni Sessanta, percorre “come un respiro” cinquant’anni di vita tra Viterbo, Roma e Istanbul e approda tra le quattro mura di un appartamento del quartiere romano Testaccio. Il tema dominante del romanzo è l’amore, in tutte le sue sfaccettature, capace di sconvolgere la vita e dominare mente e cuore, capace di unire, ma anche di dividere. Quest’amore dirompente, totale, impossibile porterà con sé sogni, speranze, delusioni, rimpianti e il fardello di un terribile segreto. C’è un filo sottilissimo che lega passato e presente, intessuto di affetti, emozioni, passioni. Un filo talvolta indistruttibile, talvolta fragilissimo e pronto a spezzarsi per sempre. Lo sa bene Elsa, donna determinata, eccentrica, ricca di fascino. Lo sa bene sua sorella Adele, indurita dalle sofferenze che hanno accompagnato tutta la sua vita, decisa e sfuggente nello stesso tempo. Al centro un mistero che dura da cinquant’anni e che fino alla fine lascerà il lettore con il fiato sospeso. Sullo sfondo le meraviglie orientali di una Istanbul caotica, vivace, carismatica, con i suoi sapori e odori quasi percepibili, i suoi antichi haman e i suoi maestosi palazzi ottomani, raccontati da un sapiente uso del flashback. L’opera nasce come un romanzo d’amore e, in un crescendo di emozioni e di suspense, si trasforma in un giallo trascinando con sé misteri e domande spesso senza risposta. La narrazione scorre in maniera fluida, con ritmo incalzante ed è condotta a due voci: da una parte c’è il racconto di Adele, che ripercorre la sua vita con amarezza e rimpianto, dall’altra aleggia la figura di Elsa attraverso le sue lettere da Istanbul, cariche di vita e di dolore. Una sottile malinconia pervade il romanzo e accompagna il lettore fino alle pagine finali, lasciando aperti molti interrogativi, ma riempiendo il cuore di emozioni e sensazioni uniche. Luglio 2021

La “Bibliocabina” in piazzetta al Bar Sociale di Consuelo e della redazione Il Club ‘74 ha inaugurato nel mese di giugno la nuova Bibliocabina situata in una vecchia cabina telefonica in piazzetta del Bar Sociale. La Bibliocabina è un luogo dove gli ospiti e i residenti dell’OSC hanno la possibilità di trovare libri usati che possono essere presi in prestito liberamente con l’invito di riportarli dopo la lettura per il prossimo utente. Avete libri usati che volete eliminare e non sapete cosa fare? Allora portateli alla redazione in Valletta, ci pensiamo noi a fornire la Bibliocabina, perchè siamo sicuri che attraverso questo seme possa germogliare un nuovo albero di cultura nel parco di Casvegno. Nella foto appare la decorazione artistica ideata e sviluppata in gruppo nell’Atelier ‘74 in Valletta per la Bibliocabina. Giugno 2021

Spruzzi di teatro di Consuelo e Manuel Con l’inizio della primavera Valentina ha proposto allo zoccolo duro dell’Atelier Teatro, ovvero Anisio, Oliver, Stefano e noi, di incontrarci un’oretta il giovedì pomeriggio in mansarda per riprendere parzialmente l’attività di Teatro. Noi tutti abbiamo accettato con entusiasmo. Il momento di condivisione si componeva di un iniziale riscaldamento del corpo con vari esercizi fisici proposti a turno da noi partecipanti e da un secondo periodo dedicato alla lettura di un copione e alla sua interpretazione. Inizialmente Valentina ci proponeva dei testi brevi di opere semplici estrapolati dal web, con le settimane gli scritti e le recite verbali diventavano via via più lunghi e complessi, permettendoci di sentirci tutti un poco protagonisti. L’ultima “pièce teatrale” che Valentina ha proposto al gruppo di interpretare è stato “Sei personaggi in cerca di autore” di Luigi Pirandello. Questi brevi e intimi incontri settimanali ci hanno permesso di rimanere in contatto con l’arte del Teatro e della recitazione, anche se in maniera marginale, in una mansarda. Dopo le riaperture il gruppo è fiducioso di riprendere il prossimo autunno l’Atelier Teatro con i nostri registi Antonello e Prisca. Ringraziamo Valentina per il tempo che ci ha dedicato e per la passione che ci ha messo. Giugno 2021

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A spasso per Casvegno

La Redazione Agorà del CARL Iniziamo con questo numero una nuova rubrica, “A spasso per Casvegno”, che ci permette di conoscere meglio le realtà dell’OSC, ovvero il CARL, la CPC, gli altri servizi e le persone che ci lavorano al loro interno allo scopo di migliorare la reciproca conoscenza, sinergia e collaborazione. Il primo luogo che abbiamo voluto visitare è stata la redazione Agorà, uno dei Laboratori protetti del CARL. I responsabili sono Maura e Ivan, due vecchie conoscenze del Club ’74, sempre molto gentili e disponibili che ci hanno accolto molto cordialmente. La visita è stata un momento molto arricchente, scambiare quattro chiacchiere fra amici, raccontarsi delle nostre esperienze professionali e di nuovi progetti è stato molto interessante. Grazie dell’ospitalità Agorà! Caro Insieme, cari colleghi, cari lettori, vi ringrazio da parte di tutti i laboratori CARL per l’opportunità che ci state dando attribuendoci queste pagine. In questo periodo particolare, che ci ha obbligati a mantenere le distanze, è una ventata d’aria fresca questa possibilità d’interazione progettuale e di riavvicinamento fra servizi; dopo diversi anni di, passatemela, silenzio stampa. Sicuro che questo passo sia il primo di tanti altri, che perché no, faremo insieme, a favore del nostro quartiere e di tutte le persone che vi transitano quotidianamente.

Andrea Pagani

Di seguito i contributi di alcuni collaboratori dell’Agorà vi condurranno alla conoscenza del mondo redazionale… Incuriositevi! eh beh c’è Ed eccoci qui all’Agorà. Voi vi direte: “Eh beh”, ma dietro questo zano in svolaz e li stanno anni de vita, parole che escono dai nostri cervel tutti ci e questo spazio. In poche parole per noi Agorà significa Settimanale me tocca!” scriviamo dalle new entry ai dinosauri, “non facciamo nomi sennò e avanti ante squill radio una Ci trasciniamo ai nostri computer, tra cavi e non scoche popolo, ora si scrive. In poche parole leggete l’AGORÀ, chissà priate un nuovo Settimanale.

Claudia

L’Agorà è il mio posto di lavoro. Mi trovo bene. Uso il computer e scrivo poesie alle volte disegno. Qui ho degli amici e dei compagni di lavoro e mi trovo bene. Chiacchiero con loro. Se non ci fosse l’Agorà mi sentirei perso. Mi diverto in Agorà. C’è un bel clima e ci sono belle persone che mi fanno sentire bene. L’Agorà mi aiuta nella mia vita e contribuisce al mio benessere. E’ utile e importante avere un lavoro perché mi permette di avere anche una identità professionale.

LABORATORIO AGORÀ LA MIA ESPERIENZA LAVORATIVA PRESSO IL è molto comprensivo nei confronti di Il nostro Sig. PAGANI, che tra l’altro o compreso, che da 4 anni mi segue con tutti i collaboratori del CARL, io Paol Cara Dagmar che mi ha insegnato le la Signora Maura e Mister Ivan, e la mia recchi informatici, mi hanno permesso prime conoscenze su come usare questi appa di queste tecniche di informatica. di acquisire nuovi apprendimenti sull’uso

Paolo

Per me l’occupazione all’Agorà rappresenta lo sforzo per vincere l’ansia della pagina bianca, essendo io già vero scrittore. Divido così il materiale per il Settimanale dell’Agorà dal materiale “discreto” (nel senso semiotico) per la mia opera. Lo sforzo, cioè, mi sprona e mi migliora (per me scrivo in Villa Alta; per il laboratorio lascio sufficere). Così mi gratifico, contro il rischio di stressarmi.

Zaro

me e del mio lavoro e che Ciao e buongiorno, sono D.C. Oggi vi parlerò di lavoro in pratica è il giorcosa è per me il lavoro in Agorà. Allora, il mio articoli, si fanno internalista o/e redattore, nel mio lavoro si scrivono ti. Per me, il mio lavoro viste e si pubblicano alcune foto, disegni e dipin anche se delle volte faccio come giornalista è molto bello e mi piace tanto, lavoro siamo un bel team o degli errori che poi rimedio e correggo. Nel mio mani, per esempio c’è chi bel gruppo dove si scrive anche assieme a quattro sbobinature che in pratica legge l’articolo e chi scrive al Pc o chi fa le oni se non sbaglio. In Agorà sono le interviste registrate o delle registrazi persone e colleghi. Per me mi trovo benissimo con tutti perché ci sono brave , ascoltiamo la musica, l’Agorà è un bellissimo ambiente perché è rilassante mo le nostre agende di proridiamo e scherziamo anche ogni tanto. Poi abbia da pubblicare. Io sono un memoria del lavoro e anche delle agende con temi impaginatori, per far capire impaginatore, dei tanti impaginatori e anche ex saluto cordialmente. Ciao. a voi lettori. Con questo articolo ho finito. Vi

D.C.

Sono il parrucchiere di Casvegno e ora lavoro in Agorà perché a causa del Covid-19 il salone è stato chiuso temporaneamente. La redazione Agorà è costituita da tanti elementi di lavoro diversi, Maura e Ivan sono i nostri operatori e ci seguono bene. C’è un ambiente bello. Per me lavorare in Agorà mi apporta qualcosa in più rispetto a quello che sapevo fare prima. Scrivere gli articoli, inventare sempre qualcosa su cui scrivere oppure scrivere su quello mi fa piacere mi piace perché è un lavoro in cui si deve usare la memoria. È un lavoro molto stimolante per le meningi. È importante essere creativi perché apporta più felicità dentro di sé.

Eric

Stefano A.

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nativo sviluppare l’arIl senso che dà l’Agorà ai collaboratori: è impeg nale a quello sogomento perché riguarda vari aspetti da quello perso ci rapportiamo con gli ciale. Sociale riguarda la relazione e come noi avventura e le emozioaltri. Personale nel senso in cui io vivo questa sta di inoltrare la ni che mi dà. Quando il dottore mi ha fatto la propo atori protetti del CARL, richiesta per un inserimento lavorativo ai Labor colloquio che ho avuto l’idea di accettare non era così ovvia. Al primo spiegazioni, ho senticon Andrea Pagani e poi con Maura, nonostante le . Ho consegnato la rito tensione, forse smarrimento o paura del nuovo o che mi ha colpiQuell chiesta e dopo un mese ho iniziato a lavorare. le persone a proprio to è stata l’accoglienza e la capacità di mettere , oltre alla pittura, agio. Tra le proposte lavorative che mi hanno fatto Agorà. Mi hanno inè stato scrivere articoli per il Settimanale dell’ riuscirci, che non era coraggiato a scrivere. All’inizio pensavo di non i, ovvero prendere il per me. Maura e Ivan sono stati come dei pedagogist rlo sino a quando non bambino per mano e per un tot di tempo accompagna te e sicuro di sé. La prende sicurezza e inizia ad essere più indipenden difficoltà sono sempresenza costante è un punto di riferimento e nelle me è quello di farti pre disponibili e attenti. Il senso dell’Agorà per capacità di creare e la prire sentire persona e utile alla società. Risco to, rispettando sempre i dare qualcosa al ruolo che mi e ci è stato affida stare con gli altri e di tempi di ognuno di noi. Si riscopre il valore di riscoprono valori persi confrontarsi, di scambiarsi idee o opinioni. Si l’opportunità di collabodurante una vita piena di problemi. Io ho avuto nameria. Anche in querare con la Legatoria, con l’Offset e con la faleg l’accoglienza è sempre sti laboratori ti fanno sentire a proprio agio e chi ha dei problemi, per presente. Se non ci fossero queste opportunità, udine sarebbe devastansarebbe non facile vivere e il dramma della solit che permette di rimette. Io ho trovato questo posto come una rinascita questa comunità e ne terti in gioco e dire a voce alta faccio parte di aspetti ti libera dai sono integrato. L’Agorà dà tutto questo e in certi riacquistando la libertà pregiudizi che ci mettono i freni di esprimerci, di essere.

Stefano T.

Lavoro in redazione Agorà da circa 2 mesi e mi trovo bene. Scrivo articoli che spaziano in tutti i campi dallo sport all’attualità a fatti che mi tornano alla mente e mi sento libero di esprimermi come credo. I miei responsabili mi lasciano carta bianca, non mi influenzano, mi consigliano per il meglio con consigli molto utili. Da quando lavoro in redazione Agorà mi sto realizzando come persona, il lavoro mi piace, mi soddisfa in pieno. È un piccolo lavoro che però mi occupa buona parte della settimana e mi stimola parecchio. I miei responsabili Maura e Ivan mi danno serenità nello svolgere il mio lavoro, non c’è pressione sulla resa del mio lavoro e questo mi rende più tranquillo nello svolgere il compito che mi viene assegnato.

Virgilio

Agorà Redazione

Redazione Agorà via Ag. Maspoli 6, 6850 Mendrisio Tel. 091 816 58 87 - Email: dss-osc.agora@ti.ch Portale OSC: https://portaleosc.ti.ch (Sez. Informazioni)

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“Funny moments” di Fanny Che piacevoli e divertenti sono le uscite del Club ‘74! Ho potuto parteciparne a due: al grotto dell’Alpe di Brusino, per una serena passeggiata con una decina di amici durante un bel pomeriggio di giugno, e all’uscita Interclub con il Centro diurno di Bellinzona per una visita ad Artinbosco in Sala Capriasca. Artinbosco è un percorso espositivo unico nel suo genere: ci è stato spiegato dalla responsabile del parco che il progetto “nasce dall’incontro tra arte e natura ma evolve con il mutare delle stagioni e il trascorrere del tempo in una profonda simbiosi con l’ambiente che lo accoglie...”. Lo spazio artistico a cielo aperto nel bosco che accoglie diverse grandi installazioni sospese o posate a terra e che appaiono fra gli alberi lungo il sentiero nella splendida regione di San Clemente, mi ha incantato per il suo essere contemporaneamente elemento naturale e creazione d’artista. Il percorso, accessibile a tutti, si snoda all’ombra di suggestivi boschi di faggi e castagni e regala a grandi e piccoli sorprese ed emozioni a non finire. Che bello vedere molti insetti e farfalle che si muovo liberi, una farfalla si è posata anche sulla mano di Annalisa. Che magici sono i momenti con il Club ‘74! Giugno 2021

Uscita serale per vedere i gatti di Rovio di Manuel Negri In data 5 luglio un piccolo gruppetto di amici del Club, è andato in quel di Rovio dopo essersi ritrovati in Valletta alle cinque e mezza di sera, per visitare la mostra sui gatti gigantografati su carta e appesi alle pareti. Annalisa ha guidato il furgone con Gevit, Luisella, Oliver ed io, mentre Andrea, Max e Oscar ci hanno seguito con l’auto. Siamo partiti contenti di iniziare ancora a fare periodicamente delle uscite socio-culturali fuori dalla Valletta. Rovio è un paese molto suggestivo da visitare, ben costruito, immerso nel verde e ai piedi del Generoso sul versante ovest. Arrivati a Rovio abbiamo trovato posteggio in piazza della chiesa, poi ci siamo inoltrati nelle viuzze del nucleo vecchio, dove abbiamo riso, scherzato e scattato foto in gruppo davanti alle gigantografie esposte sui muri delle case. Le opere erano distribuite all’interno di un percorso itinerante della durata di un’oretta circa. Al termine della passeggiata abbiamo sostato sotto l’ombra degli alberi su delle panchine e ci siamo gustati la vista del lago di Lugano, Melano e Capolago. E’ stata un’uscita ricca di emozioni, cosa che ci mancava da tempo e che si è conclusa con una pizzata in allegria e in compagnia al Ristorante Sociale di Riva San Vitale. Mi sono divertito con un bel gruppo di persone AMICHE. Luglio 2021

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Fermento artistico della redazione In queste due pagine vi illustriamo una selezione delle opere di pittura, legno e ceramica realizzate all’interno degli Atelier ‘74 durante la primavera e l’estate. Negli spazi c’è stato grande fermento artistico malgrado le misure di distanziamento e sono state tante le opere realizzate con vari materiali e tecniche. Ottimo lavoro Atelier ‘74!

Autori: Sara e Martina Titolo: Tributo a Folco - Trittico Formato: 190 x 190 cm Tecnica: pittura a spray su cartone Luogo: Prestin vecc, Bar Sociale

Autori: ospiti Quadrifoglio e Martina Titolo: Tributo a Folco - Trittico Formato: 190 x 190 cm Tecnica: pittura a spray su cartone Luogo: Prestin Vecc, Bar Sociale

Autori: Oliver e Martina Titolo: Tributo a Folco - Trittico Formato: 190 x 190 cm Tecnica: pittura a spray su cartone Luogo: Prestin vecc, Bar Sociale

Autori: pittura di gruppo Titolo: Mandala del Desiderio Formato: 140 x 140 cm Tecnica: pittura acrilica su cartone Luogo: Atelier ‘74

Autore: Paolo e in gruppo

Autori: Massimo e Noa

Autore: Alessandro Scorpiniti

Autori: Team Factotum Oggetto: tavolino da Bar Luogo: Prestin Vecc, Bar Sociale

Autori: Team Factotum Oggetto: vaso di fiori Luogo: Prestin vecc, Bar Sociale

Autrice: Ruth Isabelle Aeberli Titolo: Niente Alice Misure: 40 x 30 cm Tecnica: collage di carte colorate Luogo: collezione privata

Autori: Valentino e Noa

Autrice: Fanny Zamorano

Autore: Paolo Titolo: Perline colorate in ceramica Fase di lavorazione: Prima cottura Tecnica di colorazione: ingobbi Luogo: Atelier ‘74

Autore: Tribal Ceramic Club Titolo: Mare di piastrelle, bassorilievo Fase di lavorazione: Prima cottura Tecnica di colorazione: ingobbi Luogo: mosaico per collezione privata

Titolo: Salviamo il mare! Formato: 100 x 100 cm Tecnica: collage e pittura acrilica Luogo: Atelier ‘74

Titolo: Tributo a Paul Klee Formato: 100 x 90 cm Tecnica: pittura acrilica su legno riciclato Luogo: sala camino in Valletta

Titolo: Mandala di Pace Formato: 100 x 100 cm Tecnica: pittura acrilica su legno Luogo: Atelier ‘74

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Titolo: Galassia caotica Formato: 84 x 116 cm Tecnica: acrilico a gravità su EPAC Luogo: Atelier ‘74

Titolo: N° S° E° O° Formato: 62 x 54 cm Tecnica: acrilico su legno riciclato Luogo: collezione privata

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ArtClub

di Aula 4 e Viviana Altafin

VivaVittoria Varese, un’opera relazionale condivisa dalle donne per le donne e anche dal Club ‘74. Le partecipanti dell’Atelier Gruppo Maglia di ArtClub, unite dal desiderio di fare qualcosa subito per fermare la violenza sulle donne, partecipano con la Biblioteca cantonale “la Filanda” di Mendrisio al progetto VivaVittoria in evento il 28 novembre 2021. Vuoi conoscere meglio il progetto di VivaVittoria in Italia? Allora visita il loro sito vivavittoria.it.

Sono dieci i “quadrotti” in lana nel formato di 50 x 50 cm realizzati a uncinetto dal Gruppo Maglia ArtClub per VivaVittoria Varese.

Anche Insieme dice NO alla violenza sulle donne!

STOP VIO L ENZ A SU L L E D O NNE

Autori: ArtClub e Marco Della Pietra Atelier: Gioielli, portachiavi Elementi: perle di vetro Tecnica: fusione a caldo Atelier M.d.P. Luogo: Aula 4 con CD Lugano

Autori: ArtClub e Marco Della Pietra Atelier: Gioielli, portachiavi Elementi: perle di vetro Tecnica: fusione a caldo Atelier M. d. P. Luogo: Aula 4 con CD Lugano

Progetto di Marco Della Pietra Autori: Jakob, Sonia, Patrizia, Francesca Titolo: 100 volti del covid (25x25 cm) Tecnica: tecnica mista su gesso Luogo: Aula 4 con CD Lugano

Atelier: Gioielli, cavigliere Zorba Elementi: perline e metallo con fusione Luogo: Aula 4

Atelier: Gioielli, orecchini Zorba Elementi: perline e metallo con fusione Luogo: Aula 4

Atelier: Gioielli, orecchini Zorba Elementi: perline e metallo con fusione Luogo: Auta 4

Autori: vari Atelier: quadretti di vario formato Titolo: composizione 1 Tecnica: mista e collage su legno Luogo: Aula 4

Autori: vari Atelier: quadretti di vario formato Titolo: composizione 2 Tecnica: mista e collage su legno Luogo: Aula 4

Autori: vari Atelier: quadretti di vario formato Titolo: composizione 3 Tecnica: mista e collage su legno Luogo: Aula 4

# 25 novembre

La lettera di Francesca ad Aula 4 al termine del suo stage Carissimi e carissime dell’Atelier Aula 4 (ArtClub), ho deciso di scrivervi questa breve lettera per mostrarvi la mia gratitudine rispetto a questi sei mesi passati insieme. Grazie a voi, mi porterò a casa una bellissima esperienza dove ho potuto conoscere persone meravigliose. In questi mesi abbiamo costruito delle buone relazioni, mi avete raccontato le vostre storie, vi siete fidati di me, mi avete trasmesso bontà e una semplicità straordinaria. Avete condiviso con me le vostre personalità, caratteristiche, potenzialità che vivranno per sempre nel mio cuore. Grazie a voi ho imparato tanto, come delle particolarità che prima per me erano sconosciute, come l’arte e la creatività. Un luogo come questo dove si possono costruire, creare e condividere tante cose ed esperienze è raro, e credo che non avrò più modo di vivere un’esperienza di questo tipo al di fuori di qui. Ho già detto molte volte che nonostante questi spazi sono vivi da quasi 50 anni, l’innovazione è uno degli aspetti che ricorderò, e condividerò con chiunque la mia felicità per aver avuto la possibilità di essere stata qui con tutti voi. All’inizio del mio stage mi avete detto che uscendo di qui non sarei più stata la stessa, probabilmente avete ragione, perchè ne uscirò più arricchita, cresciuta e realizzata. Grazie mille per tutto e un abbraccio. Francesca

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Grembiuli e “Scusaa” di Jakob Grandi

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Dal ricettario di Rosi

Grigliata al Club ‘74

di Rossana Rosi

di Martina, Francesca e Noa, allieve SUPSI

La fine dell’estate presenta fenomeni e trasformazioni della natura che vanno scoperti e conosciuti anche sul palato. Ascoltiamo quale piatto di fine estate ci consiglia la nostra Rosi su questo numero di Insieme. Ciao Rosi, ti vogliamo riportare i tanti complimenti che la redazione ha ricevuto dai nostri lettori per la tua ricetta di tagliatelle agli asparagi pubblicata sull’ultimo numero. Cosa ci proponi invece oggi e perchè hai scelto questo piatto? Ciao a tutti. Ho scelto questa ricetta perchè è un piatto estivo che posso ancora proporre, che a me piace molto e che voglio con voi condividere. Buon appetito.

Farro con zucchine e gamberi Ingredienti per 4 persone 400 g di farro 4 zucchine 400 g di gamberi un ciuffo di basilico pinoli, un cucchiaio da tavola parmiggiano reggiano, 2 cucchiai da tavola 1 1/2 spicchio di aglio olio di extra vergina d’oliva (q.b) sale e pepe (q.b) Preparazione Mentre il farro cuoce preparo le zucchine affettate sottilmente. Faccio scaldare un giro d’olio in una padella e aggiungo uno spicchio d’aglio. Quando l’olio inizia a sfrigolare aggiungo le zucchine e faccio cuocere per una decina di minuti e aggiungo sale e pepe. Preparo il pesto: raccolgo in un bicchiere ampio le foglie di un bel ciuffo di basilico, aggiungo i pinoli, aglio, parmiggiano e olio d’oliva. Frullo il contenuto molto bene finché non risulta morbido. Regolo eventualmente con sale e pepe.

Luglio 2021

Prendo i gamberi sgusciati e li faccio cuocere 5 minuti a vapore. Riunisco in una bella insalatiera i gamberi cotti conditi con sale e pepe. Aggiungo il farro e mescolo, infine aggiungo le zucchine e il pesto, mescolando molto bene il tutto.

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Ora che siamo giunte alla fine del nostro stage accogliamo con piacere l’opportunità che la redazione di “Insieme” ci ha offerto per poter lasciare una breve traccia del nostro vissuto al Club ’74. Abbiamo avuto la fortuna di svolgere i nostri cinque mesi di stage tutte e tre insieme in un luogo che, per mesi, ci ha trasmesso ed insegnato molto. In particolare, le persone che abbiamo incontrato ci hanno concesso il privilegio di poter conoscere parte della loro vita e delle loro esperienze che abbiamo sempre ascoltato, attraverso un’ottica formativa, con molto entusiasmo ed interesse. Durante questi mesi abbiamo potuto condividere momenti belli e divertenti, riscontrando alcune volte anche delle difficoltà, ma quello che più ci ha colpito è il sostegno che ci veniva costantemente fornito dai membri del Club in qualsiasi situazione. È stata dunque molto visibile la solidarietà e la capacità di collaborazione presente all’interno di questo luogo. Soprattutto in questo periodo, in cui i legami sociali sono fortemente compromessi dalle restrizioni collegate alla pandemia, abbiamo avuto la fortuna di svolgere la nostra esperienza professionale in un luogo in cui il senso di comunità è quotidianamente tutelato e sviluppato. Questa vicinanza sociale, che al di fuori del contesto di stage si fatica sempre più a incontrare, ci ha permesso di ricordare l’importanza che l’Altro ha per noi, per il nostro benessere e per la nostra vita in generale. Ci siamo rese conto, soprattutto in questo periodo difficile, quanto sia fondamentale costruire e mantenere dei legami perché fanno stare bene tutti noi. Con questi presupposti abbiamo quindi condiviso l’idea, sia con i membri del Club ’74 che con i colleghi del Servizio di socioterapia, di organizzare una grigliata per concludere il nostro stage. Non avendo potuto svolgere progetti, durante i mesi precedenti, che comprendevano un numero importante di persone - modalità di lavoro solitamente usuale presso il Club - abbiamo cercato di cogliere l’occasione fornita dall’allentamento delle restrizioni delle norme sanitarie. Abbiamo creduto molto in questa iniziativa in quanto rappresentava la prima occasione per tutti di ritrovarsi finalmente in un grande gruppo, di conversare e condividere una giornata in modo diverso e unico nella nostra esperienza di stagiste. Durante i preparativi, abbiamo avuto l’opportunità di vivere momenti, come il cucinare insieme, che facevano parte delle abitudini del Club e che fino ad allora, per ovvie ragioni, non avevamo potuto vivere. L’obiettivo di questa giornata era dunque quello di ristabilire dei contatti e dei legami volti alla collaborazione e alla condivisione di un momento comunitario con tante persone, cosa che fino a poco tempo prima non era possibile favorire. Tutto ciò, sostenuto dalla volontà di divertirci tutti insieme. La grigliata ha infatti rappresentano un’occasione per lasciare un attimo da parte la pandemia, seppur mantenendo l’attenzione alle norme in vigore, dando spazio ad un momento più rilassante e di svago. Durante la giornata, ognuno ha messo a disposizione le proprie competenze e passioni, permettendo così di scoprire nelle persone capacità che fino a quel momento erano rimaste nascoste ai nostri occhi. Per esempio, durante un momento di karaoke siamo rimaste sbalordite dalla capacità di molti nel riuscire ad esprimersi attraverso la musica. Inoltre, cantare tutti insieme ci ha dato la possibilità di vivere un momento di grande sintonia e di divertimento. È stato interessante osservare quanto, una nuova esperienza, possa favorire una conoscenza reciproca maggiore poiché si creano nuovi presupposti per esprimere parti di sé fino a quel momento sconosciute all’Altro. Questa giornata si è rivelata ricca di emozioni, sostenute anche dall’imminente fine dello stage. Abbiamo infatti colto la possibilità che la presenza del grande gruppo ci ha offerto per poter salutare tutti. Speriamo dunque di aver lasciato un segno alle persone che abbiamo incontrato, così come loro hanno fatto con noi… ad ogni modo, ci rivedremo presto! Luglio 2021

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Giovanni “Gianda” Bedetti Un tributo al nostro Maestro dal Gruppo musica È un artista poliedrico e ha il dono della musica, della scrittura e del saper stare insieme. È un maestro nell’accompagnamento e non solo nell’arte dei suoni. Gli Alchechengi

Gianda

Profilo: Composer, music therapist, multi instrumentalist, producer from Como, Italy. Siti: YouTube Nei gruppi: Alchechengi (2), Asabesi, Violapsiche fonte: discogs.com (piattaforma musicale)

Orchestra Botanica Alchechengi

“Una band davvero speciale - L’orchestra, nata dalla collaborazione tra l’associazione “Nèp – Nessuno è perfetto” e il Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda socio sanitaria territoriale lariana, è diretta dal maestro Giovanni “Gianda” Bedetti. Il gruppo, composto all’inizio da 12 persone senza competenze musicali, si è allargato a ragazzi e non solo provenienti da altre realtà della comunità comasca e conta ora una trentina di componenti. fonte: primacomo.it

Associazione di promozione sociale “Margini Obliqui” Festival Nazionale Psychiatric Rock Band VIOLA PSICHE https://www.facebook.com/263097480295/videos/1378532299059729

L’iniziativa ”Violarancio”, dedicata alla memoria di Franco Basaglia, Marco Cavallo e Marino Salvetti, si svolgerà venerdì 16 novembre 2018 dalle 21 allo Spazio Gloria (via Varesina 72 a Como) ed è organizzata da Circolo Arci Xanadù e dall’associazione di promozione sociale Margini Obliqui; patrocinata da Asst Lariana. PAESAGGI EMOZIONALI

Relatore alla Tavola rotonda dell’8 settembre 2021 al Teatro sociale organizzata dal Club ‘74, Gianda è “compositore”, “multi instrumentalist”, “musicoterapista”, “produttore” e... per noi anche un po’ sciamano. È la nostra guida musicale e spirituale, ma anche quella degli Alchechengi dell’Associazione di promozione sociale Margini Obliqui di Como, che abbiamo già ospitato in concerto alla Festa campestre di Casvegno nel 2019. Ritornato con noi dopo un lungo periodo di distanziamento, abbiamo curiosato in Internet per conoscerlo meglio e gli abbiamo dedicato queste quattro pagine. L’interessante risultato della nostra ricerca lo trovate qui insieme ai calorosi saluti del Gruppo musica. Welcome back Teacher! 52

Esibizione del gruppo Alchechengi in un concerto tributo ai Violapsiche. “Il laboratorio musicale denominato in seguito Violapsiche si raccolse dapprima all’interno al centro diurno in via Vittorio Emanuele nel 2001, mentre attorno l‘odissea nello spazio comunicava ancora una volta le mancanze di comunicazione invisibile tra le persone, incaute nel manifestare la loro consistente ed ignorata presenza nella parte illuminata dal sole. Irrorò di luce i frequentatori e ne approfittò per far emergere le qualità nascoste ed intrinseche degli elementi. Il rodaggio fu costellato da aforismi insoliti e gli strumenti mostrarono la loro faccia, la pioggia cadeva lo stesso e le nuvole passavano silenziose trascurando l’elettricità che usciva come un turbine dal loro sentire. Dal 2002 al 2008, dapprima al centro diurno in via Vittorio Emanuele e poi al san Martino, i Violapsiche usarono la musica come arma per sconfiggere il male. In pochi si accorsero di ciò che stava avvenendo ma gli inviti a suonare in luoghi deputati, enfatizzarono il suono del gruppo e tra un chiamata all’Arci di Abbiategrasso ed una performance privilegiata al festival delle Psichiatri Band di Viterbo diedero al gruppo l’aureola per l’accesso al quotidiano esistere normale, fantastico, storto, dell’Io ci sono, e sono fatto così.” (Giovanni Gianda Bedetti) fonte: ecoinformazioni.com

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Alchechengi di Margini Obliqui

Il progetto Alchechengi, si ripropone di favorire l’espressione e la coesione tra persone attraverso la pratica collettiva della musica. Pratica che crea dinamiche di socializzazione, permettendo di abbattere in modo naturale e spontaneo le barriere poste dalle proprie difficoltà personali, siano esse semplici timidezze o più condizionanti e importanti difficoltà relazionali col sé e col mondo. Oltre a questo, è da qualche anno che consegue l’obiettivo di realizzare opere musicali di qualità, attraverso la collaborazione con musicisti competenti, in modo da consentire una piena soddisfazione delle capacità individuali, e la soddisfazione personale di ogni partecipante, a ogni livello, per aver partecipato alla creazione di “qualcosa di bello”. Ancor più è stato raggiunto questo obiettivo attraverso l’esibizione pubblica, che permette un riscontro in grado di generare il benessere della comunicazione col mondo della propria positività, intrinseca a ciascun individuo, sano o malato che egli sia.

nda a i G o r t aes M o t a n r nto

Be

Il Gianda è un Grande ! Stefano

è bellissimo! da an Gi o tr es Ma Suonare con il Manuel

fonte: coordinamentocomascosalutementale.it

Questa sera andate al Gloria che suona il grande Gianda! fonte: facebook.com/7grani

regalato li e non che mi hai ca si mu ni io oz em le e Dirti grazie per tutt ttivo. du ri vedere, la in questi anni è non ci siamo potuti si me i rs ve di r pe di picse Bensì, anche sicale e dopo un paio mu o zz pe o im pr al o i mai stato lontano. sera del tuo ritorn ss fo n no tu se me co ”, era chiate sul mio “cajon

Gianda alla chitarra

Marco

da! nghi con il Gian bo i e ar on su a Che figat Anonimo

Gianda il gruppo musica e vedere o es pr ri a bi ab e ch ce li Sono fe e non lo veo che è da tanto tempo ch ole, più in forma che mai vist orno è stata molta piacev rit suo del ata ser ma pri devamo. La bentornato fra noi!

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Oliver

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Il ritorno di Manolo della Redazione Pensavamo di averlo perso il giorno del suo pensionamento nel 2018 e invece, il caro Manolo, alla “richiesta di aiuto” della nostra redazione, è saltato sulla sua 2 CV e ci ha raggiunto in Valletta come un fulmine. Nel gennaio scorso la nostra redazione si è posta come obiettivo quello di pubblicare per l’anno 2021 tre numeri di Insieme di 60 pagine a colori. Un obiettivo ambizioso, tre volte sessanta fa 180 pagine! Sfornare in un anno 180 pagine a colori interessanti e accattivanti per il nostro pubblico obiettivo può essere un’impresa non facile, ma noi abbiamo accettato la sfida perchè abbiamo anche constatato che sempre più contributi entrano in redazione da quando abbiamo introdotto negli scorsi numeri una nuova veste grafica, una maggior comunicazione negli atelier e la stampa a colori.

Hamas ha vinto

Pulizia etnica

Mucca

Votazioni federali del 13 giugno 2021

!

ou

t!!

licenzia nel mondo

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ri!

Rinnovare Insieme, un Giornale con una lunga storia e tradizione (anche di militanza), e trasformarlo in una rivista moderna per un pubblico ben specifico senza inserire nelle sue pagine della sana satira politica non è pensabilile, e pensare alla satira e alla “militanza professionale” senza ricordare il caro Manolo Lacalamita non è da Club ‘ 74. Ogni rivista di satira che si rispetti ha un bravo, intelligente e critico illustratore che fà riflettere il lettore e gli regala un sorriso.

fu o

Sulla base di questa riflessione, noi membri della Commissione Insieme, che come team vantiamo una struttura orizzontale e competenze multidisciplinari, ci adeguiamo ai tempi e ci mettiamo in gioco, come avrebbe voluto il caro Ettore che iniziò a pubblicare il suo Insieme con una vecchia ciclostile a inchiostro. L’obiettivo è quello di rinnovare “quella voce e quello strumento di comunicazione” con una nuova pubblicazione che abbia sì sempre il compito principale di illustrare le attività organizzate dal Club, le opere manuali create dagli ospiti negli atelier e i preziosi contributi scritti dai suoi redattori magari con una grafica più accattivante, ma che sappia anche promuovere l’idea di Pellandini “della finestra dentro Casvegno aperta sul mondo”, divulgando un’informazione più completa e moderna alle esigenze della sua rete di utenti, professionisti e membri.

!!

A fine anni Sessanta, Ettore Pellandini, il fondatore del Giornale e del Club ‘74, credeva ciecamente che Insieme dovesse essere una “voce militante” per chi allora non aveva il diritto alla parola, ovvero il paziente. Questa è e sarà sempre la prima Missione del Giornale. Malgrado ciò, oggi e dopo cinquanta anni, i compiti del Club ‘74 sono cambiati, come pure gli interessi, i bisogni e le competenze dei suoi membri e dei fruitori della Valletta.

Manolo non ha mai fatto un corso di disegno in vita sua, il suo talento è innato, e noi della redazione lo abbiamo richiamato non solo per la sua esperienza professionale vissuta al Club ‘74, ma perchè il suo senso critico e il suo disegno ci fanno tanto ridere! Circa una decine di migliaia di comparse licenziate causa Covid nei magici parchi di Walt Disney

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Non è un addio, ma un arrivederci!

Verbale Assemblea Generale Ordinaria del 17 maggio 2021

di Marco G. L’Associazione Club ‘74, tenendo conto degli aspetti logistici e amministrativi e della situazione pandemica, ha deciso di svolgere le Assemblee 2019 e 2020 attraverso la teleconferenza sull’applicazione Zoom. Questo è per me il momento più difficile perché è arrivata l’ora di salutarvi, scrivo queste parole con le lacrime agli occhi e il magone sullo stomaco. Per quanto possa essere felice di aver finalmente raggiunto con sacrificio un obiettivo professionale tanto bramato e tanto desiderato, lascio quella che per alcuni anni ho vissuto come una seconda casa, il Club ‘74. Sbarcato per la prima volta nel 2010 in un momento buio della mia vita, è per me diventato un luogo composto da un insieme di persone che nell’arco di questi undici anni mi hanno accompagnato e mi hanno sostenuto in momenti belli e meno; mi hanno visto ridere e mi hanno visto piangere, ma sopratutto hanno creduto in me, penso a: Valentina, Valentino, Mauro, Rio, Aldo, Mauel, Manolo, Valeria, Viviana e tanti altri, tutte persone che mi hanno dato la possibilità d’imparare qualcosa e di evolvermi a livello personale, con i miei tempi. Sono veramente moltissimi gli attimi ed i momenti che mi piace ricordare, a cominciare dalle Feste campestri, le feste al laghetto, le cene di Natale, le grigliate, le feste di Halloween, la Sagra del borgo, l’atelier teatro... per non dimenticare il modulo SUPSI, con la recitazione finale di “Le altre storie del Don Giovanni”, esperienza che definirei cardine del mio percorso, perché ha cambiato radicalmente la vita. Ora che le giornate diventano sempre meno, ed i granelli nella clessidra stanno pian piano svanendo - e quindi anche l’ansia del nuovo e dell’inconscio sale - c’è la paura di lasciare tutto ciò, una comunità che per tanto tempo mi ha accompagnato e rassicurato, dandomi tanta forza di andare avanti e non sentirmi nuovamente perso. La cosa più bella che ho imparato in questi anni al Club è: “dove c’è relazione c’è legame” e questo mi fa partire sereno. Cari amici del Club ‘74, grazie per tutti i fantastici momenti che mi avete regalato, e come ho detto all’inizio, non è un addio bensì un arrivederci.

TRATTANDE 2019 e 2020 1. Visione dei Conti, Bilancio e Conto economico 2. Comitato uscente 3. Nuovo Comitato 4. Attività e progetti svolti negli anni di esercizio 2019-2020 5. Progetti in agenda per l’anno 2021 6. Progetti in agenda per l’anno 2022 SVOLGIMENTO 0. Saluto e discorso di apertura di Mauro e Magda. 1. I conti degli esercizi 2019-2020 con le perdite nette sono stati accettati. 2. Luce Piffaretti lascia la carica di Vice Presidente. È stata approvata lo nomina di Luisella Nussbaumer nuova Vice Presidente. 3. Nuovo Comitato Presidenti: Rio Tonini e Aldo Pellegrino Vice Presidenti: Luisella Nussbaumer e Oliver Sargenti Cassiere: Laura Ferrari e Rosi Ritter Segretarie: Consuelo Rigamonti e Nicoletta Danzi 4. Vengono descritti dai responsabili delle aree di competenza le attività e gli atelier organizzati dal Club ‘74 negli anni 2019-2020. 5. Progetti in agenda per l’anno 2021 - Organizzazione delle Tavole rotonde Edizione 2021 - Partecipazione al modulo SUPSI di Lorenzo Pezzoli - Partecipazione artistica al Convegno OSC di ottobre - Pubblicazione di tre numeri del Giornale Insieme 6. Progetti in agenda per l’anno 2022 - Organizzazione al Convegno Club ‘74 su Ettore Pellandini - Organizzazione delle Tavole rotonde Edizione 2022 - Festa campestre 2022 Il verbale è considerato approvato dai membri. Maggio 2021

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Svizzera, pittura acrilica a gravità (84 x 116 cm) di Alessandro Scorpiniti per Quadrifoglio 4

Redazione Insieme Club ‘74 - c/o OSC

Via Ag. Maspoli 6 Stabile Valletta 6850 Mendrisio Tel.: 091 816 57 93 Email: info@club74.ch

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Insieme n°2 - 2021  

Periodico del Club '74

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