Insieme n.3 - 2021

Page 1

Insieme N. 399

N. 3 2021

AUTUNNO-NATALE

16 marzo 2022 Io sono ancora qui!


sommario 05.

VA LE NT I NO GA R R A FA

30.

L U 75

Lettera a Babbo Natale

Il gruppo musica compie 10 anni

06.

33.

D A NI E LE I NT R A i NI A

M ANU EL A C AT T O LA

Per un Natale con uno sguardo diverso

Festa della luce

12.

34.

JA C K

DONATEL L A TAGH ET T I

Storia del teatro

Il sogno nel cassetto

17.

48.

ROLAND O S T OCK E R

ROS S ANA ROS I

Due chiacchiere con Stefano

Dal ricettario di Rosi

20.

50.

VA LENT I NA POL E T T I

C ONS U EL O

Il teatro e il paese del vero

Home treatment

22.

52.

GRE GOR I O S PE R A NZ A

M AU RO DU RI NI

Due settimane da raccontare

"Indegno"...

28.

54.

A NNA E GR E T A

Tutta una questione di mele

p a g. 2 - I N S I E M E

Ras c o Hu ndredh y mn s

Il gruppo maglia Aula 4 e Viva Vittoria Varese , insieme per una buona causa

Autunno nel parco di Casvegno, fotografie di Gregorio Speranza

insieme - pag. 3


Lettera a Babbo Natale

Editoriale

I

l caso vuole che Don Angelo quest'anno lascia la comunità di Casvegno per affrontare nuove avventure e nuove sfide. Ma il caso, forse, non esiste. Comunque sia, vogliamo salutare il nostro Don ed augurargli il meglio. Che siate credenti oppure no, Don Angelo in questi decenni è stato un vero punto di riferimento della Comunità di Casvegno: a volte in maniera più evidente, perlopiù con discrezione.

Grazie Don Angelo. Buon Natale e buona vita! Una presenza importante di cui tutti sentiranno la mancanza perchè a molti ha dato conforto e in tanti gli hanno voluto bene. Sì perchè, quando ti manca qualcuno, per quello che è e per quello che rappresenta, quell'assenza diventa presenza. Proprio come nelle pagine d'Insieme, dove troverete una ricca sezione dedicata al teatro. Perchè scriviamo oggi di teatro, dopo due anni che non possiamo fare teatro? Ma proprio perchè ci manca tanto. Lacan diceva a tal proposito che "la mancanza genera il desiderio". Avete notato una cosa? Più passano gli anni e più diciamo sempre le stesse cose. Certo, con più dettagli, accenti e sfumature diversi. D'altro canto le idee più brillanti dell'essere umano sono state normalmente ideate prima dei 24 anni. Il resto è un esercizio di ... raffinare, ecco, raffinare le idee. Dovremmo lasciare più spazio ai giovani, dovremmo lasciare loro più responsabilità. Noi adulti d'altro canto, dovremmo regalargli l'idea di un mondo migliore, un'idea di futuro. Ma per come vanno le cose, forse è meglio p a g. 4 - I N S I E M E

Caro Babbo Natale, in tutta onestà, non tocca a noi dire se siamo stati "bravi" oppure no, però ci abbiamo messo impegno e passione. Così abbiamo deciso di scriverti perchè abbiamo dei desideri che vorremmo tanto veder realizzati.

DI VALENTINO GARRAFA

Cominciamo dall'accettazione: sì perchè spesso, ad avere troppe aspettative, si rischia sempre di deluderle. Meglio partire dall'accettazione di sé! Sarebbe già un gran bel traguardo. Spero tu possa aiutarci.

non fare commenti sul nostro modo di interpretare l'età adulta e sulla nostra capacità (o meglio incapacità) di fare sognare: immaginare un'idea di futuro.

Poi ci piacerebbe tanto che tutte le persone rispettassero il dolore e la sofferenza altrui. Ognuno ha le sue opinioni e tutte sono rispettabili. Ma il rispetto di chi ha sofferto o di chi soffre é imprescindibile. La sofferenza dell'altro é anche la nostra. Ci puoi aiutare?

Però è quasi Natale e ognuno di noi, in fin dei conti, ha nel cassetto dei desideri. Di questi tempi, ritrovarsi a discutere nel Segretariato del Club '74 è una gran fortuna e io ho sentito esprimere tanti desideri. È ora dunque di preparare la lettera a Babbo Natale ... speriamo di non essere in ritardo! Dicembre 2021 .

Infine (sì perchè non è che possiamo chiederti tutto, hai già così tanti impegni), per parlare di un problema che non è solo della socipsichiatria ma dell'intera colletività, abbiamo il desiderio di veder diminuire drasticamente i ricoveri coatti e i ricoveri dei minori! In Ticino ci sono troppi ricoveri coatti. È un dato di fatto se confrontiamo la nostra realtà a quella di altri cantoni. Ecco, a tal proposito, possiamo garantirti tutto il nostro aiuto e il nostro sostegno concreto. Consideraci un po' come i tuoi aiutanti del Polo Nord. Caro Babbo Natale, care lettrici e lettori di Insieme, auguriamo a voi tutti e alle vostre famiglie di realizzare il vostro modo di essere, auguriamo a voi tutti di accettare gli altri e le loro idee con buonsenso e nell'interesse collettivo e infine, auguriamo a noi tutti di continuare a credere e a lavorare per un futuro migliore per i nostri giovani. Buon Natale e Felice Anno Nuovo! insieme - pag. 5


Per un natale con uno sguardo diverso

Covid 19, che ci ha riportato alla memoria la fragilità dell’essere umano, sia nella sua componente somatica, come pure di quella psicologica. Nei momenti del confinamento abbiamo riscoperto l’importanza e la bellezza della relazione, quella stessa dimensione che ci pone in relazione con l’altro. Come dimenticare questo vissuto che ancora ci obbliga ad una convivenza forzata con la malattia e con il rischio di contagio.

Daniele Intraina, Direttore dell' Organizzazione sociopsichiatrica cantonale OSC

... Ma noi siamo comunque forti e riscopriamo nuove risorse: quelle del Club ’74 sono certamente molto preziose e continuano ad offrirci occasioni di scambio, di confronto e di crescita nel percorso e nelle sfide della vita. Daniele Intraina

pa g . 6 - I N S I E ME

Le festività ormai prossime ci offrono nuove occasioni di confronto e di riflessione sull’anno vissuto e che stiamo per lasciare, volgendo altresì uno sguardo su quello che verrà. Sono molto lieto dello spunto che cortesemente mi viene offerto dal Club ’74 con il quale ho avuto, fin dai miei primi momenti alla direzione dell’OSC, una particolare considerazione e dimestichezza. Mi avete accolto nelle vostre attività, mi avete offerto importanti momenti di riflessione, mi avete donato, mediante le vostre storie e testimonianze, a volte supportate da contributi audiovisivi, la dimensione di un vissuto che sa restituire a percorsi di sofferenza, dimensioni di dignità, valore e ricchezza della persona. Grazie all’accoglienza offerta anche dalla dimensione socioterapica avete potuto superare, io con voi, quasi due anni di ridimensionamento delle nostre vite a cui siamo stati costretti dalla pandemia. Un virus, quello del

Ma noi siamo comunque forti e riscopriamo nuove risorse: quelle del Club ’74 sono certamente molto preziose e continuano ad offrirci occasioni di scambio, di confronto e di crescita nel percorso e nelle sfide della vita. Voi ci siete, noi ci siamo: sono occasioni d’incontro, sono opportunità di scambio, sono momenti di condivisione che danno un senso, che offrono un valore aggiunto. Ancora una volta il prossimo Natale non sarà come i precedenti alla pandemia, ma l’augurio è che se ne possano cogliere, indipendentemente dal credo di ognuno, quegli elementi legati alla rinascita e alla riscoperta dei valori della nostra vita. Queste riflessioni ci aiuteranno a guardare con speranza al futuro, quella speranza di vedere finalmente alle spalle l’emergenza sanitaria. Desidero esprimere ogni auspicio a che il futuro continui ad offrire al Club ‘74 nuovi approdi e nuove progettualità in cui al centro delle proposte trovi sempre spazio la dimensione di ognuna ed ognuno di voi. Colgo questa opportunità per augurare a voi tutti e ai vostri cari di trascorrere delle serene festività. Con gratitudine e viva cordialità, Daniele Intraina Dicembre 2021

insieme - pag. 7


DI ANNA E GRETA

Il più bel peggior Natale Sorridi è Natale c’é la neve per le strade facce rilassate le vacanze cominciate c’è chi torna a casa a ritrovare la famiglia che durante l’anno sta lontano mille miglia è il 25 sera tutti attorno a quella tombola il nonno gira i numeri come se fosse una trottola la mamma con la nonna si dan da fare in cucina il papà farà ritardo avrà finito la benzina. è un giorno come gli altri ma siam tutti più felici persi per negozi a far regali agli amici il natale è bello pure per chi non ci crede ma si mangia tanto chiama il tuo personal trainer un momento condiviso, dubbio, consapevolezza un attimo nostalgico, un ricordo, una carezza e anche chi è da solo sta scartando quel pandoro una lacrima sul viso ripensando ai tempi d’oro e chi sotto l’albero vorrebbe un grande abbraccio di qualcuno di speciale che ti dica non ti lascio il più bel peggior Natale sarà il più gran motivo per tornare ad amare.

Atelier canzone di Natale Durante il nostro stage ci siamo rese conto che, in svariate situazioni, la musica favorisce le relazioni, l’espressione dei propri sentimenti ed emozioni, facilitando così una maggior conoscenza di sé stessi e dell’altro. Al Club ’74 e non solo, la musica è presente in diverse forme e momenti come ad esempio al Bar, alla “Bottega Magica”, durante la pausa caffè, durante il Gruppo musica, in cortile, eccetera; inoltre, in molteplici situazioni abbiamo avuto il piacere di parlare di Musica. Infatti questi elementi sono stati fonte d’ispirazione per la creazione del nostro atelier: “Il più bel peggior Natale”. Abbiamo coinvolto diversi attori con risorse e capacità differenti, ma fondamentali per la riuscita di esso. Durante il primo incontro abbiamo presentato il progetto ed abbiamo proposto delle canzoni memorabili che hanno stimolato emozioni e sentimenti. Quest’ultimi sono stati tradotti in parole e annotate in un brainstorming. Le parole emerse sono state fonte d’ispirazione per la stesura della canzone. Successivamente abbiamo coinvolto il gruppo musica che ha prodotto l’arrangiamento e il tutto è stato documentato tramite delle riprese. Abbiamo comunque cercato di coinvolgere persone che non vorranno essere presenti al gruppo parola o alla creazione del testo che verrà poi registrato e filmato, infatti, la locandina del nostro progetto e la dimensione artistica di esso, è stata svolta da persone che non hanno partecipato, ma che sono state una parte fondamentale per lo svolgimento di esso. Il frutto del nostro atelier ha dato come risultato la canzone: “Il più bel peggior Natale” che trovate a fianco. Dicembre 2022

p a g. 8 - I N S I E M E

La mansarda della Valletta, luogo dell'atelier

insieme - pag. 9


STORIA DEL TEATRO DI JACK

Per la Grecia il teatro non era solo un'attività comunale, ma anche una forma d'arte che era strettamente legata alla loro cultura in aspetti religiosi e politici. Lo spettacolo divenne facilmente una parte integrante del mondo romano poco dopo la sua introduzione nel 364 a.C. ...

La definizione moderna del teatro è una pratica antica originaria dell’antica Grecia nel V secolo a.C ad Atene. Quelli che potrebbero essere definiti tra i primi melodrammi erano considerati eventi importanti per la celebrazione di Dioniso, il Dio della vinificazione e della fecondità. Inizialmente gli spettacoli si trattavano principalmente di canti e danze in costume senza una specifica narrativa, sviluppandosi nel concetto simile a quello di oggi intorno al VI secolo a.C dove l’elemento della recitazione divenne popolare insieme all’introduzione delle competizioni di intrattenimento. Alcuni partecipanti presentavano spettacoli musicali o di ballo mentre altri si dedicavano alla lettura poetica, la quale si dimostrò essere particolarmente prediletta dal pubblico. Tra i vincitori più amati si trovava il poeta Tespi, in quanto la sua capacità di immergersi nel personaggio rappresentato nelle sue poesie era un modo fuori dall'ordinario di raccontare storie che incantò il pubblico. Da allora l’idea di interpretare dei personaggi per la lettura di storie e poesie divenne popolare, solitamente con l’accompagnamento di un coro per assistere l’attore. Competizioni dedicate unicamente allo spettacolo teatrale furono introdotte grazie all’interesse del pubblico, nelle quali tre drammaturghi venivano scelti per scrivere e presentare tre tragedie ed un dramma satiresco, oltre a doversi occupare della direzione, della coreografia e della composizione della musica. Nel passare degli anni le commedie vennero aggiunte come requisito per la partecipazione, ogni partecipante doveva quindi includere una commedia con cinque spettacoli in totale da dover presentare ai giudici. Sono poche le tragedie antiche sopravvissute al tempo, molte delle quali appartenenti ai tragediografi più rispettati dell’epoca che ancora oggi vengono riconosciuti come figure storiche importanti, tra cui Eschilo, Euripide e Sofocle. Per la Grecia il teatro non era solo un’attività comunale, ma anche una forma d’arte che era strettamente legata alla loro cultura in aspetti

p a g. 1 0 - I N S I E M E

Nonostante la recita era un'arte particolarmente apprezzata, gli attori romani non godevano della nobile reputazione come le loro controparti greche... religiosi e politici. Lo spettacolo divenne facilmente una parte integrante del mondo romano poco dopo la sua introduzione nel 364 a.C. In modo simile alla Grecia le prime attività consistevano principalmente di danze con accompagnamenti musicali, e fu solo nel 240 a.C. che le opere teatrali furono introdotte da Livio Andronico, un drammaturgo di Taranto incaricato dal consolato a contribuire ai ludi romani scrivendo e organizzando un dramma sulla vittoria nella prima guerra punica. In successione ci furono drammi ispirati da poemi tradotti dal greco riguardanti la guerra di Troia, i quali interessavano il pubblico romano in quanto trattavano le vicende di varie figure mitologiche romane oltre a quelle greche. Le prime commedie e tragedie furono sempre inspirate da miti greci ed eventi importanti nella storia romana, ma nonostante il loro furore iniziale la composizione di tali generi iniziò a diminuire durante il periodo imperiale dove le azioni sceniche gestuali come la pantomima divennero la preferenza del pubblico. Nonostante la recita era un’arte particolarmente apprezzata, gli attori romani non godevano della nobile reputazione come le loro controparti greche. Data la loro libertà di dar voce alle critiche nei confronti dei personaggi politici dei tempi sul palco e potendo esibire comportamenti normalmente considerati inopportuni nel nome dello spettacolo i loro atti avevano una forte influenza negativa sul loro stato sociale, il quale era considerato uno dei più bassi tra il i n s i e m e - p a g . 11


popolo ed erano privati dei loro diritti civili. Vista la credenza da parte degli imperatori che il teatro servisse a promuovere comportamenti immorali, gli attori dovevano inizialmente esibirsi in strutture temporanee fatte di legno in quanto i tentativi iniziali di creare uno spazio riservato allo spettacolo non duravano a lungo prima che venne ordinata la loro demolizione. I romani non videro un edificio permanente prima del 55 a.C con il teatro di Pompeo, oggi non più esistente. Mentre la nostra comprensione del teatro oggi è piuttosto diversa dai suoi inizi, questa forma d’arte rimane indubbiamente essenziale in tutto il mondo nonostante gli approcci diversi tra culture varie. La libertà di espressione che è in grado di offrire ed il suo modo unico di dare emozioni al pubblico ha chiaramente sempre avuto il suo fascino, dimostrando l’importanza del teatro come sfogo creativo che sicuramente continuerà ad essere parte della nostra storia. Jack Settembre 2021

p a g. 1 2 - I N S I E M E

... Mentre la nostra comprensione del teatro oggi è piuttosto diversa dai suoi inizi, questa forma d'arte rimane indubbiamente essenziale in tutto il mondo nonostante gli approcci diversi tra culture varie.

Il teatro per me era uno strumento di tutti i giorni, faceva parte della mia vita, della mia scelta di vita. Il teatro è complicato in psichiatria, la mia esperienza nell'atelier del mimo, che già avevo iniziato a fare in Francia eccetera, non è stata una scappatoia ma una scelta precisa. Ettore Pellandini i n s i e m e - p a g . 13


Ho visto anche l'anima di Einstein flutturare Atelier di teatro Stagione 20182019 Spettacolo presentato al Teatro sociale di Casvegno e allo studio Foce di Lugano Regia di Antonello Cecchinato e Prisca Mornaghini

p a g. 1 4 - I N S I E M E

i n s i e m e - p a g . 15


due chiacchIere CON STEFANO INTERVISTA DI ROLANDO STOCKER

Buongiorno Stefano, grazie di averci concesso questa intervista. Comiciamo pure. Per te la lettura cosa rappresenta? Che libri leggi? Leggo Nieztsche (“Al di là del bene e del male”, “Così parlò Zaratustra” e “Il crepuscolo degli dei”, eccetera), in genere molti libri, che mi servono per avere sempre più cultura, essere bravo a scuola… cioè bravo nel lavoro e nel tempo libero, quando faccio teatro. Ecco il teatro, il metodo Stanislavsky, questo mi appassiona.

La prima produzione dell’Atelier Mimo, Squarcio di vita, è andata in scena a Mendrisio nel 1980 ed è stata replicata al Piccolo Teatro di Milano e presso la Clinica psichiatrica universitaria di Losanna e in altre sale del Cantone Ticino. p pa ag.g .1 16 6- -I Ni nS sI Ei eMmE e

Allora parliamo di teatro, l’argomento che volevamo approfondire insieme … Sì, io sono interessato al teatro su Dioniso e al teatro greco, gli archetipi greci: la drammaturgia, la tragedia, la commedia e le varie pièce. Poi la mia origine è Dostojevsky, Shakespeare, Confucio e Victor Hugo. Io voglio preparare una mia versione di Amleto, che ce l’ho già in mente, devo trovare una scuola per farlo. A me piace molto anche Peter O’Toole, che è morto ormai anni fa. Il teatro ti affascina insomma… Sì sì, sin da piccolo. Non vedevo l’ora di far teatro quando c'erano le ore di studio. Ero piccolino e già voleva far teatro. Una volta sono andato da solo, cioè son fuggito da solo per vedere una pièce a Milano, in via Manzoni. Non ricordo come si chiama il teatro … sì “Il villaggio”, mi pare. Che bello! Erano anche guai suppongo. Sì sì, … ma che ridere! Da solo, correndo.

Tu sei cresciuto a Milano, una metropoli, quindi il teatro ce l’avevi lì. Mentre qui in Ticino, noi non abbiamo molto accesso a questo mondo. Ma anche qui c’è la Scuola Dimitri. E poi io fatto teatro anche col regista Pellandini, Ettore Pellandini, nel '91. Hai tanta esperienza, quindi. Sì, nel 1991 avevo 26 anni. Poi io scrivevo poesie da piccolo. E verso il 1988/90 mio papà mi ha detto perché non scrivi più poesie. Così mi sono iscritto al Corso di Teatro e Poesie. Ne hai pubblicate? Sì, due anni fa ho pubblicato un libro con la Flamingo Edizioni di Bellinzona. Il tuo libro di poesie mi piace. So che scrivi molto e che hai molto da dire. Adesso ho visto che operi con singoli fogli in cui scrivi una sola parola. Cosa ne fai? Attualmente ho un blocco nella scrittura, sono come bloccato e così tento di superare questo momento. A volte ci riesco. Se non ci fosse stato il teatro, io oggi non starei bene. Mi sarebbe successo qualcosa, non so che fine avrei fatto. Perché? Inconsciamente io andavo verso tutto ciò che è negativo. Soprattutto tra i 18 e i 20 anni consultavo un dizionario di fraseologia della Garzanti per trovare delle frasi negative … tanto ero negativo. Così mi sono messo ad ascoltare la musica dark. Ero giovane e al contempo negativo. Poi conoscendo il teatro ho conosciuto anche il mio lato positivo e grazie a ciò riesco ad esprimermi meglio i n s i e m e - p a g . 17


Si vede, sui temi positivi e parlando di teatro tu ti illumini. Ma io per esempio mi drogavo, senza esagerare, ma a volte con i rapporti tra amici capitava. Senza che i miei genitori se ne accorgessero. In fondo capivano quello che facevo. E io volevo essere bello per le ragazze. Man mano negli anni '80 sono entrato in quella sfera di giovani che volevano cambiare il mondo. Come… non so se conosci Vaclav Havel… Il Presidente cecoslovacco… Sì, poi c’era Al Gore e Bossi. In particolare il nostro gruppo era comico. Eravamo degli angeli. Siamo tutti degli angeli e noi avevamo qualcosa da dire, a Milano in quel tempo c’era anche gente del Ticino; eravamo di Milano, Brescia e dintorni. Io in quell’epoca ho conosciuto l’attimo fuggente. L’attimo fuggente? Puoi spiegarmi cosa intendi? Una ragazza! Ero senza lavoro, mi disse se volevo fare quella scuola. Io le chiesi il numero di telefono e mi innamorai. Ancora oggi – a distanza di 25 anni! - Ho avuto l’attimo fuggente! Ma è qualcosa di artistico p a g. 1 8 - I N S I E M E

l’attimo fuggente: la poesia, qualcosa che si deve esprimere col gesto, col viso, la mimica. In particolare sono i poeti a parlare di attimi fuggenti…

molto più personale: il rapporto che hanno le persone sul palco e nel teatro, le loro emozioni. La vita: c’è chi suona, che recita e ci si esprime così.

Quell’attimo che devi sapere cogliere perché altrimenti sfugge… perciò io a volte scrivo una sola parola su un foglio e così ho creato dei plichi di carta. Da ragazzo mi esprimevo con tutto il corpo. Con gli abiti che indossavo, con il punk americano che ascoltavo. Tanto che un giorno il maestro mi disse: “siediti lì”. Mi chiese: "cosa c’è che non va?" E io risposi: “Tutto bene.” Perché io probabilmente ero destinato ad esprimere le mie problematiche.

Tu hai suonato, cantato e poi hai anche recitato portando in scena il tuo vissuto. Sì, ho fatto spettacolo. Ho fatto i miei drammi, la commedia, la tragedia. Ho portato in scena la mia personalità e la mia persona. C’era chi disegnava, chi portava tanta vita, gente che veniva dal Cile, dall’Argentina, dal Perù: poeti e drammaturghi.

Questo attraverso il metodo Stanislavsky? Mi spieghi in cosa consiste questo metodo di fare teatro? Io mi riferisco innanzitutto alla "Comuna Baires", nata in Argentina, che io ho conosciuto a Milano. E’ un modo di vivere che non è un vivere con la busta paga. Sono artisti ecco. Lavovare, con i sentimenti, la poesia … quando si entra è tutta un’altra cosa rispetto alla vita normale. Può entrare chiunque? Sì, ma chi entra cambia vita. In che senso? Si comincia a leggere i giornali, ad informarsi per farne qualcosa: c’è chi va sulla croce, chi fa spettacoli sulla croce, chi fa spettacoli partendo da drammaturgia esistenti, ad esempio, oppure riscrive o crea drammaturgie diventando così drammaturghi o registi. Dunque hai fatto una bella esperienza? Mi dicevi che sei passato da una situazione un po’ difficile a qualcosa di positivo… Sì, perché negli anni Ottanta non c’era niente. Certo, c’erano i film di Stanley Kubrick, ma a parte ciò negli anni Ottanta… poca roba. Il drammaturgo di teatro del nostro gruppo scriveva delle drammaturgie, ma non c’era movimento. Si aspettava qualcosa, poi nel 1992 con il cambiamento politico è cambiato anche il modo di pensare e concepire il teatro. Con il metodo Stanislavsky tutto diventa

Un sacco di opportunità! Sì, ed è una cosa liberatoria. Io ho trovato un modo di esprimermi, Per esempio, alle scuole medie, io ero il cantante. E col mio gruppo ho portato il mio modo di cantare nel teatro. Così tutto il gruppo si è messo a fare teatro. Per di più ho trovato molte risposte nel teatro, nelle mie drammaturgie, nelle mie poesie. Stefano e Rolando Stocker Novembre 2021

Il metodo Stanislavskij è uno stile di insegnamento della recitazione messo a punto da Konstantin Sergeevič Stanislavskij (chiamato pure psicotecnica) nei primi anni del Novecento. Il metodo si basa sull'approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità tra il mondo interiore del personaggio e quello dell'attore. Si basa sull'esternazione delle emozioni interiori attraverso la loro interpretazione e rielaborazione a livello intimo. Per ottenere la credibilità scenica, il maestro Stanislavskij creò esercizi che stimolassero le emozioni da provare sulla scena, dopo aver analizzato in modo profondo gli atteggiamenti non verbali e il sottotesto del messaggio da trasmettere.

i n s i e m e - p a g . 19


IL teatro e il paese del vero

DI VALENTINA POLETTI

Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sottoterra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco. Victor Hugo

Le forti emozioni fanno parte di noi, ci accompagnano nella vita quotidiana e influiscono sui nostri giudizi e le nostre scelte di un'educazione rivolta allo sviluppo dell'intelligenza e alla cura del corpo, trascurando l'area emotiva, tuttavia educare all'emotività è necessario, tanto più in un mondo in cui l’eccesso di stimoli si accompagna a crescenti difficoltà di relazione. Il teatro è uno strumento fondamentale per una pedagogia delle emozioni, mira a far sperimentare ai soggetti coinvolti le emozioni proprie e altrui, portandoli sulla strada della crescita emotiva attraverso la performance teatrale. La rappresentazione teatrale crea una nuova realtà, che seppur illusoria e fantastica, è molto vicina alla vita reale, essendo costituita dagli stessi elementi che la pongono in essere: spazio, postura, linguaggio, comunicazione intra ed intersoggettiva. Le emozioni e i sentimenti che vengono trasmessi attraverso una sceneggiatura sono gli stessi che costituiscono il patrimonio emotivo di ogni individuo. Tali emozioni e sentimenti vengono anche condivisi non solo tra i partecipanti ma anche con il pubblico attraverso un vero e proprio processo catartico. Il linguaggio del teatro favorisce la socializzazione all'interno del gruppo e viene utilizzato come strumento di interazione, creando una situazione di confronto e conoscenza reciproca, soddisfando il bisogno di comunicazione e facilitando l'espressione delle emozioni, dei desideri e delle proprie potenzialità. Tutti i membri del gruppo, in maniera sicura-

p a g. 2 0 - I N S I E M E

mente minore o maggiore, riconoscono al teatro una funzione di aiuto, di stimolo, di motivazione, di appagamento, di "riscatto sociale", di identità e di arricchimento personale. Il processo terapeutico si esplicita nella struttura di ogni incontro, struttura che è caratteristica anche dal percorso globale. Vi è una prima fase di fondazione del gruppo, dove si stabiliscono le regole del gioco e i confini del gruppo, i partecipanti sono invitati a esplorare concretamente la natura della piece teatrale, costituendo un linguaggio comune, un universo espressivo entro cui a ognuno è concesso di manifestarsi. Vi è poi una seconda fase di creazione: la creazione del tempo in cui l’espressione allo stato iniziale della prima fase prende forma, l’immaginazione narrativa dei singoli e del gruppo diventano visibili e comunicabili attraverso il loro trasformarsi in azioni e ruoli, in storie e personaggi. Per poi finire con la condivisione, condivisione in cui il gruppo celebra il proprio viaggio emozionale. Mettersi in gioco, raccontarsi, mostrarsi: questo è il teatro. Il gruppo che condivide le emozioni i vissuti, le prove e la preparazione dello spettacolo, l’adrenalina prima della messa in scena, la voglia di stare insieme e condividere un progetto, una storia, una piece. Mettersi a nudo, conoscersi, gli sguardi le parole di ognuno, il contatto fisico e gli abbracci. Raccontarsi attraverso un fil rouge che contraddistingue la messa in scena, poter parlare di noi stessi trasversalmente con i personaggi che caratterizzano l'opera teatrale. Poi l’adrenalina prima dello spettacolo, la paura di sbagliare, l’emozione incontrollabile sul palcoscenico. Gli applausi; e, appena tutto è finito, la voglia di fare nuovamente, di ripartire con un altro spettacolo. Novembre 2021

i n s i e m e - p a g . 21


che si incrociano destini / strizza cervelli e dottori che mi fanno tanti onori / e così in un solo giorno l’agenda piena adorno.

Due settimane da raccontare

Martedì Che girate 24 le rivivo il secondo giorno giulivo / con i soci del reparto a sgranchire qualche arto / a sfruttare la palestra che l’idea non è maldestra / ma lo scempio vi è nel parco che dei cedri spegne il varco / Greta dice di piantare e noi qui a tagliuzzare / forse sì sono malati ma sicuri van castrati? / A vederli a pezzettoni sembran quasi dei campioni / il concentrico apparire non sembrava sbiadire.

DI GREGORIO SPERANZA

Degenza a Casvegno Diciamoci subito la verità, lo stigma del ricovero a Mendrisio è ben lungi dal tramontare. I tanto vituperati acronimi ci hanno traghettato più di venti anni fa da O.N.C a O.S.C. ma c’è ancora troppa gente che quando pensa a Casvegno fa riferimento al manicomio, ai diseredati e agli sfigati in generale. Noi del Club che viviamo da 40 anni intimamente questa realtà sappiamo benissimo che al giorno d’oggi a frequentare i reparti sono ben altra tipologia di pazienti, che per loro rispetto e dignità non voglio nemmeno elencare. Insomma la copertina è passata da neuro a socio… ma il pregiudizio, il preconcetto e la superficialità per ora hanno ancora il sopravvento. Troppi pazienti per questioni di immagine vengono ancora dirottati su padiglioni e cliniche che, nel privato, hanno terreno fertile per logistica e/o benevolenza sociale. È in questo contesto terapeutico che si inserisce la mia 19° esperienza di ricovero a Menp a g. 2 2 - I N S I E M E

drisio. Alle 11.00 ero in stanza… parametri, pranzo in camera, ECG, urine e alle 16.00 primario e allieva psicologa conferma della terapia casalinga… un paio di mani a Macchiavelli con due adolescenti, una bella bresaola, due telefonate e alle 22.00 a letto senza riserva. Sono cotto abbastanza. Ma per togliermi dall’imbarazzo di un articolo troppo serio mi sono preso la libertà di mettere in rima le avventure di queste giornate colorate, cercando di cogliere il lato semiserio di una situazione personale alquanto antipatica, che ho cercato di procrastinare il più possibile negli ultimi 10 anni. Lunedì Son svegliato la mattina che preparo la borsina / pronto il Ceneri a scalare scendo tosto verso il mare / ecco pria che di Chiasso pazzo vivo questo sbalzo / se mi fermo all’OSC qualche amico trovo lì / avventura volontaria che ciò un po' la testa in aria / infermieri assai carini

Mercoledì Son passati 10 anni che il contenzio non fa danni / non si lega più nessuno questo è quello che presumo / in realtà con i miei occhi vedo il mondo dei balocchi / la mia stanza è testimone c’è una equipe mobile in azione / 4 o 5 a dare il verbo il paziente con riserbo / fuori come un soldatino si scialla un securino / la parola quella salva la camicia sa di malva / e se gratti la scorza non occorre più la forza. Giovedì Del programma mattiniero certo oggi vado fiero / la lezione che mi spiega ospedale chi se frega / posso stare a casa mia a far ordine e pulizia / poi mi faccio pranzo e cena manco fossi in quarantena / alle 8 e alle 20 sopralluogo inservienti / e se occorre a tutte le ore può far visita il dottore / un sistema di risparmio che ci chiudo qualche gremio / con l’Adorna dimezzata ecco fatta la frittata. Venerdì Con il Club in allegria che la noia scappa via / tavolate in quantità se si fa comunità / si riempie la cavagna e si cuoce la castagna / e quell’arca in poche spese si trasforma in un presepe / bancarella pien di doni succulenti regaloni / coi pittori qua e “Lac” visitiamo la città / Ed infin da quando è nato ci troviamo al segretariato / la fucina che forgella qualunque idea anche la più snella. Sabato Ma la vita vera assai in corsia certo la fai / il vicino che ruggisce di puzzette ti ferisce / il vassoio che è arrivato tutto al gusto di gelato /

i ragazzi fanno disco che alla fine mi stordisco / e se bado al sonno mio quello prega il suo bel dio / faccio scorte per la notte se non offro poi son botte / lo sapete anche voi che qui occorre esser eroi. Domenica La domenica si sa tutti a casa a rivangar / ritrovare quella scena che ci ha dato tanta pena / mamma figli e cognati preferisco se scappati / ed invece li ritrovi tutti a tavola a far sermoni / tu fai questo tu fai quello tutti in pappa col cervello / quasi quasi son contento a tornare nel portento /qui qualcuno mi capisce non ci sono solo bisce / e a dirla tutta e qui che mi accettano così. Lunedì Secondina è cominciata dolce dolce settimata / quanti amici in padiglione conosciuti in fondazione / comandare quell’attrezzo che vivevano a Pianezzo / ora a pranzo vado solo anche se c’è un pinolo / La Valletta or festeggia portoghese che riormeggia / qui non c’è lavoro assai / me ne torno ho meno guai / qualche lacrima rimane ma passata la mia grinta me ne torno a Coimbra. Martedì Oggi è un giorno singolare c'ho la psico da affrontare / a lei basta un accento di profilo fa per cento / della scuola fa tesoro vuole la medaglia d’oro / il colore della spenta brace è quello che le piace / con il ricciolo barbino colpisce anche l’orbino / predisposta per borchie e affini ma fatti i bigliettini / il mio sogno una così ci verrei ogni dì / ma partir da Bellinzona mi costasse una corona. Mercoledì Sai che faccio? Resto in reparto e non smuovo mezzo arto / il tempo è bigio uso a stento il dentifrigio / resterei alla tv, ma il divano butta giù / uno scomodo così non lo compri ogniddì / non lo so come mi assesto non sopporto il palinsesto / anche se cambio il canale tutto va verso il banale / è il momento che mi sbrigo c’è qualcosa dentro al frigo / e se non sarà un miraggio forse un poco di formaggio. Giovedì Ma la cosa che più apprezzo anche se non ha i n s i e m e - p a g . 23


un prezzo / nelle foglie a passegiare se le vedo rosseggiare / e volteggiano leggere fanno già il loro dovere / un colore dai toni caldi dappertutto come i saldi / Han le tinte del tramonto mi stordisce resto tonto / poi il magone tosto viene se mi scalda nelle vene / il ricordo ormai dissolto lo scoiattolo più colto / che ricorda ogni buca come fosse il tuca-tuca Venerdì È finita l’avventura di una vita assai dura / diciannove gli interventi smossi da infiniti accenti /A qualcuno non par vero ma io ci accendo un cero / ancor vivo sono stato più

di un miracolato / Che compagni e parenti ne ho perso quasi venti / ma finiamo in allegria e pensiamo all’anarchia / Un consiglio sol vi do non credete neanche un pò / la pastiglia non è amica quel che conta è la f…

LIBROBUS

Etciù!!! SALUTE

Edith Hall

Gregorio Speranza Novembre 2021

Il metodo Aristotele

DI CONSUELO

Einaudi Editore Torino Anno 2019 - Pagine 249 letti e ripresi più volte, infatti i titoli sono: Felicità, Potenziale, Decisioni, Comunicare, Conoscenza di sé, Intenzioni, Amore, Comunità, Tempo libero e Caducità. Insomma, un saggio che rimane sul comodino per tutta la vita, che può essere consultato spesso, per schiarirsi le idee, prendere decisioni e scegliere il giusto percorso da intraprendere in un momento in cui ci si sente confusi. Vi propongo due stralci illuminanti:

Ho trovato questo libro cercando dei testi sul tema “Felicità”, parola tanto usata, ma, a mio parere, poco capita.

Testo, foto e disegno di Gregorio Speranza

p a g. 2 4 - I N S I E M E

“I Leitmotiv di Aristotele sono i seguenti: studio della situazione con cui si è alle prese, ponderazione, continua attenzione alle intenzioni, flessibilità, buon senso pratico, autonomia individuale, importanza di consultarsi con gli altri. E la premessa fondamentale della sua concezione della felicità è straordinariamente semplice e democratica: tutti possono decidere di essere felici. Dopo un certo tempo, agire rettamente diventa un’abitudine radicata, che fa stare bene con sé stessi. Lo stato mentale che ne consegue è quello che va sotto il nome di eudemonia, usato da Aristotele per indicare la felicità”.

Edith Hall è una delle più importanti classiciste del mondo e insegna Lettere classiche al King’s College di Londra. Ha scritto diversi libri divulgativi sull’antica Grecia e sulla sua filosofia e in questo ha infuso tutti i cardini del pensiero aristotelico.

“Decidere di perseguire la felicità Vivendo Bene significa praticare "l’etica della virtù” o più semplicemente “fare la cosa giusta.” Questo libro mi ha aperto un mondo nuovo, mi ha affascinato e piaciuto molto. Ho arricchito le mie conoscenze filosofiche in modo semplice, attuabile e attuale. Lo consiglio di cuore.

Il libro è diviso in capitoli che possono essere

Novembre 2021 i n s i e m e - p a g . 25


i venerdì più pazzi di QUEsto casvegno DI GREGORIO SPERANZA

Tutti al Prestin Vecc Non so voi? Ma vi siete accorti che il venerdì pomeriggio da un po' di tempo in quel di Casvegno è più scoppiettante di una padella di pop-corn??? Castagne gratuite, torte casalinghe, musica di tutti…. E dico tutti… i generi e poi crêpes alla nutella e alla marmellata, la bancarella coi nostri prodotti…pin’s, T-Shirt, miele, gioielli e borse, succhi, portacandele… insomma un vero mini mercatino dai mille colori e profumi. Anche i numeri sono impressionanti in due volte cucinate e regalate 70 chili di castagne momò originali, una delicatezza a Km0… E le torte? Sette-otto delicatezze differenti, finite, ad un 1 franco alla fetta e un cestone di meringhe fatte da Valentina gratuite, che nonostante questo non sono andate come dire…. A ruba! Dai scherziamo era la prima volta che provava quella difficilissima ricetta, in verità io le ho provate diciamo che potrebbero andar bene anche come piattelli per le prossime olimpiadi… E poi il Bar Sociale che ha sfornato un centinaio di crêpes, un grazie a Giuseppe e al suo staff che ha passato al Club tutto l’incasso. Certo le prime due castagnate hanno visto il favore del tempo e delle scelte musicali di Valentino, che con sacrificio lentamente ci sta istruendo agli standard del jazz. Il tendone al centro della piazza ha fatto la sua figura anche se il tempo clemente è stato sempre dalla nostra. L’affluenza alla grigliata è stata notevole, tanto che a grandissima richiesta è stata organizzata una seconda edizione. Certo che l’impegno finanziario è stato importante, appena compensato dalla terza edizione del “Crazy-Friday” dove si

p a g. 2 6 - I N S I E M E

mettevano in vendita fette di torte fatte in casa. Il sistema funzionava così Anna e Greta con i guanti distribuivano la fettine invero qualcuna era proprio filigranata… e il Buon Oliver incassava i franchetti… era un lavoro da duro ma qualcuno lo doveva pur fare. La seconda castagnata, con 10 chili in più non ha lasciato nessuno a bocca asciutta. Grande successo anche dalla bancarella degli autoprodotti con i classici delle magliette e delle pin’s che vanno sempre. In ultimo è con piacere che vi confermiamo che i pomeriggi animati del venerdì davanti al Prestin Vecc continueranno per tutto l’inverno, tempo permettendo e con modalità da definirsi di volta in volta.

il dolore Il dolore, da quando ci spuntano i primi dentini da piccoli, a quando, con il nostro ultimo respiro pensiamo a chi stiamo lasciando in questa terra, ci accompagna per mano lungo tutto il nostro cammino. Spesso ci siamo chiesti come debellarlo dalla nostra esistenza, e ci siamo affidati a preghiere, magia, o magari alla totale razionalità e repressione di ogni tipo di emozione e sentimento. E se invece di mettere in atto questi meccanismi di naturale difesa provassimo a cambiare le carte in tavola accettando il dolore come parte integrante della nostra crescita personale? In fondo sono le esperienze negative, i traumi, ciò che ci ha sradicato la terra da sotto i piedi lasciandoci in un atroce e massacrante vuoto senza apparente via di uscita, questo, è quello che fa di te ciò che sei. È grazie a lui se oggi ti fermi ad odorare un fiore per strada, guardi le nuvole spostarsi nel cielo e far le bolle di sapone in stazione. È grazie a lui se ora pensi due volte prima di ferire qualcuno. Ha davvero senso accanirsi a odiare qualcosa

DI CAOS

che ti ha reso la versione migliore di te stesso? Provare dolore è inevitabile, l’essere umano si confronta con questa scomoda condizione più spesso di quanto vorrebbe, e se imparasse ad accogliere qusta sensazione invece che rigettarla, avrebbe una battaglia in meno da perdere. Novembre 2021

... E se invece di mettere in atto questi meccanismi di naturale difesa provassimo a cambiare le carte in tavola accettando il dolore come parte integrante della nostra crescita personale?

SIETE TUTTI INVITATI! Novembre 2021

i n s i e m e - p a g . 27


tutta una questione di mele

DI ANNA E GRETA, ALLIEVE SUPSI

Grazie a tutte le persone che abbiamo incontrato in questi spazi, agli operatori e un grazie speciale a Valentino e Valentina che ci hanno permesso di svolgere il nostro percorso pratico e formativo in un’ottica costruttiva. Nei primi giorni di ogni stage che ho svolto, ho raccolto - nel vero senso della parola della frutta, e così è stato anche a Casvegno. Il primo di settembre abbiamo dato inizio alla raccolta di mele nell’immenso Parco di Casvegno, insieme a un gruppo di circa 20 persone comprendenti la Serra CARL ed i componenti del Club ’74. Il raccolto è stato suddiviso con la Serra CARL, la Cucina dell’OSC, Gerra Piano, Mezzana e Jardin Suisse. Unendo le forze siamo riusciti a raccogliere poco più di mezza tonnellata di raccolto. Un bel traguardo. Circa 300 chili della materia prima proveniente dal frutteto dietro lo stabile Adorna è stata lavata, tagliata, pressata, filtrata e pastorizzata. Successivamente è stato coinvolto anche il laboratorio Offset che ha prodotto e stampato le etichette per ogni bottiglia. Il succo è stato venduto sia nei mercatini interni sia ai privati. Questa attività non riguardava solamente una raccolta mele con lo scopo di ricavarne un modesto guadagno, ma è stato soprattutto un incontro di condivisione che ha permesso la creazione di un’atmosfera comunitaria, includendo più risorse/persone possibili che all’unisono hanno collaborato. Questa attività, la prima, è stata un momento di conoscenza p a g. 2 8 - I N S I E M E

di persone e di storie che mi ha permesso di iniziare il mio stage in maniera graduale. La socioterapia mi ha permesso di applicare fino in fondo l’ascolto attivo e dedicare il tempo all’altro. Questi due elementi mi hanno dato la possibilità di rendere preziosi gli attimi passati con ognuno di voi. Volevo ringraziarvi di aver condiviso con me storie, emozioni e sentimenti che porterò sempre nel mio cuore e di avermi dato la possibilità di aver costruito delle relazioni significative che hanno favorito sia il mio percorso formativo sia il mio percorso personale di crescita come persona. L’accoglienza che mi è stata data è stata indispensabile. Ognuno di voi ha saputo accogliermi nel suo mondo e al suo modo, umilmente e senza pregiudizi. Questo mi ha permesso di svolgere un percorso arricchente, emotivo, coinvolgente, motivante. Ma anche fragile e difficile. Un’esperienza che ricorderò per sempre, perché tutti voi riuscite a mettere a proprio agio le persone che varcano la soglia di questa struttura donandogli speranza, forza, capacità, competenze e amore. Anna Dicembre 2021

Mercoledì primo settembre è stato il giorno in cui ho varcato per la prima volta il grande cancello colorato del Club ’74. Mi accompagnava molta curiosità e un po' di timore. Da qui per me è iniziato un viaggio inaspettato che mi ha permesso di crescere, scoprire e meravigliarmi. Il mio percorso è iniziato fin da subito rimboccandomi le maniche e partecipando alla raccolta annuale delle mele nel frutteto dell'OSC. Qui si sono instaurate anche le prime relazioni che all’inizio erano "acerbe" ma col tempo sono cresciute e si sono consolidate. Grazie a questo stage ho avuto l’occasione di apprendere una miriade di nozioni, sia teoriche che pratiche, mi sono potuta esprimere liberamente mostrando la mia vera essenza senza timore e ho avuto l’opportunità di conoscere storie molto differenti dalla mia. L'avventura a breve terminerà, ma con me porterò sempre un forte ricordo di ciò che è questo luogo e delle persone che vi fanno parte. Quest'esperienza mi ha arricchito moltissimo. Grazie a questo breve, ma intenso viaggio, la mia valigia si è riempita di nuove competenze e profonde emozioni, cosicché le mele che ho raccolto durante i primi giorni di stage, si sono trasformate in gustose castagne che ci hanno deliziato nei "venerdì pazzi" del Club '74. Ringrazio tutte le persone che ho avuto modo di conoscere in questi quattro mesi (i membri del Club, gli operatori, i pazienti della clinica, eccetera) con le quali ho condiviso importanti scambi e per avermi dato la possibilità di mettermi in gioco. Porterò sempre con me il ricordo dei bei momenti trascorsi in compagnia, delle attività creative e delle uscite culturali che mi hanno permesso di sentirmi parte di questa Comunità speciale. Greta Dicembre 2021

i n s i e m e - p a g . 29


IL GRUPPO MUSICA COMPIE DIECI ANNI ... L’atmosfera si fa carica di energia, music & good vibes volteggiano. Casvegno si trasforma in una sorta di Jam Session che attira persino il gatto Libero. Club ‘74 propone tutti i mercoledì sera, a partire dalle 17.00 un piacevole momento di incontro e condivisione. Il leit motiv Ca’ va sans dire è la MUSICA. Nell’affascinante cornice che il clima estivo ancora favorisce, il set up della strumentazione è pronto. Mastro “Gianda”, il menestrello della vicina Repubblica sta dando gli ultimi ritocchi all’accordatura della sue Electric Guitar... Sandro, l’impavido operatore dell’Equipe Mobile che macina quotidianamente guizzi ed interventi, il mercoledì sera è chino sulla sua “acustica”. Pure lui viene da oltreconfine e va annoverato tra quei famosi “Angels” che hanno votato per la causa giusta e giorno dopo giorno ci regalano uno spicchio dello cuore, del loro impegno e della miglior dedizione. Siamo ancora in Pandemia e suonare con la mascherina è piuttosto castrante... Per fortuna come detto la Meteo è indulgente e fuori c’è abbastanza spazio per le distanze sociali. Ma torniamo alla MUSICA... La strumentazione scalpita per esser suonata; non sono “botte da bettola”, Gianda accarezza p a g. 3 0 - I N S I E M E

DI LU75

le corde della sua guitar con fiero piglio che conferisce allo strumento sicumera e “good vibes”. È canuto il maestro ma il suo settimo chakra illumina d’immenso la sua aurea multicolor. Sandro gli va dietro e la paziente A., del Q-1, altissima e dai lunghi capelli biondo cenere e dalle nobili movenze, si avvicina al “gelato” . Le sue labbra sfiorano il Mic.: È ora di CANTARE. L’atmosfera si fa carica di energia, music & good vibes volteggiano. Casvegno si trasforma in una sorta di Jam Session che attira persino il gatto Libero.

Mauro con “scussarin” a mo’ di cinturone texano. Il boss della Socioterapia si prodiga per noi e zelante e operativo come un Mario Bros, dispone e organizza il simposio paciatorio. C’è anche Max the magic taylor ad aiutarlo. È quasi ora di cena e Rosy che dirige la cucina, attenta e puntuale come il miglior Capostazione, mi rammenta, tra un riff di Gianda e un acuto di A. che il ritmo latino che callienta mi corazon, vive ancora in Svizzera... “Presto che è tardi” chiosa Max, Rosy sta sfornando le teglie: I rotolini di pasta sfoglia all’Emmental e pistacchi filano e ci fiondano nelle narici un profumo da Fondue Stuebli nach Tessiner Art. L’eletta schiera depone gli strumenti. Gnam Gnam Se magna! Iuhuhuhu! Buon Appetito. Novembre 2021

Anche i più scettici si distendono e melodia e ritmica riempiono quel vuoto esistenziale che talvolta viene accomunato ai reparti psichiatrici. Manuel arriva dal teatro, sembra in affanno ma è solo l’afa di quei giorni. Il suo mentore, sta già dettando il “tempo” al suo Cajon. Questo strumento di origine latino-americana è composto da una cassa di risonanza e una parte di anteriore che viene suonata (in prevalenza) con le mani. In effetti, nel caso di Manuel ed il suo maestro, sono le stesse mani che l'hanno costruito a suonarlo. Il risultato è un tutt’uno di Drum and Bass nel senso letterale. La cosa piace molto e fa la sua porca figura. Il tempo scorre in allegria e le barriere dei freni inibitori vengono divelte tra una Marlboro alla Valletta, un caffè ‘74. Antonio stinca e poi riparte in bicicletta. - “A domani”- dice con la voce leggermente pompata per poter esser intesa, visto che i decibel son parecchi. Dalla Cucina compare la lunga anima di i n s i e m e - p a g . 31


FESTA DELLA LUCE Po es i a d i Na ta l e È N a t a l e , a r r i va Babbo Natale

C o n i su o i st ivali che p or ta r eg ali a G ra n d i e p i cci n i . Balocchi e altr o

A n c o ra p o rt e rà Babbo Natale n ella n otte L u m i no sa . I b am bi n i fan n o a g ar a a S ca rt a re i r eg ali a m ezzan otte.

Fabi o Ceri ani

p a g . 3 2 - I N S I E ME

DI MANUELA CATTOLA

... Mi ricordo le vecchie feste di Natale a Casvegno con tanto di coro con canzoni, "pane allo zenzero" e "feliz Navidad", dai presepi viventi alla grande cena. Era la mia festa di Natale preferita perchè ridevo con i miei fratelli e amici tutti uniti.

Quel giorno tanto atteso sta per arrivare. Festa dei bambini e degli adulti che tornano fanciulli. Dai regali aspettati a quelli indesiderati, quel giorno che dovrebbe esser speciale per un dolce in più o per il banchetto apparecchiato su un manto scarlato con pizzi e merletti dai pini addobbati da tanti luccicanti addobbi, con il bue e l’asino e Babbi Natali che prendono il volo. Noi cristiani lo attribuiamo alla festa della nascita del nostro Messia, colui che dovrebbe esser figlio di Dio e portatore di messaggi per una nuova vita. A me, nonostante la mia fede cattolica, piacerebbe fosse chiamata "Festa della luce". Il solstizio cade il ventuno di dicembre, cioè solo quattro giorni dal solstizio d’inverno. Mi piacerebbe appunto festeggiare i giorni in cui la luce riprende piano piano possesso sulla notte e festeggiare comunque l’elemento che da vita per antonomasia, ossia il sole. Quando si nasce si viene alla luce proprio come Gesù. Così si potrebbe parlare e raggruppare persone di altre colture e religioni. Pelle bianca, pelle nera. Un mondo senza confini, un mondo di fratelli e sorelle che si radunano per darsi conforto e non lasciare a casa nella solitudine più

pura nessuno. Soffriamo tutti allo stesso modo dal fratello più piccolo a quello più grande.Dal signore con cappello, alla signora con il suo velo. Un mio pensiero va anche a quel confine né politico né geografico, ma a quello della mente umana che traccia ancora confini tra quello che è sano a quello che è malato. Spesso questi margini non sono fisici ma morali anche se l’uomo ha provato a metterci muri e filo spinato, ma prendiamoci tutti per mano e mettiamoci tutti a cantare. Mi ricordo le vecchie feste di Natale a Casvegno con tanto di coro con canzoni, “pane allo zenzero” e “Feliz Navidad”, dai presepi viventi alla grande cena. Era la mia festa di Natale preferita perché rivedevo con i miei fratelli e amici tutti uniti. Dopo si andava in salone a ballare e divertirci. Speravo sempre che quella notte non finisse mai e tornavo a casa canticchiando un motivato sentito quella sera, con nel cuore gli auguri di natale più veri e sinceri. Buon Natale

insieme - pag. 33


il sogno nel cassetto DI DONATELLA TAGHETTI

Abbiamo il piacere di pubblicare il contributo e alcune opere di Donatella, che in queste pagine ci invita alla ricerca della creatività che ognuno di noi nasconde... nel suo cassetto. Appena apro gli occhi, svegliandomi di primo mattino, penso a quel disegno che ha preso forma di ora in ora grazie alla determinazione delle mie dita indaffarate nel riprodurre un’immagine accuratamente scelta, con la tecnica del carboncino. Scendo lentamente la scala che mi conduce al piano inferiore, nel soggiorno, dove, durante il lockdown, ho iniziato a creare ‘l’arte’ che ho sempre sognato di creare. Esattamente così. Sin da bambina sono stata attratta da ogni tipo di materiale che riconducesse all’arte! Vicino casa c’era una cartoleria e ogni volta che ripenso a questo luogo magico la memoria olfattiva prende il sopravvento; matite, gomme, temperini, fogli di carta, cartoncini, pennarelli, carboncino, pastelli, tempera, tubetti di pittura, tele, libri… un’attrazione allora sconosciuta che mi avvolgeva verso ogni tipo di strumento che sapevo avrebbe trasformato immagini e sensazioni, concretamente attraverso la riproduzione con l’utilizzo delle mie mani e della mia creatività. Scendendo la scala, lentamente, sono emozionata, come quando hai un appuntamento importante; faccio un bel respiro per domare quell’agitazione che mi accompagna e non appena scorgo l’opera che ho quasi ultimato, dopo 27 ore di lavoro, provo una gioiosa sensazione di soddisfazione. Io guardo lei e lei è lì a restituirmi la stessa gaiezza per confermarmi che la gioia è reciproca e condivisa. E’ un incontro, un dialogo, un raccontarsi che si p a g. 3 4 - I N S I E M E

dipana nel tempo, uno scambio di opinioni e di complimenti reciproci! Un incontro intenso, dove senti lo scandire del tempo e lo spazio è un luogo delimitato con confini circoscritti, sono qui, davanti a lei come se fossi dentro lo spazio limitato del foglio di carta, all’interno del disegno. Lei soddisfatta della forma che ha preso e io felice di avergli dato nuova vita! La guardo, incredula ma felice, orgogliosamente felice, di una felicità inaspettata; quella felicità che mille volte ho cercato in posti e luoghi senza quasi mai trovarla o afferrarla; ora è qui, presente e vera, e continua ad attraversare il mio animo ripulendo ogni angolo di dubbio. Sono così sorpresa da questa nuova sensazione di appagata felicità trovata per caso nel soggiorno di casa mia, ammirando un disegno fatto con le mie mani, che cerco di capacitarmene. Gioire per qualcosa di apparentemente “inanimato” è un’assoluta novità e devo ammettere che mi ci sono voluti ben tre lavori portati a termine per capire che avrei rincontrato la stessa sensazione ogni volta, la felicità, ogni volta rinnovata, ogni volta autentica, ogni volta sorprendendomi. Questo inizio così intimo del mio racconto sul “come” mi sono riavvicinata all’arte spero vi abbia sin da subito catapultato all’interno di quel luogo magico che è racchiuso in ognuno di noi, voi, tutti, perché la creatività è una parte che tutti possediamo e che ognuno dovrebbe imparare a riconoscere e coltivare. Ognuno di noi ha talenti e capacità sopite o non ancora del tutto chiarite. Nella routine quotidiana è difficile prestare ascolto alla creatività perché vorrebbe dire ogni volta uscire da schemi prefissi e precisi e magari perdersi a fantasticare quando invece dobbiamo portare a termine, contemporaneamente 6-8 mansioni in questa vita frenetica da perfette persone multitasking. Immergersi nella creatività è un atto voluto, cercato, soprattutto premeditato, che richiede un certo intimo raccoglimento. Personalmente, nel mese di marzo 2020, quando era appena iniziato il periodo pandemico ed essendomi ammalata di Covid, e quindi isolata in casa per tre settimane, ho approfittato di questo improvviso stop forzato da ogni mia attività di routine, per disegnare e colorare.

Ricordo di aver messo insieme quattro fogli A4, non potendo uscire a comprare un foglio di dimensioni adatte, e di aver cominciato a fare qualcosa che adoravo fare da bambina: utilizzare ogni strumento che mi permettesse di disegnare e colorare. La mia fortuna fu che avendo due figlie in età scolastica le matite colorate, i pennarelli e i fogli di carta non mancavano certo, però non appena ho iniziato a prenderci gusto volevo avere a disposizione gli strumenti giusti per creare con più facilità la mia arte. Non appena riuscii ad uscire mi sono attrezzata di tutto punto.

Ho sempre pensato che disegnare, colorare, pitturare fosse una questione liberatoria, quindi un momento di assoluta “anarchia” dando libero sfogo ai propri impulsi e desideri, quindi cercando di copiare delle immagini ma senza sapere da che parte cominciare e provando talvolta un bel po’ di frustrazione perché i risultati non erano mai all’altezza delle aspettative. Per curiosità ho cercato qualche tutorial su YouTube su come disegnare un occhio e da i n s i e m e - p a g . 35


lì mi si è aperto un mondo; penso che non sia stato un caso che abbia disegnato proprio un occhio. Scoprire che esistono diverse gradazioni di matita grafite che ti supportano e ti aiutano a dare il giusto peso e la giusta tonalità, per poi eseguire disegni perfetti e stupendi, per me è stato come scoprire il tesoro sull’isola deserta. Man mano che mi esercitavo, sempre con l’aiuto di YouTube, cercando di acquistare il materiale adatto, lentamente mi sono avvicinata a scuole di arte online e curiosando nei vari siti, nel mese di maggio 2020, mi sono iscritta ad un corso online di arte. Le offerte sul web sono molteplici, ma ognuno sceglie secondo la propria natura e personalmente, ad oggi, seguo queste lezioni con regolarità. Da autodidatta, come nel mio caso, l’arte richiede studio e applicazione costante, allenamento continuo e quindi mi autodisciplino e cerco di seguire con un certo rigore ogni diverso approccio tecnico e materico. Imparare a disegnare è comunque, secondo me, la base nell’espressione artistica. Studiare l’anatomia del corpo umano, in termini di proporzioni e prospettiva, silhouette, forme, luci, ombre e tonalità, è per me, che da infermiera conosco il corpo umano in termini “scientifici”, un nuovo mondo. Interessante è stata la reazione di molti parenti e amici che sono rimasti a bocca aperta e increduli (tanto quanto me!) quando mostravo a loro i miei lavori, spiegando che erano il frutto di un corso online che avevo iniziato poco tempo prima. Si sa, noi tutti abbiamo bisogno dell’approvazione altrui, dei feedback obiettivi e ragionevolmente realistici e sentirsi dire: “wow… ma Dona sei davvero brava!” oppure, “Dona i tuoi lavori sono spettacolari!!!”, beh devo ammettere che mi hanno dato una bella spinta a continuare a perfezionarmi e a perseguire questo nuovo percorso artistico rimasto troppo a lungo nel cassetto e intrapreso fortunatamente “per caso”.

permettere di sbagliare senza causare alcuna conseguenza, poter decidere di mettere un bel color rosso lì e un bel giallo ora là, è estremamente liberatorio e ci si trova spogliati di tutti quegli impedimenti che nella vita quotidiana ci sono imposti. Quando creo sono totalmente immersa in quel momento, nel qui e ora. La mia mente è tutta orientata nell’istante in cui la mia mano esprime sulla tela ciò che immagino voglio far emergere. La sensazione è quella di un totale coinvolgimento dei sensi che mi aiutano a incanalare le emozioni per trasferirle all’interno dell’opera che mi appresto a produrre. La creatività, intesa come processo, necessita di due elementi fondamentali: motivazione e anticonformismo, attitudini che tutti possediamo in misura più o meno rilevante. Il mio invito è incuriosirti ad aprire il cassetto della creatività … è lì che aspetta soltanto di essere aperto e sono sicura che con un pizzico di intuizione e tenacia, la creatività ti accompagnerà in luoghi meravigliosi infondendoti un rinnovato entusiasmo rendendo la tua vita un’opera d’arte. Sarà anche per questo che rimaniamo cosi affascinati e ammutoliti davanti alle opere d’arte, soprattutto quando sentiamo che queste opere “ci parlano” e che sentiamo risuonare come qualcosa che ci appartiene.

Quando creo sono totalmente immersa in quel momento, nel qui e ora. La mia mano esprime sulla tela ciò che immagino voglio far emergere. La sensazione è quella di un totale coinvolgimento...

Donatella Taghetti Novembre 2021

Trovarsi davanti a una tela, un foglio, un cartoncino, insomma una superficie bianca e iniziare a fantasticare immaginando ciò che vorremmo far emergere da questo spazio “vuoto” è altamente appagante; poter scegliere liberamente seguendo i propri gusti, potersi p a g. 3 6 - I N S I E M E

i n s i e m e - p a g . 37


il sorriso delle donne

SULLA STRADA

DI MICHELE TEDESCHI

DI TOTÒ Camminando lungo, le vie di Vernate, vado lontano andando, verso il giorno, zona tranquilla, c’è poca gente intorno, che dice, che sei maldestro, vediamo, presto i maestri di vita, tornano a casa, voglia di parlare, auguri fin che duri per sempre, mi puoi seguire sul giusto cammino, io buono indeciso, un po’ solo ma vero, Cucciola io sono nato ieri, sono uno dei due figli che meriti, quindi lo tengo per me, insieme son grosso, cosa pensi, io sono ancora il numero primo, sono io il millenario! Due mesi abbiamo parlato, di fare attenzione, visto che ho sfiga di stare nei casini, Ma che il fumo fa male, che sono io il malato, ad avere una buona intuizione, anche se non conosco le persone, faccio svelto a inquadrarle, ad esempio ti ho sempre rispettato, non prendertela per quello che sono, venuto, ma sono sempre stato tradito, traumi, tu sei l’unica che mi ha aiutato e trovo, che per me sei più, di una semplice persona, Sei superiore se vuoi pensare male, fai come vuoi sappi soltanto che, resterai nel mio cuore, hai fatto tanto per me, e te ne sono grato, al mondo delle belle creature, mi hai fatto da mamma, ti sei presa cura di me, ho preso da razza in distruzione, verso isole itake, sole questione di ore, dove non c’è odore, non c’è spessore di fare, le porte contro porte, malumore rido presto, resto, complotto il mio motto, voi rodete, ci rimanete, in un appartamento, Prendo il Rap come il paradiso è crudo, ha porte ma è d’asporto, mete per chi è solo di passaggio, filosofia di vita. di persone, quante luminose dove, i raggi solari, a pari, meriti dei Safari, noi accogliamo i saggi dei consigli, ci abbracciamo anche e amiamo, pure se le rese sono l’occhio migliore, Se la vita è già una famiglia la battaglia, l’affronto con voglia tanto ho già vinto!!! Sì ci sono anche per gli esseri umani. Passano anche i guai mai, dire mai, Sei un canto lotto, la vita va avanti, passano anche i guai, mai dire mai, fammi guidare, che ti porto lontano, sei un incanto amore.

insieme - pag. 39

p a g. 3 8 - I N S I E M E

i n s i e m e - p a g . 39


la via di san michele arcangelo

piacere sono bianca neve

Non c’è bisogno di essere cattolici praticanti per conoscere le figure bibliche degli arcangeli. Sono tre e ognuno è caratterizzato da diversi elementi della iconografia degli antichi sacri testi. Gabriele, per esempio, è il messaggero non da ultimo dell’ora della morte, ma soprattutto del concepimento di Maria… Raffaele si presenta con un pesce e la cassetta dei medicamenti. Ma oggi a me interessa particolarmente San Michele e la sua epica spada pronta a derimere ogni controversia.

DI MANUELA CATTOLA

DI GREGORIO SPERANZA

La storia che voglio raccontarvi si perde nella notte dei tempi andati. Narra di monasteri, isole, castelli, preghiere, battaglie, eroi, diavoli, pellegrini, rocche, mappe, duelli, segreti e miracoli… e quindi “Avanti a spada tratta!!!”. La leggenda parte con una disfida tra il diavolo e il nostro SuperMike, che naturalmente ne esce degno vincitore. Grazie ad un fendente finale sferrato al maligno, lo ricaccia all’inferno, e lascia “incisa” sulla crosta terrestra una linea ideale che collega 7 luoghi mistici. Per praticità li rappresentiamo su questa cartina stilizzata che ci farà da guida nel racconto. “La via di San Michele Arcangelo” parte da un isolotto a sud dell’Irlanda: Schelling, nel territorio del Kerry. Poco più di uno spuntone di roccia con dei ruderi di una chiesetta eretta nel 588 d.c. (1). Scende in Gran Bretagna, nel cuore della Cornovaglia a Smounth, con le vestigia abbandonate di un antico monastero, Saint Micheal’s Mounth un’isola che con la bassa merea si collega alla terra ferma (2). Come da sempre del resto fa la nostra. famossima prossima meta, attraversando La Manica, unica in terra francese, parliamo di Mont San Michel (3). È un monumento estasiante scavato nella roccia con stili architettonici che vanno dal carolingio al gotico, cullato nel respiro della marea. Poco meno di mille chilometri e sempre scendendo verso sud-est arriviamo alla mia p a g. 4 0 - I N S I E M E

adorata Sacra di San Michele (4) posta in cima al Monte Tirchiriano, strategicamente tra la Valle di Susa e Torino. È una delle abbazie più belle e misteriose della cristianità. Soprattutto degni di nota la foresteria, lo scalone dei Morti e l’abside principale. Altri 900 chilimetri, sempre in linea retta e in Puglia sul Gargano arriviamo a Sant’Angelo (5). Uno scrigno scavato anch’esso nel tufo, patrimonio Unesco dal 2011, sede di una apparizione nel 490 d.c.. Avvicinandoci a Gerusalemme, ecco nell’arcipelago del Dodecaneso il monastero di Simi (6), dove si può ammirare una straordinaria effige del santo alta più di tre metri. Il nostro fantasmagorico e incredibile viaggio volge al termine. È Haifa l’ultima meta (7), più precisamente la chiesa Stella Maris del Monte Carmelo. Non siamo proprio a Gerusalemme, ma poco ci manca, questo negli effetti era il porto dove approdarono i primi crociati. L’asse che abbiamo attraversato è allineato con il tramonto del 21 giugno, questo contribuisce ad aumentare il valore simbolico e spirituale di questo pellegrinaggio anomalo tra mare, cielo e montagna. Nel concreto vorrebbe infine rappresentare la retta via che il popolo di Dio dovrebbe seguire ogni giorno.

Mi piace arrivare con il freddo, alcuni mi temono per la mia scivolosa superficie ma altri mi aspettano con ansia. Bimbi e adulti che tornano fanciulli ne fanno di me un freddoloso divertimento ma scaldo i cuori. Quella nebbiolina che sale quando mi faccio viva spesso irrita e rinchiude la gente in casa. Ma non facciamo altro che radunare le persone sotto calde coperte. Faccio si che le cioccolate si sciolgono e le tisane profumate di zenzero e cannella si riscaldano. Sono fatta di piccoli cristalli d’acqua geometricamente perfetti ma tutti diversi tra loro. Quel silenzio che genero fuori dalle finestre spesso nei soggiorni partono racconti e canti allo scoppiettio del camino o almeno avveniva. Ora presto arrivo e mi farà triste guardare dentro le finestre e vedere persone sole bloccate davanti agli schermi. Ma mi farà ancora più triste vedere famiglie sciolte ognuno su uno schermo da smartphone. Io, nonostante quello che provate per me, io vi aspetterò sottoforma di un candido mantello che ricopre i prati. Ma la natura non mi odia, ansi mi attende e spera che in primavera divento acqua fresca per dissetare i nuovi germogli che arriveranno. Le nuove piante si rigenerano grazie a me. I contadini sapevano che i campi coperti di neve sarebbero stati ricchi di grano per il pane quotidiano. Quando sarò depositata lascerò spazio al sole e alle stelle che brilleranno più che mai grazie al mio riflesso che creo. Le lune piene saranno grandi e serene. Gli uccellini avranno bisogno un piccolo aiuto da parte vostra e spero di non esser troppo dura e pesante. Ma voi preparate i vostri attrezzi, dagli sci ai guanti e uscite su di me e divertitevi.

Fate nascere omini bianchi con lunghe carote come naso. Mettetegli una sciarpa perché avrà bisogno del vostro calore. Ma lui sorveglierà i vostri giardini finché non vedrà le primule a nascere. Ai primi raggi di sole caldi piano piano in silenzio ce ne andremmo io Signora Neve, il simpatico Pupazzo e l’odiosa nebbia. Ora godetevi il calore delle case e dei vostri cari e datevi un abbraccio. In fede Signora Bianca Neve. Dicembre 2021

... Ora presto arrivo e mi farà triste guardare dentro le finestre e vedere persone sole bloccate davanti agli schermi. Ma mi farà ancora più triste vedere famiglie sciolte ognuno su uno schermo da smartphone.

insieme - pag. 43 i n s i e m e - p a g . 41


TAVOLA ROTONDA 2021 DI ROLANDO STOCKER

Dall'inizio della primavera scorsa i mercoledì o i giovedì sono andati in onda "Paesaggi emozionali: le parole che curano". Il ciclo delle tavole rotonde organizzate dal Club '74 è giunto al termine. Tante mattinate, tante riflessioni, tante angolazioni diverse e tante parole. Il Giornale Insieme vi propone una sintesi di una rassegna che ha avuto successo, sia per ciò che riguarda la qualità degli interventi, sia per il gran numero di argomenti legati al contesto specifico in cui lavoriamo e (ci) curiamo, sia per la presenza e la partecipazione attiva dei numerosi interessati. “Le parole a volte non bastano: servono, le forme, i colori e le emozioni.” È con questa citazione di Baricco che la nostra Valentina Poletti ha concluso la sua presentazione cedendo la parola alla psicologa Patrizia D’Alessandro durante il seminario "Tu chiamale se vuoi emozioni". Tuttavia chi scrive fa sempre ricorso alle parole, in questo caso sono quelle dei nostri ospiti, relatrici e relatori, protagonisti di mattinate indimenticabili che hanno segnato e scandito questo 2021 per certi versi unico e irripetibile, nel bene e nel male, al di là di ogni retorica. Mattinate fatte di momenti avvincenti di cui voglio rievocare solo alcuni punti salienti, sprazzi di ricordi miei, forse collegabili con i vostri per ricomporre - Insieme - una sorta di puzzle da mettere sotto un albero di Natale. Si tratta inoltre di ringraziare tutte/i coloro che hanno contribuito alla riuscita del progetto, assumendosi varie fuzioni: dallo staff operativo di Angelo, Manuel e Peter, alla moderazione, ai fotografi, alle relatrici e ai relatori ma p a g. 4 2 - I N S I E M E

soprattutto al pubblico, che ha dato un senso a tutto ciò, intervenendo con domande, obiezioni ed applausi.

Tu chiamale se vuoi emozioni Il primo tassello del puzzle è dedicato a Patrizia d’Aessandro, psicologa e psicoterapeuta, che ci ha illustrato il “lessico delle emozioni”. “Le emozioni, ha spiegato Patrizia D’Alessandro, sono stati mentali e fisiologici associati a cambiamenti psicofisiologici, a stimoli naturali o appresi”. “Per niente semplice”, ho pensato fra me e me. Dopo, però, la relatrice ha precisato che “in termini evolutivi, la funzione principale delle emozioni consiste nel rendere più efficace la reazione dell’individuo in situazioni in cui – per la sopravvivenza – si rende necessaria una risposta immediata, che non utilizzi cioè i processi cognitivi ed elaborazione

cosciente”. L’emozione dunque è istintiva, non dipende dall’età e non richiede, come ad esempio la comprensione di un concetto, nessun processo cognitivo. Secondo D’Alessandro, questo vale per tutti, indipendentemente dalle origini geografiche. Diverso è invece il corso concernente le modalità d’espressione di emozioni quali la gioia o il dolore: qui le persone del Nord si differenziano dalle popolazioni dell’Europa del Sud o per esempio dai giapponesi che esprimono tutto in modo più contenuto. In breve: quello che si vive all’interno al di là dell’espressione è comune a tutte/i. Il neonato evidenzia tre emozioni fondamentali - la paura, l’amore e l’ira – che vengono definite innate. L’evoluzione delle emozioni consente al bambino di comprendere la differenza tra il mondo interno e quello esterno, oltre a conoscere meglio sé stesso. Dopo il sesto anno di età, impariamo a mascherare le nostre emozioni e a manifestare quello che gli altri si aspettano da noi. Il bambino e l’individuo imparano man mano a controllare le proprie emozioni o meglio ad esprimerle in modo differenziato e contestualizzato. È vero che sul lavoro, ad esempio, tendiamo ad essere più cauti nell’espressione delle nostre emozioni rispetto a un contesto familiare, in cui l’emotività può sembrare anche un pregio, ma probabilmente abbiamo dei filtri anche per queste situazioni. Una domanda che avrei potuto porre a Patrizia d’Alessandro al termine della sua relazione, un momento clou - e ciò vale per tutte le Tavole rotonde – in cui tutte/i possono dire la loro o porre delle domande: questi interventi animano e vivacizzano gli incontri, indirizzandoli a volte su aspetti diversi o in direzioni impreviste. Tanto che in alcune situazioni i moderatori hanno persino dovuto intervenire per ricordare che le domande sono gradite – ci mancherebbe! - ma al termine della relazione. Attimi carichi di tensioni, vibrazioni che si percepiscono appieno solo dal vivo, ma ciò non è un motivo per rinunciare alla visione completa del “Lessico delle emozioni” (sul sito www.club74.ch).

Il Teatro sociale di Casvegno che ha ospitato i seminari

Musica nel pluviale Ciò che invece non si trova finora neanche su youtube sono le parole e il sound dell’atelier di Gianda & band, il cui intervento ha colorato il teatro: suoni, ritmi, musica, calore e naturalemente anche parole. Sì, perché in tema di musica servono anche le parole, soprattutto se l’intento è quello di spiegare la valenza terapeutica della musica. Il titolo voluto dai musicisti era “Musica nel pluviale”. Ho in mente come Gianda abbia ragionato su tutti i suoni che troviamo nella natura, nella geologia e nel clima “anche noi, ovvero i nostri corpi, sono fatti di musica, anzi, noi siamo musica”. Dal canto suo, Sandro ha esposto una riflessione riguardo il “fare musica” assieme. Il musicista che suona da solo è in relazione con sé stesso e con il suo strumento. Invece, sostiene Sandro, quando suoniamo INSIEME, siamo portati gioco forza ad ascoltarci, a scambiarci degli sguardi per trovare l’armonia e sincronizzare i nostri gesti: il ritmo e la musica sono in armonia o stridono, a dipendenza dell’intesa che troviamo, ascoltandoci e guardandoci. Sostanzialmente è come parlare, interagire o costruire qualcosa insieme: accordarsi, relazionarsi, socializzare, o condividere un tema. Gianda e Sandro, hanno saputo illustrare come gli strumenti e i musicisti si parlano. Oltre a questo c’è un linguaggio dei corpi, non verbale, relazionale ed emotivo che ci accumuna i n s i e m e - p a g . 43


L'uomo lavora per l'uomo

Folta la partecipazione alle tavole rotonde 2021

Di che cosa parliamo quando parliamo di animazione? nel fare musica INSIEME. Invece qui entra in gioco Sergio Perdonati, operatore sociale e animatore del laboratorio SPAMM e Radio Casvegno, che ha inscenato una Tavola davvero rotonda, disponendo le sedie e le persone in un largo cerchio. L’elemento che accomunava la “sua” Tavola rotonda con la Musica nel pluviale di Gianda era proprio l’aspetto “animazione”. Se, da un lato, Gianda e Sandro hanno chiesto a due partecipanti di dare un ritmo a un’emozione specifica, invitando poi tutti gli altri ad accompagnarli, Sergio ha scelto un registro altrettanto ludico, raggiungendo un successo non inferiore. Esempi di animazione ben riusciti, a dimostrazione della professionalità dei nostri oratori e animatori, specializzati proprio in questo:

intrattenere e animare, nonché animare ad intrattenere Questo era il titolo che annunicava la Tavola rotonda di Christian Marazzi, economista, docente Supsi e voce autorevole dell’economia e del mondo del lavoro (ma non solo, direi). Sin dall’inizio Marazzi ha invertito i paradigmi. In realtà, ha precisato, l’uomo lavora per lavorare meno, ossia per avere più tempo libero. In effetti, già negli Anni ’30 l’economista britannico Keynes, preconizzò che da lì a 60 anni avremmo lavorato solo ancora 15 ore alla settimana. D'allora sono trascorsi più di 80 anni; eppure, malgrado la conquista della settimana di 40 ore alla fine del XXmo secolo, stiamo andando nella direzione opposta. Lavoriamo per pagare i nostri debiti superflui Nel consumismo odierno la gente fa di tutto per soddisfare i nuovi consumi generati e suggeriti dalla new economy. “Siamo costretti a lavorare per pagare i nostri debiti superflui”. - Secondo il Financial Times, noi oggi siamo sempre più poveri di tempo libero. - Il telelavoro rende sempre più incerto e permeabile il confine fra lavoro e tempo libero. Questi confini sempre più porosi, fanno sì che siamo più al lavoro. - Siamo sottoccupati. È un’economia dei lavoretti (i cosiddetti freelance sono lavoratici e lavoratori e lavoratrici squillo). - In Svizzera questo divario è più esasperato rispetto agli altri Paesi. L’elevata qualità di vita in Svizzera attira molte persone ricche nel nostro paese. Di conseguenza, la Svizzera è diventato il paese con il maggior divario tra ricchi e poveri. Durante il lockdown, la distanza tra ricchi e poveri si è ulteriormente acuito. Infine, fra le diverse ripercussioni della pandemia evocate da Christian Marazzi, mi piace sottolineare un aspetto positivo: “In mezzo alla crisi abbiamo scoperto che la vita è una sola.” Rolando Stocker Novembre 2021

I l p i ù bel p eg g i or Nat ale La n e ve sc e n de ,

i l fi u m e si fa ghi a c c i a to , i l fre ddo si fa se n ti re .

Le re n n e c o rro n o a gra n ve l o c i tà m e n tre ti ra n o u na s l i t t a pi e n a di re ga l i ,

tra i n a to da u n b u ffo u o m o ve sti to di ro sso e b i anco .

Ed e c c o l o l ì Ba b b o Na ta l e i n tu tto i l su o s p l e n d o r e ch e c o n l a su a m a gi a i n c a n ta .

Po rta i re ga l i a c hi c re de a l Na ta l e e si a c c e n de i l b a rl u m e di spe ra n z a .

Il Na ta l e è a l l e po rte e c ’ è c hi n o n c re de a l N at al e , è so l o e tri ste o ha pe rso q u a l c u n o , m a a n c he pe r q u e ste pe rso n e è u n b a rl u m e di spe ra n z a ,

m a so pra ttu tto u n fu o c o a c c e so .

Il ve n to so ffi a su l ge l i do so l c a r de l l ’ i n ve rn o e p r i m a o p o i , c o m e i l te m po c he pa ssa ,

i l Na ta l e se n e a n drà c o m e tu tto i l re s t o . O . S.

Sergio Perdonati, animatore presso SPAMM del CARL

p a g. 4 4 - I N S I E M E

i n s i e m e - p a g . 45


Rivellino art brut locarno DI LUCA MI.

... Da non dimenticare che Jean Dubuffet è stato il primo a riconoscere la qualità artistica di creazioni spontanee e autodidatte, da lui scoperte negli ospedali psichiatrici e in prigione, in riunioni spirituali o presso outsider della società. Ed è stato lui a coniare l'espressione «Art Brut».

Uscita del 02 ottobre 2021 all’inaugurazione del Vernissage: Art Brut @ Rivellino con ricco pranzo in compagnia di Ursula e alcuni frequentatori del Club Athena di Chiasso, presso il ristorante Puerto Escondido di Tenero. Presenti per il Club ‘74, Antonio e Consuelo, R. ed io per il QF4 (onorati di esserci.) Inoltre, Oliver, Javid ed E. (QF2) e l'allieva SUPSI Anna, la violinista. Il nostro uomo di punta, carismatico animatore nonché responsabile dell’Atelier “Fac Totum” del Club ’74, Messer Antonio Rosa direttamente da Scudellate, Valle di Muggio, giunge al QF4 in stile Fonzie da La Riserva Indiana della splendida Valle di Muggio con una manciata di minuti a nostro sfavore. In effetti è un modo carino per ricordarci che siamo sempre in ritardo... Questo sabato però non si tratta di dissacrare un “motto capitalista”, quale “Il tempo è denaro”, sempre più attuale e diffuso nel linguaggio dell’hip hop e della trap solo per citare alcuni dei generi musicali che vanno per la maggiore tra i nostri giovani e giovanissimi. Oggi: è doveroso onorare con la nostra puntuale presenza e con un’attitudine ProAttiva sostenere, il Direttore ed il suo pertinente intervento, la Signora Magda Chiesa, Resp. delle Cure OSC e il nostro Responsabile per antonomasia; il fuoriclasse Responsabile della Socioterapia, Mauro Durini,Valentino Garrafa che insieme ad Antonio, rappresenta più "formalmente", la Socioterapia ed il luogo che l'accoglie, il Club ‘74.

lo storico ridotto del Rivellino, egregiamente, realizzata, promossa e sostenuta dal Club Andromeda di Locarno in Joint venture con Club Perseo di Bellinzona. Le opere di, Debora, Giovanni e Rudi che frequentano tutti il Centro diurno di Locarno sono esposte, in squisita armonia con la location e le relative sale in cui decoratori e tecnici han saputo valorizzarne grazie anche ad alcuni accorgimenti scenografici - evocazione ed espressione artistica. Durante i periodi di difficoltà e di conseguenti crisi, che ci toccano da vicino - Per il Covid19, è il caso di dirlo - veramente tutti (classi più agiate e VIP inclusi), è più facile arrivare a cuore e anima di chi normalmente non sente certi "lamenti", non vede certi "tormenti" e non ha orecchie per certi "argomenti". Il 2 ottobre 2021 Il Club Andromeda di Locarno, avvalendosi di una cospicua Rappresentanza delle istituzioni, ha voluto ricordare alla cittadinanza che la storia ha il potere ed il pregio di offrirci notevoli spunti per riflettere, rivalutare, sensibilizzare. Purtroppo ciò non è abbastanza. Tutti possiamo fare la nostra parte. Parole come inclusione, condivisione e soprattutto rinsascita sono state pronunciate ieri dinnanzi al Rivellino di Locarno da donne e uomini delle Istituzioni e dalla grintosissima Prima Cittadina di una Comunità che col lavoro svolto dal Club Andromeda della magnifica città sul Verbano, ha svolto un eccellente lavoro e promosso la mostra che andava ad inaugurarsi: "La Rinascita" - Art Brut @ Rivellino. Il nostro sparuto gruppo di 74 Girls & Boys sembra aver apprezzato sia la mostra in sé che l'aperitivo organizzato per l'occasione nel Ridotto "Leonardesco" che è stato perlustrato sgranocchiando favolosi canapé, pizzette e sfogliatine salate della Rinomata Pasticceria e Panetteria ubicata in Piazza Sant'Antonio. La famiglia da cui provengono le leccornie è frutto dell'amor sbocciato da una sorella di

Riccardo e uno degli eredi al trono Boulangerpatissier della Locarno Dolcemente Benestante. Personalmente vorrei ricordare il mio caro amico Flavio Fly Treviso, il primo a parlarmi di Rivellino che vista l'utopia festa che sognavamo di organizzarci ho sonalmente ribattezzato, "Ribellino". Per non farci mancare nulla, ricuperata la Pink-Mobile ci dirigiamo attraverso la Mappo-Morettina in quel di Tenero. La location paciatoria scelta accuratamente si chiama Puerto Escondido benché sia visibile anche da un ipovedente ubriaco, di Messicano c'è solo il nome e due bei sorrisi stampati sui cordiali ristoratori di probabile origine portoghese. La pizza pare essere la specialità del posto, ma anche gli hamburger richiamano una certa attenzione socialmente virale. Et voilà tre Burgers della Casa dall'omonimo nome e un trionfo di Napule per tutta la restante tavolata. Dovevamo essere in 15 ma due defezioni a me vanno benissimo. Il 13 è un numero strafigo! Caffè bevuto e via back to Casvegno City. Uno speciale Ringraziamento a tutti i presenti sostenitori e promotori di una causa che spero possa presto diventare Credo e Stile di Vita!!! Il Generoso pranzo interamente offerto dal Club ‘74 Da non dimenticare che Jean Dubuffet è stato il primo a riconoscere la qualità artistica di creazioni spontanee e autodidatte, da lui scoperte negli ospedali psichiatrici e in prigione, in riunioni spirituali o presso outsider della società. Ed è stato lui a coniare l'espressione «Art Brut». Nel 1971 ha regalato la sua immensa raccolta alla città di Losanna, la cui Collection de l'Art Brut è ormai l'epicentro mondiale delle espressioni artistiche alternative. Novembre 2021

Lo spumeggiante intervento di un'agguerritissima Prima Cittadina, la Signora Susanna Camponovo Canetti, ha ufficialmente aperto le danze alla summenzionata mostra presso p a g. 4 6 - I N S I E M E

i n s i e m e - p a g . 47


stella

DI ROSSANA ROSI

DI CONSUELO Vi può essere capitato di incontrare Stella al Club ’74, gironzolare dentro e fuori la Valletta, in cerca di carezze e attenzioni da parte degli ospiti.

Torta di noci

dal ricettario di ROSI PER LA PASTA FROLLA

PER IL RIPIENO

300 g di farina 00 180 g di burro a temp. ambiente 120 g di zucchero a velo 2 uova

150 gr . di z uc c he r o 200 gr . di noc i t r it at e 1 dl. di panna de nsa 20 gr . di bur r o 2 c uc c hiai di m ie le 2 c uc c hiai di suc c o di lim one

Per preparare la torta di noci engadinese partite dalla frolla. Mettete nella ciotola della planetaria la farina con il burro a pezzetti, aggiungete un uovo sbattuto con lo zucchero e lavorate l’impasto con il gancio a foglia fino ad ottenere un composto liscio. Fatene una palla, avvolgetela nella pellicola trasparente e mettetela in frigo per almeno 30 minuti. Trascorso il tempo di riposo imburrate e infarinate uno stampo per cro-stata di 24 cm. di diametro. Stendete con il mattarello poco più di metà della pasta a uno spessore di circa 3mm, foderatevi lo stampo facendo risalire la pasta sul bordo e riponete nel frigo sia lo stampo rivestito sia la pasta avanzata coperta dalla pellicola.

evitare che lo zucchero si bruci, lasciate che caramelli completamente. In un altro pentolino portate a bollore il resto dello zucchero con il miele, il succo di limone, il burro e la panna, quindi unitelo al caramello e mescolando bene riportete a bollore.

Nel frattempo mettete in un tegame antiaderente 75gr. di zucchero con 2 o 3 cucchiai di acqua, ponete sul fuoco medio alto finchè comincia a caramellare. Abbassate quindi la fiamma e roteando spesso il tegame, per

Ripiegate verso il centro la pasta che, intorno ai bordi, fuoriusciva dallo stampo, spennellatela con un pò di uovo sbattuto allungato con un cucchiaio d’acqua e chiudete la torta con il secondo disco. Spennellate anche la superficie

p a g. 4 8 - I N S I E M E

Aggiungete le noci tritate grossolanamente, mescolate per qualche secondo in modo da amalgamarle perfettamente al composto e quindi togliete il tegame dal fuoco. Mentre il composto si intiepidisce lievemente stendete la pasta avanzata in un disco adatto a ricoprire la torta. Versate quindi il ripieno all’interno del guscio prece-dentemente preparato livellandolo bene.

dal ricettario di ROSI

con l’uovo e cuocete in forno già caldo a 190° per 50 minuti. Quando la superficie della torta avrà assunto un bel colore dorato sfornatela e trasferitela dallo stampo ad una gratella per dolci dove farla raffreddare. La torta di noci dell’Engadina è ancora più buona se mangiata il giorno successivo alla sua preparazione e si conserva per più giorni.

Stella è una cagnolina meticcia di tre anni, quasi quattro - 14 febbraio 2018 - proveniente dalla Bosnia Erzegovina, più precisamente dalla capitale Banja Luka. Il suo vero nome è Stevka ed ha il pelo fulvo con due occhini marroni magnetici. Stella è arrivata in Svizzera il 5 settembre 2020, dopo un lungo viaggio, e non mi ha più lasciato. Appena arrivata Stella si è dimostrata da subito un cane buono e affettuoso, nonostante paure e timori provocati dalla sua vita precedente. Stella non ha quasi mai abbaiato e non ha mai morso. Con il tempo ha imparato a lasciarsi un po' andare, continuando a ignorare i suoi simili, ma cercando la compagnia dell’uomo. La vita domestica, arricchita dalla presenza di Paco e Frida, due gatti europei, si è sempre svolta in armonia e equilibrio. Stella è stata per me una valida vicinanza nel periodo del secondo Lock down che è in parte corrisposto con il periodo della mia depressione. Ora Stella frequenta regolarmente la Valletta, anche grazie alla tolleranza degli animatori, rallegra gli ospiti e con Libero è diventata la mascotte del Club ’74.

Novembre 2021

i n s i e m e - p a g . 49


Home treatment Di seguito pubblichiamo l'intervento di Consuelo Rigamonti, membro di Comitato del Club '74, letto durante la conferenza tenutasi mercoledì 17.11.2021 al campus universitario di LuganoViganello. Siamo stati invitati a esporre un breve commento alla presentazione dei risultati (e prospettive) della ricerca svolta dal DEASS della SUPSI (studio Foresight) sull'esperienza di Home Treatment in Ticino.

DI CONSUELO

Buon pomeriggio. Mi chiamo Consuelo, sono una ex paziente psichiatrica tutt'ora in cura, membro del comitato dell’Associazione Club ’74. Il Club ’74 e uno dei cinque club del Canton Ticino. La sede del Club ’74 è situata a Casvegno nello stabile Valletta e accoglie persone ricoverate, altre che arrivano da un’abitazione privata e persone che abitano a Casvegno. Lo scopo del Club ’74 è quello di accogliere le persone, favorirne la singolarità attraverso un processo di responsabilizzazione individuale e collettiva. In questa ottica abbiamo letto i risultati che sono stati oggi presentati e di cui vorremmo evidenziare tre aspetti per noi importanti. I. La Scelta La scelta del trattamento, trattamento stazionario in clinica / trattamento domiciliare – a casa, è fondamentale e irrinunciabile. Ricordiamo che la scelta del tipo di trattamento come la scelta del medico sono personali e va sempre rispettata. Per la buona riuscita di un Home treatment (HT) il paziente dovrebbe scegliere il trattamento in questione e essere fermamente convinto della cura domiciliare. Spesso succede che al paziente ricoverato in clinica venga proposto un HT. La durata dei ricoveri sono in media sia per la clinica che per HT di quattro settimane, con una spesa media inferiore del 20% per l' HT. Questo fattore non dovrebbe essere una condizione per obbligare il paziente a un trattamento domiciliare. II. L’ Equipe L’equipe, in quanto unica e irripetibile, è sicuramente un elemento importante per la buona riuscita di HT. L’equipe di Bellinzona non opererà in modo identico all’equipe di Argau. L'equipe HT ticinese é composta da psichiatri, psicologi, infermieri e assistente

p a g. 5 0 - I N S I E M E

sociale per un totale di 13 persone. In alcuni Cantoni svizzeri nell’equipe curante vi é anche la figura del “facilitatore sociale”. Il facilitatore sociale è una persona che ha attraversato un disagio psichico, è ad un buon punto nel suo percorso di cura e riappropriazione di un’identità di salute, consapevolezza, empowerment e di convivenza/lotta con la propria sintomatologia. Attraverso un corso di formazione professionale e un percorso di continuo aggiornamento, ha la possibilità di trasformare il vissuto personale di malattia e guarigione in una risorsa nella relazione d’aiuto, migliorando le competenze e prevenendo eventuali ricadute. Lavora in equipe con i professionisti della salute (psichiatri, psicologi, infermieri, riabilitatori psichiatrici, educatori, assistenti sociali, counsellor …) che hanno in carico l’utente, svolgendo un importante ruolo di mediazione, aiutando il paziente ad usufruire con fiducia delle opportunità di cura e a comunicare con sincerità i propri reali bisogni ai medici, cosa che spesso risulta difficile a causa delle barriere del ruolo, spingendolo così ad essere al centro della propria cura. In sintesi potrei riassumere: l’importanza di costruire équipe solide, motivate e che possano lavorare nel tempo garantendo così una buona continuità. L’equipe e la persona in HT potrebbero avvantaggiarsi grazie al now out di una persona che ha attraversato le difficoltà della malattia. III. Club ’74 e i Centri diurni (CD) Il Club ’74 con i CD territoriali offrono ai pazienti un luogo in cui sono accolti e nel quale vengono offerte opportunità espressivo manuali, espressivo verbali, espressivo corporee, espressivo culturali. I servizi territoriali sono un ulteriore tassello nella presa a carico di persone con un disagio psichico. Anche chi è ricoverato in HT potrebbe maggiormente usufruire di questi importanti luoghi d’incontro che andrebbero assolutamente potenziati conformemente a quanto chiede la Lasp. Personalmente sono stata ricoverata una volta e durante il ricovero stazionario in CPC ho potuto usufruire dei servizi, molto apprezzati, fra cui quelli del servizio di socioterapia e del Club ’74. Da ex paziente ho frequentato il CD di Mendrisio e poi di Chiasso con piacere e

successo, tanto da cominciare dopo un paio di anni a lavorare in un laboratorio protetto. Non so, se dovessi essere nuovamente ricoverata e potessi scegliere tra ricovero in clinica e HT, cosa sceglierei. Trovo l’offerta HT una proposta valida e auspico che questa possa ampliarsi al Sottoceneri, che resti una scelta e non comporti ulteriori tagli nel settore pubblico. Oltre a questo mi auguro che la figura di facilitatore sociale possa diventare realtà anche in Ticino, dove per il momento non esiste un corso di formazione. Qui la mia attenzione va alla SUPSI, all’OSC e a ProMenteSana. Grazie a tutti di aver avuto l'occasione di partecipare a questo interessante progetto. Lugano, 17 novembre 2021

La corte del nuovo campus universitario luganese

i n s i e m e - p a g . 51


"INDEGNO..." Indegno che un sedicente sindacato, sponsorizzato dagli stessi padroni delle ditte, abbia collaborato attiva­mente nell'imporre questa vera e propria por­ cata... (La Regione, 15.9.2021) Indegno che tre ditte del Mendrisiotto abbiano letteralmente ricattato i dipendenti obbligandoli a firmare un contratto di lavoro che calpe­sta ogni dignità del lavoratore. Indegno che un sedicente sindacato, sponsorizzato dagli stessi padroni delle ditte abbia collaborato attiva­mente nell'imporre questa vera e propria por­cata. Indegno che si infanghi il significato di “sindacato" (ente che rappresenta i lavoratori delle varie categorie produttive) con il solo scopo di aggirare la legge sul salario minimo. Inde­gno che un ex sindacalista sia colluso per im­porre condizioni di lavoro indecenti per centi­naia di lavoratori. Indegno che due politici tici­nesi leghisti, sempre in prima fila a urlare la loro presunta vicinanza ai più deboli siano le “menti" di questa azione di sfruttamento degli operai. Indegno che la politica non abbia apertamente stigmatizzato quanto successo, anzi si è goffamente nascosta dietro un ingiustificabile formalismo.

DI MAURO DURINI, STABIO

In piazza "sognando" il salario minimo (La Regione, 11.10.2021)

di diventare complici consapevoli di chi vuole un Cantone che ospita ditte che non rispettano mi­nimamente le leggi e soprattutto non rispettano la dignità dei lavoratori. Ditte che non daranno mai lavoro ai Ticinesi perché, tra le altre cose, versano salari mensili che raggiungono a malapena i 2'000 fr.: è proprio di questi giorni la no­tizia che la metà dei giovani ticinesi, per motivo di opportunità e di salario, pensa di emigrare per trovare un posto di lavoro fuori cantone. Diamo dignità alle persone che abitano o che lavorano in Ticino, per fare questo la politica non deve essere ostaggio di una certa economia "mordi e fuggi" che non porta rispetto e benes­sere materiale e immateriale alle persone.

ILLUSTRAZIONI DI MANOLO LACALAMITA

Questo ennesimo episodio di "mala-economia" deve interrogarci sul presente e sul futuro del nostro Cantone. Non possiamo permetterci p a g. 5 2 - I N S I E M E

i n s i e m e - p a g . 53


IL GRUPPO MAGLIA AULA 4 E VIVA VITTORIA VARESE, INSIEME PER UNA BUONA CAUSA

DI RASCO HUNDREDHYMNS

Viva Vittoria ci ha dato l'opportunità, in un momento che si doveva stare distanti, di essere unite, fare quadrato solidale per infondere forza e coraggio. Vedere oggi le nostre creazioni in mezzo a tante altre, rappresenta in maniera forte l'empatia che ci fa dire: "domani potrei essere anch'io al posto tuo". Gruppo Maglia Aula 4

p a g. 5 4 - I N S I E M E

È stata Agata del Gruppo Lana dell'Aula 4 che mi ha introdotto al progetto di Viva Vittoria Varese, presentandomi alla sua rete di amiche che operano all'interno della Biblioteca cantonale di Mendrisio, La Filanda, e del Club '74. Sono alcuni mesi che curioso in Aula 4 per vedere come procede "l'intensa" attività artigianale e devo dire che ogni volta che curioso rimango sempre più colpito dal loro ritmo di esecuzione nell'impresa di sferragliare a maglia la più grante quantità di "quadrotti in lana" del formato di 50 centrimetri da donare all'Associazione Viva Vittoria di Varese. Quest'estate la cara Agata mi ha invitato alla Filanda per partecipare alla consegna del Club '74 dei primi "quadrotti" multicolorati alla responsabile della biblioteca da parte del Gruppo Maglia Aula 4. È stato un grande evento, con una folta partecipazione di pubblico e di giornalisti. La redazione di Insieme non poteva mancare, così ho accettato l'invito di Agata con molta gioia e con una certa curiosità. Cosa di meglio che essere introdotti ad un tema a me tanto caro, quale la violenza contro le donne, da un gruppo di signore in età adulta che fanno a maglia in gruppo e che producono in poco più di quattro mesi ben 175 quadrotti da donare ad un'associazione gestita da sole donne e che si dedicano completamente alla causa di altre donne gravemente in difficoltà! Ho sempre considerato le persone del "gentile sesso" che fanno a maglia delle vere e proprie meditatrici ed entrare in Aula 4 nello spazio

dove Agata e le sue amiche condividono ore e ore del loro tempo, mi affascina quanto entrare nelle chiese per ammirare l'architettura delle cupole, gli altari dorati e gli spazi bui dei confessionali. Tutti luoghi sacri e di silenzio. Cosa penseranno Agata e sorelle durante le loro ore di intensa "introspezione" muovendo ossessivamente per ore e con il medesimo gesto due ferri che permettono a loro di creare delle opere così belle e calde? Sono una risorsa incredibile le "donnette" di aula 4! Lo dimostra la recente vendita del mercatino di Natale organizzato da Viviana & Co. nel Bar del Club. Dovete sapere che il 25 novembre di ogni anno viene dedicato alla Giornata contro la violenza sulle donne e le reti delle Associazioni che operano a loro favore, VivaVittoria Italia per prima, si adoperano per sensibilizzare e informare l'opinione pubblica di quanta violenza contro le donne avviene ancora ogni giorno anche nelle loro mura domestiche. È un problema che negli ultimi due anni si è ancor maggiormente manifestato per colpa dell'emergenza sanitaria e del confinamento impostoci dalle autorità. Il 25 novembre così grazie ai mass-media, noi maschietti diventiamo più buoni e civili, mentre il giorno dopo, quando già più nessuno ne parla, torniamo a "suonargliele" nuovamente sino al 24 novembre dell'anno dopo! Sapete che 4 femminicidi su 10 in Svizzera avvengono nelle mura di casa? È stata appunto Agata a informarmi che la domenica dopo il 25 novembre, che quest'anno cadeva di 28, Viva Vittoria Italia organizzava nelle piazze delle maggiori città italiane la vendita di coperte (4 quadrotti cuciti insieme) il cui ricavato andava appunto alle donne in difficoltà e vittime di violenza. Arrivare a piazza Repubblica la domenica del 28, con una giornata di bel tempo, e vedere la copertura dell'ampio spazio con i quadrotti di Silvia, organizzatrice dell'evento per Varese, e di tutte le persone che si sono dedicate a quell'opera è stato veramente qualcosa di emozionante. Potete chiederlo a mia sorella, che quando si è avvicinata per offrire 40 euro per l'acquisto di una coperta, se ne è vista consegnare due da i n s i e m e - p a g . 55


quell'anima buona della venditrice impegnata con l'Associazione di angeli Viva Vittoria Varese; cosicchè la cara sorellina è scoppiata in un pianto coinvolgente. Empatia allo stato puro! Non finiva più di ringraziarmi.

... Marinella è una signora sui sessanta, molto elegante, che su mia gentile richiesta mi ha presentato la sua associazione: "EOS Centro Ascolto Donna"... un importante servizio per le donne che sono in una spirale e vittime di violenza.

Mentre lei era indaffarata a fare shopping artigianale per una buona causa, il fratellino, ovvero io, curiosava tra le quattro bancarelle che accompagnavano l'evento per raccogliere informazioni, fare rete, conoscere contatti. È una deformazione professionale che mi accompagna da sempre, mi piace conoscere, prendere modello e avendo lavorato in passato in Italia sò quanto sia forte e alto il numero di persone coinvolte e militanti nel volontariato. Angeli. Sentivo d'istinto che avrei potuto raccogliere inspirazioni da quelle quattro bancarelle e gazebo che contornavano il lussuoso tappeto variopinto in lana steso sulla piazza. Così è stato... ho conosciuto la signora Marinella. Marinella è una signora sui sessanta, molto elegante, che su mia gentile richiesta mi ha presentato la sua Associazione: "EOS Centro Ascolto Donna" Varese. EOS ha un unico numero d'emergenza in tutta Italia, il 112, ed è un importante servizio per le donne a livello nazionale che sono in una spirale di violenza. L'organizzazione offre colloqui d'accoglienza, sostegno psicologico, consulenza e assistenza legale, uno sportello lavoro e gruppi di automutuo-aiuto. Mentre Marinella mi spiegava tutto ciò i miei occhi non potevano che cadere su dei bellissimi libri illustrati per bambini che erano in mostra sulla bancarella di EOS, alcuni dei quali relegati a basso prezzo (a spirale), mentre alcuni altri cuciti a filo e di buona fattura. La mia passione per le pubblicazioni illustrate non ha potuto che fare a meno di chiedere delucidazioni su cosa ci facessero quei bei libretti sul loro banco. È stata molto interessante la risposta di Marinella alla mia domanda. Con occhi illuminati dal mio interesse, l'elegante signora mi raccontava orgogliosamente di un progetto di EOS con gli allievi del Liceo scientifico di Varese e della pedagogista e formatrice di EOS, che in sinergia hanno creato e pubblicato questi prodotti editoriali con il sostegno della Regione

p a g. 5 6 - I N S I E M E

Lombardia. L'obiettivo di EOS attraverso questo progetto non era solo la realizzazione e la pubblicazione di un libro illustrato dagli studenti artisti per essere venduto e devolvere il ricavato alle donne vittime di violenza, bensì poter arrivare negli ambienti giovanili per poter svolgere dei veri e propri laboratori di sensibilizzazione intorno al tema dei maltrattamenti e le violenze sulle donne. Mi sono tolto il cappello! Non ho potuto fare a meno che comperare due pubblicazioni illustrate dagli studenti liceali, sono bellissime e creative con la modica cifra di 10 euri. Curiosando all'interno della copertina di una ho potuto scoprire il nome della pedagogista di EOS. È Michela Prando pedagogista, attrice e regista, esperta di teatro sociale che svolge laboratori e spettacoli a contrasto della violenza sulle donne, in teatri, scuole di ogni ordine e grado, aziende e Comuni. Michela potrebbe essere un'interessante ospite del Club '74, quando il nostro Teatro sociale riaprirà a tempo pieno le sue attività. Che bella la giornata dedicata a Viva Vittoria in compagnia della sorella a cui voglio molto bene e circondato dalle signore di Varese, indaffarate a vendere le loro copertine. Grazie a loro ho potuto profondamente riflettere sul grave problema che affligge il mondo femminile, la violenza. L'impegno di queste associazioni di volontariato è ammirevole e per questo motivo la minima cosa che posso fare è quello di dedicare spazio e attenzione a loro in queste quattro pagine di Insieme. Grazie anche a voi, care Agata e amiche di Aula 4, desidero che sappiate che durante la visita a Silvia di Viva Vittoria Varese me la sono un po' tirata di essere un vostro amico del Club '74 e grande stimatore, da oggi con un'importante storia in più da raccontare. Rasco Hundredhymns Dicembre 2021

EOS C E N T R O A S C O L T O DO N N A

Rasco Hundredhymns

... Grazie anche a voi, care Agata e amiche di Aula 4, desidero che sappiate che durante la visita a Silvia di Viva Vittoria Varese me la sono un po' tirata di essere un vostro amico del Club '74 e grande stimatore, da oggi con un'importante storia in più da raccontare. i n s i e m e - p a g . 57


11

22

18

21

7

5

12

2

8

9

16

4

13

22

24

17

15

19

6

14

3

1

10

20

Trova l’errore in Valletta pag. 58 - INSIEME

commissione insieme

AUGURI

Mauro Durini Valentino Garrafa Oscar Innocenti Manolo Lacalamita Lu75 Manuel Negri Valentina Poletti Consuelo Rigamonti Rossana Rosi Gregorio Speranza Rolando Stocker Rio Tonini Immagine di copertina Aline Passardi e Anna Stampa Laboratorio Offset CARL - OSC Redazione Insieme Club ‘74 c/o OSC Via Agostino Maspoli 6 6850 Mendrisio Tel. 091 816 57 93 E-mail info@club74.ch www.club74.ch © club74.ch, dicembre 2021 i n s i e m e - p a g . 59


Autunno nel parco di Casvegno, fotografie di Gregorio Speranza

Redazione Insieme Club ‘74 - OSC

È la tua voce

Via Agostino Maspoli 6 6850 Mendrisio Tel. 091 816 57 93 Email info@club74.ch

w w w. c l u b 7 4 . c h


Millions discover their favorite reads on issuu every month.

Give your content the digital home it deserves. Get it to any device in seconds.