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Seminario Arcivescovile dei Chierici viale Odorico da Pordenone, 24 via Braille, 26 (ingresso secondario) 95126 Catania telefax 095 333331

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GRAFICA E IMPAGINAZIONE

S. E. Mons. Salvatore Gristina

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Una vocazione a generare relazioni

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Eccomi ...

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Due nuovi fratelli

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La comunità del Seminario

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Cinque nuovi presbiteri

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Per le vie dell’Oriente

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I seminaristi rispondono

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REDAZIONE

Messaggio dell’Arcivescovo

S. E. Mons. Giuseppe Schillaci Don Antonino La Manna Nicolò Coco - Luigi Scarlata

Siano misericordiosi

Don Carlo Palazzolo, don Ivan Garofalo Don Ivan Incognito, don Giosuè Messina, don Andrea Pellegrino, don Filippo Maria Rapisarda, don Gabriele Serafica Don Carlo Palazzolo

Placido Andrea Consoli, Antonino Carbonaro, Patient Moma Kalela

Album

“… Per le vie della vita”. E’ questo il tema scelto dai nostri carissimi seminaristi per l’annuale pubblicazione “L’Eco del Seminario”, redatta in occasione della giornata diocesana che ci vede in preghiera, in cordiale e a concreta attenzione nei riguardi di questa Istituzione che ha sempre vitale importanza per la comunità diocesana. Il tema individuato è, a più livelli, quanto mai affascinante. Evidenzia, infatti, una delle caratteristiche che ci qualificano personalmente e comunitariamente. Siamo tutti viandanti e pellegrini nelle multiformi vie dell’esistenza umana. Il tempo liturgico del Natale appena concluso ci ha fatto celebrare la scelta imprevedibile di Dio che nel Figlio, da Betlemme al Calvario, ha voluto condividere la nostra condizione umana. Anche Lui ha perciò sperimentato l’itineranza soprattutto nel tempo e nelle vicende della vita pubblica, come giustamente ci ricorda il vangelo di Giovanni “Ha posto la sua dimora in mezzo a noi” (Gv 1,14). È così diventato nostro modello per le vie che dobbiamo percorrere, anzi e di più, Egli è la Via per accedere al Padre e per andare veramente incontro ai fratelli e alle sorelle che incontriamo nella nostra esistenza. In queste considerazioni trova opportuno contesto l’espressione “Battezzati ed inviati” approfondita lo scorso ottobre durante il Mese Missionario Straordinario e che continua ad essere tenuta presente a livello diocesano durante l’Anno pastorale in corso. Il Battesimo, inserendoci in Cristo, ci rende infatti partecipi della Sua missione: siamo, perciò, inviati per portarLo come lieto annunzio di vita nuova offerta a tutti e particolarmente ai “poveri” nell’attuale e molteplice estensione del termine. Siamo inviati per le vie della vita. Questa affermazione mi permette di fare riferimento al traguardo che, a Dio piacendo, potrei raggiungere il 17 maggio p.v.: il 50mo dell’ordinazione sacerdotale ricevuta da San Paolo VI che con l’imposizione delle sue mani benedette propiziò per me una nuova, abbondante, effusione dello Spirito Santo per guidarmi nelle vie del Santo ministero. Ed oggi mi trovo in questa via della Santa Chiesa di Catania che percorro insieme ai presbiteri e ai diaconi nella condivisione del sacramento dell’Ordine vissuto a servizio del Popolo a noi affidato. In questa via incontriamo le sorelle e i fratelli di Vita Consacrata come segni luminosi del comune cammino di santità. La Giornata del Seminario 2020 abbia per tutti noi tanta abbondanza di grazia e di impegno che imploriamo confidando nella materna intercessione della Vergine Santissima come pure della Patrona Sant’Agata e del Beato Cardinale Dusmet. Ai nostri carissimi seminaristi l’augurio affettuoso di crescere in una comunità sempre più fraterna e gioiosa, impegnata e missionaria e - lo chiediamo ardentemente al Padrone della messe - sempre più numerosa. Catania, 9 gennaio 2020


e fuori di noi. E una Chiesa attenta alle sue prestazioni, giuste, lodevoli e acclamate rischia di svegliarsi un giorno senza aver atteso nulla. Le relazioni costruiscono non solo il sé di chi le vive e la qualità della coscienza del noi in una comunità, ma anche il rapporto con Dio, centro e orizzonte dell’attesa di ogni uomo e della sua Chiesa. Come Vescovo so di essere posto nel mezzo di una trama di relazioni che attraversano il tempo e l’eternità e abitano una terra dove la “restanza” - il sacrificio di chi resta- è una scelta eroica. Ed è per questo che avverto la vocazione a intessere con pazienza, tempo e amore le relazioni nuove che il Signore mi dona, tenendo sveglia in me e in tutti l’attesa di Colui che è il sempre Veniente.

“L

a relazione è ciò che nessuna folla può concepire” scriveva S. Weil, nei suoi Cahiers. La dimensione e l’importanza di ogni relazione emerge soprattutto nel suo rimando personale, in quella traccia e in quel segno che resta nel cuore, anche con l’inesorabile trascorrere del tempo. Relazione è tendere a qualcosa fuori di sé, che è altro e distinto. Anzi, la fede biblica ci aiuta a comprendere anche l’esistenza e la realtà di relazioni che sono eterne all’interno dell’intimità del Dio Uno e Trino, per cui le tre Persone sono tre relazioni di Padre, Figlio e Spirito. Dio è relazione e il nostro essere a sua immagine e somiglianza fa di noi creature che possono raggiungere la propria realizzazione soltanto in una trama di relazioni, che sono generative e rigenerative in momenti peculiari della propria storia personale. Ma l’esperienza porta a riconoscere anche relazioni che sono degenerative, in quanto tradiscono il cuore di ogni relazione: prendersi cura. Così il rischio di ogni rapporto è quello di rinunciare alle relazioni e concentrarci sulle prestazioni. Le prime richiedono tempo, impegno, presenza, cura, attenzione e conoscono le battute d’arresto delle delusioni e dei rifiuti. Le prestazioni invece rispondono alle domande immediate, non hanno bisogno di riflessione, solo di prontezza e hanno il grande tallone d’Achille: di non voler deludere mai. Eppure solo le relazioni costruiscono, le prestazioni rispondono e nella risposta si esauriscono. Inoltre le prestazioni rinchiudono nel presente, solo la relazione apre alla dimensione dell’attesa. La Chiesa vive nella sua relazione con Dio, una relazione intima, esistenziale e storica. Una relazione che è tanto più vera e credibile, nella misura in cui sa di trasparenza ovvero di rimando non opaco al suo fondamento: Cristo. I Padri della Chiesa si sono lasciati affascinare dalla Chiesa come luna, come realtà che brilla di luce riflessa, di luce in relazione, di luce ricevuta e accolta e

che illumina, mettendosi in relazione. Ora questa relazione non è solo un’immagine, ma è una realizzazione storica in Maria. Per questo, come afferma von Balthasar «Nella misura in cui la Chiesa è mariana, essa è figura pura e senz’altro leggibile e comprensibile; nella misura in cui l’uomo diventa mariano (oppure, ciò che è la stessa cosa, Cristoforo) la dimensione cristiana diventa in lui leggibile in modo altrettanto comprensibile». In tal senso ogni carisma e ministero è ricevuto perché accresca la relazione di grazia nelle relazioni all’interno della Chiesa. Così anche il Vescovo, il presbitero e in realtà ogni battezzato è chiamato a vivere relazioni generative e rigenerative della speranza e della fede cristiana nel mondo che vive. Il pericolo è di ridurre le relazioni in prestazioni, i carismi in bisogni, le forme ecclesiali in strutture da efficientare sempre più e inclinare, in questo modo, il centro dell’attesa. E questo è il dramma! Se le prestazioni prendono il sopravvento con il bisogno di risposte immediate, allora l’attesa si traduce in pretesa soltanto di quello che io posso fare o dare. L’oggetto dell’attesa diventa il Vescovo, il prete, il politico, il professore, il leader. Se invece le relazioni sono al centro della nostra attenzione, in questo caso l’attesa può essere comune e convergere verso un punto che è terzo e Altro. L’attesa allora è fuori di sé


E

ccomi! È la parola con cui mi presento a voi, ma è anche quella che ho detto a Qualcuno di nostra conoscenza per iniziare il cammino che mi porta ora a scrivere queste righe. Pare che io non sia il primo a pronunciare questa parola e che ci siano dei famosi antecedenti di biblica memoria ad averla detta, con maggiore fedeltà, prontezza e cognizione di causa. “Siamo arrivati da mille strade diverse…”. Così cantavo con il gruppo giovanile che animava la Messa presso la parrocchia san Pietro di Adrano, quando ero giovane anch’io. Per mille strade il Signore ha condotto la mia vita (beninteso, gliel’ho lasciato fare e finora non ho avuto nulla di cui potermi lamentare): il seminario dal 1986 al 1991, l’Ordinazione diaconale e la partenza per gli studi biblici a Roma, dove sono rimasto fino al 1997, l’Ordinazione presbiterale il

14 settembre 1992, il rientro in diocesi e la chiamata a guidare l’Ufficio di Pastorale giovanile dal 1998 al 2006; nel frattempo la nomina a direttore dell’Oratorio del Rosario di Adrano dal 2001 e la nomina a parroco della parrocchia san Pietro in Adrano dal 2009… fino a giungere al giugno 2019, quando il nostro vescovo mi ha chiesto se ero disponibile a prendere il posto del caro Mons. Giuseppe Schillaci, allora eletto e oggi vescovo della diocesi di Lamezia Terme, alla guida del seminario di Catania. Non vi nascondo che un brivido mi ha scosso da cima a fondo, ma l’aver guardato profondamente gli occhi del vescovo mi ha permesso di riconoscere quelli di Colui che tanti anni fa mi ha chiamato per la prima volta a seguirlo incondizionatamente; per cui ho detto per l’ennesima volta: Eccomi! Dove mi porterà ora il Signore? Si-

curamente a fare lunghi tratti di strada con i cari giovani che Egli sta chiamando a seguirlo per le vie del mondo, perché diventino “spacciatori” della gioia del Regno, portatori – pur essendo poveri di risorse personali ma colmi di fiducia verso chi li chiama – della grande, audace, esigente, ma allo stesso tempo liberante proposta del carpentiere di Nazareth: credere alla Buona notizia! Il Regno di Dio è in mezzo a voi… Una proposta avvincente, trascinante, irresistibile, che rende piena la vita di coloro che la accolgono, come dice il Santo Padre Francesco nell’esortazione apostolica Christus vivit. Camminiamo insieme per le vie del mondo, cari fratelli e sorelle, così da scoprire i percorsi sempre nuovi che il Grande Pastore Gesù ci propone verso il cuore di ogni donna e uomo. Solo l’incontro con Cristo può rendere la vita veramente piena e ricca di significato. Vi ringrazio anticipatamente per la preghiera e la collaborazione che sono certo non ci farete mancare.


M

i presento: sono Nicolò Coco, ho 40 anni e provengo da Adrano (CT). Il mio percorso di vita cristiana, come per molti, è iniziato in una famiglia fatta da persone semplici ma dalla fede autentica, e sotto l’amorevole, costante e al contempo discreta guida di mio zio, don Giuseppe Laudani. Ho compiuto il mio percorso di Iniziazione Cristiana presso l’Oratorio di Maria SS. del Rosario di Adrano, al tempo, retto dal compianto e mai dimenticato don Pietro Sicurella. Poi, come spesso accade, è cominciato a palesarsi quel senso di inquietudine che mi ha spinto a cercare la felicità in molteplici situazioni che, per quanto belle ed appaganti, lasciano sempre qualche vuoto. Ripreso, in seguito, il cammino, a questo si aggiunge un’ulteriore tappa: la possibilità di entrare a far parte della Confraternita di Maria SS. della Provvidenza di Adrano. Sotto la guida dell’allora parroco ho iniziato un percorso dedicato alla formazione dei novizi, nel quale tutte quelle domande irrisolte, che credevo ormai destinate a rimanere tali, si ripresentarono facendomi riscoprire che si può trovare pienezza solo nel Signore. Così, dopo vari colloqui di direzione spirituale, in un momento che la comunità di Adrano ricorderà negli annali e cioè in occasione del Giubileo indetto per il 900° Anniversario della nascita del concittadino e patrono san Nicolò Politi, ho avuto modo di partecipare agli incontri vocazionali mensili tenuti da don Duilio Melissa, direttore della Comunità del Propedeutico. Da qui è iniziata un’ulteriore fase di discernimento, che trova sbocco nel mio ingresso al Propedeutico, dove ho avuto modo di apprezzare la fondamentale guida dei formatori e ho avuto occasione di approcciarmi alla vita comunitaria. Di quest’anno passato, oltre all’importantissima formazione culturale e umana ricevuta, non potrò mai dimenticare le esperienze umane e caritative fatte con le Figlie della Carità di san Vincenzo de’Paoli, in cui ho avuto modo di fare memoria di Cristo presente nei poveri e nei bisognosi. Nello stesso anno l’allora rettore dell’Oratorio di Maria SS. del Rosario don Antonino La Manna, decise di coinvolgermi ancor di più nella vita della parrocchia e dell’oratorio, sia come catechista ed animatore, sia facendomi partecipare agli incontri periodici con il “gruppo delle famiglie”. È stato bello scoprire (o riscoprire) che la felicità, che si è portati a cercare in molteplici situazioni, ha un solo nome: Cristo Gesù! E non è un caso che la notizia della mia ammissione al Seminario sia stata comunicata il 28 giugno, solennità del Sacro Cuore di Gesù. Il seguente 30 settembre ho iniziato la vita comunitaria presso il Seminario Maggiore, luogo privilegiato per acquisire una buona formazione umana e spirituale. A voi che leggete chiedo di accompagnarmi con le vostre preghiere in questo cammino. Che l’amorevole sguardo di Maria, nostra Madre, ci sia sempre di conforto e sprone.

S

alve a tutti, mi chiamo Luigi Scarlata, ho 41 anni, sono di Adrano e provengo dalla Parrocchia S. Leonardo. Sin da piccolo i miei genitori mi hanno invitato a far parte della Confraternita “Divina Misericordia” presso la chiesa Maria SS. Ausiliatrice (detta anche S. Chiara) di Adrano. Ho ricevuto la Prima Comunione nella Chiesa Madre di Adrano e la Confermazione presso la Parrocchia S. Lucia. Nel 2002 sono stato inviato a partecipare alla catechesi per adulti, dove è iniziato il mio cammino di conversione. Andando avanti, ho cominciato ad approfondire sempre più la Parola di Dio, leggendola e proclamandola in parrocchia. Poi, insieme ad alcuni fratelli, per un periodo di tempo, ho avuto modo di fare delle belle esperienze di evangelizzazione nelle piazze e nelle case, dove le persone ci accoglievano e ascoltavano la “Buona Novella” con molto piacere e interesse. In un’altra fase del mio percorso, mi sono impegnato nella catechesi ai ragazzi che si preparavano a ricevere la Prima Comunione. Durante questo periodo ho avuto modo di dedicarmi ad una attività lavorativa, nella quale avevo spazio per riflettere e discernere la mia vocazione. Tutto questo, finché ho sentito forte la chiamata del Signore a seguirlo. Aiutato dal mio padre spirituale ho preso la decisione di entrare al Propedeutico. Durante l’anno propedeutico ho avuto delle forti esperienze di fede, soprattutto provenienti dall’esperienza fatta presso le Suore Vincenziane di Catania, dalla recita costante della Liturgia delle Ore, dalla vita comunitaria, ecc. Concluso l’anno propedeutico, grazie all’aiuto dei miei direttori, ho preso con gioia la decisione di entrare in Seminario Maggiore, nel quale sto frequentando il primo anno. Mi affido alle vostre preghiere. Dio vi benedica! Grazie di cuore!


Marco Cuttone Parrocchia Santi Apostoli Filippo e Giacomo Adrano Vitaliti Luca Parrocchia S. Caterina V. M. S. Pietro Clarenza

Placido Andrea Consoli Parrocchia S. Caterina V. M. Trecastagni Angelo Fichera Diocesi di Nicosia Giuseppe Licciardo Diocesi di Nicosia Nunzio Schilirò Parrocchia Madonna del Riparo Bronte

RETTORE

Don Antonino La Manna VICE RETTORE

Don Ugo Rapicavoli DIRETTORE SPIRITUALE BIENNIO

Don Vincenzo Fatuzzo

Enrico Alfio Catania Parrocchia B. M. V. del Carmelo e S. M. Goretti in San Giorgio Catania Pietro Domenico Rapisarda Parrocchia S. Maria del Carmelo alla Barriera del Bosco Catania

DIRETTORE SPIRITUALE TRIENNIO

Mons. Salvatore Scribano AMMINISTRATORE

Don Salvatore Cubito Nicolò Coco Oratorio Maria SS. del Rosario Parrocchia S. Pietro Adrano Luigi Scarlata Parrocchia S. Leonardo Adrano

Patient Moma Kalela Diocesi di Nicosia

*Le parrocchie m en

zionate si riferisco

no alle sedi di svolg

imento dell’ espe

rienza pastorale

dei seminaristi.

Antonino Carbonaro Parrocchia S. Paolo Gravina di Catania Don Ivan Garofalo Parrocchia S. Maria della Salute Catania Don Carlo Palazzolo Parrocchia Sacra Famiglia Catania


«S

iano misericordiosi, attivi, camminino nella verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti» (Policarpo). Lo scorso 21 novembre la nostra comunità diocesana, riunita nella Chiesa cattedrale, ha gioito per l’Ordinazione diaconale, non solo dei seminaristi Carlo Palazzolo (della parrocchia S. Maria di Gesù – Catania) e Ivan Garofalo (dell’Oratorio diocesano S. Maria del Rosario – Adrano), ma anche di Alessandro Cosentino, Cesare Fulvio e Francesco Papotto, corsisti della scuola per i ministeri e il diaconato permanente S. Euplo. Ricevuto il dono dell’Ordine Sacro nel grado del diaconato, i diaconi, come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, “partecipano in maniera particolare alla missione e alla grazia di Cristo” (CCC 1570). Conformati mediante l’ordinazione sacra a Cristo servo, i diaconi “servono il Popolo di Dio in comunione con il vescovo e il suo presbiterio nel ministero della liturgia, della Parola e della carità” (LG 29). A tal proposito, i diaconi assistono il Vescovo, verso il quale sono legati nell’esercizio della diaconia, e anche i presbiteri “nella celebrazione dei divini misteri, soprattutto dell’Eucaristia, distribuirla; assistere e benedire i Matrimoni; amministrare il Battesimo; proclamare il Vangelo e predicare; presiedere ai funerali e dedicarsi ai vari servizi della carità” (CCC 1570). Per svolgere degnamente e generosamente questo servizio nella Chiesa i diaconi, ordinati lo scorso novembre mediante l’imposizione

delle mani e la preghiera di ordinazione di S.E.R. Mons. Salvatore Gristina, non mancheranno ad attingere alla sapienza acquisita, non solo durante gli anni studio e di formazione in seminario, e nel caso dei diaconi permanenti dal percorso a loro dedicato, ma anche dalla costante partecipazione ai sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza, dalla preghiera costante e quotidiana, dalla meditazione, studio e ascolto della Parola di Dio, ed infine, dallo studio e dall’applicazione attenta del magistero della Chiesa. I diaconi Carlo Palazzolo e Ivan Garofalo con l’aiuto di Dio svolgeranno il loro servizio rispettivamente presso le parrocchie Sacra Famiglia di Catania e Santa Maria della Salute di Catania. Accompagniamo con la nostra preghiera questi nostri diaconi, e in special modo Ivan e Carlo, nel loro cammino verso il presbiterato, perché siano autentici imitatori di Cristo e, accompagnati nel loro ministero dalla Beata vergine Maria, perché possano essere immagine della dolcezza materna e paterna di Dio di cui l’uomo di oggi ha bisogno.


E

ra il 17 Maggio 2019, quando presso la Basilica-Cattedrale Sant’Agata V. M. di Catania, stipata di religiosi, religiose, diaconi, sacerdoti e tutto il popolo di Dio proveniente da diverse comunità della nostra arcidiocesi, ci siamo riuniti attorno all’unica mensa della Parola e dell’Eucarestia per ringraziare il Signore nel 49° anniversario di Ordinazione Presbiterale del nostro Arcivescovo, Mons. Salvatore Gristina e per ricevere l’inestimabile dono dell’Ordinazione Presbiterale, segno sacramentale della presenza di Dio tra gli uomini. La meta dell’ordinazione presbiterale per ciascuno di noi non è mai stata considerata come un traguardo personale

(certamente non è mai mancato in nostro impegno nello studio e nella vita spirituale), ma un “dono ed un mistero grande” all’interno di un progetto, per il quale Dio ha chiesto la nostra collaborazione. Quel Dio che ci ha chiamato dapprima alla vita, a crescere nella famiglia, poi alla fede, all’impegno diaconale, ci ha immessi immeritatamente al sacerdozio ministeriale. In questi primi mesi da “Novelli Presbiteri” stiamo assaporando sempre più quanta gioia vi è nel donarsi completamente al Signore attraverso: i tanti bambini che rinascono a vita nuova nel sacramento del Battesimo, nell’accogliere e accompagnare i fanciulli alla

catechesi, curare e incoraggiare le anime nel sacramento della Penitenza, gioire per le tante famiglie che germogliano nel sacramento del Matrimonio, ascoltare e confortare quanti chiedono l’aiuto del discernimento. Sperimentiamo a piene mani quanto sia vero ciò che ci ripeteva sempre, non con le parole, ma dandoci l’esempio, durante gli anni di formazione, il nostro Padre Rettore, Mons. Giuseppe Schillaci, oggi Vescovo della Chiesa di Lamezia Terme, cui va il nostro sincero, affettuoso, e grato riconoscimento per quanto ha fatto per noi: «Il Presbiterato è un dono che viene fatto a voi, per gli altri. Quando ci si dona completamente al Signore non devono esistere mezze misure, mezzi termini. Si è Presbiteri a tempo pieno». Pregate per noi, perché continuiamo a testi-

moniare la gioia di aver incontrato il Signore nel nostro cammino, consapevoli che solo attraverso Cristo, fondamento della nostra scelta di vita, con la preghiera e attraverso la Divina Liturgia il nostro ministero possa risplendere sempre a lode della Santissimi Trinità e per il bene della Madre Chiesa.


C

apire, oggi, il misterioso mondo della Grande Cina e dell’estremo Oriente non è semplice, nonostante sia sempre stato meta di grandi sognatori, mercanti, intellettuali e, soprattutto, di grandi missionari che hanno speso la loro vita per Cristo, come il francescano Giovanni da Montecorvino, il gesuita Matteo Ricci e, non ultimi, il beato puntese Gabriele Maria Allegra e il salesiano puntese Gaetano Nicosia. Durante gli anni della mia permanenza in seminario, durante il periodo estivo, ho avuto la gioia di venire a contatto con questo mondo, ed in modo particolare con l’Oriente cristiano. Questa esperienza ha avuto inizio al termine del mio primo anno di seminario, tempo nel quale, durante la pausa estiva, grazie al permesso dei miei formatori, ho potuto partecipare ad un pellegrinaggio sulle orme del beato Gabriele Maria Allegra, frate minore francescano di origini siciliane, che ha speso la sua vita nella realizzazione di una monumentale traduzione in cinese della Parola di Dio. In quell’occasione, ho avuto la possibilità di visitare due città cinesi, Pechino e Xi’An, dove il contatto con una cultura diversa dalla nostra si è subito mostrato evidente. Oltre a queste due città della Cina continentale, ho avuto anche la gioia di conoscere la città di Hong

Kong, che da quel momento è diventata il centro delle mie esperienze estive in Oriente. In questi anni, però non ho visitato solo luoghi, ma ho incontrato dei volti, ciascuno dei quali mi ha lasciato un’immensa ricchezza umana e spirituale. Nella mia permanenza ad Hong Kong, oltre alle diverse ricerche, presso la facoltà teologica Holy Spirit Study Center, finalizzate alla realizzazione della mia tesi di baccellierato sulla chiesa cinese, ho avuto la grazia di confrontarmi con la vita pastorale locale. A tal proposito, è stata significativa l’esperienza vissusuta presso la parrocchia francescana di san Bonaventura che, non molto distante da uno dei maggiori templi simbolo del taoismo il Wong Tai Sin Temple, comprende un grande complesso scolastico; e poi presso la parrocchia Sacro Cuore di Sai Kung, umile villaggio di pescatori, non molto distante dalla città, gestita dal padre missionario del Pime Carlo Tei, verso il quale nutro una profonda ammirazione per il suo esempio di sposo fedele ed esemplare alla missione che il Signore gli ha affidato nonostante l’avanzare dell’età. Sulle orme del beato Gabriele Maria Allegra, è stato interessante conoscere la realtà dello studio biblico da lui fondato ad Hong Kong che, nonostante varie vicissitudini, continua la sua opera custodendo testi, studi, lavori e altre testimonianze dell’opera di traduzione della Bibbia in Cinese, effettuata a partire dai testi originari. L’approfondimento della fi-

gura di padre Allegra mi ha concesso di conoscere anche altri testimoni come, ad esempio, il missionario salesiano di San Giovanni La Punta p. Gaetano Nicosia, noto come l’angelo dei lebbrosi verso i quali ha speso tutta la sua vita presso il lebbrosario di Coloane a Macau. La piaga della lebbra nel territorio di Macau non è il fantasma di un lontano passato, ma è stata una realtà viva fino alla fine del secolo scorso. In questo contesto, diversi uomini e donne colpiti da questa malattia, sentitisi rifiutati dalla società e persino dai propri parenti, si procuravano la morte per sfuggire a tale dolore e disagio. La presenza di p. Gaetano Nicosia è stata per tanti anni motivo di gioia, di riscoperta del valore della vita, che rimane sacra e inviolabile nonostante la malattia, e del recupero di una dignità sottratta dall’indifferenza della società. La santità di p. Gaetano, che ho conosciuto personalmente, e del beato Allegra hanno inciso profondamente nella vita di quei lebbrosi che, ancora oggi, guariti dalla lebbra, con le lacrime agli occhi ricordano con riconoscenza il loro servizio svolto con amore, affetto incondizionato e che ha restituito a loro speranza e dignità. Grazie alla guida di sister Lucy Chung, figlia spirituale del beato Allegra, e del carissimo amico e vescovo ausiliare di Hong Kong Joseph Ha Chi Shing, conosciuto quando ancora era il superiore della casa francescana di Hong Kong a Waterloo Road, ho potuto conoscere i luoghi dove ha operato


padre Gaetano e dove il beato Allegra trascorreva con gioia le sue vacanze orientate sempre al servizio. Durante la mia permanenza ad Hong Kong, sono stato testimone di forti momenti di vita cristiana, scoprendo, sempre più a fondo, una realtà dinamica, viva e piena di entusiasmo, desiderosa di conoscere sempre più la Parola di Dio. Nell’esperienza di fede di Hong Kong, che non si limita ad espressioni meramente devozionali, sorprende, agli occhi di un occidentale come me, la massiccia frequentazione di corsi biblici, liturgici e teologici, alcuni dei quali tenuti in lingua inglese dal mio parroco fra Vincenzo Soffia o.f.m., grazie al quale ho potuto trascorrere questi momenti di grazia ad Hong Kong. Tale frequentazione nutre e supporta il desiderio di ogni fedele cristiano-cattolico di poter, non solo, approfondire la propria fede, ma, soprattutto, di potere essere dei testimoni fedeli del Vangelo verso coloro che, in quei territori, non conoscono Gesù e nel servizio verso i fratelli più poveri e indifesi, nei cui confronti persiste una concreta e costante cura e attenzione fraterna senza discriminazione alcuna. Questo entusiasmo, tuttavia, non è stato scalfito dai recenti problemi sociali e politici, di cui ho avuto modo di rendermi conto nel mio ultimo viaggio, che hanno colpito la città di Hong Kong lo scorso anno. A tal proposito, non riesco a dimenticare il pianto a dirotto di una madre che alla metropolitana guardava sul cellulare la foto del figlio arrestato per aver partecipato alle manifestazioni “pro democrazia”, oppure la preoccupazione dei tanti amici che abitano in quella città. Nonostante il disagio e lo sconforto generale, la chiesa cattolica di Hong Kong, a tal proposito, si è sempre posta in un atteggiamento pacifico e di mediazione, facendosi portatrice di speranza verso coloro che incontra nel proprio cammino. La mia esperienza presso l’Oriente cristiano non termina qui. Grazie a dei pellegrinaggi, organizzati da alcuni amici conosciuti ad Hong Kong, e grazie anche alla collaborazione del mio parroco presso altre comunità orientali, ho conosciuto l’espe-

rienza cristiana di Taiwan, di Singapore, della Corea del Sud e del Giappone, sebbene in quest’ultimo territorio la mia permanenza si è limitata ad un giorno e mezzo per visitare la città del beato Takayama. A Taiwan, sempre grazie all’ospitalità dei frati minori, ho potuto toccare con mano cosa significa dialogo interreligioso e specialmente con religioni molto distanti dalla nostra: buddhismo, taoismo, confucianesimo ecc. Pensando a questa esperienza, ricordo ancora con commozione l’esempio di alcune famiglie che facevano diversi kilometri a piedi per poter partecipare con i loro piccoli figli alla messa delle 5:30 del mattino e anche il dialogo fraterno con una comunità di monache buddiste, conosciute grazie al padre, di fede buddista, di un giovane frate francescano del luogo. A Singapore, oltre a rimanere particolarmente sorpreso dalla sua dinamica e kerigmatica pastorale, ho potuto sperimentare il miracolo della convivenza tra culture diverse (in questo territorio convivono indiani, cinesi, malinesiani e altre minoranze etniche) che si

rende ancor più evidente nelle comunità cattoliche dove si cerca, nonostante le differenze culturali, di aver cura dell’inculturazione del Vangelo. Tutto ciò, infatti, trova espressione nella parrocchia, luogo di comunione reale e sincera. In tutte queste realtà, come ho già accennato per Hong Kong, ho avuto modo anche di constatare la presenza di uno spiccato interesse verso l’approfondimento della fede che si traduce nella frequentazione, numerosa e assidua, di corsi biblici, liturgici e teologici, ciascuno dei quali possiede una metodologia propria. Interessante a Singapore, è stato anche conoscere, sebbene non approfonditamente, la metodologia dell’accompagnamento, non solo dei catecumeni e di coloro che sono in discernimento vocazionale, ma anche delle coppie che si preparano alla celebrazione del matrimonio. Infine, grazie ad un pellegrinaggio organizzato sulle orme dei martiri coreani, ho conosciuto anche la realtà cristiana della Corea del

Sud, dove nella capitale Seoul si fa la fila per entrare in Cattedrale per una delle quattordici Messe che, tra sabato e domenica, vengono lì celebrate. Quest’ultima esperienza è anche degna di ammirazione perché mi ha permesso di conoscere una chiesa che, nata e tenuta in vita, per oltre duecento anni, dall’attività missionaria di laici, moltissimi dei quali hanno versato il proprio sangue per rimanere fedeli a Cristo, e nonostante le durissime persecuzioni che la fede cristiana ha subito, mantiene ancora lo stesso entusiasmo dei primi giorni sino ad oggi. Di quest’ultima esperienza porterò con me l’esempio dei martiri coreani, ed in modo particolare del primo sacerdote coreano, martirizzato in odio alla fede, sant’Andrea Kim Taegon. Questo articolo racconta solo una minima parte della mia esperienza fatta in Oriente, in quanto un completo racconto richiederebbe maggiore spazio. Tuttavia, sento di voler concludere questo mio contributo, chiedendo a ciascuno di voi di pregare per i Cristiani dell’Oriente che in quest’ultimo periodo affrontano serie difficoltà circa il libero esercizio della propria fede, come si apprende dalla cronaca odierna, a causa della negazione della democrazia e della libertà religiosa.


Ai tempi di oggi, quali sono gli ostacoli che i presbiteri incontrano lungo il loro percorso della trasmissione del messaggio cristiano? Per rispondere a questo quesito mi atterrò a quanto ho avuto modo di ascoltare tra i vari sacerdoti. La cosa che più viene messa in evidenza è il fatto che la società di oggi non è più totalmente cristiana come una volta. Ciò comporta – almeno in una fase iniziale – una prima difficoltà nell’annuncio. Sembra che, in alcuni casi, non si ha bisogno di Dio o addirittura si ha di Lui una concezione errata. Da questa semplicissima e sintetica analisi, credo che il modo più efficace ai nostri giorni sia quello della testimonianza cristiana, il vivere il Vangelo nel quotidiano con i nostri limiti e i nostri doni, sicuri che chi ci guida è un Padre amorevole e misericordioso, sempre pronto ad accoglierci. Se saremo in grado di testimoniare quella gioia di essere amati, allora potremo anche essere da traino per gli altri e, nello stesso tempo, collaborativi con i nostri pastori a maggior gloria di Dio.

Intraprendendo il cammino in Seminario per il sacerdozio hai mai temuto o temi che possa mancarti l’amore di una donna? Come vivi dunque il celibato? Prima di intraprendere il percorso di discernimento la parola “celibato” e l’idea che ne avevo mi spaventava non poco. Può sembrare strano che un ragazzo possa, nella società attuale, scegliere di vivere senza la persona amata accanto con la consapevolezza di privarsi di amore, affetto, momenti di intimità e tutto quello che di meraviglioso riserva l’amore. Posso in realtà dire che, con il mio si a Dio, non ho affatto rinunciato all’amore e alla sua dolcezza. Ho incontrato il vero Amore, che riesce a trascinarmi ovunque voglia e a darmi emozioni sempre nuove. Mi chiederete come, vi rispondo dicendo che le mie attenzioni sono ormai rivolte a chiunque incontri nel mio cammino, senza poter tralasciare nessuno. Spogliandomi del mio egoismo ho riscoperto l’importanza di chi mi circonda, e tutto il bene che un tempo avrei dedicato alla mia fidanzata, ora è donato a chi ha bisogno del mio sostegno e della mia vicinanza. Come vivo il celibato? Non lo so, posso dirvi come vivo l’amore!

Come si esercitano i presbiteri nell’obbedienza e nel seguire sempre la volontà del Padre? Un presbitero può obbedire alla volontà di Dio se sa mettersi in ascolto, se sa fare silenzio nella propria vita; un silenzio, che non diventa mutismo, ma capacità di accogliere Qualcuno che parla in profondità alla nostra esistenza. La preghiera diventa, pertanto, fondamentale per mettersi in ascolto pieno della volontà di Dio, l’unico che si preoccupa veramente del nostro bene e della nostra felicità. Il farsi attenti a ciò che Dio chiede passa, però, soprattutto per un presbitero, anche attraverso la voce di chi ha il compito di guidare la chiesa locale, il Vescovo. Ogni presbiterio è chiamato a vedere nel proprio vescovo un padre amorevole e una guida sapiente, qualcuno su cui potersi affidare totalmente. Obbedire, in definitiva, non significa sottostare a qualcosa che appesantisce la vita, ma rendersi aperti a generosi allo stupendo progetto di Dio.


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Eco del Seminario 2020  

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