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ARCIDIOCESI

DI

C ATA N I A

Bollettino Ecclesiale ATTI UFFICIALI E ATTIVITÀ PASTORALI DELLA COMUNITÀ DIOCESANA

A nno CX - n.1 G ennaio - M arzo 2007

EAC


A rcidiocesi di Catania - BOLLETTINO ECCLESIALE Atti ufficiali e attivitĂ pastorali della comunitĂ  diocesana Editore: E A C , Edizioni Arcidiocesi Catania - A m m inistrazione: Curia Arcivescovile di Catania - tel. 095.7159062 - fax 095.2504358 www.diocesi.catania.it e-mail: curia@diocesi.catania.it - Via V. Emanuele, 159 95131 Catania - Redazione: Franco Beninato, Rosa Balsamo - D irettore responsabile: Antonino Legname, D irettore: Giuseppe Longo - Im paginazione e Stam pa: Tipolitografia C. Anfuso - tei. 095.363029 - Catania Autorizzazione: Tribunale di Catania n. 43 del 4 settembre 1948. D istribuzione gratuita


SOMMARIO

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SANTA SEDE Messaggio del Santo Padre per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace. Messaggio del Santo Padre per la Giornata del Migrante e del Rifugiato. Messaggio del Santo Padre per la XV Giornata Mondiale del Malato.

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CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA Messaggio in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 2007-2008. Comunicato finale del Consiglio Permanente, Roma 22-25 gennaio. Messaggio per la XI Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, giustizia e pace “II Giornata per la salvaguardia del creato”.

047

CONFERENZA EPISCOPALE SICILIANA Sessione invernale 2007 14-16 febbraio.

053

ARCIVESCOVO Lettera ai Parroci e Rettori di Chiese, ai Superiori/e di Comunità religiose (17-01-2007). Omelia per la Santa Messa trasmessa dalla Rai. Lettera ai Presbiteri ed ai diaconi dell’arcidiocesi (23-01-2007).

FESTA DI S. AGATA Messaggio per il settimanale “Prospettive” e il quotidiano “La Sicilia”. Comunicato stampa (03-02-2007). 5


Comunicato stampa (04-02-2007). Messaggio alla Città in Piazza Stesicoro. Saluto iniziale di S. E. Mons. Salvatore Gristina alla Santa Messa Pontificale. Omelia per l’Ottava di Sant’Agata. Lettera ai Presbiteri della diocesi (03-03-2007). Messaggio per la Giornata del Seminario (4 marzo 2007). Lettera ai Rev.mi Presbiteri che festeggiano il giubileo sacerdotale (05-03-2007). Lettera ai Membri dei Consigli Presbiterale e Pastorale (16-03-2007). Omelia per la Santa Messa trasmessa da Rete 4. Lettera ai Presbiteri dell’arcidiocesi (29-03-2007).

AGENDA Luglio - Dicembre.

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CURIA CANCELLERIA Nomine Gennaio – Marzo. CONSIGLIO PRESBITERALE Assemblea del 30 gennaio. UFFICIO PER PASTORALE Riunione aggregazioni laicali. Incontro straordinario Uffici Pastorali (07-02-2007). Incontro straordinario Consiglio Pastorale diocesano (08-02-2007). Diffusione atti Convegno Verona. Convocazione Consiglio Pastorale diocesano sulla Religiosità Popolare (16-02-2007). UFFICIO PER LA VITA CONSACRATA Giornata mondiale degli Istituti di Vita Consacrata. UFFICIO CATECHISTICO DIOCESANO Laboratori di fede per catechisti. 6


UFFICIO LITURGICO DIOCESANO Rinnovo ministero straordinario dell’Eucaristia. Corso per Lettori. UFFICIO PER LA PASTORALE DELLA FAMIGLIA Festa dei fidanzati (11-02-2007). UFFICIO PER LA PASTORALE DEI GIOVANI Ritiro di Quaresima. Invito alla partecipazione al “Pente…Thlon”. UFFICIO DIOCESANO PER L’ANIMAZIONE MISSIONARIA Giornata diocesana dei ragazzi missionari (21-01-2007). Giornata diocesana dei ragazzi missionari (11-02-2007). UFFICIO DIOCESANO PER LA PASTORALE DELLA SALUTE Giornata mondiale del malato. CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI 44ª giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Veglia di preghiera per i giovani. UFFICIO DIOCESANO F.A.C.I. Invito adesione FACI anno 2007. SERVIZIO DIOCESANO CATECUMENATO Celebrazione del secondo grado Iniziazione cristiana. CONSULTA DIOCESANA DELLE AGGREGAZIONI LAICALI Convocazione assemblea rinnovo cariche di segreteria.

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VARIE Telegramma del S. Padre (Festa di S. Agata 2007). Pontificale presieduto da S. E. Mons. Paolo Romeo (Festa di S. Agata). Mons. Carmelo Scalia e il Seminario Arcivescovile di Catania.

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IN PACE CHRISTI Sac. Salvatore Incognito. Sac. Salvatore Pignataro. 7


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Santa Sede

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Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace 1 gennaio 2007

“La persona umana, cuore della pace” 1. All’inizio del nuovo anno, vorrei far giungere ai Governanti e ai Responsabili delle Nazioni, come anche a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, il mio augurio di pace. Lo rivolgo, in particolare, a quanti sono nel dolore e nella sofferenza, a chi vive minacciato dalla violenza e dalla forza delle armi o, calpestato nella sua dignità, attende il proprio riscatto umano e sociale. Lo rivolgo ai bambini, che con la loro innocenza arricchiscono l’umanità di bontà e di speranza e, con il loro dolore, ci stimolano a farci tutti operatori di giustizia e di pace. Proprio pensando ai bambini, specialmente a quelli il cui futuro è compromesso dallo sfruttamento e dalla cattiveria di adulti senza scrupoli, ho voluto che in occasione della Giornata Mondiale della Pace la comune attenzione si concentrasse sul tema: Persona umana, cuore della pace. Sono infatti convinto che rispettando la persona si promuove la pace, e costruendo la pace si pongono le premesse per un autentico umanesimo integrale. È così che si prepara un futuro sereno per le nuove generazioni. La persona umana e la pace: dono e compito 2. Afferma la Sacra Scrittura: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gn 1,27). Perché creato ad immagine di Dio, l’individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone. Al tempo stesso, egli è chiamato, per grazia, ad un’alleanza con il suo Creatore, a offrirgli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare al posto suo (1). In questa mirabile prospettiva, si comprende il compito affidato all’essere umano di maturare se stesso nella capacità d’amore e di far progredire il mondo, rinnovandolo nella giustizia e nella pace. Con un’efficace sintesi sant'Agostino insegna: «Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi» (2). È pertanto doveroso per tutti gli esseri umani coltivare la consapevolezza del duplice aspetto di dono e di compito. 3. Anche la pace è insieme un dono e un compito. Se è vero che la pace tra gli individui ed i popoli - la capacità di vivere gli uni accanto agli altri tessendo rapporti di giustizia e di solidarietà - rappresenta un impegno che non 11


conosce sosta, è anche vero, lo è anzi di più, che la pace è dono di Dio. La pace è, infatti, una caratteristica dell’agire divino, che si manifesta sia nella creazione di un universo ordinato e armonioso come anche nella redenzione dell’umanità bisognosa di essere recuperata dal disordine del peccato. Creazione e redenzione offrono dunque la chiave di lettura che introduce alla comprensione del senso della nostra esistenza sulla terra. Il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, rivolgendosi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 5 ottobre 1995, ebbe a dire che noi « non viviamo in un mondo irrazionale o privo di senso [...] vi è una logica morale che illumina l’esistenza umana e rende possibile il dialogo tra gli uomini e tra i popoli »(3). La trascendente “grammatica”, vale a dire l’insieme di regole dell’agire individuale e del reciproco rapportarsi delle persone secondo giustizia e solidarietà, è iscritta nelle coscienze, nelle quali si rispecchia il progetto sapiente di Dio. Come recentemente ho voluto riaffermare, «noi crediamo che all’origine c’è il Verbo eterno, la Ragione e non l’Irrazionalità»(4). La pace è quindi anche un compito che impegna ciascuno ad una risposta personale coerente col piano divino. Il criterio cui deve ispirarsi tale risposta non può che essere il rispetto della “grammatica” scritta nel cuore dell’uomo dal divino suo Creatore. In tale prospettiva, le norme del diritto naturale non vanno considerate come direttive che si impongono dall'esterno, quasi coartando la libertà dell’uomo. Al contrario, esse vanno accolte come una chiamata a realizzare fedelmente l’universale progetto divino iscritto nella natura dell’essere umano. Guidati da tali norme, i popoli – all’interno delle rispettive culture - possono così avvicinarsi al mistero più grande, che è il mistero di Dio. Il riconoscimento e il rispetto della legge naturale pertanto costituiscono anche oggi la grande base per il dialogo tra i credenti delle diverse religioni e tra i credenti e gli stessi non credenti. È questo un grande punto di incontro e, quindi, un fondamentale presupposto per un’autentica pace. Il diritto alla vita e alla libertà religiosa 4. Il dovere del rispetto per la dignità di ogni essere umano, nella cui natura si rispecchia l’immagine del Creatore, comporta come conseguenza che della persona non si possa disporre a piacimento. Chi gode di maggiore potere politico, tecnologico, economico, non può avvalersene per violare i diritti degli altri meno fortunati. È infatti sul rispetto dei diritti di tutti che si fonda la pace. Consapevole di ciò, la Chiesa si fa paladina dei diritti fondamentali di ogni persona. In particolare, essa rivendica il rispetto della vita e della libertà religiosa di ciascuno. Il rispetto del diritto alla vita in ogni sua fase stabilisce un punto fermo di decisiva importanza: la vita è un dono di cui il soggetto non ha la completa disponibilità. Ugualmente, l’affermazione del 12


diritto alla libertà religiosa pone l’essere umano in rapporto con un Principio trascendente che lo sottrae all’arbitrio dell’uomo. Il diritto alla vita e alla libera espressione della propria fede in Dio non è in potere dell'uomo. La pace ha bisogno che si stabilisca un chiaro confine tra ciò che è disponibile e ciò che non lo è: saranno così evitate intromissioni inaccettabili in quel patrimonio di valori che è proprio dell'uomo in quanto tale. 5. Per quanto concerne il diritto alla vita, è doveroso denunciare lo scempio che di essa si fa nella nostra società: accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate dalla fame, dall’aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall'eutanasia. Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace? L’aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dell’atteggiamento di accoglienza verso l’altro che è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace. Per quanto riguarda poi la libera espressione della propria fede, un altro preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo è rappresentato dalle difficoltà che tanto i cristiani quanto i seguaci di altre religioni incontrano spesso nel professare pubblicamente e liberamente le proprie convinzioni religiose. Parlando in particolare dei cristiani, debbo rilevare con dolore che essi non soltanto sono a volte impediti; in alcuni Stati vengono addirittura perseguitati, ed anche di recente si sono dovuti registrare tragici episodi di efferata violenza. Vi sono regimi che impongono a tutti un’unica religione, mentre regimi indifferenti alimentano non una persecuzione violenta, ma un sistematico dileggio culturale nei confronti delle credenze religiose. In ogni caso, non viene rispettato un diritto umano fondamentale, con gravi ripercussioni sulla convivenza pacifica. Ciò non può che promuovere una mentalità e una cultura negative per la pace. L’uguaglianza di natura di tutte le persone 6. All’origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicuramente le tante ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel mondo. Tra esse particolarmente insidiose sono, da una parte, le disuguaglianze nell’accesso a beni essenziali, come il cibo, l’acqua, la casa, la salute; dall'altra, le persistenti disuguaglianze tra uomo e donna nell'esercizio dei diritti umani fondamentali. Costituisce un elemento di primaria importanza per la costruzione della pace il riconoscimento dell’essenziale uguaglianza tra le persone umane, che scaturisce dalla loro comune trascendente dignità. L’uguaglianza a questo livello è quindi un bene di tutti inscritto in quella “grammatica” naturale, desumibile dal progetto divino della creazione; un bene che non può essere disatteso o vilipeso senza provocare pesanti ripercussioni da cui è messa a rischio la pace. Le gravissime carenze di cui soffrono molte popolazioni, specialmente 13


del Continente africano, sono all'origine di violente rivendicazioni e costituiscono pertanto una tremenda ferita inferta alla pace. 7. Anche la non sufficiente considerazione per la condizione femminile introduce fattori di instabilità nell'assetto sociale. Penso allo sfruttamento di donne trattate come oggetti e alle tante forme di mancanza di rispetto per la loro dignità; penso anche - in contesto diverso - alle visioni antropologiche persistenti in alcune culture, che riservano alla donna una collocazione ancora fortemente sottomessa all’arbitrio dell’uomo, con conseguenze lesive per la sua dignità di persona e per l’esercizio delle stesse libertà fondamentali. Non ci si può illudere che la pace sia assicurata finché non siano superate anche queste forme di discriminazione, che ledono la dignità personale, inscritta dal Creatore in ogni essere umano (5). L’« ecologia della pace » 8. Scrive Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica Centesimus annus: «Non solo la terra è stata data da Dio all'uomo, che deve usarla rispettando l’intenzione originaria di bene, secondo la quale gli è stata donata; ma l’uomo è stato donato a se stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato dotato» (6). È rispondendo a questa consegna, a lui affidata dal Creatore, che l'uomo, insieme ai suoi simili, può dar vita a un mondo di pace. Accanto all’ecologia della natura c’è dunque un’ecologia che potremmo dire “umana”, la quale a sua volta richiede un’“ecologia sociale”. E ciò comporta che l’umanità, se ha a cuore la pace, debba tenere sempre più presenti le connessioni esistenti tra l’ecologia naturale, ossia il rispetto della natura, e l’ecologia umana. L’esperienza dimostra che ogni atteggiamento irrispettoso verso l’ambiente reca danni alla convivenza umana, e viceversa. Sempre più chiaramente emerge un nesso inscindibile tra la pace con il creato e la pace tra gli uomini. L’una e l’altra presuppongono la pace con Dio. La poesia-preghiera di San Francesco, nota anche come «Cantico di Frate Sole», costituisce un mirabile esempio - sempre attuale - di questa multiforme ecologia della pace. 9. Ci aiuta a comprendere quanto sia stretto questo nesso tra l’una ecologia e l’altra il problema ogni giorno più grave dei rifornimenti energetici. In questi anni nuove Nazioni sono entrate con slancio nella produzione industriale, incrementando i bisogni energetici. Ciò sta provocando una corsa alle risorse disponibili che non ha confronti con situazioni precedenti. Nel frattempo, in alcune regioni del pianeta si vivono ancora condizioni di grande arretratezza, in cui lo sviluppo è praticamente inceppato anche a motivo del rialzo dei prezzi dell'energia. Che ne sarà di quelle popolazioni? Quale genere di sviluppo o di non-sviluppo sarà loro imposto dalla scarsità di rifornimenti energetici? Quali ingiustizie e antagonismi provocherà la corsa alle 14


fonti di energia? E come reagiranno gli esclusi da questa corsa? Sono domande che pongono in evidenza come il rispetto della natura sia strettamente legato alla necessità di tessere tra gli uomini e tra le Nazioni rapporti attenti alla dignità della persona e capaci di soddisfare ai suoi autentici bisogni. La distruzione dell’ambiente, un suo uso improprio o egoistico e l’accaparramento violento delle risorse della terra generano lacerazioni, conflitti e guerre, proprio perché sono frutto di un concetto disumano di sviluppo. Uno sviluppo infatti che si limitasse all’aspetto tecnico-economico, trascurando la dimensione morale-religiosa, non sarebbe uno sviluppo umano integrale e finirebbe, in quanto unilaterale, per incentivare le capacità distruttive dell’uomo. Visioni riduttive dell’uomo 10. Urge pertanto, pur nel quadro delle attuali difficoltà e tensioni internazionali, impegnarsi per dar vita ad un’ecologia umana che favorisca la crescita dell’«albero della pace». Per tentare una simile impresa è necessario lasciarsi guidare da una visione della persona non viziata da pregiudizi ideologici e culturali o da interessi politici ed economici, che incitino all'odio e alla violenza. È comprensibile che le visioni dell’uomo variino nelle diverse culture. Ciò che invece non si può ammettere è che vengano coltivate concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe della contrapposizione e della violenza. Ugualmente inaccettabili sono concezioni di Dio che stimolino all’insofferenza verso i propri simili e al ricorso alla violenza nei loro confronti. È questo un punto da ribadire con chiarezza: una guerra in nome di Dio non è mai accettabile! Quando una certa concezione di Dio è all’origine di fatti criminosi, è segno che tale concezione si è già trasformata in ideologia. 11. Oggi, però, la pace non è messa in questione solo dal conflitto tra le visioni riduttive dell’uomo, ossia tra le ideologie. Lo è anche dall’indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell’uomo. Molti contemporanei negano, infatti, l’esistenza di una specifica natura umana e rendono così possibili le più stravaganti interpretazioni dei costitutivi essenziali dell’essere umano. Anche qui è necessaria la chiarezza: una visione «debole» della persona, che lasci spazio ad ogni anche eccentrica concezione, solo apparentemente favorisce la pace. In realtà impedisce il dialogo autentico ed apre la strada all’intervento di imposizioni autoritarie, finendo così per lasciare la persona stessa indifesa e, conseguentemente, facile preda dell’oppressione e della violenza. Diritti umani e Organizzazioni internazionali 12. Una pace vera e stabile presuppone il rispetto dei diritti dell’uomo. Se però questi diritti si fondano su una concezione debole della persona, come

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non ne risulteranno anch’essi indeboliti? Si rende qui evidente la profonda insufficienza di una concezione relativistica della persona, quando si tratta di giustificarne e difenderne i diritti. L’aporia in tal caso è palese: i diritti vengono proposti come assoluti, ma il fondamento che per essi si adduce è solo relativo. C’è da meravigliarsi se, di fronte alle esigenze “scomode” poste dall’uno o dall’altro diritto, possa insorgere qualcuno a contestarlo o a deciderne l’accantonamento? Solo se radicati in oggettive istanze della natura donata all’uomo dal Creatore, i diritti a lui attribuiti possono essere affermati senza timore di smentita. Va da sé, peraltro, che i diritti dell’uomo implicano a suo carico dei doveri. Bene sentenziava, al riguardo, il mahatma Gandhi: «Il Gange dei diritti discende dall’Himalaia dei doveri». È solo facendo chiarezza su questi presupposti di fondo che i diritti umani, oggi sottoposti a continui attacchi, possono essere adeguatamente difesi. Senza tale chiarezza, si finisce per utilizzare la stessa espressione, ‘diritti umani’ appunto, sottintendendo soggetti assai diversi fra loro: per alcuni, la persona umana contraddistinta da dignità permanente e da diritti validi sempre, dovunque e per chiunque; per altri, una persona dalla dignità cangiante e dai diritti sempre negoziabili: nei contenuti, nel tempo e nello spazio. 13. Alla tutela dei diritti umani fanno costante riferimento gli Organismi internazionali e, in particolare, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che con la Dichiarazione Universale del 1948 si è prefissata, quale compito fondamentale, la promozione dei diritti dell’uomo. A tale Dichiarazione si guarda come ad una sorta di impegno morale assunto dall’umanità intera. Ciò ha una sua profonda verità soprattutto se i diritti descritti nella Dichiarazione sono considerati come aventi fondamento non semplicemente nella decisione dell’assemblea che li ha approvati, ma nella natura stessa dell’uomo e nella sua inalienabile dignità di persona creata da Dio. È importante, pertanto, che gli Organismi internazionali non perdano di vista il fondamento naturale dei diritti dell’uomo. Ciò li sottrarrà al rischio, purtroppo sempre latente, di scivolare verso una loro interpretazione solo positivistica. Se ciò accadesse, gli Organismi internazionali risulterebbero carenti dell’autorevolezza necessaria per svolgere il ruolo di difensori dei diritti fondamentali della persona e dei popoli, principale giustificazione del loro stesso esistere ed operare. Diritto internazionale umanitario e diritto interno degli Stati 14. A partire dalla consapevolezza che esistono diritti umani inalienabili connessi con la comune natura degli uomini, è stato elaborato un diritto internazionale umanitario, alla cui osservanza gli Stati sono impegnati anche in caso di guerra. Ciò purtroppo non ha trovato coerente attuazione, a prescindere dal passato, in alcune situazioni di guerra verificatesi di recente. Così, ad esempio, è avvenuto nel conflitto che mesi fa ha avuto per teatro il 16


Libano del Sud, dove l'obbligo di proteggere e aiutare le vittime innocenti e di non coinvolgere la popolazione civile è stato in gran parte disatteso. La dolorosa vicenda del Libano e la nuova configurazione dei conflitti, soprattutto da quando la minaccia terroristica ha posto in atto inedite modalità di violenza, richiedono che la comunità internazionale ribadisca il diritto internazionale umanitario e lo applichi a tutte le odierne situazioni di conflitto armato, comprese quelle non previste dal diritto internazionale in vigore. Inoltre, la piaga del terrorismo postula un’approfondita riflessione sui limiti etici che sono inerenti all’utilizzo degli strumenti odierni di tutela della sicurezza nazionale. Sempre più spesso, in effetti, i conflitti non vengono dichiarati, soprattutto quando li scatenano gruppi terroristici decisi a raggiungere con qualunque mezzo i loro scopi. Dinanzi agli sconvolgenti scenari di questi ultimi anni, gli Stati non possono non avvertire la necessità di darsi delle regole più chiare, capaci di contrastare efficacemente la drammatica deriva a cui stiamo assistendo. La guerra rappresenta sempre un insuccesso per la comunità internazionale ed una grave perdita di umanità. Quando, nonostante tutto, ad essa si arriva, occorre almeno salvaguardare i principi essenziali di umanità e i valori fondanti di ogni civile convivenza, stabilendo norme di comportamento che ne limitino il più possibile i danni e tendano ad alleviare le sofferenze dei civili e di tutte le vittime dei conflitti(7). 15. Altro elemento che suscita grande inquietudine è la volontà, manifestata di recente da alcuni Stati, di dotarsi di armi nucleari. Ne è risultato ulteriormente accentuato il diffuso clima di incertezza e di paura per una possibile catastrofe atomica. Ciò riporta gli animi indietro nel tempo, alle ansie logoranti del periodo della cosiddetta «guerra fredda». Dopo di allora si sperava che il pericolo atomico fosse definitivamente scongiurato e che l’umanità potesse finalmente tirare un durevole sospiro di sollievo. Quanto appare attuale, a questo proposito, il monito del Concilio Ecumenico Vaticano II: «Ogni azione bellica che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni con i loro abitanti è un crimine contro Dio e contro l’uomo, che deve essere condannato con fermezza e senza esitazione»(8). Purtroppo ombre minacciose continuano ad addensarsi all’orizzonte dell’umanità. La via per assicurare un futuro di pace per tutti è rappresentata non solo da accordi internazionali per la non proliferazione delle armi nucleari, ma anche dall’impegno di perseguire con determinazione la loro diminuzione e il loro definitivo smantellamento. Niente si lasci di intentato per arrivare, con la trattativa, al conseguimento di tali obiettivi! È in gioco il destino dell’intera famiglia umana! La Chiesa a tutela della trascendenza della persona umana 16. Desidero, infine, rivolgere un pressante appello al Popolo di Dio, perché ogni cristiano si senta impegnato ad essere infaticabile operatore di pace

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e strenuo difensore della dignità della persona umana e dei suoi inalienabili diritti. Grato al Signore per averlo chiamato ad appartenere alla sua Chiesa che, nel mondo, è «segno e tutela della trascendenza della persona umana»(9), il cristiano non si stancherà di implorare da Lui il fondamentale bene della pace che tanta rilevanza ha nella vita di ciascuno. Egli inoltre sentirà la fierezza di servire con generosa dedizione la causa della pace, andando incontro ai fratelli, specialmente a coloro che, oltre a patire povertà e privazioni, sono anche privi di tale prezioso bene. Gesù ci ha rivelato che «Dio è amore» (1 Gv 4,8) e che la vocazione più grande di ogni persona è ‘'amore. In Cristo noi possiamo trovare le ragioni supreme per farci fermi paladini della dignità umana e coraggiosi costruttori di pace. 17. Non venga quindi mai meno il contributo di ogni credente alla promozione di un vero umanesimo integrale, secondo gli insegnamenti delle Lettere encicliche Populorum progressio e Sollicitudo rei socialis, delle quali ci apprestiamo a celebrare proprio quest’anno il 40º e il 20º anniversario. Alla Regina della Pace, Madre di Gesù Cristo «nostra pace» (Ef 2,14), affido la mia insistente preghiera per l’intera umanità all’inizio dell’anno 2007, a cui guardiamo - pur tra pericoli e problemi - con cuore colmo di speranza. Sia Maria a mostrarci nel Figlio suo la Via della pace, ed illumini i nostri occhi, perché sappiano riconoscere il suo Volto nel volto di ogni persona umana, cuore della pace! Dal Vaticano, 8 Dicembre 2006

BENEDETTO XVI

(1) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 357. (2) Sermo 169, 11, 13: PL 38, 923. (3) N. 3. (4) Omelia all'Islinger Feld di Regensburg (12 settembre 2006). (5) Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo (31 maggio 2004), nn. 15-16. (6) N. 38. (7) A tale riguardo, il Catechismo della Chiesa Cattolica ha dettato criteri molto severi e precisi: cfr nn. 2307-2317. (8) Cost. past. Gaudium et spes, 80. (9) Conc. Ecum. Vat. II, ibid. n. 76.

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Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 14 gennaio 2007

Cari fratelli e sorelle! In occasione della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, guardando alla Santa Famiglia di Nazaret, icona di tutte le famiglie, vorrei invitarvi a riflettere sulla condizione della famiglia migrante. Narra l’evangelista Matteo che, poco tempo dopo la nascita di Gesù, Giuseppe fu costretto a partire di notte per l’Egitto prendendo con sé il bambino e sua madre, al fine di sfuggire alla persecuzione del re Erode (cfr Mt 2,13-15). Commentando questa pagina evangelica, il mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Papa Pio XII scrisse nel 1952: “La famiglia di Nazaret in esilio, Gesù, Maria e Giuseppe emigranti in Egitto e ivi rifugiati per sottrarsi alle ire di un empio re, sono il modello, l’esempio e il sostegno di tutti gli emigranti e pellegrini di ogni età e di ogni Paese, di tutti i profughi di qualsiasi condizione che, incalzati dalla persecuzione o dal bisogno, si vedono costretti ad abbandonare la patria, i cari parenti, i vicini, i dolci amici, e a recarsi in terra straniera” (Exsul familia, AAS 44, 1952, 649). Nel dramma della Famiglia di Nazaret, obbligata a rifugiarsi in Egitto, intravediamo la dolorosa condizione di tutti i migranti, specialmente dei rifugiati, degli esuli, degli sfollati, dei profughi, dei perseguitati. Intravediamo le difficoltà di ogni famiglia migrante, i disagi, le umiliazioni, le strettezze e la fragilità di milioni e milioni di migranti, profughi e rifugiati. La Famiglia di Nazaret riflette l’immagine di Dio custodita nel cuore di ogni umana famiglia, anche se sfigurata e debilitata dall’emigrazione. Il tema della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato - La famiglia migrante - si pone in continuità con quelli del 1980, 1986 e 1993, e intende ulteriormente sottolineare l’impegno della Chiesa a favore non solo dell’individuo migrante, ma anche della sua famiglia, luogo e risorsa della cultura della vita e fattore di integrazione di valori. Tante sono le difficoltà che incontra la famiglia del migrante. La lontananza fra i suoi membri e il mancato ricongiungimento sono spesso occasione di rottura degli originari legami. Si instaurano rapporti nuovi e nascono nuovi affetti; si dimenticano il passato e i propri doveri, posti a dura prova dalla lontananza e dalla solitudine. Se non si assicura alla famiglia immigrata una reale possibilità di inserimento e di partecipazione, è difficile prevedere un suo sviluppo armonico. La Convenzione Internazionale per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori 19


migranti e dei membri delle loro famiglie, entrata in vigore il 10 luglio 2003, intende tutelare i lavoratori e le lavoratrici migranti e i membri delle rispettive famiglie. Si riconosce, cioè, il valore della famiglia anche per quel che riguarda l’emigrazione, fenomeno ormai strutturale delle nostre società. La Chiesa incoraggia la ratifica degli strumenti internazionali legali tesi a difendere i diritti dei migranti, dei rifugiati e delle loro famiglie, ed offre, in varie sue Istituzioni e Associazioni, quell’advocacy che si rende sempre più necessaria. Sono stati aperti, a tal fine, Centri di ascolto dei migranti, Case per accoglierli, Uffici per servizi alle persone e alle famiglie, e si è dato vita ad altre iniziative per rispondere alle crescenti esigenze in questo campo. Già molto si sta lavorando per l’integrazione delle famiglie degli immigrati, anche se tanto resta da fare. Esistono effettive difficoltà connesse ad alcuni “meccanismi di difesa” della prima generazione immigrata, che rischiano di costituire un impedimento per un’ulteriore maturazione dei giovani della seconda generazione. Ecco perché si rende necessario predisporre interventi legislativi, giuridici e sociali per facilitare tale integrazione. Negli ultimi tempi è aumentato il numero delle donne che lasciano il proprio Paese d’origine alla ricerca di migliori condizioni di vita, in vista di più promettenti prospettive professionali. Non poche però sono quelle donne che finiscono vittime del traffico di esseri umani e della prostituzione. Nei ricongiungimenti familiari le assistenti sociali, in particolare le religiose, possono rendere un servizio di mediazione apprezzato e meritevole di sempre maggiore valorizzazione. In tema di integrazione delle famiglie degli immigrati, sento il dovere di richiamare l’attenzione sulle famiglie dei rifugiati, le cui condizioni sembrano peggiorate rispetto al passato, anche per quanto riguarda proprio il ricongiungimento dei nuclei familiari. Nei campi loro destinati, alle difficoltà logistiche, a quelle personali legate ai traumi e allo stress emozionale per le tragiche esperienze vissute, si unisce qualche volta persino il rischio del coinvolgimento di donne e bambini nello sfruttamento sessuale, come meccanismo di sopravvivenza. In questi casi occorre un’attenta presenza pastorale che, oltre all’assistenza capace di lenire le ferite del cuore, offra un sostegno da parte della comunità cristiana in grado di ripristinare la cultura del rispetto e di far riscoprire il vero valore dell’amore. Occorre incoraggiare chi è interiormente distrutto a recuperare la fiducia in se stesso. Bisogna poi impegnarsi perché siano garantiti i diritti e la dignità delle famiglie e venga assicurato ad esse un alloggio consono alle loro esigenze. Ai rifugiati va chiesto di coltivare un atteggiamento aperto e positivo verso la società che li accoglie, mantenendo una disponibilità attiva alle proposte di partecipazione per costruire insieme una comunità integrata, che sia “casa comune” di tutti. Tra i migranti vi è una categoria da considerare in modo speciale: è quella degli studenti di altri Paesi, che si ritrovano lontani da casa, senza un’adeguata 20


conoscenza della lingua, talora privi di amicizie e in possesso non raramente di borse di studio insufficienti. Ancor più grave diviene la loro condizione quando si tratta di studenti sposati. Con le sue Istituzioni la Chiesa si sforza di rendere meno dolorosa la mancanza del sostegno familiare di questi giovani studenti, e li aiuta ad integrarsi nelle città che li accolgono, mettendoli in contatto con famiglie pronte ad ospitarli e a facilitarne la reciproca conoscenza. Come ho avuto modo di dire in altra occasione, venire in aiuto degli studenti esteri è “un importante campo d’azione pastorale. Infatti, i giovani che lasciano il proprio Paese per motivo di studio vanno incontro a non pochi problemi e soprattutto al rischio di una crisi d’identità” (L’Osservatore Romano, 15 dicembre 2005). Cari fratelli e sorelle, possa la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato diventare utile occasione per sensibilizzare le Comunità ecclesiali e l’opinione pubblica sulle necessità e i problemi, come pure sulle potenzialità positive delle famiglie migranti. Rivolgo in modo speciale il mio pensiero a quanti sono direttamente coinvolti nel vasto fenomeno della migrazione, ed a coloro che spendono le loro energie pastorali a servizio della mobilità umana. La parola dell’apostolo Paolo: “caritas Christi urget nos” (2 Cor 5,14), li spinga a donarsi preferenzialmente ai fratelli e alle sorelle che più sono nel bisogno. Con questi sentimenti, invoco su ciascuno la divina assistenza ed a tutti imparto con affetto una speciale Benedizione Apostolica. 18 ottobre 2006

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Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Malato Seoul, Corea – 11 febbraio 2007

Cari fratelli e care sorelle, l’11 febbraio 2007, giorno in cui la Chiesa celebra la memoria liturgica di Nostra Signora di Lourdes, si svolgerà a Seoul, in Corea, la Quindicesima Giornata Mondiale del Malato. Un certo numero di incontri, conferenze, raduni pastorali e celebrazioni liturgiche avrà luogo con i rappresentanti della Chiesa in Corea, con il personale sanitario, i malati e le loro famiglie. Ancora una volta, la Chiesa guarda a quanti soffrono e richiama l’attenzione sui malati incurabili, molti dei quali stanno morendo a causa di malattie in fase terminale. Essi sono presenti in ogni continente, in particolare in luoghi in cui la povertà e le difficoltà causano miseria e dolore immensi. Conscio di tali sofferenze, sarò spiritualmente presente alla Giornata Mondiale del Malato, unito a quanti si incontreranno per discutere della piaga delle malattie incurabili nel nostro mondo e incoraggeranno gli sforzi delle comunità cristiane nella loro testimonianza della tenerezza e della misericordia del Signore. L’essere malati porta inevitabilmente con sé un momento di crisi e un serio confronto con la propria situazione personale. I progressi nelle scienze mediche spesso offrono gli strumenti necessari ad affrontare questa sfida, almeno relativamente ai suoi aspetti fisici. La vita umana, comunque, ha i suoi limiti intrinseci, e, prima o poi, termina con la morte. Questa è un’esperienza alla quale è chiamato ogni essere umano e alla quale deve essere preparato. Nonostante i progressi della scienza, non si può trovare una cura per ogni malattia, e, quindi, negli ospedali, negli ospizi e nelle case in tutto il mondo ci imbattiamo nella sofferenza di numerosi nostri fratelli e numerose nostre sorelle incurabili e spesso in fase terminale. Inoltre, molti milioni di persone nel mondo vivono ancora in condizioni insalubri e non hanno accesso a risorse mediche molto necessarie, spesso del tipo più basilare, con il risultato che il numero di esseri umani considerato “incurabile” è grandemente aumentato. La Chiesa desidera sostenere i malati incurabili e quelli in fase terminale esortando a politiche sociali eque che possano contribuire a eliminare le cause di molte malattie e chiedendo con urgenza migliore assistenza per quanti stanno morendo e per quanti non possono contare su alcuna cura medica. É necessario promuovere politiche in grado di creare condizioni in cui gli esseri umani possano sopportare anche malattie incurabili ed affrontare la morte in una maniera degna. A questo proposito, è necessario sottoli22


neare ancora una volta la necessità di più centri per le cure palliative che offrano un’assistenza integrale, fornendo ai malati l’aiuto umano e l’accompagnamento spirituale di cui hanno bisogno. Questo è un diritto che appartiene a ogni essere umano e che tutti dobbiamo impegnarci a difendere. Desidero incoraggiare gli sforzi di quanti operano quotidianamente per garantire che i malati incurabili e quelli che si trovano nella fase terminale, insieme alle proprie famiglie, ricevano un’assistenza adeguata e amorevole. La Chiesa, seguendo l’esempio del Buon Samaritano, ha sempre mostrato particolare sollecitudine per gli infermi. Mediante i suoi singoli membri e le sue istituzioni, continua a stare accanto ai sofferenti e ai morenti, cercando di preservare la loro dignità in questi momenti significativi dell’esistenza umana. Molti di questi individui, personale sanitario, agenti pastorali e volontari, e istituzioni in tutto il mondo, servono instancabilmente i malati, negli ospedali e nelle unità per le cure palliative, nelle strade cittadine, nell’ambito dei progetti di assistenza domiciliare e nelle parrocchie. Ora, mi rivolgo a voi, cari fratelli e care sorelle che soffrite di malattie incurabili e che siete nella fase terminale. Vi incoraggio a contemplare le sofferenze di Cristo crocifisso e, in unione con Lui, a rivolgervi al Padre con totale fiducia nel fatto che tutta la vita, e la vostra in particolare, è nelle sue mani. Sappiate che le vostre sofferenze, unite a quelle di Cristo, si dimostreranno feconde per le necessità della Chiesa e del mondo. Chiedo al Signore di rafforzare la vostra fede nel Suo amore, in particolare durante queste prove che state affrontando. Spero che, ovunque voi siate, troviate sempre l’incoraggiamento e la forza spirituali necessari a nutrire la vostra fede e a condurvi più vicini al Padre della vita. Attraverso i suoi sacerdoti e i suoi collaboratori pastorali, la Chiesa desidera assistervi e stare al vostro fianco, aiutandovi nell’ora del bisogno, e quindi, rendendo presente l’amorevole misericordia di Cristo verso chi soffre. Infine, chiedo alle comunità ecclesiali in tutto il mondo, e in particolare a quante si dedicano al servizio degli infermi, a continuare, con l’ausilio di Maria, Salus Infirmorum, a rendere un’efficace testimonianza della sollecitudine amorevole di Dio, nostro Padre. Che la Beata Vergine, nostra Madre, conforti quanti sono malati e sostenga quanti hanno dedicato la propria vita, come Buoni Samaritani, a curare le ferite fisiche e spirituali dei sofferenti. Unito a voi nel pensiero e nella preghiera, imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica quale pegno di forza e di pace nel Signore. Dal Vaticano, 8 dicembre 2006

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Conferenza Episcopale Italiana

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Messaggio in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 2007-2008

Siamo ogni giorno spinti a fermarci all’immediato, a guardare solo a ciò che ci sta vicino, dimenticando ciò che costituisce l’orizzonte in cui la vita quotidiana prende significato, perché vi trova fondamento e orientamento. A questi condizionamenti culturali occorre reagire. Lo ribadisce con forza e continuità il Papa Benedetto XVI, ricordandoci quanto sia pericoloso togliere all’uomo la prospettiva di Dio e la testimonianza che della sete di lui danno le religioni; soprattutto la rivelazione che di lui ci offre la religione cristiana nel volto e nell’opera del Figlio Gesù. La nostra Europa, il mondo occidentale sarà in grado di ritrovare se stesso e la capacità di parlare al mondo, “soltanto se cresce di nuovo la fede in Dio, se Dio sarà di nuovo presente per noi e in noi”, perché “senza Dio i conti non tornano”. Gli ambienti e le occasioni per questa ricerca e questo ascolto non mancano. La scuola è uno di questi. Essa può e deve dare il suo contributo alla riflessione sul mistero della vita, soprattutto oggi che, per la presenza di un numero in continua crescita di bambini e ragazzi provenienti da altri paesi, sta diventando sempre più un luogo di confronto di tradizioni culturali e religiose. Memoria viva del passato, progettazione creativa del futuro, la scuola è innanzitutto un tempo dedicato alla maturazione integrale degli alunni, quindi anche della dimensione spirituale e religiosa, all’interno e in dialogo con il contesto culturale e sociale in cui essi sono inseriti. L’insegnamento della religione cattolica (IRC) si colloca in maniera pertinente in questo “luogo”, per dare un contributo significativo e originale allo sviluppo di personalità capaci di “guardare in alto” e di costruirsi in atteggiamento di accoglienza degli altri e di disponibilità all’incontro e alla collaborazione, con una chiara consapevolezza delle radici religiose su cui è ancorata l’identità del nostro popolo. Il consolidamento della scelta di avvalersi dell’IRC da parte delle famiglie e dei ragazzi (ribadito anche nell’anno scolastico 2005—2006 nell’altissima percentuale del 91,6%) è incoraggiante riscontro dell’importanza di questo insegnamento. Esso infatti favorisce un inserimento più pieno e consapevole nell’identità culturale e sociale del nostro Paese; affronta una opportuna riflessione sul cattolicesimo, in dialogo con le altre confessioni cristiane e le altre religioni; costituisce un terreno fecondo per indagare il significato profondo della vita umana nell’orizzonte della trascendenza e prospettare deci27


sioni impegnative per l’esistenza personale e per la vita sociale. Il Convegno Ecclesiale nazionale di Verona ha posto al centro dell’attenzione l’uomo del nostro tempo, alla ricerca di un futuro personale e comunitario rinnovato, più giusto e in pace; per i cristiani chiaramente segnato dalla speranza che scaturisce dalla morte e risurrezione di Gesù Cristo. In questa ricerca emerge quanto sia decisivo lo spessore culturale e sociale della fede e il suo rapporto con il mondo. L’IRC si offre come disciplina scolastica in grado di dare un suo specifico contributo per decifrare meglio le aspirazioni dell’uomo di oggi e rendere a lui più vicina e comprensibile la speranza che viene dal Vangelo. Sono ulteriori motivi per rinnovare la scelta di tale insegnamento. Mentre ringraziamo gli insegnanti di religione cattolica per la loro dedizione professionale, qualificata con adeguato aggiornamento, come pure gli uffici scuola diocesani e regionali nonché i dirigenti scolastici per la solerzia con cui operano in vista di una piena valorizzazione dell’IRC, invitiamo le famiglie e i ragazzi a continuare ad avvalersi di tale insegnamento per l’anno scolastico 2007—2008. Ci auguriamo, anche, che coloro che per gli anni passati non se ne sono avvalsi possano farlo in futuro. Non è, infatti, una proposta disciplinare che limita la loro libertà, la rende piuttosto matura e responsabile, consolidando rapporti, confronti, accoglienze, per un’autentica integrazione di persone, esperienze e culture. Roma, 30 novembre 2006

PRESIDENZA DELLA CEI

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Conferenza Episcopale Italiana CONSIGLIO PERMANENTE Roma, 22-25 gennaio 2007

Comunicato finale La sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente si è svolta, come di consueto, a Roma, presso la sede della CEI, dal 22 al 25 gennaio, nel corso della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. In apertura dei lavori, oltre al saluto ai nuovi membri del Consiglio, il Cardinale Presidente ha ricordato il Card. Salvatore Pappalardo, Arcivescovo emerito di Palermo e a lungo Vicepresidente della CEI, e Mons. Cataldo Naro, Arcivescovo di Monreale e Presidente della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, scomparsi nei mesi scorsi Nella preghiera, inoltre, i vescovi hanno voluto ricordare i tanti missionari che ancora oggi coronano con il sacrificio della vita il loro servizio in terra di missione; tra questi don Andrea Santoro, don Bruno Baldacci e suor Leonella Sgorbati. Al centro dei lavori, oltre alla scelta del tema principale della 57ª Assemblea Generale, un’ampia riflessione sul 4° Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona con indicazioni per l’elaborazione di una nota pastorale da proporre all’approvazione della prossima Assemblea di maggio. È stata data puntuale informazione sia sulle attività di quest’ultimo decennio del Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo, come anche del programma dell’“Agorà dei giovani italiani”, con particolare riferimento al pellegrinaggio nazionale che si terrà a Loreto dal 29 agosto al 2 settembre 2007, che culminerà nell’incontro con il Santo Padre Benedetto XVI. È stato fatto anche il punto sulla preparazione della 45ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani ed è stata scelta la città di Ancona come sede del 25° Congresso Eucaristico Nazionale. 1.

La comunione con Benedetto XVI e la gratitudine per il suo magistero e lo slancio apostolico

I vescovi, nel rinnovare profonda gratitudine al Santo Padre per la sua partecipazione al Convegno di Verona e per il messaggio forte e autorevole con cui ha esortato la Chiesa italiana a continuare il cammino del decennio nella contemplazione del volto di Cristo e a manifestarsi come “madre e maestra” nell’oggi della storia, hanno espresso, come già aveva fatto il Cardinale Presidente nella sua prolusione, la più viva ammirazione per “lo spirito di fede e l’autentica umiltà, il coraggio e lo slancio apostolico” con i quali egli ha 29


condotto la missione in Turchia. In essa Benedetto XVI ha certamente impresso un nuovo stile e un coraggioso indirizzo ai rapporti tra il cristianesimo e l’islam, un più intenso dialogo a livello ecumenico con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I e ha dato sostegno e incitamento alla comunità cattolica presente in quel Paese. Piena adesione, inoltre, i presuli hanno manifestato alle indicazioni magisteriali del Papa che, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, ha riproposto quale fondamentale presupposto per un’autentica pace “il riconoscimento e il rispetto della legge naturale” come “grande base per il dialogo tra i credenti delle diverse religioni e tra i credenti e gli stessi non credenti”. Un criterio decisivo, si legge nel documento pontificio, che, a partire dal “riconoscimento dell’essenziale uguaglianza tra le persone umane”, si concretizza in due diritti essenziali: il diritto alla vita e il diritto alla libertà religiosa. Nasce da qui l’impegno a sostenere una “ecologia della pace”, che sappia tenere conto delle connessioni esistenti tra ecologia naturale ed ecologia umana e sociale, superando una sempre più diffusa visione “debole” e relativistica della persona. In questo senso, i vescovi, in convinta sintonia con il magistero di Benedetto XVI, sottolineano che la vita umana, la famiglia e il matrimonio non sono meno importanti della pace, della non violenza, della giustizia e rientrano nell’ambito di quell’unica etica che ha come orizzonte un umanesimo pieno e condiviso. Infine, i presuli, attendendo la pubblicazione della prima parte del libro del Papa su Gesù di Nazareth, dettato dal dichiarato intento di colmare il limite di una teologia e una esegesi che talora sembrano separare il “Cristo della fede” e il reale “Gesù storico”, hanno rivolto “un forte e affettuoso invito” ai teologi e agli esegeti perché condividano questo orientamento e contribuiscano con il loro ingegno e la loro competenza a superare approcci superficiali e inadeguati alla figura di Gesù Cristo, nei cui confronti, peraltro, si registra un crescente interesse. In questo contesto, i presuli, anche per favorire il superamento di un certo misticismo e spiritualismo disincarnati, invitano a riprendere lo studio della storicità dei Vangeli e a riproporre con forza il kerygma del Risorto, vivente nella storia. 2.

La complesse vicende internazionali e il cammino dell’Europa

Considerando l’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione Europa, i vescovi auspicano che si stabiliscano regole più idonee ad assicurare l’effettiva e armonica convergenza e integrazione di un grande numero di Paesi così diversi tra loro per storia e cultura, oltre che per livello di sviluppo economico. Rimane forte la preoccupazione per la tragedia che si consuma giorno dopo giorno in Iraq, anche dopo l’esecuzione di Saddam Hussein, con un crescente numero di vittime tra civili e militari, tra cui, a causa di un incidente, un 30


soldato italiano. I vescovi, al riguardo, più che un aumento della presenza militare, chiedono la ricerca di un nuovo e più efficace approccio politico, con il quale riportare la pace in questa martoriato paese. Oltre a manifestare preoccupazione per la difficile situazione in Afghanistan, in cui sono morti altri due soldati italiani, i vescovi hanno espresso vicinanza alla popolazione libanese, segnata da una crescente instabilità e conflittualità interna, e solidarietà ai cattolici presenti in Terra Santa e nel Medio Oriente. Seguendo l’esempio di Benedetto XVI che, nell’imminenza del Natale ha reso nota la sua speranza di recare pellegrino in Terra Santa, i vescovi hanno ribadito sostegno e aiuto alle comunità che vivono nella terra del Signore e hanno confermato l’impegno a continuare a promuovere pellegrinaggi nei luoghi santi, convinti, comunque, che, elemento decisivo per un futuro di pace e di sicurezza in tutta l’area mediorientale, rimane il riconoscimento reciproco del popolo palestinese e di Israele. In riferimento ai Paesi dell’Africa, verso i quali rimane alta l’attenzione della Chiesa italiana, come evidenziato anche dal resoconto circa l’impegno del Comitato per gli aiuti al Terzo Mondo nell’ultimo decennio, i presuli hanno ancora una volta ricordato le persistenti conflittualità in Somalia, la grave crisi del Darfur e le violente azioni di guerriglia in Nigeria, che hanno coinvolto anche cittadini italiani. Al riguardo, nella linea di quanto auspicato recentemente dal Papa, è stata segnalata la positiva evoluzione di diversi processi di riconciliazione nazionale e lo sforzo per ripristinare il corretto funzionamento delle istituzioni, a livello nazionale, regionale e continentale. Nel corso dei lavori, inoltre, la Presidenza della CEI ha espresso una particolare vicinanza alle popolazioni della Guinea Conakry, colpite da violenti scontri tra fazioni avverse. Infine, guardando alla regione asiatica, oltre a manifestare preoccupazione per gli esperimenti nucleari compiuti dalla Corea del Nord e turbamento per l’assassinio a Mosca della giornalista Anna Politovskaia, nota per le sue inchieste sulle violazioni dei diritti umani, i vescovi hanno espresso nuovamente la loro vicinanza al popolo filippino provato da una grave calamità naturale nel mese di novembre. 3.

Il tema della 57ª Assemblea Generale, riflessione sul 4° Convegno Ecclesiale di Verona e preparazione di una nota pastorale

L’ordine del giorno dei lavori prevedeva anzitutto la scelta del tema principale della prossima Assemblea Generale, individuato nella missionarietà, riferimento tematico dal quale far emergere l’unicità della missione della Chiesa per l’annuncio del Vangelo nel nostro tempo, in coincidenza con il cinquantesimo dell’enciclica Fidei donum. La convergenza sulla missionarietà intende risvegliare nelle comunità ecclesiali l’orizzonte e la responsabilità dell’an31


nuncio, specialmente quello concernente la prima evangelizzazione, che trova nella missio ad gentes la sua modalità esemplare, con la convinzione che una maggiore apertura all’impegno verso le Chiese in terra di missione può conferire nuovo slancio alla stessa pastorale ordinaria bisognosa essa stessa di recuperare slancio missionario tra noi. Ampia e profonda è stata la riflessione sul Convegno di Verona, in vista dell’approvazione di una nota pastorale dell’episcopato italiano sugli orientamenti pastorali da offrire alle Chiese locali dopo il 4° Convegno Ecclesiale nazionale di Verona. I presuli, nel ricordare il clima di ascolto e di fiducia, di comunione e di speranza vissuto nelle giornate veronesi, hanno rilevato l’efficienza dell’apparato organizzativo, il prezioso servizio dei media ecclesiali nazionali (Avvenire, Sir, Sat2000, il circuito radiofonico Inblu e il sito internet), i settimanali diocesani e le molteplici iniziative informative ed editoriali cattoliche che hanno permesso un’ampia informazione e una “partecipazione” anche a distanza; questa molteplice offerta di servizi ha consentito una percezione diretta dell’evento, senza il filtro di talune categorie anguste o di visioni parziali e riduttive che non raramente distorcono – ed è accaduto anche a Verona – l’informazione religiosa offerta dai principali media nazionali. Tra i dati significativamente rilevanti del Convegno, i vescovi hanno sottolineato l’ampia e diffusa partecipazione alla fase diocesana e alle giornate veronesi; la centralità dell’incontro con il Santo Padre, che ha evidenziato ancora una volta lo stretto legame del Papa con l’Italia e con i cattolici italiani; la grande valenza metodologica e contenutistica delle relazioni; la cura e la dignità della preghiera e delle celebrazioni eucaristiche; l’approccio esistenziale al tema e la riflessione per ambiti di vita, trasversali rispetto ai consueti settori in cui si articola la pastorale, con la conseguente proposta di una metodologia finalizzata a una pastorale realmente integrata e organica che faccia perno sulla persona; la suggestiva proposta di momenti artistici e culturali che hanno esplorato la varietà dei linguaggi espressivi. A fronte delle tante attese dei partecipanti al Convegno e della grande responsabilità per il futuro che tale evento ha suscitato nella Chiesa italiana, il Consiglio Permanente ritiene doveroso proporre all’esame della prossima Assemblea Generale una nota pastorale che punti a far emergere lo spirito del Convegno e quanto in esso maturato come orizzonte di discernimento della vita della Chiesa e dei cristiani nel mondo di oggi. Si pensa, perciò, a un testo che non contenga un elenco di compiti, né una semplice raccolta di idee, ma che cerchi di esprimere la rinnovata consapevolezza della Chiesa italiana circa il dono ricevuto, la sua missione, la sua vita interna; in altri termini una “Chiesa del Risorto e della speranza” e, per questo, una Chiesa della testimonianza. Il documento dovrebbe, tra l’altro, rileggere l’esperienza del Convegno all’interno del percorso della Chiesa italiana in questo decennio; ribadire la bellezza e l’originalità della speranza cristiana, incentrata nella 32


risurrezione e nella santità; riproporre la comunicazione del Vangelo in un mondo e a un uomo che cambia; rimotivare il “sì” della Chiesa e del credente al “sì” di Dio, che si concretizza in un “sì” alla vita, assunto come criterio per l’evangelizzazione e il dialogo a tutti i livelli; riproporre l’esperienza ecclesiale come chiamata alla santità e come servizio alla verità e alla vita dell’uomo. 4.

L’impegno della Chiesa italiana per il Sud del mondo

Nel corso dei lavori, il Consiglio Episcopale Permanente è stato informato sull’attività svolta in questi ultimi dieci anni dal Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo. Nell’esprimere il proprio apprezzamento, i vescovi hanno incoraggiato il Comitato nell’impegno di gestione, per conto della Chiesa italiana, di quella parte delle risorse finanziarie, provenienti dall’otto per mille, destinate alla Chiesa cattolica per la realizzazione di progetti di promozione umana, di sviluppo e di iniziative di carità nei paesi in via di sviluppo. In questi anni, il Comitato, il cui costo annuale di funzionamento non supera € 250.000 annui, ha erogato circa € 920 milioni per 9.158 progetti e per far fronte a emergenze varie, nel rigoroso rispetto della normativa pattizia contenuta nella legge 222 del 1985. In particolare, l’art. 48 richiede esplicitamente alla Chiesa italiana di dispiegare le sue energie e di impegnare l’autorevolezza del suo discernimento a sostegno di interventi caritativi, non soltanto nel territorio italiano, ma anche nei paesi in via di sviluppo, riconoscendo in tal modo la “valenza civile” della carità e la sua preziosa funzione nel processo rigenerativo del tessuto sociale dell’intera collettività umana. I vescovi hanno evidenziato, inoltre, il fatto che, grazie anche alla costante collaborazione con le singole Conferenze Episcopali locali, il Comitato ha potuto conseguire importanti e significativi obiettivi: un appropriato e trasparente uso delle risorse finanziarie nel rispetto delle finalità per cui sono state assegnate; la testimonianza che è possibile “fare il bene” anche in situazioni molto difficili; l’aumento tendenziale, negli anni, del budget disponibile grazie all’attenzione dei cittadini divenuti sempre più partecipi della vita e dei problemi dei più poveri. Oltre alla solidarietà tempestiva nelle situazioni di emergenza (calamità naturali, come cicloni, terremoti, alluvioni; epidemie; situazione di guerra…), le principali linee di intervento del Comitato nel decennio appena trascorso hanno riguardato iniziative di sostegno allo sviluppo delle persone e delle comunità locali, quali l’alfabetizzazione, la formazione e l’istruzione tecnica e professionale, la cooperazione universitaria, il sostegno allo studio. Sono stati finanziati, inoltre, progetti a favore della tutela dei minori, della rimozione degli svantaggi legati alla disabilità, della lotta alla tossicodipendenza e all’AIDS, del diritto alla salute e della difesa dell’ambiente. Particolare atten33


zione è stata, infine, rivolta ai giovani e alla promozione della donna, al sostegno delle minoranze etniche e all’umanizzazione delle carceri, come anche alla concessione di microcrediti, al sostegno dell’occupazione, alla promozione della cultura del lavoro, al reinserimento degli emigrati e al sostegno delle attività agricole. 5.

Il pellegrinaggio-incontro dei giovani a Loreto, la 45ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, il 25° Congresso Eucaristico Nazionale

Con riferimento al progetto triennale “Agorà dei giovani italiani”, inteso a sostenere e rilanciare la pastorale giovanile nelle diocesi italiane, i vescovi hanno ricevuto una dettagliata informazione sul pellegrinaggio-incontro di Loreto, che avrà luogo nei giorni 1-2 settembre prossimo, con l’attesa partecipazione di Benedetto XVI. Nei giorni precedenti, dal 29 al 31 agosto, il programma prevede l’accoglienza dei giovani in 32 diocesi dell’Abruzzo, delle Marche, della Romagna e dell’Umbria per momenti di condivisione e scambio di esperienze. Nel condividere le scelte organizzative che l’apposito Comitato sta sviluppando, i vescovi hanno rinnovato l’invito ai giovani per una numerosa partecipazione, come pure la sollecitazione alle diocesi a inserirsi nella programmazione triennale da tradurre nel contesto degli specifici progetti pastorali diocesani. In vista della 45ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani sul tema “Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano”, che avrà luogo a Pisa dal 18 al 21 ottobre prossimi, dopo la sessione inaugurale a Pistoia, a cento anni dalla prima Settimana Sociale svoltasi proprio in questa città, i vescovi hanno sottolineato la peculiare valenza della manifestazione. Essa, infatti, intende essere memoria costruttiva del contributo offerto dai cattolici italiani per il bene comune nel nostro Paese nel corso di tutto il XX secolo e, insieme, incoraggiamento ai laici nei confronti dell’impegno sociale e politico. Nelle prossime settimane sarà pubblicato un sussidio che, insieme a un excursus storico sulla presenza dei cattolici nella vita della società italiana, conterrà una prima presentazione del tema della Settimana, corredata dai più recenti interventi di Benedetto XVI in materia di dottrina sociale e talune indicazioni emerse dal Convegno di Verona. Sono programmati, inoltre, alcuni incontri preparatori, il primo dei quali, a carattere seminariale sul tema “Bene comune e dottrina sociale della Chiesa”, è stato già tenuto il 20 gennaio scorso a Treviso, città natale del Ven. Giuseppe Toniolo, uno dei fondatori delle Settimane Sociali; il 18 febbraio si terrà a Roma un incontro del Comitato Scientifico e Organizzatore con le Associazioni; a marzo, sempre a Roma, il Comitato incontrerà i cattolici impegnati direttamente nella vita politica; il 19 maggio, infine, è previsto un secondo seminario a Bari che approfondirà, sotto l’aspetto storico, l’impegno socio-politico dei cattolici italiani. 34


Il Consiglio Episcopale Permanente ha scelto, poi, la città di Ancona come sede del 25° Congresso Eucaristico Nazionale, che si svolgerà nel 2011, con il coinvolgimento dell’Arcidiocesi di Ancona - Osimo e delle diocesi della provincia ecclesiastica. È la prima volta che un evento ecclesiale tanto significativo si svolge nelle Marche. 6.

La situazione italiana e le nuove problematiche etiche e antropologiche

Nell’attenta disamina delle questioni che interessano il Paese e con particolare attenzione alla recente legge finanziaria, i vescovi segnalano il divario sempre più ampio tra il Mezzogiorno e il resto della Nazione sul versante della politica occupazionale, nonché le persistenti difficoltà economiche di molte famiglie, nonostante l’introduzione di alcune agevolazioni fiscali per i nuclei familiari numerosi e a basso reddito. Al riguardo i vescovi chiedono una più forte convergenza delle istituzioni e delle forze politiche, pur nella distinzione dei ruoli, in particolare per quanto attiene alle problematiche inerenti il lavoro, il potere di acquisto, la casa, la sanità, il sistema pensionistico e quello fiscale, l’assistenza ai bambini più piccoli e agli anziani, la sicurezza dei cittadini, l’istruzione, la ricerca e l’innovazione e, soprattutto, il contrasto del declino demografico della popolazione. Riguardo al fenomeno migratorio, oltre a sollecitare le istituzioni a favorire l’immigrazione regolare e i ricongiungimenti familiari, tenendo presente la centralità della persona umana, i vescovi hanno fatto proprie le recenti sollecitazioni del Papa a “tutelare i migranti e le loro famiglie mediante l’ausilio di presidi legislativi, giuridici e amministrativi specifici, e anche attraverso una rete di servizi, di punti di ascolto e di strutture di assistenza sociale e pastorale”. Con riferimento alla recrudescenza delle manifestazioni di violenza messe in atto dalle organizzazioni malavitose a Napoli, i presuli hanno espresso a quella città e alla Chiesa locale, e in particolare ai sacerdoti, sentita vicinanza e fervido apprezzamento per il generoso impegno a servizio del Vangelo, pur in presenza di gravi disagi e di oscuri condizionamenti, rallegrandosi per le prospettive di rinnovato impegno che stanno aprendosi anche grazie alla collaborazione tra istituzioni ecclesiali e civili. Hanno manifestato, inoltre, affettuosa solidarietà alle vittime e ai familiari del gravissimo incidente avvenuto nello Stretto di Messina, esprimendo nel contempo profonda gratitudine per la generosa opera di soccorso prestata da operatori e volontari, testimonianza emblematica di rispetto e di attenzione per le persone, specie nei momenti di particolare sofferenza, tanto più significativa in un territorio più spesso all’onore delle cronache per episodi di violenza e di malaffare. Nel corso dei lavori, in piena sintonia con quanto espresso dal Cardinale 35


Presidente nella sua prolusione, i vescovi hanno ribadito il diritto della Chiesa ad affermare e difendere i grandi valori, che prima di essere cristiani, sono umani e che come tali danno senso alla vita della persona e ne salvaguardano la dignità. Di fronte alle accuse di indebita ingerenza nell’attività legislativa, anche per ciò che concerne il riconoscimento giuridico delle unione di fatto, i vescovi ricordano che al riguardo la Chiesa non può rimanere indifferente e silenziosa ma ha il dovere di proclamare la verità sull’uomo e sul suo destino. A questo proposito, i vescovi hanno riaffermato che alla famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso “non possono essere equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali riconoscimento legale”. Inoltre hanno chiesto ai responsabili della cosa pubblica un maggiore sostegno alla famiglia legittima fondata sul matrimonio, in accordo con il dettato costituzionale, attraverso la rimozione degli ostacoli di ordine pratico, giuridico e fiscale che allontano i giovani dal matrimonio e dalla generazione di figli. Quanto alle convivenze eterosessuali, è stato ribadito che la protezione dei loro diritti può essere assicurata dall’attuale giurisprudenza. “Per ulteriori aspetti che potessero aver bisogno di una protezione giuridica esiste anzitutto - ha ribadito il Cardinale Presidente, confortato dal consenso dei membri del Consiglio - la strada del diritto comune, assai ampia e adattabile alle diverse situazioni, e a eventuali lacune o difficoltà si potrebbe porre rimedio attraverso modifiche del codice civile, rimanendo comunque nell’ambito dei diritti e dei doveri della persona. Non vi è quindi motivo di creare un modello legislativamente precostituito, che inevitabilmente configurerebbe qualcosa di simile a un matrimonio, dove ai diritti non corrisponderebbero uguali doveri: sarebbe questa la strada sicura per rendere più difficile la formazione di famiglie autentiche, con gravissimo danno delle persone, a cominciare dai figli, e della società italiana”. Rimane, comunque, alta la preoccupazione pastorale dei vescovi per lo sfondo culturale in cui viene condotto tale dibattito: molti giovani di oggi avvertono una grande difficoltà nel compiere scelte definitive e, soprattutto, sperimentano una crescente perdita di orientamento e una radicale insicurezza circa il futuro, a cui si aggiunge, in riferimento al riconoscimento legale dell’unioni omosessuali, la perdita di “ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona umana”. Per ciò che riguarda la cosiddetta “dichiarazione anticipata di trattamento” i vescovi hanno, infine, ribadito il loro rifiuto dell’eutanasia come anche dell’accanimento terapeutico che però, ovviamente, non può giungere a legittimare forme più o meno mascherate di eutanasia e in particolare quell’“abbandono terapeutico” che priva il paziente del necessario sostegno vitale attraverso l’alimentazione e l’idratazione.

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7.

Adempimenti statutari e nomine

Il Consiglio Episcopale Permanente ha approvato lo statuto dell’Associazione Teologica Italiana per lo studio della morale (ATISM), il nuovo statuto dell’Associazione Rinnovamento nello Spirito Santo, nonché modifiche parziali dello statuto della Gioventù Operaia Cristiana (GiOC) e dello statuto dell’Associazione Canonistica Italiana. Sono stati, inoltre, approvati i nuovi parametri per l’edilizia del culto per l’anno 2007 ed è stata deliberata la revisione delle tabelle concernenti la remunerazione degli operatori dei Tribunali Ecclesiastici regionali e le tariffe dei servizi. Infine, i vescovi hanno espresso parere favorevole alla nuova stesura, a sette anni dalla sua pubblicazione, del decreto generale concernente la tutela della buona fama e della riservatezza. Il Consiglio Episcopale Permanente ha nominato: S. E. Mons. Ignazio SANNA, Arcivescovo di Oristano, Membro della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali Mons. Bruno STENCO, della diocesi di Vicenza, Direttore dell’Ufficio Nazionale per l’educazione, la scuola e l’università Don ANDREA MANTO, della diocesi di Roma, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della sanità Card. Salvatore DE GIORGI, Amministratore apostolico di Palermo, Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali (FIES) Don Cataldo ZUCCARO, della diocesi di Frosinone - Veroli - Ferentino, Assistente ecclesiastico nazionale del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (MEIC) Don CARLO NANNI, della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, Consulente ecclesiastico centrale dell’Unione Cattolica Insegnanti Medi (UCIIM) Don Francesco POLI, della diocesi di Bergamo, Vice Consulente ecclesiastico nazionale dell’Associazione Professionale Italiana Collaboratori Familiari (API-Colf) Mons. Anton LUCACI, della diocesi di Jaci, Coordinatore pastorale per le comunità cattoliche rumene di rito latino in Italia Don Agostino NGUYEN VAN DU, della diocesi di Treviso, Coordinatore pastorale per le comunità cattoliche vietnamite in Italia. Il Consiglio ha inoltre confermato l’elezione di Mons. Rinaldo FABRIS, dell’arcidiocesi di Udine, a Presidente dell’Associazione Biblica Italiana (ABI). *** 37


La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, riunitasi il 22 gennaio 2007 in concomitanza con i lavori del Consiglio Episcopale Permanente, ha proceduto alle seguenti nomine: Padre Giuseppe BELLUCCI, SJ; Dott. Ambrogio BONGIOVANNI, dell’arcidiocesi di Capua; Suor Azia CIAIRANO, SMIRP; Dott. Gianbenedetto COLOMBO, della diocesi di Brescia; Dott. Giuseppe MAGRÌ, della diocesi di Verona; Dott.ssa Patrizia MORGANTI, dell’arcidiocesi di Milano; Mons. Vittorio NOZZA, Direttore della Caritas Italiana; Padre Gottardo PASQUALETTI, IMC; Mons. Giuseppe PELLEGRINI, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese; Prof. Gianni VAGGI, della diocesi di Pavia, membri del Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo Mons. Giuseppe PELLEGRINI, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese, nominato Presidente della Fondazione di religione “Centro Unitario per la cooperazione missionaria tra le Chiese” (CUM); don Maurizio CUCCOLO, dell’arcidiocesi di Milano, nominato Direttore; don Giorgio BENEDETTI, della diocesi di Verona, nominato Presidente del Collegio dei revisori dei conti della medesima Fondazione don Decio CIPOLLONI, dell’arcidiocesi di Camerino – San Severino Marche, nominato Assistente ecclesiastico presso la sede di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore S. E. Mons. Salvatore DI CRISTINA, Arcivescovo di Monreale, nominato Assistente ecclesiastico nazionale della Federazione Italiana AdoratriciAdoratori del Santissimo Sacramento Mons. Luciano VINDROLA, della diocesi di Susa, nominato Presidente della Federazione tra le Associazioni del Clero Italiano (FACI); Mons. Mariano ASSOGNA, della diocesi di Rieti, nominato Vicepresidente della medesima Federazione. La Presidenza ha inoltre dato il proprio gradimento alla nomina di Padre Pietro PIEROBON, SX, a Segretario nazionale della Pontificia Opera per l’Infanzia Missionaria (POIM).

Roma, 29 gennaio 2007

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COMMISSIONE EPISCOPALE PER IL CLERO E LA VITA CONSACRATA

Messaggio per la XI Giornata Mondiale della Vita Consacrata 2 febbraio 2007

Alle consacrate e ai consacrati. Ai sacerdoti, ai diaconi e ai fedeli laici. Il 2 febbraio, Festa della Presentazione del Signore, la Chiesa celebra la Giornata della vita consacrata, ringraziando Dio per le donne e gli uomini che seguono con dedizione gioiosa e fedele il Signore in questa forma di vita. Avremo di nuovo la possibilità di riflettere sul vangelo proclamato nella liturgia del giorno (Lc 2,22-40). La scena lì narrata illumina la scelta della consacrazione e offre dei modelli ancora attuali e praticabili: cogliamo da questo racconto almeno tre aspetti, tra i tanti che si potrebbero sottolineare. L’offerta di una famiglia. Il racconto di Luca è costruito intorno all’idea dell’offerta e del dono. In primo luogo, è l’offerta di Gesù: Maria e Giuseppe lo portano “a Gerusalemme per offrirlo al Signore” (2,22) e accompagnano questo gesto con un’offerta al tempio (2,24), secondo la prassi liturgica ebraica. Il bambino è colui che viene offerto, anche se non ha ancora coscienza di cosa questo significhi: lo imparerà però presto, secondo quanto lo stesso Luca descrive poco più avanti nel suo Vangelo. Nel quadro successivo, Gesù è di nuovo a Gerusalemme, questa volta forse per il suo bar mizvah, rito con il quale si diventa “figlio del comandamento” cioè soggetto alla legge, e allora esprimerà con decisione la sua volontà di “stare nelle cose del Padre suo” (cfr 2,49). La consacrazione - ci dice l’evangelista - ha la sua origine in famiglia, nell’offrirsi quotidiano dei genitori per i figli e nella loro capacità di trasmettere la fede: è senz’altro da gesti semplici ma densi di contenuto che Gesù avrà imparato quella dedizione che lo condurrà poi, alla fine della sua vita terrena, per l’ultima volta a Gerusalemme, dove egli si offrirà per i peccatori. La vita consacrata, sembra ancora dirci Luca, è scandita in momenti e tappe che esprimono lo sviluppo di una vocazione - dal momento iniziale al tempo dell’impegno definitivo, dalla fedeltà nel quotidiano alle obbedienze più ardue e che indicano la necessità continua di “applicarsi alla propria crescita umana e religiosa” (Vita consacrata, 69). Tornando alle famiglie, quanto esse offrono alla realtà della consacrazione lo 39


ricevono in cambio in un’offerta di doni più che mai preziosi nel contesto della società di oggi. Dobbiamo infatti riconoscere e incoraggiare l’opera di tutti quei consacrati - in particolare le religiose - che si offrono instancabilmente al servizio delle famiglie del nostro Paese: nell’attenzione ai bambini e ai ragazzi nei vari contesti scolastici ed educativi; nell’accompagnamento ai giovani nelle parrocchie e nelle diverse realtà pastorali; nell’assistenza agli ammalati negli ospedali, nelle cliniche e negli hospice; nel sostegno agli anziani negli istituti, e così via. Sappiamo bene quanto significativa sia la professionalità e importante la testimonianza che i consacrati sanno profondere in questi ambienti e auspichiamo che esse divengano sempre più qualificate e nel contempo sostenute da forti motivazioni di fede. É infatti spesso nei luoghi in cui i consacrati operano, e attraverso di loro, che gli uomini e le donne del nostro tempo trovano l’occasione opportuna di incontrare un segno della presenza cristiana. Simeone e Anna. Il racconto lucano passa poi a descrivere l’incontro della famiglia di Gesù con Simeone e Anna. Questi due pii israeliti sono anch’essi descritti nell’atto della loro offerta a Dio. In particolare, Anna è colei che secondo le pratiche di giustizia ebraiche non si risparmia in “digiuni e preghiere”, offrendosi per il tempio, e Simeone è l’uomo giusto che attende la salvezza non solo per sé, ma anche per il suo popolo. Essi sono accomunati da una caratteristica essenziale: rappresentando l’Israele fedele che conosce il suo Dio, sono ritratti nell’atto di scoprirne la presenza per poi testimoniarla. È Simeone ad accorgersi che la realtà è cambiata per sempre, perché quel bambino è la luce che illumina Israele e i pagani; Anna, a sua volta, scrive l’evangelista, parla del bambino “a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (2,38). Ci sembra di cogliere in questi due atteggiamenti la sostanza della consacrazione a Dio. Anche i consacrati infatti sono chiamati a stare nel “tempio” e a scandire la loro giornata con la preghiera della Chiesa, per essere così capaci di accorgersi della presenza di Dio nell’oggi. Vivendo pienamente le attese e le domande della nostra società, riescono però anche ad annunciare che, in questo mondo che cambia così freneticamente e che perde spesso i suoi punti fermi di riferimento, la salvezza è ancora presente e viene da Dio attraverso il suo Figlio. Di Gesù, poi, Simeone dice che sarà un “segno di contraddizione” per molti (2,34). È facile vedere in questa affermazione la realtà della consacrazione religiosa, che, secondo le parole del Concilio Vaticano II, è ordinata proprio a essere “segno” del regno dei Cieli (Perfectae cantatis, 1), “testimonianza” evangelica (Vita consecrata, 3). Dal tempio alla casa. Il brano del vangelo della Festa della Presentazione si conclude con la famiglia di Gesù che torna a Nazaret, la città della Galilea 40


dove avranno la loro casa e dove il figlio Gesù trascorrerà molti anni in una vita nascosta, sottomesso ai suoi genitori (2,51). Cogliamo da questa dimensione “domestica” del Vangelo l’occasione per ricordare quelle donne e quegli uomini che vivono la loro consacrazione nella secolarità, e anche quelle donne appartenenti all’Ordine delle vergini, o quelle vedove e quei vedovi che “mediante il voto di castità perpetua quale segno del Regno di Dio, consacrano la loro condizione per dedicarsi alla preghiera e al servizio della Chiesa” (Vita consacrata, 7). Essi svolgono il loro prezioso servizio nella società, anche se spesso in modo poco visibile. Questa caratteristica della loro consacrazione però non sminuisce l’importanza di quanto compiono, perchè non vi è differenza, per chi offre la vita a Dio e al prossimo, tra il tempio e la casa. Maria e il suo sposo, lasciando Gerusalemme dove hanno compiuto la loro offerta, saranno chiamati a darle seguito nella quotidianità scandita dagli affetti, dalla preghiera, dal servizio al loro figlio e dal lavoro. È nella sua casa che la Vergine Maria, modello di consacrazione e di sequela, custodiva nel suo cuore tutte le cose che riguardavano Gesù (cfr 2,51). L’augurio che formuliamo ai consacrati è quello di conservare, nel loro servizio alla Chiesa in Italia e al mondo, la certezza che l’offerta della loro vita è un dono prezioso che Dio gradisce, come ha accolto la vita del Cristo, il quale “ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5,2). 1 gennaio 2007

COMMISSIONE EPISCOPALE PER IL CLERO E LA VITA CONSACRATA

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COMMISSIONE EPISCOPALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO, LA GIUSTIZIA E LA PACE

II Giornata per la salvaguardia del creato 1 settembre 2007 Il Signore vostro Dio vi dà la pioggia in giusta misura, per voi fa scendere l’acqua (cfr Gl 2,23) La Chiesa italiana celebra la Giornata per la salvaguardia del Creato per testimoniare l’importanza che essa attribuisce al dono della creazione e per ricordare ai cristiani e a tutti gli uomini il compito che Dio ha affidato all’umanità: custodire e coltivare la terra come un giardino (Gn 2,15). La Giornata intende porsi anche come risposta agli appelli di Benedetto XVI. Nel Discorso della vigilia di Pentecoste 2006 egli invitava a lasciarsi coinvolgere dallo Spinto nella “responsabilità di Dio per il suo mondo e per l’umanità intera”. Nella Dichiarazione congiunta con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo del 30 novembre 2006 sottolineava la grande importanza riconosciuta dalle due Chiese agli “sforzi compiuti per proteggere la creazione di Dio e per lasciare alle generazioni future una terra sulla quale potranno vivere” (n. 6). Nel Messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace 2007 egli poneva l’accento sulle “connessioni esistenti tra l’ecologia naturale, ossia il rispetto della natura, e l’ecologia umana”, tra “la pace con il creato e la pace tra gli uomini” (n. 8); pace, come “capacità di vivere con giustizia gli uni accanto agli altri tessendo rapporti di giustizia e solidarietà” che si realizza in un “mondo ordinato e armonioso”, creazione di Dio (n. 3). Questi riferimenti evidenziano la varietà di motivazioni sulle quali si fonda la questione ambientale e che emergono nitidamente proprio in relazione al tema prescelto per questa Giornata del 2007: l’acqua, elemento importante, anzi decisivo, per la vita del nostro pianeta azzurro”. 1.

L’acqua per la vita

È importante riflettere sull’acqua, in primo luogo per la drammatica attualità del tema e per il peso della crisi idrica che investe numerose popolazioni. Quasi un miliardo e mezzo di persone manca di un accesso adeguato all’acqua, mentre anche più numerose sono quelle cui manca una sufficiente disponibilità di acqua potabile. È una realtà che interessa soprattutto le regioni a 42


più basso reddito, nelle quali, tra l’altro, l’accesso all’acqua può spesso scatenare veri e propri conflitti. Come nota Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007: “All’origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicuramente le tante ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel mondo. Tra di esse particolarmente insidiose sono (...) le disuguaglianze nell’accesso a beni essenziali, come il cibo, l’acqua, la casa, la salute” (n. 6). Emerge qui con chiarezza quello stretto rapporto tra giustizia, pace e salvaguardia del creato tante volte richiamato in ambito ecumenico: si pensi alla I Assemblea Ecumenica Europea di Basilea del 1989 o alla Convocazione Mondiale di Seul del 1990. Possiamo coglierlo in tutto il suo spessore considerando i profughi ambientali, uomini, donne e bambini, costretti ad abbandonare le loro terre, rese invivibili dalla desertificazione. È una realtà drammaticamente evidente in vaste regioni dell’Africa e che sempre più interessa, sebbene in misura differente, anche altre aree del pianeta. Nessun ecosistema può consentire una vita sostenibile, quando venga meno quella fondamentale risorsa che è l’acqua. Un uso inadeguato e improprio dell’acqua, assieme al progressivo riscaldamento determinato dall’accentuarsi dell’effetto serra, fa sì che anche il nostro Paese, e non soltanto ormai le sue zone più calde, conosca spesso un’emergenza idrica, per buona sorte generalmente limitata al solo periodo estivo. Proprio tali situazioni critiche evidenziano, d’altra parte, l’importanza dell’acqua come fonte di vita. La sua disponibilità è, poi, essenziale per i cicli vitali della terra e fondamentale per un’esistenza pienamente umana. Non stupisce, perciò, che Francesco d’Assisi abbia posto il riferimento all’acqua, “multo utile et umile et preziosa et casta”, al centro di quell’altissima lode a Dio che è il Cantico delle Creature. 2.

Attingere alle fonti

La stessa realtà è già chiaramente espressa anche nella Scrittura dell’uno e dell’altro Testamento. In negativo, il deserto, luogo di mancanza d’acqua, e il tempo della siccità rivelano la fragilità della vita umana, la sua dipendenza da Colui che solo può scavare “canali agli acquazzoni e una strada alla nube tonante, per far piovere su una terra senza uomini, su un deserto dove non c’è nessuno” (Gb 38,25-26). In positivo, il secondo capitolo della Genesi esprime la bontà della creazione di Dio tramite l’abbondanza dell’acqua che irriga il giardino dell’Eden (Gn 2,10-14). I Salmi, poi, scoprono nel suo quotidiano riversarsi sulla terra il dono sempre rinnovato, che permette la vita degli uomini e delle altre creature: è Dio stesso che visita la creazione e la disseta (Sal 64,10). E la tradizione profetica descrive la pienezza di vita promessa con l’immagine del deserto fiorente, reso fertile dalle sorgenti che sgorgano, 43


spazio abitabile per i poveri (Is 41,18-20). Anche l’Apocalisse pone al centro della nuova Gerusalemme “un fiume d’acqua viva, limpida come cristallo, che scaturisce dal trono di Dio e dell’Agnello” (Ap 22,1). La stessa esperienza dell’acqua come forza vivificante è messa in luce dall’incontro di Gesù con la samaritana al pozzo di Giacobbe (Gv 4,1—30). Quell’acqua che vivifica la creazione diviene così il segno potente del dono radicale che Egli fa di sé nella storia della salvezza per vivificare, purificare e rinnovare le nostre esistenze. Nel segno del battesimo le diverse confessioni cristiane riconoscono la potenza sacramentale di tale realtà misteriosa, che trasforma in profondità coloro che l’accolgono. La Scrittura e l’esperienza ecclesiale invitano, pertanto, a vedere nell’acqua un dono prezioso, meritevole di una cura attenta; una risorsa essenziale per la vita, da condividere secondo giustizia con tutti coloro che abitano il nostro pianeta, oggi e nel futuro. 3. L’acqua, bene comune e diritto L’acqua, dunque, è un bene comune della famiglia umana, da gestire in modo adeguato per garantire la vivibilità del pianeta anche alle prossime generazioni. È necessario, perciò, impostare politiche dell’acqua capaci di contrastare gli sprechi e le inefficienze e di promuovere, nello stesso tempo, un uso responsabile nei vari settori (industria, agricoltura...). Occorre tutelare la disponibilità di acqua pulita dalle varie forme di inquinamento che la minacciano e assicurare la stabilità del clima e del regime delle piogge, facendo tutto ciò che è possibile per contenere la portata dei mutamenti climatici. Bisogna, infine, salvaguardare gli ecosistemi marini e fluviali, la cui bellezza serve a custodire spesso la diversità biologica che li abita. Queste gravi e complesse problematiche sollecitano, in primo luogo, le responsabilità dei governanti e dei politici, ma interpellano tutti in ordine al consumo individuale; tutti, infatti, siamo invitati a rinnovare i nostri stili di vita, nel segno della sobrietà e dell’efficienza, testimoniando nel quotidiano il valore che riconosciamo all’acqua. In quanto bene di tutti, d’altra parte, l’acqua non è una realtà puramente economica. Come dono derivante dalla creazione, l’acqua ha destinazione universale, da regolamentare a livello normativo. Il contributo che anche i soggetti privati possono dare alla sua gestione non deve, però, in alcun modo andare a detrimento di quel fondamentale diritto all’acqua, che i soggetti pubblici devono garantire a ogni essere umano. Proprio perché “senza acqua la vita è minacciata”, come sottolineato dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, tale diritto è “universale e inalienabile” (n. 485). Anche il Consiglio Ecumenico delle Chiese ha spesso sottolineato la relazione tra la considerazione dell’acqua come dono e il diritto ad essa di persone e popoli. 44


4. Nella fraternità ecumenica Il tema dell’acqua costituisce, dunque, una dimensione fondamentale di quell’impegno per il creato che le Chiese europee hanno condiviso in questi anni e che ha trovato un’espressione forte nel n. 9 della Charta Qecumenica, sottoscritta nel 2001. Al riguardo desideriamo segnalare un appuntamento di grande importanza, che si svolgerà nel prossimo mese di settembre a Sibiu, in Romania: la III Assemblea Ecumenica Europea, che prevede la salvaguardia del creato tra i temi principali. In questo contesto invitiamo le Chiese locali a celebrare la Giornata per la salvaguardia del Creato, in spirito di fraternità ecumenica tra i credenti delle diverse comunità cristiane. La meditazione della ricchezza simbolica del tema dell’acqua e la considerazione attenta delle complesse problematiche ecologiche ed economiche offriranno spunti preziosi per una riflessione comune e per una preghiera ispirata dalla Parola. Roma, 2 febbraio 2007 Festa della Presentazione del Signore

COMMISSIONE EPISCOPALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO, LA GIUSTIZIA E LA PACE

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Conferenza Episcopale Siciliana

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Sessione invernale 2007 14 – 16 febbraio 2007 Nei giorni dal 14 al 16 febbraio 2007 la Conferenza Episcopale Siciliana ha svolto la sua sessione invernale nella propria sede di Palermo. La sessione ha avuto inizio con la presidenza temporanea di S. E. Mons. Giuseppe Costanzo, Vice presidente, data la vacanza del Presidente statutario, la cui elezione era all’ordine del giorno. Aprendo la sessione, Mons. Costanzo ha pronunziato parole di grato elogio per Sua Em.za il Card. Salvatore De Giorgi, Presidente uscente, a nome di tutta la Conferenza ha dato un caloroso e fraterno benvenuto nella stessa a S.E. Mons. Paolo Romeo, nuovo Arcivescovo Metropolita di Palermo, ed espresso vive congratulazioni a S. E. Mons. Calogero La Piana per la sua elevazione ad Arcivescovo Metropolita di Messina. 1.

Gratitudine al Santo Padre

I Vescovi si sono associati ai sentimenti di profonda gratitudine espressi al Santo Padre Benedetto XVI nello scorso 22 gennaio dai Signori Cardinali e Vescovi membri del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana per la sua partecipazione al Convegno di Verona e “per il messaggio forte e autorevole” con cui egli aveva “esortato la Chiesa italiana a continuare il cammino del decennio nella contemplazione del volto di Cristo e a manifestarsi come madre e maestra” in questo nostro tempo. 2.

Elezione del Presidente e del Moderatore TERS

I Vescovi hanno proceduto ad eleggere il nuovo Presidente della CESi, a norma dello statuto della stessa, nella persona di S.E.R. Mons. Paolo Romeo. Lo stesso, con successiva immediata votazione, è stato eletto anche Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Siculo. Subito dopo l’elezione mons. Romeo ha manifestato la propria gratitudine ai confratelli vescovi, dicendo la propria totale disponibilità al servizio della comunione tra i Vescovi di Siciha nello spirito del recente Convegno di Verona e della nuova ventata di speranza che la contemplazione del Risorto ha immesso nelle nostre Chiese. 3

Il venticinquesimio della Facoltà Teologica

Nel pomeriggio del 14 febbraio i vescovi hanno preso parte, nella sede della Facoltà Teologica di Sicilia “S. Giovanni Evangelista”, alla seconda sessione 49


della manifestazione indetta dalla stessa per festeggiare il venticinquesimo anniversario dell’inizio della sua attività accademica il 18 ottobre del 1981. Hanno potuto così ascoltare il primo saluto alla Facoltà del nuovo Gran Cancelliere, S.E. mons. Paolo Romeo, la relazione venticinquennale del Preside, mons. Antonino Raspanti, la ricca stimolante lezione del Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, Sua Em.nza il Card. Zenon Grocholewski, sul particolare servizio culturale che ogni Facoltà regionale è chiamata a rendere alle chiese locali, e una commemorazione del Card. Salvatore Pappalardo, primo Gran Cancelliere della Facoltà, tenuta da S.E. mons. Salvatore Di Cristina, già Preside della stessa. Il lungo vibrante applauso all’indirizzo del compianto e venerato Presule ha sottolineato la gratitudine e l’ammirazione degli attenti ascoltatori nei confronti di colui che la Sicilia ricorderà sempre come il Fondatore della sua Facoltà Teologica. 4.

Beatificazione di Padre Francesco Spoto

I vescovi hanno concordato un messaggio ai fedeli delle chiese di Sicilia per annunziare l’imminente beatificazione del Servo di Dio Padre Francesco Spoto, settimo superiore generale della Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri, fondata a Palermo dal Beato Padre Giacomo Cusmano, in seguito alla Dichiarazione sul Martirio emessa dalla Congregazione per le Cause dei Santi lo scorso 26 giugno. Il rito della Beatificazione avrà luogo nella cattedrale di Palermo il prossimo 21 aprile alle ore 17.00. 5. I vescovi hanno ascoltato ed approvato le relazioni quinquennali delle attività dei Centri regionali per i settori pastorali della Famiglia, dei Giovani, della liturgia e della Cooperazione missionaria tra le Chiese proposte dai rispettivi Direttori, manifestando soddisfazione e riconoscenza per il lavoro svolto. 6.

Inaugurazione dell’anno giudiziario

Nel pomeriggio del 15, i vescovi hanno partecipato alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2007 del Tribunale Ecclesiastico della Regione Sicilia, preceduta dalla relazione del suo Presidente sull’anno giudiziario 2006 e dalla prolusione di S.E. mons. Paolo Urso, Vescovo di Ragusa e Delegato della Conferenza per la Famiglia, già giudice del medesimo Tribunale Ecclesiastico. 7. Nel contesto della relazione annuale del Preside della Facoltà Teologica di Sicilia sull’anno accademico 2005-2006, i vescovi hanno dato il 50


loro parere favorevole all’iter per l’approvazione da parte della Congregazione per l’Educazione Cattolica del progetto di un nuovo corso di licenza in Teologia Spirituale che, ove approvato, verrà svolto presso lo Studio Teologico “S. Paolo” di Catania, aggregato alla Facoltà. 8. I vescovi hanno approvato lo Statuto della Consulta regionale delle aggregazioni laicali, un organismo collegato con la Conferenza che raccoglie tutte le diverse forme di aggregazioni dei fedeli laici della Sicilia, riconosciute dalla Chiesa, per favorirne l’azione concorde e solidale, in una dinamica di “integrazione delle legittime diversità” e di reciprocità degli specifici doni e servizi, al fine di un sempre migliore coordinamento del loro apostolato nelle e per le Chiese di Sicilia. 9.

Visita ad limina

I vescovi hanno concordato, sulla base delle indicazioni offerte dal competente dicastero della Santa Sede, il calendario della prossima Visita ad limina Sancti Petri, che si svolgerà nell’ultima settimana di marzo, giorni 26-31. La visita prevede le consuete udienze dei singoli vescovi da parte del Santo Padre, l’udienza generale per i pellegrini provenienti dalle diocesi siciliane, prevista per mercoledì 28 marzo, gli incontri dei vescovi con le Congregazioni romane, nel corso dei quali i vescovi delegati relazioneranno sui settori pastorali di loro competenza, due solenni concelebrazioni eucaristiche, in San Pietro la prima (28 marzo, ore 12.30), a Santa Maria Maggiore la seconda (29 marzo, ore 17.00), con la partecipazione dei presbiteri siciliani presenti a Roma per il loro pellegrinaggio in occasione dell’anniversario dell’ordinazione presbiterale.

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Arcivescovo

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Lettera ai Parroci e Rettori di Chiese, ai Superiori/e Comunità Religiose

Carissimi, nelle Indicazioni Pastorali in corso, “In religioso ascolto”, ho scritto che quest’anno, come quello scorso, avremmo dovuto “soffermarci sul pilastro essenziale di ogni comunità ecclesiale: la Parola di Dio”. Infatti scrivevo che “in essa incontriamo Dio che si manifesta e ci dona la sua stessa vita» (n. 2). Questo anno pastorale, peraltro, diventa una felice preparazione al XII Sinodo ordinario, indetto da Benedetto XVI e che sarà celebrato in Vaticano nell’ottobre 2008, dal tema: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Perché la nostra comunità diocesana diventi sempre più casa e scuola della Parola, ho consegnato, come esortazione a tutti noi, tre verbi imprescindibili per il cammino di vita cristiana: “ascoltare, accogliere, obbedire alla Parola di Dio» (n. 6). Tra le condizioni necessarie per l’ascolto va certamente sottolineata quella che ci siano dei lettori “ben preparati sotto tutti i punti di vista a questo compito liturgico” (n. 7) e proprio per questo avevo chiesto all’Ufficio Liturgico e al Centro Verbum Domini (cfr n. 7) di organizzare un corso di formazione per la degna proclamazione della Parola. Il volantino accluso è la concretizzazione di questo mio desiderio e pertanto chiedo che si presti ad esso la dovuta attenzione. Infatti, questo corso di formazione vuole essere un aiuto alle nostre comunità affinché la Sacra Scrittura risuoni con chiarezza e luminosità nell’assemblea del popolo di Dio riunito. Grato per quanto farete per favorire la partecipazione al corso, vi saluto cordialmente. Catania, 17 gennaio 2007

@ SALVATORE, ARCIVESCOVO

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Omelia per la Santa Messa trasmessa dalla RAI Basilica S. Caterina Alessandrina V. e M. Pedara, 21 gennaio 2007

Care sorelle e fratelli radunati in questa Basilica o con noi collegati tramite la RAI, 1. Nel brano che è stato adesso proclamato, San Luca, dopo aver descritto il metodo seguito nella stesura del vangelo, ci riferisce l’incontro di Gesù con i concittadini di Nazaret. Egli ritornava nel luogo dove era cresciuto ed era preceduto dalla fama che già lo circondava a motivo delle grandi lodi che il suo insegnamento riscuoteva. L’incontro avvenne di sabato e nella sinagoga, nel giorno cioè dedicato al Signore e nel luogo dove il popolo si riuniva per lodare Dio e per ascoltare la lettura delle Scritture. Gesù partecipò ad un momento cui aveva preso parte tante altre volte. In quell’occasione toccò a Lui leggere il testo sacro. Era in corso la lettura del libro di Isaia ed Egli proclamò il testo che Luca ha riportato. Alla lettura seguiva il commento. Possiamo immaginare l’attesa dei concittadini per cosa avrebbe detto Gesù. Ai presenti, i cui occhi stavano fissi su di Lui, Gesù dà la lieta notizia: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi”. Ai connazionali che attendevano che Egli parlasse di Sé e del significato dell’opera che aveva appena iniziato, Gesù sottolinea che vuole essere compreso alla luce della Parola che aveva appena proclamato. Di questa Parola Egli si presenta come la piena e definitiva realizzazione. È lo Spirito Santo a guidarlo nel compimento dell’opera di salvezza affidataGli dal Padre: proclamare il lieto messaggio del suo amore per tutti. Gesù accompagnerà l’annunzio con gesti di amore e di solidarietà che attestano la realizzazione delle promesse di Dio soprattutto nei riguardi dei poveri e dei sofferenti. 2. L’invito che Gesù rivolge a comprenderlo solo alla luce della Parola di Dio, contiene una preziosa indicazione anche per noi: Gesù ci invita a fare altrettanto nei nostri riguardi. Siamo perciò invitati a compiere un esercizio veramente spirituale: lo Spirito Santo ci spinge a rispondere alle domande 56


che ci poniamo circa la nostra identità e il significato del nostro vivere ed operare, servendoci delle indicazioni che ci fornisce la Parola che abbiamo ascoltato. Adesso non possiamo dilungarci in questo esercizio, ma dobbiamo limitarci solo a qualche accenno. Impegniamoci, però a farlo lungamente e personalmente tutte le volte che ascoltiamo la Parola di Dio. 3. Ed anzitutto ci qualifichiamo come persone che tengono gli occhi fissi su Gesù. A Lui vogliamo sempre guardare con intensità e con amore; vogliamo contemplare il suo volto perché chi vede Lui vede il Padre. Contemplando Gesù scopriamo l’amore che Dio ha per noi. Diventi sempre più abituale per noi passare dalla contemplazione di Cristo durante la partecipazione della Messa a quella altrettanto ricca di Lui presente nel tabernacolo delle nostre chiese. 4. S. Paolo ci ha detto: “Noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo Corpo”; “Voi siete Corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte”. Il Cristo che contempliamo è quindi il Cristo del quale noi siamo membra. Ciò significa che Egli è presente in noi e che noi viviamo in Lui. La Chiesa è il corpo di Cristo, il quale vuole continuare ad annunziare e a testimoniare l’amore di Dio tramite noi. Arricchiti dallo stesso Spirito che guidava Gesù, noi siamo chiamati a svolgere la sua stessa missione. Nascono da queste verità norme di rispetto per la nostra ed altrui dignità, come pure di unità ecclesiale e di comunione nell’azione di evangelizzazione e di promozione umana che tutti dobbiamo svolgere. 5. Stiamo celebrando la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Alla luce delle affermazioni di San Paolo è chiara l’insostenibilità delle divisioni che ancora ci sono tra noi cristiani. Come possiamo restare divisi tra di noi se siamo membra dell’unico Corpo di Cristo? Da qui l’impegno di preghiera, di comportamenti e di azioni che dispongano ad accogliere il dono dell’unità che invochiamo dal Padre celeste. Di Lui tutti insieme vogliamo essere figli, inseriti in Cristo e concordi nel darGli testimonianza guidati dallo stesso Spirito. Il frutto della settimana di preghiera consista per tutti i discepoli del Signore Gesù nel tenere sempre gli occhi fissi su di Lui e nel testimoniare nella concordia cristiana l’amore che Egli ha per noi. La Madre del Signore ci ottenga la grazia dell’unità nella contemplazione del volto del suo Figlio e nella appartenenza all’unica sua santa chiesa. Amen.

@ SALVATORE GRISTINA

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Lettera ai Presbiteri e Diaconi dell’arcidiocesi

Carissimi, desidero ricordare i prossimi appuntamenti del mese di febbraio: - Martedì 13 febbraio ore 9.30 in Seminario: incontro di formazione permanente sul tema “L’assemblea pastorale diocesana”. Introdurrà l’argomento Mons. Antonino Fallico, Vicario Episcopale per la Pastorale. - Lunedì 19 febbraio: Giornata di fraternità per il Clero presso la Casa delle Suore Serve della Divina Provvidenza a Mascalucia con il seguente programma: • Ore 11.00: Presentazione della figura e dell’opera della fondatrice Madre Maria Marletta. • Ore 12.30: Ora Media. • Ore 13.00: Pranzo. Martedì 27 febbraio ore 9.30 in Seminario: Ritiro di Quaresima guidato da S.E.R. GIANCARLO MARIA BREGANTINI, Vescovo di Locri – Gerace. L’incontro si concluderà con il pranzo alle ore 13.00 Desidero pure sottolineare che sto cercando di fare in modo che il martedì mattina, quando non ci sono impegni comunitari di Clero, sia riservato agli incontri personali con i sacerdoti. In attesa di incontrarci, a tutti il più cordiale saluto. Catania, 23 gennaio 2007

@ SALVATORE, ARCIVESCOVO

P. S.

Allego la lettera di Don Salvatore Bucolo pregandovi di dedicarvi la dovuta attenzione. Sarebbe opportuno anche darne lettura in occasione della Giornata Pro Migoli (4 febbraio). Grazie.

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FESTA DI SANT’AGATA 2007

Messaggio per il settimanale “Prospettive” e per il quotidiano “La Sicilia” Catania, 2 febbraio 2007

Eccoci giunti alla festa di Sant’Agata 2007. Ancora una volta ci stringeremo attorno alla nostra concittadina e Patrona, la vergine e martire Agata. Come altre volte abbiamo già sperimentato, si tratta di una festa antica e nuova. Antica perché scandita in tempi e modi tramandati da chi ci ha preceduto e da noi oggi più o meno accolti e condivisi. Festa sempre nuova, e questo dipende dalle circostanze che ogni anno la inquadrano e, soprattutto, da come noi la viviamo. Vorrei accennare ad alcune circostanze che possono aiutare ciascuno di noi a vivere in forma sempre più autentica, e quindi sempre più nuova, la festa della Patrona. Anzitutto, è opportuno sottolineare che la festa si svolge a pochi mesi dal Convegno delle Chiese d’Italia a Verona. Nei giorni 16-20 ottobre 2006 i rappresentanti delle chiese italiane abbiamo vissuto l’indimenticabile esperienza del Convegno apertosi nel suggestivo ambiente dell’Arena di Verona. Vedere in quello sfondo, tra le figure delle sante e dei santi che prima avevamo invocato, quella di Sant’Agata è stato per la delegazione catanese presente al Convegno un momento di forte emozione. Convocati per riflettere, pregare, dialogare e progettare come diventare sempre meglio “Testimoni di Gesù Risorto speranza del mondo”, eravamo incoraggiati e stimolati dai santi e dalle sante delle nostre Chiese. Il Convegno adesso deve essere inserito nella nostra Chiesa catanese e la festa di Sant’Agata può aiutarci in modo straordinario. Infatti, se ci chiediamo: chi è Sant’Agata?, la risposta ci riporta al tema del Convegno perché Agata è una eroica ed affascinante giovane testimone di Gesù risorto. Tante volte in questi giorni vedremo S. Agata: guardiamola così e lei ci inviterà ad imitarla aggrappandoci sempre più a Cristo Risorto con una vita nuova, perché ricca di preghiera e di opere buone, perché meno chiusi in noi stessi e più aperti e disponibili verso gli altri. Da questa affermazione passiamo ad un’altra circostanza che caratterizza le festività agatine in corso. Mi riferisco alle nuove testimonianze di solidarietà presenti in Città. Al riguardo, è bello sottolineare che Catania vuol qualificarsi sempre più come città solidale e che in questo progetto convergono tante istituzioni pubbliche come pure numerose persone. È un cammino da percor59


rere insieme per rendere sempre più luminoso il volto della nostra amata Città. Qui mi piace evidenziare due recenti realizzazioni: l’Help Center e il Centro Padre Pino Puglisi. L’Help Center (Centro aiuto diurno per i senza fissa dimora) è stato inaugurato il 2 dicembre scorso ed è frutto della sinergia tra le Ferrovie dello Stato, che hanno messo a disposizione un immobile a fianco della Stazione Centrale, il Comune di Catania, che ha provveduto a ristrutturare l’immobile, e la Caritas diocesana, che ha dotato il centro di quanto necessario al suo funzionamento. La Caritas gestirà l’Help Center valorizzando la preziosa opera di tanti volontari. Tutti possiamo collaborare impegnandoci in qualche servizio e sostenendo economicamente il centro che già è in piena e provvidenziale attività. Anche il Centro Padre Pino Puglisi è frutto di sinergia, in questo caso, tra Prefettura, Comune e Centro Astalli da diversi anni gestito dai Gesuiti nella nostra città. Il Centro onora la memoria dell’indimenticabile Sacerdote palermitano che tanto operò a favore della gente e soprattutto dei giovani e dei ragazzi. Con intensa commozione a motivo dell’amicizia che mi legava a Padre Puglisi, domenica 14 gennaio ho proceduto all’inaugurazione del centro destinato ad accogliere immigrati particolarmente disagiati nei primi tre mesi di permanenza in città. Come negli anni passati, durante il Pontificale di Sant’Agata inviterò a compiere un gesto di solidarietà. Sono lieto di comunicare fin d’ora che tale gesto sarà a favore del Centro P. Puglisi. Anche in questo caso, è necessario il sostegno da parte di tutti con collaborazione e contributi generosi. La terza circostanza che vorrei evidenziare come contesto di Sant’Agata 2007, consiste nella pubblicazione dello splendido volume “Il tesoro di Sant’Agata. Gemme, ori e smalti per la martire di Catania”. Mi si permetta di rilevare con vivo senso di soddisfazione che il volume è dovuto all’iniziativa dell’Ufficio per i Beni Culturali dell’arcidiocesi di Catania ed è pubblicato dall’EAC, Edizioni Arcidiocesi di Catania. Evidenzio queste annotazioni non per pavoneggiarci, ma per riconoscere i meriti di tante persone, laici e sacerdoti, che lavorano nei due suddetti settori. La pubblicazione onora la Santa e vuole anche stimolare pubbliche istituzioni come pure illuminati e generosi mecenati ad investire, con lungimiranza, abbondanti risorse economiche per la conoscenza e la fruizione dell’ingente patrimonio artistico, sia ecclesiastico che civile, che abbiamo ereditato dai padri e che noi dobbiamo salvaguardare e trasmettere alle future generazioni. Il tesoro di Sant’Agata che noi dobbiamo custodire e condividere consiste anzitutto nella sua straordinaria fedeltà al Signore Gesù. Le gemme, gli ori e gli smalti con cui i devoti lungo i secoli hanno adornato le sue reliquie, sono 60


un pallido riflesso di quel vero splendore di santità di cui seppe adornarsi la giovane Agata, facendo fruttificare in sé il dono della redenzione e corrispondendo all’opera dello Spirito Santo che l’ha resa sempre più conforme a Cristo. Ammirando il tesoro di sant’Agata, sorga in noi il desiderio di procurarci la perla preziosa di cui parla Gesù nel Vangelo, cioè l’appartenenza gioiosa al regno di Dio. Aumenti in noi pure l’impegno di ornare le nostre persone con le gemme della quotidiana testimonianza a Cristo e della solidarietà verso i fratelli e le sorelle che attraversano particolari difficoltà morali o materiali ed attendono da noi la condivisione dell’affetto e dei beni necessari alla vita. Auguro cordialmente a tutti di trascorrere una indimenticabile festa di Sant’Agata, venerando la Santa Patrona ed impegnandoci a farle sempre onore come devoti e cittadini.

@ SALVATORE GRISTINA

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FESTA DI SANT’AGATA 2007

COMUNICATO

L’Arcivescovo di Catania S. E. Mons. Salvatore Gristina, il Prefetto di Catania S. E. Anna Maria Cancellieri, il Questore di Catania Michele Capomacchia, il Sindaco di Catania Umberto Scapagnini, il Presidente della Provincia Raffaele Lombardo, il Presidente del Consiglio Comunale Roberto Commercio, il Presidente del Comitato per i festeggiamenti agatini Luigi Maina, alla luce dei gravissimi episodi di violenza scoppiati in occasione della partita Catania Palermo, che hanno causato la morte dell’Ispettore Capo Filippo Raciti, il ferimento di oltre cento persone tra civili e forze dell’ordine, e che hanno profondamente ferito l’animo e la sensibilità religiosa dell’intera comunità cittadina, ritengono doveroso che i festeggiamenti in onore di Sant’Agata Patrona della Città di Catania assumano esclusivamente carattere religioso-penitenziale. Nell’esprimere il più sentito cordoglio per i familiari dell’Ispettore Capo Raciti e piena solidarietà per i feriti vittime dell’inaudita violenza, è necessario che le festività agatine siano momento proficuo di riflessione profonda sull’urgente necessità di un recupero dei valori etico morali e socio culturali della comunità etnea messi duramente a repentaglio da una sparuta minoranza. Le processioni religiose – a partire da quella odierna per l’offerta della cera – vorranno rappresentare una corale invocazione alla nostra Santa Patrona perché aiuti tutti noi ad impegnarci per la costruzione della civiltà dell’amore e ci faccia comprendere che la vera devozione verso Agata, deve necessariamente essere testimoniata con il nostro comportamento di autentici cristiani ed onesti cittadini. A significare anche esternamente questi sentimenti, sono pertanto aboliti dalla festa i fuochi pirotecnici, il tradizionale giro delle candelore, i ricevimenti istituzionali, l’uscita delle storiche Carrozze del Senato e tutte le altre manifestazioni complementari. Saranno inoltre spenti durante tutta la festa gli addobbi luminosi. Catania, 3 febbraio 2007

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FESTA DI SANT’AGATA 2007

COMUNICATO

L’Arcivescovo Monsignor Salvatore Gristina, d’intesa con la Signora Marisa Grasso, vedova dell’Ispettore Capo Filippo Raciti, con il Prefetto, il Questore e il Sindaco di Catania, comunica che domani 5 febbraio la Messa Pontificale, prevista alle 10.30, sarà celebrata alle ore 12.00. Il cambiamento di orario è motivato dal fatto che durante la Messa, alla venerazione verso la Santa Patrona, saranno associati il saluto e la preghiera per il compianto defunto Filippo, gesti di solidarietà cui prenderanno parte anche personalità governative. Sarà pure presente, come previsto dal programma, S.E. Monsignor Paolo Romeo, Nunzio Apostolico in Italia ed Arcivescovo eletto di Palermo. Egli si assocerà alla nostra devozione verso la Santa Patrona e porterà alla Famiglia dell’Ispettore Raciti e alla Città, duramente provati dai gravi fatti accaduti venerdì sera, il sostegno e l’incoraggiamento del Santo Padre Benedetto XVI.

Catania, 4 febbraio 2007

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FESTA DI S. AGATA 2007

Messaggio dell’Arcivescovo alla Città Catania, Piazza Stesicoro 4 febbraio 2007

Fratelli e Sorelle, Anche quest’anno Sant’Agata è in mezzo a noi e sta attraversando la nostra Città. Incontra noi suoi devoti e legge nei nostri volti e nei nostri cuori la gioia di sempre, ma vede anche i nostri volti pensierosi e velati di tristezza. Inoltre, nei nostri cuori, alla gioia dell’incontro con Lei, Sant’Agata vede associato il dolore per i gravissimi episodi di violenza scoppiati in occasione della partita Catania – Palermo e che hanno causato la morte dell’Ispettore Capo Filippo Raciti e il ferimento di oltre centro persone tra civili e forze dell’ordine. L’ignobile violenza ha procurato indicibile sofferenza ai familiari del defunto e preoccupazione in tante persone; gli inqualificabili gesti hanno offeso la Città di Sant’Agata, ed hanno ferito l’animo e la sensibilità religiosa dell’intera comunità cittadina. Non basta a rasserenarci la grave costatazione che la violenza dentro ed attorno agli stadi o altri impianti sportivi è purtroppo un fatto che si ripete con vergognosa frequenza e in tanti luoghi. Che si tratti di una piaga diffusa e da curare urgentemente, lo sottolinea il fatto della sospensione delle partite di calcio. Ma non basta sospendere temporaneamente le partite, occorre ben altro e tutti siamo chiamati a collaborare. Il corale rifiuto della violenza nello sport deve vedere concordi tutti gli italiani, ed in particolare i veri sportivi che credono nei suoi valori. Le opportune disposizioni che saranno emanate dalle Autorità competenti devono essere accolte ed eseguite per evitare che si ripetano tragici lutti e pesanti sofferenze. Tutti, mezzi di comunicazione compresi, dobbiamo riportare gli eventi sportivi alla loro reale dimensione: non possono e non devono dipendere da essi la nostra vita e la nostra felicità. Il sostegno e l’ammirazione per la squadra preferita non possono degenerare in teppismo, in gesti di violenza verso i sostenitori di altre squadre, in aggressioni verso chi ha responsabilità dell’ordine pubblico. Dobbiamo tutti impegnarci per l’affermazione dei valori di autentica democrazia tenendo conto anche della Costituzione Italiana e dell’autentica tradi64


zione della nostra Nazione. Tra questi valori primeggia quello della vita umana. Tutti, e particolarmente i cattolici, possiamo essere motivati nell’impegno a favore della vita dalla circostanza che oggi in Italia si celebra la 29ª Giornata per la Vita su iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana e che ha come tema “Amare e desiderare la vita”. Celebrare la Giornata per la vita per i credenti significa anzitutto riaffermare la fede in Dio “amante della vita” (Sap II, 26) e per noi cristiani sentirci raggiunti dall’amore di Gesù che è venuto ed ha offerto la sua vita perché noi avessimo la vita e l’avessimo in abbondanza (cfr Gv 10,10). Leggiamo nel Messaggio del Consiglio Permanente della CEI: “Non si può non amare la vita: è il primo e il più prezioso bene per ogni essere umano… essa mai può essere disprezzata e tanto meno distrutta”. Venerdì sera nella nostra Città è accaduto un fatto gravissimo: una vita è stata distrutta in modo violento e tragicamente banale. Per riparare a questa offesa alla vita e per riaffermare il nostro impegno a suo servizio, d’accordo con la vedova dell’Ispettore Capo Raciti e con le competenti Autorità, ho disposto che domani la Messa Pontificale sia spostata alle ore 12.00. In tal modo, alla venerazione verso la Santa Patrona assoceremo il saluto e la preghiera per il compianto defunto Filippo, la cui salma sarà in Cattedrale. Vorremo pure esternare la nostra solidarietà alla vedova Marisa, ai figli Alessio e Fabiana e agli altri familiari così duramente provati. La morte di Filippo deve spingerci a riaffermare e mettere in pratica alcune verità veramente essenziali. E cioè: - la vita va difesa e rispettata sempre, dal primo istante fino al momento in cui il Signore la trasformerà in esistenza nella Sua Casa, in Paradiso; - è urgente che tutti cresciamo nella cultura della vita, una cultura il più ampiamente condivisa e che ci veda convergenti nelle affermazioni basilari che la compongono; - “Se stiamo bene attenti, qualcosa dentro di noi ci avverte che la vita è il bene supremo sul quale nessuno può mettere le mani; anche in una visione puramente laica, l’inviolabilità della vita è l’unico e irrinunciabile principio da cui partire per garantire a tutti giustizia, uguaglianza e pace” (Messaggio della CEI); - noi credenti abbiamo la possibilità di aggiungere che ogni vita umana porta in sé l’impronta di Dio ed è destinata all’eternità; - la vita va sempre e coraggiosamente amata, rispettata, promossa, celebrata, curata ed allevata; - la cura della vita durante la malattia, non si accanirà con terapie ingiusti65


ficate e sproporzionate e nemmeno si macchierà della sua interruzione con l’eutanasia. Carissimi amici, La celebrazione della festa di Sant’Agata e della Giornata della Vita si trasformino per noi in celebrazione della vita. Sant’Agata, che ha fatto dono a Gesù della sua giovane esistenza per affermare il suo amore pieno e totale per Lui, interceda per la nostra Città, l’amata Catania. La Santa Patrona ci ottenga da Dio, amante della via, che tutti diveniamo sapienti amanti della vita, nostra ed altrui. La vita non può essere sprecata ma deve essere valorizzata e resa ricca di abbondanti frutti di bene per la gloria di Dio e per la nostra salvezza. Così sia per tutti.

@ SALVATORE GRISTINA

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FESTA DI SANT’AGATA 2007

Saluto iniziale di S.E. Mons. Salvatore Gristina alla S. Messa Pontificale presieduta da S.E. Mons. Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo Basilica Cattedrale di Catania, 5 febbraio 2007 A voi tutti presenti in questa Cattedrale dedicata a Sant’Agata ed alle persone che seguono attraverso la TV la nostra celebrazione, il più affettuoso saluto a nome della Chiesa Catanese e mio personale. Saluto S. E. Monsignor Paolo Romeo che presiede il Pontificale concelebrato dai Vescovi presenti, e li ringrazio cordialmente per la loro partecipazione, e dai sacerdoti di questa Chiesa o appartenenti ad altre diocesi. A S. E. Monsignor Romeo l’augurio più cordiale per il servizio episcopale che a partire dal prossimo sabato svolgerà a Palermo. Saluto le distinte Autorità nazionali, regionali, provinciali e comunali qui convenute per associarsi alla nostra devozione verso Sant’Agata, alla nostra preghiera per il fratello defunto l’Ispettore Capo Filippo Raciti e alla nostra sentita vicinanza ai suoi familiari in lutto. Siamo qui per celebrare la morte e la risurrezione di Gesù, eventi cui Agata, i nostri cari defunti ed in particolare il nostro fratello Filippo, sono già associati in attesa, come lo siamo noi stessi, di esservi associati definitivamente e pienamente. Noi che continuiamo il cammino dell’esistenza in questo mondo, vogliamo caratterizzarci sempre più come persone di speranza e di amore solidale e nutrite di fede cristiana. Testimonianza di amore solidale sarà anche quest’anno la nostra partecipazione alla colletta che avrà luogo al momento dell’offertorio. Come avevo già comunicato, essa è a sostegno del Centro “Padre Pino Puglisi” recentemente costituito per l’accoglienza degli immigrati più bisognosi nei primi mesi della loro permanenza tra noi. Non mancherà da parte della Chiesa Catanese la solidarietà verso la famiglia del caro defunto. A tutti il fraterno augurio che questo incontro con Cristo Risorto ci renda sempre più suoi testimoni per diffondere la civiltà dell’amore.

@ SALVATORE GRISTINA 67


FESTA DI SANT’AGATA 2007

Omelia dell’Arcivescovo in occasione dell’ottava di Sant’Agata Basilica Cattedrale di Catania, 12 febbraio 2007

Fratelli e Sorelle, 1. Oggi la comunità catanese vive nell’Ottava di Sant’Agata la chiusura delle celebrazioni agatine del febbraio 2007. È il momento in cui ci stringiamo attorno alla Santa Patrona per darle un devoto ed affettuoso arrivederci al prossimo 17 agosto. Come sempre, il centro delle manifestazioni di devozione verso Sant’Agata è costituito dalla celebrazione eucaristica. Siamo qui riuniti nella Basilica Cattedrale per partecipare alla Santa Messa e prendere parte subito dopo alla breve processione con le reliquie della Santa Patrona. 2. La celebrazione eucaristica ci rende famiglia radunata nel nome di Cristo per una sosta che ci rinfranca nel cammino verso la patria celeste. Siamo rinfrancati e sostenuti dal cibo della Parola di Dio e del Pane della vita, il Corpo di Cristo. Nella prima parte della Messa ascoltiamo il Padre Celeste che ci parla attraverso il Figlio suo Gesù e amorevolmente si rivolge a noi per indicarci il sentiero della vita, mettendoci in guardia da quanto ci può far precipitare in situazioni che ci degradano e procurano afflizioni a noi stessi e al prossimo. È questo il senso delle due letture che sono state proclamate (Gn 4, 1-15.25; Mc 8, 11-13) e che oggi la liturgia ci propone. 3. Nel brano del Vangelo incontriamo Gesù messo alla prova, tentato, dai farisei che chiedono un segno, qualcosa di eclatante, di straordinario. La risposta di Gesù è tagliente: “Non sarà dato alcun segno a questa generazione”. Gesù mai ha respinto le richieste che a lui rivolgevano persone umili e sofferenti ma piene di fiducia verso di lui; il suo rifiuto, quindi, non è moti68


vato da insensibilità. È certamente un gesto duro quello che Egli compie, ma esso ha lo scopo di convertire i farisei, è un invito loro rivolto ad abbandonare l’atteggiamento di chiusura nei suoi riguardi. Gesù li invita ad accoglierlo così come il Padre gli suggerisce di parlare e di agire e non come essi pretendono che Egli debba fare. 4. Lo stesso atteggiamento di apertura è chiesto a Caino nel testo della Genesi poc’anzi proclamato. Il libro della Genesi, nei primi 11 capitoli, ci illumina circa l’origine delle cose e di noi stessi, del male e della sofferenza, di tutto ciò che costituisce il cuore della nostra condizione umana. Successivamente, con la chiamata di Abramo, vengono descritte l’origine e le prime vicende del popolo ebraico. Adamo ed Eva furono voluti direttamente da Dio e ricevettero il compito di trasmettere la vita e di esercitare il dominio sulla creazione. La gioia di Eva alla nascita di Caino: “Ho acquistato un uomo dal Signore” è la gioia che deve circondare sempre la nascita di una nuova vita. La vita è dono di Dio, è frutto dell’amore degli sposi, trova il suo contesto naturale e necessario nella famiglia formata da un uomo e una donna che liberamente e per sempre si impegnano a formare una comunità stabile per crescere essi stessi e per accogliere il dono dei figli. I figli sono chiamati a vivere l’esperienza della fraternità. Caino rifiuta il fratello Abele e lo uccide. Soffermiamoci solo un istante su qualche espressione del testo biblico. a) Il Signore disse a Caino: “… il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo”. La tentazione, da qualunque parte provenga e a qualsiasi male volesse spingerci, non annulla la nostra possibilità di respingerla. È vero, e lo sperimentiamo tante volte: il male è vicino a noi; ma esso non deve dominarci; piuttosto, dobbiamo dominarlo noi, rifiutandolo e allontanandoci da esso. b) Il Signore domandò a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?”. Il Signore chiede a Caino conto della sua violenza verso il fratello e rifiuta il suo disimpegno: Caino non solo era tenuto a rispettare la vita di Abele, ma doveva anche custodire il fratello. c) Caino è punito: “ramingo e fuggiasco sarai sulla terra”, ma nessuno ha il potere di ucciderlo. Il rimorso è punizione salutare e sufficiente per chi si macchia di delitti, compreso quello gravissimo di sopprimere la vita altrui. Non occorrono la vendetta privata o la pena capitale; il salutare rimorso può sfociare nel pentimento che si apre al perdono di Dio e a quello delle 69


persone offese. Nella Chiesa e nella comunità civile tutti siamo chiamati al recupero di chi sbaglia anche gravemente. 5. Il Signore ha parlato a noi qui raccolti attorno a Sant’Agata e ci offre il suo esempio per incoraggiarci a vivere conformemente alla Parola che abbiamo ascoltato. Agata ha accolto Gesù come la Chiesa del suo tempo l’ha presentato a lei: non ha preteso segni spettacolari o esclusivamente a lei riservati. Ha accolto Gesù e non si è mai staccata da Lui. Ha rifiutato minacce di castighi o promesse di felicità che l’avrebbero poi delusa. Ha subito i gesti violenti da parte di Quinziano cercando di convertirlo e richiamandolo alle sue responsabilità e ai suoi doveri. Non ripagò la violenza, ma subì l’ingiustizia e fu così associata al suo amato Gesù crocifisso e risorto. L’amore totale a Gesù l’ha resa nostra patrona e liberazione per la nostra comunità civile ed ecclesiale. 6. La festa di Sant’Agata ha avuto quest’anno il contesto che tutti ben conosciamo e che non possiamo far finta di ignorare. Abbiamo voluto onorare la nostra Patrona per essere da lei protetti e sostenuti e per ispirarci a lei come modello di vita civile ed ecclesiale. Sono stati doverosamente soppressi alcuni abituali segni esterni della festa, ma non poteva mancare la corale, partecipata e sentita manifestazione di affetto verso Sant’Agata. Nel ricordo di Lei, abbiamo dato il saluto al fratello Filippo Raciti soppresso dalla cieca violenza scoppiata nel contesto della partita di calcio CataniaPalermo. Il gravissimo fatto è stato e continua ad essere ampiamente commentato. Questo non è il momento opportuno per esprimere pareri sui commenti, ma come vescovo di Catania mi sento in dovere di coinvolgervi in alcune riflessioni che ci spingano ad agire sapientemente facendo tesoro anche della dolorosa vicenda vissuta in questi giorni. a) Insieme al Santo Padre rinnoviamo la nostra calorosa e spirituale vicinanza alla consorte e ai figli dell’Ispettore Capo Filippo Raciti. b) Condanniamo ogni forma di violenza verso la persona umana, verso la vita di ogni uomo e di ogni donna. Affermiamo che l’inviolabilità della vita umana, dal suo concepimento alla sua conclusione naturale, è il principio fondamentale da cui partire per garantire a tutti, giustizia, uguaglianza e pace. c) Riconosciamo il ruolo che la Costituzione italiana e il consenso della Nazione attribuiscono alle persone incaricate della tutela dell’ordine pubblico, della promozione del vero bene comune di tutti i cittadini, della 70


responsabilità di gestire l’ordinamento della società civile nel pieno rispetto della dignità di ogni persona e delle giuste e doverose relazioni familiari, sociali, religiose, economiche e politiche che essa può esprimere. d) Vogliamo che la violenza sia bandita dallo sport e dal calcio in particolare. Il corale rifiuto della violenza nello sport deve esprimersi nell’impegno di tutti, operatori dei mass media compresi, a riportare gli eventi sportivi alla loro vera dimensione: non sono fatti da cui dipendono la nostra vita e la nostra vera felicità. Il sostegno e l’ammirazione per persone o squadre non possono degenerare in teppismo verso le cose, in gesti di violenza verso gli altri tifosi, in aggressioni verso chi ha la responsabilità dell’ordine pubblico. Una doverosa attenzione deve essere riservata al peso della pubblicità e delle sponsorizzazioni nelle manifestazioni sportive. e) Gli eventi tristi e tragici che sono sotto gli occhi di tutti impongono a ciascuno di riflettere su dove stiamo andando. Non possiamo arrenderci e rassegnarci alle crescenti forme di imbarbarimento nella vita personale e sociale. Urge la mobilitazione di tutti per il recupero dell’autentico senso della nostra esistenza. f) La famiglia e la scuola devono essere rispettate e sostenute nell’ardua missione educativa che ad esse compete. g) Una responsabilità precisa e particolarmente esigente spetta alla comunità ecclesiale nel suo insieme. Tutti – vescovo, sacerdoti, diaconi, persone consacrate e fedeli laici – dobbiamo essere “una presenza per servire”; tutti vogliamo diventare sempre più “testimoni di Gesù risorto speranza del mondo”. La Chiesa, affiancando da vicino la famiglia e la scuola, intende impegnarsi come sempre e più di sempre nei campi che le sono affidati dalla sua stessa vocazione e dalla sua missione. Le parrocchie, le aggregazioni e le associazioni presenti nel territorio dell’arcidiocesi di Catania sono chiamate ad un particolare impegno formativo ed educativo soprattutto verso le giovani generazioni. Su questi specifici impegni delle nostre comunità ecclesiali e su tutta l’azione che la comunità civile deve promuovere per affermare e consolidare la civiltà dell’amore, invochiamo, unanimi e fiduciosi l’aiuto di Dio e l’intercessione dei nostri santi ed in particolare di Sant’Agata al cui esempio vogliamo tutti ispirarci. Sant’Agata ci ottenga la grazia di crescere nella fede e nella testimonianza cristiana, come pure nell’impegno di costruire comunità dove è veramente bello vivere ed operare nella fraternità e nella solidarietà. Così sia per tutti. Sant’Agata prega per noi.

@ SALVATORE GRISTINA

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Lettera ai Presbiteri dell’Arcidiocesi

Carissimi, A tutti l’affettuoso augurio di un santo cammino quaresimale personale e per le persone affidate dal Signore alle nostre premure pastorali. Con la presente desidero comunicare o ricordare: 1) Mercoledì 14 c.m. in Cattedrale alle ore 18.00 avrà luogo la concelebrazione per festeggiare in modo comunitario i fratelli presbiteri che ricordano quest’anno particolari anniversari di ordinazione: 70 anni (Mons. L. Longhitano), 60 anni (M. Licciardello, S. Musumeci, V. Rapisarda, G. Scuderi), 50 anni (S. E. Mons. A. Rapisarda, G. Gliozzo, F. E. Lo Giudice, Adolfo Longhitano, A. Minissale, A. Salemi) e 25 anni (S. Di Geronimo). Come già negli ultimi anni, uniremo a tali ricorrenze giubilari l’ammissione di due seminaristi fra i candidati all’Ordine del Presbiterato. 2) Venerdì 16 marzo alle ore 19.15 in piazza Duomo presiederò la “Via Crucis di Gesù, Via Crucis del Lavoratore”. Prego particolarmente i Parroci della Città di voler interessare all’evento le persone più impegnate nel settore della pastorale del lavoro. 3) Molto volentieri ho accolto il suggerimento di organizzare periodi di vacanze per i sacerdoti in compagnia del Vescovo. Per l’estate prossima faremo la prima esperienza con due settimane da trascorrere in località marina e montana. Dal 23 al 28 luglio sarà a nostra disposizione per la settimana a mare la Casa Sacro Cuore dei Padri Dehoniani a Briatico (Vibo Valentia), mentre per la settimana in montagna saremo ospitati nei giorni 30 luglio – 4 agosto a Gambarie nella Casa Emmaus, di proprietà dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria. Sarò particolarmente lieto di offrire queste possibilità di distensione a coloro che potranno accettarle. Vi prego di informarmi per iscritto e quanto prima possibile per curare l’organizzazione delle due settimane. In attesa di incontrarvi per la Messa Crismale, vi rivolgo il più cordiale saluto. Catania, 3 marzo 2007

@ SALVATORE GRISTINA P. S.

Prego di prendere nota fin d’ora che il Pellegrinaggio diocesano a Mompileri si svolgerà martedì 29 maggio e non giovedì 31.

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Messaggio per la Giornata del Seminario Domenica, 4 marzo 2007

Fratelli e Sorelle, Domenica 4 marzo, seconda di quaresima, partecipando alla S. Messa e meditando sulla Trasfigurazione di Gesù (Lc 9,28-36), faremo nostre le parole di Pietro: “Maestro, è bello per noi stare qui”. La voce del Padre ci ricorderà che “stare qui” significa accogliere il suo invito: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”. Nella stessa domenica celebreremo nella nostra arcidiocesi la Giornata del Seminario, un appuntamento a noi tutti particolarmente caro. Permettetemi una confidenza: vivrò la Giornata con grande emozione, ricordando che 50 anni fà, nell’ottobre del 1957, entravo, undicenne - allora era abituale così -, nel Seminario Arcivescovile di Palermo. La celebrazione della Giornata del Seminario è arricchita, quest’anno da una circostanza provvidenziale: la recente pubblicazione di un prezioso documento da parte della Conferenza Episcopale Italiana “La formazione dei Presbiteri nella Chiesa Italiana. Orientamenti e norme per i seminari (terza edizione)”. I Vescovi ribadiscono nuovamente che “la formazione dei futuri presbiteri è un compito che deve stare a cuore a tutti i membri della Chiesa particolare” (n. 6). Ecco perché la Giornata deve coinvolgere l’intera comunità diocesana nella preghiera e nel cordiale ed efficace sostegno a favore del Seminario. La Giornata deve essere il primo passo di un cammino che ci vedrà tutti partecipi: lo studio del documento dei vescovi per quelle iniziative di riflessione, di preghiera e discernimento al fine di raccordarlo alla storia e alle attuali condizioni della nostra Chiesa particolare. Il Padre ci ordina di ascoltare Gesù e in occasione della Giornata del Seminario vogliamo metterci in religioso ascolto di quello che il Figlio ci dice: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe” (Lc 10,2). Il Signore ha sempre benedetto la nostra Chiesa chiamando tanti giovani a prepararsi all’entusiasmante compito di diventare operai nella sua messe e pastori secondo il suo cuore. Ringraziando il Padre celeste, vogliamo anche intensificare la nostra supplica affinché la Sua chiamata trovi generose risposte in tanti figli di questa Chiesa. Al Signore chiederemo, in particolare, che i nostri Seminaristi e i 73


Responsabili della loro formazione possano realizzare il Seminario così come l’ha descritto il Papa Benedetto XVI a Colonia in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù (19.08.2005): “Il Seminario è tempo di cammino, di ricerca, ma soprattutto di scoperta di Cristo. Infatti, solo nella misura in cui si fa una personale esperienza di Cristo, il giovane può comprendere in verità la sua volontà e quindi la propria vocazione. Più conosci Gesù e più il suo mistero ti attrae; più lo incontri e più sei spinto a cercarlo. È un movimento dello Spirito che dura per tutta la vita e che trova nel Seminario una stagione carica di promesse, la sua «primavera»”. Per questo pregheremo, per questo scopo ci impegniamo a lavorare insieme e sempre più. È questo pure l’augurio che con affetto paterno, ed anche a nome di tutta la comunità diocesana, formulo per i nostri carissimi seminaristi, che molto volentieri affido alle premure materne della Vergine Santissima e alla protezione della nostra Santa Patrona, la martire Agata.

@ SAL

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Lettera ai Rev.mi Presbiteri - Mons. Luigi Longhitano - Mons. Mauro Licciardello, Don Salvatore Musumeci, Don Vito Rapisarda, Mons Giuseppe Scuderi - Ecc.mo Mons. Alfio Rapisarda , Don Giuseppe Gliozzo, Don Francesco Emanuele Lo Giudice, Mons. Adolfo Longhitano, Mons. Antonino Minissale, Mons. Alfio Reina, Mons. Alfio Salemi - Don Salvatore Digeronimo Carissimi, Ho invitato i Presbiteri dell’arcidiocesi ad unirsi al vostro gaudio per le ricorrenze giubilari che celebrerete nell’anno in corso. Ci vedremo in Cattedrale per la concelebrazione di mercoledì 14 c.m. alle ore 18.00. Subito dopo sarò lieto di stare con voi per un momento di fraternità che si svolgerà al Villaggio Madonna degli Ulivi nella Casa che Mons. Urzì ha lasciato all’Arcivescovo di Catania. Partiremo insieme dall’arcivescovado e per chi ne avesse bisogno si provvederà al rientro dopo la cena. Per i presbiteri siciliani che celebrano ricorrenze giubilari è organizzato dal Centro regionale per la Formazione permanente del Clero “Madre del Buon Pastore” un pellegrinaggio a Roma nei giorni 26-30 marzo. Allego copia del programma con le relative indicazioni utili. In attesa di incontrarvi vi abbraccio fraternamente. Catania, 5 marzo 2007

@ SALVATORE, ARCIVESCOVO

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Lettera ai Membri dei Consigli Presbiterale e Pastorale

Carissimi,

Nell’ultima riunione dei due Consigli è stata prospettata l’opportunità che durante la Settimana Santa sia offerta alle nostre Comunità parrocchiali e alle varie aggregazioni ecclesiali la possibilità di riflettere sulle dolorose vicende verificatesi lo scorso febbraio nei dintorni dello Stadio Massimino. A tale scopo si sta predisponendo un testo che desidero sottoporre all’esame dei due organismi prima di diffonderlo. Indico, perciò, una riunione straordinaria e congiunta dei due Consigli che si svolgerà sabato 24 marzo dalle ore 10.00 alle ore 12.00 presso il Seminario Arcivescovile. Nell’attesa, a tutti il più cordiale ringraziamento e un cordiale saluto.

Catania, 16 marzo 2007

@ SALVATORE, ARCIVESCOVO

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Omelia per la Santa Messa trasmessa da Rete 4 Santuario Maria Santissima Annunziata Bronte, 25 marzo 2007

Sorelle e fratelli radunati in questo Santuario dedicato a Maria Santissima Annunziata o con noi collegati tramite l’emittente Rete 4, 1. La parola che Dio indirizzava agli Ebrei in Babilonia: “Ecco faccio una cosa nuova, proprio era germoglia, non ve ne accorgete?” contiene un’affermazione e un invito che ritornano spesso nella Sacra Scrittura. Come ci ha ricordato l’orazione colletta Dio è Colui che rinnova in Cristo tutte le cose e ci invita a lasciarci coinvolgere in tale opera di rinnovamento che Egli offre sempre a chi a Lui si affida. Agli Ebrei esuli in Babilonia giunse attraverso il profeta l’invito divino ad accorgersi di ciò che stava per accadere. L’invito parte da Colui che aveva liberato i loro padri schiavi in Egitto; ad essi il Signore offrì “una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti”. La meraviglia dell’esodo sarà rinnovata e perfino superata: “aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa… per dissetare il mio popolo, il mio eletto”. 2. Questi termini grandiosi vogliono far sorgere la speranza nel cuore sfiduciato degli esuli, ma sono diretti soprattutto a quanti nella pienezza del tempo accoglieranno il Figlio che il Padre invierà come redentore. È Gesù, infatti, la strada in cui tutti possiamo camminare e in cui gli smarriti possono ritornare per ritrovare il vero senso della vita; è Gesù il fiume di acqua che disseta ogni nostra arsura. Il Padre, nel suo amore senza limiti ha inviato tra noi ed a noi peccatori il Figlio unigenito. Egli è venuto per salvarci. L’adultera condotta a Gesù ne fa straordinaria ed esemplare esperienza. La durezza di cuore induce gli scribi e i farisei a strumentalizzare l’umiliazione di una donna sorpresa in adulterio per mettere Gesù alla prova ed avere di che accusarlo. Pensavano di aver posto Gesù in una via senza uscita: o si dovrà mettere contro Mosé non facendo applicare la legge che condannava alla lapidazione “donne come questa” (quanto disprezzo in questa espressione), oppure dovrà sfidare i Romani che avevano tolto ai tribunali ebraici la possibilità di condannare a morte. Come in altre occasioni restiamo meravigliati dall’abilità con cui Gesù supe77


ra la prova e soprattutto ci commuove il suo impegno a far rientrare in se stessi i suoi oppositori perché possano convertirsi: “chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. L’effetto delle parole di Gesù non fu la conversione degli scribi e dei farisei, ma una vergognosa ritirata da parte loro: “… se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi”. 3. Chi ha fatto autentica esperienza della misericordia del Signore paziente, lento all’ira e ricco di grazia può veramente comprendere il dialogo tra Gesù e la donna. Quale gratitudine sarà sgorgata nel suo cuore ed anche se non lo troviamo scritto nel testo, ci viene spontaneo pensare che quell’incontro cambiò radicalmente l’esistenza della donna. Non sappiamo nulla della donna, ma siamo bene informati circa l’effetto che ebbe in Paolo l’incontro con il Signore sulla via verso Damasco. Egli vi si recava per perseguitare i cristiani e Gesù gli andò incontro in maniera forte come conveniva al carattere focoso di Paolo: lo fece cadere giù dal cavallo e da quel momento incominciò a vivere la vita nuova che egli ci ha descritto nel brano della lettera ai Filippesi che abbiamo ascoltato poc’anzi. Paolo si definisce “conquistato da Gesù Cristo”; Gesù, la conoscenza di Lui, costituiscono il valore supremo della sua vita, al punto che ogni altra cosa diviene “spazzatura”. Con questa affermazione Paolo non intende disprezzare persone o cose. Quanto egli scrive è la confessione di un salvato, di un innamorato: il Salvatore è la persona amata a cui egli deve la vita. Paolo è totalmente preso da Cristo, la sua esistenza è tutta protesa verso di Lui e si è trasformata in un continuo correre per conquistarLo. La corsa di Paolo non è quella di un solitario, ma è l’ansia apostolica di chi vuol tutti raggiungere per coinvolgerli nel suo correre incontro a Cristo. 4. Abbiamo notato l’insistenza di Paolo sulla risurrezione di Gesù vista come “potenza” che suscita in lui la risposta che egli così descrive: partecipazione alle sofferenze di Cristo, “diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti”. Alla luce di queste affermazioni di Paolo, noi comprendiamo che Cristo risorto è la “cosa nuova” per eccellenza operata da Dio e che deve essere da noi percepita, ammirata, accolta e valorizzata. Cristo Risorto rinnova tutte le cose effondendo continuamente su di noi lo Spirito Santo che fa rifiorire nel nostro cuore di redenti e santificati il canto della gratitudine e della gioia. Rinnovati in Cristo Risorto dobbiamo diventare ogni giorno di più suoi testimoni spargendo attorno a noi speranza e solidarietà per allargare gli spazi della civiltà dell’amore. 78


5. Essendo oggi la V Domenica di quaresima, la solennità dell’Annunziazione del Signore sarà celebrata domani. Vogliamo, però, concludere volgendo con gioia il nostro sguardo pieno di ammirazione verso la Vergine Santissima Annunziata perché in Lei il Signore ha mostrato le meraviglie del suo amore. Come Madre sollecita per i suoi figli, interceda per noi e ci ottenga la grazia di stringerci sempre più al Figlio suo risorto per vivere nella vera novità che annienta il vecchiume del peccato e rende la nostra esistenza quotidiana una continua lode al Signore e un gioioso servizio ai fratelli. Così sia per tutti.

@ SALVATORE GRISTINA

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Lettera ai Presbiteri dell’Arcidiocesi

Carissimi,

Mi trovo a Roma con gli altri Vescovi di Sicilia per la “Visita ad limina”. Vi ho pensato particolarmente questa mattina durante l’Udienza con il Santo Padre al Quale ho chiesto una speciale benedizione per le vostre care persone e per il generoso ministero che svolgete nella nostra Chiesa. Con la presente ricevete il testo del “Messaggio alla Comunità” firmato anche dal Consiglio Presbiterale e dal Consiglio Pastorale Diocesano. Come ricorderete, durante l’incontro di clero del 13 febbraio u.s. è stata avanzata la proposta di far sentire la voce della nostra Chiesa a commento di quanto successo in Città nella serata del 2 febbraio. La proposta è stata accolta dai due suddetti Consigli nella riunione del 6 c.m. Gli stessi organismi hanno approvato il testo che invio nel corso della seduta congiunta che ha avuto luogo sabato scorso, 24 marzo. Vi prego di diffondere il Messaggio quanto più possibile al fine di suscitare quell’impegno che ci vedrà concordi ed operosi nell’attuazione delle iniziative che esso vuol favorire. Vi chiedo anche di valorizzare il Messaggio durante la Settimana Santa nel modo che riterrete più opportuno. Ringraziandovi per la collaborazione ed in attesa di incontrarci per la Messa Crismale, invio a tutti il più cordiale saluto e l’augurio per la Santa Pasqua.

Roma, 29 marzo 2007

@ SALVATORE, ARCIVESCOVO

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AGENDA

Gennaio 11

Fuori sede.

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Catania, Bicocca: Casa-Famiglia “Maria Madre della Risurrezione”: celebra la S. Messa per gli ospiti e il personale della Casa.

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Arcivescovado: udienze. Catania, Chiesa di Sant’Agata al Carcere: visita i lavori di restauro. Catania, Istituto delle Suore Sacramentine: celebra la Santa Messa. Viagrande: Villaggio Madonna degli Ulivi: momento di fraternità con il giovane clero.

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Fuori sede.

15

Arcivescovado: presiede il Consiglio Episcopale. Catania, San Pio X: celebra la Santa Messa per l’Ordo Virginum. San Giovanni La Punta, San Giovanni Battista (Chiesa Madre): celebra la Santa Messa in occasione del 1° centenario della nascita del Venerabile Gabriele Allegra.

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Sant’Agata Li Battiati, Monastero Madonna di Fatima delle Carmelitane Scalze: celebra la Santa Messa in occasione della Professione Perpetua di Suor Maria Angela di Gesù Bambino. Fleri: celebra la Santa Messa. Catania, Chiesa di San Placido: assiste al concerto natalizio organizzato dalla Caritas diocesana.

17

Catania, Crocifisso della Buona Morte: celebra la Santa Messa. Istituto Pio IX: incontra le Suore Figlie della Carità. Paternò, San Francesco all’Annunziata: celebra la S. Messa in occasione del 40° di erezione della parrocchia.

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Fuori sede.

19

Catania, Seminario arcivescovile: guida il ritiro del clero della città. Chiesa di San Giuliano: celebra la Santa Messa in suffragio del Gran Priore della Luogotenenza dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro, Cardinale Salvatore Pappalardo.

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Arcivescovado: udienze. Zafferana Etnea, Santa Maria della 81


Provvidenza: celebra la Santa Messa per il trigesimo della scomparsa del Cardinale Salvatore Pappalardo. 11

Arcivescovado: udienze. Seminario arcivescovile: celebra la Santa Messa con la partecipazione dell’O.V.S.

12

Arcivescovado: presiede il Consiglio Episcopale. Seminario arcivescovile: incontra le aggregazioni laicali.

13

Arcivescovado: udienze. Messina: prende parte alla celebrazione eucaristica per l’inizio del ministero del nuovo Arcivescovo, S. E. Monsignor Calogero La Piana.

14

Catania, San Luigi Gonzaga: guida la Peregrinatio del Velo di Sant’Agata e celebra la Santa Messa. Catania, via Delpino: benedice la Casa di accoglienza notturna “Padre Pino Puglisi” realizzata dal Centro Astalli di Catania in un immobile confiscato alla mafia. Basilica Cattedrale: celebra la Santa Messa in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.

15

Viagrande, Santa Maria dell’Idria: celebra la Santa Messa in occasione della festa patronale.

16

Roma, CEI: partecipa alla riunione della Commissione episcopale per il Laicato.

17

Paternò, Chiesa di Sant’Antonio Abate celebra la Santa Messa in occasione della festa titolare. Pedara, Sant’Antonio Abate: celebra la Santa Messa in occasione della festa titolare. Massannunziata: visita il sacerdote Salvatore Incognito.

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Visita pastorale al XII Vicariato (Paternò - Ragalna).

19

Arcivescovado: presiede il Consiglio episcopale ed incontra i Direttori di Curia. Museo diocesano: prende parte all’incontro promosso dall’ufficio di pastorale scolastica sul tema: “Il Convegno di Verona”. Catania, Sant’Agata al Borgo: partecipa all’incontro di preghiera per l’unità dei cristiani.

20

Catania, Basilica Cattedrale: celebra la Santa Messa per la festa di San Sebastiano, patrono dei Vigili urbani. Arcivescovado: udienze. Guida il pellegrinaggio dei giovani dalla chiesa di Sant’Agata La Vetere alla Basilica Cattedrale. 82


21

Pedara, Santa Caterina Alessandrina Vergine e Martire: presiede la Santa Messa trasmessa dalla RAI. Catania, San Pio X in Nesima Superiore: celebra la Santa Messa nella Giornata diocesana dei ragazzi missionari delle scuole medie.

22

Fuori sede.

23

Pergusa (EN): presiede la riunione della Commissione Missionaria Regionale. Catania, Seminario: incontra i seminaristi e celebra la Santa Messa.

24

Catania, Basilica Cattedrale: celebra la Santa Messa per i giornalisti cattolici. San Gregorio di Catania, Santa Maria degli Ammalati: presiede la Santa Messa per l’ordinazione diaconale di Antonio Luigi Bonasera S.d.B.

25

Casa Circondariale Catania Bicocca: guida la Peregrinatio del Velo di Sant’Agata. Università di Catania, Aula Magna del Rettorato: partecipa alla Tavola rotonda sul tema “Sant’Agata e la Città”, coordinata da Mons. Gaetano Zito, Vicario Episcopale per la cultura.

26

Arcivescovado: presiede il Consiglio episcopale e riceve i Direttori degli uffici di Curia. Trecastagni, Centro Mariapoli: incontro con il Movimento dei Focolarini.

27

Catania, Aula Magna Benedettini: prende parte all’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Catania, incontra i Cavalieri della Mercede nella loro sede.

28

Catania, Istituto Società San Paolo, celebra la Santa Messa per l’anniversario sacerdotale di alcuni Padri Paolini. Chiesa di Sant’Agata al Carcere: celebra la Santa Messa per la conclusione delle domeniche agatine.

29

Trecastagni, Santi Martiri Alfio, Filadelfo, Cirino: partecipa ad un incontro con i rettori dei Santuari di Sicilia. Catania, Istituto Sant’Angela Merici: celebra la Santa Messa. Museo diocesano: partecipa alla presentazione del volume “Il tesoro di Sant’Agata”, edizioni EAC, a cura del prof. Mons. Timothy Verdon e del prof. Carmelo Crimi.

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Catania, Seminario arcivescovile: presiede il Consiglio presbiterale. Arcivescovado: presiede l’incontro del Consiglio pastorale diocesano. 83


31

Catania, Opera Salesiana Sacro Cuore: celebra la Santa Messa in occasione della festa patronale. Basilica Cattedrale: saluta i partecipanti al 27° Congresso Nazionale Cuochi Italiani, riuniti in chiesa per la Santa Messa. Catania, Santa Maria della Salette: celebra la Santa Messa.

Febbraio 11

Basilica Cattedrale: celebra la Santa Messa con la partecipazione delle Forze Armate dei Corpi di Polizia.

12

Mascalucia, Santuario di Mompileri: presiede la Messa esequiale per il sac. Salvatore Incognito. Basilica Collegiata – Cattedrale: Festa della Presentazione del Signore.

13

Prende parte alla Processione per l’offerta della cera dalla Chiesa di Sant’Agata alla Fornace alla Basilica Cattedrale.

14

Basilica Cattedrale. Presiede la Messa dell’Aurora. In Piazza Stesicoro rivolge il tradizionale messaggio alla Città. Benedice, all’obitorio, la salma dell’Ispettore Capo Filippo Raciti durante i disordini attorno allo stadio in occasione della partita di calcio Catania-Palermo.

15

Basilica Cattedrale: partecipa al Pontificale presieduto da S.E.R. Mons. Paolo Romeo, Nunzio Apostolico in Italia ed Arcivescovo Eletto di Palermo in occasione delle festività agatine e delle esequie dell’Ispettore Capo Filippo Raciti.

16

Bronte, parrocchia Sant’Agata: celebra la Santa Messa in occasione della festa patronale e visita la mostra su Padre Pino Puglisi.

17

Arcivescovado: presiede la Commissione per gli ordini e i ministeri. Seminario arcivescovile: presiede la riunione del Consiglio di amministrazione. Parrocchia Maria Santissima Assunta alla Plaia: presiede la messa esequiale per il sac. Salvatore Pignataro.

18

Visita pastorale al IX Vicariato (Sant’Agata Li Battiati, San Giovanni La Punta, Gravina di Catania, San Gregorio, Tremestieri Etneo). Catania, Seminario: Incontro OVS con testimonianza del Vicario generale, Mons. Agatino Caruso, su Mons. Carmelo Scalia.

19

Arcivescovado: presiede il Consiglio episcopale e riceve i Direttori degli uffici di Curia. Paternò, Chiesa Santa Margherita: celebra la Santa Messa e benedice le campane della chiesa. 84


10

Palermo: presenzia all’insediamento del nuovo arcivescovo, S.E.R. Mons. Paolo Romeo.

11

Catania, Ospedale Cannizzaro: celebra la S. Messa. Parrocchia San Pio X: celebra l’Eucaristia per i ragazzi missionari. Basilica Cattedrale: celebra la Santa Messa per la XV Giornata del Malato.

12

Catania, Basilica Cattedrale: presiede la Santa Messa per l’Ottava della festa di Sant’Agata.

13

Catania, Seminario arcivescovile: presiede l’incontro di formazione permanente del Clero. Chiesa San Michele ai Minoriti: celebra la Santa Messa in occasione della riapertura al culto della Chiesa dopo i lavori di restauro.

14-16 Palermo: partecipa ai lavori della sessione invernale della Conferenza Episcopale Siciliana. 17

Arcivescovado: udienze. Trecastagni, Santi Martiri Alfio Filadelfo e Cirino: celebra la Santa Messa in occasione dell’inizio dell’anno giubilare.

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Mascalucia, Santissima Annunziata in Massanunziata: celebra la Santa Messa e benedice una statua del Servo di Dio Giovanni Paolo II.

19

Mascalucia, Casa delle Suore Serve della Divina Provvidenza: giornata di fraternità con il clero. Catania, Teatro Sangiorgi: assiste all’anteprima nazionale del film-tv “Il figlio della luna”, ispirato alla vicenda umana dello scienziato tetraplegico catanese Fulvio Frisone e di sua madre Lucia.

20

Arcivescovado: udienze.

21

Catania, Basilica Cattedrale: presiede la Santa Messa con il rito delle imposizioni delle Ceneri.

22

Catania, Basilica Cattedrale: amministra il sacramento della Cresima per i giovani di Comunione e Liberazione. Arcivescovado: presiede il Consiglio episcopale. Santa Maria del Carmelo-Barriera del Bosco: inaugura l’oratorio parrocchiale.

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24

Complesso dei Benedettini: prende parte all’inaugurazione dell’anno 85


giudiziario del T.A.R. Basilica Cattedrale: presiede il rito di elezione dei catecumeni. Parrocchia Santa Croce: celebra la Santa Messa. 25

Istituto delle Figlie della Carità di S. Vincenzo de’ Paoli in via Ballo: guida il ritiro delle Religiose dell’arcidiocesi. Trecastagni, Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino: presiede la liturgia penitenziale e la celebrazione eucaristica per i giovani.

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Fuori sede.

27

Catania, Seminario arcivescovile: ritiro quaresimale del clero, guidato da S.E. Mons. Giancarlo Maria Bregantini, Vescovo di Locri-Geraci.

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Arcivescovado: udienze.

Marzo 11

Visita al X Vicariato (Belpasso-Borrello, Camporotondo Etneo, Mascalucia-Massannunziata, San Pietro Clarenza).

12

Arcivescovado: udienze. Presiede il Consiglio episcopale. Catania, X Reparto Mobile della Polizia di Stato: benedice la nuova sala conferenze dedicata all’Ispettore Capo di Polizia Filippo Raciti.

13

Catania, Arcivescovado: udienze. Istituto S. Giuseppe a Villa Pacis: prende parte al Convegno Domenicano sul tema: “Appassionati della Parola, predicatori di speranza”. Catania, Complesso Fieristico “Le Ciminiere”: partecipa all’inaugurazione della mostra di progetti di architettura contemporanea “Sicilia - Olanda” organizzata dall’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana e dalla Provincia Regionale di Catania.

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Catania, Santa Maria della Mercede: presiede la Santa Messa. Basilica Cattedrale: incontra i ragazzi della catechesi della parrocchia San Marco in Tremestieri Etneo. Biancavilla, Basilica Collegiata Santa Maria dell’Elemosina: celebra la Santa Messa per l’inizio della “missione giovani” cittadina.

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Fuori sede.

16

Seminario arcivescovile: presiede il Consiglio presbiterale. Salone della Curia: presiede il Consiglio pastorale diocesano. 86


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Seminario arcivescovile: incontra i seminaristi e celebra la Santa Messa.

18

Catania, Seminario arcivescovile: incontra i sacerdoti del IV Vicariato. Basilica Collegiata: partecipa alla conferenza dibattito sul tema: “La santità piena realizzazione della donna” organizzata dal Circolo Femminile Sant’Agata.

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Arcivescovado: presiede il Consiglio episcopale.

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Arcivescovado: udienze.

11

Catania, Convento San Domenico: presiede la Santa Messa per l’incontro regionale del C.I.F. (Centro Femminile Italiano). Mascalucia, P.I.M.E.: detta la meditazione agli adulti dell’Azione Cattolica. Mascalucia, Santuario dei Padri Passionisti: presiede la Santa Messa a conclusione del ritiro dell’Azione Cattolica.

12

Arcivescovado: udienze.

13

Seminario arcivescovile: incontra gli Allievi del Terzo anno della Formazione Professionale e presiede la Liturgia della Parola. Nel pomeriggio: prende parte al Convegno diocesano della Caritas guidato da S. E. Mons. Francesco Montenegro.

14

Basilica Cattedrale: preside la concelebrazione eucaristica in occasione dei giubilei sacerdotali e delle ammissioni tra i candidati all’ordine del diaconato e del presbiterato di due seminaristi.

15

Visita pastorale all’VIII Vicariato (Misterbianco, Motta Sant’Anastasia, Piano Tavola). Sant’Agata li Battiati, Parrocchia Santi Martiri Inglesi: celebra i funerali della sig.na Giannina Todisco.

16

Arcivescovado: presiede il Consiglio episcopale. Museo diocesano: prende parte alla presentazione dell’Osservatorio Socio-Politico Diocesano. Piazza Duomo: guida la “Via Crucis di Gesù, Via Crucis del Lavoratore” organizzata dall’Ufficio di pastorale sociale e del lavoro.

17

Arcivescovado: udienze.

18

Palacatania: incontra i giovani del cammino neocatecumenale. Catania, S. Giuseppe in Ognina: celebra la Santa Messa in occasione della festa patronale. 87


19

Catania, Santa Maria delle Grazie: presentazione del progetto “Casa del Sorriso”. San Giuseppe La Rena, celebra la Santa Messa per la festa patronale. Santa Maria di Licodia, Chiesa Madre: celebra la Santa Messa per la solennità di San Giuseppe.

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Roma: partecipa alla riunione della Commissione episcopale per il laicato.

21

Catania, Basilica Cattedrale: celebra la Santa Messa per alcune scolaresche. Adrano, Chiesa Madre: celebra la Santa Messa per l’Acies della Legio Mariae. Catania, Ognina-Tenda di Ulisse: presenzia al Dibattito pubblico sul tema: “Chi educa i giovani d’oggi? E chi educa gli educatori?”

22

Arcivescivado: udienze. Adrano, Santa Maria degli Angeli: celebra la Santa Messa in occasione della presenza delle reliquie di San Felice da Nicosia. Catania, Basilica Cattedrale: presiede la veglia in memoria dei missionari uccisi durante il 2006.

23

Arcivescovado: presiede il Consiglio episcopale ed incontra i responsabili degli Uffici di Curia. Bronte, Sant’Agata: incontro con i giovani delle parrocchie in preparazione alla Pasqua.

24

Arcivescovado: presiede una riunione congiunta e straordinaria del Consiglio presbiterale e del Consiglio Pastorale diocesano. Palermo, Cattedrale: concelebra per l’ordinazione episcopale di S.E.R. Monsignor Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo.

25

Bronte, Santuario Maria Santissima Annunziata: celebra la Santa Messa trasmessa da Rete 4. Nel pomeriggio partenza per Roma dove, con i Vescovi di Sicilia, prenderà parte alla “Visita ad Limina” che si svolge nei giorni 26-31 marzo. Nella mattinata di giovedì 29, è ricevuto dal Santo Padre Benedetto XVI.

31

Arcivescovado: presiede la Commissione per gli Ordini e i Ministeri. Catania, Chiesa di San Giuliano: commenta le stazioni della Via Crucis durante l’esecuzione della “Via Crucis” di Franz Liszt, organizzata dalla sezione di Catania dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro.

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Curia

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CANCELLERIA

Nomine Gennaio-Marzo

NOMINE Mons. Arcivescovo ha nominato: - in data 01 gennaio 2007, il Reverendo Sac. SALVATORE CONSOLI Vicario Parrocchiale della parrocchia San Giovanni Apostolo ed Evangelista in Catania; - in data 08 febbraio 2007, il Reverendo Sac. VINCENZO BRANCHINA Amministratore Parrocchiale della parrocchia Beata Vergine Maria in Cielo Assunta alla Plaia in Catania; - in pari data, il Reverendo Sac. SALVATORE RICCERI Parroco della parrocchia Beata Vergine Maria in Cielo Assunta alla Plaia in Catania; - in pari data, il Reverendo Sac. GIUSEPPE CONIGLIONE Parroco della parrocchia Maria Santissima Annunziata in Massannunziata in Mascalucia; - in data 26 marzo 2007, il Reverendodo Padre LUCIEN ROBERT ANDRIANIAINA O.C.D. Vicario Parrocchiale della parrocchia Madonna delle Lacrime in Trappeto di San Giovanni La Punta; 2. Nelle Rettorie: - in data 25 marzo 2007, il Reverendo Sac. GIUSEPPE CONIGLIONE Rettore del Santuario Madonna della Sciara in Mascalucia; 3. Ad altri Uffici: - in data 01 gennaio 2007, il Rev.do Sac. BARBARO SCIONTI Segretario dell’Ufficio Pastorale Diocesano; - in data 05 gennaio 2007, il Rev.do Sac. NUNZIO CAPIZZI Assistente Ecclesiastico dell’Associazione Femminile Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia di Catania; 91


- in data 17 gennaio 2007, il Reverendo Sac. GIUSEPPE LONGO Direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali; - in data 18 gennaio 2007, il Reverendo Sac. STEFAN TAMPU Assistente Ecclesiastico della Confraternita Sant’Agata Le Sciare e Santa Barbara in Catania; - in data 25 gennaio 2007, il Reverendo Mons. GIUSEPPE SCHILLACI Membro del Consiglio di Amministrazione dell’Opera Diocesana Assistenza (O.D.A.); - in data 29 gennaio 2007, il Reverendo Sac. SALVATORE CONSOLI Commissario Arcivescovile della Confraternita Santissimo Sacramento al Duomo in Catania; - in data 02 febbraio 2007, il Reverendo Sac. SANTO MASSIMO SALAMONE Membro del Consiglio per gli Affari Economici del Seminario Arcivescovile dei Chierici di Catania; - in data 20 febbraio 2007, il Reverendo Sac. DOMENICO RAPISARDA Vicario Foraneo del X Vicariato; - in data 28 febbraio 2007, il Signor CARMELO ZISA Segretario della Consulta Diocesana per le Aggregazioni Laicali; - in data 13 marzo 2007, il Reverendo Padre LIBORIO CORRIERE O.F.M. Convento Cappellano delle Suore Pie Discepole del Divin Maestro in Catania; - in pari data, il Reverendo Padre ALFIO SPOTO O.F.M. Convento Cappellano delle Suore di Gesù Redentore in Catania; ORDINAZIONI, AMMISSIONI ED ISTITUZIONI AI MINISTERI S. E. Mons. Arcivescovo: - in data 14 marzo 2007, nella Basilica Cattedrale Sant’Agata Vergine e Martire in Catania ha ammesso tra i Candidati al Sacro Ordine del Diaconato e Presbiterato GIANLUCA GIACONA e RICCARDO LEONARDI

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CONSIGLIO PRESBITERALE DIOCESANO

Oggetto: Assemblea del Consiglio presbiterale del 30 gennaio La seduta ordinaria del Consiglio presbiterale, che si sarebbe dovuta tenere lo scorso 12 dicembre, è trasferita alla data del 30 gennaio 2007 alle ore 9.30, nei locali del Seminario. Dopo la celebrazione dell’ora media si discuterà del seguente o.d.g.: - Approvazione del verbale della seduta precedente; - Revisione dei confini dei vicariati e delle parrocchie: relazione sui lavori della commissione (sac. Pietro Longo); - Le “Collette” diocesane durante l’anno liturgico; - Varie ed eventuali. La conclusione dei lavori è prevista per le ore 12.30. Fraterni saluti.

Catania, 22 gennaio 2007

MONS. GIUSEPPE SCHILLACI Segretario

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VICARIATO PER LA PASTORALE

Oggetto: Riunione aggregazioni laicali

Carissimo, Venerdì 12 Gennaio alle ore 19 avrà luogo in Arcivescovado (saloncino piano terra) il primo incontro del nuovo anno 2007 delle aggregazioni ecclesiali laicali che operano nella nostra Arcidiocesi catanese. L'incontro si colloca nel clima ricco di contenuti teologico-pastorali creato dal grande evento di grazia che è stato - e che dovrà continuare ad essere nei nostri vari ambienti socio-ecclesiali - il IV Convegno della Chiesa italiana svolto a Verona dal 16 al 20 Ottobre u. s. Si prega vivamente di essere presenti anche perché, oltre a discutere sulla necessità e l'urgenza di approfondire gli orientamenti del Convegno veronese, si sente il bisogno di conoscere, valorizzare e soprattutto coordinare meglio i carismi delle varie aggregazioni attualmente presenti in Diocesi. L'incontro sarà presieduto dal nostro Pastore, S. Ecc. Mons. Salvatore Gristina. In attesa di vederci, cordiali fraterni saluti. Catania, 01-01-07

MONS. ANTONIO FALLICO Vicario episcopale per la pastorale

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VICARIATO PER LA PASTORALE

Oggetto: Incontro straordinario Uffici Pastorali

Carissimo, come certamente ricorderai, nell'incontro del 13 Ottobre u.s., il nostro Pastore mons. Salvatore Gristina ha sottolineato l'importanza del "Collegamento" dei vari Uffici di pastorale "guidati" dai Direttori e "coordinati" dal Vicario episcopale per la pastorale. «Occorre sviluppare sempre più - ha precisato vivamente l'Arcivescovo l'aspetto comunionale nel vostro prezioso lavoro a livello diocesano: bisogna raggiungere ad ogni costo e da parte di tutti unità nella diversità sia nel momento della programmazione come in quello della messa in opera e della verifica delle varie attività pastorali. Gli Uffici diocesani, infatti, devono considerarsi come facce di uno stesso prisma.» L'Arcivescovo ci ha invogliato a tenere particolarmente presente, nell'iter del nostro impegno, la splendida Nota pastorale GEI «II volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia». Di ritorno, poi, da quel grande evento di grazia che è stato il Convegno di Verona, il nostro Pastore ha insistito e continua ad insistere sempre di più perché ogni itinerario pastorale legato alle tre dimensioni dell'essere Chiesa - catechesi, liturgia e carità - venga ancorato alle scelte e alle proposte promosse dalla grande assise veronese. Alla Nota CHI sul rinnovamento della parrocchia, pertanto, occorre strettamente legare i contenuti del Convegno di Verona. Abbiamo ritirato centinaia di copie degli "Atti" perché questo piano venga adeguatamente organizzato discutendone insieme. A tale scopo ci incontreremo in seduta straordinaria venerdì 19 c. m. alle ore 10, 30 in Arcivescovado. Sarà presente l'Arcivescovo. In attesa di vederci Catania, 7 Gennaio 2007

MONS. ANTONIO FALLICO Vicario episcopale per la pastorale

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VICARIATO PER LA PASTORALE Oggetto: Incontro straordinario Consiglio Pastorale Diocesano Carissimo, il Convegno Nazionale di Verona, come ben sai, è riuscito al di là delle stesse aspettative degli Organizzatori. Sì è rivelato, infatti, un autentico evento di grazia, donato dallo Spirito alla chiesa italiana. Adesso occorre che le scelte e gli orientamenti pastorali da esso proposti vengano conosciuti, accolti e realizzati in ognuna delle nostre comunità ecclesiali e, di conseguenza, testimoniati concretamente in ogni ambito del nostro vivere professionale e socio-culturale. Nell'incontro del Consiglio pastorale diocesano del 12 dicembre 2006 sono state avanzate diverse proposte interessanti. In verità, la presenza dei partecipanti anche se dal punto di vista qualitativo si è rivelata particolarmente ricca e vivace, dal punto di vista quantitativo però si è manifestata piuttosto povera: presenti infatti sono stati appena la metà dei facenti parte del Consiglio. Occorrerà pertanto rivedere, quanto prima, l'attuale composizione di questo Organismo diocesano nel quale e attraverso il quale, sotto la guida del Vescovo, rappresentanti del laicato e del clero sono chiamati ad esaminare i problemi pastorali più urgenti della diocesi, al fine di suggerire proposte risolutive adeguate. Data l'importanza e l'urgenza di far passare i contenuti del Convegno veronese nei vari ambiti della pastorale diocesana, ci riuniremo in seduta straordinaria martedì 30 gennaio, alle ore 19, 30 in Arcivescovado (salone piccolo piano terra). L'incontro sarà presieduto dall'Arcivescovo. Si prega vivamente di non mancare In attesa di vederci, cordiali e fraterni saluti. Catania 8 Gennaio 2007

MONS. ANTONIO FALLICO Vicario episcopale per la pastorale

P.S. Si prega di portare con sé il libro degli "Atti" del Convegno di Verona (o di richiederlo qualora non se ne avesse ancora ricevuto copia). 96


VICARIATO PER LA PASTORALE

Al VICARI FORANEI AI PARROCI ALLE COMUNITÀ RELIGIOSE ALLE AGGREGAZIONI ECCLESIALI LAICALI AI PROFESSORI DI RELIGIONE Oggetto: Diffusione Atti Convegno Verona II Convegno Nazionale della Chiesa italiana, svolto a Verona nell'ottobre scorso, si è particolarmente contraddistinto, come ben sai, per la consistenza dei suoi contenuti teologico - pastorali, lo stile di accoglienza particolarmente comunionale, la bellezza delle celebrazioni liturgiche e paraliturgiche, la ricchezza testimoniale dei relatori (card. Tettamanzi, Brambilla, Bignardi, Ornaghi, Pezzetta, Card. Ruini), la forza coinvolgente dei temi approfonditi nei vari gruppi di studio (affettività, fragilità, lavoro e festa, comunicazione della fede, cittadinanza) e soprattutto per i due magistrali interventi del Santo Padre Benedetto XVI: il discorso in Assemblea alla Fiera e l'omelia allo Stadio Bentegodi. Si tratta chiaramente di un ingente capitale di grazia che non solo non dovrà essere perduto, ma dovrà essere investito intelligentemente e puntualmente, l'incontro di Verona, infatti, è stato tutto un crescendo spirituale e culturale in favore di un nuovo modo di vivere la Chiesa oggi, al fine di renderla sempre più evangelicamente lievitante nella società italiana del nostro tempo. Ora tocca a noi accogliere e valorizzare tale ricchezza. È esplicita volontà del nostro Arcivescovo che tali contenuti teologico - pastorali vengano conosciuti e declinati nella nostra Diocesi. Come? Stiamo organizzando i modi e i tempi per raggiungere i vari ambienti ecclesiali e socio-culturali (parrocchie, Istituti religiosi, aggregazioni laicali e anche le scuole che ne fossero interessate) per consegnare personalmente gli «Atti» di cui siamo già in possesso, interessando e valorizzando in modo particolare i Consigli pastorali parrocchiali. A tale scopo abbiamo approntato, con l'aiuto di validi esperti in materia di mass-media, un sussidio (esattamente un "Flow - chart", o diagramma di flusso, corredato da dischetto) da mettere in mano a parroci e operatori 97


pastorali e professori di religione, per stimolare interesse, aiutare a decifrare le chiavi di lettura del Convegno veronese, facilitare la trasmissione dei messaggi, spingere a dare una virata nuova alla pastorale delle nostre comunità La Quaresima, ormai alle porte, potrà essere un' occasione provvidenziale per perfezionare il già avviato colpo d'ala di stampo conciliare al cammino delle nostre chiese: il Convegno di Verona ci sprona, infatti, a battere decisamente il versante ecclesiologico del Vaticano II. Membri della Commissione pastorale diocesana raggiungeranno telefonicamente i Vicari foranei per organizzare incontri vari o per Vicariati o per città, nei mesi di febbraio e marzo p.v. Noi verremo in equipe, utilizzando computers e portando Atti, dischetti e sussidi. In parecchi di tali incontri sarà presente l'Arcivescovo. In attesa di vederci, cordiali fraterni saluti. Catania, 30-1-2007

MONS. ANTONIO FALLICO Vicario episcopale per la pastorale

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VICARIATO PER LA PASTORALE

Ai membri del Consiglio pastorale diocesano

Oggetto: Religiosità popolare

Carissimo, il prossimo incontro del Consiglio pastorale diocesano avrà luogo martedì 6 marzo p. v. alle ore 19,30 in Arcivescovado (saloncino piano terra) sul tema: «Linee orientative per una pastorale diocesana della religiosità popolare». Data l'importanza del tema che interessa molti aspetti del cammino delle nostre comunità ecclesiali fino a coinvolgere la vita stessa delle nostre città e dei nostri quartieri - dalla Festa di Sant’Agata alle feste patronali locali, alla processione del Corpus Domini, alle festività legate alla devozione mariana, alla memoria dei defunti... - si prega vivamente di non mancare. In attesa di vederci, cordiali saluti. Catania, 16-02-2007

MONS. ANTONIO FALLICO Vicario episcopale per la pastorale

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UFFICIO PER LA VITA CONSACRATA

Oggetto: Giornata mondiale degli Istituti di Vita Consacrata

Come si evince dal programma per i festeggiamenti della nostra patrona Sant’Agata, e come è stato comunicato nelle varie sedi, Venerdì 2 febbraio 2007, festa della Presentazione del Signore, celebreremo la XI Giornata mondiale degli Istituti di Vita Consacrata. Ci raduneremo nella Basilica Collegiata alle ore 16.30 per l’inizio del rito della benedizione delle candele presieduto dall’Arcivescovo al quale seguirà il corteo verso la Basilica Cattedrale per la celebrazione della divina Eucaristia. Dopo l’omelia rinnoveremo i nostri impegni di Vita Consacrata. Al termine della celebrazione e prima della benedizione finale, l’Arcivescovo consegnerà un piccolo dono-ricordo ai Consacrati che durante l’anno celebrano il 25° - 50° - 60° della loro Professione Religiosa e/o Ordinazione Presbiterale. Certamente non tutti potranno essere presenti per motivi di età e di salute. Comunque, mi permetto di raccomandare vivamente la partecipazione attiva a questa celebrazione che ci deve vedere impegnati nella preghiera liturgica comunitaria e nella testimonianza aperta e gioiosa della nostra missione apostolica al servizio della Chiesa che è in Catania. La Vergine Maria, madre e modello della vita consacrata, dia compimento ai nostri desideri di bene e voglia ottenerci dallo Spirito santo fecondità vocazionale.

Catania, 29 gennaio 2007

SAC. ANTONINO MUNAFÒ Vicario per la Vita Consacrata

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UFFICIO CATECHISTICO DIOCESANO

Oggetto: Laboratori di fede per catechisti. Qui di seguito sono riportati gli incontri zonali che verteranno sul tema: Essere accompagnatori nel cammino di fede Zona bosco: Pedara, Chiesa Madre, tel. 0957801046 ore 18.30-20.00 17 gennaio 14 febbraio 14 marzo 18 aprile 2 maggio Zona circum: Biancavilla, Chiesa Madre, tel. 095982401 ore 15.00-18.00 4 gennaio 25 febbraio 22 aprile Zona città: Cibali, Parrocchia della Natività, tel. 095846090 ore 18.45-20.15 11 gennaio 1 febbraio 15 febbraio 1 marzo 15 marzo 26 aprile Zona città: Librino, Istituto delle FMA "Casa Giovanni Paolo II", cell. 3398369217 ore 18.00-20.00 10 gennaio 7 febbraio 14 marzo 4 aprile SAC. PIETRO LONGO Direttore

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UFFICIO LITURGICO DIOCESANO

Ai Reverendi Parroci, Superiori Religiosi, Cappellani degli Ospedali. Oggetto:

Rinnovo ministero straordinario della distribuzione della Santa Comunione.

Carissimi, il 31 dicembre scorso è scaduto il mandato annuale a tutti i ministri straordinari. Come ogni anno, l'Ufficio Liturgico organizza un incontro per ogni zona pastorale della Diocesi, per il rinnovo del suddetto mandato: Per la zona Circum: Domenica 11 Febbraio 2007 ore 16,30 presso la Parrocchia Sacro Cuore di Biancavilla. Per la zona Città: Martedì 13 Febbraio 2007 ore 16,30 presso la Parrocchia S. Luigi Gonzaga di Catania (Viale Mario Rapisardi). Per la zona Bosco: Sabato 17 Febbraio 2007 ore 16,30 presso la Parrocchia Corpus Domini di Belpasso (contrada Palazzolo). Chi fosse impossibilitato ad intervenire nella propria zona, potrà partecipare ad uno degli altri due incontri previsti. In tale occasione si dovrà consegnare il tesserino con la lettera di presentazione dei ministri da parte del Parroco o Superiore o Cappellano Cordiali e distinti saluti. Catania, 25 gennaio 2007

CAN. GIOVANBATTISTA ZAPPALÀ Direttore

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UFFICIO LITURGICO DIOCESANO

Oggetto: Corso per Lettori L'Ufficio Liturgico e L’Apostolato Biblico Diocesano, organizzano un corso per lettori come servizio alle comunità parrocchiali, religiose e alle varie realtà diocesane per una più efficace e partecipata vita liturgica del popolo santo di Dio. Il corso si articola in quattro incontri formativi e due laboratori di lettura e proclamazione della Parola. A conclusione del corso per conseguire l'attestato di partecipazione è previsto un colloquio di verifica; tale attestato sarà consegnato dall’Arcivescovo durante la Celebrazione della Parola. Temi e date: 1. Sabato 3 Marzo 2007:

Parola/Ascolto nella Scrittura

2. Domenica 4 Marzo 2007:

I Modi del proclamare nell'AT La novità di Cristo-Verbo

3. Sabato 10 Marzo 2007:

Dalla Parola alla liturgia La riforma liturgia del Concilio Vaticano II

4. Domenica 11 Marzo 2007: La celebrazione della Parola oggi Introduzione alle tecniche di lettura Sede del Corso Suore Domenicane di via San Nullo. Orario Dalle ore 16,30 alle 18,30. CAN. GIOVANBATTISTA ZAPPALÀ Direttore

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UFFICIO PER LA PASTORALE DELLA FAMIGLIA

A tutti i Rev. Parroci della Arcidiocesi di Catania

Oggetto: Festa dei Fidanzati -11 Febbraio 2007

Carissimi, domenica 11 Febbraio 2007, presso il P.I.M.E. di Mascalucia, secondo il programma in calce riportato, si svolgerà la FESTA DIOCESANA DEI FIDANZATI È un momento di comunione e di festa, di formazione e di preghiera tra i giovani fidanzati della nostra Arcidiocesi, soprattutto di quelli che stanno frequentando i corsi di preparazione al matrimonio nelle nostre parrocchie. Inoltre, l'incontro con altri fidanzati e con i responsabili degli Itinerari diocesani di educazione all'amore sarà certamente l'occasione per ricevere delle belle testimonianze e aiutarli nella riflessione circa la loro vocazione. Contiamo molto sulla vostra sensibilità a fare intervenire tutti i fidanzati della vostra Parrocchia. La vostra stessa presenza e quella delle coppie impegnate nella pastorale dei fidanzati della Parrocchia è molto gradita. Saluti in Cristo. Catania, 26 gennaio 2007

DON ALÌ SALVATORE Direttore

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PROGRAMMA Ore 09,00

Arrivo e accoglienza

Ore 09,30

Preghiera mattutina sul Cantico dei Cantici

Ore 09,45

Presentazione e Relazione: Don Alessandro Magno, direttore dell'Ufficio per la pastorale della Famiglia della Diocesi di Nicosia -"I Fidanzati: speranza e santificazione per la famiglia"

Ore 11,00

Gruppi di studio

Ore 12,00

Condivisione con il Relatore

Ore 13,00

Pranzo a sacco

Ore 14,00

Visita agli stand

Ore 16,15

Preparazione alla S. Messa

Ore 16,30

Santa Messa

Ore 17,30

Conclusione

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UFFICIO PER LA PASTORALE DEI GIOVANI

Rev.mi Sacerdoti e Religiosi Ai giovani della Diocesi Oggetto: Ritiro di Quaresima. Carissimi fratelli e sorelle, la grazia del Signore ci orienta verso un tempo favorevole, la Quaresima, dataci come possibilità di una sempre rinnovata conversione e adesione al Cristo, speranza del mondo. Come ogni anno, vogliamo dare ai giovani della nostra Diocesi la possibilità di prepararsi alla Pasqua con un ritiro diocesano, che avrà una particolarità quest'anno, cioè la partecipazione ad una Liturgia Penitenziale, come occasione propizia per accostarsi al Sacramento della Riconciliazione. Inoltre, sulla falsariga di "Giovani e riconciliazione", con quel prezioso servizio effettuato durante la GMG di Roma del 2000 e la Pentecoste a Mompileri del 2004, anche i nostri giovani dell'Equipe di Pastorale Giovanile Diocesano faranno altrettanto, accogliendo, preparando e accompagnando i loro coetanei all'incontro con la misericordia di Dio. Pertanto, ai nostri sacerdoti, anche se impegnati in Parrocchia, chiediamo la collaborazione di prestare il loro servizio nel confessare i giovani che parteciperanno al ritiro, e chi potrà, a concelebrare alle 18,30 con il nostro Arcivescovo. Quindi, ci ritroveremo a Trecastagni, presso il Santuario dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, domenica 25 febbraio 2007, dalle ore 15.00 alle 20.30. La Liturgia Penitenziale presieduta dal nostro Arcivescovo, Mons. Salvatore Gristina, sarà incentrata sul tema, tratto sempre dal documento-base del IV Convegno Ecclesiale di Verona, Prima lettera di Pietro, "...rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti..." (1, 3). Attendendovi numerosi e augurandovi buon cammino, vi salutiamo nel Signore. Catania, 30 gennaio 2006

SAC. SALVATORE CONSOLI Direttore

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UFFICIO PER LA PASTORALE DEI GIOVANI

Ai Parroci Ai Responsabili della past. giovanile delle Parrocchie Ai Responsabili degli Oratori

Oggetto: Invito ai tornei sportivi del "Pente...Thlon"

Carissimi, da sempre lo sport veicola valori importanti per la crescita umana e cristiana dei giovani e rappresenta uno degli strumenti più ricchi per la loro educazione. In ragione di questo, il nostro Ufficio, in collaborazione con 1' Oratorio diocesano di S. Pio X, vuole invitarvi alla riscoperta di una visione dello sport vissuto come momento educativo e di divertimento. Ciò che vogliamo proporvi è di partecipare ai nostri "Pente...thlon", una serie di tornei sportivi che vedrà gareggiare i giovani delle diverse Parrocchie della Diocesi. Le discipline sportive che ne fanno parte sono: calcio a 7, pallavolo, pingpong, calcio Balilla e dama. Ciascuna parrocchia potrà partecipare a tutte o ad una sola delle discipline proposte, a sua discrezione, ma presentare esclusivamente una sola rappresentativa per ciascun torneo. Le Parrocchie sono pregate di confermare la loro adesione entro il 25 c.m. tramite un'email destinata all'Ufficio di Pastorale Giovanile, all'indirizzo upgiovani@email.it, contenente gli elenchi della squadra corredati dal nome, cognome e data di nascita dei partecipanti. I membri delle squadre possono avere età compresa tra 15 e 20 anni, con la possibilità di due fuoriquota contemporaneamente presenti in campo. Non esistono vincoli di sesso per i partecipanti, quindi possono presentarsi sia squadre maschili, che femminili e miste. Le gare saranno disputate nei giorni di sabato e domenica nei locali dell'Oratorio Diocesano di San Pio X. Presa visione delle adesioni, si potranno scegliere anche altri campi sportivi più facilmente raggiungibili dalle squa107


dre delle parrocchie della "periferia" della nostra diocesi. Le finali di ciascuna disciplina si disputeranno a Maniace nella mattinata della giornata di Pentecoste 27 maggio c.a., all'interno della festa che caratterizza ogni anni le attivitĂ del nostro Ufficio. MartedĂŹ 10 aprile alle ore 20.00, sempre nei locali dell'Oratorio Diocesano, incontreremo due rappresentanti di ogni parrocchia aderente, per rendere noto il calendario e condividere gli obiettivi della manifestazione. Le gare verranno disputate a partire dal 15 aprile. Per ulteriori informazioni potete scriverci all'indirizzo di posta elettronica sopra citato. Catania, 14 marzo 2007

SAC. SALVATORE CONSOLI Direttore

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UFFICIO DIOCESANO PER L’ANIMAZIONE MISSIONARIA

Domenica 21 gennaio 2007 presso la Parrocchia San Pio X – Piazza San Pio X (Nesima Superiore) si terrà la tradizionale giornata diocesana dei ragazzi missionari animata dai giovani del Movimento Giovanile Missionario. Sono invitati a partecipare tutti i ragazzi dai 12 ai 14 anni (per i più piccoli l'appuntamento è per domenica 11 febbraio). La giornata avrà inizio alle ore 9.30 e si concluderà con la Santa Messa (ore 16.30) presieduta da S. E. Mons. S. Gristina. N. B.

portare il pranzo a sacco e possibilmente comunicare al più presto l'adesione e il numero dei partecipanti al 339 6941595. PADRE DEODATO MAMMANA Direttore

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UFFICIO DIOCESANO PER L’ANIMAZIONE MISSIONARIA

Domenica 11 febbraio 2007 presso la Parrocchia San Pio X - Piazza. San Pio X (Nesima Superiore) si terrà la tradizionale giornata diocesana dei ragazzi missionari animata dai giovani del Movimento Giovanile Missionario. Sono invitati a partecipare tutti i ragazzi dagli 8 agli 11 anni. La giornata avrà inizio alle ore 9.00 e si concluderà alle ore 17.30. Cuore della festa sarà la Santa Messa presieduta da S. E. Mons. S. Gristina alle ore 12.00. N. B.

portare il pranzo a sacco e possibilmente comunicare al più presto l'adesione e il numero dei partecipanti al 339 6941595. PADRE DEODATO MAMMANA Direttore

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UFFICIO DIOCESANO PER LA PASTORALE DELLA SALUTE

Oggetto: Giornata mondiale del malato, 11 febbraio

La 15ª Giornata Mondiale del Malato, sia nella sua preparazione che nella sua celebrazione, deve diventare nelle nostre comunità cristiane un “momento forte” di una Pastorale della Salute pienamente integrata nella pastorale diocesana dell’Arcidiocesi. Infatti, in questa celebrazione del 2007 che ha per tema “Fragilità e Salute: orizzonti di speranza”, la Chiesa italiana si colloca in uno specifico progetto di piano pastorale proponendo alle stesse comunità cristiane e agli operatori sanitari un importante documento: “Predicate il Vangelo e curate i malati – La comunità cristiana e la Pastorale della Salute”. La riflessione che siamo invitati a sviluppare, vuole riproporre tutto il mistero di Cristo, sofferente, morto e risorto, come autentica risposta a tutte le sfide e le fragilità che attraversano l’intero arco dell’esistenza umana: “Fragilità della vita che nasce – fragilità nella malattia – fragilità della vita che muore”. Con questo rinnovato impegno di saper testimoniare ai nostri fratelli ammalati il nostro essere e vivere con loro il mistero di Gesù Cristo, siamo invitati (parroci, operatori sanitari, associazioni e movimenti ecclesiali, misericordie, fratres) a partecipare alla solenne concelebrazione eucaristica con S.E. Mons. Salvatore Gristina nella Basilica Cattedrale di Catania, domenica 11 febbraio 2007 alle ore 16.30 Catania, 29 gennaio 2007

PADRE CARLO LAZZARO Direttore

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CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI

Rev.mi Parroci, Superiori/e degli Istituti Religiosi M/F e di Vita Consacrata, Gruppi, Movimenti e Associazioni Ecclesiali

Carissimi/e, con la presente, desidero ricordarvi il tema della 44ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni: “LA TUA VITA PER LA SINFONIA DEL SI!”, che si celebrerà Domenica 29 APRILE 2007. Se vorrete, potrete richiedere i Sussidi, che Vi saranno d'aiuto per svolgere un servizio utile al Vostro ministero, tramite la scheda proposta in allegato; Vi prego di diffonderli e farli conoscere anche nella comunità in cui operate. Ci prepareremo alla giornata con una Veglia dì preghiera, che si svolgerà nelle singole parrocchie, nella quarta settimana dì aprile. A tal scopo potranno essere utili i sussidi in allegato. Colgo l'occasione per ricordarvi, inoltre, la prossima iniziativa del Centro Nazionale Vocazioni, con preghiera di farne proposta agli "educatori alla fede" interessati: 22° Seminario di formazione sulla Dirczione Spirituale a servizio dell'orientamento vocazionale. Il tema di quest 'anno è: "Accompagnare i giovani tra desideri del cuore e sete di Dio alla scuola di Sant’Agostino”. L'incontro si terrà presso: Hotel delle Rose - Cascia (PG) dal 10 al 13 Aprile 2007. Le iscrizioni vanno inviate, per tel./fax entro il 1 Aprile, a: Centro Nazionale Vocazioni - Vìa Aurelia n, 468 - 00165 ROMA. Per informazioni telefonare al n. 06.66398410-11-fax 06.66398414 E-mail: cnv(a)chiesacattolicq.it.

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Quota di partecipazione: iscrizione â‚Ź 65,00 (da versare entro il 1 Aprile sul C.C.P. n. 96802004 intestato a: Associazione Centro Nazionale Vocazioni- Via Aurelia n. 468- 00165 ROMA). Si prega di portare con se la ricevuta del versamento. Vitto e alloggio: in camera singola euro 165,00 e in camera doppia/ tripla euro 140,00 I Sacerdoti portino con sĂŠ il necessario per le concelebrazioni. In unione di preghiera, Vi saluto fraternamente nel Signore. Catania, 22 febbraio 2007

SAC.ANTONIO GENTILE Direttore

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CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI

Oggetto: Veglia di preghiera per i giovani

Vi comunico la data della Veglia di preghiera diocesana per i giovani, proposta dal Centro ed in collaborazione con gli uffici pastorali. La veglia si svolgerà sabato 14.04.2007, alle ore 20.30, presso il Seminario arcivescovile di Catania, col tema della 4ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni: “La tua vita per la sinfonia del sì!”. Brano biblico di riferimento: Ef. 4,11-13. Vi chiedo di far conoscere questa possibilità ai giovani delle Vostre comunità, sensibilizzandoli a partecipare a questo momento di intensa preghiera e ascolto della Parola. Per ulteriori informazioni sullo svolgimento della Veglia e quan’altro si ritenesse necessario, potete contattarmi in Curia arcivescovile presso il Centro diocesano vocazioni il giovedì mattina, dalle ore 10.00 alle ore 12.00. Nell’attesa di incontrarci, vi saluto fraternamente nel Signore. Catania, 25 marzo 2007

SAC.ANTONIO GENTILE Direttore

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UFFICIO DIOCESANO F.A.C.I.

COMUNICATO F.A.C.I. Al rev.do Clero della Diocesi di Catania Oggetto: Invito Adesione FACI anno 2007. Carissimi, da quando mi è stato dato l'incarico di "Delegato FACI", non poche persone mi hanno fatto questa domanda: perché devo farmi socio della FACI? Vi rispondo con le parole della relazione di Mons. Luciano Vindrola, presidente della FACI nazionale, che si trovano nella rivista "L'Amico del Clero" di settembre 2006. «Ritengo sia questo il momento giusto per far conoscere la FACI: coloro che già la conoscono avranno modo di "ripassarne" le caratteristiche; coloro che la conoscono superficialmente o non la conoscono affatto potranno fare un felice incontro. È opportuno rispondere a tre interrogativi: 1. che cos'è la FACI? La FACI è un'associazione che si interessa di tutte le problematiche del clero: assistenza morale, sociale, legale, fiscale, economica, sollevandolo da preoccupazioni di notevole portata. La rappresentatività della FACI nei riguardi del Clero italiano è riconosciuta dallo Stato e dalla GEL Prova ne sia che: • n. 5 membri della FACI sono nominati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali nel Comitato di Vigilanza del Fondo di previdenza INPS del Clero secolare e dei ministri di culto delle Confessioni religiose diverse dalla Cattolica; • i Consiglieri nazionali FACI, insieme ai membri della commissione presbiterale nazionale, sono chiamati dalla GEI ad eleggere i rappresentanti del Clero nel Consiglio e nel Collegio dei Revisori dei Conti del TLC.S.C. • in ogni Diocesi l'Incaricato Diocesano FACI fa parte dell'organo di composizione delle controversie tra sacerdoti e FI.D.S.C. 2. che cosa fa la FACI? • Pubblica mensilmente la rivista "L'Amico del Clero" come strumento di informazione con particolare attenzione al Magistero e alle materie giu-

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ridiche sia canoniche che civili. •

Mette a disposizione nella sede di Roma, il 1° e il 3° lunedì di ogni mese, un pool di professionisti da cui i sacerdoti possono ottenere telefonicamente o di persona una risposta immediata ai loro quesiti, anche per telefono.

• Si interessa dei sacerdoti anziani e malati per i quali, in accordo con la GEI e il Gemelli, riserva la struttura di Fontecchio (L'Aquila) dotata di una accurata assistenza sanitaria e religiosa. • Offre a tutti i sacerdoti che necessitano di periodi di riposo o di cure l'ospitalità nelle Case FACI di Marina di Massa e di Montecatini Terme. • Si attiva per offrire al Clero attraverso la Fraternitas, di sua proprietà, una vasta gamma di prodotti. •

Consente ai sacerdoti, attraverso Convenzioni, di realizzare notevoli risparmi sui prodotti offerti e si attiva per farsi conoscere da un numero sempre maggiore di persone, Enti e Aziende. Le ultime Convenzioni stipulate dopo la pubblicazione dell'elenco sul foglietto allegato a "L'Amico del Clero" di aprile 2005, riguardano: 1. RGA (restauro conservativo di beni monumentali "dal progetto al cantiere"); 2. AMPLIFON (acquisto di apparecchi acustici digitali); 3. ACCOMANDITA (acquisto e installazione di pannelli solari "solahart" per la produzione di acqua calda o per l'integrazione ai sistemi di riscaldamento); 4. DIGITAL BROKER (servizio personalizzato di risparmio telefonico che consente una notevole riduzione dei costi di telefonia fissa).»

La quota d'iscrizione per l'anno 2007 è di euro 35,00 da versare presso l'Economato della Curia Arcivescovile al Rag. Salvatore Fumari, entro il 313-2007. Le tessere si potranno ritirare presso l'Ufficio Diocesano della FACI che trovasi adiacente all'ufficio del Vicario Episcopale per la Pastorale nei giorni di Mercoledì e Venerdì dalle ore 9,30 alle ore 12,00., assieme al modello riguardante la Privacy da sottoscrivere e restituire agli Uffici FACI, ai sensi dell'art. 23 del Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n. 196, Ringrazio vivamente per l'attenzione e porgo i miei più cordiali saluti. Catania, 12-01-2007 MONS. GIORGIO GIUFFRIDA Incaricato diocesano

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SERVIZIO DIOCESANO PER IL CATECUMENATO

Ai Reverendi Parroci

Comunico che Sabato 24 Febbraio 2007 alle ore 16,30 in Cattedrale avrà luogo la celebrazione del secondo grado dell'Iniziazione cristiana (Rito della Elezione o Iscrizione del nome) per gli adulti e i ragazzi in età scolare che devono ricevere i sacramenti dell'Iniziazione cristiana nella prossima Veglia pasquale. Prego i reverendi confratelli di presentare in Cancelleria la relativa domanda di ammissione a questa celebrazione entro il mercoledì delle Ceneri (21 febbraio 2007). Catania, 15 gennaio 2007

SAC. VINCENZO BRANCHINA Direttore

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CONSULTA DIOCESANA DELLE AGGREGAZIONI LAICALI

Ai membri delegati della consulta

Oggetto: Convocazione assemblea per il rinnovo del segretario e del Comitato di segreteria.

Mercoledì 14 febbraio, alle ore 17.30, nel saloncino della Curia arcivescovile, si svolgerà l'assemblea della Consulta. Come già comunicato nei precedenti incontri, scaduto il mandato triennale del segretario e del Comitato di segreteria, si procederà a nuove elezioni. Ringraziando il Signore per il cammino fatto insieme in questi anni, ci mettiamo in atteggiamento di discernimento per prepararci bene a un momento tanto importante. Proprio per questo raccomandiamo la presenza di tutti i delegati delle aggregazioni e la eventuale disponibilità al servizio. Ricordiamo inoltre la celebrazione eucaristica in onore di Sant’Agata di martedì 30 gennaio alle ore 18.30 in Cattedrale, presieduta da Mons. Antonio Fallico, Vicario episcopale per la pastorale, nella quale, insieme ai giovani e ai gruppi del volontariato, cureremo l'animazione della liturgia. Tutte le aggregazioni sono invitate a partecipare. Un fraterno saluto Catania, 25 gennaio 2007

MONS. A. REINA Delegato arcivescovile

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Varie

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FESTA DI AGATA

TELEGRAMMA DEL SANTO PADRE

A Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Salvatore Gristina Arcivescovo di Catania

Informato tragica uccisione Ispettore Capo Filippo Raciti Sommo Pontefice esprime sua spirituale vicinanza at consorte et figli vittima come anche at feriti et Polizia di Stato impegnata con altre forze dell’ordine at mantenimento sicurezza dei cittadini. Nel ribadire sua ferma condanna per ogni gesto di violenza che macchia mondo del calcio Santo Padre ne esorta protagonisti at promuovere con maggior determinazione rispetto legalità favorendo lealtà solidarietà et sana competitività. Con tali voti Sua Santità eleva fervide preghiera di suffragio per fedele servitore dello Stato et mentre invoca consolazione celeste su familiari colleghi et su quanti sono colpiti da così drammatico lutto invia confortatrice benedizione apostolica estensibile at presenti rito esequiale.

CARD. TARCISIO BERTONE SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ

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Pontifìcale per la Solennità di Sant’Agata Catania 5 febbraio 2007 Omelia di Sua Ecc.za Rev. Mons. Paolo Romeo Nunzio Apostolico in Italia Arcivescovo eletto di Palermo

1. Celebriamo oggi la solennità liturgica di sant’Agata. La celebriamo qui a Catania, la città che le ha dato i natali e dove, all’interno della comunità cristiana, ha ricevuto il dono della fede in Gesù Cristo; fede nella quale è stata educata e della quale si è resa testimone con il martirio. La celebriamo perché siamo Chiesa, popolo di Dio testimone nella storia del Signore Gesù risorto, che fa gioiosa memoria dei suoi santi. Ma la celebrazione odierna non è la solita celebrazione del pontificale di sant’Agata, come siete abituati ogni anno al 5 febbraio. Oggi la gioia della festa ha i toni della mestizia. Ci troviamo insieme anche per dare il nostro doveroso saluto cristiano ad un fratello nella fede e servitore fedele e orgoglioso dello Stato, l’Ispettore capo Filippo Raciti. Tutti i catanesi, in special modo la comunità ecclesiale, sono vicini alla famiglia Raciti, alla signora Marisa e ai figli Fabiana e Alessio. Alla famiglia e all’intera comunità catanese porto l’affettuosa solidarietà del Santo Padre. Certo, non è stato agevole per il vostro Arcivescovo assumere le decisioni che ben conoscete per le celebrazioni di questi giorni. Ma è quanto mai emblematico, proprio dal punto di vista ecclesiale della festa, che abbia deciso di immettere la celebrazione delle esequie del nostro fratello Filippo Raciti proprio nella solenne celebrazione eucaristica. A sottolineare che la Chiesa di Catania crede fermamente nella risurrezione del Signore Gesù Cristo: di essa è stata testimone e ha partecipato pienamente Agata con il suo martirio; in vista di essa affidiamo questo nostro fratello alla misericordia di Dio Padre. Se chiedessimo a sant’Agata quale debba essere il riferimento essenziale e prioritario per individuare il percorso di comprensione di questa celebrazione, Ella certamente ci additerebbe la Parola di Dio, perché l’ha sperimentata, così come ci insegna il Concilio Vaticano II, di «tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza nella fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale» (Dei Verbum, 21). 122


2. Il primo brano della Parola di Dio appena proclamata è tratto dal Libro del Siracide (51,1-12) Il suo autore, Ben Sira, innalza uno splendido inno di ringraziamento, che è anche una preghiera. Dio viene glorificato e lodato perché salva, protegge, aiuta e libera. Ogni speranza è posta in Lui soprattutto di fronte alla calunnia, alla menzogna, alla tribolazione, all’ingiustizia, alla falsità. Invano si attende aiuto dagli uomini. L’angoscia e il cerchio mortale diventano, così, occasione per una radicale maturazione di fede, segnata dal ricordo della misericordia e delle opere di Dio, realizzate in passato a favore del popolo e di quanti a Lui si erano mantenuti fedeli. Il Signore salva dalla mano dei nemici e libera dalla morte, non abbandona nell’angoscia e nello sconforto. Anche a sant’Agata è accaduto di subire ingiustizia e di soffrire tribolazioni. Certo, possiamo chiederci: perché Dio non ha impedito che questa sua figlia, “buona” e fedele, patisse atroci sofferenze fino a morire? Perché non è intervenuto per impedirlo? Perché non l’ha salvata? Domande che non possiamo eludere neanche di fronte alla salma di questo nostro fratello. La via per una risposta cristiana oggi ci additata dalla testimonianza lasciataci da sant’Agata. Gli atti del martirio ci tramandano che, mentre viene eseguito l’ordine di tortura emesso da Quinziano, sant’Agata non viene meno alla fedeltà al suo Signore e con coraggio dichiara: «Io in queste pene provo tanta gioia: come chi sente una buona notizia, o come chi vede colui che da gran tempo ha desiderato, o come chi trova molti tesori, anch’io, posta in queste sofferenze di poca durata, esulto di gioia». E dopo aver ricevuto la visita del vecchio che le guarisce le mammelle innalza a Dio il suo ringraziamento: «Ti ringrazio Signore che ti sei ricordata di me e mi hai mandato il tuo Apostolo. Egli mi ha confortata». Ecco, carissimi, come il Padre non ha abbandonato il Figlio Gesù al potere della morte, così non ha abbandonato Agata nel momento più tragico della sua vita. Così non abbandona la famiglia Raciti, non abbandona questa città, non abbandona tutti coloro che fedelmente adempiono ai doveri connessi con gli impegni pubblici o privati assunti. 3. In sintonia con la prima lettura, identico invito ci viene dalla seconda lettura, tratta dalla Lettera agli Ebrei (11,2.32b-12,2). La fede ha sostenuto «gli antichi» per riconoscere Dio come Signore della storia, lasciarsi docilmente guidare da Lui in ogni circostanza della vita; ha dato loro pazienza e forza in ogni forma di tribolazione e di sofferenza. La loro testimonianza è per noi stimolo e incoraggiamento a smetterla con il peccato e a tenere «fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede» (12,2). Per far meglio comprendere in cosa consista la vita di fede per i cristiani, l’autore usa l’immagine della corsa: «corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davan123


ti» (12,1). Immagine tanto cara anche a san Paolo, il quale identifica con chiarezza la meta ultima verso cui il cristiano corre: «arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Fil 3,14). Ammoniva sant’Ignazio d’Antiochia: «Ma perché, pur ricevendo la conoscenza di Dio, non diventiamo tutti saggi? Perché continuiamo a correre follemente verso la rovina non riconoscendo il dono che il Signore ci ha veramente inviato?» (Agli Efesini, 17.2). Proprio il correre è il tratto sempre più dominante la vita quotidiana. Ma verso dove o per cosa? quanti di noi, che ci diciamo e siamo cristiani, abbiamo il coraggio di eliminare dalla nostra vita tutto ciò che appesantisce il nostro cuore, le nostre relazioni interpersonali, la nostra credibilità? nell’ambito della famiglia, nel lavoro, lungo le strade che percorriamo sempre più in fretta, non ci è forse chiesto di dare chiara e inequivocabile testimonianza della nostra dignità di figli di Dio? Il Battesimo ha iscritto nella vita di ogni cristiano la vocazione alla santità. Pertanto, siamo chiamati - ha sottolineato il Santo Padre Benedetto XVI nel suo discorso al recente convegno di Verona : «a divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto, in quella comunità di uomini e di donne entro la quale viviamo». Non ha forse la giovane Agata puntato il suo sguardo esclusivamente su Gesù e ha corso verso quella meta che anche a noi indica come possibile? Educata alla fede nella sua famiglia e nella comunità cristiana di Catania, nei pochi anni della sua vita ha fatto una corsa che da tutti, fin dai suoi contemporanei, viene riconosciuta perfetta. Come un bravo corridore, non si è distratta e non si è lasciata distogliere da opportunità e allettamenti umani che l’avrebbero allontanata dal suo Signore Gesù. Una gioventù, la sua, vissuta intensamente; non inquieta, non alla ricerca di vacui appagamenti, non insicura e arrendevole. Giovane decisa e coraggiosa, fedele e coerente, con uno scopo ben preciso: dare prova che - come gli atti del martirio dicono abbia risposto a Quinziano - «la massima libertà e nobiltà sta qui: nel dimostrare di essere servi di Cristo». Incontrando sant’Agata abbiate il coraggio, cari giovani, di abbandonare ogni forma di disprezzo della vita, di non cedere per nessuna ragione a presunti facili guadagni e a interessi materiali che inducono alla violenza, svilendo la vostra dignità e il vostro futuro. Lasciatevi, piuttosto, condurre all’incontro personale con Gesù Cristo; a mettervi in attento ascolto della missione che il Signore desidera affidare ad ognuno di voi, perché ha fiducia in ognuno di voi per il bene di questa città: voi siete il futuro di Catania e non potete, né dovete permettere che ne veniate espropriati. 4.

Il brano del vangelo che è stato proclamato è stato redatto da san 124


Luca (9,23- 26). L’evangelista registra le condizioni poste da Gesù per seguirlo; le colloca dopo la professione di fede di Pietro e il primo annunzio della passione, e le fa precedere dal racconto della trasfigurazione di Gesù e il secondo annunzio della passione. In tal modo, con puntualità e franchezza Luca ricorda l’identità di Gesù, Egli è «il Cristo di Dio» (9,20) e in quanto tale dovrà compiere un percorso che, attraverso la ingiusta condanna, la passione e la morte, lo porterà alla risurrezione. L’invito a seguire Gesù non è ristretto a pochi, né riservato ad alcune categorie sociali. Luca ci tiene a ricordare che Gesù si rivolge «a tutti»: nessuno egli esclude, nessuno deve sentirsi escluso e a nessuno egli si impone. Accogliere la proposta di Gesù comporta una decisione definitiva e stabile che coinvolge tutta la vita: chi si decide per il discepolato «rinneghi se stesso». In questo Gesù non fa certo riferimento ad un avvilimento della dignità della persona umana. Comporta piuttosto che a Lui sia riservata la priorità unica e assoluta di Signore della vita del discepolo. Quando ciò accade è donata una relazione personale di amore con Gesù e con il Padre: chi mi accoglie, «questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,21). Per esprimere la grandezza di questo incontro per ogni uomo e di questa signoria di Gesù nella vita del discepolo, il Concilio Vaticano 11 ha affermato: «Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo» (GS, 41). È Cristo, infatti, che svela «pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione» (GS, 22). Per questa ragione il discepolo è pronto a prendere ogni giorno la propria croce e seguirlo. Per questo, il cristiano è pronto a far sue le tre condizioni che caratterizzano il vivere del discepolo per Gesù: perdere la vita per lui, rinunziare a guadagnare anche il mondo intero, non vergognarsi della dignità di figlio Dio. Lo ha ben compreso sant’Agata che nell’incontro con Gesù Cristo ha scoperto la sua alta dignità di donna. Per questo motivo, non si è lasciata abbindolare da lusinghe di potere e di gloria umana; non ha svenduto la sua fierezza di donna e cristiana; non si è vergognata della figliolanza divina neppure di fronte alle torture. Ha sempre tenuto presente la prospettiva ultima della vita: la certezza dell’incontro finale con Dio che rende partecipi per l’eternità della Sua gloria. Cari fratelli e sorelle, celebrando la solennità di sant’Agata accogliamo la sua testimonianza di fede, guardiamo alla sua tenacia di cristiana, impariamo a rendere credibile il nostro dirci cristiani e rifuggiamo dal barattare la nostra fedeltà a Cristo e l’onesta e faticosa ricerca del bene comune, con opportunità di benefici egoistici che sempre sono a scapito degli altri e di questa società, che tutti auspichiamo migliore. Rifuggiamo da tutte quelle forme che potrebbero lasciar intendere una certa strumentalizzazione della festa cristiana, per ragioni che nulla hanno a che vedere con Gesù Cristo e con la stessa sant’Agata. 125


5. La festa cristiana ha il suo fondamento nel mistero pasquale e ci coinvolge in quel dinamismo che le è proprio: morire al peccato per risorgere in Cristo a vita nuova. E poiché la festa è comunitaria, allora il dinamismo pasquale è anche morte ad ogni forma di peccato insito nelle realtà e nelle strutture sociali per risorgere insieme, in primo luogo con i più deboli, i meno abbienti, i poveri, gli immigrati, gli emarginati, coloro che non hanno voce per far sentire il grido delle loro giuste e legittime necessità. Se è vero che nel nostro contesto socio-politico a nessun cristiano viene chiesta l’effusione del sangue per la fedeltà al Signore Gesù, non è tuttavia meno vero, come sottolinea il Santo Padre Giovanni Paolo 11 nell’enciclica Veritatis splendor, che «di fronte alle molteplici difficoltà che anche nelle circostanze più ordinarie la fedeltà all’ordine morale può esigere, il cristiano è chiamato, con la grazia di Dio invocata nella preghiera, ad un impegno talvolta eroico, sostenuto dalla virtù della fortezza» (93). Chiediamo con forza, carissimi fratelli e sorelle, l’intercessione di sant’Agata, in special modo alla luce degli eventi accaduti nei giorni scorsi e che hanno determinato una gravissima condizione di sofferenza per la famiglia Raciti. Facciamo nostra l’invocazione a lei rivolta dal Santo Padre Giovanni Paolo II nella sua visita pastorale a Catania: «Tu, che hai riconosciuto Cristo con gli occhi della fede, aiuta anche noi ad essere suoi testimoni per quanti oggi sono ancora ciechi. Tu, unita a Gesù come il tralcio alla vite, insegnaci a vincere il male con il bene, aiutaci a portare frutto per il Regno di Dio» (Saluto ai giovani allo Stadio Cibali). Così sia!

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Opera Vocazioni Sacerdotali Relazione tenuta l’8 febbraio 2007 dal Sac. Agatino Caruso, Vicario Generale, ai responsabili parrocchiali dell’O.V.S. nel salone del Seminario Arcivescovile di Viale O. da Pordenone.

Mons. Carmelo Scalia e il Seminario Arcivescovile di Catania Il mio intervento va collocato nel genere delle testimonianze piuttosto che in quello delle biografie. Non si tratta della presentazione di un personaggio per esaltarne le opere o per illustrarne la vita. Dal cielo, dove certamente mons. Scalia gode della visione di Dio, non mi approverebbe. Lo stile della sua vita, discreto e silenzioso, suggerisce la semplicità e soprattutto parla di obbedienza. Si ritrovava pienamente infatti nel motto del Papa Giovanni XXIII: “Obbedientia et Pax”. La prospettiva, l’angolatura dalla quale vorrei presentare la persona, il sacerdote e il ministero sacerdotale di mons. Scalia è il suo rapporto, il suo legame con il seminario. Credo si possa affermare che la vita di Mons. Scalia si intreccia per più di 60 anni con la storia del nostro Seminario: dal 1930 anzi dal 1928, anno della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta in cattedrale il 28 ottobre per mano di mons. Emilio Ferraris, all’anno 1994 quando lascia l’amministrazione del Seminario. I Anche in altri settori della vita diocesana ha dato il suo prezioso contributo assecondando le richieste dei suoi Arcivescovi. Si, perché Mons. Scalia ha esercitato il suo ministero nell’obbedienza a cinque Arcivescovi: Mons. Emilio Ferrais (1928 - 1930) Mons. Carmelo Patanè (1930 - 1952) Mons. Guido Luigi Bentivoglio(1952 - 1974) Mons. Domenico Picchinenna (1974 - 1988) Mons. Luigi Bommarito (1988 - 2002) • Ha Esercitato il ministero di cappellano nel conservatorio “San Vincenzo” gestito dalle suore della Carità dal 1932 al 1944. • È stato vicario parrocchiale nella Parrocchia San Cosimo dal 1935 al 1940. • Dal 1956 Canonico del Capitolo della Cattedrale di cui fu anche tesoriere dal 1973. 127


• Presidente della Pontificia Opera Assistenza (oggi ODA) dal 1960 al 1964. • Presidente dell’Ospedale Santa Marta dal 1964 al 1975. • L’Arcivescovo lo nominò vicario foraneo nel 1966 della Zona Circum e nel 1975 della Zona Centro Nord di Catania. Nomina rinnovata anche nel 1979. • Nel 1954 fu chiamato a dirigere l’ufficio amministrativo della diocesi di cui era stato membro dal 1935. • Ed è anche opportuno ricordare che, per la sua profonda e vasta conoscenza ed esperienza nel settore amministrativo, fu chiamato a far parte di consigli di amministrazione di vari enti assistenziali e di tante confraternite, di cui fu anche coordinatore diocesano. II Ma possiamo a buon diritto affermare che è stato soprattutto il nostro seminario a beneficiare della presenza e dell’opera sacerdotale di Mons. Carmelo Scalia. Quasi tutta la sua vita sacerdotale, sia pure con diverse mansioni, l’ha trascorsa in Seminario. Spesso lo sentivamo ringraziare il Signore per questa singolare grazia, soprattutto negli ultimi anni della sua vita. Vi entrò fanciullo (10 anni) quando il Seminario si trovava in Piazza Duomo. All’età di quattordici anni nella cappella dello stesso Seminario ricevette la cresima per le mani di Mons. Giovanni Iacono.(09 / 09 / 1918) Il 23 ottobre 1925 ricevette la prima tonsura e il suddiaconato il 23 ottobre 1927 nella cappella del Seminario di villeggiatura a San Giovanni la Punta. Mentre nella cappella del Seminario di Piazza Duomo ricevette il diaconato il 4 marzo 1928. Il Presbiterato lo riceverà per le mani di Mons. Emilio Ferrais il 28 ottobre 1928 nella Cattedrale di Catania. Appena ordinato sacerdote gli fu affidato il compito di “contabile” nell’amministrazione del Seminario e nel 1947 veniva nominato, dall’Arcivescovo Mons. Carmelo Patanè, economo del seminario. Il quegli anni era rettore del Seminario mons. Francesco Pennisi: splendida figura di educatore e abile formatore dei candidati al sacerdozio. Vice rettore era don Alfio Riela (morì il 6 / 9 / 1955 a Ragusa). Furono loro a porre la prima pietra di questo seminario l’8 dicembre 1945. Richiamo tale data per renderci conto del compito gravoso di colui che nel 1947 viene chiamato all’amministrazione del seminario. Mons. Pennisi nominato Vescovo di Ragusa (1950) lasciava, insieme a padre 128


Riela, la direzione del seminario e l’Arcivescovo Mons. Guido Luigi Bentivoglio, coadiutore di Mons. Patanè, chiamava in seminario Mons. Carlo Vota con la responsabilità di rettore e padre Carmelo Scalia come ministro di disciplina che in quel tempo si cominciò a chiamare vice – rettore: era il 17 agosto 1950. Un anno dopo, il 15 agosto 1951, veniva inaugurata la nuova sede del seminario e all’inizio dell’anno scolastico 1951 / 1952 i seminaristi lasciavano la sede di San Giovanni la Punta, dove avevano dimorato per motivi bellici dal 1943, per stabilirsi definitivamente nei nuovi locali, non ancora completi, ma sufficienti per accoglierli: erano 163. Quando nell’ottobre 1952 entravo in seminario per frequentare la prima ginnasio, incontravo per la prima volta padre Scalia. Tra i superiori era il formatore più vicino a noi seminaristi. Potevamo andarlo a trovare la sera nella sua stanza l’ultima mezz’ora dello studio. Ma anche durante il giorno spesso lo incontravamo, o meglio lui veniva a trovarci, durante lo studio o durante i momenti di ricreazione ed essendo insegnante di varie discipline avevamo la gioia di averlo tra noi anche nelle ore scolastiche. Ispirava fiducia, calma, tranquillità, e soprattutto avevamo la sensazione di incontrare un sacerdote che viveva in pienezza e con gioia la sua identità sacerdotale. A lui potevamo rivolgerci come al “papà” del seminario. Settimanalmente riuniva tutta la comunità (eravamo circa 170) nel salone – teatro e spiegava la “Regola” della vita del seminario. Era l’occasione per offrirci suggerimenti, orientamenti, esortazioni per una adeguata preparazione al sacerdozio. Qualche volta anche richiami. Attingeva alla sua saggezza e soprattutto manifestava il suo amore al sacerdozio e alla chiesa. Era un incontro che attendavamo con gioia. III Il 25 settembre 1954 l’Arcivescovo annuncia di aver deciso di cambiare i superiori del seminario: nessuno se lo aspettava! Un fulmine a ciel sereno. Veniva nominato nuovo rettore padre Rocco Rapisarda, segretario dell’Arcivescovo e vice – rettore Padre Santo Bellia. Scriveva Mons. Vota nell’Eco del Seminario (N. 5\6 del 1954): “questa forse assai precoce giovinezza, viene con tutto l’entusiasmo del terreno vergine a sostituire i vecchi superiori, vecchi se non di anni, certo di pensieri e di angustie.” Mai potrò dimenticare il 7 ottobre 1954, quando dopo aver celebrato 129


l’Eucarestia in cappella (questo salone) tutta la comunità del seminario riunita nel cortile salutava Mons. Carlo Vota e padre Carmelo Scalia che, saliti in macchina, lasciavano il seminario. Tutti i seminaristi avevamo le lacrime agli occhi. Durò poco l’assenza di padre Scalia dal seminario, poiché nell’ottobre del 1958 rientrava con il ruolo di padre spirituale, succedendo a mons. Gaetano Messina (1953-1958) chiamato dal Signore al premio eterno. Per noi giovani seminaristi il ritorno di padre Scalia fu un grande dono: ritrovavamo il padre cui confidare i nostri problemi, le difficoltà, le nostre paure e chiedere l’assoluzione per le nostre colpe. Svolgerà tale ministero nell’umiltà, nella obbedienza e nel silenzio anche quando tutta la chiesa viveva il “vento” degli anni del Concilio Vaticano II: con tutto quello che portò di rinnovamento ma anche di problematiche che esplosero nei seminari. Erano gli anni in cui alcuni proponevano un modo nuovo di intendere l’obbedienza e contestavano certe maniere di esercitare l’autorità. Ma era anche il tempo in cui nasceva un modo nuovo di concepire la figura del prete. Alla fine degli anni sessanta anche il nostro seminario visse la cosiddetta “crisi”, (1968). Iniziavano a manifestarsi modi diversi di concepire il tempo del seminario e la visione del cammino formativo. Anche tra i responsabili del seminario. Chi viveva in quegli anni in seminario, sà quello che soffrì Mons. Carmelo Scalia (nel 1966 era stato nominato Prelato d’Onore di Sua Santità e nel 1974 sarà nominato Protonotario Apostolico) La crisi sfociò nella sostituzione del gruppo dei superiori. Mons. Rocco Rapisarda scriveva nel N. 3 dell’Eco del Seminario (maggio – giugno 1970): “mi è stato detto di lasciare ad altri la direzione del seminario; vado con il sollievo dalla pesante responsabilità, ma con la lacerazione del distacco da un lavoro che per lungo tempo ha impegnato le migliori energie del mio sacerdozio. Sedici anni fa mi fu chiesto di venire a lavorare in seminario. Ho fatto alla Chiesa di Catania un servizio modesto ma totale, un servizio sacerdotale”. Il nuovo rettore padre Francesco Ventorino nella presentazione del N. 4 dell’Eco del Seminario (luglio – agosto 1970) scriveva che mons. Rapisarda aveva assolto il gravoso incarico per “ben sedici anni con fedeltà e dedizione incomparabile”. 130


IV Tra i collaboratori che padre Ventorino chiese all’Arcivescovo mons. Bentivoglio, era presente, con la funzione di amministratore, Mons. Carmelo Scalia. Erano tempi difficili: i seminaristi che la precedente direzione lasciava, erano un centinaio, come risulta dalla statistica pubblicata nel N. 1 dell’Eco del Seminario (gennaio – febbraio 1970) • 20 in teologia • 40 tra liceo e ginnasio • 40 nella media. La nuova direzione intraprese un opera di chiarificazione e di rinnovamento tra coloro che erano presenti in seminario e diede inizio dal gennaio del 1971 ad una serie di incontri per zone nella diocesi, informando il clero sulla situazione del seminario e ponendosi in ascolto delle proposte che il clero avanzava circa la pastorale delle vocazioni sacerdotali. Nel N. 1 dell’Eco (gennaio - febbraio) del 1971 viene riportata la relazione concordata tra i superiori del seminario e i seminaristi, che faceva da base in tali incontri. Tali incontri culminarono in una relazione che il rettore tenne a tutto il clero il 22 febbraio 1971 da cui emergevano alcune ipotesi concrete di lavoro per la pastorale vocazionale. Nel contesto di queste acque un po’ agitate, il 29 maggio del 1971, veniva nominato Mons. Domenico Picchinenna coadiutore con diritto di successione di Mons. Guido Luigi Bentivoglio. Gli succederà il 16 luglio 1974. Mons. Picchinenna promosse in diocesi diversi “gruppi di studio” sui problemi del seminario e sulla pastorale vocazionale, in preparazione ad un convegno da celebrarsi nei primi giorni del mese di gennaio del 1972. Alcuni gruppi erano formati soltanto da presbiteri, altri hanno ricevuto il contributo anche di alcuni laici impegnati nella pastorale diocesana (vedi Eco N. 1 del 1972). Vennero redatti 6 documenti che esprimevano orientamenti diversi sui problemi posti dall’Arcivescovo. In particolare il cosiddetto “documento 5°” sottoscritto da 233 sacerdoti proponeva le dimissioni dei superiori del seminario ed offriva una fisionomia da dare al seminario che, a parere dei superiori del momento, era valutata “assurda ed anacronistica”. Padre Francesco Ventorino e gli altri superiori del seminario il 1 dicembre 131


1971, rassegnavano il loro mandato nelle mani dell’Arcivescovo, scrivendo nella lettera: “poiché è stato formalmente promesso da mons. Picchinenna al clero che l’impostazione al seminario sarà data secondo la volontà della comunità diocesana ed essendosi questa volontà già delineata attraverso la maggioranza del clero, noi riteniamo giusto di dover presentare alla E. V. le nostre dimissioni perché non ci sentiamo di condividere una impostazione che a noi sembra tanto sbagliata e priva di una ipotesi educativa accettabile ai nostri giorni, quanto distante da quella da noi formulata all’E. V. nell’accettare il nostro incarico (lettera del 15 agosto 1970).” Firmato: Sac. Francesco Ventorino, Sac. Carmelo Scalia, Sac. Concetto Greco, Sac. Salvatore Zappalà, Sac. Giuseppe Gliozzo, Sac. Carmelo Politi, Sac. Giovanni Perni. Mons. Carlo Vota “fratello nel sacerdozio” di Mons. Carmelo Scalia era il primo firmatario del “5° documento”. Non è difficile immaginare la sofferenza che attraversava il cuore di Mons. Scalia in quel periodo. L’Arcivescovo Mons. Bentivoglio con lettera dell’8 dicembre 1971 accettava le dimissioni dei superiori. Scriveva tra l’altro: “con animo grato per l’opera spesa con zelo e sacrificio notevoli nel nostro seminario, accetto le dimissioni da voi liberamente e decisamente presentate”. Si celebrò ai primi di gennaio 1972 il convegno sul seminario e sulla pastorale vocazionale, al quale non presero parte i superiori dimissionari “per dare più spazio e più libertà a tutti” così scrivevano nella lettera del 1 dicembre 1971. Le varie posizioni in quella occasione ebbero la possibilità di incontrarsi e forse in qualche momento di “scontrarsi”. Il 3 febbraio 1972 i due arcivescovi consultavano il clero chiedendo che venissero suggeriti tre nomi di sacerdoti diocesani per l’ufficio di rettore del seminario e di cinque nomi come collaboratori del rettore. La risposta bisognava darla in lettera chiusa e non firmata entro il 10 marzo 1972. V Il 13 marzo 1972 mons. Picchinenna chiamava il sottoscritto per comunicarmi che intendeva, con il consenso dell’Arcivescovo Mons. Bentivoglio, affidarmi la responsabilità del seminario. Ho chiesto se potevo rifiutare e… con molta semplicità mi fu risposto di no. 132


Così il 15 marzo 1972 comunicava la mia nomina di rettore aggiungendo che una commissione di presbiteri avrebbe elaborato gli orientamenti per una nuova impostazione del seminario. I seminaristi erano: • 14 dal primo al quinto anno di teologia e vivevano in buona parte fuori dal seminario. • 6 frequentavano la scuola pubblica: alcuni il magistrale e qualcuno il liceo. • 4 frequentavano la media, sempre nella scuola pubblica. A S. E. Mons. Picchinenna esprimevo il desiderio che mons. Carmelo Scalia rimanesse come amministratore del seminario pure essendo dimissionario con il gruppo dei superiori precedenti. Ne vedevo l’opportunità considerata la sua saggezza e la sua esperienza: lo consideravo un sostegno indispensabile. La commissione per gli orientamenti protestò energicamente per tale scelta. Ricordo la riunione del 23 maggio 1972 a Bronte: si rifiutarono di discutere l’ordine del giorno e inviarono copie del verbale ai due Arcivescovi. Questi però decisero di accogliere la proposta e Mons. Carmelo Scalia resterà amministratore del seminario fino al 1994. Non è difficile però immaginare il travaglio che attraversava l’animo di Mons. Scalia e quello che significò per lui continuare in quel ruolo. • La situazione economica del seminario era un disastro. Non avevamo i soldi per comprare i francobolli per spedire le lettere circolari ai confratelli. • L’Opera Vocazioni Ecclesiastiche era inesistente. • La giornata diocesana per il seminario era crollata: si raccoglieva poco più di un milione di lire, perché correva voce che il seminario non esistesse più. • Avevamo l’impegno di ricostruire il vecchio seminario di via Dusmet, poiché il clero aveva dato il parere di non vendere e la Soprintendenza ingiungeva di ricostruire perché il fabbricato non poteva restare ancora con le ferite della guerra. Mons. Scalia procurò le risorse necessarie, fece dei mutui e dei prestiti. Io mi limitavo a firmare ciò che lui mi proponeva e ci siamo affidati alla Provvidenza. E questa non mancò agli appuntamenti. Nel 1979 risorge l’Opera Vocazioni Ecclesiastiche con il contributo prezioso di padre Salvatore Zappalà, della signora Pina Anfuso e delle sue collaboratrici. 133


Tante di voi ne siete testimoni. La giornata diocesana riprende a salire: nel 1981 siamo a quota 11 milioni nel 1985 sale fino a 57 milioni nel 1990 s’innalza a quota 179 milioni e nel 1991, giornata e offerte varie, raggiungevano la quota di 214 milioni. Soprattutto sarà decisivo per cancellare parecchi debiti l’intervento di Mons. Luigi Bommarito succeduto al carissimo Mons. Domenico Picchinenna il 1 giugno 1988. Il seminario nella diocesi viene sempre più attenzionato. L’Arcivescovo chiede aiuti per il seminario in tutte le occasioni, a tutte le realtà ecclesiali ed anche alle singole persone. Quando Mons. Scalia nel 1994 lascerà, per raggiunti abbondantemente limiti di età (aveva 88 anni) e per motivi di salute, l’amministrazione del seminario è in attivo. Il vecchio fabbricato di via Dusmet è ricostruito ed è già sorgente di entrate sicure e costanti poiché è dato in affitto. Esistono inoltre altri immobili che assicurano il sostentamento economico alla vita del seminario. Un piccolo aneddoto: il giovedì Santo del 1991, dopo la Messa Crismale, una persona chiede a Mons. Scalia di che cosa ha bisogno il seminario e Mons. Scalia sorridendo risponde: 200 milioni. Il giorno dopo arriva un assegno con 200 milioni. Così i debiti erano totalmente estinti. Lungo gli anni anche il numero dei seminaristi è ripreso a salire. Nel 1988 gli alunni del seminario maggiore erano 40 nel 1991 erano 46 nel 1994 erano 54 Dal 1974 al 1994 sono state 69 le ordinazioni presbiterali. Ceduta l’amministrazione al giovane sacerdote Santino Salomone, che per più di un anno aveva preparato a succedergli, Mons. Scalia continua ad abitare in seminario. Aveva scritto nell’immaginetta ricordo del 50° di sacerdozio: “una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita.” (salmo 27,4) Ma nel mese di ottobre del 1997, per poter avere una adeguata e continua 134


assistenza viene, suo malgrado, trasportato nella benemerita Oasi di Aci S. Antonio. Dove lunedì 19 gennaio 1999 alle ore 8.10 all’età di 92 anni e undici mesi (era nato a San Giovanni La Punta il 19 febbraio 1906) serenamente passerà all’altra riva affidandosi alle mani di quel Signore che per tutta la sua vita aveva servito.

SAC. AGATINO CARUSO

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In Pace Christi

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Sarebbe bastato l’aver partecipato alla celebrazione eucaristica di suffragio nell’ampio ma non ancora completo salone attiguo al Santuario di Mompileri, stracolmo di fedeli e di presbiteri che concelebrarono con l’Arcivescovo per rendersi conto della elevata statura morale e spirituale del nostro carissimo Confratello, il Reverendo SAC. SALVATORE INCOGNITO Parroco di Massannunziata - Mompileri che avrebbe compiuto il prossimo mese 59 anni, ma che, invece, si è prematuramente spento il 1/2/2007 dopo una lenta e straziante agonia. Proveniva da Bronte che gli aveva dato i natali il 22/3/1948 e dopo le scuole medie, lungi dal pensare anche lontanamente ad una futura chiamata al sacerdozio, aveva scelto nei suoi studi l’indirizzo tecnico e si era diplomato perito industriale. Poi si iscrisse in medicina, ma non ne conseguì la laurea perché, coinvolto nel suo intenso cammino di fede intrapreso nel “Movimento dell’Unità” fondato ad Adrano da Padre Antonino Santangelo, sentì forte la sua chiamata al sacerdozio. Entrato in Seminario iniziò il suo iter di formazione spirituale e di impegno culturale che lo portò alla fine al conseguimento della licenza in Teologia morale. Proprio in quegli anni si distinse particolarmente, e lo si seppe in giro, per la sua appassionata assistenza all’ormai quasi centenario sacerdote Maestro Salvatore Nicolosi. Fu ordinato presbitero nella Cattedrale di Catania il 14/6/1980 per le mani dell’Arcivescovo Mons. Domenico Picchinenna che, avendo conosciuto la “buona stoffa” del giovane sacerdote, lo nominò, il 25/3/1981, Parroco di Maletto, senza che avesse ancora compiuto il 1° anniversario della sua ordinazione. Iniziò la sua attività con pochissima esperienza pastorale, ma con tanta buona volontà, sapendo che avrebbe dovuto cominciare proprio ab imis, visto che il suo predecessore, quel sant’uomo di Padre Giuseppe Tirendi, nell’ultimo periodo della sua vita, carico ormai di anni e di acciacchi e con 34 anni di onorato servizio sulle spalle, aveva quasi del tutto rallentate quelle reti che, per il passato, l’avevano sempre contraddistinto come pastore zelante e pio. Nonostante la sua giovane età, Don Salvatore dimostrò subito di conoscere il da farsi. Iniziò dai più piccoli e profuse tutte le sue belle qualità nell’incontro con i giovani come lui, impegnandoli nelle varie attività pastorali. Poco a poco la parrocchia si svegliò da quel torpore involontario in cui era caduto attualizzando le varie attività desiderate dai decreti conciliari. 139


Rimase a Maletto per 15 anni. Frattanto a Catania ‘città’ si era aperta una dolorosissima falla. Era rimasta vacante di valido pastore la parrocchia San Pio X a Nesima per il ritiro dei Padri Salesiani che l’avevano retta sin dalle origini. Uno strappo doloroso sia per la moltitudine dei giovani della zona e sia per gli stessi figli di Don Bosco che, per mancanza di vocazioni, non potevano più venire incontro ai bisogni spirituali di quella, a loro tanta cara, Comunità. L’Arcivescovo Mons. Luigi Bommarito, in quel particolare frangente aveva necessità di trovare un soggetto intelligente e laborioso che avesse, in qualche maniera, l’abilità e l’entusiasmo di colmare, nei limiti del possibile, il vuoto provocato dalla partenza dei Padri Salesiani. “Ho pressante bisogno di te a Catania - scrisse a Padre Incognito il Presule il 29/6/1996 -; so che ti costa tanto lasciare Maletto che hai servito con serietà, zelo e profondo spirito di sacrificio, ma ho deciso di chiamarti come parroco nella parrocchia di San Pio X che i Padri Salesiani lasciano”. Umile e sottomesso qual’era, Don Salvatore non oppose alcuna resistenza e si portò a Catania lieto di servire, qualunque fosse il posto di lavoro, la Santa Chiesa di Dio. Una piccola parrocchia semplice, ordinata, con quel sapore fragrante di pan di casa qual’era la Comunità di Maletto non può essere paragonata con una frenetica, secolarizzata, periferica parrocchia di città dove, a stento, la domenica, riesci a raggiungere un terzo dei tuoi fedeli . Don Salvatore s’accorse subito dell’enorme differenza. Non si scoraggiò, ma neanche esultò perché furono troppe le difficoltà che dovette affrontare, anche perché i Padri Salesiani, avevano usato attività e mezzi organizzativi del tutto diversi e legati al loro particolare carisma religioso. Ci mise tutto l’anima, Padre Incognito, per affrontare la situazione. Ma avrà certamente avuto qualche momento di comprensibile scoraggiamento, tanto da fargli ritornare alla mente quel suo recondito desiderio, mai pubblicamente manifestato, di consacrarsi al Signore in maniera più risoluta, all’ombra di qualche venerabile Monastero. Aveva contattato, infatti, dopo qualche positiva esperienza, le “Fraternités Monastiques de Jérusalem -Paris”. Fortunatamente, se è giusto dirlo, nel 1998, si rese vacante la parrocchia di Massannunziata in Mascalucia per le dimissioni di Padre Giuseppe Padalino. L’Arcivescovo Bommarito colse la palla al balzo e, senza pensarci due volte, il 5/7/1998 lo nominò parroco e il discorso di cui sopra si chiuse definitivamente. Fu una benedizione di Dio. L’uomo giusto al posto giusto. Don Salvatore si ritrovò nuovamente nel suo ambiente congeniale: una parrocchia piccola, un Santuario, una attività parrocchiale su misura; avrebbe potuto così coltivare 140


la sua vita interiore con la preghiera più intima, il raccoglimento, la meditazione e, perché no, la gioia di godere la natura circostante tra sciara ed aria più respirabile. Don Salvatore, anche qui, dovette cominciare tutto daccapo. Il predecessore con i suoi guai fisici aveva, per necessità di cose, dovuto tralasciare molti dei suoi impegni pastorali. Ancora carico di tanta buona salute, pensò che era suo dovere valorizzare al massimo l’attività del Santuario di Mompilerì; stabilì lassù il suo quartiere generale, compreso l’ufficio parrocchiale. Mise in moto tante di quelle attività pastorali e caritative che Mompileri divenne – è il caso di dirlo - un centro propulsore di vita mariana ed eucaristica. Lo trovavi in tutte le ore e sempre disponibile per il ministero delle confessioni. Anche materialmente riuscì a coinvolgere autorità civili ed assessorati per mettere in sesto tutta l’abbandonata area circostante il Santuario. I pellegrinaggi diocesani e parrocchiali, specialmente col buon tempo, trovarono spazio adatto e perfetta organizzazione sia liturgica che logistica. Man mano si formò una Comunità compatta, attiva ed operante in ogni settore pastorale. Riuscì a coinvolgere un folto gruppo di persone che vivendo e pregando all’ombra del Santuario si sforzò “di creare, anche attraverso l’Associazione Nostra Signora della Sciara, un oasi, uno spazio di silenzio e di preghiera da diventare contemporaneamente un luogo di accoglienza e di condivisione”. Avrebbe potuto continuare meravigliosamente chissà per quanti anni ancora. Ma i progetti di Dio sono ben altri che i nostri. Don Salvatore cominciò a sentirsi male e dopo frenetici accertamenti ebbe la dolorosa notizia che un brutto male aveva intaccato il suo fegato. La pesante, indescrivibile Via Crucis era per lui iniziata. La percorse tutta, fino alla stazione ultima. Non servirono gli stressanti, continui viaggi, pieni di speranza, in cliniche specializzate del nord. Poi la fine. “Non coronatur, nisi qui legittime certaverit” (2 Tim.2,5). Padre Salvatore Incognito l’ha combattuta tutta la sua battaglia. Tutta, fino in fondo. La sua bontà di spirito, la sua giovialità, il suo sorriso sempre aperto, quel suo indimenticabile saluto “pace e gioia”, anche nei giorni del dolore, hanno colpito indelebilmente, giorno dopo giorno, centinaia e centinaia di fedeli che dopo averlo seguito nella sua vita semplice, ma intensamente apostolica gli si sono accalcati accanto durante il santo sacrificio suffragante, lasciando attorno l’immagine di un grande giorno di festa. Proprio quello dell’ingresso del servo fedele e saggio nel gaudio del suo Signore. MONS. MAURO LICCIARDELLO

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Aveva provato più di una volta a bussare al portone di S. Pietro, ma ne era stato rimandato indietro perché la legge “qua hora non putatis” (Lc.12.40) è uguale per tutti. Era, infatti, riuscito per il passato, a superare i suoi disturbi cardiocircolatori assieme ad una difficile, rischiosa operazione al cuore. Ma stavolta il Reverendo Confratello SAC. SALVATORE PIGNATARO Parroco a “Beata Vergine Maria in cielo Assunta alla Plaia” a Catania colpito da inatteso mortale infarto, il 6/2/2007 ha varcato la soglia dell’eternità. Aveva 83 anni ed era una istituzione per tutti gli abitanti della zona Plaia a Catania di cui aveva incarnato mentalità, usi e costumi. Non era però catanese. Adrano gli aveva dato i natali il 5/3/1924. Studiò nel nostro Seminario ed anche lì, negli anni di liceo e teologia, aveva dato prova di grande abilità manageriale. Riusciva, infatti, sempre a raggiungere l’obbiettivo propostogli e nonostante le molte difficoltà. Era stato ordinato presbitero, nella chiesa di San Benedetto a Catania il 20/8/1950 da Mons. Francesco Pennisi, indimenticabile Rettore del Seminario Arcivescovile di Catania che alcuni mesi prima era stato consacrato Vescovo Ausiliare di Siracusa e, a cui, per l’occasione, era stata concessa la facoltà di ordinare il folto numero di Diaconi suoi alunni di quell’anno, ultimo del suo Rettorato. Come era uso a quei tempi, Don Salvatore, fu destinato al suo paese natio dove, per i primi anni, esercitò il ministero come Vicario cooperatore nelle varie chiese della cittadina, a San Francesco prima, ai Santi Filippo e Giacomo dopo e alla fine a San Pietro. Per un anno diresse anche il locale Oratorio San Domenico. Poi l’Arcivescovo Mons. Guido Luigi Bentivoglio S.O.C., nel 1956, lo volle a Catania e l’inviò come Vicario sostituto nella parrocchia periferica di Santa Maria delle Grazie a Carruba di Ognina, vacante in quel periodo del suo titolare. Frattanto, nel 1955, sempre a Catania, era stata smembrata la parrocchia Santi Angeli Custodi, molto vasta per territorio e per abitanti (i suoi confini infatti si estendevano, allora, fino al fiume Simeto), ed era stata costituita una nuova parrocchia al Tondicello della Plaia,.da dedicare a Maria Santissima in cielo Assunta. Era stato subito incaricato, per questa nuova Comunità, un sacerdote di per se disponibile, ma non residente in zona, per cui andava avanti e indietro ed 142


a stento riusciva a tenere in piedi il solo servizio sacramentale. Si vide ben presto la necessità della presenza di un parroco stabile e… tuttofare. Un sacerdote, insomma, che assumesse in pieno tutte le responsabilità, non solo quelle precipuamente ecclesiali, ma che si caricasse dell’ingrato peso del disbrigo delle pratiche burocratiche per la realizzazione della costruzione di una nuova chiesa, con gli annessi locali parrocchiali e quindi con una buona carica di disponibilità di tempo e di pazienza per andare a bussare umilmente alle porte dei vari uffici civili comunali, provinciali, regionali e nazionali. Mons. Bentivoglio in quel momento non trovò altro sacerdote più adatto di Padre Salvatore Pignataro e lo nominò, il 19/6/1958, 1° Parroco della nuova parrocchia. Non ebbe a pentirsene però l’Arcivescovo, perché Don Salvatore, sbracciatosi le maniche, si mise al lavoro con molto zelo e buona volontà. Con la sua dialettica mezza italiana e mezza adranita mise sottosopra tutti gli uffici civili e a qualsiasi livello per ottenere i maggiori contributi possibili previsti dalle leggi allora vigenti. Ecco perché era a conoscenza di tutti la sua amicizia con la maggior parte degli uomini politici; di ognuno sapeva vita e miracoli, a tutti stendeva la mano e per amore della sua Comunità, dei suoi poveri parrocchiani e della sua chiesa, era pronto a bussare a qualsiasi porta, qualunque fosse il colore della vernice, purché gli si desse aiuto. E si spiega anche perché, in periodo elettorale, la sua giacca veniva stiracchiata a destra e a manca. Per conto suo, da bravo adranita, cercava di accontentare tutti, memore dell’ “unum facere et aliud non omittere” Intelligentemente, nei lavori di costruzione, mise per prima in piedi gli ampi locali di ministero pastorale e cominciò a ficcarci dentro i bambini in difficoltà, i più poveri e i più bisognosi del quartiere. Istituì una scuola elementare efficiente e riconosciuta a tutti gli effetti, con maestre ed educatrici ben preparate. Pensò poi, Don Salvatore, che non gli sarebbe stato facile arrivare agli adulti se non attraverso i fanciulli che, a quei tempi, pullulavano come mosche sulle strade sporche e polverose di quei quartieri poveri e diseredati. Aprì per loro campi di gioco, colonie marine e montane. Ne avevano veramente bisogno, poveri ragazzi, figli di padri, per la maggior parte, disoccupati o, al massimo, dediti alla pesca. Chi scrive lo sa per esperienza personale essendo stato, molto tempo prima e per cinque anni, Vicario cooperatore della parrocchia Santi Angeli Custodi a cui, allora, apparteneva appunto tutta la parte sud della città. A poco a poco la Comunità riuscì a compattarsi. Le famiglie che, a frotte, accorrevano al giovane parroco per le proprie necessità materiali cominciarono a trovare anche spazio per l’ascolto della Parola di Dio, per la vita sacra-

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mentale e per la partecipazione a tutte le attività ecclesiali. Assieme alla formazione del corpo mistico, Padre Pignataro pensò alla erezione di una bella e grande chiesa capace di abbracciare, da quello spazioso Tondicello alla Plaia, tutte le anime della numerosa famiglia parrocchiale. Ci mise parecchi anni. Alla fine fu consacrata da S. E. Mons. Luigi Bommarito il 4/12/1988. Fu parroco per ben 49 anni. Anni duri e difficili; una vita intensa, laboriosa e defaticante. Non gli mancarono lungo il percorso difficoltà e pericoli, ma tutto superò con la sua bonomia, la franchezza del suo dire e la forza del suo carattere. In questi ultimi anni a chi si permetteva ricordargli che aveva già superato e da tempo l’età prescritta dai sacri canoni per la “messa in mora”, rispondeva risoluto che non c’era premura, che il lavoro era ancora tanto e che aveva da completare l’ultimo progetto ormai in cantiere. L’ultimo progetto che riuscì felicemente a completare fu il maestoso complesso del “Centro Nazaret” Casa di riposo per gli anziani del quartiere. L’ultimo suo fiore all’occhiello. Padre Pignataro a chi lo guardava da lontano poteva dare l’impressione del classico autosufficiente, di colui che ci tiene a rimanere nelle sue posizioni (di fatto avveniva qualche volta, è vero, ma solo quando lo si voleva prendere in giro). Era, invece un sacerdote alla mano, anche scherzoso, accondiscendente, amico di tutti. Per i suoi parrocchiani si sarebbe fatto ammazzare e non raramente strattonava persino quei tanti politici che lo corteggiavano ma da cui pretendeva, in compenso, giustizia ed equità a favore dei più deboli ed indifesi. Questa sua attività sociale ebbe un pubblico riconoscimento da parte del Capo dello Stato che lo nominò Cavaliere della Repubblica Italiana. Chissà quanti suoi amici Padre Pignataro avrà trovato lassù in Paradiso a cui, quaggiù, dette da mangiare, da bere, che vestì, che visitò in carcere, non pochi di quei suoi figli che a causa della miseria e dell’abbandono sociale e morale si lasciarono abbindolare e fuorviare dal male. Il misericordioso Cristo Signore glielo avrà, per l’ennesima volta, ripetuto: “quandiu fecistis uni ex fratribus meis minimis, mihi fecistis” (Mt.25,40). MONS. MAURO LICCIARDELLO

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Bollettino Ecclesiale - Gennaio - Marzo 2007  

Bollettino Ecclesiale - Gennaio - Marzo 2007

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