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E

COMUNE DI BOLOGNA SETTORE CULTURA RAPPORTI CON L’UNIVERSITÀ

FESTE MUSICALI DI BOLOGNA


COMUNE DI SASSO MARCONI

COMUNE DI MARZABOTTO

COMUNE DI VERGATO

COMUNE DI GRIZZANA MORANDI

COMUNE DI PORRETTA TERME

COMUNE DI CASALECCHIO DI RENO


* foto: massimo golfieri


30 maggio 2008 AZIONE

ORE 16.00 *PAG 42

LUOGO

PROGRAMMA + INDICE

MUSEO DELLA MUSICA DI BOLOGNA TAKE THE LITTLE CAGE TRAIN

Performance itinerante sull'opera di John Cage; l'opera di Cage riletta con gli occhi dei bambini della classe quinta-A della Scuola Elementare Romagnoli di Bologna

MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna 1978 - IL TRENO DI JOHN CAGE

INAUGURAZIONE ORE 18.00 *PAG 48

PRESENTAZIONE

INTERVENTO

BOLOGNA

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Inaugurazione della mostra fotografica, con installazioni e documenti storici sull’evento del 1978

ALLA RICERCA DEL SILENZIO PERDUTO - IL TRENO DI JOHN CAGE (EDIZIONI BASKERVILLE ARTBOOKS MAGGIO 2008) Presentazione del libro

SUL BINARIO DELL’IMMAGINARIO di Giampiero Cane


CONCERTO ORE 21.30 *PAG 50

LUOGO

PROGRAMMA

+ INDICE

MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna ERAT VERBUM JOHN (frammento) (1999/2008) di Alvin Curran Alvin Curran tastiere, campionamenti (Stati Uniti)

EIGHT WHISKUS (1984) di John Cage CIRCULAR SONG (1975) di Joan La Barbara Joan La Barbara voce (Stati Uniti)

!SILENCE! che racchiude 00':01" di John Cage. Seguito da ONE LINGERING RANDOM CHORD ONCE, poi ancora John Cage __':__" (durata determinata dal caso) e poi MORE LINGERING RANDOM CHORDS (da William Faulkner)(2006/2008) di Philip Corner - Philip Corner pianoforte (Stati Uniti) MUSIC FOR THREE (1984) (PRIMA ASSOLUTA IN QUESTA VERSIONE) di John Cage Joan La Barbara voce; Philip Corner voce; Alvin Curran voce


31 maggio 2008

BOLOGNA SASSO MARCONI

ORARIO

CITTA’

PROGRAMMA

h 13,45 8 Stazione Centrale di Bologna - Azione: intro treno h 14,35 8 partenza dalla Stazione Centrale di Bologna del treno dedicato Boletus Edulis - musica pendolare h 14,54 8 arrivo alla Stazione di Sasso Marconi h 15,15 8 partenza dalla Stazione di Sasso Marconi

MARZABOTTO h 15,22 8 RIOLA PORRETTA

h 15,25 8 h 15,50 h 16,48 h 16,59 h 18,48

CASALECCHIO h 19,52 DI RENO h 19,53 BOLOGNA

arrivo alla Stazione di Marzabotto partenza dalla Stazione di Marzabotto 8 arrivo alla Stazione di Riola - percorso a piedi verso la Chiesa di Santa Maria Assunta (12’circa) 8 partenza dalla Stazione di Riola 8 arrivo alla Stazione di Porretta 8 partenza dalla Stazione di Porretta - Cinema Teatro Lux adiacente 8 arrivo alla Stazione vecchia di Casalecchio di Reno 8 partenza dalla Stazione vecchia di Casalecchio di Reno

h 20,05 8

arrivo alla Stazione Centrale di Bologna del treno dedicato Boletus Edulis - musica pendolare


CONCERTO ORE 21.30 *PAG 58

LUOGO

PROGRAMMA

+ INDICE

MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna SEVEN-TWO (1990) di John Cage per flauto basso, clarinetto basso, trombone basso, 2 percussionisti, violoncello e contrabbasso FontanaMIXensemble Lavinia Guillari flauto basso; Marco Ignoti clarinetto basso; Alessandro Ferri trombone basso; Antonio Bianchi percussioni; Nunzio Dicorato percussioni; Nicola Baroni violoncello; Emiliano Amadori contrabbasso


1 GIUGNo 2008

BOLOGNA SASSO MARCONI

ORARIO

CITTA’

PROGRAMMA

h 13,45 8 Stazione Centrale di Bologna - Azione: intro treno h 14,35 8 partenza dalla Stazione Centrale di Bologna del treno dedicato Boletus Edulis - musica pendolare h 14,54 8 arrivo alla Stazione di Sasso Marconi h 15,15 8 partenza dalla Stazione di Sasso Marconi

MARZABOTTO h 15,22 8 VERGATO PORRETTA

h 15,25 8 h 15,36 h 16,41

h 16,59 h 18,48

CASALECCHIO h 19,52 DI RENO h 19,53 BOLOGNA

arrivo alla Stazione di Marzabotto partenza dalla Stazione di Marzabotto 8 arrivo alla Stazione di Vergato 8 partenza dalla Stazione di Vergato 8 arrivo alla Stazione di Porretta 8 partenza dalla Stazione di Porretta - Cinema Teatro Lux adiacente 8 arrivo alla Stazione vecchia di Casalecchio di Reno 8 partenza dalla Stazione vecchia di Casalecchio di Reno

h 20,05 8

arrivo alla Stazione Centrale di Bologna del treno dedicato Boletus Edulis - musica pendolare


CONCERTO ORE 21.30 *PAG 60

LUOGO

PROGRAMMA

+ INDICE

MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna VARIATIONS III PER UNO O QUALSIASI NUMERO DI PERSONE CHE ESEGUONO QUALSIASI AZIONE (1963) di John Cage versione a cura del FontanaMIX ensemble per clarinetto, 2 violoncelli, pianoforte, danzatrice ed elettronica dal vivo FontanaMIXensemble Luca Veggetti progetto scenico e coreografia; Brittany Fridenstine danza; Marco Ignoti clarinetto basso; Nicola Baroni violoncello; Ulrike Brand violoncello; Franco Venturini pianoforte; Paolo Aralla elettronica dal vivo


ANTONIO BORGHINI basso elettrico ALBERTO CAPELLI chitarra elettrica e acustica EUGENIO COLOMBO ance MARCO DALPANE pianoforte, tastiere TRISTAN HONSINGER violoncello, voce EDOARDO MARRAFFA sax alto e tenore LULLO MOSSO basso elettrico FABRIZIO PUGLISI sintetizzatore Arp, pianoforte ENRICO SARTORI sax alto, clarinetto BEPPE SCARDINO sax baritono VINCENZO VASI voce, theremin, basso elettrico LUCA VENITUCCI fisarmonica 4 CLASSE QUINTA-A della SCUOLA ELEMENTARE ROMAGNOLI DI BOLOGNA

4 4 4 4 4 4 4 4 4 4 4 4

4 JOAN LA BARBARA voce 4 PHILIP CORNER pianoforte

tastiere, campionamenti

4 ALVIN CURRAN direzione musicale

*ORGANICO


BANDA GIUSEPPE VERDI DI RIOLA BANDA GIUSEPPE VERDI DI PORRETTA CORPO BANDISTICO GAGGESE CLAUDIO CARBONI direttore

4 TRAVERSIDANZA / SILVIA TRAVERSI

4 BANDA BIGNARDI 4 ALESSANDRO MARCHI direttore

4 4 4 4

BANDA RONCATI

4 CORO “I BIASANÒT” ELIDE MELCHIONI direzione

GIOVANNA GIOVANNINI direzione GLORIA GIOVANNINI coordinamento

4 CORO ARCANTOO con la partecipazione del GRUPPO VOCALE CALICANTE diretto da BARBARA VALENTINO e MANUELA NAPOLITANO

FONTANAMIXENSEMBLE


*LASCIA O RADOPPIA?

*PAG 16


* foto: corinto marianelli (1978)


treno preparato *Treno dedicato, di MASSIMO SIMONINI


*PAG 22


* foto: ODERSO RUBINI (1978)

*PAG 24


* foto: LELLI&MASOTTI (1978)

*PAG 39


DI SUONI *UNA FESTA di oderso rubini


* foto: ODERSO RUBINI (1978)

*PAG 28


* foto: corinto marianelli (1978)

*PAG 29

* foto: corinto marianelli (1978)

* foto: corinto marianelli (1978)


DI CAGE *PRENDETE IL TRENO di ALVIN CURRAIN

I treni, come le carovane del deserto prima di essi, e le navicelle spaziali dopo, sono entrati nella semiotica collettiva dei nostri cervelli come mezzi, non solamente per attraversare continenti, ma anche stati di sogno, campagne offuscate e nebbiose di villaggi e metropoli, e lambire coste di mari di cristallo blu. Il treno è una seconda casa in movimento. Quale dunque miglior luogo per ascoltarvi musica. Nella seconda metà del ventesimo secolo il linguaggio musicale è stato costretto dalla necessità storica ad aprirsi all'intero mondo sonico della natura e a qualsiasi esperienza udibile di provenienza umana, meteorologica, geologica, animale o meccanica. Da questo punto di vista, un treno può divenire sia una fonte


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di musica che uno spazio (una sala da concerto) per la musica. John Cage ha dedicato la sua straordinaria vita creativa a portare queste idee e azioni nelle nostre vite. È stato per me un mito vivente, prima da suo studente e poi come collaboratore e amico. Onorato dalla richiesta di commemorare questo straordinario evento del 1978 nella magnifica città di Bologna, esitando e con trepidazione mi metto nelle scarpe e nell'ombra del mio caro amico. Un'impresa, un po' come 200 anni fa ricevere l'incarico di riscrivere la 3a Sinfonia di Beethoven. Perciò chiaramente non riscriverò nulla, ma creerò un nuovo lavoro da zero – a modo mio – nella e sulla stessa linea che Cage delineò 30 anni fa, solo che qui ascolteremo cori trasmutati cantare: “Acqua, Birra, Panini” fino alla fine dei tempi.


4JOHN CAGE

* foto: LELLI&MASOTTI (1978)


4ALVIN CURRAN


di

JOAN LA BARBARA

alcuni anni dopo, *Riflessioni, su John, mio mentore ed amico

“Cerco sempre di rispondere di 'sì' a tutto ciò che mi propongono di fare, perchè non so mai da cosa potrei venir sorpreso.” Parole per cui vivere, e una delle molte “lezioni” che John Cage mi ha insegnato lungo i quasi 20 anni che abbiamo lavorato assieme. Ovviamente il suo concetto che qualsiasi tipo di suono può venir considerato musica ha profondamente marchiato il mio pensiero compositivo, ma le sue lezioni più sottili sono quelle che solo negli ultimi anni ho iniziato a rendermi conto che erano entrate a far parte del mio modo di operare. Mentre sovrappongo strati di suoni che logicamente non dovrebbero funzionare assieme, sto riflettendo l'influenza delle “simultaneità” di Cage – di pezzi eseguiti nello stesso momento con risultati inaspettati. Cage mi sorprendeva costantemente. Quando gli chiesi di scrivere un brano appositamente per me, immaginavo che, naturalmente, avrebbe fatto uso di alcune delle mie tecniche vocali estese – come i gemiti prolungati, o il canto di armonici, o la multifonìa. Quello che invece mi presentò, nell'84, fu “Eight Whiskus”, una serie di canzoni liriche per voce sola su frammenti di testi di Chris Mann. Le suonò per me su un pianoforte giocattolo, l'unica tastiera che aveva a disposizione nel suo Loft sulla 6th avenue, e ne ridemmo assieme. Mi avvisò che, a causa del suo procedimento per la costruzione dei “mesostici”, nel testo erano finite delle parole “forti” e mi chiese se la cosa mi disturbava. Gli risposi che non mi disturbava minimamente. Anni dopo quando incisi il brano e mi intervistarono su di esso alla National Public Radio, il presentatore del programma disse che non aveva mai sentito cantare la parola “fottere” in un modo così affasci-


nante. In “Eight Whiskus”, compare due volte, nella frase “the beauty of wz fucked” e “fuckin’head” – ma dato che le parole appaiono fuori da qualsiasi contesto, le canto come canto la maggior parte del testo contenuto nel lavoro di Cage – come puro suono. “Eight Whiskus” si distingue inoltre per essere l'unico brano che un presentatore mi abbia mai chiesto di non cantare. Avevo in programma un concerto per la City Hall di Ventura, California e spedii loro le note di presentazione e una copia del testo. A causa della presenza delle "parole forti", mi chiesero se potevo sostituire il brano con qualcos'altro. Così feci, e lo riferii a Cage. Di nuovo, ne ridemmo assieme. Quando mi trovai a Miami nel 1985 per effettuare registrazioni d'ambiente per la mia composizione “Urban Tropics”, trovai per lui un magnete da frigorifero che raffigurava un pappagallo con la scritta “Cage è una parola di 4 lettere”. (con "parola di 4 lettere” si denotano in americano numerosi termini 'osceni' tutti appunto composti in quella lingua da quattro lettere, ndt)

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Il nostro primo incontro era stato strano, una performance di “HPSCHD” alla Filarmonica di Berlino. Ero stata resa talmente furiosa dalla cacofonia, la calca della folla, dai musicisti che parlavano invece di suonare, che lo raggiunsi e gli domandai “Con tutto il caos che c'è nel mondo, perchè crearne di più?” I suoi devoti mi guardavano sbalorditi dal mio affronto, mentre io mi voltavo e me ne andavo, pensando che non sarei mai stata degnata di una risposta. Pochi minuti dopo, sentii battermi sulla spalla. Era John, che sorrideva beatamente. “Forse così quan-


*PAG 36

do tornerai nel mondo non ti sembrerà così caotico," mi disse. Ero sbalordita che mi avesse raggiunta in mezzo a tutta quella folla e che si fosse dato la pena di trovare il modo di trasformare la mia domanda in una lezione. Più tardi, quando iniziai a lavorare con lui, vidi molte persone andare a chiedergli una grande varietà di domande. Interrompeva sempre quello che stava facendo per rispondere. Se la domanda riguardava una partitura, esaminava la partitura e istruzioni per vedere se la risposta era già contenuta in esse. Di solito lo era, ma in caso contrario annotava direttamente la risposta o la correzione sulla partitura. Il nostro secondo incontro fu a un concerto nel loft di Phill Niblock. Stavo per presentare alcune delle prime esecuzioni pubbliche della mia musica in diversi luoghi della città, così scribacchiai le date e gli indirizzi su un pezzo di carta e glielo consegnai dicendo “presenterò alcune performance e mi piacerebbe se tu potessi essere presente.” Sembrò sorpreso e deliziato, e, naturalmente, si presentò alla prima esecuzione di “Voice Piece: One-Note Internal Resonance Investigation”. Arrivò un po' in ritardo, essendo andato all'indirizzo sbagliato della mia piccola lista, e lo vidi entrare. Ebbi la sensazione di stare lasciando il mio corpo dalla cima della mia testa, e mi dissi, “John Cage è qui, non puoi lasciare il tuo corpo ora”, e mi rimisi in me stessa. Sembra un po' sciocco a ripensarci adesso ma questo è quello che ricordo che successe. Dopo la performance, John venne da me e mi disse quanto pensava fossi stata magnifica e mi chiese se avrei voluto lavorare con lui. Gli risposi di sì e mi portò “Solo for Voice 45” da Song Books, 18 pagine di “aggregati” per i quali viene chiesto di scegliere le altezze in chiave di violino o di viola


secondo delle istruzioni date, creare una vocalizzazione, e poi imparare a cantarla il più velocemente possibile. Mi ci vollero 6 mesi prima di sentirmi pronta a fargli ascoltare quello che avevo preparato. Quando venne nel mio loft, mi disse che ciò che avevo fatto era delizioso ma che non era “il più veloce possibile”. Scioccata, gli chiesi cosa voleva dire. Mi mostrò una raffica di altezze, “come un gesto calligrafico”, mi disse, o come il canto degli uccelli. Le sue lezioni non erano convenzionali, ma avevano più la forma di dimostrazioni attraverso esempi di vita; come ascoltava, come soppesava un domanda, come rispondeva rivoltando la domanda per la riconsiderazione della persona interrogante, come reagiva con rabbia e poi rifletteva sulle cause in modo disciplinato, come frequentava i concerti il più possibile e incoraggiava gli altri a fare altrettanto, come insegnava in così tanti modi che la risata fosse una meravigliosa espressione umana.

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Gli avevo sempre detto che un giorno gli avrei insegnato a cantare come un uccello. Purtroppo, scomparve prima che potessi dargli quella lezione. Ma abbiamo goduto di molti momenti di musica e di silenzio assieme.


* foto: lelli&masotti(1978)


* foto: corinto marianelli (1978)

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30 maggio 2008 AZIONE

LUOGO

MUSEO DELLA MUSICA DI BOLOGNA

TAKE THE LITTLE CAGE TRAIN

performance itinerante sull'opera di J. Cage riletta con gli occhi dei bambini della VA della scuola Romagnoli di Bologna; un percorso en plein air per ricostruire l'avventura del treno e un parallelo percorso in Museo per indagarne la produzione artisORE 15.00 tica: il caso, il silenzio, il sonoro allargato e molto altro ... I BAMBINI: Imran Ahmed Nasir, Kushtrim Cermjani, Manuel Antonino De Cara, Jaafar Falah, Blanca Manuel Gal, Carmen Giallombardo, Ramadan Kamberi, Yassin Khattab, Giada Luongo, Alessandro Magro, Paravi Mahabub, Asia Marmorè, Anna Martelli, Jessica Mazzoni, Alessandra Montoro, Manuel Pontrelli, Matilde Predieri, Angelo Thomas Strano, Suada Takovi GLI INSEGNANTI: Loredana Agresti, Michele Murgioni, Sandra Paoletti LE OPERATRICI DI SUONI DI C/ARTE E SPAZI SONORI: Noemi Bermani, Francesca Tidoni GLI OPERATORI DEL MUSEO INTERNAZIONALE E BIBLIOTECA DELLA MUSICA: Linda Tesauro, Luca Bernard


Sono passati tre anni da quando, durante un confronto con Franca Mazzoli, pedagogista attenta alle competenze musicali dei bambini, emerse il suggerimento di recuperare l’esperienza del treno di Cage come riferimento in percorsi di educazione al sonoro. Cercavamo, a partire da John Cage, suggestioni per contaminazioni tra ricerca musicale, ricerca culturale e cultura dell’infanzia. Da qui l’incontro con Mario Zanzani di Angelica, con tanti che nella gestazione di questo progetto ci hanno aiutato a riflettere, con gli insegnanti e i bambini della VA delle scuole Romagnoli e il Museo Internazionale della Musica. Take the Little Cage Train è il risultato di un progetto che parte dal lavoro dei bambini “sul campo” e in aula per giungere a una performance al museo, nella quale i bambini tornano a lavorare con i materiali musicali prodotti durante i laboratori legati all’avventura del treno (a cura di Suoni di C/arte e Spazi Sonori) e all’opera di Cage (presso il museo).

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TAKE THE LITTLE CAGE TRAIN: UN’ESCURSIONE PER TRENO E BAMBINI Abbiamo intrapreso un viaggio che dalle sperimentazioni con registratore, software di audio editing e dadi nell’aula di scuola è andato in treno alla “ ricerca del silenzio perduto”, con registratore e pranzo al sacco, dalla stazione di Bologna a quella di Porretta, facendo sosta sul fiume Reno. Il registratore ferma su scheda digitale i suoni già presenti negli ambienti e quelli prodotti dai gesti dei bambini: in tutto 102 tracce, di cui 25 in stazione a Bologna e 77 durante il viaggio in treno; dal loro riascolto in classe nascono pensieri e commenti. Segue l’esperienza della composizione aleatoria: definendo una struttura complessiva si può lasciare che il Caso, attraverso l’estrazione


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di bigliettini da un sacchetto, compia le scelte compositive. Uno schema corrispondente all’orario ferroviario del nostro viaggio da Bologna a Porretta diventa la nostra partitura: è di carta di lucido come quella di Fontanamix. Il Caso decide quali suoni debbano rivestirla, la posizione degli eventi sonori sulla carta e la loro durata, secondo la corrispondenza 1minuto di viaggio: 1secondo di suono. Ne risultano infine 25 composizioni aleatorie e 4 volontarie. Nel disporsi ad accettare l’aleatorietà, accanto a sorpresa e fiducia - Certo che il Caso ha scelto proprio bene in questo caso! ha esclamato una volta una bambina - si sono aperte molte domande: ogni suono ha la stessa possibilità di essere scelto, la stessa importanza, lo stesso valore estetico che prescinde dalle preferenze personali o di chi, nel gruppo, ha più facilità a farsi valere. Una “discussione filosofica” di non poco conto su cui anche insieme a questi bambini, allenati a pensare, continueremo a riflettere. TAKE THE LITTLE CAGE TRAIN AL MUSEO: LABORATORI SULL’OPERA DI CAGE E PERFORMANCE Sul muro vengono proiettate le immagini in bianco e nero di un vecchio programma televisivo americano, ospite John Cage. Il conduttore di I’ve got a secret si fa sussurrare all’orecchio la lista degli “strumenti” per l’imminente esecuzione: una papera di gomma, una vasca da bagno, un bollitore, cubetti di ghiaccio, un piano gran coda… Mentre Cage passa da un oggetto all’altro, il pubblico in studio ride; ride così tanto da coprire la tessitura di Water Walk. Ma Cage non ride; e neanche i bambini, che in silenzio e ad occhi spalancati guardano il muro bevendo ogni particolare della scena.


Di Cage sanno già tante cose: sanno del piano preparato, del treno, dei quattro minuti di silenzio… 4 Ridevano... 4Ci sarà rimasto male! 4Lui stava suonando, aveva un progetto… 4Da cosa l’hai capito? 4Aveva un cronometro. Sapeva cosa fare e quando…

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Questo - a nostro avviso - il più grande regalo di Cage alla pratica didattica: una formidabile esperienza di ascolto e l’apertura ad un concetto di sonoro più ampio del consueto concetto di musicale. Esperienza di fronte alla quale i bambini neanche per un momento hanno messo in dubbio il valore delle operazioni di Cage. Ciò che molto, troppo spesso è stato recepito come pura provocazione di un artista in rottura con la tradizione, per loro ha significato scoprire una musica in cui convivono elementi del quotidiano con un preciso senso della forma, il “rumore bianco” accanto alla poetica del non udibile, la scelta di precisi elementi sonori poi utilizzati su base aleatoria (e viceversa: materiali scelti dal caso e organizzati in una struttura definita). Così essi stessi hanno ricercato sonorità inedite dentro gli arnesi di cucina e hanno inventato - come cuochi provetti - ricette poliritmiche da gustare con le orecchie. Hanno “truccato” le corde del pianoforte con piccoli oggetti fino al radicale travestimento; accendendo le radio


hanno costruito cattedrali di suoni con quello che c’era: vecchie canzoni, discorsi politici, telecronache, ultimi successi, minacce di bombe e messaggi di pace. Hanno chiuso le bocche e aperto il silenzio perché “il suono nasce solo a spese del silenzio”, come ha detto Debussy o, se preferite, “il silenzio mi teme”, come scrive una bambina della classe.

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Rimane quel pubblico che ride. Perché non capisce, o perché si stupisce. E quindi anche noi - insieme ai bambini - ci siamo chiesti come poter dare conto di tanta ricchezza raccolta, perseguita con la tenacia dei cercatori d’oro e scovata per gioco, oppure (e forse è lo stesso) per Caso. Allora ci è sembrato naturale apparecchiare per il nostro pubblico, che forse oggi come ieri rischia di non capire, la stessa esperienza sonora, trascinandolo di stanza in stanza, di stazione in stazione; percorrendo un viaggio che attraversa paesaggi sonori possibili e impossibili, reali, evocati, o solo sognati. “Udire, come vedere, significa immaginare…” Il nostro finale è un minuto e trentatré secondi di silenzio. A finestre spalancate.

CONCERTO


Il cigolio della porta sta strillando con le zanzare attorno e l’arrivo del treno, l’annunciatrice sembra che abbia la voce tirata e consiglia di non attraversare i binari, con pubblicità e un fischio finale. Questa voce sembra una papera, una rotella ruota per terra, qualcuno ha urlato, il maestro fischia e i ragazzi urlano, il battito delle ali con il battito di piedi.

Quell’acqua che scende. Quei tacchi veloci sul terreno per non far tardare. Quell’acqua che scende. Quella fretta di partire, la voce che parla in fretta Lo “ zin…,zin…zin ” per l’accesso al treno, sopra la voce così forte. La gente che sente il vocio degli altri come un canto.

Il frullio del trapano. Il bip nel silenzio. Lo sputo leggero dell’acqua. Bimbi impauriti e voli di uccelli.

Odo la voce tremolante del distributore. Il gemito del treno che frena. Sento la sala timida che parla con filo di voce. Sento le cunette sorpassate dalla valigia.

* Odo il treno che arriva. Sento chiacchierare le sedie con voce stridente.


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30 maggio 2008 MOSTRA

LUOGO

MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna

1978 - IL TRENO DI JOHN CAGE

La Mostra organizzata al MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna, a cura di Oderso Rubini e Massimo Simonini, rievoca l'humus di quell'evento attraverso una ricca e preziosa documentazione fotografica, tratta dagli archivi di Giovanni ORE 18.00 Giovannetti, Lelli&Masotti, Corinto Marianelli, Nino Monastra, Enrico Scuro e Fabio Emilio Simion, e arricchita da elementi iconografici e documenti audio e video originali inediti. Due significativi omaggi a John Cage sono stati inoltre appositamente preparati per l'occasione: "Il pianoforte (ri)preparato" installazione interattiva di Carlo 'Cialdo' Capelli e "trainCAGETrain" di Lelli&Masotti.


MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna

PRESENTA- ALLA RICERCA DEL SILENZIO PERDUTO ZIONE (EDIZIONI BASKERVILLE ARTBOOKS MAGGIO 2008)

- IL TRENO DI JOHN CAGE

ORE 18.00 L’eveno del 1978 è rimasto nella memoria di tutti coloro che vi hanno partecipato e l’eco che questo treno preparato del compositore americano ha lasciato si è trasmessa nel tempo. Questo raro documento contiene testi critici in italiano e diin glese, 3 CD audio con l’elaborazione dei 3 viaggi del treno e 1 DVD: materiali fino ad ora inediti e raccolti per la prima volta in questo libro.

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*PAG 50

30 maggio 2008 LUOGO

MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna

CONCERTO ERAT

VERBUM JOHN (frammento) (1999/2008) di Alvin Curran

Alvin Curran tastiere, campionamenti (Stati Uniti)

ORE 21.30 Quest'opera commissionato dalla Studio Akustische Kunst da Klaus Schoening della Westdeutscherrundfunk (WDR) era l'ultima della serie ERAT VERBUM iniziata nel 1990 con Alpha, poi Bravo, Charlie, Delta, Echo, e finalmente John.

EIGHT WHISKUS (1984) di John Cage CIRCULAR SONG (1975) di Joan La Barbara Joan La Barbara voce (Stati Uniti)


!SILENCE! che racchiude 00':01" di John Cage. Seguito da ONE LINGERING RANDOM CHORD ONCE, poi ancora John Cage __':__" (durata determinata dal caso) e poi MORE LINGERING RANDOM CHORDS (da William Faulkner)(2006/2008) di Philip Corner Philip Corner pianoforte (Stati Uniti)

Joan La Barbara voce; Philip Corner voce; Alvin Curran voce

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MUSIC FOR THREE (1984) (PRIMA ASSOLUTA IN QUESTA VERSIONE) di John Cage


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Erat Verbum John un brano per radio, 27 minuti. Questo brano mi fu commissionato dallo Studio Akustische Kunst WDR Cologne (allora diretto da Klaus Schoening) e venne realizzato nella seconda settimana del dicembre 1999 nel loro studio. L'idea iniziale faceva parte di una numerosa serie di lavori cominciata con Erat Verbum Alpha, Bravo, Charlie, Delta and Echo, tutti basati su vari aspetti della comunicazione umana, animale e delle macchine; Erat Verbum John costituì un'eccezione alla regola, e divenne per me un ritratto sonoro di John Cage, che nella sua immaginazione senza limiti ci ha lasciato con alcuni dei suoni più meravigliosi della sua voce e della risata del suo corpo, sempre ridente come se avesse in qualche modo cominciato a comprendere davvero l'assurdità cosmica delle nostre vite. Questa risata divenne il tema centrale del mio "ritratto", e fu primariamente estratta dalle conversazioni radiofoniche tra Cage e Feldman, registrate nella metà degli anni 60 alla WBAI di New York. Oltre ai suoni della risata impiegai molti altri suoni, registrati nel suo loft e negli studio di Merce Cunningham. Questi ambienti erano gli spazi nei quali Cage viveva, sognava, cucinava e camminava, e divennero quindi per me il mondo nel quale potevo incorniciare questo rivoluzionario compositore e amico nel mio ritratto – con una fantasia di colori che circonda la sua voce consistente di fusa di gatto, Morton Feldman che conversa e ride, Merce Cunningham mentre danza e fischia, Hugh Burckhardt che suona un violino Suzuki, e molti altri rumori naturali da questo famoso edificio all'angolo tra la 18esima e la Sixth Avenue… Con molti ringraziamenti a Gisela Gronemayerm, Laura Kuhn e Merce Cunningham.


4ALVIN CURRAN

* foto: MASSIMO GOLFIERI©


*PAG 54

Eight Whiskus (1984) è stato composto per Joan La Barbara e ha avuto la sua prima durante la serie di recital “New Works for the New Voice” da lei presentata alla Symphony Space di New York nel 1985. Impiegando i programmi “Mesolist” ed “I”, progettati per Cage rispettivamente da Jim Rosenberg e Andrew Culver, otto “mesostici” sono stati ricavati da un testo del poeta australiano Chris Mann, usando le prime tre lettere del testo, “whistlin is did” come colonna verticale centrale (la regola per un “mesostico” è che tra due lettere maiuscole nessuna delle due appaia). Il “kus” del titolo si riferisce alla forma poetica breve dell'haiku, mentre il “whis” è naturalmente tratto da “whistlin” (fischiare). Quando Cage mi ha offerto queste canzoni, me le suonò su un pianoforte giocattolo, l'unica tastiera che aveva nel suo loft in quel periodo. Rimase così soddisfatto dal risultato di Eight Whiskus che compose un'intera serie di opere vocali, tutte dai titoli con desinenza finale in “kus”. Circular Song è stata ispirata dalla tecnica di respirazione circolare impiegata dai suonatori di strumenti a fiato. Nell'adattare la tecnica per il canto, ho scelto di vocalizzare sia l'inspirazione che l'espirazione, disegnando una partitura grafica con un'immagine circolare a specchio indicante la direzione e i cambiamenti di respiro di una progressione di figure composte di glissando ascendenti e discendenti. Queste figure ripetute, interrotte in punti specifici, progrediscono fino alla figura mediana, una serie ascendente di suoni multifonici (doppie note simultanee per voce), in inspirazione ed espirazione che ritornano in ordine inverso verso la figura iniziale. Concepita nel 1974 ed eseguita per la prima volta nel '75, si tratta di una delle mie prime composizioni per sola voce, un étude che esplora alcune particolari tecniche vocali estese che avevo scoperto durante le mie ricerche sul potenziale sonico della voce. Si tratta anche molto chiaramente di una "composizione processuale", che riflette le preoccupazioni teoriche che coinvolsero me quanto diversi altri compositori nei primi anni 70. Joan La Barbara


*PAG 55

4JOAN LA BARBARA


*PAG 56

Silence! La composizione divenuta famosa come 4'33" era di fatto stata scritta come una partitura tacita di qualsiasi durata, i 4'33" essendo semplicemente la durata della prima esecuzione. È evidente che la miglior cornice per un silenzio è il suono e la sua cessazione – Cage stesso definì paradossalmente il silenzio come un rumore. Gli accordi casuali (e lo sono realmente) che si attardano, derivano da una scena descritta da Faulkner nel suo romanzo "Bandiere nella polvere", in questo contesto suonati in pizzicato sulle corde del pianoforte; il primo, separato, è ovviamente un'esecuzione di "Una nota una sola volta". Possono venir accolti come un omaggio a Cage, ai primi suoi brani che hanno acceso la mia attenzione nei suoi confronti: la "Music for Piano", le cui note si susseguono l'una all'altra come fluttuanti indipendentemente in uno spazio vuoto. Con un effetto molto diverso la stessa cosa si può percepire in "Winter Music"; come nel presente caso, un procedimento simile si presenta come nuovo e individuale grazie alle sue caratteristiche di timbro, livelli dinamici, linguaggio armonico, durate e densità generale. Music for Three “Music for … “ consiste in fino a diciassette parti per voce e strumenti senza partitura, il cui titolo viene completato aggiungendo a “Music for …” il numero degli esecutori coinvolti. In questo caso, La Barbara, Corner e Curran hanno scelto di eseguire delle sovrapposizioni di sezioni diverse della parte per voce.


4PHILIP CORNER

* foto: DANIEL FALGERHO


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31 maggio 2008 LUOGO

MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna

CONCERTO SEVEN-TWO ORE 21.30

(1990) di John Cage

per flauto basso, clarinetto basso, trombone basso, 2 percussionisti, violoncello e contrabbasso FontanaMIXensemble Lavinia Guillari flauto basso; Marco Ignoti clarinetto basso; Alessandro Ferri trombone basso; Antonio Bianchi percussioni; Nunzio Dicorato percussioni; Nicola Baroni violoncello; Emiliano Amadori contrabbasso


Seven-Two illustra al contempo una riconciliazione e una critica (storica) alla quale John Cage è arrivato nel corso dei suoi ultimi anni nella sua accettazione finale dell’armonia. Un’ armonia che lui stesso definisce come “armonia anarchica”. Secondo Cage, il complesso sistema dell’armonia funzionale non considera mai il presente ma traccia sempre un cammino verso qualcosa: è un sistema teso costantemente in avanti. Dalla sua avversione per questo genere di pensiero nasce una personale concezione dell’universo armonico carica di spiritualità alternativa. L’emissione simultanea di note lunghe tenute (tutte nel registro grave nel caso di Seven2) comporta dunque un’armonia spesso sensuale, ma che non ha alcuna direzione nel suo movimento. Cage stesso parla di “una definizione rivista dell’armonia, che non implica nessuna regola o legge. L’armonia anarchica, semplicemente di suoni, insieme”. Nelle stesse note esplicative della partitura di Seven2 John Cage suggerisce inoltre ai musicisti l’idea che il brano, attraverso la fluttuazione dei suoni tenuti nello spazio, diventi una sorta di “melodia armonica”. La scelta di eseguire il brano in una “mise en espace” degli strumenti vuole difatti rendere ancor più forte tale idea.

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1 GIUGNo 2008 LUOGO

MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna

CONCERTO VARIATIONS

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ORE 21.30

III PER UNO O QUALSIASI NUMERO DI PERSONE CHE ESEGUONO QUALSIASI AZIONE (1963) di John Cage versione a cura del FontanaMIX ensemble per clarinetto, 2 violoncelli, pianoforte, danzatrice ed elettronica dal vivo FontanaMIXensemble Luca Veggetti progetto scenico e coreografia; Brittany Fridenstine danza; Marco Ignoti clarinetto basso; Nicola Baroni violoncello; Ulrike Brand violoncello; Franco Venturini pianoforte; Paolo Aralla elettronica dal vivo


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Variations III con uno dei suoi gesti più radicali, John Cage richiede all’interprete di comporre egli stesso una partitura grafica dando per questo una serie di precise indicazioni operative: il risultato di queste operazioni è la sovrapposizione aleatoria di un certo numero di cerchi sulla pagina a rappresentare, secondo le indicazioni di Cage, una rete di relazioni all’interno delle quali l’interprete possa leggere liberamente una serie di percorsi possibili. Offrendo al performer o ai performers una libertà assoluta per quello che riguarda la scelta dei mezzi espressivi di fronte al percorso grafico ottenuto, Cage ne propone l’interpretazione attraverso una serie di “azioni” evitando accuratamente, nel suo foglio di istruzioni, termini di carattere prettamente musicale e senza fare alcun riferimento alla produzione di suoni. Qui come in quasi tutto Cage il confine tra creazione e interpretazione diventa impalpabile e indefinibile, così come diventa chiara l’affermazione che sia musica qualunque suono si produca e si ascolti e danza e teatro qualunque azione si esegua e si veda a condizione che siano percepiti e considerati come tali. La presente versione riunisce alcuni musicisti e una danzatrice introducendo lo spazio come elemento determinante e catalizzatore dell’evento, la ricerca dell’equilibrio tra suono, movimento e spazio nasce così dall’esplorazione collettiva di un testo tra i più enigmatici, ambigui e affascinanti del grande artista americano.


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FontanaMIXensemble Lo studio e l’interpretazione del repertorio del Novecento assieme alle proposte di nuove opere, spesso appositamente commissionate, rappresentano lo spazio musicale nel quale agisce FontanaMIX. Fondamentale la collaborazione dell'ensemble con i compositori Kaija Saariaho, Fausto Romitelli, Jonathan Harvey, Klaus Huber, Sylvano Bussotti, Toshio Hosokawa, Gilberto Cappelli, Francesco Carluccio, Giorgio Magnanensi, Paolo Aralla, Atli Ingolfsson, Paolo Perezzani, Giulio Castagnoli. Con il FontanaMIXensemble, diretto dalla sua fondazione da Francesco La Licata, hanno collaborato i direttori Yoichi Suiyama e Giorgio Magnanensi, il mezzosoprano Monica Bacelli, il pianista Mauro Castellano, i violoncellisti Frances-Marie Uitti e Francesco Dillon, i flautisti Thuridur Jónsdóttir e Antonio Politano, il violinista Paolo Chiavacci, il contrabbassista Stefano Scodanibbio, il coreografo Luca Veggetti.


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4BRITTANY FRIDENSTINE


Edulis musica pendolare *Boletus di GIANLUCA GIUSTI E MICHELE ORVIETI

Nel novembre del 2005 stavamo registrando le prime puntate del nostro talk show concerto radiofonico “Magazzeno Bis” all’interno degli studi di Piazza di Porta Mascarella a Bologna. Per evadere dalle quattro mura dei nostri magazzeni avevamo pensato di ambientare quella serie di trasmissioni all’interno di un treno. Immaginario. Il pubblico presente, poco più di 20 persone, era invitato a simulare il vociare di una carrozza ferroviaria, mentre in sottofondo mandavamo campionamenti di veri sferragliamenti, passaggi a livello e fischi. Il ricordo di questo illusorio ambiente ferroviario, unito al reale etere radiofonico, ha fatto nascere in Massimo Simonini, presente a quella registrazione, l’idea di coinvolgerci per documentare radiofonicamente questa necessaria rilettura del Treno di Cage Noi nel 1978 avevamo poco più di due anni: in questi due viaggi ci muoveremo sul solco tracciato da Oderso & C., e i Nagra con nastro da ? di pollice, utilizzati al tempo, saranno sostituiti da registratori MP3 a 128kbps. Onorati della proposta e rispettosi di ciò che fu trent’anni fa, ci occuperemo di irradiare radiofonicamente i suoni e le musiche dentro e fuori dal treno, grazie al supporto di “Città del Capo – Radio Metropolitana” e Radio International di Bologna: un unico flusso fatto di parole e panorami sonori, di richiami al passato e necessari silenzi, nel tentativo di raggiungere quanti più ascoltatori possibile. Per la Trovarobato Gianluca Giusti e Michele Orvieti


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Finito di stampare nel mese di maggio del 2008


Profile for AngelicA Festival

AngelicA 18 - Take the Cage Train - 2008  

AngelicA - diciottesimo anno - Take the Cage Train - 1978 > 2008 trentennale del Treno di John Cage - Bologna, Sasso Marconi, Marzabotto, Ve...

AngelicA 18 - Take the Cage Train - 2008  

AngelicA - diciottesimo anno - Take the Cage Train - 1978 > 2008 trentennale del Treno di John Cage - Bologna, Sasso Marconi, Marzabotto, Ve...

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