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ANNO 14 - N° CENTOTRENTASEI - FEBBRAIO 2018 - € 3

BRESCIA

CMP BERGAMO

SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

MAGAZINE

IN COPERTINA CIDNEON2018: NATURA E ARCHITETTURA AUGURI PER GLI OTTANT’ANNI DI BRUNO BOZZETTO SAN PAOLO MONTINI VOLKSWAGEN T-ROC CROSSOVER FUORI DAL GREGGE VIGILI CON IL PEPERONCINO PASSIONE MOTOCROSS


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BENTROVATO A CHI APRE QUESTA RIVISTA E SI APPRESTA AD APPREZZARNE I CONTENUTI SPERANDO COME SEMPRE DI PIACERVI.

SCRIVETECI: REDAZIONE@QUI.BS.IT

il che in questi giorni cercano di guadagnarsi Qualsiasi cosa possano prometterci i politici di o che tra poche settimane la primavera sarà nostro voto non sarà mai certa come il fatt onti protratti fino a tardi, nuovo tra noi con le sue giornate tiepide, i tram . da passare col naso in su guardando il cielo la brezza fresca la sera e le notti stellate ci sono poche cose che fanno primavera come la moto. associare la moto con l’emozione dell’aria Certo ai tempi di Marlon Brando il casco era un optional e richiede oltre al casco anche molta più tra i capelli era fin troppo facile. Oggi spotarsi su due ruote attenzione per il traffico che un tempo non c’era... di una gita fuoriporta sulla moto, ma cosa c’è di più primaverile, di più vitale, di più frizzante Come dite? troppo scomodo... Beh partendo il mattino presto per vedere un tramonto sul mare. tando un giro sulla incredibile Urus potete sempre optare per un’altra qualità di adrenalina preno di lamborghini, IL nuova suv che corre come una formula uno. Ma datemi retta se in qualche cantina trovate sepolta una strana motocicletta come quelle che trovate più avanti nella rivista trattatela con cura perchè il motocross vintage è una delle tendenze più interessanti della prossima primavera... POCO PIù AVANTI UN ASSAGGIO DELLA MOSTRA SU RAFFAELLO PER FARVI VENIRE VOGLIA DI IMMERGERVI IN UN PERCORSO che arricchirà la vostra anima e il vostro sapere. prima di tutto però un omaggio ai fantastici anni ottanta che il nostro grande Bruno Bozzetto compirà il prossimo 3 marzo COME SEMPRE QUI PER VOI ANCHE IN QUESTO VELOCISSIMO, E LO SARà, 2018. V.E.Filì


BRUNO BOZZETTO: ANNI 80

Un giorno hai detto che ti sarebbe piaciuto spargerle sulla cittĂ con un aereo e non potendolo fare davvero...


Sei il compagno di viaggio che tutti dovremmo avere nel corso della nostra vita. Un amico, come il faro dalla scogliera ci illumina il cammino, rendendolo più leggero, cercando di affrontare comunque tutto ciò che la vita ci mette davanti con il sorriso sulle labbra. Un sorriso che non è sempre solare, anzi è più frequente sia ironico, beffardo, sardonico. Qualche volta è un sorriso amaro ma sempre un sorriso e con i tempi che corrono... Già, come corrono. Anche per te caro Bruno, anche se il tuo sguardo curioso e affilato rimane quello di un bimbetto che segue il suo papà su per il sentiero della montagna. Abbiamo passato con te momenti bellissimi e averti con noi ogni mese è un appuntamento che dà il là al nostro lavoro. I tuoi suggerimenti e le tue osservazioni, le tue trovate geniali ci lasciano sempre e comunque un qualcosa dentro che... dura un mese, fino a quando in redazione non arriva il tuo nuovo disegno. Come i fogli dei calendari o le scenografie dei cantastorie che cambiano in continuazione. Ti vogliamo tanto bene e ci auguriamo di averti sulle nostre pagine per sempre. E per dimostrarti quanto ti siamo vicini per i tuoi splendidi anni ottanta in arrivo il 3 marzo, pubblichiamo alcuni dei tuoi migliori “graffi” di questi ultimi 25 anni, creati dala tua genialità in esclusiva per noi... ma è solo un antipasto e il bello deve ancora venire.


BRUNO BOZZETTO: ANNI 80


Auguri di lunghissima vita a Bruno da Patrizia e Vito e tutta la redazione


I GRAFFI DI BRUNO

Bruno Bozzetto


BRESCIA

IN QUESTO NUMERO

www.qui.bs.it

autorizz. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004

BERGAMO www.qui.bg.it

San Paolo Montini

Raffaello... dentro Raffaello

Capolavori del XIX e XX secolo

Urus il SUV Lamborghini

VW T-Roc: fuori dal gregge

GDPR: opportunità per le aziende

Vigili al peperoncino

Brescia: il calcio è donna

Arte con gli occhi chiusi

Cloè: la città invisibile

Passione Motocross

CidneON 2018 al Castello

autorizz. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992

EDITA PERIODICI srl Via Bono 10 Bergamo tel 035.270989 fax. 035.238634 www.editaperiodici.it Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it Responsabile grafica: Paolo Biava grafica@qui.bg.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Hanno collaborato in redazione: Bruno Bozzetto, Lisa Cesco, Franco Gafforelli, Maurizio Maggioni, Giorgio Paglia, Valentina Colleoni, Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Stroppa, Daniele Trapletti Stampa: Euroteam Nuvolera Brescia


PAPA PAOLO SESTO CON JOHN FITZGERALD KENNEDY

SAN PAOLO MONTINI


Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini nasce il 26 settembre 1897 a Concesio, vicino Brescia, in una casa dove i suoi genitori sono soliti trascorrere le vacanze estive. Il padre, Giorgio Montini, dirige un giornale cattolico, “Il cittadino di Brescia” ed è deputato del Partito Popolare italiano di Don Luigi Sturzo. È anche un noto esponente del cattolicesimo politico e sociale di quel periodo. La madre invece è Giuditta Alghisi. Giovanni ha due fratelli, Francesco e Ludovico; all’età di sei anni viene iscritto presso il collegio gesuita bresciano “Cesare Arici”, in cui viene ammesso come studente esterno, poiché ha una salute cagionevole. Nel 1907, dopo un’udienza papale, il papa Pio X gli impartisce il sacramento della prima comunione e della cresima. Giovanni frequenta l’Istituto religioso bresciano fino al momento in cui consegue il diploma di maturità presso il liceo pubblico “Arnaldo da Brescia”, nel 1916


All’età di diciotto anni inizia a collaborare con il giornale studentesco “La Fionda” e tre anni dopo entra a far parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI). Il 29 maggio dell’anno successivo viene ordinato sacerdote. Di lì a poco si trasferisce a Roma, dove inizia a lavorare nella Segreteria di Stato Vaticano e dove intraprende gli studi accademici. Presto si laurea in filosofia, diritto civile e diritto canonico. In questo periodo inoltre ricopre anche l’incarico di assistente ecclesiastico della FUCI, lasciandolo nel 1933 a causa del grande impegno che gli richiede la Segreteria di Stato Vaticano. Quattro anni dopo, nel mese di dicembre, Montini è nominato sostituto della Segreteria di Stato e collabora con Eugenio Pacelli, che in questi anni ricopre la carica cardinale Segretario di Stato. Pochi anni dopo, papa Pio XI muore e sale sul soglio pontificale Pacelli con il nome di Pio XII. Lo scoppio della seconda guerra mondiale è alle porte e Giovanni aiuta il papa a scrivere il radiomessaggio che quest’ultimo deve fare per evitare l’inizio delle ostilità. Nel corso della guerra il papa e lo stesso Montini sono accusati di collaborazionismo filonazista, ma in realtà in gran segreto sarà quest’ultimo a condurre con la mediazione della Chiesa una trattativa con Maria José di Savoia al fine di giungere a una pace separata con gli Alleati americani. Inoltre in questo periodo la Chiesa aiuta circa quattromila ebrei italiani, offrendo loro ospitalità in Vaticano, all’insaputa di Mussolini e di Hitler. Nel 1952 Montini appoggia, in occasione delle elezioni amministrative, il candidato Alcide De Gasperi, che stima molto. Sempre nel medesimo anno viene nominato pro-Segretario di Stato per gli Affari ordinari. Nel mese di novembre di due anni dopo è eletto arcivescovo di Milan e deve quindi abbandonare la Segreteria di Stato Vaticano. In qualità di arcivescovo di Milano, riesce ad avviare una politica di dialogo con le varie componenti sociali dell’area milanese e, attraverso la creazione delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, riesce a riprendere il dialogo con i lavoratori meneghini. Nel 1958 il nuovo papa Giovanni XXIII lo ordina cardinale e, nel corso del breve pontificato del primo, presiede i lavori del Concilio Vaticano II che però viene interrotto nel 1963 a causa della morte del papa. Dopo la morte di Giovanni XXIII viene indetta una breve consultazione e Montini viene eletto nuovo papa con grandi consensi il 21 giugno 1958. Montini assume il nome di Paolo VI. L’anno successivo decide di vendere la tiara papale con l’obiettivo di fare del bene al prossimo con i fondi ricavati. Questa viene acquistata dall’arcivescovo di New York, Spellman. Uomo di indole molto mite, papa Paolo VI riesce a condurre gli affari religiosi e sociali con caparbietà, riprendendo i lavori del Concilio Vaticano II che si erano interrotti poco prima, in seguito alla morte del suo predecessore. Nel corso dei lavori si apre alla modernizzazione del mondo cattolico, intraprendendo la via del dialogo e della pace con i Paesi del Terzo mondo, ma rimanendo fedele ad alcuni principi della religione cattolica.

SAN PAOLO MONTINI


Un anno dopo la sua elezione parte per un viaggio in Terra Santa, mostrando una grande apertura nei confronti anche del Patriarcato cristiano ortodosso di Costantinopoli, testimoniato dall’abbraccio tra lui e il patriarca Atenagora. Il 14 settembre 1965 convoca il Sinodo dei vescovi per cercare di smorzare la tensione con la collegialità episcopale. Il mese successivo dello stesso anno effettua un viaggio negli Stati Uniti, facendo un discorso presso la sede delle Nazioni Unite a New York. Nello stesso anno si concludono i lavori del Concilio Vaticano II, ma la situazione sociale nel Paese diventa complicata, poiché si diffondono gli ideali politici marxisti e quelli laici, che attaccano la Chiesa cattolica. L’anno seguente abolisce “L’indice dei libri proibiti” e nel 1968 istituisce La Giornata Mondiale per la pace, che sarà celebrata a partire dall’anno successivo. In questo periodo scrive l’enciclica “Sacerdotalis Caelibatus”, in cui affronta il tema del celibato sacerdotale, tenendosi fedele alle disposizioni del Concilio di Trento. L’anno dopo celebra la messa di Natale nelle acciaierie dell’Italsider, a Taranto, con l’obiettivo di continuare il dialogo con le forze lavoratrici italiane. Tra le sue encicliche note in questi anni si ricordano “Populorum progressio” avente l’obiettivo di aiutare ulteriormente i Paesi del Terzo mondo, e la criticata “Humanae vitae”, in cui si ribadisce che la procreazione deve essere finalizzata esclusivamente all’interno del contesto matrimoniale.

SOPRA PAPA MONTINI CON JOSEPH RATZINGER NELLA FOTO SOTTO CON KAROL WOJTYLA

Nel corso del suo pontificato svolge numerosi viaggi: si reca in pellegrinaggio in Portogallo, nel santuario di Fatima, in India, a Istanbul, Efeso e Smirne in occasione di un viaggio apostolico, a Bogotà, a Ginevra in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, si reca in pellegrinaggio in Uganda, in Asia Orientale, Oceania e Australia. Inoltre si reca a Pisa per il Congresso Eucaristico Nazionale e va in pellegrinaggio a Cagliari presso il Santuario Mariano di Nostra Signora di Bonaria. Nel biennio 1974-1975 inaugura l’Anno Santo e durante l’apertura della porta santa dei calcinacci dopo essersi staccati cadono sul papa. L’episodio viene trasmesso in diretta televisiva. Due anni dopo fa la sua ultima visita fuori dal territorio romano quando visita Pescara durante il Congresso Eucaristico Nazionale. Il 16 marzo 1978 viene rapito il Presidente del Consiglio italiano Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse; in quest’occasione papa Paolo VI, il 21 aprile dello stesso anno, fa pubblicare a tutti i quotidiani italiani una lettera, in cui chiede con grande umiltà ai rapitori di liberare il politico della Democrazia Cristiana. Purtroppo l’auto di Aldo Moro viene ritrovata il 9 maggio di quell’anno in Via Caetani a Roma, con all’interno il corpo del politico, che in vita è stato un grande amico del papa. Destando anche delle critiche il papa partecipa ai funerali di Stato di Aldo Moro. Papa Paolo VI muore il 6 agosto 1978 nella residenza di Castel Gandolfo, colpito nel corso della notte da un edema polmonare.  Viene beatificato da Papa Francesco nella giornata di domenica 19 ottobre 2014.


GLIA A P I HI D

rgio di Gio

Paglia

FUOC

COSI È.... SE VI PARE

Il nuovo anno ha coinciso con l’inizio della campagna elettorale che porterà gli italiani al voto il prossimo 4 marzo. Dopo solo un anno di governo Gentiloni, con il solito Renzi dietro le quinte a manovrare i vari fili, tutti i partiti si stanno preparando ad affrontare la nuova legge elettorale, che è una specie di ritorno al proporzionale. Così sono iniziati gli apparentamenti per raggiungere il quorum necessario alla maggioranza. Il più clamoroso è sicuramente quello di due dinosauri della politica: l’ex DC Tabacci e la radicale Bonino. È come vedere il diavolo con l’acqua santa, ma si sa, pur di conquistare una poltrona si è disposti a tutto, anche alla meretricio politica.

Una sinistra divisa, rancorosa e guidata da un conflitto di interessi permanente? Il nuovo che avanza non c’è e si intravede poco anche nel Movimento a 5 Stelle, forse il meno peggio, ma ancora impreparato per la guida concreta di una nazione difficile come la nostra. Semplicemente perché non ci si può improvvisare politici da un giorno all’altro, solo per meriti millantati in Rete! Poi, quando sentite parlare i vari Onorevoli (cioè degni di onore), non vi sfuggirà il continuo riferimento al popolo sovrano. Gli interessi degli italiani sono al centro di ogni loro ragionamento, sostengono di parlare in nome nostro e ci tengono pure a sottolinearlo.

Come andrà? Una previsione è abbastanza facile. Il primo partito sarà quello degli astensionisti, cioè dei tanti che non voteranno. Saranno subito tacciati di populismo e minacciati a non lamentarsi a posteriori. Ma non è proprio così.

Purtroppo la realtà dei fatti è ben altra cosa. Tanto che i giovani ormai non sono nemmeno più interessati alla politica nostrana. E lo dimostra un recente sondaggio, che evidenzia come il 70% di loro dichiari di non andare a votare prossimamente. Detto ciò, come dare torto a chi non si riconosce in questi pseudo partiti?

Che senso ha, votare in una democrazia che si è ampiamente dimostrata una pagliacciata. Abbiamo avuto una successione di Governi il cui premier non è mai stato eletto dal popolo, con coalizioni inguardabili. Abbiamo visto centinaia di voltagabbana, tipo Alfano (Nuovo Centro Destra), che è stato ministro della Giustizia con Berlusconi, vicepresidente del Consiglio con Letta, ministro degli Interni con Renzi e ministro degli Esteri con Gentiloni. Insomma, uno slalomista tra destra e sinistra a secondo della sua convenienza. È da anni che questa politica si appalesa inconcludente ed incapace ad affrontare concretamente i grandi problemi del paese, a partire da una burocrazia preistorica, da una tassazione stellare, da una povertà diffusa e da un debito pubblico incontenibile. Tante, troppe parole spese, che spesso si trasformano in autentiche bugie elettorali. Renzi, prima inserisce addirittura il canone Rai nella bolletta della luce e poi dichiara che è una tassa che vuole abolire perché è brutta. Allora chi dovrebbe votare il cittadino comune? L’ultra ottantenne condannato Berlusconi, dopo che è stato in Parlamento per 20 anni? Una Lega rinnovata, più a proclami che nella sostanza, che si allea coi soliti noti?

Pensate a cosa accadrebbe se le urne andassero totalmente deserte! Una vera figura di palta e un messaggio forte ad una classe politica incompetente. Però è pura utopia, perché la gente è ancora credulona e pensa col voto di poter incidere sul potere politico ed economico di questo susseguirsi di mal governi. E allora chi è di sinistra continuerà a votare Renzi, nonostante tutto, e chi è di destra appoggerà Berlusconi e affini, nonostante tutto. Chi è stufo, ma non perde la speranza, si affiderà agli amici di Beppe Grillo. E allora a marzo un altro Governo poltronesco risorgerà. Con buona pace di tutti. Così è, se vi pare!

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


Si vota solo Domenica 4 Marzo dalle 7 alle 23


CHI C’ERA

IL GRANO GENTIL ROSSO LA RISCOPERTA DEI VALORI DI UNA AGRICOLTURA PER IL TERZO MILLENNIO Nella pianura della nostra provincia da alcuni anni sette amministrazioni locali si sono riunite nella Associazione Comuni Terre Basse con l’intento di favorire lo sviluppo della comunicazione e la promozione del territorio, attraverso il rilancio dell’economia della pianura padana bresciana ed il miglioramento degli standard qualitativi del territorio. In sinergia con il Rotary Club Meano, la Confartigianato di Brescia ed altre istituzioni del territorio si è dato il via ad un progetto, tra gli altri, di riscoperta del grano Gentil Rosso. A Meano per primi si è intrapresa la strada che ha portato il borgo ad avere il proprio pane. Si è partiti con la semina di un piccolo appezzamento di circa 4 piò con la semente di un frumento antico: il “gentil rosso”. Il raccolto viene macinato con mulini a pietra e poi lavorato dal panettiere di Corzano, Pierino Barbieri. Il Gentil Rosso è una varietà antica di grano, che veniva coltivata in Italia ad inizio 1900, ed è stata per 30 anni il grano più coltivato in tutta la penisola. Ha come caratteristica una spiga abbastanza alta con un colore, quando matura, tendente al rossiccio. Come tutti i grani antichi ha un buon tenore di proteine, poco glutine, e il pane che ne deriva è ben profumato e saporito. Si possono fare anche focacce e pizze, tenendo presente che è una farina tipo 2 abbastanza scura. La differenza tra varietà moderne e varietà antiche per quanto riguarda il contenuto proteico non sta nella quantità ma nella qualità e nella varietà delle proteine: nei grani antichi è presente un’ampia gamma di proteine diverse, digeribili e nutrienti. Nei frumenti moderni, invece, sono presenti poche tipologie di proteine ottimizzate per le lavorazioni industriali, ma carenti dal punto di vista nutrizionale e pertanto difficilmente digeribili. Inoltre le varietà antiche sono particolarmente ricche in sali minerali e metaboliti secondari.

Ph. Franco Gafforelli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


Tappa significativa di questo percorso è stata la serata organizzata dal Rotary Club Meano delle Terre Basse presso “La Farinera” di Meano. Pierino Barbieri ha proposto una intera serata dedicata al grano antico, con un menù esclusivamente a base di farina gentil rosso. “Si deve credere a questo progetto - ci ha detto Pierino - perchè solo attraverso processi di rigenerazione della coltivazione agraria possiamo permettere la sopravvivenza e lo sviluppo della nostra agricoltura e dei nostri territori.” In totale accordo con queste parole sono stati i sindaci presenti alla serata, in rappresentanza delle amministrazioni dei comuni di Azzano Mella, Barbariga, Brandico, Corzano, Dello, Longhena e Mairano. Parole di fiducia e speranza sono infine state espresse da Eugenio Massetti, Presidente Confartigianato Brescia, e da Ruggero Guagni, Presidente Panificatori Brescia. A conclusione della serata i partecipanti hanno ricevuto un omaggio floreale a base di farina Gentil Rosso.


Vi è mai capitato di entrare in un’abitazione privata e di trovarvi inaspettatamente al cospetto di un capolavoro Picasso? O di restare a bocca aperta, increduli, davanti a un celebre dipinto di De Chirico pubblicato sul manuale di Storia dell’Arte del liceo, ora appeso nel salotto di vostri conoscenti? Oppure, di avere accesso al caveau di una banca dove è gelosamente custodita un’incredibile collezione di nature morte di Morandi che nessun museo può vantare? Ebbene, se non avete mai avuto la fortuna di vivere in prima persona simili emozioni, questa è la mostra che fa per voi!   Dopo quattro anni dalla fortunata esposizione Moretto, Savoldo, Romanino, Ceruti. 100 capolavori dalle collezioni private bresciane, il curatore Davide Dotti propone al pubblico un nuovo appassionante viaggio alla scoperta dei capolavori conservati nelle più prestigiose dimore private della Provincia di Brescia, scrigni di tesori d’arte di inestimabile valore. Protagonisti della mostra non saranno più dipinti rinascimentali e barocchi, bensì tele eseguite nel XIX e XX secolo. Il percorso espositivo – che presenta in anteprima mondiale un capolavoro riscoperto di Pablo Picasso del 1942, “Natura morta con testa di toro” – permette di esplorare le correnti e i movimenti artistici succedutesi nel corso dei decenni attraverso una selezione di oltre cento opere, alcune delle quali inedite o mai esposte in pubblico prima d’ora. Ai lavori dei più illustri pittori bresciani (Basiletti, Inganni, Filippini, Bertolotti, Soldini) seguono quelli dei grandi maestri italiani dell’Ottocento (Boldini, De Nittis, Fattori, Zandomeneghi); il salto verso la modernità è sancito dalle sperimentazioni d’avanguardia dei Futuristi Balla, Boccioni e Depero che esaltavano il mito del progresso, del dinamismo e della velocità, a cui fanno da contraltare le magiche tele metafisiche di De Chirico, Savinio e Severini; dal “Ritorno all’ordine” che caratterizzò gli anni venti e trenta del Novecento, di cui furono massimi interpreti Sironi, Morandi e Carrà, si approda infine alla nuova Arte Informale, nata come reazione alla sofferenza e al disagio interiore vissuto dagli artisti di fronte all’immane devastazione della Seconda Guerra Mondiale.  L’intento di Fontana, Burri, Vedova e Manzoni fu quello di cercare una nuova via espressiva rispetto a qualsiasi forma, figurativa o astratta, costruita secondo canoni razionali rapportabili alla tradizione pittorica precedente. Le loro opere, caratterizzate dall’improvvisazione e dalla potente gestualità nello stendere una pennellata, tracciare un segno, incidere, tagliare o bucare la tela, sono il frutto di un evento artistico che, svuotato da qualsiasi valore formale, si esaurisce nell’atto stesso della creazione. La rivoluzione estetica compiuta da questi maestri fu così dirompente da influenzare buona parte della produzione artistica dei decenni successivi, e tutt’oggi continua a essere fonte di ispirazione per l’arte contemporanea.

PICASSO BASILETTI INGANNI FILIPPINI BERTOLOTTI SOLDINI BOLDINI DE NITTIS FATTORI ZANDOMENEGHI BALLA BOCCIONI DEPERO DE CHIRICO SAVINIO SEVERINI Sironi, Morandi Carrà Fontana Burri Vedova Manzoni

Ph. Franco Gafforelli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


100 capolavori del XIX e XX secolo dalle collezioni private bresciane Brescia - Palazzo Martinengo fino al 10 giugno

FIno al 10 Giugno Palazzo Martinengo sarà il tempio del collezionismo privato, un “museo ideale” dove sono confluite una raffinata selezione di capolavori ricercati, acquistati e amati dalle più illustri famiglie bresciane che, quadro dopo quadro, hanno dato vita a raccolte di importanza museale uniche per qualità, varietà e vastità. Per il pubblico si tratta di un’occasione imperdibile per entrare virtualmente nelle più belle e inaccessibili dimore di Brescia e provincia e ammirare, in via del tutto eccezionale, opere di straordinario valore storico-artistico ritrovate dal curatore dopo anni appassionate ricerche.


RAFFAELLO E L’ECO DEL MITO

ACCADEMIA CARRARA BERGAMO FINO AL 6 MAGGIO 2018 APERTO AL PUBBLICO DAL 27 GENNAIO «RAFFAELLO E L’ECO DEL MITO», IL NUOVO PROGETTO DELLA FONDAZIONE ACCADEMIA CARRARA REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON LA GAMEC E IN COPRODUZIONE CON ELECTA/MARSILIO

Partendo dal “San Sebastiano” di proprietà dell’Accademia Carrara, l’esposizione - a cura di Maria Cristina Rodeschini, Emanuela Daffra e Giacinto Di Pietrantonio - racconta la formazione del maestro urbinate, la sua attività e la sua fortuna. Preziose opere di Raffaello in prestito dai più importanti musei di tutto il mondo, tra cui la National Gallery di Londra, il Staatliche Museen zu Berlin - Gemäldegalerie di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Pushkin State Museum of Fine Arts di Mosca e lo State Hermitage Museum di San Pietroburgo, dialogheranno con grandi maestri dal ‘400 ai giorni nostri.   Oltre venti lavori originali di Raffaello, opere di Memling, Berruguete, Perugino, Pintoricchio, Signorelli, per citarne alcuni, ricostruiscono con rigore uno spettacolare contesto culturale di grande spessore, offrendo al visitatore un percorso emozionante che restituisce Raffaello alla dimensione più alta del mito.  


Il percorso espositivo si completa di un «corpus» scelto di opere del Novecento e del XXI secolo realizzate dagli artisti che meglio ne hanno raccolto l’eredità. L’influenza dell’artista urbinate si ritrova infatti nei «d’après» di Luigi Ontani, Salvo e Francesco Vezzoli, nel tratto di Pablo Picasso, nella magia pittorica di stampo classico di Giorgio de Chirico e Antonio Donghi, nella figurazione celebrativa di  Carlo Maria Mariani, nella trasposizione fotografica delle performance di  Vanessa Beecroft  e nelle fotografie digitali di Mariella Bettineschi. E ancora, nelle opere «impacchettate» di Christo, nelle figure femminili ritratte da  Omar Galliani, nella ricerca formale combinata a enigma di  Pietro Roccasalva  e nei lavori di tre artisti concettuali che dialogheranno con l’opera del Sanzio in un excursus attraverso i secoli: Ettore Spalletti, capace di fare propria l’intimità universale che ha attraversato la storia dell’arte; Luciano Fabro, che evoca uno dei capolavori di Raffaello, e Giulio Paolini, che presenta un’opera inedita realizzata proprio a partire dal «San Sebastiano».  

RAFFAELLO E L’ECO DEL MITO


IN CAPITE MAGISTER:

DENTRO RAFFAELLO la madonna sistina di raffaello ricreata in studio Un progetto di GIORGIO FOSSATI Olympus Ambassador Visionary DAL 6 MARZO AL 6 APRILE 2018 PALAZZO DELLA PROVINCIA SPAZIO VITERBI BERGAMO VIA TASSO 8 Il progetto fotografico dedicato al “genio” urbinate Raffaello Sanzio e il celebre dipinto dedicato alla Madonna Sistina è il frutto di un’idea del fotografo Giorgio Fossati insignito del titolo di Olympus Ambassador Visionary che è massimo riconoscimento del famoso brand giapponese. Il progetto prevede la realizzazione in chiave contemporanea della famosa opera d’arte attraverso l’ausilio della tecnica fotografica e il coinvolgimento di attori scelti accuratamente. La straordinarietà del progetto risiede nelle innovative tecniche di Live-composit in cui Fossati è uno dei massimi esperti al mondo e nella ricerca della perfezione attraverso lo studio dei materiali e dei più minuscoli dettagli della celebre opera. Per consentire il raggiungimento di un risultato estremamente fedele al capolavoro di Raffaello sono stati coinvolti i massimi esperti di vari settori per le varie professionalità come la sartoria, il make up artist, i critici d’arte e i cameraman. L’intero progetto si avvale di un eccezionale racconto di backstage, determinante nel fascino del racconto scientifico, didattico ed emozionale che ha portato a tale straordinario risultato finale. Giorgio Fossati, dopo aver collaborato con la Disney Cinemas, Mediaset, Radio Italia, e con tante altre realtà, ha “adottato” modificandola, una tecnica di scatto derivata dalla Fotocamere Olympus OM-D e PEN che va ad utilizzare in modo attivo la modalità Livecomposit, normalmente utilizzata solo per riprendere con sicurezza assoluta scene notturne. “Ho realizzato - ha rivelato Giorgio Fossati - attraverso questa tecnica molto particolare, scatti che permettono di inserire nella stessa immagine finale, in un lasso di tempo dilatato, come “sfondo” e senza l’utilizzo di photoshop, soggetti ed oggetti che mai tra loro si sono incontrati”.


Questo ha consentito al fotografo di creare una finestra temporale che in uno scatto (in una sola immagine finale), rappresenta ciò che in un video occupa invece, molto tempo per essere osservato e capito. Inoltre questa modalità permette al fotografo una libertà espressiva paragonabile a quelle dei grandi pittori, sia astrattisti ma soprattutto concettuali, in quanto è possibile iniziare lo scatto in un luogo e, senza interromperlo, finirlo in un secondo tempo e in un altro luogo, aggiungendo soggetti anche se si trovano a diversi chilometri di distanza senza alterare l’esposizione o i soggetti. “In occasione della mostra allestita presso l’Accademia Carrara dedicata a Raffello Sanzio, come avvenuto per quella di P.P. Rubens a Palazzo Reale nel 2017 a Milano, ho realizzato una copia fotografica della Madonna Sistina a grandezza naturale, su tela pittorica”. Si tenga presente che per la realizzazione del progetto sono state coinvolte oltre 25 persone dello staff personale di Giorgio Fossati, un centinaio di persone per la scelta delle figure che compongono l’opera, in oltre 8 mesi di studi su Raffaello, sull’opera e sulle figure in essa rappresentati.

Tutto ciò è stato affrontato insieme, in modo che ha l’esperienza possa contribuire ad essere concretamente un motivo di costante crescita e confronto positivo e costruttivo e una volta composto l’intero gruppo di persone che andavano ad affrontare il progetto, approfondimenti, riunioni, prove, truccatrici, modelliste, fonici e tecnici luce, il tutto è stato documentato dalla Crew di SEILATV in un resoconto video professionale nel quale sono inserite le interviste e le riprese dettagliate delle scenografie create nel corso della “costruzione”. Il progetto si avvale anche dello studio grafico per la comunicazione coordinata che è compresa nelle stampa di locandine, manifesti e brochure. Segue tutto il progetto anche lo studio e la realizzazione per una fruibilità contemporanea dell’opera attraverso l’utilizzo professionale della Realtà Virtuale che sarà disponibile anche nel percorso conoscitivo dei prossimi eventi espositivi programmati.


LE OTTICHE UTILIZZATE, L’ATTREZZATURA PER RIPRESE FOTOGRAFICHE E VIDEO, LA MICROFONIA, SONO DI OLYMPUS COME LE UNICHE LENTI TELECENTRICHE AL MONDO ZUIKO PRO LENSES : 25MM F.1,2 - 12-40MM F.2,8 - 40 -150MM F.2,8 - 45MM F.2,8 - 12MM F.1,8 75MM F -1,8 E I CORPI MACCHINA: 3 OLYMPUS OM-D E-M1 MARK II - 2 OLYMPUS OM-D E-M5 MARK II ( PER IL VIDEO ) - 2 OLYMPUS PENF ( TIME LAPSE ) MICROFONIA : OLYMPUS LS 100 PRO SERVICE LUCI ED EFFETTI SPECIALI: DST ELETTRICISTI SUL SET BY: FABIO LOCATELLI IMPIANTI MAKEUP: BEAUTICIAN SRL EDITOR: MARCO CAVENAGHI FINISHISING: STILLCOMP ( GORLAGO - BG ) HANNO COLLABORATO NELLO STAFF FOTOGRAFICO “OLYMPUS VISIONARY PROGRAM 2018 : RAPHAEL SANCTI URBINATES” : GIORGIO FOSSATI - CLAUDIO BULLA - RICCARDO CONSOLI - GIANCARLO Salvi - Desi Franceschinelli - Giada Bertocchi - Fiorella Console Pentrelli - Edoardo Cavagnis Fabio Locatelli - Sara Castelli - Giulia Franchina - Daniela Nicoli - Aurelia Fogaccia - Nicoli Bruno - Roberta Filisetti - Filisetti Martina - Filisetti Sofia - Filisetti Stefano - Marzia Schena - Barbara Caramelli - Sergio Bianchi - Marco Cavenaghi - Fidelio Magni - Samuel Harizi - Artur Harizi Sandolina Mehmeti - Special Guest: Critico d’Arte : Alberto Moioli - Mons. Ilario Girelli

DENTRO RAFFAELLO


URUS

COME VUOLE LA TRADIZIONE LAMBORGHINI, ANCHE IL NOME URUS VIENE DAL MONDO DEI TORI. I BOVINI DI RAZZA URUS (URI), CONOSCIUTI ANCHE COME AUROCHS, SONO TRA I GRANDI ANTENATI SELVATICI DELLE RAZZE ATTUALI. IL TORO DA CORRIDA SPAGNOLO, ALLEVATO NEGLI ULTIMI 500 ANNI, HA UN ASPETTO ANCORA MOLTO SIMILE A QUELLO DELLA RAZZA URUS


La nuova Lamborghini Urus: il primo Super Sport Utility Vehicle DESIGN, PRESTAZIONI, DINAMICA DI GUIDA ED EMOZIONI NEL PIÙ AUTENTICO DNA LAMBORGHINI

Urus: un’auto dalla personalità poliedrica. La Urus Lamborghini è un SUV di lusso ma è anche il più potente, con un dinamismo da supersportiva. Il suo stile coupé dalle linee ribassate e la sua imponenza su strada si coniugano perfettamente a un grande comfort di guida, una maggiore altezza da terra e interni di lusso dotati di tutte le tecnologie più recenti. La Urus assicura una guida facile in città, il massimo comfort durante i lunghi viaggi, una dinamica sensazionale da supersportiva su strada e in pista e capacità off-road in diversi ambienti. Questa nuova Lamborghini ha una doppia personalità. A seconda dei desideri del proprietario, può privilegiare la sportività o l’eleganza e diventare un’auto di lusso da guidare tutti i giorni o una supersportiva in grado di garantire un’esperienza di guida esaltante.

Lamborghini URUS : consumo combinato 12,7 l/100 km - emissioni CO2 290 g/km

Automobili Lamborghini lancia il suo terzo modello, la Urus, il primo Super SUV che crea un nuovo segmento nelle auto di lusso e stabilisce un punto di riferimento in termini di potenza, prestazioni, dinamica di guida, design, lusso e fruibilità quotidiana. “La Lamborghini Urus nasce da un approccio visionario ed è il risultato della combinazione del DNA Lamborghini con la versatilità tipica di un SUV, elevato a un livello finora impossibile: il Super SUV. Per le emozioni che suscita e in termini di design, prestazioni e dinamica di guida questa è una vera Lamborghini, ma è anche un’auto adatta alla guida di tutti i giorni su terreni molto diversi tra loro” ha dichiarato Stefano Domenicali, Chairman e CEO di Automobili Lamborghini. “La Urus entra nella famiglia Lamborghini come una vettura ad alte prestazioni. Rappresenta il massimo punto di incontro tra competenze tecniche e passione nell’intento di creare una nuova “razza di tori”: un Super SUV che trascende le aspettative e apre la porta a nuove possibilità, sia per il brand che per i nostri clienti.” La Urus è dotata di un motore V8 biturbo da 4,0 litri che eroga 650 CV (478 kW) a 6000 giri/min (6800 giri/min max) e 850 Nm di coppia massima già a 2250 giri/min. Con 162,7 CV/litro, la Urus vanta una potenza specifica tra le più alte della sua classe, oltre che il miglior rapporto peso/potenza con 3,38 kg/CV. Inoltre, con un’accelerazione da 0-100 km/h in 3,6 secondi (0-200 km/h in 12,8 secondi) e una velocità massima di 305 km/h, la Urus è il SUV più veloce attualmente sul mercato.


Sound ed emozioni targate Lamborghini L’approccio integrato per la progettazione di motore, impianto di scarico e telaio ha permesso di valorizzare la fruibilità quotidiana di questa vettura riducendone il livello di rumorosità meccanica indesiderata e salvaguardando al contempo tutte le sensazioni dell’esperienza di guida Lamborghini e l’inimitabile sound del suo motore. A seconda della modalità di guida selezionata attraverso il sistema Tamburo, il motore V8 è in grado di variare il sound e le sensazioni di guida della Urus, passando dalle più silenziose e confortevole basse frequenze della modalità STRADA al timbro più sportivo di una Lamborghini in modalità CORSA. Anche l’impianto di scarico, appositamente sviluppato, contribuisce a personalizzare il sound in base alla velocità del motore: in fase di forte accelerazione, la Urus produce un suono sportivo più gutturale e una risposta del telaio più aggressiva. Tamburo: il comando dedicato al controllo della dinamica di guida Lamborghini Tamburo, il selettore della modalità di guida posto sulla console centrale, controlla tutti i sistemi dinamici della vettura e consente di scegliere tra le dinamiche di guida STRADA, SPORT, CORSA e NEVE in base alle condizioni del fondo stradale o alle preferenze del conducente. Come optional, per la guida off-road sono disponibili anche altre due modalità: TERRA e SABBIA. In modalità STRADA, l’altezza si adatta in base alla velocità per migliorare il comfort mentre, in modalità SPORT, la Urus si abbassa per assicurare stabilità e precisione a tutte le velocità. In modalità CORSA, la vettura minimizza il rollio ed è ancora più precisa e orientata alle prestazioni. Nelle tre modalità off-road, NEVE, TERRA e SABBIA, la

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maggiore altezza da terra consente di superare gli ostacoli in tutta sicurezza con barre antirollio che, in curva, assicurano un movimento asimmetrico e indipendente per ottimizzare la trazione. È la prima volta che, in una Lamborghini, viene utilizzato il sistema elettromeccanico attivo di stabilizzazione antirollio. Grazie al disaccoppiamento attivo degli stabilizzatori, questo sistema assicura la massima riduzione dell’angolo di rollio sulle strade accidentate, sia nei tratti rettilinei che in curva, continuando a garantire guida agile e sterzata reattiva. Il sistema di ammortizzazione sviluppato appositamente per la Urus integra nuove valvole che adattano costantemente gli ammortizzatori alle diverse condizioni di guida, rendendoli più rigidi in curva e più morbidi sui tratti rettilinei. Le sospensioni adattative si adeguano automaticamente alle diverse modalità di guida attraverso il sistema ANIMA, ma possono anche essere interamente personalizzate dal conducente utilizzando la modalità EGO attraverso cui, in base allo stile di guida e alle condizioni della strada, è possibile selezionare la rigidità desiderata per un viaggio molto confortevole o un’impostazione estremamente sportiva e aggressiva. Design esterno Ispirata alla LM002 e alle supersportive del marchio di Sant’Agata Bolognese, la Urus è una Lamborghini a tutti gli effetti, anche in virtù del caratteristico rapporto tra superfici di carrozzeria (due terzi) e cristalli (un terzo). La Urus è una Lamborghini che promette uno spazio di lusso in grado di ospitare fino a cinque persone. I suoi sbalzi corti comunicano forza, potenza, un carattere dinamicamente assertivo e imponenza su strada.

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Il frontale della Urus identifica chiaramente la posizione anteriore del propulsore sotto un cofano con cupola la cui sagoma, pur essendo ispirata alla Miura e alla Aventador, è accentuata dalle linee diagonali utilizzate per la prima volta sulla Countach e che sono poi diventate una caratteristica dinamica di Lamborghini. Con un audace frontale basso, sottolineato dal solido parafango anteriore, la Urus è il SUV più potente attualmente disponibile. Le grandi prese d’aria che giocano con le forme esagonali sono collegate da uno spoiler anteriore ribassato che enfatizza ulteriormente l’efficienza aerodinamica e le prestazioni eccezionali della vettura. Le luci anteriori, contraddistinte da una linea elegante, sottile e decisamente sportiva, sono disposte in orizzontale e dotate di fari a LED nella tipica forma a Y di Lamborghini. La sua inconfondibile sagoma basata su una linea unica richiama le forme tipiche di una coupé, ed è caratterizzata dalle porte senza cornice e dall’avantreno ribassato, tipico di Lamborghini. La linea corre verso l’alto avvolgendo i cristalli posteriori e collegando dinamicamente la parte frontale e quella posteriore, dando l’impressione che la forma sia emersa da un unico pezzo. Le prese d’aria frontali a forma di Y, ancora una caratteristica della LM002, sono siglate con la bandiera italiana, perché la Urus è a tutti gli effetti “Made in Italy”.


CHI C’ERA

PRESENTATA LA NUOVA

LAMBORGHINI URUS LA NUOVA LAMBORGHINI URUS: IL PRIMO SUPER SPORT UTILITY VEHICLE EVENTO SPECIALE PER CELEBRARE L’ARRIVO A BERGAMO Lamborghini Bergamo dealer prescelto per l’anteprima europea di Urus, il primo super suv della casa di Sant’Agata Bolognese, avvenuta la scorso 6 febbraio con uno speciale evento al quale hanno preso parte un parterre esclusivo di ospiti e clienti. Giochi di luce e musica d’impatto hanno definito l’atmosfera perfetta per svelare al mondo questo portentoso concentrato di design, tecnologia, innovazione e potenza. Tratti distintivi questi del marchio Lamborghini che con il nuovo Super Sport Utility Vehicle ha voluto aggiungere un tassello importante grazie ad un confort di guida perfetto per la città, determinato dal suo stile coupé dalle linee ribassate, una maggiore altezza da terra e dagli interni di lusso dotati della tecnologia più all’avanguardia. Tutte caratteristiche che completano le prestazioni uniche di un motore V8 biturbo da 4,0 litri che eroga 650 CV a 6000 giri/min (6800 giri/min max) e 850 Nm di coppia massima già a 2250 giri/min, fonte di massima potenza. Urus si presenta così al mercato con la sua doppia anima: sportiva e grintosa per un’esperienza unica di guida o elegante e di classe per una guida quotidiana. Una versatilità nuova per Lamborghini, che ne definisce il cambiamento vincente, come hanno dichiarato Simona Bonaldi e Gianemilio Brusa AD del Gruppo Bonaldi e Michele Brusa, Responsabile Lamborghini Gruppo Bonaldi: “Lamborghini Urus ci consente di offrire ai nostri clienti nuovi emozioni. Quello appena trascorso è stato un anno importante per Lamborghini, che ha segnato un record storico di vendite. Il raddoppiamento della capacità produttiva della fabbrica di Sant’Agata e il lancio del nuovo super suv annunciano straordinarie prospettive di crescita per il 2018 e il Gruppo Bonaldi partecipa a questa grande stagione della marca”. La prorompente Urus, il cui nome proviene come di tradizione dal mondo dei tori, diventa così a tutti gli effetti il nuovo incredibile “sogno” firmato Lamborghini.

Ph. Paolo Biava - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


PRO

pOSTA

giovanni allevi “equilibrium tour” al creberg teatro BERGAMO giovedi 1 marzo ore 21.00 Fa tappa a Bergamo il tour di 20 concerti che sta portando Giovanni Allevi nei teatri italiani con il suo pianoforte accompagnato da 13 selezionati archi dell’Orchestra Sinfonica Italiana. Una inedita formazione che darà vita alle magiche note dell’ultimo album di studio di Allevi. In equilibrio perfetto nella sua musica tra “compositore, pianista e direttore d’orchestra”, durante il concerto assumerà col carisma e la leggerezza che lo contraddistinguono, tutti i diversi ruoli, attraverso una scaletta che vedrà alternare le atmosfere seducenti delle nuove composizioni e i brani più celebri della sua ventennale carriera. L’enfant terrible che ha travolto il mondo accademico con il suo straordinario talento e carisma, ormai entrato nell’immaginario collettivo delle nuove generazioni che affollano i suoi concerti, vanta una carriera artistica costellata da successi di pubblico e discografici (oltre 1 milione di copie vendute dei suoi album di proprie composizioni strumentali) e da concerti e tournées internazionali. Le sue composizioni tratteggiano i canoni di una nuova “Musica Classica Contemporanea”, attraverso un linguaggio colto ed emozionale, che prende le distanze dall’esperienza dodecafonica e minimalista per affermare una nuova intensità ritmica e melodica europea, fondata sulle forme della tradizione classica infuse dei suoni del presente.


Volkswagen T-Roc, il crossover fuori dal gregge UNA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE CHE METTE IN RISALTO LO SPIRITO BORN CONFIDENT DEL NUOVO MODELLO COMPATTO VOLKSWAGEN È PROTAGONISTA DELLO SPOT TV UN GIOVANE ARIETE NERO FORTE E DETERMINATO, COME LA T-ROC L’esemplare protagonista dello spot nasce in un gregge di pecore ma, sin dai primi passi, rivendica il suo essere unico e la sua natura di leader. Quando, poi, la sua personalità forte incontra quella della Volkswagen T-Roc i due spiriti affini si riconoscono e, sulle note rock del brano “Are You Gonna Go My Way” di Lenny Kravitz, il loro sguardo di sfida si trasforma quasi in un cenno d’intesa. Da questo incontro nasce una narrazione coinvolgente che racconta la storia del nuovo crossover compatto della Volkswagen a confronto con il giovane ariete nero, nel cui sguardo è ben riconoscibile lo spirito Born Confident, lo stesso che emerge dal look audace della T-Roc. La T-Roc, infatti, è un’auto unica e sicura di sé, grazie al design bicolore della carrozzeria di serie e all’eccellente dotazione di sicurezza, che le ha permesso di ottenere il punteggio massimo di cinque stelle nei crash test Euro NCAP. Il crossover compatto della Volkswagen, inoltre, offre una dotazione standard davvero completa, che include i più avanzati sistemi di assistenza alla guida e connettività. Tra i principali equipaggiamenti di tutte le T-Roc italiane ci sono sistema Composition Media con display da 8 pollici interamente rivestito in vetro, App-Connect, cruise control adattivo ACC, Front Assist e Lane Assist. A questi si aggiungono elementi distintivi come i fari Full LED e la strumentazione interamente digitale Active Info Display di nuova generazione. La Volkswagen T-Roc è già disponibile a partire da 21.900 Euro, nella versione 1.0 TSI 115 CV Style. La gamma italiana è declinata in due allestimenti, Style e Advanced, entrambi caratterizzati da una dotazione di serie completa e da un’ampia possibilità di personalizzazione. Al lancio, in Italia sono disponibili tre motori: i benzina 1.0 TSI 115 CV e 1.5 TSI ACT (Active Cylinder Technology, gestione attiva dei cilindri) 150 CV, entrambi abbinati a trazione anteriore e cambio manuale a 6 rapporti, oltre al Turbodiesel 2.0 TDI 150 CV offerto con trazione integrale 4MOTION. Quest’ultima unità può essere associata al cambio manuale a 6 rapporti o all’automatico a doppia frizione DSG a 7 rapporti.


VW T-ROC : 1.0 TSI BlueMotion Technology 85 kW (115 CV) - Consumo combinato, 5.1l/100 km - Emissione di CO2, 117 g/km

Mandolini Auto Via Triumplina, 49 - Brescia Tel: 030 2019711 Dal LunedĂŹ al Sabato: 9:00 - 12:30 & 14:30 - 19:00 www.mandolini.it


CHI C’ERA

T-ROC. BORN CONFIDENT LO SCORSO 20 GENNAIO LA CONCESSIONARIA MANDOLINI AUTO HA PRESENTATO IL PRIMO CROSSOVER COMPATTO DI CASA VOLKSWAGEN, UN VERO E PROPRIO CONCENTRATO DI TECNOLOGIA ED INNOVAZIONE CON UN DESIGN DAVVERO ALL’AVANGUARDIA #BRESCIAISROC.T-Roc è arrivata, ed è tutta un’altra musica come hanno potuto constatare i numerosi clienti accorsi lo scorso 20 gennaio da Mandolini Auto per scoprire la dotazione tecnologica e il design innovativo di una vettura che sta facendo parlare molto di sé. Pur essendo al suo debutto, infatti, si è già presa il palco. Dalle 15 alle 19 la concessionaria di via Triumplina ha organizzato il suo lancio ufficiale durante un evento dai toni rock’n’roll molto apprezzato. La capacità di adeguarsi ai cambiamenti, migliorando ad ogni step: questo è quanto Volkswagen ha dimostrato ancora una volta, presentando al mercato il suo primo crossover compatto, una vettura che ha tutte le carte in regola per conquistare gli appassionati del brand tedesco e non solo. Ad un primo sguardo balza all’occhio la robustezza della sua carrozzeria e la sua posizione di seduta alta, dettagli che la accomunano ad un vero e proprio SUV. Una connotazione che ritroviamo anche nel suo nome, non causale ma sintesi tra “T”, richiamo ai modelli Tiguan e Touareg, e Roc, dal corrispettivo inglese Rock, ovvero portatrice di forza e compattezza. Tratti distintivi di un crossover che in sé incorpora anche agilità e comfort, grazie alle proporzioni accattivanti e alle elevate funzionalità.

Ph. Daniele Trapletti - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


GDPR

UN’IMPORTANTE OPPORTUNITÀ PER LE AZIENDE UNA SOLUZIONE IDEALE PER DARE IL GIUSTO PESO ALLA SICUREZZA AZIENDALE DEI DATI ED ALLA CONTINUITÀ OPERATIVA

Mancano meno di tre mesi all’entrata in vigore del nuovo regolamento Europeo UE 2016/679 in materia di protezione dati. Il Regolamento andrà a rafforzare il livello di tutela dei dati per tutte le persone fisiche all’interno dell’UE ed è volto a migliorare la coerenza legislativa e le tutele già in vigore. Le sanzioni massime arrivano a 20 milioni di euro e fino al 4% del fatturato globale annuo. Cosa bisogna sapere? Le aziende e gli enti pubblici con sede nell’Unione Europea (UE) hanno ormai sentito certamente parlare del nuovo regolamento generale UE sulla protezione dei dati (GDPR), una serie di norme in materia di privacy che entrerà in vigore il 25 maggio 2018. L’obiettivo principale del GDPR è proteggere i diritti di proprietà individuale dei cittadini UE e, rispetto alla precedente legislazione UE sulla privacy, la nuova legislazione amplia sensibilmente la definizione di ciò che costituisce i dati personali e privati fino ad includere non solo la documentazione finanziaria e medica della pubblica amministrazione ma anche le informazioni di natura genetica, culturale e sociale. Con il GDPR le aziende devono ottenere il consenso esplicito di una persona prima di poter utilizzarne i dati personali e devono altresì onorare il loro “diritto all’oblio”, inteso come il diritto ad avere i propri dati personali eliminati dall’azienda che li detiene, su richiesta.

Ing. Alessandro Pianta, Amministratore Delegato di Wavetech Srl, società di TLC, realtà informatica della Valle Camonica, che rappresenta in Italia Eurona TLC, il più importante gruppo Europeo di telecomunicazioni Satellitari terrestri e marittime. propone con il suo team di professionisti soluzioni avanzate per la sicurezza informati dei dati e il loro backup remoto. Realtà informatica Lombarda con un network di distributori delle proprie soluzioni in tutta Italia, isole comprese


“L’universo delle minacce alla sicurezza IT dei dati, da parte di criminali e aggressori è diventato infinitamente più sofisticato e minaccioso”

“Immagina di essere multato con una sanzione pecuniaria di 10 milioni di euro o del 2% del tuo fatturato globale annuo, per la mancata conformità al GDPR”


Le aziende sono tenute a soddisfare diversi requisiti per dimostrare la propria conformità al nuovo regolamento in materia di protezione dati “GDPR”, nominando e designando un DPO - Data Protection Officer che possa Informare e consigliare l’organizzazione/ azienda e i suoi dipendenti riguardo agli obblighi vigenti in materia di protezione dei dati, sorvegliare e garantire l’osservanza del Regolamento, e delle altre disposizioni relative alla protezione dei dati, compresa la sensibilizzazione e formazione dei dipendenti, fornire pareri in merito alla valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e provvedere alla conduzione di audit interni, fungere da punto di contatto per le autorità di controllo sulle questioni relative al trattamento dei dati personali e al rispetto delle norme vigenti in materia, valutare i rischi inerenti al trattamento dei dati. La scadenza del 25 maggio 2018 per la conformità GDPR è imminente e le sanzioni pecuniarie per la mancata conformità sono consistenti. Può capitare, infatti, che i proprietari dei dati accedano in qualsiasi momento ai loro dati personali per sapere come vengono utilizzati e protetti i loro dati, per chiedere il trasferimento dei loro dati personali ad altro soggetto (portabilità del dato), per essere tempestivamente informati in caso di furto dei propri dati ed, infine, per avere garanzie sull’applicazione della normativa da parte dei soggetti interessati. Le attività di Data management pertanto sono fondamentali per rispondere in modo adeguato alla normativa.

dottoressa MARTINO KAREN ANNA RESPONSABILE MARKETING E COMUNICAZIONE, DPO SPECIALIZZATO Il team di esperti professionisti di Eurona WaveTech andrà a: • identificare i dati personali, • analizzare il flusso dei dati, • definire le policy di sicurezza e gestione dei dati, • controllare in modo sistematico l’accesso ai dati, • proporre soluzione alle non conformità riscontrate, in stretta collaborazione con i responsabili IT aziendali • tracciare tutti gli accessi • programmare corsi di formazione per il personale e molto altro ancora… Sito internet dedicato www.gdpr-italia.com Per contatti numero verde dedicato 800800665

WaveTech Srl Via Campassi, 124 - Esine (BS) www.wave-tech.it Seguici sulla nostra pagina ufficiale Facebook: @EuronaWaveTech


PRO

pOSTA

frida oltre il mito MUDEC Museo delle Culture via Tortona 56, Milano fino al 3 giugno Frida Kahlo. Oltre il mito è un progetto espositivo frutto di sei anni di studi e ricerche, che si propone di delineare una nuova chiave di lettura attorno alla figura dell’artista, evitando ricostruzioni forzate, interpretazioni sistematiche o letture biografiche troppo comode, e con la registrazione di inediti e sorprendenti materiali d’archivio. La mostra riunirà in un’unica sede espositiva per la prima volta in Italia e dopo quindici anni dall’ultima volta tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, e con la partecipazione di autorevoli musei internazionali che presteranno alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai visti nel nostro Paese. La mostra, curata da Diego Sileo, intende andare oltre tale visione semplicistica della relazione tra la vita e l’opera dell’artista messicana, dimostrando che per un’analisi seria e approfondita della sua poetica è necessario spingersi al di là degli angusti limiti di una biografia e andare oltre quel mito consolidato e alimentato dalle mode degli ultimi decenni. L’appuntamento milanese evidenzierà come Frida Kahlo nasconda ancora molti segreti e racconterà - attraverso fonti e documenti inediti svelati nel 2007 dall’archivio ritrovato di Casa Azul (dimora dell’artista a Città del Messico) e da altri importanti archivi qui presenti per la prima volta con materiali sorprendenti e rivoluzionari (archivio di Isolda Kahlo, archivio di Miguel N. Lira, archivio di Alejandro Gomez Arias) - nuove chiavi di lettura della sua produzione. Dalle indagini realizzate in Messico in prima persona dal curatore sono emersi alcuni temi e tematiche principali - come l’espressione della sofferenza vitale, la ricerca cosciente dell’Io, l’affermazione della “messicanità”, la sua leggendaria forma di resilienza - che permetteranno ai visitatori di percepire la coerenza profonda che esiste, molto più in là delle sue apparenti contraddizioni, nell’opera di Frida Kahlo. Gli stessi temi si rifletteranno nel progetto d’allestimento della mostra, che si svilupperà - secondo un criterio analitico delle opere - attraverso quattro sezioni: DONNA, TERRA, POLITICA, DOLORE.


VIGILI

CON IL PEPERONCINO IL 7 FEBBRAIO SCORSO, NELL’UFFICIO ARMI DEL COMANDO DELLA POLIZIA MUNICIPALE DI VIA DONEGANI, È AVVENUTA LA CONSEGNA DEI DISPOSITIVI SPRAY AL PEPERONCINO ALL’INTERO CORPO DELLA POLIZIA LOCALE. LA BOMBOLETTA È STATA ASSEGNATA PERSONALMENTE A OGNUNO DEI 284 AGENTI DOPO CHE GLI STESSI HANNO SUPERATO UN ESAME CHE È SEGUITO AL TERMINE DI UN CORSO DI FORMAZIONE SPECIFICO SULL’USO DEL DISPOSITIVO. IL COMANDANTE DELLA POLIZIA LOCALE, TRAMITE UNA DIRETTIVA DI SERVIZIO, HA INDICATO LE LINEE GUIDA PER UN CORRETTO IMPIEGO DELLO SPRAY.


CHI C’ERA

METAMORFOSI ALL’ARSENALE SABATO 10 FEBBRAIO ALLE 18 È STATA INAUGURATA LA MOSTRA METAMORFOSI CHE APRE LA STAGIONE ESPOSITIVA DELL’ENTE CULTURALE ISEANO La mostra resterà aperta con ingresso libero fino al 18 marzo dal Martedì al Venerdì dalle 16 alle 18, il Sabato e la Domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18. La fondazione L’Arsenale riprende un percorso di indagine sul contemporaneo e lo fa offrendo il proprio spazio espositivo a tre artisti bresciani, Giuseppe William Vezzoli, Angela Corti e Renzo Bertasi, rispettivamente pittore, scultrice e fotografo. I tre che preferiscono non definirsi artisti, provengono da ambienti culturali differenti e sono profondamente diversi, non solo per età e per tecnica, ma soprattutto per contenuti le tematiche affrontate nella loro produzione artistica. Tutto ciò confluisce in un confronto di forme, colori e suggestioni che è la Metamorfosi. Renzo Bertasi Un viaggio in bianco e nero attraverso immagini, sintesi del suo lavoro e della collaborazione di numerose persone che sono allo stesso tempo amici e attori. I miei riferimenti sono ispirati alla letteratura,racconta l’autore, soprattutto alle favole , riletti ed incastonati nei luoghi in cui li ho ambientati, con un pensiero sempre alla danza e alla musica, altre volte seguendo un mio personale immaginario, tra fantasmi e clown, alberi capitozzati e binari morti”. Angela Corti Si possono definire opere di pietra tessuta quelle di Angela Corti create “quasi a richiamare alla mente i ricordi legati ai momenti trascorsi con mia madre, mentre svolgeva il suo mestiere di sarta con pazienza, entusiasmo e dedizione”. Incide la materia, marmo di Carrara e di Botticino, sino all frattura che successivamente trova una nuova congiunzione con l’aggregazione, a cucitura di materiali altri.

Ph. Franco Gafforelli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


Giuseppe William Vezzoli “Ricostruzione di storie intime e personali capaci di farsi universali attraverso la forza evocatrice del colore, della materia, del gesto, del simbolo”, così si esprime un sobrio e conciso pittore nel presentarsi all’inaugurazione. Gli artisti sono stati selezionati dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione, tra una rosa di candidati che hanno richiesto di esporre presso gli spazi dell’Arsenale. La presidente Attilia Consoli ci ha spiegato: “A differenza delle mostre realizzate su invito, questa volta abbiamo voluto estendere la possibilità di esporre anche a chi ne ha fatto espressamente richiesta”. Anche in questa occasione il percorso espositivo si estende fino alla Chiesa di San Silvestro dove trovano spazio due sculture di Angela Corti. METAMORFOSI Palazzo dell’Arsenale e Chiesa di San Silvestro - Iseo (BS), FINO AL 18 MARZO


CHI C’ERA

NUOVO ANNO DI CAREDENT Scintillante come ogni anno la festa di Natale firmata Caredent che per questa edizione ha trovato come location d’eccellenza la storica sede delle cartiere Pigna di Alzano Lombardo. Qui la sera del 14 dicembre si è riunito tutto lo staff costituito ad oggi da oltre 400 collaboratori attivi nella sede centrale di Grassobbio e nelle 48 cliniche distribuite nel nord e centro Italia. Un numero che rispecchia il grande sviluppo registrato lo scorso anno dal gruppo, concretizzato con l’apertura di tre nuove sedi in franchising e l’acquisizione di una catena di studi odontoiatrici già operativi. Grande l’entusiasmo e l’ottimismo respirato anche la sera della cena di Natale che, da un’apertura con aperitivo musicale è proseguita con un motivante welcome speech dei membri del CDA Christian La Monaca, Chicco Reggiani e del direttore generale Fabrizio Oliveri. Tanti gli applausi ricevuti, segno di approvazione per tutte le novità dell’anno passato, tra le quali l’inserimento nelle cliniche di apparecchiature all’avanguardia come il Panoramico 3D in grado di offrire immagini tridimensionali più dettagliate ed il perfezionamento delle procedure di sterilizzazione per garantire la sicurezza del paziente. Altra importantissima innovazione la tecnologia per l’ortodonzia invisibile, l’apparecchio trasparente di nuova generazione che allinea i denti avvalendosi di una serie di mascherine quasi invisibili. Per il 2018 già in cantiere l’inserimento di una tecnica creata per prendere impronte dentarie attraverso scanner intraorale e l’apertura di 25 nuovi centri tra i quali la sede di Curno che rappresenterà la 10^ clinica in provincia di Bergamo. Tutti elementi che condurranno Caredent verso il grande obiettivo: essere leader in Italia nel settore odontoiatrico, garantendo qualità e competenza tramite uno staff altamente qualificato.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


RO PpoSTA DUE

FINO AL 25 FEBBRAIO 2018 TEATRO MANZONI MILANO RAOUL BOVA E CHIARA FRANCINI DI LUCA MINIERO - ASTUTILLO SMERIGLIA AIUTO REGIA PAOLA ROTA DISEGNO LUCI DANIELE CIPRÌ SCENOGRAFO ROBERTO CREA COSTUMISTA ELEONORA RELLA REGIA LUCA MINIERO Due rappresenta la prima messinscena teatrale di Luca Miniero, regista di tanti film di successo, qui affiancato da Astutillo Smeriglia. L’occasione è l’inizio della convivenza di una giovane coppia, un momento delicato in cui nascono piccoli e grandi problemi, dubbi e ostacoli. Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro, con l’illusione di prevedere come sarà Marco fra vent’anni. La diversa visione della vita insieme emerge prepotentemente nelle differenze fra maschile e femminile. I due evocheranno facce e personaggi del futuro e del passato, quelle figure che gravitano intorno alla loro vita e che spesso possono trasformarsi in motivi di scontro e tensione. E montare un letto con tutte queste “persone” intorno non è di sicuro una passeggiata. Sul palco la presenza scenica di Raoul Bova e l’esuberanza di Chiara Francini.


Grazie per la concessione di questo spazio

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UNA NUOVA STELLA BRILLA A SAN PAOLO D’ARGON Testo Tommaso Revera - Fotografie Sergio Nessi

Umberto De Martino del ristorante Florian Maison (13 tavoli + 6 camere) è lo chef con il quale abbiamo deciso di introdurre questo nuovo contenitore editoriale dedicato ai protagonisti della cucina italiana. Iniziamo da lui anche in virtù della recente stella che l’edizione 2018 della prestigiosa guida Michelin gli ha attribuito. Ci accoglie nella suggestiva location di San Paolo d’Argon: qui un po’ per il verde distensivo delle colline che circondano il suo ristorante, un po’ per il suo garbato modo di porsi, ci sentiamo subito a nostro agio… Sorrentino doc trapiantato a Bergamo ormai da diverso tempo: Umberto raccontaci il percorso che ti ha portato alla tanto ambita stella… “Più che un punto d’arrivo il riconoscimento ricevuto rappresenta una tappa importante della mia carriera professionale. Oggi sia a livello d’immagine, sia a livello imprenditoriale, il ristorante è cresciuto molto. Detto questo di obiettivi da conseguire ce ne sono ancora tanti”. Descrivici la tua giornata tipo “Sveglia alle 8/8.30 (se non ho ospiti in stanza a cui preparare la colazione), primo passaggio in ufficio per controllare mail di fornitori/ordini/preventivi/banche e, intorno alle 9.30, arrivo in cucina dove prepariamo la linea, valutiamo le materie prime disponibili, si sporziona, si prepara il pane, si copre la linea della pasticceria e così via…”. C’è un momento della giornata che ami più di altri? “La preparazione, pur essendo un percorso mentale impegnativo per cui è richiesta molta concentrazione, è la fase che preferisco dal momento che rispetto alla fase del servizio è più indipendente e riesco a svolgerla in maniera più rilassata. È come farsi un’ora di palestra in totale relax, ti rilassi e non pensi a nient’altro. Durante il servizio, invece, questo non può mai accadere: ogni componente della mia brigata ha il proprio ruolo ma lo Chef è quello che coordina tutto e il cervello è sollecitato da molteplici input”. Come è composta la tua brigata? “Marcello, che è il mio secondo, gestisce antipasti e secondi piatti, Stefania, invece, cura i reparti pasticceria, finger e preparazioni ed, infine, mi avvalgo di due ragazzi giovani, che hanno iniziato da poco: uno segue con me i primi piatti e l’altro affianca Marcello per i secondi. In sala ho Monia, la mia compagna, e due ragazzi fissi, oltre a qualcuno che all’occorrenza viene a darci una mano”. Nebbia, freddo e neve non sono nuove per te… “Proprio così. Metà della mia vita l’ho trascorsa al Nord: 11 anni ad Amburgo, 2 a Brescia, 2 in Piemonte ed ora sono qui”.

Le abitudini a tavola tra nord e sud sono molto differenti? “Qui al nord, pur non essendoci il mare, c’è comunque una discreta apertura ad una cucina di pesce. Questo anche per il grande lavoro della buon’anima del Vittorio che per primo ha portato il pesce a Bergamo. E noi ne stiamo raccogliendo i frutti dal momento che ha istruito il palato dei bergamaschi al pesce”. Viste anche le tue origini, sappiamo che nella tua cucina non devono mancare i sapori mediterranei come olio, mozzarella, pomodoro, limone. C’è qualche ingrediente che ti ha colpito rispetto alle produzioni del nostro territorio? “Sicuramente le lumache. Le propongo nel menù tutto l’anno e le abbino alle materie prime stagionali: dagli asparagi alle fave sino alla scarola”. Una delle frontiere che vorrai sperimentare è la cucina orientale. Sbaglio? “Non intendo aprirmi totalmente però il Pak choi (una particolare tipologia di cavolo cinese) per esempio, che ho scoperto in Germania in tantissimi ristoranti asiatici, lo reputo un ingrediente molto interessante per consistenza e gusto”. Ravvisi anche tu questa attuale predilezione per la cucina orientale? “Non credo tanto alle mode che, a mio avviso, vanno a periodi ben definiti. Credo piuttosto che, se proposta a buoni livelli, sia certamente meritevole di considerazione”. C’è un piatto che ti descrive meglio di altri? “Amo fare i risotti, un piatto in controtendenza rispetto alle mie origini. Anche se oggi come oggi non ci sono più frontiere. Per esempio il risotto che ho in carta, quello alla carbonara, è ispirato ad uno dei risotti di Gennaro Esposito, Chef del ristorante La Torre del Saracino. Da lì ho preso spunto e l’ho trasformato in un piatto un po’ più popolare visto che lui lo propone col tartufo bianco”. Se non ricordo male proprio con Gennaro Esposito hai avuto il piacere di collaborare… “Abbiamo lavorato a Sorrento quando io avevo 16 anni e lui 18. Ricordo che aveva appena concluso il sevizio militare e lavoravamo per lo stesso ristorante”. C’è qualche Chef delle nostre parti che ammiri particolarmente? “Nutro particolare stima per Chicco Cerea e la sua famiglia: se io e tanti miei colleghi, infatti, siamo sulla terra, loro per competenza, organizzazione e capacità imprenditoriale sono su Marte”.


Oggi il cliente è più consapevole di quel che mangia? “Sicuramente, è più attento e preparato. L’avvento degli chef in tv è stata positivo in alcuni casi, meno in altri. Per esempio quelli che dopo aver visto due puntate di Masterchef vengono qui e pensano di darti delle nozioni… Però siamo qui per soddisfare il cliente e ascoltiamo anche quello”. Il tuo menù varia ogni mese e segue la stagionalità dei prodotti? “Dipende dalla stagione: da fine agosto a metà dicembre lo possiamo cambiare anche due volte perché magari a settembre arrivano i primi porcini e cambi la carta. Ma poi i funghi ti durano un mese e sei costretto a rimetterci mano”. Fornitori solo di fiducia, giusto? “Fondamentale. Mi rivolgo unicamente alle persone che conosco e per cui potrei mettere la mano sul fuoco. Un consiglio che mi sento di dare a tutti è che il prezzo non giustifica la qualità. Con i miei fornitori instauro prima di tutto un rapporto umano: ogni tanto mi fermo a chiacchierare anche ore con loro sia per il bisogno di evadere, sia per l’esigenza di apprendere qualcosa da chi è più ferrato di me rispetto alla conoscenza di un certo prodotto”. Quanto ha contribuito la figura di Monia nella tua affermazione personale prima come uomo e poi come chef poi? “Come uomo tantissimo perché se trascorri una giornata con lei, che è un vulcano, arrivi a metà giornata che sei stanco solo a guardarla. Come chef, invece, credo di essere stato io ad averle dato tantissime nozioni visto che in passato ha avuto un rapporto un po’ conflittuale con il cibo. Diciamo che ci completiamo alla perfezione!”. Sono stati anni molto duri quelli intercorsi tra l’apertura e l’arrivo della stella? “Durissimi. Due anni e mezzo davvero tosti in cui abbiamo investito tantissime energie e moltissime risorse. A me capitava anche di non mangiare per due giorni di fila”. L’ingresso nel ‘gotha’ della ristorazione italiana quali benefici ha prodotto? “Al di là dell’immediato miglioramento del fatturato, mi sento più forte mentalmente. La stella mi ha portato tanto lavoro che mi ha di fatto permesso di risparmiare tante energie mentali sul tamponare o in alcuni casi scusarsi con fornitori e banche. Oggi qui vengono dalla Brianza, da Brescia, Lecco, Milano, Alessandria, Pordenone, ecc.”.

UNA NUOVA STELLA BRILLA A SAN PAOLO D’ARGON

LA RICETTA DI UMBERTO DE MARTINO PER I NOSTRI LETTORI: IL GAMBARY ORANGE Si tratta di una ricetta a cui lo Chef è molto legato, nata da un’idea del 2009 avuta ad Amalfi. È l’unione tra gamberi, campari e arancia. Uno scrigno fatto con un carpaccio di gamberi in cui è inserita una tartare di burrata aromatizzata all’arancio e dei gamberi in tempura per dare croccantezza. Il tutto condito con un’emulsione di olio, arancio, sale, una gelatina di campari e dei germogli. Un piatto molto armonico per gusto e consistenze


ABITARE IL FUTURO LA CASA ECOLOGICA E TECNOLOGICA PER UN VIVERE DI QUALITÀ Una storia di 50 anni nel mondo delle costruzioni, una passione per il bello che fa parte del DNA familiare, una visione sempre puntata al futuro e all’innovazione. Queste le premesse che hanno determinato la nascita di MORETTI MORE, brand nato nell’alveo della Moretti-Building on Human Values, azienda bresciana di edilizia industrializzata, fondata da Vittorio Moretti nel 1967, che ha fatto della sicurezza e della tecnologia il proprio credo. Dopo decenni concentrati nell’offrire servizi al mondo dell’industria, Valentina Moretti, architetto e terzogenita di Vittorio, ha rivolto l’attenzione e la ricerca dell’azienda di famiglia al mondo della casa. Organismo altamente complesso, la casa svolge, infatti, un ruolo fondamentale nel garantire la qualità della nostra vita, grazie alla qualità stessa degli spazi che definisce, alla salubrità dei suoi materiali e alla sicurezza e solidità in grado di assicurare negli anni. MORETTI MORE delinea oggi l’abitare del futuro e lo propone a prezzi accessibili grazie ai meccanismi di controllo e all’organizzazione dell’edilizia industrializzata. Tempi e costi

garantiti, dunque. Un plus non da poco, quando si parla di nuove costruzioni. Molti hanno già compreso, talvolta a proprie spese a causa di esperienze negative precedenti, la superiorità dell’offerta MORETTI MORE e i suoi vantaggi. Tra le case già costruite in questi primi anni, la scenografica casa situata nel cuore del Franciacorta Golf Club. I proprietari sono imprenditori, amanti della natura, molto attenti alle innovazioni tecnologiche. “La nostra famiglia era in evoluzione. Mio figlio maggiore aveva scelto di andare a convivere e la nostra casa stava diventando troppo grande, con una necessità di gestione, e relativi costi di mantenimento, superiore alle attuali esigenze. Il figlio minore desiderava spazi più riservati. Da qui la volontà di pensare ad una soluzione diversa, che avesse delle prestazioni all’avanguardia, per superare quei limiti che la nostra prima casa, una antica cascina, ormai presentava” racconta la signora Gabriella. Casa Patio, dotata di impianti all’avanguardia e sistemi domotici di ultima generazione, è apparsa sin da subito ideale per questa famiglia.


“LA MIA CASA È SOLIDA, SICURA E SONO CERTA CHE DURERÀ NEL TEMPO. È STATA UN’ESPERIENZA BELLISSIMA ANCHE LA FASE DI CANTIERE: ZERO PREOCCUPAZIONI, SOLO SODDISFAZIONE DI VEDERE MATERIALIZZARSI UN SOGNO” L’architetto MORETTI MORE, che ha seguito passo passo la committenza nella progettazione e realizzazione di questa casa, ha creato 4 spazi privati con un grande living luminosissimo, che definiscono, tra l’uno e l’altro, altrettanti luoghi all’aperto da vivere in modo diversificato: area solarium, sala da pranzo, un rifugio relax e uno spazio dove i due piccoli cani maltesi dei proprietari potessero scorrazzare liberi. Persino lo sfizio di una piscina, su cui la camera padronale si affaccia, che si “tuffa” nel piccolo lago del campo da golf, nel quale la casa è immersa. “MORE ci ha dimostrato i vantaggi e la qualità superiore della prefabbricazione e ci ha garantito plus tecnologici straordinari. Mi sento davvero un passo avanti rispetto all’attuale mondo dell’abitare. Non solo: l’imponenza dei quattro blocchi che compongono la casa, mi assicura una sicurezza mai provata prima!” La matrice fortemente innovativa di MORETTI MORE è stata ufficialmente riconosciuta anche dalla Presidenza della Repubblica con il recente Premio dei Premi assegnato proprio in virtù del suo approccio all’avanguardia sul tema dell’abitare.

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UN CALCIO

AI PREGIUDIZI

Testo Tommaso Revera - Fotografie Reporter fotoagenzia / Giuseppe Zanardelli

CHI LO HA DETTO CHE IL CALCIO È UNO SPORT ESCLUSIVAMENTE MASCHILE? RISULTATI ALLA MANO, OGGI COME OGGI, IL CONFRONTO È A SENSO UNICO: DA UNA PARTE C’È IL BRESCIA CALCIO FEMMINILE CHE, NELLA MASSIMA SERIE, SEGUE A RUOTA LA CAPOLISTA JUVENTUS, MACINANDO VITTORIE E BEL GIOCO, DALL’ALTRA I COLLEGHI ‘MASCHIETTI’ CHE GALLEGGIANO IN ZONA PLAYOUT NELLA SERIE CADETTA ALTERNANDO PRESTAZIONI SUFFICIENTI AD ALTRE DAVVERO INGUARDABILI

Se calcisticamente parlando, dunque, c’è una Leonessa a dir poco fragile, dall’altro c’è n’è una che ruggisce come non mai: le aspettative che ormai da anni vengono disattese dalla squadra ‘regina’ della città, quella dei ‘maschietti’, vengono fortunatamente compensate dallo straordinario rendimento della squadra femminile che, forte di un concretissimo progetto societario, ormai da anni, si è attestata ai massimi livelli del calcio femminile italiano. Una società entrata con merito nel calcio che conta soprattutto grazie all’intuizione e alla lungimiranza del suo presidente, Giuseppe Cesari, che già nel 1985 intravide questo impensabile margine di crescita. Dalla serie D degli anni 1995/2001, stagioni disputate con il nome di F.C.F. Capriolo, all’approdo in C, stagione 2001/2002, intrapresa come Pro Bergamo Femminile. Dalla serie C in cui la squadra ottenne prima un secondo, poi un quinto ed infine un altro secondo posto con conseguente ripescaggio alla serie B, categoria in cui il Brescia Calcio femminile

non sfigura affatto chiudendo 3^ classificata e guadagnandosi l’accesso alla serie A2 (stagione sportiva 2004/2005). Ci sono voluti due anni per archiviare un’imprevista retrocessione nella stagione successiva culminata al termine della stagione 2005/2006 ma, dopo una cavalcata incredibile, la società presieduta dal Presidente Giuseppe Cesari si guadagna la promozione in serie A per la stagione 2009/2010. Nonostante le fisiologiche difficoltà incontrate durante il primo anno nella massima serie, la stagione successiva porta in dote un grandissimo 3° posto. Nel 2011/2012 arriva anche il primo trofeo, la Coppa Italia, dopo una finale esaltante contro il Napoli ed un buon 4° posto in campionato. L’annata memorabile resta quella del 2013/2014: la squadra guidata da Milena Bertolini si aggiudica il Il tecnico Gianpietro Piovani


primo Scudetto, giunto al termine di una cavalcata trionfale che ha fatto registrare 29 vittorie in 30 partite. Un percorso netto senza precedenti condito da 112 reti segnate e solo 17 subite. L’anno seguente (stagione 2014/2015), oltre ad essere ricordato anche per il debutto in Champions League, resterà agli annali per la conquista della Supercoppa Italiana al termine della lotteria dei rigori avvenuta contro il Tavagnacco. Nell’anno del suo trentennale, stagione 2015/2016, la squadra biancoblù si esalta conquistando Scudetto, Supercoppa Italiana e Coppa Italia al termine di una stagione ricordata come quella della ‘tripletta’ che annovera anche il miglior piazzamento in Champions League (quarti di finale persi contro il Wolfsburg). Nella scorsa stagione è arrivata un’altra finale Coppa Italia persa questa volta contro la Fiorentina, e il secondo posto nella massima serie dopo un avvincente testa a testa sempre con la Fiorentina. La stagione 2017/2018 del Brescia Calcio Femminile è iniziata con la straordinaria conquista della sua quarta Supercoppa Italiana grazie al netto 4 a 1 inflitto alla Fiorentina. In campionato, invece, le ragazze di Mister Gianpietro Piovani, subentrato ad inizio stagione a Milena Bertolini, braccano la Juventus e sono ancora in corsa per la Coppa Italia. Hanno però dovuto arrendersi negli ottavi di finale di Champions League al Montpellier. Per conoscere più da vicino questa bella realtà del calcio italiano, abbiamo intervistato Cristiana Girelli, centrocampista nonché capitano della squadra, Daniela Sabatino, attaccante, e Chiara Marchitelli, estremo difensore della squadra biancoblù.

CRISTIANA GIRELLI Cristiana nascere a Brescia ed essere il capitano della squadra di calcio della tua città deve avere un significato molto particolare… “Sono felice di far parte della squadra della mia città (è originaria di Gavardo, ndr). Ho deciso di cogliere subito l’opportunità appena si è presentata perché ho ritenuto molto valido il progetto societario. Abbiamo iniziato a vincere insieme e questo per me è un grande motivo d’orgoglio. Scendere in campo ogni sabato per difendere i colori della tua città ti porta sempre a dare qualcosa in più”. Nasci attaccante ma ti adatti bene anche al ruolo di centrocampista. Non è così? “Sì, esatto. Da diversi anni gioco come mezz’ala a centrocampo e fortunatamente con discreti risultati anche in fase realizzativa. Essendo nata come attaccante non far gol mi mancherebbe molto…”. C’è un giocatore a cui ti ispiri in particolare? “Ho sempre ammirato Alessandro Del Piero e Roberto Baggio”. A proposito di ‘bianconero’: come giudichi l’approdo nella massima serie della Juventus femminile avvenuto lo scorso anno grazie all’acquisizione del titolo sportivo del Cuneo? “Sicuramente è una squadra ostica. Il suo approdo in serie A ha certificato un ulteriore passo avanti del calcio femminile: società così ben attrezzate e blasonate non possono che portare visibilità a tutto il movimento. Nell’attuale Juventus militano tante mie ex compagne di squadra: è sicuramente un avversario difficile da incontrare”.


UN CALCIO

Nel tuo personale palmarès ci sono tanti trofei vinti sul campo: il sogno è vincere la Champions League? “Attualmente è difficile che una squadra appartenente al calcio femminile italiano possa vincere questa competizione. Rimarrà come ambizione per il futuro, certamente, ma il mio sogno attuale è andare al Mondiale con la nazionale”. Che ne pensi del rendimento dei colleghi uomini? “Mi spiace vederli così in difficoltà: li ho sempre seguiti e anch’io soffro essendo una tifosa accanita. Hanno, comunque, un gran bel seguito e mi piacerebbe che tifosi e giocatori stessi venissero a vedere anche noi un po’ più spesso”. I pregiudizi sul calcio femminile esistono ancora? “I pregiudizi c’erano e rimarranno ancora per tanto tempo. Quando in Italia si capirà che una donna non può perdere la propria femminilità giocando a calcio o un uomo la propria virilità facendo il ballerino, le cose cambieranno”.

Chiara Marchitelli

AI PREGIUDIZI

Daniela Sabatino

tagoniste? “Siamo un gruppo giovane, che sta crescendo piano piano, ma che potrà dire la sua fino a maggio. Sappiamo che la Juve è un osso duro, un’ottima squadra, ma da qui alla fine della stagione ci sono ancora molte gare da disputare. Da un punto di vista personale, invece, potrebbe andare meglio: per un attaccante segnare è molto importante e quest’anno avviene un po’ con intermittenza”. (E noi, in occasione della gara disputata lo scorso 10 febbraio, Sassuolo-Brescia 0-2, la prima partita avvenuta dopo la nostra intervista, le abbiamo portato fortuna dal momento che la rete del raddoppio porta la sua firma, ndr)”. Quali sono i tuoi obiettivi di quest’anno? “Vincere qualcosa qui a Brescia disputando un gran girone di ritorno e continuare a cullare il sogno Mondiale”. Che rapporto avete con il mister Giampiero Piovani? “Molto buono. Ha avuto un trascorso da giocatore e questo sicuramente aiuta. In campo riesce a trasmetterci quella cattiveria agonistica necessaria per competere ad alti livelli. Ci divertiamo molto con lui anche perché quando perde le partitelle in allenamento rosica da impazzire”. Siete in corsa su tutti i fronti eccetto in Champions League. C’è qualche rammarico per l’eliminazione rimediata contro il Montpellier? “Qualche rammarico, soprattutto per come è andata la partita d’andata, lo abbiamo: potevamo vincere, gestendo meglio alcune situazioni. Nel ritorno, invece, complice anche la stanchezza, non c’è onestamente stata partita”. La sensibilità per il calcio femminile è cresciuta o sbaglio? “Diciamo che quest’anno, con l’ingresso della Juventus, qualcosa si sta muovendo. L’Italia rispetto alle altre nazioni è un po’ indietro da questo punto di vista: speriamo che presto il calcio femminile venga riconosciuto come merita”.

Cristiana Girelli

DANIELA SABATINO Come state vivendo questa nuova stagione da pro-


CHIARA MARCHITELLI Quando è nata la passione per il calcio?

Descrivi il rapporto che ti lega alle tue compagne? “Per forza buono (sorride, ndr) altrimenti non si conseguono simili risultati. Sono cambiate tante ragazze quest’anno perché della vecchia guardia siamo rimaste in poche ma con le nuove c’è stata subito sintonia”. L’obiettivo quest’anno, per lo meno in campionato, è spuntarla sulla Juventus? “Sì anche se per come sono fatta preferisco ragionare su obiettivi a breve termine. Per me conta la prossima partita e i conti si faranno alla fine. Nel calcio il campionato è lungo e chi vince, di fatto, è il più bravo”.

Il Presidente Giuseppe Cesari

“Sin da bambina. Ho sempre giocato, prima per strada e poi, una volta convinta mia madre, in una vera squadra. Il primo ricordo che ho del calcio è quando zio, che era un calciatore, mi ha insegnato a palleggiare: avrò avuto 5/6 anni”. Da romana Doc come ti trovi nella realtà bresciana? “Questo è il mio quinto anno a Brescia: direi che mi sono inserita bene. Ho sempre girato parecchio nella mia vita per cui sono abituata a calarmi in contesti nuovi. Non sono fatta probabilmente per restare tutta la vita in un posto. Ho abitato in città prima, poi sul lago d’Iseo e poi di nuovo in città: devo riconoscere che è molto bella, a misura d’uomo. Non è Roma, alla quale non mi sono mai abituata: qui è tutto a portata di mano e piuttosto tranquillo eccezion fatta per i weekend in cui la vita è più movimentata”. E della società del presidente Giuseppe Cesari che idea ti sei fatta in questi anni? “È una bella realtà italiana. Il Pres. è da oltre vent’anni che ha la squadra e negli ultimi otto/nove stagioni ha voluto fare le cose in una certa maniera: i risultati parlano chiaro. Purtroppo la considerazione del calcio femminile in Italia è quella che è, ma mi sento di dire che il Brescia Calcio Femminile è ormai una realtà importante dello sport italiano”.


PRO

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ArTe CON occhi chiusi Castello giovannelli luzzana fino al 13 maggio Un percorso tattile sensoriale al buio, dove l’Anima si “svela” Un’esperienza adatta ai bambini quanto alle persone adulte. Consiglio a tutti questa esperienza, una mostra all’interno del restaurato Castello Giovannelli che ospita il Museo d’Arte Contemporanea di Luzzana reso possibile grazie alla donazione Meli Incuriosita dalla metodologia e anche dall’accattivante immagine di presentazione, sono andata per rendermi conto personalmente di quanto diversi siamo davanti a qualcosa di nuovo. Tra gli scopi della mostra vi è quello di sensibilizzare le persone normodotate al mondo di chi ha perso il senso della vista e contemporaneamente favorire l’inclusione sociale e culturale dei diversamente abili. si capisce si da subito che sono volontari e la passione è il loro fil Rouge. Indossiamo una mascherina e veniamo accompagnati in una stanza che per noi non ha dimensioni, così bendati e accompagnati ad ogni passo scopriamo cosa vuol dire per noi non vedere, ed affidarsi al tatto, tocchiamo materiali e opere, ognuno di noi con curiosità e rilassati, vorremmo che il percorso non finisse, vorremmo “scoprire ed esplorare le sensazioni che sentiamo nascere. La mostra davvero speciale fa scoprire che con la pazienza è possibile vedere in profondità anche a “occhi chiusi” si presenta come un gioco, un percorso tattile in punta di dita, dove veniamo guidati con un entusiasmo e una passione non comuni, L’intensa esperienza tattile e sensoriale si concluderà in modo ludico e creativo attraverso una piccola provocazione: quella di scoprirci capaci di ritrovare a occhi aperti una scultura astratta dello scultore Alberto Meli normalmente esposta nelle collezioni permanenti del museo Meli. Questo dopo averne esplorata una copia solo in punta di dita alla fine del percorso tattile sensoriale. Ciò permetterà al visitatore di misurare, dopo aver riacquistato la vista, la propria sensibilità nei confronti di chi è privato del più importante dei sensi: la vista. si capisce siN da subito che sono volontari e la passione e il loro fil Rouge. Indossiamo una mascherina e veniamo accompagnati in una stanza che per noi non ha dimensioni, così bendati e accompagnati ad ogni passo scopriamo cosa vuol dire per noi non vedere, ed affidarsi al tatto, tocchiamo materiali e opere , ognuno di noi con curiosità e rilassati, vorremmo che il percorso non finisse, vorremmo “scoprire ed esplorare le sensazioni che sentiamo nascere. Non perdete la visita.


CLOE, LA CITTÀ INVISIBILE SPETTACOLO. ACROBAZIE, CABARET E TEATRO: LA SHOW EXPERIENCE FIRMATA KAI LECLERC Da New York, Londra e Ibiza, grandi artisti internazionali riuniti per lo Show-experience di Kai Leclerc, collaboratore di Guy Laliberté, fondatore del Cirque du Soleil. “Un’esperienza multisensoriale, possibile grazie ad artisti che hanno calcato palchi famosi nel mondo, dalla celebre culla del teatro dell’assurdo di New York, The Box, all’esclusivo Heart di Ibiza. Dare una definizione di questo show, che porta in scena performance acrobatiche, eccentriche ed eclettiche, musicali, teatrali e molto altro, è quasi impossibile: va vissuto e ci si deve immergere. È un mondo a sè, che si ricrea ogni volta, anche grazie al pubblico presente”.

Così Kai Leclerc, camaleontico artista canadese reduce dal successo della sua collaborazione con Guy Laliberté, fondatore del Cirque du Soleil, ha presentato il suo nuovo spettacolo, Dinner Show Club Experience, che si terrà tutti i weekend a Montichiari, in provincia di Brescia, fino al 28 febbraio, al ‘Cloe - la Città invisibile’. Celebre nel mondo per aver collaborato con le più importanti produzioni di spettacolo dal vivo del mondo, da Las Vegas a Broadway, dal Festival Internazionale del Circo di Monte Carlo a programmi tv come il David Letterman’s Late Night Show (USA), Kai Leclerc è conosciuto anche come l’uomo in grado di camminare a testa in giù perfomance che lo ha reso famoso in tutto il mondo e che lo ha portato a grandi collaborazioni come quella con Guy Laliberté, fondatore del Cirque du Soleil, al celebre ‘Heart’ di Ibiza.


Ogni venerdì e sabato sera, fino al 28 febbraio da ‘Cloe, la Città invisibile’, a Montichiari (BS)

Per questo show, del quale è Direttore Artistico, Leclerc ha creato un format unico, fondendo la tradizione dell’avanspettacolo con il provocante varietà e i tratti del circo contemporaneo, strizzando l’occhio al teatro dell’assurdo e del grottesco, con sprazzi di burlesque e cabaret di altissimo livello. Tutto questo con 10 artisti internazionali che danno vita al mondo appositamente creato per loro, un locale ispirato a una delle città invisibili di Italo Calvino, Cloe, il ‘luogo sogno’ dove la realtà e il quotidiano sono lasciati fuori dalla porta.

Al Dinner Show Club Experience gli artisti si susseguono in una trama armonica, mai uguale che fluttua e si nutre dell’energia del pubblico, dove stupore per le performance e provocante improrvvisazione fanno da padroni. Grande maître de cérémonie è, direttamente dal The Box di New York, Rudi Macaggi, acrobata cabarettista italo americano di fama mondiale; con lui il Maestro Danilo Artale, già primo violino dell’Orchestra Georges Méliès di Roma diretta da Ennio Morricone e Nicola Piovani, i ballerini-trapezisti Claire Grieve e Ivan Lorando, l’acrobata Giulia Serra, la cantante soul Jessy Philips, le coreografe e ballerine Gemma Nicholas e Laura Smith creatrici del duo danza d’avanguardia Les Filles. Riprendendo per la prima volta a Brescia la formula dei Dinner Show internazionali, l’esperienza del Cloe accompagna il pubblico anche prima e dopo Le Grand Show, dalla cena di alto livello, garantita dall’esperienza della proprietà del locale Dal Dosso Food Entertainment (proprietari di celebri locali nel bresciano come Salamensa, Copelia, Miralago) al post spettacolo, dove la magia del palco lascia spazio alle atmosfere, sempre dai toni surreali, del club.


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arte per ridere

la caricatura italiana dal cinquecento ai tempi nostri biblioteca angelo mai fino al 6 maggio Cinquecento anni di satira in un percorso che svela la caricatura come arte, per ridere, sì, ma arte in grado di raccontare in modo immediato i personaggi, i costumi e i temi che hanno caratterizzato i grandi periodi storici dell’Italia, dal Rinascimento al Risorgimento, dalla Grande Guerra ai giorni nostri. Giovedì 8 febbraio, alle ore 18, nell’Atrio scamozziano della Biblioteca Civica Angelo Mai, alla presenza dell’Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo, Nadia Ghisalberti, è stata inaugurata la mostra Arte per ridere. La caricatura italiana dal Cinquecento ai tempi nostri. La mostra nasce dalla felice collaborazione tra la Biblioteca Angelo Mai, istituzione pubblica con un immenso patrimonio bibliografico e documentario, e il collezionismo privato rappresentato dal Fondo Paolo Moretti per la satira politica, raccolta formata attraverso un sapiente lavoro di ricerca focalizzato su una forma d’arte a lungo considerata ‘minore’. Un disegno originale di scuola leonardesca, edizioni antiche esemplari della circolazione del genere letterario satirico, tutti provenienti dalle raccolte della Mai; una serie di riproduzioni di caricature da noti pittori e artisti del Cinque, Sei e Settecento; alcuni rari e preziosi album realizzati da illustratori e grafici di diversa scuola, fioriti nell’Ottocento con grande fortuna, strumenti di propaganda politica e di satira sociale; due caricature provenienti del Museo donizettiano che effigiano il compositore bergamasco Gaetano Donizetti, autoritrattosi in una di esse con sagace ironia; album novecenteschi che, accanto alla satira, propongono una visione dolente dell’umanità messa alla prova dal primo conflitto mondiale; pubblicazioni satiriche bergamasche, riviste, spartiti e almanacchi musicali; fino al segno contemporaneo di Pietro Ardito, magicamente essenziale ed illuminante; questa la sostanza dell’esposizione, forzatamente composta da una piccola selezione delle raccolte di provenienza, grazie alla quale è possibile costruire un sorridente, talvolta irridente, itinerario nelle trasformazioni del gusto delle immagini che anche le caricature sanno restituire con forza e, in molti casi, con grande qualità. La mostra rimane allestita fino al 6 maggio 2018 ed è liberamente visitabile durante gli orari di apertura della Biblioteca. Visite guidate potranno essere programmate su richiesta o in occasione di aperture straordinarie.


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gio io Mag z i r u a iM

CARO AMICO TI SCRIVO, COSI’ MI DISTRAGGO UN PO’... Bellissima la canzone di Lucio Dalla, e anche molto attuale Il 4 marzo, data del suo compleanno nonchè di Letizia, mia moglie, ma soprattutto data di Libertà. Infatti, come nel ‘43 iniziò la Liberazione così oggi nel 2018 inizia un nuovo mondo, il Mondo Libero della Democrazia. Sì, finalmente si torna a votare, la legislatura n°17 è finita, così come la sfiga spero, e potrebbe iniziare una nuova avventura. Vedremo se il Popolo Italiano si recherà massivamente alle urne per decidere qualcosa del suo destino - quello sarà anche il giorno per votare le Regionali - dopo la massiccia vittoria del Referendum per l’Autonomia. È la prova del nove, la cartina al tornasole della nostra maturità, perchè abbiamo la possibilità di far arrivare una delle coalizioni al 40% e dare a questa la possibilità di governare secondo le nuove regole elettorali. Un Paese difficile da governare il nostro, che si arena sui sacchetti della frutta, che assiste allo spettacolo dei cambi di casacca preventivi e dei Radicali che si alleano con i democristiani di Tabacci pur di esserci: un cadreghino non si nega mai a nessuno, figuriamoci alla Emma nazionale. Solo noi stessi, però, possiamo fare la differenza: se non andremo saremo dei codardi, se andremo pochi, dei pirla, se saremo oltre il 75% degli eroi. Come gli eroi del Piave che 100 anni fa morivano per la nostra libertà e per la Patria e come ha detto Mattarella, non dovremmo dimenticarci dei ragazzi del “99”, quegli stessi ragazzi che adesso 100 anni dopo potrebbero fare la differenza. Vediamo se i millenians saranno in grado di lanciare un messaggio chiaro ed inequivocabile e non solo messaggini o i post sui social. La quarta guerra di Indipendenza terminava con una nuova Italia che finalmente aveva dei confini ben definiti, con la monarchia dei Savoia che aveva concluso la sua opera iniziata 70 anni prima e che ora si trovava di fronte al problema di fare gli Italiani dopo aver fatto l’Italia. Alla fine dell’anno scorso anche l’ultimo Re è tornato in Italia e fra poco sarà nella sua dimora naturale, il Pantheon a Roma, per chiudere definitivamente un ciclo della storia, lasciando ai posteri l’ardua sentenza sul loro operato, che probabilmente non poteva essere che com’è stato.

Quante concatenazioni astrali, Saturno che ci lascia con sue negative influenze, nuovi orizzonti che si aprono, l’economia che tira, il politically correct che decade e lascia spazio a “chi ce l’ha più grande”. Macron che scimmiotta il Berlusconi vecchia maniera e la Merkel che si è arenata come la balena della Sardegna, che nessun vuol toccare per non sporcarsi le mani... L’Europa che si vuole ridisegnare e le banche che chiedono scusa, con la Boschi immolata alla realpolitick ma poi ripescata. Il mondo cambia in fretta, forse un po’ troppo, ma per fortuna ogni tanto possiamo permetterci di fermarci un attimo e riflettere su dove andiamo, chi siamo e cosa vogliamo! Ecco, proprio questo dobbiamo fare nei prossimi 15 giorni, fermare un attimo le bocce ed individuare realmente ciò che desideriamo per il nostro futuro. Leggiamo con attenzione i programmi elettorali ma, soprattutto, valutiamo le persone che dovranno rappresentarci nei nostri desiderata. Torniamo e frequentare le piazza e ad ascoltare le voci dell’agone politico, ricordiamoci di quel ‘68 da cui sono passati giusto 50 anni, che fu l’anno della rivoluzione delle coscenze, da cui partirono i semi di grandi cambiamenti, giusti o sbagliati che fossero. Quanta responsabilità abbiamo di onorare il nostro passato in attesa di un futuro migliore, ma fermiamoci a riflettere, rileggiamo qualcosa del nostro passato prossimo ed individuiamo gli obiettivi del futuro. Signori insegnanti, aprite il cervello ai nostri ragazzi, nonni raccontate la vera storia ai vostri nipoti, padri fate il vostro dovere e calatevi nel ruolo che vi compete, non fate gli amici “per sempre”, giovani sessantenni aprite il baule dei vostri ricordi a tutti, le vostre riflessioni, portatele a conoscenza di tutti. Giornali, media, non urlate non scrivete cose inutili, date le notizie e lasciate riflettere il Popolo, tra i menù delle Parodi o le insulsaggini della Litizzetto (che però fanno un sacco ridere), a CSI che ci insegna che il bene prevale sul male: riprendiamoci i nostri tempi per decidere con serenità il nostro futuro, ma riflettiamo seriamente e andiamo a votare, tutti: per chi? Per coloro che ci assomigliano e che pensiamo possano darci qualcosa di cui abbiamo bisogno: la libertà del nostro futuro.


CidneON 2018:

SI RIACCENDONO I RIFLETTORI SUL CASTELLO DI BRESCIA “NATURA E ARCHITETTURA” IL TITOLO SCELTO PER LA II EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLE LUCI CidneON è tornato a illuminare il Castello di Brescia. Dopo il successo della prima edizione, il Festival delle Luci è tornato ad accendere nuovamente la città in 8 serate che sono andate in scena tra le suggestive mura medievali dal 10 al 17 febbraio. Inserito nel circuito di ILO (International Light Festival Organisation), la rete mondiale che raccoglie le più importanti rassegne di light-art del pianeta, CidneON è un progetto promosso dal Comitato Amici del Cidneo ONLUS, con la direzione artistica dell’Associazione Cieli Vibranti, organizzato da UP! Strategy to action, con la supervisione di Robbert Ten Caten, segretario di ILO.


“Natura e Architettura”: questo il titolo scelto dagli organizzatori per l’edizione 2018. Un titolo che indica un percorso emozionante e originale: il rapporto tra spazio naturale e spazio creato dall’uomo, nel suggestivo contesto del Castello di Brescia. In questo quadro, le installazioni e le proiezioni di light art hanno preso spunto dalla singolare “architettura naturale” del castello per ampliare l’orizzonte dell’immaginazione grazie alla creatività degli artisti coinvolti, chiamati a mettere in dialogo storia, natura e fantasia.


Il percorso all’interno del Castello prevedeva 19 installazioni – in crescita rispetto alle 15 della prima edizione – con artisti provenienti da Olanda, Germania, Slovacchia, Polonia, Canada, Finlandia, Portogallo e Italia. L’obiettivo della manifestazione è stato quello di coniugare un respiro internazionale con la valorizzazione di giovani talenti bresciani: a tale scopo, alcune installazioni rappresentavano produzioni originali appositamente commissionate per mettere in luce specifici temi culturali e aree del castello.


IL MEGLIO E IL PEGGIO DELL’ANNO SCORSO Dodici foto, una per ciascun mese dell’anno, raccontano il 2017 di Medici Senza Frontiere (MSF) da alcune delle emergenze in cui l’organizzazione è stata in prima linea per portare assistenza medica a popolazioni colpite da conflitti, epidemie, catastrofi naturali. Spesso in condizioni e contesti estremi. Per MSF il “meglio” del 2017 sono tutti i bambini vaccinati, le gravidanze portate a termine, le epidemie contrastate negli angoli più remoti del pianeta. Il “peggio” sono i tremendi effetti dei conflitti armati sulle persone, le vittime del mancato accesso alle cure, le sofferenze e le morti in Libia e alle porte dell’Europa. I fotografi di MSF hanno accompagnato ogni passo di questa azione per testimoniare le storie accadute nell’anno trascorso, il lavoro delle équipe di MSF per salvare vite, le sofferenze delle persone incontrate in 70 paesi del mondo. Attraverso i loro scatti, MSF rende omaggio a tutti coloro che hanno lottato per la vita, a chi ce l’ha fatta, a chi purtroppo non c’è più.


COMO, ITALIA / Foto di Peppe La Rosa Dal momento in cui è arrivato a Cagliari, è iniziata la lunga odissea di M. (il ragazzo nella foto) che lo ha portato dalla Sardegna a Milano, passando per Ventimiglia e Como. Nel tentativo di attraversare il confine con la Francia, M. ha visto morire il suo compagno di viaggio in un tragico incidente. M. è rimasto bloccato a Como, alla frontiera Italia-Svizzera. Come tante altre persone, a cui è stato negato il diritto alla protezione e che hanno dovuto rischiare la propria vita nel tentativo di attraversare i confini europei. Alle frontiere dell’Italia settentrionale, MSF ha avviato nel 2017 interventi di assistenza e primo supporto psicologico, in collaborazione con le organizzazioni di volontariato locali che hanno offerto ripari e accoglienza a centinaia di persone vulnerabili, tra cui donne sole e minori non accompagnati.

LIBIA / Foto di Guillaume Binet/Myop Spogliati di qualsiasi dignità umana, vessati e senza accesso a cure e assistenza. È la condizione in cui vivono richiedenti asilo e migranti in Libia, prigionieri di una detenzione arbitraria. Come questo gruppo di donne che vivono accalcate nel centro di detenzione di Sorman, a circa 60 chilometri da Tripoli, per settimane o addirittura mesi, senza alcuna certezza per il futuro. Durante l’anno le équipe di MSF hanno lavorato in diversi centri di detenzione in Libia per offrire assistenza medica alle persone che vi sono trattenute nel loro disperato viaggio verso la sicurezza. I centri sono sovraffollati, lo spazio a disposizione è estremamente limitato, manca l’aria, la scarsità di cibo ha portato a casi di malnutrizione anche tra gli adulti. I nostri medici trattano problemi medici causati o aggravati dalle condizioni di vita all’interno dei centri, ma anche l’assistenza che MSF è in grado di fornire è purtroppo limitata.


LAGO CIAD / Foto di Sara Creta/MSF Nella regione del lago Ciad è in corso una delle più gravi crisi umanitarie del continente africano. Per questo MSF sta significativamente aumentando le attività di assistenza medico-umanitaria alla popolazione. Nella foto il dottor Henryk Mazurek, ginecologo e ostetrico MSF, effettua un’ecografia su una paziente che sta per dare alla luce due gemelli, all’ospedale di Bol. L’intera area sta vivendo una fase di alta tensione a causa di ripetuti attacchi del gruppo di Boko Haram e della risposta militare lanciata per frenare la violenza. Il conflitto, nato in Nigeria, si è esteso attraverso i confini di Camerun, Ciad e Niger, causando sofferenza e sfollamenti di massa in tutta la regione. La violenza indiscriminata perpetrata dai gruppi armati di entrambe le fazioni ha conseguenze dirette per una popolazione civile già vulnerabile. Questa zona, infatti, era già colpita da povertà, insicurezza alimentare, ricorrenti epidemie. Il sistema sanitario è pressoché inesistente e le persone hanno bisogno dell’essenziale per sopravvivere, cibo, acqua, ripari e assistenza medica.

DIFFA, NIGER / Foto di Juan Carlos Tomasi/MSF Nella clinica di MSF a Garin Wazam, in Niger, si svolgono ogni giorno sessioni per la salute mentale. I pazienti sono le migliaia di persone che fuggono dalle violenze legate alla presenza di Boko Haram e agli interventi militari per contrastarla. Come la persona nella foto, che porta sul viso i segni dell’indiscriminata violenza in atto nel paese. In Niger MSF fornisce assistenza medica e psicologica gratuita in diversi centri sanitari e supporta l’erogazione di acqua potabile, la costruzione di latrine e la distribuzione di beni di prima necessità in numerosi villaggi e insediamenti in cui rifugiati, sfollati e persone rientrate nel paese hanno trovato una sistemazione. MSF supporta anche il Ministero della Salute nigerino nell’ospedale di N’guigmi e nel principale centro di salute materno-infantile nella città di Diffa. In entrambi gli ospedali, MSF lavora nelle unità riproduttive e pediatriche e fornisce supporto psicologico.


SUD SUDAN / Foto di Siegfried Modola Accade spesso in Sud Sudan che sia necessario percorrere molti chilometri a piedi nella boscaglia per raggiungere comunità che non hanno alcun accesso a cure mediche. Nella foto James, un operatore comunitario di MSF, sta allestendo il suo riparo per la notte, facendosi luce con una torcia. In Sud Sudan da quattro anni è in corso una violenta guerra civile che ha già provocato migliaia di vittime, quasi due milioni di sfollati all’interno del paese e due milioni di rifugiati che hanno cercato riparo nei paesi limitrofi. I tassi di malnutrizione infantile sono saliti alle stelle. In un paese per metà desertico e per metà paludoso, raggiungere le comunità più remote è una sfida logistica senza pari, che vede impegnati oltre 3.300 operatori locali e circa 300 operatori internazionali di MSF.

TAL ABYAD, SIRIA / Foto di Chris Huby Piange il cugino l’uomo nella foto, ritratto di fronte alla tomba del suo familiare, caduto in un combattimento. La guerra in Siria ha provocato la peggiore catastrofe umanitaria al mondo e non è finita. Oltre 5 milioni di persone sono fuggite dal paese, oltre 6 milioni sono rimasti ma vivono da sfollati interni, 3 milioni vivono ancora nelle aree assediate. Le strutture sanitarie sono state bersagli di attacchi sistematici (95 strutture supportate da MSF sono state colpite dal 2015) e almeno 15.000 medici sono fuggiti dal paese, quasi la metà di quelli che erano presenti in Siria prima del conflitto. Le persone muoiono di malattie croniche e in diverse aree della Siria la maggior parte dei bambini non è stata vaccinata ed è a rischio per malattie come morbillo, rosolia, tetano o polmonite. Nei giorni scorsi il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato la risoluzione 2165 (oggi 2393) che consente di utilizzare le vie d’accesso transfrontaliere per portare aiuti. Ma anche così, le organizzazioni umanitarie faticano ogni giorno a fornire assistenza a oltre 13 milioni di siriani che hanno ancora bisogno di aiuto.


MOSUL, IRAQ / Foto di Alice Martins / MSF La guerra a Mosul sembrava aver separato per sempre i due fratelli nella foto. Ma dopo due anni si sono riabbracciati nel centro traumatologico di MSF, dove la figlia della donna è stata curata per ferite subite a causa del conflitto.Dal 2014 5,3 milioni di iracheni sono stati costretti a lasciare le proprie case per cercare riparo dai combattimenti. Sono ancora moltissime le persone che non hanno un posto dove tornare e che non potrebbero comunque sostenersi senza l’assistenza che ricevono nei campi profughi. E la vita non è facile nemmeno per le 2,2 milioni di persone che sono riuscite a rientrare nelle loro case poiché l’accesso all’acqua potabile, all’elettricità e alle cure mediche resta ancora limitato. Le cicatrici psicologiche della guerra sono immense ed è per questo che la salute mentale è una componente chiave di molti progetti MSF.

YEMEN / Foto di Florian Serex/MSF Lo Yemen è devastato da una guerra dimenticata che conta 3 milioni di sfollati e 18 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria. Come il bambino di 7 mesi nella foto, accompagnato dalla madre al centro di salute MSF, perché da giorni vomitava e aveva diarrea e febbre. Il bambino, che da subito è risultato malnutrito, è stato preso in cura e oggi è tornato in buone condizioni. Dopo due anni di conflitto, lo Yemen è in preda a una gravissima emergenza umanitaria e la guerra sta avendo un impatto diretto anche sul sistema sanitario. Più della metà degli ospedali e centri sanitari non sono più in funzione, ci sono carenze di farmaci e i medici non ricevono stipendio da mesi. Quest’anno è scoppiata la più grande epidemia di colera mai registrata nel paese, che ha colpito circa un milione di persone. Gli sforzi per assistere i pazienti sono ostacolati dalla carenza di farmaci e personale medico, perché senza stipendio molti sono stati costretti a cambiare lavoro per sostenere le loro famiglie.


PASTURS


100 VOLONTARI SCELTI TRA OLTRE 500 CANDIDATI, 9 ALPEGGI DELLE ALPI OROBICHE BERGAMASCHE, 7 CANI DA GUARDIANIA E UN OBIETTIVO COMUNE: MIGLIORARE LA CONVIVENZA TRA PASTORI E GRANDI PREDATORI MITIGANDO IL RISCHIO DI POSSIBILI PREDAZIONI SUL BESTIAME DOMESTICO. Si è concluso con successo il progetto che ha coinvolto 100 volontari e 9 alpeggi. Grande soddisfazione tra i partecipanti che chiedono di ripetere l’esperienza. E la Commissione Europea lo inserisce tra le «buone pratiche» 100 volontari scelti tra oltre 500 candidati, 9 alpeggi delle Alpi orobiche bergamasche, 7 cani da guardiania e un obiettivo comune: migliorare la convivenza tra pastori e grandi predatori mitigando il rischio di possibili predazioni sul bestiame domestico. È un bilancio più che positivo quello che chiude il progetto biennale Pasturs, messo in campo dalla Cooperativa Eliante Onlus, con la partnership di Parco delle Orobie Bergamasche e WWF Bergamo – Brescia, in collaborazione con Coldiretti Bergamo, Regione Lombardia – progetto Life WolfAlps, Trainer – Novafoods e con il contributo di Fondazione Cariplonell’ambito del bando 2015 “Comunità resilienti”. Dopo aver seguito due giornate di formazione, 100 volontari hanno trascorso da 1 a 3 settimane, nel periodo tra giugno e settembre 2016 e 2017, in alpeggi della provincia di Bergamo, aiutando il pastore nel suo lavoro principale. In particolare, i volontari si sono occupati delle faccende quotidiane (cucinare, accendere il fuoco, lavare i piatti, pulire la baita, fare il fieno, gestione delle pecore malate), hanno montato e smontato le recinzioni elettrificate, hanno sorvegliato il gregge, hanno aiutato i pastori nella gestione dei cani e hanno sensibilizzato i turisti rispetto alle loro attività. Inoltre, gli studenti universitari hanno avuto la possibilità di effettuare un tirocinio e di rendere l’esperienza protagonista della loro tesi di laurea. Il progetto, infatti, ha visto uno straordinario coinvolgimento dei giovani: nel 2017, l’86% dei volontari era under 30 (il 68% tra i 18 e i 25 anni e il 18% tra i 26 e i 30 anni), percentuale ancora più alta rispetto al 71% registrato nel 2016. Segno che

La Commissione Europea inserisce tra le «buone pratiche» il Progetto Pasturs, messo in campo dalla Cooperativa Eliante Onlus, con la partnership di Parco delle Orobie Bergamasche e WWF Bergamo – Brescia, in collaborazione con Coldiretti Bergamo, Regione Lombardia e Fondazione Cariplo, che si chiude con un bilancio più che positivo


PASTURS l’esperienza ha goduto di un passaparola positivo. E anche il numero dei volontari è cresciuto nel tempo: nel 2016 erano 36, nel 2017 sono stati 64 con più di 500 persone che hanno preso contatti per chiedere informazioni e per dare la propria disponibilità al progetto. Quanto alle professioni dei volontari, nell’ultimo anno, per il 71% erano studenti (ed erano la maggioranza anche nel 2016, al 56%), ma erano presenti anche impiegati, ingegneri, educatori, disoccupati, allevatori, giornalisti, guide naturalistiche, insegnanti, liberi professionisti e iscritti al servizio civile. Nove gli alpeggi sul territorio del Parco delle Orobie bergamasche che hanno partecipato al progetto: Alpe Cardeto di Renato Balduzzi, Alpe Vodala di Silvestro Maroni, Alpe Grabiasca di Fabio Boni, Alpe Pre di Massimo Balduzzi, Alpe Fontana Mora di Aldo Pasini, Alpe Neel di Pietro Zuccheli, Alpe Manina di Andrea Morelli, Alpe Venano di Giuseppe Salvi, Alpe Monte Fioraro di Emanuele Manzoni con un’altitudine massima di 2328 m s.l.m e ben 6700 ovini di razza “pecora bergamasca”, 213 caprini, 274 bovini, 42 equinicoinvolti. Anche i pastori hanno seguito un corso di formazione di due giorni e hanno ricevuto in concessione gratuita 9 recinzioni elettrificate per proteggere le greggi dalle possibili incursioni dei grandi predatori. Inoltre, hanno avuto in affido 7 cani da guardiania con 70 sacchi di mangime per i cuccioli (razza Pastore abruzzese in collaborazione con CPMA Italia - Circolo del Pastore Maremmano Abruzzese, Life WolfAlps e Difesattiva) che, anche grazie alla supervisione dei volontari, sono stati seguiti nell’inserimento nel gregge. L’estate di volontariato ha lasciato molto soddisfatto l’85% dei partecipanti tanto che l’88% vorrebbe ripetere l’esperienza anche nel 2018. In particolare, per il 2017: oltre il 70% si è detto soddisfatto del rapporto instaurato con il pastore, per il 64% il pastore ha spiegato in modo chiaro e rispettoso il lavoro da fare, per il 69% il tempo di lavoro è stato adeguato e per il 74% la baita è stata

adattata all’esperienza così come il vitto che ha convinto l’85% dei volontari. Non solo: Pasturs ha dato un supporto concreto alla tutela e valorizzazione dei prodotti della pecora bergamascaanche grazie alla definizione di un piano di marketing territoriale volto a supportare l’economia locale utilizzando la tematica dei grandi predatori come elemento di differenziazione positiva sia del territorio orobico, sia dei servizi che esso offre sia dei prodotti caratteristici della zona. È stato infatti definito un progetto di fattibilità per la tracciabilità della lana e un accordo commerciale di filiera di carne fresca. Lungo i sentieri di Pasturs, inoltre, sono stati posizionati cartelli segnaletici per aiutare i volontari a trovare il giusto sentiero e negli alpeggi sono stati appesi cartelli informativi per turisti ed escursionisti sui comportamenti da adottare in caso di incontro con cani da lavoro. Tutto ciò ha fatto sì che il progetto Pasturs venisse segnalato dalla Commissione Europea come buona pratica in grado di facilitare la convivenza tra uomo e grandi

IL VOLONTARIATO NELLE ALPI OROBICHE MIGLIORA LA CONVIVENZA TRA PASTORI E GRANDI PREDATORI E I GIOVANI RISCOPRONO L’ALPEGGIO

«La cosa straordinaria è che Pasturs ha consentito a mondi diversi, spesso distanti per ideologie e vissuto, di parlarsi e collaborare per favorire una convivenza pacifica uomo – animale – ambiente. E l’interesse riscontrato tra le generazioni più giovani ha dimostrato quanto il nostro territorio sia tutt’oggi un valore importante, da preservare e valorizzare. Confrontarsi con la rinnovata presenza di grandi predatori in modo conservativo, non traumatico e partecipativo, dunque, rappresenta un’ottima strategia resiliente. Per altro, in Lombardia, la probabilità di successo di questa strategia appare aumentata dal fatto che ci si trova ancora di fronte un fenomeno di neo-colonizzazione da parte di orso e lupo. Ringrazio a nome di tutti i volontari che hanno apportato al mondo dell’allevamento competenze specifiche e buone pratiche in tema di conservazione degli ecosistemi e i pastori che hanno fornito esperienza e conoscenza del territorio, contribuendo alla buona riuscita di un progetto unico nel suo genere» - dichiara Yvan Caccia, presidente del Parco delle Orobie Bergamasche.


PRO mario dondero un uomo un racconto MONTICHIARI MUSEO LECHI, fino al 29 aprile Che la fotografia sia ormai da anni uscita dall’ambito della semplice documentazione e che abbia allargato i confini della propria influenza al mondo dell’arte è fatto acquisito da parecchi anni. La conseguente apertura ad un processo di musealizzazione espositiva delle fotografie, ormai coinvolte con il termine “opere”, è invece fenomeno abbastanza recente di cui Brescia può vantare un vero ruolo da protagonista sulla scena nazionale. Negli ultimi decenni la città si è fatta promotrice, grazie al lavoro di gallerie private e momenti istituzionali, della divulgazione di una forma espressiva di assoluta contemporaneità e di straordinario interesse. Il “movimento” ha saputo coinvolgere anche la Provincia con le sue realtà più attente e sensibili alla cultura e il Comune di Montichiari ne è tra i maggiori rappresentanti. La scelta della sua Amministrazione di dedicare nel 2018 il proprio prestigioso Museo Lechi all’esposizione di importanti progetti fotografici ne è ulteriore dimostrazione. La sinergia tra il Comune di Montichiari e il capoluogo bresciano vede coprotagonista il Ma.Co.f, Centro della fotografia Italiana, che affiancherà Paolo Boifava, Direttore dei Musei di Montichiari nella curatela delle mostre. Secondo Renato Corsini, Direttore Artistico del Ma,Co.f “è importante proporre al pubblico opportunità per avvicinarsi ai grandi protagonisti della storia della fotografia per poter meglio comprendere un’arte che sta risquotendo sempre più interesse e partecipazione, e in attesa che tutto ciò possa anche passare attraverso uno specifico settore di insegnamento e di studio nelle scuole, è importante seguire un progetto che, in mezzo alla quotidiana e bulimica produzione di immagini, sia in grado di selezionare e produrre esposizioni di qualità”. Si comincia con la mostra “Mario Dondero un uomo un racconto”, che vede coinvolta a anche la Galleria Ciribelli di Bergamo con circa 60 opere dello scomparso maestro che ne raccontano il percorso professionale e l’impegno sociale. Viene proposto un viaggio nella poetica e nell’universo di storie raccontate da questo grande fotografo, inguaribile freelence che ha da sempre rifiutato il legame stabile con un giornale per viaggiare e raccontare il mondo in totale libertà. La mostra intreccia momenti e aspetti di questo suo lungo percorso di vita ed è ben documentata nel catalogo edito da Silvana editrice che accompagna l’esposizione.

pOSTA


PASSIONE MOTOCROSS Ricordarli tutti diventa un’impresa, me ne accorgo durante una chiacchierata con Andrea Perego, figlio di uno di quei campioni che di nome faceva Gino. Insieme a lui stiliamo una lunga lista di nomi di piloti che in quegli anni fecero di Bergamo la terra del Motocross. Importata forse dall’Inghilterra la moda di andar per prati, fossi e sentieri con la moto, nacque verso la fine degli anni sessanta ed esplose nei due decenni seguenti. Le motociclette, fino ad allora pensate e costruite per andare sulla strada, iniziarono una trasformazione che le porterà, alla fine di quel percorso, a trasformarsi nelle Enduro che oggi “solcano” i deserti e scalano impervie montagne. Forse per la ricchezza di percorsi alpini, forse per la passione molto bergamasca di scalare montagne, fatto sta che l’incontro di questi fattori con la motocicletta da cross fu inevitabile e fece diventare la provincia orobica terra di campioni con un seguito di pubblico mai più eguagliato in seguito. Perego, Farioli, Taiocchi, Oldrati, son solo alcuni dei campioni che conquistarono allori su allori nelle varie categorie e diffusero la passione per questo sport e la “moda” per questo tipo di motocicletta, come oggi tra le auto si diffonde quella del Suv.


E, come oggi, non tutti quelli alla guida di un gippone vanno oltre il percorso casa-ufficio, anche negli anni 70/80, la due ruote di moda, anche se non si andava per sentieri o sui greti dei fiumi, era la moto da cross, con i forcelloni lunghi, la ruota tassellatissima il parafango rialzato sulla ruota sia davanti sia dietro, il motore alto da terra per superare senza danni gli ostacoli.

PASSIONE MOTOCROSS

Tanta era la domanda di moto così concepite che nacquero, in quei gloriosi anni del motocross, tanti piccoli costruttori che affiancarono con le loro serie quasi sempre semi artigianali i grandi nomi del mercato ognuno dei quali aveva modelli da cross in listino, persino la Moto Guzzi. Spesso quei piccoli costruttori, che raramente diventeranno grandi, utilizzavano i propulsori Sachs, una casa austriaca, altra patria del motocross. Il classico era il 125 con la testata tutta alettata a ventaglio per favorire il raffreddamento del compatto propulsore adattabile facilmente alla culla di un qualsiasi telaio tubolare. Rond, Gori, Ancillotti, Swm... sono solo alcuni dei nomi di altrettanti costruttori che sfornarono una miriade di moto da cross. La regina per gli amanti puri era il K, la KTM, contrastata nelle competizioni dal Puch che montava un suo propulsore. Non mancavano Benelli, Morini, Gilera e la già menzionata Moto Guzzi. Solo sul finire di quella epopea si affacciarono i colossi nipponici ma la grande stagione del motocross volgeva al termine anche perchè contrastata da movimenti ambientalisti preoccupati dell’invasione dei rombanti centauri a cavallo dei rumorosi destrieri. Scacciati dai sentieri di montagna, se non convertiti al più rispettoso Trial, nal quale primeggiarono case iberiche come Montesa e Bultaco, i campioni del cross hanno allargato gli orizzonti andando a scorazzare in mezzo ai deserti lungo il cammino della Dakar. Ma questa è un’altra storia. Quella degli anni d’oro del motocross bergamasco prosegue invece nei prossimi numeri dove andremo a cercare glu uomini che hanno vissuto quell’epopea.

sopra la incredibile Hercules con motore sachs e la particolare forcella anteriore

A sinistra dall’alto la Aspes, la Benelli, la Ancillotti e la Ossa. Qui sopra la Bultaco la Rond


Dall’alto la swm, la maico, la moto morini e la dkw

dall’alto la KTM, la moto morini, la sachs Perego e la gilera


BMW i8 COUPÉ i8 ROADSTER

una ROADSTER DaL FUTURO Il futuro dell’auto sportiva è già disponibile in due varianti di carrozzeria. Le nuove BMW i8 Roadster e BMW i8 Coupé, entrambe ibride plug-in, dispongono della tecnologia BMW eDrive ulteriormente sviluppata, che consente maggiore autonomia e più tempo in modalità puro elettrico. La nuova BMW i8 Roadster rappresenta un’innovativa espressione di libertà: Open-top, una due posti senza compromessi, che nella modalità eDrive consente una guida virtualmente silenziosa e senza emissioni locali fino a 120 km/h. Design esterno emotivamente potente con un’elegante dinamica e centro di gravità visivamente più basso.


La capote morbida di elevata qualità copre un’ampia area, si apre e si chiude in silenzio con il semplice tocco di un pulsante in 15 secondi e viaggiando a 50 km / h. Sistema di trazione ibrida plug-in con tecnologia BMW eDrive ottimizzata. Motore elettrico con max. potenza aumentata a 105 kW / 143 CV. Guidare con il solo motore elettrico è possibile fino a 105 km/h (precedentemente 70 km). Premendo il pulsante eDrive si spinge il puro elettrico fino a 120 km/h. Portata elettrica: 53 chilometri. Il motore a benzina a tre cilindri ha una potenza invariata di 231 CV. Motore, acustica ed emissioni ottimizzate con filtro antiparticolato integrato. Consumo combinato di benzina: 2,1 -100 km, emissioni di CO2 dalla benzina: 46 g / km Il design degli interni di Carpo è di serie su entrambi i modelli, per la BMW i8 Roadster esclusivamente in Ivory White / Black e per la BMW Coupé i8 in bianco avorio.


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PORSCHE

ANNI DI AUTOMOBILI SPORTIVE

Veloci. Senza compromessi. Dalla forte carica emozionale. Negli ultimi 70 anni, il marchio Porsche è stato sinonimo di vetture sportive ai massimi livelli. Il primo veicolo a portare il nome Porsche è stato immatricolato l’8 giugno 1948: si trattava della 356 “N.1” Roadster. Questo è il giorno che ha visto nascere il marchio Porsche. Con la 356 si realizzò il sogno di Ferry Porsche in fatto di automobili sportive. “La sua visione di allora incarnava tutti i valori che continuano ancora oggi a caratterizzare il marchio”, ha dichiarato Oliver Blume, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Porsche AG, durante l’evento di inaugurazione del Nuovo Anno tenutosi presso il Museo Porsche. “La tradizione è un impegno. Senza la nostra tradizione e senza i nostri valori fondanti, non saremmo arrivati dove siamo oggi”, spiega Blume. “Intendiamo mantenere lo standard di eccellenza tecnica stabilito da Ferry Porsche ora e in futuro.

La mobilità dinamica intelligente ha un grande futuro davanti a sé. E noi disponiamo di una solida esperienza e competenza tecnologica, di collaboratori creativi e di uno spirito di squadra unico che ci consentiranno di far parte di questo futuro. Abbiamo quello che ci vuole per garantire che il marchio Porsche sia sempre in grado di affascinare, anche fra altri 70 anni.” La storia del marchio Porsche comincia nel 1948. Eppure la casa costruttrice di auto sportive si fonda sul lavoro di una vita svolto dal Professore Ferdinand Porsche, che il figlio Ferry ha poi portato avanti. Ferdinand Porsche aveva infatti progettato innovazioni pionieristiche per l’industria automobilistica già agli inizi del secolo scorso. Nel 1900 costruì un’auto elettrica con motori integrati nel mozzo delle ruote conosciuta con il nome di Lohner-Porsche, un veicolo sul quale avrebbe poi basato la prima autovettura al mondo con trazione integrale.


Nello stesso anno creò un primo modello per veicoli ibridi sviluppando un propulsore ad alimentazione mista elettrica e a benzina. Nel 1931, Ferdinand Porsche fondò il proprio studio ingegneristico. La “Berlino-Roma” presentata nel 1939 segnò la nascita della sua idea di una vettura sportiva a marchio Porsche, sebbene il suo sogno sia stato realizzato da suo figlio Ferry solo nel 1948, con la 356. Il successore del modello 356, la Porsche 911 progettata dal figlio di Ferry Porsche, Ferdinand Alexander, rappresentò la svolta per l’azienda, consentendole di affermarsi come uno dei leader mondiali fra i costruttori di auto sportive dal punto di vista tecnico e stilistico. Della Porsche 911, presentata al pubblico in anteprima mondiale nel 1963, sono stati realizzati ad oggi più di un milione di esemplari. “Sebbene la 911 sia stata oggetto di sviluppi coerenti nei decenni successivi e sia stata ottimizzata a più riprese con l’introduzione di tecnologie nuove e innovative, nessun altro modello è riuscito

a mantenere la sua natura originaria così come la 911”, precisa Blume. “Tutti i modelli Porsche che sono stati sviluppati di recente o che lo saranno in futuro si basano su questa auto sportiva. In quanto fulcro del marchio, la 911 è diventata la vettura sportiva dei sogni, conquistando il cuore degli appassionati di tutto il mondo”. Il futuro delle sportive a marchio Porsche si sta già profilando con chiarezza sotto forma della Mission E, la prima vettura a propulsione esclusivamente elettrica prodotta dalla Casa di Zuffenhausen. Questa concept car unisce la linea dal forte impatto emozionale tipica di una Porsche a prestazioni dinamiche eccezionali e a una praticità lungimirante. La quattro porte a quattro posti separati si distingue per una potenza erogata complessiva di oltre 440 kW (600 CV) e un’autonomia superiore ai 500 km; accelera da 0 a 100 km/h in meno di 3,5 secondi e può essere ricaricata all’80% in circa 15 minuti.


Stilista anche tu

Grazie ad una borsa Pizzi e merletti, modelle e sfilate. È il dorato mondo della moda, un settore che da sempre vede noi italiani in pole position per stile, creatività e qualità. Dall’Italia sono nate firme importanti quali Valentino, Armani, Versace e molti altri mostri sacri che per oltre un ventennio ci hanno fatto sognare con i loro defilé memorabili. Oggi il fascino system reclama talenti nuovi e noi vogliamo aiutarlo rendendo partecipi tutti i nostri giovani lettori di un concorso indetto da Mks Milano Fashion School, l’Istituto Accademico di Alta Formazione nel mondo della moda che, per l’anno Accademico 2018/19, mette a disposizione due borse di studio dal valore complessivo di 26.400 Euro. Due riconoscimenti in memoria del Professor Giulio Marangoni (inventore nel 1935 del metodo modellistica per il taglio e la confezione degli abiti femminili) che consentiranno ai vincitori di frequentare il corso Triennale in Fashion Design o il corso Annuale in Modellistica. Per concorrere al premio gli studenti interessati dovranno presentare bozzetti di un capo d’abbigliamento che verrano valutati da una commissione composta da docenti e professionisti del settore in base a creatività, originalità ed innovazione. Via libera quindi alla fantasia chiave di volta per trasformare i propri sogni in realtà!

Per informazioni: www.mksmilanofashionschool.it MKS Milano Fashion School è un marchio Backstage Service s.r.l. Via Santa Marta 18 – 20123 Milano Tel. +39 02 91630490 | cell +39 328 1943456 info@mksfashionschool.com


MENO TASSE P LA POLITICA A MOD”A” MIA DROGA SESSO MENO TASSE P SESSO DROGA MENO TASSE P SESSO DROGA MENO TASSE P SESSO DROGA MENO TASSE P SESSO DROGA MENO TASSE P Primavera “calda” quella che si appresta a vivere il nostro Paese, all’alba di quello che tutti professano come un “nuovo giorno”. Noi abbiamo deciso di riderci un po’ su, visto che di pianti, ad ascoltare la campagna elettorale con le sua mille promesse e i continui cambi di schieramento, ne facciamo già abbastanza. E quindi cosa di più cool se non dedicare giusto un piccolo spazio ai nostri politici vip e ai loro possibili look primaverili? Ecco quindi il decano pierluigi bersani con uno street style di tutto punto firmato Dior che si contrappone ad un mood “boy don’t cry” by Missoni di matteo Salvini, sempre più imbronciato (chissà perché!).


“LI CHIAMAVANO INFLUENCER” PIÙ VACANZE A E ROCK&ROLL PIÙ VACANZE A E ROCK&ROLL PIÙ VACANZE A E ROCK&ROLL PIÙ VACANZE A E ROCK&ROLL PIÙ VACANZE A E ROCK&ROLL PIÙ VACANZE Dandy al punto giusto l’Angelino Alfano che, in un total Moschino by Jeremy Scott, non tralascia di tenere un piede in due scarpe (che non si sa mai). Sicuro di sé il Cinque Stelle LUIGI Di Maio, già autocelebratosi “The King” by Dolce & Gabbana: un vero e proprio influencer”! Ma del resto forse non è un Movimento nato dal sistema binario?!. Stile molto rock invece per il leader del PD Matteo Renzi firmato dalla testa ai piedi Alexander McQueen tutto “Meno Tasse, Droga e Rock’n’roll”! Chiude la sfilata il nostro forever young Silvio Berlusconi che, in MSGM, ha trovato il suo outfit favorito “so young so good”. E mi consenta!


JEFF BECK al Vittoriale 23 giugno 2018

Considerato tra i migliori chitarristi di sempre, colonna portante dell’evoluzione della chitarra moderna, con 8 Grammy Aword e 16 nomination e una carriera luminosissima da guitar hero, sabato 23 giugno sul palco vistalago di Gardone Riviera arriva JEFF BECK, nel primo concerto italiano del tour di presentazione dei suoi leggendari successi, accompagnato dall’inconfondibile stile di Vinnie Colaiuta alla batteria e dalla carismatica bassista australiana Tal Wilkenfeld. Creativo al limite del visionario, versatile e dotato di un suono inconfondibile, dal 2003 inserito da Rolling Stone al quinto posto della classifica dei 100 chitarristi migliori di tutti i tempi, Jeff Beck è universalmente riconosciuto come un grande innovatore della tecnologia e delle tecniche della chitarra moderna.   Musicalmente attivo dai primi anni Sessanta, Jeff Beck nasce nel 1944 nel Surrey, in Inghilterra. Abbraccia la prima chitarra acustica a dieci anni e inizia la propria attività come turnista nei Tridents, ma la sua carriera decolla quando viene chiamato a sostituire Eric Clapton negli Yardbirds, al fianco del leggendario Gimmy Page, poi fondatore dei Led Zeppelin. Vi rimane per poco più di un anno, ma in questa formazione fa in tempo a comparire nella celebre scena finale del film-cult di Michelangelo Antonioni Blow Up, dove un giovanissimo e grintoso Jeff Beck si esibisce nell’atto di sfasciare una chitarra. Musicista versatile e abile show-man, nel 1968 Jeff Beck forma il Jeff Beck Group (Rod Stewart alla voce, Ron Wood al basso, Nicky Hopkins al pianoforte, Mick Waller alla batteria), con il quale pubblica due album, “Truth” e “Beck-ola”, entrambi molto ben accolti dalla critica musicale e a oggi considerati antisegnani dell’heavy metal. Beck chiude gli anni Sessanta semi immobilizzato a seguito di un incidente automobilistico. Successivamente, dopo aver rifiutato un ruolo nei Rolling Stones e in seguito alla dipartita di Stewart e Wood, dà nuova vita al Jeff Beck Group con Clive Chapman al basso, Max Middleton alle tastiere, Cozy Powell alla batteria e Bob Tench alla voce. Una nuova direzione artistica accompagna la rinata formazione, la quale prende derive pop, rock, rhythm’n’blues e jazz, anticipando il concetto di musica fusion. Pubblicano due album nei primi anni Settanta, sciogliendosi poco dopo.Nel 1972 Jeff Beck dà vita al power trio Beck, Bogert & Appice, incidendo un solo singolo di successo, una cover di “Superstition” di Stevie Wonder. Ma la carriera artistica di Jeff Beck è costellata di successi, tra collaborazioni importanti (tra cui Roger Waters, Bon Jovi, Cyndi Lauper, ZZ Top, Carlos Santana) e dischi solisti. Nel 1975 incide il primo album solista strumentale, “Blow by Blow”, un disco decisamente fusion per l’epoca, ma che ebbe un inaspettato successo di critica e pubblico, riuscendo – primo nella storia dei dischi strumentali – nell’impresa di entrare nella Top 10 americana, piazzandosi al quarto posto e valendo al suo autore un disco di platino. Seguirono altri nove album solisti, di cui l’ultimo “Loud Hailer”, nel 2016, a sei anni dal precedente. Nel 2015 viene invece pubblicato “Live at Hollywood Bowl”, in occasione del concerto per celebrare i 50 anni di carriera. Nel 2003 la rivista Rolling Stone lo inserisce al quinto posto della classifica dei 100 chitarristi più bravi di tutti i tempi, riconoscendogli soprattutto il merito di essere stato un grande innovatore nella tecnologia e nelle tecniche della chitarra moderna.


PRO

pOSTA

Pino Pascali Mediterraneo Metropolitano FINO al 21 aprile 2018 Galleria Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero 13, 25121 (Brescia) A 50 anni dal tragico incidente in moto che interruppe anzitempo la parabola artistica di Pino Pascali (Bari, 1935 – Roma, 1968), la galleria Colossi Arte Contemporanea di Brescia celebra uno dei più rilevanti protagonisti del panorama artistico italiano del Novecento, riproponendo la mostra Mediterraneo Metropolitano, realizzata nel 2011 con il patrocinio della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare (Ba) e accompagnata dal catalogo corredato dal testo introduttivo di Rosalba Branà, direttrice della Fondazione. In mostra un’ampia selezione di opere realizzate per la casa di produzione di cortometraggi pubblicitari Lodolofilm, di Sandro Lodolo, tra il 1958 e il 1968, periodo durante il quale Pascali lavorò non solo come scenografo, ma anche come creatore di personaggi, storie animate, sketch comici o intermezzi musicali per spot pubblicitari per il celeberrimo format televisivo Carosello, introdotto dalla Rai nel 1957. A partire dal 1958, Pascali instaurò con Lodolo un intenso rapporto professionale e di profonda amicizia. Nei lavori per la pubblicità presentati in questa mostra, l’energia dirompente dai simboli, dalle insegne luminose e dagli slogan della brulicante metropoli romana segnata dAl boom economico, si combina alle immagini, ai ricordi e alle citazioni che compongono l’immaginario visivo “mediterraneo” e fanciullesco dell’infanzia di Pascali.


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Gamma Q5. Valori massimi: consumo di carburante (l/100 km): ciclo urbano 10,8 - ciclo extraurbano 6,8 - ciclo combinato 8,3 emissioni CO2 (g/km): ciclo combinato 189.

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