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ANNO 13 - N° CENTOTRENTAQUATTRO - NOVEMBRE 2017 - € 3

BRESCIA

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SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

MAGAZINE

IN COPERTINA ELEONORA ABBAGNATO A SAEF ACCADEMY 2017 GHEDI: ARRIVANO GLI F35 CHIARI: IL SUCCESSO DELLA MICROEDITORIA BREBEMI: INAUGURATO L’ULTIMA BRETELLA INCA: L’ULTIMA GRANDE MOSTRA

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IL SOGNO

Avere un sogno e “vivere” per esso: dare un “significato” al “perché” della nostra vita. Essere persone e cittadini di un mondo globale. Esseri curiosi: vedere e capire nella natura e nell’animo umano. Non avere paura di affrontare un futuro imprevedibile: essere coscienti e partecipi della responsabilità sociale che ognuno di noi ha, aiutando i giovani a crescere e a essere liberi di esprimere sé stessi e tutti a vivere nella costruzione di una società armonica. Costruire - tutti assieme - una società capace di adottare una visione unitaria delle nostre origini, della nostra genesi; solo la “conoscenza” ci può dare le risposte, attraverso la compenetrazione di arti, scienze e tecnologie e l’ispirazione di una visione umanistica che deve spingerci ad interrogarci tutti sul “perché viviamo”. Un’eredità per il sogno dei giovani, per alimentare uno sguardo ottimistico, fiducioso e proattivo verso un mondo migliore, verso un futuro imprevedibile ma possibile, abbracciandolo con responsabilità e con una visione etica, democratica e inclusiva verso tutti. Marino Golinelli


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I GRAFFI DI BRUNO

Bruno Bozzetto


BRESCIA

IN QUESTO NUMERO

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autorizz. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004

BERGAMO www.qui.bg.it

F35 a Ghedi: defender are coming

Fatebenefratelli regole e valori

Brixia Comics and games

BreBeMi: l’ultimo raccordo

Chiari: la Microeditoria cresce

Iseo Lake 1930

Palazzo Torri a Cortefranca

Franciacorta: Maurizio Zanella

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EDITA PERIODICI srl Via Bono 10 Bergamo tel 035.270989 fax. 035.238634 www.editaperiodici.it Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it Responsabile grafica: Paolo Biava grafica@qui.bg.it Responsabile pubblicità: Roberto Maestroni roberto.maestroni@editaperiodici.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Hanno collaborato in redazione: Alice Bonanno, Bruno Bozzetto, Lisa Cesco, Franco Gafforelli, Maurizio Maggioni, Giorgio Paglia, Valentina Colleoni, Roberto Maestroni Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Stroppa, Daniele Trapletti Stampa: Euroteam Nuvolera Brescia


DEFENDERS

ARE COMING

AVVATI I LAVORI PER OSPITARE PRESSO LA BASE DI GHEDI I NUOVI CACCIABOMBARDIERI F35 DELL’AERONAUTICA MILITARE


DEFENDERS

ARE COMING


La base dell’Aeronautica Militare di Ghedi ha iniziato i preparativi per ospitare i nuovi cacciabombardieri F35 che saranno stanziati nei prossimi anni in sostituzione dei Tornado in servizio dal 1982. Dopo la presentazione del febbraio scorso, a Ghedi, l’arrivo degli F35 sulla linea di volo bresciana andrà di pari passo con la loro produzione nello stabilimento di Cameri, in provincia di Novara, dove la divisione velivoli di Leonardo (ex Finmeccanica) sta assemblando i caccia «italiani» della Lockheed Martin. Inizialmente l’Italia aveva prenotato 131 aerei F35 per una spesa stimata in 12,9 miliardi. Ora, dopo le polemiche, sui costi, la spesa di ciascun velivolo è stata rivista al ribasso e la commessa ridotta a 90 caccia una trentina dei quali dovrebbe poi essere stanziata a Ghedi. Il perimetro dell’aeroporto militare resterà lo stesso, ma al suo interno verranno realizzate nuove infrastrutture per ospitare i nuovi caccia di quinta generazione, concepiti in modo da essere invisibili ai radar e operare in rete con altri sistemi di sicurezza. Il 30 ottobre sulla Gazzetta Ufficiale è infatti stato pubblicato il  bando di gara  per la progettazione definitiva degli shelters, gli hangaretti destinati ad accogliere i nuovi aerei, dell’hangar di manutenzione e della palazzina comando. Una gara a procedura ristretta con scadenza il 4 dicembre (ore 16.30) che vale ben 2 milioni e 505mila euro. Chi vincerà il bando, avrà 120 giorni per presentare gli elaborati tecnici. Poi altri due mesi e mezzo se ne andranno per verifiche e validazioni del progetto. Insomma, fatti due conti i lavori dovrebbero partire a fine 2018: un investimento quantificato in 60,7 milioni di euro.


DEFENDERS

ARE COMING

L’F-35 include un cannone a cinque canne da 25 mm montato internamente con 220 colpi. Internamente saranno inseriti fino a due missili aria-aria e due armi aria-terra e l’armamento include missili, il Joint Direct Attack Munition, il Joint Standoff Weapon, le bombe GBU-39 (un massimo di quattro in ogni stiva), i missili Brimstone, le munizioni a grappolo (WCMD) e i missili AGM-88 HARM. Possono essere alloggiati altri missili, bombe e serbatoi di carburante ai quattro piloni alari e nelle due posizioni sulle punte delle ali, ma con lo svantaggio di rendere l’aereo più rilevabile dai radar.


Il Lockheed Martin F-35 Lightning II, o Joint Strike Fighter-F35, è un caccia multiruolo monoposto di 5ª generazione, a singolo propulsore, con ala trapezoidale a caratteristiche stealth. Le sue capacità multiruolo lo rendono utilizzabile per compiti di supporto aereo ravvicinato, bombardamento tattico e missioni di superiorità aerea. Battendo il Boeing X-32, è diventato il vincitore della gara per il programma JSF (Joint Strike Fighter) per la ricerca di un aereo che potesse sostituire diversi modelli dell’USAF, dell’US Navy e dei USMC (Marines). Inizialmente era previsto che circa l’80% delle parti fosse in comune fra le diverse versioni, ma poi, con l’evolversi del progetto, ci si è accontentati di raggiungere questa percentuale includendo anche parti specifiche per ogni versione, ma comunque suscettibili di una lavorazione comune. In ogni caso, tutta l’elettronica di bordo e buona parte del software saranno molto simili.

Esistono tre versioni dell’F-35: una variante a decollo e atterraggio convenzionale (F-35A - Conventional Take Off and Landing), una variante a decollo corto e atterraggio verticale, per poter operare da portaerei di dimensioni ridotte come la portaerei italiana Cavour (F-35B Short Take Off And Vertical Landing), e una variante per l’uso su portaerei convenzionali dotate di catapulte (F-35C - Catapult Assisted Take Off But Arrested Recovery). Molti Paesi, anche europei, stanno valutando il velivolo per sostituire alcune tipologie di aerei da combattimento delle proprie aeronautiche o marine. La versione B a decollo corto è indicata per gli incrociatori portaerei o portaelicotteri non muniti di ponte di volo sufficientemente lungo per il decollo di aerei tradizionali mediante catapulte, come gli incrociatori britannici della classe Invincible o il Cavour italiano; l’F-35 è inoltre dotato di caratteristiche stealth.


Michela Facchinetti


“LE REGOLE E I VALORI”: UN’ESPERIENZA INNOVATIVA IN COMUNITÀ Testo Lisa Cesco - Fotografie Matteo Biatta

Unire la dimensione riabilitativa a quella valoriale e interiore è un obiettivo possibile, come dimostra l’esperienza avviata all’Irccs Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia con il progetto “Dalla regola al valore che c’è in me”. L’iniziativa, che ha preso il via lo scorso settembre e si concluderà con la fine di novembre, si è sviluppata nella Comunità Fra Raimondo dell’Irccs, una comunità psichiatrica a media protezione che accoglie una ventina di ospiti. Sulla base del lavoro svolto da tempo con il gruppo di accompagnamento spirituale e religioso, e alla luce di alcune tematiche emerse, si è deciso di avviare dieci incontri sulle regole con la partecipazione di sei ospiti individuati dall’équipe secondo bisogni e obiettivi specifici, affiancati da un’educatrice e dalla referente per l’accompagnamento spirituale Michela Facchinetti. Un gruppo variegato che ha intrapreso un percorso sul tema delle regole, declinate come regole sociali ma anche come precetti interiori. “Una comunità per funzionare deve darsi delle regole, questo tema è molto concreto perché qui viene vissuto tutti i giorni, e richiama anche il tema dei limiti e delle risorse di ciascuno”, sottolinea Facchinetti ricordando come con le regole si devono misurare da vicino anche gli operatori, a confronto con la fatica di dire dei no. Ogni martedì mattina il gruppo si ritrova attorno a un grande tavolo si cui sono adagiate innumerevoli citazioni sul tema delle regole. Ci si confronta, si scelgono, argomentandole, quelle che piacciono di più per costruire un grande puzzle che parla dei vissuti e delle aspettative di ciascuno. Attraverso brevi filmati, letture, giochi, esercizi, momenti di condivisione affiorano pensieri e sentimenti sui temi fondanti delle regole e dei valori. Il percorso genera emozioni che vengono raccolte sia all’inizio che alla fine di ogni incontro. L’obiettivo è scoprire come le regole di tutti i giorni possano essere interiorizzate, guidate e comprese, esplorare le risorse interiori che possono sorreggerci nelle difficoltà, conoscere la propria interiorità e imparare a scegliere. Con i ricercatori dell’Irccs ci si sta confrontando per capire se sia possibile “misurare” il benessere generato da questa attenzione alla persona, per poter disporre anche di parametri oggettivi di valutazione dei risultati raggiunti. “I valori e i codici che danno significato alla nostra vita si sviluppano in relazione con il nostro mondo interiore, nelle relazioni familiari e sociali e con l’alterità spirituale/religiosa – osserva Facchinetti – L’esperienza di gruppo vuole percorrere alcune delle tappe del cammino dell’essere umano alla ricerca di identità”. L’attenzione all’universo valoriale è un aspetto peculiare dell’ordine dei Fatebenefratelli che, richiamandosi all’opera del fondatore, San Giovanni di Dio, da sempre mette al centro la persona, prestando attenzione a tutte le dimensioni dell’essere umano e valorizzando gli aspetti di ospitalità e accoglienza.


“LE REGOLE E I VALORI”: UN’ESPERIENZA INNOVATIVA IN COMUNITÀ


“Crediamo che dovrebbe essere così per tutti gli ospedali, dal momento che la componente interiore è un elemento fondamentale, qualcosa che c’è sempre e che andrebbe curato come si cura il corpo. Ma è proprio l’attenzione a questa dimensione interiore che molto spesso manca nei luoghi della cura”, afferma fra Marco Fabello, presidente dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia. Per incentivare questa sensibilità l’istituto di via Pilastroni promuove da alcuni anni con la facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Brescia il corso di perfezionamento in “Umanizzazione e dimensione spirituale della cura nei contesti interculturali”. L’obiettivo è formare operatori che, all’interno dei contesti di cura, siano in grado di rispondere in modo “olistico” alle necessità delle persone che vivono situazioni di fragilità, mettendo a fuoco una lettura complessiva dei bisogni, con particolare attenzione ai contesti culturali di provenienza e ai bisogni spirituali delle persone.

Diversi operatori dell’Irccs hanno intrapreso questo tipo di formazione mirata. L’iniziativa dedicata al mondo delle regole si inserisce in una più ampia progettualità realizzata con gli ospiti della comunità, a partire dal percorso di accompagnamento spirituale e religioso che viene proposto non solo agli ospiti, ma anche agli operatori e ai familiari. Un impegno sul versante umanistico e valoriale che si è tradotto anche in occasioni di ritiro spirituale nel parco dell’Adamello, per trascorrere due giorni a contatto vivificante con la natura, riattivando capacità e ricordi. Molto significativo anche il progetto carcere realizzato in collaborazione con la casa circondariale di Verziano, con momenti di incontro fra alcuni ospiti dell’Irccs e alcuni detenuti, mediati da educatrice e psicologa, per misurarsi sull’ascolto, la condivisione e l’accoglienza delle proprie emozioni e di quelle dell’altro.


CHI C’ERA

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BRIXIA COMICS AND GAMES LA VERSIONE 2.0 DELLA TRADIZIONALE FIERA DEL FUMETTO, UN APPUNTAMENTO A MISURA DI COSPLAYER

Una mostra mercato del fumetto usato e da collezione che abbraccia tutti i gusti, da quelli “vintage” e tradizionali fino ai protagonisti delle più attuali serie giapponesi. E poi via libera al mondo del Cosplay, con un grande raduno di eroi mascherati: è un fenomeno nato in Giappone che consiste nell’indossare un costume e una maschera che rappresenti un personaggio riconoscibile, solitamente dell’universo Anime e Manga, i fumetti del sol Levante. Ma da sempre i cosplayer interpretano anche personaggi di videogiochi, band musicali, artisti, giochi di ruolo, film, serie tv e persino pubblicità. Gli ospiti più attesi erano i Mates, il gruppo youtuber formato da St3pny, Surrealpower, Anima e Vegas che con 4.000.000 di iscritti e 100 milioni di visualizzazioni sono i nuovi idoli dei teenagers, giocatori accaniti e amanti delle sfide di ogni tipo. Con loro c’è anche LaSabriGamer, la gamer più famosa di YouTube italia.  Questa edizione di Brixia Comix&Games è stata speciale per tutti gli appassionati di Clash of Clans e Clash Royal per la prima tappa dello STORM TOURNAMENTS di Clash of Clans e Clash Royal.

Ph. Franco Gafforelli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


NUOVO CONAD ISEO inaugurazione 6 dicembre ore 10.00 TUTTI INVITATI una realizzazione

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LA LETTERA

Sopra il manifesto dell’UDC svizzero il Partito del ceto medio come si autodefinisce. Sotto gli italiani rappresentati come ratti, quindi sporchi e dannosi, in una recente campagna contro gli immigrati

L’ITALIANO IN SVIZZERA Sono un italiano: fin qui, nessuna colpa. Appartengono alla “classe 1984”: nemmeno questa una colpa. Una “sfiga” forse sì: quella di appartenere ad una generazione di mezzo, quella generazione “Y” nata a cavallo tra gli anni ’80 e ‘90: né “figli dei fiori” (per lo più “figli di papà” in lotta per superbi ideali, almeno finché non entrati in banca o ottenuto un posto fisso); né figli della globalizzazione (svezzati a pane e smartphone e quanto mai “cittadini del mondo”). Una generazione “ibrida” cresciuta in un mondo jurassico ormai estinto, dopato da un benessere diffuso e indottrinato dal mito della crescita felice. “Studia e farai strada”, dicevano in tanti; “una laurea in Legge è meglio di un’assicurazione sulla vita”, aggiungevano altri. Ed eccomi qui, a 33 anni, crocifisso dal mercato del lavoro, con una Laurea (cum Laude) in tasca e tanti sogni in un cassetto che non si aprirà mai… Il miraggio resta sempre lo stesso: né la fama, né il successo, né la ricchezza, nemmeno il famigerato “posto fisso”… Semplicemente un lavoro, un dignitosissimo lavoro, che consenta finalmente di esclamare: “ce l’ho fatta!”. Una doverosa puntualizzazione - per tutti i tastieristi seriali pronti a sparare giudizi come sentenze -: non datemi del “choosy” o “kippers” o “neet”, per favore! In primis, perché odio l’esterofilia imperante: quantomeno usiate un epiteto nostrano (“sfaticato”, “fannullone”…); in secundis, poiché non mi sono di certo adagiato sugli allori. La laurea è stata un traguardo raggiunto dopo anni di fuori corso, ma al costo di mantenersi a tutti i costi da solo, alternando lavoretti in nero e tirocini “aggratis” (anzi, a mie spese): per definire al meglio la mia posizione, conierei il neologismo di “diversamente occupato”! Dimenticavo: oltre ad esser figlio degli anni ’80, sono un figlio del Sud: la medaglia al petto di “sfigato”, dunque, me la sono meritatamente conquistata! Cosa vuol dire, per un giovane - non raccomandato e senza un’impresa di famiglia alle spalle - cercare lavoro al Sud? Il più delle volte, un gioco al lotto: con la differenza, in questo caso, di giocare sulla propria pelle! Arrivati al primo bivio della propria vita (i trent’anni), così, è facile voltarsi indietro ed accorgersi di aver sprecato i propri anni migliori tra cumuli di libri e lavoretti eternamente precari, temporanei, a scadenza… Il prezzo necessario da pagare per non essere scavalcati da chi gioca al rialzo nella disperazione! Si superano i trent’anni, poi, e si scopre d’improvviso di esser troppo presto invecchiati per il mondo del lavoro: bonus a go-go per l’assunzione di under-29, con buona pace per chi non è né tanto giovane né tanto vecchio! Allora ci si ributta nuovamente a capofitto negli studi, preparandosi per un concorso pubblico. Peccato che, eliminati tutti quelli per i quali vige il solito dolente limite d’età, di corposi ne restano ben pochi. E, quando per mesi ti prepari per uno dei pochi concorsi a cui aspirare (si veda quello per Assistenti Giudiziari), ti ritrovi a tirare le somme con altri 300 mila candidati per poche centinaia di posti! Giunge inesorabile, così, il momento di pensare alla fuga, a scappare all’estero! Quale meta migliore della vicinissima Svizzera (e dell’italianissimo Canton Ticino)? Ripensi ai tanti che ce l’hanno fatta, trovando la loro fortuna tra la Svizzera, il Belgio e la Germania, e molli tutto - gli affetti e le amicizie di una vita - per partire, pronto a sfidare la sorte per un tozzo di pane. Passano i mesi, e ti rendi però conto che il Paradiso non è di questa Terra… Cerchi un lavoro attinente ai tuoi studi? Ben presto ti accorgi che qui la tua laurea è fondamentalmente “carta straccia”! Cerchi un qualsiasi lavoro, pur umilissimo, che ti permetta di vivere dignitosamente? Nella migliore delle ipotesi, qualora non si richieda il tedesco madrelingua (un’oscenità per qualsiasi italiano medio!), o uno dei tanti attestati federali immaginabili (anche per un posto di lavapiatti!) o un permesso di soggiorno (un miraggio senza prima un contratto in mano…), ti rispondono: “ma lei è sprecato per questa posizione…”. Col morale a terra, continui ancora a cercare la tua strada, tra cartelloni pubblicitari che raffigurano gli italiani come “ratti” e, un po’ ovunque, giornali che sfoggiano titoli a tutta pagina del tipo “Costretti ad emigrare!” (riferiti, stavolta, ai Ticinesi, a causa dell’immigrazione italiana). Sconfortato, sull’orlo di una crisi di nervi, chiudi gli occhi, e ti accorgi di vivere con un pugno di mosche in mano… ma un tesoro inestimabile attorno: la tua famiglia, gli affetti più cari, sempre al tuo fianco, comunque pronti a sorreggerti. Ed è in questi momenti che un dilemma, come una preghiera, ti scuote brutalmente la coscienza: si può certamente vivere “per” la famiglia; ma fin quando si può sopravvivere “di” famiglia??? Gaspare (Un italiano in Svizzera) ragioniamobene@gmail.com


CHI C’ERA

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BREBEMI

COLLEGATA ALL’A4 Inaugurata l’interconnessione tra Brebemi e A4 durante un evento svoltosi Lunedì 13 novembre in presenza del Presidente di Brebemi, Francesco Bettoni, del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, dell’Assessore regionale ai Trasporti, Alessandro Sorte, del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Del Rio, oltre ad altre numerose autorità istituzionali che si sono succedute sul palco. Da quando la Brebemi, o “direttissima Brescia-Milano”, è stata ufficialmente aperta nel 2014 le problematiche sin da subito manifestatesi sono state sotto gli occhi di tutti. La mancanza del raccordo con la A4 e un piano tariffario particolarmente oneroso hanno determinato una percorrenza di veicoli giornalieri molto al di sotto delle aspettative e dei programmi. Crediamo che da oggi la nuova autostrada possa raggiungere quei traguardi originariamente previsti e non realizzati. Come è stato evidenziato dal Presidente Francesco Bettoni ancora alcuni interventi nel comparto milanese sono da realizzarsi. Ciò nonostante la barriera inaugurata rappresenta il trampolino di lancio di questa arteria vitale del territorio lombardo.

Ph. Franco Gafforelli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


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LA RIGENERAZIONE DEI MERCATI

LO SCORSO 24 OTTOBRE IL GRUPPO TECNOCASA HA PRESENTATO DATI INEDITI SUL MERCATO IMMOBILIARE E CREDITIZIO CHE ATTESTANO IL RISVEGLIO DEGLI INVESTITORI “La rigenerazione dei mercati. Dall’immobiliare al creditizio nuovi trend e aspetti sociodemografici”: questo il titolo del convegno promosso dal Gruppo Tecnocasa lo scorso 24 ottobre a Brescia presso la sede di Confesercenti in via Salgari 2. Un’iniziativa, divenuta ormai annuale, che ha richiamato l’interesse non sono di molti addetti ai lavori ma anche di numerosi cittadini ingolositi dall’opportunità di acquistare un’abitazione in virtù di condizioni davvero favorevoli. Tra i presenti Marco Anzini, Team manager Tecnocasa, Claudio Dancelli, Consulente Tecnocasa, Giuliano Galanti, Affiliato Tecnocasa, Emanuele Leggieri, Consulente Tecnocasa, Gian Luca Tomasoni, Affiliato Tecnocasa, e Marco Lucchetta, Consulente senior Kiron Partner S.p.A. Dai dati presentati nel primo semestre del 2017 si registra un sensibile rialzo delle compravendite (+5,6% in città, +11,4% in provincia), dovuto principalmente allo riduzione del 0,3% dei valori immobiliari, che denota un significativo risveglio significativo degli investitori. L’analisi della domanda vede una maggiore concentrazione delle richieste sul trilocale (56,8%). I potenziali clienti esprimono budget fino a 119.000 euro nel 43,9% dei casi. L’andamento dei canoni di locazione vede un calo dello 0,2% sui bilocali e dell’1,2% sui trilocali. In città, zona via Crocifissa di Rose, registra una diminuzione dei prezzi delle tipologie medio - usato nella prima parte del 2017. Non molto lontano dagli Spedali Civili, la zona di Costalunga offre ville degli anni ’80-’90: i valori partono da 500.000 euro per le bifamiliari e arrivano a 1,5 milioni di euro per quelle singole. Stabili, invece, i prezzi immobiliari della zona di Mompiano e di Colle San Giuseppe, mentre sono in diminuzione quelli del Villaggio Prealpino. Prezzi in lieve aumento nelle zone di S. Anna e Villaggio Badia e Violino sulle tipologie usate ed in buono stato dal momento che, in zona, non è presente molto nuovo e spesso ha quotazioni non sempre alla portata dei potenziali acquirenti. Stabili, infine, le quotazioni immobiliari a Chiesanuova, La Noce e Folzano mentre sono in lieve ribasso nella zona di Villaggio Sereno nella prima parte dell’anno.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


CAMBIAMENTI DI ROTTA Si sono appena svolte le elezioni regionali in Sicilia. Il Movimento 5 Stelle, da solo, se la vede gomito a gomito con il Centrodestra (una coalizione) e risulta comunque il primo partito. Un dato però è definitivo e la dice lunga: ha votato poco più del 46% degli aventi diritto, quindi la maggioranza degli elettori è rimasta a casa. Ma dall’isola arriva anche un messaggio forte e chiaro sul PD. Il Segretario Renzi, in un quinquennio, non solo è riuscito a far crollare i consensi per quello che era il più grande partito italiano, ma è stato addirittura capace di far resuscitare l’ottuagenario e condannato Berlusconi. Un vero capolavoro politico per l’arrogante fiorentino! Forse, visto che sta girando il paese in treno, è meglio che non scenda alla prossima stazione e vada diritto verso destinazioni più lontane. Laggiù saprà almeno mantenere la parola data. D’altronde non era difficile prevedere l’umore della gente comune. Bastava uscire senza scorta dai palazzi del potere ed ascoltare per strada il popolo. Oppure navigare sui social, senza l’ausilio di avvocatoni pronti a denunciare chi dissente, stile Boldrini. La protesta era assolutamente chiara e lampante per chi la sapeva ascoltare, perché non si può travisare la verità con le solite tele-balle e tacciare poi di populismo chiunque tenti di evidenziare ciò che realmente non funziona. Poi, questo Governo ha fatto davvero poche cose per le imprese italiane e per i tanti che si trovano in difficoltà. Rimettere le tasse sui terremotati, quando ancora non si è ricostruito un bel niente, significa essere non solo degli stolti presuntuosi, ma soprattutto dei despoti senza cuore. Spendere 5 miliardi di euro all’anno per lasciar bighellonare, senza controlli, decine di miglia di extracomunitari è fortemente ingiusto, quando ci sono milioni di pensionati italiani a 500 € al mese. Nominare un Ministro dell’Istruzione con la licenza di maestra d’asilo, è semplicemente prendere in giro tutto il mondo delle università e le sue non poche eccellenze. Imporre ancora come Sottosegretario di Stato la Boschi, dopo quello che è successo in Banca Etruria, è un palese abuso di potere di fronte a migliaia di risparmiatori truffati. Lasciare un’imposizione fiscale ai massimi livelli mondiali, quando lo Stato spreca miliardi di euro e non paga alle scadenze i suoi fornitori, è un atto criminale, perché uccide l’economia

intera. Ma veniamo alle imprese nostrane, soprattutto quelle medio piccole. Il Ministro del Lavoro, l’ex comunista Poletti, con un bel diploma da tecnico-agrario, viene dal mondo delle cooperative rosse. Quindi da lui sappiamo cosa aspettarci. E infatti i risultati si son visti: un terzo delle imprese italiane non è sopravvissuto alla crisi. Di fatto, le piccole aziende devono barcamenarsi in un mondo globalizzato, facendo fronte ad una concorrenza che può contare su costi più bassi, con una burocrazia pubblica più snella e su una maggiore flessibilità lavorativa. Alcuni esempi chiariscono meglio la situazione. È da una settimana che un mio amico imprenditore cerca di chiamare ininterrottamente gli uffici Inps di Milano per avere dei chiarimenti, ma il telefono suona a vuoto. Un altro piccolo industriale della bergamasca, che conosco, è al lavoro dalle 5 del mattino fino alle 21 di sera, sabato e domenica inclusi, per riuscire ad evadere ordini sempre più estemporanei, a prezzi bassi e senza la possibilità di essere programmati nel tempo. Ma nello stesso momento deve occuparsi di dozzine di pratiche fiscali incombenti. Infatti, secondo la CNA di Mestre, oggi una piccola impresa manifatturiera italiana deve sottostare, tra IVA, Tares, Irap, ecc., a 22 adempimenti all’anno, che però comportano un obbligo operativo di 70 scadenze ogni 12 mesi, pari ad una incombenza ogni 3 giorni lavorativi. È possibile lavorare così? Ancora, in Italia la tassazione alle imprese, tra diretta e indiretta, supera il 62%. Un capestro pesantissimo, capace di mettere fuori gioco qualsiasi attività remunerativa. Possibile che la politica queste semplici cose non le capisca? E allora l’italiano si adegua. Non è certamente tipo da forconi, ma quando non ne può più, si allontana dalle urne (o dalla sua nazione) e vota un cambiamento di rotta radicale. Questa è la vera l’Italia di oggi. Tutto il resto è un fuoco di paglia.

FUOCHI DI PAGLIA

di Giorgio Paglia www.fuochidipaglia.it Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


CHI C’ERA

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PICCOLI EDITORI CRESCONO Calato il sipario sulla quindicesima edizione della Rassegna della Microeditoria di Chiari che per l’edizione 2017 ha portato il 10, 11 e 12 novembre a Villa Mazzotti oltre 10 mila persone. La manifestazione dedicata ai piccoli e microeditori promossa dall’associazione culturale l’Impronta in collaborazione con il Comune di Chiari, i patrocini di Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Fondazione Cogeme, Consigliera di Parità della Provincia di Brescia e sotto l’auspicio del Centro per la promozione della lettura, ha riempito Villa Mazzotti di appassionati di libri e addetti ai lavori. Più di 100 sono stati gli editori ospitati a Chiari provenienti da tutta Italia e 75 gli appuntamenti in calendario, con la novità dei laboratori dedicati al “mestiere del libro” che hanno fatto registrate il tutto esaurito. Per il futuro? La direzione è quella indicata dal comitato scientifico della rassegna e da Massimo Bray in persona “qualità e formazione per far crescere l’editoria e la cultura come il migliore sistema per ricostruire il nostro paese” “Investire sulla formazione, sui giovani e sulle qualità delle proposte e delle professioni – ha spiegato il direttore artistico Daniela Mena- siamo soddisfatti: abbiamo avuto una risposta del pubblico molto positiva, sia rispetto alle proposte in programma che ai laboratori. Si parla di visitatori non di passaggio ma interessati a conoscere il mondo editoriale e la rassegna. Abbiamo registrato poi ottimi riscontri anche da parte degli espositori che hanno potuto farsi conoscere e anche vendere.  Particolarmente apprezzata la sezione dedicata ai bambini, novità di quest’anno: la libreria per bambini e ragazzi è stata letteralmente presa d’assalto.”


CHI C’ERA

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“Grande successo dei laboratori, grande successo la presenza degli studenti delle scuole superiori del territorio e la percezione diffusa di una manifestazione che è cresciuta in qualità e vivibilità degli spazi - ha commentato Paolo Festa, presidente dell’associazione L’Impronta- la presenza degli studenti nelle diverse forme e contesti è importantissimo, è da loro che passa la continuità. E in più abbiamo già editori che ci hanno lasciato i libri per il premio Microeditoria per l’anno prossimo”. “La Microeditoria è una grande occasione per Chiari, un momento di cultura e ossigeno per la nostra città- ha spiegato il sindaco Massimo Vizzardi- la cosa che ci piace di questa manifestazione è che ogni anno si reinventa e che pone momenti importanti di riflessione. La volontà di camminare insieme, Chiari e Microeditoria, c’è ogni volta con l’obiettivo di renderla sempre più una manifestazione di portata nazionale” Un successo in termini di pubblico e anche di riscontro social: la Microeditoria per l’edizione 2017 ha potuto vantare 37mila visualizzazioni nei tre giorni di evento, a cui si aggiungono 4000 visualizzazioni su Twitter e 3500 su Instagram. La giornata di domenica ha visto alternarsi a Villa Mazzotti, esponenti del mondo editoriale, culturale e d’attualità: da Carolina Montessori ad Achille Occhetto, da Aldo Cazzullo (che ha riempito il tendone) ad Alessandra Tedesco (che ha portato a Chiari la storia di Wondy alias Francesca Del Rosso, straordinario esempio di resilienza al femminile). Tra gli incontri sul tema dei “Mestieri del Libro” quello con Alberto Casiraghy, editore-tipografo, microeditore per eccellenza, fondatore di una delle realtà editoriali più originali e apprezzate “il Pulcinoelefante”: “Essere a Chiari è sempre una gioia - ha commentato Casiraghy - Diecimila titoli non è un traguardo ma un universo interno. Alla Microeditoria ritrovo un fermento che mi fa pensare che il mondo non sta finendo. Un suggerimento per i piccoli editori? Lavorare con leggerezza. Sono delle farfalle e dietro ognuno di loro c’è un bel messaggio, positivo. Guardate le loro facce, sono tutte sorridenti, dove le trovate persone così nel mondo contemporaneo? “.

Ph. Franco Gafforelli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


ISEO LAKE 1930 CHISSÀ DOVE SI RECAVANO TUTTI QUESTI UOMINI STIPATI SULLE DUE IMBARCAZIONI FOTOGRAFATE? CERTO L’ARIA ERA FESTOSA, TUTTI VESTITI CON L’ABITO NUOVO, MOLTI INCRAVATTATI, TUTTI CON IL CAPPELLO SULLA TESTA, ACCOMPAGNATI DA UNA PICCOLA BANDA CON UN FIASCO DI VINO A PORTATA DI MANO. UN PO, COW BOY E UN PO’ GANGSTER

LE IMMAGINI PROVENGONO DALL’ARCHIVIO DELLA FONDAZIONE NEGRI CHE RINGRAZIAMO PER LA GENTILE CONCESSIONE Copyright Fondazione Negri ONLUS - Via Calatafimi 7 Brescia (BS)


AGLI INIZI DEL SECOLO SCORSO LA STRADA PANORAMICA SCAVATA NELLA ROCCIA PER COSTEGGIARE IL LAGO D’ISEO SI PERCORREVA CON IL CALESSE NELLA FOTO TRE SIGNORI, DI CUI UNO DI CARNAGIONE MOLTO SCURA FORSE ANNERITA DAL SOLE DA CUI LA SIGNORA SI RIPARA CON UN OMBRELLO

A DESTRA IL PARTICOLARE INGRANDITO


ISEO LAKE 1930

QUI SOPRA IL PARTICOLARE INGRANDITO DELL’IMMAGINE IN ALTO DELLA PAGINA ACCANTO NELLA QUALE SI VEDONO I TRE PIROSCAFI CHE SOLCAVANO LE ACQUE DEL SEBINO ORMEGGIATI NEL PORTO DI LOVERE POCO DISTANTI DALLA GRANDE FONDERIA CHE SI PROTENDE NEL LAGO. LE DUE NAVI CON LA RUOTA SI CHIAMAVANO COMMERCIO E CITTÀ DI BERGAMO E NELL’IMMAGINE INGRANDITA SEMBRANO DEI MODELLINI DI UN PLASTICO. TRA IL CITTÀ DI BERGAMO E UNA TERZA IMBARCAZIONE SENZA NOME È ORMEGGIATA UNA CHIATTA ATTREZZATA CON I BINARI E UTILIZZATA PER IL TRASBORDO DEI VAGONI FERROVIARI TRA PARATICO E LOVERE.


ISEO LAKE 1930


UN BARCAROLO DALL’ASPETTO DIMESSO TRAGHETTA IL GIOVANOTTO BEN VESTITO, BEN RASATO E CON UN ELEGANTE CAPPELLO SCURO,VERSO L’ENTRATA DELL’ALBERGO LEON D’ORO, PENSIONE E RISTORANTE, AFFACCIATO SUL LAGO, DOVE UNA INQUIETANTE COPPIA DI LOCANDIERI LO STA ASPETTANDO TRA GLI SGUARDI CURIOSI DI ALCUNI CHE, FORSE PER IL GIORNO DI FESTA, NON SEMBRANO AVER MOLTO DA FARE. ANCHE QUESTI SIGNORI SEMBRANO UN PO’ DEI COW BOY, PROBABILE FOSSE LA MODA DEL TEMPO: CAMICIA, PANCIOTTO E IMMANCABILE CAPPELLO. QUELLO DEL PARTICOLARE A DESTRA SEMBRA INDOSSARE ANCHE UN PIAO DI STIVALETTI COL TACCO. ALLE LORO SPALLE UN CARRO CON DEI SACCHI, FORSE DI CARBONE, E UNA PORTICINA CON SOPRA LA SCRITTA “VINO BUONO”. PIÙ A DESTRA, IL CARTELLO DELLA DOGANA. IL SIGNORE CHE, QUI A SINISTRA, SEMBRA VOLER VALUTARE LA PROFONDITÀ DELL’ACQUA, PORTA ANCHE UNA CAMICIA A COLLO RIGIDO E CRAVATTA.


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ELEONORA ABBAGNATO


PASSIONE’IMPRESA DI VIRTÙ E BELLEZZA ph. Sergio Nessi L’evento annuale organizzato da SAEF Academy per l’edizione 2017 ha come tema la “La bellezza e la virtù”. La virtù e la bellezza, insieme, rappresentano qualcosa in più. La cultura e ancor di più la cultura d’impresa rappresentano virtù sulle quali vale la pena soffermarsi e ragionare. Dialogare sull’estetica nella cultura d’impresa equivale a ribadire l’importanza della ricerca della bellezza nella propria vita, nel proprio modo di fare impresa. La bellezza non è soltanto ciò che cambierà il mondo, ma è ciò che quotidianamente accompagna la crescita delle persone, delle aziende, delle comunità, dei territori. PassionÈImpresa è il modo SAEF di intendere il grande tema del Fare Impresa. È un momento di confronto fra il mondo dell’impresa e delle professioni, attraverso il racconto di personaggi che sono stati in grado di raggiungere risultati straordinari. Le gesta imprenditoriali, quelle artistiche, quelle sportive possono coincidere in molti aspetti con la sfera del “fare impresa”. SAEF ha organizzato tre incontri.


CHI C’ERA

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Il primo di questi tre appuntamenti ha avuto come protagonista la famosa Étoile Eleonora Abbagnato, Direttrice del corpo di ballo dell’Opera di Roma. Ammessa appena tredicenne, come borsista, all’École de Danse dell’Opéra di Parigi, una delle più prestigiose del mondo, ne diventa première danseuse a 22 anni e Étoile nel 2013, al termine di una memorabile interpretazione della Carmen, chiusa con lei in lacrime dopo oltre 15 minuti di applausi ininterrotti. Ha interpretato, in una splendida carriera, i ruoli più importanti della danza e del balletto, incantando con la sua ricerca della perfezione milioni di spettatori in tutto il mondo. È l’emblema della ricerca delle bellezza, della ricerca del gesto perfetto, della corporalità che diventa scultura marmorea, movimento incantevole, dolcezza e grazia fuori dal comune. Ma è anche un esempio cristallino di sacrificio estremo, di passione granitica, di volere che supera ogni difficoltà e di un successo guadagnato con talento e sudore, goccia su goccia. Nel dialogo con il critico d’arte Davide Dotti la passione che ha dominato la sua carriera è emersa in modo evidente rendendo oltremodo autentica la sua testimonianza. Nel finale sul palco si sono accomodati l’oste Filippo La Mantia e il designer Fabio Novembre che sono stati coinvolti in un dialogo a tre che ha avuto come coronamento finale un fragoroso applauso accompagnato da una scia di rose rosse.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


DALMINE

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TRAVAGLIATO

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MERCATINI DI NATALE APERTI TUTTI I GIORNI (domenica e festivi compresi) dalle 09.00 alle 19.30 - ORARIO CONTINUATO


DIECI COSE DA SAPERE... GIORGIO PASOTTI

...PRIMA DI USCIRE CON UN BERGAMASCO CHE VENGA DALLA CITTÀ ALTA O DALLA VAL BREMBANA, IL BERGAMASCO È UN UOMO DA SPOSARE. SE VUOI ACCALAPPIARLO SEGUI QUESTI CONSIGLI ARTICOLO PUBBLICATO SU COSMOPOLITAN

Getty by Paolo Madeddu 2016


1. Guai a confonderlo per un abitante delle città limitrofe. Cominciamo con le basi: ecco subito una nozione di geografia che può salvarti la vita. Bergamo è una città che si trova tra Milano e Verona. Andando da Bergamo verso il Veneto, NON si incontrano altre città – in particolar modo, nessuna che inizi per “B” e finisca, poniamo, per “rescia”. Qualcuno dice che l’esistenza di un posto del genere è una storia che si inventa per far paura ai bambini in modo che si comportino bene, minacciandoli in caso contrario di portarli in un luogo tremendo, pieno di creature grottesche. Cerca di evitare qualsiasi riferimento a quel posto immaginario. E soprattutto non ti salti in mente di dire che sei stata con uno che ci era nato perché NON è possibile, hai capito? Bene. 2. È un uomo da sposare. In secondo luogo è importante che tu conosca una cruciale distinzione: l’abitante della città di Bergamo è una persona a modo, inspiegabilmente educata, che vive in una città bellissima. Se ti capita un ragazzo di quelle parti, tre volte su quattro puoi dire di aver fatto tombola: tua mamma sarebbe la prima a definirlo “uomo da sposare”. Però, ecco, gli abitanti della provincia... Ehm. Se glieli menzioni il ragazzo di Bergamo Centro sarà il primo a rabbuiarsi un po’, magari chiedendo sottovoce di non essere confuso con loro, come succede coi parenti caciaroni e imbarazzanti. Ora, siccome per gestire un ragazzo di Bergamo City non avrai bisogno di particolari consigli (se non quello di prendere l’iniziativa tu, perché spesso lui è MOLTO perbene), la gestione del maschio delle valli richiede ben altro impegno, e da ora in poi iniziamo a parlare di lui. 3. Allaccia le cinture!  Che il bergamasco nasca muratore è un cliché abbastanza limitato. Perché contemporaneamente nasce anche falegname, imbianchino, meccanico, idraulico, collaudatore di sostanze alcoliche, allevatore di cani dal brutto carattere, camionista, cercatore di funghi professionista e pilota di rally –  malauguratamente, le prime attività gli lasciano poco tempo per l’ultima, che deve mettere in pratica nei ritagli di tempo, quando si sposta tra un paese e l’altro. Quindi fatti un favore: mettiti le cinture di sicurezza. Tutte, anche quelle dei sedili dietro, allungale fino a quello davanti. Se possiedi un paracadute, be’, non guasta. 4. Con lui non devi temere una vita stanziale. Come avrai notato, ovunque si vada, anche nei posti più lontani, esotici, sperduti, irraggiungibili, nel giro di mezz’ora, tra dialetti neozelandesi o silenzi kurdistani si alzerà un «Cristiaaaan!!!! Alùra??? Ciàpa la birrraaaa!!!» 5. Col bergamasco girerai il mondo. Salvo scoprire che il pianeta non è che una versione un po’ più grande della provincia di Bergamo: sul Rio delle Amazzoni, sentirete dire che “è come il Bremboooo” e davanti al Big Ben, scatterà spontaneo il paragone col Campanù (per i non addetti: la Torre Civica di Bergamo); ai piedi dell’Everest, commenterà che è “uguale al Pizzo Caminoooo”.

6. Nel dialetto orobico non esiste l’espressione “Ti amo”. Al massimo, si arriva a un soddisfatto “Ti voglio bene” (“Te ole bé”). Questo perché l’unica donna alla quale gli è concesso di aprire veramente il suo cuore è l’Atalanta (“la Dea”).  7. Non capisce bene le donne timide e dolci. Non è abituato. Da che si ricorda, le donne attorno a lui iniziano a vociare alle 6 del mattino, tendenzialmente rimproverandolo a morte: dalla sua mamma (pronuncia: “Mamàaaaah”) alle sorelle alle zie, fino alle prime muruse delle elementari, la manifestazione di affetto cui è abituato è infarcita di apprezzamenti che ruotano attorno ai concetti di “Pelandrù”, “Lazarù”, “Disgrassià”, con la tenerezza del sergente di Full Metal Jacket. Fai una prova e lo vedrai sorridere felice e mormorare “Te ole bé”.  8. “Pota” pazienza.  Ma parlando di donne, veniamo al dunque. Come probabilmente saprai, la parola che contraddistingue il bergamasco nel mondo è: pota. Che indica una parte divertente del corpo femminile. Ma attenzione! L’uso continuo e spensierato di questa parola da parte del bergamasco è quasi innocente. A differenza del milanese che inserisce nel discorso il termine (...pardon) “Fiiiiga!”  con una certa decisa sfrontatezza, il bergamasco la adagia ovunque con delicatezza, sostituendola con amore a parti pesanti del discorso. Pota, per esempio, può agevolmente sostituire le seguenti espressioni:  “In verità...”, “Sostanzialmente...”, “D’altra parte...”, “Pur accogliendo le tue osservazioni, ritengo che...”, “Se posso sottoporre la mia versione dei fatti...”, “Credo che possiamo senz’altro concordare che...” Infilata nei discorsi dei politici, Pota li renderebbe molto più snelli e simpatici.  9. È focoso.  Ma con tutta questa pota a fior di labbra, che amante è il bergamasco? Beh, non aspettatevi robe troppo raffinate:  i suoi antenati gli hanno tramandato che “L’amùr è come na fritàda: va fattc in una fiammada” (se hai bisogno di traduzione: “L’amore è come una frittata, va fatto in una fiammata”).  10. È un dongiovanni.  Infine, un avvertimento: l’uomo della provincia di Bergamo ti vorrà sinceramente bene, ma anche a causa della quantità spropositata di amici (circa un migliaio e te li troverai spesso in casa per guardare “la partìda della Deaaaa!!”) e la quantità inaudita di parenti (circa un milione, che ti capiteranno in casa quando se ne andranno gli amici) è portato a una vita sociale piuttosto intensa, durante la quale gli capiterà di “fare il bàmbo” con le altre, cercando generosamente di mettere in atto una tecnica manuale per “Proà la pressiùuuuu” a certe parti del corpo femminile (sulle quali, a dire la verità, medici e infermieri non sono soliti provare la pressione). Ma forse non ne sarai troppo sorpresa: è molto probabile che vi siate incontrati così. Il bergamasco famoso che abbiamo scelto per rappresentare i suoi concittadini orobici è l’attore Giorgio Pasotti.


WORKING AD ALTA QUOTA

La montagna con il suo fascino, con le sue vette, boschi e fiumi è stata la cornice del servizio moda di questo numero. Un fashion un po’ speciale, nel quale i nostri modelli Giulia e Riccardo, si sono cimentati in diverse attività lavorative per presentare ai lettori il meglio dell’abbigliamento firmato BongiornoWork, azienda leader nella realizzazione e vendita di abbigliamento, calzature, antinfortunistica e accessori da lavoro disegnati da Bongiorno Marina.


WORKING AD ALTA QUOTA


Location scelta l’agriturismo Ferdy, situato in Valle Brembana, nel comune di Lenna, composto da una tradizionale struttura in legno, il Borgo del Benessere e un bellissimo parco a ridosso del fiume Brembo. In un pomeriggio soleggiato di fine novembre Giulia e Riccardo hanno raggiunto la meta del servizio guidando il nuovissimo Suv XV firmato Subaru, scattante, grintoso e in grado di affrontare anche i terreni più impervi come quelli di montagna. In un anticonvenzionale colore azzurro chiaro, perfetto per creare un netto contrasto con il verde della natura circostante, la Subaru XV, messa a disposizione per l’occasione dalla concessionaria AutoRota di Bergamo, è stata la protagonista dei primi scatti che hanno visto Giulia vestita ironicamente da meccanico e Riccardo nei panni di boscaiolo.


WORKING AD ALTA QUOTA


Outfit curati in ogni minimo particolare e completati dagli accessori come i guanti in vinile, utilissimi per proteggere gli arti superiori e le scarpe Kappa4work disegnate e progettate da Bongiorno Marina. Dopo il lavoro ovviamente i ragazzi non potevano che concedersi un lauto pranzo a base di pane, salame e formaggio, tipico di queste zone, preparato da Riccardo che, in veste di cuoco, ha dato sfoggio delle sue qualità culinarie. Allo stesso tempo Giulia si è adoperata nella sistemazione della piccola baita, vestita di tutto punto con camice e scarpe ad hoc e munita di un kit anti polveri e sostanze tossiche, importantissimo per coloro che si occupano di questo settore.


WORKING AD ALTAQUOTA

E, per un relax che si rispetti, non poteva certamente mancare il momento dedicato a massaggi e trattamenti speciali al fieno o al siero di latte, per i quali è necessaria la presenza di estetiste certificate, preparate e attente ai dettagli, come la divisa indossata, fatta di materiali naturali, come il cotone, per il massimo dell’igiene e del comfort. Dresses: BONGIORNO ANTINFORTUNISTICA Via E. Fermi, 10 Curno Tel. 035 462462 - www.bongiornowork.com Auto: CONCESSIONARIA AUTOROTA Via Campagnola, 40 - Bergamo Tel. 035 5098042 - www.autorota.net Location: AZIENDA AGRICOLA AGRITURISTICA FERDY Località Fienili, Lenna (Bg) Tel. 0345 82235 - www.agriturismoferdy.com Agency: Image Time Brescia Models: Giulia e Riccardo


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SOGNO AMERICANO… E NON SOLO!

Testo Valentina Colleoni

ANNO DOPO ANNO ABBIAMO SEGUITO LE EVOLUZIONI DELLA CANTINA BIAVA, FINO A GIUNGERE IN QUESTO 2017 ALLA REALIZZAZIONE DI DUE GRANDI, GRANDISSIMI SOGNI CHE IL TITOLARE, MANUELE BIAVA CI HA VOLUTO RACCONTARE.


Manuele anche quest’anno hai grandi novità da raccontare ai nostri lettori… “Direi di sì! Questo 2017 è stato per noi una sorta di anno zero, un anno cruciale nel quale abbiamo concretizzato il progetto di portare il nostro vino al di fuori dei confini italiani. Un processo iniziato già qualche anno fa con l’esportazione a Londra, per passare poi a New York e Shangai. Per tutto questo il Presidente della Regione Lombardia Maroni mi ha insignito quest’anno del titolo di ambasciatore del vino lombardo nel mondo”. Stati Uniti: questo nome cosa ti evoca? “Grandi ed indelebili emozioni. Chi avrebbe mai detto che dalla mia collinetta a Scanzo sarei arrivato nell’enoteca newyorchese numero uno? Ed invece il sogno si è realizzato. La strada non è stata facile ma ce l’abbiamo fatta: il 31 ottobre 2017 siamo sbarcati nella Grande Mela per tenere una serie di sezioni di formazione presso la più importante enoteca d’America: Astor-Wine & Spirit”. Come è andata? “Molto bene: gli americani sono molto selettivi ma amano tutto ciò che è italiano soprattutto se supportato da una reale storia come la nostra. Una piccola coltivazione, in un piccolo paese di una città come Bergamo che, da poco, si è resa nota alle cronache per essersi aggiudicata la certificazione di “Patrimonio Mondiale dell’Unesco” grazie alle nostre splendide mura. Tutte cose che i responsabili di Astor hanno comunque scoperto visitando dapprima la mia cantina, degustando il vino e portandosi a casa le bottiglie per una valutazione finale. Che ovviamente fu positiva. E da li la storia…”. In quei giorni americani che aria hai respirato? “Di grande entusiasmo, non solo da parte nostra ovviamente, ma anche di tutto il personale di Astor che abbiamo formato (non potete immaginare quanti sono!) per permettere loro di essere preparati nei confronti della esigente clientela. Lo stesso per tutti coloro che si erano iscritti al prestigioso evento a numero chiuso, organizzato dall’enoteca per degustare vini italiani, tra i quali appunto la produzione Biava”. Quindi sulle tavole americane non è arrivato solo il Moscato di Scanzo ma anche tutta la tua produzione… “Esattamente. Il Moscato di Scanzo, per le sue caratteristiche di vino autoctono, unico al mondo, ha fatto da apripista a Guelfo e Ghibellino, rossi molto apprezzati e ai passiti Giallo ed Exenthia”.


Parlando di questi vini quali riconoscimenti e premi vi siate aggiudicati per questa annata? “Anche su questo fronte grandi soddisfazioni: sulle più importanti guide abbiamo mantenuto e rafforzato le nostre posizioni, aggiudicandoci la Corona sulla Vinibuoni d’Italia del Touring Club. Inoltre siamo da sempre nella guida Slow Wine e nella guida Prosit dell’Onav. Grande soddisfazione anche per la Rosa d’Oro aggiudicata ad Exenthia. Ciliegina sulla torta la conferma del nostro Moscato di Scanzo nella top 100 sulla guida l’Espresso”. Vi sono novità in fatto di produzione? “Sì, una grande novità chiamata Guelfonero che non abbiamo portato a New York, in quanto desidero resti una chicca per gli appassionati italiani, ma che presenteremo ufficialmente a Natale 2017. Questo vino è il vino del cuore, creato in onore di mio nonno Giovanni, dedicato a lui, il mio maestro del quale porta tutte le caratteristiche in quanto vino deciso e austero. Per ottenerlo abbiamo utilizzato un cabernet franch in purezza, lavorato con grande cura e con un lungo invecchiamento in legno senza che questo sia preponderante nel gusto, per lasciare così al palato morbidezza, compostezza ed infinita eleganza”. Nella prima domanda ci hai parlato anche di Cina. Cosa intendevi? “L’incontro con la Cina è stato un fulmine a ciel

sereno. Uno dei più ricchi imprenditori cinesi, durante una sua visita in Italia si innamorò del Moscato della mia cantina e volle assolutamente propormi un viaggio nella sua residenza. Così a luglio siamo partiti e, ospiti nella sua immensa villa, abbiamo avuto il piacere di fargli degustare personalmente tutte le mie etichette. Dall’esito positivo di quel fantastico viaggio si è aperta la via del mercato cinese”. Ulteriori espansioni quindi si profilano all’orizzonte? “La strada tracciata diciamo che prevede un riposizionamento nel mercato, partendo proprio dall’apertura all’estero. Questo con la consapevolezza della piccolissima quantità del nostro prodotto, motivo per il quale abbiamo optato per una diversa selezione della clientela. In pratica il numero delle nostre bottiglie resta invariato, dobbiamo solo decidere a chi darle!”. In questa espansione vi fate anche promotori del nostro territorio nel mondo e questa è una cosa stupenda... “Sì questo è un elemento al quale tengo moltissimo. Spiegare la nostra terra, portare le nostre origini, le tradizioni e ciò che ci contraddistingue nel mondo credo sia una delle più grandi soddisfazioni, soprattutto quando ami e credi molto nel tuo Paese, nella tua gente. Quindi continuerò su questa strada, sperando, con il mio piccolo contributo, di fare risplendere ancora di più il nome di Bergamo nel mondo”.

Azienda Agricola Biava Via Monte Bastia, 7 - Scanzorosciate (Bg) Mob. + 39 335 349313 - manuel@aziendabiava.it www.aziendabiava.it


franciacorta

LA QUALITÀ È CREDIBILITÀ INTERVISTA A MAURIZIO ZANELLA

FARE VINO È UNA FORMA D’ARTE INTERVISTA A SIMONE MAJOLINI

DIMORE IN FRANCIACORTA: PALAZZO TORRI

ROTARACT CLUB DISTRETTO 2050 ITALIA


LA QUALITÀ È CREDIBILITÀ INTERVISTA A MAURIZIO ZANELLA di Franco Gafforelli

Realizziamo l’intervista a Maurizio Zanella, fondatore della “mitica” cantina Ca’ del Bosco, al suo ritorno da un lungo periodo di spostamenti in giro per il mondo: Stati Uniti, Giappone, Canada, dove ha saputo e voluto promuovere l’eccellenza e l’orgoglio di questa etichetta di “Franciacorta”. L’orgoglio verso la sua azienda è palpabile: ci descrive la passione quasi maniacale dei suoi collaboratori tesa ad ottenere un prodotto sempre più “raffinato e sublime”. Un grande Vino è il risultato di una qualità del territorio, e sottolinea con forza: “Se non c’è una zona coerente alla qualità di quello che fai, è già finito tutto; la prima pubblicità è avere una zona coerente con la qualità. Non puoi fare un vino buonissimo e avere l’uscita del casello autostradale di Rovato di oggi… Non possiamo crescere come Franciacorta se il P.T.R.A. (Piano Territoriale Regionale d’Area approvato dalla Regione Lombardia il 18 luglio u.s.) non verrà usato. Compito dei Sindaci. Una Franciacorta più bella e più coerente non è per i vini ma per i cittadini. Indispensabile valorizzare i beni storici e non costruire capannoni, ma soprattutto basta con i centri commerciali”. La Cantina ha festeggiato quest’anno un traguardo importante: i dieci anni del famoso Cuvée Prestige, essenza della Franciacorta in stile Ca’ del Bosco. Un gioiello nato nel 2007 da un sapere lungo trent’anni. Solo le migliori selezioni di uva provenienti da ben 134 vigne, infatti, vengono vinificate separatamente e sapientemente assemblate alle riserve delle migliori annate nel rito magico della creazione della Cuvée. Maurizio Zanella con sano orgoglio racconta che il galà di beneficenza organizzato per l’evento ha consentito di fare una significativa donazione al progetto Dynamo Camp. ”Bambini malati terminali vedono realizzarsi un loro sogno, entrano piangendo ed escono ridendo”. Il futuro del comparto vitivinicolo è racchiuso nell’indagine commissionata dal Consorzio Franciacorta, affidata al sociologo Prof. De Masi che attraverso uno studio approfondito del territorio ha prodotto una fotografia credibile della Franciacorta fra dieci anni. Conclude l’intervista ribadendo ancora una volta e con forza che “Il progetto Franciacorta del 2027 è ambizioso, ma se non c’è un territorio che asseconda la qualità non c’è credibilità”.


Maurizio Zanella


Simone Majolini


FARE VINO È UNA FORMA D’ARTE INTERVISTA A SIMONE MAJOLINI di Franco Gafforelli

Simone Majolini detta l’incipit dell’intervista con la citazione di una frase del poeta D’Annunzio: “Una vita per essere una vera vita deve avere un connubio inscindibile con l’arte”. Ciò esprime in modo chiaro l’obbiettivo della Cantina Majolini: unire la produzione di vino con diverse forme d’arte, scultura, pittura e tessitura. “Fare vino” diventa una forma d’arte. Il 1997 è l’anno della prima collaborazione artistica con il pittore e scultore Aligi Sassu che coincide con il completamento del primo nucleo della cantina. Poi sono arrivati gli scultori Giuseppe Bergomi e Mattia Trotta. Simone Majolini prosegue affermando con convinzione che “Ogni opera presente in cantina è una metafora del nostro lavoro, ha un significato preciso”. Insieme ai suoi due cugini, Elena e Giovanni, rappresentano la terza generazione della famiglia. Il primo vigneto è stato acquistato dal nonno negli anni ‘60 sulle pendici più alte delle colline di Ome. Nel ‘75 muore e l’attività viene abbandonata fino al 1980 quando il figlio minore Ezio decide di riprendere in mano i vigneti e l’anno successivo rifonda l’azienda. È la seconda vita della cantina Majolini, la vera nascita dell’attuale azienda nella quale entra prima Simone nel 1997 e successivamente i due cugini. La produzione media si aggira sulle 110-150 mila bottiglie l’anno. Non si acquista uva ne basi provenienti da altri vigneti. I vigneti sono prevalentemente posizionati in alto, sparsi in piccoli appezzamenti nei comuni di Ome, Rodengo Saiano, Monticelli Brusati e Gussago. La natura del suolo, calcarea, porta molta salinità e mineralità ai vini che sono longevi e invecchiano molto bene ma necessitano di tempi più lunghi di maturazione prima di essere proposti sul mercato. La varietà dei vigneti garantisce una qualità e una possibilità di scelta impareggiabile al punto che oggi sono 24 le tipologie diverse di vino. La prospettiva per il futuro secondo Simone Majolini ben si esplicita nelle parole di Oscar Farinetti, parole proferite durante il suo intervento al convegno del 18 settembre tenutosi all’Albereta, che sottolineano come attualmente i 2/3 della popolazione mondiale non beve vino ma che entro i prossimi vent’anni sarà solo 1/3. È questa una bella iniezione di stimoli per affrontare il futuro in un’azienda che guarda al mercato internazionale auspicando di far crescere l’export (attualmente al 13%) fino ad un 20%. Il mercato americano è attualmente il primo mercato estero. Il Giappone è tradizionalmente legato a tutta la Franciacorta e, più in generale, attirato dal made in Italy. Negli anni ‘80 e ‘90 molti aspiranti chef giapponesi sono sbarcati in Italia per fare esperienza nei nostri ristoranti. Ritornati in Giappone hanno aperto ristoranti di cucina italiana dove si mangia altrettanto bene che nei corrispettivi italiani e la loro Carta dei Vini propone i “Franciacorta” che avevano conosciuto e amato.


DIMORE IN FRANCIACORTA:

PALAZZO TORRI di Franco Gafforelli Domenica 19 Novembre, splendida giornata autunnale, ci siamo trovati nella suggestiva cornice di Palazzo Torri ad accompagnare “4 Passi In Franciacorta”, passeggiata turistica enogastronomica e culturale in Franciacorta con auto d’epoca. Le auto d’epoca hanno fatto il loro ingresso dal viale alberato che conduce alla corte della dimora dominata da un’imponente facciata seicentesca caratterizzata da un monumentale portico con alte arcate in muratura.


DIMORE IN FRANCIACORTA:

PALAZZO TORRI


Accolti dalla padrona di casa, Franca Pizzini e da Antonio Voltolini, i partecipanti hanno potuto apprezzare durante la visita la maestosità di Palazzo Torri, splendida villa nobiliare fortificata del Seicento, edificata dai Federici della Corte sul luogo di un più antico presidio militare cinquecentesco, rinnovata nel Settecento dai Peroni di Brescia con arredi e decori barocchi per essere una “villa di delizie” ed, infine, arricchita ed ampliata dai Torri alla fine dell’Ottocento. Paolina Calegari Torri e il marito Alessandro la trasformarono in un vero e proprio “cenacolo culturale” frequentato da ospiti illustri, dove si svolgevano feste, incontri, dibattiti e iniziative culturali.


Al pianterreno si trovano sia ambienti di servizio, come la Stanza del Pozzo, la Cucina Antica, caratterizzata da un grande camino in pietra di Sarnico, la Sala da Pranzo, la Sala della Musica, così denominata in riferimento alla raffigurazione di strumenti musicali sulla volta affrescata, la Biblioteca e la Sala del Biliardo, caratterizzate da volte con affreschi settecenteschi, e il Salone di rappresentanza che sfoggia decorazioni ottocentesche e mostra, sopra il camino di marmo bianco di Botticino, la raffigurazione dello stemma nobiliare dei Torri. Uno scalone in pietra di Sarnico, con elegante ringhiera in ferro battuto, porta al piano superiore dove si accede alla galleria, caratterizzata da un soffitto con travetti lignei dipinti e una fascia decorativa di gusto barocco, che espone alcuni dipinti con ritratti degli antenati della famiglia. Da qui si raggiungono la Stanza Rossa, con soffitto seicentesco a cassettoni e la Camera del Vescovo, dove alloggiò Geremia Bonomelli. Negli ambienti adiacenti si trovava l’appartamento privato di Paolina che vi soggiornava esclusivamente nel periodo estivo. Dal cortile si accede alle scuderie, ancora integre, realizzate nello spazio originariamente corrispondente al presidio militare cinquecentesco, dietro il quale si trova il brolo e un ninfeo della metà del Settecento. Nel giardino della villa si possono ammirare maestose piante plurisecolari come gli splendidi cedri Deodara, per poi spaziare con lo sguardo sulla sconfinata campagna ricca di vigneti che circonda questa antica dimora.


DIMORE IN FRANCIACORTA:

PALAZZO TORRI


CHI C’ERA

BRESCIA

ROTARACT CLUB DISTRETTO 2050 ITALIA Nella prestigiosa cornice della Cantina Barone Pizzini sabato 11 e domenica 12 novembre si è svolta la seconda assemblea distrettuale del Rotaract 2050 organizzata in collaborazione con i Rotaract Club Brescia Franciacorta, Brescia Corte Gambara e Brescia Manerbio, della nuova zona Franciacorta-Iseo dal titolo: “Il merito e il bisogno”. Sotto la guida del rappresentante distrettuale Francesco Sassi, e alla presenza dell’Esecutivo Distrettuale e dei Delegati di Zona, i giovani rotariani hanno seguito con attenzione gli interventi programmati per l’intera giornata. La seconda Assemblea Distrettuale è stata dedicata alla Azione di Pubblico Interesse. L’azione di pubblico interesse rappresenta il cuore delle attività Rotaractiane in quanto è solo attraverso il servizio che si realizzano gli obiettivi promossi dall’Associazione.

Ph. Franco Gafforelli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


Ph. Franco Gafforelli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


L’azione di pubblico interesse, per mezzo della “Commissione Service”, si propone di coordinare, promuovere e realizzare nelle varie aree di competenza del Distretto 2050, ed in sinergia con i singoli Club locali, i progetti che si intende perseguire nel corso dell’anno sociale, nonché di promuovere attività di Servizio a favore di tutte quelle realtà meritevoli di attenzione, sostegno e aiuto. Ai lavori assembleari è seguita la cena presso la Cantina Barone Pizzini, nonché conviviale di Zona Franciacorta-Iseo. Nella mattinata di Domenica 12 Novembre, invece, si è tenuto il Rotaract Training Camp per gli aspiranti e un Forum di formazione per soci e amici realizzato in collaborazione con il Team di EKIS. Un particolare ringraziamento per la buona riuscita della due due giorni allestita spetta al prefetto distrettuale Giulia Madeo.


anni azzurri A cura del Direttore Dr. Vito Nicola Mastromarino vitonicola.mastromarino@anniazzurri.it

L’ANZIANO AL DOMICILIO CON DIFFICOLTÀ DI CAMMINO: UN INCONTRO APERTO DA ANNI AZZURRI Residenza Anni Azzurri di Rezzato, che ha di recente festeggiato i suoi primi 25 anni di attività quale riferimento riconosciuto nei servizi di assistenza alla persona anziana, è da sempre aperta al territorio, attraverso occasioni di incontro e approfondimento. Si tratta di proposte centrate sulla valorizzazione della persona, secondo la filosofia più generale che ispira l’intero operato della struttura. Una delle criticità particolarmente avvertite da familiari e caregiver che a casa si prendono cura di un anziano fragile è rappresentata dalle difficoltà motorie. Per chiarire i dubbi e dare indicazioni efficaci con il contributo di specialisti del settore la Residenza Anni Azzurri di Rezzato propone per giovedì 23 novembre un incontro informativo sul tema “L’anziano al domicilio che non cammina: come aiutarlo con efficacia e sicurezza”, in programma dalle ore 14 nella sede della struttura in via Sberna, 4/6 località Virle Treponti, Rezzato (Brescia). “Gli anziani al domicilio con difficoltà di cammino rappresentano un problema sia per la propria sicurezza che per la salute dei famigliari che li assistono – sottolinea il dottor Vito Nicola Mastromarino, direttore della Residenza Anni Azzurri di Rezzato - L’incontro vuole offrire spunti di riflessione sulle difficoltà effettive e su quelle percepite da parte dei parenti nella gestione di una persona anziana con delle limitazioni funzionali”. Durante l’incontro verranno approfondite alcune strategie finalizzate a migliorare la motricità dell’anziano e tecniche per facilitarne la mobilizzazione da parte dei parenti. “Se vogliamo educare i parenti ad una corretta movimentazione dei propri cari al domicilio

pensiamo sia utile un incontro informativo sia teorico che pratico, per sottolineare l’importanza della corretta conoscenza della movimentazione – prosegue il direttore Mastromarino – L’obiettivo è quello di favorire la motricità dell’anziano, stimolare l’iniziativa motoria, preservare le capacità residue, salvaguardare l’integrità fisica del caregiver e acquisire strategie di mobilizzazione”. Il programma prevede, dopo i saluti di benvenuto del direttore, una parte teorica a cura di Roberta Cavagnini, infermiere coordinatore, che si soffermerà sui rischi di una scorretta o mancata movimentazione, e sui rischi cui può andare incontro il caregiver durante le attività di mobilizzazione. A seguire è prevista una parte pratica con i fisioterapisti Claudia Ballerini e Giuliano Ceselini, che affronteranno il tema della movimentazione con l’utilizzo di ausili maggiori e minori. Non mancherà l’opinione del geriatra, rappresentata da Guglielmo Spassini, responsabile medico Riabilitazione Generale Geriatrica. L’ultima parte dell’incontro sarà dedicata ai servizi domiciliari e alla richiesta di ausili a domicilio, con l’assistente sociale Gilda Rino, e al problema del “burnout” del caregiver, che verrà trattato dallo psicologo Stefano Berti. In chiusura dell’incontro, fissata per le ore 16,45, è previsto un rinfresco offerto ai partecipanti. L’incontro è gratuito e aperto a chiunque sia interessato all’argomento, previa prenotazione da effettuarsi entro il 20 novembre al numero 030-25971 o all’indirizzo residenzarezzato@anniazzurri.it.

In collaborazione con

Via Sberna, 4/6 - loc Virle Treponti - Rezzato (Bs) Tel. 030 25971 - Fax 030 2791112 residenzarezzato@anniazzurri.it


IL FUTURO INIZIA DAL REFERENDUM POLITICANDO È passato giusto un mese da quando il Veneto e la Lombardia hanno favorevolmente votato per il Referendum per l’Autonomia Fiscale delle due regioni. Un grande risultato sia per l’affluenza, 62% il Veneto, 38% la Lombardia, sia per le modalità: cartaceo con quorum il Veneto, versione informatica, senza quorum, per la Lombardia. Un vero mix di situazioni che hanno dimostrato una volta ancora, se mai ce ne fosse stato il bisogno, che il Popolo non è bue, bensì saggio e capace di scegliere al meglio. Un primo passo molto importante per chiedere ad uno Stato centralista, quell’autonomia costituzionale che già diverse regioni hanno in Italia. Regioni che hanno acquisito questo Status per necessità specifica, come il Friuli di confine, la Sicilia e la Sardegna perché isole con realtà specifiche, la Val D’ Aosta perché piccola e con abitanti autoctoni particolari, oppure il Trentino Alto Adige, anch’esso zona di confine e di annessione post bellica (1918) e per il trattato di pace seguito alla 2a Guerra Mondiale. Ma eccoci ora a parlare seriamente di poter applicare alle regioni che ne facessero richiesta, uno Statuto Autonomo “ad acta” perché finalmente le differenze siano una positiva peculiarità, invece che un diniego della libertà. Infatti, il Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica e tutti gli Ordini Costituzionali, hanno recepito il messaggio e speriamo che il dialogo si apra ed il percorso sia in discesa e non in salita. Certo è che se avessimo dato retta ai signori della Sinistra, a quest’ora avremmo buttato al vento alcune decine di milioni di euro (costo del Referendum); invece ora loro stessi si beeranno dei vantaggi di questo evento, siano loro Avvocati, Consiglieri Regionali, addetti alla Sesab e Ministri in carica. Come si fa a non andare a votare per un Referendum senza quorum, quando migliaia di uomini hanno dato la vita per la libertà e l’espressione di voto? Tutto per sgambettare i propri simili di partito o coalizione che invece, anche se freddamente, appoggiavano l’iniziativa?! Vuoti nel cuore, ottusi nella mente, eppure noi li paghiamo, ci rappresentano anche nelle partecipate.

Peccato, hanno perso un’occasione d’oro, soprattutto di stare in silenzio. La Spagna docet, non serve autoproclamarsi indipendenti, solo per convenienza economica, perchè poi l’economia sta con il potere e ti abbandona, soprattutto se vai contro la Costituzione. Via la Catalogna dalla Spagna, cosa avrebbero fatto i Paesi Baschi con l’Eta? E l’Ira in ‘Irlanda? E l’alto Adige in Italia? Infatti la UE li ha abbandonati, così come le banche e l’industria multinazionale. Ora fanno i rifugiati politici in Belgio, fanno le peggiori brutte figure di politici al mondo, reclamando la democrazia in Spagna. Vergogna!! Lo ripeto, 100 anni fa noi si viveva l’esperienza di Caporetto, ma subito dopo anche quella del Piave, si moriva per una idea e per la Patria, si voleva unire e non dividere. Così è anche oggi, si vuole essere sempre più uniti, ognuno con le proprie peculiarità, nelle specifiche differenze, sotto una sola ed unica bandiera, il Tricolore, ma tutti nelle proprie specifiche diversità e sfruttando le opportunità che la nostra terra ci permette di avere. Sussidiarietà, supporto al più debole, sì, tutto ciò si potrebbe avere se le Regioni fossero tutte autonome, se devolvessero il 20% delle risorse raccolte allo stato centrale che dovrebbe coordinare e dirigere ciò che deve essere di uso comune, come la scuola, l’esercito, le infrastrutture, la previdenza, e che lasciasse tutto il resto alle regioni, sovraintendendo e controllando i loro bilanci. Un ulteriore 10% da destinare per la sussidiarietà tra le Regioni più ricche e quelle più povere. Non sarebbe difficile, se veramente lo si volesse, iniziando proprio da questo Referendum, che unisce e non divide, che qualifica e non squalifica. Sono certo che entro 10 anni, Brexit osservando, l’Europa sarà veramente una Unione Federale, iniziando da un’Italia nuova nel suo ordinamento e sempre più fanale di quell’Europa sognata da Enaudi e Spinelli, che alberga nei nostri cuori. Grazie al voto di Lombardia e Veneto, iniziamo un nuovo percorso e, sono certo, a breve tutti saliranno sul carro dei vincitori: meglio tardi che mai.

di Maurizio Maggioni info@mauriziomaggioni.it


BENVENUTI ALL’HOTEL WINKLER


UNICO PREMIUM RESORT DELLE DOLOMITI Appena ampliato e rinnovato, inaugurato il primo luglio come “unico premium resort delle Dolomiti” il nuovissimo hotel Winkler dà il benvenuto agli ospiti con un innovativo concetto esclusivo spa e family per una vacanza in una posizione davvero unica, con terrazzi, piscine, 85 camere, ristoranti e lounge con vista paradisiaca sulle montagne. Il look è completamente nuovo: caratterizzato da un’atmosfera ospitale e accogliente, dagli spazi di design che sanno stupire. L’orizzonte è lontano, la vista spazia su boschi, pascoli, rocce e colline le quali disegnano un paesaggio incantato, che termina con la silhouette delle vette delle montagne. Il momento più bello? Il tramonto: da gustare nella sala relax o nella sauna esterna; oppure sul terrazzo del bar; immersi nella grande piscina esterna oppure dal giardino. La luce (e il panorama) entrano dalle ampie vetrate per avvolgere l’ospite in un’atmosfera magica, dove la natura riesce a fare parte degli ambienti dell’hotel grazie alle grandi finestre che lasciano comunicare l’esterno con l’interno.

La Premium Spa è il gioiello del benessere del gruppo Winklerhotels: 3500 m² di spazi per una vacanza indimenticabile. La lussuosa oasi del wellness ha ampie vetrate che accolgono la natura all’interno e, in una posizione premium soleggiata per godere la quiete delle montagne e ritrovare l’armonia. 7 piscine indoor e outdoor con 500 m² di specchio d’acqua, tra cui spiccano la piscina panoramica indoor (17 x 7 m) con camino aperto e la outdoor infinity pool (25 x 8 m) per uno spasso senza limiti in acqua. Una ricerca estetica per regalare agli ospiti luoghi di benessere puro. L’oasi della quiete è uno spazio con esclusivi nidi delle coccole e favoloso panorama sulle montagne, un intimo nido raccolto per respirare l’aria pulita delle montagne e ascoltare il silenzio della natura.


BENVENUTI ALL’HOTEL WINKLER Highlight del progetto è la zona per soli adulti, con una spaziosa sauna finlandese con vista panoramica dove vengono effettuate emozionanti e benefiche gettate di vapore ogni giorno, biosauna alle erbe, bagno turco con gettate di vapore, bagno turco salino, sauna agli infrarossi, diverse aree della quiete, idromassaggio, laguna con isole del relax, canale di acqua fredda, impianto Kneipp, getti massaggianti per i piedi, e molto altro ancora. Per completare l’offerta wellness è stata realizzata un’innovativa area cardio-fitness e sala ginnastica con programma di attività sportive. Le Dolomiti e in particolare questa zona sono il paradiso delle due ruote: dall’hotel ci sono infinite possibilità per gli amanti della bicicletta. Il boom della bike continua a progredire in modo inarrestabile. Sempre più ospiti non vogliono rinunciare alla bicicletta e alla MTB soprattutto quando vanno in vacanza. Ed ecco che una vacanza in MTB in un Hotel Winkler combinata con wellness e buona cucina risulta davvero una formula vincente. Gusto ed energia insieme. L’hotel Winkler è inoltre membro dell’associazione dei Bike Hotels Südtirol e garantisce un alto livello di competenza proponendo tour di tutti i tipi, con o senza l’accompagnamento delle guide (da segnalare il tour del Plan de Corones), con tutti i modelli di MTB’s di alta qualità a disposizione per il noleggio. Inoltre, Golf Unlimited: 100% di sconto sul green fee al Golf Club Val Pusteria (a 1 km dall’hotel, impianto a 9 buche, Par 34 con 2.800m).

IL NUOVO PROGRAMMA VITAL: PER RIGENERARSI IN VACANZA Con l’apertura del “nuovo” Winkler , è stato creato un nuovo concept di vacanza che guarda alle stagioni. Per l’estate, si guarda all’età adulta, il fuoco diventa un elemento dello spirito e la direzione del sud, delle aree temperate è quella ideale per la stagione calda: la sensazione dei piedi nudi sulla rugiada all’alba con esercizi speciali di movimento e respirazione, le escursioni con percorso Kneipp naturale, le passeggiate tra i pini silenziosi e potenti ed i trattamenti alpestri nell’area wellness coronati da serate accanto ai falò e grigliate all’aperto accompagnano gli ospiti a rigenerarsi nella natura. Tra gli highlight la colazione nel bosco, la grigliata serale con verdure estive, la gettata di vapore con pino mugo. L’autunno è incentrato sulla maturità del corpo e dello spirito, l’elemento liquido dell’acqua che tutto genera e tutto ravviva, punto cardinale verso ovest, potenza del ciclo energetico vitale: il programma invita a intraprendere i percorsi della salute al fiume Riobianco, le gite sull’altopiano del Giogo d’Asta con cene sul posto, degustazione di acqua nutrimento della vita, acqua gym e trattamenti speciali energetici.

IL NUOVO CONCETTO PREMIUM FAMILY L’hotel Winkler offre parecchie novità, come la Family suite con camera dei bambini separata, per bimbi e bambini più grandi; un programma d’intrattenimento assistito tutto l’anno per i bambini (3 - 6 anni) e bambini (7 - 12 anni), per fare divertire i bambini e per lasciare ai genitori del tempo libero, magari da dedicare al relax alla spa; la merenda pomeridiana per i bambini e tavolata assistita e il buffet dedicato ai bambini nella sala ristorante: la piscina per bambini (6 x 3 m) nell’area wellness offrirà tanto divertimento agli ospiti più piccoli, senza limiti di spruzzi; nella sala giochi per i piccoli e nel parco giochi a cielo aperto con tante attrazioni l’hotel Winkler promette ai bimbi di non annoiarsi. E ancora, per passare le giornate immersi nella natura, c’è il piccolo zoo con porcellini d’India, conigli e caprette di montagna mentre, indoor c’è la lounge per ragazzi con tavolo da air hockey, ping pong, calcetto, biliardo, la parete da arrampicata e bouldering indoor; cinema con programma film quotidiano; allenamento per migliorare la tecnica con la mountain bike, pumptrack, downhill, per i più temerari.

Hotel Winkler Stefansdorf 28a 39030 San Lorenzo Tel. +39 0474 549020 Fax +39 0474 549556 winkler@winklerhotels.com www.winklerhotels.comer (facciate esterne) Zimmerei Pius Untersteiner (finestre) TIP TOP FENSTER


“STONE CITY HEADQUARTER” CONCORSO INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE

ECCO ALCUNI DEI LAVORI REALIZZATI PER IL CONCORSO INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE STONE CITY HEADQUARTERS INDETTO DALL’AZIENDA BERGAMASCA IN VISTA DELL’AMPLIAMENTO DELLA SUA SEDE DI BOLGARE (BG). IL PROGETTO VINCITORE È STATO PROCLAMATO IL 27 SETTEMBRE SCORSO DURANTE UN ESCLUSIVO EVENTO.

Il progetto concretizza, tramite un’adeguata scala di intervento, la relazione del brand aziendale con il luogo delle cave, l’autostrada e il limitrofo traffico aereo. La velocità di lettura dell’edificio dall’autostrada impone la forza comunicativa dell’orizzontalità tramite un lungo muro, la quinta di fondo per la scritta “Stone City”. L’edificio è composto da tre “conci” aperti in copertura da grandi ellissi. I conci laterali sono due patii che portano a quello centrale caratterizzato da un luminoso spazio a dop-

pia altezza. La sequenza di tipo museale guida il visitatore a conoscere l’azienda tramite un’esperienza contemplativa, emotiva, a-temporale. Quattro blocchi angolari occupati dai servizi e connessi da ampie vetrate, consentono totale flessibilità di utilizzo per eventi ed esposizioni. La scala circolare conduce in maniera fluida ad un ampio spazio connettivo flessibile articolato intorno al vuoto ellittico che mantiene il contatto visivo con gli eventi al piano inferiore.

PIETRO DI NICOLA

PRIMO PREMIO


DI PIETRO NICOLA PROGETTISTA (CAPOGRUPPO)

PUGIN LEONARDO

TONELLO MAURO


GIOVANNI FURLAN SECONDO PREMIO

FURLAN GIOVANNI PROGETTISTA (CAPOGRUPPO)

LONGHEU VITTORIO PROGETTISTA

Il principale carattere del nuovo edificio è di essere un grande spazio fluido, sospeso e aperto al paesaggio attraverso la permeabilità dei suoi bordi ed immerso in una natura pensata come spazio polifunzionale, indagata per apportare benefici all’ambiente. Il concept architettonico prevede un edificio sospeso su spazi aperti vegetali e minerali definiti da di-

DEL PRETE ALESSIA PROGETTISTA

CELEGHINI GENNY PROGETTISTA

versi usi come: il grande spazio piazza dedicato agli eventi, le ampie aree verdi caratterizzate dall’orografia dei terrapieni che mitigano le aree parcheggio, la grande vasca d’acqua che produce un benessere igrometrico ma anche con funzione di accumulo per l’impianto antincendio. La base vegetale definisce con una diversa ed articolata topografia

PASTO’ FLAVIA COLLABORATORE

TOGNOLI ROBERTA COLLABORATORE

il paesaggio sopra il quale le due parti dedicate ad uffici circoscrivono il vuoto della corte/piazza aperta. L’articolazione volumetrica è resa unitaria dalla presenza del recinto murario che al piano primo descrive con una forma chiara l’intero complesso.


MARCELLO GALIOTTO

TERZO PREMIO

Una nuova complessità si offre nel progetto del nuovo Headquarter di Granulati Zandobbio tenendo conto della mutazione legata allo scorrere delle automobili. L’edificio e la sua composizione vengono, infatti, disvelati progressivamente proprio grazie ai continui cambi di percezione che derivano dalla velocità e dall’asse di movimento predefinito della strada. Il progetto raggiunge, così, la sua completezza mediante la stratificazione in 3 livelli: teorico/compositivo, funzionale ed iconico. Esso rappresenta simbolicamente l’attività dell’azienda: una catasta di granulati antropizzati la cui organizzazione planimetrica e volumetrica rappresenta un sistema chiaro di aggregazione che rispecchia il processo produttivo della lavorazione della pietra. Il carroponte completa il sistema di espressione del brand, ancorandolo al mondo della produzione e alla lavorazione di masse. L’edificio, seppur composto per accostamento e sovrapposizione di elementi discreti, si presenta come massa compatta: l’attività di accoglienza del piano terra coinvolge ed è parte delle dinamiche dei piani superiori rendendo l’edificio un unicuum non solo dal punto di vista volumetrico.

GALIOTTO MARCELLO - PROGETTISTA (CAPOGRUPPO) RAMPAZZO ALESSANDRA - PROGETTISTA AZZARELLO MARIO - PROGETTISTA MUFFATO LUIGI - PROGETTISTA


L’ABITARE DEL FUTURO VIVERE IN 9 METRI QUADRATI: ECCO AVOID, LA MINI CASA ITALIANA PER LE NUOVE GENERAZIONI DI NOMADI URBANI


Realizzata dal giovane architetto Leonardo Di Chiara e sostenuta anche da Schüco Italia, aVOID è la mini casa mobile che indaga strategie alternative di pianificazione del suolo cittadino, come la creazione di quartieri migratori dedicati alle nuove generazioni di nomadi urbani. Se la tecnologia ha reso il mondo senza confini, ha anche determinato la creazione di una classe cross-generazionale di persone che hanno assorbito il concetto di liquidità all’interno del proprio stile di vita, attribuendo il principio di transitorietà e mobilità non solo al lavoro e alle relazioni, ma anche al paese di residenza e all’idea di casa. Configurazioni abitative flessibili e temporanee, che mutano al variare delle esigenze, sono sempre più richieste da queste moderne “tribù” di nomadi, comunità estremamente fluide alla ricerca di soluzioni facilmente trasportabili in grado di sfidare il confine tra provvisorietà e permanenza, tra staticità e mobilità. Proprio come risposta alternativa al concetto tradizionale di casa, Leonardo Di Chiara, giovane architetto e ingegnere di Pesaro di 27 anni, ha realizzato aVOID, la prima tiny house mobile interamente realizzata e progettata in Italia che dimostra come sia possibile ripensare le nostre abitudini di vita in una chiave non solo più sostenibile, ma anche più in linea con le esigenze fluide del vivere contemporaneo. IL PROGETTO aVOID è un prototipo di casa su ruote che in soli 9 metri quadrati racchiude ogni comfort necessario per il vivere quotidiano. Ispirata all’equilibrio del vuoto, da cui prende il nome (a void = un vuoto), si presenta come una singola stanza grigia sviluppata longitudinalmente e priva di qualsiasi arredo. Attraverso l’apertura di specifici dispositivi a parete, però, lo spazio evolve orizzontalmente e si trasforma, adempiendo a tutte le più comuni funzioni di un’abitazione. Il letto reclinabile diviene prima divano per l’angolo studio e poi, abbinato al tavolo pieghevole, comoda panca per due persone. La parete lascia spazio ad una cucina accessoriata con cappa aspirante, lavello a scomparsa, piano cottura e scaffali contenitivi. L’ampia porta finestra Schüco a tra ante del fronte sud, progettata in modo personalizzato per questo contesto, permette sia l’illuminazione naturale dello spazio, sia la sua apertura totale verso l’esterno. Un piccolo bagno realizzato in okumè ospita i servizi e una doccia concepiti per ridurre al minimo i consumi di acqua. Una scala retrattile permette infine l’accesso alla terrazza, l’angolo più suggestivo per sentirsi a tutti gli effetti cittadini del mondo. LA RICERCA Il movimento tiny house, iniziato negli anni Settanta negli Stati Uniti, racconta la storia di una nuova generazione di persone pronte a trasformare continuamente la propria esistenza indipendentemente dalle pressioni della società, in favore di uno stile di vita più libero e meno vincolato.


L’ABITARE DEL FUTURO È a questa voglia continua di cambiamento che si ispira l’involucro architettonico di aVOID, caratterizzato da due pareti laterali cieche che, nonostante sembrino non appartenere a nessun luogo, in realtà, per la loro incompletezza estetica, rendono l’abitazione inseribile in qualsiasi contesto e comunità. Lo sviluppo di una pianificazione urbana più fluida, in grado di ripensare il quartiere sociale in modo meno rigido, è proprio l’obiettivo del Bauhaus Campus, un piccolo villaggio sperimentale, di cui aVOID fa parte, ospitato all’interno del Bauhaus-Archiv / Museum of Design di Berlino. All’interno dell’esperimento socio-culturale, curato dall’architetto Van Bo Le-Mentzel e sviluppato in collaborazione con la Tinyhouse University, il progetto aVOID è chiamato ad indagare la tipologia della casa a schiera nella possibilità futura di creare quartieri migratori, cioè insediamenti temporanei dove le abitazioni su ruote possono facilmente spostarsi da una località all’altra. LA COSTRUZIONE Ventisette partner tecnici hanno contribuito alla costruzione di aVOID. Tre mesi di lavori incessanti hanno restituito una mini abitazione quasi interamente funzionante realizzata con materiali di aziende italiane e tedesche che credono nell’impatto rivoluzionario delle piccole case nel mercato immobiliare. Il cantiere è ancora “work in progress” per la parte impiantistica, che sarà sviluppata all’interno del laboratorio del Bauhaus Campus. Schüco Italia è tra i sostenitori del progetto e sono Schüco le soluzioni in alluminio che compongono la facciata principale, la finestra della facciata sul retro e l’apertura vetrata che consente l’accesso alla terrazza, tutte progettate e realizzate da Giommi di Fossombrone (Pesaro), serramentista Premium Partner Schüco.

SCHEDA PROGETTO Realizzazione: Tiny House Progettazione: Leonardo Di Chiara Sistemi per l’involucro: Schüco Italia Serramenti ad alto isolamento: portafinestra a tre ante Schüco AWS 65 BS HI, finestra con anta ribalta Schüco AWS 65 BS HI, lucernario a tre specchiature di cui due realizzate con apribili Schüco AWS 65 HI. Serramentista: Giommi di Fossombrone (Pesaro)


M OTO RI

L’ATTESA È FINITA

NUOVA BMW X3 : RISPETTA LE TUE PASSIONI Guidare può essere fatto in molti modi ma diventa qualcosa di speciale se riesce a trasformare un semplice spostamento in una sequenza di esperienze, paesaggi, storie ed emozioni. Perché il senso di ciò che uno fa, dipende dalla passione che ci mette. L’hai aspettata. L’hai sognata. L’hai desiderata. E finalmente l’attesa è finita. La Nuova BMW X3  è pronta ad accompagnarti. Dinamismo. Equilibrio. Sicurezza. Sportività. La Nuova BMW X3 eleva le sue caratteristiche genetiche ad un livello mai raggiunto prima. Il look da robusto fuoristrada si combina naturalmente con un’immagine sportiva, enfatizzata dalla ripartizione perfetta delle proporzioni. Il dinamismo è sottolineato dal doppio rene lavorato tridimensionalmente e dalle luci fendinebbia, per la prima volta a forma esagonale in un modello BMW della Serie X.

NON SOLO UN BEL “COLPO DI CODA” COSÌ SPAZIOSA CHE NUOVA XF SPORTBRAKE: AL SUO INTERNO HA UN’AUTO SPORTIVA Nuova XF Sportbrake è la prova che le auto sportive non sono solo a due porte. Che tu scelga la raffinata efficienza del motore 2.0 4 cilindri Turbo Diesel Ingenium da 163 CV  o le prestazioni esaltanti del motore  2.0 Biturbo Diesel Ingenium da 240 CV  con trazione integrale  All Wheel Drive, Jaguar XF Sportbrake è nata per offrirti un’esperienza di guida impareggiabile.  Non lasciarti ingannare dalla sua spaziosità, Nuova XF Sportbrake è una Jaguar in tutto e per tutto. Con i suoi interni versatili e il suo vano di carico da 565 litri con sedili posteriori installati, è un’auto progettata per soddisfare le esigenze di uno stile di vita attivo e avventuroso. Ribaltando i sedili posteriori si crea uno spazio lungo due metri e largo oltre un metro nel punto più stretto, arrivando a 1.700 litri di capacità di carico più il vano ulteriore sotto il pianale. 


SUPERSPORTIVE DAL FUTURO LA LAMBORGHINI TERZO MILLENNIO UN SOGNO E UNA VISIONE DEL FUTURO BASATI SULLA COLLABORAZIONE CON IL MIT Automobili Lamborghini, in collaborazione con due laboratori del Massachusetts Institute of Technology, compie i primi passi verso la realizzazione futura di una possibile supersportiva elettrica targata Lamborghini. In questa occasione la Casa di Sant’Agata Bolognese ha presentato la nuova concept car “Lamborghini del Terzo Millennio”.

Il concept delinea in modo concreto le visioni progettuali e tecnologiche di domani, mantenendo intatti l’appeal visivo, le performance mozzafiato e soprattutto il brivido che caratterizza ogni aspetto di una Lamborghini. Il tutto pensato per gli appassionati delle supersportive del futuro.


BMW MOTORRAD AD EICMA 2017 Le nuove BMW F 750 GS e F 850 GS Dal loro lancio nel 2007, i modelli GS della serie F rappresentano il massimo piacere di guida con le tipiche caratteristiche “Made by BMW Motorrad”, portando il concetto Adventure tra le moto di media cilindrata. Come in passato, l’abbreviazione GS rappresenta nuovamente la perfetta sintesi di off-road e lunghe distanze, abbinata ad una dinamica sportiva e a prestazioni in off-road di livello superiore.

CAFÈ RACER SUZUKI SV650X 2018: ARRIVA LA VERSIONE CAFÈ RACER Quando si parla di Suzuki SV650, si parla di storia, visto che la naked di Hamamatsu ha rappresentato, e continua a rappresentare, uno dei biglietti da visita della Casa giapponese. Stile neo-retrò che la fa da padrone su tutto. Al faro anteriore troviamo un piccolo cupolino che ingloba un plexiglass scuro. Dietro questo, gli immancabili semi-manubri che rendono la posizione di guida più raccolta. Rivista anche la sella, dotata di cuciture a vista, bicolore, e che poggia su un codone anch’esso di due tonalità differenti. Non mancano due piccoli fanali che trovano spazio sotto il fanale anteriore, assicurati alla piastra di sterzo inferiore.

M OTO RI

PERFETTA SINTESI DI OFF-ROAD


PANIGALE V4 REGINA DELL’EICMA

ANTICIPATA DUE MESI FA DALLA PRESENTAZIONE DEL PRIMO MOTORE STRADALE A QUATTRO CILINDRI, DUCATI SVELA IN ANTEPRIMA LA SUA NUOVA PUNTA DI DIAMANTE IN AMBITO DI SPORTIVITÀ, LA PANIGALE V4. AL SUO FIANCO ALTRI TRE MODELLI CHE AMPLIANO LA GAMMA DELLA CASA DI BORGO PANIGALE.


Potremmo dire che la Panigale V4 è l’erede della Ducati Apollo; infatti, nel 1963 Fabio Taglioni realizzò il prototipo della prima Ducati con la configurazione del motore a L. Commissionato dall’ importatore americano Joe Berliner, l’Apollo era il primo tentativo di realizzazione di una “maxi moto“, specificatamente pensata per la polizia americana ed eventualmente proposta per il grande pubblico. Il motore quattro cilindri a “elle“ di 90° è stato l’antesignano di quello che, da lì a poco, sarebbe divenuta una delle colonne portanti della tradizione tecnica Ducati: il motore Bicilindrico a “elle“.

Dotata dell’innovativo motore V4 da 1.103 cmc e 214 CV di potenza (che con un rapporto potenza/ peso di 1,1 CV/kg, diventa il nuovo riferimento nel segmento delle supersportive di produzione) la V4 Panigale è la diretta derivazione stradale della moto che corre in MotoGP. Dalle corse adotta la struttura del telaio “Front Frame”, più compatto e leggero di un perimetrale, che sfrutta il motore come elemento stressato della ciclistica. Su questa moto sono stati introdotti controlli inediti quali la derapata controlla-

PANIGALE V4 REGINA DELL’EICMA

ta in frenata, l’ABS Cornering che agisce sul solo freno anteriore con un setup appositamente studiato per la guida in pista e il Quickshift Up & Down con strategia che tiene conto dell’angolo di piega. Tutti questi controlli, sviluppati in pista assieme ai collaudatori e piloti ufficiali Ducati, sono integrati nei tre Riding Mode (Race, Sport e Street) e modificabili tramite il nuovo e innovativo cruscotto TFT. Al suo fianco, la Panigale V4 vanta le sorelle S e Speciale, entrambe dotate di una componentistica dedicata a chi usa la moto in pista, come le sospensioni Ohlins e il Data analyzer.


ODISSEE. DIASPORE, INVASIONI, MIGRAZIONI, VIAGGI E PELLEGRINAGGI

mostre

PALAZZO MADAMA CORTE MEDIEVALE, TORINO FINO AL 19 FEBBRAIO 2018

Palazzo Madama presenta fino al 19 febbraio 2018 la mostra Odissee. Diaspore, invasioni, migrazioni, viaggi e pellegrinaggi allestita nella Corte Medievale. L’esposizione, ideata dal direttore di Palazzo Madama Guido Curto e curata insieme agli storici dell’arte del museo, racconta il cammino dell’Umanità sul pianeta Terra nel corso di una Storia plurimillenaria. In mostra un centinaio di opere provenienti dalle raccolte di Palazzo Madama e da vari musei del territorio e nazionali: dipinti, sculture, ceramiche antiche, reperti etnografici e archeologici, oreficerie longobarde e gote, metalli ageminati e miniature indiane, armi e armature, avori, libri antichi, strumenti scientifici e musicali,

carte geografiche, vetri, argenti ebraici e tessuti. Il percorso si articola in dodici sezioni: la preistoria, i viaggi mitologici di Ulisse ed Enea, la Diaspora ebraica, l’espansione dell’impero Romano, le cosiddette invasioni Barbariche, l’espansione Islamica, le Crociate, i Pellegrinaggi, le Esplorazioni, le Colonizzazioni, l’emigrazione europea verso le Americhe tra milleottocento e inizio ‘900, le migrazioni contemporanee. Sezioni disposte in ordine cronologico, ma anche in base a nessi di consequenzialità geopolitici. A far da sfondo a ciascuna vetrina, ci sono le grandi carte geografiche elaborate appositamente per questa mostra da Libreria Geografica che pubblica anche il catalogo.


BOTERO AMO - PALAZZO FORTI, VERONA FINO AL 25 FEBBRAIO 2018

I corpi smisurati, le atmosfere fiabesche e fantastiche dell’America Latina, l’esuberanza delle forme e dei colori, l’ironia e la nostalgia, tutto questo è riassunto nella emozionante carrellata delle opere esposte fino al 25 febbraio 2018 a Verona. Tra i tanti capolavori in mostra Coniugi Arnolfini (2006), Fornrina, aprés Raffaello (2009) e Cristo crocifisso (2000). Promossa e voluta dalla Direzione del Museo AMO-Palazzo Forti e con il patrocinio del Comune di Verona, la mostra è coprodotta dal Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira ed è curata da Rudy Chiappini in stretta collaborazione con l’artista.

Una serie di nuovi dipinti dialogano con oggetti, sculture, video, fotografie e dipinti “inscenando”, racconta la curatrice nel suo testo in catalogo, “un viaggio nel futuro con gli occhi immersi nella società contemporanea in cui l’artista racconta, come in una pièce teatrale senza pregiudizi e giudizi morali, la vulnerabilità dell’animo umano, mettendo a nudo le figure femminili coinvolte che si rincorrono da un’opera all’altra, attraverso una serie di apparizioni e metamorfosi senza fine. Katie, Fox, Mafalda, Loredana, Susy, Isa B sono un gruppo di amiche in bilico tra due mondi: quello reale e quello dell’arte, metà bambine e metà adulte, metà animali e metà umane, bambine che vorrebbero essere donne, donne che vorrebbero essere uomini, che in alcuni casi indossano delle protesi, come metafora del naso rosso di un clown”. Personaggi che – come nel quadro Il Caffè di Arnaldo Badodi, a cui la giovane artista fa un indiretto omaggio – si muovono in un mondo di incomunicabilità, rivelando la solitudine del vivere quotidiano, dove le scene si ripetono in continuazione senza che però, nulla nella sostanza accada. Negli spazi dello studio legale, tra le opere della Collezione Iannaccone riallestite per questo appuntamento, trovano quindi collocazione le nuove produzioni di Beatrice Marchi, in dialogo con i volti e i soggetti delle molte opere che abitano lo spazio lavorativo, creando un fitto gioco di rimandi tra i personaggi e le loro storie, in una comunanza di paesaggi e atmosfere. Beatrice Marchi nelle sue opere spesso si distacca dal soggetto, pretesto per raccontare una condizione umana in continua ricerca, sostenuta dal desiderio di capire dove si trova, sia in senso fisico che in senso mentale.

‘IN PRATICA: BEATRICE MARCHI’ RUFFIANA LA MAFALDA E LA LOREDANA DEL VILLAGGIO

STUDIO LEGALE AVVOCATO GIUSEPPE IANNACCONE E ASSOCIATI CORSO MATTEOTTI 11 – MILANO FINO ALL’11 MARZO 2018 SOLO SU APPUNTAMENTO (PER PICCOLI GRUPPI DI PERSONE)


mostre

IL RESPIRO DELLO SPAZIO L’ASTRAZIONE DI TILDE POLI PALAZZO CREBERG, BERGAMO FINO AL 30 NOVEMBRE

DAL 25 NOVEMBRE 2017 AL 26 GENNAIO 2018

Il «re del terrore» colpisce la 255 Raw Gallery: per la prima volta in mostra un intero albo di Enzo Facciolo, il papà di Diabolik. Ancora oggi, dopo 55 anni di pubblicazioni e 850 albi, Diabolik affascina e scandalizza tutti consacrandosi a personaggio immortale del giallo italiano. Presso la Raw Gallery di via Tasso in programma un’esposizione di più di 150 tavole originali di Enzo Facciolo, il disegnatore padre di Diabolik, il “Re del Terrore” del fumetto italiano, che nel lontano 1963 con la sua mano diabolika, definì i tratti caratteristici del ladro mascherato che tutti conosciamo.

DIABOLIKA MANO

255 RAW GALLERY BERGAMO

La Fondazione Credito Bergamasco omaggia Tilde Poli, una delle personalità femminili più affascinanti dell’universo artistico bergamasco del dopoguerra, con una doppia esposizione,  ad ingresso libero e gratuito. A  Palazzo Creberg,  fino al 30 novembre, saranno esposte le opere di Tilde Poli facenti parte della collezione della famiglia Bonaldi, un omaggio alla figura di Carla Comana Bonaldi che dell’artista fu nel tempo sostenitrice convinta, accompagnandone affettuosamente per lunghi tratti l’intenso percorso d’arte e di vita. Due donne unite, nei differenti contesti professionali, dalla medesima passione lungimirante per il proprio lavoro, precorrendo di molto i tempi in un impegno di eticità e valori il cui ricordo la comunità bergamasca dovrebbe con cura preservare. La mostra il respiro dello spazio - l’astrazione di Tilde Poli si inserisce nel ciclo espositivo che la Fondazione Credito Bergamasco ha dedicato a quegli esponenti dell’arte bergamasca già protagonisti dello storico “Gruppo Bergamo” attivo in città nel secondo dopoguerra dal ‘56 al ‘62 e di cui Tilde Poli fu l’unica esponente femminile, oltre che segretaria per ciò che riguardò l’attività espositiva del Gruppo stesso nell’omonima Galleria di via XX Settembre, evidenziandone l’intensa ricerca che ha attraversato con raffinati esiti la seconda metà del ‘900 italiano. L’esposizione prende in considerazione prevalentemente quegli anni di evoluzione e cambiamento nel lavoro dell’artista che vanno dalla metà degli anni ‘60 all’inizio degli ‘80, con opere anche inedite, a definire un periodo intenso di elaborazioni astratte di straordinaria creatività, connaturatesi in seguito convenzionalmente quali “post-informali”. Orari: da lunedì a venerdì: 8.20 - 13.20 e 14.50 - 15.50.


PAOLO ROVERSI.

INCONTRI

GALLERIA CARLA SOZZANI, MILANO FINO ALL’11 FEBBRAIO 2018

La Fondazione Sozzani con la mostra “Incontri” mette in evidenza la struttura propriamente pittorica delle fotografie di Paolo Roversi, artista della composizione e della geometria, con un approccio astratto alla realtà. Fin dagli anni ‘80 le sue fotografie rispondono a una costante esigenza formale che dà loro un carattere sorprendentemente atemporale, in contraddizione con il gusto e gli usi della moda. La sua familiarità con la storia dell’arte, e con la pittura italiana in particolare, gli permette di fotografare come un pittore. Lavora spesso a serie costruite attorno a un tema o a un modello, come se cercasse di estrarne tutte le possibilità plastiche. Per questa esposizione Roversi ha raccolto le sue fotografie a due e a tre, in dittici e trittici. Questo procedimento, mai utilizzato prima in modo sistematico, offre uno sguardo inedito sul suo lavoro, dandogli una dimensione monumentale. La composizione a più elementi gli consente di dare un’attenzione maggiore al soggetto arricchendone la lettura. Come nei polittici del Rinascimento, che ricorrono ampiamente a questo metodo. In questa mostra la fotografia di Paolo Roversi appare più serena e controllata che mai.


mostre

COLORE ED EMOZIONI NEL CINEMA D’ANIMAZIONE

FANTONIHUB, BERGAMO FINO AL 27 NOVEMBRE 2017

Colore ed emozioni nel cinema d’animazione sono l’essenza dell’arte di Michel Fuzellier: regista, illustratore, sceneggiatore e produttore cinematografico dal cuore francese e milanese di adozione. Una selezione di opere grafiche originali dell’artista saranno esposte straordinariamente al FantoniHub di Bergamo (via Camozzi, passaggio via Sora) fino al 27 novembre, grazie alla partnership in atto tra la Scuola d’Arte A. Fantoni e l’associazione non profit BergamoTOONS, che ha ideato e prodotto l’evento curato dal direttore artistico Federico Fiecconi. L’occasione della mostra di Fuzellier è in sé unica: per la prima volta in mostra i materiali creati per il grande schermo dall’artista e regista, che sarà anche protagonista di un incontro in istituto con gli studenti della scuola la mattina dell’8 novembre, prima di trasferirsi al FantoniHub per l’inaugurazione ufficiale dell’esposizione.

TERRE

DI UOMINI ADAMS, SHORE, GOLDBLATT, GHIRRI, BASILICO, JODICE E ALTRI 21 GRANDI FOTOGRAFI RACCONTANO IL PAESAGGIO PALAZZO GROMO LOSA, BIELLA

DAL 27 OTTOBRE 2017 AL 7 GENNAIO 2018

La relazione tra l’uomo ed il paesaggio, l’influenza che l’uno esercita sull’altro e le implicazioni di tale relazione nello scatto fotografico sono al centro della mostra ‘Terre di Uomini’, che si terrà a Biella, presso lo splendido Palazzo Gromo Losa, dal 27 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018. La mostra, a cura di Chiara Dall’Olio, è l’esito di una collaborazione tra Fondazione Fotografia Modena e Palazzo Gromo Losa srl, rispettive società strumentali di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e di Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. Il percorso comprende oltre 70 opere di 27 artisti, tutte provenienti dalla collezione di fotografia

contemporanea della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Le collezione di fotografia della Fondazione Cassa di risparmio di Modena, che Fondazione Fotografia ha il compito di gestire e valorizzare, si articola in una serie di sezioni definite in base alla provenienza geografica degli autori. Proprio questa sua caratteristica originale e pressoché unica nel panorama del collezionismo fotografico italiano consente di confrontare visioni del paesaggio differenti. ‘Terre di Uomini’ prende in esame in particolare quella americana, quella africana e quella italiana.


è urgente aprire gli occhi sulla violenza alle donne Anche quest’anno si celebra la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne ai principi della quale aderiamo senza se e senza ma. Diamo un piccolo contributo a questa causa con una ricerca tra i più significativi manifesti realizzati in occasione di questa ricorrenza, non solo quest’anno e non solo in Italia. Come si può riscontrare dalla breve galleria delle pagine che seguono, il tema, non solo viene sviluppato a tutte le latitudini del pianeta, segno questo che la violenza di genere non conosce confini e che ovunque vi sono uomini che non sanno accettare un no, ma anche che si presta ad una espressione molto creativa.

I MANIFESTI DELLE CAMPAGNE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE


I MANIFESTI DELLE CAMPAGNE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE


IN LIBRERIA

SULLE SPONDE DEL GERUNDO TRA STORIA E LEGGENDE IL LIBRO DI FABIO CONTI SUL GRANDE LAGO SCOMPARSO

Fabio Conti, giornalista e appassionato di storia, ha recentemente presentato libro sull’esistenza, fino a tempi relativamente recenti, di un lago poco profondo, per lo più acquitrinoso, che avrebbe occupato una vasta area della Pianura Padana, estendendo le sue rive dalla bassa bergamasca, fino alle porte di Cremona ad est e di Milano ad ovest. Una grande palude con un regime irregolare che raccoglieva l’acqua che oggi scorre nel letto dell’Adda verso il Po e nella quale confluivano sia il Brembo, sia il Serio. Il nome di quel lago, di cui si ritrovano varie tracce e documetazioni che inevitabilente si intrecciano con leggende popolari, era Gerundo da “gera” la sabbia di origine alluvionale della quaale probabilmente era ricoperto il fondo del lago stesso. Il posto doveva presentarsi umido, infido e probabilmente maleodorante per le esalazioni di metano presente nel sottosuolo che sarà sfruttato solo successivamente. Vecchie storie raccontano di draghi che emettevano fiamme dalla bocca e per questo l’Eni, l’Ente Nazionale Idrocarburi che secoli dopo trivellava quelle aree, volle come simbolo un cane a sei zampe, come quello nato eccezionalemente da quelle parti, che sputava fuoco dalla bocca. Anche il simbolo dei Visconti, oggi nello stemma di Milano, dell’Inter e di Mediaset, il famoso biscione, pare che tragga origine dalle leggende di draghi mangiatori di uomini che infestavano quei mefitici fondali in mezzo alla pianura. In mezzo alla grande palude si trovava un’isola abbastanza grande che pare fosse molto fertile e dove presumibilmente sorgeva la città di Crema. Treviglio, nella cartina qui a sinistra, appare sommerso dalle acque del Lago come Mozzanica, Agnadello e Vailate mentre Lodi godeva del lungolago.


Qui Brescia n.ro 134  
Qui Brescia n.ro 134  
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