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ANNO 17 - N° CENTOSESSANTOTTO - LUGLIO 2021 - € 3

BRESCIA MAGAZINE

CMP BERGAMO

IN COPERTINA GLI ARCHITETTI ANDREA PLEBANI E NICOLAS BAGLIONI CO-FOUNDER DI BANP! STUDIO ph. Daniele Pezzoni OTTAVIO DI STEFANO: IL TENORE DEI MEDICI IL FESTIVAL PIANISTICO FESTEGGIA RATTALINO TORRE TINTORETTO A S. POLO BYE BYE MATTIA CATTANEO: IL MIO TOUR DE FRANCE GIORGIA: UNA PROF AL BAR PIETRO DUCCO CATTURICH NON C’È PIÙ HERE WE ARE: WOMEN IN DESIGN

IN WONDER(IS)LAND: MAGIA DELL’ARTE IMMERSIVA REMBRANDT IN UNA STORIA MERAVIGLIOSA BRESCIA PHOTO FESTIVAL ANIMA MUNDI RICORDERÀ PER SEMPRE IO CANTO BAGLIONI MICA BAU BAU MICIO MICIO CASTELLI, FANTASMI E LEGGENDE AUTISMO: TRA FOTOGRAFIA E POESIA

SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE - EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO


ph. Sergio Nessi

GIORNALISTI...

E GIORNALAI

Non ho mai avuto simpatia per i giornalisti

che, arrivati ad un certo punto della loro carriera, entrano in politica, sfruttando la notorietà di cui hanno goduto grazie alla loro professione. Ma credo che nel caso di Vittorio Feltri si possa fare un’eccezione. Prima di tutto perché il grande direttore non deve certo sfruttare una candidatura politica per fare carriera, né tanto meno per fare soldi o procurarsi intrallazzi. Il suo “scendere” in politica come capolista di Fratelli d’Italia è invece la testimonianza di una fede de-mocratica, di un mettersi a disposizione, magari dalla parte che molti ritengono sbagliata, erede della destra peggiore, con troppe connivenze con frange decisamente estremiste, affollate di cultori di Mussolini e del fascismo. Conscio di questo, non ha saputo dir di no all’offerta di Giorgia Meloni che, da parte sua, non poteva trovare alfiere migliore per chiedere i voti ai milanesi conservatori. Sarà quasi sicuramente eletto nel consiglio comunale di Milano e potete star certi che… ne leggeremo delle belle. Speriamo che lo stare dentro le istituzioni, per la prima volta, lo porti a raccontarci, con la sua conosciuta, graffiante ed elegante ironia, la vita di Palazzo. Come se la caverà con interpellanze e interrogazioni, commissioni e sedute fiume? Quanto tempo ci metterà a mandare tutti a quel paese dopo aver perso la poca pazienza che gli conosciamo? Il problema vero è che Vittorio è molto preoccupato del divieto di fumare all’aperto che il sindaco Sala vorrebbe introdurre e che il grande giornalista, tabagista convinto e contento, tenterà di impedire ad ogni costo in nome della libertà. Scherzi a parte, ci si aspetta davvero molto da lui. Potrebbe riuscire ad incanalare, anche solo simbolicamente, il malcontento che serpeggia a Milano dopo alcune scelte discutibili fatte dall’amministrazione. Le sue simpatie non sono mai state nascoste e non ha mai fatto dell’obiettività del giornalista la sua bandiera anzi, si è sempre dichiarato e dimostrato di parte. Fu il primo a fiutare l’onda leghista montante ai tempi di Bossi, poi dal carroccio al carro di Berlusconi e ora con Fratelli d’Italia. Per la Giorgia nazionale un vero colpaccio, considerato il seguito e la visibilità di Feltri, presente anche in alcune seguite trasmissioni televisive. (V.E.Filì)

Stampato con inchiostri a base vegetale.

Sono i nostri rivenditori, quelli che ogni mattina si alzano presto per iniziare una giornata spesso faticosa e trascorsa in balia del freddo o del caldo dentro le loro edicole. Durante tutto il periodo più nero dell’emergenza sanitaria hanno svolto un ruolo chiave nel tessuto cittadino.Tra i pochi esercizi pubblici a non chiudere mai, hanno adattato la loro organizzazione per fornire alla popolazione, non solo nuovi e utilissimi servizi ma anche un conforto, una voce di speranza, un segno di vita. Non li conosciamo ad uno ad uno ma a loro va il nostro ringraziamento per non aver mollato mai.


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EDITA PERIODICI srl Via Bono, 10 - Bergamo Tel. 035 270989

Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bs.it

www.editaperiodici.it www.qui.bs.it Aut. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004 Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it

Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it

Pag. 5 Il tenore dei medici

Pag. 8 Grazie agli Alpini e agli Artigiani in Fiera

Pag. 26 Giorgia, una prof al bar tra cappuccini e libri da studiare

Pag. 49 Alfabetile Compasso d’Oro

Fotografie di: Federico Buscarino Sergio Nessi Paolo Stroppa

Pag. 12 Che curiosi questi soldati russi

Pag. 12 È l’estate del Settecento

Hanno collaborato: Bruno Bozzetto Manuel Bonfanti Maurizio Maggioni Giuseppe Mazzoleni Benito Melchionna Francisco Malenchini Giorgio Paglia Camilla Peverelli Lorenzo Boccardini Stampa: Euroteam, Nuvolera (Bs)

Pag. 16 Il Festival Pianistico festeggia Rattalino

Pag. 22 Mattia Cattaneo e il primo Tour de France

Pag. 30 L’eredità di Pietro Catturich Ducco

Pag. 33 Torre Tintoretto Bye bye

Pag. 38 C’è un Castello ma nessuno lo sa

Pag. 50 Here we are Women in design

Pag. 54 In Wonder(is)land arte immersiva

Pag. 60 Gli ulivi di Puglia

Pag. 66 Brescia Photo Festival

Pag. 68 Castelli, fantasmi e leggende

Pag. 78 Canto Baglioni mica bau bau micio micio

Pag. 80 A.R.M.R. Ritorna il Red Party

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Pag. 62 Rembrandt in una storia meravigliosa

Pag. 64 Alla GAMeC Daiga Grantina

Pag. 70 Pag.72 Autismo tra fotografia Anima Mundi ricorderà e poesia per sempre

GLI ARCHITETTI ANDREA PLEBANI E NICOLAS BAGLIONI CO-FOUNDER DI BANP! STUDIO

Pag. 75 Lo spitiro del pianeta: torniamo presto

Pag. 76 Abbracciarsi 12 volte al giorno


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OTTAVIO DI STEFANO

IL TENORE DEI MEDICI Tommaso Revera - ph. Sergio Nessi

A TU PER TU CON IL DOTT. OTTAVIO DI STEFANO, PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI BRESCIA, RICONFERMATO LO SCORSO MARZO ALLA GUIDA DEL CONSIGLIO DIRETTIVO 2021-2024


Per arginare disuguaglianze e caos è impensabile continuare con 21 diversi sistemi sanitari in una nazione come l’Italia: il federalismo sanitario ha clamorosamente fallito ed è certamente un modello da ripensare non solo per dare maggior omogeneità al sistema sanitario nazionale assicurando a chiunque le stesse possibilità di cura ma, soprattutto, per tenere in considerazione alcune specificità territoriali che non si possono più ignorare. Di questo e molto altro, abbiamo parlato con il Dott. Ottavio Di Stefano, riconfermato anche per il quadriennio 2021-2024 alla guida dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Brescia. La recente pandemia ha messo a nudo tutte le fragilità della nostra medicina del territorio. Cosa è più utile fare per non farsi trovare nuovamente impreparati? “La pandemia Covid-19, come gravità e diffusione ha un precedente storico che possiamo trovare andando indietro di un secolo con l’influenza spagnola del 1918. Nel febbraio dello scorso anno ci siamo ritrovati in una situazione inattesa anche se parzialmente prevedibile considerati i segnali lanciati negli anni precedenti da alcuni organismi internazionali. Il nostro sistema ha comunque retto nonostante l’emergenza perché c’è stato un impegno oltre ai limiti da parte di tutti gli uomini e le donne della sanità, non solo dei medici ma anche degli infermieri, dei tecnici, degli operatori, dei volontari, degli ausiliari, degli assistenti ad personam, degli operai, ecc. Un impegno che è andato al di là della fatica e, contrariamente a quanto si pensi, è stato profuso anche sul territorio. Ricordo ancora che, tre/quattro giorni dopo il primo caso di Codogno, in uno degli studi associati di Brescia dove lavorano abitualmente quattro medici di base, sono pervenute ben 857 telefonate in cui c’era da un lato una richiesta di soccorso e dall’altro una richiesta di informazioni e spiegazioni. Così come ricordo il sondaggio condotto dall’Ordine fra i nostri medici di Medicina Generale impegnati sul territorio, grazie al quale scoprimmo che, proprio in quei giorni di inizio pandemia, a dispetto dei 15.000 casi segnalati dalle autorità sanitarie nazionali (perché ai tempi al tampone veniva sottoposti solamente i pazienti ricoverati), noi ne stimammo ben 60.000”. Qual è l’insegnamento più grande che ci ha lasciato questa terribile pandemia? “La prima cosa che ci ha insegnato il Covid (e che non dovremmo disperdere) è che abbiamo tenuto botta per due motivi: il primo è perché abbiamo un sistema sanitario nazionale solidale e universale che, nonostante le difficoltà, ha fornito sempre una risposta a tutti coloro che si sono rivolti alle strutture sanitarie e, il secondo motivo, è che abbiamo scoperto una cosa importante, che noi dell’Ordine ribadiamo ormai da tanti anni: di fronte alla medicina di oggi, bisogna “lavorare insieme” fra medici e tutte le professioni sanitarie e fra ospedale e territorio. Per conseguire questo scopo è opportuno che ciascun territorio possa contare su un’importante implementazione di risorse dal punto di vista umano, di tecnologie, di ambienti e soprattutto che vengano messi in campo strumenti d’interazione vera grazie ad un processo di digitalizzazione il più omogeneo e condiviso possibile”. Ora, grazie soprattutto ad una campagna vaccinale entrata a pieno regime, la situazione è più sotto controllo anche se la variante Delta rappresenta ancora un’insidia per cui è bene non abbassare la guardia, non è così? “La preoccupazione è molto alta: se guardiamo i numeri assoluti, non sono male (anche se una persona che muore è un valore assoluto indipendentemente dal numero) ma se guardiamo la progressione c’è da restare in campana. Basta per esempio vedere quanto sta avvenendo in Gran Bretagna. Le soluzioni per uscirne e non rischiare nuove ondate, però, esistono: il mantenimento della mascherina al chiuso e in tutte le situazioni in cui vi sia il rischio di un assembramento così come il distanziamento sociale e l’igienizzazione delle mani, il ricorso al vaccino perché dobbiamo vaccinare il più possibile, grandi e piccoli, convincendo anche gli scettici perché si tratta di un’evidenza dimostrata ed, infine, anche se faccio sempre fatica a pensare a situazioni di obbligatorietà in medicina, considerare lo scenario che stiamo vivendo come uno sconvolgimento di tipo epocale per cui l’utilizzo del Green Pass credo sia una scelta doverosa e necessaria”.

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Da inizio mese sono iniziati i provvedimenti previsti dal Decreto Covid convertito in legge per gli operatori sanitari non ancora vaccinati. A Brescia e provincia qual è il grado di adesione al vaccino? “Al momento non disponiamo di questa informazione perché non abbiamo ancora ricevuto da ATS Brescia – ente deputato per legge all’istruttoria sulla non aderenza alla vaccinazione dei sanitari – alcuna notifica. La nostra percezione è che l’adesione da parte dei medici e degli odontoiatri sia molto elevata.Vaccinarsi è un obbligo, prima ancora che di legge, morale e deontologico non negoziabile”. Tra le innumerevoli iniziative promosse dall’Ordine c’è n’è una con rivendica con maggior orgoglio? “Abbiamo dato priorità ad un’informazione e ad una formazione che riteniamo di qualità e pensiamo di aver ottenuto una certa credibilità grazie a due iniziative in particolare: da un lato ai molteplici corsi formativi (NON sponsorizzati) proposti ai nostri iscritti per la formazione continua e dall’altro all’ideazione e alla veicolazione della nostra rivista BresciaMedica, periodico autorevole non solo in ambito locale ma anche nazionale. In merito alle iniziative rivolte alla cittadinanza, invece, ’I Pomeriggi della Medicina’ in termini di divulgazione rappresentano certamente un nostro fiore all’occhiello dal 2014, anno in cui abbiamo presentato questi interessanti cicli di incontri. Torneremo presto con l’edizione 2021 in una forma ibrida, sia in presenza che da remoto, con la programmazione di tre appuntamenti incentrati sul tema “Il tempo del noi” dopo il Covid”. La sua posizione contro i risarcimenti facili in medicina e odontoiatria è piuttosto netta. Cosa condanna in particolare? “L’uso spregiudicato delle promesse di risarcimento in medicina e odontoiatria è già di per sé un problema molto serio, figuriamoci se c’è addirittura chi in maniera molto spregiudicata ne fa un uso con finalità di accaparramento di clienti. Questo, infatti, determina un atteggiamento di prudenza dei medici, che spesso si trasforma nella cosiddetta medicina difensiva, attuata per difendersi da questa tendenza incontrollata ai contenziosi che perdurano per molti anni”.

OTTAVIO DI STEFANO


Andrea Plebani

Nicolas Baglioni

BANP! È LO STUDIO DI ARCHITETTURA NATO A BRESCIA DALLA SINERGIA TRA ANDREA PLEBANI E NICOLAS BAGLIONI, ARCHITETTI CHE CONDIVIDONO LA STESSA VISIONE. ph. Daniele Pezzoni

In BANP! ci si occupa di sviluppare progetti di architettura per spazi direzionali, industriali e residenziali e, grazie alla collaborazione con professionisti specializzati in diversi settori, BANP! Studio si identifica come un gruppo multidisciplinare, aperto alla condivisione delle conoscenze e fortemente convinto del valore dell’interdisciplinarietà. Vengono creati spazi pensati per l’uomo, intorno all’uomo. Ogni progetto prende il via da uno stretto dialogo con il committente, che diventa parte attiva di ogni fase del processo. L’architettura si focalizza sulla progettazione di spazi evocativi, multifunzionali e versatili, in grado di modificarsi integrando diverse funzioni abitative e d’uso. Soluzioni innovative e sostenibili, pensate per garantire un alto livello di benessere.


ph. Daniele Pezzoni

La sede di BANP! Studio Via F.lli Cairoli, 21 - Brescia (BS)

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APPROCCIO E FILOSOFIA Ascolto, Progettazione, Realizzazione. Abitudini, stili lavorativi e modi di abitare sono in continua trasformazione. In BANP! Studio si lavora per interpretare ogni stile di vita e per progettare spazi che sappiano evolvere con chi li abita. Ogni progetto è unico e il processo creativo non è mai standardizzato. Dal dialogo schietto con il committente nascono abitazioni costruite su misura o spazi di lavoro che restituiscano appieno la filosofia aziendale. Ambienti pensati per migliorare l’efficienza e le performance, o per agevolare prospettive di crescita futura, senza mai dimenticare il benessere di chi vi lavora. I progetti firmati BANP! Studio sono sempre orientati verso: • Sostenibilità: edifici funzionali che rispettino l’ambiente e apportino miglioramenti concreti, sia in termini economici che di fruizione sociale. • Tecnologia: non solo l’attenzione verso le più recenti innovazioni di progetto, costruzione e manutenzione, ma anche la volontà di proporre soluzioni comode per la vita di tutti i giorni, al passo con le più moderne tecnologie. • Flessibilità: ambienti ibridi che non temono cambiamenti d’uso e capaci di soddisfare le esigenze di chi le vive.

ARCHITETTURA

IBRIDA


CHI SIAMO Andrea Plebani, Architetto & Founder Classe 1992, mi sono laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano con la tesi Nuovi Luoghi dell’apprendimento. Un Liceo a Crema. Nel 2015 mi sono trasferito a Melbourne, in Australia, presso l’Università RMIT, dove ho lavorato con lo Studio Antarctica Architets. Tornato in Italia ho collaborato per tre anni con lo Studio ARW Associates. Dal 2019 ho intrapreso la libera professione, fondando BANP! Studio Nicolas Baglioni, Architetto & Founder Classe 1990, mi sono laureato presso il Politecnico di Milano presentando la tesi Concorso internazionale di progettazione per il quartiere della Città della Scienza di Roma. Per tre anni mi sono occupato di progettazione integrata in ambito ingegneristico. Dal 2019 ho intrapreso la libera professione, fondando BANP! Studio.


ARCHITETTURA

IBRIDA

RINASCERE COSÌ I PROGETTI

BANP! Studio è innovazione, scelte progettuali consapevoli e ricerca di una nuova percezione degli spazi. Ogni progetto viene pensato, disegnato, cancellato, ridisegnato e risolto in nome dell’ascolto, della condivisione e della personalizzazione. Per ciascuno dei progetti proposti viene curato ogni dettaglio con minuzia artigianale, con coerenza e attenzione, per aiutare la clientela a raggiungere gli obiettivi prefissati.

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Abbiamo affrontato il progetto di ristrutturazione di questo bagno cercando di dare risposta a tre aspetti fondamentali per noi per quanto riguarda i progetti di interior design: COLORE: Abbiamo studiato la palette e una serie di accostamenti cromatici che stessero in armonia tra di loro e che rispecchiassero l’atmosfera e il carattere le dei committenti LUCE: L’illuminazione naturale e quella artificiale collaborare insieme per valorizzare al meglio lo spazio e sposarsi con la specifica destinazione d’uso. MATERIALI: le scelte materiche cercano di conciliare un’estetica essenziale ed elegante con la funzionalità e la praticità.

Il progetto di riqualificazione della facciata di questa azienda diventa l’occasione per unire architettura e tecnologia, parola chiave di questa realtà imprenditoriale, in un unico approccio che cerca di porre l’accento sulla sostenibilità. Un basamento di lamiera metallica piegata riflettente accompagna dipendenti e visitatori ai diversi ingressi attraverso giochi di luci e riflessioni. Le scale principali conducono ad un nuovo piccolo giardino dove, sotto le chiome degli alberi si possono svolgere meeting aziendali o semplicemente concedersi un momento di relax. La nuova facciata si completa di un sistema frangisole che aiuta a controllare l’ingresso della luce all’interno degli uffici e allo stesso tempo determina il nuovo ritmo definito dagli elementi verticali che hanno sia una funzione strutturale che formale. ph. Daniele Pezzoni

Il progetto interviene sugli spazi esterni di una villa situata sul lago di Garda. La zona relax si colloca sul lato corto della piscina e si definisce mediante una struttura a sbalzo, che si protrae verso la piscina in direzione della vista lago.Come in altri porgetti, anche qui abbiamo cura e attenzione ai dettagli estetici ed esecutivi per poter tradurre al meglio la volontà progettuale in realtà costruita.I lavori di questo cantiere sono stati ultimati in primavera 2021.


Il piccolo progetto di ristrutturazione per una baita di montagna localizzata nella località Poffe a Lumezzane, in provincia di Brescia. I locali un tempo utilizzati come stalla e deposito vengono ora reinterpretati per offrire uno spazio caldo e accogliente. Abbiamo prediletto l’utilizzo di materiali naturali, in armonia con il contesto montano e disposto una grande vetrata che unisse in un rapporto armonico l’interno e la natura verde circostante.

Il progetto per il rinnovamento di questo piccolo ma ricco di carattere ufficio, situato in centro storico a Brescia, vuole essere l’espressione tradotta della personalità del committente in spazio progettato. Il nostro obiettivo infatti è stato quello di cercare di cogliere gli stimoli e le suggestioni di questo cliente per provare poi a tradurli in organizzazione spaziale, materiali, colori e mobili su misura. Il progetto illuminotecnico, così come la volontà di trasportare la natura all’interno dell’ufficio, rispecchiano il desiderio di creare un ambiente lavorativo confortevole e innovativo, nel quale sentirsi a proprio agio sia che l’incontro sia formale che informale. L’attaccamento alla città di Brescia di questo nostro cliente emerge infine nella rappresentazione grafica, alle spalle della scrivania, che raffigura piazza Loggia con la Torre dell’orologio.

BANP! Studio Via F.lli Cairoli, 21 Brescia (BS) info@banpstudio.it 030 8080513 Andrea Plebani: T. 333 3748043 Nicolas Baglioni: T. 320 7044090

Ai piedi del monte Quarone, in località San Vigilio, a Brescia, abbiamo progettato, in collaborazione con lo Studio 3S, sei ville bifamiliari disegnate per dialogare in armonia con il verde paesaggio circostante. La specifica morfologia del terreno ha suggerito in modo naturale uno schema a terrazzamenti, balconi e patii, che rafforzano ancor di più l’orientamento delle villette a schiera ad est, liberando la vista verso la valle e garantendo una buona esposizione alla luce solare. Ciascun nucleo abitativo delle villette a schiera è circondato su tre lati da un giardino messo in costante dialogo con gli ambienti interni tramite l’apertura di ampie vetrate.Volevamo per questo progetto un costante dialogo tra gli ambienti interni e i giardini, i patii e le terrazze che arricchiscono, in un gioco compositivo tutti gli ambienti. Questo approccio intende rafforzare l’interazione tra esterno e interno, invitando chi vi abita a godere di ogni spazio in modo funzionale e versatile, a stretto contatto con la natura circostante.

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Magia, acrobazie, divertimento

FESTIVAL

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LONATO IN

per grandi e piccoli: Lonato in FESTIVAL, giunto alla nona edizione, seconda dell’era Covid, propone dal 16 luglio al 7 agosto un programma di spettacoli di Circo contemporaneo di qualità per mantener vivo lo spirito del festival e per non mancare all’appuntamento con il pubblico, da troppo tempo orfano di spettacoli, di divertimento e di convivialità. Torna quindi, anche se in forma necessariamente ridotta, l’ormai tradizionale appuntamento estivo di Lonato del Garda (Bs), che nelle passate edizioni proponeva un centinaio di spettacoli di circo contemporaneo di artisti di strada, teatro di figura, musica e gruppi etnici. La cornice resta la stessa, ovvero la Rocca Visconteo Veneta, una fra le più imponenti fortezze del Nord Italia, ai piedi della quale è stata allestita un’arena dalla capienza di 200 spettatori, nel rispetto del distanziamento sanitario e delle procedure di sanificazione.


FINO AL 7 AGOSTO 2021 IN PROGRAMMA SPETTACOLI DI GRANDE CIRCO CONTEMPORANEO EN PLEIN AIR NELLA SUGGESTIVA CORNICE DELLA ROCCA

PROSSIMI APPUNTAMENTI Protagonisti di Lonato in FESTIVAL sono tre compagnie di Circo contemporaneo tra le più prestigiose del panorama contemporaneo italiano e una compagnia cubana. Ciascuna presenta uno spettacolo, che sarà messo in scena due volte, il venerdì e il sabato, alle ore 21.00. La prenotazione è obbligatoria.   Il 23 e 24 luglio la compagnia Rasoterra presenta in anteprima BOA, uno spettacolo di porté acrobatico e bicicletta acrobatica, uno spettacolo che riflette sulla felicità e che vuole essere un invito all’ottimismo. Il 30 e 31 luglio va in scena Alessandro Maida del MagdaClan Circo, che presenta lo spettacolo Sic Transit - Una cerimonia sacra di circo profano. Si tratta di una nuova creazione per un’equipe extra small della compagnia MagdaClan (grande collettivo di artisti, musicisti, inventori): la volontà è di ritornare all’aperto, in strada e in piazza, per far proseliti e un pubblico di fedeli.   Il 6 e 7 agosto la compagnia cubana Havana Acrobatic Ensemble presenta Amor, uno spettacolo che si fonda sulla commistione di suggestioni, forme artistiche e culture differenti, coniugando il virtuosismo fisico alla drammaturgia del circo contemporaneo, ispirandosi alle opere di Gabriel García Márquez.

Informazioni - Fondazione Ugo Da Como Via Rocca, 2 - Lonato del Garda (Brescia) Tel. 0039 0309130060 www.lonatoinfestival.it info@lonatoinfestival.it


EUROVERDE CRESCE TRA I LEADER NAZIONALI DEL MERCATO DEI PIATTI PRONTI FRESCHI, L’AZIENDA BRESCIANA CONTINUA A CRESCERE: 34 MILIONI DI EURO CON +8,5% RISPETTO AL 2019.

“Il 2020 è stato un anno molto impegnativo per tutti e anche il nostro settore ha risentito della crisi dovuta all’emergenza sanitaria. In particolare, abbiamo rilevato un cambiamento nelle tipologie e modalità di consumo, che ci ha costretti ad adeguarci in tempi strettissimi a tali nuovi trend, mantenendo sempre la massima attenzione sulla qualità del prodotto e sulla sua sicurezza”. Con queste parole Fabrizio Ziliani, dal 2018 unico proprietario di Euroverde, ha aperto la riunione del CdA tenutasi per l’approvazione del Bilancio 2020. “Il dato positivo - ha aggiunto Giovanni Putelli, presidente del Consiglio di Amministrazione - è che, nonostante tutto, abbiamo chiuso il bilancio con 34,1 milioni di fatturato registrando un + 8,5% rispetto al 2019. Migliorano gli indici di redditività con un Ebitda che si attesta a 2,4 milioni (il 7% del fatturato) in crescita del 50%. Anche la gestione finanziaria è stata positiva con un autofinanziamento lordo salito a 2,8 milioni di euro. Gli oneri finanziari sono pari allo 0,7%. Anche il 2021 ci fa ben sperare: i primi sei mesi hanno fatto rilevare un incremento pari al 12% e le previsioni di fine anno ci propongono una forbice che oscilla tra il +10% e il +12%, per un fatturato complessivo che, Covid permettendo, dovrebbe superare i 38 milioni di euro, oltre le previsioni del piano industriale”. FABRIZIO ZILIANI

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“Euroverde, realtà con oltre 190 dipendenti – ha continuato Putelli - ha incrementato in tre anni il proprio fatturato del 36%. Con una chiara visione proiettata verso il futuro, l’azienda continua a investire nel reparto produttivo e nelle risorse umane: negli ultimi tre anni è stato investito, mediamente, il 13% del fatturato. Gli investimenti effettuati dal 2018 ad oggi sono pari a 12 milioni di euro”. L’azienda di Azzano Mella nasce dalla tradizione di oltre 60 anni di esperienza nel settore orticolo, per poi svilupparsi nel mondo della IV gamma e dei piatti pronti freschi. Oggi rappresenta uno tra i maggiori player nazionali del settore, una solida evergreen con lo spirito creativo di una start up dove effervescenza e dinamismo si sposano con una professionalità ultradecennale.


“Dal 2020, Euroverde sta investendo per la realizzazione di un nuovo impianto – ha spiegato l’amministratore delegato Marco Spalla - dove accorperemo tutta la fase produttiva, dalla preparazione delle verdure al packaging e alle zuppe. Contestualmente dedicheremo nuove risorse per incrementare la coltivazione ‘in house’ di tutte le materie prime, in modo da controllarne direttamente la qualità, da garantire il rispetto dell’ambiente e per consentire un’ottimizzazione dei processi produttivi. La sostenibilità ambientale e quella economica sono due cardini nel modo di operare di Euroverde. L’azienda, infatti, utilizza fonti rinnovabili per alimentare la linea produttiva e in campo adotta tecniche di agricoltura sostenibile riducendo al minimo l’impiego di fitofarmaci”. “Ad oggi – ha continuato Spalla - la produzione annuale di piatti freschi pronti si attesta sui 16,5milioni di porzioni mentre la IV Gamma ne fa contare circa 50milioni. I nostri prodotti, con marchio Bontà di Stagione e alcuni private label, sono distribuiti in tutta Italia: serviamo infatti le principali catene della GDO e abbiamo rapporti aperti con grandi e piccole catene di distribuzione. Parole d’ordine, da sempre, sono: qualità e sicurezza. La nostra mission è portare sulla tavola dei consumatori prodotti buoni, sani e genuini. Per questo investiamo molto in ricerca e sviluppo, con un’attenzione direi maniacale sul fronte della sicurezza alimentare. Tema, questo, verso il quale manteniamo standard molto elevati: possiamo contare, infatti, sulla garanzia di certificazioni internazionali di primario livello tra cui il BRC (British Retail Consortium), standard globale specifico per la sicurezza dei prodotti agroalimentari, e l’IFS Food (International Featured Standards) che attesta la sicurezza alimentare e la qualità dei processi oltre che quella dei prodotti. Dal 2016 - conclude Marco Spalla - abbiamo ottenuto la certificazione GLOBALG.A.P. CoC. che permette di definire in maniera trasparente le caratteristiche di salute e sicurezza delle produzioni”. Attualmente Euroverde ha un impianto di 13.000 mq tra sede sociale e operativa e lavora su tre siti: Azzano Mella (sede produttiva della IV gamma e delle zuppe - sede amministrativa), Mairano (packaging) e Longhena (magazzino e celle frigorifere). Le aziende agricole afferenti a Euroverde si trovano tra Azzano Mella e Cizzago e coprono un totale di 200 ettari.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO DA SINISTRA GIOVANNI PUTELLI, FABRIZIO ZILIANI E MARCO SPALLA

Dai campi alla tavola. Euroverde nasce dalla tradizione di oltre 60 anni di esperienza nel settore DAL 2018 orticolo, per poi svilupparsi nel mondo della IV gamma e dei piatti pronti freschi. In Euroverde, AL 2020 IL tradizione e innovazione si intrecciano in un saldo equilibrio perché a guidare la produzione le tecniche d’avanguardia e lo slancio verso il continuo miglioramento, ma a renderla speFATTURATO È sono ciale è la passione ereditata dalla sapienza contadina. Euroverde rappresenta infatti una solida AUMENTATO evergreen con lo spirito creativo di una start up: velocità di cambiamento, adattamento e risposte veloci ai mercati, sviluppo costante di nuovi prodotti, versatilità, sono elementi distintivi di DEL 36% questa realtà, dove effervescenza e dinamismo si sposano con una professionalità ultradecennale. Una caratteristica vincente, che rende l’azienda unica nel suo genere, è la fusione tra la storica tradizione agricola di famiglia e le più moderne tecniche di lavorazione alimentare, che consente di offrire ai consumatori il massimo livello di servizio, di sicurezza alimentare e la migliore qualità.


FESTIVAL PIANISTICO INTERNAZIONALE DI BRESCIA E BERGAMO Il Consiglio direttivo del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo festeggia il suo consulente artistico Piero Rattalino, ospite al Lazzaretto di Bergamo per la conferenza concerto ‘Affetti e miti nella poetica di Chopin’ con Ilia Kim. Un’occasione per celebrare dal vivo i 90 anni del Maestro, compiuti lo scorso marzo, dopo l’uscita della docuserie Con le note sbagliate, realizzata dal Festival e trasmessa su Rai 5 e RaiPlay. La presidente Daniela Guadalupi Gennaro e il presidente onorario Andrea Gibellini hanno consegnato al Maestro un riconoscimento per la sua decennale collaborazione con il Festival.

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Piero Rattalino si è diplomato in pianoforte al conservatorio di Parma nel 1948 sotto la guida di Carlo Vidusso e, nello stesso conservatorio, in composizione nel 1953 sotto la guida di Luigi Perrachio. Ha insegnato pianoforte nei licei musicali e conservatori di Cagliari, Trieste e Parma. Dal 1965 al 1996 è stato titolare della cattedra di pianoforte principale al conservatorio di Milano. Dal 1987 è professore di pianoforte all’accademia “Incontri col Maestro” di Imola e dal 1993 dell’accademia di Portogruaro.

UNA FESTA PER

RATTALINO


UNA FESTA PER RATTALINO

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Per alcuni anni ha tenuto un corso di drammaturgia musicale all’Università di Trieste. Tiene inoltre corsi e masterclass di pianoforte alla Hamamatsu International Piano Academy. Tra gli allievi, Simone Pedroni e Davide Franceschetti. Dal 1967 al 1970 è stato direttore artistico dell’Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) di Roma, del Teatro Comunale di Bologna, del Carlo Felice di Genova, del Regio di Torino, e del Massimo “Bellini” di Catania. Dal 1988 al 1990 è stato consulente artistico del Festival Verdi di Parma e dal 1981 del Festival Internazionale Pianistico “Arturo Benedetti Michelangeli” di Brescia e Bergamo. È il direttore della rivista “Symphonia” edita dalla casa discografica Ermitage. È Presidente Onorario dell’Accademia Musicale Praeneste. Autorevole studioso del pianoforte, ha pubblicato numerosi libri sull’argomento, sia dal punto di vista della letteratura pianistica sia dal punto di vista della storia dell’interpretazione, incluse svariate monografie su importanti pianisti del passato. È sposato con la pianista coreana Ilia Kim.


POLITICANDO di Maurizio Maggioni

LIBERTÈ, FRATERNITÈ, EGALITÈ E TOUS VACINÈ L’Europa, come al solito, non sa cosa deve fare,

ogni giorno è alla rincorsa di qualcosa che possa determinare la necessità della propria esistenza. Dall’appoggio ai decreti anti omofobia in Italia, come se tutti gli italiani fossero dei beceri che agiscono negativamente riguardo coloro che vivono contronatura, come si diceva una volta. Invece è proprio l’opposto contrario, noi italiani sappiamo benissimo cosa sia la sessualità, da Dante a Virgilio a D’Annunzio, sì proprio il Vate. Poi dobbiamo pensare e capire bene che non sono le leggi, e ne abbiamo troppe, che fanno la Società, bensì è la Cultura che fa la differenza. Noi ragazzi degli anni ‘70, non abbiamo bisogno dei movimenti marxisti o pseudo comunisti-democristiani, siamo cresciuti nella Libertà più completa grazie ai nostri genitori che non interferivano nelle nostre scelte e perché avevano più coraggio di quanto non ne abbiamo i giovani di oggi. Ma è storia, per cui tra vent’anni quando si rileggerà cosa sia successo ai millennial, si capiranno tante cose. Ho visto giovani correre agli HUB (centri vaccinali) prenotandosi per avere un’estate libera e in sicurezza, pochi che non hanno capito la necessità di vaccinarsi, tanti però non hanno capito come ci si deve comportare per un bene comune. Ma non è colpa loro, è colpa del sistema, soprattutto informativo e mediatico che dice tutto ed il contrario di tutto. Vaccini sì, vaccini no, libertà sì, libertà no (di scelta!!!), obblighi istituzionali sanitari, coprifuochi, limitazioni, tamponi e certificati. Insomma un gran caos che disorienta i molti e tante ragioni hanno coloro che non credono nel Sistema. Certo, l’OMS non esiste, l’Europa è imbelle, Speranza è defunto, il Comitato Tecnico Scientifico finalmente tace un po’, come i virologi che non vanno più in televisione. Tutto alla normalità, cioè non si muore più di solo COVID! Il COVID si può e si deve curare come una normale malattia, ed i protocolli “Bergamaschi” la fanno da padrone: Mario Negri, Ospedale Papa Giovanni, Progetto Rocco etc etc…

L’infezione Covid 19 si cura a casa con farmaci semplici a controllo medico, sperando che la medicina di base risorga ed esca dalla sua ghettizzazione burocratica. Semplice, come si è sempre detto, chiaro limpido, Recoaro (aperitivo), recitava la pubblicità. Se vuoi essere libero devi essere vaccinato, se vuoi la libertà di tutti, tutti devono vaccinarsi, ma siccome nessuno ha il coraggio di imporlo, allora si dovrà morire ancora per un po’ di tempo, senza pandemie. Il 14 luglio, presa della Bastiglia, un Macron inesistente, decimato elettoralmente, economicamente e politicamente, dopo errori macroscopici compiuti in questi 18 mesi, ha dichiarato: “Libertè, Fraternitè, Egalitè, tous Vaccinè”. Certo, la Grandeur ha i territori d’Oltre mare, l’Africa e il suo Franco... il nord Africa in casa. Di conseguenza la più alta virulenza Covid. Non accetta le proprie navi ONG che traghettano i migranti, non possono controllare il territorio, la Securitè è saltata e allora, avanti tutti, schediamo gli schedabili, controlliamo tutto e vacciniamoli. Cattivi pensieri? Fallimento di un sistema? Incapacità politico-sociale? Chi lo sa… Meglio gli Inglesi che avanzano i loro diritti e sopportano le morti senza stress, o noi Mediterranei che da sempre sosteniamo che vaccinarsi è cosa buona e giusta, che se ci rispettiamo saremo rispettati e che se governiamo i flussi e controlliamo la corretta erogazione dell’informazione e dei vaccini, allora vinceremo alla grande ed entro la fine di quest’anno: ricordandoci però che vi saranno 24 mesi di scientifica attenzione e che il “Sistema Sanitario Europeo e Mondiale” dovrà essere riformato. Non dobbiamo, però, dimenticarci da dove tutto ciò si è generato. Il virus proviene da est e ora siamo ancora ad est con la variante Delta, perchè non si può dire indiana. Cina e India, allora non perdiamo di vista l’obbiettivo: no all’alienazione mediatica. Buona estate e buon vento, ricordandoci che il vento non lo possiamo governare, ma le nostre vele le possiamo orientare per raggiungere nel migliore dei modi la nostra meta.

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MATTIA CATTANEO

MATTIA CATTANEO, IL PRIMO CLASSIFICATO DEGLI ITALIANI ALLA DURISSIMA COMPETIZIONE CHE SI CORRE SULLE STRADE DI FRANCIA, CI RACCONTA LA SUA PRIMA VOLTA ALLA GRAND BOUCLE.

IL MIO PRIMO DURISSIMO, BELLISSIMO, IMPORTANTISSIMO

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TOUR DE FRANCE Francisco Malenchini - foto Wout Bell Getty

Mattia Cattaneo classe 1990, di Alzano Lombardo, ha preso parte

per la prima volta al Tour de France appena concluso con un risultato davvero importante. All’ultima cronometro ha fatto fermare il cronometro con il 6° tempo e ha chiuso con un fantastico 12° posto in classifica generale, risultando il primo degli italiani. Poco prima della partenza lo avevamo sentito al telefono. Come ci si sente alla vigilia di un debutto così importante? “Sono davvero molto emozionato. In questi giorni trascorsi in Francia sono uscito pochissimo dall’hotel, non so bene cosa ci sia fuori, ma mi rendo conto di essere parte di qualcosa di gigantesco. Ho sempre visto il Tour come la grande corsa a tappe in un paese straniero. Da bambino lo seguivo in televisione negli anni di Pantani, Ullrich ed Armstrong, non ho mai avuto l’occasione di vederlo sulle strade quindi è tutto molto nuovo. Sicuramente sarà diverso rispetto alla corsa rosa e so che qui c’è più nervosismo e fin dalle prime tappe tutti vogliono restare davanti… Scoprirò come andrà solo vivendolo in prima persona”. Come ti senti fisicamente? “La mia condizione è assolutamente buona, sto bene e sono molto soddisfatto di come mi presento al via. Quando ho saputo di essere tra i convocabili per il Tour ho cercato di creare con il mio preparatore il miglior percorso possibile. Sono uscito molto bene dal Tour de Suisse e ai campionati italiani ho avuto le risposte che cercavo. Non potrei davvero chiedere di meglio”. Quale sarà il tuo ruolo in questa corsa? “Dovrò, prima di tutto, aiutare la squadra e il mio capitano Alaphilippe. Julian ci tiene molto a questa corsa a tappe, è nella sua Francia e ancor di più quest’anno che indossa la maglia iridata di campione del mondo”.


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Dalla forma che il percorso assume, una specie di grande ricciolo che gira attorno al paese fino a giungere a Parigi, è nato il soprannome di Grande Boucle (Grande Ricciolo).

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HENRI DESGRANGE Durante la carriera sportiva fissò ben 12 record mondiali di ciclismo su pista, compreso il record dell’ora l’11 maggio 1893 con 35,325 chilometri. È inoltre considerato l’ideatore del Tour de France, nato nel 1903. Dopo aver fondato il quotidiano sportivo L’Auto, portò avanti la proposta di uno dei suoi giornalisti, Géo Lefèvre, di promuovere un giro ciclistico della Francia per diffondere il giornale, che non navigava in buone acque. La competizione fu annunciata il 19 gennaio 1903, ma Desgrange non la seguì, temendo non avesse successo, inviando invece Lefèvre al seguito della corsa.


Appena terminata l’ultima tappa a cronometro che lo ha visto tra i protagonisti, lo abbiamo chiamato al telefono per avere qualche notizia a caldo. Come è stato allora il tuo primo Tour de France? “In una parola? Emozionante. Ho potuto vivere appieno il clima di questa incredibile avventura che è la Grand Boucle e capirne la sua grandezza. Sono stato fortunato a far parte di questa squadra in uno dei momenti più emozionati, la prima vittoria di Mark Cavendish dopo anni, la partenza con la maglia gialla di Alaphilippe… Tanti ricordi belli… Brutti? Sinceramente in questo tour non ne ho”. Quali progetti adesso? “Continuare a restare su questi livelli e se possibile migliorare qualcosa per arrivare ancora più in alto. Speravo di essere selezionato per le Olimpiadi ma mi rendo conto che quello che porta lì è un progetto che inizia quattro anni prima, quindi ci può stare. Quattro anni fa non ero quello di adesso e tutto sommato un po’ ci speravo ma adesso pensiamo alle prossime corse. Mi consolo sperando che il CT della nazionale, visti i risultati degli ultimi mesi, abbia qualche rimpianto per non avermi considerato pronto per Tokyo”.

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GIORGIA UNA PROF. AL BAR ph. Paolo Stroppa

Giorgia, ventisette anni, lavora in un bar della città e studia alla facoltà di Lettere dell’Università. La sua vita è un continuo destreggiarsi tra manuali di letteratura, cocktail e cappuccini.

CAPPUCCINI, APERITIVI, LETTERE, LIBRI E UNIVERSITÀ

“Credo fortemente nel potere della gentilezza, qualità che pare essere in via d’estinzione e mi dispiace vedere sempre più spesso comportamenti che non ne portano neanche l’ombra. Segno zodiacale? Chi sono mamma e papà, hai fratelli o sorelle? “Sono un acquario, pare che siamo lunatici, ma non saprei confermare... dovreste chiedere al mio fidanzato! Mamma è la quarta di sette fratelli, una donna buona, troppo ingenua e grande lavoratrice. É una tifosa sfegatata dell’Atalanta; il mio bisnonno ci giocò dal 1922 al 1928, quando la società era ancora agli inizi. Papà è un omone tutto d’un pezzo, tuttavia sospetto, anzi sono certa, che ci sia un’anima davvero sensibile nascosta lì dentro. E poi arriva Giada, mia sorella minore, una peperina so tutto io; quante litigate e quanti scherzi che le ho fatto (da piccola pare fossi davvero tremenda!), ma ci siamo date manforte durante tutti questi an-ni, soprattutto quando i nostri genitori si sono separati”. Un ricordo delle elementari... “Una volta mi beccarono a copiare durante una verifica... in quarta elementare! Ero precoce a quanto pare. La maestra non fece una piega, mi lasciò finire il compito e poi mi diede un bell’otto. Ovviamente chiesi spiegazioni, mi aspettavo un non sufficiente scritto in pennarello rosso e sottolineato con tanto di punti esclamativi. Ilaria, così si chiamava l’insegnante, mi disse che me lo meritavo perché avevo risposto in modo corretto a quasi tutte le domande. Mi vergognai terribilmente. Grazie a quel voto non meritato mi diede una lezione di vita incredibile che tutt’ora mi porto dentro”.


Primo moroso a quanti anni? “Ero credo in terza o quarta superiore. Una fine tragica. Ricordo che obbligai mio cugino a portarmi a casa di questo morosino per parlarci, non volevo mi lasciasse. Partimmo in Vespa circondati da una nebbia che si poteva tagliare con il coltello. Arrivammo fradici, ci parlai e alla fine mi lasciò comunque”. Le scuole superiori? Amicizie e ricordi... belli e brutti “Mi porto dentro cinque anni di ricordi che tutt’ora mi fanno sorridere. Ho avuto delle amiche meravigliose... e lo sono ancora! Sicuramente mi piace ricordare come abbiamo imparato a conoscerci giorno dopo giorno e le risate che ci siamo fatte, ne combinavamo una dopo l’altra! Poi ricordo davvero con piacere il giorno in cui uscì l’esito dell’esame di maturità: presi il massimo dei voti in tutte le prove, fu davvero un sollievo e la conferma, per me stessa, che potevo dare il meglio anche in situazioni di estremo stress. Vissi malissimo la preparazione degli esami: ricordo che il giorno prima dell’orale andai in panico totale, piangevo sdraiata sui libri e sugli appunti; mia madre venne in camera mia, chiuse il manuale di storia che tenevo in mano e mi disse: ‘quel che sai, sai’ ... poi andò come andò”.

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Quindi una sospensione degli studi... Perché? “Sinceramente ne ho sofferto molto, anche se non mi piace ammetterlo. In casa c’era bisogno di un aiuto economico... In poche parole bisognava andare a lavorare, e così è stato; ho fatto quello che andava fatto. Ho messo da parte i miei progetti e li ho sostituiti con un grembiule. Una cosa che fanno in tanti ed è toccata anche a me”.

rassegnata al fatto che non sarei riuscita a frequentare tutti i corsi. Per dare un’idea, mi sentivo, e mi sento tutt’ora, esattamente come l’elefante che dondola sopra il filo di ragnatela della canzoncina per bambini, in bilico tra scuola e lavoro; in base alla situazione penzolo più da un lato o più dall’altro”.

Come arriviamo alla Giorgia di oggi, impiegata in un locale pubblico molto conosciuto in città e studentessa all’Università per una Laurea in Lettere? “Lavoravo già da qualche anno al bar, una notte tornai tardi dal lavoro e ricordo che non riuscivo a prendere sonno, continuavo a pensare e pensare al futuro e alla mia vita... Volevo riprendere gli studi. Mi informai immediatamente sulla burocrazia, scelta della facoltà, tasse da pagare; alla fine riuscì ad iscrivermi per un pelo”.

Sei una ragazza molto carina. Come cambia l’atteggiamento degli uomini nei tuoi confronti in Università e al Bar? “In Università a nessuno interessa se sei carina o meno, conta solo l’impegno che ci metti. Non si prendono voti più alti perché si è di bell’aspetto e tantomeno il collega ti fa più favori... Si è lì per studiare, in fin dei conti. Al bar la situazione cambia radicalmente, una bella presenza dietro al bancone in genere viene apprezzata. Poi c’è chi si spinge un po’ più in là, prendendosi confidenze che non gli spettano, ma fortunatamente non è la prassi”.

Due ambienti completamente diversi, devi essere un camaleonte... “Il bar è molto più informale e caciarone, si fanno i classici discorsi da bar, niente a che vedere con l’aria che si respira in Ateneo. Il primo anno di università era un andirivieni continuo tra lavoro e facoltà, il casino e la leggerezza contrapposto al silenzio e alla compostezza. Non ci capivo più nulla e infatti poi ho smesso di fare la gincana; mi sono

Ci provano di più al bar o in facoltà? “Decisamente al bar. È un ambiente in cui in qualche modo ci si sente autorizzati a fare l’apprezzamento o la battutina sopra le righe. Come se chi ci lavora stesse aspettando solo quello...non è così! Non voglio essere fraintesa, il complimento fa piacere, ma deve fermarsi lì. A volte i clienti scambiano la carineria e la gentilezza come una predisposizione a qualcos’altro; la verità è che quando si lavora a contatto con il pubblico si è tacitamente obbligati ad essere accomodanti”.


Trovi più discriminazione verso la diversità dietro il bancone o nelle aule dell’Ateneo?   “Dietro il bancone sei un bersaglio continuo, come se fossi in vetrina. Prendiamo questo esempio: se una/un barista ha dei tatuaggi in vista capiterà il cliente che glielo farà notare, anche in modo brusco, esponendo il suo disappunto o comunque la sua opinione (che in genere nessuno ha chiesto); e questo solo perché si sente libero, non si sa per quale motivo (forse perché paga a fine consumazione?), di dire qualsiasi cosa gli passi per la testa. Ovviamente non sono tutti così. In Ateneo non ho mai visto o vissuto una situazione analoga o simile. Piuttosto, se vogliamo parlare di discriminazione, mi sento di dire che gli studenti lavoratori talvolta vengono presi di mira: una volta ad un esame il docente mi fece sentire in difetto perché non avevo fre-

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quentato le lezioni, e io portavo dichiaratamente il programma da non frequentante. Lo studente che viene bollato con la lettera scarlatta di “non frequentante” spesso si trova a dover fare i conti con una mole di lavoro maggiore (e non di poco) di chi invece ha la possibilità di assistere alle lezioni. Certo, le nozioni spiegate dal docente a lezione non possono essere paragonate a quelle che si ritrovano nei libri, pertanto il non frequentante deve necessariamente confrontarsi con più materiali di testo. Io penso che sarebbe utile trovare delle soluzioni favorevoli per chi cerca di conciliare studio e lavoro, ad esempio registrando le lezioni e dando la possibilità di assistere in differita, così come è stato durante la pandemia grazie alla così temuta e così stigmatizzata didattica a distanza”. Raccontaci come ti prepari per lavorare e come invece per un esame in Università... “Il lavoro non ha bisogno di preparazione, è una cosa che viene da sé dopo tanti anni nello stesso settore. La preparazione all’esame invece è lunga ed estenuante, quando finalmente si sostiene è una vera e propria liberazione. Ovviamente il fatidico giorno è preceduto da ansia e sessioni di “studio matto e disperatissimo”. Mi ricordo di un esame in particolare, il tempo ormai stringeva e non mi sentivo pronta, avevo bisogno di studiare ancora e allora di ritorno dal lavoro alle due o alle tre di notte mi mettevo a leggere, sottolineare e ripetere, vi lascio immaginare la lucidità.. una nocciolina, però alla fine è andato bene”. Com’è cambiata la tua vita con il Covid? “Più che la mia vita direi che è cambiata la mia consapevolezza nel guardare e nel rapportarmi con ciò che mi circonda. Dopo una situazione del genere ti rendi conto che le cose brutte accadono improvvisamente e, anche se non ti toccano personalmente, sono reali. É bene tenerlo presente. Il Covid ha comportato un gap lavorativo, siamo stati fermi per svariati mesi e inevitabilmente è subentrata l’incertezza verso il futuro, ma soprattutto, in me, la consapevolezza di voler portare avanti gli studi a tutti i costi; infatti, ho sfruttato al massimo il periodo di inattività lavorativa per portare avanti gli esami. Infine, neanche a farlo apposta il periodo della quarantena è coinciso con l’inizio della convivenza con il mio fidanzato; di punto in bianco siamo stati catapultati in una nuova quotidianità, eravamo letteralmente senza via di fuga, lontani dai nostri punti di riferimento, ma tutto sommato è andata bene”. Le tue grandi passioni... “Da piccola lessi Piccole Donne di Louisa May Alcott e ne rimasi incantata, mi immaginavo quella famiglia incasinata e il caminetto attorno al quale si riunivano e mi sentivo a casa. Mi immedesimai subito in una delle sorelle, Josephine March, un


GIORGIA CAPPUCCINI, APERITIVI, LETTERE, LIBRI E UNIVERSITÀ

tornado di energia con la passione per le storie e i racconti. La notte indossava il suo cappello da scribacchina e, munita di penna e calamaio, passava le ore a scrivere ciò che accadeva a lei e alle sue sorelle. Ne uscì poi un romanzo che venne pubblicato e lei divenne una scrittrice. Come Jo March, anche a me piace scrivere, io non uso il calamaio, ma il pc... chissà, magari un giorno seguirò le sue orme. Infine, ma non per importanza, amo follemente i miei cani, due bassottini meravigliosamente buffi. É incredibile la facilità con cui ci si affeziona ai “pelosi”; nonostante siano entrati in famiglia da pochi anni ora non potrei mai immaginare la mia vita senza di loro! Sono la cura migliore ad ogni giornata no. Inoltre, sono una fonte d’ispirazione inesauribile; tant’è che, sfruttando le mie doti artistiche, ho deciso di iniziare a disegnarli, dando forma ad una coppia di bassotti burloni che ne combinano di tutti i colori... sia sulla carta che nella realtà”.

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Cosa farai da grande? “Bella domanda, in realtà credo di essere già grande. Probabilmente sono un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, almeno rispetto agli altri giovani della mia età. L’incertezza purtroppo domina, volenti o nolenti, le nostre vite; io nel mio piccolo posso mettercela tutta per cercare di arrivare laddove vorrei stare. La mia speranza più grande è di poter fare qualcosa per cui mi batte il cuore”. Mi hai confidato che ti piacerebbe insegnare la lingua italiana a chi, arrivando nel nostro paese volesse o dovesse impararla. Certo, conoscere la lingua, potersi esprimere e capire ciò che si dice, è assolutamente il primo gradino di una già difficile integrazione... “Penso ad un bergamasco a Parigi o a Londra che gesticola alla nostra maniera e sfoggia termini improbabili per tentare di farsi capire; alla fine non lo capiscono comunque e magari voleva solo chiedere: “a che ora passa il prossimo bus?”. La non conoscenza inevitabilmente porta allo spaesamento e chi si ritrova a fare i conti, per un motivo o per un altro, con una nuova realtà, in più ignorando la lingua locale, si sentirà per forza un pesce fuor d’acqua! Il problema di fondo è che qui in Italia si parla solo italiano (e io mi ci tuffo con tutte le scarpe in questa categoria purtroppo, anche se ci sto lavorando).

La verità è che chi arriva “da fuori” spesso conosce due o tre lingue, ma non riesce comunque a comunicare perché qui capiamo solo il “maccheronico”. Probabilmente c’è una falla nel sistema scolastico italiano? Io personalmente ritengo di sì. La conoscenza di una lingua che possiamo considerare universale, come l’inglese, favorirebbe la comprensione tra persone provenienti da luoghi diversi, pur mantenendo la propria cultura. Nel frattempo, bisognerà pur dare i mezzi a chi si trova in Italia senza conoscere la lingua di poterla imparare, per appunto favorire un processo d’integrazione già difficile di per sé; per questo mi piacerebbe poterla insegnare in futuro”.


PIETRO CATTURICH DUCCO Ciò che mi colpì in lui fu l’eleganza dei suoi modi coniugati con un 30

aspetto imponente e severo. Nobile sì, ma radicato in quella terra che circonda la cantina più antica di Franciacorta, oggi diventata un brand internazionale per via dei meravigliosi vini che vi vengono prodotti. Mi aveva invitato in una bella mattina di fine estate di 4 anni fa con un preciso intento.Voleva realizzare un servizio fotografico che potesse mostrare al mondo le meraviglie racchiuse nella maestosa villa di Passirano. Avrebbe voluto che quella casa, con tutti i ricordi della sua nobile famiglia, diventassero un museo. Dopo un aperitivo, un millesimato d’annata, servito in maniera inappuntabile dal suo domestico filippino, la conversazione si fece più sciolta e la mia timidezza di fronte a tanta bellezza e a quell’austero signore di campagna, lasciò spazio a domande più curiose sulla sua vita, avventurosa e vissuta sempre al massimo. Nel 1967 creò l’azienda che porta il suo nome e fu tra i primi ad adottare le botti bordolesi per l’invecchiamento dei suoi meravigliosi rossi. Poi la riconversione dei vigneti per la produzione degli champenoise che hanno decretato il successo planetario della sua etichetta. Ma il vino era solo una delle sue passioni. L’altra era l’ornitologia. Cacciatore prima e studioso in età avanzata, aveva mantenuto la tradizione dell’uccellagione con le reti che per secoli era stata una delle attività venatorie della casata. Mi fece vedere alcuni registri antichissimi dove venivano annotati il numero e le specie di volatili catturati. Un archivio dove erano riportati ogni giorno, giorno dopo giorno, mese dopo mese, con una precisione certosina, gli esemplari caduti nelle reti. Negli ultimi anni la cattura era solo a fini statistici. Catturich, “catturava” gli uccelli e, dopo averli inanellati per un eventuale riconoscimento futuro, li liberava. Non fu creduto e in seguito alla denuncia di alcune associazioni animaliste, gli venne sequestrata tutta l’attrezzatura, richiami compresi, fu denunciato e rinviato a processo. Ricordo che questo fece notizia anche perché Pietro Catturich è stata la persona più anziana mai processata in Lombardia.Venne assolto da ogni accusa e gli vennero pure restituite le attrezzature che gli erano state sequestrate. La Franciacorta perde con lui uno dei suoi protagonisti, geniale e visonario e artefice di quella rinascita che ha reso le terre di mezzo tra Bergamo e Brescia una delle realtà vitivinicole più prestigiose del Paese. (V.E.F.)

IL CONTE DELLE BOLLICINE SCOMPARSO A 96 ANNI IL PADRE DEI VINI DELLA FRANCIACORTA


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ph. Paolo Stroppa


SCOMPARSO NEL 2017, L’ARCH. LEONARDO BENEVOLO NON HA FATTO IN TEMPO A VEDERE DISTRUTTA LA SUA OPERA.

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BYE BYE PARTONO I LAVORI PER LA NUOVA ERA DELL’ABITARE

Bonifica, demolizione graduale e ricostruzione. Così, la storica torre, simbolo dell’edilizia popolare del secolo scorso, si prepara a lasciare il posto al nuovo quartiere, marcando una svolta cruciale nella cultura del living.

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Un nuovo modo di abitare: più inclusivo, più sostenibile, più collaborativo. È ispirandosi a questi valori che Brescia si prepara a lasciarsi alle spalle la Torre Tintoretto. Il cantiere che porterà alla demolizione graduale dell’edificio e alla riconversione dell’area, avviato il 5 luglio, è affidato a Vitali Spa, gruppo leader nel settore, e segna un momento storico per l’intera città. Il progetto di Redo Sgr prevede che i 18 piani della Torre lasceranno il posto a sei edifici con 270 appartamenti di nuova concezione: in classe A, in parte affittati in housing sociale, in parte venduti a prezzo calmierato, diventeranno espressione di una nuova cultura del living, con spazi comuni a disposizione degli inquilini, due corti semi-pubbliche aperte al quartiere, negozi e servizi, aree verdi, giochi per bambini, percorsi e zone fitness. Il complesso della Torre Tintoretto, un’immobile di edilizia residenziale pubblica, costruito tra il 1984 e il 1987, nell’ambito dell’attuazione del Piano di Zona A/9 San Polo, è composto da due blocchi: la Casa Alta e il Padiglione monopiano prefabbricato, destinato a ospitare autorimesse e servizi commerciali. La Torre è a sua volta divisa in tre macrosettori: spazi tecnici e polifunzionali, posti al piano terra ed al primo piano (con la centrale termica, il locale contatori, la hall con la reception, alcuni locali per il ricovero di biciclette, cantinette ad uso dei condomini ed un Bar che si affaccia sull’area a verde retrostante), unità abitative, collocate dal piano secondo al sedicesimo (195 unità immobiliari da 3 a 5 vani) e cantinette condominiali, collocate al diciassettesimo piano.

L’intero complesso sarà progressivamente demolito e poi riqualificato, rimettendo al centro i bisogni dei cittadini e della comunità, nel nome della socialità e della condivisione. I lavori di demolizione della torre, seguiti da Vitali Spa, partiranno lunedì 5 luglio dalla demolizione del Padiglione monopiano, i cosiddetti corpi bassi, mediante la tecnica di demolizione top-down con l’utilizzo di mezzi meccanici di grossa portata (da 40ton a 120ton) e attrezzature innovative per garantire un impatto ambientale minimo, sia a livello acustico sia per quanto riguarda l’emissione delle polveri. Tutto ciò consente di ridurre al minimo il disturbo arrecato ai residenti dell’area, alle attività commerciali e ai servizi ivi presenti, limitando vibrazioni e propagazione dei rumori. Nel corso delle attività di demolizione, della durata di circa 15-20 giorni, saranno adottate tutte le precauzioni per minimizzare l’impatto per i residenti, sia irrorando con acqua nebulizzata le strutture che adottando un orario lavorativo indicativo dalle ore 7.00 alle 18.00 nonostante il periodo estivo dia la possibilità di iniziare i lavori in anticipo. Il materiale inerte prodotto dalla demolizione delle strutture in calcestruzzo resterà in cantiere e sarà riutilizzato temporaneamente per l’esecuzione di un piano rialzato (dotato di idonea rampa)che verrà impiegato dal mezzo meccanico da 120ton dotato di braccio ultralong nelle successive fasi di demolizione.


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Oltre a rappresentare una buona pratica di economia circolare, questa soluzione riduce l’impatto dei mezzi di trasporto di cantiere sulla viabilità locale: gli spostamenti dedicati allo smaltimento rifiuti, temporaneamente, si limiteranno alla sola frazione di rottami ferrosi, che nell’arco del mese di luglio si stimano essere nell’ordine dei 30 viaggi. In caso di formazione di terreno fangoso sulle piste di cantiere il lavaggio delle ruote dei mezzi prima dell’uscita assicurerà il mantenimento della pulizia nelle strade in prossimità del cantiere. Vitali S.p.A. dispone di un parco mezzi e attrezzature innovative per garantire un impatto ambientale minimo, sia a livello acustico sia per quanto riguarda l’emissione delle polveri. Tutto ciò consente di ridurre al minimo il disturbo arrecato ai residenti dell’area, alle attività commerciali e ai servizi ivi presenti, limitando vibrazioni e propagazione dei rumori. A seguire, la ricostruzione. Gli edifici - progettati dallo studio MAB architettura – sono pensati per coniugare elevati standard abitativi, tecnologici ed energetici a costi contenuti di realizzazione e gestione. Il progetto presenta tecnologie impiantistiche e costruttive innovative che permettono di raggiungere per ogni appartamento un’elevata qualità architettonica e ambientale. L’intervento è realizzato da Redo SGR SpA Società Benefit, nell’ambito del Fondo Immobiliare di Lombardia – Comparto Uno (FILI), che investirà circa €45 milioni, in stretta sinergia con l’Amministrazione Comunale bresciana e con l’Osservatorio Tintoretto a cui prendono parte con cadenza mensile i presidenti dei Consigli di Quartiere San Polo Cimabue, San Polo Parco, San Polo Case e San Polino.

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DALLA PARTE DELLE DONNE, SEMPRE DIGNICAP – IL CASCHETTO CHE PUÒ AIUTARE A RIDURRE LA PERDITA DI CAPELLI Si chiama Dignicap ed è un macchinario costituito da un caschetto che contrasta la caduta dei capelli nelle pazienti sottoposte a chemioterapia, che si trovano costrette a confrontarsi con importanti e pesanti risvolti psicologici e fisici. La perdita dei capelli, appunto, è uno degli effetti collaterali più lamentati dalle pazienti durante i trattamenti di chemioterapia. Ci sono diversi studi che dimostrano come l’ipotermia sia efficace nel ridurre l’alopecia, raffreddando il cuoio capelluto; i vasi sanguigni si restringono e il farmaco chemioterapico non raggiunge la radice dei capelli e, in questo modo, si può ottenere una perdita ridotta o addirittura una salvaguardia totale dei capelli. ESA, con l’aiuto dei tanti amici sostenitori, come vengono chiamati, ha donato fino ad oggi 4 macchinari Dignicap: due al reparto di oncologia degli Spedali Civili di Brescia, uno al reparto di ginecologia del medesimo nosocomio e uno al reparto di oncologia dell’Ospedale di Chiari. Ogni anno numerose donne vengono sottoposte a cure chemioterapiche dopo una diagnosi di tumore alla mammella o ginecologico ed ESA offre la possibilità di usufruire del “caschetto” nei diversi centri. Sono state raccolte testimonianze dirette da parte delle donne in cura e che utilizzano il “caschetto”; esperienze che ci danno conforto e che ci supportano nel continuare a lavorare per la nostra mission con passione e tenacia: essere sempre accanto alle donne anche in un momento così difficile. Le donne, in questo modo, riescono a preservare la femminilità e ad affrontare così la dura battaglia con energia positiva e determinazione, fondamentali per arrivare alla vittoria della vita. Il tumore al seno negli ultimi anni colpisce donne sempre più giovani e, nonostante il tasso di mortalità si sia notevolmente ridotto, grazie soprattutto alla prevenzione, e al progresso nella ricerca, è importante che l’attenzione rivolta alle pazienti non si limiti solo al decorso positivo e vincente della malattia, ma anche a come le donne vivono il percorso stesso, con fiducia, positività e speranza.

ESA Educazione alla Salute Attiva Sede operativa “Il Ronchettino” Via del Medolo 2, Brescia Tel e fax 030 3385027 info@esa-salutedonna.org - www.esa-salutedonna.org

Per donazioni: IBAN IT43Q0623011201000030573912 Per devolvere il 5xmille: 02883270981


C’È UN CASTELLO CHE NESSUNO SA... RESTAURATO E RIMESSO A NUOVO IL CASTELLO DEI LANTIERI DE PARATICO

È davvero imperdonabile che su alcuni siti di promozione (sig!) del Lago d’iseo, che se la tirano anche parecchio, vi sia ancora una rappresentazione negativa del Castello di Paratico che invece è stato ripulito e restaurato in molte parti dai proprietari che ci vivono. Oltre ad essere raffigurato nel suo periodo peggiore, sporco ed invaso dalle erbacce e dai rovi, viene anche descritto come un rudere fatiscente. Nella realtà il Castello dei Lantieri, antica casata locale posto all’entrata del comune di Paratrico, appare splendido nella sua versione attuale e meriterebbe di essere rivalutato e di avere una fotografia confacente all’attuale situazione. Nella pagina qui a fianco ecco come appariva in un antico disegno praticamente a ridosso della sponda più meridionale del Sebino che, come si può notare, occupava un’area oggi asciutta dove si è sviluppato l’abitato di Paratico.


Del

primo nucleo abitato di Paratico si hanno notizie nel ‘975, allorché Erberto dei Longobardi regalerà a Rotepalco, suo nipote, numerosi possedimenti nella zona della Franciacorta. Il castello Lantieri, edificato con molta probabilità agli inizi del XII secolo sulle rovine di un precedente fortilizio datato 1007, sorge su un modesto colle un tempo disabitato. Proprio per questo il castello rivestiva una posizione strategica ideale, sia perché permetteva il controllo dello sbocco del fiume Oglio nel lago d’Iseo, sia per il controllo delle vie che conducevano alla pianura e a Bergamo. La famiglia Lantieri, ghibellina, proprietaria del castello dal 1297, possedeva numerose case anche a Torbiato, ma furono soprattutto le cave di pietra, diffuse fra Paràtico e Capriolo, a conferirle la potenza economica e politica nella zona. I Lantieri, uniti per parentela ai Federici di Valle Camònica, agli Oldrofredi ed ai Della Corte, si suppone avessero legami consanguinei anche con i Calèpio, i Martinengo, i Camisano e, nei decenni successivi, anche con i nobili Mozzi di Bergamo. Una leggenda, che non trova certezze documentali, vuole che nel 1311 Dante Alighieri, in esilio già da 10 anni, abbia soggiornato nelle stanze del castello Lantieri. A riportare la notizia, ma solo nel XVI secolo, è proprio la gazzetta familiare dei proprietari del maniero. Secondo la cronaca in essa riportata, il sommo poeta avrebbe tratto ispirazione da questo suo soggiorno bresciano per scrivere alcuni canti del “Purgatorio” della “Divina Commedia”. Nel 1521 il castello subì l’assalto delle truppe di Carlo V. La torre, risalente al 1397, conserva oggi tutte le caratteristiche dell’architettura originaria. Quando fu costruita, elevata su uno sperone roccioso per rafforzarne le capacità difensive, venne altresì circondata da altre abitazioni e da un muro di cinta oggi non più esistenti. Progettista e costruttore fu Giacomo Lanfranchino. La parte alta della torre ha subito un lieve intervento di adeguamento a colombaia nel XV secolo. Furono chiuse le grandi aperture nel sottotetto e create nuove pareti con colombaie sui lati meridionale e orientale. Realizzata in arenaria locale, la torre è ingentilita da alcune piccole finestre centinate. La pianta è rettangolare e si sviluppa in verticale su quattro piani. L’ingresso principale, situato al piano terra della facciata nord, è costituito da un portale con arco a tutto sesto sovrastato dallo stemma della famiglia Lantieri (un secondo scudo semplificato è posto anche sulla finestra del terzo piano). Lo stesso piano terra, in epoca medievale, fungeva da deposito, e forse anche da cantina. La luce vi entrava dall’unica monofora ricavata sul lato sud. Sono di recente apertura invece, le monofore poste sui lati a sud e ad ovest. L’accesso al piano superiore è consentito da una botola o, in alternativa, da una scala in legno esterna. Tutte le finestre della torre conservano la struttura primaria con arco a pieno centro, con ghiera e stipiti in pietra.


C’È UN CASTELLO CHE NESSUNO SA...

COL. AMERIGO LANTIERI

L’AFFRESCO AL PALAZZO LANTIERI (GORIZIA) CHE RAFFIGURA DANTE IN ENTRATA AL CASTELLO DI PARATICO

Nel mezzo del cammin tra Capriolo e Paratico… potrebbe essere l’incipit per un capitolo inedito dedicato all’esilio di Dante Alighieri attraverso le nostre zone. Una tesi suggestiva a cui il Colonnello Amerigo Lantieri de Paratico ha dedicato una considerevole ricerca storica, avvalendosi sia di manoscritti redatti da alcuni antenati, sia di testi di studiosi bresciani. “Il primo a scriverne pare sia stato Giovanni Maria Mazzucchelli, un precursore della storia della letteratura italiana, nella seconda metà del Settecento - ci ha spiegato Lantieri. All’interno della storia della famiglia Paratico si accenna a quel “famoso poeta Dante Adigerio fiorentino” che pare alloggiò nel castello”.

“Consultando più edizioni del Trattatello in laude di Dante, ho appurato che Giovanni Boccaccio menziona Brescia solo per dire che Dante cercò di convincere il Conte Arrigo di Luzinburgo (meglio noto come imperatore Enrico VII di Lussemburgo, Ndr) a conquistare pure Firenze, oltre a Brescia, nella speranza di ritornarvi. Ad ogni modo, non ci sono indicazioni su dove si trovasse in quel periodo”. Deluso per questo vicolo cieco risalente a un paio di anni fa, Lantieri avrebbe abbandonato l’impresa se non fosse stato per l’intervento provvidenziale della cugina Carolina di Levetzow Lantieri, ultimo ramo della dinastia situato a Gorizia. “Mi disse che vicino alla torre del Palazzo Lantieri di Gorizia hanno degli affreschi del 1535 dedicati all’imperatore Carlo V e in uno di questi è raffigurato il Castello di Paratico, con tanto di lago d’Iseo, e Dante in procinto di entrare”. Seppur lontano da una pittura realista, tale indizio sarebbe in linea con la tradizione di famiglia secondo la quale il capostipite di Gorizia Antonio Lantieri, d’animo ghibellino, partì da Paratico e giunse in terra friulana nel 1450. Senza contare i manoscritti in italiano e latino del notaio Branchinus de Paratico, altro prezioso supporto per la ricerca: “Non solo egli avrebbe dedicato un paio di sonetti al poeta esule, ma si sarebbe recato a Ravenna per visitarne la tomba”.

Altri studiosi, talvolta non così competenti, si sono cimentati sull’argomento, su carta stampata e nel web, ma purtroppo senza dare grossi aiuti a Lantieri: “Ho dovuto constatare che molti scritti erano approssimativi e grossolani”. Tuttavia, una sferzata imprevista alla ricerca l’ha data un saggio del fiorentino Giuseppe Pelli Bencivenni, il quale si appoggia alla testimonianza del Boccaccio secondo cui il sommo poeta trovò rifugio presso la famiglia Paratico. Possibile che scrittori di casa Lantieri e storici del bresciano avessero ignorato una testimonianza simile? Un dubbio che ha spinto il Colonnello a ulteriori verifiche.

Inoltre, nel De vulgari eloquentia - scritto a Verona tra il 1303 e 1305 - Dante riporta alcuni esempi di dialetto bresciano e bergamasco: ragionevole pensare dunque che li abbia ascoltati e imparati in loco. “Nonostante la mancanza di indicazioni geografiche precise e il silenzio della famiglia siano certamente indizi a sfavore - ha concluso Lantieri - ce sono vari di significativi a favore. Azzardo a dire che Dante potrebbe aver soggiornato nel castello cogliendo l’occasione per studiare un’area di raccordo linguistico come Paratico. Ma mi guardo bene dal darlo per certo. Mi auguro che in futuro qualche studioso, possibilmente non di parte, torni su questo tema con maggiori competenze per confermare o confutare le mie ipotesi”.


dESIGN DANIELE DELLA PORTA E CLARA NARDIELLO

ALFABETILE

ALFABETILE (Alfabeto + Tile). Una collezione disegnata per Mavi Ceramica per celebrare i 100 anni del BAUHAUS che ricorrevano nel 2019, quando la collezione è stata realizzata.

ALFABÈTILE, design Daniele Della Porta e Clara Nardiello per Mavi Ceramiva, è stata selezionata per l’ADI Design Index 2020 potendo concorrere così al prestigioso Compasso d’Oro 2022. Parole chiave #linguaggi #superfici #materiali

Un alfabeto su piastrelle, disegnato ispirandosi ai codici visivi della scuola tedesca, ma pennellato a mano per creare il giusto connubio tra la tradizione vietrese in cui l’azienda s’innesta e la cultura mitteleuropea alla quale la collezione strizza l’occhio. ALFABETILE offre al progettista la massima libertà di espressione grazie ha una duplice possibilità di utilizzo: 1. Le lettere consentono di creare PAROLE, dunque di raccontare, dando vita a pavimenti e rivestimenti in grado di dialogare con gli spazi. Questo tipo di utilizzo è stato pensato soprattutto per gli spazi commerciali (ristoranti, hotel, retail) dove l’elemento racconto è fondamentale per comunicare la propria identità ai propri pubblici. 2. Mixando le lettere è possibile creare delle geometrie, dunque PATTERN. Innumerevoli pattern se si considerano le 26 (+2) lettere di cui questo alfabeto si compone. I 10 colori proposti aggiungono infinite combinazioni a un linguaggio universale fatto di segni e lettere, che da origine a nuovi archetipi della comunicazione. ALFABETILE è dunque una collezione estremamente versatile; uno strumento nelle mani del progettista che può farlo suo creando e componendo in base al progetto da realizzare. Daniele Della Porta www.danieledellaporta.com


HERE WE ARE! WOMEN

IN DESIGN 1900 – TODAY

23 SETTEMBRE 2021 – 6 MARZO 2022, VITRA DESIGN MUSEUM

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Sia come creatrici di mobili, moda o prodotti industriali che come architette d’interni o imprenditrici: le donne hanno dato contributi decisivi allo sviluppo del design moderno. Tuttavia, nei libri di storia del design viene dato loro meno spazio che agli uomini. Con «Here We Are! Donne nel design dal 1900 a oggi» il Vitra Design Museum vuole contribuire a cambiare questa situazione. L’esposizione presenta il design femminile degli ultimo 120 anni e, sullo sfondo della lotta per la parità dei diritti, racconta la storia del design con un approccio nuovo, un approccio a più voci. In mostra ci sono opere di ben 80 donne attive nel design, fra cui spiccano esponenti della modernità come Eileen Gray, Charlotte Perriand, Lilly Reich o Clara Porset, e nell’imprenditoria, ad esempio Florence Knoll e Armi Ratia, ma anche opere di personalità meno note come la riformatrice sociale Jane Addams. Le posizioni contemporanee sono rappresentate da artistequali Matali Crasset, Patricia Urquiola, Julia Lohmann o il collettivo Matri-Archi(tecture) che conducono i visitatori nel presente e nel futuro. Oggi, la metà degli studenti di design è di sesso femminile e le donne svolgono un ruolo decisivo in molti dei settori avveniristici del design. «Here We Are! Donne nel design dal 1900 a oggi» segue la produzione artistica delle donne e le loro condizioni di lavoro nel mondo del design dalla prima modernità a oggi e presenta una vasta gamma di opere prestigiose: dagli oggetti iconici di Eileen Gray a opere poco note, dai network fondati sull’attivismo agli odierni studi sul design di stampo femminista. Viene così localizzato un tema sociale estremamente attuale che permette di porre il design moderno sotto una nuova luce. La mostra si suddivide in quattro sezioni che accompagnano i visitatori in un viaggio attraverso gli ultimi 120 anni di storia del design. La prima sezione è dedicata allo sviluppo del design in Europa e negli Stati Uniti dove intorno al 1900, nello stesso periodo in cui le donne lottavano pubblicamente per una maggior partecipazione politica, emerse la figura professionale del designer moderno. Le rivendicazioni femminili di allora influenzarono anche il design, ad esempio il lavoro delle riformatrici sociali Jane Addams e Louise Brigham che oggi definiremmo come «design sociale». Nello stesso periodo, a New York, Elsie de Wolfe diede un’impronta decisiva alla neo-nata professione dell’interior designer. In esame ci sono anche opere di esponenti del Bauhaus, delle scuole russe del Wchutemas e delle Deutsche Werkstätten Hellerau di Dresda. La sezione evidenzia come le donne, pur acquisendo una maggiore professionalità grazie a migliori possibilità formative, continuassero ad essere relegate in modelli di ruolo tradizionali.


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People gather for the Women’s March in Washington U.S., 21 January 2017 picture alliance / Reuters | Shannon Stapleton


WOMEN

IN DESIGN 1900 – TODAY

Cini Boeri, Ghost, 1987 © Vitra Design Museum, photo: Jürgen Hans

Patricia Urquiola, Shimmer, 2019 © Vitra Design Museum, photo: Andreas Sütterlin

Grete Jalk, No. 9-1 / GJ Chair, 1963 © Vitra Design Museum, photo: JürgenHans

HERE WE ARE!

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Barbara Kruger, Untitled (Kiss), Stool 60, 2019 (Design Alvar Aalto) © Vitra Design Museum, photo: Andreas Sütterlin, © VG Bild-Kunst, Bonn 2021

Lina Bo Bardi, Stool for Centre SESC Pompeia, São Paulo, 1979/80 © Vitra Design Museum, photo: Andreas Sütterlin

Charlotte Perriand,Untitled / Bibliothèque Tunisie, 1952 © Vitra Design Museum, photo : Jürgen Hans, © VG Bild-Kunst, Bonn 2021

La seconda sezione copre il periodo che va dagli anni Venti agli anni Cinquanta del XX secolo. È in quest’epoca che le prime designer iniziarono a riscuotere successo internazionale, sebbene la società in cui vivevano continuasse ad essere di stampo patriarcale: si pensi a Charlotte Perriand, Eileen Gray o Clara Porset, ma anche alla creative director Jeanne Toussaint che per decenni ha plasmato le collezioni della prestigiosa casa di gioielli Cartier ed è considerata una figura di spicco dell’industria del lusso parigina. Alcune delle artiste qui presentate lavorarono a stretto contatto con i loro compagni, ad esempio Ray Eames con il marito Charles o Aino Aalto con Alvar Aalto, e non di rado il loro lavoro venne oscurato delle personalità maschili al loro fianco. L’esposizione dimostra, però, che in molti casi l’apporto femminile alla creazione di opere comuni è stato più decisivo di quanto non sia emerso finora. L’esempio più noto è Charlotte Perriand: il suo contributo alla creazione dei leggendari mobili progettati con il famoso collega Le Corbusier è stato completamente rivalutato negli ultimi anni. Altre designer rappresentate nella mostra lavorarono tutta la vita in modo indipendente, ad esempio la ceramista Eva Zeisel alla quale il Museum of Modern Art di New York dedicò una mostra personale già nel 1946. La terza sezione si concentra sui decenni dal 1950 alla fine degli anni Ottanta, un periodo in cui si sollevò una seconda ondata di femminismo, formatasi soprattutto a partire dagli anni Sessanta e nata per contrastare la mentalità conservatrice del secondo Dopoguerra. Esempi quali la Schweizerische Ausstellung für Frauenarbeit SAFFA (esposizione svizzera del lavoro femminile) del 1958 dimostrano che le donne, pur continuando ad essere associate alle attività domestiche anche in ambito di design e nonostante tali restrizioni, produssero opere straordinarie. L’ambivalenza e le rotture di questi turbolenti decenni si riflettono anche nell’appariscente design di Marimekko degli anni Settanta e negli spettacolari oggetti postmoderni di designer italiane quali Nanda Vigo, Gae Aulenti o Cini Boeri.


Loheland photo workshop: Jump (Montage), c. 1930 Photo: Loheland-Archiv, Künzell

Charlotte Perriand on the Chaise longue basculante, 1929. Perriand and Jeanneret © VG Bild-Kunst. Bonn 2021, Le Corbusier : F.L.C./ VG Bild-Kunst, Bonn 2021

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Nella quarta sezione la mostra raggiunge il presente. Le opere di artiste di fama internazionale come Matali Crasset, Patricia Urquiola o Hella Jongerius dimostrano quanto oggi sia scontato il fatto che le donne ottengano successo internazionale alla pari dei loro colleghi di sesso maschile. Alcune designer trascendono addirittura i tradizionali confini della loro disciplina e contribuiscono a ridefinire il design in modo sostanziale. Ne fanno parte Julia Lohmann, che studia le alghe marine come nuovo materiale sostenibile, così come Christine Meindertsma, che mette in discussione i processi di produzione. La sezione presenta anche una selezione di iniziative attuali in cui si evidenzia come il discorso femminista nel design e nell’architettura riesca a mettere in discussione i modelli di autorialità, istruzione e riconoscimento collegandoli a concetti contemporanei quali quelli di diversità e intersezionalità. Il collettivo Matri-Archi(tecture), nell’opera creata appositamente per la mostra «Weaving Constellations of Identity», affronta le esperienze personali di artiste africane e nere, mentre numerosi network e pubblicazioni mettono in discussione il canone tradizionale del design. Presentando tutte queste posizioni, la mostra «Here We Are! Donne nel design dal 1900 a oggi» risulta tanto eterogenea quanto lo sono le discussioni sul femminismo nella società odierna. L’esposizione fornisce dunque un approccio nuovo e più attuale sia sulla storia del design moderno che sui dibattiti in corso e offre spunti per riflettere sul ruolo del design nel XXI secolo, su chi lo debba definire e su chi ne sia il destinatario.


ISOLA DEL GARDA

LA MAGIA DELL’ARTE IMMERSIVA QUEST’ESTATE IL LAGO DI GARDA ACCOGLIE IN WONDER(IS)LAND, EVENTO OPEN AIR CON NOVE INSTALLAZIONI ARTISTICHE IMMERSIVE. GRAZIE A MAI MUSEUM - MULTIMEDIA ART INNOVATION, ENTE ORGANIZZATORE, FINO AL 16 AGOSTO LA SPLENDIDA LOCATION DELL’ISOLA DEL GARDA SI CONVERTE NELLA DESTINAZIONE MUST DEI VISITATORI CHE VOGLIONO VIVERE UN’ESPERIENZA ARTISTICA A 360°.

Nove opere outdoor, tra cui la nota Open My Glade della special guest Pipilotti Rist, compongono un per-

corso esplorativo inserito in un concept che si ispira ad ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’ di L. Carroll. IN WONDER(IS)LAND infrange le regole dell’arte tradizionale, liberando immaginazione e stimolando i sensi degli ospiti, trasportandoli in una dimensione immaginifica. Il progetto di MAI Museum vuole rilanciare l’offerta turistica del territorio, elevando Brescia a distretto internazionale noto per la sua impronta culturale. Arte, luci, colori, musica e natura. Con la magnifica cornice di Villa Cavazza, le opere outdoor costruiscono uno scenario suggestivo, reso possibile dall’uso delle innovative tecnologie digitali.

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IN WONDER(IS)LAND si presenta come una open air exhibition a fruizione libera e immersiva: il visitatore si gode l’arte inserita armonicamente nel paesaggio circostante, sentendosi parte attiva del tutto. IN WONDER(IS)LAND accoglie Open My Glade di Pipilotti Rist, main guest che incarna alla perfezione il tema di ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’, oltre ad altre opere digitali firmate Mai Museum. L’esperienza del percorso si completa con l’installazione “Il picnic”, una live performance dove viene offerto al pubblico un picnic gourmet sotto le


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stelle, dove ogni dettaglio è pensato per essere 100% ecosostenibile e rispettare l’ambiente circostante. MAI Museum garantisce la massima sicurezza durante tutta la durata dello svolgimento dell’evento.Verranno osservate tutte le norme previste per prevenire il contagio Covid; lo staff distribuirà mascherine e incentiverà l’utilizzo frequente del gel igienizzante, disponibile in più punti dell’isola. A sostenere l’esclusiva iniziativa c’è il binomio vincente tra arte e imprenditoria bresciana che si uniscono per valorizzare il territorio. L’impulso visionario di MAI, infatti, è sostenuto da imprese che investono risorse e promuovono un rinnovato sviluppo culturale.


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Il concept di IN WONDER(IS)LAND è firmato dall’art director Vera Uberti, fondatrice di MAI Museum, che focalizza la sua ricerca artistica sullo sviluppo di progetti immersivi con l’utilizzo di tecnologie digitali atti a sfumare i confini tra opera d’arte e spettatore. "Al MAI Museum la nostra missione è quella di collegare il pubblico all'arte in un modo completamente nuovo, stimolando le menti, le emozioni e l'immaginazione attraverso esperienze multiple" - ha dichiarato Vera Uberti. L’evento è patrocinato dal comune di San Felice del Benaco (BS), dalla Camera di Commercio di Brescia, dall’Associazione Artigiani di Brescia e provincia e da Visit Brescia, ente del turismo locale; MAI Museum si avvale di partnership di rilievo, come 24 Ore Cultura, società del Gruppo 24 ORE e gestore del Mudec di Milano, e Hauser & Wirth, rinomata galleria con sedi tra gli USA e il continente europeo che ha reso disponibile l’opera di Pipilotti Rist.

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IN WONDER(IS)LAND è il primo evento firmato MAI Museum: è stato inaugurato il 10 luglio 2021 e rimarrà visitabile fino al 16 agosto 2021. Raggiungibile via lago dal porto di Portese, rimarrà aperto dalle ore 20 alle 23 e i giorni di apertura saranno visibili nel momento della prenotazione sul sito. Oltre al percorso, l’ingresso comprende il traghetto A/R, la visita guidata alla loggia e i giardini della villa e un picnic gourmet sotto le stelle. Il costo del biglietto varia da 69€ a 129€; ingresso gratuito per bambini fino ai 4 anni. I biglietti sono acquistabili sul sito ufficiale dell’evento www.maimuseum.it


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FRANCESCO BOSSO

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Fino al 30 settembre 2021 Castello di Tutino, Tricase (LE)

AE ALIVE


Un viaggio intrapreso da anni tra i palcoscenici dei meravigliosi ulivi di Puglia: quelli del Nord ancora maestosi, forgiati dalle forze della natura nel corso dei secoli, e quelli secchi del Salento, distrutti irreversibilmente dalla Xylella. Con ALIVE ancora una volta il fotografo Francesco Bosso torna a dare voce a un tema per lui centrale: la passione per la Terra, il rispetto dei luoghi e la necessità di stimolare più persone possibili allo sviluppo di un’attitudine alla tutela della Natura e dei processi ecologici. Nato in collaborazione con la Fondazione Sylva – testimone del drammatico degrado ambientale subito dal Salento negli ultimi 10 anni, cui ha contribuito molto l’epidemia da Xylella che ha devastato migliaia di ettari di uliveti – ALIVE raccoglie alcuni scatti realizzati in Puglia esposti da Sabato 24 luglio al 30 settembre 2021 al Castello di Tutino, a Tricase in provincia di Lecce. Un racconto di speranza e resilienza, di ripartenza dopo un disastro per raccogliere fondi e contribuire alla rinascita della terra salentina.

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GLI ULIVI DI PUGLIA PROTAGONISTI DI UN PROGETTO FOTOGRAFICO NATO DALLA PASSIONE PER LA TERRA E DALLA NECESSITÀ DI SENSIBILIZZARE AL TEMA DELLA TUTELA AMBIENTALE. UN PROGETTO ESPOSITIVO E DI RACCOLTA FONDI IN COLLABORAZIONE CON LA FONDAZIONE SYLVA “Siamo onorati e felici di collaborare con Francesco Bosso uno dei principali fotografi italianiha dichiarato il Presidente di Fondazione Sylva Luigi de Vecchi - essendo pugliese ha potuto testimoniare in prima persona il flagello operato dalla Xylella sugli ulivi salentini. Lo ringraziamo per la sua sensibilità su questo tema e per la sua generosità.” “Una sensazione terribile che avevo già vissuto nell’Artico – racconta Bosso – quando ho fotografato gli Iceberg battezzandoli poi come Last Diamonds, gli ultimi gioielli che la calotta polare ci stava offrendo, sotto la minaccia del riscaldamento globale e quindi della fusione irreversibile”. Fotografo di paesaggio formatosi alla scuola americana dei Weston e di Ansel Adams, padri fondatori della fotografia paesaggistica, Francesco Bosso lavora esclusivamente inbianco e nero, scattando su pellicola di grande formato con banco ottico e stampando personalmente tutte le opere su carta baritata alla gelatina d’argento e trattamento al selenio, con un processo artigianale.


REMBRANDT

IN UNA STORIA MERAVIGLIOSA FINO AL 17 OTTOBRE 2021 ACCADEMIA CARRARA, BERGAMO A CURA DI M. CRISTINA RODESCHINI E PAOLO PLEBANI Apre a Bergamo Rembrandt in una storia meravigliosa, un’occasione per scoprire l’Autoritratto giovanile di Rembrandt, eccezionale prestito del Rijksmuseum di Amsterdam, e per rileggere la collezione del museo bergamasco, sia grazie al riallestimento dedicato al maestro con un nucleo di dipinti olandesi e italiani di Accademia Carrara, sia perché gli spazi del museo sono arricchiti di opere normalmente non esposte, attraverso il progetto Una Storia Meravigliosa.

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Una mostra dossier che, attraverso dipinti parte della collezione Carrara di allievi e seguaci di Rembrandt, fiamminghi e italiani, non si limita a dare conto del contesto e della fortuna del secolo d’oro della pittura olandese, ma racconta la storia del museo bergamasco e delle sue opere svelando il sorprendente potenziale culturale delle raccolte che custodisce. Un un vero e proprio tributo a Rembrandt, con due approfondimenti: Nella bottega di Rembrandt e La fortuna europea dell’artista olandese che mettono l’accento rispettivamente su un nucleo di opere di suoi allievi (Gerbrandt van den Eeckhout, Dirck Dircksz van Santvoort, Nicolaes Maes) e su altre di pittori ispirati dal maestro tra Sei e Settecento (Giuseppe Nogari, Bartolomeo Nazari, Giovanni Benedetto Castiglione). Accompagna la mostra un catalogo edito da Skira, con testi di: M. Cristina Rodeschini e Taco Dibbits, Paolo Plebani, Marco Matteo Mascolo. Rembrandt scrutò la propria immagine per tutta la vita. L’autoritratto divenne il luogo poetico e tecnico nel quale fissare caratteri linguistici e umani nel loro mutare. È stato giustamente sottolineato, data l’ampiezza del repertorio ricco di più di ottanta esemplari tra grafica e pittura, che la serie degli autoritratti, seguendo il corso di tutta la sua vita, dalla giovinezza alla vecchiaia, traccia una fedele biografia per immagini. La superba qualità e il clima pervaso di mistero del piccolo Autoritratto, in cui cogliere l’assoluto dominio della luce, primizia della maturità di Rembrandt, è parso il modo migliore per accendere l’interesse su questo maestro dell’arte europea. M. Cristina Rodeschini direttore Accademia Carrara Bergamo e Taco Dibbits, direttore Rijksmuseum di Amsterdam


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DAIGA GRANTINA ATEM, LEHM “FIATO, ARGILLA” FINO AL 29 AGOSTO 2021

LA GAMEC PRESENTA LA PRIMA MOSTRA PERSONALE IN UN’ISTITUZIONE ITALIANA DELL’ARTISTA LETTONE DAIGA GRANTINA.

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GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo Via San Tomaso, 53 Tel. 035 270272 gamec.it


Dal 10 giugno alla GAMeC Atem, Lehm “Fiato, Argilla”, prima personale in un museo italiano dell’artista di origine lettone Daiga Grantina (Saldus, 1985), a cura di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni. Per l’occasione, l’artista ha realizzato un nuovo corpus di opere, una sorta di concetto spaziale site-specific pensato per lo Spazio Zero. La consistenza, la composizione, l’adattabilità, il colore e la texture dei materiali si offrono allo sguardo dello spettatore come un insieme di entità scultoree che ne stimolano il sistema percettivo. “Possiamo - e come - delineare il colore?” chiede l’artista, che costruisce la mostra alla GAMeC attorno a questa domanda e all’osservazione del colore nella sua relazione dinamica alla materia e alla luce. Nei lavori di Grantina il colore è fluido, vibrante, non stabile né statico, e ne indaga l’esperienza non nella sua dimensione simbolica, bensì in quella corporea e mentale. L’esposizione rappresenta un’evoluzione importante nella poetica dell’artista, un risoluto e coerente cambio di palette e di passo rispetto alle grandi installazioni ambientali che ne hanno caratterizzato la produzione sino ad ora. Grantina è ora mossa da un desiderio di contenimento, vibrazione e definizione in cui in cui geometria e disegno diventano grammatica dei suoi “gesti” - così l’artista definisce le proprie opere scultoree -, traducendo la percezione dei materiali eterogenei di cui si compongono le sculture in una dimensione eterea. A caratterizzare lo spazio sarà l’opera murale che cinge la sala: una linea composta da unità quadrate, disegnate o riempite di piume iridescenti blu e verdi, o costituite da legno dipinto. Il murale si configura come una struttura aperta con le sue potenzialmente infinite combinazioni, che induce uno scambio continuo e bi-direzionale fra prossimità e dimensioni ambientali. Il murale sembra così respirare, contenendo e dilatando lo spazio. Guardata nel suo insieme, la linea, organizzata come una partitura musicale, traccia uno spazio di risonanza che può vibrare, assorbendo e rilasciando diverse frequenze di colore e luce. Lo spazio scultoreo viene costruito così attraverso un senso di cristallizzazione indotto dal colore. A una distanza ravvicinata, una comune frequenza di fibre emerge nella forma di un sistema di linee a partire dal murale nel suo insieme fino ai dettagli degli elementi di cui è costituito. L’artista aspira a dare forma a una sensazione di colore. Il titolo della mostra riprende un verso della poesia In der Luft, da bleibt deine Wurzel (“In aria, lì resta la tua radice”) di Paul Celan, per il quale il respiro è inscritto nella materia e nelle forme naturali; anche per Daiga Grantina il “fiato” che attraversa lo spazio espositivo, muovendo la materia (“argilla”) e facendola vibrare sino a dissolverne i contorni, si radica nell’esperienza fisica che unisce percepente e percepito. Così la “partitura di sale” di Spazio Zero - come l’artista definisce il murale - diventa uno spazio concreto, vitale e sospeso, come a voler tenere insieme due dimensioni, quella terrestre e quella cosmica, nella stessa misura in cui il respiro in Celan definisce un doppio legame tra trascendente e immanente.

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Daiga Grantina (Saldus, Lettonia, 1985) vive e lavora a Parigi. Ha studiato all’Università di Belle Arti di Amburgo e all’Accademia di Belle Arti di Vienna. Tra le recenti mostre personali ricordiamo What Eats Around Itself al New Museum (New York, 2020); Saules Suns, Padiglione Lettone, 58° Biennale di Venezia (Venezia, 2019); Toll al Palais du Tokyo (Parigi, 2018); Pillar Sliding off Coat-ee, Kunstverein Amburgo (Amburgo, 2017); KU B Billboards, Kunsthaus Bregenz (Bregenz, 2016); Heap-Core..., Kim? Contemporary Art Center (Riga, 2016). Grantina ha partecipato anche a numerose mostre collettive, tra cui, le principali, Crazy, Cruel and Full of Love, curata da Kathleen Buhler al Kunstmuseum Bern (Berna, 2020); Words at an Exhibition, Busan Biennal, Yeongdo Museum of Contemporary Art (Busan, 2020); GIVE UP THE GHOST, Baltic Triennal 13, curata da Vincent Honoré, Contemporary Art Center (Vilnius, 2018); CHILDHOOD Another banana day for the dream-fish, curata da Sandra Adam-Couralet e Yoann Gourmel al Palais de Tokyo (Parigi, 2018); Solar Bodies, curata da Ø presso il Musée d’Orsay (Parigi, 2018); Biotopia, curata da Sabine Rusterholz Petko alla Kunsthalle Mainz (Mainz, 2017); Adhesive Products, curata da Praxes alla Bergen Kunsthall (Bergen, 2016). Sue opere sono incluse nelle collezioni permanenti di istituzioni internazionali come Kunstmuseum Bern;Tate London; LNMM Latvian National Art Museum, Riga; CNAP Centre National Art Plastique, Pantin (Francia); FRAC Nord-Pas de Calais, Dunkirk (Francia).


Fino al 17 OTTOBRE

BRESCIA P H OTO FESTIVAL

Testo di Renato Corsini

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L’iniziativa celebra il ritorno a Brescia della

Vittoria Alata, una delle più straordinarie statue in bronzo di epoca romana, dopo due anni di restauro, attraverso un programma di mostre ed eventi fotografici interamente dedicato ai patrimoni culturali, archeologici e storici interpretati dall’obiettivo di autori quali Elio Ciol, Donata Pizzi, Gianni Berengo Gardin, Maurizio Galimberti, Giovanni Gastel, Franco Fontana, Federico Veronesi e molti altri. Tra gli appuntamenti più attesi vi è ALFRED SEILAND. IMPERIVM ROMANVM. Fotografie 2005-2020, la prima retrospettiva italiana del fotografo austriaco.


La quarta edizione di Brescia Photo Festival in corso fino al 17 ottobre, con la curatela artistica di Renato Corsini, è promossa dal Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei con la collaborazione di MaCof - Centro della fotografia italiana. LE MOSTRE L’ideale inizio del Gran Tour tra le sedi del Brescia Photo Festival prende avvio dal Museo di Santa Giulia, nei rinnovati spazi espositivi del “Quadrilatero rinascimentale” delle gallerie alte del Monastero di Santa Giulia, oggetto di un recente recupero. In queste sale interamente rinnovate, dall’8 maggio al 17 ottobre 2021, si tiene la mostra di, Alfred Seiland. IMPERIVM ROMANVM. Fotografie 2005-2020, la prima retrospettiva italiana del fotografo austriaco. La mostra, curata da Filippo Maggia e Francesca Morandini, organizzata da Fondazione Brescia Musei e da Comune di Brescia, co-prodotta da Skira, presenta per la prima volta in Italia 136 immagini di grande formato, frutto di un lavoro quindicennale che Alfred Seiland ha realizzato attorno ai luoghi mitici della romanità, reinterpretati in modo sorprendente e inatteso. Il percorso espositivo al Museo di Santa Giulia prosegue, dall’8 maggio al 17 ottobre 2021, con Palmira. Una memoria negata, a cura di Renato Corsini, il reportage del fotografo friulano Elio Ciol, composto da 20 scatti, realizzato nel 2015 in Siria prima delle distruzioni inferte dall’ISIS a uno dei tesori più preziosi dell’umanità. Sono inoltre esposte le opere di Donata Pizzi, con Roma in Africa, sempre a cura di Renato Corsini, che raccontano attraverso 29 fotografie le suggestioni delle antiche città del Nord Africa, tra deserti e rovine romane. Sempre nei luoghi sopracitati è visibile la mostra Eros, a cura Clelia Belgrado, con 25 immagini di sculture che l’artista reggiano Bruno Cattani ha scattato all’interno dei musei, svelando il lato inedito delle opere classiche. Il MO.CA - Centro per le nuove culture ospita tre rassegne: la prima, È Brescia, a cura di Albano Morandi, presenta dall’8 maggio al 31 luglio 2021 sette grandi fotografi italiani – Gianni Berengo Gardin, Francesco Cito, Franco Fontana, Gianni Pezzani, Ferdinando Scianna, Luca Gilli – che raccontano Brescia e le sue eccellenze culturali con il loro obiettivo. Federico Fellini / “dietro le quinte”, a cura di Renato Corsini, dal 29 giugno al 31 luglio 2021 testimonia l’opera di quello che è stato definito una pietra miliare della cinematografia del secondo Novecento e, appunto, un “patrimonio” italiano. Accanto ad alcuni manifesti dei suoi film più conosciuti, si racconta, attraverso circa 50 scatti – eseguiti da Sandro Becchetti, Tazio Secchiaroli, Agenzia Dufoto – un Fellini più privato rispetto alla sua immagine ufficiale legata al ruolo di regista. A Spazio Contemporanea, si terrà la mostra 1921/2021. Omaggio a Joseph Beuys fino al 31 luglio, che presenta immagini inedite eseguite da Renato Corsini durante la storica intervista che il critico d’arte Pierre Restany fece all’artista nel 1980. Otre alle fotografie saranno esposti alcuni lavori dell’artista Albano Morandi, da sempre vicino nelle sue opere alla tematica Beuysiana.

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TITOLO Castelli, fantasmi, leggende SOMMARIO Mostra fotografica di Salvatore Attanasio DIDASCALIA Il Castello di Gorzone ci racconterà una leggenda tramandata e sussurrata da secoli, che arriva fino ai giorni nostri attraverso la penna di Gian Mario Andrico e Attanasio la interpreta, in questa narrazione, con quindici scatti in bianconero presentando scene che pur evocando aspetti tragici non cadono mai nel grottesco ‘Castelli, fantasmi, leggende’ è un’idea di Salvatore Attanasio che, partendo dal Castello di Padernello, ha deciso di realizzare una mostra fotografica itinerante: quindici scatti raffiguranti altrettanti castelli lombardi e i loro inafferrabili ospiti, presenze discrete e custodi di antichi segreti. La mostra, visitabile fino al 31 luglio, è ospitata nel castello Federici di Gorzone. Dimora della potente famiglia dei Federici il Castello di Gorzone, situato su uno sperone a strapiombo sul torrente Dezzo nella parte terminale della Val di Scalve, fu costruito probabilmente nel 1150 secondo lo schema della fortezza medioevale. Nel corso del XV secolo la famiglia Federici lo riadattò in funzione residenziale, ricavandone una dimora signorile: l’esterno conserva ancora il carattere austero dell’originale impianto con una facciata decorata con portali in pietra Simona e i resti di un’antica torre; l’interno è invece arricchito di loggette, due cortili con pozzo e numerosi ambienti tra cui l’ampia sala di rappresentanza. All’esterno il castello è circondato da uno splendido parco. La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 14.30 alle 18.15 e sarà possibile anche prenotare una visita con accompagnamento con scansione oraria 14.30 - 16.00 - 17.30. Per informazioni: Associazione LOntano Verde - 348.7947225

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CASTELLI, FANTASMI, LEGGENDE MOSTRA FOTOGRAFICA DI SALVATORE ATTANASIO FINO AL 31 LUGLIO IL CASTELLO DI GORZONE CI RACCONTERÀ UNA LEGGENDA TRAMANDATA E SUSSURRATA DA SECOLI, CHE ARRIVA FINO AI GIORNI NOSTRI ATTRAVERSO LA PENNA DI GIAN MARIO ANDRICO E ATTANASIO LA INTERPRETA, IN QUESTA NARRAZIONE, CON QUINDICI SCATTI IN BIANCONERO PRESENTANDO SCENE CHE PUR EVOCANDO ASPETTI TRAGICI NON CADONO MAI NEL GROTTESCO


‘Castelli, fantasmi, leggende’ è un’idea di Salvatore Attanasio che, partendo dal Castello di Padernello, ha deciso di realizzare una mostra fotografica itinerante: quindici scatti raffiguranti altrettanti castelli lombardi e i loro inafferrabili ospiti, presenze discrete e custodi di antichi segreti. La mostra, visitabile fino al 31 luglio, è ospitata nel castello Federici di Gorzone. Dimora della potente famiglia dei Federici il Castello di Gorzone, situato su uno sperone a strapiombo sul torrente Dezzo nella parte terminale della Val di Scalve, fu costruito probabilmente nel 1150 secondo lo schema della fortezza medioevale. Nel corso del XV secolo la famiglia Federici lo riadattò in funzione residenziale, ricavandone una dimora signorile: l’esterno conserva ancora il carattere austero dell’originale impianto con una facciata decorata con portali in pietra Simona e i resti di un’antica torre; l’interno è invece arricchito di loggette, due cortili con pozzo e numerosi ambienti tra cui l’ampia sala di rappresentanza. All’esterno il castello è circondato da uno splendido parco. La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 14.30 alle 18.15 e sarà possibile anche prenotare una visita con accompagnamento con scansione oraria 14.30 - 16.00 - 17.30. Per informazioni: Associazione LOntano Verde - 348.7947225

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IL FILO SROTOLATO AUTISMO TRA FOTOGRAFIA E POESIA ph. Adriano Treccani


La

poetessa sirmionese Franca Grisoni e il fotografo Adriano Treccani sono co-autori di un libro che vede la luce nella preziosa collana Orso Blu del catalogo Scholé di Morcelliana (Il filo srotolato. Autismo tra fotografia e poesia, Brescia, Scholé, 2021, 93 pp., 10 €): con poesia e fotocamera sono entrati in punta di piedi nel centro educativo per minori con disturbo dello spettro autistico “Francesco Faroni” (Fobap Anffas) e hanno restituito l’esperienza in un percorso di parole e immagini che legge difficoltà e conquiste di un gruppo di bambini e ragazzi e degli educatori che ne prendono cura. Il volumetto, impreziosito dalla prefazione dello scrittore e poeta Arnoldo Mosca Mondadori e dall’introduzione della letterata Elena Maiolini, comprende 20 poesie inedite di Franca Grisoni e una cinquantina di fotografie. La mostra prende spunto dal libro ed è composta da 30 pannelli (70×100 cm) di fotografie e versi di poesie. La mostra è itinerante e gratuita. Chi fosse interessato ad esporla può scrivere a info@fobap.it La mostra allestita presso il Museo Diocesano di Brescia rimarrà aperta fino al 29 luglio (orario: dal lunedì al venerdì 9-12; 15-18; sabato e domenica; 10-12 e 15-18; mercoledì chiuso). Poi farà tappa a Collebeato (dal 15 settembre) e a Sirmione (dal 1° ottobre).

L’iniziativa è promossa da Fobap Onlus e Anffas Brescia, in collaborazione con il Museo Diocesano di Brescia e l’editrice Morcelliana

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IL GIORNO NUOVO

RINASCERE DALLA MEMORIA

In tutto il difficile periodo appe-

na trascorso, Fondazione Creberg ha proseguito con determinazione nel suo impegno in favore del territorio. L’esplodere e il persistere della pandemia hanno determinato i vertici della Fondazione a rimodulare gli interventi liberali e a reinventare le modalità di proposizione delle iniziative sociali e culturali al fine di proseguire, con immutata efficacia, la storica presenza di sostegno e di animazione nelle nostre Comunità.

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Sul piano dei sostegni sono stati disposti significativi contributi d’urgenza ad ospedali, ad istituzioni e ad associazioni, bergamasche e bresciane, impegnate in prima linea per far fronte alla situazione di emergenza sanitaria verificatasi nei nostri territori; è stata altresì disposta una miriade di piccole erogazioni – rientranti nella c.d. “liberalità ordinaria” – volte a consentire la sopravvivenza sul territorio di formazioni sociali (associazioni ed enti benemeriti) che la contrazione di risorse economiche in circolo rischia di azzerare con effetti molto negativi per il tessuto sociale delle nostre Comunità. Le attività espositive, culturali e restauro non si sono mai fermate. Le mostre sono state dapprima declinate in forma virtuale e poi, nei momenti di allentamento delle restrizioni sanitarie, sono state (e vengono ora) proposte dal vivo; in correlazione con i tempi, le esposizioni sono dedicate a temi esistenziali e culturali di rilievo, sono rivolte alla valorizzazione di artisti contemporanei – con cui da tempo la Fondazione collabora, affidando loro un percorso di approfondimenti tematici –, vengono declinate in forma diffusa sul territorio con partner storici, sono realizzate in forma rigorosa e sobria (sempre con dotazione di catalogo gratuito per enfatizzare la finalità culturale e didattica).

ANIMA MUNDI

RICORDERÀ PER SEMPRE


“Ci riconosciamo molto in un recente intervento del Presidente Mattarella, che ha evidenziato come, in tutto questo periodo di ‘stress straordinario’ per l’Italia, il nostro Paese non sia stato né inerte né passivo”, ha evidenziato Angelo Piazzoli, Presidente della Fondazione Credito Bergamasco. “Oltre alla comunicazione di contenuti culturali (mostre virtuali, docufilm, esposizioni live), Fondazione Creberg continua a concentrare gli sforzi su progetti di ripristino, svolti in totale sicurezza, anche durante l’emergenza sanitaria. Infatti, in aggiunta agli interventi di solidarietà e a favore della ricerca scientifica, che continuano ad essere al centro della attenzione ma per i quali il motto è ‘preferiamo agire piuttosto che parlare’ si è proseguito nell’azione di restauro di opere d’arte bisognose di cure appartenenti a chiese e istituzioni del territorio, continuando a far sì che queste attività costituiscano occasioni di salvaguardia, di divulgazione, di arricchimento culturale per tutti. Le predette iniziative culturali e di salvaguardia del patrimonio storico/artistico - ha specificato il Presidente - affiancano, non penalizzandola, l’attività liberale che la Fondazione da sempre esercita negli ambiti della solidarietà sociale, dell’educazione, della cultura, della ricerca medica e scientifica; queste ultime, in questo difficile periodo, sono state ulteriormente rafforzate. In tal senso ci ha ricordato recentemente il Presidente della Repubblica, con una riflessione illuminante, che: ‘La crisi sanitaria ci ha lasciato un’esperienza. Ognuno ha bisogno degli altri, ciascuno di noi ha avuto bisogno di tutti gli altri e viceversa, e questo è un criterio che speriamo non venga rimosso. Non lo sia a livello di relazione tra le persone e neanche nelle relazioni tra gli Stati’. È un insegnamento che sarà bene custodire e mettere a frutto”. In questo inizio d’estate del 2021, nella quale si intravvedono concreti se-

gnali di uscita dall’emergenza e di ripartenza delle attività, Fondazione Creberg ha posto in essere due iniziative simboliche nel segno della memoria, della speranza e della fiducia, presentandole alla stampa e al pubblico: la dedicazione della scultura Anima Mundi al ricordo delle vittime della Pandemia da Covid 19 – in occasione del decennale della collocazione dell’opera in Porta Nuova – e la realizzazione di una installazione site specific (realizzata da Giovanni Bonaldi e composta da due opere intitolate “Rifiorire” e “Nel silenzio”) collocata nel Loggiato di Palazzo Creberg quale memoria della pandemia e, nel contempo, quale messaggio di attesa e di fiducia nel futuro.

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2 FUOCHI DI PAGLIA di Giorgio Paglia www.fuochidipaglia.it

LO SPIRITO DEL PIANETA: A PRESTO, NONOSTANTE TUTTO... Nella bergamasca si tiene da anni un festival frequentatissimo e molto atteso: lo Spirito del Pianeta. Nelle stagioni precedenti Chiuduno ospitava la festa dei popoli indigeni e tribali in un’area apposita con i suoi stand, le sue tante bancarelle e i suoi eventi particolari. L’affluenza è da sempre notevolissima, in media più di 250.000 visitatori a stagione. A inizio luglio ho incontrato nella nostra bella terra dell’Isola bergamasca il fondatore dello Spirito del Pianeta, Ivano Carcano (nella foto al centro). Un odontotecnico di professione con una caratteristica innata: la repulsione per qualsiasi tipo di ingiustizia. Uomo positivo, Ivano ha girato il mondo con la volontà di dare voce a quelle persone che non l’hanno mai avuta. Mi dice: “Voglio incontrare coloro che hanno ancora le conoscenze antiche con una mentalità indigena non contaminata. La principale arma dei colonizzatori è stata il dividere per poter gestire. Ecco, io devo fare l’opposto: mettere insieme.” Continua parlandomi dello Spirito del Pianeta, un’iniziativa che gli ha assorbito tempo e risorse anche economiche: “È nato come un’esigenza personale di sapere, di conoscere il loro punto di vista, perché come sempre è successo, la storia l’hanno scritta i vincitori. Per cui il filo diretto con i nativi del Nord America era inevitabile e quando ho avuto l’occasione di incontrarli è stata una folgorazione. Non potevo sopportare che tale ricchezza di conoscenza potesse essere cancellata da un mondo egoista ed avido, consapevole che l’emarginazione, lo sfruttamento, la cancellazione culturale, poteva in futuro toccare ai nostri figli. In questi ultimi 20 anni abbiamo costruito centri culturali, pozzi, dispensari, tante borse di studio e abbiamo aiutato molte associazioni per alcuni milioni di euro.” L’ultima edizione del Festival si è tenuta nel 2019, poi il Covid ha fermato tutto, ma a inizio luglio fino a settembre si sarebbe dovuto ricominciare a Valbrembo. Si sarebbe, appunto. Perché, poco prima dell’inizio delle attività, tutto è stato bloccato. Dice Ivano: “Non sappiamo precisamente, ma ci è stato consigliato di rivedere la nostra intenzione di essere al Volo a Vela di Valbrembo. Como posso esprimere certi valori con questi presupposti? Malgrado fossimo già in piena lavorazione con imprese, fogne, acqua, ecc., un danno morale ed economico importantissimo. Ma andiamo avanti, i nostri sogni sono più importanti del nostro orgoglio e svoltiamo pagina.”

Ma cosa è veramente successo? “Il Comune di Valbrembo e la sua amministrazione erano felicissimi di ospitarci, poi ho capito che c’era qualcosa di negativo, forse non eravamo amati da tutti, o forse due mesi di festival erano troppi. Io voglio seminare solo energia buona, perché così si riceve buona energia e allora, per non creare negatività, è meglio non fare più niente lì dove era previsto.” Ma il festival non si ferma e probabilmente verranno organizzati degli incontri itineranti a luglio ed ad agosto nelle nostre valli e sulle nostre montagne, perché spiega Ivano: ”È importante invitare anche le realtà del nostro territorio che sono la testimonianza della nostra cultura. Il compito è quello di riavvicinarci, visto il periodo che stiamo passando, e dare alla gente ossigeno e speranza, perché dobbiamo assolutamente tonare a vivere.” Lo Spirito del Pianeta potrebbe avere già quest’anno a settembre una nuova location idonea presso la Fiera di Bergamo, e, se non si facesse in tempo, l’appuntamento sarà rimandato a giugno 2022. In quell’occasione sarà presente anche il Tribunale Indigeno, formato da giudici e avvocati del Sud America, pronti ad aiutare i popoli del mondo che avessero necessità di un supporto legale durante le loro battaglie. È quasi il tramonto di una calda sera d’estate e le ombre si allungano tra i riflessi dorati delle colline che si aprono verso l’Adda e il lago di Como, quando con Ivano ci salutiamo. Abbiamo parlato di tante cose, di passioni comuni, in una vita lunga che nella natura ha trovato i suoi aspetti più spirituali e più profondi. Non c’è spazio per scrivere tutto, ma dietro e dentro questo festival speciale c’è molto altro e chi saprà coglierlo potrà fare un viaggio interiore accompagnato dalla cultura ancestrale dei popoli di questo mondo. Potrà ascoltare le voci di minoranze etniche emarginate e riuscirà a riflettere sulla vera essenza che ha legato le genti della terra, tra conquistatori moderni e conquistati antichi. Ci stringiamo la mano, Covid o non Covid, con un sorriso positivo e Ivano mi lascia dicendomi: “Ricorda, non esiste oro al mondo più

prezioso del respiro della foresta.” Alla prossima e in alto i cuori. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

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PERCHÈ ABBRACCIARSI È MOLTO IMPORTANTE FATELO ALMENO 12 VOLTE AL GIORNO

Un’analisi di Marco Montagnani mette in evidenza quanto sia mancato questo gesto

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L’ABBRACCIO: ECCO PERCHÉ È MANCATO MOLTO DURANTE LA PANDEMIA CHE HA ALLONTANATO LE PERSONE? Da un minimo di quattro al giorno per dare tranquillità fino a 12 per ridurre le ansie: la produzione di ossitocine di un abbraccio (di almeno 20 secondi) aiuta l’organismo sotto tanti aspetti. Ecco perché il Covid-19 e la mancanza di abbracci hanno reso tutti meno sereni. Marco Montagnani, maestro di filosofia taoista, analizza i motivi e i benefici che l’abbraccio apporta

E’ volgarmente definito come l’atto di circondare qualcosa con le braccia, in realtà è un gesto di comunicazione universale che tutti utilizzano inconsciamente per avere effetti positivi sulla persona. Ecco perché durante il Covid-19 e il distanziamento da pandemia l’abbraccio e il contatto fisico sono una delle cose che più sono mancate alle persone, al punto di creare effetti negativi sul rapporto e sulla personalità stessa. Sugli effetti degli abbracci dati e mancati in questo periodo storico interviene Marco Montagnani, Maestro di filosofia taoista che ha analizzato la questione. «Abbracciare è un modo meraviglioso per trasmettere affetto a chi ci circonda, un po’ come accarezzare l’anima di chi ci è accanto, tutto funziona meglio se abbracciamo o ci lasciamo abbracciare più spesso, perché anche se gli abbracci sono un atto quotidiano, non siamo consapevoli di quanto ci possano arricchire – spiega Montagnani – soprattutto l’abbraccio è un gesto semplice che può avere effetti straordinari sul nostro organismo, soprattutto quando è caloroso e avviene tra persone che si vogliono bene. Il potere dell’abbraccio e gli effetti della sua mancanza durante il Covid-19. Che si tratti di un amico, di un figlio o del proprio partner, gli abbracci hanno un effetto benefico e terapeutico sulla mente e il corpo. Bisognerebbe abbracciarsi tutti i giorni e più volte al giorno, l’abbraccio diventa così una sorta di farmaco che dona una intensa sensazione di benessere. Studi recenti hanno dimostrato che il gesto di abbracciare, diminuisce l’ansia e riduce lo stress e la depressione, sembra avere degli effetti positivi addirittura negli attacchi di panico. L’abbraccio dunque funziona come una vera e propria terapia, libera infatti ormoni come la serotonina e la dopamina che hanno un effetto sedativo. Ciò produce da subito una sensazione di benessere e di calma. «L’abbraccio è infatti un messaggio subliminale per il nostro inconscio, non percepito dalla nostra mente, infatti la carenza di abbracci dell’ultimo anno potrebbe essere la causa di molte sindromi da ansia e stress», conclude Montagnani. La terapia dell’abbraccio. La stimolazione delle endorfine avviene con abbracci frequenti e prolungati, gli studi ci dicono che ce ne vorrebbero almeno 4 al giorno per sentirsi tranquilli. Una dose massima di 12 abbracci al giorno invece contribuirebbe a ridurre l’ansia. Ricevere abbracci e carezze frequenti, diminuirebbe il rischio di depressione e di disturbi mentali, ciò sarebbe merito dell’ossitocina, il cosiddetto ormone del buonumore che funziona da antistress naturale. Gli abbracci aumentano la fiducia e la sicurezza e riducono il senso di solitudine. L’abbraccio aiuta a sbloccarsi emotivamente e migliora le relazioni sociali e alcuni problemi comportamentali, si tratta di un gesto che riduce in modo significativo le paure e la necessità di ricevere approvazione da parte degli altri. Dalle ossitocine alle endorfine, ecco perché abbracciare ed essere abbracciati aiuta la salute fisica. La produzione di ossitocina diminuisce il rischio di infezioni e di malattie legate ad un sistema immunitario debole, avviene infatti un incremento degli anticorpi che aiutano a combattere virus e batteri. Inoltre una buona dose giornaliera di abbracci protegge il cuore dal rischio di malattie cardiovascolari. Sembra che questo gesto aiuti a tenere sotto controllo la frequenza cardiaca e il flusso sanguigno, e aumenti addirittura l’ossigenazione del sangue e la pressione. Chi non riceve mai un abbraccio, è soggetto ad un maggior rischio di soffrire di malattie cardiache. Ciò avverrebbe grazie ad alcuni recettori della pelle, chiamati crepuscoli, che lanciano un segnale al sistema nervoso. Se poi entriamo in merito all’abbraccio tra madre e figlio, scopriremo delle cose interessantissime, come ad esempio il fatto che l’abbraccio è fondamentale per lo sviluppo neuronale nei primissimi anni di vita. Non ricevere abbracci nell’infanzia, infatti, provocherebbe la morte di alcuni neuroni, il che ridurrebbe le capacità mentali e motorie del bambino negli anni successivi. Alcuni studi dichiarano che per essere davvero benefico, un abbraccio dovrebbe durare almeno 20 secondi, sarebbe questo il tempo necessario a stimolare l’ossitocina, ormone che ha effetti benefici sulla salute. Sarà per questo che, più restiamo abbracciati, e più ne avvertiamo la sensazione di benessere. Marco Montagnani è un maestro di filosofia taoista, esperto in medicina tradizionale cinese e dietetica cinese. Si descrive come un semplice viandante in perenne cammino sul sentiero della vita. Autore de Il Cibo della Saggezza, (Mondadori, 2020) e de La Medicina Energetica (CEA, 2005), tiene corsi e seminari di crescita personale interiore basati sulla filosofia orientale, presso il Tempio delle Sei Armonie all’interno dell’Agriturismo Nuova Era, nel cuore delle Foreste Casentinesi (in provincia di Arezzo). L’intento di Marco è quello di rendere le persone più consapevoli e migliorare la loro qualità della vita. Chiusi della Verna (Ar), 10 giugno 2021 C.s. 01


VERONICA, DI 9 ANNI, DI GORLE (BG), CANTERÀ LA CANZONE SCRITTA DA CLAUDIO BAGLIONI E MARIA FRANCESCA POLLI “CI SARÀ UN PO’ DI VOI”.

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IO... CANTO BAGLIONI! 2 I BAMBINI DALLA LOMBARDIA SARANNO PROTAGONISTI DELLA 64ª EDIZIONE DI ZECCHINO D’ORO, IN ONDA A DICEMBRE SU RAI 1, CON LA DIREZIONE ARTISTICA DI CARLO CONTI. TRA DI LORO VERONICA CON UNA CANZONE SCRITTA DA CLAUDIO BAGLIONI


Dal 1959 ad oggi allo Zecchino d’Oro la nostra regione ha mandato ben 108 piccoli solisti. Questa volta sono due i bambini della Lombardia che saranno protagonisti della 64ª edizione di Zecchino d’Oro, in onda a dicembre su Rai 1, con la direzione artistica di Carlo Conti.

MICA BAU BAU MICIO MICIO...!

Veronica, di 9 anni, di Gorle (BG), canterà la canzone scritta da Claudio Baglioni e Maria Francesca Polli “Ci sarà un po’ di voi”. Stefano, di 8 anni, di Milano, canterà “NG New Generation” di Luca Mascini, Valerio Baggio e Walter Buonanno. Veronica e Stefano fanno parte dei 17 piccoli solisti che interpreteranno le 14 canzoni in gara nella prossima edizione. Sono stati scelti tra i circa 3000 bambini che da tutta Italia hanno inviato le proprie video-esibizioni sulla piattaforma dedicata ai Casting di Zecchino, che per il secondo anno si sono svolti online a causa della situazione sanitaria. È stata, invece, come di consueto in presenza all’Antoniano la fase finale: una grande festa, in piena sicurezza, con 42 finalisti che hanno avuto la possibilità di cantare dal vivo. Con i piccoli interpreti della 64ª edizione sale a 1067 il numero dei bambini che hanno partecipato come solisti allo Zecchino d’Oro dalla prima edizione del 1959. Le canzoni di questa edizione – scelte tra 550 proposte arrivate all’Antoniano in risposta al bando autori – saranno inserite in una compilation distribuita da Sony Music Entertainment, con la direzione musicale di Lucio Fabbri, che vede l’ingresso di generi musicali nuovi e diversi tra loro. Uno Zecchino d’Oro sempre attento alle nuove generazioni, anche nelle tematiche: il riciclo e l’attenzione all’ambiente, i giochi di parole e le filastrocche, irresistibili balli con animaletti divertenti e anche contenuti che fanno riflettere. Si va dal Ballo del Ciuaua, a Riccio Capriccio passando per il Reggetonno, Potevo nascere un gattino... e Superbabbo. Davvero per tutti i gusti. I 17 interpreti, insieme ai bambini del Coro dell’Antoniano, saranno anche i portavoce della solidarietà di Antoniano, in particolare del progetto “Operazione Pane” che sostiene 13 mense francescane in tutta Italia e una in Siria, aiutandole a garantire un pasto caldo e un futuro più sereno a migliaia di persone e famiglie in difficoltà, aumentate ancora di più a causa dell’emergenza sanitaria. L’aiuto offerto da “Operazione Pane” parte da un pasto caldo ma è molto di più: è un cammino che, passando dall’ascolto e dal dialogo, porta a una rinascita personale e sociale. A scegliere le 14 canzoni in gara, oltre allo staff Antoniano, una commissione composta da: CRISTINA D’AVENA – Cantante / CALCUTTA – Cantautore / ARIANNA – Cantante pop e musical / ARIANNA SALOMONI – Rai 1 / SONIA FARNESI – Rai Ragazzi / ALESSIA RICCARDI – Sony Music Entertainment Italy / MARCO ROSSI – Rainbow / MICHELA CARRARA – Rai Radio Kids / RUDY ZERBI E LAURA ANTONINI – Radio Deejay / DUCCIO PASQUA – Radio Rai 1 / MARIA GRAZIA NOVELLI – Insegnante / NICOLE BIANCHI – giornalista Istituto Luce Cinecittà e autrice tv / FEDERICO FIECCONI – Graffiti / SARAH POZZOLI – Focus Junior / FRANCESCA AGRATI – Topolino / EDDY ANSELMI – giornalista / MUSSI BOLLINI – Rai Ragazzi / LUCIO FABBRI – Direttore Musicale Compilation 64° Zecchino D’Oro. Per ulteriori informazioni: www.zecchinodoro.org

IL SIMPATICICSSIMO STEFANO, DI 8 ANNI, DI MILANO, CANTERÀ “NG NEW GENERATION” DI LUCA MASCINI,VALERIO BAGGIO E WALTER BUONANNO.

Claudio Baglioni giovanissimo sulla copertina de Il Monello, periodico di varia attualità e fumetti che impazzava negli anni Sessanta-Settanta tra i giovanissimi. Sarà il famoso cantautore a firmare le parole della canzone che Veronica porterà in gara nella prossima edizione dello Zecchino d’Oro.


FONDAZIONE A.R.M.R. AIUTI PER LA RICERCA SULLE MALATTIE RARE

RED PARTY …. L’ALTRO! RICOMINCIAMO Sabato 18 Settembre 2021 ORE 20.00 Noi ci saremo per nutrire la ricerca e tu? TI ASPETTIAMO!! Dopo essere stati costretti a causa della pandemia da COVID-19 a vederci soltanto via web o quasi ed a rinunciare ad ogni tipo di socializzazione, finalmente ora, sempre con le dovute e necessarie cautele, possiamo ripartire ed incontrarci di persona. La grande festa “RED PARTY”, dopo lo stop del 2020, verrà nuovamente organizzata per raccogliere fondi a favore della Fondazione A.R.M.R. che li devolverà all’Istituto Farmacologico Mario Negri per lo sviluppo sulla “Ricerca”

Ing. Giuseppe Mazzoleni Fondazione ARMR

LA RICERCA PROGETTA IL FUTURO, LA CONOSCENZA, MA SOPRATTUTTO DONA LA SPERANZA A MOLTE PERSONE MALATE. Le recenti gravi ripercussioni causate dalla pandemia da “COVID-19” dovrebbero farci riflettere sulla importantissima necessità di investire nella “Ricerca” ora più che mai! Chi ha partecipato alle precedenti 5 edizioni (2015-2019), quest’anno si troverà una festa organizzata diversamente pertanto forse è meglio definirlo “RED PARTY….. L’ALTRO” Infatti, a causa delle restrizioni da COVID-19, saremo tutti seduti a tavola e comodamente ci verrà servita una cena raffinata con il piacere di stare nel meraviglioso parco di Palazzo Colleoni a Cortenuova (Bg) sotto le stelle a parlare con gli amici. La serata sarà allietata da musica dal vivo superbamente orchestrata dalla band “Gli Imprevedibili” Inoltre ci sarà una grande sorpresa! Sarà con noi un grande personaggio, comico, conduttore radiofonico e televisivo che ci intratterrà e ci farà divertire per tutta la serata. Una stupenda sottoscrizione a premi chiuderà la serata offrendo regali meravigliosi. Una festa con un tocco di rosso, uno stupendo e divertente appuntamento da trascorrere in compagnia di tantissimi amici con l’obiettivo di nutrire la ricerca.

L’AMICIZIA E L’AMORE PER LA RICERCA SONO I VALORI CHE CI UNISCONO. TI ASPETTIAMO. Purtroppo molti amici non potranno essere presenti quest’anno perché i posti sono necessariamente limitati. Affrettatevi a prenotare per riservare il tuo tavolo telefonando subito al numero 348.2296235

IO CI SARÒ!! E TU? Partecipa anche tu come protagonista!!

INSIEME ALLA “RICERCA” UNITI PER VINCERE!


Banca Valsabbina

Fotografia d'archivio — Ugo Allegri

Tutto cambia, tranne ciò che conta davvero. Banca Valsabbina, dal 1898.


Celebrating progress. Nuova Audi Q4 e-tron 100% elettrica.

Provala per tutto il tempo che vuoi in piena libertà oltre gli standard di un normale test drive, oppure scegli la mobilità di domani a 499 euro* al mese con la formula All-inclusive Audi Value Noleggio. Scopri di più nel nostro Showroom e su audi.it *Canone applicato solo nel caso di noleggio della vettura con Audi Financial Services. Il canone comprende: pacchetto ENEL X Ready for e-tron PRO comprensivo di wallbox JuiceBox Pro Cellular 7,4 kW e installazione (il pacchetto è usufruibile previo esito positivo dell’Home Check Premium, il cui costo è di € 195 IVA inclusa) – Servizio Pneumatici – Copertura assicurativa RCA massimale € 25.000.000 senza franchigie – Tutela conducente con massimale di € 78.000 – Limitazione di responsabilità per Incendio/furto con penale del 3% min. € 250 - copertura Danni, Atti vandalici ed Eventi naturali con penale a € 1.000 – Immatricolazione e messa su strada – Manutenzione ordinaria e straordinaria presso tutta la rete Ufficiale Audi – Soccorso stradale e traino 24/24 in Italia ed Europa – Servizio Pick up & Delivery e Auto di cortesia - Sistema di recupero del veicolo rubato dispositivo a radio frequenza – Accesso al portale dedicato ai nostri Clienti. Anticipo di € 10.155,83. I prezzi sono da intendersi IVA inclusa. Noleggio di 36 mesi e 45.000 km totali, salvo approvazione Volkswagen Leasing GmbH. Dati riferiti alla versione Q4 40 e-tron Business. Offerta valida per Cliente Privato sino al 31/07/2021 salvo variazioni di listino, grazie al contributo di Audi Italia e delle Concessionarie Audi che aderiscono all’iniziativa pari a € 7.723,34 ed un contributo statale pari ad € 6.000 rispettati tutti i requisiti previsti dalla Legge n. 145/2018 co. 1031 e ss. (“Legge di Bilancio 2019”) e dalla Legge n. 178/2020 co. 651 e ss. (“Legge di Bilancio 2021”). L’immagine è da intendersi puramente indicativa.

Gamma Audi Q4 e-tron. Consumo ciclo di prova combinato (WLTP): 17 - 19,9 kWh/100 km; autonomia ciclo di prova combinato (WLTP): 520 - 306 km; emissioni CO₂ ciclo di prova combinato: 0 g/km.

I valori indicativi relativi al consumo di energia e alle emissioni di CO₂ sono rilevati dal Costruttore in base al metodo di omologazione WLTP (Regolamento UE 2017/1151 e successive modifiche e integrazioni). I valori di emissioni CO₂ nel ciclo combinato sono rilevanti ai fini della verifica dell’eventuale applicazione dell’Ecotassa/Ecobonus, e relativo calcolo. Eventuali equipaggiamenti e accessori aggiuntivi, lo stile di guida e altri fattori non tecnici possono modificare i predetti valori. Per ulteriori informazioni sui predetti valori, vi invitiamo a rivolgervi alle Concessionarie Audi e a consultare il sito audi.it. È disponibile gratuitamente presso ogni Concessionaria una guida relativa al risparmio di carburante e alle emissioni di CO₂, che riporta i valori inerenti a tutti i nuovi modelli di veicoli.

Saottini Auto Via C. Fenzi 3, Brescia Tel. 030 3695521 audi@saottini.it

Viale Marconi 29, Dezenzano d/G Tel. 030 9991787 audidesenzano@saottini.it

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