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ANNO 17 - N° CENTOSESSANTAQUATTRO - MARZO 2021 - € 3

BRESCIA

SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

MAGAZINE

CMP BRESCIA

15° anno

ASSOCIAZIONE

Sabrina Zunino, l’ambassador che non ti aspetti Luciano Bonetti, Foppa forever Del Bono-Gori: crescere insieme INFORMATIVA MALATTIE Giulia Castoldi, laCARDIOVASCOLARI signora dei trattori La Vittoria Alata è bellissima Cosa pensi di Mario Draghi Viaggio in Occidente


Donne, dududu.. Di più ho ammirato quelle che sono state e stanno accanto ai malati. Infermiere, badanti o caregivers, di professione o per volontariato, negli ospedali o in case diventate celle d’isolamento. E loro, le donne, ci sono sempre a rimboccare le coperte al mondo, a dare coraggio a chi sta male e a farsi carico di impegni pesantissimi fisici e psicologici. Sono sempre madri, sorelle, zie, amiche, fidanzate, mogli, suocere, nonne, cugine o colleghe. Quando serve sanno essere forti, coraggiose, determinate. Come quelle che abbiamo visto salire sulla scena internazionale per prendere le redini della Germania e quindi dell’Europa, poi dell’Unione Europea, per non parlare della severa presidente del Fondo Monetario internazionale e della giovane ma non meno tosta Greta Thunberg. Donne forti, coraggiose, determinate. Come le tante che vi presentiamo in ogni numero, che mandano avanti fior di imprese con risultati da ammirare e che spesso sfidano mondi esclusivamante maschili con capacità innovative. All’inizio del mese ricorreva la festa delle Donne e, essendo per noi marzo il mese delle donne, dedichiamo un po’ di spazio a loro. Il potere in mano solo agli uomini, quelli che poi fanno le guerre per spartirselo, ha creato un grave pericolo per il luogo dove la nostra specie “deve” continuare ad esistere, prima di riuscire ad invadere e colonizzare un altro pianeta... Non a caso le donne, depositarie per natura, almeno fino ad oggi, del nostro esistere, scendono decisamante in campo promuovendo uno sviluppo sostenibile e un’economia rispettosa del pianeta. Ma c’è anche chi tra loro sceglie di vivere vicino al cuore del pianeta, in montagna con i lupi, sentinella nell’ambiente più fragile. Donne, meravigliosi esseri umani, creati per riparare i danni che spesso combinano gli uomini. E, per non dimenticare, per non passarci sopra, pubblichiamo un articolo dedicato alla violenza sulle donne dove si sostiene che “non è vero che si fa tutto il possibile per salvaguardare la “sicurezza” di quelle picchiate e uccise dai loro uomini”. E che qualcosa di più evidentemente si deve e si può fare per fermare, o almeno arginare, la vergognosa strage di innocenti. (V.E.Filì)


EDITA PERIODICI srl Via Bono, 10 - Bergamo Tel. 035 270989 - Fax 035 238634 www.editaperiodici.it

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qui Bergamo - www.qui.bg.it Autorizz. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992 Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Hanno collaborato: Lorenzo Boccardini, Bruno Bozzetto Manuel Bonfanti,Valentina Colleoni, Maurizio Maggioni, Giuseppe Mazzoleni Giorgio Paglia, Camilla Peverelli Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Stroppa, Paolo Biava Stampa: Euroteam - Nuvolera (Bs)

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O R E

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pag. 4 - Camozzi Open

pag. 5 - Valtrompia Cuore

pag. 14 - Fondazione Spedali Civili

pag. 17 - Fuochi di Paglia

pag. 20 - La signora dei trattori

pag. 24 - La Vittoria Alata è “Bellissima” pag. 28 - Caleidoscopica, Olimpia Zagnoli

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pag. 30 - La violenza non è un destino pag. 32 - Soldi e politica pag. 33 - Che ne pensa di Draghi?

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pag. 38 - Crescere Insieme pag. 40 - Why don’t you pag. 43 - Politicando

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pag. 44 - Viaggio in occidente pag. 49 - La Pornopalla pag. 52 - Mario De Biasi

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pag. 56 - Odissea

pag. 58 - Aurelio Amendola

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pag. 60 - Vivavetro pag. 66 - Lamborghini Huracan STO pag. 70 - Maserati MC20 pag. 74 - Audi e-tron GT pag. 76 - Bulli a noleggio pag. 78 - Grecia: tutto ciò che vuoi pag. 80 - Fondazione ARMR

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CAMOZZI OPEN ACTIVE SPORT NON SI FERMA E, DOPO UN 2020 SEGNATO DALLE DIDFFICOLTÀ IMPOSTE DALLA PANDEMIA, L’ASSOCIAZIONE È PRONTA A RIMETTERSI IN GIOCO DAL 20 AL 23 MAGGIO CON IL TORNEO CAMOZZI OPEN

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La situazione generale della pandemia lascia ancora tanti interrogativi, ma come sempre l’attività di Active Sport non si ferma. Anzi, dopo un 2020 segnato da tantissime difficoltà, l’associazione bresciana è pronta a rilanciare con ancora più entusiasmo e tanta voglia di mettersi in gioco, per tornare a utilizzare appieno lo sport come veicolo d’inclusione sociale, di salute e anche di divertimento. La prima notizia preziosa di questo avvio di stagione è l’inserimento nel calendario internazionale Itf dell’ottava edizione del “Camozzi Open Memorial Attilio Camozzi” cancellata nel 2020 a causa della pandemia e sostituita con l’organizzazione della Final Four dei Campionati regionali a squadre, la manifestazione internazionale di tennis in carrozzina è pronta a tornare sui campi del Tennis Forza e Costanza (via Signorini, Brescia) da giovedì 20 a domenica 23 maggio, con 5.000 dollari di montepremi. Una collocazione anticipata rispetto al passato per una ragione tecnica: in quel periodo sarà ancora aperta la corsa alle Paralimpiadi di Tokyo, quindi il Camozzi Open potrebbe diventare fondamentale per tantissimi atleti, a caccia degli ultimi posti disponibili per il torneo a Cinque Cerchi. “Stiamo facendo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per poter riproporre in sicurezza l’evento - dice Marco Colombo, presidente di Active Sport - e non appena l’abbiamo comunicato ai giocatori siamo stati travolti da un’ondata di entusiasmo. Numerosi atleti si sono già iscritti: dopo una stagione a singhiozzo, nella quale i nostri tennisti sono comunque riusciti a brillare (da ricordare lo scudetto di Boriva/Saja nel doppio Quad, così come il 2° posto della formazione Active ai Regionali a squadre, ndr), c’è un’enorme voglia di tennis”.

Da segnalare anche il recente titolo di Edgar Scalvini nel rodeo Open di Seregno: alla prima uscita stagionale, il bresciano ha fatto subito centro grazie ai successi su due ottimi giocatori quali Diego Amadori (6-4 6-2) e Giovanni Zeni (6-1 3-6 10/8). “In questo momento – dice ancora Colombo – a livello internazionale sono in programma vari tornei, ci auguriamo che si possa giocare anche il nostro”. Qualora la Federazione Internazionale dovesse imporre scelte diverse, il direttivo di Active Sport ha già in cantiere delle alternative, come pure altre manifestazioni. Come dei rodei Fit, la seconda edizione dei Campionati regionali a squadre e anche – in accordo con Anna Capuzzi Beltrami, presidente del Tennis Forza e Costanza, e il direttore tecnico del club Alberto Paris – un torneo aperto sia ad atleti normodotati sia a tennisti in carrozzina.

Per trasmettere un forte messaggio di inclusione e promuovere l’attività dell’associazione, impegnata sul territorio bresciano dal 2009. Insomma, se il fuoco resta basso per le note questioni, in pentola bollono tantissime idee, e non sono solo legate al mondo della racchetta. “A fine marzo – continua Colombo – scatterà anche la stagione di handbike, che ci vede come una delle migliori squadre d’Italia, più altre attività. Progetti che abbiamo il dovere di portare avanti anche in un periodo complicato, con tanti sforzi e solo con l’aiuto dei nostri sostenitori. È grazie a loro che siamo riusciti anno dopo anno a raggiungere risultati sempre più importanti, aprendoci a vari sport e a diverse attività sociali. Ne abbiamo ricambiato l’affetto lavorando sodo, coinvolgendo sempre più persone e ottenendo tanti risultati, diventati la miglior fonte di visibilità. Per questo ci auguriamo di poter continuare a ricevere l’appoggio di tutti. Data la situazione sentiamo di avere una responsabilità ancora più importante nei confronti dei nostri atleti e di coloro che ci sostengono, ma non è altro che un ulteriore stimolo per fare bene”.


° 15 A N N O

ATTENTI AL

CUORE...

V A L T R O M P I A C U O R E

Valtrompiacuore è espressione dell’interazione tra impegno

socio-sanitario promosso dall’équipe del Dott. Nicola Pagnoni, primario Cardiologia del Presidio Ospedaliero di Gardone Val Trompia e adesione associativa, attiva e gratuita, volta al sostegno delle esigenze di cure sanitarie della popolazione. Musa ispiratrice, la compianta signora Ornella Mari Basso, che orienta lo slancio vulcanico del marito in impegno solidale. Sappiamo bene che a Mario Mari non piace essere messo sotto i riflettori, né che si parli troppo di lui ma, per una volta, sfidiamo la sua ritrosia per festeggiare con lui il 15° anniversario della sua creatura: L’Associazione Valtrompiacuore. Un’occasione per dare la giusta visibilità alle innumerevoli iniziative che Mario in questi anni ha intrapreso con successo, grazie alla sua grande tenacia e innata simpatia.

VALTROMPIACUORE

In questi 15 anni, l’Associazione da lui fondata ha saputo incanalare risorse importanti verso reali necessità del territorio, come la salute e la cultura della salute, ma non solo. Mario è diventato il motore di una struttura di volontari e sostenitori che, davvero tanto, ha saputo progettare e realizzare dal 2016 al 2021 a sostegno della collettività. Valtrompiacuore nasce per essere l’Angelo custode dei reparti del Presidio Ospedaliero di Gardone Valtrompia, dove ci si prende cura dei malati cardiopatici. Percorre due strade che hanno un comune fine: da un lato la cura e dall’altra la prevenzione. La prima inizia, insieme ai medici per individuare le dotazioni più utili al miglioramento della diagnostica e delle terapie nelle malattie cardiovascolari che, ricordiamolo costituiscono ancora una delle maggiori cause di morte o di grave invalidità nella nostra popolazione. Individuati gli obiettivi, si devono convincere tanti amici a diventare donatori e soci per mettere a disposizione risorse, umane oltre che finanziarie, che consentano l’acquisto di ciò che si è stabilito essere prioritario in reparto. Nel corso dei suoi primi 15 anni di attività, l’Associazione è stata in grado di reperire importanti fondi che hanno permesso maggiore innovazione tecnologica, diagnostica più rapida e approfondita e terapie all’avanguardia. L’altra strada che ha percorso Valtrompiacuore si pone obiettivi più a lungo termine ed è quella che vede l’Associazione impegnata in tour nelle scuole e in mezzo ai giovani, nel promuovere un’efficace prevenzione delle malattie cardiovascolari tramite la loro conoscenza e l’adozione di stili di vita “attenti al cuore”. Con il coinvolgimento del mondo giovanile, supportato dall’ Associazione, sono state approfondite tematiche ambientali, sostenibilità, recupero e rinnovamento del tessuto urbano. E siamo solo all’inizio del percorso...

Pagine acquistate privatamente da MM.

COMPIE 15 ANNI


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LA FONDAZIONE SPEDALI CIVILI RACCOGLIE LE DONAZIONI PROVENIENTI DALLA GENEROSITÀ DEI CITTADINI BRESCIANI E NON, CON L’OBIETTIVO FINALE DI GARANTIRE UN’ASSISTENZA SANITARIA DI ECCELLENZA E MIGLIORARE IL LIVELLO DELLE CURE DEDICATE AI PAZIENTI NEGLI OSPEDALI DI BRESCIA, MONTICHIARI E GARDONE VAL TROMPIA

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SCALA 4.0:

LA SANITÀ SALE DI LIVELLO LA FONDAZIONE SPEDALI CIVILI HA FINANZIATO IL CENTRO COVID DEL NOSOCOMIO CITTADINO PER LA CURA DEI PAZIENTI COLPITI DA SARS-COV2 COMPLETAMENTE ISOLATO DAL RESTO DELL’OSPEDALE PER LA TUTELA DI TUTTI


“È stata una ristrutturazione possibile grazie alla generosità di migliaia di persone, all’impegno della Fondazione, alla disponibilità di un gruppo di professionisti bresciani, uomini di buona volontà, che hanno donato le proprie competenze e hanno costituito la Cooperativa ‘Per Brescia’ - ci ha raccontato Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili. Un progetto corale di cui siamo naturalmente orgogliosi e che, purtroppo, la realtà di queste settimane ci sta dimostrando quanto fosse necessario. Anche se certo, sarebbe stato meglio se questo nuovo spazio non fosse servito così urgentemente… L’idea di investire in un progetto simile è nata lo scorso marzo. Nel momento in cui questa terribile epidemia è esplosa in tutta la sua virulenza, disporre di una struttura dedicata esclusivamente ai pazienti Covid-19 è apparsa una priorità. Ma un conto è pensarlo un progetto di questa complessità, un altro realizzarlo. L’iter non è stato semplice e si sono dovute aspettare le necessarie autorizzazioni. Nel mese di settembre, i lavori hanno preso il via contestualmente alla pubblicazione del bando dell’ospedale che ha consentito alla Fondazione Spedali Civili, insieme alla cooperativa ‘Per Brescia’, di iniziare la ristrutturazione di Scala 4.0”.

I NUMERI DI SCALA 4.0 6 piani ristrutturati di 850 mq ciascuno, per un totale di 5.100 mq ristrutturati 170 posti letto 12 postazioni di terapia intensiva 4 postazioni di terapia sub-intensiva per dializzati 80 persone operative in cantiere 60 unità di trattamento aria per garantirne il corretto ricambio 710 prese per gas medicali 6.100 metri di tubazioni per gas medicali 21 km di cavi rete dati 350 punti rete dati 400 rilevatori di fumo 1.500 metri di cavi per impianto rilevazione fumi 15 km di cavi elettrici 550 corpi illuminanti 15.000 mq di tinteggiature interne 1 ascensore montalettighe esterno 0 incidenti di cantiere 0 disservizi alle attività sanitarie limitrofe I COSTI DI SCALA 4.0 2.300.000 Euro a preventivo 2.500.000 Euro a consuntivo

Un lavoro di squadra grazie al quale si è arrivati ad un risultato per certi versi sorprendenti… “Proprio così - ha continuato la presidente della Fondazione Spedali Civili -. È vero che la Fondazione è nata con l’intento di raccogliere fondi a sostegno di progetti importanti per l’ospedale, come una sorta di catalizzatore della generosità dei bresciani, ma è vero anche che per Scala 4.0 è stata fondamentale la partecipazione di numeri professionisti bresciani - tra i quali l’avvocato Andrea Zaglio, la professoressa Stefania Vasta, il dottor Fabrizio Spassini e l’ingegnere Giancarlo Faroni - persone che ci hanno aiutato molto. La Fondazione da statuto non avrebbe, infatti, potuto assumersi in prima persona il compito di effettuare i lavori di ristrutturazione. Grazie anche a loro, che hanno lavorato gratuitamente, è stato individuato il percorso giuridico, legale e amministrativo per far sì che le donazioni giunte alla Fondazione potessero essere utilizzate dalla cooperativa creata ad hoc e che si è assunta la responsabilità della ristrutturazione. Così Scala 4.0 è il risultato della sinergia tra quattro realtà: la generosità del territorio (che ha permesso di avere a disposizione i 2 milioni e 500 mila euro necessari), la Fondazione Spedali Civili, il supporto professionale di avvocati, commercialisti, notai, ingegneri e, non ultimo, la fattiva collaborazione dell’ufficio tecnico degli Spedali Civili che ci ha fornito tutte le indicazioni indispensabili per la realizzazione del progetto. Un risultato corale davvero unico: anche le maestranze - mi preme sottolinearlo - hanno lavorato in modo impeccabile portando a termine il cantiere in tempi record”. Sei piani ristrutturati per un totale di 5.100 metri quadrati. 80 persone che hanno lavorato 6 giorni su 7, nel primo mese in doppi turni giornalieri (dalle 8 alle 16 e dalle 16 alle 24), e che anche durante il periodo di Natale hanno rispettato questa tabella di marcia, grazie alla presenza di operai ortodossi e islamici. È così che in pochi mesi è stato possibile creare un ospedale nell’ospedale. “Oggi come oggi l’utilizzo di Scala 4.0 è fondamentale - ha proseguito la presidente Nocivelli -. Da un lato consente, infatti, ai malati Covid di essere accolti in un reparto di degenza specifico nel quale vengono garantite tutte le specialità cliniche e dall’altro questa opportunità preserva gli altri reparti dell’ospedale cittadino rendendoli di fatto Covid free. Ogni posto letto è dotato di apparecchiature tecnologiche molto avanzate grazie alle quali mantenere monitorati i parametri vitali di ciascun degente anche a distanza.

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Scala 4.0 è uno spazio che oggi risponde a una necessità ma un domani, ad emergenza rientrata, risponderà ad un bisogno di flessibilità dal momento che resterà personalizzabile di volta in volta magari quando sarà il turno di ristrutturare altri reparti”. Dei 170 posti totali di degenza, 4 sono stati attrezzati per pazienti che necessitano di dialisi e 12 sono stati adeguati così da diventare postazioni di terapia intensiva, che vanno ad aggiungersi a quelle già esistenti, 20 delle quali, in tre diversi reparti degli Spedali Civili, erano già state finanziate dalla Fondazione nel periodo più critico dell’emergenza pandemica.

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Nonostante la realizzazione di questo progetto abbia inevitabilmente assorbito molte energie, l’attività della Fondazione guarda già al futuro con altri ambiziosi traguardi da conseguire. “Dopo APOTECAchemo, il sistema robotizzato donato all’ospedale dalla Fondazione che, in funzione da quasi un anno, prepara il 73% dei farmaci chemioterapici, migliorando così il lavoro di allestimento delle infusioni, stiamo lavorando ad altri due progetti di ricerca molti importanti - ha sottolineato Marta Nocivelli. Il primo è CoronAld Iperimmuni che è coordinato dall’IFOM di Milano (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) in partnership con l’Università degli Studi di Brescia, ASST Spedali Civili, Università degli Studi di Milano, ASST Santi Paolo e Carlo, l’IBM di Zurigo e il supporto di regione Lombardia, Fondazione Cariplo e Fondazione Umberto Veronesi. A seguirlo è il dottor Stefano Casola in collaborazione con il professore Raffaelle Badolato, Direttore della Scuola di specializzazione di Pediatria dell’Università di Brescia ed esperto di studi delle basi cellulari dei difetti immunitari di pazienti con immunodeficienze congenite, e il dottor Camillo Almici, Direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina trasfusionale dell’Asst Spedali Civili. Si tratta di uno studio che ha già permesso di isolare anticorpi ad alto potere neutralizzante contro il virus il SARS-CoV-2, che potranno poi essere riprodotti in forme ricombinante, così da poter generare anticorpi monoclonali. L’altro, invece, è un progetto di ricerca di cui si sta occupando il dottor Camillo Almici e si basa sullo studio delle cellule endoteliali, che in alcuni pazienti malati di Covid-19 vengono prodotte in modo abnorme a causa dell’infiammazione dell’endotelio determinata appunto dal virus. Capire l’origine di questa infiammazione, che induce a una malattia sistemica poiché l’endotelio riveste tutti i vasi del corpo umano, consentirebbe non solo di comprenderne la biologia ma anche di trovare cure adeguate”. Ma la ricerca sostenuta da Fondazione Spedali Civili non si ferma solo al Covid… “Il prossimo progetto riguarderà le malattie oncologiche - ha concluso la presidente della Fondazione Spedali Civili -. Si tratta di uno studio su cui puntiamo molto perché, anche in un momento come questo, è fondamentale dare impulso a tutta la ricerca, non solo quella finalizzata al Covid-19”. FONDAZIONE SPEDALI CIVILI Direzione: Marta Nocivelli, Presidente - Gian Luca Fornari, Direttore Consiglio d’Amministrazione: Ettore Lonati, Pier Luigi Streparava, Pietro Gussalli Beretta, Massimo Lombardo, Anna Gerola, Loretta Forelli. SOCI FONDATORI L’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Spedali Civili di Brescia, riconosciuta come uno degli ospedali più efficienti sia in Italia sia in Europa e dichiarata tra i migliori ospedali italiani; La Fondazione Beretta, voluta dal dottor Pier Giuseppe Beretta, con l’obiettivo di sviluppare la ricerca scientifica in ambito oncologico. Fondazione Adele e Cavalier Francesco Lonati, costituita per promuovere e sostenere iniziative in ambito sociosanitario, didattico, tecnico scientifico e di utilità sociale; La Fondazione Angelo Nocivelli che ha dato vita e sostiene l’Istituto di ricerca di Medicina Molecolare “A. Nocivelli” all’interno di Spedali Civili. La Fondazione della Comunità Bresciana che persegue fini di utilità sociale e convoglia le risorse del territorio verso progetti che consentano di migliorare la qualità della vita. Fondazione Spedali Civili, Piazzale Spedali Civili, I - Brescia Tel. 030 3995937 - info@fondazionespedalicivili.it

Foto Ufficio Comunicazione - ASST degli Spedali Civili di Brescia


2 FUOCHI DI PAGLIA di Giorgio Paglia www.fuochidipaglia.it

IL SOFFIO DEL TEMPO È tornata la primavera già da qualche settimana. Nuovamente il ciclo delle stagioni ricomincia con il fiorire della natura, in un immutabile cammino che dura da miliardi di anni. Eggià, siamo circondati dall’eternità e dall’infinito, ma noi abbiamo così poco tempo: che paradosso per la nostra ragione! È stato un anno assurdo, dove la gente pur di salvare la pelle ha rinunciato alla vita. Di conseguenza sono crollate le certezze e, con loro, i rapporti umani veri, fatti di sorrisi, di abbracci e di baci. Velocemente la paura si è impadronita dei pensieri, li ha plasmati a suo piacimento, rendendoli tetri e oscuri. I giovani sono stati segregati, i nostri vecchi sono rimasti isolati e tutti noi restiamo chiusi in casa con un permesso in tasca, pronto per poter fare i pochi passi all’aperto consentiti. Così la rassegnazione è diventata abitudine e ha preso il posto dell’intraprendere, trasformando i potenziali guerrieri in umili servi. Ora la gente osserva rapidamente e con superficialità, senza nemmeno riconoscere i volti celati dalle mascherine. Poi, nelle poche occasioni di incontro, i discorsi sono tutti uguali, mentre la socialità è evaporata tra il terrore del contagio e l’isteria dell’isolamento forzato. Le aule scolastiche si sono svuotate per trasformarsi in freddi schermi di un computer, dove gli studenti in pigiama si collegano con i loro docenti a tavola: è la DAD, un termine nauseabondo solo da pronunciare. Allora un anno da passare insieme con i propri compagni, tra il profumo dei libri e le chiacchiere nei corridoi, è svanito per sempre. I banchi, con o senza rotelle, sono vuoti e il sapere naviga solo su internet con amorfe connessioni virtuali. I giorni passano tutti uguali e il loro divenire si colma di noia e di ansie. Le mura di casa diventano sempre più strette, sembrano soffocare, e raccolgono tensioni che non si riescono più a sopire. Solo le finestre si aprono dall’alto su un mondo ancora immenso che però non si può percorrere liberamente, se non con una fantasia che si appoggia unicamente ai ricordi.

All’imbrunire arrivano le notti, che sono lunghe e spesso insonni, e allora si va alla ricerca di un qualunque motivo per sentirsi ancora vivi e per scacciare una paura pesante. Ma la libertà vola solo sulle ali dei pochi sogni rimasti, che troppo velocemente si trasformano in incubi bui. E il tempo corre tiranno, come lo stretto fiume della vita che nemmeno le dighe dell’illusione riescono a fermare. Il virus si è portato via centinaia di migliaia di esseri umani e ne lascerà milioni senza la dignità di un lavoro. Tutto è crollato sotto i colpi dell’inatteso e dell’invisibile. Così l’uomo ha cercato di improvvisare, ma l’unica cosa di cui ha preso coscienza è la sua grande debolezza di fronte all’ignota forza della natura: è bastato un solo microscopico virus per trasformare il mondo. In un anno molto è cambiato, a partire dalle visioni futuribili. Come in tempo di guerra, i ricchi sono diventati ancora più ricchi, i poveri sono allo stremo e la classe media si è trasformata in mediocre. In un vortice fatto di inequità planetarie e di disuguaglianze globali. Cosa è invece rimasto imperturbabile? Semplicemente il soffio del tempo, che tutto trasforma e che nulla fa tornare indietro. Un dono prezioso per l’uomo, il cui valore complessivo non è noto, e solo per questo motivo non andrebbe dilapidato. Va invece intensamente vissuto, ben sapendo che ogni età ha la sua epoca irripetibile. E se pensassimo umilmente al “qui e ora”, senza tanti voli pindarici, anche le nostre scelte recenti sarebbero state molto diverse. Perché il tempo non lo può ingabbiare nessuno, neanche per puro spirito di sopravvivenza. E ciò che ci viene tolto oggi, è perduto per sempre. Alla prossima e in alto i cuori. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


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LA SIGNORA DEI TRATTORI Sposata e innamorata dei suoi due cagnolini, Giulia Castoldi, classe 85, è la Responsabile Marketing del Gruppo

BCS ma non solo: Consigliere del Gruppo meccatronici e rappresentante della filiera automotive di Assolombarda, Consigliere del Consiglio Generale di Federunacoma e Componente del Consiglio Generale di Assolombarda. Dopo la laurea in Cattolica in Scienze e Tecniche Psicologiche e il Master presso l’SDA Bocconi in Imprenditorialità e Strategia Aziendale, Giulia ha lavorato nel marketing presso l’Emmi Holding Italia e dopo un anno di esperienza “fuori” è tornata nell’impresa di famiglia, prima occupandosi solo del marketing del brand MOSA per passare recentemente alla direzione del marketing dell’intero gruppo. Marzo è il mese in cui cade la festa della donna e ogni anno vengono celebrati traguardi raggiunti e obiettivi a cui tendere per la parità di genere. Sono però ancora tante le sfide da affrontare per arrivare a risultati concreti anche in Italia, specialmente con la pandemia in corso che sembra aver aumentato il gender GAP. L’emergenza sanitaria ha ampliato questa forbice, basti pensare, come certifica l’ISTAT, che solo tra novembre e dicembre le donne occupate sono diminuite di 99 mila unità rispetto alle 2 mila unità maschili. La situazione non è più semplice per le donne che occupano posizioni manageriali, specialmente in settori di mercato solitamente considerati appannaggio maschile come quello della meccanizzazione agricola.

RIPARTIRE DAI MUSEI

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Il Gruppo BCS è una compagnia multinazionale leader nel settore della meccanizzazione fondata nel 1943 dalla famiglia Castoldi di cui fa parte Giulia. La sede principale della società è situata ad Abbiategrasso (Milano). Gli stabilimenti del Gruppo BCS (situati ad Abbiategrasso, Luzzara e Cusago), comprendono al loro interno tutti i principali processi produttivi, infatti l’azienda progetta e costruisce macchine agricole anche per la manutenzione del verde, per la produzione di energia elettrica autonoma e saldatura.

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LA SIGNORA DEI TRATTORI

In questo contesto Giulia Castoldi è la donna dei trattori, Marketing Manager per il Gruppo BCS è una delle poche donne nel mondo della meccanizzazione agricola Made in Italy, di una realtà multinazionale che produce ed esporta macchine agricole in tutto il mondo, un settore che ancora fatica a integrare le figure femminili a pari merito di quelle maschili e che riflette la condizione lavorativa delle donne nello stivale. BCS è l’azienda di famiglia di Giulia che rappresenta la terza generazioni di Castoldi e il suo ruolo è quello per cui ha studiato e che ha desiderato ricoprire all’insegna del motto “Sempre un passo avanti” sottolineando come iniziativa ed innovazione siano la chiave per il successo dell’azienda di famiglia. Lei stessa per seguire questa filosofia ha frequentato il Master in Imprenditorialità e Strategia Aziendale presso la SDA Bocconi, per poi proseguire con un’esperienza alla Emmi Holding Italia nel settore marketing, rimboccandosi le maniche per sviluppare un’esperienza che andasse oltre l’azienda di famiglia. Sempre per la stessa dinamica volta ad avere una visione a 360 gradi del settore, Giulia ha trascorso un periodo di formazione nei reparti produttivi che le ha permesso di conoscere a fondo le specificità dei prodotti a partire dalle lavorazioni di officina fino all’assemblaggio della macchina finita. “Viviamo un momento di generale difficoltà e in questo contesto, in cui si chiede alle donne come sempre un impegno sia sul fronte personale che in quello professionale, credo che le sfide debbano riguardare sempre nuove opportunità da cogliere e nuovi ambiti da individuare per affermarsi. Nel nostro settore le donne si stanno facendo strada con serietà e competenza e sono convinta che questo sia l’atteggiamento giusto per affrontare le sfide e raggiungere gli obiettivi”.

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Il dispiego delle forze del Gruppo BCS sul fronte innovazione e sul perseverare nel segno di una progettazione e produzione totalmente Made in Italy è una mission che Giulia prende molto sul serio nella misura in cui “Migliorare i prodotti vuol anche dire fare la nostra parte per l’agricoltura e per il Paese, basti pensare che la nostra nuova gamma di monoasse è StarGate, nome non casuale, poiché riteniamo che la nuova linea sia davvero la porta d’accesso all’innovazione in questo settore” ha affermato Giulia. D’altra parte anche l’agricoltura italiana, nonostante il rallentamento dovuto alla pandemia, mostra dei cambiamenti e Giulia si trova a curare il marketing del Gruppo BCS proprio in un momento storico dove aumentano le quote rosa in agricoltura. La quota rosa nel primario sfiora il 29% - secondo un’analisi di Coldiretti - nel settore agricolo italiano ma sono sempre più le donne che sia dal lato imprenditoriale che da quello prettamente manovale si impiegano nell’ambiente. “Sono consapevole di essere in una posizione particolare, avere Ia responsabilità del marketing in un settore prettamente maschile è sfidante, ma anche molto stimolante. Credo che le donne stesse siano artefici del cambiamento che stiamo vivendo, perchè hanno capito che alcune loro skills possono essere un importante valore aggiunto nell’ ambiente di lavoro e che sostenendole con consapevolezza, possono contribuire alla propria crescita”. L’impegno della Signora dei trattori non si ferma al suo ruolo in BCS, infatti Giulia ricopre anche le cariche di: Consigliere del Gruppo meccatronici e rappresentante della filiera automotive di Assolombarda, Consigliere del Consiglio Generale di Federunacoma e Componente del Consiglio Generale di Assolombarda. “Non mettersi in competizione con gli uomini perché uomini - se vogliamo che sia chiaro che donne e uomini non possono essere diversi sul lavoro non si può impostare un rapporto di competizione basato sul genere. E’ giusto ambire a incarichi e paghe dello stesso livello e a parlare e a essere rivendicati dovrebbero essere solo gli obiettivi raggiunti. Far valere le proprie competenze senza porsi particolari problemi sulla differenza di genere. Per quella che è la mia esperienza, competenze e serietà vengono riconosciute a prescindere dal fatto che ci si trovi in un contesto maschile. Seguire le proprie passioni e non smettere mai di aggiornarsi - I trattori fanno parte del mio dna e del mio lavoro, ma io sono realmente un’appassionata di meccanica e devo dire che soprattutto Il contributo che i nostri trattori specializzati danno alla coltivazione di frutteti e vigneti, è davvero motivo di grande soddisfazione. Quando assisto alle loro performance e mi rendo conto del loro valore aggiunto per un coltivatore e per la produzione, garantendo la varietà e la qualità dei prodotti che arricchiscono le nostre tavole, mi chiedo, come non amare questo trattore? Esplorare i nuovi orizzonti che si pongono nella nostra prospettiva, il pensiero e la determinazione delle donne di generazioni precedenti ci hanno aperto grandissime possibilità, a differenza loro noi oggi abbiamo maggiore consapevolezza e serenità, non dobbiamo più dimostrare il nostro valore a qualcuno. Si “sceglie” di dimostrare soprattutto a noi stesse quanto valiamo”.


A cura del Direttore Sanitario Doryan Medicina Estetica Dr. Gianluca Doria

La tossina botulinica per la terapia dell’iperidrosi LA SUDORAZIONE ECCESSIVA È UN PROBLEMA RICORRENTE CHE PUÒ ESSERE LA CONSEGUENZA DI UNO STRESS EMOTIVO, DI UNO SQUILIBRIO ORMONALE O PIÙ FREQUENTEMENTE DI UNA PREDISPOSIZIONE INDIVIDUALE. TORNARE A LIVELLI DI SUDORAZIONE FISIOLOGICA, PERÒ, OGGI È POSSIBILE GRAZIE ALL’IMPIEGO DELLA TOSSINA BOTULINICA

Sudare è un processo naturale del nostro organismo finalizzato all’eliminazione di scorie e tossine e alla termoregolazione ma quando avviene in maniera eccessiva (si stima nel 2% della popolazione) può portare ad un disagio davvero impattante per la vita di tutti i giorni. Le sedi in cui si suda maggiormente sono le mani, i piedi, le ascelle e a volte anche il tronco e il dorso. “Nella maggior parte dei casi l’iperidrosi ha una causa sconosciuta - ci ha spiegato il Dott. Gianluca Doria, Direttore Sanitario di Doryan Medicina Estetica. Quando un paziente afflitto da questa problematica si rivolge alla nostra clinica cerchiamo in prima battuta di capire se vi sono malattie associate come patologie della tiroide, tumori, disturbi endocrini o del sistema nervoso periferico. Nella stragrande maggioranza dei casi, fortunatamente, il quadro anamnestico è negativo. Trattiamo moltissimi casi di iperidrosi, anche quelli fortunatamente più rari in cui questo fenomeno si associa ad una sudorazione maleodorante (bromidrosi), perché si tratta di una condizione estremamente impattante sulla vita lavorativa, sociale ed emotiva di una persona. Ci sono dei pazienti, per esempio, che non riescono neppure ad indossare una camicia che già si macchia completamente o persone che, quando si poteva, temevano addirittura di dover stringere la mano”. Come si accerta clinicamente l’iperidrosi? “Per diagnosticare questo disturbo utilizziamo il test di Minor, noto anche col termine di prova iodio-amido, che consiste nell’applicare una soluzione di iodio sulla zona colpita dal disturbo cospargendola subito dopo con polvere di amido: l’area che produce una sudorazione eccessiva, dopo alcuni minuti, sarà evidenziata da una colorazione blu scuro. Grazie a questo test non invasivo riusciamo con precisione a localizzare l’origine del problema”.

Ci sono consigli utili per arginare questa problematica prima di ricorrere alla tossina botulinica? “Per coloro che convivono con l’iperidrosi l’utilizzo di deodoranti traspiranti a base di sali di alluminio è indicato anche se, pur dando un lieve beneficio, non risolvono il problema”. Come avviene l’iniezione? “La tossina botulinica viene iniettata a livello intradermico, quindi molto in superficie, a piccoli pomfetti distanziati di circa 1 centimetro l’uno dall’altro in tutta la zona che, grazie al test descritto in precedenza, abbiamo identificato come l’origine del problema”. Quali effetti prodotti da questo trattamento? “Grazie a questa procedura andiamo non solo ad inibire la produzione del sudore da parte delle ghiandole eccrine ma anche ad inibire il rilascio della acetilcolina dalle terminazioni colinergiche che stimolano le ghiandole eccrine”. I risultati ed eventuali controindicazioni? “È un trattamento estremamente efficace che, però, va ripetuto almeno due volte l’anno perché la tossina botulinica ha una durata che varia dai 4 ai 6 mesi. Chiunque lo può fare, non ci sono controindicazioni se non per coloro che presentano malattie del sistema nervoso che, in ogni caso, si scoprono in fase di anamnesi. Il trattamento è assolutamente indolore perché le iniezioni sono eseguite con un ago molto sottile e il beneficio è riscontrabile già dopo 10/15 di giorni con la sudorazione che torna a livelli assolutamente fisiologici. Nei due giorni successivi al trattamento, consigliamo di non fare attività fisica intensa, di evitare un’esposizione solare prolungata e di limitare bagni o docce troppo calde”.

Doryan Medicina Estetica - Dott. Gianluca Doria Via Mazzini, 4 - Bergamo - Tel. 035 0039228 - www.doryanclinic.com - info@doryanclinic.com


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ph. Gianni Pezzani

20 FOTOGRAFI TRAVOLTI DA UN INSOLITO SPLENDORE LA MOSTRA RIAPRIRÀ AL PUBBLICO CON IL RITORNO ALLA ZONA GIALLA


MO.CA. Sala Scacchi via Moretto, 78 Brescia

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ph. Giovanni Gastel L’autore di questa fotografia è venuto a mancare pochi giorni fa per infezione da Covid-19

BELLISSIMA! Ma.Co.f - Centro della Fotografia Italiana, in collaborazione con la Fondazione Bre-

scia Musei e il patrocinio del Comune di Brescia, organizza la mostra fotografica BELLISSIMA! 20 fotografi travolti da un insolito splendore, quale ulteriore omaggio alla riapertura al pubblico dell’aula orientale del Capitolium del Parco Archeologico di Brescia con la nuova collocazione della Vittoria Alata su progetto del maestro Juan Navarro Baldeweg. La mostra anticipa la IV edizione del Brescia Photo Festival 2021, Patrimoni, la cui apertura al pubblico avverrà prossimamente viste le attuali restrizioni. Venti sono i grandi fotografi italiani coinvolti dal progetto.


BELLISSIMA! 20 FOTOGRAFI TRAVOLTI DA UN INSOLITO SPLENDORE

Si comincia con una testimonianza di Gabriele Basilico

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che riguarda il recente passato della Vittoria Alata con una coinvolgente fotografia della statua quando era ancora al Museo di Santa Giulia. Poi, via alla creatività più pura: Giovanni Gastel gioca sui contrasti tra il bianco e il nero, Carlo Orsi riflette la dea in uno specchio triangolare, Franco Fontana si sofferma sulle ombre create dalle ali, Maurizio Galimberti la scompone con le sue Polaroid, Giovanni Chiaramonte con un trittico di scatti ci racconta la scenografia dell’installazione, Claudio Amadei la dipinge con la luce dei tre colori fondamentali, Paolo Ventura ci restituisce un’atmosfera surreale e metafisica, Carlo Mari la rappresenta immobile in mezzo a una danza di luci in movimento, Silvia Camporesi insiste su una tonalità del bronzo, Bruno Cattani indugia sulla sfocatura delle ali, Joe Oppedisano la frammenta in un puzzle progressivo, Ramona Zordini si cimenta in un cinetismo cromatico, Renato Corsini rivisita la statua in chiave cubista. Mario Trevisan, curatore della mostra: “ogni autore ha saputo imporre alle opere esposte il proprio marchio di fabbrica, il proprio stile coerente con un percorso creativo immediatamente riconoscibile”.

ph. Luca Gilli

Ma.Co.f. Centro della fotografia italiana www.macof.it info@macof.it

ph. Franco Fontana

ph. Paolo Ventura


Sono esposte fotografie di: Claudio Amadei, Gabriele Basilico, Mariella Bettineschi, Fabio Bix, Dorothy Bhawl, Silvia Camporesi, Bruno Cattani, Giovanni Chiaramonte, Renato Corsini, Franco Fontana, Maurizio Galimberti, Giovanni Gastel, Luca Gilli, Carlo Mari, Massim Minini, Gianni Pezzani, Carlo Orsi, Paolo Ventura, Joe Oppedisano, Ramona Zordini.

ph. Maurizio Galimberti

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ph. Ramona Zordini

ph. Claudio Amadei

ph. Silvia Camporese


È IL MOMENTO DI PROGETTARE

IL FUTURO

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CALEIDOSCOPICA

IL MONDO ILLUSTRATO DI OLIMPIA ZAGNOLI Da settembre


Caleidoscopica. Il mondo illustrato di Olimpia Zagnoli aprirà il prossimo au-

tunno 2021 negli spazi dei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia. Sospesa come tante altre a causa dell’emergenza sanitaria, la mostra - che avrebbe dovuto inaugurare lo scorso novembre 2020 - è stata riprogrammata per poter garantire ai visitatori la massima sicurezza e sarà visitabile da settembre 2021. I cinquecenteschi spazi dei Chiostri si preparano dunque ad accogliere questo grande progetto, curato da Melania Gazzotti e organizzato da Fondazione Palazzo Magnani e Comune di Reggio Emilia, che ripercorre dieci anni della carriera di Olimpia Zagnoli, illustratrice di origine reggiana che ha saputo conquistare in pochi anni il mondo dell’editoria, della moda e della comunicazione con una cifra stilistica inconfondibile, declinata in disegni, stampe, neon, tessuti, sculture in ceramica, legno e plexiglas e oggetti di uso comune. Caleidoscopica sarà accompagnata dal catalogo pubblicato per l’occasione e già disponibile in pre-ordine (http://lazydog.eu/product/caleidoscopica/): edito da Lazy Dog Press – casa editrice specializzata in libri di illustrazione e grafica – il libro presenta in circa 140 pagine una sequenza continua di associazioni, come un flusso di pensiero che crea connessioni a volte leggibili e altre volte misteriose tra le opere dell’artista. Olimpia Zagnoli (29 febbraio 1984, Reggio Emilia) All’età di sei anni si trasferisce a Milano dove frequenta il Liceo Classico e si diploma presso l’Istituto Europeo di Design. La sua carriera comincia un anno dopo, nel 2008, con la pubblicazione delle sue prime illustrazioni su testate italiane e internazionali come Il Sole 24 Ore e il New Yorker. Zagnoli, che attinge tanto dal futurismo quanto dai Beatles, crea uno stile personale fatto di forme morbide e colori saturi. Tra le sue collaborazioni editoriali figurano quelle per The New York Times, Taschen, Vanity Fair, Penguin Books, La Repubblica. Ha illustrato due libri per bambini dal titolo The World Belongs To You e Mister Horizontal & Miss Vertical. Le sue immagini vivaci hanno fatto da cornice a campagne di clienti come Google, Apple, Barilla, Perugina, Fiat. Recenti sono le sue collaborazioni nel mondo della moda con marchi come Fendi, Marella e Prada, per cui ha disegnato una limited edition di magliette e accessori. Parallelamente al suo lavoro commerciale, Zagnoli porta avanti una sua ricerca artistica personale, fatta di esperimenti visivi come video musicali, oggetti di design e sculture interattive. Tra le sue mostre personali figurano Parco Zagnoli alla galleria Nina Sagt di Düsseldorf nel 2014, Cinetica Zagnoli Elettrica alla 121+ di Milano nel 2015, How To Eat Spaghetti Like a Lady alla galleria Antonio Colombo di Milano nel 2017 e Cuore di Panna alla HVW8 di Los Angeles nel 2018.

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LA VIOLENZA

NON È UN DESTINO Ancora una vita brutalmente spezzata, quella di Deborah, madre di quattro bambini… Altro dolore,

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altri interrogativi apparentemente senza risposta su come evitare questa strage di donne da parte di compagni, mariti o fidanzati violenti… Già alcuni anni fa, insieme alle associazioni che aiutano e proteggono le donne e i loro figli in Trentino, abbiamo lanciato lo slogan “La violenza non è un destino”. È il nome di un fondo a sostegno delle vittime di violenza creato e alimentato dalla società civile, ma è anche un programma: non possiamo e non vogliamo rassegnarci, perché non è inevitabile. Per questo, di fronte all’ennesimo femminicidio, vorrei reagire comunicando non solo la profonda sofferenza per una realtà che Papa Francesco ha definito “una vigliaccheria e un degrado per tutta l’umanità”, ma anche lanciare un appello per iniziative concrete e più efficaci, perché non è vero che stiamo facendo tutto il possibile per salvare la vita delle donne. Tengo a precisare che scrivo esclusivamente a titolo personale e non a nome di alcuna organizzazione. Ciò che dico, tuttavia, deriva da oltre vent’anni di esperienza nella rete dei servizi antiviolenza del Trentino, alla guida della Fondazione Famiglia Materna e nel Comitato provinciale per la Tutela delle vittime di violenza. Proprio l’incontro con centinaia di vittime, l’aver accompagnato per anni i loro durissimi percorsi per liberarsi da relazioni violente e distruttive e ricominciare a vivere, mi ha reso convinta che non basta affrontare il problema solo sul versante della tutela delle vittime. La violenza, infatti, non si interrompe quasi mai con la fine della relazione, ma tende a perpetuarsi con azioni persecutorie, minacce, tentativi di riconciliazione e successive ricadute, o anche replicando gli stessi comportamenti violenti nei confronti di nuove partner. Le donne non saranno mai al sicuro, se parallelamente alla protezione delle vittime non si affronta la fonte del problema: il comportamento del maltrattante. Alle stesse conclusioni è giunta nel 2011 la Convenzione di Istanbul, che all’art. 16 impegna gli Stati aderenti ad un approccio globale, istituendo e sostenendo interventi di trattamento e rieducazione degli autori di violenza. La maggior parte degli episodi estremi, come nel caso di Deborah, avvengono quando la donna trova la forza di dire basta, quando l’uomo viene lasciato e - sempre più spesso - denunciato. Negli ultimi anni si sono verificati progressi nella capacità di ascolto e assistenza alle vittime. Gli operatori dei vari servizi sanno riconoscere le situazioni sottaciute e sospette, le donne si sentono più credute e meno giudicate, sempre di più trovano il coraggio di rompere il silenzio. Eppure sappiamo che è proprio questo il momento di più alto rischio. Proprio qui avviene uno dei più gravi gap: non basta l’ammonimento del Questore, neppure il divieto di avvicinamento e neppure gli arresti domiciliari. La verità è che le misure cautelari nei casi di violenza di genere, giustamente sempre più ampie per volontà del legislatore ed applicate dagli Uffici giudiziari con grande solerzia, da sole non sono sufficienti. Come riuscire a garantire al meglio la sicurezza delle donne? Non esiste una risposta facile ed univoca di fronte ad un fenomeno tanto complesso, ma certamente si può fare di più. Per capirlo, occorre partire dal fatto che l’assoluta maggioranza dei casi di omicidio di donne hanno radici profonde nella relazione di coppia e non sono commessi da psicopatici o da uomini con trascorsi criminali, ma da persone fino a quel momento considerate “normali” e socialmente integrate. L’autore di violenza ha sbagliato, ma raramente ne è davvero consapevole. Generalmente tende a negare la propria responsabilità (“Io non sono violento, ma lei mi portava alla disperazione”…) o a minimizzare i fatti e le loro conseguenze (“Le ho dato solo una spinta un po’ più forte per difendermi e lei è caduta”…). Il diniego non è costituito da semplici bugie, ma è il risultato di un’angoscia reale. È un’operazione attiva (cancellazione selettiva, ricostruzioni alternative, autovittimizzazione), la cui intensità è proporzionale al grado e alla profondità dell’angoscia provata per il comportamento violento.


NON È VERO

che si fa tutto il possibile per salvare la vita delle donne Un altro aspetto comune è l’ignoranza sulle ragioni o sulle dinamiche della violenza: spesso questi uomini non sanno riconoscere né interpretare il proprio comportamento violento. Il fatto di venire perseguiti e allontanati o che venga loro impedito di vedere i figli non fa che aumentare il loro isolamento e la loro rabbia, fino a pericolose conseguenze… Esisteva in Trentino il servizio provinciale “Cambiamenti”, un intervento psicoeducativo specializzato per il trattamento e la rieducazione di autori di violenza e stalking- Dal 2012 al 2019 ha preso in carico 165 uomini residenti in provincia, in generale con buoni esiti, registrando solo 5 casi di recidiva (viene effettuato un follow up fino a 12 mesi dal termine del percorso). Il modello utilizzato propone, oltre agli incontri individuali, un percorso di gruppo guidato da specialisti della durata di 8 mesi, con incontri settimanali. Il gruppo, infatti, è un formidabile contenitore emotivo-relazionale, in cui gli uomini arrivano ad esternare i propri vissuti, a riconoscere i loro comportamenti violenti assumendone la responsabilità, a gestire le emozioni negative, soprattutto la rabbia, imparando a controllarla e a gestire i conflitti con soluzioni alternative alla violenza. Il tema del rapporto con i figli viene affrontato insieme, rendendosi conto, però, che la possibilità di ricostruire una relazione con il padre richiede un profondo cambiamento e l’abbandono totale di comportamenti violenti. I partecipanti sottoscrivono un patto iniziale, impegnandosi ad astenersi da ogni forma di violenza (fisica, psicologica, sessuale, economica) e consentono a periodici contatti degli operatori con le loro partners o ex partners, al fine di controllare i loro effettivi comportamenti nei loro confronti. Sanno, inoltre, che gli operatori sono tenuti a segnalare alla loro compagna, ai servizi e alle autorità competenti non solo la mancata frequenza agli incontri, ma anche eventuali valutazioni di rischio per la sicurezza della donna, che è l’obiettivo prioritario del programma. Se in ogni situazione come quella di Deborah, il maltrattante venisse inviato a questo servizio, probabilmente avremmo uno strumento in più per evitare ulteriori tragedie. Certo non è automatico, ma mi colpisce che sempre, al verificarsi di un evento estremo, siano proprio gli uomini in trattamento a dire: “Se fosse venuto tra noi non l’avrebbe fatto! Questi percorsi dovrebbero essere obbligatori…”. Perché non succede? A differenza che in altri Paesi, in Italia l’accesso a percorsi di rieducazione è esclusivamente su base volontaria ed è molto difficile che chi agisce violenza faccia spontaneamente il primo passo. Tuttavia i servizi sociali, le forze dell’ordine, o anche gli Uffici giudiziari possono avere un ruolo importante nell’esercitare un pressante invito. La recente legge n. 69/2019 c.d. Codice Rosso, per la prima volta istituzionalizza la previsione di percorsi di trattamento e rieducazione in caso di violenza domestica e di genere, rafforzando il concetto che la tutela delle donne passa anche attraverso la rieducazione dell’autore del reato. Si prevede ad esempio che la sospensione condizionale della pena sia subordinata alla partecipazione a tali percorsi. Nell’ultimo anno, dunque, la richiesta del servizio è aumentata esponenzialmente, ma… paradossalmente la Provincia ha ritenuto di sospenderlo! Lo ha fatto un anno fa, permettendo soltanto di portare avanti fino a dicembre 2020 coloro che avevano già iniziato il trattamento. Siamo tutti consapevoli che solo questo non basta. Urge intensificare gli interventi educativi, almeno verso le giovani generazioni - uomini e donne - per saper vivere le relazioni affettive e i conflitti personali in modo rispettoso e responsabile nei confronti di se stessi e degli altri. Modelli culturali e di comportamento violenti non appartengono ad un passato arcaico, ma proliferano tranquillamente tra noi. Anche se molti ragazzi ritengono “da vigliacchi” picchiare le donne, non si rendono conto che la sfida e la prova di forza con altri uomini, considerate un elemento di orgoglio (fare una rissa in discoteca per difendere un amico, o scatenarsi con gli ultrà allo stadio) e l’imporsi sulle donne possono costituire due facce della stessa medaglia, ossia strategie differenti di autoconferma “virile” e di potere. Abbiamo bisogno di strumenti critici per comprendere le radici comuni di qualunque comportamento violento. Forse nessuno, di fronte a tragedie come queste, ha saputo indicare una strada più vera: trasformare il dolore in speranza, sensibilizzando tutti e aiutando altre donne che cercano di liberarsi dalla violenza, perché “tutte quelle che non hanno potuto scegliere non devono cadere nell’oblio”.

(Anna Conigliaro Michelini, già direttrice della Fondazione Famiglia Materna)

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# RITAGLI

Donazioni per 21 milioni di euro. Quelli che si conoscono, cioè regolarmente denunciati.

SOLDI &

POLITICA.

Nulla si sa delle donazioni non comunicate nè di quelle elergite sottobanco... Chi finanzia i partiti lo fa o per precise ragioni e non sempre sono così edificanti come si vorrebbe far credere. Niente da obiettare sul cittadino che manda due soldi alla Emma Bonino per il partito radicale ma la curiosità sorge laddove imprenditori elargiscono donazioni cospicue a questo o quel partito in cambio di cosa? Sapendo poi che un quarto dei parlamentari è anche socio in qualche azienda è ovvio che si possa pensar male...

Transparency International Italia ha pubblicato sul portale, soldiepolitica.it, i dati aggiornati al 2020 relativi alle donazioni verso politici, partiti e associazioni politiche e relativi agli interessi di Parlamentari e Membri del Governo in aziende private. I dati raccolti mostrano che, nel 2020, sono stati donati 21 milioni di euro alla politica, per “ABBIAMO BISOGNO DI UN un totale di 12 mila donazioni e 1.500 donatori. Si registra dunque un calo rispetto al 2019 REGOLAMENTO PER MIGLIORAquando la cifra totale di erogazioni era di 27 milioni di euro. Dal 2018 ad oggi ammontano RE LA QUALITÀ DEI DATI SUL FINANZIAMENTO ALLA POLITICA. a 71 milioni di euro i contributi destinati a soggetti politici italiani tramite donazioni private. OPEN DATA E UNIFORMITÀ DELLE INFORMAZIONI AIUTEREBBERO Rispetto al 2019, rimane invariato il podio dei partiti e movimenti che hanno registrato gli LA TRASPARENZA” introiti più alti: il Movimento 5 Stelle conferma il primo posto con 7.927.989 di euro di contributi incassati. Seguono la Lega (6.207.323 euro) e il Partito Democratico (2.357.154 euro). I partiti hanno occupato lo Stato e Circa l’80% di contributi arriva dai parlamentari (17,5 milioni di euro). Tra i “big donor” privati tutte le sue istituzioni, a partire dal si trova l’imprenditore Lupo Rattazzi che nel 2020 ha donato 105.000 euro a Italia Viva di governo. Hanno occupato gli enti locali, Matteo Renzi, segue Fininvest S.p.A. che ha contribuito con 100.000 euro alle casse di Forza gli enti di previdenza, le banche, le Italia e la Fondazione Arvedi Buschini con una donazione di 100.000 euro al movimento di aziende pubbliche, gli istituti culturali, Carlo Calenda, Azione. gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. (…) Insomma, Nel 2020, una parte significativa dei contributi alla politica è passata attraverso associazioni, tutto è già lottizzato e spartito o si fondazioni e comitati, per un ammontare di circa 8 milioni (37,60%). L’Associazione Rousseau vorrebbe lottizzare e spartire». Chi è 32 ed i vari comitati collegati al M5S sono i principali beneficiari di queste donazioni con oltre il quel campione dell’”antipolitica” e del 98% dei contributi ricevuti da questa categoria. qualunquismo che ha pronunciato una Questi soggetti, in base alla legge n. 3/2019, la c.d. Spazzacorrotti, hanno gli stessi obblighi di così severa requisitoria nei confronti di trasparenza di partiti e movimenti e, in quanto soggetti politici in virtù dei criteri definiti dalla quelle libere associazioni di cittadini legge, devono dunque anch’essi dichiarare e pubblicare le donazioni ricevute. Transparency che, secondo la Costituzione, conInternational Italia è stata tuttavia in grado di identificare solo 9 tra associazioni, fondazioni e corrono «con metodo democratico» comitati politici che dichiarano tali informazioni al Parlamento e, tra questi, solo 5 che rispeta determinare la politica nazionale? tano in pieno la legge pubblicando i dati anche sui propri siti istituzionali. Beppe Grillo? Nanni Moretti al tempo dei girotondi? No, si tratta di Enrico I dati sui contributi erogati alla politica sono disponibili sul sito del Parlamento e su quelli dei Berlinguer. La degenerazione del siste- singoli partiti e movimenti.Tuttavia, non sono uniformi nel formato e nella tipologia di informama – la vituperata partitocrazia - ha zioni pubblicate; inoltre, molti file non sono né aperti né disponibili in formato machine-readato origine nei decenni a una ricca dable. Se tutti i partiti pubblicano infatti il nominativo del donatore, l’ammontare e la data della bibliografia. Dai partiti di impronta donazione, solo 6 di essi dichiarano anche informazioni aggiuntive (quali luogo e data di nascita ideologica novecentesca ai partiti per le persone fisiche e partita iva e sede legale per le società private) facendo davvero luce di massa, alle formazioni pocket e su coloro che supportano la politica e non lasciando spazio a dubbi e interpretazioni. I dati personali, persino la sperimentazione aggiornati sugli interessi privati pubblicati sulla piattaforma soldiepolitica.it mostrano che sono di organizzazioni “a tempo”, biode129 i parlamentari e membri del Governo che hanno legami con aziende private, per un totale gradabili, liquidi o solidi. Mai come in di 217 società. I settori principali in cui queste società operano sono il settore immobiliare questo frangente la rappresentanza (15%), il settore finanziario (10%) e il settore del turismo e della ristorazione (9%). democratica è finita sotto tiro, al punto più basso della scala di fiducia degli “La qualità e l’accessibilità dei dati è fondamentale per garantire sia trasparenza che accountability della classe politica e per prevenire fenomeni di corruzione, conflitti di interesse e elettori. (da Lo Spiffero) influenze illecite – ha dichiarato Giovanni Colombo, Direttore di Transparency International Italia –. I dati sul finanziamento alla politica e sugli interessi privati non sono sempre facilmente accessibili a tutti e, come abbiamo avuto modo di vedere, la qualità lascia a desiderare. Chiediamo dunque alle istituzioni di fare un passo avanti rispetto a quanto già previsto dalla legge anticorruzione del 2019, prevedendo degli standard di pubblicazione che rispettino i requisiti degli open data e di chiarire quali dati debbano essere pubblicati rispetto all’identità del donatore, prendendo esempio dall’interpretazione estensiva della legge data da alcuni partiti al fine di garantire uniformità delle informazioni”.


COSA PENSA DI DRAGHI? Lo abbiamo chiesto ai Parlamentari eletti nei collegi di Brescia e di Bergamo Senatori e Deputati di tutto l’arco costituzionale a cui abbiamo posto le stesse tre domande per capire quale posizione abbiano assunto rispetto al nuovo governo di Mario Draghi

33 COSA PENSA DEL NUOVO GOVERNO? “Abbiamo votato   convintamente la fiducia al Governo Draghi perché  c'è la necessità di avere un governo forte che  affronti velocemente con competenza e concretezza le priorità per il paese; salute, lavoro e ritorno alla normalità. Avremmo potuto fare una scelta di partito restando all'opposizione, ma gli italiani ci chiedono responsabilità di fronte alla drammaticità del momento storico in cui ci troviamo”. CREDE CHE SARÀ IN GRADO DI MERITARSI LA FIDUCIA ESPRESSA DA UN COSÌ AMPIO NUMERO DI PARTITI E PARLAMENTARI?  “Il lavoro da fare è tanto, ma di fatto una prima vittoria per la Lega si é avuta con l'istituzione di due ministeri che riteniamo fondamentali; Disabilità, mondo abbandonato dal passato governo, e  Turismo settore essenziale per l’Italia. Insieme al Ministero dello Sviluppo Economico sono stati affidati a tre ministri leghisti: Stefani, Garavaglia e Giorgetti e ciò sottolinea il peso che la Lega avrà nella compagine di Governo”. DUE RACCOMANDAZIONI PER DRAGHI “Per noi era fondamentale un cambio di rotta rispetto al passato Governo e già sta avvenendo con pochi annunci e molta concretezza. Altra raccomandazione è dare ascolto alle realtà territoriali per dare risposte concrete”.

Simona Bordonali, Lega


COSA PENSA

DI DRAGHI?

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Elena Carnevali, Partito Democratico Cosa pensa del nuovo governo? “Penso sia il governo delle opportunità che non dobbiamo sprecare, e soprattutto della responsabilità. A partire dalle due missioni principali che ha indicato il Premier Draghi nel suo insediamento: campagna vaccinale e Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’epidemia purtroppo è ancora presente in tutta Europa, non solo nel nostro Paese, con tutte le drammatiche conseguenze riguardo alla salute, alla vita economica, sociale, educativa e culturale. Imprimere accelerazione alla campagna vaccinale è il nostro dovere primario ed ineludibile, oltre a ridurre la dipendenza di approvvigionamento da altri Paesi dove concorrenza e protezionismo hanno limitato le nostre possibilità di cura e di protezione anche nella prima fase della pandemia. Come sta accadendo, dobbiamo arrivare quanto prima alla produzione in Italia. L’Unione Europea, grazie al lavoro del precedente governo e del commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni, ha consentito all’Italia di beneficiare di oltre 224 miliardi di euro, grazie al programma europeo Next Generation Eu. Questa è la grande occasione (obbligatoria) per riformare la pubblica amministrazione, la giustizia, il sistema fiscale, innovare le politiche sanitarie, sociali e del lavoro e compiere quelle transizioni ecologica e digitale necessarie non solo per la sostenibilità ma anche come fattore di sviluppo economico e di impresa”.

Crede che sarà in grado di meritarsi la fiducia espressa da un così ampio numero di partiti e parlamentari? “Sì. Da parte mia, nostra, di certo. Credo che a tutti sia chiaro quanto sia dura e difficile questa fase per l’Italia. La pandemia ha reso ancora più cronici alcuni “malanni” e inasprito le disuguaglianze. I dati dell’Istat sulla povertà con un aumento al Nord del 40% sono la cifra che rende l’idea. Serve rigenerare il mondo del lavoro e ripensare i lavori. Costruire le condizioni perché fare impresa o azienda, avere un’attività, non sia un atto di resistenza, ma occasione di crescita individuale e sociale. È necessario dunque investire sulla formazione e sulle competenze dei giovani e delle donne. Dunque penso di sì, meriterà la fiducia. Per molte ragioni: per la sua credibilità europea, per la sua reputazione e autorevolezza, ma non solo. Soprattutto per le priorità che ha delineato e abbiamo condiviso come azione politica, e sulle quali non saremo comparse nel parlamento: mettere in sicurezza il Paese dal punto di vista sanitario, procedere velocemente con i ristori alle aziende, ai settori colpiti dalla crisi, ai lavoratori autonomi e correre con i vaccini per mettere in sicurezza la popolazione. Sui ristori bisogna fare in fretta, perché se da un lato è necessario tutelare la salute della comunità, allo stesso tempo non possiamo permetterci di perdere pezzi importanti della nostra economia. È necessario dunque sostenere le aziende e le attività per evitare una crisi di sistema. Per ciò che riguarda invece l’Ue Mario Draghi ha una visione chiara: quella di un’Europa forte grazie al contributo degli Stati membri. Come ha detto nel suo discorso di insediamento: “non c’è sovranità nella solitudine”; credo che questa frase dica molto sulla direzione che il governo Draghi prenderà nei prossimi mesi e nella quale io mi riconosco”. Due raccomandazioni per Draghi… “Credo che non abbia bisogno di raccomandazioni. Governare l’Italia con livelli decisionali e istituzionali diversi è già impresa impegnativa e ho apprezzato molto sentirlo parlare di “nuova ricostruzione”. A lui chiedo di avere particolare attenzione alle comunità locali, che sono presidio di coesione sociale e di sviluppo, e alla riduzione delle disuguaglianze. È cruciale dedicarsi alla modernizzazione e alla carenza delle infrastrutture, alle diversità territoriali e ai gap che in molti casi – anche nel territorio bergamasco – possono costituire fattori di svantaggio, nonostante la grande resilienza che questi territori continuano a dimostrare. In questo processo di rinnovamento dovremo rendere protagonisti i giovani e le donne garantendo parità di condizioni competitive tra i generi, oggi non realizzate, affinché tornino ad avere fiducia nel futuro e nelle istituzioni”.


Roberto Calderoli, Lega Cosa pensa del nuovo governo? “Ho accolto con fiducia e ottimismo la nascita di questo Governo guidato da Mario Draghi. L’immobilismo e i ritardi del precedente Esecutivo ci stavano spingendo sull’orlo del baratro: il ritardo sul programma vaccinale era sotto gli occhi di tutti, il ritardo sul programma per il Recovery Fund era sotto gli occhi dell’Europa, così andavamo davvero a gambe all’aria. Per questo ritengo che questa soluzione Draghi rappresentasse l’unica via d’uscita rispetto alla crisi che stavamo affrontando senza trovare una soluzione. E ho totalmente condiviso e sostenuto la scelta del mio segretario Matteo Salvini di mettere le competenze e le energie della Lega a disposizione di questo Governo, per senso di responsabilità verso 60 milioni di italiani che ci chiedono risposte per la crisi sanitaria e per la conseguente crisi economica e occupazionale. È stata fatta la scelta giusta, la più saggia per il Paese, per fronteggiare queste emergenze”.     Crede che sarà in grado di meritarsi la fiducia espressa da un così ampio numero di partiti e parlamentari?  “Credo che in queste primissime settimane Draghi e il Governo abbiano già dato risposte significative e concrete, per esempio l’intervento immediato da parte del ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, per gli indennizzi agli operatori della montagna, oppure l’attivismo del ministro Giancarlo Giorgetti nel prendere subito in mano dossier caldi come Ilva, Whirlpool o Alitalia o nell’accelerazione per la creazione di un nostro polo farmaceutico per la produzione in Italia dei vaccini di cui abbiamo bisogno, un obiettivo ora alla portata tra qualche mese. Ma più in generale vediamo tutti un cambio di passo nel programma vaccinale, con la scelta di una figura di grande esperienza e pragmatismo come il generale Figliuolo e con una pressione politica sull’Europa a darsi una mossa sui vaccini: attraverso i canali opportuni siamo riusciti a farci sentire, a ricordare alla Commissione Europea che non è pensabile in questo momento di emergenza in cui sono decisivi i minuti o le ore per salvare vite, che si debbano attendere i tempi burocratici dell’Ema, intere settimane, prima di dare le risposte che servono sui vaccini, che non è pensabile che anche di fronte ai risultati tangibili in termini di calo di decessi e contagi ottenuti da chi ha uno stato avanzato di vaccinazioni come Gran Bretagna e Israele, dover attendere ancora per il via libera dell’Ema. Per fortuna adesso vedo che si sono dati una mossa anche in Europa sia per il vaccino Johnson&Johnson che quello Sputnik”. 

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Due raccomandazioni per Draghi… “Fare presto e fare bene, perché non abbiamo tempo da aspettare ne per i vaccini ne per le soluzioni alla crisi economica.  Da cittadino bergamasco inoltre sono lieto che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, abbia scelto la città di Bergamo, la città martire simbolo della pandemia, per la sua prima visita ufficiale da capo del Governo e che abbiamo scelto di venire in un data suggestiva e drammatica quale quella del 18 marzo, nell’anniversario della tragica notte della lugubre fila di mezzi militari che portavano le bare da smaltire nei cimiteri delle altre città in grado di cremare le salme.  Un anno dopo Bergamo sta ripartendo ma ha bisogno di aiuti concreti e mirati per rilanciare la sua impresa, il turismo, l’aeroporto di Orio: sono certo che il Governo Draghi saprà aiutare i nostri territori e il nostro mondo produttivo, con l’aiuto dei ministri delle Lega che ben conoscono le problematiche economiche del territorio bergamasco in questa fase di crisi.  Bergamo da questo Governo potrà avere maggiore  attenzione per il turismo, per le imprese e per le infrastrutture da potenziare  Ora che le risorse economiche sembrano esserci, mi riferisco ai soldi che arriveranno in Italia tramite il Recovery Fund, quelli che un tempo sembravano essere solo sogni per la città e la provincia ora possono diventare realtà, rifacendo partire il Pil, l’occupazione e dando anche delle prospettive diverse ai nostri giovani che oggi non vedono nulla all’orizzonte e lì comprendo”.   


RIPARTIRE DAI MUSEI

Simona Pergreffi, Lega

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Cosa pensa del nuovo Governo? “In questo momento storico Draghi è l’uomo giusto per rimediare all’operato del Governo Conte che aveva portato l’Italia sull’orlo del baratro. La Lega ha deciso di farne parte e di essere parte attiva all’interno dell’esecutivo. Il territorio, le categorie produttive, il commercio, le libere professioni ci chiedevano continuamente delle risposte quando eravamo all’opposizione, oggi faremo di tutto per dare queste risposte. Non staremo a guardare”. Crede che sarà in grado di meritarsi la fiducia espressa da un così ampio numero di partiti e prlamentari? “È difficile fare previsioni, adesso servono i fatti e bisogna mettersi al lavoro. Posso dire che la Lega farà la sua parte ed è convinta di aver fatto la scelta giusta sostenendo Draghi. Siamo soddisfatti per i ministeri allo Sviluppo Economico, al Turismo, alla Disabilità e anche della recente nomina dei sottosegretari, in particolare di Nicola Molteni al Viminale dove farà sentire la voce della Lega in materia di sicurezza e immigrazione”. Due raccomandazioni per Mario Draghi... “Ci troviamo ancora, dopo un anno dall’inizio della pandemia, in piena emergenza sanitaria ed economica. È più che mai necessario che il Governo interagisca con le Regioni per arginare la terza ondata del virus, inoltre serve un forte rilancio del Paese. Con Draghi ci aspettiamo che l’Italia diventi competitiva rispetto agli scenari europei e internazionali. E per fare questo è necessario superare il nodo della burocrazia e sbloccare al più presto le opere infrastrutturali adottando, per esempio, il modello Genova utilizzato per la ricostruzione del “Morandi”.   DIFFICILI INponte QUESTI TEMPI,

Sen. Stefano Borghesi, Lega Cosa pensa del nuovo Governo? “Serviva una scossa dopo i risultati disastrosi del Conte 2. Questo è il miglior governo possibile in una situazione emergenziale che ha assunto caratteri di assoluta gravità. Sono convinto che Salvini abbia fatto la scelta giusta: tutti (o quasi) hanno fatto un passo indietro accettando di dare un contributo al Paese non pensando all’interesse del proprio partito ma a quello collettivo. Un governo che nasce con questi presupposti si deve concentrare unicamente sulla gestione delle emergenze: sanitaria, economica e sociale. Non possiamo più sbagliare, ne va del futuro dell’Italia. Ci sarà il tempo, una volta tornati alla normalità, per le battaglie politiche. Farle oggi significa lucrare quattro voti sulla pelle dei cittadini e non assumersi le proprie responsabilità.”

PER TUTTI, ABBIAMO CHIESTO ALL’ARCH. ANTONIO CAZZANIGA, DI FARCI CAPIRE COME STIA CAMBIANDO IL MERCATO DELL’ARREDO E COME HA INFLUITO LA PANDEMIA SU UN DIVERSO MODO DI INTENDERE LA CASA

COSA PENSA

INTERNI CHE CAMBIANO DI DRAGHI?


Crede che sarà in grado di meritarsi la fiducia espressa da un così ampio numero di partiti e prlamentari? “Da come Draghi si sta muovendo in queste prime settimane penso proprio di sì. I cambi di Arcuri e Borrelli evidenziano una discontinuità nella gestione dell’emergenza così come nel nuovo approccio sul recovery fund. Le difficoltà sono enormi ma se la volontà delle forze di questa nuova maggioranza è, come mi sembra, quella di risolvere le emergenze causate dal Covid sono sicuro che i risultati saranno positivi nonostante le innegabili differenze”. Due raccomandazioni per Mario Draghi... “Vaccini ed economia. Vaccini. Un piano vero di vaccinazione che preveda strutture certe, personale certo, tempi certi di somministrazione e di approvvigionamento. Non è possibile andare avanti a casaccio come prima. Occorre pianificare nei prossimi mesi la produzione in Italia dei vaccini, serve creare una filiera che ci renda autonomi come suggerito dal ministro Giorgetti. Economia. Riscrivere il recovery plan indirizzando le risorse che ci arriveranno dall’Europa su progetti strategici, basta con le miriadi di bonus, lotterie o cash back. Le imprese chiedono indennizzi basati sulle reali perdite subite prendendo come orizzonte temporale un intero anno e non un mese a caso, il sistema dei codici ATECO non ha alcun senso e a ha prodotto storture e diseguaglianze. Servono infrastrutture: sbloccare i cantieri e semplificare il codice degli appalti”.

Daniele Belotti, Lega Cosa pensa del nuovo Governo? “Precisiamo subito, è un governo d’emergenza non certo un’alleanza politica. Del resto è chiaro a tutti che siamo vivendo una fase storica simile all’immediato dopoguerra. Settantacinque anni fa c’era un Paese in ginocchio devastato dal conflitto. Oggi siamo di fronte a una guerra con un nemico più subdolo con la necessità di superare l’emergenza, impostare il contrattacco con il piano vaccinazione e ripartire dopo la più grande crisi economica della storia. Finita questa fase della responsabilità torneremo alla normalità, anche al dibattito politico e agli schemi più tradizionali: Lega da una parte con il centrodestra, Pd e 5 Stelle dall’altra”. Crede che sarà in grado di meritarsi la fiducia espressa da un così ampio numero di partiti e prlamentari? “Personalmente spero che alcuni provvedimenti che siamo costretti ad “ingoiare” per il bene comune servano a portare il Paese fuori dall’emergenza. E’ una coalizione molto ampia quindi talvolta alcune scelte non sono condivisibili, vedi la scelta del ministro Speranza di rinviare con poche ore di preavviso la riapertura degli impianti da sci”.   Due raccomandazioni per Mario Draghi... “La prima, cambiare la squadra di tecnici dell’emergenza, commissario Arcuri in primis, l’ha soddisfatta. La seconda impostare un recovery plan per incentivare le imprese, e quindi i posti di lavoro, evitando di alimentare l’assistenzialismo e lo spreco”.

Rebecca Frassini, Lega “L’appoggio della Lega al governo Draghi nasce come risposta all’appello del Presidente della Repubblica all’unità e all’esigenza di non sottrarsi alla responsabilità di dover dare delle risposte concrete ai cittadini italiani in un momento di estrema difficoltà in ambito sanitario ed economico. Draghi è indubbiamente persona di alto profilo a cui va la nostra fiducia dopo esserci confrontati sul programma di governo e sulla volontà che condividiamo appieno di non gravare sui cittadini con nuove tasse. A Draghi non servono raccomandazioni ma semplicemente di agire sempre nel puro interesse dei cittadini e del paese”.

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L’ASSEGNAZIONE A BERGAMO E BRESCIA DEL TITOLO DI CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2023 È UN’OCCASIONE PER RILANCIARE L’ATTRATTIVITÀ E FAVORIRE LA RIPARTENZA ECONOMICA DEI RELATIVI TERRITORI ATTIVANDO PRATICHE CULTURALI, IMPRENDITORIALI E ISTITUZIONALI ORIENTATE A UNA VISIONE PROGRESSIVA E DI MEDIO TERMINE DELLE DUE CITTÀ E DEI TERRITORI LIMITROFI

Tommaso Revera

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Bergamo e Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023. Due città colpite dalla pandemia, orgogliose della loro storia e della loro unicità, riconoscono di appartenere ad un grande territorio, erede di culture condivise e capace di esprimere eccellenze nel campo del lavoro, dell’impresa, della tecnologia, della solidarietà e dell’inclusione sociale. Nel segno di questa comunione, uniscono le loro forze in una sfida: crescere insieme. Non solo tramite idee e concept ma evocando anche il tema della governance e, naturalmente, di budget economici adeguati alle ambizioni e all’opportunità. I due sindaci, Giorgio Gori ed Emilio Del Bono, hanno sciolto le ultime riserve e hanno abbracciato la proposta del Centro di ricerca Ask della Bocconi. Il tema unificante dell’anno non riguarderà la cultura del lavoro, come si era ipotizzato in precedenza, ma l’idea di ‘Crescere insieme’ come asse portante del programma per evitare che si riduca a un cartellone indistinto e affastellato. L’accento, quindi, è posto sulla collaborazione fra le due città, sul carattere inclusivo dei rispettivi tessuti sociali, assai meno sulle tradizioni e sul patrimonio storico. Ad accompagnare Bergamo e Brescia verso la definizione del dossier di progettazione delle iniziative sarà il centro di ricerca ASK (Art, Science, Knowledge) della Bocconi formato da Stefano Baia Curioni, Professore associato presso il dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Bocconi e direttore del Centro ASK, Laura Forti, Ricercatrice per il Centro ASK dal 2007, Guido Guerzoni, Manager culturale ed educatore che da trent’anni si occupa di economia dell’arte e management delle istituzioni culturali, Ilaria Morganti, Ricercatrice del Centro ASK e academic fellow presso l’Università Bocconi, Giovanna Prennushi, Economista con più di venticinque anni di esperienza sulle tematiche dello sviluppo, Federica Rubino, Ricercatrice Junior presso Centro Ask. La scelta di affidarsi ad un centro dedicato allo studio delle trasformazioni dei sistemi di produzione artistica e culturale, delle politiche culturali, delle istituzioni del patrimonio, delle arti e all’industria dei media va in controtendenza rispetto al percorso intrapreso sino ad ora dalle altre città che sono state elette capitali della cultura ma ci IMPLICAZIONI OPERATIVE Una volta identificato il tema di progetto, per conseguire un risultato in linea auguriamo possa portare i risultati sperati. con le aspettative, sarà necessaria la collaborazione tra istituzioni culturali e IDENTIFICAZIONE DEL TEMA DI PROGETTO di alta formazione delle due città, la creazione di una comunicazione comu- Ispira unità e collaborazione tra i produttori di cultura, ne e di palinsesti comuni per incrementare l’attrattività su scala nazionale rinnova emozioni e valori condivisi tra chi vi partecipa; e internazionale, la progettazione e realizzazione di strumenti di fruizione - Ispira coesione e condivisione all’interno delle città, tra comuni (card residenti, prenotazioni, accoglienza, biglietterie, informazioni), i territori urbani ed extraurbani, tra le due città, tra dile aperture e sperimentazioni tra diverse discipline artistiche, i partenariati versi gruppi sociali, etnici e confessionali; e progettazione condivisa tra imprese, organizzazioni culturali e associazioni, - Promette un’azione in cui la cultura contribuisce concretamente allo sviluppo economico e sociale e all’attua- la valorizzazione della cultura umanistica, scientifica e tecnologica, i partenariati internazionali (istituzioni culturali, imprese e centri di ricerca) su temi zione di duraturi processi di rigenerazione urbana; - Apre alla creazione un sistema urbano unito e capace relativi alla sostenibilità, all’innovazione sociale, all’innovazione tecnologica, di contribuire all’affermazione di un modello di multicen- il coordinamento della ricettività turistica ed, infine, il potenziamento delle infrastrutture di connettività (reti e accessibilità) e dei sistemi di mobilità trismo regionale; - Apre al coraggio di affrontare il ANTONIO cambiamento e guar(percorsi) comuni. CAZZANIGA dare con fiducia e speranza al futuro

CRESCERE


Nella foto di Sergio Nessi Emilio Del Bono, sindaco di Brescia, e Giorgio Gori, primo cittadino di Bergamo, affrontano insieme la grande sfida del 2023 UNA VISIONE CENTRATA SULLO SVILUPPO A BASE CULTURALE: LA CULTURA GUADAGNA UN RUOLO AL SERVIZIO DELLO SVILUPPO SOCIALE ED ECONOMICO IN VISTA DI UNA CITTÀ ALLARGATA, RADICATA, POLICENTRICA; UNA CULTURA CAPACE DI TRADURRE LA STRAORDINARIA TRADIZIONE IMPRENDITORIALE, TECNOLOGICA, DI SOLIDARIETÀ SOCIALE E DI BUONA AMMINISTRAZIONE, IN UN MODELLO DI CITTÀ CONDIVISA E SOSTENIBILE, IN UN ESEMPIO VIRTUOSO DI IMPRENDITORIALITÀ, PRATICHE CIVILI, SENSO DI COMUNITÀ E PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA Turismo: promuovere il turismo a diversi livelli - di prossimità, nazionale e internazionale - investendo in particolare nelle infrastrutture di mobilità e ricettività diffusa, nei servizi per una fruizione consapevole e sostenibile (lenta) dell’offerta artistica, patrimoniale, naturalistica e paesaggistica ed enograstronomica dei territori. Miglioramento della conoscenza e della qualità dell’offerta. Solidarietà: mettere in valore la grande tradizione di solidarietà sociale che caratterizza i due territori e le pratiche / infrastrutture di cura (welfare innovativo e sostenibile) dei territori. Consolidamento della rete. Ricerca: determinare incentivi e forme di valorizzazione della capacità di ricerca scientifica, tecnologica e umanistica dei territori e delle istituzioni universitarie e di ricerca, pubbliche e private in essi operanti. Incentivi e infrastrutture.

INSIEME

AREE TEMATICHE Patrimonio, turismo, sostenibilità, ricerca, solidarietà, arti gli ambiti tematici per una proposta credibile a 360°. Patrimonio: promuovere la conservazione e la fruizione del ricco patrimonio culturale - tangibile e intangibile - del territorio, spaziando dall’archeologico all’architettonico, dal monumentale allo storico, dal demoantropologico al folklorico, valorizzando il patrimonio enogastronomico, naturalistico e paesaggistico e la compresenza di comunità diverse. Sistema permanente di valorizzazione dei territori. Arti: valorizzare le collezioni museali e storiche, così come le capacità di produzione contemporanea, agendo multidisciplinarmente sulle arti visive, performative (teatro, danza e musica dal vivo), sulla produzione filmica e audiovisiva, sulla mondo editoriale (fumetti, letteratura, poesia). Formazione di un sistema stabile di coproduzioni tra le città. Allargamento del pubblico, crescita dei rapporti con le scuole.

Sostenibilità: enfatizzare i temi della cultura del lavoro, dell’impresa dell’innovazione sociale e tecnologica, con particolare riguardo all’ambiente e allo sviluppo sostenibile. Piano e pratiche orientate allo sviluppo sostenibile, luoghi di ricerca e sperimentazione. Attuazione del lavoro Ascolto, visione, obiettivi, processi, governance, strutture, produzioni, monitoraggio. CRONOPROGRAMMA Il timing predisposto da Ask prevede che entro la fine di quest’anno Brescia e Bergamo procedano a costruire l’infrastruttura per lo sviluppo e la gestione delle attività. Marzo-Dicembre 2021: ascolto (azione permanente da condurre durante tutta la fase progettuale) e progettazione (attivazione di tavoli di progettazione partecipata di tipo specialistico per settori, temi, territori e trasversale; costruzione dell’infrastruttura per lo sviluppo e la gestione delle attività). Gennaio-Dicembre 2022: dossier (presentazione del dossier, progetto comune e condiviso tra le due città) e fase esecutiva/produzioni (gestione del sistema delle produzioni ed avvio di alcune iniziative di anteprima del 2023).

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WHY DON’T YOU?

CONSIGLI E DRITTE PER UN LOOK IMPECCABILE Tra Brescia e Bergamo Lorenzo Boccardini

Visto che la bella stagione è arrivata e, sperando che il Covid sparisca, si può passare del tempo a prendere la tintarella, in campagna a passeggiare e why not? a occuparsi del proprio guardaroba. Le novità primavera/estate 2021 sia per lei che per lui si è già potuto scorgere in qualche negozio, quando erano aperti... il resto arriverà nelle prossime settimane. Ovviamente a tenere banco è Milano, con la sua Fashion Week conclusa da qualche settimana a dettare stile, ma oltre alla città meneghina ci sono Bergamo e Brescia che sono due fuoriclasse dello shopping; attraverso dei percorsi ad hoc è possibile trovare il giusto outfit per ogni occasione e per tutte le tasche. Se Milano ha il Quadrilatero, la Città dei Mille ha il Sentierone e Via XX Settembre mentre Brescia risponde con una serie di indirizzi ideali districati in una serie di vie e viuzze che, partendo da Piazza della Loggia, si dipanano per la città. In fondo moda è sinonimo di eclettismo, voglia di esserci e di osare. Per cui, se volete essere impeccabili, perché non lasciarsi tentare?

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For her: per tutte coloro che vogliono un tocco di colore, mi sento di consigliare loro, un Jumpsuit in georgette con effetti botanici by Zimmermann da abbinare a un sandalo in nappa rosa shocking rigorosamente Manolo Blahnik. Ideale per una matinée vero? Disponibile solo da Tiziana Fausti a Bergamo (www.tizianafasuti.com). Mentre per chi cerca un capo esclusivo da mettere a un evento importante questo abito corto con scollo quadrato portato con décolleté blu elettrico, tutto The Attico, si può trovare da Boysloft in Via XX Settembre a Brescia. (www.boysloft-penelope.it). Dopotutto, ogni donna non può mai fare a meno dell’accessorio giusto. Un cappotto e degli occhiali da sole sono la migliore protezione e se lo diceva Coco Chanel, le si può credere. Per quelle donne che cercano accessori - dalla pochette all’occhiale trendy - Folli Follie in Via Gramsci a Brescia fa per voi! Per tutti i giorni la borsa “Loulou” by Saint Laurent è un MUST (www.follifollie.it). Mentre per chi fosse amante delle borsette da Gogol Boutique in Via Broseta a Bergamo c’è quello che cercate: questa pochette “Daisy” di Manila Grace è sinonimo di eleganza e classe . . .piccola e pratica al giusto prezzo. (Ig: gogol_boutique_bergamo).


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For him: un indirizzo indicato ai maschietti che vogliono sentirsi eleganti anche quando prendono un caffè al bar è sicuramente Uomo Re, in Via XX a Bergamo: un abito in jersey di Latorre con sotto una camicia o un pullover è l’abbinamento giusto per queste giornate di inizio primavera. (Fb: UomoRe Bergamo). Per quelli che prediligono uno stile più sportivo, sul versante bresciano, Kilto - boutique multibrand in Via X Giornate - è il luogo ideale. Un esempio di look da invidia? La giacca doppiopetto modello “Montecarlo” di Tagliatore abbinata a un jeans e a delle sneakers – come questo modello “Tournament” di Valsport – è quello che serve per sentirsi eleganti senza troppe ingessature (www.kilto.it). Per quegli uomini più cauti con il portafoglio ma che non vogliono rinunciare alla qualità, a Bergamo in Via XX Settembre, Dan John - franchising con negozio in tutta Italia e anche a Brescia - offre abiti eleganti e informali al giusto costo. Un esempio? Per accogliere l’estate non c’è niente di meglio che una giacca in lino color pesca abbinata a un pantalone bianco. Invece per le occasioni più formali un tre pezzi grigio chiaro da abbinare a occhiali con lenti sfumate (www.danjohn.com).

WHY DON’T YOU?


POLITICANDO di Maurizio Maggioni

18 marzo, bandiere a mezz’asta, cielo terso e brezza che rinfresca la memoria di un anno fa, per non dimenticare. Cosa dobbiamo non dimenticare? Memento per la stupidità, nemmeno 6.000 morti in casa hanno permesso all’uomo, l’animale che meglio si adatta ad ogni situazione evolutiva, di cambiare il proprio pensiero. Dopo 365 giorni non siamo ancora fuori dalla pandemia mentre i piani europei e governativi ancora nascondono al popolo, bue, che ciò durerà ancora almeno un anno e che per almeno un altro biennio dovremo vivere tenendo ben presente che vaccinarsi è un obbligo, non per star bene noi stessi, ma perchè dobbiamo concorrere a far star bene tutti quanti. È cambiato il mondo e noi saremo diversi, forse migliori, ma sicuramente diversi. Lo hanno ben capito i nostri governanti? Forse sì, forse no, ma i giovani lo hanno perfettamente capito. Noi pensiamo che loro siano deboli, invece no, sono forti dentro e trasmettono la loro debolezza guardandoci in faccia e dicendoci: “ma sarebbe così semplice, ma perchè non fate ciò che dovete voi grandi?”. E cosa dovremmo fare…. noi grandi? Semplicemente ragionare con vera serenità, fare ammenda degli errori commessi e non farne più, come applicare i protocolli di salute e sicurezza pubblica per evitare che ad ogni partita di calcio seguano dei disastri di contaminazione, che le scuole per l’anno accademico 20/21 rimangano in DAD obbligatoria, che i vaccini vengano reperiti sul mercato, tutti i tipi di vaccini senza ideologia politica e che il Ministero della Salute la smetta di giocare a rimpiantino con AIFA che a poussè autorizza o ritira vaccini… Insomma, che finalmente si ragioni con la testa e non con la pancia.

La stampa la smetta di scrivere tutto ed il contrario di tutto, alla gente serve informazione e non disinformazione. Forse vi è anche troppa informazione, cosicchè tutti risultano essere disinformati, sino al midollo. E poi tutti hanno paura di morire, ma perchè? Se siamo credenti andremo in un posto migliore, se agnosti finiremo le nostre pene terrene, se atei sino in fondo… avremo vissuto come desideravamo e ora via per un nuovo destino. Sembra una fesseria? No cari miei è solo prendere coscienza che siamo uomini vulnerabili, che non impariamo mai dalla storia e dalle lezioni che la natura ci dà. Siamo bianchi, siamo gialli, siamo arancioni, arancioni scuro, rossi... Siamo dei fessi che rincorrono una chimera e che non vogliono capire di essere in guerra, siamo i soliti incapaci di prendere vere decisioni. Infetta sì, infetta no, sembra una canzone, ma purtroppo non è così. I governi si arrabattano e non danno soluzioni se non intermedie, mai definitive, la televisione bombarda e tutti ci guadagnano. Draghi? Spero agisca bene, per ora galleggia e ha solo normalizzato la politica delle urla, speriamo solo che non demorda, però sono un democratico che ama andare a votare per scegliere e delegare le decisioni e il comando a chi, secondo me, ne abbia le capacità. Non ho potuto votare, a differenza dei popoli europei come quello tedesco e altri, ma spero che lo Spirito Santo che aleggia su Roma Caput Mundi, abbia influito sulle scelte del Presidente della Repubblica, insieme con le preghiere del Papa che, bisogna dirlo, ha avuto grande coraggio a volare in Iraq devastato dalle stupide scelte politiche di due decenni fa. Credo che le nuove generazioni siano ormai pronte al cambiamento, sperando che non rimangano narcotizzate ancor per molto. Dobbiamo credere veramente nel cambiamento, di noi stessi per primi e poi di tutto il resto, dall’amministrazione pubblica, alle banche... Ce la faremo? Non lo so però combatto perché questo avvenga. Non dobbiamo aver paura di cambiare, certo non seguendo quelle sirene mistificatrici che, nuotando nello stretto di Messina, volevano dimostrare che tutto era possibile? Sì, caro e mendace Grillo, tutto è possibile, anche peggiorare le cose. Il popolo bue speranzoso del cambiamento, ti ha seguito, ma tu lo hai tradito perchè non hai preparato la classe dirigente che doveva migliorare la politica, non distruggerla. Ora abbiamo Letta, nipote di Gianni, che guiderà il grande partito riformista. Auguri di vero cuore, ha avuto coraggio e ardimento, senza ciò non si può andare avanti. Buona Pasqua.

TIME FOR CHANGE

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MARIONETTE E BURATTINI DELLA TRADIZIONE CINESE

NELLA COLLEZIONE MARIO E GIORGIO PASOTTI

IL MUSEO DEL BURATTINO RIAPRIRÀ AL PUBBLICO CON IL RITORNO ALLA ZONA GIALLA

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Il viaggio è un topos classico: metafora della vita, incontro tra il reale e

l’immaginifico, il fisico e il mentale. Nel caso di questa mostra, il viaggio è l’elemento ricorrente e caratterizzante che somma più viaggi: quelli compiuti con spirito avventuroso da Mario Pasotti, negli anni ’80, per trasportare questo prezioso patrimonio dall’Oriente all’Occidente; sono i viaggi fantastici che marionette e burattini raccontano; è il viaggio di Fondazione Ravasio e di Museo del Burattino che, dopo l’incontro inaspettato e stupefacente con la collezione Pasotti, prosegue alla scoperta dei patrimoni artistici e immateriali delle figure animate, compresi nella vastissima e antica cultura cinese. Mario Pasotti

CALENDARIO INCONTRI DI APPROFONDIMENTO

VIAGGIO IN OCCIDENTE Venerdì 2.04.21 – ore 17 Kiki Fumagalli, Una storia di famiglia tra Occidente e Oriente. La storia di tre generazioni di uomini e di donne, la cui vita, come in un grande romanzo tardo-romantico, oscilla tra viaggi, feste, ricordi, passioni, dolori e gioie. Venerdì 16.04.21 – ore 17 Nicola Savarese, Introduzione al Teatro Cinese. Una lezione che vuole accompagnare il pubblico sulla soglia della curiosità e dello stupore del Teatro Cinese. Venerdì 7.05.21 – ore 17 Monica Demattè, Cineserie. Storie vere di maestri del tè, monaci guerrieri, calligrafi, giramondo e altri ancora. Ed. Enciclopedia delle donne. L’autrice dialogherà con Rosanna Di Fazio, cofondatrice dell’Enciclopedia delle donne. Incontri, esperienze, riti e aneddoti raccontati con la modalità degli antichi viaggiatori che nei secoli hanno parlato di cineserie, ma mirati alla liberazione dei preconcetti diffusi sulla Cina. Venerdì 25.06.21 – ore 17 Compagnia Carlo Colla & Figli , Turandot Dimostrazione-spettacolo. La Cina, come tutto l’Oriente, nel XX secolo diventa soggetto di nuove narrazioni, oggetto di curiosità e di moda, fonte di ispirazione per nuovi gusti e di successiva rielaborazione creativa. L’immaginifico dei mondi lontani si incontra, così, con il Teatro di Puccini. Incontri fruibili gratuitamente in STREAMING sulla pagina FB di Museo del Burattino. IL MUSEO DEL BURATTINO riaprirà al pubblico in concomitanza con il ritorno alla Zona Gialla

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VIAGGIO IN OCCIDENTE

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Ecco perché “Viaggio in Occidente”, uno dei quattro grandi romanzi della letteratura classica cinese, scritto nel 1590 circa da Wù Chéng’en, non può che esserne il titolo. Una mostra – e un museo – cosa non sono, se non un viaggio da intraprendere per trovarsi, alla fine, diversi da prima? Buon viaggio!


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VIAGGIO IN OCCIDENTE

VIAGGIO IN OCCIDENTE

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L’ALLESTIMENTO DELLA MOSTRA NEL SOTTOTETTO DEL PALAZZO DELLA PROVINCIA IN VIA TASSO A BERGAMO DOVE HA SEDE IL MUSEO DEL BURATTINO

La collezione, nata a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta del Novecento per la curiosità e l’amore di Mario Pasotti nei confronti della cultura cinese, si compone di due fondi: sessantuno marionette a filo e sedici burattini a bastone. Pasotti, giunto a Pechino nel 1986 per perfezionarsi nelle Arti Marziali, entra in contatto con una società desiderosa di modernizzarsi e disposta a disfarsi di tutto ciò che, come gli oggetti del teatro delle figure animate, rappresentava un periodo culturale e sociale di povertà e arretratezza. Mario Pasotti in pochi anni, con la collaborazione di un intermediario, costituisce una collezione davvero unica per bellezza e completezza che, con passione e cura, conserva senza, però, renderla né oggetto di ricerca né di esposizione. Nel settembre 2019 la volontà e il desiderio di Pasotti di avviare un percorso di studio e di valorizzazione del suo patrimonio teatrale di tradizione cinese, lo hanno convinto ad affidare l’intera collezione al Museo del Burattino di Bergamo. Il confronto con questo patrimonio, così complesso e di difficile analisi, ha indotto i curatori ed il Museo ad avviare un percorso di conoscenza dei fondi di tipo graduale e di ampio respiro. Questo approccio di indagine ha prodotto un utile primo livello di conoscenza della collezione che, con maggiore consapevolezza, ci permette di consegnarla, seppur ricco di stimolanti problematicità, alla collettività. Nel caso delle marionette questo procedimento, grazie ad un primo confronto con alcuni dei più tipicizzati canoni estetico-formali della ricca e complessa tradizione teatrale cinese, ci ha permesso di compiere delle prime ipotesi nel campo dell’identificazione dei ruoli-tipo. Gli abiti e le loro simbologie, i copricapi e il trucco dei volti hanno reso evidenti i personaggi presenti nella muta: tra questi, in termini di rappresentanza, si impongono i cosiddetti comprimari — funzionari di palazzo, dignitari, militari, letterati e servi. Una differenza in parte giustificata, almeno a livello drammaturgico, dalla necessaria e massiccia presenza di questi personaggi all’interno di quelli che Nicola Savarese chiama presepi, ovvero dei micro-nuclei composti dai personaggi necessari per lo sviluppo di ogni racconto; mentre i veri deus ex machina delle storie, come l’Imperatore, godono di una minore presenza. Di tutt’altra natura, invece, sono i soggetti rappresentati all’interno della muta dei burattini a bastone. Qui, infatti, la rappresentanza appare più di natura urbana e popolare. È facile, quindi, immaginarli mentre vengono animati per raccontare storie comuni e di strada all’interno di un piccolo teatrino. Tratti ricorrenti di questo secondo fondo sono sia i volti semplici di giovani popolane che le facce di uomini dalla barba incolta e dallo sguardo furbo. Altre questioni, non secondarie per importanza, sono quelle relative all’attribuzione, alla periodizzazione e alla provenienza geografica dei singoli fondi. Stando alle prime fonti di informazione, come quelle fornite dal collezionista, il fondo potrebbe trovare collocazione all’interno del primo quarto del Novecento; mentre l’anonimato, tipico del teatro delle figure animate, rende arduo il compito finalizzato a dare un’identità alle mani che hanno scolpito e decorato questi meravigliosi pezzi. I processi che ci hanno guidato fino ad ora, permettendoci di tracciare le prime coordinate iconografiche, storico e artistiche, non trovano dunque nella mostra una conclusione, bensì un inizio. Come se l’atto di mostrare, nella sua evidenza, contribuisse a trovare una possibile risoluzione alle aporeticità, di matrice attribuzionistica, fin qui riscontate. La mostra Viaggio in Occidente vuole essere, per motivazioni e per prospettive strutturali, un prezioso viatico per incentivare e favorire percorsi di ricerca, di valorizzazione e di conoscenza del teatro e della cultura cinese, di cui il Museo del Burattino intende rendersi partecipe e promotore. (Luca Loglio Curatore Museo del Burattino)


MARIALBA RUSSO CULT FICTION

LA MOSTRA RIAPRIRÀ AL PUBBLICO CON IL RITORNO ALLA ZONA GIALLA Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. A cura di Cristiana Perrella

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Marialba Russo torna al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato con Cult Fiction, mostra personale che fino al 15 aprile 2021 espone per la prima volta la celebre serie fotografica dedicata ai manifesti dei film a luci rosse apparsi nelle strade di Napoli e Aversa tra il marzo 1978 e il dicembre 1980, gli anni dell’apertura nel nostro paese delle prime sale cinematografiche specializzate e del conseguente boom del genere. Un fenomeno nuovo per l’Italia di quegli anni, soprattutto nel suo carattere manifestamente pubblico, non più nascosto, di cui Cult Fiction rappresenta la testimonianza. Con ostinata curiosità e spirito collezionistico, perfezionando quasi un nuovo genere nella storia della fotografia, Marialba Russo documenta quella che Goffredo Fofi definisce “l’esplosione di una vitalità ormai

perversa, ma pur sempre tale, nella storia della cultura popolare […] che ha avuto nel cinema la sua espressione più varia e scatenata”. La serie descrive un cinema tutto al maschile – se si eccettuano poche eccezioni come quella della regista Giuliana Gamba – che rappresenta nello spazio pubblico il corpo della donna attraverso manifesti spesso grotteschi, dai titoli quasi comici. Presentando oltre 60 scatti tra i più significativi della serie, la mostra a cura di Cristiana Perrella riproduce nella sua installazione la materia effimera e il forte impatto della pubblicità stradale, con le immagini incollate direttamente al muro, restituendo in pieno la forza di un lavoro che ci parla, da una parte, della spinta alla liberazione sessuale di quegli anni, ma dall’altra anche di una raffigurazione del corpo della donna fortemente mercificato.


La rivoluzione culturale, politica, sociale degli anni Settanta, che Marialba Russo (Napoli, 1947) ha documentato con sguardo an tropologico in molte sue manifestazioni, finisce infatti con il mettere la rappresentazione esplicita dei corpi e della sessualità al centro di un nuovo mercato, favorendo lo sviluppo di un “cinema di genere” che se svela ipocrisie e arcaismi della società italiana non scardina però i consueti rapporti di potere. La mostra è accompagnata dalla pubblicazione da parte di Nero Editions del volume che raccoglie il progetto Cult Fiction, con tutti gli scatti e due testi introduttivi, quello dello scrittore e critico cinematografico Goffredo Fofi e quello di Elisa Cuter, autrice di Ripartire dal desiderio (Minimum Fax, 2020).

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Marialba Russo, napoletana, vive a Roma dal 1987. Studia pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, si avvicina alla fotografia alla fine degli anni Sessanta e la sua attenzione è rivolta alle rappresentazioni religiose e alle feste popolari dell’Italia centromeridionale. Negli anni 1976 e 1977 pubblica Al ristorante il 29 settembre 1974 e Giornale Spray nella collana “i Quaderni dello sguardo” da lei ideata. Accanto alla ricerca personale e all’attività espositiva collabora con Vogue Italia e altre testate italiane e straniere. Nel 1979 con la sequenza fotografica Il parto, Marialba Russo rappresenta l’Italia in “Venezia 79 la fotografia” nella sezione “Fotografia Europea Contemporanea”. Nel decennio successivo è presente in diverse manifestazioni e iniziative dedicate alla fotografia in Europa e negli Stati Uniti, mentre continua a collaborare con alcune Università Italiane dove tiene corsi di fotografia. Prosegue le sue sperimentazioni sul linguaggio fotografico con i lavori Della serie delle centotrenta figure di spalle del 1981 e 1929 Ritratto di mio padre e mia madre del 1982.


Nel 1989 la Galleria d’Arte Moderna Giorgio Morandi di Bologna propone una sua retrospettiva e la monografia Marialba Russo - Fotografie 1980-1987 accompagnata da una lettera di Alberto Moravia. Negli anni Novanta l’autrice muove la sua ricerca in una riflessione più intima e analitica, dove il paesaggio è metafora di un tempo interiore. E’ del 1993, edito da Mudima Milano, Roma, Fasti Moderni - il disordine del tempo, un racconto fotografico sulla Roma archeologica. Epifanie del 1997 è una raccolta di fotografie di viaggio, a cui faranno seguito gli intimi racconti per immagini di Famosa del 1998 e del Il ritratto di me del 1999. Nell’ultimo decennio il Museo della Fotografia di Salonicco e il Jin Tai Art Museum di Pechino propongono in anteprima un’esposizione de l’Incanto il volume è edito da Skirà Milano nel 2004. Espone con i lavori come una pietra su un ramo alla Certosa di Padula nella mostra Vanitas le opere e i giorni ideata da Achille Bonito Oliva, e con il Cantico della farfalla al Maxxi Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo per “Fotografia le Collezioni” a cura di Francesca Fabiani. Nel 2010 Camera Obscura di Salonicco edita la plaquette Worlds of Glamour and Banality a cura di Aris Georgiou. Collabora alla mostra Alterazioni la materia della fotografia tra analogico e digitale a cura di Roberta Valtorta e Storie dal Sud dell’Italia dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo Milano. Confine è il secondo volume di una trilogia iniziata con l’Incanto e dedicata al tema della ricerca che il soggetto - umano, animale, reale, simbolico - compie dentro e oltre sé stesso; il terzo volume è di prossima pubblicazione. Con Travestimento edito da Postcart, nel 2016 riprende la pubblicazione dei “i Quaderni dello sguardo”.


Gli italiani si voltano, Milano, 1954 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano”

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“MARIO DE BIASI. FOTOGRAFIE 1947-2003” CASA DEI TRE OCI DI VENEZIA DAL 12 MARZO AL 31 LUGLIO 2021 “Perché dovunque s’incontra la vita s’incontra la bellezza. Basta guardarsi attorno per vederla: anche in una foglia, in un sasso, in un balcone fiorito. Anche nei riflessi in una pozzanghera”. (Mario De Biasi)

LA MOSTRA RIAPRIRÀ AL PUBBLICO CON IL RITORNO ALLA ZONA GIALLA

La Casa dei Tre Oci di Venezia presenta l’ampia retrospettiva “Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003”, dedicata a uno dei più grandi fotografi italiani, instancabile narratore del mondo. La rassegna, che ripercorre l’intera produzione del fotoreporter, dagli esordi della sua collaborazione con la rivista Epoca fino agli ultimi lavori, aprirà al pubblico fino al 31 luglio 2021. È curata da Enrica Viganò in collaborazione con l’Archivio Mario De Biasi, organizzata da Civita Tre Venezie con Admira e promossa dalla Fondazione di Venezia. Frutto di un’immensa ricerca nell’archivio De Biasi, l’esposizione raccoglie 216 fotografie, metà delle quali inedite, e procede diacronicamente per nuclei tematici attraverso dieci sezioni, passando per il racconto dei grandi eventi storici, i viaggi esotici, i ritratti di personaggi potenti e famosi, le scene di vita quotidiana, i volti anonimi, sfociando poi nel concettuale e nell’astratto. “Era il momento! – osserva la curatrice Enrica Viganò. Si sentiva la necessità di una mostra antologica che celebrasse il talento di Mario De Biasi in tutte le sue sfaccettature.


Siberia, 1964 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano”

Il fotoamatore neorealista, il fotoreporter di Epoca, il testimone della storia, il ritrattista di celebrità, l’esploratore di mondi vicini e lontani, l’artista visuale, l’interprete di madre natura, il disegnatore compulsivo e creativo. Tutto il suo lavoro è un inno alla vita”. Tra i tantissimi inediti, la Casa dei Tre Oci espone, per la prima volta, l’intera sequenza della fotografia più celebre e probabilmente più amata di De Biasi: Gli Italiani si voltano, realizzata nel 1954 per il settimanale di fotoromanzi Bolero Film e scelta da Germano Celant come immagine guida della sua mostra al Guggenheim Museum di New York, “The Italian Metamorphosis 19431968”. Una splendida Moira Orfei vestita di bianco passeggia per il centro di Milano, attirando lo sguardo di un gruppo di uomini. Maria Callas,Venezia, 1957 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano”

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“MARIO DE BIASI. FOTOGRAFIE 1947-2003”

Gli anni ’50 del Novecento costituiscono uno dei fulcri del percorso espositivo con le immagini di un’Italia devastata dalla guerra, dove si coglie, tuttavia, la voglia di rinascita e di ricostruzione; gli scorci memorabili di New York; o ancora la prospettiva ravvicinata dell’insurrezione ungherese del 1956, sotto il tiro delle pallottole, che feriscono De Biasi e gli fanno guadagnare il titolo di Italiano Pazzo. Sono brani visivi “di un ‘900 che oggi appare lontano – precisa Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci – ma che non smette di muovere curiosità”. Al 1964 risalgono due incredibili servizi, che testimoniano l’ostinazione di De Biasi: quello in Siberia, con temperature sotto i 65 gradi, e quello tra le lingue di lava dell’Etna in eruzione. Non mancano momenti di leggerezza e quotidiana intimità, che De Biasi ha indagato in tutti e cinque i continenti con le foto dei baci, dei barbieri di strada e delle pause pranzo realizzate da Londra a Parigi, da Roma a Vienna, dal Cairo a Teheran, dalla Tailandia al Brasile, da Israele al Nepal.

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Domenica d’agosto, Milano, 1949 ©

Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano”

Brigitte Bardot,Venezia, 1957 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano”

In mostra anche le immagini dello sbarco sulla luna, i suoi più famosi ritratti, tra i quali quelli di Sofia Loren, Brigitte Bardot, Fellini, Maria Callas; alcuni degli innumerevoli viaggi, in particolare a Hong Kong, in Sud America e in India. L’ultima sezione si concentra sull’amore per la natura, di cui sono rivisitati forme e segni, resi in foto come una sorta di “poesia visiva”. Accanto alle fotografie verranno esposti molti materiali, volumi, i numeri originali della rivista Epoca, alcuni telegrammi, tra i quali quelli di Enzo Biagi e Arnoldo Mondadori, quaderni e due approfondimenti audiovisivi. L’intervista di Laura Leonelli in cui Mario De Biasi racconta la sua esperienza di fotografo e una proiezione di immagini, selezionata dalla figlia e responsabile dell’Archivio, Silvia De Biasi, con i servizi per la collana di Epoca intitolata Le meraviglie del mondo. La cieca di Trastevere, Roma, 1947 ©

Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano”

New York, 1956 ©

Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano”


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Fellini e Masina,Venezia, 1955 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano”

Oltre a essere un grande fotografo, Mario De Biasi, appassionato di arte e di pittura, era anche un originale disegnatore. Un universo di tinte forti e infinita fantasia “rivestirà” la Casa dei Tre Oci, restituendo continuità stilistica all’allestimento lungo i tre piani del palazzo neogotico con la raffigurazione di soli, occhi, teste e cuori.“La Casa dei Tre Oci è una meraviglia per gli occhi, già di per sé – dichiara Enrica Viganò. E la sua struttura complessa e versatile stimola noi curatori a inventare nuove soluzioni per il percorso espositivo. La mostra su De Biasi è spettacolare in tutta la sua originalità e ricchezza di contenuti.” Mario De Biasi (Sois, Belluno, 1923 - Milano, 2013) inizia a fotografare nel 1945 grazie a un manuale di tecnica fotografica rinvenuto tra le macerie di Norimberga, dove era stato deportato al lavoro coatto come radiotecnico. Rientrato in Italia, presenta la sua prima mostra personale nel 1948 e nel 1953 diventa professionista entrando nella redazione di “Epoca”. Per lo storico settimanale della Mondadori, considerato il Life italiano, lavora per più di

trent’anni, realizzando centinaia di copertine e innumerevoli reportages in tutto il mondo per documentare non solo vari eventi di cronaca o le bellezze di luoghi e paesaggi, ma anche calamità naturali e guerre. Le sue foto sulla rivolta d’Ungheria del 1956 gli fanno guadagnare l’appellativo di “italiano pazzo”. Dopo il pensionamento continua a fotografare per passione tutto quello che attira la sua insaziabile curiosità. Con le sue immagini sono stati illustrati articoli, numeri speciali di riviste e oltre cento libri che si aggiungono alle numerose mostre fotografiche in Italia e all’estero. Nel 1994 la sua celebre foto “Gli italiani si voltano” è stata utilizzata come poster della mostra “The Italian Metamorphosis, 1943-1968” al Guggenheim Museum di New York. Nel 1982 ha ricevuto il premio Saint Vincent di giornalismo e nel 2003 è stato insignito dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) del titolo di “Maestro della fotografia italiana”. Le sue foto sono esposte in numerosi musei. Il suo nome è iscritto nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano.


ODISSEA

UN VIAGGIO SENZA META DOPO IL SUCCESSO DI “DANTE 700”, LA GRANDE OPERA DI OMERO NELLA NUOVA MOSTRA VIRTUALE DI FONDAZIONE CREBERG

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Nell’ambito dell’articolato programma culturale pianificato per il 2021 - dopo il grande apprezzamento ricevuto per il film dedicato a “Dante 700” e a significativi personaggi della Divina Commedia - Fondazione Creberg omaggia la grande opera di Omero con una mostra virtuale presentando al pubblico, in un video della durata di circa trentacinque minuti, vicende e personaggi dell’Odissea, dai più importanti ai meno noti, tutti molto attraenti per la peculiarità e l’originalità delle loro vicende. Un percorso virtuale che alterna i versi - selezionati da alcuni Canti del poema - con suggestive illustrazioni tratte da opere di Giuseppe Albergoni, artista informale caratterizzato da un ermetismo virtuoso e ricercato. Nel docufilm vengono “narrati e raccontati” personaggi e vicende appartenenti al poema omerico quali Calipso, Nausicaa, Polifemo, le Sirene, Euriclea, il viaggio di Telemaco, la reggia di Alcinoo, il viaggio di Ulisse nell’Ade, l’anima del Tebano Tiresia, la Strage dei Pretendenti, il sonno soave di Penelope e Odisseo, Atena (“Dea dagli occhi lucenti”). Il docufilm nasce da un progetto di Angelo Piazzoli e di Enzo Noris – in collaborazione con la Società Dante Alighieri di Bergamo - con l’organizzazione di Manuela Belotti e Sara Carboni di Fondazione Creberg. I testi tratti dal poema omerico sono recitati dall’attrice Giulia Manzini; le musiche sono state composte ed eseguite da Alessandro Fabiani, musicista bergamasco di rilevo internazionale. L’elaborazione grafica è di Eleonora Valtolina. Dal 12 marzo 2021, il video è disponibile al pubblico attraverso la newsletter di Fondazione Creberg e i suoi canali social (Facebook, Instagram,YouTube) e in ogni momento accessibile dal sito www.fondazionecreberg.it cliccando sull’apposito banner o visitando la sezione “Eventi virtuali – Mostre virtuali”. Il link per il collegamento a YouTube è il seguente: https://youtu.be/adA5B1-46v0 “Siamo davvero felici - evidenzia Angelo Piazzoli, Presidente di Fondazione Creberg e ideatore del progetto - di presentare questo film che rientra nella nostra programmazione di eventi virtuali. Le illustrazioni del Maestro Albergoni, la recitazione della talentuosa Giulia Manzini, insieme alle musiche di Alex Fabiani, accompagnano i nostri “visitatori a distanza” alla scoperta di un’opera di elevato livello culturale, in un contesto di soavità e di rigore grazie alla collaborazione con la Società Dante Alighieri”. “Perché vale la pena tornare a leggere e a rivisitare l’Odissea? Perché ogni viaggio è sempre un ritorno. - evidenzia il prof. Enzo Noris, Presidente del Comitato di Bergamo della Società Dante Alighieri -.

Giuseppe Albergoni, Itaca nel pensiero, 2020, tempera, smalto su mdf, 30 × 48,5 cm

Giuseppe Albergoni, Mostri immortali, 2020, tempera su mdf, 30 × 48,5 cm

Giuseppe Albergoni, Cantare la conoscenza, 2020, tempera, smalto, oro in foglia, carte colorate

È questa, tra le altre, la ragione che collega Dante all’Odissea: anche il viaggio di Dante infatti è un nòstos, come quello di Odisseo. È lo stesso Dante a raccontarlo quando, all’inizio del Purgatorio, all’amico musico Casella (una sorta di “aedo” medievale?) dice: “Casella mio, per tornar altra volta / là dov’io son, fo io questo viaggio”. Ma come? Per tornare dove io sono, cioè nel luogo che rappresenta l’approdo alla salvezza, faccio questo viaggio. Dove io sono: espressione da interpretare non solo in senso spaziale-locale ma esistenziale; vale a dire: mi sono messo in viaggio per compiere un faticoso itinerario di purificazione e di espiazione che mi condurrà a realizzare in pienezza il mio destino. Ulisse-Odisseo come Dante? Certo, ma insieme alle molte analogie ci sono anche molte differenze. Quello di Dante più che un viaggio è un pellegrinaggio e non ai “luoghi santi” cari alla cristianità medievale ma a quelli che appartengono ad una dimensione altra, trascendente, ultramondana e che rappresentano il destino di ciascun uomo, un punto di ritorno universale”.


Giuseppe Albergoni, Il dolore del re, 2020, tempera, pastello, acquerello su mdf, 30 × 48,5 cm

Giuseppe Albergoni, Uomini accusano gli dei, 2020, tempera, olio, inchiostro, carta su masonite

Giuseppe Albergoni, Euriclea:“Figlio mio…”, 2020, tempera, inchiostro, gesso, oro in foglia su mdf

Giuseppe Albergoni, Nascita di Apollo, 2020, tempera, inchiostro oro, pastello su mdf, 30 × 48,5

“Le suggestive immagini - prosegue Piazzoli - sono tratte dalle opere di una nostra esposizione dedicata all’Odissea che ci ripromettiamo di presentare “in presenza”, in veste itinerante, quando la situazione sanitaria lo consentirà. L’intonazione di fondo dell’opera di Albergoni e un sostanziale ermetismo che richiede, a chi guarda i dipinti, una attività di ricerca e di introspezione che, andando al di là della prima impressione, consente di cogliere i piani e i soggetti - di primo acchito invisibili - apprezzando la sottostante rarefatta profondità intellettuale. Lo abbiamo percepito nella mostra “Memorie emotive” che proponemmo a Bergamo, al Centro San Bartolomeo, nell’ottobre 2016, lo constatiamo ora con le intense opere dedicate a “Odissea”. L’artista ci impone un itinerario mentale di approfondimento che ci invita ad andare oltre l’apparenza, a ricercare un messaggio, un’essenza, un approdo di forte valenza etica o estetica - che egli pone nel recondito del dipinto, quasi criptandolo, per metterlo a disposizione solo di chi voglia mettersi in gioco”. “Le ortogonalità su cui si fonda da sempre il lavoro di Albergoni - spiega Selene Carboni, Curatrice della mostra con Angelo Piazzoli - lasciano spazio alla sperimentazione: il sapiente uso dei materiali, dal legno al gesso, dal tessuto al pastello, dalla tempera all’inchiostro, trovano spazio in un piccolo formato rettangolare che richiama alla mente la sezione aurea, la proporzione divina. Superfici sovrapposte, collage, texture inusuali, macchie di colore evocano, in modo semplice ma cristallino, un avvenimento o un luogo scelto intenzionalmente dall’artista. La semplificazione nella resa della complessità  dell’opera originale e volta ad aiutare il fruitore nella metabolizzazione delle sue diverse sfaccettature. Semplificare significa scomporre ciò che è difficile e le opere di Albergoni comunicano molto di più di quello che l’immagine descrive a livello cognitivo. La lettura si fa simbolica e si compie il trasporto di significato necessario a passare da una forma d’arte ad un’altra, dalla pittura alla poesia”. “In Odissea - conclude Angelo Piazzoli - proponiamo un percorso intenso, dal contenuto stimolante e dall’esito appagante per chi voglia accettare una sfida intellettuale. Il carattere informale delle opere ci mette a disposizione spazi sconfinati di evocazione, lasciando piena libertà al nostro pensiero che - nell’ascoltare i versi omerici - può librarsi nell’immaginare, senza vincoli precostituiti, ciò che ci viene poeticamente narrato, tornando a noi stessi e alle nostre origini. L’intrigante chiave esistenziale del ritorno e  il vero approdo, quale riluce nel Quinto canto di Odissea: “Così desidero e voglio ogni giorno / giungere a casa e vedere il dì del ritorno”, facendoci sperimentare, secondo le parole di Proust, che “il vero viaggio di scoperta non consiste nello scoprire nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.

Fondazione CreBerg Largo Porta Nuova, 2 – 24122 Bergamo www.fondazionecreberg.it https://youtu.be/adA5B1-46v0

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AURELIO AMENDOLA

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UN’ANTOLOGIA. MICHELANGELO, BURRI, WARHOL E GLI ALTRI. UN OMAGGIO AI SESSANTA ANNI DI CARRIERA DEL FOTOGRAFO DI MICHELANGELO. UNA MOSTRA ANTOLOGICA CON OLTRE DUECENTO OPERE DAL 1960 A OGGI A CURA DI PAOLA GORETTI E MARCO MENEGUZZO


Fondazione Pistoia Musei Palazzo Buontalenti e Antico Palazzo dei Vescovi

LA MOSTRA RIAPRIRÀ AL PUBBLICO CON IL RITORNO ALLA ZONA GIALLA

L’Antico, l’Antichissimo, l’Avanguardia e il Contemporaneo, gli happening degli anni Settanta, gli atelier, il dedalo delle amicizie e delle collaborazioni, le grandi mostre, i piccoli musei: con AURELIO AMENDOLA | Un’antologia. Michelangelo, Burri, Warhol e gli altri, mostra antologica dedicata a un maestro della fotografia italiana, dall’8 febbraio al 25 luglio 2021 la Fondazione Pistoia Musei porta in scena nelle sue due sedi di Palazzo Buontalenti e dell’Antico Palazzo dei Vescovi la bellezza raccontata in quasi trecento immagini. Aurelio Amendola, abile sperimentatore di accostamenti inediti tra Antico e Contemporaneo, è tra i fotografi più eleganti e prolifici del nostro tempo: le sue immagini hanno una forza antica di milioni di anni e, allo stesso tempo, trasmettono pura grazia emelodia. La mostra della Fondazione Pistoia Musei vuole essere un omaggio alla carriera di un autore di grande intensità, capace di trasformare elementi naturali in metafore di sensualità e carnalità, saldamente ancorato al contesto culturale toscano e alla sua Pistoia in particolare, non soltanto artista del genius loci ma interprete del genio universale. La mostra si articola in due grandi parti – Antico e Contemporaneo – legate da continui rimandi figurativi, che ripercorrono oltre 60 anni di attività e tutti i generi nei quali l’autore si è sperimentato, approfonditi da specifiche sezioni della mostra. Si tratta della prima esposizione che raccoglie la quasi totalità della produzione di Amendola, offrendo al pubblico l’opportunità di ammirarne la coerenza figurativa, il legame con la tradizione classica, con la storia dell’Arte e della Fotografia, con i grandi maestri contemporanei. Fotografo dell’Ermitage di San Pietroburgo, degli Uffizi, dei Musei Vaticani, della rivista FMR, del Vittoriale degli Italiani, e di numerose altre istituzioni museali nazionali e internazionali, legato a molti artisti del Novecento, Aurelio Amendola è un autore di fama mondiale, la cui fotografia non si riduce a semplice riproduzione, ma è simile alla pratica scultorea, alla sua armonia plastica, volume e sensualità. Interprete per eccellenza dell’opera di Michelangelo, sublime testimone dell’antico nei suoi scatti dedicati a Canova, Bernini, Jacopo della Quercia, Donatello e Giovanni Pisano, e del contemporaneo con i suoi ritratti di Burri, de Chirico, Warhol, Manzù, Vedova, Fontana, Ceroli, Lichtenstein, Kounellis e molti altri, Amendola è stato capace di dialogare con lo spirito degli artisti, assorbendone stile e intensità. Lontano dal modello documentaristico, con la grazia speciale della qualità atmosferica e sensoriale dei suoi scatti, la fotografia di Aurelio Amendola non è mai oggetto estetico ma un atto poetico e delicato, nello stesso tempo carnale e spirituale, meditativo e seduttivo.

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NASCE BOTTEGA DONIZETTI

LABORATORIO DI PERFEZIONAMENTO PER CANTANTI LIRICI AFFIDATO AL BASSO BERGAMASCO ALEX ESPOSITO

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FRA I DOCENTI DAMIANO MICHIELETTO E FORTUNATO ORTOMBINA CON FRANCESCO MICHELI E RICCARDO FRIZZA. BORSE DI STUDIO DEL ROTARY CLUB TERRA DI SAN MARCO. DOMANDE DI PARTECIPAZIONE ENTRO IL 20 APRILE 2021 SELEZIONE IL 31 MAGGIO 2021

ALEX ESPOSITO Basso-baritono. Nato a Bergamo nel 1975, si afferma presto come uno degli artisti più interessanti della sua generazione, collaborando con direttori quali Abbado, Pappano, Chung, Nagano, Gatti, Biondi, Chailly, Mariotti e registi come Mussbach, Guth,Vick, Michieletto, Alden, Pelly e Pizzi. Si esibisce regolarmente nelle più prestigiose istituzioni musicali, tra cui Scala, Fenice,Wiener Staatsoper, Bayerische Staatsoper di Monaco, Deutsche Oper di Berlino, Royal Opera House di Londra,Teatro Real di Madrid, Opéra National di Parigi. Tra gli impegni più recenti “L’elisir d’amore”, “Don Giovanni”, “Le nozze di Figaro”, “Les contes d’Hoffmann” e “Macbeth” alla Bayerische Staatsoper, “La damnation de Faust” e “Anna Bolena” all’Opera di Roma, ancora “Les contes d’Hoffmann” e “Mosè in Egitto” al San Carlo di Napoli, “Faust” e “Don Quichotte” (debutto nel ruolo) alla Deutsche Oper di Berlino, “Macbeth” a Macerata (altro debutto nel ruolo), “Semiramide” alla Bayerische Staatsoper ed a La Fenice, “Il turco in Italia” alla Scala, il debutto come Filippo II nel “Don Carlo” a La Fenice e “Die Zauberflöte” all’Opéra de Paris. Alex Esposito è stato insignito, quale Miglior cantante del 2006, del Premio “Franco Abbiati” 2007 della critica musicale italiana e nel Settembre 2020 del titolo di Kammersänger della Bayerische Staatsoper.

Sarà affidata al basso bergamasco Alex Esposito la nuova “Bottega Donizetti”, laboratorio di perfezionamento per cantanti lirici che si terrà a Bergamo dal 27 agosto al 9 settembre e poi dal 13 al 18 novembre 2021. Si tratta dell’ulteriore sviluppo di uno degli obiettivi della Donizetti Revolution - messa in atto da Francesco Micheli (direttore artistico del festival Donizetti Opera dal 2015) - ovvero la formazione di nuove promesse del canto nel repertorio donizettiano. Alex Esposito, interprete oggi fra i più apprezzati al mondo, torna nella sua città natale – alla quale è molto legato - ricalcando le orme di Giovanni Simone Mayr, celebre compositore tedesco che istituì a Bergamo le “Lezioni caritatevoli” con le quali avviò alla musica decine di giovani musica fra i quali Gaetano Donizetti. Frequentando la “Bottega Donizetti”, gli allievi selezionati potranno approfondire le tematiche vocali e drammaturgiche connesse alla produzione operistica donizettiana. Ai giovani cantanti selezionati sarà offerta l’opportunità di consolidare e perfezionare, sotto la guida di Esposito e di altri artisti di livello internazionale, i diversi aspetti legati al repertorio belcantistico, con particolare riferimento alla lezione di Donizetti che esigeva dai suoi interpreti elevate capacità tanto vocali quanto teatrali. La partecipazione è gratuita, a numero chiuso ed è riservata ai nati a partire dal 1° gennaio 1989. La domanda va presentata entro le ore 12 del 20 aprile 2021; dopo una selezione dei materiali inviati con la domanda di ammissione, le audizioni avranno luogo a Bergamo il 31 maggio. Gli allievi selezionati riceveranno una borsa di studio di duemila euro ciascuno per sostenere le spese di viaggio, vitto e alloggio grazie anche al sostegno di Rotary Club Terra di San Marco. Il bando con tutti i dettagli e la domanda di iscrizione sono disponibili su: https://www.donizetti.org/it/bottega-donizetti/ La Bottega Donizetti punta a fornire ai partecipanti molteplici strumenti tecnici, stilistici, critico-interpretativi per un’appropriata conoscenza della vocalità donizettiana e belcantistica. Lo studio si articolerà nei seguenti moduli: tecnica vocale; studio dello spartito; interpretazione del repertorio operistico donizettiano; tecniche dell’espressione corporea e approfondimento del personaggio. Fra i docenti, oltre ad Alex Esposito e Francesco Micheli, anche Riccardo Frizza (Direttore Musicale festival Donizetti Opera), Fortunato Ortombina (Sovrintendente e Direttore Artistico Teatro La Fenice), Damiano Michieletto (regista) e Michele D’Elia (pianista). Al termine del Laboratorio, gli allievi - contrattualizzati per l’impegno richiesto - saranno coinvolti in un concerto-spettacolo insieme ad Alex Esposito, serata inaugurale del festival Donizetti Opera 2021, e potranno inoltre essere coinvolti in ulteriori attività della programmazione artistica. La “Bottega Donizetti” si realizza con il patrocinio del Conservatorio “Gaetano Donizetti” di Bergamo, con cui il festival è da sempre in contatto per numerosi progetti e attività di formazione e promozione.

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È POSSIBILE ISCRIVERSI A #VIVAVETRO! LA QUINTA EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEDICATO AL VETRO ARTISTICO CHE PER LA PRIMA VOLTA COINVOLGERÀ VENEZIA PER DUE SETTIMANE, DAL 4 AL 17 SETTEMBRE 2021. C’È TEMPO FINO AL 9 APRILE PER INVIARE LA DOMANDA DI ADESIONE

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#VIVAVETRO!


Dopo il successo della quarta edizione #TheHeartOfGlass, tenutasi lo scorso settembre in un momento di tregua dalla pandemia da Covid-19 che ha coinvolto il pubblico con più di 180 iniziative sia online che in città, tra Venezia, Murano e Mestre, The Venice Glass Week si prepara per la quinta edizione con il nuovo “titolo-hashtag” #VivaVetro! che vuole essere un messaggio di ripartenza e un buon auspicio di lunga vita al vetro artistico. Per dare la possibilità al pubblico di partecipare in totale sicurezza ai tanti eventi in programma in città a settembre, tra cui Homo Faber: Crafting a more human future (sull’Isola di San Giorgio Maggiore dal 9 al 26 settembre 2021) con cui il festival stringe quest’anno un’importante collaborazione, il Comitato Organizzatore ha deciso di estendere a due settimane la durata del festival, dal 4 al 17 settembre 2021. È possibile inviare la domanda di adesione alla manifestazione consultando il sito web https://www.theveniceglassweek.com/it/iscrizioni/ e compilando online il formulario con il proprio progetto entro il 9 aprile 2021. È possibile iscriversi gratuitamente al festival presentando un evento o progetto autonomo oppure fare domanda di inclusione a The Venice Glass Week HUB, che conferma anche per questa edizione lo spazio per i più giovani con la HUB Under35. The Venice Glass Week HUB, che si terrà all'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti nella sede di Palazzo Loredan, ospiterà non solo una selezione di opere di artisti nazionali e internazionali, ma anche le opere e i progetti di giovani artisti e designers under 35, italiani e internazionali, in uno spazio dedicato al piano terra del Palazzo. In particolare, i soli partecipanti a The Venice Glass Week HUB Under35 saranno presi in considerazione per la seconda edizione dell’Autonoma Residency Prize, promosso da LagunaB attraverso il progetto Autonoma, in associazione con Pilchuck Glass School, che consentirà al vincitore di partecipare a una residenza di due mesi alla Pilchuck Glass School di Seattle nel 2022.

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Tutte le richieste di partecipazione saranno vagliate e selezionate dal Comitato Scientifico, presieduto dalla storica del vetro veneziana Rosa Barovier Mentasti e composto da un team di esperti nel settore del vetro a livello internazionale, che quest’anno si rinnova con la partecipazione di Rainald Franz, Responsabile della Glass and Ceramics Collection al MAK-Austrian Museum of Applied Arts / Contemporary Art di Vienna e Susanne Jøker Johnsen, Responsabile delle mostre alla Royal Danish Academy - Architecture, Design, Conservation di Copenaghen e Direttore dell’European Glass and Ceramic Context a Bornholm in Danimarca, che affiancheranno il curatore Jean Blanchaert e l’artista Marcantonio Brandolini d’Adda, già in carica dallo scorso anno. Quest’anno The Venice Glass Week stringe un’importante collaborazione con la grande mostra evento dedicata all’alto artigianato Homo Faber: Crafting a more human future, organizzata dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship sull’Isola di San Giorgio Maggiore dal dal 9 al 26 settembre 2021. Homo Faber Event sarà uno degli sponsor del Festival e tutte le realtà collegate al vetro artistico che prenderanno parte all’iniziativa Homo Faber in Città, verranno selezionate in collaborazione con The Venice Glass Week. The Venice Glass Week è aperto a tutte le iniziative, nazionali e internazionali, che abbiano al centro la valorizzazione del vetro artistico: non solo mostre e installazioni, ma anche conferenze, spettacoli, workshops, cene a tema, visite guidate, attività per bambini e tanti altri eventi. La partecipazione è a titolo gratuito e non ha costi di adesione. Il Comitato scientifico, nell’ottica di incentivare la qualità dei progetti, prenderà in considerazione solo proposte nuove e specificatamente pensate per The Venice Glass Week.


#VIVAVETRO!

Tutte le informazioni su come aderire alla quinta edizione di The Venice Glass Week sono disponibili sul sito web ufficiale www. theveniceglassweek.com, e sui profili social: Facebook, Twitter, Instagram e YouTube. Promosso da Comune di Venezia, Fondazione Musei Civici, Fondazione Giorgio Cini – LE STANZE DEL VETRO, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti e Consorzio Promovetro Murano, The Venice Glass Week è stato incluso dalla Regione del Veneto nella lista dei “Grandi Eventi” anche nel 2020.

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5 COSE CHE NON SAI

DI UNA LAMBORGHINI HURACÁN STO


L’ultima novità tra i modelli Lamborghini è la Huracán STO (Super Trofeo Omologata): una supersportiva omologata per l’uso su strada, ispirata alla tradizione sportiva della serie di Huracán Super Trofeo EVO sviluppate appositamente per il campionato monomarca da Lamborghini Squadra Corse, ma anche alla Huracán GT3 EVO, vincitrice tre volte della 24 Ore di Daytona e due volte della 12 Ore di Sebring.

Con il suo propulsore V10 ad aspirazione naturale da 640 CV (470 kW) che genera 565 Nm a 6.500 giri/min, la Huracán STO a trazione posteriore garantisce un’accelerazione esaltante da 0 a 100 km/h in 3,0 secondi, da 0 a 200 km/h in 9,0 secondi e una velocità massima di 310 km/h. Nel suo cuore batte l’emozione di un’auto da corsa. L’efficienza aerodinamica superiore, l’ampio uso di materiali leggeri, la facilità di sterzata e le eccellenti prestazioni in frenata consentono alla Huracán STO di regalare l’emozione di un’esperienza su pista a ogni guida su strada. Le innovative soluzioni tecniche, che hanno reso possibili queste prestazioni straordinarie, celano curiosità e primati non ancora del tutto noti o svelati. Ecco 5 fatti che ancora non sapevi: 1. COFANGO, una soluzione progettuale “Made in Lamborghini” Il termine Cofango deriva dalla fusione di due parole, cofano e parafango, ed è stato coniato da Automobili Lamborghini per indicare una soluzione progettuale in cui cofano anteriore, i parafanghi e il paraurti anteriore sono integrati in un unico elemento. Questo sistema innovativo, creato dagli ingegneri della Casa del Toro, si ispira alla Lamborghini Miura e alla più recente Sesto Elemento e sulla STO è realizzato interamente in fibra di carbonio, quindi molto leggero. Infine, la chiave per aprire il Cofango della STO è unica nel suo genere: è stata sviluppata internamente dal team R&D e stampata con l’innovativa tecnica 3D. 2. Pit stop dinamico in soli 3 secondi Tre nuove modalità di guida esprimono lo spirito sportivo della Huracán STO, che in meno di 3 secondi è in grado di cambiare il set up dell’auto adattandolo agli ambienti di guida a elevate prestazioni: STO, Trofeo e Pioggia. La Huracán STO ti permette di vivere l’esperienza di un vero pit-stop dinamico, come se un team di meccanici fosse a tua completa disposizione! E tu cosa sei in grado di fare in meno di 3 secondi?

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5 COSE CHE NON SAI DI UNA LAMBORGHINI HURACÁN STO

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3. Tre giri del mondo al simulatore per i test Per lo sviluppo, la validazione e le differenti fasi di test della STO, il team R&D ha percorso una distanza pari a tre volte il giro del mondo al simulatore, prima di avviare i test su strada. La tecnologia avanzatissima del simulatore ha permesso agli ingegneri Lamborghini di risparmiare tempo sul controllo qualità, sui tempi di consegna e sulle emissioni verificando che ogni parte della vettura risultasse conforme alle norme stabilite. 4. 2.750 componenti per fare una STO Vuoi costruire una Huracán STO 1:1? Ci sarà bisogno di molta pazienza, perché sono oltre 2.750 i componenti necessari per costruire l’ultimissima vettura della Casa del Toro. 5. Telemetria connessa grazie a 25.000 righe di codice La Huracán STO introduce un avanzato sistema di telemetria connessa: l’ecosistema vettura – telecamere di bordo Connected Cloud Lamborghini e l’App Lamborghini UNICA permette, grazie ad un intuitivo sistema di analisi dei dati e ai video arricchiti con widget dedicati, di trasformare l’esclusiva App dedicata ai clienti della casa del toro in un vero ingegnere di pista. Lo sviluppo di questa tecnologia sull’App Lamborghini UNICA ha richiesto più di 25.000 righe di codice.


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BERLINETTA DA 630 CV, RILANCIA IL BRAND NEL MERCATO E NELLE CORSE

LA NUOVA ERA DEL TRIDENTE

MASERATI MC20

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Non poteva che essere un’auto da corsa, o meglio una supercar con prestazioni top su strada ma destinata anche alle competizioni, il modello con cui Maserati apre la sua ‘nuova era’. Nel 1926 fu Alfieri Maserati a portare al debutto la Tipo 26 alla Targa Florio, aprendo di fatto la genealogia delle vetture sportive con il Tridente sul cofano. Ora, con la MC20 - che è stata svelata durante un grande evento internazionale all’Autodromo di Modena - Maserati ‘debutta’ nuovamente nella competizione industriale globale, una sfida che, anche in funzione della nascita di Stellantis, la vedrà protagonista oltre che tra i modelli premium e luxury, anche nel segmento delle supersportive. La produzione, centralizzata nello storico stabilimento di via Ciro Menotti a Modena, inizierà entro la fine dell’anno con avvio della commercializzazione (ad un prezzo superiore a 200mila euro) entro il primo semestre del 2021.


Progettata, sviluppata e costruita al 100% a Modena, la nuova MC20 è una Maserati in cui il Dna centenario della marca si sposa con una sorprendente efficienza aerodinamica e con caratteristiche prestazionali di eccellenza, grazie anche all’inedito motore Nettuno V6 da 630 Cv, anch’esso totalmente ‘Made in Modena’ oltre che in totale indipendenza rispetto al precedente partner Ferrari. Un propulsore coperto da brevetto che sfrutta la tecnologia MTC (Maserati Twin Combustion) l’innovativo sistema di combustione sviluppato dalla Casa e basato sulla tecnologia della precamera adottata su propulsori di Formula 1.

MASERATI MC20

Ma MC20 - che è una Maserati nata per stupire e che può correre in pista - fa sgranare gli occhi anche per la sua bellezza, e per un inaspettato mix di confort, guidabilità e sicurezza, il tutto perfettamente armonizzato con il lusso e l’esclusività che sono prerogative tipiche di tutti i modelli del Tridente. La nuova super sportiva MC20 è ‘best in class’ anche per il rapporto peso-potenza: grazie alla costruzione ‘mista’ in fibra di carbonio, materiali compositi e leghe

leggere, pesa meno di 1.500 kg e grazie ai 630 Cv assicura il valore record di 2,33 kg/Cv. Frutto di oltre 2.000 ore/uomo di lavoro in Galleria del Vento Dallara e più di mille simulazioni di fluidodinamica CFD (Computational Fluid Dynamics), Maserati MC20 è caratterizzata da un’aerodinamica raffinata che - rinunciando ad esempio agli invasivi alettoni - crea con la sua carrozzeria una vera e propria opera d’arte. Il fondo è completamente carenato mentre la parte anteriore presenta un elaborato sistema di generatori di vortici che ottimizzano l’effetto di estrazione dietro le ruote anteriori. Una soluzione, questa, derivata dalle mondo delle corse che, aggiunta ad altre raffinatezze progettuali, genera un elevato carico aerodinamico con un ottimo valore di resistenza all’avanzamento. Il risultato sono i 325 km/h di velocità massima, con una perfetta stabilità in tutte le condizioni di utilizzo.

Il 6 cilindri biturbo 3.0 a V 90 gradi Nettuno eroga 630 Cv e 730 Nm di coppia a partire da 3.000 giri, valori che permettono alla MC20 di scattare da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi e da 0 a 200 km/h in meno di 8,8 secondi. Tante le positive contaminazioni dell’elettronica e delle tecnologie digitali nella MC20, dal selettore con cinque modalità di guida (Wet, Gt, Sport, Corsa e Esc Off) al sistema multimediale MIA (Maserati Intelligent Assistant) con due schermi - il cluster da 10,25 pollici e il display centrale anch’esso da 10,25 pollici - e collegamento constante al web grazie al nuovo programma Maserati Connect. Ma nella gamma colori la ‘contaminazione’ arriva dal passato, visto che la tinta Rosso Vincente è la reinterpretazione del Rosso della Tipo 26, la prima Maserati da corsa della storia.


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L’AUTO PIÙ BELLA

CHE ABBIA MAI DISEGNATO

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“È l’auto più bella che abbia mai disegnato”. Così si è espresso Marc Lichte, Responsabile del Design Audi, quando è stata svelata a Los Angeles, nell’autunno del 2018, la show car Audi e-tron GT Concept. Due anni dopo, la prima Gran Turismo elettrica dei quattro anelli è pronta al debutto in veste definitiva. Il 9 febbraio ha debuttato Audi e-tron GT. La presentazione di questo modello la emoziona ancora, sebbene sia a capo del design Audi da sette anni e in questo lasso di tempo abbia “firmato” decine di vetture? “Un’anteprima mondiale è sempre un momento magico. Ciò vale per me personalmente così come per tutto il team di Audi Design. Con la presentazione di una nuova vettura termina un processo di sviluppo che solitamente dura quattro anni. Un lungo percorso caratterizzato da un duro lavoro, molteplici discussioni e decisioni talvolta difficili. Alla fine, in ogni caso, ci attende un risultato comune, del quale siamo tutti orgogliosi.” Cosa contraddistingue le linee della vettura? “Il design può essere definito di successo quando soddisfa esigenze tanto estetiche quanto funzionali; quando diviene parte integrante di un progetto ben più ampio. Le radici della bellezza di Audi e-tron GT affondano nelle proporzioni: sbalzi corti e passo lungo, abitacolo filante, snello, e corpo vettura muscoloso”.

Sarà una nuova icona del design Audi? “Amo profondamente le forme della nostra Gran Turismo elettrica, ma il titolo di “icona di stile” va conquistato non al tavolo da disegno, bensì su strada, in un contesto dove le linee si confrontano con la realtà circostante, dove l’occhio risponde a molteplici stimoli e le forme di un’auto devono “emergere” dallo sfondo. Le icone di design condividono una caratteristica: la chiarezza. Sono sufficienti tre linee per tratteggiare in modo inconfondibile, ad esempio, la silhouette di un Volkswagen Maggiolino o di una Porsche 911. Un’icona è identitaria sin dal primo sguardo”. E quale identità comunica la Casa dei quattro anelli con Audi e-tron GT? “Il messaggio è immediato: “Vorsprung durch Technik”, ovvero essere all’avanguardia della tecnica. Oppure, per riconnettersi con la strategia del Marchio, “Living Progress”. Nella storia di Audi, alcuni modelli hanno soddisfatto totalmente queste ambizioni. Ad esempio Audi A2, emblema di efficienza, Audi TT, esempio di design che diventa sostanza, oppure Audi R8, simbolo di prestazioni senza compromessi. Per quanto concerne Audi e-tron GT, la domanda non è se si tratti o meno di un’icona di design, bensì come esprima la nostra identità. In altre parole, come interpreti l’avanguardia della tecnica”.


In quale direzione vi siete mossi per raggiungere questo obiettivo? “Audi e-tron GT è innanzitutto una Gran Turismo. Originariamente, questa denominazione identificava le vetture sportive adatte alle gare endurance. Le GT si differenziavano dalle auto puramente sportive per il maggiore comfort e l’abitacolo più accogliente. Quale Gran Turismo elettrica, Audi e-tron GT reinterpreta queste caratteristiche, non riducendo le performance alla pura potenza, bensì elevando l’efficienza a fattore determinante nella definizione delle forme”. L’efficienza quale fattore che ispira il design. Come si traduce questo principio in realtà? “Ridurre la resistenza aerodinamica significa incrementare l’autonomia: nel disegnare le linee di Audi e-tron GT abbiamo eletto questa basilare legge della mobilità elettrica a principio estetico. La forma segue la funzione, i tratti nascono dalla ricerca dell’efficienza e si sviluppano di pari passo. Il design di Audi e-tron GT garantisce l’ottimizzazione dei flussi e quindi un’eccellente aerodinamica. Le linee di Audi e-tron GT pongono le basi per l’estetica dei futuri modelli elettrici Audi”.

Questo per quanto concerne gli esterni. Ma come è possibile esprimere l’efficienza attraverso il design dell’abitacolo? “Grazie alla propulsione elettrica, gli interni guadagnano leggerezza, funzionalità e una disponibilità di spazio paragonabile alle vetture del segmento superiore. Compatta all’esterno, spaziosa all’interno: abbiamo dedicato ad Audi e-tron GT un’architettura di base scultorea, che esalti la sportività tipica di una GT e la focalizzazione sul conducente, ponendo al tempo stesso l’accento sulla sostenibilità. Siamo giunti al modello di serie sviluppando la show car del 2018 e una gamma esclusiva di allestimenti che, lungi dal prevedere l’impiego della pelle, si avvalga di materiali riciclati”. Una Gran Turismo sportiva votata all’efficienza e alla sostenibilità. È questa la nuova identità di cui parlavamo? “Sì, esattamente. La sostenibilità nasce come un’idea, come un orizzonte, e si esprime attraverso il design. In questo modo, Audi e-tron GT concretizza un principio che plasma la nostra interpretazione dell’esclusività nell’ambito della mobilità elettrica.”

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TESORO, HO RISTRETTO IL BULLI

IL VW DI CULTO DISPONIBILE PER LA PRIMA VOLTA ANCHE COME MINIATURA PLAYMOBIL

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Per la prima volta un VW Bulli è disponibile anche in formato PLAYMOBIL (scala 1:18 circa). Con particolare cura dei dettagli, nonostante le piccole dimensioni. È stato infatti utilizzato un modello reale: un T1 Camper dell’anno costruttivo 1962 appartenente alla collezione di Volkswagen Veicoli Commerciali Oldtimer di Hannover. PLAYMOBIL chiama il modello semplicemente: il Volkswagen T1 Camping Bus. I fan grandi e piccini, invece, parleranno sicuramente con affetto del loro “Playmo-Bulli”. Infatti, l’attuale highlight del mercato dei giocattoli è un Camping Bus realizzato in grigio-beige / rosso ceralacca, che il produttore di Zirndorf, insieme a Volkswagen Zubehör GmbH e al Marchio Volkswagen Veicoli Commerciali di Hannover, ha “rimpicciolito” con grande amore per i dettagli. Come modello è stato utilizzato un veicolo autentico: il T1 Camping Bus “Henrik the Red” del 1962 appartenente alla collezione di Volkswagen Veicoli Commerciali. Il divanetto ad esempio è ribaltabile, il tavolino e gli armadietti funzionano. Questi ultimi contengono anche cibo e gli utensili da campeggio idonei. Anche dietro lo sportello del vano motore si può osservare il gruppo propulsore - naturalmente un classico motore boxer a 4 cilindri. I numerosi post comparsi nei social network dimostrano quanto il PLAYMOBIL Bulli stia agitando la comunità dei fans. Subito dopo il lancio del modellino, in tutto il mondo molti fans hanno mostrato in foto e video la loro nuova conquista, condividendo così il loro entusiasmo a livello globale. Chiunque, costruendo il suo modello o giocando con esso venga colto dall’irrefrenabile desiderio di viaggiare o da sempre abbia sognato terre lontane da raggiungere con il suo “Playmo-Bulli”, adesso ne ha l’opportunità anche nel mondo reale. Presso la Volkswagen Veicoli Commerciali Oldtimer è anche possibile noleggiare l’originale. Sono disponibili numerose versioni di pulmini VW di quasi tutte le generazioni, per vivere in prima persona il lifestyle “Bulli” al volante.


L’ORIGINALE LO PUOI NOLEGGIARE

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IL BULLI ORIGINALE PUÒ ESSERE NOLEGGIATO PRESSO VOLKSWAGEN VEICOLI COMMERCIALI OLDTIMER TUTTE LE INFORMAZIONI SONO REPERIBILI QUI: www.volkswagen-nutzfahrzeuge-oldtimer.de


GRECIA: TUTTO QUELLO CHE VUOI IL 14 MAGGIO APRIRÀ IL TURISMO IN GRECIA CON UNO SLOGAN MONDIALE: “ALL YOU WANT IS GREECE”

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Non devono aversene a male i conterranei che al sud si dibattono ancora con il dilagare del Covid e la chiusura in zone sempre più scure, ma i loro competitors greci, questa volta sono avvantaggiati. In molte delle loro affascinanti isole hanno vaccinato tutti i residenti e fanno entrare solo chi non è un potenziale rischio. Vaccinati, guariti o tamponati ma comunque in grado di dimostrare di non essere positivi. Hanno collaudato dei protocolli ben precisi e il 14 di Maggio possono riaprire al turismo internazionale in quasi totale sicurezza. “Per ritrovare il sorriso, per riprendersi la vita” questo l’invito che rivolge al mondo Haris Theocharis, Ministro del Turismo greco, che ha fissato la data di inizio ufficiale della stagione turistica 2021 e allo stesso tempo, ha rivelato lo slogan della nuova campagna promozionale per il Turismo Greco, “All you want is Greece - La Grecia è tutto quello che vuoi”. Beh direi che in questo momento hanno davvero ragione. E troviamo molto azzeccata la campagna pubblicitaria che vedete qui accanto. Cominciano ad ingrossarsi le file di quelli che possono permettersi di andare in vacanza senza correre rischi nè farne correre ad altri. E la Grecia è pronta. A giugno si sta benissimo... Vaccinati o tamponati ma al sicuro in uno dei posti più belli del Mediterraneo.

“Tenendo sempre presente la fedele attuazione dei protocolli sanitari, - ha fatto sapere il Ministro - aspiriamo ad aprire il turismo in Grecia il 14 maggio. Fino ad allora, abbiamo in programma di rimuovere gradualmente le restrizioni, sempre se ciò sarà consentito dalle stime degli infettivologi riguardo lo sviluppo della pandemia. Ad esempio, abbiamo pianificato per Aprile l'implementazione pilota delle misure di sicurezza che nella prima fase riguarda i visitatori provenienti dai paesi dell'Unione Europea, così come per altri paesi dove la vaccinazione è progredita, come Israele. Sottolineo però che tutte le date di apertura sono indicative e possono cambiare a seconda dello sviluppo delle circostanze. Sarà consentito l'ingresso ai viaggiatori che saranno stati vaccinati, o avranno l'immunità a seguito della guarigione o saranno stati trovati negativi al COVID-19 con un recente test”. “Inoltre - prosegue la nota del Ministro - tutti i turisti potrebbero essere sottoposti a test a campione, come l'anno scorso. Tuttavia, una differenza significativa rispetto allo scorso anno sono i 'test rapidi', grazie ai quali la quarantena per i casi positivi inizierà, senza le 24 ore di attesa come nel 2020. Il costo del ricovero o di qualsiasi altra azione imposta, con l’obiettivo di tutelare la salute di turisti, professionisti e cittadini, sarà a carico dello Stato greco, ha chiarito Haris Theocharis. Ciò che si applica ai cittadini greci, si applicherà anche ai turisti, senza alcuna differenza o eccezione, come ad es. l’uso obbligatorio della mascherina nei luoghi pubblici”.

Il Ministro del Turismo, il Sig. Haris Theocharis, ha anche precisato che si stanno rafforzando le strutture del Sistema Sanitario Nazionale in tutte le destinazioni della Grecia, continuando lo stesso sforzo dell’anno scorso. Viene data priorità alla vaccinazione delle persone che si occupano della fornitura di servizi turistici, parallelamente alle fasce deboli della popolazione del nostro Paese”. Per quanto riguarda il successo dell'apertura del turismo greco nel 2020, Theocharis ha sottolineato che sotto la responsabilità del Ministero del turismo, in collaborazione con agenzie e organizzazioni statali, ma anche con il settore privato “sono stati creati protocolli specializzati per ogni attività e formato migliaia di loro dipendenti. Abbiamo lavorato a stretto contatto con aziende del settore e i protocolli sono stati implementati in modo esemplare. Abbiamo adottato l'innovativo sistema 'EVA' per il campionamento turistico, ottenendo una precisione di previsione 4 volte superiore rispetto ad altri metodi”. “Infine, abbiamo accolto e ospitato in Grecia più di 1,5 milioni di turisti tedeschi, su un totale di 6 milioni di visitatori nel 2020. Tutte queste persone hanno goduto di un’esperienza di vacanza unica in Grecia, pur rimanendo completamente al sicuro”. Tutto quello che volete è la Grecia. Per ritrovare il sorriso, per riprendersi la vita”.


L’ALTRA CARTA STAMPATA

LA GUIDA DI MIRNA ZAMBELLI PER GENITORI CON FIGLI DI OGNI ETÀ, CHE ATTRAVERSO IL CAPRICCIO CRESCONO INSIEME A LORO.

Disponibile presso la sede in via Tasso a Bergamo il Catalogo del Museo del Burattino. Bellissimo per le illustrazioni e la descrizione dei tanti personaggi che hanno fatto vivere il grande teatro di strada di Benedetto Ravasio. Edito da Libri-aparte

Il capriccio, quel bizzarro comportamento che da sempre spiazza generazio-

ni di genitori, è il punto di partenza di un’analisi in grado di mostrarci quanto esso non sia esclusiva del mondo infantile, anzi. Con Mamma e Papà, non fate i capricci! Mirna Zambelli, Pedagogista e consulente familiare, offre un vero e proprio cambiamento di prospettiva e, attualizzando i propri comportamenti capricciosi, i genitori, veri protagonisti del libro, vengono condotti dall’autrice in un viaggio verso la propria interiorità, giungendo alla rivelazione delle origini delle proprie reazioni attraverso vissuti, aspettative, speranze, emozioni e in ultimo anche bisogni, forse non sempre o completamente ascoltati e soddisfatti. “Questo manuale – ha spiegato la Dottoressa Zambelli - ha origine dalla mia esperienza in qualità di consulente psicopedagogico in studio ma soprattutto dagli incontri e corsi per genitori ed educatori di cui mi occupo e gestisco da anni presso scuole, associazioni o pediatri, durante i quali ho potuto avvertire quanto l’esperienza del capriccio rappresenti per mamme e papà qualcosa di profondamente segnante. È questo il motore che mi ha spinto a trasferire i contenuti di quelle occasioni in un manuale a disposizione di tutti: analizzando l’esperienza del capriccio in un’ottica diversa, attraverso un vero e proprio ribaltamento di prospettiva, i genitori vengono condotti in un viaggio alla scoperta delle cause scatenanti, funzionalità e dinamiche relazionali nascoste dietro al comportamento capriccioso ma soprattutto a prender consapevolezza di quanto in queste dinamiche proprio loro giochino una parte molto attiva, arrivando così a maturare un nuovo modo di esercitare e vivere la responsabilità genitoriale”.

79 In un elegante volume di grande formato, Robi Spagnolo presidente di Africa Tremila ha voluto raccontare i 25 anni di Africa Tremila, associazione non profit in aiuto alle popolazioni africane più povere. Ricordi, ritagli di giornale e tante fotografie per un ringraziamento a chi ha collaborato e un incoraggiamento a continuare sul percorso fin qui tracciato con tanti sacrifici.

Il capriccio è un appello rivolto agli adulti, che possono accoglierlo solo sintonizzandosi sui canali comunicativi dei propri figli, mettendo in discussione tante certezze, accogliendone il diverso modo di sentire, crescendo con loro. A fare da cornice alle parole dell’autrice, troviamo le esperienze, i pensieri e gli sfoghi dei piccoli Leo e Tea, le testimonianze reali di tante mamme e papà e le belle e illuminanti illustrazioni che ritraggono la famiglia Speranza. Titolo: Mamma e Papà, non fate i capricci! Autrice: Mirna Zambelli Società Editoriale Grafiche AZ s.r.l. Anno Pubblicazione: 2021 Pagine: 160 Prezzo di copertina: 14.90 Euro - ISBN: 978-88-88908-31-1 Mirna Zambelli Laureata in Scienze dell’Educazione presso l’Università di Verona e specializzata in Scienze Pedagogiche, procede la sua formazione con numerosi Master e corsi in particolare nell’ambito della Pedagogia delle Emozioni, disciplina che si focalizza sul rapporto tra le emozioni, l’apprendimento e il benessere globale della persona. Oggi, offre consulenze a genitori, adolescenti, singoli o coppie, gestisce attività formative, collabora con studi legali in qualità di Consulente Tecnico di Parte nelle separazioni in presenza di minori e conduce corsi di Competenza Genitoriale e Competenza Emotiva.

La biografia della madre Marianna attraverso gli occhi della figlia Stefania. Vite travagliate ma inseparabili sino alla scomparsa della genitrice di cui devotamente e riconoscente la figlia traccia un profilo di una vita avventurosa, affascinante intrecciata alla propria. Scritto in modo scorrevole si legge d’un fiato. In libreria


0 COVID-19: TAMPONI, LA CARICA VIRALE CRESCE

ABBIAMO BISOGNO DI TE!!

La Fondazione A.R.M.R. da sempre a fianco dell’Istituto Farmacologico Mario Negri, vuole aiutare la ricerca anche per capire molti degli aspetti rimasti ancora parecchio oscuri del dilagare della malattia che sta stritolando il mondo intero: il virus COVID-19. La carica virale presente nei tamponi positivi al COVID-19 è tornata a crescere e probabilmente la causa è da ricercare nelle varianti del virus che, secondo medici e scienziati, tra una ventina di giorni potrebbero essere addirittura prevalenti rispetto alla forma originaria del Coronavirus, arrivata in Italia un anno fa. Una delle cose importanti da analizzare e verificare è capire se tutti i positivi siano infettivi.

Ing. Giuseppe Mazzoleni, Fondazione ARMR

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La Fondazione A.R.M.R. vorrebbe che anche tu diventassi l’attore principale per riuscire ad indagare sulle cause genetiche di suscettibilità e severità della malattia COVID-19. Come puoi fare? Partecipando al “Progetto Origin” dedicando solo qualche minuto del tuo tempo. Il Progetto ORIGIN dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri ha l’ambizioso obiettivo di rispondere alla domanda: COVID-19 e malattia è questione di geni? La malattia si può manifestare in molti modi diversi: da un semplice raffreddore a un po’ di febbre e tosse, ma si possono avere nel 10% dei pazienti sintomi molto più seri che provocano addirittura crisi respiratorie e richiedono ricovero in ospedale. Il progetto ORIGIN ha l’obiettivo di capire il perché di queste differenze e se una risposta a questa domanda possa venire dai geni. L’ipotesi alla base del Progetto ORIGIN è che le variazioni del genoma di una persona possano avere un’influenza sulla gravità della malattia COVID-19 e possano spiegare le diverse risposte all’infezione.Verranno selezionate 400 persone che hanno avuto una forma grave di COVID-19, 400 che hanno contratto il virus ma non si sono ammalate o hanno avuto sintomi lievi e 400 che non hanno contratto il virus. Sono invitati a partecipare al progetto, su base volontaria, tutti i cittadini adulti, di entrambi i sessi, che abbiano eseguito almeno un test sierologico e/o tampone orofaringeo per SARS-CoV-2, indipendentemente dall’esito positivo o negativo.

La prima fase richiede ai volontari la compilazione di un questionario, nel quale riportare dati anagrafici e informazioni sulla propria esperienza COVID-19. I questionari possono essere compilati per via web collegandosi al sito https://origin. marionegri.it/ o in forma cartacea e consegnati nei vari punti di raccolta (la lista è disponibile sul sito origin). I dati raccolti sono analizzati da un’équipe di medici e ricercatori del Centro di Ricerche Cliniche “Aldo e Cele Daccò” nel completo rispetto della privacy secondo le norme europee e le indicazioni del Comitato Etico che ha approvato il progetto. Nella seconda fase, già in corso, le persone selezionate sono contattate per un colloquio al Centro e per effettuare un prelievo di sangue per le indagini genetiche utili allo studio. I risultati di questo studio, aiuteranno i ricercatori a comprendere i meccanismi attraverso cui l’infezione da SARS-CoV-2 danneggia i polmoni e molti altri organi, incluso il cuore e il rene. Potremo sapere chi rischia di più di sviluppare una malattia grave e chi invece è portatore di geni protettivi. Questo potrebbe avere ricadute importanti per capire i meccanismi attraverso cui il virus agisce e per la prevenzione e la cura delle forme più gravi.

Partecipa anche tu come protagonista!!

LA SCIENZA HA BISOGNO DI TE


Centro Nazionale Comunicazione e Sviluppo iniziative Enpa Grazie per la concessione di questo spazio

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