Qui Brescia n.ro 156

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ANNO 16 - N° CENTOCINQUANTASEI - FEBBRAIO 2020 - € 3

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BRESCIA MAGAZINE

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A BRESCIA IL VINO È ROSA MARIA STELLA GELMINI: ‘DOVE VA LA DESTRA?’ MARINA DI GUARDO: ‘IL MIO CONO D’OMBRA’ MODA DI PRIMAVERA BRESCIA DAL CIELO INATTOVISIVO DONNE NELL’ARTE FRANCIACORTA HISTORIC DONNE IN MOTO IL GIOCO CHE CURA BOOKTRAILER FILM FESTIVAL ARTE IN CORSIA




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THE X6 Venerdì 7 febbraio la concessionaria Nanni Nember ha presentato la nuova BMW X6: un’occasione unica per scoprire una vettura capace di coniugare perfettamente design e funzionalità. La concezione unica di una coupé sportiva combinata con la potente dinamicità di una BMW X, infatti, fa della nuova BMW X6 una vera auto d’eccezione che conquista per la sua imponenza e la muscolosità del posteriore. Durante questa occasione, i tanti affezionati al brand bavarese hanno avuto anche il piacere di condividere le emozioni del viaggio condotto da Stefano Miglietti e Giulia Scovoli, protagonisti di un’attraversata nel deserto in carrozzina. L’ultrarunner bresciano, non a nuovo a questo genere di sfide, ha deciso lo scorso dicembre di percorrere oltre 400 chilometri nel Sahara marocchino trainando Giulia, 28enne di Lumezzane che, pur riuscendo a camminare in autonomia, è nata con la spina bifida e presenta una lieve disabilità fisica alle gambe. ‘Proviamoci insieme’, il nome scelto per questa insolita missione, è stata una sfida nella sfida per dimostrare che ogni barriera può essere abbattuta e superata. Un progetto di solidarietà ed inclusione sociale sostenuto da Nanni Nember ed utile a supportare le attività dell’Associazione ValtrompiaCuore e di ESA, Educazione alla salute attiva.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


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ELENA DANESI

CANTINE SAN MICHELE

A Brescia, il vino è rosa


UN ITINERARIO TARGATO VISIT BRESCIA TRA LE MIGLIORI CANTINE A CONDUZIONE FEMMINILE NEI TERROIR DELLA PROVINCIA

In un territorio come quello di Brescia, conosciuto in tutto il mondo per l’immensa varietà di vini eccellenti prodotti tra Lago di Garda e Franciacorta, il vecchio detto secondo cui dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna è sottoposto a una riconversione in senso enologico. Vale infatti la pena, seguendo la traiettoria tracciata da Visit Brescia, lanciarsi in un viaggio alla scoperta delle grandi donne capaci di dettare il destino o quantomeno contribuire decisamente al successo di straordinarie etichette, incredibili vitigni ed eccezionali bottiglie. In un percorso tra degustazioni, visite in cantina e passeggiate nel cuore delle vigne. LAGO DI GARDA Insieme a Vittorio, è ad esempio Ilona a portare avanti il sogno dell’Azienda Agricola Giardini dei Conti Thun, a Puegnago sul Garda. Circondato dai propri vitigni autoctoni e da due ettari di ulivi, il casolare si presenta orgogliosamente immerso nelle colline della Valtènesi come cuore dell’inscindibile binomio tra produzione sostenibile e accoglienza famigliare, in grado di regalare agli ospiti piaceri unici, genuini e autentici. Nell’ottocentesca cascina a corte, è possibile visitare la cantina e assaporare vini esaltati dall’accompagnamento di prodotti gastronomici del luogo, frutti preziosi di una terra incastonata tra lago e colline. La Wine Experience – nella doppia versione Walking Tour a 15 euro a persona e Pink Electric Car Tour a 20 euro per partecipante – è proposta tutti i giorni dell’anno, possibilmente previa prenotazione sul sito www.contithun.com È invece Paola una delle tre anime che si sono poste l’obiettivo di rinnovare lo sforzo del nonno Giovanni, fondatore negli anni ’30 dell’Azienda Franzosi, sempre a Puegnago. I 6 ettari iniziali si sono estesi fino agli attuali 25, che – insieme ad altri 15 di altre aziende – producono un totale di circa 3500 quintali di uva rossa. Nel lembo di terra compresa tra il Lago di Garda e le colline moreniche della provincia di Brescia, il microclima rende unici vini quali il Lugana DOP, il Garda Classico Chiaretto DOP o il Rebo IGP, che – come olio, aceto e grappe - possono essere degustati e acquistati nello showroom dal lunedì al sabato tra le 9:00 e le 12:00 o tra le 14:00 e le 18.00, e la domenica dalle 9:00 alle 12:00. A Rovizza di Sirmione, Ambra Tiraboschi – autentica mattatrice di visite e degustazioni, oltre che signora indiscussa dell’agriturismo ricavato nello stabile aziendale - conduce insieme a Franco la cantina Ca’ Lojera. Nel terroir argilloso e particolarissimo di Sirmione, la cantina è diventata sin dalla sua fondazione negli anni ‘90 il punto di riferimento per il Lugana, soprannominato il “Signore del Grande Lago”. Al suo fianco, chardonnay, cabernet sauvignon e merlot, che vengono sottoposti a lunghe fermentazioni sulle fecce fini e affinati prevalentemente in acciaio, per mantenere intatte le caratteristiche aromatiche dei varietali di partenza. Di tutta la gamma, un cenno particolare merita il Lugana, declinato nella versione base, superiore e riserva “Del Lupo”, che può essere degustato tutto l’anno, magari contestualmente a una visita della cantina, previa prenotazione all’indirizzo info@calojera.com


A Brescia, il vino è rosa

Giovanna Prandini è la metà femminile della conduzione della cantina Perla del Garda di Lonato del Garda, gestita insieme al fratello Ettore. Il nome dell’azienda è legato a quello di vini di alta qualità, che mantengono l’aroma di fondo del lavoro meticoloso in vigneti occupati per il 90% dal trebbiano di Lugana, detto anche turbiana. Chi volesse toccare con mano e assaporare la filosofia dell’impresa può partecipare a una (o anche più) delle 3 tipologie di tour con degustazione. Proposto a 15 euro a persona, comprensivi di visita della zona produttiva e della barricaia, Happy Wine Km0 è una suggestiva passeggiata tra i filari del vigneto alla scoperta del Lugana eco-sostenibile, protagonista di una degustazione con prodotti tipici che vede alternarsi nel calice il Lugana certificato Biologico “Bio” Lugana DOP 2018, il Best Seller “Perla” Lugana DOP 2018 e il rosso “ Terre Lunari” Benaco Bresciano IGT 2011. Il nome 100% Lugana dice già tutto del tour offerto al prezzo di 25 euro a persona a chi desidera scoprire i segreti e le varie sfaccettature del vitigno principe dell’azienda. L’esperienza prevede la visita alla cantina - zona produttiva e barricaia - e la degustazione di tutte le tipologie di Lugana DOP previste dal disciplinare: dalla versione spumante a quella giovane, passando per il Lugana Superiore, Lugana Riserva e la Vendemmia Tardiva. L’abbinamento con prodotti tipici del territorio contribuisce a definire i contorni di un’esperienza straordinaria. Ultimo ma non ultimo, il Tour Lugana Vintage è la soluzione ideale per chi vuole scoprire le potenzialità di invecchiamento del Lugana. Dopo la visita della cantina - zone produttive e barricaia – ci si dedica alla degustazione di 3 annate diverse di Lugana presentate alla cieca, per un viaggio sensoriale unico ed esclusivo – condito da prodotti tipici – proposto al prezzo di 35 euro a persona.


Spostando per un attimo il fuoco dal bicchiere al piatto, Visit Brescia punta i riflettori sull’esperienza “Le tagliatelle di Raffaella”, che vede Raffaella ed Elisale, regine del gusto di Cascina Maddalena, a Lugana di Sirmione, proporsi nel ruolo di maestre d’eccezione nella scuola della pasta fresca fatta in casa con uova fresche e farina di mulino. Abbinabile con visite alla cantina o sedute di raccolta nell’orto, il master chef gardesano insegna ai partecipanti l’arte di impastare tagliatelle (al sugo di pomodoro o burro e salvia) e pasta ripiena, secondo una preparazione casereccia ma per nulla scontata che include l’accorta scelta degli ingredienti, l’individuazione delle giuste dosi, la tecnica dell’impasto, la manualità calibrata per tirare la pasta col mattarello, la cottura e il rito dell’impiattamento. Il gran finale è ovviamente la degustazione, forchette alla mano e con un paio di calici di vino selezionato accanto al piatto. L’esperienza si rinnova ogni giovedì, da maggio a metà settembre, con preavviso obbligatorio all’email info@cascinamaddalena.com, al prezzo di 79 euro a persona. FRANCIACORTA In un territorio come quello della Franciacorta non ci sarebbe che l’imbarazzo della scelta ma una menzione speciale la merita senza ombra di dubbio la Cantina Castelveder, presso cui Visit Brescia segnala “Franciacorta in Poesia”, esperienza valida tutto l’anno su prenotazione all’indirizzo info@castelveder.it al prezzo di 20 euro a persona. Insegnante, poetessa e scrupolosa coltivatrice di vini, è la Signora Elena Alberti Nulli a fondare, nel 1975, quest’azienda in cui famiglia e vitigni fanno parte della stessa storia. I versi si mescolano allora a eccellenti grappoli di Pinot, Chardonnay, Merlot, Barbera, Cabernet e Nebbiolo, che si riversano nelle bottiglie e conferiscono carattere e qualità al Franciacorta di Elena. Francesco e Camilla Alberti – Presidente della Strada del Franciacorta e grande amante degli animali, al punto da organizzare anche un Dog Trekking tra le vigne - si occupano oggi di accogliere gli ospiti e di guidarli nella visita ai vigneti e nel sottosuolo, verso il punto da cui ammirare la roccia tipica del versante orientale della Franciacorta. Le porte della cantina si aprono infine per sprigionare gli aromi e i sentori delle tanto declamate bollicine, protagoniste di una degustazione guidata che si sofferma sul confronto tra i vari Franciacorta in abbinamento a salumi del posto, formaggi locali e frittatine con le verdure dell’orto.


TENUTA LA VIGNA

ANNA BOTTI

BRESCIA Sul colle Cidneo, ai piedi del Castello di Brescia, Il Vigneto Pusterla è il vigneto urbano più esteso d’Europa (quasi quattro ettari). La vera anima di quest’impresa di ostinazione è Maria Capretti, capace di imporre un nuovo concetto più dinamico e aperto a una particolarissima idea di agricoltura produttiva cittadina. Il Vigneto Pusterla rappresenta la più estesa coltivazione di sola uva invernenga, vitigno autoctono di Brescia, contenente la maggior parte delle viti “originali”, non solo cloni selezionati negli anni ’70 (gli unici a disposizione di chi volesse impiantare invernenga attualmente). L’azienda imprime il proprio nome anche su grappa, confetture, gelatine e miele, e conserva gelosamente alcune tra le vecchie tipologie bresciane di alberi da frutto. STRADA VINO COLLI LONGOBARDI Gestita da Anna Botti, l’Azienda Vitivinicola Tenuta La Vigna di Capriano del Colle si è distinta negli ultimi decenni per la capacità di integrare le nuove tecnologie con una filosofia aziendale che mira a valorizzare il terroir con fedeltà e rispetto. È la stessa Anna ad accogliere gli ospiti con un calice di metodo classico “Blanc de Blancs” da sorseggiare nel corso del tour in cantina, dove si assiste all’illustrazione delle fasi della vinificazione. Condizioni meteo permettendo, la passeggiata in vigna precede la degna conclusione con una robusta degustazione di 5 vini abbinati a prodotti tipici del territorio bresciano. L’esperienza “Dalla Vigna al Calice”, promossa da Visit Brescia, è proposta al prezzo di 20 euro a persona ed è valida dal lunedì al sabato, previa prenotazione all’indirizzo info@tenutalavigna.it “Eccellenze in Rosso. Il Marzemino di San Michele” apre invece una porta sull’universo della vendemmia biologica voluta da Elena Danesi per ottenere il meglio dai vitigni arrampicati sul Monte Netto. Nel segno della qualità, l’obiettivo principale è stato fin da subito quello di valorizzare il Marzemino, protagonista dei processi di vinificazione illustrati nel corso di un’esperienza unica che alla degustazione, alla spiegazione dei parametri olfattivi e gustativi e ai suggerimenti di abbinamenti gastronomici, aggiunge la realizzazione di un’etichetta personalizzata, fronte e retro. La proposta è offerta al prezzo di 20 euro a persona, con prenotazione all’indirizzo info@sanmichelevini.it


VALLE CAMONICA In Località Sendini, a Losine, la Cantina Monchieri sarebbe da visitare anche per la posizione, dalla quale ammirare albe e tramonti sui panorami meravigliosi offerti da un mondo unico che spazia dalla bellezza del Lago d’Iseo al ghiacciaio del Presena, passando per strade, castelli, antichi borghi, siti UNESCO, terme, resti romani e chiese. Gestita dalla signora Silvia, l’azienda è nata per contribuire al recupero e alla valorizzazione di un territorio tradizionalmente vocato alla coltivazione vitivinicola, il conoide di Losine, ai piedi della Concarena, dove tre ettari di vigna hanno consentito di riscoprire un’attività anticamente molto praticata in Valle Camonica. Prenotando sul sito: www.cantinemonchieri.it/, inviando una mail a info@ cantinemonchieri.it o chiamando direttamente è possibile degustare e comprare i due vini rossi (IGT Valcamonica) e il Vino Spumante di Qualità - Brut Extra Brut e Pas Dose’ (Metodo Classico) prodotti dalla Cantina. Per chiudere in bellezza, l’Azienda Agricola Scraleca di Darfo è il regno di Anna Tedeschi, che, in un contesto di raro splendore, produce insieme alla famiglia vino, olio e farina. La struttura propone anche autentiche full immersion nei vigneti, grazie alla possibilità di alloggiare in soluzioni abitative moderne e funzionali come Casa Ulivo e – per l’appunto – Casa Vigna, ricavate dal recupero di costruzioni preesistenti e raggiungibili esclusivamente a piedi, con una passeggiata di 15 minuti. I percorsi didattici all’interno di un luogo che ha scelto di affrontare le difficoltà della coltivazione in altura sono autentici viaggi in un mondo di amore e dedizione che gode inoltre di un accesso riservato al Lago Moro. Qua, un sorso di Vino Griso e un filo di Olio Grignano, Scraleca o Grimaldi, ben accompagnati dalla schiettezza della Polenta Isola, sono sufficienti a spiegare il senso della vita. Per informazioni: www.scraleca.it


Politicando di Maurizio Maggioni

2020 ANNO DI CAMBIAMENTI...

Come al solito ad ogni inizio di anno nuovo si fanno delle riflessioni su quello passato e si pensa a quali potrebbero essere i proponimenti migliori per quello in arrivo. Innanzitutto dobbiamo dire che il duemilaventi e’ e sarà un anno importante, di cambiamento. Quali cambiamenti lo scopriremo solo vivendo, diceva Lucio Battisti, ma possiamo tentare almeno una previsione, analizzando i dati a nostre mani e pensando coscientemente a cio’ che noi uomini di buona volontà vorremmo si realizzasse. Prendo spunto dall’ultimo libro di Vespa, una lucida analisi del perche’ l’Italia divento’ fascista: un po’ qualunquistico, sì pieno di dati storici e aneddoti, forse per essere letto anche da coloro che non conoscono la storia o la interpretano superficialmente, ma fondamentalmente corretto, a mio parere, e preciso nel dire che il nostro Paese non potrà più marciare il sabato facendo esercizi ginnici in piazza o perseguire una politica per un posto al sole. L’Italia oggi e’ governata dai giallorossi dopo un periodo gialloverde, dopo cinquant’anni di bianco e o biancoceleste, una miriade di colori che non contemplano ne il rosso ne il nero, come colori puri. La tavolozza dei colori e’ sempre composta da macchie poliedriche che permettono, mescolandone i colori, di ottenere il migliore possibile con dolci sfumature che ne danno il senso della profondità e della forma,come quelli di Cimabue e o Giotto. Noi, con i nostri artisti dal Rinascimento ad oggi, ne siamo maestri e lo capì molto bene Macchiavelli, che di tavolozze ne aveva in mano sempre, almeno, due. Ecco disegnata la politica del saper fare e miscelare le giuste esigenze del popolo, quel popolo che Mussolini seppe interpretare, sia nella testa che nella pancia e che permise di portare il Paese avanti di cento anni confronto al resto dell’Europa e del Mondo. Con le sue disgrazie e aberrità, certamente, ma nel solo interesse di un popolo lasciato indietro da tanti fattori. Un po’ come in questo momento, la politica non capisce che deve avere coraggio per delle scelte mirate, capaci di interpretare il senso popolare, ma non ha tutti i torti a lasciar scorrere l’acqua sotto i ponti, aspettando il momento migliore, perche’ la gens italica e’ incapace di decidere definitivamente cosa desidera, cosa vuole. Il movimento delle sardine lo dimostra, l’implosione dei 5 Stelle ancor di più, il silenzio della sinistra che porta in televisione Mario Capanna incravattato a parlare ancora di politica, dalla sua tenuta agricola umbra e con il suo vitalizio da ex parlamentare, ci dimostra come non vi siano idee nuove e mirate al cambiamento.

Se poi pensiamo che stiamo aspettando il 22 per mettere Prodi al Quirinale, allora forse nel prossimo biennio avverranno cose truci che potrebbero mimare quelle di 100 anni fà? Non credo, penso che entro giugno noi torneremo a votare appena i deputati e senatori saranno tagliati definitivamente, quando con Ilva manderemo a casa 2500 lavoratori, con Alitalia finalmente faremo un concordato preventivo lasciandola in mano agli stranieri, le banche tedesche cominceranno ad uscire dalla loro crisi strutturale e Conte avrà avuto delle assicurazioni personali dal Sistema. Incognita Salvini, che potrebbe essere : legge proporzionale rivista in senso maggioritario, governo di intesa democratica tra i due poli, con Premier condiviso per la durata di tre anni più due se riconfermato con l’attuazione del programma. Non chiedetemi chi potrebbe essere il capo del Governo, non sono un indovino, ma è certo che succederà così perchè la magistratura è debole,la politica allo sbando, i capipopolo stanchi e quasi demotivati, il fascismo anti Segre ormai finito, il nazismo non si ripresenta, le sardine vanno sotto sale perche’ i vecchi si appropriano del movimento ed i giovani si fanno, o faranno, le canne libere della Consulta (prova che la politica non ha le palle, come per la morte assistita etc. etc.).

Quando si capisce che con pochi deputati e senatori “scelti” solo dai movimenti, una economia che per decollare ha bisogno di interventi statali,le banche che diventano solo assicurazioni e sportelli tipo “postali”, allora si potranno fare cambiamenti strutturali, che come negli anni 20 dello scorso secolo, serviranno a farci fare un balzo in avanti, con regole democratiche certo,ma sopportando alcune situazioni che un tempo non avremmo mai immaginato. I Sindaci delle città più importanti, Bergamo e Brescia in testa, seguite da Milano etc, saranno artefici di cambiamenti epocali, perche’ il federalismo cittadino si concretizzerà con il buongoverno dei singoli e l’approntamento di piani regolatori di ristrutturazioni che daranno un nuovo volto alle loro città inerpretando le necessità oggettive di ogni singola realtà, come si fece un tempo, i Podestà al servizio della città e della popolazione. Non si sottovaluti la quiescenza del momento, come ben sappiamo le rivoluzioni non si fanno con la pancia piena, ma il voto lo si esprime facendo solo pochi passi da casa propria e quando questo, il voto, e’ imponderabile allora fa paura e per questo motivo il Potere non ci fa votare quando necessita, come in Gran Bretagna o in Israele per esempio,perche’ esso,il Potere, e’ debole e timoroso dei cambiamenti, ma stà a noi chiederlo ad alta voce e se non ci metteremo tutti insieme a chiedere libertà di voto, se non lo urleremo ai quattro venti, allora ci meriteremo per sempre quello che abbiamo, che poi alla fine non e’ altro che espressione popolare di cio’ che siamo o meglio eravamo, solo pochi mesi fà. Ragazzi tocca a voi; non riunitevi solo al venerdì in piazza per non andare a scuola, per l’ambiente ( meritevole) o per le sardinate: difendete il vostro futuro, fateci vedere chi siete, che avete le palle e non solo il telefonino, che vi aggregate per discutere e confrontarvi, non solo per postare, che avete coraggio e voglia di cambiare senza entrare nelle stanze del potere per poi annubilarvi. Anno nuovo vita nuova, si dice, i millenial (nati nel 2000) cominciano ad invecchiare,ma forse hanno la maturità per proporre i cambiamenti necessari per un mondo futuro, libero da ossessioni ormai centenarie, liberi da pregiudizi storici e attenti conoscitori di questo nuovo mondo, che mai si fermerà, che sempre girerà scoprendo nuovi sistemi sociali che ci permetteranno di vivere al meglio per i prossimi mille anni.


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Dove va la destra? V.E.Filì

La situazione politica a livello nazionale e locale appare molto confusa, in particolare agli elettori del centrodestra. Forza Italia, molto debole, lascia libero uno spazio solitamente occupato dai moderati, liberali, socialdemocratici e altri posizionati al “centro” dello schieramento politico...

MARIA STELLA GELMINI PUNTO DI RIFERIMENTO PER L’ELETTORATO MODERATO DEL TRIANGOLO BERGAMO-BRESCIA-MILANO HA RISPOSTO AD “Forza Italia - ha risposto l’on. Gelmini - ha pagato lo scotto ALCUNE DOMANDE di una lunga crisi economica che ha radicalizzato l’opinione SULLA SITUAZIONE pubblica e penalizzato il nostro bacino tradizionale di con- POLITICA NAZIONALE sensi che è rappresentato dal ceto medio e dalle categorie più deboli (anziani, partite iva, commercianti). Abbiamo subito una fase storica in cui la prima emergenza del Paese, grazie all’insipienza della sinistra, è stata l’esplosione di una immigrazione incontrollata. E qui la Lega è stata più abile di noi nell’intercettare la pancia del Paese. Ora ci sono le condizioni per voltare pagina: si è capito che la vera emergenza è il lavoro, la precarizzazione esistenziale, la possibilità di dare un futuro ai nostri figli. Forza Italia, con gli Stati generali di Napoli, rilancerà le sue nuove ricette per affrontare questi fenomeni e riportarci sulla strada giusta”. Dove vanno, secondo lei, gli elettori di Forza Italia nella Lega o in Fratelli d’Italia? “Dove sono andati è facilmente immaginabile: il centro-destra è da sempre maggioranza nel Paese, siamo arrivati nella nostra storia, come somma dei voti del centro-destra, a oltre il 54% dei voti. I voti si spostano dentro la nostra coalizione: i partiti del centro-destra sono vasi comunicanti. Ma il nostro problema non è capire dove sono andati: da un lato serve una ricetta per farli tornare, dall’altra c’è da recuperare – con un messaggio nuovo e più attento alle problematiche sociali e al bisogno di sicurezza delle persone – un elettorato disilluso che non partecipa più”. La leadership di Salvini è vincente? “Salvini ha preso la Lega al 4% e l’ha portata ad oltre il 30%. Certamente è il leader della Lega e da questo punto di vista è innegabile che sia stato vincente. Per essere leader della coalizione di centro-destra però non bastano i voti, che Salvini ha dimostrato di avere, ci vuole anche la comprensione della necessità di federare soggetti diversi, su una base di visione comune di Paese e di un programma condiviso. Su questo un pezzo di strada, da piazza San Giovanni in poi, è stata fatta: se Salvini non si farà prendere dall’illusione dell’autosufficienza, altra ne potrà fare”. Quanto conta fare leva sulla matrice cristiana per un leader politico? “La storia della Democrazia Cristiana dimostra che i cattolici in politica possono coniugare impegno politico e fede, nel rispetto della laicità dello Stato. Io da questo punto di vista, da cattolica, mi sento in linea con quella tradizione”.

È PARTITA DA MILZANO, UN PICCOLO COMUNE IN FONDO ALLA PROVINCIA BRESCIANA DOVE SUO PADRE FU SINDACO DEMOSCRISTIANO. AVVOCATO E DEPUTATO DAL 2006 HA INZIATO LA SUA ASCESA POLITICA A PARTIRE DALLA NASCITA DI FORZA ITALIA E NEL 1998 È STATA ELETTA IN CONSIGLIO COMUNALE A DESENZANO. POI ASSESSORE ALLA PROVINCIA E MINISTRO DELL’ISTRUZIONE NEL PRIMO GOVERNO BERLUSCONI


maria stella gelmini


ini Mariastella Gelm


Dove va la destra? Come vedrebbe una confluenza con il Partito dell’On.Meloni come già accaduto nella storia del centrodestra ai tempi di Gianfranco Fini? “Non è all’ordine del giorno e credo non lo sarà. Il proporzionale, verso il quale il sistema politico sembra tendere, premia le differenze e le identità di partiti e movimenti politici. E noi siamo diversi da Fratelli d’Italia”. Preferirebbe guardare più verso Renzi? “Io preferisco continuare a guardare a Forza Italia che è la mia storia. Dobbiamo impegnarci tutti per recuperare il terreno perduto. Renzi deve ancora dimostrare con atti concreti da che parte sta sui grandi temi: fino a quando continuerà a professarsi di ‘sinistra’ andrà poco lontano e non potrà essere un nostro interlocutore. Faccia cadere il governo che ha fatto nascere (il Conte bis) e ne riparliamo”. Ci riesce a prospettare uno scenario credibile per i prossimi mesi…Coronavirus permettendo... “Abbiamo due appuntamenti politici pressoché immediati: il primo è il referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari. Non è difficile prevederne l’esito. Poi ci sarà la sfida in altre sei elezioni regionali. Se la coalizione non farà errori confermeremo quelle che già governiamo (Liguria e Veneto) e ne strapperemo altre al centro-sinistra. Purtroppo non sono certa che questo comporterà la caduta del governo e nuove elezioni. Il rischio è che continueremo ad avere l’anomalia di un governo del Paese diverso da quello della gran parte delle sue regioni. Mi permetta però di dire, a proposito di coronavirus, che l’Italia può contare su molte eccellenze. E il lavoro straordinario dello Spallanzani lo dimostra. Dopodiché la prudenza non deve diventare psicosi e non può degenerare in episodi di discriminazione o razzismo”. Dopo il referendum si dovranno rifare i collegi elettorali… d’accordo con la riduzione dei Parlamentari? “I parlamentari, il nostro governo, li aveva tagliati già nel 2005, ma la nostra era una riforma complessiva del sistema costituzionale e fu buttata a mare da Prodi & Co. Questo è un grande spot contro la casta.Tuttavia noi siamo coerenti: non facciamo battaglie per le poltrone ma per l’efficienza del sistema. Quando torneremo al governo, faremo una grande riforma con il presidenzialismo e il superamento del bicameralismo perfetto, ma intanto è giusto dare un segnale al Paese e ridurre il numero di deputati e senatori”. Per un ipotetico governo di centrodestra prossimo venturo quali sarebbero le priorità e le ricette che proporrebbe? Sicurezza? Sanità? Lavoro? Scuola? Ambiente? Giovani? Anziani? “Io mi batterò perché dal centro-destra arrivi una proposta complessiva di governo prima del voto. Dobbiamo tradurre subito le nostre idee in progetti di legge. Il Paese ha bisogno di una sterzata immediata, perché questo governo ci sta portando nel baratro. E dobbiamo ridare speranza e pensare al futuro dei nostri figli. La paura si sconfigge aiutando le famiglie e i giovani a superare la precarietà esistenziale di questa fase storica. Dobbiamo preoccuparci della crescita del Pil e lo faremo, lavorando su tutti i temi che lei ha indicato, con un approccio nuovo che oltre al Pil faccia crescere il benessere dei cittadini”. Accetterebbe un nuovo incarico di Governo? “Sono una donna di partito, ho fatto la gavetta e ricoperto molti ruoli ed è ovvio che sia a disposizione di Forza Italia. Il problema non è chi riveste i ruoli, ma quello che riusciamo a realizzare. E per tornare al governo, dobbiamo prima mandare a casa questo. È un obiettivo per il quale rinuncerei volentieri anche ad un dicastero, perché l’Italia non si merita un governo come questo”. Un messaggio per il centrodestra a Bergamo e a Brescia dove i candidati presentati sono stati battuti dai due sindaci del PD, Gori e Del Bono, entrambi riconfermati dai loro concittadini. Quali sono i fronti sui quali puntare per rimontare sul Centrosinistra nelle due città Lombarde? “Bergamo e Brescia, come Milano, sono realtà complesse. Forza Italia, benché abbia fatto un buon lavoro in questi anni, ha pagato le incomprensioni del passato che hanno visto un centrodestra diviso. Ora stiamo costruendo le basi per un progetto politico in grado di dare ai cittadini le risposte che attendono da tempo e che le amministrazioni di sinistra non sono in grado di realizzare. Mettiamo al centro il lavoro, i giovani, una seria politica industriale, la ricostruzione di un tessuto sociale più attento a chi è in difficoltà”.


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Solo Adele V.E.FilĂŹ - Fotografie Paolo Biava


Ho conosciuto Adele grazie ad una comune amica, incontrata per subito mi affascinò. Non era noioso e non facevo la commessa ma caso dopo tanti anni. Mi è diventata subito simpatica per quel la “vendeuse”. Ho iniziato da zero ma sapevo vendere: una dote suo discreto fascino un po’ misterioso, quella innata eleganza, un che certamante avevo ereditato dal mio papà. sorrisetto che ti conquista e un incredibile intuito, tipico di una in- Sono rimasta con lei qualche anno, passando da un morosino telligenza vivissima che le consente di capire rapidamente con chi all’altro ma non erano mai storie serie. Nel frattempo la mia amiha a che fare. Dopo una lunga vita, Adele oggi vive felicemente in ca decise di aprire un negozio sempre a Milano in piazza Missori una casa di riposo nella quale dice di trovarsi a meraviglia. e la segui anche in quell’avventura. “Devi venire con me - mi disse Come si chiama? Adele, solo Adele. - perché io non so vendere mentre tu sei bravissima”. Incuriosito le chiedo di raccontarmi un po’ della sua storia. Le per- Avevo 27 anni quando un’amica mi chiese la cortesia di accomsone di una certa età hanno sempre da raccontare vicende affasci- pagnarla per una visita dal ginecologo perché da sola si sarebbe nanti che si intrecciano spesso con le difficoltà di vite decisamante sentita in imbarazzo. Mi ricordo che mi assentai dal lavoro quel più complicate delle nostre, segnate quasi sempre dalle sofferenze pomeriggio per starle vicino e accompagnarla da quel medico. della guerra, dalle privazioni e dai lutti. Anche la sua. Fu così che conobbi quello che sarebbe diventato mio marito. Si Con uno sguardo quasi commosso inizia il suo racconto. chiamava Augusto Zeneri, aveva uno studio vicino a piazza Mis“Sono nata vicino a Calolziocorte in un luogo bellissimo a due sori e sentii una certa attrazione per quell’uomo. Lo confidai a passi dal lago di Lecco. Purtroppo mio padre Luigi che adoravo, quell’amica che lo disse a lui, il quale gli chiese di potermi rivedere morì quando io avevo soltanto sette anni. Lui faceva il sensale ov- quando sarebbe tornata per la prossima visita. vero l’intermediario, quello che oggi chiameremmo un mediatore. Mi innamorai perdutamente, aveva 39 anni e io 27 e il nostro fu Chi aveva case, terreni e soprattutto animali da vendere, si rivol- davvero un grande amore. Dopo un anno eravamo già sposati ma geva a mio padre il quale, una volta trovato l’acquirente, sanciva un sarebbe durato poco perché la sorte mi riservò lo stesso destino patto tra galantuomini suggellato solo con una stretta di mano tra che era toccato a mia madre. Purtroppo, dopo sette anni molto i contraenti sui quali lui poggiava la sua mano destra per garantire felici, mio marito morì dopo una grave malattia e mi ritrovai di quell’impegno affinché tutto andasse onestamente a buon fine. nuovo sola. Fortunatamente lui aveva pensato a stipulare in mio Purtroppo un giorno, dofavore una buona assicuravendo misurare un lotto di zione che mi consentì di non terreno, si arrampicò su un avere problemi economici. muretto ma si sporse tropUna volta sposata avevo lapo e ruzzolò dalla parte sciato il mio lavoro e, nonoopposta, infilzandosi su un stante da vedova non avessi bastone appuntito sporgenalcun problema economico, te dalla parete. Si era trafitto scelsi di rimettermi di nuovo il fegato… Mi ricordo che in gioco. diventò tutto giallo e dopo Conobbi per caso una copalcuni mesi di sofferenze, pia di Varese proprietaria di rese l’anima a Dio conscio un’azienda di intimo femmidi lasciare una giovane monile e mi feci affidare il camglie e tre bambine piccole. pionario della stagione preADELE CON L’AMICA ANITA LAZZARONI (A SINISTRA) Io avevo sette anni, le mie cedente che proponevo ad E DUE OPERATRICI DELLA CASA DI CURA sorelline una cinque e l’altra una cerchia di amiche, un po’ ANNI AZZURRI DOVE OGGI È OSPITE solo sette mesi. Fino ad alloper divertirmi e un po’ per ra, nonostante non vivessimo rimanere occupata e poternell’oro, non ci mancava nulla ma, dopo la sua scomparsa, mia mi togliere qualche sfizio. Ho proseguito, facendo quello per cui madre Luisa, che fino ad allora si era occupata della famiglia e ero portata per tanti anni, amministrando oculatamente i beni che della casa, con tanti sacrifici si mise a lavorare per poterci crescere avevo ereditato ed è così che oggi ho potuto scegliere di trasfeal meglio. Quando accadde tutto questo eravamo in piena epoca rirmi presso una bella struttura dove sono circondata da persone fascista e dopo qualche anno scoppiò la guerra che aggravò deci- che mi vogliono bene e si occupano di me”. samente la situazione. Mia madre decise che ci saremmo trasferiti Ma di suo marito era gelosa? in un appartamento a Caloziocorte. Quando finì la guerra, volevo “Era praticamente impossibile anche se qualche volta ero un po’ solo scappare da quella triste situazione anche perchè mamma seccata del fatto che tante donne, anche bellissime, andavano a non era mai riuscita a superare il trauma della morte del marito. farsi visitare da lui che ogni mattina però, mi lasciava dei pensierini Avevo diciotto anni, volevo un vivere la mia vita e decisi di trasfe- d’amore scritti su dei fogliettini che conservo ancora... rirmi presso una cugina che stava a Milano e che si occupava di Una vita lunga la mia, di cui tutto sommato non mi lamento anche una portineria in un grande palazzo. La aiutavo facendo un po’ la se avrei preferito invecchiare vicino al mio lui che porto sempre babysitter alla sua bambina. Per concludere i miei studi mi iscrissi nel cuore. Ho attraversato una guerra durissima, ho visto la misead un corso di stenografia e dattilografia che allora dava buone ria intorno a me e ho dovuto stare vicino a mia madre nei moprospettive di trovare un lavoro dignitoso. Finito il corso feci una menti peggiori del suo infinito dolore, che poi diventò anche il mio. prova nello studio di un avvocato, ma quella della segretaria non Penso però che si debba sempre considerare la fortuna di essere era davvero la mia vita. Mi dettavano delle lettere che dovevo al mondo, affrontando a viso aperto le traversie della vita, rimargivelocemente stenografare e poi trascrivere a macchina. Dopo un nando le ferite senza mai lasciarsi andare alla disperazione... Perchè solo giorno di prova lasciai quell’impiego e trovai lavoro come comunque domani sarà sempre un giorno nuovo”. commessa in un negozio di abbiglaimento. In seguito un’amica che Quale è il segreto della sua longevità e della sua freschezza? lavorava nella moda mi propose di trasferirmi con lei nella sua sar- Mi sono sempre presa cura di me e un piccolo segreto è l’uso di toria, avendo forse intuito che ero adatta a quell’ambiente che da prodotti all’ozono del famoso dr. Franzini


Tommaso Revera

MARINA DI GUARDO

Il mio cono d’ombra

A DISTANZA DI UN ANNO DALLA SUA USCITA, INCONTRIAMO MARINA DI GUARDO, AUTRICE DEL ROMANZO “LA MEMORIA DEI CORPI” Incontro letterario nella Greeneige Lounge del Relais & Châteaux L’Albereta: lo scorso 7 febbraio la scrittrice Marina Di Guardo ha presentato il suo ultimo libro edito da Mondadori insieme a Barbara Donarini. Circondati dal verde della Franciacorta, gli ospiti hanno vissuto una piacevole immersione in un mondo letterario dalle atmosfere thriller. Un’occasione imperdibile per conoscere più da vicino un’autrice che, pur coltivando da sempre la passione per la scrittura, ha esordito nel panorama narrativo italiano nel 2012 e, in pochi anni, è riuscita ad affermarsi con uno stile capace di coniugare la suspense insita nel genere thriller ad un’accurata ed approfondita introspezione psicologica dei personaggi di volta in volta raccontati. Pur avendo iniziato da otto anni, la sua naturale inclinazione per la scrittura l’ha portata in poco tempo alla produzione di diversi romanzi, non è così? “Ho sempre avuto la passione della scrittura, sin dalle elementari. È sempre stato qualcosa di forte e vivo dentro di me anche se ho coltivato questa passione in maniera discontinua dal momento che ho avuto una vita abbastanza movimentata. Nonostante tutto, però, l’ho sempre tenuta dentro, come una fiamma che non si spegne mai, scrivendo abitualmente piccoli componimenti e racconti”. È vero che sono state le sue figlie a spronarla per convincerla a lanciarsi in quella che è diventata la sua attuale professione? “Sicuramente avevo voglia di fare un qualcosa di più compiuto ma, essendo un’insicura cronica (anche se non sembrerebbe perché sono molto brava a dissimulare), avevo paura di non essere all’altezza e di non riuscire a scrivere un romanzo che potesse essere d’interesse per altre persone. Quando ho incominciato ad essere più tranquilla e ad aver più tempo a disposizione, visto che nel frattempo le ragazze si erano allontanate giustamente da casa per intraprendere i rispettivi percorsi di studi, mi sono detta ‘perché no?’ L’incoraggiamento delle mie figlie, probabilmente mosse da un briciolo di senso di colpa visto l’allontanamento da casa che mi ha portato a convivere per un breve periodo di tempo con la ‘sindrome del nido vuoto’, è stato certamente determinante. Ricordo che mi dissero ‘mamma tu devi provarci, finché non proverai non capirai se questa può essere la strada che agogni da tempo e che potrà essere un futuro oppure no e se così non fosse, pazienza. Almeno ci hai provato’”. Tra le varie case editrici a cui aveva scritto le ha risposto una piccola realtà siciliana: un altro segno del destino considerate le sue origini… “Sì, esatto. Ho scritto il mio primo romanzo in un anno e mezzo e, dopo essermi documentata su un sito per scrittori emergenti, decisi di tentare con alcune case editrici medio/piccole inviando il mio manoscritto. Dopo 4/5 mesi mi rispose la casa editrice Nulla Die, che aveva aperto i battenti grazie all’impegno, alla de-

dizione e alla competenza di due professori innamorati di letteratura, dandomi la bella notizia. Il fatto che fossero siciliani come i miei genitori mi è sembrato un segno del destino. A loro sarò eternamente riconoscente non solo per aver scommesso sul mio manoscritto ma per aver intuito che, dietro a quella storia, c’era una persona meritevole sulla quale investire”. La sua naturale inclinazione verso il genere noir deriva anche dal suo vissuto familiare? “È un genere che ho nel cuore sin da quando ero bambina. Mi ha sempre affascinata: da piccola, ricordo, ero un’assidua lettrice dei gialli Mondadori per ragazzi ed ero molto appassionata. Ricordo di serate interminabili con mia mamma, sedute sul divano, mano nella mano, a guardare i film di Alfred Hitchcock e di altri registi famosi scommettendo sull’esito finale della trama. Mi è sempre piaciuta molto l’idea di esplorare la zona d’ombra delle persone: noi siamo luce ma anche oscurità, siamo ynn ma anche yang ed ognuno di noi presenta tante sfumature. È bella anche l’idea di addentrarsi nel conscio e nell’inconscio delle persone: per questo mi soffermo spesso sull’indagine psicologica dei miei personaggi”. Nel suo ultimo libro, La memoria dei corpi, racconta la vita di un avvocato deluso dalla vita che decide di ritirarsi e vivere nella sua lussuosa villa sulle colline piacentine. Trattare temi con cui le persone convivono ogni giorno: è questo uno dei segreti del suo successo letterario? “Le delusioni, purtroppo, sono dietro l’angolo per tutti noi. La figura di Giorgio, il protagonista di questo romanzo, è nata proprio con l’idea di raccontare di una persona che, ad un certo punto della sua vita, scosso da alcune situazioni molto sgradevoli con le quali ha dovuto convivere, decide di isolarsi immediatamente da tutta l’umanità. Un personaggio dalle mille sfumature e molti modi di essere che ha sedotto con il suo fascino. Personalmente non mi innamorerei mai di un uomo che decide di fare l’eremita, se pur ricco di famiglia e con una villa piena di opere d’arte, anche se devo ammettere che ha riscosso molto successo tra le mie lettrici”. Dal suo esordio ad oggi ha già collezionato 4 libri e 2 ebook: immagino sia già lavorando al suo prossimo romanzo, non è così? “Sì, sto finendo di scrivere il mio ultimo romanzo che dovrebbe uscire entro fine anno. È la storia di una donna trentacinquenne che decide di fuggire dal marito che la subissa di violenza fisica e psicologica. Scappa con la sua bambina di nove anni per rifugiarsi nella villetta che era dei genitori. Quello della violenza contro le donne è un tema a me molto caro: non a caso l’ho già affrontato in un precedente romanzo, edito dia Mondadori, intitolato ‘Come giusto che sia’. Ritorno su questo tema ma in maniera molto diversa”.


INIZIALMENTE NOTA AL GRANDE PUBBLICO COME MAMMA DI CHIARA FERRAGNI (OLTRE CHE DI VALENTINA E FRANCESCA), LA SCRITTRICE SICILIANA D’ORIGINE MA CREMONESE D’ADOZIONE HA SAPUTO RITAGLIARSI UN RUOLO DI PRIMO PIANO NEL MONDO DELLA NARRATIVA ITALIANA GRAZIE AD UNA NATURALE PROPENSIONE PER LA SCRITTURA E AD UNA VENA NOIR CHE DA SEMPRE CARATTERIZZA I SUOI ROMANZI


Sempre+Ludo


IL NUOVO FORMAT SU YOUTUBE CONDOTTO DA LUDOVICA PAGANI È online Casa Pagani, il nuovo format in onda su YouTube in cui la web influencer e Dj Ludovica Pagani incontra le celebrities. Dodici puntate ironiche e accattivanti dove i vip si raccontano, giocano con la conduttrice, svelando i loro progetti in campo lavorativo e personale. “Sono molto soddisfatta di aver realizzato questo bellissimo format con tutto il mio team. Abbiamo registrato tre giorni no stop con ospiti interessanti e con i quali mi sono divertita”, ha dichiarato Ludovica Pagani. La prima puntata online, che ha già totalizzato quasi 100.000 visualizzazioni, ha visto protagonista Andrea Damante, volto noto della tv e affermato dj che ha scherzato con Ludovica raccontando al grande pubblico i suoi prossimi impegni: “Sto lavorando ad alcune produzioni musicali all’estero e su un progetto italiano di cui ancora non posso svelare nulla”. È stata poi la volta di Cecilia Cantarano e Daniele Davì, star italiane di Tik Tok che hanno rivelato com’è cambiata la loro vita da quando sono diventati celebri grazie a questo nuovo social network. I prossimi vip che interverranno a Casa Pagani saranno: Le Donatella, Francesco Sole, Giulia Cavaglia, I Pantellas, The Show, Shade, Danifaiv, Feliscia e tanti altri ancora. Dal 2016 ad oggi Ludovica ha condotto una web serie, un programma sportivo, ha partecipato in qualità di inviata a ‘Quelli che il calcio’, ha scritto il suo primo libro ‘Semplicemente Ludovica’ edito da Mondadori Electa, ha preso parte a due fiction Rai, ha realizzato un calendario ed ora è speaker radiofonica di Rds Next. L’idea creativa e la produzione video di Casa Pagani sono state interamente curate da Futura Management e Atom Production.


Publifarm:

la creatività cresce sempre di più Tommaso Revera - Fotografie Publifarm

A TU PER TU CON NICOLA PAVESI, “DEUS EX MACHINA” DELL’AGENZIA PUBLIFARM, LA FATTORIA CREATIVA CHE IN QUESTI 15 ANNI È RIUSCITA A CRESCERE ANNO DOPO ANNO CONSEGUENDO NON SOLO SIGNIFICATIVI RICONOSCIMENTI INTERNAZIONALI MA ANCHE UN GRADIMENTO SEMPRE PIÙ TRASVERSALE

NICOLA PAVESI


DA 15 ANNI PUBLIFARM È LA FATTORIA CREATIVA DI BERGAMO. NEL 2020 SI SCOPRE GRANDE E SI APPRESTA A VIVERE IL NUOVO ANNO CON LO STESSO SLANCIO CREATIVO CHE HA CARATTERIZZATO TUTTA LA SUA CRESCITA, GRADUALE MA COSTANTE. E OGGI ENTRA CON PIENO DIRITTO TRA LE MIGLIORI AGENZIE DI COMUNICAZIONE ITALIANE Creativi sì, ma non solo. Per destreggiarsi in un mondo che cambia alla velocità della luce non basta cogliere i segnali, bisogna anche saperli interpretare e tradurre in un qualcosa di concreto. Dal 2004, Publifarm ha compiuto passi da gigante, conquistando una leadership silenziosa, basata non tanto sui proclami quanto sulla concretezza e la lungimiranza dei suoi progetti. Non è un caso se oggi nell’anno in cui l’agenzia di comunicazione ha festeggiato i 15 anni di attività, raddoppiando la propria sede di viale Giulio Cesare 20 - i clienti che si rivolgono a Publifarm non solo arrivano da tutta Italia, ma rappresentano grandi nomi in diversi comparti dell’industria nazionale: dal settore vitivinicolo all’agroalimentare, dai trasporti alla logistica, dal design alla tecnologia, dall’intrattenimento al wellness. Un gradimento trasversale confermato dal conseguimento di molteplici riconoscimenti internazionali, come l’OpenArtAward 2019, Premio alla Pubblicità, conquistato per il quarto anno consecutivo tra 144 agenzie in competizione da tutta Europa, 1098 lavori iscritti e 703 brand rappresentati. Vincitrice anche nelle edizioni 2016, 2017 e 2018, Publifarm ha sbaragliato la concorrenza anche lo scorso anno, conseguendo due premi da aggiungere al suo ricco palmares degli anni precedenti. Il primo è una Targa Oro assegnata nella categoria label per il progetto ideato e realizzato per La Pettegola Limited Edition 2018 by Ale Giorgini. Vermentino di casa Banfi, la bottiglia è completamente rivestita da uno sleeve artistico illustrato da uno degli autori più apprezzati del panorama italiano e non solo. L’artwork ha attirato l’attenzione anche di Packaging of the World, che ha voluto pubblicare il progetto sul proprio portale, inserendo La Pettegola Limited Edition 2018 by Ale Giorgini nella lista dei migliori packaging al mondo. Il secondo, invece, è una Targa Bronzo vinta nella categoria animate ads per il video di BePop, Asti Secco DOCG. Anch’esso etichetta della cantina Banfi, è la star di un

breve filmato, già insignito di una Honorable Mention dai Social Creative Awards (SCA). Ritmato da una colonna sonora fresca e coinvolgente, lo spot si caratterizza per grafiche colorate che inneggiano alla spensieratezza e all’happy hour. Riconoscimenti di un certo peso che Nicola, fondatore di Publifarm, non considera di certo solo come traguardi, ma come punti di partenza per nuove sfide. Conoscendolo bene, infatti, starà già pianificando il prossimo obiettivo da raggiungere. Siamo andati a trovarlo con il pretesto di rivederlo: una scusa, in realtà, per vedere il restyle dell’agenzia e per conoscere il suo staff di 18 creativi. Piacere di rivederti Nicola. Ne è passato di tempo dal giorno in cui hai mosso i primi passi nel mondo della comunicazione con la costruzione dei primi siti internet. Cosa ricordi di quella fase della tua vita? “I primi tempi e i primi lavori erano caratterizzati da un forte entusiasmo. Questo, negli anni, si è trasformato in passione, da vivere e condividere con i colleghi e trasmettere ai clienti. Inoltre, all’inizio, eravamo in pochi e dovevamo essere molto multitasking, mentre oggi le figure all’interno dell’agenzia, come una vera e propria azienda, si sono specializzate tra account, grafici, copywriter, social media manager e web marketing specialist”. Il plus valore di Publifarm è la realizzazione di progetti integrati su tutti i media. Oltre alla creazione di progetti studiati su misura, quali pensi che siano i motivi del vostro successo? “Sicuramente la crossmedialità, come capacità di diffondere un messaggio trasversalmente su più canali, senza che perda forza e coerenza. Poi c’è l’originalità, che rende ogni progetto unico e studiato ad hoc per ciascun cliente. Infine la capacità di traslare la creatività da un settore all’altro, contagiando positivamente progetti molti diversi tra di loro”.


Strategie di marketing e comunicazione, design, web, advertising e social media marketing: come è cambiato il settore della comunicazione negli ultimi 15 anni? “L’utilizzo del mobile e la nascita dei social network hanno rivoluzionato il mondo della comunicazione. E noi ci siamo evoluti, organizzando il nostro lavoro in modo da sfruttare tutte le potenzialità di questi due cambiamenti. Ogni strumento che realizziamo deve comunicare in modo immediato, incisivo ed efficace”. La filosofia di Publifarm è rimasta coerente nel tempo: ascoltare prima di parlare, prediligere la qualità alla quantità, pensare prima di fare. I clienti come hanno accolto questo approccio al lavoro? “Questo stile ci contraddistingue da sempre e ci ha premiato. Negli anni siamo diventati partner di tanti brand, che abbiamo aiutato a crescere e con cui siamo cresciuti in qualità e quantità. È anche per questo che abbiamo deciso di ampliare la nostra sede: così la creatività ha le giuste risorse e il giusto spazio dove operare”. Lavorate per aziende di settori molto diversi. Nonostante questo, c’è una costante che rimane fissa: il cliente è sempre messo al centro. Ci puoi spiegare che cosa vuol dire? “Significa che prima di tutto il cliente viene ascoltato e aiutato a capire le proprie esigenze attuali e future. Infatti non gli vengono solo proposte soluzioni adatte al soddisfacimento delle necessità di oggi, ma gli viene offerta una strategia di comunicazione ad hoc valevole sul lungo periodo. E ogni progetto è affidato a un team dedicato che sa centrare l’obiettivo, qualunque esso sia”. L’energia e la creatività danno vita alle vostre idee. Ma, per far sì che scaturiscano buone intuizioni, non basta disporre di uno staff competente e affiatato. Occorre anche un ambiente di lavoro confortevole e stimolante. Ci puoi descrivere le vostre iniziative di welfare aziendale? “Il lunedì mattina facciamo colazione tutti insieme prima di iniziare la settimana lavorativa, che concludiamo il venerdì salutandoci con un aperitivo. Inoltre, nel nuovo ufficio, abbiamo una sala da pranzo e una cucina accessoriata. Qui si trovano una macchina per il caffè Carimali (nostro cliente), che fa da vero e proprio bar, e un impianto per acqua filtrata, così possiamo bere in modo eco-friendly eliminando le bottiglie di plastica, Infine, per incentivare uno stile di vita più attivo e sano, Publifarm offre ai dipendenti l’iscrizione alla palestra SportPiù”. Ci puoi dare qualche anticipazione sulle aspirazioni future di Publifarm? “Sicuramente puntiamo a crescere ancora. Non solo strutturandoci sempre più, sia a livello di team che a livello di spazi, ma anche come portfolio clienti. Vorremmo infatti lavorare con le eccellenze del nostro territorio e parallelamente, continuare a collaborare con i grandi brand nazionali e internazionali. Seguendo il nostro claim “Be Brave”, affronteremo ogni sfida futura con coraggio, perché niente è impossibile se fatto con creatività”.

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BRESCIA E IL SUO RINNOVATO LEGAME CON LA MODA BOUTIQUE E CONCEPT STORE DA FARE INVIDIA

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In Italia l’uso dei detti e dei proverbi ha sempre avuto una grande importanza per quanto riguardava i diversi aspetti della vita quotidiana: dalle questioni di cuore, alla politica passando per lo sport fino ad arrivare al meteo che avrebbe contraddistinto quel dato mese piuttosto che quell’altro. Già il meteo! Ovviamente alcuni proverbi sono caduti in disuso mentre altri, che in tempi addietro erano considerati apocalittici, al giorno d’oggi sono stati rivalutati. Un esempio: “Non ci sono più le mezze stagioni” è diventato un simbolo del recente corso in cui la Terra si è incamminata. Ormai, a causa dell’effetto serra e delle esorbitanti emissioni di CO2, il clima terreste sta cambiando rapidamente e gli effetti si percepiscono anno dopo anno. Ammetto che, in ventidue anni non mi è mai capitato di avere più di dieci gradi a fine gennaio. . .certo, c’è freddo e fischia il vento, ma la temperatura rimane sempre alta. In questo senso anche i famigerati giorni della merla si sono trasformati da “vedo gli eschimesi per strada” a “uno chardonnay a bordo piscina a Saint Tropez”. E puntualmente si affaccia alla finestra dell’armadio la fatidica domanda: «cosa mi metto per sopravvivere a questi mesi un po’ bislacchi?». Facile trovare la risposta. . . Tailleur bianco in lino addosso e moon boots rosso fiammante ai piedi. Alle lettrici e ai lettori certo non sfuggirà la differenza di clima e, secondo loro stessa ammissione, si trovano una grande confusione nel guardaroba. «I pantaloni di cotone si mischiano a quelli in lana merinos. Tra un po’ in inverno andremo in giro in bikini e in estate col cappotto», afferma una signora intenta a osservare le vetrine di C.so Zanardelli. Care lettrici e cari lettori non temete. Per rimettere ordine tra giacche, scarpe e stivaletti chiedete consiglio al vostro negoziante di fiducia; lui saprà darvi una mano a districare l’ingarbugliata matassa degli outfit.

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A cura di Lorenzo Boccardini e Tommaso Revera


Via M azzin i

Effettivamente, da quando l’anno scorso hanno avuto luogo le Fashion Week – dove ogni anno i principali designer presentano le nuove collezioni Spring/Summer – su Internet e sulle riviste specializzate sono comparsi interi vademecum relativi alle nuove tendenze che arriveranno sugli scaffali delle boutique. Colori pastello, dall’azzurro carta da zucchero al rosa in tutte le sue declinazioni; e poi il grigio perla, il color crema, le tonalità vitaminiche come il yellow lemon – che infonde freschezza a più non posso –, le nuance di verde, il blu, gli ocra e i marroni fino ad arrivare all’intramontabile duo del bianco e nero; colori passepartout che stanno bene in qualsiasi occasione. Le parole d’ordine della stagione che verrà sono: sobrietà ed eleganza! Quindi se le creazioni mostrate sulle passerelle di New York, Londra, Milano e Parigi vi sembrano modelli troppo lontani da raggiungere per via della loro allure internazionale e super chic, è bene sapere che anche nella nostra città c’è la possibilità di stare al passo con gli stili che la moda propone sia per quanto riguarda l’abbigliamento femminile che per quello maschile. Insomma ce n’è per tutti i gusti, basta solo avere buon occhio e buon gusto. Ormai, lo abbiamo capito, Brescia è diventata una città “a misura d’uomo”, facilmente visitabile e capace di attirare non solo turisti stranieri o da altre regioni ma anche giovani grazie alle sue proposte culturali e gastronomiche in cui unisce ambienti raffinati a piatti succulenti nel rispetto del territorio. Per cui, dopo aver apprezzato la cucina bergamasca, non c’è nulla di meglio che sgranchirsi le gambe facendo una passeggiata tra le vie del centro ammirando le vetrine e, perché no, facendo anche qualche acquisto. Brescia ha tante potenzialità sul versante moda.

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Le principali vie, Corso Magenta, via Mazzini, Corso Zanardelli, via X Giornate e Corso Palestro, solo per citarne alcune, danno la possibilità a tutti i “fashion victim” – espressione dispregiativa coniata da Oscar de la Renta e nel tempo rivalutata – di saziare la loro voglia di stare al passo coi tempi, con fogge e colori visti in passerella, senza rinunciare alla qualità grazie all’ingegno e all’estrosità dei loro titolari. Del resto varcare la soglia di una boutique, richiamati magari anche da una bella vetrina con manichini ben sistemati, incoraggia a lasciare fuori il timore di venire catturati dalle commesse. Visitare uno store, in fondo, deve essere un piacere per l’anima e per il corpo e non una fonte di stress! Dunque, come prima tappa di un ipotetico tour tra i negozi di Brescia – un viaggio che soddisferà sia le donne che gli uomini. . . quindi prendete nota – parte da Corso Magenta dove ha trovato il suo headquarter Magenta Femme, Magenta Homme e Magenta Active, luogo quest’ultimo per chi desidera vestire giovane tra sneakers, felpe e t-shirt. Boutique divenute presto centro gravitazionale della moda cittadina con proposte di abbigliamento di alta qualità. Lorenzo Fiorentino e Alberto Boscaini, con l’aiuto dell’architetto Giuseppe Paderno, l’architetto che ha curato la realizzazione degli showroom uomo e donna e che ha dato una chiara identità al brand grazie all’utilizzo e al riutilizzo di materiali come legno, cemento, vetro e acciaio, hanno vinto la loro scommessa e oggi godono di grande considerazione per la proposta di un abbigliamento elegante, ricercato e soprattutto su misura.

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La cura e la ricerca dei materiali più pregiati fanno di queste boutique un rifugio per donne, uomini e ragazzi che vogliono distinguersi dalla massa e infondere una discreta dose di invidia ad amici e conoscenti. Ampia e variegata la proposta di capi disponibili delle migliori marche dell’alta moda italiana ed estera. Esperticonsulenti d’immagine sapranno consigliarvi l’acquisto migliore e rendere unico ed inconfondibile il vostro stile.

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PROFUMI FARMACIA DEI

Sempre al passo con le novità, Magenta Femme, Magenta Homme e Magenta Active, hanno inserito all’interno dei loro atelier anche la Farmacia dei Profumi: una spezieria torinese della fine degli anni ‘40 che ospita fragranze di ogni angolo del mondo insieme a gioielli e accessori. Proseguendo in direzione corso Zanardelli, si svolta a sinistra e, da via S. Martino della Battaglia, si raggiunge Rail, lo storico spazio vendita di grandi dimensioni, costruito negli anni ’70 in un negozio di 150 anni di età, in passato era un antico convento del 16 ° secolo. Qui, da più di tre decenni, è possibile trovare i capi dei più importanti nomi della moda internazionale: Ann Demeulemeester, Saint Laurent, Junya Watanabe, Haider Ackermann, Christian Dior, Dolce & Gabbana, Thom Browne, Balenciaga, Marc Jacobs, Azzedine Alaïa e molti altri. Ogni articolo viene presentato al cliente nei più esclusivi e selettivi modi possibile grazie alla raffinatezza dei proprietari nella scelta dei prodotti venduti, curando la qualità e l’unicità di ogni collezione.


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Via Gramsci

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Da C.so Cavour si prosegue in direzione via Gramsci dove spiccano tre insegne di prim’ordine nel panorama modaiolo bresciano: Penelope, ONE-OFF boutique donna e ONE-OFF boutique uomo. Penelope, come riporta la bio presente sul suo sito, “non conosce conformismo, etichette o deliri consumistici. La sua è un’indole eversiva che frange codici e confini anacronistici. Ogni abito, ogni accessorio, scaturisce da una ricerca inesauribile e mai paga, sempre tesa al nuovo. Lo si intuisce appena si varca la soglia del negozio: ogni volta è la prima volta. Fugace, irripetibile. Antri e nicchie sprigionano infinite sfumature: dalla femminilità languida di Lanvin alla freschezza di Carven, dalle architetture di Yohji Yamamoto ai volumi urbani di Alexander Wang, fino alle linee concettuali di Margiela.


Via XX Se tte mb re ONE-OFF UOMO

Ogni creazione è unica, atipica, eppure unita alle altre da uno stile eterno e immutabile, traccia indelebile che trascende il tempo. Ciascun capo sottende una scelta. Una scelta intellettuale, raffinata, preclusa a chi segue la corrente. Non è modernità. È avanguardia”. Proprio di fronte a Penelope ha sede ONE-OFF boutique donna, risultato della fusione tra due colossi della moda: G&B Flero e Folli Follie. Uno spazio dal grande impatto visivo e dallo spirito eclettico, un atelier dal mood filo-artistico in cui tutto è possibile. Lo store ospita una selezione fresca e raffinata. Le capsule collection avanguardiste non deludono le aspettative dando vita a molteplici alternative di forme e colori. Scendendo verso via Vittorio Emanuele ma rimanendo in via Gramsci si giunge da ONE-OFF boutique uomo, uno spazio urban ricco di ideali innovativi in cui trovare una selezione dei migliori brand high-fashion ispirati al mondo dello street style.

ONE-OFF UOMO


PENELOPE

Un assortimento di capi dall’estetica ricercata per chi non ama porsi limiti. Per chi ancora non fosse appagato dalla frenetica giornata di shopping, imperdibile un’ultima tappa da Boysloft, un negozio di alta moda streetwear nato nel 1998 per clientiaccomunati dalla passione per la moda, la musica, l’arte e il design. L’eclettica scelta di capi ricercati e mai banali ha consentito a Boysloft di diventare un punto di riferimento non solo per brand affermati come Comme des Garçons, Golden Goose, Adidas di Raf Simons e Stone Island (solo per citarne alcuni) ma anche per stilisti giovani, emergenti e molto creativi. Ora che avete completato il giro per i negozi di Brescia centro. . . avrete ottenuto diverse idee per vivere al meglio la primavera e l’estate. Ricordate: colori vivaci, allegri per sentirvi sobrie e ben protette dentro un trench griffato. E poi non smettete mai di tingere i muri con secchi di vernice proprio come faceva la Margherita di Cocciante perché è la bellezza della nuova stagione che dona la vita e scaccia il buio dell’inverno. Naturale: abbinare un capospalla e un pantalone può sembrare difficile, ma non lo è! Basta un poco di creatività. . . grazie a essa avrete un aspetto originale senza scadere nel già visto o nel kitch.

RAIL


A cura di Renato Corsini

brescia dal cielo

altre vedute

UN LIBRO CHE RACCONTA CON FOTOGRAFIE AEREE RECENTI, CONFRONTATE CON LE MAPPE DEL CATASTO AUSTRIACO, LO SVILUPPO URBANO DELLA CITTÀ DI BRESCIA NEGLI ULTIMI 150 ANNI Siamo abituati a vedere, non altrettanto a guardare. L’abitudine, la fretta e la pigrizia ci portano a vedere le cose di corsa, le architetture della città come immagini acquisite, come paesaggi assimilati e quindi privi di curiosità; profili di una quotidianità familiare che difficilmente ci coinvolge e ci induce a guardare. Appunto: a guardare. Quella sana abitudine ormai persa in nome di una frenesia tecnologica che detta tempi e scadenze nei quali la velocità sembra essere il solo movente delle nostre azioni.



Guardare significa soffermarsi, osservare, riflettere, assimilare, attivare ricordi e considerazioni. Brescia la vediamo tutti i giorni con lo sguardo di chi trova difficoltà perfino a scrutare più in alto rispetto all’ altezza dei propri occhi. Basterebbe alzare lo sguardo per scoprire in ogni via che percorriamo nuove e affascinanti prospettive. Vista dal cielo, poi, la nostra città si rivela quasi sconosciuta; ci vuole sempre qualche riferimento fisso, una piazza, un monumento o una chiesa per ricondurci a quegli stessi ambiti che viviamo ogni giorno. Le alt(r)e vedute servono a questo, a indicarci luoghi, geometrie e storie inusuali, fuori dal contesto nel quale siamo abituati a percorrere le nostre strade.


‘ALTRE VEDUTE. BRESCIA DAL CIELO’ È UN LIBRO IN CUI LE FOTOGRAFIE SONO CORREDATE E SPIEGATE DA TESTI DI AUTORI CHE, A VARIO TITOLO, ENTRANO NELL’ARGOMENTO CON DOVIZIA DI DETTAGLI E CHIAVI DI LETTURA INEDITE


Ci inducono a ammirare, leggere e seguire itinerari che, dall’altro, scopriamo ignoti e inesplorati. Se poi quelle stesse visioni le confrontiamo con documenti storici, con mappe catastali e progetti architettonici, allora ci apriamo a un mondo di trasformazioni urbanistiche, di interi quartieri sacrificati in nome della storia, di attività e tradizioni cancellati per fare spazio alle nuove esigenze di una città in evoluzione, di autentici frammenti di vita sociale soppiantati dalla civiltà moderna e di corsi d’acqua a cielo aperto resi sotterranei. Primo della serie dedicato a Brescia, questo libro non ha il compito di analizzare le grandi trasformazioni del tessuto urbano verificandone le motivazioni per trarne indicazioni rispetto alla futura espansione territoriale della città; vuole semplicemente invitarci a guardare, per riconoscere.



>inattovisivo< 2019 :: carla@carlacinelli.com :: 3395656777

inATTOvisivo

GIUNTA ALLA SUA 11^ EDIZIONE, L’IMPERDIBILE MOSTRA COLLETTIVA DEGLI ALLIEVI ED EX ALLIEVI DI SCUOLAFOTOGRAFIA.COM DI CARLA CINELLI, DAL 19 AL 22 DICEMBRE È STATA ALLESTITA IN UNA SPECIALE LOCATION: LA BOTTEGA ALTA DI REZZATO

Erano 48, per questa edizione, gli autori che hanno esposto altrettante stampe in grande formato capaci di esprimere visivamente pensieri e concetti in maniera personale. Un lavoro giunto al termine di un percorso lungo e costante grazie al quale porre in evidenza molteplici temi con l’avvallo di diverse tecniche fotografiche.

chiara luppi


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andrea lupezzi


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mariosalvo russo


matteo agosti

I 48 autori in mostra: Alberto Aloisi, Andrea Lupezzi, Chiara Luppi, Damiano Bac- Mariosalvo Russo, Matteo Agosti, Matteo Pagani, Matteo Scalvenzi, Maurizio Bocchi, Melania Marenzi, Michela Gozio, cherassi, Daniela Carli, Dario Scalvini, Davide Brunori, Davimatteo agosti de Zampatti, Ezio Mereghetti, Fabrizia Folsi, Fiorenza Stefani, Mirko Tarragoni, Natalia Elena Massi, Paola Viviani, Roberta Giacomo Faggionato, Giovanni Lupezzi, Giovanni Melgazzi, Bina, Roberto Facchetti, Rossella Giacomelli, Samanta Turati, Giulia Moroni, Giulia Tortora, Giuliana Beretta, Gloria Tameni, Saura Bianchi, Simona Ghidini, Simone Ragnoli, Stefania Pilatti, Ivano Catini, Lara Agosti, Laura Novelli, Marco Cortese, Mar- Stefano Losio, Stefano Mondoni, Tamara Mestriner, Valentina Massetti, Vittorio Arena. co Manaresi, Mariangela Bertoloni, Marina De Mitri,


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davide brunori

davide brunori

giulia tortora

Un’iniziativa che, di edizione in edizione, riesce a diffondere l’arte visiva della fotografia contemporanea, un’arte in continua mutazione e dalle mille sfaccettature interpretative. Con un occhio sempre rivolto al mondo della solidarietà: come avvenuto in occasione della precedente edizione, anche in questa è stata riproposta l’iniziativa denominata ‘Una foto per la vita? grazie alla quale raccogliere fondi giulia tortora da destinare ad un’associazione di beneficenza del territorio. melania marenzi melania marenzi



Sulla soglia DIPINTI DI MARCO MANZELLA

Conclusa con successo la mostra “Sulla soglia” Dipinti di Marco Manzella presso la Galleria di SpazioAref

La mostra permette all’artista di dare un seguito all’esperienza recentemente realizzata a Livorno. Il soggetto sviluppato nella mostra toscana, intitolata La Prima Mossa, ha affrontato il tema della scoperta, della rivelazione, della curiosità verso il nuovo attraverso dipinti figurativi di carattere narrativo. La tensione che traspare dalle opere non si risolve in uno slancio perché piena di dubbi, titubanze e incertezze. Ed è proprio sulla soglia fra due situazioni che si trova il punto di un possibile passaggio. “Penso che un mio dipinto sia, insieme ad altre cose, una forma di conversazione tra me e chi lo guarda. Sto raccontando qualcosa, sto suggerendo una narrazione. È la prima mossa, un avvicinamento. La Prima Mossa vuole alludere a quella piccola azione capace di far iniziare le cose. Talvolta questo atto può essere casuale; molto più spesso, invece, necessita coraggio. Solo un piccolo atto di coraggio può provocarci la sorpresa di una scoperta. L’inizio di una conversazione con uno sconosciuto, il primo movimento su una scacchiera, lo scatto un po’ sofferto dell’entrare in acqua su un mare che promette di essere freddo sono il continuo attraversamento di una soglia con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni.

Le figure che nei miei quadri si spingono verso lo specchio d’acqua o passano attraverso ambienti diversi tra loro sono forse timorose, ma non possono tirarsi indietro di fronte a nuove scoperte. A loro spetta lo scatto per sperimentarle” (Marco Manzella) Nato a Livorno nel 1962, Marco Manzella si è presto trasferito a Brescia. Diplomato in restauro si è occupato per diverso tempo di dipinti murali e tecniche artistiche antiche per poi dedicarsi definitivamente alla sola pittura. L’artista ha sviluppato il suo interesse per alcuni episodi della pittura toscana quattrocentesca e per l’arte figurativa della prima metà del ‘900. Alla fine degli anni Novanta, dopo un lungo soggiorno negli Stati Uniti, inizia un avvicinamento alla pittura figurativa dell’area anglosassone.


A partire dal 2000, nei suoi dipinti gli interni si aprono verso visioni ricche di colori caldi dove l’elemento acqua prende sempre una maggiore importanza, il tema del paesaggio mantiene sempre un valore narrativo, con suggestioni provenienti dalla pittura contemporanea, dall’illustrazione e dal fumetto. Parte della sua produzione è dedicata alla grafica, che comprende disegni ed acqueforti. L’attività espositiva di Manzella, iniziata nel 1985, è ricca di collaborazioni con numerose gallerie, tra queste: Stefano Forni di Bologna, Poggiali e Forconi di Firenze ed Entroterra di Milano. Il suo lavoro è stato molto apprezzato anche all’estero e dalla fine degli anni ’90 ha lavorato con alcune gallerie tedesche (Galerie Artis, Darmstadt), e successivamente con gallerie e spazi istituzionali spagnoli (Jorge Alcolea, Madrid e Barcellona). Un suo dipinto fa parte della collezione Laboratoires Boiron ed è stato scelto per la campagna pubblicitaria del 2004 in Francia; i suoi dipinti sono presenti in alcune collezioni private negli Stati Uniti. Vive e lavora tra Viareggio e Brescia.


Francesco Vinea, Il ballo sul prato. Collezione Segalini


Donne nell’arte

FINO AL 7 GIUGNO PALAZZO MARTINENGO OSPITA LA MOSTRA DONNA NELL’ARTE. DA TIZIANO A BOLDINI Per quattro mesi, le sale di Palazzo Martinengo a Brescia, si popolano di dame eleganti, madri affettuose, eroine mitologiche, seducenti modelle e instancabili popolane. Dal 18 gennaio scorso, infatti, e sino al 7 giugno 2020, la storica residenza nel cuore della città, ospita la mostra Donne nell’arte. Da Tiziano a Boldini, che documenta quanto l’universo femminile abbia giocato un ruolo determinante nella storia dell’arte italiana, lungo un periodo di quattro secoli, dagli albori del Rinascimento al Barocco, fino alla Belle Époque.

DAVIDE DOTTI, CURATORE DELLA MOSTRA

L’esposizione, curata da Davide Dotti, organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, col patrocinio della Provincia di Brescia, del Comune di Brescia, Fondazione Provincia di Brescia Eventi e MOICA – Movimento Italiano Casalinghe, in partnership con Fondazione Marcegaglia onlus, presenta oltre 90 capolavori di artisti quali Tiziano, Guercino, Pitocchetto, Appiani, Hayez, Corcos, Zandomeneghi e Boldini che, con le loro opere, hanno saputo rappresentare la personalità, la raffinatezza, il carattere, la sensualità e le più sottili sfumature dell’emisfero femminile, ponendo particolare attenzione alla moda, alle acconciature e agli accessori tipici di ogni epoca e contesto geografico.

L’ESPOSIZIONE PRESENTA OLTRE 90 CAPOLAVORI CHE TESTIMONIANO COME LA DONNA ABBIA RIVESTITO UN RUOLO DI PRIMO PIANO, NELLA STORIA DELL’ARTE ITALIANA, DAGLI ALBORI DEL RINASCIMENTO ALLA BELLE ÉPOQUE

Grazie alla collaborazione con la Fondazione Marcegaglia Onlus, è possibile approfondire tramite appositi pannelli di sala alcune tematiche di grande attualità sociale e mediatica quali le disparità tra uomini e donne, il lavoro femminile, le violenze domestiche, l’emarginazione sociale e le nuove povertà. Le opere d’arte diverranno quindi formidabili veicoli per sensibilizzare il pubblico - soprattutto quello più giovane - verso argomenti di grande importanza socio-culturale.


Donne nell’arte

Il percorso espositivo, suddiviso in otto sezioni tematiche Sante ed eroine bibliche; Mitologia in rosa; Ritratti di donne; Natura morta al femminile; Maternità; Lavoro; Vita quotidiana; Nudo e sensualità – documenta il rapporto tra l’arte e il mondo femminile per evidenziare quanto la donna sia da sempre il centro dell’universo artistico. “Dopo il successo registrato quest’anno con Gli animali nell’Arte - ha affermato il curatore Davide Dotti - ho deciso di proseguire il percorso di indagine su argomenti di grande attualità sociale e mediatica scegliendo per il 2020 il tema così affascinante e coinvolgente della donna che gli artisti, soprattutto tra XVI e XIX secolo, hanno indagato da ogni prospettiva iconografica, eternando le “divine creature” in capolavori che tutt’oggi seducono fatalmente il nostro sguardo. Per il visitatore è l’occasione di compiere un emozionante viaggio ricco di sorprese, impreziosito da dipinti inediti scoperti di recente in prestigiose collezioni private, opere mai esposte prima d’ora, e incontri ravvicinati con celebri donne del passato, tra cui la bresciana Francesca (Fanny) Lechi, ritratta nel 1803 dal grande Andrea Appiani in una straordinaria tela che dopo oltre venticinque anni dall’ultima apparizione torna visibile al pubblico”. Tra i capolavori della mostra, si segnala la Maddalena penitente, un olio su tela di Tiziano, firmato per esteso, proveniente da una collezione privata tedesca, esposto per la prima volta in Italia. A proposito di questo dipinto, Peter Humfrey, una delle massime autorità a livello internazionale di

Vittorio Matteo Corcos, Colibrì. Collezione privata

Filippo Palizzi, Donne che scavano a Pompei. Collezione privata

Gaetano Bellei, Colpo di vento. Collezione privata


Andrea Appiani, Ritratto di Francesca (Fanny) Lechi. Collezione privata

Angelo Morbelli, Balleria a La Scala. Collezione privata

Tiziano e autore del catalogo ragionato delle opere del maestro cadorino, ha scritto che “si tratta di una variante di alta qualità di una delle composizioni più avidamente ricercate di Tiziano. Le altre redazioni autografe sono state dipinte non solo per i suoi più importanti committenti – come il re Filippo II di Spagna – ma anche per altri illustri personaggi del suo tempo, quali Antoine Perrenot de Granvelle – consigliere dell’imperatore Carlo V d’Asburgo nonché viceré del regno di Napoli – e il potente cardinale Alessandro Farnese. Le vigorose pennellate frante e il denso impasto cromatico, suggeriscono una datazione al 15581563 circa, in prossimità della realizzazione della versione della Maddalena penitente dipinta per Filippo II nel 1561”. A questa, si aggiunge Coppia di amanti in piedi, un disegno di Gustav Klimt (1862-1918), principale esponente dell’avanguardia viennese, che anticipa le soluzioni stilistiche de Il bacio e de L’Abbraccio del Fregio Stoclet, due tra i capolavori più conosciuti del maestro austriaco.

i Achille Glisenti, La raccolta del granoturco. Brescia, Musei Civici

“Il nuovo appuntamento espositivo, organizzato dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo – ha affermato il Presidente, Roberta Bellino – è dedicato all’universo femminile, da sempre soggetto tra i più amati e frequentati della storia dell’arte. Un tema di grande suggestione che ha una ricaduta sulla contemporaneità. In collaborazione con la Fondazione Marcegaglia Onlus, infatti, si approfondiscono alcuni argomenti di grande attualità sociale quali la differenza di genere, le donne e il lavoro, la maternità, i femminicidi e le nuove povertà”. “Donne nell’Arte - ha concluso Roberta Bellino - è il sesto evento che si tiene all’interno della storica residenza bresciana che, anche grazie alle mostre proposte dagli Amici di Palazzo Martinengo e al sostegno della Provincia di Brescia, è diventata uno dei cardini


Donne nell’arte

Gino Piccioni, Nudo sulla spiaggia. Firenze, collezione Frascione

della proposta culturale della città, registrando con le sue mostre oltre 250.000 visitatori”. “La partecipazione come partner alla mostra Donne nell’Arte – ha dichiarato Carolina Toso Marcegaglia, Presidente di Fondazione Marcegaglia Onlus – ci è sembrata da subito un’occasione speciale per sensibilizzare, attraverso lo straordinario strumento dell’arte, su alcuni temi che come Fondazione ci stanno molto a cuore: le disparità sociali, il lavoro femminile, la violenza di genere. Grazie ad alcune testimonianze di donne di varie latitudini del mondo, abbiamo scelto di far riflettere, soprattutto le nuove generazioni, sulle difficoltà che le donne incontrano quotidianamente e su quanto sia fondamentale e urgente valorizzare il loro ruolo nella società di oggi”. Traendo ispirazione da testi sacri e libri agiografici, gli artisti hanno licenziato tele oggetto di secolare devozione che raffigurano le più famose sante della cristianità insieme al proprio attributo iconografico: Maddalena col vasetto di unguenti; Caterina con la ruota dentata; Barbara con la torre; Margherita con il drago; Cecilia con gli strumenti musicali. Senza dimenticare le eroine bibliche quali Giuditta, Salomè, Dalila, Susanna e Betsabea, le cui tormentate vicende personali sono narrate nell’Antico Testamento. Anche la letteratura classica e la mitologia hanno fornito agli artisti infiniti spunti di riflessione, come nel caso delle storie che riguardano divinità (Diana, Venere, Minerva, Giunone), celebri figure mitologiche (Leda, Europa, Onfale,

Giovanni Battista Torriglia, Madre col bambino. Collezione privata


Gaetano Chierici, La piccola mamma. Collezione Privata

Circe, Dafne) e illustri donne del mondo antico che, con coraggio e drammatica determinazione, hanno preferito la morte al disonore. Si pensi, a tal proposito, alla regina d’Egitto Cleopatra, che decise di togliersi la vita, dopo il suicidio dell’amato Antonio, per non consegnarsi viva nelle mani dell’acerrimo nemico Ottaviano e subire la pubblica umiliazione; a Lucrezia, che si trafisse il petto con il pugnale dopo essere stata avvilita e violentata da Sesto Tarquino; e a Sofonisba, che bevve il veleno inviatogli dal marito Messinissa per non vivere un’esistenza mortificata come schiava dei romani. Soprattutto nell’ambito della pittura dell’Ottocento, vera protagonista della rassegna, la donna è stata colta nella sua dimensione quotidiana, alle prese con le faccende della vita domestica e del lavoro; nei panni di madre affettuosa che accudisce con amore i propri figli; ma anche in atteggiamenti maliziosi e in situazioni intime per esaltarne la carica sensuale, come testimoniano gli straordinari capolavori di Giovanni Boldini, il più grande artista italiano della Belle Époque. L’esposizione è il sesto appuntamento espositivo dell’Associazione Amici di Palazzo Martinengo che fa seguito ai successi di pubblico e di critica ottenuti con le rassegne Il Cibo nell’Arte dal Seicento a Warhol (2015), Lo Splendore di Venezia. Canaletto, Bellotto, Guardi e i vedutisti dell’Ottocento (2016), Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento (2017) e Picasso, De Chirico, Morandi. Cento capolavori dalle collezioni private bresciane (2018), Gli animali nell’arte dal Rinascimento a Ceruti (2019), visitate da oltre 250.000 persone.

Cipriano Cei, Primo amore. Collezione privata



Franciacorta Historic Tommaso Revera - Fotografie Pierpaolo Romano

IL CLASSICO APPUNTAMENTO PRIMAVERILE CON LE AUTO STORICHE IN FRANCIACORTA, ORMAI GIUNTO ALLA 13ª EDIZIONE, TORNA ALL’AGRITURISMO SOLIVE PER UNA NUOVA E AVVINCENTE COMPETIZIONE Sabato 4 aprile 2020 torna il Franciacorta Historic, seconda gara a calendario ACI Sport (dopo la Winter Marathon) organizzata da Vecars. La 13ª edizione sarà riservata alle vetture costruite fino al 1971 oltre a una selezione di modelli di particolare interesse storico e collezionistico prodotti entro il 1976.




Il percorso di gara divertirà e impegnerà i concorrenti attraverso le più belle zone della Franciacorta lungo un affascinante tracciato di 130 km intervallato da 45 prove cronometrate in linea (non ripetute) predisposte per esaltare le doti dei migliori specialisti che solitamente non mancano all’appuntamento, grazie anche alla ricca e ampia dotazione di coppe e premi speciali offerti dalle aziende partner da sempre a fianco degli organizzatori. Quartier generale della manifestazione sarà per il terzo anno l’Agriturismo Solive: questa magnifica location, vero e proprio centro dell’Anfiteatro della Franciacorta, accoglierà i partecipanti a partire dal pomeriggio di venerdì 3 aprile con la prima sessione di verifiche sportive e tecniche pensate soprattutto per gli equipaggi locali. La mattina di sabato 4 aprile, dopo una buona colazione e lo svolgimento della seconda sessione di verifiche con la consegna del Road Book, le vetture lasceranno l’Agriturismo dalle ore 11.00 per affrontare la prima parte del percorso di gara fino alla suggestiva sosta pranzo di metà gara sul lungolago di Paratico al Ristorante l’Approdo dove i concorrenti potranno rilassarsi godendo dei piatti tipici della zona. Il rientro all’Agriturismo Solive è previsto a metà pomeriggio con i concorrenti che saranno attesi da un ricco buffet con assaggio del locale bollicine in attesa delle premiazioni previste alle ore 19.00.

LE ISCRIZIONI APRIRANNO UFFICIALMENTE ALLE ORE 10.00 DI LUNEDÌ 2 MARZO 2020


LA FANTASIA AL VOLANTE A RETROMOBILE PARIS 2020 TRIONFA LA COLLEZIONE ASI BERTONE Dal 4 al 9 febbraio, a Parigi si è svolta la 45a edizione di Retromobile: la più importante rassegna del mondo dedicata esclusivamente al collezionismo dei motori. Quasi 200.000 visitatori hanno affollato i padiglioni di Port de Versailles, dov’è stato possibile ammirare i capolavori su quattro ruote più rari e preziosi di tutti i tempi. Tra questi anche dieci straordinari esemplari unici della Collezione ASI Bertone, ospitati a Retromobile per una mostra tematica dedicata alla celebre carrozzeria torinese. Prototipi e concept car che hanno illustrato oltre trent’anni di evoluzione dello stile italiano applicato all’automobile: dalla Autobianchi Runabout del 1969, alla Opel Filo del 2001, passando per la Suzuki Go e la Citroën Camargue del 1972, la Ferrari Rainbow del 1976, la Volvo Tundra del 1979, la Chevrolet Ramarro del 1984, la Citroën Zabrus del 1986, la Lamborghini Genesis del 1988 e la BMW Pickster del 1998. Progetti molto diversi tra loro per tipologia e finalità d’uso, ma accomunati dalla stessa visione estremamente futurista e fuori dagli schemi che ha sempre caratterizzato la creatività della Bertone. Durante il salone parigino, l’Automotoclub Storico Italiano ha avuto l’opportunità di ospitare alcune personalità legate alla storia Bertone, come i designer Piero Stroppa e Marc Dechamps: a quest’ultimo, in particolare, si può attribuire l’impronta dello stile Bertone tra la fine degli anni ’70 e l’inizio dei ’90 e quindi di quasi tutte le vetture esposte a Retromobile. La Collezione ASI Bertone è composta da 79 pezzi - tra veicoli completi e funzionanti, telai e modelli di stile, attualmente esposti al Museo Volandia di Malpensa - e rappresenta un patrimonio storico motoristico senza eguali, tanto da godere della tutela del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ne ha consentito l’uscita temporanea dai confini italiani vista l’importanza dell’evento e la sua rilevanza a livello mondiale: dieci automobili che hanno rappresentato il “made in Italy” e la capacità creativa tutta italiana di fronte ad un pubblico proveniente da ogni parte del mondo.

LE DIECI VETTURE ESPOSTE A PORTE DE VERSAILLES

Bertone Runabout (1969)

Nel 1969 Bertone scelse la briosa meccanica dell’Autobianchi A112 per presentare una stravagante barchetta a cuneo, una delle prime con questa linea, dove spiccano i proiettori all’altezza dei montanti e i due gusci da cui è composta. La soluzione di rovesciare la meccanica di una “tutto avanti” come la A112, servì come banco di prova per la Fiat X 1/9.


LA FANTASIA AL VOLANTE BMW Pickster (1998)

Una carrozzeria bassa e larga non si addice a un pick-up, ecco perché l’esercizio di stile su telaio e motore BMW (6 cilindri di 3.152 cc per 320 CV) fu provocatorio: frontale aggressivo (reso più accattivante dalla doppia colorazione), grandi ruote da 21” e piano di carico piatto accerchiato da linee sinuose e dal vistoso alettone.

Citroën Camargue (1972)

Bertone realizzò numerosi prototipi su basi Citroën. Uno di questi fu la Camargue su base della berlina GS: un’elegante hatchback 2+2 con lunotto degradante arricchito dalle due lunette di vetro separati dall’imponente roll-bar. L’anteriore era invece impreziosito dal parabrezza curvo, tipico dei suoi modelli in quegli anni.

Ferrari Rainbow (1976)

Dopo il modello di serie 308 GT4 già realizzata da Nuccio (una delle prime Ferrari non disegnate da Pininfarina), Bertone si lancia in un esercizio di stile sullo stesso telaio. Il risultato è l’avveniristica Rainbow, una “targa” che fa scivolare il tetto dietro gli schienali dei sedili. La linea è compatta e filante, molto segmentata, a tratti volutamente disarmonica: un vero e proprio taglio netto con le linee del passato.

Opel Filo (2001)

Per introdurre la tecnologia drive by wire, nuovo rapporto uomo-macchina realizzato in collaborazione con SKF (eliminata la pedaliera), la Bertone presenta la Filo (con marchio Opel), una monovolume compatta dalle linee nette e dal padiglione luminoso ed esteticamente piacevole, che influirà i modelli futuri della Casa tedesca (Meriva).


Chevrolet Ramarro (1984)

Uno dei grandi obiettivi di Nuccio Bertone fu di carrozzare un telaio Chevrolet Corvette con alcuni criteri ritenuti rivoluzionari. Ci riuscì nel 1984 con la Ramarro, una vettura sperimentale dove il motore veniva “sezionato” spostando radiatore e condizionatore al posteriore. Questo permise agli stilisti maggiore flessibilità nel realizzare un design modernissimo tipicamente Bertone: la linea è un grande cuneo che influenza l’intero design.

Citroën Zabrus (1986)

Sulla base della BX a trazione integrale, Bertone realizzò una moderna 2 volumi di linea sfuggente e affilata a cui fa da contraltare un posteriore avvolgente. Dalla vettura furono poi presi numerosi stilemi apparsi sulla successiva ZX mentre rimasero esercizio di stile le grandi porte apribili verso l’alto.

Lamborghini Genesis (1988)

Per l’ultima dream car su base Lamborghini, Bertone scelse di estremizzare il concetto di station wagon di lusso presentando la Genesis, in pratica una casa viaggiante equipaggiata da un V12 da 455 CV posteriore. Meraviglia destarono le porte anteriori incernierate al centro del tetto, le due posteriori apribili a compasso e gli interni modulabili. La vettura poi, pur essendo di aspetto imponente e massiccio, vantava un Cx invidiabile.

Suzuki Go (1972

Fra i progetti più eclettici di Bertone negli anni ‘70, c’è sicuramente la Go del 1972, un originalissimo veicolo polivalente adatto al trasporto di una motocicletta. In pratica una “chiatta” su 4 ruote dal disegno filante e sottile. La meccanica era motociclistica: 750 cc da 67 CV e gruppo differenziale-invertitore con trasmissione a catena brevetto interno di Bertone.

Volvo Tundra (1979)

Oltre alla collaborazione per veicoli di serie, quella con Volvo portò anche alla definizione, nel 1979, del prototipo Tundra, sviluppata sulla meccanica della 343 (motore di 1.397 cc per 70 CV). La vettura è un coupé compatto basso e largo con linee tagliate di netto molto moderne tanto che, diverse “trovate” stilistiche, verranno poi riprese da modelli successivi di Bertone, non solo Volvo (è fortissima la somiglianza con la Citroen BX). Belli i cristalli al vivo.


donne

in moto

SONO SEMPRE DI PIÙ LE DONNE CHE SCELGONO DI GUIDARE UNA MOTOCICLETTA ANCHE DI GROSSA CILINDRTA MA I PREGIDIZI DEI BIKERS MASCHI SONO DURI A MORIRE


COSA NON DIRE MAI AD UNA DONNA MOTOCICLISTA Eleonora Turina

L’uomo che sa far ridere una donna è fantastico. L’uomo che fa ridere di sè perchè fa delle battutine stupide è scemo. Qui sotto le frasi che mai - MAI - dovrete dire ad una donna motociclista perchè vi farebbero automaticamente finire nella categoria degli scemi e vi assicuro che ne ho conosciuti tanti. (Yuhuuu) Tra l’altro di recente è uscito il mio articolo di recensione della Supersport sulla Gazzetta di Mantova. Sulla pagina Facebook di tale giornale alcuni leoni da tastiera hanno espresso il loro parere, ovviamente non sulla qualità dell’articolo (che nemmeno avranno letto, ma sapranno leggere??) o sulla moto in questione ma bensì sulla sottoscritta. Consapevole del fatto che se l’articolo fosse stato scritto da un uomo i commenti non sarebbero stati sicuramente con quei toni, mi permetto di dedicare loro un piccolo pensiero: Se una mattina mi svegliassi con il desiderio di fare il meccanico, la calciatrice, o addirittura l’arbitro, vorrei poterlo fare senza sentirmi in obbligo di dovermi difendere dai giudizi di mezzi uomini con evidenti crisi di inferiorità. E questo dovrebbe essere un desiderio di tutte le donne! La libertà di abbracciare i propri sogni senza doversi giustificare o senza dover dimostrare di essere adeguate solo perchè non abbiamo la barba. Ma ora vorrei chiedere un favore personale a quei maschi alpha da divano: in attesa di questo mondo perfetto in cui ogni donna potrà fare la fava che vorrà senza essere rimandata in cucina perchè non reggete il confronto, prima di pubblicare una qualsiasi cazzata, controllate l’ortografia e mettete correttamente le H dei verbi avere, perchè mi danno più fastidio questi errori da capra ignorante che i vostri commenti da bigottoni. Grazie. Ora invece torniamo al punto in questione: cosa NON dire ad una donna biker… segnate segnate che magari vi aiuto a trovare la fidanzata motociclista (o almeno a non fare la figura dei pandoli). Davvero hai la moto???? Ma la sai usare???? “No figurati, l’ho comprata da mettere in garage per appenderci le mutande ad asciugare”. Non è troppo grossa per te quella moto? “Anche la tua testa mi sembra tanto grande rispetto al contenuto ma mica te lo faccio notare”. Tanto io sono più veloce “Sessualmente intendi?” Ma sei lesbica? “No però da bambina ho avuto la varicella… posso guidarla lo stesso la moto? Per fortuna, di recente, ho scoperto che per avere una moto non è necessario avere il pisello o gusti maschili! Cioè, per lo meno, quando l’ho comprata nessuno me lo ha richiesto e il passaggio al PRA me lo hanno fatto lo stesso”. Ma come mai proprio la passione per la moto? “Guarda, il corso di Zumba era già pieno e per il corso di uncinetto mi sembrava presto quindi…”.

Ti piace avere tutta quella potenza tra le gambe è?!?!?! (con annessa espressione ammiccante da idiota) Anche a te piacerebbe vero? Tra l’altro a me piacerebbe anche interagire con persone intelligenti ma mi rendo conto di essere nel posto sbagliato con la persona sbagliata. Perchè non colori la tua moto di rosa? Magari ci metto pure le manopole con il pellicciotto e ci attacco hello kitty sul serbatoio… si dai ciao.

Che moto hai? È una Peg Perego? “No però quando hai finito di sparare minchiate puoi tornare a giocarci … minus. E, dulcis in fundo, la battutina scema per eccellenza, quella inflazionata, che ho sentito un imbarazzante quantitativo di volte e che sa tirare fuori il peggio di me”. Ma hai già tolto le rotelline? “E tu hai finito di farti stirare le mutande dalla mamma? Tra i miei buoni propositi per il nuovo annoi c’era quello di dire meno parolacce. Però capisco che a volte non si hanno alternative”. Tratte da una storia vera, purtroppo.


i migliori ristoranti del mondo

PRIMO ITALIANO IL PIAZZA DUOMO DI ALBA CHEF ENRICO CRIPPA 50 Best: il miglior ristorante del mondo è il Mirazur di Mauro Colagreco, male gli italiani50 Best: il miglior ristorante del mondo è il Mirazur di Mauro Colagreco, male gli italiani Massimo Bottura, che aveva vinto nel 2018, non era in competizione a causa di un cambio di regolamento. A Singapore la cerimonia di premiazione della classifica dedicata all’alta cucina. Enrico Crippa del Duomo di Alba scende dal 16esimo al 29esimo posto, Le Calandre di Padova dal 23esimo al 31esimo. Seguici anche su Facebook L’anno scorso era stata la volta di Bilbao e lì, sotto il tetto del Palacio Euskalduna, Massimo Bottura era stato incoronato per la seconda volta, quest’anno l’appuntamento con il firmamento dei The World’s 50 Best Restaurant ha portato gli amanti dell’alta cucina a Singapore, nel cuore dell’Asia più viva e vivace, per un’edizione che ha riservato molte sorprese, ma non quella del vincitore. Mauro Colagreco (terza posizione lo scorso anno) con il suo Mirazur, era tra i favoriti nonostante il cambio di regolamento. A gennaio 2019 è stato infatti annunciato che tutti i vincitori delle passate edizioni - quella 2019 è la diciottesima - fanno parte della Hall of fame Best of the Best e non sono dunque parte della competizione annuale: di questa categoria “fuori gara” fanno parte Osteria Francescana di Massimo Bottura, El Celler de Can Roca (n. 1 nel 2013 e 2015), il newyorkese Eleven Madison Park (al top nel 2017),The French Laundry (2003-2004) di Thomas Keller e The Fat Duck (2005) di Heston Blumenthal, il Noma di Copenagen (con la

precedente location) e El Bulli, lo storico ristorante di Ferran Adrià, il più titolato di sempre con ben cinque prime posizioni. L’edizione ha quindi molte molte new entry - la più alta, direttamente al secondo posto, con il nuovo Noma -, e qualche brutta sorpresa per l’Italia. Dopo la discesa dal 36esimo al 51esimo posto di Niko Romito, scivolata anche per Enrico Crippa con il suo Piazza Duomo che si ferma al 29esimo posto (16esimo nel 2018) e Massimiliano Alajmo con Le Calandre, in 31esima posizione (23esima posizione nel 2018). Molti i premi speciali. Uno su tutti, arrivato in Italia, il Miele One to Watch, dedicato alla più fulgida promessa, che ha premiato il Lido84 di Riccardo Camanini. Seguono il tradizionale Best Female Chef assegnato alla messicana Daniela Soto-Innes, il nuovo American Express Icon Award andato a José Andrés e il Sustainable Awards, va invece al ristorante posizionatosi alla posizione numero 50, allo Schloss Schauenstein di Andreas Caminada. In rosa il miglior pastry chef del mondo alla Jessica Préalpato, del Plaza Athénée di Alain Ducasse, e si resta in Francia con il The Chef ’s Choice Awards, che va invece ad Alain Passard. La scalata più veloce della classifica? Questa medaglia è tutta per Eneko Atxa e il suo Azurmendi, mentre dopo El Celler de Can Roca e dopo l’Eleven Madison Park, il premio “Art of Hospitality” vola a Tokyo, al ristorante Den.


“Potremmo dire, e avremmo ragione, che non c’è cosa più facile per un cuoco che cucinare nelle Langhe. Questo angolo di Piemonte è rinomato in tutto il mondo per la varietà e la qualità dei suoi prodotti eccellenti: la carne di Fassona, la Nocciola Tonda Gentile, le castagne, i funghi, il Tartufo Bianco d’Alba, il cappone, il coniglio, il burro di panna fresca, le patate d’Alta Langa, il cardo gobbo di Nizza, i topinambour, le rape bianche... Ma potremmo anche dire, e avremmo di nuovo ragione, che non c’è cosa più difficile per un cuoco che cucinare nelle Langhe. Questi ingredienti magnifici sono gli stessi che ogni famiglia ha a disposizione da tempo immemore, e infatti qui si mangia bene dappertutto: nelle case, in trattoria, al ristorante. CHE CONTRIBUTO AVEVO IO DA OFFRIRE A UNA TRADIZIONE CENTENARIA? Per me erano tre le cose da fare: approfittare al meglio di ciò che mi circonda, leggere dentro la tradizione, mettere mano alle ricette tradizionali assecondando la mia personalità. Qui a Piazza Duomo lavoriamo con prodotti del territorio, in contatto diretto con i nostri fornitori di fiducia: la maggior parte di ciò che utilizziamo in cucina viene da un raggio di qualche decina di chilometri. Sono i prodotti locali a guidare la mia mano: il manzo di Langa, per esempio, con la sua carne magra e non marezzata, è perfetto per la battuta di carne cruda. Fin qui, questi sono gli stessi principi che ispirano il lavoro di una grande trattoria. POI ENTRA IN GIOCO LA PERSONALITÀ INDIVIDUALE: La via personale verso la creazione di una mia cucina contemporanea, leggera e bella da vedere. Sono italiano ma ho lavorato in Francia e poi in Giappone: ognuno di questi elementi è chiaramente visibile in filigrana nel mio lavoro. In ultimo, rimane ciò che voglio io - anzi, ciò di cui ho bisogno. Anche se parto da ciò che mi offrono l’orto e questo territorio, c’è un momento in cui emerge la mia idea, la mia personalità: se questo venisse a mancare, diventerei incapace di trasmettere l’energia che genero quando cucino per i miei ospiti”.

RISTORANTE PIAZZA DUOMO DI ENRICO CRIPPA E C. PIAZZA RISORGIMENTO ALBA (CN)

Situato a pochi chilometri da Alba, ai piedi dell’azienda vitivinicola Ceretto, l’orto del ristorante Piazza Duomo esprime la passione per il mondo vegetale dello chef tristellato Enrico Crippa, che nella Tenuta Monsordo Bernardina coltiva e attinge materia prima per i menu del suo ristorante nel centro storico della cittadina piemontese. Nato dalla comune visione di Enrico Crippa e della famiglia Ceretto, l’orto comprende una serra di coltivazione (400m2) e un appezzamento (4000m2), dove lo chef si reca personalmente ogni giorno per selezionare e raccogliere ortaggi, erbe e fiori.

Enrico Crippa nasce a Carate Brianza nel 1971. Diplomato presso l'Istituto Alberghiero di Monte Olimpino, Como. La prima esperienza nel campo della ristorazione avviene a sedici anni come apprendista nello storico ristorante milanese di Gualtiero Marchesi in via Bonvesin de la Riva. Inizia da qui una folgorante carriera che gli darà modo di collaborare con alcuni tra i migliori chef europei: Christian Willer alla Palme d'Or di Cannes, Gislaine Arabian al Ledoyen di Parigi, Antoine Westermann al Buerehiesel di Strasburgo, Michel Bras a Laguiole, Ferran Adria a El Bulli di Roses. Nel 1990, a Sologne, riceve il primo premio del Concorso Artistico di Cucina, bissando nel '92. Nel 1996 avvia a Kobe il ristorante di Gualtiero Marchesi e resta in Giappone al Rhiga Royal Hotel di Osaka fino al 1999. Fondamentale per la sua cucina l'esperienza di questi 3 anni. Rientra in Italia dove cerca un luogo adatto alla realizzazione del proprio ristorante. Nel 2003 l'incontro con la famiglia Ceretto con la quale inizia, nel 2005, il progetto del Ristorante Piazza Duomo, in Alba. Nel 2006 la prima conferma del suo talento, la prima Stella Michelin; nel 2009 un nuovo traguardo, la seconda stella Michelin. Il 14 novembre 2012 Enrico Crippa ottiene la terza stella Michelin. Nel 2012 viene scelto come presidente della giuria per il Bocuse d’Or. Dal 2013 la cucina di Enrico Crippa porta Piazza Duomo tra i 50 migliori ristoranti del Mondo, raggiungendo nel 2017 la 15esima posizione. Sempre nel 2017 diviene Presidente dell'Accademia Italiana del Bocuse d'Or e l'Académie Internationale de la Gastronomie gli riconosce il Grand Prix de l'Art de la Cuisine.


primavera sul sebino: Un amore tutto da dimostrare LA PSICOSI DEL CONTAGIO E UNA CATTIVA INFORMAZIONE HANNO LASCIATO IL POSTO ALLA SUA IMMUTATA GRANDE BELLEZZA

Sulle sponde del lago d’Iseo si sono abbattute due vicende che, pur senza essere collegate tra loro, ne hanno in qualche modo messo in difficoltà il tessuto economico collegato al turismo, sia quello “casalingo”, cioè i bresciani, i milanesi e i bergamaschi che da sempre ne hanno fatto uno delle mete preferite per la gita domenicale specie in estate, sia quello, altrettanto importante che arriva sul Lago da altre regioni, altri paesi stranieri, europei e non solo… Alla fine dell’anno sono stati rilevati alcuni casi di meningite che hanno portato al decesso di quattro persone. Dopo il funerale della prima vittima del virus del meningococco, avvenuto a Villongo dove risiedeva, nel paese e in quelli limitrofi si è scatenato il panico. Da un lato all’inizio nessuno ha preso la cosa sul serio ma dopo il secondo decesso avvenuto a Predore, la gente ha iniziato a dare la caccia al vaccino e a chiederne la distribuzione presso

le strutture pubbliche. Il poco che le farmacie tengono a disposizione è andato via in due ore e ogni magazzino ne risultava sprovvisto. Data la chiusure natalizia le aziende produttrici, dopo aver messo in circolazione alcune giacenze, hanno ripreso la produzione del farmaco ma, solo dopo la prima settimana di gennaio è iniziata la vaccinazione a tappeto. E anche in questo caso la paura ha contagiato migliaia di persone che hanno aspettato ore, con code che iniziavano a mezzanotte per ricevere il ticket per il vaccino. I primi giorni le dosi erano poche rispetto alle richieste… Tutti si volevano vaccinare mentre la psicosi da contagio si diffondeva un po’ a tutti grazie anche a qualche giornale che non ci ha pensato molto a spargere benzina sul fuoco pubblicando articoli sempre più allarmanti con titoli al limite del terrorismo psicologico. È stato preso di mira tutto il Sebino come luogo da evitare e Sarnico indicata come l’epicentro dell’infezione.


Incredibile ma tutto ciò ha avuto come conseguenza l’allontanamento di chiunque normalmente avrebbe deciso una gita da quelle parti. Sono piovute disdette negli hotel e spariti gli avventori dai ristoranti. Domeniche deserte sul lungolago solitamente affollato dai bikers, tavolini vuoti e persino gente in giro con la mascherina. A posteriori sembrerebbe essere stata solo un sorta di prova generale di quello che adesso potrebbe accadere con la diffusione del Coronavirus. I molti cinesi in tour in Italia che avevano prenotato tappe sulle sponde del lago hanno dato forfait, per forza di cose. Inoltre ricordiamo i rapporti che legano la Cina a Sarnico dopo l’acquisizione da parte loro degli storici cantieri Riva. Il management dell’azienda che li ha comprati che è un colosso presente in vari settori industriali, spesso con al seguito mogli e figli, avevano spesso la possibilità di venire in visita ai Cantieri che

sono, a ragion veduta, considerati un loro fiore all’occhiello. Da molte settimane ormai non ne arrivano più dopo aver disdetto ogni impegno con le strutture che solitamante li ospitavano. Beh, una bella batosta che viene dopo i danni irreparabili causati dalla distorta comunicazione di molti media sulla diffusione del meningococco. A Sarnico non c’è mai stato alcun caso di infezione ne tantomeno il lago è stato epicentro dell’epidemia che grazie al lavoro degli operatori sanitari che hanno fatto doppi turni per vaccinare oltre 30 mila persone in pochi giorni, pare essersi placata dopo l’ultimo caso della moglie di una delle vittime del primo attacco. Tutti noi, il lago d’Iseo lo portiamo nel cuore e ognuno ha ricordi bellissimi su quelle rive popolate dai cigni. Adesso è il momento di dimostrargli tutto il nostro amore. E, se volevate andare altrove, domenica prossima, tornate su quelle sponde.


AAA CERCASI GIOVANI TALENTI DELLA CALZATURA

vuoi fargli le Scarpe?

La partecipazione al concorso è gratuita, in palio ci sono 3mila euro e un periodo formativo nella Scuola internazionale di Calzature, Cercal, e 6 mesi presso una delle aziende calzaturiere associate a Sammauroindustria. I partecipanti devono iscriversi on line nella pagina del Cercal www.cercal.org/concorso.

“Un Talento per la Scarpa”: concorso internazionale per giovani stilisti promosso da Sammauroindustria, che associa i grandi marchi della calzatura del distretto di San Mauro Pascoli: Casadei, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Pollini, Sergio Rossi. Partecipazione gratuita. Pochi giorni alla scadenza del Concorso internazionale per giovani stilisti, “Un Talento per la Scarpa”, promosso dai calzaturieri di San Mauro Pascoli riuniti nell’associazione Sammauroindustria (Casadei, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Pollini, Sergio Rossi), insieme alla scuola del Cercal e al Comune. Riservato a giovani nati dopo il 31 dicembre 1988 (senza limiti di età per coloro che sono iscritti alle scuole di design o d’arte), le future promesse della calzatura sono chiamate a realizzare bozzetti, ricerche stilistiche, prototipi e collage per una scarpa femminile sul tema “Passato, Presente, Futuro”. Il tema è un omaggio ai vent’anni del concorso, traguardo raggiunto dalla doppia decade di questa edizione.

La giuria che vaglia i lavori è composta da rappresentanti delle aziende calzaturiere di Sammauroindustria (Casadei, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Pollini, Sergio Rossi) affiancati da un rappresentante del Cercal.


Gli autori dei primi dieci bozzetti classificati vengono segnalati alle aziende calzaturiere di San Mauro e menzionati in occasione della serata di premiazione. È prevista anche una particolare menzione alle scuole che si distinguono per numero e qualità degli elaborati presentati dagli studenti. Il concorso, giunto alla ventesima edizione, è organizzato da Sammauroindustria, che raccoglie le principali aziende calzaturiere del distretto di San Mauro Pascoli (Casadei, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Pollini, Sergio Rossi), la scuola del Cercal e il Comune di San Mauro Pascoli. Il concorso è realizzato in collaborazione con Confindustria Romagna. Arrivano da tutto il mondo i vincitori delle edizioni passate: Italia (9 volte), Messico (5 volte), Russia (1), Cina (1), Giappone (1), Croazia (1), Germania (1). Info: Sammauroindustria, San Mauro Pascoli (FC) Tel. 0541.932965 - cercal@cercal.org www.cercal.org www.sammauroindustria.com

“Un Talento per la Scarpa”: concorso internazionale per giovani stilisti promosso da Sammauroindustria, che associa i grandi marchi della calzatura del distretto di San Mauro Pascoli: Casadei, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Pollini, Sergio Rossi. Partecipazione gratuita. Scadenza: 29 febbraio 2020.


fuochi di paglia di Giorgio Paglia www.fuochidipaglia.it

UNA IPOTETICA CONGIURA

I retropensieri sono difficili da dimostrare, possono però diventare improvvisamente di reale attualità. Uno sconosciuto corona virus sta infettando il mondo e anche in Itala, a fine gennaio, si sono riscontrati i primi casi. La sua mortalità sembra essere alta e la gente è sempre più preoccupata, anche perché di notizie certe non ce ne sono. Allora nascono tante ipotesi non verificabili ed indimostrabili, ma spesso a pensar male non si sbaglia. Eccone una. Nel mondo vivono più di 7 miliardi di persone, di cui quasi il 22% è cinese. I cinesi poi sono dappertutto e si sono comprati nel tempo le varie attività economiche e finanziarie, piccole o grandi che siano, in quasi tutte le nazioni del pianeta, Africa compresa. Negli ultimi decenni sono diventati una potenza stratosferica e incontenibile, in grado di fare ciò che vuole della concorrenza sui mercati globali. Per loro il rispetto delle regole non conta molto, nemmeno per quelle che salvaguardano l’igiene e l’ambiente.Tutto è lecito se è finalizzato al massimo profitto. Ma c’è di più. I loro investimenti in armamenti ammontano a oltre 250 miliardi di dollari all’anno: una cifra incredibile, quasi 10 volte quello che spende l’Italia nello stesso settore. Nel frattempo la rivolta di Hong Kong, ex governatorato inglese, l’ultimo baluardo di democrazia libera in quel territorio governato da una dittatura ferrea, non riesce ad essere sedata e contestualmente non sembra avere una soluzione politica, quindi il rischio di un duro intervento militare di Pechino aumenta giorno dopo giorno. Ma andiamo avanti con i fatti di attualità. Recentemente gli Stati Uniti, dopo una lunga guerra di dazi, sono riusciti a sottoscrivere un accordo commerciale, che però nessuno è in grado di verificare se la Cina rispetterà in futuro. Infatti i termini di questo contratto sembrano troppo sfavorevoli per i cinesi, che pure lo hanno formalmente accettato. Contestualmente, il presidente americano Donald Trump è sotto impeachment, una situazione non bella per un politico che tra 9 mesi si dovrà presentare per una possibile rielezione. Quindi come distrarre l’elettore americano da questa onta mediatica? Ancora. La Gran Bretagna a fine gennaio è uscita dall’Unione Europea, è alleata degli USA, e ha bisogno in fretta di diventare competitiva nelle economie mondiali. Bill Gates, che di sicuro non è una cassandra ed è stato un imprenditore illuminato, è da molto tempo che sostiene che il vero pericolo planetario siano le pandemie, in grado di fare milioni di morti e di provocare danni sui mercati internazionali per migliaia di miliardi di dollari. Le premesse qui elencate sono realtà, non fantascienza. In questo complicato scenario di tensione, improvvisamente in Cina esplode un virus terribilmente strano e il focolaio è proprio a Wuhan, una zona in cui insistono basi e laboratori militari molto importanti. In poco tempo esplode un problema sanitario, assai difficile da controllare. Migliaia di persone sono infettate, centinaia muoiono, ma le notizie mediche continuano ad essere frammentarie e poco affidabili. I numeri sono in continua evoluzione ed un fatto è certo: il panico sale vertiginosamente e gli investitori stranieri stoppano le loro produzioni e i loro commerci da e per il paese d’oriente, il mondo chiude i suoi aeroporti, i ristoranti cinesi si svuotano, i negozi gestiti dai proprietari con gli occhi a mandorla vengono evitati, si guardano i cinesi che vivono all’estero come se fossero dei novelli untori. Ecco che la Cina, economicamente e non solo, prima vacilla e poi si blocca, la sua Borsa crolla e le aziende si fermano. Una delle più grandi potenze economiche e militari del mondo è in ginocchio in poche settimane, senza sparare un colpo e spendendo una manciata di dollari. Conclusioni: oggi giorno le guerre batteriologiche sono le più infide, le meno costose e le più facili da scatenare. I servizi segreti possono in silenzio, semplicemente con una fialetta e un biglietto aereo, cambiare gli equilibri del mondo. Fine del retropensiero. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


Franco Matticchio

Ho dimenticato l’ombrello L’ombrello nero dall’eleganza retrò non è certo nuovo agli occhi dei frequentatori dell’universo di Matticchio. Non è raro riconoscerlo tra gli oggetti che popolano le sue storie, imbracciato da animali o da uomini in soprabito, utilizzato con comicità duchampiana per rovesciarne il senso o semplicemente in veste di silenzioso spettatore, discretamente poggiato nell’angolo di una scena. Oggetto quotidiano legato a doppio filo agli artisti fin dagli albori delle avanguardie del Novecento, il parapluie torna protagonista di una serie di avventure proprio come talvolta accade nel mondo audiovisivo con uno spin-off dedicato ad un personaggio molto amato dal pubblico.

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Franco Matticchio

Ho dimenticato l’ombrello Anziché disperare in seguito al proprio abbandono, l’ombrello matticchiano approfitta della propria ritrovata libertà girovagando per il mondo e affrontando diverse situazioni, dalle più comuni alle più oniriche e surreali. Sono oggetto della mostra le trenta tavole originali del libro “Ho dimenticato l’ombrello” edito da Vanvere Edizioni nel novembre 2019. Insieme alle opere di Matticchio sono esposte le dieci tavole originali di “Piove sul bagnato. Dieci idilli umidi” create nel 1996 da Gigi Fasser (Brescia 1934 - 1999) e raccolte in una cartella da Grafo Edizioni. Un omaggio a un’eccellenza bresciana dell’architettura e della grafica.



Il gioco che cura GRAZIE AD UN PROGETTO IDEATO DA ABE, ASSOCIAZIONE BAMBINO EMOPATICO, IL REPARTO DI ONCOEMATOLOGIA PEDIATRICA DELL’OSPEDALE DEI BAMBINI, AZIENDA SOCIO SANITARIA TERRITORIALE SPEDALI CIVILI DI BRESCIA, SI DOTA DI STRUMENTI ALL’AVANGUARDIA PER GESTIRE IL CARICO EMOTIVO DEI BAMBINI COLPITI DA TUMORE SOTTOPOSTI A OSPEDALIZZAZIONE E ALL’ESAME DI ROUTINE DELLA RISONANZA MAGNETICA Il gioco come strumento per affrontare le paure: quale idea migliore per aiutare i bambini che si trovano a vivere il calvario di un ricovero in ospedale e di pesanti cure per patologie di natura tumorale? È Il gioco che cura, il progetto ideato da ABE, Associazione Bambino Emopatico, concretizzatosi all’interno del Reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale dei Bambini, parte dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Spedali Civili di Brescia. Realizzato grazie a una collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale dell’Università degli Studi di Brescia e a un finanziamento di oltre 20mila euro ricevuto al Community Award Program, bando di concorso rivolto ad organizzazioni no profit dall’azienda biofarmaceutica Gilead Sciences, il progetto è rivolto ai bambini di 5-10 anni ricoverati per patologie oncoematologiche all’interno della struttura bresciana.

ATTRAVERSO L’ATTIVITÀ LUDICA, SEMPRE I PAZIENTI PIÙ PICCOLI HANNO MODO DI FAMILIARIZZARE CON LUOGHI E STRUMENTI RIDUCENDO ANSIA E DISAGIO DERIVANTI DALLA LORO PERMANENZA ALL’INTERNO DELLA STRUTTURA


Il gioco

che cura

Lo scopo è quello di affiancarli psicologicamente nella gestione di stress, ansia e paure connessi alle procedure mediche e diagnostiche necessarie nel loro percorso di cura. In particolare all’esecuzione della risonanza magnetica. Metodologia fondamentale nel percorso di cura di diverse patologie oncoematologiche, la risonanza magnetica è frequentemente causa di disagio a causa dell’immobilità prolungata richiesta all’interno dello stretto tunnel dove il paziente è posizionato durante l’esame. Questo disagio impone che, specie nei più piccoli, l’esame debba essere generalmente condotto sotto sedazione profonda. Per far fronte a questo problema nell’ambito del progetto di ABE è stata messo a punto la Junior-MRI (Magnetic resonance imaging), una copia in piccole dimensioni dell’apparecchio per la risonanza magnetica. Prima di eseguire l’esame vero e proprio, i piccoli sono invitati a sottoporre una bambola all’esame attraverso la mini risonanza interpretando in prima persona il ruolo del medico che esegue le scansioni: tramite un tablet su cui è attivo un software appositamente realizzato, i piccoli pazienti osservano le scansioni in tempo reale eseguite sulla bambola. In questo modo familiarizzano con la strumentazione e imparano a capire la ragione dell’immobilità, necessaria a ottenere “fotografie” nitide della malattia, interiorizzando il fatto che la macchina non provoca dolore, che i suoni sono fastidiosi ma inevitabili e che il tunnel è angusto ma non così spaventoso. “Il fatto di interpretare nel gioco il ruolo del medico”, ha spiegato Simonetta Coppini, psicologa di ABE e responsabile del progetto, “consente ai bimbi di adottare un punto di vista esterno: parlando al bambolotto hanno modo, in un certo senso, di parlare a loro stessi così da tranquillizzarsi nel momento in cui si troveranno loro dentro al tunnel”.


L’impatto sulla serenità dei piccoli pazienti e sulla riduzione delle sedazioni è stato evidente da subito a tutti gli operatori coinvolti: “Il progetto ha avuto grande successo, con meno sedazioni e maggiore tran quillità per i bambini e per i loro genitori. A oggi sono circa 50 i bambini che hanno potuto affrontare la malattia in modo più sereno grazie al mini macchinario”, ha proseguito Coppini. “Attraverso la Junior-MRI i bambini si sentono attivamente coinvolti”, ha aggiunto il Dott. Fulvio Porta, Primario del Reparto di Oncoematologia Pediatrica, “e questo li tranquillizza evitando la sedazione”. Il Reparto di Oncoematologia Pediatrica della struttura ospedaliera rappresenta oggi il punto di riferimento in questo ambito terapeutico per tutta la Lombardia orientale e in particolare per le province di Brescia, Mantova e Cremona, ma assume al contempo un ruolo di rilievo nazionale. “In questo territorio si registrano 60 nuovi casi l’anno di patologie oncoematologiche pediatriche tanto che il reparto si trova a gestire fino a 250 bambini contemporaneamente”, ha aggiunto Porta. “Oltre alle leucemie, qui sono trattati tumori solidi pediatrici come il sarcoma di Ewing e altre patologie non oncologiche del sangue come emofilia e talassemie”. Con questi numeri non può essere trascurato l’impatto economico del progetto di ABE. La risonanza magnetica è un esame fondamentale in molti dei reparti di pediatria: “Viene impiegata nelle leucemie ma anche nei tumori solidi, sia in fase di diagnosi che di stadiazione. Mediamente un bambino ricoverato in reparto può doverne fare fino a 5 o 6 nel suo percorso di cura. Moltiplicando le sedazioni evitate per il numero di pazienti, è facile farsi un’idea del vantaggio di un progetto come questo anche sul versante del contenimento dei costi” – ha concluso Porta.


Il gioco

che cura

La “mini risonanza” è però solo uno degli aspetti del Gioco che cura. Fa parte, infatti, di un vero e proprio ambulatorio medico in miniatura allestito all’interno del reparto, pensato per rendere l’esperienza del ricovero meno traumatica possibile. Si chiama Medical Play Corner ed è dotato di tutto il materiale sanitario necessario per le procedure cliniche e diagnostiche, con lettino di degenza e pompa da infusione compresa la Junior-MRI. Attraverso l’attività ludica, sempre i pazienti più piccoli hanno modo di familiarizzare con luoghi e strumenti riducendo ansia e disagio derivanti dalla loro permanenza all’interno della struttura. Parallelamente è stato avviata un’ulteriore iniziativa per gli adolescenti tra gli 11 e i 18 anni: a loro infatti viene proposto un percorso di attività durante le quali psicologi li guidano all’utilizzo di tecniche di controllo degli stimoli ansiogeni basate sulla visualizzazione e desensibilizzazione. Ancora una volta il ruolo delle parti sociali si dimostra fondamentale per la sanità pubblica. L’esempio questa volta viene da un reparto critico come quello dedicato all’oncoematologia pediatrica che fa affidamento anche al supporto operativo ed economico di un’associazione pazienti. “Il rapporto con ABE è importantissimo per il nostro reparto”, ha spiegato ancora Porta. “L’associazione a oggi contribuisce sostenendo i costi di tre medici, un data manager, tre psicologi e un servizio di assistenza domiciliare. Un reparto costoso come il nostro non potrebbe fare a meno di una realtà di questo tipo”.


l’anno del

topo

NONOSTANTE LE PREOCCUPANTI NOTIZIE RELATIVE ALLA DIFFUSIONE DEL CONTAGIO DA CORONAVIRUS LA COMUNITÀ CINESE IN ITALIA NON HA RINUNCIATO A FESTEGGIARE IL CAPODANNO DELLA TRADIZIONE CHE HA DATO IL VIA ALL’ANNO DEL TOPO Lorenzo Boccardini Il topo, si sa, nella nostra vita quotidiana è un animale che non vediamo di buon occhio; insomma, la musofobia - l’atavica paura dei roditori - rientra nel grande circuito di paure che ognuno di noi si porta dentro e che non sempre è così scontato riuscire a superare. “Le paure ce le creiamo noi”, direbbe qualche illustre psicoterapeuta. Vero, ma dopotutto se anche gli elefanti scappano via barrendo a più non posso appena ne vedono uno. . . be’. . . qualche sentimento inconscio ci deve pure essere.

Tuttavia! Se una buona parte della popolazione prova ribrezzo davanti a quel piccolo, e a prima vista indifeso roditore, è bene sapere che per alcune culture il topo è un animale, oserei definirlo quasi, nobile. Ebbene sì! Secondo l’Astrologia cinese - basata su uno zodiaco leggermente diverso rispetto a quello “tradizionale” occidentale - i nati sotto il segno del Topo racchiudono dentro di loro un fascino ingenito e una sviluppata capacità di attrazione. Inoltre, sono ottimi leader e sanno organizzare al meglio la loro giornata. Per cui, se siete in cerca di qualche cuore solitario, non chiedete se lui o lei è dell’Acquario o dei Gemelli. Informatevi piuttosto se è del segno del Topo!


l’anno del

topo

Benché il topo non sia un animale sinonimo di prosperità, ma come abbiamo capito possegga altre qualità, la popolazione cinese e quasi tutta quella dell’Estremo Oriente si è preparata per accogliere il nuovo anno che è rappresentato proprio dal segno del Topo. Quindi, grazie alle sue doti positive, gli abitanti del Sud-est asiatico si dovranno aspettare dodici mesi ricchi di astuzia e di gran lavoro, ma forse anche qualcos’altro. . . Come ogni anno – a partire dal secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno, quindi nella fascia di tempo che va dal 21 gennaio al 19 febbraio –, i paesi del Levante hanno festeggiato una delle più antiche e amate festività; questo evento è estremamente sentito da tutta la popolazione, sia giovane che vecchia, affinché gli spiriti benigni entrino nelle loro case e li guidino in salute e prosperità durante il resto dell’anno. A ogni modo la Festa di primavera, o Capodanno Cinese com’è conosciuto dalle nostre parti, è una ricorrenza tanto leggendaria e mitica quanto le origini sulla sua istituzione e nel corso dei secoli è stata esportata in tutti i continenti in cui si fosse insediata una comunità cinese o asiatica mantenendosi fedele alla tradizione che gli antichi avevano scelto nei tempi più remoti. Quest’anno la data in cui sono iniziate le celebrazioni, e che sono proseguite per due settimane, è stato il 25 gennaio; giorno in cui le comunità cinesi di tutto il mondo hanno espresso la gioia e l’allegria per salutare il 2019 e dare il benvenuto al 2020 attraverso addobbi sgargianti, doni ai più piccoli, musica, spettacoli di trampolieri, acrobati d’eccezione e dulcis in fundo con la suggestiva Festa delle Lanterne. Sapete che nei giorni precedenti la Vigilia di capodanno è tradizione, in Cina, pulire casa per scacciare i problemi delle stagioni precedenti?! Ormai il Capodanno Cinese è diventato un evento internazionale e le principali città del Mondo si sono tinte di rosso e hanno sperimentato la gioia di festeggiare il New Year’s Eve in modo “alternativo”, ma ugualmente eccitante. Celebri sono le strade di Chinatown a Manhattan abbellite con migliaia di lanterne decorate, oppure, via Paolo Sarpi a Milano che ha saputo dare spazio a questo evento che sembra tanto distante dalle usanze a cui siamo abituati ma che pure ci riguarda da vicino. scino), di ritaglio, di manifattura, di disegno e di wushu o meglio conosciuto come kung-fu. È vero il periodo di capodanno è passato da un po’. . . tuttavia ugualmente vi dico: «Xīnnián Kuàilé!», ovvero «Felice anno nuovo!». Un auguro per i mesi a venire.


Booktrailer Film Festival HA PRESO IL VIA LA XIII EDIZIONE DEL CONCORSO CHE PROMUOVE LA LETTURA

IL CONCORSO DEDICATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI DIVENTA SEMPRE PIÙ INTERNAZIONALE

“Un festival sempre più internazionale e sempre più inserito nella rete territoriale: queste le novità della XIII edizione del Booktrailer Film Festival. Con l’adesione di Croazia, Romania e Spagna, che si aggiungono a Polonia e Bulgaria, il progetto di promozione alla lettura del Liceo Calini trova sempre maggiori ed entusiastiche adesioni in Europa. Se la passione per i libri si unisce alla magia del mondo del cinema attraverso le tecnologie digitali, facilmente accessibili ai giovani, i risultati continuano a stupirci per la qualità e la profondità delle realizzazioni. Questo ci spinge a rinnovare continuamente il nostro progetto, rafforzando la collaborazione con le realtà istituzionali, come la partecipazione di BFF al Patto per la Lettura della città di Brescia, e aprendoci alla collaborazione con nuovi partner come Accademia SantaGiulia e Atelier Europeo”. Con queste parole Marco Tarolli, Dirigente Scolastico del Liceo Scientifico Annibale Calini di Brescia, ha presentato la XIII edizione del Booktrailer Film Festival (BFF), ideato dall’Istituto con l’obiettivo di promuovere la lettura attraverso la realizzazione di cortometraggi, booktrailer, basati su libri di vario genere. Il concorso, dedicato agli studenti delle scuole superiori - e medie nella versione JUNIOR - è cresciuto nel tempo e si è diffuso a livello nazionale ed europeo, coinvolgendo numerose scuole internazionali, e proiettando Brescia come città modello in un’ottica di promozione e valorizzazione del territorio.


“Nuovi linguaggi e nuovi media digitali, utilizzati dai giovani per parlare ai giovani del più classico degli strumenti di cultura e conoscenza, il libro. Sinceramente, credo che Brescia non possa che essere enormemente orgogliosa dei suoi ragazzi e di questo progetto - ha commentato la Vicesindaco e Assessore alla Cultura Laura Castelletti. “In questi anni - ha aggiunto - lavorando fianco a fianco con i bibliotecari della città, ho imparato a scoprire un vasto universo, vibrante di passione e creatività, attorno al mondo del libro e della lettura. Non a caso abbiamo ottenuto la qualifica di “Città che legge” e ora abbiamo iniziato un bellissimo percorso, assieme a tante realtà, con il Patto per la lettura. Il Booktrailer Film Festival ne costituisce senza dubbio un fiore all’occhiello”. Tante le novità dell’edizione 2020, tra cui il nuovo bando di partecipazione al concorso, le nuove collaborazioni con realtà del territorio, come l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia, e la nuova veste grafica. “I booktrailer - ha spiegato Ilaria Copeta, responsabile del Festival - permettono di ricreare un libro, attraverso il linguaggio del cinema. Il loro scopo è di comunicare le suggestioni che attraversano una lettura, le sue immagini e suscitare quindi curiosità rispetto al testo. Ecco perché da tempo sono utilizzati dalle case editrici per sponsorizzare i loro libri. In questo caso, l’idea innovativa è stata quella di promuovere questo strumento cinematografico in classe, invitando i ragazzi alla lettura e all’utilizzo di tecniche digitali. Sono gli studenti stessi, in autonomia, a ricreare dei libri che amano, realizzando i booktrailer, e noi cerchiamo di stimolarli organizzando incontri con registi, attori ed esperti che possano essere ispiranti. Siamo molto felici che nel tempo il Festival sia cresciuto e si sia dato anche un nuovo “abito” che sintetizza la natura di questo progetto e un nuovo modo di comunicare i nostri eventi, grazie ai professionisti qualificati di Accademia SantaGiulia, che ci stanno aiutando a valorizzare a livello nazionale questo evento”. “L’Accademia SantaGiulia – ha spiegato il neo Direttore Cristina Casaschi ha colto con entusiasmo l’idea di cooperare al Booktrailer Film Festival che sta assumendo sempre più una caratura internazionale e valorizza creatività e iniziativa degli studenti, grandi e piccoli. Fa parte della nostra mission e della nostra pratica fare rete con le eccellenze del territorio che promuovono l’arte e la cultura e che proiettano Brescia a livello nazionale e oltre come fucina di cultura e formazione. E questo Festival, unico nel suo genere, è un’occasione perfetta”. L’Accademia da quest’anno è infatti partner della comunicazione relativa al Festival. Come ha spiegato il Vice Direttore Ilaria Manzoni, attraverso la cattedra di progettazione multimediale del terzo anno della scuola di didattica della Prof.ssa Alessia Marsigalia, affiancata nella parte di sviluppo di contenuti dalla studentessa del terzo anno della scuola di web e comunicazione di impresa Maria Briuolo, è stata sviluppata la strategia di comunicazione online e di ufficio stampa per l’organizzazione e la gestione degli eventi legati ad esso. La scuola di grafica, poi, in particolare attraverso le cattedre di Graphic Design dei Prof. Massimo Tantardini e Francesca Rosina, ha sviluppato ed elaborato il nuovo logo realizzato per l’edizione 2020. Degli oltre 100 loghi prodotti è stato selezionato quello della studentessa Sara Boninsegna che, nella sua composizione grafica, simboleggia l’unione tra il mondo del libro e quello del cinema in sintonia con l’identità che si trova alla base del Booktrailer Film Festival.

Booktrailer Film Festival


La scelta di affidarsi a professionisti della comunicazione è indice della crescita del Festival che dalla sua nascita ha allargato i suoi confini diventando sempre più un progetto internazionale con la volontà di condividere e incentivare anche in altri Stati il piacere e la curiosità di leggere per ricreare un libro in chiave cinematografica. Oltre ai due partner storici, la Polonia con scuola secondaria “Zespol Szkol Ogolnoksztalcacych nr 2” di Nowy Targ e la Bulgaria con la scuola secondaria “Atanas Dalchev” di Sofia, si sono aggiunte infatti la Croazia con la scuola secondaria “Gimnazija Karlovac” di Karlovac e la Romania con la scuola secondaria “Colegiul National Spiru Haret” di Bucarest. La Spagna, infine, con la scuola secondaria italiana di Madrid e il “Liceo Amaldi” di Barcellona si è dimostrata interessata al progetto e intende incentivare i propri studenti nella creazione di booktrailer. I partner hanno creato un festival nazionale autonomo e un concorso locale dal quale emergeranno i cinque migliori Booktrailer che concorreranno per il premio europeo. “La speranza – commenta Alberto Doscioli, Responsabile Relazioni con Partner Esteri Booktrailer Film Festival - è che queste partnership possano diventare, come in passato, occasione di mobilità per gli studenti e questo è il nostro contributo per costruire sempre di più anche in noi una mentalità europea, fatta di scambio di nuove metodologie didattiche ed esperienze culturali e umane”. Dal primo gennaio e al primo marzo, gli studenti potranno caricare il link youtube del loro booktrailer - il cui stile attoriale, grafico, illustrato è scelto dal giovane regista stesso - sulla piattaforma www.booktrailerfilmfestival.eu, dopo aver compilato una scheda di adesione. Il concorso, che mette in palio sette premi, di cui sei in denaro, prevede quattro tipologie di giurie: la giuria italiana che seleziona i 20 booktrailer che verranno mostrati durante la serata finale e che individua i 3 vincitori; una giuria speciale composta da membri ipovedenti o ciechi e sponsorizzata dall’UIC (Unione Italiana Ciechi) che conferisce il Premio Accessibilità a uno dei 20 booktrailer selezionati; una giuria internazionale composta da due insegnanti e due studenti per Paese partner che opera online e seleziona il vincitore del Premio europeo; la giuria popolare, composta dagli spettatori, che assegna il premio del pubblico tramite voto su cartolina durante la serata finale. La premiazione avverrà al Teatro Sociale il 7 maggio 2020 alle ore 20.30, alla presenza delle delegazioni di studenti e insegnanti europei coinvolti e di un ospite d’onore che verrà svelato nei prossimi mesi. Dopo il successo dello scorso anno anche per il 2020 è prevista la versione JUNIOR del Festival dedicata agli studenti delle medie. A coordinarlo la docente Alessandra Tedeschi: “Dopo la prima edizione della sezione JUNIOR che ha visto lo scorso anno la partecipazione di scuole da tutta Italia, il nostro obiettivo è di veder aumentare il numero degli Istituti partecipanti, perché gli adolescenti sono in grado di coniugare la passione per le nuove tecnologie con quella per la lettura”. Infine, ancora a fianco del Festival come sponsor ufficiale ci sarà Fingenium, società specializzata in finanza agevolata che, con il Festival, condivide la promozione e la valorizzazione del talento. “Per noi è importante sostenere la conoscenza, la creatività e lo spirito d’iniziativa - ha commentato la General Manager Manuela Bonazza - per avere nel mondo del lavoro persone curiose, consapevoli, responsabili e che sappiano cogliere le sfide del cambiamento trasformandole in opportunità”.


arte in corsia


OPERE D’ARTE ESPOSTE ALL’OSPEDALE DI CHIARI Un progetto a cura di Antonella e Daniele Colossi Il vasto e luminoso corridoio d’ingresso del presidio ospedaliero “Mellino Mellini” di Chiari (Brescia) si arricchisce dell’esposizione permanente di 40 opere, donate alAzienda Socio Sanitaria Territoriale della Franciacorta, dagli artisti appartenenti al team della galleria Colossi Arte Contemporanea di Brescia-Iseo che hanno entusiasticamente aderito al progetto GerminAzioni di Antonella e Daniele Colossi, finalizzato alla creazione di un primo nucleo di opere, destinato a evolversi nella futura collezione di un Museo d’Arte Contemporanea per la Città di Chiari. L’intervento, a titolo completamente gratuito per l’ASST, consiste nell’offrire, come sottolinea l’Ing. Mauro Borelli, direttore generale, una vasta panoramica degli eterogenei linguaggi espressivi della contemporaneità alle centinaia e centinaia di visitatori che ogni giorno usufruiscono della struttura, garantendo alle opere un’ampia e costante visibilità, grazie anche alla illuminazione e alla conformazione dell’ambiente.


Lo scopo è quello di suscitare, anche nei non specialisti del settore dell’arte contemporanea, uno spirito critico che faccia sorgere una curiosità e, di conseguenza, la volontà di sviluppare un dibattito costruttivo nella diffusione della conoscenza e nell’interpretazione formale delle manifestazioni artistiche; questo grazie alle didascalie che corredano ciascuna opera, illustrandone non solo le specifiche tecniche ma anche la poetica dell’artista, permettendo, così, di offrire interessanti spunti e chiavi di lettura. La promozione dell’arte è, da sempre, uno degli obiettivi della galleria Colossi Arte Contemporanea che affonda le sue radici storiche proprio a Chiari con la costituzione, da parte della famiglia Colossi, Antonietta e Luigi, di una prima sede espositiva negli anni ’70. Nel nuovo millennio, giunta alla sua terza generazione, costituita da Daniele Colossi e sua figlia Antonella, l’attività ha affiancato, allo studio storico-critico delle principali correnti artistiche del XX secolo, tramite mostre e pubblicazioni, l’attenta e paziente selezione di artisti, seguendo il criterio dell’uso di un’eclettica varietà di tecniche espressive incentrate sull’uso della materia. La promozione e la diffusione del loro lavoro avviene attraverso l’interscambio con importanti realtà artistiche, attive in tutto il mondo, come enti pubblici e privati, musei e fondazioni.


GLI ARTISTI CHE HANNO ADERITO AL PROGETTO: Aidan, Dorothy Bhawl Max Bi Milena Bini Stefano Bombardieri Dario Brevi Massimo Caccia Angelica Consoli Severino Del Bono Elizabeth Marica Fasoli Manuel Felisi Claudio Filippini Enzo Forese Theo Gallino Michael Gambino Quirino Gnutti Riccardo Gusmaroli Mimmo Iacopino Joe Knife Julian T Giorgio Laveri Adolfo Lugli LYS Pep Marchegiani Demis Martinelli Elena Monzo Luca Moscariello Daniele Papuli Ario Pizzarelli Sandi Renko Leonardo Rota Gastaldi Andrea Sangalli Guido Sarti Marco Sudati Giorgio Tentolini Andrea Viviani Angelo Zanella

Colossi Arte Contemporanea Corsia del Gambero, 16 Brescia Porto Gabriele Rosa, 6 Iseo (Bs) www.colossiarte.it


Sarebbero innumerevoli i motivi da elencare per cui una persona dovrebbe considerare, almeno una volta nella vita, un’esperienza con il Tango Argentino. Anche per iniziare un corso di ballo, di Tango Argentino in particolare, bisogna avere delle motivazioni forti per superare quelle difficoltà che ogni nuova disciplina alla quale ci si approccia comporta. Se le motivazioni per cui si fa qualcosa sono solide, allora riusciremo a superare le fatiche iniziali e a trovarci in pista a goderci la nostra nuova passione: il tango argentino. A questo punto se state pensando se iscrivervi o meno ad un corso di Tango vi diamo qualche buon motivo per decidervi


Voglia di Tango

10 BUONI MOTIVI PER IMPARARE A BALLARE IL TANGO ARGENTINO 1 - Il tango è salute Camminare 30 minuti al giorno è una delle attività che tutti i medici raccomandano, in quanto riduce il rischio di contrarre moltissimi malanni (leggete l’articolo di Greenme.it su camminare e salute e ve ne renderete conto subito). Il tango in effetti è una camminata a tempo di musica e per di più abbracciati… meglio di cosi! Aggiungo inoltre che sono in atto degli esperimenti che dimostrerebbero come l’attività tanguera rallenti il decorso di alcune malattie neuro degenerative. 2 - L’abbraccio del tango è terapeutico Il tango è sopratutto abbraccio ed è assodato che gli abbracci fanno bene, addirittura sono terapeutici. Abbracciarsi abbassa la pressione e i livelli di cortisolo (ormone dello stress) quindi ansia e stress si riducono e anche l’autostima ne beneficia. Date un’occhiata a questo articolo di Greenme.it sui benefici dell’abbraccio. 3 - Postura e portamento migliorano Si migliora il portamento e le fasce muscolari di schiena ed addome si rinforzano L’equilibrio migliora e tutta la postura in generale ne trae giovamento. Sarete più belli insomma! Leggi anche l’articolo: Tecnica di tango. 4 - Tango come l’antidoto anti-timidezza L’occasione di socialità e di aggregazione che il Tango offre è un toccasana per le persona timide: si diventa infatti più socievoli e si migliorano le relazioni in generale. Non avrete bisogno della compagnia per andare a ballare, la vostra compagnia saranno i tangueros! 5 - Ballare tango fa bene all’autostima Come già visto, già il solo abbracciare aumenta l’autostima. Imparare una disciplina in cui ci si muove abbracciati al suono di una musica coinvolgente come il Tango Argentino, esprimervi liberamente e comunicare attraverso il fisico vi regalerà iniezioni di autostima insperate. 6 – Tango: un’eleganza ritrovata Aprite gli armadi, spolverate i “vestiti della festa” e sfoggiate tutto

quel che avete di elegante. Finalmente non dovrete più aspettare l’occasione o la cerimonia! Ora che la postura è elegante possiamo confezionarla in un abito di classe e scarpe lucide per lui e in un bel vestito da sera e tacchi alti per le signore. Che meraviglia! 7- Imparerete il linguaggio non verbale del tango State ballando Tango? Beh, allora state comunicando con una vera e propria lingua che si parla in tutto il mondo (il tango oggi si balla ovunque). E pensare che volevate seguire il corso di Swaili antico! 8 - Ri-scoprirete voi stessi Questo aspetto è uno dei migliori motivi per cimentarsi con il Tango Argentino. Bisogna mettersi in discussione e affrontare il proprio io, incontrando nel percorso innumerevoli occasioni di confronto e miglioramento. Aumenterà l’empatia, la percezione dell’altro e si affinerà la propria sensibilità. Provare per credere! 9 - Rinfrancare lo spirito con il tango Semplice: a ballare in generale ci si diverte e si sta meglio perché si stimolano le endorfine. Serve dire di più? 10 - Migliora la coppia raggiungere velocemente un’intesa nel tango è un’impresa possibile. Imparerete che le cose importanti a cui dare peso in questo ballo uniscono la coppia e la fortificano. L’ascolto e la fiducia reciproci sono elementi essenziali nella coppia di Tango. Ah sì… anche nella vita! Sono solo 10 i motivi? In realtà sono i più importanti che mi sono venuti in mente, ma ne voglio aggiungere uno in più a cui tengo particolarmente. Se volete un approfondimento da una fonte autorevole leggetene la definizione dell’Unesco: Il tango è cultura: non è solo un ballo, ma la cultura di un popolo. Studiare il tango argentino significa ampliare i propri orizzonti verso una nazione che ci ha visti migranti all’inizio del secolo scorso, che ci ha ospitati e integrati. Alcune radici del tango parlano italiano. Interessandovi al tango scoprirete anche questo aspetto, per me fondamentale.


RODOLFO GAROFALO

Attraverso i miei occhi Questione di punti di vista. Quello offerto da Rodolfo Garofalo nella mostra “Attraverso i miei occhi” appena conclusa all’AAB in vicolo delle Stelle a Brescia, è un punto di vista soggettivo, solido, plastico, al tempo stesso venato di poesia, incantato - persino - di fronte a ciò che la vita, l’esperienza, la storia sottopongono al suo sguardo. Nelle sue sculture dominano le forme di cavalli ora imbizzarriti, ora in amore, ora statuari, pronti a tendere i muscoli delle loro spettacolari macchine anatomiche. Nelle sue tele si affacciano volti amici, corpi conturbanti, scene urbane, brandelli di natura e ancora cavalli, e poi momenti di sport che appartengono all’immaginario collettivo, icone che hanno fatto la nostra Storia. Ci sono infine i paesaggi delle sue città del cuore, spesso colti con uno sguardo che pare a volo radente, che è poi il punto di vista dei sognatori. Una vita densa di impegni, studi, interessi non ha impedito a Rodolfo Garofalo di coltivare la sua passione per l’arte: una disciplina esigente, a cui egli può affidare tuttavia il suo punto di vista più autentico. Rivelarsi, insomma, a chi sa sintonizzarsi con la sua sensibilità, il suo intimo desiderio di bellezza, la sua attitudine a una contemplazione partecipe. All’inizio in Garofalo ha prevalso l’attrazione per le forme, spesso drammatiche, che la scultura e le amate fusioni in bronzo consentono di esternare. Poi le forme hanno acquistato una scansione meno concitata: è giunto il tempo della pittura, del colore attinto gioiosamente, trattato generosamente sulla tela e generosamente offerto all’osservatore. L’evidenza plastica dei soggetti scelti è marcata così come il segno grafico in molti lavori. Su tutto prevale però lo sguardo dell’autore. Il suo contagioso punto di vista.



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2 *Consumo di carburante in ciclo – max sto min – max (l/100km) 7,9 – 12,0; emissioni di CO in ciclo misto minmisto – maxmin (g/km) 208(l/100km) - 272. 7,9 – 12,0; emissioni di CO2 in ciclo misto min – max (g/km) 208 - 272. 2 sono rilevati dal costruttore in base alla normativa vigente (Regolamento UE 2017/1151) e aggiornati alla data I valoridalindicativi relativi al consumo di carburante all’emissione di costruttore in base alla normativa vigentee(Regolamento UECO 2017/1151) e aggiornati alla data ssione di CO2 sono rilevati 01/2019. I valorigli piùstessi aggiornati sarannoa disponibili pressoelepotrebbero Concessionarie Maseratii valori in quanto gli stessi sono indicati a fini comparativi e potrebbero non riflettere i valori effettivi. so le Concessionarie del Maserati in quanto sono indicati fini comparativi non riflettere effettivi.