Qui Brescia n.ro 148

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ANNO 15 - N° CENTOQUARANTOTTO - APRILE 2019 - € 3

BRESCIA MAGAZINE

CMP BRESCIA

SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

da 15 anni

COPERTINA VITTORIO SGARBI E LA SUA ANTI-BIENNALE INTERVISTE ROBERTA MORELLI ASSESSORE ALLE POLITICHE GIOVANILI TIZIANO PAVONI PRESIDENTE ANCE BRESCIA ITALIA DEL MITO: LA MILLE MIGLIA E LA SCUDERIA FERRARI BRESCIA PHOTO FESTIVAL 2019 VOLKSWAGEN T-CROSS: MORE THAN ONE THING BMW Z4: NUOVA STAR DELLA STRADA


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EDIT

non soffochiamo l’oceano con la plastica Mai come in questi ultimi mesi la coscienza ambientalista del mondo sembra aver avuto un sussulto. Non c’è più tempo per stare a dissertare se gli scienziati si siano sbagliati prevedendo catastrofi naturali causate dall’eccessiva entropizazzione del pianeta e, anche se c’è chi sostiene che i cambiamenti climatici non siano causati dall’uomo, alcuni disastrosi effetti della pressione dell’umanità sull’ecosistema sono davanti agli occhi di tutti. Primo vero problema che ci potrebbe soffocare: la plastica. Non possiamo più permetterci di riversare negli oceani tonnellate di questa materia, peraltro preziosa e, se non è possibile evitarne l’uso, è tassativo riciclarla e riutilizzarla tutta, mentre devono essere banditi quegli indumenti sintetici che, come si è recentemente scoperto, rilasciano microscopiche particelle, le microplastiche, che si perdono nell’acqua di scarico delle lavatrici, e vengono riversate nei fiumi e nei mari, ingerite dai pesci, per finire sulle nostre tavole e persino nell’acqua che sgorga dai rubinetti. I ricercatori dell’Università statale di New York e dell’Università del Minnesota, hanno testato 159 campioni di acqua potabile prese dai rubinetti di città grandi e piccole nei cinque continenti. L’ottantatre per cento di questi campioni, compresa l’acqua che esce dai rubinetti del Congresso degli Stati Uniti, quella della sede dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente a Washington, e persino quella spillata nel ristorante Trump Grill nella Trump Tower, a New York, conteneva microscopiche fibre di plastica. E se ci sono nell’acqua dei nostri rubinetti con tutta probabilità si trovano anche nei cibi preparati con l’acqua, come pane, pasta, zuppe e latte artificiale... Inoltre, dovrebbe essere compito dell’Onu provvedere a ripulire gli oceani dalle famose isole galleggianti formate da miliardi di contenitori e bottiglie di plastica che vanno alla deriva. Soffocare gli oceani significa toglierci la vita e avvelenare i pesci è un vero suicidio per il genere umano. Per questo dedichiamo le prime pagine di questo numero alle immagini di una regista e fotografa che ha realizzato un film presentato al recente Festival di Venezia. Sempre legate all’inquinamento del mare, a seguire, le scioccanti immagini realizzate su una nave in rovina abbandonata da anni nel porto di Genova.

vito emilio filì



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AMANO E SOFFRONO COME NOI di Bruno Bozzetto


in questo numero

BRESCIA www.qui.bs.it

autorizz. Tribunale di Brescia

one ocean

n°18 del 22/04/2004

EDITA PERIODICI srl Via Bono 10 Bergamo Tel 035.270989 - Fax. 035.238634 www.editaperiodici.it Direttore responsabile: Vito Emilio FilĂŹ Direttore editoriale: Patrizia Venerucci

sentinel, la nave fantasma

venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bs.it Responsabile grafica: Paolo Biava grafica@qui.bs.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it

roberta morelli, sportiva di razza

Hanno collaborato in redazione: Bruno Bozzetto, Lisa Cesco, Franco Gafforelli, Maurizio Maggioni, Alice Bonanno, Giorgio Paglia, Valentina Colleoni, Federica Sorrentino Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Biava, Paolo Stroppa, Daniele Trapletti Matteo Marioli, Lorenzo Passini, Matteo Biatta Stampa: Euroteam Nuvolera Brescia

cover story sgarbi e la sua anti-biennale


on-off

street golf fa centro in città

il futuro del comparto edile

brescia photo festival 2019

il giardino dei talenti

mostra ex africa

caviale e bollicine

la crisi come opportunità

l’italia del mito

nuova vw t-cross

vacanza in houseboat

quante storie sulla luna

n°148


presente perfetto: nuova audi q3


one ocean

ONE OCEAN – FILM BREVE DI ANNE DE CARBUCCIA - AVRÀ LA SUA PREMIÈRE AMERICANA AL 21° FILM FESTIVAL DI SARASOTA NELL’APRILE 2019 One Planet One Future annuncia che il film breve ONE OCEAN, diretto dall’artista ambientalista Anne de Carbuccia, avrà la sua première americana al Sarasota Film Festival il prossimo aprile. ONE OCEAN ha avuto la sua anteprima internazionale alla 75ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. ONE OCEAN è un viaggio visivo che porta gli spettatori in ventisei luoghi diversi per diffondere il messaggio che tutto è connesso in quest’epoca di forte impatto dell’uomo sul pianeta. Dal riscaldamento globale alle foreste in fiamme della Siberia, al massiccio consumo di plastica monouso, tutto ha conseguenze dirette e disastrose per l’Oceano. Anne viaggia in alcuni dei luoghi più remoti della terra creando le sue istallazioni, i TimeShrines, per onorare e documentare la bellezza; e per mostrarci quanto ancora abbiamo, quanto possiamo perdere e quanto abbiamo già perso. Anne utilizza la sua arte per ispirarci a credere che, se ci impegniamo a cambiare, abbiamo ancora tempo. Il film è meditativo e volutamente ci seduce con le meraviglie del mondo naturale. Quello che Anne ha visto nelle profondità del nostro pianeta blu è così drammatico e così diverso dai suoi ricordi di ragazzina. I colori vivaci della sua infanzia in Corsica stanno sparendo con i coralli. Il film ci ricorda che ovunque noi viviamo, tutti dipendiamo dall’Oceano. L’Oceano influisce sul nostro clima, ci nutre, ci cura, ci dona, ci aiuta a respirare e ci fa sognare. Il tono di Anne è ottimista e fiducioso che insieme possiamo diventare una forza geologica positiva ed essere Uno con e per l’oceano.


ONE OCEAN è un viaggio visivo che porta gli spettatori in ventisei luoghi diversi del pianeta per diffondere il messaggio che tutto è connesso in quest’epoca di forte impatto dell’uomo sul pianeta. Dal riscaldamento globale alle foreste in fiamme della Siberia, al massiccio consumo di plastica monouso, tutto ha conseguenze dirette e disastrose per l’Oceano. Anne De Corbuccia fotografa e regista viaggia in alcuni dei luoghi più remoti della terra creando le sue installazioni, i TimeShrines, per onorare e documentare la bellezza; e per mostrarci quanto ancora abbiamo, quanto possiamo perdere e quanto abbiamo già perso. Anne utilizza la sua arte per ispirarci a credere che, se ci impegniamo a cambiare, abbiamo ancora tempo. Il film è meditativo e volutamente ci seduce con le meraviglie del mondo naturale.


one ocean


Quello che Anne ha visto nelle profondità del nostro pianeta blu è così drammatico e così diverso dai suoi ricordi di ragazzina. I colori vivaci della sua infanzia in Corsica stanno sparendo con i coralli. Il film ci ricorda che ovunque noi viviamo, tutti dipendiamo dall’Oceano. L’Oceano influisce sul nostro clima, ci nutre, ci cura, ci dona, ci aiuta a respirare e ci fa sognare. Il tono di Anne è ottimista e fiducioso che insieme possiamo diventare una forza geologica positiva ed essere Uno con e per l’oceano. Il film breve ONE OCEAN, diretto dall’artista ambientalista Anne de Carbuccia, che ha avuto la sua anteprima internazionale alla 75ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, avrà la sua première americana al Sarasota Film Festival questo mese di aprile.


one ocean Anne de Carbuccia nasce a New York e trascorre l’infanzia tra Parigi e Corsica. In Corsica sviluppa un profondo interesse per la natura. Il padre è editore e amico di celebri esploratori come Jacques Cousteau e Alain Bombard e durante le vacanze Anne ascolta le storie delle loro avventure nella natura, piene di sapere scientifico e di cultura. Anne studia alla Columbia University di New York City, dove si laurea in Storia dell’Arte e Antropologia. Durante gli studi si interessa all’Antropocene, l’era del uomo come forza geologica, e ai suoi pericoli per il pianeta. Durante una spedizione in Antartide le viene l’idea di realizzare i TimeShrines (sacrari del tempo), installazioni temporanee create in luoghi simbolici e fotografate per mantenerne la memoria. Attraverso i TimeShrines Anne mette in relazione la natura morta della Vanitas, tema artistico del sedicesimo secolo, con i sacrari, una delle forme primigenie di espressione spirituale e artistica dell’uomo. Alla spedizione in Antartide seguono molte altre, e durante gli ultimi quattro anni Anne produce più di cento immagini, raccolte nel progetto artistico One Planet One Future. Attraverso le opere di One Planet One Future Anne richiama l’attenzione sulla crisi ambientale e climatica che stiamo vivendo e promuove il cambiamento a favore di stili di vita più sostenibili per il nostro futuro.


fuochi di paglia di Giorgio Paglia www.fuochidipaglia.it

REGOLE DI CIVILTÀ

Il mondo si trasforma in continuazione. Il passato non torna più, il presente dura un attimo e il futuro è ancora sconosciuto. L’Homo Sapiens, il progenitore dell’uomo moderno, è apparso sulla Terra circa 200.000 anni fa, un’inezia rispetto ai 4 miliardi e mezzo di età del nostro pianeta. L’uomo si è evoluto man mano fino all’era moderna, dove la tecnologia la fa da padrona. Anche il suo comportamento sociale è cambiato, passando dalla clava al computer, ma forse non tutto è andato per il meglio. La convivenza con gli altri simili, e ciò vale anche per il mondo animale, obbliga tutti al rispetto di determinate regole, altrimenti la società diventa un anarchico caos e il più forte domina con la violenza e il sopruso. Così nei secoli il genere umano per gestirsi si è dato delle leggi, prima verbali e poi scritte, ma quella di maggior peso è sicuramente la regola del buon senso rispettoso. Prendiamo per esempio il problema scottante dell’inquinamento da plastica. Questo materiale, derivato dal petrolio, è stato inventato solo negli anni ’30 del secolo scorso per poter essere durevole, leggero e economico. Visto il suo basso costo, l’uomo invece ne ha fatto un uso massivo, anche per costruire prodotti usa e getta che durano lo spazio di un giorno. Ma la plastica è praticamente indistruttibile in natura, in quanto non si scioglie, non si erode e non si polverizza. Se gettata nell’ambiente, vi può rimanere per migliaia di anni. È però un materiale riciclabile e facilmente distruttibile se avviato in appositi impianti di lavorazione e di smaltimento. Perciò il problema non è la plastica in se stessa, che non cammina, non si sposta e non vola da sola, ma è l’uomo che la getta irresponsabilmente nel mare, nei fiumi, per le strade e nei campi. È lui il vero protagonista, non la sua invenzione! Così oggi si stanno introducendo delle nuove leggi per limitare l’utilizzo della plastica, ma non per punire il maleducato umanoide incivile che è invece la vera causa dell’inquinamento.

Un ossimoro, perché è come impedire l’uso della parola per evitare le offese verbali. E allora perché lo si fa? Perché la logica ci dice che è più semplice e più veloce vietare che educare un popolo. Nelle nostre città italiane la maleducazione ambientale e l’assenza di senso civico si nota dappertutto. È sufficiente guardare cosa viene buttato sui nostri marciapiedi e negli angoli della città per rendersene conto: cartacce, sacchetti, pezzi di carta, mozziconi di sigarette, bottigliette e via andare. Quante volte si vedono automobilisti e ciclisti che gettano impunemente la loro immondizia mentre passano nei paesi. Fatevi un giro per Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo o Cagliari, e poi domandatevi chi è il vero responsabile di questo scempio, che non trovate sicuramente in metropoli del Nord Europa, in Svizzera o in Australia. Infatti le regole di civiltà non devono essere solo legiferate, ma vanno applicate, insegnate e fatte rispettare nel tempo.

IMMAGINE TRATTA DAL FILM ONE OCEAN DIRETTO DALL’ARTISTA AMBIENTALISTA ANNE DE CARBUCCIA, DI CUI SI PARLA IN ALTRO ARTICOLO DI QUESTA RIVISTA

Il lassismo e il permessivismo, lasciano danni irrecuperabili, come l’evidenza è lì a dimostrarlo. Forse i nostri antenati cavernicoli, anche senza tanta educazione, erano più rispettosi dell’ambiente in cui vivevano, perché sapevano che da esso traevano ogni sostentamento. E senza rispetto per la Madre Terra non ci può essere una sana evoluzione. Allora, la prossima volta prima di gettare un rifiuto per terra o in acqua, facciamoci un bel esame di coscienza, nel rispetto assoluto di un comune e globale senso civico. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


Dopo quello che è successo a Genova con il crollo del ponte Morandi e le difficoltà in cui si trova lo scalo marittimo della città ligure, liberare spazi vitali sulle banchine del porto è un’esigenza da non sottovalutare. Eppure, a causa di interminabili processi giudiziari, nello scalo genovese sono presenti, da molti anni, alcune navi completamente abbandonate al loro destino e ormai diventate veri e propri relitti. Il caso più eclatante a causa dell’assurdità di alcune norme giuridiche, è quello della “Sentinel”, imbarcazione battente bandiera delle isole Comore, attraccata a Calata Gadda dal lontano 2004, quindi da ben 15 anni. Al momento dei controlli, quando arrivò nel porto di Genova, a bordo, oltre ai marittimi, venne trovato un esiguo numero di clandestini.

Title_ SENTINEL Date_ 08.04.2019 Place_ PORTO DI GENOVA - Genova


SENTINEL MORONI - la nave fantasma nel porto di Genova

PHOTOGRAPHER_PAOLO BIAVA www.paolo-biava.com

Per questo motivo la nave fu sottoposta a confisca e successivamente affidata in custodia all’Agenzia delle Dogane ma, un mezzo utilizzato per il trasporto di clandestini, non può essere venduto all’asta e deve essere demolito oppure consegnato ad enti e organi dello Stato per utilizzarlo nella lotta al traffico di clandestini o comunque per operazioni di polizia. L’armatore si diede alla macchia lasciando senza paga i marittimi che vi lavoravano e oggi il relitto costa una cifra da capogiro all’erario solo per il fatto di stare lì a marcire e provocare un inquinamento dovuto all’ossidazione delle parti metalliche e al disfacimento generale così come documentato dal nostro avventuroso fotografo. Quel che è peggio è che molte altre navi in queste condizioni si trovano nei porti italiani in attesa che lo stato paghi per demolirle...


Sentinel, la nave fantasma nel porto di Genova



ROBERTA MORELLI - ASSESSORE CON DELEGA ALLE POLITICHE GIOVANILI E ALLA PARI OPPORTUNITÀ


Una sportiva di razza per i giovani e le donne di Brescia Federica Sorrentino - Fotografie Matteo Marioli

A TU PER TU CON ROBERTA MORELLI, ASSESSORE CON DELEGA ALLE POLITICHE GIOVANILI E ALLA PARI OPPORTUNITÀ Assessore Morelli, riconfermata nella giunta Del Bono e al secondo mandato con delega alle politiche giovanili, alle pari opportunità e tempi orari della città. Cosa differenzia il suo programma, in questo nuovo ciclo da amministratore pubblico, da quello condotto nei primi cinque anni? “Prima mi occupavo di scuola e di ragazzi dai 3 fino ai 14 anni. Le politiche giovanili partono invece dai 14 anni fino ai 30-35 anni. Mi occupo di tutte quelle politiche attive che bisogna mettere in campo per i giovani”. Lei ha una formazione legata alle scienze motorie e si occupa di sport da oltre trent’anni. Si dice che lo sport sia maestro di vita, quando praticato e vissuto nella sua piena espressione formativa. Lei sente di condividere questo principio e come ritiene si debbano trasmettere ai giovani i valori che si accompagnano all’attività agonistica o al piacere della pratica sportiva in genere? “Mi sono occupata di sport per tanti anni come insegnante e come dirigente di promozione sportiva. Ho anche un master in Sport e Management conseguito alla Bicocca. Conosco lo sport dalla base fino alle vette. Mi sento di dire che lo sport aiuta a costruire le relazioni, trasmette capacità di interagire e porsi degli obiettivi, oltre a portare del benessere individuale”. C’è un’idea innovativa, o magari più di una, che lei si è prefissata di realizzare per coinvolgere i giovani bresciani? “Si parla del forum dei giovani, cioè uno spazio, anche virtuale, di confronto. In quest’ottica sta per partire un progetto importante legato al giornale delle scuole superiori e a una radio web”.


A suo avviso Brescia è una città che aggrega abbastanza o ci sono spazi per creare nuove occasioni di partecipazione? “Dobbiamo creare nuove occasioni di partecipazione. Un lavoro molto importante è stato fatto e continuerà ad essere svolto dagli oratori. Abbiamo la “Piastra Pendolina”, uno spazio civico del Comune utilizzato per laboratori creativi riservati ai ragazzi. Servono però anche altri spazi di aggregazione per coinvolgere i giovani”. Il capitolo delle pari opportunità è sempre attuale. Quali sono gli interventi che il suo assessorato ha promosso e intende promuovere? “Sono stati organizzati diversi progetti di contrasto alla violenza sulle donne, finanziati dalla Regione Lombardia per 2,6 milioni di euro. Una parte ha riguardato l’avviamento al lavoro delle donne disoccupate, l’altra il contrasto alla violenza sulle donne. Ricordo che alla “Casa delle donne” che ho costituito nel 2014 insieme a diversi enti, si è aggiunto un secondo centro antiviolenza della città. Inoltre è stata portata avanti un’iniziativa simbolica: “Le panchine rosse”, che riportano la scritta “No alla violenza sulle donne”.

Altri progetti riguardano l’inclusione delle donne straniere”. Lavoro, famiglia, maternità. Quali sono gli ostacoli che ritiene si frappongano ancora agli obiettivi della donna che vive la realtà di Brescia? “È sempre complicato riuscire a conciliare il tempo della famiglia con il lavoro. Per rispondere ai bisogni, l’anno scorso sono state aperte due scuole dell’infanzia e due primarie durante i giorni feriali delle vacanze, ed è stato allungato il tempo scuola dell’infanzia. In più è stato predisposto un finanziamento alle famiglie i cui figli frequentavano corsi extra-scolastici”. Ci racconti il suo sogno nel cassetto… “Sto finendo di studiare, conto di laurearmi entro l’anno in Scienze della Formazione. Sono stati i ragazzi a trasmettermi la voglia di continuare a studiare e scoprire cose nuove. Spero di costituire il tavolo del lavoro dei giovani, con l’auspicio di fare incrociare domanda e offerta. Mi auguro che quanto viene fatto sia considerato utile e apprezzato dai concittadini”.


Sgarbi

e la sua anti-biennale

LO SCORSO 10 APRILE INAUGURATA ‘CONTEMPLAZIONI: I VISIONARI’ AL MUSA DI SALÒ, LA QUARTA MOSTRA CURATA DAL CELEBRE CRITICO D’ARTE DOPO ‘DA GIOTTO A DE CHIRICO’, ‘IL MUSEO DELLA FOLLIA’ E ‘ITALIANISSIMA’ L’arte visionaria del Novecento approda sul lago di Garda con la mostra ‘Contemplazioni: i visionari’. L’esposizione è visitabile al MuSa di Salò fino all’8 dicembre 2019 e porta la firma di uno dei massimi critici dell’arte mondiale: Vittorio Sgarbi. Mondi suggestivi intrisi di alchimie, misticismo, ricerca, interesse nel fantastico e nell’aldilà. Sono quelli che riecheggiano dalle opere di Agostino Arrivabene, Luigi Serafini, Domenico Gnoli, Cesare Inzerillo, Gaetano Pesce, che accolgono l’osservatore tra meraviglia ed espressività, con un linguaggio contemporaneo affascinante e a tratti vulcanico. Il percorso espositivo è suddiviso in cinque sezioni, ognuna dedicata a un artista. La prima a presentarsi al visitatore è la sala di Agostino Arrivabene, cui seguono quelle di Serfini, Gnoli, Inzerillo e infine Pesce. Tra le opere più curiose “Profilo di Ghiaccio” di Pesce, “Persephone C (donna carota)” di Serafini e “Il predestinato in eclissi” di Arrivabene, curiosi capolavori multidisciplinari ricchi di simbologia.


‘UN VIAGGIO ATTRAVERSO LE ESPERIENZE ARTISTICHE PIÙ CREATIVE DELLA SECONDA METÀ DEL SECOLO SCORSO HA RACCONTATO IL DIRETTORE DEL MUSA, GIORDANO BRUNO GUERRI IN UN SUSSEGUIRSI DI CAMERE DELLE MERAVIGLIE’

©contemplazioni_Luigi Serafini, Persefone C


L’esposizione – con la direzione artistica di Giovanni Lettini, Sara Pallavicini e Stefano Morelli – inizia con le stanze di Agostino Arrivabene, a mezz’aria tra luoghi magici e wunderkammer. Chi osserva le opere di Arrivabene partecipa a un viaggio iniziatico capace di far vivere esperienze di carattere mistico che travalicano i limiti cognitivi dello spettatore, del conscio e dell’inconscio, in una continua esplorazione del nostro “universo intimo” tra vite già vissute o vagheggiate. Dipinti colti, seducenti, intrisi di simboli e ispirati, oltre che dai Maestri del XV-XVI secolo, dalla mitologia classica, come testimoniano le opere in mostra, tra cui “I sette giorni di Orfeo”, “Nýx”, “Athena”. Varcando la soglia si prosegue nel mito e ci si ritrova nel giardino notturno di Luigi Serafini dove, sotto una brillante luna crescente, ci appare, come in un sogno, immersa dal rumore dei grilli, una Persèfone dormiente, materializzatasi come per magia dalle pagine del Codex Seraphinianus nel pieno della sua metamorfosi. Serafini non finisce mai di stupire per le invenzioni e anche per la straordinaria perfezione nell’esecuzione delle sue realizzazioni. Il suo Codex è un’opera sconvolgente, una così prodigiosa impresa che, nella sensibilità contemporanea, rappresenta l’avventura più fantasiosa dopo de Chirico, Savinio e i surrealisti. Si lascia il buio della notte e, avvicinandosi alle opere di Domenico Gnoli, ci si avvicina al segreto delle cose, alla loro essenza.


SGARBI PRESENTA LA SUA l’ANTI-BIENNALE

©contemplazioni_Gaetano Pesce, Skin architecture, 2018, resina 110x73cm

Per Gnoli “le cose ordinarie in se stesse, ingrandite per l’attenzione che si dedica loro, sono più importanti, più belle e più terribili di quanto avrebbero potuto renderle qualsiasi invenzione e fantasia”. L’universo si può chiudere in una stanza, in questa stanza, dipinta con il medesimo colore del Buste en vert (1964, olio su tela, 92 x 93 cm), grande protagonista di questa sezione. In un corridoio tappezzato per l’occasione con carta da parati dal sapore barocco, Cesare Inzerillo allinea i suoi residui di umanità, accomodati come le persone che furono, nei ruoli che ebbero. Una classe morta, come fu quella di Tadeusz Kantor che rappresentava gli uomini dall’altra parte della vita ormai senza più nessuna possibilità di fare nulla, ma ancora nei banchi di una classe, in una scuola popolata di fantasmi. Inzerillo porta a Salò la sua realtà sfigurata dalla morte e dai suoi rituali. Comportamenti quotidiani, attitudini, modi di essere, di vivere. Infine entriamo nell’orbita di Gaetano Pesce, uno dei maggiori interpreti della cultura contemporanea internazionale. La sua ricerca travalica i confini tra arte, architettura e industria costruendo un universo immaginifico di oggetti riconosciuti in tutto il mondo. Ciascuna delle opere in mostra, compreso lo straordinario e mutevole Profilo di ghiaccio, racconta la diversità di un autore che ha fatto della multidisciplinarietà e del diritto all’incoerenza la traccia del proprio percorso. Ogni oggetto ha una vita propria. Ognuno di loro sembra interrogarci con le parole del loro autore: “La differenza è vita?”, “Esiste un’estetica del difetto?”, “L’uso quotidiano uccide l’oggetto d’arte?”. Domande complesse, alla base dell’esercizio creativo contemporaneo, a cui gli oggetti stessi, con la loro semplice e gioiosa esistenza, sembrano dare risposta.

CONTEMPLAZIONI: I VISIONARI FINO ALL’8 DICEMBRE 2019 MUSEO DI SALÒ VIA BRUNATI, 9 - SALÒ (BS) WWW.MUSEODISALO.IT

©contemplazioni_Cesare Inzerillo_Frutta di martorana “il mandarino”

©contemplazioni_Gaetano Pesce, Donna vitruviana, 2014, inchiostro su carta


Šcontemplazioni_Cesare Inzerillo, Barone rosso



ON-OFF

Fotografie Matteo Marioli

GIOVEDÌ 21 MARZO, GLI STORE UOMO E DONNA ONE-OFF HANNO CELEBRATO LA LORO APERTURA A BRESCIA CON UN PARTY COINVOLGENTE, CUI HANNO PARTECIPATO INFLUENCER, PARTNER STORICI, CLIENTI E DJ DEL CALIBRO DI BRINA KNAUSS E SIMONE DE KUNOVICH


CHI C’ERA

ONE-OFF Folli Follie e G&B, i due leader del retail del lusso italiano, si sono uniti per dare vita agli store ONE-OFF Uomo e ONE-OFF Donna a Brescia. lI nuovo concept è stato ideato per essere espressione di modernità e offrire un’esperienza di shopping esclusiva ed unica nel cuore della seconda città lombarda. Il concept progettuale di ONE-OFF Uomo è stato realizzato da Baciocchi Associati, partner storico all’origine del restyling delle boutique Folli Follie. Interamente modulabile, lo spazio di 400 metri quadrati dedicato all’uomo ha un look moderno ed enfatizza tutto ciò che rappresenta l’attualità, il quotidiano. Elementi come plastica, gomma e alluminio sono i protagonisti di questo spazio che, ispirato ad una società sempre in movimento, è espressione del sempre più ricercato street style. ONE-OFF Donna, invece, è opera del prestigioso studio milanese Dimore Studio. La boutique di 800 metri quadrati è distribuita su cinque piani che consentono una continua evoluzione dello stile. Ogni piano ha una sua connotazione ben definita, attraverso accostamenti forzati tra elementi inattesi: linoleum, cartongesso a vista, latex, grigliati metallici e moquette glitter. L’ultimo piano è pensato come una scatola a quadretti bianchi e neri, un foglio bianco pensato per ospitare a rotazione i pop-up dei brand e mettere in risalto capsule collection e prodotti in edizione limitata. Gli ambienti di shopping Uomo e Donna occupano due spazi distinti, ognuno da un lato della centralissima via Gramsci, per offrire una experience su misura. Gli interni, curati nei minimi dettagli, conferiscono agli store una personalità decisa dove il design funge da punto focale. All’interno degli ampi templi dedicati allo stile, il cliente può usufruire di consulenza personalizzata e consigli di stile. Nati dall’unione dei due colossi del retail del lusso italiano Folli Follie e G&B, gli store hanno l’obiettivo di offrire un’esperienza di shopping esclusiva ed unica, all’insegna del design.

Ph. Matteo Marioli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it



CHI C’ERA

LO STREET GOLF FA CENTRO IN CITTÀ SABATO 6 APRILE PRESSO IL GOLF CLUB LA SERENISSIMA E DOMENICA 7 IN CENTRO CITTÀ È TORNATO PER IL TERZO ANNO CONSECUTIVO LO STREET GOLF BRESCIA, UN’OCCASIONE IMPERDIBILE PER CIMENTARSI CON MAZZE E PALLINE Più giovane, più aperta, più divertente, più allargata, più innovativa, più stuzzicante. La terza edizione di Street Golf Brescia, che ha visto il coinvolgimento, tra gli altri, di Mandolini Auto (Title Sponsor) e Mediolanum Private Banking (Main Sponsor) - si è svolta il 6 e 7 aprile scorsi ed è trascorsa nel segno del più. Come la proposta per un altro anno al generoso ed appassionato pubblico, come l’inedito sbarco, avvenuto sabato 6 aprile, al Golf Club la Serenissima all’interno del Centro Sportivo Mario Rigamonti, ed infine come la gara, avvenuta domenica, con nove buche predisposte nel cuore della città, con una buca appositamente predisposta all’interno del Family Banker Office di Banca Mediolanum in via Gramsci 47, e un villaggio ospitalità in piazza Paolo VI dove ha fatto bella mostra di sé anche la nuova E-Tron, la prima Audi a trazione integrale elettrica scelta da Mandolini Auto a testimonianza della sensibilità della concessionaria di via Triumplina per la cultura sportiva e la salvaguardia ambientale.

Ph. Matteo Marioli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it



Costruzioni: il futuro del comparto edile Tommaso Revera - Fotografie Matteo Marioli

TIZIANO PAVONI - PRESIDENTE ANCE BRESCIA

QUALI SONO LE PROSPETTIVE DEL SETTORE EDILE PER IL 2019? LO ABBIAMO CHIESTO A TIZIANO PAVONI, PRESIDENTE ANCE BRESCIA, CHE, NONOSTANTE LO SCENARIO POLITICO ED ECONOMICO PIUTTOSTO INCERTO, INTRAVEDE SEGNALI INCORAGGIANTI Il settore delle costruzioni ha conosciuto la sua crisi più pesante dal dopoguerra e non si è ancora riportato sui livelli pre crisi. Un anno fa si parlava di una timida ripresa del settore costruzioni… come vanno ora le cose? “Per quanto riguarda le imprese il lavoro è ripreso soprattutto nel settore privato sugli spazi commerciali, direzionali, residenziali ma di interesse privato. Le municipalizzate, come per esempio A2A, sono partite con molti progetti e stanno mettendo sul piatto risorse importanti per intervenire sul ciclo delle acque creando un indotto interessante. I segnali, quindi, sono estremamente incoraggianti anche se oggi ragioniamo su numeri ben diversi rispetto al passato: i dipendenti del comparto costruttori nel 2003 erano 29.000 ora sono 18.000. Uno scenario notevolmente mutato, quindi, per il quale ci auguriamo di confermare il trend di questi primi mesi del 2019”. C’è un aspetto più di altri che ha favorito questa flessione? “Da un paio d’anni si sono praticamente azzerate le commesse provenienti dai Lavori Pubblici che un tempo rappresentavano per molte aziende il core business della loro attività. Ormai tutte le amministrazioni locali fanno fatica a comprendere le nuove normative del codice appalti per cui non partono nemmeno le cose da poco. Stiamo cercando di capire come stia evolvendo il quadro normativo anche se le misure adottate sembrano più un panniccello caldo che provvedimenti concreti”. Quali sono i fattori che potrebbero far risalire la china alle imprese edili? “Ripartisse il comparto dei Lavori Pubblici ci sarebbe certamente più ottimismo. Le imprese bresciane sono medio piccole, quasi familiari, formate per lo più da 4/5 dipendenti, e i lavori da 300, 500 o 800.000 euro sono quelli sui quali vivono. Molte di queste realtà negli anni sono riuscite a specializzarsi nelle piccole infrastrutture ma, di fatto, negli ultimi otto anni in questo specifico settore non sono riusciti a far nulla”.



Costruzioni: il futuro del comparto edile


Come si sta comportando il nuovo governo verso le richieste dei costruttori (sgravi fiscali, incentivi ecc..) “Riempirsi la bocca di annunci e proclami senza che poi si applichi nulla non porta da nessuna parte. È un’abitudine tipicamente italiana. Questo non fa che generare malcontento e accrescere una negatività diffusa tra le imprese, che si sentono abbandonate, tra i cittadini, perché non capiscono ciò che accade, tra le banche, che non ci pensano minimamente ad aprire nuove linee di credito. Le parole sino ad ora spese dall’attuale esecutivo sono state abbastanza deleterie per il nostro settore, in particolare quello residenziale: la fiducia è il presupposto per cui una famiglia si impegna con debiti futuri per acquistare la casa. Ma se non percepisce questa fiducia nel Paese, allora, decide di continuare a pagare l’affitto rimandando questa decisione e adattandosi alle conseguenze che una scelta di questo tipo comporta”. Il futuro è nelle ristrutturazioni e nel recupero di immobili esistenti? “È un settore che negli anni della crisi ha registrato una crescita costante. Non è una novità anche se è molto più quel che si dice di quello che realmente si porta a termine. Ci sono troppi vincoli, troppi cavilli, difficili da affrontare che ostacolano inevitabilmente questo tipo di progetti. Dobbiamo intervenire con norme più flessibili e comprensibili perché altrimenti non riusciremo a fare più di tanto… Nessuno investe più, per esempio, in un centro storico dove, oltre a doversi adeguare ad una soluzione di residenza magari non ottimale per la famiglia, deve oltretutto sottostare a molteplici vincoli architettonici, archeologici e paesaggistici, senza contare che se da un lato può conoscere la data di inizio lavori, dall’altro non sa quando potranno finire viste le lungaggini burocratiche tipiche del nostro Paese”. Una volta il mattone era il bene rifugio per eccellenza e il prezzo delle case saliva sempre. Dopo la crisi si fa molta fatica a vendere seppure scontando parecchio. “C’è un’aspettativa del prezzo basso ingiustificata. Se una persona cerca casa e la vuole il più vicino possibile alle proprie esigenze, normalmente, non si pone troppi interrogativi ma se è condizionato da ciò che accade o, peggio, da ciò che sente dire (case all’asta, ville svendute, ecc) pretende di spendere meno avanzando richieste irricevibili. Non è vero, comunque, che nessuno investe più nel mattone: c’è un ricavo stimabile del 7%, per esempio, sulle rendite direzionali ma soprattutto commerciali”. Perché secondo lei investire in un immobile è ancora conveniente? “Se il diversivo è investire nella finanza, dove anche lì di danni ne sono stati commessi parecchi, allora io dico che è ancora meglio farlo nel mattone. Un tema interessante per valutare i valori immobiliari è distinguere tra il prezzo dell’usato e il prezzo del nuovo: nel primo caso, negli ultimi dieci anni, il valore è sceso circa del 27% mentre, invece, nel secondo non si sono registrati grossi cambiamenti. Ma il problema sta proprio in questa distinzione per cui è lecito chiedersi: era sopravvalutato l’usato e, in qualche modo, correttamente valutato il prezzo del nuovo? E, da quel che sta accadendo, abbiamo la risposta: il sopravvalutato si sta deprezzando e sta tornando al valore di mercato corretto; al contrario si sta premiando l’edilizia nuova o gli interventi di riconversioni pesanti (demolizione e ricostruzione, per intenderci)”. Oggi è molto rischioso fare l’imprenditore edile? “Alla mia età bastava avere voglia di lavorare e si poteva fare qualsiasi cosa: dal meccanico al negoziante, dal fornaio all’impresario sino al medico. Bastavano passione e volontà.

Oggi, invece, rispetto a 30/40 anni fa è molto complicato: è un ambiente difficile caratterizzato da una marea di norme. Pur con la stessa passione, quindi, credo sia difficile conseguire le medesime soddisfazioni. C’è anche un tema importante da non trascurare che è quello legato all’accesso a questa professione: non è possibile che chiunque lo desideri, dall’oggi al domani, possa diventare imprenditore edile eppure è così. Basta iscriversi andando in camera di commercio e avere una partita IVA. Se vuoi fare il fornaio, no. E questo, con il dovuto rispetto per qualunque professione, non è una cosa accettabile. È fondamentale, quindi, istituire una regolamentazione sull’accesso alla professione, considerata per altro un’attività pericolosa a livello giuridico, dovendo rispondere di tutto ciò che avviene in un cantiere.Tanti, quando era l’epoca del boom, per conquistare la propria fetta di business si sono intromessi improvvisandosi in questa professione ma i danni arrecati al comparto, soprattutto in ambito immobiliare, sono stati innumerevoli”. Quali sono le attività svolte dall’Ance di Brescia? “Il Collegio dei Costruttori Edili di Brescia offre ai propri associati servizi del tutto gratuiti, specifici per le imprese edili e per quelle che applicano il contratto dell’edilizia. Forniamo alle aziende associate informazione, consulenza e assistenza diretta e immediata, condividendo anche gli adempimenti e le informazioni specifiche sulle normative di riferimento in materia formazione, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, fisco, tributi ed ambiente. Le nostre imprese vengono, inoltre, affiancate dai funzionari del Collegio per controversie nei confronti di terzi, dipendenti, committenti, enti pubblici. La conoscenza delle normative di settore, l’approfondimento di tematiche e l’analisi di ogni specifico problema dell’azienda vengono curati personalmente e direttamente tra i funzionari dell’associazione ed il personale dell’impresa”.

BRESCIA NEXT 2020-2050 CUORE DELLA REGIONE PRODUTTIVA DEL NORD ANCE BRESCIA, IN COLLABORAZIONE CON CAMPUS EDILIZIA BRESCIA, HA ORGANIZZATO LO SCORSO 16 MARZO PRESSO LA CAMERA DI COMMERCIO DI BRESCIA, UN INTERESSANTE CONVEGNO DURANTE IL QUALE È STATA PRESENTATA UN’APPROFONDITA RICERCA, SVOLTA DA CRESME (IL CENTRO RICERCHE ECONOMICHE E SOCIALI DEL MERCATO DELL’EDILIZIA), SULLE PROSPETTIVE IMMOBILIARI DI BRESCIA CITTÀ E PROVINCIA. LA GIORNATA È STATA UN’OCCASIONE DI CONFRONTO SU IDEE E PROSPETTIVE DI SVILUPPO PER LA NOSTRA CITTÀ ED IL SUO TERRITORIO. “I RISCONTRI RICEVUTI SONO STATI OTTIMI CI HA RACCONTATO TIZIANO PAVONI, PRESIDENTE ANCE BRESCIA. ABBIAMO PRESENTATO UNA RICERCA CHE A BRESCIA MANCAVA, CON DEI DATI FINO AD OGGI SCONOSCIUTI GRAZIE AI QUALI CAPIRE DOVE SI VUOLE ANDARE E COSA SI INTENDE FARE. NON POSSIAMO PIÙ ASPETTARE GLI ALTRI HA CONCLUSO IL PRESIDENTE PAVONI: DOBBIAMO FAR QUALCOSA NOI IMPRENDITORI EDILI PER IMPOSTARE UN MODO DIVERSO DI LAVORARE PER IL TERRITORIO”


CHI C’ERA

È NATA FREELANCE HUB LA PRIMA COMMUNITY DEI LIBERI PROFESSIONISTI DI BRESCIA E PROVINCIA, CREATA PER SEMPLIFICARE LA VITA DEI LAVORATORI AUTONOMI Grande successo per la presentazione del progetto Freelance Hub, la community di liberi professionisti di Brescia e provincia, creato dalle sorelle Eleonora e Francesca Valenti di Valenti04 e patrocinato da Comune di Brescia, Provincia di Brescia e Camera di Commercio. L’evento, tenutosi lo scorso 21 marzo in Talent Garden - main partner del progetto – e concomitante con il primo Lab “Che fatica i preventivi!” a cura di Augusto Pirovano di Super Good Life, ha segnato l’“overbooking” già giorni prima dell’appuntamento con grande soddisfazione delle organizzatrici. “Abbiamo creato questo progetto perché siamo innanzitutto libere professioniste che prediligono lavorare con altri freelance – ci hanno raccontato Eleonora e Francesca Valenti. Avvertivamo da tempo un vuoto nell’offerta di formazione e network per i lavoratori autonomi sul nostro territorio. I liberi professionisti sono votati alla ricerca e alla crescita professionale ma spesso arrancano per trovare strumenti, risposte, che spesso non sono univoche. Per questo abbiamo deciso di dare vita a questa community: dare, grazie ad esperti in materia di lavoro autonomo, risposte concrete ed utili sia a chi è già libero professionista, sia a chi vuole diventarlo”. Un progetto rivolto ai liberi professionisti, indipendentemente dal regime fiscale in cui sono inquadrati, e a chi vuole diventarlo, senza limiti di età, nato allo scopo di promuovere la cultura del lavoro autoimprenditoriale, portando all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo del lavoro il lavoratore indipendente come valore, sfatando il falso mito che essere freelance sia una scelta di ripiego in mancanza di alternative professionali. La partecipazione alla community on-line è gratuita e permette di seguire gli aggiornamenti continui, le pillole e gli approfondimenti su tutti i temi della vita da freelance, oltre ad interagire con altri liberi professionisti e con i Freelance Coach.

Ph. Pierpaolo Romano



BRESCIA PHOTO FESTIVAL - A BRESCIA DA GIOVEDÌ 2 A DOMENICA 5 MAGGIO 2019


Brescia Photo Festival - Donne LA TERZA EDIZIONE DEL BRESCIA PHOTO FESTIVAL, RASSEGNA INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA CON LA DIREZIONE ARTISTICA DI RENATO CORSINI, SI TERRÀ A BRESCIA DA GIOVEDÌ 2 A DOMENICA 5 MAGGIO 2019 Promosso da Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei e Ma.Co.f. - Centro della fotografia italiana, esplorerà per quattro giornate molteplici aspetti del vastissimo universo femminile affiancando allo sguardo di grandi artisti della fotografia dall’Ottocento a oggi – da Man Ray a Robert Mapplethorpe, da Vanessa Beecroft a Francesca Woodman, da Julia Margaret Cameron a Mihaela Noroc ed Elisabetta Catalano – riflessioni e progetti inediti che indagano la complessità del femminile nella società contemporanea. 10 sedi – per un totale di 4.000mq espositivi – nel centro storico di Brescia e in provincia ospiteranno 19 esposizioni – tra mostre tematiche, monografiche e one-off, in gran parte produzioni originali – che valicheranno i confini temporali del festival e proseguiranno fino all’estate; talk con gli artisti; workshop; concerti; proiezioni cinematografiche e visite guidate. Saranno coinvolte anche le gallerie d’arte di Brescia, le librerie e le biblioteche con progetti sul tema: il festival vuole infatti essere anche un momento di festa per esplorare lo straordinario patrimonio artistico e architettonico del capoluogo lombardo e il suo territorio. «Fondazione Brescia Musei rinnova, con la terza edizione, il format del Photo Festival realizzando una vera e propria invasione fotografica cittadina di grande qualità e in linea con le idee al centro del dibattito dell’agenda internazionale, dell’opinione pubblica e dei media – dichiara Stefano Karadjov, nuovo direttore di Fondazione Brescia Musei – un’avventura di Festival da non perdere concentrata in un weekend di eventi e feste ma che proseguirà, fino a settembre inoltrato, con la tenuta delle mostre per una estate a tutta immagine».

Autoritratto al femminile_dalla collezione di Donata Pizzi, courtesy of Anna Di Prospero_Self-portrait with my Mother, 2011_Brescia Photo Festival 2019


LA RASSEGNA FOTOGRAFICA SARÀ UN’IMPORTANTE OCCASIONE PER VALORIZZARE IL PATRIMONIO MUSEALE DI BRESCIA. PERTANTO IL BIGLIETTO D’INGRESSO ALLE MOSTRE ALLESTITE AL MUSEO DI SANTA GIULIA PERMETTERÀ DI ACCEDERE ANCHE AL COMPLESSO MUSEALE;VICEVERSA IL PUBBLICO DEL MUSEO, CON UNA MINIMA INTEGRAZIONE DEL BIGLIETTO, AVRÀ LA POSSIBILITÀ DI VISITARE LE 9 MOSTRE

Visual_Brescia Photo Festival 2019_by Ramona Zordini

Brescia Photo Festival - Donne

GLI EVENTI DEL FESTIVAL Giovedì 2 maggio alle 18 il concerto per pianoforte di Alessandro Taverna, offerto dal Festival Pianistico Internazionale, inaugura il Brescia Photo Festival. Il giovane pianista veneziano, insignito del Premio Presidente delle Repubblica 2012, si esibisce al Museo di Santa Giulia per una straordinaria preview delle 9 mostre del festival allestite nel museo. L’ingresso è libero (max 100 posti, prenotazione obbligatoria). Sarà inoltre indagato il rapporto tra donne e musica con due eventi in programma domenica 5 maggio alle ore 18.30 al Salone delle Danze del Ma.Co.f.: la presentazione del libro Riot Not Quiet di Laura Pescatori e lo spettacolo L’altra metà del cielo. Le donne nelle copertine dei dischi di Paolo Mazzuchelli. Un’occasione di incontro e dialogo con grandi esponenti della fotografia italiana saranno i Talking heads on photography, al Museo di Santa Giulia, al Ma.Co.f. e all’Università Cattolica di Brescia. Letizia Battaglia, Monica Bulay, Maurizio Galimberti, Giovanni Gastel, Uliano Lucas, Donata Pizzi e altri interpreti parleranno al pubblico di arte, fotogiornalismo e ricerca fotografica. Nell’ultimo giorno del festival, domenica 5 maggio alle ore 11, le fotografe, le cui opere sono esposte nelle numerose mostre allestite in città, saranno protagoniste di una tavola rotonda. I fotografi esordienti avranno inoltre la possibilità di mostrare i loro lavori a fotografi professionisti e, per i più giovani di loro, in calendario un progetto di street photography, per raccontare il festival, le inaugurazioni, i talk con gli autori. I loro lavori saranno raccolti nella mostra I Giorni del Festival, che sarà successivamente allestita presso lo spazio Bunker (produzione Brescia Photo Festival). Le donne saranno raccontate anche attraverso una rassegna cinematografica e documentaristica, al Cinema Nuovo Eden. Si inizia giovedì 2 maggio alle ore 21 con The Connection, lungometraggio d’esordio di Shirley Clarke, una delle filmmaker più influenti del New American Cinema. Si prosegue venerdì 3 maggio alle ore 21.15 con l’ultimo lavoro di Laetitia Carton Le grand Bal, un inno senza tempo alla magia del ballo e all’armonia di anime e corpi nella diversità. Si conclude domenica 5 maggio alle ore 21 con Franca. Chaos and creation di Francesco Carrozzini, un ritratto intimo di Franca Sozzani, madre del regista e leggendaria direttrice di Vogue Italia. Un’icona che ha dettato lo stile degli ultimi venticinque anni da sempre impegnata nell’esplorare tematiche off-limits al fine di scuotere lo status quo e ridefinire il concetto di bellezza. E infine per le famiglie con bambini saranno organizzati laboratori al Museo di Santa Giulia per conoscere grandi fotografi, scoprendone il linguaggio, il lavoro, l’estetica e la grammatica attraverso immagini intense che restituiscono una visione della donna da molteplici punti di vista. Nel workshop Un reportage sensazionale si potrà scoprire come l’osservazione attenta di una fotografia permette di immergerci in essa; i partecipanti del laboratorio Espansioni arriveranno ad agire sulle foto “pittoricamente” e il fotomontaggio, tecnica artistica facile da utilizzare che spalanca le porte all’immaginazione, sarà il protagonista di Uno, dieci, cento scatti per divertirsi a smontare le fotografie esposte e crearne di nuove attraverso sovrapposizioni, ritagli, interventi pittorici.


Hollywood versus CinecittĂ _Sophia Loren_ foto G.Palmas_Brescia Photo Festival 2019


Brescia Photo Festival - Donne

Dietro l’obiettivo_dalla collezione di Donata Pizzi, courtesy of Lina Pallotta, PATTY & VICKYb, 2 SISTERS, PIEDRAS NEGRAS, MX._Brescia Photo Festival 2019


LE MOSTRE

MUSEO DI SANTA GIULIA Il Museo della città, un antico monastero femminile di origine longobarda, accoglie Da Man Ray a Vanessa Beecroft, un percorso di 9 mostre: un trittico tematico dedicato al rapporto tra donne e obiettivo fotografico; 3 monografiche dedicate al ritratto dal XIX al XXI secolo; un’installazione che ripercorre la vita e la carriera di oltre trenta fotografe italiane, dall’inizio del secolo ad oggi e due progetti one-off, omaggio a grandi artisti contemporanei. Il trittico Donne davanti l’obiettivo, a cura di Mario Trevisan, racconta il nudo femminile con 110 straordinari scatti di artisti di fama internazionale dagli albori della fotografia a oggi, passando dagli anni ’20 e dalla Parigi del periodo surrealista all’America Latina degli inizi del ‘900, non dimenticando il Giappone e la sua cultura. Tra i fotografi in mostra: Marina Abramovic, Vanessa Beecroft, E.J. Bellocq, Bill Brant, Robert Mapplethorpe, Elmut Newton, Man Ray, Peter Witkin, Francesca Woodman (inedita, produzione Brescia Photo Festival). Dietro l’obiettivo. Fotografe italiane 1965-2018, dalla collezione Donata Pizzi, a cura di Alessandra Capodacqua, conta 100 immagini di 70 tra le più importanti fotografe italiane appartenenti a generazioni e ambiti espressivi diversi, tra cui: Paola Agosti, Marina Ballo Charmet, Letizia Battaglia, Silvia Camporesi, Lisetta Carmi, Gea Casolaro, Anna Di Prospero, Adelita Husni-Bey, Allegra Martini, Paola Mattioli, Marialba Russo, Alba Zari. Attraverso le opere in mostra – da quelle di reportage a quelle più spiccatamente sperimentali – affiorano i mutamenti concettuali, estetici e tecnologici che hanno caratterizzato la fotografia italiana dell’ultimo cinquantennio. Autoritratto al femminile, a cura di Donata Pizzi e Mario Trevisan, chiude idealmente il trittico e ammicca alla cultura del selfie con 50 opere che non si fermano alla semplice e formale produzione del ritratto ma sono caratterizzate da una forte ricerca nella rappresentazione intimista del soggetto/oggetto. In mostra, tra gli altri, scatti di Marcella Campagnano, Paola De Pietri, Florence Henry e Carolee Schneemann (inedita, produzione Brescia Photo Festival). Le monografiche Due le esposizioni dalla collezione di Massimo Minini, entrambe per la prima volta in Italia: Julia Margaret Cameron, con 25 fotografie vintage della storica fotografa inglese, la più importante ritrattista di epoca vittoriana, ed Elisabetta Catalano. Ritratti dell’arte: 30 scatti di una delle più importanti fotografe italiane che, attraverso i ritratti di grandi personaggi del Novecento, si è fatta testimone della storia d’Italia dagli anni Settanta ai giorni nostri. Un’altra eccezionale prima per il nostro Paese: Mihaela Noroc. The Atlas of Beauty, a cura di Roberta D’Adda e Katharina Mouratidi, con la collaborazione della galleria berlinese f3 - freiraum für fotografie. La fotografa romena – che dal 2013 viaggia in tutti gli angoli del pianeta per catturare, con i suoi scatti, la varietà del nostro mondo, attraverso ritratti di donne – espone a Brescia 44 opere. Il suo Atlante della bellezza è un progetto aperto che, a oggi, conta oltre 2.000 ritratti da più di 50 paesi e che, attraverso volti e storie, testimonia come la bellezza non abbia etnia né confini geografici ridefinendo il concetto di bellezza multiculturale. L’installazione Parlando con voi, ideata dal fotografo Giovanni Gastel, ripercorre, attraverso un suggestivo approccio multimediale, la vita e la carriera di oltre 30 fotografe italiane, dall’inizio del secolo ad oggi.

Composta da trenta schermi nei quali scorrono interviste esclusive e sequenze di opere e pubblicazioni, l’installazione consente al visitatore di scoprire e approfondire l’esistenza delle artiste coinvolte e la loro esperienza di donne originali e coraggiose. È promossa da AFIP International (Associazione Fotografi Professionisti) e CNA Professioni (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola Impresa) in collaborazione con Superstudio Group e Metamorphosi Editrice. I progetti One-Off A completare questo percorso artistico-culturale due progetti speciali, con altrettante opere uniche poste in dialogo immateriale con il patrimonio museale e i suoi modelli senza tempo. L’esposizione Dea. La Vittoria alata dalle immagini d’archivio a Galimberti è dedicata alla straordinaria statua di bronzo, simbolo della città di Brescia, temporaneamente in restauro. Nella sezione romana del Museo di Santa Giulia a immagini dell’Archivio fotografico dei Musei Civici, che ripercorreranno la storia della Vittoria alata, si affiancano tre opere inedite di Maurizio Galimberti, realizzate con la tecnica del fotocollage (produzione Brescia Photo Festival). In VBSS.002, Vanessa Beecroft ritrae se stessa come una Madonna che allatta due gemelli neri anziché un bambino bianco. Si tratta di un simbolo da una parte di colonizzazione, violenza etnica e predominanza, dall’altra emblema di un amore puro e istintivo come quello materno e di congiunzione tra tutti i popoli. La foto è eccezionalmente collocata nella Basilica di San Salvatore, dal 2011 Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, grazie alla collaborazione con la Fondazione San Patrignano. PINACOTECA TOSIO MARTINENGO Un ulteriore progetto one-off, che si può ammirare nella Pinacoteca Tosio Martinengo, da poco riaperta dopo un lungo restauro, è Ma-donne. Un meraviglioso scatto di Tazio Secchiaroli con Sophia Loren nell’inedita veste di una Madonna, icona per eccellenza della femminilità, si inserisce in un dialogo senza tempo con le opere della collezione permanente di pittura raffiguranti la Madonna, in un percorso trasversale a epoche e stili. Ai dipinti del percorso museale si aggiunge, in occasione della mostra, la Vergine consolatrice di Francesco Hayez, opera dipinta negli anni 1851-1853 su commissione del Comune di Brescia e ispirata alla grande tradizione del Rinascimento (inedita, produzione Brescia Photo Festival). Tutte le mostre al Museo di Santa Giulia e alla Pinacoteca Tosio Martinengo inaugurano in occasione del Brescia Photo Festival e saranno aperte al pubblico fino all’ 8 settembre 2019. Ma.Co.f. CENTRO DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA Al Ma.co.f. – Centro della fotografia italiana, situato nel barocco Palazzo Martinengo Colleoni, 4 mostre indagano il ruolo della donna nella società e nel mondo del lavoro negli ultimi 70 anni, in Italia e all’estero. Happy Years. Sorrisi e malizie nel mito di Betty Page e nel mondo delle pin up, a cura di Renato Corsini e Francesco Fredi, espone una trentina di fotografie vintage degli anni ’50: immagini di Betty Page scattate da Paula Claw, insieme a un inedito reportage realizzato da Nicola Sansone sull’America di quel periodo e pubblicazioni e documenti originali d’epoca che parlano dell’affermazione dei diritti femminili e del ruolo della donna nell’America postbellica (inedita, produzione Brescia Photo Festival).


Brescia Photo Festival - Donne Una, nessuna, centomila, a cura del Collettivo Donne Fotoreporter, racconta l’esperienza di 10 fotografe italiane, tra cui Kitti Bolognesi, Marcella Campagnano e Giovanna Calvenzi, che nel 1976 indagarono la relazione fra donna e fotografia, giocando con ruoli e stereotipi propri dell’immaginario femminile e ironizzando sui luoghi comuni legati al mestiere di fotografo. La rivoluzione silenziosa. Donne e lavoro nell’Italia che cambia, a cura di Tatiana Agliani, è un racconto fotografico corale della storia del lavoro delle donne in Italia e dei cambiamenti che ha portato nella condizione femminile, in un paese in trasformazione. Un centinaio di immagini, dai maestri del neorealismo agli autori contemporanei come Paola Agosti, Federico Garolla, Uliano Lucas, Giorgio Lotti, Paola Mattioli, Nino Migliori, Carlo Orsi, Ferdinando Scianna, delineano aspirazioni e desideri che mutano, limiti e condizionamenti sociali, concezioni di sé e del proprio ruolo nella società, nuove possibilità, orizzonti culturali e prospettive di vita di quattro generazioni di donne (inedita, produzione Brescia Photo Festival). A chiusura una monografica, a cura di Carolina Zani, che omaggia il fotografo bresciano Gian Butturini. Donne, lo sguardo, le storie: 35 fotografie in bianco e nero raccolte tra quelle dei suoi numerosi reportage, raccontano la sua visione dell’universo femminile. Le protagoniste di questa mostra sono donne rappresentate dall’artista nella loro tenerezza e sensibilità, forza e passione, senza pose o rigorosi canoni estetici, ma attraverso semplici gesti e sguardi. Un universo femminile che combatte, soffre, manifesta, lavora, testimone di storie, emozioni, sentimenti che si mescolano tra loro. Tutte le mostre al Ma.Co.f. inaugurano in occasione del Brescia Photo Festival e saranno aperte al pubblico fino al 31 luglio 2019. LA METROPOLITANA, LE PIAZZE DELLA CITTÀ e SPAZIO CONTEMPORANEA Belle dentro. Racconti di libertà sospesa dal carcere femminile di Verziano è un portfolio inedito di Renato Corsini con testi di Carlo Alberto Romano realizzato all’interno della Casa di reclusione femminile di Verziano, frazione di Brescia, che offre al pubblico l’occasione di riflettere sulla condizione carceraria. Il progetto ha dato ad alcune detenute la possibilità di essere “straordinarie” davanti all’obiettivo di un fotografo, dopo essere state preparate al set da truccatori e parrucchieri. Ritratti che si contrappongono a quelli segnaletici che hanno formalizzato il loro ingresso in cella: un’occasione per vivere un’esperienza fuori dall’ordinaria e frustrante quotidianità della vita carceraria. 15 di questi ritratti, a partire dal 3 maggio, saranno esposti, grazie al contributo di Brescia Mobilità, nelle principali stazioni della metropolitana di Brescia, in una sorta di mostra diffusa nella quale i volti di queste donne

Rudolf Koppitz_Donne davanti l’obiettivo_BPF 2019

prendono il posto della comunicazione pubblicitaria. L’intero reportage di Belle dentro. Racconti di libertà sospesa dal carcere femminile di Verziano, che conta oltre 150 ritratti della vita di detenute, sarà poi esposto allo Spazio Contemporanea, dall’11 maggio al 14 luglio (produzione Brescia Photo Festival). Nelle stesse date, lo Spazio ospita anche un secondo concept, un progetto di comunità di grande valenza sociale sulle nuove cittadinanze realizzato in collaborazione con Fondazione ASM – Gruppo A2A: Plurale al femminile, un lavoro originale di street photography a cura di Laura Bergami e Anna Peroni realizzato nei giorni del festival che fotografa donne delle diverse nazionalità – 140 quelle registrate – che fanno di Brescia una città multietnica e cosmopolita. Le principali piazze e le sedi museali della città diventano eccezionalmente il teatro di posa di Claudio Amadei (inedita, produzione Brescia Photo Festival). Le mostre Belle dentro. Racconti di libertà sospesa dal carcere femminile di Verziano e Plurale al femminile saranno aperte al pubblico dall’11 maggio al 14 luglio 2019. Ma non è tutto perché il Brescia Photo Festival esce dai confini della città… MUSEO LECHI (Montichiari) La mostra Hollywood versus Cinecittà, a cura di Renato Corsini e Margherita Magnino, mette a confronto le fotografie dei paparazzi della Roma della Dolce Vita con quelle della stampa hollywoodiana dell’America degli anni ’30. Due modi diversi di rappresentare il divismo: quello patinato e celebrativo made in USA e quello curioso e scandalistico dei paparazzi italiani nelle immagini delle attrici più note dell’epoca e delle firme più prestigiose della fotografia da rotocalco, tra cui Tazio Secchiaroli, Giuseppe Palmas e i fotografi dell’agenzia Dufoto (inedita, produzione Brescia Photo Festival). La mostra sarà aperta al pubblico dall’11 maggio al 15 settembre 2019. GALLERIA CIVICA PALAZZO TODESCHINI (Desenzano del Garda) Miss Italia. Miti e leggende dell’era delle Miss, a cura di Renato Corsini, racconta i miti e le leggende del celebre concorso, oltre all’evoluzione dell’estetica femminile, attraverso gli scatti di due grandi maestri della fotografia italiana, Federico Patellani e Gianni Berengo Gardin. La rappresentazione fotografica del concorso è sempre stata quella ufficiale, con gli scatti in posa destinati ai rotocalchi o alle dirette televisive, questa mostra vuole invece indagare dietro le quinte scoprendo i retroscena del concorso (inedita, produzione Brescia Photo Festival). La mostra sarà aperta al pubblico dall’11 maggio al 28 luglio 2019.



Il giardino dei talenti

di Tommaso Revera

INTERVISTA A DAVIDE DATTOLI E LORENZO MATERNINI, PRESIDENTE E VICE PRESIDENTE DI TALENT GARDEN

Come è nata l’idea di fondare il più grande network di coworking europeo? DAVIDE DATTOLI “Talent Garden è nato da un’intuizione, da un’esigenza comune e dalla voglia di dare un risvolto differente alle giornate di lavoro, riunendo in un unico spazio fisico persone che condividono le stesse esigenze professionali, bisogno che nel mondo digitale, dove operavo fin dall’inizio, è molto sentito. Da qui nasce l’idea di progettare uno spazio per favorire lo scambio ed il confronto in cui le professionalità individuali fossero quotidianamente stimolate a migliorarsi”. Quali sono, per chi non lo sapesse, i servizi che mettete a disposizione? LORENZO MATERNINI “Talent Garden offre spazi di lavoro, opportunità di connessione e percorsi formativi. I nostri campus sono spazi di co-working dedicati esclusivamente al mondo dell’innovazione digitale. Le persone possono accedere ai nostri Campus

sottoscrivendo una membership card che dà la possibilità di poter accedere a tutti i Campus di Talent Garden in Europa (oggi sono 23 in 8 Paesi). Talent Garden non è poi solamente un luogo in cui lavorare ma anche un luogo in cui formarsi. Abbiamo creato nel 2015 l’Innovation School, una vera a propria scuola di formazione sulle nuove professioni del digitale, all’interno della quale organizziamo e proponiamo corsi e percorsi formativi aperti a studenti e professionisti, tenuti da esperti ed imprenditori del settore e a cui hanno aderito anche alcune importante aziende italiane”. Nell’era del digitale in cui viviamo quanto è importante restare globalmente connessi? DAVIDE DATTOLI “La connessione è fondamentale e Talent Garden nasce proprio con questo scopo: offrire alle persone spazi per lavorare ma soprattutto per connettersi ad altre persone del proprio ecosistema per stimolare lo sviluppo di nuove idee e di far nascere opportunità di business.


Scambiando idee e integrando competenze si cresce più velocemente sia a livello personale che come aziende. Non per niente anche aziende tradizionali vengono all’interno dei nostri Campus per sviluppare nuove idee”. La vostra precedente esperienza lavorativa prima di entrare nel mondo Talent Garden? DAVIDE DATTOLI “Io ho iniziato con esperienze nel settore del digital marketing. Nel 2010 ho fondato Viral farm, una Digital Company specializzata in social media e applicazioni mobile. In seguito, ho collaborato come senior consultant per il gruppo Condé Nast, Il Sole 24 Ore, Il Giornale di Brescia, prima di avventurarmi in questa nuova sfida creare Talent Garden”. LORENZO MATERNINI “Io ho iniziato nel 2008 al Guggenheim di New York come consulente new media per lo sviluppo di programmi digitali per l’educazione.

Successivamente ho fatto parte nel team Hoc Lab del Politecnico di Milano e ho avviato un’agenzia di comunicazione digitale, prima di abbracciare questa nuova avventura che mi ha visto presente sin dall’apertura del primo Campus di Brescia”. Cosa vi ha spinto ad intraprendere questo percorso professionale? DAVIDE DATTOLI “Dopo aver fondato una realtà a Brescia mi sono reso conto che non era sufficiente fare al meglio il proprio lavoro, serviva avere intorno un ecosistema forte per aiutare il business a crescere. Da lì è nata la voglia di costruire un’azienda con un forte impatto sociale, che potesse aiutasse le persone ad entrare in connessione per creare progetti più grandi, insieme”. LORENZO MATERNINI “La voglia di provare a creare qualcosa di nuovo e in proprio!”.


Come è cambiato il mondo del lavoro negli ultimi vent’anni? DAVIDE DATTOLI “Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e l’innovazione digitale, ormai trasversale a tutti i settori della produzione e dei servizi, ha e continua a rivoluzionare questo mondo. Sono cambiate le modalità di lavorare e stanno cambiando le competenze necessarie per farlo. Dal classico ufficio si è passati al co working e allo smart working e il mondo digital è sempre più connesso a tutti gli aspetti del lavoro. C’è quindi la necessità di cambiare anche il quadro delle proprio competenze e di un sistema di formazione che sia continuativa e costante, che consenta di aggiornare e sviluppare giorno dopo le giorno le proprie competenze per rispondere ed adattarsi ai cambiamenti”. Requisiti imprescindibili per un giovane di oggi a caccia della prima occupazione? DAVIDE DATTOLI “Investire su se stessi affiancando formazione tradizionale e innovativa, pensare in grande e con un approccio globale. Costruire partendo da una passione, da qualcosa che gli piace fare”. LORENZO MATERNINI “Forza di volontà e creatività. saper adattarsi ad ogni situazione creativamente e non mollare mai di fronte alle difficoltà”. La vostra piattaforma di networking e formazione per l’innovazione digitale fa gola a molti investitori: recentemente, per esempio, è stata ufficializzata una nuova raccolta di capitali di 44 milioni per dare ulteriore impulso alla vostra crescita in Italia e in Europa. Questo è un aspetto del vostro lavoro che vi gratifica o che vi infonde ulteriore pressione e senso di responsabilità? LORENZO MATERNINI “Avere avuto la fiducia da parte di StarTIP Investment e Merchant Bank di Giovanni Tamburi e di alcuni dei più importanti family offices italiani in questa operazione, è sicuramente gratificante ma altrettanta è la responsabilità di raggiungere gli obiettivi e i risultati che chi crede in noi si aspetta. Stiamo crescendo e siamo molto motivati nel portare avanti il nostro lavoro”. Davide che effetto fa essere considerato tra gli under 30 più influenti secondo Forbes per la tecnologia e l’innovazione? Unico italiano per altro nella categoria Tech... DAVIDE DATTOLI “È un grande riconoscimento che riempie tutto il team di Talent Garden d’orgoglio. Penso che il riconoscimento di Forbes vada a premiare il lavoro che quotidianamente portiamo avanti e l’impatto che è stato in grado di creare Talent Garden nel mondo dell’innovazione e del digitale europeo”. Talent Garden, oggi, ha 28 sedi in 8 Paesi e più di 3.500 iscritti. È uno spazio formativo che ogni anno forma dai 200 ai 500 giovani e che accoglie diverse realtà lavorative e dove le persone stiano bene e crescano le connessioni. E pensare che tutto questo è partito da Brescia solo otto anni fa! Obiettivi per il futuro? DAVIDE DATTOLI “Ripensando all’inizio sicuramente siamo molto soddisfatti di quello che abbiamo fatto che rappresenta però solamente una tappa del percorso che vogliamo ancora compiere. Abbiamo l’obiettivo di diventare una realtà di riferimento per l’intero ecosistema dell’innovazione europeo. Per fare questo abbiamo in programma di aprire nei prossimi 5 anni 20 nuovi campus in tutta Europa e di ampliare ulteriormente la portata della nostra Innovation School, soprattutto in Italia, che oggi ha già formato 3.500 persone, con la finalità di arrivare ad oltre 20.000 per incidere in maniera significativa nella trasformazione digitale di questo Paese migliorando la vita delle imprese ma soprattutto delle persone, e ampliare le attività che portiamo avanti con Futureland e Singularity University dove connettiamo ogni anno migliaia di top manager con l’innovazione in giro per l’Europa”.


Ex Africa

storie e identità di un’arte universale Testo di Elio Revera - www.artidellemaninere.com

INAUGURATA A BOLOGNA LO SCORSO 29 MARZO LA MOSTRA D’ARTE AFRICANA PRODOTTA DA CMS.CULTURA DI BOLOGNA E CURATA DA EZIO BASSANI E GIGI PEZZOLI, CON IL CONTRIBUTO DI STUDIOSI ITALIANI E STRANIERI, IN MEMORIA DELLO STESSO BASSANI, SCOMPARSO IMPROVVISAMENTE DURANTE I LAVORI DEL PROGETTO E FIGURA ALLA QUALE SI DEVE LA DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA DELL’ARTE AFRICANA NEL NOSTRO PAESE “Ex Africa semper aliquid novi”, così scriveva Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Da qui parte la genesi della mostra allestita per raccontare come si intreccino vicende africane ed europee, dall’antichità a oggi, attraverso “storie” d’arte, di identità, di viaggi e di incontri, partendo dalle cronache dei viaggi e dei primi contatti tra europei e africani. Una mostra curata da Ezio Bassani e Gigi Pezzoli, con il contributo di studiosi italiani e stranieri, ed in memoria dello stesso Bassani, scomparso improvvisamente durante i lavori del progetto e figura alla quale si deve la diffusione della conoscenza dell’arte africana nel nostro Paese. La mostra si avvale di un Comitato scientifico e curatoriale internazionale, composto da Pierre Amrouche, Ezio Bassani, Bernard De Grunne, Armand Duchateau, Micol Forti, Gigi Pezzoli ed Elio Revera. Sono inoltre previsti i contributi di Alessandra Brivio, Malcolm McLeod, François Neyt ed Anne Vanderstraete. L’esposizione è articolata in più sezioni: dalla qualità formale espressa in opere di grande e piccola dimensione, agli oggetti antichi dei celebri regni africani insieme alle maschere, alle figure rituali e di potere.

Per l’eccezionalità dei prestiti, la mostra ‘Ex Africa - storie e identità di un’arte universale’ è pensata appositamente e unicamente per Bologna e non potrà quindi avere altre sedi


Semplicemente Arte: Ezio Bassani, Gigi Pezzoli, Elio Revera Un’ampia selezione di figure rituali e di maschere provenienti dai più importanti musei europei e dalle più celebri collezioni e, insieme agli oggetti di grandi dimensioni, un gruppo di miniature in bronzo utilizzate per pesare la polvere d’oro. Un’arte antica: Bernard De Grunne Il caso Mande, 1000 anni di arte del Mali: il più importante patrimonio di statuaria lignea e in terracotta del medioevo africano, Dogon e Tellem, databile a partire dall’XI sec., per una storia dal fascino senza tempo. Un’arte di corte: Armand Duchateau Una straordinaria selezione dei tesori dell’antica città-stato di Ife, che gli scopritori europei attribuirono a un Fidia dell’Equatore; bronzi del celebre regno del Benin, il Palazzo Reale , con gallerie imponenti, come quelle della Borsa di Amsterdam, decorate con placche di arte raffinata, descritti nel 1668. XX secolo: L’Europa guarda l’Africa: Micol Forti In questa sezione si dà conto del dialogo straordinario, avvenuto nei primi anni del XX secolo, tra la cultura artistica dell’occidente e la cultura visiva africana, la cosiddetta Art Nègre, nella quale gli artisti della Avanguardie storiche riconoscevano un’originarietà arcaica della forma e del suo valore simbolico e spirituale. Non creazione anonima ma arte di artisti: Bernard De Grunne La sezione propone alcuni esempi di identificazione di personalità artistiche o di specifici atelier, che consentono di superare lo stereotipo di un’arte senza autori. Gli avori Afro portoghesi: Ezio Bassani Saliere, cucchiai, impugnature per daghe, pissidi e olifanti del XV e XVI secolo, destinati alle collezioni principesche e alle Wunderkammer europee, commissionate, a partire dalla metà del XV secolo, dai navigatori portoghesi ad artisti africani.

Ex Africa

storie e identità di un’arte universale


Mostra di “Scultura Negra”, Venezia 1922: Gigi Pezzoli Viene riproposta, con una selezione di opere, la prima pionieristica esposizione di arte africana in Italia, svoltasi presso il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia nel 1922. Un’estetica “diversa”. Ordine e disordine nell’arte vodu: Pierre Amrouche Quella del vodu è un’arte materica, accumulativa, impregnata di sacralità, in continuo divenire, opere intrise di religiosità, connettori del passato e dell’oggi, una selezione di pezzi per la prima volta in Italia. Arte africana contemporanea: Micol Forti Opere che nascono dal confronto tra un’eredità culturale e spirituale che si intrecciano, talvolta scontrandosi, con lo sguardo rivolto all’occidente, affermando comunque e sempre una precisa identità, senza negare la possibilità di contaminazioni. Nella sezione che ho curato, Semplicemente Arte, ho inteso affrontare il tema dell’identità iconica delle immagini dell’arte tribale che, come quelle occidentali, sono espressione di uno statuto parimenti significativo ed, in certi casi, ben più potente e vivificante di quello occidentale. L’Arte dell’Africa è infatti depositaria di uno specifico e peculiare statuto iconico e, per questo motivo, è indispensabile l’approfondimento e la definizione di una teoria propria delle immagini, in cui esse appaiano come protagoniste attive e non semplicemente come oggetto di complemento esotico, bizzarro e sostanzialmente incomprensibile. La definizione dei presupposti teorici di tale statuto e la ricerca dei suoi strumenti interpretativi è il filo conduttore del mio lavoro che mi ha guidato nella compilazione delle note che accompagnano le immagini delle opere esposte. La mostra infatti si avvale di un prezioso catalogo edito dalla SKIRA, Milano. Ex Africa é resa possibile grazie alla collaborazione di alcuni tra i più importanti Musei e Collezioni internazionali, da cui provengono le oltre 270 opere in esposizione.

MUSEI PRESTATORI:

Abuja, The National Commission for Museums and Monuments of Nigeria Amburgo, MARKK – Museum am Rothenbaum Amburgo, Museum für Kunst und Gewerbe Berg en Dal, Nationaal Museum van Wereldculturen Bologna, Museo Civico Medievale Colonia, Rautenstrauch-Joest-Museum Copenaghen, The National Museum of Denmark Dresda, Rüstkammer, Staatliche Kunstsammlungen Dresden Dresda, Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Museum für Völkerkunde Dresden Firenze, Museo di Antropologia e Etnologia, Sistema Museale di Ateneo, Università degli studi di Firenze Firenze, Tesoro dei Granduchi, Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi Francoforte, Weltkulturen Museum Lisbona, Museu da Sociedade de Geografia Lisbona, Museu Nacional de Etnologia Modena, Galleria Estense, Gallerie Estensi Monaco, Museum Fünf Kontinente Neuchâtel, Musée d’Ethnographie Parigi, Musée du quai Branly – Jacques Chirac Roma, Musei Vaticani Roma, Museo delle Civiltà-Museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini” Rotterdam, Wereldmuseum San Pietroburgo, Museo statale Ermitage Torino, Armeria Reale, Musei Reali di Torino Venezia, Museo di Storia Naturale Vienna, Weltmuseum Zurigo, Museum Rietberg Zurigo, Völkerkundemuseum der Universität

Ex Africa, storie e identità di un’arte universale Bologna, Museo Civico Archeologico Fino all’8 settembre 2019 www.mostrafrica.it


CHI C’ERA

CAVIALE E BOLLICINE L’ECCELLENZA ITALIANA A TAVOLA LO SCORSO 20 MARZO A MILANO PRESSO LA SEDE BANCA MEDIOLANUM DI VIA SANTA MARGHERITA Una cena esclusiva tra bollicine e caviale in compagnia di Calvisius e le cantine più prestigiose della Franciacorta, alla scoperta di segreti e curiosità. La serata, ideata dall’Ufficio dei Consulenti Finanziari di Banca Mediolanum e condotta all’interno della prestigiosa sede di Banca Mediolanum nel cuore di Milano, è stata allietata da una cena placèe curata dallo Chef Umberto De Martino (stella Michelin) in collaborazione con lo Chef Alberto Riboldi (Castello Malvezzi).



luigi radici

Vito Emilio Filì- Fotografie Paolo Biava

c’è fame di cultura ma viene consumata in fretta


INTERVISTA A LUIGI RADICI Iniziamo i dialoghi con gli artisti che operano sul nostro territorio e che hanno dato, con le loro attività culturali, prestigio alla città e negli ambiti dove si sono proposti attraverso mostre ed eventi. Presentiamo Luigi Radici, un artista conosciuto per aver dedicato gran parte della sua vita all’arte visiva attraverso un linguaggio composto da segni grafici, forme, alfabeti, carichi di una spiccata sensibilità poetica e letterale. Gentilissimo Maestro in quale ambiente culturale si è formato e quali luoghi sono stati più significativi nella sua esperienza artistica? “Inizialmente, se non consideriamo la passione per la materia scolastica di Educazione Artistica, in ambito lavorativo, facevo il tipografo (avevo appena compiuto 14 anni) e per lavoro mi capitava di mischiare gli inchiostri da stampa, da lì è scattata la pulsione e l’interesse verso la pittura. Dopo gli anni della tipografia, mi sono iscritto all’Accademia Giacomo Carrara di Bergamo dove, mi sono diplomato. Gli anni da studente mi hanno consentito di conoscere e approfondire il mondo dell’arte e di allargare i miei orizzonti culturali oltre alla preparazione tecnica che la scuola di quel tempo esigeva.

Grazie all’incontro con artisti, musicisti e scrittori che in quegli anni frequentavano il mio studio in Bergamo, potevo confrontarmi in campi dove l’arte veniva applicata sotto forma di musica, teatro, racconto ecc. Chiamato più tardi a insegnare nella stessa accademia dove mi sono diplomato, ho avuto modo di condividere esperienze umane e artistiche con generazioni di studenti che si stavano affacciando nel mondo dell’arte”. Perché il linguaggio carico di icone e simbologie dei consumi o semplicemente nuove forme di natura morta sulle nostre tavole... troviamo al supermercato l’arte, il misticismo o la poetica, già pronta... in scatola? “Creo e utilizzo segni/icone/figure riconoscibili che fanno parte del “contorno” delle immagini quotidiane, in altri casi attingo alla miniera di situazioni in cui ci possiamo trovare nel corso della nostra giornata: una battuta fatta al telefono, un brano musicale particolarmente emozionante, una gonna curiosa indossata da un’amica... insomma, tutti quegli elementi che fanno scattare l’immaginazione e la creatività, anche se ai più possono sembrare banalità. È grazie alla curiosità e alla costante osservazione della realtà che trovo il materiale per distillare nuove opere”. Penso all’edonismo Reganiano degli anni’80, ritiene che quegli anni sono stati di stimolo per una innovativa filosofia estetica alla storia dell’arte? Come li ha vissuti? “Sono stati anni intensi e attivi ma anche bui, si percepiva ancora il triste strascico e il peso del piombo dei ‘70 che, in certi ambienti si sentiva e si sarebbe fatto sentire ancora con la cosiddetta “strategia della tensione.


LUIGI RADICI: c’è fame di cultura ma viene consumata in fretta


In ambito artistico, la riscoperta, dopo gli anni concettuali, della pittura-pittura, è stata uno stimolo per noi artisti legati ad una tecnica che potremmo definire “jazz” a proseguire, senza sentirci per questo emarginati con la propria ricerca”. Sempre di quel periodo ci sono stati dei filosofi o dei libri in cui si è riconosciuto o ispirato? “Devo ammettere che libri di filosofia non ne ho mai letti, lacuna, e persisto a non leggerne e guru che mi abbiano influenzato tanto meno. Leggevo poco, per fortuna ora molto di più, romanzi di scrittori contemporanei e non disdegno riletture dei classici, in ogni caso letture che possono stimolare idee per nuovi progetti. Per quelli d’arte, mi fermavo alle “figure”, ho una biblioteca molto variegata. Sembrerà assurdo ma, al di là degli artisti visivi, che qui non sto a citare per ragioni di spazio, uno in particolare che vorrei citare e mi ha influenzato maggiormente è un musicista: Frank Zappa, per la sua ironia dissacrante”. Cosa ne pensa dell’attuale panorama del sistema arte. Le chiedo una riflessione per le gallerie d’arte, possono ancora rivestire ruoli di cultura? Sono ancora importanti canali commerciali per gli artisti? “Il sistema attuale dell’arte è piuttosto confuso, c’è fame di cultura ma viene consumata in fretta (fast-art), poco rimane in memoria. Si bada più all’estetica tecnica con faraoniche installazioni, una specie di barocchismo. Tanto vale seguire un concerto di musica pop che propone uno spettacolo coinvolgendo tutti i sensi. Le gallerie hanno perso il loro ruolo propositivo, a parte le eccezioni che trattano opere rivolgendosi a mercati internazionali gruppi di investitori non più collezionisti, che passano di mano azioni dove il fine è il massimo profitto. Nel circuito museale l’ingerenza di queste gallerie è molto alta e di conseguenza i direttori non curiosano più negli studi degli artisti “local”. Molti artisti stanno sperimentando canali che sono avulsi dalle gallerie, soprattutto creandosi o appoggiandosi su piattaforme on-line per poter raggiungere una platea più vasta di pubblico anche se, a mio parere, il contatto “live” con l’opera è indispensabile”. Ritiene che l’Interiorismo (movimento di moda in questo periodo per il design d’interni) sia positivo per l’arte?.. la casa è la nuova galleria o il nuovo tempio museale?... Mettere un quadro vicino a due sedie fa già arte? Il salone del mobile aiuta la cultura?

“Se mi avesse fatto questa domanda all’inizio della mia attività di artista, mi sarei scandalizzato. Solo pensare di esporre in un ambito che non fosse quello delle gallerie era da ritenersi offensivo. Attualmente, ritengo sia più facile vedere un‘opera installata nel suo contesto naturale dell’ambiente dove tutti i giorni viviamo e dove troverebbe la sua naturale collocazione questo può stimolare al suo acquisto. Ci sono abitazioni che hanno interessanti collezioni d’arte, non ritengo però di poterle eleggere a templi museali. Per quanto riguarda i saloni del mobile direi che più della cultura aiutano il business delle case produttrici e d’altronde, i saloni sono nati per questo motivo”. Quando vedremo la sua prossima esposizione? “Ho in programma due interessanti progetti nei quali sono coinvolto come coordinatore ed espositore: l’organizzazione di un parco scultura permanente in Toscana in compagnia di alcuni artisti che verrà realizzato nel biennio 2019-2020 e una collettiva in una cittadina della bassa bergamasca che si inaugurerà a ottobre di quest’anno”. Chi è il suo pubblico e quali sono i mezzi con i quali riesce a comunicare con esso? “È un pubblico molto variegato che ha dalla sua parte la passione per l’arte, senza condizionamenti dettati da mode o tendenze del momento. Amici e conoscenti che mi seguono, alcuni da parecchi anni, sostenendo il mio percorso artistico. In altri casi aziende che, attraverso commissioni, mi hanno consentito di installare opere in ambienti aperti al pubblico. Per la comunicazione mi avvalgo di un sito web facente funzione di biglietto da visita, la conoscenza delle persone e il passaparola. Quando c’è l’opportunità di partecipare, attraverso le mostre”. La famiglia delle arti visive si è allargata ormai da tempo ai nuovi linguaggi tecnologici. Lei lavora con le nuove tecnologie oppure le introduce solamente come simboli di un’epoca in cerca d’identità? “Principalmente utilizzo il computer per avere un’idea di massima e risolvere rapidamente alcuni processi progettuali. Non elaboro immagini ne realizzo video almeno sino a quando non ne vedrò la necessità. In fin dei conti sono mezzi che possono essere utili soltanto per raggiungere il fine: il contenuto”.


CHI C’ERA

TRASFORMARE LA CRISI IN OPPORTUNITÀ DI BUSINESS SALGONO DEFICIT E DEBITO PUBBLICO; IL PIL 2019 SARÀ PARI ALLO 0,2%. SONO I NUOVI NUMERI DELL’ECONOMIA ITALIANA, ALLA LUCE DELLA NUOVA CONGIUNTURA CHE HA CARATTERIZZATO LA FINE DEL 2018 E L’INIZIO DEL 2019 Trasformare questo momento di crisi in occasione per trovare idee e opportunità di business, imparare a gestire al meglio i rischi, superare le paure che ci rendono meno efficienti.Tutto allettante, ma come si fa in pratica? Centodieci è Progresso è l’evento svoltosi a Milano venerdi 12 aprile 2019 presso la centralissima sede di Banca Mediolanum, pensato per migliorare come persone e professionisti, acquisendo mezzi e conoscenze per affrontare il futuro al massimo delle potenzialità. Nel seminario di due ore il manager di Banca Mediolanum Giancarlo Orsini ha guidato i partecipanti attraverso un percorso multidisciplinare ricco di spunti, informazioni e visioni.



una mclaren tutta in Lego CI SONO VOLIUTI QUASI MEZZO MILIONE DI MATTONCINI PER COSTRUIRE LA McLAREN SENNA LEGO® IN SCALA REALE La McLaren Senna LEGO® in scala, 1:1, è stata creata in tutta segretezza da assemblatori specializzati che hanno lavorato senza sosta per quasi 5.000 ore di lavoro. Una cosa alquanto fuori dal comune per McLaren, la LEGO Senna è una sorta di peso massimo nella categoria, portando la bilancia a 1700kg – 500kg in più del modello McLaren Senna del quale tutte le unità furono venduto al momento in cui fu annunciata nel 2017.

Costruita per fare “clic” con i fans in tutto il mondo, questa sorprendente Senna è la versione più realistica e ambiziosa mai realizzata da LEGO di una McLaren


Assemblata con una tonnellata di mattoncini LEGO, non saremo in grado di metterci alla guida sulla strada, ma gli appassionati grandi e piccini, possono salire a bordo, mettersi al volante, schiacciare il bottone dello start posizionato sul tetto e sentire una simulazione sonora del ruggito del propulsore della vettura da 208mph. Inoltre sul modello in scala sono funzionanti come sulla vettura reale, le luci ed il sistema di infotainment. I fans sia del mattoncino sia della McLaren Senna avranno presto l’occasione di ammirarla in uno dei numerosi eventi in programma attraverso il mondo. Questa incredibile riproduzione, della vettura stradale ma pensata per la pista è il modello di McLaren che nasce dalla partnership tra McLaren Automotive e LEGO Group, l’iconico creatore di giocattoli danese. La Senna realizzata con i mattoncini porta il gioco della costruzione dei modellini su tutt’altro piano, che si riflette in una McLaren della Ultimate Series. I numeri del progetto sono incredibili: in totale 467,854 singoli pezzi LEGO® sono stati impiegati per la costru-

zione, che sono quasi 200,000 pezzi in più di quelli utilizzati per costruire, due anni fa, il modello della 720S. L’assemblaggio, non si è mai fermato ed ha richiesto l’impiego di 10 modellisti specializzati e 2.725 ore per unire tutti i pezzi della LEGO McLaren Senna, il che equivale a 9 volte più del tempo necessario, per il meticoloso assemblaggio a mano di ogni singola vera Senna (300 ore). Unendo il design e lo sviluppo ci sono volute un totale di 4.935 ore per la creazione del modello e cha ha richiesto il contributo di 42 uomini e donne della squadra di costruzione della LEGO. La McLaren Senna è la prima LEGO® McLaren ad incorporare componenti degli interni come la vettura reale, sottolineando cosi la sua autenticità. L’abitacolo fortemente focalizzato sul guidatore vede il leggero sedile in fibra di carbonio, il volante ed i pedali della vera Senna. La vettura sfoggia anche i veri badge e cerchi McLaren ed i pneumatici Pirelli sono identici a quelli specificati per la vettura reale. Le portiere diedrali sono fatte di mattoncini LEGO® e sono facilmente rimovibili per facilitare l’accesso delle persone all’abitacolo. Per riflettere con tanta precisione l’ethos ove la forma segue la funzione, ma in mattoncini di plastica, ha richiesto mesi di lavoro sia di design e di sviluppo, che ha coinvolto entrambe le squadre di McLaren e LEGO.

Il rivestimento dei mattoni si completa con la finitura in Victory Grey per il colore dei mattoncini con a contrasto degli highlights in arancione, come l’edizione della McLaren Senna LEGO Speed Champions lunga 15 cm e composta da 219 pezzi, disponibile sul mercato da inizio anno al costo di € 14,99. Per i giovani proprietari del modellino giocattolo, poter ammirare la gemella ma a misura d’uomo promette di essere un’esperienza magica che lascia senza fiato.


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A cura del Direttore Sanitario Doryan Medicina Estetica Dr. Gianluca Doria

LA TOSSINA BOTULINICA PER IL RINGIOVANIMENTO DEL VISO ELIMINARE LE RUGHE, SOPRATTUTTO QUELLE DINAMICHE CHE SI FORMANO CON LE ESPRESSIONI FACCIALI, È POSSIBILE: GRAZIE ALL’IMPIEGO DELLA TOSSINA BOTULINICA DI TIPO A SI OTTENGONO RISULTATI EFFICACI E DURATURI CHE DONANO UN ASPETTO FRESCO E NATURALE

La tossina botulinica di tipo A è una neurotossina estratta dal clostridium botulinum utilizzata ormai da anni e in totale sicurezza in medicina estetica per il trattamento delle rughe dinamiche, ovvero quelle rughe che sono dovute al movimento continuo di muscoli mimici o di gruppi di muscoli mimici. Il trattamento classico che si effettua con questo tipo di tossina interessa in particolare il terzo superiore del viso perché è indicata per il trattamento delle rughe glabellari (ovvero le due rughe verticali generate dalla continua contrazione del muscolo corrugatore e depressore del sopracciglio), per la ruga orizzontale posta alla radice del naso determinata dal ripetuto contrarsi del muscolo procero e per le rughe orizzontali favorite dalla continua contrazione del muscolo frontale. È possibile, però, utilizzare la tossina botulinica anche in altri distretti corporei, in particolare per andare a limitare l’azione del muscolo orbicolare dell’occhio che determina la formazione delle cosiddette ‘zampe di gallina’, per andare a correggere le rughe dinamiche del sorriso (smile lines) che si formano nella parte laterale del naso, per levigare le rughe della marionetta che si riscontrano tra il naso e gli angoli della labbra e tra gli angoli della bocca e il mento, fino ad arrivare a correggere il cosiddetto gummy smile o sorriso gengivale, condizione in cui, sorridendo, una persona mostra un’eccessiva visibilità soprattutto delle gengive superiori.

Esiste anche la possibilità di diluizioni più alte della tossina botulinica per correggere altri inestetismi del volto, non solo quelli del terzo superiore ma anche del terzo medio e terzo inferiore: in questi casi, però è più opportuno parlare di microbotox ovvero delle microgocce di botox estremamente diluite in fisiologica che sono in grado di andare a ridurre o correggere molteplici imperfezioni del viso. In generale, le rughe dinamiche, cioè quelle che si formano solo durante il movimento, sono le più facili da trattare; le rughe che sono presenti anche in statica, ovvero le rughe che permangono anche senza movimento di quei gruppi muscolari, invece, rispondono tendenzialmente in maniera parziale e più lenta rispetto a quelle precedentemente descritte. La tossina botulinica deve essere sempre utilizzata in maniera naturale, in modo tale da non andare ad inibire completamente la contrattilità del muscolo o dei gruppi muscolari interessati dalla somministrazione. Dopo un’attenta anamnesi ed un’approfondita visita medico-estetica, infine, è necessario confrontarsi con il paziente per far sì che il risultato voluto sia coerente con quello realmente ottenibile. La durata del trattamento, che non richiede alcuna anestesia, è di 30 minuti, mentre l’efficacia del risultato è visibile fino a 6/8 mesi.

In collaborazione con Doryan Medicina Estetica - Dott. Gianluca Doria Via Mazzini, 4 - Bergamo - Tel. 035 0039228 www.doryanclinic.com - info@doryanclinic.com


Politicando di Maurizio Maggioni

TEMPO FUGIT

Il tempo passa inesorabilmente, la sabbia scende con un moto costante nella clessidra, siamo già giunti ad Aprile, momento di festeggiamento della Pasqua, che significa momento di passaggio: attraversare il deserto e poi il mar Rosso, per giungere alla Terra Promessa. Ebbene è per tutti noi Italiani ed Europei un momento di passaggio, epocale direi. Nei prossimi mesi si dovranno fare scelte molto importanti; le elezioni Europee del 26 maggio, la Brexit con le sue complicazioni ed implicazioni, le alleanze internazionali, che delineeranno le future scelte economiche a medio termine. La Libia in fermento; una guerra tribale ed economica che ancora una volta vede la Francia a noi contrapposta, ma stavolta anche contro l’ONU. Le frontiere diventano sempre più calde e speriamo che il mare resti azzurro e non si tinga di rosso. Scelte non facili quelle che ci troviamo di fronte, scelte tutte condizionate da eventi nazionali ed internazionali, che si rispecchiano su di noi. In Europa l’azione patriottica dei vari movimenti chiamati Populisti, continua il suo radicamento, con qualche distinguo nei singoli paesi, ma avanza un po’ ovunque. In Italia nelle ultime elezioni regionali, abbiamo visto il centrodestra prendersi roccaforti rosse , che mai si sarebbe pensato potessero cambiare colore; questo è avvenuto solo per la voglia di cambiamento, di provare il nuovo, di verificare se la concretezza salviniana è applicabile al di là degli slogan. Questo sta ad affermare il fallimento della politica sino ad oggi fatta, quella dei partiti clientelari, della burocrazia, delle tessere e dei posti assegnati.

Il cittadino si è svegliato, desidera provare qualcosa di nuovo, al di là della sua ideologia e credo politico. Sente una parte del Governo in carica che blocca l’espansione economica, con le sue “Non Scelte”, ma capisce che bisogna andare con i piedi di piombo, perché prima “gli altri” ne hanno combinate di cotte e di crude; due esempi specifici: le banche e l’immigrazione. Nel primo caso ci siamo resi conto che siamo i “Figli di un Dio Minore” in Europa; in Germania le banche falliscono perché le aiuta lo Stato che è azionista delle stesse e sempre le stesse banche sono la causa della crisi del 2011 in Italia, con le loro speculazioni e così via. Il tempo è sempre galantuomo e la matematica non è un’opinione: i nodi vengono sempre al pettine. L’immigrazione è stata un affare economico per alcuni ed un moto politico per altri.

Abbiamo aperto le frontiere per ottenere crediti e favori dai potenti, che non ci hanno però dato, adducendo mille scuse; ed eccoci che una volta ripristinato il diritto e applicate le leggi, tutto si ferma. Saltano i meccanismi negativi ed “illegali” e ci troviamo un governo sul banco degli imputati, perché ritenuto colpevole di illegalità ad azioni antiumanitarie. Ciò ha dell’incredibile e la gente reagisce votando contro quelli di prima, richiedendo ordine e sicurezza: cosa buona e giusta. Ma le idee per un cambiamento epocale dove sono? La fattibilità di ciò che in campagna elettorale 2018 si è detto, quando avverrà? I Mandarini della burocrazia si stanno ristrutturando perché hanno capito che non possono più bloccare i provvedimenti e le azioni governative con i vecchi metodi del fare “melina”, ma nemmeno stanno aiutando i politici che purtroppo non sono, alcuni, di grande livello. Con tutto quanto detto per meglio capire il nostro Paese, ora siamo giunti alla nostra Pasqua, al momento di varcare la soglia della linea di non ritorno, quel punto in cui è meglio e necessario andare avanti, piuttosto che tornare indietro perché impossibile farlo il break even point, quello che tutti i piloti e gli esploratori temono e sanno. Dobbiamo fermarci un attimo e riflettere molto seriamente su ciò che dovremo fare tra poco, con il voto. Dobbiamo riflettere e capire se abbiamo veramente voglia di cambiare e cercare di fare meglio di quanto tutti gli altri hanno fatto sino ad ora, magari sbagliando, ma tentando. Onore al merito per tutti quelli che partecipano a queste scelte, a queste competizioni: non sono scelte facili, creano dubbi, incertezze ed insonnia, ma come ricompensa c’è, in futuro, la soddisfazione di aver tentato e magari fatto qualcosa per la propria comunità e se stesso.


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L’Italia del Mito, Mille Miglia e Scuderia Ferrari A PALAZZO CALLAS EXHIBITIONS È STATA INAUGURATA LA NUOVA MOSTRA DEDICATA AL MITO DELLA FRECCIA ROSSA E QUELLO DELLA SCUDERIA FERRARI CHE RESTERÀ APERTA SINO AL PROSSIMO 30 GIUGNO Nessun uomo è insensibile al fascino di un bel racconto. E spesso i bei racconti si intrecciano col Mito, in un labirinto di ricordi, emozioni e suggestioni. A Sirmione è arrivata L’Italia del Mito – Mille Miglia e Scuderia Ferrari, la nuova mostra allestita a Palazzo Callas Exhibitions inaugurata sabato 30 marzo. Parte dal mito quindi il desiderio di raccontare l’Italia attraverso le gesta leggendarie dei protagonisti di 1000 Miglia e degli uomini che hanno segnato quell’epoca storica. Un progetto fotografico fatto di parole e di immagini inedite, tratte dall’inestimabile archivio dalla Fondazione Negri, fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale, che anche quest’anno ha deciso di omaggiare cittadini e turisti con questa inedita “stanza del tesoro”. Il racconto di uomini straordinari come Enzo Ferrari, che giusto 90 anni fa diede origine al Mito del Cavallino Rampante creando la Scuderia Ferrari, o come Tazio Nuvolari, pilota dotato di tecnica insuperabile e di infinito coraggio, grazie ai quali portò ripetutamente alla vittoria i bolidi affidatigli con cura paterna proprio da Enzo Ferrari.

Fotografie Archivio Fotografico Negri


1934 – La squadra Alfa Romeo della Scuderia Ferrari in posa prima della partenza


1957 - Gino Munaron su Ferrari 500 Testa Rossa

Oppure ancora, come Gabriele D’Annunzio, la cui biografia artistica e personale assume costantemente i colori del Mito. Il Mito è dunque un modo di raccontare e, prima ancora, un modo di pensare. Il nostro modo di proiettare in ogni dove,

dentro e fuori di noi, immagini dal valore simbolico. Nasce così “l’Italia del Mito”, che assume 1000 Miglia come testimone di un messaggio universale: “la corsa più bella del mondo nel Paese più bello del mondo”.

1931 – Scuderia Ferrari, Alfa Romeo 8C 2300 Spider Zagato di Nuvolari - Guidotti alla partenza


1949 - Bianchetti Sala su Ferrari 166 Coupe Allemano

L’Italia del Mito è un inno all’Italia, generosa nel dispensare la bellezza dei suoi luoghi e dei suoi tesori artistici, e un inno a Sirmione, che raccoglie ed onora questo impegno con entusiasmo e passione anno dopo anno. La visita alla mostra diventa in questo modo un viaggio del cuore e della memoria, in cui ogni visitatore può seguire il suo personale itinerario tra le immagini in esposizione. Perché, come ebbe a scrivere Cesare Pavese, “si direbbe proprio che i miti siano compagni di strada inevitabili, un vivaio inesauribile di simboli e di storie”.

L’ITALIA DEL MITO MILLE MIGLIA E SCUDERIA FERRARI FINO AL 30 GIUGNO 2019 TUTTI I GIORNI 10:30-12:30 E 16:30-19:00 VENERDÌ E SABATO APERTO FINO ALLE 22:00 CHIUSO IL LUNEDÌ ECCETTO I FESTIVI

1932 - Scuderia Ferrari, Alfa Romeo 8C 2300 Spider Touring di Borzacchini Bignami


Volkswagen T-Cross - More than one thing La T-Cross è versatile, pratica, flessibile e amplia l’offerta di SUV e crossover Volkswagen. Il design indipendente, l’abitacolo personalizzabile e il ricco allestimento la rendono un’accattivante proposta nel segmento delle compatte. Per il lancio iniziale sono disponibili due motori turbo da 1 litro. Con 95 CV e 115 CV che garantiscono una propulsione allo stesso tempo dinamica ed efficiente. La trazione è anteriore. Per la versione da 95 CV viene impiegato un cambio manuale a 5 marce, mentre per la versione di potenza superiore si può scegliere tra un manuale a 6 marce o un automatico doppia frizione DSG a 7 marce. La T-Cross completa la gamma di SUV e crossover Volkswagen. È un SUV urbano che, con i suoi 4,11 metri di lunghezza e 1,58 metri di altezza, supera la Polo rispettivamente di 54 mm e 138 mm. Nella sua categoria costituisce, sotto diversi aspetti, un nuovo standard. Già la versione Urban soddisfa praticamente tutte le esigenze in fatto di praticità, versatilità, sicurezza e connettività. Inoltre, sono disponibili svariate possibilità di combinazione e allestimento che permettono un’ulteriore personalizzazione. Tre cilindri dinamico ed efficiente La compatta T-Cross viene inizialmente lanciata con due motori a benzina a tre cilindri. Derivano dall’EA211 che è già stato utilizzato con successo su diversi modelli Volkswagen. Nella T-Cross il motore è da 1 litro ed eroga 95 o 115 CV. Nella versione da 95 CV, è abbinato a un cambio manuale a 5 marce; nei motori di potenza maggiore, invece, il cambio è manuale a 6 marce o automatico doppia frizione DSG a 6 marce. Il DSG dispone di due programmi di guida: Normal e Sport. La T-Cross con motore da 95 CV accelera da 0 a 100 km/h in 11,5 secondi e raggiunge una velocità massima di 180 km/h. Con il motore da 115 CV sono sufficienti 10,2 secondi (cambio manuale) per accelerare da 0 a 100 km/h; la velocità massima è di 193 km/h. I due motori a tre cilindri si accontentano di 4,9 litri di benzina per percorrere 100 chilometri. Successivamente si aggiungerà il Turbodiesel 1.6 TDI da 95 CV con cambio manuale o DSG.


Modernissimi sistemi di assistenza Per assicurare in ogni momento una guida sempre confortevole e sicura sono disponibili i più moderni sistemi di assistenza: la T-Cross è ampiamente dotata di tecnologie di sicurezza precedentemente riservate a veicoli di segmento superiore, diventando così uno dei SUV compatti più sicuri della categoria. Dispone di una gamma particolarmente ampia di sistemi di assistenza alla guida che riducono a priori il pericolo di collisione e aumentano il comfort di marcia. Questi comprendono, di serie su tutta la gamma, il rilevatore di stanchezza del guidatore Fatigue Detection, il sistema di monitoraggio della distanza Front Assist con riconoscimento pedoni e funzione di frenata di emergenza City, l’assistente al mantenimento della corsia Lane Assist, l’assistenza alla partenza in salita e il sistema proattivo di protezione degli occupanti, oltre all’assistente di cambio corsia con rilevamento dell’angolo cieco Blind Spot Detection e all’assistente di uscita dal parcheggio Rear Traffic Alert. A richiesta è anche possibile avere la regolazione automatica della distanza ACC (di serie a partire dall’allestimento Style) e il dispositivo di parcheggio automatico Park Assist.


Connettività di utilizzo intuitivo La T-Cross offre ai più esigenti un collegamento in rete e al mondo esterno del massimo livello. L’uso e la personalizzazione delle funzioni a bordo sono molto intuitivi. Fino a quattro porte USB e la ricarica wireless (induttiva) assicurano un collegamento in rete ottimale e tutta l’energia necessaria per gli smartphone. L’app Volkswagen Connect è un assistente di guida personale che rende più semplice l’utilizzo della T-Cross. Collega il guidatore al veicolo e su richiesta fornisce informazioni sulla condizione del veicolo, il percorso e lo stile di guida. Per tutto ciò sono necessari solo tre elementi: uno smartphone, l’app Volkswagen Connect, scaricabile gratuitamente da App Store o Google Play, e il Volkswagen Connect DataPlug montato di serie. L’App e DataPlug sono collegati tra loro tramite Bluetooth. Naturalmente la protezione dei dati è assicurata da una crittografia end-to-end. In questo modo vengono protetti sia la tecnologia sia i dati del Cliente. Volkswagen Connect offre molti strumenti intelligenti che danno informazioni importanti, offrono assistenza o semplicemente forniscono intrattenimento. Esterni dal carattere forte e indipendente Indipendente e allo stesso tempo familiare: ecco come si presenta la nuova T-Cross. L’aspetto è caratterizzato da un cofano motore dominante, da un’ampia calandra del radiatore con proiettori integrati alle estremità e dalle caratteristiche linee orizzontali sulle fiancate. La zona posteriore muscolosa sottolinea il suo carattere energico, mentre la nuova banda riflettente incorniciata da una mascherina nera che si estende trasversalmente sulla parte posteriore esalta visivamente la larghezza del veicolo. La T-Cross offre un accesso comodo dalle quattro ampie porte: un vantaggio fondamentale offerto dal pianale modulare trasversale, che permette il posizionamento dell’assale anteriore molto più in avanti. Il passo lungo 2,55 metri crea i presupposti per un abitacolo dalle dimensioni generose che accoglie fino a cinque persone. Il volume del bagagliaio va da 385 a 455 litri. In un attimo, grazie al divano posteriore ribaltabile, la T-Cross raggiunge un volume di carico fino a 1.281 litri.


VW T-CROSS 1.0 TSI Urban BMT. Valori massimi: consumo di carburante (l/100 km): ciclo combinato 5.8 - emissioni CO2 (g/km): ciclo combinato 112

Abitacolo pratico e flessibile Grazie alla posizione rialzata dei sedili (conducente e passeggero siedono a 597 mm dalla sede stradale, i passeggeri posteriori a 652 mm) e alla buona visibilità, i passeggeri godono di una migliore visibilità. Le dimensioni generose dell’abitacolo danno la sensazione di essere in una vettura più grande. Inoltre, l’interno è adattabile con la massima flessibilità, rapidamente e in modo straordinariamente semplice alle esigenze più diverse. Per cominciare, il divano posteriore può essere fatto scorrere di 14 centimetri in modo da ampliare il vano piedi dei passeggeri posteriori o il volume del vano bagagli, a seconda delle esigenze. La flessibilità viene aumentata dallo schienale del sedile posteriore, diviso in due parti con un rapporto 60:40 e ribaltabile in parte o completamente, per terminare con uno schienale del sedile del passeggero reclinabile (di serie in base all’allestimento) che, in combinazione con il divano posteriore sdoppiabile, offre spazio sufficiente per trasportare anche oggetti molto lunghi.

I pacchetti di allestimento Il City SUV Volkswagen può essere ulteriormente personalizzato e arricchito con un equipaggiamento speciale opzionale e diversi interessanti pacchetti. Già nella versione di ingresso Urban sono presenti fari posteriori e luci diurne a LED, climatizzatore manuale, computer di bordo, radio Composition Media con display da 8”, divano posteriore scorrevole, sedile del conducente regolabile in altezza, limitatore di velocità, Front Assist con rilevamento pedoni e Lane Assist. La variante di allestimento di livello superiore Style offre inoltre, per esempio, volante multifunzione, cruise control adattivo ACC, sedile del passeggero regolabile in altezza, cassetto sotto il sedile del passeggero e cerchi in lega leggera da 16”. Il terzo allestimento Advanced include, in aggiunta, gruppi ottici anteriori a LED, volante multifunzione rivestito in pelle, sedili anteriori sport/comfort, illuminazione ambiente e cerchi in lega leggera da 17”. La Volkswagen offre anche pacchetti design che comprendono, tra l’altro, sedili con esclusivo rivestimento Diag Neutral, Diag Orange o Diag Turquoise. Sono anche disponibili pacchetti R per gli esterni e gli interni.

MANDOLINI S.P.A. - Concessionaria Volkswagen Via Triumplina, 49 - Brescia - Tel. 030 2019711 Dal Lunedì al Sabato: 9:00 - 12:30 e 14:30 - 19:00 www.mandolini.it


BMW ha una storia ricca di roadster che si sono distinte in quanto icone di puro piacere di guida. E oggi un’altra sta per entrare nella Hall of Fame, la nuova BMW Z4: un’auto sportiva di alto livello che vanta una capote di tessuto classico, un design del corpo della vettura filante e interni pensati appositamente per il guidatore. La biposto è stata progettata per raggiungere la massima agilità, dinamismo elettrizzante, oltre a sensazioni di guida estremamente precise e dalla risposta istantanea. La nuova BMW Z4 combina il suo stile sportivo in strada con una vasta gamma di equipaggiamenti altamente avanzati e di altissimo livello negli ambiti all’assistenza alla guida, della funzionalità e connettività. Le proporzioni dell’auto sono la prova più evidente di come sia stato reinterpretato il classico concetto di roadster. Rispetto al modello precedente, la nuova BMW Z4 è cresciuta in lunghezza di 85 millimetri arrivando a 4.324 millimetri, è più larga di 74 millimetri (ora 1.864 millimetri) e di 13 millimetri più alta (1.304 millimetri). L’accorciamento di 26 millimetri dell’interasse a 2.470 millimetri serve ad affinare l’agilità, così come la distanza tra le ruote notevolmente più larga - 1.609 millimetri nella parte anteriore (+ 98 mm) e 1.616 millimetri nella parte posteriore (+ 57 mm). La struttura del corpo vettura e i supporti del telaio hanno entrambi una notevole ed elevata rigidità, mentre il nuovo design degli assali anteriori e posteriori conferisce alla vettura più sportività e allo stesso tempo elevati livelli di comfort. La posizione di seduta centrale, un basso centro di gravità, il peso ridotto al minimo e la distribuzione del peso sono ulteriori fattori che contribuiscono al dinamismo della nuova BMW Z4.


LA STRADA CONOSCE UNA NUOVA STAR. VIENI A SCOPRIRLA IN CONCESSIONARIA. LA NUOVA BMW Z4

QUANDO SI APRE IL TETTUCCIO DELLA NUOVA BMW Z4, NON CI SONO PIÙ LIMITI AL PIACERE DI GUIDARE. UNA ROADSTER CHE NON POTREBBE ESSERE MIGLIORE: APERTA, SPORTIVA E SENZA COMPROMESSI. CON LA POTENTE DINAMICA DI GUIDA E IL DESIGN INNOVATIVO, HA UN UNICO OBIETTIVO: RAGGIUNGERE LA LIBERTÀ IN EQUILIBRIO TRA STRADA E CIELO


DESIGN ESTERNO: PURA ESTETICA AVVOLTA IN UN NUOVO LINGUAGGIO DI DESIGN Un linguaggio di progettazione chiaro e preciso, numerosi dettagli iconici rappresentano le caratteristiche distintive della nuova BMW Z4. La biposto ha un aspetto sobrio, sportivo, compatto sia che la capote sia sollevata o abbassata. Con il nuovo design della griglia frontale e - per la prima volta - un fascio di luce verticale, la vettura ha un design inconfondibile. La nuova BMW Z4 è equipaggiata con fari a LED di serie, mentre i fari a LED adattivi opzionali aggiungono una funzione a matrice per gli abbaglianti antiabbagliamento e il fascio luminoso che segue la direzione di marcia. Il cofano allungato ricorda una freccia, i passaruota hanno uno stile “a conchiglia”, tipico delle classiche auto sportive. Le giunzioni ai lati del cofano si fondono nella linea che corre lungo i fianchi fino alle luci posteriori. Una seconda linea di caratteri emerge dal grande Air Breather posteriore. Questa interazione di superfici imita il flusso dell’aria lungo la nuova BMW Z4, mentre lo spoiler integrato sul cofano del bagagliaio, le luci a forma di L slanciata definiscono la parte posteriore della vettura. Sono disponibili 9 tonalità di colori esterni e la capote in tessuto è disponibile in nero come standard o antracite con effetto argento come opzione. È azionata elettricamente e può essere aperta o chiusa in dieci secondi, anche quando si viaggia fino a 50 km / h (31 mph).


MOTORI POTENTI, TELAIO MINUZIOSAMENTE MIGLIORATO I motori disponibili per la nuova BMW Z4 si avvalgono di una miriade di piccoli miglioramenti nei dettagli e promettono un’erogazione poderosa. La potenza viene scaricata sull’asfalto attraverso una trasmissione di ultima generazione Steptronic Sport a 8 rapporti. A lavorare sodo sotto il cofano della BMW Z4 M40i è il motore 6 cilindri in linea 3 litri con tecnologia M Performance Twin Power Turbo. Il motore da 250 kW / 340 CV genera una coppia massima di 500Nm (369 lb-ft) e spinge la roadster da 0 a 100 km/h (62mph) in 4,6 secondi. La gamma di motori è completata dalla coppia di unità 4 cilindri 2 litri. La variante nella nuova BMW Z4 sDrive30i genera 190 kW / 258 CV e 400 Nm (295 lb-ft) di coppia che gli permet-

Un’altra caratteristica della dotazione standard è lo sterzo adattivo che regola sia il servosterzo che l’angolo di sterzata per rispondere alla situazione in corso. Il sistema di sospensioni Adaptive M Sport, i freni M Sport e il differenziale controllato elettronicamente M Sport (inclusi nella dotazione standard della nuova BMW Z4 M40i, insieme agli pneumatici ad alte prestazioni) incrementano ancora di più le capacità di guida sportiva dell’auto. Grazie a questi sistemi inclusi al telaio, selezionando le modalità COMFORT, SPORT o SPORT+ con il selettore Driving Experience Control, il comportamento dell’auto cambia in maniera particolarmente marcata. I cerchi standard in lega leggera da 17 pollici (BMW Z4 sDrive 20i e BMW Z4 sDrive 30i) e da 18 pollici (BMW Z4 M40i), insieme a quelli da 19 pollici disponibili come optional, calzano gomme di misure dedicate. UN’AMPIA GAMMA DI SISTEMI DI ASSISTENZA ALLA GUIDA MIGLIORA IL COMFORT E LA SICUREZZA L’assortimento al top della categoria di sistemi di assistenza alla guida sottolinea ulteriormente lo spirito altamente evoluto della nuova BMW Z4. I sistemi Collision Warning, Pedestrian Warning con funzione City Braking e il sistema di Lane Departure Warning sono tutti dotazioni standard. La lista degli optional include l’Active Cruise Control con la funzione Stop&Go, le informazioni sulle distanze di sicurezza, il Lane Change Warning System, il Rear Collision Prevention e il Cross-Traffic Alert, insieme al sistema Speed Limit Info con display No Passing Info e – per la prima volta in una roadster, con l’Head-Up Display BMW.

NANNI NEMBER - Concessionaria BMW Via Valcamonica, 15 c/d - Brescia Tel. 030 3156411 - info@nanninember.bmw.it Dal lunedì al venerdì 08:30 - 12:30 / 14:30 - 19:00 Sabato 09:00 - 12:30 / 15:00 - 18:30 www.nanninember.it

BMW Z4 sDrive20i: Consumo di carburante in l/100 km (combinato): 6,1–6,0 - Emissioni di CO2 in g/km (combinate): 139–137

INTERNI: CHIARA ATTENZIONE AL GUIDATORE CON UN’AURA DI ALTA CLASSE Con il suo design della cabina di pilotaggio focalizzato sul guidatore, linee che si innalzano in avanti con dinamicità e rifinite solo in alcune aree, la cabina della nuova BMW Z4 è puro piacere di guida. I dettagli elettrolitici aggiungono sofisticatezza, mentre la disposizione strutturata dei controlli focalizza l’attenzione ancora di più sull’esperienza di guida. Sia il guidatore che il passeggero possono godere di sedili sportivi con poggiatesta integrati. La BMW Z4 sDrive30i è rivestita in pelle Vernasca come standard, mentre la BMW Z4 M40i ha interni in pelle e alcantara. Il vano portaoggetti dietro i sedili, il portabicchieri sotto il coperchio centrale del bracciolo (che si apre in due sezioni con una spaccatura longitudinale) aggiungono ulteriori funzionalità. La capacità del bagagliaio è di 281 litri se la capote è aperta o chiusa, oltre il 50% in più rispetto al precedente modello.

tono di scattare da 0 a 100 km/h (62mph) in 5,4 secondi. Nella nuova BMW Z4 sDrive20i, invece, la potenza massima è di 145 kW / 197 CV e genera una coppia massima di 32 Nm 236 lb-ft) che si traduce in un tempo da 0 a 100km/h (62 mph) di 6,6 secondi. I tre motori sono dotati di un filtro antiparticolato per la benzina che ha l’obiettivo di ridurre ulteriormente le emissioni e tutte le versioni del modello sono omologate allo standard Euro 6d-TEMP per le emissioni. La tecnologia del telaio della nuova BMW Z4 è stata riprogettata a tutto tondo per garantire massima agilità e maneggevolezza, e comprende un asse anteriore a doppio snodo all’anteriore e un asse posteriore a cinque bracci che fa il suo debutto sulla roadster BMW. Questa particolare combinazione rappresenta l’esatto equilibrio tra sportività e comfort di guida.


Nuova porsche 911: l’emozione di sempre

L’avvento di una nuova generazione della Porsche 911 è come sempre un’emozione e ogni volta che ciò avviene ci si chiede se e come sarà cambiata. Conoscendo però la storia e l’evoluzione di questa vettura sappiamo che, nei suoi 55 anni di storia, non ha mai subito grandi stravolgimenti e, per tutti i suoi fans, l’essere nel tempo fedele a se stessa e al primo progetto dell’ing. Ferdinad Porsche è una cifra irrinunciabile. La sua ottava generazione, che ha debuttato pochi mesi fa al Salone di Los Angeles, è finalmente arrivata anche nelle concessionarie italiane e possiamo così conoscerla da vicino. È decisamante sempre lei sì, ma assolutamante nuova sotto molti aspetti. La linea del posteriore, ad esempio, si propone con le stessa dimensione per tutti i modelli e sottolinea molto bene la snellezza della sezione centrale, che ora risulta ancora più filante grazie alle maniglie delle portiere a scomparsa.


Anche l’anteriore è stato ritoccato nelle dimensioni e la carreggiata ora è più larga di 4,5 cm e, anche per le vistose prese d’aria che si sviluppano orizzontalmente, appare in qualche modo più imponente e aderente al suolo. Il cofano basso è solcato da due eleganti nervature che sono un rimando molto indovinato alle prime 911. L’ala estraibile sul posteriore ha dimensioni più generose che in passato per ottenere una maggiore deportanza. È stata posizionata anche una striscia rossa di led luminosi che caratterizzavano prima solo le versioni a trazioni integrale. Fatta eccezione per le sezioni anteriori e posteriori, l’intera carrozzeria è stata realizzata in alluminio.



Nuova porsche 911: l’emozione di sempre

L’abitacolo è stato completamente ridisegnato ed è possibile riconoscere una chiara ispirazione alle 911 degli anni Settanta del secolo scorso. Ai lati del tipico contagiri centrale analogico, sono alloggiati due schermi in grado di fornire tantissime informazioni a chi sta guidando. Al centro della plancia troneggia uno schermo da ben 11 pollici che non sfugge alla vista. Aggiornati anche i sistemi di assistenza alla guida con l’introduzione del Cruise Control adattivo con funzione stop & go e l’Emergency Assist. Anche dal punto di vista della digitalizzazione questa nuova Porche 911 fa un grande passo avanti verso il futuro. Con l’applicazione Porsche Road Trip, per esempio, è possibile ricevere suggerimenti per organizzare un viaggio abbinando punti di interesse, hotels e ristoranti esclusivi, mentre con l’applicazione Porsche 360+ è possibile usufruire un assistente digitale per ogni esigenza. Ma per tutti gli appassionati il vero cuore di quest’auto è il suo propulsore che rimane il 3.0 boxer biturbo ma aggiornato nella sovralimentazione e nel sistema di iniezione. Adesso i cavalli a disposizione per la 911 S. sono 450, con una grossa novità nel nuovo cambio automatico, sempre dotato di doppia frizione, ma con otto rapporti, sempre azionabili dalle levette al volante. I numeri relativi alle prestazioni sono entusiasmanti: 3,7 secondi da 0 a 100 e 308 km/h di velocità massima. La nuova 911, in definitiva, è la somma di tutte le sue antenate e, per questo, rappresenta l’idea della tradizione unita alla visione del futuro. La silhouette è iconica, il design senza tempo, la tecnologia è ispirata alle grandi vittorie in gara e sempre un passo avanti. Con l’ottava generazione la 911, continua a viaggiare in direzione futuro.

Consumo combinato*: 9,1 – 8,9 l/100 km Emissioni CO2 combinate*: 208 – 205 g/km


in Houseboat alla scoperta dei Casoni da pesca idea vacanza:

IN HOUSEBOAT, UNO DEGLI ITINERARI PIÙ BELLI D’EUROPA MINI CROCIERE TRA LE LAGUNE DI MARANO, GRADO E CAORLE

Il 2019 sembra essere stato molto generoso, con una combinazione di festività infrasettimanali piuttosto favorevoli (pasquetta lunedì 22 aprile, liberazione giovedì 25 aprile, festa dei lavoratori mercoledì 1 maggio) che offrono la possibilità di organizzare mini vacanze. Saranno milioni, dunque, le persone che si concederanno qualche giorno di evasione, in attesa delle ferie estive che sembrano ancora così lontane. Per chi cerca qualcosa di diverso, ama il contatto con la natura e scoprire posti nuovi, Houseboat.it, società italiana di promozione e organizzazione di viaggi su imbarcazioni fluviali e marittime, consiglia di regalarsi una mini crociera tra i tesori segreti del Friuli Venezia Giulia, lungo un itinerario poco conosciuto, ma che si classifica a pieno titolo tra quelli più belli e suggestivi di tutta Europa. Si tratta delle lagune di Marano, Grado e Caorle, un percorso lungo il quale si susseguono senza sosta isolette sperdute con tipici casoni da pesca, raggiungibili solo in barca, e piccoli centri storici tradizionali. I tour a bordo di queste piccole imbarcazioni, che possono muoversi agilmente lungo i letti dei fiumi, sono il modo migliore per godere a pieno dei tramonti e delle bellezze naturali di questi luoghi, che ammirati dal largo assumono un fascino ancora maggiore.


Da non dimenticare che qui l’acqua è molto pulita e la laguna è balneabile in tutta sicurezza, sempre se si riesce a resistere alle temperature non ancora ottimali che caratterizzano il mese di aprile. Inoltre, il percorso si snoda attraverso interessanti centri abitati, ognuno desideroso di raccontare la propria storia. Il migliore dei modi per visitare queste cittadine è in sella ad una bici. Le lunghe e curate piste ciclabili consentono di raggiungere facilmente tutte le principali attrazioni, come i centri storici e i monumenti, ma anche campi da golf, parchi divertimenti, zoo e acquari. Già diffuso nei paesi del Nord Europa, da qualche anno, il turismo fluviale si sta affermando anche nel nostro paese in misura sempre maggiore. Caratterizzato da un ritmo lento e da un maggior rispetto per l’ambiente, questo format turistico dimostra un desiderio di riappropriarsi del proprio tempo, strappandolo ai ritmi troppo frenetici della quotidianità, cercando allo stesso tempo di adottare stili di vita più sostenibili. I DETTAGLI DELL’ITINERARIO Si parte dalla base di Precenicco, nella piazza del paese, poi si va alla volta di Marano Lagunare, a sole 2 ore di navigazione. La prima parte sarà lungo il fiume Stella, costeggiato da una rigogliosa vegetazione. Lungo il percorse è possibile fare delle piacevoli soste presso ormeggi pubblici o ristoranti con ormeggi privati, dove concedersi un ottimo pranzo con pietanze locali a base di pesce. Una volta raggiunta la laguna di Marano, basterà proseguire seguendo le “briccole” che delimitano i canali navigabili su entrambi i lati, restando nel mezzo.


idea vacanza:

in Houseboat

alla scoperta dei Casoni da pesca

Le lagune del Nord sono molto popolari per il bird watching e per la pesca, quindi è bene ritagliarsi un momento per ammirare la straordinaria varietà di animali che popolano questi luoghi. Marano Lagunare è un tipico villaggio di pescatori, con una torre millenaria restaurata di recente al centro della piazza principale. L’attracco pubblico si trova vicino al centro della città, ottimo per fare un salto anche al famoso mercato del pesce. Qui, inoltre, è possibile noleggiare un gommone o un paddleboard per navigare lungo i piccoli canali sino al villaggio dei “casoni”, impossibile da raggiungere in altro modo. Da Marano Lagunare si prosegue poi verso Lignano Sabbiadoro, che dista appena un’ora di navigazione. Famosa soprattutto per i suoi lidi, tra i più gettonati del Triveneto, la città è caratterizzata anche da deliziosi vicoli e stradine. Fate una bella passeggiata nella via pedonale lungo negozi, ristoranti e bar, prima di rimettervi in barca, per proseguire verso Grado, distante tre ore. Questo tratto è particolarmente caratteristico, con paesaggi naturalistici molto suggestivi. Se volete fare una sosta, potete fermarvi in uno dei ristoranti nel bel mezzo della laguna, tutti raggiungibili solo in barca.


Una volta raggiunta Grado, noterete che si tratta di una città che presenta molte peculiarità veneziane, con vicoli e case colorate.Tra queste, anche una Chiesa Paleocristiana e l’antico Battistero Ottagonale. È possibile ormeggiare la barca in diversi porti privati, ma non avventuratevi alla ricerca di ormeggi pubblici perché non ce ne sono. Impensabile non includere nell’itinerario Trieste. L’antica Repubblica Marinara è una delle più belle capitali culturali europee ed è a soli pochi chilometri di distanza da Grado. Lasciate lì la vostra barca e prendete la navetta che vi porterà a Trieste in soli 45 minuti. Una volta recuperata la barca, risalite lungo il fiume Natissa, per raggiugere Aquileia, distante due ore di navigazione. Fondata nel 181 AC, Aquileia ospita degli eccezionali reperti archeologici romani, che l’hanno fatta inserire tra le città Patrimonio dell’Umanità Unesco. Proseguendo, poi, la navigazione verso la parte occidentale della laguna, si può optare per la visita di Cervignano, risalendo così il fiume Ausa, a più di 2 ore di navigazione. Cervignano è una tipica cittadina dell’entroterra italiano, tranquilla, poco affollata e molto ordinata. Se si visita il giovedì si può assistere al grande mercato all’aperto. Buona notizia in materia di ormeggi: qui sono pubblici e vicini al centro della città.


raffaello in vetrina

PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DELLA VETRINA ESPOSITIVA “CARTONE DELLA SCUOLA DI ATENE” DI RAFFAELLO La più grande vetrina ad anta unica esistente al mondo, questo è il sistema espositivo realizzato in esclusiva da Goppion per la messa in sicurezza dell’opera esposta alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. La vetrina del Cartone della Scuola di Atene di Raffaello supera per dimensioni alcune delle più grandi realizzazioni ideate da Goppion in passato, come quella del tappeto Ardabil nel Victoria & Albert Museum di Londra e le due vetrine create appositamente per i dipinti Victoria 1 e Victoria 2 di Gerhard Richter nella sede di ERGO Versicherungsgruppe a Düsseldorf. La Sala espositiva del Cartone, su progetto allestitivo di Stefano Boeri Architetti, ospiterà la nuova vetrina, unica nel suo genere. Una realizzazione sperimentale la cui ingegnerizzazione e produzione è stata condotta attraverso una lunga serie di prove che, in corso d’opera, hanno reso necessarie modifiche negli aspetti strutturali. Ingegneri strutturisti, ingegneri meccanici ed esperti di cinematica sono stati chiamati in causa per risolvere alcune criticità. Il pavimento della sala in cui è esposta l’opera ha rappresentato una delle problematiche maggiori perché, per la natura storica dell’edificio, ha una portata fortemente limitata, presenta una sensibile alterazione della planarità ed è soggetto a flessioni che, se accettabili in presenza di installazioni normali, devono in questo caso essere quanto più possibile mitigate a causa dell’elevata precisione che deve essere garantita ai sistemi di apertura della vetrina.


Mettendo in campo le soluzioni tecnologiche più avanzate per soddisfare le richieste dell’exhibition designer, la Goppion ha progettato un sistema di ammortizzamento idraulico capace di compensare le irregolarità e le flessioni del pavimento. Un’altra grande problematica sono state le dimensioni inusitate dell’anta a causa di una geometria sfavorevole e al conseguente aumento dei carichi effettivi. La tecnica concepita per sopperire a tale questione è l’utilizzo di un vetro accoppiato in lastra unica, prodotto espressamente e trasportato dalla manifattura con mezzi straordinari per essere sollevato direttamente all’interno della sala attraverso l’utilizzo di una gru speciale e per mezzo di un’apertura appositamente creata nel muro perimetrale. Per garantire la messa in sicurezza dell’opera, il telaio di supporto è inoltre fissato su una struttura in grado di ruotare su speciali cerniere con cuscinetti reggispinta, così da permettere la completa ispezione del retro del Cartone, una volta aperta la vetrina.


Quante

storie

sulla

luna


Quante storie sulla luna... a cinquant’anni dall’allunaggio è il titolo della mostra che inaugurata il 13 aprile. Suggestioni ed emozioni, suscitate dallo sbarco sulla luna, sono state interpretate da oltre 50 artisti che hanno realizzato appositamente sculture, installazioni e opere pittoriche sull’argomento. 20 luglio 1969, alle ore 20:17:40 UTC: una data memorabile per la storia dell’uomo. A breve saranno cinquant’anni daquando l’uomo ha compiuto i primi passi sulla superficie lunare. Neil Armstrong, comandante della missione spaziale Apollo 11, si affaccia da uno sportello laterale del modulo lunare distaccatosi dalla navicella spaziale e discende una scaletta che lo porta sul suolo della luna; seguito, dopo qualche ora, da Buzz Aldrin, mentre l’italiano Michael Collins, nato a Roma, orbitava attorno alla luna, in attesa del rendezvous. 350 mila persone hanno progettato, fabbricato e collaudato i complicati sistemi e i mezzi all’avanguardia della tecnologia per lanciare l’equipaggio, oltre ad avere ideato le fasi delle varie manovre di aggancio e ancoraggio dei moduli che componevano l’astronave. Grazie alla loro genialità e al loro impegno, l’umanità ha finalmente “colonizzato” quel misterioso satellite che descrive una traiettoria ellittica intorno alla terra.

MOSTRA COLLETTIVA CELEBRATIVA DELLA RICORRENZA DEI CINQUANT’ANNI TRASCORSI DALLA STORICA IMPRESA DELL’ALLUNAGGIO (1969-2016). OTRE CINQUANTA ARTISTI CONTEMPORANEI HANNO ELABORATO LE SUGGESTIONI E LE EMOZIONI SUSCITATE DA QUESTO EVENTO, DECLINANDOLE SECONDO IL LORO LINGUAGGIO ESPRESSIVO IN OLTRE SESSANTA OPERE, REALIZZATE APPOSITAMENTE PER L’OCCASIONE, TRA SCULTURE, INSTALLAZIONI E LAVORI PITTORICI.

Colossi Arte Contemporanea Corsia del Gambero, 16 Brescia


Dai primordi della storia, l’uomo lo ha osservato a distanza, volgendo il suo sguardo, denso di interrogativi, alla volta celeste: prima lo ha venerato come una divinità, poi ha cominciato a considerarla compagna della terra e, alla fine, l’ha raggiunta, l’ha toccata con mano, solcando lo spazio siderale che la separa dal nostro pianeta. I tre coraggiosi esploratori hanno percorso 384 mila chilometri, temendo in ogni istante per la loro vita, nell’intento di cambiare radicalmente la percezione dell’universo. 900 milioni di persone quella notte erano davanti alla televisione. Purtroppo il segnale era pessimo e quello che riuscimmo a vedere erano soltanto ombre sfocate e voci confuse. La luna, fino a quel momento, era stata un fenomeno letterario e all’improvviso divenne un fatto reale. Seguire in tv le fasi della conquista, potendo allo stesso tempo vedere la luna dalla finestra di casa propria fu, come disse, il sociologo Domenico De Masi, “avere il teatro di Vienna in giardino e osservare il palco dal piccolo schermo”.

Quante

storie

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Quante

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Aidan Guido Airoldi Daniele Alonge Andrea Anselmini Bruno Bani Ilde Barone Giorgio Bevignani Dorothy Bhawl Max Bi Corrado Bonomi Fabrizio Braghieri (Bixio) Angelo Brescianini Dario Brevi Massimo Caccia Marco Casentini Gianni Cella Amanda Chiarucci Angelica Consoli Fabrizio Corbo Luigi D’Alimonte Sandro Del Pistoia Ivan De Menis Marica Fasoli Manuel Felisi Claudio Filippini Andy Fluon Daniela Forcella Enzo Forese Andrea Francolino TheoGallino Michael Gambino Giorgio Gost Riccardo Gusmaroli Omar Hassan Mimmo Iacopino, Ugo La Pietra Giorgio Laveri Adolfo Lugli, Roberto Malquori Pep Marchegiani Demis Martinelli, Angelo Raffaele Marturano Daniele Miglietta Gian Marco Montesano Elena Monzo Luca Moscariello Barbara Nati Daniela e Patrizia Novello Renzo Nucara Daniele Papuli Pino Pascali Lia Pascaniuc Francesca Pasquali Lele Picà Pietro Pirelli Ario Pizzarelli Pino Polisca Tom Porta Rudy Pulcinelli Sandi Renko Edoardo Romagnoli Leonardo Rota Gastaldi Alessandra Rovelli Pinuccio Sciola Lapo Simeoni Marco Sudati Giorgio Tentolini Vincenzo Todaro Nicolò Tomaini Giovanni Viola Andrea Viviani Carla Volpati Giorgia Zanuso


In compenso, da quel momento, la luna, di cui vennero diffuse mappe e dati tecnici, perse un po’ del proprio mistero e anche l’interesse mediatico, da quel momento, ebbeun forte declino. Come sentendo di essere di fronte allo svolgimento di un evento storico, l’umanità rimase attonita, quasi per rispetto: quella dell’allunaggio fu la prima notte senza furti ne rapine da 10 anni a quella parte: a Milano il centralino della polizia squillò solo 2 volte (per una lite e per un falso allarme); a Bologna e a Roma il copione non fu diverso. L’allunaggio ruppe le nostre certezze, annullò ogni differenza tra categorie e classi sociali: ognuno di noi si sentiva un uomo qualunque tra miliardi di uomini qualunque, troppo piccoli di fronte alla grandezza della vicenda. L’applauso per il primo passo di Neil Armstrong fu un gesto che accomunò l’Italia e il mondo. Tutti si immedesimarono in quei tre astronauti che non erano supereroi, ma persone normali con i limiti, le debolezze e le insicurezze di ogni uomo. Fino al 20 luglio COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA

Corsia del Gambero, 16 Brescia www.colossiarte.it - info@colossiarte.it


bolle di sapone FORME DELL’UTOPIA TRA VANITAS, ARTE E SCIENZA A CURA DI MICHELE EMMER E MARCO PIERINI PERUGIA, GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA FINO AL 9 GIUGNO

È forse già una cosa seria? Non è per nulla seria. Sono delle bolle di sapone, delle pure chimere... Fëdor Dostoevskij, Delitto e Castigo

La rassegna propone un excursus sulla nascita dell’interesse artistico, scientifico, culturale delle bolle e delle lamine di acqua saponata. Il percorso espositivo presenta capolavori di artisti quali Fra Galgario, Jan Bruegel il Giovane, Karel Dujardin, Man Ray, Max Beckmann, Giulio Paolini e altri, provenienti dalle più importanti istituzioni nazionali e internazionali, come la National Gallery di Londra e la National Gallery di Washington. Simbolo della fragilità, della caducità delle ambizioni umane, della vita stessa, fin dal Cinquecento, le bolle di sapone hanno affascinato generazioni di artisti per quei giochi di colore che si muovono sulle superfici saponose, per la loro lucentezza, per la loro leggerezza. La Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, fino al 9 giugno 2019, affronta per la prima volta in una mostra dedicata, questa tematica tradizionalmente correlata al genere artistico della natura morta e della vanitas. L’esposizione, dal titolo Bolle di sapone. Forme dell’utopia tra Vanitas, arte e scienza, curata da Michele Emmer, già professore ordinario di Matematica all’Università Sapienza di Roma e da Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, si presenta come un’iniziativa interdisciplinare che, parallelamente al percorso storico artistico, racconta la nascita dell’interesse scientifico, fisico e matematico delle lamine saponate, modelli di una geometria delle forme molto stabili.


Nella pagina accanto Man Ray: Lee Miller with a bubble pipe. Qui a destra: Pelagio Palagi In basso Max Beckmann, Self portrait with bubbles

Il percorso si compone di circa 60 opere che coprono un lungo arco di tempo che va dal Cinquecento alla contemporaneità, di autori quali Jean Siméon Chardin, Fra Galgario, Jan Bruegel il Giovane, Gerrit Dou, Karel Dujardin, concesse in prestito dalle più importanti istituzioni nazionali e internazionali, tra cui il Museo Statale dell’Hermitage di San Pietroburgo, la Galleria degli Uffizi di Firenze, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la National Gallery di Londra, la National Gallery di Washington e si apre con alcune opere allegoriche legate al tema della Vanitas. La prima sezione racconta inoltre della nascita di questa iconografia, sottolineando l’influenza che i lavori di Hendrick Goltzius hanno avuto nell’arte olandese del XVI e XVII secolo. La rassegna continua proponendo una panoramica esaustiva del tema che arriva fino al

Novecento con lavori di artisti quali Man Ray, Max Beckmann, Giulio Paolini, fino a giungere alla sua trattazione nell’ambito dell’architettura contemporanea, con la maquette del Water Cube, la piscina olimpionica di Pechino progettata dallo studio australiano PTW Architects, con il quale hanno collaborato China State Construction Engineering Corp e Arup Ltd.nLa mostra presenta, inoltre, una sezione dedicata a stampe e incisioni, fotografie, nonché locandine e manifesti pubblicitari. Importanti in questo senso sono le affiche provenienti dalla Collezione Salce di Treviso, che illustrano la grande fortuna di questo soggetto a scopi pubblicitari per la vendita di prodotti legati soprattutto alla cura della persona, a partire dal celebre esempio del manifesto del sapone Pears, rielaborato a partire dal dipinto Soap Bubbles, del pittore e illustratore britannico John Everett Millais (1829-1896). Parallelamente al percorso artistico, l’esposizione documenta il fondamentale ruolo giocato dalle bolle di sapone nelle ricerche settecentesche sulla rifrazione della luce e sui colori, fino a quelle successive circa le teorie sulle superfici minime o sulle forme di aggregazione organica della materia. A partire dal libro di Isaac Newton, Opticks, or a Treatise of the Reflections, Refractions, Inflections and Colours of Light, del 1706, proveniente dalla Biblioteca Oliveriana di Pesaro, nel quale il fisico inglese descrive in dettaglio i fenomeni che si osservano sulla superficie delle lamine saponate, per arrivare alle attuali sperimentazioni attraverso l’ausilio della computer grafica, la rassegna evidenzia l’importanza che le bolle hanno rivestito in tutta la scienza contemporanea, e come queste ultime scoperte, a loro volta, continuino a ispirare artisti e architetti contemporanei nelle loro creazioni.


bolle di sapone

Accompagnano l’esposizione un catalogo scientifico edito da Silvana Editoriale, un libro per bambini edito da Aguaplano Libri con testi di Michele Emmer e illustrato da Francesca Greco. Perché soffiare bolle di sapone è da sempre un divertimento: alcune sono piccole, altre più grandi, altre grandissime; alle volte due o più si attaccano insieme e allora si ottengono delle forme non più sferiche ma molto più complesse. Se c’è il vento volano lontano, altrimenti ondeggiano nell’aria e restano come sospese. Se c’è il sole e le si guarda in trasparenza, si possono vedere i colori dell’iride che si muovono sulle superfici saponate. In questa ottica una serie di eventi collaterali, come spettacoli e performance dal vivo di vario genere sul tema delle bolle; talk, visite guidate, proiezioni, laboratori didattici per adulti e bambini e conferenze scandiranno tutto il periodo delle bolle in Galleria. L’ispirazione per la mostra giunge dal testo di Michele Emmer pubblicato nel 2010, Bolle di sapone tra arte e matematica (Bollati Boringhieri), in cui vengono esplorate le interrelazioni con la matematica, la pittura, la fisica e l’architettura. L’importante saggio, summa del lavoro di ricerca di tutta una vita, ha vinto il Premio Viareggio 2010 per la sezione saggistica. Una storia esemplare dei legami tra arte e scienza che tocca tutta l’Europa e che riempie di meraviglia per un’evoluzione inaspettata. Grandi artisti, grandi scienziati, grandi architetti, tutti affascinati dalle forme delle bolle e delle lamine di sapone. La mostra è inserita tra i progetti Art Bonus della Galleria Nazionale dell’Umbria per l’anno 2019, trovando un generoso e fondamentale sostegno nella famiglia Campanile, fondatrice di una delle più importanti realtà industriali del territorio, la SACI Industrie S.p.A.

In alto Gino Boccasile, manifesto Achille Banfi In basso anonimo



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