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ANNO 14 - N° CENTOQUARANTADUE - SETTEMBRE 2018 - € 3

BRESCIA

CMP BRESCIA

SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

MAGAZINE

INTERVISTE IN ESCLUSIVA ROBERTO BURIONI: VACCINAR...SI! MIRIAM COMINELLI E LA CAFFARO: RIMEDIARE AGLI ERRORI DEL PASSATO VITTORIO FUSARI: L’EVOLUZIONE DEL RISTORANTE SOFIA DELLA VEDOVA: ASTRO NASCENTE DELLA SCHERMA REPORT: URBAN SHOW - BRESCIA BIKE FESTIVAL Fotografia Matteo Marioli

IN COPERTINA

MAURIZIO MARGAROLI


vito emilio filì

l’importante è

la salute

Altre volte abbiamo chiesto all’Amministrazione Comunale di agire seriamente per rimediare all’incredibile situazione causata dalla Caffaro che ha sparso all’interno, nel terreno e nelle acque reflue, agenti oggi accusati di essere cancerogeni. Una situazione per la quale Brescia è diventata famosa nel mondo e, quella fabbrica, è per tutti la fabbrica dei veleni. Non si sa se in buona fede o rendendosi conto di ciò che avrebbero potuto causare, i dirigenti di quella fabbrica hanno inquinato le falde acquifere e con essa il terreno anche molto in profondità. Una vera catastrofe di cui è impossibile ancora misurare le conseguenze ma a cui è assolutamante doveroso e urgente rimediare come ci assicura la nuova Assessore all’Ambiente Miriam Cominelli nelle pagine che trovate più avanti nella rivista.

successo indiscusso

nessuno sapeva... Fino a pochi anni fa la chimica si limitava a studiare nuove combinazioni tra gli atomi per creare nuove molecole o riprodurne di già esistenti in natura senza troppo pensare alla conseguenze che avrebbero avuto. Nessuno degli scienziati, tra cui un grande italiano, il premio Nobel, Giulio Natta, che hanno studiato per per riuscire a produrre i polimeri che avrebbero portato all’invenzione delle materie plastiche, crederebbe oggi ai suoi occhi vedendo il disastro che quella loro invenzione ha portato nel mondo non essendo biodegradabile... Oggi abbiamo più esperienza ma un tempo nessuno avrebbe sospettato che alcune di quelle molecole sarebbero diventate portatrici di malattie tumorali. E per sapere se un prodotto provoca il cancro, beh... lo devi provare. Lo devi testare per vent’anni perchè solo dopo tempi molto lunghi si manifestano gli effetti cancerogeni. Si pensi al caso dell’amianto. Con l’eternit ci abbiamo coperto case e capannoni senza nulla sapere della sua pericolosità per poi scoprire che era uno spietato killer che ha ucciso decine di persone e ne sta ancora uccidendo dopo anni e anni. Non si riesce ad immaginare perchè la Caffaro avrebbe dovuto comprare dalla Monsanto il brevetto per produrre il PCB, se ne avesse conosciuto la pericolosità.

Brescia ha scelto agli inizi del IXX secolo di essere una città industriale e di insediare alle sue porte grandi fabbriche che ne hanno consentito il benessere. Quello che è successo alla Caffaro ha dell’incredibile ma pensiamo che, almeno all’inizio, vi fosse una grande ignoranza e quindi una discreta buona fede. Con la scoperta dell’elettrolisi si arrivò alla produzione di soda caustica per scissione del cloruro di sodio che si trasforma in soda liberando cloro. Essendo per questo processo necessarie grandi quantità di energia elettrica, per alimentare l’impianto, venne persino realizzata una centrale idroelettrica sul Fiume Caffaro (da qui il nome dello stabilimento) nel territorio di Bagolino. Il cloro, gas molto tossico e quindi di difficile gestione, veniva utilizzato per produrre ipoclorito di sodio, cioè la comune candeggina. Ma i geniali chimici della Caffaro per smaltire le eccedenze del velenoso gas si inventarono pure la Pasta Caffaro per combattere la peronospera, un insetto vero flagello delle vigne di quei tempi. “È opportuno nel vostro interesse il prenotare senza indugio il vostro fabbisogno di pasta Caffaro per la prossima campagna contro la peronospora”. Questo si legge nella pubblicità che abbiamo trovato nella quale, la Società Elettrica ed Elettrochimica della Caffaro che lo produce nel grandioso stabilimento di Brescia, promette grossi vantaggi a confronto con la poltiglia bordolese (solfato di rame e calce): successo indiscusso, somma praticità e sensibile economia.”


I GRAFFI DI BRUNO

Bruno Bozzetto


BRESCIA

in questo numero

www.qui.bs.it

autorizz. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004

BERGAMO www.qui.bg.it

autorizz. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992

MAURIZIO MARGAROLI: IL LUPO CHE NON PERDE IL PELO

EDITA PERIODICI srl Via Bono 10 Bergamo tel 035.270989 fax. 035.238634 www.editaperiodici.it Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale:

ROBERTO BURIONI: VACCINAR...SI!

Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bs.it Responsabile grafica: Paolo Biava grafica@qui.bs.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it

FABIO ROLFI: ROLFI E I PROVOLONI (CHE S’HA DA Fà...)

Hanno collaborato in redazione: Bruno Bozzetto, Lisa Cesco, Franco Gafforelli, Maurizio Maggioni, Elena Pagani, Alice Bonanno Giorgio Paglia, Valentina Colleoni, Federica Zaccaria Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Biava, Paolo Stroppa, Daniele Trapletti Matteo Marioli, Lorenzo Passini, Matteo Biatta Stampa: Euroteam Nuvolera Brescia

MIRIAM COMINELLI - ASSESSORE ALL’AMBIENTE CAFFARO: RIMEDIARE AGLI ERRORI DEL PASSATO


in questo numero

Christian Presciutti SECONDA EDIZIONE DELL’URBAN SHOW campione di pallanuoto VIOLENZA SULLE DONNE: AUMENTA IL CORAGGIO DI DENUNCIARE

CAFFARO: UNA FERITA ANCORA APERTA

W LA BICI L’UNICA CATENA CHE CI RENDE LIBERI

LA “MOSTRITE” GLI APPUNTAMENTI CULTURALI DA NON PERDERE

BRESCIA BIKE FESTIVAL

CHEF VITTORIO FUSARI L’EVOLUZIONE DEL RISTORANTE

IN QUESTI MESI

BIOSPHERA 2.0

LA NUOVA AUDI Q8 HOTEL PFÖSL RITORNO ALLE ORIGINI SOFIA DELLA VEDOVA ASTRO NASCENTE DELLA SCHERMA PARALIMPICA


COSA FARESTI SE TUTTA LA TUA VITA SBIADISSE? Il primo percorso per provare le sensazioni di un malato di Alzheimer

ALZHEIMER IN LAB UN VIAGGIO DENTRO LA MALATTIA INVISIBILE Ingresso gratuito dal 21 settembre dal martedì al venerdì 10.00 - 18.00 Per visite di gruppo e nei weekend è necessaria la prenotazione Korian Residenza Vittoria - Via Calatafimi 1 - Brescia Tel. 030 2035400 - accoglienza.vittoria@korian.it

Vittoria

Foto di Tiziana Arici

spezzalindifferenza.it


ISTANTANEE FOTOGRAFO_ PAOLO BIAVA www.paolo-biava.com


Title_ U N K N O W N Data_ 03.02.2018 Luogo_ Newark Airport - NY


il lupo che non perde il pelo Testo Alice Bonanno - Fotografie Matteo Marioli

GLI EX POLITICI OGGI CHE FANNO? MAURIZIO MARGAROLI

A DISTANZA DI DIECI ANNI DALLA SUA NOMINA DI ASSESSORE AL COMMERCIO E AL MARKETING DEL COMUNE DI BRESCIA, SIAMO ANDATI A VEDERE COME SE LA PASSA MAURIZIO MARGAROLI Quando lo contattiamo per la nostra intervista, Maurizio Margaroli è lì nel posto dove più si sente a suo agio, nella pellicceria di Brescia che porta il suo cognome, dove ogni giorno disegna e realizza capi esclusivi che poi finiscono nelle vetrine dei negozi più chic di tutto il mondo. Come ricorda quegli anni di assessorato nella squadra di Adriano Paroli? “Sono stati anni arricchenti e allo stesso tempo molto impegnativi. È stata la mia passione per Brescia a farmi scommettere sulla politica. Amo la mia città e mi sono impegnato prima di tutto per lei, per renderla più forte, più sicura e più bella. Un rammarico però c’è: in quegli anni di amministrazione avremmo potuto fare di più, purtroppo abbiamo pagato l’inesperienza di alcune persone e lavorare insieme è stato, in qualche caso, difficile. La politica alle volte, non consente di esprimersi al meglio: ci sono tante teste e non tutte pensano allo stesso modo”. Nelle scorse amministrative i bresciani hanno scelto di confermare il candidato sindaco uscente di Centrosinistra Emilio Del Bono con il 53,9% dei voti, Paola Vilardi del Centrodestra invece si è fermata al 38,1%, come legge questo risultato? “Si tratta di un risultato schiacciante, ammetto la sconfitta. A mio parere c’è stato un errore nella scelta del candidato da presentare in alternativa a Del Bono. Paola Vilardi è una brava persona, degna della mia stima e della mia amicizia, ma era il candidato sbagliato. Una personalità troppo poco competitiva e poco conosciuta. Per Del Bono, già avvantaggiato come sindaco uscente, è stato praticamente vincere facile”. Secondo lei nel loro voto i bresciani hanno premiato l’Amministrazione Del Bono perché hanno visto dei cambiamenti positivi in città? “Secondo me i bresciani hanno confermato Del Bono, perché ripeto, come Centrodestra non siamo stati in grado di proporre un’alternativa attraente. Comunque bisogna dire che il sindaco avrà fatto sicuramente anche un buon lavoro, usando le sue capacità e facendo tornare i conti in bilancio in Comune”.


Che cosa manca a Brescia secondo Lei? “A Brescia manca prima di tutto uno sviluppo reale sul piano delle bonifiche ambientali e poi serve un controllo del territorio serio. L’Amministrazione di Del Bono mi sembra applichi un po’ troppo un sistema “Bresciacentrico”, dimenticandosi spesso delle periferie, che sono lasciate a se stesse”. Come ricorda gli anni vissuti da presidente della Circoscrizione Ovest? “Sono stati gli anni della vera politica, quella fatta a contatto con le persone, ascoltando le esigenze di quartiere, cercando di trovare una soluzione ai problemi della gente. Se tornassi indietro continuerei a fare quello. In quegli anni abbiamo costruito la realtà insieme, lavorando sul micro piuttosto che sul macro e raggiungendo risultati che i residenti ancora ricordano”. Alle ultime elezioni Lega e 5stelle hanno schiacciato il Centrodestra duramente, cosa ne pensa? “Penso che serva rinnovamento. Dopo Berlusconi il Centrodestra non ha più avuto un leader all’altezza e Matteo Salvini al momento è l’unica personalità forte e carismatica, capace di affermare un percorso identitario. È un peccato che il partito al quale ho dato tanto, nel tempo non sia stato in grado di investire su persone che adesso avrebbero potuto tenere testa a Salvini e ai 5stelle. Pazienza, è andata così, ma fa rabbia”. Ora che è lontano dalla politica come se la passa? “Dopo l’esperienza nella giunta Paroli sono tornato a fare quello che ho sempre fatto e cioè l’artigiano. Trascorro le mie giornate nel mio laboratorio di pelli. Mi piace pensare ai modelli, realizzare capi a mano che poi verranno esposti nelle vetrine delle più belle boutique del mondo. Ho imparato questo mestiere a 13 anni poi a 18 dopo il servizio militare mi sono messo in proprio, per i nostri giovani una cosa difficile da fare oggi, la politica però resta una passione”. Una passione che ha trasmesso anche ai suoi figli… “Sì la passione per la politica è di casa. Mattia che ha 33 anni è impegnato in prima persona. Filippo che ne ha 25 sta studiando Scienze Politiche e chissà… Devo riconoscere che con tre uomini appassionati di politica in casa mia moglie è stata molto paziente. Sono sposato con Eliana da 42 anni, non so quante relazioni oggi raggiungono questo traguardo… e alla donna che è al mio fianco da sempre oggi voglio dire grazie di tutto”.

Secondo me i bresciani hanno confermato Del Bono perché, come Centrodestra, non siamo stati in grado di proporre un’alternativa attraente

MAURIZIO MARGAROLI

NATO A BRESCIA IL 6 MARZO 1958, SI DEFINISCE PRIMA DI TUTTO UN ARTIGIANO CON IL PALLINO PER LA POLITICA. DIPLOMATO IN BELLE ARTI, È TESSERATO FORZA ITALIA DAL 1994. DAL 2008 AL 2013 È STATO ASSESSORE ALL’INDUSTRIA, AL COMMERCIO, ALLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE E AL MARKETING NELLA GIUNTA DI ADRIANO PAROLI. PRIMA ANCORA È STATO CONSIGLIERE E DUE VOLTE PRESIDENTE DELLA CIRCOSCRIZIONE OVEST. ORA DOPO L’ESPERIENZA IN LOGGIA È TORNATO A DEDICARSI COMPLETAMENTE AL SUO LAVORO DI SEMPRE. DA OLTRE 40 ANNI MAURIZIO MARGAROLI CONFEZIONA PELLICCE SU MISURA NEL SUO ATELIER DI PIAZZA PAOLO VI A BRESCIA. L’EX ASSESSORE AL COMMERCIO È UNO DEI POCHI ARTIGIANI ITALIANI CHE INTAGLIA E CREA A MANO CAPI ESCLUSIVI CON LE MIGLIORI PELLI. “NEL MIO LABORATORIO – DICE TAGLIO E CUCIO PICCOLE OPERE D’ARTE”


NONOSTANTE LE BIZZE METEOROLOGICHE HA REGISTRATO UN GRANDE SUCCESSO LA SECONDA EDIZIONE DELL’EVENTO ORGANIZZATO DA GRUPPO WISE

URBAN SHOW

Nonostante il maltempo, che ha costretto i piloti a sfidare pioggia e gravità, è stato un successo l’Urban Show edizione 2018. La pioggia, infatti, non ha fermato le migliaia di persone che hanno affollato il cuore della movida bresciana durante la due giorni di spettacoli su due ruote. Un evento che, nel weekend dell’1 e 2 settembre, ha animato Piazzale Arnaldo con il suo straordinario spettacolo di moto freestyle e motocross, unito alla musica live e diverse altre performance artistiche. Protagonisti assoluti sono stati i Daboot, i più quotati moto freestyler d’Europa, guidati da Vanni Oddera. Tante, come detto, le persone che hanno affollato il cuore della movida del centro cittadino: un pubblico vasto e articolato, fatto di giovani, famiglie, appassionati di motori e non solo, che ha seguito con il fiato sospeso ed il naso all’insù le acrobazie mozzafiato dei motofreestyler, lanciati sulle rampe per volare ad oltre 13 metri d’altezza in una vera e propria sfida contro le leggi di gravità. Particolarmente apprezzato è stato lo show di RockToFlip proposto dal musicista internazionale Giulio Maceroni, grande novità di questa edizione 2018, che ha accompagnato con il suo rock&blues le performance dei piloti e ha reso lo show ancora più coinvolgente. Oltre a quelli su due ruote, sono stati molti altri gli spettacoli che si sono susseguiti durante la due giorni che ha aperto il settembre bresciano: da quelli canori delle sorelle Manenti (prime e seconda classificata di BeTalent 2018), di Vittoria Gamba Anyanwue e della giovanissima Gaia Massetti, all’hip hop di Studio76 e gli incontri di Braccio di Ferro fra il bresciano Federico Bertoli e il bergamasco Luca Zanchi, atleti della Arm Wrestling Federation Italy – Sezione Braccio di Ferro Italia che si sono sfidati nella Urban Challenge in preparazione ai mondiali di Turchia in programma il prossimo ottobre. Ad animare le serate Dj Set Rehab e la vastissima offerta dei locali presenti nella piazza. “Siamo davvero soddisfatti del risultato ottenuto da questa seconda edizione di Urban Show, nonostante il tempo non sia stato proprio clemente - ha dichiarato Luca Mastrostefano, CEO di Gruppo Wise. Il nostro più sentito ringraziamento va alle migliaia di persone accorse, sia dalla città che da fuori, per assistere alle acrobatiche esibizioni dei migliori piloti freestyler d’Europa.


CHI C’ERA


URBAN SHOW Urban Show ha rappresentato un successo, non solo per noi organizzatori, ma anche per i locali della zona e per tutta Brescia. L’evento si inserisce infatti nel più ampio progetto di Gruppo WISE “Live Love Brescia” nato per valorizzare la nostra città, facendola vivere alla cittadinanza e facendola conoscere ai turisti, attraverso grandi manifestazioni. Un percorso nel quale crediamo tantissimo, in quanto riesce a creare e sviluppare sinergie fra eccellenze bresciane, istituzioni e operatori del settore, generando in questo modo visibilità e indotto per il territorio”.


violenza sulle donne aumenta il coraggio di denunciare PUBBLICATO IL RAPPORTO DELL’OSSERVATORIO REGIONALE ANTIVIOLENZA 5.892 DONNE SI SONO RIVOLTE NEL 2017 AI CENTRI DEL TERRITORIO

È stato pubblicato sul portale di Regione Lombardia il terzo rapporto sulle donne vittime di violenza che si sono rivolte nel 2017 ai centri antiviolenza attivi in Regione Lombardia, il primo realizzato col nuovo sistema informativo Osservatorio regionale antiviolenza. Un’iniziativa dell’assessorato alle Politiche per la famiglia, genitorialita’ e pari opportunità in collaborazione con i centri antiviolenza. CROLLA IL MURO DELL’OMERTÀ Nel 2017 gli accessi sono stati 5.892, contro i 5.244 del 2016 e i 4.317 del 2015. Appare sempre più evidente che il rafforzamento della copertura territoriale delle reti antiviolenza e la crescente sensibilità dell’opinione pubblica stanno influendo sulla crescita del numero delle donne che rompono la spirale della violenza rivolgendosi a noi. La nota dolente è la diffusione del fenomeno e la constatazione di quanto rimanga ancora da fare in termini di prevenzione. UN PROGETTO SPERIMENTALE Il progetto dell’Osservatorio regionale antiviolenza, avviato a partire nel 2014, ha portato alla stesura dei primi due rapporti nel 2015 e nel 2016 e alla successiva strutturazione ed evoluzione che consente oggi una raccolta organica e sperimentale di dati, garantendo alle donne il più assoluto anonimato.

DATI UTILI PER PREVENIRE E SOSTENERE La violenza di genere è difficilmente misurabile, perchè si manifesta prevalentemente all’interno delle mura domestiche o per mano di persone conosciute. Il complesso rapporto tra la donna e l’autore del crimine e le reazioni emotive e psicologiche che la violenza genera nelle vittime, rendono infatti spesso difficile la sua emersione. La disponibilità di informazioni puntuali ed aggiornate sulle caratteristiche del fenomeno, rappresenta dunque una base essenziale per sviluppare nuove strategie ed iniziative ed avere in questo modo informazioni sempre più accurate sui bisogni. L’obiettivo è offrire sempre maggiore qualità, efficacia ed omogeneità negli interventi di prevenzione e di sostegno. QUALCUNA SI FERMA AL CONTATTO INIZIALE Non tutte le donne che contattano i centri, infatti, attivano un percorso completo di uscita dalla violenza. I dati indicano percorsi non lineari, spesso frammentati e intermittenti: alcune si fermano al contatto iniziale, altre partecipano a colloqui di accoglienza o di ascolto telefonico, volti a individuare i bisogni e il percorso più adatto per uscire dalla violenza, ma alcune ancora li abbandonano o li sospendono. PREVENIRE UN IMPEGNO COMUNE Questo rapporto mira certamente a migliorare la conoscenza per intervenire meglio ma anche a mantenere alta l’attenzione verso il lavoro delle operatrici e degli operatori che quotidianamente si occupano di contrasto alla violenza, donando impegno, energia, dedizione, tempo libero. E ancora di più a sensibilizzare l’opinione pubblica, poichè solo con l’impegno di tutti sarà possibile contrastare e prevenire un fenomeno che è una ferita aperta per l’intera comunità.


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MERCOLEDÌ 12 SETTEMBRE HA PRESO IL VIA L’ANNO SCOLASTICO 2018/2019. INEVITABILE SOFFERMARCI SUL TEMA VACCINI GRAZIE AL CONTRIBUTO DEL NOTO VIROLOGO ROBERTO BURIONI, PROFESSORE ORDINARIO DI MICROBIOLOGIA E VIROLOGIA, DOTTORE DI RICERCA IN SCIENZE MICROBIOLOGICHE, SPECIALISTA IN IMMUNOLOGIA CLINICA ED ALLERGOLOGIA PRESSO L’UNIVERSITÀ VITA-SALUTE SAN RAFFAELE Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori e… tuttologi. Inutile nascondere come il ‘restyling’ della celebre frase di Benito Mussolini si addica perfettamente ai nostri tempi. Quante volte ci capita, infatti, di sostenere anche con una certa veemenza idee riguardo a tematiche per le quali non siamo poi così preparati o non lo siamo per niente? Certo il bello del nostro Paese è anche avere la possibilità di dire la propria ma una cosa è farlo con garbo e cognizione, allo scopo magari di far scaturire un confronto utile e costruttivo, un altro, invece, per il solo gusto di essere il primo tra i bastian contrari. Una volta se avevi bisogno di costruire casa ti affidavi ad un architetto; se ti serviva un vestito da cerimonia c’era il sarto, se dovevi ricorrere ad una cura per una determinata patologia c’era il medico di base o al massimo lo specialista. Oggi, invece, tutti siamo in grado di fare tutto e, per di più, questa presunzione tipicamente italiana tende a tracimare quasi sempre nell’insulto e nel discredito di coloro che non la pensano come te anche per questioni molto delicate come quelle di natura medica. In tema vaccini, per esempio, si è detto tanto, forse troppo: al di là di alcuni aspetti costruttivi che possono favorire il dibattito nella comunità scientifica e non solo, crediamo sia doveroso affidarsi con fiducia a chi ne sa qualcosa più di noi senza lasciarsi offuscare dalla malizia e, soprattutto, senza dar adito per una volta alla dietrologia. A partire, magari, dal nuovo governo che, oltre ad aver fatto poco o niente dal suo recente insediamento, escludendo il respingimento di qualche nave con migranti a bordo, è riuscito solamente ad accrescere un clima di confusione e diffidenza riguardo l’obbligatorietà dei vaccini quando in realtà sarebbe stato opportuno assumere una posizione con fermezza. Professore, senza troppi giri di parole, andiamo subito al dunque: perché è estremamente importante vaccinare i bambini? “È importantissimo perché le scuole e gli asili sono luoghi notoriamente più affollati dove i bambini interagiscono molto tra loro. I più piccoli si confrontano con i propri coetanei molto più di quanto avviene tra gli adulti. È importante, quindi, mandarli protetti da malattie che sono molto pericolose.

“CHI NON VACCINA È COME CHI GUIDA UBRIACO: UNA PERSONA CHE SI COMPORTA IN MODO IRRESPONSABILE METTENDO IN PERICOLO LUI STESSO, I SUOI PASSEGGERI MA ANCHE GLI ALTRI” QUESTO QUANTO HA RIBADITO IN QUESTA INTERVISTA IL PROF. ROBERTO BURIONI

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Se non ci si vaccina, infatti, si rischia di contrarre patologie molto serie, a partire dal morbillo, e non certo banali come molte persone pensano. Oltre a questo c’è un ulteriore elemento da non sottovalutare: ricordiamoci sempre che ci sono bambini e adulti che non si possono vaccinare o hanno perso la loro immunità e ciò inevitabilmente favorisce la circolazione di virus per cui si corrono dei rischi”. I dati, in questo senso, sono incontrovertibili… “L’incidenza maggiore del morbillo nella recente epidemia ha colpito i bambini con meno di un anno. Non a caso coloro che più frequentemente hanno complicazioni dal morbillo e che sono troppo piccoli per essere vaccinati perché il vaccino contro il morbillo si fa intorno ai 13/15 mesi di vita. Come possiamo proteggerli dunque? Soltanto vaccinando tutti gli altri. Chi non vaccina è un irresponsabile perché sulla base di superstizioni senza senso espone il proprio figlio ad un rischio grave e concreto ma non solo: è anche una persona che non fa il suo dovere di cittadino perché oltre ad esporre il proprio figlio a questo rischio, espone anche i figli degli altri. Chi non vaccina è come chi guida ubriaco: una persona che si comporta in modo irresponsabile mettendo in pericolo lui stesso, i suoi passeggeri ma anche gli altri”. Come giudica la posizione del nuovo governo relativamente a questo tema? “È vero che il nuovo governo si è insediato da poco ma onestamente ravviso un po’ di confusione. In primo luogo non è vero che i dieci vaccini sono troppi, anzi: sono gli stessi che vengono usati in tutto il mondo. Le differenze tra l’Italia e il resto del mondo sono sostanzialmente due: la prima è che nel resto del mondo li fanno senza dover ricorrere all’obbligo, la seconda è che nel nostro Paese sono gratuiti mentre in molte nazioni sono al contrario molto cari”. La sicurezza dei vaccini è documentata da una raccolta di dati davvero significativa. Non è così? “I dati della sicurezza e dell’efficacia sono spaventosi. I vaccini attualmente in uso sono i farmaci più sicuri che esistano e gli effetti collaterali gravi sono talmente rari, nell’ordine di un caso su alcuni milioni di vaccinazioni, che è addirittura difficile calcolarli”.

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A suo parere questa tendenza storica al relativismo e al rifiuto della scienza tipica di noi italiani pensa possa esaurirsi o nel tempo si possa ulteriormente consolidare? “Io spero possa finire presto attraverso l’impegno di tutti, a partire dai medici, dalle istituzioni e dagli operatori della comunicazione perché uno dei motivi per cui i vaccini vengono rifiutati è che la gente non si ricorda quanto è brutto morire di difterite o rimanere paralizzato a causa di una poliomielite. La mia speranza, ovviamente, non è che la gente si convinca a vaccinare perché muore un bambino ma perché sia la cosa giusta da fare”. Facendo una provocazione servirebbe un vaccino contro l’ignoranza… ”Proprio così. È solo l’ignoranza che porta a rifiutare delle vaccinazioni. È come rinunciare ad avere dei freni per la propria automobile. La scienza discute di tante cose e non su tutto si arriva ad una certezza e ad una convergenza di opinioni ma sull’efficacia e sulla sicurezza dei vaccini non c’è alcun dubbio”. Essendo tra i primi fautori dei vaccini è stato spesso il bersaglio preferito del popolo ‘no vax’ che lo ha criticato anche con minacce e aggressioni verbali: quanto questo aspetto la sta condizionando da un punto di vista umano? “Non è piacevole ed è qualcosa che non avevano certo messo in conto. Io non faccio altro che dire quanto riporta la scienza. Se uno dice che il sughero galleggia non sta esprimendo una sua opinione, sta dicendo un dato di fatto. Io dico che i vaccini sono efficaci e sicuri: è come dire che il sughero galleggia. È la stessa cosa. È ciò che dice la scienza. Umanamente mi è dispiaciuto molto: leggere minacce su Facebook di persone che sanno dove vado al mare con mia moglie e mia figlia non è certo una cosa piacevole… Accanto a tutto questo, per fortuna, non mi mancano gli attestati di stima per la battaglia che sto conducendo da tanti colleghi, medici, genitori e persone comuni che mi invitano a non desistere. Io lo sento come un dovere di cittadino, di padre e, soprattutto, di professore universitario”.


FABIO ROLFI, ASSESSORE REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE E SISTEMI VERDI IN VISITA ALLA LATTERIA SORESINA. UNA REALTÀ NATA ALL’ INIZIO DEL NOVECENTO CON L’OBIETTIVO COSTANTE DI OFFRIRE QUALITA’, CONCILIANDO TRADIZIONE, ESPERIENZA E INNOVAZIONE

rolfi e i provoloni (che s’ha da fà...)


Avrebbe dovuto essere candidato alla poltrona di sindaco di Brescia... Fabio Rolfi era quasi un predestinato anche perchè in passato era stato vicesindaco della città lasciando un ottimo ricordo dei suoi modi di fare diretti e operativi. Però, per sfidare Emilio Del Bono la scorsa primavera, è stata scelta Paola Vilardi che ha conseguito una sonora sconfitta, forse, anzi sicuramente, anche a causa di una certa riottosità degli elettori della Lega nel votare una candidata di Forza Italia, dopo che lo stesso Salvini aveva promesso alla città un sindaco leghista. Però, l’impegno - e la rinuncia - di Fabio Rolfi, già consigliere al Pirellone, sono stati premiati con la nomina ad Assessore all’Agricoltura della Regione. Forse conscio della sua comprensibilmente scarsa conoscenza del settore ma anche per avere il polso della situazione, il buon Rolfi si è messo a girare come una trottola fra cascine, allevamenti, caseifici, salumifici, latterie e stalle. Lo abbiamo visto tra i filari della vigne della Lombardia dall’Oltrepò alle Alpi, a tu per tu con i contadini di pianura e i pastori degli alpeggi, con chi ha problemi con i cinghiali e chi con l’invasione delle nutrie... Insomma, un gran bel da fare con un percorso che lo porta a diretto contatto con i protagonisti di un mondo lontano dalle metropoli, con aziende fondamentali per l’economia del territorio, che fanno della qualità e dell’innovazione tecnologica la migliore arma per sfidare i mercati mondiali. L’agricoltura e l’industria alimentare della Lombardia sono, con tutta la filiera che generano, le prime a livello nazionale e vantano una serie di grandi eccellenze apprezzate internazionalmente. “Intendo essere vicino, come Assessorato, a queste realtà - ha detto Rolfi durante la visita alla Latteria Soresina - e cogliere sempre più spunti possibile per rafforzare e costruire, soprattutto, progetti di filiera. In particolare modo quelli che coinvolgono il sistema cooperativo che ha dimostrato, negli anni, la capacità di riconoscere un maggior valore alla materia prima latte, rispetto al settore industriale, valorizzando quindi il prodotto locale. Voglio collaborare con loro nella sfida della comunicazione - ha detto - per far percepire sempre meglio il valore del latte come alimento nutriente fondamentale della nostra dieta, contrastando le false credenze, le fake news e le informazioni sbagliate che stanno, purtroppo, riducendo i consumi, diffondendo stili di vita sbagliati nella popolazione. C’è anche la sfida alla burocrazia, che dobbiamo assolutamente concretizzare - ha aggiunto - per ridurre incombenze inutili per i nostri agricoltori e operatori. Ed è per questo che annunciamo la creazione del Tavolo antiburocrazia in agricoltura, che sarà convocato nei prossimi giorni alla presenza delle associazioni agricole. Voglio passare in rassegna tutti gli adempimenti burocratici in campo agricolo e zootecnico che sono richiesti agli allevatori per depennare quelli inutili.


i ANDOzio Maggion C I T I L i r PO di Mau a cura

l’estate sta finendo...

Era il ritornello che cantavano il duo dei Righeira alcuni anni orsono, un ritornello facile e orecchiabile che divenne il tormentone estivo di allora. Quest’estate, invece dei cantanti, il tormentone lo ha messo in scena la politica ogni giorno: migrazione, reddito di cittadinanza, flat tax, unione europea, vaccini, per non parlare del ponte crollato... Anche l’estate, come la notte, dovrebbe portare consiglio, invece da noi porta solo disastri... C’è qualcosa che non quadra. La migrazione, o meglio l’immigrazione clandestina, si è notevolmente ridimensionata perchè finalmente un ministro ha fatto il suo dovere, forse con troppa intemperanza... Sì è un po’ ruvido il Salvini, ma ha una grande presa sul pubblico, suo e non solo. Le ONG sono state smascherate, soprattutto nei loro interessi, tutti sapevano, ma facevano finta di nulla, essendo le stesse, amiche degli amici. La chiesa di Roma, dopo aver parlato troppo di pedofilia, si avvolge su se stessa e decide di prendersi dei migranti a cui si guarda bene di rilasciare un lasciapassare per entrare nella Città del Vaticano... Forse questo sarà il prossimo passo di Papa Francesco, per annacquare il “sistema” vaticano (vedasi le accuse contro di lui di Mons Viganò etc). Solo così il Papa potrà salvarsi, altrimenti anche lui dovrà combattere i suoi simili al suo interno, con perdita di energie e vitalità. Ricordiamoci sempre che lui è un gesuita…. La sintesi sull’immigrazione programmata promossa da Soros, Bonino e Boldrini, con l’assistenza, ovviamente, della Chiesa, è sotto gli occhi di tutti, soprattutto nei rapporti secretati dei vari governi; si sa che gli stessi sono funzione delle logiche della globalizzazione, sia politica che economica. L’Europa è il nuovo campo di battaglia per l’omogenizzazione verso il basso del suo popolo, partendo dalla de-culturalizzazione sino a renderci tutti più poveri a beneficio di pochi cioè delle multinazionali. La Commissione europea si è dimostrata una frana ed è riuscita a prendere per il naso anche Mattarella che aveva spinto per l’accordo di accoglienza dei migranti da parte di ogni Stato tra quelli che si erano resi disponibili. Ha schiacciato anche l’occhiolino alla Guardia Costiera, facendo capire che Lui, il Presidente, capo supremo delle Forze Armate, la proteggeva. Ed ecco che un ufficiale della stessa Guardia, fa di testa propria e va a prendere dei naufraghi che non avrebbe dovuto soccorrere, non essendovi pericolo di vita per nessuno e bla, bla, bla... Poi un giovane, guarda caso, magistrato interpreta la legge, e avvia una nuova indagine nei confronti di un Ministro della Repubblica con il silenzio assordante del Colle. Siamo certi che entro tre mesi tutto si sgonfierà, ma intanto, fiato alle trombe, tutti contro tutti e via col vento…. Il PD tenta di esserci ma sbaglia politica e Martina, che farebbe bene a taglarsi la barba che lo rende ancor più inconsistente di quanto lo sia davvero, tenta la rianimazione del suo partito, ma a Ghisalba, paese vicino a Mornico dal quale lui proviene, anche l’ultima festa dell’Unità esistente, è stata cancellata. Si dà un gran da fare adesso per poi ritirarsi dalla gara per la segreteria del partito al prossimo congresso, tirando la volata (verso il basso visti i sondaggi) a Zingaretti che sembra il fratello del commissario Montalbano. Martina verrà premiato venendo candidato capolista alle elezioni europee del prossimo maggio e parlerà di agricoltura a Bruxelles. Sparirà però dai riflettori, si dimetterà dal Parlamento Italiano, lasciando il posto a Sanga, altro bergamasco doc che ci tiene tantissimo. Così saranno tutti accontentati.

Non riusciamo a comprendere che solo con il rispetto delle leggi si riuscirà a far capire alla UE che noi non siamo dei pirla? Che non ci stiamo più ai vecchi giochini come nel 2011? Che il vento è cambiato? Che non serve non pagare in toto il nostro fee (il dovuto) alla UE come minacciato da Salvini, ma basta leggermente “disosservare” tutto e creiamo il caos nel sistema burocratico che loro stessi hanno creato? Fatta la legge trovato l’inganno. Disaffezzioniamoci un attimo da loro, facciamoli ingelosire, diamo soldi alla Libia, alla Tunisia e prendiamo il gas che arriverà in Puglia entro 6 mesi. Forse ci chiederanno scusa e allora….. Trump, la Cina, la Russia, sono pronti a comprare il nostro debito pubblico? Perfetto, vendiamolo al miglior offerente con le migliori garanzie per noi. Business is business, la globalizzazione economica e dato che il mercato libero in libero mercato l’hanno coniato loro, a noi italiani conviene scegliere a chi pagare dazio, invece che essere obbligati a pagarlo a chi non ci piace. In questo modo diventeremmo una voce che conta, come nella barzelletta del macellaio e di Franco che ha un debito con lui. Torniamo ad essere protagonisti di noi stessi, mettiamoci [ Franco non dorme sapendo che al centro della situazione e il mattino seguente non potrà non aspettiamo che siano i onorare il suo impegno: la moglie ponti a crollare. Quello venu- lo rassicura e lo invita a dormire. to giù a Genova ci dimostra Franco si sveglia altre due tre volquale sia la nostra insipienza te nella notte, sempre più preocin merito, tutti sapevano, tutti cupato; ecco che l’astuta moglie lo dicevano, ma alla fine deve apre le imposte, chiama a gran scapparci sempre il morto, voce il macellaio, dirimpettaio, questa volta ben 43, perchè che si affaccia subito e gli dice: ci si attivi. “Franco non potrà pagarti doBenetton-Autostrade, sarà la mattina, mi spiace ma non può! giustizia a dire se vi sono state Poi dice al marito: “Ora dormi il mancanze gravi, ma la gente problema adesso è suo vedrai che ha già giudicato. Uno dei miei ora a non dormire sarà lui.”] migliori amici, abita a Genova al Castelletto e per recarmi da lui dovevo passare su quel ponte, sullo svincolo delle Lavatrici, come chiamano le case lì costruite. Una pazzia urbanistica, uno scempio della natura e dell’intelligenza umana, voluto da 60-70 anni di amministrazione di sinistra che, con la scusa di dare le case ai poveri li ha messi in croce e loro hanno sempre gradito perchè il porto, con i camalli ed i sindacati, hanno sempre fatto mangiare tutti... Spero che ora cambi tutto, che si sia capito cosa significa badare solo al profitto. Piangiamo per quei morti, ma se sono stati necessari per salvarne tanti altri, allora dovranno essere proclamati eroi moderni di questa assurda guerra del profitto e del menefreghismo politico. L’estate sta finendo, le giornate si accorciano, l’autunno sarà molto caldo, in tutti i sensi. Ci aspettano mesi difficili, ma se pensiamo un solo momento che oggi ci siamo e domani... forse, ci rendiamo conto che questo è il momento di pensare ed agire senza interessi di squadra, ma nell’interesse generale di tutti. Come faceva il mio caro amico Friedel, che giusto un mese fa ci ha lasciati: pensava sempre in grande e a tutti e non a lui solo. Per me maestro di vita, collega rotariano, batterista, padre, fratello, ma, soprattutto Amico!


WLABICI l’unica catena che ci rende liberi


La bicicletta è un vero prolungamento del corpo che, sfruttando la forza dei nostri muscoli, riesce a farci percorrere distanze che non potremmo affrontare a piedi e a velocità impossibile per noi. Il segreto è nell’equilibrio con cui sfreccia con le due ruote che nel loro rotolare sopportano tutto il peso su pochi centimetri di gomma che aderiscono alla strada. Il sogno di ogni bambino, dal primo triciclo, alla bici da corsa, passando per quella con le rotelline laterali. Quando arrivò il motore a scoppio venne relegata nelle cantine. Chi appena poteva permetterselo aveva la moto, chi poteva di più andava in automobile. In bici rimasero per un po’ solo gli operai, ma anche loro preferirono presto la Vespa o la Lambretta. Ci furono costruttori di biciclette che furono costretti a chiudere bottega e i ciclisti di un tempo si misero ad aggiustare i motorini e gli scooters. Poi il ritorno di fiamma che ha visto negli anni più recenti la bicicletta riprendersi un ruolo importante nella vita di molti di noi. C’è chi la utilizza nel tragitto da casa al lavoro, chi ci va a scuola, altri a fare la spesa. Andare in bici è anche decisamente trendy, politicamente corretto e consigliato dai medici per una vita meno sedentaria. Al ritorno della voglia di pedalare ha contribuito anche l’avvento sul mercato di biciclette tecnologicamente molto avanzate, elettriche, a pedalata facilitata, leggerissime performanti, in grado di affrontare ogni terreno, con gomme più simili a quelle di una moto da cross. Il sabato e la domenica è un tripudio di ciclisti che agghindati come per il Tour de France, scorrazzano in gruppo o in solitaria creando non pochi problemi ad automobilisti sempre impazienti che non accettano di camminare a 30 all’ora dietro le biciclette.

I “vaffa” si sprecano ma, all’intolleranza e alla prepotenza degli automobilisti, c’è anche da registrare che spesso, quelli con le bici, esagerano con gincane, passaggi ai semafori rossi, nei sensi vietati o tagliando spericolatamente le rotatorie con una certa arroganza... Molte amministrazioni saggiamente provvedono a realizzare piste ciclabili che presto attraverseranno ogni lembo del territorio. Importante è metterle in comunicazione tra loro e segnalarle per creare una rete in grado di unire tutti i paesi. Pochi mesi fa è stato presentato un percorso in bicicletta che partendo dal cuore di Milano arriva fino in cima alla Valbondione, sfruttando molte piste spesso poco conosciute e molto spesso non connesse tra loro. Sulla gardesana è stata realizzata una ciclabile spettacolare, sospesa sulla sponda del lago di Garda. Sono solo due esempi delle tante iniziative di cui ci giunge notizia negli ultimi tempi. La riscoperta ed il rilancio in ogni contesto del mezzo a due ruote mosso da energia muscolare umana, anche se facilitata dai motori elettrici, è da considerare un vero progresso per tutti. Un giorno forse ci sarà anche il teletrasporto, ma la gioia di una pedalata in bicicletta, magari tra i boschi, in riva al mare o tra le vie del centro storico, non potrà mai essere eguagliata. Accesso alla vita degli adulti, primo mezzo di trasporto, indipendenza e libertà. La mia prima era azzurra (accuratamente riverniciata dopo essere stata recuperata chissà dove) con una sella enorme perché pare che a cinque anni avessi un sedere molto grosso. Poi ricordo una bicicletta rossa, ereditata da mio fratello maggiore, come una sportiva Legnano (ancora esiste) pervenutami dal babbo. Poi una pausa, il trasferimento a Milano coincise con l’abbandono delle due ruote fino al ritorno in campagna. Ricordo il ciclista di Gorle, il Tadini, dove divenni proprietario della mia attuale bici comprata, insieme ad un modello da donna per la mia socia Patrizia. Biciclette classiche, nere con il freno a bacchetta, la dinamo per il faro, un passo da città, niente cambio. Ma le gomme avevano la cornice bianca, il faro cinese, i parafanghi e il carter coperto. La uso appena posso e sono sempre felice di farlo. Arrivo alla svelta, non ho problemi di parking e parchimetri .sciolgo un po i muscoli e… sono un pò più felice. (v.e.f.)


Hanno detto della bici La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio devi muoverti. (Albert Einstein) Il socialismo può solo arrivare in bicicletta. (José Antonio Viera Gallo) La bicicletta somiglia, più che ad ogni altra macchina, all’aeroplano: essa riduce al minimo il contatto con la terra, e soltanto la sua umiltà le impedisce di volare. (Mauro Parrini) Due amanti in bicicletta non attraversano la città, la trapassano come una nuvola, su pedali di vento. (Didier Tronchet) La simpatia che ispira la bicicletta deriva anche dal fatto che nessuna invasione è stata fatta in bicicletta. (Didier Tronchet) L’idea di una città in cui prevale la bicicletta non è pura fantasia (Marc Augé) Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza. (Herbert George Wells) La bicicletta è la più nobile invenzione dell’umanità. (William Saroyan)

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Niente è paragonabile al semplice piacere di un giro in bicicletta. (John Fitzgerald Kennedy) Quelli che vogliono controllare le proprie vite ed andare oltre un’esistenza come semplici clienti e consumatori, sono persone che vanno in bicicletta. (Wolfgang Sachs) Un giro in bicicletta è una fuga dalla tristezza. (James E. Starrs) Le biciclette sono catalizzatori sociali che attraggono una categoria di gente superiore. (Chip Brown) Camminare a me non va, in bicicletta vò meglio. È un mezzo meno faticoso. Fino a poco tempo fa pedalavo spesso, ricavandone equilibrio, voglia di fare e volontà. (Margherita Hack) Non si smette di pedalare quando si invecchia, si invecchia quando si smette di pedalare. (anonimo)


Garda by Bike un anello ciclabile di oltre 140 chilometri attorno al lago di Garda

LO SCORSO LUGLIO SONO STATI INAUGURATI I PRIMI DUE CHILOMETRI DEL TRACCIATO DELLA CICLABILE DEI SOGNI DA LIMONE SUL GARDA FINO AL CONFINE CON LA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO: IMPAGABILE L’OPPORTUNITÀ DI PEDALARE A STRAPIOMBO SUL LAGO Un itinerario ciclabile di oltre 140 km nel periplo del Lago di Garda, collocato in una posizione strategica, crocevia tra i due percorsi Eurovelo EV7 “Itinerario dell’Europa Centrale” ed Eurovelo EV8 “Itinerario Mediterraneo”, e quindi direttamente connesso alla rete ciclabile europea. È stato inaugurato il primo tratto dell’attesissima Garda by Bike, la ciclopista dei sogni che consentirà il passaggio non solo nelle gallerie dismesse della gardesana ma anche in alcuni tratti a picco sul lago su passerelle di legno appositamente predisposte. Un vero e proprio paradiso non solo per gli appassionati del cicloturismo ma anche per gli amanti dello sport, dell’aria aperta e della natura: uno spettacolo per gli occhi, un punto di osservazione privilegiato in cui godere di panorami e tramonti mozzafiato. “Si tratta di un’opera destinata a diventare un’attrazione turistica di primo piano per l’Alto Garda, visto il continuo aumento d’interesse per le vacanze sportive” ci hanno detto dal Comune di Limone sul Garda. L’anello ciclabile Garda by Bike, che punta a congiungere tutti i centri abitati sulle sponde del lago favorendo la mobilità sostenibile, dovrebbe essere ultimato entro il 2021 e, secondo il progetto iniziale, avrà un costo complessivo di circa 102 milioni di euro (il tratto appena inaugurato è costato oltre sette milioni e mezzo). Questo ambizioso progetto ha richiesto la collaborazione della Regione Lombardia, della Regione Veneto e della Provincia Autonoma di Trento che hanno rispettivamente investito 44,8, 17,8 e 39,4 milioni di euro. Un investimento certamente elevato ma i cui ritorni si prevede siano rapidi e cospicui: per ogni chilometro lineare, infatti, si è calcolato un rendimento dai 110 ai 350 mila euro.


Il percorso Lungo la sponda occidentale del Lago di Garda, l’itinerario, che si estende nel territorio bresciano per circa 89 chilometri, attraversa i comuni di Sirmione, Desenzano del Garda, Lonato del Garda, alcuni comuni della Valtenesi quali Padenghe sul Garda, Moniga del Garda, Manerba del Garda; costeggiando la riviera verso nord attraversa i territori di San Felice del Benaco, e, nel Parco dell’Alto Garda, Salò, Gardone Riviera, Toscolano-Maderno, Gargnano, Tignale, Tremosine sul Garda, Limone sul Garda. Nel tratto fra Gargnano e Limone sul Garda il tracciato si inerpica sui pendii ripidi dei monti della Valvestino ed è quindi consigliato ai soli esperti; per chi non è in grado di sostenere l’impegnativa salita è prevista la possibilità di utilizzare la navigazione sul lago attraverso battelli predisposti al carico delle biciclette. Il tratto di percorso impegnativo è lungo circa 27 Km e può essere superato con i mezzi di linea di Navigarda da Gargnano a Limone sul Garda.

Da qui è possibile raggiungere Riva del Garda,Torbole e Malcesine sempre utilizzando la navigazione sul lago: sulle corse battello l’imbarco delle biciclette è condizionato dal tipo di motonave in servizio e dal traffico contingente. I viaggiatori sono invitati ad informarsi preventivamente presso le biglietterie di terra o presso il numero verde dedicato. Nella provincia di Trento il percorso attraversa i comuni di Riva del Garda, Nago-Torbole, Arco ed ha una lunghezza di circa 7 Km. Nella provincia di Verona il percorso è lungo circa 69 Km ed attraversa i territori di Peschiera del Garda, Castelnuovo del Garda, Lazise, Bardolino, Garda, Torri del Benaco, Brenzone, Malcesine, ricalcando in parte il tracciato della ciclopista del Sole. In provincia di Mantova il tratto è breve ed è di collegamento fra Peschiera del Garda e Pozzolengo, sulle colline moreniche, da Ponti sul Mincio a Castellaro Lagusello a Lonato del Garda. I percorsi individuati sono due e possono essere alternativi: entrambi si sviluppano in prossimità del Parco Regionale del Mincio.


Un computer è come una bicicletta per le nostre menti. (Steve Jobs) È andando in bicicletta che impari meglio i contorni di un paese, perché devi sudare sulle colline e andare giù a ruota libera nelle discese. In questo modo te le ricordi come sono veramente, mentre in automobile ti restano impresse solo le colline più alte, e non hai un ricordo tanto accurato del paese che hai attraversato in macchina come ce l’hai passandoci in bicicletta. (Ernest Hemingway)

Le ruote di una bici sono come le lancette di un orologio: girano lentamente ma possono andare molto lontano rotolando verso il futuro senza fretta. (Enrico Caracciolo) Chi pensa che le macchine non sappiano amare si sbaglia di grosso: la bicicletta ama l’uomo, e in particolare i bambini. (Mauro Parrini) La bicicletta non è un viluppo di metallo, un insieme inerte di leve e ruote. È arpa birmana. Sinfonia. Un dono della vita. Trasforma in musica storie di uomini. Anche tragedie. (Claudio Gregor) Il ciclismo è la fatica più sporca addosso alla gente più pulita (Giampaolo Ormezzano) La bicicletta è l’immagine visibile del vento (Cesare Angelini)

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La bicicletta è la trascrizione della energia in equilibrio, l’esaltazione dello slancio, l’immagine visibile del vento. Tendenzialmente vola; rade ma non tocca la terra. (Cesare Angelini)


WLABICI Da Milano a Valbondione in bicicletta dalla metropoli ai 3000 delle Orobie C’È UN PERCORSO CHE DAL CENTRO DI MILANO CONSENTE DI RAGGIUNGERE L’ALTA VALLE SERIANA SENZA MAI SMETTERE DI PEDALARE. UNA RETE DI PISTE E STRADE IN TERRA BATTUTA CHE NON MOLTI CONOSCONO. UNA RETE CICLABILE INVISIBILE “Ho provato a digitare in un motore di ricerca Milano Valbondione e ho trovato: 1h 49 min. 102,8 km passando per A4/E64. Ma questo non è ciò che cercavo. Non mi interessa la velocità e il tempo minimo di percorrenza, mi interessa un viaggio lento alla scoperta di un territorio ricco di storia, capace di offrirmi paesaggi e geografie in cui immergermi, tra pianura, fiumi, colline e montagne. Allora ho riprovato a digitare sulla tastiera le due località aggiungendo la parola bicicletta. Purtroppo non è accaduto nulla e il motore di ricerca non ha selezionato niente di interessante, come se gli algoritmi avessero girato a vuoto restituendo solo brandelli di ciclabile sparsi qua e là.” Comincia così la guida Da Milano a Valbondione ed è proprio iniziando a mettere insieme i brandelli di quelle ciclabili, tra cui alcune poco conosciute, che a Maurizio Panseri è venuto in mente di documentare con un libretto per la collana CICLABILI di Lyasis edizioni, un percorso testato e descritto nei minimi particolari che, dalla metropoli meneghina vi porterà in sella alla vostra bicicletta verso i panorami mozzafiato della Val Seriana attraversando anche la grande pianura con le sue suggestioni.


Brescia Bike Festival 21 - 22 - 23 SETTEMBRE

Testo Alice Bonanno

TRE GIORNI DI EVENTI PER VIVERE LA CITTÀ PEDALANDO Immaginare una città diversa: più bella e accogliente, brulicante e allegra, invasa da migliaia di biciclette non è difficile se si pensa al Brescia Bike Festival. Un evento magico che avvicina la Leonessa d’Italia alle città del Nord Europa dove spostarsi pedalando è un gioco e soprattutto uno stile di vita. Dal 21 al 23 settembre, nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità, Brescia ospita la seconda edizione dell’unico Festival interamente dedicato alla due ruote simbolo di libertà e benessere capace di mettere in circolo il buonumore. In programma ci sono tre giornate da vivere intensamente: decine di eventi, laboratori, spettacoli, sfide ed esposizioni che animeranno Largo Formentone, Piazza Rovetta, Piazzale Arnaldo e Sanpolino. “Ma la “Bici-mania” del Festival – assicura Marco Medeghini, Direttore Generale di Brescia Mobilità – promette di contagiare l’intera città, compresi gli esercizi commerciali.” Durante il fine settimana si potrà giocare a “Caccia alla bici”, il contest fotografico che premia chi immortala per primo le 4 Bicimia special edition BBf 2018 – decorate da Bamboo Bicycle Club - che si aggireranno per le vie della città. Inoltre, ci saranno gadget e sorprese per chi farà un acquisto nei punti vendita associati al “Bike Network”: una novità di questa edizione che prevede per gli oltre 20 esercizi commerciali aderenti, di “partecipare” al Festival, allestendo le loro vetrine a tema. “L’anno scorso – ci ha raccontato Marco Medeghini, Direttore Generale di Brescia Mobilità - i partecipanti al Brescia Bike Festival sono stati 5mila. È stata una grande soddisfazione e allo stesso tempo anche una sorpresa perché non pensavamo di raggiungere questo risultato. Quest’anno ci auguriamo di fare il bis”. Il Brescia Bike Festival parte venerdì 21 settembre alle 17.30 con l’inaugurazione dei lavori per la realizzazione di un’installazione artistica interattiva in Piazza Rovetta e prosegue con “Brescia Bike Festival per l’Alzheimer”, una speciale seduta di spinning a cielo aperto, poi alle 20.00 una cena speciale con “Bici con gusto”, un itinerario gastronomico all’interno della città, da fare rigorosamente pedalando. Grazie al Comune di Brescia e alla collaborazione con FIAB, Amici della Bici Brescia, Ambiente Parco, Associazione True Quality, Centro Sportivo Millennium Sport & Fitness, Decathlon, Ciclofficina Brecycling Il Calabrone, Fondazione PInAC Rezzato, Teatro Telaio, Bamboo Bicycle Club e Consorzio Brescia Centro durante il fine settimana grandi e bambini, studenti e famiglie potranno scegliere liberamente

tra 17 diversi eventi … ovviamente tutti su due ruote! Il programma è fitto. Sabato 22 ritrovo in Piazzale Arnaldo alle 10:00 per andare “Alla scoperta dei dintorni di Brescia, sulla ciclabile del Mella”, una passeggiata in bici tra i tesori del centro storico e le bellezze del territorio cittadino. Poi nel pomeriggio appuntamento in Largo Formentone per “Rinnoviamo, non Buttiamo”, il workshop che insegna a dare nuova vita alla propria bici e a riciclarne i pezzi per costruire nuovi oggetti originali. Sempre in Largo Formentone, alle ore 17.00 si terrà “Sport Discovery”, un incontro dedicato alla scoperta del ciclismo con laboratori per i più piccoli; mentre alle ore 18.30 andrà in scena lo spettacolo teatrale “Zitto, Zitto”. Domenica 23 stop alle auto in centro dalle 9:00 alle 18:00, il Gruppo Brescia Mobilità, insieme al Comune di Brescia, offrirà la possibilità di viaggiare per tutto il giorno con il biglietto unico, mentre il Brescia Bike Festival continua con altre iniziative divertenti. Alle ore 9.30 partenza da Largo Formentone per la “Ciclopasseggiata alla scoperta del Parco delle Cave”. Sempre lì alle ore 15.00 “Pronti-Partenza-Via”: tre piccoli laboratori dedicati ai viaggi, con focus sulla meccanica di sopravvivenza, sull’equipaggiamento della bicicletta e sulla preparazione fisica. Alle ore 16.00 ci si sposta in Piazza Rovetta con “Un biglietto per…”, un simpatico laboratorio artistico per imparare a conoscere la mobilità sostenibile con fantasia e creatività. E alle 17.30 tutti in Piazzale Arnaldo per l’attesissima “Sfida al campione”, la corsa non competitiva e anche un po’ goliardica con la partecipazione speciale del campione Alessandro Petacchi, a seguire un eccitante “Acrobatic Bike Show” per concludere la gara in un modo del tutto inedito e inaspettato! Il compito di chiudere il Festival spetterà allo spettacolo teatrale “Ruote Rosa”, in scena al Piccolo Teatro Libero di Sanpolino alle 21.00, una rappresentazione dedicata alla vita di Alfonsina Morini Strada, prima ed unica donna ciclista a partecipare ad un Giro d’Italia. Per il Gruppo Brescia Mobilità il Bike Festival è un’occasione per promuovere la mobilità sostenibile e far scoprire il piacere di muoversi in città in sella alla bici. Perché come disse l’ex ciclista e ora CT della Nazionale Davide Cassani, “la bicicletta è bella per quello che ti può dare. Ti fa stare bene, ti dà la possibilità di sentire, di parlare, di vedere il mondo da un’altra angolazione. La bicicletta ti fa tornare indietro nel tempo. Ti fa tornare ragazzo”


3 GIORNATE, 4 LUOGHI E 17 EVENTI PER SCOPRIRE IL MONDO DELLE DUE RUOTE E DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE


MIRIAM COMINELLI, ASSESSORE ALL’AMBIENTE DEL COMUNE DI BRESCIA


AREA DI SCAVO E CAPPING DELLA CAFFARO

caffaro: rimediare agli errori del passato Testo Federica Zaccaria - Fotografie Matteo Marioli

INCONTRO CON MIRIAM COMINELLI, ASSESSORE ALL’AMBIENTE IN UNA CITTÀ SEMPRE PIÙ “VERDE”

La chiave di lettura che emerge dalla chiacchierata con il nuovo membro della giunta comunale (la dicitura esatta è assessore con delega all’Ambiente, al Verde ed ai Parchi sovracomunali) può essere sintetizzata in poche parole: rimediare agli errori del passato e puntare con convinzione su un futuro sostenibile. Partendo dal presupposto che Brescia non ha vissuto di pastorizia, ma di un’industria che ha messo effettivamente sotto pressione l’ambiente per molti anni, l’obiettivo è uno solo: trasformare i danni creati dalla produzione industriale in qualcosa di bello per la città e per i cittadini. Parlare di ambiente a Brescia significa partire dalla Caffaro, l’azienda che ha inquinato un’area di oltre 100.000 mq: a che punto siamo? “Con cauto ottimismo direi a una svolta. Il progetto preliminare per il risanamento presentato da Aecom (la ditta che si è aggiudicata il bando europeo -ndr) è attualmente nelle mani degli enti competenti, Arpa, Regione e Ministero, per una condivisione di fattibilità in vista dell’elaborazione di un piano operativo. Si tratta di un primo importantissimo passo, dopo anni di progetti ritenuti inadeguati ad affrontare un’area così complessa e un tipo di inquinamento particolare come quello della Caffaro”.

È l’impegno dell’amministrazione comunale alla quale si chiede la massima attenzione alla salute


L’INTERVENTO

BONIFICA DELLE ACQUE SOTTERRANEE ADEGUAMENTO DEGLI ATTUALI EMUNGIMENTI AL FINE DI RENDERLI AUTONOMI DAL PROCESSO INDUSTRIALE IN DISMISSIONE, OTTIMIZZANDO AL CONTEMPO LE PORTATE DEI SINGOLI POZZI; ATTIVAZIONE DI POZZI DI SOURCE CONTROL NEGLI HOT-SPOT (HG, CR, PCB, CHC) A PROFONDITÀ SELEZIONATE PER MASSIMIZZARE IL RECUPERO DELLA CONTAMINAZIONE DISPERSA NEL SOTTOSUOLO. A CIASCUN EMUNGIMENTO SARÀ ASSOCIATA UNA SPECIFICA LINEA DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE; EVENTUALE ADEGUAMENTO DEL SISTEMA DI PLUME CONTROL MEDIANTE L’IMPLEMENTAZIONE DI UN IMPIANTO DEDICATO


Cosa ha convinto di questo progetto? “Il primo aspetto positivo riguarda il preventivo di spesa, che è stato ritenuto ragionevole. Si parla di un range compreso tra i 65 e gli 83 milioni di euro. In secondo luogo le tempistiche; per la bonifica di un primo lotto funzionale l’orizzonte temporale previsto è di quattro anni, per cui realisticamente c’è la possibilità di vedere le prime trasformazioni all’interno del sito già entro un biennio. La speranza, insomma, è quella di restituire ai bresciani nel più breve tempo possibile una parte importante della loro città, un’area verde che compenserà i disastri ambientali del passato”. In cosa consisterà concretamente l’intervento? “In sostanza si tratta della bonifica e della messa in sicurezza del suolo, del sottosuolo e delle falde sotterranee. Ma attenzione, non stiamo parlando di intasare le discariche con il materiale smaltito, una delle criticità che avrebbero potuto emergere. Verrà invece messo in campo un mix di tecniche precedentemente sperimentate, che garantiscono una maggiore efficacia e non prevedono, per l’appunto, l’asportazione dei terreni bensì il loro disinquinamento in loco: dalla biodegradazione delle sostanze organiche inquinanti al loro desassorbimento termico, giusto per citarne alcune”. Qual’è il prossimo passo della giunta? “A breve ci aspettiamo un incontro più prettamente politico con il Ministero. In questo momento abbiamo a disposizione 35 milioni di euro, ma non ci spaventa la prospettiva di richiedere ulteriori risorse per portare a termine il lavoro. Del resto, è bene ricordarlo, la questione è di interesse non solo cittadino e provinciale ma anche regionale e nazionale. Nella lista delle priorità c’è poi l ‘acquisizione dell’area da parte del Comune, aspetto delicato ma cruciale per poter dare il via alla macchina della bonifica”.

Possiamo dire che il futuro intervento rappresenta una sorta di progetto pilota? “Sicuramente. Voler trasformare quello che per tanti anni è stata una vergogna, una macchia, uno strappo da ricucire in una medaglia di cui andare fieri, qualcosa che rappresenti un input positivo anche per altre realtà similari, è senz’altro un esempio virtuoso di riqualificazione a livello nazionale. Ed è una strada nuova, mai percorsa prima. Una sfida, se vogliamo, che potrebbe fare scuola non solo nel nostro Paese”. Fino ad ora abbiamo parlato della zona colpita dall’inquinamento, ma c’è dell’altro… “Certamente. A parte il sito industriale è molto importante parlare di quello che si sta facendo per i parchi adiacenti al sito stesso, non interessati dall’inquinamento e di conseguenza non coinvolti nelle future operazioni di bonifica. Mi riferisco in primis al parco di via Passo Gavia, una superficie di 13.000 mq che dovrebbe essere restituita alla cittadinanza già la prossima primavera. Oppure al campo di atletica Calvesi, 32.000 mq di area per la sistemazione della quale saranno necessari poco più di due anni. E questi sono solo due esempi, stiamo davvero portando avanti un importante lavoro su più fronti”. Per concludere, che idea di città ha in mente Miriam Cominelli? “È un’idea di città spinta verso la valorizzazione del verde. Brescia del resto ha un grande patrimonio di parchi, urbani e non solo. Zone molto vissute e amate dai bresciani, una vera e propria cintura verde che abbraccia la città e che per me rappresenta un grande motivo di orgoglio. Come assessore, ma soprattutto come cittadina”.


com’è

una ferita ancora aperta È stata definita la “fabbrica dei veleni” e annoverata nell’inchiesta sulle Ecomafie. Il caso di una realtà industriale che ha segnato indelebilmente una città e i suoi cittadini. Quasi un ventennio dopo lo scoppio della notizia, ripercorriamo brevemente la storia di un disastro ambientale dai numeri impressionanti, una bomba ecologica a quasi 40 metri di profondità. Si tratta di uno dei siti industriali più inquinati d’Italia.Terreni e falde idriche sono talmente contaminati da un mix di pcb, diossine, solventi clorurati, benzene e altre sostanze dannose da spingere il Ministero dell’Ambiente a riconoscere l’emergenza ambientale annoverando la Caffaro fra i Sin, ovvero i “siti di interesse nazionale”. L’attività dello stabilimento risale al 1906, quando ebbe inizio la lavorazione di sale e cloro per fabbricare soda caustica e altri composti; i campi attigui alla fabbrica iniziano da subito ad essere letteralmente bruciati dalle esalazioni tossiche. Negli anni Trenta la situazione, già compromessa, si fa ancora più letale, con la lavorazione di cloro, mercurio, arsenico, tetracloruro di carbonio. Ma ad essere messo sotto accusa è soprattutto il pcb, un composto allora molto usato nell’industria per le sue

proprietà chimico-fisiche di cui viene accertata la pericolosità molti anni dopo, con i primi casi di intossicazione tra i lavoratori. Solo nei primi anni Settanta comincia ad essere messo al bando un po’ ovunque, addirittura la proprietaria del brevetto cessa la produzione. Bisogna però aspettare il 1983 perché lo stabilimento di Brescia smetta di fabbricarlo. Il danno a quel punto era fatto: i reflui delle lavorazioni per anni abbondantemente sversati nel terreno e nelle canaline di scarico (che finivano direttamente in rogge, fossati e piccoli canali artificiali irrigui) avevano già innescato il disastro ambientale, entrando letteralmente nel sangue dei bresciani. Anche se non vengono più prodotti da oltre trent’anni, i pcb continuano a spargere il loro veleno. Non sono biodegradabili, non si sciolgono in acqua e sono entrati nella catena alimentare: mangiati dal bestiame attraverso il foraggio e il grano, si fissano nei tessuti grassi e nel latte prodotto nelle cascine circostanti. Arrivando in cima alla catena alimentare, l’uomo, che assorbe pcb attraverso gli ortaggi, il latte, le uova e la carne di animali che li hanno a loro volta ingeriti. (F.Z.)


come sarà

le due indagini dell’asl Per quanto riguarda la popolazione generale, L’ASL ha svolto due indagini: la prima nel 2003 ha riguardato 579 persone residenti nel comune di Brescia, la seconda nel 2013-2014 ha compreso anche residenti nei comuni di Castel Mella e Capriano del Colle, per un totale di 816 persone (10, 5). Le due indagini sono state effettuate con gli stessi metodi: si è selezionato un campione casuale di 1200 soggetti di età compresa fra i 20 ed i 79 anni (50%  maschi), stratificato in fasce di età di dieci anni e in quattro definite aree della città.  Si è evidenziata una grande variabilità della concentrazione dei PCB da un individuo all’altro. Sia l’indagine del 2003 che quella del 2013 hanno mostrato che la concentrazione dei PCB ematici aumenta regolarmente al crescere dell’età, con i soggetti più giovani (20-29 anni) che hanno valori 10-20 volte più bassi rispetto ai più anziani (70-79 anni), sia in termini di valori centrali che estremi.  Anche nel 2013, confermando il dato rilevato dieci anni prima, si è osservata una concentrazione più elevata di PCB sierici nei soggetti che hanno consumato alimenti prodotti nelle aree più contaminate da PCB (Sud Caffaro e confinanti), rispetto ai non consumatori.

Tale associazione è consistente nei soggetti più anziani ma non nei soggetti con meno di 40 anni. Ciò suggerisce che l’effetto della contaminazione Caffaro sulla popolazione, attraverso la via alimentare, abbia avuto il suo picco nel passato e sia ora in fase di diminuzione. La riduzione dei livelli sierici dei PCB nella popolazione generale negli ultimi 20 anni è stata osservata in tutto il mondo, ed è attribuibile alla progressiva riduzione, nel tempo, della presenza di tali composti nell’ambiente, a seguito della cessazione della loro produzione e utilizzo dagli anni ’70 a oggi.  A Brescia l’esposizione della popolazione generale a PCB si è verificata soprattutto nei decenni passati, dagli anni ’40 agli anni ’80, per la presenza di cospicue attività agricole nell’area più contaminata e quindi per la messa in commercio, soprattutto locale, di prodotti alimentari contaminati.  Un ruolo importante, quindi, nella diminuzione dei valori sierici osservata dai primi anni 2000 a oggi, è presumibilmente da attribuire in primo luogo alla riduzione spontanea delle attività agricole, a seguito dello sviluppo industriale e urbano, e alla messa in atto di misure di contenimento e di interruzione della catena alimentare dal 2001 a oggi.


LA STORIA Siamo agli inizi del ‘900 e Brescia vede l’insediamento di molte attività industriali. Tra queste la soc. milanese Erba, Curletti e Zironi, promosse nel 1906 l’insediamento di Brescia costituendo la Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro. Lo stabilimento, alimentato dalla centrale idroelettrica della Caffaro di Bagolino, avviò la produzione nell’area di via Milano. Nel 1966 l’azienda mutò denominazione in Caffaro Spa – Società per l’Industria Chimica ed Elettrochimica del Caffaro. Mediobanca (16,39%), Pechiney-Ugine Kuhlman (16,09%), Finanziaria Pas (6,95%), Gruppo Oronzo de Nora (13,45%) e i gruppi familiari Feltrinelli e Loro formarono il sindacato di controllo. Inglobata da Snia-BPD, fu dal 1985 al 1998 controllata da Fiat e Mediobanca e nel 1998 prima da Cesare Romiti che aveva acquisito le azioni Fiat e in seguito da Luigi Giribaldi e Cornelio Valletto che assunsero il controllo di Snia con un investimento di 200 miliardi di lire. Nel 1999 la Bios (Interbanca-Gnutti) acquistò il 20,5% del capitale, consolidato al 29% nel 2000 e al 50,1% nel 2002. Nel giugno 2004 Snia si scisse in due società: Sorin Spa (tecnologie biomedicali) e Snia Spa (attività chimiche Caffaro), public company. L’insorgere di un periodo di grandi difficoltà produttive e finanziarie ed il sequestro nel 2008 dell’impianto di cloro-soda dello stabilimento Caffaro di Torviscosa, maturò infine il 15 gennaio 2009 in Snia Spa la decisione di sciogliere e porre in liquidazione la società Caffaro. Lo stabilimento storico di Brescia, entrato in attività nel 1906, fu collocato in piena area urbana, a 900 metri circa dal centro storico di Brescia, nella zona ovest e sul lato sud di via Milano, l’antica statale che collegava Brescia con il capoluogo lombardo. La fabbrica si inserì a 300 metri dal centro dell’allora frazione di Borgo San Giovanni-Fiumicello, a ridosso della scuola elementare “Dusi” e nelle adiacenze delle cascine che costellavano i campi a sud-ovest dell’abitato. A pochi metri della futura stazione della ferrovia Brescia-Iseo.  Compresa da principio in un’area di 40.000 m2, lo sviluppo produttivo nel secondo dopoguerra la portò ad espandersi fino agli attuali 110.000 m2. Oggi, dunque, occupa quasi per intero l’isolato compreso tra via Milano, via Fiumicello, via Morosini e via Nullo.

COSA PRODUCEVA

La fabbrica nacque essenzialmente per produrre soda caustica (NaOH), composto chimico indispensabile per l’industria dei saponi, dei tessuti e della carta. Il sistema impiegato fu quello elettrolitico, secondo il metodo Kellner-Solvay, con catodo di mercurio e anodo, prima di platino e in seguito di grafite. Al sale (salgemma), tratto dal giacimento siciliano di Porto Empedocle, veniva aggiunta acqua per ottenere la salamoia da introdurre nei bagni elettrolitici da cui ricavare soda caustica. Conseguenza della produzione, anche la decomposizione di idrogeno e cloro. L’esigenza di recuperare il cloro, gas tossico, indusse ad installare un forno di calce a fuoco continuo alimentato da pietrame calcareo di Virle e di Mazzano. La calce combinata col cloro si trasformava così in cloruro di calce, nuovo prodotto chimico commerciabile. Le materie prime essenziali in quei primi anni furono: il sale, l’acqua prelevata in grande quantità (10-12 milioni di m3 l’anno) dalla falda sottostante, la pietra calcarea, l’energia elettrica prodotta dalla centrale del fiume Caffaro ed il mercurio, in parte disperso in ambiente e quindi da integrare. Alla fine degli anni ‘30 la Caffaro si mutò da produttrice di soda caustica, in cui il cloro risultava un sottoprodotto difficilmente riutilizzabile, in industria di composti organici del cloro, spesso sostanze molto tossiche, cancerogene, non degradabili e accumulabili nella catena alimentare.

monsanto e il Policlorobifenile - pcb

La conversione produttiva, ebbe un’anticipazione negli anni della Prima guerra mondiale, con l’installazione di un impianto per la produzione del monoclorbenzolo. Ma fu a partire dal 1938, che i PCB divennero i prodotti che per circa mezzo secolo caratterizzarono maggiormente l’industria. Fu la Monsanto negli anni ‘20 a brevettare i PCB. La multinazionale americana concesse l’uso del brevetto dietro adeguato compenso di royalties ad un’azienda per ognuno dei principali paesi industrializzati (Giappone, Germania, Inghilterra, Francia, Italia e Spagna). In Italia fu assegnato, appunto, alla Caffaro e a Brescia di fatto entrò in funzione a pieno regime il primo impianto cloro-soda nazionale.


TESTIMONIANZE

La storia della Caffaro è custodita nell’archivio aziendale, che si trova all’interno dell’azienda e che è stato sommariamente inventariato dall’Archivio storico Fiat, nel giugno 1991; nel periodo in cui Snia Caffaro apparteneva alla galassia Fiat. Un archivio ricchissimo ed essenziale per la storia della chimica italiana.

LA FABBRICA

La fabbrica rimane testimonianza di un importantissimo passato, che concerne la storia della tecnica, dell’industria e del lavoro a Brescia. L’edificio industriale, progettato dell’ingegner Giuseppe Navarini, importante protagonista dell’architettura industriale bresciana dei primi del Novecento, per valore intrinseco e significato, merita di essere conservato, come l’attiguo impianto del cloro-soda, il cuore industriale della Caffaro dismesso nel 1997.

EFFETTI DEL PCB SULL’UOMO

Nel marzo 2013, un gruppo di lavoro della IARC ha riclassificato i PCB tra i cancerogeni umani. L’evidenza è stata ritenuta “sufficiente” per il melanoma e “limitata” per i linfomi non-Hodgkin e il cancro della mammella. Non si sono invece ritenuti sufficienti i dati circa altri tumori. L’esposizione ai PCB è stata associata anche ad una gamma di effetti differenti da quelli cancerogeni, quali alterazioni a carico del sistema immunitario ed endocrino. I PCB, insieme ad altri composti, sono ritenute sostanze in grado di interferire con il normale funzionamento delle ghiandole endocrine. Nel 2001 l’ASL di Brescia ha istituito un Comitato Tecnico Scientifico sul caso PCB, composto da personale ASL, rappresentanti della Regione Lombardia, dell’ARPA, della Provincia e del Comune di Brescia, dell’Università degli Studi di Brescia e di Milano, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dell’Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro (ISPESL), e coordinato dal Direttore Sanitario dell’ASL stessa.  Il Comitato ha fornito indicazioni per le indagini ambientali ed epidemiologiche, ha esaminato e discusso i risultati delle stesse non appena si rendevano disponibili e ha concluso i lavori nel 2003 con la stesura di una relazione. 

EFFETTI SUGLI EX OPERAI

Per quanto riguarda le indagini sulla popolazione sono stati esaminati gli ex-operai della Caffaro che avevano lavorato nel reparto di produzione PCB e si è riscontrata nel tempo una riduzione significativa del livello ematico di PCB totali rispetto ai valori del passato, anche se ancora elevati rispetto alla popolazione generale della stessa età.


CHI C’ERA

VIAGGIO AL CENTRO DELLO STILE

Una storia lunga oltre cento anni quella che contraddistingue Ghelfi, storica realtà mantovana che nel corso degli anni ha sviluppato la sua importanza nel settore moda, moltiplicando i suoi punti vendita fino al territorio bresciano. Proprio in città, lo scorso 9 settembre, è stato inaugurato il nuovissimo store di via Milano, zona interamente riqualificata e oggi roccaforte di un industrial style unico. Un dettaglio che detta massima tendenza e sul quale la famiglia Ghelfi, dopo ben 24 anni dedicati allo sviluppo dello store di Maclodio, ha deciso di puntare, intravedendo nelle sue linee un connubio perfetto con la sua idea di stile. E così, con un evento speciale, tutti gli ospiti hanno potuto assistere al fatidico taglio del nastro, seguito dalla possibilità di ammirare il nuovo store, ascoltando dell’ottima musica e assaporando il ricco buffet proposto dal “Laboratorio Lanzani”. Tanti i complimenti ricevuti da tutti gli invitati per la magnifica struttura realizzata seguendo le tipiche linee industrial ovvero mattoni a vista, travi d’acciaio alle quali sono stati integrati impianti di riscaldamento e raffreddamento e resina cementizia per i pavimenti. Tutti elementi “addolciti” dall’idea di grandi quadri appesi: una citazione, adattata ad un contesto differente, all’allestimento delle opere di Emilio Vedova collocate nel Magazzino del Sale di Venezia. Un’altra chicca il progetto illuminotecnico, sviluppato in collaborazione con Davide Groppi, concepito secondo un’idea d’illuminazione puntiforme e impreziosito da uno dei primi modelli venduti in Europa della lampada “Moon 200” realizzata in carta giapponese. In tutto questo impossibile inoltre non innamorarsi di tutta la proposta moda presentata per il prossimo autunno/inverno: capi vintage anni ‘70/’80, come scelta più glam, mixata a stampe fiorate e ai quadri in stile british, senza dimenticare i must have come capi e accessori in pelle ed i jeans a vita medio/alta con frangette alle caviglie. Immancabile anche l’uomo, con una proposta di stile elegante e raffinata nonché gli accessori indispensabili per rendere ogni look unico. Andrea D’Amico, Barbour, Circolo 1901, Colmar, Daniele Alessandrini, Diadora Heritage, Edwin, Hosio, Luigi Bianchi Mantova, Nenette, Rehash, Roy Roger’s solo alcuni dei tanti brand che hanno fanno innamorare gli ospiti tra i quali personaggi di spicco del mondo della musica, gli affezionati clienti ed amici e, in rappresentanza del Comune di Brescia Fabrizio Benzoni, consigliere comunale. Un evento indimenticabile quindi, che traccia la strada per un successo indiscusso… al centro dello stile.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


BIOSPHERA 2.0 IL MODULO ABITATIVO ALL’AVANGUARDIA BIOSPHERA 2.0, DOPO UN TOUR DI 24 MESI, ARRIVA IN FRANCIACORTA COME PARTE DEL PROGETTO CHE COINVOLGE IL CONSORZIO FRANCIACORTA, MINI E LA SOCIETÀ DI RICERCA THIMUS Biosphera 2.0, progettato e costruito da Aktivhaus in collaborazione con il Politecnico di Torino, l’Università di Torino e l’Università della Valle d’Aosta, è il primo edificio al mondo certificato al tempo stesso Casa Clima Gold, Passivhaus e Minergie-P - tra gli standard più rigorosi legati a consumi energetici e benessere degli abitanti - nonché vincitore dell’’Energy Globe Award 2018 - Italia, uno dei premi sulla sostenibilità più ambiti al mondo. Il modulo abitativo itinerante è stato realizzato per un progetto di monitoraggio ambientale e fisiologico dell’esperienza abitativa. Provvisto di tutti i servizi per vivere, è un edificio attivo: in grado cioè di produrre più energia di quella che necessita per mantenere in modo autonomo gli standard ideali ai parametri vitali umani anche in condizioni climatiche ed ambientali estreme. Dopo due anni di ricerche condotte in varie città per testare le reazioni e gli equilibri della casa (dai 20°C di Courmayeur ai 40°C di Riccione), Biosphera 2.0 è finalmente arrivato in Franciacorta. Qui, insieme a Biosphera 2.0, Franciacorta e MINI saranno protagoniste di un hub di ricerca, sviluppato in collaborazione con Thimus, una start-up leader nel settore delle neuroscienze capace di raccogliere dati sugli stati emotivi e cognitivi degli esseri umani impegnati in attività della vita reale. Thimus realizzerà due ricerche scientifiche, una, in partnership con Franciacorta, sul racconto del territorio e della tradizione vitivinicola e l’altra in partnership con MINI, il MINI Emotional Landscape Experiment, legata all’emozione degli stili di guida sostenibili.

Entrambi sono progetti unici nel loro genere, perché volti ad analizzare scientificamente quei fattori esperienziali che stimolano il cervello umano nelle cosiddette real-life experience. I tester in entrambi gli ambiti di sperimentazione indosseranno dispositivi ad alta tecnologia per cogliere i diversi parametri dell’esperienza, quali un elettroencefalogramma graduato medico (EEG), occhiali eye-tracking di ultima generazione e un GSR per la misurazione della galvanic skin response. Strumenti di derivazione clinica che permettono una misurazione precisa degli stati emotivi e cognitivi associati alle sfumature di un lifestyle orientato alla sostenibilità. Il MINI Emotional Landscape Experiment è il primo esperimento europeo che utilizza la biometria e le neuroscienze applicate per testare la mobilità di nuova generazione, attenta all’ambiente e all’individuo, durante l’effettivo test drive. MINI Cooper S E ALL4, la prima vettura ibrida del brand britannico, è protagonista di questo progetto, volto a misurare le emozioni di una guida elettrica in Franciacorta. Sempre attenta alle innovazioni e alla promozione di giovani talenti MINI sceglie di utilizzare per prima neuroscienze e biometria per caratterizzare le emozioni di guida in paesaggi di particolare fascino, quali la Franciacorta, coniugando sensibilità per la guida elettrica con stili di vita sostenibili e amore per la natura. I test legati al mondo Franciacorta seguiranno un filo logico non dissimile. Attraverso la raccolta di dati neurologici e biometrici sui visitatori di cinque cantine selezionate per la loro rappresentatività del territorio, Thimus potrà analizzare quali emozioni e processi cognitivi caratterizzano oggi l’esperienza Franciacorta.


BIOSPHERA 2.0

Lo scopo del progetto sarà quello di valutare come varia l’attività cerebrale in fase di degustazione dei vini Franciacorta, mettendo a confronto i risultati ottenuti durante la visita in cantina e con l’aiuto della guida, con l’analisi sensoriale e neurologica delle degustazioni svolte in un contesto neutrale come Biosphera. Al termine del progetto sarà prodotto un report per tutte le cantine con indicazioni strategiche su come strutturare le visite per massimizzare la percezione della qualità del prodotto e valorizzare l’esperienza gustativa attraverso lo storytelling, predisponendo positivamente il visitatore all’assaggio dei vini. La mole di dati raccolta dai differenti dispositivi costituirà, nella successiva e cruciale fase di rielaborazione, la matrice per comprendere aspetti che normalmente sfuggono a ogni tipo di test tradizionale: il grado di comfort e di coinvolgimento, il carico cognitivo associato alle esperienze e il reale stato emotivo durante i test. Si tratta di elementi che orientano le preferenze e influenzano le scelte di ognuno di noi, spesso senza che la persona ne sia pienamente cosciente. Per tale motivo l’efficacia e l’innovazione del metodo di Thimus nell’utilizzo delle neuroscienze riesce a cogliere gli elementi che sfuggono alle normali misurazioni e che influenzano concretamente i comportamenti di tutti i giorni e le scelte di vita.


FUOCHI DI PAGLIA di Giorgio Paglia

L’IMPERSCRUTABILE SENSO DEL DESTINO Verso la fine di luglio una notizia ha riempito i giornali e le TV di tutto il mondo, ma soprattutto di quelli italiani: la grave ed inattesa malattia dell’amministratore delegato del gruppo FCA e presidente della Ferrari, Sergio Marchionne. Improvvisamente sabato 21 luglio la Fiat ha riunito il suo CdA e ha provveduto a sostituirlo con altri quattro managers, perché Marchionne, secondo John Elkann non sarebbe più potuto tornare al lavoro. Così sono iniziati i solenni de prufundis nei confronti di un uomo della finanza a cui i suoi azionisti devono molto, forse tutto. Probabilmente senza di lui la storica casa automobilistica torinese sarebbe irrimediabilmente fallita già nel 2003. Come sempre in Italia c’è stato chi lo ha dipinto come un santo e chi lo ha descritto come un diavolo. Venerato e odiato nello stesso momento, ma con una caratteristica che contraddistingue chi nella vita sa salire in alto: la profonda solitudine degli uomini potenti. Marchionne si è poi spento il 25 luglio in una clinica di Zurigo. Mi piace ricordarlo come un uomo d’impresa, capace di fare, citando una sua frase che amava spesso ripetere: “Il vero valore di un leader non si misura da quello che ha ottenuto durante la sua carriera, ma da quello che ha dato. Non si misura dai risultati che raggiunge, ma da ciò che è in grado di lasciare dopo di sé.” E’ un pensiero filosofico, più che aziendale. Un concetto stridente col capitalismo globalizzato dei giorni nostri, che tende a far prevalere il denaro sull’essere umano, che esalta il successo economico e che condanna il fallimento imprenditoriale. Così scivolo anch’io in una riflessione sulla fugacità dell’esistenza, lunga o corta che sia, e sul destino che attanaglia noi tutti. Non sembri pessimistica, perché parla anche della morte. Un termine temuto, nascosto, che però appare in molte preghiere cristiane, comprese il Credo e l’Ave Ma-

ria. Un concetto che sprofonda nel tempo, che fa parte della stessa esistenza umana e che è legato alla cosiddetta fatalità di ognuno di noi. Ricco o povero che sia. Dunque, la vita è una strada impervia, lastricata di emozioni continue. Il camminare a testa alta richiede doti umane eccellenti, tanta fatica e una buona dose di fortuna. Il primo suono che emette una persona quando nasce proviene dal pianto, non da una risata, quasi fosse il prologo di un viaggio in una irta valle di lacrime. Dicono che il capire la fragilità della vita sia il primo segno di saggezza. Non è pessimismo, è semplicemente consapevolezza. Ma non siamo noi gli unici artefici di questo peregrinare sul mondo. Noi agiamo per essere felici, perchè così è il nostro spirito. Nella nostra interiorità perseguiamo costantemente la gioia, non il dolore. Non siamo fatti per soffrire e lo dimostra la continua ricerca di paradisi artificiali, quando siamo in balia della depressione, o della disperazione. Poi improvvisamente, arriva il caso, il destino, il fato, la divina provvidenza, chiamatelo come volete. Questo imprime alla vita risvolti positivi o negativi, anche a seconda del calcolo delle probabilità. Infatti non può sussistere un’esistenza costellata di soli successi, di sole vittorie, di sola ricchezza, di solo benessere, di sola felicità. Perchè ogni cosa nell’universo è composta da estremi, fatti da più e da meno, da materia e da antimateria, da protoni e da elettroni, dalla forza di gravità e dall’antigravità, dallo yin e dallo yang. Opposti che si equilibrano, che magari si annullano, che si cercano e che esistono solo se sopravvive il loro contrario. Così non c’è vita senza morte e non c’è morte senza vita. Noi sapremo come scriverla e il destino saprà come trascriverla.Volenti o nolenti. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


L’evoluzione del ristorante

BACCALÀ CON CURCUMA E GERMOGLI DI LENTICCHIE

CUSTODIRE, NUTRIRE E INNOVARE: QUESTA LA RICETTA IN CUCINA DI VITTORIO FUSARI, PROTAGONISTA DI UNA NUOVA E INTRIGANTE SFIDA PROFESSIONALE Testo Tommaso Revera Bella, buona e sana: non sto riprendendo lo slogan (elementare quanto incisivo) della polenta Valsugana ma parlando della cucina proposta da uno degli interpreti più conosciuti e apprezzati del nostro territorio, Vittorio Fusari. L’ultima volta che avevamo avuto il piacere d’incontrarlo eravamo alle porte di Bergamo durante la manifestazione ‘Astino nel gusto’. Oggi, a distanza di quasi un anno, molte cose sono cambiate a partire dal suo addio al Pont de Ferr di Milano (dove era Executive Chef dal 2015) sino allo sbarco sul Sentierone di Bergamo per la nuova avventura con Balzer iniziata lo scorso marzo. Lui è sempre lo stesso: cordiale, disponibile e decisamente motivato da questa nuova sfida professionale. Parlare con Vittorio è estremamente piacevole: la serenità e la calma che infonde è merce rara nel frenetico e sempre più caotico mondo degli chef.

Uno chef bresciano chiamato per riconferire prestigio al ‘salotto buono’ dei bergamaschi. Lo scorso 28 marzo hai riaperto lo storico Balzer sul Sentierone. È qui che riproponi la tua proposta di cucina sana, buona ed emozionante? “Custodire, nutrire e innovare: sono queste le parole chiave a cui mi ispiro da sempre per la ricerca di una proposta gastronomica gustosa ma al tempo stesso salutare”. Una sfida intrigante e affascinante al tempo stesso: è questo il motivo che ti più ti ha convinto ad intraprendere questa nuova avventura? “È esattamente questo il motivo per cui ho lasciato Milano ma non l’unico: il desiderio di riavvicinarmi alla famiglia, infatti, era diventato troppo forte. Almeno adesso la strada per tornare ad Iseo è un po’ più corta. E poi Balzer è un luogo che non è da considerarsi di proprietà di un’azienda privata ma, vista la sua storia, appartiene ormai alla comunità”.


TONNO DI CONIGLIO CON POLENTA E BURRO AFFUMICATO CON MILLEFOGLIE DI PEPERONATA

Quali sono le novità a cui hai pensato per la rinascita di questa storica insegna? “Per questa nuova avventura ho rivisto il concetto di alimentazione dal punto di vista della ristorazione: la mia idea è pensare al cibo da un altro punto di vista. Deve certamente essere buono e sano ma collocato all’interno di un percorso più complesso”. Quale? “Spesso noi mangiamo assecondando dei ritmi che non sono i nostri ma dettati per lo più da un’organizzazione sociale che non ha nulla a che fare con l’idea della tua necessità/bisogno di cibo. Proprio per questo motivo ho pensato di costruire un percorso completamente diverso rimettendo la gente a tavola per farle riscoprire i piaceri che la tavola stessa può dare: sedersi ad un tavolo, infatti, non significa immediatamente mangiare ma vuol prima di tutto dire incontrarsi, fare una pausa, corteggiare, chiudere affari di lavoro. Significa convivialità, discussione, progettazione, riflessione e molto altro”. Come? “Proponendo un cibo sano a tutte le ore del giorno come avviene nei bistrot”. Un concetto di ristorazione che in Italia fatica a prendere piede… “Sì, non esiste o è rarissimo mentre invece è decisamente in auge nelle grandi metropoli europee.

DELIZIA BALZER


L’evoluzione del ristorante

CONCHIGLIE DI MAIS BIANCO E SPIRULINA CON PICCOLE VERDURE, POLLO RUSPANTE E MOZZARELLA DI BUFALA

Riprendendo, dunque, l’esperienza di alcuni tra i più importanti bistrot parigini, ho pensato di proporre un percorso parallelo, non certo uguale, incentrato sullo studio approfondito delle materie prime. Anche in ambito di pasticceria per esempio, abbiamo studiato soluzioni interessanti volte ad abbattere la quantità degli zuccheri presenti nei prodotti o a sperimentare sostanze alternative al saccarosio. Lo stesso facciamo con le farine: abbiamo tolto quelle più raffinate sostituendole con farine integrali, magari da grani antichi e, perché no, macinate a pietra”. Tra i vari obiettivi che ti sei prefissato per il rilancio del Balzer c’è il desiderio di far tornare la pasticceria il fiore all’occhiello di questo storico locale e per questo hai pensato al coinvolgimento del grande Iginio Massari. Confermi? “No, non c’ nessun coinvolgimento ma solo un grande rapporto di amicizia che ha origini antiche. Quando abbiamo aperto il 28 marzo scorso sono passato da lui per chiedergli suggerimenti e consigli ma solo per l’amicizia che ci lega da tanti anni. A Pasqua, non avendo il tempo di preparare i nostri prodotti per via dell’inaugurazione, abbiamo comprato e venduto le sue colombe e successivamente lo stesso abbiamo fatto con Giovanni Cavalleri, titolare della Pasticceria Roberto di Erbusco. Questo per far capire da subito la direzione in cui vogliamo andare…”. Ti piace definirti il ‘maestro di un’orchestra’ a dimostrazione di come sia importante per te valorizzare anche la tua squadra… “Sì tengo molto alla mia squadra e a condividere con loro successi e apprezzamenti. Il valore di un posto non può essere rappresentato da una persona ma da un progetto che necessariamente si realizza in squadra. Collaboro con Gregory Chabert, il mio storico pasticcere/ panettiere francese, con Alessandro Morgandi che ha lavorato a lungo al fianco di Iginio Massari e Paco Torreblanca per poi intraprendere altre significative esperienze e ho ripreso anche un pasticcere, Roberto De Martino, che aveva fatto parte del Balzer storico e che ha lavorato qui fino a sei/sette anni fa. Una scelta dettata, al di là di spiccate competenze individuali, anche dal piacere di giocare con questa continuità che è fatta da tradizione e innovazione”. Tutti ti ricordano per le esperienze trascorse prima al Volto e alle Maschere di Iseo, poi alla Dispensa Pani e Vini di Corte Franca ed, infine, al Pont De Ferr di Milano dove il 23 dicembre 2017 hai svolto l’ultimo servizio. Una decisione quest’ultima dettata dal desiderio di dedicare un po’ più di tempo alla tua famiglia, sbaglio? “Proprio così. A Milano sono arrivato poco prima dell’inizio dell’Expo e sono rimasto un paio d’anni: vivere un’esperienza in una città di quel genere ti arricchisce e ti dà tante altre frecce nell’arco.

Ma l’idea di non riuscire ad accompagnare mio figlio, che adesso inizierà il primo anno di scuola superiore a Brescia, non potevo accettarla. La famiglia è importante: la forza che dedichi ad un lavoro come il mio, se non hai alle spalle questo tipo di serenità, non sarebbe sufficiente. Devo, piuttosto, ringraziare mia moglie (che ai tempi mi incoraggiò nel cogliere l’opportunità di Milano) che mi ha aspettato senza mai far pesare la mia assenza”. Uno chef della tua esperienza è certamente in grado di intuire le potenzialità dei giovani che hanno deciso di intraprendere una carriera professionale come la tua. Puoi indicarci il nome di tre chef su cui scommetteresti? “Uno è Fausto Peci, chef del ristorante Albergo Rosa di Iseo, un mio ex allievo ai tempi delle Maschere che reputo molto in gamba. Un altro è il mio pasticciere/panettiere, Gregory Chabert, che ha iniziato a lavorare con me al Volto ancora nel 2007. Un altro ancora è Augusto Pasini, chef di Lanzani Bottega & Bistrot, che però non so se un domani compirà il grande passo di aprire il proprio ristorante”. Bergamo e Brescia sono da sempre territori con un peso specifico non indifferente in ambito di enogastronomia: giudichi positivamente la competenza di questi ‘palati’? “Le due città che 40 anni fa, quando ho iniziato il mio percorso, erano un po’ provinciali oggi sono tra le avanguardie gastronomiche più evolute sia perché il benessere delle due città ha permesso ai cittadini di viaggiare e conoscere, sia perché alcuni dei migliori professionisti del nostro settore lavorano proprio in queste due realtà. La forza di Bergamo e Brescia è molto antica: parte da una tradizione gastronomica fortissima che pian piano i cuochi (una volta la tramandavano anche le donne, di madre in figlia) hanno trasformato”. Il tuo piatto preferito? “La cotoletta, un piatto su cui ho lavorato molto e che a me suscita moltissimi ricordi dell’infanzia”. Tra i tuoi colleghi c’è uno chef che ammiri più di altri? “Direi Massimiliano Alajmo (che a Parigi gestisce un bellissimo bistrot, Caffè Stern, ndr), protagonista di percorso tutto particolare ma profondamente personale. Al di là del talento, mi piace la sua sensibilità gastronomica e il suo approccio”. Quando ne hai modo dove ti piace portare la famiglia fuori a cena? “Ce ne sono diversi. Un posto molto caro, quando sono dalle mie parti e voglio evitare viaggi, è il ristorante Albergo Rosa oppure il Miramonti L’Altro di Philippe Léveillé. Anche a Bergamo ho conosciuto locali interessanti: il NOI Restaurant, per esempio, gestito da Guido Gherardi in sala e Tommaso Spagnolo ai fornelli mi ha colpito molto”.


COFONDATORE ALL’ALLEANZA DEI CUOCHI DI SLOW FOOD, TRA COLORO CHE HANNO PARTECIPATO ALLA COSTITUZIONE DELLE TAVOLE ACCADEMICHE DELL’UNIVERSITÀ DI SCIENZE GASTRONOMICHE DI POLLENZO E CONSULENTE DELL’INNOVATIVO WINE GATE 11 PRESSO L’AEROPORTO DI ORIO AL SERIO: LA PASSIONE PER LA CUCINA DI VITTORIO FUSARI VA BEN OLTRE I FORNELLI

CEVICHE DI RICCIOLA, PESCE PERSICO E UOVO DI AGRUMI


SOFIA DELLA VEDOVA, ASTRO NASCENTE DELLA SCHERMA PARALIMPICA


La volontà non conosce ostacoli Testo Tommaso Revera - Fotografie Sergio Nessi

A TU PER TU CON SOFIA DELLA VEDOVA, ASTRO NASCENTE DELLA SCHERMA PARALIMPICA IN PEDANA CON LA NAZIONALE ITALIANA IN OCCASIONE DEGLI IMMINENTI CAMPIONATI EUROPEI DI SCHERMA IN CARROZZINA Riuscire a rialzarsi dopo un evento traumatico che ti cambia per sempre la vita non è da tutti. Già solo accettare quanto il destino è stato crudele è una cosa molto complicata. Eppure Sofia Della Vedova, una ragazza giovane, solare e dal futuro radioso, lo ha fatto reagendo come pochi alle conseguenze di un tragico incidente stradale a causa del quale ha perso l’uso di entrambe le gambe. Una reazione da vera sportiva che le ha permesso non solo di guardare avanti con ritrovata fiducia ma anche di riscoprirsi schermitrice: dopo soli cinque mesi dal suo esordio con la spada, i risultati ottenuti certificano la tempra di questa giovane promessa dello sport italiano paralimpico. Ciao Sofia, è un piacere conoscerti. Cinque mesi di scherma ti sono bastati per centrare due risultati incredibili. Se il buongiorno si vede dal mattino… “Proprio così. Il terzo posto conquistato lo scorso maggio ad Ancona durante la terza prova nazionale paralimpica è stato il mio primo podio in assoluto. Ma ancor più gratificante quanto avvenuto poco dopo a Milano, ossia la medaglia di bronzo conquistata durante i Campionati Italiani Assoluti Paralimpici. Un podio di cui vado fiera conseguito nella spada categoria A paralimpica”. Risultati che ti hanno spalancato le porte della nazionale… ”Esatto. Sarà per me un onore e un’emozione incredibile rappresentare il nostro Paese durante i Campionati Europei di Scherma in carrozzina in programma a Terni dal 17 al 23 settembre”. Un talento innato sbocciato solo pochi mesi dopo dal tuo inserimento, a stagione già avviata, nel settore paralimpico della Polisportiva Scherma Bergamo avvenuto nel dicembre 2017… Come ci sei riuscita? “Allenandomi e credendoci molto. Poi, certamente, ha contribuito molto il privilegio di essere allenata da un bravo maestro, Francesco ‘Ciccio’ Calabrese, e di far parte di un gruppo di compagni davvero incredibili”. Come si svolgono i tuoi allenamenti? “Ho modo di allenarmi sia con gli atleti normodotati, che con grande disponibilità e altruismo si siedono in carrozzina e tirano insieme a me, sia con gli atleti paralimpici con cui condivido obiettivi e traguardi. È un modo di allenarsi magari più difficile ma che ci fa crescere tanto”. Come è nato l’amore per la scherma? “Essendo laureata in Scienze Motorie avevo avuto la possibilità di cimentarmi con la scherma ancora all’Università ma poi avendo preso la strada delle arti marziali, per cui ero atleta nazionale, lo aveva un po’ abbandonato. In seguito all’incidente, però, mi sono detta: perché non riprendere con la scherma? E così ho ricominciato…”. Quando si raggiungono risultati sportivi come quelli che sei riuscita a conseguire in così poco tempo crescono sempre le aspettative delle persone che ti stanno attorno. C’è da parte tua il timore di deludere le attese? “Proprio in questi giorni (metà luglio, ndr.) ho avuto modo di apprendere che sarò chiamata a gareggiare in tantissimi appuntamenti. La cosa ovviamente da un lato gratifica, dall’altro accresce un po’ di timore non di deludere le aspettative degli altri ma verso me stessa. Fino a fine settembre sarò in pedana con la Nazionale: un’occasione unica in cui non intendo certo sfigurare”. A SOLI CINQUE MESI DALL’APPROCCIO CON LA SCHERMA, LA GIOVANE VALTELLINESE (VITTIMA DI UN INCIDENTE STRADALE AVVENUTO NEL MAGGIO DEL 2017 A CAUSA DEL QUALE HA PERSO L’USO DI UNA GAMBA) HA GIÀ CONSEGUITO TRAGUARDI SPORTIVI DAVVERO IMPORTANTI


SOFIA SFIDA DANIELE PAGANI, DIRETTORE COMMERCIALE DELLA CONCESSIONARIA LARIO BERGAUTO CHE SOSTIENE LA CAMPIONESSA PARALIMPICA

In quale specialità della scherma ti senti più portata? “Ho iniziato con la spada e tuttora mi trovo molto a mio agio ma da qualche mese a questa parte mi sto cimentando anche col fioretto”. C’è un personaggio sportivo a cui ti ispiri o che ammiri in particolare? “L’ho sentito di dover far scherma e lo pratico principalmente per me anche se ci sono tanti atleti diversamente abili che stimo, che hanno vinto medaglie e a cui si deve la visibilità di cui gode oggi questo sport in carrozzina”. Descrivici quello a cui hai pensato nel secondo successivo alla conquista della medaglia di bronzo agli Assoluti di Milano. “Ad un anno dal mio incidente, per la precisione un anno e una settimana dopo, raggiungere questo traguardo è stato bello per tutto, per me che sono una sportiva da sempre”. Rispetto alla tua esperienza quali suggerimenti ti senti di dare ad un giovane che magari si ritrova a vivere una situazione simile a quella che hai vissuto tu? ”Non è facile: ognuno di noi reagisce a proprio modo.

Dipende da molti fattori: dalla storia vissuta al carattere, dal lavoro che si svolgeva alle proprie attitudini, dal proprio temperamento sino alle persone che hai la fortuna di aver vicino. Io mi ritengo fortunata essendo stata attorniata da famiglia, amici e dalla mia squadra di scherma: persone straordinarie che mi sono state davvero d’aiuto”. Per uno spirito molto sportivo come il tuo escludi ci possano essere in futuro esperimenti anche in altre discipline sportive? “Non lo escludo però adesso mi sono focalizzata sulla scherma. Nel 2020 ci sono le Olimpiadi…”. Negli ultimi anni la tecnologia ha contribuito al miglioramento delle condizioni di vita delle persone diversamente abili. Quanto questo è riscontrabile nella tua vita di tutti i giorni? “È comunque una vita difficile anche se oggi, nel 2018, puoi fare praticamente tutto sia in casa, sia fuori. Già poter guidare la macchina è una cosa fantastica che ti rende autonomo e indipendente. Poi sicuramente c’è la giornata in cui la fatica la percepisci di più da un punto di vista fisico rispetto a coloro che hanno la fortuna di muoversi sulle proprie gambe. Le difficoltà, comunque, le abbiamo tutti e ognuno di noi le vive a modo proprio”.


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ritorno alle origini


VIVERE LA NATURA E LA NATURALEZZA IN UN HOTEL SULLE DOLOMITI Il progetto è stato pluripremiato per le soluzioni archiettoniche che riprendendo i tratti tipici dei tradizionali Masi dolomitici rivisitate in chiave contemporanea e con una grande attenzione alla sostenibilità ambientale. E al loro ambiente da queste parti sono molto attenti.


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Il paesaggio unico in cui è immerso il nostro hotel sulle Dolomiti vi accoglie a braccia aperte. Preparatevi ad un soggiorno all’insegna della pace e della tranquillità. In montagna da noi potete fare movimento come più vi piace, prendervi cura della vostra salute con un’alimentazione bilanciata e coccolare il corpo con prodotti naturali. Trascorrendo un soggiorno al Pfösl, vivrete la natura così da vicino da poter diventare un tutt’uno con essa. Tra i prati e un bosco di 35 ettari, i panorami sulle vette del Latemar e del Catinaccio sembrano quasi irreali. Costruito in una straordinaria posizione panoramica, su un altopiano al sole e nel cuore delle Dolomiti patrimonio dell’UNESCO, questo albergo è stato realizzato secondo metodi costruttivi ecologici, utilizzando materiali selezionati e legni locali. Per questo i suoi ambienti sono caratterizzati da un’atmosfera unica. Presso l’hotel a 4 stelle nelle Dolomiti, la natura è una compagna di viaggio sempre al vostro fianco. Seguendo il suo ritmo, le vostre vacanze sono un vero piacere.


CHI C’ERA

LA SQUADRA VINCENTE DI TECNOCASA Alla base di un grande successo non possono certo mancare professionalità, impegno e determinazione. Tre fattori ben conosciuti da tutti coloro che oggi fanno parte del noto Tecnocasa Group. Una realtà fondata ben 32 anni fa ed oggi sviluppata capillarmente in ogni dove grazie ad una fitta rete di franchising, guidati da una sola vision: soddisfare le esigenze dei tanti clienti che ogni giorno sono alla ricerca della casa dei proprio sogni.Tra di essi tantissimi i giovani che in questo team fresco ed affiatato trovano i giusti interlocutori. Proprio 400 di questi professionisti provenienti dalle province di Bergamo, Brescia e Cremona si sono ritrovati la sera del 24 luglio scorso sulle rive del lago d’Iseo, presso il poliedrico locale Scacco Matto, per vivere una serata unica. Aperitivo, cena e buffet hanno fatto da contorno ad un evento che, ogni tre mesi, permette ai vari professionisti di Tecnocasa di ritrovarsi, per scambiare consigli e suggerimenti lavorativi. Molto importanti anche la premiazioni che hanno visto la consegna di riconoscimenti a tutti i migliori agenti del secondo trimestre 2018 dell’area Brescia, Bergamo e Cremona. A consegnare i premi il Team Manager, Marco Anzini, i Consulenti d’Area, Carlo Assandri, Claudio Dancelli ed Emanuele Leggeri; e per finire il presidente di Tecnocasa, Antonio Pasca.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


Esistono caratteri all’apparenza inconciliabili, che solo l’intuizione sa avvicinare. Opposti che si attraggono, definendo una nuova via. Storie divergenti che, intersecandosi, creano qualcosa di irripetibile. Nuova BMW X4 è emozione e carattere allo stato puro, l’incontro perfetto tra il SAV più evoluto, linee muscolose ed il design di un coupé elegante e dinamico. La vettura che quattro anni fa ha aperto le porte al segmento delle Sport Activity Coupé compatte evolve e ridefinisce gli standard, dando il massimo in ogni suo dettaglio. Più emozionante e libera che mai. Muscolosa ed elegante. Impossibile resisterle. Più grande, ma più leggera. Nessun paradosso: grazie all’incremento nella struttura di materiali come l’alluminio, crescono lunghezza (4,75 metri, + 8 cm) e passo (2,86 metri, +5,4 cm), ma il peso è stato ridotto di 50 kg.


LA DINAMICA HA NUOVE REGOLE. CARATTERISTICHE DI GUIDA DINAMICHE DELLA NUOVA BMW X4

PER QUANTO RIGUARDA LA DINAMICA, NESSUNA SFIDA È TROPPO GRANDE PER LA NUOVA BMW X4. GRAZIE AL BARICENTRO PARTICOLARMENTE BASSO, ALL’ASSETTO ADATTIVO M E ALLO STERZO SPORTIVO PIÙ RIGIDO, QUESTA VETTURA DOMINA OGNI SITUAZIONE CON STABILITÀ COSTANTE, MASSIMA PRECISIONE E MANEGGEVOLEZZA UNICA.


Nuova BMW X4 è dunque più spaziosa e comoda, ma anche più efficiente e agile. Gli esterni sono atletici, e si fondono con il profilo da coupé contemporaneo. La tipica calandra a doppio rene afferma potenza e autorevolezza, anche grazie al suo design tridimensionale. Le linee precise tracciate sul cofano sprigionano energia. Il posteriore è una dimostrazione di forza ed eleganza. All’interno, l’abitacolo riserva un’atmosfera sportiva ed elegante. I sedili sono stati ridisegnati e la posizione di guida è leggermente rialzata. Il cockpit è focalizzato sul guidatore secondo lo stile tipico BMW. Il cruscotto è una vera centrale di comando, grazie agli innovativi strumenti digitali che garantiscono una connessione immediata e costante. Baricentro basso, sterzo sportivo ancora più rigido, assetto adattivo M. Tre peculiarità che – assieme alla perfetta distribuzione dei pesi tra avantreno e retrotreno – garantiscono stabilità costante, massima precisione e maneggevolezza unica. Con la Nuova BMW X4 non esistono sfide impossibile. La strada è tracciata dalla personalità al volante, dalle sue emozioni.

La versione M sport è la vettura ideale per chi è alla ricerca della pura performance. La dinamicità della grembialatura anteriore richiama le corse automobilistiche. La grande calandra a doppio rene con listelli in nero lucido è abbinata all’Air Breather dallo stesso look. Nell’abitacolo, i sedili sportivi in pelle Vernasca nera con cuciture a contrasto rosse e il volante in pelle M ne definiscono il carattere. Per chi cerca sintesi di sportività e sicurezza, c’è la versione M Sport X. Un vero concentrato di DNA X, in ogni particolare. Nell’abitacolo, i sedili sportivi in Pelle Vernasca Tacora Red creano una straordinaria atmosfera da gara automobilistica, accentuata dal volante M in pelle con dettagli cromati e dagli esclusivi elementi decorativi in alluminio Rhombicle. Per chi è naturalmente leader, c’è invece la versione xLine. Il suo carattere forte è evidente a prima vista. I listelli in alluminio satinato della calandra a doppio rene rendono più grintoso il look. L’abitacolo emoziona nella sua eleganza, ed è caratterizzato da dettagli di alta qualità, come il volante sportivo in pelle con mascherina cromata e i profili in legno pregiato realizzati con lavorazioni raffinate.

Il Variable Sport Steering con Servotronic garantisce il migliore handling in percorrenza, ma anche comfort nei parcheggi e nelle manovre, mentre il Driving Assistant Plus aumenta comodità e sicurezza nelle situazioni di guida monotone e pericolose, nei lunghi viaggi, negli incroci e cambi di corsia. Sprigionare emozioni è la missione di questa vettura. Tutti i giorni. Le prestazioni sono eccezionali, e trovano la massima espressione nei 353 CV e 500 Nm della BMW M40i, vera professionista della performance.

NANNI NEMBER Via Valcamonica 15 c/d, Brescia - Tel. 030 3156411 info@nanninember.bmw.it - www.nanninember.it Dal lunedì al venerdì 08:30 - 12:30 / 14:30 - 19:00 Sabato 09:00 - 12:30 / 15:00 - 18:30

BMW X4 M40i: Consumo di carburante in l/100 km (combinato): 9,1–9,0 - Emissioni di CO2 in g/km (combinate): 206–205

Sono sette le motorizzazioni disponibili (tre a benzina, quattro diesel). Tutti i modelli presentano la trasmissione Steptronic a otto rapporti con comandi al volante e il sistema di trazione integrale intelligente xDrive. La propria BMW deve essere come una seconda pelle. Deve adattarsi come un guanto alla personalità del suo pilota.


Nuova presenza nella famiglia Q. Nuova Audi Q8 completa la gamma Audi coniugando lo stile delle eleganti coupé della Casa dei quattro anelli con la versatilità dei suoi più avanzati SUV. Novità assoluta nel panorama Audi, Q8 porta la famiglia Q al più alto livello con un design che ne esalta il dinamismo e la raffinatezza.


IL NUOVO VOLTO DELLA FAMIGLIA Q: AUDI Q8 AUDI Q8 UNISCE L’ELEGANZA DI UNA LUSSUOSA COUPÉ CINQUE-PORTE CON LA VERSATILE PRATICITÀ DI UN GRANDE SUV. RICCAMENTE EQUIPAGGIATA, TOTALMENTE CONNESSA E PENSATA PER IL FUORISTRADA, È COMPAGNA FIDATA SIA D’AFFARI CHE DI PIACERE


Profilo luminoso Al buio, il profilo luminoso opzionale scopre le linee distintive degli interni e fornisce retroilluminazione al logo quattro realizzato tridimensionalmente al di sopra del vano portaoggetti – ulteriore conferma dell’attenzione per i dettagli che Audi ha da sempre. Maggiore sicurezza: i sistemi di assistenza Che si tratti di parcheggiare, muoversi in città o guidare per lunghi tragitti, Audi Q8 supporta il conducente in molte situazioni. Tra i sistemi che contribuiscono a ciò ci sono l’adaptive cruise assist, efficiency assist, crossing assist, lane change warning, curb warning e telecamere a 360 gradi. Dietro tutte queste funzioni c’è la centralina zFAS di assistenza al conducente, che ricalcola costantemente ogni differente modello di ambiente circostante e lo utilizza per gestire i sistemi di assistenza. I dati richiesti provengono, a seconda delle opzioni selezionate, da un massimo di cinque sensori radar, sei telecamere, dodici sensori a ultrasuoni e uno scanner laser. Fiore all’occhiello sarà il Remote garage pilot, presente a partire dal 2019, che sotto la supervisione del conducente guida il SUV dentro e fuori dal garage in completa autonomia.

Un network intelligente. Audi Q8 viene fornita di serie con il sistema di Infotainment top di gamma: l’MMI navigation plus, che include il modulo di trasferimento dati Audi Connect con lo standard LTE Advanced e un hot spot WiFi. I servizi online di Audi Connect aggiungono funzionalità predittive alla fase di pianificazione del percorso. La tradizione incontra l’innovazione Uno sguardo finale al posteriore di nuova Audi Q8 conferma la prima impressione: il SUV Coupé esprime raffinatezza attraverso linee sottili e contorni definiti, che evidenziano la sua qualità eccellente e il dinamismo. Un design sportivo con le caratteristiche dell’originale Audi quattro. Nuova Audi Q8.

Identità: le luci I proiettori a LED di serie illuminano la strada, e possono essere impreziositi dalla tecnologia LED HD Matrix disponibile come optional. I proprietari di Audi Q8 possono usare l’app myAudi sul proprio smartphone per attivare diverse funzioni di illuminazione e sperimentarle dall’esterno. Eleganza e funzionalità: gli interni Il look black panel del display MMI Touch di Audi Q8 si fonde perfettamente con la superficie nera che caratterizza tutti i dettagli degli interni, partendo dalle prese d’aria fino alla leva del cambio. Optional di prestigio, come i sedili con profilo personalizzato e funzione di massaggio e ventilazione, il climatizzatore automatico a quattro zone e il pacchetto Air quality rendono ancora più elegante l’atmosfera dentro la nuova audi Q8.

Non limitate la vostra capacità di stupirvi. Nuova Audi Q8. Immaginate la sportività di una coupé, il carattere di un SUV e tutta la tecnologia Audi. Ora uniteli. Nuova Audi Q8. Welcome to the 8th dimension.

Mandolini Auto Via Triumplina, 51 - Tel. 030 2019760 Orario: 09.00-13.00; 15.00-19.30 www.mandolini.it

Audi Q8 50 TDI (3.0) quattro tiptronic (210 kW) .Valori massimi: consumo di carburante (l/100 km): ciclo combinato 6.8 - 6.6 - emissioni CO2 (g/km): ciclo combinato 179 - 172

Un’esperienza di guida sportiva: dinamiche di guida e motorizzazioni Il differenziale centrale meccanico trasferisce le forze sull’assale con la migliore trazione; lo sterzo progressivo il cui rapporto di sterzata diventa più diretto man mano che il volante gira; quattro ruote sterzanti che aumentano agilità e stabilità. Senza dimenticare la nuova tecnologia mild hybrid che garantisce la massima efficienza e tutti i vantaggi di un’auto ibrida. Serve aggiungere altro?


La musica

colpisce al cuore

FINO AL 22 SETTEMBRE PROSEGUE LA TREDICESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL LEXGIORNATE, L’EVENTO PROMOSSO DALL’ASSOCIAZIONE FRANCESCO SOLDANO CON L’OBIETTIVO DI FAR CONOSCERE AL PUBBLICO L’ARTE IN TUTTE LE SUE FORME E DIMENSIONI

“Suonare, come scrivere, dipingere, scolpire, significa creare delle isole. L’arte trasporta al centro delle cose: contaminando molteplici linguaggi espressivi in una ricerca artistica dinamica e sperimentale, viva e vibrante” parole di Daniele Alberti, Direttore Artistico di questa iniziativa. Come un rito che si ripete: fedele alla “mission” culturale delle origini, ma al tempo stesso orchestrato per mettere in campo anno dopo anno un rinnovato entusiasmo proiettato verso il futuro e verso inesplorate dimensioni della contaminazione artistica: il Festival LeXGiornate torna ad invadere il centro storico di Brescia con una serie di eventi il cui obiettivo è offrire al pubblico nuovi sguardi, nuovi stimoli, aprire nuove prospettive per la fruizione culturale, spingersi oltre le etichette per immaginare ‘un nuovo modo di essere’. Oggi come allora, l’obiettivo continua ad essere il medesimo: intercettare e farsi veicolo dello spettro in costante metamorfosi dei linguaggi che caratterizzano la contemporaneità. Un percorso declinato attraverso i cinque parametri della creatività codificati dal comitato scientifico del festival: seguire una regola, varcare i confini, comporre e scomporre, idee che viaggiano, cambiare le coordinate. Quindi, le parole chiave: contaminazione, innovazione, bellezza, incontro, narrazione-storytelling.


La musica

colpisce al cuore

Fino al 22 settembre il manifesto programmatico si svela a concerti, conferenze, dibattiti, eventi e iniziative corollarie, suddivisi com’è ormai tradizione in una serie di format che anno dopo anno si arricchisce di nuove proposte, mantenendo al contempo un legame di continuità con la storia ultradecennale del festival. Un viaggio nella creatività illuminato da ospiti di caratura internazionale e caratterizzato dall’interazione fra concerti, riflessioni filosofiche e altre suggestioni culturali, che quest’anno graviteranno attorno ad un tema di grande fascino – “il sogno” - in cui la musica rappresenta l’elemento unificante, il catalizzatore d’emozioni attraverso cui nutrirsi e arricchirsi, animando un dibattito libero e senza confini; attraverso cui sondare nuove frontiere e nuove prospettive della fruizione artistica; attraverso cui aggiungere vita ai


e h c i d u Et ? i e s E N O SAL

FEUR DEI COIF M U C E M CE VADE Y UN VELO SCIA CIT E i “reR B IN L O romesse d O p i d , ti PIÙ C si o prop punta al , di buoni so c’è chi sa a c re p o ri im i lt d onare est’u è tempo grado di d enti. In qu in m ti ia r b e Settembre m sp a e c di , ai primi rme” e di nelle mani biamento” si o m d a n c e l mise en fo e tt d e i omunent totale m esta lista di “paladin ylist, più c st ir a h changeme u q to a dizione uovo. E, in il tanto am on esperienza e de re a c n a un allure n m c le, tinte che può certo , colpi di so te che ucchiere, o rr li a g p ta e posti non a m o ie en raz osciuto c nda ricorr nnovato g mente con a la doma unico e ri M o to che in . e is tt v e rn e e sp il d a n masch he mo e ic h n c c n regalerà u te a i e “Quale a v innovati (ma orm la linea) è: ene, e a tutte le l’emisfero femminile ono ormai su tutta . bre?” Ebb tt m o a e tt b tt i tu c se i e i n in d o om ok darvi si p di sè” gli u iletto per il new lo ia city per ra sc u c re “ i B d e a d d ma o trotem pre lo possiam cola guida hair stylist ic re p io la a a m n n u g il i se rirv da sarà lone di voluto off dello stile resso il sa p o , ta o m o ff h ia a g b S b o a ia m nuovo noi in v . Pri ropone un cisamente p ti in merito re n o p u p sp iù m i p te , n u o da alc za ma in ntr assi dal ce Alessandro ionalità e competen p e v e o u d d a io d vare fess tu qui in un rienza, pro a di Rosa: o Hair S e r ss d sp ifi E n c . a ty ro s u s C a e e al suo Ale eb a via Zanardi hairstyling a via Saffo i io d D iz . o r o tt u ic e a c m a n M che puna co din si affidano giovane e e passione ti o a n z st a e n li e te c n ri i e o c sp to un alla bellezz za. E erca imale e ric loro bellez co scrigno in ti ala n m m li te e u e rg n a a lo d ti e sa lon men r affi Brescia pe za all’interno di un sa a del capello, tratta e feg ri n i a d ss e D punto ra, sp cellen ro c tu lt a ia ’e c ll n a n u o c o re c p viam a non tà: a tano sem lla città tro sulla cresta dell’ond sua globali e a d ll e re n o a u c n revoli nel nni della don gli innume lara, da a ostandoci p r C S e r . p e re p e u h a ic c r n n aa cendo no, Cla ke-up, ma i capello m ntro proseguiamo fa Cò d ile brescia ra st u o is ll e m d a rimento e Maria doci dal ce fessionali o. Spostan lle Marta servizi pro rp i re o r c so e tale del e p e ll o lo e is d v so erale ci per ovazione to e sue n n ti e g e n ’i r st n e e u ti ti r o n a u rs trattame capello, all presso il q ola vi guideranno ve ’analisi del ia Vantino ll ic v a N ti in a n rto taglio a ic o p d c p e e d ta spazi rla, al repa Cò ch a a n lt tr o sa is e a to d la M e i o make-up e artic ezza titolari d ambiente rne la bell ell’angolo a n n v u r h c se in u n e o to il c l fina per ortanza, vostro st attamenti ova il suo rto di imp e tr tr c e e n h o c re n u le a c a i del salone on ne m possibil o stile pers in termini di citazio i l’eleganza cco spell u e q d i: e ic n lm io A e definiz onsignor re. Ultimo ipesse. Il to re io benesse in Piazza M vere princ e io ll e n d o esign, textu t e n nello spaz m tire co ie a tagli d n z la by A o) n o ra se n g p o ra p o n v fa o n o C tto nu nno (e ff vi fara Aldo tu a ra st fa le y i o v ll st e e o d un pacco ” ch enza derà inoltre delle “opere d’arte ttamento Infusion, im i di e l’accogli n fo in i v a si tonio cidi e ricch anche il tr niche, qua ciale di An pelli forti lu nt”! ò provare a nciature u u c o p c r c e si a p i , u e li Q o l ed geme ardo. natura venti erbe uon “chan primo sgu b re l a lt a i… i v re d r ra ra o innam un infuso che augu aniano con ttate? Non ci resta e di henné ir sp rali. Che a riflessi natu


COPPA COBRAM DEL GARDA 2018

TUTTO PRONTO PER LA V EDIZIONE DELLA GARA AMATORIALE IN STILE VINTAGE/FANTOZZIANO A VELOCITÀ MODERATA, NON COMPETITIVA E A NUMERO CHIUSO


La Coppa Cobram del Garda c’è! E se quella dell’anno scorso è stata ricca di novità, questa quinta edizione si preannuncia ancor più sorprendente. Ideata dal ‘biciclettaio matto’ Mauro Bresciani e organizzata dall’associazione “Pedali Lei?” con il supporto operativo dall’agenzia di comunicazione desenzanese SHOTS.IT, la mitica Coppa Cobram del Garda interesserà il territorio di Desenzano del Garda e si addentrerà fino a Pozzolengo. Il lungo e vivace biscione formato da più di 700 folli fan fantozziani percorrerà oltre 20 km nel meraviglioso contesto del basso Garda scoprendo luoghi e prodotti attraverso una giornata insolita, caratterizzata dall’allegria e dall’ironia. Il ritrovo, previsto per domenica 23 settembre alle ore 9.30 in Piazza Cappelletti a Desenzano, permetterà a tutto il pubblico di ammirare i vari personaggi fantozziani che si prepareranno alla partenza.


CHI C’ERA


COPPA COBRAM DEL GARDA 2018 Una volta partiti si proseguirà verso il Parco di Pozzolengo dove, accompagnati da buona musica, gli sciagurati partecipanti potranno pranzare con tipici prodotti e vini locali recuperando le forze per poter proseguire la gara ed arrivare al traguardo del Porto di Rivoltella verso le ore 17.00. Qui, presso il Classic Rock Beach Cafè, la festa continuerà con intrattenimento, musica e con i riconoscimenti dei traguardi raggiunti durante la giornata.


Imperdibile siparietto che non è sfuggito all’obiettivo di Claudia Cavalleri. Siamo al Mugello all’incontro con la stampa che precede la gara. Marc Márquez si dice dispiaciuto che Valentino Rossi se la sia presa a morte dopo l’ultimo litigio in pista e si dice disposto a fare subito la pace con il 9 volte campione del mondo porgendogli la mano....


ti conosco mascherina Fotografie Claudia Cavalleri - Betti

? Vale però non ci sta, guarda la mano di Mà rquez tesa verso di lui forse pensando che già altre volte in passato aveva accettato di fare la pace dopo episodi oltre le righe ma, dopo la rituale e mediatica stretta di mano, lo spagnolo ha continuato a comportarsi come se la pista fosse solo sua, provocando ancora l’ira del dottore che questa volta non vuole fare pace


ALLA SCOPERTA DEI FIABESCHI FIORDI NORVEGESI


CONTINUANO LE SPEDIZIONI LAMBORGHINI ALLA SCOPERTA DEI LUOGHI E DELLE STRADE PIÙ SPETTACOLARI DEL MONDO, CON UNO STRAORDINARIO TOUR DI QUASI 500 KM TRA MARI, MONTAGNE, CASCATE E GHIACCIAI DELLA NORVEGIA, AVVOLTO NELLA LUCE DEL SOLE DI MEZZANOTTE

Quattrocentosettanta chilometri, su e giù per i fiordi norvegesi. Sotto il sole di mezzanotte e in sella alle strabilianti supercar che il mondo ci invidia: le mitiche Lamborghini. Comincia da Ålesund, a nord di Bergen, il viaggio “Lamborghini Avventura” che quest’anno ha scelto il panorama e le strade della Norvegia per far ruggire i motori dei suoi bolidi. Tra gli sguardi incuriositi e affascinati dei locali, le inconfondibili e coloratissime Lamborghini (una Huracán Spyder, una Performante, una Spyder Performante, una Aventador S Roadster, una Aventador S personalizzata color verde militare, più due di supporto) hanno sfrecciato (sempre rispettando i limiti, che sulle strade provinciali è di 80 km/h) lungo la costa frammentata da fiordi, nelle gallerie sottomarine, sui ponti sopra l’Atlantico e a ridosso dei maestosi ghiacciai. Partenza da Ålesund, una mattina di luglio. Le sette Lamborghini, parcheggiate davanti all’Hotel Brosundet, nel centro storico con la sua architettura liberty, sono uno spettacolo nello spettacolo. Il rombo attira all’istante gli sguardi di villeggianti e abitanti. Grandi e piccini riconoscono subito le supercar di Sant’Agata Bolognese. Rimangono stupiti e meravigliati di fronte a questi bolidi made in Italy. Tra selfie, video e foto ricordo da postare su Instagram si va in carovana verso Trollstigen, la strada dei Troll, un itinerario di 106 chilometri accanto al Geirangerfjord (protetto dall’Unesco) che attraversa il meglio della natura della Norvegia occidentale. La vista sulle vette, le cascate, i fiordi profondi e le fertili vallate è vertiginosa. E percorrere la Trollstigen è un’esperienza da brivido: ha una pendenza del 9 per cento e 11 stretti tornanti. Tutt’intorno ci sono alte montagne. Nomi come Kongen (il Re), Dronningen (la Regina) e Bispen (il Vescovo) confermano la loro maestosità. La “Strada Turistica Nazionale Trollstigen”, terminata nel 1936 e aperta solo nei mesi estivi, dal livello del mare dell’Isfjorden sale a 1.300 metri di quota.


ALLA SCOPERTA DEI FIABESCHI FIORDI NORVEGESI

Un caffè e un waffle sono d’obbligo al Trollstigen Kafé. E poi una breve camminata verso il punto panoramico per ammirare lo scorcio sulla valle. Da togliere il fiato. Tutt’intorno sbucano i troll, le piramidi di sassi realizzate dai turisti di passaggio. Aventador e Huracán scendono agili lungo la strada dei ghiacciai, alla fine di un braccio del Nordfjord, l’Innvikfjorden, lungo 4 chilometri e mezzo. E poi si fanno trasportare dolcemente dal traghetto Eidsdal-Linge: sette extraterrestri in mezzo a tutte le altre automobili, i camion, le moto. Si procede alla volta di Geiranger, piccola località turistica situata in un’insenatura dell’azzurro Geirangerfjord. Ancora un’infinità di tornanti, che continuano a regalare emozioni. E poi la Gamle Strynefjellsvegen, la storica strada (stretta e sterrata) dei ghiacciai che collega Grotli e Videseter (27 km). Tra file di pietre e vecchi muretti a secco che fanno da guardrail, le Lamborghini possono finalmente scatenarsi. In questo luogo la natura selvaggia della Norvegia mostra il meglio di sé. Dopo un centinaio di chilometri si arriva a Loen, patria di alcuni dei più antichi poderi agricoli della Norvegia e punto di partenza ideale per escursioni ai ghiacciai di Briksdalsbreen e Kjenndalen oltre che al Parco nazionale di Jostedalsbreen. Una tappa obbligata di Loen è la salita sulla seconda funivia più ripida al mondo, il Loen Skylift (inaugurato un anno fa), che in pochi minuti, partendo dalla riva del Nordfjord, sale agli oltre mille metri del monte Hoven. Qui sorge uno strabiliante ristorante che offre (oltre ad un’ottima cucina) un panorama a 360 gradi sul fiordo, il ghiacciaio e le montagne circostanti. E da qui, sempre più sportivi (da tutt’Europa) si lanciano nel vuoto con la tuta alare e, in meno di trenta secondi, atterrano dall’altra parte del fiordo. Ancora 150 chilometri e si ritorna verso la piccola città-museo a cielo aperto di Ålesund. Il potente rombo delle Lamborghini echeggia per le strade, gli automobilisti accostano, fanno passare la carovana arcobaleno. Infine, si sale verso il punto più alto, Aksla, in mezzo ad una fiumana di gente, famiglie con bambini, turisti, forze dell’ordine a fare da scorta, tv locali. Sorridono, salutano, applaudono. Si è sparsa la voce: le Lamborghini sono in città.


primavera

con 60

primavere SCATTANTI, RABBIOSE E FRIZZANTI, LE VESPA PRIMAVERA SONO OGGI MOLTO RICHIESTE DAI COLLEZIONISTI, CHE LE CONSIDERANO DEI GIOCATTOLI CON PERSONALITÀ, CAPACI DI OFFRIRE INCREDIBILI EMOZIONI E DELLE ACCELERATE, ANCHE IN CURVA, CHE RENDONO MOLTO DIVERTENTE IL CONDURLE. LA PRIMA SERIE È DIVENTATA MOLTO RARA, SOPRATTUTTO SE DOTATA DI TARGA ORIGINALE, CON QUOTAZIONI SEMPRE IN CRESCITA

La Vespa Primavera rappresentò una vera rivoluzione nel campo degli scooters e fu protagonista delle contestazioni giovanili durante gli “anni di piombo”. La sua snellezza ed il suo essere versatile e frizzante catturò prestissimo l’attenzione dei giovanissimi e diventò l’emblema di un’intera generazione che si mosse con lei. La produzione di una delle Vespa più desiderate dai giovani degli anni Settanta del secolo scorso e dagli appassionati di ogni età, contava 370.000 esemplari costruiti nell’arco di tre lustri, per un totale di ben tre serie distinte, oltre alla scattante ET3. L’unica precorritrice, ma meno fortunata della Primavera è stata la Vespa Nuova 125, che diede vita al fenomeno delle 125 cc snelle, alleggerite di quasi 20 kg rispetto alle altre pari cilindrata coeve e “vestite” da Vespa 50 cc, con i gusci saldati al telaio. Ciò ha reso la due ruotine uno dei modelli Piaggio più apprezzati e duraturi: sotto una scocca minimale, che nulla ha a che fare con la sinuosa e voluminosa fisionomia delle altre Vespa 125, si cela infatti un motore due tempi, raffreddato ad aria, con cilindro inclinato a 45º, progettato dal valente Corradino D’Ascanio e già introdotto con la Vespa 50 risalente al 1963.


La Primavera ET3, prodotta a partire dal 1976 fino al 1982, risulta decisamente più briosa rispetto alla normale perché il suo cilindro ha tre travasi, l’accensione elettronica ed il propulsore eroga 6 CV, contro i 5,5 CV delle tre serie precedenti; era inoltre dotata di una chiave di contatto sul manubrio all’altezza del faro e di una marmitta a siluro, molto diversa e più aggressiva, rispetto a quelle delle altre Vespa 125. A renderla unica, invece, sono le fasce adesive con la scritta “ELECTRONIC” che presenta sulle fiancate ed ai lati del parafango anteriore, insieme con la targhetta ET3, sita subito sopra il fanale posteriore.

LA VESPA DEI SESSANTOTTINI Il momento storico sul quale la Primavera si è affacciata era insaporito da svariati moti di protesta e rivoluzioni giovanili, durante i quali, l’essere di destra o di sinistra contava anche riguardo ai mezzi a motore che si possedeva: si arrivava per giunta ad affermare che la Primavera fosse di destra, mentre il classico e sempiterno “Vespone”, di sinistra. La prima Vespa dal nome della stagione degli amori si affacciò sul mercato italiano alla fine del 1967 e rimase in produzione fino a1973: oggi si distingue facilmente dalle successive serie per via di due scritte in corsivo indicanti il modello e apposte obliquamente, sia sul lato destro del suo scudo, che al centro dello scatolato, subito sopra il fanalino posteriore. Quest’ultimo è circondato esternamente da una sagoma metallica; le manopole del manubrio sono grigie e lo sfondo del tachimetro contachilometri bianco. La seconda serie, molto simile alla precedente se ne differenzia solamente riguardo alle scritte anteriori e posteriori, oltre alle manopole più moderne e nere. L’ultima delle serie, commercializzata per un solo anno, dal 1976 al 1977, monta un fanale posteriore di dimensioni più generose e di forma differente rispetto a quello del quale erano dotate le prime due versioni, oltre al mutamento dal bianco al nero del fondo del contachilometri.


VENINI MUSE BY FABIO NOVEMBRE

UN OMAGGIO ALLE AVANGUARDIE ARTISTICHE DI INIZIO NOVECENTO E ALLA POETICA METAFISICA DI DE CHIRICO “Nel 1916, per sfuggire all’atroce follia della guerra, un gruppo di ragazzi si fece ricoverare nel centro medico militare di Villa Seminario a Ferrara. Quei ragazzi si chiamavano: Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Alberto Savinio e Filippo De Pisis. Il rifiuto della realtà li portò ad elaborare una realtà alternativa che chiamarono Metafisica. Un mondo fatto di muse e di enigmi, di inquietudini e di incanti”. A quei giovani artisti e a quella corrente che ha contribuito alla definizione delle avanguardie di inizio Novecento è dedicata l’opera Muse, nata nelle fornaci di VENINI dall’intensa collaborazione tra il designer Fabio Novembre e i maestri artigiani dell’antica vetreria di Murano. “Muse è il mio omaggio a quei ragazzi”, ha commentato Fabio Novembre. Muse è una collezione di sculture luminose che riprende le poetica Metafisica: come per De Chirico, anche per Novembre il manichino da sartoria, freddo, rigido, privo di emozioni, prende il posto di un essere umano apparentemente inespressivo. Tuttavia, con le pose che assume e il ruolo che gioca nello spazio, il manichino trasmette comunque stati d’animo di inquietudine e di solitudine anche in funzione del colore che lo caratterizza. L’oggetto artistico che ne deriva è enigmatico, silenzioso, straordinariamente evocativo. Raccontare dell’Uomo attraverso il design è il modo unico e sempre sorprendente che consente a Fabio Novembre di creare architetture, installazioni e oggetti con uno stile decisamente riconoscibile. Questo approccio rende particolarmente significativa e affasciante l’esperienza di lavoro con il designer. Al di fuori del tempo e dello spazio, in un continuo rimando fra la perfezione classica e gli interrogativi del presente, così come accadeva agli artisti metafisici, ha preso forma Muse. Il vetro opalino viene soffiato dai maestri delle fornaci VENINI all’interno di una struttura metallica reticolare come nella tradizione della lanterna veneziana: l’energia sapientemente controllata è impressa alla materia prima e si alterna alla precisione della lavorazione manuale, per raccontare la capacità del vetro di tendersi nonostante la presenza di una matrice indeformabile.


Muse rivela la straordinaria capacità delle fornaci VENINI di conservare e valorizzare un patrimonio unico al mondo: la manifattura d’eccellenza del vetro. I maestri artigiani sono i custodi di un sapere antico, prezioso, unico: un segreto che nella dimensione della fornace si traduce in opere straordinarie grazie al magico incontro tra fuoco e acqua, fra arte e artigianalità, tra antico e contemporaneo. Presentata in tre varianti di colore, erba, lattimo e rosso, in onore dell’eccellenza made in Italy, la collezione Muse è proposta in edizione limitata di solo nove pezzi per colore. La base della testa è in marmo di Carrara bianco, per offrire un altro richiamo all’esperienza artistica classica, da cui gli artisti metafisici attingevano con generosità. L’esaltazione della bellezza intrinseca degli oggetti e della materia viene fissata nel momento di assoluta intesa fra il designer e il maestro vetraio, in quell’attimo straordinario in cui il vetro si cristallizza diventando opera d’arte. “Dopo i successi di Happy Pills e Murana che sono diventati best seller di VENINI, siamo orgogliosi di confrontarci nuovamente con lo spirito creativo e non convenzionale di Fabio Novembre. Da sempre VENINI si fa promotore di progetti innovativi che, attraverso il design, valorizzino l’antica arte della lavorazione del vetro. Fin dal 1921, anno della sua fondazione, VENINI è riuscita in un’impresa straordinaria, quella di valorizzare l’arte del vetro contribuendo alla definizione della cultura contemporanea. E grandi artisti come, per citarne alcuni, Gio Ponti, Mimmo Rotella, Gae Aulenti, Gaetano Pesce, Tadao Ando, Ron Arad e, appunto, Fabio Novembre, hanno trovato nell’esperienza della fornace le condizioni ottimali per sperimentare nuove frontiere creative”, ha dichiarato Carlo Longagnani, amministratore delegato di VENINI. Quella di VENINI è un’eredità che ha conquistato il mondo anche grazie alla presenza delle proprie creazioni in importantissime collezioni permanenti, quali per esempio quelle del Metropolitan Museum e del MOMA di New York, della Fondazione Cartier di Parigi e del Victoria and Albert Museum di Londra. Non da meno è il museo VENINI che, raccogliendo 45.000 disegni, 10.000 foto d’epoca e 4.000 opere d’arte, rappresenta il più prezioso archivio della vetreria artistica moderna e contemporanea. Riconoscendo i valori dell’antica arte vetraria e l’importanza di tutelare il patrimonio manifatturiero rappresentato dalle fornaci, VENINI conosce oggi una nuova straordinaria vitalità grazie a nuove collaborazioni con designer di fama internazionale e agli imponenti progetti per il contract, che riconfermano il ruolo dell’azienda come ambasciatrice nel mondo del made in Italy di qualità.


CHAGALL. Colore e magia 27 settembre 2018 - 3 febbraio 2019 Palazzo Mazzetti, Asti Marc Chagall: dopo la tappa di Seoul dove la mostra sta ottenendo un grandissimo successo, arriva per la prima volta ad Asti un’eccezionale selezione di oltre 150 opere di uno degli artisti più amati del ‘900 grazie alla nuova collaborazione tra Arthemisia e il Comune di Asti Colore e magia: con oltre 150 opere tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni, dal 27 settembre 2018 al 3 febbraio 2019 arriva ad Asti il mondo elegante e utopistico di Marc Chagall. Con un percorso che indaga aspetti inediti della vita e della poetica di Chagall - attraverso una selezione di opere uniche presentate di rado al pubblico perché provenienti da importanti e inaccessibili tesori privati - la mostra giunge ad Asti dopo la tappa coreana al M Contemporary Museum di Seoul dove sta ottenendo un grandissimo successo di pubblico. Un grande progetto che rappresenta il punto di partenza di un’importante collaborazione tra Arthemisia e il Comune di Asti che, a Palazzo Mazzetti, ospita opere di varie epoche della vita di Chagall: dai suoi primi lavori

PALAZZO MAZZETTI Corso Vittorio Alfieri, 357, Asti ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: da martedì a domenica, 10.00 – 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00) (giorno di chiusura: lunedì)

Marc Chagall Le Coq Violet, 1966-72 oil, gouache and ink on canvas 89,3x78,3 cm

degli anni ‘20 alla fuga traumatica dall’Europa durante la seconda guerra mondiale fino agli ultimi anni trascorsi dall’artista negli Stati Uniti. Un mondo intriso di stupore e meraviglia; opere nelle quali coesistono ricordi d’infanzia, fiabe, poesia, religione e guerra; un universo di sogni dai colori vivaci, di sfumature intense che danno vita a paesaggi popolati da personaggi, reali o immaginari, che si affollano nella fantasia dell’artista. Opere che riproducono un immaginario onirico in cui è difficile discernere il confine tra realtà e sogno, lo stesso mondo che Chagall raffigura nei suoi libri di incisioni. Con oltre 150 opere, un percorso espositivo diviso in 7 sezioni e curata da Dolores Durán Úcar, Palazzo Mazzetti ospita Chagall. Colore e magia, una mostra organizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e dal Comune di Asti, con il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Asti, in collaborazione con Arthemisia.


Maurits Cornelis Escher Relatività, 1953 Litografia, 27,7x29,2 cm Collezione privata, Italia All M.C. Escher works © 2018 The M.C. Escher Company. All rights reserved

ESCHER NAPOLI Pan - Palazzo Delle Arti di Napoli

La grande retrospettiva Escher, che negli ultimi anni ha battuto ogni record di visitatori, sarà ospitata nelle sale del PAN | Palazzo delle Arti Napoli dal 1 novembre 2018. La mostra presenterà oltre alle opere del visionario genio, amatissimo dal pubblico, anche un’ampia sezione dedicata all’influenza che il suo lavoro e le sue creazioni esercitarono sulle generazioni successive, dai dischi ai

1 novembre 2018 – 22 aprile 2019 fumetti, dalla pubblicità al cinema: un percorso di 200 opere che parte da Escher per arrivare ai giorni nostri. La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con la M.C. Escher Foundation e curata da Mark Veldhuysen e Federico Giudiceandrea.

NAPOLI, PAN - PALAZZO DELLE ARTI DI NAPOLI Via dei Mille, 60, Napoli ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: Aperto tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.30 Domenica dalle ore 9.30 alle 14.30 - Martedì Chiuso


Modigliani protagonista al MUDEC, museo delle culture di Milano fino al 4 novembre Un excursus multisensoriale: un racconto attraverso immagini, musiche, evocazioni e suggestioni, dell’universo di Amedeo Modigliani. Nel quale emerge l’influenza che primitivismo e la scultura africana, egizia e cicladica ebbero sul suo lavoro e il contesto parigino di cui l’artista fu protagonista. La mostra ci accoglie con una sala introduttiva, denominata “sala

scrigno”, con alcuni capolavori di arte primitiva africana provenienti dalla collezione permanente del MUDEC e tre ritratti di Modì in prestito dal Museo del Novecento di Milano. Il percorso espositivo si conclude con la “Infinity Room” dove alcune delle opere più significative dell’artista vengono riproposte, scomposte e rifratte.

MUDEC - MUSEO DELLE CULTURE DI MILANO Via Tortona, 56, Milano ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO lunedì 14.30 - 19.30 - martedì - mercoledì - venerdì - domenica 09.30 - 19.30 giovedì - sabato 09.30 - 22.30 - (La biglietteria chiude un’ora prima)


Jackson Pollock Number 27, 1950 Olio, smalto e pittura di alluminio su tela, 124,6x269,4 cm © Jackson Pollock by SIAE 2018 © Whitney Museum of American Art

POLLOCK e la Scuola di New York

Anticonformismo, introspezione psicologica e sperimentazione: da ottobre arriva a Roma l’action painting di Pollock e dei più grandi rappresentanti della Scuola di New York Dal 10 ottobre l’Ala Brasini del Vittoriano accoglie uno dei nuclei più preziosi della collezione del Whitney Museum di New York: Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline e molti altri rappresentati della Scuola di New York irrompono a Roma con tutta l’energia e quel carattere di rottura che fece di loro eterni e indimenticabili “Irascibili”. Anticonformismo, introspezione psicologica

dal 10 ottobre 2018 e sperimentazione sono le tre linee guida che accompagnano lo spettatore della mostra POLLOCK e la Scuola di New York. Attraverso circa 50 capolavori - tra cui il celebre Number 27, la grande tela di Pollock lunga oltre 3m resa iconica dal magistrale equilibrio fra le pennellate di nero e la fusione dei colori più chiari – colori vividi, armonia delle forme, soggetti e rappresentazioni astratte immergono gli osservatori in un contesto artistico magnifico: l’espressionismo astratto. La mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia e curata da Luca Beatrice.

COMPLESSO DEL VITTORIANO – ALA BRASINI, ROMA Via di S. Pietro in Carcere, Roma ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: Dal lunedì al giovedì 9.30 - 19.30 - Venerdì e sabato 9.30 - 22.00 Domenica 9.30 - 20.30 (La biglietteria chiude un’ora prima)


Van Dyck. Pittore di Corte Galleria Sabauda, Torino

Antoon van Dyck Marchesa Elena Grimaldi Cattaneo, 1623 Olio su tela, 242,9x138,5 cm National Gallery of Art, Washington, Widener Collection

16 novembre 2018 – 3 marzo 2019 A novembre 2018 inaugura a Torino la straordinaria mostra dedicata ad Antoon van Dyck, il grande pittore fiammingo che rivoluzionò l’arte del ritratto del XVII secolo. Il 16 novembre 2018 presso le Sale Palatine della Galleria Sabauda di Torino apre al pubblico la straordinaria mostra dedicata ad Antoon van Dyck (Anversa, 1599 - Londra, 1641), il miglior allievo di Rubens, che rivoluzionò l’arte del ritratto del XVII secolo. Personaggio di fama internazionale e amabile conversatore dallo stile ricercato, Van Dyck fu pittore ufficiale delle più grandi corti d’Europa ritraendo principi, regine, sir e nobildonne delle più prestigiose famiglie dell’epoca. Per la prima volta, la mostra Van Dyck. Pittore di corte - attraverso un percorso espositivo che si dispiega in quattro sezioni e oltre 50

GALLERIA SABAUDA Piazzetta Reale, 1, Torino ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00 Ultimo ingresso alle 18.30

opere - intende far emergere l’esclusivo rapporto che Van Dyck ebbe con le corti più autorevoli - italiane ed europee - per le quali dipinse innumerevoli ritratti, capolavori unici per elaborazione formale, qualità cromatica, eleganza e dovizia nella riproduzione dei particolari, soddisfacendo le esigenze di rappresentanza e di status symbol delle classi regnanti: dagli aristocratici genovesi ai reali di Torino, dall’arciduchessa Isabella alla corte diGiacomo I e poi quella di Carlo I d’Inghilterra. La mostra è organizzata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Musei Reali di Torino e Gruppo Arthemisia, con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città di Torino. La cura dell’esposizione è affidata ad Annamaria Bava e Maria Grazia Bernardini.


Andy Warhol - Marylin, 1967 Serigrafia su carta, 91,40x91,40 cm Eugenio Falcioni © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol

Warhol&Friends. New York negli anni ‘80 29 settembre 2018 - 24 febbraio 2019

A Bologna luci puntate sulla New York degli Anni Ottanta con la mostra Warhol&Friends. New York negli anni ‘80. Dal 29 settembre 2018 al 24 febbraio 2019 a Palazzo Albergati di Bologna in mostra circa 150 opere che raccontano Warhol, la sua vita e la sua produzione. Ma non solo. Tra storie di eccessi, trasgressione e mondanità, i protagonisti del vivacissimo clima artistico di una sempre nuova New York come Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat (quest’anno ricorre il trentennale della sua morte), Francesco Clemente, Keith Haring, Julian Schnabel e Jeff Koons, con circa 150 opere dal 29 settembre saranno a Palazzo Albergati di Bologna nella mostra Warhol&Friends. New York negli anni ’80. Letti troppo spesso come il decennio del disincanto e della superficialità, gli anni ‘80 hanno un loro modo di fare politica in un’esplosione di colori e figure dove l’arte non è solo esperienza visiva. A raccontare il fermento irripetibile di un decennio che ha visto

combinarsi arte, musica, cinema e letteratura - nel momento in cui gallerie e mercato internazionale decretano il clamoroso successo del ritorno alla pittura - a Bologna arrivano Warhol, Haring con Untitled (1983), Schnabel con Dunciad (Trances of Bouboul) del 1983, Koons con Art Magazine Ads (1989), Basquiat con Untitled (1983) e Bertoglio con Grace Jones e Madonna (1983), solo per citarne alcuni. In mostra con 36 opere e 38 polaroid Andy Warhol che, dopo essere stato vittima nel 1968 di un terribile attentato, proprio all’inizio degli anni ‘80 torna al centro della vita artistica e sociale di New York realizzando alcuni tra i suoi cicli più interessanti presenti in mostra come Shoes, Hammer & Sickle, Camouflage, Lenin, Joseph Beuys, Vesuvius, Knives. Con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Bologna, la mostra Warhol&Friends. New York negli anni ’80 è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia e curata da Luca Beatrice.

PALAZZO ALBERGATI, BOLOGNA Via Saragozza, 28, 40123 Bologna BO ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: Tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 (La biglietteria chiude un’ora prima)


MARIO CARRIERI. AMATA BELLEZZA, FIORI E VISIONI A VILLA CARLOTTA FINO AL 4 NOVEMBRE Villa Carlotta chiude la sua stagione di mostre con Mario Carrieri. Amata bellezza, fiori e visioni a Villa Carlotta (15 settembre- 4 novembre 2018) un’esposizione fotografica dedicata al mondo floreale riletto attraverso l’obiettivo di un maestro del XX secolo. Una serie di opere di grandi dimensioni allestite in vari ambienti della villa offre la possibilità di accostarsi alla incessante ricerca fotografica portata avanti da Carrieri negli ultimi decenni concentrandosi unicamente su un soggetto: i fiori. Lo sguardo di questo artista rilegge un soggetto tradizionale della pittura e della fotografia in una chiave totalmente inedita, componendo grandi palcoscenici di una visionaria opera teatrale senza tempo, nella quale innocenti fiori-attori recitano una tragedia shakesperiana sull’eterna fragilità della bellezza e sul suo dolore senza fine. Con la sua luce spietata Mario Carrieri fa emergere dai fiori l’incanto e il dramma che animano ogni creatura. Le opere di grande formato colpiscono dritte la sensibilità dell’osservatore, coinvolgendolo nel sentimento del pathos universale. Mario Carrieri (Milano, 1932) è uno dei protagonisti della fotografia italiana, fin da quando nel 1959 pubblica Milano, Italia, un libro fotografico fondamentale, di cui si conservano alcuni scatti nelle collezioni del MOMA di New York e di altri musei internazionali, capace di innestare sull’eredità del neorealismo forti accenti di poesia esistenziale e di drammaticità visionaria. Negli anni a seguire si dedica a un’intensa attività nel campo della fotografia di opere d’arte, impegnandosi in progetti editoriali di grande rilievo, realizzando campagne fotografiche nei più importanti musei del mondo, dall’Europa all’America. Il suo uso peculiare della luce lo rende uno dei più sensibili interpreti fotografici della scultura, che indaga a più riprese nel corso degli anni Settanta in una serie di scatti che nel 1981 confluiscono in una mostra al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano. Parallelamente si dedica alle riprese di design e architettura, con un’operosità ininterrotta che lo porta a seguire ai quattro angoli del mondo il lavoro di molti dei più apprezzati architetti del nostro tempo, tra i quali si devono ricordare almeno i nomi di Renzo Piano, Michele De Lucchi, Aldo Rossi, Norman Foster, Richard Meier e Rem Koolhass.

VILLA CARLOTTA Via Regina 2 - 22016 TREMEZZINA (CO) ORARI Dal 15 al 30 settembre 09.00 – 19.30 (ultimo biglietto ore 18.30 - chiusura museo ore 19.00) Dal 01 al 28 ottobre 09.30 – 18.30 (ultimo biglietto ore 17.00 - chiusura museo ore 17.30) Dal 29 ottobre al 4 novembre 10.00 – 17.00 (ultimo biglietto ore 16.00 - chiusura museo ore 16.30)


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